Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 353 del 18/11/2014

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

353a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 18 NOVEMBRE 2014

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Presidenza del vice presidente CALDEROLI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Italia Lavori in Corso: Misto-ILC; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,34).

Si dia lettura del processo verbale.

VOLPI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 13 novembre.

Sul processo verbale

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,38).

Sugli eventi calamitosi che hanno colpito il Nord Italia

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, violenti nubifragi hanno nuovamente colpito, negli ultimi giorni, il Nord Italia e in particolare la Lombardia, il Piemonte e la Liguria.

L'ondata di maltempo ha determinato, oltre ad ingenti danni materiali, la morte di tre persone: un uomo di 70 anni e sua nipote di 16, vittime di una frana che ha distrutto la loro abitazione a Cerro di Laveno, in provincia di Varese, e una ragazza di 21 anni ad Alba, in provincia di Cuneo. Inoltre, in Liguria risulta ancora disperso un uomo travolto dalla piena di un torrente.

A nome di tutti i colleghi, esprimo profonda vicinanza alle popolazioni colpite e gratitudine a tutti coloro che, con generosità e dedizione, sono impegnati nelle operazioni di soccorso.

Invito l'Assemblea, in ricordo delle vittime, ad osservare un minuto di silenzio e di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).

Discussione e approvazione del disegno di legge:

(1527) Disposizioni concernenti partecipazione a Banche multilaterali di sviluppo per l'America latina e i Caraibi (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16,40)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1527, già approvato dalla Camera dei deputati.

Il relatore, senatore Pegorer, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

PEGORER, relatore. Signor Presidente, l'Aula è chiamata ad esaminare il disegno di legge, già approvato dalla Camera nello scorso mese di giugno, riguardante l'ampliamento della partecipazione finanziaria dell'Italia a banche multilaterali di sviluppo per l'America latina e i Caraibi.

Con questo disegno di legge l'Italia onora precisi impegni assunti nel corso degli ultimi decenni in sede internazionale che hanno trovato espressione, per quanto riguarda la Banca di sviluppo dei Caraibi, nella legge 17 maggio 1988, n. 198, che reca «Adesione dell'Italia all'accordo istitutivo della Banca, adottato a Kingston, in Giamaica, il 18 ottobre 1969, e successivi emendamenti e risoluzioni, e loro esecuzione», e per la Banca interamericana di sviluppo nella legge 13 aprile 1977, n. 191, recante «Adesione all'accordo istitutivo della Banca, adottato a Washington l'8 aprile 1959, nonché ai relativi emendamenti e loro esecuzione».

Con questo provvedimento il nostro Paese conferma il suo interesse allo sviluppo economico globale, con particolare riguardo ad aree ritenute, sotto il profilo culturale e delle relazioni economiche, di primaria importanza per il nostro Paese: non ultimo per la presenza di una consistente comunità di origine italiana.

Inoltre, il rafforzamento del nostro contributo alle due banche potrà implementare la nostra capacità di incidere sulla politica di sviluppo in quell'area e determinare nuove positive ricadute sull'economia italiana, sia per la possibile partecipazione diretta di imprese nazionali alle gare d'appalto finanziate con i prestiti erogati, sia per effetto dello stimolo indiretto al commercio mondiale.

In effetti, un dato rilevante, riportato dal Governo, nel corso dell'esame parlamentare del provvedimento, è che nell'ultimo triennio, tramite investimenti finanziati dalla Banca interamericana di sviluppo, il nostro sistema di imprese ha potuto contare su interventi per diversi milioni di dollari statunitensi.

Un'altra considerazione è da farsi circa i destinatari del finanziamento che quest'Aula è chiamata ad approvare. La Banca di sviluppo dei Caraibi è un'istituzione finanziaria regionale fondata nel 1969 con sede a Barbados, attualmente costituita da 27 Paesi membri, fra cui l'Italia, dal 1988; il suo principale obiettivo è quello di ridurre la povertà nella regione caraibica, mediante la concessione di prestiti ai Governi e ai soggetti privati, nonché di fornire assistenza finanziaria e tecnica. Sono più di 15 i Paesi del Centro America che dalla sua fondazione hanno beneficiato della possibilità di avvalersi di prestiti e di assistenza nei diversi ambiti del suo impegno, quali, principalmente, la lotta alla povertà, lo sviluppo delle risorse umane e la crescita sostenibile, in particolare nel settore minerario, dei servizi sociali, della finanza, della distribuzione, dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, del turismo e della manifattura.

La Banca interamericana di sviluppo, con sede a Washington, è la più grande istituzione di sviluppo multilaterale a carattere regionale, istituita nel 1959 ed attualmente composta da 48 Stati membri, fra cui l'Italia, dal 1977, con lo scopo di contribuire allo sviluppo economico e sociale dei Paesi dell'America latina e dei Caraibi. Nei suoi 55 anni di attività è risultata essere una delle più importanti istituzioni di aiuto allo sviluppo, capace di catalizzare e indirizzare ingenti flussi di risorse verso la regione.

I suoi compiti istituzionali sono il contrasto della povertà, lo sviluppo delle infrastrutture sociali, il sostegno allo sviluppo del settore privato, il finanziamento dell'assistenza tecnica per la preparazione e l'esecuzione dei programmi di sviluppo. Fino ad oggi la Banca ha finanziato operazioni in vari settori, mobilizzando finanziamenti per progetti del valore complessivo di oltre 200 miliardi di dollari statunitensi. Si tratta, dunque, di interventi di sicura importanza per la politica estera italiana in un quadro di partecipazione attiva alle politiche di sviluppo globale.

Da rilevare, peraltro, che la partecipazione al capitale di banche e fondi di sviluppo multilaterali è parte integrante dell'aiuto pubblico allo sviluppo, come anche previsto dall'articolo 5 delle legge n. 125 sulla riforma della cooperazione internazionale, approvata lo scorso agosto.

Tale investimento, impegnando una quota importante delle risorse destinate al nostro aiuto pubblico allo sviluppo, come è stato rilevato in sede di discussione del testo alla Camera e nella discussione che si è svolta presso la Commissione competente del Senato, richiede sul piano operativo un rafforzamento della collaborazione fra il Ministero dell'economia e delle finanze, che cura le relazioni con le banche e i fondi di sviluppo a carattere multilaterale, e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al fine di verificare anche i risultati di tali finanziamenti nell'ottica di una maggiore trasparenza, come ci chiedono gli italiani e come riteniamo ormai necessario.

La decisione di onorare gli impegni finanziari assunti e, anzi, di incrementarli quantitativamente nei prossimi anni rappresenta dunque una sfida che l'Italia deve cogliere, valutato anche l'interesse che da sempre il nostro Paese riserva alle nuove economie.

Il disegno di legge all'attenzione dell'Aula è stato integrato dalla discussione svolta alla Camera con due nuovi articoli aggiunti all'originario disegno di legge di iniziativa governativa. In particolare, si è provveduto ad integrare il comma 2 dell'articolo 4 della legge n. 49 del 1987 sulla cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo, introducendo dei criteri di trasparenza, efficacia e monitoraggio degli effetti degli interventi; si provvede poi a sostituire l'ultimo periodo del comma 2-bis del medesimo articolo 4 della legge sopra citata, prevedendo la stesura e la trasmissione alle Camere, entro il 31 marzo di ogni anno, di una relazione riguardante le attività svolte nell'anno precedente.

Com'è noto, il dibattito che ha portato a queste integrazioni alla legge n. 49 del 1987 si è intrecciato con la discussione e l'emanazione della nuova legge in materia di cooperazione internazionale per lo sviluppo, ovvero la legge n. 125 approvata in via definitiva dal Senato lo scorso 1° agosto 2014. Va precisato che essa però entrerà in vigore, insieme al suo regolamento attuativo, sostituendo integralmente la legge n. 49 del 1987, verosimilmente solo entro l'agosto-settembre 2015. Infatti, a questa data si giunge sommando il limite di 6 mesi previsti per la stesura dello statuto della nuova agenzia per la cooperazione (a decorrere dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della nuova legge, avvenuta ad agosto 2014, e cioè entro febbraio 2015) e gli ulteriori 6 mesi dall'entrata in vigore del regolamento attuativo dell'agenzia, arrivando così alla data presunta di agosto-settembre 2015. L'anno in corso, dunque, è da considerarsi di transizione verso l'entrata in vigore effettiva della legge n. 125 dell'agosto 2014, che avverrà, come detto, presumibilmente fra circa un anno.

Pertanto, con l'approvazione del presente disegno di legge e anche grazie alle modifiche apportate all'ancora vigente legge n. 49 del 1987, saranno anticipate di fatto alcune delle novità inerenti i criteri di trasparenza ed efficacia della spesa di gestione e interventi di cooperazione allo sviluppo, che verranno ulteriormente meglio specificate con l'entrata in vigore della nuova legge sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo (in particolare, con quanto previsto dall'articolo 12, comma 4). D'altra parte, va precisato che il dibattito svoltosi sul presente disegno di legge nella Commissione competente del Senato ha tenuto in debito conto sia delle modifiche apportate dalla Camera al disegno di legge in esame, sia di quanto stabilito dalla nuova legge in materia di cooperazione internazionale.

Come detto in precedenza, il disegno di legge si compone di 3 articoli. I commi da 1 a 4 dell'articolo 1 autorizzano il nostro Paese a partecipare all'aumento di capitale della Banca di sviluppo dei Caraibi, attraverso la sottoscrizione di 9.353 azioni per complessivi 56.414.864,22 dollari statunitensi, di cui 12.413.320,92 da versare in quattro rate, per con un costo complessivo stimato in euro 3.064.153 per il 2014, in euro 1.532.077 per ciascuno degli anni 2015 e 2016 e in euro 3.064.153 per il 2017. La sottoscrizione dell'aumento di capitale, approvato con risoluzione n. 4/10 del 19 maggio 2010 del Consiglio dei governatori della Banca, permetterà all'Italia di mantenere invariata la propria quota azionaria, pari al 5,73 per cento. La copertura è assicurata dalle risorse di cui all'articolo 7, comma 3, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Va precisato che i tassi di cambio euro-dollaro saranno determinati alle date dei singoli pagamenti.

Il comma 5 dell'articolo 1 autorizza, altresì, la sottoscrizione da parte dell'Italia di 9.800 azioni del capitale della Banca interamericana di sviluppo, di cui 238 azioni a pagamento per un totale di 2.871.097 dollari statunitensi, da versare secondo le modalità determinate dai governatori della Banca, e le rimanenti 9.562 azioni a chiamata.

Il prezzo unitario delle azioni è fissato in poco più di 12.000 dollari statunitensi. Non sono possibili quindi oscillazioni del valore nominale delle azioni. Si dispone che a tale sottoscrizione si provveda nei limiti delle risorse già autorizzate per la partecipazione al capitale della suddetta Banca.

L'Italia, dunque, aumenterà la propria quota nel capitale dell'istituto bancario, passando dall'1,896 per cento ad una pari all'1,965 per cento. Queste azioni si sono rese disponibili per la mancata partecipazione di Paesi Bassi e Venezuela all'ultimo aumento di capitale, risalente al 2010.

L'articolo 2 prevede la convocazione con cadenza biennale della Conferenza Italia-America latina e Caraibi, al fine di rafforzare lo sviluppo dei rapporti dell'Italia con i Paesi dell'area latino-americana.

L'articolo 3, come ampiamente specificato, modifica il comma 2 dell'articolo 4 della legge n. 49 del 1987, inserendo i già citati criteri di efficacia, economicità, unitarietà e trasparenza delle spese di gestione e di intervento, e integra il comma 2-bis con il passaggio alle Camere entro il 31 marzo della relazione riguardante le attività svolte nell'anno precedente, redatta, secondo le dizioni dell'epoca, dal Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, di concerto con il Ministro degli affari esteri.

Infine, va rilevato che nel corso dell'esame alla Camera è stato inoltre integrato il titolo del provvedimento, stabilendo il riferimento puntuale alle Banche multilaterali di sviluppo dell'America latina e i Caraibi. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Casini).

Sulla commemorazione delle vittime di eventi calamitosi da parte dell'Assemblea

SCIBONA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCIBONA (M5S). Signor Presidente, in qualità di Presidente vicario del Gruppo, (visto che il nostro Capogruppo è stato espulso), vorrei specificare che poc'anzi, siamo usciti dall'Aula dando seguito a quanto abbiamo già detto numerose volte nelle scorse settimane, in quanto non riteniamo più sostenibile esprimere una finta solidarietà in Assemblea, quando, invece, non si fanno le adeguate norme di legge o non si prende comunque iniziative, per contrastare il dissesto idrogeologico, che ormai è dilagante. È chiaro che non si può andare avanti così. (Applausi del senatore Buccarella).

A questo punto, tutte le volte che si manifesterà una solidarietà in questi modi, noi non presenzieremo in Aula. Ci aspettavamo, almeno oggi - visto che siete campioni dei decreti - l'immediata emanazione di un decreto-legge d'urgenza (che è l'unico motivo per cui si dovrebbe fare un decreto-legge) che risani il territorio italiano e che vada a toccare finalmente, in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale e in via definitiva, il problema del dissesto. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Grazie, senatore Scibona.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1527 (ore 16,55)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Stucchi. Ne ha facoltà.

STUCCHI (LN-Aut). Signor Presidente, il relatore ha già illustrato ampiamente il contenuto di questo provvedimento che, se pur di una portata sicuramente non ampia, rappresenta, però, una testimonianza di come si devono affrontare le questioni quando si tratta di aiuti internazionali: non soldi a pioggia, ma la partecipazione al capitale di banche che aiutano i nostri imprenditori e le società a capitale italiano, o spesso a capitale misto, ad operare in quei territori. Queste banche, infatti, sono un punto di riferimento per le comunità che in quelle zone hanno creato attività, attività che sono in stretto contatto con imprese nel nostro territorio, perché spesso a guidarle ci sono parenti, amici o conoscenti di soggetti e imprenditori che operano nel nostro Paese.

Questo deve essere sottolineato anche perché l'approfondita discussione che si è svolta in Commissione ha sicuramente aiutato a far comprendere a tutti le ricadute reali di un provvedimento come questo.

Può sembrare, come dicevo prima, un provvedimento marginale, ma il mercato dell'America latina e l'interessante mercato dei Caraibi sono tra quelli che oggi - se pensate alle statistiche dei Paesi BRICS - vede premiare le aziende. Proprio questa mattina, sui nostri quotidiani c'era la notizia che i manager di quelle aziende sono più pagati rispetto ai manager delle aziende operanti nel nostro Paese. Quei mercati infatti vedono premiare l'effervescenza di economie che non hanno i lacci e i lacciuoli della nostra economia, che non hanno i vincoli burocratici presenti nel nostro Paese, che non hanno quindi quei lacci finanziari, dovuti all'assenza di banche che facciano le banche, presenti invece nel nostro Paese e che il Governo non è stato in grado di affrontare e risolvere nonostante i soldi che gli istituti bancari italiani hanno ricevuto dalla Banca centrale europea.

Oltre alla sua finalità originaria, credo sia importante sottolineare un aspetto relativo al provvedimento in esame, vale a dire il contenuto dell'articolo 3, inserito alla Camera, che realizza un'operazione di trasparenza, soprattutto alla lettera b). In esso si afferma che le Camere devono essere informate su quanto viene fatto da queste istituzioni, e soprattutto devono essere messe in condizioni di poter capire se effettivamente vi siano sprechi e cattiva gestione degli istituti medesimi; cosa che può anche capitare, ma sicuramente in maniera minore rispetto a grandi gruppi bancari del nostro Paese, e potrei citarne tanti.

Altro aspetto da evidenziare è che finalmente viene ribadito un concetto, che dovrebbe essere anch'esso chiaro per chi opera all'interno del mondo economico e finanziario del nostro Paese e dell'intera Europa, soprattutto nell'ambito delle grandi democrazie occidentali dove alcune scelte sbagliate sono state il primo motivo di crisi del sistema economico e finanziario mondiale a partire dal 2006: mi riferisco alla necessità di ispirarsi a criteri di efficacia, economicità e trasparenza nel comunicare e gestire tutti gli interventi. Questo è fondamentale.

Purtroppo devo sottolineare un ulteriore aspetto, in chiusura di questo mio breve intervento. Noi inseriamo queste giuste indicazioni e diamo questi indirizzi corretti in un provvedimento come quello in esame, che riguarda istituti finanziari che operano al di fuori del nostro Paese. In molti casi le stesse disposizioni sono previste anche da noi, ma spesso ci dimentichiamo di farle attuare e di controllare se gli istituti finanziari italiani lavorano effettivamente nell'interesse della nostra gente, della nostra economia, delle nostre imprese o invece nell'interesse di qualcun altro che è molto distante, ma probabilmente è molto vicino al Governo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, prendo brevemente la parola su questo provvedimento - sarà poi il senatore Minzolini a spiegare in dichiarazioni di voto la posizione del Gruppo sul provvedimento nel suo insieme - perché, dal momento che esso è finalizzato ad una maggiore presenza italiana e ad uno sviluppo dell'attività italiana nell'area caraibica, volevo segnalare che, mentre mettiamo questa somma tutt'altro che secondaria considerati i tempi (56 milioni di dollari) per partecipare a un banche per lo sviluppo dell'America latina e dei Caraibi, contemporaneamente chiudiamo la più importante ambasciata italiana in quell'area, quella della Repubblica Dominicana, Paese in cui vi è un gran numero di residenti, un numero elevato di iscritti all'AIRE e molti altri italiani non iscritti, oltre ad un importante interscambio commerciale.

La chiusura di questa ambasciata comporta che quella di riferimento diventa l'Ambasciata di Panama, che dista 1.600 chilometri, richiede il pagamento di biglietti aerei di costo rilevante e, inoltre, coloro che abitano a Santo Domingo per recarsi a Panama debbono avere il visto. Siamo quindi di fronte ad un intervento che è davvero in controtendenza.

Credo che la somma necessaria per mantenere aperta l'ambasciata a Santo Domingo sarebbe molto inferiore a quella che ora stiamo appostando per ricapitalizzare una banca. Peraltro, mentre quello che può fare una banca lo può fare un'altra banca, quello che può fare la nostra presenza di supporto diplomatico in termini di garanzia fattiva non può essere supplito da altri organismi. Chiedo quindi al Governo, anche se non ho formalmente presentato un ordine del giorno avendo avuto contezza di questo provvedimento quando i termini per la presentazione erano scaduti, di tenere conto di questo intervento. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bertorotta. Ne ha facoltà.

BERTOROTTA (M5S). Signor Presidente, il provvedimento al nostro esame reca disposizioni concernenti partecipazione a banche multilaterali di sviluppo, ossia banche per le quali molti Paesi, come la ricchissima Italia, investono denaro pubblico per favorire lo sviluppo di altri Paesi, in questo caso l'America latina e i Caraibi.

Bene, quando si dice che siamo un Paese generoso non scherziamo mica! Ci mancherebbe!

Signori colleghi, siamo al limite del paradosso. Stiamo rasentando il ridicolo e nessuno di noi ha il coraggio di ammetterlo.

Anzi no, qualcuno di noi non ha paura di affermare che questo provvedimento è l'ennesimo atto che farà affondare l'Italia verso il baratro.

Ma il Governo sta attento, tanto che nell'analisi di impatto della regolamentazione ci tiene a minacciare psicologicamente il lettore. Sì, perché, ancora una volta, si sottolinea che la mancata adozione di questo provvedimento farebbe derivare gravi inadempienze da parte del nostro Paese. E l'Italia non si permetterebbe mai di venire meno agli impegni presi in sede internazionale!

Ma inadempienze - mi chiedo - nei confronti di chi? E poi, ma i cittadini italiani lo sanno che i Governi precedenti hanno sottoscritto degli impegni internazionali che incideranno sulle loro tasche? Eh no, questo non si può dire ai cittadini, ma soprattutto agli imprenditori italiani tartassati dall'IRAP e dall'IVA. Mai!

L'importante è aiutare gli imprenditori caraibici, a loro sì che serve il nostro aiuto. L'importante è ridurre la povertà nella regione caraibica. Poi a chi importa della povertà nella Nazione italiana? A chi interessa d'altronde?

Io non capisco davvero quale sia l'urgenza di approvare un provvedimento come questo, che tra le altre cose non è assolutamente una ratifica.

Come sapete, la Commissione affari esteri opera in sede referente quando ci sono ratifiche di trattati e convenzioni internazionali. Eppure ci sono casi in cui improvvisamente alla Commissione si chiede di intervenire in sede referente come se ci fosse un'imminente scadenza, tanto da fare crollare lo Stato italiano!

In effetti, continuando così, approvando provvedimenti di questa portata (soprattutto finanziaria), il crollo non dico che sarà imminente, ma sicuramente inevitabile. Anzi, evitabile lo sarebbe, ma non credo che la maggioranza voglia tergiversare.

Piuttosto, proprio in questa sede vorrei segnalare il paradosso in cui è caduta questa maggioranza, che poi è la stessa che appoggiava il Governo Letta. Paradosso di cui, purtroppo, i cittadini italiani sono ignari, ma che dovrebbero invece avere presente.

In buona sostanza ecco cosa è successo. Con l'articolo 3 di questo provvedimento sono state previste due modifiche all'articolo 4 della legge 26 febbraio 1987, n. 49. Questa legge reca la nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i

Paesi in via di sviluppo, di cui si è occupato il Senato della Repubblica questa estate.

Ricordo a tutti che con l'atto Senato n. 1326, oggi legge n. 125 dell'11 agosto 2014, il Parlamento, approvando il testo di riforma del settore della cooperazione, ha previsto il superamento della legge sopra citata, che appunto risaliva al 1987.

Al di là di ogni tipo di valutazione politica sul provvedimento, alla luce della celerità dell'approvazione del citato Atto Senato 1326-A (ripeto: riforma della cooperazione internazionale allo sviluppo), nonché del contenuto del disegno di legge che oggi stiamo discutendo in quest'Aula - ottemperante ad una decisione internazionale dell'anno 2010, quindi non urgente - mi preme sottolineare il comportamento dicotomico del Governo e della maggioranza in relazione all'esperimento dell'azione politica in materia di cooperazione internazionale allo sviluppo.

Se, in tutta fretta, avete ritenuto di dover superare quanto disposto da norme risalenti a ventisette anni orsono, col provvedimento in esame, addirittura contemporaneo in termini temporali alla riforma approvata, (il disegno di legge in esame e il disegno di legge governativo di riforma della cooperazione allo sviluppo sono stati entrambi presentati a febbraio 2014) state proponendo al Parlamento di continuare ad utilizzare ingenti fondi per modificare la medesima norma datata, di cui peraltro, un altro Atto Senato, ha già deciso il superamento; per di più, per ottemperare ad una decisione internazionale non urgentissima.

Il Movimento 5 Stelle non riesce a capirvi. Siete contraddittori e, seppur ve l'abbiamo fatto notare, tanto che alla Camera i colleghi sono stati capaci di farvi sospendere l'esame fintanto che non venisse approvata la riforma della cooperazione, oggi qui in Senato dobbiamo farvi notare nuovamente alcune incongruenze.

Mi piace ricordare ai cittadini un poco scettici che in occasione della riforma della cooperazione l'opposizione del Movimento 5 Stelle è stata responsabile, tanto da avere contribuito alla scrittura della medesima con oltre dieci emendamenti, tutti approvati, che, seppur passati alla storia come una vittoria del Partito Democratico, sono stati il frutto di un dialogo costruttivo e non dell'atteggiamento ostruzionistico di cui siete soliti accusarci.

Ad ogni modo, ciò che mi preme evidenziare è l'ennesimo favore che state facendo rifinanziando le quote di pertinenza della CDB (Banca di sviluppo dei Caraibi). Seppure lo scopo sia lodevole, ovvero quello di contribuire alla crescita economica e allo sviluppo sostenibile dei Paesi membri della regione caraibica e di promuovere la cooperazione economica e l'integrazione regionale con particolare attenzione agli Stati meno sviluppati, non dimentichiamo lo stato in cui si trova il nostro Paese che, a detta di tutti, gufoni, rosiconi e maghi merlini, è in recessione e con un debito pubblico alle stelle. Ora, vi chiedo: anziché destinare più di 41 milioni di euro ai Caraibi che, senza offesa per nessuno, non sono il Mozambico, milioni che tra l'altro non abbiamo, perché non pensiamo di destinare questa cifra per rifinanziare i fondi a tutela della salute o per la salvaguardia del territorio, sempre più martoriato da eventi atmosferici di non indifferente eccezionalità? (Applausi dal Gruppo M5S).

In conclusione, signor Presidente, le chiedo di poter consegnare la parte restante del mio intervento affinché sia allegata al Resoconto della seduta.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

*PEGORER, relatore. Signor Presidente, desidero solo rivolgermi alla collega appena intervenuta per osservare che, proprio in ragione delle obiezioni da lei sollevate nel corso del suo intervento, avevo già segnalato nella mia relazione il rapporto oggi esistente tra l'entrata in vigore della nuova legge sulla cooperazione internazionale allo sviluppo e le modifiche apportate alla vigente legge in materia di cooperazione. Infatti, con le modifiche apportate alla vigente legge in materia di cooperazione allo sviluppo, il Parlamento, ed in particolare la Camera, ha già provveduto ad inserire elementi di trasparenza e chiarezza rispetto agli interventi che vanno ad effettuarsi.

Credo quindi che l'obiezione sollevata dalla senatrice in questo caso sia del tutto, se posso permettermi, ultronea.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MORANDO, vice ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, mi riconosco nella replica oltre che nella relazione del relatore.

Desidero svolgere una sola osservazione rispetto alla discussione: francamente, mi sembra difficile, di fronte alla prospettiva di ratificare oggi - spero - la partecipazione dell'Italia a queste due banche di sviluppo, definire non urgente una decisione che dobbiamo prendere, per la precisione, dal 2010, cioè da quando abbiamo partecipato alla scelta di aumentare il capitale delle banche stesse. Mi sembra sinceramente che quattro anni siano sufficienti.

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza, ed è in distribuzione, il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sui relativi emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame degli articoli.

Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

PEGORER, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.1 e 1.3.

Sugli emendamenti 1.4, 1.5, 1.6 e 1.7 è stato espresso parere contrario dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Sull'emendamento 1.9 il parere è contrario. Se il senatore Lucidi fosse d'accordo, si potrebbe ritirarlo e proporre un apposito ordine del giorno.

Anche sull'emendamento 1.10 vi è il parere contrario della 5a Commissione ex articolo 81 della Costituzione.

Anche nel caso dell'emendamento 1.12 propongo la presentazione di un apposito ordine del giorno in sua vece, su cui ci sarebbe il parere favorevole del relatore.

Il parere è contrario sugli emendamenti 1.14 e 1.15.

Anche per l'emendamento aggiuntivo 1.0.1 il parere è contrario e se ne propone il ritiro con l'eventuale presentazione di un ordine del giorno, sul quale il parere sarebbe favorevole.

