Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, una riflessione appare doverosa, ormai al termine di questa discussione generale. Vorrei chiedere a lei, signor Presidente, e retoricamente, tramite la sua persona, a tutto il Senato, come è possibile che qui dentro si stia discutendo da più di quindici ore e il dibattito all'esterno sia totalmente assente dai mezzi di informazione di Stato e totalmente assente dai mezzi di comunicazione di stampa. Questa è innanzitutto la cifra di lettura all'interno della quale dobbiamo collocare questa chiusura di modifica costituzionale. Mi rifiuto parlare di riforma in questo caso, intendendo la parola «riforma» come qualcosa che modifica in meglio.

Cosa accade, signor Presidente? Accade che il presidente del Consiglio dei ministri Renzi sia molto abile nello sfruttare i coni d'ombra e sia molto abile a sfruttare le opportunità che la politica, negli anni, ha reso oggi possibili, per andare a modificare la Costituzione senza che neanche la gente stessa ne abbia coscienza. Io non ho visto qui fuori, colleghi, il popolo viola, il popolo fucsia, il popolo arancio, i girotondi, quelli che saltano il banco; non ho visto nessuno. E allora verrebbe da chiedersi qual è la ragione per la quale si modifica la Costituzione, se per parte popolare non se ne sentono istanze.

Allora, forse la questione è che occorre al Presidente del Consiglio nutrirsi costantemente e dare in pasto all'opinione pubblica inganni. Lo abbiamo visto con il jobs act e con le altre cosiddette pseudoriforme e modifiche di legge come la buona scuola, le tasse e tutte le altre sue dichiarazioni che dovevano andare ad incidere fortemente sull'economia del Paese e che, invece, nulla hanno cambiato.

Anche in questo caso cosa viene fatto? Viene lasciato credere che, con questa modifica costituzionale, il Paese avrà le carte in regola per ingranare una ripresa forte, così, senza colpo ferire, si chiude una riforma costituzionale che stravolge i pesi e i contrappesi democratici nell'indifferenza totale della gente, dando in pasto a chi se ne interessa la convinzione che questo sia nell'utilità della democrazia e dei cittadini.

Ma qual è lo scenario all'interno del quale si incardina questa modifica costituzionale? Vedo che è comparso da qualche ora il sottosegretario Scalfarotto, invece della ministra Boschi, che comparirà ragionevolmente insieme al presidente del Consiglio dei Ministri Renzi negli attimi finali.

Presidente, i momenti in cui stiamo concludendo questa riforma costituzionale sono accompagnati da titoli sui giornali che ci parlano dello scandalo di Banca Etruria: «Parla l'uomo dei misteri: i miei favori a Boschi»; «Un'associazione segreta dietro Etruria e papà Boschi»; «Se esce la verità su Boschi, salta per aria il Governo». Sono titoli del 16 gennaio. Stiamo parlando dello stesso Governo che ha presentato alle Camere la riforma e che vuole modificare la Costituzione democratica. Questi sono i presupposti che stanno alla base di quelli che saranno i futuri Padri costituenti, con l'aggiunta della mano sempre molto accorta che sta dietro le quinte del senatore Verdini. Questo è il Paese libero nel quale questo Parlamento e questo Senato cercano di alzare la voce per fare comprendere il rischio di deriva autoritaria che sta dietro a questa modifica della Costituzione. E quanti cambi di casacca hanno caratterizzato questa legislatura? Quanta gente, che si era fieramente opposta nelle prime letture alla modifica costituzionale improvvisamente, folgorata come san Paolo sulla strada di Damasco, si è convertita alla modifica costituzionale per il bene del Paese? Se si parla di corruzione, non c'è da stupirsene. Se si parla di senatori che cambiano opinione per attendere uno strapuntino in qualche Commissione non c'è da stupirsene. Ma domando ancora una volta retoricamente a lei, Presidente, per domandarlo a tutti i senatori: è questo uno spirito costituente? È questo uno spirito che dovrebbe dare al Paese nuovo slancio democratico e fiducia in se stesso? Oppure sono le manovre molto ben architettate di un autocrate che, sfruttando questi coni d'ombra, costruisce per se stesso e per i propri accoliti un sistema di gestione del potere autocratico? Questo è quello che sta avvenendo. Non ci saranno più i pesi e i contrappesi; non ci sarà più la capacità dei cittadini di scegliere chi siederà in questo Senato, con buona pace del senatore Fornaro e di tutta quella parte della minoranza del Partito Democratico che inizialmente lasciava credere che ci fosse ancora qualcosa di reale nella dicitura democratica del partito. Perché vi siete piegati? Che vi siete piegati lo rende evidente il fatto che alcuni tra di voi (il senatore Tocci e altri) non hanno modificato la propria posizione rimanendo indefessi e fermi in una linea di difesa di quei valori di Costituzione democratica che oggi caratterizzano ancora questo Paese.

