Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016

GAETTI (M5S). Signora Presidente, siamo qui per raccontarci quest'ultimo passaggio della riforma costituzionale, in una discussione che mi appare un poco assurda. A cosa serve, infatti, discutere di un provvedimento che non si può cambiare? Serve soprattutto per due motivi. Il primo è dovuto al rispetto che si deve a questa istituzione, come diceva poco fa il collega Micheloni. Il rispetto è estremamente importante e forse molti di noi non lo hanno considerato e hanno quindi generato la crescita del concetto di antipolitica. Voglio ricordare che, in Germania, un rampante giovane governativo si è dimesso per aver copiato un pezzo di tesi. In questo Senato, invece, ci sono persone con un tale curriculum che, in altri Paesi, non li vedreste seduti in Parlamento, ma nelle patrie galere. (Applausi dal Gruppo M5S). Credo dunque che, se c'è un rigurgito di antipolitica, sia anche un po' per colpa nostra.

Sono veramente dispiaciuto del fatto che ieri, dalle 18,30 alle 20,30 non ho potuto sedere in questi scanni, per rispetto a questo Senato, ma ero impegnato in Commissione parlamentare antimafia. Concluso il mio impegno in Commissione, sono arrivato qui e sono rimasto fino alle 2,26, quando è stata chiusa la seduta, ed eravamo 29 parlamentari del Movimento 5 Stelle e 11 degli altri Gruppi. Forse anche per questo sta montando l'antipolitica: lo dico con molta tristezza, perché il ruolo del Senato è estremamente importante. È un ruolo che ci dovrebbe veramente riempire di gioia, è un ruolo di servizio nei confronti dei nostri cittadini; invece lo maltrattiamo in questo modo. Di ciò si fa gioco forza chi vuole distruggere il nostro modo di operare.

La seconda considerazione è che in tal modo mi permetto di essere a posto con la mia coscienza. Domani, quando i miei nipoti mi chiederanno dove ero quando hanno stravolto la Costituzione e cosa ho fatto per evitarlo, risponderò che ho fatto tutto il possibile. (Applausi dal Gruppo M5S). Sono intervenuto in Commissione e in Assemblea tutte le volte che mi è stato concesso e ho sempre cercato di esprimere il mio pensiero, a tal punto che l'ultima volta, nonostante fossi presente, non ho partecipato al voto di 2.000 emendamenti. Questo mi è stato anche rimproverato da qualcuno, perché non è stato capito che si trattava di un'azione politica.

Voglio raccontare il fatto: correva il giorno 6 agosto 2014 ed era in corso una votazione segreta (era un emendamento che lo consentiva), ed il Governo andò sotto. Chiamai il senatore Quagliariello e gli feci notare che dopo qualche minuto vi sarebbero stati altri sette emendamenti con possibilità di voto segreto. Ne ero al corrente e avrei potuto chiederlo: ero delegato d'Assemblea, ne avevo contezza. Invece non lo feci in quanto credevo che in Parlamento valessero la ragione, l'intelligenza e la mediazione. Purtroppo ciò non avvenne mai e non passò neanche un emendamento del Gruppo Movimento 5 Stelle. Anzi il mio comportamento fu considerato una debolezza. Ho già raccontato questa storia in Aula il 7 agosto scorso, nella seduta n. 302 (come riportato a pagina 217 del Resoconto stenografico).

Ciò dimostra che non è vero che non vi era disponibilità da parte nostra ad un dialogo. Questa modifica alla Costituzione, invece, è frutto della vostra protervia, superbia ed arroganza. Non si può certamente affermare che noi non volevamo contribuire al cambiamento: noi ci crediamo e avremmo voluto cambiare la Costituzione perché fosse davvero quella più bella del mondo!

Ho fatto tale premessa affinché sia chiaro quale siano stati il mio sentimento ed il mio comportamento di fronte ad un oggetto che va manipolato con cura, con amore e con la massima attenzione e delicatezza possibile. Proprio per non avere visto gli stessi atteggiamenti da parte vostra, mi permetto di utilizzare qualche tono forte, che sottolinea ulteriormente il mio rammarico ed il mio sdegno per tanto vilipendio nei confronti della Costituzione.