MORANDO, vice ministro dell'economia e delle finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

LUCIDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIDI (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Lucidi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Lucidi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 1.4, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

LUCIDI (M5S). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Lucidi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 1.5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

LUCIDI (M5S). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore Lucidi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 1.6, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

LUCIDI (M5S). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dal senatore Lucidi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 1.7, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

LUCIDI (M5S). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dal senatore Lucidi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Per quanto riguarda l'emendamento 1.9, il relatore ne ha proposto la trasformazione in un ordine del giorno. Accetta tale proposta, senatore Lucidi?

LUCIDI (M5S). Sì, signor Presidente, e accolgo la medesima richiesta anche a proposito degli emendamenti 1.12 ed 1.0.1, che risultano così trasformati in ordini del giorno.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.9 non verrà posto ai voti.

Passiamo all'emendamento 1.10, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

LUCIDI (M5S). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dal senatore Lucidi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.12 non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.14, presentato dal senatore Lucidi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.15, presentato dal senatore Lucidi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.0.1 non verrà posto ai voti.

Passiamo alla votazione dell'articolo 2.

LUCIDI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

PEGORER, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 3.1.

Per quanto riguarda l'emendamento 3.2, ne propongo il ritiro e la trasformazione in un ordine del giorno, con le seguenti modifiche: sostituire le parole «condizionata al rispetto delle» con le parole «coordinata con le». Se il proponente è d'accordo sulla trasformazione dell'emendamento in un ordine del giorno così formulato, esprimo parere favorevole.

MORANDO, vice ministro dell'economia e delle finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Senatore Lucidi, accetta la proposta di riformulazione dell'emendamento 3.2 in un ordine del giorno contenente le modifiche illustrate?

LUCIDI (M5S). Accetto la proposta del relatore e trasformo l'emendamento 3.2 in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.1.

LUCIDI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dal senatore Lucidi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.2 non verrà posto ai voti.

Indico la votazione con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Ricordo ai colleghi, per conoscenza, che è prevista per questa sera la riunione di un Gruppo e se riusciamo a contenerci negli interventi facciamo un favore a tutti.

STUCCHI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STUCCHI (LN-Aut). Signor Presidente, faccio riferimento a quanto detto prima in sede di discussione generale e comunico che il nostro Gruppo si asterrà dal voto, in linea con quanto fatto, per voce del collega Marcolin, alla Camera dei deputati nella seduta del 12 giugno scorso. Quindi il Gruppo della Lega Nord esprimerà un voto di astensione.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Signor Presidente, intervengo rapidamente per dire che noi invece voteremo a favore di questo provvedimento e lo facciamo, in realtà, sulla base di un principio politico di fondo e cioè che intendiamo il ruolo del multilateralismo esattamente in questo modo: quando c'è un provvedimento, che si occupa di una questione anche lontana da noi, ma che prova a intervenire in una area geografica del mondo dove è giusto farlo e dove è possibile portare un contributo allo sviluppo economico e sociale di quel Paese e, naturalmente, anche a prevedere un miglioramento delle sue condizioni di vita, noi tendenzialmente siamo favorevoli. Anche in questo caso è così.

Devo anche dire - ci metto davvero pochi secondi, senza troppo intento polemico - che trovo un po' strumentale la tesi secondo la quale, siccome c'è una crisi economica nel nostro Paese, allora dobbiamo evitare di fare interventi di cooperazione internazionale. Se passa questa idea, l'Italia deve rinunciare alla politica estera, vista la condizione di difficoltà economica che c'è in Italia, e non penso affatto che la questione si risolva, appunto, togliendo i soldi alla cooperazione internazionale e utilizzandoli per intervenire su provvedimenti sociali in Italia.

Se dobbiamo intervenire su provvedimenti sociali in Italia i soldi si prendono altrove, non certamente dagli interventi di cooperazione internazionale. Lo dico naturalmente con rispetto nei confronti dei miei colleghi del Movimento 5 Stelle, ma portare avanti questa tesi politica mi sembra un elemento davvero molto pericoloso in termini di cultura politica. Chiederei loro di fare un ripensamento su questo punto, perché introduce un'idea secondo la quale un Paese, qualunque esso sia, siccome vive una condizione di crisi sociale ed economica, deve rinunciare ad intervenire sulla politica estera e sulla cooperazione internazionale.

Questa idea a mio avviso introduce una regressione politico‑culturale molto seria, con tutte le più innovative e progressiste tesi di politica estera che sono state immaginate nel corso di tutti questi anni. Per cui attenzione a dire cose che possono anche trovare un po' di facile consenso, ma sono invece largamente strumentali. (Applausi della senatrice Petraglia).

COMPAGNA (NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (NCD). Signor Presidente, i senatori del Gruppo Nuovo Centrodestra voteranno a favore di questo provvedimento. Per quanto riguarda l'opportunità di questo provvedimento, anche senza l'ironia elegante che ha caratterizzato l'intervento del rappresentante del Governo, effettivamente erano quattro anni, e addirittura due legislature, che il provvedimento attendeva di diventare operante.

Per quanto riguarda l'argomento che mi ha preceduto, compatibilità o incompatibilità con le nuove norme sulla cooperazione, mi pare che il relatore Pegorer abbia detto tutto quello che si doveva dire e pensare.

Di qui, con piena convinzione, il nostro voto favorevole affinché il provvedimento possa entrare definitivamente a far parte del nostro ordinamento. (Applausi del senatore Giovanardi).

LUCIDI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIDI (M5S). Signor Presidente, ho qui di fronte a me due testi. Il primo è quello relativo alla legge n. 125 del 2014, nel cui frontespizio si legge: «Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo» e che all'articolo 5 dichiara che è di competenza del Ministero degli affari esteri la gestione dei fondi multilaterali. Nel primo comma, infatti, si legge: «Rientra nell'ambito della CPS la partecipazione anche finanziaria dell'Italia all'attività di organismi internazionali e al capitale di banche e fondi di sviluppo multilaterali».

L'altro testo, invece, è il provvedimento che tra poco approverete, che reca «Disposizioni concernenti partecipazione a Banche multilaterali di sviluppo per l'America latina e i Caraibi» e prevede un intervento di circa 12 milioni di dollari per la Banca di sviluppo dei Caraibi e di circa 3 milioni di dollari per la Banca interamericana di sviluppo.

Dunque, stiamo parlando di una cifra pari a circa 15 milioni di dollari. Qualcuno, come il senatore De Cristofaro, potrebbe dire che è poca cosa. Invece per noi è tanta roba, perché se è vero che il mare è fatto di gocce, allora probabilmente anche un'alluvione è fatta di gocce. Mi fermo qui nel paragone.

Non è tanto importante comprendere il significato di questi numeri, ma inserirli in un contesto generale per vedere se si tratta di casi isolati o meno.

Vorrei allora ricordare che la partecipazione dell'Italia nei vari fondi multilaterali di sviluppo soltanto lo scorso anno è stata pari a un miliardo di euro per la Banca mondiale, a 156 milioni di euro per il Fondo globale per l'ambiente, a 319 milioni di euro per il Fondo africano di sviluppo, a 127 milioni per il Fondo asiatico di sviluppo, a 58 milioni per il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, a 4 milioni di euro per la Banca di sviluppo dei Caraibi.

Il nostro intervento in attività finanziarie extraeuropee (attività che raramente vengono relazionate in modo approfondito) ci sembra quanto meno inopportuno, soprattutto in un periodo come questo. Non è ben chiaro di quali progetti si stia parlando, ma sappiamo che si tratta di progetti dai costi molto elevati. Mentre noi puntiamo ad attività quali il microcredito per le popolazioni, qui si spendono milioni di euro per dei progetti di sviluppo. Occorre, inoltre, tener presente le differenze nei costi tra il nostro Paese e i Paesi destinatari.

In Commissione affari esteri abbiamo bloccato il provvedimento per alcuni mesi e a ragione proprio perché esso si sovrappone al nuovo progetto di cooperazione internazionale. Siamo stati gli unici a chiedere e a far notare che in questo testo si emendava una legge che ci si accinge ad abrogare; stiamo cioè approvando un testo che si riferisce ad una legge che fra qualche mese sarà abrogata.

Con il nostro lavoro emendativo abbiamo chiesto una chiara trasparenza sulle rendicontazioni (che abbiamo chiesto siano preventive e non degli assegni in bianco), ed abbiamo chiesto al Ministero degli affari esteri informazioni più dettagliate sui beneficiari di questi finanziamenti. Con un ulteriore emendamento abbiamo chiesto infine il ritiro della nostra partecipazione alla Banca di sviluppo dei Caraibi. Questo è uno dei motivi fondamentali per cui il Gruppo Movimento 5 Stelle esprimerà un voto contrario a questo provvedimento.

In conclusione mi permetto di rispondere al senatore De Cristofaro precisando che abbiamo chiesto essenzialmente che ci sia trasparenza e una rendicontazione certa relativamente ai progetti. Ricordo che non è stata data risposta alla nostra domanda sulla tipologia dei progetti. Pertanto, in questo momento non sappiamo quali progetti saranno finanziati. Certamente sono progetti di enorme entità: parliamo di milioni e milioni di euro che, se confrontati con il costo della vita in quei Paesi, ci fanno comprendere la loro vera portata. Spesso si tratta di progetti simili alla nostra TAV, ma con molte meno risorse a disposizione. Chiediamo quindi che anche l'intervento sia fatto in maniera sostenibile e che siano adottati dei criteri di trasparenza, e soprattutto di logica e di buonsenso. (Applausi dal Gruppo M5S).

MINZOLINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MINZOLINI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, onorevoli senatori, ci accingiamo a esprimere un voto su un provvedimento che riguarda la nostra partecipazione alle banche di sviluppo dell'area dell'America latina e dei Caraibi. In particolare, si tratta di sottoscrivere circa 9.000 azioni della Banca di sviluppo dei Caraibi e della Banca interamericana di sviluppo, per un valore complessivo di circa 57 milioni di dollari.

È ragionevole occuparci delle relazioni tra l'Italia e il subcontinente americano nel più vasto ambito del dialogo regionale fra l'Unione europea e America latina, e ciò si esprime nella costante volontà del nostro Paese di approfondire il dialogo e la collaborazione con i Paesi dell'area. È sicuramente altresì importante che l'Italia continui nell'azione di rilancio e di rafforzamento dei rapporti con i Paesi dell'America latina e dei Caraibi, in ragione della tradizionale presenza di vaste comunità italiane di origine italiana ed anche di rilevanti interessi economici nell'area. Ma in questo momento storico di grave crisi economica, in cui certo nell'immediato non si profilano orizzonti positivi, non è una priorità accrescere la nostra partecipazione ai due citati istituti bancari.

È pur vero che dobbiamo continuare a perseguire i nostri obiettivi nell'area, che comprendono principalmente la stabilizzazione e il consolidamento dei processi di democratizzazione e di pace, il sostegno alle politiche sociali pubbliche e di lotta alla povertà (in particolare, nei Paesi meno avanzati), la lotta al narcotraffico e alla criminalità organizzata; il sostegno all'integrazione regionale e, infine, il rafforzamento della collaborazione dell'area con l'Unione europea. Ma queste strategie di politica estera non possono tradursi in un dispendio così ingente di risorse a scapito delle necessarie politiche economiche che dobbiamo attuare nel nostro Paese. Per essere chiari, il Governo ha ricordato che questa ratifica aspetta da quattro anni, cioè dal 2010. Ma noi dobbiamo renderci conto tutti che questa è un'altra epoca, lo abbiamo raccontato agli italiani per anni: stiamo parlando di quattro ani fa, quando ancora non era arrivata la tempesta dello spread.

Da questo punto di vista non possiamo allora ragionare in questa maniera: dare all'opinione pubblica una serie di messaggi su spending review e sulla necessità di tagliare di qua e di là e poi, contemporaneamente, continuare in questo progetto. Io lo trovo assurdo rispetto a ciò che viviamo tutti i giorni. Basta guardare un telegiornale e verificare quanto avviene a causa del dissesto idrogeologico del nostro Paese.

È una situazione che viviamo, contemporaneamente, nella difficoltà delle nostre piccole e medie imprese a trovare credito; e non parliamo di piccole questioni: se andiamo a vedere le polemiche di questi mesi, qui noi stiamo parlando di 58 milioni. In altre parole, noi cerchiamo, o intendiamo, abolire quest'Aula per una questione di risparmio, come dice il Presidente del Consiglio, ma ciò che noi andiamo a spendere in quelle aree rappresenta, di fatto, un anno di risparmio realizzato con la chiusura del Senato. Se andiamo oltre, lo stesso discorso vale per quanto riguarda la vicenda del finanziamento pubblico ai partiti: ne abbiamo parlato, abbiamo fatto affermazioni giuste e anche tanta demagogia, ma quel tipo di intervento era sicuramente di poco superiore a quello che noi adesso facciamo, con una logica che non si comprende.

Da questo punto di vista credo che dovremmo un minimo riflettere, tenendo conto di quanto diciamo all'opinione pubblica, e rivedere il nostro atteggiamento rispetto alle missioni di pace, cercando di finalizzarle e cercando di trovare un'area dove la presenza italiana abbia una sua giustificazione forte. Lo stesso discorso vale per la cooperazione: dobbiamo convincerci del fatto che, se dobbiamo chiedere dei sacrifici, o siamo coerenti nelle politiche che attuiamo, oppure è meglio lasciar perdere.

Per questo motivo, il Gruppo di Forza Italia si asterrà dal voto sul provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, noi invece voteremo con grande convinzione a favore di questo provvedimento.

Vede, collega Minzolini, pochi mesi fa abbiamo insieme votato, praticamente all'unanimità di quest'Aula, con sole poche astensioni, la riforma della cooperazione allo sviluppo. Peraltro, si tratta di un disegno di legge largamente condiviso, non solo nel suo voto finale ma nel lavoro che ha portato a quel voto finale, in particolare con la partecipazione di autorevolissimi colleghi del centrodestra negli anni scorsi. Alla base di quella riforma c'è l'idea che la cooperazione allo sviluppo non è un atto di liberalità che l'Italia rivolge generosamente nei confronti dei bisognosi e che, quindi, come tutti gli atti di liberalità deve fare i conti con le nostre disponibilità, e certamente i regali di Natale sono all'ultimo posto nelle priorità: se ci sono le risorse, si fanno, se le risorse non ci sono, pazienza per i regali di Natale.

La cooperazione allo sviluppo - come l'abbiamo riformata e ripensata lavorandoci per anni, in particolare nella Commissione esteri del Senato - è un elemento essenziale della nostra politica estera, perché, nella nostra visione, lo è anche per lo sviluppo non solo dei Paesi nostri partner, ma dell'Italia. La nostra idea di cooperazione allo sviluppo è per l'appunto una cooperazione paritaria di partenariato tra Paesi come il nostro e Paesi emergenti, per trovare insieme la strada per lo sviluppo. Non a caso, uno dei cardini della riforma è proprio un nuovo ruolo che viene riconosciuto al settore privato all'interno delle strategie di cooperazione. Per un Paese come il nostro, dunque, partecipare ad iniziative di cooperazione allo sviluppo non è un lusso e non si tratta di regali di Natale, ma è qualcosa che ha a che fare con il nostro progetto di crescita del Paese. Del resto, siamo un Paese che vive e cresce solo se si apre e siamo un Paese esportatore ed aperto al mondo, che ha un interscambio commerciale fortissimo in Europa e fuori da essa.

Essere presenti in iniziative come questa, quindi in una Banca per lo sviluppo dei Caraibi e dell'America latina, è allora per noi un modo per essere presenti nei relativi mercati, con una politica di solidarietà nei confronti di quei Paesi, che però fa anche gli interessi nazionali. È infatti un nostro modo di perseguire gli interessi nazionali e, per questo motivo, pensiamo che quest'iniziativa sia giusta, dunque la sosteniamo.

In coda, vorrei menzionare la chiusura di alcune ambasciate nell'area dei Caraibi, cui ho sentito far riferimento. La questione del ridimensionamento della nostra rete diplomatica e consolare attraverso la spending review è anch'esso un tema di grandissimo rilievo. Certamente l'indirizzo generale non è quello di ridurre la nostra presenza fuori dall'Europa, ma semmai, innanzi tutto, di ridimensionare la nostra rete diplomatica e consolare in Europa: oggi, infatti, vi è un eccesso di presenza di rete diplomatica e consolare in Europa, in gran parte superata, mentre dobbiamo rafforzare la nostra presenza negli altri continenti, in particolare nelle aree emergenti con le quali possiamo e dobbiamo trovare forme di collaborazione sempre più strette, finalizzate al reciproco interesse, quello dei Paesi partner ed il nostro.

Ad esempio, l'Ambasciata presso la Repubblica Dominicana, di cui si è parlato, rappresenta certamente un tema da approfondire: in Parlamento vi sono gli strumenti per chiamare il Governo a rispondere e per capire le ragioni di tale chiusura, come di altre, che certamente non rientrano nelle linee generali, che sono appunto quelle di rafforzare la nostra presenza nelle realtà emergenti. Tale questione, che ha una propria autonoma dignità, non ha però nulla a che vedere con il tema di cui parliamo stasera, che è appunto il rafforzamento della nostra presenza all'interno di uno strumento essenziale per la crescita della cooperazione economica tra il nostro Paese, l'Europa, l'Occidente, ed un'area di così elevato sviluppo e dalle potenzialità di crescita tanto grandi come l'America latina.

Con la riforma, la nostra partecipazione a queste istituzioni bancarie internazionali diventa un elemento sempre più centrale nella nostra strategia politica e, come tale, bisognoso e meritorio di essere approfondito nelle sue linee e di essere verificato anche nei suoi risultati. Quindi, ben vengano anche le sollecitazioni di alcuni colleghi, che sono state opportunamente raccolte dal Governo, per una gestione della nostra partecipazione all'insegna - come è ovvio - non solo della trasparenza, ma anche della verifica puntuale dei risultati e degli obiettivi che ci proponiamo.

In sostanza, la decisione che prendiamo si colloca all'interno di una strategia che rappresenta uno dei tasselli fondamentali per far uscire il nostro Paese dalla crisi e riprendere la via dello sviluppo. (Applausi dal Gruppo PDe del senatore Di Biagio).

PRESIDENTE. Procediamo alla votazione.

GAETTI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

MUSSINI (Misto-MovX). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSINI (Misto-MovX). Signor Presidente, svolgo un breve intervento, che spero i colleghi possano ascoltare prima di lasciare l'Aula, visto che abbiamo già finito i nostri lavori, per parlare di scuola, di quella cosa che interessa tantissimo e interessa tutti a parole, ma molto meno nei fatti.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una vera e propria campagna promozionale, che qualcuno potrebbe definire propaganda, per quelle 136 pagine di linee guida per il futuro della scuola, elaborate da due persone, Matteo Renzi e Stefania Giannini: una campagna sostenuta non solo con la collaborazione (logica e naturale) di parlamentari ed esponenti del PD, ma anche a suon di spot radiofonici e televisivi, pagati questi da tutti i contribuenti (cosa forse un po' meno logica).

Che si parli di scuola è un grande vantaggio per tutti, a patto però che lo si faccia accogliendo tutti i punti di vista, e non spingendo mediaticamente il pensiero unico di due dioscuri e cercando di avvalorarlo con una consultazione on line che parrebbe, al di là dei toni entusiasti con cui sono stati annunciati i dati, disertata in modo abbastanza massiccio, se è vero che sono 100.000 i questionari compilati, come è stato detto dal ministro Boschi. Forse, se questo è vero, molti hanno preso atto della sciatteria e dell'insufficienza di quel documento disorganico e si sono scoraggiati davanti ad un questionario a risposte chiuse, a percorsi coatti. Voglio ricordare che la scuola è altro che 100.000 questionari. Gli organici di diritto sono costituiti da 700.000 insegnanti (cui aggiungerne un buon numero ulteriore) e da oltre 8 milioni di studenti, che è legittimo pensare si portino dietro svariati milioni di famiglie interessate.

Ebbene, moltissime scuole ed organizzazioni sindacali hanno deciso piuttosto di accogliere l'invito del Ministero di presentare documenti articolati. Ora vorrei attirare l'attenzione di tutti voi sulla risposta che è stata data e sull'accoglienza ricevuta da professori e studenti giunti al Ministero per consegnare quei documenti, prodotti in un confronto democratico, e lo farò in un modo smart, high tech, con il mio tablet, da innovatore naturale, in piena conformità con il new deal della new education: low cost and high competition. Ecco qui l'accoglienza! (La senatrice Mussini mostra su un tablet la foto di poliziotti in assetto antisommossa).

BIGNAMI (Misto-MovX). Vergogna!

MUSSINI (Misto-MovX). Questa è l'accoglienza: una fila di poliziotti in assetto antisommossa.

Ora nessuna reazione sulla stampa, nessun fiato da chi quantomeno di solito si indigna quando vede uscire scudi, caschi e manganelli. Tutto ciò è molto grave. Credo che tutto ciò sia gravemente grave e pericoloso per noi, per la nostra cultura, per una cultura di democrazia.

Io lo denuncio in questa sede, perché almeno resti agli atti, e lo faccio «waiting the decretos». (Applausi dai Gruppi Misto-MovX e M5S e dei senatori Campanella e Bencini).

Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, mi permetto di sollecitare, come ho fatto più volte verbalmente, non in Aula, ma parlando direttamente con il Sottosegretario, la risposta alle interrogazioni 4-00307, pubblicata il 5 giugno 2013 e presentata nella seduta n. 34, indirizzata al Presidente del Consiglio dei ministri, 3-00187, pubblicata il 27 giugno 2013, indirizzata ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dello sviluppo economico.

Sollecito un'altra volta, con grande forza, all'interno di quest'Aula una risposta più immediata possibile perché le interrogazioni parlano della possibilità di realizzare un'energia pulita a basso costo. Si tratta di un argomento importantissimo; il mondo si interroga su come trovare soluzione per affrontare tutte le problematiche inquinanti del nostro pianeta e su come uscire fuori da una situazione veramente difficile.

Su questo argomento abbiamo sentito parlare il Presidente del Consiglio all'interno di quest'Aula; abbiamo ascoltato altresì su di esso il Presidente americano e tanti altri. Abbiamo però avuto una possibilità, nel senso che ci è stata segnalata, e continuiamo ad averla, grazie a ricercatori italiani che hanno messo a punto in fase sperimentale un generatore termico che permette la produzione di energia pulita a basso costo. Voglio tradurre queste parole per coloro che ci stanno ascoltando e per alcuni che sono presenti; che significa fusione fredda? Questo argomento è stato affrontato più volte e mi permetto di segnalare che il convegno del 3 giugno, co-organizzato con l'ENEA ha dato ragione, non dico ufficialmente, ma ufficiosamente, ai nostri ricercatori. Ciò è avvenuto non solo nel convegno del 3 giugno, ma anche nel corso di un convegno, organizzato dall'Università del Missouri, con il partenariato dell'ENEA, che ha riconosciuto che l'argomento affrontato in fase sperimentale dai nostri ricercatori ha basi e fondamenti seri.

Avevo allora chiesto al Presidente del Consiglio e ai vari Ministri di dare una risposta, specificando se fossero a conoscenza dell'argomento e, in tal caso, qual era la soluzione che intendevano intraprendere. Nel caso in cui invece non ne fossero a conoscenza, ho chiesto di verificare se effettivamente quanto detto corrispondesse alla realtà. Se infatti ciò dovesse rispondere alla realtà, non si tratterebbe di qualcosa di utile solo ed esclusivamente al nostro Paese, ma di qualcosa di utile al pianeta Terra.

Signor Presidente, le chiedo quindi di sollecitare la risposta a queste due interrogazioni. Mi permetto però di aggiungere che molte volte i rappresentanti del Governo non danno risposta non solo al senatore Scilipoti Isgrò, ma anche a molti senatori e deputati che fanno il proprio lavoro e che molte volte non si sentono gratificati nelle risposte e non per una risposta sufficiente o insufficiente, ma perché non c'è risposta. È un fatto grave.

La ringrazio sin da ora, signor Presidente, per quello che farà per tutelare il lavoro di questo Parlamento.

PRESIDENTE. Senatore Scilipoti, sarà dovere della Presidenza sollecitare la risposta alle interrogazioni.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghe e colleghi, nella giornata di ieri ci ha purtroppo lasciato il presidente del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige Südtirol, Diego Moltrer; una scomparsa improvvisa e dolorosa che ci ha privati di una grande personalità, di un amico appassionato e sincero, che ha speso la sua vita per la nostra terra e per la nostra gente, di cui era profondamente innamorato.

In queste ore la sua valle, la minoranza linguistica mochena e tutta la Regione piangono la sua scomparsa, con tristezza ma anche con quella compostezza che si addice alle nostre genti di montagna. Tuttavia, da parte di alcuni esponenti di un sedicente partito animalista, sono comparse sulla Rete affermazioni ignobili di vero e proprio giubilo per la morte di Diego, rappresentandola come giusta punizione per la vicenda dell'orsa Daniza.

Signor Presidente, io so bene che tutto questo afferisce più alle categorie della psichiatria che a quelle della politica, eppure tutto questo è inaccettabile. L'odio sociale, che trova sempre più sfogo e parvenza di legittimazione sociale in alcuni angoli della Rete, travalica e offende le regole essenziali di civiltà del nostro vivere assieme; qui non si tratta del diritto alla critica politica, che può essere anche aspra.

Per questo stasera, come segretario del Partito Autonomista Trentino Tirolese, di cui Diego faceva parte, mi recherò in questura per sporgere denuncia contro questi vili che, nascondendosi dietro una tastiera, diffamano la memoria di una persona che ha dedicato un'intera vita al suo amato Trentino, e voglio annunciarlo in quest'Aula perché ogni forma di odio che mina le regole base del nostro vivere civile non può e non deve in alcun modo passare sotto silenzio, perché non c'è nulla di più scabroso e di più incivile di quello che abbiamo letto in queste ore. Non si gioisce per la scomparsa di nessuno, men che meno per quella di un grande personaggio che oggi un'intera comunità piange e lo fa perché era un uomo del fare, concreto, che andava al nocciolo delle questioni senza troppi giri di parole: una persona vera, di quelle che servono proprio in questo momento di difficoltà. Ciao, Diego, ci mancherai. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore. La Presidenza si unisce al suo ricordo e al suo cordoglio.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 19 novembre 2014

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 19 novembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,47).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Disposizioni concernenti partecipazione a Banche multilaterali di sviluppo per l'America latina e i Caraibi (1527)

ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

Approvato

(Partecipazione a Banche multilaterali di sviluppo per l'America latina e i Caraibi)

1. È autorizzata la partecipazione dell'Italia all'aumento di capitale della Banca di sviluppo dei Caraibi attraverso la sottoscrizione di 9.353 azioni per complessivi 56.414.864,22 dollari statunitensi, di cui 12.413.320,92 da versare in quattro rate rispettivamente pari a 4.137.773,64 dollari statunitensi nell'anno 2014, a 2.068.886,82 dollari statunitensi in ciascuno degli anni 2015 e 2016 e a 4.137.773,64 dollari statunitensi nell'anno 2017. Tali somme saranno erogate al tasso di cambio vigente alla data del pagamento.

