Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 754 del 02/02/2017

MORONESE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORONESE (M5S). Signora Presidente, colleghi, cittadini, oggi siamo chiamati a votare un provvedimento che è stato approvato dalla Camera nel settembre 2015, per poi rimanere in Commissione al Senato per più di un anno. Ora, alla luce dei gravissimi episodi di questi mesi, è stato portato in Aula senza che si potesse intervenire nel merito.

Non abbiamo alcuna intenzione di strumentalizzare le tragedie di questi mesi, ma vogliamo evidenziare che il provvedimento in esame è una delega al Governo, quindi si tratta di una legge che non c'è e, nella migliore delle ipotesi, non ci sarà nulla di immediatamente operativo da qui a sei mesi, quindi l'iter sarà tutt'altro che celere.

L'urgenza è divenuta fra l'altro non più tanto urgente, considerato il fittizio passaggio in Commissione con l'intenzione, ovviamente confermata per l'Aula, di non accogliere alcun emendamento.

Diamo atto, tuttavia, che sono stati accolti molti ordini del giorno, ma purtroppo, come ben sapete, sono impegni che dovrebbe rispettare un Governo che si presume non durerà poi così tanto da poterli mantenere, considerate le probabili e invocate elezioni politiche.

Farò prima un'analisi del provvedimento e, in conclusione, la nostra valutazione in merito.

Siamo di certo consapevoli della necessità di riordinare le disposizioni in materia di Sistema nazionale della protezione civile, che oggi risulta frammentato e disorganizzato, ma riteniamo necessario anche che il nostro Paese possa contare su un servizio efficiente di protezione civile, in grado di fronteggiare le emergenze con le giuste risorse, umane e strumentali. Riteniamo pertanto assurdo aver incluso nel provvedimento la clausola sull'invarianza finanziaria. Occorre infatti predisporre adeguate coperture finanziarie per sostenere la protezione civile, risolvere il problema del precariato e fornire le dovute risorse. Sono necessarie fonti di finanziamento anche nel caso dell'eventuale superamento dei limiti del Patto di stabilità interno da parte degli enti territoriali che necessitano di investimenti per adeguarsi al riassetto normativo del sistema di protezione civile. Questi uomini hanno bisogno di strumenti e di altre mani, per poter davvero gestire le emergenze e per la tutela dei cittadini e del territorio.

Gli ultimi eventi ci hanno duramente messo alla prova. Abbiamo dovuto fronteggiare una calamità dietro l'altra, ma emergenza non deve necessariamente significare andare in deroga a tutti i costi. Per questo motivo, abbiamo chiesto di inserire all'interno della legge di delega in esame l'esclusione della possibilità di derogare alle norme in vigore. Penso in particolare alle norme in materia di responsabilità della sicurezza sul lavoro e di tutela ambientale, nonché alla normativa antimafia e anticorruzione. Ci rendiamo conto che in fase emergenziale può rendersi necessaria qualche parziale deroga, ma, considerati i continui abusi di questo strumento che negli anni sono stati compiuti, è bene definire dove, come e per quali motivi si può derogare.

Il testo uscito dalla Camera è stato migliorato anche grazie all'approvazione di alcune significative proposte del Movimento 5 Stelle. Voglio ricordare, ad esempio, l'inserimento di forme di microcredito agevolato, utilizzabili per favorire il superamento dello stato di emergenza, e l'individuazione, nel futuro decreto, di criteri e metodologie, per tutto il territorio nazionale, per il riconoscimento e l'erogazione di agevolazioni, contributi e forme di ristoro immediate, così da dare subito certezza ai cittadini colpiti dall'evento calamitoso.

Abbiamo introdotto, per porre rimedio immediato alle criticità, il ricorso alla filiera corta nell'ambito del reperimento delle forniture di beni di prima necessità, di servizi e di materiali necessari nelle diversi fasi dell'emergenza. E poi, anche, l'introduzione della flessibilità nell'ambito del Patto di stabilità a fianco di ogni disposizione utile a favorire il passaggio dall'eventuale gestione commissariale a quella ordinaria, con l'evidente finalità di agevolarne gli investimenti ai fini della ripresa.

Riteniamo fondamentale, inoltre, superare la frammentazione della funzione di protezione civile tra i diversi livelli di governo territoriale. Abbiamo proposto, qui in Senato, al riguardo, un impegno del Governo affinché si promuova il meccanismo unionale di protezione civile anche al fine di ridurre i costi indotti dalle catastrofi sull'economia dell'Unione, anche attraverso un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni non governative, del Ministero degli affari esteri e delle organizzazioni del volontariato di protezione civile. È necessario fare rete soprattutto con il coinvolgimento delle organizzazioni presenti sul territorio colpito dalle emergenze, evitando però di spacchettare le responsabilità.

