Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016
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PETROCELLI (M5S). Buongiorno signora Presidente e buongiorno ai colleghi, senatrici e senatori, e soprattutto buongiorno agli italiani che ci ascoltano in questa giornata, come ci hanno ascoltato ieri, e che seguono abitualmente i lavori del Senato. Ma sarà davvero un buongiorno? Ne dubito, davvero.
Come il collega Micheloni, che mi ha preceduto poc'anzi, non starò a ripetere i motivi per i quali dubito che questa sarà ricordata come una buona giornata. Infatti, nell'ultimo atto dei passaggi parlamentari relativi alle controriforme costituzionali, voglio solo sottolineare, in apertura dell'intervento che farò con questi ultimi 20 minuti di riflessione, che nonostante tutto sono ancora convinto che si tratti di controriforme.
Meno male che saranno gli storici e la storia a stabilire l'aggettivo più adeguato al percorso che stiamo purtroppo portando avanti, perché è la storia che dà i titoli definitivi ai provvedimenti di legge. Infatti, per quanto il Presidente del Consiglio possa chiamare Sblocca Italia un provvedimento, sarà la storia del nostro Paese e dell'Unione europea e saranno le condizioni materiali di chi ci vive e ci vivrà a dire se questo percorso potrà rappresentare davvero uno sblocco per il nostro Paese e avere effetti positivi sulle condizioni di vita dei suoi cittadini e sull'intera economia o se invece produrrà condizioni nefaste, come purtroppo temo.
Meno male che non basta, con un'attività di pura propaganda, mettere titoli roboanti agli interventi legislativi affinché la storia si ricordi di rinominarli come meglio meritano. Il nostro Paese ne ha di esempi. Una controriforma come quella che stiamo deliberando assomiglia a tante altre propagandate riforme che nel corso dei secoli abbiamo visto, a partire dal Concilio di Trento e da ciò che avvenne in quegli anni, poi giudicate per quello che erano dando ad esse la giusta etichetta. E non solo in questo settore. Siamo un esempio di termini che sicuramente non avevano connotazioni negative quando sono stati coniati. Voglio qui ricordare, e il riferimento non è puramente casuale, il termine fascismo, che nel momento della sua ideazione non aveva alcun connotato negativo, ma che oggi sappiamo bene quali pesanti conseguenze di lacrime e sangue ha prodotto nel corso degli anni e che ancora oggi ci trasciniamo dietro come questione mai del tutto risolta nel nostro Paese. Ripeto, non cito un termine a caso, la mia citazione è volutamente non casuale.
Ciò che abbiamo davanti agli occhi è un percorso già analizzato abbastanza approfonditamente. Non starò qui a ripetere cose già dette nei precedenti passaggi, voglio fare però due distinzioni: ciò che potrebbe avvenire se avremo un uomo solo al comando nei prossimi mesi ed anni e, brevemente, ciò che in molti, in quest'ultimo periodo e comunque in questa legislatura, hanno detto a proposito di questo percorso di controriforme costituzionali. Recupererò alcuni passaggi, alcune riflessioni fatte da altri, alcune posizioni mie e del mio Gruppo.
Parto da una considerazione di carattere generale che riassumerei nella seguente frase: queste controriforme sono un pretesto o una realtà? E da questo partirei per dire che oggettivamente ritengo che il percorso che stiamo affrontando, che sia un pretesto o che sia realtà, mi sembra che serva a tenere in piedi il Governo attuale, il precedente e quello che l'ha proceduto ancora prima, in un contesto in cui governa una contraddizione principale, quella tra moneta e lavoro. Non per altro andiamo a cancellare una Costituzione scritta in modo tale che ci fosse un riferimento esplicito al lavoro proprio del primo articolo della Costituzione del 1948.
Parlo di contraddizione tra moneta e lavoro, perché non me la sento di recuperare vecchi cliché quali quelli della contraddizione tra capitale e lavoro: qui siamo proprio alla contraddizione tra monetarismo e lavoro. Tale contraddizione ritengo che si stia facendo davvero palese, e non credo che vi sia un pretesto migliore, dal momento della nomina dei quindici saggi, per fare del percorso delle cosiddette riforme costituzionali, che io continuo a chiamare controriforma, il pretesto principe per guadagnare tempo e per tenere in piedi tutte le maggioranze, reali e presunte, che si sono succedute nella diciassettesima legislatura.
