Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016
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Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale n. 1429-D (ore 10,41)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gaetti. Ne ha facoltà.
GAETTI (M5S). Signora Presidente, siamo qui per raccontarci quest'ultimo passaggio della riforma costituzionale, in una discussione che mi appare un poco assurda. A cosa serve, infatti, discutere di un provvedimento che non si può cambiare? Serve soprattutto per due motivi. Il primo è dovuto al rispetto che si deve a questa istituzione, come diceva poco fa il collega Micheloni. Il rispetto è estremamente importante e forse molti di noi non lo hanno considerato e hanno quindi generato la crescita del concetto di antipolitica. Voglio ricordare che, in Germania, un rampante giovane governativo si è dimesso per aver copiato un pezzo di tesi. In questo Senato, invece, ci sono persone con un tale curriculum che, in altri Paesi, non li vedreste seduti in Parlamento, ma nelle patrie galere. (Applausi dal Gruppo M5S). Credo dunque che, se c'è un rigurgito di antipolitica, sia anche un po' per colpa nostra.
Sono veramente dispiaciuto del fatto che ieri, dalle 18,30 alle 20,30 non ho potuto sedere in questi scanni, per rispetto a questo Senato, ma ero impegnato in Commissione parlamentare antimafia. Concluso il mio impegno in Commissione, sono arrivato qui e sono rimasto fino alle 2,26, quando è stata chiusa la seduta, ed eravamo 29 parlamentari del Movimento 5 Stelle e 11 degli altri Gruppi. Forse anche per questo sta montando l'antipolitica: lo dico con molta tristezza, perché il ruolo del Senato è estremamente importante. È un ruolo che ci dovrebbe veramente riempire di gioia, è un ruolo di servizio nei confronti dei nostri cittadini; invece lo maltrattiamo in questo modo. Di ciò si fa gioco forza chi vuole distruggere il nostro modo di operare.
La seconda considerazione è che in tal modo mi permetto di essere a posto con la mia coscienza. Domani, quando i miei nipoti mi chiederanno dove ero quando hanno stravolto la Costituzione e cosa ho fatto per evitarlo, risponderò che ho fatto tutto il possibile. (Applausi dal Gruppo M5S). Sono intervenuto in Commissione e in Assemblea tutte le volte che mi è stato concesso e ho sempre cercato di esprimere il mio pensiero, a tal punto che l'ultima volta, nonostante fossi presente, non ho partecipato al voto di 2.000 emendamenti. Questo mi è stato anche rimproverato da qualcuno, perché non è stato capito che si trattava di un'azione politica.
Voglio raccontare il fatto: correva il giorno 6 agosto 2014 ed era in corso una votazione segreta (era un emendamento che lo consentiva), ed il Governo andò sotto. Chiamai il senatore Quagliariello e gli feci notare che dopo qualche minuto vi sarebbero stati altri sette emendamenti con possibilità di voto segreto. Ne ero al corrente e avrei potuto chiederlo: ero delegato d'Assemblea, ne avevo contezza. Invece non lo feci in quanto credevo che in Parlamento valessero la ragione, l'intelligenza e la mediazione. Purtroppo ciò non avvenne mai e non passò neanche un emendamento del Gruppo Movimento 5 Stelle. Anzi il mio comportamento fu considerato una debolezza. Ho già raccontato questa storia in Aula il 7 agosto scorso, nella seduta n. 302 (come riportato a pagina 217 del Resoconto stenografico).
Ciò dimostra che non è vero che non vi era disponibilità da parte nostra ad un dialogo. Questa modifica alla Costituzione, invece, è frutto della vostra protervia, superbia ed arroganza. Non si può certamente affermare che noi non volevamo contribuire al cambiamento: noi ci crediamo e avremmo voluto cambiare la Costituzione perché fosse davvero quella più bella del mondo!
Ho fatto tale premessa affinché sia chiaro quale siano stati il mio sentimento ed il mio comportamento di fronte ad un oggetto che va manipolato con cura, con amore e con la massima attenzione e delicatezza possibile. Proprio per non avere visto gli stessi atteggiamenti da parte vostra, mi permetto di utilizzare qualche tono forte, che sottolinea ulteriormente il mio rammarico ed il mio sdegno per tanto vilipendio nei confronti della Costituzione.
Ritengo che, per coerenza, dopo l'approvazione - che sarà certa - di questa Carta costituzionale dovreste abrogare l'articolo 348 del codice penale ovvero «l'esercizio abusivo di professione». È difficile sostenere che una persona non possa esercitare una professione in quanto priva di un titolo accademico professionale quando un Parlamento di nominati con una legge incostituzionale e quindi senza titolo (come i professionisti) opera e cambia le leggi. Se l'intervento su alcuni ambiti legislativi potrebbe essere accettabile in quanto è stato fatto per stato di necessità, per urgenza, questo non è certo il caso della riforma costituzionale: si tratta di una riforma che accentra il potere in poche mani, che non accorcia le distanze tra il Governo ed i cittadini, anzi li espropria da quel poco di autonomia decisionale che era loro rimasto.
Innanzi tutto, è bene ricordare che il procedimento disciplinato dall'articolo 138 della Carta fondamentale presuppone che l'esercizio di revisione costituzionale spetti ai membri delle due Camere rappresentative del popolo, cui appartiene chiaramente la sovranità, secondo il dettato dell'articolo 1, i quali devono essere eletti con un voto, chiaramente dei cittadini, che è un voto personale, uguale, libero e segreto, a norma dell'articolo 48 della Costituzione. Peccato che questo sia un Parlamento in carica nel quale i deputati sono stati proclamati eletti secondo l'applicazione di meccanismi dichiarati costituzionalmente illegittimi della Corte costituzionale con la sentenza n. 1 del 2014, dalla quale discende una palese ed evidente carenza di legittimità di queste due Camere a procedere alla revisione del testo costituzionale e, a maggior ragione, alla modifica dell'intera II Parte dello stesso.
Dalle audizioni formali sono emersi degli spunti decisamente interessanti. Infatti dei sette costituzionalisti comparsi, cinque hanno detto chiaramente che non si poteva procedere con la convalida del premio di maggioranza. Si sta parlando di 148 deputati su 630; 148 voti che oggi, nella sede della Camera, hanno pesato sulla votazione di queste riforme costituzionali. Questi cinque costituzionalisti si sono esposti anche chiaramente sul principio di continuità dello Stato, sostenendo che le Camere avrebbero potuto continuare ad operare grazie a questo principio implicito ma limitato nel tempo, come esemplificato dalla stessa Corte in quella sentenza con il richiamo alla prorogatio prevista dagli articoli 61 e 77, secondo comma, della Costituzione che prevede tutt'al più un allungamento di qualche mese ma non certo di una legislatura intera.
Il professor De Fiores, per esempio, disse che dubitava che il Parlamento fosse nella condizione giuridico-costituzionale per esercitare il potere di revisione per due ragioni, e cioè che un Parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale non potesse essere legittimato a riformare la Carta costituzionale dalle cui superiori disposizioni discende, per contrasto, la sua illegittimità, e che la revisione costituzionale si colloca al di fuori del principio di continuità delle funzioni degli organi costituzionali. A sostegno di questa tesi vi è anche il professor Sorrentino.
Questi non sono gli unici cinque costituzionalisti che si sono espressi in questo senso, tant'è che proprio in quelle audizioni venne citata la pubblicazione di una nota, che era uscita su Confronti costituzionali, del professor Gino Scaccia della LUISS, il quale ha sostenuto che, nel momento in cui la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale, al di là delle questioni giuridiche, la legittimità politica del Parlamento viene meno.
