Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 599 del 30/03/2016

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

599a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 30 MARZO 2016

(Antimeridiana)

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Presidenza del vice presidente GASPARRI,

indi del presidente GRASSO

e della vice presidente LANZILLOTTA

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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 601 e 613 del 31 marzo e 21 aprile 2016
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Liberalpopolare-Autonomie: AL-A; Area Popolare (NCD-UDC): AP (NCD-UDC); Conservatori e Riformisti: CoR; Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l'Italia, Moderati, Idea, Euro-Exit, M.P.L. - Movimento politico Libertas): GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,32).

Onorevoli colleghi, ricordo che è in corso la Conferenza dei Capigruppo che sta definendo il Calendario dei lavori. La seduta resta pertanto sospesa fino al termine della Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 10,33, è ripresa alle ore 10,51).

Presidenza del presidente GRASSO

La seduta è ripresa.

Si dia lettura del processo verbale.

AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 23 marzo.

Sul processo verbale

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI. Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 10,57).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che, in data 29 marzo 2016, è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'istruzione dell'università e della ricerca:

«Conversione in legge del decreto-legge 29 marzo 2016, n. 42, recante disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico e della ricerca» (2299).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 14 aprile.

L'ordine del giorno delle sedute di oggi è integrato con il prosieguo dell'esame del disegno di legge sul terzo settore. Rispetto agli altri argomenti già previsti dal precedente calendario dei lavori si aggiungono le ratifiche di accordi internazionali. Sulle relazioni della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti avrà luogo una discussione generale congiunta e seguiranno dichiarazioni di voto congiunte con attribuzione, a ciascun Gruppo, rispettivamente di dieci minuti per le fasi del dibattito.

Nella seduta di question time di domani pomeriggio, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali risponderà a quesiti sull'attuazione e sugli effetti del jobs act e sulle prospettive di revisione della normativa pensionistica.

Il calendario potrà essere integrato con informative del Governo sul caso Regeni e sui fatti di Bruxelles.

Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposte di modifica

Mercoledì

30

marzo

ant.

h. 10,30-13

- Seguito Disegni di legge n. 1870 e connesso - Terzo settore (Approvato dalla Camera dei deputati) (Voto finale con la presenza del numero legale)

- Discussione congiunta dei Documenti:

- Doc. XXIII, n. 7 - Relazione della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia

- Doc. XXIII, n. 8 - Relazione della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti sulla Liguria

- Doc. XXIII, n. 9 - Relazione della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti sulla bonifica di Porto Marghera

- Doc. XXIII, n. 11 - Relazione della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti sulla bonifica dei poli chimici del Quadrilatero del Nord

- Mozioni sulla sottrazione internazionale di minori

- Mozioni sulla tutela dei diritti dell'infanzia nei territori controllati dall'ISIS e Boko Haram

- Mozioni sulla stabilizzazione degli ecobonus

- Mozioni sulla privatizzazione parziale di Ferrovie dello Stato Italiane

- Mozioni sugli atti di sindacato ispettivo dei parlamentari

Mercoledì

30

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

31

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

31

marzo

pom.

h. 16

- Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento al Ministro del lavoro e delle politiche sociali su:

- attuazione ed effetti del jobs act

- prospettive di revisione della normativa pensionistica

Martedì

5

aprile

pom.

h. 16,30-20

- Disegno di legge n. 2298 - Decreto-legge n. 18, riforma banche credito cooperativo (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade il 15 aprile)

- Eventuale seguito argomenti non conclusi

- Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo dell'art. 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento sul disegno di legge n. 2287, collegato alla manovra di finanza pubblica, in materia di cinema, audiovisivo e spettacolo

- Disegno di legge n. 2085 - Legge annuale per il mercato e la concorrenza (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra di finanza pubblica) (Voto finale con la presenza del numero legale) (Ove concluso dalla Commissione)

Mercoledì

6

"

ant.

h. 9,30-13

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

7

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

7

aprile

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Gli emendamenti al disegno di legge n. 2298 (Decreto-legge n. 18, riforma banche credito cooperativo) dovranno essere presentati entro le ore 13 di giovedì 31 marzo.

Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 2085 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.

Martedì

12

aprile

pom.

h. 16,30-20

- Eventuale seguito argomenti non conclusi

- Disegno di legge n. 54-B - Reato di negazionismo (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Ove concluso dalla Commissione)

- Ratifiche di accordi internazionali

- Disegno di legge n. 1458 - Istituzione sistema nazionale Agenzie ambientali (Approvato dalla Camera dei deputati) (Ove concluso dalla Commissione)

Mercoledì

13

"

ant.

h. 9,30-13

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

14

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

14

aprile

pom.

h. 16

- Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento

I termini per la presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. 54-B (Reato di negazionismo) e n. 1458 (Istituzione sistema nazionale Agenzie ambientali) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.

Il calendario potrà essere integrato con informative del Governo sul caso Regeni e sui fatti di Bruxelles.

Ripartizione dei tempi per la discussione
del disegno di legge n. 2298
(Decreto-legge n. 18, riforma banche credito cooperativo)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

40'

Governo

40'

Votazioni

40'

Gruppi 5 ore, di cui:

PD

1 h.

7'

FI-PdL XVII

34'

M5S

31'

AP (NCD-UDC)

30'

Misto

27'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE

24'

AL-A

24'

GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)

22'

LN-Aut

21'

CoR

20'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione
del disegno di legge n. 2085
(Legge annuale per il mercato e la concorrenza)

(10 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

1 h.

Governo

1 h.

Votazioni

1 h.

Gruppi 7 ore, di cui:

PD

1 h.

34'

FI-PdL XVII

47'

M5S

44'

AP (NCD-UDC)

42'

Misto

38'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE

34'

AL-A

33'

GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)

31'

LN-Aut

29'

CoR

28'

Dissenzienti

5'

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, apprezzo il fatto che all'interno del calendario sia quanto meno prevista l'ipotesi che il Governo venga a riferire in Assemblea sul caso Regeni. Però, onestamente, anche alla luce di quello che sta accadendo in queste ore, di quanto si legge sui giornali e delle incredibili verità - anzi, spesso bugie - che vengono raccontate in particolare dallo Stato egiziano su questa vicenda, le chiedo di prevedere nel calendario non un semplice e generico riferimento alla possibilità che il Governo riferisca in Assemblea, bensì una data stabilita.

Propongo che mercoledì mattina della prossima settimana (quindi successivamente al giorno 5 aprile, quando, come abbiamo letto sulla stampa, ci sarà l'incontro degli investigatori), si svolga con certezza in Assemblea una discussione su questa vicenda, che segna francamente una pagina drammatica della storia di questo Paese.

Come tutti i colleghi avranno letto, nella sala Caduti di Nassirya del Senato si è tenuta ieri un'importante conferenza stampa a cui hanno partecipato anche i genitori di Giulio Regeni. Credo che, per rispetto nei confronti di questa vicenda e della famiglia di Giulio e nella memoria di questo ragazzo torturato in Egitto, questa mattina non dobbiamo limitarci semplicemente a prevedere nel calendario dei lavori la mera ipotesi che il Governa venga a riferire in Assemblea, ma dobbiamo invece formalizzare la procedura informativa con l'indicazione di una data ed un orario precisi. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, rilevo purtroppo che, con riferimento alle quattro relazioni prodotte e licenziate dalla Commissione di inchiesta sul ciclo rifiuti, lei ha proposto in Conferenza dei capigruppo di trattarle nell'ambito di un'unica discussione generale congiunta con altrettante dichiarazioni di voto congiunte, concedendo a ciascun Gruppo parlamentare rispettivamente solo dieci minuti. Ebbene, considero tutto questo una scarsa considerazione da parte sua nei confronti dell'importante lavoro svolto dalla Commissione di inchiesta di cui faccio parte. Rilevo, inoltre, che nello scorso mese di febbraio alla Camera dei deputati sono state trattate due di queste quattro relazioni - quella sul sito di bonifica di interesse nazionale (SIN) di Porto Marghera e quella del cosiddetto quadrilatero della chimica del Nord - prevedendo lo svolgimento di due discussioni generali distinte e di due distinte dichiarazioni di voto. Signor Presidente, l'Assemblea del Senato ha perso quasi quattro settimane per esaminare il disegno di legge sulle unioni civili e, francamente, trovo risibile, se non vergognoso, riservare mezza giornata alla discussione di quattro relazioni importanti.

Signor Presidente, a parte la relazione territoriale sulla Liguria, in cui vengono denunciati palesi criticità e anche molti illeciti, voglio sottolineare che, per quanto riguarda le relazioni sul SIN di Porto Marghera e sul cosiddetto quadrilatero della chimica del Nord, si sta parlando non solamente di problematiche di natura ambientale (quindi, di conseguenza, anche di impatti negativi sulla salute umana), ma anche di una mancata e ritardata reindustrializzazione di parti importanti del nostro Paese. Ci sono attività economiche che attendono da decenni la realizzazione delle bonifiche e della messa in sicurezza di questi siti, che non vengono realizzate per diverse responsabilità, ivi incluso il mancato finanziamento da parte del Governo.

Vi è poi l'importante tema trattato nell'ultima relazione (la quarta) sui rifiuti radioattivi. Signor Presidente, il nostro Paese è in grave difficoltà su questo tema. Siamo fortemente in ritardo sul decommissioning delle varie centrali nucleari che sono state spente dopo l'incidente di Cernobyl. Dopo l'ultima programmazione si prevede che il loro smantellamento terminerà forse alla fine del 2030, con un costo eccessivo che aumenterà di anno in anno e che pagheranno tutti gli italiani sulla bolletta elettrica. Stiamo parlando di ritardi in ordine all'individuazione e alla realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e dell'assenza di un programma nazionale della gestione del combustibile nucleare, per il quale certamente arriverà a brevissimo l'ennesima e nuova procedura europea d'infrazione. Stiamo parlando anche della mancata operatività dell'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. Il nostro Paese non è assolutamente protetto.

Domani il premier Renzi si recherà a Washington per partecipare al summit mondiale sulla sicurezza nucleare e i tragici eventi degli ultimi giorni avvenuti a Bruxelles hanno innalzato la tensione per il rischio di attacchi terroristici alle centrali nucleari. Da questo punto di vista noi in Italia, come denuncia la relazione della Commissione d'inchiesta, siamo totalmente impreparati.

Pertanto, signor Presidente, le chiedo a nome mio e del Gruppo della Lega Nord di prevedere un tempo adeguato per la trattazione di queste quattro relazioni che nei mesi scorsi sono state licenziate all'unanimità da parte della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Le chiedo quindi di concedere una discussione generale per ciascuna di esse e altrettante dichiarazioni di voto. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Senatore Arrigoni, come lei sa, non è il Presidente a stabilire i tempi; essi vengono approvati dalla Conferenza dei Capigruppo. L'Assemblea potrà esprimersi in senso contrario votando su questo punto.

MAURO Mario (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO Mario (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signor Presidente, intervengo - e chiedo sia messo a verbale - per fare una osservazione su quanto deciso dalla Conferenza dei Capigruppo. Mi sembra infatti che non ci stiamo rendendo conto del fatto che, per la vita e per la sicurezza del nostro Paese, è auspicabile che questa istituzione sappia farsi rispettare e pretenda che il Governo venga in Assemblea a render conto di ciò che sta facendo su questa materia.

Mi spiego. Non io, ma il Presidente del Consiglio europeo ha detto che l'accordo appena siglato tra Unione europea e Turchia avrà una gestione fallimentare e che probabilmente il Governo italiano lo ha sottoscritto senza neanche leggerlo. La chiusura della cosiddetta rotta balcanica implica che si dia nuovo fiato alla rotta libico-mediterranea e che, nelle more dell'applicazione di quell'accordo, nasca una terza rotta: quella adriatica.

Io credo che il Governo abbia il dovere di spiegare al Parlamento cosa intende fare e perché nell'accordo tra Unione europea e Turchia non ci sono elementi che diano garanzia a quella che, altrimenti, è la vittima designata di quest'accordo: mi riferisco all'Italia. Chiedo che sia presente anche colui che è responsabile della nostra politica di sicurezza, per spiegare il nesso tra i fatti accaduti a Bruxelles e quanto polizia, carabinieri, servizi di sicurezza e d'intelligence italiani stanno ponendo in essere in questi giorni a margine di quei fatti; vengano in Parlamento a dirci quali esiti stanno ottenendo, quali prospettive ha l'azione d'intelligence posta in essere, altrimenti non si capisce cosa ci sta a fare il Senato della Repubblica.

La imploro, la prego, insisto perché si fissi una data certa in cui o il Presidente del Consiglio o il Ministro degli affari esteri o il Ministro dell'interno vengano in Aula e rendano conto alla Nazione (e non appena al Parlamento) degli errori, dell'approssimazione o quantomeno delle buone intenzioni (se ve ne sono) da parte del Governo italiano di dare garanzie di sicurezza al nostro Paese. (Applausi dei senatori Candiani e Di Maggio).

LUCIDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIDI (M5S). Signor Presidente, aggiungo qualche considerazione su questa richiesta. Il Gruppo Movimento 5 Stelle chiede formalmente che il Governo venga in Senato, non a livello di informativa ma in maniera ufficiale, e che vengano effettuate comunicazioni dell'Esecutivo sia sui fatti di Bruxelles, sia sul caso Regeni, sia sulla situazione della crisi mediorientale.

Vogliamo che in quell'ambito i parlamentari, soprattutto il Gruppo del Movimento 5 Stelle, possano presentare delle risoluzioni sulle comunicazioni del Governo, con parole scritte nero su bianco, in maniera da lasciare un atto di indirizzo al Governo e al ministro Gentiloni. (Applausi dal Gruppo M5S).

NUGNES (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, in qualità di Commissario della Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti voglio far presente la mia contrarietà alla contrazione di tempi che ha subito la discussione delle quattro relazioni della Commissione. Già c'era una contrazione nella discussione congiunta. Adesso i tempi contingentati renderanno difficilissimo affrontare i quattro argomenti differenti ed eterogenei che hanno interessato la Commissione finora e che sono stati portati a conclusione in queste quattro relazioni.

Sfugge all'Assemblea l'importanza di questo dato, che è anomalo, in quanto non presente nelle precedenti legislazioni. È precisa volontà di questa Commissione portare ad un più ampio dibattito le problematiche ambientali non più prorogabili e procrastinabili. Ciò che accomuna tutte e quattro le tematiche, dalla gestione dei rifiuti radioattivi alla questione delle bonifiche del polo chimico del quadrilatero del Nord (e nello specifico di Porto Marghera), ma finanche alla gestione dei rifiuti solidi urbani in territorio ligure è che abbiamo una malagestione cronica, che serve a favorire gli illeciti.

E questo Stato non vuole, non può o non ha ancora capito l'importanza di investire in sicurezza e gestione dei territori e del ciclo dei rifiuti. È importante che quest'Assemblea abbia presente le situazioni, anche perché il frutto del lavoro delle Commissioni d'inchiesta serve ai legislatori affinché si pongano rimedi alla normativa esistente attraverso la produzione di nuove norme.

Quindi, innanzitutto ritengo sia sfuggita all'Assemblea l'importanza e l'innovazione di questa proposta: me ne rammarico moltissimo e spero si possa tornare su questa decisione. (Applausi dal Gruppo M5S).

CATALFO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CATALFO (M5S). Signor Presidente, oltre a segnalare all'Assemblea, come ho fatto in Conferenza dei Capigruppo, la necessità che quest'Assemblea finalmente possa riunirsi, come diceva il presidente Napolitano (tant'è che è stato ripreso dalle agenzie di stampa e, con il dovuto rispetto, la sua proposta è stata trattata); con il medesimo rispetto chiedo venga trattata la proposta del Movimento 5 Stelle, affinché questa Assemblea si riunisca in seduta dal lunedì al venerdì, come tutti i lavoratori italiani (che fanno anche di più).

Detto questo, rinnovo la richiesta di comunicazioni del ministro Alfano, l'unico a recarsi a Bruxelles dopo i fatti della scorsa settimana, affinché riferisca sulla sicurezza interna e su quanto detto dal presidente del Consiglio Renzi che, nella Conferenza dei Capigruppo della scorsa settimana, ha parlato di giganteschi investimenti nella sicurezza italiana.

Ciò per noi è di vitale importanza, dato che i "giganteschi investimenti nella sicurezza italiana", nella scorsa legge di stabilità non erano stato contemplati e solo grazie al Movimento 5 Stelle si è arrivati ad un minimo investimento nel settore sicurezza. Chiedo inoltre che vengano calendarizzati i disegni di legge proposti dalle opposizioni, come avviene alla Camera dei deputati, con una cadenza coerente con le previsioni del Regolamento: nello specifico, reitero la richiesta di calendarizzazione del provvedimento in materia di reddito di cittadinanza, facendo presente la lentezza di questa Assemblea proprio nella calendarizzazione dei nostri disegni di legge e delle nostre mozioni.

Ricordo che nella precedente Conferenza dei Capigruppo, tenutasi due settimane fa, il Movimento 5 Stelle aveva chiesto l'inserimento in calendario della mozione sull'ISEE, che alla Camera dei deputati è stata prontamente calendarizzata dalla presidente Boldrini. Capisco che in questa Assemblea è difficile stare attenti alle esigenze dei cittadini, capisco che si può perdurare nel rallentare la soluzione delle esigenze dei cittadini italiani, ma reitero ancora una volta la richiesta di calendarizzazione dei disegni di legge sul reddito di cittadinanza, delle mozioni in materia di ISEE e di tutto ciò che sta a cuore ai cittadini, affinché venga applicato, in modo puntuale, il Regolamento del Senato e nella fattispecie l'articolo 53. (Applausi dal Gruppo M5S).

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo per proporre anche in Assemblea quanto chiesto in sede di Conferenza dei Capigruppo, affinché siano calendarizzate due comunicazioni da parte del Governo. La prima richiesta, citata anche dai colleghi intervenuti prima di me, riguarda le comunicazioni del ministro Alfano, alla luce dei fatti di Bruxelles, su quanto è accaduto ed è stato detto nella riunione dei Ministri dell'interno europei, che si è tenuta nei giorni scorsi. Vorremmo capire dal ministro Alfano che tipo e che livello di sicurezza verranno applicati nel nostro Paese, anche alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi.

La nostra seconda richiesta riguarda la comunicazione del ministro Gentiloni, alla luce di alcune affermazione fatte sul caso Regeni; proprio oggi, sul «Corriere della Sera», egli afferma che: «La fermezza e la dignità dei genitori di Giulio Regeni sono davvero esemplari. Motivo in più per le istituzioni per insistere con coerenza e altrettanta fermezza. Sulle risposte egiziane sentiremo in primo luogo le valutazioni del procuratore Pignatone». L'affermazione più interessante è però la seguente: «Se non abbiamo risposte convincenti, compiremo i passi conseguenti». Visto e considerato che una dichiarazione del genere non l'ha fatta il presidente dell'ultima Pro Loco dell'ultimo Paese d'Italia, ma il Ministro degli affari esteri, vorremmo capire - e questo Parlamento dovrebbe capire - se affermazioni del genere sono stato fatte sull'onda dell'emozione di una giornata importante, come quella di ieri, o sulla base di un ragionamento politico ben preciso, da parte di un Ministro della Repubblica italiana. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Nel momento in cui un Ministro afferma che, in assenza di risposte, siamo pronti ad ogni misura nei confronti di un Governo di un altro Stato, vorrei che ciò non venisse dichiarato in un'intervista al «Corriere della Sera», ma davanti a questa Assemblea.

Voglio dunque chiedere al Ministro degli affari esteri, in sede di comunicazione all'Assemblea, che cosa intende dire con un'affermazione del genere. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Non essendovi altre richieste di modifica del calendario, passiamo alle votazioni.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dai senatori De Cristofaro e Mauro Mario, volta ad ottenere date certe sulle informative.

Non è approvata.

Dispongo la controprova.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dai senatori Arrigoni e Nugnes, sui tempi di discussione delle relazioni della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

Non è approvata.

Dispongo la controprova.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, volta ad inserire comunicazioni al posto di informative, che vale anche per la richiesta di una comunicazione da parte del ministro Alfano.

Non è approvata.

MARTON (M5S). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dalla senatrice Catalfo, volta ad inserire il disegno di legge sull'istituzione del reddito di cittadinanza.

Non è approvata.

MARTON (M5S). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, volta ad inserire la mozione sul sistema di calcolo ISEE.

Non è approvata.

MARTON (M5S). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all'Assemblea.

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(1870) Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (Approvato dalla Camera dei deputati)

(157) BIANCONI. - Modifiche alla legge 11 agosto 1991, n. 266, in materia di organizzazioni di volontariato

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 11,24)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 1870, già approvato dalla Camera dei deputati, e 157.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 11,24)

Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 1870, nel testo proposto dalla Commissione.

Ricordo che nella seduta del 23 marzo sono stati illustrati o dati per illustrati tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati, è stato approvato l'articolo 5 ed è mancato il numero legale sulla proposta di votazione per parti separate dell'emendamento 6.202. Chiedo pertanto al senatore Calderoli se insiste nella sua richiesta di votazione per parti separate dell'emendamento 6.202.

CALDEROLI (LN-Aut). Insisto e, in caso di assenza di accordo, come si era già verificato, sulla votazione chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Qualcuno è contrario alla proposta del senatore Calderoli?

CANDIANI (LN-Aut). Sono contrario alla richiesta del senatore Calderoli.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate dell'emendamento 6.202, avanzata dal senatore Calderoli.

Non è approvata.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.202.

CALDEROLI (LN-Aut). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.202, presentato dai senatori Galimberti e Puglia.

CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, non dovremmo attendere che trascorrano i venti minuti dal preavviso?

PRESIDENTE. Sono trascorsi abbondantemente: il Presidente lo aveva già comunicato, come lei sa.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.203, identico agli emendamenti 6.204 e 6.205.

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.203, presentato dal senatore Marino Luigi, identico agli emendamenti 6.204, presentato dai senatori Molinari e Vacciano, e 6.205, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.206, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.207, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.208, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

I subemendamenti da 6.209/1 a 6.209/9 sono inammissibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.209, presentato dal relatore.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 6.210.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, ci siamo trovati di fronte ad un accavallamento dei lavori per cui dobbiamo definire all'articolo 7 ciò che si sarebbe dovuto decidere all'articolo 6, vale a dire l'inclusione dell'impresa sociale tra gli enti del terzo settore.

Ricordo che si tratta di enti che andranno a godere di agevolazioni consistenti - che non enuncio in questa sede, perché ne parleremo dettagliatamente all'articolo 9 - e che dunque debbono avere finalità di tipo generale, sociale, con impatto su tutti i cittadini, e quindi, a nostro avviso, senza fini di lucro su tali attività.

Qui abbiamo uno spartiacque tra chi crede che si possa fare mercato della solidarietà e del perseguimento della garanzia dei diritti sociali e civili e chi invece ritiene che ciò non sia possibile. Io sono dell'idea che questo sia lo spartiacque di tutto il provvedimento, che vede uno smottamento, una frana dei principi di solidarietà e di gratuità, e ciò con il «peloso» pretesto di perseguire anche una più piena occupazione. Ebbene, credo che proprio questo, invece, debba rimanere distinto, perché sui valori di solidarietà non si basa l'economia del Paese, ma si basano i principi di convivenza.

Noi chiediamo di stralciare le parole «e quindi» e di aggiungere questa imprescindibile precisazione: «L'impresa sociale non rientra negli enti del terzo settore». Diversamente dovremmo consegnarci progressivamente, oltretutto in una legge delega, alla volontà del Governo di favorire questa o quella impresa per interessi a volte anche meramente elettorali.

Non sono concetti che esprimo solo io ma tanti enti, comitati, associazioni impegnate nel volontariato e che delle finalità solidaristiche sono pionieri da decenni.

Vedremo che su questo disegno di legge di iniziativa governativa, purtroppo, ci sarà una maggioranza che vota compatta e una minoranza che difende dei principi.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.210, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori, fino alle parole «della lettera».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 6.211.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.212, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori, fino alla parola «prevedendo».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 6.213.

Passiamo all'emendamento 6.214, identico all'emendamento 6.215, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

CAMPANELLA (Misto-SI-SEL). Chiedo la votazione dell'emendamento 6.214.

ENDRIZZI (M5S). Insisto per la votazione dell'emendamento 6.215.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.214, presentato dal senatore Campanella, identico all'emendamento 6.215, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.216, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione. Il senatore Endrizzi fa cenno di voler intervenire).

Annullo la procedura di votazione.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, non è detto che sia stato distratto lei o non tempestivo io. Collaboriamo e vedrà che andrà meglio.

PRESIDENTE. Forse non è stato tempestivo lei, comunque ora parli pure.

ENDRIZZI (M5S). Con questo emendamento si chiede di porre un limite di fatturato annuo pari a 7 milioni di euro, ma potrebbe essere anche stabilita una soglia diversa e potrebbe essere lo stesso Governo a proporre una diversa riformulazione: l'importante è fissare un principio. Noi riteniamo che l'impresa sociale debba essere almeno una piccola impresa, che si attiva localmente sui bisogni del territorio, e non le grandi holding o i grandi comitati di affari, che questa legge rischia invece di incentivare. Oggi abbiamo un territorio disseminato di iniziative virtuose; ma, nel momento in cui queste si aggregano, diventano facilmente preda di occupazione da parte della politica. Sappiamo che questo va evitato; quindi, limitare la dimensione economica di queste imprese non è solo un modo per limitarne la presenza sul mercato, ma è anche un modo per renderle più libere e più capaci di rispondere al reale benessere del territorio.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.216, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 6.217, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

CRIMI (M5S). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.217, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.218, presentato dalla senatrice Catalfo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.219, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.220, identico all'emendamento 6.221.

MARINO Luigi (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO Luigi (AP (NCD-UDC)). Ritiro l'emendamento 6.220.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, faccio mio l'emendamento 6.220 che il senatore Marino ha ritirato.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, con l'emendamento 6.221 si chiede di escludere la remunerazione del capitale sociale. Si chiede sostanzialmente di chiarire la finalità effettiva di questi enti. Laddove si prevede una remunerazione, è vero che facilmente entreranno dei soci privati, ma allora noi stravolgiamo il senso di queste imprese e le viziamo attraverso una leva sul piano etico onestamente piuttosto meschina. Noi vorremmo che invece questo settore fosse sottratto a questo pericolo. Per tale ragione chiedo di votare a favore dell'emendamento in questione.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, ho fatto mio l'emendamento 6.220, volto a sopprimere la lettera d) del comma 1, perché, nonostante il passaggio in Commissione e le modifiche del testo della lettera d) (che io ritengo certamente migliorative rispetto a come ci era stato consegnato dalla Camera), con molta franchezza a nostro avviso riguarda il punto più critico dell'articolo 6 e forse dell'intero provvedimento. Prevedere comunque delle forme di remunerazione del capitale sociale, anche se poi sono stati introdotti dei correttivi per sottolineare che deve essere prevalente la destinazione degli utili allo svolgimento dell'attività statutaria (che poi è stata peraltro modificata in "oggetto sociale"), è a nostro avviso un elemento di inquinamento.

Lo diciamo con molta chiarezza. È la stessa discussione che abbiamo fatto in generale sullo stralcio e la soppressione dell'articolo 6. Noi riteniamo che la qualificazione di impresa sociale, che vale a maggior ragione con questo tipo di configurazione, dovrebbe prevedere in modo molto chiaro che non ci possono essere forme di remunerazione, se non quelle strettamente necessarie, come previsto per altri enti. Non a caso anche alla Camera la discussione si è concentrata molto su questo elemento, perché in questi anni - sto parlando di imprese sociali e non di cooperative sociali, visto che spesso ci si confonde - abbiamo assistito a forme di investimento di capitali su imprese sociali per averne tutti i vantaggi, quindi modificando profondamente la natura dell'impresa.

Come è già avvenuto nelle pieghe delle norme che fino ad oggi presidiavano l'impresa sociale, oggi, nella legge delega che intende rivedere tutta la normativa sul terzo settore, si cerca di inserire esplicitamente, dando così un ampio spazio a tale questione, la previsione di forme di remunerazione, anche se attenuate da una serie di modifiche intervenute durante il dibattito. A nostro avviso, ciò significa snaturare la finalità esclusivamente sociale di queste imprese.

Potremmo discutere a lungo se un'impresa può essere qualificata come impresa sociale, ma è un tema che rinviamo e che ad ogni modo si richiama al dibattito già avuto sulla soppressione dell'articolo 6.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.220, presentato dal senatore Marino Luigi, successivamente ritirato e fatto proprio dalla senatrice De Petris, identico all'emendamento 6.221, presentato dalla senatrice Catalfo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.222, identico all'emendamento 6.223.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, chiedo innanzitutto di poter sottoscrivere l'emendamento 6.222 del senatore Luigi Marino. Invito inoltre a votarlo, perché il concetto di «prevalente», riferito alla destinazione degli eventuali utili alle finalità statutarie, non solo è sbagliato da un punto di vista concettuale, perché proprio le finalità di questi enti e la funzione ad essi attribuita dovrebbe escludere la possibilità di lucrare; ma se comunque degli utili si realizzano, questi devono essere ricompresi totalmente nelle finalità dell'ente e non destinati ad altri usi, peraltro non diversamente specificati.

Il testo arrivato in Aula, quindi, non solo è sbagliato nel contenuto, ma è anche difettoso nel dare indicazioni su quali eventuali altre destinazioni possano essere ritenute accettabili. Questo testo è troppo vago e non può essere lasciato alla disponibilità del Governo, un domani.

DONNO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONNO (M5S). Chiedo anch'io di sottoscrivere l'emendamento del senatore Luigi Marino.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, vorrei aggiungere le nostre firme agli emendamenti identici 6.222 e 6.223.

CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signor Presidente, anche il Gruppo della Lega Nord chiede di aggiungere la firma all'emendamento del senatore Luigi Marino.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.222, presentato dal senatore Marino Luigi e da altri senatori, identico all'emendamento 6.223, presentato dal senatore Molinari e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.224, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori, fino alle parole "seguenti: «destinazione»".

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 6.225.

I subemendamenti 6.226/1, 6.226/2 e 6.226/3 sono inammissibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.226, presentato dal relatore.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.227.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Con l'emendamento in esame si chiede di inserire un concetto elementare, ovvero il rispetto dei principi comunitari di libera concorrenza: seppure l'impresa si definisce sociale, deve rispettare almeno questo concetto. All'articolo 9, presumibilmente - speriamo di riuscire a opporci - avrà una serie infinita di agevolazioni. Questo non può essere consentito in compresenza di remunerazioni del capitale, redistribuzione degli utili e perseguimento di un fine di lucro. Va precisato almeno il rispetto del regime di libera concorrenza perché senza questo il dubbio che si stia cercando di fare dei favori indebiti non è più nemmeno un dubbio, ma una certezza.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.227, presentato dai senatori Torrisi e Marino Luigi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.228, presentato dai senatori D'Ambrosio Lettieri e Bruni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.229, presentato dai senatori Molinari e Vacciano.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.230, presentato dalla senatrice Dirindin ed altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 6.231, 6.232 e 6.233.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.234, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.235, presentato dal relatore.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.236, presentato dalla senatrice Catalfo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.237, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 6.238 (testo 2) è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.239, presentato dal relatore.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.240, identico agli emendamenti 6.241, 6.242 e 6.243.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Dal nostro punto di vista, la possibilità, nel rispetto delle disposizioni, per le imprese private e per le amministrazioni pubbliche di assumere cariche sociali negli organi d'amministrazione delle imprese sociali è irricevibile; va contro i principi di indipendenza dal potere politico che abbiamo poc'anzi espresso; va contro il principio che l'amministrazione del territorio debba vedere i cittadini in prima persona e non gli organismi politici a presiederne l'attività.

Chiedo, dunque, convintamente, a nome di tutto il Gruppo Movimento 5 Stelle, di sopprimere la lettera h) del comma 1.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.240, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico agli emendamenti 6.241, presentato dal senatore Marino Luigi, 6.242, presentato dai senatori Molinari e Vacciano, e 6.243, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.244, presentato dalla senatrice Petraglia e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.245, presentato dalla senatrice Catalfo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.246, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.247, presentato dal senatore Galimberti, fino alla parola «previsione».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 6.248, 6.249 e 6.250.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G6.100 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ricordo che gli emendamenti presentati all'articolo 7 sono stati già votati.

Passiamo quindi alla votazione dell'articolo 7, nel testo emendato.

MARTON (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti presentati all'articolo 8.

LEPRI, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 8.200, 8.201, 8.202, 8.203 e 8.204. L'emendamento 8.205 è ritirato.

Il parere è favorevole all'emendamento 8.207, la cui approvazione determinerebbe l'assorbimento dell'emendamento 8.206.

Infine, il parere è contrario sugli emendamenti 8.208, 8.209, 8.210, 8.211, 8.212, 8.213, 8.214, 8.215, 8.216, 8.217, 8.218, 8.219, 8.220, 8.221, 8.222, 8.223, 8.224, 8.225, 8.226, 8.227, 8.228, 8.229, 8.230, 8.231, 8.232, 8.233, 8.234, 8.235, 8.236, 8.237, 8.238, 8.239, 8.240, 8.241, 8.242, 8.243, 8.244, 8.245, 8.246 e 8.247.

BOBBA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.200.

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.200, presentato dalla senatrice Fattori e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.201, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.202, presentato dal senatore Di Biagio.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.203, presentato dai senatori Consiglio e Calderoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.204, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 8.205 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.207, presentato dal senatore Zeller e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risulta pertanto assorbito l'emendamento 8.206.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.208, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.209, presentato dai senatori Zizza e Bruni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.210, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.210, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.211, presentato dal senatore Campanella, identico all'emendamento 8.212, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.213, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.213, presentato dal senatore Piccoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.214, presentato dal senatore Campanella.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.215, sostanzialmente identico all'emendamento 8.216, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

CAMPANELLA (Misto-SI-SEL). Ne chiedo la votazione.

ENDRIZZI (M5S). Insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.215, presentato dal senatore Campanella, sostanzialmente identico all'emendamento 8.216, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 8.217.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, prima di intervenire in dichiarazione di voto, vorrei fare una premessa. Potrebbe precisare quale parte viene posta in votazione?

PRESIDENTE. La prima parte fino alle parole: «scopo di lucro».

ENDRIZZI (M5S). Mi è difficile comprendere perché la seconda parte non sia ammissibile. È forse preclusa?

PRESIDENTE. Non è inammissibile. Se la prima parte dovesse essere respinta, c'è una preclusione sui successivi.

ENDRIZZI (M5S). Quindi si voterà comunque anche la seconda parte?

PRESIDENTE. Intanto verrà votata la prima parte e vedremo se sarà approvata.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, a questo punto vorrei fare una dichiarazione di voto.

Non so se ho ben compreso, ma mi sembra che il relatore abbia espresso parere contrario su un emendamento con cui si chiede semplicemente che gli enti pubblici e le organizzazioni private, che intendono accogliere presso le loro strutture volontari in servizio civile universale (cioè godendo di una forza lavoro gratuita), debbano possedere la caratteristica dell'assenza dello scopo di lucro. Se persone lavorano gratuitamente per svolgere un servizio sociale e civile, si deve dare la stessa garanzia alla cittadinanza, e cioè l'assenza dello scopo di lucro.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 11,59)

(Segue ENDRIZZI). Altrimenti, noi abbiamo una ipocrisia di fondo in questa norma o, meglio, nei potenziali decreti legislativi che ne discenderanno ma, soprattutto, ci esponiamo a incorrere anche in una violazione indebita del principio di concorrenza.

Analogamente ciò accade per quanto riguarda la redistribuzione, ancorché parziale, con gli utili. Non è possibile ricevere qualcosa gratuitamente per ricavarne poi un vantaggio di tipo privato e privatistico.

Chiedo pertanto al relatore e al Governo se intendono confermare il parere negativo su tale emendamento. In ogni caso, invito a votare a favore di esso.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 8.217, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori, fino alle parole «a scopo di lucro».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 8.218.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.219, presentato dai senatori Consiglio e Calderoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.220, presentato dal senatore Di Biagio, sostanzialmente identico all'emendamento 8.221, presentato dal senatore Marino Luigi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.222.

LEPRI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEPRI, relatore. Signora Presidente, intendo modificare il mio parere sull'emendamento 8.222. Confermo il parere contrario, ma rivolgo al presentatore anche un invito al ritiro, essendo - come è noto - il riferimento alle Province autonome estendibile all'interno del riferimento alle Regioni.

Considero sostanzialmente recepito l'emendamento e, pertanto, è più ragionevole suggerire l'invito al ritiro, pur confermando il parere contrario.

PRESIDENTE. Chiedo al primo firmatario dell'emendamento 8.222, senatore Zeller, se accoglie l'invito al ritiro.

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Sì, signora Presidente, accolgo l'invito e ritiro, pertanto, l'emendamento.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, faccio mio l'emendamento 8.222.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.222, presentato dal senatore Zeller e da altri senatori, successivamente ritirato e fatto proprio dal senatore Candiani.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.223, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, opportunamente l'emendamento precedente è stato fatto proprio dal nostro Gruppo, perché l'8.223 va nella direzione di chiedere di inserire la lettera d-bis), laddove è indicata «la previsione della potestà delle Regioni e delle Province autonome di istituire forme diverse di servizio civile territoriale».

Questo è il preludio agli altri emendamenti che abbiamo preparato, nel senso che l'attenzione da noi riservata all'articolo 8 va proprio nella direzione di far sì che le Regioni e le Province autonome abbiano una certa autonomia nella gestione del saper fare e del mettere il servizio civile nella condizione di avere criteri generali diversi dall'attitudine statale.

Chiediamo pertanto la votazione dell'emendamento 8.223.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.223, presentato dai senatori Consiglio e Calderoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.224, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, insistiamo per la votazione di questo emendamento perché intendiamo mettere l'articolo 8 nella condizione di essere modificato in senso positivo.

Quello in votazione a noi è parso un emendamento di assoluto buon senso, in quanto la «previsione della potestà, da parte delle regioni e delle province autonome nell'autonomo esercizio delle proprie competenze legislative» era proprio di istituire e disciplinare un proprio servizio civile regionale, non compreso e non riconducibile all'articolo 52 della Costituzione.

Chiediamo pertanto la votazione dell'emendamento 8.224.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.224, presentato dai senatori Consiglio e Calderoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.225, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.226, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

CONSIGLIO (LN-Aut). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.226, presentato dai senatori Consiglio e Calderoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.227, sostanzialmente identico all'emendamento 8.228.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Con gli emendamenti identici al nostro esame si chiede che l'«allocazione delle posizioni di servizio civile universale sui» diversi «territori regionali» sia equa e basata sui «principi di eguaglianza, pari opportunità, efficienza ed economicità» - potremmo considerarlo ovvio, ma nulla può darsi per scontato in una delega al Governo - e si utilizzino «criteri oggettivi, quali la percentuale di giovani residenti».

Non dobbiamo trasformare questo istituto in un'occasione per dirigere e pilotare l'accesso ad un'esperienza formativa, che può anche portare, in parte, un'utilità economica - mi riferisco ai tanti giovani che possono conseguire, direttamente o indirettamente, un reddito da questa attività - nonché diventare fonte di sperequazione. Esso deve essere, anzi, uno degli elementi che restituiscono ai nostri giovani la possibilità di accedere veramente a un diritto, oltre che a un dovere.

CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, seguendo lo stesso spirito dell'intervento che mi ha preceduto intervengo sull'emendamento in esame, che è anche prodromico ad un altro emendamento che voteremo successivamente.

L'idea sottesa a tale proposta è stabilire criteri oggettivi, come la percentuale dei giovani residenti, affinché si crei un'uguaglianza delle opportunità all'interno dei vari territori regionali ed è questo lo spirito dell'emendamento.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.227, presentato dai senatori Consiglio e Calderoli, sostanzialmente identico all'emendamento 8.228, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.229.