Altro aspetto importante è che attualmente le autorità di protezione civile sono solo due il Presidente del Consiglio e il sindaco. Il testo vorrebbe assegnare tale importantissima funzione anche al presidente della Regione e ad altre due articolazioni dello Stato, i prefetti e i Vigili del fuoco, ma, non essendo organi elettivi, non se ne comprende davvero il motivo. Siamo contrari a questa proposta perché, oltre a stravolgere gli equilibri democratici e istituzionali, si creerebbe, già in origine, una grande confusione nella catena decisionale delle attività di prevenzione, previsione, preparazione e gestione dell'emergenze e post-emergenza che sono le azioni tipiche di protezione civile. Dobbiamo evitare che si crei un grave danno alla programmazione e pianificazione e disorientamento nella catena decisionale.

Altro punto importante ed interessante riguarda la revisione e valutazione periodica dei piani comunali di protezione civile. Si tratta di una modifica fondamentale per consentire l'aggiornamento del quadro dei rischi relativi al territorio comunale e registrare le variazioni del territorio per poter fronteggiare le situazioni di emergenza.

Come Movimento 5 Stelle, siamo convinti che il piano di emergenza rappresenti un'indispensabile strumento per la prevenzione dei rischi. Tuttavia, la maggior parte dei Comuni sono il più delle volte inadempienti o sottovalutano la rilevanza di tale atto considerandolo un mero adempimento burocratico. Invece, sarebbe opportuno, come da noi proposto (ma non accolto), prevedere apposite misure sanzionatorie per i Comuni inadempienti, che comportino anche la sospensione dell'erogazione delle risorse provenienti dal fondo di solidarietà comunale di cui al comma 380 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012 n. 228, proprio al fine di valorizzare al massimo l'utilità dello strumento soprattutto in un'ottica di prevenzione.

Di certo la prevenzione si dovrebbe insegnare già nelle scuole. La formazione e la promozione di percorsi formativi presso le istituzioni scolastiche è di fondamentale importanza per la diffusione di una cultura condivisa della prevenzione dei rischi connessi agli eventi calamitosi, e dunque di una cultura della sicurezza. Al riguardo, segnalo che un nostro ordine del giorno è stato accolto e speriamo non rimanga solo una intenzione, come spesso accade con l'approvazione degli ordini del giorno.

Tra l'altro, accanto alla previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, appare centrale, in base all'esperienza maturata, dare spazio alla preparazione delle popolazioni e a tutte le attività propedeutiche da svolgere sul territorio, quindi di informazione, comunicazione e coinvolgimento diretto della popolazione. La preparazione al rischio è strettamente collegata con la possibilità di rendere resilienti le comunità, specie rispetto ai sempre più frequenti eventi causati dai cambiamenti del clima. In questo ambito è centrale il coinvolgimento dei cittadini, quale parte attiva nel sistema di protezione civile.

Passiamo alla motivazione politica, dopo aver espresso quella nel merito. Innanzitutto, non condividiamo i provvedimenti di delega: infatti il sistema della protezione civile ha bisogno di una riforma strutturale che porti al superamento dei limiti di un impianto normativo che risale al 1992, e avremmo potuto e dovuto farlo nelle Aule del Parlamento con la partecipazione di tutti i Gruppi parlamentari. Tra l'altro, stiamo approvando oggi un disegno di legge delega che prevede disposizioni vecchie di un anno e mezzo fa, di certo non adeguate a quello che invece abbiamo dovuto fronteggiare in questi ultimi mesi. Anche il Governo ha avuto modo di verificare che quanto pensavamo potesse servire un anno fa non è adeguato alle esigenze attuali.

Dire ai cittadini, alla stampa, che oggi approviamo, con urgenza, una legge delega per fronteggiare in maniera adeguata le emergenze non corrisponde al vero: non stiamo facendo, in questo modo, il bene del Paese.

Quelle che definiamo oggi, inoltre, potrebbero essere disposizioni legislative che potrebbero anche andare in conflitto con le ordinanze di Protezione civile e, quindi, probabilmente in futuro sarà necessario ritornare indietro, dire ancora una volta che si sono fatti errori e modificare nuovamente le norme.

In conclusione, il Movimento 5 Stelle, ringrazia e ammira il lavoro eroico degli uomini e delle donne della Protezione civile ed è proprio per questo che il Parlamento avrebbe dovuto dare un'attenzione adeguata e lavorare a una riforma strutturale e mirata alle necessità primarie per lo svolgimento della loro attività.

Sulla base di quanto detto finora, signora Presidente, dichiaro il voto di astensione del Movimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S).