Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 553 del 15/12/2015

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

553a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 15 DICEMBRE 2015

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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,

indi del vice presidente GASPARRI,

del presidente GRASSO

e della vice presidente FEDELI

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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nel Resoconto della seduta n. 554 del 16 dicembre 2015
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Liberalpopolare-Autonomie: AL-A; Area Popolare (NCD-UDC): AP (NCD-UDC); Conservatori e Riformisti: CoR; Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l'Italia, Federazione dei Verdi, Moderati, Movimento Base Italia): GAL (GS, PpI, FV, M, MBI); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-L'Altra Europa con Tsipras: Misto-AEcT; Misto-La Puglia in Più-Sel: Misto-PugliaPiù-Sel; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).

Si dia lettura del processo verbale.

SIBILIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 10 dicembre.

Sul processo verbale

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo pertanto la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 9,36, è ripresa alle ore 9,57).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Colleghi, passiamo nuovamente alla votazione del processo verbale.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo nuovamente la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 10,18.

(La seduta, sospesa alle ore 9,58, è ripresa alle ore 10,18).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Passiamo nuovamente alla votazione del processo verbale.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo nuovamente la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale. (Applausi dal Gruppo M5S).

Colleghi, avviso che la seduta odierna è unica; quindi se dovesse nuovamente mancare il numero legale i nostri lavori riprenderebbero domani.

Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 10,40.

(La seduta, sospesa alle ore 10,18, è ripresa alle ore 10,40).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Passiamo nuovamente alla votazione del processo verbale.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo nuovamente la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 10,41).

Parlamento in seduta comune, convocazione

PRESIDENTE. Comunico che il Parlamento in seduta comune è convocato oggi, alle ore 19, per la votazione relativa all'elezione di tre giudici della Corte costituzionale. La chiama avrà inizio dai senatori.

Seguito della discussione e reiezione di proposte di modifica del calendario dei lavori (ore 10,42)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione sulle proposte di modifica del calendario dei lavori.

Ricordo che nella seduta antimeridiana del 10 dicembre scorso è stata data comunicazione all'Assemblea del calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo, sul quale sono state avanzate proposte di modifica.

Passiamo pertanto alla votazione della proposta della senatrice De Petris di inserire nel calendario dei lavori la discussione della mozione n. 496 sulle Ferrovie dello Stato.

Verifica del numero legale

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sulle proposte di modifica del calendario dei lavori

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea volta ad inserire la discussione della mozione n. 496 sulle Ferrovie dello Stato, avanzata dalla senatrice De Petris.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea volta ad invertire l'ordine di esame del disegno di legge di riforma della RAI e del disegno di legge delega sugli appalti, avanzata dalla senatrice De Petris.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea volta ad inserire l'esame dei disegni di legge in materia di separazione tra banche commerciali e banche di affari, avanzata dal senatore Candiani.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea volta ad inserire l'esame della mozione sull'armamento nucleare degli F35, avanzata dal senatore Giarrusso.

Non è approvata.

Passiamo alla votazione della proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea volta ad inserire l'esame dei documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Verifica del numero legale

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sulle proposte di modifica del calendario dei lavori

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea volta ad inserire l'esame dei documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, avanzata dal senatore Giarrusso.

Non è approvata.

Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo il 10 dicembre scorso e comunicato all'Assemblea.

Discussione del disegno di legge:

(2145) Conversione in legge del decreto-legge 25 novembre 2015, n. 185, recante misure urgenti per interventi nel territorio (Relazione orale)(ore 10,46)

Discussione della questione di fiducia

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2145.

Ilrelatore, senatore Lai, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

LAI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il decreto-legge recante «Misure per interventi nel territorio» è stato adottato anzitutto per garantire lo svolgimento del Giubileo straordinario voluto da Papa Francesco, con interventi che ne garantissero l'avvio nelle condizioni migliori possibili per i pellegrini ed i cittadini della Capitale, attraverso interventi mirati alla sicurezza, alla gestione straordinaria del sistema sanitario e ai trasporti urbani e periurbani.

In secondo luogo, per motivi di straordinaria necessità ed urgenza, si provvede ad interventi di carattere finanziario in favore di talune aree territoriali in situazione di criticità, come l'area di Bagnoli e la cosiddetta terra dei fuochi, nonché per consentire la valorizzazione dell'area Expo 2015 dopo la conclusione della manifestazione di carattere internazionale.

Il provvedimento contiene, inoltre, importanti misure che rivestono carattere di urgenza, fra le quali rientrano gli interventi di carattere finanziario nel settore delle infrastrutture e dei trasporti, nel settore occupazionale e per la promozione del made in Italy, nonché per l'incentivazione del volontariato nel servizio civile, per il recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, per la realizzazione di interventi nelle periferie urbane e, infine, per il sostegno del cinema e del patrimonio culturale.

Durante l'esame in Commissione, il testo del provvedimento è stato integrato con ulteriori interventi urgenti riguardanti materie già presenti, a partire da quelli mirati a garantire, per il prossimo anno, la connettività su ferro di media e lunga percorrenza attraverso la proroga per il 2016 del contratto di servizio con Trenitalia, per passare a quello legato alla equiordinazione del comparto sicurezza e difesa, fortemente atteso anche in ragione della peculiare fase che rende particolarmente sensibili i cittadini a causa del terrorismo internazionale di matrice religiosa radicale, sino allo sblocco di risorse già impegnate sin dal 2014 per l'alluvione verificatasi nel 2013 in Sardegna e delle risorse che costituiscono il cofinanziamento dei costi per personale impegnato in Calabria nei lavori socialmente utili, già discussi in sede di esame del disegno di legge di stabilità in Senato e rinviati ad altro provvedimento.

Il provvedimento in esame rappresenta, in un certo senso, un'innovazione sotto il profilo del reperimento delle risorse, per il fatto che Governo ha rilevato come certo il fatto che alcune di queste fossero state postate previsionalmente in misura eccessiva rispetto al fabbisogno reale registrato, o fossero impossibili da spendere durante il 2015; e ciò a fronte, invece, di un fabbisogno urgente per interventi territoriali attesi di dimensione regionale quanto di carattere nazionale che, al contrario, richiedevano risorse immediatamente impegnabili e spendibili. Tra questi vanno naturalmente evidenziati quelli per i quali, anche sul piano internazionale, esiste una particolare attenzione per le capacità che il Paese è in grado di mettere in campo, in particolare la celebrazione del Giubileo e anche il dopo Expo.

Per quanto riguarda il Giubileo, nell'agosto scorso il Governo ha già assunto una deliberazione per autorizzare un piano organico e coordinato di interventi. In relazione allo svolgimento del Giubileo straordinario, l'articolo 6 del decreto-legge al nostro esame prevede l'istituzione di un "Fondo per la realizzazione degli interventi giubilari" con alcune priorità: la sicurezza della città di Roma Capitale, la mobilità, il potenziamento dei servizi sanitari per gli interventi di emergenza, la tutela del decoro urbano e la riqualificazione delle periferie.

Il quadro delle iniziative urgenti per la buona riuscita del Giubileo è completato con l'articolo 7, nel quale sono previste misure per garantire un maggior presidio del territorio in occasione dell'evento ed in particolare autorizzando, per questo, l'impiego di un contingente militare aggiuntivo di 1.500 unità fino al 30 giugno 2016. La dotazione complessiva del Fondo è di circa 160 milioni, di cui 94 per il 2015 e i restanti 65 per il 2016, prevedendo l'utilizzo delle risorse non utilizzate nell'anno in corso per quello successivo, mentre ulteriori 47 milioni sono attribuiti alla Regione Lazio, specificamente per la parte legata alla mobilità e ai servizi sanitari.

Altrettanto importante, non fosse altro che per la visibilità internazionale e l'attesa sul dopo Expo, è quanto previsto all'articolo 5, con una serie di disposizioni volte a consentire innanzi tutto la valorizzazione delle aree su cui si è appena conclusa, con successo, l'Esposizione universale di Milano 2015, per un valore totale di 150 milioni di euro. Gli interventi hanno natura urgente per garantire la piena valorizzazione del sito e delle infrastrutture in esso realizzate. In particolare, si prevedono gli stanziamenti di un contributo di 80 milioni di euro per la realizzazione nell'area di un polo scientifico tecnologico in collaborazione con l'Istituto italiano di tecnologia e di un altro per un importo pari a 50 milioni di euro per la valorizzazione delle aree in uso alla società Expo SpA, anche tramite la partecipazione al capitale della società proprietaria. Infine, ulteriori 20 milioni di euro sono stanziati per contribuire alle spese sostenute per garantire la sicurezza del sito durante la manifestazione.

Il terzo intervento, atteso quanto importante anche sul piano quantitativo, é quello definito all'articolo 13, dove si prevede il rifinanziamento per l'anno 2015 del Fondo sociale per l'occupazione e la formazione, per un importo di 400 milioni di euro, da destinare al finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga. Tali risorse sono recuperate dalle economie accertate del Fondo per gli interventi per i lavoratori salvaguardati dalla riforma pensionistica. Nel dibattito in Commissione è stata rappresentata la preoccupazione che le risorse appostate per la salvaguardia degli esodati impedissero un intervento previsto in ordine a questi lavoratori. Ma è stato chiarito puntualmente che la previsione è stata formulata sulla base di una platea onnicomprensiva che poi si è ridotta durante la fase successiva di adesione dei singoli lavoratori al processo previsto. Va detto, peraltro, che l'intervento sulla Cassa integrazione in deroga era particolarmente atteso dalle Regioni, e non solo del Mezzogiorno, anche per evitare ulteriori ritardi nell'erogazione di quella che ha rappresentato in questi anni l'unica fonte di reddito per molte famiglie, intervento altrettanto urgente e necessario.

Oltre alle risorse necessarie per il Giubileo, il decreto-legge interviene su ulteriori questioni particolarmente urgenti per il carattere ambientale e territoriale che rivestono.

Nell'articolo 1 sono stanziati 50 milioni di euro da destinare all'avvio di attività non più rinviabili per la tutela della salute dei cittadini e la rigenerazione urbana del comprensorio Bagnoli-Coroglio.

L'articolo 2 prevede interventi straordinari per far fronte ad una criticità grave esistente in ordine allo smaltimento dei rifiuti in Campania, attraverso un piano straordinario per lo smaltimento dei rifiuti e la bonifica dei territori utilizzati, che viene finanziato per 150 milioni di euro, la cui responsabilità è affidata al Presidente della Regione.

Si tratta di misure volte ad affrontare una problematica, relativa al periodo 2000-2009, di mancato smaltimento di rifiuti che - lo sottolineo - ha comportato una doppia condanna dall'Unione europea e il pagamento di pesanti sanzioni, 20 milioni di euro una tantum - è quello che ha pagato il Paese - e una penalità giornaliera di 120.000 euro sino alla completa risoluzione delle inadempienze. Si tratta di risorse che sono ancora oggi messe a disposizione per dovere dal Governo per le sanzioni dell'Unione europea.

L'articolo 3 prevede l'attribuzione al Comune di Reggio Calabria di un contributo di circa 10 milioni di euro, quale ristoro dell'onere sostenuto dal medesimo Comune per il rimborso delle anticipazioni di liquidità destinate al pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione. Si tratta, in realtà, di una disposizione finalizzata a supportare il ritorno alla normalità del Comune dopo lo scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni mafiose e la successiva fase di commissariamento.

L'articolo 4 dispone, per l'anno 2015, l'incremento di 50 milioni di euro del Fondo per le emergenze nazionali, anche in seguito a nuovi eventi alluvionali che hanno colpito diverse aree del Paese.

In tema di opere pubbliche e infrastrutturali e di trasporti, il decreto-legge in esame prevede alcuni interventi che appaiono a prima vista minori, ma che sono comunque urgenti e attesi nei territori.

All'articolo 9, in particolare, viene riallineato il termine di scadenza dell'appaltabilità e della cantierabilità di opere che riguardano gli aeroporti.

All'articolo 10 vengono attribuiti alla Regione Sardegna 30 milioni di euro, per l'anno 2015, con l'impegno ad una triennalità, al fine di garantire la continuità territoriale e migliorare il sistema di collegamenti aerei da e per l'isola, perché si possa estendere il diritto alla mobilità, già finanziato dalla Regione, anche ai passeggeri non residenti per tutto l'anno, con l'applicazione degli oneri di servizio pubblico previsti dall'Unione europea.

All'articolo 11 sono previsti, per l'attribuzione di spazi finanziari nell'ambito del patto di stabilità interno, 50 milioni di euro per i Comuni che hanno compiuto interventi relativi a linee metropolitane.

Sulle tematiche sociali ed occupazionali, il decreto-legge, oltre all'intervento sulla Cassa integrazione in deroga, prevede all'articolo 12 un incremento del Fondo nazionale per il servizio civile per un importo di 100 milioni di euro, finalizzato ad aumentare il numero di giovani volontari sotto i trenta anni da avviare al servizio civile nazionale, che ha sostituito la leva obbligatoria.

All'articolo 14 sono previste misure volte ad incentivare, per un ammontare complessivo pari a 25 milioni per l'anno 2015, gli interventi manutentivi di non rilevante entità sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica, attesi da tempo per completare interventi iniziati e non sufficientemente finanziati per l'entità e la diffusione di questa esigenza. Essi, inoltre, servono a garantire un intervento sociale in aree disagiate e a scongiurare i fenomeni di degrado urbano e di occupazione abusiva di quegli immobili.

All'articolo 15 - lo sottolineo, perché ha un elemento correlato alla cronaca - sono previste misure urgenti per favorire la realizzazione di impianti sportivi nelle periferie urbane. In particolare, si prevede l'istituzione del Fondo «Sport e Periferie», con dotazione complessiva pari a 100 milioni di euro nel triennio 2015-2017, finalizzato al recupero o al completamento di impianti sportivi in aree svantaggiate dove si intende raggiungere equilibri economico-sociali attraverso le scelte e le proposte che il CONI avanzerà alla Presidenza del Consiglio.

In questo contesto ci sono importanti interventi in direzione del non profit con possibilità per gli enti locali. In proposito, la Commissione ha esteso non solo ai Comuni, ma anche agli altri enti locali, la possibilità di concedere in convenzione alle associazioni sportive gli impianti esistenti anche per una loro ristrutturazione e, quindi, per una loro regolamentazione. Ha esteso, poi, la possibilità ad associazioni e società sportive di aderire alle convenzioni CONSIP per la fornitura dei servizi utili per la gestione degli stessi impianti.

Segnalo, infine, all'articolo 8 un elemento sostanziale. Anche in questo momento, nel quale alcune rilevanti aziende di marchio italiano messe sul mercato internazionale sono acquistate o finanziate da importanti soggetti internazionali, è importante sottolineare uno stanziamento di 10 milioni per le attività del Piano per la promozione straordinaria del made in Italy.

In questo contesto, 8 milioni sono destinati alla realizzazione di campagne di promozione strategica e di contrasto al fenomeno del cosiddetto italian sounding, che consiste nell'utilizzo di denominazioni italiane per prodotti che non sono minimamente fabbricati in Italia né ad esse assolutamente riconducibili. Si tratta di una pratica che induce il consumatore non esperto, soprattutto quello internazionale, attraverso l'utilizzo di parole, colori, immagini e riferimenti geografici, ad associare erroneamente un prodotto non italiano all'Italia. E questo produce ovviamente un danno economico alle aziende ma, soprattutto, un danno di reputazione al nostro Paese.

Infine, segnalo l'incremento di 25 milioni di euro sul fronte della cultura del Fondo destinato al sostegno del cinema e del patrimonio culturale, che passa da 115 a 140 milioni di euro, il quale ne consente l'utilizzo per il credito d'imposta nel settore cinematografico e audiovisivo. Aggiungo che la Commissione ha voluto segnalare con un ordine del giorno la necessità che tali risorse vengano utilizzate in misura prioritaria nelle regioni del Mezzogiorno, che sono, peraltro, anche naturali scenari per un cinema che sia anche di richiamo internazionale per il nostro Paese.

L'articolo 17 indica le modalità di copertura che sono, complessivamente, 765 milioni di euro per l'anno 2015, 130 milioni di euro per l'anno 2016 e 30 milioni di euro per l'anno 2017.

Nel complesso, si tratta di un provvedimento che affronta soprattutto il supporto alla sicurezza e alla migliore riuscita del Giubileo della Misericordia. È davvero un palcoscenico internazionale, oltre che un momento di preghiera per molti cristiani, e di richiamo dell'attenzione alla centralità nel mondo e della loro capacità di promozione della pace delle religioni, soprattutto in questa sua fase di avvio e primo svolgimento, nel quale la macchina della sicurezza è più delicata e più alta è la tensione internazionale, con importanti risorse peraltro affidate, nella loro gestione, alle istituzioni locali con un piano concordato.

In secondo luogo, interviene - da un lato - su diverse problematiche rimaste irrisolte nel corso del 2015 e che, invece, necessitano di una risposta prima della conclusione dell'anno e - dall'altro - prevede interventi sulle tematiche, in particolare sociali. Ho citato la Cassa integrazione in deroga e la richiamo, perché è importante dare certezze alle famiglie che sopravvivono attraverso questo unico sostentamento a quella fase di crisi che, se leggiamo alcuni segnali, sembra essere nella fase di conclusione. Il Governo ha ritenuto necessario affrontare da subito dette tematiche, che hanno esigenze ed effetti per il 2015, ma vanno e oltrepassano il 2016.

Queste norme, predisposte allo scopo di rispondere ad istanze di intervento connesse alle urgenze del territorio o in termini di opere o di presidio dello stesso, sono legate tra loro anche dall'esigenza di utilizzare somme disponibili sul bilancio 2015 che, altrimenti, sarebbero finite in economia. Si tratta di una scelta - lo sottolineo - che è stata discussa in Commissione e criticata da una parte dell'opposizione, ma che - a mio parere - rappresenta sicuramente un'iniziativa che incide sulla velocità della spesa pubblica attraverso una decisione squisitamente politica e nazionale che vuole essere di indirizzo più generale per gli altri enti locali e le regioni. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali.

Ha chiesto di intervenire la senatrice Bernini per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.

BERNINI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, la questione pregiudiziale QP1 che mi accingo ad illustrare non ha purtroppo - e me ne scuso con i colleghi - la caratteristica della novità. Ma questo - ahimè - non dipende da noi.

Siamo giunti al quarantaduesimo decreto-legge del Governo Renzi. Non abbiamo nemmeno girato la boa dei due anni di Governo e già ci troviamo ad esaminare il quarantaduesimo decreto-legge, che sappiamo essere, per espresso precetto costituzionale, fondato per la sua legittimità su requisiti di necessità e urgenza, requisiti ancora una volta - colleghi, diciamolo chiaramente, e non è un vezzo - totalmente assenti.

Ringrazio il collega Lai per la sua relazione, che è stata accurata (come sempre il collega è esperto e certamente attento nelle sue elencazioni), ma che non è altro che una lista della spesa, un'illustrazione di mancette territoriali - non voglio chiamarle elettorali, perché non mi risulta che al momento vi siano elezioni in corso, salvo ignorare qualcosa che altri sanno - il cui filo rosso - e questo lo dichiara in maniera molto ingenua la stessa relazione illustrativa che accompagna il decreto-legge - è dare poco a pochi, non soddisfacendo nessuno e in totale spregio all'articolo 77 della Costituzione, che dice che tutto ciò può avvenire solamente a fronte di presupposti di necessità, urgenza e ‑ colleghi, non dimentichiamocelo ‑ omogeneità. Ciò, però, avviene anche in spregio alla nostra legge di contabilità secondo cui, a fronte di ogni norma di spesa, deve esservi una corrispondente, conseguente e chiarissima misura di copertura, cosa che in questo caso - e mai come in questo caso, colleghi - manca.

Qui abbiamo un provvedimento che ho definito mancetta territoriale - uso la parola mancetta per non usarne un'altra più sgradevole e certamente non acconcia alle orecchie sensibili dei colleghi - e che altro non è che una sorta di finanziaria mignon, una misura bonsai, che oltretutto va di pari passo con una legge di stabilità che avrebbe non potuto, ma dovuto accogliere questi provvedimenti di spesa.

Colleghi, sono dei provvedimenti di spesa. Mi rendo conto che da due anni a questa parte stiamo sistematicamente violando la Costituzione e "sputando in un occhio" del Presidente della Repubblica, il quale, quando si è insediato, ci ha raccomandato di non fare della decretazione d'urgenza, che deve essere per sua natura eccezionale, uno strumento legislativo ordinario, e aggiungendo di essere arbitro discreto se i giocatori saranno corretti. Ma qui, colleghi, i giocatori non sono corretti. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e LN-Aut e della senatrice Taverna). I giocatori si stanno comportando molto scorrettamente e questo è un provvedimento offensivo, ancora una volta, nei confronti del povero Presidente della Repubblica che, come Napolitano, è costretto a firmarlo - immagino - con approccio montanelliano.

Questo è un provvedimento di spesa che non dovrebbe essere esaminato perché viola non solo la Costituzione, ma anche il Regolamento del Senato, che - mi rendo conto, ormai è un vezzo dirlo - avrebbe in se stesso valenza costituzionale. In esso, infatti, si dice che, quando siamo in sessione di bilancio, non possiamo né nelle nostre Commissioni, né tantomeno in Assemblea, calendarizzare provvedimenti di spesa. Noi, però, lo stiamo facendo, ma che ci importa? Violiamo la Costituzione e, quindi, che problema c'è a violare un semplice regolamento parlamentare?

È vero che il comma 12 dell'articolo 126 del Regolamento stabilisce che, a fronte di assoluta indifferibilità, è possibile calendarizzare, anche in contemporanea alla sessione di bilancio, provvedimenti di spesa. Colleghi, c'è un piccolo particolare: avete sentito l'elencazione del collega Lai, che va della bonifica della zona di Bagnoli (non è esattamente un tema di bruciante attualità) al finanziamento della città di Reggio Calabria? Qualcuno mi deve spiegare perché si dà a Reggio Calabria qualcosa che non si elargisce ad altre città italiane, dove spesso le condizioni sono le stesse. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Anzi, forse alcune città italiane si trovano, in maniera decisamente più incolpevole, in condizioni molto peggiori. Si dà all'Expo e alla valorizzazione di una zona, sui cui presupposti di valorizzazione e modalità di progettazione nulla è dato di sapere a questo Parlamento ignorato e bistrattato. Si passa attraverso un Giubileo della Misericordia per arrivare alle ecoballe della Campania, a provvedimenti per lo sport nelle periferie, e mancette al cinema e al servizio civile volontario. Devo aggiungere altro, colleghi?

Stiamo parlando di provvedimenti indifferibili? Noi stiamo parlando di una stratificazione indegna di provvedimenti, di una modalità normativa indegna che penalizza tutti noi, colleghi. Noi stiamo andando di pari passo, con questo indecente provvedimento che offende insieme la Costituzione, il Presidente della Repubblica e tutti noi, a una legge di stabilità come mai si è vista in natura, su cui noi abbiamo dovuto negoziare disperatamente qualche euro, chiedendo che venissero accolti emendamenti dell'opposizione, come sempre ignorati (per mancanza di copertura, ci è stato detto).

Alla Camera, al contrario, stiamo obesizzando la legge di stabilità, trasformandola in qualcosa che non è mai stata nella storia della Repubblica italiana, inserendo provvedimenti di una importanza, di una gravità, di una consistenza spaventosa. È il caso dei provvedimenti sulle quattro banche che hanno impoverito categorie di risparmiatori (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e della senatrice Taverna) o sugli intermediari finanziari. Sono provvedimenti che non devo nemmeno elencare e che sono tutti di spesa.

Colleghi, con questo decreto-legge noi siamo andando di pari passo con una legge di stabilità in deficit, sempre più in deficit, che si fonda su una clausola di flessibilità europea. È una legge di stabilità che parte dal deficit dell'1,4 per cento, veleggia sul 2,2 per cento e si assesta adesso sul 2,4 per cento. Pensate a quanto sia obesizzata, a quanto sia diventata elefantiaca in un passaggio parlamentare totalmente unilaterale, perché noi a questo non abbiamo minimamente partecipato. Noi ci stiamo abituando a fare gli osservatori non partecipanti (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, M5S e CoR), e non solo noi dell'opposizione, ma anche voi della maggioranza. Colleghi, ricordiamoci che questo è un precedente drammatico: noi stiamo osservando uno scempio delle prerogative del Parlamento senza fare alcunché.

Io invito soprattutto voi, colleghi della maggioranza, a fare una riflessione su questo, perché noi subiamo democraticamente la minoranza dei numeri e, quindi, altrettanto democraticamente dobbiamo accettare che, pur votando contro, questo voto contrario non abbia valore. Colleghi, siamo di fronte ad una finanziaria bonsai, mignon - lo è questo vergognoso provvedimento mancetta - che si accosta indebitamente ad una legge di stabilità che di mignon non ha nulla e che sta diventando un elefante, finanziato in deficit su di una clausola di flessibilità che l'Europa non ci ha ancora autorizzato. Non abbiamo ancora l'autorizzazione dell'Europa a sforare il parametro.

A fronte di tutto questo, colleghi, vi invito ancora una volta a considerare che siamo oltre la violazione e l'offesa delle prerogative parlamentari. Qui stiamo correndo dei rischi, dei seri e importanti rischi di delegittimazione della nostra attività, che peraltro agli occhi dei terzi, a chi ci guarda da fuori, ha comunque una sua rilevanza. Noi condividiamo tutte le responsabilità degli atti del Governo. Quando si sente parlare, sui giornali o nei programmi televisivi, di quello che succede, sulla legge di stabilità si parla di una legge non solo del Governo, ma del Governo e del Parlamento e, quindi, la responsabilità è condivisa.

Mai come ora vi dico di prestare attenzione, perché il modus operandi è sempre quello di imporre autoritativamente provvedimenti di spesa finanziati in deficit o con tagli lineari (nel caso di questo decreto-legge sugli enti locali addirittura con tagli lineari) che si dicono finanziati con rimasugli del bilancio 2015, che si dice - e questo farebbe il fil rouge - di non voler fare andare in economia. È un ulteriore sprezzo delle prerogative parlamentari, perché ci è stato detto che non esistevano residui attivi del bilancio 2015.

Ripeto che ancora una volta il Governo assume degli atteggiamenti in spregio alle prerogative parlamentari, finanzia provvedimenti con delle poste non garantite, non sicure, che il nostro servizio di bilancio sistematicamente ci segnala, su di un merito assolutamente incostituzionale perché non basato su presupposti di necessità e urgenza e, comunque, disomogeneo.

Per tutti questi motivi, il Gruppo di Forza Italia chiede che non venga esaminato il provvedimento. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, M5S e CoR).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo «Antonio De Curtis» di Roma, che stanno assistendo dalle tribune ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2145 (ore 11,13)

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Candiani per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, abbiamo presentato la questione pregiudiziale QP2 perché riteniamo vi siano ampi e importanti profili di incostituzionalità nel decreto-legge in esame, dettati dal fatto che lo stesso manca totalmente dei presupposti di necessità e urgenza previsti, invece, dall'articolo 77 della Costituzione. E ancor peggio, è un provvedimento che manca totalmente di omogeneità.

Signor Presidente, correva la fine dell'anno 2013 quando l'allora segretario del Partito Democratico scrisse un comunicato stampa con il quale impose il decadimento di un decreto-legge che era in conversione: si chiamava "salva Roma". Era un decreto-legge eterogeneo, che mescolava le mele con le pere e metteva tutto, in modo tale che non si capisse quale fosse il contenuto. In quel caso si gridò allo scandalo, perché si trattava di un decreto-legge che mancava di omogeneità e dei presupposti di necessità ed urgenza, e venne lasciato decadere, per scelta del Partito Democratico. Sono passati pochi mesi, poco più di un anno, e ci troviamo con la stessa persona, che oggi riveste il ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale, con sprezzo della Costituzione, propina questo decreto-legge che tutto ha tranne i presupposti di urgenza e di necessità e l'omogeneità.

Signor Presidente, non ci deve stupire il fatto che stiano uscendo scandali nel Paese, che intrecciano la politica di Governo con interessi loschi nel mondo della finanza, perché sono le stesse modalità che ritroviamo in questo decreto-legge, che si presenta con un'immagine e ne contiene un'altra. Interventi urgenti per il territorio: ma quali interventi urgenti, se si parla delle ecoballe e dei rifiuti che sono nel territorio campano dal 2009? Ma quali urgenze, se si parla di made in Italy, mettendo voci di spesa di milioni di euro quando mancano poco più di due settimane alla fine dell'anno? Questi soldi non saranno mai spesi. Ma quale omogeneità degli stessi provvedimenti, se si inseriscono interventi che danno al CONI funzioni improprie, quasi fosse arbitro di decidere quali interventi debbano essere meritori di finanziamento e quali no, in sprezzo a qualsiasi regolamento, mescolandoli insieme agli interventi per il Giubileo?

Mi chiedo, allora, signor Presidente qual è la finalità che sottende a questo provvedimento. Certamente è una finalità clientelare, che ancora una volta caratterizza la politica di questo Governo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut); una finalità clientelare che, ancora una volta, il Partito Democratico vuole portare in queste Aule, facendo credere ai cittadini di agire con interventi d'urgenza per risolvere problematiche con provvedimenti che il territorio attende da tempo, creando discriminazione.

Signor Presidente, mi si deve spiegare dove sono la necessità e l'urgenza nel lasciare in mano al Comune di Reggio Calabria, che ha sforato anche questa volta i conti, soldi che spetterebbero a tutti i Comuni e che invece vengono messi a disposizione solo di quell'ente, in sprezzo a qualsiasi rispetto per i sacrifici sostenuti da tutti gli altri per rispettare il Patto di stabilità.

Signor Presidente, nel testo in esame non ci sono per niente i presupposti di necessità e urgenza. Riteniamo che questo modo di fare non possa che portare a bocciare il provvedimento e che, per tali ragioni, non si debba procedere all'esame dello stesso. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Bruni per illustrare la questione pregiudiziale QP3. Ne ha facoltà.

BRUNI (CoR). Signor Presidente, non ritorno su molte delle considerazioni svolte dai colleghi in precedenza, in particolare dalla collega Bernini, perché sono tutte condivisibili. Mi limito a dire che è brutto doversi trovare in quest'Aula a richiamare, ancora e per l'ennesima volta, un lungo elenco di pronunce della Corte costituzionale o - come diceva il senatore Candiani - di moniti di ex Presidenti della Repubblica che oggi siedono qui, forse immemori, per dover ricordare, a me stesso prima che a voi, che la forma di governo di questo Paese continua ad essere quella della democrazia parlamentare.

La difesa delle regole costituzionali, che si distingue dal mero e fisiologico contraddittorio politico, non dovrebbe essere prerogativa delle sole minoranze parlamentari, bensì obiettivo condiviso, poiché si traduce nella salvaguardia della democrazia; quella democrazia che oggi tocca a noi difendere, ma che, in un regime di alternanza, domani potrebbe toccare a voi dell'attuale maggioranza.

Nel comprendere l'imbarazzo umano e politico di chi tra voi, per ordini di scuderia, è chiamato a volgere lo sguardo altrove, credo che l'importanza di questo fondamentale valore imponga all'intero Parlamento ed oggi a questa Assemblea, trasversalmente, senza distinzione alcuna tra maggioranza e minoranza, un'assunzione di responsabilità e una manifestazione di coraggio, a prescindere da calcoli opportunistici che riguardano le singole misure del decreto-legge.

Siamo tutti consapevoli che il principio della separazione dei poteri è stato accolto nel nostro ordinamento, anche in una forma temperata. Nondimeno ricordo che le interferenze dell'Esecutivo nell'espletamento dell'attività legislativa non possono e non debbono mai tradursi nell'espropriazione stabile e permanente delle prerogative costituzionali del Parlamento. Dall'inizio dell'epoca Renzi, però, il Governo ha emanato ben 71 decreti-legge, di cui 70 già esaminati dalle Camere, così determinando una grave crisi del fisiologico assetto costituzionale dei rapporti tra Governo e Parlamento nell'esercizio della funzione legislativa. A riprova di quanto detto, si considerino le rilevanti difficoltà sul piano della programmazione dei lavori parlamentari, connesse all'esigenza di dedicare gran parte del tempo disponibile per la discussione di tali provvedimenti.

In una simile situazione di crisi dei rapporti tra poteri dello Stato, il decreto-legge oggi in esame costituisce ulteriore emblematico esempio di come non dovrebbe agire l'Esecutivo. Non occorrono fini giuristi per comprendere la completa disomogeneità delle materie trattate dal provvedimento in esame: si va da misure per l'area Bagnoli - Coroglio ad interventi per il volontariato civile, da misure per il recupero dell'edilizia residenziale pubblica a quelle per il cinema e la cultura, per non parlare dell'intervento concernente i lavoratori socialmente utili (LSU) della Calabria. Tutto questo viene poi mascherato, agli occhi dell'opinione pubblica, dagli articoli 6 e 7, riguardanti il Giubileo: dunque, per l'opinione pubblica, quello al nostro esame è il decreto sul Giubileo, per quanto se ne occupi solo in due articoli su 17.

Il gran numero di misure, tra loro estremamente eterogenee, costituisce indice alla stregua del quale verificare l'evidente carenza del requisito della straordinaria necessità e urgenza di provvedere. Lo ha detto anche il relatore, senatore Lai: le altre erano misure relative ad interventi che si volevano programmare e varare entro il 2015. Lascio, quindi, a voi giudicare se siamo in presenza del requisito di straordinaria necessità e urgenza. Infatti, ai sensi del secondo comma dell'articolo 77 della Costituzione, i presupposti per l'esercizio senza delega della potestà legislativa da parte del Governo riguardano il decreto-legge nella sua interezza, inteso come insieme di disposizioni omogenee per la materia o lo scopo. La scomposizione atomistica della condizione di validità prescritta dalla Costituzione si pone in contrasto con il necessario legame tra il provvedimento legislativo urgente e il «caso» che lo ha reso necessario, trasformando il decreto-legge in un ammasso di norme assemblate soltanto da mera casualità temporale.

Come premesso inizialmente, però, non ho alcuna intenzione di declamare la lunga serie di pronunce della Corte costituzionale, che peraltro avallano quanto detto, e neppure riportare le altre che evidenziano come la legge di conversione, quale «legge funzionalizzata alla stabilizzazione di un provvedimento avente forza di legge», non possa mai sanare l'originaria difformità del decreto alla normativa Costituzionale di riferimento.

Dovete proprio attendere, quindi, la prevedibile reazione ex post del giudice costituzionale per prendere atto di quanto sto dicendo? Volete, quindi, continuare con questa cieca pervicacia ad ignorare l'evidenza?

Noi del Gruppo Conservatori e Riformisti pretendiamo che sia il Parlamento a fare il Parlamento: non il Governo, né tantomeno la Corte costituzionale. È per questo che, in via pregiudiziale, chiediamo che non si proceda all'esame dell'odierno provvedimento, perché incostituzionale per evidente contrasto con l'articolo 77 della Costituzione, ma anche e soprattutto perché vogliamo che sia il Parlamento, nell'esercizio delle sue ordinarie prerogative costituzionali, a vagliare la capacità di resistenza nell'ordinamento del provvedimento che si accinge ad emanare, senza attendere che sia nuovamente la Consulta a porre un ulteriore sigillo d'incapacità sull'operato delle Camere.

Per i motivi sin qui esposti, insistiamo nella pregiudiziale di incostituzionalità, che ho testé illustrato.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, noi voteremo a favore delle questioni pregiudiziali. Infatti, nonostante l'applicazione di cui ha dato prova il relatore, anzi, proprio dalla relazione stessa del senatore Lai, che ha descritto minuziosamente i tantissimi interventi contenuti nel decreto-legge in esame, si palesa ancora più l'incostituzionalità del provvedimento ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione. Tuttavia, per la verità - mi rivolgo alla senatrice Bernini - in fondo questa è un'innovazione, perché ormai da anni eravamo abituati al fatto che dopo la legge di stabilità (o la legge finanziaria di un tempo) arrivava il famoso decreto milleproroghe, che di fatto era un decreto omnibus. Questa volta è stato anticipato e prima dell'approvazione definitiva della legge di stabilità, di fatto, ci ritroviamo con un decreto-legge che non può che definirsi omnibus, quindi i presupposti di omogeneità sono palesemente inesistenti.

Vorrei ricordare che il testo in esame reca 18 tipi di interventi, alcuni dei quali nel merito potrebbero anche essere condivisibili. Penso per esempio agli interventi per il Giubileo, che certamente sono anche urgenti, ma ci chiediamo come mai si sia aspettato così tanto tempo per varare il provvedimento, atteso che il decreto-legge sul Giubileo in realtà doveva essere emanato molto tempo prima. A questo riguardo potremmo discutere a lungo della scelta fatta dal Governo, perché il Papa ha dato l'annuncio del Giubileo della Misericordia ormai molti mesi fa, quindi c'erano tutte le condizioni per potersi muovere in tempo, non creando le difficoltà in cui tutti oggi ci troviamo.

Vi è poi una serie di interventi che francamente vanno oltre la disomogeneità: mi riferisco a 18 tipi di misure, a partire da quelle per il Comune di Reggio Calabria. Premetto che altri emendamenti che abbiamo presentato, ad esempio sui lavoratori socialmente utili, della stessa urgenza e rilevanza anche dal punto di vista sociale e occupazionale sono stati dichiarati addirittura inammissibili, ma questo è il mistero che ogni volta accompagna questo tipo di intervento.

Vi sono poi alcune disposizioni palesemente non urgenti. Vogliamo parlare del contributo al CONI, che tra l'altro con queste risorse dovrebbe realizzare impianti sportivi nelle periferie urbane? C'era bisogno di un decreto-legge in cui tra l'altro si affida tutto al CONI senza che non solo il Parlamento ma neanche le amministrazioni locali possano indicare o articolare le priorità di intervento? Potremmo continuare così, ad esempio, sulla continuità territoriale per la Sardegna: una misura che noi certamente condividiamo, ma è da molto tempo che poniamo tale questione e certamente l'urgenza era accertata ormai da moltissimo tempo. Quindi, a nostro avviso, vi era bisogno di un intervento molto più strutturato. Potrei poi continuare con le disposizioni per il cinema.

Torno a ripetere che alcuni interventi possono anche essere condivisibili, ma nell'insieme si tratta di 18 misure disomogenee, alcune delle quali chiaramente non urgenti, perché potevano essere tranquillamente inserite in altri provvedimenti molto più omogenei. È come se vi fosse una sorta di continuazione: già il disegno di legge di stabilità nel primo passaggio al Senato è stato un po' caratterizzato da una serie di microinterventi.

Evidentemente non bastavano e si è ravvisata, da parte del Governo, una sorta di necessità di ulteriori interventi e microinterventi, per mezzo di un decreto-legge. Una volta c'era la legge Mancia; oggi sono cambiate la disposizione e le modalità, ma alla fine arriviamo sempre allo stesso punto.

Questo è il quarantaduesimo decreto di questo Governo. Francamente, da parte nostra, riteniamo quasi superfluo ripresentare ogni volta una questione pregiudiziale, perché questa è diventata la modalità normale con cui si fanno le leggi e si decide il tipo di interventi, espropriando ancora una volta quasi completamente il Parlamento. Sappiamo tutti quanti come finiscono nella maggior parte dei casi questi decreti: sono disomogenei e non urgenti, quindi in palese violazione dell'articolo 77, e finiscono tutti quanti nello stesso modo, cioè con il Governo che porrà quasi sicuramente la fiducia anche su questo decreto-legge (e così l'iter è completo). Questa è diventata l'unica ed esclusiva modalità con cui in questo Paese si legifera, espropriando totalmente il Parlamento, nella legge di stabilità, nei decreti, nelle leggi ordinarie, nei disegni di legge di riforma complessiva, nelle deleghe.

Questa è esattamente la modalità cui ormai siamo sottoposti quotidianamente e per questo voteremo a favore delle pregiudiziali di costituzionalità. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

TONINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, vorrei fare solo una rapida considerazione, in particolare rivolta ai colleghi che hanno sollevato le questioni di costituzionalità rispetto ai presupposti di necessità ed urgenza del decreto. Nessuno dei colleghi ha messo in evidenza forse la caratteristica più importante di questo provvedimento, che naturalmente può essere discussa, in quanto tutto è oggetto di discussione in questa Assemblea. Essa riguarda proprio la copertura di questo provvedimento, che è, per la grande maggioranza delle risorse impiegate (sono risorse significative, perché siamo vicini al miliardo di euro), a valere sul bilancio 2015. Quindi, i presupposti di necessità ed urgenza derivano da questo elemento, che naturalmente potrebbe, esso sì, essere oggetto di discussione; potrebbero cioè essere oggetto di discussione le modalità con le quali impiegare, fino all'ultimo centesimo, tutte le risorse di cui dispone il bilancio 2015.

Naturalmente questo rientra nell'ambito di una filosofia che il Governo sta seguendo in questa fase, che mira a favorire la ripresa della crescita, con una certa tenacia e con una certa determinazione. Si cerca quindi di non lasciare nulla di intentato per favorire la crescita, anche la messa a disposizione di tutte le risorse che stanno nel bilancio 2015, con tutti gli elementi di rischio che questo comporta e che sono stati messi in evidenza nella discussione, molto seria ed approfondita (anche se rapida), svoltasi in Commissione bilancio. Vorrei pregare in particolare la collega Bernini, che ha fatto come sempre un intervento molto serio ed appassionato, di tenere presente questo rilevante aspetto.

Ci sono poi un'urgenza e una necessità di materia. Ad esempio, tanti colleghi hanno citato la questione del Giubileo: semmai in questo caso siamo in ritardo e non c'è tempo da perdere. Ma l'elemento cruciale di questo decreto è proprio il punto di cui parlavo prima e questo lo rende complementare rispetto alla legge di stabilità, che com'è noto riguarda il bilancio dell'anno prossimo, mentre invece questo decreto insiste sul bilancio 2015 e cerca di utilizzare - per obiettivi sui quali non ho sentito grandi obiezioni di merito, perché di per sé, visti uno per uno, sono tutti obiettivi difficilmente discutibili rispetto agli interessi del Paese - tutte le risorse che ancora si trovano nelle pieghe del bilancio 2015. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della questione pregiudiziale.

Verifica del numero legale

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2145

PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1), dal senatore Centinaio e da altri senatori (QP2) e dal senatore Bruni e da altri senatori (QP3).

Non è approvata.

DE PETRIS (Misto-SEL). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Rossi Maurizio. Ne ha facoltà.

ROSSI Maurizio (Misto-LC). Signor Presidente, vorrei anzitutto fare una breve osservazione sul tema del finanziamento all'Istituto italiano di tecnologia (IIT), ricordando che proprio in Commissione lavori pubblici avevamo sottolineato come l'investimento che andrà alla città di Milano è certamente positivo e non deve intendersi come un ulteriore scippo alla città da Genova, dove l'IIT è presente da molti anni, quanto piuttosto come un allargamento dell'area geografica di operatività dell'Istituto. Quando si parla della Silicon Valley ci si riferisce ad un'area grande e non certo piccola: allo stesso modo, occorre un collegamento tra l'IIT di Genova e quello di Milano, con ciò configurandosi il finanziamento in esame come estremamente positivo per le due città.

Un altro tema affrontato nel provvedimento in esame, che desidero sottolineare, riguarda la continuità territoriale. La città di Genova e la Liguria sono ormai totalmente isolate. Da quando la compagnia Vueling non garantisce più il collegamento aereo tra Genova e Roma in concorrenza con Alitalia, i biglietti sono arrivati a costare 900 euro, creando veramente l'isolamento della Liguria. Gli agenti marittimi non hanno più partecipato alle assemblee a Roma perché non si possono costringere 10, 15 persone a spendere 900 euro per un volo aereo.

Sottolineo la gravità della situazione della Liguria anche a causa della presenza del binario unico nella Riviera ligure di Ponente. Molto grave è anche la situazione del cosiddetto Terzo valico dei Giovi: si parla tanto di un terzo valico finanziato, ma non ne vedremo la luce prima di otto, dieci anni. In questo momento il collegamento tra Genova e Milano è garantito da treni vergognosi che impiegano un'ora e quaranta minuti. C'è un'Italia che va ad alta velocità, collegando le città di Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli, a fronte di aree del Paese a bassa velocità come, appunto, la Liguria. Addirittura, il collegamento tra Genova e Roma è garantito da treni che impiegano cinque ore, mentre si potrebbero impiegare tre ore e trenta minuti passando da Firenze.

La Liguria non riesce più ad andare avanti in queste condizioni, essendo totalmente penalizzata sotto i profili del turismo e dell'insediamento di aziende. Addirittura ci sono aziende che pensano di andarsene da Genova proprio a causa della totale mancanza di collegamenti. In questo senso è fondamentale che alla Liguria venga riconosciuta l'esigenza di continuità territoriale così da poter accedere ai fondi pubblici delle Regioni che in futuro verranno magari stanziati per garantire adeguati collegamenti. Cito, in proposito, un documento del Servizio studi della Camera dei deputati dove si legge che la continuità territoriale non è assolutamente relativa solo alle isole, che ne hanno ovviamente il massimo diritto e la necessità assoluta.

Infatti, in questo disegno di legge, la Sardegna giustamente riceve ulteriori fondi per migliorare la sua situazione estremamente critica, ma il documento della Camera ricorda che la continuità territoriale, intesa come capacità di garantire un servizio di trasporto che non penalizzi cittadini residenti in territori meno favoriti, si inserisce nel quadro più generale di garanzia dell'uguaglianza sostanziale dei cittadini e di coesione di natura economica e sociale promossa in sede europea. Il trasporto, infatti, se da un lato si configura come attività di tipo economico e dall'altro come elemento essenziale del diritto alla mobilità, previsto all'articolo 16 della Costituzione, costituisce un servizio di interesse economico generale e quindi - punto importante - tale da dover essere garantito a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro dislocazione geografica.

In tal senso ho preparato un ordine del giorno (che presenterò in seguito, per quanto ritenga di averlo già fatto con questo breve intervento), con il quale chiedo che venga riconosciuta la mancanza di continuità territoriale alla Regione Liguria. Contrariamente, infatti, non sarebbe possibile utilizzare fondi pubblici per eliminare detto problema, perché diventerebbero aiuti di Stato illegittimi, mentre se il Governo riuscisse ad ottenere in Europa il riconoscimento di zona senza continuità territoriale per la Liguria, gli aiuti di Stato diventerebbero autorizzabili e legittimi.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granaiola. Ne ha facoltà.

GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, data la ristrettezza dei tempi, chiedo di poter consegnare il testo del mio intervento, limitandomi ad esprimere gli argomenti cui tengo maggiormente.

Con questo provvedimento si intende rispondere a più di una urgenza, con interventi diversi ma legati tra loro, come si afferma nella presentazione e come ci ha ricordato anche il senatore Tonini, da un fil rouge costituito «dalla volontà di utilizzare somme disponibili sul bilancio 2015, evitando che vadano in economia». Intento lodevole visti i tempi, primo perché permettere che accada il contrario sarebbe un lusso che non ci possiamo permettere e secondo perché - nonostante alcune perplessità, soprattutto di carattere metodologico, sulle quali vorrei porre l'accento - gli interventi previsti in questo disegno di legge riguardano azioni ed opere che comunque avranno una positiva ricaduta direttamente in diversi territori, in termini di opere o di presidio dei territori stessi.

I primi due articoli riguardano interventi urgenti di risanamento ambientale e rigenerazione urbana: il primo è un intervento di risanamento ambientale nel comprensorio di Bagnoli-Coroglio; il secondo, sempre nella Regione Campania, a seguito dell'onerosa condanna inflitta all'Italia dalla Corte di giustizia europea per l'inadempienza in materia di «ecoballe» e trattamento dei rifiuti urbani. Due questioni di grave criticità, che sicuramente richiedono misure straordinarie ed urgenti. Non posso fare a meno di constatare, comunque, che alla fine, in qualche modo, così facendo, si finisce sempre per premiare l'urgenza derivante da una colpa: una logica, quella dell'urgenza colpevole, che in questo Paese sembra non terminare mai.

Invece di investire per promuovere o premiare scelte, storie e comportamenti virtuosi, di fatto, ci troviamo costretti a rimediare a situazioni conclamate di degrado ambientale ed urbano. Così stando le cose non posso fare a meno di domandarmi anche in base a quali studi, a quale graduatoria di priorità si risponda.

Vorrei perciò richiamare l'attenzione dell'Assemblea sull'importanza della «cultura della verifica» intesa come strumento fondamentale per valutare sia la concretezza e fattibilità dei progetti che i loro esiti. Una corretta individuazione degli obiettivi, delle strategie da porre in campo ed una adeguata valutazione sono a mio parere gli strumenti da mettere in campo per contrastare gli sprechi e le inefficienze, o peggio comportamenti illegali. E sono sicuramente il modo migliore perché le risorse messe in campo non vadano sprecate.

Gli stessi richiami alla concretezza, alla precisione, alla puntuale definizione degli obiettivi, all'individuazione dei soggetti beneficiari ed alla valutazione dei risultati mi sembra possano valere anche per l'articolo 6, in particolare al comma 2 con il troppo generico riferimento, alla fine del comma, al sistema dei servizi sanitari. Forse sarebbe stato meglio essere più puntuali e precisi, considerando anche il fatto che stiamo ragionando di un intervento finalizzato alla buona riuscita di un grande evento come il Giubileo e ad un settore, quello sanitario, in profonda sofferenza specie sul fronte dell'emergenza (basta pensare alla situazione dei pronto soccorso).

Esprimo invece un certa perplessità per quanto formulato con l'articolo 15 e per il fatto che non sia stato richiesto il parere alla Commissione cultura, sport e turismo. Il titolo dell'articolo 15: «Misure urgenti per favorire la realizzazione di impianti sportivi nelle periferie urbane» mi sembra abbia ben poco a che vedere con il reale contenuto. Intanto il rapporto tra «attività sportiva agonistica nazionale e cura delle aree urbane svantaggiate» non è molto chiaro. In sostanza, l'articolo è tutto centrato sulle strutture per attività agonistiche a carattere nazionale. Ovviamente non ho niente contro il CONI e le attività agonistiche di livello elevato e professionistico, ma se questo è il tema forse sarebbe stato molto meglio trattarlo come tale senza ingenerare altre aspettative.

Chiedo di allegare la restante parte del testo scritto del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà.

LUCIDI (M5S). Signor Presidente, colleghi, intervengo in discussione generale e, trattandosi di un ennesimo decreto omnibus, farò un intervento omnibus. Illustrerò alcune posizioni sull'articolo 5 e, quindi, Expo e poi sull'articolo 6, più inerente al Giubileo, che è l'articolo che dà il titolo a questo decreto.

Non abbiamo avuto ancora il tempo di riprenderci dalla sbornia di Expo che interveniamo ancora con dei nuovi finanziamenti per questa società. Dico questo perché ancora non sono noti i numeri legati a questo evento. Non sappiamo ancora con precisione, non avendo numeri certificati, le reali affluenze a questa manifestazione. Qualcuno sta facendo anche confronti con i dati naturali della città di Milano. L'attrazione turistica standard della città di Milano si attesta su svariati milioni di presenze ogni anno. Questa andrebbe confrontata con il risultato dell'evento Expo.

Sono intervenuto anche a livello emendativo sull'articolo 5 sostanzialmente per due aspetti. Innanzitutto, siamo a valle di questa manifestazione e non abbiamo avuto nessun resoconto. Non mi riferisco soltanto ai dati sulle affluenze, ma anche a quello che ci eravamo promessi qualche mese fa, ormai qualche anno fa. Uno dei primi atti che discutemmo in questa sede fu l'Atto Senato 576, relativo al decreto-legge 26 aprile 2013 n. 43. Sostanzialmente in questo decreto-legge c'era scritto che la sostenibilità ambientale dell'evento Expo era garantita dalla sostenibilità energetica dei padiglioni permanenti. In questo momento non sappiamo il dato effettivo sui padiglioni permanenti o temporanei. Soprattutto questa compensazione energetica avrebbe avuto effetto sulla non sostenibilità dell'evento in fase di costruzione. Un bilancio energetico complessivo sull'evento Expo sarebbe per noi opportuno e soprattutto doveroso in termini di legge perché nel 2013, nell'Atto Senato 576, ora legge n. 71 del 2013, si dichiarava la sostenibilità dell'evento. Per noi sarebbe estremamente importante che venisse certificata questa sostenibilità anche in termini di padiglioni permanenti o temporanei.

Quindi, vogliamo avere un bilancio ambientale su quello che è stato l'evento. Sempre allo stesso articolo si fa riferimento alla disponibilità di circa 80 milioni di euro per l'Istituto italiano di tecnologia. Ma questo si fa, a mio modo di vedere, in maniera abbastanza imbarazzante. Si chiede che l'Istituto italiano di tecnologia, a fronte di un finanziamento di 80 milioni di euro, rediga un progetto per i prossimi anni per l'area Expo.

Ora, chi ha frequentato e frequenta ancora i laboratori universitari e le aule universitarie, i gruppi di ricerca e i centri di ricerca universitari italiani chiaramente legge queste frasi come uno schiaffo, perché 80 milioni di euro a fronte di un progetto sono veramente uno schiaffo morale per tutta la classe scolastica universitaria. Il pensiero va subito alle migliaia di ricercatori italiani che, per vedersi approvare i loro validissimi progetti di ricerca, devono espatriare o sudare le famose sette camicie.

Noi abbiamo semplicemente chiesto un ripensamento, a fronte anche di critiche abbastanza evidenti sullo stesso Istituto italiano di tecnologia che, con un contributo annuo di 100 milioni di euro, sappiamo non avere la stessa efficienza dei nostri dipartimenti universitari. Molto recentemente è stato presentato uno studio del Politecnico di Bari, che raffrontava l'efficienza dell'Istituto italiano di tecnologia con il Politecnico stesso, relativamente ad un finanziamento addirittura doppio rispetto a quello dell'IIT, considerando anche il fatto che il Politecnico di Bari deve sostenere altre spese, che vanno dalla normale didattica a tutta la manutenzione e gestione ordinaria delle strutture ad esso associate.

Questo punto per noi è stato estremamente critico. Il tutto poi a fronte di una efficienza scientifica davvero bassa, perché il costo scientifico per questo Istituto è estremamente alto rispetto anche a molti altri nostri Istituti di ricerca e Dipartimenti universitari. Ciò che abbiamo chiesto, quindi, è qualcosa di estremamente semplice, ossia che nei progetti che vedranno coinvolta l'area Expo siano coinvolti di diritto le università italiane e i centri di ricerca italiani, perché è lì che risiede il baricentro culturale del nostro Paese. Quindi, primariamente, dobbiamo rispetto a questi enti.

Altro elemento importante di discussione, più territoriale, è relativo all'articolo specifico sul Giubileo. Giubileo significa, innanzitutto, un appuntamento mondiale di carattere religioso, principalmente confinato nella capitale, quindi a Roma e nella Città del Vaticano. Accanto a questo, però, è assolutamente prevedibile che ci sia un flusso di turisti, di pellegrini e di devoti indiretto, cioè inizialmente diretto verso la capitale, ma poi deviato verso altre mete.

Io ho segnalato, semplicemente, che esistono almeno due mete in Italia, sicuramente subordinate alla capitale Roma ma di primo livello. La prima è Assisi, patria di San Francesco di Assisi, il patrono d'Italia. Lo stesso attuale Papa ha preso il nome da San Francesco. Pertanto, Assisi sarà sicuramente investita da una quantità molto significativa di turismo.

Accanto abbiamo la città di Cascia, che ha dato i natali a Santa Rita, che anche noi, con grande soddisfazione ma anche un po' di sorpresa, abbiamo scoperto essere la santa donna più pregata al mondo. Questo fa sì che, nella Regione Umbria, soltanto per queste due realtà, arrivino circa 4 milioni di turisti l'anno.

In questa fase storica, con il Giubileo straordinario, ma anche per situazioni contingenti e internazionali, vi è quindi necessità di attenzione anche per questi luoghi, non soltanto in termini di sicurezza ma anche in termini di viabilità. Sappiamo infatti che le persone che si spostano hanno anche delle difficoltà.

Quindi, oltre ai turisti, abbiamo anche persone anziane. Questo è stato l'intervento specifico per il decreto in esame.

È stato presentato poi un ordine del giorno, accolto in Commissione, che ringrazio, assieme al Governo, per avere avuto questa attenzione. Noto dal fascicolo che è stato presentato anche un altro ordine del giorno sullo stesso tema, relativamente ad un aspetto leggermente diverso. Preannuncio che ne chiederò la sottoscrizione se, stanti le questioni regolamentari o istituzionali, dovessimo arrivare alla fase di votazione. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stefani. Ne ha facoltà.

STEFANI (LN-Aut). Signor Presidente, con questo breve intervento vorrei sottolineare le gravi problematiche insite non solo in questo provvedimento, ma in un sistema che vige, e non da poco, in tutta Italia. In questo decreto-legge, dove si vogliono accomunare materie completamente disparate, come si è voluto rilevare con le censure di incostituzionalità, vi sono anche misure che riguardano bonifiche di siti inquinati. Non si comprende come mai solo per alcune ipotesi vi sia la necessità e l'urgenza, dimenticando forse che in tutto il territorio italiano e anche nel territorio del Veneto purtroppo - e sottolineiamo purtroppo - ci sono siti caratterizzati da un fortissimo inquinamento per i quali sono necessari urgenti interventi di bonifica.

Vi sono situazioni anche drammatiche per certi versi e purtroppo sono numerosissime, perché l'industrializzazione e forse anche un modo di fare impresa negli anni Settanta, che ha cercato di sorvolare sulle possibili conseguenze dell'utilizzo di certe sostanze e materiali, hanno portato a certe situazioni. A Vicenza ricordo in particolare un caso di inquinamento di falde acquifere, il caso di Tezze sul Brenta, dove l'ex Galvanica, che è andata poi in fallimento, ha lasciato un sito fortemente inquinato da cromo esavalente. Questo ha intriso il suolo per almeno 25 metri di profondità e ha provocato, con le acque piovane, una percolazione continua sino ad andare a contaminare la falda. Ci sono state anche sentenze di condanna, tra l'altro con pene lievissime, nei confronti di chi ha causato questo disastro, ma il disastro non si conta solo nel numero dei morti che purtroppo si sono annoverati nel tempo, ma nelle conseguenze che continuano a procrastinarsi.

Di fronte ad una situazione come quella di un'azienda fallita, il Comune di Tezze sul Brenta è stato costretto a fare fronte alla messa in sicurezza in stato di emergenza, prevedendo una sorta di barriera idraulica per evitare la percolazione all'interno della falda. Per tenere in vita questa barriera idraulica occorrono almeno 600.000 euro all'anno solo per cercare di evitare che continui la contaminazione. Un intervento decisivo è possibile soltanto con un progetto di bonifica, che c'è ed è molto complesso, perché stiamo parlando di situazioni veramente gravi. Per chi ha avuto la possibilità di visitare questa fabbrica, fa inorridire cosa è stato fatto e con che mancanza di senso civico.

Cerchiamo di riconquistare questo senso civico ora, in quest'Aula, di fronte a tali problematiche. Per questo progetto operativo sono necessari più di dieci milioni di euro. Per adesso sono stati previsti stanziamenti anche da parte della Regione, ve ne sono stati da parte della Provincia, ma è necessario integrarli. È necessario ed urgente.

Per questa ragione noi, come Gruppo della Lega Nord, abbiamo proposto un ordine del giorno al riguardo, proprio per sollecitare tutti a chiedersi: vogliamo fare dei decreti-legge in cui ci mettiamo dentro tutto? Allora perché Bagnoli e non Tezze sul Brenta o un'altra miriade di ipotesi?

Per questa ragione, noi l'abbiamo proposto. Speriamo di poter arrivare al voto su questo ordine del giorno e che non vi sia, come si ventila, un'eventuale fiducia anche su questo provvedimento: sistema che noi, come sempre, osteggiamo e ritenendolo non conforme, adeguato e dignitoso per quest'Aula. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Padua. Ne ha facoltà.