In una ulteriore intervista rilasciata lo scorso agosto dal professor Alessandro Pace, che è professore emerito di diritto costituzionale presso la facoltà di giurisprudenza de La Sapienza di Roma, anche egli si è espresso in merito alla legittimazione di queste Camere con parole che qualche freno dovrebbero mettervelo.
Nonostante quanto vi ho riferito e quanto è stato detto dalla Corte costituzionale e dalla maggior parte degli studiosi siete andati avanti, partorendo una riforma fortemente sbilanciata in favore del Governo. È una finalità che appare ancora più evidente se si valuta il combinato disposto di queste riforme insieme alla legge elettorale Italicum da voi concepita. La nostra Repubblica parlamentare, che ci è stata lasciata in eredità da ben più saggi di noi Padri costituenti, diventerà sostanzialmente una Repubblica presidenziale. Si sposterà, infatti, l'asse istituzionale in favore dell'Esecutivo. Tanto per essere chiari, avremo un Governo che con il suo Presidente del Consiglio gestirà totalmente l'agenda dei lavori parlamentari, ovvero deciderà quali leggi verranno calendarizzate e quali verranno approvate o meno, e una Camera che, a maggioranza, eseguirà. Sarà una mera esecutrice, forte anche di quella maggioranza numerica che gli verrà garantita dal premio di maggioranza che è inserito all'interno dell'Italicum. È un problema che, per chi non è addetto ai lavori, può non sembrare così nodale, ma in realtà lo è. Infatti, una riforma di questo genere non si può fare così come l'avete fatta voi, tant'è che è zeppa di profili di criticità costituzionale.
Al Senato avete votato questa legge tra mercimoni, scambi, ricatti e trasformismi: quello che anche a livello giornalistico è stato definito un «mercato». Era stato aggiunto un altro sostantivo che non intendo riferire per rispetto. Avete procrastinato persino il rinnovo delle Commissioni di sei mesi per utilizzarle come merce di scambio.
Con questo testo di legge la nostra Carta costituzionale sarà completamente sepolta insieme ai suoi valori fondamentali; l'avete demolita al Senato sulla base di questi indicibili accordi. Questo va quantomeno detto, Presidente, perché un pluri indagato per concorso in corruzione e bancarotta fraudolenta lo avete fatto diventare padre costituente. (Applausi dal Gruppo M5S).
Che tristezza, veramente, vedere parlamentari che nel corso dei vari passaggi hanno prima detto una cosa, poi diametralmente l'opposto, per poi ritornare sui loro passi al cambio della loro fazione politica. Questa è la dimostrazione che la sostanza della "cosiddetta riforma" non era l'oggetto della discussione ma erano altri i criteri di valutazione.
Una delle principali motivazioni che utilizzate per sostenere questo scellerato testo di legge è che il bicameralismo perfetto non funziona; eppure, quando volete e vi fa comodo, riuscite ad approvare leggi in un lampo, per tenervi, per esempio, i rimborsi elettorali senza controlli sui bilanci dei partiti. L'esempio che stiamo qui citando è quello della legge cosiddetta Boccadutri.
Cosa accade? In questa legislatura, nella quale almeno formalmente c'è ancora il bicameralismo, accade che questa Camera dopo l'estate ha approvato una legge, cosiddetta Boccadutri perché il primo firmatario ha questo cognome, che non introduce altro che una sanatoria per quanto riguarda i rimborsi ai partiti; ovvero, una Commissione per legge doveva controllare i rendiconti dei partiti, cui non è stato dato, a quanto pare, abbastanza personale, e quindi non ha potuto fare gli adeguati controlli previsti per legge. Ebbene, con una piccola norma inserita appunto nella cosiddetta legge Boccadutri, si è creata la sanatoria e si è permesso ai partiti di ottenere tali rimborsi, nonostante i controlli della Commissione competente previsti per legge non siano stati effettuati.
Questo è un esempio di come in realtà il bicameralismo funziona quando c'è la volontà; ma voi non avete la volontà dì approvare delle leggi serie, come quella, per esempio, sulla class action, che è stata approvata alla Camera (la tenete ancora insabbiata e al Senato non vede la luce), o come, per esempio, una riforma importante come la legge sul reddito di cittadinanza, che vi ostinate non voler calendarizzare nei lavori d'Aula del Senato, o come il conflitto di interessi che coinvolge il ministro Boschi, il Ministro per le riforme, coinvolta a pieno titolo nello scandalo delle quattro banche ed in particolare su Banca Etruria-Boschi.
Che ruolo ha avuto il Ministro in queste manovre di insider trading, che potrebbero coinvolgere anche la società finanziaria di Davide Serra, uno dei principali finanziatori di Renzi con sede a Londra? Ricordo che, a seguito dell'annuncio del decreto-legge sulle banche popolari, in quindici giorni, dal 16 al 30 gennaio, Banca Etruria ha guadagnato il 67 per cento; la maggiore delle altre banche il 13 per cento: anche questo dovrebbe essere spiegato.
Permettetemi una battuta sul concetto efficienza-produttività, che francamente non ho mai capito. Qualche mese fa è apparso su una testata nazionale un lavoro fatto molto bene in cui si diceva che il Governo Letta, rimasto in carica dal 28 aprile 2013 al 21 febbraio 2014, per un totale di trecento giorni, ovvero nove mesi e venticinque giorni, ha approvato 35 leggi, di cui 25 decreti-legge, 4 disegni di legge e 6 disegni di legge di ratifica. L'articolo, molto lungo, poi prende in considerazione tutti gli altri Governi, ma non sto qui ad elencare gli altri numeri.
Bisogna capire - questo lo avevo già detto e nessuno mi ha mai dato una risposta - che cosa intendiamo per produttività. Se il nostro lavoro viene valutato per il numero delle leggi prodotte, allora è interessante: io sono qui da tre anni e ho già visto 7-8 decreti sull'ILVA e tra qualche giorno ne vedremo un altro. (Applausi dal Gruppo M5S).
A questo punto siamo fortemente produttivi. Credo invece che dovremmo parlare del concetto di qualità. Abbiamo, per esempio, visto numerosi provvedimenti che parlavano dell'IMU. È di qualche giorno fa la notizia che il TAR ha rinviato alla Corte costituzionale l'interpretazione della legge, perché pare che vi sia un passaggio incostituzionale. Credo quindi che dovremmo prestare un po' più di attenzione alla qualità dei provvedimenti che voi fate.
Scusate se faccio un paragone con la mia professione. Voi come giudichereste un chirurgo che, finito un intervento, si accorge di qualcosa che non va e riopera lo stesso paziente numerose volte? Certamente lo denuncereste, come minimo, per lesioni personali colpose (o, se le cose andassero peggio, per omicidio colposo) e lo mandereste a casa. Non si capisce perché il chirurgo sì e voi invece no.
Noi in questi mesi di proposte ne abbiamo fatte tante. Al Senato abbiamo cercato di modificare nel merito alcune criticità, con soli 200 emendamenti. Erano proposte chiare e semplici, che volevano riscrivere ed integrare questo disegno di legge, pessimo e assurdo; ripeto, testo che viene dal Governo, quindi una riforma costituzionale che viene dal Governo.
In quella sede, tra le altre proposte, abbiamo chiesto, per esempio, di dimezzare il numero dei parlamentari; abbiamo chiesto l'elettività diretta dei cento membri del Senato, l'abolizione dell'immunità parlamentare; abbiamo chiesto maggiori garanzie per l'opposizione, la decadenza dalla carica di parlamentare in caso di reiterata assenza e la decadenza dei senatori sottoposti a processo penale; l'inserimento dei referendum consultivi (niente di speciale, credo).
