Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 324 del 07/10/2014

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

324a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 7 OTTOBRE 2014

(Antimeridiana)

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Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Italia Lavori in Corso: Misto-ILC; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,30).

Si dia lettura del processo verbale.

BERGER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 1° ottobre.

Sul processo verbale

GAETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAETTI (M5S). Signora Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 9,35, è ripresa alle ore 9,55).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.

GAETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAETTI (M5S). Signora Presidente, chiediamo nuovamente la votazione del processo verbale previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 9,57, è ripresa alle ore 10,17).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Riprendiamo nuovamente i nostri lavori.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signora Presidente, chiediamo di nuovo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Sospendo nuovamente la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10,17, è ripresa alle ore 10,37).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i nostri lavori.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signora Presidente, chiediamo nuovamente la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale.

Essendo mancato per la quarta volta consecutiva il numero legale, ai sensi dell'articolo 108, comma 4, del Regolamento, tolgo la seduta.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 10,38).

Allegato B

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Verifica del numero legale:

sulla votazione relativa alla verifica del numero legale, i senatori De Siano e Razzi non hanno potuto far risultare la loro presenza in Aula per motivi tecnici.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Battista, Bubbico, Caleo, Cassano, Cattaneo, Chiti, Ciampi, Cuomo, Della Vedova, De Pin, De Poli, D'Onghia, Formigoni, Giacobbe, Longo Fausto Guilherme, Minniti, Monti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Puppato, Santini, Stefano, Stucchi, Verducci e Vicari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Casson, Crimi, Esposito Giuseppe e Marton, per attività del Comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Bruni, Casini, Comaroli, Dalla Tor, De Pietro, Fattori, Guerrieri Paleotti, Malan, Marino Mauro Maria, Molinari, Mucchetti, Sangalli, Tarquinio e Vaccari, per partecipare alla riunione internazionale dell'Asia-Europe Parliamentary Partnership Meeting (ASEP 8); D'Alì, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo; Panizza, per partecipare ad incontri internazionali; Manconi, per attività della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

Commissione parlamentare per le questioni regionali, variazioni nella composizione

La Presidente della Camera dei deputati, in data 2 ottobre 2014, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali il deputato Luigi Gallo, in sostituzione della deputata Azzurra Cancelleri.

Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, variazioni nella composizione

La Presidente della Camera, in data 2 ottobre 2014, ha chiamato a far parte del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione il deputato Massimo Artini, in sostituzione del deputato Claudio Cominardi, dimissionario.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatrice Idem Josefa

Misure per la tutela dei segni distintivi caratterizzanti eventi, società aventi fini di lucro e non , società sportive, federazioni ed eventi sportivi, Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) per il contrasto del fenomeno dell'ambush marketing (1635)

(presentato in data 02/10/2014).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

2ª Commissione permanente Giustizia

dep. Bolognesi Paolo ed altri

Introduzione nel codice penale del reato di inquinamento processuale e depistaggio (1627)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

C.559 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 03/10/2014);

2ª Commissione permanente Giustizia

dep. Garavini Laura ed altri

Disposizioni in materia di attribuzione del cognome ai figli (1628)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio)

C.360 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (TU con C.1943, C.2044, C.2123, C.2407, C.2517);

(assegnato in data 03/10/2014);

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica federativa del Brasile riguardante lo svolgimento di attività lavorativa da parte dei familiari conviventi del personale diplomatico, consolare e tecnico-amministrativo, fatto a Roma l'11 novembre 2008, con Scambio di lettere interpretativo, fatto a Roma il 28 agosto e il 12 ottobre 2012 (1621)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

C.1923 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 03/10/2014);

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione del Trattato sul trasferimento delle persone condannate tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica federativa del Brasile, fatto a Brasilia il 27 marzo 2008 (1622)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

C.2080 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.996);

(assegnato in data 03/10/2014);

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione nel campo della cultura e dell'istruzione e dello sport fra il Governo della Repubblica italiana ed il Consiglio dei Ministri della Bosnia Erzegovina, fatto a Mostar il 19 luglio 2004 (1624)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali)

C.2125 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 03/10/2014);

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica argentina riguardante lo svolgimento di attività lavorativa da parte dei familiari conviventi del personale diplomatico, consolare e tecnico-amministrativo, fatto a Roma il 17 luglio 2003, con Scambio di lettere interpretativo, fatto a Roma il 25 giugno 2012 e il 3 settembre 2012 (1625)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

C.2086 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 03/10/2014);

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

dep. Dell'Orco Michele ed altri

Disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali (1629)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea)

C.750 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (TU con C.947, C.1042, C.1240, C.1279, C.1627, C.1809);

(assegnato in data 03/10/2014).

Camera dei deputati, variazioni nella composizione della Giunta per le autorizzazioni

La Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 2 ottobre 2014, ha comunicato di aver chiamato a far parte della Giunta per le autorizzazioni, di cui all'articolo 18 del Regolamento della Camera, la deputata Francesca Businarolo, in sostituzione del deputato Vincenzo Caso, dimissionario.

Governo, trasmissione di documenti e assegnazione

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 2 ottobre 2014, ha inviato, il programma delle infrastrutture strategiche, aggiornato al mese di settembre 2014, predisposto ai sensi dell'articolo 1 della legge 21 dicembre 2001, n. 443 (Doc. LVII, n. 2-bis - Allegato III).

Il predetto documento - che sarà stampato come allegato alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014 (Doc. LVII, n. 2-bis ) - è deferito, ai sensi dell'articolo 125-bis del Regolamento, all'esame della 5a Commissione permanente e, per il parere, a tutte le altre Commissioni permanenti nonché, per eventuali osservazioni, alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 1° ottobre 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 854, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, la relazione sull'operatività delle misure di sostegno alle imprese previste dal comma 845 al comma 853 del predetto articolo 1, relativa agli anni 2012, 2013 e al primo semestre del 2014.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. CXCV, n. 1).

Autorità nazionale anticorruzione, trasmissione di documenti

Il Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, con lettera in data 29 settembre 2014, ha inviato, per gli effetti di cui all'articolo 19, comma 2, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, la relazione sull'attività svolta dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture nell'anno 2013, predisposta ai sensi dall'articolo 6, comma 7, lettera h), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. XLIII, n. 2).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 26 settembre 2014, ha inviato la deliberazione n. 10/2014/G - Relazione concernente "La gestione degli interventi di ristrutturazione e di adeguamento delle strutture pubbliche per l'eliminazione delle barriere architettoniche (cap. 7344 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti)".

La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 384).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Cioffi e Bottici hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01254 del senatore Girotto ed altri.

Interrogazioni, nuovo destinatario

L'interrogazione 3-00992, del senatore Bocchino, già indirizzata al Ministrodella giustizia, è invece rivolta al Presidente del Consiglio dei ministri.

Interrogazioni

VALENTINI, AMATI, LAI, MOSCARDELLI, SOLLO - Al Ministro dell'interno - Premesso che il Servizio di Polizia stradale del Ministero dell'interno, con la circolare ministeriale del 1° agosto 2014 prot. 300/A/5721/14/101/20/21/4, ha emanato disposizioni relative a "Nuove procedure per l'applicazione della misura cautelare del sequestro amministrativo e della sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo";

considerato che:

le disposizioni creano notevoli disagi ai cittadini e producono effetti negativi e dirompenti sulla complessiva materia degli affidamenti a seguito di sequestro e fermo amministrativo;

in particolare, si osserva che: 1) l'affidamento al proprietario anche in assenza di una dichiarazione autocertificata della disponibilità immediata di un luogo non soggetto a pubblico passaggio per il deposito (senza, dunque, che le forze di polizia possano vigilare che il trasferimento del veicolo avvenga in sicurezza e che sia effettivo il deposito in luogo non soggetto a pubblico passaggio) potrà determinare non solo un concreto pericolo per la circolazione ma favorire con certezza l'abbandono incontrollato dei veicoli anche incidentati in ogni dove, con conseguenti danni ambientali; 2) l'azzeramento dei costi di custodia in conseguenza e per l'effetto dell'applicazione della circolare comporterebbero un aggravamento degli impegni delle forze dell'ordine e sul sistema giudiziario quali, a titolo esemplificativo, ma non esaustivo: l'applicazione dell'art. 180, comma 8, del codice della strada di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992 e successive modificazioni e integrazioni; la conseguente applicazione delle sanzioni penali per l'eventuale violazione degli obblighi di custodia con instaurazione dei relativi giudizi ed aumento dei costi di giustizia penale e conseguente intasamento delle aule di giustizia; la necessaria verifica del luogo idoneo non sottoposto a pubblico passaggio; il necessario e costante controllo della presenza del veicolo nel luogo designato; l'inoltro dell'invito a consegnare il veicolo dopo la confisca ed i costi dell'eventuale recupero coattivo del mezzo a causa della mancata consegna spontanea, da parte del proprietario, al custode acquirente;

è notevole l'ammanco di entrate nelle casse dello Stato per l'irreperibilità dei veicoli affidati al trasgressore (ammanco che attualmente ricorre in una percentuale dell'80 per cento), con il conseguente e diretto obbligo, da parte delle forze dell'ordine, dell'applicazione, in tali ipotesi, delle normative relative ai doveri della custodia e con l'effetto certo di un incremento delle pratiche giudiziarie;

considerato, inoltre che:

le nuove modalità operative avranno, inoltre, l'effetto di azzerare le ipotesi di intervento dei custodi di cui all'art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 571 del 1982 e dei custodi acquirenti con un rischio concreto di crisi aziendale ed il conseguente potenziale fallimento più di 2.300 imprese in Italia. Imprese che garantiscono lavoro e possibilità di sostentamento a numerose famiglie di collaboratori o dipendenti; persone qualificate che fino ad ora hanno garantito, con abnegazione e professionalità, un servizio 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno; il tutto con evidenti gravi conseguenze su un comparto già in crisi per il mancato pagamento dei crediti da parte della pubblica amministrazione e che ha dovuto affrontare rilevanti costi per garantire lo svolgimento del servizio stesso;

tali imprese, che hanno il titolo di "custode acquirente", hanno partecipato ad una gara pubblica indetta dal Ministero dell'interno e dall'Agenzia del demanio confidando nella regolarità dei pagamenti non pervenuti e hanno dovuto sopportare ingenti costi per l'organizzazione richiesta dai due enti appaltanti nonché per prestare le garanzie fideiussorie richieste e, soprattutto, hanno garantito, oltre alla salvaguardia dell'ambiente con la realizzazione di piazzali impermeabili, anche la regolarità e la costanza nei pagamenti dei veicoli acquistati, essendo costretti, nel caso di inottemperanza, a pagare un tasso di interesse pari al 5 per cento giornaliero,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario rivalutare quanto disposto dalla circolare ministeriale del 1° agosto 2014, a tal fine coinvolgendo tutte le parti interessate;

se, in attesa di nuove disposizioni in materia, non ritenga necessario interrompere la validità della circolare al fine di non creare ulteriori disagi ai cittadini;

se nel contempo non ritenga di adottare iniziative urgenti come la rottamazione dei veicoli giacenti dal 2001, per i quali a tutt'oggi, nonostante siano intervenute le disposizioni di cui ai commi 444, 445, 446, 447, 448, 449 e 450 dell'art. 1, della legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), la rottamazione non è ancora esecutiva, gravando sulle casse dello Stato ingenti spese quotidiane con l'impossibilità di ripulire e sistemare i piazzali da veicoli privi di valore commerciale;

se non ritenga che l'applicazione della notifica per affissione, oltre a quella di rito, determini già di per sé una procedura fluida e breve che permette allo Stato di risparmiare sulla custodia ma soprattutto di vendere i veicoli ad un prezzo di mercato di gran lunga più redditizio ed al custode di continuare a garantire un servizio professionale ed efficiente.

