Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 320 del 30/09/2014

GUIDI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, com'è noto, a seguito degli eventi drammatici in corso in Ucraina, l'Unione europea, gli Stati Uniti ed altri Paesi occidentali hanno adottato a più riprese dei provvedimenti sanzionatori nei confronti di persone e aziende russe, collegate al conflitto in corso in quel Paese.

Tali misure, suscettibili di effetti diretti sull'economia russa, hanno inevitabilmente anche effetti indiretti sulle economie e sulle aziende europee, in primo luogo anche per l'effetto recessivo che le stesse hanno sull'economia russa.

L'interdipendenza delle economie dell'Unione europea e della Russia ha raggiunto livelli elevatissimi: basti pensare che, escludendo gli investimenti diretti, l'interscambio commerciale Unione europea-Russia nel 2013 ammonta a circa 320 miliardi di euro (214 miliardi di esportazioni russe e 106 miliardi di importazioni dall'Unione europea) e che l'interscambio commerciale italo-russo ammonta a 30,8 miliardi di euro. Le esportazioni italiane raggiungono quasi 11 miliardi di euro, mentre le nostre importazioni si attestano su un valore di circa 20 miliardi di euro; si ricorda anche per inciso che l'Italia è il secondo partner della Federazione nell'ambito dell'Unione europea dietro alla Germania. Sul piano energetico importiamo dalla Russia il 49 per cento del nostro fabbisogno di gas, con punte giornaliere che arrivano a toccare anche il 65 per cento (il 26,1 di quello petrolifero e il 21 per cento di quello carbonifero).

La situazione energetica internazionale, come sappiamo, è attualmente molto complessa e caratterizzata anche da una notevole volatilità; per questo il Ministero dello sviluppo economico sta monitorando in realtà da molti mesi la situazione, effettuando anche simulazioni per le potenziali criticità che dovessero crearsi nel settore del gas. D'intesa con la Commissione europea sono stati elaborati dei piani d'emergenza nazionale per il prossimo inverno che per l'Italia, pur prevedendo delle criticità, hanno messo in rilievo la sufficiente capacità del nostro sistema di approvvigionamento di poter superare senza eccessive difficoltà interruzioni prolungate, fino anche a tre mesi, del flusso di gas dalla Russia.

Una nota molto positiva viene inoltre anche dal livello degli stoccaggi, dato che il loro riempimento è alto (al 94 per cento del totale offerto dal mercato) e si prevede di raggiungere entro fine ottobre il volume di 11,4 miliardi di metri cubi di stoccaggio commerciale, che si andranno ad aggiungere agli oltre 4,6 miliardi di metri cubi di riserva strategica esistente. Ovviamente, non ci possiamo nascondere che eventuali interruzioni del flusso di gas russo potrebbero avere inevitabili conseguenze sui prezzi del gas che l'Italia dovrà importare da altri Paesi o per via alternativa ai gasdotti. In parte (ma solo in minima parte) tale tensione è anche la causa del recente incremento della bolletta del gas per le imprese e per le famiglie italiane, annunciato peraltro proprio ieri sera dall'Autorità. In realtà, il prezzo del gas viene stabilito trimestralmente sulla base del prezzo del mercato europeo, che nelle settimane scorse ha risentito al rialzo di queste tensioni tra Russia e Ucraina.

