Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016

NUGNES (M5S). Signora Presidente, ringrazio i colleghi per l'attenzione che mi vorranno dare. Sono qui anche io, come tutti i miei colleghi, a provare a dare una testimonianza su questa riforma della Costituzione. È una testimonianza importante che ieri abbiamo provato a dare in una solitudine sconcertante in questa Aula. Eppure, è un dato di grande importanza, soprattutto in vista di un referendum. Nonostante l'importanza che questo dibattito dovrebbe cominciare da subito ad avere, ieri in Commissione 1a non si è permesso a tutti di fare le loro dichiarazioni. Ben 15 senatori non hanno potuto fare il loro intervento. La volta scorsa fu detto che gli emendamenti erano troppi e non si poteva discuterli. Gli emendamenti furono ritirati, ma erano ancora troppi. Anche uno solo sarebbe stato troppo, visto che nessun emendamento delle opposizioni e sicuramente nessun emendamento del Movimento 5 Stelle è passato.

Parlerò delle forme, delle procedure e del metodo, che sempre sottintendono la sostanza dei fatti. È importante parlare, perché qui siamo arrivati a svuotare del senso le cose e a lasciare solo la formalità di far parlare le opposizioni in un'Aula vuota dove gli altri colleghi non sono presenti e non si prendono neanche la briga di ascoltare le motivazioni. Non c'è confronto; non c'è ascolto.

Cosa si sta realizzando esattamente in questi giorni? Quella stessa decostituzionalizzazione che nel 1994 era fortemente voluta dalla destra, ma fu allora contenuta da una certa sinistra. Quella stessa sinistra che oggi sta realizzando il medesimo progetto che nel 2001, quando mise mano ad una piccola parte della Costituzione, verificò che la riforma non era stata molto partecipata e dichiarò che mai più avrebbe fatto una cosa del genere. Si tenne anche un referendum poco partecipato e la sinistra, allora, seppe dire che questa non era una buona cosa. Eppure, oggi avviene esattamente il contrario.

C'è dunque un passaggio dalla democrazia rappresentativa, che a nostro avviso era matura per diventare una democrazia diretta, alla democrazia decisionale. Perché è accaduto ciò, visto che c'era un tempo in cui qualcuno, in questo Paese, dibatteva per andare in un' altra direzione? Perché sono altre le forze che ci dettano l'agenda: si tratta di forze internazionali e sovranazionali. Quindi, la Boschi dei conflitti di interesse e delle banche e Renzi, con il suo pressappochismo, non sono altro che degli strumenti, dei guanti calzati da altri, più potenti.

Cosa sta accadendo, dunque? È giusto ripeterlo, perché ripeterlo aiuta. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 1 del 2014, dichiarò l'incostituzionalità del cosiddetto Porcellum, in forza del quale è stata eletta la XVII legislatura (Brusio. Richiami del Presidente), ma il Governo e la maggioranza parlamentare non rispettarono i limiti che tale sentenza imponeva al legislatore. Avvenne infatti che la Corte, pur dichiarando incostituzionale il Porcellum per alcune sue parti, ossia per il premio di maggioranza, consentì alle Camere di continuare ad operare, ma secondo il principio di continuità dello Stato. La Corte, per attuare tale prorogatio, fece espressamente riferimento a due articoli della Costituzione: l'articolo 61, secondo cui le Camere possono continuare il loro lavoro fin quando non vengono elette quelle nuove, e l'articolo 77, che prevede la possibilità per le Camere, anche se sciolte, di essere convocate per convertire in legge i decreti-legge, ossia per legiferare d'urgenza. Ricordo infatti a tutti voi che i decreti-legge sono previsti proprio per i casi di urgenza. Ebbene, tale principio di continuità dello Stato incontra limiti di tempo assai brevi: non più di tre mesi. Fu detto però che non era possibile e che la contingenza economica internazionale e nazionale non permetteva di andare ad elezioni in tre mesi. Si sarebbe forse potuto farlo in un anno; e invece no! Un anno sarebbe stato sufficiente a rivedere la legge elettorale e a tornare alle urne, per avere finalmente un Parlamento legittimo e costituzionale. Invece, si è pensato di fare un azzardo istituzionale, ossia si è messo mano alla revisione della Costituzione, con uomini e donne che siedono illegittimamente sugli scanni di questo Parlamento grazie ad un premio di maggioranza anticostituzionale.

