Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 563 del 20/01/2016
Azioni disponibili
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
CASALETTO - Al Ministro della salute - Premesso che a quanto risulta all'interrogante nel rapporto sulla situazione epidemiologica dei 55 Comuni della Campania, definiti come la "Terra dei fuochi", l'Istituto superiore di sanità sottolinea che ci si ammala e si muore di più per diverse patologie, collegate molto spesso allo smaltimento illegale dei rifiuti;
considerato che:
fra ì fattori di rischio accertati o sospetti dell'incidenza tumorale, dell'ospedalizzazione per diverse patologie, degli eccessi di mortalità, risalta l'esposizione ad agenti inquinanti emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e di combustione incontrollata di rifiuti solidi urbani;
le esposizioni rilevanti sembrano riguardare il genitore, il bambino nel grembo materno o il bambino dopo la nascita, poiché i tumori, in particolare quelli infantili, possono essere il risultato di una combinazione di cause genetiche ed ambientali;
i bambini che vivono in condizioni sociali sfavorevoli sembrano essere più vulnerabili rispetto a quelli che vivono in aree meno deprivate. Essi sono rivolti ad esposizioni multiple e cumulative e per questo sono più soggetti ad un'ampia varietà di sostanze tossiche ambientali;
risulta all'interrogante che, in età pediatrica e pediatrico-adolescenziale, ì tumori del sistema nervoso centrale siano in eccesso, sia come incidenza, che come numero di ricoverati nella provincia di Napoli, nella provincia di Caserta. Nella provincia di Caserta, risultano anche in eccesso le leucemie pediatriche;
rilevato che:
l'Istituto superiore di Sanità evidenzia che: occorrerebbe tutelare la salute nel periodo prenatale, perseguendo l'obiettivo di garantire alle donne in gravidanza un ambiente sicuro; rafforzare l'attività di prevenzione rispetto ai rischi ambientali per la salute infantile, evitando esposizioni dei bambini a inquinanti ambientali, con un'attenzione particolare della famiglia, della scuola e dei pediatri;
ritenuto che a giudizio dell'interrogante:
appare opportuno procedere con la messa a punto di percorsi di intervento, basati sul principio di precauzione, coerentemente con gli indirizzi raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità;
individuare percorsi di rapido accesso ai servizi sanitari e alla realizzazione di azioni specifiche volte all'ottimizzazione delle procedure diagnostiche e terapeutiche per l'infanzia;
attivare indagini analitiche di approfondimento epidemiologico, volte ad identificare le cause che hanno contributo a determinare le eccessive patologie evidenziate,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda promuovere, per quanto di competenza, e con la massima urgenza, la messa a punto di percorsi di intervento, basati sul principio di precauzione, di ottimizzazione delle procedure diagnostiche e terapeutiche per l'infanzia, coerentemente con gli indirizzi raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità;
se ritenga di dover avviare indagini analitiche di approfondimento epidemiologico, volte ad identificare le cause che hanno contributo a determinare gli eccessi evidenziati.
(4-05104)
BUEMI, Fausto Guilherme LONGO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
nell'estate del 2013, quando i primi focolai di disseccamento degli ulivi iniziano a diffondersi nel Salento, nella zona di Gallipoli (Lecce), gli scienziati del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari ricollegano la malattia alla presenza di un batterio, la "Xylella fastidiosa" e, in particolare, a una sua sottospecie detta "pauca", di cui trovano traccia sugli alberi colpiti dalla malattia. Secondo i ricercatori la Xylella sarebbe arrivata in Salento come ospite di piante ornamentali importate dall'America centrale e, in seguito, l'agente si sarebbe diffuso, grazie alle condizioni ambientali favorevoli e alla presenza di un insetto vettore (la cicalella, detta "sputacchina") in grado di trasportarlo rapidamente da un uliveto all'altro;
non esiste ancora una cura contro la Xylella e per fermare il contagio gli scienziati raccomandano l'abbattimento degli alberi infetti, previo indennizzo di 150 euro a pianta, e il ricorso ai trattamenti fitosanitari per cercare di arginare gli agenti patogeni. Per approntare i piani di contenimento dell'epidemia, il Governo ha nominato un commissario straordinario per l'emergenza Xylella in Puglia, il generale Giuseppe Silletti, ufficiale del Corpo forestale dello Stato, ora dimissionario;
il commissario Siletti si è dimesso, data l'impossibilità di proseguire nell'incarico, dopo l'inchiesta avviata dalla Procura di Lecce sull'attività della commissione. L'indagine, avviata nell'aprile del 2014, avrebbe contestato al commissario e ad altri 9, tra ricercatori, docenti universitari, funzionari della Regione e componenti dell'Osservatorio fitosanitario regionale, vari reati, tra cui diffusione di una malattia alle piante, violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale, falso materiale commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, falso ideologico, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali. Secondo la Procura, non vi è nessun nesso causale tra i fenomeni di disseccamento e l'infezione da "Xylella fastidiosa". Il terzo piano di approvazione, che avrebbe fatti ripartire i tagli il 16 dicembre 2015, è stato congelato;
nella puntata di "Presa diretta" in onda su Rai 3, del 17 gennaio 2016, è andato in onda il servizio "Il caso Xylella", che ha raccolto le voci dei protagonisti della vicenda, filmando come si inocula il batterio nella pianta sana, in laboratorio, per il test di patogeneticità, riportando le esperienze positive di ricercatori e coltivatori, che in tutta Italia provano a sconfiggere la Xylella senza abbattere le piante di olivo;
considerato che:
al momento, non esistono pubblicazioni scientifiche che correlino la Xylella al disseccamento, l'osservatorio fitosanitario ha soltanto applicato la ricetta europea che, nella versione iniziale, prevedeva un abbattimento delle piante nel raggio di 200 metri. La soluzione messa in atto sembra mostrare diversi punti oscuri, lo stesso commissario straordinario ammetterebbe che la ricerca è da approfondire e la legge non è coadiuvata da una base scientifica; il dottor Boscia, membro del comitato medico scientifico degli abbattimenti al Cnr, ritiene che gli abbattimenti non siano la migliore misura, ma soltanto l'unica carta tecnica a disposizione;
alcuni ricercatori stanno sperimentando prodotti fitosanitari con risultati incoraggianti, usando concimi, induttori di resistenza e stimolanti, per cui sarebbe necessaria una sperimentazione. Le risorse economiche a disposizione, però, sarebbero state impegnate in larga parte per l'abbattimento e per l'emergenza e solo in minima parte per la ricerca e per le cure, nonostante curare le piante sia vantaggioso in termini economici rispetto che tagliarle,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda far luce sui fatti esposti e, in particolare, sull'uso delle risorse economiche impiegate in larga parte per l'abbattimento delle piante malate e non, invece, in via prioritaria, per la ricerca scientifica finalizzata all'approfondimento delle cause primarie e determinanti del grave fenomeno esiziale per l'importante comparto oleario del nostro Paese.