PADUA (PD). Signor Presidente, anch'io la prego di accogliere la richiesta di poter consegnare il testo scritto del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

PADUA (PD). Vorrei puntualizzare alcuni aspetti che stanno particolarmente a cuore a me ed anche a questo Governo, che riguardano soprattutto gli aspetti sociali. In questo provvedimento è infatti molto attenzionato l'aspetto sociale sia sulle opere pubbliche che infrastrutturali, che avranno sicuramente degli affetti positivi sulla nostra collettività. Buona parte dell'articolato affronta tematiche sociali ed occupazionali e fanno pendant con quanto è in itinere relativamente alla legge di stabilità, che guarda con molta attenzione alla povertà e all'esclusione sociale. Per la prima volta ne abbiamo parlato approfonditamente per garantire l'attuazione di un piano nazionale organico. Lo scopo auspicato è che l'utilizzo di tali risorse possa realmente fornire strumenti concreti ed utili per politiche sociali e strutturali rivolte ai meno abbienti.

Mi pareva opportuno rilevare in questa sede come le scelte per combattere l'esclusione sociale e la povertà si possano collegare con questo decreto. Ad esempio, all'articolo 12 si stabilisce un incremento del Fondo nazionale per il servizio civile di 100 milioni di euro, per aumentare il numero dei volontari. Se buona parte del provvedimento prevede, quindi, un aumento dei presidi territoriali per esigenze di maggiore sicurezza, l'obiettivo di tale norma si presta maggiormente ad una lettura di stampo sociale.

Non vi sono solo esigenze legate alla sicurezza, peraltro indispensabili e indifferibili in questo momento, perché c'è anche un'occasione preziosa per andare oltre tale visione emergenziale e allargare le vedute, come è giusto che sia, anche nei riguardi nei nostri giovani. L'utilizzo di queste risorse consente di venire incontro alle richieste di un numero di ragazzi, in continua crescita, che chiedono di partecipare a progetti di servizio civile nazionale.

Il servizio civile è un modo di difendere la Patria, non solo dal punto di vista prettamente fisico o territoriale, e si pone in stretta relazione con la condivisione di valori comuni e fondanti il nostro ordinamento. Tale opportunità, quindi, rivolta a giovani dai diciotto ai ventotto anni, che consente di dedicare un anno della propria vita a favore di un impegno solidaristico verso la collettività e il bene comune, può essere il momento d'avvio, quello propulsivo, per esperienze concrete in vari ambiti, che spaziano dall'assistenza alla protezione civile, dalla cura e protezione dell'ambiente alla promozione culturale. Si tratta quindi di un'occasione per costruire una comunità nuova, fatta di relazioni nuove, di attenzione alle persone più fragili, per mettere una pietra e costruire quella terra degli uomini, non soltanto legata al contingente, al piccolo, al localistico; un intervento per guardare da un più ampio spettro con uno sguardo di speranza in un momento in cui il mondo ha tanto bisogno di speranza per stare vicino a chi è soggetto ad una maggiore fragilità.

Ancora, all'articolo 14 del decreto sono previsti interventi manutentivi sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica, al fine di garantire l'immediato utilizzo degli alloggi sfitti da parte dei soggetti in situazioni sociali disagiate e scongiurare quindi fenomeni di degrado urbano e occupazione abusiva.

Le Regioni avevano comunicato che la dotazione finanziaria fosse insufficiente in relazione al fabbisogno concreto, ed è quindi stato deciso di aggiungere risorse ulteriori. Tali fondi sono di immediato utilizzo e gli interventi edilizi previsti consentiranno il recupero, in tempi brevi, di circa 1.500 alloggi di edilizia residenziale, oltre ai 4.500 recuperabili con le risorse in corso di distribuzione.

Mi avvio alla conclusione citando la realizzazione di impianti sportivi nelle periferie urbane. Tanto si è parlato, in questo anno, di periferie, sembra quasi un fil rouge: ne parla il Santo Padre, il nostro collega, senatore Renzo Piano, tutti gli esperti. Da lì si comincia a ricostruire, dalle periferie. Lo sport è certamente uno strumento aggregante, di grande crescita ed inclusivo.

Termino il mio intervento con una nota che non vuol essere polemica verso il Governo, ma di auspicio e di rinforzo. Sono lieta che si siano trovate le risorse per la continuità territoriale della Sardegna, isola importantissima e fondamentale nella crescita del nostro Paese. Ma altrettanto auspico - avevo presentato un emendamento in questo senso - che si possa riconoscere anche per un'altra isola maggiore, la Sicilia, dove spostarsi diventa praticamente quasi impossibile, perché i treni sono ancora quelli dell'Unità nazionale (anche se si sta facendo molto per le grandi città) e le periferie sono praticamente inavvicinabili per i comuni cittadini. Ho presentato un emendamento per aiutare a garantire la mobilità anche per questi cittadini oltre che per le altre realtà fragili. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bocchino. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-AEcT). Signor Presidente, vorrei cominciare il mio intervento denunciando un fatto gravissimo avvenuto durante l'iter in Commissione di questo decreto-legge: la Commissione 7a alla quale appartengo non ha emanato un parere, né l'ha calendarizzato. Riassumo brevemente i fatti. Signor Presidente, questo provvedimento è stato calendarizzato dalla Commissione bilancio, in sede referente, martedì 1° dicembre e il termine ultimo per gli emendamenti presso la stessa Commissione è stato fissato alle ore 19 dello stesso giorno. Il giorno dopo, mercoledì 2 dicembre, presso l'Ufficio di Presidenza della mia Commissione ho denunciato questo fatto, lamentandomi con il presidente Marcucci, il quale non ne sapeva nulla e si è impegnato a mandare una lettera formale alla Presidenza del Senato per protestare per quanto accaduto, che a mio parere è già gravissimo.

Ma, signor Presidente, è ancora più grave (e credo che anche il presidente Tonini debba intervenire su questa faccenda) considerato che questo decreto‑legge contiene alcune norme che impattano direttamente sugli ambiti di competenza della nostra Commissione: c'è il tax credit per cinema, in merito al quale stiamo discutendo un disegno di legge in questi giorni in Commissione; c'è una parte che riguarda gli impianti sportivi per le periferie; ma, soprattutto, signor Presidente, al comma 2 dell'articolo 5, annidato e nascosto nel comma di uno dei tanti articoli di questo decreto-legge, vi è un provvedimento che qualifica, a mio parere in modo allarmante e inquietante, la politica della ricerca che questo Governo sta portando avanti.

Infatti, nel comma 2 di questo articolo sono previsti i famosi 80 milioni di euro che il Governo destina all'Istituto italiano di tecnologia per la realizzazione di un polo di ricerca e innovazione nell'area Expo a Milano. Questo provvedimento, annunciato con il solito stile del tweet da parte del nostro Presidente del Consiglio, scavalca in un colpo solo sia il proprio Ministro dell'istruzione, che non ho sentito intervenire al riguardo, sia tutte le università pubbliche e gli enti pubblici di ricerca che insistono nell'area metropolitana di Milano. Badi, signor Presidente, che il finanziamento che in questo testo è stato previsto, gli 80 milioni di euro, è quasi pari alla somma che in legge di stabilità - che in questo momento si sta discutendo alla Camera - viene destinata, in maniera cumulativa, alla totalità delle 70 università italiane e dei 12 enti pubblici di ricerca vigilati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per il famoso piano di assunzioni straordinario (i 1.000 più i 500); lo dico tanto per darle l'idea della grandezza di cui stiamo discutendo, pari a quello che è stato previsto di erogare a tutte le università e a tutti gli enti pubblici di ricerca.

Vorrei ora sgombrare il campo, signor Presidente, dalle inutili polemiche riguardo ai meriti scientifici: non ho nulla contro l'IIT, che fa una buona ricerca, come e quanto moltissime università ed enti pubblici di ricerca italiani. Il punto, quindi, non è il merito scientifico e non sono neanche gli 80 milioni di euro: per carità, ben vengano 80 milioni di euro in un polo di ricerca e di innovazione. Non è questo il punto, ma un altro: qual è l'idea della politica della ricerca del Governo e del Ministro della ricerca di questo Governo? Da quello che io vedo, l'idea che si ha di politica della ricerca è, in primo luogo, strozzare e far affondare le università e gli enti pubblici di ricerca, che negli ultimi cinque anni sono stati oggetto di tagli, cumulativamente, per più di un miliardo di euro; i pochi soldi che ci sono - che naturalmente tutti vorremmo fossero di più - vanno a una fondazione di diritto privato, creata nel 2003 da Tremonti, i cui vertici sono di nomina esclusivamente politica e che ha goduto di un finanziamento pubblico stabile di circa 100 milioni di euro dalla sua costituzione fino ad oggi; per giunta aumentati di 3 milioni di euro con la stessa legge di stabilità.

Ebbene, qual è l'idea di politica della ricerca? Qual è il ruolo delle università e degli enti pubblici di ricerca che questo Governo ha in mente per sviluppare e per rendere questo Paese una società basata sulla conoscenza? Da quello che vedo io, il risultato è completamente sbagliato. Si prediligono fondazioni di diritto privato, i cui vertici sono nominati in maniera politica, e si tarpa tutto il mondo universitario, che affoga continuamente sotto la scure di tagli e di contenimenti della spesa. Non solo: le università e gli enti pubblici sono soggetti anche ai vincoli delle regole della pubblica amministrazione, mentre tale fondazione da tali vincoli è esente.

Mi riallaccio ora alla parte iniziale del mio intervento, signor Presidente.

Credo che la 7a Commissione del Senato avesse il diritto di intervenire su questo importantissimo aspetto, riguardante le politiche della ricerca, ma ciò non è stato fatto. Quindi mi appello a lei, signor Presidente, per fare luce e chiarezza su quello che è accaduto nell'iter del provvedimento in esame, durante il passaggio nelle varie Commissioni permanenti. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ceroni. Ne ha facoltà.

CERONI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, quando, tra poco, verrà posta dal Governo la questione di fiducia sul provvedimento in esame, arriveremo alla quarantaquattresima questione di fiducia. La richiesta continua di fiducia su ogni provvedimento di fatto esautora e viola profondamente i principi cardine della democrazia, che sono il dibattito e il confronto, finendo per trasformare il Parlamento in mero ratificatore di atti già decisi dal Governo. Se si sottraggono i dati relativi alla ratifica dei trattati internazionali, la percentuale dei voti di fiducia, per blindare i testi di legge, supera il 70 per cento. È degno di nota ricordare come la questione di fiducia sia stata posta anche sulla legge elettorale, il che rappresenta un'anomalia di indubbio rilievo, mai riscontrata in nessuna parte del mondo.

C'è poi il continuo ricorso alla decretazione d'urgenza. Ad oggi, sono esattamente 45 i decreti-legge presentati dall'Esecutivo in meno di due anni, ad un ritmo di due decreti-legge al mese. L'articolo 77 della Costituzione e la legge n. 400 del 1988 stabiliscono in maniera chiara che il decreto-legge è un atto di natura primaria ed eccezionale, che si assume in situazioni di straordinaria necessità ed urgenza e che il contenuto debba essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 12,10)

(Segue CERONI). Il provvedimento che stiamo esaminando viola completamente questi principi. Credo dunque che una maggiore prudenza e una migliore attenzione alle prerogative parlamentari sarebbero auspicabili e doverose, perché quando un Governo é in caduta libera nel consenso e nettamente minoranza nel Paese, dovrebbe avere più rispetto e considerazione del Parlamento e delle opposizioni. Inoltre, si deve constatare la disinvolta violazione dei Regolamenti delle Commissioni, che si riuniscono mentre sono in corso discussioni e votazioni in Assemblea, la cosiddetta cangurazione degli emendamenti, l'artificio di riformulare le proposte emendative per evitare che possano risultare a firma di un rappresentante dell'opposizione. Ci troviamo davvero in una situazione imbarazzante. Allo stesso modo, è imbarazzante la spiegazione data dal Presidente della 5a Commissione, senatore Tonini, per giustificare l'urgenza del decreto-legge in esame, che è quella di impegnare un miliardo di euro entro la fine dell'anno. Se tale cifra rimanesse nelle casse dello Stato, non sarebbe male, visto che siamo il terzo o il quarto Paese più indebitato al mondo.

Se il Giubileo è stato indetto da papa Bergoglio il 13 marzo del 2015, come si fa a decretare d'urgenza, nove mesi dopo, per intervenire sul decoro e la sicurezza della città di Roma? Dove siete stati fino ad oggi? Essendo anche un amministratore di lunga data, mi pongo un ulteriore problema: di solito prima si trovano le risorse e poi si impegnano. Dunque, gli interventi sul decoro della città di Roma, sono già stati realizzati, visto che dovrebbero essere antecedenti all'apertura dell'Anno Santo? Dunque, queste risorse servono per sanare debiti fuori bilancio già realizzati? Oppure tali interventi devono ancora essere realizzati? In tal caso, però, gli interventi per il decoro di Roma si realizzerebbero a Giubileo chiuso. Oppure si tratta di un pretesto, per coprire i buchi di bilancio ormai insuperabili del Comune di Roma?

Al di là del merito del provvedimento, signor Presidente, ciò che mi preme sottolineare è proprio questa sempre più assidua ambizione dell'Esecutivo a farsi legislatore. Ancora una volta dobbiamo constatare come questo Governo sia del tutto inadeguato, dedito alla propaganda, ossessionato dal consenso, disposto e propenso a violare le norme che regolano la vita democratica del nostro Paese pur di portare avanti i suoi disegni. Dobbiamo constatare un atteggiamento sempre più prepotente ed arrogante: voi potete fare tutto. Non so che fine hanno fatto i custodi della legalità di questo Paese, i difensori della Costituzione e delle leggi, ma sono improvvisamente spariti.

Per concludere, il decreto-legge in esame dimostra ancora una volta che il Governo pensa, decide e fa, ma pensa in ritardo, decide in maniera sbagliata e fa il contrario di quello che serve al Paese. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: debito pubblico che galoppa verso livelli impensabili e insostenibili, crescita inesistente, disoccupazione a livelli tragici. Fateci il piacere, prima che sia troppo tardi. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bellot. Ne ha facoltà.

BELLOT (Misto-Fare!). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, oggi in Aula discutiamo la conversione in legge del decreto-legge n. 185 del 2015, un ennesimo provvedimento la cui urgenza, esaminando il testo, sfugge ai più, mentre è ben evidente l'abuso di questo strumento. Come già precedentemente evidenziato anche negli interventi di miei colleghi, a nulla è valso il richiamo del Presidente della Repubblica, che, come in altre situazioni, era volto a far sì che questo Governo agisse nel rispetto dei ruoli, lasciando al Parlamento il giusto diritto di operare nelle forme che gli competono. Si tratta di un abuso che il Parlamento subisce già nell'assegnazione dei provvedimenti alle competenti Commissioni: infatti, anche tempi e modi di esame in Commissione bilancio sono stati veramente celeri e non accettabili.

Il provvedimento reca 18 articoli che confermano la disomogeneità del provvedimento. Esso tratta, infatti, materie slegate tra loro, alla faccia dei principi di semplificazione e trasparenza legislativa, per non parlare dei requisiti di necessità e urgenza che stentano a essere riconosciuti, anche se sono essenziali per un decreto-legge. Sembra molto più un provvedimento milleproroghe, una manovrina bis dopo il disegno di legge di stabilità, il cui esame è ora in corso alla Camera, ma che qui in Senato come opposizione abbiamo voluto portare avanti con collaborazione e con una chiarezza d'intenti per arrivare in Assemblea. Come dicevo, si tratta di un provvedimento omnibus che lede le prerogative parlamentari, una conferma dell'ingerenza del Governo quando troppo spesso alterna decretazione d'urgenza e voto di fiducia, oppure, come in questo caso, li utilizza entrambi, perché questa sarà la fine che farà il provvedimento in esame.

Tornando al testo, visto che sul metodo ormai è tutto ben chiaro, mancano interventi progettuali risolutivi. Siamo in presenza di misure disorganiche che non risolvono problematiche annose, come quella di Bagnoli o l'emergenza rifiuti in Campania, e talmente urgenti che ormai si portano avanti da un decennio; inoltre, attraverso questo provvedimento si cerca solo di tamponare il problema con risorse finanziarie e non con progettualità, quindi con risposte che portino a chiudere queste problematiche annose.

Vorrei poi parlare del fatto che improvvisamente a fine anno si scoprono - scusatemi il termine - risorse rinvenienti da presunti risparmi e della fretta di destinarle, come se ci fosse solo una parte di Paese che riappare sempre d'improvviso. Pensiamo quindi ai lavoratori che vanno tutelati, ma solo i lavoratori socialmente utili della Calabria, come se gli altri di questo Paese, delle altre Regioni, non avessero gli stessi diritti o le stesse difficoltà. Perché siano differenti ancora non è dato saperlo.

Come dicevo, si tratta di un provvedimento omnibus che passa dal Giubileo della Misericordia per arrivare all'edilizia residenziale pubblica, al servizio civile o alle aree Expo da ridestinare. Tornando ai lavoratori, merita ancora attenzione il maltolto al fondo esodati, cui sono state sottratte le rimanenze per riversarle sul Fondo sociale per l'occupazione e la formazione, lasciando gli esodati senza speranza per le salvaguardie attese, lavoratori purtroppo già raggirati in precedenza con la legge Fornero che li ha massacrati, e rimasti senza lavoro, senza un futuro economico e ora senza la speranza di rientrare in nuove salvaguardie.

Parliamo poi del sostegno al made in Italy. Con l'articolo 8 si destina un ulteriore finanziamento di 10 milioni di euro nel 2015 per la promozione del made in Italy invece di adottare, dopo quanto è stato deciso nel disegno di legge di stabilità, interventi restrittivi che lo tutelino in maniera definitiva e costruttiva, dando alle imprese quel fiato di cui necessitano.

Andrebbe infatti rivista la gravità delle perdite per i nostri produttori, affrontando nello specifico il problema, riconoscendo e tutelando le nostre eccellenze; pensiamo ad esempio all'agroalimentare, per non parlare di altri prodotti, di cui non mancano purtroppo gli esempi in questo argomento.

Dalle infrastrutture ai trasporti - dicevo - fino al settore occupazionale, per arrivare ad interventi per riqualificare le periferie urbane. Di tutto e di più. Molte problematiche vengono affrontate senza essere approfondite, in un insieme caotico, quando avrebbero invece meritato singolarmente un approfondimento ed interventi specifici, magari risolutivi, tramite provvedimenti condivisi anche con l'opposizione; tali interventi, attraverso un lavoro costruttivo frutto di condivisione e di confronto, avrebbero potuto dare risposte efficaci e definitive.

Si prevede il potenziamento del servizio ferroviario regionale solo per la regione Lazio, con 47 milioni di spesa, come se nel resto del Paese non ce ne fosse bisogno, non ci fossero difficoltà e non esistessero dei limiti o delle discrepanze per la viabilità su rotaia, che ovviamente non è al top in buona parte del Paese. Io penso che dovreste fare un giro, magari nella mia Provincia che è interamente montana, per capire i disagi e i ritardi quotidiani che lavoratori, studenti e pendolari subiscono tutti i giorni, da veri pellegrini, senza doversi recare a Roma per il Giubileo, ma recandosi semplicemente a fare il loro dovere.

Un collega parlava prima della continuità territoriale. Bene, se si devono garantire i servizi per le aree svantaggiate, io credo che, a questo punto, ci siano delle aree che rimarranno sempre svantaggiate a confronto di altre, che continuano a non vedere risorse, per poi arrivare probabilmente a non avere nemmeno delle risposte concrete. Con questo non intendo sicuramente la Sardegna, per la quale condividiamo l'intervento e speriamo che anche lì ci siano dei ragionamenti fatti in maniera organica. Purtroppo la mia Provincia non ha linee metropolitane; forse, se le avessimo avute, ci avreste dato delle risorse. Lo dico con ironia, che non guasta in questo momento, in cui i territori stanno veramente morendo.

Un'altra questione riguarda i 50 milioni per il Fondo emergenze nazionali. Si tratta di una misura condivisa, ma a proposito della quale ricordo, anche in questo caso, che servono interventi per tutta quella parte di Paese che ha subito calamità ed emergenze, non ultime le aree venete del Veneziano (pensiamo a Mira, Dolo e Pianiga) oppure del Bellunese, con le frane in Cadore, ad Acquabona o a San Vito di Cadore, dove purtroppo ci sono state anche tre vittime.

Mi avvio alla conclusione con un ultimo passaggio a proposito dell'articolo 15, che riguarda gli impianti sportivi nelle periferie urbane. Si tratta di una proposta sicuramente importante, frutto della volontà di riqualificare le aree urbane periferiche quali aree urbane degradate; infatti questo potenzia semplicemente quelle aree che voi avete già evidenziato all'interno di questo articolo. Dopo aver approvato un ordine del giorno che andava nella direzione di intervenire anche sulle strutture sportive a supporto delle scuole, nel provvedimento che precedeva questo in Commissione, ora, con un emendamento presentato sempre in Commissione bilancio, è stato bocciato direttamente questo impegno preso una settimana fa.

Signor Presidente, in questo modo non vengono sicuramente rimossi gli squilibri economici e sociali o, se vengono rimossi, ciò avviene solo per alcune periferie, dimenticando le altre aree disagiate e dimenticando il grande squilibrio che soffrono quelle grandi realtà che vivono in zone morfologicamente complicate, costose ed onerose per la quotidianità. Invece si finanzia un Fondo nuovo, "Sport e periferie", legato nella sostanza all'attività sportiva agonistica nazionale - il termine "agonistica" ne rende l'idea - e solo in apparenza quindi si va nella direzione delle aree svantaggiate.

Insomma, appare chiaro l'uso di risorse con interventi disorganici, che non trovano in buona parte la nostra condivisione, se non per poche misure in esso contenute. Condanniamo da parte nostra la scelta della fiducia - la quarantaduesima, come qualcuno ha già sottolineato - che purtroppo si prospetta per l'ennesima volta, a sfregio del lavoro parlamentare, e che sicuramente fra poco verrà confermata.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fasiolo. Ne ha facoltà.

FASIOLO (PD). Signor Presidente, il presente disegno di legge in votazione in Aula contiene un'ampia e copiosa rassegna di interventi necessariamente eterogenei, ma tutti legati alla comune logica della necessità e dell'urgenza, per la destinazione e per la messa a frutto delle somme disponibili a bilancio 2015, finalizzate alla realizzazione di interventi di bonifica ambientale, alla valorizzazione di aree dismesse, infrastrutturali e di rigenerazione urbana, di presidio e sicurezza per l'evento giubilare straordinario.

Ancora, il provvedimento interviene in materia di promozione del made in Italy, dello sport e del cinema e per il finanziamento del Fondo nazionale per il servizio civile, cui ha fatto riferimento la collega Padua, e del Fondo sociale per l'occupazione e la formazione. Direi, quindi, che si tratta di un provvedimento del fare e non delle chiacchiere.

Vorrei soffermarmi in particolare sul contenuto dell'articolo 5 del decreto-legge, che intende raccogliere con determinazione ed orgoglio l'eredità vincente, e non la sbornia, come qualcuno ha detto poco fa, di Expo Milano 2015, per valorizzarne concretamente i frutti dopo aver dimostrato che l'Italia sa essere sempre all'altezza degli impegni internazionali che assume, come nel caso dell'Esposizione internazionale.

È fondamentale che il patrimonio materiale ed immateriale lascito di Expo trovi un'ambiziosa e nuova sfida che prenda vita proprio con questo provvedimento. Occorre valorizzare un sito straordinario che ha accolto il mondo e che il mondo ha conosciuto con oltre 20 milioni di visitatori, attraverso la realizzazione di una grande scommessa culturale per il futuro delle nuove generazioni che diffonda i valori di Expo. Questo è il senso del provvedimento in esame: dar vita anche ad un centro di ricerca e sviluppo che ambisca a diventare polo di riferimento mondiale per lo studio delle nuove tecnologie applicate al miglioramento della qualità della vita. Cultura, innovazione, tutela del patrimonio ambientale ed artistico, educazione alimentare e al benessere e cura delle malattie degenerative avranno un luogo di eccellenza in cui i migliori ricercatori scambieranno i loro saperi e le loro ricerche.

Il primo contributo è pari a 150 milioni di euro: 50 milioni per le attività di valorizzazione delle aree di Expo, 80 milioni attribuiti al più volte richiamato Istituto italiano di tecnologia per la realizzazione di un progetto scientifico di ricerca, 20 milioni quali contributo dello Stato al concorso degli oneri di sicurezza del sito Expo.

È scritto chiaramente nel provvedimento che, con riferimento alla ricerca condotta dall'Istituto italiano di tecnologia, occorre sentire gli enti territoriali e le principali istituzioni scientifiche interessate. Ripeto: c'è scritto ed ampiamente lo rimarco.

Ho voluto ricordare qualche numero perché troppo spesso nel passato si sono enunciate splendide idee sulla carta, non sostenute però da adeguate risorse finanziarie. Mi avvio alla conclusione, visto il poco tempo rimasto a disposizione. La discontinuità che il provvedimento segna rispetto al passato è totale.

Per quanto riguarda il settore agroalimentare, è importante il finanziamento al contrasto del fenomeno dell'italian sounding. Nel 2012 il Censis ha quantificato i danni derivanti da contraffazioni ed imitazioni: la perdita di un valore aggiunto è stimata in 5,5 miliardi di euro e sono ben 110.000 i posti di lavoro a tempo pieno non attivati a causa del mercato dei prodotti contraffatti; il valore delle mancate riscossioni ed imposte dirette, indirette e derivate si attesterebbe sui 4,6 miliardi di euro. A questi dati occorre anche aggiungere danni di natura non direttamente economica. La lotta alla contraffazione, e gli investimenti per sostenerla, è veramente significativo ed è un bene che il Governo lo ritenga, come fatto nel disegno di legge in esame, una priorità.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore di Otranto, in provincia di Lecce, che stanno seguendo i lavori dell'Assemblea, in questo momento impegnata nella discussione generale. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2145 (ore 12,26)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Milo. Ne ha facoltà.

MILO (CoR). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei partire da una considerazione. Il testo in esame obbliga ad un grande sforzo di comprensione con riguardo non soltanto all'impianto generale, ma anche alla presunta bontà di intenti o allo spirito di iniziativa da cui dovrebbe scaturire.

Proverò ad illustrare alcune delle questioni critiche che ci siamo trovati a constatare, al netto della consapevolezza che molte altre sono quelle sollevate da questo decreto-legge e che rimarranno irrisolte.

Partirei innanzitutto da una considerazione preliminare in merito al titolo del decreto-legge recante «misure urgenti per interventi nel territorio» su cui mi si consenta di porre almeno all'attenzione di quest'Aula qualche perplessità circa il conferimento inopportuno, e a tratti finanche grottesco, del carattere di urgenza a norme che di urgente hanno ben poco.

Mi riferisco, ad esempio, al vergognoso sciupio di 10 milioni di euro previsto dall'articolo 8 relativo al made in Italy ma anche all'articolo 14 che stanzia 25 milioni per il recupero di immobili per l'edilizia residenziale pubblica laddove il tema della casa dovrebbe essere cifra programmatica per un Governo di centro-sinistra e non un'emergenza estemporanea, e ancora ai fondi di ordine assolutamente non straordinario previsti dagli articoli 12 e 13 rispettivamente per il servizio civile e per l'occupazione e la formazione.

È evidente che per la loro stessa contraddittorietà si tratta di interventi che suscitano tutti più di qualche perplessità in merito agli effettivi caratteri di urgenza, se non altro perché allorquando si è trattato di discutere, in occasione della recente stabilità, di ben altre e legittime priorità come un piano di sviluppo per il Mezzogiorno, ci pare di ricordare che le necessarie risorse fossero state dichiarate non altrettanto facilmente reperibili.

Ora che la legge di stabilità è in fase di discussione alla Camera, ci permettiamo di tornare ad insistere su questo punto, tanto più alla luce del fatto che, molto evidentemente, il vero criterio legislativo di questa maggioranza non è il contenuto quanto la paternità della firma, perché altrimenti non ci spiegheremmo lo scippo di iniziative di cui siamo stati senz'altro vittime dal momento che risulta approvato l'emendamento 7.39 con cui il Governo recepisce, in parte, le nostre proposte sul Mezzogiorno. Saranno forse valse le nostre recriminazioni sul tema? Ben venga, se così fosse, se non altro nell'unico interesse del Mezzogiorno del nostro Paese.

Tuttavia, colleghi, anche in questo caso ci troviamo a constatare un successo a metà di questo Governo, che ogni volta lancia il sasso e tira prontamente indietro il braccio. Il credito d'imposta per gli investimenti al Sud, per esempio, poteva, con tutta evidenza, essere ritoccato al rialzo nell'incentivo, soprattutto per le piccole imprese al fine di favorire capillarmente il Mezzogiorno e rendere possibile avviare una serie di nuove iniziative in favore dei giovani. L'impostazione era la nostra, dunque i numeri - ahimè - per questo Governo sono al ribasso. Avremmo apprezzato che il furto di idee fosse almeno pedissequo.

Quanto poi all'altra nostra proposta, quella della decontribuzione fiscale sulle assunzioni nelle regioni meridionali, allo stato attuale il Governo fa sapere, sempre in sede di legge di stabilità alla Camera, che nel tentativo di reperire i fondi adeguati, rimanda ad una verifica degli importi individuabili nell'ambito del Fondo per lo sviluppo e la coesione, quindi ci rimanda alla primavera.

Ora, fermo restando che è inaccettabile che le misure per il Sud si riducano ad un panem et circenses, sappiamo bene che non è questione di disporre o meno di concrete sacche di risorse, quanto di volontà politica di individuarle ed adoperarle in taluni modi piuttosto che in altri e ciò vale tanto di più per quel Fondo cui si rimandano le sorti delle misure per il Mezzogiorno. Ebbene, a quelle riforme per il Sud di cui tanto c'è bisogno e a cui più volte abbiamo chiesto con insistenza che fosse indirizzato l'impegno finanziario di questo Governo si sarebbe potuto evidentemente destinare buona parte dei fondi adoperati proprio per gli interventi di dubbia urgenza che ci troviamo a discutere oggi in questo decreto.

Noi, comunque, e lo dico al Governo, sul Mezzogiorno non abbasseremo la guardia. Al di là dei contenuti e per quanto riguarda le priorità di questo Governo, possono non coincidere con le nostre ma di certo continueremo a vigilare e a batterci perché le nostre due proposte, il rialzo delle soglie del credito d'imposta e l'attuazione della decontribuzione fiscale per il Sud, vedano finalmente concreta attuazione.

Tuttavia, ci si consenta di dire che spiace davvero assistere ad una maggioranza che si loda e imbroda per le poche cose sparse, e spesso autoreferenziali, ottenute qui e lì mentre indora la pillola delle molte cose invece necessarie che non riesce a fare. Almeno un merito a questa maggioranza, però, dobbiamo riconoscerlo: quello della coerenza e della costanza nel reiterare falle e pecche procedurali.

Infatti, non che estendendo la valutazione all'intero decreto questo sembri offrire qualche margine di miglioramento. Se c'è un filo conduttore che lega l'intero pacchetto di articoli del provvedimento, è senza dubbio l'assenza di un filo conduttore. È un pastone di interventi dal carattere eterogeneo che, per paradosso, stante l'osservanza della Corte costituzionale, finisce per rendere illegittimo tout court il decreto-legge. Dunque, se già non fosse sufficiente la valutazione di incompatibilità fra ordini di priorità e interventi confezionati insieme con approssimazione, si consideri che il provvedimento che questa maggioranza oggi ci chiede di votare contrasta apertamente con l'articolo 77 della Costituzione. A tal proposito, vorrei ricordare che non molto tempo fa, in occasione della discussione di legge sul cosiddetto provvedimento salva Roma, analoga circostanza de facto portò alla espunzione da parte dalla Presidenza di questa Aula di 18 articoli del provvedimento allora all'esame qui in Senato, in quanto non rispondenti al principio di congruenza. Pertanto, ci chiediamo come mai, stante analoga circostanza, da parte della Presidenza di quest'Aula non valgano le medesime considerazioni che renderebbero altrettanto inaccettabile questo decreto-legge. Ci terremo i nostri legittimi dubbi.

Nel frattempo, mi rincresce che il Governo non abbia almeno preso in considerazione l'emendamento da noi presentato con cui ci permettevamo di suggerire - e torniamo a farlo in questa sede - una proposta ancora più esaustiva di modifica del titolo di questo decreto-legge. Converrete, infatti, che per rendere pienamente l'abbinamento incomprensibile di norme e misure varie ed eventuali, piuttosto che di «misure urgenti per interventi sul territorio», sarebbe senza ombra di dubbio più corretto parlare di misure «di bonifica ambientale, per le emergenze nazionali, per la valorizzazione dell'area Expo, interventi per il Giubileo, per la tutela del made in Italy, per gli aeroporti, per la continuità territoriale, per le linee metropolitane, per il servizio civile nazionale, per l'occupazione e la formazione, per interventi di edilizia residenziale pubblica, per la realizzazione di impianti sportivi nelle periferie urbane, per il cinema e per il finanziamento al Comune di Reggio Calabria». Signor Presidente, chiediamo scusa se ci siamo dimenticati anche gli ulteriori spunti offerti dagli emendamenti del relatore. A tal proposito, una nota a margine merita almeno l'emendamento 13.1000, con cui viene disposto lo stanziamento di 50 milioni per la stabilizzazione dei lavori socialmente utili (LSU) della Regione Calabria. Fermo restando la bontà delle intenzioni, non si comprende con che criterio si scelga di sostenere la categoria dei lavoratori impegnati in lavori socialmente utili residenti nella sola Calabria e non quelli delle altre Regioni. Non credo esistano lavoratori di serie A e di serie B. Perché non contemplare un intervento di cui possa beneficiare l'intero territorio nazionale, visto che di politiche di sostegno all'impiego e di incentivi a non abbandonare le Regioni, soprattutto del Mezzogiorno, vi è un urgente bisogno?

Vorrei soffermarmi ancora un attimo sulle criticità generali di questo provvedimento perché molte altre sono le questioni lasciate aperte, a cominciare dalla totalità dei fondi individuati a copertura degli interventi previsti, che si presuppone avrebbero dovuto ripianare parte del debito pubblico, poiché recuperati da risorse inutilizzate e stante i tempi dell'anno in corso. La logica impone allora di ritenere che un buon amministratore avrebbe senz'altro optato per accantonare le risorse, destinandole semmai al livellamento di quel macigno di circa 2.200 miliardi, che è il nostro debito pubblico, invece di finanziare misure di dubbia «urgenza». Al netto delle considerazioni sin qui esposte, proverò a tracciare una breve panoramica, entrando almeno nel merito di quelle incongruenze più evidenti che, per impianto e contenuti, fanno di questo provvedimento un vero e proprio decreto-mancia di questo Governo.

Partirei dalla premessa che quella di Napoli-Bagnoli-Coroglio era già stata individuata nel lontano 2000 come area di interesse nazionale per interventi di risanamento ambientale. Il risultato è che, ad oggi, ancora una superficie di 120 ettari, su 180 complessivi, risulta sequestrata dalla Procura di Napoli per la mancata realizzazione degli interventi di bonifica e altro.

In relazione a questo ennesimo programma di rigenerazione urbana, troveremmo pertanto opportuno avere un chiarimento dal Governo in ordine almeno a due importanti questioni. Primo: in luogo di procedere alla rimozione della colmata, la cui procedura risulterebbe onerosa in termini sia economici che di difficoltà tecniche, si potrebbe valutare l'ipotesi di mettere in sicurezza il sito che ospita questa bomba ecologica a cielo aperto. Secondo: il piano di risanamento non include la "bonifica a mare".

In definitiva, nessun intervento pianificato o sinergico figura in questo provvedimento, che appare invece molto verosimilmente concepito ad hoc per concretizzare gli editti della venuta a Napoli del presidente Renzi prima della scorsa estate.

Questo Parlamento ha diritto ad una maggiore trasparenza, soprattutto per ciò che concerne una stima dei costi previsti per l'attuazione del programma e l'effettivo impiego delle risorse finanziarie in questione. Se non altro per evitare, cari colleghi, tra qualche tempo, di sentirci dire che i campani e, più in generale, i meridionali sciupino senza ritegno soldi pubblici, ove invece la gestione irrazionale e confusionaria delle risorse è a monte, e quindi proviene dal Governo.

L'intervento, invece, sui rifiuti in Campania pretenderebbe di risolvere questo problema annoso. Ma i 70 milioni di euro previsti per l'anno 2015 e gli 80 per il 2016 sono, dal mio punto di vista, una esigua risorsa per una reale bonifica dei siti occupati dalle cosiddette ecoballe. Perciò, pur essendo questo l'unico intervento che avrebbe beneficiato, da un certo punto di vista, di una decretazione di urgenza, è la gestione dello smaltimento dei rifiuti in sé a peccare in pianificazione.

Infatti, più volte in sede di Commissione il mio Gruppo ha sottolineato la grave superficialità nella gestione di questo problema. Un errore su tutti abbiamo provato a evidenziare nella nostra attività emendativa: parte di questo fondo straordinario doveva servire anche ad evitare ulteriori danni all'erario dello Stato ed ancora a censire tutte quelle discariche autorizzate durante il periodo dell'emergenza in tutti i Comuni della Regione Campania.

L'articolo 3 interviene con un finanziamento di 10 milioni, attinti ad un fondo di 40 milioni, con discrezione del Governo. E questi 10 milioni dovrebbero andare a sanare a titolo di rimborso i debiti della pubblica amministrazione di un Comune sciolto per infiltrazione camorristica. Ebbene, mi permetto di ricordare a questa maggioranza che non è la prima volta che si commettono errori di sperequazione in tal senso: è stato così nel 2008 col governo Berlusconi, quando è stato destinato a Roma Capitale mezzo miliardo, dove è stato appena sollevato il coperchio sul vasto e complesso tentacolo delle infiltrazioni mafiose, evidentemente sotto gli occhi di tutti. E il problema è sempre lì, a Roma, pur avendo ulteriormente sciupato soldi pubblici.

Ancora un caso di amnesia da parte del Governo, che prevede lo stanziamento di una quota cospicua destinata esclusivamente alla ricostruzione dei territori alluvionati della Regione Sardegna. Una misura che appare spropositata ancorché incongrua rispetto alla entità di altrettanti eventi calamitosi che hanno interessato, per esempio, le Regioni Veneto, Campania, Puglia e Liguria, e per i quali chiediamo che venga predisposto un capitolo di spesa adeguato.

Considerato che tale intervento trova accoglimento nella disposizione dei finanziamenti al Fondo per le emergenze nazionali, non è ben chiaro allora dove risiede l'inesattezza: se nel Governo, come già avvenuto in Commissione, che rende noto che la copertura è individuata in fondi già accantonati, o in chi ha sottoscritto le relative coperture attingendo dal Fondo per le emergenze nazionali. Se è così, allora non è dato sapere perché non si sia adeguatamente provveduto a tutti gli altri interventi emergenziali che risultano in essere alla data di entrata in vigore di questo decreto-legge.

Consentitemi di fare un riferimento all'Expo, Presidente: ad oggi, tra Stato, Regione Lombardia, Comune di Milano, Provincia di Milano e Camera di commercio di Milano, abbiamo finanziato così circa 1.300 milioni di euro, un'attività lodevolissima, per quanto ci riguarda, ma ciò che prevede il decreto-legge ci lascia di stucco: 50 milioni di euro stanziati per non si sa bene quali interventi di valorizzazione o riutilizzo delle aree dismesse, cui si sommano ulteriori 80 milioni di euro destinati all'Istituto italiano di tecnologia per un progetto di studio e ricerca, che - si legge nel provvedimento - rappresenterebbero un «primo contributo». A questo punto, esigeremmo sapere l'ammontare dei futuri contributi successivi al primo e, soprattutto, in che cosa consisterebbero, fermo restando che suscita forti perplessità, ancora una volta, la scelta di procedere con decretazione di urgenza, tanto più in merito a un evento per sua stessa natura temporaneo come l'Expo. Senza parlare, esimio Presidente, dell'annessione di alcune aree dell'Expo: non sappiamo su quali aree vada realizzato questo intervento, perché il decreto dice semplicemente «anche utilizzando parte delle aree in uso a Expo».

Vorrei poi parlare un momento della continuità territoriale (articolo 10). Da dove cominciare? Per esempio, dalla lampante inappropriatezza che ha motivato la decisione di limitare un'iniziativa di efficientamento del sistema di trasporti e collegamenti alla sola Sardegna, atteso che vi è un'altra grande Regione-isola nel nostro Paese, la Sicilia, cui pari attenzione nello sviluppo di soluzioni di continuità territoriale sarebbe sicuramente utile ed importante. Perciò, alla già consueta inconsistenza dei progetti di implementazione infrastrutturale avanzati da questo Governo, si accompagna la completa assenza di una pianificazione progettuale su larga scala, che risulti ricomprendere l'intera economia dei territori del Mezzogiorno e non solo alcuni di essi. Mi soffermerò ulteriormente su questo che, fra gli articoli del decreto, è senz'altro quello che più si presta a evidenziare tutta la confusionaria inadeguatezza degli interventi messi in campo dal Governo e dalla sua maggioranza. In questo senso, sicuramente emblematico è l'emendamento 10.1000, pervenuto dal relatore al provvedimento, su cui mi consentirete una doverosa digressione. Con esso, si prevede la proroga per gli anni 2015 e 2016 del vigente contratto di servizio della società Trenitalia. Voglio dire, in sintesi, che sia l'Antitrust che l'ANAC (con la delibera n. 8 del 6 marzo del 2013), hanno praticamente posto un divieto a questa procedura, affinché il sistema dei trasporti nazionali sia aperto al mercato e finisca il monopolio attuale. Con l'emendamento 10.1000 del relatore liquidiamo alla società Trenitalia lo stesso importo dei contratti degli anni precedenti, quando in una sua stessa relazione questa stessa società afferma che c'è stata una diminuzione della domanda di servizio. Non comprendo come mai, dinanzi ad una diminuzione di domanda di servizio, riconosciamo lo stesso importo contrattuale.

Mi avvio a concludere, signor Presidente, e tuttavia, voglio farlo non prima di aver chiesto scusa: scusateci se pecchiamo per insufficiente capacità di appiattirci su logiche approssimative e sbrigative, per non volere adeguarci né giustificare un modus operandi di carattere emergenziale che tradisce l'incapacità di elaborare una pianificazione che sia invece realmente strategica e sistemica, e denota una totale assenza di programmaticità e la mancanza di una visione lungimirante.

Scusateci ancora, ma si può dire che siamo affetti da un male, che accomuna me e i colleghi del mio Gruppo, una benigna deformazione professionale che ci impone di guardare sempre con un occhio di riguardo...

PRESIDENTE. Senatore, dovrebbe concludere, perché è già andato oltre i venti minuti concessi.

MILO (CoR). Sto concludendo.

Dicevo, è una benigna deformazione professionale che ci impone di guardare sempre con un occhio di riguardo a quelle norme che incidono sui territori, perché è proprio nei territori che riteniamo si annidi il meccanismo centrale dell'intero ingranaggio di questo sistema politico. Per questo, chiediamo scusa noi, signor Presidente, per quelle tante, troppe scuse che dovrebbe invece questo Governo a tutti gli italiani. (Applausi dal Gruppo CoR e del senatore Consiglio).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Pin. Ne ha facoltà.

DE PIN (GAL (GS, PpI, FV, M, MBI)). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in primis bisogna ancora una volta sottolineare e denunciare il continuo uso di misure urgenti e straordinarie. Mi riferisco ai primi articoli riguardanti questo decreto-legge, che recano misure che servono a rattoppare, qua e là, situazioni e materie di elevato interesse generale, al posto di politiche di previsione e di prevenzione che permetterebbero di evitare, da principio, eventi di questo genere. Tra l'altro, molto spesso questi interventi sono il risultato di condanne inflitte dall'Unione europea, solo a seguito delle quali si ha un'improvvisa presa di coscienza. Senza contare i tempi stretti per l'esame di misure così importanti e variegate.

Mi suscita perplessità anche questa nuova iniezione di denaro per un evento che ci è già costato tanto in termini economici e sociali: mi riferisco al piano di finanziamento post Expo: 150 milioni di euro che vanno a sommarsi alle cifre di acquisto di quei terreni dov'è sorto l'evento, comprati a dieci volte il loro prezzo di mercato. Visto che si è provato a venderli e l'asta è andata deserta, ora ci si ritrova a rifinanziare con soldi pubblici, soldi dei cittadini di questo Paese, un evento che ha giovato solo alle multinazionali, che invece di «Nutrire il Pianeta» non hanno speso neanche mezzo minuto, ad esempio, sul tema delle sementi ibride e di pratiche simili che affamano quattro quinti di questo pianeta.

Si tratta di un evento che è stato solo una vetrina di rappresentanza di una impostazione di gestione delle risorse che culmina nella creazione del TTIP di matrice europea; un evento di cui hanno beneficiato mafia e speculatori vari (basti pensare alla miriade di arresti per appalti truccati e tangenti); un evento che anche nella previsione di post finanziamento non ha mai pensato ad una ricollocazione per i lavoratori impegnati nell'allestimento e nella gestione e, anzi, utilizzerà fondi che verranno prelevati anche dal fondo di salvaguardia a beneficio degli esodati. Soldi spesi per nuovi progetti quando la situazione strutturale del nostro territorio (come dimostrano gli interventi straordinari presenti in questo decreto-legge) è allo sfacelo, in riferimento soprattutto alle opere incompiute.

Non si tiene conto dell'importanza di alcune opere infrastrutturali per la sicurezza del territorio. Mi riferisco, ad esempio, come ho fatto già più volte presente, al progetto dell'idrovia Padova-Venezia: un canale per la sicurezza idraulica tra i suddetti territori e un'altrettanta opportunità dal punto di vista commerciale. Basti pensare che la sola alluvione del 2010 ha arrecato danni per oltre 500 milioni di euro e il costo per il completamento del progetto è stimato intorno ai 600 milioni di euro. Ma come al solito si preferisce sostenere dei progetti da spot elettorale per poi intervenire solo successivamente a disastro ormai compiuto.

Per quanto riguarda il tema del made in Italy, trovo riduttivo lo stanziamento di fondi per il supporto di manifestazioni fieristiche e campagne pubblicitarie; tanto più perché non si comprende dal testo a che tipo di fiere ci si riferisca e come verranno suddivisi questi fondi e in base a quali criteri. Trovo assurdo che ogni volta si debbano prevedere dei mezzi di supporto che non apportano benefici nel medio e lungo termine in assenza di un piano specifico: solo soluzioni una tantum.

C'è bisogno di un progetto che porti alla rivalutazione dell'agricoltura sociale; un sostegno concreto per valorizzare la filiera corta; un piano che rilanci l'artigianato italiano e che il tutto abbia come punto centrale non il libero mercato e la competitività fine a se stessa, ma un uso sociale delle risorse. Molti dei titoli di questi articoli, a prima vista, potrebbero apparire perfetti ed esaustivi. Pensiamo alle «misure urgenti per favorire la realizzazione di impianti sportivi nelle periferie urbane». È vero che occorre questo tipo di riqualificazione. Ma è anche vero che dare in mano al CONI il piano di realizzazione per il potenziamento delle attività sportive in aree disagiate e periferiche non è adeguato allo scopo. È chiaro che, in base alla suddivisione delle materie di competenza e soprattutto in base al principio di sussidiarietà, i piani di intervento spetterebbero a Regioni e Comuni e, in genere, a quegli enti con un contatto più diretto con il cittadino. Inoltre, secondo il mio parere, accanto ad un piano per la realizzazione di impianti sportivi si dovrebbe affiancare un piano per la gestione degli stessi basata sul concetto di tariffe d'uso alla portata di tutti ovvero uno sport popolare.

Posso concludere soltanto evidenziando il mio rammarico per i tempi stretti per lo studio e l'analisi di questo disegno di legge e soprattutto per quello relativo alla presentazione di emendamenti in materia. È essenziale, oggi come oggi, realizzare degli interventi più strutturati, con maggiori informazioni sui progetti da realizzare. Gli slogan non bastano più.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, apprezzo tutti i colleghi che sono intervenuti, che hanno avuto il coraggio di entrare nel merito di questo provvedimento, perché la domanda è: ma serve ancora entrare nel merito dei provvedimenti? Abbiamo una continua, sistematica spoliazione del Parlamento dalla sua funzione primaria, quella di essere un organo legislativo. Abbiamo un decreto-legge e continuano ad arrivare decreti-legge da parte del Governo.

Ci sono i requisiti di costituzionalità? Le questioni pregiudiziali sono state bocciate, ma ci si deve chiedere: non è che il Governo attenda veramente e strumentalmente che si realizzino i requisiti per, poi, arrivare con i propri decreti-legge? Si attende che le cose scadano per dire che c'è la necessità di intervenire per decreto.

Ammesso che questi requisiti ci fossero (e non esistono), rimane pur sempre un altro vincolo costituzionale, quello dell'omogeneità per materia. Adesso vi farò un elenco e poi possiamo chiederci cosa unisce tutti questi spot, tutti questi interventi, come si concilia questa polverizzazione di interventi con il requisito dell'omogeneità per materia.

Nei primi articoli si parla dei rifiuti della Campania (bisogna indennizzare la Regione per non aver saputo gestire una sua funzione e una sua competenza), e se penso ai rifiuti mi richiamo alla materia ambientale. Poi parliamo di aree dell'Expo (e in questo caso siamo probabilmente nell'ambito dei recuperi commerciali di aree con destinazione di altra natura), di spese per il Giubileo (una materia inconcepibile, ossia la sicurezza per la città di Roma e l'assistenza a un flusso turistico che deve arrivare e che arriverà in modo abbastanza massiccio), di made in Italy (che collochiamo sicuramente nel settore dell'economia e della competitività, ma cosa avrà a che fare con le altre materie?), di interventi per le linee metropolitane (che sono sicuramente materia di trasporti), di edilizia residenziale (lo dice la stessa parola) e, infine, di impianti sportivi (sarà un intervento straordinario in materia di sport) e di sostegno al cinema (intervento che riguarda la cultura, ma cosa c'entra?). Come può essere concesso ad un Governo di agire in modo disordinato sulle materie più vaste? Se non diciamo niente, il Parlamento non servirà assolutamente più a niente.

Presidente del Senato, Presidente della Camera, cosa si aspetta a sollevare un conflitto di interessi? Chi deve fare le leggi in questo Paese, Renzi e il Governo, punto e basta? (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Poi arrivano qui con la fiducia e non si discute neanche, perché bisogna solo dire sì o no alla fiducia. Colleghi, che ruolo marginale ci stiamo ritagliando, in quale ruolo ci stiamo inserendo?

Una volta uscì un'idea che sembrava balzana (ma se la proponiamo a Renzi magari la fa propria), si alzò un parlamentare e disse: ma che senso ha parlare di tante cose, con lungaggini? Non sarebbe meglio attribuire ad ogni Capogruppo una specie di voto plurimo? Si trovano dieci Capigruppo che dicano ciò che pensano su un certo provvedimento o su un altro e che si dicano a favore o contrari; un Capogruppo rappresenta ad esempio 100 parlamentari, l'altro 80, un altro ancora 20 o 25, si formano le maggioranze in un tavolino a parte, si viene qua e il gioco è fatto. È una bella semplificazione: potrebbe essere venduta come un'innovazione del sistema parlamentare.

Siamo convinti che distribuire soldi sul territorio sia anche una cosa positiva, va bene, ma i colleghi "anziani di caserma" sanno che da sempre esiste la cosiddetta "legge mancia", brutalmente definita anche come "legge marchette". Signori miei, oggi la "legge mancia", la "legge marchette" la fa esclusivamente e unilateralmente il Governo. Una volta almeno c'era la democrazia: i vari Gruppi, la rappresentanza dei vari parlamentari, dicevano che sul territorio servivano alcuni interventi straordinari, per il Nord, il Centro e il Sud, e si componevano degli interessi, senza volerli brutalizzare, ma con una ricaduta democratica. Adesso non è più assolutamente così: il Governo decide, mette la fiducia e il Parlamento deve dire «signorsì». Noi non ci stiamo a recitare questo ruolo.

Vorrei leggere una parte del testo che approveremo, anzi, che approverete, perché la Lega non lo approverà. Al riguardo delle aree Expo, che diventeranno aree ex Expo, si dice che con decreto -chiaramente la possibilità di utilizzare la legge non esiste più - verranno dati 80 milioni di euro all'Istituto italiano di tecnologia (IIT), per realizzare un progetto scientifico, che andrà a prevedere l'utilizzo di queste aree. Secondo l'articolo 5 del testo in esame, il progetto esecutivo elaborato dall'Istituto italiano di tecnologia è approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Il Presidente del Consiglio, dunque, ha già a disposizione i soldi, ha già trovato a chi affiderà il progetto e sarà lui stesso a incaricarlo. Secondo il successivo comma, dell'articolo 5 del provvedimento in esame, le iniziative finalizzate alla valorizzazione delle aree sono definite con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Colleghi, c'è ancora la democrazia? Certamente non più qui, a questo punto.

Vogliamo anche dire che stiamo assistendo a continui bluff. Questo è il Governo dei bluff. In precedenza mette le tasse sulla casa, quando i Governi di centrodestra le avevano tolte; quest'anno dice che toglierà tali tasse e farà chiaramente bella figura facendo marcia indietro. L'anno scorso ha aumentato l'IVA su certi prodotti, come il pellet per il riscaldamento; quest'anno annuncia di voler tornare all'IVA precedente, poi si accorge di non avere i soldi e, dopo l'annuncio, non lo fa più. La commedia continua!

Renzi annuncia che il Paese finalmente si muove e che avremo una crescita pari allo 0,6 per cento del prodotto interno lordo. Gli esperti delle authority, che devono fare i calcoli relativi alla bilancia dei pagamenti, hanno calcolato che l'effetto positivo del prezzo estremamente basso che da un anno e mezzo caratterizza il mercato del petrolio, ci consentono un punto e mezzo di prodotto interno lordo di risparmio. Se diciamo che siamo cresciuti dello 0,6 per cento, grazie a questa ventata pari ad un punto e mezzo di PIL, Renzi dovrebbe dire che se non avessimo avuto il prezzo del petrolio a questi livelli saremmo ulteriormente peggiorati dello 0,9 per cento. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Questa è la verità: il resto è tutto un bluff e resta la propaganda che fa questo Governo. Se c'è stata un po' di movimentazione sulla produzione, ciò è avvenuto grazie all'apprezzamento del dollaro, o al deprezzamento dell'euro, che ha fatto sì che i settori dell'esportazione avessero un minimo di ossigeno. Questa è stata la ripartenza. È dunque merito del Governo? Se paghiamo meno spread sui titoli del debito e potremmo risparmiare quasi 30 miliardi all'anno sugli 80 che costava il debito, ciò è dovuto al fatto che la Banca centrale europea immette una liquidità spaventosa, pari a 60 miliardi di euro al mese, acquistando titoli, calmierando e tenendo molto bassa la speculazione sui titoli dei Paesi più in difficoltà.

Grazie a tutto questo il Paese pian piano si sta riprendendo, ma vogliamo dire la verità o vogliamo continuamente credere alle fandonie del Governo? Gli astrologi direbbero che c'è una congiunzione astrale non solo favorevole ma tra le più eccezionali nella nostra storia. Queste sono le nostre fortune e non quello che sta facendo il Governo. Noi diciamo che non sono le commedie di Renzi che aiuteranno questo Paese, perché solo la verità alla fine paga e prima staccheremo la spina a questo Governo e meglio sarà per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Biasi. Ne ha facoltà.

DE BIASI (PD). Signor Presidente, vorrei intervenire su un unico elemento. Il provvedimento, infatti, ha una varietà di interventi piuttosto ampia; tuttavia, visto che si è sviluppato un piccolo dibattito su questo punto, mi preme intervenire sul tema della ricerca e in particolare dell'area su cui si è svolta l'Expo, perché ho sentito dire cose che non corrispondono al vero.

È vero che l'Istituto italiano di tecnologia di Genova avvia un percorso, che però è coordinato dal direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia e vede la partecipazione dai rettori del Politecnico di Milano, dell'Università degli studi di Milano e dell'Università Milano-Bicocca e tale comitato guida ha il compito di analizzare le sinergie, organizzare le collaborazioni e sviluppare tutte le iniziative congiunte necessarie alla stesura definitiva del progetto Human Technopole. In più, il progetto esecutivo di questo Human Technopole, con il relativo piano logistico e infrastrutturale, sarà sottoposto alla valutazione di advisor internazionali indipendenti e vi è anche una data: dovrà cioè essere completato e presentato entro il 25 febbraio 2016.

Trattandosi di un piano straordinario di sviluppo per il nostro Paese e, a mio avviso, per l'intera Europa, starei attenta a derubricare quest'intervento parlando di 80 milioni nelle mani del Presidente del Consiglio, perché se così fosse nessuno potrebbe essere d'accordo e io per prima; tuttavia, una volta tanto che in questo Paese si consegnano aree pregiate non a speculazioni di varia natura, ma alla crescita della ricerca in campo tecnologico e umano, credo che potremmo anche parlarne con maggiore rispetto.

Ognuno rimane delle proprie opinioni, ma mi preme anche sottolineare che non ha alcun senso contrapporre i finanziamenti all'università allo sviluppo della ricerca. Faremmo un errore enorme se considerassimo che tutti i finanziamenti possibili devono andare all'università penalizzando i centri di ricerca e viceversa; c'è bisogno di metterli in sinergia come fa questo progetto, di moltiplicare le risorse, di avviare un rapporto tra pubblico e privato, di salvaguardare la ricerca indipendente ma di potenziare quella transnazionale, perché solo così questo Paese potrà seriamente uscire dalla crisi utilizzando idee, risorse e cervelli, e non mantenendoli nell'ambito di una burocrazia di piani di funzionamento.

Credo che abbiamo bisogno di fare un grande salto in avanti e l'utilizzo dell'area Expo in questa direzione è straordinario. La Lombardia, assieme al resto d'Italia e credo anche all'Europa, potrà lanciarsi definitivamente in una funzione nazionale straordinaria che è quella di lavorare per gli uomini e per le donne, per il loro progresso e per la loro salute. Proprio per questo penso che, al di là di come è scritto quell'articolo, il progetto sia di straordinaria importanza e vada supportato fino in fondo, oggi e anche domani. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barani. Ne ha facoltà.

BARANI (AL-A). Signor Presidente, come Gruppo ci aspettavamo e ci aspettiamo sempre che il Governo ci porti delle riforme strutturali, che cambino lo Stato, e non dei provvedimenti spot e con forti criticità, sia riguardo ai contenuti che al metodo seguito dal Governo. È intervenuto prima - e mi dispiace non condividerlo - il presidente Tonini, che ha voluto difendere un decreto-legge indifendibile, proprio perché le norme in esso contenute confliggono con gli analoghi contenuti della legge di stabilità. Quest'ultimo provvedimento è ancora sospeso, in attesa del voto della Camera dei deputati; poi la prossima settimana ritornerà qui da noi.

Per il resto, si tratta di un provvedimento omnibus, che utilizza la spending review e i tagli ai vari Ministeri, per un importo di 483,8 milioni di euro (pari a più della metà degli oneri complessivi), non per ottenere risorse disponibili ai fini della riduzione del carico fiscale o dell'attuazione delle riforme che noi chiediamo a questo Governo, ma per alimentare nuove spese. Così non si va da alcuna parte. La ripresa non la si può fare ed avere con il freno tirato; con il freno tirato si fonde il motore e si fondono gli stessi freni. Questo è un Governo che deve sganciarsi dal freno tirato della sua sinistra interna, che continua a fargli fare delle elemosine a pioggia, anziché attuare delle vere riforme strutturali. Il mio Gruppo si riserva una valutazione più complessiva, ma dico fin d'ora che non possiamo votare questo provvedimento, proprio perché non è un decreto-legge di riforma, ma solamente un'elemosina che diamo al territorio e che non porterà grandi benefici.