(3-01257)

MARGIOTTA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) si è impegnata ad operare una ricanalizzazione al fine di risolvere in via definitiva le difficoltà di ricezione del MUX1 in Basilicata, causate dalle interferenze di emittenti locali che trasmettono sullo stesso canale;

con risposta ad un'interrogazione già proposta alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, avente prot. n. 1241/COMRAI, la Rai ha rappresentato che è in corso di implementazione l'accordo procedimentale fra l'Agcom, il Ministero dello sviluppo economico e la Rai sottoscritto nell'agosto 2013, che prevede il passaggio del MUX1 da ch. 29 a ch. 24 per tutti gli impianti regionali. Nel contempo, la stessa Rai ha assicurato di voler insistere col Ministero per risolvere le interferenze anche prima del previsto cambio di canale,

si chiede al Ministro, per quanto di competenza, di sapere:

se sia a conoscenza delle attività in corso;

se siano stati definiti i tempi e le modalità della ricanalizzazione;

nell'ipotesi di tempi lunghi, se sia praticabile un intervento che anticipi almeno una parziale ricanalizzazione: si potrebbe, infatti, compatibilmente con la tecnologia della rete regionale, anticipare la ricanalizzazione degli impianti per i quali è maggiormente impattante la problematica interferenziale dovuta ad emittenti isocanali autorizzati in Puglia;

quale sia la fattibilità economico-finanziaria per irradiare i servizi dell'informazione regionale del telegiornale regionale della Basilicata su un canale della piattaforma satellitare TV-SAT. Ad oggi esiste il solo precedente della regione Friuli-Venezia Giulia motivata da esigenze legate anche al bilinguismo (attraverso un finanziamento della Regione);

se sia possibile, per risolvere il problema intanto su un'area limitata, trasmettere il telegiornale regionale della Basilicata sul MUX1 della regione limitrofa. Già prima dello switch-off infatti, si era valutata la possibilità di prevedere la fruizione dei programmi regionali (il telegiornale regionale di Rai3) ipotizzando l'inserimento di un ulteriore Rai3 all'interno dei MUX1 irradiato dagli impianti che si ricevono dalla regione limitrofa: tale operazione non era stata ritenuta perseguibile per problemi legati alla necessità di pianificare regionalmente la diffusione del digitale terrestre ed anche di garantire gli standard qualitativi dei servizi Rai. A giudizio dell'interrogante l'evoluzione della tecnologia digitale consentirebbe allo stato attuale di riproporre tale ipotesi, almeno per qualche impianto. Nel caso specifico, si potrebbe irradiare il telegiornale regionale della Basilicata dall'impianto di Martina Franca (Taranto) che per tradizione è ricevuto storicamente da tutti gli utenti lucani della fascia ionica.

(3-01258)

MARINELLO, ARRIGONI, CUOMO, COMPAGNONE, MANCUSO, SOLLO, MORGONI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei beni e delle attività culturali e del turismo e dello sviluppo economico -

(3-01259)

(Già 4-02742)

IDEM, FEDELI, LANZILLOTTA, GUERRA, PUPPATO, PUGLISI, LO GIUDICE, CIRINNA', LO MORO, DEL BARBA, FATTORINI, RICCHIUTI, ALBANO, LAI, FASIOLO, GOTOR, SOLLO, SPILABOTTE, MATTESINI, Elena FERRARA, AMATI, SCALIA, BORIOLI, RUTA, PEZZOPANE, VACCARI, PEGORER, GIACOBBE, VALENTINI, FABBRI, ZANONI, DIRINDIN, MANASSERO, ORRU', PADUA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il 1° agosto 2014, nel corso del semestre europeo presieduto dall'Italia, è entrata in vigore la convenzione del Consiglio europeo per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, meglio nota come Convenzione di Istanbul, primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. Gli Stati che l'hanno ratificata, tra i quali anche l'Italia che è stata tra i primi Paesi con la legge 27 giugno 2013, n. 77, sono vincolati a mettere in atto servizi e politiche volti all'eradicazione del fenomeno;

l'art. 23 della convenzione stabilisce che «le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per consentire la creazione di rifugi adeguati, facilmente accessibili e in numero sufficiente per offrire un alloggio sicuro alle vittime, in particolare le donne e i loro bambini, e per aiutarle in modo proattivo»;

l'art. 8 prevede che siano destinate «adeguate risorse finanziarie e umane per la corretta applicazione delle politiche integrate, misure e programmi per prevenire e combattere tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione, incluse quelle svolte da organizzazioni non governative e dalla società civile»;

nella seduta del 10 luglio 2014 la Conferenza Stato-Regioni ha sancito un'intesa, ex articolo 5-bis, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella legga 15 ottobre 2013, n. 119, sul decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 luglio 2014 di riparto delle risorse finanziarie del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità per gli anni 2013 e 2014 da destinare alla prevenzione e al contrasto della violenza contro le donne;

in Italia sono operanti 352 centri anti-violenza e case rifugio, come documentato dall'associazione nazionale dei centri antiviolenza "Donne in Rete contro la violenza" (D.i.Re);

considerato che:

sebbene l'articolo 25 della Convenzione di Istanbul disponga che «Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per consentire la creazione di centri di prima assistenza adeguati, facilmente accessibili e in numero sufficiente, per le vittime di stupri e di violenze sessuali», nel nostro Paese la rete dei centri antiviolenza è largamente sottodimensionata e sottofinanziata, nonché lontana dagli standard europei;

la legge n. 119 del 2013 che ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto-legge n. 93 del 2013, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, non ha indicato i criteri qualitativi che distinguono e caratterizzano i centri antiviolenza e tale lacuna potrebbe portare le Regioni ad includere nella mappatura dei centri antiviolenza anche centri privi di adeguate competenze;

l'articolo 5 del decreto-legge prevede che il Ministro delegato per le pari opportunità elabori, avvalendosi del contributo delle amministrazioni interessate, delle associazioni di donne impegnate nella lotta contro la violenza e dei centri antiviolenza, un "Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere", disponendo a tal fine lo stanziamento 10 milioni di euro per l'anno 2013;

inoltre, il comma 1 dell'articolo 5-bis dispone l'incremento del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità per un ammontare di 10 milioni di euro per l'anno 2013, di 7 milioni di euro per il 2014 e di 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2015;

successivamente il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 luglio 2014, stabilendo le modalità di riparto per il biennio 2013-2014 dei fondi per la tutela contro la violenza, pari ad un totale di circa 16.449.385 euro, 10 milioni di euro per il 2013 e 6.449.385 euro per il 2014, ha destinato il 33 per cento dell'importo complessivo all'istituzione di nuovi centri antiviolenza, permettendo la creazione di sole 79 nuove strutture finanziate, di cui 23 in Lombardia, 18 nel Lazio, 17 in Campania, 12 in Sicilia e in Veneto, con un contributo unitario pari a 71.772 euro;

la restante parte dei fondi risulta, invece, così ripartita: l'80 per cento, ovvero 8.816.870,35 milioni, per il «finanziamento aggiuntivo degli interventi regionali già operativi volti ad attuare azioni di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli»; il 20 per cento, ovvero 2.204.217,6 milioni, è ripartito in parti uguali tra i centri antiviolenza e le case rifugio esistenti, pubblici e privati;

considerato infine che:

l'articolo 3, comma 2, dello stesso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attribuisce alle Regioni e alle Province autonome la competenza per il riparto delle risorse finanziarie stanziate, risorse in precedenza erogate direttamente a ciascun centro;

l'articolo 3, comma 4, stabilisce che: «Con successiva intesa (...) sono stabiliti i requisiti minimi necessari che i Centri antiviolenza e le Case rifugio devono possedere anche per poter accedere al riparto delle risorse finanziarie di cui alla legge del 15 ottobre 2013, n. 119»;

in mancanza di una chiara e puntuale definizione dei requisiti che, come esposto, sono rimandati a successiva intesa, ad oggi, come documentato da vari organi di stampa, risultano operativi in Italia numerosi centri non in grado di fornire prestazioni e servizi adeguati. Fatto questo che ha portato numerosi e autorevoli realtà dell'associazionismo, tra cui Telefono rosa nazionale, l'UDI (Unione donne in Italia), nonché la stessa Rete Dire a manifestare apertamente e pubblicamente grandissima preoccupazione,

si chiede di sapere:

quali tavoli di concertazione il Governo intenda istituire al fine di dare definitiva attuazione in tempi rapidi al piano nazionale antiviolenza;

se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga altresì opportuno, al fine di un contenimento degli sprechi, in un'ottica di revisione della spesa pubblica, nonché nell'ottimizzazione dei servizi e degli strumenti a tutela della violenza contro le donne: a) potenziare le forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso modalità omogenee di rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza; b) adottare annualmente strumenti per ripartire tra le Regioni le risorse di cui al comma 1 dell'articolo 5-bis del decreto-legge n. 93 del 2013, tenendo conto della programmazione regionale e degli interventi già operativi per contrastare la violenza nei confronti delle donne e del numero dei centri antiviolenza e delle case-rifugio pubblici e privati già esistenti in ogni regione, nonché della necessità di riequilibrare la presenza dei centri antiviolenza e delle case-rifugio in ogni regione, riservando un terzo dei fondi disponibili all'istituzione di nuovi centri e di nuove case-rifugio al fine di raggiungere l'obiettivo previsto dalla raccomandazione UE Expert Meeting sulla violenza contro le donne (Finlandia, 8-10 novembre 1999) e come sancito dall'intesa in Conferenza Stato-Regioni del 10 luglio 2014; c) prevedere espressamente strumenti di monitoraggio ex post al fine di valutare i livelli essenziali dei servizi forniti da ciascun centro; d) stabilire ex ante soglie standard di servizi, professionalità e qualifiche del personale addetto, quali requisiti vincolanti per l'apertura di nuovi centri.

