Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 517 del 05/10/2015
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------
517a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
LUNEDÌ 5 OTTOBRE 2015
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Presidenza del vice presidente GASPARRI,
indi del presidente GRASSO
e della vice presidente LANZILLOTTA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Liberalpopolare-Autonomie: AL-A; Area Popolare (NCD-UDC): AP (NCD-UDC); Conservatori e Riformisti: CoR; Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l'Italia, Federazione dei Verdi, Moderati): GAL (GS, PpI, FV, M); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-L'Altra Europa con Tsipras: Misto-AEcT; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente GASPARRI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 15,08).
Si dia lettura del processo verbale.
BERGER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 30 settembre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 15,14).
Sospendo la seduta per trenta minuti, perché, come noto, è in corso di svolgimento il Consiglio di Presidenza.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 15,15, è ripresa alle ore 15,56).
Colleghi, i lavori del Consiglio di Presidenza sono ancora in corso.
Sospendo pertanto nuovamente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 15,57, è ripresa alle ore 17,01).
Presidenza del presidente GRASSO
Deliberazioni del Consiglio di Presidenza in ordine ai comportamenti
tenuti da alcuni senatori nelle sedute del 1° e 2 ottobre
PRESIDENTE. Il Consiglio di Presidenza, integrato ai sensi dell'articolo 12, comma 2, del Regolamento, approfonditi gli episodi svoltisi nel corso della seduta dell'Assemblea di venerdì 2 ottobre, deplora in modo fermo tutte le condotte poste in essere da senatrici e senatori appartenenti a diversi Gruppi, che hanno turbato l'ordine dei lavori e assunto verso l'istituzione, la Presidenza, i senatori Segretari, atteggiamenti e usi di linguaggio censurabili e deplorevoli.
Da questo momento non sarà consentita alcuna deroga ai principi di correttezza dovuti al Senato e a ciascuno dei suoi componenti. I Capigruppo dovranno collaborare con la Presidenza perché condotte poco consone non abbiano più a ripetersi.
Nel corso della stessa seduta si sono verificati fatti specifici di inaccettabile gravità, che hanno offeso la dignità di persone e istituzioni e minato l'autorevolezza e la credibilità dell'intera Assemblea, proprio nel momento in cui i lavori si concentravano su uno dei temi più alti e significativi dell'attività parlamentare, quale è la riforma della Costituzione. La volgarità di alcuni gesti e di alcune espressioni è al di fuori di ogni regola di civiltà. Sono state offese le istituzioni, le donne e gli uomini, dentro e fuori dal Senato.
Per tali ragioni, sono irrogate, con effetto immediato, le seguenti sanzioni ai sensi dell'articolo 67 del Regolamento del Senato.
Nei confronti dei senatori Lucio Barani e Vincenzo D'Anna, l'interdizione di partecipare ai lavori del Senato per cinque giorni di seduta. Nei confronti del senatore Alberto Airola, l'interdizione di partecipare ai lavori del Senato per un giorno di seduta. (Applausi ironici del senatore Airola). Al senatore Gianluca Castaldi è inflitta la censura.
AIROLA (M5S). Bravi!
PRESIDENTE. Al Gruppo Lega Nord-Autonomie è inflitta la censura per la condotta tenuta nella seduta di giovedì 1° ottobre.
Il Consiglio di Presidenza ha inoltre convenuto di estendere le proprie valutazioni ad altri episodi accaduti nella stessa seduta del 1° ottobre. A tal fine si procederà ad un'ulteriore convocazione del Consiglio, una volta acquisiti i necessari elementi istruttori.
Deliberazione sul parere espresso dalla 1a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, in ordine al disegno di legge:
(2070) Conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2015, n. 153, recante misure urgenti per la finanza pubblica (ore 17,04)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la deliberazione sul parere espresso dalla 1a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, in ordine alla sussistenza dei presupposti di necessità e di urgenza richiesti dall'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, nonché dei requisiti stabiliti dalla legislazione vigente, per il disegno di legge n. 2070: «Conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2015, n. 153, recante misure urgenti per la finanza pubblica».
Nel corso della seduta del 2 ottobre scorso la 1a Commissione permanente ha espresso parere favorevole sulla sussistenza di detti presupposti e requisiti.
Successivamente, da parte del prescritto numero di senatori, è stato richiesto su tale parere il voto dell'Assemblea.
Domando all'estensore del parere, senatore Migliavacca, se intende intervenire.
MIGLIAVACCA, estensore del parere. Signor Presidente, intervengo per confermare il parere favorevole circa la sussistenza dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza, in quanto il presente decreto-legge annulla l'aumento delle accise sui carburanti per autotrazione, che sarebbe scattato in modo automatico dal 30 settembre di quest'anno, per effetto della mancata autorizzazione da parte della Commissione europea dell'estensione del meccanismo di reverse charge, di inversione della contabilità per l'IVA alla grande distribuzione. Quindi, i presupposti di necessità e urgenza mi sembrano evidenti.
Il decreto-legge, nel merito, agisce sulle norme che riguardano l'emersione volontaria di beni e capitali trasferiti all'estero. Per queste ragioni confermo il parere favorevole.
PRESIDENTE. Ricordo che potrà prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.
D'AMBROSIO LETTIERI (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO LETTIERI (CoR). Signor Presidente, colleghe e colleghi, siamo chiamati oggi ad esprimerci sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 153, i cui presupposti di urgenza si fondano sul fatto che esso fu emanato il giorno in cui gli italiani avrebbero visto nuovamente aumentare il costo, e per l'ennesima volta, della benzina con l'obiettivo di racimolare ben 728 milioni di euro in soli tre mesi, grazie ad una norma voluta dallo stesso premier Matteo Renzi nella legge di stabilità per il 2015. Questo nonostante il prezzo del petrolio sia in calo ovunque.
Come tutti sanno, il Governo, già con il decreto-legge n. 78 del 19 giugno dello scorso anno, aveva spostato la data dell'aumento delle accise sui carburanti, previsto dall'articolo 632 della legge di stabilità del 2015, dal 30 giugno al 30 settembre. E lo ha fatto sempre con un decreto-legge, seppure con un leggero anticipo rispetto alla data di attivazione degli aumenti di accisa. In questo caso il Governo arriva sul filo di lana lo stesso giorno degli aumenti e per questo è obbligato a ricorrere nuovamente alla decretazione di urgenza. Un modo sciatto di legiferare.
Ma perché il Governo sente il bisogno di questa ennesima forzatura dell'iter legislativo, contravvenendo anche agli inviti del Presidente della Repubblica, che ella, Presidente, con grande senso di responsabilità, ha evidenziato, auspicando il rispetto delle prerogative parlamentari? Non poteva pensarci per tempo? La risposta è semplice. Non poteva, perché il Governo non è mai stato in grado di attuare una revisione complessiva della spesa improduttiva, nonostante gli annunci ripetuti e roboanti che hanno fatto riferimento alla relazione Cottarelli e a tutto il rincorrersi di clausole di salvaguardia inserite un po' ovunque: ad esempio, la clausola di salvaguardia che si trasforma in una vera e propria trappola per i cittadini contribuenti, quando sono vessati ormai da una pressione fiscale insostenibile. Questo è il motivo per il quale nella riforma costituzionale noi avevamo approntato un apposito emendamento - ahinoi bocciato - con l'introduzione del tetto fiscale del 40 per cento in Costituzione.
Dunque il Premier, con una sorta di patologia di annuncite acuta, ora è obbligato a decretare - come sempre - con urgenza, in barba alle disposizioni dell'articolo 77 della Costituzione, spostando più in avanti i termini per il rientro dei capitali e sperando così di fare cassa per annullare un aumento delle tasse sui carburanti che lui stesso dispose e che, se attivato, smentirebbe tutti gli annunci. Questo modo di fare denota e certifica il poco rispetto del Governo nei riguardi del Parlamento e della Costituzione. Eppure le risorse attese dalla voluntary disclosure, oggetto di questo decreto-legge, restano qualcosa di molto aleatorio per una copertura che invece deve essere certa e solida al fine di annullare gli effetti perversi delle clausole di salvaguardia.
Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 17,10)
(Segue D'AMBROSIO LETTIERI). È lunghissimo l'elenco di queste trappole fiscali inserite dai Governi, che poi devono fare salti mortali per bloccarle, quando e se ci riescono. Tra il Governo Letta e il Governo Renzi sono numerose: esse prevedono aumenti di accise contenute in diverse disposizioni legislative. Ricordo quelle relative all'aumento dell'IVA; ricordo complessivamente gli aumenti di accisa che vengono anche caricati di un'ulteriore imposta, che è quella dell'IVA. Una è stata attivata con il decreto del fare per 91,5 milioni di euro di aumenti delle accise su benzina e gasolio, e sono già stati riscossi; altre sono lì, come la spada Damocle sul portafoglio dei cittadini, che peseranno oltre 1,4 miliardi, a decorrere dal 2016, alle quali si aggiungeranno altri 988 milioni di euro nel 2018.
Eppure, altri sono i motivi di grande preoccupazione, perché non abbiamo finito l'elenco. Come tutti sanno la legge di stabilità per il 2015 non prevede solo gli aumenti delle accise, ma anche aumenti dell'IVA. Dal 1° gennaio prossimo le aliquote IVA cominceranno la corsa al rialzo, con un prevedibile effetto regressivo sui consumi. Dal 2018, l'IVA che è oggi al 22 per cento, passerà al 25,5 per cento, e quella che è oggi al 10 per cento arriverà al 13 per cento. Le abusate clausole di salvaguardia, oltre a generare un effetto deterrente per gli investimenti da parte degli imprenditori che non si sentono più garantiti, ha un effetto devastante per l'attrattività di investimenti da parte di Paesi terzi.
Venendo al decreto-legge n. 153 del 30 settembre 2015, ripercorrendo i motivi che sono alla base della norma, ricordo che il problema di fondo nasce dalla copertura economica necessaria a coprire la bocciatura europea di uno dei due meccanismi antievasione messi a punto dal Governo: il reverse charge (quello bocciato) e lo split payment (autorizzato solo fino al 2017). La combinazione di queste due misure avrebbe dovuto garantire un recupero stimato in 1,7 miliardi di euro.
La clausola di salvaguardia inserita nella legge di stabilità 2015, all'articolo 1, serviva proprio a compensare la mancata entrata in caso di bocciatura da Bruxelles attraverso gli abusati aumenti sulle accise della benzina. Quando a fine maggio scorso è arrivato il freno al reverse charge, è apparso quasi inevitabile l'aumento del prezzo
della benzina a partire dal 1° luglio per cercare di tamponare il buco di 728 milioni di euro gravante sui conti pubblici. Tale buco - vale la pena ricordarlo - viene tamponato per il 2015 attraverso lo slittamento della data prevista per la procedura di collaborazione volontaria al 30 novembre 2015, così come previsto dal decreto-legge al nostro esame.
Fortunatamente la Commissione ha approvato il meccanismo dello split payment, ma solo fino al 31 dicembre 2017, che dovrebbe portare all'erario 988 milioni di euro annui. E qui noi vogliamo accendere un faro e suonare la campanella di allarme: il problema si riproporrà quando alla data indicata, cessata l'autorizzazione della Unione europea allo split payment, scatterà la clausola di salvaguardia che per ora è congelata. Il buco in quel momento sarà appunto di 988 milioni annui.
Signori del Governo, pensiamoci per tempo: si tratta di 988 milioni più IVA, che nel frattempo, se non saranno cambiate le cose, sarà giunta al 25,5 per cento. Dunque il decreto in esame arriva in affanno e sull'onda degli spot e delle dichiarazioni ad effetto del Premier, ma non è risolutivo perché dal 1° gennaio 2016 occorre trovare altri 728 milioni per evitare l'aumento delle accise, sterilizzare definitivamente le clausole ancora attive e bloccare gli aumenti dell'IVA.
Signori del Governo, invece di fare demagogia a botte di bonus da 80 euro i cui effetti non si sono visti o, peggio, dare elemosine come il bonus ai pensionati, invece di dare loro quanto dovuto a seguito della pronuncia della Corte costituzionale dello scorso mese, vogliamo ragionare seriamente e per tempo su come evitare nuovi salassi agli italiani fermando gli aumenti previsti dal Governo attraverso le accise e l'IVA?
Per questo già annuncio che il Gruppo dei Conservatori e Riformisti cercherà di formulare proposte emendative che vadano nel senso di alleggerire la pressione fiscale, lasciando poi al Governo il compito di individuare le opportune coperture attraverso la riduzione della spesa pubblica improduttiva. Nel frattempo suggerisco al Governo, se ne è capace, di recuperare tempestivamente un minimo il senso di responsabilità e di parlare agli italiani con la lingua della verità, iniziando col dire che non si stanno assolutamente riducendo le tasse: semmai si sta tentando, con grande fatica, di ridurre, almeno in parte, i cospicui aumenti di balzelli che sono stati introdotti negli ultimi anni, che determinano una gravissima stagnazione dell'economia del Paese, con il rischio di una grave implosione sociale.
ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, l'utilizzo dello strumento della decretazione d'urgenza da parte dell'Esecutivo non può trovare giustificazioni differenti da quelle sancite ex articolo 77 della Costituzione: ossia, le motivazioni della necessità e dell'urgenza devono essere collegate alla straordinarietà dell'evento che si deve andare a regolamentare tempestivamente.
Il decreto-legge in esame va, invece, a sanare gli effetti di una norma introdotta in modo opportunistico e strumentale soltanto al fine di poter varare nei tempi fissati la legge di stabilità.
È necessario ragionare, prima di tutto, su come il Governo, già nella fase di approvazione della legge di stabilità, avesse introdotto la clausola di salvaguardia perché impossibilitato a rispettare o volutamente intenzionato ad aggirare le disposizioni costituzionali sancite ex articolo 81, che prevedono la necessaria copertura finanziaria dei provvedimenti che vengono varati. Questo concetto, che deve essere alla base della legislazione, trova un fondamento ancora più forte quando si tratta della legge annuale che definisce la stabilità economica dell'intero Paese.
Già la Corte costituzionale, nella sentenza n. 10 del 2015, aveva ribadito come sia incostituzionale l'uso irragionevole, arbitrario e ingiustificato dei poteri discrezionali in materia tributaria del legislatore, determinando, in via analogica, l'incostituzionalità di coperture finanziarie che nei fatti non tutelano l'equilibrio di bilancio poiché producono effetti nel tempo condizionati al verificarsi di determinate condizioni e soggette, quindi, ad una aleatorietà che nei fatti non determina certezza della copertura.
La necessità e l'urgenza non trovano quindi alcuna motivazione, perché si riferiscono a un intervento la cui esigenza era prevedibile fin dal momento dell'approvazione della norma in materia di collaborazione volontaria.
Un uso improprio della legislazione d'urgenza da parte del Governo esautora ancora una volta nei fatti il Parlamento, privandolo della funzione legislativa. È ovvio che un esercizio improprio della funzione legislativa da parte dell'Esecutivo possa generare una trasformazione tacita della forma di governo verso un regime di premierato monocefalo e, con la riforma della Costituzione che ci apprestiamo a varare, certamente questo sarà scontato.
Queste considerazioni trovano ampie conferme nella gestione folle condotta dall'Esecutivo anche in materia di riforme costituzionali. I ruoli del Parlamento, della maggioranza politica e del Governo in questa fase storica vengono visibilmente alterati nei modi di interpretazione delle regole, delle leggi e della Costituzione stessa. Il Governo e la maggioranza politica che lo sostiene agiscono senza alcun rispetto delle opposizioni, andando quindi a minare il concetto stesso su cui si fonda la nostra Repubblica democratica, come sancito dall'articolo 1 della Carta in via di demolizione, attraverso cui, affermando che la sovranità appartiene al popolo che la esercita principalmente attraverso l'esercizio del diritto di voto, si tutelano le legittime aspettative delle minoranze rappresentate dalle opposizioni in Parlamento.
Passando al merito del decreto-legge n. 153, sostanzialmente il Governo vuole allungare il periodo di attivazione della voluntary disclosure, la cosiddetta collaborazione volontaria, per sanare un buco di bilancio di 728 milioni di euro. Infatti, con la scorsa legge di stabilità (legge n. 190 del 2014), il Governo aveva previsto di incassare questi soldi attraverso il meccanismo del reverse charge, che ricordo in quest'Aula solo la Lega Nord ha contrastato attraverso degli emendamenti in Commissione e anche in Aula. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Sostanzialmente, il meccanismo del reverse charge prevede di togliere ai fornitori della grande distribuzione nel momento in cui forniscono beni e servizi la possibilità di non incassare l'IVA, con l'obiettivo allora dichiarato dal Governo di contrastare l'evasione fiscale. È una previsione folle, signor Presidente, perché se l'Unione europea non avesse - per così dire - messo una pezza, non avesse annullato questa previsione, essa avrebbe comportato il fallimento di centinaia e centinaia di imprese che avrebbero lasciato senza lavoro migliaia e migliaia di dipendenti. Si sarebbe arrecato un enorme problema di cassa a questi fornitori della grande distribuzione, quindi si tratta ancora una volta di un'operazione folle: togliere soldi alle imprese.
Allo stesso modo, stanno ancora aspettando decine di miliardi quelle imprese che sono fornitrici di servizi e opere pubbliche alla pubblica amministrazione. A questo riguardo vorrei ancora ricordare come il 21 settembre 2015 sia abbondantemente decorso e noi non abbiamo ancora visto il premier Renzi mantenere la promessa di andare a piedi al Monte Senario, perché in quella data il premier Renzi aveva assicurato che tutti i debiti contratti dalla pubblica amministrazione sarebbero stati pagati ai fornitori. Pare invece che 70 miliardi ancora debbano essere incassati da questi fornitori che rischiano veramente la chiusura, non per mancanza di lavoro, ma per mancanza di introiti per i lavori svolti a favore della pubblica amministrazione.
Una serie di pasticci come quelli della clausola di salvaguardia (ancora la legge di stabilità del 2015), che ancora deve essere disinnescata e prevede un aumento che sarebbe mortale per i consumi per quanto riguarda l'IVA normale, quella del 22 per cento, che passerebbe al 24 e poi al 25, ancorché trattasi anche dell'IVA agevolata del 10 per cento che passerebbe al 12 per cento.
Insomma, un sacco di pasticci che non sono terminati, anche perché abbiamo sentito, nelle scorse ore, il premier Renzi dare due notizie assolutamente negative. Per tre settimane, egli ha parlato di una eliminazione totale dell'IMU e della TASI sulla prima abitazione. Ieri abbiamo scoperto che parzialmente, se non totalmente, la copertura finanziaria di questa operazione demagogica, così come è stata demagogica l'operazione degli 80 euro, verrà totalmente o, parzialmente pagata con un aumento dell'IMU sulle seconde case. Quindi, ancora una volta gli italiani saranno costretti a registrare il gioco delle tre tavolette: si toglie una tassa da una parte e la si mette dall'altra.
Così come molto preoccupante è l'altra anticipazione data ieri dal premier Renzi: quella di volere estorcere il canone RAI attraverso il suo pagamento nella bolletta elettrica. Noi ci domandiamo cosa c'entra la fornitura dell'energia elettrica con il pagamento di quella che non è una tariffa, perché quello del servizio pubblico non è un servizio, ma una vera e propria tassa. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). E ci domandiamo se le bollette elettriche che saranno gravate da questo obolo riguarderanno esclusivamente le prime abitazioni o anche le seconde e terze case; se riguarderanno le utenze condominiali oppure se riguarderanno gli studi dei liberi professionisti, i laboratori degli artigiani ancorché le imprese. Comunque, all'orizzonte si profilano ancora grandi imbrogli per gli italiani, così come imbroglio grave era la previsione del reverse charge.
CAMPANELLA (Misto-AEcT). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMPANELLA (Misto-AEcT). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, quando in una famiglia un componente, peggio se il padre, si riduce in rovina, nella sua tragedia trascina gli altri.
Quando un Governo decide di autolimitare la propria possibilità di spesa, si aggroviglia in un insieme sempre crescente di tasse e riduzione di servizi, che riduce la società che governa nelle condizioni in cui si è ridotta la società italiana.
Quando a maggio la Commissione europea ha bocciato la norma che prevedeva l'estensione alla grande distribuzione dell'inversione contabile (reverse charge), si è determinata la mancanza di fondi per lo Stato di 728 milioni.
Bisognava evitare la realizzazione della clausola di salvaguardia e questo il Governo lo sapeva anche prima di maggio. Che questo modo di reperire i fondi fosse di dubbia legittimità, che ci fosse il rischio che dall'Europa arrivasse un diniego lo si sapeva anche prima.
Il Governo ha studiato, si è preso del tempo. Tra l'altro, è trapelata la possibilità che venisse prorogata ulteriormente la scadenza per la collaborazione volontaria per il rientro dei capitali. Questo provvedimento, però, viene fuori a ridosso della scadenza diventando urgente. Ma è una urgenza effettiva o una urgenza provocata?
E se è provocata, perché lo è? Come i miei colleghi hanno già anticipato, questo modo di legiferare, ormai assunto a norma dai Governi che si sono susseguiti negli ultimi anni, sottende a una sostanziale mancanza di rispetto per il ruolo del Parlamento e per quanto ad esso dovuto, ossia il potere legislativo - tranne per quanto previsto dall'articolo 77 della Costituzione e dalla legge n. 400 del 1988, che disciplina l'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri - che, normalmente, viene di volta in volta ignorato.
Ora, come dicevo, era prevedibile che la Commissione europea bocciasse l'estensione del reverse charge, perché non si sapeva quanto sarebbe venuto esattamente da quella misura e perché era ed è dubbia la sua efficacia come strumento antifrode, dato che la frode sull'IVA dovrebbe essere contrastata con i controlli di polizia tributaria, cosa che i nostri Governi rivendicano sempre di fare, ma non fanno mai fino in fondo.
Ora, questa necessità e quest'urgenza rivendicate dal Governo e proposte dal relatore sono tutte politiche, tese a mascherare l'inettitudine del Governo ad incidere sul problema. Oltre tutto, desidero segnalare che l'ulteriore proroga per la scadenza della voluntary disclosure pone le condizioni perché si creino ulteriori irregolarità nell'uscita e nel rientro dei capitali dall'estero. E coloro che risultano danneggiati effettivamente sono i cittadini che pagano le tasse, quelli che non possono o non vogliono fare niente per non pagarle; e si tratta di quei cittadini che vedono ridursi l'attenzione dello Stato verso i loro diritti.
Ricordo che con il rientro dei capitali era preventivato che si aggredisse il problema del ritardo dei pagamenti dei debiti commerciali della pubblica amministrazione e che si finanziassero i programmi di cofinanziamento nazionale di sviluppo e coesione sociale, investimenti pubblici, la riduzione della pressione fiscale. Invece, come i miei colleghi, tra l'altro, hanno ricordato poc'anzi, tutto si sostanzia in un passare i soldi da una scatola all'altra, da un debitore all'altro, così come fa quello insolvente, rischiando di rovinare, oltre se stesso, anche gli altri.
Per questo motivo, noi del Gruppo Misto, di SEL e di L'Altra Europa con Tsipras voteremo contro i presupposti di costituzionalità di questo decreto. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).
ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, stiamo parlando di una proroga, più una deroga, sulla "voluntari disclosure", lo pronuncio proprio come si legge, provocatoriamente, perché, quando ci propinano un termine inglese, spesso qualcosa non va e ci nascondono la natura del provvedimento.
Con questo decreto-legge, il Governo facilita il riciclaggio del denaro detenuto all'estero illegalmente, sottraendo i colpevoli alle sanzioni penali. Potremmo dire che si rende dunque responsabile di concorso in evasione fiscale. (Il senatore Endrizzi si rivolge al Gruppo PD) Sì, lo so che vi fa sorridere quello che sto dicendo, ma vedrete che, in realtà, è proprio seria. La legge n. 186 del 2014 consentiva a chi deteneva illegalmente capitali all'estero di regolarizzarli entro il 30 settembre di quest'anno con una sanzione irrisoria.
Questo decreto-legge concede altri due mesi di tempo e permette di regolarizzare anche il denaro su conti anonimi o con intestazioni fittizie aperti al'estero, senza - lo ribadisco - conseguenze penali in materia di antiriciclaggio previste dal decreto legislativo n. 231 del 2007 includendoli espressamente tra i beneficiari.
Ma chi sono i classici utilizzatori di conti anonimi o con intestazione fittizia? Mafia, 'ndrangheta, camorra, grandi evasori e - si legge - anche politici.
È bastato questo per triplicare la stima delle richieste, oltre 100.000. Che dire di questo condono, l'ennesimo di una serie infinita? Che il Governo ha un'aggravante: il comportamento reiterato.
Ora, ricordate Bersani nella campagna elettorale per questa legislatura? Febbraio 2013: «Mai più condoni!». Ecco il tradimento. Per il PD potrebbe profilarsi anche un abuso della credulità popolare.
Questa norma è stata proposta come virtuosa. Un modo per far emergere il nero. Ma non facciamoci attrarre da un ragionamento povero: beh piuttosto che niente, racimoliamo qualcosa. Nossignori, questo provvedimento favorisce anche la nuova illegalità, perché conferma che conviene intanto evadere, poi arriverà la sanatoria sicura per i pesci grossi come sicura è Equitalia per i piccoli. E non mi sento di escludere magari forme più articolate e più difficili, meccanismi perversi come lo scudo fiscale: in alcune banche estere si registrarono impennate della domanda di credito. Come mai in quei giorni? Perché un delinquente poteva chiedere un prestito all'estero, portare in Italia quei soldi con lo scudo e poi ripagarsi il debito, magari in Lussemburgo, con i futuri proventi della droga. È stata "scudata" anche l'illegalità futura.
Venendo ad oggi, se una legge che dovrebbe far emergere il nero invece lo incentiva, è una legge irrazionale che viola l'articolo 3 della Costituzione.
Venendo infine alla forma decreto-legge, è davvero necessario e urgente ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione? Il Governo dice che questo provvedimento è urgente perché la procedura per ottenere questo beneficio è complessa, ma la legge è dello scorso anno. Dice che è urgente perché sono richiesti documenti dall'estero e ci vuole del tempo, ma da tempo noi chiediamo al Governo di agire in sede europea per eliminare una volta per tutte le aree cosiddette offshore che altri Paesi dell'Unione (Gran Bretagna, Olanda, oltre che i più noti paradisi fiscali come il Lussemburgo) utilizzano per attrarre capitali illecitamente esportati - probabile frutto di evasione fiscale - con schermature fiduciarie e societarie che ne garantiscono l'anonimato.
Risultato: zero. Ma il Governo insiste: è urgente. Urgente per chi? La verità è che il Governo è stato bocciato dalla Commissione europea sul reverse charge, altra fregatura nascosta da un termine inglese. Reverse charge per l'IVA nel settore della grande distribuzione che, secondo la Commissione europea, non garantiva di contenere le frodi, non garantiva un maggior gettito. Non ce n'era dunque la necessità (noi lo dicevamo, l'avevamo previsto) e quindi alla fine sarebbero scattate le norme di salvaguardia che aumentavano le accise sulla benzina (e anche questo, lo ricorderete, lo avevamo detto).
Per non ammettere questo fallimento urge fare cassa in altro modo. Chi stesse pensando che però, almeno, non aumenta la benzina, stia sereno: l'aumento delle accise è solo rinviato a fine anno. È giusto evitare l'aumento delle accise, ma va ricordato che la colpa è del Governo, che ha individuato una copertura non idonea (e poi viene a dire a noi che non ci sono i soldi per il reddito di cittadinanza?). Non è corretto che le risorse vengano razzolate ora premiando chi ha trasferito illecitamente e illecitamente detenuto all'estero capitali anche molto ingenti, in violazione delle normative fiscali e che non ha neppure aderito alla procedura agevolata entro i termini concessi.