Nel partecipare alla discussione generale vogliamo dare un contributo soffermandoci su un solo argomento, la cui importanza è continuamente trascurata dal Governo e che invece dovrebbe essere oggetto di una riforma strutturale. Mi riferisco in particolare alla tutela delmade in Italy, argomento affrontato sia nella legge di stabilità, con l'ex articolo 23, che nel decreto al nostro esame, all'articolo 8. Ebbene, il Governo è teorico di una tutela solo passiva del marchio e del brand italiano. Questo spiega perché si stanzi solo qualche spicciolo per finanziare campagne promozionali, mentre ben poco si fa per garantire l'Italia dalla contraffazione sistematica dei propri prodotti, un obiettivo che richiede ben altri strumenti.

Consentitemi solo - mi rivolgo al rappresentante del Governo - di fornire qualche dato sui danni che queste pratiche truffaldine comportano per la nostra economia. Il fenomeno ha una portata internazionale, ma, per quanto riguarda l'Italia, la contraffazione sottrae annualmente al sistema economico nazionale 18 miliardi di euro di produzione, 6 miliardi di euro di valore aggiunto e 5 miliardi di euro di entrate erariali. Ma il danno diventa decisamente più importante se si prende in considerazione la contraffazione del made in Italy o, più propriamente, dell'italian sounding, il cui valore si attesta intorno ai 120 miliardi. Ma il Governo, se c'è, lo batte un colpo? Questo è quello che vogliono gli italiani: impedire che questi 120 miliardi (che è il valore che si attesta) siano transitati estero su estero e non rimanga nulla in Italia. Quello del falso deve essere considerato un settore economico parallelo, un vero e proprio competitor, con il quale le aziende devono confrontarsi e rispetto al quale devono tutelare la propria fetta di mercato, che è appannaggio delle società malavitose e criminali, le quali ne ricavano grandi guadagni. Alla loro crescente diffusione contribuiscono le contraddizioni di una catena logistica che, pur di fare fatturato, favorisce la collocazione dei prodotti contraffatti nei grandi luoghi di smercio (vicino ai supermercati, nei punti vendita online, eccetera), turlupinando il consumatore con prodotti a volte nocivi per la saluta stessa.

Cari colleghi, signor rappresentante del Governo, questo business è illegale e non può essere combattuto solo con la Guardia di finanza, che più di una volta chiude un occhio, se non tutti e due (addirittura, a volte, i finanzieri comprano i prodotti per le loro mogli), ma occorre mettere il consumatore nella possibilità di controllare la qualità del prodotto che vuole acquistare, fornendogli quindi una tecnologia adeguata per verificare di persona se il prodotto che compra risponda o meno alle sue legittime aspettative.

In proposito, esistono brevetti europei che possono garantire, senza possibilità di ulteriore contraffazione, il raggiungimento di questo risultato; ciò che manca perché questo obiettivo possa essere raggiunto è solo la volontà politica. Il Ministero dello sviluppo economico si è spesso trincerato dietro divieti di carattere europeo, ma questi vincoli, che pure esistono a causa della riluttanza del blocco dei Paesi che fanno capo alla Germania (è sempre la Merkel a dare le carte), possono essere facilmente superati prevedendo la volontarietà e non l'obbligatorietà dell'uso delle relative tecnologie. Ciò che finora è mancata da parte dello Stato è stata l'indicazione di un logo (chiamatelo come vi pare, Leopolda, Leopoldina o Leopoldo) che caratterizzi la produzione offerta dal made in Italy. Le singole aziende potrebbero scegliere questo logo senza l'obbligo di apporlo sull'etichetta dei propri prodotti, assumendosi l'onere di un'adeguata certificazione. In questo modo, ad un costo aggiuntivo quasi inesistente corrisponderebbe un forte aumento dei ricavi oggi sottratti dalla produzione contraffatta, pari a 120 miliardi di euro.

Nel corso della discussione sul disegno di legge di stabilità il mio Gruppo aveva presentato al riguardo diversi emendamenti, che un Governo sordo e cieco non ha voluto prendere in considerazione. Si trattava di proposte emendative che, a costo zero, ci avrebbero permesso - ebbene sì - il ritorno ad una crescita della nostra economia pari a quella che si registrava negli anni Ottanta, quando - lo ripeto sempre - c'erano dei Governi che facevano veramente le riforme (mi riferisco in particolare a quello craxiano).

Signor Presidente, mi sia concesso aprire una parentesi. In un Comune della grande Lombardia, il sindaco di Lissone (o giù di lì) vuol togliere l'intitolazione di una piazza a Craxi; non sa che cosa fare nella vita e pensa a queste cose e niente di più. Ciò è espressione di piccolezza. La mamma degli stupidi è sempre incinta e credo che in questo caso abbia partorito un'intera Giunta comunale.

Abbiamo bisogno di tornare a garantire la nostra produzione nel campo del lusso, del mobile, della ceramica, dell'agroalimentare, eccetera, per impedire che i nostri prodotti vengano messi fuori mercato a causa delle pratiche truffaldine della concorrenza internazionale. In caso contrario, gran parte di quegli sforzi si dimostrerebbero inutili.

Per questo motivo, abbiamo bisogno di un Governo che promuova delle riforme strutturali anche in questo campo, che è molto importante. Il mio Gruppo ha cercato di mettervi a disposizione anche la sua esperienza per favorire la crescita. Ci auguriamo che si ritorni a pensare alla crescita, a rilanciare il Sud e che, rimboccandoci tutti le maniche, si ritorni a far crescere il Paese con quel PIL che era del 4, 5 o 6 per cento nei periodi buoni, quando c'erano degli statisti che avevano coraggio e mettevano all'angolo la loro opposizione interna per il bene del Paese.

Chiediamo a questo Governo di mettere all'angolo la sua opposizione interna, che gli impedisce di fare riforme strutturali, e che ci riporti a crescere, non in forma di nanismo ipofisario (cioè crescendo, ma rimanendo nani), ma somministrando magari l'ormone somatotropo, che può effettivamente far alzare la statura dell'Italia dal punto di vista economico, rilanciandola come quando era la quinta potenza economica. Adesso ci basterebbe essere sesti o settimi. (Applausi del senatore Serafini).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Uras. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, considero l'ora ma non solo l'ora, anche il periodo e il fatto che siamo di fronte, ci dicono, ad una sorta di ingorgo istituzionale. Dobbiamo varare molti decreti-legge entro fine anno e dobbiamo eleggere i giudici costituzionali che non riusciamo ad eleggere; certo, per responsabilità del Parlamento, perché paga sempre il Parlamento (come se facessimo assemblee plenarie oppure organizzassimo un sorteggio per tirare fuori un nome da proporre all'attenzione di tutti i colleghi). Penso invece che il fallimento, se si tratta di fallimento, non sia del Parlamento ma delle segreterie dei partiti e casomai dei Presidenti di Gruppo che non si mettono d'accordo sulle proposte da avanzare al resto dell'Assemblea per eleggere i giudici costituzionali.

Detto questo, vorrei fare molto brevemente un appunto. Quello al nostro esame è sicuramente un decreto-legge che contiene cose che servono: servono ai lavoratori socialmente utili della Calabria come alle zone colpite da calamità naturali, servono alla Sardegna sotto il profilo della continuità territoriale, come peraltro servono alla regione Campania e ai cittadini di Bagnoli per vedere se si riesce finalmente a bonificare un'area ecologicamente colpita e ambientalmente compromessa.

Il provvedimento al nostro esame, però, ha in sé un limite, un difetto che è gravissimo e che è sistematico nei provvedimenti che noi andiamo ad esaminare in questa fase e in questi mesi, e io dico anche in questi anni perché non è solo responsabilità di questo Governo, è un vezzo che si è trasformato ormai in una consuetudine per cui si va avanti a decreti tampone, con un sistema "infermieristico" della finanza pubblica (un cerotto qua e un cerotto là), un sistema infermieristico del sistema sociale ed economico del Paese (un cerotto qua e un cerotto là), senza risolvere i problemi veri, che si lasciano anzi incancrenire, e purtroppo senza introdurre metodi di lavoro più idonei a risolvere in maniera strutturale le questioni più antiche.

Questo decreto-legge sta dentro una manovra più comprensiva della finanza pubblica perché in questi giorni stiamo discutendo anche la legge di stabilità, lo sta facendo la Camera adesso, lo abbiamo fatto noi prima e poi la legge tornerà in questa sede e ovviamente la discussione sarà molto ristretta perché sappiamo già che si andrà verso un voto di fiducia. Io penso che la legge di stabilità non sia da rappresentare negativamente per quello che contiene ma che vada criticata per quello che manca, per esempio una politica organica in materia di rilancio dell'attività produttiva e del sistema economico e sociale del Mezzogiorno. Ieri c'erano due pagine in un noto quotidiano economico che raccontavano il disastro del Mezzogiorno d'Italia e delle isole, raccontavano la differenza significativa di andamento dall'economia del Centro-Nord rispetto a quella meridionale e raccontavano di una difficoltà che è cronicizzata, deriva da scelte sempre sbagliate e molto ma molto subite in maniera quasi genuflessa della classe dirigente del Mezzogiorno d'Italia. Ancora oggi succede questo.

Noi abbiamo, quindi, questo dato che si conferma anche nel decreto-legge in esame. È un sistema di cerotti: c'è una ferita e ci metto sopra un cerotto; ce n'é un'altra e metto un altro cerotto. Alla fine, uno dovrebbe essere pieno di cerotti e, siccome i cerotti non bastano, rimangono ferite scoperte. Per cui, si risolve il problema dei lavoratori socialmente utili della Calabria e non si risolve quello della Sardegna o della Puglia o della Campania. Si tenta di contribuire ad una difficoltà strutturale del sistema di collegamento tra la Sardegna e il continente con 30 milioni di euro destinati a sostenere la continuità territoriale; ma poi, nella stessa norma c'è un riferimento alle normative comunitarie che ingessano il sistema di aiuti e rendono praticamente impossibile la spesa dei 30 milioni ai fini della continuità territoriale. Il problema non è solo dare 30 milioni: il problema è ottenere il riconoscimento dello stato di insularità della Sardegna, trattarla come si trattano di norma le Regioni cosiddette ultraperiferiche degli altri Stati, perché è attraverso una flessibilità del sistema degli aiuti che si può intervenire in materia di trasporto e, soprattutto, di quelli aerei. In tal modo, nel periodo di Natale, lo studente dell'Erasmus o il lavoratore interinale che parte dalla Sardegna o il militare che presta servizio in una sede distante da casa possono il 22, il 23 o il 24 dicembre o il 30 o il 31 dicembre rientrare a casa per passare almeno una delle festività nella propria famiglia. E questo lo dico al di là della nostra opinione al riguardo, perché non vale la pena insistere.

Figuratevi se non sono d'accordo sul fatto che si debba intervenire sulla bonifica di Bagnoli. Sono assolutamente d'accordo che quel sito venga bonificato e recuperato ad un'attività produttiva utile socialmente. Magari i commissari che nominiamo dovrebbero rendere conto di quanto hanno fatto e continuano a fare e non lasciare le cose esattamente come le trovano.

Richiamo, però, l'attenzione del relatore e del Governo - lo faccio con quanto è possibile - perché alcune modifiche proposte vengano accolte per migliorare le soluzioni strutturali del testo in esame e ci sia un piccolo segnale d'inversione di tendenza rispetto al modello d'intervento legislativo preso. (Applausi dal Gruppo Misto).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fattori. Ne ha facoltà.

FATTORI (M5S). Parliamo ancora di ricerca e di Istituto italiano di tecnologia, perché ho sentito dire che finalmente si danno soldi alla ricerca. Prima di tutto non è questo il modo di dare i soldi alla ricerca, perché la stessa ha bisogno di programmazione e di piani pluriennali e non di mancette e marchette. La seconda cosa è che si danno i soldi non alla ricerca, ma a Confindustria. Chiariamo subito questo.

Tutto questo rientra nel disegno accentratore di Renzi che è passato attraverso la scuola, con la buona scuola, per il jobs act, in cui si accentrano tutti i poteri anche sulle opere sul territorio, per arrivare alla riforma costituzionale in itinere. Abituato a fare scalate politiche attraverso l'elargizione di favori, continua il suo modus operandi, facendo finta - questa volta - di finanziare la ricerca e dando, invece, mancette al mondo industriale, probabilmente sperando poi in un ritorno di voti.

A chi ha chiesto quanti soldi saranno dati a questo che - lo ricordiamo - è un istituto di Confindustria, ha già risposto il presidente Renzi dai pulpiti milanesi della nostra grande e fallimentare Fiera, annunciando la riqualificazione di quel sito con quello che si chiamerà "Human technopole. Italy 2040", enunciando l'elargizione di soldi all'Istituto italiano di tecnologia.

Per questo progetto verranno stanziati 150 milioni di euro all'anno per i prossimi dieci anni, per un totale di un miliardo e mezzo. E puntuale, dopo la grande annunciazione di Renzi, arriva l'Atto Senato 2145 con i primi 80 milioni. Quindi, è solo una piccola porzione di una quantità enorme di denaro che verrà dato a industriali e non alla ricerca.

Per fare un paragone, per sostenere tutta la ricerca pubblica italiana saranno destinati, attraverso i fondi PRIN - sono i Piani di ricerca di rilevanza nazionale e, per rispondere alle senatrici del PD, sono la vera ricerca, e non certo quella dell'Istituto italiano di tecnologia - solo 92 milioni di euro all'anno per i prossimi tre anni. In sostanza, per sostenere tutta la ricerca italiana, si daranno tanti soldi alla ricerca e tanti all'Istituto italiano di tecnologia.

Ma allora vediamo cosa è questo Istituto italiano di tecnologia. Istituito nel 2003, per Tremonti - infatti viene chiamato anche istituto Tremonti - questo famoso istituto di ricerca doveva diventare il nuovo MIT, cioè il Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università di ricerca del mondo con sede negli USA. Mentre Renzi, nel suo populismo, lo chiama grande centro di ricerca mondiale, il simbolo di un "nuovo Umanesimo". Se questo è umanesimo... Per noi, invece, è qualcosa di diverso.

La storia ci dice che questo Istituto italiano di tecnologia è stato solo un carrozzone mangia soldi. Governato dalla classe dirigente di Confindustria, è nato con un conferimento iniziale di 50 milioni di euro per il 2003 e poi di 100 milioni di euro all'anno fino al 2014, in un periodo i cui i fondi PRIN erano sospesi. Quindi, si finanziava l'Istituto di tecnologia di Tremonti, ma non la ricerca italiana. La somma totale è di 950 milioni di euro, a cui si aggiungono 130 milioni di capitale ereditati dall'IRI. Nel frattempo, il turnover universitario veniva bloccato e i PRIN venivano finanziati con solo 100 milioni di euro l'anno.

Nonostante il mare di denaro, l'Istituto non ha restituito eccellenza. O, almeno, ha dato qualche eccellenza, ma non paragonata ai soldi ricevuti. E in dieci anni sono stati conclusi contratti per nemmeno 3 milioni di euro, assunto circa un migliaio di persone con contratti a tempo determinato e realizzato un numero di pubblicazioni scientifiche irrisorio rispetto ai soldi stanziati.

Ora, il nostro Matteo Renzi ha paragonato detto Istituto al Fraunhofer, che è l'Istituto per lo sviluppo della ricerca applicata, che potrebbe essere considerato l'equivalente tedesco dell'Istituto italiano di tecnologia. Ma esso è dotato di 1,7 miliardi di capitale, di cui il 70 per cento di provenienza industriale (e non il 3 per cento, come nel nostro caso) e il 30 per cento di provenienza pubblica. Quindi, noi siamo di fronte a un istituto finanziato dal pubblico, che fa però ricerca privata e bisogna capire di chi sono i brevetti.

Nonostante un tale apporto di denaro pubblico, l'IIT non deve sottostare ai medesimi profili di trasparenza cui sono costretti gli altri enti di ricerca pubblica e, quindi, per esso non abbiamo lo stesso tipo di regolamentazione. Nonostante - come ha detto una senatrice del PD - ci sarà la partecipazione degli istituti pubblici, essa sarà, come al solito, fasulla perché non sono previsti i criteri di trasparenza.

Allora, io vorrei dirvi che, se dovete dare soldi alla ricerca, non fate le marchette, come avete fatto anche nella legge di stabilità, con stanziamenti agli amici degli amici. Per favore, finanziate l'università e la ricerca pubblica. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Boccardi. Ne ha facoltà.

BOCCARDI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, onorevoli senatori, prendendo visione di questo decreto-legge la prima domanda che mi sono posto, e che sottopongo al Governo, è perché le misure in esso contenute non siano state inserite nella legge di stabilità e perché le risorse in esso stanziate non siano state invece impiegate per dare risposta alle legittime questioni e alle problematicità emerse nel corso della discussione della legge di stabilità.

Durante la discussione della legge di stabilità al Senato, infatti, è stato detto dal Governo che il margine di manovra era risicato e valeva circa 300 milioni di euro. Molte misure che abbiamo auspicato per il rilancio dell'occupazione e dell'economia, specie al Sud, ci sono state negate perché ci avete detto che non c'erano fondi sufficienti. Nel mentre del dibattito, però, lo stesso Governo varava un decreto-legge che stanziava circa 1 miliardo di euro per i territori. Insomma, sembra che il Governo abbia voluto tenersi da parte un gruzzoletto per poterlo distribuire in previsione delle prossime elezioni amministrative.

Interviene infatti per Expo, per Bagnoli, per i rifiuti di Napoli, per la continuità territoriale della Sardegna. Dove si vota, arrivano i soldi del Governo, con metodi che ricordano molto la prima Repubblica.

Il giudizio, quindi, sul decreto-legge in esame è negativo: in primo luogo, per ragioni di metodo che poc'anzi ho accennato, dal momento che utilizza fondi non spesi in sostanziale difformità dalle previsioni della legge di contabilità e in violazione di un obbligo di correttezza nei riguardi del Parlamento, al quale mai è stata data contezza della consistenza dei fondi. Al contrario, sia in sede di approvazione del disegno di legge di assestamento che nell'ambito di altri provvedimenti, l'Esecutivo ha costantemente affermato l'assenza di disponibilità finanziaria per diverse e pur importanti finalità.

Ma il provvedimento appare criticabile anche nel merito, a mio modo di vedere, e, visto l'esiguo tempo a disposizione del mio intervento, mi limiterò ad un solo punto. L'articolo 8 reca uno stanziamento di 10 milioni di euro per il piano di promozione straordinaria del made in Italy. Vorrei capire dal Governo se anche la Puglia, la mia Regione, è considerata Italia, e se anche le sue eccellenze agroalimentari meritano di essere tutelate al pari di quelle delle altre Regioni.

Voglio ricordare che l'apertura di una procedura di infrazione avviata in questi giorni dalla Comunità europea contro l'Italia sul caso xylella sta proprio a dimostrare con quanta superficialità il Governo abbia gestito la vicenda. Forse, a giudizio del Governo, l'olio pugliese, le nostre coltivazioni, i nostri vivai evidentemente non meritano di essere tutelati. L'emergenza xylella è stata affrontata con un piano caotico e inconcludente, che ha avuto come unico risultato mettere in crisi il comparto agricolo e vivaistico pugliese. Uno dei settori cardine della competitività della Puglia rischia ora di essere definitivamente messo in ginocchio, con ripercussioni gravi sui livelli occupazionali. La terra, i suoi prodotti e chi la lavora sono la nostra ricchezza, che il Governo sta colpevolmente svalutando.

Si tratta di provvedimenti di vitale importanza e, se si vuole sperare in una vera ripresa, occorre una puntuale, seria ed oculata programmazione, e non una mera ed rabberciata elencazione per poi avere mano libera nella destinazione, magari per venire incontro alle sollecitazioni di schieramento. Questo - secondo me - è un vecchio modo di intendere e praticare la politica che mal si confà alle reali esigenze del nostro territorio. Si parla tanto di favorire le imprese soprattutto al Sud, di avere un occhio di riguardo nei confronti del Sud, ma a me sembra che questo sia il figlio povero della nostra Nazione.

Onorevoli colleghi, perché la politica cambi, dobbiamo prima cambiare noi. Non possiamo pretendere che le cose cambino se continueremo ad agire allo stesso modo. Non possiamo permetterci ancora anni di conflitti, di divisioni e tensioni, con coalizioni interessate più ad ottenere vittorie politiche e a sconfiggere l'avversario di turno che a risolvere i problemi. Il cambiamento va affrontato in questa maniera, per affrontare il disagio della gente, lo sconforto delle famiglie, la rabbia dei giovani.

Il Governo oggi dimostra, con questo provvedimento, ancora una volta, incapacità nell'utilizzare una bussola e nell'indicare un giro di boa, galleggia e si barcamena in ritualità che non incantano più nessuno. La nostra Nazione, più che di provvedimenti tampone, ha bisogno di una maggiore governabilità e rappresentatività parlamentare, in primo luogo per affrontare i problemi più urgenti che affliggono i cittadini (la crisi economica e sociale, la disoccupazione, la precarietà, l'insicurezza, la tutela del territorio). Questi sono gli ingredienti per attenuare la linea di demarcazione tra politica e opinione pubblica, togliendo spazio all'antipolitica e al disfattismo della disperazione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucherini. Ne ha facoltà.

LUCHERINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo di fronte a un provvedimento importante, che stanzia fondi consistenti (complessivamente 875 milioni di euro), per lo più destinati a spese in investimenti, e che serve anche, al di là delle specifiche destinazioni, a sostenere una ripresa che, nel nostro Paese, è in atto e deve essere sostenuta anche con interventi di siffatto tipo.

Si tratta di interventi che hanno una valenza territoriale e caratteristiche di urgenza, perché vengono finanziati per lo più con fondi del bilancio corrente, a fine anno. E reputo positivo che il Governo rastrelli i fondi per interventi che ci permettono di aprire rapidamente cantieri, dare lavoro e portare sviluppo in realtà periferiche nel nostro Paese.

Non si tratta di mance elettorali o di interventi a pioggia, come ho sentito dire da molti senatori oggi intervenuti. Certamente, che ci fosse l'Expo a Milano è stato deciso ben prima che si deliberasse di fare le elezioni a Milano. Credo che un intervento come quello che si fa sull'Expo nel nostro Paese sia meritorio e anche rispetto ai grandi eventi del passato, permetta di riutilizzare il suo successo mondiale mettendo la sua esperienza al servizio di tutto il Paese, con un intervento di livello europeo e mondiale come quello prefigurato nel decreto-legge in esame.

Ritengo sia virtuoso che, invece di realizzare nelle aree inutilizzate (come spesso è accaduto al termine di grandi eventi) supermercati, centri commerciali, uffici o palazzi, questa volta si compia una scelta che va nel senso di dare sviluppo a un settore fondamentale del nostro Paese come la ricerca.

Allo stesso modo, non è stato deciso dal Governo di fare il Giubileo a Roma e, quindi, è fuori dalla grazia di Dio dire che si danno i fondi per questo evento perché ci saranno le elezioni a Roma. Si elargiscono i fondi per il Giubileo perché Papa Francesco, qualche mese fa, senza consultare i cardinali, e quindi men che meno il Presidente del Consiglio del nostro Paese, ha deciso di indire il Giubileo straordinario della Misericordia. Non si tratta, quindi, dell'evento del 2000, che era ordinario, e che si indice ogni venticinque anni, per cui è prevedibile e per il quale si possono emanare leggi per tempo. In questo caso è un evento straordinario e l'unico strumento legislativo per fronteggiarlo e per stanziare risorse era il decreto-legge, che prevede interventi minimi per la città di Roma. Se ricordiamo la mole di interventi per il Giubileo del 2000, vediamo che in questo caso parliamo di fondi molto limitati, che rientrano nell'ambito della scelta del Papa, il quale ha voluto un Giubileo della Misericordia molto parco, prevedendo l'apertura delle porte sante in tante città in Italia e nel mondo. Vi sarà, quindi, un afflusso di pellegrini certamente non paragonabile a quello dell'ultimo Giubileo, ma che comunque necessita di interventi per mettere in sicurezza la Città, soprattutto in una situazione come quella attuale dopo gli attentati a Parigi.

Da tutto ciò derivano i fondi destinati a finanziare, per la nostra sicurezza, 1.500 unità al lavoro durante l'anno del Giubileo e complessivamente tutti i cantieri aperti negli ultimi giorni a Roma per migliorare la fruibilità della città.

Allo stesso modo non sono fondi a pioggia ed elettorali quelli previsti per recuperare gli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Complessivamente, con tale intervento si recupereranno migliaia di alloggi di edilizia residenziale pubblica - circa 12.000 - con interventi di manutenzione, che vanno dai 15.000 ai 50.000 euro.

Altresì, non sono fondi elettorali quelli destinati agli impianti sportivi nel cui ambito troviamo un evento importantissimo. È stata, lanciata ieri, a Roma, dal presidente del CONI Malagò e da tanti sportivi, la candidatura di Roma e dell'Italia alle Olimpiadi del 2024, dopo che, durante il Governo Monti, in una situazione di emergenza, si decise di ritirare la nostra candidatura. Oggi la candidatura di Roma per le Olimpiadi è un grande impegno nazionale, come lo è stato l'Expo, come è stato ed è il Giubileo. È importante, quindi, che siano stanziati fondi per gli impianti sportivi di tutta Italia, soprattutto per mettere in condizione il nostro Paese di sostenere la candidatura di Roma alle Olimpiadi, che può rappresentare un altro evento eccezionale, di rilancio.

Concludo dicendo che, oggi, non dobbiamo avere paura di spendere il nome del nostro Paese nei grandi eventi internazionali. L'EXPO ci ha insegnato che c'è una Italia che vuole riprendere a correre e che gli eventi eccezionali e straordinari, se ben diretti, come è stato Expo, possono essere il volano per il decollo del nostro Paese.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

LAI, relatore. Rinuncio alla replica, signor Presidente.

PRESIDENTE. La replica del rappresentante del Governo avrà luogo dopo la sospensione della seduta.

Sospendo la seduta fino alle ore 16.

(La seduta, sospesa alle ore 13,45, è ripresa alle ore 16,02).

Presidenza del presidente GRASSO

Sulla scomparsa di Armando Cossutta

PRESIDENTE (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, è scomparso ieri a Roma, all'età di ottantanove anni, Armando Cossutta, protagonista della vita politica italiana e parlamentare per dieci legislature, dal 1972 al 2008.

Nato a Milano il 2 settembre del 1926, figlio di un operaio di origine triestina che lavorava a Sesto San Giovanni, trascorse l'infanzia e l'adolescenza nella Lombardia delle fabbriche. È qui che Cossutta, nel 1943, si iscrisse al Partito Comunista Italiano.

Subito dopo l'armistizio si unì giovanissimo, a soli diciassette anni, alla Resistenza e, battendosi contro i nazifascisti come partigiano nelle Brigate Garibaldi, fu catturato e condannato alla fucilazione. La guerra, la prigionia, ma anche l'esperienza della solidarietà partigiana rappresentarono per lui l'apprendistato politico.

Dopo la Liberazione, divenne segretario del Partito a Sesto San Giovanni e successivamente consigliere comunale a Milano, segretario della Federazione milanese del Partito Comunista Italiano e segretario regionale.

Nel 1972 entrò in Parlamento, dove rimase ininterrottamente prima come senatore e poi come deputato, fino alla XV legislatura.

Nell'ambito di una carriera politica sviluppatasi in uno scenario mondiale bipolare, Cossutta scelse di rimanere fedele ai suoi ideali giovanili, spesso in contrasto con le decisioni del proprio partito. Fu Cossutta che, nel 1982, si espresse duramente contro quello che apostrofò come lo strappo di Berlinguer in relazione al colpo di Stato del generale Jaruzelski in Polonia.

In qualità di dirigente di primo piano nel delicato biennio di transizione 1989-1991, mostrò apertamente il suo dissenso allo scioglimento del Partito Comunista Italiano. Nel febbraio del 1991 fondò con Sergio Garavini e Lucio Libertini il Movimento per la Rifondazione Comunista che, nel dicembre dello stesso anno, si trasformò in Partito della Rifondazione Comunista, di cui fu presidente.

Ancora, nel 1998 si oppose alla decisione di Fausto Bertinotti, divenuto segretario del partito, di ritirare la fiducia al primo Governo Prodi e con Oliviero Diliberto formò il Partito dei Comunisti Italiani.

Dal 1999 al 2004 fu anche parlamentare europeo. Furono soprattutto questi ultimi anni della sua militanza politica a fargli riconsiderare come fondamentale il ruolo delle istituzioni comunitarie per lo sviluppo della democrazia in Europa. Da deputato, in occasione del dibattito del 25 gennaio 2005 sul Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, affermò di credere fortemente che «l'avvenire nostro, dell'Italia e del mondo del lavoro è, e non ho dubbi, nell'Europa e con l'Europa».

I primi anni del XXI secolo furono per Cossutta tempo di bilanci. Nel 2004 pubblicò la sua autobiografia, titolata emblematicamente «Una storia comunista»: storia italiana e delle sinistre italiane, ma anche riflessione profonda sull'attualità di un'identità comunista nell'ambito della trasformazione culturale e politica che aveva investito la nostra società.

Il senatore Cossutta è stato, per sua stessa definizione, un comunista senza vergogne e senza abiure. Insieme, è stato un uomo delle istituzioni e un uomo della democrazia. È così che credo gli piacerebbe essere ricordato: un comunista, un parlamentare, un uomo che ha combattuto e vissuto per le istituzioni repubblicane e ne ha fatto la storia.

Rivolgo un saluto affettuoso ai familiari di Armando Cossutta e invito tutti i colleghi ad osservare in sua memoria un minuto di silenzio e di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio. Applausi).

TRONTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TRONTI (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, la notizia è calda e la parola non può essere improvvisata. Il personaggio, del resto, è complesso e anche contraddittorio e bisognerà tornarci con più attenzione e precisione.

La vita di Armando Cossutta fu lunga e molto spesa - come è stato ricordato - dentro le istituzioni parlamentari per più di tre decenni sia in Italia che in Europa. Egli fu uomo di partito e, quindi, presente nella società e nella storia di questo Paese: dalla Resistenza al fascismo, alla lotta operaia nella sua Milano di cui fu interprete e rappresentante. Di scuola togliattiana e, quindi, di buona scuola politica, è stato tra i massimi dirigenti del PCI.

Fu una figura anche controversa. L'immagine pubblica, soprattutto nella fase finale della sua attività politica, è rimasta quella dell'irriducibile, del nostalgico, addirittura del settario. Sappiamo oggi, nel tempo della comunicazione facile e leggera, quanto conti rimanere vittima di questa etichetta.

È vero, fino a che fu possibile ebbe un legame, come si diceva allora, di ferro e di acciaio con l'Unione Sovietica, anche quando il stesso suo partito aveva preso le dovute distanze e questo fu motivo di scontro interno. Era un combattente e non si sottrasse a questo conflitto. Quando si decise di chiudere con la storia del PCI, si ribellò e volle farsi protagonista di una difficile e anche improbabile continuità. Ma era stato fin lì un esponente convinto della via italiana al socialismo, con quelle caratteristiche che il PCI aveva assunto dalla svolta di Salerno in poi, di partito del popolo, partito della Costituzione, prodotto della migliore storia nazionale.

Ecco perché non so quanto fosse esatta quell'immagine di cui parlavamo prima. Era in realtà un uomo gentile, gioviale, dialogante, fermo nelle sue convinzioni, ma mai chiuso, mai arrogante.

In questi giorni penso che si parlerà della sua coerenza. Si dice ora, ed è pensiero di senso comune, che vanno abbandonate certe coerenze quando le repliche della storia ci danno torto. Ma non sempre la storia ha ragione.

C'è una lotta tragica tra le intenzioni umane e l'oggettività dei meccanismi, tra volontà rivoluzionaria e la potenza irresistibile del sempre uguale che ritorna, l'eterna lotta fra libertà e necessità.

Essere coerenti con se stessi, con la propria storia, quindi, quando è una grande e nobile storia, è qualità da apprezzare e da rivalutare.

Aveva detto, non molto tempo fa, prima che la sua malattia lo stroncasse, comunque dopo una lunga e bella vita: «se domani ci sarà una pietra sulle mie ceneri, scriveteci sopra: Armando Cossutta, comunista».

Voglio rammentare un ricordo anche ultimo, che ho di lui. Non ho mai condiviso molte delle sue posizioni, ma ad un'assembla pubblica di militanti - non ricordo più l'occasione - vidi scendere dei lacrimoni dai suoi occhi quando i compagni, in piedi, presero a cantare l'Internazionale, e questo episodio me lo fece sentire vicino, me lo fa sentire vicino ancora e me lo farà sentire vicino una volta per sempre. (Applausi dai Gruppi PD, FI-PdL XVII, AP (NCD-UDC), Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE, AL-A, LN-Aut, CoR, GAL (GS, PpI, FV, M, MBI) e Misto).

CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, Armando Cossutta è stato un autentico signore che si è dedicato con passione alla politica per tutta la propria vita e non può che ricordarlo così anche chi è stato ed è su posizioni politiche distanti anni luce dalle sue.

La sua formazione politica è tutta nell'ambito del comunismo. In particolare del comunismo dei soviet, della Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche. La sua posizione fu talmente filosovietica da contestare quell'apertura revisionistica voluta da quello che può essere considerato il più innovativo segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer. Fu quello strappo, come fu definito nel 1981, di Berlinguer che consentì negli anni a seguire una crescita elettorale del Partito Comunista Italiano e portò lo storico partito della sinistra a confrontarsi con la Democrazia Cristiana, raggiungendola in numero di voti.

Cossutta era quello che oggi si definirebbe un politico di professione. Un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla politica, che lo vide sedere nelle Aule del Senato, della Camera e anche del Parlamento europeo, per oltre trentacinque anni. Ma fu un politico che portò avanti con grande coerenza le proprie idee. La politica fu la passione che ispirò tutta la sua vita, così come il suo credo comunista ispirò, dieci anni dopo lo strappo, nel 1991, la "rifondazione comunista", proprio nel momento in cui la nuova dirigenza si avviava allo scioglimento del Partito Comunista Italiano. Dopo questa rifondazione ne seguì una seconda quando si arrivò alla costituzione del Partito dei Comunisti Italiani.

Sui suoi rapporti con Mosca molto si è detto e si è scritto. Quello che è certo, è che Cossutta faceva parte della vecchia scuola comunista e non poteva non avere rapporti con Mosca, con il più grande partito comunista del mondo, che tanto ha caldeggiato e influenzato la crescita dei partiti comunisti dell'Est europeo e in parte del resto del mondo, incluso quello italiano.

Chi lo ricorda negli ultimi anni della prima Repubblica lo rammenta anche come un grande artefice dell'attività parlamentare. Al Senato fu capace di unire, Regolamento alla mano, le forze del proprio piccolo Gruppo parlamentare a quelle di altri Gruppi di opposizione, anche di diversa ispirazione politica, pur di ostacolare, in termini regolamentari, l'azione degli ultimi Governi del Pentapartito ed ispirare una opposizione a quelle politiche non condivise. Passato alla Camera portò avanti con coerenza il suo percorso politico dalla estrema sinistra, con un ex Partito Comunista che nel frattempo aveva subito varie mutazioni strutturali verso il Partito Democratico. Eppure, di lui va riconosciuta l'enorme coerenza durante tutto il percorso di vita, che lo vede nascere figlio di operaio della Marelli di Sesto San Giovanni, dove iniziò a fare politica, entrare nella resistenza con le Brigate Garibaldi e proseguire la carriera politica a Milano e poi a livello nazionale. Fu sempre ai massimi livelli, con grande costanza e continuità nelle proprie idee e con un grande carisma, una dote rara da trovare oggigiorno. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, PD, AP (NCD-UDC), Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE, AL-A, LN-Aut, CoR, GAL (GS, PpI, FV, M, MBI) e Misto-SEL. Congratulazioni).

CASINI (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, mi onoro di essere stato amico personale, oltre che stimatore, di Armando Cossutta. Era un uomo da cui mi hanno diviso distanze politiche abissali, ma di cui voglio onorare, con deferenza, indicandolo ai giovani come esempio, la passione, la rettitudine e la coerenza politica.

Armando Cossutta è stato un uomo della Resistenza; ha amato e difeso il comunismo, ma allo stesso modo ha dimostrato amore per la politica e le istituzioni. Ho appreso da persone come lui e da altri della sua generazione il modo esemplare e retto di vivere la sua esperienza di parlamentare, l'amore per la Camera dei deputati e il Senato, la passione per la politica. Era un uomo colto e di grande ironia: sapeva anche divertirsi e divertire nei momenti privati. Non dimentico il suo straordinario calore umano; la sua sfegatata passione per lo sport, per l'Inter, di cui è stato un accesso e appassionato tifoso. È sempre stato uomo di parte, ma con una qualità rara: la capacità e la curiosità di parlare e di dialogare con gli altri, anche con le persone più distanti dalla sua esperienza politica. Onorare uomini come lui, come lei ha voluto fare in questa seduta, è una cosa, secondo me, ineludibile, anche per coltivare la memoria di quello che noi siamo stati e degli uomini che hanno fatto nel bene e nel male, attraverso pagine tristi e anche pagine di grandi successi, la storia della nostra Repubblica.

Penso che su Armando Cossutta dovremmo dedicare dopo questi primi momenti riflessioni non banali e più approfondite. (Applausi dai Gruppi AP (NCD-UDC), PD, FI-PdL XVII, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE, AL-A, LN-Aut, CoR, GAL (GS, PpI, FV, M, MBI) e Misto-SEL).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Ho avuto la fortuna di incontrare il senatore Cossutta qui negli ultimi due anni della sua esperienza parlamentare. Eravamo nello stesso Gruppo Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani. Quindi ho imparato, in quei due anni faticosi, difficili, per i numeri qui al Senato, per sostenere il Governo Prodi, ad apprezzare le qualità di Armando Cossutta dirigente politico, le qualità di Armando Cossutta parlamentare, che ci sorreggeva, anche nei suggerimenti, nelle iniziative, nello stile del lavoro parlamentare. E ho avuto modo di apprezzarlo anche per le sue qualità umane, in un Gruppo fatto di uomini e donne, anche così diversi tra di loro, con percorsi politici così diversi. Eppure, è stato, per quei due anni, lo voglio qui ricordare, un elemento di costruzione di unità.

Un po' tutto il suo percorso politico è stato all'insegna del tentare fino in fondo anche di costruire un percorso di unità della sinistra. Certo, il suo percorso politico è stato diverso da molti di noi, dal mio, dal nostro, tutto all'interno della storia del partito comunista italiano. Era un comunista fino in fondo e lo è rimasto fino alla fine, senza abiure, senza pentimenti, ma con una rivendicazione forte di una storia e di una vicenda che hanno contribuito fortemente alla costruzione della Repubblica italiana.

E anche quando veniva considerato, all'interno del Partito Comunista Italiano, come il dirigente certamente più vicino all'Unione Sovietica e più filosovietico, lo ha fatto con convinzione, anche quando spesso era difficile avere le sue stesse opinioni in merito a quel Paese e a quella vicenda.

Ma la sua è stata una storia esemplare della sinistra di questo Paese. Giovanissimo combattente partigiano, con questa sua storia e con la sua lotta ha contribuito a costruire e a dare a questo Paese, non solo la libertà e la democrazia, ma quella mirabile Costituzione repubblicana per cui ha lottato. Lo dico con cognizione di causa, avendolo incontrato anche recentemente, accompagnato sempre nelle manifestazioni dalla figlia Maura. Fino alla fine il suo pensiero e il suo impegno sono andati a difesa della nostra Costituzione.

Quindi, pur nella differenza di questo suo percorso, che è stato uno dei più importanti della storia repubblicana, egli è stato contemporaneamente un uomo politico e un parlamentare che ha servito e onorato le istituzioni repubblicane e le istituzioni parlamentari in cui credeva profondamente, in un misto di competenza, di passione e di senso della responsabilità.

Quindi, anche da posizioni diverse, come si è sentito oggi, noi lo onoriamo come estremo difensore proprio della democrazia e delle istituzioni. Sulla sua trasparenza cristallina, sul suo impegno per la politica, sulla sua passione, nessuno ha mai potuto avanzare il benché minimo dubbio. Era un uomo di squisita cortesia, come ha dimostrato in tutti questi anni. Per tutta la vita è stato schierato a fianco dei più deboli, con coerenza. E quando ha pensato che il suo partito, il PCI, cambiando nome si preparasse ad abbandonare anche quello schieramento sociale non ha esitato ad abbandonarlo, per dare vita a Rifondazione Comunista.

Per questo credo che oggi a salutare con sincera commozione Armando Cossutta non sia solo la sinistra, della quale è stato per tanti decenni grande dirigente politico, ma l'intera democrazia italiana, che da partigiano ha contribuito a costruire, e chiunque abbia a cuore la difesa delle istituzioni democratiche non può che oggi piangerlo e onorarlo.

Ai suoi cari, a Maura, a chi l'ha accompagnato in tutti questi anni anche di militanza politica va l'abbraccio e la vicinanza dei senatori di Sinistra Ecologia e Libertà e del Gruppo Misto. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, PD, FI-PdL XVII, AP (NCD-UDC), Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE, AL-A, LN-Aut, CoR, GAL (GS, PpI, FV, M, MBI) e Misto).

BARANI (AL-A). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (AL-A). Signor Presidente, Cossutta mi colpì molto quando lessi, il 10 ottobre 1990, in occasione della presentazione del simbolo del nascente PDS raffigurante una quercia, che commentò caustico: «Sembra un garofano». Chi sta parlando ha il garofano all'occhiello e, come lui andava fiero di essere comunista, un comunista filosovietico, io vado fiero del mio riformismo e del mio garofano.

Vorrei ricordare Cossutta non come hanno fatto tutti gli altri e come ha fatto lei: non vorrei ricordarlo come il politico filosovietico, ma piuttosto per quella lucidità politica rara tra i comunisti e i postcomunisti. Questa mattina ho parlato del Comune di Lissone, dove una piazza non sarà più intitolata a Bettino Craxi. Ebbene, Cossutta sosteneva il progetto di Bettino Craxi riguardo alla costruzione di un grande partito socialista sul modello dell'SPD tedesco - Cossutta era anche questo - capace di governare in alternativa alla Democrazia Cristiana.

Mentre i vari Occhetto, D'Alema, Vendola, Bersani erano contrari all'unità socialista, Cossutta - mi disse Craxi, ed è nei documenti oltre che nella memoria che ho ancora del colloquio ad Hammamet quando da sindaco di Aulla ebbi modo di portare a Bettino Craxi la cittadinanza onoraria - era l'unico ad aver capito l'importanza di questo progetto politico di unità dei socialisti, quindi avrebbe aderito ben volentieri avendo in mente e riservandosi - mi diceva sempre Craxi - di fare una sua corrente interna cossuttiana.

È da questo punto di vista che lo voglio ricordare.

Ai familiari va la partecipazione e la vicinanza di tutti noi e del nostro Gruppo, ma io intendo qui sottolineare - ripeto - la sua lucidità orientata verso un'intesa a sinistra in cui i due, Craxi e Cossutta, si sono sempre rispettati, a differenza di altri. Qualcuno l'ha definito anche un cappellano militante, a seconda dei momenti in cui si trovava nei rapporti di forza a livello dei Governi della Repubblica.

Concludo con una considerazione.

I familiari gli sono stati vicini. Ha avuto la fortuna - lui sì, da politico italiano - di finire i suoi giorni sul suolo patrio, quella fortuna che altri - come lo statista che ho citato prima - non hanno avuto.

Credo che adesso, nell'aldilà, l'unità dei socialisti italiani si ritroverà proprio con Craxi, Pertini, Armando Cossutta ed altri, che lì continueranno a fare quello che qui in Italia non siamo stati capaci di fare: portare al Governo, come volevano Cossutta e Craxi, una grande sinistra, sul modello di quella europea. (Applausi dei senatori Longo Eva e Conti).

CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signor Presidente, ieri pomeriggio all'ospedale San Camillo di Roma, si è spento Armando Cossutta, storico dirigente del PCI. Avrebbe compiuto quest'anno novant'anni.

Cossutta è da tutti ricordato come il più filosovietico dei comunisti italiani. Del PCI è stato una delle colonne negli anni in cui il rapporto con Mosca era più forte.

Si era iscritto al partito nel 1943 e aveva partecipato alla Resistenza nelle Brigate Garibaldi. Nel dopoguerra divenne dirigente del partito; fu segretario del Partito Comunista milanese, per entrare poi in Parlamento nel 1972, restandovi fino al 2006.

Nel 1981 si oppose strenuamente alla linea revisionista del segretario Berlinguer, il quale aveva affermato che la spinta propulsiva della Rivoluzione d'ottobre si era esaurita, tentando di sganciare il PCI dai suoi rapporti storici con i regimi comunisti del blocco sovietico.

Cossutta fu tanto fedele al suo sogno comunista da rischiare un infarto alla famosa intervista nella quale Berlinguer confidava di sentirsi più sicuro sotto l'ombrello della NATO che sotto quello sovietico del Patto di Varsavia.

Negli anni della svolta della Bolognina fu tra i principali animatori della lotta contro la liquidazione del patrimonio storico e politico del Partito Comunista Italiano, tanto che nel febbraio del 1991 fondò, con Sergio Garavini, Lucio Libertini e altri, il Movimento per la Rifondazione Comunista, che nel dicembre dello stesso anno si unì a Democrazia proletaria fondando il Partito della Rifondazione Comunista, di cui fu presidente.

Ma quando, nel 1998, Fausto Bertinotti, allora segretario del Partito, ritirò la fiducia al Governo Prodi, Cossutta si oppose, staccandosi dal Partito e fondandone uno nuovo, il Partito dei Comunisti Italiani, con Oliviero Diliberto e Marco Rizzo. Anche in questo caso, qualche dissapore e nel 2008 si ritirò definitivamente dalla politica attiva.

Fu un uomo coerente, fedele a se stesso, ai suoi sentimenti e alle sue illusioni; un uomo coerente anche contro l'evidenza dei fatti. Famosa fu una sua frase: «Se domani ci sarà una pietra sulle mie ceneri, per favore scriveteci sopra: Armando Cossutta, comunista».

Fu, sì, un comunista, perché la fede nel socialismo non lo abbandonò mai, ma fu anche "destro" sulla linea politica interna; fu il costruttore delle larghe intese nei Comuni quando era responsabile degli enti locali.

Fu severissimo nella battaglia del Partito Comunista Italiano contro il terrorismo e l'estremismo.

Come qualcuno ha già ricordato, sui giornali abbiamo letto che la sinistra è dispiaciuta per questa gravissima perdita. Credo che la politica abbia perso un uomo importante. Io non l'ho conosciuto, ho letto qualcosa in queste ultime ore e, da parte nostra, da parte del Gruppo Lega Nord e Autonomie del Senato della Repubblica, facciamo ai familiari le nostre più sentite condoglianze. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e Aut(SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

BONFRISCO (CoR). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (CoR). Signor Presidente, non aggiungo molte parole a quelle già pronunciate in quest'Aula dai colleghi che mi hanno preceduto e che hanno tratteggiato, dal punto di vista sia storico che personale, la straordinaria, importantissima storia politica di Armando Cossutta.

Ricordo, per concentrarmi su uno degli aspetti che a me sta più a cuore, alcuni dei suoi passaggi fondamentali, innanzitutto quello di partigiano. Da lì credo che egli abbia mosso i primi passi verso un'adesione forte - fortissima, come forte era il suo tratto caratteriale - ad un modello di vita e di società, che nel nostro Paese era invece fortemente contrastato da altre forze culturali e politiche. Egli è quindi uno dei protagonisti principali, insieme al suo partito, della contrapposizione tra la visione di una società collettivista, sul modello sovietico - cioè sul modello stalinista - e la visione di una società, che poneva al centro della propria attenzione la persona, prima dello Stato, e la comunità, prima della collettività. Di questo stiamo parlando oggi e dobbiamo agli uomini come lui se, negli anni della nascita della democrazia italiana, costruita da uomini come lui, questo dibattito ha potuto dipanarsi ed evolversi sino ai giorni nostri e consegnarci con la storia dei partiti, la storia di un Paese e di tante comunità, cresciute grazie alla grande capacità dei partiti di rappresentare la società vera, quella più reale.

Il suo realismo era fondamentalmente questo, prima ancora di essere quell'appartenenza al socialismo reale, che invece creava molta distanza tra il popolo italiano e ciò che il Partito Comunista Italiano rappresentava all'epoca e che ha rappresentato fino a poco anni fa, al punto che la linea revisionista di Enrico Berlinguer era seriamente contrastata da uomini come Cossutta. Sappiamo che in quella linea revisionista c'era anche molto di quel senso dell'opportunità, che invece Armando Cossutta rifiutava, perché egli non aveva l'opportunità o l'opportunismo nel suo bagaglio culturale. Egli aveva invece la chiarezza, la nitidezza e la forza delle sue convinzioni.

Molto, quasi tutto, ci distingue da Armando Cossutta, tranne la cosa più importante: l'amore per quelle istituzioni, costruite e ricostruite, con il valore degli uomini, delle donne e del loro sangue, quello realmente versato, e l'impegno quotidiano a difesa delle istituzioni e della rappresentanza dei cittadini, sale essenziale della democrazia, che oggi noi, spesso, trattiamo con troppa leggerezza.

Nell'unirmi al cordoglio di tutti noi, di questa Assemblea - e la ringrazio, signor Presidente, per aver voluto questo ricordo - pongo le condoglianze alla famiglia, sapendo di consegnarle il senso della stima e del rispetto di ciascun parlamentare che varchi questa soglia, nel ricordo di quelle istituzioni democratiche, garantite e sostenute dall'impegno quotidiano di uomini come Armando Cossutta. (Applausi dal Gruppo CoR e dei senatori Buemi e Russo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor presidente Grasso, ritengo che lei abbia ragione: Armando Cossutta era un comunista democratico, direi un comunista italiano e democratico, perché senza questa connessione si rischia di non comprendere la complessità dell'uomo politico e della figura che tanti segni ha lasciato nella sua azione, anche all'interno delle istituzioni. Questa associazione - comunista italiano e democratico - a me risulta evidente in due momenti straordinari, nell'arco sostanzialmente di un decennio: l'opposizione alla politica di Enrico Berlinguer, che originò dall'eurocomunismo e che lo portò alla contrarietà allo scioglimento del PCI in una nuova formazione politica - come si disse allora - ovvero il PDS e, qualche anno dopo, la rottura con il partito che aveva concorso a fondare, a seguito di quella scissione che ho richiamato, per consentire il prosieguo del Governo Prodi, cioè del primo Governo dell'Ulivo.

Questo era Armando Cossutta. Aveva chiaro come connettere ideali, coerenze ed interesse generale.

È stato eletto più volte in Lombardia, l'ho conosciuto e ne ricordo i tratti gentili, dialoganti e mai presuntuosi. Severo con se stesso prima ancora che con gli altri, un uomo davvero rigoroso, una personalità che ha aiutato i più deboli a nutrire speranza e che ha ben interpretato il senso dello Stato e della Nazione, che ha saputo coniugare le proprie coerenze con l'interesse, appunto, generale.

È con queste espressioni che mi unisco al cordoglio già espresso dal presidente Grasso e da tanti colleghi e rivolgo questo medesimo sentimento, anche a nome del Governo, alla famiglia. (Applausi).

PRESIDENTE. Comunico che Palazzo Madama ospiterà la camera ardente di Armando Cossutta domani, dalle ore 10 alle ore 16.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2145 (ore 16,42)

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, onorevole Boschi. Ne ha facoltà.

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzata dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento che mi accingo a presentare, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 2145, di conversione in legge del decreto-legge 25 novembre 2015, n. 185, che recepisce le modificazioni proposte dalla Commissione. (Applausi ironici dal Gruppo M5S).

NUGNES (M5S). Brava!

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo.

Conformemente alla prassi, trasmetto il testo dell'emendamento alla 5a Commissione permanente perché, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e nel rispetto delle prerogative costituzionali del Governo, informi l'Assemblea circa i profili di copertura finanziaria.

Convoco pertanto la Conferenza dei Capigruppo per organizzare il relativo dibattito.

La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 16,43, è ripresa alle ore 17,50).

Sui lavori del Senato
Organizzazione della discussione della questione di fiducia

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'emendamento interamente sostitutivo del testo del decreto-legge recante misure urgenti per interventi nel territorio. Per la discussione generale sulla fiducia, che si svolgerà oggi pomeriggio, sono stati ripartiti quaranta minuti in base a specifiche richieste dei Gruppi. Le dichiarazioni di voto e la chiama avranno luogo nella seduta di domani a partire dalle ore 9,30.

Restano confermati gli altri argomenti previsti dal calendario vigente. Pertanto, dopo il voto di fiducia, l'Aula passerà alla discussione del disegno di legge di riforma della RAI e del servizio pubblico radiotelevisivo. Gli emendamenti al provvedimento dovranno essere presentati entro le ore 13 di domani.

Le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 17-18 dicembre 2015 saranno svolte domani a partire dalle ore 15,30.

La Conferenza dei Capigruppo ha altresì approvato a maggioranza il calendario dei lavori della prossima settimana: l'Assemblea terrà sedute uniche senza previsione dell'orario di chiusura nelle giornate di lunedì 21 a partire dalle ore 15, martedì 22 e, ove necessario, mercoledì 23 dicembre per la seconda lettura dei disegni di legge di stabilità e di bilancio. Le Commissioni in sede consultiva dovranno presentare i propri rapporti alla 5a Commissione entro le ore 13 di lunedì 21 dicembre, termine entro il quale dovranno altresì essere presentati gli emendamenti per l'esame in Aula.

Si precisa che, su richiesta della famiglia, la camera ardente del senatore Cossutta sarà allestita nella giornata di giovedì 17 dicembre dalle ore 10 alle ore 16, a modifica di quanto precedentemente comunicato.

Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposte di modifica
Parlamento in seduta comune, convocazione
Disegni di legge, preannunzio di trasmissione dalla Camera dei deputati

Martedì

15

dicembre

ant.

h. 9,30-18,45

- Seguito disegno di legge n. 2145 - Decreto-legge n. 185, disposizioni finanziarie per interventi sul territorio (Voto finale entro il 25 dicembre) (Scade il 24 gennaio)

- Disegno di legge n. 1880-B - Riforma della RAI e del servizio pubblico radiotelevisivo (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 dicembre 2015 (Mercoledì 16, alle ore 15,30)

- Disegno di legge n. 1678-B - Delega recepimento direttive appalti e concessioni (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Voto finale con la presenza del numero legale)

Mercoledì

16

"

ant.

h. 9,30-20

Giovedì

17

"

ant.

h. 9,30-20

Venerdì

18

"

ant.

h. 9,30

(se necessaria)

Gli emendamenti al disegno di legge n. 1880-B (Riforma della RAI e del servizio pubblico radiotelevisivo) dovranno essere presentati entro le ore 13 di mercoledì 16 dicembre.

Il Parlamento in seduta comune è convocato martedì 15 dicembre, alle ore 19, per le votazioni relative all'elezione di tre giudici della Corte costituzionale. La chiama avrà inizio dagli Onorevoli Senatori.

Lunedì

21

dicembre

pom.

h. 15

- Disegni di legge nn. 2111-B e 2112-B - Legge di stabilità 2016 e Legge di bilancio 2016 e bilancio pluriennale 2016-2018 (Votazioni finali con la presenza del numero legale) (Approvati dal Senato; ove modificati dalla Camera dei deputati)

Martedì

22

"

ant.

h. 9,30

Mercoledì

23

"

ant.

h. 9,30

(se necessaria)

Non appena trasmessi dalla Camera dei deputati i disegni di legge nn. 2111-B e 2112-B saranno immediatamente deferiti alla 5a Commissione permanente.

Le Commissioni permanenti dovranno presentare i propri rapporti alla Commissione bilancio entro le ore 13 di lunedì 21 dicembre. Gli emendamenti dovranno essere presentati entro le ore 13 di lunedì 21 dicembre.

Ripartizione dei tempi per la discussione
delle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri
in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 dicembre 2015

(3 ore, incluse dichiarazioni di voto)

Governo

30'

Gruppi 2 ore e 30 minuti, di cui:

PD

34'

FI-PdL XVII

17'

M5S

16'

AP (NCD-UDC)

16'

Misto

15'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-

MAIE

12'

AL-A

11'

LN-Aut

11'

GAL (GS, PpI, FV, M, MBI)

10'

CoR

10'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione
dei disegni di legge nn. 2111-B e 2112-B
(Legge di stabilità 2016 e Legge di bilancio 2016
e bilancio pluriennale 2016-2018)

(10 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori di maggioranza

1 h.

Relatori di minoranza

1 h.

Governo

1 h.

Votazioni

2 h.

Gruppi 5 ore, di cui:

PD

1 h.

7'

FI-PdL XVII

35'

M5S

32'

AP (NCD-UDC)

31'

Misto

29'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-

MAIE

24'

AL-A

22'

LN-Aut

21'

GAL (GS, PpI, FV, M, MBI)

20'

CoR

20'

Dissenzienti

5'

GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, il Gruppo Movimento 5 Stelle chiede l'inserimento in calendario, con la massima urgenza, della mozione di sfiducia al ministro Boschi che abbiamo depositato oggi. Riteniamo che non si possa tergiversare su un punto così grave sul quale il nostro Paese aspetta risposte chiare, pubbliche e precise da parte di tutte le forze politiche. I cittadini aspettano non le chiacchiere in televisione ma le discussioni in quest'Aula, Presidente.

Chiediamo quindi che la mozione venga calendarizzata il primo giorno utile, cioè sabato o, in alternativa, se dovesse essere rifiutata questa proposta, chiediamo che venga calendarizzata lunedì prossimo, spostando la trattazione della legge di stabilità di un giorno, quindi facendo diventare la seduta prevista per il 23 dicembre non più eventuale ma evidentemente certa. (Applausi dal Gruppo M5S).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, noi abbiamo discusso di nuovo nella riunione dei Capigruppo della vicenda RAI, sulla quale ancora una volta si è tentato, e speriamo che questo non accada ma lo voglio però dire con chiarezza, di arrivare in Assemblea anche senza concludere i lavori in Commissione. Non credo che si possano far passare per ostruzionismo i 100 o poco più emendamenti che sono stati presentati in totale al testo pervenuto dalla Camera in Commissione. Tra l'altro, ne sono rimasti forse poco meno di 40 e quindi io credo che per questo disegno di legge si debba assolutamente seguire l'iter normale anche perché non possiamo più avallare questo andazzo per cui il lavoro delle Commissioni, ad un certo punto, viene bypassato e si arriva in Assemblea con provvedimenti molto delicati e, nel caso specifico della RAI, di grande rilevanza anche costituzionale essendoci in gioco un diritto costituzionalmente sancito come quello della libertà di informazione del servizio pubblico.

Quindi, auspico che sia concluso con tranquillità l'iter del lavoro in Commissione. Peraltro, come lei sa, Presidente, noi più volte abbiamo posto l'accento sulla necessità - anche questa mattina abbiamo fatto votare una proposta in tal senso - di affrontare prima la discussione della delega sugli appalti - che mi sembra assolutamente fondamentale - per poi, subito dopo, arrivare a discutere della RAI.

Credo che abbiamo una grande esigenza. In Assemblea è stata ripresentata la proposta di calendarizzare la mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Boschi. Oltre a questo chiediamo anche - perché credo sia fondamentale - che lunedì sia calendarizzato una volta per tutte il disegno di legge sul conflitto di interessi. Presidente, è molto tempo che se ne discute. Per la verità, in una delle prime Leopolde era stata una delle prime proposte avanzate dell'attuale Presidente del Consiglio, ma poi il tema è scomparso dall'attenzione di questa Assemblea, del Parlamento e anche della politica. Quindi, credo sarebbe molto importante la calendarizzazione e l'incardinamento in Assemblea del provvedimento anche in occasione della discussione della mozione di sfiducia.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, il provvedimento sulla RAI sembra un provvedimento carsico: alle volte appare e alle volte scompare. Mi sembra però un provvedimento estremamente importante per il futuro del servizio pubblico e per quello che lo stesso rappresenta nel nostro Paese come fabbrica e macchina del consenso, oltre ad essere l'azienda più importanza d'Italia.