(3-01260)

RICCHIUTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

ai sensi della legge n. 228 del 2012, un rilevante numero di persone (circa 2.900) hanno iniziato un tirocinio presso gli uffici giudiziari di tutta Italia;

tale personale, in molti casi, già operava a fianco del personale del ruolo amministrativo;

si tratta, in buona sostanza, dei "precari" della giustizia che contribuiscono in modo decisivo alla conduzione degli uffici giudiziari italiani;

essi hanno svolto tutti i gli step formativi locali (con province e regioni) e da 2 anni dipendono direttamente dal Ministero della giustizia, presso il quale hanno svolto un percorso di "completamento" del tirocinio formativo nel 2013 e un percorso di perfezionamento nel 2014, ai sensi dell'art. 1, comma 344, della legge n. 147 del 2013;

appare oggi evidente che per retribuire il tirocinio del 2014 manchino le coperture finanziarie, poiché risulterebbe che dei 15 milioni di euro previsti nella legge di stabilità per il 2014, devono ancora essere individuati 7,5 milioni di euro;

peraltro, quanto al 2015, l'art. 50, comma 1-bis, del decreto cosiddetto Madia (decreto-legge n. 90 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 114 del 2014) fa proprio riferimento a "soggetti che hanno completato il tirocinio formativo" in modo da destinare precise risorse alla retribuzione del loro lavoro. Anche qui, tuttavia, la copertura finanziaria risulta incerta;

non può essere dimenticato che il blocco del turnover nella pubblica amministrazione ha prodotto una cronica mancanza di personale negli uffici giudiziari e che questa è stata compensata dai circa 3.000 precari che hanno tamponato le falle dell'organico. Questi lavoratori hanno acquisito una professionalità tale da consentire il funzionamento di uffici, i quali senza il loro contributo avrebbero chiuso per mancanza di personale. Il tirocinio si è trasformato, di fatto, in una vera e piena attività lavorativa;

i presidenti dei tribunali, il presidente della Corte di cassazione ed il procuratore generale hanno manifestato l'auspicio della positiva soluzione del percorso formativo, sottolineando in più occasioni l'importanza di salvaguardare l'esperienza acquisita "sul campo" da queste persone,

si chiede di sapere quali iniziative e provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano assumere per pervenire alla soluzione delle questioni evidenziate.

(3-01261)

CAMPANELLA, BOCCHINO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

ai sensi dell'art. 246 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, con deliberazione n. 5 del 19 maggio 2014 del commissario straordinario, nominato con decreto del Presidente della Regione Siciliana n. 72/51/SG del 28 marzo 2014, veniva dichiarato il dissesto finanziario del Comune di Bagheria (Palermo);

l'art. 252 prevede le modalità per la composizione e la nomina di una commissione straordinaria di liquidazione per l'amministrazione della gestione e dell'indebitamento pregresso e l'adozione di tutti i provvedimenti per l'estinzione dei debiti;

il consiglio dell'ente locale, per effetto dell'art. 259, presenta al Ministro dell'interno, entro il termine perentorio di 3 mesi dalla data di emanazione del decreto di cui all'articolo 252, un'ipotesi di bilancio di previsione stabilmente riequilibrato;

i commi 1 e 2 dell'art. 261 dettano i tempi per l'istruttoria e la decisione sull'ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato;

considerato che;

il Consiglio comunale di Alessandria in data 6 luglio 2012 dichiarava, con deliberazione n. 61 / 182 / 278 / 1410M, il dissesto finanziario dell'ente e su proposta del Ministro veniva emanato in data 30 agosto 2012 il relativo decreto del Presidente della Repubblica per l'insediamento della commissione straordinaria di liquidazione;

nel Comune di Bagheria, a distanza di 5 mesi dalla delibera di dissesto, non risulta ancora insediata la commissione straordinaria di liquidazione,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia attivato tutte le procedure per la nomina dell'organo straordinario di liquidazione da fare insediare nel Comune di Bagheria, disposta con decreto del Presidente della Repubblica.

(3-01262)

GIROTTO, CASTALDI, PETROCELLI, SERRA, BLUNDO, MONTEVECCHI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

l'11 dicembre 2012, con decreto del dottor Franco Gabrielli, capo del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, su richiesta del presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, in qualità di commissario delegato, è stata istituita la International commission on hydrocarbon exploration and seismicity in the Emilia Region (ICHESE), incaricata di valutare le possibili relazioni tra attività di esplorazione per idrocarburi e aumento dell'attività sismica nell'area colpita dal terremoto dell'Emilia-Romagna del mese di maggio 2012;

ai lavori della commissione ICHESE hanno strettamente collaborato i vertici dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) e il coordinatore della sezione sismologica della commissione grandi rischi della Protezione civile;

il 18 febbraio 2014 la commissione ICHESE ha trasmesso la conclusione degli studi e dei lavori svolti al capo del Dipartimento e al presidente della Regione;

come riportato nell'articolo pubblicato l'11 aprile 2014 su "il Fatto Quotidiano", intitolato: «Sisma, commissione: "Non si può escludere rapporto tra estrazioni e terremoti"», a firma di Annalisa Dall'Oca, la Regione Emilia-Romagna ha tenuto riservato il rapporto fino a quando la rivista scientifica americana "Science", in data 11 aprile 2014, ne ha rivelato l'esistenza e, al contempo, ha reso noto che il rapporto stesso era in giacenza presso gli uffici regionali da 2 mesi senza che la popolazione venisse informata;

con un comunicato congiunto dello stesso giorno il commissario per il terremoto dell'Emilia-Romagna, il Dipartimento della protezione civile e il Ministero dello sviluppo economico hanno precisato che il rapporto della commissione sottolinea la necessità, per escludere o confermare l'ipotesi di un legame causale tra le estrazioni di idrocarburi nella località Cavone e i fenomeni di sismicità dell'area, di approfondire gli studi sviluppando attività di monitoraggio altamente tecnologiche per l'acquisizione di ulteriori dati necessari alla costruzione di un modello dettagliato del sottosuolo;

in un articolo pubblicato il 15 aprile, sul sito internet "Foglietto della ricerca", intitolato "Ichese. Chi era costui?", a firma di Enzo Boschi, si riferisce che gli esperti della commissione sono giunti alla conclusione che "non si può escludere" che estrazioni petrolifere abbiano causato la scossa del 20 maggio che poi, a sua volta, avrebbe determinato la seconda, quella del 29 maggio, che provocò il maggior numero di vittime e che, pertanto, "sarebbe necessario avere almeno un quadro più completo possibile della dinamica dei fluidi nel serbatoio e nelle rocce circostanti al fine di costruire un modello fisico di supporto all'analisi statistica";

al fine di approfondire gli studi, come indicato dalla commissione ICHESE, il 27 febbraio 2014 il Ministero dello sviluppo economico, nell'ambito della Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie (CIRM), ha istituito un gruppo di lavoro composto da tecnici del Ministero, del Dipartimento della protezione civile ed altri esperti, per la definizione di indirizzi e linee guida per il monitoraggio della macrosismicità delle deformazioni del suolo e della pressione di poro nell'ambito delle attività antropiche;

come indicato sul sito della Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche, in un comunicato del 5 maggio 2014, i compiti affidati al gruppo di lavoro sono definiti nel decreto di costituzione dove, considerando le raccomandazioni contenute nel report ICHESE, e ritenuto opportuno e urgente fornire agli operatori linee guida operative per l'esercizio delle attività di coltivazione e stoccaggio, si individua quale finalità del gruppo la definizione di indirizzi e linee guida per il monitoraggio della microsismicità, delle deformazioni del suolo e della pressione di poro nell'ambito delle attività antropiche, in base allo "stato dell'arte", cioè in base ai più alti livelli di sviluppo e conoscenza attualmente disponibili;

la Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche afferma che nell'ambito dei lavori sono stati raccolti e organizzati i dati e le informazioni sulle attività di produzione di idrocarburi e stoccaggio di gas naturale in sotterraneo attualmente in corso in Italia e sulle caratteristiche delle reti di monitoraggio altimetrico e microsismico ad oggi attive;

attualmente non sono state rese note le conclusioni del gruppo di lavoro, né risultano definite le linee guida per il monitoraggio;

considerato che:

il 17 aprile 2014, il Ministero dello sviluppo economico, la Regione Emilia-Romagna e la società Padana energia hanno siglato un accordo di collaborazione relativo all'attività di monitoraggio e studio nella concessione Mirandola "Laboratorio Cavone", al fine di sviluppare un'attività di monitoraggio e di ricerca pienamente coerente con le raccomandazioni contenute nel rapporto ICHESE e "di fornire una risposta esaustiva sul sito di Cavone";

nell'accordo le parti hanno concordato sull'opportunità di rendere accessibili i risultati delle attività di monitoraggio e ricerca assicurandone la diffusione e la conoscibilità. Nella medesima data, in esecuzione dell'accordo, le parti hanno firmato anche un protocollo operativo;

nel rapporto del Laboratorio Cavone del 7 luglio 2014 si afferma che l'attività di aggiornamento dello studio di giacimento è svolta da 6 docenti accademici statunitensi. In tale rapporto emerge altresì che il Laboratorio ha acquisito il rapporto di sintesi sullo stato di avanzamento del progetto europeo GeoMol, nell'ambito del quale è in corso di realizzazione una modellazione 3D del sottosuolo di un'ampia area che si estende dalla pianura modenese al margine alpino bresciano e che comprende la zona del Laboratorio;

il rapporto elaborato dagli studiosi statunitensi, intitolato "On the potential for induced seismicity at the Cavone oilfield: analysis of geological and geophysical data, and geomechanical modeling" ha concluso, in pochi mesi, che le estrazioni di petrolio dal campo Cavone non sono correlate ai terremoti del 2012;

a parere degli interroganti poco trasparenti sono apparse, sin dall'inizio, le informazioni relative al perché si fosse deciso di ricorrere ad una commissione di esperti statunitensi;

considerato inoltre che, per quanto risulta agli interroganti:

secondo quanto riferito in un articolo de "il Fatto Quotidiano" on line, pubblicato il 4 agosto intitolato "Terremoti e trivelle in Emilia-Romagna, tutti i dubbi di Science", a firma della professoressa Maria Rita D'Orsogna, "i dati usati dai ricercatori americani sulle pressioni dei fluidi nei pozzi di reiniezione sono quelli di Padana Energia", società per lungo tempo detenuta dall'Eni e proprietaria di molti giacimenti in Emilia-Romagna. Nell'articolo si riferisce che la Padana energia avrebbe eseguito i test nella primavera 2014 chiedendo ad Assomineraria di contribuire alla raccolta dati, attraverso l'utilizzo, per la stesura del rapporto finale, di studi e analisi inerenti ad un rapporto Eni risalente al 2012;

secondo quanto emerge da un articolo pubblicato il 2 agosto, a firma di Vincenzo Malara sul quotidiano "il Resto del Carlino", edizione di Modena, la maggior parte del rapporto americano è stata redatta molto prima dell'inizio della sperimentazione al Cavone. Lo stesso rapporto sarebbe stato poi adattato per confermare, a posteriori, i dati della sperimentazione. La sperimentazione, quindi, è risultata del tutto inutile;

nel medesimo articolo, uno degli esperti statunitensi coinvolti, James Dietrich dell'università della California, ha infatti affermato che la maggior parte del rapporto degli esperti americani fu completato prima dei test eseguiti al Cavone e che i dati presi sul campo Cavone servivano solo per confermare quello che si era già concluso nel rapporto Eni. Ne consegue, quindi, che per fare approfondimento su un problema così delicato, e di notevole interesse pubblico, ci si è basati su studi Eni di 2 anni prima;

inoltre, un altro esperto sostiene che andava esaminata non solo la faglia di Mirandola, responsabile della scossa del 29 maggio 2012, ma quella di Medio Ferrara, a circa 20 chilometri di distanza, dove si è generato il sisma del 20 maggio;

considerato altresì che:

nel protocollo operativo citato le parti hanno convenuto, al punto 2, che i risultati dell'aggiornamento devono essere sottoposti dal Ministero e dalla Regione a verifica da parte di un ente o organo dagli stessi indicato di comprovata esperienza in tale ambito;

il 21 luglio 2014, il Ministero dello sviluppo economico, con lettera del direttore generale, ha comunicato ai firmatari del protocollo operativo che l'aggiornamento del modello statico e dinamico del giacimento, sviluppato con il patrocinio di Assomineraria, è stato consegnato e sottoposto all'INGV per la relativa validazione, previo incarico conferito dal Ministro Guidi il 10 luglio 2014;

secondo quanto riferito nella lettera, la validazione dell'INGV, pervenuta in data 18 luglio 2014, ha concluso i lavori del protocollo operativo. Il Ministero ha preso atto che la relazione prodotta dalla società Padana energia, validata dall'INGV, documenta che non vi sono ragioni fisiche per ritenere che le attività di produzione e reiniezione del campo Cavone abbiano innescato la sequenza sismica del maggio 2012;