Vorrei ricordare come questa sia la Costituzione dell'esclusione e non dell'inclusione. Aumentare le firme per le leggi di iniziativa popolare e per i referendum abrogativi è indice di poca lungimiranza e poca capacità di analisi.
Nel 2014 in Italia ci sono stati 500.000 nascite e 600.000 morti: un delta di 100.000 abitanti, a cui si devono aggiungere, secondo la fondazione Migrantes e l'Associazione italiana dei residenti all'estero, altri 100.000 emigrati. Nel 2015 il solo delta tra nati e morti sarà 160.000 abitanti. E se calcolate che nel 2040 quando, per ragioni anagrafiche, moriranno il milione di persone nate del 1960, a fronte di 300.000 nascite, l'Italia perderà 700.000 abitanti. Se a questo aggiungete che già oggi, in certe Province, come la mia e quella di Mantova, quasi il due per cento della popolazione vive in case di riposo, e quindi non ha una vita sociale, vi renderete conto che la raccolta di un numero elevato di firme sarà una cosa sempre più complicata. Di fatto terrete sempre più lontani i cittadini dalle decisioni e dal Parlamento. Abbiamo proposto anche i referendum propositivi e di indirizzo e la riduzione dello stipendio dei parlamentari insieme alla soppressione dei loro vitalizi. Si tratta di proposte che, forse, qui dentro sono sconvolgenti, ma che sono chieste veramente - queste sì - dai cittadini.
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore.
GAETTI (M5S). Presidente, ho molte altre cose da aggiungere.
PRESIDENTE. Se vuole può anche consegnare il testo; ha già esaurito i venti minuti.
GAETTI (M5S). D'accordo, Presidente, allora concludo con le ultime tre righe, se me lo consente.
Spero di aver detto il minimo sufficiente. Molto altro ci sarebbe da aggiungere, per essere assolto quantomeno dai miei nipoti quando mi rimprovereranno di non aver efficacemente contrastato lo scempio della nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Bignami. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scoma. Ne ha facoltà.
SCOMA (FI-PdL XVII). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi senatori, signori del Governo, vorrei parlarvi non della riforma costituzionale che ci apprestiamo a votare, ma delle mancate riforme di Renzi.
Comincio subito da quella che, secondo me, è la più importante: la mancata riforma del fisco. La pressione fiscale è aumenta al 43,7 per cento nel 2015: siamo ad uno 0,4 punti sul 2014. Nonostante la cancellazione di IMU e TASI sulla prima casa, contributi più leggeri per gli imprenditori che assumono, meno IRAP per le aziende e sgravi sugli investimenti, la pressione fiscale continua a crescere.
Renzi accumula annunci e l'efficacia dei provvedimenti e i loro effetti, la loro sostenibilità, sul bilancio dello Stato sono invece negativi. Renzi finanzia i tagli alle tasse accumulando nuovo deficit e approfittando dei margini di flessibilità concessi forse - lo vedremo nei giorni a venire - dall'Unione europea. Non si tratta, quindi, di tagli reali, ma solo virtuali. E per di più, le eventuali maggiori tasse non vengono cancellate, ma solo contabilmente rinviate: al 2017, al 2018, al 2019, con la nuova imposizione legata alle clausole di salvaguardia per 56 miliardi (diminuzione delle detrazioni fiscali, dentista, medicine, istruzione dei figli, cittadini, aumento accise e aumento IVA sino al 13 per e al 25,5 per cento).
Renzi ha detto che tagliare le tasse non è di destra. È giusto. Lo ha detto a Udine il 17 ottobre 2015, ma se andiamo a vedere quello che è successo nel frattempo, Renzi ha aumentato l'IMU per le seconde case: rialzi fino al 700 per cento.
Renzi ha aumentato l'IMU sui terreni agricoli, la tassa sul risparmio dal 20 al 26 per cento, la tassazione dei fondi pensione dall'11,5 al 20 per cento, la tassazione dei rendimenti delle polizze vita, la tassazione sulla rivalutazione del TFR dall'11 al 17 per cento, la tassa sul passaporto da 40 a 73,50 euro, tra il 4 e il 5 per cento le imposte sul pacchetto di sigarette, la ritenuta sulle spese di riqualificazione edilizia e di efficientamento energetico, che è passata dal 4 all'8 per cento, la tassazione sugli enti non commerciali attraverso la riduzione della quota esente da tassazione dei dividendi percepiti, il bollo per le auto e le moto storiche, immatricolate tra 20 e 30 anni fa, mediante l'abolizione delle agevolazioni; l'imposta sostitutiva sulla rideterminazione dei valori di acquisto delle partecipazioni, dei terreni edificabili e dei terreni con destinazione agricola, le tasse sull'acquisto di dispositivi dotati di memoria digitale (smartphone o tablet) di circa il 500 per cento, le tasse sulle energie rinnovabili: entrate da produzione di energia pulita che sono tassate al 25 per cento, mentre prima venivano considerate reddito agricolo.
Inoltre, Renzi ha svuotato il fondo per la riduzione della pressione fiscale, per 3.300 milioni, ha ridotto i crediti di imposta per il gas ed il gasolio da riscaldamento nelle zone svantaggiate di montagna.
Voi pensate che tutto ciò non sia importante e che non incida su chi usufruiva di questi piccoli vantaggi ed oggi non deve invece pensare che siano diventati svantaggi.
Vogliamo parlare della spending review? Vogliamo parlare delle privatizzazioni, della pubblica amministrazione, dei debiti della pubblica amministrazione? Vogliamo parlare del Sud? Renzi ha dichiarato: «prima della legge di stabilità vorrei che il PD uscisse con un vero e proprio masterplan per il Sud, con una serie di proposte concrete». Questo lo ha detto alla direzione del Partito Democratico il 7 agosto 2015. Come sappiamo, era stata convocata per metà settembre una riunione per il Piano per il Sud ed invece il giorno della inaugurazione della Fiera del Levante di Bari il Premier è volato a New York per assistere alla finale degli US Open Pennetta-Vinci e l'annunciata svolta non si è mai vista.
E con la presentazione della legge di stabilità è arrivata poi la delusione più cocente. Per settimane si è parlato di misure speciali: credito di imposta per le aziende meridionali, riduzione delle tasse alle imprese del Sud, decontribuzione per i nuovi assunti nelle Regioni del Sud. (Il microfono si disattiva automaticamente. Il Presidente ne dispone la riattivazione).
Invece, solo provvedimenti ad hoc: l'ILVA di Taranto, la bonifica della Terra dei fuochi in Campania (450 milioni di euro), il completamento della Salerno-Reggio Calabria, un evergreen dei Governi di ogni colore.
PRESIDENTE. Comunque, senatore, la invito a concludere.
SCOMA (FI-PdL XVII). E la questione del Mediterraneo, la questione dei marò, l'immigrazione, lo ius soli e le questioni dei diritti civili, della trasparenza del potere, delle nomine nei Consigli di amministrazione delle aziende pubbliche e della Rai?
Per tutte queste ragioni credo sia lampante e chiaro che il Governo Renzi ha fallito e tutte queste riforme, che non ci sono state e che noi giudichiamo molto importanti, non sono certamente di secondo piano rispetto ad una riforma costituzionale che ci apprestiamo a votare e che noi assolutamente disconosciamo. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cioffi. Ne ha facoltà.