2. All'onere derivante dal comma 1, valutato in euro 3.064.153 per l'anno 2014, in euro 1.532.077 per ciascuno degli anni 2015 e 2016 e in euro 3.064.153 per l'anno 2017, si provvede a valere sulle risorse di cui all'articolo 7, comma 3, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, con le medesime modalità ivi indicate, con corrispondente riduzione, per gli stessi anni, delle risorse destinate agli aumenti di capitale nelle banche multilaterali di sviluppo.

3. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui al comma 2 del presente articolo. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al medesimo comma, fatta salva l'adozione dei provvedimenti di cui all'articolo 11, comma 3, lettera l), della citata legge n. 196 del 2009, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede, con proprio decreto, alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente iscritte, nell'ambito delle spese rimodulabili di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della medesima legge n. 196 del 2009, nel programma «Politica economica e finanziaria in ambito internazionale» della missione «L'Italia in Europa e nel mondo» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al secondo periodo.

4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

5. È autorizzata la sottoscrizione da parte dell'Italia di 9.800 azioni della Banca interamericana di sviluppo, di cui 238 azioni a pagamento per 2.871.097 dollari statunitensi, da versare secondo le modalità determinate dai Governatori della Banca, e le rimanenti 9.562 azioni a chiamata. Alla predetta sottoscrizione si provvede nei limiti delle risorse disponibili già autorizzate per la partecipazione al capitale della suddetta Banca.

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

1.1

LUCIDI

Respinto

Sopprimere l'articolo.

1.3

LUCIDI

Respinto

Sopprimere il comma 1.

1.4

LUCIDI

Respinto

Sostituire il comma 1 con il seguente:

        «1. È autorizzata la partecipazione dell'Italia all'aumento di capitale della Banca di sviluppo dei Caraibi attraverso la sottoscrizione di 9.353 azioni per il valore di 56.414.864,22 dollari statunitensi, di cui 12.413.320,92 da versare entro il 2015, previa relazione dettagliata degli interventi che determinano la necessità della ricapitalizzazione. Tali progetti di cooperazione e integrazione economica per lo sviluppo dei Paesi caraibici devono essere rendicontati in maniera dettagliata e garantire la razionalizzazione e trasparenza della spesa nella gestione degli interventi, sulla base di criteri di efficacia, economicità, coerenza, unitarietà e trasparenza.».

1.5

LUCIDI

Respinto

Sopprimere il comma 2.

1.6

LUCIDI

Respinto

Al comma 2 sostituire le parole: «valutato in euro 3.064.153 per l'anno 2014, in euro 1.532.077 per ciascuno degli anni 2015 e 2016 e in euro 3.064.153 per l'anno 2017,» con il seguente: «valutato in euro 4.596.230 per l'anno 2014, in euro 4.596.230 per l'anno 2015,».

1.7

LUCIDI

Respinto

Sopprimere il comma 3.

1.9

LUCIDI

Ritirato e trasformato nell'odg G1.9

Al comma 3, ultimo periodo, aggiungere in fine le seguenti parole: «, inoltre, per garantire la razionalizzazione e trasparenza della spesa nella gestione degli interventi, rendiconta in maniera dettagliata quali progetti siano stati finanziati, l'esito degli stessi, l'individuazione dei progetti ancora in corso, quali criteri di efficacia, economicità, coerenza e unitarietà siano stati adottati, e la ragione sociale delle aziende e delle organizzazioni che hanno beneficiato di tali erogazioni.».

G1.9 (già em. 1.9)

LUCIDI

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1527,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 1.9.

________________

(*) Accolto dal Governo

1.10

LUCIDI

Respinto

Sopprimere il comma 4.

1.12

LUCIDI

Ritirato e trasformato nell'odg G1.12

Al comma 4 aggiungere, in fine, il seguente periodo: «, previa verifica della fattibilità dei progetti finanziati, della trasparenza della spesa nella gestione degli interventi già effettuati, sulla base di criteri di efficacia, coerenza, economicità, unitarietà.».

G1.12 (già em. 1.12)

LUCIDI

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1527,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 1.12.

________________

(*) Accolto dal Governo

1.14

LUCIDI

Respinto

Sopprimere il comma 5.

1.15

LUCIDI

Respinto

Dopo il comma 5, aggiungere il seguente:

        «5-bis. Ogni singola operazione di cooperazione e integrazione economica per lo sviluppo dei Paesi caraibici, afferente alla presente legge, deve essere rendicontata in maniera dettagliata e garantire la razionalizzazione e la trasparenza della spesa nella gestione degli interventi, sulla base di criteri di efficacia, economicità, coerenza, unitarietà e trasparenza.».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 1 E ORDINE DEL GIORNO

1.0.1

LUCIDI

Ritirato e trasformato nell'odg G1.0.1

Dopo l'articolo 1, aggiungere il seguente:

«Art. 1-bis.

        Al fine di predisporre la relazione sulle attività di cooperazione allo sviluppo realizzate nell'anno precedente, con evidenza dei risultati conseguiti mediante un sistema di indicatori misurabili, che tenga conto della partecipazione dell'Italia a banche e fondi di sviluppo e agli organismi multilaterali indicando, tra l'altro, con riferimento ai singoli organismi, il contributo finanziario dell'Italia, il numero e la qualifica dei funzionari italiani e una valutazione delle modalità con le quali tali istituzioni hanno contribuito al perseguimento degli obiettivi stabiliti in sede multilaterale, il "Director" redige una relazione annuale contenente anche un rapporto sulla tipologia di interventi erogati in relazione alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica del progetto.».

G1.0.1 (già em. 1.0.1)

LUCIDI

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1527,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 1.0.1.

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLI 2 E 3 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 2.

Approvato

(Conferenza Italia-America latina e Caraibi)

1. Al fine di rafforzare lo sviluppo dei rapporti dell'Italia con i Paesi dell'area latino-americana, il Ministero degli affari esteri, in collaborazione con l'Istituto italo-latino americano, convoca, con cadenza biennale, la Conferenza Italia-America latina e Caraibi, in ottemperanza all'orientamento sancito nella dichiarazione conclusiva della VI Conferenza Italia-America latina e Caraibi, svoltasi a Roma il 12 e 13 dicembre 2013.

2. Alla copertura dei costi per l'organizzazione della Conferenza di cui al comma 1 si provvede nei limiti delle risorse assegnate al Ministero degli affari esteri nel bilancio ordinario.

Art. 3.

Approvato

(Modifiche all'articolo 4 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, in materia di partecipazione dell'Italia a organismi finanziari internazionali multilaterali)

1. All'articolo 4 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le modalità di tale partecipazione, nel rispetto dell'autonomia degli organismi internazionali, devono ispirarsi a criteri di efficacia, economicità, unitarietà e trasparenza delle spese di gestione e di intervento»;

b) al comma 2-bis, l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: «Tale relazione, riferita alle attività svolte nell'anno precedente, è trasmessa alle Camere entro il 31 marzo di ogni anno».

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

3.1

LUCIDI

Respinto

Sopprimere l'articolo.

3.2

LUCIDI

Ritirato e trasformato nell'odg G3.2

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 3. - 1. L'erogazione della quota parte italiana dei finanziamenti di cui all'articolo 1 della presente legge è condizionata al rispetto delle disposizioni vigenti in materia di cooperazione allo sviluppo.».

G3.2 (già em. 3.2)

LUCIDI

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1527,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 3.2 che prevedeva di erogare la quota parte italiana dei finanziamenti di cui all'articolo 1 del disegno di legge coordinando l'erogazione con le disposizioni vigenti in materia di cooperazione allo sviluppo.

________________

(*) Accolto dal Governo

Allegato B

Integrazione all'intervento della senatrice Bertorotta nella discussione generale del disegno di legge n. 1527

Ebbene! La verità è che questo Governo fa lo splendido con i Paesi stranieri ed infatti assume impegni finanziari senza considerare come stanno le casse dello Stato, poi all'atto pratico aumenta il debito pubblico.

Dispiace constatare che quando si cerca di destinare le stesse cifre agli alluvionati della Sardegna, ai terremotati dell'Emilia, alle città di Genova o dì Carrara, il Governo afferma che ci sono difficoltà a reperire i fondi.

Assurdo! Davvero assurdo.

Purtroppo, il Movimento Cinque Stelle ancora una volta è costretto a denunciare l'errore in cui incorre il Governo, quello di fare un uso dissennato delle risorse a scapito dei soliti noti.

Si potrebbe ad esempio destinare la cifra prevista in questo provvedimento in favore della piccola e media impresa; saranno pochi spiccioli, però, sicuramente insieme ad altri contributi che l'Italia avrà previsto per altri Paesi stranieri, si potrebbe pensare di sopprimere seriamente l'IRAP.

Ed invece cosa facciamo? Finanziamo la Banca interamericana di sviluppo, la più grande fonte di finanziamento allo sviluppo della regione latinoamericana e caraibica.

Vi vorrei ricordare che a questo finanziamento si sono sottratti i Paesi Bassi e il Venezuela, i quali rendendosi conto che i loro cittadini non vivono nell'oro, hanno preferito ritrattare, evitando il nuovo aumento di capitale di questa banca, e quindi hanno lasciato libere le quote e la loro partecipazione.

Evidentemente, l'Italia ha un ottimismo che genera non tanto allegria, ma generosità, tanto da pensare che possiamo permetterci di finanziare l'aumento di capitale di questa Banca!

Avrei sperato che la maggioranza facesse di tutto almeno per ridimensionare le cifre, ma non solo non ci ha nemmeno provato, ma ha pure operato in totale dicotomia con quanto fatto quest'estate, durante l'esame e approvazione della riforma sulla cooperazione.

Mi auguro che il Governo torni sui suoi passi e si concentri sul futuro del nostro Paese e sulla ripresa della sua economia, perché se dovessimo pensare un giorno di trovarci nelle condizioni in cui si trovano oggi i Caraibi, mi pare davvero improbabile, che a posizioni invertite, gli stessi finanzierebbero le nostre banche!

Vi invito a riflettere ... siete sicuri che bussando alla porta dei Caraibi e dell'America latina qualcuno ci aprirà?

Vedremo se qualcuno avrà cura di combattere la povertà in Italia... vedremo!

Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1527 e sui relativi emendamenti

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto dì propria competenza, parere non ostativo sul testo.

Per quanto riguarda gli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.4, 1.5, 1.6, 1.7 e 1.10.

Su tutti i restanti emendamenti il parere è non ostativo.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Disegno di legge n. 1527:

sulla votazione finale, il senatore Cucca avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Aiello, Anitori, Astorre, Bubbico, Cassano, Cattaneo, Ciampi, Conte, D'Ascola, Della Vedova, De Pietro, De Poli, Di Giorgi, Dirindin, D'Onghia, Formigoni, Fucksia, Gentile, Giacobbe, Ichino, Lai, Longo Fausto Guilherme, Minniti, Monti, Nencini, Nugnes, Olivero, Pagano, Piano, Pizzetti, Puglisi, Quagliariello, Rossi Gianluca, Rubbia, Saggese, Sangalli, Stucchi, Turano, Vicari e Zavoli.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Davico, per attività della 8a Commissione permanente; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe e Marton, per attività del Comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Airola, Bonaiuti, Ciampolillo, Cuomo, Gasparri, Margiotta, Ranucci e Verducci, per attività della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi; Zin, per attività dell'Unione interparlamentare; Maran, Orellana, Scoma e Sonego, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea (InCE).

Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, presentazione di relazioni

A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Moscardelli ha presentato la relazione sulla domanda - trasmessa, ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, nonché dell'articolo 6 della legge 20 giugno 2003, n. 140, dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Trani - di autorizzazione all'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Antonio Azzollini, nell'ambito di un procedimento penale pendente anche nei suoi confronti (Doc. IV, n. 5-A).

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro ambiente

(Governo Letta-I)

Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali (1676)

Collegato alla manovra di finanza pubblica per l'anno 2014.

(presentato in data 17/11/2014 );

C.2093 approvato dalla Camera dei Deputati.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Lumia Giuseppe

Modifiche agli articoli 416-bis e 416-ter del codice penale in materia di trattamento sanzionatorio dei delitti associazione mafiosa e di scambio elettorale politico-mafioso (1671)

(presentato in data 12/11/2014 );

senatori Pagliari Giorgio, Fedeli Valeria, Romano Lucio, Di Giorgi Rosa Maria, Palermo Francesco, Stefano Dario, Caleo Massimo, Rossi Gianluca, Parente Annamaria, Conte Franco, Cuomo Vincenzo, Moscardelli Claudio, Dalla Zuanna Gianpiero, Fabbri Camilla, Fasiolo Laura, Lai Bachisio Silvio, Lo Giudice Sergio, Mastrangeli Marino Germano, Mattesini Donella, Panizza Franco, Pezzopane Stefania, Puppato Laura, Scalia Francesco, Sollo Pasquale, Orru' Pamela Giacoma Giovanna, Idem Josefa, Padua Venera, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore

Modifiche all'articolo 24, legge 30 dicembre 2010, n. 240 in materia di ricercatori a tempo determinato (1672)

(presentato in data 12/11/2014 );

senatori De Petris Loredana, Barozzino Giovanni, Cervellini Massimo, De Cristofaro Peppe, Petraglia Alessia, Stefano Dario, Uras Luciano

Disposizioni in materia di contrasto alla delocalizzazione delle attività produttive e istituzione della Cabina di regia per gli interventi nel settore delle crisi industriali (1673)

(presentato in data 13/11/2014 );

senatori Uras Luciano, De Petris Loredana, Floris Emilio, Cotti Roberto

Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 (1674)

(presentato in data 13/11/2014 );

senatore Sacconi Maurizio

Riconoscimento del diritto di voto plurimo ponderato ai genitori di figli minorenni (1675)

(presentato in data 14/11/2014 );

senatrice Puglisi Francesca

Definizione dei principi fondamentali, delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di diritto allo studio, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettere m) e n), e terzo comma, della Costituzione (1677)

(presentato in data 13/11/2014 );

Ministro infrastrutture

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Renzi-I)

Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2014/23/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, della direttiva 2014/24/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE e della direttiva 2014/25/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE (1678)

(presentato in data 18/11/2014 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Ciampi Carlo Azeglio ed altri

Istituzione del "Giorno del Dono" (1176-B)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)

S.1176 approvato dal Senato della Repubblica

C.2422 approvato con modificazioni da 12° Aff. sociali

(assegnato in data 18/11/2014 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Centinaio Gian Marco ed altri

Disposizioni finalizzate alla presa in carico dei genitori separati e divorziati (1483)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 18/11/2014 );

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali (1676)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.2093 approvato dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 18/11/2014 ).

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli

In data 14/11/2014 le Commissioni 3° e 6° riunite hanno presentato il testo degli articoli proposti dalle Commissioni stesse, per il disegno di legge:

"Norme recanti regime fiscale speciale in relazione ai rapporti con il territorio di Taiwan" (1327), con proposta di assorbimento dei disegni di legge nn. 961, 1109 e 1144.

Affari assegnati

È stato deferito alla 14a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, un affare sul processo di adesione della Repubblica di Serbia all'Unione europea (Atto n. 401).

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 14 novembre 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10 della legge 28 agosto 1997, n. 285, la relazione sullo stato di attuazione della legge recante disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza, relativa all'anno 2012.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 11a Commissione permanente (Doc. CLXIII, n. 2).

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 13 novembre 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 300, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la prima relazione sullo stato del trasporto pubblico locale, predisposta dall'Osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico locale, aggiornata al 30 settembre 2014.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. CCXXII, n. 1).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 11 novembre 2014, ha inviato la deliberazione n. 15/2014/G - Relazione concernente "Interoperabilità: tecnologie e comunicazioni nell'ambito della Difesa".

La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 402).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

E' pervenuto al Senato il seguente voto della regione Lombardia:

risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2008/98/CE relativa ai rifiuti, 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti, 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (COM (2014)397 definitivo), nonché osservazioni ai fini della partecipazione delle Camere al dialogo politico con le istituzioni dell'Unione europea. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138 del Regolamento, alla 13a e alla 14a Commissione permanente (n. 47).

Petizioni, ritiro

Il signor Gaetano Cortese, con comunicazione in data 13 novembre 2014, ha ritirato la petizione n. 1063, già annunciata il 28 gennaio 2014.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Donno ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01414 della senatrice Montevecchi ed altri.

La senatrice Bertuzzi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03005 del senatore Marcucci ed altri.

I senatori Stefani, De Poli, Puppato e Conte hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03006 della senatrice Bisinella.

Mozioni

STEFANI, CENTINAIO, CROSIO, ARRIGONI, BISINELLA, DIVINA, MUNERATO, STUCCHI, TOSATO - Il Senato,

premesso che:

il 20 novembre si celebra la giornata internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Questo è il giorno in cui l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, ratificata oggi da oltre 190 Paesi nel mondo;

ad oltre 20 anni dall'entrata in vigore della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, purtroppo, ancora in tutto il mondo i bambini patiscono violenze, sfruttamento e abusi. Sono costretti a combattere guerre o a lavorare in condizioni intollerabili; vengono sottoposti ad abusi sessuali o a violenze punitive; cadono vittime di traffici che li condannano a lavorare in condizioni di sfruttamento. I bambini che vivono in circostanze del genere vedono i loro diritti umani infranti nei modi più gravi, e patiscono danni fisici e psicologici con effetti talvolta irreparabili. Gli elementi di un'infanzia sana, così come sono specificati nella Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, vengono negati perché il mondo non riesce a fornire ai bambini la protezione di cui hanno diritto;

al contrario di quanto si crede, i diritti dei bambini non sono violati esclusivamente in quella parte del mondo che vive in situazioni di grave sotto-sviluppo, ma anche in quei Paesi che hanno raggiunto livelli di industrializzazione e benessere elevati;

il 20 febbraio 2013, la Commissione europea ha approvato una raccomandazione (2013/112/UE) che al considerando n. 5 stabilisce che: "affrontare il disagio sin dalla prima infanzia costituisce uno strumento importante per intensificare la lotta alla povertà e l'esclusione sociale in generale. La prevenzione si realizza in modo efficace quando si concretizza attraverso strategie integrate che associano misure di supporto all'inserimento professionale e lavorativo dei genitori, un sostegno finanziario adeguato e l'accesso a servizi essenziali per il futuro dei minori, come un'istruzione (prescolare) di qualità, l'assistenza sanitaria, servizi nel settore degli alloggi e servizi sociali";

la capacità dei genitori di investire sul futuro dei figli dipende da molti fattori, tra questi il loro stato occupazionale, di salute, il livello di istruzione raggiunto ed il sostegno nei compiti di cura che la comunità offre loro. La possibilità di disporre di competenze e risorse, non solo economiche, è essenziale, soprattutto nei primi anni di vita del bambino, quando l'offerta educativa e di relazione è decisiva per farne emergere le potenzialità;

affiancando i dati su povertà di reddito, di lavoro e indici di deprivazione, creando quello che a livello europeo viene definito l'indice di povertà ed esclusione sociale (AROPE)3, emerge come l'Italia abbia delle percentuali più alte di minori a rischio povertà ed esclusione sociale nell'ambito dell'Unione europea, pari al 28 per cento, dato al di sopra di 6 punti percentuali della media europea ed inferiore soltanto a quella rilevata in alcuni nuovi Stati membri (Bulgaria, Romania, Ungheria, Lituania) o in Paesi particolarmente segnati dalla crisi finanziaria come l'Irlanda e la Grecia;

sono più di 1.400.000 i minori che vivono in condizione di povertà assoluta (il 13,8 per cento di tutti i minori del nostro Paese, con un aumento del 34 per cento sul totale) e circa 2.400.000 quelli che vivono in condizione di povertà relativa (il 23 per cento del totale, con un aumento di quasi 300.000 minori in un solo anno). I dati più drammatici riguardano il Sud e le isole, ma il peggioramento si registra in tutte le regioni ed è più marcato in relazione al numero dei figli: ad esempio tra le famiglie con 3 o più figli, più di un terzo risulta in condizioni di povertà relativa e più di un quarto in povertà assoluta;

questi dati allarmanti, che incidono sul destino delle nuove generazioni, incrociano le cause e gli effetti della denatalità, una realtà che rende l'Italia penultima in Europa, che frena la ripresa economica e finirà con il determinare un pesante squilibrio generazionale. Secondo il rapporto Svimez 2014, nel 2013, nel Mezzogiorno d'Italia le nascite hanno toccato il minimo storico, 177.000, il numero più basso dal 1861. Questa caduta demografica è strettamente correlata alla crisi economica e occupazionale di un'area del Paese che, tra il 2008 e il 2013, ha visto mancare 800.000 posti di lavoro con un crollo dei redditi pari al 15 per cento;

il progresso della società moderna è stato viziato dalla rinuncia a quei riferimenti valoriali che rappresentavano le fondamenta di una comunità capace di comprendere l'importanza della tutela dei propri figli quale bene primario, seminando il dubbio del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. L'accelerazione dei fenomeni di degenerazione nell'educazione sfocia, oggi giorno, in un vero e proprio allarme educativo. Sempre più in modo repentino si diffonde un pensiero unico laicista che trova sostegno anche in iniziative legislative assurde, come ad esempio quelle volte a cancellare dai documenti ufficiali i riferimenti alla madre e padre per sostituirli con surrogati asettici. Scelte dettate da un'ideologia aberrante che non possono essere sottovalutate e produrranno gravi danni nel medio lungo periodo;

i genitori evidenziano maggiori difficoltà nell'assolvimento delle competenze di cura e di educazione dei figli, le conflittualità intraconiugali e intrafamiliari sfociano in sofferti procedimenti di separazione e di divorzio, sono sempre più evidenti gli episodi di maltrattamento e di violenza intrafamiliare. La frantumazione dell'istituto familiare, in una comunità sempre meno capace di farsi carico della crescita sana dei bambini, è il primo fattore che pone i giovani adolescenti in una condizione di precario equilibrio ed estrema fragilità rendendoli soggetti a rischio. È spaventosa, difatti, la crescita esponenziale di fenomeni quali uso di droga e alcol, violenza, bullismo, gravi disturbi alimentari, emarginazione, disturbi comportamentali affettivi che degenerano anche in situazioni di vera e propria prostituzione minorile;

risulta da ricerche internazionali che l'offerta di servizi per la prima infanzia ha un impatto positivo e superiore sulla motivazione dei bambini provenienti da famiglie di basso livello socio-economico. In particolare, il rendimento degli investimenti in istruzione è superiore per i bambini più disagiati. Così come è dimostrato che, in Italia, la carenza di servizi alla famiglia, accompagnata da deficit strutturali nei servizi per la prima infanzia (con l'11 per cento l'Italia è ben lontana dagli obiettivi europei del 33 per cento, con disparità enormi tra le diverse regioni), è tra i maggiori fattori determinanti delle basse prestazioni di alunni e studenti in Italia;

è, allora, prioritario adottare politiche che, fin dalla nascita, mettano a disposizione dei genitori una pluralità di servizi che ne migliorino le conoscenze e le competenze, in specie sull'educazione e sulla salute, e realizzino una prossimità reale, anche domiciliare, per chi sperimenta forme di disagio o difficoltà, fin dall'età prescolare dei figli. Il contrasto alla povertà deve iscriversi in scelte di bilancio che integrino un progetto multidimensionale, idoneo per un verso a migliorare gli interventi economici di sostegno e per altro, non da meno, ad individuare politiche che agiscano sulla promozione dei diritti e sull'inclusione sociale dei bambini e degli adolescenti;

nel mondo industrializzato i problemi dell'infanzia sono, inoltre, spesso connessi all'ondata dei flussi migratori. I minori, sradicati dal proprio ambiente naturale, in condizioni di povertà, divengono facilmente preda di situazioni di violazione dei diritti fondamentali, dallo sfruttamento del lavoro minorile, all'accattonaggio, allo sfruttamento sessuale e all'utilizzo a fini di microcriminalità;

l'affermazione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza è inderogabile;

se da un lato, a livello legislativo l'Italia può annoverare numerosi provvedimenti adottati in nome dell'interesse superiore dei bambini e degli adolescenti, animati dalle più convinte intenzioni di dar vita ad un reale sistema di tutela e promozione dei loro diritti, dall'altro lato, è unanime la consapevolezza che l'Italia è ben lontana dal poter affermare di essere stata in grado di creare una vera e propria politica per l'infanzia;

il nostro Paese è agli ultimi posti tra i Paesi dell'Unione europea per la spesa per la famiglia e l'infanzia: si spende l'1,2 per cento del PIL, uno dei livelli più bassi, rispetto al resto d'Europa, dove si spende il 2,1 per cento. Un punto di PIL vale circa 16 miliardi, le spese militari costano all'Italia 30 miliardi all'anno. Destinare anche solo mezzo punto di PIL significherebbe ben 8 miliardi in più. Inoltre è doveroso ricordare che negli ultimi anni il Fondo nazionale per le politiche sociali ha subito continue decurtazioni;

i punti cardine sui quali incentrare le politiche di tutela per l'infanzia devono essere: la conoscenza del problema, il rilancio della scuola come centro di promozione culturale e sociale nel territorio e la centralità del sostegno alla famiglia. La famiglia e la scuola, infatti, sono certamente i primi ambiti dove i bambini possono conoscere il valore e il senso della partecipazione;

l'introduzione del federalismo fiscale, che nella sua applicazione reale fa registrare ancora un ritardo ingiustificabile, segna una netta inversione di rotta in merito alle politiche a tutela della famiglia. Questa nuova autonomia regionale e locale dovrà, infatti, essere guidata in base ai principi di coordinamento che sono elencati nella legge delega. Tra questi principi di delega vi è, infatti, quello del favor familiae: "individuazione di strumenti idonei a favorire la piena attuazione degli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione, con riguardo ai diritti e alla formazione della famiglia e all'adempimento dei relativi compiti";

in Italia il sistema fiscale si ostina ad operare come se la capacità contributiva delle famiglie non fosse influenzata dalla presenza di figli e dall'eventuale scelta di uno dei 2 coniugi di dedicare parte del proprio tempo a curare, crescere ed educare i figli. Mentre di norma in tutti gli altri Paesi Europei a parità di reddito la differenza tra chi ha e chi non ha figli a carico è consistente. Investire nelle politiche familiari significa pertanto investire sulla qualità della struttura sociale e, di conseguenza, sul futuro stesso della nostra società;

dai dati sul tasso di abbandono scolastico diffusi dall'ISTAT il 12 marzo 2012 si rileva che il 13 per cento dei giovani italiani lascia la scuola per il lavoro, mentre il dato sale a più del 40 per cento per i giovani stranieri presenti in Italia, a causa del grande deficit di competenze in ambito linguistico;

gli obiettivi fissati a Lisbona prevedono che il 33 per cento dei minori al di sotto dei 3 anni di età possa usufruire del servizio di asilo nido. Dai dati risulta che in media nel nostro Paese solo il 18,7 per cento dei bambini di 0-2 anni frequenta un asilo nido pubblico o privato;

in tutta la loro gravità si presentano oggi i casi di pedofilia, abuso e violenza sessuale. In Italia 2 bambini al giorno vengono fatti oggetto di abusi sessuali, negli ultimi anni le violenze sui minori sono cresciute di oltre il 90 per cento, i casi di pedofilia nel nostro Paese sono circa 21.000 all'anno e più di 50.000 i siti a sfondo pedofilo stimati che possono essere contattati su internet. Questi dati, che vanno considerati per difetto perché, come è ovvio, molti casi sfuggono alle statistiche, mostrano evidentemente la gravità del fenomeno;

l'approvazione della Convenzione di Lanzarote segna un traguardo importante nella lotta contro la pedofilia. Il nostro Paese fu, nel 2007, non solo tra i primi Paesi a sottoscrivere la Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, ma anche tra i maggiori contribuenti, con una cinquantina di articoli, alla sua stesura;