è opportuno evidenziare che nell'analisi del rapporto statunitense l'INGV afferma, sin dalla prima pagina del documento, che: "Non è stata, in questa fase, eseguita una validazione dei risultati, in quanto sarebbe stato necessario riprocessare in maniera indipendente i dati e rielaborare i modelli". Allo stesso modo, nelle note conclusive, afferma che: "l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, pur non entrando nel merito dei risultati ottenuti, attesta la validità del modello generato";

l'INGV, ente pubblico di ricerca, ha validato lo studio, ma non i risultati, in quanto tale ultima ipotesi significherebbe sconfessare i risultati della commissione ICHESE, a cui lo stesso Istituto ha contribuito, in particolare attraverso il coordinatore della commissione grandi rischi per il settore sismico, professor Domenico Giardini, membro del consiglio di amministrazione del medesimo ente;

considerato infine che:

a giudizio degli interroganti quella descritta non è per l'Istituto l'unica situazione in cui è possibile ravvisare elementi di evidente mancanza di terzietà nello svolgimento delle proprie funzioni, considerato che da mesi l'attività dell'INGV risulta essere caratterizzata da casi di conflitto di interessi;

da un articolo apparso sul sito internet "Foglietto della ricerca", in data 23 settembre 2014, intitolato "Ingv, ecco le incompatibilità rilevate dai Revisori. Attesa per le decisioni del ministro", emerge che il collegio dei revisori, dopo aver esaminato due note, la prima datata 24 giugno e la seconda 14 luglio 2014, ricevute dal responsabile per la prevenzione della corruzione, Tullio Pepe, a seguito di una richiesta dello stesso Collegio risalente al 19 giugno, avrebbe ravvisato incompatibilità in capo alla quasi totalità dei componenti del consiglio di amministrazione, che ricoprirebbero incarichi in conflitto di interessi con la carica di membro dello stesso consiglio;

secondo quanto riportato, i componenti "esterni" del consiglio di amministrazione, non dipendenti dell'INGV, secondo il collegio dei revisori, avrebbero svolto attività in violazione delle disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 39 del 2013, avendo firmato contratti di ricerca in situazioni di conflitto di interessi;

la situazione di palese conflitto non risparmierebbe neppure alcuni membri interni dello stesso consiglio di amministrazione, che, sempre ad avviso dei revisori, potrebbero trovarsi nella situazione di dover deliberare su questioni, come la definizione e la scelta dei singoli profili da assegnare alle sezioni in merito al piano straordinario di assunzioni o all'approvazione di progetti di ricerca finanziati alle sezioni presso le quali prestano servizio, senza offrire la garanzia della terzietà richiesta dalla legge;

il verbale del collegio dei revisori dei conti è stato trasmesso ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e a quello dell'economia e delle finanze, nonché alla Corte dei conti in data 9 settembre 2014, con una nota sottoscritta dal direttore generale dell'INGV, Massimo Ghilardi, il quale, a sua volta, come si apprende dalla nota del responsabile anticorruzione, avrebbe assunto numerosi incarichi extraistituzionali, tra i quali quello di consigliere di amministrazione del fondo previdenziale "Espero", senza aver ottenuto la prescritta autorizzazione preventiva da parte del consiglio di amministrazione dell'INGV;

tale incresciosa situazione sta causando un notevole danno all'immagine dell'ente che, nel 2010, è risultato essere il migliore centro di ricerca del Paese,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, intendano fare chiarezza sui risultati della commissione ICHESE e sul rapporto tra i risultati citati e quelli dell'aggiornamento del modello statico e dinamico del giacimento in esame, così da porre fine alla confusione generata in questi mesi tra le popolazioni coinvolte;

se intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, fornire maggiori dettagli in merito al rapporto redatto dagli accademici statunitensi, con particolare riferimento al possibile utilizzo di dati contenuti nel poco noto studio Eni risalente agli anni 2012-2013;

se intendano intervenire con iniziative di competenza per porre fine alla sconcertante situazione di costante violazione della legislazione vigente in materia di conflitto di interessi in cui versa l'INGV.

(3-01263)

SERRA, MORONESE, CAPPELLETTI, MONTEVECCHI, PAGLINI, BLUNDO, MANGILI, SANTANGELO, AIROLA, BUCCARELLA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, all'articolo 16, comma 1, nel riconoscere la necessità di miglioramento della didattica scolastica nelle zone a rischio socio-educativo, stanzia 10 milioni di euro per l'anno 2014 ai fini della formazione e dell'aggiornamento obbligatori del personale scolastico;

tra le varie finalità perseguite dal legislatore con tale disposizione, alla lettera b), le somme sono destinate anche all'aumento delle competenze dei docenti al fine del miglioramento dei processi di integrazione per alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali (BES);

da annunci di stampa, e, a notizia degli interroganti da indiscrezioni non confermate e provenienti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, si evince che parte di tali fondi sarebbero stati distratti, per scopi diversi da quelli previsti dalla legge, attuando tagli alle risorse destinate alla formazione dei docenti al fine di reperire i fondi per gli sgravi fiscali di cui all'articolo 1 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89 (cosiddetto bonus Irpef). Inoltre si apprende che le somme che il decreto-legge n. 104 destinava alla formazione dei docenti, a causa del diverso impiego già stabilito, siano state ridotte a soli 3 milioni di euro;

considerato che:

dalla lettera della disposizione si evince che i 10 milioni di euro siano stati stanziati per l'anno 2014, e non, invece, a partire dall'anno 2014; a parere degli interroganti non si comprenderebbe, qualora i dubbi fossero confermati, perché proprio i fondi destinati anche ai disabili siano stati destinati ad altre spese diverse da quelle statuite per legge;

la legge citata si propone di sostenere la formazione degli insegnanti in relazione a molteplici obiettivi, tra cui il miglioramento della didattica e, quindi, dell'offerta formativa per disabili e studenti con bisogni educativi speciali (BES): si tratta, a ben vedere, di persone su cui occorrerebbe investire, senza depauperare ulteriormente i pochi fondi già a disposizione;

la ratio ispiratrice della normativa, ovvero il potenziamento delle competenze nelle aree ad alto rischio socio-educativo e a forte concentrazione di immigrati, incide in un contesto deficitario in termini sia di risorse materiali che di risorse umane, infatti non è infrequente che gli insegnanti di sostegno non abbiano la formazione professionale adatta per svolgere al meglio il loro compito;

considerato infine che a parere degli interroganti, risulta incomprensibile la decisione di utilizzare le somme destinate ad "attività di formazione e aggiornamento obbligatori del personale scolastico" per scopi diversi da quelli espressamente previsti,

si chiede di sapere se i fatti esposti corrispondano al vero e, in caso affermativo, se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano adottare provvedimenti, anche di carattere normativo, al fine di ripristinare il fondo destinato agli scopi descritti dall'art. 16 del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104.

(3-01264)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

FABBRI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nell'atto di sindacato ispettivo 4-02396, pubblicato il 25 giugno 2014, si chiedeva di provvedere urgentemente alla risoluzione delle emergenze dei locali dell'Ufficio immigrazione e di quello del personale della Questura di Pesaro, in quanto sottoposti a sfratto;

attualmente il Tribunale ha emesso la sentenza a seguito della quale gli uffici dovranno abbandonare i propri locali entro il 31 dicembre 2014;

considerato che a quanto risulta all'interrogante:

la Questura di Pesaro è da sempre articolata in 2 stabili, una sede principale sita in via Giordano Bruno e la divisione del personale e quella dell'immigrazione in via Orazio Flacco. Questa seconda, fino a circa 10 anni fa ha ospitato anche la Polizia stradale, ora invece collocata in zona "Torraccia" in uno stabile ad hoc;

per ospitare l'Ufficio immigrazione e quello del personale potrebbe essere utilizzata l'ex intendenza di Finanza, allocata di fronte la Questura e adiacente alla Prefettura che, oltre ad avere gli spazi necessari agli automezzi di servizio, consentirebbe un notevole risparmio in quanto di proprietà del demanio;

in alternativa resta disponibile l'ex tribunale in uso al Comune, solo parzialmente utilizzato, ovvero gli uffici dei locali del catasto, situati in largo Aldo Moro, che vanterebbero gli spazi idonei per la sosta degli automezzi e che, al momento, si prevede che vengano trasferiti a loro volta presso l'ex tribunale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire affinché si trovi una soluzione immediata alla situazione, vista anche la disponibilità di locali in prossimità della Questura;

se non ritenga che, a seguito dell'emergenza profughi che investe anche il territorio pesarese, un intervento tardivo possa compromettere l'operatività dell'Ufficio immigrazione e, con questo, determinare rischi concreti per la pubblica sicurezza;

se non ritenga auspicabile, ai fini del contenimento delle spese e della funzionalità operative, evitare un'eccessiva frammentazione degli uffici della Questura.

(4-02767)

ARACRI - Al Ministro della salute - Premesso che:

"Antea" è un'associazione di volontariato, nata nel 1987 a Roma, con lo scopo di aiutare pazienti terminali colpiti da malattie neurodegenerative e tumorali;

dal 24 maggio 2014 è stato impedito, da parte della ASL RmE, ai familiari dei pazienti, agli operatori e ai volontari Antea l'accesso, con i propri mezzi di trasporto, alle strutture sanitarie site nel parco di Santa Maria della pietà;

gli operatori del centro Antea sono più di 80, svolgono anche turni notturni, e sono coadiuvati da più di 100 volontari, che contestualmente assistono i pazienti;

a giudizio dell'interrogante impedire l'accesso ai mezzi dei familiari e degli operatori significa danneggiare notevolmente la qualità del servizio, che finora è stato fornito ai pazienti affetti da gravissime malattie;

gli unici parcheggi esistenti sono esterni, isolati, scarsamente illuminati, distanti rispetto alle strutture sanitarie e ancor più ubicati accanto ai campi nomadi. I rom, a più riprese, hanno danneggiato auto e compiuto furti, causando un evidente problema di sicurezza, considerato che un elevato numero di operatori e volontari sono di sesso femminile;

la decisione della ASL RmE è avvenuta improvvisamente, e l'unico risultato ottenuto da Antea, dopo incontri con i vertici aziendali, è stato quello di ottenere l'accesso veicolare solo il sabato, domenica e festivi, mentre durante la settimana è consentito l'accesso ad un solo parente per ogni paziente,

si chiede di sapere quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, sia per restituire quei livelli di assistenza che i pazienti gravi, ubicati nelle strutture sanitarie poste all'interno del parco di Santa Maria della pietà, devono avere, sia per garantire condizioni di sicurezza per gli operatori che si recano sul proprio posto di lavoro.

