Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 531 del 27/10/2015

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

531a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 27 OTTOBRE 2015

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Presidenza del presidente GRASSO,

indi della vice presidente FEDELI

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 532 del 28 ottobre 2015
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Liberalpopolare-Autonomie: AL-A; Area Popolare (NCD-UDC): AP (NCD-UDC); Conservatori e Riformisti: CoR; Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l'Italia, Federazione dei Verdi, Moderati): GAL (GS, PpI, FV, M); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-L'Altra Europa con Tsipras: Misto-AEcT; Misto-La Puglia in Più-Sel: Misto-PugliaPiù-Sel; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente GRASSO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,32).

Si dia lettura del processo verbale.

SCOMA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 22 ottobre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori (ore 16,34)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori».

Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha approvato il nuovo calendario dei lavori fino al 20 novembre.

L'ordine del giorno della seduta odierna è integrato con l'esame del decreto-legge recante misure per la finanza pubblica. La seduta terminerà una volta conclusa la discussione generale. Gli emendamenti dovranno essere presentati entro le ore 19 di questa sera. L'esame del provvedimento proseguirà nella seduta unica di domani, con sospensione dalle ore 13 alle ore 16,30.

Il calendario della settimana prevede inoltre il seguito della discussione del disegno di legge collegato in materia ambientale nonché le comunicazioni del Presidente sul disegno di legge di stabilità, ai sensi dell'articolo 126, commi 3 e 4, del Regolamento, che saranno rese all'Assemblea non appena pervenuto il parere della 5a Commissione permanente. Avrà quindi inizio la sessione di bilancio.

Le Commissioni dovranno trasmettere i propri rapporti alla 5a Commissione permanente entro mercoledì 4 novembre. La Commissione bilancio concluderà i propri lavori sui documenti finanziari entro venerdì 13. Gli emendamenti ai disegni di legge di stabilità e di bilancio dovranno essere presentati entro le ore 13 di sabato 14 novembre, cosicché l'esame in Aula possa iniziare dal pomeriggio di lunedì 16, per concludersi entro venerdì 20 novembre.

La prossima settimana, oltre all'eventuale seguito dei disegni di legge non conclusi, sarà esaminato il decreto-legge sulla fruizione del patrimonio storico e artistico, già approvato dalla Camera dei deputati.

Gli orari delle sedute uniche previste dal calendario della prossima settimana tengono conto dei lavori delle Commissioni sui documenti di bilancio.

L'Assemblea non terrà seduta nella settimana dal 10 al 12 novembre.

Ai sensi dell'articolo 126, comma 12, del Regolamento, è stata acquisita l'unanimità dei Capigruppo al fine di consentire alla Commissione affari costituzionali di proseguire l'esame del disegno di legge di riforma del terzo settore durante la sessione di bilancio.

I Capigruppo hanno altresì convenuto sulla proposta del Presidente di limitare la resocontazione stenografica dei lavori delle Commissioni, con riguardo ai disegni di legge di bilancio e di stabilità, alle sole sedute della 5a Commissione dedicate alle audizioni svolte congiuntamente con l'omologa Commissione della Camera dei deputati.

Infine, per consentire l'ordinato svolgimento dei lavori della 5a Commissione permanente durante la sessione di bilancio, si è stabilito di predisporre nei locali della Commissione sanità - a decorrere dal 5 novembre - appositi spazi di permanenza per i rappresentanti di enti e associazioni.

Programma dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma dei lavori del Senato per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2015:

- Disegno di legge n. 1676 - Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge n. 2081 e connessi - Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze

- Disegno di legge n. 1917 - Disposizioni concernenti la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali (Approvato dalla Camera dei deputati)

- Disegno di legge n. 10-362-388-395-849-874-B - Introduzione del delitto di tortura nell'ordinamento italiano (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)

- Disegno di legge n. 112 - Disposizioni in materia di responsabilità disciplinare dei magistrati e di trasferimento d'ufficio

- Disegno di legge n. 803 - Disposizioni in materia di identificazione degli appartenenti alle Forze dell'ordine (Fatto proprio dal Gruppo Misto, ai sensi dell'articolo 53, comma 3, del Regolamento)

- Documento XVI-bis, n. 3 - Relazione, ai sensi dell'articolo 37 della legge 30 luglio 2002, n. 189, sulle azioni adottate per la gestione dei flussi migratori e sull'impiego di lavoratori immigrati in Italia, nel periodo ottobre 2013-aprile 2015

- Disegni di legge di conversione di decreti-legge

- Ratifiche di accordi internazionali

- Documenti di bilancio

- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

- Mozioni

- Interpellanze ed interrogazioni

Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposta di modifica

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 20 novembre 2015:

Martedì

27

ottobre

pom.

h. 16,30

- Disegno di legge n. 2070 - Decreto-legge n. 153, misure per la finanza pubblica (Voto finale entro il 31 ottobre) (Scade il 29 novembre) (Discussione generale)

Mercoledì

28

ottobre

ant.

h. 9,30-20

(sospensione dalle ore 13 alle ore 16,30)

- Seguito disegno di legge n. 2070 - Decreto-legge n. 153, misure per la finanza pubblica (Voto finale entro il 31 ottobre) (Scade il 29 novembre)

- Seguito disegno di legge n. 1676 - Disposizioni in materia ambientale (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Voto finale con la presenza del numero legale)

- Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126, commi 3 e 4, del Regolamento, sul contenuto del disegno di legge di stabilità (*)

Giovedì

29

"

ant.

h. 9,30-14

Gli emendamenti al disegno di legge n. 2070 (Decreto-legge n. 153, misure per la finanza pubblica) dovranno essere presentati entro le ore 19 di martedì 27 ottobre.

(*) Subito dopo le comunicazioni del Presidente avrà inizio la sessione di bilancio. Le Commissioni dovranno trasmettere i propri rapporti alla 5a Commissione permanente entro mercoledì 4 novembre.

La Commissione bilancio concluderà i propri lavori sui documenti finanziari entro venerdì 13 novembre.

Gli emendamenti ai disegni di legge di stabilità e di bilancio dovranno essere presentati all'Assemblea entro le ore 13 di sabato 14 novembre.

Martedì

3

novembre

pom.

h. 16-19

- Eventuale seguito disegni di legge non conclusi

- Disegno di legge n. 2110 - Decreto-legge n. 146, fruizione patrimonio storico e artistico (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade il 20 novembre)

Mercoledì

4

"

ant.

h. 11-20

(sospensione dalle ore 13 alle ore 17)

Giovedì

5

"

ant.

h. 9,30-12

Gli emendamenti al disegno di legge n. 2110 (Decreto-legge n. 146, fruizione patrimonio storico e artistico) dovranno essere presentati entro le ore 17 di martedì 3 novembre.

Nella settimana dal 10 al 12 novembre l'Assemblea non terrà sedute per consentire l'esame dei documenti finanziari da parte della 5a Commissione permanente.

*****

Lunedì

16

novembre

pom.

h. 16-20,30

- Disegni di legge nn. 2111 e 2112 - Legge di stabilità 2016 e Legge di bilancio 2016 e bilancio pluriennale 2016-2018 (Votazioni finali con la presenza del numero legale)

Martedì

17

"

ant.

h. 9,30-13,30

"

"

"

pom.

h. 16-20,30

Mercoledì

18

"

ant.

h. 9,30-13,30

"

"

"

pom.

h. 16-20,30

Giovedì

19

"

ant.

h. 9.30-13,30

"

"

"

pom.

h. 16-20,30

Venerdì

20

"

ant.

h. 9,30

Ripartizione dei tempi per la discussione
del disegno di legge n. 2070
(Decreto-legge n. 153, misure per la finanza pubblica)

(5 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

30'

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 3 ore e 30 minuti, di cui:

PD

47'

FI-PdL XVII

24'

M5S

22'

AP (NCD-UDC)

22'

Misto

20'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-

MAIE

17'

AL-A

15'

LN-Aut

14'

GAL (GS, PpI, FV, M)

14'

CoR

14'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione
del disegno di legge n. 1676
(Disposizioni in materia ambientale)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

1 h.

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 5 ore, di cui:

PD

1 h.

8'

FI-PdL XVII

35'

M5S

32'

AP (NCD-UDC)

31'

Misto

29'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-

MAIE

24'

AL-A

21'

LN-Aut

21'

GAL (GS, PpI, FV, M)

20'

CoR

20'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione
del disegno di legge n. 2110
(Decreto-legge n. 146, fruizione patrimonio storico e artistico)

(4 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

30'

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 2 ore e 30 minuti, di cui:

PD

34'

FI-PdL XVII

17'

M5S

16'

AP (NCD-UDC)

16'

Misto

14'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-

MAIE

12'

AL-A

11'

LN-Aut

10'

GAL (GS, PpI, FV, M)

10'

CoR

10'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione
dei disegni di legge nn. 2111 e 2112
(Legge di stabilità 2016 e legge di bilancio 2016
e bilancio pluriennale 2016-2018)

(32 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori di maggioranza

3 h.

Relatori di minoranza

1 h.

Governo

3 h.

Votazioni

5 h.

Gruppi 20 ore, di cui:

PD

4 h.

31'

FI-PdL XVII

2 h.

18'

M5S

2 h.

7'

AP (NCD-UDC)

2 h.

5'

Misto

1 h.

54'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-

MAIE

1 h.

37'

AL-A

1 h.

26'

LN-Aut

1 h.

22'

GAL (GS, PpI, FV, M)

1 h.

19'

CoR

1 h.

19'

Dissenzienti

5'

CASTALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTALDI (M5S). Signor Presidente, raccontare la Capigruppo è sempre utile per chi ci segue da casa. Noi avevamo dei buchi che potevano essere colmati con dei provvedimenti necessari. Primo fra tutti, avevamo un buco oggi pomeriggio quindi abbiamo invertito il calendario spostando il collegato ambientale. La mia richiesta è stata quella di calendarizzare immediatamente l'autorizzazione all'esecuzione di misura cautelare di arresti domiciliari per il senatore Giovanni Bilardi. Capisco che tale richiesta è particolare perché crea un problema probabilmente politico, però ricordo all'Assemblea che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha concluso i lavori il 9 settembre, quindi è un mese e mezzo che il senatore Bilardi è a piede libero per colpa di quest'Aula. Quindi la richiesta di calendario è di lavorare su questo provvedimento immediatamente.

L'altra richiesta riguarda giovedì 5 novembre. Ci siamo resi conto che ci sono ancora degli spazi e le proposte del Movimento 5 Stelle sono utili.

C'è una mozione del senatore Girotto che riguarda la stabilizzazione dell'ecobonus, la n. 421, che le chiedo di calendarizzare per giovedì 5 novembre, giornata in cui - ricordo a tutti - il calendario prevedeva che i lavori iniziassero alle ore 11, ma per paura che venisse a mancare il numero legale (perché queste sono le paure che vengono in riunione dei Capigruppo), si è preferito fissare alle ore 9,30.

In quella stessa mattinata le chiedo di calendarizzare anche le mozioni n. 422 sul caso Davide Cervia, a prima firma del senatore Crimi, e n. 293, presentata dal senatore Cappelletti, sul MOSE e il Consorzio Venezia nuova.

Contestualmente, chiedo che sia calendarizzata una mozione presentata dal senatore Cotti il 29 aprile, la n. 405, che ha raccolto le firme di oltre il 20 per cento dei senatori e che intende impegnare il Governo a non procedere all'acquisizione dei requisiti hardware e software necessari per equipaggiare le varie versioni degli F-35.

Questa è la mia richiesta, ma le ricordo che le mozioni firmate da oltre il 20 per cento dei senatori devono essere calendarizzate entro un mese e lei, signor Presidente, ha la facoltà di indire per questo anche una seduta aggiuntiva.

Questa è la richiesta di modifica del calendario avanzata dal Movimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori, testé avanzata dal senatore Castaldi.

Non è approvata.

Dispongo la controprova. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

PAGLINI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Scusi senatrice Paglini, deve dire su che cosa interviene.

PAGLINI (M5S). Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Abbiamo la correttezza di avvisare prima la Presidenza su che cosa si vuole intervenire. (Commenti dal Gruppo M5S).

SANTANGELO (M5S). Sull'ordine dei lavori che cosa deve avvertire?

PRESIDENTE. Allora, sia chiaro che abbiamo un modus operandi per cui l'ordine dei lavori, intanto, lo stabilisce il Presidente e le osservazioni sul Regolamento e sull'ordine dei lavori devono essere preannunciate.

SANTANGELO (M5S). Ma che stai a dire?

PRESIDENTE. È un modus operandi , una prassi sempre praticata ed accettata.

SANTANGELO (M5S). Ma non è così! La state facendo ora!

PRESIDENTE. Se vuole intervenire il Capogruppo, intervenga il Capogruppo sull'ordine dei lavori. (Commenti del senatore Airola).

SANTANGELO (M5S). Ma che stai dicendo? È inutile che annuite!

CASTALDI (M5S). Presidente, che la collega Paglini non possa intervenire sull'ordine dei lavori è una novità!

PRESIDENTE. No, non è una novità. È un problema di rapporti tra l'Aula e la Presidenza, tra i senatori e la Presidenza. (Commenti del senatore Santangelo). Senatore Santangelo, si accomodi. (Commenti dei senatori Cappelletti e Marton).

Siccome c'è questo modo di procedere per cui...

SANTANGELO (M5S). Non è così, è stato cambiato ora.

CASTALDI (M5S). Signor Presidente, mi faccio portavoce di ciò che vuole chiederle la senatrice Paglini.

PRESIDENTE. Non può dire il tema, però? Prego, si faccia portavoce.

CASTALDI (M5S). Io le chiedo di dare la parola alla senatrice Paglini.

PRESIDENTE. Vorremmo sapere su che tema intende intervenire.

CASTALDI (M5S). Il tema è la Commissione d'inchiesta sul disastro del Moby Prince, che non riesce a partire.

PRESIDENTE. Senatrice Paglini, ha la parola.

PAGLINI (M5S). Signor Presidente, le prometto che non ruberò prezioso tempo a quest'Assemblea, però vorrei rivolgerle una richiesta ufficiale, visto che anche giovedì 22 ottobre ho inviato alla sua persona un sollecito affinché la Commissione d'inchiesta sul disastro del Moby Prince, votata all'unanimità il 22 luglio scorso, possa finalmente iniziare i propri lavori, perché probabilmente - ma questo magari lo sa meglio lei - ci sono dei Gruppi che non hanno ancora presentato i nomi dei commissari. Quel giorno abbiamo votato tutti affinché questa Commissione d'inchiesta iniziasse a lavorare al più presto: doveva partire a settembre, ma siamo alla fine di ottobre e ancora non si è mosso nulla. Capisco che in quest'Aula i Gruppi si fanno, si disfano e spuntano come funghi, ma io penso che occorra veramente poco tempo per dare un paio di nominativi.

Io mi faccio anche portavoce soprattutto delle associazioni che da anni chiedono di fare luce sul disastro del Moby Prince, anche in virtù del fatto che uno dei responsabili di una di queste associazioni ha già annunciato che dal 1° novembre farà uno sciopero della fame a oltranza se questa Commissione non prenderà il via. Siamo stati tutti così sensibili da approvare largamente la sua istituzione. Pertanto, signor Presidente, io faccio appello alla sua autorevolezza affinché al più presto questa Commissione possa vedere la luce, altrimenti mi viene il dubbio che qualcuno qui voti una cosa, ma ne pensi un'altra e siccome sono ventiquattro anni che questa vicenda è ferma, io credo che sia veramente giunto il momento di fare chiarezza, non solo su tale disastro, ma anche su chi non vuole far partire questa Commissione d'inchiesta.

PRESIDENTE. Senatrice Paglini, come lei ha detto, attendiamo. La Presidenza ha invitato i Capigruppo a fornire le designazioni per i componenti della Commissione e alcuni non hanno ancora risposto, pertanto aspettiamo queste segnalazioni.

Discussione del disegno di legge:

(2070) Conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2015, n. 153, recante misure urgenti per la finanza pubblica (Relazione orale)(ore 16,47)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2070.

Ilrelatore, senatore Rossi Gianluca, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

ROSSI Gianluca, relatore. Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, in apertura desidero ricordare che il provvedimento in esame è stato emanato in considerazione della necessità e dell'urgenza di adottare misure volte ad assicurare la compensazione degli effetti finanziari connessi alla mancata autorizzazione da parte della Commissione europea al meccanismo di reverse charge per l'IVA nel settore della grande distribuzione, nonché per consentire un termine più lungo per la presentazione della richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria e per contenere i correlati termini di decadenza per l'accertamento e l'atto di contestazione.