è urgente una riforma processuale che introduca il giusto processo civile minorile, che integri il rito camerale e tenga presente le caratteristiche della giurisdizione civile minorile che differisce da quella civile, perché non è giurisdizione solo di torti e ragioni, ma mira alla ricostruzione delle relazioni familiari su piani giuridici diversi, in funzione dei figli;

occorre una riforma di sistema, con alcune caratteristiche già individuate a livello europeo, la prima delle quali è che il giudice deve essere specializzato con la previsione dell'esclusività delle competenze e una riforma processuale che ponga la centralità della persona minore di età come parte processuale;

è matura ormai e non più rinviabile anche una riflessione sui temi legati all'adozione e all'affidamento e le stesse comunità di tipo familiare devono poter avere risorse certe e criteri definiti del loro ruolo. Il diritto universale di un minore è quello di avere una famiglia;

è necessario impegnarsi al fine di creare i presupposti necessari al fine di sviluppare e potenziare al meglio il ruolo esercitato dal mondo del no profit in perfetta sinergia con l'evoluzione che in questi ultimi anni ha visto riformata l'organizzazione dello Stato in un'ottica sempre più federalista. Infatti, il ruolo del volontariato, caratterizzato dalla gratuità e solidarietà, assume un rilievo importantissimo nell'attuazione del principio di sussidiarietà, determinando un plusvalore che risulta decisivo per la qualità della vita di una comunità e per la salvaguardia dei diritti dei soggetti deboli, primi tra tutti i minori;

una società incapace di garantire i diritti dei minori è una società destinata ad implodere. Come insegna Aristotele una buona politica non afferma principi, ma propone risposte fattibili a problemi concreti,

impegna il Governo:

1) a promuovere una politica a sostegno della famiglia, quale nucleo fondamentale della società, nel riconoscimento del ruolo primario che riveste nell'educazione e nella crescita dei bambini e dei giovani adolescenti;

2) a non farsi promotore di iniziative volte a diffondere posizioni ideologiche che scardinano i riferimenti valoriali che appartengono, da sempre, alla tradizione culturale, sociale e religiosa del nostro Paese;

3) a promuovere iniziative volte a contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina e a contrastare le associazioni criminali straniere che traggono profitto dalla tratta delle persone;

4) a promuovere, anche attraverso iniziative legislative, misure effettive di contrasto al fenomeno dell'accattonaggio minorile;

5) ad adottare tutte le iniziative utili al sostegno delle scuole di ogni ordine e grado;

6) a promuovere nuove politiche volte a disincentivare l'abbandono scolastico;

7) a promuovere nelle scuole specifici corsi per l'alfabetizzazione linguistica al fine di elevare il livello di integrazione dei bambini stranieri;

8) a realizzare un'indagine conoscitiva che quantifichi puntualmente l'effettiva domanda di servizi di asili nido, in modo tale da predisporre una programmazione di nuovi posti, in funzione della richiesta effettiva e non soltanto in base al numero complessivo dei bambini;

9) a promuovere l'incremento delle risorse destinate al Fondo Nazionale delle politiche sociali verificandone, inoltre, l'equa ripartizione, ponendo attenzione alla reale ricaduta che tali risorse hanno sui minori, garantendo che in tutte le città italiane vi sia la medesima accessibilità ai servizi;

10) a porre in essere iniziative, anche di natura normativa, finalizzate ad istituire il tribunale della famiglia, al fine di adeguare il sistema della giustizia minorile alle «Linee guida per il processo minorile in Europa», approvate dal Consiglio d'Europa il 17 novembre 2010, garantendo, in particolare, il diritto all'ascolto del minore e il diritto del minore a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche se separati o divorziati, salvo nel caso di impedimenti che giustifichino l'allontanamento di un genitore dal proprio figlio.

(1-00344)

SOLLO, CALEO, CAPACCHIONE, CUOMO, FABBRI, MANASSERO, MARGIOTTA, PEZZOPANE, SAGGESE, SPILABOTTE, TOMASELLI, VACCARI - Il Senato,

premesso che:

le risorse europee assegnate all'Italia per la politica di coesione relativa alla programmazione 2014-2020, a valere sui fondi stutturali, ammontano a circa 32 miliardi di euro, di cui oltre il 95 per cento dell'ammontare è destinato in favore dell'obiettivo crescita e occupazione; quasi il 73 per cento di queste risorse è destinato alle regioni del Mezzogiorno, anche se con modulazione varia tra regione e regione;

i fondi strutturali rappresentano quasi il 20 per cento di tutti gli investimenti pubblici, considerato che questi sono stati fortemente ridimensionati in ragione delle politiche di contenimento della spesa pubblica realizzate nel corso di questi anni;

nel Mezzogiorno vive circa il 30 per cento dell'intera popolazione italiana, e nella stessa area si concentra oltre il 50 per cento dell'intera platea dei disoccupati del nostro Paese. In tale grave contesto, in particolare in alcune realtà territoriali quali la Campania e la Calabria, la crisi economica, la carenza d'investimenti e la disoccupazione crescente stanno determinando una vera e propria emergenza sociale;

dal 2008 ad oggi, il Pil del sud Italia è calato di quasi 14 punti percentuali, contro il 5 per cento del resto del Paese. Il Pil pro capite, nel Meridione, rappresenta appena il 56 per cento di quello del resto d'Italia, riportandoci ad una condizione che drammaticamente si avvicina a quella degli anni '50 del Novecento;

gli investimenti fissi lordi nel Sud sono caduti, da inizio crisi, di oltre trenta punti percentuali, con punte di quasi il 50 per cento nel settore industriale. Oggi, inoltre, la spesa in conto capitale nel Mezzogiorno è tornata indietro di ben 18 anni, ai livelli del 1996;

secondo i dati Svimez (Associazione per lo sviluppo dell'industria del Mezzogiorno), il volume di risorse teoricamente disponibili con riferimento ai fondi strutturali per i prossimi 2 anni, 13,5 miliardi nel 2014 e 17,5 miliardi nel 2015, potrebbe garantire un impatto macroeconomico significativo; in particolare, l'impatto aggiuntivo sul Pil meridionale sarebbe di oltre un punto percentuale (1,3 per cento); nel 2015, l'incremento addizionale di Pil sarebbe pari a otto decimi di punto percentuale;

tali investimenti, sempre secondo SVIMEZ, potrebbero attivare nel Mezzogiorno un incremento occupazionale pari a 34.000.000 unità nel 2014 e ad oltre 82.000.000 nel 2015;

considerato che:

nei prossimi 7 anni, come ha avuto modo di esplicitare il Governo per voce del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Graziano Delrio, nel corso della informativa svolta alla Camera dei deputati in data 7 ottobre 2014, la politica di coesione poggerà su 3 pilastri: il fondo di sviluppo e coesione, il piano di azione e coesione e i fondi strutturali veri e propri;

ad oggi, circa il 65 per cento dei comuni meridionali ha realizzato almeno un progetto finanziato dai fondi strutturali. Infatti i fondi strutturali sono andati sempre più sostituendosi a quelli ordinari (spesso bloccati dal patto di stabilità interno o da altre esigenze di finanza pubblica) e si sono dispersi in mille rivoli perdendo la loro caratteristica di risorse aggiuntive in grado di imprimere una spinta al processo di sviluppo;

come rilevato dalla Commissione europea, la dispersione delle risorse derivanti dalla politica di coesione in un numero eccessivo di progetti, la mancanza delle condizionalità ex ante, che mirano a garantire efficacia ed efficienza, la scarsa capacità amministrativa e l'assenza di specifici piani settoriali sono state le ragioni di maggior criticità nella gestione dei fondi europei nel nostro Paese;

come ricordato dalla stessa Commissione, anche per superare i precedenti limiti programmatori appare fondamentale rafforzare una struttura centrale di coordinamento in tema di audit e controllo che sia da stimolo alle amministrazioni pubbliche, impegnate ad utilizzare al meglio i fondi strutturali, garantendo altresì la presenza di personale tecnicamente adeguato nelle autorità di gestione e negli organismi intermedi;

un contributo molto importante al superamento del passato può e deve arrivare dall'Agenzia per la coesione territoriale del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica del Ministero dell'economia e delle finanze, che deve essere chiamata a svolgere la sua funzione di semplificazione ed avere anche un ruolo di coordinamento e di pungolo all'impiego di tutte le risorse a disposizione;

l'Agenzia, prevista dall'articolo 10 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, ha infatti tra le sue competenze il monitoraggio sistematico degli interventi, l'accompagnamento e il supporto delle amministrazioni centrali e regionali titolari degli interventi finanziati dai fondi strutturali e dal fondo sviluppo e coesione, e potrà assumere poteri sostitutivi nel caso in cui si verifichino gravi inadempienze o ritardi ingiustificati nella gestione degli interventi previsti nel nuovo ciclo di programmazione 2014-2020. Il suo statuto è stato approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 luglio 2014;

considerato altresì che:

nella situazione di crisi che il Paese sta attraversando occorre un rilancio delle politiche industriali nel Mezzogiorno che parta proprio dal monitoraggio delle risorse già stanziate e non ancora impiegate legate a strumenti della programmazione negoziata, ivi compresi contratti d'area e contratti di localizzazione;

è quanto mai indispensabile il rilancio delle politiche di infrastrutturazione, a partire dalle opere previste nel decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014, approvato in via definitiva dal Senato in data 5 novembre 2014, non trascurando le potenzialità della macroregione Adriatico-Jonica;

prioritario deve essere il contrasto alle marginalità e alla povertà diffusa, che al Sud riguarda un quarto della popolazione, considerando che in alcune regioni quali la Calabria, la Basilicata e la Sicilia circa il 30 per cento della popolazione risulta essere al di sotto della soglia di povertà;

va affrontata definitivamente la questione relativa agli effetti negativi della "spesa storica" che in materia di welfare incidono in maniera penalizzante sul Mezzogiorno,

impegna il Governo:

1) a provvedere affinché l'Agenzia per la coesione territoriale sia resa pienamente operativa in tempi ravvicinati, con una dotazione di personale adeguata, dal punto di vista di competenze e professionalità, al fine di migliorare la capacità di impiego dei fondi strutturali, sia per quanto riguarda le risorse rimanenti a valere sulla programmazione 2007-2013 sia in relazione alla programmazione 2014-2020;

2) a proporre al CIPE, entro 30 giorni dall'approvazione della presente mozione, l'adozione di un'apposita delibera per la formalizzazione delle questioni legate al cofinanziamento, assicurando che tutte le risorse nazionali destinate al cofinanziamento rimangano comunque a disposizione delle regioni a cui erano originariamente destinate;

3) a presentare alle Camere, con cadenza almeno semestrale, una relazione relativa all'impiego delle citate risorse;

4) ad attivare una procedura concertativa con le Regioni volta a individuare meccanismi correttivi e perequativi che consentano al Mezzogiorno di superare le criticità della "spesa storica" in materia di welfare;

5) a procedere rapidamente ad un censimento delle risorse ancora disponibili e non ancora utilizzate nell'ambito degli strumenti della programmazione negoziata, finalizzato alla predisposizione di un piano di rilancio industriale, improntato sulle specificità e le eccellenze produttive presenti nel Mezzogiorno, avviando una nuova stagione di utilizzo degli strumenti della programmazione negoziata, ivi compresi i contratti d'area, i patti territoriali, i contratti di programma e i contratti di localizzazione, sulla base delle migliori pratiche e delle esperienze di successo del passato;

6) a rafforzare ulteriormente i progetti in materia di sicurezza e legalità per contrastare la presenza dei fenomeni criminali, condizione primaria per il rilancio delle politiche di sviluppo nel Mezzogiorno;

7) a creare un apposito osservatorio sulle infrastrutture del Mezzogiorno, con l'obiettivo di velocizzare gli interventi già finanziati e individuare le priorità per la connessione del Sud ai principali corridoi di comunicazione europei;

8) a potenziare i progetti concernenti il contrasto alla povertà e la promozione dell'inclusione sociale, così come previsto dall'obiettivo tematico n. 9 relativo alla programmazione 2014-2020, mettendo tali progetti in relazione agli strumenti per la realizzazione di politiche attive per il lavoro e l'inserimento professionale;

9) a concentrare la dovuta attenzione e risorse adeguate, nell'ambito della prossima programmazione, verso i progetti legati alla messa in sicurezza del territorio e al contrasto dei fenomeni di dissesto idrogeologico che caratterizzano il Mezzogiorno, al fine non solo di garantire l'incolumità dei cittadini ma anche di prevenire enormi danni al suo tessuto economico-produttivo e alla sua rete infrastrutturale;

10) a garantire che parte delle risorse disponibili della programmazione 2014-2020 siano riservate alle regioni del Sud a favore delle politiche ambientali, nonché per il prosieguo dei processi di bonifica e messa in sicurezza delle aree Sin (Siti di interesse nazionale) e dei siti caratterizzati da particolari lavorazioni;

11) a valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico del Sud, riservando parte della dotazione disponibile a partire dal residuo della programmazione 2007-2013 per le politiche di recupero e promozione, mettendo in rete i grandi poli di attrazione esistenti nonché i siti Unesco.

(1-00345)

Interpellanze

GIOVANARDI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che a quanto risulta all'interpellante:

tempo fa stavano per essere distribuiti nelle scuole italiane opuscoli dell'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), un organismo del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri diretto da Marco De Giorgi, che ha competenza per legge sul contrasto alle discriminazioni razziali indebitamente e impropriamente allargate alle problematiche Lgbt;

tale iniziativa venne censurata dal vice ministro alle pari opportunità Cecilia Guerra in quanto il contenuto degli opuscoli, frutto della collaborazione con le associazioni Lgbt, riportava frasi rozzamente offensive nei confronti della religione, della famiglia e dello Stato, indicati come colpevoli di alimentare atteggiamenti omofobi;

malgrado tale censura, alcune organizzazioni Lgbt continuano a promuovere nelle scuole, a cominciare dalla scuola dell'infanzia, opuscoli tesi a indottrinare i piccoli sulla teoria del gender la quale sostiene non esserci una evoluzione naturale maschile e femminile, che invece sarebbe condizionata dalla società;

in questi libretti si spiega, per esempio, come 2 pinguini maschi siano in grado di fare l'uovo e come 2 donne, con un semino donato, siano in grado di avere figli e costituire una famiglia;

i genitori ai quali la Costituzione riconosce il diritto di educare i figli, sono completamente tagliati fuori da questa a parere dell'interpellante invadente e massiccia opera di indottrinamento;

opportunamente la Curia di Milano aveva chiesto agli insegnanti di religione di segnalare dove avvengono questi ineccettabili tentativi di indottrinamento,

si chiede di sapere quale iniziativa il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per garantire nella scuola pubblica libertà di insegnamento e spazio per le diverse visioni culturali, senza aggressioni verbali laddove vi sia dissenso dalle posizioni di alcune organizzazioni Lgbt.

(2-00224)

Interrogazioni

BATTISTA - Al Ministro della difesa -

(3-01424)

(Già 4-03007)

MIRABELLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il problema del disagio abitativo nel nostro Paese rappresenta indubbiamente uno degli aspetti più significativi della nuova questione sociale che si va delineando e negli ultimi anni ha assunto proporzioni tali da poter essere ormai considerato a pieno titolo una vera e propria emergenza sociale;

la poca attenzione riservata fino a poco tempo fa alla questione casa nell'ambito del dibattito nazionale è dovuta probabilmente anche al convincimento che tale problema potesse riguardare solo alcuni ridotti e particolari segmenti del corpo sociale e non la gran parte della popolazione che, proprietaria della propria abitazione, poteva considerarsi al riparo;

la grave crisi economica ed occupazionale di questi ultimi anni ha acuito il problema, determinando all'interno della società non solo l'aumento del numero di soggetti colpiti da forme di disagio grave, ma anche l'allargamento di quella fascia di popolazione che, vivendo in una condizione di fragilità sociale per la perdita o la diminuzione del reddito, non riesce più a far fronte agli impegni economici, anche a quelli più basilari, come l'abitazione;

alla grave situazione che si è venuta a determinare non si riesce a far fronte con gli alloggi di proprietà pubblica attualmente disponibili, non solo perché numericamente insufficienti rispetto alle numerosissime e sempre crescenti richieste di assegnazione, ma anche perché spesso, pur se disponibili, non vengono assegnati dagli enti preposti per la mancanza dei necessari interventi di ristrutturazione, messa in sicurezza e manutenzione che non ne consentono l'abilità;

la difficile situazione economica in cui versano molti degli enti e degli istituti che gestiscono tali alloggi non consente agli stessi di poter procedere agli interventi di recupero necessari per il rilascio dell'abitabilità degli stessi alloggi;

rilevato che il preoccupante fenomeno delle occupazioni abusive sta provocando, ancor più in questi giorni, forti tensioni sociali in tanti quartieri di diverse città, mettendo a rischio l'ordine pubblico e diffondendo illegalità e prevaricazione;

considerato che:

spesso oggetto delle effrazioni sono proprio gli alloggi pubblici lasciati vuoti perché non a norma;

il decreto-legge 28 marzo 2014, n. 47, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2014, n. 80, recante: "Misure urgenti per l'emergenza abitativa, per il mercato delle costruzioni e per Expo 2015" stanzia: 200 milioni per il fondo sostegno affitti (aggiungendo 100 milioni per il biennio 2014-2015 ai 100 già stanziati dal decreto-legge IMU n. 102 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 124 del 2013); 266 milioni di euro per il fondo contro la morosità incolpevole (aggiungendo 226 milioni dal 2014 al 2020 ai 40 milioni di euro stanziati dal decreto-legge IMU); 568 milioni di euro per un piano di recupero alloggi ex IACP e di proprietà dei Comuni per sistemare gli alloggi pubblici che hanno bisogno di piccole manutenzioni per poter essere riassegnati,

si chiede di conoscere:

quale sia allo stato la situazione dell'assegnazione e dell'utilizzo dei fondi per il sostegno affitti e per la morosità incolpevole e la loro distribuzione sul territorio nazionale;

se e con quali criteri siano stati trasferiti a Comuni, IACP e Aler i fondi previsti per la sistemazione e l'assegnazione degli alloggi pubblici inutilizzati;

quali urgenti provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire, nel rispetto di quanto previsto nel provvedimento approvato in materia, che lo stanziamento previsto consenta di assegnare in tempi brevi e su tutto il territorio nazionale un numero consistente di alloggi pubblici al fine di fronteggiare la grave e preoccupante emergenza abitativa che il nostro Paese sta vivendo;

come intenda intervenire per vigilare sul tempestivo e urgente utilizzo delle risorse.

(3-01425)

GIROTTO, CASTALDI, SERRA, VACCIANO, PETROCELLI, SCIBONA, BERTOROTTA, CAPPELLETTI, PUGLIA, PAGLINI, SANTANGELO, CIOFFI, NUGNES, CATALFO, LEZZI, MORONESE, BUCCARELLA, MONTEVECCHI, TAVERNA, SIMEONI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

all'articolo 2, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, come successivamente modificato ed integrato, si definisce "deposito nazionale" il «deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività, derivanti da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie e dalla pregressa gestione di impianti nucleari, e all'immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato provenienti dalla pregressa gestione di impianti nucleari»;

il decreto legislativo stabilisce, sin dall'articolo 1, che il deposito nazionale sia incluso in un parco tecnologico comprensivo di un centro di studi e sperimentazione;

all'articolo 27, comma 1, stabilisce che la società «Sogin SpA, tenendo conto dei criteri indicati dall'AIEA e dall'Agenzia, definisce una proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del Parco Tecnologico», con l'incluso deposito nazionale;

l'agenzia menzionata è l'Agenzia per la sicurezza nucleare, di cui all'articolo 29 della legge 23 luglio 2009, n. 99, soppressa dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214; i compiti ad essa destinati sono oggi svolti dal Dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), in attesa dell'operatività dell'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), di cui al decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 45;

il 5 giugno 2014 è stata pubblicata dall'Ispra la guida tecnica "Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività" (guida tecnica n. 29);

al paragrafo I.2 viene espressamente indicato che i criteri stabiliti nella guida trovano applicazione nel processo di localizzazione del deposito nazionale di cui al titolo III del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, e successive modifiche, dalla definizione della proposta di carta nazionale delle aree potenzialmente idonee sino all'individuazione del sito;

secondo organi di stampa, nel corso dell'audizione presso la 10a Commissione del Senato, il giorno 11 novembre 2014, l'amministratore delegato della Sogin ha dichiarato che, in linea con quanto stabilito dalle procedure di legge, entro l'inizio del prossimo gennaio, cioè entro 7 mesi dalla pubblicazione della guida tecnica dell'Ispra, la Sogin trasmetterà alle amministrazioni competenti la proposta di carta nazionale delle aree potenzialmente idonee;

l'articolo 27, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 31, e successive modifiche, prevede al riguardo che la Sogin SpA trasmetta la proposta di Carta nazionale all'autorità di regolamentazione competente (Ispra o, ove operativa, Isin) che provvede alla validazione dei risultati cartografici e alla verifica della coerenza degli stessi con i criteri da essa definiti. L'autorità di regolamentazione competente trasmette, entro 60 giorni, una relazione in merito al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e al Ministero dello sviluppo economico che entro 30 giorni comunicano il proprio nulla osta a Sogin SpA, affinché, recepiti gli eventuali rilievi contenuti nel nulla osta, provveda alla pubblicazione della proposta di carta nazionale;

considerato che:

come rilevato anche da esperti della materia nell'articolo dal titolo "Verso il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi-La guida tecnica 29 dell'ISPRA: il primo passo (?)" del 23 settembre 2014, pubblicato sulla rivista on line "l'Astrolabio", la guida tecnica n. 29 non appare coerente con il decreto legislativo: infatti, mentre nel decreto il deposito nazionale è definito come l'opera destinata "allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività (…) e all'immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato provenienti dalla pregressa gestione di impianti nucleari", la guida tecnica n. 29, ad iniziare dal titolo e per tutto il testo, tratta solo ed esclusivamente dello smaltimento dei rifiuti a bassa e media attività e non tiene in alcun modo conto della seconda parte dell'opera, quella riguardante "l'immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato";

del deposito provvisorio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato si fa menzione solamente nella relazione illustrativa che accompagna la guida tecnica n. 29, dove si dice che "Un sito ritenuto idoneo per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività sulla base dell'applicazione di criteri di selezione (…) quali quelli individuati nella Guida tecnica può ritenersi idoneo (…) anche per la localizzazione di un deposito di stoccaggio di lungo termine", ma si aggiunge che, per quest'ultimo deposito, "dovrà essere fornita evidenza, nell'ambito delle relative procedure autorizzative, della piena compatibilità di tale tipologia di deposito con il sito prescelto", introducendo quindi una netta riserva sull'effettiva idoneità del sito, selezionato in base ai criteri per impianto di smaltimento di rifiuti a bassa e media attività, ad ospitare anche il deposito per i rifiuti ad alta attività;

nella medesima relazione illustrativa, l'unicità del sito destinato ad ospitare l'intero deposito nazionale, che è un'indicazione chiara ed incontrovertibile del decreto legislativo n. 31, viene presentata come una mera ipotesi: "Qualora nel sito che sarà ritenuto idoneo sulla base dell'applicazione di tali criteri (quelli relativi ai rifiuti a bassa e media attività) si intenda, come previsto dal decreto legislativo n. 31 del 2010, realizzare anche un deposito di stoccaggio provvisorio di lungo termine per i rifiuti radioattivi ad alta attività e per il combustibile irraggiato residuo",

si chiede di sapere:

se i criteri indicati dall'Ispra nella guida tecnica n. 29, prescindendo dal loro merito tecnico, siano ritenuti sufficienti per la localizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, così come definito dal decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31;

se i Ministri in indirizzo non ritengano che la guida tecnica, limitata ai soli criteri di localizzazione dell'impianto di smaltimento dei rifiuti a bassa e media attività, possa far sorgere equivoci tra le amministrazioni e le comunità locali interessate circa l'effettiva consistenza dell'opera da localizzare in questa fase;

se la formulazione della guida tecnica n. 29 e della relazione illustrativa che la accompagna non siano indicativi di un eventuale ripensamento sulla scelta di unicità del sito per entrambe le parti di cui il deposito nazionale si dovrà comporre e, in tal caso, se non ritengano che sia necessaria una modifica del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31;

quali siano le modalità con cui si intendano gestire e, in particolare, dove si intendano collocare i rifiuti ad alta attività ed il combustibile nucleare irraggiato, compresi i rifiuti prodotti all'estero e destinati a rientrare in Italia.

