Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, una riforma costituzionale, in genere, viene approvata da un'Assemblea costituente, oppure, attraverso il procedimento di revisione previsto dalla nostra Costituzione all'articolo 138, che presuppone la ricerca di convergenze le più ampie possibili.

Io sono rimasto sconcertato rispetto all'atteggiamento del Partito Democratico, che è la risultanza di due componenti politiche che hanno formato la democrazia del nostro Paese e che, però, l'hanno dimenticata. Infatti, in questa legislatura, che è stata dichiarata incostituzionale nella sua composizione, con un Presidente del Consiglio mai eletto e che registra la sua legittimazione solo da una elezione interna di partito, abbiamo avuto una scelta indicativa non soltanto della riforma costituzionale, ma anche delle modalità e dei tempi di approvazione.

L'assenza di molti al dibattito in questo momento deriva anche da una scelta scellerata del partito di maggioranza, che ha rigettato la richiesta di dedicare tre giorni al dibattito, per cui si è lavorato anche stanotte. Lo posso dire ad alta voce perché il mio partito, nonostante nella passata legislatura avessimo 180 voti in quest'Aula, ha garantito l'approvazione di una riforma costituzionale all'unanimità, grazie a quell'apporto intelligente, culturale, scientifico, della presidente Finocchiaro, del presidente Calderoli, del senatore Quagliariello e di altri. Oggi, invece, il Partito Democratico non ha avuto una capacità di intelligenza costituzionale.

È stato già ricordato che si può svuotare di contenuto il Parlamento o attraverso una riforma costituzionale o anche, come fece Mussolini, attraverso un sistema di elezione tale da svuotare il Parlamento, appunto, di contenuto, di potere, di funzioni. Cosa si fa in questa riforma, senza alcuna legittimazione?

Non avete alcuna legittimazione a modificare la Carta costituzionale, sulla quale io ho giurato. È una Carta costituzionale che si regge su valori che sono comuni e di equilibrio tra i poteri. Cos'è la nostra Carta costituzionale? Non riguarda solo gli organi costituzionali, ma tutte le singole articolazioni del nostro Paese in cui si esercita il potere. E se, secondo i principi costituzionali, quegli organi attraverso i quali si esercita il potere statuale non devono debordare dai propri poteri, è una regola altrettanto sacrosanta e fondamentale della nostra Costituzione quella che riconosce il principio del reciproco controllo tra i vari organi. Questo principio non può essere eluso da chi è preposto a quegli organi attraverso accordi strumentali, per realizzare interessi di partito, interessi di gruppi di pressione, di gruppi di potere, di associazioni segrete. In questa logica, l'aver depotenziato il Senato significa legittimare quelle forze, quelle lobby. Questa è una grave responsabilità che vi assumete, perché il problema non riguarda solo l'elezione del Senato (che comunque voi avete reso inutile). Eppure, nel bicameralismo che sbandierate di avere eliminato, gli conferite una presenza regolare e istituzionale sulle modifiche costituzionali, su alcune leggi fondamentali.

Guarda caso, una delle grandi intuizioni di quest'Assemblea - l'avere inserito alcuni principi fondamentali del bicameralismo che dovevano rimanere, tra cui gli articoli 29 e 30 della Costituzione - è stata eliminata. Perché? Nessuno di voi sa darmi una risposta, perché non c'è. C'è un'unica risposta: quella del padrone del vapore che ha inteso determinare, attraverso il sistema elettorale, la non possibilità di controllo. Basterà un colpo di bacchetta magica per ottenere 340 voti alla Camera a chiunque abbia vinto le elezioni, perché Renzi ha voluto queste norme pensando fossero utili a se stesso, ma potranno essere utili a qualcun altro. Chiunque si troverà in quella posizione avrà la tentazione di trasformare questo Paese in una dittatura strisciante.

È stato addirittura copiato il progetto legislativo che avevamo presentato nel 2012, però svuotandolo, anche in questo caso, rendendo consultivo il voto del Senato. Signora presidente Finocchiaro, quale raccordo c'è con il Presidente della Repubblica? Quale equilibrio c'è che investe anche il Governo? Potrei essere d'accordo nel rafforzare il potere esecutivo rispetto a quello legislativo, ma non convengo sull'idea di spostare il baricentro istituzionale dal Parlamento al Governo, perché l'Esecutivo senza controllo diventa una dittatura anche se non le si dà questo nome.

Ciò avviene nel momento in cui avremmo dovuto rafforzare strumenti di garanzia, come il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale. Due componenti della Corte costituzionale verranno eletti in Senato, ma da parte di chi? Di chi molte volte rappresenterà, attraverso lobby, interessi particolari territoriali e localistici. Questo, secondo voi, significa garanzia? Questo è un modo balordo di riformare lo Stato.

Non chiedevo la costituzione di un'Assemblea costituente, ma soltanto che vi fosse la possibilità di un'effettiva partecipazione dei cittadini. L'etica della responsabilità, in forza della quale siamo ritenuti responsabili di quello che compiamo con gli atti nelle Aule legislative, non può essere tradotta secondo la vulgata del Presidente del Consiglio.

Si dice che si è ridotto il numero dei parlamentari. Siccome può darsi che qualcuno, non in quest'Aula ma all'esterno, non lo sappia, e allora è bene che ricordi che nel 2012 proponemmo all'unanimità la riduzione del numero dei componenti del Senato a 250 e quello della Camera dei deputati a 450, prevedendo quindi una maggiore riduzione del numero dei parlamentari rispetto a quanto viene fatto oggi. Ma la finalità non era questa, né quella di garantire un processo legislativo più veloce, perché, come è stato poco fa ricordato dal senatore Bocchino, il tempo per l'approvazione di un disegno di legge nel nostro Paese è pari a centouno giorni. O si è ignoranti, o si fa finta di esserlo e si vuol vendere un qualche cosa... (La luce del microfono lampeggia). Certo, signora Presidente, capisco che lei mi interrompa, però devo pur dire...

PRESIDENTE. Purtroppo è il mio compito, senatore Caliendo.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Devo pur dire che chi, come me e lei, ha letto gli atti dell'Assemblea costituente, ha visto che il dibattito, il confronto e la possibilità di esprimere fino in fondo le proprie idee presenti allora oggi non sono più consentiti in ragione del contingentamento dei tempi e perché il Presidente del Consiglio (ripeto: non il Parlamento, ma il Presidente del Consiglio e quindi la sua maggioranza) ha deciso che alle ore 17 debbano avere inizio le dichiarazioni di voto per poi passare alla votazione. In quel momento dirò no e lo stesso farò in occasione del referendum, a cui ho già aderito tramite il comitato. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, M5S e CoR e della senatrice Stefani. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Come lei sa, senatore Caliendo, ha deciso la Conferenza dei Capigruppo. (Commenti della senatrice Taverna).

CASTALDI (M5S). Ci vuole la schiena dritta per decidere!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fornaro. Ne ha facoltà.