(4-02768)

ARACRI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

in base ai decreti ministeriali del 13 gennaio 1979 recante "Istituzione della categoria dei sommozzatori in servizio locale", del 31 marzo 1981 recante "Integrazioni al D.M. 13/01/79 istituzione della categoria dei sommozzatori in servizio locale" e D.M del 2 febbraio 1982 recante "Modificazioni al decreto ministeriale 13 gennaio 1979 istitutivo della categoria dei sommozzatori in servizio locale" è stato istituito presso le Capitanerie di porto il registro sommozzatori per l'iscrizione di coloro che sono "in possesso del diploma di perito tecnico addetto ai lavori subacquei o dell'attestato di qualifica professionale, con allegato brevetto, di operatore tecnico subacqueo (sommozzatore) rilasciati da istituti di Stato o legalmente riconosciuti ovvero essere in possesso dell'attestato conseguito al termine dei corsi di formazione professionale effettuati secondo le modalità previste dall'art. 5 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, e dalle relative leggi regionali di attuazione";

l'articolo 14 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, recante "Legge-quadro in materia di formazione professionale", specifica, inoltre, i criteri di conferimento dell'attestato di qualifica: "gli allievi che abbiano regolarmente partecipato alle selezioni sono ammessi alle prove finali per l'accertamento dell'idoneità conseguita. Tali prove finali, che devono essere conformi a quanto previsto dall'articolo 18, primo comma, lettera a), sono svolte di fronte a commissioni esaminatrici, composte nei modi previsti dalle leggi regionali, delle quali dovranno comunque far parte esperti designati dalle amministrazioni periferiche del Ministero della pubblica istruzione e del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, nonché esperti designati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro. Con il superamento delle prove finali gli allievi conseguono attestati, rilasciati dalle regioni, in base ai quali gli uffici di collocamento assegnano le qualifiche valide ai fini dell'avviamento al lavoro e dell'inquadramento aziendale. Gli attestati di cui sopra costituiscono altresì titolo per l'ammissione ai pubblici concorsi";

si è constatato che moltissime Capitanerie di porto negli ultimi anni abbiano accettato "certificati" non conformi a quanto sopra, specialmente quelli rilasciati in seguito ad esami effettuati con procedimenti meramente privati, senza che all'interno delle commissioni di esame partecipassero rappresentanti delle istituzioni così come previsto dalla legge;

vi sono certificazioni rilasciate a seguito di corsi realizzati in 17 giorni con inclusi gli esami finali o, addirittura, corsi di 4 week-end; certificazioni che non vengono repertoriate e registrate presso un ente pubblico ma recano solo con la firma di un rappresentate dell'ente o di un assessore provinciale che li sigla in data successiva allo svolgimento degli esami all'interno dell'ente;

esistono altresì esempi di Capitanerie di porto che hanno accettato documentazioni incomplete di persone che hanno effettuato solo degli "stage formativi" senza aver frequentato un corso di formazione professionale o che abbiano presentato meri brevetti sportivi;

considerato che:

la certificazione di "Operatore Tecnico Subacqueo" o "OTS", con relativa iscrizione al registro sommozzatori presso una Capitaneria di porto rappresenta l'appartenenza ad una categoria professionale tutelata dalle leggi italiane sull'esercizio abusivo di una professione, e in particolare dagli articoli 348 del codice penale, rubricato "Abusivo esercizio di una professione" che recita: «Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da centotre euro a cinquecentosedici euro», e dall'articolo 110 del codice penale, rubricato "Pena per coloro che concorrono nel reato" che recita: «Quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti». Quest'ultima disposizione coinvolge anche le Capitanerie di porto che hanno accettato iscrizioni non conformi a quanto previsto dalla legislazione attuale;

chi si iscrive al registro sommozzatori senza averne diritto diventa attore di una concorrenza sleale nei confronti di chi è regolarmente iscritto, e in termini di sicurezza è portatore di rischi che potrebbero diventare fatali sia per se stesso sia per le persone che lavorano in squadra assieme a lui;

la legislazione nazionale non ha avuto un aggiornamento normativo dal 1982, malgrado diversi disegni di legge siano stati presentati in entrambi i rami del Parlamento sino ad oggi ma che non hanno mai concluso il loro iter parlamentare;

a giudizio dell'interrogante il tema della sicurezza è importante in tutte le attività lavorative, ma in questo settore in particolare, per cui vi è l'assenza di una chiara legislazione e la possibilità di una "facile" formazione ancor più, a scapito del verificarsi di gravi incidenti come, ad esempio, quello avvenuto il 28 aprile 2011 che ha visto coinvolto un giovane subacqueo di 21 anni di Castelnuovo don Bosco (Asti), morto nelle acque del fiume Po, caso dibattuto a lungo nelle aule parlamentari,

si chiede di sapere:

quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per porre rimedio all'annosa questione inerente alla certificazione di "operatore tecnico subacqueo";

se intenda effettuare dei controlli specifici, per la verifica e l'individuazione di chi sia iscritto al registro senza una documentazione formativa legittima, volti a contrastare le iscrizioni illecite;

se voglia provvedere all'emanazione di una circolare esplicativa, indirizzata a tutte le Capitanerie di porto, per la regolamentazione delle nuove iscrizioni e il controllo dei requisiti di chi è già iscritto nel rispettivo registro sommozzatori.

(4-02769)

DE POLI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la compagnia aerea Meridiana, che dagli anni '90 ha fissato l'aeroporto "Catullo" di Verona Villafranca come sua base principale, trasportando finora almeno il 50 per cento dei passeggeri in transito e che continua ad essere tra i principali vettori, ha dichiarato ultimamente circa 1.600 esuberi in Italia dei quali 213 solo a Verona;

le difficoltà di Meridiana, note da tempo, dipendono anche dalla scelta di dismettere i velivoli "Airbus" e, con essi, tutto il personale che vi opera;

verrebbero collocati in mobilità 66 piloti, 140 assistenti di volo, 4 assistenti di terra e 3 di Meridiana Maintenance, così azzerando la base Meridiana di Verona e mettendo in pericolo anche il futuro dell'aeroporto "Catullo" che sta vivendo anni difficili, con il rischio di restare fuori dai circuiti internazionali e con un pesante impatto sulla situazione occupazionale di tutta la città;

in seguito a ciò, da notizie riportate dagli organi di stampa, si apprende che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali non ha convocato la Regione Veneto agli incontri per la vertenza Meridiana, così come si evince dalle dichiarazioni dell'assessore regionale al lavoro, Elena Donezzan, che sottolinea anche come il Veneto abbia il primato delle presenze turistiche in Italia,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno porre rimedio a tale mancanza coinvolgendo nelle trattative sia i rappresentanti dei lavoratori che le istituzioni regionali, provinciali e locali, affinché non si aggravino le conseguenze di una situazione già di per sé di difficile gestione perché in gioco c'è il destino di centinaia di famiglie e di lavoratori che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro.

(4-02770)

SERRA, GAETTI, PUGLIA, DONNO, LEZZI, MORONESE, MANGILI, SANTANGELO, PAGLINI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'ente Poste italiane in data 28 febbraio 1998 è stato trasformato in società per azioni;

a seguito della trasformazione dell'ente Poste in Poste italiane SpA, i lavoratori postelegrafonici in base all'articolo 53, comma 6, della legge n. 449 del 1997 (legge finanziaria per il 1998), che stabilisce che "a decorrere dalla data di trasformazione dell'ente poste italiane in società per azioni al personale dipendente dalla società medesima spettano il trattamento di fine rapporto di cui all'articolo 2120 del codice civile, e per il periodo lavorativo antecedente, l'indennità di buonuscita maturata, calcolata secondo la normativa vigente prima della data di cui all'alinea del presente comma", hanno diritto alla corresponsione di TFR (trattamento di fine rapporto) e di indennità di buonuscita;

i lavoratori postelegrafonici sono passati alle dipendenze della nuova società mantenendo di fatto la continuità lavorativa con il precedente ente;

al personale dipendente della società Poste italiane spetta, per il servizio prestato al momento dell'assunzione fino al 28 febbraio 1998 (data della trasformazione) l'indennità di buonuscita di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 1032 del 1973. Tale indennità di buonuscita è calcolata, in base all'articolo 3 del citato decreto, per tutti i dipendenti pubblici avendo a riferimento l'ultima retribuzione percepita dal lavoratore prima della sua collocazione in quiescenza;

il calcolo dell'indennità di buonuscita, avendo a riferimento l'ultima retribuzione percepita, ne garantisce la sua costante rivalutazione per effetto degli aumenti contrattuali e degli avanzamenti di carriera dei lavoratori;

alla liquidazione dell'indennità di buonuscita maturata per il servizio prestato in Poste italiane fino al 28 febbraio 1998 ha provveduto una gestione commissariale istituita presso l'Ipost (Istituto postelegrafonici), sino al 31 maggio 2010, data di soppressione dell'ente e di trasferimento delle sue funzioni all'INPS. Tale liquidazione viene però effettuata in base all'interpretazione letterale dell'art. 53, comma 6, della legge n. 449 del 1997, facendo riferimento alla retribuzione percepita al 28 febbraio 1998, data di trasformazione dell'ente in società per azioni;

tale sistema di calcolo, che "congela" la buonuscita al valore maturato al 28 febbraio 1998 indipendentemente da quando il lavoratore andrà in pensione, determina, a parere degli interroganti, un evidente e ingente danno economico ai lavoratori interessati, e cioè a tutti i dipendenti di Poste italiane assunti prima di tale data, cioè la maggioranza degli attuali dipendenti, ed impedisce la conseguente rivalutazione della buonuscita stessa;

in questi anni i lavoratori collocati in quiescenza hanno prodotto un notevole contenzioso giudiziario per la rivalutazione della buonuscita sulla base dell'ultima retribuzione percepita prima della quiescenza; il contenzioso giudiziario ha avuto sino ad ora esito favorevole per i lavoratori, ma, nonostante le sentenze avverse, le dinamiche di liquidazione adottate dall'Ipost continuano a fondarsi sull'interpretazione restrittiva dell'articolo 53 della citata legge;

in data 6 novembre 2012 la XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) della Camera approvava la risoluzione 8-00208 in materia di corresponsione dell'indennità di buonuscita ai lavoratori ed ex lavoratori postelegrafonici, che impegnava il Governo pro tempore a valutare la possibilità, compatibilmente con gli effetti finanziari, ad adottare eventuali iniziative, anche di natura normativa, che consentissero ai lavoratori di usufruire dell'aggiornamento del valore dell'indennità di buonuscita maturata nonché di garantire il diritto alla corresponsione della stessa pur in costanza di rapporto di lavoro;

a tale risoluzione non hanno fatto seguito le opportune e necessarie iniziative di legge;

inoltre, con l'atto di sindacato ispettivo 5-03280, presentato alla Camera il 22 luglio 2010, si poneva all'attenzione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali la questione dell'indennità di buonuscita del personale di Poste italiane SpA. In risposta a tale atto, il Governo, nella persona del Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, evidenziava, tra l'altro, che per l'introduzione di diverse forme di rivalutazione dell'indennità di buonuscita era necessario prevedere un nuovo intervento legislativo in materia,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, intendano valutare la possibilità, compatibilmente con gli effetti finanziari conseguenti, di adottare iniziative, anche di natura normativa, per consentire ai lavoratori di Poste italiane SpA di usufruire di un costante e trasparente aggiornamento del valore dell'indennità di buonuscita nonché per assicurare il diritto alla corresponsione della buonuscita, pur in costanza di rapporto di lavoro, maturata alla data del 28 febbraio 1998.