Per coprire le sue lacune il Governo mortifica gli onesti ed incentiva nuove fughe di capitali. Si viola il principio di eguaglianza (di cui all'articolo 3 della Costituzione) rispetto ai contribuenti onesti, ma anche agli evasori che si sono messi in regola nei tempi definiti. Si incrina ancor di più la fiducia nel criterio di progressività del sistema tributario, di cui all'articolo 53, comma 2, della Costituzione, minacciando i cittadini e le imprese oneste che altrimenti aumenta il prezzo la benzina.
Purtroppo non è finita: con questa doppietta - proroga più deroga - si salvano coloro che dal 1° ottobre sarebbero rimasti esposti alla verifica incrociata dei conti correnti da parte dell'amministrazione fiscale e delle procure che in diverse città italiane stanno indagando su casi di illecita esportazione di capitali e sui conseguenti possibili reati fiscali. Già nel maggio scorso il Consiglio superiore della magistratura ha sottolineato e stigmatizzato l'assetto normativo della legge che - parole testuali - «Impedisce su tali fatti indagini anche per riciclaggio, per cui molte condotte (transazioni economiche legate a vicende corruttive) restano opache».
Signori, a ciò dovremmo aggiungere anche il favoreggiamento, ma nessuno di voi risponderà di questo perché lo state facendo con un decreto-legge e dimostrate che il concetto di illegalità ormai si è svuotato, giacché l'illegale viene continuamente reso legale. Ecco perché il Movimento 5 Stelle parla di onesta e non di legalità: l'onestà, un concetto tanto vitale nella politica e nella società quanto perduto nel tempo.
Un Governo onesto avrebbe almeno introdotto una sorta di maggiorazione per i ritardatari rispetto alle sanzioni, peraltro irrisorie, fissate inizialmente. Anche per questi soggetti restano invece di fatto dimezzate quasi tutte le sanzioni per le violazioni sul monitoraggio fiscale e fortemente ridotte quelle sulle imposte dovute ai fini dell'adesione, concedendo per giunta il pagamento rateale. Non parliamo di un'azienda che non paga i contributi perché non ce la fa, bensì di persone che si sono arricchite e hanno portato i soldi all'estero (mi riferisco a quel nero con cui si paga la corruzione). Dai lavori preparatori della legge 15 dicembre 2014, n. 186 era chiaro che nessuna deroga poteva essere ammessa, tuttavia si è voluto includere chiaramente tra benefici previsti dalla procedura i conti anonimi e con intestazioni fittizie. Si pensi che molte istanze vengono confezionate oltre confine da professionisti del settore... (Richiami del Presidente).
Signor Presidente, sto concludendo e la ringrazio della cortesia. Stavo parlando dei professionisti che lavorano per aggirare gli obblighi antiriciclaggio. Da più parti è ritenuta evidente la connessione tra l'emersione dei capitali detenuti all'estero, frutto di un reato tributario, e il riutilizzo di tali somme da parte dello stesso soggetto: stiamo parlando dell'autoriciclaggio. Peraltro, firmando un'autorizzazione allo scambio di informazioni, si consente a questi ultimi di lasciare i patrimoni all'estero, senza neppure doverli obbligatoriamente riportare in Italia.
Non rintracciamo dunque alcuna necessità di questo decreto-legge, in quanto i benefici derivanti sono aleatori e, nella migliore delle ipotesi, solo provvisori, dal momento che si copre il solo anno 2015, mentre il rischio dell'aumento delle accise sui carburanti resta fissato tra tre mesi, nel 2016.
L'urgenza è tutta del Governo, per mascherare i propri errori ed inerzie; l'Esecutivo ha atteso fino al 30 settembre e non ha saputo inventare nulla più che l'ennesima offesa agli onesti.
Inoltre è davvero volgare il continuo utilizzo di misure condivisibili (penso a quella sul congelamento delle accise) o del problema dei lavoratori transfrontalieri per far passare provvedimenti che favoriscono i disonesti e ci coprono di vergogna agli occhi dei giovani e del mondo. (Applausi dal Gruppo M5S).
MAURO Mario (GAL (GS, PpI, FV, M)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO Mario (GAL (GS, PpI, FV, M)). Signor Presidente, intervengo per stigmatizzare una condotta di Governo che non esito a definire nello specifico malsana, per una ragione molto semplice. Mentre ci interroghiamo sui requisiti di urgenza di questo provvedimento, non possiamo fare a meno di constatare che questa urgenza è stata in realtà ampiamente pianificata da quasi un anno. Infatti, nelle motivazioni che spingono Bruxelles ad impedire all'Italia di applicare il reverse charge, c'è quella chiarissima dell'articolo 395 del Trattato, che identifica il fatto che la procedura non deve essere usata sistematicamente per mascherare la sorveglianza inadeguata delle autorità fiscali di uno Stato. Cioè l'Italia ha fatto colpevolmente ciò che ha fatto perché ha cercato di guadagnare tempo; non ha cercato di trovare una soluzione a dei problemi che si ponevano, ma si è posta semplicemente il problema di dilazionare nel tempo la soluzione di eventuali problemi.
Quindi sostanzialmente ha messo a repentaglio che cosa? Lo capiamo dagli altri passaggi che fa la Commissione sull'argomento. La Commissione - dice il testo della nota di Bruxelles - ha motivo per dubitare che un'applicazione indistinta e globale del reverse charge ad un alto numero di prodotti, in questo caso destinati essenzialmente al consumo finale, potrebbe essere considerata una misura speciale prevista dall'articolo 395 della direttiva sull'IVA. Inoltre, la Commissione ha seri dubbi che la misura avrebbe l'impatto positivo che si aspettano le autorità italiane, perché è adatta alla prevenzione delle frodi carosello, ma non di tutte le altre che portano all'evasione dell'IVA. Infine, le autorità italiane non hanno dimostrato che per il tipo di merci in questione è impossibile fare un controllo attraverso i mezzi convenzionali, circostanza che avrebbe giustificato la necessità di attuazione del reverse charge.
Cosa dimostrano questi ultimi passaggi della nota della Commissione? Che il Governo italiano, per guadagnare tempo, ha messo a repentaglio la propria reputazione nel rapporto con le istituzioni europee, cioè si sta creando sostanzialmente la fama di uno Stato e di un Governo inaffidabile, che è l'anticamera di quello che trucca i conti per stare in Europa. (Applausi del senatore Candiani).
BERNINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERNINI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, siamo al trentanovesimo decreto‑legge del Governo Renzi, ancora una volta caratterizzato dall'assenza dei presupposti di necessità ed urgenza ex articolo 77 della Costituzione e caratterizzato, in questo caso, da patologie procedurali che forse vanno oltre rispetto all'ultimo commento sui presupposti di costituzionalità e sulle pregiudiziali costituzionali, che ci siamo abituati a fare, colleghi, quasi come se fosse un rito. È ben vero che in democrazia contano i numeri e, quindi, chi ha la maggioranza vince. È altrettanto vero, però, che le patologie non sono sanate dai numeri. Se esistono delle illegittimità costituzionali, se il decreto-legge è, come è, per l'ennesima volta utilizzato in maniera impropria rispetto a quello che la Costituzione prevede, non bastano dei numeri rassicuranti per rendere il provvedimento costituzionalmente legittimo.
Ho apprezzato le considerazioni del collega Migliavacca - che ovviamente già le aveva anticipate in Commissione - sulla necessità di far venire meno un aumento di accise nella misura di 800 milioni di euro a partire dal 30 settembre scorso. È altrettanto vero, però, che noi non possiamo continuare in questo nodo, colleghi, perché stiamo andando oltre l'illegittimità costituzionale ed oltre la volontà di potenza di nietzschiana memoria di questo Presidente del Consiglio, che un anno e qualche mese fa ci ha detto che avrebbe governato senza fare ricorso alla decretazione d'urgenza, rottamando la generica urgenza del provvedere tipica della prima Repubblica. Su questo eravamo stati confortati anche da un Presidente della Repubblica che si era insediato dicendo che sarebbe stato un arbitro discreto, a condizione che i giocatori fossero leali e non facessero uso dei decreti-legge in maniera impropria. Noi eravamo confortati da questo fatto: 39 decreti-legge non ci rassicurano, ci spaventano moltissimo, ma qui siamo oltre l'illegittimità costituzionale. Colleghi, qui siamo al pressappochismo, all'improvvisazione, all'incapacità di gestire in maniera professionale e competente le poste di bilancio e la finanza pubblica. Abbiamo davanti a noi un Governo che non sa gestire la finanza pubblica e che rincorre l'emergenza.
Lo scenario che hanno tracciato i colleghi che mi hanno preceduto è inquietante, direi terrorizzante: stiamo ancora parlando delle conseguenza nefaste della legge di stabilità per il 2015, dove, per simulare una riduzione di tasse che non è mai avvenuta, abbiamo creato - anzi, mi correggo: hanno creato - un giardinetto di clausole di salvaguardia che comporta un aumento di tasse, di imposte e di balzelli intorno ai 30 miliardi di euro, per il periodo 2016-2018 - sto ragionando per difetto e non per eccesso - che stiamo cercando di sanare - ora sì, insieme - per evitarne l'aumento. Lo hanno ricordato bene i colleghi che mi hanno preceduto, dunque su questo aspetto non mi intratterrò, per carenza di tempo. Dobbiamo evitare che aumentino le accise sul carburante per l'autotrazione e l'IVA a svantaggio di tutti i cittadini. In questo momento stiamo sanando una patologia conclamata, che l'Europa ci aveva già detto essere impossibile da realizzarsi, a partire dal febbraio di quest'anno. Sapevamo tutti che l'Europa non avrebbe mai concesso a questo Governo l'inversione contabile dell'IVA. Lo sappiamo dal febbraio del 2015 e da un'invalsa giurisprudenza della Corte di giustizia, che dice che l'IVA non può essere invertita, se non in condizioni di necessità, equilibrio, proporzionalità e soprattutto contingentamento dei tempi, indotta da una reale esigenza dello Stato membro di contrastare l'evasione fiscale in maniera efficace. L'Europa ci ha altresì sempre detto che il reverse charge, che è consentito solamente per il mercato interno, per i servizi transfrontalieri business to business, non può essere applicato erga omnes, perché questo - è già stato ricordato e pertanto lo citerò solo in maniera sintetica, per punti - danneggia la grande distribuzione, fa sì che i grandi distributori siano costretti a fare dei prestiti forzosi all'Agenzia delle entrate, privandosi di una liquidità utile per far ripartire la crescita. Esso danneggia anche la vendita al dettaglio, creando meccanismi di rimborsi, contrazioni e contributi invertiti, che recano danni ai dettaglianti come ai consumatori e non è efficace per il contrasto né dell'elusione, né dell'evasione ed è, soprattutto, una procedura che sapevamo non essere applicabile al nostro Paese.
Abbiamo quindi atteso - e qui avviene la prima violazione della Costituzione - che il Governo - che da febbraio e, ufficialmente, da maggio, si è sentito rispondere «no» dalla Commissione europea - utilizzasse il provvedimento giusto, ovvero un disegno di legge. Avrebbe potuto presentare un disegno di legge per sanare la patologia della clausola di salvaguardia lasciata scoperta dalla mancanza di inversione contabile dell'IVA, che rappresentava non un provvedimento di contrasto all'evasione e all'elusione fiscale, ma un modo per fare velocemente cassa. Da ciò, la solita, consueta, improvvisazione di questo Governo nella gestione della finanza pubblica. Lo sapevamo tutti, colleghi: perché aspettare di farlo frettolosamente, dopo averlo rinviato, il 30 giugno, con il provvedimento in materia di enti territoriali, al 30 settembre? Perché si emana adesso un decreto-legge - il solito decreto-legge - che oltretutto, come sappiamo, non è nemmeno coperto?
Sapete che la cosiddetta voluntary disclosure, sui cui contenuti non è dato intrattenersi ora per mancanza di tempo, ha criteri previsionali di gettito molto "spannometrici": non sono ancora decorsi i termini per la presentazione delle domande e sappiamo che al primo termine, il 20 settembre, ci sono state 60.000 adesioni, per un gettito orientativo di 1,4 miliardi di euro, con cui questo Governo dilettante, con un approccio dilettantesco nella gestione della finanza pubblica, vuole coprire non solamente una posta di 800 milioni di euro, ma anche l'abolizione dell'IMU, della tassa sulla prima casa, che costa tre volte e mezzo di più.
Colleghi, qui siamo già oltre l'articolo 81. Stiamo sforando un altro precetto costituzionale. Come al solito, non solo stiamo commettendo un'illegittimità costituzionale - noi votiamo contro, ma, purtroppo, come abbiamo detto, la maggioranza con questi numeri vince, anche se tutto ciò è costituzionalmente illegittimo - ma stiamo assistendo, supini, anche alla violazione di una posta di bilancio sanzionata dall'articolo 81. Ancora una volta stiamo assistendo ad una gestione non professionale, non competente, improvvisata, di gettiti fiscali da parte di questo Governo.
Di più, colleghi. Oltre a coprire due poste impossibili con un gettito non ancora definito, perché - lo hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto - al 30 novembre sono state postergate le aspettative di domanda di condono (o quello che sarà, voluntary disclosure) da parte dei contribuenti, al 30 dicembre ci sarà la raccolta di tutte le documentazione - siamo nel 2015 - ma il vaglio delle domande avverrà il 31 dicembre 2016.
Colleghi, va bene che qui ormai parlare di contenuti è quasi osceno, ma asserviamo un decreto-legge, che deve essere caratterizzato dalla necessità e dall'urgenza, ad una norma ad efficacia differita, che completerà la sua funzione solamente nel 2016, e ciò - consentitemi - non per motivi politici ma parlando in maniera asetticamente tecnica, è uno scempio costituzionale. Votiamolo, ma con la consapevolezza, nostra e di chi ci guarda là fuori, che si sta commettendo uno scempio costituzionale. (Commenti del senatore Tonini).
Noi non sappiamo, collega Tonini, quanto si guadagnerà dalla voluntary disclosure. Vi prego, colleghi, sto fornendo dati oggettivi: non sappiamo, da qui al 2016, quale sarà il gettito della voluntary disclosure. Abbiamo tuttavia l'arroganza di coprire delle poste con un gettito di cui non conosciamo l'ammontare. Non sappiamo quante saranno le sanzioni; non sappiamo quali saranno, non sappiamo quale sarà il numero delle applicazioni finali. Quindi, abbiamo incertus an, incertus quando e incertus quantum; forse un po' troppe incertezze per coprire due poste: l'aumento delle accise e l'abolizione dell'IMU.
Concludo dicendo che tutto questo non ha nemmeno natura strutturale. Sappiamo che la voluntary disclosure è una misura una tantum, un gettito che arriverà solamente per il tempo in cui la procedura di rientro dei capitali si consumerà. Quindi, noi tentiamo di agganciare provvedimenti strutturali come la riduzione di una tassa a provvedimenti una tantum. Se non posso chiamare scempio una procedura di questo tipo, colleghi, suggeritemi un'altra situazione in cui posso spendere questa espressione. Ancora, quello che stiamo facendo ora non vale per gli anni 2016, 2017 e 2018; no, vale solo per tre mesi, solamente per quei tre mesi del 2015 che saranno coperti da questo provvedimento. Quindi, tra tre mesi saremo punto e a capo e l'improvvisazione di questo Governo, con la sua fantasia e la sua creatività in materia di finanza pubblica, dovrà nuovamente misurarsi con se stessa. In tutto questo, poi, dobbiamo anche sentir dire che saranno abbassate le tasse, che si ridurrà l'IMU, l'IRES, la tassa sulle società: ma con quali poste di bilancio?
Di solito chi riduce una tassa deve anche annunciare con quale taglio di spesa ha intenzione di coprire il provvedimento. Ciò non viene fatto, non solo.
Presidenza del presidente GRASSO (ore 17,57)
(Segue BERNINI). Non solo, si rilancia l'annuncio in maniera indefinita proponendo al Parlamento questi provvedimenti.
È evidente, signor Presidente, colleghi, che il mio Gruppo parlamentare è assolutamente convinto ancora una volta dell'assenza di ricorrenza di quei presupposti di costituzionalità, fondati non solo sull'articolo 77 della Costituzione ma anche sull'articolo 81, che renderebbero legittimo questo provvedimento, non solo sotto il profilo tecnico ma anche politico.
Viviamo purtroppo tempi assolutamente eccezionali in cui tutto sta cambiando: si sta purtroppo "levando il tappo" all'Africa; assistiamo a cambiamenti climatici che devastano non solamente il nostro Paese, ma Paesi transfrontalieri e il mondo; siamo usciti dalla recessione ma siamo ancora in piena crisi economica. Per la gestione di questi tempi ci vuole una capacità eccezionale di Governo e di leadership, una capacità di previsione strategica che sia strutturale, non congiunturale; non un gioco delle tre carte sulla posta di bilancio pubblico, ma una capacità di previsione definitiva, di disporre di un faro definitivo sul governo della cosa pubblica e dell'economia, che questo Governo evidentemente non ha. Per questo motivo, ancora una volta, annuncio il voto contrario del mio Gruppo parlamentare. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del parere favorevole espresso dalla 1a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78 del Regolamento, in ordine alla sussistenza dei presupposti richiesti dall'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, nonché dei requisiti stabiliti dalla legislazione vigente, relativamente al decreto-legge n. 153.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Sulle modalità di liberazione di due cooperanti italiane
DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, approfitto del passaggio da un punto all'altro dell'ordine del giorno per ricordare una necessità. Un anno fa venivano sequestrate due ragazze bergamasche, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, poi liberate in un modo abbastanza rocambolesco. Oggi apprendiamo, da notizie che provengono dalla Siria, che in un tribunale della provincia di Aleppo sarebbe stato condannato uno dei sequestratori per il fatto che avrebbe intascato egli stesso una parte della somma pagata come tangente per il riscatto: 5 milioni di euro su 11 milioni.
Noi pensiamo che la questione sia di una gravità e di una pesantezza tali da non poter essere trascurata. Vorremmo conoscere dal ministro Gentiloni, in primo luogo, perché non è venuto in Parlamento a raccontare cose non vere, visto che disse che erano tutte illazioni e che tutto ciò non aveva fondamento; in secondo luogo, com'è possibile gestire 11 milioni fuori bilancio, spenderli in modo che non risultino da nessuna parte. Crediamo che l'audizione del ministro Gentiloni per fare chiarezza sulla questione sia un fatto estremamente urgente da porre all'ordine del giorno e alla nostra attenzione. (Applausi della senatrice Comaroli).
CASINI (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASINI (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, intervengo solo per lasciare agli atti di questa seduta che sono molto rammaricato che in quest'Aula vengano sollevate questioni relative ad una realtà purtroppo disgraziata, come quella della Siria. Non credo che nel tribunale di Aleppo noi possiamo confidare più di tanto, vista la situazione che c'è ad Aleppo e dintorni. Prendere per buone pseudorivelazioni di questo tipo, chiamando addirittura in causa il Governo e il Ministro degli esteri, mi sembra del tutto inappropriato, perché il nostro Paese è più forte di certe volgari strumentalizzazioni che su di noi non possono avere alcun effetto, se siamo persone mature politicamente. (Applausi dai Gruppi AP (NCD-UDC) e PD).
CRIMI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRIMI (M5S). Signor Presidente, il presidente Casini ha fatto riferimento a una realtà, sicuramente complessa, dove magari non tutte le notizie che trapelano sono affidabili; purtroppo, però, in questo caso il tipo di notizia, il modo in cui è stata divulgata e l'oggetto sono di una delicatezza tale per cui pretendiamo che il Ministro venga a riferire e a confermare quanto ha detto (ma ora con il dubbio che qualcuno possa smentire). (Commenti del senatore Tonini).
Infatti, signor Presidente, quando c'è qualcuno che dà e qualcuno che riceve, chi dà può sempre dire di non averlo mai fatto, ma c'è sempre un'altra parte che un giorno può affermare il contrario. Forse ora è il momento che il Ministro, visto che ha fatto quelle affermazioni in maniera netta, venga a riferire, possibilmente in Assemblea e non, magari, in ambiti ristretti, come ha fatto in passato, permettendo il dibattito del Parlamento sulla questione, affinché la si affronti una volta per tutte.
Troppe volte, infatti, in passato ci sono state ombre sui presunti o non presunti pagamenti di riscatti. Troppe volte. È il caso, quindi, che il ministro Gentiloni o altri Ministri o Sottosegretari, che possono aver avuto dei ruoli in questo percorso, vengano a riferire in Assemblea su quanto è successo, dicendo se vi è una verità dietro quello che è stato dichiarato oggi in merito a questo presunto pagamento di riscatto (che oggi forse è meno presunto di prima). (Applausi del senatore Endrizzi).
CASSON (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signor Presidente, intervengo semplicemente per fare alcune osservazioni. La notizia che è stata riferita poco fa in quest'Aula arriva innanzitutto da una fonte che definire "da prendere con le molle" è il minimo: è una fonte di cui non si ha notizia, quindi occorrerà certamente verificarla; per di più, fa riferimento a un presunto tribunale intermilizie della zona di Aleppo, anche questo molto fantomatico. Ovviamente, si tratta di un riferimento a una richiesta e a un presunto pagamento di riscatto che costituisce di per sé una questione molto delicata sia per il passato ma soprattutto per il futuro, per le situazioni che sono ancora aperte. Crediamo quindi che sia una situazione da trattare, certamente, ma con la massima delicatezza.
Come Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica abbiamo già fissato una seduta per domani (è presente anche il Presidente in quest'Aula) e certamente, con il direttore dei servizi, anche nei prossimi giorni, approfondiremo in quella sede la notizia.
Ovviamente, per la richiesta di sentire il Ministro non posso che rimettermi alla Presidenza. (Applausi dal Gruppo PD).
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, ad ulteriore completamento del quadro dei nostri calendari di questa settimana, domani è prevista anche, alla fine della seduta pomeridiano, l'audizione, presso le Commissioni esteri e difesa di Camera e Senato, dei ministri Gentiloni e Pinotti: potrebbe essere quella un'altra sede, oltre a quella che richiamava adesso il senatore Casson, nella quale affrontare, se del caso, il tema, con tutte le preoccupazioni giustamente fatte valere dal presidente Casini, ma con l'altrettanto giusto allarme - in una dimensione, direi, al momento, non ancora di Assemblea - sulla vicenda che il senatore Divina ha portato adesso all'attenzione dell'Assemblea.
Sulla base di questi due impegni di calendario che abbiamo comunque nella giornata di domani e con tutta la considerazione degli argomenti dei senatori Crimi e Divina, ho l'impressione che sarebbe prematuro formalizzare oggi un atto di convocazione ad hoc sull'argomento. (Applausi dal Gruppo AP (NCD-UDC)).
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, sono d'accordo con il presidente Casini nel ritenere che la fonte di questa informazione sia quantomeno dubbia e tutta da verificare; sono altresì d'accordo con il senatore Casson nel considerare che la sede più indicata, data la delicatezza dell'argomento, non possa che essere il COPASIR. Ci sono alcuni temi delicati nella incertezza della posizione internazionale del nostro Paese che noi in più di una occasione abbiamo contestato e domani sera, nel corso della seduta delle Commissioni esteri e difesa di Camera e Senato, sicuramente potremo approfondire le tante incertezze della politica estera italiana. Rimane il problema che ci sono alcuni argomenti delicati, non fosse altro per il fatto che in questo momento ci sono cittadini italiani in mano a milizie non meglio identificate. Pertanto, qualsivoglia discussione - anche pubblica - su un argomento così delicato potrebbe portare dei danni a quei cittadini italiani che non sono andati volontariamente in Siria, come le due ragazze, ma che sono andati a lavorare in ben altri posti e con ben altri pericoli, consapevoli dei rischi che andavano ad assumersi. Ritengo pertanto che quella sia la sede più adatta.
Signor Presidente, approfitto dell'occasione per ricordare che il nostro Gruppo non è presente nel COPASIR, quindi penso che questa sia un'ulteriore conferma di quanto sia urgente risolvere tale problema, tenuto anche conto che, pur non essendo presenti, siamo d'accordo che quella sia la sede più adatta dove questi argomenti debbano essere affrontati. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Signor Presidente, vorrei solo dire che, nella situazione in cui siamo, è vero ciò che diceva il senatore Paolo Romani. Ci sono altri ostaggi italiani che si trovano nella situazione che conosciamo, pertanto credo anche io come lui, come il presidente Casini, come il senatore Casson e come altri che sono intervenuti che questa vicenda vada trattata con una delicatezza assoluta e anche secondo me la sede deputata a svolgere questa discussione sia il COPASIR.
Naturalmente il Ministro può sempre venire in Aula ed è sempre utile che venga per discutere di quello che sta accadendo in Siria più in generale e non semplicemente di questa vicenda; tuttavia, io la tratterei davvero con la maggiore delicatezza e la maggiore responsabilità possibile, perché si tratta di questioni che riguardano la vita di ostaggi. Ritengo pertanto che occorra enorme responsabilità anche da parte dell'opposizione.
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, noi concordiamo con le valutazioni del collega Casson. In particolare, vorrei mettere in risalto il fatto che essendo noi tutti impegnati, sia pure su versanti diversi, a fare il meglio nell'interesse del nostro Paese e dei cittadini italiani che si trovano in situazioni di particolare gravità e delicatezza, penso che sarebbe opportuno che si lasciasse perdere la strumentalizzazione politica su tali questioni e si puntasse invece concretamente agli obiettivi di tutelare gli interessi nazionali, la vita di coloro che sono scomparsi e probabilmente trattenuti da qualche parte in giro per il mondo. Ritengo, invece, che il confronto politico (necessario e giusto), dovrebbe essere rivolto agli elementi di merito che ci riguardano in queste ore, come la riforma della Costituzione e gli altri provvedimenti che saranno a venire. Ribadisco che ci vuole senso di responsabilità per rappresentare sia il ruolo di Governo, che quello di opposizione e mi pare che in qualche caso manchi.
DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, mi sembra il caso di fare una puntualizzazione, perché io non ho mai visto risposte così piccate e anche fuori luogo di colleghi a una richiesta non strumentale di fare chiarezza su un episodio che noi per primi abbiamo detto provenire da fonti siriane dubbie, di tribunali non legittimi, tribunali del posto e probabilmente anche raffazzonati. Tuttavia tali notizie sono state battute da una serie di agenzie, pertanto destano in noi una piccola preoccupazione tale da dover essere dipanata con la presenza del Ministro degli esteri.
Non c'è stata strumentalizzazione. Non c'è stata offesa. Non c'è stata mancanza di rispetto, né per i temi di cui si tratta, né per null'altro. Chi ha avuto reazioni smodate probabilmente sta facendo speculazioni al contrario. (Commenti del senatore Buemi).
CASINI (AP (NCD-UDC)). Ma le regole non esistono più! Poi ci lamentiamo di quello che succede!
PRESIDENTE. Colleghi, esprimeremo una valutazione in seguito, una volta che avremo acquisito ulteriori elementi.
Seguito della discussione del disegno di legge costituzionale:
(1429-B) Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione (Approvato, in prima deliberazione, dal Senato e modificato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 18,15)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale n. 1429-B, già approvato in prima deliberazione dal Senato e modificato in prima deliberazione dalla Camera dei deputati.
Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta del 3 ottobre si è concluso l'esame dell'articolo 2 e degli emendamenti ad esso presentati.
Gli articoli 3, 4 e 5 sono identici agli articoli 3, 4 e 5 del testo approvato dal Senato.
Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti, già illustrati.
Avverto che per gli articoli da 6 a 40 i relativi emendamenti saranno a disposizione dei senatori con due diverse modalità di pubblicazione. Gli emendamenti già presentati in Commissione dal senatore Calderoli e in quella sede pubblicati in formato elettronico, ripresentati in Assemblea e non ritirati, sono ugualmente pubblicati, dato l'elevato numero, in fascicoli in formato elettronico, disponibili sul sito Internet del Senato, direttamente nella pagina relativa al disegno di legge costituzionale n. 1429-B, attraverso il collegamento ipertestuale «Testi ed emendamenti». Tutti gli altri emendamenti sono pubblicati, come di consueto, nei fascicoli cartacei in distribuzione.