Ritengo che, per coerenza, dopo l'approvazione - che sarà certa - di questa Carta costituzionale dovreste abrogare l'articolo 348 del codice penale ovvero «l'esercizio abusivo di professione». È difficile sostenere che una persona non possa esercitare una professione in quanto priva di un titolo accademico professionale quando un Parlamento di nominati con una legge incostituzionale e quindi senza titolo (come i professionisti) opera e cambia le leggi. Se l'intervento su alcuni ambiti legislativi potrebbe essere accettabile in quanto è stato fatto per stato di necessità, per urgenza, questo non è certo il caso della riforma costituzionale: si tratta di una riforma che accentra il potere in poche mani, che non accorcia le distanze tra il Governo ed i cittadini, anzi li espropria da quel poco di autonomia decisionale che era loro rimasto.

Innanzi tutto, è bene ricordare che il procedimento disciplinato dall'articolo 138 della Carta fondamentale presuppone che l'esercizio di revisione costituzionale spetti ai membri delle due Camere rappresentative del popolo, cui appartiene chiaramente la sovranità, secondo il dettato dell'articolo 1, i quali devono essere eletti con un voto, chiaramente dei cittadini, che è un voto personale, uguale, libero e segreto, a norma dell'articolo 48 della Costituzione. Peccato che questo sia un Parlamento in carica nel quale i deputati sono stati proclamati eletti secondo l'applicazione di meccanismi dichiarati costituzionalmente illegittimi della Corte costituzionale con la sentenza n. 1 del 2014, dalla quale discende una palese ed evidente carenza di legittimità di queste due Camere a procedere alla revisione del testo costituzionale e, a maggior ragione, alla modifica dell'intera II Parte dello stesso.

Dalle audizioni formali sono emersi degli spunti decisamente interessanti. Infatti dei sette costituzionalisti comparsi, cinque hanno detto chiaramente che non si poteva procedere con la convalida del premio di maggioranza. Si sta parlando di 148 deputati su 630; 148 voti che oggi, nella sede della Camera, hanno pesato sulla votazione di queste riforme costituzionali. Questi cinque costituzionalisti si sono esposti anche chiaramente sul principio di continuità dello Stato, sostenendo che le Camere avrebbero potuto continuare ad operare grazie a questo principio implicito ma limitato nel tempo, come esemplificato dalla stessa Corte in quella sentenza con il richiamo alla prorogatio prevista dagli articoli 61 e 77, secondo comma, della Costituzione che prevede tutt'al più un allungamento di qualche mese ma non certo di una legislatura intera.

Il professor De Fiores, per esempio, disse che dubitava che il Parlamento fosse nella condizione giuridico-costituzionale per esercitare il potere di revisione per due ragioni, e cioè che un Parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale non potesse essere legittimato a riformare la Carta costituzionale dalle cui superiori disposizioni discende, per contrasto, la sua illegittimità, e che la revisione costituzionale si colloca al di fuori del principio di continuità delle funzioni degli organi costituzionali. A sostegno di questa tesi vi è anche il professor Sorrentino.

Questi non sono gli unici cinque costituzionalisti che si sono espressi in questo senso, tant'è che proprio in quelle audizioni venne citata la pubblicazione di una nota, che era uscita su Confronti costituzionali, del professor Gino Scaccia della LUISS, il quale ha sostenuto che, nel momento in cui la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale, al di là delle questioni giuridiche, la legittimità politica del Parlamento viene meno.

In una ulteriore intervista rilasciata lo scorso agosto dal professor Alessandro Pace, che è professore emerito di diritto costituzionale presso la facoltà di giurisprudenza de La Sapienza di Roma, anche egli si è espresso in merito alla legittimazione di queste Camere con parole che qualche freno dovrebbero mettervelo.

Nonostante quanto vi ho riferito e quanto è stato detto dalla Corte costituzionale e dalla maggior parte degli studiosi siete andati avanti, partorendo una riforma fortemente sbilanciata in favore del Governo. È una finalità che appare ancora più evidente se si valuta il combinato disposto di queste riforme insieme alla legge elettorale Italicum da voi concepita. La nostra Repubblica parlamentare, che ci è stata lasciata in eredità da ben più saggi di noi Padri costituenti, diventerà sostanzialmente una Repubblica presidenziale. Si sposterà, infatti, l'asse istituzionale in favore dell'Esecutivo. Tanto per essere chiari, avremo un Governo che con il suo Presidente del Consiglio gestirà totalmente l'agenda dei lavori parlamentari, ovvero deciderà quali leggi verranno calendarizzate e quali verranno approvate o meno, e una Camera che, a maggioranza, eseguirà. Sarà una mera esecutrice, forte anche di quella maggioranza numerica che gli verrà garantita dal premio di maggioranza che è inserito all'interno dell'Italicum. È un problema che, per chi non è addetto ai lavori, può non sembrare così nodale, ma in realtà lo è. Infatti, una riforma di questo genere non si può fare così come l'avete fatta voi, tant'è che è zeppa di profili di criticità costituzionale.