La Federazione russa ha reagito ai provvedimenti sanzionatori dell'Occidente con contromisure di ritorsione che riassumo come segue. Prima di tutto, il decreto del Presidente della Federazione russa n. 560 del 6 agosto 2014 dispone l'embargo di un anno su una lista di cinque categorie di beni alimentari: ortofrutticoli freschi, carni fresche e lavorate, latte, formaggio e derivati, alimentari diversi, pesci e crostacei, provenienti da Stati Uniti, Unione europea, Canada, Australia e Norvegia. La perdita stimata del minor export agroalimentare italiano in Russia va considerata su un periodo di tempo necessariamente prolungato. Al momento possiamo basarci sulle serie storiche, con particolare riferimento a quanto è stato esportato lo scorso anno. Nel 2013 l'Italia ha esportato nella Federazione russa, nel contesto dei prodotti che ho citato prima colpiti dall'embargo, 218 milioni di euro, rispetto comunque a un export complessivo di 10 miliardi. Secondo gli stessi dati, l'Italia risulta il quinto fornitore comunitario di prodotti agroalimentari dopo Germania, Paesi Bassi, Polonia e Francia; decimo se si considerano anche i Paesi terzi. In taluni casi si tratta di categorie che annoverano prodotti anche a indicazione geografica, che negli ultimi anni hanno intrapreso ingenti investimenti di marketing sul mercato russo, intravedendo in esso un'interessante opportunità di sviluppo: cito, per esempio, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano. Per fortuna, non risultano invece colpiti altri settori prioritari come il vino, la pasta e l'olio d'oliva. Per L'Unione europea i prodotti vietati dalla rappresaglia russa rappresentano un valore di 5,1 miliardi di euro, cioè il 43 per cento delle esportazioni agricole comunitarie verso la Russia nel 2013 e circa il 4 per cento del totale delle esportazioni dell'Unione europea verso la Russia. Quindi, rebus sic stantibus e basandosi su delle serie storiche, ad oggi anche il nostro Istituto nazionale per il commercio estero (ICE) stima al massimo in 100 milioni di euro la perdita in valore di export italiano verso la Russia per il 2014. Si tratta di una somma che comunque ci si augura di rivedere al più presto al ribasso, sulla base di possibili riposizionamenti di tali prodotti su altri mercati e sulla flessibilità delle autorità di controllo doganale russe, oltre che sulle misure di riaggiustamento che il Governo russo potrebbe ancora decidere nelle prossime settimane.

Frutta e verdura sono senz'altro le categorie più danneggiate. Le esportazioni dell'Unione europea rappresentano due miliardi di euro, con pomodori e drupacee (come le albicocche e le pesche), cetrioli e carote. La Russia rappresenta in questo settore il 50 per cento delle esportazioni dell'Unione europea, seguita da mele e pere, con il 46 per cento delle esportazioni dell'Unione europea, e la cifra più alta in assoluto: circa 523 milioni nella categoria frutta e verdura.

La seconda categoria più influenzata dalle contromisure è la carne, sia bovina che suina (con la carne di maiale che ha il valore più alto, oltre un miliardo per le esportazioni di carne di maiale dall'Unione europea verso la Russia). Le misure russe in materia di carni non avrebbero comunque un impatto eccessivo in quanto, complessivamente, l'Unione europea è un importatore netto di manzo. Le esportazioni nella Federazione sarebbero solo 100 milioni di euro l'anno, mentre l'importazione di carne di maiale (meno di 80 milioni di euro l'anno) era già stata interrotta da gennaio con il pretesto della diffusione, in alcuni Paesi, della peste suina. In termini assoluti l'impatto per il pollame è superiore all'impatto sulla carne bovina, anche se l'importanza del mercato russo, per le nostre esportazioni di pollame negli ultimi anni è drasticamente diminuita.

Preoccupa anche il divieto per il formaggio: non solo la Russia rappresenta il 25 per cento del nostro export attuale, ma in questo settore si registra una tendenza ascendente nel corso degli ultimi anni. In termini di destinazione delle esportazioni per il formaggio, la Russia è ora seconda solo agli Stati Uniti, seguita da Angola, Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, la Norvegia e la Turchia. La voce doganale di Grana Padano e Parmigiano Reggiano incide, ad esempio, per circa 15 milioni di euro. Mosca ha per il momento danneggiato i Paesi che maggiormente si sono esposti nel processo che ha portato all'adozione delle sanzioni selettive. Secondo i dati elaborati dalla Commissione europea, gli Stati membri più' colpiti sono Lituania (con 900 milioni di euro annui), Polonia (con 840 milioni), Germania (con 590 milioni) e Olanda (con 520 milioni).

