Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016

REPETTI (AL-A). Signor Presidente, signora Ministra, il lungo iter di approvazione della riforma costituzionale sta finalmente giungendo a conclusione.

Si tratta di una riforma che ha un grande valore storico, se non altro per il fatto di essere attesa da decenni. Da decenni, infatti, le forze politiche e il Parlamento ne hanno discusso senza arrivare mai ad una conclusione e senza che mai i tanti progetti presentati in Parlamento giungessero ad un'approvazione definitiva.

Può sorprendere anche il fatto che questa legislatura, nata con una forte instabilità politica, sia divenuta una legislatura costituente, mentre nel passato Parlamenti con maggioranze ben più ampie e solide non avevano saputo portare a termine riforme solennemente annunciate.

Questo - occorre riconoscerlo - si deve soprattutto all'accelerazione impressa alla politica dal segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, poi divenuto Presidente del Consiglio. Ciò ha fatto sì che la legislatura potesse divenire una legislatura delle riforme istituzionali e delle riforme economiche, elementi strettamente collegati, che, a mio avviso, costituiscono le due facce di una stessa medaglia.

Non ci può essere infatti stabilità politica e azione riformatrice del Governo se le istituzioni non vengono ammodernate e adattate ad un contesto che, oggi più che mai, richiede decisioni rapide e tempestive, dunque l'abolizione del bicameralismo perfetto e il rafforzamento del potere esecutivo pur nel rispetto dei poteri di controllo del Parlamento.

Come sappiamo, nel passato destra e sinistra hanno vicendevolmente bocciato le riforme proposte dagli altri, azzerando sempre il lavoro intrapreso dagli altri ed imponendo sempre di ricominciare da capo. In questa legislatura, invece, l'accordo sulle riforme fra il Partito Democratico, tra la maggioranza e Forza Italia, aveva fatto sperare, al di là dei numeri in Parlamento, che questo gioco finisse e si potesse finalmente approvare una nuova legge elettorale e la riforma delle istituzioni con un patto condiviso nell'interesse del Paese.

Purtroppo questo patto è stato rinnegato, come sappiamo, e a mio avviso irragionevolmente. C'è chi però, come il nuovo Gruppo parlamentare di AL-A, cui appartengo, non intende cambiare idea e non intende cambiare posizione senza una ragione plausibile e argomentata. E anche con il contributo di AL-A le riforme tanto attese e necessarie al nostro Paese saranno approvate dal Parlamento.

Le forze di opposizione tuttavia si propongono di bocciarle al referendum. Per correttezza e per onestà, va detto che vi sono forze politiche che possono vantare almeno una coerenza in questa opposizione. (Commenti dal Gruppo M5S). Parlo di voi. Ma ve ne sono altre che incomprensibilmente, avendo incluso nel proprio programma il rinnovamento delle istituzioni e soprattutto avendo approvato questa riforma al primo passaggio parlamentare per poi rinnegarla, oggi si uniscono al coro di chi vuole bocciarla. Avremo così un fronte per l'abolizione delle riforme che va dalla Lega a Fassina, da Forza Italia a Di Pietro e Rodotà, dalla Meloni al Movimento 5 Stelle: tutti insieme per la conservazione dell'esistente che non funziona, che è una delle cause del fallimento del sistema politico italiano. Proprio per queste assurdità sono infatti convinta che a trasformare il referendum in un sì o in un no al presidente Renzi - e non a caso dico al presidente Renzi e non al Governo - non sia il Premier ma l'opposizione, che forma un'assurda e non credibile accozzaglia pur di contestare 1'operato di Renzi, nell'illusione di dare una spallata al Governo prescindendo dai contenuti di una riforma.

Ebbene, credo che i cittadini sapranno comprendere l'ennesimo inganno e atto d'irresponsabilità di certe forze politiche, di chi parla di cambiamento e poi si oppone strenuamente all'unico cambiamento che il Parlamento ha reso possibile e che può permettere di uscire dalla paralisi di questi anni. Dunque chi chiederà ai cittadini italiani di votare no al referendum per cancellare una riforma che supera finalmente il bicameralismo perfetto, dovrà spiegarne le ragioni. Chi chiederà di votare no ad una riforma che istituisce una Assemblea delle autonomie locali, come completamento del federalismo, dovrà dire il perché. Chi chiederà di votare no alla revisione della famigerata riforma del Titolo V della Costituzione, che, per ammissione universale ha paralizzato l'azione di governo nazionale a causa di un'endemica conflittualità e di un'assoluta confusione fra i diversi poteri dello Stato, dovrà dare delle spiegazioni. Chi infine chiederà di votare no a una riforma che semplifica le procedure di approvazione delle leggi, restituendo una vera centralità al Parlamento, dovrà rendere conto di questa sciagurata scelta di fronte alle generazioni future.

Io sono convinta, tuttavia, che gli italiani sapranno comprendere la faziosità di questa opposizione che raggruppa forze politiche così lontane e diverse, unite dal solo scopo di non riconoscere il merito di questa maggioranza e di questo Governo nel dare una svolta epocale alle istituzioni.

Sono convinta che gli italiani sapranno compiere la scelta migliore, quella che farà fare dei passi in avanti all'Italia in fatto di progresso economico e sociale e in fatto di diritti e di civiltà democratica. E l'esito di questo referendum segnerà un rinnovamento profondo della vita politica italiana.

Dunque, signor Presidente, signora Ministra, al referendum votare sì sarà un sì al futuro; votare sì sarà un sì al cambiamento; votare sì sarà il sì ad un'Italia che vuole diventare un Paese finalmente moderno, capace di affrontare le dure sfide che abbiamo di fronte a noi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Cristofaro. Ne ha facoltà.