Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, all'inizio di questa legislatura nessuno avrebbe detto che il Parlamento e, in primo luogo, questo Senato sarebbero stati in grado di approvare delle riforme costituzionali attese da decenni, specie se si considerano i numerosi passati tentativi di riforma falliti nonostante maggioranze ben più consistenti.

Io stesso ho partecipato ai lavori della Commissione bicamerale presieduta da Massimo D'Alema negli anni Novanta e alla cosiddetta riforma Calderoli dieci anni fa. Entrambe, dopo un inizio che sembrava promettente, non hanno raggiunto il traguardo auspicato.

Le esperienze da me citate servono a dimostrare che non basta l'obiettivo di fare una buona riforma, ma che bisogna anche tener conto della fattibilità politica della riforma stessa, il che porta inevitabilmente a delle mediazioni rispetto a quanto inizialmente voluto dai proponenti.

Siamo in presenza di un progetto di riforma ambizioso, che non sarà in assoluto il migliore e che presenta sicuramente qualche difetto, ma che finora ha trovato il consenso di questo Parlamento.

Il Senato, in particolare, ha dato prova di grande responsabilità: raramente nella storia repubblicana un'istituzione parlamentare decide di spogliarsi di buona parte dei propri poteri. Mentre la Camera non ha subito modifiche significative, il Senato ha riformato se stesso, perdendo gran parte dei propri poteri e dimostrando la massima apertura possibile alla revisione e al mutamento del proprio ruolo, della propria composizione, delle proprie funzioni e competenze.

Il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione significativa del numero dei parlamentari e la trasformazione del Senato in una Camera di rappresentanza delle autonomie territoriali sono - a nostro giudizio - obiettivi raggiunti.

Non nego che noi, in quanto Gruppo per le autonomie, avremmo auspicato un potenziamento dell'impianto regionalista della riforma del Titolo V, versione 2001, mentre ora ci troviamo davanti a un ritorno all'accentramento dei poteri e a un indebolimento delle Regioni ordinarie. È vero anche che siamo di fronte a una riforma promossa dal Governo, in particolare dal Presidente del Consiglio e dal ministro Boschi, che ha quindi il suo baricentro a favore dell'Esecutivo e del leader del partito vincente dalle elezioni politiche.

È però altrettanto vero che, nei diversi passaggi (oggi siamo al quinto passaggio nelle Aule parlamentari), vi è stato un confronto parlamentare reale, talvolta anche aspro, e potremo sicuramente, al di là del voto, continuare a ragionare sui necessari equilibri istituzionali. Ma noi non condividiamo la posizione di chi presenta questa riforma come del tutto priva di contrappesi al rafforzato ruolo del Governo. E non è una riforma che, insieme alla nuova legge elettorale, introduce nel nostro sistema istituzionale e parlamentare un deficit di democrazia o sancisce la fine, addirittura, della Repubblica nata con la Carta costituzionale.

Il sistema democratico sancito dal meccanismo parlamentare resta, ma diventa più semplice e snello, eliminando quella anomalia che era il bicameralismo perfetto, dove due Camere facevano esattamente le stesse cose ed erano entrambe titolari del rapporto di fiducia con il Governo. E la rinnovata organizzazione costituzionale introduce il sistema più razionale del processo legislativo, demandando al Senato solo poche e meno incisive forme di controllo e intervento, salvo che per le leggi costituzionali e poche altre leggi.

È una riforma necessaria e indilazionabile, come ha opportunamente affermato il presidente emerito Giorgio Napolitano, il quale ha avuto un ruolo decisivo nel sostenere il processo di riforma costituzionale. E ne approfittiamo per ribadirlo. È una riforma che non ammette una personalizzazione politica del referendum confermativo sul quale i cittadini saranno chiamati ad esprimersi, richiedendo invece che le parti politiche si confrontino sul referendum nella sua oggettività, sulla sostanza e sul contenuto.

Ed è una riforma che concepisce il Senato come sostanziale Camera di rappresentanza delle autonomie territoriali, seppure - a nostro giudizio - tale opzione avrebbe potuto avere un percorso più organico e coerente con riferimento compiuto alla realtà e al ruolo del Bundesrat tedesco.

Non consideriamo positivo che, nella sostanza, le Regioni non abbiano più una competenza legislativa concorrente ma, di fatto, una competenza attuativa di minore rilievo pratico: l'inserimento di una nuova clausola di supremazia dello Stato e, soprattutto, il nuovo limite delle nuove norme generali dello Stato, che introduce nelle Regioni ordinarie una sorta di competenza concorrente affievolita, non aiuteranno a ridurre i contenziosi.

In ogni caso credo che, sebbene le funzioni del Senato siano meno incisive rispetto a quelle attuali, ci siano delle potenzialità da sviluppare. Molto dipende dalla scelta delle Regioni. Se manderanno al Senato degli esponenti di seconda o terza fila, esso diventerà un organo ininfluente e, forse, anche inutile. Se, invece, sarà la sede dove si confronteranno tutti i Governatori delle 19 Regioni e delle due Province autonome, allora potrà avere un notevole peso politico e assumere la funzione di una vera Camera delle autonomie.

Per noi, rappresentanti delle autonomie speciali, la presente riforma tutela invece le competenze e i poteri in essere, perché esclude le Regioni speciali dall'applicazione del nuovo Titolo V, demandando la revisione dei nostri statuti a una futura legge costituzionale sulla base di intesa. In questo modo è stata introdotta per la prima volta nella storia repubblicana la clausola pattizia, il che consentirà alle assemblee regionali di svolgere una vera iniziativa riformatrice senza dover temere imposizioni unilaterali da parte del Parlamento. Restano evidentemente in vigore anche gli accordi internazionali, in particolare le garanzie dell'accordo De Gasperi-Gruber.

È, in buona sostanza, una riforma che garantisce anche la rappresentanza equilibrata delle Regioni speciali e delle due Province autonome di Trento e Bolzano nel nuovo Senato. Si è tenuto conto anche della specificità della Provincia autonoma di Bolzano, assicurando la rappresentanza di tutti e due i maggiori gruppi linguistici, tedesco e italiano. È una riforma che, con la riformulazione dell'articolo 116, introdotta nell'ultima lettura qui al Senato, prevede la procedura nuova e semplificata per il trasferimento di competenze di per sé statali, quali l'ambiente, applicabile non soltanto alle Regioni ordinarie ma anche alle Regioni speciali virtuose.

Bisogna, infine, riconoscere al Governo e alla maggioranza che si sono dimostrati sensibili nei confronti delle nostre richieste essenziali, e colgo qui l'occasione per ringraziare il ministro Boschi, il sottosegretario Pizzetti e la presidente Finocchiaro per il loro costante e grande impegno.

Dichiaro, quindi, il voto favorevole del Gruppo. (Applausi dai Gruppi (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e PD).

Presidenza della vice presidente FEDELI (ore 19,10)