CIOFFI (M5S). Signora Presidente, potremmo iniziare questo piccolo ragionamento con le parole dette dal ministro Boschi quando venne in Commissione la prima volta, il primo giorno in cui venne ad illustrarci quella che nella sua testa era la riforma costituzionale. Fu molto interessante, perché per 35 minuti lesse un documento che probabilmente qualcuno le aveva scritto (lo fece senza mostrare una particolare anima, come si legge il compitino) e durante questa lettura, ad un certo punto, disse che siccome il Senato era percepito dall'opinione pubblica come un doppione forse era il caso di passare oltre e di superare il bicameralismo paritario. Fu molto interessante sentir dire queste parole dal ministro Boschi, perché immediatamente svelò quale fosse il mantra, il loro motivo, il loro pensiero: «è percepito dall'opinione pubblica».
Noi facciamo una "schiforma" costituzionale perché il Senato è percepito dall'opinione pubblica come un inutile doppione? È questo il motivo per il quale interveniamo in una parte fondamentale della convivenza di tutti cittadini, perché è ciò che vuole la gente. Forse avremmo dovuto spiegare a tutti i cittadini non informati, ma che sappiamo non essere fessi, come credono il Governo e la maggioranza che lo sostiene, che ciò che stanno provando a fare non è altro che il solito accentramento di potere nelle mani di pochi. Dovremmo chiederci perché vogliamo accentrare il potere. Il potere si accentra, sempre secondo il mantra utilizzato, perché così siamo più efficienti, facciamo le leggi più velocemente, prendiamo decisioni che al momento non si prendono perché questo Paese è bloccato proprio dal fatto di non prendere decisioni.
Ma siamo sicuri che questo sia il bene dei cittadini? Forse in Italia - l'abbiamo detto diverse volte in quest'Aula, sempre parlando della riforma costituzionale - abbiamo il problema di avere troppe leggi, probabilmente le facciamo male e sono anche scritte male. Anche un normale cittadino che deve leggere la Costituzione si troverebbe in difficoltà. Sappiamo che la Costituzione dovrebbe essere scritta in maniera abbastanza semplice in modo da essere comprensibile a tutti. Chi legge il testo di una Costituzione deve poterlo capire immediatamente, perché deve essere scritto come se fosse rivolto ad un bambino di 10 anni. Sarebbe bello che la Costituzione fosse così semplice e chiara. Invece in questo testo, persone che probabilmente hanno studiato - magari si sono laureate e qualcuno potrà aver fatto persino un master - non capiscono realmente cosa c'è scritto e certe volte vengono dubbi anche a me, perché è un continuo mescolare, confondere.
Come ho detto prima però un aspetto è chiaro: l'accentramento di potere. Non c'è bisogno di ribadire cosa significa aver fintamente abolito il Senato e aver accentrato la funzione legislativa nelle mani di un'unica Camera, che verrà eletta, come tutti sappiamo, con l'Italicum, in cui il famoso premio di maggioranza metterà nelle mani del partito di maggioranza, in questo caso assoluta, il potere di fare le leggi, di nominare i giudici della Corte costituzionale, di eleggere il Presidente della Repubblica e tutti gli organi di garanzia.
Quando si accentra il potere in maniera così forte, come è stato già detto, si va verso quello che potremmo chiamare regime. Ma un sistema monarchico, di regime o dittatoriale, fintamente perché c'è una parvenza di democrazia, è più auspicabile rispetto ad un sistema come quello attuale in cui sono presenti pesi e contrappesi per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi? Forse è il caso di parlare di quali sono gli obiettivi che intendiamo raggiungere, di quali situazioni accadono e che potrebbero indurci verso questa direzione. Ovviamente quando dico «ci» intendo tutti tranne noi del Movimento 5 Stelle. È quasi inutile specificarlo, quindi forse dovrei usare il «voi» invece che il «noi», anche perché il «voi» ci sta bene in un sistema di regime.
Cosa accade nel mondo? Nel mondo accadono tante cose e forse occorre esaminarne alcune.
Ad esempio, tutti sappiamo e abbiamo letto che la Germania, insieme alla Russia, ha proposto il raddoppio del gasdotto Nordstream. Per chi non lo sa, il Nordstream è quel tubo che parte dalla Russia, passa sotto il Mare del Nord, arriva direttamente in Germania e fornisce a quest'ultima, e quindi all'Europa, di cui la Germania è naturalmente l'esponente più forte, rappresentativo e importante, 55 miliardi di metri cubi. Con il raddoppio arriveremo a 110 miliardi di metri cubi. La Russia rifornisce l'Europa anche tramite un altro gasdotto, che si chiama Yamal e che porta circa 20 miliardi di metri cubi. Questo vuol dire che sostanzialmente l'Europa è fornita completamente, quando sarà fatto il raddoppio del Nordstream, tramite la Germania (che sarebbe la nuova Ucraina). Quindi avremo il transito di tutto il gas russo, che fornisce, come tutti sappiamo, circa il 30 per cento del fabbisogno europeo, tramite la Germania.
Oltretutto in Germania accade un altro fatto interessante. Nella Borsa di Francoforte è stato aperto il primo mercato dove è possibile trattare titoli di aziende cinesi non in euro o in dollari, ma direttamente in yuan; è il primo mercato, al di fuori della Cina continentale, dove questo avviene. Sembra che la Germania, che era divisa in due (ovviamente tutti noi ricordiamo la divisione tra blocco orientale e blocco occidentale), sta provando ad avvicinarsi al blocco orientale.
Succede anche che negli USA, dopo quarant'anni di blocco, è stato cancellato il divieto di esportare petrolio greggio e il primo carico di petrolio greggio il 20 gennaio (ormai ci siamo), arriverà proprio in Germania passando per il porto di Trieste, che è il più grande porto di transito petrolifero del Mediterraneo. Quindi il petrolio americano, invece di seguire le rotte del Mare del Nord, passerà nel Mediterraneo, arriverà a Trieste e, tramite l'oleodotto, porterà il petrolio in Germania.
D'altra parte succede che negli Stati Uniti prima viene scoperto lo scandalo Volkswagen, indubbiamente una industria importante in Germania e poi si vocifera di una class action contro Deutsche Bank: il vecchio gioco del bastone e della carota è evidente a tutti.
Un'altra cosa interessante che sta avvenendo, come tutti sappiamo, è che gli Stati Uniti stanno provando a contenere la Cina: il famoso "pivot to Asia", che è la strategia di difesa americana nel mar della Cina. Ovviamente la Cina risponde con lo "string of pearls", ossia il sistema che hanno sostanzialmente i cinesi per contrapporsi al "pivot to Asia". Siccome l'80 per cento dei trasporti di petrolio in Cina transita attraverso lo Stretto di Malacca, i cinesi hanno ben pensato di fare un oleodotto e un gasdotto che passa per la Birmania e arriva direttamente in Cina. Adesso stanno facendo il corridoio economico pakistano che permetterà, tramite il porto di Ghawar (che sta a 80 chilometri dall'Iran) di arrivare, con un oleodotto e un gasdotto, direttamente in Cina nella parte Nord. In quel porto, che è pakistano (ricordiamo che il Pakistan è una potenza nucleare e storica alleata degli USA), si creerà una base navale, per adesso civile, cinese; è all'inizio dello Stretto di Hormuz, che è l'altro punto di transito fondamentale per gli scambi petroliferi.
Un altro punto interessante da verificare è che l'Iran, dopo la fine delle sanzioni, ha messo a disposizione del mondo le sue immense riserve di gas (37 trilioni di metri cubi) e queste risorse possono andare a Oriente o a Occidente. Se vanno a Oriente possono seguire la strada del gasdotto Iran-Pakistan-India o Iran-Pakistan-Cina. Gli indiani, che erano usciti dalla partita per fare un favore agli americani, visto che i cinesi hanno detto che metteranno i soldi per fare la tratta di gasdotto che sta in Pakistan, hanno anche detto che sono disponibili a prolungarlo fino alla Cina; e dopo che è successo questo gli indiani sono rientrati nella partita. Hanno detto: un momento, interessa anche a noi il vostro gas.