La Presidenza darà precise indicazioni, nel corso dell'esame, per individuare esattamente l'oggetto dei voti.
Viene messo a disposizione, in formato cartaceo, un estratto dei fascicoli in formato elettronico che riporta esclusivamente gli emendamenti posti in votazione. Avverto che è in distribuzione l'elenco degli emendamenti inammissibili riferiti all'articolo 6 del disegno di legge costituzionale.
Avverto, altresì, che sono pervenute, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, alcune richieste di votazione a scrutinio segreto per gli emendamenti riferiti all'articolo 6. La Presidenza ritiene ammissibile unicamente la richiesta relativa all'emendamento 6.910, a pagina 8 del fascicolo in distribuzione.
Invito quindi la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti presentati all'articolo 6.
BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il Governo si rimette all'Aula sull'emendamento 6.910, presentato dal senatore Calderoli. Il parere è contrario sui restanti emendamenti.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, desidero solo un chiarimento. Noi abbiamo un fascicolo dell'articolo 6, che era già depositato e a disposizione dalla settimana scorsa ma che, a questo punto, mi sembra non comprenda tutti gli emendamenti che sono invece presenti sul sito in forma non cartacea.
Poi vi è un estratto annesso elettronico dove su alcuni articoli trovo la dizione di inammissibilità. Quindi, io suppongo questo sia un ulteriore elenco. Lei, signor Presidente, ha detto che questo estratto è a mo' di esempio, quindi non ne devo tenere conto. Ma questo estratto, che è stato fatto a mo' di esempio, con dei criteri di inammissibilità ancora più rigorosi, non comprende ad esempio il primo emendamento, quello soppressivo, che, come lei ci insegna, è sempre ammissibile, in quanto richiedente la soppressione dell'articolo stesso.
Vorrei pertanto capire, a questo punto, cosa dobbiamo guardare e su quale documento possiamo "sintonizzarci" per proseguire la discussione.
PRESIDENTE. Capisco che queste sono procedure assolutamente nuove, cui non siamo abituati. Se lei guarda il fascicolo cartaceo, alla prima pagina, all'articolo 6, vedrà quello che cerca, ossia gli emendamenti soppressivi dell'articolo, il 6.2000 e il 6.2c, volti a sopprimere l'articolo: esatto?
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Sì.
PRESIDENTE. Dopodiché, si continua con questo fascicolo fin quando non c'è il passaggio a quello elettronico, e questo lo dirà la Presidenza, proprio perché si devono intercalare nella successione degli emendamenti quelli che vanno votati per primi e quelli che vanno votati successivamente. Dal momento che abbiamo un fascicolo cartaceo e uno pubblicato in formato elettronico, ci sarà questo passaggio dall'uno all'altro: per chi vorrà collegarsi con il fascicolo pubblicato in formato elettronico, questo è certamente acquisibile, perché gli emendamenti credo siano stati pubblicati sin dall'estate, quando sono stati presentati in Commissione, e poi ripresentati in Assemblea, fatta eccezione per quelli che sono stati ritirati dal senatore Calderoli. Questo quindi è il documento cartaceo, integrato da quello elettronico e si può seguire la votazione attraverso l'estratto cartaceo del file elettronico.
Siccome nello stampare le pagine ci sono emendamenti inammissibili, lei in qualche pagina troverà anche il timbro «inammissibile», che naturalmente non dà la possibilità di votare quell'emendamento, mentre i restanti saranno oggetto di votazione. Dobbiamo adeguarci al numero degli emendamenti e alle modalità con cui sono stati presentati.
Spero di essere stato chiaro: ha bisogno di ulteriori chiarimenti?
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Gli articoli 3, 4 e 5 che fine hanno fatto?
PRESIDENTE. Non sono stati modificati dalla Camera, come ho detto.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Quindi lei li ha dichiarati tutti inammissibili? Siccome non c'era menzione di quest'inammissibilità, era già avvenuta?
PRESIDENTE. Ho già detto che sono stati dichiarati irricevibili.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Si trattava della categoria dell'irricevibilità? (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Sì, per il principio doppia conforme.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Lo dico solo perché rimanga agli atti, signor Presidente.
PRESIDENTE. L'ho letto, quindi certamente rimarrà agli atti: «Gli articoli 3, 4 e 5 sono identici agli articoli 3, 4 e 5 del testo approvato dal Senato. Passiamo all'esame dall'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti...». C'è già agli atti.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Chiedo scusa, non aveva percepito la premessa.
CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, vorrei fare due richieste.
Vorrei sapere se ha già fatto una riflessione sulla richiesta del senatore Malan in ordine alla possibilità di subemendare due specifici emendamenti agli articoli 10 e 21. Si ricorda che la settimana scorsa aveva detto che l'avrebbe verificato? Questo lo dico proprio per essere chiari: non vorremmo che ci fossero ancora in circolazione emendamenti interamente sostitutivi del comma, che praticamente facessero decadere qualunque tipo di possibilità di un nostro intervento; credo che il senatore Malan abbia indicato i due potenziali oggetti.
Visto che si tratta di una procedura che usiamo per la prima volta, la pregherei inoltre, per cortesia, di indicarci prima la pagina, poi il numero dell'emendamento in esame, in modo da riuscire a individuare l'emendamento sul file elettronico e poi sul documento cartaceo, perché è la prima volta.
PRESIDENTE. Certamente: anche per me è la prima volta, quindi collaboriamo tutti per poter procedere e andare avanti al meglio.
Per quanto riguarda i subemendamenti richiesti dal senatore Malan non mi sono ancora pronunciato, ma lo farò al più presto.
CRIMI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRIMI (M5S). Signor presidente, ho tre richieste, in due delle quali mi associo a richieste precedenti.
Una è quella di conoscere la subemendabilità degli emendamenti come richiesto dal senatore Malan, elemento che ritengo essenziale e da conoscere al più presto possibile, per poter anche votare e ragionare serenamente su questi articoli che adesso affronteremo.
Dall'altra parte, Presidente, c'è ancora pendente la richiesta sull'articolo 39, comma 1 in particolare, e, dal momento che l'articolo 2 è stato votato, credo che debba sciogliere quella riserva il più presto possibile. Credo che queste sue decisioni siano utili ad uno svolgimento più sereno ed anche più ragionato sugli articoli che stiamo affrontando, perché sapere di poter discutere nel merito su alcuni articoli permette di procedere magari più celermente in tutto questo ragionamento.
La terza richiesta che le avevo già fatto e in merito alla quale la pregherei, anche in questo caso, di sciogliere la riserva, riguarda la rivalutazione dei tempi. Al nostro Gruppo sono rimasti ventitré minuti. Si vota, in teoria, il 13 ottobre, almeno da quanto è emerso dalla Conferenza dei Capigruppo. Ancora adesso abbiamo difficoltà a comprendere l'arcano algoritmo che ha portato a decidere di assegnare quattro ore ad un Gruppo che conta 36 senatori visto che quattro ore rappresentano il 5 per cento delle ottanta ore complessive e noi rappresentiamo oltre il 10 per cento dei membri del Senato. Se il criterio teneva conto anche del numero di emendamenti, a quel punto signor Presidente ci potrebbe anche scattare la voglia, la prossima volta, di superare i limiti del senatore Calderoli per avere più tempo. Io scongiurerei questo sistema, quindi le chiederei con molta franchezza, visto che buona parte delle ottanta ore non saranno utilizzate e da qui al 13 ottobre di tempo ce n'é, se quel tempo possa essere rivalutato, visto poi che era una discrezionalità della Presidenza l'assegnazione dei tempi sulla base delle ottanta ore individuate dalla Conferenza dei Capigruppo - perché quella era l'unica indicazione della Conferenza - da distribuire poi proporzionalmente ai Gruppi. Le chiederei quindi di sciogliere la riserva anche su questa richiesta.
PRESIDENTE. Per le prime due richieste, mi riservo ancora del tempo per poterle valutare.
Per quanto riguarda i tempi, mi rendo conto che si sono affrontati dei temi fondamentali e cruciali della riforma della Costituzione e che quindi si è andati ad utilizzare il massimo del tempo possibile per una discussione approfondita su temi - appunto - rilevanti. Come però è risaputo, di solito nella distribuzione dei tempi si tiene conto della divisione per appartenenza ai Gruppi e, come spesso avviene da parte dei Gruppi di maggioranza o di quei Gruppi che non intendono utilizzare tutto il tempo a loro disposizione, c'è sempre una tolleranza ed una disponibilità. Presuppongo quindi che ci sarà anche questa possibilità e che sarà dalla Presidenza tenuto conto anche della limitatezza dei tempi nel dare via via la parola. Ritengo infatti che un'ulteriore ripartizione potrebbe poi portare a dover determinare un'ulteriore rivalutazione e se c'è questa disponibilità, per interventi certamente necessari, non sarà dalla Presidenza negata la possibilità di intervenire in maniera precisa e concisa sul tema che viene via via sottoposto all'esame, così come sarà nella disponibilità di ogni Gruppo, poter attribuire ad altri Gruppi parte del tempo non utilizzato. Se poi volete una valutazione stricto iure dei tempi, anche quelli che verranno eventualmente concessi con un'ulteriore valutazione, questa implica il rischio, senza una certa discrezionalità sugli interventi, di non avere più tempo per intervenire. Ritengo quindi che sia meglio andare avanti e via via valutare: lasciate questa possibilità e di volta in volta avrete la parola, naturalmente in maniera perfettamente compatibile con le funzioni e con tutto il resto.
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, mi spiace porle tale questione, ma, nella complicazione del lavoro dovuta all'esistenza di un fascicolo cartaceo e di uno in formato elettronico, abbiamo potuto prendere visione solo adesso degli emendamenti dichiarati inammissibili.
So che non è usuale discuterne, ma, almeno per quanto riguarda le nostre proposte, vi sono due dichiarazioni di inammissibilità che trovo francamente non comprensibili. Forse nella fretta...
PRESIDENTE. Prego, senatrice De Petris, le segnali.
DE PETRIS (Misto-SEL). Sì, le dichiarazioni di inammissibilità riguardano gli emendamenti 6.2002 e 6.2003.
Dobbiamo metterci d'accordo su cosa è emendabile e cosa no. Vorrei ricordare che l'articolo 6 licenziato dal Senato prevedeva che «I regolamenti delle Camere garantiscono i diritti delle minoranze parlamentari». La Camera dei deputati ha poi aggiunto un distinguo in base al quale: «Il regolamento della Camera disciplina lo statuto delle opposizioni». Così come fatto dalla Camera, anche noi abbiamo posto una questione in più a garanzia delle opposizioni.
Questo ragionamento attiene agli emendamenti 6.2002, 6.2003 e 6.2004, che trattano lo stesso argomento, ossia le facoltà delle opposizioni.
Signor Presidente, le chiedo pertanto di poter effettuare un controllo in quanto, nella fretta di dover valutare tanti emendamenti, forse è sfuggito qualcosa.
PRESIDENTE. Senatrice De Petris, confermo le dichiarazioni di inammissibilità perché gli emendamenti in oggetto introducono degli elementi assolutamente nuovi rispetto al tema dell'articolo e alla possibilità di emendarlo.
TONINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente, intervengo per una breve considerazione sulla questione dei tempi.
Il nostro Gruppo ritiene di aver bisogno di tutto il tempo di cui dispone; per i propri interventi invito quindi i colleghi a calcolare bene i propri tempi così da evitare fraintendimenti.
PRESIDENTE. Va bene, senatore Tonini, questo aspetto sarà valutato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.2000, identico all'emendamento 6.2c.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico. Signor Presidente, le preannuncio che tale richiesta la avanzerò per ogni singolo emendamento.
PRESIDENTE. Di solito la richiesta viene fatta con riferimento a tutti gli emendamenti presentati all'articolo; oggi invece la richiesta è cambiata.
Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2000, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico all'emendamento 6.2c, presentato dalla senatrice Bignami e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti da 6.3c a 6.700 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.701.
TONINI (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico (Ilarità dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
URAS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, la ratio dell'emendamento 6.701 è molto semplice ed è frutto di una preoccupazione che credo dovremmo avere tutti, riguardante l'introduzione del cosiddetto statuto delle opposizioni.
Com'è noto - almeno pare, perché non è dato comprendere integralmente quale sia la funzione di questo statuto - si tratta di un atto che andrebbe approvato dalla Camera dei deputati così come vengono approvati i Regolamenti delle Camere e le loro modifiche, ovverosia a maggioranza assoluta dei componenti della Camera. Com'è noto, la discussione di questi giorni, di queste settimane e di questi mesi attorno alla riforma costituzionale ruota attorno al fatto che una formazione politica, per il combinato disposto tra la Costituzione così come la stiamo scrivendo e la legge elettorale che abbiamo già approvato, potrebbe, con una minoranza di consensi raccolta nel Paese, avere la maggioranza dei seggi alla Camera dei deputati e, attraverso lo statuto delle opposizioni, regolare anche i diritti delle opposizioni ad esercitare le loro funzioni.
Quali sono tali funzioni? Bisogna almeno definirle, altrimenti non si capisce cosa sia questo statuto delle opposizioni. Si devono governare con un Capogruppo delle opposizioni, che le regoli al proprio interno? È un atto, un documento che essi producono d'intesa e che rendono disponibile all'insieme della Camera? Non si capisce. Cosa tento di fare allora con questo emendamento? Tento di individuare un ambito entro il quale si regola la materia, cioè i diritti delle opposizioni ad esercitare le funzioni principali che un parlamentare e un gruppo di parlamentari devono esercitare all'interno della Camera, ovverosia la rappresentanza popolare, la funzione legislativa e il sindacato ispettivo.
Quello statuto deve infatti consentire e non impedire questo esercizio. Se lo impedisse - e di fatto questo sarebbe possibile con il testo che stiamo licenziando - ci troveremmo nella costruzione di una disposizione costituzionale che di fatto sancisce l'introduzione di un regime in capo a qualunque formazione politica ottenga la maggioranza assoluta dei componenti della Camera, cosa che, con la legge elettorale recentemente approvata, è certa; non è neppure un'ipotesi: è sicura. Io penso che su questo si debba fare una riflessione. Questo comma andrebbe espunto, non avrebbe dovuto esserci.
Peraltro, la Costituzione che avevamo non aveva bisogno di questo, perché era il Regolamento che stabiliva e tutelava le funzioni di ciascun parlamentare, così come quelle della maggioranza e dell'opposizione, consentendo a ogni parlamentare, nei limiti del funzionamento che l'organo legislativo deve porsi, di esercitare pienamente la propria funzione. Adesso abbiamo introdotto un altro elemento, che mi pare del tutto irrituale, di disturbo, poco definito e che lascia spazio a pericoli.
Vorrei suggerire a tutti noi che non possiamo sapere come andranno le elezioni, che i sondaggi non sono di per sé una garanzia e che oggi basta un evento per capovolgere le previsioni. Domani io non vorrei trovarmi in una condizione nella quale nel Parlamento nazionale non sia possibile, per chi rappresenta l'opposizione nel Paese, esprimere la propria funzione politica ed esercitare la propria funzione di rappresentanza. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).
MAURO Mario (GAL (GS, PpI, FV, M)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO Mario (GAL (GS, PpI, FV, M)). Signor Presidente, desidero intervenire per pochi secondi.
Un tempo si diceva: "Fatta la legge, trovato l'inganno". Nella mutazione genetica che sta subendo il diritto costituzionale, durante questa discussione, vediamo che in alcuni passaggi si fa una legge che ha già al suo interno molti inganni. Quello in esame è un chiaro esempio perché, nel passaggio alla Camera dei deputati, sono state predisposte le condizioni per impedire alle opposizioni di esercitare il proprio ruolo, come prevedeva la nostra Costituzione.
Per questo sosterremo l'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.701, presentato dai senatori Uras e Scilipoti Isgrò.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.8c, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
CRIMI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Dispongo pertanto l'annullamento della procedura di votazione.
Ne ha facoltà.
CRIMI (M5S). Signor Presidente, intervengo solo per ricordare la richiesta, avanzata dal senatore Calderoli, di darci il modo di trovare gli emendamenti nei fascicoli, perché ci sono anche gli annessi.
PRESIDENTE. Quando passeremo al fascicolo non cartaceo lo preciserò, senatore Crimi. Ora siamo semplicemente passati all'emendamento immediatamente successivo a quello che abbiamo appena votato, a pagina 4 del fascicolo.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.8c, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.9c, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.10c.
MORRA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORRA (M5S). L'emendamento in questione, colleghi, permetterebbe di far avvertire alle persone che sono fuori dall'Assemblea una sostanziale volontà di riavvicinamento al mondo reale da parte delle Assemblee parlamentari. Nell'emendamento si chiede infatti, molto semplicemente, che vengano fissate discipline e modalità di decadenza dal mandato parlamentare, nel caso di reiterata violazione del dovere di partecipare ai lavori parlamentari. (Applausi dal Gruppo M5S).
Credo che in questo caso ci sia ben poco da aggiungere, sempre che si voglia, non a parole o con sanzioni magari opinabili, ma nei fatti, ripristinare la sacralità dell'Assemblea e dell'istituzione parlamentare, che molto spesso è stata calpestata da condotte e comportamenti ben poco accettabile, mi limito a questa osservazione. Quindi richiamare tutti gli eletti al dovere di essere presenti - perché quello di essere presenti non è semplicemente un diritto - quando si svolge il proprio mandato, ci sembra il minimo sindacale che si possa richiedere.
CAMPANELLA (Misto-AEcT). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMPANELLA (Misto-AEcT). Signor Presidente, voglio sottolineare un aspetto: il senso dell'emendamento in esame, astrattamente considerato, può anche risultare corretto.
Tuttavia, segnalo ai colleghi, e in particolare quelli del Movimento 5 Stelle, che, con questa revisione costituzionale, ci stiamo avventurando verso un Parlamento in cui la maggioranza domina incontrastato, in quanto nella pratica, definisce gli stessi Regolamenti, richiamati nell'emendamento in esame, che disciplinerebbero le modalità di decadenza del mandato parlamentare.
Attenzione però, perché, dalla nostra esperienza, abbiamo visto come i Regolamenti vengono alla fine interpretati dalla stessa maggioranza. Quindi, andando a definire meccanismi di allontanamento di parlamentari (anche se in astratto possono essere corretti), in presenza di maggioranze - Dio non voglia! - che sentano poco il senso del rispetto tra maggioranza ed opposizione, si potrebbero venire a determinare le modalità per allontanare deputati non graditi alla maggioranza.
PRESIDENTE. Prego, concluda.
CAMPANELLA (Misto-AEcT). Per questo motivo voterò in senso contrario all'emendamento 6.10c.
D'AMBROSIO LETTIERI (CoR). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO LETTIERI (CoR). Signor Presidente, credo sia utile esprimere un pur sintetico pensiero in ordine a questo emendamento, che - ad avviso del mio Gruppo - merita ogni tipo di considerazione.
Vede, Presidente, così come noi allunghiamo uno sguardo di severa censura - mi si consenta - nei riguardi del Governo quando disattende ai suoi doveri di rispetto verso il Parlamento, costringendolo sostanzialmente ad una funzione residuale, stretto tra decreti-legge e voti di fiducia, riteniamo altresì di dover assumere delle responsabilità in capo al Parlamento. E le responsabilità stanno non soltanto nella sobrietà dei nostri comportamenti, così come peraltro, Presidente, ella ha avuto modo di esporre in modo puntuale, a seguito dei provvedimenti assunti oggi, ma anche attraverso la presenza ai lavori parlamentari. Certamente tradisce la fiducia dell'elettorato chi non partecipa ai lavori con quella necessaria assiduità che confermi la dignità e la rilevanza di questa funzione, e ne consegni alla comunità nazionale una valutazione più adeguata alla sacralità dell'azione legislativa.
Questo è il motivo per il quale vorrei invitare il Governo a tenere nella massima considerazione la finalità che qui viene espressa, e a prevedere la possibilità che l'apposito Regolamento della Camera disciplini nel modo migliore le modalità per garantire il principio di obbligatorietà di partecipazione ai lavori. E ciò, naturalmente, deve avvenire nei modi e termini che non diventino una esasperazione, ma un principio che porti fuori dall'attività parlamentare chi, in modo peraltro ingiustificato, non vi partecipa (Openpolis ci consegna una percentuale che talvolta non supera nemmeno il 20 per cento).
Annuncio, pertanto, il voto assolutamente convinto e favorevole sulle finalità di questo emendamento che restituisce dignità al ruolo del Parlamento. (Applausi dal Gruppo CoR).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.10c, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2001, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico agli emendamenti 6.12c, presentato dal senatore Calderoli (a pagina 1 del fascicolo elettronico), 6.13c, presentato dal senatore Romani Paolo e da altri senatori, 6.609, presentato dal senatore D'Alì e da altri senatori, e 6.15c, presentato dai senatori Mauro Mario e De Pin.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 6.2002, 6.2203 e 6.2204 sono inammissibili.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2005, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.800, presentato dalla senatrice Bonfrisco e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.2006, sostanzialmente identico agli emendamenti 6.19c e 6.2008.
MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia è favorevole alla versione della frase come formulata dall'emendamento 6.19c, perché è ovvio che le opposizioni devono essere garantite in entrambe le Camere, qualunque sia la configurazione del Senato che ormai gli articoli precedenti hanno definito. Non si vede infatti perché, se ci devono essere dei diritti per le opposizioni, questi debbano essere limitati alla Camera. Nel contempo, so bene che dovrebbero essere rappresentanze territoriali, ma sappiamo benissimo, a maggior ragione, che essendo designati (perché così saranno) dai gruppi dei Consigli regionali, ovviamente questi andranno su base partitica; è addirittura loro dovere farlo.
In secondo luogo, questo passaggio ricorda un'altra delle storture del complesso delle riforme in atto (legge elettorale e riforma costituzionale): si darà modo alla maggioranza, composta da un solo partito, probabilmente votato da pochissimi elettori (facilmente meno di un terzo o di un quarto di coloro che vanno a votare), di cambiarsi il Regolamento a proprio piacimento. È chiaro, quindi, che questa è un'altra delle ragioni: almeno, se ci deve essere uno statuto delle opposizioni, siano garantite le opposizioni sia della Camera che del Senato.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2006, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico agli emendamenti 6.19c, presentato dal senatore Romani Paolo e da altri senatori, e 6.2008, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, vorrei precisare che lei ha messo ai voti gli emendamenti 6.2006, 6.19c e 6.2008, ma mi sembra che il termine «disciplinano» dei primi due emendamenti sia diverso dal temine «garantiscono» del terzo.
PRESIDENTE. Sono emendamenti sostanzialmente identici.
CALDEROLI (LN-Aut). No, signor Presidente: disciplinare significa definire, regolare, mentre garantire è qualcosa di diverso rispetto ad una semplice regolazione.
PRESIDENTE. Va bene, senatore, la votazione precedente vale solo per gli emendamenti 2.2006 e 6.19c.
Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2008, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.26c del fascicolo in formato elettronico, presentato dal senatore Calderoli, fino alle parole «lo statuto».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 6.26c e l'emendamento 6.27c.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2007, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.18c.
MORRA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORRA (M5S). Signor Presidente, colleghi, chiediamo che questo emendamento venga attenzionato e dunque valutato per la proposta, in particolar modo, di disciplinare la designazione, da parte dei futuri membri della Camera, dei Presidenti delle Commissioni aventi funzioni di controllo e di garanzia. È un tema squisitamente politico su cui, proprio nel recente passato, si è dovuto intervenire.
A noi piacerebbe che l'assegnazione dei Presidenti delle Commissioni di controllo sfuggisse al solito monopolio della maggioranza e delle pseudominoranze in maniera netta e chiara, in modo che non ci possano essere affatto dubbi e, quindi, le minoranze e le opposizioni, già coartate da una legge elettorale che sposa per nulla il principio della rappresentatività, possano avere almeno voce in capitolo al fine di evitare una possibile - e io spero improbabile - deriva ben poco democratica di questo Paese. (Applausi dal Gruppo M5S).
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, intervengo per puntiglio.
Le avevo fatto una richiesta sull'inammissibilità dell'emendamento 6.2002, che riportava testualmente: «I Regolamenti delle Camere disciplinano la designazione da parte delle opposizioni dei Presidenti delle Commissioni aventi funzioni di controllo e di garanzia». E lei ha confermato l'inammissibilità. L'emendamento 6.18c, che ci accingiamo a votare, praticamente disciplina la designazione da parte delle stesse dei Presidenti delle Commissioni. E questo è stato dichiarato ammissibile.
PRESIDENTE. L'emendamento in votazione è sostitutivo, mentre l'altro era premissivo. È questa la motivazione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.18c, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2009, presentato dal senatore Uras e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2010, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.29c, presentato dal senatore Calderoli, del fascicolo in formato elettronico.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1, presentato dai senatori De Pietro e Orellana.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 6.28c è inammissibile.
Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 6.30c, che si trova nel fascicolo in formato elettronico.
CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo solo per comunicare che ritiro l'emendamento e lo trasformo in ordine del giorno. (Applausi del senatore Cappelletti).
CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi al riguardo.
BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, esprimo parere contrario.
PRESIDENTE. Senatore Calderoli, insiste per la votazione?
CALDEROLI (LN-Aut). No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 6.31c, che è a pagina 2 del fascicolo in formato elettronico.
CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, ritiro l'emendamento e lo trasformo in ordine del giorno.
PRESIDENTE. Se intende farlo su tutti i suoi emendamenti, la prego di dirlo adesso. Diversamente, posso non accettare le sue richieste di trasformazione.
Leggo l'articolo 95, comma 7, del Regolamento: «Il proponente di un emendamento può, con il consenso del Presidente, ritirare l'emendamento stesso per trasformarlo in ordine del giorno».
Se l'intento è ostruzionistico, e di ogni suo emendamento viene chiesta la trasformazione in ordine del giorno, la Presidenza non può dare il consenso.
SANTANGELO (M5S). Ma secondo cosa?
PRESIDENTE. Possiamo votarlo.
Se non li trasforma tutti in ordine giorno, sentiamo il parere del Governo.
CALDEROLI (LN-Aut). Ne prendo atto e, allora, chiedo di trasformarli tutti in ordine del giorno.
PRESIDENTE. In un unico ordine del giorno?
CALDEROLI (LN-Aut). No, chiedo di trasformare ciascuno di essi in un ordine del giorno, per prassi consolidata, visto che è sempre stato consentito al presentatore di un emendamento di trasformarlo in ordine del giorno. Che poi qualcuno lo interpreta come ostruzionismo, mi spiace, signor Presidente, ma non sono d'accordo.
PRESIDENTE. Allora passiamo alla votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.31c, presentato dal senatore Calderoli, fino alle parole «le seguenti».
CALDEROLI (LN-Aut). Potrà essere una potestà sua il fatto di non accogliere la trasformazione dell'emendamento in ordine del giorno, ma io posso comunque ritirarlo.
PRESIDENTE. Se lo ritira senza trasformarlo, certamente lo può fare.
MARTELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTELLI (M5S). Signor Presidente, io mi soffermo ancora sull'articolo 95, comma 7, del Regolamento che lei ha appena citato. Lei sta dando una interpretazione della parola consenso che non si può far minimamente rientrare in questo caso.
Lei sta interpretando il consenso nel senso che il Presidente stabilisce se la pratica di ritirare l'emendamento e chiederne la trasformazione in ordine del giorno sia ammissibile o meno. A nostro avviso, non c'è assolutamente spazio per interpretare quel comma in detto modo.
Io chiedo che lei chiarisca esattamente in quale modo vuole interpretare il comma 7 dell'articolo 95. In caso contrario, convochiamo la Giunta per il Regolamento, perché non è possibile che una prassi che vige perlomeno da due anni e mezzo improvvisamente cambi, e si invochi questo comma del Regolamento per cercare d'impedire la trasformazione in ordine del giorno di un emendamento perché si veda una supposta pretesa ostruzionistica in detta azione.