Presidenza della vice presidente FEDELI (ore 16,49)

(Segue ROSSI Gianluca). Per quanto attiene alla neutralizzazione della clausola di salvaguardia, l'articolo 1, comma 629, lettera a), n. 3), capoverso d-quinquies della legge di stabilità per l'anno 2015 ha introdotto il meccanismo del cosiddetto reverse charge alle cessioni di beni effettuate nei confronti di ipermercati, supermercati e discount alimentari.

Il meccanismo previsto aveva carattere temporaneo, trovando applicazione per un periodo di quattro anni.

Ricordo che per reverse charge o inversione contabile si intende un particolare meccanismo che prevede il trasferimento di una serie di obblighi relativi alle modalità con cui viene assolta l'IVA dal cedente di beni e servizi all'acquirente. In tal modo, l'acquirente risulta allo stesso tempo creditore e debitore del tributo, con obbligo di registrare la fattura sia nel registro degli acquisti, che in quello delle fatture.

Tale sistema, ritenuto particolarmente efficace nella prevenzione delle frodi IVA, è già applicabile nell'ordinamento italiano in una serie di ipotesi specifiche. In tali casi, al pagamento dell'imposta è tenuto il cessionario, se soggetto passivo d'imposta nel territorio dello Stato. La fattura, emessa dal cedente senza addebito d'imposta con l'annotazione «inversione contabile» e l'eventuale indicazione della norma di riferimento, deve essere integrata dal cessionario con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta e deve essere annotata nei registri fatture entro il mese di ricevimento, ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese. Lo stesso documento, ai fini della detrazione, è annotato nel libro degli acquisti.

In ragione della sua natura, l'introduzione del reverse charge è soggetta alla preventiva autorizzazione della Commissione europea. In conseguenza di ciò, l'articolo 1, comma 632, della legge di stabilità per il 2015 ha previsto una clausola di salvaguardia a compensazione degli effetti finanziari connessi all'eventuale mancata autorizzazione da parte della Commissione europea. Nello specifico, la norma prevede l'adozione entro il 30 giugno 2015 di un provvedimento da parte del direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli di aumento dell'aliquota dell'accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo e dell'aliquota sul gasolio usato come carburante.

La Commissione europea, nella comunicazione al Consiglio europeo del 22 maggio 2015, nell'ambito della procedura di cui all'articolo 395 della direttiva 2006/112/CE, si è opposta alla richiesta di concedere la misura di deroga necessaria per l'applicazione del reverse charge alle forniture riguardanti la grande distribuzione, poiché un'applicazione indistinta e globale del reverse charge ad un alto numero di prodotti destinati essenzialmente al consumo finale non può essere considerata una misura speciale prevista dall'articolo 395 della cosiddetta direttiva IVA. (Brusio).

PRESIDENTE. Senatore Rossi, le chiedo scusa se la interrompo.

Chiedo per favore alle colleghe e ai colleghi di abbassare il tono della voce perché è faticoso seguire i lavori.

Prego, senatore Rossi.

ROSSI Gianluca (PD). Inoltre, la Commissione europea ha ritenuto che non ci siano prove sufficienti del fatto che la misura richiesta contribuirebbe a contrastare le frodi e non ha condiviso la stima di impatto positivo effettuata dalle autorità italiane, in quanto la misura in questione è utile alla prevenzione non di tutte le tipologie di frodi che sono alla base dell'evasione dell'imposta, ma principalmente delle cosiddette frodi carosello, ovvero delle forme di evasione realizzate cedendo o restando più volte gli stessi beni o servizi tra vari Stati membri senza alcun versamento di IVA all'Erario.

Al fine di evitare l'attivazione della clausola di salvaguardia, il decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78 (cosiddetto decreto enti territoriali) ha differito dal 30 giugno al 30 settembre 2015 il termine per l'adozione del provvedimento del direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Con il decreto-legge in esame la clausola di salvaguardia viene superata per l'esercizio in corso con l'individuazione di una copertura alternativa all'incremento delle accise sui carburanti, ossia mediante l'utilizzo delle maggiori entrate attestate dall'Agenzia delle entrate sulla base delle richieste di accesso alle procedure di voluntary disclosure e iscritte a bilancio dello Stato.

Per quanto attiene alla proroga della voluntary disclosure, la legge 15 dicembre 2014, n. 186 ha introdotto una serie di disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero, nonché per il potenziamento della lotta all'evasione fiscale e disposizioni in materia di autoriciclaggio. Nello specifico, le norme in materia di voluntary disclosure prevedono una procedura di collaborazione volontaria del contribuente con l'amministrazione fiscale per l'emersione e il rientro in Italia di capitali detenuti all'estero in relazione a violazioni commesse fino al 30 settembre 2014.

Ricordo che, a differenza dello scudo fiscale, con l'adesione alla voluntary disclosure si pagano tutte le imposte, le rendite finanziarie e gli interessi dovuti, e non è previsto anonimato.

L'OCSE invita i Paesi membri a mettere in atto provvedimenti di voluntary disclosure, con l'intento di implementare a livello globale una politica di salvaguardia della base fiscale degli Stati e di contrasto all'evasione internazionale.

Nell'aderire a questo disegno di geopolitica mondiale, il Governo italiano ha siglato una serie di accordi bilaterali - tra gli altri, con la Svizzera, il Principato di Monaco, l'Isola di Man, il Liechtenstein, il Baliato di Guernsey e lo Stato Città del Vaticano - per facilitare lo scambio di informazioni fiscali. Ora si ampliano i termini della voluntary disclosure. Sono, infatti, questi due gli strumenti, entrambi perfettibili, a disposizione dei Governi che vogliono recuperare le somme taciute al fisco.

Sul piano internazionale va rafforzandosi il sistema di scambio di informazioni e trasparenza nelle materie fiscali. Il Global forum on transparency and exchange of information for tax purposes conta 127 Stati membri, tra cui Stati ancora considerati centri off-shore, e una parte di questi sta adottando il cosiddetto OECD (Standard for Automatic of Financial Account Information in Tax Matters), ossia il sistema automatico di scambio di informazioni in materia fiscale rilevate dalle istituzioni finanziarie tra le giurisdizioni aderenti su base annua. L'auspicio è di poterlo implementare a partire dal 2018. Con queste premesse, è evidente che i beni ed i proventi tuttora nascosti al fisco saranno sempre più a portata di mano degli inquirenti.

Possono aderire alla procedura internazionale coloro che hanno violato il cosiddetto monitoraggio valutario, di cui all'articolo 4 del decreto legislativo n. 167 del 1990, ovvero le persone fisiche, gli enti non commerciali (inclusi trust, fondazioni e associazioni), società non commerciali (società semplici), che siano residenti in Italia ai fini fiscali per almeno uno degli anni accertabili.

La circolare 10/E dell'Agenzia delle entrate ha chiarito che possono aderire anche i soggetti che hanno trascorso la maggior parte del periodo di imposta nel territorio italiano (pur risultando formalmente residenti all'estero); i soggetti per i quali opera la presunzione di residenza fiscale in quanto trasferiti in Stati aventi regimi fiscali privilegiati.

La detenzione illecita può essere diretta o tramite soggetti interposti (per esempio, società di comodo, trust, fondazioni e fiduciarie); pertanto, anche il soggetto interposto può accedere alla procedura, ricorrendone i presupposti.

La collaborazione volontaria consente la regolarizzazione: di tutti gli investimenti e di tutte le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all'estero, anche indirettamente o per interposta persona, in violazione degli obblighi tributari previsti dalla normativa italiana in tema di monitoraggio fiscale; di tutti i redditi che servirono per costituire o acquistare i predetti investimenti e attività - inclusi redditi accertabili in base alla presunzione - nonché dei redditi che derivano dalla loro dismissione o utilizzazione a qualunque titolo; di tutte le violazioni dichiarative (anche non connesse con le attività estere) in materia di imposte dirette (incluse le dichiarazioni dei sostituti di imposta) e di imposta sul valore aggiunto alla data del 30 settembre 2014. I beni oggetto di regolarizzazione possono essere la liquidità, i titoli, gli immobili, l'oro, i gioielli, i quadri, le imbarcazioni.

La procedura di voluntary disclosure, inoltre, si svolge in quattro fasi: l'istanza di accesso da parte del contribuente, il riscontro documentale da parte degli uffici, l'invito alla definizione agevolata, l'atto di adesione. I vantaggi del ricorso si sostanziano nella riduzione delle sanzioni sulle imposte e in una sorta di salvacondotto penale per le dichiarazioni fraudolente, infedeli o omesse, nonché per i reati di riciclaggio, reimpiego o autoriciclaggio, solo se commessi in relazione agli esclusivi reati tributari. La scadenza ultima per presentare l'istanza di voluntary disclosure è stata fissata al 30 settembre 2015.

Con il decreto-legge in esame si interviene al fine di consentire ai contribuenti di beneficiare di un termine più lungo per la predisposizione dell'istanza e per il reperimento della documentazione.

Dalla proroga potranno trarre vantaggio i professionisti e gli intermediari finanziari, che avranno maggior tempo per effettuare i calcoli degli imponibili, reperire la documentazione relativa e portare a termine tutte le domande. L'Erario potrà beneficiare degli ulteriori incassi che arriveranno dalla proroga, anche in vista del reinvestimento in Italia di attività precedentemente detenute all'estero.

I contribuenti che non hanno aderito alla collaborazione volontaria potranno presentare l'istanza entro il 30 novembre 2015 ed entro il 31 dicembre 2015 tale istanza potrà essere integrata in aumento e si potranno presentare le informazioni e la documentazione a corredo della stessa. Per coloro che hanno presentato l'istanza entro il termine del 30 settembre 2015, è prevista la possibilità di integrarla, qualora non abbiano già provveduto, e di produrre i relativi documenti entro il 31 dicembre 2015. In conseguenza di ciò, i termini di decadenza per l'accertamento e per la notifica dell'atto di contestazione sono differiti dal 30 dicembre 2015 al 30 dicembre 2016, limitatamente agli imponibili, alle imposte, alle ritenute, ai contributi, alle sanzioni e agli interessi relativi alla procedura di collaborazione volontaria. L'Agenzia delle entrate avrà pertanto tempo sino al 31 dicembre 2016 per notificare: gli atti relativi al 2004, in caso di raddoppio dei termini, per violazioni relative al quadro RW e di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi riferiti a investimenti in Paesi black list; gli atti relativi al 2006, in caso di raddoppio dei termini, per violazioni di infedele dichiarazione dei redditi, riferiti a investimenti in Paesi black list; gli atti relativi al 2009, per violazioni attinenti al quadro RW e di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi riferiti a investimenti in Paesi non black list e/o black list con accordo; gli atti relativi al 2010, per violazioni di infedele dichiarazione dei redditi riferiti a investimenti in Paesi non black list e/o black list con accordo.

L'unificazione significa però anche l'obbligo per l'Agenzia di notificare gli anni non in scadenza al 31 dicembre 2015 entro lo stesso termine del 31 dicembre 2016. Sostanzialmente, l'amministrazione finanziaria ha un anno di tempo in più per effettuare gli accertamenti sulle annualità in scadenza e i contribuenti che abbiano autodenunciato correttamente la propria posizione potranno avere certezza sulla chiusura della procedura di disclosure.

Il decreto-legge conferma, inoltre, che le norme sulla collaborazione volontaria non hanno alcun impatto sull'applicazione dei presidi previsti dal decreto legislativo n. 231 del 2007, in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, ad eccezione di quanto previsto in materia di sanzioni amministrative per le violazioni del divieto di utilizzo, in qualunque forma, di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia, aperti presso Stati esteri. Ai soli fini della procedura di collaborazione volontaria, gli uffici dell'Agenzia delle entrate continueranno ad utilizzare il procedimento di adesione anche successivamente al 31 dicembre 2015 e il contribuente potrà definire, in via agevolata, l'accertamento mediante adesione ai contenuti dell'invito al contraddittorio.

In tema di lavoratori frontalieri, infine, il decreto-legge prevede, in ragione della riduzione degli adempimenti a carico di tali contribuenti e ai soli fini della procedura di collaborazione volontaria, che gli stessi possano richiedere agli uffici dell'Agenzia delle entrate l'applicazione dell'aliquota del 5 per cento sull'ammontare delle prestazioni erogate dalla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità svizzera, analogamente a quanto previsto per le rendite corrisposte in Italia da parte dell'assicurazione invalidità, vecchiaia e superstiti Svizzera (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La ringrazio particolarmente, senatore Rossi, perché ha svolto il suo intervento in una condizione non proprio semplice, a causa del brusio.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Salutiamo le studentesse e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Arnaldo Fusinato» di Schio, in provincia di Vicenza, che assistono ai nostri lavori, a cui non abbiamo dato un buon esempio. Benvenute e benvenuti al Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2070 (ore 17,04)

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la questione pregiudiziale QP1.

Ha chiesto di intervenire il senatore Campanella per illustrarla. Ne ha facoltà.

CAMPANELLA (Misto-AEcT). Signora Presidente, colleghi, questa è un'altra occasione in cui il Governo si approprierà inopportunamente della potestà legislativa, facendo ricorso al decreto-legge. La distinzione del reciproco rispetto delle prerogative costituzionali ancora vigenti di Parlamento e Governo, in forma di cooperazione, che dovrebbe essere reale, richiede il rispetto della forma di Governo parlamentare, dei rapporti tra il Parlamento e l'Esecutivo, nonché del procedimento di formazione delle leggi, chiaramente evocato anche dall'articolo 77 della Costituzione. Fino a quando non subirà revisioni, la Costituzione dovrà essere rispettata anche dal Governo, oltre che da tutti gli altri poteri e organi costituzionali dello Stato, questi ultimi coinvolti a vario titolo in fase di adozione o di eventuale controllo successivo sul cronico fenomeno della decretazione d'urgenza.

Il provvedimento in esame non presenta il requisito di urgenza, in quanto la norma che prevede l'applicazione del cosiddetto meccanismo del reverse charge per l'IVA alla grande distribuzione, al fine del contrasto delle frodi fiscali e, in particolare, delle cosiddette frodi carosello, poc'anzi citate, è stata introdotta con la legge di stabilità 2015, ponendo a copertura una norma di salvaguardia costituita dall'aumento delle accise sui carburanti, che sarebbe scattata nel caso in cui la Commissione europea non avesse dato l'autorizzazione. La Commissione europea, nel maggio scorso, ha bocciato la norma, dando così il tempo al Governo di intervenire con un disegno di legge ordinario. Il Governo, invece, ha emanato un primo decreto-legge a luglio, per rinviare al 30 settembre l'introduzione della clausola di salvaguardia ovvero l'aumento delle accise sui carburanti e, successivamente, il decreto che stiamo per esaminare per cambiare la copertura. Lo stesso articolo 1 manca assolutamente del requisito di necessità, poiché la norma in oggetto risulta comunque già provvista di copertura finanziaria, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, certo con una misura, quella dell'aumento delle accise sui carburanti, che è oggettivamente antipopolare e in controtendenza con gli sforzi per il rilancio economico e produttivo del Paese.

La mancanza del requisito di necessità, però, comporta di fatto la nullità della validità dell'adozione di quest'atto, come ribadito, tra l'altro, dalla deliberazione della Corte costituzionale con la sentenza n. 93 del 2011. La persistenza di una situazione di fatto comportante la necessità e l'urgenza di provvedere tramite l'utilizzazione di uno strumento eccezionale quale il decreto-legge costituisce infatti un requisito di validità dell'adozione di tale atto, la cui mancanza, come in questo caso, diciamo noi, configura un vizio di legittimità costituzionale del medesimo che non è sanato dalla legge di conversione.