(4-05105)
BUEMI, Fausto Guilherme LONGO - Al Ministro della salute - Premesso che:
nella puntata della trasmissione televisiva "Presa diretta" di Rai 3 del giorno 17 gennaio 2016 è andato in onda un servizio sui medici obiettori di coscienza nel nostro Paese, che ha rivelato dati inquietanti. Infatti, in Italia in media il 70 per cento dei medici e degli infermieri sono obiettori di coscienza, ma, in alcune regioni, l'obiezione è ancora più alta: 73 per cento in Calabria, 82 per cento in Campania, l'86 per cento in Puglia l'87,6 per cento in Sicilia, l'80 per cento nel Lazio, il 90 per cento in Basilicata e il 93,3 per cento nel Molise. In quasi tutte le regioni d'Italia, la metà dei medici si rifiutano di applicare la legge n. 194 del 22 maggio 1978, recante "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza", rendendo difficile e doloroso per le donne italiane esercitare quello che è, ai sensi della legge, un diritto;
a quanto risulta agli interroganti nella città di Ascoli Piceno, vige l'obiezione di struttura, ossia il 100 per cento dei medici rifiuta di applicare la legge; a Jesi, in provincia di Ancona, il servizio di interruzione volontaria di gravidanza per 9 mesi è stato sospeso, perché gli unici due medici che applicavano la legge n. 194 del 1978 sono diventati obiettori;
l'età dei medici che applicano la legge n. 194 del 1978 è molto alta e una percentuale cospicua di essi sceglie la strada dell'obiezione, pur di non subire discriminazioni sul posto di lavoro, pressioni psicologiche e mobbing da parte dei colleghi;
considerato che:
la possibilità di praticare l'interruzione di gravidanza negli ospedali pubblici italiani è minima: dal 1993 gli aborti spontanei sono cresciuti del 40 per cento. Secondo molti medici ginecologi, all'interno del dato dell'aborto spontaneo, si cela anche quello clandestino, iniziato a casa e finito con il ricovero in ospedale. internet offre molti siti dove acquistare in perfetto anonimato sia la "Ru 486" che il "Cytotec", farmaco per l'ulcera che ha come effetto collaterale forti contrazioni dell'utero che possono portare all'aborto. Nel 95 per cento dei casi, la donna, che ha assunto pillole, completa l'aborto in casa, senza nessuna complicazione; ma in altri, vi è la necessità di un successivo intervento del medico a causa di emorragie e, proprio in questi casi, l'aborto viene registrato dal medico come spontaneo;
in Francia, tutti gli ospedali pubblici hanno l'obbligo per legge di rendere disponibili i servizi di interruzione della gravidanza; nel Regno Unito è obiettore solo il 10 per cento dei medici, esistono centri di prenotazione aperti ogni giorno 24 ore su 24 e tutti gli operatori che decidono di lavorare nelle strutture di pianificazione familiare non possono dichiararsi obiettori; in Svezia, non esiste il diritto all'obiezione di coscienza;
nel marzo del 2014, il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d'Europa si è espresso, in merito al ricorso presentato nel novembre 2012 dalla Cgil insieme ad altre associazioni, tra cui l'International planned parenthood federation european network (Ippf), dichiarando che "A causa dell'elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, l'Italia viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario adottare misure urgenti (quali l'introduzione in ogni regione italiana di una quota obbligatoria di medici ospedalieri e infermieri non obiettori di coscienza) in modo da rendere prevalente un esercizio della funzione pubblica di assistenza medica ai cittadini, obbligatoria anche per questa prestazione specifica, a carico della struttura sanitaria ospedaliera pubblica;
se non ritenga opportuno vincolare alla disponibilità entro la citata quota la permanenza in sede per i medici ospedalieri obiettori di coscienza, esercitando invece i poteri ufficiosi in ordine alla destinazione del luogo di lavoro, in applicazione dell'istituto della mobilità obbligatoria geografica tra le strutture del servizio sanitario nazionale e tra le pubbliche amministrazioni, di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e di cui alle normative di settore, in caso di saturazione della quota.
