Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 757 del 08/02/2017

DE PETRIS - Ai Ministri della salute e dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

la nota conduttrice Licia Colò ha condiviso, sul suo profilo "Facebook", un video girato in un supermercato "Carrefour", nel quale mostra, al banco del pesce, confezionati dentro scatole ricoperte da cellophane, granchi vivi;

la Corte di cassazione, con sentenza del 17 gennaio 2017, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai legali di un ristoratore di Campi Bisenzio (Firenze), condannato in primo grado per maltrattamento di animali dal tribunale di Firenze, stabilendo che "detenere aragoste e granchi vivi sul ghiaccio" costituisce reato, in quanto esporre i crostacei in quel modo, secondo gli stessi togati è "incompatibile con la natura degli animali e produttiva di grandi sofferenze";

la condanna a carico del titolare del ristorante confermata dalla Corte di cassazione si fonda su dati scientifici inconfutabili: i crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria, modificando così il loro comportamento;

a parere dell'interrogante, nella fattispecie mostrata nel video, appare configurarsi un più grave reato, in quanto i granchi non solo erano tenuti a temperature prossime allo zero, ma anche compressi in un piccolo vassoio di plastica avvolto da cellophane;

negli ultimi anni, sul trattamento di crostacei, aragoste, astici e granchi di varia grandezza, i tribunali hanno potuto fare riferimento al reato indicato negli articoli 727 e 544-ter del codice penale, che punisce "Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale" o "per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche" e le cui pene previste variano dalla reclusione da 2 mesi a 2 anni e multe fino a 30.000 euro;

in aggiunta, si può affermare che si tratta di una "sevizia senza necessità", in quanto i dati scientifici hanno accertato che la bollitura da vivi dei crostacei non aggiunge sapore alle loro carni, anzi, la tortura fa emettere all'animale delle tossine che alterano la polpa. Inoltre è stato provato che, come i mammiferi, i crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria, dunque la loro detenzione da vivi, a temperature prossime allo zero, con le chele legate o detenuti in situazioni di affollamento e di impossibilità di movimento fino all'acquisto, rientra nei reati previsti dalla legge n. 189 del 2004, che è intervenuta ad adeguare il codice penale alla mutata sensibilità sociale della collettività nei confronti degli animali, annoverando nell'alveo di tutela ogni essere vivente, senza esclusione alcuna;

in un'asettica nota, la catena di supermercati "Carrefour" avrebbe dichiarato: "Il prodotto oggetto del video sarebbe dovuto essere venduto sfuso. Carrefour Italia ha avviato un'indagine interna per evitare il ripetersi di questo errore, vista la sempre maggiore attenzione che l'azienda rivolge alla conservazione, all'esposizione e alla vendita di prodotti ittici vivi nei propri reparti pescheria",

si chiede di sapere:

se il Ministro della salute non ritenga necessario e urgente intervenire con l'introduzione di una norma che vieti in modo chiaro la detenzione e l'esposizione, da parte dei rivenditori e dei ristoratori, di crostacei vivi sul ghiaccio o con le chele legate o confezionati in scatole avvolte da cellophane o comunque in modo incompatibile con la loro natura o produttiva di sofferenze;

se i Ministri in indirizzo, alla luce delle diffusissime analoghe situazioni denunciate da cittadini e associazioni, non ritengano, anche attraverso le forze di polizia, di avviare i necessari controlli in pescherie, supermercati e ristoranti.

(3-03474)