Sull'altro fronte abbiamo due gasdotti molto interessanti: il primo è il Qatar-Arabia Saudita-Giordania-Siria-Turchia e l'altro gasdotto è Iran-Iraq-Siria: guarda caso, entrambi passano per la Siria, e guarda caso in Siria c'è una situazione un po' di crisi.
Chiaramente, se il gas iraniano o il gas del Qatar arriva in Europa, i russi perdono la loro forza, perché gran parte del gas lo vendono all'Europa e quindi non vogliono. Questo forse è il motivo reale che ha determinato il conflitto in Siria, perché si vuole tappare la possibilità di fare questi due gasdotti. Bisognerebbe capire bene qual è l'interesse europeo - ammesso che ci consideriamo ancora europei - in quella partita. Il collega Petrocelli vi ha ricordato di quello che avviene in Libia e quindi non lo sto a ribadire.
Ovviamente ENI ha scoperto il giacimento Zohr, che è in Egitto e che, insieme a Leviathan e ad Afrodite, che sono due giacimenti uno israeliano e uno cipriota, fornisce un totale di circa 2 trilioni di metri cubi. Siccome l'impianto di liquefazione di Damietta, in Egitto, è posseduto al 50 per cento da ENI, noi la nostra partita, nel nostro piccolo, la stiamo giocando tramite questa partita per utilizzare i nostri rigassificatori, che sostanzialmente non funzionano.
In questo strano scenario, con la contrapposizione molto forte che c'è in maniera sottesa (perché oramai la guerra si fa con le armi, ma fino ad un certo punto) nella grande competizione tra USA, Cina, Russia, Europa, quello che sta facendo la Germania e compagnia cantando, noi ci troviamo sempre in questa situazione ondivaga che siamo amici degli americani, ma siamo anche amici dei russi; noi siamo sempre quelli. Però questi livelli di essere amici di tutti e due forse li poteva fare Giulio Andreotti, che aveva uno spessore notevole; quindi non credo che questo Governo abbia quello spessore. Per carità, Andreotti rimane quel Belzebù che era, però, questo era il livello.
Allora, perché abbiamo detto queste cose? Per non parlare di quello che avviene - è l'ultima nota che voglio aggiungere - con i trattati economici che sono in discussione. Ovviamente sapete che parliamo del TTIP e del già firmato TPP, anche se deve essere ratificato dagli Stati, che è la strategia USA per contenere sia la Russia che la Cina su entrambi i lati. Questo è lo scenario, turbolento, visto quello che avviene sulle borse con il petrolio a 28 dollari; insomma, c'è tutta una strategia in atto.
Forse questo accentramento di potere, che sta dentro la Costituzione, potrebbe servire ad essere pronti ad intervenire, perché non sappiamo cosa può succedere. Noi veramente non lo sappiamo. Ovviamente nessuno si augura che succeda quello che nessuno vorrebbe che succedesse. Però i venti - come già ho detto una volta in quest'Aula - sono molto brutti, signora Presidente. Spirano venti cattivi, molto cattivi. E forse questo è un motivo recondito nella testa di colui che crede di poter intervenire e di avere le mani libere per intervenire rapidamente in una situazione in divenire. Ma, se vogliamo avere le mani libere per intervenire rapidamente in una situazione della quale non conosciamo il futuro, lo facciamo a scapito dei cittadini? Lo facciamo a scapito di quella democrazia che è l'unico vero baluardo che abbiamo per evitare una situazione di regime dittatoriale? Questo stiamo facendo? Qual è il motivo recondito per cui state facendo questa cosa?
Noi lo dovremmo capire, sennò possiamo parlare indubbiamente del dimezzamento del numero dei parlamentari, del fatto che il Senato non conterà niente, che vengono a fare il dopolavoro ferroviario. Ma i ferrovieri erano pure quelli lì che prendevano la locomotiva ed usavano la bomba contro l'ingiustizia, come diceva un vecchio cantante tanti anni fa. Se noi usiamo questa cosa in questo modo, al netto di tutto quello che implica nella dinamica parlamentare, al netto del fatto che state facendo una cosa che non ha senso, perché la facciamo? Ce lo siamo posti questo problema? Siamo pronti ad entrare in guerra? Usiamola questa parola, così non ne parliamo più. Siamo pronti ad entrare in guerra?
Il mio collega Petrocelli prima vi parlava del problema delle armi. La nostra Finmeccanica è la nona azienda al mondo per vendita di armi. L'anno scorso ha venduto più di 10 miliardi di euro di armi; 10 miliardi di euro, mica una lira. E perché ci siamo rifocalizzati nel core business dell'aerospazio, che nient'altro significa che le armi? Quello significa Finmeccanica. Perché? Ci stiamo preparando ad andare a fare la battaglia? Con chi? Con gli americani? 10 portaerei nucleari, 110 tonnellate di dislocazione ognuna, 1.780 testate nucleari pronte. Vogliamo parlare di quelle che hanno i russi? Vogliamo parlare di questo, vogliamo parlare dei francesi, di cosa vogliamo parlare? Vogliamo parlare delle testate nucleari che abbiamo sui nostri aerei e che ovviamente non possono essere usate senza l'ok del Presidente degli Stati Uniti e senza l'ok della NATO?
Siamo pronti ad andare in guerra? Volete fare questo? Maledizione, ce lo volete dire? Se questo è il motivo profondo per il quale dobbiamo essere pronti a intervenire perché siamo in una situazione che non sappiamo come diverrà - maledizione - allora siamo pazzi. Non è possibile essere così pazzi. Non sia mai che succeda una cosa del genere. Cosa pensiamo di poter fare? Chi siamo? Siamo sempre stati una piccola Nazione. Siamo la Nazione che, per due volte, è entrata in guerra dal lato degli sconfitti e l'ha finita dal lato dei vincitori. Questa è l'Italia. Siamo questo o no? Allora, vogliamo cambiare la Costituzione per essere pronti e brillanti? Perché non ce lo viene a dire la Boschi; forse a queste cose non ci pensa; non ci arriva. Forse non ha la capacità culturale e intellettiva, dal punto di vista della sua capacità di elaborazione del pensiero, di arrivare a questi discorsi, ma ci arriva Matteo Renzi, quello di cui fa l'imitazione Crozza. Lascio stare l'imitazione di Crozza del mio presidente, Vincenzo De Luca, che saluto caramente. Lui è molto bravo a fare il condottiero, l'unico uomo solo al comando. Però, se questa è la deriva profonda verso la quale stiamo andando, è un altro motivo per il quale ci troverete sempre contro. Se la deriva autoritaria serve a fare queste e altre cose, a indirizzare la nuova economia, allora noi siamo sconfitti non come Movimento 5 Stelle, che è qui a testa alta a spiegare perché questa cosa è un'idiozia, ma come cittadini e persone che dovrebbero essere la punta di diamante dell'intelligenza di questa Italia. Pensate come siamo ridotti. Pensate come è ridotta l'Italia se noi siamo la punta di diamante. Vuol dire che siamo «inguaiati». Scusate la parola in dialetto. Vuol dire che siamo messi male.
Allora, giochiamo a carte scoperte: questa cosa non serve assolutamente a niente. Forse è meglio fare poche leggi chiare, cancellare tante leggi e cercare di fare cose per la gente, per loro. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bignami. Ne ha facoltà.
BIGNAMI (Misto-MovX). Signora Presidente, Governo, sono un po' in imbarazzo perché, in realtà, ho pensato per tutto questo tempo se fosse il caso di intervenire. Poi ho concluso che fa parte dei miei compiti.