(4-05106)
DE POLI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
con l'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo n. 334 del 2000 è stato istituito il ruolo direttivo speciale della polizia di Stato: "1. Nell'ambito dell'Amministrazione della pubblica sicurezza, tra i ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia previsti dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335 e successive modifiche ed integrazioni, è istituito il ruolo direttivo speciale, articolato nelle seguenti qualifiche: vice commissario del ruolo direttivo speciale, limitatamente alla frequenza del corso di formazione; commissario del ruolo direttivo speciale; commissario capo del ruolo direttivo speciale; vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale"; il nuovo ruolo direttivo avrebbe dovuto essere costituito con 5 concorsi annuali, a partire dal 2001 e fino al 2005, per un totale di 1.300 posti riservati agli ispettori della Polizia di Stato, con anzianità di servizio, secondo le previsioni di cui agli articoli 24 e 25 del medesimo decreto legislativo;
in seguito, nella legge del 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006) l'articolo 1, comma 261, ha stabilito che «fino a quando non saranno approvate le norme per il riordinamento dei ruoli del personale delle forze di Polizia ad ordinamento civile e degli ufficiali di grado corrispondente delle forze di Polizia ad ordinamento militare e delle Forze armate, è sospesa l'applicazione dell'articolo 24 del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, e successive modificazioni»;
in questo modo si stabilisce che, in via transitoria, fino a quando non saranno approvate le norme per il riordinamento dei ruoli del personale delle forze di Polizia ad ordinamento civile e degli ufficiali di grado corrispondente delle forze di Polizia ad ordinamento militare e delle Forze armate, è sospesa l'applicazione l'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo n. 334 del 2000 in materia di prima applicazione del ruolo direttivo speciale della Polizia di Stato;
la normativa in questione ha altresì previsto, sempre in via transitoria, la possibilità di soddisfare le esigenze di carattere funzionale dell'amministrazione, mediante l'affidamento agli ispettori superiori, sostituti ufficiali di pubblica sicurezza, sostituti commissari, delle funzioni di vice dirigente di uffici o unità organiche in cui, oltre al funzionario preposto, non vi siano altri funzionari del ruolo dei commissari o del ruolo direttivo speciale;
le suddette disposizioni di legge non sono state realizzate, poiché il Ministero dell'interno non ha mai bandito alcun concorso per la copertura della prevista dotazione organica del ruolo direttivo speciale, come viceversa è accaduto per le altre forze di Polizia ad ordinamento militare, quali Carabinieri, Guardia di finanza e Polizia penitenziaria, recando così serio nocumento economico e di carriera agli appartenenti alla Polizia di Stato, con la grave conseguenza che, in molti uffici o unità organiche, gli appartenenti al ruolo degli ispettori sono costretti a svolgere, non soltanto le funzioni proprie del ruolo direttivo, ma, nei casi di assenza o impedimento del titolare dell'ufficio, anche quelle di vice-dirigente o addirittura di dirigente; e ciò senza che tale ufficio sia stato previamente individuato con decreto del capo della Polizia;
di recente, su questa grave anomalia, si è pronunciato anche il Consiglio di Stato che, con sentenza n. 5251/2015, ha osservato che, nella fattispecie, "non si ravvisa l'obbligo dell'Amministrazione, nella specie il Ministero dell'interno, di provvedere nei confronti del privato in quanto nel caso in esame l'amministrazione anzidetta se pure vincolata nell'"an" ad assumere l'invocato provvedimento non lo è nel 'quando'; di conseguenza, essendo la materia riservata al potere discrezionale dell'Amministrazione, nessun vincolo almeno nel 'quando', sussisterebbe in capo al Ministero dell'interno di emissione dell'invocato provvedimento», tuttavia ha di seguito precisato che, "logicamente, ciò non vuol dire che l'Amministrazione dell'Interno possa "sine die" rimanere inerte ed esimersi dal disciplinare gli adempimenti stabiliti dalla legge",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno esaminare la delicata questione nelle opportune sedi legislative, affinché sia sanato tale vulnus all'interno di un apparato dello Stato, che sempre e comunque, ma soprattutto in tempi travagliati come quelli odierni, ricopre un ruolo fondamentale per la democrazia.
(4-05107)
RUSSO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
il 13 gennaio 2016 alcune testate giornalistiche hanno riportato la notizia di un documento delle Nazioni Unite, in cui si farebbe riferimento al Territorio Libero di Trieste;
in particolare, le testate affermerebbero che il segreterio generale dell'Onu, Ban Ki Moon, il 21 luglio 2015, avrebbe inviato una lettera al presidente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, per ricordare di aver segnalato in precedenza, e con forte preoccupazione, l'escalation di violenze tra Gaza ed Israele;
alla medesima lettera, il segretario generale ne avrebbe allegata un'altra, ricevuta il 13 luglio da parte del Presidente dello Stato di Palestina, Mahmoud Abbas, il quale chiederebbe di porre sotto la protezione delle Nazioni Unite il popolo palestinese;
in una successiva lettera al Presidente del Consiglio di Sicurezza del 21 ottobre, il segretario generale dell'Onu avrebbe quindi rievocato alcuni precedenti utili ad esaminare la questione palestinese;
secondo quanto riportato dagli organi di stampa, la lettera del 21 ottobre conterrebbe anche un accenno alla questione triestina, affermando che gli unici 2 documenti determinanti lo status giuridico del Territorio Libero di Trieste sono la risoluzione XVI del 10 gennaio 1947 e il Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947;
gli accordi di Osimo del 1975, attraverso i quali il territorio di Trieste è stato definitivamente ripartito tra Italia e Jugoslavia, non sarebbero pertanto presi in alcuna considerazione,
si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risulti se gli avvenimenti richiamati in premessa corrispondano al vero;
se risulti quali siano i contenuti della lettera del segretario generale dell'Onu del 21 ottobre 2015, in modo particolare in ordine allo status giuridico di Trieste.