La Commissione europea, come sapete, si è subito attivata per la tutela dei settori più colpiti dall'embargo. Il 18 agosto il commissario Ciolos ha annunciato un pacchetto di aiuti per 125 milioni di euro della PAC, per il finanziamento di ritiri mercato e mancata raccolta di frutta e verdura. Un atto delegato è stato adottato e pubblicato il 22 agosto per misure di sostegno temporanee eccezionali per le pesche e le nettarine. Misure di sostegno totali ammonteranno a 29,7 milioni di euro per i ritiri dal mercato e 3 milioni di euro per le misure di promozione. A seguito di un eccesso di richieste provenienti soprattutto dai produttori polacchi, la Commissione ha sospeso il 10 settembre scorso l'applicazione di questo pacchetto.

È stato comunque successivamente preparato un nuovo pacchetto di aiuti, più mirato ai settori effettivamente colpiti dall'embargo russo, che dovrebbe entrare in vigore in queste ore. Di concerto anche con il ministro Martina sono state fatte pressioni sul commissario europeo all'agricoltura Ciolos per gli altri interventi urgenti. Il monitoraggio sui mercati prosegue ed i Ministri dell'Unione europea dell'agricoltura faranno un nuovo punto della situazione in occasione del prossimo Consiglio informale che si terrà oggi a Milano.

Per i formaggi nei giorni scorsi sono stati concessi aiuti per l'ammasso privato di 155.000 tonnellate di formaggi. Altri 400 milioni di euro di riserva sono ancora disponibili, e potrebbero essere utilizzati in caso di ulteriore necessità.

Il Ministero dello sviluppo economico ha dato inoltre istruzioni al nostro ufficio ICE di Mosca di continuare a supportare i settori non colpiti dall'embargo, confermando le iniziative in programma in Russia: tali azioni vanno dalla realizzazione in loco di iniziative promozionali nella fiera World Food di Mosca all'organizzazione di un articolato piano di comunicazione, previsto all'interno della grande distribuzione organizzata russa, in particolare presso la catena Sedmoi Kontinent. D'intesa anche con il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, si sta valutando altresì di rafforzare il programma di iniziative promozionali sui settori colpiti dall'embargo russo, integrandolo con nuove iniziative su mercati esteri alternativi a quello russo. In particolare, il mercato degli Stati Uniti può rappresentare un'importante alternativa, come dimostrano i più recenti dati commerciali. Nel primo semestre 2014 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono cresciute del 7,8 per cento rispetto al primo semestre del 2013 e a giugno l'aumento è stato del 15,6 per cento rispetto a maggio. Il surplus commerciale ha superato gli 8 miliardi di dollari, contro i 5,7 del semestre precedente. Tali dati proiettano l'export italiano per fine anno ad un valore assoluto di oltre 28 miliardi di euro, il miglior risultato di sempre. Anche le esportazioni più tradizionali, come le preparazioni di carne e pesce, le farine, la frutta ed il vino, ottengono ottimi risultati (più 40,3 per cento).

Uno studio che abbiamo commissionato a Prometeia, in merito al potenziale di mercato dei principali Paesi, stima in oltre 9 miliardi l'export aggiuntivo sul mercato statunitense ottenibile entro il 2016, corrispondente al 35 per cento in più rispetto all'export del 2013. Si tratta del maggiore potenziale in assoluto al mondo per le merci italiane.