Alla Camera dei deputati sono intervenute delle modifiche rispetto al testo molto controverso del Senato. Come molti ricorderanno, in questa Assemblea l'articolo 4 fu affossato con un voto dove la maggioranza perse per pochissimi voti e, quindi, riteniamo che la modifica che noi siamo oggi obbligati a chiedere sia la calendarizzazione in Aula, ove concluso il lavoro in Commissione. Non è ammissibile immaginare che si arrivi in Aula senza aver concluso i lavori in Commissione tenuto conto del fatto che, su 140 emendamenti presenti, un centinaio sono stati votati e ritirati. Ne rimangono solo 40. Da parte di nessun Gruppo c'è stato un atteggiamento ostruzionistico su un provvedimento di tale rilevanza e, quindi, ci sembra obbligatorio che la discussione debba continuare e concludersi in Commissione e arrivare in Aula, una volta tanto, esperita fino in fondo la capacità che hanno, com'è noto, le Commissioni di approfondire in maniera adeguata un tema in questo caso estremamente importante.

La modifica che proponiamo è pertanto la seguente: sì alla calendarizzazione del disegno di legge di riforma della RAI, ma ove conclusi i lavori in Commissione.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, l'esito della Capigruppo non ci soddisfa, soprattutto per la mancanza di senso di responsabilità di chi rappresenta e ha rappresentato la maggioranza in quella riunione rifiutando la calendarizzazione della mozione di sfiducia al ministro Boschi, che noi sosteniamo.

Presidente, qui non si tratta semplicemente della sfiducia al Ministro, ma di dare risposte a decine di migliaia di cittadini truffati, che in questi giorni stanno leggendo dai giornali di intrecci torbidi tra esponenti del Governo - in primis il ministro Boschi e parenti a lei riconducibili - e ambienti della finanza che hanno condotto questa gente a perdere tutti i propri risparmi. Presidente, il decidere di non accettare la proposta di calendarizzazione in Capigruppo è un'offesa alla chiarezza nei confronti di questi cittadini. Noi ci riteniamo, al pari di questi cittadini, danneggiati perché ciò significa danneggiare la democrazia. Impedire che venga discussa quella mozione qua dentro significa impedire ai cittadini di avere risposte. Io ho potuto leggere sulla stampa quotidiana - come possono farlo tutti i senatori e tutti i cittadini - gli interrogativi che vengono sollevati in merito a quanti soldi sono circolati e quanti emolumenti sono stati pagati agli amministratori di quella banca, di cui il padre del ministro Boschi era vice presidente. Ad esempio, sul quotidiano «Il Sole 24 Ore» si vuole sapere quanti crediti in incaglio o in sofferenza in capo agli amministratori o agli ex sindaci di Banca Etruria valgano 90 milioni di euro e quanti di questi sono dovuti a Pierluigi Boschi.

Signor Presidente, una mozione di sfiducia permette di fare chiarezza anche rispetto a questi aspetti. Non è soltanto la questione relativa a un componente del Governo, ma di rispetto nei confronti di decine di migliaia di cittadini che hanno perso tutti i loro beni e che oggi leggono, sulla stampa, di componenti del Governo protetti dal presidente Renzi che, invece, paiono essersi approfittati dei loro risparmi! (Applausi dal Gruppo LN-Aut e del senatore Scilipoti Isgrò).

Occorre fare questa chiarezza e mi chiedo anche chi, qui dentro, faccia opposizione e chi, invece, finga di fare opposizione! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Perché non si può non sostenere una mozione di sfiducia che, lo ripeto, è momento di chiarezza. Non si può dire che non interessa, come prima abbiamo sentito dire dal presidente Paolo Romani, una mozione di sfiducia nei confronti del ministro Boschi, dopo quanto stiamo leggendo sui giornali.

È un momento di chiarezza dovuto ai cittadini e fare opposizione significa, innanzitutto, essere chiari davanti ai cittadini! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

BOTTICI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOTTICI (M5S). Signor Presidente, ribadisco ancora una volta l'importanza della mozione di sfiducia alla ministra Boschi.

Inoltre, chiedo un sollecito alle Commissioni 2a e 10a per la trattazione immediata dell'Atto Senato 1950, ossia la class action, anche perché è stato approvato all'unanimità alla Camera, quindi anche dalla maggioranza. Sarebbe una risposta a tutti quei cittadini truffati dalle banche. (Applausi dal Gruppo M5S).

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, siccome in quest'Assemblea si ha la pessima abitudine di portare le posizioni assunte nella Conferenza dei Capigruppo, lo farò anche io. Io non ho sentito, da parte della Lega, chiedere nella Capigruppo la presentazione della mozione di sfiducia individuale al ministro Boschi; l'ho invece sentito fare dal senatore Giarrusso.

Io ho espresso questa opinione, e quindi la paleso in maniera chiara e definitiva. Noi non siamo interessati a mozioni di sfiducia individuali; siamo invece intenzionati a capire cosa sia effettivamente accaduto nello scandalo delle quattro banche fallite, sulle quali è probabilmente mancata la vigilanza della CONSOB, la vigilanza di Bankitalia e la vigilanza del Governo. (Applausi del senatore Alicata). A questo fine, abbiamo chiesto la costituzione di una Commissione d'inchiesta parlamentare bicamerale, il cui testo istitutivo è pronto, in base alla quale finalmente si potrà conoscere la verità.

Quindi, questi giochini e giochetti, caro senatore Candiani, se li tenga per sé e un'altra volta impari a dire nella Conferenza dei Capigruppo quello che in Assemblea sostiene di voler dire. (Commenti del senatore Volpi).

BONFRISCO (CoR). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (CoR). Signor Presidente, aggiungo alcune considerazioni alle parole dei colleghi che mi hanno preceduto, nel provare a riportare il più correttamente possibile il dibattito svoltosi in Conferenza dei Capigruppo.

Certo, non spetta a me questo compito, ma io spero, non indegnamente, di ricordare che, a fronte della proposta del senatore Giarrusso, i Gruppi hanno espresso ciascuno la propria opinione. Con riferimento alle prime opinioni, che hanno riguardato innanzitutto il calendario e i suoi tempi, legati anche all'approvazione definitiva della legge di stabilità, io considero l'approvazione della legge di stabilità una priorità assoluta per il Paese, che ha la corsia preferenziale su qualsiasi cosa. Siamo ancora in sessione di bilancio e, proprio per questo, abbiamo l'obbligo di rispondere ai cittadini innanzitutto della stabilita del Paese.

Per quanto riguarda il tema scottante, penso anch'io che la questione cruciale che sta davanti a cittadini sgomenti, che rischiano di vedere ulteriormente incrinata la loro fiducia verso il sistema bancario, e la soluzione più utile sia quella di una Commissione d'inchiesta sul sistema del credito in generale. In particolare, sarebbe un grande momento di chiarezza, che coglieremmo con l'occasione, per spiegare e dire la verità agli italiani, non solo sul sistema bancario, ma anche sul sistema debitorio che riguarda la vita di tutti i Comuni italiani, di ciascuno di noi - in primis dello Stato italiano - sulla situazione dei derivati che ammorbano il nostro debito e credito pubblico.

Detto ciò, per me quella è la via maestra da seguire. Ha ragione chi alla Camera ha ricordato come oggi si invochi una visione complessiva sulla sfiducia al Governo quando invece casi eclatanti come quello del ministro Bondi, che per un muretto caduto a Pompei ha dovuto subire una mozione di sfiducia da parte del PD, non vengono ricordati da nessuno. Ma in questo caso, per tornare alla nostra questione, sono dell'opinione, signor Presidente, che se mozione di sfiducia deve essere, questa vada indirizzata nei confronti di chi, come ha appena detto il senatore Paolo Romani, è in capo alla vigilanza della Banca d'Italia o della CONSOB, o peggio ancora, della vigilanza del Governo, che non c'è stata, chiamando in causa il Ministro dell'economia; altro che ministro Boschi! (Applausi dal Gruppo CoR). Perché qui la risposta va data agli italiani non per quanto riguarda il ministro Boschi, ma per quanto riguarda ciò che il ministro Padoan ha fatto o, peggio, non ha fatto per difendere il risparmio italiano. (Applausi dal Gruppo CoR e del senatore Paolo Romani).

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Intanto se la Capigruppo deve essere poi riportata tutta in Aula, tanto vale modificare i Regolamenti e fare la Conferenza direttamente e con trasparenza in Aula (Applausi dai Gruppi PD e M5S), perché ognuno poi ha la necessità di esprimere e ribadire le posizioni espresse nella Conferenza dei Capigruppo.

Detto questo, senatore Candiani intervenga brevemente, per trenta secondi.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, basta molto meno, perché qui non è questione di chiarezza, ma di onestà intellettuale. Io in quella Capigruppo, ed ero seduto molto più vicino al senatore Giarrusso che in questo caso al senatore Paolo Romani (sarà anche questo un segno del destino), ho sostenuto quell'iniziativa e lo dico oggi ancora una volta, perché chi vuole essere opposizione ha idee chiare e non ha bisogno di sotterfugi. (Applausi del senatore Calderoli).

Saluto ad una delegazione dell'associazione «Insieme per voi»

PRESIDENTE. Salutiamo i componenti dell'associazione «Insieme per voi» di Cornedo Vicentino, in provincia di Vicenza, che seguono i nostri lavori e i nostri dibattiti. (Applausi).

Ripresa della discussione sul calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta volta ad inserire nel calendario dei lavori dell'Assemblea la mozione di sfiducia sul ministro Boschi, avanzata dai senatori Giarrusso, De Petris, Candiani e Bottici.

Non è approvata.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, è evidente, e i senatori Segretari mi confermano, che non è necessaria. Se fosse necessaria, la faremmo. (Commenti dal Gruppo M5S).

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, mi scusi, ma ci vogliono solo venti secondi per farmi terminare la frase.

Durante la votazione, sono diversi i colleghi in movimento. Capisco che magari la votazione può essere certa verso una determinata direzione, ma credo che la mia richiesta vada anche a suo favore per semplificare i lavori. Non ci mettiamo nulla a fare una controprova. È soltanto una questione di buonsenso. Poi è lei il Presidente ed è lei che decide.

PRESIDENTE. Ho già deciso e i senatori Segretari mi confortano nel dire che non è approvata la proposta di variazione. (Applausi ironici del senatore Morra. Commenti dal Gruppo M5S).

SANTANGELO (M5S). Tanto andate tutti a casa lo stesso. Non basta fare i furbetti!

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta volta ad inserire nel calendario dei lavori dell'Assemblea la discussione del disegno di legge sul conflitto di interessi, oltre che la variazione dell'ordine del giorno in merito alla delega sugli appalti, avanzata dalla senatrice De Petris.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta volta ad inserire nel calendario dei lavori dell'Assemblea, con riferimento al disegno di legge di riforma della RAI, le parole «Ove concluso dalla Commissione», avanzata dal senatore Romani Paolo. (I senatori del Gruppo M5S alzano la mano tanto alla richiesta di esprimere il voto favorevole, quanto a quella di esprimere il voto contrario e a quella di dichiarare l'astensione).

Non è approvata.

MORONESE (M5S). Abbiamo votato tre volte in modo diverso!

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, non è nostra abitudine non rispettare il Regolamento, ma in questa occasione abbiamo volutamente votato tutte e tre le soluzioni: come è possibile che lei abbia potuto dire che una soluzione era valida e l'altra no? E i segretari non se ne sono accorti.

Chiedo la controprova sulle precedenti votazioni, perché non è possibile votare con questa modalità. (Applausi dai Gruppi M5S e LN-Aut).

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, nonostante...

SANTANGELO (M5S). Lei non ha il dono dell'ubiquità e non è il Nostradamus del Senato. Lei si deve attenere a fare dei conteggi e, quando questi non sono chiari - oggettivamente si vota sempre con questa modalità - lei ci mette due secondi a fare la controprova. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Quando la ritengo necessaria.

SANTANGELO (M5S). Ma è una votazione palesemente falsa e lei lo sa!

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta volta ad inserire nel calendario dei lavori dell'Assemblea l'esame del disegno di legge sulla class action, avanzata dalla senatrice Bottici. (I senatori del Gruppo M5S alzano la mano tanto alla richiesta di esprimere il voto favorevole, quanto a quella di esprimere il voto contrario e a quella di dichiarare l'astensione). Lo vedo che alzate più volte la mano. Nonostante questo, la valutazione non cambia.

SANTANGELO (M5S). Come fai a dire se il voto è positivo o negativo se alziamo le mani su tutte le soluzioni? Come fai? Se le alziamo su tutte, qual è il nostro voto? Siamo favorevoli o contrari?

PRESIDENTE. È molto semplice, perché la prima votazione per alzata di mano è quella che viene considerata valida. (Commenti dal Gruppo M5S).

SANTANGELO (M5S). Ma chi l'ha detto? È ridicolo!

PRESIDENTE. Non è approvata.

Abbiamo così concluso tutte le votazioni che riguardano le variazioni del calendario dei lavori. Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all'Assemblea.

VOLPI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VOLPI (LN-Aut). Signor Presidente, visto l'assoluto rifiuto da parte della maggioranza di affrontare l'argomento in maniera diretta con la mozione di fiducia, le chiedo se sia possibile, al più presto, entro domani, avere qui il ministro Padoan, affinché ci spieghi esattamente le stesse cose che ha avuto il tempo di spiegare alla Leopolda.

Penso che il ministro Padoan, che ha un rapporto con quest'Aula ectoplasmatico - lo abbiamo visto una volta sola per tre minuti - dovrebbe avere il coraggio e la dignità di presentarsi davanti a quest'Aula, che rimane un'Aula parlamentare - almeno, finché esiste lei come Presidente, immagino che lo sia - e spiegarci quello che è andato a spiegare alla Leopolda rispetto alle banche e a tutto il resto.

Le sollecito, quindi, un intervento del ministro Padoan in quest'Aula, al più presto, perché la gente è stufa di farsi prendere per il culo. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Non usi queste espressioni, che non rientrano assolutamente nel suo stile.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2145
e della questione di fiducia (ore 18,15)

PRESIDENTE. Do la parola al Presidente della 5a Commissione, senatore Tonini, perché riferisca all'Assemblea sui profili di copertura finanziaria dell'emendamento 1.800.

TONINI (PD). Signor Presidente, la 5a Commissione ha esaminato il maxiemendamento proposto dal Governo, interamente sostitutivo del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, e ha concluso che non ci sono rilievi di carattere finanziario, essendo supportata in questa valutazione dalla relazione tecnica del Ministero dell'economia e delle finanze.

La Commissione ha anche rilevato due piccole variazioni rispetto al testo approvato dalla Commissione, che non ne modificano la sostanza, almeno a giudizio del Presidente. Tuttavia, credo sia giusto che vengano fatte rilevare all'Assemblea.

La prima modifica si può trovare nell'Allegato «Modificazioni apportate in sede di conversione al decreto-legge 25 novembre 2015, n. 185», nel capoverso che inizia con le parole: «All'articolo 10, dopo il comma 2, sono aggiunti i seguenti:», al comma 2-ter, in cui viene introdotto il principio dell'interesse nazionale. Nel testo si parla infatti di «Servizio universale del trasporto ferroviario di interesse nazionale»: tale dizione non compariva nell'emendamento approvato dalla Commissione.

Presidenza della vice presidente FEDELI (ore 18,17)

(Segue TONINI). Analogamente, al capoverso che inizia con le parole «All'articolo 11, dopo il comma 2, sono aggiunti i seguenti:», in fondo al comma 2-ter si trovano le parole «Detto contributo, che tiene conto dei minori costi esterni». In tal caso si usa un'espressione diversa da quella utilizzata nel testo approvato dalla Commissione, in cui si parlava di costi esterni evitati, invece che di minori costi esterni. Anche in questo caso, confortati dalla relazione tecnica, non risultano variazioni significative di sostanza dal punto di vista della 5a Commissione.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.

È iscritto a parlare il senatore D'Alì. Ne ha facoltà.

D'ALI' (FI-PdL XVII). Signora Presidente, vorrei approfittare di questo dibattito, che si tiene subito dopo il voto sul calendario, per dare un suggerimento al Presidente del Senato e alla Conferenza dei Capigruppo.

Mi sembra ormai giunto il tempo affinché, nell'organizzazione dei lavori del Senato, si cominci ad individuare la settimana delle fiducie, piuttosto che lo svolgimento in Commissione e la rimessione del provvedimento all'Assemblea. È infatti la terza volta, nel giro di una settimana, che un provvedimento viene licenziato regolarmente dalle Commissioni - devo dire anche con il contributo dell'opposizione - perché si arrivi al dibattito in Assemblea, e tale dibattito viene interrotto dalla posizione della questione di fiducia. Ciò avviene, nonostante alcune importanti questioni - ne è testimone il Governo - non siano state definite, con l'espresso intendimento del relatore, e quindi della maggioranza e del Governo, di discuterle e definirle in Assemblea. Tutto ciò, naturalmente, va a danno non solo dell'opposizione - mi rivolgo in questo caso principalmente ai colleghi della maggioranza - ma anche del Parlamento nella sua interezza.

Non è più tollerabile questo andazzo, caratterizzato dalla posizione della questione di fiducia, al fine di vanificare il dibattito in Assemblea. Cosa teme il Governo? Teme, forse, che il Parlamento possa esprimersi, una tantum, in questa legislatura o nel corso di un dibattito, stabilendo qualcosa di diverso da quanto si decide nelle sedi esterne al Governo? (Brusio. Richiami della Presidente).

Allora, il disprezzo assoluto del Governo si traduce non in un voto di fiducia, ma in una attestazione di sfiducia nei confronti del Parlamento e - peggio ancora, ripeto - di assoluta mancanza di considerazione della funzione parlamentare che è alla base della nostra Costituzione. La nostra è, sino ad oggi, una Repubblica parlamentare e non una Repubblica governativa, signora Presidente e, soprattutto, colleghi!

Voglio sapere fin quando avrete la pazienza, per non dire l'acquiescenza assolutamente acritica di sopportare questo tipo di atteggiamento da parte del vostro Governo. È principalmente a voi che mi rivolgo, perché si possa avere una discussione d'Aula seria su argomenti importanti, che riguardano il Paese, e che devono essere seriamente affrontati.

Sul merito del provvedimento in esame, abbiamo detto in discussione generale e in Commissione, ma a questo punto nulla passa all'esterno, perché i dibattiti della Commissione non sono resocontati come quelli dell'Assemblea e, quindi, i cittadini non possono ascoltare le posizioni dei partiti sui singoli provvedimenti.

Qui si parla di Expo, di Giubileo e di Bagnoli. Qui si parla di una serie di provvedimenti pesanti, molto più rilevanti di quanto non lo siano stati quelli trattati nella legge di stabilità. E sappiamo che alla Camera stanno arrivando ancora, in zona Cesarini - come si dice nel nostro linguaggio corrente - emendamenti importantissimi durante la discussione della legge di stabilità: emendamenti che non solo il Senato non potrà discutere, perché costretto anche dagli esiti del calendario a poche ore di dibattito su un'ulteriore presunta e presumibile fiducia, ma che non possono discutere neanche i nostri colleghi di partito alla Camera. Si tratta, infatti, di emendamenti che superano la discussione nella Commissione e piombano direttamente in Assemblea, e anche li saranno definiti con il voto di fiducia.

Adesso è ora di finirla e lo dico a voi, colleghi di maggioranza, a voi che sopportate questo stato di cose e lo avallate: non è solo il Governo che disprezza, travalica ed umilia il Parlamento. Principalmente siete voi, con la vostra acquiescenza, a farlo. Non è possibile arrivare in Aula in perfetta regola, con il relatore e con gli emendamenti approvati o respinti e con la riserva di approvarne o bocciarne altri, espressamente riferita come volontà della maggioranza, e vedersi troncare così la discussione in questa sede!

Credo non ci siano più commenti da fare sui provvedimenti. L'opposizione ed anche una parte della maggioranza, che si ritiene ancora autonoma e con la dignità delle sue decisioni, dovrebbero astenersi non solo dal voto sulle fiducie, ma oramai anche dal voto e dalla discussione nelle Commissioni, giacché questo diventa assolutamente inutile! (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signora Presidente, ebbene sì, è vero: il vero record di Matteo Renzi sono le questioni di fiducia. Mi sembra che siano 44, ma è difficile anche tenerne il conto.

«Cosa teme il Governo?» ha chiesto il mio collega: nulla. Questo, infatti, è un provvedimento che dimostra che il Governo non pone la questione di fiducia perché teme di andare in minoranza né lo fa per recuperare tempo, perché - come vediamo ogni volta - essa richiede tempo; lo fa proprio per compiere un atto di forza, un atto di dispregio verso l'Assemblea del Senato. E questo lo fa sistematicamente, per dimostrarci e dimostrare a voi che non ci tiene in alcun conto, che non tiene in alcun conto il Parlamento, l'istituzione democratica regolata dalla nostra Costituzione.

Questa è la verità dei fatti. Perciò anche io mi rivolgo a voi e vi chiedo: come potete sopportare questo stato di cose?

Sono tre le questioni che pongono una difficoltà procedurale al provvedimento in esame. Innanzitutto, è un provvedimento che neanche avremmo potuto discutere, proprio perché siamo in sessione di bilancio.

Si tratta poi di un decreto-legge che - come è stato già detto - non rispetta l'articolo 77 della Costituzione, perché è un provvedimento omnibus, settoriale, eterogeneo e localistico. Vi è, tuttavia, un comune denominatore che lega tutte le scelte territoriali: sono tutti territori (o quasi tutti) che tra poco andranno al voto e quindi, nella migliore tradizione di Renzi, si tratta di provvedimenti che servono a fare cassa, a monetizzare con misure di tipo economico quelli che saranno i voti futuri.

Come dicevamo, si mettono in campo circa 900 milioni per interventi territoriali eterogenei e sicuramente molto spesso non coerenti, perché - ad esempio - alcuni farebbero parte della spesa corrente e perché, per quanto riguarda in particolare il made in Italy, sono stati già previsti nel disegno di legge di stabilità. Vengono stanziati 206 milioni per il Giubileo a Roma, 150 per il post Expo (ancora soldi all'Expo), 150 milioni per la terra dei fuochi, 150 per Bagnoli, 25 milioni per le case popolari, 50 per l'emergenza maltempo, 100 milioni per gli impianti sportivi di periferia, che mettono nelle mani del CONI un potere sovrastrutturale. E poi, ancora, si stanziano milioni per il servizio civile, per il Fondo sociale per l'occupazione e per la formazione, per il cinema, per la Sardegna e per Reggio Calabria.

In questo momento vogliamo evidenziare come da ciò emerga il modello Renzi; un modello che si vuol riproporre non solo in questo atto di forza, da lui forse ritenuto virile e muscolare, ma anche in quello che egli ritiene sia la sua vittoria, cioè l'Expo, che vuole riproporre come modello anche per Roma e per Napoli. Noi intendiamo invece sottolineare come questo modello sia assolutamente perdente.

Cosa hanno in comune Roma e Napoli? Il fatto di essere delle strutture commissariate o subcommissariate: in occasione del Giubileo 206 milioni andranno in mano ai commissari e subcommissari Tronca, Gabrielli e a monsignor Fisichella. E il risanamento di Bagnoli? Viene sottratto ai territori, commissariato, gestito da un commissario governativo e da un ente decisionale. Come disposto dall'articolo 33 del decreto sblocca-Italia, con la creazione dell'area di rilevante interesse nazionale viene sottratto ai territori e alla gestione degli enti deputati alla pianificazione urbanistica un territorio storico importante, pieno di forza (infatti, sui territori in questo momento ci sono tavoli di discussione sul destino di Bagnoli); vengono disconosciuti i piani e i vincoli ambientali, le scelte che sono state già operate e la volontà del consiglio comunale, per consegnare in mano al commissario governativo, al soggetto attuatore e agli interessi particolarissimi dei privati quella che dovrebbe essere la bonifica dell'area e il destino urbano, perché, oltre alla bonifica del SIN, si parla di rigenerazione urbana che sarà decisa dai privati. Vengono trasferiti al soggetto attuatore 50 milioni senza che vengano, però, definite le modalità e i tempi, né specificate le destinazioni e cosa significhi veramente questa prima fase.

Lo stesso discorso vale per le ecoballe: mi riferisco, cioè, ai 150 milioni per le ecoballe della Impregilo, disseminate criminosamente per la Campania da un soggetto privato, una società imprenditoriale di stampo internazionale che, per il momento, è uscita indenne dall'immenso danno erariale e dal disastroso danno ambientale causato. Si tratta di 150 milioni per un piano straordinario da far gestire sì alla Regione, ma con un pre-commissariamento, e cioè una minaccia di commissariamento disposta al comma 6 dell'articolo 2, perché, se in trenta giorni non verrà realizzato questo piano, interverrà il Governo centrale.

Si decide di prevedere anche la messa in sicurezza permanente in situ, senza valutare effettivamente cosa sono i siti delle ecoballe e senza precisare quali sarebbero poi gli oneri di gestione; una messa in sicurezza permanente significa, infatti, un costo permanente. Non vengono specificati i tempi e le modalità e, per la rendicontazione, si rimanda ad un decreto ministeriale a venire.

Ma torniamo all'Expo, a questo modello che, soltanto grazie alla retorica del Governo, che ha mobilitato un'operazione propagandistica e una manipolazione dell'opinione pubblica straordinaria, è stato venduto come un'operazione positiva. Invece è stato il più grosso flop nella storia delle esposizioni universali degli ultimi cinquant'anni, che lascia un buco di bilancio disastroso, ed è sicuramente un grosso problema per chi resta e ci dovrà mettere i soldi a venire. Sono stati promessi 20 milioni di ingressi all'opinione pubblica e alle televisioni e, pur di ottenere le grosse file ai botteghini, che facevano audience e stavano a dimostrare in sostanza solo disorganizzazione - nella mente di Renzi significavano il grande successo dell'Expo - sono stati venduti a prezzi dimezzati e si sono addirittura regalati i biglietti; pur di raggiungere quel numero, e non si è badato al rientro economico. Insomma, si è fatta la festa con i soldi degli altri. Sappiamo che il costo totale si aggira intorno ai 14 miliardi: per la manifestazione in sé sono stati spesi almeno 2,5 miliardi, mentre 1,5 miliardi è costata la costruzione del sito, 960 milioni la gestione dell'evento, 170 milioni l'acquisto dei terreni, che - dobbiamo ricordarlo - sono costati dieci volte di più. I dati però sono provvisori, perché ci sono anche i contenziosi extracosti richiesti dalle imprese che hanno lavorato. Si sa che per il momento tali costi ammontano a 29 milioni soltanto per quanto riguarda il padiglione Italia.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Nugnes. Se vuole, può allegare il testo del suo intervento al Resoconto della seduta odierna. Concluda, per favore.

NUGNES (M5S). Poi ci sono i costi per la bonifica, che ammontano a 72 milioni e che non erano previsti.

Consegnerò il testo integrale del mio intervento, signora Presidente, affinché sia allegato. Vorrei dire però ancora una cosa. Quello che sicuramente non ci sta bene è la copertura di queste spese, basata su tagli lineari e soprattutto su uno scippo che viene fatto al fondo per gli esodati. È una cosa che non si può accettare. (Applausi dal Gruppo M5S). In Commissione è stata sollevata la questione ed è stato detto che è vero, ma che si provvederà alla Camera durante la discussione della legge di stabilità.

PRESIDENTE. La prego di concludere, senatrice Nugnes. Ha terminato il tempo a sua disposizione.

NUGNES (M5S). Quindi, è ancora una volta la politica delle toppe e delle tre carte. Noi non possiamo accettare questo tipo di ragionamento. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crosio. Ne ha facoltà.

CROSIO (LN-Aut). Signora Presidente, vorrei anzitutto esprimere la mia solidarietà, ma anche quella dei miei colleghi della Lega, ai senatori di maggioranza, che - ahimè - dovranno subire la quarantaquattresima fiducia. Noi ci chiediamo quale sia il limite della sopportazione di chi sta in maggioranza.

Ricordo agli amici e ai colleghi girotondini che, quando veniva posta la questione di fiducia da parte dell'ultimo Governo votato dai cittadini, che mi pregiavo di sostenere quale esponente della maggioranza, ci si scagliavano contro dicendo che era l'ennesima fiducia da parte del Governo Berlusconi. Beh, io sono solidale e mi rivolgo in modo particolare ai colleghi del PD, visto che oggi siamo alla quarantaquattresima fiducia, se non vado errato. Abbiamo veramente passato il segno.

Personalmente, pensavo di aver visto il limite dell'indecenza parlamentare con il Governo Monti. Ma Monti era un tecnico e ci si nascondeva dietro il fatto che, quando sua santità Monti diceva quello che bisognava fare in Parlamento, bisognava obbedire.

Abbiamo, però, visto di peggio con il Governo Renzi. Anche questo provvedimento è la rappresentazione plastica della considerazione che Renzi e la sua banda hanno non solo del Parlamento, ma anche degli enti locali e, in termini più generali, della democrazia. A Renzi e alla sua banda non frega assolutamente niente della democrazia. Se così non fosse, questo Governo non avrebbe promosso la cosiddetta legge Delrio, che è una porcata e si sta dimostrando un fallimento. Anche quella è la rappresentazione plastica del fine politico di Renzi e della sua banda: indebolire ed annientare il potere locale.

Ma, ancor di più, cosa vuole fare machiavellicamente il ciarlatano di Firenze? Vuole l'adozione di questo provvedimento omnibus. Signora Presidente, proviamo a fare un ragione scientifico e io mi posso anche lanciare nel dire di aver fatto ricerche un po' scientifiche sul sistema informativo territoriale. Se sulla carta geografica del nostro Paese segnassimo la distribuzione delle risorse che vengono erogate con il provvedimento in esame - come a suo tempo si fece a Londra, per individuare le fontane tramite cui si diffondeva il vaiolo - avremmo esattamente la rappresentazione dei luoghi dove si svolgerà la prossima campagna elettorale.

Ma di ciò non mi stupisco. Non mi stupisco di questo Governo che, in maniera davvero serena, cancella la legge obiettivo con cui io, che sono un credulone e sognatore, sono stato d'accordo, perché mi era stato promesso che probabilmente si sarebbe proceduto alla riforma del codice degli appalti. Adesso ho capito dove sta l'inghippo. Non volevo crederci. Se è vero, come è vero, che una delle opere strategiche fondamentali, di importanza nazionale per il nostro Paese, è la tramvia di Firenze, potete capire di che morte dobbiamo morire. Il ragazzo, mister Leopoldo, non è stupido e ha fatto il ragionamento secondo cui era meglio mettere subito dentro la tramvia di Firenze perché i tempi saranno grami.

I tempi stanno diventando grami perché il nostro Paese, signora Presidente, ha fame di infrastrutture. Qui già ci sono pochi soldi e la luce in fondo al tunnel la vedete solo voi. Effettivamente può esserci una luce in fondo al tunnel, ma è distante milioni e milioni di anni di luce e quindi, di fatto, la fine non c'è. Basta andare in mezzo alla gente - mi riferisco al mio territorio - e ciò appare in maniera molto chiara.

Ma la cosa che ci stupisce di più e ci lascia anche oggi senza parole è l'atteggiamento politico, la mission politica di questo Governo, che - lo ribadisco perché voglio che resti agli atti - non è riconosciuto da un voto popolare. L'apposizione della quarantaquattresima fiducia lascia sconcertati. Ripeto: fino ad oggi sono state apposte 44 fiducie e non abbiamo finito, perché qualcuno ha ricordato che va ancora esaminata la riforma della RAI. Abbiamo visto cosa è successo questa mattina: milioni e milioni di euro in nero nell'ambito degli appalti della RAI. Non escluderei l'apposizione della fiducia anche nel corso dell'esame della riforma della RAI. Una cosa è certa: ripresenterò in Assemblea gli emendamenti che ho ritirato in Commissione, perché non c'erano i pareri della Commissione bilancio, e vedremo anche in quel caso di che porcata moriremo.

Analogo discorso vale per la riforma del codice degli appalti. E mi devo picchiare da solo, perché sono stato un credulone. Credevo nelle buone intenzioni del Parlamento e ci ho anche messo la faccia con i colleghi, dicendo che la Commissione aveva fatto un buon lavoro. In effetti, la Commissione ha fatto un buon lavoro, ma il problema è un altro: stiamo parlando di una delega che dobbiamo conferire al Governo, il quale ci ha già messo le mani e sta venendo fuori un bagno di sangue anche per la legge delega sugli appalti. Questo Paese, signora Presidente, ha fame di certezze relativamente alla questione del codice degli appalti. Innanzi tutto ce lo chiede l'Europa perché siamo arcaici e abbiamo una lista di prescrizioni che solo noi vogliamo e ci possiamo permettere. Siamo antidiluviani dal punto di vista procedurale e io mi chiedo che cosa succederà adesso, perché non avremo più procedure chiare sulla legge obiettivo perché di fatto, anche se non ufficialmente, non c'è più, per cui andremo in procedura ordinaria. E mi chiedo con cosa faremo per gli appalti.

Sono convinto, però, che dietro tutto questo ci sia la malafede. È chiaro che c'è malafede da parte del Governo che in questo Paese vuole creare le condizioni affinché nulla vada avanti, per avere la possibilità di mettere le mani su risorse e su opere che vuole fare. Mi sembra abbastanza chiaro.

Io credo che questo atteggiamento, alla fin fine, porti a ben poco. Sicuramente porterà ad un fallimento del Paese perché noi paghiamo davanti ai colleghi europei, paghiamo davanti a tutta l'Europa un sistema inefficiente dal punto di vista amministrativo. Tanto grande può essere l'eccellenza del singolo e dell'impresa e tanto è deficitario lo Stato, invece, sul piano politico-amministrativo. E questa ennesima fiducia, questo atteggiamento da parte del Governo ne è la rappresentazione plastica.

Sono anche personalmente preoccupato. Sto all'opposizione e forse all'opposizione risulta più facile dire che non va bene. Ma sono veramente dispiaciuto anche per i colleghi di maggioranza, taluni seri - ci sono e hanno il mio profondo rispetto e spesso si parla con loro - perché dovete votare voi la fiducia anche su questo provvedimento. Un uomo deve avere anche la sua dignità. Non si può avere un atteggiamento a microfoni spenti e poi non avere le palle - permettetemi di dirlo - non avere la determinazione di lottare contro un sistema che sta distruggendo la politica e la democrazia all'interno del nostro Paese. Questo è molto preoccupante, e lo dico non per una questione partitica e personale, ma per il bene della politica. Lo dice uno che ha fatto l'amministratore locale. La cosa che mi interessa di più è il benessere dei cittadini. E la nostra mission è che le cose funzionino.

Qui in Parlamento, dove tocca a noi legiferare, continuiamo invece ad avere un simile atteggiamento ormai unico in Europa, per cui chi voterà questa fiducia dovrà assumersi la responsabilità del fallimento. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.

Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

AMATI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMATI (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, Max Fanelli ha dichiarato che comportarsi con indifferenza di fronte al dolore dei malati terminali, alle loro famiglie ed alle decine di migliaia di persone che hanno sottoscritto il disegno di legge sul fine vita, non può essere considerata un'opzione ma è un dovere. In queste situazioni, di fronte a così tante richieste, é compito dello Stato discutere, non ignorare. La prima ed unica risposta di chi legifera deve vertere sul "Quando" non sul "Se".

Noi tutti sappiamo che, dal 1979 ad oggi, sono state presentate 260 proposte di iniziativa popolare e poche di queste, tre, sono arrivate in fondo e solo il 53 per cento è arrivato in Commissione.

Ora, io credo che sulla questione del fine vita ci voglia un riscontro di dignità da parte dell'Assemblea. Noi abbiamo disegni di legge dei senatori Palermo e Manconi. La proposta del senatore Palermo riprende esattamente il disegno di legge d'iniziativa popolare. Credo che da oggi tutti quelli che condividono la necessità di dignità per chi, come Fanelli, è in condizioni assolutamente gravissime possano sollecitare l'Assemblea a un riscontro forte perché si possa almeno iniziare a discutere. (Applausi dei senatori Lo Giudice e Morra).

*PAGLIARI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGLIARI (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziare pubblicamente in questa sede il Governo e, con esso, la Regione Emilia-Romagna per il riconoscimento molto importante che Parma, la mia città, ha avuto con la designazione UNESCO a «Città creativa per la gastronomia». (Commenti della senatrice Montevecchi).

Si tratta di un importante riconoscimento perché la città creativa é una rete suddivisa in sette aeree: musica, letteratura, folk, design, media art, gastronomia e cinema. È stata istituita dall'UNESCO nel 2004 con l'obiettivo di creare una piattaforma internazionale fondata sulla socializzazione delle esperienze e sulla forza della creatività culturale tra città in grado di sostenere e di fare della creatività culturale un elemento essenziale per il proprio sviluppo economico, offrendo agli operatori locali una piattaforma internazionale su cui convogliare l'energia creativa delle proprie città e gettando così le fondamenta per proiettare esperienze locali in un contesto globale, con l'obiettivo di promuovere l'industria della cultura. Le città designate città creative possono condividere le proprie esperienze e sostenersi reciprocamente, valorizzando le proprie capacità ed incrementando la presenza dei propri prodotti culturali sui mercati nazionali ed internazionali.

È la prima volta che una città italiana ottiene questo prestigioso riconoscimento internazionale in questo ambito. È un'opportunità molto importante perché crea condizioni di conoscenza di tutta la food valley e noi sappiamo qual è l'importanza del settore industriale agroalimentare in tutto il Paese.

Questa iniziativa - che, ripeto, ha visto un contributo decisivo del Ministero dell'agricoltura e della Regione Emilia-Romagna - è un'iniziativa di cui la mia città va orgogliosa e desidero dare atto qui al Governo di quanto è stato fatto.

BERTOROTTA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERTOROTTA (M5S). Signora Presidente, da una visura camerale apprendo che il Consorzio nuovo CARA Mineo, il cui oggetto si ispirerebbe ai principi della mutualità e della solidarietà sociale nonché del rispetto dell'individuo, è composto dalle seguenti persone: Zurlo Cosimo, Ferraro Rocco, Roccuzzo Roberto, Novello Antonino e Aceto Camillo. Da notizie di stampa, leggo che gli stessi soggetti sono stati al centro di alcune indagini giudiziarie. Con riferimento a Cosimo Zurlo, ad esempio, «la Repubblica» a giugno ha scritto: «Dipendente della società Auxilium, il 9 febbraio 2010, veniva deferito all'autorità giudiziaria di Bari per inadempimento di contratti di pubbliche forniture e frode nelle pubbliche forniture, in concorso con Pietro Chiorazzo».

Quanto invece a Rocco Ferraro, a parte aver ricoperto la carica di presidente del consiglio di amministrazione del consorzio Sol. Calatino al posto di Paolo Ragusa, notizie di stampa dicono che è stato rappresentante legale della San Francesco società cooperativa, un'altra associata del consorzio Sol. Calatino, di cui tutti noi conosciamo bene le sorti.

Su Roccuzzo, sempre organi di stampa, scrivono di essere stato condannato dal tribunale di Modica a tre mesi di reclusione per turbata libertà di incanti, nonché di essere stato consigliere del Consorzio Sisifo.

Quanto ad Antonino Novello, invece, pare sia stato processato per truffa e turbativa d'asta, ma probabilmente il reato si è prescritto.

Infine, su Camillo Aceto, sempre «la Repubblica» ha scritto testuali parole: «arrestato nel 2003 poiché ritenuto responsabile di turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, associazione per delinquere, falsità materiale, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, uso di atto falso, frode nell'esercizio del commercio, vendita di alimenti non genuini».

Mi chiedo, allora: se questa è la nuova compagine societaria, il Consorzio nuovo non rischia di essere coinvolto in nuovi scandali?

Signora Presidente, ho presentato un'interrogazione al fine di sapere se il ministro Alfano voglia sollecitare un'attività di monitoraggio e di verifica, considerata l'opinabile composizione societaria del Consorzio nuovo CARA Mineo. Attendo una seria e celere risposta. (Applausi dal Gruppo M5S).

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 16 dicembre 2015

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,51).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Conversione in legge del decreto-legge 25 novembre 2015, n. 185, recante misure urgenti per interventi nel territorio (2145 )

PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE

QP1

BERNINI, D'ALI', MANDELLI, FAZZONE, MALAN, BOCCARDI, CERONI

Respinta (*)

Il Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge recante «Conversione del decreto-legge 25 novembre 2015, n. 185, recante misure urgenti per interventi nel territorio»,

        premesso che:

            il decreto-legge in esame si somma ad una serie di provvedimenti di urgenza - precisamente il 42º (in meno di 2 anni) del Governo Renzi ed ennesimo esempio di abuso di questo strumento -, che nella maggior parte dei casi si presentano sprovvisti - talvolta totalmente - dei necessari presupposti costituzionali di straordinaria necessità e urgenza stabiliti dall'articolo 77 della Costituzione, e che consistono perlopiù in un coacervo di norme eterogenee e disorganiche; all'interno del provvedimento si rilevano altresì profili di contrasto con l'articolo 81 della Costituzione;

            a nulla serve il monito espresso dal Presidente della Repubblica, il quale, in occasione del suo discorso di insediamento, ha ribadito la necessità di superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo legislativo, bilanciando l'esigenza di governo con il rispetto delle garanzie procedurali di una corretta dialettica parlamentare;

            il contenuto del decreto-legge - del quale giova ancora una volta rimarcare l'assoluta eterogeneità-disomogeneità, analogamente ai precedenti emanati nel corso della legislatura -, manifesta l'assenza degli opportuni coordinamenti delle norme, che compromettono di conseguenza i caratteri di unitarietà ed onnicomprensività della decretazione d'urgenza e prefigurano una evidente violazione del vincolo implicitamente disposto dall'articolo 77 della Costituzione, ribadito esplicitamente dall'articolo 15. della legge 23 agosto 1988, n. 400; la semplice immissione di una disposizione nel corpo di un decreto-legge non vale a trasmettere, per ciò solo, alla stessa il carattere di urgenza, specialmente in questo caso dove le disposizioni non paiono essere legate tra loro dalla comunanza di oggetto o di finalità;

            il testo è composto da 18 articoli e reca materie che nello specifico riguardano:

            - disposizioni in materia di bonifica ambientale e rigenerazione urbana del comprensorio Bagnoli-Coroglio

            - interventi straordinari per la Regione Campania

            - finanziamento per il Comune di Reggio Calabria

            - rifinanziamento fondo emergenze nazionali

            - iniziative per la valorizzazione dell'area utilizzata per l'Expo

            - interventi per il Giubileo

            - misure urgenti per il presidio del territorio in occasione del Giubileo

            - made in ltaly

            - revoca di finanziamenti per interventi non attuati e abrogazioni procedure aeroporti

            - continuità territoriale per la Sardegna

            - misure finanziarie per interventi in materia di servizio civile nazionale

            - interventi nel settore delle linee metropolitane

            - rifinanziamento per il 2015 del Fondo sociale per l'occupazione e la formazione

            - interventi in materia di edilizia residenziale pubblica

            - misure per favorire la realizzazione di impianti sportivi nelle periferie urbane

            - misure per il cinema e disposizioni finanziarie;

            stigmatizziamo, innanzitutto, come, per l'ennesima volta, il Governo imponga al Parlamento un farraginoso assemblaggio di disposizioni riguardanti varie materie seppur riferite, per la maggior parte, ad un unico destinatario e cioè agli enti territoriali -, in aperta violazione dei criteri dell'omogeneità, della coerenza e della trasparenza ai quali i testi normativi dovrebbero attenersi. Ancora una volta vengono meno i presupposti fondanti, sotto il profilo procedurale, dell'utilizzo del decreto-legge;

            il decreto-legge in oggetto presenta un contenuto così articolato da costituire una modalità di produzione legislativa non conforme alle esigenze di stabilità, certezza e semplificazione della legislazione. In taluni casi, le disposizioni del decreto intervengono su discipline che risultano già stratificate nel corso del tempo, e si rivelano ancora una volta eterogenee e prive delle caratteristiche cui il decreto-legge in quanto tale dovrebbe ispirarsi, anche in considerazione dei richiami dell'ex Presidente della Repubblica Napolitano e del Presidente in carica Mattarella;

            così come vengono violate le sentenze della Corte costituzionale n. 22 del 2012 o n. 220 del 2013, in cui si dice che i decreti-legge debbono essere omogenei, perché se sono disomogenei non possono intrinsecamente essere necessari ed urgenti;

            é doveroso ribadire, ancora una volta, che le conclusioni alle quali la giurisprudenza della Corte costituzionale consente di pervenire possono brevemente riassumersi così:

                a) quale che debba essere la ricostruzione teorica circa il fondamento del decreto-legge, l'abuso di tale strumento normativo, impiegato fuori dei presupposti di necessità e di urgenza, è sindacabile da parte della Corte costituzionale (come vizio in procedendo);

                b) la legge di conversione pur se configurata come esercizio della normale potestà legislativa delle Camere, soggiace ai limiti dell'articolo 77 cost., onde il vizio del decreto-legge emanato fuori dei casi di necessità e di urgenza si trasmette alla legge di conversione;

            analoghi rilievi possono essere formulati per quanto riguarda le singole norme, alcune delle quali si caratterizzano tutte, per la mancanza dei requisiti di necessità ed urgenza; sono state accostate infatti in maniera arbitraria disposizioni per far fronte ad esigenze in aree territoriali; in materia di infrastrutture e trasporti; in ambito sociale e culturale. Giova, inoltre, sottolineare che è in esame presso l'altro ramo del Parlamento, il disegno di legge stabilità 2016, già esaminato e approvato in I lettura dal Senato, che avrebbe dovuto costituire la sede più naturale per interventi di natura prevalentemente economico-finanziaria;

            ad esclusione delle norme previste per gli interventi per il Giubileo della misericordia e per la valorizzazione dell'area utilizzata per l'Expo; tutte le altre diposizioni non rivestono i caratteri di necessità e di urgenza, propri di un decreto-legge;

            non va sottovalutato che, durante la sessione di bilancio, l'attività ordinaria del Parlamento subisce alcune limitazioni; l'articolo 126 del Regolamento del Senato, segnatamente al comma 10, dispone che ciascuna Commissione, durante l'esame del disegno di legge di approvazione dei bilanci di previsione dello Stato e del disegno di legge finanziaria, non può svolgere, in nessuna sede, altra attività. Inoltre, il comma Il dello stesso articolo dispone che non possono essere iscritti all'ordine del giorno delle Commissione e dell'Assemblea disegni di legge che comportino variazioni di spese ( ... ), né disegni di legge intesi a modificare la legislazione vigente in materia di contabilità generale dello Stato;

            il comma 12 prevede una deroga all'applicazione dei commi appena richiamati, nel caso di esame di disegni di legge di conversione di decreti-legge e degli altri disegni di legge aventi carattere di assoluta indifferibilità ( ... );

            sebbene la previsione della deroga, di cui al comma 12 dell'articolo 126 del Regolamento citato, sia assolutamente legittima, é inopportuno il ricorso ad un ennesimo decreto che, tra l'altro, ha solo la parvenza della necessità e dell'urgenza; invero, le norme al suo interno hanno una natura profondamente diversa, trattandosi di disposizioni che proprio perché comportano variazioni di spesa e finanziamenti di interventi di varia natura, avrebbero potuto essere trattati nell'ambito della legge di stabilità;

            a titolo esemplificativo, si segnala l'assenza dei requisiti di necessità e urgenza riguardo all'articolo 8, recante disposizioni sul Made in Italy, che dispongono lo stanziamento di 10 milioni di euro per l'esercizio finanziario 2015 destinati a integrare le attività del Piano di promozione straordinaria del made in Italy; non solo il contenuto di tale norma non sembra avere carattere emergenziale, ma soprattutto non si ravvede la necessità e l'urgenza, in quanto la stessa materia ha già trovato collocazione nella legge di stabilità (attualmente in seconda lettura alla Camera dei deputati), ove vengono assegnati 50 milioni di euro nel 2016 all'Ice per proseguire il Piano straordinario di promozione del Made in Italy e l'attrazione degli investimenti in Italia;

            sotto il profilo finanziario, il decreto-legge in esame si prospetta come una mini manovra destinata a svariati interventi, alla cui copertura si provvede mediante riduzione delle dotazioni di competenza e di cassa relative alle missioni e ai programmi di spesa degli stati di previsione dei Ministeri;

            tra le misure sono previsti:

            - 50 milioni per il 2015 per la prima fase del programma di bonifica ambientale e rigenerazione urbana dell'area Bagnoli-Coroglio

            - 150 milioni per il 2015 alla regione Campania, per la realizzazione del Piano straordinario d'interventi riguardanti smaltimento dei rifiuti, bonifica e riqualificazione ambientale

            - 10 milioni al comune di Reggio Calabria a ristoro dei rimborsi del 2015 delle anticipazioni erogate in favore del medesimo comune

            - 50 milioni per il 2015 per le iniziative relative alla partecipazione dello Stato nell'attività di valorizzazione delle aree in uso alla Società Expo S.p.a.; 80 milioni all'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) per la realizzazione di un progetto scientifico e di ricerca, da attuarsi anche utilizzando parte delle aree in uso a Expo; 20 milioni per il concorso agli oneri di sicurezza sostenuti dalla Società Expo

            - 94 milioni per il 2015 e 65 milioni per il 2016 per la realizzazione degli interventi per il Giubileo

            - 47 milioni per il 2015 e 17 milioni per il 2016 alla regione Lazio per il potenziamento del servizio ferroviario regionale e 30 milioni per i servizi sanitari

            - 10 milioni per il Made in Italy

            - 50 milioni per l'esercizio finanziario 2015, ai comuni che hanno effettuato pagamenti, nel 2015, con risorse proprie in cofinanziamento per interventi nel settore delle linee metropolitane

            - 30 milioni per il 2015 per garantire la continuità territoriale della Sardegna.

            - 100 milioni per il 2015 per aumentare il numero dei volontari da avviare al servizio civile nazionale

            - 400 milioni per il 2015 per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga

            - 25 milioni per il 2015 per incentivare il programma di recupero di immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica, al fine di prevenire fenomeni di occupazione abusiva

            - 100 milioni per il triennio 2015-2017 per l'istituzione del Fondo «Sport e Periferie», ai fini del potenziamento dell'attività sportiva agonistica nazionale e lo sviluppo della relativa cultura in ,aree svantaggiate e zone periferiche urbane

            - 140 milioni per l'esercizio finanziario 2015 per aumentare il limite di spesa previsto per il settore cinematografico e audiovisivo;

            i nodi principali che si rilevano nel complesso dall'impianto normativo previsto dal presente decreto-legge, oltre ai rilievi riguardanti i profili finanziari, sono: la disorganicità, l'occasionalità, l'eterogeneità del contenuto del testo che reca misure diverse che costituiscono pertanto elementi non conformi a quanto stabilito dalla Costituzione in materia di decretazione d'urgenza;

            il perpetuarsi di deroghe alle procedure ordinarie di predisposizione di provvedimenti normativi, che hanno assunto nel corso della presente legislatura la forma di decretazione d'urgenza, attraverso la continua e reiterata composizione di decreti spesso «omnibus» -, oltre a rappresentare un'alterazione degli equilibri istituzionali riconducibili al rapporto tra Governo e Parlamento, determinano una evidente lesione delle prerogative parlamentari nell'esercizio della funzione legislativa, che si accompagna spesso all'eccessivo - e ormai sistematico - ricorso all'apposizione della questione di fiducia;

        considerato che:

            sotto il profilo finanziario, il decreto-legge manca di certezza giuridica sulle coperture richieste ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione;

            a tale proposito, il dossier del Servizio del Bilancio, ha evidenziato che «l'articolo 17 della legge di contabilità vigente - legge 31 dicembre 2009, n.196 -, al comma 1 prescrive che a ciascuna nuova norma di spesa debba corrispondere la specifica misura di copertura, in considerazione sia dell'ammontare dell'onere relativo rispetto alle annualità considerate, che della natura "economica" del medesimo. Ciò che, invero, non accade col dispositivo in esame, che invece indica una sequenza indistinta di riduzioni di spesa, a compensazione degli effetti d'oneri contabilizzati in relazione ai singoli articoli del provvedimento, da cui sono solo presumibili indicazioni circa la presenza delle necessarie disponibilità. Considerato inoltre che secondo la relazione illustrativa, "il fil rouge che lega tutte le disposizioni è costituito anche dalla volontà di utilizzare somme disponibili sul bilancio 2015, evitando che vadano in economia", e considerato che larga parte dell'esercizio 2015 è già trascorsa, come evidenziato nell'analisi delle singole disposizioni, sarebbero opportune maggiori informazioni in ordine all'impatto temporale sui tre saldi dei nuovi oneri che si riflettono di conseguenza sulle coperture. Pertanto, si rende necessario procedere all'esame delle singole lettere della norma in esame, anche al fine di rappresentare dettagliatamente le necessarie richieste di chiarimenti o di rettifica»;

            il decreto-legge desta forti perplessità, innanzitutto, per ragioni di metodo - dal momento che utilizza fondi non spesi in sostanziale difformità dalle previsioni della legge di contabilità e in violazione di un obbligo di correttezza nei riguardi del Parlamento, al quale mai è stata data contezza della consistenza dei fondi. Infatti, sia in sede di approvazione del disegno di legge di assestamento che nell'ambito di altri provvedimenti, l'Esecutivo ha costantemente affermato l'assenza di disponibilità finanziaria per diverse e pur importanti finalità;

            il provvedimento appare, inoltre, criticabile nel merito: molto negativo è il caso degli ulteriori stanziamenti per il risanamento del sito di Bagnoli, in assenza però di un progetto concreto e comprensibile e senza un rendiconto dei soldi spesi anche nel passato. Analogamente, le misure volte al superamento dell'emergenza rifiuti in Campania appaiono disorganiche e velleitarie, dal momento che prefigurano una celere risoluzione del problema con un robusto finanziamento, senza alcuna indicazione di come si debba intervenire e di come rimediare alle mancanze che hanno causato l'attuale crisi. L'assegnazione di fondi al comune di Reggio Calabria, poi, solleva evidentemente il quesito circa l'esistenza di altri comuni nelle medesime condizioni e induce a chiedersi come mai si sia preferita tale situazione locale rispetto ad altre;

            le disposizioni sui terreni che hanno ospitato l'Esposizione Universale di Milano sono poco chiare nelle prospettive, non si comprende quale quota di capitale pubblico della società proprietaria si intenda sottoscrivere, né quale sia il progetto di valorizzazione. Sul medesimo tema, forti dubbi solleva il procedimento di progettazione e di realizzazione degli interventi, non essendo allo stato noto se si sia svolta alcuna gara di evidenza pubblica;

            altrettanto disorganico appare l'intervento per la promozione del Giubileo, che risulta già in partenza parziale rispetto alle esigenze dell'evento e alle problematiche ad esso connesse. Si stigmatizza, infine, la destinazione di rilevanti somme al Servizio civile nazionale, essendo stupefacente come emergano rilevanti necessità finanziarie solo a fine anno, a meno che ciò non risponda ad impegni assunti dal Governo in corso d'anno senza la necessaria copertura finanziaria;

            infine, occorre evidenziare come tutti gli interventi siano discutibili dal punto di vista dell'effettivo carattere emergenziale e come, pertanto, inspiegabile sia l'estrema compressione dei tempi imposta al Parlamento per l'esame delle misure,

        tutto ciò premesso,

            delibera di non procedere all'esame del disegno di legge in esame AS 2145.

QP2

CENTINAIO, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinta (*)

Il Senato, esaminato il disegno di legge di conversione del decreto-legge 25 novembre 2015, n. 185, recante misure urgenti per interventi nel territorio;

        premesso che:

            ad avviso dei firmatari l'AS 2145 presenta importanti profili di incostituzionalità, in particolare per quel che riguarda le caratteristiche di necessità e urgenza di cui all'articolo 77 della Costituzione che avvallano costituzionalmente l'adozione da parte del Governo di un decreto legge, nonché sotto il profilo dell'omogeneità di materia previsto dall'articolo 15 della legge n. 400 del 1988 e che la Corte Costituzionale ha più volte richiamato come caratteristica indispensabile della decretazione di urgenza;

            il decreto-legge n. 185 del 2015 si presenta come un provvedimento «omnibus», costruito accostando una serie di interventi eterogenei tra loro e qualificabili spesso come microsettoriali o localistici;

            si passa dai fondi per il giubileo alla gestione delle aree expo post esposizione, dal servizio civile, all'edilizia residenziale pubblica, agli impianti sportivi;

            l'elemento più grave dell'intero decreto è il vero e proprio scippo operato a danno del cosiddetto Fondo esodati le cui rimanenze sono completamente sottratte in parte per coprire le maggiori spese disposte dal decreto stesso (123 milioni) ed in parte (400 milioni) per essere riversate al Fondo Sociale per l'occupazione. Lo spostamento dei fondi equivale a mettere una pietra tombale sulle future salvaguardie e a distrarre i soldi per altri impieghi, più o meno condivisibili;

            ufficialmente questi fondi vengono trasferiti al fondo sociale per l'occupazione (su cui si stanziano gli ammortizzatori) ma di fatto si tratta di un meccanismo contabile per togliere i soldi dal fondo esodati e dirottarli su un altro fondo dal quale poi si attinge (e si è già fatto in passato) per coperture di ogni genere a seconda della necessità;

            l'articolo 2 non può essere considerato intervento di urgenza posto che riguarda la questione, ancorché non risolta, dei rifiuti della Campania, una emergenza si, ma risalente agli anni 2000-2009;

            l'articolo 3, crea una ingiustificabile discriminazione a favore del solo Comune di Reggio Calabria, a ristoro dei rimborsi dell'anno 2015 delle anticipazioni erogate in favore del medesimo comune a valere sulla «Sezione per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti locali» del Fondo di cui all'articolo 1, comma 10, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64. Con il citato decreto-legge n. 35 del 2013, sono state dettate disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, che ha permesso anticipazioni di liquidità in favore di numerosi comuni su tutto il territorio nazionale, anticipazioni che dovevano essere restituite. Il contributo per il solo Comune di Reggio Calabria trasforma un prestito statale per sostenere le aziende creditrici in un pagamento da parte dello stato dei buchi di bilancio di un solo comune;

            l'articolo 9 disciplina la revoca di finanziamenti per interventi infrastrutturali e abroga la procedura di approvazione ed esecuzione degli interventi infrastrutturali relativi agli aeroporti di maggiori dimensioni. È un articolo a carattere esclusivamente ordinamentale e per questa sua stessa natura non inseribile in un decreto-legge;

            l'articolo 12 stanzia 100 milioni per il servizio civile. A prescindere dal merito delle attività finanziate, è necessario tenere presente che il servizio civile è finanziato in via ordinaria con la legge di stabilità attraverso un apposito Fondo, sul quale sono programmati annualmente gli impieghi. Il finanziamento suppletivo disposto dal decreto in esame non può essere giustificato con alcun motivo di necessità né di urgenza, se non quella di «salvare la faccia» del presidente del Consiglio che, ha improvvidamente promesso alle associazioni beneficiarie questi 100 milioni annui aggiuntivi alla vigilia della predisposizione della legge di stabilità per il 2016, salvo poi non mantenere l'impegno nel documento di finanza pubblica presentato alle camere;

            appare inoltre dubbia e anche priva di un contenuto specifico la disposizione che stanzia lo stanziamento di 10 milioni di euro, da destinare - per il sostegno al made in Italy - all'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, dal momento che già con il disegno di legge di stabilità è stato deciso un appostamento di 50 milioni di euro per il 2016, con la medesima finalità;

            in via generale le misure previste - finanziate attraverso tagli a diverse voci di bilancio dei Ministeri - sono adottate in modo estemporaneo per rispondere a esigenze che sono si accomunate da una caratteristica: si tratta in buona parte di territori interessati dalle prossime elezioni amministrative;

            l'articolo 15 rappresenta una elargizione impropria al Coni che diventa a tutti gli effetti, un giudice monocratico cui compete la scelta dei progetti di riqualificazione e persino di quali siano le aree svantaggiate e periferiche da includere nella misura, una competenza che evidentemente esula dalle competenze statutarie del Comitato. La disposizione ha ampi margini d'incostituzionalità, poiché in netto contrasto con quanto deliberato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 254/2013 con decisione del 23.10.2013 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 31.10.2013. Il dispositivo interviene in materia di impiantistica sportiva, senza prevedere alcun coinvolgimento delle Regioni che hanno invece competenza in materia;

        osservando come il reiterato ricorso alla decretazione d'urgenza in assenza dei requisiti costituzionali, nonché l'adozione di provvedimenti dal contenuto disomogeneo, rischi di esasperare ulteriormente la contrapposizione politica tra maggioranza e opposizione, ostacolando il confronto sul merito dei singoli interventi previsti;

        tutto ciò premesso,

            delibera ai sensi dell'articolo 93, comma 1, del Regolamento di non procedere all'esame del disegno di legge.