A parte il fatto che non è possibile leggere il pensiero delle persone, interpretando in quel modo il ritiro di un emendamento e la sua trasformazione in ordine del giorno, normalmente la trasformazione viene intesa nel modo seguente: siccome non si vuole cambiare l'impianto dell'articolato, allora si indebolisce la proposta da emendamento in ordine del giorno, per aggirare la situazione, e comunque si chiede la disponibilità del Governo ad accoglierla in sede futura, e non certo con fini ostruzionistici, come lei ha interpretato.
PRESIDENTE. La valutazione del fine ostruzionistico l'ho ampiamente motivata. Consenso in italiano significa quello che tutti possono comprendere. Se il consenso del Presidente non c'è, è perché egli intravede dei fini ostruzionistici nella pratica del ritiro degli emendamenti.
Questa è la valutazione della Presidenza, che non è nuova, ma fatta ai sensi dell'articolo 95, comma 7, del Regolamento.
Chiedo ora al senatore Calderoli se conferma l'intenzione di ritirare l'emendamento 6.31c.
CALDEROLI (LN-Aut). Sì, signor Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.32c.
CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, condividendone il contenuto, chiedo di poter sottoscrivere questo emendamento.
CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, ringrazio il collega Candiani ma, essendo unico firmatario dell'emendamento, lo ritiro.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.33c.
CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, poiché tengo particolarmente a questo emendamento, esprimo la preghiera di poterlo trasformare in ordine del giorno. Diversamente, lo ritiro.
PRESIDENTE. La Presidenza non dà il consenso alla sua trasformazione in ordine del giorno.
TONINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente, faccio mio l'emendamento 6.33c. (Applausi dal Gruppo PD).
MARTON (M5S). Ma no, Presidente!
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.33c, presentato dal senatore Calderoli, successivamente ritirato e fatto proprio dal senatore Tonini, fino alle parole «inserire le seguenti».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 6.33c e gli emendamenti da 6.34c a 6.1029c. (Applausi dal Gruppo PD. Applausi ironici del Gruppo M5S).
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, quanto è avvenuto in questo momento è l'ennesima gravissima violazione del Regolamento del Senato. (Commenti dal Gruppo PD).
Signor Presidente, la prego di farmi continuare questo intervento in merito al Regolamento senza alcun tipo di brusio.
PRESIDENTE. Colleghi, ho già detto che gli interventi non vanno accompagnati con commenti e cori.
Senatore Santangelo, può continuare.
SANTANGELO (M5S). Quanto sancito da lei, ossia il fatto di non aver consentito al collega la trasformazione in ordine del giorno, va assolutamente contro una prassi consolidata che va ben oltre i due anni e mezzo precedenti. In questo momento, dunque, lei sta mettendo in atto una tattica ostruzionistica che è tale da parte della maggioranza, la quale, facendo proprio quest'emendamento, ha consentito che venissero tagliati numerosi emendamenti successivi.
In quest'Aula si dovrebbe discutere sugli emendamenti e poi votarli, ma questo è quanto lei oggi, con la sua condotta, ha impedito. (Applausi dal Gruppo M5S).
NUGNES (M5S). Bravo!
SANTANGELO (M5S). Lo dico affinché rimanga di nuovo agli atti. L'articolo 95, comma 7, non dice assolutamente quello che lei sta applicando.
La invito quindi, per l'ennesima volta, a convocare immediatamente la Giunta per il Regolamento, in modo che si possa esprimere in maniera chiara, netta ed evidente su questo caso, che potrebbe dare intralcio alla prosecuzione naturale e corretta dei lavori.
La invito, dunque, a convocare la Giunta. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Vi leggo l'articolo 95, comma 7: «Il proponente di un emendamento può, con il consenso del Presidente, ritirare l'emendamento stesso, per trasformarlo in ordine del giorno». Più chiaro di così, non c'è Giunta per il Regolamento che tenga.
SANTANGELO (M5S). La prassi, signor Presidente.
PRESIDENTE. Questo è il comma 7.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.1030c.
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, come ho già chiesto varie volte, nel fascicolo elettronico - è evidente a tutti - ognuno di questi tre emendamenti poi ne nascondeva forse migliaia.
Come le ho chiesto la scorsa volta, quando mette in votazione un emendamento, come è accaduto adesso, dovrebbe dirci esattamente quali sono tutti gli altri che esso si trascina dietro. Non l'ha detto, infatti, per passare direttamente...
PRESIDENTE. Mi dispiace interromperla, ma ho detto che sono preclusi i successivi fino all'emendamento 6.1029c. Lo può verificare nel Resoconto stenografico.
DE PETRIS (Misto-SEL). Quindi, significa che saltiamo solo tre emendamenti, Presidente?
PRESIDENTE. Fino a pagina 211.
DE PETRIS (Misto-SEL). Appunto e, quindi lei, in teoria, non dovrebbe soltanto leggere fino a dove si arriva. L'altra volta - come sa - le ho chiesto che venissero letti tutti quanti gli emendamenti che decadevano, perché in questo modo non riusciamo a comprendere tutti i salti logici. E lo sto dicendo perché lei, adesso, ha utilizzato l'idea del consenso sugli ordini del giorno. Per la verità, quando esamineremo la legge di stabilità in quest'Aula, voglio vedere se si esprimerà anche contro il ritiro di emendamenti e la loro trasformazione in ordini del giorno. Non è mai accaduto, peraltro, ma lei dice che c'è un precedente, che andremo a verificare.
Per lo stesso motivo, siccome è complicato lavorare in questo modo, i salti logici devono essere chiariti, perché non abbiamo tutte le duecento pagine, come sa. Quindi, quando chiama un emendamento, penso che dovrebbe dire almeno quelli che decadono, altrimenti così non si riesce a comprendere nulla.
PRESIDENTE. Sono disponibili on line e, quindi, attraverso gli strumenti informatici, che normalmente sono sugli scranni di tutti i senatori, potresti seguire e valutare.
ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, vorrei un chiarimento sull'ordine dei lavori.
Nel mettere ai voti l'emendamento 6.30c, aveva chiarito quali erano le preclusioni. Ma quell'emendamento non è stato votato, bensì ritirato e, quindi, le preclusioni non dovevano scattare. Ha messo in voto l'emendamento 6.31c, senza valutare tra le due parti del fascicolo quale dovessimo mettere in voto prima.
Quindi, io chiedo che tra gli emendamenti 6.30 e 6.31, che qui vengono posti come successivi, ma non lo sono, sia valutato che cosa ci siamo persi, perché anche la presidente De Petris ha rilevato che restavano solo tre dei suoi emendamenti. Forse è stato fatto un salto in avanti un po' accelerato e le chiedo di verificare la circostanza.
Le rivolgo anche un'altra richiesta, per cortesia ed onestà intellettuale. C'è qui un convitato di pietra e c'è un non detto sull'articolo 39. È inutile che ci nascondiamo che è quello il punto politico. E, se non lo sciogliamo, continuiamo ad andare avanti senza sapere su quali gambe poggia il tavolo.
Faccio allora appello a lei, proprio nello spirito che ha invocato oggi per riprendere i lavori in modo più sereno, che ci siano rispetto dell'intelligenza e quella onestà intellettuale per cui quanto qui dentro viene detto i cittadini possano ritenere che sia ciò che pensiamo.
MUSSINI (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSSINI (Misto). Signor Presidente, io vorrei dei chiarimenti, perché il tema della trasformazione degli emendamenti in ordini del giorno è particolarmente rilevante per tante ragioni.
Posso dire, in quanto esponente di minoranza, e quindi spesso tagliata fuori dalla possibilità di vedere accolta anche una voce di buonsenso, che spesso vediamo - come rileviamo in questo caso - un disegno già definitivo che precede, in realtà, la discussione parlamentare di un testo di legge. E, quindi, essendo già la legge confezionata - come arriva in Aula, così deve uscire - gli ordini del giorno sono spesso diventati uno strumento per cercare di far passare una voce di buonsenso.
Credo, pertanto, necessario avere delle certezze. E capiamo che c'è una logica dietro il comportamento del senatore Tonini, che sorprendentemente fa proprio un emendamento del senatore Calderoli, che viene bocciato come fosse stato presentato dallo stesso senatore Tonini. E se possiamo anche capire che ciò accada per un gioco che evidentemente piace agli uni ed agli altri, anche se qualcuno lo confessa meno degli altri. Ma lei deve anche capire il profondo imbarazzo di chi comunque ritiene che il Regolamento sia ancora una cosa seria, alla quale per lo meno appellarsi nel momento in cui si è in condizioni di oggettiva debolezza come quelle in cui possiamo trovarci io, e molti altri colleghi.
Vorrei quindi da lei, signor Presidente, un chiarimento, magari anche con comodo e dopo aver convocato la Giunta del Regolamento, rispetto alla posizione che lei ha preso oggi. Le chiedo di chiarire, cioè, quali sono i criteri secondo i quali si è apportata una modifica a quella che generalmente era la prassi, e cioè la trasformazione di un emendamento in ordine del giorno, con il suo consenso, fatti salvi poi il parere del Governo e la votazione. Dal momento che adesso vediamo un filtro che precede una votazione e perfino l'espressione del parere da parte del Governo (non del relatore, perché qui non c'è più), sarebbe veramente importante capire quali sono le ragioni per cui detto filtro potrà o meno essere introdotto.
PRESIDENTE. Le ragioni le ho già spiegate. Ha esaurito il tempo a sua disposizione e, quindi, la prego di concludere.
MUSSINI (Misto). Il mio comunque è un intervento nel merito, perché da ora in avanti quanto è avvenuto può diventare uno strumento da utilizzare in modo estremamente discrezionale: l'indicazione dei fini ostruzionistici è una definizione che precede e fa il processo alle intenzioni rispetto al contenuto degli emendamenti.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, i miei studi, che sono molto lontani, mi hanno oggi ricordato la «Batracomiomachia». Signor Presidente, non so se la ricorda: si tratta della battaglia tra topi e rane, ascrivibile probabilmente ad Omero nel VI secolo. Ho l'impressione che oggi siamo più o meno nelle stesse condizioni, trovandoci in una battaglia tra gamberi e canguri.
Francamente devo ammettere che sono scarsamente interessato a questa nuova epica battaglia e che sarei molto più interessato a parlare seriamente della riforma della Carta costituzionale.
Da come si sta svolgendo oggi la discussione stiamo capendo che sembra difficile che possa vincere il gambero, ma che sicuramente anche il canguro ha delle difficoltà a procedere. Rischiamo di fare una battaglia a colpi di Regolamento senza capire nulla di ciò che ci aspetta e - soprattutto - senza entrare minimamente nel merito dei problemi veri che io e il mio Gruppo siamo interessati ad approfondire.
Ne ricordo due su tutti: il primo, ricordato prima dal senatore del Movimento 5 Stelle, riguarda l'articolo 39 e la prima applicazione della riforma costituzionale per quanto riguarda il Senato. Il secondo è la forma di elezione dei giudici della Corte costituzionale, che è stata modificata dalla Camera dei deputati e che probabilmente potrebbe essere nuovamente modificata al Senato. Ho l'impressione che continuare per altri dieci giorni con i meccanismi di oggi, che nulla ci fanno capire, non serva assolutamente a niente: serve pochissimo a noi, ma anche alla pubblica opinione o a quei pochissimi cittadini che cercano di capire quello che stiamo discutendo in quest'Aula.
Senatore Calderoli, lo dico anche a lei: sono scarsamente interessato ad andare avanti così. Penso che sarebbe molto più utile riuscire a trovare un'intesa tra persone normali che sfruttano in maniera ottimale i dieci giorni che rimangono (ricordo che l'armonizzazione che la Conferenza dei Capigruppo le consente esaurisce il suo tempo il prossimo 13 ottobre), avendo già votato gli articoli 1 e 2 del provvedimento, che sono i pilastri dell'intenso dibattito avvenuto nei mesi precedenti e delle forti modifiche apportate dalla Camera dei deputati.
Signor Presidente, le lancio un appello: convochi la Conferenza dei Capigruppo e vediamo se, una volta tanto, riusciamo a parlare seriamente della riforma sui due punti che ancora rimangono da approfondire e a cui sono personalmente molto interessato, così come il Gruppo che rappresento. Facciamo un passo avanti ed evitiamo di continuare così, perché francamente penso che serva a poco e a nessuno. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
PRESIDENTE. Senatore Romani, lei ha parlato di una mediazione politica, ma le rammento che il Presidente non può entrare nel merito di questi temi.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Convochi la Conferenza dei Capigruppo!
PRESIDENTE. Non credo che la Conferenza dei Capigruppo possa avere modo di esprimersi nel merito dei temi politici connessi alla riforma costituzionale.
BONFRISCO (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (CoR). Signor Presidente, il tema posto dal capogruppo Romani è assolutamente fondato.
Stiamo privilegiando i trucchi procedurali, anziché riflettere ed esaminare nel merito alcune questioni dal punto di vista non solo politico, ma anche della bontà del calendario che tutti ci siamo dati. Infatti le ricordo, signor Presidente, che sulla sua proposta di calendario e di armonizzazione dei tempi ha ottenuto - giustamente - l'unanimità di consenso dei Capigruppo. Ciò vuol dire che il tema della conclusione di questa discussione in tempi ragionevoli appartiene al patrimonio di tutti.
Tuttavia, se leghiamo il passare dei nostri giorni solo a questo tipo di procedure, perdiamo di vista l'obiettivo vero. Abbiamo esaurito l'esame dei due articoli che maggiormente avevano occupato il dibattito, soprattutto mediatico, delle scorse settimane sul tema della riforma.
Tra i temi più concreti davanti a noi, ce ne sono due o tre decisamente significativi, a partire dal Titolo V ma anche la Corte costituzionale, norma transitoria, ma anche la modifica vera e sostanziale della Costituzione. Penso che sia da privilegiare questo piuttosto che procedure sintetizzate dalla stampa (vuoi il canguro, vuoi il gambero), distorcendo il messaggio di ciò che avviene in quest'Aula. (Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, senatrice Bonfrisco. Io non consento che l'emiciclo sia utilizzato per conversazioni; chi vuole parlare si accomodi fuori o vada al suo posto. Dovrò ricorrere a questi sistemi, per evitare che poi vadano avanti delle consuetudini che non sono molto dignitose per il lavoro che stiamo facendo.
Prego, senatrice Bonfrisco.
BONFRISCO (CoR). Grazie, signor Presidente.
Concludo rapidamente per proporle di concederci almeno quel tempo che consenta a tutti noi di poter seguire davvero nel merito i lavori. Essendo supportati oggi dal supporto elettronico di Internet, laddove sono stati pubblicati gli emendamenti, mi creda, signor Presidente, se non abbiamo un minimo di tempo, la discussione possiamo anche saltarla, perché non c'è neanche il tempo di andare a capire cosa è stato scavalcato, superato o saltato con l'approvazione di un testo piuttosto che di un altro. Se vogliamo rendere inutile la discussione, allora chiudiamola prima, che è tanto meglio. Se invece vogliamo minimamente farla, ci dia il tempo di poter confrontare i due testi, laddove la presentazione dei nostri emendamenti, che vengono cangurati dall'approvazione di un testo, almeno possa consentirci un minimo di dibattito e di dichiarazione di voto.
MARTON (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTON (M5S). Signor Presidente, ci associamo a quanto ha appena detto il senatore Romani e siamo completamente d'accordo. Ha fatto anche una metafora eccellente, quella dei gamberi e dei canguri. Il senatore Crimi prima le ha chiesto di sciogliere un nodo - e lo ha fatto anche il Capogruppo di Forza Italia - sugli articoli 10, 39 e 21. La invitiamo pertanto a fermarsi dieci minuti, signor Presidente, e a sciogliere questi nodi, proprio per la serenità dei lavori.
Inoltre, mi tocca con rammarico constatare che, in questa battaglia enunciata dal senatore Romani tra gamberi e canguri, lei per l'ennesima volta, abbandonando una prassi di due anni e mezzo, si sia messo a tifare per i canguri. (Applausi dal Gruppo M5S). Questo non rasserena per niente l'Aula, signor Presidente. Se lei, tutte le volte che c'è un dubbio, va con la maggioranza, è logico che l'Aula si arrabbia e cerca di ribellarsi. Non è questa la modalità di presiedere l'Aula, signor Presidente. Si fermi, non faccia scaldare gli animi e prenda le decisioni; vedrà che la discussione sarà molto più serena e molto più veloce.
PRESIDENTE. Senatore Marton, non le permetto di dire che le decisioni del Presidente vanno con la maggioranza.
MARTON (M5S). Lei lo ha fatto! Sono due anni e mezzo che lo fa!
PRESIDENTE. Ci sono due precedenti in termini che sono interni al Senato; quindi questo non lo può dire.
MARTON (M5S). Lo posso dire e lo si metta a verbale!
PRESIDENTE. Ho letto la dizione letterale del Regolamento e mi pare che sia chiara come una fonte limpida.
MARTON (M5S). Continua a fare il tifoso!
DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, ho chiesto la parola molto tempo prima, ma lei ha deciso l'ordine degli interventi.
PRESIDENTE. Su cosa ha chiesto la parola? Visto che l'ha fatto molto tempo prima, penso che sia su altre cose.
DIVINA (LN-Aut). A me dispiace che non se ne sia accorto, ma non c'è nessun problema. Vorrei solo chiedere di aggiungere la mia firma, se è possibile, signor Presidente, all'emendamento 6.1030c del collega Calderoli.
Dopodiché, noi non ci meravigliamo più di niente, signor Presidente. Da un Regolamento d'Assemblea, da una serie di precedenti, da una serie di consolidati nella storia di questo Senato, ormai il Regolamento è diventata carta straccia e ciò che si usa qua dentro è diventato ius domesticus. Non ci stupisce neanche più questo. Da parte della Lega probabilmente non avrà neanche più grandi proteste in merito a questo, signor Presidente.
CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo per un discorso di natura regolamentare e anche su quello che ha appena detto il senatore Romani. Abbiamo infatti un Regolamento, che molto frequentemente viene modificato e interpretato in base alla prassi, che solitamente è meno favorevole rispetto alle opposizioni. Questa volta invece che esiste una prassi che andrebbe in senso favorevole alle opposizioni, essa non viene praticata. Potrei comprenderlo se fossimo a lunedì prossimo, tra sette giorni, e ci fossero ancora emendamenti da votare, ma abbiamo davanti ancora otto giorni per votare. Dunque, "tirare giù la clèr" in questo modo, con salti di canguro e rifiuti di trasformare gli emendamenti in ordini del giorno non mi pare assolutamente giustificato. Ricordo anche che lei, signor Presidente, aveva fatto un velato invito alla maggioranza, affinché potesse consentire il trasferimento dei tempi residui in favore dell'opposizione, ma la risposta è stata un bello schiaffo: di fatto ci hanno detto che i tempi sono loro e che non cedono assolutamente nulla.
Il collega Paolo Romani ha fatto richiami a volare alto, ma il problema è che, al di là dei casi sollevati rispetto all'articolo 39 e ad altri punti, qui c'è un convitato di pietra, che si chiama Governo, che nulla ha detto rispetto ai punti che sono ancora in discussione. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Il rappresentante del Governo arriva, dà il parere contrario su tutto ed eventualmente si rimette all'Assemblea sui voti segreti. Ma se ci sono 77 o 78 voti di scarto, di cosa avete paura? Che problemi ci sono, con una distanza numerica di questa portata? Credo che ci si possa anche avventurare, per una volta, a lasciare che l'Assemblea faccia sentire la propria volontà. Abbiamo accettato e credo che ciò avrebbe dovuto essere accolto con una maggiore disponibilità, il fatto che in questo momento stiamo lavorando sia sul supporto cartaceo, sia su supporto informatico. Sono convinto che qui dentro solo io, il senatore Candiani e pochi altri abbiamo davanti gli emendamenti. In Commissione era stata prevista la possibilità di una video-proiezione dei testi e la presenza dei computer. Credo che sia inverosimile che il Senato vada avanti a votare per cose che non si sa neanche che cosa sono, perché sfido chiunque a vederle! (Il microfono si disattiva automaticamente).
Signor Presidente, il tempo a disposizione per ogni intervento è di dieci minuti: non so se c'è stata una riduzione.
PRESIDENTE. Il tempo a disposizione è già finito e quindi anche i tempi per chiarire il proprio pensiero sono ristretti.
CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, non sappiamo che cosa stiamo votando! Se qualcuno lo sa, si alzi e lo dica, perché diversamente siamo tutti dei collaborazionisti, nei confronti di un modo di fare che non è corretto. (Applausi del senatore Candiani).
TONINI (PD). Stiamo votando i tuoi emendamenti!
PRESIDENTE. Senatore Calderoli: sono io che di volta in volta dico ciò che l'Assemblea è chiamata a votare. Posso anche leggere per intero il testo degli emendamenti che ci accingiamo a votare. Questo avviene e così si va avanti.
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, desidero intervenire sempre sul richiamo al Regolamento, sul modo di procedere nei nostri lavori e, dunque, sull'ordine dei lavori. Quando sono intervenuta in precedenza, non ho fatto una domanda tanto per farla: vorrei ricordare infatti che i primi due emendamenti che il senatore Calderoli ha ritirato - e non il terzo, che poi ha fatto proprio il senatore Tonini - erano gli emendamenti da cui il canguro spiccava il famoso salto. Questo significa che tutti quegli emendamenti non li ha potuti far saltare e quindi sono rimasti. Cosa sta accedendo? In realtà lei ha messo in votazione l'altro emendamento, Presidente, ma quelli precedenti non sono saltati perché i due emendamenti da cui spiccava il salto sono nei fatti rimasti in piedi. In sintesi, sembriamo tutti quanti - per chi ci ascolta fuori da qui - fuori di testa però vi è un problema, Presidente.
Noi siamo andati a guardarli on line ed è esattamente così: le pagine precedenti sono rimaste intonse; quindi anche per l'ordine dei nostri lavori e perché - le ricordo - ciascun senatore quando vota non ha vincolo di mandato, dovremmo sapere esattamente che cosa sta accadendo.
Il presidente Romani ha fatto un appello, un richiamo - a nessuno di noi va più di discutere di qual è l'animale che alla fine avrà la vittoria in tutta questa vicenda - perché ci aspettano punti abbastanza complessi: faccio riferimento all'articolo 10, quindi al procedimento legislativo, che presenta questioni abbastanza complesse, nonché ad altri due punti politici non indifferenti, che riguardano la norma transitoria (sappiamo solo qualcosa dei giudici della Corte costituzionale perché c'è l'emendamento della senatrice Finocchiaro). Forse sarebbe bene, anche per l'ordine del nostro lavoro, capire quali sono le intenzioni, anche perché lei poi deve decidere, Presidente. Per esempio, c'è l'intenzione di riaprire sull'articolo 39? C'è una disponibilità da parte della maggioranza ad esaminare alcune questioni serie poste dall'articolo 10 sul procedimento legislativo?
Ecco, queste sono le questioni su cui ci si attenderebbe, oltre che questa discussione, chiarezza su cosa votiamo; che ci sia, da questo punto di vista, una traccia per capire come dobbiamo proseguire. Lo dico perché se la maggioranza conferma che la disponibilità è limitata all'emendamento presentato riguardo all'elezione dei giudici della Corte costituzionale, è bene che tutti i senatori ne siano a conoscenza per assumere ciascuno le proprie decisioni. Credo però sia arrivato il momento di avere una chiarezza politica sul percorso che vogliamo fare.
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione dell'emendamento 6.1030c. (Commenti del senatore Castaldi). Senatore Calderoli, senza alcuna preclusione né taglio; è stato sottoscritto dal senatore Divina.
CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANDIANI (LN-Aut). Presidente, chiedo di poter sottoscrivere l'emendamento.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1030c, presentato dal senatore Calderoli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1031c, presentato dal senatore Calderoli.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 6.1032c, fino alle parole «delle opposizioni».
CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere l'emendamento e ne chiedo la votazione per parti separate: dall'inizio fino alle parole «al premier;» come prima parte, e dalle parole «il potere» fino alla fine, come seconda parte.
CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Non c'è discussione sulla richiesta di voto per parti separate: si pronuncia l'Assemblea, come sapete bene. (Il senatore Consiglio fa cenno di voler intervenire).
Su cosa, senatore? Non si può intervenire sulla richiesta di voto per parti separate.
CONSIGLIO (LN-Aut). Vorrei solamente mandare un'e-mail al collega Candiani e sottoscrivere l'emendamento (Commenti del senatore Calderoli).
PRESIDENTE. Ne prendo atto.
Metto ai voti la richiesta di votazione per parti separate dell'emendamento 6.1032c, avanzata dal senatore Candiani.
Non è approvata.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo la controprova.
PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.
Non è approvata.
Procediamo dunque alla votazione della prima parte dell'emendamento 6.1032c.
CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, può darsi che qualcuno la interpreti come votazione delle parti comuni, ma in questo momento, se separa la prima parte dell'emendamento rispetto alla successiva, lei di fatto sta procedendo ad una votazione per parti separate, su cui l'Assemblea si è appena pronunciata in senso contrario.
PRESIDENTE. È una cosa diversa.
CANDIANI (LN-Aut). No.
PRESIDENTE. Era stato richiesto il voto per parti separate, mentre ora si sta procedendo al voto delle parti comuni. È una cosa assolutamente diversa. È stato già chiarito.
CALDEROLI (LN-Aut). Mi scusi, signor Presidente, lei vota la prima parte e si ferma fino ad una determinata parola; dopo di che, se dovesse essere approvata, lei dovrebbe procedere al voto della seconda parte. Questa, quindi, è una votazione per parti separate, su cui l'Assemblea si è espressa in senso contrario; che siano comuni o non comuni, poco conta; è un voto, cui deve seguirne un altro. Se l'Assemblea non vuole la votazione per parti separate, neppure la Presidenza può imporla.
PRESIDENTE. Senatore, difatti si vota la prima parte; se respinta è preclusa la successiva; se la prima parte viene approvata, allora si vota la seconda parte. È chiaro. Difatti io dico: «se respinta». Se viene respinta, è un discorso; diverso è il discorso se viene approvata. Siccome volete sapere quali sono gli emendamenti preclusi se la prima parte viene respinta, vi dico quali, votando la prima parte, sono preclusi. (Commenti dei senatori Candiani e Santangelo).
È così, si vota la prima parte.
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, mi trovo in imbarazzo a continuare a fare questi interventi sul Regolamento, che lei dovrebbe conoscere meglio di chiunque altro qui dentro. Se abbiamo appena deliberato - e qui è l'Assemblea che decide - che su questo emendamento non si può votare per parti separate, lei non può decidere, in totale autonomia, di votare soltanto una porzione dell'emendamento e quindi di votarlo per parti separate. È una cosa logica, signor Presidente. È inutile che lei continui a incartarsi con le stesse parole; non fa altro che mortificare nuovamente il Regolamento del Senato, nuovamente violandolo. È convinto che qui siamo tutti una massa di scemi, ma non è così.
Signor Presidente, siamo tutti nelle condizioni di leggere il Regolamento e di comprenderlo e, sulla base della prassi consolidata, che da decenni viene applicata in quest'Aula, le chiediamo di continuare ad applicarlo anche oggi. L'Assemblea si è appena espressa, le ha detto che non può ammettere la votazione di questo emendamento per parti separate. Lei non può prendersi questa responsabilità e nemmeno ha l'autorità di farlo votare per parti separate. Non esiste assolutamente. Il Regolamento glielo impone e lei si deve attenere al Regolamento, così come sta facendo ognuno di noi. Poi se lei vuole continuare a violarlo, che rimanga agli atti in questo momento il presidente Grasso sta violando nuovamente il Regolamento del Senato.
