Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 743 del 18/01/2017

Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, del documento:

(Doc. XXII, n. 34) FEDELI ed altri. - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere (Relazione orale) (ore 16,41)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del documento XXII, n. 34.

Ricordo che nella seduta di ieri la relatrice ha svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione.

Ha facoltà di parlare la relatrice.

LO MORO, relatrice. Signor Presidente, intervengo molto brevemente, perché non credo che vi siano argomenti cui replicare. Anzi, ringrazio tutti i colleghi perché ieri è stato svolto un dibattito molto ricco, che andava nella stessa direzione.

Faccio soltanto due precisazioni, telegrafiche, in relazione a due interventi in maniera specifica. La prima è alla collega Stefani, alla quale vorrei chiarire che il termine violenza di genere viene utilizzato per la Commissione d'inchiesta così come è stato utilizzato nella legge n. 119 del 2013 e nell'accezione che a questo termine ha dato la Convenzione di Istanbul. La tendenza, cioè, è quella di non cambiare terminologia ogni volta che si disciplina o si entra nel merito di un argomento.

Per quanto riguarda, invece, l'intervento, altrettanto apprezzabile come tutti gli interventi che sono stati svolti, della collega Bencini, vorrei chiarire che non c'è alcuna preclusione, ovviamente, nelle soluzioni che troverà la Commissione, ma in questo momento, sia in fase emendativa in Commissione che in questa sede, non si prospettano soluzioni ma si dà incarico a una Commissione di accertare e proporre. Non si dice che non si farà questo e si farà un'altra cosa, ma si mette semplicemente la Commissione in condizione di operare.

Detto questo, ringrazio tutti e veramente ritengo che il dibattito di ieri sia stato fecondo e talmente improvviso da meravigliare tutti noi del fatto che molte persone siano intervenute con tanta cognizione di causa. Quindi, non ho veramente nulla da replicare. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Bencini).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la rappresentante del Governo.

AMICI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, l'Aula del Senato oggi si appresta a un voto sulla istituzione della Commissione di inchiesta sul femminicidio che rappresenta per la storia di questo Paese un atto molto importante, non solo nelle sue finalità, ma soprattutto per il dibattito che ieri si è svolto intorno a una tale proposta, un dibattito che ha risentito sicuramente dell'attualità drammatica.

Usando le parole che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha pronunciato nel messaggio di fine anno, ricordando le 120 vittime di violenza nell'anno che ci abbandonava, si tratta di un fenomeno come un fenomeno insopportabile. E la parola insopportabile ha dietro di sé tanti significati ma, soprattutto, mette in evidenza che è necessario disvelare, aprire un velo intorno a quello che è il tema su cui si accanisce in maniera violenta ed efferata la violenza di uomini sui corpi delle donne quando si commette un femminicidio.

Noi dobbiamo partire da questo per interrogarci fino in fondo sul fatto che occorre in questo Paese avere una cultura, che non è solo quella della prevenzione e della depressione, e indagare a fondo un fenomeno che interroga gli elementi della convivenza, della relazione tra le persone e tra i sessi. E occorre - lo dico semplicemente come elemento di spunto, perché sarà compito della Commissione, con i poteri delimitati nella sua istituzione - indagare su quanto è intervenuto dal 2011 ad oggi, su quali pratiche giudiziarie e quale attenzione vadano realizzate intorno a un fenomeno che interroga l'idea del conflitto tra i sessi.

Di conflitto si tratta, un conflitto che coinvolge la libertà soggettiva delle donne anche nella costruzione dei sentimenti e delle relazioni affettive, e la pienezza nella costruzione dell'affetto; quando una donna decide che la sua relazione deve avere un termine, la reazione non consiste nello stare nel dialogo e nel rispetto della persona, ma si scatena una violenza inaudita, la violenza propria di chi pensa che colei che ha di fronte sia una cosa e non una persona.

Io credo che il compito della Commissione consisterà molto anche nel dare la cornice culturale attorno a cui si sono determinate certe situazioni.

A me, però, spetta anche il compito di rispondere alla senatrice del Gruppo di Forza Italia. Sarà definita nei prossimi giorni l'eventuale delega per le pari opportunità anche per il Governo Gentiloni. In un momento importante qual è il varo di questa Commissione, non bisogna nascondere quanto di buono è stato fatto nel breve periodo. Nella legge di bilancio sono stati stanziati 60 milioni aggiuntivi per le pari opportunità; sono stati definiti i criteri e ristabilite le azioni previste dal piano internazionale antiviolenza ed è stato ridato fiato ai centri. Sappiamo che è poco, ma i centri oggi sono messi in condizione di avere non solo le annualità precedenti, ma addirittura i 13 milioni in più dati per gli anni 2016, 2017 e 2018. Inoltre, nella legge di bilancio sono stati stanziati ulteriori 5 milioni per le case rifugio e nel frattempo il Dipartimento per le pari opportunità ha messo a bando 5 milioni di euro per le scuole, in base al concetto per cui, se non bastano la prevenzione e la repressione, occorre investire molto nell'educazione alla non discriminazione e al rispetto e ciò parte proprio dalla scuola.

Queste sono tutte iniziative che si pongono all'interno della cornice che è stata creata mettendo insieme governi interistituzionali, l'ANCI e le Regioni, a testimonianza del fatto che anche questo Governo vuole uscire da una fase emergenziale. La violenza è ormai una condizione strutturale; l'efferatezza e l'insopportabilità del fenomeno sono tali per cui allo Stato si chiede oggi maggiore serietà nell'affrontare il tema della violenza e soprattutto delle politiche di contrasto.