QP3

BRUNI, BONFRISCO, D'AMBROSIO LETTIERI, DI MAGGIO, LIUZZI, MILO, PAGNONCELLI, PERRONE, TARQUINIO, ZIZZA

Respinta (*)

Il Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge recante «Conversione del decreto-legge 25 novembre 2015, n. 185 recante misure urgenti per interventi nel territorio»,

        premesso che:

            sull'abuso da parte del Governo della decretazione d'urgenza potrebbe apparire oramai persino inutile il ritrovarsi in questa Aula a recitare, ancora e per l'ennesima volta, un lungo elenco di pronunce della Corte Costituzionale o moniti di ex Presidenti della Repubblica, per doverci ricordare che la forma di governo di questo Paese continua ad essere quello della democrazia parlamentare;

        il Governo, dal suo esordio, ha deliberato ben 71 decreti-legge, di cui 70 già esaminati dalle Camere, così determinando una grave crisi del fisiologico assetto costituzionale dei rapporti tra lo stesso e il Parlamento nell'esercizio della funzione legislativa;

            in una simile situazione di crisi dei rapporti tra poteri dello Stato, il decreto-legge n. 185 costituisce ulteriore emblematico esempio di come non dovrebbe agire l'Esecutivo.

            Non occorrono fini giuristi per comprendere la completa disomogeneità delle materie trattate dal decreto-legge n. 185 in esame.

            Si va, infatti, da misure per l'area Bagnoli - Coroglio ad interventi per il volontariato civile, da misure per il recupero dell'edilizia residenziale pubblica a quelle per il cinema e la cultura. Per non sottacere poi l'ulteriore intervento additivo concernente gli Lsu della regione Calabria!

            Il gran numero di misure tra loro estremamente eterogenee costituisce indice alla stregua del quale verificare l'evidente carenza del requisito della straordinarietà del caso di necessità e d'urgenza di provvedere.

            Infatti, ai sensi del secondo comma dell'articolo 77 della Costituzione, i presupposti per l'esercizio senza delega della potestà legislativa da parte del Governo riguardano il decreto-legge nella sua interezza, inteso come insieme di disposizioni omogenee per la materia o per lo scopo.

            La scomposizione atomistica della condizione di validità prescritta dalla Costituzione si pone in contrasto con il necessario legame tra il provvedimento legislativo urgente ed il «caso» che lo ha reso necessario, trasformando il decreto-legge in un ammasso di norme assemblate soltanto da mera casualità temporale.

            Ma, come premesso inizialmente, appare superfluo il declamare la lunga serie di pronunce della Corte Costituzionale, che peraltro avallano quanto detto, e neppure riportare le altre che evidenziano come la legge di conversione, quale «legge funzionalizzata alla stabilizzazione di un provvedimento avente forza di legge» non possa mai sanare l'originaria difformità del decreto alla normativa Costituzionale di riferimento.

            Tutto quanto predetto, poiché il decreto legge n. 185 del 25 novembre 2015 è incostituzionale per evidente contrasto con l'articolo 77 della Costituzione,

        delibera di non procedere all'esame del disegno di legge n.  2145.

________________

(*) Sulle proposte di questione pregiudiziale presentate è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, un'unica votazione

EMENDAMENTO 1.800, SU CUI IL GOVERNO HA POSTO LA QUESTIONE DI FIDUCIA, INTERAMENTE SOSTITUTIVO DELL'ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE

1.800

Il Governo

Emendamento 1.800 (in formato PDF)

Allegato B

Integrazione all'intervento della senatrice Granaiola nella discussione generale del disegno di legge n. 2145

Con questo provvedimento, si intende rispondere a più di una urgenza, con interventi diversi, ma legati tra loro, come si afferma nella presentazione, da un fil rouge costituito dalla volontà di utilizzare somme disponibili sul bilancio 2015, evitando che vadano in economia. Intento lodevole visti i tempi; primo perché permettere che accada il contrario sarebbe un lusso che non ci possiamo permettere; secondo perché - nonostante alcune perplessità, soprattutto di carattere metodologico, sulle quali vorrei porre l'accento - gli interventi previsti in questo disegno di legge riguardano azioni ed opere che comunque avranno una positiva ricaduta direttamente in diversi territori, in termini di opere o di presidio dei territori stessi.

I primi due articoli riguardano interventi urgenti di risanamento ambientale e rigenerazione urbana: il primo, di risanamento ambientale, nel comprensorio di Bagnoli-Coroglio; il secondo nella regione Campania a seguito dell'onerosa condanna inflitta all'Italia dalla Corte di giustizia europea per l'inadempienza in materia di "ecoballe" e trattamento dei rifiuti urbani. Due questioni di grave criticità,che sicuramente richiedono misure straordinarie ed urgenti, ma non posso fare a meno di constatare, alla fine, che in qualche modo così facendo si finisce sempre per premiare l'urgenza derivante da una colpa: una logica,quella dell'urgenza colpevole, che in questo paese sembra non terminare mai.

Invece di investire per promuovere o premiare scelte, storie e comportamenti virtuosi, di fatto, ci troviamo costretti a rimediare situazioni conclamate di degrado ambientale ed urbano. Così stando le cose non posso fare a meno di domandarmi anche in base a quali studi, a quale graduatoria di priorità si risponda. In questo contesto poi il termine "rigenerazione urbana" sebbene intuitivo nel complesso mi appare qui astratto e non collegabile ad una linea di interventi, concretamente valutabile negli scopi e soprattutto ex post nei risultati.

Vorrei perciò richiamare l'attenzione dell'Assemblea sull'importanza della cultura della verifica, intesa come strumento fondamentale per valutare sia la concretezza e fattibilità dei progetti che i loro esiti. Una corretta individuazione degli obiettivi, delle strategie da porre in campo ed una adeguata valutazione sono a mio parere gli strumenti da mettere in campo per contrastare gli sprechi e le inefficienze, o peggio comportamenti illegali. E sono sicuramente il modo migliore perché le risorse messe in campo non vadano sprecate.

Detto questo, e non mettendo in discussione le competenze dell'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, ribadisco tuttavia quanto affermato precedentemente sui percorsi progettuali e sui criteri e modi operativi che - a maggior ragione - dovrebbero valere ed essere messi in campo per i progetti di grande rilevanza nazionale come quello descritto nell'articolo 5 commi 1, 2 e 3.

Gli stessi richiami alla concretezza, alla precisione, alla puntuale definizione degli obiettivi, all'individuazione dei soggetti beneficiari ed alla valutazione dei risultati mi sembra possano valere anche per l'articolo 6, in particolare al comma 2, con il troppo generico riferimento alla fine del comma al sistema dei servizi sanitari. Forse sarebbe stato meglio essere più puntuali e precisi, considerando anche il fatto che stiamo ragionando di un intervento finalizzato alla buona riuscita di un grande evento come il Giubileo e ad un settore, quella sanitario, in profonda sofferenza specie sul fronte dell'emergenza (vedi situazione dei pronto soccorso).

Esprimo invece una certa perplessità per quanto formulato con l'articolo 15. e per il fatto che non sia stato richiesto il parere alla Commissione cultura, sport e turismo.

Il titolo dell'articolo 15 "Misure urgenti per favorire la realizzazione di impianti sportivi nelle periferie urbane" mi sembra abbia ben poco a che vedere con il reale contenuto. Intanto il rapporto tra attività sportiva agonistica nazionale e cura delle aree urbane svantaggiate è molto poco chiaro. In sostanza l'articolo è tutto centrato sulle storture per attività agonistiche a carattere nazionale. Ovviamente non ho niente contro il CONI e le attività agonistiche di livello elevato e professionistico. Ma se questo è il tema forse è meglio trattarlo come tale senza ingenerare altre aspettative. Si parte dalla lettera a) del comma 2 sulla destinazione dell'istituendo Fondo "Sport e periferie che prevede, come prima cosa da finanziare, la ricognizione degli impianti sportivi esistenti sul territorio nazionale. Mi risulta che ce ne siano a dozzine di queste ricognizioni!

E in che cosa si risolve la seconda parte del punto b) del comma 2? La risposta è nel comma 6, che vede peraltro una vera e propria marginalizzazione dei Comuni. Un comma che in sostanza sancisce l'esistente e non aggiunge nulla a quanto sia già possibile fare oggi. Così facendo si corre il rischio che lo sport organizzato non professionale sia totalmente privatizzato e costi di più alle famiglie, in sostanza marginalizzando ogni altra forma di ciò che potremmo definire come aggregazioni sportive di base (di quartiere, paese, e così via): cioè la stragrande maggioranza di quelle micro organizzazioni che veramente e più di ogni altra organizzazione sportiva concorrono a rimuovere gli squilibri economici e sociali, a promuovere la cultura della solidarietà anche contribuendo a incrementare la sicurezza urbana.

Concludo nella speranzache in corso d'opera le mie preoccupazioni siano fugate dai fatti e sopratutto che venga davvero acquisita quella cultura della valutazione, così importante per capire se le risorse stanziate abbiano dato o meno buoni frutti e se gli obiettivi dichiarati siano stati raggiunti, per il bene del Paese, per la credibilità della politica e per la nostra coscienza.

Esprimo invece: un forte apprezzamento per il contenuto dell'articolo 12, che contiene misure finanziarie urgenti in materia di servizio civile nazionale. L'incremento di 100 milioni per il 2015, previsto da questo articolo, si aggiunge ai 115,7 milioni già previsti per il 2015 e ai 113,4 milioni previsti a decorrere dal 2016, salvo un aumento chiesto alla Camera nella legge di stabilità, che consentiranno di aumentare il numero dei volontari da avviare al servizio civile. Ci auguriamo che inoltre che ci consentano di potenziare le convenzioni con le amministrazioni e gli enti interessati all'impiego dei volontari, la loro formazione e il loro addestramento.

Testo integrale dell'intervento della senatrice Padua nella discussione generale del disegno di legge n. 2145

Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge n. 185 del 2015 è stato adottato in ragione della straordinaria necessità ed urgenza di procedere ad interventi di carattere finanziario per talune aree territoriali in stato di criticità, per il Giubileo della Misericordia, per iniziative relative alla valorizzazione dell'area utilizzata per l'Expo 2015, per la promozione del Made in Italy, per il volontariato nel servizio civile e per il recupero di alloggi di edilizia residenziale pubblica.

L'obiettivo del mio intervento è quello di focalizzare l'attenzione sugli aspetti sociali di questo provvedimento e sulle opere pubbliche e infrastrutturali che avranno senza dubbi effetti positivi sulla collettività. Il Governo ha ritenuto indispensabile, da una parte, affrontare in questa ultima parte dell'anno alcune questioni rimaste in sospeso nel corso del 2015, dall'altra, prevedere interventi e misure con effetti e conseguenze che vanno oltre l'esercizio in corso. Buona parte dell'articolato affronta tematiche sociali ed occupazionali che sono di sicuro rilievo per il futuro del nostro Paese, cui questo Governo sta guardando con molta attenzione.

Mi sto riferendo, tra l'altro, alle risorse stanziate nella legge di stabilità contro la povertà e l'esclusione sociale, per garantire l'attuazione di un piano nazionale organico. Lo scopo auspicato è quello che l'utilizzo di tali risorse possa realmente fornire strumenti concreti ed utili per politiche sociali strutturali rivolte ai meno abbienti.

Mi pareva opportuno rilevare in questa sede come le scelte per combattere l'esclusione sociale e la povertà nella manovra si possano collegare con quelle operate in questo decreto-legge. Ad esempio, credo che la razionalizzazione delle risorse per il prossimo triennio stanziate per le misure contro la povertà e l'indigenza non possa slegarsi da interventi che spiegheranno i loro effetti, in primis e soprattutto, nelle periferie urbane o in contesti particolarmente disagiati.

Anzitutto all'articolo 12 si stabilisce un incremento del Fondo nazionale per il servizio civile, con 100 milioni di euro, per aumentare il numero dei volontari. Se buona parte del provvedimento prevede, quindi, un aumento dei presidi territoriali per esigenze di maggiore sicurezza, l'obiettivo di tale norma si presta maggiormente ad una lettura di stampo sociale. Non vi sono solo esigenze legate alla sicurezza, peraltro indispensabili e indifferibili, poi il nostro Paese. Se, quindi, è inevitabile che l'attuale contesto politico europeo e mondiale porti a compiere, da parte degli Stati nazionali, scelte sulla sicurezza legate al buon senso e alla logica, per cui aumentare i controlli riduce proporzionalmente i rischi, pur non annullandoli, l'occasione è parsa propizia per andare un poco oltre tale visione strettamente emergenziale e ha permesso di allargare le vedute, come è giusto che sia, anche nei riguardi dei nostri giovani. L'utilizzo di queste risorse consente di venire incontro alle richieste di un numero di giovani, in continua crescita, che hanno chiesto di partecipare a progetti di servizio civile nazionale.

Il servizio civile è un modo di difendere la patria, non solo dal punto di vista prettamente fisico o territoriale e si pone in stretta relazione con la condivisione di valori comuni e fondanti il nostro ordinamento. Tale opportunità, quindi, rivolta a giovani da diciotto a ventotto anni e che consente di dedicare un anno della propria vita a favore di un impegno solidaristico verso la collettività e il bene comune, può essere il momento d'avvio, quello propulsivo, per esperienze concrete in vari ambiti, che spaziano dai settori dell'assistenza alla Protezione civile, dalla cura e protezione dell'ambiente alla promozione culturale: tutto ciò ha una forte valenza educativa e formativa che può veramente rappresentare un'occasione di svolta per molti dei nostri giovani, responsabilizzandoli dal punto di vista personale e sociale. Si tratta quindi di un'occasione per costruire una comunità nuova, fatta di relazioni nuove, di attenzione alle persone più fragili, per mettere una pietra e costruire quella terra degli uomini, non soltanto legata al contingente, al piccolo, al localistico; un intervento per guardare da un più ampio spettro con uno sguardo di speranza in un momento in cui il mondo ha tanto bisogno di speranza e di voglia di stare accanto alla maggiore fragilità.

All'articolo 14 del decreto vi sono misure per incentivare, con 25 milioni di euro, gli interventi manutentivi sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica, al fine di garantire l'immediato utilizzo degli alloggi sfitti da parte dei soggetti in situazioni sociali disagiate e scongiurare i fenomeni di degrado urbano e occupazione abusiva. Questa misura incrementa le somme del programma di interventi per il recupero di immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica, che ripartisce le risorse stanziate in favore delle regioni in una delle due linee in cui si articola il programma, ovvero quella che prevede la realizzazione di interventi di non rilevante entità. Per questa linea di interventi le Regioni hanno comunicato il fatto che la dotazione finanziaria fosse insufficiente in relazione al fabbisogno concreto e, quindi, è stato deciso di aggiungere risorse per il 2015. Tali fondi sono di immediato utilizzo e gli interventi edilizi previsti consentiranno il recupero, in tempi brevi, di circa ulteriori 1.500 alloggi di edilizia residenziale, oltre i 4.500 recuperabili con le risorse in corso di distribuzione. Non sono numeri da poco, soprattutto se si guarda alla rilevante valenza sociale che può ottenersi tramite un intervento del genere, anche perché parliamo di persone che beneficiano della sospensione degli sfratti e che, quindi, hanno realmente bisogno di un aiuto concreto per vivere, al più presto, il più dignitosamente possibile.

Infine, l'ultimo punto che mi premeva sottolineare è quello relativo alle disposizioni contenute nell'articolo 15, che prevede misure urgenti per favorire la realizzazione di impianti sportivi nelle periferie urbane. In particolare, si prevede l'istituzione del fondo "Sport e Periferie", stanziando 100 milioni di euro nel triennio 2015-2017, per le iniziative del CONI, per il potenziamento dell'attività sportiva agonistica nazionale e per lo sviluppo della relativa cultura in aree svantaggiate e zone periferiche urbane, con l'obiettivo di rimuovere gli squilibri economico-sociali e favorire la sicurezza urbana. Tutti conosciamo l'alto valore sociale dello sport, settore senza dubbio propulsivo nei processi di integrazione, soprattutto per ragazzi e ragazze svantaggiati, e prevedere la realizzazione e la rigenerazione di impianti sportivi localizzati nelle aree svantaggiate del Paese e nelle periferie urbane significa dare una spinta concreta a questi processi di inclusione, che inevitabilmente passano dall'avere impianti a norma e correttamente funzionanti. Spero, inoltre, che vi siano molte iniziative che partano dai territori da parte delle associazioni e delle società sportive senza fini di lucro le quali, al di fuori dei piani del CONI, possono presentare al Comune nel cui territorio c'è l'impianto sportivo da rigenerare, riqualificare o ammodernare, un progetto preliminare per la gestione. Se il Comune riconosce l'interesse pubblico del progetto affida la gestione gratuita dell'impianto all'associazione o alla società sportiva per una durata proporzionalmente corrispondente al valore dell'intervento e questa misura, se sarà ben sfruttata da chi di dovere, può essere di grande rilievo per l'aggregazione sociale e giovanile. Tanto si è parlato, in questo anno, di periferie, sembra quasi un fil rouge: ne parla il Santo Padre, il nostro collega senatore Renzo Piano, tutti gli esperti. Da lì si comincia a ricostruire, dalle periferie. Lo sport è certamente uno strumento aggregante, di grande crescita ed inclusivo.

In conclusione mi sembra corretto rilevare come questo decreto tocchi molti aspetti rilevanti relativi alla vita quotidiana dei territori italiani e se, da un parte, c'è tutto un filone sulla sicurezza che, per necessità, doveva essere affrontato, vi sono anche numerosi interventi, per nulla scontati, che, messi a sistema con vari altri, ci permettono di dire che in questa legislatura Governo e Parlamento si stanno occupando attivamente dei soggetti che, nella società civile, occupano i gradini più svantaggiati.

Termino il mio intervento con una nota che non vuol essere polemica verso il Governo, ma di auspicio e di rinforzo. Sono lieta che si siano trovate le risorse per la continuità territoriale per la Sardegna, isola importantissima e fondamentale nella crescita del nostro Paese. Ma altrettanto auspico - avevo presentato un emendamento in questo senso - che si possa riconoscere anche per un'altra isola maggiore, la Sicilia, dove spostarsi diventa praticamente quasi impossibile perché i treni sono ancora quelli dell'Unità nazionale (anche se si sta facendo molto per le grandi città) e le periferie sono praticamente inavvicinabili per i comuni cittadini. Ho presentato un emendamento perché si possa aiutare a garantire la mobilità anche per questi cittadini oltre che per le altre realtà fragili.

Testo integrale dell'intervento della senatrice Nugnes nella discussione della questione di fiducia posta sull'emendamento 1.800, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 2145

Il decreto-legge n. 185 del 2015 stanzia più di 900 milioni di euro per gli interventi territoriali nazionali tra cui il post-Expo a Milano, il Giubileo, Bagnoli e le ecoballe della terra dei fuochi, e ancora l'emergenza maltempo, gli impianti sportivi nelle periferie e le case popolari.

Nel dettaglio il decreto-legge n. 185 del 2015 prevede 206 milioni di euro per il Giubileo a Roma, 150 milioni per il post-Expo a Milano, 150 milioni per la terra dei fuochi, 50 milioni per la bonifica di Bagnoli, 25 milioni per le case popolari, 50 milioni per l'emergenza maltempo e 100 milioni per impianti sportivi in periferia, 100 milioni per il servizio civile, 400 milioni per il fondo sociale per l'occupazione, 140 milioni per il tax credit per il cinema, 10 milioni per l'export, 30 milioni per la Sardegna e 10 milioni per Reggio Calabria.

Si concretizza qui, e la questione posta della fiducia lo rimarca con forza, il modello Renzi, del potere nelle mani di un uomo solo al comando, il potere accentratore e decisionista, che favoleggiando di un Expo andato bene vuole riproporre lo stesso modello per il Giubileo, con una Roma commissariata e sub commissariata con un Giubileo gestito da Tronca, più Gabrielli più monsignor Fisichella; per Bagnoli, a Napoli, che con l'articolo 33 dello sblocca Italia e la creazione dell'innovativo area di rilevante interesse nazionale, viene sottratta ai suoi territori, alla gestione degli enti deputati alla pianificazione urbanistica, vengono disconosciuti i piani e i vincoli ambientali, la volontà del consiglio comunale, per essere consegnata al commissario governativo, al soggetto attuatore e agli interessi particolarissimi dei privati, e così, ai fini della prima fase di bonifica ambientale e di rigenerazione urbana, sono trasferiti al soggetto attuatore 50 milioni, senza che vengano definite modalità, tempi e specifiche destinazioni per questa "prima fase"; per le ecoballe della Impregilo disseminate criminosamente per la Campania da un soggetto privato, una società imprenditrice di stampo internazionale, che è per il momento uscita indenne dall'immenso danno erariale e dal disastroso danno ambientale causato. 150 milioni per un piano straordinario da far gestire sì alla Regione, in deroga al piano regionale, ma in una sorte di pre-commissariamento, con minaccia di commissariamento a termine; e naturalmente il dopo Expo.

Facciamo subito chiarezza sul modello Expo allora.

Per il Governo Renzi e la sua retorica dell'Italia che funziona, e per il gigantesco apparato mediatico mobilitato fin dall'inizio, a suon di milioni, in una delle più straordinarie operazioni di propaganda e manipolazione dell'opinione pubblica che si ricordino. sembra che Expo sia stato un modello vincente, ma restano però in sospeso tre domande: i numeri testimoniano un vero successo? Alla fine chi paga? E soprattutto, chi continuerà a pagare per il dopo Expo?

Se al di là della fanfara celebrativa si guardano i fatti, l'Expo universale di Milano chiude con un disastroso buco di bilancio, non ha rilanciato l'economia e lascia dietro di sé uno strascico di problemi irrisolti.

È' stato il peggior Expo degli ultimi cinquanta anni. Tolta la ridicola mistificazione per cui si considerano le code da sfinimento un indice di successo e non di disorganizzazione, l'Esposizione milanese chiude con 18 milioni di visitatori. È la stessa cifra registrata dall'Expo di Hannover 2000, ricordato come "il flop del millennio". Peggio solo l'EXPO di Seattle del 1962, con 9 milioni di visite.

Il management dell'Expo ha spinto sui numeri delle presenze (il problema è che per arrivare ai 20 milioni di ingressi promessi, con annessi titoloni di giornali, si è messa in campo una politica di omaggi e prezzi stracciati; sconti da saldo alle scolaresche, praticamente precettate dal Ministero, ai dipendenti delle aziende sponsor, alle parrocchie, alle Coop, agli ordini professionali e a qualsiasi organizzazione che potesse portare a Rho flussi consistenti; biglietti a 5 euro dopo le 18, ingressi regalati ai pensionati, ai titolari di bassi redditi, a chi parcheggiava per la visita serale nelle aree di sosta del sito. Il rivenditore ufficiale della manifestazione nelle ultime settimane faceva il 70 per cento di sconto) piuttosto che sul ritorno economico, un conto che già partiva appesantito da malaffare, clientelismi, inefficienze.

Insomma si è fatta la festa coi soldi degli altri.

Il risultato è che la manifestazione peserà sui contribuenti per più di un miliardo di euro. Expo è costata, finora, 2,4 miliardi di euro: 1,3 miliardi per la costruzione del sito; 960 milioni per la gestione dell'evento (840 milioni secondo Expo, ma è un conteggio basato su magheggi contabili già contestati dalla Corte dei conti) e 160 per l'acquisto dei terreni, pagati - giusto per ricordare come è partita l'operazione - dieci volte il prezzo di mercato.

I dati sulla spesa sono provvisori, visto che sono in corso i contenziosi per gli extracosti chiesti da tutte le principali imprese che hanno lavorato sul sito: solo per il Padiglione Italia, prima trattativa conclusa, ammontano a 29 milioni. Ed è di questi giorni la notizia che per la bonifica dell'area, rivelatasi gravemente inquinata solo dopo che era stata comprata a peso d'oro, c'è un conto da 72 milioni. La faccenda ha dato l'avvio a un tragicomico balletto in cui Expo spa, Arexpo (proprietaria dei terreni) e gli ex proprietari (tra cui la Fondazione Fiera Milano, che però è anche socia di Arexpo) si rimpallano le responsabilità, in uno scaricabarile in cui non è difficile immaginare su chi ricadranno, ancora una volta, i costi.

La retorica con cui si cerca di mascherare la perdita economica è soprattutto quella sull'"indotto" e sull'eredità dell'Expo; ritorni economici che giustificherebbero gli 1,3 miliardi d'investimento a fondo perduto nel sito.

Solo che la stima ignora il costo delle risorse usate, in termini di tasse o tagli ad altre voci del bilancio pubblico. Qualsiasi investimento valutato in quel modo darebbe un risultato positivo. Per Carlo Scarpa, ordinario di economia all'Università di Brescia, esperto di infrastrutture, "qualche effetto moltiplicatore la spesa generata da Expo ce l'avrà, ma stimarlo è pura fantasia. Inoltre, un conto è costruire infrastrutture che restano, un altro è un investimento di pura edilizia, come l'Expo, che dopo sei mesi chiude". Sui mirabolanti effetti occupazionali, basti dire che nel 2013, nel 2014 e fino al primo semestre 2015 (ultimi dati Istat disponibili) gli occupati in Lombardia sono stati in calo.

La Carta di Milano, non detto da noi, è stata solo la fiera di buoni propositi.

Dovrebbe essere il grande lascito morale di Expo. Sembra invece più che altro un esercizio d'ipocrisia. La Carta di Milano raccoglie indicazioni per risolvere i problemi mondiali dell'alimentazione, della produzione di cibo, della fame del mondo. Firmata da tutti i capi di Stato, ministri, politici, funzionari, delegati passati da Expo e da milioni di cittadini, è stata consegnata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al segretario dell'ONU Ban Ki-moon.

Peccato che non sia altro che un elenco di buone intenzioni, senza vincoli né verifiche, destinata a restare lettera morta una volta spenti i riflettori sull'Expo. Nata negli uffici della multinazionale alimentare Barilla, è stata bocciata dalle più importanti organizzazioni non governative. "Abbiamo partecipato ai lavori preparatori, ma abbiamo deciso di non firmarla perché non tocca alcuni nodi: la proprietà dei semi, l'acqua come bene comune, i cambiamenti climatici", ha dichiarato Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, l'organizzazione fondata da Carlin Petrini, che aggiunge: "Non prevede impegni concreti per Governi e multinazionali, è generica, tra i firmatari ci sono anche alcune multinazionali e capisco che il Governo italiano non abbia potuto osare di più".

Oxfam, network internazionale di organizzazioni non governative attive in 17 Paesi, l'ha definita "lacunosa" su temi fondamentali come le politiche per l'agricoltura contadina, la speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari, l'espropriazione delle terre e il consumo di suolo agricolo".

Il giudizio più duro arriva però da Caritas Internationalis: "È una carta scritta dai ricchi per i ricchi", dichiara il segretario generale Michel Roy, "un testo parziale, per i destinatari e i contenuti. Non si sente la voce dei poveri del mondo, né di quelli del Nord, né di quelli del Sud". Perché "indica un problema - la fame nel mondo - tutto sommato noto, ma non mette a fuoco le cause e quindi le soluzioni", ha continuato Roy. "Contiene una nobile e giusta esortazione a evitare gli sprechi, ma non parla di speculazione finanziaria, accaparramento delle terre, diffusione degli ogm, perdita della biodiversità, clima, speculazioni finanziarie sul cibo, acqua, desertificazione e biocombustibili".

La vera sfida, comunque, inizia ora. Che cosa fare dell'area su cui sono stati investiti 2,4 miliardi di denaro pubblico? Il sito Expo, per adesso, è solo una zavorra sui conti di Comune di Milano e Regione Lombardia, che devono restituire alle banche 200 milioni spesi per acquistarla. L'asta del novembre scorso per rivenderli, infrastrutturati, a 340 milioni, è andata deserta; oggi si cerca la quadra per uscire dall'imbarazzo. In questo contesto, il rischio di lasciare una cattedrale nel deserto.

Il Governo ha stanziato 150 milioni di euro per la valorizzazione delle aree Expo; l'obiettivo è realizzare un centro scientifico e di ricerca guidato dall'Istituto italiano di tecnologia. è stato deciso chi sarà a gestire il progetto: l'Istituto italiano di tecnologia di Genova (IIT), fondato dodici anni fa dal Governo Berlusconi e che oggi vanta 12 sedi sparse per l'Italia (di cui due negli Stati Uniti) e 1.400 ricercatori, di cui la metà da 50 Nazioni estere (il 41 per cento donne), sotto la guida del fisico Roberto Cingolani. L'operazione si annuncia in grande stile, con un investimento del Governo di 1,5 miliardi di euro per i prossimi dieci anni, ossia 150 milioni di euro all'anno.

"Si affidano risorse enormi a un istituto che non si capisce fino in fondo che cosa sia. È pubblico, ma guidato da una fondazione privata. È finanziato dallo Stato, ma nel consiglio siedono imprenditori e manager privati", sono le parole di Francesco Sylos Labini, astrofisico del CNR.

Poi un articolo di Marco Cattaneo sulla rivista "Le Scienze" si chiedeva "Perché lì e soltanto lì si vanno a investire montagne di fondi quanto l'Università, il CNR, l'Enea e gli altri enti di ricerca sono al soffocamento. Perché IIT non deve sottostare alle regole di trasparenza e valutazione che si brandiscono come mannaie per gli altri?".

Si tratta di una fondazione di diritto privato finanziata dal pubblico. Significa che ha una flessibilità purtroppo del tutto estranea alle università e al CNR".

Rivendicazioni del governatore lombardo Roberto Maroni, il rettore dell'Università Statale, Giacomo Vago - "ho più di una perplessità sul progetto" - il collega del Politecnico, Giovanni Azzone, convinto che "per questi progetti servono bandi internazionali, serve trasparenza. Il polo della ricerca senza il trasferimento dell'Università Statale non può partire".

"Tutti si lamentano giustamente della dispersione e frammentazione della ricerca pubblica, ma un istituto in più con le caratteristiche di IIT è la soluzione?".

Se questo è il modello temiamo fortemente per il futuro.

Ma non è tutto quello che ancora ci preoccupa e non ci trova d'accordo sono le coperture di queste operazioni, tutte rimandate all'articolo 17: tagli lineari che non si preoccupano di dove il taglio inciderà e su quali qualità del servizio.

Esemplare all'articolo 13, dove i fondi per il Giubileo vengono in parte distratti dal fondo sociale di coperture destinate agli esodati, allontanando colpevolmente ancora il tempo di soluzione di questo problema enorme che tanto disagio crea , riconosciuto anche dalla Corte costituzionale.

E quando il problema è stato sollevato in commissione la faccenda non è stata negata ma si è detto che si proverà a trovare una soluzione nella legge di stabilità ora in discussione alla Camera.

Ancora una volta la politica delle toppe e delle tre carte, a nostro avviso questo non è un modo accettabile di procedere.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Anitori, Bignami, Borioli, Bubbico, Buemi, Cassano, Cattaneo, Chiti (dalle ore 11), Ciampi, Compagnone, Della Vedova, De Poli, Di Giorgi, D'Onghia, Fedeli, Finocchiaro, Formigoni, Fravezzi, Marino Mauro Maria, Mauro Giovanni, Minniti, Monti, Munerato, Nencini, Olivero, Pepe, Piano, Pizzetti, Rubbia, Sangalli, Scalia, Scavone, Serra, Stucchi, Torrisi, Vaccari, Vicari e Zin.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Casson, Crimi, Esposito Giuseppe e Marton, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Gambaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:

6a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Fucksia, cessa di farne parte il senatore Ciampolillo;

8a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Ciampolillo;

9a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Gaetti;

12a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Gaetti, cessa di farne parte la senatrice Fucksia.

Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, con lettera in data 10 dicembre 2015, ha inviato - ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 7 gennaio 2014, n. 1 - la relazione sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica nel sito di interesse nazionale di Venezia-Porto Marghera (Doc. XXIII, n. 9).

Il predetto documento è stampato e distribuito.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Romani Paolo, Bernini Anna Maria, Boccardi Michele, Ceroni Remigio, D'Ali' Antonio, Floris Emilio, Gasparri Maurizio, Mandelli Andrea, Pelino Paola

Istituzione di una commissione d'inchiesta sulle vicende relative alla Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A., alla Banca delle Marche S.p.A., alla Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio - Società Cooperativa e alla Cassa di Risparmio di Chieti S.p.A., e sulle loro ripercussioni sul sistema bancario italiano (2163)

(presentato in data 14/12/2015);

senatore Consiglio Nunziante

Abrogazione dell'articolo 21 del regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215, in materia di riscossione dei contributi di bonifica (2164)

(presentato in data 10/12/2015);

senatore Divina Sergio

Disposizioni in materia di detrazioni per coniuge a carico (2165)

(presentato in data 11/12/2015);

senatori Centinaio Gian Marco, Arrigoni Paolo, Calderoli Roberto, Candiani Stefano, Comaroli Silvana Andreina, Consiglio Nunziante, Crosio Jonny, Divina Sergio, Stefani Erika, Stucchi Giacomo, Tosato Paolo, Volpi Raffaele

Introduzione dell'obiezione di coscienza per i pubblici dipendenti quale diritto di rifiutare ogni manifestazione legata alle radici cristiane sulle quali si fonda la tradizione culturale italiana (2166)

(presentato in data 11/12/2015);

senatore Giovanardi Carlo

Introduzione dell'articolo 17-quater della legge 5 febbraio 1992, n. 91, concernente il riconoscimento della cittadinanza italiana ai connazionali delle Repubbliche di Croazia e del Montenegro e ai loro discendenti (2167)

(presentato in data 14/12/2015);

senatori Razzi Antonio, Alicata Bruno, Fasano Enzo, Pelino Paola, Boccardi Michele, Sibilia Cosimo, De Siano Domenico

Introduzione dell'articolo 52-bis del codice penale concernente l'eccesso di temerarietà nell'esecuzione del reato (2168)

(presentato in data 15/12/2015).

Disegni di legge, nuova assegnazione

Commissioni 1° e 13° riunite

in sede referente

Dep. Braga Chiara ed altri

Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile (2068)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.2607 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.2972, C.3099);

Già assegnato, in sede referente, alla 1ª Commissione permanente(Aff. costituzionali)

(assegnato in data 14/12/2015).

Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte

In data 10 dicembre 2015 è stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Marcucci, Bertuzzi, Fabbri, Mattesini, Pezzopane e Puppato. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dello stato di dissesto della Cassa di risparmio di Ferrara Spa, della Banca delle Marche Spa, della Banca popolare dell'Etruria e del Lazio - Società cooperativa e della Cassa di risparmio della Provincia di Chieti Spa" (Doc. XXII, n. 28).

Inchieste parlamentari, apposizione di nuove firme

La senatrice Amati, con lettera in data 11 dicembre 2015, ha dichiarato di apporre la propria firma alla proposta d'inchiesta parlamentare: Marcucci ed altri. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dello stato di dissesto della Cassa di risparmio di Ferrara Spa, della Banca delle Marche Spa, della Banca popolare dell'Etruria e del Lazio - Società cooperativa e della Cassa di risparmio della Provincia di Chieti Spa" (Doc. XXII, n. 28).

Il senatore Martelli ha dichiarato di apporre la propria firma alla proposta d'inchiesta parlamentare: Bertorotta ed altri. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui costi degli enti costituiti o partecipati nonché delle società partecipate o controllate dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni" (Doc. XXII, n. 27).

Atti e documenti trasmessi dalla Commissione europea, deferimento a Commissioni permanenti

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è stata deferita alla 3ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1ª e 14ª, la Comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "Riesame della politica europea di vicinato" (JOIN (2015) 50 definitivo) (atto comunitario n. 83), trasmessa dalla Commissione europea e dal Governo e annunciata all'Assemblea nella seduta n. 548 del 3 dicembre 2015.

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è stata deferita alla 3ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1ª e 14ª, la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "La strategia di allargamento dell'UE" (COM (2015) 611 definitivo) (atto comunitario n. 84), trasmessa dalla Commissione europea e annunciata all'Assemblea nella seduta n. 548 del 3 dicembre 2015.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 1° e 4 dicembre 2015, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca di incarichi di livello dirigenziale generale:

alle dottoresse Anita Corrado e Enrica Preti, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della difesa;

ai dottori James Bradburne, Mauro Felicori e Eike Schmidt, estranei all'amministrazione, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro della salute, con lettera in data 4 dicembre 2015, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, la relazione ed i relativi allegati sull'attività svolta dall'Agenzia nazionale per i Servizi Sanitari Regionali nell'anno 2014, corredata dal bilancio di previsione per il 2015 e dalla consistenza degli organici.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Atto n. 660).

Con lettere in data 4 e 9 dicembre 2015 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Monesiglio (Cuneo), Percile (Roma), San Massimo (Campobasso), Monte Colombo (Rimini), Cassano All'Iono (Cosenza); Camini (Reggio Calabria).

Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, con lettera in data 12 dicembre 2015, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6 della legge 30 aprile 1985, n. 163, la relazione sull'utilizzazione del Fondo unico per lo spettacolo e sull'andamento complessivo dello spettacolo, relativa all'anno 2014.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente (Doc. LVI, n. 3).

Autorità nazionale anticorruzione, trasmissione di atti

Il Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, con lettera in data 3 dicembre 2015, ha inviato la segnalazione n. 8 del 2015, adottata nell'adunanza del 25 novembre 2015, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, letterag), della legge 6 novembre 2012, n. 190, concernente "Misure straordinarie di gestione, sostegno e monitoraggio delle imprese di cui all'articolo 32, d.l. n. 90/2014, convertito con modificazioni dalla legge n. 114/2014. Pubblicazione dei provvedimenti di nomina e di quantificazione dei compensi di amministratori ed esperti di nomina prefettizia".

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 659).

Garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di atti

Il Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 19 novembre 2015, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 12, comma 4, del Regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 luglio 2012, n. 168, il bilancio di previsione dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza per l'esercizio finanziario 2016, corredato dalla relativa nota illustrativa, approvato dall'Autorità medesima in data 19 novembre 2015, nonché il bilancio pluriennale, allegato al bilancio 2016, relativo al triennio 2016-2018.

Il predetto documento è stato inviato alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 661).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettere in data 3 dicembre 2015, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia delle sentenze n. 245 e n. 246 del 4 novembre 2015, con le quali la Corte stessa ha dichiarato, rispettivamente:

l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 388, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2014), nella parte in cui prevede "non abbia espresso il nulla osta" anziché "espresso il diniego di nulla osta". Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 6a Commissione permanente (Doc. VII, n. 160);

l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 179, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2014), nella parte in cui si applica alla Regione siciliana;

l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, commi da 431 a 435, della legge n. 147 del 2013, nella parte in cui riservano allo Stato il maggior gettito tributario derivante dal contrasto all'evasione fiscale di entrate non nominativamente riservate allo Stato, riscosse nell'ambito del territorio della Regione siciliana). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 e alla 5a Commissione permanente (Doc. VII, n. 161).

Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni

La Regione Piemonte, con lettera in data 18 novembre 2015, ha inviato, ai sensi dell'articolo 52, comma 4, lettera c), della legge 27 dicembre 2002, n. 289, la relazione, riferita all'anno 2014, concernente l'attuazione degli adempimenti in materia di accesso alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche e di indirizzi applicativi sulle liste di attesa.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CLXVII, n. 3).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Paglini ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02430 della senatrice Bertorotta ed altri.

I senatori Lai, Orrù, Pezzopane, Sollo, Valdinosi, Valentini e Zanoni hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04935 del senatore Pagliari.

I senatori Pagliari e Ricchiuti hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04946 del senatore Fravezzi ed altri.

Mozioni

GIARRUSSO, AIROLA, BERTOROTTA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, GAETTI, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, TAVERNA - Il Senato,

premesso che:

il decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3 convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, recante "Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti" ha modificato la normativa di riferimento delle banche popolari di cui al testo unico bancario (decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385). Le disposizioni modificate hanno interessato anche la Banca popolare dell'Etruria e del Lazio di cui il Ministro Boschi, così come indicato nella dichiarazione patrimoniale pubblicata sul sito del Consiglio dei ministri, possedeva circa 1.500 azioni;

il padre del Ministro, Pier Luigi Boschi, ed il fratello Emanuele Boschi, hanno avuto rapporti professionali e di dipendenza con la suddetta Banca. In particolar modo, Pier Luigi Boschi è stato consigliere di amministrazione e, fino al febbraio 2015, anche vice presidente del medesimo consiglio di amministrazione. Nell'esercizio del suo mandato risulterebbe esser stato, inoltre, sanzionato, al pari degli altri vertici dell'istituto, da Banca d'Italia al pagamento di una somma pari a 144.000 euro per 6 irregolarità individuate dalla vigilanza: "Violazione delle disposizioni sulla governance", "carenze nell'organizzazione e nei controlli interni", "carenze nella gestione e nel controllo del credito", "carenze nei controlli", "violazioni in materia di trasparenza", "omesse e inesatte segnalazioni agli organi di vigilanza". Emanuele Boschi risulta, invece, esser stato assunto dalla Banca fin dal 2007, giungendo alla posizione di "Program and cost manager";

in particolar modo, l'articolo 1 del citato decreto-legge n. 3 del 24 gennaio 2015, ha introdotto nuovi limiti dimensionali per le banche popolari, disponendone la trasformazione in società per azioni nelle ipotesi di attivi superiori ad 8 miliardi di euro;

l'approvazione del citato decreto-legge da parte del Consiglio dei ministri è stata preceduta da rilevanti speculazioni finanziarie relative agli istituti di credito interessati dal medesimo provvedimento. In particolar modo, il presidente della Consob, in sede di audizione parlamentare, ha dichiarato che le negoziazioni hanno assunto volumi nell'ordine di 10 milioni di euro;

da fonti stampa, risulterebbe una possibile diffusione di informazioni privilegiate prima del Consiglio dei ministri del 20 gennaio 2015. Altresì, sembrerebbe che il volume delle negoziazioni sia aumentato fin dal 3 gennaio del medesimo anno. Le quotazioni delle azioni hanno registrato incrementi pari ad un minimo dell'8 per cento per Ubi Banca fino a un massimo del 57 per cento proprio per la Banca popolare dell'Etruria e del Lazio;

agli operatori del mercato è apparso del tutto anomalo un rialzo delle quotazioni della Banca Etruria, in considerazione dei gravi problemi finanziari dovuti a sofferenze per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro. Le stesse sofferenze, infatti, hanno indotto il Ministero dell'economia e delle finanze e la Banca d'Italia a commissariare il medesimo istituto di credito;

l'ipotesi di una possibile speculazione finanziaria di investitori sulle banche popolari, così da fare man bassa di azioni, ha portato anche all'apertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Roma;

il Ministro Boschi, durante il Consiglio di ministri che ha approvato il decreto-legge n. 3 del 2015, non era presente, ma ciò non significa che possa essere completamente escluso il suo conflitto di interessi, come si dirà in seguito;

centro delle operazioni di speculazione sembrerebbe poi essere stata a Londra, dove opera Davide Serra, con il suo fondo Algebris, il quale, come noto, è molto vicino al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi;

con il decreto-legge 22 novembre 2015 n. 183, si prevede la costituzione di 4 società per azioni, tra le quali la Nuova Banca dell'Etruria e del Lazio SpA, aventi per oggetto lo svolgimento dell'attività di ente-ponte, ai sensi dell'articolo 42 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, "con l'obiettivo di mantenere la continuità delle funzioni essenziali precedentemente svolte dalle medesime banche e, quando le condizioni di mercato sono adeguate, cedere a terzi le partecipazioni al capitale o i diritti, le attività o le passività acquistate, in conformità con le disposizioni del medesimo decreto legislativo". Trattasi del "Decreto Salva Banche" che, in sostanza, garantisce il salvataggio di 4 banche italiane in dissesto (Banca delle Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti) le cui perdite sono state assorbite in parte dagli azionisti e dagli obbligazionisti subordinati per un valore complessivo pari a 1 miliardo e 200 milioni;

la procedura di risoluzione della crisi delle banche è stata predisposta mediante la costituzione di 4 nuovi istituti di credito, di una bad bank e l'avvio della liquidazione coatta amministrativa delle banche in risoluzione. In particolar modo, ai nuovi istituti di credito sono stati trasferiti i diritti, le partecipazioni, le attività e le passività delle banche in risoluzione, mentre la bad bank si occuperà della gestione delle sofferenze cedute delle banche in risoluzione;

la risoluzione della crisi è avvenuta per il tramite della costituzione di un fondo di risoluzione gestito da Intesa-San Paolo, Unicredit e Ubi-Banca. Il costo di tale operazione per il fondo di risoluzione è stato di 3,6 miliardi di euro, utilizzati per ricapitalizzare le nuove banche, assorbire le perdite delle banche in risoluzione e dotare le bad bank di un capitale minimo;

il salvataggio dei 4 istituti di credito ha comportato la perdita del risparmio di 12.500 clienti retail per un valore complessivo di 431 milioni di euro ed il tragico epilogo di un suicidio. Il pregiudizio subito deriva dalla sottoscrizione di strumenti finanziari rischiosi non adeguati a pensionati, famiglie e piccoli risparmiatori. Tanto è vero che il direttore generale della Banca d'Italia ha dichiarato la necessità di un intervento legislativo per vietare la vendita di strumenti finanziari rischiosi agli sportelli degli istituti bancari;

considerato che:

l'articolo 3 della legge 20 luglio 2004, n. 215, recante "Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi" dispone che «sussiste situazione di conflitto di interessi (...) quando il titolare di cariche di governo partecipa all'adozione di un atto, anche formulando la proposta, o omette un atto dovuto, trovandosi in situazione di incompatibilità (...) ovvero quando l'atto o l'omissione ha un'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado»;

in considerazione delle suddette plausibili operazioni di speculazione finanziaria che hanno preceduto l'emanazione del decreto-legge n. 3 del 2015 ed hanno visto soprattutto Banca Etruria oggetto di acquisto e rivendita di azioni, con rialzi a dir poco eccezionali, dal punto di vista dell'opportunità politica, anche la mera situazione di pericolo derivante dalla commistione tra l'incarico di Governo e gli interessi economici e finanziari del titolare e dei più prossimi parenti deve essere presa in considerazione;

per "Il Sole 24-Ore" del 12 febbraio 2015, "le novità del decreto legge riguardano, soprattutto, l'introduzione dell'obbligo per le banche popolari con un attivo superiore a 8 miliardi di euro, di trasformarsi in società per azioni. Questa informazione, trapelata prima dell'effettiva emanazione del provvedimento, sarebbe filtrata in ambienti finanziari, al punto che intermediari con base a Londra - per conto di altri clienti - avrebbero provveduto all'acquisto di azioni di vari istituti. Tra questi ci sarebbe anche il Fondo speculativo Algebris, fondato da Davide Serra, imprenditore vicino al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale, tuttavia, il 30 gennaio u.s. ha precisato che "investiamo sulle banche popolari da Marzo 2014";

si evidenzia che il Ministro Boschi ha dichiarato che i genitori ed i fratelli non avrebbero prestato il consenso alla pubblicazione sul sito del Governo dei dati inerenti alla loro situazione patrimoniale, ad onta del principio generale di trasparenza;

i fatti citati e la loro concatenazione temporale gettano un'ombra sul Ministro e la sua funzione istituzionale, con riguardo alla cura ed alla salvaguardia degli interessi pubblici, del principio generale di assoluta imparzialità, nonché della necessità di tutelare il risparmio in tutte le sue forme, come espressamente previsto dall'articolo 47 della Costituzione al momento vigente;

anche il solo sospetto che, attraverso la sua funzione di governo, il Ministro Boschi abbia potuto interagire ovvero influenzare l'intera compagine governativa, al fine di perseguire interessi personali e familiari, non ne consente la permanenza nel prosieguo dell'incarico;

la situazione soggettiva dell'onorevole Boschi è incompatibile a giudizio dei proponenti con la delicatezza dell'incarico ministeriale affidatole, stante l'intreccio tra i suoi interessi personali e familiari e l'attività di governo;

l'evidente conflitto di interessi in capo al Ministro, connesso ai suoi rapporti di natura politica, personale e familiare, non risulta idoneo al suo mandato istituzionale, che dovrebbe essere improntato all'interesse esclusivo della Nazione, all'imparzialità e al buon andamento amministrativo,

visto l'articolo 94 della Costituzione e l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica, esprime la propria sfiducia al Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, on. Maria Elena Boschi, e lo impegna a rassegnare le proprie dimissioni.

(1-00497)

Interpellanze

GIOVANARDI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che, per quanto risulta all'interpellante:

alla scuola materna "Scoiattolo" di Castelfranco Emilia (Modena), su suggerimento del dirigente scolastico dell'istituto comprensivo "Guinizelli", si celebrerà il Natale come festa laica, con poesie su Babbo natale, folletti aiutanti vari, ma senza sfumature religiose;

alla scuola primaria "Collodi" di Modena, per motivare la decisione di cantare canzoncine di Natale con frasi in arabo, la vice dirigente della scuola avrebbe affermato testualmente: "se vogliamo essere precisi, Gesù è nato in Palestina, era arabo",

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti che il personale scolastico sia a conoscenza che il Natale è una festa religiosa che celebra la nascita di Gesù Cristo, riconosciuta per legge agli effetti civili dalla Repubblica italiana assieme al 1° maggio, festa dei lavoratori, e al 25 aprile, festa della Liberazione;

se il Ministro condivida che negare o impedire nella scuola ogni riferimento al significato religioso del Natale sarebbe come impedire nella scuola di spiegare il significato della festa dei lavoratori o del giorno della Liberazione;

che cosa intenda fare per arginare tali atteggiamenti a giudizio dell'interpellante ignoranti, diseducativi e contrari alle leggi in vigore nel nostro Paese, che stanno dilagando in tutta Italia.

(2-00332)

GIOVANARDI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la Consulta per l'emissione delle carte-valori postali e la filatelia è un organo consultivo del Ministero dello sviluppo economico, che coadiuva il Ministro nell'esercizio dei suoi poteri discrezionali di determinazione dei programmi annuali delle emissioni italiane di francobolli e di altre carte-valori postali ed esprime pareri di politica filatelica;

è stata istituita nel 1978, e da allora rinnovata più volte nei suoi componenti. Tradizionalmente, è sempre stata composta da funzionari dei Ministeri di riferimento, da dirigenti dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato e di Poste italiane. Inoltre, dai rappresentanti del mondo filatelico nazionale nelle sue diverse espressioni: i collezionisti (rappresentati dalla Federazione fra le società filateliche italiane), i giornalisti (rappresentati dall'Unione stampa filatelica nazionale) e i professionisti, commercianti o altro (rappresentati ora dall'Associazione filatelisti italiani professionisti). Infine, vi erano altri componenti, definiti "esperti", provenienti dalla società: esperti collezionisti, conoscitori della realtà filatelica nazionale e della sua storia, nonché esponenti del mondo culturale ed imprenditoriale nazionale. Anzi, nelle sue ultime edizioni, alcuni componenti essenziali erano stati istituzionalizzati, decretando che i presidenti delle tre associazioni nazionali di riferimento (Fsfi, Usfi e Afip, dei collezionisti, giornalisti e commercianti) sarebbero stati membri di diritto della Consulta, alla pari dei funzionari provenienti dai Ministeri, da Poste italiane e dall'Ipzs. In questo modo, la Consulta in carica sino al 14 dicembre 2014 era formata da 12 membri di diritto, tra cui i presidenti delle associazioni citate, e da 20 esperti; di questi, la maggioranza (che era anche la più presente nelle riunioni annuali) era formata da filatelisti esperti, capaci di portare fattivi contributi di idee e conoscenza della realtà filatelica italiana di oggi e di ieri. Giova ricordare che tutti i componenti della Consulta (che abitano nell'intero territorio nazionale) non hanno diritto ad alcun gettone di presenza, indennità o rimborso spese, e quindi prestano la loro opera in puro spirito di volontariato;

l'ultima riunione di questa Consulta si tenne a Roma il 20 novembre 2014. La riunione fu presieduta dal sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico Antonello Giacomelli; come richiesto da diversi componenti, al termine della seduta il sottosegretario dichiarò: "mi impegno a convocare la Consulta nei primissimi mesi del 2015, non solo per definire il programma filatelico del prossimo anno, ma anche per discutere in generale della politica filatelica italiana";

l'impegno non venne mantenuto, malgrado gli venisse ricordato in 3 lettere durante il corso dell'anno a firma congiunta dei presidenti delle 3 associazioni di riferimento;

la mancata convocazione della Consulta nei primi mesi del 2015 ha avuto pesanti ripercussioni sulla programmazione filatelica italiana 2015: mancanza di piano complessivo, mancanza di tempestività nell'informazione; emissioni dedicate a temi o persone non di grande rilevanza nazionale; grande aumento, rispetto agli anni passati, del numero di francobolli emessi; tutti aspetti che hanno portato ad una rapida, crescente e generale disaffezione alle novità filateliche italiane, nonché ad un esborso notevolmente più alto rispetto al passato da parte dei collezionisti. Inoltre, alla fine 2015 ancora nulla si sa del programma filatelico 2016 (mentre normalmente si dovrebbe già definire il 2017). Questo ritardo pesante ed ingiustificato è molto dannoso, specialmente in questo momento di crisi della filatelia, perché gli organi tecnici che dovranno predisporre i francobolli riceveranno in ritardo le commesse e non riusciranno quindi a proporre prodotti d'eccellenza; i filatelisti riusciranno meno a organizzarsi, e la stampa specializzata non potrà svolgere con efficacia l'indispensabile opera di promozione;

il 15 dicembre 2014 sul sito del Ministero dello sviluppo economico è stata pubblicata la composizione della Consulta, profondamente cambiata rispetto alla precedente, senza alcun riferimento a decreto o altro atto di nomina;

il numero dei membri è stato dimezzato (6 di diritto, 10 esperti) e, mentre non si può non plaudire ad una riduzione del numero dei componenti, lascia sconcertati l'esclusione dai membri di diritto dei presidenti delle 3 associazioni nazionali di riferimento, cioè dei rappresentati di coloro che saranno i clienti, i fruitori, i commercianti e i descrittori e i propagandatori del prodotto che la Consulta consiglierà al Ministro;

non è stata riconfermata la grande maggioranza degli esperti già presenti, e quelli di nuova nomina, pur essendo figure di grande competenza nei rispettivi ambiti, non sono in possesso di particolare competenza filatelica, né di conoscenza della realtà filatelica italiana, e ci si chiede quindi come possano consigliare il Ministro per la realizzazione di una politica filatelica italiana di ampio respiro, strategica, conscia della propria storia. Tra gli esperti è stato nominato (in qualità di esperto individuale, non nell'ambito della sua carica) il presidente dell'Afip; conseguentemente l'esclusione in qualsiasi veste dei rappresentanti delle altre 2 componenti del mondo filatelico nazionali sconcerta ancora di più;

risulta, nessuna comunicazione pubblica è stata però sinora data, che la Consulta sarebbe stata convocata per giovedì 17 dicembre 2015,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per reintegrare nella Consulta, come membri di diritto, i presidenti delle 3 associazioni nazionali di riferimento (Fsfi, Usfi e Afip);

quali iniziative intenda assumere per inserire nella Consulta un limitato numero di esperti di provata esperienza, capacità filatelica e conoscenza del mondo filatelico italiano, provenienti dall'ambiente collezionistico, per svolgere in Consulta l'indispensabile ruolo informativo, propositivo e di memoria storica, che permetterà di far operare al meglio quest'organo;

quali iniziative intenda assumere per impegnare la Consulta a proporre per tempo un programma completo per l'anno successivo, contenendo in un limite ragionevole e tradizionale il numero annuo di francobolli;

quali iniziative intenda assumere per impegnarsi a convocare la Consulta almeno 2 volte all'anno, non limitando la discussione ad una mera ed acritica approvazione di una lista preconfezionata di proposte provenienti dal Ministero, ma aprendola ad un'ampia analisi, conoscitiva e propositiva, sullo stato e le prospettive della filatelia italiana.

(2-00333)

RICCHIUTI, FRAVEZZI, PEGORER, ALBANO, CASSON, GUERRA, IDEM, ZANONI, BERTUZZI, LO GIUDICE, LAI, SCALIA, RUTA, PUPPATO, SOLLO, PEZZOPANE, CUOMO - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e il Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC) hanno diffuso il 1° dicembre 2015, nella giornata mondiale contro l'AIDS, il rapporto annuale sui nuovi contagi da HIV e casi di AIDS tra la popolazione dell'UE, con dei dati alquanto allarmanti:

nel 2014, nei Paesi dell'Unione europea sono stati diagnosticati 4.020 casi di AIDS, con un tasso di 0,8 malati per ogni 100.000 persone; sono inoltre in aumento le infezioni da HIV a causa di rapporti omosessuali, passate dal 30 per cento nel 2005 al 42 per cento nel 2014, mentre la percentuale di contagi tramite rapporti eterosessuali è del 32 per cento;

le vittime di contagio sono per l'11 per cento giovanissimi, tra i 15 e i 24 anni;

in Italia, nel 2014, i casi di nuovo contagio da HIV sono stati 3.695 e quelli di AIDS conclamato sono stati 858;

tra il 2006 e il 2014 le persone sieropositive arrivate allo stadio di AIDS senza essere consapevoli di avere subito il contagio, sono aumentate dal 20,5 per cento al 71,5 per cento;

ogni anno i casi di nuovo contagio sono tra i 3.500 e i 4.000;

la fascia d'età più colpita sono gli uomini tra i 25 e i 29 anni;

considerato che:

l'AIDS è una malattia incurabile, ma grazie alle nuove terapie, con l'assistenza sanitaria adeguata e con una diagnosi tempestiva, le speranze di vita di una persona sieropositiva non sono diverse da quelle di una persona sieronegativa;

la legge n. 135 del 1990 prevede, all'articolo 1, comma 1, lettera a), che la Commissione nazionale per la lotta all'AIDS, presso il Ministero della salute, adotti interventi di carattere poliennale riguardanti la prevenzione, l'informazione, la ricerca, la sorveglianza epidemiologica ed il sostegno dell'attività del volontariato, attuati con le modalità previste dall'azione programmata del Piano sanitario nazionale riguardante la lotta all'AIDS, e nei limiti degli stanziamenti ivi previsti,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda prendere delle misure ulteriori, alla luce dei numeri presentati dagli interroganti, rispetto alla campagna di sensibilizzazione sul contrasto all'Aids annunciata il 1° dicembre 2015 dal Ministro Lorenzin, per contrastare questa nuova ondata di contagi e per arginare i numeri di malati di AIDS;

se, in particolare, il Governo non ritenga che vada messa in atto con urgenza una campagna nazionale per promuovere l'utilizzo del test, rivolta soprattutto ai giovani.