La clausola di salvaguardia relativa all'aumento delle accise ha un carattere strutturale a decorrere dal momento in cui entra in vigore e per tutti gli anni a venire, mentre lo slittamento di due mesi dalla possibilità concessa per l'inoltro delle domande per aderire a vantaggio del cosiddetto scudo fiscale ha il carattere di una tantum, cioè una validità limitata ad un solo anno, in particolare al 2016, dopo che le domande saranno esaminate ed evase. A questo punto, si pone il problema di uno squilibrio finanziario per l'anno 2015, in quanto le entrate rinvenienti dalla cosiddetta voluntary disclosure, in sostituzione dell'aumento delle accise, non saranno molto probabilmente disponibili se non nel 2016, per la possibilità di rateizzare i versamenti in periodi successivi al 2015, circostanza questa che, non consentendo di quantificare esattamente il gettito in termini di cassa, determina una violazione oggettiva del terzo comma dell'articolo 81 della Costituzione, che prevede che ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provveda ai mezzi per farvi fronte. Con le entrate già stimate al 20 settembre 2015, che, secondo la relazione tecnica, ammontano a 1.406 milioni, il provvedimento in esame, secondo lo stesso Governo, è abbondantemente coperto. Ai fini della copertura della norma di salvaguardia, quindi, non vi sarebbe stata alcuna necessità di prorogare il condono per l'esportazione illegale di capitale.

Per quali ragioni il Governo ha voluto ulteriormente beneficiare gli evasori? Solo per fare cassa, non esistendo altre ragioni plausibili. Infatti, nella legge di stabilità 2016 appena depositata in Senato, come Atto Senato 2111, il Governo quantifica un gettito di due miliardi provenienti dalla proroga di due mesi dello scudo fiscale, per poter disporre di un tesoretto che consenta di ridurre la pressione fiscale a soli fini elettoralistici, tant'è vero che nel contempo introduce una nuova ed ennesima clausola di salvaguardia secondo la quale, se le entrate provenienti dallo scudo fiscale non dovessero essere sufficienti come copertura, il Ministro dell'economia stabilirà con decreto, a partire dal 1° maggio 2016, un aumento delle accise sui tabacchi e le bevande alcoliche. Il gioco del Governo è ormai scoperto: si tratta sempre di un continuo rilancio, senza mai rispettare le scadenze e facendo slittare i provvedimenti più impopolari, come l'aumento delle accise sull'autotrazione, che pende sempre come una spada di Damocle sulla testa di tutti i cittadini contribuenti.

A questo aggiungiamo che sono violati anche l'articolo 3, sul principio di uguaglianza tra i cittadini, e l'articolo 53 della Costituzione, sul concorso dei cittadini alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e in base a criteri di progressività. L'importo del condono non è ancorato ad un indice di capacità contributiva, determinando così un'ingiustificata disparità di trattamento tra i cittadini evasori e i contribuenti onesti. Infatti, ai sensi dell'articolo 53 della Costituzione, la capacità contributiva è il presupposto e il limite del potere impositivo dello Stato e, al tempo stesso, del dovere del contribuente di concorrere alle spese pubbliche, dovendosi interpretare tale principio come specificazione settoriale del più ampio principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione (sentenza n. 258 del 2002 e ordinanza n. 341 del 2000 della Corte costituzionale). Risulta quindi evidente l'uso irragionevole che il Governo ha fatto e intende fare dei suoi poteri discrezionali in materia tributaria, come l'arbitrarietà e la non giustificata e non più giustificabile entità dell'imposizione all'evasore, che corrisponde solo al 5 per cento dell'intero capitale esportato all'estero illegalmente.

Per tali ragioni abbiamo presentato la pregiudiziale di costituzionalità QP1. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

PRESIDENTE. Poiché nessuno intende intervenire nella discussione, passiamo alla votazione della questione pregiudiziale QP1.

Verifica del numero legale

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale). (Il senatore Santangelo fa cenno di voler intervenire).

SANTANGELO (M5S). Non ci date la parola per parlare sull'ordine dei lavori. È questo il Regolamento che applicate!

PRESIDENTE. La prego, senatore Santangelo, si comporti adeguatamente all'Aula.

SANTANGELO (M5S). È questo il vostro Regolamento!

PRESIDENTE. Il Regolamento consente alle senatrici e ai senatori di svolgere la propria funzione fino in fondo. (Commenti del senatore Santangelo).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2070

PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale QP1, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

Non è approvata.

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Crosio. Ne ha facoltà.

CROSIO (LN-Aut). Signora Presidente, chiedo gentilmente l'attenzione del sottosegretario Zanetti. Forse però ho un problema con il microfono, perché qui non si sente niente. (Brusio).

PRESIDENTE. Nemmeno io riesco a sentirla, ma oggi c'è un livello di brusio incredibile.

CROSIO (LN-Aut). Credo che ci sia un problema con il microfono.

PRESIDENTE. Verifichiamo l'audio del microfono del senatore Crosio.

CROSIO (LN-Aut). Cercherò di farmi sentire.

Al sottosegretario Zanetti volevo chiedere se è al corrente del fatto che con questo provvedimento noi trattiamo gli ex lavoratori frontalieri e gli ex domiciliati con il permesso C di domicilio nella Confederazione elvetica alla stessa stregua di quelli della Pizza connection.

Mi spiego meglio, signor Sottosegretario: voi tassate al 18 per cento gli ex lavoratori frontalieri, che hanno lasciato in una banca svizzera volontariamente, senza fare nessun mistero, un piccolo gruzzoletto racimolato con il sudore della propria fronte, come quelli di Pizza connection e non li tassate al 5 per cento come qualcun altro. La stessa cosa la fate con gli ex domiciliati con il permesso C di domicilio nella Confederazione elvetica, che dopo una vita di sacrifici, caro signor Sottosegretario, se ne tornano al proprio Paese perdendo il domicilio ma lasciando anche in quel caso un piccolo gruzzoletto guadagnato in decine di anni di lavori e fatiche nei cantieri della Confederazione elvetica: voi li tassate come quelli della Pizza connection.

Signor Sottosegretario, visto che non conosce la materia - glielo dico molto francamente - non solo noi, ma anche i colleghi del PD, abbiamo allora predisposto degli emendamenti specifici, che intervengono chirurgicamente su questo tema. Lei è una persona seria, ci faccia un favore: li legga attentamente e li prenda in considerazione. Non stiamo scherzando, signor Sottosegretario, magari gliel'ho detto con un po' di enfasi perché la cosa mi sta particolarmente a cuore - non solo a me, ma a tanti colleghi - ma esiste veramente un problema: non possiamo fare una similitudine tra lavoratori onesti che fanno una vita di sacrifici e altre persone che hanno portato nelle banche svizzere soldi provenienti da attività non ben precisate, evasi al fisco italiano e che vanno tassati. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). È un altro mondo, signor Sottosegretario, stiamo parlando di lavoratori seri da una parte e di altre persone dall'altra; su queste persone non mi esprimo, ma sui lavoratori frontalieri e gli ex domiciliati prego lei, signor Sottosegretario, ed il Governo, di fare uno sforzo. L'opposizione, ma anche la maggioranza, ha presentato emendamenti molto seri e molto sentiti sui territori. Noi stiamo parlando in questo momento, signor Sottosegretario, per quanto riguarda i lavoratori frontalieri, di 62.500 persone, cittadini italiani che sbarcano il lunario varcando il confine tutte le mattine e mi creda: questi, contrariamente a quanto pensa qualcuno, veramente si "fanno il mazzo" per sopravvivere.

Detto questo, signora Presidente, confidiamo veramente che il sottosegretario Zanetti sia messo al corrente di questa situazione. Ci sono gli emendamenti e siamo disposti a trattare con il Governo per trovare una soluzione per i nostri lavoratori. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Bignami).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonfrisco. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (CoR). Signora Presidente, cari colleghi, signor rappresentante del Governo, mi associo alle parole che il senatore Crosio ha appena pronunciato in quest'Aula. Partecipando ai lavori della Commissione finanze del Senato, mi ero fatta il convincimento che la proposta che il senatore Micheloni portava in quel contesto fosse accolta dal Governo e sono certa che anche il relatore, nella sua ottima relazione che ha introdotto i lavori sulla conversione di questo decreto-legge, auspicasse tale soluzione. Speriamo che tutto questo - così come altro - si possa rivedere durante i lavori dell'Assemblea.

Come tutti sanno il provvedimento è molto sintetico. La prima parte annulla gli effetti derivanti dalla decisione della Commissione europea di negare all'Italia l'autorizzazione ad estendere il meccanismo del reverse charge per l'IVA al settore della grande distribuzione dei generi alimentari, che avrebbe comportato, da ultimo, dopo un precedente lo slittamento dal 30 giugno al 30 settembre scorso, l'attivazione della clausola di salvaguardia prevista dalla legge di stabilità 2015, consistente nell'aumento dell'accisa sul carburante per ben 728 milioni di euro all'anno. Praticamente sine die. Come ben sanno i cittadini, quello delle accise è il solito pozzo da cui attingere per fare cassa. Solo che questa volta non basta questo decreto-legge, che elimina solo una piccola parte di quegli aumenti già disposti per l'IVA e le accise sino al 2021 dall'attuale Governo e da quello precedente, il Governo Letta, per oltre 174 miliardi di euro.

Vorrei che fosse chiaro a tutti noi rileggendo i dati della legge di stabilità - che presto, attraverso il lavoro della Commissione bilancio, conosceremo anche meglio - che le accise previste sull'IVA e sui carburanti, da ora fino al 2021, ammontano a 174 miliardi di euro e che, quindi, ogni modalità, ogni decreto-legge e ogni emendamento attraverso cui possiamo scongiurare quell'aumento e impedirne la progressione a valere sulla pressione fiscale (cioè maggiore pressione fiscale che si scarica sui cittadini) dovrebbe ben ricordare proprio questo, ossia che dobbiamo scongiurare quell'ipotesi. Il Governo, per ora, è stato quindi costretto ad intervenire con un decreto-legge che annulla gli aumenti per questo scorcio di 2015 e rinvia tutto al 2016. Sinceramente speriamo che il Governo abbia azzeccato le sue previsioni economiche per poter annullare tutte le clausole di salvaguardia sull'IVA e sulle accise future.

Qui mi consenta, signora Presidente, di poter richiamare un principio a noi Conservatori e Riformisti assai caro e che avremmo voluto inserire, ma di cui non ci è stato permesso di discuterne molto durante i lavori sulla riforma costituzionale, che ha visto il Senato al centro di un dibattito importante. I principi cardine dello statuto del contribuente - che invece in questa conversione del decreto-legge hanno la parte da protagonista - avrebbero potuto essere incardinati e incarnati meglio nel testo vivo della nostra Costituzione, in occasione di una delle più importanti modifiche intercorse in questi anni, proprio a valere su quel tetto fiscale, quello che proponevamo potesse essere fissato e stabilito (in analogia a ciò che abbiamo fatto negli anni passati con l'articolo 81 della Costituzione sulla spesa e sul debito) anche rispetto alla pressione fiscale che si scarica su cittadini e imprese in rapporto al PIL. Questo avrebbe semplicemente annullato quelle clausole di salvaguardia, che noi chiamiamo di salvaguardia, ma che in realtà sono vessatorie e che, invece, dovremmo annullare e cancellare aumentando il nostro PIL e la nostra produttività e diminuendo, contemporaneamente, la pressione fiscale.

In questo contesto, la seconda parte del provvedimento trova la copertura per l'eliminazione delle accise attraverso l'iscrizione in bilancio dalle maggiori entrate derivanti dalle procedure di collaborazione volontaria (ecco cosa è la voluntary disclosure) previste dalla legge n. 186 del 2014, prorogando il termine per la presentazione dell'istanza di accesso alla procedura di collaborazione volontaria - già posto al 30 settembre 2015 - al 30 novembre 2015, mentre il termine per le eventuali integrazioni dell'istanza e per la presentazione della documentazione (che peraltro è copiosa, complicata e un tantino farraginosa) è posto al 30 dicembre 2015.

Non entriamo nel merito della scelta operata al momento dal Governo di annullare un aumento delle accise, non già attraverso una misura strutturale ma attraverso un'una tantum, poiché al momento, data anche la non certo rosea situazione economica delle famiglie italiane, quello di destinare le risorse della volountary disclosure al blocco degli aumenti immediati delle accise ci è sembrato il male minore.

Certo, non possiamo non essere d'accordo con la filosofia originaria della norma, che destinava quelle risorse all'abbassamento del livello del debito pubblico. In quest'ottica, ricordo poi che i debiti verso le imprese, quelli dello Stato italiano, devono certo essere soddisfatti al più presto, come peraltro ci fa notare recentemente, anche oggi, la Banca d'Italia, che stima, al netto dell'importo ceduto in pro soluto, in 61 miliardi l'entità del debito che la nostra pubblica amministrazione ha ancora con le imprese fornitrici. In questa ottica noi potremmo fare di più, e meglio.

Però, analizzando i dati resi in Commissione finanze dal Governo, che espongono la situazione delle domande presentate entro il 30 settembre scorso, ci siamo posti un problema. Infatti, si passa dalle 32.040 domande della Lombardia (che è un numero considerevole) alle sole 29 della Basilicata, passando per il Piemonte con 9.106, l'Emilia-Romagna con 4.382, e via dicendo. C'è qualche stranezza in questi dati. Ad esempio, leggendo la tabella si scopre mediamente che le Regioni con il minor numero di istanze sono nell'ordine: Basilicata, Molise, Calabria, Sardegna, Valle D'Aosta. Ma attenzione, la Regione in questione (cioè la Valle d'Aosta) è assai piccola rispetto all'Abruzzo, che ne ha 268; e cosi via.

Alla luce di questi dati, e approfitto della presenza del sottosegretario Zanetti in quest'Aula, a noi interessano poco le polemiche di queste ore sull'Agenzia delle entrate. Io non so bene, sottosegretario Zanetti, chi debba dimettersi. Certo, mi pare che un problema emerga. (Applausi della senatrice Bignami).

Non ci interessa neppure la ventilata ipotesi di privatizzazione dell'Agenzia delle entrate, quella di cui abbiamo letto oggi sui giornali, proposta dall'ex ministro Visco, perché ci pare ci riporti ai tempi in cui il principe assoldava gli esattori per riscuotere le tasse e a loro riconosceva un aggio. È poi troppo vivo e tragico, lo dico soprattutto ai colleghi che provengono dalle Regioni del Mezzogiorno, il ricordo degli esattori siciliani, per rimpiangere quel tempo.

Visco pone, però, in modo provocatorio, chiedendo la privatizzazione dell'Agenzia delle entrate, un problema di organizzazione di un ente che, evidentemente, non funziona così bene. È un problema che nessuno di noi può eludere perché, se noi prendiamo per assunto il dato che il fisco debba essere giusto (e noi ci spingiamo persino a dire amico) del contribuente e del cittadino, questo deve corrispondere a un modello organizzativo che accompagna il contribuente nell'assolvere al meglio i suoi obblighi.

Per noi, dunque, è prioritario garantire la funzionalità della struttura che assolve a funzioni essenziali per lo Stato, almeno finché non sarà radicato quel senso civico naturale che vorrebbe il cittadino rispettato innanzitutto nei suoi diritti di contribuente per rispettare i suoi doveri di contribuente. Sino ad allora, e noi lavoreremo per questo signora Presidente, l'Agenzia delle entrate rappresenta un baluardo all'evasione fiscale. Ma essa deve rivedere profondamente le sue dinamiche organizzative, soprattutto, per noi, quelle che minano i diritti dei contribuenti.

In questi anni drammatici di crisi finanziaria, che con facilità si è scaricata sull'economia reale e sulla vita delle imprese e delle nostre famiglie, noi abbiamo visto profonde distorsioni da parte dell'Agenzia delle entrate, così come da parte della riscossione di Equitalia, e la nostra critica è nota e non è il caso di ribadirla qui. Invece, in questa occasione, tornando alla voluntary disclosure, noi Conservatori e Riformisti riteniamo che il provvedimento vada nella direzione giusta, quella del rientro più ampio possibile e favorito il più possibile, per tornare a investire nel nostro Paese, come ci auguriamo facciano i cittadini che decidono di far rientrare i loro capitali dall'estero verso il nostro Paese. (Applausi dei senatori Bignami e Liuzzi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà.

TOSATO (LN-Aut). Signora Presidente, l'unico lato positivo di questo provvedimento è che, una volta approvato, il Parlamento riuscirà ad evitare che vengano applicati gli aumenti delle accise dei carburanti nei confronti dei cittadini italiani, aumenti che sono stati previsti dalle leggi finanziarie degli anni passati da Governi sostenuti dal Partito Democratico, utilizzati come clausole di salvaguardia qualora le entrate per finanziare i bilanci dello Stato non fossero state adeguate. Ripetutamente ci troviamo in questa situazione in cui si devono trovare coperture abborracciate e improvvisate per cercare di limitare questi aumenti.