PUGLIA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUGLIA (M5S). Signora Presidente, mi perdoni, ma non riesco a capire perché è stato espresso parere contrario su tale emendamento, con cui chiediamo semplicemente di prevedere, ai fini dell'accreditamento, che per detti enti venga prodotto il certificato antimafia.

Come è possibile dire che l'emendamento non va bene? Vi è la mafia all'interno di questi enti? Quantomeno, visto che avete fatto in modo che essi possano anche essere delle imprese con scopo di lucro, non facciamoci lucrare la mafia. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.229, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.230, presentato dalle senatrici Mussini e Simeoni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.231, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.232, presentato dai senatori D'Ambrosio Lettieri e Bruni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.233, presentato dai senatori Marino Luigi e Di Biagio, identico all'emendamento 8.234, presentato dal senatore Di Biagio.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.235, presentato dalla senatrice Petraglia e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.236, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.237.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, sono il primo a dire che l'esperienza del volontariato e del servizio civile in forma spontanea o istituzionale è fondamentale per la formazione dell'uomo e del cittadino. Ma quando si afferma che esperienze del genere debbano o possano essere valorizzate in ambito lavorativo, costituendo quindi titolo preferenziale nei concorsi pubblici - giacché questo non può valere nel campo privato, dove l'assunzione è discrezionale - credo vi sia la volontà non di penalizzare un settore, ma di preservarlo.

Peraltro, il testo di legge non dice come verranno accreditati i soggetti che produrranno questi titoli da far valere come punteggio. Nessuno dice chi e come potrà certificare queste attività, non in dettaglio e non con il dettaglio che serve. Sono allora preoccupato del fatto che andare a fare un servizio diventi una moda, perché serve poi ad avere più facilmente accesso ad alcune professioni e, quindi, introduca il calcolo e la speculazione laddove dovrebbero esserci invece gratuità e spirito di servizio. È una distorsione sul piano culturale che dobbiamo impedire.

Chiedo quindi all'Assemblea di sostenere l'emendamento 8.237.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.237, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Vorrei far presente di aver sbagliato a premere il pulsante in fase di votazione sull'emendamento 8.237: il mio voto, invece, era favorevole.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.238, presentato dal senatore Piccoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.239, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.240, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.241, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.242, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.243, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Ne chiediamo la votazione, anche perché le integrazioni al primo comma che propone il nostro emendamento propongono di ragionare su come il servizio civile universale possa permettere un percorso formativo delle giovani generazioni, con particolare attenzione all'inserimento nel mondo del lavoro, che, per noi, è molto importante.

Dispiace che sia stato espresso parere contrario sulla proposta emendativa ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione: sembra quasi che ci sia sempre qualche problema, quando si parla di lavoro e di giovani.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.243, presentato dai senatori Consiglio e Calderoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, intervengo solo per segnalare di aver votato in modo errato sull'emendamento precedente: intendevo votare in modo contrario.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.244, presentato dai senatori Consiglio e Calderoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.245, presentato dal senatore Piccoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.246, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, ne chiediamo la votazione perché "qui casca l'asino". Abbiamo cercato di escludere gli enti che perseguono fini di lucro e ridistribuiscono gli utili tra quelli che possono ricevere persone che devono svolgere il servizio civile universale. Mi aspetterei che, se questi enti sono inclusi, debbano anche essere coinvolti in una compartecipazione alla spesa, perché comunque c'è una spesa, c'è un carico. Con questo emendamento si chiede che vi sia un concorso al finanziamento da parte degli enti che ne beneficiano. Se sono privati, hanno fine di lucro e possono ridistribuire gli utili, non è corretto che raccolgano gli utili sfruttando forza lavoro il cui costo ricade sullo Stato. (Applausi della senatrice Catalfo).

Mi sembra un elemento minimo di coerenza. E se finora tutto è stato respinto, mi aspetto che su questo il Governo possa rivedere la sua posizione, che non può essere quella di trasformazione in ordine del giorno, perché siamo già in legge delega. Ci deve essere un'assunzione di responsabilità per dire che almeno questo lo dobbiamo, veramente.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.246, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.247, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.247, presentato dal senatore Piccoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 8.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, devo constatare, con amarezza ma senza alcuna sorpresa, che tutti i tentativi di migliorare - mi riferisco all'articolo 8, ma anche al 7 e al 6 - lo spirito della legge, vincolando il Governo a criteri, peraltro, minimamente restrittivi della facoltà di legiferare in maniera discrezionale, sono falliti. Sono falliti perché questa è la logica di quest'Assemblea, queste sono le logiche che regnano fuori da quest'Assemblea e che la svuotano spesso di significato.

Il servizio civile universale era per me una grande occasione. Avrei voluto, anzi, estendere personalmente questa opzione, trasformarla addirittura in un qualcosa che fosse più vincolante e non solo premiato, ma addirittura proposto ai nostri giovani come esperienza imprescindibile. Questa occasione è stata mancata ed è stata sacrificata sull'altare di una logica di mercato vergognosa e inaccettabile, soprattutto perché veicolata da buoni principi, la quale fa scempio del patrimonio dei nostri padri, quelli che, uscendo dalla guerra, ancora avevano spazio, nel loro cuore e nella loro mente, per concepire qualcosa da fare a titolo gratuito per gli altri, dopo aver spezzato la schiena propria - e a volte quella dei familiari e dei figli - per portare a casa il pane per i propri cari. Ebbene, questo patrimonio qui viene sperperato, svilito.

Avremmo voluto - ripeto - che questa fosse un'occasione. È un'occasione mancata e con sofferenza dovremo esprimere il nostro voto contrario.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signora Presidente, voteremo contro l'articolo 8 perché già all'inizio era scritto in modo davvero bizzarro.

Ai sensi dell'articolo 11 della Costituzione - secondo cui l'Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali - il servizio civile universale è finalizzato alla difesa non armata della Patria. Ora, mi chiedo come si faccia la difesa non armata della Patria, perché un conto è difendere i valori della Costituzione, altro è la difesa non armata: in che senso? Da che cosa?

Mi sembra un tentativo di dare una vernice ideologica buonista, politically correct, finalizzata - questo sì - ad erogare un ennesimo finanziamento a qualche cooperativa, a qualche ONLUS ideologizzata, che magari già campa ampiamente di sussidi vari, in parte ricevuti, in parte estorti.

A questo si aggiunge l'accenno all'articolo 4, comma 2, della Costituzione, con riferimento al dovere di ogni cittadino di svolgere un'attività proficua per il progresso del Paese. Se, allora, è un dovere, deve essere accessibile a tutti. Come si fa a fare una cosa con bando al quale potranno accedere solo poche migliaia di giovani, facendo riferimento ad articoli della Costituzione che parlano del dovere? Se è dovere, è dovere dello Stato renderlo accessibile a tutti quanti, cosa che palesemente è impossibile. Si vuole allora fare tutta una bella salsa radical-progressista, politically correct, dove potranno guazzare le varie ONLUS e cooperative che di questo fanno una professione e un lucro. In questo senso erano giusti gli emendamenti che erano stati proposti perlomeno per escludere in modo esplicito le società - o qualsiasi ente che abbia scopo di lucro - dal poter avere in affidamento giovani che svolgeranno questo servizio. E invece no: gli emendamenti sono stati respinti con il parere contrario del Governo. Francamente questo articolo è davvero indigeribile.

La cosa certa è che ci saranno dei costi e un'enorme discrezionalità da parte del Governo nell'accreditare coloro che beneficeranno, in vari modi, di questo servizio civile, per un verso perché avranno giovani che lavoreranno (in parte volontariamente, in parte con una sorta di rimborso spese a carico dello Stato) e in più perché avranno una sorta di sanzione da parte dello Stato del loro ruolo straordinario. Peraltro, i giovani che andranno a prestare la propria opera gratuitamente in questi istituti ed enti avranno facilitazioni dal punto di vista dei concorsi. Francamente mi sembra che stiamo davvero esagerando.

Anche sotto il fascismo c'erano i balilla, gli avanguardisti, ma non avevano prevalenza nei concorsi, che io sappia. Qui stiamo davvero esagerando.

*QUAGLIARIELLO (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signora Presidente, intervengo a questo punto del dibattito facendo una dichiarazione di voto che tiene conto anche di ciò che è stato votato sull'articolo 6 e sull'articolo 7.

Io ho principi di fondo assolutamente antitetici a quelli del senatore Endrizzi, ma vedendo questo articolato arrivo alle sue stesse conclusioni.

Io credo che qualsiasi impresa abbia un connotato sociale, dal laboratorio di una start-up di giovani studenti fino ad una multinazionale, perché un'impresa dà lavoro, produce beni e servizi per i cittadini e dunque ha un valore sociale. Proprio per questo ritengo che non ci dovrebbe essere una zona grigia tra le imprese di cui trattiamo in questa legge e quelle che rispondono ad una semplice logica di profitto. La differenziazione dovrebbe risiedere proprio nella certezza che le prime sono imprese volontarie, che rispondono alle stesse regole del capitalismo ma non per produrre lucro in termini personali. A me pare che questa legge non assicuri nulla di tutto ciò e che ampli una zona grigia anziché restringerla. La natura bipolare che ha caratterizzato e penalizzato quest'ambito, messa in evidenza dal senatore Marino, esce rafforzata e non indebolita dall'impostazione di questa legge.

Per quanto riguarda poi il servizio nazionale svolto per la difesa della patria non in armi, questa è un'offesa per chiunque conosca un minimo la storia del secolo che è trascorso e non si faccia abbagliare da proposizioni che hanno un valore semplicemente ideologico. La difesa civile non in armi è stata compiuta dalle popolazioni che sono rimaste a casa, è stata fatta dalle donne, è stata fatta da quanti hanno resistito, sia nel corso della Prima, sia nel corso della Seconda, sia nel corso delle altre guerre, e non certo da qualche cooperativa e da qualche ONLUS per avere un vantaggio nei concorsi. Queste sono le motivazioni per le quali il mio voto sarà convintamente contrario su questo articolo. (Applausi del senatore Mario Ferrara).

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, dichiaro il nostro voto a favore dell'articolo 8, perché per la prima volta, dopo tempo, si ritorna a parlare di servizio civile universale in Italia. È una storia antica e travagliata, e vorrei ricordare tutta la vicenda legata all'obiezione di coscienza e quello che poi è seguito negli ultimi anni.

Chi ha avuto l'opportunità, tra i giovani, di fare il servizio civile racconta di una grande opportunità umana solidale e culturale. Ritornare finalmente a parlare di servizio civile, dopo anni di oscurantismo, crediamo invece che sia molto importante. Certo, avremmo voluto un articolo molto più avanzato. Avremmo voluto - ad esempio - l'accoglimento del nostro emendamento sull'istituzione dei contingenti dei corpi civili di pace, che svolgono un lavoro che ha la finalità di promuovere la prevenzione dei conflitti armati, la pace e la riconciliazione. Su questo punto abbiamo depositato uno specifico disegno di legge e proseguiremo con il nostro lavoro, perché per noi il dialogo interreligioso e la sicurezza umana intesa come sicurezza sociale, ambientale, economica e culturale, soprattutto nelle zone a rischio di conflitto armato, sono particolarmente importanti.

Oggi dobbiamo dire che su questo continueremo il nostro lavoro e che l'articolo 8 in realtà restituisce un'opportunità non soltanto ai giovani, ma anche agli enti del terzo settore, che sono quasi costretti a una progettazione e coprogettazione specifica (si tratta quindi di un'opportunità di crescita), e agli enti locali che utilizzano e coinvolgono i giovani. Per i giovani è un modo per prepararsi non soltanto al mondo del lavoro, ma anche alla responsabilità collettiva all'interno della società.

C'è un tema che riguarda ovviamente i finanziamenti, perché l'accesso al bando è legato ai finanziamenti che ogni anno il Governo stanzierà.

Il Governo Renzi in merito aveva fatto degli annunci che poi non sono stati rispettati. Noi vigileremo, in maniera particolare in occasione della discussione della legge di stabilità, affinché ci siano i finanziamenti adeguati per garantire il massimo accesso a tutti coloro che, rispettando i requisiti, parteciperanno al bando.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno presentati all'articolo 9.

LEPRI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 9.200, 9.201, 9.202, 9.203, 9.204, 9.205, 9.206, 9.207, 9.208, 9.209, 9.210, 9.211, 9.212, 9.213, 9.214, 9.215, 9.216, 9.217, 9.218, 9.219, 9.220, 9.221, 9.222, 9.223, 9.224, 9.225, 9.226, 9.227, 9.228, 9.229, 9.230, 9.231, 9.231, 9.232 e 9.233.

Invito al ritiro dell'emendamento 9.234 altrimenti il parere è contrario. Ho già detto alla collega Bignami che si tratta di una questione molto specifica relativa a una particolare categoria di beneficiari che, pur meritevole di considerazione, è estranea per materia.

Esprimo parere contrario sugli emendamenti 9.235, 9.236, 9.237, 9.238, 9.239, 9.240, 9.241, 9.242, 9.243, 9.244, 9.245, 9.246, 9.247, 9.248, 9.249, 9.250, 9.251, 9.252, 9.253, 9.254, 9.255, 9.256, 9.257, 9.258, 9.259, 9.260, 9.261, 9.262, 9.262, 9.263, 9.264, 9.265, 9.266, 9.267, 9.268, 9.269, 9270 e 9.271.

Invito al ritiro dell'ordine del giorno G9.100 altrimenti il parere è contrario, anche in questo caso per estraneità alla materia, trattandosi di una materia molto specifica che non rientra nei principi generali del terzo settore.

Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G9.101, a condizione che venga riformulato sostituendo nel dispositivo la parola «attuare» con la parola «attivare» ed eliminando le parole «a carico di onlus, cooperative sociali, organizzazioni sportive dilettantistiche, organizzazioni non governative, enti del volontariato, organizzazioni di promozione sociale».

Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G9.102, anche in questo caso con riformulazione, modificando la parte iniziale del dispositivo sostituendo le parole «impegna il Governo: a fornire un'interpretazione chiarificatrice» con le parole «impegna il Governo: a valutare l'opportunità di fornire un'interpretazione chiarificatrice», e lasciando inalterata la parte restante.

Esprimo parere contrario sugli emendamenti 9.0.100/1, 9.0.100/2, 9.0.100/3, 9.0.100/4, 9.0.100/5, 9.0.100/6, 9.0.100/7, 9.0.100/8, 9.0.100/9, 9.0.100/10, 9.0.100/11, 9.0.100/12, 9.0.100/13, 9.0.100/14, 9.0.100/15, 9.0.100/16, 9.0.100/17, 9.0.100/18, 9.0.100/19, 9.0.100/20, 9.0.100/21, 9.0.100/22, 9.0.100/23, 9.0.100/24, 9.0.100/25, 9.0.100/26, 9.0.100/27, 9.0.100/28, 9.0.100/29, 9.0.100/30, 9.0.100/31, 9.0.100/32, 9.0.100/33, 9.0.100/34 e 9.0.100/35. Esprimo poi parere favorevole sull'emendamento 9.0.100/36 e parere contrario sugli emendamenti 9.0.100/37, 9.0.100/38, 9.0.100/39, 9.0.100/40, 9.0.100/41, 9.0.100/42, 9.0.100/43, 9.0.100/44, 9.0.100/45, 9.0.100/46, 9.0.100/47, 9.0.100/48, 9.0.100/49, 9.0.100/50, 9.0.100/51, 9.0.100/52, 9.0.100/53, 9.0.100/54, 9.0.100/55, 9.0.100/56, 9.0.100/57, 9.0.100/58, 9.0.100/59, 9.0.100/60, 9.0.100/61, 9.0.100/62, 9.0.100/63, 9.0.100/64, 9.0.100/65 e 9.0.100/66.

Esprimo quindi parere favorevole sull'emendamento 9.0.100.

BOBBA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signora Presidente, esprimo pareri conformi a quelli del relatore, ad eccezione dell'emendamento 9.0.100/33 che chiedo al presentatore di ritirare e di trasformare in un ordine del giorno, riformulando la parte dispositiva come segue: «Impegna il Governo a valutare l'opportunità di favorire l'accesso al credito» e così via.

BIGNAMI (Misto-MovX). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIGNAMI (Misto-MovX). Signora Presidente, relativamente all'emendamento 9.234, che è troppo specifico, volevo chiedere al relatore se intenda valutare la sua trasformazione in ordine del giorno.

È un problema percepito dalle persone che si occupano dei disabili e dai volontari che li trasportano, i cui veicoli però non hanno le stesse agevolazioni IVA delle quali beneficiano i genitori. Queste persone sono volontarie e, in più, devono pagare il mezzo, che costa molto perché deve disporre delle tecnologie adeguate per le carrozzine. Mi chiedo perché sia stato espresso questo parere contrario senza neanche la possibilità di considerare tale problema.

PRESIDENTE. Il relatore e il Governo avranno modo di svolgere una riflessione e di darle una risposta quando arriveremo alla votazione dell'emendamento.

TORRISI. Ritiro gli emendamenti 9.200 e 9.202.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 9.201.

MARTON (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.201, presentato dal senatore Galimberti.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 9.202 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.203, identico all'emendamento 9.204.

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.203, presentato dal senatore Galimberti, identico all'emendamento 9.204, presentato dai senatori Zizza e Bruni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.205, presentato dalla senatrice Petraglia e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.206, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.207.

MARTON (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Signora Presidente, le chiedo la cortesia di ricordare il nominativo del primo firmatario quando mette in votazione l'emendamento.

PRESIDENTE. Senatore Marton, dico il numero dell'emendamento. Per il resto, può consultare il fascicolo che ha davanti a sé.

MARTON (M5S). Non le costa niente!

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.207, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.208.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, con l'emendamento 9.208 si chiede di escludere esplicitamente dalla definizione di ente non commerciale ai fini fiscali quelle organizzazioni del terzo settore che svolgono un'attività commerciale non marginale.

Dobbiamo pensare che la vendita di beni e servizi deve essere meramente occasionale, o comunque marginale dal punto di vista del valore economico, perché altrimenti non vedo come si possa rientrare nella definizione di ente non commerciale ai fini fiscali, con tutte le agevolazioni che ne derivano, quando l'attività economica è consistente, se non addirittura prevalente. Noi dovremmo pensare che, così come definito nel testo attuale, il Governo possa invece discriminare in base a considerazioni di tipo diverso (ad esempio, di opportunità politica).

Non c'è nulla che, come previsto dalla Costituzione, indichi al Governo le direzioni lungo le quali procedere con i decreti legislativi. Peraltro, l'imprenditoria privata (che si tratti del settore metalmeccanico o dei servizi sociali in questo momento poco importa) è investita da una tassazione molto pesante e non è quindi pensabile che gli sgravi fiscali previsti all'articolo 9 (che magari elencherò in qualche prossimo intervento) vedano incluse organizzazioni di tipo commerciale laddove, come sostenevo, queste attività non siano occasionali o marginali.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.208, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.209, presentato dalla senatrice Fattori e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.210.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, anche se temo che il senatore Endrizzi non sarà d'accordo, chiedo la votazione per parti separate dell'emendamento 9.210, mettendo separatamente ai voti la prima parte fino alle parole «ufficio postale,» e la seconda parte dalle parole «ovvero mediante» fino alle parole «n. 241».

PRESIDENTE. Senatore Endrizzi, conviene sulla proposta avanzata dal senatore Candiani?

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, non ho nulla in contrario, a maggior ragione se la votazione per parti separate dovesse facilitare l'espressione di un voto favorevole da parte della maggioranza.

Voglio ribadire il principio per cui, nel momento in cui si concedono delle detrazioni e dei vantaggi, queste devono riguardare cessioni di denaro documentabili e tracciabili. Quelle regole di trasparenza e garanzie di regolarità, che peraltro in altri parti del provvedimento vengono richiamate, devono essere qui fatte valere con coerenza. Dunque, se vi saranno delle erogazioni liberali a vantaggio di questo o quell'ente, deducibili o detraibili dal punto di vista fiscale, esse dovranno riguardare unicamente passaggi di denaro tracciati.

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LN-Aut). Signora Presidente, non condivido assolutamente la richiesta del senatore Candiani.

PRESIDENTE. La richiesta è inammissibile, perché la formulazione dell'emendamento rimarrebbe sospesa: rimarrebbe cioè una frase senza significato.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.210, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.211, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.212, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.213, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.214, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.215.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, con l'emendamento 9.215, come con il precedente 9.211, si chiede di escludere le fondazioni politiche dalle agevolazioni fiscali (peraltro numerose e veramente abbondanti, almeno per gli impatti potenziali) presenti nell'articolo. Sappiamo benissimo che gran parte del finanziamento dei partiti avviene attraverso questi enti, che ufficialmente promuovono cultura ma che poi sostanzialmente promuovono questa o quella corrente politica, questo o quell'esponente politico. Se a questi enti diamo addirittura degli sgravi fiscali, noi stiamo finanziando in maniera surrettizia i partiti: questo deve essere chiaro. Non lo sto affermando io oggi, ma è stato detto in tutti i modi dagli organi di stampa: anche organi di stampa di riferimento del PD come «la Repubblica» hanno denunciato quali e quante siano queste fondazioni e come esse rappresentino un sottobosco grigio che nasconde ai cittadini chi finanzia chi.

Si chiede quindi di aggiungere l'esclusione delle fondazioni bancarie e di quelle politiche.

RUSSO (PD). Era un altro emendamento.

ENDRIZZI (M5S). Sì, ho parlato di entrambi. Signora Presidente, ho concluso e ringrazio il collega Russo per la precisazione, ma andava detto.

PRESIDENTE. Senatore Luigi Marino, intende intervenire?

MARINO Luigi (AP (NCD-UDC)). Signora Presidente, rinuncio perché l'osservazione che intendevo fare è stata "catturata" e riferita dal senatore Russo.

MARTON (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Signora Presidente, vorrei aggiungere la mia firma all'emendamento 9.215 del senatore Endrizzi.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.215, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.216, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 9.217, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Colleghi, siccome la conclusione della seduta è prevista per le ore 13, per consentire lo svolgimento degli interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

FUCKSIA (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FUCKSIA (Misto). Signora Presidente, mi riferisco a un fatto accaduto nell'ultima seduta dove, casualmente, era sempre lei a presiedere.

Replicando a un mio intervento, il senatore Marton mi ha indicato come una persona che si permette di dire cose e che, di fatto, non ha l'attendibilità per farlo, perché ha chiesto in lacrime di rimanere. A parte che non capisco dove io abbia chiesto di rimanere (perché non l'ho assolutamente chiesto, tantomeno in lacrime), io mi chiedo: ma il senatore Marton che film ha visto...

PRESIDENTE. Senatrice Fucksia, si rivolga alla Presidenza.

FUCKSIA (Misto). ...visto che l'episodio cui io penso egli si riferisca è accaduto durante il periodo delle vacanze di Natale e all'epoca il senatore Marton non era Capogruppo né ricopriva altro ruolo?

Respingo pertanto l'accusa di inaffidabilità e dico che Marton è un bugiardo. Questa non è un'offesa, ma un dato di fatto perché, quando uno non riferisce le cose come stanno, è bugiardo e si qualifica per tale, come la maggior parte del Gruppo (non uniformo, però, perché ci sono dei notevoli distinguo da fare).

Signora Presidente, io non sono serena a sapere che in quest'Aula vi sono persone che mentono con tanta facilità, che non rispettano le regole, che non ne hanno neanche il senso, che non rispettano lo statuto e il regolamento di un Gruppo parlamentare, depositato qui in Senato. E mi chiedo cosa un Gruppo deponga a fare un regolamento se poi questo viene completamente ignorato e disatteso.

Faccio presente che il 35 per cento dei senatori usciti dal Movimento 5 Stelle non ne fanno più parte a conclusione di vicende che violano le disposizioni del regolamento. Ora, motivi per cui io non rimanessi più nel Gruppo del Movimento 5 Stelle potevano anche esserci ma, sicuramente, non erano quelli dichiarati.

Signora Presidente, come le dicevo, non sono serena perché queste persone hanno ruoli importanti all'interno del Copasir, della Giunta, della Commissione antimafia e di altri organismi, alcuni anche in conflitto. Tutto questo non mi rende serena, e sollecito la Presidenza a considerare il regolamento del Gruppo e i comportamenti assunti nei confronti di alcuni senatori, perché alcuni senatori sono stati impediti e inficiati nel loro mandato parlamentare. (Applausi dei senatori Orellana e Simeoni).

PEZZOPANE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEZZOPANE (PD). Signora Presidente, esattamente sette anni fa, il 30 marzo 2009, all'Aquila si riunì, per volere dell'allora capo della Protezione civile e sottosegretario Guido Bertolaso, la commissione grandi rischi. Quella commissione, dopo trentacinque minuti di riunione, per voce del vice capo della Protezione civile sentenziò che non c'erano pericoli incombenti, che la popolazione poteva stare tranquilla e che non era prevedibile un terremoto.

Sette anni dopo, qualche giorno fa, la Corte di cassazione ha ribadito la condanna definitiva del vice capo della Protezione civile, De Bernardinis, assolvendo tutti gli altri. Un vero e proprio capro espiatorio di una vicenda ben più complessa, che fu voluta dall'allora sottosegretario e capo della Protezione civile Guido Bertolaso, dal momento che lui stesso ammise, nelle intercettazioni telefoniche poi emerse, di voler fare esclusivamente un'operazione mediatica.

Qualche giorno dopo quella riunione, il 6 aprile, una scossa terribile avrebbe ucciso 309 persone e distrutto migliaia di abitazioni. Parlo in quest'Aula per chiedere alla Presidenza del Senato di sollecitare la messa all'ordine del giorno della richiesta di istituzione di una Commissione d'inchiesta sull'operato della commissione grandi rischi.

Confermo inoltre la mia adesione, pur non potendo partecipare a causa dei lavori parlamentari, alla giornata di mobilitazione che si svolgerà oggi pomeriggio all'Aquila, proprio per ricordare la beffa della finta riunione della commissione grandi rischi. Infatti, nelle motivazioni della sentenza relativa alla commissione grandi rischi, una delle ragioni che ha portato all'assoluzione degli scienziati è che tale riunione non era formale. Quel po' po' di scienziati era quindi venuto a fare una gita fuori porta: peccato che poi abbiamo dovuto contare ben 309 morti (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della sua richiesta, senatrice Pezzopane, che potrà essere avanzata dal suo Capogruppo in sede di Conferenza dei Capigruppo.

ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signora Presidente, la scorsa settimana, la compagnia aerea Alitalia-Etihad ha deciso di sopprimere il collegamento tra Roma e Pescara, introdotto poco più di un anno fa, a causa della non economicità della tratta, per un numero troppo esiguo di passeggeri. Questa decisione segue quella della compagnia Ryanair, di circa un mese fa, che ha minacciato di abbandonare lo scalo abruzzese da ottobre: il motivo, in questo caso, è la scelta del Governo di aumentare le tasse aeroportuali. Con la soppressione delle tratte europee di Ryanair per Londra, Francoforte, Parigi, Düsseldorf e Barcellona e della tratta nazionale tra Roma e Pescara, ci sarà inevitabilmente un peggioramento del trasporto pubblico e un maggiore isolamento dell'Abruzzo, soprattutto sull'asse Est-Ovest del Paese, con gravi ripercussioni sul turismo e sul tessuto economico di una Regione che, ormai da troppi anni, registra una perdurante crisi economica, e anche con perdite di posti di lavoro nella Società abruzzese gestione aeroporto (SAGA), che gestisce lo scalo.

Per tale motivo questa mattina ho presentato un'interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Delrio, per chiedere quale sia il piano strategico aeroportuale italiano, con particolare riferimento proprio all'aeroporto di Pescara, che solo nel febbraio 2015 era stato considerato come scalo di interesse nazionale. Inoltre, chiedo al Ministro di promuovere un tavolo di concertazione con la Regione, la SAGA (società che gestisce l'aeroporto pescarese), e l'Alitalia, per trovare una soluzione condivisa, finalizzata ad evitare il progressivo depauperamento dello scalo abruzzese. (Applausi del senatore Candiani).

Per la risposta scritta ad interrogazioni

PAGLINI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGLINI (M5S). Signora Presidente, il mio intervento di oggi mira a sollecitare le risposte alle seguenti interrogazioni, da me presentate: la n. 4-03454, del 17 febbraio 2015, e la n. 4-03687, del 24 marzo 2015, indirizzate al Ministro del lavoro. Sto parlando di interrogazioni presentate più di un anno fa e ad oggi ancora nei cassetti del ministro Poletti. Le richieste in questione sollevano una situazione di anomalia nei trattamenti nei confronti di molti lavoratori, che assomiglia molto al mobbing di gruppo e che ancora oggi si sta verificando al cantiere nautico Nuovi cantieri Apuania (NCA) di Marina di Carrara. A partire dal gennaio del 2015, 43 lavoratori hanno subito un sistematico processo di emarginazione, condotto con la progressiva preclusione di mezzi e relazioni interpersonali, indispensabili allo svolgimento della normale attività lavorativa.

Dopo le prime due interrogazioni, alle quali questo Governo non ha risposto, abbiamo fatto richiesta di documenti al Ministero dello sviluppo economico (MISE) per visionare gli atti completi di acquisto da parte dell'acquirente di NCA, cioè la società Moda design, dell'imprenditore Giovanni Costantino. Non avendo avuto risposta, abbiamo ulteriormente inoltrato al Ministero dello sviluppo economico un ulteriore atto ispettivo, il n. 4-03835, del 22 aprile, ma a quanto pare nemmeno questo è servito, ad oggi, per avere un briciolo di attenzione da parte di questo Governo.

Ora il problema è che ancora ad oggi nella società NCA persistono le vessazioni nei confronti di questi lavoratori. Non solo, la proprietà non si accontenta più di umiliarli, ma è passata alla fase 2, chiedendo la mobilità per 40 lavoratori contrariamente agli accordi stipulati al Ministero, per i quali si impegnava a riassorbire 105 lavoratori in cambio di agevolazioni incredibili, compresa la cessione trentennale del suolo demaniale. Per ottenere ciò, l'imprenditore Giovanni Costantino doveva ricollocare in due fasi i 105 lavoratori di NCA nella nuova impresa, ma pare che rispettare i patti sottoscritti per qualcuno sia un optional o una "gentile concessione".

Gli esuberi dei 40 lavoratori che oggi l'azienda annuncia non stanno né in cielo né in terra. Il piano industriale non è mai stato presentato chiaramente e ciò che è stato stipulato, per esempio le nove commesse annuali, sono promesse di Pulcinella. Lo smantellamento di aree e macchinari dedicati non lasciano dubbi su ciò che realmente la proprietà ha in mente di fare. A casa mia chi non rispetta i patti non ha diritto a restare nel gioco.

PRESIDENTE. La prego di concludere, senatrice Paglini.

PAGLINI (M5S). Mi lasci concludere, Presidente. Sto facendo molta fatica, perché ho una tremenda influenza.

Ciò che il Ministero, l'amministrazione locale, provinciale e regionale hanno elargito con tanta leggerezza andrebbe revocato.

In questa faccenda chi ci ha guadagnato? A chi giova tanta magnanimità? Ai lavoratori certo no!Alla certezza del lavoro certo no! Allo sviluppo del territorio certo no!

Quindi da quest'Aula invito tutti coloro che anche nella mia zona si stanno stracciando le vesti per tutelare il diritto del lavoro, magari politici e che magari sono in partiti di maggioranza, a sollecitare il loro Governo renziano affinché risponda alle nostre innumerevoli interrogazioni, interpellanze e sollecitazioni.

Abbiamo bisogno di risposte vere e concrete. L'aria la porta via il vento, gli atti restano. Il Movimento 5 Stelle chiede chiarezza per rassicurare tutti questi lavoratori del cantiere NCA. Il Governo risponda. Non è più tempo di tacere o di scansarsi dalle responsabilità.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 13,02).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (1870 )

ARTICOLO 6 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 6.

Approvato nel testo emendato

(Impresa sociale)

1. Con i decreti legislativi di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c), si provvede al riordino e alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale, tenuto conto di quanto previsto dagli articoli 2, 4 e 9 e nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) qualificazione dell'impresa sociale quale organizzazione privata che svolge attività d'impresa per le finalità di cui all'articolo 1, comma 1, destina i propri utili prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie nei limiti di cui alla lettera d), adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività e quindi rientra nel complesso degli enti del Terzo settore;

b) individuazione dei settori in cui può essere svolta l'attività d'impresa di cui alla lettera a), nell'ambito delle attività di interesse generale di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b);

c) acquisizione di diritto della qualifica di impresa sociale da parte delle cooperative sociali e dei loro consorzi;

d) previsione di forme di remunerazione del capitale sociale che assicurino la prevalente destinazione degli utili allo svolgimento delle attività statutarie, da assoggettare a condizioni e limiti massimi in analogia con quanto disposto per le cooperative a mutualità prevalente, e previsione del divieto di ripartire eventuali avanzi di gestione per gli enti per i quali tale possibilità è esclusa per legge, anche qualora assumano la qualificazione di impresa sociale;

e) previsione per l'organizzazione che esercita l'impresa sociale dell'obbligo di redigere il bilancio ai sensi degli articoli 2423 e seguenti del codice civile;

f) previsione di specifici obblighi di trasparenza e di limiti in materia di remunerazione delle cariche sociali e di retribuzione dei titolari degli organismi dirigenti;

g) ridefinizione delle categorie di lavoratori svantaggiati tenendo conto delle nuove forme di esclusione sociale, anche con riferimento ai princìpi di pari opportunità e non discriminazione di cui alla vigente normativa nazionale e dell'Unione europea, prevedendo una graduazione dei benefici finalizzata a favorire le categorie maggiormente svantaggiate e in coerenza con la definizione di lavoratore svantaggiato di cui all'articolo 4 della legge 8 novembre 1991, n. 381, e successive modificazioni;

h) possibilità, nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, per le imprese private e per le amministrazioni pubbliche di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il divieto di assumerne la direzione, la presidenza e il controllo;

i) coordinamento della disciplina dell'impresa sociale con il regime delle attività d'impresa svolte dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale;

l) previsione della nomina, in base a princìpi di terzietà, fin dall'atto costitutivo, di uno o più sindaci allo scopo di monitorare e vigilare sull'osservanza della legge e dello statuto da parte dell'impresa sociale, sul rispetto dei princìpi di corretta amministrazione, anche con riferimento alle disposizioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile.

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

6.202

GALIMBERTI, PUGLIA

Respinto

Al comma 1, lettera a), apportare le seguenti modificazioni:

            a) dopo le parole: «che svolge attività d'impresa» inserire la seguente: «esclusivamente»;

            b) sostituire la parola: «prioritariamente» con la seguente: «esclusivamente».

6.203

Luigi MARINO

Respinto

Al comma 1, lettera a), sopprimere la parola: «prioritariamente».

6.204

MOLINARI, VACCIANO

Id. em. 6.203

Al comma 1, lettera a), sopprimere la parola: «prioritariamente».

6.205

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Id. em. 6.203

Al comma 1, alla lettera a), sopprimere la parola: «prioritariamente».

6.206

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI, BERTOROTTA, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, alla lettera a), sostituire la parola: «prioritariamente», con le seguenti: «al raggiungimento di obiettivi sociali e».

6.207

BERTOROTTA, ENDRIZZI, PUGLIA, SERRA

Respinto

Al comma 1, alla lettera a), sostituire la parola: «prioritariamente», con la seguente: «esclusivamente».

6.208

BERTOROTTA, ENDRIZZI, PUGLIA, SERRA

Respinto

Al comma 1, alla lettera a), sostituire la parola: «prioritariamente», con le seguenti: «esclusivamente al raggiungimento di obiettivi sociali e».

6.209/1

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, CATALFO, PAGLINI

Inammissibile

All'emendamento 6.209, apportare le seguenti modificazioni:

            a)sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «quale organizzazione privata che svolge attività d'impresa per le finalità di cui all'articolo 1, comma 1, destina i propri utili prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie nei limiti di cui alla lettera d), adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività e quindi rientra nel complesso degli enti del Terzo settore»;

            b)sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «come operatore dell'economia sociale il cui obiettivo principale è quello di avere un'incidenza sociale, piuttosto che ricavare profitto per i suoi proprietari o azionisti. Essa opera fornendo beni e servizi per il mercato in modo imprenditoriale e innovativo e impiega i propri profitti esclusivamente per perseguire obiettivi sociali;».

6.209/2

BERTOROTTA, ENDRIZZI, SERRA

Inammissibile

All'emendamento 6.209, apportare le seguenti modificazioni:

            a)sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie»;

            b) sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «esclusivamente allo svolgimento delle attività statutarie».

6.209/3

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, CATALFO, PAGLINI

Inammissibile

All'emendamento 6.209, apportare le seguenti modificazioni:

            a)sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie»,con le seguenti: «prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie»;

            b)sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «allo svolgimento delle attività statutarie».

6.209/4

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI, BERTOROTTA, CATALFO, PAGLINI

Inammissibile

All'emendamento 6.209, apportare le seguenti modificazioni:

            a)sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie»;

            b) sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «al raggiungimento di obiettivi sociali e allo svolgimento delle attività statutarie».

6.209/5

BERTOROTTA, ENDRIZZI, SERRA

Inammissibile

All'emendamento 6.209, apportare le seguenti modificazioni:

            a) sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie»;

            b) sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «esclusivamente al raggiungimento di obiettivi sociali e allo svolgimento delle attività statutarie».

6.209/6

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, PAGLINI

Inammissibile

All'emendamento 6.209, apportare le seguenti modificazioni:

            a)sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività e quindi rientra nel complesso degli enti del Terzo settore;»;

            b)sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività;».

6.209/7

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI, CATALFO, PAGLINI

Inammissibile

All'emendamento 6.209, apportare le seguenti modificazioni:

            a)sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «e quindi rientra nel complesso degli enti del Terzo settore»;

            b) sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «. L'impresa sociale non rientra negli enti del terzo settore;».

6.209/8

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, CATALFO, PAGLINI

Inammissibile

All'emendamento 6.209, apportare le seguenti modificazioni:

            a)sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «e quindi rientra nel complesso degli enti del Terzo settore»;

            b)sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «prevedendo per gli investitori la non remunerazione del capitale investito ad eccezione dell'eventuale recupero del solo capitale impiegato;».

6.209/9

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI, CATALFO, PAGLINI

Inammissibile

All'emendamento 6.209, apportare le seguenti modificazioni:

            a) sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «e quindi rientra nel complesso degli enti del Terzo settore»;

            b) sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «prevedendo altresì per la qualificazione di impresa sociale un limite di fatturato annuo non superiore a 7 milioni di euro e un numero di dipendenti non superiore a 50;».

6.209

Il Relatore

Approvato

Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale».

6.210

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Le parole da: «Al comma» a: «della lettera;» respinte; seconda parte preclusa

Al comma 1, alla lettera a), apportare le seguenti modificazioni:

            a) sopprimere le parole da: «e quindi», fino alla fine della lettera;

            b) aggiungere, in fine, il seguente periodo: «L'impresa sociale non rientra negli enti del terzo settore».

6.211

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, PUGLIA, PAGLINI

Precluso

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole da: «e quindi», fino alla fine della lettera.

6.212

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Le parole da: «Al comma» a: «prevedendo» respinte; seconda parte preclusa

Al comma 1, alla lettera a), sostituire le parole da: «e quindi», fino alla fine della lettera con le seguenti: «prevedendo per gli investitori la non remunerazione del capitale investito ad eccezione dell'eventuale recupero del solo capitale impiegato».

6.213

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Precluso

Al comma 1, alla lettera a), sostituire le parole da: «e quindi», fino alla fine della lettera, con le seguenti: «prevedendo altresì per la qualificazione di impresa sociale un limite di fatturato annuo non superiore a 7 milioni di euro e un numero di dipendenti non superiore a 50».