(2-00334)

Interrogazioni

PUPPATO, FILIPPIN, DALLA ZUANNA, CONTE, LAI, BIGNAMI, SOLLO, DI BIAGIO, BERGER, Maurizio ROMANI, CASSON, SANTINI, IDEM, ALBANO, PEZZOPANE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, recante "Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti", convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, ha previsto l'introduzione di limiti dimensionali per l'adozione della forma di banca popolare, con l'obbligo di trasformazione in società per azioni delle banche popolari con attivo superiore a 8 miliardi di euro;

tra tali banche popolari vi è Veneto Banca, con sede a Montebelluna (Treviso);

l'istituto, fondato nel 1877, come Banca popolare di Montebelluna, ha assunto la denominazione di Veneto Banca nel 2000, a seguito dell'acquisizione di Banca di credito cooperativo del Piave e del Livenza e detiene oggi diversi istituti su tutto il territorio italiano e in Romania, Croazia e Moldova, attestandosi come 12esimo istituto bancario italiano, con 5.678 dipendenti e 555 sportelli attivi al 30 giugno 2014;

l'istituto vive un momento di enorme difficoltà, da molti mesi, con perdite importanti che si attestano su 770 milioni di euro nei primi 9 mesi del 2015, ma che ammontano a ben 1,8 miliardi di euro negli ultimi 2 anni, di cui peraltro circa la metà, ovvero 934 milioni, dovuti ad avviamenti ovvero ad acquisti di altri istituti;

nonostante la crisi internazionale dei mercati finanziari, partita nel 2008, potesse far ritenere utile un maggiore consolidamento a garanzia e tutela del patrimonio cumulato, l'istituto ha effettuato nel corso degli ultimi anni una serie di investimenti, che si sono poi rivelati eccessivi e che le recenti verifiche di Banca centrale europea e Banca d'Italia hanno evidenziato come perdite non assorbibili, neppure nel lungo periodo;

la grave crisi che ha investito Veneto Banca ha comportato il cambio al vertice dell'istituto, con l'avvicendamento del presidente, Flavio Trinca, e dell'amministratore delegato, Consoli, entrambi entrati in ruolo dirigenziale alla fine degli anni '90, con il nuovo presidente Pierluigi Bolla e il nuovo amministratore delegato, Cristiano Carrus;

considerato che:

il 19 dicembre 2015 vi sarà l'assemblea dei soci, che dovrà dare avvio all'iter di trasformazione della popolare Veneto Banca in SpA;

attualmente, la quotazione delle azioni di chi vorrà avvalersi del diritto di recesso, è di 7 euro e 30 centesimi, indicativa del valore che avranno le azioni, una volta che la società sarà quotata in borsa, contro un valore di oltre 39 euro toccato solo ad aprile 2015;

il valore più realistico delle azioni di Veneto Banca si dovrebbe attestare tra i 18,45 e i 21,21 euro;

gli oltre 75.000 azionisti di Veneto Banca, in caso di quotazione a 7,30 euro, si troveranno quindi depauperati di ingenti somme, in taluni casi di tutto il risparmio, che era stato investito nella "banca del territorio";

ad aggravare la situazione vi sono inoltre numerosi clienti della banca che hanno effettuato investimenti, dietro sollecitazione al risparmio, senza alcuna informazione sul livello di rischio dei medesimi, così come previsto dalla vigente normativa;

considerato, inoltre, che:

il caso di Veneto Banca non è un unicum in Italia, ma vi sono altre vicende che riguardano istituti in simili condizioni, come la vicenda, per certi versi assai analoga, della Banca popolare di Vicenza;

se da una parte vi è nell'investimento in azioni bancarie, soprattutto non quotate come queste, una sorta di "rischio di impresa", vi è anche, senza dubbio un problema che nasce in origine, ovvero dalla probabile inesistenza di una corretta informazione dei piccoli azionisti e della clientela;

in molti casi, pare essere mancata la corretta e temporalmente adeguata accountability da parte di Veneto Banca, al punto che il rischio cumulato negli anni dagli investitori e dagli azionisti è uscito allo scoperto solo negli ultimi 2, con preclusione a ricevere la restituzione del denaro impegnato. Risultano, infatti, numerosissime le persone non esperte, a cui non è stata garantita la diversificazione necessaria a tutela dei risparmi;

tale ruolo di accountability pare non essere stato oggetto di adeguate indagini e rilievi da parte della Banda d'Italia e del Governo, stante la situazione che si è venuta a creare con diversi casi che registrati nel Paese,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda esposta;

se abbia ricevuto da Banca d'Italia informazioni dettagliate sullo stato di crisi di talune banche popolari e sulla situazione in cui versano gli ignari azionisti delle medesime, in particolare di Veneto Banca, e se non ritenga di dover riferire al Parlamento sulla vicenda e su quanto fin qui rilevato, anche di penalmente rilevante, dall'istituto centrale;

quali azioni di propria competenza intenda adottare e con quali modalità, al fine di tutelare azionisti e obbligazionisti degli istituti bancari che vedono oggi in forte discussione il proprio risparmio, spesso per azioni e decisioni di management, su cui non hanno avuto alcuna possibilità di effettivo controllo.

(3-02437)

SERRA, BERTOROTTA, SANTANGELO, DONNO, PAGLINI, BLUNDO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

da articoli di stampa (pubblicati su "la Repubblica" del 19 novembre e "Il Messaggero" del 21 novembre 2015) si apprende che nella scuola primaria dell'istituto comprensivo "Tullia Zevi" di via Pirgotele a Casalpalocco (Roma), un alunno disabile, A., affetto da quadriplegia congenita, grave ritardo mentale, disfagia e con episodi ricorrenti di epilessia, non riceve l'adeguato sostegno e assistenza indispensabili per far fronte alle sue necessità. Inoltre, l'aula di sostegno, inusuale e didatticamente inadatta tollerandosi soltanto spazi per distensione e diversificazione dell'alunno, messa a disposizione dalla scuola, risulta totalmente inadeguata ad ospitare un bambino con le sue problematiche;

gli insegnanti e il personale scolastico della scuola dell'infanzia frequentata in precedenza erano perfettamente a conoscenza delle esigenze quotidiane del bambino, sia sotto il profilo dell'assistenza sia sotto il profilo della didattica. A. era seguito con successo dall'insegnante di sostegno e dall'assistente educativo culturale (AEC) per alunni disabili. In tale istituto venivano organizzati annualmente due gruppi di lavoro per l'handicap operativo (GLHO) per l'integrazione scolastica al fine di concordare obiettivi e metodi per la didattica;

sia per gli episodi di epilessia, per i quali venivano date opportune indicazioni dalla famiglia al personale scolastico, sia per il problema della deglutizione, per il quale era adeguatamente formato l'assistente educativo, non sono mai sorti problemi nella gestione delle problematiche. Inoltre, nell'anno scolastico 2014/2015 la didattica studiata per il bambino veniva predisposta in funzione del passaggio alla scuola primaria;

lo scorso 11 maggio 2015, nella sede di via Pirgotele dell'istituto Tullia Zevi, si svolgeva un GLHO a cui presenziavano sia le insegnanti della scuola dell'infanzia frequentata da A. sia i referenti della scuola primaria in questione, sia l'ente di riabilitazione dell'alunno, peraltro anche ente erogatore del servizio AEC fino a poche settimane prima, poi sostituito a seguito di una nuova gara bandita dal municipio X di Roma, sulla quale si è pronunciato il TAR Lazio con sentenza n.10313 del 28 luglio 2015. Lo scopo del lavoro era quello di trasferire le conoscenze acquisite sul bambino, l'approccio educativo e la didattica da impiegare, al fine di ottimizzare le risorse e i risultati da raggiungere. Un quadro generale, a parere degli interroganti, molto utile per la nuova scuola che avrebbe presto accolto l'alunno, anche in considerazione della disponibilità al conferimento di materiale didattico e allo svolgimento di un'attività di consulenza preliminare e propedeutica alla futura attività scolastica, offerto dalle insegnanti della scuola dell'infanzia ai referenti della scuola primaria. Di tale GLHO dovrebbe sussistere, per legge, un verbale; tuttavia, allo stato, il documento che lo racchiude non è stato ancora reso disponibile dalla scuola di via Pirgotele;

considerato che:

nonostante le rassicurazioni fornite dalla nuova scuola, la stessa si dimostrava incapace di accogliere e occuparsi in modo proficuo del bambino, tanto da non sapere gestire una crisi epilettica, rischiando addirittura il soffocamento dell'alunno a causa di un'errata somministrazione del cibo. A giudizio degli interroganti è ragionevole misurare l'inadeguatezza dell'assistenza prestata al nuovo allievo, anche attraverso la dichiarazione rilasciata da una referente dell'istituto di via Pirgotele che, così come risulta dalla relazione del 23 novembre 2015 sull'alunno predisposta dalla neuropsichiatra infantile dottoressa Pennacchia, avrebbe affermato che "La nostra scuola non è assolutamente in grado di gestire un bambino come A.";

il locale impiegato per le attività di sostegno dell'alunno risulta carente sotto il profilo della tutela dei diritti all'istruzione, all'integrazione sociale e scolastica di cui un bambino disabile dovrebbe godere. In tale ambiente il bambino trascorre parte delle ore scolastiche, ed è il luogo dove viene cambiato attraverso l'impiego di materassini che vengono, all'occorrenza, adagiati sul pavimento. Tale prassi avviene, di frequente, alla vista degli insegnanti e di altri alunni di passaggio impiegati in varie attività. Ne deriva che, oltre ai problemi igienici, tale condotta si rivela mortificante per la dignità e per i diritti che l'ordinamento giuridico italiano riconosce ai disabili. La legge n. 104 del 1992 disciplina e promuove l'integrazione sociale, familiare e scolastica delle persone con disabilità in tutti gli ambiti della vita sociale: la scuola è, certamente, un luogo privilegiato in tal senso;

dato il silenzio del dirigente scolastico e, più in generale, delle istituzioni scolastiche, i genitori dell'alunno, non trovando altre soluzioni, hanno deciso di denunciare la vicenda attraverso il social network "Facebook", al fine di comunicare l'ingiustificabile trattamento del bambino da parte della scuola e trovare una soluzione alla vicenda di A., che avrebbe diritto come tutti gli altri alunni e compagni della sua scuola al riconoscimento del diritto all'istruzione scolastica e all'assistenza che la legge riconosce agli studenti disabili;

considerato inoltre che l'istituto scolastico ha affermato di non possedere gli strumenti per accogliere alunni disabili, a giudizio degli interroganti in spregio delle disposizioni dettate dalla Carta costituzionale e dalle leggi ordinarie del nostro ordinamento. Dall'inizio dell'anno scolastico, e per circa un mese, infatti, A. non ha avuto l'insegnante di sostegno e non ha potuto frequentare le lezioni, al contempo, necessariamente, non ha ricevuto un'assistenza e una didattica a lui confacenti; per questo è stato costretto a trattenersi presso la propria abitazione, situazione che tuttora sussiste,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e se abbia adottato o intenda adottare dei provvedimenti di competenza;

se risulti che il dirigente scolastico abbia designato, secondo i principi di cui al decreto legislativo n. 81 del 2008, gli addetti alla squadra di primo soccorso, fondamentali in caso di problemi nella deglutizione, nonché quelli della squadra antincendio, come, peraltro, previsto dall'art. 18, comma 1, lettera b), nonché se la formazione di primo soccorso sia stata messa in essere secondo l'art. 45 del decreto legislativo n. 81 e dal decreto ministeriale n. 388 del 2003;

se, nell'ambito delle proprie attribuzioni, intenda verificare se siano state acquisite od effettuate relazioni o segnalazioni da parte del Comune di Roma in merito alla regolarità del sistema delle attività assistenziali, nonché se siano stati indicati nel piano educativo individuale dell'alunno, ai sensi dell'articolo 12, comma 5, della legge n. 104 del 1992, i locali da adottare per le attività didattiche e per le esigenze personali, al fine di valutare la fattibilità in merito alla destinazione d'uso dei locali stessi;

come intenda affrontare la problematica evidenziata anche in considerazione del fatto che non si tratterebbe di una vicenda isolata ma che, non raramente, gli istituti scolastici e il personale in servizio non sarebbero in grado di affrontare e gestire adeguatamente la presenza a scuola e la frequenza delle lezioni da parte di alunni disabili.

(3-02438)

CAMPANELLA, BOCCHINO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

in tutto il Paese si sta sviluppando un movimento di protesta di studenti, lavoratori della scuola e cittadini contro la legge 13 luglio 2015, n. 107 (cosiddetta Buona scuola), per chiedere un sistema nazionale di istruzione realmente pubblico, inclusivo e accessibile a tutti;

a quanto risulta agli interroganti, in data 5 dicembre 2015, presso il liceo scientifico e linguistico "Principe Umberto di Savoia" di Catania, la dirigente scolastica, Maria Raciti, avrebbe disposto la non apertura del plesso centrale dell'istituto, probabilmente al fine di prevenire l'occupazione dei locali da parte di un gruppo di studenti per protesta, impedendo oggettivamente a tutti gli studenti di esercitare il proprio diritto allo studio, interrompendo l'attività amministrativa e l'erogazione del regolare servizio didattico e impedendo agli studenti in protesta di manifestare il proprio dissenso;

la sera precedente l'episodio, alcuni studenti del "Principe Umberto", al termine dell'open day dell'istituto, avevano tentato di occupare alcuni locali della scuola in forma pacifica, sulla scia dell'ondata nazionale di mobilitazioni, ma erano stati respinti dall'intervento della dirigente e delle forze dell'ordine;

la medesima dirigente, stando alle informazioni in possesso degli interroganti, la mattina seguente avrebbe dato disposizioni di non aprire l'edificio, nonostante gli studenti promotori della mobilitazione avessero fin da subito annunciato pubblicamente che avrebbero garantito agli studenti, che non erano intenzionati ad aderire alla loro protesta, di seguire regolarmente le lezioni;

la dirigente, presumibilmente temendo un'occupazione dell'edificio da parte degli studenti, ha ritenuto di non consentire ad alcuno l'accesso ai locali scolastici, violando il diritto allo studio degli studenti di cui agli artt. 33-34 della Costituzione, il diritto al lavoro dei docenti e del personale ATA (ausiliario, tecnico e amministrativo), di cui all'art. 4 della Carta costituzionale, nonché il diritto alla manifestazione del pensiero (e dunque anche di critica e di espressione del dissenso) degli studenti in protesta di cui all'art. 21 della Costituzione, il tutto, peraltro, in un contesto che dovrebbe educare i soggetti in formazione ai valori che fondano la vita in società, la democrazia, lo Stato di diritto;

risulta inoltre agli interroganti che la Digos sia stata informata che gli studenti stavano impedendo l'accesso ai locali, e ciò sarebbe una conclamata falsità, smentita da numerosi testimoni oculari. Appare inoltre evidente che, affinché gli studenti potessero impedire l'accesso ai locali scolastici, come affermato dalla dirigente, sarebbe stato logicamente necessario che i locali fossero aperti e non chiusi a chiave;

mentre si verificava questa situazione paradossale e al limite del surreale, alcuni studenti avrebbero circolato nel cortile dell'edificio, e i docenti e il personale ATA, attoniti per l'accaduto, sarebbero rimasti nello spiazzo antistante l'edificio, insieme a qualche genitore legittimamente contrariato per la negazione del diritto allo studio del proprio figlio da parte della stessa dirigente scolastica, rappresentante dello Stato nella scuola;

risulta altresì agli interroganti che la dirigente avrebbe disposto nella stessa mattinata, pur senza darne in alcun modo comunicazione agli studenti, lo svolgimento delle lezioni previste al plesso centrale presso la succursale del medesimo istituto, luogo assolutamente inidoneo ad ospitare le numerose classi del plesso centrale, senza compromettere gravemente la sicurezza degli studenti, di cui la dirigente è garante e responsabile;

al di là di eventuali profili di rilevanza penale (quali l'interruzione di pubblico servizio e l'abuso d'ufficio) e di responsabilità contabile (quale il danno erariale), dei quali eventualmente sarà chiamata a rispondere la dirigente presso le sedi preposte, appare grave che un pubblico ufficiale, nell'esercizio delle sue funzioni, neghi agli studenti e ai lavoratori diritti costituzionalmente tutelati, e ancor più grave che tale violazione sia compiuta da un'educatrice, che a quanto pare, non è stata in grado di instaurare un dialogo sincero, rispettoso e formativo con i propri studenti;

il messaggio educativo trasmesso da questo episodio agli studenti, fondato sulla prevaricazione, l'intimidazione e la repressione, è a parere degli interroganti inammissibile in una società autenticamente democratica,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e se questi trovino conferma;

se ritenga corrette le misure adottate dalla dirigente scolastica o se, al contrario, non le ritenga ingiustificate e lesive dei diritti degli studenti e dei lavoratori dell'istituto;

se intenda avviare indagini interne, ispezioni e, nel caso in cui ne venga accertata la responsabilità, che tipo di provvedimenti intenda adottare nei confronti della dirigente.

(3-02439)

PEPE - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nella serata del 5 novembre 2015, in occasione della partita di Europa League del Napoli che si teneva allo stadio "San Paolo" di Napoli, la Polizia ha sequestrato alcune decine di bandiere con lo stemma del Regno delle due Sicilie;

sono state sequestrate anche le sciarpe indossate da bambini e sono stati minacciati di Daspo e di arresto coloro che non volevano consegnare quelli che da simboli di appartenenza sono diventati "corpo del reato";

considerato che:

negli stadi di tutta l'Italia sono introdotti senza controllo, ad ogni appuntamento, simboli di ogni natura e sono frequenti e ormai impuniti cori e striscioni con contenuti spesso razzisti e intolleranti;

a Napoli, da molti anni ormai la bandiera sequestrata è entrata a far parte delle simbologie associate alla squadra del Napoli calcio ma soprattutto alla città ed a quel Sud Italia inteso come erede culturale del glorioso Regno delle due Sicilie e con una valenza storico-culturale più che politica,

si chiede di sapere:

se i fatti riportati rispondano a verità;

quali siano le motivazioni che giustifichino le decisioni dei responsabili dell'ordine pubblico.

(3-02441)

BERTOROTTA, MANGILI, SERRA, MORRA, SANTANGELO, MORONESE, PAGLINI, DONNO, TAVERNA, AIROLA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il Cara (centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Mineo (Catania) è stato coinvolto nell'indagine della Procura di Roma su "Mafia capitale" che vede politici e dirigenti del centro implicati nelle indagini relative al versante siciliano dell'inchiesta;

si apprende, da una visura camerale effettuata per conoscere dettagli sulle attività, cariche e qualifiche relative al consorzio Nuovo Cara Mineo consorzio di cooperative sociali, società cooperativa sociale, con sede legale a Mineo, contrada Cucinella sn, che la società cooperativa sia stata costituita in data 26 settembre 2014 e che le cariche aziendali risultano essere ricoperte dai signori Cosimo Zurlo, nella qualità di presidente del consiglio di amministrazione, nonché consigliere; Rocco Ferraro, nella qualità di vice presidente del consiglio di amministrazione, nonché consigliere; Camillo Aceto nella qualità di consigliere; Antonino Novello, nella qualità di consigliere ed infine Roberto Roccuzzo, nella qualità di consigliere, tutti in carica dalla stessa data;

risulta agli interroganti che il consorzio si ispira ai principi della mutualità, della solidarietà sociale, del rispetto della persona, principi che sono alla base della cooperazione mondiale ed in rapporto ad essi agisce. Il consorzio opera senza fine di lucro con strumenti imprenditoriali per l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini; incrementa le capacità di rispondere ai bisogni dei territori e di promuovere processi di inclusione sociale, creazione di capitale sociale, distribuzione più equa delle opportunità. Il consorzio è luogo di condivisione, scambio e confronto tra soggetti che hanno scelto di svolgere una parte significativa della propria azione di impresa in modo integrato con altri soggetti di imprenditorialità sociale. Principi costitutivi del consorzio sono: la ricerca e la promozione di innovazione imprenditoriale e organizzativa; l'integrazione delle risorse umane, economiche e di know how dei soci per meglio rispondere ai bisogni dei territori e agli interessi della collettività; la creazione e il consolidamento dei legami fiduciari e del capitale sociale sia tra i soci che nella collettività; i processi di qualità. Il consorzio si riconosce come parte del movimento cooperativo e opera attivamente per definirne gli orientamenti etici, strategici e organizzativi. Il consorzio può operare anche con terzi. Il consorzio, per poter curare nel miglior modo gli interessi dei soci e lo sviluppo socio economico e culturale delle comunità, deve cooperare attivamente con altri enti cooperativi, altre imprese ed imprese sociali e organismi del terzo settore, su scala locale, nazionale e internazionale; il consorzio persegue un orientamento imprenditoriale teso al coordinamento e all'integrazione con altre cooperative sociali, allo sviluppo delle esperienze consortili e dei consorzi territoriali. Il consorzio realizza l'organizzazione comune istituita dalle imprese associate per la gestione dei servizi relativi al funzionamento ed alla gestione del Cara di Mineo, nonché quant'altro necessario al fine di migliorare l'efficienza gestionale-amministrativa e la qualità del servizio erogato presso il centro di accoglienza e specificamente servizio di gestione amministrativi e di minuta assistenza, servizio di assistenza generica alla persona, servizio di pulizia e igiene ambientale, la fornitura di effetti letterecci, compresi i materassi e prodotti per l'igiene personale e dell'alloggio. È in facoltà del consorzio di noleggiare tutte le attrezzature anche dalle imprese consorziate, con pagamento a prezzo di mercato corrente, previo rilascio di regolare fattura;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

si apprende da notizie di stampa pubblicata su "la Repubblica" del 12 giugno 2015 che Cosimo Zurlo è ancora amministratore delegato della "Casa della solidarietà", mentre in precedenza è stato «dipendente della società Auxilium, il 9.2.2010, veniva deferito all'autorità giudiziaria di Bari per inadempimento di contratti di pubbliche forniture e frode nelle pubbliche forniture, in concorso con Pietro Chiorazzo», mentre su Camillo Aceto si specifica: «arrestato nel 2003 poiché ritenuto responsabile di turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, associazione per delinquere, falsità materiale, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, uso di atto falso, frode nell'esercizio del commercio, vendita di alimenti non genuini»;

inoltre, nell'articolo "L'affare profughi" pubblicato sul notiziario on line "primonumero" in data 30 ottobre 2015 si afferma che «Camillo Aceto è un molisano, e precisamente di Guglionesi. Era finito nei guai nel 2003 per lo scandalo delle mense di Bari, scandalo che aveva visto al centro di una frode alimentare di grandi proporzioni proprio la cooperativa La Cascina, vicina a Comunione e Liberazione e al suo braccio economico della Compagnia delle Opere. Camillo Aceto, che lavora a Bari dove infatti Senis Hospes ha il suo cuore amministrativo, era stato condannato nel 2011 a un anno e sei mesi. All'epoca era vicepresidente della Cascina e responsabile dell'ufficio amministrativo della società. (…) E in Molise sono diverse le indiscrezioni che riferiscono che fossero proprio La Cascina e la sua sorellina meno nota Senis le candidate principali a strappare l'appalto per il centro di san Giuliano di Puglia. Se quell'affare è saltato, ne restano in piedi altri, che fruttano alla Senis circa nove milioni di euro al mese. Alcuni affari molto grandi, come i due Cara di Foggia e Mineo, gestiti in associazione temporanea di impresa con altre società che comunque fanno parte, a ricostruire i rapporti societari, della stessa "famiglia", sempre legata alla Cascina di Comunione e Liberazione, la stessa che al Meeting di Rimini del 2014, raccontano ancora i due inviati di Repubblica, "prima dello scoppio del grande scandalo romano e prima anche dell'inchiesta Grandi appalti che ha portato alle dimissioni di Lupi" aveva uno stand che "era una delle attrazioni principali: enorme, come grandissimi erano anche i cartelloni e i totem pubblicitari che indicavano tutte le aziende controllate dal gruppo. Sorpresa: tra i loghi c'era anche quello della Senis. Così come, su alcuni opuscoli pubblicitari (di cui pubblichiamo la foto), le due società erano insieme nello stesso annuncio: in grande Cascina, sotto, in piccolo appunto Senis"»;

quanto a Rocco Ferraro, organi di stampa ("sudpress" del 22 giugno 2015) riferiscono stretti legami con il dimissionario presidente del Sol Calatino, Paolo Ragusa, ed invero si legge con riferimento alla gestione del servizio di Manutenzione del verde pubblico e Manutenzione delle strade comunali esterne una particolare notizia che riporta: «ci pare interessante rilevare il fatto che il comune di Mineo riesca ad invitare ad un appalto tre ditte che hanno praticamente gli stessi dirigenti e di cui due sono addirittura praticamente fuse tra loro. (…) E chi è l'Amministratore Unico della coop. San Francesco? Quel Rocco Ferraro che ha appena sostituito Paolo Ragusa alla presidenza di Sol Calatino e che è anche liquidatore della coop. Alba. Paolo Ragusa, tra l'altro, è presidente dell'altra invitata ed aggiudicataria di altro affidamento, la CCREA di cui è vice presidente lo "schifato" consigliere comunale Giuseppe Agrippino Biazzo. Paolo Ragusa è stato anche responsabile tecnico e presidente del CdA della cooperativa Alba, il cui liquidatore è sempre Rocco Ferraro. Sempre Paolo Ragusa risulta anche Responsabile tecnico dell'altra cooperativa invitata, la Nuova Alba che ha acquisito nel 2013 la cooperativa Alba il cui liquidatore, ripetiamo per i distratti, è Rocco Ferraro. Ma quindi, è una nostra suggestione o sono sempre e soltanto gli stessi soggetti ad essere invitati e tutti collegati tra loro?»;

considerato inoltre che, con riferimento al signor Antonino Novello, "sudpress" del 13 gennaio 2014 precisa che «Novello, invece, presiede un'altra coop etnea - La Città del Sole - socia di Sisifo ed anch'essa coinvolta nella stessa inchiesta sui servizi sociali. Parrinello e Novello sono sotto processo per i reati di truffa e turbativa d'asta. Novello è consigliere di Sanicoop, altra società etnea di cui Sisifo detiene il 30%. Sanicoop ha come soci anche MediCare, La Città del Sole, Prevenzione e Salute e Astrea ed al cui vertice si trova un altro consigliere di Sisifo: Domenico Arena, che è anche fra i consiglieri di Lampedusaccoglienza». Mentre sul consigliere Roberto Roccuzzo, afferma: «Un altro consigliere di Sisifo è Roberto Roccuzzo, "coordinatore delle gare" "l'uomo forte - si legge in rete - delle attività in favore degli immigrati ed in tale veste è consigliere del Consorzio Lampedusaccoglienza e ad della società consortile Cara Mineo". Roccuzzo è di Ragusa, città dove gestisce la cooperativa MediCare, "potentissimo socio di Sisifo in quel territorio"»,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se intenda sollecitare, nell'ambito delle proprie competenze, un'attività di monitoraggio e di verifica, per il tramite del Prefetto, in relazione alla preoccupante situazione, nonché sull'opinabile composizione societaria del consorzio Nuovo Cara Mineo.

(3-02444)

DI GIORGI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

con decreto direttoriale del 4 novembre 2015, il direttore generale per il coordinamento, la promozione e la valorizzazione della ricerca del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha bandito il programma PRIN 2015;

il programma sollecita, con bando competitivo, proposte progettuali di ricerca fondamentale allo scopo di favorire il rafforzamento delle basi scientifiche nazionali, anche in vista di una più efficace partecipazione alle iniziative relative ai programmi quadro dell'Unione europea;

per il bando sono stanziati circa 92 milioni di euro a valere sul Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST). Un fondo unico istituito dall'articolo 1, comma 870, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), per "garantire la massima efficacia degli interventi nel settore della ricerca";

dalle premesse del provvedimento emerge che le risorse finanziarie utilizzate sono provenienti da disponibilità finanziarie relative "all'anno 2014 e 2015";

dalla pagina del sito istituzionale del Ministero dedicata ai PRIN appare difficoltoso comprendere la cadenza di questa modalità di finanziamento della ricerca fondamentale;

l'ultimo bando PRIN 2012 risulta bandito con decreto direttoriale del 28 dicembre 2012;

il contesto induce a ritenere che emerge un problema di programmazione che potrebbe non consentire alla comunità scientifica di conoscere con anticipo le opportunità di finanziamento della ricerca fondamentale, anche al fine di decidere quando presentare le domande, con possibili riflessi negativi sulla qualità stessa delle proposte. È presumibile infatti che in una situazione di incertezza, qualora la proposta progettuale o le collaborazioni non siano ben definite, si tenda comunque a presentare la domanda se si ha la preoccupazione che per lungo tempo non ci saranno altre opportunità;

il bando inoltre fissa come termine per la presentazione dei progetti il 22 dicembre 2015 termine che appare troppo stretto per confezionare progetti complessi, con il rischio di presentazione di progetti datati e/o riciclati;

il bando non prevede limitazioni per la presentazione tendenti a qualificare la domanda e a ridurre gli oneri di valutazione. Non ci sono limiti sul numero di progetti che è possibile presentare, non ci sono preclusioni per chi abbia progetti finanziati in corso di svolgimento o sia stato valutato negativamente in precedenza, non sono stabilite soglie minime anche in base a indicatori oggettivi (bibliometrici o di carriera), non sono presenti strumenti per evitare l'eventuale utilizzo su più linee di finanziamento delle stesse ricerche;

la mancanza di limitazioni potrebbe provocare un ingiustificato aumento dei costi per la valutazione delle proposte progettuali con effetti ben diversi da quelli che in alcuni casi vengono attribuiti al numero di domande presentate per la partecipazione. Il numero di domande presentate è infatti talvolta considerato un indicatore positivo, in quanto indice di riscontro nella comunità scientifica, situazione che sarebbe paradossale in questa circostanza;

il bando prevede la possibilità di presentare la domanda in italiano o in inglese. L'utilizzo esclusivo della lingua italiana, che presumibilmente si avrà in assenza dell'obbligo di redigerla in lingua inglese, pone dei limiti per la definizione dei comitati di selezione e per l'individuazione degli esperti per la revisione, tutti soggetti che non possono in alcun modo prendere parte ai progetti presentati;

il bando predefinisce, in maniera indistinta rispetto ai macrosettori di ricerca, una soglia limite del costo complessivo di un progetto, pari a un milione di euro per 3 anni. Considerato che si tratta di progetti con più istituzioni e che sono compresi nei costi quelli relativi al personale di ruolo, tale limite potrebbe comportare un approccio con interventi "a pioggia" soprattutto in quei settori della scienza in cui non è possibile con risorse del genere definire progetti adeguati;

il bando, in coerenza con il fondo FIRST, prevede l'assegnazione di risorse agli atenei e agli enti pubblici di ricerca ma impone che la domanda sia presentata esclusivamente da professori o ricercatori universitari a tempo indeterminato o a tempo determinato solo se reclutati ex articolo 24, comma 3, lettera b), della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (con valutazione positiva ai fini dell'accesso al ruolo). Sono infatti esclusi dalla presentazione dei progetti, non potendo assumere il ruolo di coordinatore (principal investigator, PI), i ricercatori degli enti pubblici di ricerca vigilati e finanziati dal Ministero, che non possono coordinare i progetti nemmeno nel caso in cui svolgano attività didattiche e di ricerca presso università attraverso convenzioni stipulate in base al decreto ministeriale del 27 novembre 2012;

il bando, in discontinuità con i precedenti, nel precisare i requisiti di partecipazione ai gruppi di ricerca, sembra escludere il personale tecnico-amministrativo in servizio presso le università in possesso di specifiche competenze nel campo della ricerca, escludendo quindi i soggetti che in base all'articolo 18, comma 5, lettera e), della legge n. 240 del 2010 dovrebbero poter partecipare,

si chiede di sapere:

quali siano gli strumenti di programmazione in uso per queste misure, i motivi di discontinuità o ritardo nell'emanazione dei bandi, la correlazione con le strategie nazionali considerata la persistente mancanza del programma nazionale della ricerca (PNR) approvato dal CIPE;

se il termine di circa 40 giorni imposto al sistema per presentare progetti complessi sia ritenuto adeguato, tenuto conto del contesto programmatico delineato, ad assicurare l'efficacia di 92 milioni di euro del fondo FIRST destinati alla ricerca fondamentale o si corra il rischio di spendere male le scarse risorse disponibili;

se il Ministro in indirizzo non ritenga di prorogare il termine;

quali siano i volumi di domande attese e i motivi per cui non siano stati attivati strumenti per limitare e qualificare la domanda;

se ritenga opportuno rivedere l'uso della lingua, anche al fine di utilizzare esperti stranieri nelle attività di valutazione;

quali siano le ragioni per le quali esiste una soglia massima comune a tutti i settori che potrebbe causare un approccio a pioggia, piuttosto che premiare l'eccellenza con risorse adeguate in relazione alle attività proposte e alle caratteristiche del settore scientifico interessato;

quali siano le ragioni alla base della scelta di escludere i ricercatori degli enti pubblici di ricerca dalla possibilità di presentare e coordinare progetti PRIN finanziati da un fondo unico per la ricerca istituto da 9 anni;

se non ritenga che l'impostazione del bando possa influire negativamente rispetto alla promozione della massima collaborazione, nel sistema della ricerca italiano, tra università ed enti pubblici di ricerca e quali atti o iniziative intenda adottare o intraprendere per porvi rimedio;

se sia effettivamente escluso dalla partecipazione alle attività PRIN 2015, e quali siano le ragioni dell'esclusione, il personale tecnico-amministrativo in possesso dei requisiti previsti dalla legge n. 240 del 2010 e quali atti o iniziative intenda adottare o intraprendere per sanare tale lacuna.

(3-02446)

NUGNES, CASTALDI, PUGLIA, COTTI, CAPPELLETTI, MORONESE, SANTANGELO, DONNO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

l'isola di Vivara nel golfo di Napoli è segnalata come biotopo di rilevante interesse nazionale in numerosi contributi scientifici, per le sue peculiarità di notevole valore paesaggistico-ambientale, floro-faunistico, storico-archeologico e geologico-vulcanologico;

il Ministero dell'ambiente della tutela del territorio e del mare, con decreto ministeriale del 24 giugno 2002 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 225 del 25 settembre 2002) ha istituito la riserva naturale di Stato "isola di Vivara";

il citato decreto, al fine di formulare indirizzi e proposte, ha istituito la Commissione di riserva composta da un rappresentante designato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio che la presiede; un rappresentante designato dal Ministero per i beni e le attività culturali; un rappresentante designato dalla Regione Campania; un rappresentante designato dalla Provincia di Napoli; un rappresentante designato dal Comune di Procida; un rappresentante designato dall'Università degli studi Federico II di Napoli; un rappresentante designato alle associazioni ambientaliste riconosciute ai sensi dell'art. 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349; un rappresentante dell'opera pia "Ospedale civico Albano Francescano di Procida";

inoltre, il decreto attribuisce i doveri di vigilanza sulla gestione della riserva naturale al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, mentre affida l'amministrazione della riserva ad un comitato di gestione permanente, composto da un presidente, designato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio d'intesa con la Regione Campania; un rappresentante designato dalla Regione Campania; 2 rappresentanti designati dal Comune di Procida; un rappresentante designato dalle associazioni ambientaliste, riconosciute ai sensi dell'art. 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349; un rappresentante designato dall'opera pia "Ospedale civico Albano Francescano" di Procida;

tra i compiti del Ministero dell'ambiente figura quello di stipulare un'apposita convenzione entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto, per stabilire le modalità di gestione della riserva;

la convenzione è stata firmata solo nel novembre 2004, individuando alcuni dei soggetti responsabili e disciplinando le modalità di adozione del piano di gestione, da adottarsi entro maggio 2005;

il piano di gestione non è mai stato adottato, né è mai stato individuato il personale tecnico e manovale addetto alla riserva, da reclutarsi, secondo quanto stabilito dal decreto stesso, nell'ambito del personale operante presso i vari enti coinvolti;

considerato che, a giudizio degli interroganti:

per anni la suddetta importante riserva naturale è stata gestita in modo inappropriato senza l'adozione di quanto necessario e previsto, anche dal punto di vista della sicurezza dei percorsi, e senza che sia mai stata effettuata la necessaria e dovuta manutenzione;

il sovrapporsi di numerose competenze di enti differenti ha generato una assenza di programmazione, legata alla mancata approvazione del piano di gestione, a discapito di una piena e sicura fruibilità pubblica della riserva;

considerato inoltre che:

soltanto nell'aprile 2013, dopo 11 anni, la riserva ha aperto per la prima volta al pubblico, consentendo la possibilità di visita su prenotazione;

l'isola di Vivara, anche a seguito dell'inclusione tra i 147 siti di riserva naturale statale, è rimasta di proprietà privata, risultando, almeno fino alla sentenza della Corte d'appello di Napoli del maggio 2015, formalmente attribuita in proprietà all'opera pia "Ospedale civico Albano Francescano" di Procida;

secondo notizie di stampa ("la Repubblica", cronaca di Napoli, del 22 maggio 2015), in base a quanto disposto nella suddetta sentenza, dopo 16 anni di battaglie legali e ricorsi, la proprietà, inizialmente attribuita per disposizione ereditata all'ente morale "Albano Francescano", oggi presieduto dalla dottoressa Emilia Carannante, per nomina della Regione Campania, spetterebbe agli eredi del precedente proprietario dell'isola di Vivara, dottor Domenico Scotto Lachianca, medico locale e armatore che utilizzò l'isola per vitigni e frutteti;

a parere degli interroganti è evidente l'anomalia derivante dalla proprietà privata di una riserva statale peraltro gestita per oltre un decennio, senza alcun piano di gestione e dunque di fatto sottratta ad una regolare e trasparente fruizione pubblica;

inoltre, sebbene fin dalla sua istituzione siano stati disposti investimenti di risorse finanziarie per la gestione della riserva, non risulta agli interroganti quali e quante siano le risorse fino ad ora stanziate ed in che modo siano state utilizzate;

l'isola di Vivara risulta inserita, altresì, nella decisione di esecuzione (UE) 2015/74 della Commissione del 3 dicembre 2014, che adotta l'ottavo aggiornamento dell'elenco dei siti di importanza comunitaria (SIC) per la regione biogeografica mediterranea,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

quali azioni siano state condotte dal 2002 ad oggi, in ossequio al dovere di vigilanza, per la sicurezza e fruibilità della riserva naturale dell'isola di Vivara e in particolare quali iniziative siano state adottate o si intendano intraprendere in merito alla mancata adozione del piano di gestione;

quale sia ad oggi l'ammontare dei finanziamenti erogati in favore della riserva e in che modo tali fondi siano stati utilizzati;

se ritenga opportuno di dover disporre la pubblicazione, per la trasparenza amministrativa, di tutti i dati finanziari e gestionali relativi alla riserva naturale dell'isola di Vivara;

quale sia l'attuale assetto della proprietà dell'isola e il ruolo della stessa nella gestione del bene.

(3-02447)

NUGNES, MORONESE, PUGLIA, MORRA, PAGLINI, BUCCARELLA, SANTANGELO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle infrastrutture e dei trasporti e dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

a seguito di una complessa attività investigativa durata oltre 2 anni, condotta dal nucleo di Polizia ambientale della Capitaneria di porto di Napoli, in collaborazione con il nucleo antifrode dell'Agenzia delle dogane e sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Napoli, è stata portata alla luce una strutturata attività organizzativa interna aziendale finalizzata alla gestione abusiva d'ingenti quantitativi di rifiuti di "acque oleose" (rifiuti codice CER 13.05.0), risultati essere stati stoccati in tempi diversi, a decorrere dal dicembre 2010, in serbatoi del deposito fiscale Kupit di Napoli; ciò è avvenuto nella consapevolezza che l'impianto WWT dello stabilimento Kupit non fosse idoneo a trattare tali rifiuti, al fine di non sostenere le spese onerose per lo smaltimento di tali rifiuti liquidi pericolosi mediante conferimento a imprese specializzate esterne;

l'intensa attività investigativa di Polizia ambientale ha consentito di portare alla luce gravi carenze strutturali dei depositi di stoccaggio degli stessi rifiuti, riversatisi anche nelle aree circostanti gli stessi, con gravi compromissioni delle matrici ambientali di suolo e sottosuolo interessate;

l'attività traeva spunto da alcuni accertamenti nel settore delle accise eseguiti nel mese di agosto 2013 presso il deposito della Kuwait di Napoli, che facevano emergere una preordinata e dolosa condotta della società e della sua dirigenza finalizzata alla mancata adozione di un adeguato piano di smaltimento di rifiuti pericolosi;

nel corso delle suddette attività fu accertato che in alcuni serbatoi, deputati invece alla ricezione di prodotti energetici, erano stoccati circa 91 milioni di litri di "acque oleose reflue";

le successive indagini hanno consentito di portare alla luce un complesso e grave quadro di responsabilità dal quale la competente Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha fatto discendere le richieste di misure di varia natura al competente GIP (giudice indagine preliminari), attraverso l'acquisizione successiva di ulteriori elementi informativi scaturiti anche dalle trascrizioni della ingente mole di intercettazioni assunte da parte della Capitaneria di porto nel frattempo autorizzata a munirsi, in sede, di apposita sala intercettazione, costituita da due postazioni fisse collegate in remoto a quella centralizzata della Procura;

i soggetti indagati, ricoprendo i ruoli e le qualifiche loro ascritte, gestivano abusivamente, in assenza di previsioni dell'AIA (autorizzazione integrata ambientale) in tal senso, presso il deposito fiscale Kuwait di Napoli, ingenti quantità di rifiuti, miscelati, pericolosi e non, derivanti dall'insediamento lavorativo abusivo di ditte terze in un sito SIN (sito interesse nazionale) oggetto di bonifica. Le attività lavorative si verificavano all'interno di manufatti fatiscenti appartenenti alla ex raffineria di Napoli, destinati ad essere demoliti, nonché mediante l'installazione di strutture non autorizzate, senza considerare il rischio significativo di effetti negativi riferiti non già all'ambiente ma alla salute umana;

in violazione della normativa vigente, si è permesso il sorgere e il persistere il pericolo di un danno alla qualità dell'aria, dell'acqua, del suolo o del sottosuolo consentendo l'installazione abusiva di strutture all'interno delle aree dismesse, destinate a processi di bonifica, implementandone la contaminazione dei terreni e creando un rischio di effetti nocivi significativi sulla salute umana;

tali "acque oleose" sono risultate provenienti dal lavaggio (flussaggio), a fine discarica navi, dell'oleodotto di interconnessione fra il deposito e il terminale del porto;

dagli esiti delle analisi, queste acque di flussaggio sarebbero risultate con un parametro COD (chemical oxygen demand) tale da renderle incompatibili al trattamento nell'impianto aziendale ed essere quindi un rifiuto liquido pericoloso;

la perdurante e continuata condotta della società Kuwait, che ha integrato il delitto previsto dall'art. 260 del codice dell'ambiente (di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006), era finalizzata a non sostenere le onerose spese per lo smaltimento di detti rifiuti liquidi pericolosi, privilegiando il risparmio di fondi che avrebbero dovuto essere investiti in buone pratiche industriali e nella manutenzione ordinaria delle strutture asservite al proprio deposito;

su disposizione della DDA di Napoli furono sottoposti a sequestro 6 depositi contenenti oltre 60.000 tonnellate circa di rifiuti liquidi, nonché un'ulteriore vasta area di circa 240.000 metri quadrati rientrante nel perimetro del deposito in questione ricadente nel SIN Napoli Orientale, anch'esso con gravi criticità ambientali;

sarebbero 40 gli indagati e 21 le società, tutte collegate tra di esse: ognuno per le proprie competenze, nella qualità rispettivamente di legali rappresentanti delle società Kuwait Raffinazione e Chimica SpA e Kuwait Petroleum Italia SpA e responsabili dei servizi protezione e prevenzione, nonché di medico competente, non ha predisposto le misure necessarie a garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, ovvero permettendo l'esposizione a rischio significativo di lavoratori, in quanto l'attività abusiva veniva esercitata all'interno delle aree dismesse, destinate alla bonifica del sito;

ai soggetti indagati verrebbe contestata la compromissione ambientale dell'area sotto il profilo dell'irreversibilità dei danni ad essa arrecati (disastro ambientale), nonché dei rischi provocati e potenzialmente provocabili a danno della salute umana in genere e dei lavoratori;

all'esito di tale istruttoria procedimentale, il giorno 1° dicembre 2015, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo, per equivalente emesso dal GIP presso il tribunale partenopeo, fino al valore di 239.723.305 euro, a carico della società Kuwait Petroleum Italia;

considerato che a quanto risulta agli interroganti:

in data 18 luglio 2008 tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il sottosegretario di Stato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri ex decreto-legge n. 90 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 123 del 2008, la Regione Campania ed il Commissario Delegato, ex ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3654 del 1° febbraio 2008 è stato sottoscritto un accordo di programma, denominato "Programma strategico per le compensazioni ambientali nella Regione Campania". Si riconosce alla Sogesid SpA, tra gli altri, il ruolo di soggetto esecutore, a supporto dei soggetti attuatori, per le attività di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica da realizzarsi nei Comuni della Regione Campania per il superamento dell'emergenza rifiuti;

in data 12 settembre 2011 tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e la Sogesid SpA è stata sottoscritta una convenzione quadro, avente scadenza il 31 dicembre 2015. Nell'ambito di tale accordo viene affidato alla Sogesid SpA il compito di espletare le seguenti attività: 1) attività di istruttoria finalizzata all'esame dei progetti acquisiti dai Comuni; 2) attività di progettazione; 3) adeguamento, qualora necessario, degli elaborati progettuali acquisiti, previa manleva da parte dell'ente territoriale interessato, e la predisposizione degli elaborati progettuali mancanti fino al completamento dei livelli di progettazione di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006 e successive modificazioni e integrazioni ed al decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010 e successive modificazioni e integrazioni; 4) progettazione ex novo, degli interventi le cui progettazioni esistenti non rispondano ai requisiti normativi vigenti e/o non corrispondano al livello progettuale necessario; 5) realizzazione degli interventi; 6) attività di verifica tecnica e di validazione dei progetti da appaltare incluso il conseguimento dei pareri e delle autorizzazioni necessarie per l'avvio delle procedure di appalto, di stazione appaltante e responsabile del procedimento, di direzione lavori, di progettazione di varianti in fase di esecuzione, di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione e funzioni di organo di collaudo; 7) monitoraggio dello stato di attuazione fisico e finanziario di competenza;

l'area orientale di Napoli è "Sito di Interesse Nazionale di Bonifica", individuato con la legge n. 426 del 1998 come SIN "Napoli Orientale", e comprende sia aree di terra che di mare;

in data 9 aprile 2008 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, la Regione Campania, il Commissario di Governo per l'emergenza bonifiche e tutela delle acque della Regione Campania e la Sogesid SpA sottoscrivono una convenzione che affida alla Sogesid SpA quale soggetto attuatore, le seguenti attività: a) studio di fattibilità relativo agli interventi di messa in sicurezza e bonifica della falda nel sito di interesse nazionale di Napoli Orientale; b) progettazione preliminare degli interventi di messa in sicurezza e bonifica della falda nel sito di interesse nazionale di Napoli Orientale; c) rilievi plano-altimetrici, indagini geotecniche, idrogeologiche e di caratterizzazione della qualità delle acque di falda propedeutiche alla progettazione definitiva; d) progettazione definitiva e realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica della falda nel sito di interesse nazionale di Napoli Orientale;

come si evince dal sito internet della Sogesid, allo stato attuale sono in corso di espletamento ancora le sole attività di indagine a valle delle quali risulta da avviare la redazione del progetto definitivo per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica della falda acquifera;

in tale area, pur presentando elevati e diffusi livelli di inquinamento da idrocarburi, ad oggi, non risulta avviata alcuna procedura di bonifica;

nonostante la situazione ambientale sia estremamente critica, neanche attività "normali" rientranti tra i necessari interventi di bonifica da effettuare ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006 vengono effettuate;

l'intera area attualmente versa in una situazione estremamente critica, a causa del fallimento totale di ogni dovuto intervento, a partire dalla mancata bonifica dell'area SIN, a giudizio degli interroganti dovuta all'inerzia per la quale continuano a pagare in termini economici e sanitari i cittadini;

considerato inoltre che:

l'area perimetrata, ricadente interamente nel territorio del Comune di Napoli, interessa i quartieri orientali di Barra, Poggioreale, Ponticelli e San Giovanni e ha un'estensione complessiva di circa 820 ettari, nella quale interferiscono tra residenti e non, più di 300.000 persone;

l'intera area rientra nella variante al PRG (piano regolatore generale), della città di Napoli del giugno 2004 che prevede, tra l'altro, la realizzazione di 3.000.000 metri cubi di opere di riqualificazione urbana per servizi nell'area ex "raffineria" (ambito 13);

la variante al PRG nel complesso concede, per le opere di riqualificazione urbana previste, un aumento di volumetria e cessione con esproprio al Comune di Napoli per le opere di urbanizzazione;

con un progetto di riqualificazione urbana proposto da soggetti privati denominato "NaplEST", che tra l'altro prevede insediamenti di servizi e di civili abitazioni in zone già fortemente urbanizzate e compromesse per l'alto grado di inquinamento dei suoli e dei sottosuoli;

considerato altresì che:

nell'area sono presenti varie falde a quote diverse anche molto superficiali e a seguito delle caratterizzazioni finora eseguite da ARPAC (Agenzia regionale protezione ambientale Campania), le stesse presentano una forte contaminazione da arsenico, ferro, manganese, piombo, tricloroetilene, cloroformio, IPA, BTEX idrocarburi leggeri e pesanti e MTBE;

le attività antropiche industriali che hanno interessato l'area SIN Napoli Orientale, sarebbero le cause del degrado ambientale dell'intero sito;

la contaminazione sarebbe causata principalmente dai derivati dei prodotti petroliferi largamente utilizzati dalle strutture industriali e depositi presenti nel territorio di competenza dell'attuale SIN;

nello stesso territorio l'Università degli Studi di Napoli ha realizzato nell'area ex complesso industriale "Cirio" di San Giovanni a Teduccio, un polo universitario (facoltà di Ingegneria con laboratori), mentre nell'area ex Manifattura tabacchi sono in corso di realizzazione da parte di Fintecna SpA alloggi per studenti;

considerato inoltre che risulta agli interroganti;

sin da 2007 la società consortile Napoli Orientale S.C.p.A., nel suo ruolo istituzionale di promotrice della riqualificazione dell'area di Napoli Est, ha presentato una proposta, in coerenza con le linee guida del PRG- Comune di Napoli e variante 2004, che prevede la riqualificazione di un'area di circa 400 ettari il cui cuore è rappresentato dai 90 ettari dello stabilimento Kuwait Raffinazione e Chimica (KRC);

per fare fronte all'inquinamento in corso molti dei soggetti ricadenti all'interno del territorio di Napoli Orientale avrebbero dovuto attivare interventi di MISE (messa in sicurezza d'emergenza) mediante pozzi di emungimento delle acque di falda contaminate, alla luce dei dati ARPAC, in particolare indicazione dei superamenti dei valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) dell'ottobre 2013 e del giugno 2014, (sforamenti considerevoli di idrocarburi policiclici aromatici - benzene e fluorantene);

questi pozzi di emungimento non sarebbero stati realizzati e non risulterebbero comunque efficaci ad impedire la diffusione dell'acqua di falda contaminata verso mare;

considerato infine che;

molteplici sono state le Conferenze di servizio indette dal Ministero dell'ambiente, che hanno visto la partecipazione ai tavoli di tutti i soggetti interessati. Dette attività sono confluite nell'accordo di programma stipulato il 15 novembre 2007 tra: Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare; Commissario di Governo per emergenza della bonifiche, Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Napoli e Autorità portuale di Napoli;

l'accordo stabiliva procedure, limiti, tempi e modi per: 1) messa in sicurezza delle acque di falda; 2) bonifica dei suoli e delle falde delle aree pubbliche; 3) bonifica dei suoli e delle falde delle aree private in sostituzione e in danno ai soggetti inadempienti; 4) bonifica degli arenili e dei sedimenti delle acque marino costiere;

l'accordo di programma, all'art. 5, rubricato "Messa in sicurezza e bonifica delle aree private" testualmente recita: "Impregiudicato il diritto al risarcimento del danno ambientale, nelle aree private gli interventi di messa in sicurezza e bonifica dei suoli e delle acque di falda sono realizzati dai soggetti obbligati in quanto responsabili della contaminazione delle stesse o cui sia, comunque, imputabile il danno ambientale, anche ai sensi dell'art. 2051 del codice civile con riferimento al danno ambientale cagionato dalle aree di cui hanno la custodia";

da diverse fonti (giornalistiche e non), risulta agli interroganti che la Q8 Petrolium, società responsabile dell'immenso danno ambientale che ha visto investiti circa 5 chilometri di costa ed un'immensa area nella quale interferiscono circa 300.000 persone, avrebbe ricevuto oltre 300 milioni di euro di denaro pubblico;

sono in corso lavori di urbanizzazione finanziati da fondi FESR (fondo europeo di sviluppo regionale) 2007-2013, rientranti nel grande progetto Napoli Est, il cui scopo principale è quello di fornire supporto alle trasformazioni urbane previste nel progetto di riqualificazione NaplEst;

a giudizio degli interroganti tali lavori sono eseguiti in assenza di misure adeguate a poter far fronte agli stati di contaminazione registrati; inoltre i soggetti responsabili sono stati illeciti beneficiari di ingenti finanziamenti pubblici,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se non ritenga di dover avviare con urgenza nell'area interessata uno screening sanitario, senza pagamento di ticket a carico dei cittadini, a tutela della salute della popolazione;

se non consideri di dover verificare le responsabilità, anche a livello centrale e nello specifico in capo alla Sogesid SpA quale soggetto esecutore, a supporto dei soggetti attuatori per le attività di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica, stazione appaltante, per i ritardi accorsi nelle bonifiche e per i mancati controlli che, a giudizio degli interroganti, hanno permesso alla Kuwait Petroleum di avvelenare per tutti questi anni ampi sezioni del territorio;

quali siano i tempi e le modalità di esecuzione delle attività di bonifica e smaltimento, nonché le attività previste per l'eliminazione dell'inquinamento dalle acque superficiali e non delle falde acquifere presenti sul territorio di Napoli Est;

quali siano i motivi che hanno indotto le amministrazioni interessate a consentire la realizzazione di un'importante sede universitaria con strutture in sottosuolo, che intercettano le falde acquifere inquinate e non bonificate;

quali siano i motivi che hanno indotto le amministrazioni interessate a consentire la realizzazione di alloggi per studenti in aree che presentano altissimi valori attuali di inquinamento;

se ritenga che siano legittime le azioni intraprese delle amministrazioni regionali e comunali, che hanno inserito a carico dell'Unione europea ingenti e costose opere accessorie ai piani privati di riqualificazione urbana, posti in essere dagli stessi soggetti direttamente responsabili dello stato di inquinamento che investe il SIN "Napoli Orientale".

(3-02448)

BERTUZZI, PIGNEDOLI, GATTI, ALBANO, FASIOLO - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'economia e delle finanze -

(3-02450)

(Già 4-04899)

BERTUZZI, VALDINOSI, ALBANO, GATTI, VACCARI, IDEM, LO GIUDICE, FASIOLO, VALENTINI, PAGLIARI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari e forestali -

(3-02451)

(Già 4-04909)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

GASPARRI, ARACRI - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la tutela della sicurezza e dell'incolumità pubblica, soprattutto dopo i tragici accadimenti di Parigi, è diventata tema di assoluta priorità per l'Europa, e, in particolare, per Roma;

i servizi segreti italiani ed esteri hanno sottolineato, in più occasioni, il rischio concreto che la capitale d'Italia, anche per lo svolgimento del giubileo straordinario della misericordia a partire da martedì 8 dicembre 2015, possa essere ampiamente esposta al rischio di attentati terroristici, di matrice islamica, non solo nei suoi luoghi simbolo, ma anche in tutti quelli caratterizzati dagli agglomerati di molte persone;

da notizie emerse sui quotidiani nazionali "Il Giornale" e "Il Messaggero", in data 2 dicembre, vi sarebbe massima allerta per il periodo natalizio e di capodanno. Secondo quanto appreso dalle forze di polizia e dai servizi segreti, alcuni foreign fighter sarebbero stati fatti rientrare in Europa dalla Turchia attraverso la Grecia e in Italia dalla Libia. Si tratterebbe di attentatori che potrebbero aver pianificato azioni terroristiche nei confronti di chiese e altri luoghi di raduno;

dai medesimi quotidiani si può evincere che gli attentati di Parigi, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, potrebbero rappresentare solo una prima parte di un'azione terroristica più complessa. Dalle indagini svolte, successivamente alla tragedia del 13 novembre 2015 a Parigi, sarebbe infatti emersa l'ipotesi di un nuovo grande attentato da realizzare attraverso il dirottamento di un aereo commerciale, che verrebbe utilizzato per colpire un obiettivo al momento non identificato;

considerato che:

il quartiere EUR di Roma, facente capo al IX municipio, è un complesso urbanistico e architettonico della Capitale, identificato come trentaduesimo quartiere, oggi denominato "zona Europa";

esso rappresenta il più importante centro direzionale della capitale, dove hanno sede legale ambasciate, consolati e le più importanti sedi direzionali di aziende pubbliche e private;

ogni giorno sono numerosissimi i pendolari che giungono all'EUR per motivi di lavoro, soprattutto attraverso l'utilizzo di mezzi pubblici quali autobus, tram e metropolitane;

EUR SpA è una società a capitale pubblico, partecipata per il 90 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze e per il 10 per cento dal Comune di Roma, che gestisce numerosi immobili e aree verdi all'interno del quartiere;

la società, nel corso degli anni, ha realizzato un complesso sistema di videosorveglianza, tramite l'installazione di potenti telecamere, nei luoghi strategici del quartiere;

da notizie in possesso degli interroganti, il servizio di videosorveglianza da qualche mese non risulterebbe più attivo, probabilmente per carenza di fondi in capo alla società EUR SpA;

a giudizio degli interroganti, la situazione è anomala e paradossale: sarebbe assurdo non sfruttare, al netto di una spesa economica relativa ed irrisoria, un impianto di videosorveglianza all'avanguardia e praticamente nuovo per monitorare e vigilare un quartiere che potrebbe rappresentare un obiettivo sensibile,

si chiede di sapere:

quali orientamenti i Ministri in indirizzo intendano esprimere in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per ripristinare il servizio di videosorveglianza in un quartiere sensibile della capitale d'Italia;

se il sistema di videosorveglianza risulti ancora effettivamente sospeso e se corrisponda al vero che la sospensione del servizio sia effettivamente da imputarsi alla mancanza dei fondi in capo alla società EUR SpA;

se al Ministro dell'interno risulti se vi sia alla base del mancato funzionamento del sistema una scelta a giudizio degli interroganti scellerata;

quali provvedimenti di competenza intendano adottare affinché la EUR SpA possa garantire un efficiente funzionamento dell'impianto di videosorveglianza, che rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione del terrorismo e di lotta al crimine.