Siccome la legge di stabilità del 2015 prevedeva che questa clausola non venisse adottata, e quindi l'aumento dell'accisa del carburante potesse essere evitata attraverso lo split payment e il reverse charge, e siccome la Commissione europea ha dichiarato che il reverse charge non si può applicare, il Governo ha deciso di utilizzare come copertura un maggiore utilizzo della voluntary disclosure. Questa è la sintesi assurda di questo provvedimento e della condotta alquanto folle di questo Governo nel costruire i bilanci dello Stato.

È evidente poi che l'allungamento dei termini della voluntary disclosure, che è il perno di questo provvedimento e che nelle previsioni del Governo dovrebbe consentire una copertura adeguata, è assolutamente aleatorio, perché noi non sappiamo, ad oggi, effettivamente quanto entrerà in termini di cassa entro quest'anno dall'applicazione di questa norma. Ci sono delle previsioni fatte dall'Agenzia delle entrate basate sostanzialmente su un campione di una parte delle domande fin qui presentate. Attraverso questa analisi si prevede che le entrate entro fine anno saranno esattamente la cifra sufficiente per coprire la clausola di salvaguardia. È evidente quindi che si tratta di una previsione assolutamente costruita sul nulla e che rinvierà per il momento l'applicazione dell'aumento delle accise solo fino al 1° gennaio 2016, cioè fra poco più di due mesi, ma che dovrà poi trovare una nuova copertura.

Io credo che le finanziarie portate avanti negli ultimi anni dal Partito Democratico con clausole di salvaguardia che prevedono l'aumento delle accise sulla benzina, l'aumento dell'IVA fino al 25 per cento, l'aumento dell'IRAP e dell'IRES, sono state costruite su fondamenta assolutamente inadeguate e di cui prima o poi si dovrà pagarne il conto. Arriverà il momento in cui un Governo, qualsiasi Governo, per una congiuntura grave dei conti pubblici, verrà qui e dirà al Parlamento che non è in grado di evitare questi aumenti.

Noi ci aspettavamo dal Governo e dal Partito Democratico, che ha introdotto nei bilanci dello Stato queste mine vaganti, che finalmente venissero neutralizzati questi pericoli per le tasche dei contribuenti, e invece vediamo continui rinvii, scelte fantasiose nel tentativo di evitarle con coperture che, come dicevo, sono assolutamente inadeguate.

Io chiedo al Sottosegretario come possa pensare che, allungando i termini della voluntary disclosure, che non è altro che la regolarizzazione dei capitali detenuti all'estero, portandoli al 30 novembre e prevedendo che la documentazione possa essere presentata entro il 30 dicembre, il frutto dell'applicazione di questa norma possa essere costituito da entrate effettive nella cassa dello Stato entro la fine dell'anno.

È evidente poi, visto che la norma prevede anche la rateizzazione di questo tipo di pagamenti, che le entrate effettive avverranno non entro il 2015, ma anche nel corso del 2016, e si creerà quindi uno sbilancio e una copertura assolutamente inadeguata di questa norma.

Signora Presidente, noi non condividiamo questo atteggiamento del Governo, che è assolutamente irresponsabile. Esso costruisce bilanci e leggi di stabilità fondati su due pilastri: da una parte, il taglio indiscriminato alle risorse degli enti locali, gravando sui cittadini, che nella maggior parte dei casi si vedono poi aumentare le tasse o vengono penalizzati da servizi pubblici essenziali sempre più carenti, prima tra tutti la sanità; dall'altra, l'indebitamento, l'aumento del debito pubblico, ed il rinvio dell'applicazione delle norme che prevedono l'aumento della pressione fiscale (invece di percorrere la riduzione della spesa pubblica dell'apparato statale, che non avete voluto aggredire).

Al di là delle chiacchiere, delle promesse e dell'ottimismo del Presidente del Consiglio è evidente che i conti dello Stato, grazie a queste manovre, fanno acqua da tutte le parti mettendo a rischio il futuro del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barani. Ne ha facoltà.

BARANI (AL-A). Signora Presidente, signor Sottosegretario, il decreto-legge al nostro esame è, da un lato, un atto dovuto e, dall'altro, un anticipo della manovra di finanza pubblica, che sarà meglio precisata dalla legge di stabilità. Esso mira a ridurre l'indebitamento netto già di quest'anno, per un importo di 728 milioni, come altri colleghi hanno avuto modo di precisare, con un effetto di trascinamento sugli esercizi futuri.

Il decreto-legge si è reso necessario per far fronte alla mancata autorizzazione comunitaria del cosiddetto reverse charge, vale a dire quell'istituto previsto dalla passata legge di stabilità che consentiva alla pubblica amministrazione di pagare la fattura di determinate forniture al netto dell'IVA, incassando direttamente l'importo di quest'ultima. Lo scopo era quello di semplificare un passaggio burocratico e, al tempo stesso, di contribuire alla lotta all'evasione, finalità cui eravamo favorevoli, visto che dal mancato pagamento dell'IVA (circa il 40 per cento del suo totale) derivano forme vistose di evasione.

Nonostante ciò, la Commissione europea non ha gradito, anche perché il gettito di questo tributo è uno dei parametri su cui viene calcolato il contributo annuo di ciascuno Stato al funzionamento dell'Unione europea. La Commissione europea ha preferito quindi evitare qualsiasi innovazione nel timore di creare un qualche precedente a favore di altri.

Dinanzi alla possibilità di un divieto postumo della Commissione il Governo è stato costretto a prevedere una specifica clausola di salvaguardia. Il comma 632 della legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità) stabiliva, infatti, che qualora la prescritta autorizzazione comunitaria non fosse stata concessa si sarebbe dovuto procedere con l'aumento dell'accise sui carburanti. Per fortuna, si è riusciti a scongiurare quest'ultima eventualità grazie alle maggiori entrate provenienti dalla voluntary disclosure, vale a dire dal rientro dei capitali previsto dall'accordo con le autorità elvetiche.

Signor Sottosegretario, al riguardo abbiamo presentato alcuni emendamenti volti ad introdurre una differenziazione tra coloro che hanno lavorato all'estero come emigrati, depositando il frutto del loro sudore nelle banche dove lavoravano, e chi invece ha esportato il capitale. Riteniamo infatti che i primi vadano salvaguardati e vadano considerati virtuosi, perché hanno risparmiato il frutto del loro sudore.

Visto che diamo un giudizio positivo su questo decreto-legge nel suo complesso, come annunzierà domani la nostra collega Eva Longo che svolgerà la dichiarazione di voto, il nostro sarà un voto di astensione o favorevole a seconda se si terrà conto di questa differenza o no.

Come ho detto, la senatrice Longo domani sarà più precisa, ma a me premeva oggi, in sede di discussione generale, chiederle di valutare di introdurre una differenziazione con gli emendamenti che abbiamo presentato, tra cui uno a firma del senatore Compagnone, che è qui a mio fianco, e di rispettare il lavoro ed il risparmio di italiani iscritti all'AIRE, mostrando che il Governo è consapevole ed ha ben chiaro chi ha comportamenti onesti e corretti e chi ha cercato di evadere.

Noi le chiediamo di riflettere, signor Sottosegretario. Il nostro giudizio è positivo; non è che un punto o un emendamento ci fa cambiare opinione, ma sicuramente noi riteniamo che per avere il voto favorevole occorra anche tutelare i lavoratori che non hanno trovato lavoro in Italia (sono oltre 50.000), sono andati all'estero e vanno considerati figli di suolo patrio italiano come tutti gli altri (Applausi dal Gruppo AL-A).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto il secondo gruppo di studentesse e di studenti dell'Istituto comprensivo «Arnaldo Fusinato» di Schio, in provincia di Vicenza, che stanno assistendo ai nostri lavori. Benvenute e benvenuti al Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2070 (ore 17,41)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Donno. Ne ha facoltà.

DONNO (M5S). Signora Presidente, ci troviamo oggi a parlare del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2015, n. 153, recante misure urgenti per la finanza pubblica. Uno si aspetta di trovare una bella manovra, in realtà è un provvedimento che faciliterà gli evasori fiscali. Infatti, un vecchio adagio recitava che fatta la legge, trovato l'inganno; oggi invece quel vecchio adagio volete per forza leggerlo e applicarlo al contrario: fatto l'inganno, trovata la legge (e subito votata).

Ci troviamo quindi davanti a un altro bel regalino per gli evasori. Dopo la legge n. 186 del 2014 che ha permesso ai detentori italiani di capitali esteri occultati di sanare la propria posizione senza pericoli, ecco che arriva la pezza d'appoggio per i ritardatari: una proroga con i fiocchi (si fa per dire, naturalmente) del termine per la presentazione dell'istanza di accesso alla procedura di collaborazione volontaria. Insomma, traducendo la filosofia renziana, per morire e per sanare le evasioni c'è sempre tempo (e, per quello che gli interessa, lui di tempo ne concede sempre tanto).

Dicono tra le righe dei documenti ufficiali che lo hanno fatto per scongiurare l'aumento delle accise sui carburanti, una misura che sarebbe scattata come diretta conseguenza dell'ennesima bacchettata inflitta dall'Europa, questa volta a proposito dell'inversione contabile riguardante il pagamento dell'IVA; tuttavia è lecito pensare, oltre che fondato dal punto di vista pratico, che il Governo avrebbe dovuto individuare per tempo le coperture proprio in vista di una possibile mancata autorizzazione da parte della Commissione europea e tutto questo lo avrebbe dovuto fare non di certo con la decretazione d'urgenza, pratica da voi ormai abusata e svuotata completamente della propria valenza, ma con un'apposita clausola. Non occorre un esperto aviatore per capire che non ci si butta da altezze vertiginose senza avere il paracadute, peggio ancora se lo si fa ignorando i conti presentati dall'oste, soprattutto quando l'oste in questione si chiama Europa.

Chissà chi gliele suggerisce a Renzi queste trovate da novello economista. La gamma degli ultimi espedienti è per tutti i gusti: si va dall'innalzamento del limite per i pagamenti in contanti fino a 3.000 euro, ai condoni fiscali per chi ha indebitamente trasferito e detenuto patrimoni all'estero, passando per la norma salva-Berlusconi, quella dell'ormai famoso articolo 19-bis della riforma sui reati fiscali, con la clausola escludente la punibilità entro la soglia del 3 per cento di evasione sull'imponibile. Viene quasi da preoccuparsi di quale sarà il prossimo passo per la lotta alle frodi: chi dovrà salvare dalla bancarotta? Così facendo arriverete ad inserire in Costituzione una tutela speciale per l'economia sommersa.

Va bene aderire a programmi di collaborazione transfrontaliera, ma a patto che non si trasformino in misure di ricompensa o, peggio, in una vera e propria campagna di incoraggiamento alla commissione di illeciti fiscali. Qui non si tratta certo delle innocenti evasioni cantate da Battisti, ma di manovre che rendono il gioco facile ai grandi frodatori con un giro di affari a partire da sei zeri. Aiutare gli inadempienti attraverso la concessione di ulteriori proroghe è niente più e niente meno che un'istigazione a delinquere per i beneficiari ed uno schiaffo in pieno volto per chi paga le tasse e si vede sottrarre ogni mese dalla busta paga imposte e contributi.

Mi siano concessi ancora pochi minuti per dire che quelli che erano vecchi cavalli di battaglia di Berlusconi (con lo scudo fiscale in testa alla classifica) non fanno altro che trovare utile ed ultima traduzione nelle leggi dell'allievo Renzi. Il finale della storia è rappresentato da decreti-legge per evasori come se piovesse. Ma quando fate un provvedimento di urgenza per gli onesti?

D'altronde, se i disegni di legge sul conflitto di interessi o sul reddito di cittadinanza continuano a prendere muffa nei cassetti parlamentari, un motivo ci sarà. E il motivo è sin troppo chiaro: ci vuole stoffa per portare avanti un Governo e state dimostrando di non averne nemmeno un pezzettino. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Moscardelli. Ne ha facoltà.

MOSCARDELLI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, credo che nella narrazione della realtà si possa davvero andare lontani e divergere da quella che è invece la realtà dei fatti.

Ci stiamo, oggi, apprestando ad approvare un provvedimento che è di buon senso perché va nella direzione non di sostenere, attraverso un ampliamento dei termini, un provvedimento che non sta dando frutti, ma di rispondere ad una domanda che arriva dal mondo delle professioni. Questa iniziativa legislativa ha colto nel segno e, attraverso un flusso costante di adesioni, sta favorendo il successo di un'iniziativa volta a far rientrare e riemergere capitali detenuti all'estero. Ciò naturalmente non mette in discussione le previsioni di entrata e, quindi, le finalità per cui la norma è stata prevista.

Tuttavia, credo che occorra ribadire e chiarire ancora una volta che, dal punto di vista delle esigenze connesse al provvedimento in esame, indubbiamente c'è stata inizialmente una complessità in termini di documentazione e procedura, che in questo caso non è un elemento burocratico di appesantimento, ma rappresenta piuttosto la volontà di avere una completezza di informazioni per arrivare al risultato che il provvedimento legislativo si prefigge.

D'altra parte, è anche vero che, nel comprendere questa procedura e nel chiudere gli accordi internazionali (compresi quelli con la Svizzera), si sono dati un potente impulso e un chiaro segnale in ordine al fatto che il Governo era determinato e aveva posto in campo un provvedimento efficace.

Invece di cercare di fare della facile propaganda dicendo che si fa un condono fiscale per evitare l'aumento delle accise, dobbiamo ricordare che abbiamo fatto un'operazione che comporta l'emersione di capitali senza alcun condono fiscale, in quanto si pagano per intero le imposte dovute e tutte le sanzioni. Allo stesso tempo, l'introduzione del reato di autoriciclaggio, insieme agli accordi internazionali e a quelli chiusi sullo scambio di informazioni, rende la vita difficile a chiunque voglia continuare a detenere capitali all'estero come ha fatto fino ad oggi. E ciò è tanto vero che il successo dell'operazione sta nel continuo flusso di adesioni per partecipare alla finestra che è stata aperta e che si richiude (infatti, con l'introduzione del reato di autoriciclaggio, si va incontro a sanzioni durissime).

Per quanto riguarda la lotta all'evasione, voglio ricordare che negli ultimi due anni vi è stato un aumento importante, significativo e consistente del recupero dell'evasione, ma ciò non basta (in quanto si tratterebbe di una filosofia e di un'impostazione di difesa in recupero dell'evasione dal momento che l'aumento, per quanto importante, è sempre relativo). Vi è tutta una serie di provvedimenti (dall'attuazione della delega fiscale al modello precompilato) che ha fatto emergere oltre 200.000 contribuenti che avevano dimenticato di fare la dichiarazione dei redditi. C'è tutta una serie di accordi a livello internazionale, scambio di informazioni e banche dati che consentono oggi, insieme all'attuazione della delega fiscale - quindi, ad una modernizzazione, ad un efficientamento del nostro sistema - di cogliere risultati significativi che vanno, da una parte, verso un contrasto vero all'evasione fiscale e, dall'altra, verso un moderno sistema più efficiente. E ciò, anche attraverso la collaborazione e la chiarezza delle norme, porta ad un'adesione maggiore da parte del contribuente a dichiarare e ad essere in linea con le regole previste per il cittadino contribuente, in un ambito di ricostituzione positiva del rapporto tra fisco e contribuente.

Questa è la realtà dei fatti e il provvedimento in esame va nella giusta direzione di aumentarne e garantirne quell'efficacia che fino ad oggi sta dimostrando.