(4-05108)
GAMBARO - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il crowdfunding è una piattaforma o un'innovativa modalità di finanziamento collettivo, con cui tante persone, creando una rete (per l'appunto, una folla, "crowd" in inglese) donano o investono somme di denaro di qualsiasi entità, per finanziare un progetto imprenditoriale o iniziative di vario genere;
il proponente ha diverse opzioni per ricompensare il donatore: una donazione appunto, oppure l'oggetto stesso, ma a condizioni economiche più convenienti, o ancora azioni dell'impresa: una sorta di contratto siglato tra donatore e ricevente;
in Italia, oltre ad essere in palesemente ritardo, dal punto di vista tecnologico e mediatico, questo sistema di piattaforme rispetto a quelle anglosassoni e nordeuropee, non ha attecchito nel mondo del finanziamento collettivo, perché non funzionerebbe dal punto di vista fiscale;
non esiste nel nostro Paese una normativa chiara e completa, ed è necessario mediare tra le osservazioni del Ministero dell'economia e delle finanze, la Banca d'Italia, le direttive dell'Agenzia delle entrate, la Consob, per poi affidarsi ad un commercialista, per avere il quadro realistico ed evitare brutte sorprese tributarie;
nel nostro Paese la donazione al beneficiato (realizzatore di un progetto) viene considerata un reddito aggiuntivo, che va a sommarsi a quello personale; dunque, se si ha un reddito basso e improvvisamente si riceve una somma grazie alle donazioni, secondo il redditometro verrà applicata un'aliquota dal 23 per cento a 43 per cento a seconda del reddito, e verrà decurtato più della metà con i tributi, mentre, qualora si sia già significativamente benestanti, non incidendo le donazioni in modo significativo sul reddito, non scatteranno i controlli del fisco e la tassazione relativa;
in molti casi, i commercialisti sconsigliano ai giovani di utilizzare questo sistema innovativo, in quanto, in sostanza, il "crowdfunding all'italiana" funziona al contrario: favorisce chi i mezzi per belle idee già li possiede;
considerato che:
il crowdfunding è una vitale fonte di finanziamento per circa mezzo milione di progetti europei all'anno che, altrimenti, non riceverebbero mai i fondi;
tale formula di raccolta fondi, soprattutto presso i giovani privi di mezzi, conoscenze e che non vogliono o possono accedere a banche o fondi pubblici, sta avendo un successo enorme, laddove prevalgono le idee originali e la formula scelta per presentarle al pubblico;
nel mondo si finanzia di tutto e per qualsiasi somma: da tecnologie a basso costo per individuare mine antiuomo a campagne per salvare i pinguini, da linee di abbigliamento a concerti, negozi in crisi, realizzazione di film, libri, viaggi, ed imprese di vario genere;
secondo dati ufficiali, nel mondo il giro di denaro che tali iniziative riescono a muovere ha superato 2 miliardi di euro all'anno;
si stima che nel 2015, in Europa, siano stati raccolti fondi pari a circa un miliardo di euro e si calcolano aumenti esponenziali nel prossimo futuro, grazie alle potenzialità del web e della tecnologia;
secondo l'ultimo rapporto 2015 pubblicato dall'équipe di ricerca "Massolution", a fine dicembre 2014, le piattaforme di crowdfunding erano 1.250 (di cui 600 solo in Europa e 375 in Nord America) e registravano un volume di raccolta complessivo, pari a 16,2 miliardi di dollari, con un incremento del 167 per cento rispetto ai 6,1 miliardi del 2013;
la più moderna forma di crowdfunding, quella "civica", propugna il superamento della separazione concettuale tra le sfere del privato, del pubblico e dell'impresa, volto al raggiungimento di un bene e di un benessere comune;
nella moderna definizione di "civic economy" si includono persone, iniziative e comportamenti, che fondono modi innovativi di fare nelle sfere tradizionalmente distinte della società civile, del mercato e dello Stato; essa è fondata su valori, obiettivi sociali, e utilizza approcci di collaborazione per lo sviluppo, la produzione, la condivisione della conoscenza,
si chiede di sapere:
se il Governo non intenda disciplinare, attraverso una normativa chiara e precisa, il sistema del finanziamento collettivo privato, diventato importante in tutto il resto del mondo, onde evitare che nessuno acceda a tale modalità, per paura di incorrere nelle spire fin troppo oppressive di un fisco, insensibile a parere dell'interrogante alle innovazioni e al progresso sociale;
se si intenda introdurre delle misure fiscali meno rigide per i giovani che vogliono avvalersi di modalità di finanziamento collettivo, per realizzare impresa e progetti privati di rilevante importanza.