(3-02440)

SERRA, CAPPELLETTI, BERTOROTTA, DONNO, CATALFO, SANTANGELO, PAGLINI, MORRA, MORONESE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

le persone disabili godono sotto il profilo normativo, sia a livello costituzionale che a livello di legge ordinaria, di speciali meccanismi finalizzati a garantire loro l'integrazione sociale, scolastica e familiare, al fine di superare le disuguaglianze date dalla particolare condizione vissuta. Come è noto, già da diversi decenni è in essere un processo politico, legislativo e sociale che ha portato a considerare necessario integrare le persone disabili nella vita sociale e questo avviene, preliminarmente, nel luogo privilegiato ove nasce e si sviluppa l'integrazione: la scuola. Il diritto all'integrazione scolastica trova il suo fondamento negli articoli 34, 37 e 38 della Carta costituzionale;

nonostante il vigore delle fonti normative ordinarie con le quali si è dato attuazione ai principi costituzionali, come la legge n. 104 del 1992, a tutt'oggi continuano a sorgere e a sussistere gravissimi inadempimenti intorno alla questione dell'integrazione scolastica degli studenti disabili. In tutto il Paese, da nord a sud, sono quotidiani gli episodi di negazione del diritto all'istruzione e all'integrazione scolastica;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

recentemente diverse famiglie di ragazzi disabili iscritti in alcuni istituti della ex provincia del Medio Campidano, a qualche decina di chilometri da Cagliari, incontravano l'assessore per l'istruzione della Regione Sardegna, Claudia Firinu, con lo scopo di accertare se i rispettivi figli potessero continuare ad usufruire del servizio del trasporto scolastico o dovessero impiegare mezzi propri o addirittura rinunciare, temporaneamente, alla frequenza scolastica;

gli studenti disabili della ex provincia del Medio Campidano paventano che a breve non potranno più recarsi a scuola. Il servizio di trasporto scolastico, riconosciuto per legge ai disabili, è affidato ad una ditta privata, ma l'appalto è scaduto a novembre 2015. Nonostante l'esistenza di un fondo appositamente dedicato costituito, pro quota, dalla Regione e dalla Provincia, i fondi non sono sufficienti alle necessità. La Regione ha versato oltre un milione di euro, ma parrebbe che la Provincia non abbia stanziato quanto dovuto. Sarebbe stato proposto ai genitori il rimborso di parte del carburante al fine di ristorare in parte le spese per l'accompagnamento a scuola dei ragazzi, tuttavia tale possibilità non sarebbe in grado di soddisfare le esigenze di tutte le famiglie. Inoltre, non si conoscono le reali ragioni del mancato stanziamento delle risorse da utilizzare per il trasporto e per l'assistenza. Ad alcuni genitori è stato chiesto di scegliere tra un servizio e l'altro, ciò a parere degli interroganti è irragionevole;

sono oltre 1.200 i docenti specializzati nel sostegno che, a causa delle nuove assunzioni, hanno preso servizio in città extraregionali; tale fatto, unito ai sempre più crescenti tagli alla spesa pubblica per i servizi essenziali, ha prodotto ulteriore disagio alle famiglie di ragazzi disabili residenti in Sardegna; regione in cui il fenomeno si è particolarmente acuito. Non sono rari, infatti, i casi in cui agli studenti disabili manchi l'insegnate di sostegno, l'educatore o il servizio di trasporto scolastico;

simili fatti incresciosi si rinvengono in varie città dell'isola. Difatti, recentemente, alcuni dirigenti scolastici della città di Nuoro chiedevano alle famiglie degli studenti disabili di trattenere i ragazzi a casa, in quanto le scuole non erano più in grado di accoglierli e seguirli. Nella città di Sassari, di recente, la mamma di un bambino autistico, iscritto a una scuola primaria, denunciava la circostanza che il figlio, a seguito della messa a riposo del docente di sostegno che lo seguiva fino a poco tempo prima, non riceve dal nuovo insegnante l'apporto necessario per soddisfare i propri bisogni. Alla famiglia spesso è richiesto di intervenire e di raggiungere l'istituto, durante le ore di lezione, al fine di affrontare le crisi del piccolo, che, a causa di ciò, è stato spostato in un'aula isolata rispetto al resto della classe;

considerato inoltre che:

a giudizio degli interroganti, nonostante i progressi scientifici, didattici, normativi e sociali intercorsi, sono ancora troppi i casi in cui i disabili a scuola sono trattati con la stessa attenzione riservata loro parecchi decenni fa, quando veniva trascurata la personalità globale del bambino e il suo bisogno di integrazione con altri coetanei;

risulta agli interroganti che nel Lazio, di recente, la referente della scuola primaria dell'istituto comprensivo "Tullia Zevi" di Casalpalocco (Roma), rivolgendosi alla neuropsichiatra che segue un alunno con grave disabilità, riferiva la seguente considerazione: "La nostra scuola non è assolutamente in grado di gestire un bambino come A.". Tale affermazione risulta nella relazione sull'alunno predisposta in data 23 novembre 2015 dalla neuropsichiatra infantile dottoressa Pennacchia. Inoltre, tale condizione non rappresenterebbe un caso isolato, ma evidenzia una situazione che si manifesta giornalmente in vari istituti su tutto il territorio nazionale;

considerato altresì che:

con delibera n. 74 del 25 novembre 2015, adottata dall'amministratore straordinario della Provincia del Medio Campidano, veniva disposto che, a causa della mancanza di fondi necessari per assicurare il proseguimento del servizio di trasporto scolastico mediante una ditta locale di autonoleggio, il diritto al trasporto degli studenti disabili sarebbe stato garantito attraverso l'erogazione di somme di denaro, a titolo di rimborso spese, pari al valore del 20 per cento del costo del carburante impiegato dalle famiglie per percorrere le distanze tra casa e scuola; somme calcolate ed erogate ex art 8 della legge n. 417 del 1978 in materia di trattamento economico di missione e trasferimento dei dipendenti statali;

il 30 novembre 2015, la Provincia inviava alle famiglie la comunicazione, recante il protocollo generale n. 0012952, con la quale l'ente rendeva noto che a far data dal 4 dicembre 2015 il servizio di trasporto scolastico sarebbe stato garantito agli studenti disabili attraverso il riconoscimento del ristoro del costo di un quinto del carburante impiegato dalle famiglie per il tragitto tra casa e scuola. Nella comunicazione viene fatta salva la possibilità di erogare tali somme anche ad associazioni di volontariato che intendano assumere l'onere del trasporto;

con un comunicato stampa del 30 novembre 2015 l'assessore regionale per l'istruzione, Claudia Firinu, dichiarava che, nonostante l'incontro svolto all'inizio dell'anno scolastico con i commissari delle Province interessate, al fine di comprendere le problematiche legate al trasporto dei disabili, l'interruzione del servizio già paventata si è comunque realizzata a causa dell'asserita mancanza di risorse economiche per il mese di dicembre 2015. La condizione da cui è scaturito il mancato servizio sarebbe da ascrivere alla mancanza del cofinanziamento da parte della Provincia del Medio Campidano, responsabile del servizio di trasporto degli studenti disabili;

considerato infine che la 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato ha promosso la proposta di affare assegnato, d'iniziativa del primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo, attraverso il quale si è giunti all'approvazione, nel luglio 2014, della risoluzione che ha impegnato il Governo a garantire l'inclusione scolastica dei disabili e la continuità didattica (Doc. XXIV, n. 32),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se abbia adottato o intenda adottare i provvedimenti di competenza, anche di carattere normativo, al fine di accertare lo stato dei fatti;

come intenda affrontare e risolvere le innumerevoli problematiche che ancora sussistono per i bambini e per i ragazzi disabili all'interno delle scuole italiane, da ricondurre, principalmente, alla carenza nella continuità didattica, alle inadeguatezze della formazione e professionalità dei docenti di sostegno e all'insufficienza dei fondi necessari per garantire una reale e piena integrazione scolastica;

come valuti le attuali criticità, anche alla luce dell'affare assegnato promosso in Senato, attraverso il quale si è giunti all'approvazione della risoluzione che ha impegnato il Governo a garantire l'inclusione scolastica dei disabili e la continuità didattica.

(3-02442)

ASTORRE, LUCHERINI, CIRINNA', PARENTE, CALEO, FILIPPI, Stefano ESPOSITO - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

Enel SpA e Comune di Civitavecchia (Roma) hanno sottoscritto nel 2008 una convenzione che regolava i loro rapporti in vista dell'entrata in esercizio del polo di produzione della centrale a carbone di Torre Valdaliga nord;

la convenzione prevedeva un contributo straordinario di 40 milioni di euro da versarsi in 3 soluzioni a favore del Comune di Civitavecchia;

è notizia di questi ultimi giorni che l'attuale sindaco di Civitavecchia, Antonio Cozzolino, abbia concluso una nuova convenzione pluriennale con Enel che prevede un contributo di 4,5 milioni all'anno da destinare al bilancio comunale;

preso atto che:

l'attuale sindaco Antonio Cozzolino, durante la campagna elettorale, si è più volte scagliato contro l'Enel e la centrale a carbone di Torre Valdaliga nord in nome della salubrità e della tutela dell'ambiente;

in un'intervista sul quotidiano "la Repubblica", a firma di Giovanna Vitale, il 10 giugno 2014, il sindaco affermava: "E dall'Enel l'amministrazione non prenderà più un euro: è una forma di ricatto inaccettabile";

il vicesindaco, Daniela Lucernoni, in un'intervista al giornale locale "Etruria News" all'indomani delle elezioni, diceva: "Ci stiamo impegnando, inoltre, a non utilizzare finanziamenti da ENEL per la spesa corrente del bilancio cittadino. Lo scorso anno è stato stipulato un accordo tra il Comune di Civitavecchia e l'ENEL per 26 milioni di euro, che sono stati distribuiti nel bilancio triennale del Comune, pertanto si tratta di fondi utilizzabili sino al 2015, ma cercheremo di uscire al più presto da questo ricatto economico, fiduciosi nel fatto che esistono città in grado di chiudere il bilancio comunale anche senza l'Enel";

in un recente sondaggio sul quotidiano "Civonline", il 36,5 per cento afferma che Cozzolino non dovrebbe accettare soldi dall'Enel in coerenza con quanto affermato in campagna elettorale,

si chiede di sapere se l'accordo tra Enel SpA e Comune di Civitavecchia sia stato concluso e sulla base di quali parametri.

(3-02443)

SCILIPOTI ISGRO' - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

relativamente all'approvazione del disegno di legge, che prevedeva la conversione in legge del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, recante "Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti" (Atto Camera 2844), l'Associazione nazionale fra le banche popolari aveva ritenuto tale decreto-legge gravido di conseguenze negative sul risparmio nazionale e sul credito delle famiglie e delle piccole medie imprese e riteneva, altresì, che in Italia non avrebbe dovuto esserci una politica economica finalizzata esclusivamente a trasferire la proprietà di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali;

sul progetto di riforma, nei giorni precedenti alla presentazione del decreto-legge, il Presidente del Consiglio dei ministri aveva dichiarato che «Non sono finite le banche territoriali, le banche popolari restano tali, quelle molto grandi hanno 18 mesi per fare quello che chiede il mercato, cioè diventare società per azioni. Dopo 20 anni è una riforma storica»; «nessun intervento sulle banche di credito cooperativo, non si tratta di danneggiare la storia di piccoli istituti, ma di far sì che le banche sul territorio siano all'altezza delle sfide europee e mondiali»; «il nostro sistema bancario è solido, sano e serio. Ma ha bisogno di avere elementi di innovazione». A sua volta il Ministro dell'economia e delle finanze aveva dichiarato che la riforma era «interesse del sistema bancario e dei consumatori» e che si era scelta la via del decreto-legge «per dare un segnale di urgenza»;

nello specifico, le banche interessate dalla trasformazione in società per azioni erano, in ordine di dimensione dell'attivo, Banco Popolare, Ubi Banca, Banca popolare Emilia-Romagna, Banca popolare di Milano, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca popolare di Sondrio, Credito valtellinese, Banca Popolare di Bari e Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio;

nel corso dell'audizione alla Camera dell'11 febbraio 2015, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, aveva dichiarato: «Dal 3 gennaio al 9 febbraio 2015 i corsi delle banche popolari sono saliti da un minimo dell'8 per cento per UBI a un massimo del 57 per cento per Banca popolare dell'Etruria e del Lazio, a fronte di una crescita dell'indice del settore bancario dell'8 per cento circa; anche i volumi negoziati hanno fatto registrare consistenti aumenti (cfr. Allegato 4 per un'analisi dettagliate sulle singole banche popolari). Numerosi studi in materia prodotti dagli analisti finanziari hanno evidenziato effetti positivi della riforma in termini di maggiore contendibilità ed efficienza delle banche, alimentando la salita dei corsi azionari (si veda l'Allegato 5 per un dettaglio dei report dei principali analisti). La Banca popolare dell'Etruria e del Lazio aveva già avviato volontariamente un progetto di trasformazione in società per azioni nell'agosto 2014, progetto che però non è poi stato portato a compimento (l'Allegato 6 riporta informazioni di dettaglio su tale vicenda). In relazione a tale vicenda, la Consob aveva già analizzato l'andamento anomalo delle contrattazioni nella giornata del 22 agosto 2014, caratterizzato da un elevatissimo controvalore degli scambi (circa 20 milioni di euro, pari al 12 per cento del capitale sociale), senza tuttavia riscontrare elementi sufficienti ad avviare un'indagine di abuso di mercato. La Consob ha monitorato con particolare attenzione l'andamento delle azioni delle banche popolari a partire dall'emersione dei primi rumors sulla riforma, e quindi sin dai primi giorni dell'anno, attraverso analisi e approfondimenti dell'operatività di tutti i principali intermediari in Borsa e fuori mercato, inclusa l'operatività in strumenti derivati. L'analisi della dinamica delle quotazioni nel periodo antecedente al 16 gennaio evidenzia che i corsi delle azioni delle banche popolari hanno mostrato in media una performance negativa. Infatti, ad esclusione della Banca Popolare di Milano, che ha fatto registrare un incremento del 9,59 per cento, le azioni delle altre banche popolari hanno segnato ribassi significativi. Tuttavia, le analisi effettuate hanno rilevato la presenza di alcuni intermediari con un'operatività potenzialmente anomala, in grado di generare margini di profitto, sia pur in un contesto di flessione dei corsi. Si tratta, in particolare, di soggetti che hanno effettuato acquisti prima del 16 gennaio u.s., eventualmente accompagnati da vendite nella settimana successiva. Le plusvalenze effettive o potenziali di tale operatività sono stimabili in circa 10 milioni di euro. La Consob ha già proceduto ad inoltrare richieste di dati e notizie agli intermediari sia italiani sia esteri che hanno evidenziato un'operatività potenzialmente anomala. Sulla base delle analisi dei dati ricevuti si è reso necessario inviare ulteriori richieste ai soggetti indicati come clienti o committenti finali. In alcuni casi, trattandosi di soggetti esteri, è stato e sarà necessario predisporre richieste di cooperazione internazionale nei confronti di cinque Autorità estere»;

l'avvenuta, presumibile, anticipazione a soggetti terzi dei contenuti del decreto-legge era da considerarsi come reato di insider trading;

fonti giornalistiche segnalano, altresì, che il padre del ministro Boschi, già all'epoca del decreto sulle banche popolari, avrebbe avuto incarichi all'interno di alcuni consigli di amministrazione di alcune società legate a Banca Etruria, che, a quanto pare avrebbero ricevuto finanziamenti dalla stessa Banca Etruria, banca nella quale il padre del Ministro risultava essere, nell'anno 2013, consigliere di amministrazione e successivamente, nel 2014, vice presidente; inoltre si apprenderebbe, sempre da fonti giornalistiche, che anche il fratello del Ministro sia dirigente ed azionista dello stesso istituto di credito;

risulterebbe che il documento della transazione della compravendita dei titoli delle società citate quotate in borsa (quelle relative al clamoroso boom del titolo, dopo il decreto sulle popolari) non sia stato reso pubblico o risulti essere inaccessibile dal sito web di Banca Etruria e tantomeno nessun riscontro o chiarimento sarebbe giunto dai diretti interessati;

oltre tutto pare che gli stessi familiari del Ministro, nel 2014, non abbiano reso pubblica la loro situazione patrimoniale;

questa vicenda, già all'epoca, ha avuto vasta eco su tutti i quotidiani, perché, proprio al vertice della Banca Popolare Etruria e Lazio siedeva il padre del ministro Boschi;

oggi si apprende del fallimento della banca popolare dell'Etruria e Lazio e si assiste ad una vera e propria truffa che alcuni direttori di banca avrebbero perpetuato nei confronti dei loro clienti, soprattutto nei riguardi di piccoli risparmiatori e pensionati;

a parere dell'interrogante era già sospetta l'inaspettata e improvvisa crescita dei titoli delle banche popolari a ridosso della pubblicazione del decreto-legge in Gazzetta Ufficiale;

inoltre, così come evidenziato da alcune fonti giornalistiche, anche per altri membri del Governo e per alcuni funzionari dei Ministeri e della Presidenza del Consiglio pare si possa parlare di conflitto d'interessi, come ad esempio nel caso del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti. La sua storia passata lo vede legato alla Legacoop e ciò sarebbe in contrasto con il suo attuale incarico ministeriale, perché le sue funzioni consisterebbero proprio nella vigilanza sul patrimonio cooperativo; altro esempio è quello relativo al ministro Guidi, attuale Ministro dello sviluppo economico, che potrebbe avere conflitti di interessi, essendo legata al mondo delle industrie pubbliche;

si è riproposta, altresì, la situazione di crisi e di allarme anche per altri istituti di credito,

si chiede di sapere:

se i fatti descritti corrispondano al vero e se si intenda fare chiarezza sulla vicenda;

se il Governo non ritenga, qualora i fatti corrispondessero al vero, che si possa parlare di conflitto di interessi relativamente al ministro Maria Elena Boschi;

se non ritenga, a fronte di quanto esposto, che la presenza nel Governo del ministro Boschi abbia compromesso non solo la trasparenza del progetto di riforma delle banche popolari, ma anche messo in discussione la credibilità del Governo stesso e se, alla luce di quanto accaduto in questi giorni, intenda adottare provvedimenti per fare chiarezza sulle vicende descritte;

quali misure si intendano adottare per risolvere definitivamente il problema del conflitto d'interessi.

(3-02445)

BULGARELLI - Ai Ministri della salute e dell'interno - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

Pubblica Assistenza Flegrea (PAF) è un'associazione che opera su tutto il territorio regionale campano, nell'ambito del terzo settore della promozione e della utilità sociale. Numerosi sono i servizi erogati, dalla attività di Emergenza 118 al servizio di accompagnamento emodializzati da e per le strutture sanitarie, alle attività di guardia medica e di primo soccorso, presso gli stabilimenti balneari, nonché di infermieristica domiciliare. Le principali prestazioni sono erogate per conto della azienda sanitaria locale (A.S.L.) di Napoli 2 Nord, con sede a Pozzuoli, e Napoli 3 Sud, con sede a Castellamare di Stabia;

le suddette attività, erogate nello specifico per l'azienda sanitaria locale di Napoli 2 Nord, vengono fornite dalla PAF da circa 15 anni, un periodo questo in cui l'associazione ha svolto, in regime quasi monopolistico, il trasporto dei pazienti, beneficiando di numerose proroghe del mandato di affidamento del servizio, senza la partecipazione a nessun tipo di gara ad evidenza pubblica;

la Prefettura di Napoli, nel mese di aprile 2015, ha notificato un provvedimento di interdittiva antimafia alla stessa PAF, sostenendo il quadro di presunte infiltrazioni camorristiche descritte in un dossier trasmesso dal Ministero dell'interno. Nell'analisi del Viminale sarebbe emerso che quasi il 95 per cento delle ambulanze impiegate nella provincia di Napoli fosse gestito da un patto affaristico mafioso stretto dalle cosche del clan Mallardo e dei Casalesi, 2 potenti organizzazioni criminali note sul territorio. Lo stesso provvedimento ostativo è stato poi confermato nel luglio scorso dal tribunale amministrativo della Campania, che ha respinto il ricorso per l'annullamento chiesto dai legali della stessa associazione;

considerato che:

secondo la Prefettura, che ha emesso l'interdittiva, e la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, la PAF erogava il proprio servizio attraverso interposte persone, riconducibili proprio a elementi di spicco dei clan, di fatto, gestendo l'operato di centinaia di infermieri, sanitari e paramedici;

stando a quanto contenuto nelle informative degli organi investigativi, sarebbero emersi intrecci fra la PAF e l'istituto di vigilanza "Fly Security Service", società che nel marzo 2015, aveva ricevuto un provvedimento di interdittiva antimafia. In quest'ultimo caso, l'ufficio territoriale di Governo del capoluogo campano aveva emesso il provvedimento, in quanto nell'organigramma della società figurava una guardia giurata imparentata con un esponente del clan Mallardo. Sempre secondo la Prefettura, la ditta di sicurezza sarebbe stata imposta ai commercianti del Comune limitrofo, in provincia di Caserta dagli stessi uomini del clan dei Casalesi, poi arrestati e condannati per estorsione;

considerato inoltre che:

in base alla normativa vigente in materia di appalti pubblici, il provvedimento di interdittiva antimafia genera solitamente l'immediata sospensione dall'incarico del servizio affidato e la relativa interdizione dai pubblici uffici per i vertici dirigenziali;

le A.S.L. interessate sono state costrette, in piena estate, ad avviare una procedura di revoca delle convenzioni e degli appalti assegnati alla PAF e a indire affidamenti d'urgenza per sostituirla; affidamenti che però non sono stati ancora completati per cui, nelle more di questa transizione, uomini e mezzi della onlus continuano ad operare garantendo il servizio pubblico essenziale,

invero, come riportato dal giornale "Il Mattino", di Napoli del 10 novembre 2015 dal titolo "118 l'azienda interdetta lavora con l'Asl", nella stessa azienda sanitaria locale Napoli 2 Nord sarebbe stato indetto un nuovo appalto per il servizio di ambulanze, che dovrebbe terminare una prima fase il 17 dicembre, per oltre 18 milioni di euro ma "esclusivamente riservato alle associazioni di volontariato";

già nel marzo del 2014 era stata indetta una gara di oltre 13 milioni di euro per l'affidamento del servizio degli infermi vinta dalla associazione temporanea di scopo (ATS), che aveva come capofila la Pubblica Assistenza Flegrea. Appare strano all'interrogante come una ATS si sia potuta aggiudicare una gara come associazione di imprese, nonostante risulti difficile definire una loro natura giuridica. Le varie associazioni, di volontariato che svolgono servizio di emergenza, non vogliono classificarsi come imprese, che significherebbe per loro, uscire dal meccanismo dei rimborsi spese, in cambio delle prestazioni degli autisti, infermieri e personale paramedico delle ambulanze, per giungere ad assunzioni e pagamenti di stipendi regolari;

il nuovo appalto per 18 milioni e 405.000 euro prevede di dividere il territorio in 6 lotti, assegnando ogni lotto, tramite sorteggio, solo alle associazioni di volontariato iscritte al registro regionale della Campania. Tale sistema di affidamento non solo rischierebbe di riconsegnare il servizio alle stesse "croci", che prima lo gestivano, con la capofila Pubblica Assistenza Flegrea, ma esclude ogni tipo di manifestazione di interesse da parte di quelle società che, partecipando alla gara pubblica, potrebbero proporre regolari assunzioni di personale e presentare regolari e accertabili bilanci aziendali;

considerato infine che il perdurare di tale fase emergenziale del servizio di trasporto dei degenti ha creato diversi disagi per le direzioni sanitarie e, in primis, per i cittadini; come riportato da organi di stampa, i nuovi commissari della ASL, nominati dalla giunta regionale, avrebbero cominciato una serie di incontri con il Prefetto per sciogliere il nodo gordiano del servizio emergenza nella Regione,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa e se intendano adottare tutti i provvedimenti di propria competenza, per evitare che un servizio che attiene alle salute, diritto costituzionalmente garantito, venga ancora svolto da imprese già dirette dalla criminalità organizzata;

se non intendano adottare le opportune procedure ispettive di competenza, al fine di individuare quali siano le reali esigenze delle 2 ASL di Napoli in questione, risolvendo una situazione di erogazione di servizi sempre più precaria, e di monitorare la corretta procedura amministrativa di affidamento della nuova gara d'appalto presso la ASL Napoli 2 Nord;

come sia possibile che, nel già sinistrato servizio di emergenza della Regione Campania, possa operare una associazione, sempre più rispondente a logiche aziendali, nonostante sia destinataria da diversi mesi di un provvedimento di sospensione dell'erogazione del servizio per infiltrazioni mafiose;

per quali motivi nella Regione Campania il servizio di Emergenza 118 non venga assegnato attraverso una regolare gara ad evidenza pubblica, che comprenda una prestazione su tutto il territorio regionale e a cui possano partecipare le aziende che operano da anni nel settore, come avviene per la regione Lazio;

quali siano i motivi per cui vengono concessi privilegi alle sole associazioni di volontariato, che non saranno mai vere imprese, ma che svolgono servizi aziendali, senza però sottoscrivere regolari contratti di lavoro.

(3-02449)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

TOSATO - Ai Ministri dell'interno e della salute - Premesso che:

da quanto si apprende dalle informazioni riportate dagli organi di stampa, un edificio sito in via Garofoli, a San Giovanni Lupatoto (Verona), è stato individuato come sede nazionale dell'Associazione islamica italiana degli Imam e delle guide religiose;

l'edificio a inizio 2015 era all'asta, dopo un fallimento ed è stato acquistato dall'ente religioso islamico che attualmente ha la sua sede provvisoria nel centro di Roma e che vuole spostare qui i suoi uffici e attivare una scuola per la formazione di nuovi imam;

«La struttura è destinata a diventare la sede nazionale del nostro gruppo ma avrà principalmente la funzione di centro di formazione per gli imam» spiega Aboukheir Breigheche, imam trentino e portavoce dell'associazione degli imam. «La scelta è caduta su San Giovanni Lupatoto in quanto lì si è presentata l'occasione di acquistare l'edificio. Nella sede di via Garofoli non ci sarà una moschea e quindi non sarà aperta al pubblico. Si terranno soltanto dei corsi e dei seminari di studio riservati a gruppi di 10-20 persone al massimo. Contiamo di iniziare l'attività entro la prima metà del 2016, non appena completati alcuni necessari interventi di sistemazione»;

«Una delle esigenze più sentite per la nostra comunità religiosa è sicuramente la questione della formazione degli imam e delle guide religiose e il loro ruolo nella vita della stessa comunità» aggiunge l'imam di Verona Mohamed Guerfi;

«Lo scopo dell'associazione è quello di creare le condizioni e mettere in atto delle iniziative per aiutare i membri dell'associazione a meglio svolgere il loro ruolo e per aiutare i cittadini di religione islamica affinché possano conservare la loro cultura spirituale e religiosa» prosegue l'imam Guerfi. «Vogliamo anche fare in modo che gli imam e le guide religiose svolgano le loro mansioni serenamente»;

sempre più spesso, stando alle notizie pubblicate dagli organi d'informazione, ci troviamo dinnanzi a casi emblematici, dove è facilmente riscontrabile, da un lato, il manifesto rifiuto da parte delle comunità musulmane presenti in Italia di rispettare le normative vigenti e di adeguarsi alle regole comportamentali e culturali del nostro Paese e, dall'altro lato, l'atteggiamento superficiale delle istituzioni, che, non comprendendone i rischi, adottano semplicistiche soluzioni, mettendo conseguentemente in pericolo la sicurezza dei cittadini;

il mantenimento di questa costosissima rete di associazioni islamiche in Italia è impensabile, senza il sostegno e la solidarietà di moschee, centri universitari, donazioni, finanziamenti di Stati e banche che hanno come obiettivo la «diffusione della fede» (da'wa). È ipotizzabile, inoltre, che i finanziamenti di queste attività, avvengano anche attraverso strutture parallele formate da commerci illeciti, riciclaggio di denaro, sfruttamento dell'immigrazione;

è noto che questi centri culturali, oltre ad essere sede di attività religiosa, diventano anche centri della vita sociale e politica della comunità musulmana;

l'Islam si presenta fin dalle origini come un progetto globale che include tutti gli aspetti della vita. Include un modo di vivere, di comportarsi, di concepire il matrimonio, la famiglia, l'educazione dei figli, perfino l'alimentazione. In questo sistema di vita è compreso anche l'aspetto politico: come organizzare lo Stato, come agire con gli altri popoli, come rapportarsi in questioni di guerra e di pace, come relazionarsi agli stranieri, eccetera. Tutti gli aspetti in questione sono stati codificati a partire dal Corano e dalla Sunna e sono rimasti «congelati» nei secoli. La legge religiosa determina la legge civile e gestisce la vita privata e sociale di chiunque vive in un contesto musulmano, e se questa prospettiva è destinata a rimanere immutata, come è accaduto finora, la convivenza con chi non appartiene alla comunità islamica non può che risultare difficile;

per l'Islam «l'adunata per l'esercizio del culto» è la massima espressione di fede e in quel momento il leader della comunità musulmana, l' imam, rappresenta, in sintesi, quello che sono insieme il vescovo, il sindaco e il preside di una scuola;

la legge islamica, rivolgendosi l'Islam a tutta l'umanità, è una legge personale e non dipende in nessun modo dall'elemento territoriale. La stessa nazionalità non è collegata, come avviene nella tradizione occidentale, allo jus sanguinis e allo jus loci, ma allo jus religionis, cioè, alla appartenenza ad una comunità di credenti, che non è legata all'esistenza di un'entità statuale;

mentre oramai è palese che anche in Italia, all'interno di alcune comunità islamiche, si annida la presenza di gruppi eversivi, allo stesso tempo non è invece facilmente riscontrabile una collaborazione con le forze dell'ordine e la magistratura da parte di quei musulmani che si dichiarano moderati e che continuano a chiedere diritti, dimostrando la volontà di volersi integrare nella società occidentale;

è stato più volte documentato da fonti giornalistiche che molto spesso, in occasione di funzioni religiose o di semplici incontri associativi, gli imam predicano odio nei confronti della cultura occidentale e sentenziano condanne contro tutti coloro che non si comportano secondo i dettami coranici (inutile ribadire come questi, in molti casi, siano antitetici ai principi e ai valori su cui è fondata la nostra tradizione culturale e che come tali si ritrovano anche nella Costituzione italiana);

è necessario, quindi, ribadire come non vi potrà mai essere integrazione senza la preventiva accettazione da parte di tutta la comunità islamica del principio fondamentale della separazione inequivocabile tra la sfera laica e quella religiosa e delle normative vigenti in materia di libertà individuale e di pensiero, di obbligo scolastico, di autodeterminazione e di uguaglianza formale di tutti i cittadini davanti alla legge, lo status giuridico o religioso delle donne, il rispetto del diritto di famiglia e dell'istituto del matrimonio, dei minori e dei non credenti e il trattamento degli animali;

l'assenza di azioni istituzionali, volte a scoraggiare tale fenomeno, ha conseguentemente portato alla diffusione di uno stato di illegalità, nel quale le organizzazioni islamiche di matrice fondamentalista hanno potuto operare in piena libertà;

il momento storico che si sta vivendo, dopo i noti fatti di Parigi, impone a parere dell'interrogante maggiore prudenza e responsabilità,

si chiede di sapere:

se il Ministro dell'interno non ritenga opportuno, nell'ambito delle proprie competenze, avviare attraverso i propri uffici periferici, appositi controlli volti ad accertare il rispetto dell' ordinamento giuridico italiano da parte dell'associazione islamica, di cui in premessa, e, qualora ne riscontrasse la necessità, procedere all'immediata chiusura del centro islamico dove dovrebbe sorgere la scuola di formazione per gli Imam;

se ritenga opportuno verificare l'origine del finanziamento che ha permesso l'acquisto dell'immobile;

se e quali tipi di controlli periodici intenda attivare per evitare che possa diventare un luogo di insegnamento di dottrine eversive legate al terrorismo internazionale di matrice islamica o ospitare persone affiliate all'Isis o altre cellule dell'estremismo fondamentalista islamico;

se il Ministro della salute non ritenga, stante le proprie competenze, opportuno sollecitare un sopralluogo delle istituzioni socio-sanitarie locali, al fine di accertare l'abitabilità della struttura e il rispetto delle normative igienico sanitarie.

(4-04958)

CONSIGLIO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

con la novella legislativa introdotta dalla legge di conversione 6 agosto 2015, n. 132, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, recante, "Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria", è stato introdotto all'articolo 14, una modificazione al codice di procedura civile che ha aggiunto, all'articolo 161, rubricato "Giuramento dell'esperto e dello stimatore", il seguente comma: "Il compenso dell'esperto o dell'estimatore nominato dal giudice o dall'ufficiale giudiziario è calcolato sulla base del prezzo ricavato dalla vendita. Prima della vendita non possono essere liquidati acconti in misura superiore al cinquanta per cento del compenso calcolato sulla base del valore di stima". Con la disposizione si è voluto introdurre una norma di limitazione (fortemente incisiva) circa il corrispettivo dell'ausiliario del giudice e, implicitamente, una posticipazione del pagamento del suo onorario;

in particolare, se, da un lato, la questione, che pare rilevare meno, attiene all'acconto concesso dal giudice dell'esecuzione in fase di affidamento d'incarico (la maggior parte degli uffici giudiziari assegna somme che si aggirano sui 500 euro d'importo), se non in presenza di beni il cui valore sia realmente esiguo, dall'altro lato, la problematica, più rilevante per la categoria degli esperti ed estimatori, riguarda la liquidazione del compenso a conclusione del mandato;

invero, con il parametrare il corrispettivo dell'esperto al prezzo della vendita del bene, il legislatore pare non voler tenere conto dell'accresciuto impegno che lo stesso oggi richiede all'esperto ed anche delle maggiori spese ed oneri che questi incontrerà. In sostanza, secondo il comma introdotto all'articolo 161 del codice di procedura civile, affinché la novella trovi applicazione, la liquidazione del compenso dell'esperto dovrà attendere la vendita del bene (se non con il riconoscimento di acconti che tuttavia non possono superare il 50 per cento del valore stimato del bene); ciò espone l'esperto nominato dal giudice delegato, in primo luogo, ad una indubbia penalizzazione sotto il profilo della tempistica del proprio pagamento (che, peraltro, già attualmente era avvertita, dalla condotta assunta da taluni creditori) e, in secondo luogo, lo lascerà in balìa del risultato delle dinamiche della vendita all'asta (magari articolatasi in diversi incanti) spesso estranee alle logiche che ispirano i principi estimativi che guidano l'attività dell'esperto, provocando una indubbia e significativa penalizzazione economica;

un'applicazione sommaria della disposizione operata sulle attuali tabelle (oggetto peraltro di un intervento di aggiornamento, che al momento è ancora atteso), rivela che potrebbe accadere che per un bene il cui valore di stima sia di 100.000 euro, venduto al 3° incanto a 54.400 euro, la penalizzazione economica per l'esperto si traduca in un 44 per cento in meno di onorario, mentre per un bene il cui valore di stima sia di euro 450.000 venduto, sempre al 3° incanto, a 244.400 euro, l'onorario dell'ausiliario si traduca in circa il 14 per cento in meno;

di poi, sempre con riferimento al compenso dell'esperto, non si può fare a meno di osservare l'ulteriore problematica che (seppur implicitamente) recita la letterale dizione della novella "(…) è calcolato sulla base del prezzo ricavato dalla vendita";

questa sembrerebbe escludere la possibilità di far ricorso all'applicazione di tabelle diverse da quelle di cui all'art. 13 (attività di estimo), condizione invece ricorrente oggi in taluni uffici giudiziari dove (giustamente) attesi i gravosi e diversificati compiti a carico dell'esperto vengono riconosciute dai giudici delegati (in una applicazione cumulata) anche tabelle ulteriori ex legge n. 319 del 1980,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda promuovere un intervento correttivo della disposizione citata, che consenta ai diversi uffici giudiziari di concedere, da subito, acconti congrui e commisurati all'impegno ed ai compiti richiesti all'esperto (magari, come pare consentire la norma, anche dopo il deposito della consulenza), nonché accordando, altresì, ulteriori riconoscimenti quanto mai giustificabili per gli aumentati compiti e responsabilità dell'ausiliario,

se sia a conoscenza della vicenda richiamata, e se intenda procedere, anche con atti normativi di natura emergenziale, a correggere la disfunzione provocata, per i motivi evidenziati, dalla novella legislativa citata, al fine di rivedere l'articolo 161 del codice di procedura civile, affinché il compenso dell'esperto o dello stimatore sia calcolato sulla base del prezzo ricavato dalla vendita.

(4-04959)

CENTINAIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

alle dipendenze del Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Pavia si trovano 7 distaccamenti volontari: Broni, Casorate Primo, Garlasco, Mede, Mortara e Robbio. Il settimo, peraltro, quello situato a Varzi, esisterebbe solo sulla carta, non essendo davvero operativo;

i 7 distaccamenti volontari coprono il 20 per cento dell'attività di soccorso espletata complessivamente dalle unità dipendenti dal Comando provinciale pavese;

si moltiplicano gli indizi che lasciano intuire la volontà di indebolire significativamente la componente volontaria dei Vigili del fuoco, anche in provincia di Pavia;

la formazione dei vigili sarebbe in forte ritardo, con meno della metà dei 158 volontari in via d'immissione davvero addestrati;

nemmeno i rapporti tra i distaccamenti volontari ed il Comando provinciale sarebbero ottimali, come prova la circostanza che al personale appartenente ai primi è interdetto persino l'accesso ai magazzini;

il personale volontario non riceverebbe neppure gli equipaggiamenti di rimpiazzo, uniformi incluse;

a tutto questo, si aggiungono ora le indiscrezioni concernenti il distaccamento di Broni, che si dice essere destinato a chiusura e sostituzione con un distaccamento di vigili permanenti,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda veramente chiudere e sostituire con un distaccamento di vigili permanenti il distaccamento volontari di Broni;

a quali orientamenti si informi la politica del Governo nei confronti dei distaccamenti volontari dei Vigili del fuoco in generale e, in particolare, in provincia di Pavia.

(4-04960)

DE PETRIS, PETRAGLIA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO - Ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

domenica 6 dicembre 2015, la trasmissione "Report", condotta da Milena Gabanelli su Raitre, ha trasmesso un'approfondita inchiesta sull'industria alimentare animale, realizzata da Sabrina Giannini;

dall'inchiesta sono emersi una serie di dati allarmanti, che manifestano un potenziale rischio per la salute degli animali domestici presenti in milioni di nuclei familiari del nostro Paese;

nello specifico, si rileva come gli integratori e i farmaci prodotti per gli animali, i primi dei quali, tra l'altro, non detraibili, risultino avere costi molto spesso superiori agli omologhi prodotti per gli esseri umani, anche in caso di medesimo principio attivo;

l'articolo 10 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, prevede, in merito, la possibilità che vengano prescritti farmaci umani, soltanto nei casi in cui non esista un equivalente farmaco veterinario, sotto la diretta responsabilità del medico veterinario responsabile;

la produzione di cibo industriale per cani e gatti, tra i pochi settori che non risultano aver sofferto la crisi economica e produttiva, viene realizzata attraverso gli scarti dell'industria alimentare;

la provenienza, la tipologia e la composizione del cibo animale (carne, pesce, cereali) non viene, nella maggior parte dei casi, indicata sulle etichette, impedendo una reale trasparenza su ciò che quotidianamente i consumatori acquistano per i propri animali domestici;

tra le problematiche evidenziate dalla trasmissione televisiva anche la presenza di aflatossine (tipologia di micotossine) nei prodotti alimentari per animali. Tale sostanza può risultare molto rischiosa per la loro salute ed ha provocato casi di morte e malformazione nei cuccioli di gatto, e, più in generale, disturbi gastrointestinali, tra cui patologie tumorali. La presenza di aflatossine nei prodotti alimentari per gli animali domestici, considerata come ordinaria da parte delle aziende, non è regolamentata dalla legge, oltre a non essere indicata in etichetta;

in merito, l' "European food safety authority" ha dichiarato: "Poiché le aflatossine sono note per le loro proprietà genotossiche e cancerogene, l'esposizione attraverso gli alimenti deve essere il più possibile limitata";

secondo il parere di cui alcuni veterinari intervistati nel citato servizio, l'effetto a lungo periodo della somministrazione di alcuni tipi di crocchette per animali non è mai stato oggetto di studio, pur essendo composto da sostanze potenzialmente rischiose per la salute;

considerato inoltre che:

negli ultimi 10 anni, la spesa degli italiani per cani e gatti risulta in crescita del 70 per cento;

tale incremento è legato principalmenteal passaggio alla produzione di cibo in scala industriale, uno dei pochi settori uscito indenne dalla crisi e che spesso trasforma in oro gli scarti di macellazione;

ritenuto che se le notizie riportate fossero comprovate, ne risulterebbe una grave minaccia per la salute di molti animali domestici alimentati con cibo industriale,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover procedere a opportune verifiche di quanto descritto in premessa;

se non ritengano opportuno promuovere una modifica della normativa concernente le prescrizioni di farmaci veterinari, valutando la possibilità che i medici veterinari possano prescrivere i farmaci umani in caso di identico principio attivo, anche qualora esista un equivalente farmaco veterinario;

se non ritengano di dover avviare urgentemente campagne di controllo e verifiche presso le aziende produttrici di cibi animali, per accertare le modalità di confezionamento dei cibi stessi e gli elementi che li compongono, prevedendo pertanto sanzioni per le pratiche illegali e l'uso di sostanze che configurino ipotesi di reato;

se non ritengano opportuna l'emanazione di provvedimenti che rendano le etichettature dei cibi animali più chiare e trasparenti, a tutela dei consumatori umani e animali.

(4-04961)

DIVINA - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

Muhamad Majid, presunta mente irachena di una cellula jihadista in via di coagulazione ed affiliazione al sedicente Stato islamico, recentemente arrestato a Bari, risulta essere stato intercettato al telefono mentre ad un suo complice raccomandava la città di Bolzano come sede ideale per installarsi;

parlando per telefono con un suo sodale, tale Kahalid, Muhamad Majid avrebbe infatti tra l'altro detto: "se vuoi vivere in Italia è meglio che tu vada a Bolzano, dove stanno Mullah Kawa e Helkawi (…) per il lavoro e anche per il sociale, come ha fatto Mullah Kawa che ha pagato per sei mesi l'affitto" ed ora "sono i servizi sociali che gli pagano l'affitto";

il mullah Kawa, arrestato il 12 novembre 2015 dai ROS nell'ambito della grande operazione antiterroristica diretta dal pool di Trento, altri non è che Ali Salih Abdula, accolto come rifugiato nel nostro Paese, esattamente come Muhamad e Rasti Helkawi;

in effetti, parrebbe che il Comune di Bolzano intervenga nei confronti degli stranieri immigrati richiedenti asilo con incisive misure di welfare che contemplano, quando il soggetto sia disoccupato, la copertura delle spese essenziali, attraverso l'erogazione di un mensile parametrato sulle esigenze della persona e dei suoi familiari;

a giudizio dell'interrogante Muhamad Majid contava verosimilmente di sfruttare queste prestazioni sociali per creare ed espandere indisturbato a Merano e dintorni la sua rete jihadista,

si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo ritenga di dover adottare per controllare meglio le attività degli immigrati irregolari richiedenti tutela internazionale nel nostro Paese e soprattutto per impedire che soggetti pericolosi, con un curriculum criminale di tutto rispetto, vengano accolti come rifugiati e siano loro garantite onerose prestazioni di welfare negate invece ai cittadini della Repubblica in stato di indigenza.

(4-04962)

ORELLANA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, all'articolo 3-ter, sancisce i principi dell'azione ambientale nella pubblica amministrazione, specificando che: "La tutela dell'ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell'azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente";

la parte seconda del decreto reca le procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la valutazione dell'impatto ambientale (VIA) e per l'autorizzazione integrata ambientale (AIA), prevedendo all'articolo 8 la composizione della commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS, atta ad assicurare il supporto tecnico-scientifico per l'attuazione delle norme;

all'articolo 9, il decreto legislativo reca le norme procedurali generali, cui si applicano, ai sensi del comma 1, le norme della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni;

giova ricordare che tale legge, concernente norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, sancisce la trasparenza quale criterio cardine dell'azione della pubblica amministrazione e disciplina, al capo V, il regime di accesso ai documenti amministrativi, fissando all'articolo 26 l'obbligo di pubblicazione;

considerato che:

sul progetto di autostrada proposto dalla società Sabrom, il cosiddetto Broni-Mortara, che dovrebbe collegare la A21 Torino-Piacenza all'altezza di Redavalle (in Oltrepò) con la A26 Genova Voltri-Gravellona Toce a Stroppiana (Vercelli), innestandosi anche con l'autostrada A7 Milano-Genova nei pressi di Pavia, lo scorso 17 luglio 2015 la commissione tecnica VIA-VAS, dopo le ennesime integrazioni presentate dalla ditta Sabrom, ha espresso parere negativo e negato l'autorizzazione al progetto dell'autostrada regionale "integrazione del sistema infrastrutturale transpadano, direttrice Broni-Pavia-Castello d'Agogna" (parere n. 1845);

ad oggi non risulta esser stato pubblicato il decreto ministeriale che sancisce il rigetto del progetto, così come deliberato in tutte le 3 fasi di valutazione dalla commissione;

molte associazioni portatrici d'interesse, avendo presentato osservazioni durante tutto il procedimento, hanno più volte chiesto chiarimento in merito. In particolare, il 1° dicembre 2015, l'associazione "Futuro sostenibile in Lomellina" ha inviato una lettera alla Direzione generale valutazioni ambientali del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, chiedendo informazioni in tal senso,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno confermare l'avvenuta pubblicazione del decreto ministeriale, o, in caso contrario, fornire le dovute informazioni sull'iter in atto.

(4-04963)

BUCCARELLA, GIROTTO, BERTOROTTA, PAGLINI, DONNO, MORRA, MORONESE, CAPPELLETTI, BOTTICI, AIROLA, BULGARELLI, CASTALDI, NUGNES, SANTANGELO, PUGLIA - Ai Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione e della salute - Premesso che:

il decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, recante "Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni", al comma 10 dell'articolo 4 demanda a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri l'attuazione dei commi 6, 7, 8 e 9 per la stabilizzazione del personale con contratto di lavoro a tempo determinato, anche con riferimento alle professionalità, degli enti del Servizio sanitario nazionale, del personale dedicato alla ricerca in sanità, nonché per il personale medico in servizio presso il pronto soccorso delle aziende sanitarie locali;

la circolare n. 5 del 21 novembre 2013 del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, recante "Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni", fornisce indirizzi volti a favorire il superamento del precariato; sul reclutamento speciale per il personale in possesso dei requisiti normativi; sulle proroghe dei contratti; sull'articolo 4 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, nonché sull'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo, n.165. Inoltre, viene disposta la possibilità per gli enti del Servizio sanitario nazionale di bandire procedure concorsuali, in attuazione dalla legge n. 125, ferme restando le graduatorie vigenti, procedure concorsuali riservate, per titoli ed esami, per assunzioni a tempo indeterminato di personale con contratto di lavoro a tempo determinato, tenuto conto del fabbisogno e nel rispetto dei vincoli assunzionali previsti dalla legislazione vigente;

il 22 gennaio 2015 è stata sancita l'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in attuazione dell'articolo 4, comma 10, del decreto-legge n. 101, nella quale si approva il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 marzo 2015 sulla "Disciplina delle procedure concorsuali riservate per l'assunzione di personale precario del comparto sanità" pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 94 del 23 aprile 2015;

considerato che:

all'articolo 1 (Ambito di applicazione) del decreto del 6 marzo 2015, in attuazione dei citati commi 6, 7, 8 e 9, sono disciplinate le procedure concorsuali riservate per l'assunzione presso gli enti del Servizio sanitario nazionale prevedendo specifiche disposizioni per il personale dedicato alla ricerca;

all'articolo 2 (Procedure concorsuali riservate) si dispone che gli enti, entro il 31 dicembre 2018, possono bandire procedure concorsuali per titoli ed esami per assunzioni a tempo indeterminato del personale di cui all'articolo 1. Il comma 2 prevede che, nel rispetto del principio dell'adeguato accesso dall'esterno, le procedure di cui al comma 1, bandite "nel rispetto dei vincoli di contenimento della spesa di personale previsti dalla legislazione vigente, così come richiamati in premessa, previo esperimento delle procedure di cui all'art. 34-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono riservate al personale in possesso dei requisiti di cui all'art. 1, commi 519 e 558, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e all'art. 3, comma 90, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché al personale che alla data del 30 ottobre 2013 abbia maturato negli ultimi cinque anni, almeno tre anni di servizio, anche non continuativo, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, anche presso enti del medesimo ambito regionale diversi da quello che indice la procedura", nel limite massimo del 50 per cento dei posti;

all'articolo 3 (Limiti per l'attuazione delle procedure concorsuali) si stabilisce che le procedure concorsuali "sono avviate, fermi restando gli obiettivi di contenimento della spesa complessiva di personale previsti dalla legislazione vigente (...), a valere sulle risorse finanziarie assunzionali relative agli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, anche complessivamente considerate, nel rispetto della programmazione del fabbisogno, nonché, a garanzia dell'adeguato accesso dall'esterno, nel limite massimo complessivo del 50 per cento, in alternativa a quelle di cui all'art. 35, comma 3 -bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, o in maniera complementare purché nel limite della predetta percentuale";

considerato che:

nonostante le chiare indicazioni contenute nelle disposizioni, le Regioni stanno dando attuazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in modo differente e non omogeneo rispetto agli indirizzi contenuti, ledendo, a parere degli interroganti, la dignità e la professionalità degli operatori sanitari che per anni hanno garantito i livelli essenziali di assistenza (LEA);

in particolare, la Regione Puglia, con le procedure concorsuali relative alla ASL di Taranto pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 dell'11 settembre 2015 e alla ASL di Bari pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 82 del 23 ottobre 2015, ha destinato solo il 40 per cento dei posti ai riservisti con concorsi aperti a tutti; la Regione Basilicata, con le procedure concorsuali relative all'azienda ospedaliera "San Carlo" di Potenza pubblicate sul Bollettino ufficiale regione n. 47 del 16 novembre 2015, a seconda dei profili professionali, ha individuato una diversa percentuale, molto al di sotto del 50 per cento, con concorsi aperti a tutti; la Regione Calabria, con le procedure concorsuali relative all'azienda ospedaliera di Cosenza pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 77 del 6 ottobre 2015, ha previsto concorsi riservati solo a chi possiede i requisiti di cui all'art. 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; la Regione Campania, con le procedure concorsuali relative alla ASL Salerno, individuate tramite delibera del direttore generale n. 8406 del 20 luglio 2015, prevede che i dipendenti a tempo determinato in possesso dei requisiti possano presentare domanda per la trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato; la Regione Marche, con le procedure concorsuali dell'azienda sanitaria unica regionale, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 25 agosto 2015, ha previsto un concorso per 81 posti di personale del comparto sanitario, riservando solo il 50 per cento dei posti con concorsi aperto a tutti;

inoltre, risulta agli interroganti che la Regione Siciliana avrebbe previsto la trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato;

diversamente da quanto promosso dalle Regioni, il comma 6 dell'articolo 4 del decreto-legge n. 101 dispone chiaramente che, dalla data di entrata in vigore del decreto e fino al 31 dicembre 2018, le amministrazioni possono bandire, nel rispetto dei vincoli assunzionali vigenti e con i limiti stabiliti dal comma 3 dall'articolo 35-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001, concorsi riservati solamente per: a) coloro che hanno i requisiti richiesti dall'art. 1, comma 519 (stabilizzazione del personale non di ruolo presso le pubbliche amministrazioni per l'anno 2007), e comma 558 (stabilizzazione del personale delle regioni ed enti locali), della legge n. 296 del 2006, ovvero personale in servizio da almeno 3 anni, anche non continuativi o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006 o che sia stato in servizio per almeno 3 anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore alla data di entrata in vigore della legge; b) coloro che hanno i requisiti di cui all'art. 3, comma 90, della legge n. 244 del 2007 (stabilizzazioni per l'anno 2008 sempre per personale con i requisiti riportati, e per contratti stipulati anteriormente al 28 febbraio 2007); c) coloro che alla data di entrata in vigore del decreto hanno maturato, negli ultimi 5 anni, almeno 3 anni di servizio a tempo determinato alle dipendenze dell'amministrazione che bandisce il concorso, con l'esclusione dei servizi prestati preso uffici di diretta collaborazione degli organi politici;

procedure speciali e riservate, ai sensi dell'articolo 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, possono essere rivolte "al personale che alla data del 30 ottobre 2013 abbia maturato negli ultimi cinque anni, almeno tre anni di servizio, anche non continuativo, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, anche presso enti del medesimo ambito regionale diversi da quello che indice la procedura";

considerato inoltre che, a giudizio degli interroganti, coloro che hanno i requisiti di cui all'art. 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 marzo 2015 dovranno comunque sostenere delle prove concorsuali, comprese le preselezioni, come tutti gli altri concorrenti. Considerando l'elevato numero dei partecipanti ai concorsi, molto superiore a coloro che sono in possesso dei requisiti di cui all'art. 2, si rischia che anche i posti riservati possano essere assegnati ai concorrenti non in possesso dei requisiti di cui all'art. 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 marzo 2015. Quindi, l'art. 2, che avrebbe dovuto tutelare i precari storici della sanità che per anni hanno garantito i livelli essenziali di assistenza, si sta rivelando una e vera propria penalizzazione per tale categoria di lavoratori,

si chiede di sapere se sia stato effettuato un monitoraggio sulle modalità di applicazione delle norme contenute nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 marzo 2015, rubricato "di stabilizzazione dei precari della sanità", da parte delle Regioni per l'assunzione di personale precario del comparto sanità e se l'applicazione delle normative regionali rientri nel rispetto delle disposizioni contenute nel decreto stesso.

(4-04964)

RAZZI, SERAFINI, DE SIANO, FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 11 settembre 2015, "il Fatto Quotidiano" ha pubblicato un articolo riguardante la procedura per la nomina del presidente del Consiglio di Stato, carica vacante dal 1° ottobre 2015, affermando che, tra i candidati più accreditati, vi fosse il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione pro tempore del Governo tecnico guidato dal sen. Mario Monti, poiché avrebbe un profilo tale da "agevolare il confronto con Palazzo Chigi, principale interlocutore istituzionale del Consiglio di Stato";

in data 8 gennaio 2012 e 24 novembre 2013, il medesimo quotidiano pubblicava alcuni articoli nei quali si ricordava come lo stesso ex ministro, dopo avere preso in locazione un appartamento di 109 metri quadrati prospiciente il Colosseo in via del Monte Oppio n. 12, ne otteneva nel 2008 l'assegnazione in proprietà al prezzo di 177.000 euro, e cioè con uno sconto di 623.000 euro, avvalendosi della sentenza n. 5961 del 2005, emessa dalla sesta sezione del Consiglio di Stato, di cui lo stesso ex ministro era all'epoca, ed è anche oggi, presidente di sezione;

tale sentenza, sulla base di una perizia ivi disposta, qualificava quell'immobile come "non di pregio", nonostante il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze nei Governi Berlusconi II e III, Maria Teresa Armosino, avesse dichiarato di essersi fermamente opposta, con il decreto poi annullato dal Consiglio di Stato, a quella che ad ogni effetto pareva essere una finzione, per aggiudicarsi un immobile di eccezionale interesse al prezzo di una casa popolare di periferia;

quest'ultima ha più volte sottolineato di essere stata addirittura sbeffeggiata da un importante inquilino di quel palazzo con la frase "hai visto che alla fine hai perso la tua battaglia?", potendosi presumere che soltanto un collega avrebbe potuto ritenersi autorizzato a dare del tu ad un componente di una compagine governativa;

in aggiunta, come riferito dal quotidiano "Il Giornale" del 15 gennaio 2012, la stessa sesta sezione del Consiglio di Stato emetteva una sentenza gemella, la n. 5960 del 2005 relativa allo stabile di via Nicola Salvi n. 68, anch'esso prospiciente il Colosseo, sulla base di una perizia ivi definita "fotocopia", chiedendosi ovviamente come, in due stabili adiacenti, potessero rinvenirsi le stesse sorprendentemente identiche lesioni alle strutture;

sui fatti in questione, la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un'inchiesta, affidata all'allora Procuratore aggiunto dottor Alberto Caperna, poi prematuramente scomparso il 14 ottobre 2012, il cui esito, come reso noto, è stato di archiviazione per insussistenza di reati;

le relative risultanze, come d'obbligo, avrebbero dovuto essere trasmesse ai titolari dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati amministrativi coinvolti, ossia al Presidente del Consiglio dei ministri e al Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa;

tuttavia, non si ha notizia di alcuna indagine interna, mentre risulta agli interroganti che, inspiegabilmente, le due sentenze del Consiglio di Stato siano state rimosse dal sito web dove normalmente tali decisioni sono accessibili al pubblico, nonostante, paradossalmente, siano ivi consultabili le due sentenze appellate del TAR Lazio, sez. II;

nel frattempo, l'allora Ministro ha assunto l'incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del Governo Letta dal 28 aprile 2013, cioè da quando, presumibilmente, la notizia di rilevanza disciplinare, proveniente dall'inchiesta del dottor Caperna, avrebbe dovuto pervenire alla stessa Presidenza del Consiglio dei ministri, per esserne valutato l'inizio, così determinandosi un vistoso conflitto di interessi;

l'ex ministro, infine, nell'intervista rilasciata al "Corriere della Sera" in data 4 giugno 2015, nel ricordare il suo ruolo fondamentale di coautore della "legge Severino" (di cui al decreto legislativo n. 235 del 2012), ne sosteneva la retroattività, avallandone così gli effetti più perversi ed incostituzionali;

considerato che:

in data 6 dicembre 2015, la testata giornalistica multimediale "Cronaca diretta" ha reso noto che il Governo avrebbe richiesto al Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa di indicare una rosa di 5 nominativi, tra i quali scegliere il presidente del Consiglio di Stato, carica vacante a partire dal 1° ottobre 2015;

tale richiesta rappresenta, secondo gli interroganti, una vera e propria novità, visto che sino ad ora (fatta eccezione nel 1926, durante il ventennio fascista) il Presidente del Consiglio dei ministri si era limitato a ricevere dall'organo di autogoverno l'indicazione del magistrato che avrebbe dovuto rivestire l'incarico, rispettando così l'autonomia e l'indipendenza della magistratura amministrativa, garantite dall'articolo 108, secondo comma, della Costituzione, in base al quale "La legge assicura l'indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali";

la medesima testata ha indicato altresì i nomi dei magistrati più anziani che potrebbero rientrare in tale rosa: Stefano Baccarini, Sergio Santoro, Alessandro Pajno, Raffaele Carboni, Filippo Patroni Griffi (il quale non avrebbe il requisito dei 5 anni di presidenza di sezione). Tra questi, taluni avrebbero ricoperto incarichi politici in precedenti Governi e nel corso di precedenti Legislature quali tecnici di area,

si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda adottare provvedimenti di propria competenza atti a risolvere la situazione, ivi inclusa la promozione di eventuali azioni disciplinari.