Per questa ragione preannuncio sin d'ora il voto favorevole.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 28 ottobre 2015

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 28 ottobre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,51).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2015, n. 153, recante misure urgenti per la finanza pubblica (2070 )

PROPOSTA DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE

QP1

DE PETRIS, CAMPANELLA, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, BOCCHINO, PETRAGLIA, URAS, STEFANO

Respinta

Il Senato,

       premesso che:

            l'esercizio della potestà legislativa da parte del Governo, facendo ricorso in maniera reiterata al decreto-legge, ha determinato da tempo che esso non possa più essere ritenuto uno strumento eccezionale, come invece richiesto dalla Costituzione. Il Governo ha alterato la tradizionale divisione di poteri e l'equilibrio definito dalla Costituzione, facendo assumere alla decretazione d'urgenza un ruolo sistematico e primario rispetto al procedimento ordinario di formazione delle leggi, lesivo delle prerogative parlamentari. La riforma della Costituzione, ancora in itinere ma formalmente conclusa nel suo percorso parlamentare, non fa che aggravare ulteriormente lo squilibrio tra esecutivo e legislativo a favore del primo;

            la distinzione e il reciproco rispetto delle prerogative costituzionali di Parlamento e Governo, in forma di leale cooperazione, richiede il rispetto della forma di governo parlamentare, dei rapporti tra il Parlamento e l'Esecutivo, nonché del procedimento di formazione delle leggi, chiaramente evocato anche dall'articolo 77 della Costituzione. Fino a quando la Costituzione non subirà revisioni certe, essa dovrà essere rispettata anche dal Governo e da tutti gli altri poteri e organi costituzionali dello Stato, questi ultimi coinvolti a vario titolo in fase di adozione o di eventuale controllo successivo sul cronico fenomeno della decretazione d'urgenza, opponendosi ad iniziative contro la Costituzione, la democrazia parlamentare e la ordinaria procedura di approvazione delle leggi;

            il provvedimento in esame, all'articolo 1, non presenta il requisito di urgenza in quanto la norma che prevede l'applicazione del cosiddetto meccanismo del reverse charge per l'IVA alla grande distribuzione, al fine del contrasto delle frodi fiscali e in particolare delle cosiddette "frodi carosello", è stata introdotta con la legge di stabilità 2015 ponendo, a copertura, una norma di salvaguardia, costituita dall'aumento delle accise sui carburanti, che sarebbe scattata nel caso in cui la Commissione europea non avesse dato l'autorizzazione. Nel maggio scorso la Commissione UE boccia la norma consentendo al Governo di poter intervenire con legislazione ordinaria. Il Governo emana invece un primo decreto-legge a luglio per rinviare al 30 settembre l'introduzione della clausola di salvaguardia, ovvero l'aumento delle accise sui carburanti e, successivamente, il presente decreto per cambiare la copertura;

            parimenti lo stesso articolo 1 manca assolutamente del requisito di necessità poiché la norma in oggetto risulta comunque già provvista di coperta finanziaria, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione seppur con una misura, quella dell'aumento delle accise sui carburanti, oggettivamente antipopolare e in controtendenza agli sforzi per il rilancio economico e produttivo del Paese;

            la mancanza del requisito di necessità comporta di fatto la nullità della validità dell'adozione dell'atto stesso, come ribadito, infatti, dalla deliberazione della Corte costituzionale con sentenza n. 93 del 2011: "la persistenza di una situazione di fatto comportante la necessità e l'urgenza di provvedere tramite l'utilizzazione di uno strumento eccezionale, quale il decreto-legge, costituisce un requisito di validità dell'adozione di tale atto, la cui mancanza configura un vizio di legittimità costituzionale del medesimo, che non è sanato dalla legge di conversione.";

            la clausola di salvaguardia relativa all'aumento delle accise ha un carattere strutturale, a decorrere dal momento in cui entra in vigore e per tutti gli anni a venire, mentre lo slittamento di due mesi della possibilità concessa per l'inoltro delle domande per aderire al vantaggio del cosiddetto "scudo fiscale" ha il carattere di "una tantum", cioè una validità limitata ad un solo anno, in particolare il 2016, dopo che le domande saranno esaminate ed evase. A questo punto si pone il problema di uno squilibrio finanziario per l'anno 2015 in quanto le entrate rinvenienti dalla cosiddetta voluntary disclosure, in sostituzione dell'aumento delle accise, non saranno molto probabilmente disponibili se non nel 2016 per la possibilità di rateizzare i versamenti in periodi successivi al 2015, circostanza questa che, non consentendo di quantificare esattamente il gettito, in termini di cassa determina una violazione oggettiva del terzo comma dell'articolo 81 della Costituzione che recita: "Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.";

            con le entrate già stimate al 20 settembre 2015 che ammontano, secondo la relazione tecnica, a 1.406 milioni il provvedimento in esame, secondo lo stesso Governo, é abbondantemente "coperto"; quindi ai fini della copertura della "norma di salvaguardia" non vi sarebbe stata alcuna necessità di prorogare il condono per esportazione illegale di capitale. Per quali ragioni, quindi, il Governo ha voluto ulteriormente beneficiare gli evasori? Solo per "fare cassa", non esistendo altre ragioni plausibili. Infatti nella legge di stabilità 2016 appena depositata in Senato come AS 2111 il Governo quantifica un gettito di 2 miliardi provenienti dalla proroga di due mesi dello scudo fiscale (voluntary disclosure) per poter disporre di un "tesoretto" per ridurre la pressione fiscale ai soli fini elettoralistici, tanto è vero che nel contempo introduce una nuova ed ennesima clausola di salvaguardia secondo la quale se le entrate, provenienti dallo scudo fiscale, non saranno sufficienti come copertura, il Ministro dell'economia stabilirà con decreto a partire dal 1° maggio 2016 un aumento delle accise sui tabacchi e le bevande alcoliche. Il gioco del Governo è ormai scoperto: si tratta sempre di un continuo rilancio senza mai rispettare le scadenze e facendo slittare i provvedimenti più impopolari, come l'aumento delle accise sull'autotrazione, che pende sempre come una spada di Damocle sulla testa di tutti i cittadini contribuenti;

            parimenti violati sono: l'articolo 3, sul principio di uguaglianza tra i cittadini e l'articolo 53 della Costituzione, sul concorso dei cittadini alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva in base a un criterio di progressività, in quanto l'importo del condono non è ancorato ad un indice di capacità contributiva determinando così una ingiustificata disparità di trattamento tra i cittadini evasori e i contribuenti onesti. Infatti ai sensi dell'articolo 53 della Costituzione la capacità contributiva è il presupposto e il limite del potere impositivo dello Stato e, al tempo stesso, del dovere del contribuente di concorrere alle spese pubbliche, dovendosi interpretare detto principio come specificazione settoriale del più ampio principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione (sentenza n. 258 del 2002 e sentenza n. 341 del 2000 della Corte costituzionale). Risulta quindi evidente l'uso irragionevole che il Governo ha fatto e intende fare dei suoi poteri discrezionali in materia tributaria, come la arbitrarietà e la non giustificata entità dell'imposizione all'evasore che corrisponde solo al cinque per cento dell'intero capitale esportato all'estero illegalmente,

        delibera, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame dell'Atto Senato 2070

.

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Anitori, Broglia, Bubbico, Cassano, Cattaneo, Chiti, Ciampi, Conte, D'Ascola, Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Fasiolo, Fattori, Latorre, Messina, Minniti, Monti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Quagliariello, Rubbia, Simeoni, Stucchi, Verducci, Vicari e Zin.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bisinella, Crimi, De Petris, Finocchiaro e Lo Moro, per attività della 1ª Commissione permanente; De Biasi, per attività della 12ª Commissione permanente; Battista, Floris, Scilipoti Isgrò e Uras, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO; Buemi, Gaetti, Mirabelli e Molinari, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Corsini, Gambaro e Giro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza

Il Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico, con lettera in data 22 ottobre 2015, ha comunicato che il ruolo di segretario d'Aula, all'interno del Gruppo stesso, è assunto dal senatore Francesco Russo, in sostituzione del senatore Giorgio Tonini.

Gruppi parlamentari, nomina di tesoriere

La Presidente del Gruppo parlamentare "Conservatori e Riformisti" ha comunicato che, in data 3 giugno 2015, il Gruppo stesso ha nominato Tesoriere il senatore Lucio Tarquinio.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico, con lettera in data 26 ottobre 2015, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

3a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Sangalli, cessa di farne parte il senatore Lucherini;

5a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Lucherini, cessa di farne parte il senatore Sangalli.

La Presidente del Gruppo Misto, con lettera in data 26 ottobre 2015, ha comunicato che la senatrice Maria Mussini entra a far parte della 14a Commissione permanente.

Il Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia - Il Popolo della Libertà XVII Legislatura, senatore Paolo Romani, ha comunicato che cessa di far parte della 1a Commissione permanente ed entra a far parte della 3a Commissione permanente.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), nella seduta del 21 ottobre 2015, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato "Dibattito sulla revisione dei Trattati europei in vista delle scadenze del 2017" (Doc. XXIV, n. 55).

Il predetto documento è stato inviato al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega alle politiche e affari europei.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

In data 23 ottobre 2015, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione della 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione), approvata nella seduta del 20 ottobre 2015 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un meccanismo di ricollocazione di crisi e modifica il Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (COM (2015) 450 definitivo) (Doc. XVIII, n. 100).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.

In data 23 ottobre 2015, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione della 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione), approvata nella seduta del 20 ottobre 2015 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un elenco comune dell'UE di paesi di origine sicuri ai fini della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale, e che modifica la direttiva 2013/32/UE (COM (2015) 452 definitivo) (Doc. XVIII, n. 101).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.

Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato, in data 23 ottobre 2015, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati il senatore Luis Alberto Orellana, in sostituzione del senatore Enrico Buemi, dimissionario.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Ministro economia e finanze

(Governo Renzi-I)

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016) (2111)

(presentato in data 25/10/2015 );

Ministro economia e finanze

(Governo Renzi-I)

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2016 e bilancio pluriennale per il triennio 2016-2018 (2112)

(presentato in data 25/10/2015 );

senatori Romani Maurizio, Bencini Alessandra, Di Biagio Aldo, Pezzopane Stefania, Scavone Antonio

Istituzione della giornata nazionale dell'adozione (2113)

(presentato in data 26/10/2015 );

senatrice Nugnes Paola

Modifiche al Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di responsabilità estesa al produttore, prevenzione e riciclo post consumo dei beni ed istituzione dell'Agenzia Nazionale per il Riciclo (2114)

(presentato in data 26/10/2015 );

DDL Costituzionale

senatore Quagliariello Gaetano

Modifiche all'articolo 83 della Costituzione in materia di elezione del Presidente della Repubblica, all'articolo 97 della Costituzione in materia di Autorità indipendenti e all'articolo 5 della legge costituzionale n. 1 del 2012 per l'istituzione di una Commissione parlamentare per il controllo sulla finanza pubblica (2115)

(presentato in data 27/10/2015 );

DDL Costituzionale

senatore Quagliariello Gaetano

Modifiche agli articoli 88 e 92 della Costituzione (2116)

(presentato in data 27/10/2015 );

senatore Quagliariello Gaetano

Disposizioni in materia di elezioni primarie e disciplina dei partiti politici in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione (2117)

(presentato in data 27/10/2015 );

senatore Quagliariello Gaetano

Norme in materia di indipendenza, trasparenza e terzietà delle authorities (2118)

(presentato in data 27/10/2015 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Buemi Enrico ed altri

Modifica all'articolo 72 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di eliminazione del voto disgiunto tra il candidato a sindaco e le liste ad esso non collegate nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti (2063)

(assegnato in data 23/10/2015 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Giarrusso Mario Michele ed altri

Soppressione del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana (2065)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)

(assegnato in data 23/10/2015 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Simeoni Ivana ed altri

Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, finalizzate a limitare i casi di allontanamento dei minori dal nucleo familiare (2011)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 23/10/2015 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione delle seguenti Convenzioni: a) Convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, e relativo Protocollo, fatto a Ginevra il 20 giugno 2002; b) Convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, n. 187, fatta a Ginevra il 15 giugno 2006 (2072)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 23/10/2015 );

5ª Commissione permanente Bilancio

Sen. Uras Luciano

Piano organico per favorire la rinascita economica e sociale della Sardegna, in attuazione dell'articolo 13 dello Statuto speciale per la Sardegna (2046)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 23/10/2015 );

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. Simeoni Ivana ed altri

Disposizioni per il rilancio delle attività di valorizzazione dei parchi nazionali (2012)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 23/10/2015 );

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Riforma della RAI e del servizio pubblico radiotelevisivo (1880-B)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea)

S.1880 approvato dal Senato della Repubblica (assorbe S.746, S.760, S.1570, S.1795, S.1815, S.1823, S.1841, S.1855); C.3272 approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati (assorbe C.420, C.2846, C.2922, C.2924, C.2931, C.2942);

(assegnato in data 26/10/2015 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Amati Silvana, Sen. Malan Lucio

Modifica all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale (54-B)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

S.54 approvato dal Senato della Repubblica

C.2874 approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 27/10/2015 ).

Disegno di legge di stabilità, richiesta di parere ai sensi dell'articolo 126, commi 3 e 4, del Regolamento

In data 26 ottobre 2015, il disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016)"(2111) è stato inviato alla 5a Commissione permanente, per il parere previsto dall'articolo 126, commi 3 e 4, del Regolamento.

Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte

In data 23 ottobre 2015 è stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Crosio, Centinaio, Arrigoni, Divina, Calderoli, Candiani, Consiglio, Stefani, Stucchi, Volpi. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle presunte violazioni della normativa sul limite delle emissioni i gas inquinanti dei veicoli venduti e commercializzati in Italia" (Doc. XXII, n. 26).

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 ottobre 2015, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 9 luglio 2015, n. 114 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva di esecuzione 2014/58/UE della Commissione che istituisce, a norma della direttiva 2007/23/CE, un sistema per la tracciabilità degli articoli pirotecnici (n. 218).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 6 dicembre 2015. Le Commissioni 2a, 5a, 10a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 26 novembre 2015.

Governo, trasmissione di atti

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettere in data 14 ottobre 2015, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, due decreti concernenti:

l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2009, per "Consolidamento parete a valle lato nord del centro storico sovrastante Piazza Melidoro" nel Comune di Valsinni (Matera). La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 13a Commissione permanente, competenti per materia (Atto n. 632);

l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2010, per "Bonifica e sistemazione dei movimenti franosi in atto nella località Serra Alta - Frazione Case Alfonsi nel Comune di Balsorano (L'Aquila)". La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 13a Commissione permanente, competenti per materia (Atto n. 633).

Con lettere in data 15 ottobre 2015 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Isernia, Dasà (Vibo Valentia), Marino (Roma).

Governo, comunicazioni dell'avvio di procedure d'infrazione

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per le politiche e gli affari europei, con lettera in data 15 ottobre 2015, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le seguenti comunicazioni concernenti l'avvio di procedure d'infrazione, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che sono trasmesse alle sottoindicate Commissioni, nonché alla 14a Commissione permanente:

comunicazione relativa alla procedura di infrazione n. 2015/0439, del 28 settembre 2015, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, concernente la direttiva 2013/56/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, che modifica la direttiva 2006/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori per quanto riguarda l'immissione sul mercato di batterie portatili e di accumulatori contenenti cadmio destinati a essere utilizzati negli utensili elettrici senza fili e di pile a bottone con un basso tenore di mercurio, e che abroga la decisione 2009/603/CE della Commissione - trasmessa alla 13a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 134);

comunicazione relativa alla procedura di infrazione n. 2015/0440, del 28 settembre 2015, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, concernente la direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (rifusione) - trasmessa alla 6a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 135).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 16 e 20 ottobre 2015, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (C.R.A.), per l'esercizio 2013. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XV, n. 323);

della Fondazione Rossini Opera Festival (ROF), per l'esercizio 2014. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 324);

dell'Ente di previdenza ed assistenza pluricategoriale (EPAP), per l'esercizio 2014. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 325).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

Sono pervenuti al Senato i seguenti voti regionali:

risoluzione della regione Emilia-Romagna sulla "comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni su un "new deal" per i consumatori di energia - COM (2015) 339 definitivo del 15 luglio 2015". Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138 del Regolamento, alla 10a e alla 14a Commissione permanente (n. 65);

risoluzione della regione Emilia-Romagna sulla "proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/87/CE per sostenere una riduzione delle emissioni più efficace sotto il profilo dei costi e promuovere investimenti a favore di basse emissioni di carbonio COM (2015) 337 definitivo del 15 luglio 2015". Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138 del Regolamento, alla 13a e alla 14a Commissione permanente (n. 66);

risoluzione della regione Lombardia sulla "comunicazione della Commissione, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul progetto di relazione congiunta del Consiglio e della Commissione sull'attuazione di un quadro rinnovato di cooperazione europea i materia di gioventù per il 2015 (2010-2018)". Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138 del Regolamento, alla 11a Commissione permanente (n. 67).

Interpellanze, apposizione di nuove firme

I senatori Fattorini, Guerrieri Paleotti, Puppato, Sollo e Spilabotte hanno aggiunto la propria firma all'interpellanza 2-00312 della senatrice Favero ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Padua ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02290 della senatrice Idem ed altri.

La senatrice Valentini ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04725

del senatore Pagliari ed altri.