6.214

CAMPANELLA

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera a), inserire la seguente:

            «a-bis) previsione che tra i compiti dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato di cui alla legge 10 ottobre 1990, n. 287, vi sia la verifica del raggiungimento di impatti sociali realizzati dalle singole imprese sociali e l'investimento di utili per il conseguimento degli obiettivi sociali».

6.215

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Id. em. 6.214

Al comma 1, dopo la lettera a), inserire la seguente:

            «a-bis) previsione che tra i compiti dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato di cui alla legge 10 ottobre 1990, n. 287, vi sia la verifica del raggiungimento di impatti sociali realizzati dalle singole imprese sociali e l'investimento di utili per il conseguimento degli obiettivi sociali».

6.216

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera a), inserire la seguente:

            «a-bis) previsione per la qualificazione di impresa sociale un limite di fatturato annuo non superiore a 7 milioni di euro».

6.217

CRIMI, ENDRIZZI, MORRA, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, sostituire la lettera b), con la seguente:

            «b) ampliamento dei settori di attività di utilità sociale, aggiungendo ai settori previsti dal decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, anche quelli del commercio equo e solidale, dei servizi per il lavoro finalizzati all'inserimento dei lavoratori svantaggiati, dell'alloggio sociale e dell'erogazione del microcredito da parte di soggetti a ciò abilitati in base alla normativa vigente, e individuazione dei limiti per lo svolgimento di attività commerciali diverse da quelle di utilità sociale».

6.218

CATALFO, CRIMI, ENDRIZZI, MORRA, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera b), inserire la seguente:

            «b-bis) divieto di utilizzo da parte degli enti di cui all'articolo 1, comma 1, di lavoratori titolari di strumenti di sostegno al reddito».

6.219

BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA

Respinto

Al comma 1, sopprimere la lettera c).

6.220

Luigi MARINO

Respinto (*)

Al comma 1, sopprimere la lettera d).

________________

(*) Ritirato dal proponente e fatto proprio dalla senatrice De Petris

6.221

CATALFO, ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, PUGLIA, PAGLINI

Id. em. 6.220

Al Comma 1, sopprimere la lettera d).

6.222

Luigi MARINO (*)

Respinto

Al comma 1, lettera d), sopprimere la parola: «prevalente».

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori Endrizzi, Donno, De Petris e i restanti componenti del Gruppo Misto SI-Sel, Consiglio e i restanti componenti del Gruppo LN-Aut

6.223

MOLINARI, VACCIANO (*)

Id. em. 6.222

Al comma 1, lettera d), sopprimere la parola: «prevalente».

________________

(*) Aggiunge la firma in corso di seduta la senatrice De Petris e i restanti componenti del Gruppo Misto SI-Sel

6.224

BERTOROTTA, ENDRIZZI, PUGLIA, SERRA

Le parole da: « Al comma» a: «"destinazione» respinte; seconda parte preclusa

Al comma 1, alla lettera d), sostituire le parole: «prevalente destinazione degli utili», con le seguenti: «destinazione degli utili esclusivamente».

6.225

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI, BERTOROTTA, PUGLIA, PAGLINI

Precluso

Al comma 1, lettera d), sostituire le parole: «la prevalente destinazione», con le seguenti: «la destinazione».

6.226/1

BERTOROTTA, ENDRIZZI, SERRA

Inammissibile

All'emendamento 6.226, apportare le seguenti modificazioni:

            a) sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «la prevalente destinazione degli utili»;

            b) sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «la destinazione degli utili esclusivamente».

6.226/2

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI, BERTOROTTA, PAGLINI

Inammissibile

All'emendamento 6.226, apportare le seguenti modificazioni:

            a) sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «la prevalente destinazione»;

            b) sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «la destinazione».

6.226/3

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, PAGLINI

Inammissibile

All'emendamento 6.226, apportare le seguenti modificazioni:

            a) sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «e previsione del divieto di ripartire eventuali avanzi di gestione per gli enti per i quali tale possibilità è esclusa per legge, anche qualora assumano la qualificazione di impresa sociale;»;

            b) sostituire le parole: «al conseguimento dell'oggetto sociale», con le seguenti: «e previsione del divieto di ripartire eventuali avanzi di gestione;».

6.226

Il Relatore

Approvato

Al comma 1 lettera d), sostituire le parole: «allo svolgimento delle attività statutarie», con le seguenti: «al conseguimento dell'oggetto sociale».

6.227

TORRISI, Luigi MARINO

Respinto

Al comma 1, lettera d), dopo le parole: «delle attività statutarie,», inserire le seguenti: «nel pieno rispetto dei princìpi comunitari di libera concorrenza ed in assenza di misure fiscali di vantaggio».

6.228

D'AMBROSIO LETTIERI, BRUNI

Respinto

Al comma 1, lettera d), dopo le parole: «delle attività statutarie», inserire le seguenti: «, definite con apposito decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze,».

6.229

MOLINARI, VACCIANO

Respinto

Al comma 1, lettera d), sopprimere le parole da: «, da assoggettare» fino alla fine della lettera.

6.230

DIRINDIN, GRANAIOLA, GUERRA, BIANCO, LO GIUDICE, FORNARO, MANASSERO

Approvato

Al comma 1, lettera d), sostituire le parole: «e limiti massimi in analogia con quanto disposto», con le seguenti: «e comunque nei limiti massimi previsti».

6.231

GALIMBERTI

Precluso

Al comma 1, lettera d), dopo le parole: «limiti massimi», aggiungere le seguenti: «nel pieno rispetto dei princìpi comunitari di libera concorrenza ed in assenza di misure fiscali di vantaggio».

6.232

DI BIAGIO

Precluso

Al comma 1, lettera d), dopo le parole: «in analogia», inserire le seguenti: «e nei limiti».

6.233

Luigi MARINO

Precluso

Al comma 1, lettera d), dopo la parola: «analogia», inserire le seguenti: «e nei limiti».

6.234

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera d), sopprimere le parole da: «per gli enti», fino alla fine della lettera.

6.235

Il Relatore

Approvato

Al comma 1, lettera e), aggiungere, in fine, dopo le parole: «del codice civile», le parole: «, in quanto compatibili».

6.236

CATALFO, CRIMI, ENDRIZZI, MORRA, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, sopprimere la lettera g).

6.237

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, alla lettera g), sostituire la parola: «ridefinizione», con la seguente: «ampliamento».

6.238 (testo 2)

DIRINDIN, BIANCO, GRANAIOLA, FORNARO, MANASSERO

Ritirato

Al comma 1, lettera g), sostituire le parole: «lavoratori svantaggiati» con le seguenti: «persone svantaggiate».

6.239

Il Relatore

Approvato

Al comma 1, lettera g), dopo le parole: «maggiormente svantaggiate» sopprimere le parole: «e in coerenza con la definizione di lavoratore svantaggiato di cui all'articolo 4 della legge 8 novembre 1991, n. 381 e successive modificazioni».

6.240

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Respinto

Al comma 1, sopprimere la lettera h).

6.241

Luigi MARINO

Id. em. 6.240

Al comma 1, sopprimere la lettera h).

6.242

MOLINARI, VACCIANO

Id. em. 6.240

Al comma 1, sopprimere la lettera h).

6.243

BERTOROTTA, ENDRIZZI, CRIMI, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA

Id. em. 6.240

Al comma 1, sopprimere la lettera h).

6.244

PETRAGLIA, DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Respinto

Al comma 1, lettera h), dopo le parole: «8 aprile 2013, n. 39», aggiungere le seguenti: «, e purché in assenza di qualsivoglia potenziale conflitto di interessi».

6.245

CATALFO, CRIMI, ENDRIZZI, MORRA, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera h), sopprimere le parole: «per le imprese private  e».

6.246

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, FATTORI, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera i), aggiungere, in fine, le parole: «ferme restando le disposizioni per le ONLUS di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 460 del 1997 e della finalità non lucrativa delle stesse anche quando rappresentate da cooperative sociali».

6.247

GALIMBERTI

Le parole da: «Al comma» a: «previsione» respinte; seconda parte preclusa

Al comma 1, dopo la lettera i), inserire la seguente:

            «i-bis) previsione di disposizioni sanzionatorie di carattere economico e penale per gli enti del Terzo settore, e i loro rappresentanti, che nella loro attività non preservano l'assenza di, scopo di lucro e comunque violino quanto stabilito dal decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155».

6.248

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Precluso

Al comma 1, aggiungere, in fine, la seguente lettera:

            «l-bis) previsione che per i servizi alla persona non si applichi l'uso del massimo ribasso nell'aggiudicazione degli appalti; definire le modalità di controllo della qualità del servizio prestato a cura dell'ente committente che deve essere effettuato almeno con cadenza semestrale».

6.249

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, FATTORI, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Precluso

Al comma 1, aggiungere, in fine, la seguente lettera:

            «l-bis) previsione della tracciabilità di tutti i corrispettivi tra amministrazioni pubbliche e imprese sociali o cooperative sociali nonché nei confronti dei lavoratori, negli acquisti o forniture di produzioni e scambio di servizi di utilità sociale e nei confronti dei fornitori, esclusivamente attraverso bonifici bancari o postali».

6.250

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Precluso

Al comma 1, aggiungere, infine, la seguente lettera:

            «l-bis) previsione di forme di controllo contabile da parte di revisori dei conti iscritti all'albo del MEF».

G6.100

DI BIAGIO

V. testo 2

Il Senato,

            in sede di esame dell'Atto Senato 1870-A recante «Delega al Governo per la riforma del terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale»,

        premesso che:

            il provvedimento in esame prevede il conferimento al Governo di «apposite deleghe, volte a introdurre misure per la costruzione di un rinnovato sistema che favorisca la partecipazione attiva e responsabile delle persone, singolarmente o in forma associata, per valorizzare il potenziale di crescita e occupazione insito nell'economia sociale e nelle attività svolte dal cosiddetto Terzo settore, anche attraverso il riordino e l'armonizzazione di incentivi e strumenti di sostegno»;

                l'articolo 6 comma 1 dispone il riordino e la revisione della disciplina in materia di impresa sociale, prevedendo tra i criteri direttivi di cui tener conto - tra gli altri - quello «dell'acquisizione di diritto della qualifica di impresa sociale da parte delle cooperative sociali e dei loro consorzi», ampliando di fatto la fattispecie operativa nonché le potenzialità delle cooperative sociali;

                l'attualità giudiziaria ha evidenziato la sussistenza di uno scenario normativo incerto e lacunoso, entro il quale sembrano operare talune cooperative sociali, in particolare sussistendo le condizioni di emergenza immigrati e correlati progetti di accoglienza e soprattutto la messa in disponibilità di ingenti risorse da parte dello Stato destinate a fronteggiarla;

                sebbene non si intenda trascurare il valore sociale delle cooperative segnatamente sul fronte dell'erogazione di servizi e del sostegno al disagio sociale, soprattutto in questo delicato momento storico, non si può tralasciare che l'attuale scenario normativo rischia di legittimare una degenerazione operativa delle stesse come l'attualità sta dimostrando;

                infatti è proprio l'indiscutibile configurazione della validità sociale che ha caratterizzato la definizione della normativa attualmente vigente in materia di cooperative sociale, caratterizzata da agevolazioni, sgravi e ridotti controlli;

                ulteriore anomalia correlata alla disciplina delle cooperative sociali va ricercata anche nella configurazione giuridica del socio-lavoratore, nei cui confronti non sono valide le tutele previste dallo statuto dei lavoratori;

                data la delicatezza delle argomentazioni, sarebbe prioritario, anche alla luce delle innovazioni che si intende introdurre nei decreti legislativi di cui all'articolo 1 del provvedimento in esame, avviare una riforma della disciplina vigente in materia di funzionamento delle cooperative sociali soprattutto per quanto riguarda la partnership con la pubblica amministrazione, non sempre espletata attraverso lo strumento delle procedure di evidenza pubblica, in particolare per quanto attiene le modalità di assegnazione e gestione di fondi, nonché l'esigenza di un monitoraggio stringente sull'operato delle cooperative sociali e la rispondenza delle attività di queste agli standard qualitativi e quantitativi previsti dalla normativa vigente;

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di avviare, attraverso la delega di cui al provvedimento in esame, una revisione della disciplina vigente in materia di cooperative sociali, introducendo meccanismi di verifica della autenticità della mission normativa delle stesse, prevedendo un rinnovamento dei meccanismi di accertamento e monitoraggio della liceità delle attività delle stesse da parte degli organismi competenti, rivedendo, tra le altre cose, i criteri attualmente vigenti per l'assegnazione di fondi per la gestione delle emergenze, come quella dell'accoglienza dei migranti.

G6.100 (testo 2)

DI BIAGIO

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame dell'Atto Senato 1870-A recante «Delega al Governo per la riforma del terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale»,

        premesso che:

            il provvedimento in esame prevede il conferimento al Governo di «apposite deleghe, volte a introdurre misure per la costruzione di un rinnovato sistema che favorisca la partecipazione attiva e responsabile delle persone, singolarmente o in forma associata, per valorizzare il potenziale di crescita e occupazione insito nell'economia sociale e nelle attività svolte dal cosiddetto Terzo settore, anche attraverso il riordino e l'armonizzazione di incentivi e strumenti di sostegno»;

            l'articolo 6 comma 1 dispone il riordino e la revisione della disciplina in materia di impresa sociale, prevedendo tra i criteri direttivi di cui tener conto - tra gli altri - quello «dell'acquisizione di diritto della qualifica di impresa sociale da parte delle cooperative sociali e dei loro consorzi», ampliando di fatto la fattispecie operativa nonché le potenzialità delle cooperative sociali;

            sebbene non si intenda trascurare il valore sociale delle cooperative segnatamente sul fronte dell'erogazione di servizi e del sostegno al disagio sociale, soprattutto in questo delicato momento storico, non si può tralasciare che l'attuale scenario normativo rischia di legittimare una degenerazione operativa delle stesse come l'attualità sta dimostrando;

            infatti è proprio l'indiscutibile configurazione della validità sociale che ha caratterizzato la definizione della normativa attualmente vigente in materia di cooperative sociale, caratterizzata da agevolazioni, sgravi e ridotti controlli;

            ulteriore anomalia correlata alla disciplina delle cooperative sociali va ricercata anche nella configurazione giuridica del socio-lavoratore, nei cui confronti non sono valide le tutele previste dallo statuto dei lavoratori,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di avviare, attraverso la delega di cui al provvedimento in esame, una revisione della disciplina vigente in materia di cooperative sociali.

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 7 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 7.

Approvato nel testo emendato (*)

(Vigilanza, monitoraggio e controllo)

1. Le funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo pubblico sugli enti del Terzo settore, ivi comprese le imprese sociali di cui all'articolo 6, e sulle loro attività, finalizzate a garantire l'uniforme e corretta osservanza della disciplina legislativa, statutaria e regolamentare ad essi applicabile, sono esercitate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in collaborazione, per quanto di competenza, con i Ministeri interessati nonché, per quanto concerne gli aspetti inerenti alla disciplina delle organizzazioni di volontariato di protezione civile, con il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, e con l'Agenzia delle entrate, ferme restando le funzioni di coordinamento e di indirizzo di cui all'articolo 4, comma 1, lettera q). Nello svolgimento di tali funzioni, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali individua modalità di coinvolgimento e raccordo anche con l'organismo di cui all'articolo 5, comma 1, lettera f).

2. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell'ambito delle attività di cui al comma 1, promuove l'adozione di adeguate ed efficaci forme di autocontrollo degli enti del Terzo settore anche attraverso l'utilizzo di strumenti atti a garantire la più ampia trasparenza e conoscibilità delle attività svolte dagli enti medesimi, sulla base di apposite convenzioni stipulate con le reti associative nazionali di cui all'articolo 4, comma 1, lettera p), o, con particolare riferimento agli enti di piccole dimensioni, con i centri di servizio per il volontariato di cui all'articolo 5, comma 1, lettera d).

3. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentito l'organismo di cui all'articolo 5, comma 1, lettera f), predispone linee guida in materia di bilancio sociale e di sistemi di valutazione dell'impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore, anche in attuazione di quanto previsto dall'articolo 4, comma 1, lettera o). Per valutazione dell'impatto sociale si intende la valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento rispetto all'obiettivo individuato.

4. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della presente legge, sono definiti i termini e le modalità per il concreto esercizio della vigilanza, del monitoraggio e del controllo di cui al presente articolo.

5. All'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo le amministrazioni competenti provvedono nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

________________

(*) Cfr. seduta n. 598.

ARTICOLO 8 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 8.

Approvato nel testo emendato

(Servizio civile universale)

1. Con il decreto legislativo di cui all'articolo 1, comma 2, lettera d), si provvede alla revisione della disciplina in materia di servizio civile nazionale, tenuto conto di quanto previsto dall'articolo 1 della legge 6 marzo 2001, n. 64, e nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) istituzione del servizio civile universale finalizzato, ai sensi degli articoli 52, primo comma, e 11 della Costituzione, alla difesa non armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica;

b) previsione di un meccanismo di programmazione, di norma triennale, dei contingenti di giovani italiani e stranieri regolarmente soggiornanti di età compresa tra 18 e 28 anni che possono essere ammessi al servizio civile universale tramite bando pubblico e di procedure di selezione e avvio dei giovani improntate a princìpi di semplificazione, trasparenza e non discriminazione;

c) definizione dello status giuridico dei giovani ammessi al servizio civile universale, prevedendo l'instaurazione, fra i medesimi giovani e lo Stato, di uno specifico rapporto di servizio civile non assimilabile al rapporto di lavoro, con previsione dell'esclusione di tale prestazione da ogni imposizione tributaria;

d) attribuzione allo Stato della funzione di programmazione, organizzazione, accreditamento e controllo del servizio civile universale; realizzazione, con il coinvolgimento delle regioni, dei programmi da parte di enti locali, altri enti pubblici territoriali ed enti del Terzo settore; possibilità per le regioni, gli enti locali, gli altri enti pubblici territoriali e gli enti del Terzo settore di attivare autonomamente progetti di servizio civile con risorse proprie, da realizzare presso soggetti accreditati;

e) previsione di criteri e modalità di accreditamento degli enti di servizio civile universale, tenendo conto di quanto previsto dall'articolo 3 della legge 6 marzo 2001, n. 64, nell'ottica della semplificazione e della trasparenza;

f) previsione di criteri e modalità di semplificazione e di trasparenza delle procedure di gestione e di valutazione dell'attività svolta dagli enti di servizio civile universale, anche con riferimento ai contributi finanziari erogati dalle competenti strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri in relazione all'attuazione dei progetti di servizio civile universale, a carico del Fondo nazionale per il servizio civile;

g) previsione di un limite di durata del servizio civile universale, non inferiore a otto mesi complessivi e, comunque, non superiore a un anno, che contemperi le finalità del servizio con le esigenze di vita e di lavoro dei giovani coinvolti, e della possibilità che il servizio sia prestato, in parte, in uno degli Stati membri dell'Unione europea nonché, per iniziative riconducibili alla promozione della pace e della nonviolenza e alla cooperazione allo sviluppo, anche nei Paesi al di fuori dell'Unione europea;

h) riconoscimento e valorizzazione delle competenze acquisite durante l'espletamento del servizio civile universale in funzione del loro utilizzo nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo.

i) riordino e revisione della Consulta nazionale per il Servizio civile, quale organismo di consultazione, riferimento e confronto per l'amministrazione, sulla base del principio di rappresentatività di tutti gli enti accreditati, anche con riferimento alla territorialità e alla rilevanza per ciascun settore di intervento.

EMENDAMENTI

8.200

FATTORI, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, PUGLIA

Respinto

Sopprimere l'articolo.

8.201

BISINELLA, BELLOT, MUNERATO

Respinto

Al comma 1, sostituire la lettera a) con la seguente:

            «a) istituzione del servizio civile universale finalizzato alla difesa non armata, ai sensi degli articoli 52, comma 1, e 11 della Costituzione, attraverso modalità rivolte a promuovere attività di solidarietà, inclusione sociale, cittadinanza attiva, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale della nazione e sviluppo della cultura dell'innovazione e della legalità, nonché a realizzare un'effettiva cittadinanza europea e favorire la pace tra i popoli».

8.202

DI BIAGIO

Respinto

Al comma 1, sostituire la lettera a) con la seguente:

            «a) istituzione del servizio civile universale finalizzato, ai sensi degli articoli 52, primo comma, e 11 della Costituzione, alla difesa civile non armata della Patria e dei principi fondamentali della Costituzione, attraverso la partecipazione ad attività di promozione della cittadinanza attiva, della solidarietà e della inclusione sociale».

8.203

CONSIGLIO, CALDEROLI

Respinto

Al comma 1 lettera a) sopprimere le seguenti parole: «finalizzato, ai sensi degli articoli 52, primo comma, e 11 della Costituzione, alla difesa non armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica».

8.204

BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, PUGLIA

Respinto

Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «ai sensi degli articoli 52, primo comma, e 11 della Costituzione» con le seguenti: «alla formazione sociale e all'accrescimento materiale e spirituale della società ai sensi degli articoli 2 e 4, secondo comma, della Costituzione».

8.205

Il Relatore

Ritirato

Al comma 1 lettera a) dopo le parole: «fondativi della Repubblica» aggiungere le parole: «anche con riferimento agli articoli 2 e 4, comma 2, della Costituzione».

8.207

ZELLER, BERGER, PALERMO, FRAVEZZI, LANIECE, BATTISTA, ZIN, PANIZZA

Approvato

Al comma 1, lettera a), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, anche con riferimento agli articoli 2 e 4, secondo comma, della Costituzione».

8.206

ZELLER, BERGER, PALERMO, FRAVEZZI, LANIECE, BATTISTA, ZIN, PANIZZA

Assorbito

Al comma 1, lettera a), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, nonché, ai sensi degli articoli 2 e 4, secondo comma, della Costituzione, alla promozione della solidarietà sociale e civile».

8.208

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Respinto

Al comma 1, alla lettera a),; aggiungere, in fine, le seguenti parole: «attraverso modalità rivolte a promuovere attività di solidarietà, inclusione sociale, cittadinanza attiva, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientai e della nazione e sviluppo della cultura dell'innovazione e della legalità nonché a realizzare un'effettiva cittadinanza europea e a favorire la pace tra i popoli».

8.209

ZIZZA, BRUNI

Respinto

Al comma 1, lettera a), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «nonché dalla valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale della nazione e dallo sviluppo della cultura dell'innovazione, dello sport e della legalità».

8.210

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera a), inserire la seguente:

            «a-bis) istituzione di contingenti di Corpi civili di pace con la finalità di promuovere: la prevenzione dei conflitti armati, la pace, la riconciliazione e la mediazione tra le parti, la promozione dei diritti umani, la solidarietà internazionale, l'educazione alla pace nel mondo o il dialogo interreligioso, la sicurezza umana intesa come sicurezza sociale, ambientale, economica e culturale nelle zone a rischio di conflitto armato, nelle zone in cui è in atto un conflitto armato e nelle zone di post conflitto, per garantire condizioni di dialogo e di convivenza tra i popoli».

        Conseguentemente, all'articolo 10, dopo il comma 3, sono aggiunti i seguenti:

        «3-bis. All'onere derivante dalla disposizione di cui all'articolo 8, comma 1, lettera a-bis), pari a 180 milioni di euro si provvede con le modalità di cui a comma 3-ter.

        3-ter. Il comma 1 dell'articolo 4 del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio1998, n. 30 ed il comma 2 dell'articolo 13 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, sono soppressi».

8.211

CAMPANELLA

Respinto

Al comma 1, lettera b), sostituire le parole: «, di norma triennale, », con la seguente: «triennale».

8.212

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Id. em. 8.211

Al comma 1, lettera b), sostituire le parole: «di norma triennale», con la seguente: «triennale».

8.213

PICCOLI

Respinto

Al comma 1, lettera b), apportare le seguenti modifiche:

            a) dopo le parole: «contingenti di giovani» aggiungere: «e di cittadini in stato di disoccupazione»;

            b) sostituire le parole: «tra 18 e 28 anni», con le parole: «tra 18 e 35 anni e di cittadini in stato di disoccupazione».

        Conseguentemente, al comma 1, apportare le seguenti modifiche:

            a) alla lettera c), dopo le parole: «status giuridico dei giovani», aggiungere: «e dei cittadini in stato di disoccupazione» e, dopo le parole: «fra i medesimi»sopprimere la parola: «giovani»;

            b) alla lettera g), sostituire la parola: «giovani», con la parola: «soggetti».

8.214

CAMPANELLA

Respinto

Al comma 1, lettera b), sostituire la parola: «28», con la seguente: «30».

8.215

CAMPANELLA

Respinto

Al comma 1, lettera b), dopo le parole: «bando pubblico», aggiungere la seguente: «annuale».

8.216

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Sost. id. em. 8.215

Al comma 1, lettera b), dopo le parole: «bando pubblico», inserire la seguente: «annuale».

8.217

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Le parole da: « Al comma» a: «scopo di lucro» respinte; seconda parte preclusa

Al comma 1, dopo la lettera b), inserire la seguente:

            «b-bis) previsione che gli enti pubblici e le organizzazioni private che intendano accogliere presso le loro strutture volontari in servizio civile universale devono possedere la caratteristica dell'assenza di scopo di lucro e dell'assenza di redistribuzione ancorché parziale degli utili».

8.218

CONSIGLIO, CALDEROLI

Precluso

Al comma 1, dopo la lettera b), inserire la seguente:

            «b-bis) previsione che gli enti pubblici e le organizzazioni private che intendano accogliere presso le loro strutture volontari in servizio civile universale devono possedere la caratteristica dell'assenza di scopo di lucro».

8.219

CONSIGLIO, CALDEROLI

Respinto

Al comma 1, lettera c), sostituire le parole da: «definizione» fino a: «prevedendo», con le seguenti: «definizione di "operatore volontario non retribuito di servizio pubblico" come status giuridico dei giovani ammessi al servizio civile universale, prevedendo conseguentemente».

8.220

DI BIAGIO

Respinto

Al comma 1, lettera d), premettere, al testo della lettera, le seguenti parole: «definizione, nel rispetto del principio di leale collaborazione, del riparto di funzioni tra istituzioni statali e regionali, teso a evitare duplicazioni, mediante l'attribuzione agli organi centrali dello Stato della competenza a definire le attività di programmazione e organizzazione del servizio civile universale, con l'».

8.221

Luigi MARINO

Sost. id. em. 8.220

Al comma 1, lettera d), premettere al testo le seguenti parole: «definizione, nel rispetto del principio di leale collaborazione, del riparto di funzioni tra istituzioni statali e regionali teso a evitare duplicazioni, dell'attribuzione agli organi centrali dello Stato della competenza a definire le attività di programmazione e organizzazione del servizio civile universale, con l'».

8.222

ZELLER, BERGER, PALERMO, FRAVEZZI, LANIECE, BATTISTA, ZIN, PANIZZA

Respinto (*)

Al comma 1, letterad), dopo le parole: «delle regioni», inserire le seguenti: «e delle province autonome».

        Conseguentemente, dopo le parole: «possibilità per le regioni», inserire le seguenti: «e per le province autonome».

________________

(*) Ritirato dal proponente e fatto proprio dal senatore Candiani

8.223

CONSIGLIO, CALDEROLI

Respinto

Dopo la lettera d), inserire la seguente:

            «d-bis) previsione della potestà delle Regioni e delle Province autonome di istituire forme diverse di servizio civile territoriale, distinto dal servizio civile nazionale, e della delega alle stesse della potestà regolamentare in materia di valutazione dei progetti di servizio civile secondo i criteri generali indicati dalla normativa statale, nonché della gestione e organizzazione del servizio civile universale sui territori».

8.224

CONSIGLIO, CALDEROLI

Respinto

Dopo la lettera d), inserire la seguente:

            «d-bis) previsione della potestà, da parte delle regioni e delle province autonome nell'autonomo esercizio delle proprie competenze legislative, di istituire e disciplinare un proprio servizio civile regionale o provinciale, distinto e con natura sostanzialmente diversa dal servizio civile nazionale, in quanto non riconducibile all'articolo 52 della Costituzione».

8.225

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera e), dopo le parole: «enti di servizio civile universale», inserire le seguenti: «secondo criteri standarde validi per tutti, prevedendo che solo gli enti senza fine di lucro possono attuar il servizio civile all'interno delle proprie strutture».

8.226

CONSIGLIO, CALDEROLI

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera e), inserire la seguente:

            «e-bis) previsione di delega ad una regione o provincia autonoma, da parte dello Stato, della potestà regolamentare in materia di valutazione dei progetti di servizio civile, nonché della gestione e organizzazione del servizio civile, a condizione che la regione o provincia autonoma assuma un impegno triennale di cofinanziamento delle posizioni di servizio civile assegnate al territorio di sua competenza».

8.227

CONSIGLIO, CALDEROLI

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera e), inserire la seguente:

            «e-bis) allocazione delle posizioni di servizio civile universale sui territori regionali sulla base dei principi di eguaglianza, pari opportunità, efficienza ed economicità, utilizzando criteri oggettivi quali la percentuale di giovani residenti».

8.228

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Sost. id. em. 8.227

Al comma 1, dopo la lettera e), inserire la seguente:

            «e-bis) allocazione delle posizioni di servizio civile universale sui territori regionali sulla base dei principi di eguaglianza, pari opportunità, efficienza ed economicità, utilizzando criteri oggettivi quali la percentuale dei giovani residenti».

8.229

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera e), inserire la seguente:

            «e-bis) prevedere che ai fini dell'accreditamento, gli enti per il servizio civile devono produrre la certificazione antimafia».

8.230

MUSSINI, SIMEONI

Respinto

Al comma 1, lettera f), dopo le parole: «e di trasparenza», aggiungere le seguenti: «e di pubblicità anche a terzi on line».

8.231

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera f), dopo le parole: «di gestione», inserire le seguenti: «, di monitoraggio».

8.232

D'AMBROSIO LETTIERI, BRUNI

Respinto

Al comma 1, sostituire la lettera g), con la seguente:

            «g) previsione di un limite di durata del servizio civile universale, non inferiore a otto mesi complessivi e, comunque, non superiore a un anno, che contemperi le finalità del servizio con le esigenze di vita e di lavoro dei giovani coinvolti, e della possibilità che il servizio sia prestato, in parte, in uno degli Stati membri dell'Unione europea nonché, per le sole iniziative riconducibili alla promozione della pace e della non violenza e alla cooperazione allo sviluppo il servizio può essere prestato per un periodo non superiore ai 18 mesi, anche nei Paesi al di fuori dell'Unione europea, previo nulla asta rilasciato agli interessati dal Ministero degli Affari Esteri».

8.233

Luigi MARINO, DI BIAGIO

Respinto

Al comma 1, lettera g), primo periodo, dopo la parola: «universale», inserire le seguenti: «in Italia», e aggiungere, in fine: «In caso di servizio civile universale all'estero la durata del periodo totale può arrivare fino ad un massimo di diciotto mesi».

8.234

DI BIAGIO

Id. em. 8.233

Al comma 1, lettera g), primo periodo, dopo la parola: «universale», inserire le seguenti: «in Italia», e aggiungere, in fine: «In caso di servizio civile universale all'estero la durata del periodo totale può arrivare fino ad un massimo di diciotto mesi».

8.235

PETRAGLIA, DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Respinto

Al comma 1 lettera g), dopo le parole: «servizio civile universale», inserire le seguenti: «in Italia» e aggiungere, in fine, le parole: «per una durata complessiva non superiore a diciotto mesi».

8.236

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera g), inserire la seguente:

            «g-bis) estensione della riserva dei posti nei pubblici concorsi, ai giovani che hanno espletato il Servizio civile universale».

8.237

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera h), sopprimere le parole: «in ambito lavorativo».

8.238

PICCOLI

Respinto

Al comma 1, lettera h), sostituire le parole: «e in ambito lavorativo» con le seguenti: «, in ambito lavorativo e nei concorsi pubblici».

8.239

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera h), aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Nei casi di riconoscimento e valorizzazione da parte della pubblica amministrazione, le valutazioni dovranno, in ogni caso, corrispondere a riscontri di natura oggettiva nonché a criteri di valutazione uniforme in riferimento alle competenze medesime».

8.240

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Respinto

Al comma 1, lettera i) sopprimere le seguenti parole: «, anche con riferimento alla rilevanza per ciascun settore di intervento».

8.241

BERTOROTTA, PUGLIA, SERRA

Respinto

Al comma 1, lettera i), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «prevedendo il divieto per i componenti della Consulta stessa di percepire compensi, gettoni di presenza o rimborsi di spese, nonché altro tipo di emolumento o indennità in relazione a tale incarico».

8.242

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI, BERTOROTTA, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera i), aggiungere, infine, le seguenti, parole: «nonché dei volontari»

8.243

CONSIGLIO, CALDEROLI

Respinto

Al comma 1, aggiungere, infine, le seguenti lettere:

            «i-bis) valorizzare il Servizio Civile Universale come parte del percorso formativo delle giovani generazioni, con particolare, attenzione all'inserimento nel mondo del lavoro;

            i-ter) prevedere strumenti che favoriscano processi di finanziamento al Servizio Civile Universale da parte delle Regioni e delle Province Autonome;

            i-quater) prevedere l'istituzione di un servizio civile universale ispirato ai principi di efficienza ed economicità nella gestionale dello stesso, e che pertanto preveda il concorso al finanziamento da parte degli enti che accolgano volontari in servizio civile».

8.244

CONSIGLIO, CALDEROLI

Respinto

Al comma 1, aggiungere, infine, le seguenti lettere:

            «i-bis) prevedere l'accesso al servizio civile per i soli cittadini italiani, ai sensi dell'articolo 52 della Costituzione;

            i-ter) prevedere che solo gli enti con sede legale sul territorio della Repubblica Italiana possano impiegare nelle proprie strutture giovani in servizio civile».

8.245

PICCOLI

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:

            «i-bis) «riconoscimento e valorizzazione, nell'ambito dei concorsi pubblici, delle competenze acquisite dai soggetti che hanno espletato il servizio civile universale».

8.246

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, aggiungere, infine, la seguente lettera:

            «i-bis) prevedere l'istituzione di un servizio civile ispirato ai principi di efficienza ed economicità nella gestione dello stesso e che preveda il concorso al finanziamento da parte degli enti che accolgono volontari in servizio civile».

8.247

PICCOLI

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:

            «i-bis) introduzione della mini naja rivolta specificatamente ai giovani di età compresa tra i 18 e i 32 anni per un periodo di durata non inferiore ai 3 mesi e comunque non superiore all'anno, volta, attraverso una formazione teorica e pratica, alla conoscenza e difesa dei valori fondativi della patria e delle forze armate e inquadrata anche come formazione per la protezione civile e al volontariato».

ARTICOLO 9 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 9.

(Misure fiscali e di sostegno economico)

1. I decreti legislativi di cui all'articolo 1 disciplinano le misure agevolative e di sostegno economico in favore degli enti del Terzo settore e procedono anche al riordino e all'armonizzazione della relativa disciplina tributaria e delle diverse forme di fiscalità di vantaggio, nel rispetto della normativa dell'Unione europea e tenuto conto di quanto disposto ai sensi della legge 11 marzo 2014, n. 23, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) revisione complessiva della definizione di ente non commerciale ai fini fiscali connessa alle finalità di interesse generale perseguite dall'ente e introduzione di un regime tributario di vantaggio che tenga conto delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale dell'ente, del divieto di ripartizione, anche in forma indiretta, degli utili o degli avanzi di gestione e dell'impatto sociale delle attività svolte dall'ente;

b) razionalizzazione e semplificazione del regime di deducibilità dal reddito complessivo e di detraibilità dall'imposta lorda sul reddito delle persone fisiche e giuridiche delle erogazioni liberali, in denaro e in natura, disposte in favore degli enti di cui all'articolo 1, al fine di promuovere, anche attraverso iniziative di raccolta di fondi, i comportamenti donativi delle persone e degli enti;

c) completamento della riforma strutturale dell'istituto della destinazione del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche in base alle scelte espresse dai contribuenti in favore degli enti di cui all'articolo 1, razionalizzazione e revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l'accesso al beneficio nonché semplificazione e accelerazione delle procedure per il calcolo e l'erogazione dei contributi spettanti agli enti;

d) introduzione, per i soggetti beneficiari di cui alla lettera c), di obblighi di pubblicità delle risorse ad essi destinate, individuando un sistema improntato alla massima trasparenza, con la previsione delle conseguenze sanzionatorie per il mancato rispetto dei predetti obblighi di pubblicità, fermo restando quanto previsto dall'articolo 4, comma 1, lettera g);

e) razionalizzazione dei regimi fiscali e contabili semplificati in favore degli enti del Terzo settore di cui all'articolo 1, in relazione a parametri oggettivi da individuare con i decreti legislativi di cui al medesimo articolo 1;

f) previsione, per le imprese sociali:

1) della possibilità di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali telematici, in analogia a quanto previsto per le start-up innovative;

2) di misure agevolative volte a favorire gli investimenti di capitale;

g) istituzione, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di un fondo destinato a sostenere lo svolgimento di attività di interesse generale di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), attraverso il finanziamento di iniziative e progetti promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni comprese tra gli enti del Terzo settore di cui all'articolo 1, comma 1, disciplinandone altresì le modalità di funzionamento e di utilizzo delle risorse, anche attraverso forme di consultazione del Consiglio nazionale del Terzo settore. Il fondo di cui alla presente lettera è articolato, solo per l'anno 2016, in due sezioni: la prima di carattere rotativo, con una dotazione di 10 milioni di euro; la seconda di carattere non rotativo, con una dotazione di 7,3 milioni di euro;

h) introduzione di meccanismi volti alla diffusione dei titoli di solidarietà e di altre forme di finanza sociale finalizzate a obiettivi di solidarietà sociale;

i) promozione dell'assegnazione in favore degli enti di cui all'articolo 1, anche in associazione tra loro, degli immobili pubblici inutilizzati, nonché, tenuto conto della disciplina in materia, dei beni immobili e mobili confiscati alla criminalità organizzata, secondo criteri di semplificazione e di economicità, anche al fine di valorizzare in modo adeguato i beni culturali e ambientali;

l) previsione di agevolazioni volte a favorire il trasferimento di beni patrimoniali agli enti di cui alla presente legge;

m) revisione della disciplina riguardante le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, in particolare prevedendo una migliore definizione delle attività istituzionali e di quelle connesse, fermo restando il vincolo di non prevalenza delle attività connesse e il divieto di distribuzione, anche indiretta, degli utili o degli avanzi di gestione e fatte salve le condizioni di maggior favore relative alle organizzazioni di volontariato, alle cooperative sociali e alle organizzazioni non governative.

2. Le misure agevolative previste dal presente articolo tengono conto delle risorse del Fondo rotativo di cui all'articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, già destinate alle imprese sociali di cui all'articolo 6 della presente legge secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dello sviluppo economico 3 luglio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre 2015.

EMENDAMENTI

9.200

TORRISI

Ritirato

Al comma 1, alinea, dopo le parole: «disciplinano le misure agevolative e di sostegno economico in favore degli enti del Terzo settore», aggiungere le seguenti: «, articolandole anche su base dimensionale,».

9.201

GALIMBERTI

Respinto

Al comma 1, alinea dopo le parole: «disciplinano le misure agevolative e di sostegno economico in favore degli Enti del Terzo settore», inserire le seguenti: «articolandole anche su base dimensionale».

9.202

TORRISI

Ritirato

Al comma 1, lettera a), dopo le parole: «finalità di interesse generale perseguite dall'ente e introduzione», aggiungere le seguenti: «di criteri volti alla misurabilità degli impatti sociali positivi, nonché».

9.203

GALIMBERTI

Respinto

Al comma 1, lettera a), dopo le parole: «finalità di interesse generale perseguite dall'ente e introduzione» aggiungere le seguenti: «di criteri volti alla misurabilità degli impatti positivi, nonché».

9.204

ZIZZA, BRUNI

Id. em. 9.203

Al comma 1, lettera a), dopo le parole: «finalità di interesse generale perseguite dall'ente e introduzione» aggiungere le seguenti: «di criteri volti alla misurabilità degli impatti positivi, nonché».