Vede Presidente, nei giorni passati mi è capitato di sentirmi chiedere come mai, da senatore leghista, difendessi la Costituzione della Repubblica italiana. Per contro, domando come sia possibile che, sulla stessa linea, si trovino contemporaneamente la Lega, il Movimento 5 Stelle, SEL, Forza Italia e altre parti del Gruppo Misto. Come è possibile? Ciò significa che quello che viene messo in discussione non è qualcosa di superficiale rispetto alla Costituzione, ma è qualcosa di essenziale, ovvero i caratteri democratici e di partecipazione popolare, i caratteri di distinzione tra democrazia e autocrazia, tra democrazia espressa e oligarchia. Questo è quello che stiamo combattendo e, se sono qui dentro insieme ad altri colleghi, è perché una parte dei cittadini è contraria all'opinione del Governo e desidero e voglio continuare a dare a questi cittadini il diritto di tribuna, che sarà compromesso dall'approvazione di questa modifica costituzionale, insieme all'Italicum.

Questo è quello che stiamo facendo qua dentro, soffocati da una regia che vuole mettere una sordina - come ha fatto - a questo dibattito. Ma questa regia non riuscirà a mettere la sordina al referendum democratico, che si svolgerà il prossimo autunno. Fa male - anzi fa bene! - il Presidente del Consiglio a caricare su se stesso la responsabilità di questo referendum, togliendo il dibattito dal merito e portandolo su di sé. Chi voterà dovrà esprimersi a favore o contro Matteo Renzi. Allora mi rivolgo a tutti quei cittadini che fino ad ora sono stati ingannati, perché hanno perso la pensione, perché hanno fatto anni di attesa a scuola e oggi si trovano senza avere alcun dritto, perché hanno detto loro che sarebbero state ridotte le tasse e oggi non riescono ad arrivare a fine mese, perché si sta facendo credere loro che il Paese ha ingranato una ripresa quando ancora, purtroppo, siamo in attesa di politiche economiche a sostegno della ripresa. Dico a tutti questi i cittadini che quello sarà il momento per dare una svolta al Paese, per riprendersi, con voce democratica, il Governo.

Questo autocrate non è stato eletto: è lì dentro, dopo essersi autoincoronato. Si è messo a capo del Governo, sostituendo e facendo fuori un collega del suo stesso partito. Questa è la credibilità della persona, che diceva al sua collega «stai sereno» e il giorno dopo lo pugnalava alle spalle. Questa è la credibilità, caro senatore Fornaro, che vi lascia credere oggi che prima della modifica e del referendum ci sarà una legge, che dirà che i cittadini possono scegliere, senza scegliere, chi siederà in Senato. Ne abbiamo discusso anche poche ore fa ed era così semplice aderire alle proposte di emendamento che abbiamo presentato in questa sede, prevedendo che il Senato e la Camera dei deputati, ridotti nel numero, siano scelti a suffragio universale dai cittadini e non dalla segreteria del PD. Questa è la differenza tra quello che state facendo e quello che vogliamo per il popolo, affinché il popolo possa scegliere. Se è così facile, perché non avete scritto che sarà eletto a suffragio universale?

Signor Presidente, ci sono parecchie cose che non tornano in questa modifica costituzionale. Proprio leggendo qualche giorno fa un discorso tenuto da Dossetti, nel 1994, a Bologna, ho trovato alcune domande, che desidero rinnovare a questa Assemblea. Dossetti si domandava: «(...) donde è nata la Costituzione italiana entrata in vigore il 10 gennaio 1948? Qual è la sua radice più profonda?

Alcuni pensano che la Costituzione sia un fiore pungente nato quasi per caso da un arido terreno di sbandamenti postbellici e da risentimenti faziosi volti al passato.

Altri pensano che essa nasca da una ideologia antifascista di fatto coltivata da certe minoranze, che avevano vissuto soprattutto da esuli gli anni del fascismo.

Altri (...) si richiamano alla resistenza, con cui l'Italia può aver ritrovato il suo onore e in un certo modo si è omologata a una certa cultura nazionale.

E così si potrebbe continuare a lungo nella rassegna delle opinioni o sbagliate o insufficienti.

In realtà la Costituzione italiana è nata ed è stata ispirata - come e più di altre pochissime costituzioni - da un grande fatto globale, cioè i sei anni della seconda guerra mondiale.».

