Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, onorevoli senatori, finalmente, nel sostanziale disinteresse del Paese, che avverte altre più urgenti priorità, l'iter delle riforme al Senato giunge al termine.

Parliamo di una riforma sulla quale soltanto un italiano su tre, secondo un recentissimo sondaggio RAI, pensa di avere le idee chiare.

È un peccato che finisca così quella che sarebbe potuta essere la grande riforma delle istituzioni, l'occasione storica per cambiare davvero l'Italia, per rendere la nostra democrazia più libera, più europea, più efficiente.

Sarebbe dovuto essere un dibattito importante ed è stato invece ridotto in questo ultimo passaggio ad una serie di interventi nel cuore della notte, per la necessità di ingabbiare tutta la maggioranza sul voto alla riforma prima delle nomine nelle Commissioni. Era la grande occasione per dimostrare ai cittadini, sempre più scoraggiati e delusi, che la politica è capace di autorigenerarsi, di autoriformarsi, di tornare a rappresentare davvero e veramente gli italiani.

Poteva essere la grande risposta all'astensionismo che dilaga, all'antipolitica della protesta. Noi avevamo dato la nostra disponibilità per questo grande progetto.

Come ha ricordato ieri l'amico Quagliariello, avevamo veramente creduto che fosse possibile rimettere in collegamento culture giuridiche e costituzionali che si erano osteggiate per decenni; che fosse veramente giunto il momento di unire il Paese per scrivere insieme quelle nuove regole di cui l'Italia aveva e ha disperatamente bisogno. Abbiamo però dovuto prendere atto che ben presto quel grande progetto si è rivelato per quello che era: un piccolo disegno di potere funzionale solo al Partito Democratico.

Una riforma costituzionale che elimina l'elettività del Senato, una legge elettorale che consentirà ad un solo partito di governare, anche rappresentando solo il 20 per cento degli italiani; una trasformazione delle Province in istituzioni di secondo livello gestite dalla burocrazia locale e una riforma della RAI che consegna saldamente il servizio pubblico nelle mani del Governo. Siamo al paradosso per cui potrà bastare il consenso di un italiano su cinque per avere in mano tutto il potere del nostro Paese.

Un passo indietro sulla strada della democrazia, innegabilmente; così come un passo indietro è fare finta di abolire un organo costituzionale, il Senato, per abolire in verità solo il diritto dei cittadini italiani di scegliersi i propri senatori. (Applausi dal GruppoFI-PdL XVII).

Lo sapete bene anche voi: la riforma che state approvando è un vestito che vi siete cuciti su misura che non piace e non interessa agli italiani. Infatti, del merito della riforma non parlate più, se non in quest'Aula, per quest'ultima formalità, dell'approvazione definitiva.

«Se perdo il referendum sulle riforme costituzionali smetto di fare politica», ha detto nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio, e l'intervento in replica oggi del presidente Renzi non ha fatto che confermare questa sua anticipazione. Poi si è affannato a spiegare che con questa frase non era alla ricerca del plebiscito. Chiamatelo come volete, ma quello che il presidente Renzi ha lanciato in realtà è unreferendum su se stesso, una richiesta di approvazione a prescindere dai contenuti e dal merito.

Parliamone, allora, di questo Governo, dell'operato di questo Primo Ministro. Lo inviterei prima di tutto a non farsi troppe illusioni: la luna di miele con il Paese è finita. (Applausi dal GruppoFI-PdL XVII). Gli italiani hanno preso atto della realtà perché stanno vivendo sulla loro pelle le conseguenze di quella che è stata fino ad oggi la vostra azione di Governo. Sanno che alle tante parole non sono quasi mai seguiti i fatti, e che i pochi fatti sono stati comunque ben lontani dalle promesse, dalle attese e dalle necessità.

Gli italiani sanno che avete condannato il nostro Paese alla irrilevanza internazionale: sul dramma della sicurezza, della lotta al terrorismo, del controllo dei flussi migratori, dell'opposizione all'integralismo religioso islamico, non avete una linea chiara e definita. L'Italia si distingue per la sua marginalità e per la sua incapacità di determinare e di favorire soluzioni credibili.

Avete perseguito ad ogni costo la guida della politica estera europea, e questo non ha portato ad alcun risultato per l'Italia. Anzi, oggi voi, Governo, siete in polemica con la stessa Mogherini che avete così tenacemente voluto. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

E come si possono interpretare le parole di Juncker di venerdì scorso? Juncker ha detto: «Ritengo che il Primo Ministro italiano abbia torto a vilipendere la Commissione ad ogni occasione. Non capisco perché lo faccia». Quell'insinuazione, quasi un insulto, per cui l'Unione europea non trova interlocutori a Roma cosa è se non un'ulteriore dimostrazione di quanto poco siano considerati in Europa il nostro Governo e il nostro Primo Ministro?