PRESIDENTE. Intanto si applica l'articolo 102, comma 4, e non il comma 5; quindi la invito a guardare con attenzione tale comma, secondo cui «Il Presidente ha facoltà di modificare l'ordine della votazione quando lo reputi opportuno ai fini dell'economia o della chiarezza delle votazioni stesse». (Proteste dei senatori Candiani e Santangelo). Ai fini dell'economia delle votazioni, io pongo in votazione la parte comune della prima parte.
TONINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente, intervengo solo per dire che l'Assemblea ha bocciato una proposta di voto per parti separate. Il Presidente, sulla base di un altro articolo del Regolamento, ne ha fatta un'altra. (Commenti della senatrice Bonfrisco).
MARTELLI (M5S). No!
SANTANGELO (M5S). Non è vero!
PRESIDENTE. È stato chiarito... (Vivaci commenti dei senatori Calderoli, Candiani e Martelli). È una prerogativa della Presidenza l'applicazione dell'articolo 102, comma 4, del Regolamento, ai fini dell'economia delle votazioni. Ripeto, si tratta di una prerogativa della Presidenza. (Commenti dei senatori Candiani e Puglia. Il senatore Santangelo mostra una copia del Regolamento del Senato).
Richiamo all'ordine.
CANDIANI (LN-Aut). Richiamo al Regolamento!
PRESIDENTE. Io richiamo all'ordine. (Proteste del senatore Candiani). Vogliamo continuare così? Vi ho letto l'articolo 102, comma 4, per cui propongo la votazione della prima parte. Abbiamo già rigettato, col voto dell'Assemblea, un voto per parti separate proposto.
CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ho già respinto il richiamo al Regolamento, che è stato fatto opportunamente, ed è stato deciso nel senso di applicare l'articolo 102, comma 4. Quindi dovremmo procedere alla votazione. (Vivaci proteste dei senatori Martelli e Santangelo).
CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per un richiamo al Regolamento!
PRESIDENTE. Senatore Candiani, la richiamo all'ordine, e che sia messo a verbale.
CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per un richiamo al Regolamento!
PRESIDENTE. Ho già respinto un richiamo e ho fatto presente che si applica l'articolo 102, comma 4. La questione è chiusa. (Vive, reiterate proteste dei senatori Martelli e Santangelo).
CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per richiamo al Regolamento!
TONINI (PD). E basta!
PRESIDENTE. Senatore Candiani, la richiamo all'ordine. (Proteste dei senatori Candiani, Martelli, Puglia e Santangelo). Adesso non consento più queste intemperanze. (Il senatore Candiani mostra una copia del Regolamento).
Invito i senatori Questori ad intervenire.
CANDIANI (LN-Aut). Ma il mio è un richiamo al Regolamento!
PRESIDENTE. Senatore Candiani, la richiamo all'ordine, ancora una volta.
Prego i Capigruppo di intervenire, come avevamo stabilito e preannunciato. Abbiamo appena dato delle direttive, che non vengono osservate già nell'arco di un'ora.
SANTANGELO (M5S). Ma parli solo tu!
PRESIDENTE. Senatore Candiani, se continua a stare in piedi e a gridare, io la espello dall'Aula.
CANDIANI (LN-Aut). Ma non è possibile! È un richiamo al Regolamento!
PRESIDENTE. È possibile, invece. È la terza volta che la richiamo all'ordine e le infliggo la censura.
CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, su questo emendamento io avrei espresso un voto contrario.
Noi stiamo scrivendo la Costituzione e io avevo chiesto la parola per dichiarazione di voto sugli emendamenti soppressivi della parte aggiuntiva inserita dalla Camera.
Signor Presidente, lei mi insegna, infatti, che quella Costituzione era chiara anche a un giovane liceale. Ora, questa nuova Costituzione non si capisce. L'articolo 64 della nuova Costituzione dirà che« le Camere si possono dotare di Regolamenti. I Regolamenti assicurano i diritti delle minoranze». (Vive, prolungate proteste dai Gruppi M5S e LN-Aut).
PRESIDENTE. Senatore Caliendo, purtroppo non le consentono d'intervenire, nonostante quanto abbiamo detto appena un'ora fa. A mia volta, io questo non lo consento.
Le chiedo, pertanto, di interrompersi un attimo, così da chiarire se lei può ultimare il suo intervento in tranquillità. Se questo non può avvenire, allora prenderò i provvedimenti del caso.
Senatore Candiani, intanto la invito ad accomodarsi.
CANDIANI (LN-Aut). Ma dove sta scritto che devo stare seduto?
PRESIDENTE. Ciò che è scritto è che lei si deve comportare in modo tale da consentire l'intervento del senatore Caliendo.
Invito il suo capogruppo, senatore Centinaio, a cooperare, secondo le sue funzioni, come avevamo stabilito, affinché sia mantenuto l'ordine dell'Aula.
CANDIANI (LN-Aut). E io la invito a rispettare il Regolamento.
PRESIDENTE. Finché non si ristabilisce l'ordine, il senatore Caliendo non continuerà nel suo intervento. Prego, senatore Caliendo, ora può proseguire.
CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, è stato votato l'emendamento che prevedeva la soppressione della parte inserita dalla Camera e, per mia disattenzione, non ho chiesto prima la parola.
Si badi: tra di voi ci sono molto giuristi, che sanno benissimo che non ha nessun senso lo statuto delle opposizioni. Nel nostro sistema costituzionale che vuol dire? Nulla. Nel sistema anglosassone, invece, ha un suo significato.
Allora, su questo emendamento, che io non condivido, io devo votare a favore, per dare ai giovani, a chi legge la Costituzione, la capacità di capire cosa vogliamo dire. La verità è che, siccome i Regolamenti garantiscono i diritti delle minoranze nel modo di procedere nell'attività di quell'organo, questo intervento non era necessario.
Signora Ministro, presenti lei un emendamento soppressivo. Ritorniamo indietro, perché, altrimenti, siamo necessitati a raggiungere lo stesso obiettivo sbagliando.
Io voto ora a favore dell'emendamento 6.1032c per far capire agli studenti e ai giuristi cosa voglio dire. Non mi convince, ma sono costretto a votarlo perché quell'emendamento soppressivo, nella disattenzione di tutti noi, non è passato. Questa è la ragione, signor Presidente. E chiedo a lei, che ha letto la Costituzione da giovane, come sia possibile che noi facciamo un errore di questo tipo.
Troviamo una soluzione, ma non le so dire quale sia. Sarò però costretto a votare questi emendamenti per una specificazione necessaria, quando sarebbe stato più logico affermare quello che in italiano vuol dire il Regolamento, ossia che disciplina che l'attività di quell'organo è garanzia delle minoranze. Questo vuol dire, essendo una normazione secondaria.
Per questo motivo, signor Ministro, risolva il problema, perché onestamente mantenere quella formulazione ci costringe a votare cose di cui non siamo convinti.
BONFRISCO (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (CoR). Signor Presidente, le avevo chiesto di intervenire nel pieno del dibattito sulla valutazione che veniva fatta dell'articolo 102 del Regolamento, ma mi permetto di aprire con lei una riflessione anche sull'articolo 92 e su un richiamo al Regolamento, giusto per riportare nell'ambito della discussione civile questa querelle che a me pare un tantino inutile, da parte di chiunque la proponga o la alimenti.
Non metto in discussione la sua conoscenza del Regolamento, Presidente, ci mancherebbe altro. Le voglio solo ricordare che sui richiami al Regolamento possono parlare, oltre al proponente, due oratori, uno a favore e uno contrario, o, se lei lo ritiene, un oratore per ciascun Gruppo.
Per venire invece alla questione invece che era in discussione, ritengo un po' innovativo il metodo con il quale stiamo lavorando. Nella mia modesta esperienza, non ho mai visto affrontare un tema così delicato con procedure spesso nuove per tutti. Le chiedo questo allora, signor Presidente: sulla questione che è stata posta dalla votazione per parti separate, il comma 5 dell'articolo 102 del Regolamento mi pare che dica con sufficiente chiarezza che la proposta può essere avanzata da ciascun Senatore e su di essa l'Assemblea delibera per alzata di mano senza discussione. Ma quando accade questo? «Quando il testo da mettere ai voti contenga più disposizioni o si riferisca a più soggetti od oggetti o sia comunque suscettibile di essere distinto in più parti».
Mi rimetto alla sua valutazione, signor Presidente, ma con una preghiera: mi pare che, anche dopo l'esito del Consiglio di Presidenza di oggi, tutti abbiano avvertito l'esigenza di poter svolgere il proprio ruolo, qua dentro, nella massima civiltà e nel massimo rispetto. Credo che qua tutti possiamo iscriverci a questa squadra, quella squadra del rispetto della civiltà: però trovo francamente eccessivo, signor Presidente inviare i senatori Questori solo per un richiamo al Regolamento che le ha chiesto il collega della Lega. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e delle senatrici Simeoni e Mussini). Da qua, infatti, come sa, non possono venire attacchi né alla sua persona, né tanto meno al regolare svolgimento dei lavori.
La prego dunque di considerare il mio Gruppo, Conservatori e riformisti, e tutti gli altri che con me condividono questo pensiero, rispettosi della regola della civile convivenza. Sia chiara una cosa, però, signor Presidente: la civile convivenza e il dibattito politico devono poter convivere e lo fanno, se, da una parte e dall'altra, c'è il rispetto della civiltà democratica per ciascuno di noi. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e Misto-SEL e delle senatrici Simeoni e Mussini).
PRESIDENTE. Senatrice Bonfrisco, lei ha avuto la parola in quanto Capogruppo, perché la questione è stata già decisa dalla Presidenza: l'averla riproposta quindi non ne cambia i termini né cambia la decisione della Presidenza. (Applausi dal Gruppo PD).
CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo come Capogruppo, visto e considerato che mi ha tirato in ballo richiamando il Gruppo della Lega. (Il senatore Candiani agita il Regolamento e fa cenno di voler intertvenire).
Il vice capogruppo vicario, Stefano Candiani, ha fatto un richiamo al Regolamento, per la precisione all'articolo 92, che, nel caso in cui non lo ricordasse, signor Presidente, recita: «I richiami al Regolamento o per l'ordine del giorno o per la priorità di una discussione o votazione hanno la precedenza sulla questione principale e ne fanno sospendere la discussione». (Il senatore Santangelo espone un foglio recante la scritta: «Articolo 92, fammi parlare»). Lei ha fatto un richiamo verbale al mio vice, per il semplice motivo che ha chiesto che venga rispettato il Regolamento. Lei ha fatto un richiamo al Gruppo della Lega e ha mandato i Senatori Questori sotto ai nostri banchi perché noi abbiamo chiesto che venisse rispettato il Regolamento.
Nella riunione che si è svolta questa mattina prima della seduta d'Aula si è chiesto ai Gruppi parlamentari di avere un atteggiamento diverso rispetto al passato ed io in quest'Aula le avevo garantito che il Gruppo della Lega avrebbe avuto un comportamento diverso rispetto ai giorni scorsi, ma le avevo anche chiesto, Presidente, di far rispettare il Regolamento e ancora una volta lei il Regolamento lo sta calpestando, non permettendoci di intervenire e non permettendoci di utilizzare il Regolamento secondo quanto previsto. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Io, Presidente, questa cosa non la accetto, perché questo è un Gruppo parlamentare regolarmente e democraticamente eletto dai cittadini. (Applausi dai Gruppi M5S e LN-Aut). Nel momento in cui noi chiediamo che venga rispettato questo Regolamento, quindi, sono i cittadini che ci hanno votato che glielo stanno chiedendo, non il senatore Candiani perché si è alzato con il piede sbagliato. Se il Vice Capogruppo della Lega le fa una richiesta, è perché il Gruppo della Lega sta facendo una richiesta, Presidente. Io non accetto che ci vengano mandati i Questori solamente per una richiesta di questo tipo.
Faccia rispettare il Regolamento, ma lo rispetti prima lei, se lo studi e non utilizzi suggeritori. Studi il Regolamento come stiamo facendo noi. (Applausi dai Gruppi M5S e del senatore Scibona).
PRESIDENTE. Senatore Centinaio, concluda il suo intervento.
CENTINAIO (LN-Aut). Studi il Regolamento come fa il senatore Candiani e come fa il Gruppo della Lega, non si faccia suggerire le cose e rispetti il Regolamento. Faccia rispettare il Regolamento, ma lo rispetti lei per primo. Questi atteggiamenti da questurino non li utilizzi in quest'Aula. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S e della senatrice Simeoni).
PRESIDENTE. Il senatore Candiani ha diritto ad invocare l'articolo 92 del Regolamento nel momento in cui solleva una questione sul Regolamento diversa rispetto a quella sulla quale ha già deciso il Presidente, così come ho detto alla senatrice Bonfrisco, perché non possiamo continuare su una questione che è stata già decisa. Se il senatore Candiani rappresenta un motivo diverso da quello che è stato già rappresentato prima e su cui si è deciso, ha la parola, ma se continua ad invocare il Regolamento per la stessa questione, non ha la parola.
Senatore Candiani, ci dica per cosa vuole intervenire.
CANDIANI (LN-Aut). Vede, Presidente, appena aprirò bocca lei mi toglierà la parola, ovviamente, perché parte dal presupposto che io voglia impedire lo svolgimento dei lavori dell'Aula, ma se non posso esprimere qual è la mia richiesta come fa a negarmi la parola? Qui sta già la contraddizione del suo atteggiamento di prima. Le dico che ho trovato offensivo l'arrivo dei Questori ed un richiamo - sì, mi ha richiamato - perché ho chiesto la parola sul Regolamento. Lei poteva richiamarmi dopo che mi fossi espresso in maniera sconveniente, ma perché questo pregiudizio per il quale se una richiesta viene fatta da un senatore del Gruppo della Lega deve essere necessariamente sbagliata e non gli si dà la parola? Questo è sbagliato.
PRESIDENTE. Ancora aspetto di sapere qual è la nuova questione sul Regolamento.
CANDIANI (LN-Aut). Vede, Presidente, anche in questa circostanza possiamo instaurare un dialogo. O sta a lei, che sta seduto sopra...
PRESIDENTE. Veramente lei sta seduta più sopra di me.
CANDIANI (LN-Aut). No, Presidente, non prendiamoci per il naso: lei sta seduto sopra. Sta a lei decidere di non concedere questo dialogo, ma in questo momento stiamo parlando, paradossalmente, del futuro statuto di garanzia delle opposizioni. Io chiedo la parola su un richiamo al Regolamento e lei non solo non me la dà, ma mi manda i questori e mi censura.
Io le chiedo, per cortesia, una riflessione su quanto abbiamo discusso poco fa richiamando il comma 5 del medesimo articolo e le ricordo che qui dentro il 31 luglio dello scorso anno, sullo sesso provvedimento in prima lettura - non c'era allora il senatore Tonini come segretario d'Aula, ma c'era la senatrice Ghedini - sotto la sua stessa Presidenza, fu ribadito che, a fronte di una richiesta di votazione per parti separate respinta dall'Aula, non si può procedere ad un'ulteriore separazione di argomenti. Questo fu lei a ribadirlo ed avvenne qui in Aula il 31 del mese di luglio dello scorso anno. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S e della senatrice Simeoni). Queste sono le mie argomentazioni tecniche, ma io lamento nei miei confronti e nei confronti dei miei colleghi una posizione preconcetta che non giustifico.
Signor Presidente, prima che mi tolga un'altra volta la parola, noi siamo abituati a guardarci in viso, però ogni tanto bisognerebbe guardare anche sopra di noi, dove è scritto: «giustizia». Lei dovrebbe saperne qualcosa. Questo è un Regolamento, ed un richiamo ad esso non equivale ad avere disprezzo, ma - anzi - massimo rispetto per l'Assemblea. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Bocchino, Campanella e Mussini).
PRESIDENTE. Senatore Candiani, lei ha posto la stessa questione avanzata precedentemente e quindi la risposta non può che essere identica. È stata fatta richiesta di voto per parti separate, si è votato e l'Assemblea si è espressa.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.1032c, presentato dal senatore Calderoli e da altri senatori, fino alle parole «Capo delle opposizioni».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 6.1032c e gli emendamenti fino a 6.1216c.
L'emendamento 6.1217c è inammissibile.
VOLPI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VOLPI (LN-Aut). Signor Presidente, intanto rilevo che su di me lei ha esercitato un'azione preventiva perché sul mio microfono è posta una targhetta con la scritta: «Microfono in manutenzione».
Signor Presidente, intervengo a titolo personale. Faccio politica da un po' di tempo, come credo tanti colleghi. A volte si vince e a volte si perde, ma questo è un tema estremamente importante in quanto si tratta - in fondo - della Costituzione. Mi sono però anche abituato a giocare con l'arbitro; ma in questo caso, purtroppo, non lo vedo e, quindi, vi lascio continuare i lavori con serenità. La saluto, Presidente, stia sereno anche lei, prima o poi ci incontreremo.
PRESIDENTE. Lei stia tranquillo e io continuerò a fare l'arbitro. (Commenti dal Gruppo LN-Aut).
VOLPI (LN-Aut). Esco senza l'invito dei senatori Questori! (Il senatore Volpi abbandona l'Aula).
BULGARELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BULGARELLI (M5S). Grazie, comandante.
Intervengo perché ho bisogno di un paio di chiarimenti; senza fare polemiche, ma solo per capire come è possibile collaborare tutti per i lavori futuri che ci aspettano nei prossimi dieci giorni.
Lei, Presidente, ha prima fatto riferimento, se non sbaglio, all'articolo 102, comma 4, del Regolamento, che le attribuisce la facoltà di modificare l'ordine delle votazioni. Ciò che non mi chiaro è come può modificare l'ordine delle votazioni se una di quelle che deve essere invertita è già stata effettuata. Le chiedo se mi può dare un chiarimento per il futuro. (Il senatore Santagelo espone un foglio recante la scritta: «Articolo 92, fammi parlare»).
Vorrei un'altra delucidazione, perché mi sembra che alla fine abbiamo perso un'ora dibattendo delle sue scelte, anziché della Costituzione. Vorrei ricordare l'articolo 8 del Regolamento del Senato: «Il Presidente rappresenta il Senato (...) e assicura il buon andamento dell'amministrazione del Senato». Mi sembra che in questo momento la buona amministrazione un po' scarseggi, ma è solo un'impressione. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Senatrice Bulgarelli, tra amministrazione e funzione legislativa c'è qualche differenza. Siamo nell'esercizio della funzione legislativa e non nella parte amministrativa, tanto per precisare. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo M5S).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.910, sul quale da parte del prescritto numero di senatori è stata presentata richiesta di votazione a scrutinio segreto.
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, faccio un intervento, l'ennesimo di questa sera.
Non sentirà più la mia voce, in quanto non è più mia intenzione richiamare la sua attenzione chiamandola, ma esibirò dei cartelli (il motivo sarà questo e non finalità ostruzionistiche).
L'articolo 92, comma 1, del Regolamento, stabilisce: «I richiami al Regolamento o per l'ordine del giorno o per la priorità di una discussione o votazione hanno la precedenza sulla questione principale e ne fanno sospendere la discussione». Se alzo la mano per parlare ed intervenire ai sensi dell'articolo 92, comma 1, lei deve avere la gentilezza di darmi la parola e farmi parlare.
Quello che lei ha appena deciso in merito all'articolo 102, comma 4, è errato; e, se è errato, io debbo per forza segnalarglielo. Non è che la sua decisione, per forza delle cose, debba essere corretta; anche lei può sbagliare, come tutti. Il comma 4, al quale lei ha fatto riferimento, parla dell'ordine delle votazioni.
Signor Presidente, si farà dare suggerimenti dopo dal Segretario Generale. (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Cerchi di attenersi al tema del suo intervento, senatore Santangelo, senza fare considerazioni che non c'entrano niente. E comunque la Presidenza si avvale della collaborazione sia dei Segretari, sia degli assistenti, sia di tutti coloro che sono qua e meritano identico rispetto. Chiaro? (Applausi dai Gruppi PD, AP(NCD-UDC) e Misto).
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, le sto prestando la mia attenzione; mi perdoni se pretendevo da parte sua lo stesso trattamento. Mi sono taciuto perché la sua maggioranza la stava applaudendo e mi è sembrato corretto attendere.
PRESIDENTE. Guardi che la maggioranza non è la mia, nel senso che io non ho maggioranza. (Commenti dai Gruppi M5S e LN-Aut).
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, quando mi viene meno la voce, io divento molto più calmo. Per cui lei mi potrà interrompere tutte le volte che vorrà e togliermi il video come fa puntualmente, perché questo è uno dei poteri che lei può esercitare, pigiando quel bottoncino e togliendomi il video. Se ora gentilmente mi fa finire, sarò breve. (Commenti dal Gruppo PD. Richiami del Presidente).
La votazione per parti separate, se lei l'affiderà all'Assemblea (e l'affida all'Assemblea), sarà decisa da una maggioranza. Quindi lei non fa altro che utilizzare in modo improprio il Regolamento, dando forza a quella maggioranza che non è maggioranza nella Giunta per il Regolamento. Io questa sera l'ho richiamata almeno tre volte, l'ho invocata, l'ho implorata di convocare questa Giunta, perché lei sta commettendo degli errori evidenti e palesi, non a mio modesto parere, ma a parere di tanti altri colleghi, che conoscono il Regolamento e sono anche Vice Presidenti di questa Camera.
Il comma 4 dell'articolo 102 parla dell'ordine delle votazioni. L'ordine delle votazioni significa votare prima un emendamento piuttosto che un altro, non significa votare per parti separate. Se lei ad una maggioranza ha fatto scegliere di non votare per parti separate, ha impedito all'opposizione di poter svolgere il proprio ruolo. Se lei ha impedito poc'anzi la trasformazione di un emendamento in un ordine del giorno e l'ha fatto secondo una sua interpretazione che per la prima volta nella storia è stata fatta. Il richiamo al Regolamento che le ha fatto il senatore Candiani è soltanto uno dei tantissimi, tantissimi, tantissimi precedenti che lei stesso ha utilizzato in quest'Aula. E questo non farà altro che aumentare questo distacco che c'è stato, questa impossibilità di discutere, signor Presidente. Io che sono stato e sono attualmente arbitrio di calcio, che da venticinque anni mi onoro di portare la tessera della FIGC, le dico che lei in questo modo e in questo momento sta svolgendo il ruolo di arbitro in modo assolutamente fazioso e parziale. (Applausi dal Gruppo M5S). Lei non sta applicando un Regolamento che è chiaro per tutti. Noi, che qua dentro siamo i giocatori, pretendiamo che questo Regolamento venga applicato e non interpretato da lei. Se c'è un fallo di mano intenzionale, deve essere punito con un calcio di punizione diretto e con l'ammonizione, non secondo la sua interpretazione: è il regolamento. E la stessa cosa vale per il Regolamento del Senato.
Fino quando lei, signor Presidente, continuerà a mortificare il Parlamento e continuerà mortificare tutti i senatori e i parlamentari che ci sono qui, violando il Regolamento, io, ai sensi dell'articolo 92, pretenderò in qualsiasi momento di prendere la parola e di lasciare agli atti di questa Camera quello che lei sta facendo con la riforma costituzionale, perché non è un lavoro come gli altri. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Abbiamo chiaro il suo concetto.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, lei non mi sta facendo finire.
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Santangelo, perché sta ripetendo sempre il medesimo concetto.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, lei mi sta togliendo le immagini! (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Tra poco le tolgo anche la parola!
SANTANGELO (M5S). Ciò qualifica il suo modo di gestire l'Assemblea. Si prenda, la parola e pure le immagini, ma il Regolamento non lo tocca e nemmeno la Costituzione! Si vergogni! (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Quando la Presidenza risponde ad un richiamo al Regolamento - lo dico in tono pacato, perché non uso i suoi toni, che sono eccessivi - non esprime un'opinione, ma si pronuncia definendo definitivamente la questione.
SANTANGELO (M5S). Non è così! C'è la Giunta per il Regolamento!
PRESIDENTE. Dunque, reiterare lo stesso richiamo, impedendo il proseguimento dei lavori, è condotta censurabile e scorretta (Applausi dal Gruppo PD) sia nei confronti della Presidenza, sia nei confronti dell'intera Assemblea, come già stabilito da questa Presidenza nella seduta del 17 aprile 2014. Quindi, gli intenti ostruzionistici del richiamo al Regolamento, con la ripetizione sempre dello stesso tema, non saranno consentiti. (Commenti del senatore Santangelo). Questo sia chiaro! (Applausi dai Gruppi PD e AP (NCD-UDC). Commenti dal Gruppo M5S).
CASTALDI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Senatore Castaldi, le do parola, in quanto Capogruppo.
CASTALDI (M5S). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori, anche per stemperare un attimo il clima. Vorrei fare ufficialmente la richiesta che lo ho fatto prima, cortesemente, vis-à-vis. Il nostro Gruppo ha necessità di riunirsi, anche con i ragazzi della Camera dei deputati, perché questo è il nostro modo di fare. (Commenti ironici dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Silenzio: sta parlando il Capogruppo, senatore Castaldi,
Dobbiamo far parlare tutti! (Commenti del senatore Russo).
CASTALDI (M5S). Senatore Russo, posso continuare?
PRESIDENTE. Senatore Castaldi, si rivolga alla Presidenza e non agli altri senatori.
CASTALDI (M5S). Dunque abbiamo la necessità di riunirci, anche con i deputati, anche perché lei, signor Presidente, non ci dice come vuole proseguire i lavori sugli articoli. Abbiamo questa necessità e dunque le chiedo la possibilità di riunirci domani mattina, dalle ore 11 alle ore 13, anche perché lei oggi ci ha davvero somministrato il primo cucchiaino di olio di ricino. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo PD).
MORRA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Senatore Morra, ho dato la parola solo al Capogruppo.
Può intervenire in dichiarazione di voto.
MORRA (M5S). Signor Presidente, intervengo solo per dire che mi pare non sia stato posto ai voti l'emendamento il 6.28c. È questo quello che stavo cercando disperatamente di dire.
PRESIDENTE. L'emendamento è stato dichiarato inammissibile.
MORRA (M5S). Adesso è diventato inammissibile?
PRESIDENTE. Non lo è diventato adesso: è presente nell'elenco degli emendamenti inammissibili. Gradirei una collaborazione su questo punto.
Procediamo dunque alla votazione dell'emendamento 6.910, sul quale da parte del prescritto numero di senatori è stata presentata richiesta di votazione a scrutinio segreto.
Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, indìco la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento 6.910, presentato dal senatore Calderoli.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.900, presentato dal senatore Calderoli.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 6.2 è inammissibile.
MONTEVECCHI (M5S). Hai votato dal tuo posto! (Proteste dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Senatrice Montevecchi, perché sta gridando?
MONTEVECCHI (M5S). La senatrice ha votato per altri durante il voto segreto.
PRESIDENTE. Chieda la parola.
MONTEVECCHI (M5S). Non me la dà!
PRESIDENTE. Lei incomincia a gridare prima ancora di chiedere la parola. Ha facoltà di parlare.
MONTEVECCHI (M5S). Presidente, una collega senatrice del PD ha votato al posto del senatore che era assente in occasione del voto segreto. Sul voto segreto, lo ribadisco.
ALBANO (PD). Ma cosa dici?
MONTEVECCHI (M5S). Cosa dici tu!
PRESIDENTE. D'accordo, vedremo le immagini e vedremo se quella votazione è o meno influente.
MARTON (M5S). Non è possibile, Presidente, insomma.
PRESIDENTE. Senatore Marton, dobbiamo continuare. Ho detto che valuteremo i voti segreti e vedremo se quello è influente.
SANTANGELO (M5S). Ma in quale mondo vive, Presidente? Sul voto segreto vota un altro? In quale Paese vive?
PRESIDENTE. Ma se non c'è la tessera come fa a votare un altro? Riguarderemo le immagini e vedremo. Del resto, abbiamo già un Consiglio di Presidenza da convocare quindi in quella sede valuteremo le immagini di questo voto segreto. Prego gli operatori di segnare l'attimo in cui è avvenuto il voto segreto.