Per questo oggi chiedo, signor Presidente, dove nasce la riforma costituzionale che stiamo esaminando, chi ne sono gli ispiratori? Sono gli stessi che stanno nascondendo i disastri di Banca Etruria? Sono gli stessi che stanno ingannando i cittadini in merito allo stato reale del Paese? È lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri che manda il suo amico Calenda in Europa, pensando così di poter compensare la sua totale assenza di forza contrattuale nei confronti di un'Europa che sta schiacciando questo Paese? Oppure, signor Presidente, l'ispirazione l'hanno trovata nelle 17 pagine che ho in mano, quelle che sono state sequestrate nel 1981 e che raccontano del piano di rinascita democratica. L'ispirazione l'hanno trovata in queste pagine in cui è scritto chiaramente l'ordinamento del Parlamento, che devono essere riviste le leggi elettorali e, per il Senato, che deve essere di rappresentanza di secondo grado e regionale; inoltre è scritto che devono essere rivisti la Corte costituzionale, il Presidente della Repubblica e le Regioni, con una modifica della Costituzione per ridurne il numero e determinarne i confini secondo criteri geoeconomici più che storici. È in queste pagine che hanno trovato l'ispirazione? È questo il piano di rinascita democratica a cui vi state ispirando?

È questa l'ispirazione che ha informato la sua mano, senatore Cociancich? Lo dico perché è stato molto bravo a dare il suo contributo di idee (cito le sue parole); un contributo che si è sostanziato nel prestare il suo nome a una mano provvidenziale giunta da Palazzo Chigi, che ha firmato al suo posto un documento che in seconda lettura ha tolto alle opposizioni qualsiasi possibilità di interlocuzione in questa Camera e di cui aspettiamo ancora oggi, signor Presidente, l'originale.

Infatti, di questa Costituzione si potrà dire una cosa per certo: è stata scritta basandosi sui falsi, sulle menzogne, sugli inganni. (Applausi del senatore Gaetti). Questa è la differenza tra la Costituzione del 1948 e quella che state approvando qui dentro; una Costituzione di cui i senatori sottoscrittori di emendamenti non possono presentare gli originali perché non esistono.

Spiace ancora una volta non aver trovato nella funzione del Presidente del Senato quell'equilibrio che abbiamo tante volte auspicato. Il presidente Grasso, che sicuramente ci sta ascoltando, avrebbe avuto modo di dimostrare che questa istituzione ha autonomia e indipendenza; lo avrebbe potuto fare in tanti modi, ma essenzialmente in uno: rispettando il Regolamento del Senato, di cui abbiamo chiesto l'applicazione e il rispetto.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 16,13)

(Segue CANDIANI). Mi riferisco a quel Regolamento che, quando era utile farlo, purtroppo è stato piegato alle esigenze della maggioranza e che, quando era utile farlo, è stato stracciato per imbavagliare l'opposizione. Qui dentro ci sono le umiliazioni subite dal Senato e, rivolgendomi ai senatori che sono stati costretti a svolgere i loro interventi ad Aula vuota, dico che quell'umiliazione non è nulla rispetto a quello che ha subito l'intera istituzione con la modifica costituzionale in discussione, perché tutti i precedenti che sono stati avallati sono uno schiaffo alla storia repubblicana precedente e sono certamente un impedimento all'esercizio democratico per il futuro.

Presidente, ci rifiutiamo di credere che questo possa essere il Senato della Repubblica. Noi siamo ancora convinti che qui dentro ci possa essere un sussulto di democrazia e di orgoglio e che i 161 voti che occorrono per modificare la Costituzione possano ancora venire meno. Dipenderà dalla scelta dei senatori che si sono piegati fino ad ora alle scelte del Governo e lo dico ai colleghi del Nuovo Centrodestra: basta farvi usare da questo autocrate! Non aspettatevi riconoscenza il giorno dopo, non sarete ricandidati, non aspettatevi riconoscenza sulle unioni civili, sarete piegati. Fate l'unica cosa che potete oggi fare: distinguetevi da questa marmaglia e lasciate che siano i senatori di Verdini a garantire la maggioranza che occorre per modificare la Costituzione perché quelli sono i farisei e gli scribi che hanno detto una cosa e ne hanno fatta un'altra, piegandosi ora per l'interesse di bottega e per l'interesse personale che nulla ha a che fare con la difesa dei cittadini che dovremmo attuare qui dentro.

Questa modifica costituzionale, Presidente, e mi avvio a concludere, dovrebbe essere fatta guardando a quello che è scritto sul soffitto di quest'Aula e che forse il Governo guarda troppo poco: c'è scritto fortezza, c'è scritto diritto, c'è scritto concordia. E la riforma costituzionale del 1948 fu approvata con il 90 per cento dei consensi mentre oggi si arriverà a malapena alla maggioranza assoluta. Questo non può dirsi un percorso democratico.

Infine su questo soffitto c'è scritto giustizia ma la giustizia qui dentro è morta e la state uccidendo voi, davanti ai cittadini.

Dico a coloro che voteranno contro questa riforma: ricordatevi come disse Churchill: abbiamo vinto la guerra perché non ci eravamo mai resi conto di averla già persa. Non si smette di combattere, si va fino in fondo e noi andremo fino in fondo. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Compagna. Ne ha facoltà.