(4-05109)
BERTOROTTA, SANTANGELO, PAGLINI, CAPPELLETTI, CATALFO, SERRA, SCIBONA, GIROTTO, PUGLIA, LEZZI, MARTON, CRIMI, COTTI, DONNO, GIARRUSSO, TAVERNA, MORONESE, MORRA, BUCCARELLA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute, della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che:
da una notizia di stampa apparsa in data 18 gennaio 2016 sul quotidiano on line "Meridionews" si apprende che: «A dire se il Muos è pericoloso saranno gli americani. Rischia di concludersi con un paradosso la storia delle misurazioni delle onde elettromagnetiche nell'impianto satellitare di Niscemi. Dopo l'improvvisa sospensione dei test previsti per il 13 e 14 gennaio - decisa dalla Prefettura di Caltanissetta a causa dell'impossibilità di stabilire quali misure precauzionali prendere a tutela della popolazione -, l'ultima novità riguarda la decisione del collegio dei verificatori di basare le valutazioni esclusivamente sui dati forniti dall'ambasciata statunitense»;
da un articolo su "Siciliajournal" del 30 dicembre 2015 risulta agli interroganti, infatti, che «il collegio di periti nominati dal Consiglio di Giustizia Amministrativa ha chiesto di attivare il Muos per testare la nocività dei campi elettromagnetici sulla salute, al fine di ottenere dei dati altamente attendibili da inserire nella relazione conclusiva»;
in riferimento al collegio peritale, l'articolo di Meridionews informa che: «L'équipe - nominata a novembre dal Consiglio di giustizia amministrativa, con l'obiettivo di stabilire le conseguenze per la salute che deriverebbero dall'accensione delle tre parabole, unite alle 46 antenne della base Usa - ha giustificato la scelta con i ritardi nel reperimento della strumentazione necessaria all'Arpa per effettuare le misurazioni. Vanificando così di fatto il proprio stesso compito. Ai cinque componenti - due scienziati e tre referenti dei ministeri Ambiente, Salute e Infrastrutture - è stato dato infatti il mandato di eseguire, in modo autonomo e per conto della giustizia italiana, delle rilevazioni sul campo. Ma così non sarà, almeno per il momento. A confermarlo è una lettera inviata il 13 gennaio dalla presidente del collegio, la professoressa Maria Sabrina Sarto, al Cga»;
inoltre, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPA) della Sicilia ha «"comunicato al collegio di verificazione che alcune delle strumentazioni necessarie per lo svolgimento delle misure sono state inviate per taratura alla ditta e che i tempi necessari sono almeno di 15 giorni. Questa circostanza - prosegue Sarto - rende impossibile la programmazione di una nuova data per lo svolgimento delle misure entro il termine previsto"»;
l'articolo riporta le dichiarazioni del dottor Antonio Santamaria del dipartimento ARPA Palermo, secondo il quale «"I tempi che ci sono stati dati sono stati strettissimi. (...) Alcuni strumenti siamo riusciti a tararli entro fine dicembre, altri invece no, anche a causa delle ferie natalizie. Quando abbiamo conosciuto la data delle misurazioni - continua - non potevamo inviare alcuno strumento. Perché la prima data utile per poterli spedire alla ditta era il 7 gennaio, e sarebbe stato impossibile averli indietro in meno di una settimana"»;
considerato che:
l'ARPA Sicilia, tra il dicembre 2008 e l'aprile 2010, ha effettuato una serie di rilievi sulle emissioni di onde elettromagnetiche generate dalla stazione, e tali misurazioni hanno evidenziato il raggiungimento della soglia di attenzione indicata dalla legislazione italiana (legge n. 36 del 2001 e decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2003) nel valore di 6 V/m;
la zona di Niscemi (Caltanissetta) è già soggetta all'esposizione di onde elettromagnetiche da oltre 25 anni (stazione NRTF8, operativa dal 1991) e, in virtù di studi basati sui dati raccolti dall'ARPA Sicilia, è scientificamente fondato il timore che l'istallazione attuale superi già i limiti di legge imposti sulle emissioni elettromagnetiche;
risulta agli interroganti che la stessa ARPA, in persona del suo presidente Francesco Licata di Baucina, nel corso di un'audizione svolta all'Assemblea regionale siciliana, tenutasi nel febbraio 2013, avrebbe ammesso di non avere i dati necessari per effettuare tutte le misurazioni;
le rilevazioni delle onde elettromagnetiche, oltre a servire per individuare l'incidenza dei danni sulla salute umana, servivano per comprendere se il Muos (Mobile user objective system) possa mettere in pericolo la sicurezza del traffico aereo civile dell'aeroporto civile di Comiso (Ragusa) e aeree limitrofe;
a parere degli interroganti, non è accettabile la decisione assunta, che prevede di consegnare al Consiglio di giustizia amministrativa la relazione di verifica, unicamente sulla base dell'analisi dei dati forniti dall'ambasciata statunitense,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se corrisponda al vero che il lavoro del collegio peritale si fonderà sulle informazioni trasmesse dal Governo statunitense e che, quindi, per stabilire la pericolosità del Muos non si faranno prove sul campo, ma si guarderà alle proiezioni inserite nel progetto dell'impianto, ciò al fine precipuo di escludere impatti negativi sulla salute dei cittadini e sull'ambiente;
quali misure di competenza intendano adottare al fine di consentire nei tempi previsti la stesura della relazione di verificazione, considerati i dati attualmente disponibili e non aggiornati dall'ARPA per impedimenti sopraggiunti;
se ritengano opportuna, anche in ossequio al principio di precauzione di cui all'articolo 32 della Costituzione, la valutazione dell'ipotesi di disattendere l'accordo proposto dall'Avvocatura dello Stato per conto del Ministero della difesa, di sospendere l'attivazione del sistema Muos fin quando sarà pendente il giudizio presso il Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo.