In tale direzione, per il settore agroalimentare, il Ministero dello sviluppo economico ha previsto azioni verso la grande distribuzione organizzata negli Stati Uniti (per supportare al massimo possibili entrature in nuovi mercati che oggi possano considerarsi alternativi a quello della Russia) attraverso accordi per inserire a scaffale un numero maggiore di prodotti italiani, soprattutto marchi di qualità appartenenti ad aziende di piccole dimensioni che non hanno la forza per imporsi su un mercato complesso ed evoluto come quello americano. A tal fine, prevediamo il rafforzamento della nostra base geografica, incrementando la presenza dei prodotti italiani nelle aree meno coperte, tra cui ad esempio il Texas e la costa del Pacifico; il miglioramento e la stabilizzazione della presenza dei prodotti italiani nella grande distribuzione e nelle piattaforme di e-commerce; l'educazione e la formazione dei consumatori alla comprensione del valore del made in Italy rispetto a prodotti che surrettiziamente si richiamano all'Italia (il noto problema dell'italian sounding).

L'embargo russo si potrà manifestare non solo in forma diretta, con la necessità di riallocare le quantità di prodotto destinate alla Russia su altri mercati (come stiamo cercando di fare e come ho provato a spiegare), ma anche in forma indiretta. L'Italia, infatti, con un'economia dell'agroalimentare fortemente orientata alla trasformazione, è spesso mercato di sbocco di materie prime che non trovano alternative più remunerative. Il problema dei mercati interni, quindi, potrebbe non essere solo quello di gestire l'eccesso di offerta generato dal mancato assorbimento del mercato russo, ma anche quello di subire l'entrata a prezzi concorrenziali di latte e di carni suine, provenienti da Paesi come la Germania, cui verrebbe a mancare lo sbocco di mercato russo. Si tratta, peraltro, di situazioni che in passato si sono ripetutamente verificate. Per quanto riguarda il mercato dell'ortofrutta, essendo l'Italia un Paese grande produttore-esportatore e limitando l'import solo alle fasi iniziali di campagna, quando il prodotto nazionale non è ancora pronto, difficilmente potrà subire la concorrenza interna diretta di prodotto estero. Tuttavia, oltre a dover gestire il prodotto nazionale che non troverà sbocco in Russia, in questo caso il problema assume connotati differenti e peculiari giacché il mercato nazionale e comunitario della frutta estiva si è già rivelato critico per una serie di fattori negativi concomitanti come: l'elevato livello dell'offerta nazionale ed europea, l'andamento climatico incerto che non ha incoraggiato fino a ora i consumi di frutta estiva, le ripetute precipitazioni che non favoriscono il profilo qualitativo del prodotto e la sua conservabilità, la minore scalarità del calendario di raccolta per effetto dell'andamento climatico con accavallamenti produttivi tra Nord e Sud.

Al decreto del Presidente della Federazione russa che ho citato all'inizio si aggiunge il decreto n. 791 dell'11 agosto sugli appalti di Stato per prodotti provenienti dall'Unione europea che già si realizzano in Russia. Tale decreto riguarda numerosi beni che vanno dal tessile, ai cavi, dalla pelle all'intimo, alle calzature. Non è possibile al momento stimare la perdita per le imprese europee ed italiane in particolare in quanto si tratta di un provvedimento entrato in vigore il 1° settembre scorso e perché si tratta di appalti pubblici che, per definizione, si svolgono ad intervalli non regolari e non sempre vengono aggiudicati ad aziende europee. I nostri uffici stanno monitorando la situazione per rilevare i primi casi di applicazione del suddetto embargo.

Infine, un terzo provvedimento adottato dal Governo russo limita in via temporanea l'export dalla Russia di pelli grezze (decreto n. 826 del 19 agosto). Il divieto entrerà in vigore da ottobre fino ad aprile e riguarda esclusivamente le pelli semilavorate wet blue, che rappresentano la principale materia prima delle concerie italiane e di cui la Russia è il nostro quarto fornitore per importanza (74 milioni di euro nel 2013). La perdita per il settore è ingente, dato che il mancato accesso a tale materia prima per un semestre comporterà mancate vendite per circa 80 milioni di euro. Tale provvedimento, comunque, era stato preannunciato dalle autorità russe già prima della crisi in Ucraina e la sua approvazione appare solo accelerata da tale evento.