Ricordo che più di qualcuno ha scritto, in questi tre anni circa di legislatura, che questo pretesto della controriforma costituzionale probabilmente serviva a tenere in piedi proprio maggioranze di Governo, almeno - io aggiungerei - fino a quando un giorno non saranno chiare le vere intenzioni di chi il processo di riforma o di controriforma, sta realmente gestendo, ovvero le esigenze del Governo della cancelliera Merkel. Quando saranno chiare quelle esigenze, che sono anche le esigenze della parte più reazionaria dell'Unione europea, non sarà assolutamente importante che queste riforme cosiddette costituzionali, e mi sento di dire anche la riforma elettorale, siano state fatte per davvero o per finta.
E qui ritorno al punto principale: pretesto o realtà? A quel punto sono convinto che sopravviverà, nelle istituzioni del nostro Paese, ma anche tra le parti sociali, i sindacati, i rapporti sociali tra le persone che in questo Paese vivono, chi sarà stato in grado di agganciarsi alle regole imposte dall'Unione europea e dalle sue istituzioni sovranazionali. Per il resto, probabilmente per più della metà della società italiana, ci sarà soltanto una parola di conforto, che magari forse arriverà in maniera purtroppo qualunquista da Papa Francesco.
Io voglio ora qui ricordare che sono stati in tanti a dire, in questa legislatura, che la capacità della nostra Costituzione del 1948 era fondamentalmente quella di tenere insieme diverse culture politiche (non mi soffermo sui metodi e sui mezzi utilizzati allora per tenere insieme queste differenti culture). Questo riconoscimento che veniva dato alla Costituzione del 1948 è stato ora completamente cancellato. Allora il Paese aveva una sorta biodiversità, non soltanto sociale, ma soprattutto politica. Tale biodiversità, nella controriforma che questo Parlamento sta approvando, viene trasformata. Io parlerei piuttosto di una Costituzione che usa il concetto di competitività, sostituendolo a quello di biodiversità politica e sociale. Anche questo ci viene dalle istituzioni sovranazionali, soprattutto da quelle non votate dai cittadini. Non sto parlando del Parlamento europeo, che pure, a mio modo di vedere, non sta svolgendo il proprio compito come dovrebbe. Sostituire il concetto di competitività (una parola che ha radici nei meccanismi economici e finanziari) a quello della biodiversità politica (che identificava la Costituzione del 1948) è il danno più grosso che le operazioni messe in atto da questo Governo potevano fare alla nostra Carta costituzionale.
Questo passaggio, consistente nel sostituire la competitività ad altro, ha le sue radici nel 2003, nel percorso che è partito proprio in quegli anni. Si tratta di un passaggio che io non ritengo irrilevante. Sostanzialmente esso cosa fa? Fa sì che la Costituzione che approveremo - per chi la approverà, io ovviamente voterò contro - perda buona parte delle proprie capacità di aggregazione sociale, compensandole proprio con una competitività elettorale, che però, a mio modesto modo di vedere, è un fenomeno che presuppone il passaggio verso una dinamica economica piuttosto che verso una dinamica squisitamente politica. Si perde di centralità politica nella Carta fondamentale del Paese e la si sostituisce con operazioni raffazzonate; concetti, ipotesi, assiomi che vengono proprio dalla degenerazione dovuta al fatto che in questo Paese e nell'Europa intera il sopravvento, il predominio della cultura dell'economia monetaria e fiscale ha preso nei confronti della cultura della convivenza sociale e della politica intesa nella sua forma più pura e semplice, perché purezza, in questo caso, è sinonimo di semplicità e non di complicazione.
Questo è quello che io credo sia avvenuto in questa legislatura. Ma, se l'uomo solo al comando che verrà - io spero che non venga mai, considerando quello che potrebbe significare per la vita di tutti i cittadini italiani - sarà chiamato a governare le sorti di questo Paese seguendo i dettami di imprecisate lobby e categorie economico-finanziarie che dettano le regole dall'alto di un mandato che non gli è stato concesso da nessuno, allora voglio completare il mio discorso con una prospettiva: cosa ci vedo, qual è il guasto principale che potrebbe portare l'uomo solo al comando che verrà alle cose che sono all'ordine del giorno della cronaca politica, economica e finanziaria nazionale ed internazionale di questi giorni?
Lo faccio prendendo a riferimento qualcosa che potrebbe accadere nei prossimi mesi e che mi preoccupa forse più di quanto l'avvento dell'antipolitica in tutta l'Europa preoccupa il collega Micheloni. Non vorrei che in questi mesi i segnali che stanno arrivando sulla possibilità di un intervento italiano nello scenario Nordafricano e, in particolare, in Libia possano trasformarsi in realtà. I segnali che mi arrivano denunciano una pressione fortissima del Partito Socialista Europeo che si falobby e che vorrebbe una parte dei Paesi europei e, in particolare, proprio il nostro Paese, insieme alla Grecia, alla Francia e alla Spagna, in azione contraria alla politica ormai classica di austerity, che, ancora oggi, è guidata proprio dal Governo tedesco della cancelliere Merkel.