I senatori Gianluca Rossi, Albano, Bignami, Conte, Dalla Zuanna, Fasiolo, Fattorini, Elena Ferrara, Lanièce, Lucherini, Molinari, Pezzopane, Puppato, Romano, Scalia, Valdinosi, Compagnone e Valentini hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04735 del senatore Pagliari e della senatrice Padua.

Mozioni

MATTESINI, ALBANO, CARDINALI, COLLINA, Elena FERRARA, FILIPPIN, PADUA, SILVESTRO, VALDINOSI, MATURANI, ROMANO, CONTE, SCILIPOTI ISGRO', AMATI, ANGIONI, BERTUZZI, BORIOLI, CUOMO, FABBRI, FASIOLO, GIACOBBE, GINETTI, IDEM, LO GIUDICE, MARGIOTTA, MOLINARI, ORRU', PAGLIARI, PEZZOPANE, SOLLO, VATTUONE, ZANONI - Il Senato,

premesso che:

la sottrazione internazionale dei minori è un fenomeno crescente, per diverse concause che lo alimentano, a partire dall'aumento consistente di matrimoni o di convivenze binazionali, prodotte dall'incremento dei flussi migratori. Tali unioni sono spesso caratterizzate da un'elevata conflittualità legata alle differenze socio-culturali e religiose, che inducono, nei casi più estremi, alla sottrazione del figlio da parte di uno dei due genitori allo scopo di trasferirlo nel proprio Paese di origine;

la "sottrazione internazionale di minore" si verifica nel caso in cui un minore viene illecitamente trasferito all'estero o illecitamente trattenuto all'estero (mancato rientro);

tra i principi fondamentali dei diritti dell'infanzia, ampiamente tutelati da normative nazionali che internazionali, emerge quello del "superiore interesse" del minore: in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata ed in ogni situazione problematica, l'interesse del minore deve essere prioritario (art. 3 della Convenzione ONU; preambolo della convenzione de L'Aja del 25 ottobre 1980). Fondamentale è anche il diritto ad avere rapporti affettivi stabili e duraturi con entrambe le figure genitoriali, anche dopo la separazione od il divorzio (art. 9.3. della Convenzione ONU; art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea);

la sottrazione internazionale dei minori viene comunemente definita: a) "attiva" quando il minore viene illecitamente condotto dall'Italia all'estero o non è ricondotto in Italia, quale Paese di residenza abituale, a seguito di un soggiorno all'estero; b) "passiva" quando viene trasferito illegittimamente in Italia, provenendo da un diverso Paese;

le modalità della sottrazione sono: a) ad opera di un genitore, in assenza di dispositivo-giuridico, immediatamente prima cioè della separazione o dell'interruzione della convivenza. Questo comportamento è caratteristico di chi ambisce a diventare genitore affidatario ed è espressione di un progetto altamente premeditato. Si tratta spesso di sottrazione attuata con l'inganno, che non si configura immediatamente come tale; tipica è la motivazione di partire con i figli per un periodo di vacanze nel proprio Paese d'origine, per poi non fare più ritorno, e nella gran parte di casi il tentativo è quello di inibire immediatamente le frequentazioni tra i figli sottratti ed il genitore che vive in Italia; b) ad opera del genitore affidatario, dopo la separazione o l'interruzione di convivenza; tale situazione si concretizza solitamente in un periodo compreso fra le poche settimane ed i 6 mesi dal provvedimento del giudice con il quale si dispone l'affido, e le motivazioni che spingono a sottrarre i figli per condurli all'estero possono essere di carattere emotivo-relazionale o pratico-economico; c) ad opera di un genitore non affidatario che vuole riacquistare l'esercizio della responsabilità genitoriale sine titulo;

la mancanza di un'adeguata normativa, la scarsa incisività della nostra diplomazia, una tempistica dilatata ed assolutamente inadeguata, la blanda efficacia delle convenzioni internazionali determinano una difficoltà di soluzione dei casi di sottrazione internazionale dei minori sulla quale occorre riflettere per disporre interventi più efficaci;

tra gli accordi internazionali che concernono la sottrazione di minori vi è la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, approvata a New York il 20 novembre 1989 ed introdotta nell'ordinamento italiano con la legge n. 176 del 1991. Tale convenzione è stata ratificata da 194 Stati e chiede loro di adeguare la propria normativa al fine di rispondere ai principi della Convenzione. La Convenzione ed i suoi 3 protocolli opzionali sono lo strumento internazionale più completo in materia di promozione e di tutela dei diritti dell'infanzia. Tra questi va segnalato il principio del superiore interesse del bambino (art. 3); il diritto a preservare la propria identità, ivi compresa la nazionalità, il nome e le sue relazioni familiari (art. 8); ad intrattenere rapporti personali e diretti con entrambi i genitori (art. 9 e 10); ad essere tutelato contro gli illegittimi trasferimenti all'estero (art. 11). La Convenzione non ha portata immediatamente precettiva (self-executive) e, pertanto, non può essere fonte di alcun ricorso nel Paese convenuto. È infatti un documento che sancisce l'accordo tra diverse nazioni ed ovviamente non prevede sanzioni per i singoli cittadini sottraenti; altresì non previste sanzioni, richiami, ammonizioni o radiazioni per i Paesi convenuti che la applicano limitatamente o non la applicano affatto;

vi è inoltre la Convenzione de L'Aja del 1980, sugli "aspetti civili della sottrazione internazionale dei minori", introdotta nell'ordinamento italiano con la legge n. 64 del 1994 e ratificata da 93 Paesi. Si pone l'obiettivo primario di consentire il ritorno del minore nello Stato di residenza abituale (art. 8); altro fondamentale obiettivo della convenzione è la regolamentazione del diritto di visita del genitore non affidatario. Ad oggi la Convenzione è l'unico strumento giuridico internazionale cogente cui è possibile ricorrere per i casi di sottrazione o per la regolamentazione del diritto di visita con Paesi non appartenenti all'Unione europea. Occorre tuttavia evidenziare che le procedure previste non trovano applicazione identica ed uniforme in tutti gli Stati, dipendendo l'attuazione, in concreto, dalle singole normative interne di recepimento;

tale strumento convenzionale risulta infatti debole per 3 principali motivi: a) tempi insostenibili dell'iter giudiziario (mediamente 3 gradi di giudizio ai fini della definitività della sentenza); b) frequenti interpretazioni strumentali dell'art. 13 da parte degli organi di giustizia del Paese verso il quale il minore è sottratto. L'art. 13 prevede difatti le eccezioni al rimpatrio del minore sottratto: 1) qualora la persona, l'istituzione o l'ente che si oppone al ritorno esercitava a pieno titolo il diritto di affidamento, ovvero aveva acconsentito, anche successivamente al ritorno del minore; 2) qualora il minore di adeguata età e maturità manifesti il rifiuto di tornare; 3) qualora il rimpatrio esponga il minore a situazioni intollerabili o pericolose. Non è previsto alcun obbligo di dettagliare e dimostrare le presunte "situazioni intollerabili o pericolose", pertanto quest'ultima eccezione risulta essere di gran lunga la più utilizzata; c) manca inoltre la ratifica di quasi tutti i Paesi di religione islamica e dei Paesi dell'Estremo oriente;

vi è anche la Convenzione europea sul riconoscimento e l'esecuzione di decisioni in materia di affidamento dei minori, meglio nota come Convenzione del Lussemburgo del 1980, ratificata con legge n. 64 del 1994, sul riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia di affidamento dei minori e sul ristabilimento dell'affidamento. La Convenzione è infatti fondata sul presupposto dell'esistenza di un provvedimento di affidamento del minore nello Stato in cui egli risiede al momento della sottrazione. È stata ratificata da 34 Stati aderenti al Consiglio d'Europa, ma risulta alquanto debole e lascia ampio margine di discrezionalità al giudice dello Stato convenuto. Proprio in ragione della sua inefficacia la convenzione di Lussemburgo viene raramente invocata nei procedimenti;

ancora, la Convenzione di Bruxelles II (regolamento (CE) n. 1347/2000), entrata in vigore nel 2001, rappresenta un tentativo di regolamentare la materia in ambito comunitario; tale strumento è stato sostituito a partire dal 2005 dalla Bruxelles II e II bis;

infine, vi è il regolamento (CE) n. 2201 del Consiglio dell'Unione europea del 27 novembre 2003 (cosiddetto Bruxelles II) relativo alla competenza, al riconoscimento ed all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale ed in materia di responsabilità genitoriale. Il regolamento, attualmente in vigore dal 2004, ha subito un aggiornamento nel 2005 per quello che concerne il riconoscimento delle sentenze tra la Santa sede e la Spagna, Italia e Malta. In materia di sottrazione dei minori, il regolamento integra la Convenzione de L'Aja e stabilisce tra l'altro: a) la competenza del giudice del Paese ove il minore risiedeva prima della sottrazione; b) l'esecutività delle decisioni emesse dal giudice competente provviste del cosiddetto certificato standard (titolo esecutivo europeo). Il regolamento rappresenta quindi uno strumento incisivo per la regolamentazione delle vicende riguardanti la sottrazione illecita di minore, nonostante, come tutti gli atti comunitari, sia direttamente applicabile solo tra i Paesi europei firmatari. Lo scopo è quello di uniformare la legislazione europea ed evitare il più possibile casi di contrasto giurisprudenziale che, alimentando le dispute tra genitori, altro non fanno che minacciare il sereno viluppo della psicologia del bambino;

considerato che:

in Italia le competenze istituzionali sono assegnate: 1) al Ministero della giustizia, che interviene mediante l'autorità centrale istituita presso il Dipartimento per la giustizia minorile, nei casi di sottrazione (attiva e passiva) che coinvolgono sia italiani minori che stranieri, avvenuti tra l'Italia e quei Paesi nei quali è in vigore la convenzione de L'Aja. Il Dipartimento per la giustizia minorile è autorità centrale anche per l'attuazione del regolamento (CE) n. 2201/2003 (Bruxelles II); 2) alla Direzione generale degli italiani all'estero del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale: è competente per casi che non hanno avuto esecuzione a mezzo della Convenzione de L'Aja e per i casi che coinvolgano Stati non aderenti alla Convenzione di Bruxelles. Il Ministero, nei soli casi di sottrazione "attiva" di un minore italiano, può fornire assistenza consolare all'estero al genitore ed al minore italiani e, ove opportuno, sostenere le procedure avviate dai legali. 3) alle ambasciate italiane nel mondo: il console generale ha funzione di giudice tutelare per i minori italiani residenti nel suo territorio di competenza (ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 200 del 1967);

nella maggioranza dei Paesi occidentali la sottrazione di minori viene considerata un reato di grave allarme sociale e la relativa fattispecie si fonda sulla violenza fisica o psichica, anche in termini di coartazione, subita dal minore. In Italia la relativa fattispecie (art. 574-bis del codice penale) non sembra ancora garantire sufficiente tutela. Anzitutto, come può evincersi dalla collocazione sistematica della norma (all'interno della sezione codicistica inerente ai delitti contro la famiglia, non certo contro la personalità o libertà individuale o, comunque, contro la persona): il bene giuridico protetto in questo caso non è la libertà del minore ma la potestà (oggi responsabilità) dell'altro genitore, al punto che il consenso dell'interessato non ha funzione discriminante ma meramente attenuante (ai sensi del comma 2, ovviamente in presenza di minore ultraquattordicenne). In secondo luogo, la previsione in 4 anni del massimo edittale di pena determina l'inapplicabilità dei principali e più efficaci mezzi di ricerca della prova: intercettazioni telefoniche e ambientali in primo luogo, nonché di misure cautelari custodiali,

impegna il Governo:

1) a sostenere ogni iniziativa utile ad innalzare il massimo edittale di pena previsto all'art. 574-bis del codice penale ovvero a prevedere l'ammissibilità, per procedimenti inerenti a tale reato, di misure restrittive della libertà personale e della misura preventiva della custodia cautelare;

2) a promuovere la costituzione di un fondo dedicato al gratuito patrocinio per le vittime di sottrazione, tenuto conto che le spese per procedure giudiziarie all'estero sono insostenibili per tutti i cittadini che non appartengono ad una fascia di reddito privilegiata;

3) a definire nuovi trattati bilaterali promossi dal Ministero degli affari esteri con gli Stati aderenti e non aderenti alla Convenzione de L'Aja, perché la snellezza degli accordi tra due soli Paesi contraenti comporta un criterio di reciprocità a tutto vantaggio della rapida soluzione dei singoli casi e nell'interesse primario del minore;

4) ad agire in ambito europeo ed internazionale affinché siano previste sanzioni verso i Paesi inadempienti agli obblighi derivanti dalle convenzioni e siano studiate e messe in atto misure diplomatiche e politiche adeguate al fine di indurre tali Stati ad un atteggiamento più collaborativo nell'esclusivo interesse dei bambini coinvolti;

5) ad elaborare e a diramare a tutte le ambasciate italiane nel mondo un protocollo di intesa sulle iniziative da intraprendere nel caso di sottrazione di un minore italiano. Di estrema importanza, in tale ambito, dovrà essere l'accompagnamento del genitore che tenta di esercitare il diritto di visita;

6) ad intensificare il controllo alle frontiere, affinché non vengano sottratti minori, nonostante divieti giudiziari di espatrio, attraverso frontiere ed aeroporti italiani;

7) a superare la bipartizione di competenze tra Ministero della giustizia e Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, tramite l'istituzione di un Comitato interministeriale per la sottrazione dei minori, diretto dal Garante per l'infanzia, che coordini l'attività da svolgere in ogni singolo caso e che ricopra il compito di autorità centrale dello Stato, così come definita dalla Convenzione de L'Aja.

(1-00480)

Interrogazioni

CARDIELLO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in data 24 giugno 2015 è stato proclamato sindaco di Eboli Massimo Cariello e con lui l'intera assise comunale, a seguito dei risultati delle elezioni amministrative;

in data 1° luglio, con nota n. prot. 23046 a firma di un consigliere comunale, è stata richiesta la verifica delle situazioni di incompatibilità del sindaco e dei consiglieri comunali ex art. 63, commi 4-6, del testo unico degli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, così come imposto dall'articolo 41;

nel corso del primo Consiglio comunale, il consigliere "anziano" ha invitato i consiglieri a comunicare le situazioni di incompatibilità, senza ricevere risposta alcuna e a chiusura della seduta è stato allertato il prefetto di Salerno;

al momento della proclamazione il sindaco di Eboli ricopriva, e ricopre tuttora, la carica di membro del consiglio generale e del consiglio direttivo del consorzio ASI (Area sviluppo industriale di Salerno);

il consorzio è un ente pubblico economico ed Eboli è uno dei Comuni consorziati con relativa quota di partecipazione, come disciplinato dallo statuto dell'ASI adeguato alla legge della Regione Campania del 13 agosto 1998, approvato dal Consiglio regionale con delibera n. 13/13 del 23 gennaio 2001;

in data 14 luglio 2015 la Prefettura di Salerno, con nota prot. pref. n. 0055095, ha chiesto notizie in merito;

in data 28 luglio la Prefettura di Salerno, senza avere alcun riscontro, con nota prot. pref. n. 0059196, ha chiesto nuovamente notizie in merito;

in data 31 luglio il responsabile del Settore tributi, con nota n. prot. 26570, ha evidenziato che il sindaco di Eboli e 6 consiglieri comunali su 24 (tra cui il presidente del Consiglio comunale) hanno cartelle esattoriali pendenti nei confronti dell'ente;

in data 17 agosto è stata indirizzata, con nota protocollata al presidente del Consiglio comunale, diffida ad adempiere ai fini della convocazione del Consiglio comunale ex art. 69 del testo unico;

inoltre, in data 19 agosto l'avvocatura del Comune di Eboli, con nota prot. n. 28322, ha comunicato che un altro consigliere comunale ha un giudizio pendente nei confronti dell'ente;

in data 25 settembre, con note prot. n. 32757 e prot. n. 32755 a firma di un consigliere comunale, è stato chiesto al segretario comunale (quale organo sostitutivo e anti corruzione) a prendere provvedimenti in merito;

la Prefettura di Salerno, in data 28 settembre, ha inviato la nota prot. pref. n. 0074879, con cui si ribadisce la competenza del Consiglio comunale a contestare le situazioni di incompatibilità e ha sollecitato il presidente del Consiglio comunale ad adempiere tempestivamente tutti gli atti consequenziali;

in data 19 ottobre è stato convocato il Consiglio comunale avente all'ordine del giorno: "Incompatibilità consiglieri comunali commi 4-5-6 art. 63 Tuel";

il 23 ottobre il Consiglio non è stato insediato per mancanza del numero legale (presenti solo 7 consiglieri comunali su 24);

ritenuto che, a norma dell'articolo 41 del testo unico, tale controllo è obbligatorio prima di qualsiasi altro atto deliberativo, ma il Consiglio comunale ha proceduto a numerose votazioni di atti deliberativi, nel silenzio e nell'omissione di chi sapeva ma non ha dichiarato l'incompatibilità;

ritenuto altresì che:

il decreto legislativo n. 39 del 2013 prevede, agli articoli 11 e seguenti, il divieto del cumulo di incarichi pubblici;

è compito delle istituzioni combattere l'evasione fiscale ed evitare il perpetrarsi di violazioni normative al fine di salvaguardare la dignità e la tutela degli enti comunali,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di disporre le opportune verifiche volte ad accertare le responsabilità omissive degli organi preposti al controllo del Comune di Eboli e provvedere a ripristinare le situazioni di legalità, con tutti i provvedimenti di competenza che riterrà opportuno adottare.