9.205

PETRAGLIA, DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Respinto

Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «di utilità sociale» con le parole: «di utilità e di promozione sociale».

9.206

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, FATTORI, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera a), dopo le parole: «avanzi di gestione» inserire le seguenti: «del divieto di restituzione del capitale sociale».

9.207

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Respinto

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole: «e dell'impatto sociale delle attività svolte dall'ente».

9.208

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, FATTORI, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera a), aggiungere infine, le seguenti parole: «escludendo dalla definizione di ente non commerciale ai fini fiscali quelle organizzazioni del Terzo settore che svolgono attività commerciale non marginale».

9.209

FATTORI, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, PUGLIA

Respinto

Al comma 1, lettera b), sopprimere parole: «razionalizzazione e».

9.210

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, FATTORI, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera b), dopo le parole: «in denaro» inserire le seguenti: «, eseguito tramite istituto bancario o ufficio postale, ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento previsti dall'articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241».

9.211

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera b), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «con esclusione delle fondazioni bancarie e delle fondazioni e associazioni riconosciute o non riconosciute che hanno lo scopo di valorizzare, con iniziative di studio, ricerca e comunicazione, le culture politiche di riferimento dei soci fondatori e di coloro che nel tempo contribuiscano alloro funzionamento o, comunque, vi aderiscano, nonché delle fondazioni e associazioni la composizione dei cui organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici, delle fondazioni e associazioni che eroghino somme a titolo di liberalità o contribuiscano al finanziamento di iniziative o all'offerta di beni e servizi, anche a titolo gratuito, in favore di partiti, movimenti politici, o loro articolazioni interne, ovvero in favore di membri del Governo, del Parlamento, delle giunte e dei consigli regionali».

9.212

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, FATTORI, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera b), aggiungere, infine, le seguenti parole: «, riducendo i limiti massimi vigenti».

9.213

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera b), inserire la seguente:

            «b-bis) rafforzamento delle forme di controllo volte a prevenire o impedire pratiche anche indirettamente connesso a fenomeni corruttivi».

9.214

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Respinto

Al comma 1, lettera c), dopo le parole: «in favore degli enti di cui all'articolo l,», inserire le seguenti: «abrogazione del relativo limite di spesa,».

9.215

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, FATTORI, DONNO, SERRA, MONTEVECCHI, CATALFO, PUGLIA, PAGLINI

Respinto

Al comma 1, lettera c), dopo le parole: «in favore degli enti di cui all'articolo 1», inserire le seguenti: «ad esclusione delle imprese sociali e delle fondazioni bancarie».

9.216

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Respinto

Al comma 1, lettera c), dopo le parole: «dei soggetti beneficiari», inserire le seguenti: «, da individuare esclusivamente fra gli enti di cui all'articolo l».

9.217

BISINELLA, BELLOT, MUNERATO

Sost. id. em. 9.216

Al comma 1, lettera c), dopo le parole: «dei soggetti beneficiari», inserire le seguenti: «da individuare esclusivamente fra gli enti di cui all'articolo 1,».

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione:

Disegno di legge n. 1870:

sull'emendamento 6.214, identico all'emendamento 6.215, il senatore Pagliari avrebbe voluto esprimere un voto contrario.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Anitori, Battista, Bertacco, Bubbico, Buemi, Cassano, Cattaneo, Chiavaroli, Ciampi, Cociancich, Corsini, Crosio, D'Ali', Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Formigoni, Gentile, Giacobbe, Ichino, Lezzi, Micheloni, Minniti, Monti, Nencini, Olivero, Padua, Palermo, Pepe, Perrone, Piano, Pizzetti, Romano, Rubbia, Sciascia, Serafini, Serra, Stucchi, Turano, Vicari, Zavoli e Zin.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Casini, Razzi e Verducci, per attività della 3ª Commissione permanente; De Biasi, per attività della 12a Commissione permanente; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe e Marton, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro economia e finanze

Ministro infrastrutture

(Governo Renzi-I)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, recante misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio (2298)

(presentato in data 24/3/2016);

C.3606 approvato dalla Camera dei deputati.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Ministro istruz., univ., ric.

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Renzi-I)

Conversione in legge del decreto legge 29 marzo 2016, n. 42, recante disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico e della ricerca (2299)

(presentato in data 29/3/2016).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, recante misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio (2298)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.3606 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 25/03/2016);

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Conversione in legge del decreto legge 29 marzo 2016, n. 42, recante disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico e della ricerca (2299)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio); È stato inoltre deferito alla 1ª Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

(assegnato in data 29/03/2016).

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro della difesa, con lettera in data 23 marzo 2016, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, le relazioni sull'attività svolta nell'anno 2014, sul bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2015 e sulla consistenza organica dei seguenti enti, con allegati il bilancio di previsione 2015 ed il conto consuntivo 2014:

Lega navale italiana (LNI) (Atto n. 733);

Unione italiana tiro a segno (UITS) (Atto n. 734);

Opera nazionale per i figli degli aviatori (ONFA) (Atto n. 735).

La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a Commissione permanente.

Il Ministro dell'interno, con lettera in data 23 marzo 2016, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, comma 2-bis, del decreto-legge 22 agosto 2014, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 ottobre 2014, n. 146, la prima relazione sul funzionamento del sistema di accoglienza predisposto al fine di fronteggiare le esigenze straordinarie connesse all'eccezionale afflusso di stranieri nel territorio nazionale, riferita al periodo novembre 2013 - dicembre 2014.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CCXXXVI, n. 1).

Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni

Il Difensore civico della regione autonoma Valle d'Aosta, con lettera in data 22 marzo 2016, ha inviato, ai sensi degli articoli 2-ter e 15 della legge regionale 28 agosto 2001, n. 17, la relazione sull'attività svolta dal medesimo in qualità di Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale nell'anno 2015.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a Commissione permanente (Atto n. 732).

Mozioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Rizzotti ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00468 del senatore Paolo Romani ed altri e alla mozione 1-00521 del senatore Cardiello ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Le senatrici De Petris e De Pietro hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02705 del senatore Molinari ed altri.

Il senatore Consiglio ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05481 del senatore Centinaio.

Il senatore Liuzzi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05501 del senatore Bruni.

La senatrice Simeoni ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05522 della senatrice Bencini e del senatore Maurizio Romani.

La senatrice De Petris ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05524 del senatore Uras ed altri.

I senatori Astorre e Dalla Zuanna hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05526 della senatrice Orrù ed altri.

La senatrice De Pietro ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05538 della senatrice Bencini ed altri.

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00421, del senatore Girotto ed altri, pubblicata il 21 maggio 2015, deve intendersi riformulata come segue:

GIROTTO, CASTALDI, CAPPELLETTI, CIOFFI, DE PETRIS, DI BIAGIO, BULGARELLI, PETROCELLI, VACCIANO, SCIBONA, PUGLIA, SERRA, MUSSINI, GAETTI, PAGLINI, BUCCARELLA,

PUPPATO, BOTTICI, BERTOROTTA, DONNO, ROMANI Maurizio,

MORONESE, DALLA ZUANNA, MONTEVECCHI, GIARRUSSO, STEFANO, FUCKSIA, CRIMI, MORRA, TREMONTI, TAVERNA, MARTON, SANTANGELO, BUEMI, AIROLA, BLUNDO, MOLINARI, CATALFO, CARIDI, CIAMPOLILLO, COTTI, ENDRIZZI, MARGIOTTA, FATTORI, LEZZI, LUCIDI, BISINELLA,

MANGILI, ROSSI Maurizio, NUGNES, MARTELLI, BOCCHINO, BIGNAMI - Il Senato,

premesso che:

i commi da 344 a 349 dell'articolo unico della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007) hanno introdotto l'agevolazione per la riqualificazione energetica degli edifici. Successivamente la normativa in materia è stata più volte modificata con riguardo, in particolare, alle procedure da seguire per avvalersi correttamente delle agevolazioni. Tale agevolazione, chiamata "ecobonus", consiste nel riconoscimento di detrazioni d'imposta nella misura (originariamente) del 55 per cento delle spese sostenute, da ripartire in rate annuali di pari importo, entro un limite massimo di detrazione, diverso in relazione a ciascuno degli interventi previsti. Si tratta di riduzioni dall'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e dall'imposta sul reddito delle società (Ires) concesse per interventi che aumentino il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti, con consistenti limiti massimi (da 30.000 euro per riqualificazioni parziali fino a 100.000 euro per riqualificazioni globali);

successivamente la normativa in materia è stata più volte modificata con riguardo, in particolare, alle procedure da seguire per avvalersi correttamente delle agevolazioni. L'articolo 1, comma 48, della legge n. 220 del 2010 (legge di stabilità per il 2011) ha stabilito una proroga per usufruire delle detrazioni per le spese sostenute e documentate sino al 31 dicembre 2011 o, per i soggetti con periodo d'imposta non coincidente con l'anno solare, fino al periodo d'imposta in corso alla predetta data. L'articolo 4, comma 4, del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 244 del 2011, ha prorogato fino al 31 dicembre 2012 la detrazione Irpef del 55 per cento delle spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. La stessa norma ha esteso la detrazione del 55 per cento anche alle spese per interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria, nel limite massimo di 30.000 euro. A decorrere dal 1° gennaio 2013 era previsto che per tutti gli interventi descritti si applicasse la detrazione del 36 per cento, come modificata dal nuovo articolo 16-bis del TUIR (testo unico delle imposte sui redditi, di cui alla legge n. 917 del 1986) ma successivamente il decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012, ha prorogato l'applicazione della detrazione del 55 per cento sino al 30 giugno 2013;

il decreto-legge n. 63 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 90 del 2013, all'articolo 14, ha prorogato le detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica fino al 31 dicembre 2013, elevando la misura al 65 per cento, per le spese sostenute dal 6 giugno 2013 (data di entrata in vigore del provvedimento). Inoltre, con riferimento agli interventi di riqualificazione energetica relativi a parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari del singolo condominio, la norma prevede l'applicazione della detrazione d'imposta del 65 per cento per le spese sostenute dall'entrata in vigore del decreto (6 giugno 2013) sino al 30 giugno 2014. La legge di stabilità per il 2014 (articolo 1, comma 139, della legge n. 147 del 2013) ha previsto un'ulteriore proroga. Per il risparmio energetico le detrazioni in esame si applicano nella misura del 65 per cento per le spese sostenute dal 6 giugno 2013 (data di entrata in vigore del decreto-legge n. 63 del 2013) al 31 dicembre 2014. Dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015 è previsto che la misura della detrazione scenda al 50 per cento per le spese sostenute;

con l'articolo 1, comma 47, della legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità per il 2015) viene prorogata di un anno la misura della detrazione al 65 per cento prevista sino al 31 dicembre 2014, mentre viene abrogata la disposizione che prevede che la detrazione si applica nella misura del 50 per cento per l'anno 2015. Sono stati inoltre previsti due ulteriori tipi di spese agevolabili, per la riqualificazione energetica, con la detrazione del 65 per cento: le spese sostenute, dal 1° gennaio 2015 fino al 31 dicembre 2015, per l'acquisto e posa in opera delle schermature solari, nel limite massimo di detrazione di 60.000 euro; le spese sostenute, dal 1° gennaio 2015 fino al 31 dicembre 2015, per l'acquisto e posa in opera degli impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, nel limite massimo di detrazione di 30.000 euro;

da ultimo, l'articolo 1, comma 74, lettera a), della legge n. 208 del 2015 (legge di stabilità per il 2016), modificando ancora una volta l'articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013, ha prorogato di un anno, fino al 31 dicembre 2016, la misura della detrazione fiscale per interventi di efficienza energetica al 65 per cento, precedentemente prevista sino al 31 dicembre 2015. Le detrazioni per interventi di efficienza energetica, pari al 65 per cento delle spese sostenute, comprendono anche l'acquisto, l'installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento o produzione di acqua calda e/o climatizzazione delle unità abitative, che garantiscono un funzionamento efficiente degli impianti. Le detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica sono usufruibili anche dagli istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati, per le spese sostenute, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016, per gli interventi realizzati su immobili di loro proprietà adibiti ad edilizia residenziale pubblica;

considerato che:

la misura dell'ecobonus, negli anni, ha determinato effetti positivi per il risparmio energetico, per l'ambiente, per la salute, l'economia e l'occupazione;

l'Enea ha presentato al Ministero dello sviluppo economico il rapporto 2012 dal titolo "Le detrazioni fiscali del 55 per cento per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente", che fornisce il quadro complessivo degli interventi realizzati sugli edifici residenziali secondo la normativa vigente. Facendo riferimento al periodo 2007-2012, si osserva un totale di oltre 1.500.000 pratiche inviate e un valore cumulato di investimenti superiore a 17.5 miliardi di euro. Il risparmio energetico in energia primaria attribuibile agli interventi di riqualificazione energetica che nel 2012 hanno beneficiato degli incentivi fiscali previsti è stato di circa 1.260 GWh all'anno, con una conseguente riduzione di anidride carbonica emessa in atmosfera stimabile in 270 kt all'anno;

il medesimo rapporto, riferito ai dati relativi all'anno 2013, evidenzia: 357.500 pratiche totali; investimenti complessivi superiori a 3,4 miliardi di euro; risparmio energetico complessivo in energia primaria pari a circa 1.600 GWh all'anno; quantità di anidride carbonica non emessa in atmosfera pari a circa 330 kt all'anno. Si afferma che: "in controtendenza rispetto all'anno precedente, il primo elemento degno di nota è l'aumento del valore complessivo di interventi effettuati, di investimenti, di risparmio energetico ottenuto e di CO2 non emessa in atmosfera. L'incremento è pari a circa il 30% rispetto ai valori registrati nell'anno 2012 ed è lecito ipotizzare che sia la diretta conseguenza delle modifiche operate alle procedure di accesso al beneficio fiscale con il DL 63/2013 e la L.90/2013. Di queste, probabilmente la più significativa è stata l'innalzamento dell'aliquota incentivante dal 55% al 65%";

negli ultimi anni l'attenzione si è concentrata sull'efficienza energetica nel patrimonio edilizio. Il 40 per cento dei consumi energetici nazionali sono, infatti, attribuibili agli edifici. Gli interventi di efficientamento energetico sugli edifici permetterebbero quindi una riduzione dei consumi energetici nazionali, alleggerendo la bilancia dei pagamenti sull'acquisto di energia primaria dall'estero con la conseguente riduzione dei costi di approvvigionamento energetico, nonché il miglioramento della sicurezza energetica perseguita dalla Commissione europea con la "Energy Union". Studi di settore affermano che, mediamente, un edificio disperde il 60 per cento dell'energia immessa sia d'inverno per riscaldare che d'estate per raffreddare;

con riferimento agli aspetti economici, l'ecobonus si mostra come uno strumento anticongiunturale che ha ridotto in modo consistente l'impatto della crisi in edilizia in questi anni. L'articolo de "Il Sole-24 ore", a firma di Giorgio Santilli, dal titolo "Lavori casa, dai bonus spinta per 28,5 miliardi", pubblicato ad aprile 2015, mostra chiaramente, sulla base dei dati del Cresme (Centro ricerche economiche e sociologiche e di mercato nell'edilizia), quanto incide il contributo dell'ecobonus sull'economia. Dal 2007 al 2014 risultano presentate 2.258.489 richieste per la concessione di agevolazioni, per un investimento complessivo di 26.099 milioni di euro;

il contributo all'occupazione calcolato dal Cresme stima che, grazie agli investimenti effettuati, sia stato possibile dare lavoro a 283.200 persone nel settore dell'edilizia. La cifra sale a 424.800 persone se si considera l'indotto;

l'accordo tra Confindustria e le confederazioni CGIL, CISL e UIL, siglato nel 2011, stima che la proroga strutturale fino al 2020 degli interventi di sostegno all'efficienza energetica, attraverso una normativa orientata a promuovere l'uso di tecnologie più efficienti, può avere un effetto di "aumento della produzione diretta e indiretta a livello nazionale di quasi 240 miliardi di euro con la creazione di oltre 1,6 milioni di posti di lavoro con un incremento del PIL dello 0,6 per cento annuo. In termine di benessere sociale il risparmio cumulato fino al 2020 per le bollette energetiche è di oltre 25 miliardi di euro";

secondo una stima effettuata da Nomisma, riportata in un articolo del 2 febbraio 2015 su "Corriere Economia" (inserto del "Corriere della Sera"), per rendere efficiente la parte più vecchia del patrimonio abitativo, ossia 2,4 milioni di edifici su un totale di 11,8, sono necessari 100 miliardi di euro. Il rientro dell'investimento, grazie ai risparmi energetici, avverrebbe in 7 anni, tenuto conto che su tali immobili grava una bolletta pari a 45 miliardi di euro tra elettricità e riscaldamento, ma che i costi possono essere ridotti di un terzo;

tra i benefici delle misure per la riqualificazione energetica devono essere altresì considerati anche gli effetti positivi in termini di contenimento della grave crisi economica attraversata dal settore delle costruzioni (nello specifico imprese edili e produttori di materiali), che ha conosciuto un calo degli investimenti negli ultimi anni maggiore del 30 per cento, nonché gli effetti sul rilancio della riqualificazione di cui necessita il parco edilizio esistente (ed in particolare della riqualificazione energetica). Numerose ricerche effettuate hanno portato a stimare in un aumento del 6 per cento l'incremento di prezzo che gli acquirenti sono disponibili a sostenere per un immobile recentemente riqualificato;

rilevato che:

numerosi studi (Cresme, Confartigianato, Confindustria) asseriscono che il saldo economico tra le risorse utilizzate dallo Stato per sostenere la misura e quelle generate (IVA, IRPEF-IRES, IRAP, IVA) è positivo con un'elevata emersione dell'economia sommersa;

l'onere per il bilancio dello Stato ai fini dell'erogazione delle agevolazioni deve essere esaminato anche in chiave di opportunità. In particolare, l'impatto delle agevolazioni del 65 per cento sul bilancio dello Stato andrebbe letto e interpretato anche in relazione ai ricavi, monetizzabili, derivati all'intero sistema Paese. Dalle valutazioni ENEA, nel bilancio dello Stato, per il periodo di funzionamento degli incentivi 2007-2010, considerando il flusso di cassa globale, risulta un saldo complessivo di 3,4 miliardi di euro in più;

l'Italia vanta, inoltre, una consolidata tradizione industriale in molti settori strettamente correlati all'efficienza energetica (caldaie, motori, inverter, smart grid, edilizia). Le imprese che si occupano di impianti e prodotti attinenti agli interventi di efficientamento energetico sono cresciute sensibilmente fra il 2007 e il 2010. A conferma di quanto detto, basti pensare che le imprese operanti nel settore degli impianti termici hanno registrato un aumento del 19 per cento; quelle operanti nel settore delle coperture e tetti, un aumento del 6 per cento; quelle operanti nel settore delle energie rinnovabili, un incremento del 340 per cento; quelle operanti nel settore infissi, un aumento del 18 per cento. Rimane tuttavia un potenziale di miglioramento importante;

valutato che:

nella comunicazione dell'8 marzo 2011 della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, "Una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050", viene indicato che "per operare la transizione verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio l'UE deve prepararsi ad abbattere le proprie emissioni interne dell'80 per cento entro il 2050 rispetto al 1990". Sull'intero arco di 40 anni, si stima che l'efficienza energetica e il passaggio a fonti d'energia a bassa intensità di carbonio prodotte internamente consentiranno di ridurre i costi medi dei carburanti in misura compresa tra 175 e 320 miliardi di euro annui;

secondo la comunicazione della Commissione europea citata, investire tempestivamente nell'economia a bassa intensità di carbonio stimolerebbe progressivamente un cambiamento strutturale dell'economia e genererebbe nuovi posti di lavoro, in termini netti, sia nel breve che nel medio periodo. Il suo rilancio potrebbe essere significativamente stimolato da un intervento incisivo per accelerare la ristrutturazione e la costruzione di alloggi efficienti sotto il profilo energetico. Il piano di efficienza energetica europeo conferma l'alto potenziale occupazionale insito nella promozione di investimenti in impianti più efficienti;

nell'ambito della direttiva 2009/28/CEE l'Italia è impegnata a raggiungere, entro il 2020, l'obiettivo della riduzione del 20 per cento dei consumi energetici e l'obiettivo della riduzione del 20 per cento delle emissioni in atmosfera;

considerato, inoltre, che:

oltre all'esame dei vari provvedimenti normativi che si sono succeduti nel corso degli anni e di cui si è dato conto, il Parlamento ha svolto un'intensa attività di indirizzo, anche nelle precedenti legislature, in relazione alla materia delle detrazioni fiscali per interventi di recupero edilizio e riqualificazione energetica. Tale attività di indirizzo si è svolta non solo nell'ambito dell'esame degli ordini del giorno ad alcuni dei provvedimenti succitati, ma anche nelle competenti Commissioni parlamentari, che hanno approvato risoluzioni. Alcuni di tali atti di indirizzo sono peraltro intervenuti nell'ambito del dibattito che ha caratterizzato negli anni la proroga e la stabilizzazione degli incentivi o la loro estensione a specifici ambiti, impegnando il Governo all'adozione di norme in tal senso;

relativamente agli atti di indirizzo della XVII Legislatura, si segnala la risoluzione 8-00014, approvata dalle Commissioni riunite VI (Finanze) e VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati, nella seduta del 26 settembre 2013, con cui le Commissioni hanno impegnato il Governo a dare stabilità all'agevolazione fiscale del 65 per cento prevista dal decreto-legge n. 63 del 2013, per un verso, mantenendo la differenza di 15 punti percentuali fra la predetta agevolazione fiscale (ecobonus) e quella riconosciuta per gli ordinari interventi di ristrutturazione edilizia e, per l'altro, ampliando i soggetti fruitori dell'agevolazione medesima. Le Commissioni parlamentari hanno avuto modo di esprimere orientamenti in tal senso anche in occasione dell'esame degli allegati al Documento di economia e finanza (DEF) recanti lo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas-serra, in coerenza con gli obblighi internazionali assunti dall'Italia in sede europea e internazionale, e i relativi indirizzi ("Allegato Kyoto");

anche nel parere al Documento di economia e finanza 2015, approvato dalla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato, si ribadisce la necessità di garantire il sostegno e la stabilizzazione alle misure, quali ad esempio l'ecobonus, volte a perseguire il risparmio e l'efficienza energetica, assicurando l'impegno a evitare nuovi sussidi a imprese o gruppi di imprese a carico dei consumatori;

in un'intervista pubblicata sul numero 34 di aprile 2015 di "Elementi", periodico del Gestore dei servizi energetici, consultabile sul sito istituzionale del Gestore, il vice ministro dell'economia, Enrico Morando, ha affermato di essere "d'accordo a decidere che l'ecobonus duri per un orizzonte più lungo di quello annuale, diciamo tre anni, per gli investimenti che riguardano realtà edilizie che non sono di proprietà di un'unica famiglia, come condomini o palazzi dove ci sono diversi proprietari";

il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, a margine degli Stati generali dell'efficienza energetica tenutisi a Verona Fiere, ha dichiarato: "L'ecobonus non va solo confermato per il 2015, come abbiamo deciso di fare, ma va reso strutturale nel panorama degli incentivi italiani". Il Ministro ha spiegato che gli introiti realizzati in termini di maggiori imposte con l'economia sono superiori ai contributi erogati e ha definito l'operazione "in attivo, vantaggiosa per lo Stato, le famiglie e l'ambiente", e ha altresì affermato: "ora dobbiamo continuare anche con più forza, rendendola stabile, perché famiglie e imprenditori hanno bisogno di conoscere per tempo i settori in cui si può investire e fare business". L'efficienza energetica, stando alle parole del Ministro, è "il futuro del campo ambientale: fa risparmiare le famiglie, abbassa le bollette, permette allo Stato di fare spending review. Nel decreto 91 abbiamo stanziato 350 milioni per l'efficientamento energetico degli edifici pubblici, partendo dalle scuole. Abbiamo un ritorno in termini di risparmi per lo Stato fortissimo, possiamo risparmiare fino al 40 per cento di quanto spendiamo oggi per elettricità e gas. Sono molti soldi";

nel corso del convegno "Regole e mercato dell'efficienza energetica", organizzato dal Gestore dei servizi energetici il 15 maggio 2015, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha ribadito che le detrazioni per l'efficienza energetica degli edifici "anziché essere rinnovate di anno in anno dovrebbero diventare strutturali su base pluriennale almeno fino al 2020". Intervenendo al medesimo convegno, il Ministro dell'ambiente e il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, Vicari, hanno dichiarato che il bonus fiscale per promuovere l'efficienza potrà diventare strutturale;

valutato che:

per l'importante ruolo di stimolo alla crescita e alla ripresa economica del Paese, la proposta di stabilizzare al 2020 il meccanismo dell'ecobonus è fortemente condivisa e sostenuta da tutte le realtà produttive e non coinvolte nel settore: dall'industria, all'artigianato, al commercio, alle banche, ai sindacati e alle associazioni ambientaliste. La strategia perseguita sinora dai Governi succedutisi, però, è stata quella di prorogare il meccanismo annualmente. Un cambio di passo in tale ambito garantirebbe una spinta importante anche nel campo della ricerca e dell'innovazione tecnologica da parte dei produttori di materiali e impianti;

attraverso la diversificazione delle aliquote e il tetto di spesa per tipologia di interventi è possibile contenere drasticamente l'onere in bilancio per lo Stato e permettere un uso più mirato del meccanismo di incentivazione;

è necessario, quindi, stimolare una combinazione efficace di finanziamenti pubblici e investimenti privati al fine di sfruttare il potenziale economico del raggiungimento degli obiettivi al 2020,

impegna il Governo:

1) ad attivarsi, nell'ambito della propria competenza, per l'adozione di ogni opportuna iniziativa di carattere legislativo volta a promuovere la stabilizzazione della misura di detrazione fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, prevedendo l'estensione delle agevolazioni fino al 31 dicembre 2020, anche attraverso una riduzione annuale o biennale della percentuale di detrazione;

2) a prevedere la rimodulazione delle tipologie di intervento ammesse ad agevolazione fiscale, predisponendo un meccanismo di premialità per i lavori caratterizzati da maggiore efficacia in termini di risparmio energetico ed introducendo dei valori limite di controllo alla spesa sostenuta (costo massimo per metro quadrato e per chilowattora, costo spese tecniche);

3) a prevedere l'obbligo della redazione dell'attestato di prestazione energetica al fine di accedere alla misura dell'ecobonus, riducendo il numero di rate annuali da 10 a 5 al fine di minimizzare il tempo di ritorno degli investimenti;

4) ad attivarsi, per quanto di competenza, affinché l'accesso all'ecobonus venga riconosciuto tramite la richiesta di documentazione tecnica dettagliata per ogni tipologia di intervento, certificata da tecnici abilitati;

5) a prevedere l'istituzione di un meccanismo sanzionatorio efficace per le dichiarazioni incongruenti, conferendo un ruolo attivo all'ENEA nella fase di validazione e di controllo della documentazione;

6) a favorire maggiori investimenti in programmi di riqualificazione di edifici pubblici e di edilizia sociale;

7) a favorire lo sviluppo dell'industria dei prodotti ad alto contenuto tecnologico per l'efficienza energetica, anche attraverso la previsione di specifici crediti di imposta per l'attività di ricerca e sviluppo che preveda la partecipazione di enti di ricerca;

8) ad introdurre strumenti di supporto e incentivazione alle imprese che esportano su mercati internazionali prodotti, sistemi e servizi che favoriscono l'efficienza energetica;

9) a rafforzare le attività di comunicazione sui temi dell'efficienza energetica al fine di migliorare la fruibilità e la trasparenza delle informazioni, anche attraverso l'organizzazione di iniziative mirate a favorire comportamenti energeticamente consapevoli e la predisposizione di linee guida per la definizione di metodologie educative condivise sul risparmio e l'efficienza energetica.

(1-00421) (Testo 2)


La mozione 1-00496, della senatrice De Petris ed altri, pubblicata il 10 dicembre 2015, deve intendersi riformulata come segue:

DE PETRIS, CERVELLINI, BAROZZINO, CRISTOFARO, PETRAGLIA, URAS, BOCCHINO, CAMPANELLA, VACCIANO - Il Senato,

premesso che:

all'interno del Documento di economia e finanza (DEF) 2014, il Governo aveva manifestato l'intenzione di attuare un piano di privatizzazioni attraverso la dismissione di partecipazioni in società controllate anche indirettamente dallo Stato; il programma nazionale di riforma, riporta infatti società a partecipazione diretta quali ENI, STMicroelectronics, ENAV, e società in cui lo Stato detiene partecipazioni indirettamente tramite Cassa depositi e prestiti, quali SACE, Fincantieri, CDP Reti, TAG (Trans Austria Gastleitung Gmbh) e, tramite Ferrovie dello Stato, in Grandi stazioni-Cento stazioni;

il Governo ha inteso dare avvio al processo di privatizzazione della società Ferrovie dello Stato italiane SpA, il principale gruppo operante nel settore del trasporto ferroviario nel nostro Paese con la preliminare deliberazione adottata nella riunione del 23 novembre 2015, che ha determinato la presentazione in Parlamento dello schema di decreto n. 251 per l'acquisizione del parere;

in un primo momento, numerosi esponenti del Governo si erano lanciati in entusiastiche e frettolose affermazioni circa la bontà del progetto di privatizzazione della società. Si ricordano in tal senso gli annunci del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti circa la volontà del Governo di avviare la procedura di privatizzazione con un tetto del 40 per cento, o le affermazioni del Ministro dell'economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, che ha sostenuto come il modello di valorizzazione e quotazione della holding sia quello maggiormente efficiente;

numerose iniziative parlamentari hanno, tuttavia, frenato la corsa del Governo a dare avvio a tale processo, che necessita, come è ovvio, di essere ponderato attentamente in tutti i suoi aspetti, data la centralità del gruppo nel nostro Paese e le numerose ricadute sul piano economico e sociale;

l'evoluzione della società Ferrovie dello Stato l'ha vista passare da azienda autonoma sotto il controllo del Ministero dei trasporti ad ente pubblico, nel 1986, fino a giungere nel 1992 alla conformazione di società per azioni a totale partecipazione statale, per il tramite del Ministero dell'economia e delle finanze. Nel 1999 la società è stata divisa in Trenitalia, che si occupa del trasporto passeggeri e merci, e Rete ferroviaria Italiana, che gestisce invece le infrastrutture, entrambe rimanendo a totale partecipazione di Ferrovie dello Stato;

la società Ferrovie dello Stato SpA ha un fatturato di 8,4 miliardi di euro e nella prima metà del 2015 la crescita del fatturato del gruppo rispetto all'anno 2014 è stata di oltre il 2 per cento; gli investimenti sono in aumento, e si prevede di arrivare dai 4,3 miliardi di euro del 2014 ai 6,5 miliardi nel 2016;

il gruppo conta circa 70.000 dipendenti, di cui circa 5.000 in Germania (Netinera). La linea ferroviaria è lunga 16.726 chilometri, di cui circa 1.000 ad alta velocità. Il sistema alta velocità-alta capacità parte da Torino e arriva fino a Salerno (Torino-Milano-Bologna-Roma-Napoli-Salerno). Ulteriori tratti sono tra Milano e Treviglio e tra Padova e Mestre. Attualmente, si sta completando il tratto Milano-Verona-Venezia per disegnare la cosiddetta «T». La frequenza è di 8.000 treni al giorno di cui circa 7.000 regionali e 1.000 tra alta velocità, media e lunga percorrenza e treni merci;

dati Mediobanca del 2015 individuano il gruppo Ferrovie dello Stato italiane come la seconda azienda italiana per investimenti, la quinta per dipendenti, la decima per redditività e la tredicesima per fatturato; infine, Ferrovie dello Stato italiane quest'anno ha conquistato il primo posto nella classifica delle aziende dove i giovani neolaureati desiderano lavorare ed è risultata prima nel ranking "Best employer of choice 2015";

è da segnalare come i processi di privatizzazione non possano essere aprioristicamente percepiti quale garanzia di successo economico e maggiore competitività, ma risultino spesso terreni fertili per operazioni poco trasparenti, rischiando di ledere i diritti della collettività in settori molto delicati; in Italia le privatizzazioni sono state sempre caratterizzate da un percorso particolarmente complesso, pieno di fallimenti e di incognite in cui spesso si sono intrecciate operazioni finanziarie poco trasparenti, per cui lo Stato quasi mai ne ha tratto vantaggio né dal punto di vista economico, né tanto meno sotto il profilo della competitività;

nel caso di Ferrovie dello Stato, un settore strategico per tutti i cittadini, la logica della privatizzazione colpirebbe tra l'altro una società con un enorme potenziale industriale, che andrebbe garantito, invece, anche attraverso processi di riconversione ecologica e tecnologica;

nell'ambito di un processo di privatizzazione di Ferrovie dello Stato, le entrate al bilancio dello Stato derivanti dai dividendi della società sarebbero notevolmente ridotte;

dato il carattere strategico del servizio offerto, è evidente come il controllo parlamentare sulle decisioni che coinvolgono Ferrovie dello Stato debba essere esercitato in tutto il suo potenziale, al fine di tutelare il diritto alla mobilità di tutti i cittadini e il consistente valore patrimoniale della società;

risultano poco chiare le motivazioni alla base della scelta di procedere alla privatizzazione di una società solida e in crescita come Ferrovie dello Stato, un processo che comporta l'alienazione di un immenso patrimonio in un settore tanto delicato per i cittadini, per garantire un'entrata nel Fondo di ammortamento del debito pubblico valutata tra i 5 e i 10 miliardi di euro: risorse ben poco significative rispetto agli attuali 2.000 miliardi di debito pubblico, soprattutto se si considerano i rischi per profitti, livelli occupazionali e competenze professionali;

un'affrettata privatizzazione presenta gravi rischi soprattutto sotto il profilo della salvaguardia del mantenimento dei diritti e delle tutele per le lavoratrici ed i lavoratori operanti nel comparto ferroviario che rappresenta il requisito fondamentale per la sicurezza e il buon funzionamento del sistema ferroviario e per servizi di alta qualità nei confronti delle persone. Senza contare che, con l'estensione della concorrenza nel trasporto ferroviario di passeggeri nazionale, il processo di privatizzazione e la possibile pressione finalizzata al taglio dei costi, l'attuale situazione di crisi economica in cui versa il Paese potrebbe ulteriormente aggravarsi con inevitabili conseguenze sul piano della riduzione del numero dei dipendenti, il maggior ricorso all'outsourcing e al subappalto dei servizi, l'aumento dei contratti atipici, l'incremento dell'utilizzo dei lavoratori in somministrazione, l'intensificazione dei carichi e della pressione sul lavoro, l'aumento degli orari di lavoro flessibili, del frazionamento dei turni di lavoro e del ricorso al lavoro straordinario;

la progressiva deresponsabilizzazione pubblica nei confronti del trasporto ferroviario rischia di comportare una lesione al diritto alla mobilità dei cittadini, attraverso aumenti dei prezzi e la riduzione delle corse su linee considerate non redditizie, colpendo in particolare i lavoratori pendolari: è necessario invece che il trasporto pubblico garantisca collegamenti tra tutte le aree del Paese, anche per ciò che concerne le cosiddette zone periferiche;

lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (n. 251), all'esame dell'8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato per l'emissione del parere parlamentare, recante definizione dei criteri di privatizzazione e delle modalità di dismissione della partecipazione detenuta dal Ministero dell'economia nel capitale di Ferrovie dello Stato italiane SpA, non contiene nulla sulle garanzie ai lavoratori, alla sicurezza dei viaggiatori e al mantenimento e sviluppo della qualità del servizio, in particolare del servizio pubblico relativo al pendolarismo e al trasporto merci. Inoltre risulta particolarmente oscura l'affermazione del Governo secondo cui è sua intenzione procedere all'apertura ad altri soci del capitale di FS SpA, "anche mediante nuove disposizioni finalizzate alla piena valorizzazione della società e del Gruppo";

l'opzione di privatizzare l'intero gruppo, con la possibilità che dei privati possano quindi controllare anche le società che detengono la rete e l'infrastruttura che offre il servizio pubblico a carattere universale come Rete Ferroviaria Italiana (RFI), rischia inoltre di creare un pericoloso e dannoso precedente;

è necessario che l'intero progetto di privatizzazione sia valutato dal Parlamento in modo puntuale e dettagliato nei suoi aspetti e risvolti economici, industriali, occupazionali e sociali. Il Governo, invece di un vago schema di decreto, dovrebbe essere in grado di produrre una relazione che valuti gli effetti finanziari e industriali della alienazione di FS sul bilancio dello Stato, e i minori dividendi conseguentemente versati;

al contrario, lo schema di decreto non reca nel dettaglio una disciplina di alienazione esaustiva, sia nella fase di mantenimento di una quota di controllo pubblico nel capitale, sia in merito alle eventuali determinazioni relative all'offerta pubblica di vendita;

le affermazioni del ministro Padoan circa il potenziale interesse di investitori istituzionali, anche internazionali, non vengono accompagnate da dati e informazioni chiare in merito. L'amministratore delegato del gruppo ha di contro annunciato nei primi giorni di febbraio che la quotazione in Borsa di FS verrà rimandata almeno al 2017, necessitando di tempi lunghi e di certezza in merito ad alcuni nodi irrisolti: un piano industriale che risolva le due principali criticità della gestione, il trasporto merci e il trasporto regionale; una condizione "difficile" dei mercati azionari; un quadro regolatorio ancora incompiuto;

lo stesso ministro Delrio in un'intervista al quotidiano "la Repubblica" del 19 marzo 2016 ha confermato che la privatizzazione di FS, entro la fine del 2016, appare piuttosto complicata;

in merito ai citati atti parlamentari intervenuti nel corso degli ultimi mesi sulla questione della privatizzazione di FS, si segnala come alla Camera dei deputati, il 3 dicembre 2015, sia stata approvata la mozione 1-01068, che impegnava il Governo "ad astenersi nell'immediato dal procedere alla messa sul mercato di quote pubbliche afferenti al gruppo Ferrovie dello Stato italiane S.p.a., quantomeno fino a quando il Governo non avrà illustrato alle Camere in modo puntuale tutti gli aspetti e i risvolti economici, industriali, occupazionali e sociali conseguenti all'annunciato piano di privatizzazione del gruppo";

inoltre, nei due rami del Parlamento sono stati approvati pareri al suddetto schema di decreto del Governo n. 251. La 8ª Commissione permanente del Senato ha richiesto, tra le altre cose, che venga data piena e puntuale applicazione a quanto previsto dalle mozioni approvate alla Camera dei deputati, nel senso che il Governo, prima di procedere all'effettivo collocamento sul mercato delle quote azionarie di Ferrovie dello Stato italiane SpA, informi tempestivamente il Parlamento circa alcune questioni: le modalità che saranno adottate in via definitiva per la privatizzazione, con particolare riguardo alle soluzioni tecniche prescelte per il mantenimento della proprietà pubblica dell'infrastruttura ferroviaria e, conseguentemente, per l'assetto societario del gestore dell'infrastruttura stessa; il nuovo piano industriale, preventivamente approvato da Ferrovie dello Stato italiane SpA; eventuali provvedimenti legislativi o regolatori che possano incidere sui settori di attività e sull'operatività del gruppo, in particolare nel trasporto regionale e locale e nel trasporto merci; sui conseguenti effetti economici, industriali, occupazionali e sociali attesi dalla privatizzazione;

infine, si segnala come il comma 677 della legge di stabilità per il 2016 (legge n. 208 del 2015) abbia previsto che: "Qualora entro il 31 dicembre 2016 si proceda all'alienazione di quote o a un aumento di capitale riservato al mercato del gruppo Ferrovie dello Stato italiane Spa, il Ministero dell'economia e delle finanze presenta alle Camere una relazione che evidenzia in modo puntuale l'impatto economico, industriale e occupazionale derivante dalla privatizzazione nella quale sono indicati in particolare i dati finanziari e industriali degli effetti dell'alienazione o dell'eventuale aumento di capitale sulle società interessate e sul bilancio dello Stato, la minore spesa per interessi derivante dall'utilizzo delle risorse incassate dall'alienazione per la riduzione del debito pubblico, i minori dividendi versati al bilancio dello Stato in conseguenza dell'alienazione e gli effetti dell'alienazione o dell'aumento di capitale riservato al mercato sul piano industriale del gruppo";

ad oggi, tuttavia, il Governo non ha ancora inviato alle Camere nulla che approfondisca realmente la questione della privatizzazione delle Ferrovie dello Stato o i possibili benefici che ne trarrebbe la collettività;

di contro lo schema di decreto n. 251, unico elemento sottoposto sinora all'attenzione del Parlamento, oltre a essere estremamente vago su tempi e modalità del processo di alienazione d FS, mostra come la volontà del Governo non sia quella di potenziare i servizi e la rete nell'interesse generale del Paese, ma, piuttosto, di fare cassa ed abbattere il debito pubblico, come chiarito anche nella memoria dell'audizione del ministro Padoan del 12 gennaio 2016, in cui si legge che " Gli introiti derivanti dalla quotazione di Ferrovie dello Stato Italiane saranno destinati per legge esclusivamente al fondo ammortamento dei titoli di Stato e utilizzati, attraverso il riacquisto o il rimborso a scadenza di detti titoli, per la riduzione del debito pubblico ai sensi della normativa vigente"; senza nemmeno avere dati circa la reale entità degli introiti derivanti dalla privatizzazione in oggetto, come confermato dal ministro delle finanze Padoan nel corso dell'audizione presso la IX Commissione permanente (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei deputati,

impegna il Governo:

1) a non adottare in via definitiva lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 251 recante definizione dei criteri di privatizzazione e delle modalità di dismissione della partecipazione detenuta dal Ministero dell'economia nel capitale di Ferrovie dello Stato italiane SpA e a rinviare l'avvio di un possibile processo di privatizzazione, al fine di promuovere un serio dibattito politico e parlamentare basato su dati certi, provenienti da stime e simulazioni fondate su un approfondito esame delle conseguenze e degli eventuali esiti della privatizzazione stessa, relativi, in particolare, alla garanzia dei livelli occupazionali e contrattuali, del mantenimento e dello sviluppo della qualità dell'offerta di servizio pubblico locale e regionale, nel quadro del potenziamento della sicurezza degli utenti e dei lavoratori, della rivitalizzazione e dell'efficientamento del trasporto merci, in un'ottica di riconversione ecologica e civile che diminuisca progressivamente il trasporto su gomma, della promozione di investimenti mirati a colmare il gap infrastrutturale ferroviario che divide il Mezzogiorno dal resto del Paese, con particolare riferimento all'alta velocità, al raddoppio delle linee e all'ammodernamento del materiale rotabile, nonché relativi agli effetti della alienazione sul bilancio dello Stato e ai minori dividendi versati al bilancio dello Stato in conseguenza dell'alienazione stessa;

2) a considerare la reale opportunità di procedere alla privatizzazione di un settore tanto delicato sul piano sociale, quanto centrale su quello economico;

3) come richiesto anche dalle osservazioni al parere della 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato del 13 gennaio 2016 sull'atto del Governo n. 251, a non escludere a priori la destinazione, per quote e verificato il volume complessivo degli introiti, anche a misure dirette agli investimenti infrastrutturali sulla rete ferroviaria, riqualificando le reti di trasporto regionale.

