Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 606 del 12/04/2016
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MORANDO, vice ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, le mozioni originarie, in alcuni casi, sono state presentate nel corso del 2015 e quindi non hanno potuto, per definizione, tener conto di certe innovazioni - in qualche caso significative - che su questa materia sono state introdotte dalla legge di stabilità in vigore, e cioè quella per il 2016, a differenza di altre mozioni attualmente alla nostra attenzione, le quali, essendo state presentate più di recente, ne tengono conto.
Tanto per dare un'idea di ciò a cui mi sto riferendo, posso mettere in chiaro che la legge di stabilità per il 2016 prevede che possano usufruire della detrazione del 65 per cento anche gli istituti autonomi case popolari che, nel 2016, sosterranno spese per interventi sugli immobili di loro proprietà, adibiti a edilizia residenziale pubblica. Alcune mozioni contengono nel dispositivo l'impegno al Governo a fare ciò che è già presente nella legge di stabilità.
Inoltre, la legge di stabilità prevede che nei condomini la detrazione degli inquilini incapienti possa essere ceduta alle imprese che realizzano i lavori, in maniera tale che non vada perduta la possibilità di realizzare quella operazione utilizzando l'incentivo. Questa è un'ipotesi - secondo me - poco nota e poco praticata, ma particolarmente interessante, che fa parte della legislazione vigente.
La legge di stabilità, poi, prevede che, per l'acquisto di case ad alta efficienza energetica - lo dico perché molte mozioni, giustamente, sollecitano il Governo a impegnarsi a fare di più introducendo altre forme di agevolazioni per investimenti nelle abitazioni che le rendano ancora più efficienti sotto il profilo energetico - sia possibile detrarre dall'Irpef del compratore, in dieci quote annuali, il 50 per cento dell'IVA pagata in fattura, appunto, per l'acquisto di abitazioni ad alta efficienza energetica, cioè di classe A o B, di nuova costruzione o ristrutturate dalle imprese costruttrici nel corso del 2016. Molte mozioni chiedono di fare qualcosa di simile quando questa previsione è già legislazione vigente. E non l'ho detto soltanto per evidenziare che ci abbiamo già pensato. Molte delle sollecitazioni contenute nelle mozioni vanno oltre queste indicazioni, ma penso che si debba tener conto di quanto non il Governo ma il Parlamento - spesso si è trattato di emendamenti parlamentari - ha già introdotto nella legislazione vigente a tal proposito.
Premesso ciò, vorrei subito dire che nel caso specifico le premesse di tutte le mozioni presentate sono sostanzialmente condivise dal Governo. Ci saranno naturalmente una virgola o una parola che il Governo avrebbe formulato o collocato in modo diverso, ma la sostanza è che esso le condivide. Quando, infatti, parliamo di ecobonus associandolo, come si fa nelle mozioni e com'è stato fatto nella discussione, alle detrazioni per ristrutturazioni edilizie - spesso si tratta di operazioni che casa per casa, edificio per edificio, vanno assieme nella scelta dei cittadini e negli investimenti delle nostre famiglie - si sta parlando (qui è il vice Ministro dell'economia che parla e non un esperto di ristrutturazioni edilizie e nemmeno di politica energetica, e per fare questo avreste dovuto chiamare un altro vice Ministro, un altro Sottosegretario o un altro Ministro) di detrazioni per ristrutturazioni edilizie e di detrazioni per il cosiddetto ecobonus. Si sta parlando, cioè, della misura anticiclica di politica economica più importante che sia stata in vigore nel nostro Paese dal lontano 1998, quando un relatore alla legge che allora si chiamava finanziaria, allora relativamente giovane e il cui nome non vi rivelo ma che si può trovare, presentò un emendamento per introdurre le detrazioni per ristrutturazioni edilizie nel nostro Paese. Voi allora capite che la mia autoconsiderazione (che. com'è noto, già non è bassissima, come dicono sempre quelli che mi conoscono), di fronte alle argomentazioni sviluppate nelle mozioni che esaltano questa misura, si ingigantisce e raggiunge limiti veramente preoccupanti.
Una volta detto questo, e passando alla parte impegnativa delle risoluzioni - ho già detto che, per la parte argomentativa e di presupposto, il Governo condivide tutte le mozioni - vorrei rivolgere ai presentatori delle mozioni una proposta precisa.
Da allora, e cioè dal 1998 per le ristrutturazioni edilizie, e poi dal 2006 per quanto riguarda l'ecobonus, noi abbiamo avuto interventi di rinnovo sostanzialmente annuale, con modificazioni interne molto significative: il massimo degli investimenti detraibili, il volume della detrazione, il numero degli anni in cui è possibile effettuare la detrazione. Questi sono cambiati, ma non è cambiata la valenza annuale. Perché? È ovvio. Dire che la norma è in vigore con un'agevolazione così intensa solo per un anno spinge in quello stesso anno a concentrare gli investimenti. E siccome si voleva dare a questa misura un forte carattere anticiclico, si è sempre rinnovato per un solo anno.
C'è però un «ma» che tutte le mozioni presentano e sollevano, e che è stato richiamato per ultimo dalla senatrice Puppato. È chiaro che si vuole dare un connotato anticiclico alla misura e, quindi, si capisce la limitazione nel tempo. Dare, però, come limitazione un solo anno, poiché le decisioni più impegnative d'investimento implicano un periodo di tempo e di preparazione e poi di effettuazione più lungo, potrebbe non farle ricadere in positivo sotto l'ombrello della detrazione, a causa di questa limitazione del tempo.
