Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016
Azioni disponibili
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signora Presidente, un grande intellettuale laico come Benedetto Croce, l'11 marzo del 1947, concludeva il suo discorso all'Assemblea costituente con le parole dell'inno sublime - come da lui definito - «Veni, creator spiritus», per sottolineare la solennità e la sacralità di quel momento e di quell'Assemblea, pur nel confronto aspro e talvolta lacerante che l'attraversò, ma appunto sacro, perché si stava scrivendo la Costituzione repubblicana, cioè la legge delle leggi.
Ben altri sono stati il clima e lo spirito - non certo quello santo - che hanno accompagnato questa profonda modifica della Costituzione. Ma forse non poteva andare diversamente, visto che mai come in questo caso c'è stata una così piena omogeneità tra i contenuti di questa riforma e il metodo con cui la si è voluta discutere e votare. Dopo un iter nel quale ogni dibattito è stato smorzato e contingentato, a prezzo di forzature pesanti nelle procedure, senza che sia stata accolta alcuna istanza dell'opposizione, sta per essere approvata una revisione della Costituzione che segnerà il passaggio dalla democrazia parlamentare all'oligarchia, come ha giustamente sostenuto Zagrebelsky in una sua recente intervista. Perché di questo si tratta.
È inutile ormai, arrivati a questo punto, nascondersi dietro formule ipocrite. La legge Boschi - e il Ministro ne sarà orgoglioso, forse - coniugata con l'Italicum consegnerà tutti i poteri nelle mani dell'Esecutivo e, in particolare, in quelle del Primo ministro e leader del partito relativamente più forte: un vero e proprio rovesciamento della piramide. È un sentiero che questo Governo ha imboccato sin dall'inizio, e sul quale si inoltra ogni giorno di più. Pensiamo agli ultimi avvenimenti.
Con la scusa di liberare la RAI dai partiti, il servizio pubblico radiotelevisivo è appena stato posto sotto il diretto controllo dell'Esecutivo. Per la guida di un settore delicatissimo come la cybersicurezza di Palazzo Chigi, circola da giorni, senza che nessuno abbia smentito, il nome del testimone di nozze e amico intimo del Presidente del Consiglio.
Questa che voi chiamate riforma costituzionale non è nata in Parlamento e dal Parlamento. È stata decisa e poi imposta dal Governo, con un obiettivo semplice e brutale: dare molto più potere al potere e toglierlo definitivamente ai cittadini e alla loro rappresentanza parlamentare. Dietro la vostra facile propaganda c'è in realtà solo questo.
Anche il tentativo in atto di trasformare il referendum confermativo in un vero e proprio plebiscito sulla persona di Renzi è un modo per spogliare i cittadini, gli elettori, il popolo, del loro potere e dei loro diritti. A cosa altro serve infatti questa torsione, se non a impedire che gli elettori possano decidere, in piena coscienza e con tutte le informazioni necessarie, se veramente vogliono seppellire la democrazia parlamentare per sostituirla con la formula dell'uomo solo al comando?
Non è vero che si sta modificando solo la Parte II della Costituzione senza intaccare la prima, quella relativa ai principi fondamentali. La verità è opposta. Questa riforma incide profondamente proprio sulla Parte I della Costituzione perché, dopo aver relegato il Parlamento in funzione ancillare rispetto all'Esecutivo, espropria anche il popolo della sua sovranità, garantita dall'articolo 1 della nostra Carta, nel combinato disposto con l'Italicum e con le altre cosiddette riforme, dalla scuola al jobs act, alla RAI, alla pubblica amministrazione, che mirano a demolire e a cancellare diritti costituzionalmente protetti.
Il frutto della riforma e della legge elettorale, aggravata dal sistema del ballottaggio, che potrà consegnare la maggioranza dei seggi anche ad una forza che magari al primo turno ha raggiunto a mala pena il 20 per cento, sarà una Camera dei deputati in mano ad un solo partito o, meglio, al segretario del partito, nonché Premier, e in cui almeno 400 deputati saranno di fatto nominati grazie alle liste bloccate e alle pluricandidature, e il pluralismo sarà ridotto a poco più che diritto di tribuna. E, quindi, anche la Camera vedrà fortemente indebolita la sua rappresentatività.
Il Senato, ridotto di numero e spogliato di tutte le sue funzioni autonome, avrà un ruolo indeterminato e confuso e, comunque, non certo in grado di essere un punto di riequilibrio e di controllo. Una cosa è, però, chiara: non sarà più eletto a suffragio universale, e questo confligge con i poteri che comunque avrà il Senato sulle leggi elettorali e di revisione costituzionale. La modifica introdotta per l'elezione dei senatori non cambia questa realtà. Anzi, quello che vi siete inventati, con un rimando ad una legge e alla parola «conformità», sarà solo un ulteriore elemento di confusione, di pasticcio e di delegittimazione agli occhi dei cittadini.