(3-01426)

Elena FERRARA, BOCCHINO, IDEM, DI GIORGI, CONTE, BERTUZZI, CALEO, CUOMO, FASIOLO, LO GIUDICE, LUCHERINI, MARGIOTTA, MATTESINI, PEZZOPANE, Gianluca ROSSI, RUTA, SCALIA, SOLLO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il decreto ministeriale 8 novembre 2011 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 117 del 21 maggio 2012) e recante "Disciplina per la determinazione dei contingenti del personale della scuola necessario per lo svolgimento dei compiti tutoriali, la loro ripartizione tra le università e le istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica e criteri per la selezione degli aspiranti a tali compiti, in attuazione dell'articolo 11, comma 5 del decreto 10 settembre 2010, n. 249", ha stabilito che (art. 1, comma 1): "Entro il 31 maggio di ciascun anno, sulla base dei contingenti di posti disponibili per le immatricolazioni ai corsi di laurea in scienze della formazione primaria e dei posti disponibili per la frequenza del tirocinio formativo attivo di cui all'art. 10 del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 10 settembre 2010, n. 249, anche con riferimento all'art. 15, comma 1 del succitato decreto, sono stabiliti con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, i contingenti del personale della scuola da collocare in esonero parziale o totale per lo svolgimento dei compiti tutoriali di cui all'art. 11, commi 2 e 4 e all'art. 9, comma 4 del succitato decreto";

considerato che:

le procedure per le prove per l'ammissione ai distinti contingenti delle classi di concorso si sono già da tempo concluse;

nulla osta all'avvio dei corsi di tirocinio formativo attivo per i quali devono già essere noti al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e agli uffici scolastici regionali di competenza i numeri degli abilitandi interessati (in particolare per il tirocinio formativo attivo ordinario per la classe di concorso A077, strumento musicale, il cui accesso avviene direttamente a conclusione del primo ciclo di biennio a numero programmato previsto dal decreto ministeriale n. 249 del 2010);

la complessa gestione dei compiti affidati ai docenti con funzioni tutoriali impone una presenza di tali figure nei consigli di corso prima dell'avvio dei corsi medesimi;

l'articolo 6 del decreto direttoriale del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca del 1° ottobre 2014, n. 698 stabilisce che "I percorsi di TFA sono conclusi entro il 31 luglio 2015, al fine di garantire ai soggetti interessati la spendibilità dei titoli conseguiti";

in ogni caso, l'espletamento del tirocinio presso le scuole accreditate dovrà completarsi entro il mese di maggio 2015, tenendo altresì presente che la pianificazione delle attività didattiche deve avvenire con largo anticipo, al fine di non creare scompensi alle classi che ospitano i tirocinanti,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per cui a tutt'oggi il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca non abbia ancora provveduto all'emanazione del decreto di cui al decreto ministeriale 8 novembre 2011 e a chi vadano attribuite le responsabilità di tale grave inadempienza;

se siano state attivate, e con quali tempi, le procedure per l'emanazione del provvedimento in questione e, in caso contrario, se il Ministro in indirizzo non ritenga di doversi attivare con la massima urgenza per consentire l'avvio dei tirocini formativi attivi e il loro sereno svolgimento anche nel rispetto degli impegni assunti dai diversi attori della comunità scolastica.

(3-01428)

PUPPATO, RUTA, SCALIA, RICCHIUTI, D'ADDA, SOLLO, CANTINI, SPILABOTTE, Elena FERRARA, FRAVEZZI, FAVERO, BIGNAMI, PANIZZA, BOCCHINO, ORELLANA, CAMPANELLA, IDEM, LUCHERINI, ZIN, VILLARI, SIMEONI, LIUZZI, MORGONI, DE PIETRO, CUOMO, FASIOLO, ORRU', PAGLIARI - Al Ministro della salute - Premesso che:

nella seduta della Camera dei deputati n. 324 del 4 novembre 2014 è stato presentato un atto di sindacato ispettivo (C 3-01133) al Ministro in indirizzo, a prima firma dell'onorevole Anna Margherita Miotto e cofirmata da altri 23 colleghi, che richiedeva, in via generale, di "predisporre iniziative urgenti volte a far sì che si possa arrivare in ambito europeo ad una determinazione unica del prezzo effettivo dei farmaci valevole in tutti i Paesi dell'Unione europea", nonché, nel caso specifico del medicinale Sovaldi (sofosbuvir) contro l'epatite C, quali iniziative intendesse assumere "non solo per garantire l'accesso al farmaco Sovaldi a carico del sistema sanitario nazionale a più pazienti possibile, ma anche i tempi di pubblicazione del piano nazionale delle epatiti virali";

considerato che:

nel rispondere il Ministro in indirizzo quantificava in 400.000 i malati in fase avanzata, ammettendo però una stima molto più vasta di persone infette e definendo contestualmente i criteri stabiliti da AIFA per l'ammissione al trattamento del nuovo farmaco per le cure compassionevoli;

il Ministro aggiungeva che il "Piano nazionale per la lotta alle epatiti virali è pronto: noi stiamo soltanto cercando di poter mettere una cifra economica accanto al piano di eradicazione", definendo l'eradicazione conseguibile in pochi anni;

concludeva infine dicendo che anche in sede europea si sono svolti degli incontri, ultimo a Milano, ma che non vi sono oggi le premesse per una contrattazione unica del prezzo, sia per motivi di fattibilità tecnica che di scelta politica;

considerato inoltre che a quanto risulta agli interroganti:

l'associazione EPAC onlus quantifica in almeno 700 milioni di euro annui la cifra necessaria a somministrare il farmaco Sovaldi a tutti i pazienti che lo richiedono,

si chiede di sapere:

se sia possibile quantificare in maniera più precisa quante siano le persone infette, anche in una fase non così avanzata della malattia rispetto alle categorie identificate nella risposta del Ministro in situazione di emergenza e quindi immediatamente servibili dal farmaco;

se sia possibile prevedere i tempi e programmare le somme da mettere a bilancio a partire dal 2015 e per gli anni a venire, inserendole nel piano nazionale per la lotta alle epatiti virali, almeno a livello estimativo, anche considerata la previsione dell'associazione EPAC;

quali siano le conclusioni a cui si è giunti durante l'incontro con i rappresentanti delle Regioni sulla commercializzazione del farmaco in esame.

(3-01429)

CAMPANELLA, BOCCHINO - Ai Ministri dell'interno e dello sviluppo economico - Premesso che:

in occasione delle elezioni regionali del 23 novembre 2014, "SkyTg24" ha organizzato un confronto tra i candidati alla presidenza dell'Emilia-Romagna previsto il 19 novembre in diretta dalle ore 20,50;

come si legge dal post pubblicato su "il Fatto Quotidiano" del 17 novembre 2014, «tra gli invitati presenti in studio saranno solo quattro politici su sei: Stefano Bonaccini (Pd) Alan Fabbri (Lega Nord-Fi e FdI); Giulia Gibertoni (M5s) e Alessandro Rondoni (Ncd-Udc). Non ci saranno invece Cristina Quintavalla (Altra Emilia-Romagna) e Maurizio Mazzanti (Liberi cittadini, formazione fondata dagli epurati M5s Favia e Salsi). "Per problemi logistici", hanno specificato dall'emittente, "ma avranno lo stesso spazio nel pomeriggio con Paola Saluzzi"»;

considerato che la legge 22 febbraio 2000, n. 28, recante "Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica", promuove e disciplina l'accesso ai mezzi di informazioni per la comunicazione, ed anche l'accesso ai mezzi di informazione durante le campagne per l'elezione al Parlamento europeo, per le elezioni politiche, regionali e amministrative e per ogni referendum politico,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, siano a conoscenza di eventuali azioni portate avanti dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni atte a verificare che il confronto elettorale annunciato da SkyTg24 tra i candidati a presidente della Regione Emilia-Romagna non leda la par condicio, escludendo 2 dei candidati che verranno ospitati in un altro "contenitore televisivo" e in una data diversa, così da configurare a giudizio degli interroganti un confronto tra candidati di serie A e candidati di serie B e impedire che gli ascoltatori possano confrontare davvero i programmi di chi ambisce a governare la Regione;

quali iniziative di competenza intendano portare avanti per garantire e tutelare il diritto fondamentale di informazione e libertà di espressione e per evitare possibili strumentalizzazioni del flusso di informazioni da parte di terzi; per garantire il rispetto e l'applicazione della legge n. 28 del 2000 sulla par condicio e per favorire un processo deliberativo frutto dell'interazione positiva tra i candidati e il corpo elettorale.

(3-01430)

PETRAGLIA, DE PETRIS - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che le linee guida emanate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca "La buona scuola" evidenziano che il procedimento di autovalutazione, a cui si riferisce il piano scuola e che costituisce l'avvio del processo di valutazione delle scuole, sarà fondamentalmente riferito alla valutazione dell'apprendimento rilevato attraverso prove standardizzate, definite dall'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (Invalsi) e ai dati presenti nel portale "Scuola in chiaro" relativi a risorse strutturali, offerta formativa, regolarità del percorso scolastico degli studenti, personale, studenti stranieri, eccetera, integrati con alcuni elementi di contesto elencati nel documento governativo;

considerato che:

il sistema nazionale di valutazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 80 del 2013, sarà reso operativo dall'anno scolastico 2015/2016 per tutte le scuole pubbliche, statali e paritarie;

nell'ambito del documento standardizzato di autovalutazione si troveranno indicatori su contesto e risorse, esiti e processi della scuola;

il rapporto e il piano di miglioramento saranno pubblicati in formato elettronico secondo diverse modalità: testuale (integrale e di estratto) e in formato aperto;

esso sarà utilizzato come un "cruscotto" comune di riferimento grazie al quale individuare i propri punti di forza e di debolezza e sviluppare un piano triennale di miglioramento;

il finanziamento per l'offerta formativa sarà in parte legato all'esito del piano di miglioramento scaturito dal processo di valutazione;

il livello di miglioramento raggiunto dall'istituto scolastico influenzerà in maniera premiale la retribuzione dei dirigenti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda individuare i livelli essenziali delle prestazioni scolastiche, rendere l'Invalsi realmente autonomo rivedendo radicalmente la funzione dei test, separare la valutazione dei risultati del sistema dai processi di valorizzazione del personale, considerando che elementi chiave della valutazione sono: chiarezza, inclusività, semplicità e progressività;

se non ritenga utile eliminare, già dal corrente anno scolastico 2014/2015, i test Invalsi dagli esami di licenza media;

inoltre, come voglia rendere credibile il ruolo del servizio tecnico-ispettivo (di cui all'art. 5 del decreto del Presidente della Repubblica), attualmente inefficiente perché privo di personale.

(3-01431)

BERTUZZI, VACCARI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

tra il 20 e 29 maggio 2012 l'Emilia-Romagna è stata colpita da diverse scosse di terremoto, 2 delle quali di magnitudo 5,9, che hanno causato 27 vittime e centinaia di feriti;

le scosse sismiche sono state avvertite in tutto il territorio della pianura Padana, prevalentemente nelle province di Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia, Bologna e Rovigo, ma anche in un'area molto vasta comprendente tutta l'Italia centro-settentrionale, in particolare Veneto e Lombardia;

in Emilia-Romagna i terremoti del 20 e 29 maggio hanno causato pesanti danni alle costruzioni rurali ed industriali, alle opere di canalizzazione delle acque, nonché agli edifici ed ai monumenti storici e agli edifici civili di vecchia costruzione in pietra o ciottoli;

come dalla relazione inviata alla Commissione europea, i danni del sisma sono stati stimati in 13 miliardi e 273 milioni di euro, di cui 11,5 miliardi nella sola Emilia-Romagna (in particolare nelle province di Modena e Ferrara), 980 milioni in provincia di Mantova e 51 milioni in provincia di Rovigo;

i comuni maggiormente colpiti sono stati 22 tra i complessivi 60 interessati da eventi sismici, 550.000 persone direttamente coinvolte, quasi un milione nell'intera area e 270.000 addetti tra agricoltura, industria e servizi;

considerato che:

oltre ai danni materiali su edifici pubblici, privati e storico-artistici, si aggiungono danni rilevanti di natura economica all'impianto produttivo regionale;

la zona colpita è ad alta industrializzazione, con un'agricoltura importante e di altissimo livello; nell'area del cratere infatti si produce circa il 2 per cento del Pil nazionale;

tra i maggiori rischi connessi ai danni subiti dalle abitazioni e dalle attività produttive, ci sono da considerare il rischio di chiusura delle attività, già messe a dura prova dalla crisi economica, e il conseguente innalzarsi del tasso di disoccupazione;

tenuto conto che:

nel 2012 è stato decretato lo stato d'emergenza per le zone colpite dal terremoto;

con il decreto-legge n. 74 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n.122 del 2012, è stato istituito il «Fondo per la ricostruzione delle aree colpite da sisma del 20-29 maggio 2012», con un budget di quasi 10 miliardi di euro;

l'ambito di applicazione del decreto-legge n. 74 del 2012 era inizialmente limitato ai territori dei comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, per i quali era stato disposto il differimento dei termini per l'adempimento degli obblighi tributari con il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 1° giugno 2012 (art. 1, comma 1);

le misure contenute nel decreto ministeriale sono state valide fino alla fine del 2012;

in seguito, l'art. 67-septies del decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012, ha esteso l'applicabilità delle disposizioni al territorio dei comuni di Ferrara e Mantova, nonché, ove risultasse l'esistenza del nesso di causalità tra danni e i suindicati eventi sismici, di ulteriori comuni indicati nella normativa;

in considerazione dell'entità dei danni subiti e al fine di favorire il processo di ricostruzione e la ripresa economica nei territori interessati lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 31 maggio 2013 e poi, con il decreto-legge n. 43 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 71 del 2013, fino al 31 dicembre 2014;

considerato inoltre che:

i pagamenti dei tributi, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria sono stati sospesi in un primo momento fino al 30 settembre 2012 (decreto ministeriale 1° giugno 2012); successivamente la sospensione è stata prorogata fino al 30 novembre (articolo 8, comma 1, del decreto-legge n. 74 del 2012 e decreto ministeriale 24 agosto 2012). Infine il decreto-legge n. 174 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 213 del 2014, ha previsto che i pagamenti suddetti fossero effettuati entro il 20 dicembre 2012, senza applicazione di sanzioni e interessi;

la situazione della regione emiliana è stata resa ancor più tragica, nel mese di gennaio 2014, per la rottura dell'argine del fiume Secchia, che ha causato l'allagamento di migliaia di ettari di terreni e aziende agricole, dei centri storici dei comuni di Bomporto e Bastiglia danneggiando case ed aziende commerciali e artigianali;

a 4 mesi dall'alluvione il Governo ha emanato il decreto-legge n. 74 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 93 del 2014, a favore delle zone colpite, nel quale si prevedono fondi per 210 milioni di euro da poter utilizzare in 2 anni, 2014 e 2015 (art. 1, comma 5);

l'articolo 3 del decreto-legge n. 4 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 50 del 2014, prevede la sospensione dei versamenti tributari e contributivi con scadenza nel periodo compreso tra il 17 gennaio 2014 e il 31 ottobre 2014 e la possibilità di sospendere fino al 31 dicembre 2014 i pagamenti dei mutui in essere su richiesta delle vittime di danni patrimoniali;

a livello europeo, in data 19 dicembre 2012 la Commissione europea ha avviato un procedimento di concessione di aiuto di Stato per l'Italia destinato a compensare i danni arrecati dagli eventi sismici;

la normativa europea sugli aiuti di Stato prevede che "in assenza di una specifica giustificazione, la Commissione non autorizzerà proposte di aiuti presentate più di tre anni dopo il verificarsi dell'evento né proposte di aiuti il cui saldo possa essere versato oltre quattro anni dalla data dell'evento";

prendendo ad esempio il settore agricolo, degli oltre 5.000 edifici nei territori colpiti dal sisma, solo il 30 per cento è riuscito a presentare il progetto per la ricostruzione e la conseguente domanda di contributo alla UE;

tenuto conto che:

già la Regione Emilia-Romagna nel mese di settembre 2014 ha inviato alla rappresentanza in Italia della Commissione europea la formale richiesta di proroga degli aiuti per le imprese agricole che hanno riportato danni nel terremoto del 2012;

i territori che hanno beneficiato della sospensione, di cui al citato decreto-legge n. 4 del 2014, dovranno attualmente riprendere ad effettuare i versamenti e gli adempimenti tributari;

la situazione in Emilia-Romagna è ancora difficile da sostenere dal punto di vista economico e sociale proprio a causa delle tragedie che si sono susseguite in questi ultimi 2 anni, a cui si sono aggiunte anche due trombe d'aria;

per molti cittadini e per molte imprese, infatti, gli importi sono ancora insostenibili, almeno fin quando non si registrerà una piena ripresa dell'attività economica;

considerato anche che:

il Governo ha finora agito recependo buona parte delle proposte formulate dalla Regione, enti locali, associazioni di categoria, cittadini, mettendo in campo misure importanti ma non ancora esaustive a favore delle zone colpite dalle calamità naturali;

una buona notizia si apprende dal fronte amministrativo circa la giusta interpretazione della normativa vigente: dopo l'Inail, anche l'Inps nazionale ha confermato la possibilità di rateizzazione dei pagamenti, fino a un totale complessivo di 24 mesi, per gli imprenditori delle zone alluvionate e terremotate che, dal 17 novembre, dovranno ricominciare a versare i contributi e i premi assicurativi sospesi dopo l'alluvione del gennaio 2014;

l'Inps conferma appunto come l'evento alluvionale che ha colpito il territorio emiliano vada annoverato tra le cause eccezionali che devono dar luogo alla possibile dilazione dei pagamenti;

inoltre, come già detto, la Regione ha inviato alla Commissione europea la formale richiesta di proroga degli aiuti,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione dell'Agenzia delle entrate sui pagamenti in scadenza di competenza, viste le difficoltà dei cittadini e delle imprese che hanno subìto danni dall'evento sismico del maggio 2012;

quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare in caso di difformità di risposta dell'Agenzia delle entrate rispetto a quella fornita dagli istituti previdenziali citati;

se risulti se la domanda alla UE formulata dalla Regione Emilia-Romagna circa la richiesta di proroga degli aiuti per le imprese agricole che hanno riportato danni nel terremoto del 2012, già fatta propria dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, abbia ottenuto un parere dall'Unione europea.

(3-01433)

PETRAGLIA, DE PETRIS - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

le linee guida emanate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca "La buona scuola", prevedono la chiusura delle graduatorie ad esaurimento con la conseguente stabilizzazione dei precari che ne fanno parte;

si tratta di 148.000 docenti da stabilizzare per l'anno scolastico 2015/2016, attraverso il consolidamento dell'organico di diritto rispetto a quello di fatto, nella prospettiva di adire allo strumento del concorso a regime per espletare il turnover;

considerato che a parere delle interroganti le assunzioni previste nella legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013) sono da ritenersi un fatto positivo, indispensabile per riconsegnare dignità all'istituzione scolastica, ma che all'interno della stessa non sono ben specificati alcuni punti,

si chiede di sapere:

quando e come il Ministro in indirizzo intenda definire la consistenza effettiva dell'immissione in ruolo e come voglia salvaguardare le prerogative contrattuali dei docenti assunti, in particolare quelle salariali, legate alla ricostruzione di carriera;

quando inoltre intenda chiarire le modalità di utilizzo dei docenti neo-assunti su discipline affini in provincia/regione diversa come annunciato nel documento governativo "La buona Scuola" per ottemperare all'istituzione dell'organico funzionale.

(3-01434)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

VERDUCCI, CALEO, FABBRI, PEGORER, PEZZOPANE, VACCARI, Elena FERRARA, GUERRA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'articolo 15 del decreto ministeriale 28 luglio 1998, n. 463, recante "Regolamento recante norme per la gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali istituita presso l'INPDAP, da adottarsi ai sensi dell'articolo 1, comma 245, della legge 23 dicembre 1996, n. 662" trasferisce alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali il contributo dello 0,35 per cento del valore delle retribuzione dei pubblici dipendenti in servizio (circa 3,2 milioni di impiegati) gravante sulle medesime. Tale contributo è aggiuntivo rispetto alle ordinarie ritenute fiscali e previdenziali in capo ad ogni dipendente privato (comma 1a);

l'articolo trasferisce alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali altresì i rapporti giuridici ed economici in atto alla data di entrata in vigore del presente regolamento concernenti le prestazioni creditizie e sociali erogate dal Fondo di previdenza e credito dipendenti dello Stato (comma 1b);

il fondo di previdenza è un fondo di welfare integrativo o "aziendale", alimentato dalla contribuzione di una specifica categoria di utenti, per attività "mutualistiche" in loro favore. In particolare: le attività creditizie, quali prestiti pluriennali e mutui ipotecari, anche attraverso il loro ciclo di rimborso e ammortamento che hanno assunto valori considerevoli con impieghi pari a 2 miliardi di euro; le attività sociali a fondo perduto, che annualmente prevedono fondi per circa 200 milioni di euro con quasi 100.000 beneficiari diretti;

nel corso degli anni le attività di credito agevolato e le attività sociali si sono profondamente evolute e consolidate; pertanto, la qualità, l'originalità e l'innovazione dei progetti sviluppati hanno reso la gestione dipendenti pubblici un punto di riferimento scientifico e progettuale nel settore del welfare nazionale e internazionale;

tale funzione di welfare integrativo, a sostegno dei propri iscritti e pensionati e dei loro familiari per una popolazione complessiva di circa 11 milioni di persone, viene svolta a costo zero per le casse dello Stato, in quanto la relativa gestione è completamente autofinanziata e si autoalimenta con le retribuzioni e le pensioni degli iscritti, sviluppando un giro di affari di circa 2,2 miliardi l'anno;

a partire dall'anno 2010, l'INPDAP ha sviluppato il progetto "Home care premium" che nel primo anno, in partenariato con gli enti locali, ha preso in carico 8.000 soggetti non autosufficienti; nel secondo anno, sovvenzionato nel 2012 e partito nel 2013, l'Home care premium 2012, gestito per la prima volta dagli ambiti territoriali sociali, ha elevato tale numero sino a 18.430 beneficiari in tutta Italia, divisi per regione così come segue: dal 1° gennaio 2014 sono complessivamente attivi 18.936 programmi assistenziali, in particolare: 12.814 hanno diritto ai contributi economici per circa 6.000.000 euro di media mensile, la restante parte accede alle sole prestazioni integrative, per altrettanti 50 milioni di euro annui;

a dicembre 2013, a seguito della pubblicazione del nuovo avviso di accreditamento, è stato sottoscritto l'accreditamento dei nuovi ambiti gestori, il relativo Regolamento per l'erogazione delle prestazioni, nonché sono stanziati a bilancio INPS i relativi fondi, coerentemente a quanto indicato dalle linee guida gestionali dell'INPS per l'anno 2014, emanate con determinazione presidenziale n. 5810 del 31 luglio 2013;

il 30 luglio 2014 la direzione centrale INPS, Credito e Welfare, ha prolungato la durata di Home care premium 2012 per tutti i relativi beneficiari sino al 31 novembre 2014;

ad oggi non sono pervenute comunicazioni certe in merito al rinnovo della convenzione con gli ambiti gestori di Home Care Premium 2012 e con i nuovi ambiti accreditati per gestire HCP 2014;

in data 7 novembre 2014, è stato pubblicato sulla pagina facebook del progetto Home care premium un messaggio nel quale si comunica che a seguito delle numerose richieste di chiarimento pervenute in merito alla pubblicazione dei bandi conseguenti agli accordi di collaborazione stipulati tra ambiti territoriali e la direzione centrale Credito e Welfare per il progetto Home care premium 2014, l'avvio del progetto per l'anno 2014 è legato alle risorse finanziarie disponibili e che l'istituto avrebbe provveduto ad informare gli ambiti e tutti gli interessati di ogni novità attraverso i consueti canali d'informazione;

il 10 novembre 2014, l'INPS ha chiuso definitivamente la pagina facebook del progetto Home care premium, generando panico ed allarme tra tutti i beneficiari del progetto HCP 2012, tra coloro che avrebbero voluto aderire al nuovo avviso, nonché tra i 400 ambiti territoriali sociali che gestiscono il progetto;

rilevato che:

secondo quanto consta agli interroganti, il richiamo alle effettive risorse disponibili sarebbe improprio in quanto il fondo Credito e Welfare sarebbe l'unico fondo attivo in possesso dell'INPS ex gestione INPDAP. Inoltre, agli interroganti consterebbe che dal bilancio 2013, ancora non reso pubblico, dovrebbero risultare avanzi di bilancio superiori ai 600 milioni di euro;

l'Home care premium è un modello sperimentale ed innovativo, poiché tramite fondi propri libera risorse dei Comuni, obbliga la regolarizzazione del lavoro di assistenza familiare, fa emergere il lavoro nero, riconosce il valore economico e sociale dell'assistenza informale di migliaia di caregivers familiari, diffonde l'uso e forma migliaia di persone all'utilizzo dei voucher lavoro dell'Inps e, infine, valorizza l'integrazione tra servizi sociali e privato sociale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue valutazioni in merito;

se non ritenga opportuno adoperarsi al fine di garantire, come da indicazioni della relazione del comitato di vigilanza e controllo INPS 2015-2017, la prosecuzione del progetto Home care premium, anche alla luce del fatto che tale progetto, oltre a costituire un vero e proprio modello italiano di welfare innovativo e integrativo, attiene arisorse dei cittadini pubblici dipendenti che hanno contribuito alla gestione ex INPDAP;

se non ritenga altresì di intraprendere le opportune iniziative al fine di garantire la continuazione di un modello innovativo misto tra prestazioni economiche dirette agli utenti e prestazioni socio assistenziali attraverso gli ambiti territoriali sociali.