(1-00496) (Testo 2)

Mozioni

CONSIGLIO, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, COMAROLI, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI - Il Senato,

premesso che:

di fronte al perdurare della crisi economica, gli investimenti in edilizia, in risparmio energetico, in forti rinnovabili, in innovazione e ricerca e, più in generale, nella "green economy"possono rappresentare un'importante occasione per ridare slancio all'economia italiana, permettendo di coniugare l'obiettivo di maggiore competitività e modernizzazione del Paese con la necessità di adottare modelli di sviluppo maggiormente sostenibili dal punto di vista ambientale;

durante la XVII Legislatura, è stato confermata in diverse occasioni, e da ultimo nell'ambito dell'esame del cosiddetto allegato Kyoto al Documento di economia e finanza 2015, il percorso verso un'economia a basso contenuto di anidride carbonica, che per l'Italia risulta fondamentale ai fini del raggiungimento degli impegni presi, a livello internazionale ed europeo;

a livello europeo, l'adozione del pacchetto clima ed energia ha dato risultati positivi sul versante del rispetto degli obiettivi del protocollo di Kyoto: nel 2012 le emissioni hanno registrato i livelli più bassi dal 1990. In particolare, le emissioni totali di gas a effetto serra dell'Unione europea sono diminuite del 19,2 per cento rispetto ai livelli 1990 e del 21,6 per cento rispetto a quelli degli anni di riferimento di Kyoto (2008-2012);

le ultime statistiche annuali disponibili (Eurostat) evidenziano la continuità della tendenza positiva: nel 2013 le emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione di combustibile fossile sono diminuite nell'Unione europea del 2,5 per cento rispetto al 2012;

il Consiglio europeo del 22-23 ottobre 2014 ha raggiunto l'accordo sul quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo successivo al 2020, presentato a gennaio 2014 dalla Commissione e integrato, nel luglio 2014, da una comunicazione sull'efficienza energetica. Sono elementi essenziali dell'accordo: la riduzione del 40 per cento nel 2030 delle emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990; il raggiungimento entro il 2030, a livello di Unione, di una quota di energia proveniente da fonti rinnovabili consumata nella UE di almeno il 27 per cento; il risparmio energetico del 30 per cento per il 2030; il nuovo sistema di governance, basato su piani nazionali intesi a rendere competitivo, sicuro e sostenibile il settore energetico;

nell'ambito delle politiche di contenimento delle emissioni di anidride carbonica, un contributo importante, a livello sia europeo che nazionale, potrebbe essere offerto dalle iniziative di promozione e sviluppo dell'efficienza energetica, perseguibile anche attraverso iniziative di riqualificazione energetica degli edifici;

la direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica, recepita dall'Italia con il decreto legislativo n. 102 del 2014, sancisce il ruolo fondamentale dell'efficienza energetica come strumento strategico nell'attuale scenario europeo per affrontare sfide come la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, il rilancio della crescita economica, la creazione di nuovi posti di lavoro e l'aumento della competitività delle aziende, intervenendo in diversi settori ritenuti in grado di cogliere le opportunità offerte dal risparmio energetico, dall'edilizia ai trasporti, passando per le produzioni;

l'Unione europea, in particolare, nella comunicazione sull'efficienza energetica, del luglio 2014, ha stimato che l'efficienza energetica degli edifici aumenta dell'1,4 per cento all'anno; tale percentuale, relativamente limitata, dipende per gran parte dai ridotti livelli delle ristrutturazioni. Gli Stati membri che hanno ottenuto il maggior successo nel ridurre gli sprechi energetici hanno associato prescrizioni rigorose di efficienza energetica per gli edifici nuovi o ristrutturati a programmi a favore della ristrutturazione. Per i benefici dell'efficienza energetica degli edifici, la sfida a livello europeo è accelerare e finanziare gli investimenti iniziali e aumentare la percentuale di ristrutturazioni del parco immobiliare esistente dall'1,4 per cento attuale ad oltre il 2 per cento;

a partire dal 2007, in Italia, il perseguimento dell'obiettivo dell'efficientamento energetico degli edifici è stato attuato attraverso un sistema di incentivi fiscali. Tra questi, il decreto-legge n. 63 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 90 del 2013, ha potenziato il regime delle detrazioni fiscali, passato dal 55 al 65 per cento, per gli interventi di miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici;

la legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014) per quanto concerne la detrazione d'imposta per le spese relative ad interventi di riqualificazione energetica degli edifici, ha prorogato di un anno la misura della detrazione al 65 per cento, stabilendo altresì che la detrazione si applichi nella misura del 50 per cento per l'anno 2015;

tali detrazioni sono state ulteriormente prorogate dalla legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità per il 2015) e sono state estese anche alle schermature solari, agli impianti di climatizzazione invernale alimentati da biomasse combustibili (nel limite massimo di detrazione di 30.000 euro) nonché all'adozione di misure antisismiche, confermando la misura del 65 per cento;

in particolare, per i contribuenti persone fisiche, non titolari del reddito d'impresa, sono detraibili le spese pagate mediante bonifico bancario o postale entro il 31 dicembre 2015; per i contribuenti titolari di reddito d'impresa, per i quali i lavori attengono all'esercizio dell'attività commerciale, la detrazione è riconosciuta in relazione alle spese imputabili ai vari periodi di imposta, fino a quello in corso al 31 dicembre 2015. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo;

la grave e prolungata crisi ha ridotto drasticamente il potere di acquisto di molti contribuenti, per i quali sarebbe utile, dato il peggioramento delle loro condizioni economiche, recuperare le somme derivanti dalle agevolazioni fiscali in tempi più brevi rispetto a quelli attualmente previsti;

i risultati fino ad oggi ottenuti con l'adozione di tali forme di agevolazione sono stati molto importanti, rappresentando un valido strumento di supporto alla crescita e allo sviluppo delle imprese che operano nei settori interessati; secondo un'indagine del Cresme-Enea, nel 2015 il volume complessivo di interventi connessi alle agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici è stato pari a 1.400.000, per un totale di 17 miliardi di euro di investimento complessivi ed ha interessato sopratutto piccole e medie imprese nell'edilizia e nell'indotto. Dal punto di vista occupazionale, il regime delle detrazioni fiscali del 55 per cento ha contribuito a creare ogni anno 55.000 posti di lavoro nei settori interessati, con particolare riferimento al comparto dell'edilizia dove l'introduzione di elementi di maggiore innovazione e qualità è riuscita a mitigare gli effetti della crisi, che, per il solo settore dell'edilizia, ha portato alla perdita di oltre 500.000 posti di lavoro;

l'agevolazione fiscale del 55 per cento, oggi del 65 per cento, si è dimostrata essere di gran lunga fra le misure anticicliche più efficaci attivate negli ultimi anni, con effetti positivi sul bilancio del Paese, in quanto non solo rappresenta un importante sostegno al rilancio dei consumi, ma contribuisce anche all'emersione del sommerso in settori ritenuti strategici per la ripresa economica, come quello edile;

il nostro Paese vanta inoltre una fiorente industria in diversi settori strettamente correlati all'efficienza energetica. Negli ultimi anni si è assistito ad una consistente crescita dei sistemi di accumulo di energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, con particolare riferimento alla fonte solare, i quali hanno dato vita ad un mercato nel quale l'Italia è all'avanguardia con numerose aziende leader a livello europeo;

l'installazione di sistemi di accumulo a batterie negli edifici permetterebbe di immagazzinare l'energia prodotta in eccesso rispetto alla domanda oraria dei carichi e di utilizzarla in diversi momenti del giorno in base alle necessità dell'utenza, limitando i prelievi dalla rete, a beneficio dei consumatori finali che potrebbero usufruire di un sistema elettrico più efficiente, a costi vantaggiosi;

il sostegno allo sviluppo delle aziende di settore consentirebbe di generare nuova occupazione, con ricadute importanti sulla crescita del sistema produttivo del Paese;

il Parlamento ha svolto un'intensa attività legislativa in relazione alla materia delle detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione e di riqualificazione energetica degli edifici. Negli ultimi anni si è acceso un dibattito parlamentare sulla necessità di stabilizzare nel tempo le attuali misure di agevolazione fiscale e sulla loro estensione a specifici ambiti, impegnando il Governo con specifici atti di indirizzo;

nel parere approvato dalla 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato sull'atto di Governo n. 90, di recepimento della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica, partendo dalla considerazione che il comparto abitativo ha un ruolo di fondamentale importanza nelle politiche per l'efficienza energetica, visto che agli immobili è ascrivibile circa il 36 per cento del consumo complessivo di energia, si vincola il Governo a rendere permanenti, compatibilmente con i vincoli di bilancio, le attuali agevolazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica degli immobili, avendo cura di continuare a garantire, in ogni caso, un'effettiva convenienza di tali agevolazioni rispetto a quelle riconosciute per gli ordinari interventi di ristrutturazione edilizia,

impegna il Governo:

1) ad adottare ogni opportuna iniziativa, anche di carattere finanziario, volta alla stabilizzazione normativa delle attuali agevolazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici;

2) a reperire le opportune risorse finanziarie da indirizzare a sostegno di misure per la riduzione del numero di rate annuali relative al recupero delle spese sostenute dai contribuenti persone fisiche o titolari di reddito d'impresa che si sono avvalsi o si avvalgono delle detrazioni di imposta per gli interventi di riqualificazione energetica degli immobili;

3) ad incentivare, nell'ambito delle politiche finalizzate alla maggiore crescita delle fonti energetiche rinnovabili, la realizzazione di sistemi di accumulo a batterie installati all'interno di edifici in abbinamento agli impianti per la produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, al fine di ottimizzare l'autoconsumo di energia elettrica prodotta da tali impianti, a beneficio di un sistema elettrico maggiormente competitivo;

4) a pubblicizzare il procedimento per l'accesso alle detrazioni fiscali relative all'ecobonus, al fine di favorire un maggior ricorso ai benefici previsti dalla vigente normativa in materia di efficienza energetica e di ristrutturazione edilizia.

(1-00542)

SCIBONA, CIOFFI, AIROLA, MARTELLI, GAETTI, SERRA, LUCIDI, CAPPELLETTI, CASTALDI, GIROTTO, MORONESE, BULGARELLI, PUGLIA, DONNO, MONTEVECCHI, PAGLINI, SANTANGELO, BOTTICI, BERTOROTTA - Il Senato,

premesso che:

Ferrovie dello Stato SpA è la principale società operante nel trasporto ferroviario italiano, con un fatturato di 8,4 miliardi di euro, 70.000 dipendenti e un totale di 16.700 chilometri di rete ferroviaria, di cui circa 1.000 ad alta velocità;

le azioni di Ferrovie dello Stato italiane SpA appartengono interamente allo Stato per il tramite del socio unico Ministero dell'economia e delle finanze, a cui fanno capo le società operative nei diversi settori della filiera e altre società di servizio e di supporto al funzionamento del gruppo;

le società controllate direttamente da FS SpA sono 14, tra cui le principali sono: Trenitalia, che gestisce le attività di trasporto passeggeri e di logistica; RFI, gestore dell'infrastruttura ferroviaria; FS Logistica, per la logistica ferroviaria del sistema nazionale delle merci; Busitalia Sita Nord, opera nel trasporto persone con autobus nel Centro-Nord; Italferr, che opera sul mercato italiano e internazionale dell'ingegneria dei trasporti ferroviari; Grandi stazioni (60 per cento la partecipazione di FS), gestisce il network delle 14 principali stazioni ferroviarie italiane; Centostazioni (60 per cento la partecipazione di FS), per la valorizzazione, riqualificazione e gestione di 103 immobili ferroviari sul territorio nazionale; Netinera Deutschland (51 per cento la partecipazione di FS), una capogruppo che controlla 7 società che governano circa 40 imprese nei Länder tedeschi che operano nel trasporto ferroviario, nel trasporto di passeggeri su strada, nella logistica, nella manutenzione e riparazione dei veicoli, nelle infrastrutture ferroviarie; Fercredit, società di servizi finanziari (factoring, leasing e credito al consumo); Ferservizi, il centro servizi integrato, che gestisce per la capogruppo e per le società del gruppo FS le attività di back office (acquisti, servizi immobiliari, servizi amministrativi, servizi informatici e tecnologici); FS sistemi urbani, per la valorizzazione del patrimonio del gruppo non funzionale all'esercizio ferroviario e lo svolgimento di servizi integrati urbani. A queste si aggiungono 61 società controllate indirettamente, la maggior parte delle quali all'estero;

considerato che:

con lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Atto del Governo n. 251), presentato al Senato il 2 dicembre 2015, è stato avviato l'iter di privatizzazione, attraverso il collocamento sul mercato di una quota di minoranza, fino ad un massimo del 40 per cento, del capitale della capogruppo Ferrovie dello Stato SpA, in modo tale da consentire comunque il mantenimento di una partecipazione dello Stato al capitale di Ferrovie dello Stato non inferiore al 60 per cento;

la norma contenuta all'articolo 1, comma 1, fa espressamente salva l'assegnazione dell'infrastruttura ferroviaria nazionale, gestita da Rete ferroviaria italiana SpA (RFI), che opera in base alla concessione quarantennale di cui al decreto ministeriale n. 138T del 31 ottobre 2000;

l'alienazione della quota di partecipazione potrà essere effettuata, anche in più fasi, con 2 possibili modalità: a) offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia e ai dipendenti del gruppo Ferrovie dello Stato; b) offerta pubblica di vendita rivolta a investitori istituzionali italiani e internazionali;

lo schema di decreto ha un contenuto estremamente sintetico ed un limitato livello di dettaglio rispetto alle concrete modalità di realizzazione del processo di alienazione della partecipazione, non chiarendo, innanzitutto, se l'intenzione sia quella di collocare sul mercato una quota dell'intera holding di Ferrovie dello Stato italiane SpA o singoli segmenti di attività, impedendo così anche di comprendere quale sia l'effettivo perimetro societario oggetto della privatizzazione e di valutare quale potrebbe essere il valore economico-finanziario della stessa operazione;

lo schema di decreto si colloca all'interno di un più ampio programma di privatizzazioni reso noto a partire dalla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2013, nella quale è stata prevista una riduzione del debito pubblico nel periodo 2014-2017 di 0,5 punti percentuali di Pil all'anno derivante dagli introiti delle privatizzazioni e delle dismissioni immobiliari. Tale impostazione è stata confermata anche nel Documento di economia e finanza 2014 e in quello del 2015. Nell'ambito di quest'ultimo, il programma nazionale di riforma (PNR), che definisce, in coerenza con il programma di stabilità, gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delineati dalla nuova strategia Europa 2020, conferma la cessione delle partecipazioni di ENEL, Poste italiane, Ferrovie dello Stato, ENAV e Grandi stazioni SpA;

il Ministro dell'economia, in sede di audizione presso l'8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, nell'ambito dell'esame dello schema di decreto, ha dichiarato che, tra il 2016 e il 2018, si prevede che l'insieme del programma di privatizzazioni potrà portare all'erario introiti pari allo 0,5 per cento del PIL su base annua. Proprio in questi giorni, inoltre, si è diffusa la notizia secondo cui il Governo starebbe lavorando ad una seconda tranche di privatizzazione di Poste italiane;

le entrate derivanti dalle quotazioni della società saranno destinate, così come previsto all'articolo 13 del decreto-legge n. 332 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 474 del 1994, e come confermato dal Ministro dell'economia in sede di audizione, esclusivamente al fondo di ammortamento del debito pubblico (di cui all'articolo 2 della legge n. 432 del 1993), escludendo in tal modo che la privatizzazione possa eventualmente costituire un'operazione di politica industriale volta al rilancio del settore ferroviario, favorendo il risanamento dei segmenti oggi più carenti quali il trasporto pubblico locale e il trasporto merci, la crescita degli investimenti e il recupero di efficienza dei servizi;

tale operazione di privatizzazione potrebbe inoltre determinare l'indebolimento di rilevanti potenzialità industriali nazionali, senza peraltro un sostanziale e rilevante effetto di diminuzione del debito pubblico, ma con una riduzione delle entrate fornite al bilancio dello Stato dai dividendi della stessa società;

continuare a considerare le privatizzazioni come strumento per il riequilibrio dei conti pubblici attraverso una riduzione dello stock di debito significa anche ignorare del tutto gli effetti della prima ondata di privatizzazioni che, nella seconda metà degli anni '90 del secolo scorso, ha interessato alcune delle public utility di proprietà pubblica, quali Telecom Italia, Enel e Eni. Anche in quell'occasione le privatizzazioni sono state guidate dall'urgenza dei conti pubblici, senza avviare contemporaneamente un processo di liberalizzazione dei mercati in cui le società stesse operavano. Le conseguenze di quelle scelte si sono concretizzate, negli anni, in ritardi e distorsioni nella liberalizzazione dei mercati, con gli inevitabili svantaggi che ne sono derivati per i cittadini;

il dibattito relativo ad un'eventuale alienazione di quote di Ferrovie dello Stato italiane non sembra, inoltre, aver considerato attentamente i rischi derivanti da un'affrettata privatizzazione soprattutto sotto il profilo della salvaguardia del mantenimento dei diritti e delle tutele per i lavoratori operanti nel comparto ferroviario;

rilevato che:

nonostante FS sia una delle principali aziende del Paese, in grado di incidere direttamente sulla politica nazionale dei trasporti, è sotto gli occhi di tutti che il settore ferroviario in Italia, al di là dei risultati ottenuti in termini di miglioramento del servizio con la realizzazione e l'attivazione di alcune tratte della rete ad alta velocità e alta capacità (sebbene, in alcuni casi, a costi di investimento tripli rispetto ai sistemi di alta velocità di altri Paesi europei), sconta ancora gravi carenze, in particolare nel trasporto di passeggeri di percorrenza medio-lunga, in quello regionale e locale e nel trasporto merci, penalizzando pesantemente l'attività e la vita di cittadini e imprese;

negli ultimi 20 anni lo Stato italiano ha investito massicciamente per realizzare la rete ad alta velocità/alta capacità (AV/AC). Secondo i dati forniti nell'ultimo piano industriale (2011-2015) di Ferrovie dello Stato, per l'intera opera sono stati già spesi circa 28 miliardi di euro, a fronte di un costo complessivo previsto di circa 40 miliardi;

l'Italia, infatti, è ormai sempre più un Paese che viaggia a 2 velocità: da una parte i convogli ad alta velocità che collegano le principali destinazioni Roma, Milano, Napoli, Salerno, Torino, Venezia, con una offerta sempre più ampia, articolata e sempre più remunerativa; dall'altra quella dei treni di medio-lunga percorrenza e dei treni regionali, dove si viaggia troppo spesso tra tagli di risorse, soppressioni di corse, ritardi e disservizi, e con oltre 1.189 chilometri di rete ferroviaria "storica" ormai chiusi. Uno studio pubblicato sulla rivista bimestrale dell'ENEA, "Energia, Ambiente e Innovazione", pubblicato a fine 2012, esaminando i dati di dettaglio dell'esercizio di Trenitalia mostrava come già allora i tagli sull'offerta viaggiatori di media e lunga percorrenza fossero tutti concentrati sui servizi "universali contribuiti", ossia quei servizi che non sono in grado di garantire la propria redditività e quindi, in quanto ritenuti di pubblica utilità, sono sovvenzionati dallo Stato attraverso il contratto di servizio stipulato da Trenitalia SpA con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, favorendo così l'interesse della stessa impresa di trasporto a trasferire una parte della domanda dei viaggiatori dall'area del servizio universale a quella di mercato, redditizia;

il Ministro delle infrastrutture ha in più occasioni ribadito che il settore del trasporto regionale locale è in grave sofferenza e che, dopo la privatizzazione, Ferrovie dello Stato dovrà in ogni caso garantire il rispetto degli obblighi del servizio pubblico universale, con particolare riguardo alla qualità ed efficienza del trasposto pubblico locale;

è evidente che il rispetto di tali obblighi da parte di FS, a prescindere da ogni eventuale privatizzazione, è stato ripetutamente ignorato. La strategia della holding Ferrovie dello Stato è stata negli anni quella di tagliare le tratte in perdita del servizio universale, concentrare attenzioni e investimenti su quelle redditizie, partecipare a gare all'estero, e, nel contempo, mantenere un ruolo centrale nel servizio di trasporto regionale, con importanti contributi finanziari delle Regioni, avvalendosi degli affidamenti diretti e contando sul rinvio sistematico dello svolgimento delle gare, già previsto, per il trasporto locale, sin dal decreto legislativo n. 422 del 1997. Ne consegue che la necessità di garantire su tutto il territorio nazionale servizi adeguati, sia per quanto riguarda i collegamenti che vengono effettuati, sia per quanto riguarda la qualità dei servizi, la puntualità e le condizioni dei treni, resta una mera enunciazione di principi;

un'eventuale operazione di privatizzazione dovrebbe comunque garantire da parte dell'azienda il rispetto di tutti gli obblighi legati al servizio universale, evitando il prevalere di logiche, come quelle sinora perseguite, che premino solo i settori di attività più remunerativi, come i collegamenti ad alta velocità, assicurando i necessari investimenti pubblici e privati anche per servizi meno profittevoli (come il trasporto regionale e locale), ma che rivestono grande rilevanza sociale ed ambientale, e intervenendo, in particolare, per l'ammodernamento strutturale delle linee esistenti al fine di rendere più vantaggioso e maggiormente concorrenziale il servizio ferroviario, soprattutto per i pendolari;

considerato inoltre che:

il 3 dicembre 2015, presso la Camera dei deputati, è stata discussa e approvata una serie di mozioni (1-01068, 1-01070, 1-01072, 1-01077, 1-01078 e 1-01080) sul progetto di privatizzazione di Ferrovie dello Stato italiane SpA, con le quali si impegnava il Governo, tra le altre cose, a mantenere il controllo pubblico dell'infrastruttura ferroviaria e a non procedere al collocamento sul mercato di quote del capitale sociale del gruppo senza prima aver illustrato in modo puntuale al Parlamento tutti gli aspetti e i risvolti economici, industriali, occupazionali e sociali conseguenti al piano di privatizzazione;

l'articolo 1, comma 677, della legge di stabilità per il 2016 (legge n. 208 del 2015) prevede, infatti, che, qualora entro il 31 dicembre 2016 si proceda all'alienazione di quote o a un aumento di capitale riservato al mercato del gruppo Ferrovie dello Stato italiane SpA, il Ministero dell'economia presenti alle Camere una relazione che evidenzi in modo puntuale l'impatto economico, industriale e occupazionale derivante dalla privatizzazione;

nel corso delle audizioni svolte dall'8ª Commissione permanente del Senato, il Governo ha espresso la volontà di non procedere alla privatizzazione prima di aver definito un nuovo piano industriale per il gruppo, teso anche a risanare e rilanciare le attività ancora in sofferenza;

l'8ª Commissione del Senato, il 19 gennaio 2016, ha approvato sullo schema di decreto n. 251 un parere favorevole contenente numerose condizioni e osservazioni. Il Movimento 5 Stelle ha presentato un parere contrario sull'atto,

impegna il Governo:

1) a non adottare in via definitiva lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, recante la definizione dei criteri di privatizzazione e delle modalità di dismissione della partecipazione detenuta dal Ministero dell'economia nel capitale di Ferrovie dello Stato SpA (Atto del Governo n. 251);

2) a subordinare il processo di privatizzazione sia di Ferrovie dello Stato SpA che delle altre società a controllo pubblico ad un ampio confronto tra Governo e Parlamento e ad una seria e verificabile analisi dei possibili esiti e degli effetti economici, industriali, occupazionali e sociali attesi dai processi di privatizzazione in corso, anche al fine di rivedere la decisione di vendere asset vincenti del patrimonio pubblico per il solo fine di pervenire ad una minima riduzione dello stock di debito pubblico, scelta perdente nel medio e lungo periodo;

3) a presentare alle Camere, a prescindere da quanto già previsto dall'articolo 1, comma 677, della legge di stabilità per il 2016, i dati finanziari e industriali degli effetti conseguenti ad un'eventuale alienazione della quota di FS sul bilancio dello Stato e i minori dividendi versati;

4) ad informare tempestivamente il Parlamento in merito ai nuovi obiettivi industriali che Ferrovie dello Stato italiane SpA intenderà darsi e ad intervenire opportunamente affinché le attività del gruppo convergano sinergicamente nell'obiettivo del Governo di migliorare l'efficienza complessiva del sistema di trasporto;

5) a garantire pienamente la proprietà pubblica dell'infrastruttura ferroviaria e ad investire nella rete ferroviaria per ammodernare le linee esistenti, riqualificando in particolare le reti di trasporto regionale, al sostegno della ripresa economica, e per colmare il gap infrastrutturale esistente tra il Nord e il Sud del Paese, drammaticamente rappresentato, da un lato, dall'aumento di aree che dispongono di collegamenti ad alta velocità e, dall'altro, dalla presenza, principalmente nell'Italia meridionale, di linee a binario unico non elettrificato;

6) a monitorare il rispetto da parte di Ferrovie dello Stato degli obblighi del servizio pubblico, con particolare riguardo alla qualità, sicurezza ed efficienza del trasposto pubblico locale, anche al fine di massimizzare i benefici in termini ambientali e di risparmio energetico ottenibili da un rilancio del trasporto su ferro, riducendo drasticamente il traffico su gomma e favorendo l'abbattimento di polveri sottili;

7) ad adottare, ove mai dovesse avere seguito l'operazione di privatizzazione, le opportune iniziative per garantire che l'ingresso di un soggetto privato nel capitale di Ferrovie dello Stato SpA avvenga nel rispetto della massima trasparenza ed imparzialità, assicurando la tutela dell'interesse pubblico.

(1-00543)

LUCIDI, BERTOROTTA, MORONESE, CASTALDI, AIROLA, PAGLINI, CAPPELLETTI, SCIBONA, SERRA, BUCCARELLA, BOTTICI, PUGLIA, DONNO, MONTEVECCHI, SANTANGELO, TAVERNA, MORRA, CIOFFI - Il Senato,

premesso che:

il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento dovrebbe garantire, tra l'altro, i buoni rapporti istituzionali tra Governo e Parlamento;

l'attuale Ministro in carica è l'onorevole Maria Elena Boschi;

il gruppo Movimento 5 Stelle ha presentato, tra gli altri, due atti relativi a questo tema. In particolare, in data 9 aprile 2014, è stato presentato l'atto di sindacato ispettivo 3-00890, e, in data 3 novembre 2015, l'atto 2-00315, con i quali si chiedeva per quali motivi il Governo Renzi, e quindi tutti i Ministri che compongono il Consiglio, hanno la deprecabile tendenza a non rispondere agli atti di sindacato ispettivo presentati dai parlamentari;

preso atto che risulta che ai citati atti di sindacato ispettivo il Governo non abbia ancora risposto;

considerato che:

l'istituto del sindacato ispettivo è uno degli strumenti fondamentali a disposizione dei parlamentari mediante il quale è possibile esercitare un'azione di verifica e controllo su vari aspetti politici e tecnici, relativamente allo svolgimento democratico della vita sociale della nazione, nonché per l'attività di controllo nei confronti del Governo;

il Ministro per i rapporti con il Parlamento dovrebbe svolgere una verifica degli impegni assunti dal Governo in Parlamento, assicurare la trasmissione alle Camere di relazioni, dati, schemi di atti normativi e proposte di nomine governative ai fini del parere parlamentare, oltre a svolgere il fondamentale coordinamento con gli opportuni Dicasteri per la risposta alle interrogazioni e interpellanze, nonché per lo svolgimento di mozioni presentate dai membri del Parlamento;

verificato che, ai sensi del Regolamento del Senato, Capo XIX, articoli da 145 a 161, vengono previsti tempi di risposta per gli atti presentati dai parlamentari, che vanno ad un minino di un giorno per le interrogazioni con carattere d'urgenza, ad un massimo di 15 giorni per le interrogazioni a riposta orale, e da un massimo di 20 giorni per le interrogazioni a risposta scritta ad un minimo di 15 per le interpellanze con procedimento abbreviato. Inoltre, è prevista altresì una seduta a settimana dedicata per le interrogazioni a risposta orale e le interpellanze;

preso atto che:

la percentuale degli atti di sindacato ispettivo conclusi è notevolmente difforme tra i due rami del Parlamento. La classifica dei destinatari del sindacato ispettivo vede all'apice il Ministro dell'economia e delle finanze con 2.823 atti ricevuti, il Ministro dell'interno (2.675), il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (2.196), il Ministro dello sviluppo economico (2.185), il Presidente del Consiglio dei ministri (2.170), il Ministro della giustizia (2.100), il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (1.653), il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca (1.545), il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale (896), il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo (818), il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali (767), il Ministro della difesa (722);

secondo i dati pubblicati dal Dipartimento per i rapporti con il Parlamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, con aggiornamento al 24 febbraio 2016, si evince che, per la Camera dei deputati le percentuali di risposta in relazione alla tipologia di atto sono: il 69,8 per cento per le interpellanze, il 64,9 per cento per le interrogazioni a risposta orale (interrogazioni con riposta immediata comprese), 47,6 per cento per le interrogazioni a risposta in commissione e il 22,7 per cento per le interrogazioni a risposta scritta. Per un totale di atti conclusi in questo ramo del Parlamento pari al 37,3 per cento. Mentre per il Senato della Repubblica le percentuali di risposta in relazione alla tipologia di atto sono: il 19,5 per cento per le interpellanze, il 30 per cento per le interrogazioni a risposta orale e il 20,6 per cento per le interrogazioni a risposta scritta, per un totale di risposte in questo ramo del Parlamento pari al 23,5 per cento,

impegna il Governo:

1) a fornire chiarimenti circa la singolare circostanza che vede la risposta agli atti di sindacato ispettivo presentati alla Camera dei deputati in percentuale molto più elevata, in alcuni casi più che doppia, rispetto ad atti omologhi presentati al Senato della Repubblica;

2) ad attivare i singoli dicasteri per rispondere in tempi certi agli atti di sindacato ispettivo pubblicati sia al Senato della Repubblica che alla Camera dei deputati rimasti fino ad ora senza risposta, riallineando le percentuali di risposta tra i due rami del Parlamento;

3) a fornire una relazione dettagliata, attraverso il Ministro per i rapporti con il Parlamento, circa le attività di Governo con particolare riferimento allo stato di attuazione degli impegni degli atti di indirizzo assunti dal Governo in Parlamento.

(1-00544)

Paolo ROMANI, GIBIINO, PELINO, FLORIS, MALAN, BERTACCO, ARACRI, MARIN, PICCOLI, CERONI, AMIDEI - Il Senato,

premesso che:

la liberalizzazione ferroviaria, come processo legislativo, ha introdotto nei vari Stati europei il principio per cui una pluralità di operatori (imprese ferroviarie) utilizzano le stesse infrastrutture ferroviarie, adeguandosi ai principi del liberalismo economico. Tale processo ha avuto inizio, come noto, con l'emanazione della direttiva 91/440/CEE del Consiglio, del 29 luglio 1991, che riconosce la necessità di una maggiore integrazione del sistema ferroviario europeo in un mercato sempre più concorrenziale. La direttiva stabilisce, inoltre, l'importante distinzione fra l'esercizio dei servizi di trasporto e la gestione dell'infrastruttura, identificando la necessità di gestire separatamente queste due aree, al fine di favorire il futuro sviluppo e l'efficienza delle ferrovie comunitarie;

il trasporto ferroviario (treno o metropolitana) rappresenta per l'Unione europea una modalità di spostamento efficiente, con minor impatto in termini di inquinamento, più sicuro e con impatto contenuto sul territorio. In Italia, tuttavia, rimane, se la si confronta con i Paesi europei, una modalità di spostamento meno utilizzata rispetto alle altre più inquinanti, quale il trasporto su gomma. Al di là della comodità che può offrire, in termini di autonomia di spostamento un veicolo su gomma, è anche vero che carenze di collegamenti ferroviari, o di combinazioni treno e autobus o treno e trasporto idroviario possono scoraggiare la persona all'utilizzo della rete ferroviaria;

a fine 2008, a seguito del processo di liberalizzazione, le imprese ferroviarie titolari di licenza di trasporto ferroviario concessa dal Ministero delle infrastruture e dei trasporti erano 56; le imprese in possesso del certificato di sicurezza erano 27; i contratti attivi di traccia erano 20. Sulla rete del gestore Rete ferroviaria italiana (RFI) si era prodotta un'offerta di trasporto pari a 337,8 milioni di chilometri ferroviari; di questi 326,4 milioni sono stati realizzati da Trenitalia e 10,7 milioni sono da attribuire ad operatori terzi, che, in termini chilometrici, si è attestata sul 2,9 per cento del totale. Rete Ferroviaria SpA opera a regime di concessione a seguito del decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione n. 138T del 31 ottobre 2000, recante "Concessione per la gestione dell'infrastruttura ferroviaria nazionale". La società è operativa dal 1° luglio 2001 e la concessione avrà termine nel 2060 (concessione per un periodo di 60 anni);

per quanto riguarda i trasporti (logistica), la mancata realizzazione di opere infrastrutturali importanti e dell'utilizzo, tutt'altro che razionale, di quelle già esistenti ha determinato, secondo il rapporto di Confcommercio "Trasporti al passo, economia ferma", edito nel 2013, un danno per il Paese, che per il periodo 2000-2012 è stato quantificato in circa 24 miliardi di euro di mancato prodotto interno lordo. Una perdita di risorse economiche dovuta non solamente ad infrastrutture mai realizzate e ad autostrade mai portate a termine, ma anche ad un'incapacità, non volontà o indifferenza a far fruttare al meglio l'esistente. L'Italia non è riuscita a collegare efficientemente le reti esistenti, non ha riformato efficacemente gli assetti portuali, anche turistici, gli interporti e le piattaforme logistiche. Appesantimenti burocratici, ma anche una mancata capacità di molte Regioni di utilizzare le risorse comunitarie disponibili e di utilizzare le risorse statali assegnate per le finalità designate hanno determinato aree del Paese con una carenza infrastrutturale stradale e ferroviaria ingiustificabile, che ha determinato anche un freno alla possibilità di attrarre investimenti esteri e di aumentare i flussi turistici al di fuori delle solite rotte (città d'arte e luoghi paesaggisti e naturali più noti). Sul punto si rammenta infatti che i servizi di trasporto ferroviario locale a livello regionale su rete statale RFI rimangono di competenza esclusiva delle Regioni, che li affidano in base a contratti di servizio a imprese ferroviarie, purché in possesso di licenza di esercizio e copertura finanziaria, con contratti aventi durata pluriennale limitata;

tale precisazione è necessaria per comprendere che l'efficienza del trasporto ferroviario, e l'interconnessione del Paese, non dipende solamente dal gruppo Ferrovie dello Stato ma che è compito di ciascuna Regione realizzare una realtà infrastrutturale e di trasporto adeguata al soddisfacimento della domanda. La questione che ne discende è se le Regioni siano in grado di rispondere efficacemente a quanto è di loro competenza in termini di trasporti;

il 9° Rapporto per la VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati sull'attuazione della legge n. 443 del 2001 ("legge obiettivo"), che analizza l'evoluzione del programma delle infrastrutture strategiche (PIS) tra il 2002 e il 2014, aggiornata al 31 dicembre 2014, e presentata a marzo 2015, prende in considerazione 419 infrastrutture, il cui costo presunto è pari a 383 miliardi e 857 milioni di euro, evidenzia che la tipologia delle opere che il programma contempla riguarda prevalentemente strade, ferrovie e metropolitane. Alle infrastrutture per il trasporto (strade, ferrovie, metropolitane, porti, aeroporti e interporti), è riconducibile il 95,5 per cento dei costi; il restante 4,5 per cento dei costi riguarda altre infrastrutture inserite nel programma. Rispetto al costo degli interventi, le opere stradali rappresentano il 52 per cento del totale, pari a circa 148 miliardi di euro. Le opere ferroviarie rappresentano il 35 per cento, pari a 99 miliardi. Le metropolitane poco più del 6 per cento, pari a 18 miliardi di euro, le opere portuali il 2 per cento (5,6 miliardi), gli interporti lo 0,6 per cento (1,6 miliardi) e le opere aeroportuali appena lo 0,1 per cento (188 milioni di euro);

nel Documento di economia e finanza (DEF) 2014, il Governo ha manifestato l'intenzione di attuare un piano di privatizzazioni attraverso la dismissione di partecipazioni in società controllate anche indirettamente dallo Stato; il Governo ha inviato alle Camere, per l'acquisizione del parere da parte delle competenti Commissioni, l'atto n. 251 recante lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante definizione dei criteri di privatizzazione e delle modalità di dismissione della partecipazione detenuta dal Ministero dell'economia e delle finanze nel capitale di Ferrovie dello Stato SpA;

l'atto è volto a: a) definire le modalità di privatizzazione e di collocamento sul mercato della partecipazione detenuta dallo Stato, attraverso il Ministero dell'economia, nel capitale del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane SpA, attualmente pari al 100 per cento; b) precisare che, nella scelta delle modalità con le quali realizzare la privatizzazione, devono essere assicurati anche gli obiettivi dell'azionariato diffuso e della stabilità dell'assetto proprietario, anche in considerazione della tutela delle caratteristiche di servizio di pubblica utilità dell'attività svolta dal gruppo; c) precisare che all'apertura ad altri soci del capitale della società si accompagna l'assegnazione allo Stato della proprietà dell'infrastruttura ferroviaria relativa alla rete e che il gestore dell'infrastruttura ferroviaria deve continuare a garantire a tutti gli operatori l'accesso equo e non discriminatorio all'infrastruttura stessa, valutando a tal fine anche l'evoluzione verso una completa indipendenza societaria del gestore stesso; d) fare salvo il mantenimento, da parte del Ministero dell'economia, di una partecipazione nel capitale di Ferrovie dello Stato italiane non inferiore al 60 per cento; e) prevedere che l'alienazione della quota di partecipazione pubblica potrà essere effettuata anche in più fasi, attraverso un'offerta pubblica di vendita che potrà essere rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, ai dipendenti del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e a investitori italiani e internazionali; f) favorire la possibilità di forme di incentivazione per i dipendenti del gruppo (in termini di quote dell'offerta riservate o di prezzo o di modalità di finanziamento) e per i risparmiatori (in termini di prezzo);

il parere dell'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato approvato il 19 gennaio 2016 ha evidenziato: a) come lo schema di decreto avesse un contenuto estremamente sintetico e non affrontasse i dettagli e gli aspetti più importanti dell'operazione di privatizzazione; b) che il Governo si era riservato di definire in una fase successiva l'aspetto, particolarmente rilevante, della scelta se collocare sul mercato una quota dell'intera holding di Ferrovie dello Stato italiane SpA o singoli segmenti di attività; c) la non esplicitata modalità tecnica attraverso cui si intende assicurare il mantenimento della proprietà pubblica dell'infrastruttura ferroviaria, specie qualora il Governo decida di non procedere ad un'effettiva separazione societaria del gestore (RFI SpA) dal resto del gruppo. Tale decisione è rilevante anche per comprendere quale sia l'effettivo perimetro societario oggetto della privatizzazione; d) la necessità di garantire la conservazione all'interno del gruppo del notevole know how tecnico e gestionale di RFI in materia di manutenzione, sviluppo e sicurezza delle reti ferroviarie, nonché di regolazione dei flussi di traffico ferroviario, che rappresenta un'eccellenza a livello internazionale e uno degli asset fondamentali della società; e) il fatto che Ferrovie dello Stato italiane SpA gestisce un'infrastruttura critica secondo quanto definito nella direttiva 2008/114/CE, recepita nell'ordinamento italiano dal decreto legislativo n. 61 del 2011, con le conseguenti ricadute sulla sicurezza nazionale;

evidenziato che:

il progetto di privatizzare il gruppo Ferrovie dello Stato italiane è stato sostenuto dal Governo come modo per far entrare nel bilancio dello Stato risorse economiche e migliorare la qualità del servizio attraverso la presenza di capitale privato;

il gruppo registra una pianta organica di circa 70.000 dipendenti: tale numero colloca il gruppo, di importanza strategica, tra le aziende italiane di grandi dimensioni. La riorganizzazione aziendale che si verificherà a seguito del processo, graduale, di privatizzazione, richiede, necessariamente, una valutazione attenta ex ante di ciò che essa comporterà in termini di personale, cioè se si potranno verificare ricadute negative sul piano sociale (licenziamenti). Al momento Ferrovie dello Stato è una società solida e in crescita;

per quanto riguarda il modello di privatizzazione, esistono varie opzioni possibili: quella di privatizzare l'intero gruppo o quella di procedere alla collocazione sul mercato di suoi singoli segmenti, come ad esempio l'alta velocità, al fine di garantire la conservazione all'interno del gruppo del notevole know how tecnico di RFI;

ricordato che, nel corso di un'audizione informale in IX Commissione permanente (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei deputati, svoltasi il 22 marzo 2016, l'amministratore delegato del gruppo FS italiane, Renato Mazzoncini, ha precisato, come gruppo: a) di voler perseguire una strategia aziendale volta a: trasformare FS da azienda di trasporto ferroviario in un'azienda di mobilità, quale passaggio culturale che va assolutamente fatto, e farla anche diventare un integratore di mobilità; b) che negli ultimi 10 anni il gruppo ha portato a termine due obiettivi importanti: si è passati dal treno degli anni '70 al treno del 2000 e si sono stati messi a posto i conti, con al previsione di una chiusura di bilancio con un buon utile, soprattutto se confrontato con le altre aziende europee (sarà utile in crescita significativa rispetto al risultato positivo di 300 milioni di euro del precedente esercizio); c) l'opportunità di lasciare gli utili nelle Ferrovie e di investirli nel piano industriale; d) la volontà di creare un polo delle merci, con lo spin off della divisione cargo di Trenitalia in Mercitalia, una nuova società in cui mettere tutte le realtà del settore, affinché i clienti possano avere un interlocutore unico; e) che la quotazione in borsa di Ferrovie dello Stato italiane e il trasferimento della rete ferroviaria al demanio significa indebolire Ferrovie dello Stato e perdere tutto il know how acquisito; f) di essere assolutamente favorevole all'apertura degli spazi ferroviari europei; g) di essere interessato ad un'eventuale acquisizione di tutto quello che riguarda il trasporto pubblico,

impegna il Governo:

1) a fornire un'analisi, con stime e simulazioni, dei possibili scenari derivanti da una privatizzazione del gruppo ed i benefici derivanti dal privatizzare un'azienda pubblica, strategica di carattere nazionale che produce utili;

2) tenuto conto della sua propensione alla privatizzazione, a fornire alle Camere un documento che illustri tutte le iniziative che ritiene opportuno avviare per fare in modo che l'operazione di privatizzazione favorisca lo sviluppo del trasporto ferroviario di passeggeri e di merci, con le conseguenti ricadute positive sotto il profilo occupazionale e industriale;

3) a stabilire che una parte delle risorse rivenienti dall'eventuale privatizzazione siano vincolate a realizzare misure dirette agli investimenti strutturali sulla rete ferroviaria, riqualificando le reti di trasporto regionale e locale e di trasporto merci;

4) a superare il gap tecnologico tra AV/AC (alta velocità e alta capacità) al Nord e rete infrastrutturale al Sud e a portare a compimento la rete AV/AC anche al Sud Italia, con particolare attenzione alle isole maggiori;

5) ad individuare e adottare, dandone comunicazione alle Camere, le iniziative che possano permettere il reperimento di ulteriori risorse finanziarie e il miglioramento della qualità dei servizi di trasporto ferroviario che hanno carattere di servizio pubblico e che sono prevalentemente rivolti all'utenza pendolare, nonché dei servizi di trasporto ferroviario delle merci.

(1-00545)

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, PETRAGLIA - Il Senato,

premesso che:

tra il 30 novembre e il 12 dicembre del 2015 si è svolta, a Parigi, la 21a Conferenza delle parti della convenzione ONU sui cambiamenti climatici, detta COP21;

la Conferenza, al termine di un percorso molto complesso, durato più di 20 anni, dopo settimane di trattative e sotto lo sguardo della società civile e dell'intera comunità internazionale, ha prodotto un accordo che, seppur con molti limiti e timidezze, risulta vincolante per le parti, nell'obiettivo di contenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2 gradi centigradi, rispetto ai livello pre-industriali, perseguendo sforzi per limitare tale incremento a 1,5 gradi centigradi;

i limiti dell'accordo consistono principalmente nell'assenza di una reale efficacia vincolante sui singoli punti del testo, che denotano, ancora oggi, la prevalenza dell'utilizzo dei contributi volontari, nonostante la comunità scientifica internazionale sia unanime nel riconoscere i disastrosi effetti, presenti e futuri, del cambiamento climatico;

è evidente come, in un contesto del genere, gli impegni che i singoli Stati saranno in grado di assumere risultino di fondamentale importanza. Ciò non soltanto per conseguire l'obiettivo relativo all'innalzamento delle temperature, ma anche per non alimentare quel meccanismo perverso che negli ultimi decenni ha condotto le parti ad accusarsi a vicenda, pur di non mettere in atto un radicale processo di riconversione ecologica delle proprie economie;

si segnala, tra l'altro, come il quinto rapporto dell'IPCC (Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici) abbia lanciato nel 2014 un allarme di eccezionale gravità, che individuava un valore soglia di innalzamento delle temperature rintracciato nei 2 gradi centigradi;

secondo l'IPCC, al di sopra dei 2 gradi centigradi le conseguenze del cambiamento climatico saranno devastanti (scioglimento dei ghiacci in Groenlandia ed Antartico occidentale, siccità e desertificazione molto estese in vaste aree del globo, conseguente estinzione di molte specie animali e vegetali), poiché già tale limite è in grado di produrre conseguenze poco prevedibili sulle condizioni climatiche globali, essendo un valore di confine tra cambiamento climatico pericoloso e molto pericoloso;

il nostro Paese ha ratificato il protocollo di Kyoto, accordo giunto al termine della COP3, attraverso la legge n. 120 del 2002, che recava anche alcune misure per il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni;

l'Italia ha tuttavia un atteggiamento discontinuo in tal senso, con enormi progressi nel settore delle energie rinnovabili e, di contro, il devastante effetto di alcune politiche che producono effetti totalmente opposti e che, ancora oggi, assegnano ai combustibili fossili un ruolo preminente nei modelli di sviluppo e di approvvigionamento energetico;

il riferimento primario è al decreto cosiddetto sblocca Italia (decreto-legge n. 133 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014), che aveva definito le attività di prospezione, ricerca ed estrazione degli idrocarburi attività strategiche, indifferibili e urgenti, in linea con la "Strategia energetica nazionale", ma in totale contrasto con gli obiettivi di progressivo abbandono dei combustibili fossili;

si segnala come l'opposizione delle Regioni e delle comunità locali, che hanno promosso negli scorsi mesi alcuni quesiti referendari per l'abrogazione di determinate parti dello sblocca Italia, abbiano spinto il Governo a modificare parzialmente la normativa, ma non a mutare il proprio atteggiamento in modo radicale;

molti esponenti della maggioranza di Governo hanno infatti, negli ultimi giorni, invitato i cittadini ad astenersi dal voto per ciò che concerne l'unico quesito referendario rimasto, che avrà luogo il 17 aprile 2016, dopo avere, di fatto, impedito l'accorpamento con le elezioni amministrative di giugno. È evidente a parere dei proponenti come il Governo miri, sostanzialmente, al fallimento del referendum stesso, che potrebbe invece imprimere una svolta nella politica energetica nazionale, nel senso di un reale abbandono dei combustibili fossili;

si ricorda come il Governo, in occasione della discussione che ha avuto luogo nelle aule parlamentari a margine della Conferenza di Parigi, si sia impegnato con numerose mozioni e risoluzioni, tra cui la 1-00485 della senatrice De Petris, aventi l'obiettivo di non svuotare di significato la partecipazione dell'Italia alla COP21, promuovendo invece politiche maggiormente ambiziose verso la riconversione ecologica e per la lotta ai cambiamenti climatici. Lo stesso è avvenuto nella discussione avvenuta alla Camera dei deputati, in particolare con l'approvazione della risoluzione 6-00178 a prima firma dell'onorevole Zaratti;

nel corso di tali sedute parlamentari, propedeutiche alla Conferenza di Parigi, il Governo si è impegnato su numerosi fronti, tra cui la riduzione dei sussidi alle fonti fossili e obiettivi scadenzati, in grado di condurre alla progressiva esclusione di tali fonti energetiche, in modo da contenere le emissioni di anidride carbonica sino a raggiungere la neutralità emissiva nel 2050;

in ambito internazionale, il Governo si era impegnato anche a favore dell'inserimento di un esplicito riferimento all'eliminazione di qualsiasi minaccia connessa a una guerra nucleare nell'ambito della futura approvazione della "Déclaration universelle des droits e devoirs de l'humanité";

la prossima, essenziale, tappa del percorso sarà la ratifica dell'accordo, che sarà aperto alla firma il 22 aprile 2016 a New York, ed entrerà in vigore quando almeno 55 parti, che rappresentino al minimo il 55 per cento delle emissioni mondiali, lo avranno ratificato;

è di fondamentale importanza che il Governo italiano si faccia promotore di iniziative in ambito internazionale, che conducano alla tempestiva entrata in vigore dell'accordo e, sul piano nazionale, rispetti quanto previsto dallo stesso, implementando politiche sempre più ambiziose che fungano da traino verso gli Stati membri dell'Unione europea e la comunità internazionale,

impegna il Governo:

1) ad applicare nell'immediato quanto previsto dall'accordo di Parigi, approvato il 12 dicembre 2015;

2) a revisionare radicalmente la "Strategia energetica nazionale", in modo da consentire l'abbandono delle fonti fossili e la totale decarbonizzazione dell'economia, promuovendo in tal senso un piano nazionale di riconversione ecologica ed energetica;

3) ad adottare obiettivi scadenzati in ambito nazionale che consentano il drastico abbattimento delle emissioni e il raggiungimento della neutralità emissiva nel 2050;

4) a predisporre la progressiva riduzione, sino alla soppressione, di qualsiasi tipo di facilitazione o sussidio alle fonti fossili in favore di investimenti nel settore delle energie rinnovabili, della resilienza al cambiamento climatico e della lotta al dissesto idrogeologico;

5) ad agire in tutte le sedi, a partire dall'Unione europea, affinché venga riconosciuto dalla comunità internazionale il soggetto giuridico di "umanità", tutelando in tal senso il suo diritto a sopravvivere e, soprattutto, a vivere senza la minaccia dell'inquinamento termico e della guerra termonucleare;

6) a dare seguito agli impegni previsti dalle risoluzioni di cui in premessa;

7) ad avviare, anche nel rispetto dell'impegno accolto dal Governo, e previsto dalla citata risoluzione 6-00178, approvata dalla Camera, tutte le iniziative opportune, affinché all'interno della "Déclaration universelle de droits et de devoìrs de l'humanité", che sarà presentata dal presidente francese Hollande alla prossima Assemblea Onu e preannunciata alla COP21 di Parigi, venga inserito un esplicito riferimento all'eliminazione di qualsiasi minaccia connessa con una guerra nucleare e al diritto al disarmo nucleare.

(1-00546)

Interpellanze

URAS, DE PETRIS, PETRAGLIA, VACCIANO, DE PIETRO, MUSSINI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

benché il 2015 si sia chiuso con alcuni elementi di positività rispetto all'annualità precedente, nel quarto trimestre 2015 l'ISTAT ha stimato in Sardegna un tasso di disoccupazione attestato sul 16,6 per cento, quindi di ben 5 punti percentuali più alto rispetto allo stesso valore su base nazionale;

il PIL pro capite, che misura seppur in maniera imperfetta il livello di prosperità di un territorio, mostra una perfetta suddivisione tra chi sta sopra e chi sotto la media nazionale: è la stessa linea geografica di spartizione tra Nord e Sud. La Sardegna ha un reddito di 17.689 euro per abitante (contro una media nazionale di 25.072 euro): peggiori performance sono solo quelle di Basilicata, Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. Seppure in questi pesanti anni di crisi non ci sia nessun territorio che mostra un aumento o almeno una tenuta del PIL pro capite, è anche evidente che le regioni già in partenza meno ricche sono anche quelle con i tassi negativi più elevati;

l'andamento negativo del PIL è diretta conseguenza della flessione di due variabili: la spesa per i consumi delle famiglie e la spesa per gli investimenti delle imprese. In tutto il territorio nazionale, ma in modo più rilevante in Sardegna, si è aggravata la perdita di potere di acquisto e, anche se i dati sui consumi nel 2015 danno prova di un freno a tale flessione, essi non costituiscono comunque una consistente inversione di tendenza;

è in questo contesto che si inseriscono le vicende relative ai 142 lavoratori impiegati dalla Nuova Karel soluzioni Srl unipersonale con sede a Cagliari e interamente posseduta dalla Xerox SpA, la quale nel luglio 2011 ha acquisito dalla Innova Consulting Srl (società facente parte del gruppo assicurativo Zurich Italia), il call center relativo alla vendita con modalità inbound di polizze RC auto, il back office di emissioni polizze, il servizio reclami, l'ufficio sinistri e ispettorato sinistri Cagliari, il servizio post vendita di polizze del ramo vita;

è notizia di pochi mesi fa che la Nuova Karel soluzioni Srl non ha vinto la gara di appalto relativa al rinnovo della commessa Zurich Assicurazioni, per la quale, si noti, era stata concepita dalla Xerox SpA sul territorio della Sardegna e che costituisce da 13 anni l'unica commessa del call center suddetto;

tale circostanza avrà effetti devastanti sul destino dell'azienda, e su quello dei lavoratori e delle loro famiglie. Essendo, come detto, una società monocommessa, infatti, in assenza di un tempestivo intervento istituzionale, alla scadenza del contratto (giugno 2016) si addiverrebbe al licenziamento di tutti i lavoratori, come dall'azienda già espressamente paventato;

la società che ha vinto l'appalto per le attività di vendita, assistenza e apertura sinistri per conto di Zurich Assicurazioni è la Comdata Srl, e ha già manifestato la propria intenzione di trasferire l'attività da Cagliari a Padova, pur essendo presente sul territorio sardo con una sede operativa nel comune di Sestu (Cagliari). Comdata Srl si è resa disponibile ad assorbire una parte (circa 80 su un totale di 142) degli attuali lavoratori di Nuova Karel soluzioni ma senza alcuna garanzia in ordine alla continuità lavorativa e di contratto,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se intendano assumere iniziative di competenza per addivenire ad una soluzione che scongiuri la chiusura della Nuova Karel soluzioni Srl o quanto meno garantisca l'assorbimento di tutti i dipendenti da parte della società risultata aggiudicatrice dell'appalto, con il mantenimento di tutte le garanzie contrattuali per i lavoratori;

quali iniziative intendano assumere, ciascuno per la propria competenza, per contrastare il fenomeno della delocalizzazione aziendale e tutelare concretamente il diritto dei lavoratori al mantenimento del posto di lavoro;

se non ritengano di dover assumere iniziative, anche normative, per l'istituzione di un sistema di vigilanza e controllo sull'attuazione della normativa vigente in materia di tutela reale nel trasferimento di azienda, al fine di renderne più efficace l'applicazione;

quali azioni intendano intraprendere al fine di garantire il mantenimento ed incrementare il livello occupazionale in Sardegna.

(2-00371)

Interrogazioni

SERRA, BERTOROTTA, DONNO, TAVERNA, MORONESE, SANTANGELO, AIROLA, CAPPELLETTI, MANGILI, BOTTICI, PAGLINI, BLUNDO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'articolo 3 della Carta fondamentale statuisce che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana; in ciò si rinviene l'accezione più stringente che il legislatore costituzionale ha inteso porre tra i principi immutabili della Costituzione, ovvero l'uguaglianza, non solo formale, ma anche sostanziale. L'articolo 34 della Costituzione trova fondamento in questi principi fondanti lo Stato repubblicano ed è diretta espressione del valore di uguaglianza e di pari opportunità conformemente alle abilità di ogni individuo. La scuola, infatti, è aperta a tutti. In tal guisa, si intende che anche gli alunni disabili hanno pieno diritto, al pari degli studenti cosiddetti normodotati, all'educazione e all'istruzione senza che le difficoltà di apprendimento, derivanti dalla disabilità, siano valutate come motivi ostativi, in alcun modo;

in ragione di ciò, dopo un lungo percorso di attuazione dei principi citati, che ha allontanato le persone disabili dall'essere considerati soggetti residuali e marginali del mondo della scuola e dell'istruzione in generale, tanto da prevedere per loro classi differenziali, si è giunti ad una normativa ordinaria e di dettaglio che lentamente ha dispiegato i sui effetti;

con il decreto-legge n. 5 del 1971, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 118 del 1971, è stato previsto il loro inserimento nelle classi comuni della scuola dell'obbligo, anche se ancora il concetto di integrazione risultava essere molto labile. Difatti, l'alunno disabile deve adeguarsi alla didattica e ai programmi impartiti nelle classi comuni. Solo con la legge n. 517 del 1977 si giunge a prendere in considerazione forme di integrazione e modelli didattici duttili, attraverso cui operare forme di integrazione, anche con il supporto di insegnanti specializzati;

con la legge n. 104 del 1992 si arriva ad una legge quadro organica e funzionale, che si fonda non solo sull'assistenza, ma anche sull'integrazione e sul riconoscimento dei diritti dei disabili. La ratio della legge è quella di promuovere e sviluppare la massima autonomia possibile della persona disabile. In particolare, negli articoli 12, 13, 14, 15 e 16, il legislatore definisce in che cosa consiste il diritto all'integrazione scolastica e quali strumenti adottare per perseguirla. Muta così, e definitivamente, il concetto dell'alunno disabile, da fruitore secondario, e quasi incidentale del diritto all'istruzione, a soggetto equiparato agli altri studenti, per il quale lo Stato deve apprestare tutti gli interventi necessari per compensare le disabilità con le abilità che la scuola dovrà fornire con appositi piani didattici ed educativi individuali;

considerato che:

da una breve analisi emerge, attualmente, un quadro normativo che, sebbene molto più articolato e garantista rispetto ai timidi interventi di qualche decennio fa, risulta essere ancora, in generale, non sufficiente al fine di garantire in pieno l'integrazione delle persone disabili nel mondo della scuola e del lavoro. Il decreto legislativo n. 81 del 2008 risulta carente sotto diversi profili, in particolare in ordine alla previsione di appositi piani di sicurezza per gli studenti disabili, frequentanti istituti professionali, nelle attività di stage svolti extra moenia, ovvero in aziende e laboratori artigianali. Si tratta di attività che sono da considerarsi parte integrante del percorso scolastico ed espressione della modalità didattica scuola-lavoro;

gli assistenti per l'autonomia o la comunicazione sono figure professionali, espressamente previste dall'articolo 13, comma 3, della legge n. 104 del 1992, dagli articoli 42-45 del decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 1977, alla cui nomina provvedono, su richiesta del dirigente scolastico, i Comuni per le scuole primarie e secondarie di primo grado e le Province per le scuole secondarie di secondo grado ex articolo 139, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 112 del 1998. Tali figure hanno la funzione di mediare la comunicazione e l'autonomia dell'allievo disabile attraverso l'interazione con gli insegnanti di sostegno e curriculari, con lo scopo precipuo di dare piena attuazione al piano educativo individualizzato (PEI). Accade, tuttavia, di frequente che, nelle ore dedicate agli stage in azienda, non forniscano il supporto per le attività di relazione e di comunicazione che, invece, danno normalmente in classe;

accade sovente, infatti, che in mancanza di un apposito progetto predisposto dall'istituto scolastico di appartenenza dello studente disabile, e di apposita polizza assicurativa contratta per manlevare l'istituto da responsabilità in caso di infortuni e da responsabilità civile verso terzi, lo stesso non possa recarsi con gli altri compagni a svolgere tali attività;

per queste ragioni, nelle ore dedicate allo stage l'alunno disabile è costretto a trattenersi in classe, rinunciando, quanto meno in parte, all'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione che la legge n. 104 del 1992, all'articolo 12, comma 4, definisce sempre esercitabile senza alcun impedimento e, dunque, a prescindere dalla natura della disabilità da cui è affetto lo studente. L'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione ha come effetto diretto dapprima l'integrazione scolastica e successivamente l'integrazione sociale e lavorativa. In buona sostanza, si tratta, quindi, del veicolo privilegiato che l'ordinamento ha previsto e predisposto per garantire la massima autonomia e indipendenza possibile alle persone disabili. Scopo, peraltro, perseguito anche a livello comunitario dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

considerato inoltre che:

da quanto risulta agli interroganti, sono numerosi gli istituti tecnici e professionali, in tutto il territorio del Paese, che, in caso di svolgimento delle attività descritte, non garantiscono all'allievo disabile la presenza dell'assistente per l'autonomia o la comunicazione. Si tratta di un educatore con specifiche competenze tecniche e metodologiche per il superamento delle problematiche di varia natura in contesti scolastici ed extrascolastici. I progetti a cui partecipano, in sinergia con gli insegnanti di sostegno e curricolari, sono lo strumento quotidiano attraverso cui superare i limiti della disabilità e per potenziare le capacità dell'alunno garantendo l'integrazione nella scuola e successivamente nel mondo del lavoro e nella società, fornendo gli strumenti per acquisire la massima autonomia possibile. Per queste ragioni è una figura necessaria al fine di garantire all'alunno il supporto con cui compensare il proprio deficit e svolgere l'attività formativa al pari dei propri compagni;

a parere degli interroganti, appare necessaria e urgente una verifica dei progetti promossi dagli istituti tecnici e professionali, su tutto il territorio nazionale, in cui il piano dell'offerta formativa (POF) preveda lo svolgimento di attività formativa in aziende e laboratori artigianali, parte integrante dell'attività didattica finalizzata alla compiuta formazione dello studente, al fine di accertare e stimare in quanti casi non vengano predisposti gli strumenti per consentire all'alunno disabile di partecipare a tali attività,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti illustrati e se abbia adottato provvedimenti, anche di carattere normativo, o intenda adottarne, in considerazione della vigente normativa nazionale e comunitaria, al fine di apprestare gli interventi ritenuti necessari;

se intenda avviare un'indagine al fine di accertare la reale portata della problematica e valutare l'adozione di linee di indirizzo nazionali per garantire il pieno diritto all'educazione e all'istruzione agli studenti disabili.

(3-02706)

PUPPATO, DALLA ZUANNA, SOLLO, ASTORRE, PEZZOPANE, SCALIA, LAI, ALBANO, AMATI, CUCCA, GINETTI, MORGONI, LO GIUDICE, FAVERO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'articolo 1, comma 1, della legge 20 febbraio 2006, n. 95, ha disposto la sostituzione in tutte le leggi vigenti del termine "sordomuto" con quello di "sordo", mentre al comma 2 ha statuito che, agli effetti della legge 26 maggio 1970, n. 381, "si considera sordo il minorato sensoriale dell'udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva che gli abbia compromesso normale apprendimento del linguaggio parlato, purché la sordità non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio";

in conseguenza di tale modifica normativa, a inizio febbraio la Direzione regionale veneta dell'Agenzia delle entrate ha risposto all'interpello n. 907-539/2015 ex art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, negando il riconoscimento ai genitori di una minore, con difficoltà di apprendimento e invalida civile al 100 per cento, della deducibilità delle spese sostenute per il servizio di mediazione linguistica LIS di cui la figlia necessita a scuola e al suo domicilio;

l'Agenzia delle entrate ha giustificato tale interpretazione a partire dall'art. 15, comma 1, lettera c-ter), del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, che recita che è possibile detrarre le spese sostenute per "i servizi di interpretariato dai soggetti riconosciuti sordomuti ai sensi della legge 26 maggio 1970, n. 381", come modificato dalla menzionata legge n. 95 del 2006;

considerato che:

alla minore non è applicabile la definizione normativa, in quanto la stessa risulta affetta dalla patologia di diprassia orale congenita che ne inficia la capacità di parlare, senza tuttavia compromettere le facoltà uditive, ciò nondimeno necessita dell'utilizzo dell'interprete in lingua LIS per fruire in maniera piena del servizio scolastico, che altrimenti non sarebbe in grado di seguire;

la minore è beneficiaria di un'indennità di accompagnamento, che viene conteggiata nel calcolo del valore ISEE, ma non riceve i dovuti servizi dalla scuola che frequenta, obbligando i genitori a pagare con finanze private l'assistente che la segue,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questo grave vulnus nella legislazione che pone in essere importanti disuguaglianze tra persone affette da patologie che, seppur diverse, pongono la persona di fronte a disabilità simili;

se non ritengano di doversi attivare per una revisione del testo unico delle imposte sui redditi, ovvero agire con circolare interpretativa, al fine di garantire l'uguaglianza di trattamento per persone con disabilità.

(3-02708)

LANZILLOTTA, TOMASELLI, BUEMI, SCALIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e per gli affari regionali e le autonomie - Premesso che:

il Southern gas corridor (SGC) è l'infrastruttura di rilevanza strategica UE che realizzerà il primo collegamento diretto tra le ingenti riserve di gas naturale del Caspio (campo "Shah Deniz 2") e le coste italiane, in un'ottica di diversificazione, incremento e maggiore regolarità dei flussi di gas, a beneficio della sicurezza energetica europea;

esso si compone di 3 diverse sezioni, il South Caucasus pipeline, SCPX (Caspio-Azerbaijan-Georgia), il Trans Anatolian gas pipeline, TANAP (Turchia), il Trans Adriatic pipeline, TAP (Grecia-Albania-Italia), a cui si aggiungerà un interconnettore Grecia-Bulgaria (IGB); sono allo studio ipotesi di estensione anche lungo la regione ionico-adriatica, a partire da Montenegro e Croazia;

l'opera è stata prescelta nel giugno 2013 (rispetto al concorrente "Nabucco") e nel settembre successivo sono stati firmati a Baku, con 11 società europee (tra cui le italiane Enel ed Hera trading), i contratti di vendita a lungo termine del gas naturale, per complessivi 100 miliardi di dollari USA, su un periodo di 25 anni;

nel dicembre 2013 è stata annunciata la "decisione finale d'investimento" da parte delle società costruttrici, seguita nel settembre 2014 dalla cerimonia di "groundbreaking" a Baku e, nel marzo 2015, dall'inizio lavori del TANAP;

l'avvio dei lavori del TAP in Grecia è previsto per maggio 2016 e nel corso del 2016 è in programma anche l'avvio dei lavori in Italia; la data di arrivo del gas in Italia è fissata, al più tardi, per il gennaio 2020;

considerato che:

il SGC, con i suoi circa 3.200 chilometri di lunghezza, prevede un investimento complessivo di 45 miliardi di dollari e viene al momento considerato tra i maggiori investimenti in corso nel mondo nel settore dell'energia; vi partecipano, nell'assetto azionario dei 3 consorzi (SCPX,TANAP,TAP), undici grandi multinazionali (in primis l'azerbaijana SOCAR e la BP, ma anche l'italiana SNAM, di recente entrata nel TAP con il 20 per cento);

i Governi interessati (i 7 Paesi di transito, più la Bulgaria ed i 2 osservatori della regione Ionio-Adriatico, nonché la Commissione UE, il Regno Unito e gli USA, che ne ha sempre sostenuto il valore strategico ai fini della sicurezza energetica europea) si coordinano nell'ambito di un apposito "Advisory Council" che si riunisce annualmente a livello di Ministri dell'energia;

rispetto ad una domanda annuale europea pari nel 2015 a poco meno di 500 miliardi di metri cubici e prevista nel 2030 a 600 miliardi circa, il SGC ha il potenziale per divenire la terza fonte di importazione europea, dopo il gas della Russia e prima del gas di provenienza nordafricana;

per quanto riguarda nello specifico il TAP (Trans-Adriatic pipeline), tra i vantaggi dell'opera vi è un beneficio economico complessivo al momento stimato in circa 5 miliardi di dollari; un contributo strategico alla diversificazione e sicurezza energetica dell'Italia e dell'intera UE; l'opportunità per il nostro Paese, grazie anche al ruolo della rete SNAM, di divenire un hub regionale del gas nell'Europa meridionale; ingenti lavori già affidati, lungo i 3 tratti dell'opera, ad imprese italiane, per progettazione, costruzione e forniture di materiali; grandi opportunità per il sistema produttivo locale e per la creazione di posti di lavoro nei territori interessati; ampia disponibilità del consorzio TAP ad iniziative di corporate responsibility, da realizzare d'intesa con le amministrazioni e comunità locali, per sostenere nelle aree interessate progetti di rilevanza sociale ed interesse generale;

in Italia, il gasdotto toccherà terra a San Foca-Melendugno (Lecce), in Puglia, dopo un percorso di 878 chilometri, di cui 105 sottomarini; saranno 8 i chilometri di percorso via terra sul territorio italiano, dal quale, con ulteriore gasdotto di circa 60 chilometri in via di progettazione, le forniture del TAP si collegheranno alla rete nazionale della SNAM, che ne garantirà l'afflusso verso il resto d'Europa;

a seguito degli studi realizzati dalle competenti autorità nazionali, è acclarato l'impatto ambientale minimo, se non irrilevante, che l'opera è suscettibile di comportare sul territorio pugliese interessato;

sul piano delle procedure interne, a maggio 2015, dopo un lungo e complesso iter interministeriale, è stata adottata dal Ministero sviluppo economico, previa delibera del Consiglio dei ministri, l'autorizzazione unica finale per il progetto TAP,

si chiede di sapere:

se è vero che l'iter autorizzativo dell'opera ha incontrato e continua ad incontrare la persistente opposizione della Regione Puglia, al momento focalizzata sulla questione della rimozione e ricollocazione di un centinaio di alberi di ulivo, peraltro già autorizzata, nel mese di febbraio 2016, dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, determinando ritardi nella tabella di marcia stabilita;

quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di consentire che il progetto proceda nei tempi stabiliti, eventualmente attivando i poteri sostitutivi ad esso attribuiti ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione.

(3-02709)

PEZZOPANE - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

la signora N. Z., nata a Pescina (L'Aquila), dipendente di scuola pubblica, con circa 39 anni di contributi, ha presentato domanda di pensione all'INPS, a causa della sue gravi condizioni di salute;

il 3 marzo 2014 le viene accolta la prima domanda di pensione per "salvaguardati", ma la graduatoria è scaduta;

il 4 dicembre 2014, sulla base della legge n. 147 del 2014, le viene accolta la seconda domanda di salvaguardia, che tuttavia rimane lettera morta;

considerato che:

il 16 settembre 2015 alla signora viene riconosciuta l'inabilità totale al lavoro, secondo la legge n. 274 del 1991 che prevede il pensionamento dei dipendenti pubblici, tuttavia il Provveditorato agli studi si è opposto, appellandosi ad un'altra legge, la n. 335 del 1995, e le ha riconosciuto solo 6 mesi di inidoneità all'attività lavorativa;

l'Inps a novembre 2015 le ha comunicato l'accoglimento della domanda di pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2016, che però ha revocato il 16 febbraio, avviando le procedure per il suo reinserimento al lavoro;

il risultato è la paralisi esistenziale per una persona che non può lavorare e non può andare in pensione, ostaggio della burocrazia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti;

quali siano le responsabilità dell'Inps di fronte ad un caso limite, in cui due amministrazioni dello Stato non solo non dialogano, ma lottano tra loro a colpi di legge;

quali provvedimenti di competenza intenda adottare per consentire l'accoglimento della domanda di pensione.

(3-02711)

PEZZOPANE, ALBANO, CUCCA, Stefano ESPOSITO, FAVERO, GINETTI, IDEM, ORRU', PUPPATO, SOLLO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

gli uffici giudiziari del distretto della Corte d'appello de L'Aquila versano in una situazione di carenza complessiva di organico, più volte sottolineata anche di recente nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario;

a tale carenza non ha fatto mai seguito nessuna delle disposizioni ministeriali succedutesi per fronteggiare la carenza di personale, quali interpelli nazionali, bandi di mobilità e, da ultimo, il reclutamento di tirocinanti di cui all'articolo 73 del decreto-legge n. 69 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 98 del 2013, modificato dagli articoli 50 e 50-bis del decreto-legge n. 90 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 114 del 2014;

la mancata assegnazione di personale al distretto de L'Aquila sembra derivare da un interpello del 2012 che riservava le assegnazioni del personale ai "perdenti posto" della Regione, a seguito della paventata soppressione dei Tribunali di Avezzano, Lanciano, Vasto e Sulmona, successivamente rinviata al 2018;

considerato che:

sono circa 90 i posti di lavoro "congelati" per il distretto che potrebbero rimanere tali per un periodo molto lungo;

dei 1.000 dipendenti reclutati dagli enti provinciali in mobilità una sola risorsa è stata messa a disposizione del distretto de L'Aquila;

tale situazione di stallo mette in difficoltà la funzionalità degli uffici non solo de L'Aquila, ma dell'intera regione;

in particolare nella Corte d'appello de L'Aquila e nella Procura del capoluogo grava un enorme carico di lavoro, dovuto all'aumento del numero dei procedimenti giudiziari legati alla ricostruzione post terremoto, alcuni dei quali rischiano di andare in prescrizione;

rilevato che in un recente intervento (del 17 marzo 2016) il Ministro in indirizzo rassicurava circa la possibilità di ricollocare in mobilità, e assegnare agli uffici giudiziari della provincia de L'Aquila, 45 unità amministrative,

si chiede di sapere:

quali iniziative concrete intenda adottare il Ministro in indirizzo per sopperire alla carenza di organico;

quando sia previsto il ricollocamento in mobilità delle suddette 45 unità al fine di rendere da subito maggiormente efficiente il distretto della Corte d'appello de L'Aquila.

(3-02712)

LIUZZI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che in riferimento al prossimo concorso scuola 2016 bandito dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nell'apposita sezione del sito del Ministero vengono indicati i testi di preparazione del concorso con una modalità che prevede il link diretto al sito "Amazon", su cui si suggerisce di acquistarli;

considerato che:

l'utilizzo di tale modalità potrebbe ambiguamente configurarsi come una promozione commerciale, attribuibile al Ministero e che come tale ne minerebbe l'imparzialità, poiché non vengono solo indicati i riferimenti dei testi, ma si può procedere direttamente all'acquisto, sul portale di Amazon, direttamente dal link del Ministero "concorso-scuola-2016-cosa-studiare";

un'iniziativa di questo genere rischia di danneggiare la categoria dei librai, che peraltro non ha avuto modo di parteciparvi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto espresso e se ci siano state particolari procedure, come la stipula di una convenzione o l'emissione di un bando di gara, per attribuire al sito di Amazon il privilegio economico di fornire i testi per la preparazione del concorso;

quali siano stati, in tal caso, i parametri per concorrere e per quale motivo i librai non siano stati messi in condizione di partecipare al bando;

se, qualora non siano state espletate particolari procedure, non ritenga di intervenire al fine di eliminare il link diretto per l'acquisto on line, indicando semplicemente le informazioni specifiche sui testi per la preparazione del concorso, in modo da salvaguardare l'imparzialità del dicastero e garantire la tutela dei consumatori e dei librai italiani.

(3-02713)

Gianluca ROSSI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri hanno bandito un concorso per la realizzazione di iniziative progettuali di sensibilizzazione, informazione e formazione sulla prevenzione di ogni forma di violenza e discriminazione, in attuazione del protocollo d'intesa siglato dalle parti il 30 gennaio 2013, con cui viene istituita la settimana nazionale contro la violenza e la discriminazione e le cui attività e finalità si protraggono durante l'intero anno scolastico;

l'avviso pubblico del 25 novembre 2014 prevedeva l'assegnazione di fondi pari a 425.000 euro e fissava la scadenza per partecipare alla selezione il 30 dicembre 2014. I progetti vincitori avrebbero dovuto essere selezionati da una commissione valutatrice costituita da Ministero e Dipartimento;

il progetto è finalizzato ad "attivare una modalità attiva e laboriosa di alleanza tra scuole, consulte studentesche, associazioni ed enti territoriali che, facendo rete tra di loro, potranno avere un confronto per progetti altamente condivisi e innovativi. Criteri di scelta saranno la prevalenza del dettato Costituzionale, il rispetto per le diversità, l'istruzione intesa come momento fondativo di valori etici e di crescita intellettuale. L'obiettivo cui si tende è quello di rendere permanente il tema dell'educazione ai valori dell'etica pubblica e della legalità, della cittadinanza europea e della partecipazione attiva";

criteri di valutazione sarebbero stati anche "la maggiore rappresentanza studentesca attivata, per il coinvolgimento attivo di tutti gli attori e delle comunità locali, nonché per l'impatto sul territorio (...) prevarranno le progettualità che pur nascendo da istanze locali abbiano un respiro di più ampia modularità, che insistano su contenuti riconoscibili e adottabili a prescindere dalla distanza fisica tra una regione del nord e una del sud";

considerato che nonostante sia trascorso più di un anno dalla scadenza, non è ancora stata pubblicata una graduatoria relativa a tale bando;

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;

se non ritenga di doversi attivare per far sì che la pubblicazione delle graduatorie del bando possa avvenire in tempi brevissimi.