(4-05110)
GASPARRI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
sul settimanale "l'Espresso" del 14 gennaio 2016, nell'ambito dell'inchiesta riguardante le fondazioni presiedute da esponenti politici, in riferimento alla fondazione "Italia Protagonista" di cui l'interrogante è presidente, viene affermato che: «la finalità dichiarata è difendere "i valori delle civiltà europee e dell'Occidente cristiano". Non è un proclama generico: come direttore della fondazione compare un missionario della confraternita che s'ispira al beato La Salle, Amilcare Boccuccia, e come vice un suo confratello spagnolo. Tra i soci di Italia Protagonista viene ammesso anche Alvaro Rodriguez Echeverria, esperto e uditore del sinodo 2012 in Vaticano, nonché fratello dell'ex presidente del Costarica»;
esterrefatto dall'affermazione infondata, l'interrogante ha provveduto a contattare, nella mattinata di venerdì 8 gennaio 2016, il direttore della testata giornalistica, il quale ha mostrato meraviglia ed ha garantito una celere verifica sulla notizia pubblicata dal proprio settimanale;
l'interrogante inoltre, attraverso i social network, ha pubblicamente biasimato la pubblicazione di notizie false e tendenziose;
nel corso della giornata di venerdì 8 gennaio, sul sito de "l'Espresso", è apparso un documento, rilasciato dalla Prefettura di Roma, in cui venivano riportati, quali esponenti di vertice della fondazione "Italia Protagonista", Amilcare Boccuccia, Alvaro Rodriguez Echeverria e Pedro Manuel Arrambide Iriazabal;
preso atto che "L'Espresso" asseriva di aver utilizzato documenti ufficiali, l'interrogante ha contattato, nella giornata di sabato 9 gennaio, la Prefettura di Roma, che in un primo momento ha affermato di non poter compiere celeri verifiche, poiché il sabato gli uffici erano chiusi;
dopo una più che giustificata insistenza, vista la diffusione di notizie false in riferimento alla fondazione che l'interrogante presiede, gli accertamenti sono stati effettuati nella stessa giornata di sabato;
successivamente la Prefettura, in risposta alla seguente lettera de "l'Espresso": «Gentile dottoressa Mascolo, mi scuso per il disturbo, sono il giornalista dell'Espresso che ha avuto accesso agli atti delle fondazioni conservati presso il suo ufficio. Il senatore Gasparri ha contestato la parte di articolo che riguarda la fondazione Italia Protagonista, accusandoci di aver "falsificato" i nomi degli altri tre amministratori. In realtà noi abbiamo trascritto fedelmente i quattro nomi che compaiono nell'atto che identifica gli amministratori in carica e che avevamo fotocopiato in originale nella vostra prefettura. Dopo la contestazione di Gasparri, abbiamo ricontrollato la copia in nostro possesso di tale documento, ma i nomi sono proprio quelli che abbiamo scritto: in particolare nel documento, sotto la corretta intestazione Fondazione Italia Protagonista, è riportato il numero 802, che dovrebbe essere il numero di registro assegnato a quella fondazione, e tra i quattro amministratori compare proprio Maurizio Gasparri con la carica di presidente. Le è possibile controllare nuovamente il contenuto del documento in questione e confermarci che è autentico e non contiene errori? Resto in attesa di una cortese risposta, cordiali saluti», ha inviato a "l'Espresso" e all'interrogante, il seguente testo: «La prefettura di Roma utilizza da più di dieci anni un sistema informatico dove vengono inseriti i componenti degli organi amministrativi delle fondazioni che hanno ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica con contestuale iscrizione e attribuzione di un numero d'ordine nel registro cartaceo delle persone giuridiche, secondo le disposizioni dell'art. 3 del D.P.R 361/2000. Il sistema informatico, per la prima e unica volta, da quando è in uso - più di 10 anni- ha per un mero errore tecnico, associato i componenti degli organi amministrativi di due fondazioni iscritte nello stesso giorno (6 giugno 2011), aventi un numero progressivo consecutivo ovvero l'802/2011- numero attribuito alla fondazione "Italia Protagonista"- e l'803/2011- numero attribuito ad altro ente denominato "Fondazione De La Salle Solidarietà Internazionale Onlus". In ogni caso l'atto costitutivo (redatto in data 28 luglio 2010, repertorio 67045, rogito 10084, dal notaio Giancarlo Castorina di Roma), atto ufficiale consegnato alla S.V. in copia, in data 26 novembre 2015, a seguito di formale richiesta di accesso agli atti, unitamente ad altra documentazione, nonché la documentazione contenuta nel fascicolo della fondazione Italia Protagonista, riportano correttamente la composizione del Consiglio di amministrazione della fondazione Italia Protagonista che risulta costituita da: Sig. Gasparri Maurizio presidente e rappresentante legale, Sig.La Russa Ignazio Benito Maria consigliere di diritto,Sig.ra Luciani Cristiana consigliere, Sig. Manzini Renato consigliere, Sig. Giordano Antonio consigliere»;
a giudizio dell'interrogante, la Prefettura di Roma ha ammesso, solo perché sollecitata in maniera pressante dall'interrogante, di avere commesso un grave errore,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di chi ricopra il ruolo di dirigente responsabile del registro delle persone giuridiche presso la Prefettura di Roma e se, alla luce del clamoroso errore, ritenga la persona all'altezza dell'incarico;
se il sistema informatico, a cui è stato attribuito l'errore, sia fornito da una società esterna al Ministero;
quanti casi di errori nella tenuta del registro delle persone giuridiche si siano verificati nel corso degli ultimi anni;
se, ogni volta che viene richiesto un accesso ai dati presso la Prefettura, i diretti interessati vengano informati e se, prima di rilasciare dati, questi vengano ricontrollati;
se il prefetto di Roma in carica, attese le funzioni istituzionali dell'interrogante, fosse stato informato della richiesta di accesso ai dati e delle informazioni rilasciate in merito alla fondazione "Italia Protagonista";
per quali ragioni il comunicato divulgato dalla Prefettura di Roma non sia stato pubblicato sul sito internet della medesima;
se sia consapevole del fatto che la Prefettura di Roma abbia divulgato dati errati, dando prova di approssimazione, superficialità e scarsa puntualità, certamente non consoni al ruolo importante e alle funzioni che l'ufficio di rappresentanza del Governo della Repubblica deve assolvere.