(4-02771)

DIVINA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della difesa - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

in data 28 dicembre 2007, il Ministero della difesa, attraverso il Comando aviazione dell'esercito, aveva stipulato una convenzione con la ditta Ubertini Lucilla, avente ad oggetto la gestione di sale convegno, bar, videogiochi e l'installazione di distributori automatici di bevande ed alimenti nelle caserme "Bazzichelli" e "Chelotti", site, rispettivamente, in piazza San Francesco e sulla strada Tuscanese a Viterbo;

recentemente l'Agenzia del demanio ha chiesto alla ditta Ubertini la corresponsione dei canoni d'affitto per gli anni compresi tra il 2007 ed il 2013, malgrado la convenzione stipulata il 28 dicembre 2007 non ne prevedesse alcuno;

il capitolato tecnico annesso alla convenzione tra Ministero della difesa e ditta Ubertini precisava invece essere a carico dell'amministrazione militare ogni spesa riguardante il consumo di energia, acqua e riscaldamento e gratuita la concessione di mobili, arredi ed attrezzature;

la ditta Ubertini aveva praticato uno sconto particolarmente elevato per la vendita di generi e l'effettuazione di servizi anche nella presunzione che non vi fosse alcun canone da pagare,

si chiede di sapere se ai Ministri in indirizzo risulti per quali ragioni e sulla base di quali disposizioni l'Agenzia del demanio esiga dalla ditta Ubertini il pagamento del canone d'affitto per le attività condotte nelle caserme "Bazzichelli" e "Chelotti" di Viterbo.

(4-02772)

AMORUSO - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la doppia imposizione può essere giuridica o economica;

per doppia imposizione economica si intende il caso in cui lo stesso reddito è tassato in capo a soggetti diversi e può essere interna (quando riguarda le pretese impositive di un singolo Stato) o internazionale (quando riguarda le pretese impositive di 2 o più Stati diversi);

il ricorso alla doppia imposizione fiscale costituisce una violazione del principio di uguaglianza, oltre ad un evidente danno per colui il quale la subisce, in quanto determina a carico del soggetto passivo d'imposta un prelievo globale che è superiore a quello effettuato in capo al soggetto che, pur trovandosi nelle stesse condizioni, svolga la propria vita in un solo Stato;

la doppia imposizione economica non è sempre vietata all'interno dei singoli sistemi fiscali;

l'Italia ha stipulato numerose convenzioni, per quanto riguarda gli aspetti fiscali delle pensioni, con diversi Stati esteri proprio per evitare il fenomeno della doppia imposizione. Tali convenzioni prevedono la detassazione della pensione nel Paese di erogazione della somma e la tassazione della stessa nel solo Paese di residenza;

in Madagascar risiedono centinaia di pensionati italiani ma, nonostante le diverse sollecitazioni dell'Associazione italiani in Madagascar con le quali si è chiesto all'ambasciata italiana del Sud Africa, territorialmente competente, ad adoperarsi per stipulare una convenzione in tal senso con l'Italia, nulla è stato fatto,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione;

se ritengano opportuno procedere al necessario riesame delle normative in materia e valutare l'opportunità di attivarsi per la conclusione di un'apposita convenzione atta a risolvere le questioni di doppia imposizione in modo efficace.

(4-02773)

CONSIGLIO, CENTINAIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nel mese di settembre 2014, 35 cittadini algerini hanno fatto perdere le loro tracce appena atterrati all'aeroporto internazionale "Leonardo da Vinci" di Fiumicino (Roma);

dei cittadini algerini non si conosce né identità né provenienza: si crede che siano approdati all'aeroporto facendo scalo dalle tratte in provenienza da Algeri o Istanbul;

in piena allerta terrorismo internazionale, e dopo le minacce lanciate dallo Stato islamico dell'Isis proprio a Roma e all'Italia, nel cuore della cristianità, essi sono scomparsi nel "marasma" dei gate capitolini;

a quanto riportato dal quotidiano "Il Messaggero" i passeggeri nordafricani sarebbero scesi dall'aereo e poi sarebbero scappati eludendo il controllo dei documenti, non sarebbero saliti sulle navette che portano in aerostazione e alcuni sarebbero stati visti indossare tute come quelle utilizzate dal personale aeroportuale di terra per confondersi con gli operatori che scaricano i bagagli;

altri ancora avrebbero raggiunto di corsa le recinzioni dell'aeroporto per scavalcarle e dissolversi nel nulla;

secondo quanto riportato nell'articolo l'accaduto sarebbe stato raccontato il 1° ottobre dagli agenti della Polaria durante un'assemblea sindacale dove avrebbero richiesto l'intervento del capo della Polizia Alessandro Pansa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda, tenuto conto della pericolosità dell'attuale situazione, dare disposizioni affinché siano controllati con la massima attenzione i passeggeri provenienti da altri Paesi;

quali provvedimenti intenda adottare, considerato che al momento non si può escludere nulla, avendo il Ministro stesso dichiarato in Parlamento che "l'allerta è altissima" e ci si trova in pieno allarme Isis.

(4-02774)

Mauro Maria MARINO - Ai Ministri dell'interno e della difesa - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

la situazione dell'ordine pubblico e della sicurezza nel quartiere torinese di San Salvario continua a destare profonda preoccupazione, a causa dei reiterati episodi di violenza che si verificano quotidianamente;

momenti di tensione nella zona sono ormai all'ordine del giorno, come purtroppo dimostrano i recenti fatti di cronaca, quali, fra gli altri, l'uccisione del presunto pusher nordafricano nel marzo 2014 e, da ultimo, il grave ferimento del vigile urbano investito la sera del 4 settembre 2014;

l'attività malavitosa condotta nel quartiere a qualunque ora del giorno e della notte, a opera di persone dedite a ogni sorta di attività illecita, unitamente alla presenza di bivaccatori, ubriachi e molestatori, rendono sempre più evidente lo stato di degrado sociale di cui fanno le spese i cittadini;

già con gli atti di sindacato ispettivo 4-00624 e 4-02227 (quest'ultima a oggi senza risposta), presentati dall'interrogante, si poneva all'attenzione dei Ministri in indirizzo l'urgenza di individuare misure idonee a sanare una situazione la cui gravità non è più sostenibile da parte della popolazione;

nella risposta all'atto 4-00624 venivano assicurati l'attenzione da parte delle istituzioni e l'incremento delle misure di controllo del territorio: tuttavia, malgrado l'abnegazione e il costante impegno delle forze dell'ordine nel presidio del quartiere, è evidente che le azioni intraprese sono insufficienti ad arginare un fenomeno che non solo non accenna a diminuire ma al contrario appare in crescita esponenziale,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano che sia divenuta ormai improcrastinabile la necessità di rafforzare ancor più la presenza delle istituzioni nei luoghi sensibili della città, al fine di offrire una tangibile e costante risposta alla legittima domanda di sicurezza dei cittadini che hanno diritto di vivere nel proprio quartiere con serenità.

(4-02775)

Mauro Maria MARINO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

è stato riscontrato un disorientamento diffuso tra gli operatori circa l'iscrizione nel registro delle imprese del proprio indirizzo PEC da parte delle società, di cui all'articolo 16, comma 6, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2;

tale disorientamento è riconducibile alla mancanza di univocità delle indicazioni ministeriali che in un primo tempo hanno contemplato la possibilità di assolvere l'adempimento indicando, in luogo dell'indirizzo PEC proprio dell'impresa, l'indirizzo di un professionista di fiducia o della propria capogruppo eletto come "domicilio digitale" e che in un secondo momento hanno escluso tale possibilità;

il Ministro in indirizzo, con circolare del 9 maggio 2014, prot. 77684, ha infatti chiarito «che precedenti indicazioni operative fornite in passato - secondo cui era possibile, per le imprese, indicare l'indirizzo di PEC di un terzo ai fini dell'adempimento pubblicitario in parola - sono da ritenersi ormai superate alla luce della successiva evoluzione normativa, risultando oggi indubitabile che per ogni impresa (sia essa societaria o individuale) debba essere iscritto, nel registro delle imprese, un indirizzo PEC alla stessa esclusivamente riconducibile»,

si chiede di sapere:

quale sia la normativa che ha indotto il Ministro in indirizzo a modificare il proprio orientamento in modo così radicale;

quali siano le ragioni per cui non è più ammessa la "domiciliazione digitale", ossia non è consentito ai soggetti obbligati di scegliere liberamente se gestire autonomamente la casella PEC o affidarla in outsourcing a un terzo dotato di adeguate strutture e competenze. In considerazione del fatto che è largamente utilizzata la "domiciliazione fisica" della sede legale, non si comprende perché non venga parimenti ammessa la "domiciliazione digitale";

se sia stato valutato l'impatto economico che tale impostazione avrà nei confronti dei soggetti obbligati ad attivare la propria PEC, dal momento che gli stessi, sulla base delle vigenti disposizioni di legge, non sono allo stesso modo obbligati a disporre di un proprio computer, di una stampante e di un collegamento a una rete internet;

di quali informazioni disponga in merito agli indubbi e significativi vantaggi economici conseguiti dai gestori delle PEC a seguito di tale impostazione a danno dei soggetti obbligati alla loro tenuta;

se, nell'ottica della semplificazione sempre recentemente e vibratamente auspicata, si sia tenuto conto che i client di posta elettronica attualmente in commercio non sono stati testati per gestire centinaia di diversi account, come diverrebbe necessario nel caso in cui del servizio di ricevimento della posta elettronica certificata dovessero comunque occuparsi studi professionali o servizi centrali di gruppi societari;

se, in conclusione, non intenda porre rimedio alla situazione, consentendo nuovamente la "domiciliazione digitale" a tutela dei soggetti obbligati alla tenuta della PEC e quali iniziative, anche di carattere normativo, ritenga che debbano essere assunte per poter procedere.