E cosa fanno questi uomini e queste donne? Pigiano dei bottoni che fanno la differenza tra il far passare e il non far passare un determinato provvedimento, tra cui anche la riforma costituzionale. Sono uomini e donne non eletti ma nominati, ricattabili per la loro paura di perdere un posto che non appartiene loro. Quando si ha la percezione dell'illegittimità, si ha il timore di perdere quello che - appunto - non è un diritto. Infatti, grazie a questo ricatto, si sono cambiate le regole del gioco prima ancora che queste fossero regole, ossia si è attuato uno stato di fatto, lo si è dato già per appurato, quando ancora non era, a colpi di richieste di voti di fiducia e di decreti-legge. Oggi noi già viviamo un Parlamento diverso da quello dettato dalla Costituzione, anche se la Costituzione non vieta certe prassi, perché chiaramente lascia ampia discrezionalità; infatti, è vero che certe pratiche non sono espressamente vietate, ma il fatto di ricorrere sistematicamente al voto di fiducia e al decreto-legge imponendo il volere e la maggioranza vuol dire che si è già cambiato il gioco.

Torniamo alle questioni di metodo. Oltre a quella testé analizzata, vi è il fatto che la proposta di revisione della Costituzione al nostro esame è di iniziativa governativa. Si tratta di una palese anomalia, anche questa non esplicitamente vietata, ma che non rientra nella logica delle cose. Cosa c'entra il Governo, ossia il potere esecutivo che dovrebbe occuparsi della concreta attuazione delle leggi emanate dal Parlamento, con la revisione della Costituzione? Non c'entra nulla! Avrebbe dovuto essere uno spettatore. Infatti, non è casuale che la Corte costituzionale, cioè l'organo supremo che vigila sul rispetto della Costituzione, sia nominato dal Parlamento, dal Presidente della Repubblica e dalla magistratura, ma non dal Governo. Eppure ciò sta avvenendo.

Vi è poi un'altra brutta anomalia rappresentata dal fatto di paragonare, di mettere a confronto in parallelo il permanere nella vita politica di Renzi con la vittoria al referendum. Si sta dunque mettendo sullo stesso piano la vita di un uomo politico, non eletto e assolutamente molto discutibile, con quella che dovrebbe essere la Carta costituzionale di tutti gli italiani. Non si tratta di un disegno di legge da poco, di una decisione momentanea, ma - ripeto - della Carta costituzionale. Si sta chiedendo in maniera esplicita che il referendum sia rapportato alla permanenza di Renzi in politica: esprimere un sì o un no per la Costituzione equivarrà a dare un sì o un no per Renzi. Questo è inaccettabile, megalomane ed infantile! È un vero e proprio ricatto!

Cos'è la Costituzione? Purtroppo mi trovo qui a doverlo ripetere, perché sembra che lo abbiamo dimenticato: è uno strumento per limitare il potere ed evitare gli abusi e per evitare innanzi tutto la concentrazione del potere nelle mani di pochi.

Ebbene, è quello che si vuole fare: si vuole distruggere l'architettura della Costituzione proprio perché portatrice di questi valori e noi lo denunciammo già nel luglio 2013, dopo che uscì un rapporto della JP Morgan, una società finanziaria privata, che faceva un'analisi delle Costituzioni europee e le valutava troppo liberali, troppo socialiste, perché prevedevano esecutivi deboli nei confronti dei Parlamenti, perché tutelavano troppo i diritti dei lavoratori e permettevano la licenza di protestare. Allora noi presentammo un'interrogazione e chiedemmo se il Governo era a conoscenza di questa relazione di una società finanziaria privata di oltre oceano e chiedevamo al Governo di dare una risposta chiara in difesa della nostra Costituzione. Noi non abbiamo avuto risposta a questa interrogazione, la JP Morgan sì con questo disegno di legge governativo. Grazie. Ho compreso anche io.