(3-02320)

BISINELLA - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dello sviluppo economico - Premesso che:

in data 27 ottobre 2015 un quotidiano veneto ("la tribuna di Treviso") ha riportato la notizia della diffusione nel Regno Unito di caramelle e patatine che riportano nel loro nome la dicitura "Prosecco";

i consorzi di tutela del noto vino trevigiano non sono ovviamente d'accordo rispetto all'utilizzo improprio di un nome in cui tutto il territorio ha investito molto ed a cui si legano i destini di migliaia di lavoratori impiegati nel settore;

gli stessi consorzi di tutela hanno già comunicato quanto accaduto al Ministero dello sviluppo economico, all'Interpol, all'Europol, all'Agenzia delle dogane e dei monopoli e Scotland Yard ed in più hanno annunciato l'intenzione di avviare un'azione legale contro chi ha utilizzato il nome "Prosecco" impropriamente;

nello specifico, secondo quanto riportato dal quotidiano, sono state commercializzate da Tesco, uno dei maggiori gruppi di distribuzione della Gran Bretagna, della patatine al gusto "Prosecco e Sambuco", mentre sul sito della società Sugar Sin vengono vendute delle caramelle gommose al gusto "Prosecco";

i 2 casi comunque non sarebbero che gli ultimi di una lunga serie; si annoverano infatti negli anni, tra gli altri, il "Prosecco Garibaldi" prodotto in Brasile, il Prosecco Vintage australiano, oltre ai vari "Brosecco", "T-secco", "Prosecco Casuale", "Prosejito", "Limonsecco", eccetera;

stando a quanto riportato, "Sistema Prosecco", ente che si occupa di combattere le contraffazioni del vino trevigiano o l'utilizzo improprio del nome per prodotti che nulla hanno con questo a che vedere, sborserebbe circa 150.000 euro all'anno per far fronte alla "battaglia giudiziaria" finalizzata alla tutela del marchio e del prodotto,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle problematiche esposte in premessa;

quali azioni intendano intraprendere per evitare la contraffazione e l'utilizzo improprio di un marchio simbolo dell'agroalimentare del made in Italy, che peraltro sta conoscendo ampi margini di crescita e di sviluppo, evitando di far gravare sugli stessi consorzi di tutela e quindi, in definitiva, sui produttori, i costi per difendere in sede giudiziaria il proprio lavoro.

(3-02321)

CAPPELLETTI, GIROTTO, TAVERNA, AIROLA, GIARRUSSO, SANTANGELO, MANGILI, DONNO, COTTI, PAGLINI, PUGLIA, BOTTICI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che in data 3 febbraio 2015 la Provincia di Venezia ha rilasciato la determina n. 333/2015 di non assoggettamento alla procedura di VIA (valutazione impatto ambientale) dell'ampliamento del deposito di oli minerali mediante realizzazione di uno stoccaggio di GPL di 9.000 metri cubi proposto dalla società Costa bioenergie Srl situato a 300 metri dal centro storico di Chioggia, condizionando il provvedimento "all'approvazione da parte dell'autorità competente delle necessarie varianti conseguenti all'introduzione del traffico di navi gasiere alla struttura organizzativa e gestionale del porto, emergenti al piano di sicurezza";

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

in data 2 ottobre 2015, presso la stazione dei Carabinieri di Chioggia sottomarina è stato depositato un apposito esposto;

nel verbale del comitato tecnico regionale del 30 giugno 2014 per l'integrazione dell'esame preistruttorio del rapporto preliminare di sicurezza, fase "nulla osta" di fattibilità, per la realizzazione di un nuovo deposito costiero di GPL a Chioggia, località Val da Rio, si analizzavano le distanze delle strutture più vicine al deposito GPL: 1) a distanza inferiore di 500 metri dall'ex cittadella della giustizia si trovano la stazione ferroviaria e il supermercato Eurospin; 2) a distanza tra i 500 e 600 metri, si trovano lo stadio Ballarin, il cimitero, la biblioteca e le scuole elementari. Inoltre, il verbale evidenziava che il gruppo di lavoro ritiene che il deposito avesse un elevato livello di sicurezza, ma andasse vincolato a varie prescrizioni ulteriori da recepire nel progetto particolareggiato;

nel verbale del comitato tecnico regionale n. 1359 del 2 settembre 2014 si leggeva che "nella valutazione della destinazione d'uso di terreni in prossimità di stabilimenti a rischio d'incidente rilevante, ad integrazione dei criteri di compatibilitàà esposti nel decreto ministeriale del 15 maggio 1996, le autorità preposte alla pianificazione territoriale ed urbanistica debbano tenere in debita considerazione la presenza o la previsione di elementi particolarmente vulnerabili soggetti a grandi affollamenti, ovvero stante il grado d'incertezza delle analisi delle frequenze e della magnitudo degli scenari incidentali, si auspica che non venga utilizzato un approccio esclusivamente di tipo deterministico nella pianificazione territoriale. Inoltre, la destinazione di aree a possibile grande affollamento, anche se compatibili, in prossimità di stabilimenti a rischio d'incidente rilevante, rende indispensabile un'accurata pianificazione dell'emergenza esterna";

la Capitaneria di porto di Chioggia in data 18 giugno 2014 con nota n. 0011913 affermava che attualmente nel porto di Chioggia era autorizzata la movimentazione di gas GPL (classe 2) solo in colli e in quantità molto limitate, come da ordinanza n. 60/1999 della Capitaneria stessa;

inoltre, la Capitaneria asseriva che la valutazione sulla realizzabilità del progetto avrebbe dovuto essere effettuata nell'ambito di una proposta di variante al piano regolatore portuale, ai sensi dell'art. 5 della legge n. 84 del 1994;

il Comune di Chioggia, con nota n. 41898 del 10 settembre 2012 firmata dal dirigente all'urbanistica, nel riconfermare il parere favorevole precedentemente comunicato alla Regione Veneto, con nota n. 30350 del 10 giugno 2009, riteneva doveroso ed importante precisare che l'installazione e l'esercizio del deposito costiero per i carburanti nella zona portuale di Val da Rio non doveva comportare la costituzione di una fascia di rispetto e/o vincolo di edificabilità tale da compromettere le previsioni dell'amministrazione comunale per la realizzazione del nuovo mercato ittico nell'area adiacente al sito in cui sorge il deposito costiero della società;

il Comune di Chioggia con nota n. 28369 del 16 giugno 2014, firmata dal dirigente all'urbanistica, comunicava di non poter partecipare alla conferenza dei servizi, convocata dal Ministero dello sviluppo economico con nota n. 10828 del 4 giugno, per l'autorizzazione all'ampliamento del deposito costiero di prodotti energetici ad uso commerciale, confermando altresì il proprio parere favorevole alla richiesta di ampliamento a condizione che fossero risolte le problematiche di cui alle sanatorie edilizie in corso e al rispetto delle condizioni espresse nella nota n. 41898 del 10 settembre 2012;

il Comune, con nota n. 38997 del 22 agosto 2014 firmata dal dirigente all'urbanistica, comunicava che con l'adozione della delibera di Giunta n. 136 del 19 giugno 2013 era stato individuato un nuovo sito denominato "Aleghero" per l'ubicazione del mercato ittico all'ingrosso e che pertanto non sussistevano più le condizioni poste nel precedente parere, espresso con nota n. 418989 del 10 settembre 2012, indicanti che "l'installazione e l'esercizio del deposito costiero per i carburanti nella zona portuale di Val da Rio, non deve comportare la costituzione di una fascia di rispetto e/o vincolo di edificabilità tale da compromettere le previsioni dell'Amministrazione Comunale per la realizzazione del nuovo mercato ittico nell'area adiacente al sito in cui sorge il deposito costiero della società in oggetto";

il Comune, con nota n. 8979 del 3 marzo 2015 firmata dal dirigente all'urbanistica, comunicava di non poter partecipare alla seconda conferenza dei servizi, convocata dal Ministero dello sviluppo economico con nota n. 3061 del 16 febbraio 2015, per l'autorizzazione all'ampliamento del deposito costiero di prodotti energetici ad uso commerciale da tenersi il 3 marzo 2015 presso lo stesso Ministero e confermava i pareri precedentemente espressi in data 16 giugno 2014, prot. n. 28369, e in data 22 agosto 2014, prot. n. 38997;

considerato infine che, a giudizio degli interroganti:

nel verbale del comitato tecnico regionale del 30 giugno 2014, nell'elencare le distanze dagli altri edifici circostanti, non si citava o si ometteva che a 300 metri sono situate le prime abitazioni del centro storico di Chioggia;

nel piano della sicurezza ed evacuazione non si evinceva il coinvolgimento dei residenti nel centro storico di Chioggia (circa 10.000 abitanti) che, invece, è fondamentale anche in virtù della conformazione edilizia del centro storico dove l'eventuale incendio di alcune abitazioni potrebbe facilmente propagarsi agli altri edifici contigui;

il Comune di Chioggia pare essere contraddittorio in merito alla scelta che ha portato ad individuare la futura ubicazione del mercato ittico all'ingrosso, richiamando in data 22 agosto 2014 la delibera di Giunta n. 136/2013 già in essere quando il Comune stesso, con la seconda nota n. 28369 del 16 giugno 2014, ha confermato il problema delle distanze dal deposito di GPL,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se non considerino anomalo che la Provincia di Venezia ritenga di non assoggettare il progetto alla procedura di VIA pur riguardando una zona collocata in piena laguna di Venezia, a 300 metri dal centro urbano di Chioggia nonché in un'area sottoposta a salvaguardia di Venezia e al piano di area della laguna e dell'area veneziana;

quali iniziative di competenza intendano intraprendere per risolvere le problematiche connesse al traffico navale all'interno del porto di Chioggia che, a giudizio degli interroganti, verrà condizionato dal transito delle navi gasiere in ingresso dal porto di Chioggia, nonché al grado di pericolo per la navigazione di tali navi che transiteranno a poche decine di metri dal centro abitato;

se non ritengano opportuno attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, per impedire che il deposito di GPL da 9.000 metri cubi sia situato a circa 300 metri dal centro storico di Chioggia, che in caso di evento verrebbe irrimediabilmente devastato;

se non ritengano opportuno attivarsi, per quanto di propria competenza, al fine di predisporre un piano di sicurezza e di evacuazione, anche via acqua verso la laguna, che consenta agli abitanti del centro storico di Chioggia di mettersi in salvo, in caso di necessità, nel minor tempo possibile;

se non ritengano, per quanto di competenza, di dover verificare le motivazioni per cui, nonostante i pareri non positivi espressi dalla Capitaneria di porto di Chioggia che specifica che la movimentazione di gas GPL può essere effettuata solo in colli e in quantità molto limitate come da ordinanza n. 60/1999, sia stata rilasciata l'autorizzazione alla costruzione del deposito GPL;

se intendano attivarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, con l'amministrazione coinvolta al fine di verificare le motivazioni che hanno determinato la mancata partecipazione alle conferenze dei servizi indette in merito ad un'autorizzazione di importanza strategica essenziale per il futuro del porto di Chioggia e per l'intera economia e sicurezza della città.

(3-02322)

TAVERNA, AIROLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, COTTI, DONNO, FUCKSIA, GIROTTO, MORONESE, MORRA, NUGNES, PAGLINI, PUGLIA, SANTANGELO - Al Ministro della salute - Premesso che:

dagli organi di stampa si apprende che nelle scorse settimane l'Istituto superiore di sanità (ISS) ha inviato ai Ministeri della salute, delle infrastrutture e dei trasporti, nonché al procuratore capo di Roma la relazione sul funzionamento dei motori diesel e sui filtri antiparticolato (Fap) che dovrebbero contenere particelle inquinanti (da un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 15 ottobre 2015);

l'8 luglio 2015 il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, aveva inviato una lettera ai citati Ministeri, affermando che le indagini dei pubblici ministeri di Roma "confermano" tutti i dubbi sui filtri antiparticolato (Fap), montati sulle auto diesel per ridurre le emissioni. Il Fap, scrive Pignatone, "oltre a immettere nell'aria altre sostanze nocive, determina la trasformazione del particolato in nanoparticolato, ossia polveri sottilissime non misurate dai dispositivi di monitoraggio in uso, ma ben più nocive per la salute umana. (...). La normativa di settore è stata scritta chiaramente per consentire l'omologa di sistemi tipo Fap" ("il Fatto Quotidiano" del 24 settembre 2015) e ha penalizzato altri sistemi;

il rilascio delle omologhe (autorizzazioni) dei Fap è avvenuto per anni, e risulta agli interroganti che avvenga ancora, senza alcuna verifica del corretto funzionamento dei suddetti sistemi nel lungo periodo. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, così come quello della salute, non risultano aver mantenuto alcuna interlocuzione con quello dei trasporti nella fase di attuazione della normativa. Non esiste presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare alcuno studio specifico relativo all'impatto concreto dei filtri antiparticolato sulla qualità dell'aria e sulla salute umana;

il procuratore capo di Roma avrebbe avvertito i Ministri della possibilità che auto diesel vendute come ecologiche inquinino in realtà più delle altre, per effetto di decreti legislativi applicati in modo scorretto dal Ministero dei trasporti e per un disinteresse dei Ministeri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;

risulta agli interroganti che la citata relazione dell'ISS confermerebbe i rischi per la salute dei cittadini, in quanto i criteri di omologazione a livello europeo delle macchine diesel non sarebbero allineati alle esigenze ambientali; i filtri, in realtà, non abbassano le emissioni, si limitano a sminuzzare il Pm10 producendo particelle inquinanti più sottili (Pm2,5 o inferiori) e pericolose per la salute. Finora tali polveri non erano rivelate dalle centraline sparse per l'Italia, pertanto si sono prodotte particelle inquinanti non riscontrate. Tutte le statistiche sull'inquinamento urbano diffuse in questi anni sono false: metà del parco auto e tutti gli autobus in città sono diesel. Quanto alle omologazioni dei filtri antiparticolato, l'Istituto superiore di sanità richiede controlli più stringenti da adesso in poi;

considerato che:

a partire dal 1991 l'Unione europea ha emanato una serie di direttive finalizzate a ridurre l'inquinamento ambientale prodotto dai veicoli. Sulla base di queste normative sono state individuate diverse categorie di appartenenza a cui fanno capo i veicoli prodotti dalle case automobilistiche (direttiva 2007/46/CE; regolamento 715/2007/CE; regolamento 443/2009/CE);

nel 2008 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha emanato 2 decreti per ridurre l'inquinamento provocato dalle auto diesel, autorizzando l'uso dei filtri antiparticolato (decreto ministeriale 25 gennaio 2008, n. 39; decreto ministeriale 1° febbraio 2008, n. 42);

si apprende da notizie di stampa ("liberoquotidiano" del 24 settembre 2015) che secondo quanto riferito ai magistrati dall'ingegner Fabio Romeo della Direzione generale per le valutazioni ambientali, dal 2008 il Ministero dell'ambiente "si è limitato a eleggere i Fap a tecnologia ufficiale per l'Italia" e "una volta preso atto che esistevano prototipi di filtro in grado, secondo i costruttori, di abbattere la massa di particolato, l'attività del ministero è consistita nel cercare di creare una procedura perché potessero essere verificati gli effetti dei suddetti filtri e potessero essere omologati". I produttori sono fondamentalmente due, scrive la Procura: "Pirelli Eco Tecnology e Iveco Spa". Inoltre il quotidiano osserva che ne consegue "che Pirelli è praticamente diventata subito monopolista di un mercato dei filtri che valeva 20 miliardi di euro. Ma, come segnalano gli inquirenti romani, che nel 2014 hanno ereditato un'indagine della Procura di Terni che coinvolge cinque dirigenti del dicastero dei trasporti, mentre il ministero concedeva l'omologazione ai Fap di Pirelli e Iveco senza la prova di durabilità, la negava al sistema 3D di Dukic Day dream, che invece aveva sviluppato un sistema in grado di resistere al tempo e all'usura";

considerato, inoltre, che:

il 18 settembre 2015 l'Agenzia statunitense per la protezione dell'ambiente (EPA) ha accusato la Volkswagen di aver installato software illegali sulle auto per alterare i test sulle emissioni, che hanno consentito alle vetture diesel di produrre una quantità di gas NOx 40 volte superiore ai limiti consentiti. Di conseguenza, ha ordinato il ritiro di circa 482.000 auto Volkswagen e Audi vendute negli Stati Uniti dal 2008. Il 22 settembre 2015 la Volkswagen ha ammesso che il software poteva essere stato installato su 11 milioni di vetture diesel. Ciò potrebbe comportare una multa fino a 18 miliardi di dollari e azioni da parte dei consumatori e dei portatori di interesse, oltre che degli azionisti;

la Commissaria europea per il mercato interno, industria, imprenditoria e piccole e medie imprese, El?bieta Bie?kowska, nell'ambito di una dichiarazione sulle emissioni inquinanti, rilasciata lo scorso 24 settembre 2015, ha espresso la posizione della Commissione europea sulla vicenda Volkswagen: "Tolleranza zero nei confronti delle frodi e rispetto rigoroso delle norme UE". Ha inoltre invitato, a nome della Commissione europea, tutti gli Stati membri ad intraprendere gli accertamenti del caso e a riferirne alla Commissione (Servizio Studi del Senato, Nota su atti dell'Unione europea, n. 25);