Il Consiglio europeo del 30 agosto ha deciso di comminare ulteriori sanzioni, entrate in vigore con i regolamenti dell'Unione europea n. 959/2014, n. 960/2014 e n. 961/2014 dell'8 settembre 2014, che integrano le misure introdotte a luglio e a marzo scorsi. L'entrata in vigore delle misure è stata accompagnata dalla disponibilità dell'Unione europea a riconsiderare le misure (la cosiddetta review clause: la prima revisione avverrà entro il 31 ottobre prossimo) a fronte di un'evoluzione positiva sul terreno, che naturalmente tutti auspichiamo. Anche questo ulteriore pacchetto poggia sui principi di gradualità, proporzionalità, efficacia e non retroattività e comprende le seguenti misure, soprattutto finanziarie: estensione delle restrizioni all'accesso ai mercati dei capitali europei; misure sui beni cosiddetti dual use (quindi, divieto di esportare qualsiasi bene a duplice uso destinato ad uso militare ovvero a un utilizzatore finale militare, misto civile-militare nonché ai soggetti entrati nella lista). Inoltre, misure per l'alta tecnologia, come il divieto di fornire servizi per l'esplorazione e la produzione petrolifera (sono, comunque, esclusi tutti i progetti relativi al settore del gas) e misure restrittive individuali (è stata ampliata la base giuridica necessaria per il listing, estendendola anche a coloro che effettuano transazioni con i gruppi separatisti nel Donbass). Con tali criteri sono state listate 24 persone.

A tali misure si aggiungono i divieti riguardanti il settore della difesa (embargo al commercio di tutti gli armamenti, ad eccezione dei contratti in essere), nonché la sospensione dei finanziamenti della Banca europea per gli investimenti e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo a nuovi progetti in Russia e l'interruzione di specifici programmi regionali dell'Unione europea.

Il danno diretto derivante all'interscambio con l'Italia dal mancato approvvigionamento è desumibile dai flussi commerciali 2013 e 2014. Dall'analisi dei dati delle dogane russe emerge che l'Italia nel 2013 ha esportato prodotti oggi interessati dalle sanzioni per oltre 108 milioni di euro (con un 3 per cento in meno rispetto al 2012), mentre nel primo quadrimestre 2014 il valore raggiunto è stato di 26 milioni di euro. Vanno poi contabilizzati i danni indiretti derivanti, ad esempio, alle nostre banche operanti sul mercato russo, che oggi non possono più attingere ai capitali disponibili sui mercati finanziari dell'Unione europea o americani per operazioni nella Federazione russa.

In conclusione, non vi è dubbio che le sanzioni dell'Unione europea e le misure ritorsive russe stanno avendo effetti depressivi sulle rispettive economie. Si deve tener conto di questo dato, perché probabilmente la Russia uscirà con un fenomeno di depressione della propria economia e, quindi, consumerà meno. Da parte nostra, continueremo a monitorare tali effetti per attenuarne, anche con misure di sostegno su mercati alternativi rispetto a quelli dell'Unione europea, la portata per le nostre aziende, sia, come già detto, insistendo affinché la Commissione europea vari rapidamente il pacchetto di aiuti già approvato, sia per valutare nuove iniziative di sostegno anche a favore di settori industriali e dei servizi che risentiranno degli effetti dell'ultima tornata di sanzioni dell'Unione europea.

Chiederemo altresì, sia in ambito G7, sia nelle competenti sedi multilaterali, che non si mettano in atto, da parte dei nostri principali concorrenti - perché questa è un'altra condizione di cui tener conto - azioni di backfilling volte a sostituire i prodotti italiani ed europei sul mercato russo e a ridurne, in prospettiva, le quote di mercato, faticosamente guadagnate dalle nostre aziende e dal nostro settore industriale nell'ultimo decennio. (Applausi dai Gruppi PD e NCD e del senatore Susta).