Qual è, dunque, l'architettura della Costituzione? Essa prevede una netta divisione, orizzontale e verticale. La divisione orizzontale è tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Per chi non se lo ricorda, una divisione netta dei tre poteri è assolutamente necessaria per mantenere e garantire la democrazia e dopo l'approvazione di questo disegno di legge non sarà più così netta. La divisione verticale è tra gli enti: lo Stato, le Regioni e gli Enti locali. Poi prevede la presenza di organismi di garanzia, appunto la Corte costituzionale e il Presidente della Repubblica, ma anche in questo campo si mette mano.

Insomma, tutto l'iter che ha caratterizzato la discussione e la preparazione di questa proposta di legge denota una deficitaria cultura costituzionale e laddove non è insipienza è dolo, perché non credo che nessuno si renda conto della gravità di questa proposta e chi se ne rende conto è colpevole. Si è proceduto a colpi di maggioranza.

Ripeto ancora, voglio ricordarlo a tutti voi, che nel 2001 la riforma costituzionale del Centro‑Sinistra fu da tutti definita come un'esperienza da non ripetere e qualcuno di voi sicuramente era lì a dire queste cose. La Costituzione del 1948 fu approvata da oltre il 90 per cento dei consensi. Il Governo Renzi, invece, in questo iter parlamentare non ha il consenso di nessuno; non ha il consenso delle opposizioni e anche alcuni parlamentari della maggioranza manifestano alcune perplessità, o almeno le manifestavano. Poi cosa è successo? Questi rigurgiti di coscienza, di etica, sono stati zittiti. C'è sempre una moneta, un obolo, che serve a zittire le coscienze, a farci sentire in pace e tornare a casa soddisfatti. È successo con l'eleggibilità e l'ineleggibilità dei senatori. Nell'articolo 57, un comma che contraddice l'altro ci dice che forse sì, i senatori saranno eletti anche se non si sa come perché saranno pescati da un calderone di eletti per gli enti territoriali. Però a molti di voi questo è sembrato un giusto riparo alle proprie perplessità e si è andati avanti.

Ma le regole del gioco democratico si devono cambiare insieme, perché la Costituzione non è uno strumento oggetto di battaglie politiche.

L'attuale maggioranza è, quindi, alterata da questo premio di maggioranza. Questa distorsione, che già sta permettendo la manipolazione della Costituzione, insieme alle legge elettorale con cui si accoppia - l'Italicum - prospetterà una situazione ancora peggiore, perché consentirà, nero su bianco, analoghi premi di maggioranza e sicuramente permetterà a un partito che possa prendere anche un quarto dei voti dei votanti (e non degli aventi diritto, quindi veramente una misera parte del totale) di comandare su tutti.

C'è, poi, questo referendum che non entra nello specifico del disegno di legge, perché non si occupa delle funzioni del Senato, del metodo di elezione dei senatori, dell'elezione del Presidente della Repubblica, dei senatori di nomina presidenziale, delle competenze delle Regioni, che ormai restano senza competenze: si chiederà agli elettori di esprimere solo un sì o un no, non c'è un modo di diversificare.

Signora Presidente, mi permetta di parlare un altro minuto, perché ci terrei a sottolineare anche qualche punto rispetto al procedimento che questa revisione costituzionale ha avuto. Innanzitutto ricordo la rimozione di ben tre senatori nel giugno 2014 dalla Commissione affari costituzionali del Senato: il senatore Mauro, il senatore Mineo e il senatore Chiti; poiché avevano invocato il rispetto della libertà di coscienza furono sollevati dall'incarico.

Vi è una seconda questione che mi lascia molto perplessa.

PRESIDENTE. Le ho già dato un minuto in più. Mi raccomando, concluda.

NUGNES (M5S). Mi avvio a concludere.

In prima lettura c'erano la senatrice Finocchiaro come relatrice di maggioranza e, come relatore di minoranza, il senatore Calderoli; in seconda lettura è rimasta soltanto la senatrice Finocchiaro e non più il senatore Calderoli: è venuto meno il relatore di minoranza.

Ancora - da ultimo - nell'ottobre 2015, colpo di scena: la votazione dell'emendamento Cociancich, strutturato in modo da precludere tutta una serie di votazioni che avrebbero richiesto il voto segreto. Devo dire che abbiamo vissuto un grande, alto momento in questa Camera quando è uscito fuori quell'emendamento. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scavone. Ne ha facoltà.