Cito il senatore Calderoli dal resoconto di ieri: «A me sembra che voi abbiate veramente aperto il vaso di Pandora. Qui non si è studiato neanche l'incrocio tra il contenuto dei due provvedimenti. Ne abbiamo già parlato nella precedente occasione, ma desidero ricordare la questione un'altra volta, affinché resti agli atti dei lavori che hanno portato alla creazione di questo mostro».
Il senatore Di Maggio ha detto, sempre nella seduta di ieri: «Siamo l'unico Paese al mondo dove una riforma costituzionale, anziché partire dalle Aule del Parlamento, parte dal Governo. È l'unico caso al mondo».
Il senatore Airola, invece: «Lo rammento per tutti: avrebbe dovuto imporre che l'esame fosse prima concluso in Commissione per far arrivare solo successivamente il testo in Assemblea, ma qui dobbiamo essere sempre succubi degli slogan e delle iniziative di unPremier che si sta prendendo tutto il nostro Paese». «È incredibile che in trenta anni di vostri Governi ci ritroviamo a questo punto: a votare oggi questa emerita schifezza».
Il senatore D'Alì è intervenuto dicendo: «Se dopo l'eventuale approvazione attraverso il referendum (...) e quindi dinanzi alla ratifica finale di questo disegno di legge, il Senato della Repubblica tuttora esistente, in limine mortis, dovesse per esempio, esitare una mozione di sfiducia, dato che la Costituzione non prevede più che il Senato possa sfiduciare il Governo, ella cosa farà, signor Presidente? Consentirà il dibattito su una mozione di sfiducia per espletare un compito del Senato non più previsto dalla Costituzione? Sicuramente si aprirebbe quantomeno un forte contenzioso costituzionale al riguardo.
E così per tante altre cose: per la formazione delle leggi, che non saranno più di competenza del Senato. Continueremo a farle, pur non essendo più previsto in Costituzione?»
Il senatore Arrigoni: «Già, questa riforma rischia fortemente di portare il Paese in un pericoloso crinale. È antistorico insistere nel voler concentrare ogni scelta decisiva nelle mani di un potere centrale che presume di sapere meglio di tutti qual è il bene comune. Bisogna invece puntare sulla libertà, sulla responsabilità e sulla creatività delle persone, delle imprese, delle comunità, dei soggetti sociali e dei territori; dunque sul decentramento e sull'autonomia».
La senatrice Petraglia: «L'Italicum consegna alla lista vincitrice delle elezioni un premio di maggioranza vergognoso, in base al quale, con il 40 per cento dei voti presi, qualunque sia il livello di partecipazione al voto dei cittadini, vengono assegnati il 54 per cento dei seggi o, meglio, una maggioranza schiacciante, che consegna il Parlamento nelle mani di un solo partito e di un solo uomo».
Contino a fare citazioni. Il senatore Bulgarelli: «Autorevoli costituzionalisti hanno rilevato che il combinato tra il sistema elettorale e questa riscrittura mina le basi della democrazia e comporta seri e concreti rischi di deriva autoritaria. Chi vince le elezioni deve, sì, poter governare, ma non può avere il controllo di tutto».
La senatrice Fattori: «Signor Presidente, ringrazio i pochi colleghi presenti». Era infatti notte fonda. «È normale che siamo pochi, perché ormai siamo alla dirittura finale di questa "schiforma"».
Il senatore Molinari: «In questo ultimo passaggio non posso non ribadire a futura memoria quello che potrebbe scaturirne e spero veramente di non essere una Cassandra: sarà un nuovo Parlamento, che nulla avrà a che fare con il tanto decantato equilibrio racchiuso nel cosiddetto Senato delle autonomie locali, pur presente in altre democrazie, ma qualcosa che somiglierà - ahimè! - al Senato voluto da Cesare».
Il senatore Tarquinio: «Si tratta di una riforma che, senza offese, ho definito demenziale, che non risolve alcun problema, ma li aggrava; una riforma che offende il Senato, per quello che esso ha rappresentato in questo Paese dal 1948 in poi, che offende i personaggi che qui si sono succeduti, di ogni colore politico, le intelligenze e le culture di gente (...) che ha saputo vedere lontano e ha saputo mettere insieme posizioni, idealità e valori diversi, raggiungendo una sintesi per me eccezionale».
Il senatore Amidei: «C'è una volontà, da parte della maggioranza di Governo, di lasciare il Senato in un limbo, senza dargli un compito ben preciso, né una allocazione a livello istituzionale. Si avrà un Senato non eletto, composto esclusivamente da consiglieri regionali - sappiamo che ci saranno anche 21 sindaci - in cui continuerà a crescere il potere dei lobbisti territoriali e corporativi».
La senatrice Comaroli: «Provare a fare una riforma seria era possibile e nemmeno era tanto difficile, visto che da vent'anni è maturata l'idea di modificare la Costituzione e che anche l'ultima riforma prevedeva, ad esempio, il contenimento dei costi e la riduzione di senatori e deputati. C'è quindi voglia di fare, però, proprio perché si tratta della riforma della Costituzione, essa deve essere valutata attentamente e condivisa, non decisa dal Governo».
Cito infine quanto detto dalla senatrice Bignami, nella seduta pomeridiana del 22 luglio del 2014: «Sappiamo molto bene che l'uguaglianza e la libertà sono, nella loro misura, i principali indicatori del grado di democrazia di una società. Sappiamo (...) che caratteristica fondamentale della forma democratica è il suffragio universale, che garantisce l'espressione di quell'uguaglianza e di quella libertà che ho citato poc'anzi. Primario e fondamentale nel volere dei Padri costituenti è il volere del popolo, che si esprime proprio con il suffragio universale. Bene, cari senatori con le valigie, dovreste sapere che più il suffragio è vasto e più gli uomini sono liberi ed uguali. Dove sta finendo questo suffragio? Demolito insieme alla cancellazione di una delle due Camere pensate dai nostri Padri costituenti», e alla sua riduzione ad un circolino politico-culturale di sindaci e consiglieri, da blindare con l'immunità parlamentare. Perché poi si prevede l'immunità parlamentare per chi non è parlamentare?
Ci sentite? Ci state ascoltando? Non siamo tutti dello stesso partito, non siamo tutti della stessa parte; eppure stiamo dicendo tutti la stessa cosa. Qui abbiamo due punti di vista. Tutti, quelli qui citati ma anche altri (mi dispiace non poterli citare, ma questa mattina, alle ore 6, il Resoconto stenografico non era a disposizione), appartenenti a schieramenti politici diversi, abbiamo punti di vista differenti, ma affermiamo la stessa cosa. D'altra parte, alla mia destra siete tutti dalla stessa parte, a dire la medesima cosa. Mi chiedo, allora, chi delle due ha la maggiore possibilità di avere ragione. Lascio la risposta ai posteri.
La riforma doveva essere fatta da tutti, perché l'Italia è di tutti, perché la Costituzione è di tutti. Siamo in una democrazia, in uno Stato sociale, ricordiamocelo. Questo è quanto è stato affermato ieri per tutto il giorno. Oggi cosa c'era sui giornali? Di cosa parlano i media? Silenzio, niente, nessun titolo, nessuna prima pagina. (Applausi dal Gruppo Misto-MovX). Nessuno ci scrive mail al riguardo. Tutto è silenziato. Avete azzittito gli italiani mediaticamente facendo credere loro che la stepchild adoption sia il male del mondo. A che serve un figlio se non ho il lavoro? A che serve una famiglia se poi non saremo liberi? Qui vi è una battaglia da fare: la battaglia per la nostra libertà, per la libertà del pensiero, per la libertà di voto, per il rispetto di essere una minoranza.