CALEO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALEO (PD). Signor Presidente, credo che mai come questa volta servano le immagini televisive. Vorrei che la Presidenza valutasse queste immagini.
Io mi sono seduto lì perché non sto molto bene; ho dovuto alzarmi ma ho votato da qui.
MARTON (M5S). Avevi già votato!
CALEO (PD). Guardate le immagini. E poi, non si fanno queste speculazioni, colleghi. (Applausi dai Gruppi PD e AP (NCD-UDC)).
Colleghi, sono stato per delle ore seduto.
DONNO (M5S). Come tutti!
CALEO (PD). Mi sono alzato due volte.
PRESIDENTE. Senatore Caleo, abbiamo compreso. Andremo a verificare.
Chiedo la collaborazione dei senatori Segretari su questo punto e ai tecnici di porre attenzione su questo momento della votazione che sarà verificato in Consiglio di Presidenza.
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento.
Io ho richiesto ripetutamente l'applicazione rigorosa del Regolamento: lei oggi lo sta facendo e gliene do atto. Tuttavia, l'applicazione deve valere sempre, non solo nel caso richiesto dal collega del Partito Democratico. Siccome qui c'è stato un collega del Movimento 5 Stelle che ripetutamente ha esibito un cartello e ha minacciata di esibirlo nuovamente, il Regolamento prevede che non si possa esibire un bel niente qui dentro. (Il senatore Santangelo espone nuovamente un foglio con su scritto: «Articolo 92, fammi parlare»).
Quindi prima che chiedano l'applicazione nei confronti di altri, devono avere un comportamento irreprensibile, perché la legge è uguale per tutti e la ringrazio del suo impegno di oggi perché dimostra la differenza rispetto ai giorni precedenti. (Applausi dai Gruppi PD e AP (NCD-UDC)).
PRESIDENTE. Senatore Buemi, è stato giustificato col fatto che è un foglio bianco per richiamare l'attenzione piuttosto che un cartello. Almeno io da qui non ho visto alcun cartello. (Applausi dal Gruppo M5S).
Invito ad evitare ulteriori comportamenti che possono essere scambiati per attività non consentite e segnalare ai Segretari eventuali richieste di intervento.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.2011.
CRIMI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRIMI (M5S). Signor Presidente, vorrei leggere questo emendamento. Credo che sia benefico per tutti. «Al comma 1, lettera a), secondo periodo, aggiungere, in fine, le parole: «garantendo ai gruppi di opposizione nella formazione dell'ordine del giorno e nella organizzazione dei lavori dell'Aula e delle Commissioni congrui tempi di intervento e sufficiente agibilità politica nei lavori parlamentari». Sembra pensato appositamente per queste situazioni.
Signor Presidente, mi permetta, anche in riferimento alle osservazioni del collega Buemi e di altri di poco fa: siamo pertinenti rispetto all'emendamento perché il tema è proprio questo. Sulla questione relativa a persone che votano per altri, che fa tanto ridere i colleghi, che lo fanno ordinariamente... (Brusio. Richiami del Presidente). In quest'Aula avveniva come fatto ordinario, quasi normale, una prassi. Qualcuno è arrivato qui e ha cominciato a segnalarlo fin dal primo giorno e da due anni e mezzo non abbiamo, mai, ripeto, mai una volta, sentito prendere un provvedimento. Si considera un atto eversivo esibire un cartello, un foglio di carta con la scritta della richiesta che si fa alla Presidenza, si considera un fatto grave da censurare, addirittura, o addirittura da punire con l'espulsione; ma si considera un fatto irrilevante che qualcuno - non so il caso specifico di poco fa del collega Caleo, ma in generale, da due anni e mezzo a questa parte - metta in atto una vera e propria truffa, perché si tratta di truffa: che in quest'Aula un collega voti per un assente è una truffa e ne abbiamo viste e segnalate non una, ma mille, signor Presidente! (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Simeoni).
Si considera eversivo esibire un cartello, ma si considera legittimo votare per un altro, con tutte le conseguenze del caso. Questo è quello che si considera legittimo in quest'Aula e che voi considerate una prassi. Bene, voi siete i nuovi Padri costituenti. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Senatore Crimi, prego siamo sull'emendamento 6.2011.
CRIMI (M5S). Signor Presidente, è nel tema dell'emendamento, se mi consentiva di motivarlo in questo modo.
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, ho preparato questo emendamento conoscendo bene la nostra esperienza di questi anni, riprendendo esattamente il ragionamento che il senatore Uras ha avanzato. Il testo dell'articolo, così come ci è stato trasmesso dalla Camera, è molto ambiguo e oggettivamente l'uso della parola «disciplina» fa pensare, più che alla garanzia delle opposizioni, che magari si possa procedere a disciplinare le opposizioni. Per questo, ho pensato bene di ripristinare l'idea della garanzia ai Gruppi di opposizione nella formazione dell'ordine del giorno, nell'organizzazione dei lavori dell'Aula e delle Commissioni, nei congrui tempi di intervento.
Per quanto riguarda la formazione dell'ordine del giorno - non glielo devo ricordare - nonostante nel nostro Regolamento vi sia un cenno al fatto che le opposizioni hanno diritto a poter veder discutere i propri disegni di legge, in questa sede non avviene mai, anzi, regolarmente non si applica quella parte del Regolamento.
Vorrei, poi, dire, signor Presidente, che l'abitudine di votare per altri è antica e purtroppo non si risolve, evidentemente, in nessuna legislatura. È accaduto la prima volta che sono entrata in quest'Aula (può andare a vedere i precedenti): dal mio Gruppo allora arrivavano continuamente le segnalazioni e non si sono mai presi provvedimenti. Credo che sarebbe il caso, signor Presidente, una volta per tutte, di assumere dei provvedimenti molto seri. Ne va della nostra serietà.
Nei posti di lavoro, se qualcuno timbra il cartellino al posto di un altro, anche grazie e ancora di più con le norme che voi avete approvato, è previsto il licenziamento. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Mussini). Cerchiamo allora di comportarci come le persone che intendiamo rappresentare. Facciamo quindi rispettare fino in fondo le regole, ma tutte, signor Presidente, anche quelle per evitare la truffa.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2011, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2012, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.2013, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «parlamentari rafforzate».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 6.2013 e l'emendamento 6.2014.
Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 6.2015.
CRIMI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRIMI (M5S). Signor Presidente, tra la votazione di un emendamento e l'altra, chiedo a lei e ai senatori Segretari di dare un minimo sguardo all'Aula.
Vorrei semplicemente far notare un particolare della riforma che state approvando. In questa riforma si prevede che i Regolamenti delle Camere prevedono lo statuto delle minoranze. Ripeto, i Regolamenti delle Camere. Peccato che, per come avete pensato il Senato, non esiste un concetto di minoranza applicabile al Senato, perché il Senato non esprime la fiducia, non ha un inizio e una fine, ma sarà eletto in continuazione dalle varie Regioni, con consiglieri che girano, e non ci sono una maggioranza e una minoranza reali.
Vi porto un esempio. Supponiamo che il PD abbia il 30 per cento dei senatori, ossia la maggioranza assoluta del numero dei senatori futuri, e tutti gli altri Gruppi parlamentari sono sotto il 30 per cento, ma tutti insieme sono contro il PD, perché sono tutte opposizioni. Quindi abbiamo le opposizioni al 70 per cento e la cosiddetta minoranza che in realtà è maggioranza alla Camera. Quindi le norme per la minoranza si applicano alla minoranza intesa come maggioranza relativa o alle minoranze intese come singoli Gruppi, che poi tutti insieme fanno maggioranza al Senato? Questa cosa ve la ritroverete come problema nei Regolamenti, insieme a tante altre questioni che non sono chiare con questa riforma. (Applausi dal Gruppo M5S).
Faccio un altro esempio, riguardo a come lavorerà questo Senato e alle Commissioni. Ci saranno le Commissioni? Sicuramente, non si può lavorare in modo diverso, l'hanno detto tutti i costituzionalisti. Ma quali Commissioni si faranno visto che il Senato sarà competente solo in alcune materie? Si faranno solo quelle delle materie in cui il Senato ha competenza. Poi però vi ritroverete con il fatto che il Senato può chiamare a sé tutti i provvedimenti approvati dalla Camera, per esprimere un parere su qualunque provvedimento e su qualunque materia, ma non avrà la rispettiva Commissione competente. Allora bisognerà fare le Commissioni: cento senatori nelle Commissioni per lavorare forse per niente, perché non è detto che richiami i provvedimenti.
E poi le Commissioni come vengono composte, con quali proporzioni, se non esiste un concetto di maggioranza e minoranza? Capite che state costruendo qualcosa che non si regge e che le conseguenze verranno dopo? (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.2015, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «maggioranza assoluta».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 6.2015 e l'emendamento 6.2016.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.913.
CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto(Il senatore Endrizzi fa cenno di voler intervenire).
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Il senatore Endrizzi interverrà subito dopo.
CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, questo è un emendamento di buon senso, e proprio per questo voi voterete contro.
Esso recita: «Al comma 1, lettera a), aggiungere in fine il seguente periodo: «I Presidenti delle Regioni e delle Assemblee regionali hanno il diritto, e se richiesti l'obbligo, di partecipare ai lavori del Senato, a norma del Regolamento».
Se questo deve essere il Senato delle istituzioni territoriali, che lo sia in assenza dei Presidenti delle Regioni, praticamente non ha un senso. Qui si prevede che per Regolamento si possa disporre che partecipino, parlino, senza diritto di voto, e si può disciplinare la loro presenza. E questa necessità c'è.
Signor Presidente, io la invito anche a ripensare alla questione dei tempi che sono stati assegnati, perché lei li ha distribuiti calcolando anche quelli per le votazioni. Fra emendamenti irricevibili, inammissibili e "canguri", sono stati calcolati dei tempi come se ci fossero tante votazioni quando, di fatto, ne facciamo pochissime. Pensiamo dunque di ridistribuire almeno i tempi legati alle votazioni.
Fra l'altro, vorrei ricordare, rispetto a certi sorrisi e risa ironiche rispetto alle opposizioni, che questo è l'articolo che parla dei Regolamenti che devono tutelare le opposizioni. Se questo è il trattamento, allora è una bella presa in giro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, senatore Endrizzi.
ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, volevo intervenire sull'ordine dei lavori, ma posso attendere, non è urgente.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.913, presentato dal senatore Calderoli.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti da 6.2017 a 6.1234c sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'articolo 6.
PUGLIA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola, ma in realtà il suo Gruppo non si è ancora espresso.
SANTANGELO (M5S). Chiti lo ha fatto!
CASTALDI (M5S). Chiti può farlo!
PUGLIA (M5S). Signor Presidente, questo articolo contiene una prima parte molto interessante. Viene inserita in Costituzione la garanzia rispetto alle minoranze parlamentari. Ovviamente, bisogna anche vedere cosa si intende per minoranza, come diceva il senatore Crimi, se si intendono i piccoli Gruppi che pure sono all'interno della maggioranza o si intendono, invece, altri Gruppi.
Comunque sia, è una regola molto importante ed ecco perché la appoggio e la favorisco. Nella seconda parte, però, si parla del Regolamento della Camera dei deputati che disciplina lo statuto delle opposizioni. Ma ricordiamo che il Regolamento lo vota la maggioranza. Quindi, in sostanza si mette il bavaglio alle opposizioni.
Come diceva anche il collega Castaldi ci state facendo vedere a gocce cosa potrà essere la bottiglia piena di olio di ricino da dare alle future opposizioni. Vergognatevi.
MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, noi voteremo contro questo articolo che, nel contesto dell'insieme della legge elettorale e della riforma costituzionale, dovrebbe essere molto più attento a stabilire i diritti della opposizione alla Camera, che sarebbero l'unico contrappeso, ma un contrappeso senza peso.
Ecco perché la Costituzione è squilibrata. Dovrebbero esserci delle garanzie per quanto riguarda le risposte che il Governo deve dare, ad esempio rispetto alle interrogazioni, che vediamo raramente discusse e che raramente ricevono risposta. Molto peggio della media, che già non era eccezionale in precedenza. Interrogazioni più volte sollecitate non ricevono risposta. E ritengo che questo fosse il luogo dove inserirle. Posso capire che si voglia varare un testo "asciutto", però il solo fatto che su questo, che non è proprio da poco ed era l'unico dell'articolo, non ci sia stata nessuna spiegazione da parte del Governo, della Presidente della Commissione o del Partito Democratico, già ci dice qual è lo statuto delle opposizioni, cioè zitti e senza neanche ottenere risposte.
BRUNI (CoR). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNI (CoR). Signor Presidente, anche noi Conservatori Riformisti, voteremo contro quest'articolo, così com'è stato confezionato nel doppio passaggio Senato-Camera.
Riprenderò alcune considerazioni che sono state fatte prima dal collega Crimi. Effettivamente, per la Camera si pone il problema di regolamentare i diritti e la presenza delle opposizioni e il diritto a restare in vita in quell'Assemblea legislativa.
Per quanto riguarda il Senato, resta il vizio generico di non sapere di quale Senato stiamo parlando, di come verrà formato e di quali saranno le maggioranze, sempre che si formino: l'ipotesi, collega Crimi, infatti, è che addirittura non si formino maggioranze in Senato, ma che possano esservi tutta una serie di soggetti e Gruppi magari espressi nelle Regioni di provenienza su base localistica, con altro tipo di presenza politica rispetto a quella tradizionale che abbiamo conosciuto fino ad oggi o a quella che si formerà alla Camera per via dell'Italicum.
Rimane il rimpianto di una serie di emendamenti che tutte le opposizioni avevano presentato per migliorare sicuramente il testo uscito dalla Camera e dare maggiori tutele alle opposizioni in generale, anche per quanto riguarda la sola Camera dei deputati, ma questo non è stato fatto. Aveva ragione anche il senatore Calderoli, quando ha detto che una esigenza di buon senso contemplata in un suo emendamento, quale quella di garantire la presenza dei Presidenti delle Regioni, visto che questo Senato si occuperà fondamentalmente di relazionarsi e di avere rapporti con le Regioni, non è stata neanche presa in considerazione.
Quest'articolo 6, così com'è e così com'è stato modificato nel passaggio dal Senato alla Camera nelle due letture precedenti, non può essere assolutamente accettato. Il nostro voto è dunque contrario. (Applausi del senatore D'Ambrosio Lettieri).
MAURO Mario (GAL (GS, PpI, FV, M)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO Mario (GAL (GS, PpI, FV, M)). Signor Presidente, dichiaro il voto contrario all'articolo 6 nel suo complesso e mi sembra che il frutto del dibattito su di esso si possa esprimere attraverso un paradosso: è proprio in un momento in cui, più che in altre circostanze storiche, si tende a sottolineare l'aspetto dei diritti, che vengono invece conculcati nella pratica i diritti delle opposizioni.
Questo fa capire anche quale occasione sia stata persa in questa parte del dibattito: nel momento in cui viriamo, infatti, dal punto di vista costituzionale, non dico verso un monocameralismo, ma soprattutto verso il fatto che sia la sola Camera dei deputati a poter votare la fiducia, ci si sarebbe aspettati una più attenta riflessione su come le opposizioni potessero competere con la maggioranza. Competere, appunto, deriva dal latino cum e petere, ossia cercare insieme le soluzioni migliori. Questo passaggio, invece, viene clamorosamente disatteso e il tema del bilanciamento, una volta di più, diventa uno dei vulnus cardine di quest'architettura costituzionale.
Confermo quindi la nostra decisione di votare contro il presente articolo.
ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, il Gruppo della Lega Nord voterà convintamente no sull'articolo 6, che vuole modificare l'articolo 64 della Costituzione, che disciplina il funzionamento delle Camere attraverso i Regolamenti.
Auspichiamo che con la previsione del punto a), con regolamenti che tutelino e garantiscano i diritti della minoranze parlamentari, ci siano uno scenario e previsioni migliori di quanto si sia verificato in quest'Aula del Senato, dove (anche oggi lo si è dimostrato), le minoranze non sono assolutamente tutelate.
Sul punto c) dell'articolo 6, che prevede che i membri del Parlamento hanno il dovere di partecipare alle sedute dell'Assemblea e ai lavori delle Commissioni, ci domandiamo che cosa centri una norma così precisa in una Costituzione che dovrebbe esprimere esclusivamente principi, linee ed indirizzi generali. Dopo l'inserimento del comma 5, dell'articolo 2, che rende il testo della Costituzione non più intelligibile, chiaro e semplice, introduciamo anche questo pasticcio. Ci domandiamo come i futuri senatori - i senatori consiglieri - potranno rispettare questa previsione e come il lavoro dell'Assemblea e delle Commissioni di Palazzo Madama potrà essere armonizzato con i lavori dei diciannove Consigli regionali e dei Consigli delle due Province autonome. Ci domandiamo anche come il rispetto di questa norma si potrà conciliare con l'attività dei ventuno senatori. Ci domandiamo come potranno rispettare questa norma i membri del Parlamento che sono anche membri del Governo, i quali saranno indaffarati ad occuparsi delle questioni governative.
Certamente, come detto nella seduta di sabato scorso dalla senatrice Finocchiaro, non siamo dei Terracini, dei Calamandrei, dei Mortati, dei Ruini, dei Togliatti o dei De Gasperi, ma con questa vergognosa riscrittura e revisione della Costituzione voi della maggioranza "allargata ai Verdini" dimostrate di essere non servitori dei popolo, ma solo dei servi di Renzi che vi ricatta per una poltrona dove siete e sarete indegni di sedere.
Dichiaro quindi il voto contrario del Gruppo della Lega Nord. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Signor Presidente, ovviamente voteremo contro questo articolo per tanti ragioni, tra cui la formula, che anche a noi sembra particolarmente pasticciata.
Non capiamo bene il richiamo del primo capoverso alle minoranze parlamentari che poi diventa il richiamo, nel secondo capoverso, alla disciplina dello statuto delle opposizioni da parte della Camera dei deputati. Ci sembra uno dei tanti pasticci di questo disegno di legge di riforma costituzionale.
Peccato che i nostri emendamenti siano stati come sempre bocciati, forse perché considerati ostruzionistici. In realtà non lo erano, in quanto tentavano di disciplinare nel merito - in questo caso, sì, meglio - quelle che dovrebbero essere le funzioni dell'opposizione e anche le regole e le garanzie che in uno statuto e in una Costituzione democratiche debbono essere riconosciute alle opposizioni.
Naturalmente rimane la considerazione di fondo, che è sempre la stessa: anche questo articolo dimostra qual è stata la scelta compiuta, ossia puntare tutto sul potere esecutivo e dare ben poco rilievo ai bilanciamenti, ai contrappesi e a tutte quelle garanzie democratiche che rendono decisivo il ruolo del potere legislativo.
Signor Presidente, mi sia consentita in conclusione una velocissima battuta, perché non vorrei che le cose che stanno accadendo stasera prefigurassero scenari futuri. Naturalmente lei ha ragione e fa bene a contestare e anche reprimere (se mi lascia passare questa parola) tutti i comportamenti lesivi del diritto di ogni singolo senatore e anche della dignità di quest'Assemblea. Secondo me, è stato quindi sacrosanto intervenire rispetto ai fatti accaduti nei giorni scorsi e le scelte fatte sono giuste. Tuttavia, signor Presidente, occorre che quanto di tristissimo accaduto in quest'Aula nei giorni passati non venga utilizzato per mettere in campo una nuova modalità che non può evidentemente sopprimere il confronto democratico. L'opposizione, il Governo e chiunque altro non hanno alcun diritto di comportarsi male in quest'Aula, non soltanto perché così si sbaglia, ma anche perché si offende il Paese. Tuttavia, un conto è questo e altra cosa è il confronto democratico. Quest'ultimo talvolta può essere aspro, però le asperità di un confronto democratico sono altra cosa rispetto ai comportamenti illegittimi.
PRESIDENTE. Lei ha avuto la dimostrazione che, pur non avendo tempo, ha potuto parlare ed esprimere questi suoi pensieri. Quindi cerchiamo il più possibile di garantire questi interventi.
CRIMI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRIMI (M5S). Signor Presidente, anche noi dichiariamo il nostro voto contrario sull'articolo 6 (così il collega Puglia sa qual è il voto rispetto al quale voterà in dissenso).
Quanto accaduto in questi giorni, e che era già successo in occasione di altri provvedimenti, è la dimostrazione di quanto sia necessario che il Regolamento sia il punto di partenza per ogni attività all'interno di questo Senato, come all'interno della Camera. Il Regolamento non può essere piegato alle volontà della maggioranza, come noi abbiamo visto fare oggi; e non solo oggi, perché da due anni a questa parte l'abbiamo visto spesso piegato.
Anche nelle piccole cose si vede piegato il Regolamento, come quando il senatore Puglia ha detto che avrebbe votato in dissenso dal Gruppo prima che noi avessimo fatto la nostra dichiarazione di voto e subito lei ha tenuto a precisare quanto giusto e corretto. Ma la stessa solerzia non l'abbiamo vista quando questo è avvenuto per la maggioranza, in più di un'occasione, anche negli ultimi giorni.
Nel merito, quello che ci lascia perplessi di questo articolo è che ci sono alcune affermazioni come: «I membri del Parlamento hanno il dovere di partecipare alle sedute dell'Assemblea e ai lavori delle Commissioni». Lasciato così "appeso" un dovere, se non è sanzionato, come fa ad essere poi gestito? Il dovere è un dovere, come in questo caso. Noi comunque abbiamo un dovere e non c'era bisogno neanche di scriverlo in Costituzione; eppure alcuni dei nostri colleghi li vediamo in Aula solo quando bisogna racimolare i voti per una riforma che la maggioranza dei presenti non vuole. Quello è il caso in cui vediamo alcuni colleghi; ma poi non li abbiamo visti per due anni. Ci sono colleghi che sono stati presenti due o tre volte in un anno; questa è la realtà. Forse bisognava sanzionarli e noi avevamo proposto degli emendamenti in tal senso, stabilendo un minimo di presenze da garantire.
A proposito poi della previsione secondo cui «I regolamenti delle Camere garantiscono i diritti delle minoranze parlamentari», la presidente Finocchiaro giustamente faceva notare che si tratta di una previsione inserita su spinta delle opposizioni. Certamente, ma ciò va ad evidenziare l'insieme di questa riforma, che non sta in piedi, per i motivi che ho detto prima. È l'insieme di questa riforma che non sta in piedi. Possiamo mettere anche delle pillole di saggezza, come lo statuto delle opposizioni o il rispetto delle minoranze parlamentari, ma non reggono, perché non riescono comunque a sanare l'obbrobrio di quello che c'è in questa riforma. Un Senato fatto in questo modo non potrà essere una Camera valida, specialmente in considerazione delle funzioni alte che gli sono state lasciate (pochissime) sulle leggi elettorali e sulle riforme costituzionali. Questo futuro Senato sarà chiamato ad intervenire su quelle norme.
CASTALDI (M5S). Domando di parlare
PRESIDENTE. Senatore Castaldi, risponderò sulla sua richiesta subito dopo la votazione dell'articolo 6.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 6.0.200 è inammissibile.
Senatore Castaldi, comprendo le esigenze del suo Gruppo di potersi riunire. Pregherei però i colleghi della Camera di considerare anche le esigenze e il calendario che abbiamo sulla riforma costituzionale, con tempi ben definiti. Potrei cercare di venirle incontro, se non ci sono osservazioni da parte degli altri Gruppi, proponendo di sospendere la seduta alle ore 13 anziché alle ore 13,30 per dare questa possibilità, utilizzando parte del tempo destinato al calendario. (Commenti dal Gruppo M5S). Cerco così di venire incontro alle esigenze di tutti.
CASTALDI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTALDI (M5S). Signor Presidente, sommessamente le ricordo che il Presidente di un partito le ha addirittura chiesto la convocazione della Conferenza dei Capigruppo e lei lo ha consentito. Io le ho chiesto invece di consentire la riunione del Gruppo per due ore, dalle 11 alle 13, visto che lavoriamo dalle 9 alle 21 e lei conosce anche la condizione di alcune nostre senatrici, ma non ce lo concede. Mi riservo di farle un'altra richiesta e, sommessamente, accetto ciò che lei mi nega.
ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, lei ha visto che in precedenza non ho insistito, malgrado il Regolamento mi consentisse di interrompere i lavori in quel momento. La questione non è urgente, nel senso dei minuti, ma è urgente nel senso della necessità. Le abbiamo fatto molte altre richieste, oltre a quella del Presidente Castaldi, a cui poco fa ha risposto negativamente. La mia richiesta è anche procedurale, ma è sostanzialmente una richiesta politica. Ho infatti raccolto voci nei corridoi per cui, in modo anche brutto o poco bello da vedere, tra persone dello stesso partito si è già negata la possibilità di intervenire sull'articolo 39 del disegno di legge in esame. Voglio spiegare anche ai cittadini di che cosa tratta l'articolo 39: esso stabilisce le disposizioni transitorie. Si dice cioè che, finché non entrerà in vigore a pieno regime la Costituzione, i consiglieri regionali sceglieranno tra di loro, votandoli al loro interno, i senatori. In un altro punto della riforma, che è già stato votato, si stabilisce che verrà approvata una legge in materia, ma non si sa come. Non vediamo proprio come si possa garantire questa cosa e, anzi, è già stato descritto il motivo per cui questa legge non arriverà mai. In sostanza, come spesso accade - anche se il nostro ordinamento lo vieta - si è promesso qualcosa "a babbo morto". Dovremo sciogliere questo problema, che non è soltanto di coerenza interna della Costituzione, che in un articolo dice una cosa e in un altro ne dice un' altra. Dovremo risolvere anche una questione di verità, nel rapporto tra di noi. In sostanza si dice, ma poi lo si nega nei fatti, che un'elezione rispondente alla volontà popolare non costituisce un problema. Se un patto all'interno della maggioranza è stato fatto - e mi dispiace che si sia limitato alla maggioranza - dobbiamo vedere se verrà rispettato. Intorno a questo si gioca dunque la questione dell'emendabilità dell'articolo 39.
Signor Presidente, ho capito qual è la sua situazione e quella all'interno dell'Assemblea e non mi faccio grandi illusioni. Se però si vuole andare avanti, bisogna lasciare spazio alle idee e alla franchezza. Cercheremo dunque di capire bene dove ci volete: se ci volete sui tetti - e i cittadini hanno capito che cosa siamo andati a fare sui tetti ‑ o se ci volete parte di un dialogo, con le nostre proposte. In quest'ultimo caso, date almeno modo di votare le nostre proposte, di recepirle o di respingerle. Questa è democrazia e non impedire che si voti! (Applausi dal Gruppo M5S). Al di fuori ogni ostruzionismo, abbiamo presentato 5 emendamenti all'articolo 39 e non 50.000. Negare questa possibilità vuol dire far crollare un velo di menzogna: lei può sostenere che ciò potrebbe invece far ripristinare la verità.
Io le dico, Presidente, che se domani mattina non avremo una risposta in questo senso, allora lei il Regolamento lo faccia rispettare, cominciando dai banchi del Governo.
Il Governo non dovrebbe stare lì mentre si discute una Costituzione; non avrebbe dovuto presentare un testo; non avrebbe dovuto imporre il calendario; non avrebbe dovuto porre dei Diktat su come si doveva o meno emendare. Almeno il sottosegretario Pizzetti non dovrebbe stare su quella sedia.
Se vogliamo andare verso un'escalation di pedissequa analisi e di sfinimento sul Regolamento credo che la strada sia aperta. Lei la può chiudere, Presidente, e aprire una via di ragionevolezza.
PUGLIA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PUGLIA (M5S). Signora Presidente, in riferimento all'ultima votazione, vorrei rimanesse agli atti che ho sbagliato a votare. Siccome avevo dichiarato di votare in dissenso dal Gruppo, però - ahimè - mi sono confuso nella votazione, vorrei dire che il mio voto era di astensione.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale n. 1429-B ad altra seduta.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
GRANAIOLA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, colleghi, intervengo per segnalare un'altra vittima della meningite in Toscana. Questa volta ha portato via la vita ad una giovane madre di quarantaquattro anni della Provincia di Prato, che per una settimana ha creduto di avere una banale influenza e invece la meningite di tipo C l'ha uccisa.