(4-05111)
CIOFFI, CAPPELLETTI, SANTANGELO, PAGLINI, MORRA, PUGLIA, BERTOROTTA, DONNO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
in data 20 ottobre 2015 il territorio comunale di Castel San Giorgio (Salerno) è stato interessato da forti fenomeni alluvionali, che hanno causato lo straripamento e la rottura degli argini del torrente Solofrana, un affluente del fiume Sarno;
tale situazione ha provocato allagamenti di terreni e abitazioni in numerose zone del territorio comunale;
lo straripamento e la rottura degli argini hanno interessato il torrente Solofrana, inquinato nelle acque sia superficiali che di falda. Per anni nel Solofrana sono transitati gli scarichi del polo conciario di Solofra, che hanno fortemente contribuito a far diventare il fiume Sarno il fiume più inquinato d'Europa;
in via precauzionale, con provvedimento sindacale n. 182 del 2 dicembre 2015, il sindaco di Castel San Giorgio ha ordinato, per un periodo di 30 giorni, il divieto di raccolta, commercializzazione e consumo di prodotti agricoli provenienti dal territorio alluvionato, nonché il divieto dell'utilizzo delle acque dei pozzi ubicati nelle zone alluvionate, sia per uso domestico, che per l'irrigazione;
considerato che l'amministrazione comunale avrebbe sollecitato l'ARPAC (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania) ad effettuare i sopralluoghi nell'area in questione; risulta agli interroganti che alla data del 12 gennaio 2016 non vi sia stato alcun riscontro;
considerato inoltre che i suddetti divieti continuano ad insistere e secondo notizie di stampa ("Puntoagronews" del 16 gennaio 2016) potrebbero riguardare anche i comuni di Nocera e Roccapiemonte, in quanto il torrente Solofrana attraversa i territori che, partendo dal comune di Solofra, arrivano fino al comune di Nocera Inferiore, interessando quindi la pianura dell'agro nocerino-sarnese, da sempre interessata da produzioni agricole di elevata qualità,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se non ritenga di dover sollecitare l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania, affinché ottemperi alla richiesta espressa da parte del Comune interessato.
(4-05112)
CALDEROLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
a seguito degli ultimi casi di legionella accertati nel carcere di Alba (Cuneo), il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha reso noto di aver "tempestivamente avviato tutte le procedure per la bonifica dell'impianto idrico della casa circondariale". Due i casi di contagio già accertati. Uno dei detenuti è ricoverato in coma farmacologico in ospedale;
in una nota diffusa da Roma, l'amministrazione penitenziaria ha precisato che, per la tutela della salute del personale penitenziario e della popolazione detenuta, il Provveditorato regionale e la Direzione generale detenuti ha provveduto al trasferimento dei 122 detenuti presso gli istituti penitenziari del Piemonte, nel pieno rispetto del principio della territorialità della pena;
al fine di tutelarne la salute, anche il personale penitenziario sarà temporaneamente reimpiegato presso altre strutture, in attesa di determinazioni sulla mobilità che dovranno avvenire in seguito ad incontri tra l'amministrazione penitenziaria ed i rappresentanti sindacali;
allo stato attuale non è possibile conoscere l'entità dei lavori e la conseguente durata, il che comporta disagi ai dipendenti, ed alle loro famiglie, che, grazie alla lunga anzianità di servizio, si sono radicati da decenni nel tessuto sociale del territorio di Alba;
meno di 2 anni fa, nel medesimo carcere, erano stati ultimati i lavori per la creazione di una struttura adibita ai detenuti collaboratori, con un costo di circa un milione e mezzo di euro, con una capienza di 34 detenuti, una delle più grandi del Nord Italia,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, essendo a conoscenza della situazione, intenda intervenire garantendo tempi certi e rapidi per il finanziamento e il completamento dei lavori che, superata la fase emergenziale, hanno necessità di interventi più marcati e strutturali, al fine di restituire sia la piena funzionalità ad una struttura fondamentale nel sistema carcerario del Nord Italia, sia per l'eliminazione dei disagi che necessariamente dovranno sopportare il personale penitenziario e loro famiglie.