(3-01427)

LANZILLOTTA, BRUNI, CONTE, CUOMO, DI GIORGI, IDEM, LIUZZI, MARGIOTTA, PEZZOPANE, PUPPATO, Gianluca ROSSI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:

il decreto-legge n. 145 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 9 del 2014, recante interventi urgenti di avvio del piano "Destinazione Italia", all'articolo 13 comma 24 prevede che, anche in vista dell'EXPO 2015, al fine di promuovere il coordinamento dell'accoglienza turistica, tramite la valorizzazione di aree territoriali di tutto il territorio nazionale, di beni culturali e ambientali, nonché il miglioramento dei servizi per l'informazione e l'accoglienza dei turisti, sono finanziati progetti che individuino uno o più interventi di valorizzazione e di accoglienza tra loro coordinati;

ogni comune o raggruppamento di comuni potrà presentare un solo progetto articolato in uno o più interventi fra loro coordinati, con una richiesta di finanziamento che non potrà essere inferiore a 1 milione di euro e superiore a 5 milioni di euro e purché in ordine agli interventi previsti sia assumibile l'impegno finanziario entro il 31 marzo 2015 e ne sia possibile la conclusione entro 20 mesi da quest'ultima data; in via subordinata si prevede che possano essere finanziati anche interventi di manutenzione straordinaria collegati ai medesimi obiettivi di valorizzazione per un importo non inferiore a 100.000 euro e non superiore a 500.000 euro;

al complesso di tali interventi sono destinati finanziamenti complessivi sino a un massimo di 500 milioni di euro e alla copertura dei suddetti oneri si provvede con le risorse derivanti dalla riprogrammazione del Piano di azione coesione, secondo le procedure di cui all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, nonché con le risorse derivanti dall'eventuale riprogrammazione, in accordo con le amministrazioni responsabili della loro attuazione, dei programmi operativi della programmazione 2007-2013 della politica regionale comunitaria (art. 13, commi 26 e 27);

entro il 31 dicembre 2014, con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, devono essere disciplinati i criteri per l'utilizzo di tali risorse per gli interventi e previste le modalità di attuazione, anche attraverso apposita convenzione con l'ANCI (art. 13, comma 25);

il decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 (cosiddetto Decreto Cultura) convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, all'articolo 7, comma 3-quater prevede che al fine di favorire progetti, iniziative e attività di valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale italiano, anche attraverso forme di confronto e di competizione tra le diverse realtà territoriali, promuovendo la crescita del turismo e dei relativi investimenti, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, è adottato, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto (ovvero entro il 30 settembre 2014), il "Programma Italia 2019", volto a valorizzare, attraverso forme di collaborazione tra lo Stato, le regioni e gli enti locali, il patrimonio progettuale dei dossier di candidatura delle città a "Capitale europea della cultura 2019"; il "Programma Italia 2019" individua, secondo principi di trasparenza e pubblicità, anche tramite portale web, per ciascuna delle azioni proposte, l'adeguata copertura finanziaria, anche attraverso il ricorso alle risorse previste dai programmi dell'Unione europea per il periodo 2014-2020;

per le medesime finalità, il terzo, quarto e quinto periodo del citato comma 3-quater prevedono che il Consiglio dei ministri conferisca annualmente il titolo di "Capitale italiana della cultura" ad una città italiana, sulla base di un'apposita procedura di selezione definita con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, previa intesa in sede di Conferenza unificata, anche tenuto conto del percorso di individuazione della città italiana "Capitale europea della cultura 2019". I progetti presentati dalla città designata "Capitale italiana della cultura" al fine di incrementare la fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale hanno natura strategica di rilievo nazionale ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, e sono finanziati a valere sulla quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2014-2020, di cui all'articolo 1, comma 6, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, nel limite di un milione di euro per ciascuno degli anni 2015, 2016, 2017, 2018 e 2020; a tal fine il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo propone al Comitato interministeriale per la programmazione economica i programmi da finanziare con le risorse del medesimo Fondo, nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente;

non sono ancora stati adottati il decreto attuativo previsto dall'articolo 13, commi 24-28, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, né il decreto ministeriale previsto dal primo e secondo periodo dell'articolo 7, comma 3-quater, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, nonostante quest'ultimo dovesse essere emanato entro il 30 settembre 2014;

a quanto risulta agli interroganti esiste invece una bozza di decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, su cui vi è stata l'intesa della Conferenza unificata, che attua i soli periodi terzo, quarto e quinto dell'articolo 7, comma 3-quater, relativamente al conferimento del titolo di «Capitale italiana della cultura» per gli anni 2016, 2017, 2018 e 2020;

in tale bozza si prevede che per il 2015, in sede di prima applicazione, il titolo è attribuito collegialmente ai comuni ricompresi nella lista dei finalisti della competizione per il titolo di «Capitale europea della cultura 2019» e non risultati vincitori (Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna, Siena); per gli anni successivi si prevede invece una procedura selettiva che fa capo a una "giuria" di esperti;

i progetti presentati dalle città designate «Capitale italiana della cultura» sono finanziati a valere sulla quota nazionale del fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2014-2020, di cui all'articolo 1, comma 6, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente, e comunque non oltre un milione di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017, 2018, e 2020;

per il 2015, non è chiaro se la cifra di un milione debba intendersi assegnata a ciascuna «Capitale italiana della cultura», come peraltro avverrà per le vincitrici degli anni successivi, oppure sia quella complessivamente a disposizione; nel secondo caso, che pare il più probabile, si tratterebbe di 200.000 euro per città, cifra assolutamente insufficiente per la realizzazione dei progetti previsti e determinerebbe una frammentazione delle risorse con prevedibili esiti di inefficienza e spreco nel loro utilizzo, tenuto conto che il 2015 è alle porte, per cui sarà difficile per le "Capitali" pubblicizzare opportunamente i propri progetti, anche perché l'attenzione dei media e dei potenziali turisti sarà concentrata sull'Expo;

considerato che:

una seria politica di valorizzazione delle città dovrebbe puntare ad un intervento coordinato e non ad una parcellizzazione dei progetti e relativi finanziamenti;

allo stato attuale, non si conosce l'importo delle risorse disponibili per l'attuazione del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, che, come detto, dovrebbero venire dalla riprogrammazione del Piano di azione coesione e dalla riprogrammazione dei programmi operativi della programmazione 2007-2013 della politica regionale comunitaria;

per quanto riguarda la programmazione 2014-2020, nei programmi operativi nazionali, in particolare per il PON Beni culturali, non si fa esplicito ricorso al patrimonio progettuale dei dossier di candidatura delle città del Mezzogiorno a "Capitale europea della cultura 2019"; i programmi operativi regionali delle regioni interessate in generale vi fanno riferimento ma in caso di aggiudicazione del titolo di "Capitale"; inoltre non è stato ancora indicato in che misura potrebbero essere utilizzate le risorse a valere sulla quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione per le regioni del Centro Nord, ai fini dell'attuazione del Programma Italia 2019;

i dossier di candidatura delle città contemplano molti progetti con un elevato livello di definizione tale da rendere possibile un utilizzo in tempi brevi delle risorse previste per la programmazione 2014 - 2020;

rilevato infine che:

la bozza di decreto del ministro Franceschini cita nelle premesse le mozioni Senato 1-00182 (Lanzillotta e altri) e 1-00207 (Serra e altri), approvati all'unanimità dall'Assemblea il 28 gennaio 2014, che impegnavano il Governo ad individuare idonei strumenti, anche nell'ambito della programmazione 2014-2020, al fine di sostenere, attraverso il concorso dello Stato, delle Regioni e degli enti territoriali, il "Programma Italia 2019", quale rilevante opportunità per la valorizzazione della progettualità espressa da tutte le città candidate a Capitale europea della cultura;

pur rappresentando un primo passo, la bozza di decreto non è sufficiente a dare attuazione agli impegni presi, se non inserita in un quadro più generale di attuazione dell'intero comma 3-quater dell'articolo 7 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, relativamente al Programma Italia 2019, e dell'articolo 13, commi 24-28 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145;

risulta evidente la complessità burocratica di tutto il dossier,

si chiede di sapere:

quale sia l'importo delle risorse disponibili per l'attuazione dell'articolo 13, commi 24-28 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, recante interventi urgenti di avvio del piano "Destinazione Italia";

se il Governo intenda rispettare gli impegni presi, e in che tempi, portando alla Conferenza unificata i decreti attuativi dell'intero comma 3-quater, dell'articolo 7, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, relativamente al Programma Italia 2019, e dell'articolo 13 commi 24-28 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145;

come il Governo intenda semplificare l'iter dell'intero progetto "Capitali della Cultura" per evitare l'evidente rischio che esso possa rimanere sulla carta.

(3-01432)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

CATTANEO - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute -

(4-03008)

(Già 3-01333)

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

agli interroganti è giunta una segnalazione di una palese violazione del regolamento comunale e della prassi applicativa dello stesso presso il Comune di Mestrino (Padova);

in particolare, a partire dalla seduta del 7 novembre 2013 e nelle successive il Presidente del Consiglio comunale pur riconoscendo lo status di "gruppo consiliare" all'unico consigliere eletto nelle liste del Movimento 5 Stelle ha stabilito che le iniziative consiliari a lui consentite (numero di interrogazioni e di mozioni) siano determinate secondo le limitazioni più restrittive previste per il singolo consigliere, rifiutando quindi, come conseguenza, l'inserimento nell'ordine del giorno del Consiglio delle mozioni e delle interrogazioni presentate, secondo termini regolamentari, dallo stesso;

considerato che:

lo statuto vigente alla data del 7 novembre 2013 del Comune di Mestrino stabilisce, all'art. 18, comma 2, che un gruppo consiliare possa essere costituito da un solo consigliere qualora questi sia l'unico eletto nella lista che ha partecipato alla consultazione elettorale. Il vigente regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale di Mestrino ribadisce ciò con l'art. 6, comma 2: "Ciascun gruppo è costituito almeno da due consiglieri. Può essere costituito da un solo consigliere, solamente nel caso che questi sia l'unico eletto nella lista che ha partecipato alla consultazione elettorale";

all'art. 33, comma 13 recita: "Ciascun consigliere non può presentare più di una interrogazione o di una interpellanza per ogni adunanza del Consiglio, e comunque, ciascun Gruppo Consiliare non può presentare più di 3 interrogazioni o più di 3 interpellanze per ogni seduta consiliare". Pertanto l'articolo prevede che un gruppo consiliare possa presentare un massimo di 3 interrogazioni o interpellanze; di uguale tenore il disposto dell'art. 34, comma 5, riguardo alle mozioni: "Ciascun consigliere non può presentare più di una mozione per ogni adunanza del Consiglio, e comunque, ciascun Gruppo Consiliare non può presentare, con le modalità di cui al precedente punto 3, più di 2 mozioni per ogni seduta consiliare. Le mozioni aventi identico oggetto vengono discusse congiuntamente";

alcuni consiglieri hanno presentato alla valutazione del Consiglio una mozione tendente a sottolineare in modo esplicito l'uguale considerazione dei gruppi consiliari, indipendentemente dalla loro consistenza numerica, dichiarandosi disponibili ad ogni successiva modifica, da valutare nell'apposita commissione Statuto e regolamenti, tendente a razionalizzare e ad ottimizzare nei tempi i lavori del Consiglio: mozione che è stata respinta compattamente dalla maggioranza;

i suddetti consiglieri, che costituiscono l'intera compagine delle forze di minoranza, ritenendo che il mancato rispetto del regolamento da parte del presidente del Consiglio comunale sia un fatto molto grave e lesivo dei diritti elementari di espressione democratica di una forza di minoranza, hanno presentato in data 25 febbraio 2014 un esposto al prefetto di Padova;

considerato infine che risulta agli interroganti che il prefetto, al fine di dirimere la questione, avrebbe inoltrato un'informativa al Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti ed in particolare dell'esposto presentato al prefetto di Padova e se corrisponda al vero che di tale situazione sia stato informato il Dipartimento per gli affari interni e territoriali;

se non ritenga che l'interpretazione del regolamento comunale, da parte dell'amministrazione in carica, in particolare degli articoli riguardanti il numero di interrogazioni e di mozioni ammesse per ciascuna seduta, costituisca fatto grave e lesivo dei diritti elementari di espressione democratica di una forza di minoranza;

quali iniziative di competenza intenda adottare per tutelare le minoranze dal ripetersi di episodi come quelli descritti.

(4-03009)

ENDRIZZI, MORRA, CRIMI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

l'assistente capo della Polizia di Stato Patrizia Bartelle, in servizio presso il commissariato di Porto Tolle (Rovigo), con comunicazione datata 8 ottobre 2014, ha informato il questore di Rovigo che era sua intenzione partecipare alle prossime elezioni regionali come candidata del Movimento 5 Stelle;

per raggiungere tale scopo, il M5S prevede la partecipazione alla "graticola", vale a dire incontri sul territorio con gli iscritti al portale nazionale residenti nella provincia per cui si concorre, durante la quale gli stessi pongono domande ai candidati. Gli incontri si sarebbero svolti nei giorni 14, 16 e 21 ottobre 2014;

il questore di Rovigo, con lettera "riservata" datata 11 ottobre, ha diffidato la propria dipendente al partecipare ai riferiti incontri pubblici, motivando la decisione in relazione all'articolo 81 della legge n. 121 del 1981, rubricato "Norme di comportamento politico" per il personale della Polizia di Stato. Inoltre, nella medesima diffida, il questore ha precisato che "tali attività sono possibili in caso di effettiva candidatura in condizione di aspettativa speciale per propaganda elettorale";

considerato che:

all'articolo 81 sancisce: "Gli appartenenti alle forze di polizia debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche e non possono assumere comportamenti che compromettano l'assoluta imparzialità delle loro funzioni. Agli appartenenti alle forze di polizia è fatto divieto di partecipare in uniforme, anche se fuori servizio, a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche o sindacali, salvo quanto disposto dall'articolo seguente. È fatto altresì divieto di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, organizzazioni politiche o candidati ad elezioni. Gli appartenenti alle forze di polizia candidati ad elezioni politiche o amministrative sono posti in aspettativa speciale con assegni dal momento della accettazione della candidatura per la durata della campagna elettorale e possono svolgere attività politica e di propaganda, al di fuori dell'ambito dei rispettivi uffici e in abito civile. Essi, comunque non possono prestare servizio nell'ambito della circoscrizione nella quale si sono presentati come candidati alle elezioni, per un periodo di tre anni dalla data delle elezioni stesse";

l'art. 51 della Costituzione prevede: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica. Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro";

l'articolo 3 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese";

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

la normativa invocata dal questore di Rovigo è stata emanata in un periodo storico in cui le modalità delle candidature nelle competizioni politiche erano diverse da quelle attuali, nel senso che non erano previste né le "primarie" né le "graticole". Modalità, queste ultime, di recente individuazione e attuazione;

l'evoluzione delle procedure per l'individuazione dei candidati nelle diverse competizioni politiche ha determinato il profondo cambiamento delle dinamiche pre-elettorali. Ed è proprio per questo motivo che la riferita disposizione dovrebbe necessariamente essere interpretata in senso evolutivo, vale a dire in linea con il momento storico-politico;

se così non fosse, qualora si volesse confermare l'interpretazione letterale, ci si troverebbe dinanzi al paradosso in relazione al quale un appartenente alla Polizia di Stato sarebbe sì autorizzato a partecipare alla campagna elettorale, ma gli sarebbe preventivamente vietato partecipare alle selezioni per acquisire la medesima candidatura;

l'interpretazione dell'articolo 81 della legge n. 121 del 1981 data dal questore di Rovigo sembra porsi in manifesto contrasto con il combinato disposto degli articoli 3 e 51 della Costituzione;

considerato infine che, a Rovigo, al personale della Polizia di Stato che si riconosce in partiti o movimenti politici che adottano modalità innovative per la scelta dei propri candidati è inibita la possibilità di esercitare il diritto di elettorato passivo di cui all'articolo 51 Costituzione,

si chiede di sapere:

se l'interpretazione data dal questore di Rovigo sia conforme alla legge vigente in materia;

se risulti che tale interpretazione sia applicata anche nel resto del territorio italiano;

se, considerate le attuali modalità adottate nelle competizioni politiche, non si ritenga che l'interpretazione data sia troppo restrittiva e penalizzante e, in caso affermativo, quali iniziative anche di carattere normativo il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di garantire una piena partecipazione del personale di Polizia alle competizioni politiche.

(4-03010)

FATTORI, MORONESE, PAGLINI, ENDRIZZI, LEZZI, BUCCARELLA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e della salute - Premesso che:

in data 2 novembre 2014 è stata trasmessa dal programma "Report" (in onda su Rai Tre) l'inchiesta, realizzata dalla giornalista Sabrina Giannini, intitolata "Siamo tutti oche", in cui sono emersi dati inquietanti sui processi di produzione e di filiera di alcune note aziende italiane;

considerato che:

tali aziende sono spesso promotrici del made in Italy nel mondo;

dall'inchiesta emergono chiare le violazioni delle direttive europee per ciò che attiene al maltrattamento degli animali, nonché la mancanza di rispetto del parere dell'EFSA (European food safety authority) del novembre 2010 in cui si prescrive che lo spiumaggio delle oche debba avvenire attraverso tecniche di pettinatura, mentre le immagini trasmesse mostrano uno spiumaggio effettuato a mano con evidenti danni fisici causati agli animali;

tali maltrattamenti avvengono in Paesi appartenenti alla UE e nel nostro Paese sono considerati reato ai sensi dell'art. 544-ter del codice penale;

considerato inoltre che:

tali procedure avvengono in regime di esternalizzazione dei processi di produzione verso Paesi appartenenti alla Ue nonché in Paesi non membri che non rispettano gli standard di dignità umana del lavoro con, a parere degli interroganti, la motivazione evidente di ottenere una riduzione dei costi per capo prodotto e un minore controllo sui processi produttivi, nonché il costo orario della manodopera che risulta talmente basso da generare un fenomeno di social dumping;

le norme sull'etichettatura imposte dalla UE e quelle doganali UE non consentono una tracciabilità precisa delle materie prime;

la legge n. 4 del 2011 in materia di salvaguardia del made in Italy, che sancisce obbligo di indicare origine e provenienza dei prodotti, è frenata dalla UE in quanto contraria alle norme doganali ed ancora attende l'espressione di una chiara volontà politica che consenta di far valere alcuni principi di salvaguardia rispetto al marchio made in Italy che risulta essere il terzo più importante del mondo;

in Italia il calo del settore manifatturiero a giudizio degli interroganti è causato dalla ricerca, da parte delle grandi aziende, di mercati del lavoro alternativi con evidente e conseguente perdita di posti di lavoro e ripercussioni sulla macroeconomia del nostro Paese;

emerge dall'inchiesta di "Report" che tra i Paesi dove le nostre aziende decidono di delocalizzare la produzione manifatturiera figura anche la Transnistria, una zona militarizzata della Moldova, non riconosciuta dalle Nazioni Unite, dove sono continue le denunce di violazione dei diritti umani;

il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo ha presentato, senza ricevere risposta, l'atto 4-01934 in materia di etichettatura dei prodotti agroalimentari quale garanzia di una maggiore tutela del made in Italy e dei consumatori;

considerato infine che:

il Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, durante il congresso del Partito Democratico svoltosi nel 2013, aveva elogiato l'operato delle aziende oggetto dell'inchiesta televisiva, enfatizzando in particolare l'attività della Moncler come importante esempio imprenditoriale che, al contrario, a giudizio degli interroganti può essere considerato riprovevole,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti il Governo intenda adottare in sede nazionale ed europea affinché non vengano a ripetersi tali gravi fenomeni di maltrattamento animale;

se ritenga di dover proporre, nell'ambito della Presidenza italiana del Consiglio europeo, una politica dei dazi che sia efficace deterrente alle pratiche commerciali da e verso Paesi che non rispettano i diritti umani come la Transnistria o quelli dei lavoratori come evidenziato per Ungheria e Romania;

quali provvedimenti intenda intraprendere per la reale salvaguardia del made in Italy e la ripresa delle produzioni manifatturiere, fiore all'occhiello del nostro Paese.

(4-03011)

CONTE - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

venerdì 14 novembre 2014 nel tardo pomeriggio si è verificato un grave episodio di criminalità a Vedelago (Treviso): 2 individui salivano a bordo di un'auto, lasciata momentaneamente con il motore acceso da una donna che si trovava a pochi metri di distanza. A bordo dell'auto vi era un bambino di poche settimane. Subito è scattato l'allarme e l'auto, abbandonata, è stata ritrovata con il bambino illeso a qualche chilometro di distanza. Encomiabile è stato il pronto intervento dei Carabinieri che immediatamente hanno iniziato un serrato pattugliamento della zona anche con l'impiego di un elicottero;

nella giornata di sabato un gruppo di ragazzi ha aggredito il conducente di un autobus pubblico che aveva controllato il titolo di viaggio di uno dei giovani, riscontrandolo non regolare. Nella stessa giornata in vari comuni si sono registrati furti presso abitazioni; ignoti si sono introdotti anche nell'abitazione di un parlamentare trevigiano compiendo un furto;

questi episodi sono solo gli ultimi in ordine di tempo di una lunghissima serie che ha coinvolto molti comuni della provincia di Treviso, in modo particolare nell'area castellana. Negli ultimi mesi infatti si sono verificati numerosissimi furti in abitazioni, alcuni anche con l'aggressione dei proprietari, spesso persone anziane, furti presso aziende, furti di auto in aree di sosta, truffe ad anziani e assalti a bancomat e alle casse dei negozi. Un impressionante incremento di azioni criminose che ha diffuso in tutta la popolazione un grave stato di insicurezza, preoccupazione e disagio;

il dilagare di episodi di criminalità e microcriminalità può essere collegato, molto probabilmente, anche alla difficile situazione economica e all'aumento della disoccupazione;

si pone comunque l'interrogativo se non possa trattarsi anche di gruppi organizzati che si rendono autori di azioni delittuose in punti diversi;

devono essere rilevati alcuni elementi ulteriori: spesso è stato riscontrato che gli atti di criminalità sono stati compiuti da persone di nazionalità straniera;

va dato poi atto che negli ultimi mesi sono stati potenziati i pattugliamenti da parte delle forze dell'ordine ed è stato impiegato anche il personale delle polizie locali; lo stesso prefetto di Treviso ha affrontato il problema in frequenti incontri con gli amministratori locali e con i responsabili delle forze dell'ordine;

alcuni Comuni hanno avviato o potenziato il servizio di videosorveglianza rivelatosi utile in alcune situazioni ai fini delle indagini;

per arginare il preoccupante espandersi della criminalità, gruppi di cittadini si sono organizzati per mettere in atto azioni di pattugliamento, senza peraltro essere addestrati, con innegabili rischi di provocare situazioni gravi,

si chiede di sapere:

se il Ministro dell'interno intenda disporre controlli più assidui presso gli stranieri al fine di accertare la regolarità degli stessi e procedere all'allontanamento di quegli stranieri presenti non regolarmente;

se intenda potenziare gli organici delle forze dell'ordine nel territorio provinciale per poter aumentare i pattugliamenti;

se il Ministro dell'economia e delle finanze intenda attivarsi al fine di disporre che i costi sostenuti dalle amministrazioni locali per dotare il territorio di dispositivi di videosorveglianza non siano fatti rientrare nei vincoli del patto di stabilità.

(4-03012)

SCILIPOTI ISGRO' - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

in occasione del G20 che si è tenuto a Brisbane, in Australia, la Rai - Radio televisione italiana, ha mandato 5 inviati e altrettante troupe per coprire l'evento, uno per ogni testata giornalistica, Rai1, Rai2, Rai3, RaiNews e RadioRai;

l'invio di tale personale ha comportato un significativo dispendio di risorse aziendali;

a giudizio dell'interrogante, sarebbe bastato del buonsenso da parte del management aziendale per contenere i costi, inducendo le diverse redazioni giornalistiche a coordinarsi tra loro, mandando in Australia un solo inviato e una sola troupe (nella peggiore delle ipotesi 2), per i servizi televisivi e per quelli radiofonici;

sempre a giudizio dell'interrogante è inaccettabile che, in una fase di grave congiuntura economica che vede gli italiani colpiti dal rigore, la Rai spenda risorse pubbliche con tanta superficialità;

a giudizio dell'interrogante il Governo dovrebbe adoperarsi per indurre la Rai ad attuare una meticolosa spending review, così come sostiene di aver fatto per altri settori dell'amministrazione pubblica;

negli ultimi anni il canone pagato per sostenere la televisione pubblica è aumentato significativamente andando a gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini, in particolar modo sulle classi sociali meno abbienti;

a giudizio dell'interrogante è davvero singolare che il Presidente del Consiglio dei ministri, puntuale nel condannare ogni forma di spreco, non si sia interrogato su quanto accaduto, atteso che a Brisbane è stato frequentemente intervistato da ben 5 giornalisti, tutti dipendenti della Rai;

visti gli impegni assunti dalla Rai con la sottoscrizione del contratto di servizio, con specifico riferimento alla trasparenza nella gestione economico-finanziaria del servizio pubblico,

si chiede di sapere:

quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, affinché in futuro la Rai eviti di sperperare risorse così come accaduto per il G20 di Brisbane e operi invece una meticolosa revisione dei criteri di spesa aziendale.

(4-03013)

SOLLO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

al fine di realizzare risparmi spesa ed incrementi di efficienza, l'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148, ha delegato il Governo ad emanare uno o più decreti legislativi per riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari;

il decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, recante la nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero ha previsto la soppressione di alcune sezioni distaccate di Tribunali tra cui quella di Casoria, in cui ricadono i comuni di Casoria, Casavatore, ed Arzano (Napoli);

nel ridefinire il nuovo assetto territoriale degli uffici giudiziari il legislatore avrebbe dovuto tener conto dell'estensione del territorio, del numero degli abitanti, dei carichi di lavoro e dell'indice delle sopravvenienze, della specificità territoriale del bacino di utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale e del tasso d'impatto della criminalità organizzata;

considerato che:

a seguito della nuova geografia giudiziaria i comuni di Casoria, Casavatore ed Arzano non ricadono non più nel circondario del Tribunale di Napoli, bensì in quello del nuovo Tribunale di Napoli nord con sede ad Aversa;

il trasferimento dei suddetti tre comuni, da sempre appartenenti al circondario del Tribunale di Napoli, ha determinato notevoli problemi alla cittadinanza, per la lontananza dal tribunale di Napoli nord e per l'assenza di idonei mezzi di trasporto pubblici;

i comuni di Casoria, Casavatore ed Arzano confinano con la città di Napoli rispettivamente per il 40, 65 e 45 per cento del proprio territorio;

il mantenimento della sezione distaccata di Casoria sarebbe giustificato dal fatto che nel relativo circondario si trovano la compagnia dei Carabinieri, l'Agenzia delle entrate, un'azienda ospedaliera, collegamenti stradali importanti con la stazione ferroviaria centrale e l'aeroporto di Napoli;

i cittadini costretti a ricorrere alla volontaria giurisdizione, spesso minori e disabili, vedono particolarmente penalizzati i propri diritti;

il tribunale di Napoli Nord, ospitato in un'antica struttura adattata all'odierno utilizzo, raggruppa nel suo circondario ben 38 comuni delle province di Napoli e Caserta, con una popolazione complessiva di circa 923.000 abitanti residenti, presenta notevoli carenze di personale amministrativo e di magistrati, per cui non è in grado di assicurare un regolare svolgimento dell'attività giudiziaria;

la popolazione dei comuni di Caloria, Casavatore ed Arzano è di circa 130.000 abitanti e l'alleggerimento del bacino di utenza del Tribunale di Napoli nord rappresenterebbe un beneficio funzionale, rendendo più efficiente il funzionamento della giustizia;

l'accorpamento comporta notevoli difficoltà in ambito giudiziario penale, basti considerare che le forze di polizia presenti sul territorio, per ogni attività connessa alla loro funzione devono trasmettere tutti gli atti al distante e poco raggiungibile Tribunale di Napoli nord ad Aversa, con notevole aggravio di costi e di indennità agli enti di competenza;

ricollocare i comuni di Casoria, Casavatore e Arzano nel circondario del Tribunale di Napoli non comporta alcun onere di spesa in quanto occorrerebbero solo pochi locali per la cancelleria e per le udienze già disponibili nell'ampia struttura del Tribunale di Napoli,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda, e con quali tempi e modalità, rispondere alle urgenti necessità degli operatori del diritto e delle popolazioni di Casoria, Casavatore ed Arzano;

se non ritenga necessario ed opportuno riconsiderare quanto deciso in ordine alla sezione distaccata del Tribunale di Casoria restituendo con la massima urgenza la competenza sui comuni di Casoria, Casavatore e Arzano al Tribunale di Napoli.