Al Senato avete votato questa legge tra mercimoni, scambi, ricatti e trasformismi: quello che anche a livello giornalistico è stato definito un «mercato». Era stato aggiunto un altro sostantivo che non intendo riferire per rispetto. Avete procrastinato persino il rinnovo delle Commissioni di sei mesi per utilizzarle come merce di scambio.

Con questo testo di legge la nostra Carta costituzionale sarà completamente sepolta insieme ai suoi valori fondamentali; l'avete demolita al Senato sulla base di questi indicibili accordi. Questo va quantomeno detto, Presidente, perché un pluri indagato per concorso in corruzione e bancarotta fraudolenta lo avete fatto diventare padre costituente. (Applausi dal Gruppo M5S).

Che tristezza, veramente, vedere parlamentari che nel corso dei vari passaggi hanno prima detto una cosa, poi diametralmente l'opposto, per poi ritornare sui loro passi al cambio della loro fazione politica. Questa è la dimostrazione che la sostanza della "cosiddetta riforma" non era l'oggetto della discussione ma erano altri i criteri di valutazione.

Una delle principali motivazioni che utilizzate per sostenere questo scellerato testo di legge è che il bicameralismo perfetto non funziona; eppure, quando volete e vi fa comodo, riuscite ad approvare leggi in un lampo, per tenervi, per esempio, i rimborsi elettorali senza controlli sui bilanci dei partiti. L'esempio che stiamo qui citando è quello della legge cosiddetta Boccadutri.

Cosa accade? In questa legislatura, nella quale almeno formalmente c'è ancora il bicameralismo, accade che questa Camera dopo l'estate ha approvato una legge, cosiddetta Boccadutri perché il primo firmatario ha questo cognome, che non introduce altro che una sanatoria per quanto riguarda i rimborsi ai partiti; ovvero, una Commissione per legge doveva controllare i rendiconti dei partiti, cui non è stato dato, a quanto pare, abbastanza personale, e quindi non ha potuto fare gli adeguati controlli previsti per legge. Ebbene, con una piccola norma inserita appunto nella cosiddetta legge Boccadutri, si è creata la sanatoria e si è permesso ai partiti di ottenere tali rimborsi, nonostante i controlli della Commissione competente previsti per legge non siano stati effettuati.

Questo è un esempio di come in realtà il bicameralismo funziona quando c'è la volontà; ma voi non avete la volontà dì approvare delle leggi serie, come quella, per esempio, sulla class action, che è stata approvata alla Camera (la tenete ancora insabbiata e al Senato non vede la luce), o come, per esempio, una riforma importante come la legge sul reddito di cittadinanza, che vi ostinate non voler calendarizzare nei lavori d'Aula del Senato, o come il conflitto di interessi che coinvolge il ministro Boschi, il Ministro per le riforme, coinvolta a pieno titolo nello scandalo delle quattro banche ed in particolare su Banca Etruria-Boschi.

Che ruolo ha avuto il Ministro in queste manovre di insider trading, che potrebbero coinvolgere anche la società finanziaria di Davide Serra, uno dei principali finanziatori di Renzi con sede a Londra? Ricordo che, a seguito dell'annuncio del decreto-legge sulle banche popolari, in quindici giorni, dal 16 al 30 gennaio, Banca Etruria ha guadagnato il 67 per cento; la maggiore delle altre banche il 13 per cento: anche questo dovrebbe essere spiegato.

Permettetemi una battuta sul concetto efficienza-produttività, che francamente non ho mai capito. Qualche mese fa è apparso su una testata nazionale un lavoro fatto molto bene in cui si diceva che il Governo Letta, rimasto in carica dal 28 aprile 2013 al 21 febbraio 2014, per un totale di trecento giorni, ovvero nove mesi e venticinque giorni, ha approvato 35 leggi, di cui 25 decreti-legge, 4 disegni di legge e 6 disegni di legge di ratifica. L'articolo, molto lungo, poi prende in considerazione tutti gli altri Governi, ma non sto qui ad elencare gli altri numeri.