(4-02776)

AMORUSO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

i Comuni di Molfetta (Bari) e Bisceglie (Barletta-Andria-Trani) hanno istituito sin dal 1983, con il decreto del Presidente di Giunta regionale n. 1061, l'oasi di protezione Torre Calderina. L'area è destinata alla conservazione, al rifugio e alla riproduzione naturale della fauna selvatica, attraverso la difesa e il ripristino degli habitat per le specie di mammiferi ed uccelli;

l'oasi, che si sviluppa lungo tutta la fascia costiera, per un totale di circa 700 ettari e per una profondità di 500 metri verso l'entroterra, è compresa tra gli abitati di Bisceglie e Molfetta e costituisce un'importante punto di sosta per l'avifauna migratrice (aironi bianchi e cenerini, mignattai, fenicotteri, garzette, cavalieri d'Italia, gabbiani, volpoche, svassi, bellissimi martin pescatori e rondini di mare, solo per citarne alcuni);

nonostante sia un'oasi faunistica, ben 4 sono gli sbocchi fognari che sfociano nel suo territorio: quello di Molfetta, quello di Ruvo-Terlizzi e quelli di Corato e Bisceglie, tutti dotati di un impianto di depurazione per le acque reflue urbane;

purtroppo, recentemente il depuratore delle acque reflue urbane è andato in avaria con l'inevitabile conseguenza che i liquami sfociano direttamente in mare generando una macchia marroncina che deturpa un mare cristallino, sviluppa un olezzo maleodorante e allontana gli animali che prima, nell'oasi, trovavano rifugio;

fenomeni simili si sono verificati frequentemente nel corso degli ultimi mesi e sono stati oggetto di esposti da parte, tra gli altri, della Lac (Lega abolizione caccia) Puglia;

i fatti citati e le denunce disincentivano enormemente il turismo nella zona, già messo a dura prova dalla crisi del settore, e vanificano gli sforzi intrapresi dalle amministrazioni locali per farla conoscere e rilanciarne l'immagine,

si chiede di sapere quali procedure il Ministro in indirizzo intenda adottare per disincentivare e individuare gli eventuali responsabili del malfunzionamento degli acquedotti.

(4-02777)

CARDIELLO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

nel 2010 il Comune di Eboli (Salerno) ha stipulato un contratto di anticipazione bancaria con l'istituto bancario del Monte dei Paschi di Siena, con cui è stata concessa una somma pari a 4.200.000 euro alla società partecipata Eboli Patrimonio Srl;

l'anticipazione bancaria è gravata da un'ipoteca a garanzia dell'istituto finanziario, pari a 8.400.000 euro su beni destinati a cartolarizzazione;

ogni anno l'ente versa nelle casse dell'istituto bancario, a titolo di interessi ordinari e accessori, circa 116.000 euro;

alla società partecipata è stata affidata la proprietà, detenzione e gestione del patrimonio immobiliare comunale tra cui: caserme della Guardia di finanza, dei Carabinieri, dei Vigili del fuoco, della Polizia stradale; ex scuola elementare Fontanelle; scuola materna Longobardi (zona 167); scuola elementare Corno D'oro; ex istituto professionale statale per l'industria e l'artigianato; terreno ex scuola Borgo; fabbricato La Francesca (centro storico); ex biblioteca ora centro sociale ed aree edificabili Hispalis 1-2 (rione Pescara); parcheggio multipiano dell'ospedale;

con relazione ministeriale S.I. n. 2272 prot. MEF n. 79376 del 30 settembre 2013, i tecnici, dopo una recente verifica amministrativo-contabile hanno definito la società "un costo per il Comune, costituito dall'iscrizione ipotecaria, che rappresenta un indebitamento per spese di investimento e, quindi, come tale è illegittimo in violazione della golden rule. Il Comune di Eboli avrebbe dovuto, in base a propri doveri di vigilanza, impedire simile operazione, almeno per motivi prudenziali. Al contrario l'ha autorizzata con apposita delibera, permettendo così un indebitamento, per spese diverse da quelle di investimento e a favore del solo istituto bancario";

nel corso di questi anni i risultati di gestione sono stati i seguenti: le dimissioni di 3 amministratori unici; nessun bene immobile venduto; perdite tra il 2010 e il 2012 pari a 555.000 euro di cui non si conosce l'origine,

si chiede di conoscere quali urgenti e indifferibili interventi di competenza intendano adottare i Ministri in indirizzo, e se la procedura di spin-off violi le disposizioni in materia.

(4-02778)

TORRISI - Al Ministro della salute - Premesso che, a giudizio dell'interrogante:

in Sicilia è in corso di approvazione il riordino e la riorganizzazione della rete sanitaria e ospedaliera. Da parte dell'Azienda sanitaria provinciale di Catania, vi è un'azione intenzionalmente penalizzante verso l'ospedale "SS. Salvatore" di Paternò, per ridimensionarlo. Difatti si continua a perseguire un'impostazione programmatica sanitaria sbagliata nei contenuti, e quindi dannosa per la collettività. L'argomento riguarda i 50.000 cittadini di Paternò, nonché i 150.000 del bacino di utenza. La programmazione sanitaria regionale della Sicilia è sbagliata alla base e su diversi punti, in quanto non adeguata ai veri bisogni del territorio. Innanzitutto, vi è la mancata esecuzione dei lavori di ristrutturazione dello stesso ospedale, malgrado siano trascorsi già 8 anni da quando fu previsto un finanziamento di 10 milioni di euro: si tratta di un dato fortemente indicativo delle mire di chi intende penalizzare Paternò. Questo ritardo è causato dalla cattiva gestione dell'Azienda, dove i dirigenti affermano paradossalmente che "poiché questi lavori di ristrutturazione non sono stati fatti, sarebbe opportuno ridimensionare l'Ospedale". Si ricorda, per completezza, che, per iniziativa del "Comitato civico a difesa dell'ospedale" - sono in corso indagini da parte della magistratura per accertare eventuali responsabilità e illeciti anche di rilevanza penale;

si fa notare che la strategia pianificata contro l'ospedale di Paternò è stata fatta su più piani, ovvero sui servizi offerti dalla struttura. In primis quello del punto nascite, dove i dati statistici forniti nascondono una realtà ben diversa; al riguardo, la programmazione di riordino delle strutture sanitarie dell'isola prevede la riorganizzazione della rete dei punti nascita predisposta dai direttori generali delle aziende: si tratta, in sintesi, della chiusura di parte di questi punti nascita negli ospedali. Secondo tale programmazione la chiusura dovrebbe riguardare i reparti che registrano meno di 500 parti annui, con la previsione di uno standard di 1.000 parti all'anno verso cui si dovrà tendere nell'arco di un triennio, sulla base dei criteri e delle indicazioni contenuti nell'accordo raggiunto già nel 2010 in Conferenza Stato-Regioni. Nell'elenco dei punti nascita da chiudere è incluso anche il reparto di ostetricia dell'ospedale civico "SS. Salvatore" di Paternò, poiché, per poche unità, non si raggiungono i 500 parti annui richiesti dal decreto regionale. In realtà il distretto sanitario, che comprende i comuni di Paternò, Belpasso e Ragalna, ha una utenza potenziale di circa 850 parti annui. Si è determinato l'indebolimento della struttura sanitaria paternese (l'unica presente nel territorio dei suddetti 3 comuni), della sua organizzazione, dell'efficienza e delle prestazioni, col triste risultato di causare una riduzione delle nascite al 40 per cento del potenziale;

è opportuno sottolineare che in questo settore la competenza di gestione e organizzazione spetta ovviamente all'Azienda sanitaria, la quale avrebbe dovuto, e dovrebbe, interrogarsi sulle cause di questa forte riduzione di parti nella struttura ospedaliera di Paternò, ed agire di conseguenza per eliminare le cause che hanno provocato la perdita di utenti. Ma, per risolvere questo problema, la direzione aziendale sanitaria finora non ha mai attivato, e inspiegabilmente, alcun piano strategico che realizzasse la collaborazione sanitaria tra la divisione ospedaliera e la medicina del territorio, coinvolgendo innanzitutto i consultori specialistico-ambulatoriali;

la preannunciata eliminazione di questo "storico" e importante reparto, fin dall'inizio, è stata accolta dai cittadini di Paternò in maniera traumatica, per ragioni d'ordine socioculturale, e quindi di identità, da parte di una collettività da sempre produttiva e prospera nel contesto regionale: Paternò, infatti, coi suoi 50.000 abitanti e un trend demografico in crescita, costituisce uno dei più grossi centri della Sicilia;

alle ragioni d'ordine sociale e culturale vanno aggiunti elementi sulla sicurezza sanitaria. Infatti, il piano regionale rischia di applicare un criterio generico e generalizzante, dove vengono confusi e sovrapposti i numeri alla qualità e alla garanzia per la salute; ebbene, il reparto di Ostetricia di Paternò è inserito in una struttura ospedaliera ottimale dal punto di vista della sicurezza sanitaria;

ciò diversamente da comuni siciliani che hanno una popolazione ben inferiore a quella paternese, e con ospedali meno attrezzati, i cui punti nascita sono stati salvaguardati dallo stesso Decreto. Inoltre, altri punti nascita del territorio regionale, pur non raggiungendo il numero standard dei 500 parti annui, saranno tuttavia "risparmiati" e mantenuti;

costituisce un grave errore tagliare basandosi solo sul numero dei parti attuali, dato che il criterio di scelta della chiusura non può fermarsi ad un mero criterio numerico. Su questo stesso dato è bene fare ancora più chiarezza: difatti un grosso centro qual è Paternò non supera la soglia dei 500 parti annui poiché una buona quota di essi avviene in strutture private. Sarebbe quindi più ragionevole puntare una maggiore attenzione sul reparto di Ostetricia dell'ospedale paternese. Esso è stato invece depotenziato nell'organico da parte dell'Asp di Catania (snaturando quella che doveva essere la giusta programmazione del distretto sanitario), senza sensibilizzare le gestanti a scegliere la struttura civica della città, che troppo spesso si rivolgono (magari indirizzate da ginecologi, anche della struttura pubblica, compiacenti) a strutture non pubbliche dello stesso capoluogo, dove mancano però gli standard di sicurezza dei nosocomi pubblici;

altro reparto importante da tenere sotto controllo è il centro trasfusionale e laboratorio analisi, fiore all'occhiello dell'ospedale di Paternò. Ebbene, nella programmazione di riordino della rete ospedaliera regionale, esso viene addirittura ridimensionato e degradato, facendolo passare da struttura complessa a struttura semplice;

un'ultima questione di rilievo riguarda la scelta di non realizzare a Paternò il reparto di Rianimazione; si è con evidenza di fronte alla illogicità del riordino che si sta cercando di attuare, dato che è quanto meno contraddittorio e paradossale realizzare la Rianimazione distante da Paternò, dove sussistono i reparti di Chirurgia, Ginecologia, Ortopedia e risonanza magnetica. Ed ecco che si è chiaramente delineata, dinanzi agli osservatori più attenti e nei confronti dei cittadini, un'unica e perversa strategia complessiva finalizzata esclusivamente al ridimensionamento del presidio ospedaliero di Paternò, e quindi al danneggiamento di un'intera città e al diniego del diritto alla salute,

si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per la risoluzione della paradossale e urgente situazione dell'ospedale civico "SS. Salvatore" di Paternò (Catania), poiché un atteggiamento negligente in tale fase rischia di creare problemi di ordine sociale e sanitario, logistico e perfino culturale-identitario per gli abitanti del territorio.

