Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016

GIBIINO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, questa è una riforma che non ci piace e non mi piace.

Sarei stato più tranchant, approfittando di una volontà del popolo italiano e di tutto il Parlamento, nel dire che sarebbe stato opportuno arrivare ad un sistema monocamerale più snello, più veloce; se poi la Camera nel futuro dovesse adottare il sistema di funzionamento dell'attuale Senato sarebbe meglio dal momento che quello oggi vigente - lo dico per chi non l'ha frequentata - non è valido.

Abolire il Senato sarebbe stato giusto; avrebbe fatto risparmiare centinaia e centinaia di milioni di euro e avrebbe dato chiarezza e trasparenza nel processo legislativo. Invece ci siamo ridotti a fare una riforma molto simile a quella delle Province che continuiamo a chiamare in questo modo ma che in realtà non prevedono più l'elezione diretta bensì quella indiretta, non hanno più risorse economiche, partecipano alle dinamiche del bilancio nazionale per cui ciò che raccolgono lo versano a Roma, al contrario di quanto avveniva prima, e non erogano più servizi.

A cosa servirà il futuro Senato? A nulla. Costerà quanto l'attuale. Sarebbe più giusto che non fosse più chiamato Senato, per non creare confusione con l'organismo attualmente in carica.

Il Senato del futuro avrà una composizione variegata e variabile. Infatti, al di là di quanto sostenuto dal collega Casini, cioè dell'elezione indiretta o mediatamente indiretta cui i cittadini parteciperanno per eleggere chi dovrà venire qui a Roma per ricoprire anche il ruolo di senatore, non vi è dubbio che a mano a mano che le elezioni regionali si svolgeranno Regione per Regione la composizione sarà variabile. Ma tanto questo non conta nulla, perché sarà rimessa ad una autonomia secondaria la facoltà di richiedere una revisione di un processo normativo che poi, comunque, dovrà essere esaminato dalla Camera. Sarà, forse, quella anche l'occasione per qualcuno di fare una passeggiatina per qualcuno per venire a trovare i deputati che, in effetti, legifereranno.

Poi ci sarà ancora da definire un conflitto di competenze con la Conferenza Stato-Regioni che dovrà confrontarsi con il Governo mediante i Presidenti e i Vice Presidenti di Regione.

Non ci piace questa riforma perché, nel frattempo, è stata varata l'altra riforma, quella del sistema elettorale, l'Italicum, che, disciplinando l'elezione dei futuri deputati della Camera, in realtà, con questo sistema, consentirà a chi raggiungerà il 25, 26 o 28 per cento di avere il 55 per cento dei seggi, cioè la maggioranza del Parlamento.

A questo si aggiunge poi una riforma che, strada facendo, non avevamo pensato potesse essere varata. Mi riferisco a quella della RAI. Questa, che è rappresentanza dei cittadini, del popolo ed espressione del Parlamento, diventa un pezzo del Governo. Si inizia attraverso il suo direttore generale e l'amministratore delegato a influenzare le masse con una comunicazione che deriva esclusivamente dal Governo.

E, allora, abbiamo una Camera che rappresenta il Governo, un Senato che non funziona e un sistema radiotelevisivo pubblico che comunicherà ai cittadini ciò che è giusto e ciò che non lo è.

In queste condizioni mi pare che questa riforma non possa essere assolutamente votata. Non produce nulla: fa solo danno e confusione. È un altro pezzo delle istituzioni che se ne va; un altro pezzo della democrazia che non ci sarà più, a favore di una monarchia del futuro. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Pin. Ne ha facoltà.