Germania, Francia, Italia e Corea del Sud hanno annunciato l'avvio di inchieste nazionali;

le Commissioni riunite 10ª (Industria, commercio, turismo) e 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato hanno avviato l'esame dell'affare assegnato riguardante "La vicenda Volkswagen e le ricadute della stessa sui consumatori, sul mercato e sull'ambiente", (atto senato n. 616), in merito al quale ha avuto inizio un ciclo di audizioni informali dei diversi soggetti interessati e più direttamente coinvolti, al fine di acquisire utili elementi informativi;

la lettera del procuratore capo di Roma e la relazione dell'Istituto superiore di sanità svelerebbero che, come in Germania, anche in Italia, le emissioni dei motori diesel mettono in serio rischio la salute dei cittadini e l'equilibrio ambientale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

quali iniziative urgenti siano state intraprese, a seguito delle segnalazioni ricevute dalla procura di Roma e dall'Istituto superiore di sanità;

quali provvedimenti, di propria competenza, intenda assumere per evitare che dal funzionamento dei motori diesel possano derivare danni alla salute dei cittadini.

(3-02323)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

ROMANO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare -

(4-04744)

(Già 3-02165)

COMPAGNONE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

nel territorio dell'Unione europea insistono circa 300.000 ettari di superficie coltivata ad agrumi, i quali rappresentano un'importantissima risorsa per l'economia di intere regioni che si affacciano sul Mediterraneo;

nei Paesi dell'Unione si registra da tempo l'importazione di agrumi provenienti dal Sudafrica;

dai dati in nostro possesso risulta che in quel Paese si è manifestata una malattia il "Citrus Black Spot" (macchia nera degli agrumi), non presente sul territorio dell'Unione europea;

i produttori di agrumi hanno a più riprese mostrato preoccupazione per l'importazione di agrumi dal Sudafrica poiché questo significherebbe rischiare di far arrivare in Europa un agente patogeno assai pericoloso per le piante e mettere a repentaglio i raccolti di oltre 10 milioni di tonnellate di agrumi;

la Commissione europea si era impegnata a bloccare le importazioni se fosse stato raggiunto il numero di 5 intercettazioni di partite di agrumi contaminati provenienti dal Sudafrica, ma il numero è stato superato, essendo state intercettate ben 10 partite senza che le misure di blocco siano state applicate;

a fronte di questo, la stessa Commissione nei giorni scorsi ha lanciato nuove proposte per garantire la salute delle piante prevedendo per i produttori comunitari nuovi adempimenti burocratici, nuovi controlli, ulteriori costi per le imprese europee, senza fornire risposte rassicuranti, però, sul tema della sicurezza delle importazioni;

in Italia, annualmente, vengono importati oltre 43 milioni di chilogrammi di agrumi sudafricani e la malattia "della macchia nera" potrebbe essere facilmente introdotta nelle zone oggi indenni, attraverso i frutti malati;

tutto questo accade mentre molti Paesi mantengono ancora le frontiere chiuse per i prodotti italiani ed europei e mentre l'Europa continua ad permettere l'ingresso di qualunque prodotto, anche quando sussisterebbero oggettive condizioni, ma anche i rischi per bloccare le importazioni di prodotti portatori di malattie per le piante;

grande è il timore che il sistema di controllo europeo si mostri inadeguato per scongiurare il rischio di contagio e dopo le rovinose esperienze della "tristezza degli agrumi", della "cinipide del castagno", della "Xilella degli ulivi", della batteriosi del kiwi e di altri agenti patogeni che stanno mettendo a dura prova la frutticultura europea, adesso si debba affrontare anche il "Citrus black spot",

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda porre in essere nei confronti della Commissione europea perché, stante il numero di intercettazioni di frutti contaminati, vengano bloccate le importazioni di agrumi dal Sudafrica;

se non ritenga urgente potenziare i controlli, attraverso i Servizi fitopatotogici regionali, nei punti strategici del Paese che possono costituire la porta d'ingresso degli agrumi sudafricani;

quali altre utili iniziative intenda assumere per far sì che il sistema dei controlli non venga vulnerato da ritardi o inefficienze.

(4-04745)

ARACRI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la fondazione IFEL, Istituto per la finanza e l'economia locale, è stata costituita in data 16 marzo 2006 conformemente con quanto previsto dall'articolo 7, comma 2-ter, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, recante "Disposizioni urgenti per l'università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, e per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione, nonché altre misure urgenti", convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, che ha attribuito all'ANCI "l'obbligo di proseguire i servizi finalizzati a fornire adeguati strumenti conoscitivi per un'efficace azione accertativa dei Comuni, nonché per agevolare i processi telematici d'integrazione nella pubblica amministrazione e assicurare il miglioramento dell'attività di Informazione ai contribuenti";

il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 22 novembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 13 del 17 gennaio 2006, ha previsto la costituzione, da parte dell'ANCI, di un soggetto di diritto privato, senza finalità di lucro, avente patrimonio e contabilità distinti da quelli di quest'ultima, il cui ordinamento sia determinato con statuto approvato dall'ANCI, previa comunicazione al Ministero;

l'ANCI ha, conseguentemente, costituito l'IFEL che è succeduta, come previsto dal decreto ministeriale citato, in tutti i rapporti attivi e passivi del consorzio ANCI-Cnc per la fiscalità locale, costituito in data 22 febbraio 1994 a seguito del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, recante "Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'articolo 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421", con cui è stata istituita l'imposta comunale sugli immobili (ICI);

nel decreto era previsto l'obbligo, da parte dei Comuni, di versare al consorzio ANCI-Cnc lo 0,6 per mille sul gettito dell'ICI;

tale contributo è stato elevato, a partire dall'anno d'imposta 2008, allo 0,8 per mille come previsto dal comma 251 dell'art. 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008);

la legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità per il 2011), ha incrementato, ulteriormente, il contributo all'1 per mille al fine di individuare i fabbisogni standard dei Comuni;

l'art 4, comma 3, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante "Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento", convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, ha rideterminato il contributo nella misura dell'0,8 per mille a partire dall'anno d'imposta 2012;

il succitato articolo 4, comma 3, recitava testualmente: «Il comma 1 dell'articolo 3 del decreto del Capo del Dipartimento per le politiche fiscali del Ministero dell'economia e delle finanze 22 novembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 13 del 17 gennaio 2006, come modificato dall'articolo 1, comma 251 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e dall'articolo 1, comma 23, lettera b), della legge 13 dicembre 2010, n. 220, è sostituito dal seguente: "1. A decorrere dal 1° gennaio 2013 il contributo dell'1 per mille della quota di gettito dell'imposta municipale propria spettante al comune ai sensi dell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è versato dal comune entro il 30 aprile di ogni anno, al soggetto di cui all'articolo 1, comma 1"»;

in sede di conversione del medesimo decreto-legge, il comma 3 dell'art. 4 è stato così sostituito: «Per l'anno 2012, il contributo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, è rideterminato nella misura dello 0,8 per mille ed è calcolato sulla quota di gettito dell'imposta municipale propria relativa agli immobili diversi da quelli destinati ad abitazione principale e relative pertinenze, spettante al comune ai sensi dell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Il contributo è versato a cura della struttura di gestione di cui all'articolo 22 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, mediante trattenuta sugli incassi dell'imposta municipale propria e riversamento diretto da parte della struttura stessa, secondo modalità stabilite mediante provvedimento dell'Agenzia delle entrate»;

attraverso tale modifica, la variazione dell'aliquota per il 2012 e per gli anni 2013 e 2014 non è più riferita al decreto ministeriale 22 novembre 2005, bensì al decreto legislativo n. 504 del 1992 che stabiliva il contributo obbligatorio dello 0,6 per mille a carico dei Comuni;

l'art 1, comma 386, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità per il 2013), ha nuovamente rideterminato, per gli anni 2013 e 2014, il contributo citato nella misura dello 0,6 per mille a seguito di un acceso dibattito in seno alla VI Commissione (Finanze) della Camera dei deputati in sede di conversione del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, come riportato;

considerato che:

per assicurare la continuità dei versamenti all'IFEL, il direttore dell'Agenzia delle entrate, con provvedimento prot. n. 2012/76028, ha previsto che la struttura di gestione attribuisse direttamente alla fondazione il contributo dovuto, previa trattenuta a carico della quota IMU spettante ai Comuni;

alla stessa IFEL sono state versate somme per circa 38 milioni di euro di ICI non attribuita ai Comuni, per erronee indicazioni del contribuente;

il decreto ministeriale per l'istituzione dell'IFEL prevede che vi siano le seguenti prerogative: un comitato di garanzia presieduto dal presidente dell'ANCI o da un suo delegato, un comitato di gestione, che i membri del comitato di garanzia siano scelti dal presidente dell'ANCI, che il comitato di gestione, di cui fa parte di diritto il segretario generale dell'ANCI, sia scelto dall'ANCI stessa e che l'ANCI possa affidare a soggetti terzi l'espletamento di taluni servizi;

il TAR del Lazio, con sentenza n. 03048/2012 in merito al ricorso proposto da ANCI e da UPI contro I'ISTAT per impugnare la loro inclusione nell'elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato dello Stato, ha respinto tale ricorso ritenendo che l'attività dell'ANCI ha evidenti riflessi sulla spesa pubblica poiché essa non ha entrate proprie ma agisce esclusivamente con i contributi versati dagli enti associati e con i finanziamenti assicurati dallo Stato. La sentenza ha altresì evidenziato che il costo sostenuto dagli enti locali e dallo Stato per mantener in vita le due associazioni è talmente documentato che ragioni di prevalente interesse pubblico impongono di intervenire, soprattutto nell'attuale periodo di grave e perdurante crisi economica, introducendo restrizioni e controlli nei confronti di soggetti che beneficiano di ingenti contributi e finanziamenti pubblici,

si chiede di sapere:

se il consorzio ANCI-Cnc e l'IFEL abbiano attuato, nell'ambito dei propri compiti istituzionali, i servizi finalizzati alla formazione e gestione dell'anagrafe dei contribuenti tenuti al versamento dell'ICI, e se abbiano assicurato un'adeguata e sistematica informazione al Ministero dell'economia in termini di dati ed elaborazioni e ogni elemento utile per l'applicazione dell'imposta comunale sugli immobili e in quale misura tali informazioni abbiano effettivamente facilitato i contribuenti nell'assolvimento dei loro obblighi tributari;

se risulti vero che l'IFEL finanzia direttamente progetti dell'Associazione nazionale Comuni italiani attraverso le sue società, violando le norme comunitarie e nazionali relativamente all'evidenza pubblica;

se corrisponda al vero che l'ANCI abbia trasferito, di recente, 40 dei suoi dipendenti presso l'IFEL scaricando sulla fondazione costi impropri e se tali trasferimenti siano stati attuati a seguito di una modifica statutaria tesa a riversare su IFEL progetti precedentemente affidati ad ANCI da parte del Governo e dei Ministeri competenti, alterando le finalità indicate dal decreto legislativo n. 504 del 1992, e successive modifiche e integrazioni;

se risulti vero che dipendenti assunti da IFEL siano stati distaccati presso strutture periferiche di ANCI ed in particolare all'ANCI regionale Calabria con costi rimasti a carico della fondazione;

se corrisponda al vero che tutte le assunzioni di personale presso IFEL siano avvenute per chiamata diretta, che molti risultino essere provenienti da Poggio Moiano (Rieti) e altri siano parenti di dipendenti o collaboratori di ANCI;

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario attivare, anche interessando con atti di competenza la Corte dei conti, una verifica della gestione dell'ente, per accertare eventuali danni patrimoniali o, comunque, fatti non idonei afferenti alla gestione di risorse pubbliche;

se non ritenga, alla luce degli scarsissimi risultati conseguiti da IFEL, della scarsa utilità dei servizi resi ai Comuni e della totale e assoluta mancanza di informazione ai contribuenti, intervenire per l'abolizione dell'obbligatorietà del contributo dovuto all'IFEL.

(4-04746)

ZIZZA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge n. 66 del 2014, convertito, con modificazioni dalla legge 23 giugno 2014, n. 89 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 23 giugno 2014, n. 143), impone a tutte le pubbliche amministrazioni di tagliare del 50 per cento la spesa per locazioni passive, pena il taglio dei capitoli di spesa correnti per una cifra corrispondente;

l'Agenzia delle entrate ha comunicato che, anziché iniziare da subito a mettere in campo un progetto di razionalizzazione degli immobili allocati nelle città, ottimizzando il numero degli stessi, chiuderà 53 uffici del territorio un risparmio di 5 milioni di euro su 50 complessivi;

conseguentemente all'attuazione del citato decreto-legge da parte dell'Agenzia delle entrate, si è determinata la chiusura dell'ufficio dell'agenzia delle entrate di Ostuni (Brindisi), e ciò nonostante le rimostranze dell'amministrazione comunale e la disponibilità della stessa a trovare soluzioni alternative;

la chiusura dell'ente rappresenta a parere dell'interrogante un gravissimo danno, non solo per i cittadini ostunesi, ma per tutti i contribuenti dei comuni che orbitano intorno agli uffici di Ostuni, che si trovano privati, di fatto, di un servizio propedeutico, anche di carattere informativo, per l'assolvimento degli obblighi fiscali;

tutto questo si traduce in un disagio enorme tanto per i lavoratori, che saranno costretti a spostarsi di diversi chilometri per raggiungere la nuova sede di lavoro, quanto per i cittadini e per l'intero bacino di utenza dell'ufficio, che abbraccia i sette comuni di Fasano, Cisternino, Ceglie Messapica, San Vito dei Normanni, Carovigno, San Michele Salentino, oltre a diverse frazioni ancor più penalizzate, in quanto molto distanti dalla prima sede utile dell'Agenzia,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo voglia intraprendere per sopperire ai problemi logistici che si verranno a creare nel Comune di Ostuni e nei comuni limitrofi a seguito della chiusura dell'ufficio dell'agenzia delle entrate.

(4-04747)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-02320, del senatore Cardiello, sulle situazioni di incompatibilità degli amministratori del Comune di Eboli (Salerno);

9a Commissione permanente(Agricoltura e produzione agroalimentare):

3-02321, della senatrice Bisinella, sulla contraffazione del marchio "Prosecco" in alcuni prodotti venduti nel Regno Unito;

12a Commissione permanente(Igiene e sanità):

3-02323, della senatrice Taverna ed altri, sui danni per la salute dei cittadini derivanti dal malfunzionamento dei motori diesel;

13a Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-02322, del senatore Cappelletti ed altri, sulla realizzazione di un deposito di gpl nel porto di Chioggia (Venezia).