Io ringrazio veramente tutti i senatori e la relatrice Lo Moro di aver dato alla Commissione che verrà istituita, in una cornice molto importante di pacatezza e serietà, il compito di stabilire all'interno del proprio Regolamento un'azione che possa aiutare tutto il Paese a compiere un passo di civiltà e di maggiore concretezza nel rispetto della libertà femminile, ma anche dell'autonomia e del rispetto tra le persone. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul documento in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione, e degli emendamenti ad essi riferiti che invito i presentatori ad illustrare.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, mi limito a illustrare l'emendamento 1.1, perché anche quelli riferiti agli articoli seguenti vertono sullo stesso punto.

Noi voteremo a favore del provvedimento in esame per le motivazioni illustrate ieri in discussione generale dalla senatrice Rizzotti e che verranno ribadite nella dichiarazione di voto. Tuttavia il punto, che è stato toccato dalla solerte e ottima relatrice Lo Moro, riguarda la terminologia, e cioè l'uso della parola «genere». In questo caso, infatti, parliamo di un fatto molto chiaro: parliamo di uomini che uccidono donne. Questo è il punto. Non si vede quindi perché tirare a mano la parola «genere», che va iscritta nell'ottica di una certa teoria o ideologia, comunque la si voglia chiamare. Ad ogni modo non è quando indicano il nostro vocabolario o la nostra legge in tutti gli altri casi. Uomini e donne, infatti, sono due sessi; ognuno può avere le teorie che vuole, ma non c'entra con questo. Sarebbe come se in un provvedimento degli anni Sessanta o Settanta le categorie sociali con reddito più basso fossero state definite con il termine «proletariato»; sarebbe stata, cioè, una ideologizzazione che non ha cittadinanza.

Lascio questa testimonianza. Già conosco il parere della relatrice, che peraltro ha spiegato l'uso di siffatto termine con l'analogia alla terminologia usata anche in un provvedimento internazionale, che - a mio avviso - è anch'esso viziato dall'aver accettato o introiettato - uso anche in questo caso un termine di qualche decennio fa - una ideologia che passerà come quella di qualche decennio fa. Per questo sarebbe bene utilizzare nelle leggi termini reali e non ideologici.

PRESIDENTE. Senatrice Lo Moro, intende illustrare il suo emendamento all'articolo 6?

LO MORO, relatrice. Signor Presidente, non credo ce ne sia molto bisogno. Si tratta di una modifica necessaria, più che opportuna: siamo già entrati nel nuovo anno e l'articolo 6 prevede lo stanziamento di fondi per le spese di funzionamento della Commissione anche per l'anno 2016.

PRESIDENTE. Invito la relatrice e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

LO MORO, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 6.100, che ho appena illustrato, mentre il parere è contrario sui restanti emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 4.100 del collega Malan il quale, tra l'altro, con le sue proposte emendative in Commissione, ci ha consentito sicuramente di migliorare il testo, anche con l'introduzione del concetto di femminicidio in maniera più esplicita.

Al collega Malan, come peraltro a lui già anticipato, propongo una riformulazione del testo dell'emendamento, che ho concordato anche con il Governo. In particolare, all'articolo 4, in ordine alla composizione della Commissione, dove si dice «assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo e garantendo comunque l'equilibrata rappresentanza dei generi», si dovrebbe invece dire «favorendo comunque l'equilibrata rappresentanza di senatrici e senatori».

PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice, ma per le vie brevi mi è stato comunicato anche di un dialogo da lei avuto con il collega Bruni.

LO MORO, relatrice. Sì, signor Presidente.

Passando a un altro argomento, in Commissione ci eravamo impegnati a presentare un ordine del giorno riguardante i figli delle vittime, che presento ora io perché il senatore Bruni non sarebbe più in condizione di farlo. In realtà, ricordo che i presentatori sono i colleghi Bruni e Bonfrisco.

Tra gli obiettivi della Commissione c'è quello di tutelare gli orfani. L'ordine del giorno impegna il Governo a svolgere indagini sulle modalità e gli strumenti con i quali le istituzioni sono intervenute a tutela e sostegno dei figli delle vittime di femminicidio, valutando l'efficacia della normativa vigente e la sua compatibilità con quella sovranazionale, eseguendo una ricognizione sull'adeguatezza e la distribuzione territoriale delle strutture assistenziali ad essi dedicate, nonché fornendo un'analisi sulle conseguenze psicologiche e materiali sui figli delle vittime di femminicidio.

Si tratta di un'attività che il Governo ha già intenzione di svolgere, su questo intanto andrà avanti la Commissione, per cui l'invito è di accogliere l'ordine del giorno G2.100.

AMICI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 1 e dell'emendamento ad esso presentato.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo, anche per i successivi articoli, che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, inviterei anche la relatrice a un ripensamento.

L'emendamento 1.1 rende chiaro qual è l'oggetto della questione. Come si legge nel testo, stiamo discutendo dell'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, che non vuol dire nulla, perché non si è parlato prima di una forma di violenza diversa. Quando nell'emendamento 1.1 si fa riferimento al sesso della vittima, si tratta di una specificazione corretta che tiene conto delle possibili interpretazioni, senza lasciare al giudice un'interpretazione che, per come è scritto, è molto generica.

Credo che la senatrice Lo Moro, proprio perché tiene conto della necessità di chiarezza delle norme, possa accogliere questo emendamento che, dal punto di vista della chiarezza legislativa, toglie ogni dubbio.