Sottolineo la percezione di quanto sta succedendo ed altro: come può esserci un silenzio stampa su una questione che riguarda tutti? Rassegnati e sconfitti a questo potere. Di quale potere si tratta? Si tratta di un potere illegittimo, caro Renzi. Sei forse stato votato? A Roma si dice (anche se non sono una grande conoscitrice del dialetto): «ma chi t'ha votato?». È un potere accentratore: ogni tuo atto governativo cova nell'intimo questa cosa, cioè ha in seno la volontà di accentrare il potere, un potere che azzittisce. La Corte costituzionale ti ha vietato, ha vietato a questo Parlamento eletto con una legge elettorale con qualche problema, di uscire dall'ordinario. E noi cosa facciamo? Facciamo una riforma costituzionale! La riforma costituzionale entra nell'ordinario? Questa è una domanda che pongo.
È un potere incosciente, perché non si sa a chi potrebbe andare in mano. La storia purtroppo è magistra vitae. È un potere ormai - ahimè! - senza controllo. È possibile che nessuno possa imporsi alle tue volontà?
Qual è il ruolo di noi senatori? Avere la funzione di garanzia e la funzione di controllo. Ebbene, le abbiamo già perse tutte. Le abbiamo perse da quando avete iniziato ad avallare ogni piccolo passo verso questo potere assoluto, ogni piccolo passo nella direzione di questo scempio.
Guardate i giornali che avrebbero dovuto titolare in prima pagina: oggi uccidiamo la democrazia, e invece non fanno cenno a tutto questo. (Applausi della senatrice De Pin).
Non voglio votare, non voglio avallare questo metodo scorretto, vorrei tanto evitare questo voto, eppure è uno dei miei compiti. È un metodo quello che lui utilizza, quello che ha forzato tutte le regole e in molti casi le ha anche spazzate via. Altro che Calamandrei! A questo punto voglio fare una battuta: "io ca me ne andrei".
Dove sei relatore? Batti un colpo. Qui non abbiamo il relatore. Qual è, infatti, lo scopo del relatore? È quello del mediatore; il relatore deve mediare tra il Governo e noi senatori. Ma in questo caso non c'è bisogno di mediatore perché lui ha confuso la parola "medio" con "centro", e questo è un problema di matematica molto profondo perché il mediatore non è un accentratore, comunque non si può pretendere anche questo. Abbiamo il mediatore del nulla, nessun relatore presente. Con tutto il rispetto e l'amicizia parlamentare che mi lega alla senatrice Finocchiaro, non posso che aborrire la scomoda posizione in cui si trova oggi.
Purtroppo si sa perché non si riesce più ad attrarre questo nostro Premier, perché, cara relatrice, i suoi pregi non hanno peso. Per lui essere intelligenti non serve. Per lui essere istruiti non conta e tantomeno conta essere un giurista con i fiocchi. Lei, cara relatrice fantasma, qui ha la posizione più scomoda.
Ormai è finita l'epoca dei Padri costituenti, ora inizia quella, per citare un mio collega, dei "padri prostituenti". È così che si sceglie il potere. È così che si accentra, togliendo potere, togliendo cariche, rimuovendo dissidenti, rimuovendo senatori dalle Commissioni per raggiungere la maggioranza, imbavagliando i pensanti e riempiendosi di cortigiani e cortigiane non dissenzienti.
Voglio azzardare e fare Cassandra: fra cinque anni, forse meno, ci troveremo a discutere la necessità di abolire un Senato ormai sedato, capace tuttavia di creare vera e propria confusione, anche perché potrà intervenire ancora sulla questione più importante della vita parlamentare (mi riferisco evidentemente alla riforma costituzionale). Potrà essere un Senato tutto dello stesso colore? Sì, potrà. Esiste la possibilità che il Senato abbia tutto lo stesso colore perché non è previsto alcun rispetto per le minoranze, non è previsto perché non è tra gli obiettivi del Premier il rispetto della minoranza. Questo è segno di governabilità? No, questo sarà qualcosa che gli si ritorcerà contro, perché bisogna legiferare non per i propri interessi, pensando a cosa succederà a noi stessi, ma bisogna legiferare pensando a che cosa è giusto per tutti.
Ora voglio sorridere e condividere con tutti una mia meditazione, una mia osservazione sui ruoli, sui nomi e sul senso che si dà alle cose. Io sono, e chi mi conosce lo sa, una donna che lavora e che ha sempre lavorato e ritengo, visto che l'articolo 1 della nostra Costituzione lo prevede, che il lavoro sia fondante. Quindi ho rispetto per tutti i ruoli e tutti i lavori. Il senatore è un lavoro, come è un lavoro anche fare il sindaco, ed è un lavoro faticoso. Io non l'ho fatto, ma sono stata vicino ad alcuni sindaci e so che è un lavoro veramente molto impegnativo. Anche fare il consigliare regionale è un lavoro. Infatti, grazie al mio ruolo, ho avuto l'occasione di conoscere molti consiglieri e ho visto che lavorano tanto, lavoriamo tutti e tre. Dire che il senatore da ora in poi lo farà il consigliere regionale e il sindaco, ontologicamente significa affermare che se uno di questi tre può fare il lavoro dell'altro, uno di questi non lavora, perché di solito il lavoro è intiero e non si possono fare due lavori. Se sono consigliere regionale come potrò fare il senatore? Qui si sta implicitamente affermando che il senatore non è un lavoro e, mi dispiace, questo non si può affermare. (Applausi della senatrice Bulgarelli).
Ci troveremo, quindi, come Cassandra, a discutere tra qualche anno di una legge elettorale che avrà definitivamente ucciso la rappresentanza; e ci lamenteremo, sì, come abbiamo sempre fatto (perché agli italiani piace lamentarsi), e diremo cose terribili tutti quanti, smentendo noi stessi, come spesso accade. Oggi, però, la maggioranza voterà questa porcheria.
Voglio dirlo come prima cosa: la riforma non è una risposta alla crisi della democrazia e della rappresentanza, al disorientamento dei partiti e della loro funzione storica: è il trionfo di questa crisi. Confondiamo sempre la causa con l'effetto. Avremmo dovuto lavorare sulla diffusione del potere e favorire la partecipazione politica dei cittadini e la centralità del Parlamento, mentre al contrario così la riforma porta la crisi alle estreme conseguenze.
Avremmo dovuto introdurre la democrazia diretta, non "diretta" verbo, alla Grillo, ma "diretta" aggettivo, alla podemos.
Ormai sarà troppo tardi e qui mi faccio Cassandra di nuovo. Voglio citare - anzi, la conoscete tutti, quindi la lascio agli atti - le famose parole attribuite a Bertold Brecht. Le cito in parte: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento (...). Poi vennero a prendere gli ebrei (...). Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare». Ecco, io non voglio essere questo: voglio protestare prima.
Non è fuori tema. No. Chi pensa che questo malefico accentramento dei poteri non sia casuale si sbaglia. Chi pensa che sia possibile tornare indietro da domani si sbaglia. Domani sarà tardi, domani il puzzle sarà composto, una tela intessuta con una maestria lodevole (è questa l'unica lode che faccio a Renzi).
Obiettivo non è il bene del Paese, obiettivo non è il bene comune; obiettivo è quello di lasciarci immobili, impotenti ed esautorati da ogni forma di controllo e garanzia. La mano destra non sa cosa fa la sinistra e nel suo caso, l'emisfero sinistro non sa quello che fa quello destro. Qui siamo di fronte ad un apparente gioco schizofrenico, un gioco bipolare che punta sempre nella direzione dell'accentramento del potere. Tutto sarà in suo potere.