(4-05113)
BENCINI, Maurizio ROMANI, MOLINARI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, nell'ambito delle proprie prerogative istituzionali, esercita attività di controllo, accertamento e verifica sulla circolazione delle merci e sulla fiscalità intera, connessa agli scambi internazionali garantendone la riscossione (IVA e dazi). Verifica e controlla altresì scambi, produzione e consumo di prodotti e delle risorse naturali soggette ad accisa, provvedendo alla riscossione della stessa. Contrasta gli illeciti di natura extratributaria, quali traffico di droga, di armi, di beni del patrimonio culturale, di prodotti contraffatti e non rispondenti alle normative in materia sanitaria e di sicurezza, nonché il commercio internazionale di esemplari di specie animali e vegetali minacciate di estinzione e protette dalla Convenzione di Washington. Tra le altre essa svolge l'attività di analisi merceologica a fini istituzionali, offre servizi nei settori dell'industria dei prodotti organici, inorganici e alimentari compresi i prodotti transgenici (OGM) e i materiali gemmologici;
il 10 giugno 2015 sono state portate a termine le operazioni di trasferimento di sede dell'ufficio dell'Agenzia delle dogane di Firenze in via S. Croce all'Osmannoro 24, a Sesto fiorentino, da via Panciatichi 17 e 14, a Firenze. La decisione di procedere a tale trasferimento presso una sede che dista soli 300 metri dalla discarica di Case Passerini e dal termovalorizzatore di prossima costruzione, sarebbe stata presa, nonostante la ferma contrarietà dei lavoratori, di tutte le sigle sindacali, degli operatori doganali e delle associazioni di categoria, che più volte e pubblicamente hanno denunciato l'incomprensibile difesa da parte dell'amministrazione doganale di una scelta unilaterale, a giudizio degli interroganti palesemente sbagliata e dannosa per l'economia di settore dell'intera regione Toscana;
a seguito delle "motivate proteste degli operatori e delle perplessità espresse dal Corpo Forestale dello Stato" sull'idoneità della nuova sede dell'Osmannoro e il suo "magazzino", lo stesso direttore interregionale per la Toscana è stato costretto a rivedere alcune delle decisioni prese, siglando il 6 febbraio 2015 un'intesa con gli operatori, la società di gestione dell'aeroporto di Firenze ed il Corpo forestale dello Stato: il servizio di sdoganamento delle merci, sottoposte a preventivo controllo, da parte del nucleo operativo CITES del Corpo forestale, dal 10 giugno 2015, non verrà più svolto dal competente Ufficio controlli allo sdoganamento, sito presso la sede della dogana dell'Osmannoro, ma dalla SOT aeroporto, reputata dagli operatori e dal Corpo forestale sede maggiormente idonea rispetto a quella dell'Osmannoro per il corretto svolgimento del servizio;
è stata mantenuta invece la decisione di trasferire le restanti attività legate all'operatività doganale e accise nella sede dell'Osmannoro, nonostante la ragionevole proposta del dirigente, responsabile dell'Ufficio delle dogane di Firenze di trasferire tutta l'operatività presso gli uffici e i magazzini dell'aeroporto, maggiormente idonei, attrezzati e disponibili ad accoglierla, evitando un'inefficiente duplicazione del servizio su 2 sedi che, nello stato attuale, porterà ad un inevitabile aumento di costi a carico dell'utenza;
considerato che, a quanto risulta agli interroganti:
secondo il parere delle organizzazioni sindacali, ciò che più preoccupa sia la dirigenza locale che gli operatori economici, nonché le organizzazioni sindacali, è che le caratteristiche della nuova sede contrastano con la necessità dell'Ufficio doganale di disporre di un magazzino in cui depositare in sicurezza merci, anche di notevole qualità e valore: la zona, segnalata dalla Questura di Firenze come altamente pericolosa per la presenza di numerose attività criminali, è anche classificata come "area sensibile già vulnerata da fenomeni di inondazione e soggetta a rischio idraulico";
sempre a detta dei sindacati, i locali destinati a magazzino non sono accessibili da mezzi di grande capienza e la piattaforma esterna per lo scarico delle merci, oltre a non essere a norma dal punto di vista della sicurezza del lavoro, non è idonea allo scopo e non può essere utilizzata per lo sdoganamento per un grave errore di progettazione;
la vicinanza con il futuro termovalorizzatore desta preoccupazione nei lavoratori per i potenziali rischi per la salute di chi presta attività lavorativa in quell'area, cosa che ha portato la ASL Firenze Nord-Ovest, competente per territorio, a prevedere per tutta la popolazione che risiede e/o lavora nell'area di ricaduta degli inquinanti un piano di sorveglianza sanitaria e di monitoraggio dello stato di salute;
la nuova sede risulta inoltre di difficile accessibilità con i mezzi pubblici (accessibilità necessaria perché molti adempimenti comportano un contatto diretto e frequente con l'ufficio) ed è collocata in una zona interessata da vasti cantieramenti;
considerato infine che:
qualsiasi scelta che risulti non felice rispetto alla logistica e alla funzionalità dell'Ufficio delle dogane di Firenze comporterà l'allontanamento irreversibile dell'utenza. In particolare, rischia di deviare su altre regioni l'attività diretta ed indiretta legata alle operazioni doganali che quotidianamente interessano, a Firenze, i prodotti dell'industria del settore dell'alta moda e della pelletteria, il settore elettromeccanico e dell'alimentare, per non parlare del mercato delle opere d'arte;
non vi sono vincoli che impongano di rivolgersi all'Ufficio territoriale per le operazioni di sdoganamento, quindi professionisti e intermediari del settore, come già annunciato dalle associazioni di categoria, indirizzeranno le aziende verso realtà doganali più facilmente raggiungibili ed efficienti in termini di infrastrutture e servizi offerti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda valutare con urgenza l'opportunità di un intervento, per quanto di sua competenza, al fine di elaborare congiuntamente con tutti i soggetti istituzionali interessati soluzioni alternative, atte ad individuare una sede idonea e decorosa per l'Ufficio delle dogane di Firenze e non penalizzante per l'utenza, gli operatori, i lavoratori e per l'erario.
(4-05114)