L'ASL di Prato ha attivato tutte le misure necessarie per evitare la diffusione della malattia, ma condivido le preoccupazioni dell'assessore regionale per il diritto alla salute per questo primo caso mortale all'inizio della cattiva stagione. Dall'inizio del mese di settembre questo è il terzo caso di meningite; i primi due si sono verificati tra la Versilia e Pisa.
Con Chiara Pittalis, la donna deceduta sabato notte, i casi di meningite in Toscana dall'inizio del 2015 sono saliti a trentadue; sette i decessi, di cui tre ad Empoli, uno a Firenze, uno ad Arezzo, uno a Prato e uno a Massa Carrara.
Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 21)
(Segue GRANAIOLA). Credo, Presidente, che ci sia bisogno di un forte sollecito all'Istituto superiore di sanità perché valuti approfonditamente le situazione Toscana, che comincia ad essere preoccupante anche perché l'ultimo caso conferma il sospetto che questo tipo particolare di meningite sia una degenerazione del virus influenzale, per cui è necessaria la massima attenzione fin dai primi sintomi che possono risultare ingannevoli. Niente allarmismi, ma la dovuta attenzione ed un'adeguata campagna di vaccinazioni, e soprattutto la dovuta, corretta informazione da parte dell'Istituto superiore di sanità, non possono e non devono tardare. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Crimi, senatore Pizzetti, colleghi, la seduta è ancora in corso, ci sono colleghi che devono intervenire. Quindi pregherei di continuare a parlare fuori dall'Aula.
GIROTTO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIROTTO (M5S). Signor Presidente, mentre noi discutiamo di riforma del Senato vorrei porre l'attenzione ancora sulla creazione di posti di lavoro che è la vera emergenza del Paese.
Finalmente è stata quantificata la quantità di posti di lavoro che possiamo creare nel settore del riciclaggio. Un recente studio della «Bocconi» li quantifica in 170.000 nuovi posti di lavoro. Che non sia un numero falso lo certifica anche il fatto che il Regno Unito, che non è eccessivamente diverso dall'Italia come popolazione e tipo di struttura, li ha quantificati in 200.000. Abbiamo già l'esperienza della Cina, che dichiarava nel 2013 - quindi addirittura due anni fa - 18 milioni di impiegati nel settore del riciclaggio.
Noi abbiamo una vera e propria miniera in Italia, che possiamo sfruttare, e che non stiamo sfruttando. Già altre volte abbiamo parlato dei 500.000 posti di lavori nell'efficienza energetica, dei 350.000 nel settore della filiera del legno e dei boschi. Adesso vorrei concentrarmi su questo, perché è una risorsa che potrebbe farci risparmiare denaro, salvaguardare l'ambiente e creare posti di lavori. La situazione è ben diversa, perché, da un lato, abbiamo le ecomafie e, dall'altro, abbiamo una volontà politica che incentiva ben altri tipi di politica.
Circa 900.000 tonnellate all'anno di RAEE (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) vengono gestite dai mercanti di rifiuti illegali. Da un paio di mesi a questa parte vi è una vera e propria emergenza di cui colpevolmente si parla troppo poco: gli incendi a impianti di riciclaggio. Negli ultimi mesi sono stati incendiati più di trenta impianti di riciclaggio. È chiaro che è una strategia dolosa, voluta, di cui si parla troppo poco. Perché? Forse perché questi impianti vanno indirettamente in concorrenza con gli inceneritori, che sono stati recentemente sbloccati con il decreto "sblocca Italia"? Oppure se ne parla troppo poco perché c'è la mano della camorra dietro la gestione dei rifiuti? Come ho detto, solo di RAEE sono circa 900.000 tonnellate all'anno.
Abbiamo dunque una situazione di grande ricchezza che potremmo creare, ma la politica e il Governo hanno ridimensionato fortemente il Corpo forestale dello Stato e hanno esautorato il comandante Ultimo, togliendogli il coordinamento delle indagini del NOE.
Come Movimento 5 Stelle vogliamo questa riconversione industriale. Ci appelliamo al ministro dell'ambiente Gianluca Galletti per far sì che tornino ai Carabinieri ambientali del NOE le indagini su questa materia. Chiediamo, in generale, alle istituzioni di combattere questo fenomeno, in particolare le ecomafie.
PADUA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PADUA (PD). Signora Presidente, vorrei lasciare all'Assemblea una notizia che preoccupa molto me e tutta la Sicilia. Credo quindi che il nostro Paese non possa disinteressarsi di questa grande, nuova frattura che si è aperta in quest'isola, completamente isolata dal Paese: vi è stato il crollo dell'ennesimo viadotto, che blocca un'altra autostrada.
Ad aprile era accaduto che, a causa del crollo di un viadotto, si interrompessero le comunicazioni tra Catania e Palermo, con tutto quello che abbiamo sentito. Si sta cercando di lavorare, ma siamo ancora all'inizio. Adesso, a causa di una frana, vi è stato un altro crollo ed è stata chiusa l'autostrada tra Catania e Messina.
Dunque, quest'isola è decisamente bloccata, è nella paralisi più totale e io ho il dovere forte di dirlo in quest'Aula, affinché lei, signora Presidente, possa rappresentarlo al Governo (c'è qui il Sottosegretario che ascolta).
So che il nostro ministro Delrio in questo Governo sta facendo tanto, ma è ancora troppo poco per l'urgenza di certe situazioni per troppi anni vi è stata interzia, scarsa attenzione all'ambiente, inettitudine. Non so cosa sia successo, ma ora vi è questa nostra responsabilità e bisogna agire.
Come voi sapete, in Sicilia il traffico avviene soltanto su strada e le strade sono così conciate; la Sicilia è divisa in tre ed è bloccata. I treni non ci sono e per salire su un aereo, per la tratta Roma-Catania, se non si prenota sei mesi prima, occorrono 400 euro. Questo è lo stato dell'arte.
Questa non è una lamentazione, ma una richiesta forte. Bisogna fare ancora di più di quello che sta facendo il nostro Governo. Ricordo - e questo è il motivo dell'intervento - che aspettiamo da trent'anni la tratta Ragusa-Catania e, grazie all'interessamento del ministro Delrio, questa matassa si sta un po' sbrogliando. Ora la Convenzione è alla firma del ministro Padoan.
Spero che il ministro Padoan possa firmare in fretta per far partire quest'altra infrastruttura preziosa, e spero anche - così mi aveva assicurato il Ministro, che cercava di lavorare per questa legge di stabilità, e questa è una sollecitazione forte che lascio all'Aula - che si possa lavorare con quella prospettiva, con il disegno di legge che ho presentato all'inizio della nostra legislatura, per la continuità territoriale per le isole.
Così come avviene per la Sardegna, per quale sono previste agevolazioni per le tariffe aeree per gli isolani, chiediamo che lo stesso si faccia per la Sicilia e per altre isole che sono nella stessa condizione (ho inserito anche l'isola d'Elba). In questo momento la Sicilia è isolata. Le merci che viaggiano su queste strade tutte bloccate sono deperibili, quindi c'è il rischio di perdere milioni di euro in un contesto economico che ancora purtroppo non decolla, come sta facendo gradualmente il resto del Paese.
Quindi prego assolutamente di prestare grande attenzione, perché la Sicilia necessita di risposte urgenti, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale. Diversamente togliamo la speranza e soprattutto la dignità a un popolo che di dignità tutti i giorni ne manifesta tanta. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Il Sottosegretario Pizzetti credo che potrà prendere atto della sua richiesta in modo che da parte del Governo vengano assunti provvedimenti quanto prima.
GUERRA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUERRA (PD). Signora Presidente, vorrei intervenire in merito alla situazione del cittadino italiano e brasiliano Henrique Pizzolato, che verrà estradato fra due giorni, se il Ministro della giustizia non interverrà con prontezza. Abbiamo parlato varie volte e presentato varie interrogazioni, purtroppo inascoltate, sulla necessità di bloccare questa estradizione a tutela dei diritti umani per le note condizioni disumane e pericolose delle carceri del Brasile, ma adesso voglio intervenire su un altro punto.
L'estradizione di Henrique Pizzolato comporta una violazione della nostra Costituzione, che in modo esplicito, all'articolo 24, recita: «La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado di procedimento». Ebbene, il cittadino italiano Henrique Pizzolato non potrà difendersi, nonostante sia stata fissata l'udienza preliminare per un processo che lo riguarda davanti al giudice per le indagini preliminari di Modena per il 14 dicembre 2015. La sua estradizione rende impossibile la difesa che, ripeto, è un diritto costituzionale, se il Ministro decide di non intervenire.
Faccio anche presente che il nostro codice di procedura penale, all'articolo 709, stabilisce che «l'esecuzione dell'estradizione è sospesa se l'estradando deve essere giudicato nel territorio dello Stato o vi deve scontare una pena...». Siamo esattamente in questa situazione. Non è nelle disponibilità di chiunque evitare di applicare questo articolo 709. La Corte di cassazione, nella sentenza del 13 novembre 2008, ha confermato la natura obbligatoria della causa di sospensione. Se il ministro Orlando non interviene, non solo la Costituzione, ma anche subordinatamente questo articolo di legge verrà violato.
Io credo che sia necessario un intervento anche perché sappiamo che altre cose sono state violate. Non è stato ad esempio ottenuto il nulla osta per l'estradizione dal giudice per l'udienza preliminare. Pizzolato aveva chiesto il 18 giugno 2015 di potersi presentare spontaneamente al pubblico ministero per essere interrogato e dimostrare l'infondatezza delle accuse rivoltegli; non gli è stato possibile. Se non verrà bloccata l'estradizione, non potrà dimostrare di essere innocente per l'accusa che gli è rivolto.
Chiedo pertanto, come abbiamo fatto già con un'interrogazione urgente al ministro Orlando, di intervenire con urgenza, perché per il 7 ottobre è già stato prenotato l'aereo su cui il cittadino italiano, oltre che brasiliano, Henrique Pizzolato, verrà portato in Brasile in violazione di tutte le leggi del nostro Paese, a partire da quella fondamentale. (Applausi dal Gruppo PD).
CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, è stato annunciato in questi giorni un taglio delle imposte e una crescita intorno all'1 per cento del PIL; è stato annunciato altresì - e qui ci riprova - l'inserimento direttamente nella bolletta della corrente il pagamento del canone RAI: è stato proprio il Presidente del Consiglio ad annunciarlo in una televisione televisiva. Aveva già provato l'anno scorso a infilare nella bolletta elettrica tale questione, che però venne affossata per motivi tecnici che credo avrà nel frattempo risolto.
In questo modo - sostengono le società di energia - sarà un grande pasticcio. Le nostre bollette sono già piene del 50 per cento di voci che nulla hanno a che fare con l'erogazione di energia elettrica.
La bolletta viene già adesso considerata un vagone pieno di cianfrusaglie, appunto per il 50 per cento. Pensate cosa potrà succedere se si andrà a staccare la corrente proprio perché non è stata pagata quella bolletta che comprende il canone RAI.
Interrompere la fornitura di energia con il pericolo di incorrere nel reato di interruzione di pubblico servizio? Di questo probabilmente verrebbero tacciate le società elettriche.
Se il Presidente del Consiglio andrà fino in fondo, includendo nella legge di stabilità questa bislacca idea, rischierà che gli italiani la impugneranno nelle sedi competenti. Quello che pare certo è che, con la modifica della tassa, il canone non sarà più legato al possesso del televisore (e già questa era una cosa strana) ma a quello dei vari smartphone, tablet e PC con cui si possa vedere la RAI.
A meno che non si faccia ricorso. E a ogni utente toccherà chiedere l'esenzione, compilare vari modelli e richieste: e che poi Dio gliela mandi buona per l'esenzione.
Mi par di capire che non avremo più il canone RAI, questa tassa tanto odiata sulla proprietà dell'apparecchio televisivo, che andrà poi a ricadere su chi ha un contatore delle elettricità. E qui ne vedremo delle belle. E poco importa se il Presidente del Consiglio ha annunciato anche una riduzione da 113 a 100 euro del buon abbonamento.
Sul tema del canone RAI, proprio sull'approccio che si ha sulla proprietà di una televisione, noi riteniamo che sia una tassa che viene chiamata abbonamento in modo errato. E ci chiediamo se oggi abbia ancora senso parlare di monopolio del servizio pubblico.
Noi avevamo anche chiesto, nei numerosi emendamenti da noi presentati sulla questione RAI, che anche per gli over 65 con redditi bassi fosse prevista l'esenzione.
Vedo, però, che le nostre richieste non sono mai state prese in considerazione. Si vede che questa non è l'Aula deputata, ma che bisogna andare direttamente in RAI a rappresentare certe questioni.
Di questo ci dispiace e, probabilmente, metteremo in condizione tutti i cittadini italiani, chi paga e chi non paga, di aprire le antenne e di non fidarsi di quanto dicono RAI 1, RAI 2 e RAI 3.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 6 ottobre 2015
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, martedì 6 ottobre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 21,16).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE DISCUSSO AI SENSI DELL'ARTICOLO 44, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO
Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione (1429-B)
ARTICOLI DA 3 A 6 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 3.
Identico all'articolo 3 approvato dal Senato
(Modifica all'articolo 59 della Costituzione)
1. All'articolo 59 della Costituzione, il secondo comma è sostituito dal seguente:
«Il Presidente della Repubblica può nominare senatori cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Tali senatori durano in carica sette anni e non possono essere nuovamente nominati».
Art. 4.
Identico all'articolo 4 approvato dal Senato
(Durata della Camera dei deputati)
1. L'articolo 60 della Costituzione è sostituito dal seguente:
«Art. 60. - La Camera dei deputati è eletta per cinque anni.
La durata della Camera dei deputati non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra».
Art. 5.
Identico all'articolo 5 approvato dal Senato
(Modifica all'articolo 63 della Costituzione)
1. All'articolo 63 della Costituzione, dopo il primo comma è inserito il seguente:
«Il regolamento stabilisce in quali casi l'elezione o la nomina alle cariche negli organi del Senato della Repubblica possono essere limitate in ragione dell'esercizio di funzioni di governo regionali o locali».
Art. 6.
Approvato
(Modifiche all'articolo 64 della Costituzione)
1. All'articolo 64 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il primo comma è inserito il seguente:
«I regolamenti delle Camere garantiscono i diritti delle minoranze parlamentari. Il regolamento della Camera dei deputati disciplina lo statuto delle opposizioni»;
b) il quarto comma è sostituito dal seguente:
«I membri del Governo hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute delle Camere. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono»;
c) è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«I membri del Parlamento hanno il dovere di partecipare alle sedute dell'Assemblea e ai lavori delle Commissioni».
________________
N.B. In considerazione del numero particolarmente elevato degli emendamenti ricevuti dalla Presidenza, per quelli esaminati nel corso della seduta si rinvia al Resoconto Stenografico (Cfr. Sed. n. 517) e ai seguenti link in formato PDF:
Fascicolo emendamenti nuovi e ripresentati (http://www.senato.it/riformacostituzionale/fascicolo1.html)
Fascicolo ulteriori emendamenti ripresentati (http://www.senato.it/riformacostituzionale/fascicolo2.html )
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Disegno di legge n. 1429-B:
sull'emendamento 6.1, il senatore Perrone avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 6.900, i senatori Ruvolo e Parente avrebbero voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 6.2011, la senatrice Fattorini avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Amati, Anitori, Bignami, Bubbico, Cassano, Cattaneo, Ciampi, Colucci, Crosio, D'Ascola, Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Manassero, Messina, Minniti, Monti, Nencini, Olivero, Pepe, Piano, Pizzetti, Romani Maurizio, Rubbia, Sciascia, Stefano, Stucchi, Tronti, Verducci e Vicari.
E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Mauro Giovanni, per attività della 14ª Commissione permanente.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Ministro aff. esteri e coop.
(Governo Renzi-I)
Ratifica ed esecuzione delle seguenti Convenzioni: a) Convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, e relativo protocollo, fatto a Ginevra il 22 giugno 2002; b) Convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, n. 187, fatta a Ginevra il 15 giugno 2006 (2072)
(presentato in data 05/10/2015);
Ministro giustizia
Ministro interno
(Governo Renzi-I)
Misure volte a rafforzare il sistema sanzionatorio relativo ai reati finalizzati ad alterare l'esito di competizioni sportive (2073)
(presentato in data 05/10/2015).
Disegni di legge, presentazione di relazioni
A nome della 7ª Commissione permanente Pubbl. istruzione in data 05/10/2015 la Senatrice Idem Josefa ha presentato la relazione 361-A sul disegno di legge:
sen. Ranucci Raffaele
"Modifiche al decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, in materia di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e delle federazioni sportive nazionali" (361).
Governo, trasmissione di documenti
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per le politiche e gli affari europei, con lettera in data 30 settembre 2015, ha inviato, ai sensi dell'articolo 54, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sull'attività svolta dal Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell'Unione europea (COLAF), riferita all'anno 2014.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a, alla 6a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente (Doc. CCXVIII, n. 2).
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze
La Corte costituzionale, con lettere in data 24 settembre 2015, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia delle sentenze nn. 191 del 24 giugno 2015, 192 dell'8 luglio 2015, con le quali la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale:
dell'articolo 60, commi primo e terzo, del decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915 (Testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra), nella parte in cui subordinano il diritto alla pensione della madre del militare o del civile deceduto, che viva effettivamente separata dal marito, alla condizione del mancato ricevimento dallo stesso degli alimenti, anche nel caso in cui questi ultimi, aggiunti al altri eventuali redditi, siano di ammontare non superiore al limite di reddito stabilito ai sensi dell'articolo 70 dello stesso decreto. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 6a e alla 11a Commissione permanente (Doc. VII, n. 153);
dell'articolo 106-bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), come introdotto dall'articolo 1, comma 606, lettera b), della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2014), nella parte in cui non esclude che la diminuzione di un terzo degli importi spettanti all'ausiliario del magistrato sia operata in caso di applicazione di previsioni tariffarie non adeguate a norma dell'articolo 54 dello stesso decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. VII, n. 154).
Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni
Il Difensore civico della provincia autonoma di Bolzano, con lettera in data 23 settembre 2015, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2014 (Doc. CXXVIII, n. 33).
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente.
Interpellanze
CAMPANELLA, BOCCHINO, DE PETRIS, DE CRISTOFARO, CERVELLINI, BAROZZINO, MASTRANGELI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in seno all'Unione europea, il mantenimento di una politica di bilancio responsabile è stata da sempre considerata tanto più importante in un'unione monetaria, quale l'area dell'euro;
sin dal 1992 il Trattato di Maastricht richiede agli Stati membri dell'Unione europea il rispetto di 2 regole di bilancio, ossia un rapporto d'indebitamento tra netto e PIL inferiore al 3 per cento e un rapporto tra debito e PIL inferiore al 60 per cento, o comunque tendente a questo;
con il Patto di stabilità e crescita (PSC), adottato nel 1997, la governance europea si struttura maggiormente, costituendo il principale fondamento giuridico della regolamentazione delle politiche di bilancio, ai sensi dell'articolo 121 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea (TFUE) ("Sorveglianza multilaterale") e dell'articolo 126 ("Procedura per i disavanzi eccessivi");
la crisi finanziaria del 2008 e la recessione dell'economia globale del 2009 hanno determinato un forte deterioramento delle finanze pubbliche in tutti i Paesi europei e hanno attivato un ciclo di modifiche della governance europea;
nell'area dell'euro, al deterioramento causato dalla crisi economica si sono associate, a partire dal 2010, tensioni su alcuni debitori sovrani, che hanno a loro volta aggravato la crisi finanziaria e determinato incertezza sulle stesse prospettive della moneta unica. Un ruolo cruciale nell'amplificazione e propagazione della crisi è stato svolto dal sistema bancario: nella crisi greca, il deprezzamento dei titoli pubblici si è ripercosso sulla solidità patrimoniale e sull'accesso ai finanziamenti sia delle banche nazionali sia di alcune estere, creando tensioni sistemiche;
al fine di prevenire il ripetersi di eventi simili e tenuto presente che molti fattori hanno contribuito al deterioramento delle finanze pubbliche, la riforma della governance economica europea del 2011 (cosiddetta six pack) ha posto una maggiore enfasi sulla sorveglianza macroeconomica, attraverso l'introduzione di meccanismi sia preventivi sia correttivi, mutuati dalle procedure già applicate per la finanza pubblica con il PSC;
difatti, nel 2011 con il six pack e nel 2012 e 2013 con il two pack, l'Unione ha stabilito con maggiore dettaglio il modo con cui le norme previste dal Trattato debbano essere attuate, definendo obiettivi e procedure delle regole di bilancio richieste agli Stati membri;
più specificatamente, con il six pack si introduce, nell'ambito del braccio preventivo del patto di stabilità e crescita, un limite alla crescita della spesa (expenditure benchmark) diretto a rafforzare il raggiungimento dell'obiettivo di medio termine (OMT). Ciò in base all'assunzione secondo cui le entrate straordinarie (windfall revenues), in quanto eccedenti il gettito normalmente atteso dalla crescita economica, andrebbero opportunamente destinate alla riduzione del disavanzo e del debito, mantenendo, al contempo, la spesa su un sentiero di crescita stabile e indipendente dal ciclo economico;
è bene ricordare che la procedura per gli squilibri macroeconomici opera in base all'articolo 121, comma 2, del trattato sul funzionamento della UE e viene disciplinata con 2 regolamenti: il primo definisce le caratteristiche della nuova procedura di sorveglianza e riguarda tutti gli Stati membri; il secondo, che riguarda i soli Paesi dell'area euro, articola il meccanismo che garantisce il rispetto dei nuovi parametri, inclusa la previsione di potenziali sanzioni;
con specifico riferimento alla parte preventiva, la procedura si basa su di un meccanismo di allerta che identifica in quali Stati membri vi siano indicatori di potenziali squilibri macroeconomici in corso di emersione, che potrebbero richiedere approfondimenti ulteriori;
in particolare, si demanda alla Commissione europea una valutazione periodica dei rischi derivanti dagli squilibri macroeconomici in ciascuno Stato membro. La valutazione sarebbe basata su un quadro di riferimento composto da 11 indicatori economici;
considerato che:
come ricordato nel punto 7 della raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea dell'8 luglio 2014, concernente il programma nazionale di riforma per il 2014 della Germania, il 5 marzo 2014 la Commissione europea aveva pubblicato i risultati di un'accurata analisi condotta sull'economia tedesca (ai sensi dell'articolo 5 del regolamento (UE) n. 1176/2011), nella quale emergeva chiaramente come questa fosse caratterizzata da squilibri macroeconomici, che si concretizzavano in un continuo surplus commerciale;
secondo alcuni dati recentemente diffusi da Bloomberg, la Germania ha chiuso il 2014 con un surplus delle partite correnti passato da 195,3 miliardi di euro, registrati nel 2013, a 217 miliardi di euro, con le esportazioni in rialzo del 3,7 per cento;
tale surplus cronico è stato reinvestito in prestiti ai Paesi in deficit, contribuendo ad alimentare la spirale che ha acuito sempre di più i loro squilibri di bilancio, finendo per minare pesantemente l'eurozona;
Grecia, Spagna, Portogallo e Italia, nel frattempo, hanno cancellato i loro disavanzi esterni, a costo di milioni di disoccupati in più e di una caduta dei salari: i consumi si sono ridotti, l'export è salito. La Germania, invece, secondo le previsioni della Commissione, si troverà in una situazione di violazione (crescente) della soglia del 6 per cento per il quinto anno consecutivo, esponendosi, teoricamente, a una multa da 3 miliardi di euro;
tuttavia, l'Unione europea ha, di fatto, imposto la correzione degli squilibri unicamente a determinati Paesi (già pesantemente indeboliti dalla crisi), ma non nel Paese al cuore dell'euro,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei dati esposti;
se intenda promuovere, in sede di Consiglio europeo, un vertice urgente che abbia all'ordine del giorno la non omogenea applicazione, all'interno dell'Unione europea, delle normative poste a base del sistema di governance dell'Unione economica e monetaria, UEM, e della sorveglianza macroeconomica, laddove pone come target del surplus delle partite correnti il limite del 6 per cento e la previsione di sanzioni adeguate per aver sforato il limite;
se intenda farsi promotore di una Conferenza europea sul debito sovrano, che preveda la rinegoziazione del debito che eccede il 60 per cento del PIL all'interno di una vera cornice politico-istituzionale, che guardi agli interessi dell'Unione europea in tutta la sua globalità e complessità socio-economica e, segnatamente, se intenda promuovere politiche di sostegno e monitoraggio dei consumi interni di ciascun Paese e di un equilibrato sostegno di salari ed occupazione;
se intenda promuovere iniziative volte a riformare il fiscal compact, il six pack, il two pack e le altre disposizioni fiscali, economiche e monetarie sulla governance dei sistemi bancari contenute nei Trattati europei.
(2-00307)
Interrogazioni
SANTANGELO, CRIMI, MARTON, BUCCARELLA, GIARRUSSO, CAPPELLETTI, DONNO, CASTALDI, PAGLINI - Al Ministro della difesa - Premesso che:
il Trattato di Amsterdam, introducendo l'art. 13 al Trattato istitutivo della Comunità europea, ha conferito al Consiglio europeo il potere di adottare "i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali";
l'Unione europea, dopo il Trattato di Amsterdam, ha consolidato con diversi atti la sua posizione, chiara e netta, riguardo alla condanna di ogni tipo e forma di discriminazione, attuata in diversi ambiti o settori. In particolare, la direttiva 2000/43/CE del Consiglio del 29 giugno 2000, stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia disoccupazione e di condizioni di lavoro, al fine di combattere le svariate tipologie di discriminazione. La direttiva vieta segnatamente, in materia d'impiego, ogni discriminazione direttamente o indirettamente fondata anche sull'età;
la Corte di giustizia dell'Unione europea, in una recente pronuncia del 13 novembre 2014, nella causa C-416/13, riguardante la normativa nazionale delle Asturie in materia di lavoro, ha rilevato il carattere discriminatorio di una disposizione che fissava in 30 anni l'età massima per l'assunzione degli agenti della polizia locale. La Corte, nella fattispecie, ha riconosciuto il contrasto con la direttiva 2000/43/CE del Consiglio del 29 giugno 2000, affermando che la legge del Principato delle Asturie realizzava manifestamente una disparità di trattamento direttamente basata sull'età. Infatti, a parità di situazioni, alcune persone, soltanto per il fatto di aver superato i 30 anni, sono trattate meno favorevolmente di altre. Nella motivazione è chiarito dal giudice europeo che il superamento del trentesimo anno di età non dimostra la mancanza di idoneità fisica richiesta per l'esercizio della funzione di agente della polizia locale. Di conseguenza, l'inidoneità fisica non può essere addotta come una legittima giustificazione all'esclusione di candidati di età superiore ai 30 anni. Per tale motivo, il limite di età fissato dalla legge del Principato delle Asturie costituisce un requisito sproporzionato e rende il relativo bando illegittimo;
in Italia, la legge 15 maggio 1997 n. 127, all'articolo 3, comma 6, prevede che la partecipazione ai concorsi indetti dalla pubblica amministrazione non è soggetta a limiti di età. Tuttavia, il medesimo articolo fa salve solo le deroghe dettate dai regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità;
a giudizio degli interroganti, molte amministrazioni, soprattutto il Ministero della difesa e dell'interno, utilizzano tale deroga in maniera impropria, immotivata e discriminatoria, contravvenendo ai principi sanciti a livello comunitario. Infatti, non di rado nei bandi di concorso, in particolare per l'accesso alle forze armate, sono fissati limiti anagrafici iniqui, che non trovano una reale giustificazione nell'idoneità dei candidati a ricoprire i profili ricercati. Dunque, alcuni candidati, nonostante siano in possesso di titoli di studio ragguardevoli e presentino i richiesti requisiti fisici, vedono respingere la propria domanda di partecipazione, solo per un dato anagrafico. Nell'Arma dei Carabinieri, ad esempio, l'accesso al ruolo di ispettore è condizionato ad un'età massima di 26 anni. Nella Polizia di Stato, per la partecipazione a concorrere ai ruoli di agenti, assistenti, operatori tecnici e revisori tecnici, il limite di età è di 26 anni; per il ruolo di ispettori e di periti tecnici è 28. L'elenco di questo tipo di concorsi è lungo, anche a giudicare dal numero dei ricorsi ai Tribunali amministrativi regionali da parte degli esclusi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se non ritenga, anche sulla base della recente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, di verificare la conformità dei bandi in scadenza con i principi sanciti dall'articolo 13 del Trattato di Amsterdam, nonché dalla direttiva 2000/43/CE del Consiglio del 29 giugno 2000, ed eventualmente, accertatane l'illegittimità, provvedere alla loro riformulazione;
quali sistemi o forme di controllo abbia attuato o intenda predisporre per appurare che le amministrazioni pubbliche, in particolare nel settore della difesa e dell'interno, non abusino della deroga riconosciuta dall'articolo 3 della legge n. 127 ed applichino la norma non a fini discriminatori o per avvantaggiare, nella competizione, alcuni candidati a scapito di altri;
se non si ritenga opportuno, anche alla luce della crisi economica ed occupazionale che l'Italia sta vivendo, rivisitare i requisiti anagrafici, e, ove possibile, le condizioni generali di partecipazione ai concorsi pubblici, in particolare nel comparto della difesa, al fine di offrire maggiori opportunità lavorative ad un numero più consistente di persone.