Gli italiani hanno imparato sulla loro pelle a distinguere le promesse e gli annunci dai fatti. È inutile annunciare 500.000 nuovi contratti a tempo indeterminato se ciò non significa che la disoccupazione è calata. È inutile annunciare sgravi fiscali se il livello della fiscalità complessiva rimane immutato o continua a crescere. È inutile che vi riempiate la bocca con la spending review, che non avete nemmeno iniziato, tant'è vero che il debito pubblico continua a salire. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

Infine, è del tutto inutile e velleitario gridare al complotto per la crisi bancaria che ci sta travolgendo. Certo, con la nostra storia non saremo certamente noi a negare la possibilità che sia in atto un attacco finanziario e speculativo al nostro Paese. Ma c'è sicuramente di più. L'insipienza e la mancanza di coraggio nella gestione del fallimento delle quattro banche hanno alimentato la mancanza di fiducia di correntisti ed investitori. Fretta, superficialità, promesse non seguite dai fatti, impreparazione.

Ma c'è di più. C'è la brutta sensazione che il premier Renzi si stia isolando dal Paese e perfino dal suo stesso partito e che si sia chiuso in un bunker da cui improvvisa mosse spesso disperate, discusse e preparate con nessuno, se non con i pochi fedelissimi che lo circondano, senza confronto con la dirigenza del suo partito, né tanto meno con il Parlamento o con le altre forze politiche.

Questa sensazione si fa ogni giorno più forte ed è confermata da quelle che speriamo siano solo indiscrezioni sulla nomina di Marco Carrai. Sarebbe gravissimo e pericoloso se la sicurezza cibernetica del nostro Paese fosse messa nelle mani di un privato cittadino. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII). Non discuto la persona, che può anche avere competenze straordinarie, ma - ribadisco - rimane un privato cittadino e non è un servitore dello Stato, nella sua accezione più alta. In un momento in cui l'analisi dell'enorme quantità di dati che viaggia sulla rete può essere decisiva nella lotta al terrorismo, è incomprensibile come questa responsabilità venga affidata ad un imprenditore privato, per di più in palese conflitto di interessi, e non sia riservata alle competenti strutture dello Stato. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

Ancora, indiscrezioni ipotizzano da tempo la volontà del Presidente del Consiglio di ridisegnare completamente la struttura dei vertici di sicurezza del nostro Paese, immaginando la costituzione di una nuova figura, sulla scorta di quella statunitense, del consigliere per la sicurezza nazionale: una sola persona che raggrupperebbe in sé le funzioni del consigliere militare del Presidente del Consiglio (posizione d'altra parte vacante da tempo), del consigliere diplomatico, in uscita a breve (mi pare che forse stasera il Consiglio dei ministri nominerà un nuovo consigliere) e del direttore del DIS. L'assenza di un consigliere militare accanto al Presidente del Consiglio in piena crisi libica, siriana ed afgana e con la conseguente evoluzione della minaccia terroristica, sembra frutto di un'enorme superficialità o di un disegno preciso. Per rivoluzionare l'intero settore della sicurezza nazionale serve una legge, che deve passare dal Parlamento e con il parere del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ed è inaccettabile - lo ribadiamo anche in questa occasione - che questo organismo non veda oggi la presenza di un esponente del maggior partito di opposizione. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

Un altro indizio di questa sindrome da bunker è la frettolosa ed improvvisa sostituzione dell'ambasciatore Sannino con il vice ministro Calenda, come rappresentante del nostro Paese in Europa. Non voglio entrare nel merito delle scelte, ma vorrei sapere se il presidente Renzi si rende conto che sta aprendo un conflitto con l'intero corpo diplomatico della Farnesina. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII). Questa è la realtà, caro sottosegretario Della Vedova.

Non si può far ripartire l'Italia da soli. E non ci si può riuscire con queste riforme, con dichiarazioni senza fondamento che servono solo a strappare un titolo sui giornali, come quella sui dipendenti pubblici fannulloni da licenziare in quarantott'ore.

E infatti l'Italia non riparte, nonostante le condizioni internazionali non siano mai state da molti anni a questa parte così favorevoli. Prezzo del barile ai minimi storici, euro deprezzato, quantitative easing ottenuto da Mario Draghi: tre formidabili leve per lo sviluppo che il resto dell'Europa ha colto, mentre l'Italia le sta sprecando.

Vuole un referendum sulla sua persona, Presidente del Consiglio?

In democrazia non sono consentiti plebisciti su Governi e su Primi Ministri, e lei sta introducendo anche in questa occasione un'altra pericolosa forzatura. Noi siamo comunque pronti a raccogliere la sfida. Oggi in quest'Aula non possiamo che ribadire con forza il nostro no convinto, ma oggi nel Paese inizia la nostra battaglia referendaria.

Poche ore fa, insieme ad altri Gruppi di opposizione, abbiamo presentato alla stampa i comitati per il no. Siamo convinti di avere la maggioranza del Paese e lo dimostreremo la sera del risultato per il referendum. Buona fortuna, Governo Renzi. Buona fortuna, presidente Renzi. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).