Bisogna capire - questo lo avevo già detto e nessuno mi ha mai dato una risposta - che cosa intendiamo per produttività. Se il nostro lavoro viene valutato per il numero delle leggi prodotte, allora è interessante: io sono qui da tre anni e ho già visto 7-8 decreti sull'ILVA e tra qualche giorno ne vedremo un altro. (Applausi dal Gruppo M5S).

A questo punto siamo fortemente produttivi. Credo invece che dovremmo parlare del concetto di qualità. Abbiamo, per esempio, visto numerosi provvedimenti che parlavano dell'IMU. È di qualche giorno fa la notizia che il TAR ha rinviato alla Corte costituzionale l'interpretazione della legge, perché pare che vi sia un passaggio incostituzionale. Credo quindi che dovremmo prestare un po' più di attenzione alla qualità dei provvedimenti che voi fate.

Scusate se faccio un paragone con la mia professione. Voi come giudichereste un chirurgo che, finito un intervento, si accorge di qualcosa che non va e riopera lo stesso paziente numerose volte? Certamente lo denuncereste, come minimo, per lesioni personali colpose (o, se le cose andassero peggio, per omicidio colposo) e lo mandereste a casa. Non si capisce perché il chirurgo sì e voi invece no.

Noi in questi mesi di proposte ne abbiamo fatte tante. Al Senato abbiamo cercato di modificare nel merito alcune criticità, con soli 200 emendamenti. Erano proposte chiare e semplici, che volevano riscrivere ed integrare questo disegno di legge, pessimo e assurdo; ripeto, testo che viene dal Governo, quindi una riforma costituzionale che viene dal Governo.

In quella sede, tra le altre proposte, abbiamo chiesto, per esempio, di dimezzare il numero dei parlamentari; abbiamo chiesto l'elettività diretta dei cento membri del Senato, l'abolizione dell'immunità parlamentare; abbiamo chiesto maggiori garanzie per l'opposizione, la decadenza dalla carica di parlamentare in caso di reiterata assenza e la decadenza dei senatori sottoposti a processo penale; l'inserimento dei referendum consultivi (niente di speciale, credo).

Vorrei ricordare come questa sia la Costituzione dell'esclusione e non dell'inclusione. Aumentare le firme per le leggi di iniziativa popolare e per i referendum abrogativi è indice di poca lungimiranza e poca capacità di analisi.

Nel 2014 in Italia ci sono stati 500.000 nascite e 600.000 morti: un delta di 100.000 abitanti, a cui si devono aggiungere, secondo la fondazione Migrantes e l'Associazione italiana dei residenti all'estero, altri 100.000 emigrati. Nel 2015 il solo delta tra nati e morti sarà 160.000 abitanti. E se calcolate che nel 2040 quando, per ragioni anagrafiche, moriranno il milione di persone nate del 1960, a fronte di 300.000 nascite, l'Italia perderà 700.000 abitanti. Se a questo aggiungete che già oggi, in certe Province, come la mia e quella di Mantova, quasi il due per cento della popolazione vive in case di riposo, e quindi non ha una vita sociale, vi renderete conto che la raccolta di un numero elevato di firme sarà una cosa sempre più complicata. Di fatto terrete sempre più lontani i cittadini dalle decisioni e dal Parlamento. Abbiamo proposto anche i referendum propositivi e di indirizzo e la riduzione dello stipendio dei parlamentari insieme alla soppressione dei loro vitalizi. Si tratta di proposte che, forse, qui dentro sono sconvolgenti, ma che sono chieste veramente - queste sì - dai cittadini.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore.

GAETTI (M5S). Presidente, ho molte altre cose da aggiungere.

PRESIDENTE. Se vuole può anche consegnare il testo; ha già esaurito i venti minuti.

GAETTI (M5S). D'accordo, Presidente, allora concludo con le ultime tre righe, se me lo consente.

Spero di aver detto il minimo sufficiente. Molto altro ci sarebbe da aggiungere, per essere assolto quantomeno dai miei nipoti quando mi rimprovereranno di non aver efficacemente contrastato lo scempio della nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Bignami. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scoma. Ne ha facoltà.