(3-02244)
TAVERNA, AIROLA, BERTOROTTA, CASTALDI, CAPPELLETTI, COTTI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, LEZZI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PAGLINI, PUGLIA, SANTANGELO - Al Ministro della salute - Premesso che:
la gestione dei 4 canili comunali di Roma (Muratella, Vitinia, ponte Marconi e porta Portese) è da 20 anni affidata in concessione, in base a reiterate proroghe, alle associazioni AVCPP (Associazione volontari canile di porta Portese) onlus, Impronta onlus ed Arca onlus;
l'attuale concessione per l'affidamento della gestione dei canili è scaduta il 31 agosto 2015;
in data 22 maggio 2015, la Giunta capitolina, con la deliberazione n. 148, ha stabilito che, nelle more di una procedura ad evidenza pubblica di portata europea, deve essere garantita la continuità del servizio presso le strutture che ospitano animali, trattandosi di servizio pubblico di natura obbligatoria;
stante tale obbligo, l'amministrazione capitolina ha dovuto procedere ad una proroga tecnica di 30 giorni, dal 1° al 30 settembre 2015, agli attuali gestori;
nelle more della proroga, l'amministrazione capitolina ha avviato ed espletato una procedura negoziale, cosiddetta ristretta, anziché una ad evidenza pubblica per individuare i soggetti a cui affidare la gestione dei canili comunali;
sul sito istituzionale di Roma capitale e presso l'albo pretorio è stato pertanto pubblicato, in data 31 luglio 2015, un avviso pubblico avente ad oggetto il reperimento di manifestazioni di interesse ai fini della partecipazione alla procedura comparativa, con scadenza per la presentazione delle domande fissata per il 12 agosto e, dunque, in piena estate;
a giudizio degli interroganti, il periodo della pubblicazione del citato bando si pone in contraddizione con la nota del segretario-direzione generale n. RC/1543 del 22 gennaio 2015 ("direttiva Sabella"), nella quale si prevede che, salvo casi di reale necessità ed urgenza, bisogna evitare di pubblicare bandi nel mese di agosto e, laddove dovesse risultare indispensabile, bisogna prevedere un più ampio termine per la presentazione delle offerte che vada a scadere almeno nella prima settimana di settembre, poiché tali bandi rischierebbero di non avere la necessaria diffusione e pubblicità tra i possibili concorrenti;
il 13 agosto 2015 sono giunte via e-mail ai partecipanti ammessi gli importi a base di gara ed il capitolato speciale di appalto;
a parere degli interroganti, tuttavia, analizzando la documentazione pubblicata on line sul portale di Roma capitale, non si comprende sulla base di quali criteri l'amministrazione abbia quantificato il costo del servizio posto a base di gara;
si apprende da un articolo pubblicato in cronaca di Roma de "la Repubblica" del 30 settembre 2015 che gli importi economici previsti non risulterebbero congrui con un adeguato livello di benessere degli animali a fronte di maggiori servizi richiesti, calcolati anche i tanti servizi accessori ineludibili elencati, tra i quali acquisto di cibo e di medicinali, vigilanza sulle 24 ore, disinfestazioni degli ambienti, smaltimento dei rifiuti;
considerato che, a giudizio degli interroganti:
suscita perplessità il fatto che nessun importo risulterebbe vincolato alle spese per la sicurezza, mentre elevato è il rischio cui sono esposti gli operatori, trovandosi a volte a contatto con cani potenzialmente aggressivi;
la scadenza per la presentazione delle offerte è stata fissata per il 26 agosto 2015, alle ore 12, cioè appena 13 giorni dopo l'invio da parte dell'amministrazione degli importi e del capitolato. Tale scadenza, considerata anche la festività del Ferragosto, sembrerebbe difficilmente conciliabile con la presentazione di offerte ragionate, oltre che in contrasto con la "direttiva Sabella" in materia di contratti ed appalti;
considerato inoltre che:
all'esito dell'apertura delle buste, tra i 5 organismi ammessi a partecipare, è risultato vincitore la M.A.P.I.A. Srl;
M.A.P.I.A. Srl, secondo "la Repubblica", cronaca di Roma, del 27 settembre 2015, oltre a gestire un mega canile da 1.200 posti nella città di Bari, si occuperebbe, tra l'altro, anche di smaltimento di rifiuti speciali, servizi di derattizzazione, manutenzione del verde. Inoltre, M.A.P.I.A. Srl risulta essere aggiudicatario del servizio di stabulazione di animali da laboratorio presso il Dipartimento di scienze mediche dell'università "Aldo Moro" di Bari;
considerato infine che, a giudizio degli interroganti, le attività svolte dalla società affidataria della gestione dei canili di Roma non parrebbero affini con la tutela del benessere degli animali e destano il sospetto che si tratti di un soggetto interessato soprattutto al business dei cani randagi; ciò si porrebbe in antitesi con la stessa lex specialis di gara, ove si precisa che l'amministrazione capitolina, avendo come prioritario scopo il benessere degli animali, valuterà le offerte pervenute, bilanciando la qualità del servizio reso con l'economicità dello stesso,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se ritenga, nell'ambito delle proprie attribuzioni, di dover verificare se la gara sia svolta nel rispetto della normativa vigente ed, in particolare, del codice degli appalti (di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006);
se non consideri che affidare la gestione dei canili comunali di Roma ad un soggetto aggiudicatario del servizio di stabulazione di animali da laboratorio presso l'università di Bari sia una decisione contraria alla normativa europea, secondo cui la sperimentazione animale costituisce una pratica incivile e scientificamente obsoleta che va sostituita con prassi alternative;
se conosca le ragioni per le quali, dopo 20 anni di gestione affidata ad associazioni no profit, i canili comunali di Roma siano stati affidati alla gestione di un ente privato
(3-02245)
NUGNES, MORONESE, PUGLIA, BERTOROTTA, SANTANGELO, PAGLINI, LUCIDI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute -
(3-02246)
(Già 4-03881)
PETRAGLIA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
sono ormai 6 anni che la residenza "Paradisa" a Pisa composta di 3 palazzine e costruita nel 2000 con i finanziamenti pubblici per il giubileo, dopo 9 anni di utilizzo da parte dell'ARDSU (Azienda regionale per il diritto allo studio universitario) come alloggio studentesco, è vuota e in chiaro stato di decadimento;
allo scadere del contratto tra INAIL, proprietario dell'immobile, e ARDSU, sono andati persi ben 522 posti letto che l'azienda ha provato a salvare proponendo a INAIL una rinegoziazione del contratto, impegnandosi ad eseguire i lavori necessari di recupero e manutenzione straordinaria dell'immobile a scorporo delle spese di locazione;
considerato che:
questa fase di negoziazione è stata lunga ma nel dicembre 2013 si annunciava pubblicamente la stesura di un accordo tra i 2 enti secondo il quale l'ARDSU avrebbe ricevuto in affitto da INAIL l'edificio, destinandolo a residenza universitaria per un numero complessivo di 522 posti letto con una locazione della durata di 25 anni. Entro un anno dalla firma l'Azienda avrebbe dovuto presentare il progetto preliminare complessivo dell'intervento da realizzare per lotti e il progetto esecutivo del primo lotto funzionale. Sull'intesa interveniva anche il sindaco Marco Filippeschi, rivendicando il ruolo giocato dall'amministrazione comunale nella chiusura positiva dell'accordo;
nella riunione del consiglio d'amministrazione dell'Azienda del 4 marzo 2015 si è annunciata la possibilità di un rinvio dei lavori di ristrutturazione per l'ex residenza universitaria dovuto probabilmente al passaggio dell'immobile da INAIL a INVIMIT Investimenti immobiliari italiani Sgr SpA, la società per la gestione del risparmio del Ministro dell'economia e delle finanze;
vista la notizia di uno stralcio da parte della Regione stessa dei 5 milioni stanziati sul piano degli investimenti (parte del bilancio previsionale 2015-2017 dell'ARDSU), finalizzati a coprire anche parte della ristrutturazione;
ritenuto che, sui più di 3.000 studenti idonei a borsa di studio e posto alloggio a Pisa, oggi solo la metà riesce ad ottenere un alloggio in tempi brevi. Sono stati ben 1.561 nell'anno accademico 2014/2015 gli studenti che dovevano attendere anche un anno per ottenere un posto alloggio;
preso atto dell'impegno dell'amministrazione comunale pisana su questo fronte che si è di recente esplicitato nell'accordo per la gestione da parte dell'Azienda dell'ex convento di santa Croce in Fossabanda,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non voglia adottare le misure necessarie per recuperare l'ex residenza studentesca Paradisa;
se non voglia inoltre sollecitare ARDSU e INAIL per conoscere i motivi del rinvio dei lavori del complesso Paradisa;
quali siano le ragioni del passaggio di questo bene da INAL a INVIMIT;
quali azioni voglia adottare per non perdere la prospettiva, che sembrava sicura nel dicembre 2013, di recuperare più di 500 posti letto e un immobile in avanzato stato di degrado.
(3-02247)
NUGNES, BERTOROTTA, CAPPELLETTI, DONNO, PUGLIA, PAGLINI, CASTALDI, MORONESE, COTTI, MARTON - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno -
(3-02248)
(Già 4-03392)
NUGNES, MORONESE, PAGLINI, CRIMI, PETROCELLI, BUCCARELLA, BERTOROTTA, GIARRUSSO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'interno, della difesa, dell'economia e delle finanze e delle politiche agricole alimentari e forestali -
(3-02249)
(Già 4-03654)
NUGNES, PUGLIA, MORONESE, CAPPELLETTI, PAGLINI, CASTALDI, CATALFO, DONNO, CRIMI, BOTTICI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze -
(3-02250)
(Già 4-03883)
NUGNES, MORONESE, PUGLIA, MONTEVECCHI, CAPPELLETTI, PAGLINI, DONNO, CRIMI, LEZZI, ENDRIZZI, BERTOROTTA, COTTI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare -
(3-02251)
(Già 4-04051)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
GUERRA, MANCONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
con ordinanza del 22 settembre 2015, il Consiglio di Stato ha respinto l'appello del cittadino italo-brasiliano Henrique Pizzolato, detenuto nel carcere di Modena, avverso il diniego del Tar del Lazio di sospendere l'esecuzione del decreto di estradizione dall'Italia in Brasile. A seguito del provvedimento emesso dal Ministero della giustizia il 1° ottobre, la consegna dell'estradando alle autorità brasiliane avrà luogo il primo giorno possibile, a partire dal 7 ottobre 2015;
il 28 settembre 2015 la procura di Modena, dietro richiesta del Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero, ha dato il proprio nulla osta all'estradizione di Pizzolato, "salva l'operabilità della causa di sospensione dell'estradizione di cui all'articolo 709, comma 1, del cpp., poiché è stato chiesto rinvio a giudizio del Pizzolato, e l'udienza preliminare è stata fissata davanti al GIP per il 14 dicembre 2015";
il codice di procedura penale stabilisce infatti, all'art. 709, comma 1, primo periodo, che: "L'esecuzione dell'estradizione è sospesa se l'estradando deve essere giudicato nel territorio dello Stato o vi deve scontare una pena per reati commessi prima o dopo quello per il quale l'estradizione è stata concessa";
l'estradizione di Pizzolato violerebbe il suo fondamentale diritto alla difesa, in un procedimento giudiziario davanti a un tribunale italiano, tutelato dalla nostra Costituzione, che all'articolo 24, secondo comma, recita: "La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento";
il 1° ottobre, alle ore 22.21, la deputata brasiliana Renata Bueno ha postato sul suo profilo "Facebook" un post, che inizia così: "O advogado do governo da Itália Giuseppe Albenzio comunicou nesta quinta-feira a deputada ítalo-brasileira Renata Bueno que o Ministério da Justiça italiano autorizou a extradição do ex-diretor do Banco do Brasil Henrique Pizzolato, condenado a 12 anos e 7 meses de prisão no processo do mensalão, a partir do próximo dia 7 de outubro. O comunicado já foi assinado e será enviado ao Ministério de Relações Exteriores do Brasil". ("L'avvocato del Governo italiano Giuseppe Albenzio ha comunicato alla deputata italo-brasiliana Renata Bueno che il Ministero della giustizia italiano ha autorizzato l'estradizione dell'ex direttore della Banca del Brasile Henrique Pizzolato, condannato a 12 anni e sette mesi di carcere nel processo del "Mensalao", a partire dal prossimo 7 ottobre"),
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga di dovere intervenire con urgenza per sospendere l'estradizione di Henrique Pizzolato, attualmente detenuto nel carcere di Modena, e permettergli di difendersi nel processo penale a suo carico, pendente presso il tribunale di Modena, nel rispetto dell'articolo 24 della Costituzione e dell'art. 709, comma 1, del codice di procedura penale;
se non ritenga di dovere intervenire in merito al fatto che, per iniziativa a quanto risulta agli interroganti dell'avvocato del Governo italiano, Giuseppe Albenzio, la deputata Bueno abbia saputo e comunicato alla stampa brasiliana la notizia dell'autorizzazione all'estradizione di Pizzolato ad opera del Ministero della giustizia, prima che tale notizia venisse comunicata a Pizzolato stesso e alla direzione del carcere di Modena.
(3-02243)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DIVINA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
un servizio giornalistico, andato in onda sul Tg3 delle ore 19 di venerdì 2 ottobre 2015, ha mostrato la situazione reale dei presunti profughi, già alloggiati presso la colonia "Il Sentiero", di proprietà del Comune di Schio, situata nei pressi del passo Pian delle Fugazze, in provincia di Vicenza, a poche centinaia di metri dal confine con la provincia autonoma di Trento;
nel filmato si vedevano coperte strappate. Un presunto profugo commentava che le coperte fornite loro si strappavano facilmente. Il cameraman ad un certo punto ne ha inquadrato un altro disteso su un letto, mentre quello precedentemente intervistato diceva che quest'ultimo era stato lasciato da solo e non sapeva più cosa fare per aiutarlo;
le circostanze citate farebbero sorgere dubbi in merito alle modalità con le quali la cooperativa che gestiva la colonia avrebbe svolto il proprio lavoro;
sorgono inoltre perplessità su chi si occupasse e come degli aspetti sanitari della gestione dei presunti profughi;
risulta altresì dubbia l'identità dei fornitori del vestiario, utilizzato dai profughi, posto che, secondo voci, sarebbe stato fornito da un'encomiabile associazione di volontari della vicina Vallarsa, soggetto comunque diverso dalla cooperativa affidataria del servizio;
stando a quanto è dato sapere, anche dal servizio del Tg3, i profughi alloggiati presso la colonia "Il Sentiero" sarebbero stati trasferiti in un albergo chiuso, situato a Recoaro Terme, sempre in provincia di Vicenza,
si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risulti quale sia la situazione effettiva alla colonia "Il Sentiero" di Valli del Pasubio, quale cooperativa gestisse i presunti profughi alloggiati presso "Il Sentiero" e chi garantisse i servizi sanitari di base ai profughi ospitati;
se, durante il periodo di permanenza presso "Il Sentiero", i presunti profughi siano stati o meno visitati in maniera regolare;
se corrispondano al vero i contenuti delle rimostranze dei profughi alloggiati a "Il Sentiero";
se la presenza di profughi a "Il Sentiero" sia o meno stata all'origine di problemi di ordine pubblico sul territorio;
chi siano gli acquirenti dell'albergo di Recoaro Terme dove i profughi provenienti da "Il Sentiero" sono stati trasferiti;
quanti effettivamente fossero i presunti profughi alloggiati al Pian delle Fugazze e quanti siano attualmente quelli ospitati a Recoaro Terme;
infine, se siano state avvisate le amministrazioni comunali del loro arrivo e della loro partenza, in special modo quelle di Valli del Pasubio e di Recoaro Terme, e quale fosse la loro posizione al riguardo.
(4-04625)
AUGELLO - Al Ministro dell'interno - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha ricoperto la carica di presidente della onlus "Imagine", fino alla data del 23 novembre 2013, quando l'assemblea dei soci ha preso atto e quindi ratificato le sue dimissioni da socio e da presidente, presentate il 16 luglio dello stesso anno;
la onlus pare avesse occupato illegalmente un immobile, attualmente adibito a sede ufficiale, in via dei Volsci 10, nel settembre del 2006;
dopo 3 anni di occupazione abusiva, Marino sarebbe riuscito ad ottenere dal Comune di Roma un atto di concessione dell'immobile, con determinazione dirigenziale numero 86 del 25 febbraio 2009;
il 23 aprile 2009 veniva sottoscritto l'atto di concessione;
nella sua qualità di presidente e di legale rappresentante della onlus "Imagine", Ignazio Marino, avrebbe omesso però di iscrivere nell'anagrafe TARI la onlus, reiterando la condotta omissiva, fino alla data delle sue dimissioni;
a tutti gli effetti, quindi, l'attuale sindaco di Roma, dal punto di vista fiscale, potrebbe essere considerato un evasore totale, per almeno 5 anni ed in tale singolare posizione si trovava al momento della sua candidatura a sindaco;
considerato inoltre che, a quanto risulta all'interrogante:
nel marzo 2013, Ama SpA avrebbe scritto una lettera alla onlus "Imagine" ed ad altre associazioni non iscritte all'anagrafe TARI, intimando di regolarizzare le posizioni e allegando il bollettino per il pagamento dell'anno in corso;
la onlus "Imagine" avrebbe risposto all'intimazione soltanto nell'ottobre 2013, senza peraltro sanare gli arretrati e senza neppure saldare il bollettino ricevuto dall'Ama, adempiendo a quest'ultima formalità soltanto il 30 ottobre 2014;
nell'ultima settimana di campagna elettorale, nel 2013, notizie di stampa avrebbero riferito di gravissimi illeciti compiuti all'interno della onlus "Imagine", tanto da indurre lo stesso sindaco Marino a presentare una querela contro un dipendente e la Procura di Roma ad aprire un fascicolo, indagando sul querelato e su altri, presumibilmente ai vertici della stessa onlus, per truffa ai danni dello Stato;
protocollata la querela, il magistrato titolare dell'inchiesta iniziava le indagini, affidando alla Guardia di finanza gli accertamenti del caso;
nell'imminenza dell'inchiesta, su incarico del successore di Ignazio Marino, F.S., membro del comitato direttivo della onlus, si sarebbe proceduto con comunicazione all'Ama, datata 19 dicembre 2013, ad un ravvedimento operoso, autodenunciandosi per la mancata iscrizione all'anagrafe TARI e per 5 anni di evasione totale della tariffa;
in conseguenza della comunicazione, di cui l'Ama prendeva atto l'8 gennaio 2014, la posizione della onlus veniva riportata in bonis, effettuando i relativi pagamenti, con decorrenza retroattiva al 23 aprile 2009, cioè al giorno della concessione;
per l'esattezza, come risulterebbe dall'accesso agli atti effettuato dal consigliere comunale, Roberto Cantiani, la onlus usufruiva della possibilità di dilazionare gli arretrati, saldando il dovuto con 3 versamenti di 344 euro in data 30 ottobre 2014, 26 gennaio 2015 e 18 marzo 2015;
tutti i pagamenti e le procedure di sanatoria, come la sottoscrizione del ravvedimento operoso, sarebbero stati quindi effettuati dopo le dimissioni da presidente e da socio presentate da Marino nel luglio 2013;
alla luce dei fatti riportati, è evidente, a giudizio dell'interrogante, come il sindaco, Ignazio Marino, si trovasse alla data della sua elezione, in evidente conflitto di interessi tra la sua posizione di primo cittadino e quella di evasore totale della TARI, nella qualità di presidente della onlus "Imagine";
non è invece chiaro all'interrogante se, a quell'epoca, Ama SpA avesse o meno avviato un contenzioso per recuperare l'evasione dalla onlus in questione e dalle associazioni nella stessa situazione;
in particolare, si dovrebbe accertare a giudizio dell'interrogante se le lettere inviate nel marzo 2013 costituiscano una traccia del contenzioso o se quelle comunicazioni siano state inviate a pioggia, proprio per creare le premesse di un successivo contenzioso;
l'incertezza non pare di secondaria importanza, perché, come è noto, qualora Ignazio Marino, come presidente della onlus "Imagine", si fosse trovato, alla data della presentazione della candidatura, impegnato in un contenzioso con il Comune di Roma, tale circostanza avrebbe posto seri dubbi sulla sua eleggibilità nel 2013;
a prescindere, quindi, dalle valutazioni politiche che si possono avanzare, non solo sul comportamento di Ignazio Marino, ma anche sugli attuali assessori Cattoi e Leonori, all'epoca rispettivamente membri del comitato direttivo e del collegio dei revisori dei conti della onlus, pare di fondamentale importanza accertare l'esistenza o meno di un contenzioso tra Ama SpA e la onlus "Imagine" nell'aprile 2013, considerato che, in quel momento, la onlus avrebbe evaso totalmente la TARI da 5 anni,
si chiede si sapere se il Ministro in indirizzo intenda approfondire le questioni richiamate in premessa e, in particolare, quelle riguardanti l'eleggibilità di Ignazio Marino al momento della presentazione della propria candidatura a sindaco di Roma Capitale.
(4-04626)
GINETTI, CIRINNA', ALBANO, CARDINALI, FAVERO, PEZZOPANE, PAGLIARI, MATTESINI, ANGIONI, PUPPATO, SOLLO, CUCCA, AMATI - Ai Ministri dell'interno, della difesa, della giustizia e per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che:
il Consiglio dei ministri del 31 luglio 2015 ha approvato, in sede preliminare, il decreto Presidente della Repubblica recante il regolamento in materia di parametri fisici per l'ammissione ai concorsi per il reclutamento delle forze armate, nelle forze di polizia a ordinamento militare e civile e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco a norma dell'art. 1 della legge 12 gennaio 2015, n. 2;
il provvedimento ha introdotto per l'ammissione ai concorsi per il reclutamento o assunzione del personale del comparto difesa e sicurezza i parametri fisici della composizione corporea, della forza muscolare e della massa metabolicamente attiva;
le norme di selezione per il reclutamento del personale delle forze armate, delle forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco prevedono l'accertamento di una serie di requisiti sia fisici che attitudinali;
sia le citate amministrazioni del comparto sicurezza che, più in generale, le amministrazioni dello Stato sono soggette ad ingenti spese in quanto devono istituire apposite commissioni d'esame, per la verifica dell'accertamento dei requisiti fisici, e stipulare onerosi contratti di diritto privato;
in particolare, l'art. 18 del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, tuttora in vigore, stabilisce i compensi da corrispondere al presidente, ai membri ed al segretario delle commissioni esaminatrici, e ne determina la misura che, come stabilisce il comma 2, può essere aggiornata, ogni triennio, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, in relazione alle variazioni del costo della vita, rilevate secondo gli indici ISTAT,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano utile adottare provvedimenti di competenza, in un'ottica di semplificazione e riduzione della spesa pubblica, al fine di sostituire gli accertamenti dei requisiti fisici dei candidati eseguiti dalle richiamate commissioni concorsuali con certificati medici che i singoli aspiranti possano depositare ai fini dell'attestazione dei requisiti stessi.
(4-04627)
BATTISTA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:
l'allegato 5 dell'"Accordo di Programma per l'attuazione del progetto integrato di messa in sicurezza, riconversione industriale e sviluppo economico produttivo nell'aerea della Ferriera di Servola" descrive il piano industriale e finanziario per il triennio 2014-2016 di Siderurgica triestina;
il piano prevede, al paragrafo 4.1, la realizzazione di un nuovo complesso metallurgico a freddo destinato alla produzione di acciaio magnetico, laminato a freddo ricotto, laminati per lo stampaggio a caldo per l'industria automotive;
per la realizzazione del nuovo complesso è necessario aumentare del doppio la superficie coperta, rappresentata attualmente dal capannone dell'ex acciaieria;
premesso altresì che:
per dare seguito a quanto previsto nel piano, nel mese di maggio 2015, il gruppo Arvedi ha fatto arrivare a Trieste 200 container, provenienti dal terminal dell'ex complesso industriale della Bethlehem Syeel sito a Sparrows Point nei pressi di Baltimora, contenenti i primi impianti necessari alla costruzione del laminatoio;
il laminatoio a freddo rappresenta la parte più ingente dell'investimento del gruppo Arvedi sulla ferriera di Servola;
per le operazioni di montaggio dei capannoni e degli impianti occorrono circa 6 mesi di tempo e l'azienda aveva annunciato l'entrata in funzione dei nuovi impianti per il primo semestre 2016;
considerato che:
dalla cronaca locale si evince che il gruppo Arvedi, come la Siderurgica triestina, lamentano un notevole ritardo circa il rilascio dei permessi per la realizzazione del laminatoio a freddo dalle competenti autorità;
ad oggi, all'interrogante risulta che siano in corso dei lavori strutturali sul sito destinato al laminatoio, comprovati anche dalla presenza di pilastri e gru,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, abbiano provveduto al rilascio delle necessarie autorizzazioni, in considerazione anche della peculiare situazione ambientale che caratterizza il sito di Servola.
(4-04628)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
4a Commissione permanente (Difesa):
3-02244, del senatore Santangelo ed altri, sui limiti anagrafici per la partecipazione ai concorsi per le forze armate e di pubblica sicurezza;
7a Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-02247, della senatrice Petraglia, sulla ristrutturazione dell'ex residenza universitaria "Paradisa" di Pisa;
12a Commissione permanente(Igiene e sanità):
3-02245, della senatrice Taverna ed altri, sull'affidamento a ditta privata della gestione dei canili municipali di Roma;
13a Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-02246, della senatrice Nugnes ed altri, sul rinvenimento di rifiuti tossici nel beneventano;
3-02248, della senatrice Nugnes ed altri, sulla gestione del servizio di igiene urbana e di smaltimento dei rifiuti a Grumo Nevano (Napoli);
3-02249, della senatrice Nugnes ed altri, sulla creazione di un unico corpo di polizia ambientale, integrato anche a livello europeo;
3-02250, della senatrice Nugnes ed altri, sulla presenza di sostanze inquinanti nelle acque di sversamento delle società MBDA Italia e Selex Es di Bacoli (Napoli);
3-02251, della senatrice Nugnes ed altri, su sulle gravi criticità del Grande Progetto Sarno in Campania.