(4-02779)

SCIBONA, NUGNES, VACCIANO, PAGLINI, FUCKSIA, BLUNDO, SERRA, DONNO, GIROTTO, BULGARELLI, MONTEVECCHI, CIOFFI, GAETTI, MORONESE, PUGLIA, CAPPELLETTI, BOTTICI, COTTI, BERTOROTTA, MANGILI, MORRA, CATALFO, LEZZI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

da anni, ciclicamente, torna di attualità per la politica ed i media il progetto relativo alla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina;

negli anni '90 e poi nel 2000 era stato portato avanti l'iter progettuale ed autorizzativo, fino ad arrivare al progetto definitivo ed alla conclusione della gara di appalto che vide l'associazione temporanea di imprese Eurolink S.C.p.A., capeggiata da Impregilo SpA, aggiudicarsi l'incarico di contraente generale;

il 27 ottobre 2011 l'Aula di Montecitorio ha approvato una mozione (1-00713) volta, tra l'altro, a sospendere i finanziamenti al progetto e, di conseguenza, successivamente il Governo ha attivato l'iter per la chiusura delle procedure e la sospensione del programma di costruzione;

con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il 15 aprile 2013, Stretto di Messina SpA (società concessionaria istituita nel 1981 e controllata da ANAS, gestore della rete stradale ed autostradale) viene posta in liquidazione con la nomina di un commissario liquidatore;

considerato che:

si susseguono indiscrezioni giornalistiche circa le penali che la società Stretto di Messina SpA dovrebbe pagare al contraente generale;

una ricostruzione della vicenda prodotta da Giorgio Meletti su "il Fatto Quotidiano" del 21 settembre 2014 recita, in riferimento ai contratti fra la società Stretto di Messina SpA ed Eurolink S.C.p.A: "L'allora presidente di Stretto di Messina, Giuseppe Zamberletti, con l'assenso di Ciucci, firmò un nuovo contratto che, al contrario di quello originario, stabiliva che le penali scattassero non dopo l'approvazione del Cipe, ma proprio se il Cipe non approvava il progetto";

pertanto, sarebbe proprio il nuovo contratto che dà titolo al contraente generale di esigere le penali,

si chiede di sapere:

se la vicenda riferita al nuovo contratto fra Stretto di Messina SpA ed Eurolink S.C.p.A corrisponda al vero, e in caso contrario quale sia stato l'iter effettivamente perseguito;

quali siano gli estremi ed i dettagli sia dei contratti presentati a suo tempo che di quelli eventualmente riformulati fra Stretto di Messina ed Eurolink;

se si possa prevedere una possibile chiusura della vicenda in questione senza esborso di denaro pubblico.

(4-02780)

GIROTTO, CASTALDI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il 31 luglio 2014 la Cassa depositi e prestiti SpA (Cdp) ha comunicato che l'amministratore delegato, Giovanni Gorno Tempini, e il presidente di State Grid international development limited (SGID), Zhu Guangchao, hanno firmato l'accordo per la cessione a SGID di una quota del 35 per cento del capitale sociale di Cdp Reti SpA, a un prezzo pari a 2.101 milioni di euro;

la SGID è l'operatore finanziario internazionale della State Grid corporation of China, controllata dal Governo cinese, classificatasi settima nella graduatoria mondiale delle 500 più grandi società "2014 Fortune global 500", ed è la più grande utility al mondo. La missione della società è quella di fornire energia elettrica sicura, economica e per lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Il core business dell'azienda è la costruzione e la gestione della rete energetica che copre 26 province, regioni autonome e municipalità cinesi;

Cdp Reti è una società interamente di proprietà della Cassa depositi e prestiti che detiene una partecipazione pari al 30 per cento del capitale sociale di Snam SpA, il gruppo italiano integrato che presidia le attività regolate del settore del gas, gestisce i grandi gasdotti e gli stoccaggi di metano, le infrastrutture essenziali per la sicurezza nazionale e come tali qualificate strategiche ai sensi della normativa nazionale ed europea;

prima del closing della cessione, atteso nei prossimi mesi a seguito delle approvazioni governative e antitrust, ove richieste dalla disciplina vigente, la Cassa conferirà a Cdp Reti la propria partecipazione in Terna SpA (pari al 29,851 per cento del capitale sociale), operatore italiano leader nelle reti di trasmissione di energia elettrica;

a SGID saranno riconosciuti diritti di governance a tutela del proprio investimento nella società. In particolare, SGID potrà nominare 2 amministratori su 5 del consiglio di amministrazione di Cdp Reti e un membro su 3 del collegio sindacale della società. Inoltre, SGID godrà di un diritto di veto rispetto all'adozione, da parte sia del consiglio di amministrazione sia dell'assemblea dei soci di Cdp Reti, di alcune particolari delibere;

al fine di rafforzare la cooperazione fra le parti, Cassa depositi e prestiti e SGID hanno stabilito che, sulla base delle esigenze operative di Cdp Reti, SGID potrà proporre il nominativo di uno o due candidati che concorrano alla gestione operativa della società. La decisione finale in merito spetterà, in ogni caso, all'organo competente di Cdp Reti. Inoltre, SGID avrà diritto a designare un amministratore nei consigli di amministrazione di Snam e Terna;

nell'accordo è stabilito un divieto reciproco di trasferimento delle partecipazioni in Cdp Reti per un periodo di 2 anni a partire dal closing; dopo tale data i trasferimenti delle partecipazioni saranno soggetti al diritto di prima offerta dell'altro socio;

considerato che:

l'ingresso del più grande operatore di reti energetiche del mondo, espressione diretta degli interessi dello Stato cinese, con una quota rilevante del 35 per cento, non potrà non avere una significativa influenza sulle scelte del management, anche in considerazione della stretta collaborazione in atto tra Petrochina ed Eni, a sua volta controllata da Cassa depositi e prestiti e dal Ministero dell'economia e delle finanze, nello sfruttamento e destinazione verso l'Asia del gas estratto dai nuovi giacimenti del Mozambico;

la rivista on line "Formiche" il 1° agosto 2014 ha pubblicato un articolo dal titolo "Snam, Terna e cinesi in Cdp Reti, tutti i nodi e gli enigmi politici" a firma di Michele Arnese, secondo il quale «Diversi addetti ai lavori che hanno seguito il dossier hanno rimarcato come il silenzioso via libera politico arrivato dal Governo si è innestato sull'atarassia della Presidenza del Consiglio dei ministri sulla questione golden power, sotto cui ricadrebbe il caso Cdp Reti. Peccato che l'atteso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di disciplina della normativa che è subentrata alla golden rule non è stato ancora firmato dal premier. In altri termini i cinesi sono entrati in due asset strategici e due uomini di State Grid siederanno nel cda di Cdp Reti e anche in Snam e Terna, senza che sia stato emanato il provvedimento che regola operazioni del genere da parte di soggetti esteri. Un vuoto normativo colmato evidentemente da una volontà politica, forse non solo per consentire a Cdp di far cassa»;

secondo quanto riportato da "Quotidiano energia", nell'articolo pubblicato nello stesso giorno, intitolato "Focus. Cdp Reti e la Cina più vicina - State Grid avrà poteri di veto e un posto nei Cda di Snam e Terna. I potenziali conflitti di interesse e i rischi geopolitici. Faro Ue?", la conclusione dell'accordo potrebbe determinare un conflitto di interessi di carattere internazionale. A tal proposito viene fatto riferimento al caso in cui nel «Cda di Snam si discute su un'infrastruttura strategica che serve a diversificare le fonti di approvvigionamento gas, magari alternative a quelle dalla Russia. Visto che Pechino e Mosca hanno legami sempre più stretti sul gas, anche allo scopo di mettere pressione sulla Ue, il consigliere cinese (rappresentante di una società di Stato) potrebbe andare a riferire al suo Governo, e quest'ultimo a quello russo. Magari i consiglieri di State Grid in Cdp Reti potrebbero tentare di esercitare il loro potere di veto (ancora non è noto quali siano quelle "particolari delibere") allo scopo di evitare quell'investimento. Anche sotto forma di "ricatto" su altre decisioni importanti, se non su quella direttamente»;

della decisione formalizzata nell'accordo, firmato da Cassa depositi e prestiti e SGID a palazzo Chigi alla presenza del Presidente del Consiglio dei ministri, il Parlamento e i singoli Ministeri sono venuti a conoscenza solo attraverso la stampa, che ha riportato dichiarazioni del Ministro dell'economia, Gian Carlo Padoan, e del presidente di Cdp, Franco Bassanini,

si chiede di sapere:

quali siano state le valutazioni sull'impatto che le decisioni assunte dal Ministro dell'economia potrebbero avere sulla strategia energetica nazionale;

quali conseguenze l'accordo avrà in Grecia, dove China Grid partecipa come concorrente di Terna all'acquisizione della quota di maggioranza di "Independent power transmission", gestore della rete elettrica ellenica, con il manifestarsi della situazione dove controllante e controllata competono per lo stesso obiettivo, e se la strategia complessiva di penetrazione nell'area mediterranea da parte cinese sia stata effettivamente valutata;

se sia stato acquisito il parere dei servizi di sicurezza nazionale, anche in considerazione del fatto che la partecipazione al consiglio di amministrazione della Cdp Reti porterà a diretta conoscenza del Governo cinese informazioni di rilevante interesse strategico, di sicurezza, commerciali e di politica internazionale dell'Italia.

(4-02781)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-01262, dei senatori Campanella e Bocchino, sulla nomina del commissario straordinario di liquidazione del debito pregressi;

2a Commissione permanente(Giustizia):

3-01261, della senatrice Ricchiuti, sulla situazione dei lavoratori ex tirocinanti presso gli uffici giudiziari;

7a Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-01264, del senatore Serra ed altri, sulla destinazione dei fondi stanziati per attività di formazione e aggiornamento obbligatori del personale scolastico;

10a Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):

3-01258, del senatore Margiotta, sulla risoluzione dei problemi di ricezione di Rai3 in Basilicata.

Interrogazioni, ritiro di firme

La senatrice Amati ha dichiarato di ritirare la propria firma dall'interrogazione 3-01245, della senatrice Puppato ed altri.

Interpellanze, ritiro

È stata ritirata l'interpellanza 2-00208, del senatore Filippi.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 3-01164, dei senatori Girotto e Castaldi, a risposta in 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo).

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 114a seduta pubblica del 1° ottobre 2013, a pagina 13, l'annuncio relativo al Doc. LVII, n. 1-bis - Allegato III, va titolato come segue: "Governo, trasmissione di documenti e assegnazione".