(3-02714)

PEZZOPANE, D'ADDA, MORGONI, ORRU', PAGLIARI, SCALIA, SOLLO - Ai Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione e per gli affari regionali e le autonomie - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

il parere emesso dalla Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per il Molise, con deliberazione n. 63/2015/PAR, nell'adunanza del 2 aprile 2015, su richiesta della Provincia di Isernia, circa la possibilita? per quest'ultima di procedere all'assunzione a tempo indeterminato di personale appartenente alle categorie protette, considerata la presenza di scoperture ex lege n. 68 del 1999 e successive modificazioni e integrazioni, afferma, a proposito della circolare del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri n. 1 del 2015, "l'efficacia meramente interna di tale disposizione";

nel richiamare anche l'inapplicabilita? dell'art. 7, comma 6, del decreto-legge n. 101 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2013, contenente deroga ai divieti di nuove assunzioni previsti dalla legislazione vigente, anche nel caso in cui l'amministrazione interessata sia in situazione di soprannumerarietà, il suddetto parere conclude che deve ritenersi che, alla luce di quanto affermato, la Provincia di Isernia non puo? assumere con contratti a tempo indeterminato lavoratori rientranti nelle categorie protette;

considerato che:

la richiamata circolare del Dipartimento della funzione pubblica n. 1 del 2015, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, Serie generale, n. 62 del 16 marzo 2015, reca "Linee guida in materia di attuazione delle disposizioni in materia di personale e di altri profili connessi al riordino delle funzioni delle province e delle città metropolitane. Articolo 1, commi da 418 a 430, della legge 23 dicembre 2014, n. 190", ed è indirizzata "Alle amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001";

relativamente al comma 420 della legge n. 190 del 2014, la circolare, quanto all'ambito soggettivo della norma, afferma che "la previsione si applica solo alle province". Nei "chiarimenti in merito ai divieti per le province riguardanti il personale", essa stabilisce, in ordine alla lett. c) del citato comma 420, contenente il divieto per le Province di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, anche nell'ambito di procedure di mobilita?, che "Resta fermo l'obbligo di assunzione per coprire la quota riservata alle categorie protette, anche in deroga al divieto di cui alla lettera c)". Obbligo posto dalla legge n. 68 del 1999 e successive modificazioni e integrazioni, fonte di pari rango rispetto alla legge n. 190 del 2014;

per quanto rilevato, appare agli interroganti evidente un'incongruenza tra le linee guida dettate dal Dipartimento della funzione pubblica ed il parere emesso per la Provincia di Isernia dalla sezione Controllo della Corte dei conti del Molise,

si chiede di sapere quale sia l'opinione dei Ministri in indirizzo in merito a quanto descritto.

(3-02715)

CIOFFI, BERTOROTTA, MORONESE, CAPPELLETTI, GIARRUSSO, DONNO, CIAMPOLILLO, BUCCARELLA, SANTANGELO, MANGILI, TAVERNA, PAGLINI, AIROLA, PUGLIA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze e per gli affari regionali e le autonomie - Premesso che:

il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) viene utilizzato per finanziare i programmi operativi nazionali e regionali in tutti i territori. Sostiene programmi in materia di sviluppo regionale, di potenziamento delle competitività, di investimenti nella ricerca e nello sviluppo sostenibile;

i fondi europei di sviluppo regionale, insieme alla quota di finanziamento nazionale, assegnati all'Italia vengono impegnati attraverso programmi operativi nazionali (PON) e programmi operativi regionali (POR) che per il periodo 2007-2013 hanno significato (al 31 dicembre 2015) un importo di 46,67 miliardi di euro a fronte di una spesa certificata al 31 ottobre 2015 pari a 35,8 miliardi. Relativamente alle dotazioni degli investimenti del programma PON "Reti e mobilità" e POR delle 4 Regioni "obiettivo convergenza" (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) di fronte a una dotazione iniziale di 24,39 miliardi di euro si riscontra una riduzione della dotazione effettiva al 31 dicembre 2015 pari a 16,96 miliardi di euro;

come si evince dai dati pubblicati dal sito "opencoesione", le autorità di gestione dei programmi PON e POR hanno destinato nei rispettivi programmi di spesa una dotazione finanziaria di circa il 3 per cento per le assistenze tecniche, cioè per servizi affidati all'esterno della propria struttura a società specializzate con il compito di assistere, supportare e guidare, con personale altamente professionale, la pubblica amministrazione all'obiettivo di spesa prefissato;

nell'ultimo anno di programmazione, al 31 ottobre 2015, i fondi spesi nelle Regioni convergenza, PON e POR, sono stati 11,34 miliardi di euro indicando che nell'ultimo trimestre del 2015 l'obiettivo di spesa per evitare perdita di contributi avrebbe dovuto essere di circa 5,62 miliardi di euro; a giudizio degli interroganti ciò evidenzia l'incapacità di spesa sia del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che delle 4 Regioni interessate, che avrebbe prodotto una perdita netta per le economie dei territori interessati imputabile non solo alle 4 Regioni interessate ma anche al Ministero stesso;

è noto agli interroganti che per fare fronte al mancato obiettivo e al rischio della perdita di finanziamento sono stati messi in campo alcuni "artifizi" quali la riduzione del contributo di cofinanziamento statale all'interno del PON-POR, riducendo l'ammontare totale dei programmi per dare vita a programmi paralleli coperti da sole spese nazionali, oppure l'introduzione dei cosiddetti progetti "retrospettivi", cioè progetti già finanziati e completati con altre fonti di finanziamento italiano che intervengono a colmare fittiziamente il gap di spesa principale. Artificio contabile che a parere degli interroganti evidenzia ancora di più l'incapacità delle Regioni e del Ministero di spendere le risorse che l'Europa rinvia a fronte del contributo nazionale;

in particolare, da quanto emerge dal sito ufficiale dell'Agenzia per la coesione sulle attuali gestioni dei programmi, si rileva in primo luogo che le dotazioni finanziarie complessive rispetto alle dotazioni attuali si riducono sensibilmente. Se si sommano le dotazioni iniziali del Ministero delle infrastrutture e delle 4 Regioni a "obiettivo convergenza" si arriva a 24.390.142.088 euro che però diventano circa 17 miliardi di dotazione attuale. Ciò che invece non si riduce sarebbe il valore delle dotazioni per l'assistenza tecnica che, anzi, a fronte di un monte complessivo in sensibile diminuzione non segue il medesimo trend;

inoltre, emerge il caso del Ministero delle infrastrutture in cui, a fronte di una riduzione di più di 900 milioni di euro della dotazione iniziale, ovvero circa il 33 per cento, la dotazione in assistenza tecnica è aumentata del 37 per cento; parimenti per la Regione Puglia, a fronte di una riduzione di più di un miliardo di euro, ovvero di circa il 20 per cento, la dotazione in assistenza tecnica è aumentata di circa il 3 per cento;

a giudizio degli interroganti è singolare che nel PON "infrastrutture e reti" 2014-2020 siano previsti 64,5 milioni di euro su un complessivo di 1,779 miliardi di euro di dotazione iniziale quando nel PON "reti e mobilità" 2007-2013 erano previsti 38,5 milioni di euro di assistenza tecnica di fronte a una dotazione iniziale di 2,711 miliardi di euro con un evidente aggravio dell'assistenza tecnica nella programmazione in corso rispetto alla precedente;

considerato che:

un articolo de "l'Espresso" del 1° ottobre 2015 sottolinea come in alcuni bandi di gara non sia neanche richiesta un'esperienza specifica nel settore oggetto di gara mentre rileva come condizione necessaria un "fatturato specifico" tra i 10 e i 24 milioni di euro. Ciò produce il risultato distorto che ad essere premiata non sia la competenza dei consulenti dedicati all'assistenza tecnica, ma solo chi ha una struttura societaria di grande valore economico;

il citato articolo evidenzia che uno studio effettuato da Confindustria mostrerebbe come il fatturato specifico sia richiesto nel 90 per cento delle gare bandite, e che nel resto dei Paesi UE la media è del 18 per cento. Il risultato sarebbe che i vincitori potrebbero essere sempre: Ernst & Young e PricewaterhouseCoopers;

a giudizio degli interroganti, multinazionali con fatturati notevoli lascerebbero alle realtà più piccole, spesso composte da giovani professionisti con grandi capacità professionali, l'esclusiva possibilità di consorziarsi per tentare di raggiungere le soglie di fatturato richieste e comunque le costringono a dividersi "le briciole" del mercato. Oppure, tali piccole realtà o giovani professionisti dovrebbero lavorare in subappalto per le grosse multinazionali o ambire a venire assunte dalle vincitrici di gara, che traggono la maggior parte degli utili finanziando un'attività prettamente tecnico-professionale;

considerato inoltre che:

il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha recentemente pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea del 27 gennaio 2016 il bando per assistenza tecnica sul PON "infrastrutture e reti" in corso di aggiudicazione;

la CONSIP (Centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana) nel corso del 2015 ha pubblicato un bando per l'aggiudicazione di 9 lotti relativi all'assistenza tecnica alle attività di audit dei programmi cofinanziati dalla UE e al presidio di coordinamento nazionale del Ministero dell'economia e delle finanze;

considerato infine che, a giudizio degli interroganti, essendo l'attività di programmazione e di spesa dei fondi europei ormai una prassi consolidata da oltre 20 anni di programmazione europea, l'assistenza tecnica dovrebbe limitarsi a prestazioni che non fanno parte della normale attività di amministrazione, mentre si rileva che la spesa in assistenza tecnica cresce, in proporzione, molto più della spesa per investimenti ed i risultati e le performance dei programmi sono paradossalmente deludenti,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

se risultino i motivi per cui, a fronte di una dotazione finanziaria decrescente tra quella iniziale e quella attuale, a fronte di performance non positive, diverse amministrazioni abbiano invece accantonato sempre maggiori oneri per l'assistenza tecnica;

poiché gli obiettivi di spesa e le performance dei programmi operativi non hanno avuto i risultati attesi, al fine di ottenere nel futuro periodo di programmazione 2014-2020 una maggiore efficacia della spesa, a partire dall'assistenza tecnica, quali siano le azioni intraprese dalle pubbliche amministrazioni interessate e quali correzioni per i nuovi bandi di assistenza tecnica siano stati posti in essere rispetto alla precedente programmazione 2007-2013 per renderla più efficace.

(3-02716)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

SANTANGELO, GIROTTO, DONNO, BERTOROTTA, CASTALDI, GIARRUSSO, BUCCARELLA, CRIMI, MARTON, PAGLINI, MANGILI, CAPPELLETTI, MORONESE, SERRA, MONTEVECCHI, ENDRIZZI, TAVERNA, PUGLIA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il 14 marzo 2016 una marea nera ha colpito l'isola tunisina di Kerkennah, sita a 240 chilometri da Pantelleria ed a soli 120 chilometri da Lampedusa; tale marea, che sembra essere fuoriuscita da una piattaforma petrolifera della società britannica Petrofac, situata nel golfo di Gabes, sta devastando le coste del paradiso naturale delle isole Kerkennah, al largo della costa tunisina;

in data 22 marzo, sulla pagina "Facebook" intitolata "Kerkennah Islands" e dal sito internet "Tunisia-Live", sono state condivise alcune foto che ritraggono la marea nera riversarsi lungo le coste dell'arcipelago, noto sia per le sue magnifiche spiagge sia per la sua economia ancora basata in gran parte sulla pesca;

tale situazione si configura come un problema ecologico molto grave, che andrà risolto il più rapidamente possibile, considerato che l'economia dell'isola principale dell'arcipelago, basata sulla pesca, è stata messa in ginocchio;

anche le isole di Pantelleria e Lampedusa hanno un'economia principalmente legata alla buona salute del territorio e potrebbero essere interessate, anch'esse, dalla marea nera, a danno anche del turismo legato all'imminente stagione estiva;

il quotidiano on line per un'economia ecologica, "greenreport", evidenzia come la pesca sia l'attività principale dell'arcipelago e che da quando si è iniziato a trivellare nel golfo di Gabes si sono manifestati gravi problemi, in quanto l'inquinamento, collegato alle attività estrattive, ha determinato una drastica diminuzione del numero delle spugne e un consistente calo del pescato;

considerato che, a giudizio degli interroganti:

ciò che è accaduto lungo le coste tunisine potrebbe ripetersi nel mare di Lampedusa, di Linosa, di Pantelleria, nel canale di Sicilia, nel mare di Trapani, Marsala, Mazara del Vallo, Sciacca, Licata, Gela, nel mare di Ragusa e nel mare di Siracusa. E, ancora, nell'Adriatico e in tutti i tratti di mare interessati dalle trivelle;

le trivellazioni in mare mettono a rischio il turismo e la pesca, 2 settori vitali e costitutivi della cultura del nostro Paese; nell'ultimo Bollettino ufficiale degli idrocarburi, aggiornato al 31 gennaio 2016, risultano rilasciati 83 permessi di ricerca in terraferma, 24 nel sottofondo marino, 7 in Sicilia. Sono 119, invece, le concessioni di coltivazione su terraferma, 72 quelle in mare, 14 in Sicilia. Sono al vaglio ulteriori richieste di permesso di prospezione in mare e in terraferma;

sarebbe auspicabile fermare le trivellazioni in mare a tutela del territorio italiano, anche in considerazione di quanto ha stabilito la Corte costituzionale, chiamata più volte a deliberare, con la sentenza del 30 dicembre 1987, n. 641, dove si evidenzia che nell'ordinamento giuridico italiano la protezione dell'ambiente è fissata da precetti costituzionali di cui agli articoli 9 e 32 e dunque assume il valore di diritto fondamentale;

considerato inoltre che l'articolo 117 della Costituzione stabilisce che lo Stato ha legislazione esclusiva in materia relativa alla tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali. A tale proposito la Corte costituzionale ha precisato in più occasioni (ad esempio nella sentenza n. 8 del 22 luglio 2004) che l'ambiente è qualificato come valore costituzionalmente protetto, in ordine al quale si possono manifestare competenze diverse, che possono ben essere regionali, spettando allo Stato il compito di fissare standard di tutela uniformi sull'intero territorio nazionale;

considerato altresì che, a parere degli interroganti:

le lobby petrolifere stanno "remando" contro il referendum del 17 aprile 2016; il mantenimento delle attuali concessioni petrolifere, nonché l'eventuale concessione di proroghe infinite sulla loro durata, aumenta il rischio per l'ambiente di incidenti, causati dall'utilizzo di attrezzature vetuste; sarebbe auspicabile eliminare totalmente l'utilizzo delle risorse petrolifere ed opportuno, invece, investire in progetti di risparmio ed efficienza energetica e valorizzazione delle energie rinnovabili, consentendo la creazione di nuovi posti di lavoro, ma soprattutto una concreta alternativa al petrolio;

l'estrazione di idrocarburi è un'attività altamente inquinante, con un impatto rilevante sull'ambiente e sull'ecosistema marino e le fasi di ricerca che utilizzano la tecnica dell'airgun (esplosione di aria compressa), hanno effetti devastanti per l'habitat e la fauna marina;

il verificarsi di un incidente in una piattaforma petrolifera situata nel mar Mediterraneo comporterebbe esiti disastrosi, simili a quanto accaduto nel golfo del Messico alla piattaforma Deepwater Horizon, che ha provocato il più grave inquinamento da petrolio, mai registrato nelle acque degli Stati Uniti;

il "petrolio" italiano da valorizzare, tutelare e sul quale investire è da ricercarsi nelle bellezze architettoniche, ambientali e paesaggistiche del nostro Paese;

alla conferenza dell'ONU sul clima tenutasi a Parigi nel mese di dicembre 2015 (COP21), l'Italia ha sottoscritto, insieme ad altri 194 Paesi, l'impegno a contenere la "febbre della terra" entro 1,5 gradi centigradi, perseguendo con chiarezza e decisione l'abbandono dell'utilizzo delle fonti fossili,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

quali provvedimenti siano stati assunti per monitorare la marea nera ed evitare che possa giungere nei mari italiani e nelle vicine coste di Pantelleria, Lampedusa o dell'intera Sicilia;

se l'intendimento del Governo sia rivolto ad iniziative coerentemente ispirate all'impegno assunto dal nostro Paese nel corso della conferenza di Parigi del dicembre 2015 e, quindi, con la decisione di perseguire l'abbandono dell'utilizzo delle fonti fossili.

(3-02707)

RANUCCI, ASTORRE, CIRINNA', LUCHERINI, MATURANI, PARENTE, SCALIA, SPILABOTTE, SPOSETTI, VALENTINI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e per gli affari regionali e le autonomie - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

il 20 marzo 2016, nel corso di un'intervista televisiva su una nota emittente nazionale, la candidata a sindaco di Roma per il Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi, ha rilasciato alcune dichiarazioni relative alla politica imprenditoriale di ACEA SpA, una delle principali multiutility italiane quotata in borsa, attiva nella gestione e nello sviluppo di reti e servizi nei business dell'acqua, dell'energia e dell'ambiente;

nelle sue dichiarazioni, Virginia Raggi ha anticipato la volontà del suo movimento politico di cambiare il management aziendale in caso di vittoria elettorale e ha esposto una lettura, secondo gli interroganti, tecnicamente superficiale ed errata sia del programma che del bilancio aziendale;

a causa delle dichiarazioni di Virginia Raggi, la banca di investimento Equita, importante partner di riferimento per gli investitori istituzionali e per le imprese, ha declassato il livello di affidabilità del rating di ACEA da "buy" a "hold" e ha eliminato il titolo dal portafoglio delle "small cap", motivando tale giudizio con il rischio politico delle prossime elezioni del Comune di Roma, che è maggiore azionista di ACEA SpA con una partecipazione pari al 51 per cento;

al giudizio degli analisti di Equita, è corrisposto un danno nei mercati azionari, ove, in sole 48 ore, il titolo di ACEA SpA ha perso il 4,73 per cento, pari a circa 142 milioni di euro, mettendo, peraltro, a rischio il piano di ristrutturazione interna che l'attuale management aziendale ha avviato, ispirandosi ai principi di trasparenza e legalità in una realtà che conta circa 7.000 dipendenti;

considerato che:

la campagna elettorale in corso e, soprattutto, la scadenza per il rinnovo degli organismi di governo di Roma capitale devono essere considerati da tutte le forze politiche un'opportunità straordinaria per indicare ai cittadini una prospettiva di sviluppo e di rilancio economico, praticabile attraverso programmi credibili per l'amministrazione della città;

non possono essere taciuti né la preoccupazione né il giudizio politico negativo in merito a dichiarazioni che, col pretesto di ottenere un maggiore consenso elettorale, tradiscano un'incompetenza dei candidati più seguiti dai media, tale da esporre o addirittura compromettere l'economia reale di un tessuto urbano complesso e fortemente competitivo sullo scenario nazionale ed internazionale;

si tratta, comunque, di conoscere e valutare quali siano, in concreto, i possibili e ulteriori effetti negativi che possano prodursi a danno di ACEA SpA e dei cittadini romani,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo in merito ai fatti rappresentati e di quali ulteriori informazioni disponga rispetto a quelle diffuse dagli organi di stampa;

quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di tutelare gli azionisti di ACEA SpA, in riferimento alle conseguenze che si sono prodotte e possono prodursi a seguito delle dichiarazioni di Virginia Raggi;

se non ritenga opportuno un intervento della CONSOB, al fine di garantire che le dinamiche di mercato non risentano di iniziative propagandistiche in danno di ACEA SpA;

se non ritenga, altresì, opportuno rivolgersi all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, perché siano valutati eventuali profili che restringano o alterino la concorrenza tra imprese e danneggino i consumatori e in particolare i cittadini romani.

(3-02710)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

RUTA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il decreto ministeriale 5 luglio 2012 definisce il nuovo sistema di incentivi per la produzione di energia fotovoltaica, il "Quinto Conto Energia";

l'articolo 4, comma 8, del decreto disciplina gli impianti iscritti a registro, ammessi alle tariffe incentivanti, in posizione tale da rientrare nei definiti volumi incentivabili, purché entrino in esercizio entro un anno dalla data di pubblicazione della graduatoria;

il GSE (Gestore servizi energetici) ha pubblicato la graduatoria degli impianti fotovoltaici iscritti a registro in posizione tale da rientrare nei limiti di costo di cui al bando del 18 marzo 2013;

l'art. 1, comma 154, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità per il 2014), ha prorogato il termine di entrata in esercizio "per gli impianti, già iscritti (...) nei relativi registri aperti presso il Gestore dei servizi energetici Spa (GSE), da realizzare in zone che, nel corso degli anni 2012 e 2013, sono state per qualsiasi motivo riconosciute colpite da eventi calamitosi con provvedimenti normativi o amministrativi";

l'articolo 3, comma 3-bis, del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11, ha prorogato ulteriormente al 30 settembre 2015 il completamento di programmi realizzativi nelle aree colpite da eventi calamitosi,

si chiede di sapere:

se vi siano, e in caso affermativo quali, impianti iscritti al registro, cui non è stato ancora riconosciuto l'incentivo definito dall'articolo 4, comma 8, del decreto ministeriale 5 luglio 2012, pur essendo ubicati in zone colpite da calamità naturali nel corso degli anni 2012-2013 ed essendo entrati in esercizio in data antecedente al 30 settembre 2015;

quale sia la situazione contabile, presso il GSE, degli accantonamenti delle risorse non ancora corrisposte da destinare all'incentivazione di tali categorie di impianti.

(4-05541)

CALEO, LAI, PEGORER, SCALIA, SOLLO, VATTUONE, CHITI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

con decreto del Presidente della Repubblica 25 marzo 2014 (di accoglimento di un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica), nel quale era stato formalizzato il parere del Consiglio di Stato 5 giugno 2013, sezione II, che ha riconosciuto, a tutti gli effetti di legge, il valore abilitante del diploma magistrale, ai sensi del decreto del Ministro della pubblica istruzione 10 marzo 1997, i diplomati magistrali, con titolo conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002, hanno ottenuto pieno diritto all'inserimento nella graduatoria ad esaurimento (GAE). Per tale ragione, alcune sigle sindacali minori avrebbero consigliato, durante l'aggiornamento del 2014, di presentare domanda di inserimento in GAE, ma, contrariamente a quanto prospettato dagli uffici scolastici, sarebbe arrivata risposta negativa rispetto a tale richiesta;

accolte in un primo tempo dal Consiglio di Stato le tesi sindacali, i primi ricorrenti sono stati inseriti a pieno titolo in GAE, con ordinanze n. 5497/3951, n. 5495/3952, n. 5490/3901 e n. 5493/3903. Successivamente, è avvenuto il riconoscimento del loro diritto di immissione in ruolo da parte degli uffici scolastici regionali;

il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, tuttavia, nell'avviso del 6 ottobre 2015, ribadiva come le pronunce del Consiglio di Stato non abbiano efficacia erga omnes e pertanto non possano essere estese anche a coloro che non hanno presentato specifico ricorso, esplicando i suoi effetti solamente tra le parti in causa;

considerato che a giudizio degli interroganti tale provvedimento ha gettato nuovamente la scuola nella più totale confusione, accentuando le conflittualità fra personale docente ugualmente precario a parità di titolo e spesso con punteggio superiore, rispetto dei primi vittoriosi e fortunati ricorrenti. Infatti, parallelamente ai riconoscimenti per il personale oggetto delle ordinanze, è stata "congelata" l'azione dei successivi ricorrenti in attesa di adunanza plenaria del Consiglio di Stato, dapprima fissata per gennaio 2016, poi posticipata a maggio 2016, infine anticipata al 27 aprile;

considerato inoltre che a parere degli interroganti tale differenza nei provvedimenti che interessano i diplomati magistrali, con titolo conseguito entro il 2001/2002, viola il principio di uguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini, sancito dalla nostra Costituzione, all'articolo 3;

rilevato che il riconoscimento del diritto di immissione in ruolo non è avvenuto su una base logica e razionalmente condivisibile, ma soltanto secondo il "criterio" del tempismo nella presentazione del ricorso. Si potrebbe parlare di fortuita disparità del diritto, situazione invivibile per il cittadino e inaccettabile per qualsivoglia istituzione democratica,

si chiede di sapere quali tempestive iniziative, nell'ambito delle proprie attribuzioni, il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, al fine di tutelare la posizione di tutti i docenti in possesso del diploma magistrale abilitante, conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002, per il loro inserimento nella terza fascia delle graduatorie ad esaurimento ed il riconoscimento del conseguente diritto all'immissione in ruolo, superando la discriminazione in essere.

(4-05542)

CENTINAIO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

da oramai troppi anni, a cadenza ciclica, su diversi organi di stampa sono pubblicati articoli che denunciano la "casta" dei sindacalisti, dei loro stipendi d'oro e dei loro privilegi pensionistici;

un beneficio è sicuramente rappresentato dalla vigenza, ancora, della famigerata "legge Mosca", così chiamata dal nome dell'esponente della CGIL, Giovanni Mosca, relatore della medesima durante il Governo Rumor (di cui alla legge n. 252 del 1974);

a giudizio dell'interrogante, il meccanismo della legge è alquanto contorto: in favore di circa un centinaio di persone, che negli anni successivi al dopoguerra avevano prestato attività nel sindacato o nei partiti senza che nei loro riguardi fosse versato un contributo, è stata garantita la copertura previdenziale sulla base della semplice dichiarazione del rappresentante del partito o del sindacato;

a costoro è stata, dunque, riconosciuta la pensione inclusiva degli arretrati con decorrenza dal 1948;

il problema è che, a furia di proroghe, dagli iniziali 10.000 beneficiari si è arrivati a 35.564 pensioni erogate dall'Inps, costate all'ente oltre 12 miliardi di euro;

sempre le notizie a mezzo stampa con ricorrenza ciclica denunciano tra i nominativi illustri che ne beneficiano, gli ex presidenti delle Camere, Fausto Bertinotti e Franco Marini;

un altro privilegio è stato garantito dalla "legge Treu", di cui al decreto legislativo n. 564 del 1996, dal nome del Ministro del lavoro e della previdenza sociale pro tempore, in virtù della quale la base di calcolo della pensione dei sindacalisti era agganciata all'ultima retribuzione, per cui i trattamenti previdenziali incrementavano notevolmente per i lavoratori (dipendenti pubblici distaccati o dipendenti privati in aspettativa) diventati dirigenti sindacali;

da diverse Legislature la Lega Nord chiede con ogni mezzo parlamentare a disposizione (proposte di legge, emendamenti, atti di sindacato ispettivo) la fine di tali privilegi e, non da ultimo, anche l'obbligo di rendicontazione per i sindacati, ancora oggi esenti dalla redazione di bilanci, per cui le entrate e le somme a disposizione restano un'incognita e non sono verificabili nella loro liceità,

si chiede di sapere:

quale sia il numero dei dirigenti sindacali in servizio e quanto percepiscano in aggiunta alla retribuzione spettante per l'incarico sindacale;

quale sia il numero dei sindacalisti in quiescenza che beneficiano delle leggi citate;

quante siano le "pensioni d'oro dei sindacalisti" ed a quanto ammontino esattamente.

(4-05543)

DE CRISTOFARO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

la Fonderie Pisano è un'impresa del comparto metalmeccanico con 150 lavoratori attivi e 40 milioni di euro di fatturato annuale, nata negli anni '60 a ridosso della città di Salerno;

l'estendersi irregolare del piano urbanistico salernitano ha fatto sì che, in seguito, sorgessero a ridosso dell'industria considerevoli nuclei abitativi;

la fabbrica, in 55 anni di attività produttiva, non è mai stata oggetto di un serio ammodernamento, dato che ha provocato innumerevoli sequestri da parte della magistratura;

il comitato "Salute e vita" di Salerno chiede da anni la delocalizzazione in un'area con minore impatto abitativo della struttura industriale e la costruzione di un impianto a norma, considerato altresì che negli ultimi decenni la stragrande maggioranza dei nuclei produttivi persistenti nella zona si sono spostati a sud di Salerno, nel distretto industriale a ridosso della città di Pontecagnano;

a seguito del piano urbanistico comunale di Salerno del 2006, l'area attorno alle Fonderie è stata destinata ad area residenziale e commerciale favorendo l'edificazione di appartamenti per più di 1.000 cittadini;

dal 2008 l'istituzione di un parco urbano dell'Irno nell'area attorno alle Fonderie ha restituito un polmone verde alla città di Salerno;

nel 2006 l'attuale presidente della Regione aveva convocato un tavolo per la delocalizzazione delle Fonderie Pisano: dopo 10 anni tutto è ancora fermo, compresi i progetti sul verde pubblico e la vivibilità, che sono stati bloccati proprio dalla presenza degli impianti della famiglia Pisano;

nel 2007 arriva la prima condanna (Tribunale di Salerno n.415/2007) per abbandono di rifiuti speciali pericolosi, lo scolo di acque industriali nel fiume Irno senza autorizzazione, il superamento dei limiti di soglia per piombo, rame, zinco e per la realizzazione di impianti produttori di fumi in atmosfera senza autorizzazione, emissioni di gas e polveri sottili. In assenza di una legge sugli ecoreati (approvata solo di recente) Luigi Pisano ha potuto patteggiare con un'ammenda che corrisponde a 6.375 euro;

i titolari delle Fonderie ottengono l'autorizzazione integrata ambientale rilasciata dall'Arpac di Salerno il 26 luglio 2012, e riconducono il cattivo odore e l'abbondante presenza delle polveri sottili Pm10 al traffico autostradale;

in tale occasione il comitato Salute e vita ha denunciato il mancato funzionamento della centralina Sa23 collocata nei pressi delle Fonderie che avrebbe consentito di rilevare le polveri presenti nella valle;

nel 2014, l'Arpac rileva diverse incongruenze dal punto di vista della tutela del diritto ambientale e delle soglie di emissione: è evidenziata la presenza di cadmio, piombo, rame, stagno, zinco, idrocarburi pesanti, benzoantracene, benzopirene, indeno, pirene, Benzo e perilene, secondo valori di concentrazione di gran lunga superiori ai limiti delle concentrazioni soglia di contaminazione;

nel 2014 nel fiume Irno, a valle, in campioni di sedimenti, è evidenziata la presenza di metalli pesanti (rame, zinco, piombo) con livelli 10 volte superiori ai limiti consentiti dalla legge;

il 3 febbraio 2015, un secondo processo per danno ambientale, sempre legato allo sversamento delle acque reflue, si conclude con una multa da 800 euro per i proprietari delle Fonderie. Si segnala la mancata osservanza di norme per la sicurezza dei lavoratori e, "anche per via di un vetusto ed inadeguato sistema di captazione dei fumi di produzione" l'emissione di fumi contenenti polveri di natura cancerogena, cioè "materiale particellare a base di piombo e cadmio, composti organici volatili (COV) contenenti, tra l'altro, monossido ?di carbonio, anidride carbonica, solventi aromatici, anidride solforosa";

a novembre 2015, l'Arpac di Caserta effettua un controllo straordinario dell'azienda. Molte sono le criticità ambientali contestate: lo smaltimento illecito di rifiuti, lo scarico non autorizzato di acque reflue nel fiume Irno, il superamento dei limiti consentiti dalla legge riguardo ai fumi presenti nell'atmosfera;

il 19 febbraio 2016 il presidente della Regione emette un provvedimento di sospensione temporanea delle attività che ritirerà poche settimane dopo: il 7 marzo dalla Regione Campania arriva il via libera per riprendere le attività produttive;

da decenni i cittadini dell'area denunciano agli organi competenti condizioni di forte disagio a causa dell'emissione di fumi molesti e maleodoranti nonché della presenza sui balconi delle abitazioni e sui terreni limitrofi di polveri rosse e/o nere che minano la salubrità dell'ambiente, creando forte preoccupazione per la salute: "La Città", quotidiano della provincia di Salerno, riporta che, in via della Partecipazione (a Salerno), su 30 residenti in 13 hanno avuto malattie tumorali e solo 3 persone si sono salvate; in via Magna Grecia su 40 residenti di un palazzo si registrano 12 decessi;

considerato che, a giudizio dell'interrogante, risulta incomprensibile il comportamento del presidente della Regione Campania che, pur avendo ribadito più volte la necessità di delocalizzare le Fonderie, abbia autorizzato la ripresa delle attività produttive,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, non ritengano di dover attivare da subito un tavolo di confronto, coinvolgendo la Regione Campania e le parti sociali, per pianificare la delocalizzazione delle Fonderie Pisano, salvaguardando i posti di lavoro;

se non ritengano di destinare risorse straordinarie per la bonifica e per la ripresa dei progetti di riqualificazione del territorio dell'area circostante alle Fonderie.

(4-05544)

CAMPANELLA, BOCCHINO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

con decreto del Ministro dell'interno n. 204 del 2014 è stato introdotto il "Regolamento in materia di assunzione dei testimoni di giustizia in una pubblica amministrazione, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125";

a seguito di un protocollo d'intesa tra la commissione centrale per la protezione dei testimoni di giustizia, presieduta dal vice ministro, Filippo Bubbico, e il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, in data 9 aprile 2015 venivano assunti dalla stessa Regione i primi testimoni di giustizia; uomini e donne che vivono da oltre 20 anni sotto scorta e in alcuni casi hanno dovuto rinunciare alla propria identità per vivere sotto copertura con un nuovo nome;

da un articolo, pubblicato in data 10 giugno 2015 su "l'Espresso", si apprende che per "motivi di sicurezza" la commissione centrale per la protezione, subito dopo l'assunzione, avrebbe escluso per i testimoni la possibilità di svolgere il proprio lavoro in uffici dislocati sul territorio siciliano, imponendo all'amministrazione regionale di distaccare quel personale nell'ufficio di rappresentanza a Roma;

si legge inoltre che «nel mettersi per l'ennesima volta a disposizione degli ordini impartiti dallo Stato, qualcuno di loro ha fatto notare i rischi che si corrono. Con una lettera inviata alle Autorità, dal ministro Alfano al presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, un testimone di giustizia spiega le sue paure: "Sarò completamente buttato allo sbaraglio, senza tutela alcuna e si metterà a rischio non solo la mia incolumità, ma il cambio di generalità. Chiedo di essere trasferito a Palermo, rinuncio ad eventuali tutele, scelgo di mia spontanea volontà di morire in terra di Sicilia". Il testimone - la cui identità l'Espresso mantiene riservata - sottolinea la pericolosità dell'aver concentrato tutti i neo assunti in un'unica sede e definisce quel luogo di lavoro "una camera mortuaria dove stanno stipati tutti i testimoni" che "adesso dopo aver dato la loro vita, per amore della propria terra, della verità e della giustizia, vengono confinati in un ufficio, bersaglio certo e conosciuto"»;

in un altro articolo, pubblicato in data 23 marzo 2016 su "MeridioNews", dal titolo «La protesta del testimone dell'omicidio di don Puglisi. "Assunti da Regione e lasciati a Roma come appestati"», si mette in evidenza lo stato in cui si trovano ancora oggi i 16 testimoni di giustizia, costretti dal giorno dell'assunzione «praticamente a girarsi i pollici, in una sede troppo piccola per contenerli, in cui mancano i computer e in cui, di fatto, non hanno nulla da fare durante le ore di lavoro»;

dal racconto di Giuseppe Carini, testimone nel processo per l'omicidio di padre Pino Puglisi, si apprende di come la situazione sia degenerata quando "l'Espresso", a giugno 2015, ha pubblicato il luogo della sede in cui lavora insieme agli altri. Situazione che, per i gravissimi problemi di sicurezza, li ha obbligati a chiedere l'immediato trasferimento;

ad oggi, dopo essersi rivolti a tutti gli interlocutori istituzionali, non è stato previsto alcun provvedimento ministeriale di trasferimento e in una nota del 24 febbraio 2016 l'assessore regionale per la funzione pubblica, Luisa Lantieri, dichiarava che «Sugli spostamenti dei testimoni impegnati fuori dalla Sicilia, la Regione non può intervenire in quanto soggetti a programma di protezione e la competenza è del ministero»;

considerato che, secondo il comma 1 dell'art. 9 del decreto ministeriale n. 204 del 2014 "in presenza di motivi di sicurezza che impediscono ai soggetti di cui all'articolo 2 di continuare a svolgere attività lavorativa presso la pubblica amministrazione che ha provveduto alla loro assunzione, sono attivate le procedure per l'assegnazione degli interessati ad altra sede od ufficio dell'amministrazione ovvero per la loro assegnazione in comando o distacco presso altre amministrazioni, secondo le modalità previste dal decreto del Ministro dell'interno 13 maggio 2005, n. 138";

secondo le disposizioni, dell'art. 11, "ai fini della tutela della riservatezza dei soggetti assunti si applicano le disposizioni di cui all'articolo 8 del decreto del Ministro dell'interno 13 maggio 2005, n. 138. La medesima disciplina si applica ai testimoni non più sottoposti allo speciale programma di protezione, che risultano beneficiari del cambiamento delle generalità";

a parere degli interroganti, le richieste di trasferimento risultano quanto mai legittime e da attuare nel più breve tempo possibile, vista la pubblicità fatta a mezzo stampa che di fatto ha reso di facile individuazione gli uffici che ospitano i testimoni di giustizia, mettendo seriamente a rischio la loro incolumità,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda attivarsi con la massima urgenza al fine di addivenire ad una celere risoluzione della vicenda.

(4-05545)

CAMPANELLA, BOCCHINO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

la riserva naturale orientata "Torre Salsa" è un'area naturale protetta di 762 ettari che si estende tra Siculiana marina ed Eraclea Minoa in provincia di Agrigento, istituita dalla Regione Siciliana e affidata in gestione dal 23 giugno 2000 al WWF Italia;

la riserva si trova all'interno di un sito d'importanza comunitaria (SIC ITA040003) nel comune di Siculiana;

a seguito dell'istanza al prot. ARTA n. 20791 per richiedere l'attivazione della procedura di valutazione di impatto ambientale ex art. 23 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e la contestuale valutazione di incidenza art. 5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, avanzata in data 4 aprile 2012 dalla società Ritempra SpA, in data 19 dicembre 2013 l'Assessorato territorio ed ambiente della Regione Siciliana, con decreto del direttore generale n. 1055 decretava la compatibilità ambientale relativa al progetto per la realizzazione di una struttura alberghiera e centro benessere a Siculiana facendo proprie le misure di mitigazione previste nello studio di impatto ambientale e relative integrazioni, le prescrizioni di cui al parere del WWF Italia, in qualità di ente gestore della riserva naturale orientata "Torre Salsa" di cui alla nota prot. n. 36/12 del 10 agosto 2012, imponendo che lo stesso venisse realizzato rispettando ulteriori prescrizioni tese a ridurre ulteriormente l'impronta ambientale dell'opera;

con deliberazione della Giunta comunale n. 21 del 10 marzo 2016, l'amministrazione di Siculiana ha approvato il progetto per la realizzazione di una struttura turistico-ricettiva, ADLER SpA, resort e centro benessere composto da 130 camere, piscine, saune e percorsi di benessere accanto alla vecchia proprietà Morgante presente dentro la riserva, presentato dalla società Ritempra SpA, di cui la stessa famiglia Morgante è titolare;

secondo quanto denunciato dall'associazione ambientalista "Mareamico" di Agrigento, con la realizzazione del resort extralusso, in contiguità con i terreni della riserva di Torre salsa, è previsto l'utilizzo di parte dei tracciati interni e di alcune sue spiagge rendendole di esclusiva pertinenza della struttura;

considerato che, a parere degli interroganti, in una Sicilia aggredita dal cemento degli speculatori e dall'abusivismo, dove esistono decine di manufatti turistici costruiti ed abbandonati a se stessi, la tutela delle pochissime aree incontaminate rimaste risulta quanto mai prioritaria,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adoperarsi, nei limiti delle proprie competenze, al fine di verificare che, per il rilascio delle autorizzazioni, siano state rispettate tutte le procedure previste dalla legge e se i criteri per la realizzazione del resort ADLER SpA non si pongano in contrasto con le esigenze di tutela ambientale della macchia mediterranea e delle aree marine connesse nella riserva naturale orientata "Torre Salsa".