In questa operazione, ovviamente si inseriscono altri temi all'ordine del giorno ormai da anni nello scenario politico italiano come la questione dei migranti, che viene usata come testa di ariete per sfondare il consenso interno ed esterno al momento dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal suo fido scudiero Angelino Alfano. (Applausi del senatore Airola). Credo che sia in atto una trappola che va contro la politica del rigore promossa soprattutto dal Governo Merkel e l'idea che il cancellierato tedesco si è fatto del futuro dell'Europa. In questa trappola, che costituisce anche parte di questo piano potenziale o ossessione politica direi del Partito Socialista Europeo (PSE), il nostro Paese potrebbe avere un ruolo centrale e purtroppo nefasto. Io spero davvero di no. Qual è il piano e l'ossessione al momento del PSE nel contesto generale in cui si inserisce proprio il processo di controriforma costituzionale qui in Italia? Nel caso specifico, per sconfiggere l'ISIS in Libia servano soldi oppure, se questi soldi non arrivano, che ci sia la minaccia che il nostro Paese viva nel terrore di quello che potrebbe accadere a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste. Qual è, allora, la trappola potenziale? Vorrei capire se è una trappola per il Governo Renzi o ordita anche dal Governo Renzi e dai suoi mandanti occulti o palesi. L'Unione europea deve autorizzare lo sforamento di tutti i parametri finanziari, compresi il debito e il fiscal compact, per poter permettere il finanziamento del prossimo e probabile intervento e poter dare alle industrie che verranno coinvolte i guadagni che sono stati promessi nella campagna elettorale del Presidente del Consiglio che l'ha portato alla Presidenza del Consiglio stesso. (Applausi dal Gruppo M5S). Il Presidente del Consiglio è oggettivamente ossessionato dal conquistare consensi oggi soprattutto in tre aree del Paese, il Triveneto, il Bresciano e la Liguria spezzina che, guarda caso, sono notoriamente terre di armi e tecnologie militari. Perché? Perché deve pagare il conto a quella parte impaziente dell'establishment affaristico che l'ha portato a palazzo Chigi.
Qual è, allora, il pericolo oggettivo? Imitando lo zar Putin, Matteo Renzi (assieme al collega francese, con il quale si sta riconsolidando un'alleanza politica, economica, ma soprattutto energetica nel Nord dell'Africa) cerca una vera e propria situazione di guerra che possa giustificare l'oggettivo fallimento economico e politico ora in atto nel nostro Paese e la utilizzi come grimaldello per forzare gli accordi già presi in sede europea e, soprattutto, per forzare le decisioni della Banca centrale europea.
Se l'Unione europea non concede lo sforamento dei parametri, il sistema economico, ritengo almeno in cinque Paesi dell'Unione, vedrà il collasso. Qual è, dunque, la merce di scambio che può fornire il Governo Renzi? È carne, in cambio di argenteria. E Dio non voglia - per chi è credente - o il futuro voglia - per chi, come me, non è credente - che comincino ad arrivare i sacchi neri, per le insane scelte che verranno dettate, imposte o suggerite al nostro Governo - e di cui questo processo di controriforma è l'emblema - per garantirsi le credenziali di affidabilità e di stabilità, nei confronti dei poteri forti europei. Altrimenti, se non sarà pagato il prezzo - carne in cambio di argenteria - il Governo vedrà miseramente fallire le presunte riforme economiche, che ha promesso all'Unione e alla Commissione europea e che oggettivamente non può garantire - è cronaca di questi giorni - perché dietro vi sono soltanto menzogne.
Sarà una trappola per Renzi? Sarà una trappola ordita da Renzi e dai suoi mandanti? Questo purtroppo non posso saperlo: so soltanto che, in questo momento, quello che qui verrà votato è soltanto un piccolo tassello - che nel nostro Paese la propaganda di regime alternativamente esalta o tiene nascosto, a seconda delle convenienze - di quello che ci riserverà il futuro e di cui siamo attori partecipanti. Se i Padri costituenti di questa riforma non saranno altrettanto orgogliosi, come lo furono i Padri costituenti della Costituzione del 1948, certamente ritengo che non sarà colpa di chi si sta opponendo a questa controriforma, ma solo del lassismo con il quale è stata proposta al Paese, che purtroppo avrà altissimi prezzi da pagare, nel prossimo futuro. (Applausi dal Gruppo M5S).