Una maggioranza parlamentare, che corrisponderà certamente a una minoranza e forse a una minoranza esigua degli elettori aventi diritto, potrà eleggere da sola il Presidente della Repubblica, i giudici costituzionali, il Consiglio superiore della magistratura. Il sistema di pesi e contrappesi e la separazione dei poteri, che costituisce il cuore stesso della democrazia, diventerà un ricordo del passato. E così il grande rottamatore avrà rottamato anche Montesquieu. Il leader del partito di maggioranza e Presidente del Consiglio, a cui quei parlamentari di maggioranza, in gran parte da lui scelti e nominati, dovranno rispondere in tutto e per tutto, sarà né più né meno che il padrone del Governo, del Parlamento e del Paese.
Questa forzatura estrema e definitiva è stata incubata per anni e preparata meticolosamente non solo da voi, ma dalla narrazione che si è fatta. Si è addossata alla Costituzione, e non ai limiti delle classi politiche che, per decenni, hanno guidato il Paese, la responsabilità di aver frenato la crescita. Nasce così il mantra della governabilità e della Costituzione da modificare. Si è fatto ricorso alla più bassa demagogia, con la piena complicità di un sistema mediatico mai prima tanto docile e plaudente, travestendo questo colpo di mano con il manto della lotta alla casta e agli sprechi della politica. Non avremmo mai immaginato che il Partito Democratico si sarebbe alla fine reso colpevole dello smantellamento del patto costituzionale e, quindi, della messa in discussione profonda della Costituzione stessa.
Si è contrabbandata questa riforma come uno strumento necessario per tagliare i costi della politica. È falso. È solo una cortina fumogena, stesa per mascherare il vero obiettivo, che è quello di rovesciare l'equilibrio dei poteri definito dalla Costituzione a tutto ed esclusivo vantaggio del potere esecutivo. Si è detto che il disegno di legge Boschi serve a semplificare il procedimento legislativo. È falso. L'iter delle leggi sarà molto più complicato. Sono circa una decina le modalità previste per l'approvazione di una legge.
Non è vero, come racconta ogni giorno la stessa propaganda bugiarda e come ripete in continuazione il Presidente del Consiglio, che chi si oppone a questa riforma vuole difendere lo status quo ed è animato solo da una resistenza corporativa al cambiamento. Se si fosse veramente voluto intervenire sulla crisi della rappresentanza, sulla crisi profonda del rapporto tra cittadini ed istituzioni, si sarebbe dovuto fare tutt'altro. Si sarebbe dovuto certo intervenire, ma per ridare forza alla nostra democrazia e ricostruire quel rapporto di fiducia interrotto. Si sarebbe dovuto garantire più democrazia e non meno democrazia: esattamente il contrario di questa riforma.
Voi pensate di sostituire il legame tra popolo e istituzioni, tra popolo e le sue rappresentanze con la chiamata plebiscitaria, con un consenso passivo comprato con qualche mancetta, oppure conquistato grazie a un martellamento propagandistico menzognero. Ma la realtà, purtroppo per voi, si cura poco degli slogan e della propaganda trionfalista. Si può nascondere la verità, però mai troppo a lungo. I nuovi posti di lavoro che vantate - abbiamo sentito oggi tutto il repertorio - sono finti. Sono frutto soltanto di passaggi a un certo tipo di contratto. La ripresa economica è quasi inesistente. Le riforme istituzionali sono inutili ai fini di uno Stato più efficiente e dannose per la tenuta della nostra democrazia. Il popolo che state ingannando vi chiederà presto il conto.
Abbiamo già dato vita ai comitati per il no al referendum, il cui primo compito sarà informare gli italiani sulla vera natura di questa riforma, in modo che sappiano su cosa sono chiamati a scegliere: sulla democrazia italiana, e non sugli indici di gradimento di Matteo Renzi. Ma contemporaneamente - vi do l'annuncio - saranno in corso le raccolte di firme per promuovere i referendum sulla scuola, sul jobs act, sull'Italicum e saremo chiamati al referendum contro la scelta scellerata delle trivelle, per impedire che tutte queste riforme contro il lavoro, la scuola pubblica e la devastazione ambientale arrivino a compimento in un processo di vera e propria sostituzione del modello di democrazia, di Stato e di modello economico e sociale delineati dalla nostra Costituzione.
Il vento cambia, cari Renzi e Boschi, e su di voi e sul Partito Democratico ricadrà la responsabilità di aver alla fine messo in discussione i valori e i principi della nostra Costituzione nata dalla Resistenza. La storia - come ha detto Renzi - si occuperà di voi e, quando la storia si occupa di qualcuno, credo che bisogna soltanto rivolgersi allo Spirito Santo che ho invocato all'inizio.
Noi senatori di SEL, L'Altra Europa e molti altri senatori del Gruppo Misto, che ringrazio per il lavoro degli ultimi due anni, voteremo no a questo obbrobrio istituzionale, per dire no all'abrogazione della nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e dei senatori Bignami, De Pin e Bocchino).