(4-03014)

PEPE - Ai Ministri della salute, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

a fronte dei costi di smaltimento dei rifiuti sanitari a rischio infettivo, ogni presidio ospedaliero si rivolge a società autorizzate che effettuano il ritiro destinando tali rifiuti in impianti di termodistruzione autorizzati, al costo di medio di 2.000 euro a tonnellata;

nella sola regione Lazio la spesa accertata per l'anno 2012, secondo i dati forniti da SIOPE (il sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici) ammonta a circa 29 milioni di euro;

sembra, tuttavia, che le Regioni non forniscano la dimensione dei quantitativi avviati al conferimento, cosa che non permette una chiara pianificazione dei costi e dei benefici;

atteso che:

l'art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2003 prevede che i rifiuti sanitari sterilizzati: a) possono essere avviati in impianti di produzione di CDR (combustibile da rifiuto) o direttamente utilizzati come mezzo per produrre energia; b) nel rispetto delle disposizioni del decreto del Ministro dell'ambiente 19 novembre 1997, n. 503, e successive modificazioni, possono essere smaltiti in impianti di incenerimento di rifiuti urbani o in impianti di incenerimento di rifiuti speciali alle stesse condizioni economiche adottate per i rifiuti urbani; c) qualora nella regione di produzione del rifiuto non siano presenti, in numero adeguato al fabbisogno, né impianti di produzione di CDR, né impianti che utilizzano i rifiuti sanitari sterilizzati come mezzo per produrre energia, previa autorizzazione del presidente della Regione, possono essere sottoposti al regime giuridico dei rifiuti urbani e alle norme tecniche che disciplinano lo smaltimento in discarica per rifiuti non pericolosi. L'autorizzazione ha validità temporanea sino alla realizzazione di un numero di impianti di trattamento termico adeguato al fabbisogno regionale;

l'art. 1, comma 3, lettera g), stabilisce che le strutture sanitarie devono incentivare l'utilizzo di tecnologie per il trattamento di rifiuti sanitari tendenti a favorire il recupero di materia e di energia;

quindi il decreto prevede che ai fini di una corretta gestione dei rifiuti le autorità competenti favoriscono la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso il reimpiego e il riciclaggio; le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai rifiuti; l'utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia;

l'art. 7, comma 2, stabilisce che gli impianti di sterilizzazione locati all'interno all'interno del perimetro della struttura sanitaria non devono essere autorizzati ai sensi degli artt. 27 e 28 del decreto legislativo n. 22 del 1997 e dell'art. 208 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (quindi gli impianti di trattamento internalizzati non necessitano di autorizzazioni ma di semplice comunicazione alla Provincia di competenza come da comma 4 dell'art. 7);

considerato che:

esiste un sistema di sterilizzazione a norma UNI 10384/94 che ridurrebbe il rifiuto speciale pericoloso a rischio infettivo a rifiuto classificato urbano (CER 20.03.01) o combustibile da rifiuto (CER 19.12.10) riducendone allo stesso tempo le quantità e i volumi di oltre il 50 per cento, come avviene presso la "OMPeco" di Torino che dichiara 400 installazioni nel mondo, la "Newster technologies" di San Marino che dichiara oltre 500 installazioni nel mondo; e ancora presso la "Eco.Syst" di Bari e la "Life area simplex srl", ancora in corso di certificazione;

l'interrogante ha avuto notizia da organi di stampa di strutture che affrontano il problema in maniera estremamente più economica essendosi dotate di un sistema, peraltro non particolarmente innovativo, che, utilizzando la tecnologia di sterilizzazione del rifiuto sanitario eliminerebbe completamente l'onere dello smaltimento imposto dall'art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2003, comportando solo l'onere della TARI (la tariffa urbana dello smaltimento dei rifiuti) in funzione dell'ottenimento di rifiuti sanitari sterilizzati che potrebbero essere smaltiti come rifiuti urbani; tra queste aziende vi sono l'ospedale di Stato della Repubblica di San Marino e la pia fondazione "cardinal Panico" di Tricase (Lecce);

il principale vincolo all'adozione della tecnologia sembrerebbe il fatto che i presidi ospedalieri spesso hanno stipulato contratti vincolanti di lungo periodo per lo smaltimento dei rifiuti speciali, che non consentirebbero investimenti se non attraverso una risoluzione contrattuale onerosa;

a giudizio dell'interrogante la Cassa depositi e prestiti potrebbe finanziare tali investimenti da parte di strutture pubbliche fino a 30 anni, consentendo ampio margine all'azione di innovazione in funzione della quale si stima un risparmio per tonnellata dell'80 per cento delle tariffe attualmente applicate (ovvero un risparmio di 1.600 euro per tonnellata trattata), che consentirebbe alle strutture di rientrare dei costi in brevissimo tempo;

per di più, in rispetto del comma 1, lett. a), del decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2003, il rifiuto, al di là delle valutazioni tecnologiche, potrebbe costituire combustibile per impianti di cogenerazione di energia elettrica al servizio dello stesso presidio produttore, con un ulteriore risparmio per la pubblica amministrazione, e a minore impatto in funzione della filiera corta;

i rischi connessi alle contaminazioni da virus, come l'Ebola, impongono la sterilizzazione di ogni materiale usato nel trattamento dei pazienti infetti, e il loro necessario inserimento, con i relativi costi, nella filiera del rifiuto contaminato, cosa che aumenterà presumibilmente, nel breve periodo, i volumi del rifiuto speciale ospedaliero,

si chiede di sapere:

se i fatti riportati corrispondano a verità;

se i Ministri in indirizzo ritengano di intervenire, per quanto di competenza, affinché gli amministratori locali, ritenuta valida la tecnologia, possano essere messi in grado di svincolare le amministrazioni pubbliche rispetto ad impegni contrattuali in essere, alla luce delle nuove tecnologie e possibilità;

se siano a conoscenza della spesa regionale relativa allo smaltimento dei rifiuti ospedalieri a rischio infettivo;

se siano a conoscenza delle quantità di rifiuto speciale ed infettivo conferite globalmente, per regione e per singola struttura;

quali siano le aziende che effettuano il trattamento dei rifiuti e che tipo di tecnologia utilizzino;

quali siano gli impianti di stoccaggio sul territorio nazionale;

se sia calcolabile la maggior spesa sostenuta a fronte dell'inerzia rispetto a quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2003.

(4-03015)

VILLARI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

nell'allestimento delle navi da carico e passeggeri, l'amianto, per la sua ben nota resistenza al fuoco, veniva utilizzato per la costruzione delle divisioni in classi al fine della protezione antincendio dei compartimenti, per le paratie di allestimento di cabine e pavimentazione, come isolante delle tubature e degli ingranaggi (tutte le tubature a contatto con l'alta temperatura erano fasciate con l'amianto), nei locali cucine per guarnizioni, in tute antincendio e nei guanti;

studi scientifici hanno riscontrato nei soggetti che avevano lavorato negli ambienti navali patologie respiratorie ed eccessi di mortalità per mesotelioma pleurico e tumori polmonari: malattie causate dal contatto col materiale cancerogeno che si possono manifestare anche dopo 15-20 anni;

con la legge 27 marzo 1992, n. 257, recante "Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto", si è messo al bando l'amianto e sono state approvate le misure di sostegno per i lavoratori quali il trattamento straordinario di integrazione salariale e il pensionamento anticipato;

nonostante la legge, molte navi ricche di amianto al loro interno (cosiddette navi d'amianto) sono rimaste in esercizio fino al limite temporale dei 50 anni di attività, esponendo conseguentemente per decenni i lavoratori marittimi a gravi rischi;

considerato che:

nel 2003, l'ex istituto di previdenza per il settore marittimo (Ipsema) riconosceva ai marittimi esposti all'amianto benefici previdenziali, quali la rivalutazione contributiva ai fini pensionistici, consistente nel ricalcolo secondo un coefficiente moltiplicativo di 1,25 del periodo di esposizione eccedente ai 10 anni e una rendita all'ammalato e successivamente ai superstiti, in base agli anni di servizio per coloro che avevano avuto diagnosticata una malattia correlata all'asbesto. Il termine ultimo per la presentazione della domanda all'Inail (in cui è confluito l'Ipsema, ex cassa marittima) era il 5 giugno 2005;

con la legge 24 dicembre 2007, n. 244, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)", è stato istituito presso l'Inail un fondo per le vittime dell'amianto. Il finanziamento del fondo dipendeva per 3 quarti dallo Stato e per un quarto dalle imprese, ed era così ripartito: 30 milioni di euro per gli anni 2008-2009 e 22 milioni a decorrere dall'anno 2010 per lo Stato e 10 milioni di euro per il biennio 2008-2009 e 7.333.000 euro a partire dal 2010 per le imprese;

l'esame delle pratiche ancor oggi procede a rilento, basti pensare che ogni istruttoria (per un totale di circa 30.000) viene prima protocollata alla sede compartimentale dell'ex Ipsema di Roma, direzione generale, e poi tutto l'incartamento viene ricontrollato presso la sede di Napoli;

molte delle pratiche sono giudicate incomplete o addirittura, nonostante le numerose sentenze, l'Inail riconosce ai marittimi della categoria "macchine" il contatto con l'amianto negandolo però a quelli "di coperta", dimostrando scarsa conoscenza riguardo all'espandibilità delle polveri dell'amianto;

per quanto riguarda la documentazione, bisogna considerare che l'estratto di matricola dovrebbe essere il "lasciapassare" per l'accettazione della pratica. Quest'ultimo è un documento ufficiale (dello Stato) rilasciato dall'autorità marittima, vidimato e timbrato dal comandante di porto. Tale documento, oltre alle generalità personali del lavoratore marittimo, porta il grado, la mansione svolta, il nome della nave, la nazionalità, il tonnellaggio, la data e il luogo d'imbarco e sbarco e il periodo trascorso sulla nave. Inoltre, il RINA (registro italiano navale) nei suoi archivi custodisce tutte le informazioni inerenti alla costruzione delle navi e alla loro nazionalità;

a giudizio dell'interrogante la situazione attuale dei lavoratori marittimi vittime dell'amianto, nonostante le sentenze e il ruolo del RINA, l'estratto di matricola e il riconoscimento dello Stato, è incresciosa e sono loro illecitamente negati il riconoscimento dei benefici già previsti dalla legge,

si chiede di sapere quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per quanto concerne il monitoraggio e la valutazione delle istanze in giacenza per il riconoscimento dei benefici previdenziali e il risarcimento dei lavoratori del settore marittimo in capo all'ex Ipsema.

(4-03016)

ORRU', PUGLISI, SOLLO, SPILABOTTE, PEZZOPANE, PUPPATO, FABBRI, SCALIA, GIACOBBE, MATTESINI, LO GIUDICE, DI GIORGI, MOSCARDELLI, Elena FERRARA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

dal 1° gennaio 2000, ai sensi dell'articolo 8 della legge n. 124 del 1999, il personale ATA (collaboratori scolastici, assistenti tecnici e amministrativi) e ITP (insegnanti tecnico-pratici) che lavorava nelle scuole e che negli anni '70 era alle dipendenze degli enti locali, è stato trasferito in capo al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, garantendo il completo riconoscimento dell'anzianità maturata presso l'ente di provenienza;

il citato articolo 8 ha determinato, inoltre, una netta distinzione tra le due figure professionali, collocando il personale ATA al comma 2 e quello ITP al comma 3;

i criteri di inquadramento adottati dal Ministero risultano in contrasto con la specifica disposizione contenuta nell'articolo 8, comma 2, con la quale il legislatore aveva inteso riconoscere ai fini giuridici ed economici l'intera anzianità di servizio maturata presso l'ente locale di provenienza;

il 20 luglio 2000 è stato sottoscritto un accordo tra sindacati e Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) che a giudizio degli interroganti ha stravolto le disposizioni dell'articolo 8 della legge n. 124 del 1999, determinando l'inquadramento del personale trasferito allo Stato non più attraverso il riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell'anzianità maturata presso l'ente locale di provenienza (come stabilito dalla legge), bensì in base a quanto percepito nell'ente di provenienza, al netto di tutte quelle indennità che negli enti locali contribuivano in massima parte a quantificare l'entità dello stipendio stesso. Questo accordo, oltre a introdurre un non meglio identificato principio della «temporizzazione», determina l'obbligo della restituzione di ingenti somme di denaro sino ad allora percepite dal personale interessato, penalizzando ulteriormente la situazione economica già difficile di molte famiglie;

lo stesso accordo ARAN, sempre in applicazione dell'articolo 8 della legge n. 124 del 1999, al punto 6 dell'articolo 2 sancisce che: «Agli ITP e agli assistenti di cattedra appartenenti alla VI qualifica funzionale degli enti locali si applicano gli istituti contrattuali della scuola per quanto attiene alla funzione docente»;

considerato che:

il contenzioso determinatosi dopo l'applicazione dell'accordo ARAN ha visto il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca soccombente in quasi tutte le sentenze dei tribunali, delle corti di appello e in Cassazione. Tale accordo è stato smentito in quanto ritenuto privo di natura normativa, ripristinando così, come previsto dall'articolo 8 della legge n. 124 del 1999, il diritto del personale al riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell'anzianità maturata presso l'ente di provenienza;

la legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per il 2006), articolo 1, comma 218, ha disconosciuto tuttavia i diritti acquisiti dai lavoratori ex dipendenti locali;

nel 2007 la Corte costituzionale ha ravvisato la legittimità dell'articolo 1, comma 218, ed in conseguenza della nuova legge la Corte di cassazione, smentendosi, ha dato torto ai lavoratori;

va peraltro ricordato che il suddetto comma 218 esclude totalmente dalla sua formulazione il personale docente ITP. Questo infatti recita: «Il comma 2 dell'articolo 8 della legge 1999, n. 124, si interpreta nel senso che il personale degli enti locali trasferito nei ruoli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) statale è inquadrato nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali dei corrispondenti ruoli statali sulla base del trattamento economico complessivo in godimento dell'atto del trasferimento». A riprova che il personale ITP sia stato escluso dalla legge finanziaria per il 2006, la quale faceva riferimento solo al personale ATA, vi è il fatto che le sentenze e le ordinanze emesse dalla Corte costituzionale (che ha ritenuto legittimo il comma 218 della finanziaria sulle ordinanze di rinvio emesse da tribunali e corti di appello), si sono unicamente riferite al comma 2 dell'articolo 8 della legge n. 124 del 1999, riguardante, appunto, il personale ATA e non quello ITP, di cui al comma 3 dell'articolo 8. Nella legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008), si rimandava la soluzione dell'annosa questione, alla contrattazione collettiva nella stipula dell'allora successivo contratto collettivo nazionale;

con una sentenza emessa il 7 giugno 2001, la Corte europea dei diritti umani ha riconosciuto che, in seguito al comma 218 dell'articolo 1 della legge n. 266 del 2005, i lavoratori si sono visti negare il diritto ad un giusto processo, quindi lo Stato italiano ha violato l'articolo 6, comma 1, della Convenzione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Inoltre, la giurisprudenza, a loro favorevole fino a quel momento, aveva fatto maturare nei lavoratori un «legittimo affidamento» e di conseguenza l'aspettativa di avere soddisfazione. La Corte ha respinto tutti gli argomenti presentati dal Governo, compreso il richiamo alla causa di utilità pubblica come giustificazione dell'ingerenza della legge nella giurisprudenza;

con successiva sentenza n. C-108/10 del 6 settembre 2011, la grande sezione della Corte di giustizia europea ha definitivamente confermato la correttezza delle richieste del personale, sancendo l'illegittimità di un inquadramento comportante «un peggioramento retributivo sostanziale per il mancato riconoscimento dell'anzianità da loro maturata presso il cedente, equivalente a quella maturata da altri lavoratori alle dipendenze del cessionario»;

nei due rami del Parlamento sono state presentate numerose interrogazioni, interpellanze e nella XVI Legislatura alla Camera è stata approvata la risoluzione 8-00196 conclusiva del dibattito avuto in XI Commissione (Lavoro pubblico e privato), durante il quale il Governo pro tempore si era impegnato affinché, entro tempi brevi, si giungesse ad un'equilibrata risoluzione della vicenda,

si chiede di sapere in quale modo i Ministri in indirizzo intendano intervenire per risolvere la questione degli ITP, al fine di garantire e riconoscere loro il giusto inquadramento, essendo esclusi dal comma 218 della finanziaria per il 2006 ed avendo diritto a quanto stabilito dal comma 3 dell'articolo 8 della legge n. 124 del 1999.

(4-03017)

DONNO, SANTANGELO, BERTOROTTA, CAPPELLETTI, BUCCARELLA, GAETTI, PUGLIA, PAGLINI, CATALFO, NUGNES, MORONESE, MORRA, MANGILI, SIMEONI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:

mediante deliberazione del Consiglio comunale di Carovigno (Brindisi) n. 382 del 18 settembre 1989, veniva deliberato l'affidamento in concessione della realizzazione e conduzione temporanea dell'impianto intercomunale di depurazione di Carovigno, San Vito dei Normanni e San Michele salentino con i relativi collettori di adduzione alle imprese coinvolte;

con decreto n. 129/CD/A del 13 giugno 2002, il commissario delegato per l'emergenza ambientale in Puglia pro tempore, Raffaele Fitto, applicava la proroga «allo scarico nel sottosuolo, mediante 2 voragini site in località Contrada Vigna della Marina, dei reflui depurati rinvenienti dall'impianto di depurazione a servizio dell'abitato del Comune di Carovigno, per la durata di ventiquattro mesi dalla data di notifica dell'ulteriore provvedimento del Commissario Delegato e, comunque, non oltre il 13 giugno 2004, che, individuato lo scarico definitivo e fissati i relativi limiti, disporrà redazione del progetto di adeguamento dello stesso impianto»;

veniva altresì disposto «l'affidamento all'Amministrazione provinciale di Brindisi territorialmente competente, per il tramite del Presidio Multifunzionale di Prevenzione della A.U.S.legge BR/1», di appositi controlli le cui risultanze sarebbero dovute essere trasmesse all'Ufficio del commissario delegato per l'emergenza ambientale in Puglia al fine di assicurare: «a) che non vengano superati, fino alla durata della proroga di cui trattasi, gli standards conseguiti dall'effluente allo scarico dopo la diminuzione del carico inquinante; b) che sia provveduto a smaltire i fanghi disidratati con le modalità previste dalla normativa vigente; c) che sia prevista attorno allo scarico una fascia di rispetto, con raggio di 500 metri all'intorno del punto di scarico, nella quale non è ammesso l'emungimento delle acque per qualsiasi uso»;

le previsioni ivi contenute, in particolare quelle riguardanti la limitazione temporale degli interventi, però, venivano ignorate e disattese;

con documento Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia prot. n. 0001035 del 10 gennaio 2012, recante ad oggetto: "Impianto di depurazione consortile di Carovigno. Richiesta di autorizzazione allo scarico dei reflui depurati. Conferenza di Servizi del 21 dicembre 2011. Parere di Arpa Puglia", veniva espressamente riconosciuta dal dirigente ambientale e dal direttore del Dipartimento ambientale provinciale dell'ARPA di Brindisi in carica «la necessità di eliminare l'attuale scarico in falda del depuratore di Carovigno, soggetto peraltro a procedura di infrazione da parte della Comunità Europea»;

con decreto n. 23/CD/A del 21 maggio 2012, il commissario delegato in carica, Nichi Vendola, esprimeva il «diniego definitivo all'applicazione della proroga allo scarico nel sottosuolo dei reflui provenienti dall'impianto di depurazione a servizio dell'abitato del Comune di Carovigno, per mancanza dei presupposti previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 gennaio 2012 e di disporre l'archiviazione della relativa pratica». Veniva altresì disposto che il decreto venisse notificato alla Direzione generale dell'Acquedotto Pugliese SpA, al Sindaco di Carovigno, alla Provincia di Brindisi e al Servizio tutela delle acque dell'Assessorato regionale delle opere pubbliche e protezione civile;

il diniego, tuttavia, non veniva in alcun modo rispettato e il depuratore risulta essere ancora in funzione;

nel dossier "La depurazione in Puglia. Stato dell'arte e proposte per uscire dall'emergenza ambientale" del 2013 e diffuso da Legambiente si evidenziano «situazioni imbarazzanti come per esempio a Carovigno, dove il depuratore (che dovrebbe essere spento) non depura» in un desolante quadro in cui «taluni impianti pugliesi non rispettano i limiti di legge, né quelli della tabella 4, che prevede i limiti più stringenti ed è obbligatoria per gli impianti che scaricano sul suolo, né tantomeno quelli della più blanda tabella 1, che fissa i valori per i reflui depurati che confluiscono in acque superficiali»;

considerato che:

a conferma di quanto statuito, la stessa relazione dell'atto unico di collaudo del 5 dicembre 2011 relativa ai lavori di "realizzazione del 1° lotto (1° e 2° stralcio) dell'impianto intercomunale di depurazione di Carovigno, San Vito dei Normanni e San Michele Salentino con i correlativi collettori di adduzione", evidenziava «l'incompiutezza dell'impianto (con particolare riferimento al mancato completamento del digestore dei fanghi)»;

dal rapporto di prova n. 2353-2013 Rev. 1 del Dipartimento ambientale provinciale di Brindisi recante data 16 ottobre 2013, l'"Impianto di depurazione di Carovigno Vecchio" risulta essere «non conforme per i parametri "solidi sospesi totali", "BOD5", "COD", "Tensioattivi totali", "Azoto totale" e "Fosforo totale" rispetto ai limiti di emissione stabiliti dalla Tab. 4 All. 5 Parte III del decreto legislativo 152/06. Non conforme altresì per i parametri "solidi sospesi", "BOD5" e "COD" rispetto ai limiti di emissione stabiliti dalla Tab. 1 All. 5 Parte III del decreto legislativo 152/06 per impianti aventi potenzialità 10000 A.E.». Inoltre, risulta che il valore del parametro batteriologico Escherichia coli eccede quello previsto dal decreto legislativo n. 152 del 2006, e successive modificazioni, con conseguente non conformità ai limiti stabiliti dalla Tab. 4 citata. Risultati del tutto analoghi si registrano relativamente a rapporti di prova ed analisi effettuate in precedenza da ARPA Puglia sullo stesso depuratore;

inoltre, ad aggravio della situazione, con atto dirigenziale del Servizio risorse idriche della Regione Puglia n.136 del 2 settembre 2014 veniva rilasciata alla società Acquedotto pugliese l'autorizzazione all'esercizio dello scarico provvisorio nel "canale Reale" delle acque reflue depurate effluenti da un nuovo impianto consortile di trattamento a servizio dell'agglomerato di Carovigno;

considerato, inoltre che secondo quanto riportato dal "Report sulla depurazione in Puglia", recante data settembre 2013 e redatto dall'Area regionale di coordinamento politiche per la riqualificazione, la tutela e la sicurezza ambientale e per l'attuazione delle opere pubbliche «la Regione Puglia è interessata da procedure d'infrazione attivate dalla Commissione europea nei confronti dello Stato Italiano per la mancata applicazione della Direttiva Comunitaria 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane (artt. 3, 4 e 5). In particolare, il procedimento di infrazione (2004/2034) è stato avviato dalla Commissione europea nell'anno 2004 per il mancato adeguamento alla citata direttiva dei sistemi fognari e degli impianti di trattamento a servizio degli agglomerati urbani superiori ai 15.000 abitanti equivalenti». Nello specifico, «la Corte di Giustizia Europea con sentenza depositata in data 19 luglio 2012 relativa alla Causa C - 565/10, ha dichiarato che la Repubblica Italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 3 e 4, paragrafi 1 e 3, e 10 della direttiva 91/271 e l'ha condannata al pagamento delle spese processuali»;

considerato, infine, che ai sensi del comma 4 dell'art. 301 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in applicazione del principio di precauzione, ha facoltà di adottare in qualsiasi momento misure di prevenzione, ai sensi dell'articolo 304, che risultino: a) proporzionali rispetto al livello di protezione che s'intende raggiungere; b) non discriminatorie nella loro applicazione e coerenti con misure analoghe già adottate; c) basate sull'esame dei potenziali vantaggi ed oneri; d) aggiornabili alla luce di nuovi dati scientifici; nel successivo comma 5 viene statuito che «Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare promuove l'informazione del pubblico quanto agli effetti negativi di un prodotto o di un processo e, tenuto conto delle risorse finanziarie previste a legislazione vigente, può finanziare programmi di ricerca, disporre il ricorso a sistemi di certificazione ambientale ed assumere ogni altra iniziativa volta a ridurre i rischi di danno ambientale»,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non ritengano necessario assumere, in applicazione del principio di precauzione, le misure di prevenzione di cui l'art. 301 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nonché ogni misura necessaria e di pertinenza, al fine di garantire un'effettiva protezione e salvaguardia dell'area interessata;

quali siano i motivi per cui, nonostante la sussistenza di procedure d'infrazione attivate all'uopo dalla Commissione europea e i rapporti di non conformità chimica e microbiologica del depuratore di Carovigno, le prescrizioni temporali degli interventi di scarico dei reflui siano state pedissequamente disattese dai soggetti e dalle autorità coinvolti;

se, nell'ambito delle rispettive competenze, non ritengano opportuno verificare se la Regione Puglia, di concerto con i Comuni coinvolti, abbia individuato o intenda determinare soluzioni tecniche condivisibili che tutelino l'ambiente e l'ecosistema e che rispettino il dettato normativo del codice dell'ambiente;

se, per quanto di competenza, non ritengano opportuno attivare politiche ambientali atte al contrasto dell'intrusione marina e della costante desertificazione dei territori interessati, scongiurando il rischio concreto della compromissione dell'equilibrio ambientale.

(4-03018)

STEFANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri -

(4-03019)

(Già 3-01218)

CASALETTO, PEPE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

l'amianto (chiamato anche asbesto) è un minerale naturale a struttura fibrosa appartenente alla classe chimica dei silicati. Esso è potenzialmente indistruttibile in quanto resiste sia al fuoco che al calore, nonché agli agenti chimici e biologici, all'abrasione e all'usura. Per le sue caratteristiche di resistenza e di forte flessibilità è stato ampiamente usato nell'industria e nell'edilizia, benché, già negli anni '40 del Novecento, fosse stato scientificamente dimostrato che si trattava di una sostanza altamente nociva per la salute, risultata poi avere anche effetti cancerogeni;

risulta all'interrogante che nel quartiere di Gratosoglio a Milano ci sono 52 palazzi prefabbricati di edilizia popolare ALER costruiti negli anni '60 con all'incirca 10-12.000 abitanti;

atteso che a quanto risulta agli interroganti:

con una lettera spedita agli inquilini degli edifici, l'Aler ha comunicato la presenza di amianto nei 448 colonnati che servono a reggere le pensiline e ha raccomandato «di evitare qualsiasi intervento su questi elementi » scatenando la paura degli abitanti. Tali supporti sono alti 2,4 metri, hanno una circonferenza di 60 centimetri e la loro costruzione risale al 1964;

girando tra i palazzi, ci si accorge che molte delle colonne sono già in pessime condizioni, in alcuni casi addirittura si rischia il crollo delle pensiline sotto cui passano i residenti dei 27 palazzi di Gratosoglio sud;

considerato che:

la "scoperta" delle pensiline all'amianto è solo l'ultima di una lunga lista di problematiche che fanno sentire gli inquilini Aler sempre più soli e abbandonati; spesso la mancanza di manutenzione degli edifici e in alcuni casi le infiltrazioni di umidità dai tetti sono tali da arrivare fino al piano terra; l'amianto è anche negli isolanti dei sistemi idrici e soprattutto negli isolanti dei sistemi termici;

la pericolosità dell'amianto consiste nella capacità che il materiale ha di rilasciare fibre potenzialmente inalabili dall'uomo, con la caratteristica di dividersi in senso longitudinale anziché trasversale come per altre tipologie di fibre ed i materiali più pericolosi sono ovviamente quelli contenenti amianto friabile, e la pericolosità è sicuramente maggiore quando può disperdere le sue fibre nell'ambiente circostante per effetto di qualsiasi tipo di sollecitazione meccanica, eolica, da stress termico, dilatamento di acqua piovana;

si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative intendano assumere per salvaguardare la salute e la dignità di migliaia di cittadini.