Allora, per dirlo chiaramente, io sono venuto qui, questa sera, a nome del Governo per dire quanto segue. Siccome il Governo riconosce fondata questa valutazione, è d'accordo ad accettare l'impegno, a partire dal 2017 - adesso l'ecobonus è in vigore e non c'è alcun bisogno di dirlo per il 2016 - a stabilizzare quel complesso di misure che chiamiamo ecobonus per un triennio, e non per sempre, come invece tutte le mozioni - o quasi tutte, per la verità - propongono.
Perché, secondo me, i proponenti potrebbero accettare questa soluzione? Perché decidere oggi, sotto il profilo economico, che un investimento come quello relativo all'ecobonus abbia un orizzonte più che decennale? Dire stabilizzare vuol dire per sempre, ma noi abbiamo degli operatori che hanno bisogno di sapere che nel 2025 ci sarà l'ecobonus? Non escludo che qualche caso ci sia ma, se stiamo parlando degli investitori e delle famiglie, è tendenzialmente vero l'opposto. Se dico oggi che nel 2025 sarà in vigore, temo che quei vantaggi economici, sociali e ambientali, di cui chi ha parlato si occupa e s'intende molto più di me, vengano a non essere conseguiti a causa del rinvio nel tempo dell'investimento.
Altra cosa, però, riguarda affrontare il tema della certezza del diritto. Si sa che in un grande condominio, dove si devono mettere assieme tante persone e tante famiglie per fare l'investimento e adire l'agevolazione - ognuno di noi ha un'esperienza di un'assemblea di condominio, che spesso presenta caratteri di rissosità che la fa somigliare ad assemblee che ci sono più note - una decisione di siffatto tipo implica una lunga preparazione, perché a volte qualcuno non ci sta e allora ci vuole tempo per convincere del vantaggio e superare la difficoltà.
Per questa ragione io dico che il Governo intende accogliere la proposta di stabilizzare per tre anni l'ecobonus, contenuta in tutte le mozioni (alcune dicono fino al 2020, mentre altre vanno oltre). Sarebbe una vera novità accogliere per tre anni e cioè: il Senato della Repubblica, preso atto del risultato positivo conseguito negli anni, dal 1998 ad oggi - sono passati Governi di tutti i colori - attraverso misure di questo tipo, impegna il Governo a stabilizzare l'ecobonus per tre anni. In questo caso il Governo dirà di sì.
Se invece ognuno ritiene, legittimamente, che questa sia la sede per definire i contorni di una specifica politica energetica, avanzata da ognuno dei Gruppi con riferimento in particolare alla ristrutturazione degli edifici e così via e anche all'ecobonus, (spesso non del tutto chiaro nel suo rapporto con la misura che si propone), allora è chiaro che io posso anche continuare a proporre che le mozioni facciano un gesto politicamente molto impegnativo, che il Governo accetta, e cioè stabilizzare l'ecobonus per tre anni. Non posso, però, fare a meno di dire che non sono in grado di condividere il resto della mozione, rendendo così confusa - a mio modestissimo giudizio - la decisione del Senato sul punto cruciale che riguarda questa prospettiva. Rivolgo quindi detta richiesta in tutta sincerità, pronto a prendere atto che potrà non essere accolta e, quindi, a pronunciarmi su ognuna delle mozioni.
Avendo già detto che condivido le premesse di tutte le mozioni, per quanto riguarda il dispositivo chiedo ai proponenti di limitarlo alla seguente frase: «impegna il Governo a dare stabilità, per il triennio 2017-2019, all'agevolazione fiscale del 65 per cento prevista per la riqualificazione energetica degli edifici». Io propongo che la mozione termini con queste parole, rimandando tutto il resto a una fase successiva, che inesorabilmente ci sarà, magari con un'interlocuzione con quella componente del Governo più competente a formulare giudizi sulla politica tariffaria piuttosto che sulla politica riguardante lo sviluppo del settore industriale e degli strumenti per il risparmio energetico. Naturalmente sono tutti argomenti di cui non voglio ridurre la portata; al contrario, sto addirittura dicendo che vanno persino un po' al di là delle mie personali competenze e, quindi, avrei un'incertezza nel formulare i pareri.
Io penso che la cosa che propongo sia talmente semplice, se venisse accettata, ma talmente rilevante sul piano politico che dovrebbe indurre tutti i proponenti a convergere su di essa. Naturalmente, se non lo faranno, sarò pronto a formulare i mie pareri contrari (molto spesso) o favorevoli sul resto delle mozioni, segmento per segmento, mozione per mozione. Sinceramente mi auguro che il Senato compia quello che si chiama un atto di indirizzo sul Governo molto significativo, come quello che vi ho proposto.
Come ultima considerazione, non sono invece in grado di accettare, perché il Governo non le condivide, proposte che riguardano una radicale modificazione, in termini di accorciamento, dei tempi di effettivo recupero della detrazione, come - ad esempio - da dieci a cinque anni. Proprio i numeri che voi avete citato e il successo straordinario di queste misure dimostrano che il problema non è la durata della detrazione, tanto più in un regime di bassissima inflazione. Quello che conta è essere certi della detrazione e avere il tempo necessario per attivarla attraverso l'investimento, senza l'ossessione della fine dell'anno. Il Governo riconosce questo come fondato. Tenete conto che l'onere finanziario di una riduzione da dieci a cinque anni è molto grande e quindi indurrebbe il Governo, su questo punto, a pronunciarsi in modo negativo.
Personalmente, anche se qualcuno sostiene che non si debba fare così, a nome del Governo non ho mai accettato impegni che sappia già di non poter onorare per ragioni di carattere finanziario e - lo dico con chiarezza - non ne accetterò mai. Gli impegni che prendo sono finanziariamente sostenibili, altrimenti cambio mestiere. (Applausi dal Gruppo PD).