Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016

DE PIN (GAL (GS, PpI, M, MBI, Id, E-E)). Signora Presidente, Sottosegretario, onorevoli colleghi, in questi giorni mi è capitato di pensare - e lo si è ribadito più volte anche in questa Assemblea - a quanto ingiusta possa essere la vita. C'è un uomo che avrebbe avuto tutto il diritto di essere oggi ospite d'onore in questa Aula e che, invece, come Mosè, caduto prima di raggiungere la terra promessa, ha potuto solo intravvedere il frutto dell'opera sua, di un'intera esistenza dedicata all'intrigo e alla lotta contro la democrazia.

Mi riferisco, naturalmente, al venerabile maestro della loggia P2, Licio Gelli, morto ad Arezzo lo scorso dicembre. Chiunque legga il «Piano di rinascita democratica» da lui concepito non potrà non notare la sconcertante attualità di quel documento. I punti in cui si articolava il programma eversivo di Gelli sono stati tutti realizzati. Dapprima si è preso il controllo dell'intero sistema mediatico; successivamente si è introdotto un innaturale bipolarismo; infine - ed è quanto sta avvenendo oggi - si vuole sovvertire la Costituzione nata dalla Resistenza. Con l'approvazione della riforma si darà l'ultimo sigillo al progetto piduista.

La gravità di quanto sta avvenendo dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti. L'abolizione del Senato elettivo, che fa seguito alla soppressione delle Province e all'introduzione di un sistema elettorale - l'Italicum - dal carattere truffaldino, in quanto volto a predeterminare l'esito del voto, costituisce un colpo durissimo alla nostra democrazia. Da domani saremo tutti meno liberi. L'Italia cesserà di essere una Repubblica parlamentare, per trasformarsi in una sorta di monarchia populista, in cui il Presidente del Consiglio potrà nominare la maggioranza assoluta dei parlamentari, la maggioranza dei giudici della Corte costituzionale, potrà decidere chi sarà il Presidente della Repubblica, potrà decidere se e quando cambiare le regole del gioco elettorale, potrà rimuovere, come già è avvenuto a Roma, i sindaci che non gli sono graditi, facendosi beffa del responso elettorale. Tutti i poteri verranno in buona sostanza spostati sull'Esecutivo, il quale, a sua volta, sarà mani e piedi legato alle autorità europee ed atlantiche, che già ora indirizzano la vita del nostro Paese.

È bene ricordare che, quando nel 2006, l'allora Premier Berlusconi e compagnia bella decisero di mettere mano alla Costituzione per concedere più poteri al Premier a discapito del Parlamento, il nostro attuale Premier, Renzi, che ai tempi era Presidente della Provincia di Firenze, si schierò apertamente e fermamente per il no al referendum in quanto - sono parole sue - sarebbe stato un grosso affronto alla Costituzione, che ne sarebbe uscita stravolta, soprattutto perché quella riforma avrebbe (udite udite) conferito al Premier poteri tanto ampi da non essercene altro esempio in alcun altro Stato democratico. Succedeva nove anni fa. Succedeva, perché il Premier non era lui.

In verità, la nostra Costituzione è già stata violata e stravolta con la modifica dell'articolo 81, che ha introdotto l'obbligo del pareggio di bilancio, obbligo che non ha fatto altro che produrre una serie di ecatombi, fatta di austerità e tagli indiscriminati alla spesa pubblica. È così che le iscrizioni all'università sono calate vertiginosamente, che l'edilizia scolastica sta letteralmente cadendo a pezzi, che molti ospedali hanno chiuso i battenti, che molta gente ha perso il lavoro e che ci si appresta ad andare in pensione a 70 anni, se tutto andrà bene, e dopo una vita di stenti.

Questo è ciò che occorrerebbe estirpare dalla nostra Costituzione. Ben venga l'indebitamento, quando abbia come primo obiettivo l'investimento infrastrutturale e quando consenta, parlando in termini di principio di sussidiarietà, ai Comuni di gestire davvero il territorio e di avere la possibilità di svolgere una politica espansiva dell'azione pubblica, a sostegno dei bisogni sociali. Si contrasti, dunque, chi governa facendo leva su crisi economiche e sul ricatto del debito pubblico, per giustificare le nefandezze di una politica basata solo sullo sfrenato capitalismo liberista e un pareggio di bilancio che subordina alla coesione economica e alla libertà concorrenziale le politiche sociali su cui si dovrebbe fondare il nostro Stato.

Dobbiamo comprendere e dare per assodato che oggi più che mai la nostra economia è in mano alle banche: gli Stati sono costretti a rivolgersi ad esse che sono rimaste le uniche emissarie di moneta.

PRESIDENTE. Senatrice De Pin, la prego di concludere il suo intervento.

DE PIN (GAL (GS, PpI, M, MBI, Id, E-E)). Se non riesco a concludere, chiedo di poter lasciare agli atti la restante parte del mio intervento.

Ci hanno privati della nostra sovranità monetaria, determinando che si potrà spendere solo quanto ricavabile dalla tassazione, stando le nostre sorti nelle mani della Commissione europea, del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea, tutte istituzioni non elette.

Concludo consegnando alla Presidenza la restante parte del testo scritto del mio intervento e sottolineando che anche io esprimerò un voto contrario. Spero tanto, però, in una sollevazione di popolo per il no al referendum. (Applausi dal Gruppo GAL (GS, PpI, M, MBI, Id, E-E) e del senatore Barozzino).

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.