(4-03020)

MUSSINI, PETRAGLIA, MONTEVECCHI, BENCINI, BIGNAMI, Maurizio ROMANI, DE PETRIS - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'interno - Premesso che:

nel pomeriggio del 14 novembre 2014, nell'imminenza della chiusura della "consultazione" sul "Piano Scuola" del Governo, docenti e studenti si sono ritrovati davanti al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per presentare, in delegazione, al ministro o ad un funzionario da lui delegato, delibere e mozioni del mondo della scuola sul progetto di riforma;

la volontà di "ascolto" del Governo si è concretata nella disposizione di 4 file di forze dell'ordine (Guardia di finanza e Arma dei Carabinieri, in tenuta antisommossa con caschi e scudi), 2 camionette ad ingombrare le rampe di accesso al Ministero ed elicotteri a controllare l'area;

lo spiegamento di forza pubblica ha impedito l'ingresso al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca di coloro che, vivendo la scuola e le sue inadeguatezze quotidianamente, ne conoscono a fondo le problematicità e intendevano offrire una risposta ufficiale e formale, oltreché legittima e articolata;

l'ascolto al quale è disposto il Governo sembrerebbe limitarsi ai segni di spunta per la compilazione di un questionario a prevalenza di risposte chiuse da parte dei pochi che hanno voluto partecipare al sondaggio on line su "LaBuonaScuola" (65.000 circa), il cui termine è stato anche prorogato di un giorno, vista la moderata affluenza;

le diverse sezioni del questionario, peraltro, ripercorrendo le suddivisioni del documento governativo, evidenziano a parere degli interroganti una certa arbitrarietà nella scelta degli argomenti sui quali si è ritenuto di indagare. Un esempio per tutti riguarda l'entrata dei privati nelle scuole, considerato un dato acquisito per sopperire alle carenze statali e presentato dal sondaggio solo in termini di possibile destinazione e preferenza nell'utilizzo degli eventuali fondi;

non si può sottacere, da un lato, la tendenziosità di molte domande del questionario che non prevedevano la risposta negativa, tantomeno l'espressione di un'opinione diversa da quelle prestabilite e, dall'altro lato, l'elusione di temi fondamentali, come la valutazione dei docenti e la riforma degli organi collegiali;

la "blindatura" del Ministero dell'istruzione, verificatasi da ultimo venerdì 14 novembre, appare una dimostrazione inequivocabile di chiusura al dialogo nei confronti di chi chiede di studiare e approfondire le problematiche in campo, che non possono risolversi con arroganza, approssimazione e rapidità, a scapito dei diritti e dei principi costituzionali di uno Stato democratico;

secondo il progetto "LaBuonaScuola", inoltre, i genitori vengono solo informati, ma assumono un ruolo di protagonisti soltanto nella raccolta dei fondi, finendo in pratica per perdere completamente il ruolo di componente collaborativa nel raggiungimento delle decisioni (come dimostrano la "sparizione" del rappresentante di classe, la compressione del consiglio d'istituto e il ruolo pervasivo assegnato al dirigente scolastico);

rilevato che:

il 4 agosto 2006, fu depositata presso la Camera dei deputati la legge di iniziativa popolare 'Per una buona scuola della Repubblica', sostenuta da 100.000 firme e da almeno 120 comitati di base locali. La discussione fu avviata nell'aprile del 2007, ma la fine anticipata della Legislatura ne interruppe l'iter di discussione e approvazione;

nella XVI Legislatura, la legge fu ripresentata, senza mai essere discussa né considerata ai fini dell'emanazione della legge Gelmini di riforma della scuola (di cui al decreto-legge n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009);

già prima dell'estate 2014, la legge di iniziativa popolare "Per Una buona scuola della Repubblica" è stata ripresentata in entrambi i rami del Parlamento (AC 2630 e AS 1583);

la ripresentazione, al di là delle necessità procedurali, non è solo un gesto di rispetto e riconoscimento nei confronti di un percorso di democrazia partecipata che ha coinvolto migliaia di genitori, docenti e studenti, e va al di là della condivisione puntuale dei contenuti di questa proposta di legge;

a cominciare dal ministro pro tempore Moratti per giungere al ministro Giannini, e passando per il ministro pro tempore Gelmini, molte cose sono cambiate, purtroppo a parere degli interroganti soltanto in negativo; lo dimostrano ad esempio le deplorevoli condizioni dell'edilizia scolastica, considerata una priorità per il Governo Renzi, o la strutturale carenza di materiale didattico;

un ulteriore dato costante risulta essere il muro, spesso costituito da forze dell'ordine, verso qualsiasi forma di dialogo con i diretti interessati del mondo della scuola, docenti, studenti e genitori, che ben conoscono, lontano dai riflettori, le criticità e le disfunzioni del sistema scuola in Italia;

le annose problematiche relative al mondo dell'istruzione non si superano con le rituali passerelle settimanali del Presidente del Consiglio dei ministri o di qualche ministro o sottosegretario, tantomeno con sondaggi estemporanei o battage pubblicitari, ma con un razionale e cospicuo stanziamento di risorse che renda efficace ed efficiente il sistema di istruzione pubblica, in linea con le molteplici prescrizioni costituzionali in materia, prima tra tutte la partecipazione dei soggetti della scuola;

rilevato infine che:

la proposta di legge di iniziativa popolare citata rappresenta un progetto ambizioso, complesso e articolato, condiviso, negoziato e mediato da tutti i soggetti che vivono quotidianamente le criticità del sistema scolastico pubblico e provano a fornire soluzioni pratiche;

in particolare, il testo propone ad esempio uno stanziamento di fondi in linea con la media europea (il 6 per cento del Pil) e, soprattutto, vincolati a una precisa previsione di spesa, al fine di attuare le disposizioni costituzionali che delinearono una scuola statale democratica, inclusiva, laica e pluralista per la Repubblica italiana,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti quale sia la società che ha elaborato il questionario del progetto "LaBuonaScuola", con quali criteri sia stata selezionata, con quali modalità verranno restituiti i risultati della consultazione e a quanto ammonti il compenso pattuito;

se siano state sentite le parti sociali per quanto attiene ai contenuti contrattuali delle linee guida e cosa sia emerso dalla consultazione;

quale sia l'équipe pedagogica che ha elaborato le linee guida per la Presidenza del Consiglio dei ministri e se tale équipe intenda rispondere e con quali modalità agli interrogativi e/o segnalazioni di criticità emerse in merito alla consultazione su "LaBuonaScuola";

quanto sia stato speso per la pubblicità relativa al progetto governativo di "buona scuola" andato in onda anche sulle radio e le televisioni (oltreché su quotidiani e riviste);

se ritenga opportuno, vista la scarsità di risorse economiche, l'utilizzo a tali scopi delle risorse dei contribuenti, posto che non si tratta di una campagna informativa sui diritti dei cittadini, relativa a normative già in essere;

se e quali siano i precedenti italiani o europei ai quali ci si è ispirati per la conduzione della campagna governativa su "La Buona Scuola";

se le procedure di "ascolto" in atto da parte del Governo prevedano l'uso della forza pubblica, come verificatosi da ultimo il 14 novembre di fronte al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;

se non ritenga opportuno, nell'elaborazione dell'importante e attesa riforma del sistema di istruzione, anche al fine di smentire procedure autoritarie e/o prevenire abusi di decretazioni d'urgenza, tenere conto con atti realmente formali delle voci di migliaia di cittadini, che conoscono e vivono quotidianamente la scuola, le sue potenzialità e le sue inefficienze e problematicità;

quando e come il Governo intenda dare forma normativa alle linee guida per una reale buona scuola pubblica.

(4-03021)

LUMIA - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

come si apprende da notizie di stampa, 2 anni fa (12 aprile 2012) l'imprenditrice Elena Ferraro, legale rappresentate di un centro di diagnostica, la "Hermes" di Castelvetrano (Trapani), ha ricevuto la "visita" di Mario Messina Denaro, cugino del pericoloso boss di Cosa nostra, Matteo. Era venuto a proporle un affare che non si poteva rifiutare, ma la giovane imprenditrice di 35 anni non ebbe alcun dubbio e recandosi in questura denunciò tutto. Un anno dopo, arrivarono gli arresti (dicembre 2013). In questa circostanza, nell'ambito dell'operazione denominata "Eden" contro la cosca mafiosa di Matteo Messina Denaro, latitante da 21 anni, la Regione Siciliana, nella persona del presidente Crocetta, ha mostrato la vicinanza e la solidarietà all'imprenditrice vittima di estorsioni, costituendosi parte civile nel processo nel quale Antonella Agosta (Germania), Matteo Agosta (Palermo), Francesca Maria Barresi (Castelvetrano), Girolamo Cangialosi (Carini), Lea Cataldo (Campobello di Mazara), Lorenzo Cimarosa (Castelvetrano), Aldo Tonino Di Stefano (Campobello di Mazara), Francesco Fabiano (Paceco), Floriana Filardo (Salemi), Giovanni Filardo (Castelvetrano), Valentina Filardo (Salemi), Francesco Guttadauro (Palermo), Girolama La Cascia (Castelvetrano), accusata di favoreggiamento per non avere denunciato una presunta estorsione subita, Aldo Roberto Licata (Palermo), Antonino Lo Sciuto (Castelvetrano), Francesco Luppino (Campobello di Mazara), Giuseppe Marino (Palermo), Michele Mazzara (Paceco), Mario Messina Denaro (Castelvetrano), Patrizia Messina Denaro (Castelvetrano), Antonella Montagnini (Milano), Vincenzo Peruzza (Castelvetrano), Giuseppe Pilato (Erice), Rosario Pinto (Palermo), Nicolò Polizzi (Campobello di Mazara), Pietro Luca Polizzi (Castelvetrano), Francesco Spezia (Erice), Salvatore Torcivia (Palermo), Vincenzo Torino (Napoli), Giovanni Faraone (Palermo) vennero raggiunti da procedimento di custodia cautelare;

il coraggio di chi denuncia deve essere sempre sostenuto e promosso, specialmente in un territorio difficile come quello che ha dato i natali al capo di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. La giovane imprenditrice ha raccontato così l'accaduto all'Adnkronos: «Si presentò nel mio studio, senza nemmeno dirmi il suo nome di battesimo, ma ricordandomi minacciosamente di essere "il capo di tutto". Poi mi propose un affare: una convenzione con una clinica di ortopedia di Partinico, nel palermitano. Io avrei dovuto fare delle fatture gonfiate e il denaro in più che ne avrei ricavato avrei dovuto consegnarlo a lui. Mi disse esplicitamente che quei soldi servivano a sostenere le famiglie dei detenuti»;

il 14 settembre 2014 un nuovo chiaro segnale intimidatorio ha colpito l'imprenditrice: qualcuno introducendosi all'interno della sua azienda ha reciso alcuni cavi della macchina della Tac. La Polizia scientifica avrebbe accertato che si tratta di un intervento doloso e che i cavi sono stati recisi di netto a seguito dell'intrusione furtiva nei locali della clinica "Hermes" sita in via Sapegno, n. 24, nel quartiere "Badia" dove vivono i familiari di Matteo Messina Denaro. Il sindaco della città di Castelvetrano Selinunte, avvocato Felice Errante, appresa la notizia del danneggiamento, ha voluto manifestarle la solidarietà dell'intera comunità;

nel mese di ottobre 2014 l'interrogante ha visitato la struttura gestita da Elena Ferraro alla presenza di Pasquale Calamia, dell'ex preside del liceo classico di Castelvetrano Francesco Fiordaliso e di una delegazione di "Libera". Il quel contesto si è svolta un'iniziativa antimafia proprio nel quartiere "Badia" di Castelvetrano, dove vivono i più stretti familiari del boss: la mamma, i figli della sorella Patrizia, anch'essa coinvolta, del cognato sposato con l'altra sorella. In questa occasione è stata sfatata per la prima volta l'idea che nel quartiere di Matteo Messina Denaro non potessero svolgersi iniziative antimafia;

il 31 ottobre il presidente del Consiglio comunale di Castelvetrano ha convocato un Consiglio comunale aperto con il seguente ordine del giorno: "Quali iniziative per la legalità e la lotta alla mafia a Castelvetrano" che ha visto la partecipazione del presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, l'interrogante, il sen. Vincenzo Santangelo, il prefetto di Trapani, dottor Leopoldo Falco, monsignor Domenico Mogavero, i parlamentari regionali Baldassare Gucciardi, Giuseppe Lupo e Giovanni Lo Sciuto, dando così un chiaro segnale di solidarietà e vicinanza all'imprenditrice. Segnale che 2 anni prima non era stato dato dal Comune come afferma amareggiata la stessa Elena Ferraro «Mario Messina Denaro è stato condannato per il tentativo di estorsione che ho subito, ma il Comune di Castelvetrano ha dimenticato di costituirsi parte civile». Per la prima volta ad un'iniziativa del Consiglio comunale e dell'amministrazione locale guidata dal sindaco, si interveniva con parole forti e scelte chiare e dirompenti contro le mafie. Il sindaco ha ribadito la scelta di togliere la cittadinanza a Matteo Messina Denaro e ha coinvolto i presenti in un confronto su possibili progetti antimafia;

a pochi giorni dal Consiglio comunale aperto, un incendio di vaste dimensioni ha distrutto il ristorante pizzeria "Rocca Longa" di Selinunte. I Vigili del fuoco hanno diramato un comunicato, a firma del responsabile della comunicazione sostituto direttore capo Pietro Silvano, nel quale si legge che «alle ore 00,45 circa di oggi 04 novembre, due squadre di questo Comando, coordinati sul posto dal Funzionario tecnico reperibile, intervenuti con n. 5 automezzi e 12 unità, hanno lavorato per tre ore per spegnere l'incendio del ristorante-pizzeria denominato "Rocca Longa", di proprietà della società "Il Sole e La Luna Srl", di cui è Amministratore Unico il signor Pizzo Quinto Antonio». Il ristorante non era più in esercizio. Infatti, da circa un mese il locale era stato chiuso e al proprio interno erano stati depositati tavoli e sedie e tutto il materiale di arredo. L'incendio ha completamente distrutto il locale e fortunatamente non ci sono stati danni a persone. Se si tratta di un incendio doloso lo stabiliranno i Vigili del fuoco e la magistratura, ma va evidenziato che Antonio Pizzo, il proprietario del locale, è socio fondatore dell'associazione antiusura e antiracket "LiberoFuturo" di Castelvetrano costituita nell'estate 2013 e facente parte della Federazione antiracket italiana, presieduta da Tano Grasso. Antonio Pizzo ha svolto diverse iniziative pubbliche per promuovere la denuncia contro le richieste estorsive e si è battuto per la tutela ambientale del territorio e per promuovere tra gli imprenditori locali soggiogati dalla paura e dall'omertà verso Matteo Messina Denaro, la denuncia all'autorità giudiziaria delle richieste estorsive;

ed ancora il caso di Nicola Clemenza, presidente dell'associazione antiracket "Libero Futuro" di Castelvetrano, insegnante e imprenditore agricolo di Partanna, che è riuscito a convincere 200 imprenditori agricoli del Belice a opporsi al cartello mafioso che controlla il mercato dell'olio nella zona e per questo, il giorno dell'inaugurazione del consorzio, la sua macchina è stata incendiata, causando danni anche all'abitazione davanti alla quale era parcheggiata per oltre 27.000 euro;

stesso coraggio aveva avuto tempo fa Pasquale Calamia, consigliere comunale a Castelvetrano. Calamia ha denunciato Cosa nostra rompendo il silenzio delle Istituzioni andando incontro a ritorsioni subendo diversi atti intimidatori tra cui: l'incendio della sua autovettura nella notte tra il 12 ed il 13 agosto 2008 verso le ore 02,30, l'incendio nella sua abitazione di Triscina nella notte tra il 22 ed 23 novembre 2008 dove venivano posti 8 lumini funerari a forma di croce, il giorno successivo ha ricevuto una telefonata anonima dal tono minaccioso: "Così… va bene?". Nel marzo 2010 a seguito dell'operazione di polizia denominata "Golem II", in cui sono stati effettuati 18 arresti a Trapani e 19 ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei fiancheggiatori del capo di Cosa nostra Matteo Messina Denaro emerge dal video delle indagini e dalle intercettazioni ambientali che Lorenzo Catalanotto, Marco Manzo e Giovanni Risalvato risultano essere gli esecutori materiali dell'incendio dell'abitazione estiva sita nella contrada Triscina, strada 50, e che l'incendio era stato programmato e studiato dal mese di ottobre 2008. In seguito nel dicembre 2011 Calamia è stato chiamato come testimone e parte offese del processo Golem II. Il 29 settembre 2012 alle ore 16,30-17,00 ha ricevuto una nuova telefonata minatoria dove si dice: "Ancora ama cummattiri….. cu sti cosi?". Ed ancora nel settembre 2013 a seguito della visita istituzionale dell'assessore regionale al territorio ed ambiente a Castelvetrano sul tema dell'abusivismo edilizio, la mattina del 28 settembre ha trovato la propria auto con tutte e 4 le gomme tagliate;

va anche segnalato il prezioso e altrettanto coraggioso impegno del preside Francesco Fiordaliso, ora in pensione, che nella direzione del liceo classico di Castelvetrano ha educato intere generazioni alla cultura e all'impegno antimafia sino al punto di coinvolgere in percorsi progettuali diverse scuole, promuovendo manifestazioni pubbliche dove è stato consentito di fare denunce circostanziate così come è avvenuto quando l'interrogante stesso durante un dibattito si è rivolto alla figlia Lorenza del boss Matteo Messina Denaro, invitandola a convincere il padre a collaborare con lo Stato sull'esempio di Peppino Impastato che della rottura del familismo mafioso ne aveva fatto un punto di svolta per liberarsi e liberare il territorio dall'omertà mafiosa;

inoltre è opportuno segnalare la storia complessa e naturalmente da seguire e verificare nei suoi sviluppi futuri di Lorenzo Cimarosa che sembra abbia intrapreso un percorso di rottura con il contesto familiare e mafioso con denunce pubbliche rilevanti per un giovane e per il suo ambito territoriale. È un percorso difficile e in salita che va sostenuto, per quanto sempre verificato, come afferma il vescovo della diocesi di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero: «Giuseppe Cimarosa è un giovane che i cittadini onesti, le associazioni culturali e d'impegno sociale e le Istituzioni non devono lasciare solo in questo percorso di riscatto intrapreso dopo la collaborazione del padre Lorenzo con la giustizia». Figlio del boss Lorenzo Cimarosa che ha iniziato un rapporto con l'autorità giudiziaria, ma ancora deve definirsi se un semplice dichiarante oppure un collaboratore di giustizia che a pieno titolo rompe con la mafia, ne prende le distanze, non solo sui fatti già in parte accertati dalla magistratura, ma su tutto quanto di sua conoscenza. Sarebbe importante che la storia del figlio potesse essere di esempio e contribuire a far maturare nel padre la scelta di una piena collaborazione con lo Stato;

un'altra storia emblematica del cammino di cambiamento del territorio è la vicenda della 6 Gdo Srl appartenente a Giuseppe Grigoli, accusato di essere il cassiere nonché braccio destro del noto latitante Matteo Messina Denaro, vicenda segnalata dall'interrogante in un precedente atto di sindacato ispettivo (3-00740). Una vicenda drammatica perché al sequestro e alla confisca non si è accompagnata un'altrettanto decisiva fase di rilancio occupazionale e produttiva dell'azienda in nome del binomio inscindibile di legalità e sviluppo che deve caratterizzare una moderna lotta alla mafia. Dopo alterne vicissitudini, spesso con scelte non sempre felici da parte dei rappresentanti delle istituzioni e dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata che hanno seguito la fase giudiziaria della vicenda dei supermercati Grigoli, si sono aperti ad oggi spiragli per la ripartenza dell'attività produttiva. Il Ministro in indirizzo si è recato a Castelvetrano il 25 settembre 2014, assieme al prefetto Umberto Postiglione, capo dell'Agenzia nazionale per ufficializzare il ritorno in attività di un bene confiscato, il centro commerciale "Belicittà", appartenuto al boss latitante Messina Denaro e al suo braccio destro Giuseppe Grigoli. Belicittà faceva parte di un "impero commerciale", il gruppo 6Gdo, che gestiva supermercati in mezza Sicilia, una confisca da 700 milioni di euro;

un altro importante risultato da segnalare è la revoca dell'autorizzazione della cava ad opera del Governo Crocetta e dell'assessore pro tempore Salvatore Calleri. L'autorizzazione della cava era della "Firenze Vincenzo Srl" ed era stata rilasciata nel 2006. Le indagini hanno portato a risalire al legame tra il titolare Rosario Firenze, gestore della cava, e Matteo Messina Denaro. Rosario Firenze è "compare" di Patrizia Messina Denaro (sorella del super latitante) e del marito Vincenzo Panicola, che avrebbero battezzato il figlio. Non è la prima volta che i Firenze ricorrono nell'ambito di questioni di mafia. Già tempo fa Lorenzo Cimarosa (cugino acquisito del super boss) aveva parlato di loro nell'ambito dell'operazione "Eden", descrivendolo come «persona ben agganciata anche col comune di Castelvetrano, tanto da essere chiamato a intervenire o ad eseguire lavori dalla commare Patrizia, anche nel privato».Rosario Firenze, inoltre, avrebbe svolto dei lavori, senza appalto, per il Comune di Castelvetrano in più occasioni. Addirittura nel 2011, a causa della "somma urgenza", si occupò dell'eliminazione delle alghe dal porto di Marinella di Selinunte. Tra le pagine dell'inchiesta ci sarebbe anche un'intercettazione in cui 2 donne parlano del rinvenimento in un fondo agricolo di materiale di risulta proveniente da demolizioni depositato da ignoti su indicazione del "signor Firenze (…) Saro", che risulta "legato ai Messina Denaro (…) sono una cricca";

il difficile contesto territoriale in cui sono avvenuti i fatti richiamati è controllato dalla famiglia mafiosa che fa capo a Matteo Messina Denaro e alle famiglie a lui vicine. Infatti, come si apprende dalla relazione annuale della Direzione nazionale antimafia del 2013: «Il mandamento di Castelvetrano, in ragione della sua posizione geografica e dello spessore della "famiglia" mafiosa che ivi è insediata, svolge oggi un ruolo centrale negli equilibri di Cosa nostra. Ai Messina Denaro appare, infatti, riconducibile non soltanto l'indiscussa leadership sul mandamento, ma anche un ruolo di decisiva preminenza, unitamente al sodalizio mazarese, in seno all'organizzazione di Cosa nostra dell'intera provincia e dello stesso vertice regionale, in uno ad una solida alleanza con il gruppo dei corleonesi, ben testimoniata dalla partecipazione alla strategia stragista continentale del '93. Il Mandamento, a cui capo è Matteo Messina Denaro, ricomprende le famiglie di Castelvetrano, Campobello di Mazara, Salaparuta e Poggioreale (questi ultimi due centri formano un'unica famiglia), Partanna, Ghibellina, Santa Ninfa; Il profondo radicamento nel territorio consente al Messina Denaro, latitante dal 1993, di sottrarsi alle ricerche degli organi inquirenti, pur continuando ad esercitare in concreto la propria supremazia criminale. Nel 1998 l'operazione "progetto Belice" ha consentito l'arresto dell'ultimo dei Messina Denaro ancora in libertà, il fratello Salvatore; solo due giorni dopo l'operazione, l'anziano patriarca Messina Denaro Francesco, latitante dal 1988, è stato rinvenuto cadavere in aperta campagna, deceduto per arresto cardiaco. Salvatore Messina Denaro, scarcerato nel 2006, è stato nuovamente tratto in arresto il 15 marzo 2010, nell'ambito dell'operazione "Golem II", che ha portato alla decapitazione dei vertici della famiglia mafiosa castelvetranese e della schiera di collegamento con il latitante»;

Matteo Messina Denaro, la "primula rossa" di Cosa nostra, è considerato il capo mandamento di Castelvetrano, figlio di don Ciccio, a suo tempo capo dello stesso mandamento. Ha commesso i primi delitti al servizio di Leoluca Bagarella fino a diventare l'uomo di fiducia di Bernardo Provenzano, con il quale comunica a mezzo di "pizzini". Dopo l'arresto di Provenzano gli inquirenti ritenevano che avrebbe assunto il ruolo di capo di Cosa nostra insieme a Salvatore Lo Piccolo, allora latitante e arrestato il 5 novembre 2007. Nel marzo 2014 è stato diramato il suo ultimo identikit disegnato dai finanzieri del GICO, rimanendo ad oggi non solo capo indiscusso delle famiglie mafiose del trapanese, ma estendendo la propria influenza anche in altri territori,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo voglia intraprendere per garantire la sicurezza di tutti i cittadini di Castelvetrano;

quale sostegno intenda dare alle associazioni antiracket che operano in questo complicatissimo contesto mafioso;

quale garanzie di sicurezza siano state intraprese per l'incolumità di Elena Ferraro e di tutti quelli che si sono esposti andando contro il sistema delle collusioni affaristico-mafiose;

quali progetti concreti di legalità e sviluppo voglia intraprendere a sostegno del territorio.

(4-03022)

DE PIETRO, CASALETTO, FATTORI, GAETTI, DONNO, MUSSINI, PUGLIA, BUCCARELLA - Ai Ministri delle politiche agricole, alimentari e forestali e della salute -

(4-03023)

(Già 3-00262)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1ª Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione)

3-01430, dei senatori Campanella e Bocchino, sul rispetto della par condicio televisiva nella campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia-Romagna;

7a Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-01428, della senatrice Elena Ferrara ed altri, sulla mancata emanazione del decreto ministeriale per determinare i contingenti di docenti con funzioni tutoriali nell'ambito dei corsi di tirocinio formativo attivo;

3-01431, delle senatrici Petraglia e De Petris, sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione;

3-01434, delle senatrici Petraglia e De Petris, sulla stabilizzazione dei docenti precari prevista nelle linee guida "La buona scuola";

8a Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):

3-01425, del senatore Mirabelli, sulle misure per far fronte all'emergenza abitativa;

12a Commissione permanente(Igiene e sanità):

3-01429, della senatrice Puppato ed altri, sulla commercializzazione di un farmaco contro le epatiti virali;

13a Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-01426, del senatore Girotto ed altri, sui criteri di localizzazione del deposito nazionale destinato allo smaltimento dei rifiuti radioattivi.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 3-01422, del senatore Bruni ed altri.