Fate un voto riformista? Forse lo fate nel senso che votate le riforme, ma ne state facendo anche uno conservatore, nel senso che vi state conservando il vostro posto.
PRESIDENTE. Concluda, prego.
BIGNAMI (Misto-MovX). Ho finito, è l'ultima frase. Ma fintanto che noi non prendiamo coscienza che possiamo dire di no, fintanto che non prendiamo tutti insieme il coraggio di dire di no, Renzi e i suoi "taxisti-caronti" faranno leva sulle nostre debolezze, faranno leva sulle nostre fragilità, faranno leva su tutti i mezzi diabolici che avranno a disposizione.
È arrivato il momento di far capire che questa Aula può ancora, questa Aula tutta insieme si può riprendere la sua dignità, tutta questa Aula può dire di no a questa nuova riforma.
Io voterò no ed è qui anche la mia dichiarazione di voto. Altrimenti abbiate il coraggio, prendetelo a tutte mani, e sostituite il termine democrazia con quello di oligarchia. Fate bene il vostro lavoro: votate e siate fieri di aver ridotto il Senato ad un manipolo di burattini. (Applausi delle senatrici Bulgarelli e De Pin).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tocci. Ne ha facoltà.
TOCCI (PD). Signora Presidente, la revisione costituzionale è invecchiata prima di nascere. È rivolta al passato, sigilla il presente, non dice nulla al futuro del Paese.
Le decisioni più importanti sono rinviate o nascoste o negate. È rinviata la riduzione del numero delle Regioni. È nascosta la cancellazione del Senato. È negata la riduzione del numero dei deputati.
Diventa più difficile e più conflittuale il rapporto tra Stato e Regioni, poiché entrambi i livelli sono dotati di competenze definite esclusive, che non possono quindi trovare alcuna mediazione dopo la cancellazione della legislazione concorrente. Il superamento delle piccole Regioni, invece, avrebbe creato macroregioni più adatte a cooperare con la politica nazionale e a muoversi nello spazio europeo. Il Governo ha promesso di realizzarle con una prossima revisione costituzionale, ammettendo clamorosamente che oggi si approva una legge non risolutiva.
Il nuovo procedimento legislativo è farraginoso. Aumentano i conflitti di competenza e si producono nuovi contenziosi presso la Consulta.
Palazzo Madama diventa un dopolavoro per amministratori locali, un'Assemblea senza prestigio che cercherà di riguadagnare i poteri perduti ricorrendo allo scambio consociativo con il Governo. Se doveva cadere così in basso, era più dignitoso abolirlo. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto).
In una sola Camera era ineludibile definire i contrappesi del sistema maggioritario: votazioni qualificate sui diritti fondamentali, poteri di iniziativa delle minoranze, controllo dell'attività governativa. Il monocameralismo ben temperato è preferibile a un bicameralismo pasticciato. La maldestra propaganda sui costi della politica si è arenata in Transatlantico. Si conserva l'anomalia di una Camera di 630 membri, che non ha pari in alcun Parlamento europeo. Un'Assemblea tanto grande quanto debole, i cui membri devono tutto alla nomina dei capipartito oppure all'aumento dei seggi connessi con l'elezione del Premier.
Si doveva invece ridurre il numero dei deputati e selezionarli nei collegi uninominali, senza ricorrere ai signori delle preferenze e ai nominati dell'Italicum; si sarebbe dovuta rafforzare l'autorevolezza della Camera nei confronti dell'Esecutivo.
La democrazia americana, pur guidando un impero, non ha mai rinunciato all'equilibrio di poteri tra Governo e Parlamento. Perché allora tante occasioni perse?
La mancanza di una vera riforma ha prodotto un testo lunghissimo, di scadente fattura normativa, di sgradevole gergo burocratico. Basta leggere, ad esempio, le ulteriori competenze del Senato definite - cito testualmente - nelle «leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma». Sì, è scritto proprio così: sembra un decreto milleproroghe, e invece è un brano costituzionale: uno scarabocchio che offende l'italiano semplice e intenso dei Costituenti. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto e del senatore Volpi). Da come parli capisco che cosa vuoi, suggerisce il buon senso popolare: la forma sciatta rivela il basso profilo politico.
Il vizio di origine consiste nel cambiare la Costituzione per stabilizzare un Governo altrimenti privo del mandato elettorale. Bisognava modificare subito il Porcellum per restituire la parola agli elettori. Invece, l'esigenza politica contingente prevale su ogni garanzia istituzionale, fino al paradosso di riscrivere la Seconda parte della Carta in un Parlamento eletto in forma illegittima.
In Italia non si governa per migliorare lo Stato; si cambia lo Stato per rafforzare il Governo. Al contrario, le Costituzioni disciplinano la politica perché conquistano la lunga durata. Su questo principio sono fallite le riforme dell'ultimo ventennio, approvate sempre da una parte contro l'altra, per puntellare i Governi che avevano perso la fiducia degli elettori. Così fece Berlusconi nel 2005 e - ahimè! - anche la mia parte con il Titolo V. Si ripetono tutti gli errori già commessi da destra e da sinistra, mettendoci anzi oggi più entusiasmo, fino a chiedere un plebiscito personale.
Il presidente Renzi è il grande conservatore della seconda Repubblica. Si erige un monumento alle ideologie del ventennio proprio mentre tramontano in tutta Europa.
Tutto era cominciato negli anni Novanta, con le speranze di una sorta di modello Westminster all'italiana. Oggi il bipolarismo è in affanno anche in quell'antico palazzo inglese; non esiste più in Spagna, è travolto in Francia dal lepenesimo, è sterilizzato dalle larghe intese in Germania. L'Italicum e la legge Boschi si accaniscono a tenerlo in vita artificialmente, ricorrendo al premierato assoluto senza contrappesi: una minoranza del 20 per cento degli aventi diritto al voto conquista il banco e impone la propria volontà alla maggioranza del Paese. Tutto ciò aumenta l'astensionismo e riduce il consenso verso la competizione bipolare. Ovunque la vecchia dialettica tra i partiti è travolta dalla nuova frattura tra élite e popolo. I Paesi europei sono diventati ingovernabili per eccesso di governabilità.
Si è dimenticata una semplice verità: per guidare le società frammentate di oggi occorre un consenso più ampio di quello di ieri; le classi politiche debbono imparare a convincere i popoli piuttosto che ridurre la rappresentanza; i premi di maggioranza alla lunga non riescono a surrogare gli elettori che non votano.
Si è ridotta la politica a mera amministrazione di sistema. Da qui è scaturito il primato degli Esecutivi sui Parlamenti.
Ma nell'orizzonte europeo tornano i grandi dilemmi della pace e della guerra, dei limiti e dei nessi tra religione e politica, dell'accoglienza e del rifiuto dei migranti, della libertà individuale e dell'etica pubblica, della potenza tecnologica e della intangibilità della vita, dello sviluppo economico e della durata del pianeta.
Non sono problemi risolvibili dagli Esecutivi, sono i conflitti contemporanei che hanno bisogno di nuovi riconoscimenti culturali e politici e saranno possibili solo in una inedita democrazia parlamentare come non l'abbiamo ancora conosciuta. Quella del secolo passato seppe neutralizzare i conflitti fra Stato e Chiesa, città e campagna, capitale e lavoro. Sono ancora da immaginare i Parlamenti capaci di ricomporre le fratture della civiltà europea nel nuovo secolo.
Il mondo che abbiamo davanti è molto diverso da quello degli anni Novanta. Le riforme istituzionali della Seconda Repubblica sono ormai vecchi arnesi. La riforma costituzionale per il futuro italiano non è stata ancora scritta. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto e dei senatori De Pin e Liuzzi. Congratulazioni).