(4-05546)

MANCONI - Al Ministro della salute - Premesso che:

si stima che l'infezione da virus dell'epatite C (HCV) interessi in Italia 1,6 milioni di soggetti e che 668.609 siano HCV-RNA positivi (quindi con infezione attiva). Il 5 per cento circa delle persone infette possono morire per le conseguenze a lungo termine dell'infezione (epatocarcinoma o cirrosi) e di patologie immuno-reumatologiche ed ematologiche (in particolare linfomi a cellule B). L'infezione da HCV è anche un co-fattore di patologie metaboliche (diabete), cardiovascolari (processo aterosclerotico) e renali;

i pazienti con epatite C attualmente trattati o in osservazione dal Sistema sanitario nazionale (SSN) sono circa 300.000, ai quali si sommano 18-25.000 individui detenuti nelle carceri. I casi più gravi superano le 50.000 unità, i decessi sono intorno ai 10.000 all'anno e i nuovi casi sono circa 1.000 per anno;

i nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) sono in grado di eradicare l'infezione in oltre il 90 per cento dei pazienti con epatite cronica o cirrosi iniziale con un'efficacia nettamente superiore alla terapia standard fino ad oggi disponibile;

l'Aifa, con la pubblicazione dell'algoritmo per la terapia dell'epatite C cronica avvenuta il 24 marzo 2016, dato il prezzo elevato dei DAA, ha limitato la rimborsabilità a categorie selezionate di pazienti con malattia più avanzata, caratterizzata da particolare gravità o criticità e cioè persone che hanno un grado di fibrosi, ossia di progressione del danno epatico, nella forma gravissima F4 e, solo talvolta, F3, ovvero che hanno il fegato in cirrosi;

l'esclusione dal trattamento dei malati che non rientrano nelle categorie stabilite dall'Aifa nega, nei fatti, a molti pazienti l'opportunità di vedere modificato il decorso della loro malattia e di guarire definitivamente. Per loro si prospetta il rischio di progressione della malattia e un accesso tardivo alla cura quando la probabilità di risoluzione completa potrebbe essere molto inferiore, come affermano le ultime linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità sull'epatite C;

considerato inoltre che:

il costo del Sofosbuvir, il primo dei nuovi DAA, è di circa 40-50.000 euro per un ciclo di trattamento. La legge di stabilità ha previsto per il 2015 e il 2016 il finanziamento di un miliardo di euro per sostenere l'acquisto di quel farmaco. Considerando il prezzo attuale, si potrebbero curare in Italia, in due anni, 50.000 pazienti, una parte ridottissima delle persone che necessitano di questi trattamenti;

il trattamento progressivo dei pazienti con malattia da HCV comporta una riduzione dei costi diretti e indiretti della malattia e nel medio-lungo periodo, e, aumentando il numero di pazienti che potranno accedere ai nuovi farmaci, si salveranno vite umane e si eviteranno disabilità croniche realizzando, al tempo stesso, un risparmio per il SSN,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno dimensionare il fabbisogno reale dei trattamenti anti-HCV in modo da conoscere l'entità dell'investimento che è necessario, eventualmente contrattando un prezzo più congruo dei trattamenti;

se non ritenga urgente intervenire nei confronti dell'Agenzia italiana del farmaco, al fine di ampliare l'accesso ai farmaci DAA a un numero maggiore di persone affette da epatite C;

se non intenda valutare la possibilità di accedere a forme diverse di finanziamento per reperire i fondi necessari al di fuori di quelli destinati al SSN e di far sì che si possa arrivare in ambito europeo ad una determinazione unica del prezzo effettivo dei farmaci per tutti i Paesi dell'Unione per poi procedere a un acquisto centralizzato e determinare una diminuzione dei costi di tali farmaci.

(4-05547)

MANCONI - Ai Ministri della giustizia e della salute - Premesso che:

all'interno del decreto legislativo n. 8 approvato il 15 gennaio 2016 dal Consiglio dei ministri in materia di depenalizzazioni, si prevede, all'articolo 1, che, tra i comportamenti per i quali è prevista la sola pena della multa o dell'ammenda, rientri quanto previsto dal comma 2 dell'art. 19 della legge n. 194 del 1978 sull'aborto clandestino entro i primi 90 giorni della gravidanza: una donna che si sottopone ad aborto al di là delle condizioni previste dalla legge n. 194, ovvero entro i tempi stabiliti e in strutture idonee, in precedenza era costretta a pagare, dopo un procedimento giudiziario, una multa fino a 51 euro, mentre col nuovo decreto dovrebbe pagare una cifra che va dai 5.000 ai 10.000 euro;

le donne ricorrono all'aborto clandestino per mancanza di altre possibilità, vista anche l'altissima percentuale di medici obiettori i quali impediscono in moltissime strutture la piena applicazione della legge n. 194. Secondo i dati dell'associazione "D.i.r.e." la percentuale dei ginecologi obiettori arriva nel nostro Paese al 70 per cento, con punte fino all'82 per cento in Campania, del 90 per cento in Basilicata, del 93,3 per cento in Molise e del 69 per cento in Lombardia; nel 40 per cento dei reparti di ginecologia e ostetricia italiani il servizio non viene erogato in maniera sistematica;

l'inasprimento delle sanzioni ignora del tutto le ragioni per cui la legge n. 194 comminava una multa simbolica ovvero, soprattutto, per permettere alle donne che ricorrevano all'aborto clandestino di andare in ospedale al primo segno di complicazione senza rischiare la denuncia,

si chiede di sapere:

quali azioni i Ministri in indirizzo intendano intraprendere per garantire in tutte le strutture sanitarie la piena applicazione della legge n. 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza, dato l'elevato numero di obiettori di coscienza nel nostro Paese;

quali misure intendano adottare per contrastare concretamente l'aborto clandestino, al di là della sanzione pecuniaria, e se intendano intervenire per migliorare e rafforzare la rete dei consultori, e implementare l'educazione alla contraccezione.

(4-05548)

MANCONI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che:

da un servizio di "Fai Notizia", format di Radio radicale, andato in onda il 18 febbraio 2016, si apprende che, presso l'ambasciata italiana a Nairobi, il rilascio del visto necessario per la procedura del ricongiungimento familiare, richiesto soprattutto da rifugiati somali stabilitisi in Italia, richiede tempi lunghissimi (oltre 12 mesi) e che spesso, nonostante siano stati soddisfatti tutti i requisiti necessari, è di fatto impossibile ottenere i documenti necessari;

l'associazione Arci, nei mesi scorsi, ha raccolto decine di segnalazioni da parte di alcuni rifugiati somali in Italia i quali, dopo aver ottenuto il nullaosta della prefettura competente per il ricongiungimento, hanno avviato la procedura: i familiari dei rifugiati, dopo essersi trasferiti dalla Somalia al Kenia, si sono rivolti all'ambasciata italiana a Nairobi per ottenere i visti ma, prima di accedere agli uffici, sono stati avvicinanti da alcuni trafficanti che hanno preteso dai 500 ai 2.500 euro a persona per avviare la pratica e ottenere un appuntamento per l'espletamento dell'istanza;

l'ambasciata italiana a Nairobi ha affidato il servizio di raccolta dei documenti per il rilascio del visto ad un'agenzia esterna, la VSF Global, vincitrice di una regolare gara d'appalto. È a questa agenzia che i somali rifugiati in Kenya devono consegnare i documenti che attestano il grado di parentela con i loro familiari in Italia. Ma, da quanto si apprende da testimonianze riportate nell'inchiesta giornalistica di "Fai Notizia", passano mesi solo per prendere un appuntamento e solo dietro versamento di una determinata somma di denaro;

l'ambasciata italiana a Nairobi, più volte contattata dall'associazione Arci, avrebbe motivato i ritardi relativi all'espletamento delle procedure di rilascio dei visti attribuendoli a un «sotto organico» che non permetterebbe di ottemperare alle richieste in tempi certi e, contattata dall'autore del servizio giornalistico, ha specificato che l'agenzia VSF Global non decide l'emissione del visto, ma ha solo il compito di raccogliere la documentazione e inviarla agli uffici della stessa ambasciata, invitando le eventuali vittime di tali episodi di estorsione a denunciare i responsabili;

considerato inoltre che:

il visto per il ricongiungimento familiare di cittadini stranieri viene concesso dall'autorità consolare o diplomatica italiana previo nullaosta rilasciato dalla prefettura competente per il luogo di dimora del richiedente, e dopo aver accertato l'autenticità della documentazione comprovante i presupposti richiesti per l'accoglimento dell'istanza;

la procedura per i titolari di protezione internazionale è di maggior favore e non prevede alcun requisito, se non il vincolo di parentela, per esercitare il diritto all'unità familiare e ricongiungere quindi i propri familiari;

l'ambasciata italiana ha tempo 6 mesi per esaminare la documentazione richiesta per il rilascio del visto di ricongiungimento familiare poiché di 6 mesi è la validità dei nullaosta emessi dalle prefetture: trascorsi i 6 mesi senza alcun pronunciamento da parte dell'autorità diplomatica, la procedura per la richiesta di ricongiungimento decade e i familiari devono presentare nuova richiesta alla prefettura competente per il rilascio di un nuovo nullaosta;

le lungaggini delle procedure mettono a serio rischio l'incolumità delle persone da ricongiungere, in quanto familiari di titolari di protezione internazionale ai quali lo Stato italiano ha riconosciuto il bisogno e quindi il diritto alla protezione, e rischiano di favorire il ricorso alle vie illegali per arrivare nel nostro Paese,

si chiede di sapere:

quante siano attualmente le richieste di ricongiungimento familiare ancora in sospeso presso l'ambasciata italiana a Nairobi e quali siano i tempi di ciascuna pratica;

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per far luce su quanto segnalato da numerosi rifugiati somali in Italia circa le difficoltà di ottenere il visto dall'ambasciata italiana a Nairobi nell'espletare le pratiche di ricongiungimento e sull'operato dell'agenzia VSF Global;

in che modo si voglia adoperare per implementare la procedura sicura e legale del ricongiungimento, prevista dalle normative italiane ed europee sull'asilo, e per eliminare tutti gli ostacoli che rendono oggi difficile ai rifugiati in Italia potersi riunire con la propria famiglia.

(4-05549)

MANCONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

nelle banche dati del CED della Cassazione, nel testo della sentenza n. 38085/12 del 5 luglio 2012, Rv 253542, relativi ai fatti avvenuti nelle scuole "Pertini" e "Pascoli" durante il G8 di Genova nel luglio 2001, risultano oscurati i nomi degli autori dei fatti giudicati;

ad analogo oscuramento dei nominativi delle persone giudicate sembra avviarsi la sentenza n. 37088/13 del 14 giugno 2013, Rv 257128, pronunciata sui fatti di Bolzaneto: al 25 gennaio 2016, infatti, il file di testo era vuoto, sostituito da un'immagine recante la dicitura "in fase di valutazione per oscuramento";

a norma dell'art. 52, comma 1, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante "Codice in materia di protezione dei dati personali", "l'interessato può chiedere per motivi legittimi, con richiesta depositata nella cancelleria o segreteria dell'ufficio che procede prima che sia definito il relativo grado di giudizio, che sia apposta a cura della medesima cancelleria o segreteria, sull'originale della sentenza o del provvedimento, un'annotazione volta a precludere, in caso di riproduzione della sentenza o provvedimento in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, l'indicazione delle generalità e di altri dati identificativi del medesimo interessato riportati sulla sentenza o provvedimento";

ai sensi del successivo comma 2, "Sulla richiesta di cui al comma 1 provvede in calce con decreto, senza ulteriori formalità, l'autorità che pronuncia la sentenza o adotta il provvedimento. La medesima autorità può disporre d'ufficio che sia apposta l'annotazione di cui al comma 1, a tutela dei diritti o della dignità degli interessati",

si chiede di sapere:

se nei casi di specie la procedura di oscuramento sia stata richiesta dagli interessati o avviata d'ufficio;

quali fossero i "motivi legittimi" eventualmente proposti dagli interessati sulla base dei quali è stata decisa l'anonimizzazione dei dati personali ovvero l'avvio della procedura per il loro oscuramento;

quali fossero le necessità di tutela dei diritti o della dignità della persona sulla base delle quali essa è stata disposta d'ufficio.

(4-05550)

BENCINI, Maurizio ROMANI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il decreto-legge n. 78 del 2015, come convertito dalla legge n. 125 del 2015, all'art. 5, rubricato "Misure in materia di polizia provinciale", commi 2 e 3, dispone che: "Gli enti di area vasta e le città metropolitane individuano il personale di polizia provinciale necessario per l'esercizio delle loro funzioni fondamentali, fermo restando quanto previsto dall'articolo 1, comma 421, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Le leggi regionali riallocano le funzioni di polizia amministrativa locale e il relativo personale nell'ambito dei processi di riordino delle funzioni provinciali in attuazione di quanto previsto dall'articolo 1, comma 89, della legge 7 aprile 2014, n. 56";

come noto, nell'ambito della riorganizzazione delle funzioni e del personale messo in atto da parte della Regione Umbria, sono stati individuati gli esuberi esclusivamente nel personale di polizia provinciale. In particolare, il Corpo della polizia provinciale dell'Umbria, composto da 95 agenti a Perugia e 15 a Terni, viene considerato interamente in esubero. Nello specifico, unilateralmente e celermente, il Corpo è stato interamente "collocato" sul portale della mobilità generale;

i due contingenti, con le dovute specificità legate al rispettivo territorio di competenza, hanno svolto la propria attività, nonché le numerose competenze loro attribuite, con un impegno multidisciplinare e multisettoriale così da assicurare una presenza capillare e omogenea. Il ruolo di polizia locale è strettamente connesso al rapporto forte che la stessa ha con la popolazione; ed invero, l'attività di controllo del territorio locale è finalizzata a prevenire e reprimere gli illeciti amministrativi e penali relativamente alle materie (attribuite o delegate) di competenza della Provincia;

ed ancora, i due Corpi hanno assicurato nel tempo un costante servizio di vigilanza in materia ambientale in tutta la provincia (scarichi, emissioni, smaltimento rifiuti, opere in alveo) così come in materia di tutela della fauna e della flora (ad esempio, vigilanza ittico-venatoria, raccolta di funghi e tartufi, salvaguardia di boschi e foreste, parchi naturali eccetera) oltre alle ulteriori, non meno importanti, funzioni loro assegnate, di volta in volta, da specifici accordi con l'amministrazione provinciale (ad esempio, vigilanza sulla rete viaria di competenza della Provincia, servizio di reperibilità sulle 24 ore per le emergenze idrauliche e allerta meteo, protezione civile, controllo della navigazione interna);

non si può non considerare, inoltre, la collaborazione con l'autorità giudiziaria e con le altre forze dell'ordine per quanto riguarda lo svolgimento delle indagini, anche su delega; ed ancora, le attività di pubblica sicurezza; le collaborazioni pluriennali da parte della polizia provinciale di Perugia con la Polizia di Stato ed il Corpo dei Carabinieri per servizi di diverso genere, che, a mero titolo esemplificativo, vanno dal controllo sull'immigrazione clandestina al traffico di stupefacenti, oltre alla repressione della criminalità in generale con servizi mirati alla tutela ed alla sicurezza del cittadino. Si evidenziano, inoltre, le collaborazioni con altri soggetti istituzionali quali, ad esempio, ARPA, Servizio idrico integrato ed associazioni temporanee di impresa nonché l'importantissima funzione di vigilanza sistematica delle aree rurali extraurbane e delle zone industriali, svolte tradizionalmente dalla polizia provinciale;

al riguardo, occorre considerare la circostanza per la quale, di recente, la Procura generale di Firenze ha riconosciuto le polizie provinciali (insieme ad ARPA e NOE dell'Arma dei Carabinieri) quali enti specializzati competenti in grado di garantire il rispetto delle prescrizioni impartite ai trasgressori relativamente ai reati contravvenzionali ambientali, ai fini dell'applicazione della parte VI-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006;

considerato che:

risulta evidente come la Regione Umbria e gli enti locali continuino a scaricare le responsabilità in merito alla questione così come le disponibilità annunciate dall'ANCI sono sensibilmente ridotte. Ed ancora, le due amministrazioni si erano impegnate con le organizzazioni sindacali ad inserire il nominativo dei dipendenti sul portale della mobilità generale solo a seguito della pubblicazione delle offerte di mobilità, così da indirizzare le fuoriuscite del personale esclusivamente in funzione dei posti messi a disposizione. Tuttavia, il 14 novembre 2015 le due Province, disattendendo gli accordi, hanno inserito in mobilità l'intero contingente di personale di polizia provinciale;

successivamente all'inserimento, nel dicembre 2015 la Regione Umbria, sempre in maniera del tutto unilaterale, ha reso noto lo stanziamento di complessivi 200.000 euro da destinare alla stipula di convenzioni con le due Province interessate al fine di far proseguire le attività di vigilanza svolte dal Corpo della polizia provinciale. Risulta evidente come una simile cifra servirebbe a coprire esclusivamente le spese di circa 4 unità di personale. Pertanto, le due amministrazioni non hanno siglato tali convenzioni reputandole del tutto inadeguate ad assicurare il controllo del territorio ed a coprire le spese dei mezzi e del personale, come, invece, preteso dalla Regione stessa;

successivamente, vari incontri istituzionali sulla vicenda si sono palesati del tutto inadeguati a fornire una soluzione e, all'esito dei medesimi, non è emersa alcuna reale intenzione da parte della Regione; ed ancora, le notizie ufficiose sui bilanci delle due Province destano particolare preoccupazione;

considerato inoltre che:

di fronte all'accorpamento del Corpo forestale dello Stato in procinto di essere messo in atto da parte del Governo si profila il rischio concreto che il territorio umbro si ritrovi ad essere totalmente scoperto, soprattutto con riferimento alla gestione dei rifiuti, al rispetto delle autorizzazioni integrate ambientali e delle emissioni, al controllo dell'attività venatoria di caccia e pesca. Occorre mantenere l'integrità operativa e funzionale del Corpo ed indirizzare la Regione verso un assorbimento degli esuberi, più che consistenti, della polizia provinciale di Perugia, che vanta un organico quasi 7 volte quello di Terni;

la soluzione da trovare insieme (Regione, Province e Comuni) deve tener conto dell'esigenza di non disperdere un grande patrimonio di professionalità ed esperienze che occorre invece reimpiegare in funzioni di grande rilievo sociale; occorre garantite la professionalità acquisita dai Corpi di polizia provinciali, notoriamente impegnati nell'applicazione di numerose leggi statali e regionali in materia di tutela delle risorse naturali e nella lotta ai crimini ambientali, al fenomeno del maltrattamento degli animali e del bracconaggio, così come andrebbe prorogato, di almeno un anno, il termine previsto del 31 dicembre 2016 oltre il quale il personale, non ricollocato, sarà posto in mobilità con grave decurtazione salariale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda intervenire celermente, prevedendo l'apertura di un tavolo di confronto tra Regione Umbria e tutti gli organi istituzionali locali, al fine di evitare la dequalificazione professionale o, addirittura, la frammentazione e la scomparsa del Corpo di polizia provinciale;

se intenda sollecitare l'Esecutivo regionale, e gli altri enti coinvolti nel processo di riordino delle Province, alla ricerca fattiva di soluzioni concrete al complesso e articolato problema della riallocazione del personale di polizia provinciale, rivedendo quelli che sono i criteri per la mobilità dei dipendenti e, soprattutto, i parametri del collocamento obbligatorio che costringerebbe gli agenti, anche donne, ad una mobilità extra regionale con conseguenze gravi sulle famiglie e sugli standard di tutela del territorio umbro.

(4-05551)

CONSIGLIO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, ha introdotto nel nostro Paese la disciplina degli studi di settore quale strumento di lotta all'evasione fiscale;

il precedente sistema tributario prevedeva infatti che il reddito d'impresa e di lavoro autonomo fosse determinato attraverso le scritture contabili;

l'aver introdotto, però, una serie di vincoli e cautele, rivolte all'amministrazione finanziaria, per gli accertamenti induttivi, che potevano essere esperiti soltanto in via del tutto eccezionale e in presenza di gravi irregolarità contabili commesse dai contribuenti, aveva creato la paradossale situazione di veder privilegiato il contribuente evasore che riusciva a tenere in ordine le scritture contabili, a discapito del contribuente in regola che, pur assolvendo tutte le obbligazioni tributarie, poteva incorrere in sanzioni molto onerose per il solo fatto di aver commesso degli errori formali nella tenuta delle scritture;

gli studi di settore consistono in un metodo finalizzato a misurare e a valutare la capacità di guadagno dei singoli settori economici, avvalendosi di una raccolta dati che interessa non soltanto informazioni economiche, ma afferenti anche all'intero settore economico: lo studio è dunque mirato a stimare, in via preventiva, le possibilità dei ricavi e compensi di ogni singolo contribuente al fine di poter avviare o meno la relativa procedura di accertamento da parte dell'amministrazione fiscale, che, in questo modo, risulta facilitata e velocizzata;

il metodo si basa su calcoli matematico-statistici, definiti da accordi con le categorie, che tengono in conto, per ogni singola attività economica, le relazioni esistenti tra le variabili contabili e quelle strutturali che possono intervenire sulle potenzialità di produrre ricavi, sia esterne che interne all'azienda o all'attività professionale;

le macroaree prese in considerazione dagli studi di settore sono 4: servizi, commercio, manifatture e professionisti, applicandosi quindi alle partite IVA indipendentemente dalla forma giuridica scelta o dal profilo fiscale;

l'amministrazione finanziaria ha dunque predisposto un apposito programma, chiamato "Gerico", in cui la raccolta dei dati per le proiezioni è effettuata mediante l'apporto delle associazioni di categoria, dei professionisti e dei contribuenti che rispondono ai moduli inviati dall'amministrazione finanziaria;

i dati raccolti vengono poi elaborati dal programma al fine di definire preventivamente i parametri attraverso cui misurare le attività fiscali dei contribuenti;

per verificare se i risultati della dichiarazione dei redditi sono allineati con i ricavi o con i compensi previsti dalla metodologia, i contribuenti sono tenuti a dichiarare i dati contabili e i dati extracontabili, al fine di riscontrarne la congruità, ossia il confronto tra i ricavi o i compensi dichiarati e quelli risultanti dallo studio, e la coerenza dei principali indicatori economici che caratterizzano l'attività del contribuente, che si riferisce alla regolarità degli indici ricavati dai dati del contribuente rispetto a quelli che caratterizzano i comportamenti normali degli operatori del settore che svolgono la medesima attività;

lo scopo dell'introduzione degli studi di settore era dunque finalizzato a facilitare il fisco nella procedura di accertamento di casi di evasione, a fornire uno strumento all'imprenditore e al professionista al fine di valutare la propria efficienza economica, a disporre di uno strumento per monitorare le attività presenti sul territorio da utilizzare nelle scelte di programmazione economica, ad evitare le situazioni di concorrenza sleale tra imprenditori onesti e coloro invece che potevano praticare prezzi più bassi grazie all'evasione;

in realtà, questo meccanismo ha prodotto fin da subito effetti esattamente contrari a quelli previsti, perché collega i redditi dei contribuenti a standard di riferimento, sottoponendo il contribuente, in caso di dichiarazione di valori minori a quelli prefissati, a lunghe ed estenuanti indagini fiscali;

qualora, ricavi, compensi e volume d'affari dovessero risultare di importo inferiore rispetto ai parametri statisticamente calcolati, il contribuente è convocato dall'Agenzia delle entrate al fine di dimostrare la veridicità dei dati dichiarati e provarne l'effettiva inferiorità ai minimi consentiti, prima che l'amministrazione finanziaria avvii la procedura di accertamento;

questo modus procedendi, che inverte l'onere della prova a danno del contribuente, ha quindi spinto una buona parte dei professionisti e degli imprenditori ad adeguarsi agli standard previsionali dell'amministrazione fiscale, con la grave conseguenza di dover assolvere ad obbligazioni tributarie maggiori;

a ciò si aggiunge il fatto, duramente contestato dai contribuenti, che, nonostante si prendano in considerazione le variabili esterne, spesso queste, sopratutto quelle riferite alle particolarità territoriali, non risultano essere efficacemente aderenti alla realtà, facendo sorgere un enorme contenzioso tributario;

negli ultimi anni, inoltre, i pesanti effetti della crisi economica su decine di migliaia di attività hanno aumentato lo scollamento tra gli standard previsti dall'amministrazione finanziaria e gli effettivi ricavi e compensi dei contribuenti;

per ovviare a ciò sono stati predisposti diversi adeguamenti verso il basso, a partire dal 2011 fino all'ultimo del 2016, ma gli interventi (arrivati in ogni modo tardivamente, poiché l'anno della prima revisione coincideva con il quarto anno consecutivo di crisi) non hanno prodotto i risultati sperati, poiché gli aggiustamenti non sono stati comunque coerenti con gli effetti reali che la crisi ha prodotto sul volume di affari di imprenditori e professionisti interessati dagli studi;

la permanente inadeguatezza di un simile sistema è infatti confermata dagli ultimi dati dell'Agenzia delle entrate in base ai quali emerge che oltre la metà degli esiti sono incoerenti: un contribuente su 3 fa ricorso all'amministrazione finanziaria per dimostrare una situazione non congrua rispetto ai ricavi dichiarati, mentre oltre la metà non risulta essere coerente rispetto ai principali indicatori dell'attività economica svolta;

dagli stessi dati emerge che, negli anni 2012-2014, le posizioni non congrue sono passate dal 26 al 34 per cento, mentre quelle non coerenti sono aumentate dal 47 al 57 per cento, malgrado i correttivi applicati per la crisi economica;

sembra evidente come i correttivi applicati siano ancora non sufficientemente rappresentativi delle reali situazioni dei contribuenti sottoposti agli studi di settore e sembrerebbe quantomeno opportuno procedere non soltanto ad una nuova revisione degli indicatori, ma anche ad una sospensione dell'intero sistema, per evitare lungaggini burocratiche e contenziosi tributari che, inevitabilmente, ricadono sui contribuenti in termini di maggiori costi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno prevedere, al più presto, un nuovo adeguamento degli indicatori, avvalendosi anche della collaborazione delle associazioni rappresentative dei professionisti sottoposti agli studi di settore, al fine di individuare parametri più realistici;

se, nel contempo, non consideri necessario prevedere l'immediata sospensione dell'applicazione degli studi di settore, al fine di permettere ai contribuenti sottoposti al meccanismo previsionale di essere sollevati, quantomeno nella fase di revisione, dall'obbligo di provare l'incongruità o l'incoerenza dei valori di ricavi e compensi, con il conseguente obbligo di una maggiore corresponsione in termini di tributi e l'aumento del contenzioso tributario.

(4-05552)

Maurizio ROMANI, BENCINI, SIMEONI, FUCKSIA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie - Premesso che:

l'art. 193 del decreto legislativo n. 267 del 2000, recante "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali", prevede obblighi relativi alla salvaguardia degli equilibri di bilancio. In particolare, al comma 4, si prevede che la mancata adozione, da parte dell'ente, dei provvedimenti di riequilibrio previsti dal presente articolo è equiparata ad ogni effetto alla mancata approvazione del bilancio di previsione;

a quanto risulta agli interroganti il Comune di Messina detiene il tutt'altro che prestigioso primato, in merito al ritardo con il quale adempie agli obblighi di presentazione dei bilanci. A tutt'oggi infatti in Consiglio comunale non risulterebbero presentati per l'approvazione né il bilancio consuntivo del 2014, né il bilancio di previsione del 2015. Non si hanno notizie nemmeno del programma economico triennale;

proprio a causa della mancata adozione da parte del Comune del documento economico finanziario, la città corre seri rischi in termini di garanzia dei servizi pubblici essenziali. Di fatto, l'ente è paralizzato in ogni sua attività economica ed istituzionale;

negli ultimi giorni si è registrata la protesta dei lavoratori delle cooperative sociali, con una vertenza che si è risoltain extremis con il pagamento degli stipendi. A rischio ci sono anche i finanziamenti, per oltre 2 milioni e mezzo dei euro, relativi ai fondi Pac (piani d'azione coesione) anziani;

al comma 2, l'articolo 193 fissa la data del 31 luglio di ogni anno come termine massimo entro cui devono essere obbligatoriamente riconosciuti i debiti fuori bilancio e riallineate tutte le partite contabili dell'anno precedente. In palese violazione di legge, questi debiti fuori bilancio non sarebbero stati presentati al Consiglio comunale di Messina per il riconoscimento;

il mancato recepimento ed approvazione dei bilanci delle società partecipate impedisce la reale valutazione della situazione debitoria del Comune di Messina;

di recente 2 deputati regionali, i rappresentanti di Sicilia Democratica, Coltraro e Currenti, hanno sottoscritto un'interrogazione indirizzata al presidente della Regione, chiedendo, senza mezzi termini, di avviare le procedure di commissariamento del Comune di Messina per la mancata approvazione del bilancio nei termini previsti dalla legge,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano urgente verificare, per quanto di propria competenza, le ragioni che hanno portato ad un così sensibile ritardo nella presentazione e nell'approvazione dei documenti finanziari dell'ente.

(4-05553)

STEFANI, CENTINAIO, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STUCCHI, TOSATO, VOLPI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, cosiddetto salva Italia, prevede, all'articolo 5, la delega al Governo per la nuova regolamentazione del calcolo dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE);

dall'interpretazione letterale della disposizione risulta che, ai fini del computo reddituale, vengano inserite anche le provvidenze assistenziali erogate, che vengono quindi considerate alla stregua di un reddito da lavoro da pensione o da rendite finanziarie;

sembra dunque essere irrazionale e illogico un intervento statale che, in luogo di compensare situazioni di indigenza e di inabilità, computa questi interventi all'interno dell'indicatore della situazione reddituale, base per il computo dell'ISEE;

nonostante la stesura del regolamento, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, si sia protratta per più di più di 2 anni, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali non è riuscito a trovare una soluzione adeguata, che incontrasse il consenso delle varie associazioni rappresentanti delle persone con disabilità;

la norma inserita nel decreto salva Italia, ed ora entrata definitivamente a regime con il regolamento ministeriale, arreca svantaggi dunque a nuclei familiari, in cui è presente una persona con disabilità rispetto ad altri nuclei di pari reddito, che è sfociata naturalmente nel contenzioso giudiziale e fa ancora, giustamente, presagire la possibilità di sollevamento della questione di legittimità costituzionale;

a tutela dei diritti di queste persone è quindi intervenuta la magistratura amministrativa che, attraverso 3 sentenze del TAR Lazio (n. 2454/15, n. 2458/15 e n. 2459/15 dell'11 febbraio 2015), ha invalidato l'impianto di base sul quale viene calcolato l'ISEE dei disabili: le sentenze, infatti, hanno escluso dal reddito le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento, innalzando inoltre la soglia delle franchigie spettanti ai portatori di gravi handicap;

in particolare, nella sentenza n. 2459, il TAR del Lazio ha accolto il secondo motivo dei ricorrenti, annullando "l'art. 4, c. 2, lett. f) del DPCM 159/2013, nella parte in cui ha incluso, tra i dati da considerare ai fini ISEE per la situazione reddituale i trattamenti assistenziali, previdenziali ed indennitari percepiti dai soggetti portatori di disabilità";

ugualmente, il TAR ha accolto poi il terzo motivo, annullando così anche l'art. 4, comma 4, lett. d) dello stesso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nella parte in cui, nel fissare le franchigie da detrarre dai redditi, aveva introdotto "un'indistinta differenziazione tra disabili maggiorenni e minorenni, consentendo un incremento di franchigia solo per quest'ultimi, senza considerare l'effettiva situazione familiare del disabile maggiorenne";

successivamente, il Consiglio di Stato, il 17 settembre 2015, ha negato la sospensiva delle tre sentenze e si è pronunciato, il 29 febbraio 2016, contro il ricorso presentato dallo Stato, non accogliendo, tra gli altri, il motivo dell'appellante principale riguardante il temuto vuoto normativo che si sarebbe potuto creare conseguentemente all'annullamento in parte qua del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;

il Consiglio di Stato reputa infatti che "non occorre certo una novella all'art. 5 del DL 201/2011 per tornare ad una definizione più realistica ed al contempo più precisa di "reddito disponibile""; ed inoltre continua: "All'uopo basta correggere l'art. 4 del DPCM e fare opera di coordinamento testuale, giacché non il predetto art. 5, c. 1 del DL 201/2011 (dunque, sotto tal profilo immune da ogni dubbio di costituzionalità), ma solo quest'ultimo ha scelto di trattare le citate indennità come redditi";

il Collegio ha quindi condiviso l'affermazione degli appellanti incidentali, secondo i quali la ricomprensione, nel computo dei redditi, dei trattamenti indennitari percepiti dai disabili equivale a "considerare la disabilità alla stregua di una fonte di reddito - come se fosse un lavoro o un patrimonio - ed i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni, non un sostegno al disabile, ma una "remunerazione" del suo stato di invalidità", pregiudicando, in maniera a giudizio degli interroganti oltremodo irragionevole ed illogica, la tutela ad essi spettanti in base all'articolo 3 della Costituzione;

la sentenza rimane però ad oggi ancora inattuata, perché i Caf (centri di assistenza fiscale) si trovano nell'incertezza più totale, a causa della grave mancanza da parte dell'INPS, che non ha ancora provveduto ad aggiornare gli indicatori nel rispetto delle sentenze del giudice amministrativo;

le associazioni delle persone con disabilità hanno chiesto al Ministro del lavoro di convocare subito un tavolo per modificare la normativa, ma non hanno ancora ricevuto risposta e denunciano la possibilità che l'espunzione dall'ISEE delle provvidenze possa trasformarsi in un'occasione per "per peggiorare, anziché agevolare l'accesso alle prestazioni, scaricare ulteriormente il carico dell'assistenza sulle famiglie e innalzare ulteriormente la compartecipazione ai servizi";

inoltre, a ben vedere, dovrebbero essere regolate anche le posizioni degli ISEE rilasciati dopo le sentenze del TAR Lazio risalenti al 2015, perché, avendo la sentenza efficacia erga omnes, sono a questo punto da ritenersi illegittime, facendo sorgere il diritto di risarcimento per coloro che non hanno avuto accesso a determinate prestazioni o per coloro che hanno contribuito con una compartecipazione più alta,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario emanare, al più presto, una circolare indirizzata a tutte le sedi dell'amministrazione della previdenza sociale e finanziaria, al fine di chiarire che, alla luce delle recenti sentenze citate, è fatto obbligo aggiornare i dati relativi alla compilazione della dichiarazione sostitutiva unica per la determinazione dell'indicatore della situazione economica equivalente, escludendo, in maniera certa ed inequivocabile, i trattamenti assistenziali, previdenziali ed indennitari percepiti dai soggetti portatori di disabilità;

se non ritengano necessario stabilire, attraverso gli opportuni provvedimenti di natura regolamentare o amministrativa, una misura risarcitoria o, alternativamente, compensativa, al fine di risanare gli irragionevoli pregiudizi che i disabili hanno subìto, mediante sproporzionata corresponsione o impossibilità di accedere a determinate prestazioni, a causa dell'insorta illegittimità delle dichiarazioni ISEE, intervenute dopo l'emanazione delle sentenze dell'11 febbraio 2015.

(4-05554)

ARRIGONI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l'aeroporto internazionale d'Abruzzo di Pescara è stato considerato scalo di interesse nazionale dall'ultimo piano nazionale degli aeroporti, approvato nel febbraio 2015;

a distanza di un anno dal suo debutto, il volo giornaliero Alitalia, che attualmente collega Pescara a Roma, in questi giorni verrà soppresso, a causa del numero esiguo di passeggeri trasportati e quindi della "non economicità" della tratta;

se alla compagnia di bandiera poteva essere chiesto di servire tratte considerate non redditizie, in virtù di un interesse collettivo, una compagnia aerea privata, che fa, per di più, capo ad una compagnia araba, non si può purtroppo pretendere che faccia prevalere interessi generali a quelli economici;

in un momento in cui anche la compagnia aerea Ryanair minaccia di abbandonare lo scalo abruzzese, a causa della scelta del Governo di aumentare le tasse aeroportuali, e con la cronica inefficienza del trasporto ferroviario est-ovest, la decisione di Alitalia rischia di peggiorare ulteriormente l'isolamento della regione Abruzzo, a causa dei difficili collegamenti col resto di Italia;

con la soppressione delle tratte europee per Londra, Francoforte, Parigi, Dusseldorf e Barcellona ventilata di Ryanair, e della tratta nazionale per Roma da parte di Alitalia, ci saranno delle inevitabili e gravissime ripercussioni sui posti di lavoro, sul turismo e sull'intero tessuto economico della regione, che soffrirà un isolamento in termini di collegamento;

il fallimento della Saga, società di gestione dello scalo, ha portato ad un lento ed agonizzante smantellamento dello scalo pescarese e a niente sono servite le proposte lanciate in extremis dalla società aeroportuale per individuare soluzioni commerciali atte ad evitare la soppressione dei voli, dato che ormai è difficile compensare le perdite della tratta Roma-Pescara (si parla di una presenza media di passeggeri del 30 per cento contro il 90 per cento del Milano-Pescara);

i cittadini sono molto preoccupati per la situazione che si sta creando e non ritengono convincenti le rassicurazioni della Regione e della Saga, che parlano di investimenti sull'aeroporto, quando i fatti stanno decretando la morte dello scalo abruzzese,

si chiede di sapere:

quale sia il piano strategico aeroportuale italiano, e in particolare quali siano le prospettive per l'aeroporto di Pescara, in termini di collegamenti nazionali ed europei e relativamente alla gestione da parte dell'attuale società;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno promuovere un tavolo di concertazione fra la Regione Abruzzo, la Saga e Alitalia, al fine di trovare una soluzione condivisa dalle parti interessate, finalizzata ad evitare il progressivo depauperamento dello scalo abruzzese.

(4-05555)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-02715, della senatrice Pezzopane ed altri, sull'assunzione a tempo indeterminato di personale appartenente alle categorie protette da parte della Provincia di Isernia;

2a Commissione permanente (Giustizia):

3-02712, della senatrice Pezzopane ed altri, sulla carenza d'organico nel distretto della Corte d'appello de L'Aquila;

6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-02708, della senatrice Puppato ed altri, sulle detrazioni per i disabili uditivi;

7a Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-02706, della senatrice Serra ed altri, sul diritto all'educazione e all'istruzione degli studenti disabili;

3-02713, del senatore Liuzzi, sull'acquisto dei testi per il concorso nella scuola 2016 sul sito di Amazon suggerito dal Ministero;

3-02714, del senatore Gianluca Rossi, sulla graduatoria del concorso del 2014 per la realizzazione di iniziative di informazione sulla prevenzione di violenze e discriminazioni a scuola;

10a Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):

3-02709, della senatrice Lanzillotta ed altri, sulla realizzazione del gasdotto Trans-Adriatic pipeline (TAP);

11a Commissione permanente(Lavoro, previdenza sociale):

3-02711, della senatrice Pezzopane, sulla vicenda di una dipendente di una scuola pubblica.