(4-04965)

FATTORI, PUGLIA, DONNO, MORONESE, CASTALDI, PAGLINI, CAPPELLETTI - Al Ministro della salute - Premesso che:

è stato varato il piano nazionale dei vaccini 2016-2018 in attesa di approvazione definitiva della Conferenza Stato Regioni;

il piano nazionale vaccini è inserito all'interno del piano nazionale di prevenzione redatto partendo dagli obiettivi generali presenti nel piano d'azione europeo per le vaccinazioni 2015-2020 (European vaccine action plan 2015-2020, EVAP), approvato dalla 65a Assemblea mondiale della sanità con la risoluzione WHA65.17, che rappresenta la contestualizzazione del piano globale (Global vaccine action plan 2011-2020, GVAP) nella regione europea dell'OMS;

considerato che:

il costo complessivo del piano nazionale vaccini è di circa 620 milioni di euro, il doppio dello scorso anno. Il piano introduce anche nuovi vaccini, non obbligatori ma consigliati, quali il vaccino esavalente, vaccino contro morbillo, parotite, rosolia, vaccini contro le meningiti e contro il Papilloma virus;

per tali vaccini consigliati lo stesso piano prevede che il mancato rispetto del calendario, per i bambini in età scolare, potrebbe comportare la non ammissione alla frequenza delle lezioni scolastiche;

sono inoltre previste sanzioni per quei medici che non applicheranno i dettami del piano;

la redazione del piano nazionale di prevenzione vede la presenza di una sola università, oltre che dei rappresentanti del Ministero, del Consiglio superiore di sanità e del commissario straordinario dell'ISS (Istituto superiore di sanità) Walter Ricciardi, della collaborazione di 4 società scientifiche (la Siti, Società italiana igiene medicina preventiva e sanità pubblica, nelle persone del professor Carlo Signorelli e del professor Paolo Bonanni; la Fimmg, Federazione italiana medici di medicina generale, nelle persone del professor Silvestro Scotti e dottoressa Tommasa Maio; la Fimp, Federazione italiana medici pediatri, nella persona del professor Giampietro Chiamenti; la Sip, Società italiana di pediatria, nella persona del professor Alberto Villani) e del presidente dell'AIFA (Agenzia italiana del farmaco) Sergio Pecorelli;

recentemente, il presidente dell'AIFA Sergio Pecorelli è stato sospeso con decisione del direttore generale dell'AIFA per presunto conflitto di interessi;

si apprende dall'inchiesta pubblicata su "news.sciencemag" a cura di Laura Margottini e "spizzichiemozzichidisalute.wordpress" a cura di Amelia Beltramini che, oltre a Pecorelli, tra coloro che hanno collaborato alla stesura del piano, anche Paolo Bonanni della Siti risulterebbe aver ricevuto finanziamenti da aziende farmaceutiche che ne avrebbero finanziato studi poi pubblicati su riviste scientifiche, quali: "2015 Vichnin M, Bonanni P, Klein NP, Garland SM, Block SL, Kjaer SK, Sings HL, Perez G, Haupt RM, Saah AJ, Lievano F, Velicer C, Drury R, Kuter BJ.An overview of quadrivalent human papillomavirus vaccine safety: 2006 to 2015. Pediatr Infect Dis J. 2015 Sep;34(9):983-91. doi: 10.1097/INF.0000000000000793. Financial disclosure Bonanni Paolo reports having received grant support from Sanofi Pasteur MSD and GlazoSmithKline, reimbursements, advisory boards, consultancy and lecture fees from Sanofi Pasteur MSD and GlaxoSmithKline; 2015 Gabutti G, Azzari C, Bonanni P, et al. Pertussis: Current perspectives on epidemiology and prevention. Human vaccines & immunotherapeutics. 2015; 11 (1):108-117. doi:10.4161/hv.34364. received grants from GlaxoSmithKline Biologicals SA, Sanofi Pasteur MSD, Novartis, Crucell/Janssen, and Pfizer for taking part in advisory boards, expert meetings, being a speaker or an organizer of congresses/conferences, and acting as promoter of epidemiological studies partially supported by vaccine producers; 2015 Gabutti G, Franco E, Bonanni P, et al. Reducing the burden of Herpes Zoster in Italy. Human vaccines & immunotherapeutics. 2015;11(1):101-107. doi:10.4161/hv.34363 Paolo Bonanni received grants from GlaxoSmithKline Biologicals SA, Sanofi Pasteur MSD, Novartis, Crucell/Janssen, and Pfizer for taking part in advisory boards, expert meetings, being a speaker or an organizer of congresses/conferences, and acting as promoter of epidemiological studies partially supported by vaccine producers; 2011 De Flora S, Bonanni P. The prevention of infection-associated cancers. Carcinogenesis. 2011 Jun;32(6):787-95. doi: 10.1093/carcin/bgr054. Epub 2011 Mar 24. Conflict of interest statement: P.B. has been (...) a member of Speaker's bureau in meetings sponsored by different vaccine producers (Pfizer, GSK, SPMSD, Novartis)";

il progetto prevenzione Italia "I report di prevenzione vaccinale", datato 18 giugno 2015 e prodotto dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, diretto dal commissario straordinario dell'ISS, risulta essere sponsorizzato da 4 aziende produttrici di vaccini e in particolare: Crucell, GSK, Pfizer, Sanofi Pasteur MSD;

considerato che, a giudizio degli interroganti:

le società scientifiche, non essendo tenute alla pubblicazione dei bilanci, possono dare adito a perplessità in relazione ai principi di trasparenza anche in merito a un'analisi di eventuali rapporti di conflitto di interessi dovuti a relazioni commerciali e istituzionali con case farmaceutiche, fondi e quant'altro attinente alla sfera farmaceutica privata;

il coinvolgimento nell'elaborazione del piano di una sola università ed esclusivamente per la parte economica si configura come un esiguo apporto da parte del comparto universitario italiano, così come minimo è l'apporto dell'ISS con la sola presenza del suo commissario straordinario,

si chiede di sapere:

quali siano i criteri collegiali che hanno portato all'individuazione della commissione per la redazione del piano nazionale vaccini;

quali misure intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, affinché siano pubblici i documenti contabili delle società scientifiche impiegate nella stesura;

quali siano le motivazioni per cui le competenze di ambito universitario non siano state considerate come utili e indispensabili nell'elaborazione del piano;

se non ritenga opportuno procedere alla revisione del piano, nonché valutare un maggiore approfondimento di carattere scientifico sull'opportunità dell'ampliamento dell'offerta vaccinale, anche in considerazione del conflitto di interessi che sarebbe stato attribuito al presidente dell'AIFA, nonché delle criticità evidenziate.

(4-04966)

MANGILI, SERRA, CAPPELLETTI, GIROTTO, LEZZI, DONNO, BERTOROTTA, MARTON, PUGLIA, SCIBONA, MORRA, PAGLINI - Ai Ministri della giustizia, della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

risale al 10 luglio 1976 il noto disastro di Seveso (Monza e Brianza), l'incidente avvenuto nell'azienda Icmesa di Meda, che causò la fuoriuscita e la dispersione di una nube di diossina TCDD (tetraclorodibenzo-p-diossina), una sostanza chimica fra le più tossiche;

il veleno investì una vasta area di terreni dei comuni limitrofi della bassa Brianza, particolarmente quello di Seveso;

un documentario, archiviato da "RaiStoria", riferisce che: «Una nube di diossina causata dalla fuga di un composto chimico, il TCDD, dallo stabilimento chimico della Icmesa, si sprigiona nell'aria e intossica la popolazione locale, contaminando l'aria, i terreni, e uccidendo molti animali. È uno dei più gravi incidenti industriali della storia. Mentre migliaia di capi di bestiame vengono abbattuti, molte donne incinte, spaventate dalle conseguenze della tossicità sul feto, decidono di abortire grazie anche ad una deroga alla legge decisa dal governo Andreotti»;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica, a cura del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, riporta che: «Il 10 luglio del 1976 si è verificato uno dei più gravi incidenti ambientali della storia italiana: una nube di diossina si è sprigionata dalla fabbrica di cosmetici dell'Icmesa a Seveso, in Brianza. La fabbrica produceva triclorofenolo, che sopra i 156 gradi si trasforma in 2,3,7,8-tetracloro-dibenzodiossina (Tcdd), una varietà di diossina particolarmente tossica. E quel giorno, per un incidente in un reattore, la temperatura era salita fino a 500 gradi. Così l'area circostante è stata contaminata dal Tcdd, che può causare tumori e danni gravi al sistema nervoso, a quello cardiocircolatorio, al fegato e ai reni. Inoltre riduce la fertilità e, nelle donne incinte, può provocare malformazioni al feto e aborti spontanei. Che la diossina sia una sostanza cancerogena è stato affermato anche dall'International Agency for Research on Cancer. Il Tcdd in particolare è pericoloso anche in piccole dosi, e la quantità totale fuoriuscita dalla fabbrica di Seveso, che secondo le prime informazioni era di soli 300 grammi, oggi è stimata intorno ai 15 o anche 18 chili. Gli effetti immediati sulla popolazione sono stati evidenti soprattutto da un punto di vista dermatologico: già dopo due giorni sono comparsi i primi casi di cloracne, una malattia di cui è documentata la correlazione con la diossina. Oggi in totale il numero di casi di cloracne è salito a 193»;

con riferimento ai dati epidemiologici sulla mortalità si apprende dal portale che: «Per valutare la mortalità a lungo termine legata alla diossina sono stati realizzati vari studi. Il primo copre gli anni fino al 1986, il secondo fino al 1991, il terzo arriva fino al 1996 e il quarto, che al momento è il più aggiornato, fino al 2001: copre quindi un periodo di 25 anni, ed è stato condotto sulla popolazione esposta alla diossina (divisa in zona A, zona B e zona R a seconda del grado di contaminazione della zona di abitazione) e su una popolazione di riferimento non esposta. Il programma di monitoraggio ha coinvolto circa 280.000 persone nell'area brianzola, di cui quasi 6.000 residenti nelle aree più colpite. La ricerca ha preso in esame il 99% di tutti i soggetti coinvolti. In base ai dati più recenti, il risultato più significativo riguarda l'incremento nelle zone più inquinate di neoplasie del tessuto linfatico ed emopoietico, in particolare per le donne: nella zona A (quella immediatamente intorno al luogo dell'incidente) il rate ratio è di 3,17, e nella zona B (quella più vasta intorno alla zona A) di 1,94. Il dato più alto riguarda i linfomi non-Hodgkin nella zona A (rate ratio di 4,45), mentre nella zona B il rate ratio per tutti i linfomi è di 2,14 e per i mielomi di 3,07. Fra gli uomini, l'unico dato in eccesso significativo riguarda la mortalità per leucemie, con un rate ratio di 2,07 nella zona B. Gli effetti dell'incidente di Seveso però non si limitano ai tumori: nelle zone A e B sono stati osservati anche incrementi della mortalità per malattie circolatorie nei primi anni dopo l'incidente, di malattie croniche ostruttive dei polmoni e di diabete mellito fra le donne. Lo studio quindi conferma il rischio tossico e carcinogenico dell'esposizione a Tcdd nell'uomo»;

considerato inoltre che da organi di stampa ("il Cittadino mb" del 13 dicembre 2015) si apprende che «La prima udienza della più grossa causa risarcitoria finora mai tentata, ben 10.174 i danneggiati dalla diossina che chiedono giustizia alla Givaudan, si è svolta giovedì 10 dicembre a Monza. Mezz'ora il confronto tra le parti poi il rinvio. È iniziato dunque all'insegna dei cavilli e del "tirare in lungo" l'iter giudiziario relativo alla class action promossa dal comitato 5D, capitanato dall'indomito Gaetano Carro, 86 anni, contro la multinazionale svizzera Givaudan Hoffmann La Roche. La prima udienza, di quella che è già stata definita la più grossa causa risarcitoria finora mai tentata, ben 10.174 i danneggiati dalla diossina che chiedono giustizia, si è svolta giovedì nell'aula 210 della seconda sezione del Tribunale civile di Monza. Presenti Gaetano Carro, in rappresentanza dell'intero comitato, difeso dagli avvocati Marianna Ballerini e Daniela Corbini. Poco prima che il giudice, Caterina Caniato, chiamasse, alle 9.45, gli imputati ad entrare in aula, si è materializzato nell'affollato corridoio anche l'avvocato della multinazionale, la dottoressa Eva Lenski, "toga storica" della Givaudan, dal momento che è stata lei a difendere in tribunale la multinazionale già dal 1976. Alla fine, dunque, anche la Givaudan si è costituita in giudizio, cosa che avrebbe dovuto già fare entro lo scorso 19 novembre. "La tratta B2 di Pedemontana incombe - ha dichiarato Carro prima di varcare la porta del giudice - così, il pericolo diossina per noi, che già abbiamo subito i tristi eventi del 1976, è purtroppo, drammaticamente ancora attuale. Così come lo sono le nostre nuove richieste di risarcimento. Che restano, per questo motivo, quanto mai valide e non prescritte". Poco meno di mezz'ora è durato il confronto tra le parti: la Givaudan ha avanzato un cavillo, legato a una questione di diritto internazionale, a cui ora gli avvocati del Comitato 5D dovranno rispondere entro il 18 febbraio. Una mera questione pregiudiziale che terrà poi banco nell'udienza del 20 marzo prossimo in cui il giudice dovrà decidere su tale aspetto preliminare. (…) Nulla di meglio, dunque, che cercare d'allungare i tempi accampando un cavillo di carattere procedurale. "Sperano forse che io me ne vada prima in Paradiso? - ha scherzato Carro, uscendo dall'aula - ma io l'ho ripetuto all'avvocato della Givaudan che non me ne vado prima d'aver ottenuto giustizia. L'importante è che il loro cavillo non inficia la questione di diritto né la causa. E il mio sogno resta quello di veder finalmente riconosciute le nostre ragioni almeno nell'anno del 40° anniversario del disastro Icmesa"»;

considerato altresì che il citato quotidiano dell'8 dicembre 2015 riporta inoltre le dichiarazioni del presidente del Comitato 5D, fondato nel 1976, Gaetano Carro, che avrebbe affermato: «Non mi meraviglio e mi tornano in mente le parole dell'allora responsabile della Givaudan che, nel 1983, durante la celebrazione del processo penale di primo grado a Monza, al presidente del tribunale, che gli chiedeva perché il triclorofenolo, che causò il disastro diossina, non fosse stato prodotto in Svizzera, rispose che in Svizzera non potevano produrre quella sostanza senza mettere a repentaglio la salute dei cittadini. Del resto fu proprio la Givaudan che, in barba all'impegno assunto nel luglio del 1976 di proseguire le operazioni di risarcimento di danni a terzi, ricorse in appello e in cassazione contro le sentenze favorevoli ai danneggiati, ottenendo nel 1997 la condanna per i cloracneici alla restituzione del risarcimento riconosciuto dal giudice di merito. E, qui, né i 4 Comuni coinvolti né la Regione, che negli anni 80 incamerarono oltre 90 miliardi di lire per i danni subiti dai cittadini, mossero un dito a difesa dei cloracneici, molti dei quali si videro ipotecare la casa»;

considerato infine che il suddetto articolo di giornale evidenzia a parere degli interroganti che «La Givaudan potrà ancora costituirsi in giudizio il giorno stesso dell'udienza e oltre. Perfino la mancata costituzione non impedisce, in linea di massima, la prosecuzione del giudizio. Di certo, però, la multinazionale ha perso la possibilità di sollevare eccezioni che non siano rilevabili d'ufficio, di proporre domanda riconvenzionale e di chiamare terzi in causa». Inoltre, il quotidiano informa che «il Comitato 5D, in collaborazione col coordinamento "No Pedemontana", si muove su altri fronti. "Abbiamo chiesto alla Fondazione Lombardia per l'Ambiente di rifare le analisi dei terreni della ex zona B, aggiornando così i dati - spiega Davide Biggi, coordinatore dei "No Pedemontana" che ha raggiunto il camper del Cittadino presente a Seveso - ci sembra un'azione utile per la salute e la qualità di vita dei residenti, indipendentemente dalla realizzazione della tratta B2 di Pedemontana che noi, ovviamente, avversiamo. E continuiamo a raccogliere le firme per chiedere un consiglio comunale aperto a Seveso su Pedemontana poiché riteniamo non sufficiente un generico incontro pubblico"»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se intenda costituirsi nel giudizio mediante intervento ad adiuvandum del comitato, sostenendo la richiesta azione risarcitoria, che trae origine da uno dei disastri ambientali più gravi al mondo causati dall'uomo;

quali misure intenda adottare, nel caso in cui l'eventuale risarcimento del danno liquidato dal giudice civile non possa essere corrisposto, per insolvenza della società convenuta, in favore delle parti attrici nel giudizio;

quali azioni intenda intraprendere, anche con il coinvolgimento delle competenti istituzioni locali, al fine di evitare il ripetersi di un nuovo incidente ambientale, tenuto conto dei lavori di realizzazione di infrastrutture che interessano il territorio e che potrebbero incidere sulla salute dei cittadini della zona coinvolta dal disastro di Seveso, nonché per salvaguardare l'intero ecosistema.

(4-04967)

DE PETRIS, PETRAGLIA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che per quanto risulta alle interroganti:

il Consorzio per la divulgazione e la sperimentazione delle tecniche irrigue (CO.T.IR), con sede a Vasto, in provincia di Chieti, è un centro di ricerca che studia gli aspetti connessi con l'irrigazione del territorio italiano e nel bacino del Mediterraneo;

il Cotir si occupa di attività di ricerca sulle risorse naturali, la conservazione ed il miglioramento del paesaggio, i modelli idrogeologici, la compatibilità e sostenibilità delle colture, biomassa, biodiesel: settori strategici per il futuro del nostro Paese, che dovrebbero attrarre investimenti, soprattutto pubblici, nel campo della ricerca;

da 22 mesi i dipendenti del Cotir, 27 tra tecnici e ricercatori, non percepiscono stipendio, e vivono, assieme alle proprie famiglie, in situazioni drammatiche;

i lavoratori sono in mobilitazione da mesi. Nella giornata del 9 dicembre hanno bloccato tutte le attività del centro, occupandone la sede, ed avviato uno sciopero della fame, nel tentativo di far emergere la condizione critica in cui si trovano;

le amministrazioni che si sono succedute alla guida della Regione Abruzzo non hanno, sinora, prodotto nulla, in grado di risolvere la drammatica situazione. Gli annunci di prossime normative di riordino dei centri di ricerca, l'ultima delle quali, nel dicembre 2014, ha messo in liquidazione i lavoratori con la promessa dell'imminente costituzione di un centro unico di ricerca regionale, si sono rilevate aleatorie e inefficaci, ledendo i diritti dei lavoratori e creando una situazione di disagio intollerabile a livello economico e familiare;

il 1° ottobre 2015 il Consiglio regionale abruzzese ha approvato il progetto di legge n. 155 del 2015, che prevedeva, all'articolo 14, l'istituzione di fondo finalizzato al sostegno dei centri di ricerca, tra cui il Cotir, con uno stanziamento pari ad un milione di euro per ciascun anno del triennio 2015-2017;

a distanza di più di 2 mesi, tuttavia, i lavoratori sono ancora senza stipendio, ove appare evidente come il ripristino del pagamento degli stipendi avrebbe dovuto essere effettuato con la massima urgenza,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della drammatica condizione in cui versano i dipendenti del Cotir e le loro famiglie;

quali iniziative intendano prendere per sollecitare l'amministrazione regionale all'immediato pagamento delle mensilità passate, garantendo, nel processo di riordino e riorganizzazione di centri di ricerca, la tutela dei livelli occupazionali e la garanzia di condizioni di lavoro dignitose per tutti i dipendenti del Cotir.

(4-04968)

PETRAGLIA, DE PETRIS, CERVELLINI, URAS - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il 30 giugno 2015 è stato sottoscritto presso il Ministero dello sviluppo economico l'accordo di programma per l'attuazione del progetto integrato di messa in sicurezza, riconversione industriale e sviluppo economico produttivo nelle aree del complesso industriale ex Lucchini di Piombino (Livorno) tra il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dello sviluppo economico d'intesa con Regione Toscana, Agenzia del demanio, Autorità portuale di Piombino, Provincia di Livorno, Comune di Piombino ed Aferpi SpA;

lo stesso giorno la società Acciaierie e Ferriere di Piombino SpA (Aferpi), società creata dal gruppo algerino Cevital, ha acquistato la ex Lucchini di Piombino;

considerato che:

a seguito della sottoscrizione dei suddetti atti, il Ministro in indirizzo ha dichiarato: «dopo la ripresa produttiva del sito di Trieste, diamo ora un futuro al complesso siderurgico di Piombino che rappresenta una parte importante dalla storia industriale del nostro Paese»;

nello stesso giorno, il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha commentato sul social network "Twitter": «Oggi Piombino riparte davvero (...) grazie ad un imprenditore algerino che ci ha permesso di salvare quattromila posti di lavoro mentre, se stavamo dietro agli imprenditori italiani, quei posti li avremmo perduti»;

il Ministro sempre in data 30 giugno, commentando l'accordo di programma, ha assicurato che: «il Gruppo Cevital garantisce la ristrutturazione dell'attività siderurgica con il passaggio della produzione dal ciclo integrato basato sulla cokeria e l'altoforno alla fusione con forno elettrico. Contestualmente, sarà attuata una diversificazione del sito, con l'avvio di una produzione agroindustriale e lo sviluppo di attività logistica legata sia alle attività industriali che alle attività commerciali del Gruppo Cevital»;

nell'accordo di programma, oltre alla reindustrializzazione, è prevista anche la bonifica ambientale dell'area industriale ex Lucchini, in attuazione dell'art. 252-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nella quale Aferpi SpA è chiamata ad intervenire sulle aree di proprietà ed Invitalia SpA su quelle demaniali;

Aferpi nel piano industriale si è impegnata direttamente ad investire a Piombino 570 milioni di euro: 300 per l'acciaio (1.450 posti di lavoro a regime), 220 per l'agroalimentare (700 posti), 50 per la logistica (50 posti), cifra a cui vanno aggiunti 130 milioni di euro per il fabbisogno finanziario e l'acquisto di materie prime, come si legge su "Il Tirreno" nell'articolo intitolato "Il Piano Cevital nero su bianco: acciaio e agroalimentare" del 19 maggio 2015;

considerato inoltre che:

il giorno 8 ottobre 2015 si è svolto presso il Ministero un incontro per esaminare lo stato di avanzamento del progetto industriale della società Aferpi (acquirente del compendio industriale Lucchini di Piombino) durante il quale la Società ha indicato i seguenti obiettivi operativi: a) volumi produttivi fino a dicembre 2015 allineati con le previsioni: 60.000 tonnellate a settembre, 56.000 ad ottobre, 79.000 a novembre e 59.000 a dicembre; b) avvio della demolizione impianti a partire dalla fine di novembre 2015. Queste attività potranno impiegare, se tutte le autorizzazioni saranno rilasciate, almeno 200 lavoratori del "bacino" Lucchini oltre a numerose imprese esterne; c) entro novembre 2015 saranno scelte in modo conclusivo le tecnologie migliori per il primo nuovo forno e per l'acciaieria; immediatamente dopo saranno avviate le procedure per la emissione degli ordini di acquisto;

durante l'incontro le organizzazioni sindacali hanno tra l'altro espresso molta preoccupazione per i ritardi accumulati che potrebbero causare pesanti conseguenze per la occupazione, se non verrà recuperato il tempo perso; hanno sollecitato l'azienda a riconoscere e praticare relazioni sindacali adeguate alla complessità del progetto industriale; hanno sollecitato le istituzioni a fornire risposte certe e risolutive per quanto riguarda il blocco dell'erogazione del trattamento di fine rapporto che il commissario della Lucchini in amministrazione straordinaria sta attuando in conseguenza di un contenzioso giudiziario; hanno sollecitato il Governo e la Regione Toscana ad una costante e attenta vigilanza sull'evoluzione di quello che hanno definito uno dei più importanti progetti italiani di reindustrializzazione;

dato che:

il 30 novembre 2015 si è svolto presso il Ministero un incontro di verifica dell'attuazione del piano industriale di Aferpi e sulla verifica di quanto messo a verbale nell'incontro dell'8 ottobre durante il quale le rappresentanze dei lavoratori hanno preso atto che gli impegni in termini sia di tonnellate laminate, sia dell'inizio a fine novembre dei lavori di demolizione previsti nel verbale del dello scorso 8 ottobre, sia il rispetto dell'accordo sulla solidarietà sono stati per l'ennesima volta disattesi. Così come appaiono in preoccupante ritardo sia la questione della nuova acciaieria che l'acquisto del forno elettrico e hanno richiesto il rispetto del piano industriale in tutte le sue parti, dalla siderurgia, alla logistica fino al polo agroindustriale e verso il quale anche il Governo è chiamato a rispettare e far rispettare quanto in sede governativa sottoscritto a partire dal dare una risposta univoca sulla questione del trattamento di fine rapporto;

Aferpi ha dichiarato nell'incontro che «In parallelo con la parte tecnica relativa agli investimenti è stata avviata una collaborazione con il financial advisor Ernst&Young ed è stato avviato un tavolo con la Banca Europea per gli investimenti per il finanziamento dell'operazione», come si legge su "Il Tirreno", "Aferpi, sciopero e manifestazione: c'è Landini" del 1° dicembre 2015;

nella giornata di mercoledì 2 dicembre 2015 a Piombino si è svolto uno sciopero con manifestazione dei lavoratori metalmeccanici proclamato da Fim, Fiom e Uilm «per rivendicare un costo dell'energia per Aferpi, Arcelor Mittal, Tenaris Dalmine e altre imprese, competitivo e alla pari con altre aziende italiane, la proroga degli ammortizzatori sociali, l'attivazione in tempi rapidi delle infrastrutture e dell'Accordo di programma, l'accelerazione e realizzazione completa del piano industriale Cevital per il ritorno al lavoro dei lavoratori e delle lavoratrici del territorio»;

visto che il futuro di due opere infrastrutturali determinanti per lo sviluppo industriale della ex-Lucchini appare ancora incerto in quanto il progetto di allungamento della strada statale 398 (la bretella che collegherà porto e area industriale alla superstrada a quattro corsie) non è stato ancora realizzato e gli interventi di riqualificazione e adeguamento del porto di Piombino non sono stati ancora completati,

si chiede di sapere:

che cosa intenda fare il Ministro in indirizzo, alla luce del fatto che ancora oggi lavorano presso gli stabilimenti di Piombino circa 2.200 persone (molti in cassa integrazione o con contratti solidarietà), per rispettare e far rispettare il cronoprogramma previsto sia per gli interventi relativi alla demolizione degli impianti ed alle bonifiche delle aree che per quelli collegati alla reindustrializzazione (l'acquisto del forno elettrico per far ripartire l'area a caldo e le opere infrastrutturali per la logistica)

a che punto sia la realizzazione del Porto di Piombino e come si intenda proseguire, anche dal punto finanziario, per il suo completamento;

a che punto siano la progettazione, il finanziamento e la fase di realizzazione dell'allungamento della strada statale 398;

a che punto siano gli investimenti di Aferpi nel settore agroalimentare;

per quale motivo la società Aferpi ha annunciato l'avvio «di un tavolo con la Banca Europea per gli Investimenti per il finanziamento dell'operazione» dopo essersi impegnata a finanziarla direttamente almeno con 570 milioni di euro.

(4-04969)

CERVELLINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:

in data 16 novembre 2015 una delegazione di amministratori del Comune di Bassano romano (Viterbo), composta da sindaco, vice sindaco e assessore per i lavori pubblici, si è recata a Roma presso la sede della Giunta della Regione Lazio;

la delegazione ha incontrato un funzionario della Regione per affrontare problematiche relative alla situazione della farmacia comunale di Bassano romano;

la delegazione del Comune era accompagnata dal signor Luigi De Luca, già sindaco di Bassano romano, oggi estraneo all'amministrazione e rinviato a giudizio proprio per fatti inerenti all'aggiudicazione del 49 per cento della titolarità della farmacia comunale, procedimento in cui il Comune si è costituito parte civile,

si chiede di sapere:

a che titolo gli amministratori del Comune di Bassano romano abbiano inteso coinvolgere nell'incontro presso la Regione il signor Luigi De Luca, estraneo all'amministrazione e soggetto di pesanti accuse penali proprio per fatti inerenti alla farmacia comunale;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno richiamare, per quanto di competenza, gli amministratori del Comune ad un comportamento più consono al ruolo ed alle funzioni istituzionali che essi ricoprono, essendo evidente l'incompatibilità della presenza di un indagato in un procedimento penale in cui il Comune è costituito parte civile ad un incontro istituzionale su fatti inerenti alla stessa vicenda.

(4-04970)

STEFANI - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:

nel territorio vicentino, come indicato anche dalla lettera del 10 dicembre 2015 inviata ai parlamentari del territorio da parte presidente della Confcommercio di Vicenza, il peggioramento dei livelli di sicurezza e di tutela riferibili a fenomeni criminali ha oramai superato i livelli di guardia;

tale situazione è ancor più grave per le imprese del terziario di mercato, che strutturalmente sono le più esposte alle azioni della delinquenza e, oltre a ciò, subiscono un danno anche dall'evidente degrado nel quale stanno scivolando ampie porzioni delle città e dei quartieri;

queste attività sono spesso autentiche "sentinelle" del territorio e contribuiscono loro stesse, con le loro porte aperte e le vetrine illuminate sulle vie e sulle piazze, a far sentire più sicuri i cittadini. Ma il lavoro di tutela e protezione svolto dalle forze dell'ordine, evidentemente, non è più sufficiente a garantire la percezione di un adeguato sistema di sicurezza;

gli imprenditori del vicentino vivono con apprensione questa emergenza che, rebus sic stantibus, si sta avviando al "default della legalità", considerata l'inadeguatezza conclamata degli organici di chi è preposto a garantire la sicurezza sul territorio;

a peggiorare la situazione si aggiungono le sempre più vistose carenze legislative che imbrigliano l'azione giudiziaria e stridono con la realtà, come l'interrogante ha già evidenziato in altri atti in tema di sicurezza;

la priorità che ne deriva è chiara: si deve rispondere, senza altro indugio, al disagio vissuto dai cittadini e dagli imprenditori vicentini del terziario riguardo alla questione sicurezza. Un disagio, peraltro, più volte evidenziato anche dal sindaco di Vicenza, non certo dello schieramento del partito politico che l'interrogante rappresenta;

servono urgentemente misure concrete e più severe per ripristinare la fiducia dei cittadini e degli imprenditori nei confronti della giustizia e dello Stato; necessitano leggi che portino a sentenze celeri, fungendo così da concreto deterrente alla criminalità;

c'è bisogno di una linea di azione, quindi, che vada in direzione opposta ai vari "decreti svuota carceri o salva delinquenti", che, per rispondere al problema di sovraffollamento delle strutture penitenziarie, hanno rimesso in libertà detenuti già condannati e potenziali criminali e finiscono per lasciare in regime di libertà chi delinque pur se arrestato in flagranza. Un'escalation della criminalità che è palese e certificata anche dai dati dei più autorevoli istituti di ricerca;

è essenziale, poi, procedere ad una revisione delle norme sulla legittima difesa, come peraltro si è già iniziato nell'altro ramo del Parlamento, ma non ancora al Senato della Repubblica ove sarebbe auspicabile l'esame del disegno di legge AS 1784 di cui l'interrogante è prima firmataria; si tratta di una normativa che deve tenere conto del clima di tensione in cui molti imprenditori quotidianamente operano, divisi tra la preoccupazione per la sicurezza dei propri cari e dei loro collaboratori e la necessità di non costringere le loro famiglie ad una vita blindata;

di poi, occorre introdurre regole chiare e procedure veloci al fine di mettere ordine sul tema dell'accoglienza. L'ospitalità deve essere garantita a chi fugge da reali e concrete situazioni di pericolo e non ad una migrazione di "opportunismo", fatta di disperati senza possibilità di inserimento nel nostro tessuto socio-economico, che rischiano solo di gonfiare le fila della microcriminalità e dell'illegalità. In tal senso, le espulsioni e gli accompagnamenti coatti di chi commette un reato devono rappresentare la norma e non casi episodici, come avviene invece attualmente a causa anche della chiusura operata da parte di questo Governo dei centri di identificazione ed espulsione,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ognuno per quanto di competenza, siano a conoscenza della grave situazione di carenza della sicurezza che stanno vivendo i cittadini e gli operatori economici dei comuni del vicentino e se intendano porre dei rimedi, anche con provvedimenti di natura emergenziale, attraverso norme che rispondano puntualmente alle disfunzioni indicate e motivate, anche attraverso provvedimenti normativi che modifichino la legittima difesa nel senso proposto nel disegno di legge AS 1784.

(4-04971)

MANCONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

R. A., di nazionalità marocchina, è attualmente detenuto presso il carcere di Torino;

da notizie apparse lo scorso 4 dicembre su importanti testate di stampa quotidiana, tra le quali, in particolare, "la Repubblica", "Corriere della Sera", "Il Foglio", "La Stampa", risulta che il signor A. ha deciso di rendere pubbliche ulteriori registrazioni da lui effettuate all'interno del carcere di Prato;

alcuni degli estratti di queste registrazioni dipingono un quadro estremamente preoccupante per quanto riguarda la tutela dei diritti umani all'interno dell'istituto penitenziario della città di Prato;

l'interrogante si era già rivolto al Ministro in indirizzo, con l'atto 4-04671, sottolineando che il signor A. ha sporto numerose denunce per maltrattamenti, percosse e lesioni subite dagli agenti di Polizia penitenziaria in diversi istituti di pena presso i quali sta scontando la detenzione, in particolare presso gli istituti di Prato, Sollicciano e Parma. Egli ha altresì ricevuto molteplici denunce da parte degli agenti di Polizia penitenziaria, sfociati in procedimenti penali che sono ancora in corso;

le conversazioni registrate fatte pervenire alle autorità competenti dal signor A., di cui sono attualmente in corso le verifiche nelle opportune sedi giudiziarie, comprendono passaggi che non possono non destare viva inquietudine, con minacce esplicite da parte di agenti della Polizia penitenziaria;

a seguito dei molti episodi di violenza denunciati, il signor A. ha fatto uno sciopero della fame durato oltre un mese, durante il quale ha perso 24 chilogrammi, con gravi conseguenze per il suo stato di salute,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti, quali misure siano state adottate in ordine ai fatti denunciati dal signor A. e in che modo si intenda proteggerlo da possibili ritorsioni contro di lui.

(4-04972)

CRIMI, MONTEVECCHI, SERRA, GIROTTO, PETROCELLI, BULGARELLI, TAVERNA, BUCCARELLA, MORONESE, SANTANGELO, PUGLIA, BERTOROTTA, CATALFO, PAGLINI, FATTORI, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CAPPELLETTI, DONNO, CASTALDI, MARTON - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

secondo quanto risulta dalla testata giornalistica on line "il Fatto Quotidiano" del 4 dicembre 2015, l'attuale rettore dell'università degli studi di Brescia, dottor Sergio Pecorelli, svolgerebbe da oltre un anno la sua funzione istituzionale "senza un decreto di nomina";

la stessa fonte giornalistica fa notare come Pecorelli, professore ordinario di Ostetricia e ginecologia, sia "in pensione dal 31 ottobre 2014, data in cui è scaduto anche il suo mandato di rettore, conferito con decreto del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca nel 2010" evidenziando che la "legge Gelmini" (legge n. 240 del 2010) stabilisce che il rettore può essere eletto solo "tra i professori ordinari in servizio" e l'articolo 2, comma 11, della legge prevede addirittura che i docenti candidati alla massima carica accademica, per essere eleggibili, debbano assicurare "un numero di anni di servizio almeno pari alla durata del mandato prima della data di collocamento a riposo";

il citato articolo riporta l'informazione che a garantire la prosecuzione del mandato di Pecorelli, nonostante i rilievi evidenziati, risulterebbe essere una semplice direttiva interna, «una lettera di poche righe inviata il 9 ottobre 2014 dal direttore generale dell'Università di Brescia, Enrico Periti: "Si comunica alle Signorie Loro (…) che il mandato del Rettore, professor Sergio Pecorelli, terminerà alla data del 31-10-2016". Incarico dunque prolungato nonostante le recenti modifiche introdotte dalla riforma Madia sul collocamento a riposo dei dipendenti pubblici che abbiano raggiunto l'età di 70 anni». Inoltre, aggiunge che «alla comunicazione del dg dell'Università, però, non segue alcun decreto di proroga del mandato che, a rigor di legge (addirittura dal Regio Decreto 1592 del '33), dovrebbe essere firmato dal ministro»;

considerato che, stando a quanto riportato da "il Fatto Quotidiano", «della questione è stato investito nel febbraio scorso l'Ispettorato per la funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri (che nei mesi scorsi aveva chiesto chiarimenti sul punto all'Ateneo bresciano) e numerosi esposti sono finiti sul tavolo del Procuratore della Repubblica di Brescia, Tommaso Buonanno»; inoltre, sempre in riferimento al dubbio prolungamento del mandato del Rettore Pecorelli, il suddetto quotidiano evidenzia che «in seguito a richieste ufficiali di chiarimenti, ha espresso alcuni pareri anche il Miur, firmati dal capo dipartimento per la Formazione superiore e per la ricerca, Marco Mancini (già Rettore dell'Università della Tuscia, nominato capo dipartimento su proposta del ministro Gelmini): "Non vi è dunque alcun ragionevole dubbio in materia - scrive il professor Mancini il 6 febbraio 2015 - e, di conseguenza, non è dato riscontrare, a giudizio dello scrivente Dipartimento, violazioni di legge"»;

considerato inoltre che:

si apprende da notizie di stampa pubblicate dal "Corriere della Sera" di Brescia, del 3 dicembre che il rettore Pecorelli, già presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), carica dalla quale è stato sospeso per conflitto d'interessi, risulta essere indagato con l'accusa di "ipotesi di abuso d'ufficio in relazione alla selezione di una collaboratrice dell'Università"; secondo la Guardia di finanza, Elisa Gregorini, ex segretaria particolare del Ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini pro tempore del Governo Berlusconi IV, sarebbe stata assunta senza requisiti sia all'AIFA che all'ateneo bresciano per 30.000 euro annui;

la citata funzionaria avrebbe vinto un concorso per un posto all'università di Brescia, ma gli inquirenti hanno riscontrato delle irregolarità nella procedura di selezione: i requisiti di "alta qualificazione, autonomia ed eccezionalità", previsti in caso di conferimento di incarichi a figure professionali esterne all'ente, non sarebbero rispettati;

inoltre, il "Corriere della Sera" di Brescia precisa che in virtù del suddetto bando concorsuale la Gregorini avrebbe dovuto intrattenere «relazioni pubbliche internazionali al fine di promuovere l'ampliamento geografico e istituzionale degli accordi di collaborazione finalizzati alla nuova mission dell'Ateneo e al suo progetto strategico Health&Wealth», ma nonostante la premessa di tali requisiti, gli inquirenti ritengono che dal momento della sua assunzione ella abbia svolto una semplice attività di segreteria, venendo meno dunque alle direttive del bando stesso;

considerato altresì che, nonostante le diverse accuse a suo carico, il rettore Pecorelli avrebbe intenzione di non rassegnare le dimissioni dal suo incarico, avendo il suo rappresentate legale recentemente dichiarato a "il Fatto Quotidiano" che Pecorelli «è assolutamente certo della regolarità delle procedure adottate e affronta con serenità gli accertamenti che saranno svolti, ritenendo altresì che la vicenda non infici la prosecuzione della sua attuale attività»;

considerato infine che:

il rettore dell'università degli studi di Brescia è attualmente in pensione ed in carica senza alcun nuovo decreto di conferma, bensì in virtù di un parere del Ministero;

a parere degli interroganti, un indagato per abuso d'ufficio, già sospeso da una carica di presidente di AIFA per conflitto d'interessi, non può rappresentare con onore, autorevolezza e rispettabilità un ente tanto importante per la cultura e lo sviluppo del Paese qual è l'università degli studi di Brescia, né rivestire il ruolo di rettore in un'università, che dovrebbe essere tempio della conoscenza, dell'impegno e del merito,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali siano le norme di legge e gli eventuali regolamenti, direttive o disposizioni di varia natura che consentono al dottor Sergio Pecorelli di svolgere attualmente la sua funzione di rettore dell'università di Brescia nonché di mantenere tale carica sino al 31 ottobre 2016, data comunicata con lettera interna dal direttore generale dell'università Enrico Periti;

se non intenda provvedere alla rimozione del dottor Pecorelli dal suo incarico di rettore, qualora sia riscontrato il mancato rispetto della normativa vigente;

quali interventi e misure di competenza intenda promuovere, al fine di verificare la correttezza e il rispetto delle normative vigenti delle nomine di funzionari e dirigenti dell'università di Brescia e degli atenei di tutta Italia.

(4-04973)

GIROTTO, SANTANGELO, CAPPELLETTI, TAVERNA, FUCKSIA, DONNO, PUGLIA, PAGLINI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

ai sensi dell'articolo 228 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, è stato emanato il decreto ministeriale n. 82 dell'11 aprile 2011 recante "Regolamento per la gestione degli pneumatici fuori uso (Pfu), ai sensi dell'articolo 228 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni e integrazioni, recante disposizioni in materia ambientale";

all'articolo 3, comma 1, del decreto sono riportati gli obblighi del produttore e dell'importatore degli pneumatici, precisamente: "A decorrere dal novantesimo giorno dall'entrata in vigore del presente regolamento i produttori e gli importatori degli pneumatici sono tenuti a raccogliere e gestire annualmente quantità di Pfu (di qualsiasi marca) almeno equivalenti alle quantità di pneumatici che hanno immesso nel mercato nazionale del ricambio nell'anno solare precedente, fermo restando quanto previsto dall'articolo 9, dedotta la quota di pertinenza degli pneumatici usati ceduti all'estero per riutilizzo o carcasse cedute all'estero per ricostruzione, calcolata sulla base dei dati ISTAT e in proporzione alle rispettive quote di immissione nel mercato nazionale";

all'articolo 9, comma 1, sono riportati gli obiettivi di raccolta degli pneumatici per anno di riferimento: "Al fine di consentire l'attuazione delle disposizioni di cui al presente decreto sono individuati i seguenti obiettivi di raccolta e gestione degli pneumatici a fine vita: a) al 31 dicembre 2011 gestione di almeno il venticinque per cento del quantitativo definito all'articolo 3, comma 1; b) al 31 dicembre 2012 gestione di almeno l'ottanta per cento del quantitativo definito all'articolo 3, comma 1; c) al 31 dicembre 2013 e per gli anni successivi gestione del cento per cento del quantitativo definito all'articolo 3, comma 1";

le società consortili Ecopneus ed Ecotyre, sono state riconosciute dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con decreto direttoriale rispettivamente del 6 settembre e del 7 settembre 2011, ai sensi dell'art. 4, comma 3, del decreto ministeriale n. 82 del 2011;

tali società consortili di diritto privato svolgono un ruolo pubblicistico assumendo su di sé la responsabilità estesa dei produttori ed importatori loro soci, ossia l'obbligo di gestire il fine vita dei loro prodotti, nel pieno rispetto della legislazione vigente, impedendo che gli stessi vengano gestiti in modo non conforme alle disposizioni di legge o vengano dispersi nell'ambiente;

le citate società consortili, con reciproche comunicazioni indirizzate ai produttori di Pfu da ricambio, hanno bloccato le raccolte di pneumatici fuori uso provenienti dal ricambio, adducendo come giustificazione il fatto che al 31 ottobre 2015 le tonnellate di Pfu raccolte totalizzavano un quantitativo pari al 100 per cento della propria quota di pneumatici nuovi immessa al mercato nel 2014;

gli operativi del settore (ossia le aziende artigiane del ricambio degli pneumatici) dal 1° novembre 2015 stanno accumulando Pfu nei propri depositi temporanei senza avere la possibilità di consegnarli gratuitamente ad un sistema di raccolta, così come prevede il decreto ministeriale n. 82 del 2011, incorrendo nelle sanzioni previste dal decreto legislativo n. 152 del 2006 per il superamento delle soglie di detenzione dei rifiuti non pericolosi,

si chiede di sapere:

se, in virtù dei poteri di vigilanza attribuiti in relazione all'attività delle società consortili Ecopneus e Ecotyre, i Ministri in indirizzo siano informati sulle effettive quantità di Pfu raccolte dalle due società e se esse abbiano realmente saturato le proprie quote di responsabilità;

se, alla luce del principio comunitario della responsabilità estesa del produttore relativo al bene immesso al consumo e al ruolo pubblicistico delle due società, la sospensione dell'attività di raccolta degli Pfu attuata sia legittima;

quali procedure ritengano che debbano essere assunte dai produttori di rifiuti di Pfu ai quali viene negato il diritto riconosciuto dalla legge di ottenere dai sistemi di raccolta, di cui all'articolo 4 del decreto ministeriale n. 82 del 2011, il ritiro gratuito degli Pfu provenienti dalla propria attività di sostituzione;

quali iniziative di competenza intendano assumere per una compiuta verifica sull'effettiva completezza della normativa, in relazione alle criticità evidenziate, che genera seri rischi sia a carico della categoria dei produttori di Pfu da ricambio, sia, conseguentemente, a carico dell'ambiente.

(4-04974)

CAPACCHIONE, DE CRISTOFARO - Al Ministro dell'interno - Premesso che, secondo le informazioni acquisite dagli interroganti:

il Consiglio dei ministri, in data 27 marzo 2013, aveva sciolto il Consiglio comunale di Quarto (Napoli), per condizionamento camorristico dell'attività del Consiglio comunale;

il Comune del centro flegreo era stato oggetto di un'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulle attività criminali del clan Polverino e sul condizionamento sulle scelte urbanistiche dell'amministrazione comunale;

il 9 luglio 2012, i Carabinieri avevano effettuato 20 perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici di pubblici amministratori e tecnici comunali, ipotizzando reati come il concorso esterno in associazione mafiosa, l'abuso d'ufficio, la corruzione e il falso in atto pubblico;

la Commissione d'accesso aveva confermato il quadro indiziario evidenziato dalla Procura della Repubblica;

il Consiglio comunale di Quarto era già stato sciolto il 10 aprile 1992, in quanto erano emersi "inequivocabili elementi di collegamenti diretti e indiretti di taluni amministratori del Comune di Quarto con la criminalità organizzata e forme di condizionamento degli amministratori stessi ad opera della potente organizzazione camorristica facente capo al noto Lorenzo Nuvoletta";

con l'atto di sindacato ispettivo 4-04805, ancora senza risposta, erano state evidenziate alcune irregolarità riguardanti l'attività della nuova amministrazione comunale;

premesso altresì che:

il 12 giugno 2015 (repertorio generale n. 389) venivano approvati i verbali di gara per la manutenzione straordinaria di acquedotto e fognatura, aggiudicati per la durata di 3 anni all'ATI Fradel Costruzioni soc.coop. (capogruppo), con sede in Quarto (Napoli) - soc. Costrame di Di Maso Srl (mandante, con sede in Afragola (Napoli), per un importo di euro 2.744.145,57;

la Fradel Coop risulta essere destinataria di informazione antimafia interdittiva dell'ufficio territoriale di Governo di Napoli n.1/31029/Area 1^/ter /Osp del 17 gennaio 2014, avverso la quale, la società in questione ha proposto ricorso dinanzi al tribunale amministrativo regionale della Campania, che lo ha accolto;

il Ministero dell'interno ha impugnato la suddetta decisione dinanzi al Consiglio di Stato;

il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (sezione terza), definitivamente pronunciandosi sull'appello, lo ha accolto nella camera di consiglio del 23 aprile 2015 (quasi 2 mesi prima della determinazione di aggiudicazione della gara), con sentenza depositata il 28 settembre 2015, ripristinando quindi l'interdizione antimafia,

si chiede di sapere:

quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, con la massima sollecitudine, per accertare la veridicità dei fatti denunciati;

se risulti che l'amministrazione comunale di Quarto abbia risolto il contratto con la ditta Fradel o se l'esecuzione del contratto sia stata affidata ad un commissario;

se siano state attivate le procedure ispettive per verificare la correttezza amministrativa nel Comune di Quarto sottoposto, in conseguenza dello scioglimento per condizionamenti mafiosi, alla vigilanza del Ministero;

se siano stati effettivamente rimossi tutti gli ostacoli, umani e ambientali, che per oltre 20 anni, hanno impedito in quella cittadina il corretto esercizio delle pratiche amministrative e del diritto di voto.

(4-04975)

BULGARELLI - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

secondo quanto riportato da numerosi organi di stampa il Cara, centro di accoglienza per i richiedenti asilo di Mineo, risulterebbe oggetto di un nuovo filone investigativo su cui starebbe indagando la Procura della Repubblica di Caltagirone che ipotizza, da quel che risulta dai primi accertamenti, il reato di truffa compiuto attraverso un anomalo utilizzo dei badge riservati ai profughi soccorsi nel Canale di Sicilia e destinati alla struttura di accoglienza;

dall'indagine risulterebbe che migliaia di profughi siriani, eritrei e somali, una volta fatto ingresso all'interno del Centro di accoglienza, non si sarebbero mai sottoposti alla rilevazione delle impronte digitali, né a nessun altro tipo di identificazione;

l'inchiesta della Procura della Repubblica di Roma denominata "Mafia Capitale" ha visto pesantemente coinvolto il centro di Mineo per le irregolarità relativa all'appalto da 100 milioni di euro per la gestione del Centro, e lo stesso è stato al centro di ulteriori inchieste, che hanno accertato un sistema clientelare nelle assunzioni del personale, nonché l'induzione alla corruzione con l'offerta di posti di lavoro in funzione dei trasformismi politici nel Consiglio comunale di Mineo, indagine quest'ultima che ha già portato alla notifica di 5 avvisi di conclusione indagini, di cui uno indirizzato al sindaco;

considerato che:

nonostante la reale entità della truffa del badge sia in fase di quantificazione, il meccanismo è apparso da subito chiaro agli inquirenti. Quando i migranti vengono condotti al Cara, viene loro consegnato un badge che dà diritto ad usufruire di tutti i servizi del centro, dalla mensa all'emporio all'ambulatorio e che, naturalmente, serve agli ospiti per entrare ed uscire dal centro;

quando non viene utilizzato per 3 giorni di fila, il badge va in allarme, segnalando l'assenza dal Cara del migrante in questione. Dopo ulteriori 2 giorni di inattività, il tesserino magnetico viene automaticamente disattivato. Se, per i primi 3 giorni di "assenza", i 35 euro di diaria sono comunque dovuti al gestore, passate le 72 ore, nulla più sarebbe dovuto. Ed è proprio qui che si innesterebbe la truffa. Perché le assenze che vengono automaticamente registrate dal sistema computerizzato del Cara non sarebbero state segnalate alla Prefettura che, dunque, dal 2011 ad oggi avrebbe continuato a pagare diarie non dovute per giorni, settimane, mesi per migliaia di migranti di fatto assenti dalla struttura;

tale gestione irregolare dei badge avrebbe comportato, nel tempo, per il Consorzio "Calatino Terra d'Accoglienza", nato per gestire il Cara di Mineo, entrate per centinaia di migliaia di euro;

una recente inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo aveva svelato un fiorente mercato illegale della gestione dei badge dei migranti fuggiti ad opera di cellule siciliane di trafficanti libici, che sarebbero state in grado di ottenere l'ingresso abusivo all'interno del Cara di Mineo di centinaia di loro "assistiti", facendoli alloggiare all'interno della struttura a spese dello Stato, in attesa di organizzare loro il viaggio per il nord Europa;

la Procura della Repubblica di Agrigento, nell'ambito di analoghe ipotesi di reato, avrebbe autorizzato delle perquisizioni all'interno degli uffici della "Omnia Accademy", un'associazione che gestisce comunità di accoglienza di migranti in 14 comuni siciliani e che, nel giro di pochi mesi, avrebbe visto lievitare il proprio volume di affari da circa un milione e mezzo a 5 milioni di euro;

considerato inoltre che il Prefetto Mario Morcone, capo dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, che nel tempo aveva destinato al Cara di Mineo circa 4.000 migranti, avrebbe deciso di indirizzare in altre strutture di accoglienza gli arrivi, di fatto ridimensionando notevolmente il numero degli ospiti del complesso siciliano. Tale scelta avrebbe significato una diminuzione dei lavoratori per cui circa centocinquanta di essi avrebbero già ricevuto un preavviso di licenziamento,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei gravi accadimenti esposti in premessa;

quali iniziative di competenza intendano intraprendere, al fine di accertare il reale numero di migranti che sono stati ospiti della struttura e di conseguenza riscontrare gli effettivi importi che la Prefettura avrebbe dovuto versare al consorzio gestore;

se non intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, adottare le opportune iniziative al fine di individuare la presenza all'interno della struttura di accoglienza di cellule dedite al traffico di esseri umani e, nel caso, adottare tutti gli interventi necessari per disarticolare tali strutture delinquenziali;

se non credano opportuno, nell'ambito delle rispettive competenze, intensificare i controlli in entrata e in uscita di tutte le strutture di accoglienza in Italia e avviare un'indagine interna al Cara di Mineo per individuare i motivi del malfunzionamento del sistema di controllo e gli eventuali responsabili;

se non si ritenga urgente prevedere un accertamento a livello nazionale per analizzare i costi di gestione degli altri centri di accoglienza, distribuiti sul territorio nazionale, anche alla luce delle ultime decisioni adottate dal Dipartimento per le libertà civili e le immigrazioni.

(4-04976)

CARIDI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'espressione "pizza napoletana", data la sua importanza nella storia o nel territorio, viene usata in alcune regioni come sinonimo di pizza tonda;

le origini di questo prodotto non sono certe, ma si è scoperto che i Greci ed i Romani già la preparavano, semplicemente miscelando acqua, farina e sale e cuocendola in forno ad alta temperatura;

nel corso degli anni la focaccia inizia a diventare più ricca: essa non è più cibo venduto in strada da povera gente, ma servito sulle tavole dei signori, arricchita con formaggio e strutto sciolto per migliorarne il sapore;

con la scoperta dell'America e l'arrivo in Italia del pomodoro, la pizza, nel nostro Paese, diventa, senza ombra di dubbio, uno dei prodotti gastronomici più importanti e rinomati, simbolo del made in Italy e della dieta mediterranea;

le pizze sfornate (secondo la Fipe - Federazione italiana pubblici esercizi) ogni anno superano la cifra di un miliardo e mezzo ed i numeri sono in costante crescita. Nel settore sono impiegati circa 150.000 pizzaioli;

dal 4 febbraio 2010 la pizza è diventata una "Specialità tradizionale garantita dall'Unione Europea";

ogni mestiere che riguarda professionisti di un particolare settore è caratterizzato dall'iscrizione ad uno specifico albo, che ne certifica la professionalità, ed è per questo che i pizzaioli italiani chiedono, da diversi anni, il riconoscimento della patente europea "pizzaioli";

tale richiesta è stata anche proposta con svariati disegni di legge in Senato, e in più legislature, ma purtroppo senza esito,

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano che un mestiere come quello dei pizzaioli, che vanta un numero cospicuo di impiegati nel campo e che tiene alta la bandiera gastronomica italiana, meriterebbe un maggior riconoscimento istituzionale;

se siano a conoscenza che i pizzaioli italiani si sono rivolti fuori dai confini nazionali per il riconoscimento della PEP (patente europea pizzaioli) e se si, se non ritengano che l'Italia possa così perdere la titolarità del marchio "Pizza", con gravi conseguenze per il settore;

se non reputino urgente che l'Italia, così all'avanguardia nella certificazione della qualità e del controllo dei suoi prodotti alimentari più tipici, possa introdurre una regolamentazione della figura professionale del pizzaiolo, attraverso la creazione di un apposito albo di categoria, con l'istituzione di una patente europea, che riconosca un attestato professionale di qualità, così come richiesto da anni dall'associazione maestri d'arte ristoratori pizzaioli.

(4-04977)

MOLINARI, VACCIANO, BENCINI, DE PIETRO, MUSSINI, SIMEONI, CASALETTO, MASTRANGELI - Al Ministro della salute - Premesso che per quanto risulta agli interroganti:

nei giorni scorsi si è verificata per la terza volta nel corso del 2015, la carenza di ricettari medici del Servizio sanitario nazionale in provincia di Reggio Calabria (fatto già manifestatosi, peraltro, sul finire del 2014);

l'ordine dei Medici chirurghi ed odontoiatri della Provincia di Reggio Calabria ha sollecitato più volte gli enti competenti in ordine alla grave criticità;

i medici di Medicina generale, pur operando quotidianamente con grande impegno, sono impediti a svolgere la loro attività, tanto prescrittiva quanto farmacologica, e diagnostica, in assenza dei ricettari, rendendo problematiche, quando non impossibili, le cure ai pazienti sofferenti, soprattutto per quelli che versano nell'indigenza;

considerato che:

si tratta di una criticità che si ripropone ciclicamente proprio nei periodi più delicati per la salute dei soggetti più fragili, interessando anche i sindacati dei consumatori;

la Calabria è l'unica Regione d'Italia a non aver ancora adottato la ricetta elettronica cosiddetta dematerializzata, la cui estensione contribuirebbe efficacemente alla lotta agli illeciti sanitari, concausa dei costi notevoli del settore sanitario;

il comma 16, dell'art.11 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, prevede, infatti, la dematerializzazione della ricetta medica cartacea, secondo il "Progetto Tessera Sanitaria" e le specificazioni, di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 2 novembre 2011, precisando che ..."L'invio telematico delle ricette sostituisce a tutti gli effetti la prescrizione medica in formato cartaceo";

il decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, cosiddetta Agenda digitale, ha dettato, all'art.13, i tempi per l'attuazione del progetto, prevedendo che le prescrizioni elettroniche dovessero essere il 60 per cento entro il 31 dicembre 2013, l'80 per cento entro la fine del 2014 e il 90 per cento entro il 2016;

considerato infine che a quanto risulta agli interroganti:

è opinione del consigliere delegato alla Sanità del Comune di Reggio Calabria che "La mancanza dei ricettari comporta notevoli difficoltà ai medici che si vedono impossibilitati a rilasciare ai propri pazienti le prescrizioni per i farmaci e per le prestazioni specialistiche di diagnostica con la conseguenza che i pazienti sono costretti a pagare sia i farmaci, per alcune patologie molto costosi, sia le prestazioni di diagnostica. Una situazione che mette in grande difficoltà soprattutto le persone economicamente disagiate che, non essendo nelle condizioni di pagare, devono rinunciare a curarsi. Viene meno, quindi, il diritto alla salute sancito dalla Costituzione";

il segretario generale provinciale della Federazione italiana medici di Medicina generale di Reggio Calabria, con riferimento alla gravissima situazione derivante dalla mancanza dei ricettari del SSN, nei distretti dell'intera Agenzia di sanità pubblica, ha inoltrato alle autorità responsabili per competenza una diffida ad attivarsi per la soluzione immediata del problema esposto, avvertendo che, in mancanza di ciò, "proclamerà lo stato di agitazione per la tutela dei diritti dei pazienti e si riserva di adottare drastiche forme di protesta insieme ai cittadini-utenti che fra brevissimo tempo non potranno più, per mancanza dei ricettari del SSN, curarsi gratuitamente come tutti i cittadini Italiani";

il Prefetto di Reggio Calabria si è pure adoperato per cercare di risolvere tale situazione;

la situazione della sanità della Regione Calabria è monitorata, o almeno dovrebbe esserlo, continuamente dal Commissario ad acta sul piano di rientro del servizio sanitario calabrese, Massimo Scura, pure reso edotto del grave problema,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo intenda provvedere per sanare, nell'immediato, la netta violazione di uno dei diritti cardine sanciti dalla nostra Carta Costituzionale nell'art. 32, in cui si afferma che "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti";

come intenda provvedere per assicurare, nel più breve tempo possibile, anche in Calabria, a dispetto dell'inerzia della Regione, la "dematerializzazione" della prescrizione sanitaria, vista anche la presenza di una struttura commissariale che, di fatto, interviene pesantemente nel governo e, presumibilmente lo farà ancora a lungo, del comparto sanitario regionale.

(4-04978)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-02444, della senatrice Bertorotta ed altri, sulla composizione del consorzio Nuovo Cara Mineo che gestisce il centro;

6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-02437, della senatrice Puppato ed altri, sulla crisi della banca popolare Veneto Banca di Montebelluna (Treviso);

7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-02438, della senatrice Serra ed altri, sul diritto all'istruzione di un bambino disabile in una scuola di Casalpalocco (Roma);

3-02439, dei senatori Campanella e Bocchino, sul comportamento tenuto dalla dirigente scolastica di un liceo di Catania;

3-02446, della senatrice Di Giorgi, sul bando per il programma PRIN 2015;

9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare):

3-02450, della senatrice Bertuzzi ed altri, sull'esito di un'indagine della Guardia di finanza sulle frodi in campo agroalimentare;

11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale):

3-02451, della senatrice Bertuzzi ed altri, sulle misure di contrasto al fenomeno del "caporalato" e del "lavoro nero" in agricoltura;

13a Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-02447, della senatrice Nugnes ed altri, sulla gestione della riserva naturale presso l'isola di Vivara, nel golfo di Napoli;

3-02448 , della senatrice Nugnes ed altri, sull'inquinamento dell'area del sito d'interesse nazionale "Napoli Orientale".

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 3-02434, della senatrice Serra ed altri.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 551a seduta pubblica del 10 dicembre 2015, a pagina 6, sostituire il titolo: "Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge" con il seguente: "Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge".