Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 303 del 08/08/2014
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------
303a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
VENERDÌ 8 AGOSTO 2014
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Presidenza del presidente GRASSO
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Italia Lavori in Corso: Misto-ILC; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente GRASSO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).
Si dia lettura del processo verbale.
SAGGESE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
Sul processo verbale
GAETTI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAETTI (M5S). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione sul processo verbale
PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.
È approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,40).
Seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale:
(1429) Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione
(7) CALDEROLI. - Modifiche agli articoli 116, 117 e 119 della Costituzione. Attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni; istituzione delle «Macroregioni» attraverso referendum popolare e attribuzione alle stesse di risorse in misura non inferiore al 75 per cento del gettito tributario complessivo prodotto sul loro territorio; trasferimento delle funzioni amministrative a Comuni e Regioni
(12) CALDEROLI. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
(35) ZELLER ed altri. - Modifiche alla parte seconda della Costituzione, concernenti la forma di Governo, nonché la composizione e le funzioni del Parlamento
(67) ZANDA. - Modifica agli articoli 66 e 134 della Costituzione in materia di verifica dei poteri dei parlamentari
(68) ZANDA. - Modifica dell'articolo 68 della Costituzione in materia di autorizzazione parlamentare
(125) LANZILLOTTA ed altri. - Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Riduzione del numero dei componenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
(127) LANZILLOTTA ed altri. - Disposizioni per la revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione e di altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale
(143) DIVINA. - Modifica dell'articolo 116 della Costituzione in materia di statuti delle Regioni ad autonomia speciale
(196) ALBERTI CASELLATI ed altri. - Modifica degli articoli 67, 88 e 94 della Costituzione, in materia di mandato imperativo
(238) RUTA. - Modifiche alla parte seconda della Costituzione, concernenti la composizione del Parlamento e l'esercizio delle sue funzioni
(253) D'AMBROSIO LETTIERI. - Modifiche all'articolo 117 della Costituzione concernenti l'attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di tutela della salute
(261) FINOCCHIARO ed altri. - Modifiche agli articoli 68, 96 e 134 della Costituzione e alla legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, in materia di procedimento per l'autorizzazione alla limitazione della libertà personale dei parlamentari e dei membri del Governo della Repubblica
(279) COMPAGNA ed altri. - Modifica dell'articolo 68 della Costituzione, in materia di immunità dei membri del Parlamento
(305) DE POLI. - Modifiche agli articoli 116 e 119 della Costituzione, per l'inclusione del Veneto tra le regioni a statuto speciale e in materia di risorse finanziarie delle medesime regioni
(332) COMAROLI ed altri. - Abrogazione del secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione, concernente la nomina dei senatori a vita
(339) DE POLI. - Modifica all'articolo 68 della Costituzione in materia di garanzie dei parlamentari
(414) STUCCHI. - Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione in materia di autonomie provinciali e locali. Attribuzione dello statuto di autonomia provinciale alla provincia di Bergamo
(436) RIZZOTTI. - Modifica dell'articolo 59 della Costituzione in materia di senatori a vita
(543) INIZIATIVA POPOLARE. - Attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle regioni, istituzione delle «comunità autonome» attraverso referendum popolare e attribuzione alle stesse di risorse in misura non inferiore al 75 per cento del gettito tributario complessivo prodotto sul loro territorio, trasferimento delle funzioni amministrative a comuni e regioni
(574) ZANETTIN ed altri. - Soppressione delle regioni a statuto speciale e delle province autonome
(702) BLUNDO ed altri. - Iniziativa quorum zero e più democrazia
(732) TAVERNA ed altri. - Modifiche all'articolo 117 della Costituzione, concernenti l'attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di tutela della salute
(736) STUCCHI. - Abrogazione del secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione, concernente la nomina dei senatori a vita
(737) STUCCHI. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
(877) BUEMI ed altri. - Modifica dell'articolo 55 della Costituzione in materia di funzionamento del Parlamento in seduta comune per l'elezione di organi collegiali
(878) BUEMI ed altri. - Modifica dell'articolo 66 della Costituzione in materia di verifica dei poteri dei parlamentari
(879) BUEMI ed altri. - Revisione dell'articolo 68 della Costituzione
(907) CIOFFI ed altri. - Modifiche all'articolo 77 della Costituzione in materia di decretazione d'urgenza
(1038) CONSIGLIO. - Modifica all'articolo 59 della Costituzione in materia di nomina dei senatori a vita
(1057) D'AMBROSIO LETTIERI ed altri. - Modifica dell'articolo 59 della Costituzione in materia di senatori a vita
(1193) CANDIANI ed altri. - Abrogazione del secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione concernente i senatori a vita di nomina del Presidente della Repubblica
(1195) CALDEROLI ed altri. - Disposizioni per la riforma del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la razionalizzazione del procedimento legislativo
(1264) SACCONI ed altri. - Disposizioni per la riforma del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la razionalizzazione del procedimento legislativo
(1265) AUGELLO ed altri. - Abrogazione dell'articolo 99 della Costituzione e soppressione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro
(1273) MICHELONI. - Modifiche agli articoli 56, 57 e 94 della Costituzione, in materia di riduzione del numero dei parlamentari, di riforma della composizione del Senato e di conferimento della fiducia al Governo
(1274) MICHELONI. - Modifiche agli articoli 56, 57 e 94 della Costituzione, in materia di riduzione del numero dei parlamentari e di conferimento della fiducia al Governo
(1280) BUEMI ed altri. - Abolizione della Camera dei deputati e trasformazione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro in Consiglio nazionale delle autonomie
(1281) DE POLI. - Modifiche all'articolo 117 della Costituzione, concernenti l'attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia
(1355) CAMPANELLA ed altri. - Modifiche agli articoli 56, 57, 59, 66, 70, 80, 81, 82 e 94 della Costituzione in materia di bicameralismo
(1368) BARANI ed altri. - Disposizioni per il superamento del sistema bicamerale ai fini dello snellimento del procedimento legislativo e del contenimento della spesa pubblica
(1392) BUEMI ed altri. - Revisione della Costituzione in tema di fiducia al Governo, Senato della Repubblica e Parlamento in seduta comune
(1395) BATTISTA ed altri. - Modifica all'articolo 58 della Costituzione in materia di equiparazione del requisito di età anagrafica ai fini dell'esercizio del diritto di elettorato attivo per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica
(1397) TOCCI e CORSINI. - Modifiche alla Costituzione per l'introduzione di un bicameralismo di garanzia e per la riduzione del numero dei parlamentari
(1406) SACCONI ed altri. - Disposizioni per la riforma del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione
(1408) SONEGO ed altri. - Modificazioni all'articolo 116 della Costituzione in materia di regime di autonomia delle Regioni a statuto speciale
(1414) TREMONTI. - Modifiche agli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione
(1415) COMPAGNA e BUEMI. - Revisione della Costituzione in tema di legislazione regionale, democrazia interna ai partiti politici, fiducia al Governo, Parlamento in seduta comune
(1416) MONTI e LANZILLOTTA. - Abolizione del bicameralismo paritario, riforma del Senato della Repubblica, disposizioni in materia di fonti del diritto e modifiche al Titolo V, Parte II della Costituzione in materia di autonomie territoriali
(1420) CHITI ed altri. - Istituzione di un Senato delle Autonomie e delle Garanzie e riduzione del numero dei parlamentari
(1426) DE PETRIS ed altri. - Modifiche alla Costituzione per la riforma del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari e l'assegnazione al Senato della Repubblica di funzioni legislative esclusive e funzioni di vigilanza e di garanzia
(1427) BATTISTA ed altri. - Modifiche degli articoli 64, 65 e 66 della Costituzione, volte ad introdurre il dovere dei membri del Parlamento di partecipare ai lavori parlamentari e la decadenza per assenza ingiustificata e reiterata
(1454) MINZOLINI ed altri. - Modifiche alla parte II della Costituzione in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato e attribuzione delle competenze legislative loro spettanti
(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 9,40)
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge costituzionale n. 1429
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 1429, 7, 12, 35, 67, 68, 125, 127, 143, 196, 238, 253, 261, 279, 305, 332, 339, 414, 436, 543, 574, 702, 732, 736, 737, 877, 878, 879, 907, 1038, 1057, 1193, 1195, 1264, 1265, 1273, 1274, 1280, 1281, 1355, 1368, 1392, 1395, 1397, 1406, 1408, 1414, 1415, 1416, 1420, 1426, 1427 e 1454.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli articoli e degli emendamenti presentati al disegno di legge n. 1429, nel testo proposto dalla Commissione.
Passiamo alla votazione finale.
MARAN (SCpI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARAN (SCpI). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, sono passati venticinque anni dalla caduta del Muro di Berlino - lo ricorderemo il prossimo novembre - con le sue ricadute sul sistema dei partiti della prima Repubblica (in Parlamento non c'è più nessuno di quelli che dettero vita alla Costituzione) e sulle richieste autonomistiche e regionalistiche, che non per caso emersero proprio in quella fase. È dalla scomparsa della divisione del mondo in due blocchi che il Muro ha simboleggiato - dunque, da almeno venticinque anni - che sono venute meno le ragioni del bicameralismo ripetitivo voluto dai Costituenti, in un processo segnato, più che negli altri Paesi, dalla Guerra fredda. Non è un mistero per nessuno, infatti, che fu voluto dalla Costituente un sistema di Governo debole perché nessuno schieramento politico potesse vincere fino in fondo e nessuno potesse essere tagliato fuori del tutto dal Governo; un Parlamento lento e ripetitivo sarebbe stato utile freno, volto espressamente a sfiancare qualunque maggioranza uscita dalle urne, come dimostra quello che è accaduto in quest'Aula da settimane, e la presenza di due Camere investite degli stessi poteri di indirizzo politico e degli stessi poteri legislativi è la contraddizione più vistosa, che non ha eguali in altre democrazie parlamentari.
A dire il vero, non tutti attesero che crollasse il Muro per cominciare a riflettere sui nodi irrisolti del processo costituente: la Commissione Bozzi è del 1983 e basterebbe ricordare le prime riforme incrementali, come quella sulla limitazione del voto segreto. Giorgio Frasca Polara ha ricordato in un suo scritto che, nel lontano 1979, Nilde Iotti, allora Presidente della Camera, espresse tre idee sulla riforma costituzionale, che corrispondono in sostanza ai contenuti del disegno di legge in discussione: basta con questo assurdo bicameralismo perfetto; basta con mille parlamentari («quanti ne ha la Cina, ma loro sono 1.300 milioni»); federalismo istituzionalizzato trasformando il Senato in Camera delle Regioni e dei poteri locali («perché il Senato non potrebbe essere come il Bundesrat?»). Così Nilde Iotti nel 1979.
Non per caso, come dimostrano i lavori della Commissione di esperti del Governo Letta, è quasi impossibile trovare argomenti tesi a difendere lo status quo. Eppure la contemplazione ammirata e acritica del passato e l'avversione e l'intolleranza per ogni innovazione è forse ciò che più colpisce nella discussione in corso sulla riforma del Senato. Così per i critici della riforma una seconda Camera eletta dai Consigli regionali e non dai cittadini sarebbe in sostanza un'istituzione non democratica; eppure in Europa quella dell'elettività diretta non è affatto una regola ma tutto l'opposto: la maggioranza dei Paesi dell'Unione (15 su 28) non hanno una seconda Camera; tra i 13 che hanno una seconda Camera solo in cinque Paesi i suoi membri sono direttamente eletti dai cittadini (e anche in Spagna una parte dei membri sono disegnati dalle comunità autonome) e tra questi cinque Paesi solo in Italia, Polonia e Romania la seconda Camera ha dei poteri rilevanti e solo in Italia il Senato ha gli stessi poteri della Camera dei deputati.
La combinazione di premio di maggioranza e Senato non elettivo sarebbe poi un attentato alla democrazia, come se solo una Camera bassa eletta con un sistema proporzionale fosse compatibile con un Senato non eletto direttamente dal popolo. Sono ovviamente legittime le perplessità (che sono anche le nostre) su una proposta di legge elettorale, l'Italicum, che lo stesso Presidente del Consiglio si è detto disponibile a rivedere; tuttavia, con questo metro di giudizio il Regno Unito sarebbe un sistema ben poco democratico: Tony Blair ha vinto il suo terzo mandato con il 35 per cento dei voti e con questa percentuale il Labour ha ottenuto il 55 per cento dei seggi e la Camera dei Lords non è certo un'istituzione eletta dal popolo. La stessa cosa in Francia, dove, con il 29 per cento dei voti ottenuti al primo turno, il partito socialista di Hollande ha conquistato il 53 per cento dei seggi nell'Assemblea nazionale e il Senato francese non è eletto dai cittadini.
Quindi, se togliamo di mezzo le difese impossibili dello status quo, ovviamente una Camera regionale si può fare in molti modi. Una Camera che non può non essere a netta maggioranza regionale, perché è un luogo di dialogo tra legislatori, può essere composta dai Consigli regionali, in modo simile all'esperienza austriaca (come nel testo in esame), dalle Giunte, quindi in modo simile al Bundesrat tedesco (come avremmo voluto noi), ma anche in raccordo con gli elettori al momento delle elezioni regionali, come avviene in Spagna e come ha proposto il senatore Chiti. Anche sui poteri, una volta scartato il rapporto fiduciario e di conseguenza i poteri paritari, ci può essere un'ampia fascia di oscillazione tra le tipologie di legge che sfuggono alla prevalenza della Camera. Basterebbe leggere il volume sui lavori della Commissione nominata dal Governo Letta per trovare argomenti a favore delle varie composizioni e delle varie forme di rinvio. Non si capisce però perché innalzare le Regioni e i Governi locali al piano delle istituzioni parlamentari sembra ad alcuni inadeguato e perfino sacrilego, dimenticando che sindaci e Presidenti della Regione sono autorità democratiche elette direttamente, che non hanno nulla da invidiare in termini di pedigree democratico a senatori e deputati (Applausi dai Gruppi SCpI e PI). Si dimentica inoltre che dall'azione delle Regioni e dei Comuni dipende la gran parte dell'erogazione dei servizi sociali, dell'attuazione delle leggi, delle politiche statali, della spesa pubblica.
Si dimentica inoltre che porre all'interno delle istituzioni costituzionali il luogo di coordinamento tra la legislazione dello Stato e la sua attuazione nei territori è una necessità imprescindibile per il buon funzionamento del sistema costituzionale, visto che la nostra Costituzione è già cambiata e, comunque la si consideri, la riforma del Titolo V ha apportato alla parte della Costituzione che regola i rapporti tra Stato, Regioni ed enti locali modifiche profondissime, dimenticando che proprio la mancanza del luogo parlamentare di mediazione è il principale punto critico della riforma ed in carenza di una stanza di compensazione degli interessi l'incertezza ha generato numerosissimi conflitti e la Corte costituzionale si è trovata costretta a dirimere questioni che hanno un alto tasso di opinabilità e dunque di politicità.
Per questa ragione appaiono completamente fuori centro le critiche benaltriste, secondo cui questa sarebbe una riforma sovrastrutturale, perché eliminare il ricorso massiccio alla Corte dello Stato e delle Regioni e dare certezze sulla normativa in vigore produce effetti economici altrettanto diretti, perché porta prevedibilità e stabilità nelle decisioni pubbliche: basta pensare alle questioni dell'energia, alle grandi reti infrastrutturali e al turismo.
Certo, non basta riformare la Costituzione per risolvere i nostri problemi. Madrid è tornata a crescere grazie alla riforma più difficile: quella del mercato del lavoro. Ha inoltre rafforzato il sistema di formazione per i disoccupati e dato una stretta ai sussidi di disoccupazione, che in Spagna avevano assunto un peso enorme. E si passa di qui.
Noi ci aspettiamo che il Governo affronti la riforma del lavoro (e la riduzione della spesa, la riforma della giustizia, della burocrazia) con la stessa determinazione con la quale ha affrontato la riforma del Senato (Applausi dai Gruppi SCpI, PD e PI e del senatore Quagliariello). È necessaria una profonda trasformazione dell'Italia e dobbiamo cogliere l'occasione offerta dalla crisi per innescare un processo di allineamento dell'Italia ai migliori standard europei.
Mi spiego con un esempio: nei Paesi dell'Unione c'è una forza di polizia per il controllo capillare del territorio e una forza di polizia per il contrasto della grande criminalità (questo avviene in tutti i Paesi dell'OCSE). In Italia ci sono sei diverse e autonome forza di polizia, senza contare la polizia municipale, spesso in competizione l'una con l'altra e ciascuna incaricata di occuparsi di tutto, ben al di là della propria specializzazione. La conseguenza è che otteniamo, spendendo 3 punti di PIL (il 30 per cento in più della Germania), risultati inferiori a quelli degli altri. L'elenco potrebbe continuare: vale per difetti della nostra giustizia civile o per il distacco del sistema educativo italiano dalle migliori pratiche mondiali, eccetera. Ecco il benchmarking, il confronto sistematico che permette alle aziende che lo applicano di compararsi con le migliori e soprattutto di apprendere da queste per migliorare. Bisogna cambiare. Vale per il Senato, deve valere per tutti (Applausi dai Gruppi SCpI e PI).
Non è un caso che molti degli oppositori dei progetto abbiano sin dall'inizio (in raccordo con quei settori sociali per i quali il rafforzamento delle istituzioni politiche comporterebbe una riduzione del proprio potere) falsato il dibattito col ricorso ad argomenti propagandistici sproporzionati, parlando di deriva autoritaria, di P2.
Non c'è da una parte la democrazia e dall'altra un tentativo autoritario o parafascista. Sono a confronto due concezioni della democrazia: l'una è assembleare e fondata sulla cosiddetta centralità del Parlamento; l'altra è fondata sulla responsabilità degli Esecutivi. La prima era propria della peculiarità italiana, quella del dopoguerra, parte dell'anomalia di un sistema politico caratterizzato dalla mancanza di alternanza. La seconda è propria dei sistemi parlamentari più avanzati.
Con i due referendum del 1991 e del 1993 abbiamo messo in discussione il proporzionalismo e le forme assembleari del nostro Parlamento. È da allora che abbiamo superato la democrazia consociativa per affermare un modello di democrazia governante. È da allora che è iniziata una transizione che ora, a 25 anni dal crollo del Muro di Berlino, possiamo e soprattutto dobbiamo portare a compimento.
Nella situazione in cui siamo l'Italia ha bisogno di cambiamento, ha bisogno di fiducia, ha bisogno di riforme, e non può permettersi i ritardi culturali della vecchia sinistra speculari a quelli della vecchia destra.
Noi di Scelta Civica per l'Italia sosterremo come sempre questo sforzo. (Applausi dai Gruppi SCpI, PD e del senatore Panizza).
ROMANO (PI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANO (PI). Signor Presidente, signora Ministro, rappresentanti del Governo, colleghi, la complessità della riforma costituzionale che ci accingiamo a votare in prima lettura inerisce, in chiave comparata, a forme di Stato e di Governo, autonomie territoriali, fonti del diritto, pubblica amministrazione, giurisdizione, giustizia costituzionale e tutela dei diritti. Tale complessità avrebbe potuto indulgere in ulteriori rimandi ed accantonamenti utilitaristici o di opportunità, sospensione di decisioni. Così non è stato. Con coraggio si è scelto di dare una risposta concreta, direi tangibile, in una stagione che deve essere quella dell'innovazione: altra stagione non ci è data.
Certo, la riforma che andiamo a votare è di ampia portata; ci interroga e ci richiama ad una gravosa assunzione di responsabilità. Ci interpella ad assumere decisioni richieste da anni, e con coraggio, con determinazione e con non recondite trepidazioni o ponderosi interrogativi abbiamo assunto, appunto, una responsabilità gravosa.
Il dibattito articolato che ha caratterizzato questi mesi è stato fonte di ulteriori discernimenti. Eppure arriva la stagione delle decisioni e questa stagione è arrivata, sì, in prima lettura, ma è arrivata. Affanni e conflitti che hanno attraversato le nostre discussioni e votazioni non hanno rappresentato malgrado tutto un impedimento, tutt'altro.
Il disegno di legge di riforma della Parte II della Costituzione segna la prima fondamentale tappa di un percorso riformatore che parte dagli anni Settanta e che ha attraversato molteplici scenari politici.
L'obiettivo dichiarato è noto e cioè quello di offrire una soluzione a criticità e disfunzioni del sistema istituzionale, con il superamento del bicameralismo perfetto paritario, affidando il rapporto di fiducia alla Camera dei deputati e la rappresentanza delle autonomie al Senato.
Ci troviamo in un momento di svolta cruciale, che segna la fine della cultura della paura del cambiamento e che ci avvicina alle altre democrazie liberali contemporanee in cui le Costituzioni sono, e devono essere, considerate come cantieri sempre aperti. In Europa questo lavoro continuo sulle Costituzioni è testimoniato dalla frequenza delle riforme costituzionali, pur in contesti in cui esiste un buon grado di stabilità, in cui cioè non è in discussione la forma di Stato complessiva.
Il quadro comparato dell'attuale assetto dei Senati in Europa è alquanto articolato e difficilmente riconducibile ad unità, legato il più delle volte alle storie ed agli equilibri politici, territoriali ed istituzionali propri di ciascun Paese. Questo anche perché diversi - molto diversi - sono i sistemi di elezione, le funzioni e i poteri.
Si può dire che i tre fattori largamente prevalenti che sembrano emergere dalla comparazione riguardano il fatto che il Senato sia quasi sempre estraneo al rapporto di fiducia con l'Esecutivo; è normalmente espressione delle entità territoriali che costituiscono lo Stato ed esercita un ruolo istituzionale di equilibrio e di riflessione nei confronti della Camera, espressione della maggioranza di Governo.
In particolare l'elettività diretta della seconda Camera non è affatto una regola: non prevedono l'elezione diretta Germania, Austria, Francia, ma anche Regno Unito e Canada.
Il dibattito italiano sulle riforme costituzionali, che ha origine fra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, si intreccia con l'evoluzione del sistema dei partiti, aprendo ulteriormente aspetti funzionali all'uno o all'altro obiettivo politico-partitico. Ricordiamo le innovazioni ipotizzate nel cosiddetto decalogo Spadolini, nell'agosto del 1982, e i lavori della Commissione Bozzi, che avevano come obiettivo la razionalizzazione del regime parlamentare esistente, lasciandone inalterate le coordinate di fondo. Ricordiamo quelle proposte da Giuliano Amato, che perseguivano l'obiettivo più ampio della "grande riforma", mirando a mutare il sistema politico e che ipotizzavano l'introduzione in Italia dell'elezione del Presidente della Repubblica a suffragio universale. Ricordiamo i lavori della Commissione bicamerale presieduta da D'Alema, in cui entrarono a far parte tutti i principali leader politici, e la riforma del 2005, che vide completato l'iter parlamentare, che poi, però, perse il referendum.
Tentativi di riforma, tutti questi citati, che fallirono per note e varie ragioni. Centrarono invece obiettivi parziali, il cosiddetto progetto Amato-D'Alema sulla riforma del sistema di elezione dei Presidenti delle Giunte regionali e dell'autonomia statutaria delle Regioni con la costituzionalizzazione del cosiddetto giusto processo e, nel 2001, la riforma delle autonomie territoriali (cosiddetta riforma del Titolo V della Costituzione).
Dopo un dibattito molto approfondito, e acceso, per il vero, in molte occasioni, credo di poter dire che si è giunti a un testo innovativo, comunque perfettibile, come lo prevede la Carta costituzionale, nella sequenza delle letture successive.
Non starò qui a esaminare i contenuti della riforma nello specifico e nei dettagli, in quanto noti a tutti, limitandomi a ricordare i punti salienti, oserei dire qualificanti.
In primo luogo, la nuova natura e le nuove funzioni del Senato: una grande novità che, se da un lato prevede la sua esclusione dal rapporto fiduciario col Governo, dall'altro lo colloca al centro dell'ordinamento costituzionale nazionale e sovranazionale, in posizione di raccordo tra gli organi istituzionali dell'Unione europea, dello Stato e degli enti territoriali.
In secondo luogo, il superamento del bicameralismo perfetto, senza rinunciare alle garanzie e al sistema degli equilibri tipici del nostro ordinamento costituzionale, e in linea con i modelli adottati da molti altri Paesi europei. Richiamo questo che merita una precisazione, perché se è vero che il quadro comparato sui Senati europei è difficilmente riconducibile ad unità, si può però senz'altro affermare che tre sono le caratteristiche ricorrenti che sembrano emergere dalla comparazione: l'estraneità del Senato al rapporto di fiducia con l'Esecutivo, la sua configurazione come espressione delle entità territoriali che costituiscono lo Stato e, infine, il suo ruolo di equilibrio e di riflessione nei confronti della Camera, espressione della maggioranza di Governo.
Il nostro disegno di legge si inserisce, dunque, nella tendenza più consolidata del costituzionalismo contemporaneo e il Senato diviene un'Assemblea rappresentativa di Regioni e Comuni, secondo un modello dominante nell'esperienza comparata.
In terzo luogo, la nuova normativa per le forme di esercizio diretto della sovranità popolare, referendum e iniziativa legislativa popolare. Altro aspetto da sottolineare, per quanto riguarda il referendum, è aver riportato a 500.000 il numero di firme necessarie e abbassato il quorum necessario per l'approvazione, ove ne siano state raccolte 800.000, e previsto - novità assoluta - forme di referendum propositivi e di indirizzo.
Inoltre, per le proposte di legge di iniziativa popolare abbiamo portato a 150.000 le firme a fronte delle previste 250.000.
Tra le novità introdotte, meritano un cenno il completamento della revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione, con una attribuzione più razionale delle materie di competenza statale e regionale, ovviando cosi agli eccessi e alle incongruenze derivate dalla riforma del 2001; il riassetto del sistema delle autonomie territoriali (con l'abolizione delle Province e l'introduzione delle Città metropolitane); gli interventi sui delicati aspetti del rapporto Parlamento-Governo.
In conclusione di questo mio breve intervento, vorrei rinnovare da parte del Gruppo Per l'Italia la volontà di votare in maniera convinta questo provvedimento, nell'auspicio che, secondo le letture che verranno di conseguenza nei prossimi mesi, si possano apportare quelle modifiche che gli altri legislatori riterranno opportune.
Signor Presidente, mi lasci fare un'ultima riflessione. Ringrazio lei, tutti i colleghi e i relatori, che si sono sobbarcati un lavoro non indifferente. (Applausi dai Gruppi PI e PD).
SCAVONE (GAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCAVONE (GAL). Signor Presidente, signora Ministro, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il Gruppo Grandi Autonomie e Libertà non voterà questa legge di riforma costituzionale. Il GAL è comunque un Gruppo animato da diverse sensibilità, pertanto è opportuno da parte mia sottolineare che alcuni colleghi del Gruppo la voteranno. Ringrazio quindi i colleghi che, tutti, mi hanno dato la possibilità di esprimere questa dichiarazione di voto dando forza a chi, in quest'Aula, è contrario, rispetto ai tanti a favore.
Avremmo voluto davvero contribuire alla riscrittura di una nuova e moderna Carta costituzionale, nella quale fissare la tavola delle regole su cui rifondare una grande democrazia, a garanzia dell'efficienza delle istituzioni, ma anche per dare contenuto alla libertà e all'uguaglianza del popolo italiano e del suo diritto ad una partecipazione effettiva ai processi di decisione.
Il primo profilo, infatti, che mi preme sottolineare è che, quando si discute delle riforme costituzionali, fondamentale è il metodo delle medesime riforme. Solo da un processo trasparente e condiviso tra le forze politiche e sociali, solo dal confronto culturale tra le espressioni più radicate in ambito sociale, può sorgere il cosiddetto patriottismo costituzionale, che è anima della legge fondamentale e che è criterio di interpretazione della stessa , cioè vero e proprio canone giuridico destinato ad essere passato come testimone alle generazioni future.
Il patriottismo costituzionale è sinonimo dell'orgoglio di un popolo, che si sviluppa, per l'appunto, a partire dalla partecipazione alla formazione del patto costituzionale. Il patto costituzionale è tra forze culturali e sociali; è tra i cittadini. Oggi, in un periodo di trasformazioni che si ripercuoteranno per anni sull'economia e sull'ambiente, è anche un contratto tra generazioni. Il patto costituzionale non è solo tra i partiti o tra i leader di essi. Una riforma costituzionale non può essere il frutto di un accordo contingente.
Il risultato a cui siamo arrivati credo invece che sia possibile definirlo come una grande occasione perduta. Pur avvertendo un iniziale fervore riformista che ha animato tutti, Governo, maggioranza e opposizioni, abbiamo assistito alla mancanza di apertura a un vero e profondo dibattito, a un sereno confronto, che rischia di minare l'essenza della forza costituente.
Il percorso parlamentare è stato caratterizzato da un crescendo di gesti di violazione istituzionale, che rischiano di mettere in discussione la dignità delle stesse istituzioni.
Abbiamo registrato l'insufficienza politica nel garantire un libero confronto, una conduzione talvolta incerta e contraddittoria, continue ingerenze del Governo, e troppe, inopportune esternazioni, quando non provocazioni, che dall'esterno hanno scandito il confronto parlamentare.
La riforma costituzionale non può essere il volto del Governo in carica: qualcuno potrà dire «sono altri tempi», «oggi è diverso». Altri potranno parlare di ingenuità, come avviene tutte le volte in cui si ricordano i valori di fronte alle esigenze di chi fa solo valere la sua forza.
Ma va ricordato ancora una volta in quest'Aula che i lavori dell'Assemblea costituente sono stati segnati dalla distinzione tra la stessa Assemblea, con le decisioni che man mano assumeva, e la maggioranza governativa, al tempo guidata da De Gasperi. Insomma, fare la Costituzione non è cosa e non è affare della sola maggioranza di Governo.
La maggioranza ha sempre i numeri per vincere, e li ha in ogni circostanza, ma provo un grande senso di amarezza nel pensare che questa riforma sia il frutto della forza della maggioranza in ordine ai tempi e alle procedure, cosi come ai contenuti.
Io non so quale sia il miglior sistema in quanto a forma di governo. Non so se sia meglio il presidenzialismo o la democrazia parlamentare, o se ancora sia meglio il cancellierato come evoluzione della stessa democrazia parlamentare finalizzato a correggerne instabilità ed insipienza.
Non so dirlo, perché non c'è mai modo per esserne certi ex ante. Basta ripercorrere la storia recente e travagliata che hanno vissuto le grandi democrazie del mondo per trovare un equilibrio tra forme di governo unificanti e il vero rispetto della rappresentatività dei territori.
Quello che so è che le Costituzioni che hanno indicato la forma di governo del cancellierato contengono all'interno significativi vincoli elettorali.
Quello che noi stiamo facendo è esattamente il contrario di un sistema equilibrato: rischiamo di inventare una sorta di pseudopresidenzialismo senza controllo, una riforma in cui si dà un assetto ad una seconda Camera con l'obiettivo di avere un'Assemblea delle autonomie, negando ad essa l'autonomia, la legittimazione, la dignità elettorale, e quindi la stessa democrazia.
Come non avere il timore che, senza un vincolo elettorale, una maggioranza che nasce artificiosamente, con premialità aggiuntive, possa cambiare ancora una volta, e forse di più, la stessa Costituzione?
Come non avere il timore che, nell'attesa di un voto democratico che faccia giustizia, l'equilibrio sofferto, ma anche talvolta insufficiente, che comunque fino a oggi ha garantito serenità sociale e convivenza civile, possa essere messo in pericolo?
Come non nutrire la preoccupazione che quanto fatto sia più che una grande riforma solo uno sbrigativo sacrificio come rimedio all'antipolitica?
Una zoppicante riforma, contrabbandata ai cittadini come la soluzione a tutti i loro problemi: il lavoro che non c'è, quel po' di lavoro precario che va a finire, la crisi che impoverisce ogni giorno di più il Mezzogiorno, le risorse che non ci sono più, la pressione fiscale che è diventata per tutti insopportabile.
Tutto questo non lo risolverà la riforma costituzionale ed è pericoloso e ingiusto farlo credere agli italiani; anzi, l'uso contingente delle istituzioni tocca anche la legge fondamentale. Ma a questo punto si comprende che lo stesso quadro istituzionale rischia di diventare fragile e contribuisce all'indebolimento strutturale del Paese. Può sembrare paradossale, ma è proprio così: l'idea che le istituzioni possano farsi e disfarsi in maniera appunto contingente produce instabilità, che dal piano politico si riflette su quello economico.
Qui si sta mettendo mano al sistema dei rapporti tra organi di governo ed organi di garanzia, Presidente della Repubblica e Corte costituzionale in primo luogo; si ridisegna in maniera accentratrice, eppure confusa, il sistema delle autonomie. Tutto questo nel silenzio delle ripercussioni che ciò potrà comportare. Così, in un contesto di definizione delle procedure, ci saremmo aspettati che, almeno in Costituzione, si fosse disciplinata la fase ascendente di partecipazione dell'Italia al diritto comunitario.
Si è ridotto ai minimi termini il Senato, ma non si riduce affatto il numero dei deputati, né si stabilisce alcunché in ordine al procedimento legislativo in seno alla Camera, come se quella fosse una sorta di variabile indipendente e il procedimento legislativo potesse essere a due velocità. In un quadro razionale, si sarebbe disciplinato l'intero iter di formazione delle leggi, a mezzo almeno dell'indicazione di alcuni criteri fondamentali.
Quanti canguri, cavilli regolamentari, applicazioni analogiche di deliberati e precedenti buoni per ogni occasione hanno impedito che il testo si arricchisse dei molti, ottimi contributi proposti dalle opposizioni. E quanti in quest'Aula, espressione di quella parte del popolo italiano che ha fatto della moderazione e dell'equilibrio la sua carta di identità, hanno rinunziato a difendere questi valori.
In Aula troppi hanno scelto di subire forzature o hanno solo accettato una rassegnata passività, contribuendo così alla conquista di un risultato simbolico di chi ha identificato tout court riforma costituzionale e risultati dell'azione di Governo. Di questi utili, pur ripetutamente annunziati, io ancora non scorgo le tracce.
Per tali ragioni, ma nell'indomita speranza che i successivi passaggi parlamentari possano essere caratterizzati dalla riconquista della responsabilità, della dignità e dell'orgoglio, abbiamo deciso di non partecipare al voto finale del provvedimento. (Applausi dai Gruppi GAL e LN-Aut. Congratulazioni).
ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, onorevoli senatori, signora Ministro, rappresentanti del Governo, il Gruppo Per le Autonomie-PSI -MAIE ha dimostrato di voler contribuire attivamente affinché questa legislatura fosse una legislatura costituente.
Tra gli aspetti per noi fondamentali di questo processo di revisione costituzionale vi sono il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione significativa del numero dei parlamentari e la trasformazione del Senato in una vera Camera di rappresentanza delle autonomie territoriali, sul modello del Bundesrat tedesco. Ci siamo sempre dichiarati a favore di un Senato territoriale, e conseguentemente non elettivo, per una rappresentanza vera e diretta delle autonomie, che non potrebbe essere invece garantita con l'elezione diretta.
Purtroppo, con questa riforma questi obiettivi vengono raggiunti solo in parte. Mentre viene superato il bicameralismo paritario e ridotto il numero complessivo dei parlamentari, il nuovo Senato non sarà un vero contrappeso alla Camera dei deputati e non avrà poteri paragonabili al Bundesrat. Crediamo inoltre che non si sia ancora raggiunto il giusto equilibrio tra le istituzioni, in particolare riguardo all'elezione del Presidente della Repubblica.
Dal punto di vista della prospettiva delle Regioni non ci trova, poi, d'accordo l'impianto di questa riforma. Avremmo, al contrario, auspicato un potenziamento dell'impianto federale o regionalista della riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione del 2001. Più volte abbiamo, infatti, espresso le nostre preoccupazioni su un ritorno all'accentramento dei poteri e a un indebolimento delle Regioni.
La riforma in esame non si limita, infatti, a ritrasferire allo Stato alcune competenze affidate dalla riforma del 2001 alle Regioni, come le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto, l'ordinamento delle professioni, bensì opera una vera e propria controriforma rispetto a quella del 2001. Le competenze legislative delle Regioni ordinarie vengono ridotte a senso unico, interamente a favore dello Stato, e ciò non solo rispetto alla riforma del 2001, bensì anche in relazione alla Costituzione del 1948. Le Regioni, per esempio, sono sempre state competenti per il governo del territorio e per la tutela della salute, sebbene vincolate al rispetto dei principi delle leggi statali. Ora, queste materie, che rappresentano il nucleo duro delle competenze regionali, saranno di competenza esclusiva dello Stato. Della competenza legislativa regionale resta ben poco, laddove le Regioni dovranno attenersi alle disposizioni generali e comuni delle leggi dello Stato. Finché non verrà chiarito del tutto l'ambito delle rispettive competenze, certamente non diminuirà il contenzioso davanti alla Corte costituzionale.
Un fatto è, tuttavia, certo: lo spazio per la legislazione regionale sarà molto minore di quello attuale, perché una cosa è dover rispettare i principi della legislazione nazionale, tutt'altro è doversi attenere anche alle disposizioni generali e comuni. Di fatto, le Regioni non avranno più una competenza legislativa concorrente, ma solo una competenza attuativa di minore rilievo pratico. In ultima analisi, le Regioni ordinarie verranno così spogliate delle competenze legislative più significative e in futuro saranno, ancor più di oggi, enti con compiti prevalentemente amministrativi, dunque, una sorta di macro Comuni. Anche l'inserimento di una nuova clausola di supremazia dello Stato non aiuterà a ridurre i contenziosi. Al contrario, riteniamo che, per la sua indeterminatezza, essa sarà nuovamente fonte di conflitti costituzionali.
Il problema dell'incertezza, relativa al riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni, si risolve, a nostro avviso, specificando con maggiore chiarezza le diverse aree di competenza di Stato e Regioni, prevedendo un catalogo dettagliato di materie, per individuare inequivocabilmente a chi competa cosa. Con il nuovo articolo 117, comma secondo, della Costituzione si è fatto un passo giusto in tale direzione, che non risulta però soddisfacente per controbilanciare la mole di competenze già regionali ritrasferite allo Stato. Non si è, dunque, ancora trovato il giusto equilibrio circa il necessario riassetto delle competenze tra Stato e Regioni dopo la riforma del 2001.
Con la presente riforma del Titolo V della Parte II commettiamo lo stesso errore commesso nel 2001, anche se in senso inverso. Fino a pochi anni fa, abbiamo assistito, a livello nazionale, ad una ripetizione ossessiva, ad una cantilena che trovava le proprie parole d'ordine nel federalismo. Tutto il male veniva dallo Stato centrale. Ora, dopo gli scandali avvenuti in molte Regioni, si è invertita la tendenza: tutto il male sta nella troppa autonomia delle Regioni ed è tornato di moda lo Stato centrale. Ma le mode, si sa, passano, e non si riforma una Costituzione in reazione a degli scandali, seppure gravi. La fretta è, oltretutto, cattiva consigliera e ci saremmo augurati una più profonda ed articolata riflessione sull'orientamento di fondo che ispira questa riforma.
Non sarebbe, tuttavia, corretto valutare solo gli aspetti critici della riforma, senza tener conto anche degli aspetti positivi. Per il Gruppo Per le Autonomie è fondamentale la salvaguardia delle competenze e dei poteri delle Regioni speciali e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, alcune peraltro tutelate da accordi internazionali. Sotto questo profilo, la presente riforma è senz'altro positiva, perché esclude le Regioni speciali dall'applicazione del nuovo Titolo V e demanda l'adeguamento degli Statuti ad una futura legge costituzionale, introducendo la clausola pattizia anche in Costituzione.
Una volta entrata in vigore questa riforma costituzionale, spetterà al Governo, al Parlamento e alle autonomie speciali aprire un negoziato per affrontare le delicate questioni sul futuro sviluppo dell'autonomia.
Per quel che concerne la composizione del nuovo Senato, siamo riusciti a garantire una rappresentanza equilibrata delle Regioni speciali, in particolare delle due Province autonome di Trento e Bolzano: ciascuna Provincia autonoma sarà rappresentata da due senatori e risulta, quindi, parificata ad una Regione. In considerazione della particolare composizione etnico-linguistica della Provincia autonoma di Bolzano, si prevede inoltre che il rappresentante dei sindaci e quello del Consiglio provinciale vengano eletti su liste separate, per rendere più agevole la rappresentanza del gruppo linguistico italiano, come richiesto anche dalla misura 111 del cosiddetto pacchetto del 1969 stipulato tra l'Austria e l'Italia.
Come Gruppo Per le Autonomie, sensibile alla tutela di tutte le minoranze linguistiche abbiamo presentato un emendamento finalizzato ad aggiungere anche la rappresentanza della minoranza linguistica slovena della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. Purtroppo, non ci sono state, né in Commissione né tanto meno in Aula, le condizioni politiche per risolvere il problema della rappresentanza della minoranza linguistica slovena, visto anche il numero ridotto di senatori assegnati alla Regione Friuli-Venezia Giulia. Il nostro auspicio è che questa questione, come le altre problematiche che ho appena sollevate, possa essere risolta nel corso dell'esame di questo provvedimento presso la Camera dei deputati.
Siamo contenti e soddisfatti, invece, che sia stato recepita in Aula, in un emendamento presentato dal Gruppo Misto-SEL, la proposta di inserire, tra le materie che devono essere oggetto di esercizio collettivo del procedimento legislativo da parte delle due Camere, la tutela delle minoranze linguistiche. Salutiamo con favore anche l'accoglimento, già in Commissione, di una nostra richiesta sulla denominazione in lingua tedesca anche della Provincia autonoma di Bolzano in Costituzione.
Concludo, signor Presidente, annunciando, seppure con tutte le perplessità fin qui espresse circa le criticità contenute nel testo di riforma, il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).
CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento, vorrei fare innanzitutto un ringraziamento al Gruppo della Lega Nord, che ha seguito attentamente tutto il dibattito sulle riforme costituzionali, in particolar modo ai senatori Calderoli e Bisinella che sin dal primo momento in Commissione hanno lavorato per cercare di modificare questo testo di questa riforma costituzionale.
Signor Presidente, noi siamo la Lega Nord. Noi siamo nati per riformare questo Paese. Le riforme le abbiamo nel DNA, perché anche i nostri detrattori ci riconoscono che siamo un movimento riformista. Nelle nostre sedi si parla da più di vent'anni di federalismo e autonomia. Crediamo talmente tanto alle riforme che durante il Governo Berlusconi la Lega decise di mettere al Ministero delle riforme l'unica persona che in Italia ebbe l'intuizione di parlare di federalismo come soluzione ai problemi di questo Paese: Umberto Bossi. Il nostro segretario federale. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Siamo così convinti che questo Paese abbia bisogno di riforme che, in quegli anni del Governo Berlusconi, si riuscì a portare a casa una riforma costituzionale seria, la devolution, bocciata dal referendum popolare anche grazie ai voti di quella sinistra guidata da quel Romano Prodi che volevate far sedere al Quirinale non più di un anno fa.
Ci siamo talmente tanto sull'argomento che per noi un progetto di revisione costituzionale deve essere perfetto. Non ci accontentiamo di una riformetta e non ci piacciono i pasticci. Le riforme devono essere fatte per durare il più a lungo possibile. Le riforme fatte solo per riempire le pagine dei giornali del giorno dopo le lasciamo fare agli altri. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Simeoni).
Per questi motivi abbiamo condiviso le parole del Presidente della Repubblica il giorno della sua elezione. Per questi motivi ci siamo impegnati sin dal primo momento per una riforma seria e autorevole. Per questi motivi la Lega Nord, ancora una volta, ha messo a disposizione di questo Paese allo sbando l'uomo migliore in tema di riforme di tutta la politica italiana: Roberto Calderoli. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Simeoni).
Avevamo delle aspettative, signor Presidente: la Lega riformista che si confrontatava con un giovane Presidente del Consiglio rampante e all'apparenza riformista. L'aspettativa di un processo di riforma della Costituzione che potesse correre al fianco di una serie di riforme e provvedimenti per rilanciare l'economia e la società (una complementare all'altro), nella consapevolezza che l'importanza della riforma della Costituzione non prendesse il sopravvento sulla necessità di far crescere l'economia e di dare un futuro dignitoso ai nostri cittadini.
Il dibattito sul Senato, sul Titolo V, sulle Regioni non poteva e non doveva soffocare quello sulla cultura, sulle carceri, sulla competitività, sull'economia e sulla pubblica amministrazione.
L'analisi del futuro delle istituzioni italiane, dei Comuni, delle Province, delle Regioni, di Camera e Senato non poteva ridursi ad un mero elenco di quali tra questi enti va più di moda. La struttura degli enti pubblici italiani aveva e ha una sua storia, un suo equilibrio, una sua logica. Ora siamo nel caos assoluto. Un caos iniziato da quel Governo che ha tante somiglianze con questo: il Governo Monti, il Governo più centralista degli ultimi anni. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Le aspettative però, signor Presidente, hanno lasciato il posto alla delusione.
Dopo un discreto inizio dei lavori in Commissione, dove il pessimo testo proposto dal Governo ha subito migliorie significative, e dove alcune aperture avevano lasciato intravedere un buon dibattito in Aula sugli argomenti e dato la speranza che vi potesse essere un confronto sui contenuti, abbiamo dovuto subire un repentino cambio di strategia con un ruolino di marcia che ha lasciato poco spazio al confronto e ai contenuti.
Velocità, tempi ristretti, decisioni prese altrove, abbinamento alla legge elettorale. Una fretta sospetta e la volontà di dettare i tempi per irrigidire chi invece auspicava un confronto serio sui contenuti. Un decisionismo tipico dell'inizio del Novecento, che ha visto molti di noi delusi, in particolar modo, non me ne vogliano gli altri colleghi, quei senatori alla prima legislatura che speravano di essere protagonisti attivi di un cambio epocale.
Ci siamo ritrovati ad essere dei semplici ratificatori di decisioni prese altrove, tra chi ha fretta di chiudere con almeno una riforma prima delle vacanze e chi da tre anni a questa parte continua a guardare con interesse più a sinistra che ai propri elettori. Peccato! (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Ancora una volta, è stata persa un'occasione.
In poche settimane, mentre i nostri imprenditori chiudono o scappano all'estero, mentre gli esodati non vedono un futuro, i giovani non trovano un lavoro, i pensionati non arrivano a fine mese, mentre subiamo un'invasione clandestina, mentre si decide di dare 8 euro al mese ai delinquenti anziché aiutare gli insegnanti o le persone oneste, mentre ci dicono che siamo in recessione e che gli 80 euro sono serviti a molto poco, la priorità, l'unica priorità, la mission di questo Governo è stata: la riforma costituzionale entro l'8 agosto! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
E allora, signor Presidente, contingentiamo i tempi per far star zitti coloro che avevano qualcosa da dire e proporre un'idea, un'alternativa! Se pensi e parli sei pericoloso. Se pensi, magari non voti in linea con il manovratore, quindi sei un nemico da insultare in quanto senatore. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Canguro: se hai troppe idee non puoi intralciare la marcia trionfale. Se hai troppe idee scrivi troppo. Se scrivi troppo vuol dire che sei un poltronaro e che vuoi rallentare, quindi fai ostruzionismo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Sedute fiume: se sei un senatore poltronaro che ha troppe idee è giusto che vieni punito. Devi guadagnarti lo stipendio, caro senatore! Quindi, lavora dalle 9,30 alle 24, mentre lui gira il mondo, inaugura autostrade (accaparrandosi meriti non suoi), riceve la Concordia, le tenniste e le spadiste (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Regolamenti: siamo in Senato, la zona franca delle leggi e dei Regolamenti. Qui le interpretazioni autentiche non sono autentiche, sono a colpi di maggioranza! Tutto ed il contrario di tutto! Non pensare, non parlare, non scrivere: vota solo secondo indicazioni, e vota in fretta che non c'è tempo!
Poco importa se su temi importanti si ammazza il dibattito e si chiede la fiducia: quelli sono temi che devono essere risolti in fretta, sono sassolini in una scarpa, fastidiosi, che non interessano a nessuno.
Pubblica amministrazione: fiducia. Competitività: fiducia. Cultura e turismo: fiducia. Carceri: fiducia
Noi siamo in Senato: siamo un impiccio, siamo quelli da chiudere e far vedere agli italiani come una cosa inutile!
Anche sulle riforme: poche ore per trattare un argomento importante come il Titolo V e le Regioni. Minuti per i referendum.
Signor Presidente, speravamo di essere tutelati (in questo mi rivolgo a lei): nelle modalità di lavoro e nell'immagine di uno dei due rami del Parlamento eletto dai cittadini italiani; nella dignità di chi ci ha votati e crede nel nostro lavoro. Auspicavamo autorevolezza da parte di chi ha il compito di presiedere il Senato. Autorevolezza nelle decisioni e nel coordinare i lavori. Tutelati dai continui riferimenti da parte di chi non conosce il Senato: un Presidente del Consiglio che non ci conosce. L'attuale sindaco di Firenze che si permette di giudicarci. I Sottosegretari - che oggi, per fortuna, non ci sono - che ci indicano i tempi di lavoro. Siamo delusi anche di questo. E anche dal Presidente della Repubblica ci aspettavamo un altro comportamento. Peccato. Un occasione persa! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Ed è proprio per questa delusione, perché ci credevamo, perché siamo la Lega, signor Presidente, che non possiamo condividere con voi questa esperienza fallimentare.
Ce l'abbiamo messa tutta, signor Presidente, ma la pochezza dei risultati ottenuti, gli atteggiamenti, il percorso sin qui realizzato ci hanno convinti che non meritate nemmeno il nostro voto. Votate voi questa riforma. Non possiamo essere complici di chi sta affossando il Paese. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S e Misto SEL. Vive congratulazioni).
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, colleghi senatori, non è un caso che la prima lettura della riforma costituzionale si concluda proprio mentre sull'Italia si addensa una nuova fase di recessione: i peggiori dati degli ultimi quattordici anni. La riforma, in particolare quella del Senato, è stata smerciata per mesi come necessario passo preliminare; il prefisso, come dice il Presidente del Consiglio, per la ripresa economica e per ottenere la famosa flessibilità in Europa.
I fatti, purtroppo, anzi le cifre, confermano che si tratta solo di propaganda demagogica. Il superamento del bicameralismo perfetto, declinato qui come costruzione di un Senato non più elettivo, inutile e pasticciato, non produce alcun effetto positivo sull'economia e non ne produrrà certamente in Europa per allentare le maglie del rigore e dell'austerity. Al contrario, l'aver sprecato mesi a rincorrere le riforme istituzionali a passo di carica, invece di mettere mano subito alle vere emergenze del Paese, che sono la crisi, la disoccupazione, la lesione ormai permanente dei diritti dei lavoratori, la loro umiliazione, la mancanza di futuro per un'intera generazione, ha prodotto effetti negativi. Il solo vantaggio per il Governo e per il Presidente del Consiglio è stato un effetto diversivo, una cortina fumogena, lo stornare l'attenzione dal punto davvero dolente, per concentrarla su un'emergenza finta, ma facile da sfruttare demagogicamente.
Se la riforma non ha comportato e non comporterà alcun vantaggio in termini di ripresa economica, produrrà, in compenso, un secco danno per l'aspetto democratico del nostro Paese.
Se consideriamo questa riforma e quella elettorale come un complesso unico e integrato, l'obiettivo, come evidenziato da molti costituzionalisti (da ultimo, in ordine di tempo, Gustavo Zagrebelsky su «la Repubblica») appare evidente: rovesciare l'equilibrio tra poteri definito dalla Costituzione del '48 per assegnare al potere legislativo, al Parlamento, una funzione ancillare rispetto al potere esecutivo, al Governo.
Il compito del Parlamento, come scrive Zagrebelsky, sarà solo quello di essere «l'esecutore fedele delle decisioni del Governo», avviando nei fatti la modifica della forma di governo. Le prove generali le abbiamo viste negli ultimi anni, con il Parlamento ridotto solo a convertire i decreti del Governo, e lo abbiamo visto negli ultimi giorni in quest'Aula.
Un partito di minoranza, grazie all'Italicum, figlio del patto con Berlusconi, avrà in mano tutte le redini e potrà farlo senza tener conto di quei pesi e contrappesi che costituiscono l'anima delle moderne democrazie sia parlamentari che presidenziali. Noi diciamo un solo partito, ma nella realtà dell'Italia di oggi sarebbe più corretto dire un solo leader: il segretario del partito di minoranza più forte. Nella migliore delle ipotesi, questo leader sarà scelto dalle primarie, cioè da elezioni che non sono previste né regolate per legge.
Voi state oggi creando una situazione assurda, un mostro costituzionale che affiderà tutti i poteri a un leader eletto secondo regole non previste, né fissate, tantomeno codificate dalla legge.
C'è una seconda ratio in questa riforma, coerente e omogenea alla prima. Si tratta della sottrazione drastica ai cittadini dei loro residui poteri. Perché occorresse rendere il Senato non elettivo per porre fine al bicameralismo perfetto resta un mistero mai spiegato in tutti questi mesi da chi lo ha deciso. Sommata ad una legge elettorale che prevede un premio di maggioranza abnorme, soglie di sbarramento altissime (alla turca) e preferenze inesistenti (quindi impossibilità per i cittadini di scegliere i propri eletti) questa riforma conduce, inevitabilmente, a creare un Parlamento di nominati, nel quale la parola del corpo elettorale conterà poco e niente, e questo rappresenta una vera e propria cesura con il senso della democrazia rappresentativa.
Tutto, nel testo che state per approvare, va in questa direzione. Non è un caso che, invece di implementare tutti gli strumenti della democrazia diretta, voi avete preso un'altra strada, riducendo ulteriormente il potere dei cittadini; ad esempio, la possibilità del ricorso alle leggi di iniziativa popolare, alzando comunque il numero delle firme, anche se si è creato un doppio binario per i referendum.
Non è neppure un caso che la declamata urgenza di porre fine al bicameralismo perfetto si sia arrestata, guarda caso, sulla soglia dell'immunità. Su questo punto, e solo su questo, avete deciso di confermare in pieno il bicameralismo perfetto, concedendo l'immunità non solo a chi è eletto dai cittadini, ma ai nominati dal partito, dai capigruppo dei Consigli regionali o dai segretari di partito. Dico «avete deciso», perché così è andata.
Questa non è, come dovrebbe essere, una riforma decisa dal Parlamento: è la riforma imposta dalla maggioranza alla minoranza, e dal Governo alla maggioranza stessa, ricorrendo a ogni mezzo. La Costituzione del '48 è stata la pietra angolare della Repubblica perché era condivisa; è stata la sintesi di idee diverse, di visioni del mondo diverse, ma, alla fine, è stata il frutto di una condivisione. Questa invece è la riforma di una metà del Parlamento, che non ha voluto discuterla, concordarla, o anche solo limarla ascoltando l'altra metà del Parlamento.
Le Costituzioni fissano regole destinate a valere non per qualche anno, ma per decenni. La validità e l'efficacia, il tasso di democraticità di quelle regole, si misurano non sulle maggioranze, inevitabilmente portate a considerare i vantaggi immediati, ma sulle minoranze, che devono sentirsi garantite e partecipi del patto che dovrebbe reggere la Repubblica per i prossimi decenni.
In questo caso si è prodotta una situazione opposta: le minoranze sono rimaste metodicamente inascoltate, anche quando avanzavano proposte del tutto ragionevoli, che nulla avevano a che spartire con un tentativo di sabotaggio, ma miravano esclusivamente a rendere migliore, democratica e insieme più efficace, la riforma. Ha prevalso la tentazione di affrontare un passaggio così delicato e importante con la forza muscolare, lo sguardo volto solo al ritorno d'immagine in termini di propaganda, senza rispetto delle regole, accusando chiunque osasse porre dubbi o proposte alternative di essere nemico del cambiamento.
A fronte di questa sordità assoluta del Governo e della maggioranza, noi di Sinistra Ecologia e Libertà e i tutti senatori del Gruppo Misto, che ringrazio per il grande lavoro di questi giorni (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e Misto-ILC), abbiamo scelto di contrastare la riforma con i soli mezzi di cui disponevamo. I nostri 6.000 emendamenti altro non sono stati che l'unica possibile difesa di fronte al vero ostruzionismo, quello del Governo e della maggioranza. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL). Abbiamo fatto bene. L'aver impedito che la Carta costituzionale venisse riscritta alla chetichella, tra fine luglio e agosto, senza che la grande maggioranza del Paese sapesse davvero di cosa si trattava, è comunque per noi un risultato importante, un successo, perché i cittadini ora sanno di cosa si sta parlando.
L'aver fatto sì che si svolga comunque il referendum confermativo non è una graziosa concessione, ma un risultato importante che si deve tutto all'impegno e alla battaglia trasversale che c'è stata in quest'Aula. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, M5S, LN-Aut e Misto-ILC). Da domani questa battaglia si sposterà dal Senato alla Camera e soprattutto nel Paese, in vista di un referendum che il Governo sperava di trasformare in plebiscito. Ma non è andata come il Governo sperava in quest'Aula e non è detto che vada come il Governo spera nel Paese e nelle urne del referendum (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, M5S, LN-Aut e Misto-ILC). Oggi è solo l'inizio della nostra battaglia e proprio oggi comincia la sfida della costruzione dei comitati per il no a questa riforma e insieme quella per salvare questo Paese, a cui noi vogliamo bene, dal declino economico, sociale e democratico.
Voi vi illudete di aver vinto, ma sapete che alla fine la saggezza dei cittadini rimanderà al mittente questa vostra riforma, che rappresenta un vero e proprio dissesto dell'architettura costituzionale nata dal sacrificio dei nostri padri, dei nostri nonni e delle nostre madri. Per farlo avete dissestato il Regolamento, piegandolo ai voleri del Governo e della maggioranza. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, M5S, LN-Aut e Misto-ILC)
Per questo i senatori di SEL e tutti i senatori del Gruppo Misto non possono legittimarvi neanche con il voto contrario e quindi non parteciperanno al voto finale. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, M5S, LN-Aut e Misto-ILC. Congratulazioni).
*QUAGLIARIELLO (NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (NCD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, innanzitutto vorrei ringraziare la ministro Boschi e i relatori, i colleghi Finocchiaro e Calderoli, per aver consentito che questa riforma, che pure marca la loro impronta, si giovasse del lavoro del Parlamento e si ricongiungesse a un percorso che parte da più lontano; un percorso che muove dall'inizio di questa legislatura, dal gruppo di lavoro voluto dal presidente Napolitano, poi sviluppatosi con il Governo Letta nell'approfondimento della Commissione per le riforme e giunto oggi a un suo coronamento in sostanziale continuità.
Signor Presidente, mi consenta altresì di ringraziare i senatori del Nuovo Centrodestra. Perché portare avanti le proprie convinzioni è faticoso, ma è ancor più difficile accettare di sottoporle alla silenziosa e paziente mediazione in nome di un interesse superiore: il raggiungimento di un risultato che l'Italia aspetta da troppo tempo. Vorrei anche ringraziarli perché, se oggi posiamo la prima pietra del terzo tempo della Repubblica, lo si deve a quei senatori e a quei deputati che poco meno di un anno fa, con un atto insieme doloroso e coraggioso, hanno salvato la legislatura e con essa le riforme (Applausi dal Gruppo NCD e del senatore Di Biagio).
Oggi, dopo un percorso parlamentare che ci ha visto in prima linea, con serietà, senza clamore, possiamo rivendicare un determinante contributo al miglioramento di questa riforma.
Sono tanti i passi in avanti compiuti dal testo. È stata ridimensionata l'originaria abnorme presenza dei sindaci, contro i quali non abbiamo nulla ma che, a differenza dei consiglieri regionali, non legiferano. È stato drasticamente abbattuto da 21 a 5 il numero dei nominati dal Presidente della Repubblica. È stato impedito che un Senato svincolato dal rapporto di fiducia con il Governo potesse porre condizioni determinanti sulle leggi di bilancio. Allo stesso tempo è stata data al Senato dignità, attribuendogli competenze non solo sulle autonomie ma anche sul raccordo con l'Unione europea e rafforzando notevolmente le sue funzioni di controllo. È stata garantita una base di legittimazione omogenea per i componenti del Senato. È stato impedito che si cedesse al moralismo e al politicamente corretto esponendo un'Assemblea, che comunque cambia la Costituzione ed elegge il Capo dello Stato, alla possibile alterazione del suo plenum per via di provvedimenti restrittivi della libertà personale non soggetti all'articolo 68.
E ancora, sul Titolo V, è stata meglio definita la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, recuperando al primo materie di preminente interesse nazionale, come l'ambiente. È stato previsto il commissariamento di Comuni e Regioni in dissesto finanziario. È stato finalmente inserito in Costituzione il principio dei costi e dei fabbisogni standard.
Infine, e anche di questo il Nuovo Centrodestra va fiero, ci si è impegnati affinché, qualsiasi saranno i numeri in Parlamento a sostegno della riforma, i cittadini avranno l'ultima parola attraverso il referendum confermativo. (Applausi dai Gruppi NCD e PD).
Colleghi, l'atto che oggi ci accingiamo a compiere è un fatto storico e rende merito a questa Assemblea che, dopo 30 anni, mette fine ad un paradosso ritenuto invalicabile: quello del riformatore che deve riformare se stesso. Non era mai accaduto, non solo in Italia. Ciò che stiamo facendo, infatti, non è degradare il Senato, ma cambiare volto e sostanza al nostro bicameralismo.
Il bicameralismo perfetto che abbiamo fin qui conosciuto rispondeva alle esigenze del tempo storico in cui fu introdotto. Alla vigilia della guerra fredda, l'Italia viveva una profonda incertezza sugli assetti futuri. Il freno di una Camera di riflessione e, al tempo stesso, un tempo di sedimentazione, era nell'interesse di tutti.
Il nuovo bicameralismo risponderà a una logica differente, alle esigenze del nostro tempo. Correggerà le storture dell'attuale Titolo V e renderà molto più snello e veloce il procedimento legislativo, perché nell'era dei mercati globali non possiamo più permetterci un tempo di approvazione delle leggi più che doppio rispetto alla media dei nostri concorrenti europei.
Un intervento di questo tipo, rispetto al complesso della nostra architettura istituzionale, signor Ministro, è destinato a determinare squilibri su altri meccanismi dell'ingranaggio. Alcuni li abbiamo constatati nel corso dei lavori parlamentari di queste settimane, allorquando ci siamo interrogati - non sempre con una soluzione a portata di mano - sull'elezione del Presidente della Repubblica, sul grado di legittimazione democratica di un'Assemblea delle autonomie chiamata comunque a metter mano alla Carta e ad eleggere organi costituzionali, su possibili contrappesi per far sì che dal sacrosanto principio di governabilità non si scivoli verso lo strapotere della maggioranza.
Nessuno nega questi problemi, anzi. Vi erano però due strade per affrontarli. La prima consisteva nel ritenere che i correttivi ai possibili squilibri andassero ricercati attenuando la portata innovatrice della riforma del bicameralismo. Idea certamente legittima, ma a mio avviso non condivisibile, perché ibridare il nuovo assetto con residui di quello vecchio, ad esempio sul versante del procedimento legislativo, avrebbe significato sottrarre al Governo strumenti e non dargliene di nuovi nella lotta alla spesa e al debito pubblico.
Per parlare chiaro, nel momento in cui creiamo una Camera delle autonomie non vincolata dal rapporto di fiducia con il Governo, dobbiamo attribuirle il massimo in termini di funzioni di controllo e di competenze sui processi di devoluzione, tanto verso l'Europa quanto verso gli enti locali; ma non è pensabile conferirle un ruolo determinante nelle decisioni politiche e soprattutto nelle scelte che investono il bilancio dello Stato. In caso contrario, avremmo messo i futuri Governi nelle condizioni di dover trattare con il Senato allargando i cordoni della borsa, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare.
L'altra filosofia in campo era la nostra, quella di chi ritiene che i correttivi per il riequilibrio del sistema vadano ricercati negli altri capitoli del nostro assetto istituzionale. Nell'essere dunque più riformisti, non meno riformisti.
Per questo riteniamo che quello di oggi sia solo il primo passo; che si debba andare avanti e affrontare senza paura la riforma della forma di Governo; che si debba considerare il semipresidenzialismo come centro di gravità in grado di tenere in equilibrio il sistema, cosa che certamente non si può fare attraverso un emendamento. E crediamo anche che del nuovo bicameralismo non si possa non tener conto nel momento in cui - presto - affronteremo il tema della legge elettorale.
Vedete, sull'ltalicum noi non condurremo una battaglia di interesse di parte. Condurremo a viso aperto una battaglia di sistema, sulla quale auspichiamo la convergenza di tutte le forze interessate a costruire istituzioni che stiano armonicamente in piedi, a cominciare dalle forze di maggioranza. Perché a fronte di un Senato con elezione di secondo grado sarebbe intollerabile una Camera di nominati. Perché, in presenza di una sola Camera politica, una volta assicurata la governabilità, sarebbe impensabile comprimere del tutto lo spazio della rappresentatività. (Applausi dal Gruppo NCD)
Perché è giusto che chi vota possa sapere chi vince e che chi vince possa governare, ma venuti meno i contrappesi del vecchio bicameralismo, la vittoria deve comunque fondarsi su numeri che le consentano di non entrare in conflitto con la legittimità democratica.
Colleghi senatori, signori del Governo, oggi si apre davanti a noi una scommessa di 1.000 giorni, alla quale siamo chiamati a partecipare con spirito costituente. Abbiamo cominciato cambiando noi stessi, dovremo concludere il cammino cambiando l'Italia. Abbiamo davanti a noi una grande occasione e la consapevolezza che difficilmente ve ne sarà un'altra.
Per questo, innanzitutto per questo, il Nuovo Centrodestra dirà sì a questa riforma. (Applausi dal Gruppo NCD. Molte congratulazioni).
PETROCELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, la ringrazio di avermi dato la parola.
Senatori e senatrici, sinceramente mi aspettavo che oggi il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, arrivasse nell'Aula del Senato, magari giusto in tempo per appuntarsi sul petto la medaglietta di salvatore della Patria.
In questo momento il Movimento 5 Stelle non intende parlare né al Governo né a un Presidente del Consiglio che per settimane è andato in TV a farsi bello, presentandosi come l'uomo del dialogo, e poi, in quest'Aula, si è sempre rifiutato di venire e confrontarsi con noi. Alla faccia del confronto!
Noi vogliamo parlare agli italiani, gli unici veri interlocutori a cui dobbiamo rendere conto del lavoro che facciamo in quest'Aula, gli unici a cui sentiamo di dover spiegare quello che sta accadendo in questi giorni neri per la democrazia e per il Paese. Questa triste storia comincia con la bufala di un'emergenza che non c'é.
Renzi ci ha detto che servono le riforme per far ripartire il Paese e che, fra tutte, la più urgente, urgentissima, era la riforma della Costituzione! Ma, cari italiani, davvero non potevamo sopravvivere senza questa riforma? Davvero la sera, quando tornate a casa e vi girate nel letto senza riuscire a prendere sonno, voi pensate alla riforma della Costituzione? Quando arrivano le bollette, ogni mese sempre più alte, e non sapete come pagarle, anche in quel momento voi pensate alla riforma della Costituzione? (Applausi dal Gruppo M5S).Quando non potete fare una TAC velocemente, perché dal privato costa centinaia di euro, e allora, pazienti, vi mettete in liste di attesa lunghe anche qualche anno, è alla Costituzione che date la colpa? Ditecelo, perché se è così, noi non abbiamo capito niente e vi chiediamo scusa.
Ma se anche voi avete qualche perplessità sul fatto che, fra le priorità che servono a questo Paese per rialzarsi e rimettersi in moto, forse c'era qualcosa di più importante che cambiare la Carta costituzionale, allora sappiate che non siete i soli a pensarlo. Visto che ci vogliono far credere che senza riforma non mangiamo, e noi senza pane non ci vogliamo rimanere, allora parliamone.
Renzi ci racconta che con questa riforma si tagliano finalmente i costi della politica. Ma se voleva davvero dare un colpo alla casta e tagliare sul serio sprechi e ingiustizie che oggi non possiamo più tollerare, poteva accogliere almeno i nostri suggerimenti. Gli abbiamo chiesto di cogliere l'occasione per tagliare il numero di tutti i parlamentari, anche dei deputati, ma Renzi ha detto: no. Gli abbiamo chiesto di mettere un tetto massimo ai loro stipendi. Il Movimento 5 Stelle l'indennità se l'è già dimezzata, sia alla Camera che al Senato. Ma non basta, bisogna che lo facciano tutti i parlamentari della Repubblica, ma Renzi ha detto: no. Gli abbiamo chiesto di togliere i vitalizi ai parlamentari condannati, ma Renzi ha detto: no.
Ci ha annunciato che il nuovo Senato sarà meno costoso, ma anche questa è una bufala, perché i nuovi senatori godranno di tutti i benefici della casta: rimborsi spese, viaggi pagati, alberghi a Roma, stipendi dei collaboratori.
In questo nuovo Senato - è giusto che lo sappiate, cittadini - gli italiani non potranno più mettere becco. Sarò più brutale: i cittadini non potranno più eleggere i senatori. Il diritto di voto viene scippato loro per darlo ai segretari di partito: saranno loro a nominare i futuri senatori, scegliendoli tra i sindaci e i consiglieri regionali. Sì, avete capito bene, cittadini: quei consiglieri regionali di cui avete tanto sentito parlare perché si compravano le mutande (i signori) e il reggiseno (le signorine), con i vostri soldi; quelli delle inchieste sulle spese pazze e i rimborsi truccati (Applausi dal Gruppo M5S),quelli che hanno mangiato a mani basse, finché si poteva, dal Trentino alla Basilicata.
Il Movimento 5 Stelle ha chiesto un Parlamento pulito, dove i condannati non possano entrare. Renzi, invece, questi signori se li porta in Senato e dà loro pure l'immunità, lo scudo, nel caso la giustizia volesse ficcare il naso in cose che non la dovrebbero riguardare.
Con le nostre proposte per un nuovo Senato davvero economico, davvero democratico e davvero pulito, pensavamo di poterci confrontare con Renzi e con il Governo, ma così invece non è stato. I nostri 200 emendamenti sono stati tutti bocciati. In Aula la colonna sonora che ha accompagnato le votazioni della riforma è stata sempre la stessa: bocciato, bocciato, bocciato, bocciato. Nessuna delle nostre proposte è stata approvata. E allora dov'è il dialogo? Chi l'ha visto il confronto? In quest'Aula abbiamo visto solo un Ministro che twitta e dispensa sorrisi verso i banchi di Forza Italia, una maggioranza che ha il coraggio di votare contro il Governo solo quando c'è il voto segreto e un Presidente del Senato che ha impedito alle opposizioni di esprimersi pienamente, perché bisognava fare in fretta, nemmeno stessimo votando la lista della spesa. Qui, invece, parliamo della Costituzione: quanto di più importante e sacro esiste per le istituzioni.
Invece questa riforma della Costituzione l'avete voluta votare in fretta e furia. E perché? Solo per permettere a Renzi di farsi, magari, un selfie con l'Aula del Senato alle spalle e dire su Twitter quant'è figo? Quando ormai tutto era deciso, quando il nostro ruolo di opposizione era definitivamente svilito, abbiamo deciso di uscire dall'Aula, e l'abbiamo fatto anche per richiamare l'attenzione sulle vere priorità del Paese, che in questo momento non sono le riforme istituzionali. (Applausi dal Gruppo M5S).
Il Paese oggi chiede risposte serie e concrete alla crisi economica e alla mancanza di lavoro, e le chiede per le imprese, per le famiglie, per le grandi e piccole imprese ferme al palo da anni. Per questo il Movimento 5 Stelle aveva chiesto di portare in Aula subito i provvedimenti economici. Questi andavano discussi con urgenza, non la finta riforma del Senato! E questo, cari senatrici e senatori, non è ostruzionismo, questo è senso di responsabilità, quel senso di responsabilità che manca al Presidente del Consiglio.
Renzi pensava di incantare gli italiani con la storia degli 80 euro. Poi, tre giorni fa, per prima Confcommercio ha svelato che questi 80 euro non hanno cambiato di una virgola la situazione del Paese, perché i consumi sono fermi e i risparmi non sono cresciuti, l'economia non si è ripresa. Gli 80 euro che rimettono in moto l'Italia sono un'altra bufala venuta fuori dal fantamondo di Renzi. Renzi ha fallito!
L'ISTAT, poi, ha fatto una fotografia impietosa di questo povero Paese: il PIL è sceso dello 0,2 per cento e dello 0,3 su base annua: un risultato del genere non si aveva da 14 anni. Non c'è slide propagandistica che tenga, presidente Renzi: siamo impantanati in una recessione tecnica. E invece lei e il suo ministro Padoan dicevate che la crescita sarebbe stata intorno al più 0,8 per cento a fine 2014. Un errore che agli italiani costa 17 miliardi di euro. Renzi, hai fallito! (Applausi dal Gruppo M5S).
Il tasso di disoccupazione giovanile oggi è del 43,7 per cento, il più alto degli ultimi dieci anni, ma i provvedimenti sul lavoro sono chiusi in un cassetto, rinviati a settembre, perché in questo momento è più importante twittare sulla riforma del Senato, un Senato senza più poteri ma con gli stessi costi di sempre. Renzi, hai fallito! (Applausi dal Gruppo M5S).
E nessuno ci venga a dire che le cose vanno così in tutta Europa, perché sappiamo benissimo che persino Paesi che hanno attraversato una crisi più profonda della nostra oggi sono in ripresa. Renzi, anche qui, hai fallito! (Applausi dal Gruppo M5S).
Solo a pensare, cari colleghi, a quello che accadrà in autunno, francamente, mi vengono i brividi. Renzi e Padoan continuano a dire che non servirà una manovra lacrime e sangue, ma come possono mentire così spudoratamente? Come affronteranno un debito pubblico che dall'inizio dell'anno è aumentato di 96 miliardi, con una crescita del 4,7 per cento?
Per correggere i conti serviranno forse 20-25 miliardi. Secondo voi, cittadini, questi soldi dove li andranno a prendere? Taglieranno le pensioni d'oro dei grandi manager? Tasseranno i grandi patrimoni? Niente di tutto ciò. Ecco quello che faranno: toccheranno di nuovo le pensioni minime, toccheranno i conti correnti degli italiani con un prelievo forzoso, aumenteranno i ticket, le tasse scolastiche, taglieranno fondi alla sanità pubblica e alla scuola. Quello che gli ultimi Governi hanno fatto sempre.
Cari italiani, davanti agli occhi di tutti c'è che questo Governo ha fallito. Se questa maggioranza avesse la schiena dritta, se non fosse ricattata da un Governo incapace ma arrogante, se questa classe politica fosse migliore del Paese che rappresenta, allora il da farsi sarebbe chiaro a tutti: anche voi, cittadini, sfiducereste questo Governo. Il Movimento 5 Stelle questo Governo lo ha già sfiduciato e lo sfiducia anche oggi.
Prima di concludere, cari colleghi, Presidenza, vi comunico che consegnerò la parte restante del testo, che avevo intenzione di leggere e che consiste in un documento contenente centinaia di e-mail, che sono arrivate in queste settimane nella casella di posta di tutti i senatori: le e-mail che contengono gli emendamenti che gli italiani avrebbero voluto inserire nella riforma costituzionale. Il potere, infatti, appartiene al popolo e non al Governo ed al Presidente del Consiglio! (Il senatore Petrocelli si reca al banco della Presidenza per consegnare agli Uffici il documento. Tutti i senatori del Gruppo M5S abbandonano l'Aula).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, onorevoli senatori, siamo giunti alla prima tappa di un percorso di riforma che sarà ancora lungo e complesso, non senza ostacoli, non senza difficoltà, non senza contrasti. È il primo passo, solo il primo passo, ma forse quello più importante.
Finalmente anche in Italia, in un clima di legittimazione reciproca, che fu propria anche di quell'Assemblea costituente che elaborò la Costituzione che oggi andiamo ad aggiornare, è possibile lavorare sulle riforme assieme e in maniera condivisa, senza vincoli di schieramento, individuando una mediazione alta fra storie politiche diverse e diverse culture istituzionali. Le regole si scrivono insieme: si possono e a mio avviso si devono scrivere insieme.
Questo è solo l'inizio. Ma non cadiamo nella trappola del benaltrismo, del rilancio continuo che non porta mai a nulla. Un passo nella direzione giusta non è certo l'intero cammino, ma non per questo si può rinunciare a compierlo. Non ha senso e non è nell'interesse del Paese accantonare il bene invocando il meglio.
In quest'Aula sono state espresse in passato parole come queste, cito: si vuole rendere il Senato «una Camera morta, (...) priva di funzioni», di «rappresentatività nazionale» ed «eterodiretta dai Presidenti delle Regioni». Sì, le abbiamo sentite in molti in quest'Aula queste parole; le pronunciò il senatore Gavino Angius, Capogruppo dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo, in dichiarazione di voto sulle riforme costituzionali del Governo Berlusconi. Correva l'anno 2005. Forza Italia fin dall'inizio ha adottato una linea molto diversa dall'opposizione che fece allora la sinistra. Abbiamo deciso di sostenere con pari dignità e responsabilità le riforme proposte dal Governo, come solo una forza matura e consapevole è in grado di fare. È questa determinazione che ci ha permesso di riconoscere, apprezzare e affermare quei principi che fanno dell'attuale riforma la naturale evoluzione di quella avviata dal Governo Berlusconi nel 2005 e bruscamente interrotta da un referendum ideologico e sbagliato. E il Paese, nel frattempo, ha perso dieci anni.
Permettetemi di fare un'altra citazione, dopo quella del capogruppo Angius. Cito: «È, poi, necessaria una riforma dell'attuale sistema bicamerale che, anche per l'eccessivo numero dei parlamentari, comporta un inutile spreco di lavoro e lungaggini dei procedimenti decisionali quali nessuna moderna democrazia potrebbe e può sopportare. Tale riforma dovrà essere nel senso della trasformazione della seconda Camera in un organo rappresentativo delle autonomie locali». Sono parole del leader di Forza Italia, il presidente Berlusconi, che oggi - come sapete - non siede in quest'Aula per un vulnus alla democrazia che ancora non si è sanato. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII). Ma voglio portarvi almeno le sue parole e dirvi che non sono state pronunciate oggi e nemmeno nel 2005: sono state pronunciate il 2 agosto 1995 alla Camera dei deputati. Lasciatemelo dire: quanto tempo abbiamo perso.
E, se a volte la voglia è quella di abbandonare tutto, di abbandonare quest'Aula, a noi tutti senatori di Forza Italia, che abbiamo assistito impotenti a quanto accaduto il 27 novembre 2013, a noi senatori di Forza Italia questo non è consentito. Il nostro leader, i nostri elettori e il Paese ci impongono di rimanere, di preservare e di mantenere ferma la volontà e la determinazione di costruire una nuova Italia.
Abbiamo finalmente superato il bicameralismo, delineando un assetto parlamentare e un procedimento legislativo più snello, con una netta distinzione di ruoli e funzioni fra le due Camere. Il Senato risponderà a quel ruolo di rappresentanza delle istituzioni e delle autonomie locali, di radicamento del Parlamento nazionale sul territorio italiano. La Camera dei deputati potrà essere più rapida ed efficiente nel legiferare in un mondo sempre in evoluzione e sempre più veloce. Abbiamo finalmente corretto le storture di un Titolo V pasticciato da un'improvvida riforma voluta dalla sinistra nel 2001. Abbiamo redistribuito in maniera chiara e distinta, senza più sovrapposizioni e aree grigie, le funzioni attribuite fra Stato e Regioni.
Ma attenzione: questa non è una riforma lontana dai cittadini. Avrà effetti concreti sulla quotidianità di famiglie e aziende in termini di maggiore efficienza delle istituzioni, di certezza dei processi autorizzativi, di rapidità legislativa. Avremo uno Stato più moderno per un Paese che non rincorre più il passato, ma che può finalmente progettare il futuro. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
Avremmo voluto fare di più, non v'è dubbio: avremmo voluto cambiare la forma di Governo, rafforzando i poteri del Premier o rendendo diretta l'elezione del Capo dello Stato perché fosse più diretto il rapporto fra cittadini e politica.
Signor Presidente, stiamo collaborando lealmente sulle riforme, ma questa collaborazione non può nascondere le profonde differenze politiche e di intervento in materia economica. La contrazione del PIL per il secondo trimestre consecutivo non è solo la conferma tecnica della recessione, ma è la conseguenza logica e inevitabile di una politica fatta solo di promesse e annunci (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII); di una sequenza di salva Italia, cresci Italia, semplifica Italia, destinazione Italia e sblocca Italia. Il risultato per l'Italia è meno 0,2 per cento del PIL nel secondo trimestre del 2014. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII). Questo è il risultato dei Governi tecnici e non che si sono susseguiti negli ultimi tre anni: forse è meglio che gli italiani si salvino da soli scegliendosi il Governo attraverso libere elezioni.
Al Governo non riconosciamo il merito di aver tagliato le tasse; piuttosto le avete trasferite, avete cambiato loro nome, vi siete dimenticati dei più deboli e dei non garantiti come anziani, incapienti e lavoratori autonomi, ma soprattutto vi siete dimenticati delle aziende, unica possibile leva per la ripresa. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII). InForza Italia troverete un'opposizione vera, leale e responsabile. Credo che ce ne darete atto: comunque e sempre lavoreremo nell'interesse del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
Permettetemi, prima di concludere, di ringraziare gli Uffici del Senato, per il loro lavoro in un momento così delicato della storia di questa Assemblea. (Vivi, generali, prolungati applausi). Non è un saluto, perché di tecnici bravi e capaci il Senato avrà bisogno anche nell'assetto disegnato da questa riforma.
Vorrei ringraziare i relatori e i membri della 1a Commissione per l'impegno, la correttezza e l'equilibrio che hanno permesso di portare oggi questo testo al primo voto complessivo dell'Aula. Voglio, infine, ringraziare tutta l'Aula e, in particolar modo, i senatori di Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII). Con loro abbiamo condiviso queste settimane di scelte difficili e di duro lavoro quotidiano. Oggi il Senato dimostra di non essere una casta arroccata a difesa dei propri interessi, ma un corpo di legislatori all'altezza del privilegio di rappresentare la nostra Nazione. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
Questa riforma porta due firme, quella di Matteo Renzi e quella di Silvio Berlusconi. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII). Senza la capacità di dialogo, di condiviso senso delle istituzioni, di legittimazione reciproca tra i leader della maggioranza e dell'opposizione non sarebbe stato possibile arrivare qui oggi.
Stiamo scrivendo una pagina storica della vita della Repubblica non tanto per il merito della riforma, che pure è importante, quanto per il metodo attraverso il quale si è arrivati a scriverla. Stiamo indicando una strada attraverso cui riusciremo davvero a rendere la democrazia italiana più matura, più efficiente, più europea. Noi di Forza Italia ci saremo; Silvio Berlusconi ci sarà. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Molte congratulazioni).
ZANDA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, mi dispiace veramente molto che dei senatori siano usciti dall'Aula. Mi dispiace, perché quando non si è d'accordo e si esce dall'Aula, questo non corrisponde alla mia idea di Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Mancuso e Quagliariello).
L'asprezza del dibattito delle ultime settimane è il segno dell'importanza di una riforma che sta toccando dei nodi costituzionali sui quali il Parlamento lavora da decenni senza risolverli. È vitale che questa volta l'Italia ce la faccia. Il nostro sistema pubblico ha bisogno di riforme finalmente realizzate, non solo immaginate.
Sul nuovo Senato, sulle nuove competenze tra Stato e Regioni, sull'abolizione definitiva delle Province e del CNEL ci siamo ampiamente espressi in un dibattito molto lungo. Mi limiterò, quindi, ad indicare solo le ragioni di fondo, politiche e istituzionali, per le quali i senatori del Partito Democratico voteranno a favore della riforma.
Ma prima mi permetta, signor Presidente, un ringraziamento sincero a tutti i senatori che hanno operato costruttivamente alla riforma, perché è loro il merito se essa andrà in porto. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Mancuso e Quagliariello).
Ai relatori Finocchiaro e Calderoli un grazie particolare. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Mancuso e Quagliariello). Il loro lavoro è stato molto duro e difficile e lo hanno svolto con una competenza rara. E grazie alla ministro Boschi per la qualità del costante impegno con il quale ha seguito i lavori del Senato. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Mancuso e Quagliariello).
Il voto dei senatori del Partito Democratico poggia sulla consapevolezza che la soluzione della drammatica crisi italiana è così lunga e così complessa perché abbiamo non solo un'economia debole, ma anche istituzioni vecchie, un sistema politico malato, amministrazioni pubbliche inadeguate. In una parola, il nostro Stato è fragile e sono fragili le sue articolazioni, dal Parlamento al Governo, dalla giustizia al fisco, dai lavori pubblici alla scuola.
Dobbiamo passare dalla recessione allo sviluppo e battere la disoccupazione. Ma non lo potremo mai fare se non saremo capaci di difendere la nostra democrazia e, insieme, renderla più efficiente, se non ci doteremo di una macchina pubblica in grado di competere sul piano internazionale.
Alla stretta relazione che lega l'efficienza istituzionale alla incapacità competitiva non è stata data sufficiente attenzione. Dicono che alla Merkel, a Cameron, a Hollande e a Juncker non interessi nulla della riforma del Senato. Io credo che sia un'affermazione discutibile.
L'Europa ha molti gravi limiti, primo fra tutti il ritardo nella costruzione dell'unità politica, ma non ha mai interferito sull'assetto delle istituzioni delle singole nazioni. È però sbagliato pensare che i leader europei non sappiano che l'Italia è l'unico (dico l'unico) Paese dell'Unione ad avere ancora un bicameralismo paritario e che questa condizione è un ostacolo serio alla nostra capacità decisionale.
Potere legislativo efficiente, lo direi al senatore Petrocelli se fosse in Aula, e durata dei governi sono le precondizioni minime per lo sviluppo, questo è il punto. Non è un caso che il Senato, dove non è mancato il dissenso, sia unanime su un punto fondamentale: il bicameralismo perfetto deve finire. Su questo passaggio, che è il cuore della riforma, ci siamo ritrovati pressoché tutti e non è poco. Con posizioni presenti in tutti gli schieramenti, ci siamo divisi sul «come» il bicameralismo paritario debba essere cambiato, non sul «se».
Su molte questioni il nostro dibattito d'Aula è stato profondo e fecondo. È un peccato che alcuni parlamentari, sul medesimo argomento, abbiano votato in un modo a scrutinio palese e in un altro a scrutinio segreto, e non era necessario.
Non ho neppure condiviso accuse che, quando ci sono state, hanno travalicato una misura che dovrebbe essere sempre rispettata: accuse di tradimento della Costituzione, di rischi per la democrazia. Questo è stato un passaggio molto delicato del dibattito.
In una grande democrazia europea del XXI secolo come l'Italia, ci si può dividere su tutto, distinguendosi nel merito dei problemi o sulle posizioni politiche. Quel che non possiamo fare e non dovremmo mai fare, signor Presidente, è separarci evocando la Corea del Nord, il regime stalinista, gli attentati all'integrità costituzionale. Eppure questo è stato detto! (Applausi dal Gruppo PD).
Quando si parla di Costituzione, controllare il linguaggio è molto importante. Sono tempi nei quali le democrazie di tutti i Paesi avanzati dell'Occidente mostrano fragilità di varia natura. Ma questi pericoli non dipendono certo dalla trasformazione del Senato in una Camera non politica, che non darà la fiducia al Governo, che disporrà di poteri legislativi molto circoscritti.
Oggi i pericoli per le democrazie, anche per la nostra, vengono da una globalizzazione senza regole e da mercati senza controlli, dai trafficanti di droga, di armi e di essere umani, vengono dai paradisi fiscali. Le democrazie sono in difficoltà per le diseguaglianze, per la corruzione, per i troppi media poco indipendenti e per l'impotenza dell'ONU che non riesce a garantire l'ordine mondiale, come in queste ore dimostra la terribile e vile persecuzione dei cristiani in Iraq. (Applausi dai Gruppi PD ePI e dei senatori Formigoni e Scilipoti).
È su questi punti che dobbiamo riflettere, perché quando una democrazia si mostra incapace di far crescere l'economia, dare lavoro ai giovani, farli studiare, garantire le famiglie, far rispettare la legge allora diventa possibile che in tanti finiscano con l'aspirare a regimi diversi, a soluzioni oligarchiche antidemocratiche e a prassi autoritarie. In molti c'è l'idea che la democrazia non sia adatta a governare la complessità del mondo contemporaneo.
È da questi pensieri che vengono i pericoli per la tenuta democratica, non da questa riforma del Senato o da un'elezione di secondo grado che è presente in molte democrazie europee, oppure dai cento senatori indicati tra consiglieri regionali e sindaci (tutti eletti direttamente dal popolo) o dall'immunità prevista nella forma molto ridotta del 1993.
Vorrei svolgere ancora due considerazioni.
Innanzitutto, i senatori del Gruppo Partito Democratico hanno sempre ricercato il confronto e, se possibile, la convergenza con tutti i Gruppi della maggioranza e dell'opposizione. Le difficoltà di rapporto hanno riguardato solo chi si è autoescluso dal dibattito e dal confronto.
Ci sono state fasi del nostro lavoro rudi e turbolente. Devo sottolineare come i senatori del Gruppo Partito Democratico abbiano mantenuto un comportamento d'Aula sempre corretto, anche davanti ad eccessi (non solo verbali) che hanno determinato gravi interruzioni del lavoro dell'Aula. Mi è parso, lo dico con franchezza, che i segni di intolleranza nascessero da un livore politico nei confronti del Governo e della maggioranza, più che da un dissenso su punti della riforma.
Le riforme saranno approvate da un consenso più largo della maggioranza di Governo. Così deve essere perché le regole del gioco non si modificano senza interpellare tutti, senza chiedere a tutti di partecipare.
II centrosinistra nel 2001 e il centrodestra nel 2005 fecero da soli e sbagliarono. Il Partito Democratico è impegnato a non ripetere l'errore e, in questo spirito, intende anche operare sottoponendo le riforme ad un referendum confermativo.
La seconda considerazione riguarda il Governo. Ho sentito protestare perché la riforma nasce da un disegno di legge governativo, quasi che fosse la prima volta che un Governo propone modifiche costituzionali. Dal 1979 ad oggi, gli atti parlamentari testimoniano ben 25 modifiche alla Costituzione che Governi di varia composizione e varia maggioranza politica hanno presentato all'esame del Parlamento. Sono dati che si illustrano da soli.
Concludo. Il cammino della riforma è ancora lungo e il Parlamento continuerà a lavorare secondo l'iter dell'articolo 138 della Costituzione, che non è stato mai messo in discussione, lo sottolineo, mai messo in discussione. I senatori che oggi approveranno la riforma lo faranno nella convinzione di aver fatto un lavoro onesto. Ma servono quattro letture, quattro approvazioni parlamentari del medesimo testo.
Se la Camera dei deputati valuterà necessario apportare delle modifiche lo farà, ma alla fine, terminato il percorso, la riforma sarà approvata e questa legislatura avrà assolto al compito di aver posto fine al bicameralismo paritario; aver ridisegnato le competenze di Stato e Regioni, aver abolito le Province e il CNEL. E non è poco. (Vivi, prolungati applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
CATTANEO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
CATTANEO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghi, ho partecipato alla discussione su questa auspicata riforma senza una posizione precostituita e con un interesse per i contenuti e per il metodo. Ho compreso l'impegno dei relatori e dei senatori. Ma sono rimasta delusa nel vedere che valutazioni e idee ineccepibili, in quanto a logica e pertinenza politica e civile, non abbiano trovato ascolto. Le risorse umane, professionali ed intellettuali per fare meglio c'erano tutte, qui dentro e nel Paese. Ma non ho visto il coraggio di volare alto, spiegando ai cittadini e al Governo ciò che serve per riqualificare le componenti e le funzioni delle Camere nel quadro di un ordinamento nuovo e ben coordinato.
La verità la conoscete meglio di me. Non è questa la riforma costituzionale che serve al Paese. E il mio voto sul testo di oggi è dettato da questo disagio e da tre considerazioni.
La prima riguarda il contesto generale in cui si sono svolti i lavori: di scarso ascolto e di linguaggio inadatto a un momento tanto importante. Si è parlato di "allucinazioni" e "professoroni", con un sentimento "di sufficienza verso accademici ed esperti politicamente impegnati". Il linguaggio deriva dal pensiero e gli illustri studiosi di storia politica presenti in quest'Aula mi insegnano che l'anti-intellettualismo è un indicatore di crisi culturale e civile per un sistema liberaldemocratico.
La seconda considerazione è sul metodo utilizzato, troppo condizionato da strategie di Governo e da discipline di partito con cui si sono dettati contenuti, paletti e tempi, decisi fuori da quest'Aula. È un metodo sbagliato perché non si può condurre un esperimento che presuppone libera condivisione democratica senza la disponibilità a esaminare davvero e analiticamente i risultati che questo esperimento è destinato a produrre. Se si sbaglia il metodo nel fare un esperimento, i risultati saranno inutilizzabili. Se va bene.
La terza considerazione riguarda il progetto. Gli interventi da più parti e i miei colloqui con i colleghi di tutto l'emiciclo mi fanno concludere che si tratta di un progetto tecnicamente pasticciato e frettoloso, attualmente decontestualizzato rispetto ad altre riforme. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Buemi, Bencini, Mussini e De Pin). È un progetto che non è in grado ora di indicare l'esito, l'assetto, l'equilibrio, la visione del nuovo assetto costituzionale che stiamo costruendo.
Non mi convincono le motivazioni a sostegno di un Senato non elettivo (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Buemi, Mussini, Bencini), le scelte sulle funzioni assegnate a questa Camera, la mancata riduzione del numero dei parlamentari dell'altra Camera (Applausi dei senatori Buemi, Mussini, Bencini e De Pin), l'incertezza circa le garanzie di bilanciamento dei poteri e circa l'effettività del pluralismo della futura rappresentanza parlamentare.
Non mi convince come è stata affrontata la questione dell'elezione dei Presidente della Repubblica (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Buemi, Mussini e Bencini) e la mancata ricerca di un metodo per acquisire al nuovo Senato "personalità abituate a disegnare le frontiere del mondo", che sarebbero utilissime in queste contingenze economiche.
Per questo, e concludo, il mio voto sarà di astensione (che so equivalere ad un voto contrario in quest'Aula), che vuole essere, nel suo piccolo, un segnale per i cittadini e per i colleghi dell'altro ramo del Parlamento, affinché i loro lavori possano essere più sereni ed in tutta indipendenza positivi e attenti. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, Misto-SEL e Misto-ILC, e dei senatori Chiti, Micheloni e Mussini).
CHITI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
CHITI (PD). Signor Presidente, io e alcuni colleghi del Partito Democratico, che si sono ritrovati in questi mesi in una proposta alternativa fondata sul ruolo dei cittadini nel continuare a scegliere con il voto i senatori per superare il bicameralismo paritario, e hanno dato vita ad una battaglia coerente, che continuerà, ma leale e a viso aperto, restando in Aula, com'è nostro dovere, non parteciperemo al voto.
Questa è un'assunzione di responsabilità, secondo il Regolamento del Senato, che non si confonde con la delegittimazione del Parlamento - che non è e non sarà mai una mia e una nostra posizione - e che ha un doppio significato: da un lato, di valutazione critica, mai nascosta, di aspetti del progetto di riforma; dall'altro, di sollecitazione forte ma costruttiva a cambiamenti e a possibili approfondimenti nei Gruppi parlamentari, nei partiti, con i cittadini nel corso dell'iter, che continua, di questa riforma.
Non pensiamo che si sia di fronte all'abbattimento della nostra democrazia, ad un'involuzione autoritaria: il punto non è questo. Si dice che la riforma servirà a dare più efficacia al funzionamento delle nostre istituzioni, a ricostruire un forte legame di fiducia con i cittadini: partecipazione e governabilità. Io dubito che questo sarà l'esito. A mio giudizio, noi complicheremo la vita delle istituzioni, le loro reciproche relazioni, e deluderemo la spinta dei cittadini a volersi far carico di responsabilità, non a continuare a concedere delle deleghe. Non è il vecchio che avanza o ritorna (luogo comune stantio che anche in quest'Aula si è sentito da chi ha più slogan che idee): è la domanda vera che nasce dalla stessa rivoluzione informatica; se la democrazia rappresentativa non la coglie, non la concilia con le sue regole, è la democrazia rappresentativa che rischierà di impoverirsi e alla lunga di venir meno.
Non si è d'accordo con questa impostazione? È legittimo; si deve però avere l'onestà intellettuale - come quando dico che non c'è involuzione autoritaria in questa riforma - di riconoscere che questa nostra impostazione è comunque coerente con il superamento del bicameralismo paritario.
È così in Spagna, dove si discute sul fatto che il Parlamento non funziona ma non c'è bicameralismo paritario. La nostra proposta non è neanche quella di adottare il sistema della Spagna. Noi proponevamo che i senatori si eleggessero in concomitanza con le elezioni regionali; quindi non c'era un Senato che si eleggeva e si scioglieva, tutto insieme, come adesso. Del resto, questa è stata una fugace proposta anche del Nuovo Centrodestra, è stata la proposta della Lega Nord e di SEL, non ho capito se anche del Movimento 5 Stelle. Voglio dire che poteva essere una riforma largamente condivisa, più condivisa di quella che ora ci accingiamo a votare. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, LN-Aut, Misto-SEL, Misto-MovX e del senatore Azzolini).
La maggioranza del Senato sceglie in realtà il modello austriaco, non quello tedesco o francese; un Paese amico l'Austria, soltanto che ha otto milioni di abitanti, nove Regioni e qualche responsabilità in meno della nostra in Europa. E il Senato in quel Paese non è oggetto di discussione perché funziona poco, ma perché non serve a niente, per le funzioni che ha e per come si forma.
Ha i Gruppi politici, senatrice Finocchiaro: è facile vedere quello che sarà il futuro Senato osservando l'Austria, ed il suo Senato che ha i Gruppi politici, come temo sarà per noi, perché è stato rifiutato persino l'emendamento - che io ho votato - del senatore Maran, che obbligava le delegazioni regionali ad un voto unitario. Neanche questo si è voluto fare per spingere in una direzione. E la ritengo una grande contraddizione per chi sostiene questa impostazione.
La nostra discussione, tranne poche occasioni, non si è svolta in modo adeguato - questo è un rammarico forte - rispetto al compito di aggiornare la Costituzione: le esasperate contrapposizioni, un ostruzionismo senza progetto, la risposta anche affidata ad interpretazioni forzate del Regolamento. Io le chiedo, signor Presidente, per la stima che ho nei suoi confronti, di voler derubricare la gestione di questi giorni ad una misura eccezionale per tamponare un'emergenza. Non ne faccia, la prego, un precedente a cui domani, tra cinque o dieci anni ci si possa riferire. Glielo chiedo proprio per la stima che ho di lei. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, NCD e LN-Aut). Comunque, tutto questo ha ridotto i margini già non ampi del confronto e ha danneggiato chi voleva misurarsi su delle proposte. Insomma, sulla ragione costituzionale ha prevalso in tutti la ragion politica.
Io apprezzo la soluzione che è stata data a strumenti di democrazia diretta (il referendum abrogativo, il referendum propositivo inserito come principio in Costituzione, le leggi d'iniziativa popolare), su cui si sono compiuti passi in avanti. Allo stesso modo apprezzo l'impegno per il referendum confermativo, che è stato posto anche dal Governo e che era una delle nostre indicazioni fin dall'inizio. Registro però la mancata soluzione per temi cruciali come l'immunità e il numero dei deputati, che resta invariato, condiziona l'elezione del Presidente della Repubblica e continua a determinare squilibri per il sistema delle garanzie. Inoltre, non sono davvero convinto - prego il Governo di rifletterci - sulla presenza di eletti del collegio estero non nel Senato, che non darà la fiducia, ma alla Camera dei deputati, che la darà. Ritengo infatti che qui abbia fondamento che ci siano rappresentanti del collegio estero.
Vorrei fare un'ultima considerazione più di natura politica. Spero di essere chiaro, anche se è una mattina un po' particolare. Io valuto positivamente la partecipazione di Forza Italia al disegno delle riforme, non voglio che su questo ci sia un equivoco: lo considero davvero un contributo al loro successo. Questo rapporto non può però pretendere di essere esclusivo; per noi non può essere così, perché si deve ricercare un confronto senza pregiudiziali con tutte le forze politiche che si rendano disponibili. Per nessuno può esistere un diritto di veto. Per noi, come si è visto e come si continuerà a vedere sulla riforma costituzionale e come si vedrà affrontando in autunno i temi della riforma della legge elettorale, il cosiddetto patto del Nazareno, che è utile nelle relazioni tra due partiti attorno a grandi temi cruciali del Paese, non può definire né culturalmente né politicamente colonne d'Ercole insuperabili. Non è, insomma, la base che può essere posta a fondamento per cambiare l'Italia nel terzo millennio (lo dico al senatore Bruno che ha voluto richiamarlo quando io avevo fatto quella proposta); per noi non può essere così. Non sostituisce la Resistenza a base della Costituzione, né per voi né per noi. Uso questo esempio per dare il senso delle proporzioni. Io non ritengo, fuor di metafora, che si possa lasciare a nessuno, neanche all'amico senatore Verdini, un ruolo di garante o di giudice sui confini o sulle modalità che assumeranno le riforme costituzionali e la legge elettorale. (Applausi dai Gruppi PD, NCD, LN-Aut, Misto-SEL, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e Misto-ILC).
MINZOLINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
MINZOLINI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, sarò breve, in linea con l'affanno che ha caratterizzato questo convulso confronto sulla riforma della Costituzione.
Le dico la verità: sono allibito. Ho avuto due grandi delusioni. La prima - me lo permetta - è lei, signor Presidente. Lei mi ha dimostrato come la tanto osannata società civile spesso è peggiore della politica. La sua gestione dell'Aula in queste settimane, a mio modesto parere, è stata a dir poco disdicevole. E pensare che era partito bene: quando ha deciso di adottare il voto segreto per una serie di emendamenti, io ho lodato pubblicamente il suo coraggio. Dopo un giorno da leone, però, strattonato di qua e di là, lei si è trasformato nell'ombra di se stesso e in un novello don Abbondio. Si è arreso alla tracotanza del Governo e di quella che è stata ribattezzata, con una buona dose di fantasia, la maggioranza istituzionale. Si è inventato di tutto, proprio di tutto, per assecondare i desideri della maggioranza e mortificare i diritti delle minoranze. Avrà fatto la felicità dei suoi dante causa, ma ha fatto rivoltare nella tomba i Costituenti di una volta; sicuramente non farà una bella figura sui libri di storia e ha costretto una persona come me, sobria per carattere e per convinzione, a rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell'uomo per evitare che il suo precedente provochi gravi danni anche in futuro.
La seconda delusione è stata il Presidente del Consiglio. Aveva una grande opportunità: far approvare la riforma costituzionale dal 90 per cento di quest'Aula, che nella stragrande maggioranza condivide l'esigenza di un superamento del bicameralismo perfetto. Si poteva dar vita ad una Carta largamente condivisa, una condizione indispensabile, specie in un momento in cui il Paese ha bisogno di uno sforzo collettivo per uscire dalle sabbie mobili della crisi.
Del resto, come il Premier ben sa, visto che glielo rammenta tutti i giorni la stampa internazionale, le priorità per il nostro Paese sono ben altre, non certo la riforma del Senato, che magari serve solo come diversivo per nascondere 1'incapacità di questo Governo a varare le vere riforme. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Ma in un momento così delicato il Premier, invece di essere inclusivo, è stato divisivo. Si è impuntato, senza spiegarlo, sull'idea di un Senato non elettivo, e su questo peccato originale ha dato vita ad una riforma piena di contraddizioni e di incongruenze: un Senato di nominati dai consiglieri regionali non è un segno dì modernità, ma un monumento alla casta, lo dico io che ho sempre aborrito un termine del genere.
Il suo è stato un grave errore politico, un calcolo che nel tempo si dimostrerà sbagliato, ma soprattutto ha peccato di arroganza, e in politica l'arroganza alla lunga ti perde. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
PRESIDENTE. Con la sobrietà che la contraddistingue, la invito a concludere, perché il tempo sta per scadere. (Commenti dei senatori Divina e Consiglio).
MINZOLINI (FI-PdL XVII). Inoltre, si è assunto una grande responsabilità. Il Premier sa benissimo che la maggioranza di quest'Aula non condivide questa riforma. Ogni volta che si è arrivati al voto segreto, il Governo è finito in minoranza, tanto che ne ha avuto il terrore. Ma questa contraddizione, tra 1'orientamento che quest'Aula ha espresso nel voto palese e quello segreto, getta un'ombra sinistra su queste settimane.
Se più di sessant'anni fa ci fu la Costituente del coraggio, noi oggi abbiamo dato vita alla Costituente della paura e la motivazione ed il ricatto che hanno condizionato quest'Aula non sono - come dice il Premier - la voglia di difendere una poltrona, ma quella di conquistare una poltrona per il futuro: un calcolo piccolo, infimo, proprio da casta. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Una Costituzione non poteva nascere sotto peggiori auspici.
Ecco perché rinnovo al Premier un ultimo appello: a questo punto, di fronte alla prospettiva di dar vita ad un organismo inutile e probabilmente nocivo, sarebbe meglio abolire del tutto il Senato. Eviteremmo di non difendere - come dice il Premier - le poltrone di oggi, ma anche di inventarne di inutili per il futuro. È un appello che gli rivolgo per amor di verità, senza cedere alla codardia dell'imbelle o all'ipocrisia del cortigiano.
Per queste ragioni, e per non legittimare i danni provocati in queste settimane, io oggi non voterò la riforma, ma uscirò dall'Aula sperando che in futuro, visto che il tragitto delle riforme è ancora lungo, la sapienza si sostituisca all'insipienza. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, Misto-SEL e Misto MovX).
MINEO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
MINEO (PD). Signor Presidente, vorrei rassicurare il Premier, che spero ci ascolti: in Senato non ho visto "gufi" o "sciacalli", e nemmeno senatori che perdono tempo per non perdere la poltrona. Chi ha criticato il testo di riforma non ha inteso frenare il Governo, né affossare il superamento del bicameralismo in nome di una malintesa sacralità della Carta del 1948.
E allora, perché il dissenso? Perché in una democrazia liberale è giusto che il Governo governi senza lacci e lacciuoli ma è indispensabile che i beni comuni, le libertà fondamentali, le istituzioni di garanzia non finiscano nella piena disponibilità del Premier di turno. Per questo con il senatore Chiti abbiamo proposto una Camera per il Governo e un Senato per le garanzie costituzionali.
«Non si può fare» - ci è stato risposto - «serve un Senato delle autonomie». Per troncare il dibattito, poi, l'arma finale: «È nella storia del Partito Democratico e dei partiti da cui il Partito Democratico è nato».
E le garanzie, mi chiedo, e la difesa intransigente delle libertà, non erano scritte in quella storia, nella nostra storia?
Il testo della riforma prevede 100 senatori e ben 630 deputati. Noi ne proponevamo 350. Se si eleggeranno i deputati con l'Italicum, la sera stessa il capo della più forte minoranza saprà di poter nominare anche il Presidente della Repubblica. Un simile potere non lo ha il Cancelliere a Berlino, né il Premier a Londra. Non si parli di riforma europea.
E poi perché non lasciare che i cittadini eleggano direttamente i senatori? Mi si spiega che si vorrebbe superare il nostro confuso autonomismo e andare verso il modello tedesco: magari fosse così. Il Senato che si configura non darà voce, come in Germania, ai governi dei Länder in un regime federale: avremo solo un Senato di consiglieri scelti da altri consiglieri, su indicazione dei partiti locali che si sono mostrati purtroppo i più permeabili dai comitati d'affari e dalla borghesia intermediaria, quella della spesa pubblica.
Spero che la riforma sarà modificata e aspetto, qui in Senato, il confronto sull'Italicum. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e Misto-SEL).
MAURO Mario (PI). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
MAURO Mario (PI). Signor Presidente, nel ringraziare per l'impegno i relatori Finocchiaro e Calderoli e lodare l'impegno e la diligenza del Ministro delle riforme istituzionali e dei sottosegretari Scalfarotto e Pizzetti, confermo il mio dissenso sull'impianto di questa riforma della Costituzione, e mi assumo anche la responsabilità di aver usato non l'evocare Paesi come la Corea o periodi storici come quelli di Stalin, ma, a mio giudizio, cum fundamentum in re, espressioni come «deriva autoritaria», che non significa, come ci si è affrettati a dire, che si ritengono i Presidenti del Consiglio, di oggi o di ieri, dei despoti, ma che più gravemente ci stiamo dando delle regole che riducono i nostri spazi di democrazia e di libertà.
Infatti, negli sprazzi di dibattito consentito, non solo non sono venute meno le perplessità sugli equilibri fondamentali legati a temi come l'elezione del Presidente della Repubblica e dei membri della Corte costituzionale e del CSM, ma si sono anzi acuiti, mostrando che la logica che ci guida in questo momento non è lo spirito costituente ma quella dello struzzo, che nasconde il capo sotto la sabbia sapendo che non ha il coraggio di affrontare i nodi irrisolti.
La rimozione del problema posto dal presidente Casini e dal presidente Gasparri con i loro emendamenti sull'elezione del Presidente della Repubblica, che si è preferito non affrontare con pretesti risibili, ne sono una testimonianza. Come una testimonianza di inestricabile contraddizione è stata la discussione sulla cosiddetta elettività del Senato: non avendo avuto il coraggio di sciogliere il nodo gordiano delle competenze e delle funzioni, avremo senatori che rappresentano le istituzioni territoriali, e quindi parlano a nome di Molise o Lombardia, chiamati a fare revisione costituzionale senza il supporto del suffragio universale.
E ancora: il nodo sconcertante con cui, in contrasto con gli scopi della prima parte della Costituzione, ci rimangiamo il frutto buono del regionalismo italiano per dare tutto allo Stato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Se infatti tali riforme passeranno, le infrastrutture strategiche, le grandi reti di trasporto torneranno alla competenza esclusiva del governo di Roma. Se già fosse stato così, la Regione Lombardia non avrebbe potuto assumersi quel decisivo ruolo, che ha potuto e saputo svolgere, di promotore, di catalizzatore di risorse e di facilitatore della composizione degli interessi dei territori toccati da una nuova grande arteria. quindi la Brebeni sarebbe ancora nel libro dei sogni.
Il Senato delle autonomie, insomma, è il contrario di quello che si vuol far credere, vale a dire una cinghia di trasmissione delle decisioni del Governo centrale al territorio e alle Regioni in particolare, e non un presidio delle autonomie e della sussidiarietà.
Purtroppo ciò non si è potuto discutere ad armi pari, ma il dibattito è appena iniziato e sarà mia premura e della mia comunità politica utilizzare ogni giorno per promuovere nel Paese e nei confronti dell'opinione pubblica una coscienza adeguata di quanto accade, perché venga salvaguardata la sostanza del nostro dettato costituzionale. Il formalismo, cari colleghi, è il naturale antidoto al paternalismo...
PRESIDENTE. Concluda, senatore Mauro Mario.
MAURO Mario (PI). Presidente, abbiamo superato il bicameralismo paritario non quello della dissidenza. Il collega Chiti ha parlato otto minuti indisturbato. Ripeto, il formalismo è il naturale antidoto al paternalismo ed oggi, che si rischia di promuovere nuove corti invece di iniziare nuove storie, discutere della forma della nostra convivenza civile diventa un imperativo per evitare che dal bicameralismo perfetto si passi al bicameralismo confuso.
Il Parlamento insomma è chiamato in questi mesi a mediare tra principi di democrazia ed esigenze di decisionismo, e l'esperienza mi ha insegnato che difendendo i primi non si ostacola il secondo ma lo si rende più vero. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
RICCHIUTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
RICCHIUTI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Ministri, con grande rammarico e tuttavia con l'amor proprio di chi ha partecipato con le proprie, pur modeste, forze individuali a un momento significativo della vita di questo Senato, devo annunziare che non parteciperò al voto.
Personalmente non sono mai stata refrattaria al superamento del bicameralismo paritario né sono contraria alla riduzione del numero dei parlamentari. Però questi obiettivi sono stati conseguiti nel peggiore dei modi. In Commissione affari costituzionali i diritti dei dissenzienti sono stati, se non conculcati sotto il profilo giuridico, sicuramente compressi sotto l'aspetto politico.
Giunti in Assemblea, si è avuto un annunzio di confronto nel merito tra le diverse opinioni, ma tale confronto si è rivelato ben modesto, essendo stato confermato non solo il Senato di elezione indiretta, ma anche l'immunità parlamentare che unifica nella stessa garanzia giuridica posizioni, quella di deputato e di senatore, che unitarie non sono più.
Abbiamo svolto un dibattito che solo a tratti è stato degno di una riforma costituzionale. Più spesso si è avuta l'impressione di un convitato di pietra, che era la legge elettorale. In questo clima, si è contrapposto l'ostruzionismo iniziale di taluni Gruppi alla sordità della maggioranza che aveva votato a favore del testo in Commissione affari costituzionali. La mediazione dei miei colleghi Chiti, Tocci e Corsini non ha trovato lo spazio che speravano loro e che auspicavo io stessa.
Non è più tempo di citazioni altisonanti di Costituenti e filosofi politici. Né per indole, per indole, sono sensibile alla nostalgia o al guardarmi alle spalle. La politica è lotta, scelta di priorità, ma è anche mediazione, confronto - come ha detto la relatrice Finocchiaro - ed è anche transazione. Purtroppo, a questa transazione io non ho potuto partecipare in modo alcuno, perché nessuno degli emendamenti da me sottoscritti insieme ad altri colleghi è stato considerato e, men che meno, approvato.
Guardiamo avanti, colleghi, e speriamo che la Camera possa fare un poco meglio di noi e che corregga alcuni errori.
A titolo personale desidero ringraziare infine il presidente Grasso, che credo abbia fatto scelte difficili, ma si è assunto le responsabilità che gli competevano. Non ho sempre condiviso, signor Presidente, le sue scelte e la invito a riflettere sul suggerimento del senatore Chiti. Queste faticose giornate e serate hanno insegnato molto a me e credo abbiano insegnato qualcosa anche a lei e a tutti noi. (Applausi dal Gruppo PD).
Signor Presidente, le chiedo di poter allegare al Resoconto il testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
CASINI (PI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASINI (PI). Signor Presidente, la ringrazio anzitutto per la sua cortesia. Vorrei comunicare ai colleghi che, appena finita la seduta dell'Assemblea, si riunirà la Commissione esteri sul tema, che in queste ore è all'ordine del giorno di tutti i network internazionali, dell'intervento umanitario americano in Iraq per la drammatica situazione in cui versano migliaia di cristiani. Quindi, se i colleghi sono interessati, a seguire si riunirà la Commissione esteri. (Applausi dai Gruppi PI, PD e LN-Aut).
BARANI (GAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
BARANI (GAL). Signor Presidente, annuncio che voterò a favore della riforma. Il mio Gruppo, tramite il senatore Scavone, ha dichiarato che non la voterà, argomentando che siamo un Gruppo democratico che ha fatto parlare i dissidenti, mentre i tanti senatori che voteranno a favore lo faranno responsabilmente.
Oggi è una giornata importante per chi porta questo garofano (Il senatore Barani mostra un garofano rosso): 32 anni fa Bettino Craxi, alla Conferenza di Rimini, aveva già posto le basi per far presente al Paese che bisognava modernizzare la Costituzione, paragonandola ad una carrozza trainata dai cavalli nell'era dei Boeing 777; forse dovevamo fare di più. Se ci fosse stato Bettino Craxi, sicuramente avremmo fatto anche le macroregioni, avremmo cercato di risolvere strutturalmente problemi che avrebbero fatto avanzare anche economicamente il Paese. Ricordo che l'ultima volta che il PIL è stato al 5 per cento era con il Governo Craxi.
Parafrasando il Tour de France, riteniamo che oggi, sotto l'Arco di trionfo agli Champs-Élysées, stia transitando con la maglia gialla Bettino Craxi e chi in quest'Aula vota questa riforma - mi rivolgo soprattutto al Partito Democratico - ha un ritardo di 32 anni.
Mi permetto ancora di dissentire dal senatore Minzolini, il quale ha detto che nei voti segreti siamo andati sempre sotto: abbiamo vinto tre a due, perché su cinque voti segreti tre volte siamo stati in maggioranza.
Termino, signor Presidente, associandomi ai ringraziamenti formulati dai colleghi e ringraziando lei. Io, che le sono stato vicino in queste settimane, ho visto le difficoltà di un arbitro nel vedere giocatori fuori gioco e goal fatti con la mano. È stato un arbitro che credo abbia condotto con difficoltà, ma con grande senso di responsabilità la partita e sia riuscito a portarla al novantesimo minuto e se siamo qui oggi lo dobbiamo anche al suo lavoro ed al suo sacrificio, che pubblicamente le riconosco. (Applausi dal Gruppo PD).
D'ANNA (GAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
D'ANNA (GAL). Signor Presidente, sono in dissenso con il mio Gruppo, che ha dichiarato di volersi astenere. Reputo invece di dover partecipare alla votazione votando contro.
Vedete, non posso rappresentare altri che me stesso in quest'Aula e non intendo rappresentare categorie, pur provenendo dalle categorie professionali, intendo rappresentare un semplice cittadino, che per caso si è aggiunto in quest'Aula e che, avendo partecipato all'attività politica, ne è rimasto profondamente deluso.
Poiché si fa un gran parlare della distanza che c'è tra la politica e i cittadini, vorrei dare il mio modesto contributo nel ripetere un pensiero che ebbi a leggere da giovane; quando la politica perde ogni idealità, diventa un sordido mestiere. Ebbene, qua dentro ho visto pochi politici e molti mestieranti.
Non sono d'accordo su questa riforma perché da buon liberale, non da quelli che si annacquano ogni giorno inventandosi un liberalismo che non c'è, ho a mente l'ammonimento di Lord Acton: «Il potere corrompe. Il potere assoluto corrompe assolutamente». E noi, all'interno di questa riforma, non abbiamo alcun decente contrappeso all'egemonia di un Primo Ministro che, con il 37 o il 40 per cento dei voti rispetto ad un 55-60 per cento, agirà indisturbato e avrà un potere che non fu concesso neanche durante il fascismo, né a Facta né a Mussolini.
Non sono d'accordo perché abbiamo violato il principio cardine della democrazia, quello della sovranità popolare: siamo diventati degli esoterici ed esoterici saranno coloro che saranno nominati a poter decidere delle sorti del Paese, perché quando manca la fonte di legittimazione popolare, chiamatele cricche o luoghi in cui alcune persone si ritengono più qualificate sono altri che decidono in nome e per conto dei cittadini.
Fu chiesto a Popper quale fosse il suo principio di democrazia e come lo volesse definire. Egli disse che la democrazia non è stabilire chi comanda, ma è stabilire chi controlla perché solo il controllore, in un sistema liberale, può sottoporre alla più continua ed incessante critica chi gestisce il potere.
Noi non ci siamo in questa Costituzione e mancano quindi le basi. Ci troviamo di fronte ad un compromesso storico strisciante. E credo che da questo compromesso storico, come allora successe per Berlinguer, ne venga penalizzato il leader del mio partito, che non so quali provvedimenti vorrà prendere, ai quali io mi opporrò, non perché voglia ritornare qua o proteggere il mio scranno, ma perché ho solamente fatto una scelta, con grande umiltà intellettuale: preferisco vivere fuori da quest'Aula in piedi che non seduto qua dentro trascinandomi nella servitù. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e Misto-SEL).
TOCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
TOCCI (PD). Signor Presidente, speravo di modificare il giudizio negativo e invece sono costretto ad aggravarlo, non solo per i contenuti, ma anche per il metodo. Non partecipo al voto, ma rimango al mio posto, per rispetto dell'Aula e del mio partito. Il Governo ha impedito di apportare al testo quei miglioramenti che sarebbero stati ampiamente condivisi. L'Assemblea ha mostrato di non apprezzare. Molti colleghi hanno fatto sentire il dissenso solo con il voto segreto; peccato che non lo abbiano espresso alla luce del sole. D'altro canto, chi ha criticato in modo trasparente e leale è stato ricoperto di insulti a livello personale. Quando si tratta della Costituzione, è la qualità del dibattito a decidere in gran parte l'esito.
Non era mai accaduto, nella storia repubblicana, che il Capo del Governo imponesse una sorta di voto di fiducia sul cambiamento della Carta. Aveva promesso di tagliare i costi della politica, ma ha deciso di non ridurre il numero dei deputati e questo cedimento ha creato uno squilibrio. La Camera diventa sei volte più grande del Senato e consente a chi vince le elezioni di utilizzare il premio di maggioranza per impossessarsi del Quirinale. Diciamo la verità: se Berlusconi avesse modificato la Costituzione indebolendo l'indipendenza della Presidenza della Repubblica avremmo riempito le piazze. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, LN-Aut e Misto-ILC e della senatrice Mussini).
Nel ventennio appena trascorso non solo a destra, ma anche a sinistra, si è rafforzato il potere esecutivo a discapito del legislativo. Eppure la seconda Repubblica non aveva concluso l'opera; ci voleva un uomo nuovo per attuare il programma della vecchia classe politica. La crisi italiana non è istituzionale, è politica e dipende dalla mancanza di progetti chiari e distinti. La destra non ha realizzato il liberismo che aveva promesso e la sinistra non ha contrastato le disuguaglianze come le competeva di fare. I due poli hanno chiesto più poteri di governo, senza sapere cosa farne. Tutto ciò ha prodotto tante leggi, ma nessuna vera riforma. Il vuoto è riempito dalle illusioni mediatiche. La cancellazione del Senato elettivo è, sì, un incantesimo per far credere ai cittadini che ora le decisioni saranno più spedite e produrranno milioni di posti di lavoro, ma purtroppo la realtà è ben diversa.
Bisognava spendere la formidabile vittoria elettorale per ottenere la svolta in Europa. Avevamo tanto atteso il semestre a guida italiana; esso poteva dare un impulso all'iniziativa diplomatica, mentre si accendevano i fuochi di guerra ad Est e nel Mediterraneo. Invece si è bloccata la nomina del Ministro degli esteri europeo. Se il Premier avesse candidato Enrico Letta, prima che altri facessero quel nome, avrebbe dato prova di uomo di Stato che va al di là delle inimicizie personali.
Torna il rischio di un avvitamento della crisi economica. Erano stati chiesti margini di flessibilità all'Europa, ma sono arrivate risposte negative. Il Governo italiano si è rassegnato, passando ad occuparsi solo del Senato, e oggi raggiunge il suo obiettivo.
Il nostro ordinamento ne uscirà più confuso. Gli elettori non sceglieranno gli eletti e si indeboliranno i contrappesi che rendono forti le democrazie europee.
Tuttavia c'è un lato positivo: l'incantesimo non serve più; da oggi si torna alla realtà; è finito l'alibi ventennale delle riforme istituzionali. I Governi dovranno dimostrare di avere le idee e le capacità di governare. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, Misto-SEL e Misto-ILC e della senatrice Mussini).
CALDEROLI, relatore. Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, chiedo un po' di tempo in più, sommando a quello per il commento come relatore - ne ho fatto risparmiare tanto - quello per una nota in dissenso rispetto alla posizione assunta dal mio Gruppo, che al momento del voto abbandonerà l'Aula. Comprendo e condivido purtroppo la loro posizione perché abbiamo assistito a una serie di forzature francamente poco accettabili soprattutto sul metodo, oltre che per il merito. Certamente ci sono state pressioni esterne, pressioni di Governo. Ne é prova, per tabulas, che quando l'Aula vota con il sistema palese i numeri sono in un senso e, se si procede con il voto segreto, i numeri non sempre, come dice il collega Barani, su temi importanti sono andati a senso unico. Mi ha fatto male anche il momento della sostituzione, forse non attribuibile direttamente al Governo, ma sicuramente alla maggioranza, dei colleghi Mauro Mario e Mineo, cui va tutta la mia solidarietà, perché sono cose che non si dovrebbero mai fare in un sistema democratico. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e Misto-MovX).
Quanto alle pressioni esterne, segnalo che quando ieri ho presentato l'emendamento all'articolo 40 mi ha chiamato tutto il mondo, tranne il Papa e Putin. Forse anche la Merkel non ha chiamato, però è veramente incredibile come qualcuno pensi di utilizzare un momento di occupazione dell'Aula da parte di un movimento d'opposizione per riuscire a determinare quelle pressioni che fanno prendere a un emendamento una strada piuttosto che un'altra. Il mio non voleva essere un emendamento provocazione o trappola: per me era l'emendamento "re nudo". Deve venire fuori finalmente la verità, perché non ho ancora capito se la riforma qualcuno la vota perché se non la si vota entro l'8 agosto si va a votare o, viceversa, non la si vota perché, se approvata, si va a votare lo stesso. Purtroppo è una riforma legata allo scioglimento delle Camere e questo non mi sembra il massimo dello spirito costituente.
Signor Presidente, le esprimo anche la mia solidarietà, considerato che, se ho ricevuto pressioni io stando all'opposizione, non so e non oso pensare cosa abbia ricevuto lei. Sicuramente dovrà cambiare le giacche, perché non avranno più tasche, gliele avranno strappate da tutte le parti! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Il canguro è nato con il presidente Mancino, ma l'ho svezzato e fatto crescere io, ma, francamente, saltare oltre 1.400 emendamenti in un solo colpo non l'aveva fatto mai nessuno. Scusi l'espressione, ma si è trattato veramente di un canguro con il jet nel sedere! Facciamolo, ma, come ho avuto modo di dirle, cum grano salis.
Il voto segreto non è un istituto a garanzia solo delle minoranze. Proprio in questa occasione abbiamo verificato che è un istituto a favore delle maggioranze, non tanto di quelle politiche, quanto di quelle parlamentari che, credo, debbano essere quelle che prevalgono quando si esamina una riforma costituzionale.
Nel merito, non ho nascosto sia in fase di intervento di relazione che di replica che il provvedimento non mi piaceva e, purtroppo, continua a non piacermi. Lo dico tranquillamente, anche se devo dire che il lavoro che si è fatto in Commissione è stato enorme. Quello che mi spiace ancora di più è che le polemiche rispetto agli errori che ancora restano all'interno del provvedimento abbiano completamento nascosto la parte buona che invece è stata inserita. È un dispiacere enorme per me. (Applausi dal Gruppo PD). Lo dico rivendicando alcuni dei punti che per me sono particolarmente qualificanti. Ce ne sono tanti altri. Li rivendico personalmente anche se devo condividere questa paternità con tanti colleghi di vari Gruppi: l'aver introdotto il principio del referendum di indirizzo e propositivo nella nostra Costituzione senza escludere alcun argomento è uno strumento di democrazia enorme, sempre che qualcuno non pensi di far votare il referendum ai consiglieri regionali e ai sindaci. Spero che non si arrivi magari, nella legge costituzionale, a volerlo limitare così.
Lo stesso vale per l'inserimento dei costi standard in Costituzione: qualcuno non se n'é neanche accorto, ma, per fare un esempio, in questi giorni, tre o quattro giorni fa è stato fatto il riparto del Fondo sanitario nazionale utilizzando i fabbisogni e i costi standard; mi riferisco alle tre Regioni a me più vicine, ma ciò determina che oltre 1,1 miliardi andranno a Lombardia, Veneto e Piemonte, che non li tolgono a qualcuno che sta meno bene, ma a qualcuno che fino ad oggi ha usato troppo e male le risorse che aveva a disposizione, e credo che questo sia un fatto concreto. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Potevamo fare di più? Sì, e ne è la prova - e qui mi dispiace e solidarizzo con la mia collega Finocchiaro - perché non tutti, ma tanti emendamenti che erano firmati Calderoli-Finocchiaro, Finocchiaro-Calderoli sono rimasti alla fine come emendamenti Calderoli, quindi con il parere contrario del Governo, perché qualcuno le pressioni non le ha fatte soltanto nei confronti dei parlamentari, ma anche nei confronti dei relatori. Di questo mi dispiace, perché oggi avremmo potuto avere una riforma votata veramente dall'80 per cento di questa Assemblea.
Restano ancora degli squilibri che vanno sistemati. Resta, a mio parere, l'incostituzionalità della norma transitoria, perché l'articolo 3 e l'articolo 51 fanno parte della Parte I della Costituzione, quindi credo che anche il Presidente della Repubblica farà qualche riflessione rispetto alla firma che dovrà apporre al testo, e anche altre cose dovranno essere sistemate.
Oggi quindi esprimerò un voto di astensione che va inteso nel senso di un'apertura di credito, perché credo ancora che si possa fare qualcosa. Il testo dovrà essere per forza di cose modificato dalla Camera e tornerà in Senato. Se la decisione che assumerà la Camera sarà un peggioramento, un ritorno al testo originario, il mio diventerà un voto assolutamente, fortemente contrario.
Se dovessero invece essere affrontati e risolti i nodi che ancora residuano, il mio voto è pronto a diventare favorevole.
Avremo (avrei detto quattro, adesso sappiamo benissimo che le letture saranno cinque) i tempi di riflessione, che per fortuna il bicameralismo lascia rispetto ad un testo così importante: ci sarà, quindi, un momento per riflettere ed eventualmente correggere.
Devo dire che anche il tempo che i nostri Padri costituenti hanno introdotto aiuta, perché probabilmente anche i numeri e la composizione delle maggioranze attuali, quella di Governo e quella allargata alle riforme, dopo che si sarà affrontato seriamente e veramente il tema elettorale, chiaramente sono destinati a cambiare.
La presenza di forze nella stessa maggioranza che hanno esigenze diametralmente opposte rispetto agli sbarramenti e alle soglie rende incompatibile che questa maggioranza che oggi voterà la riforma resti tale nei prossimi passaggi, forse già dal terzo passaggio potrebbero essere cambiate.
Quindi, ripensiamo, miglioriamo il testo, io sono pronto sia al sì, sia a fare la guerra. Do la mia disponibilità a continuare a lavorare, e colgo l'occasione per ringraziare gli Uffici, perché gestire 8.000 emendamenti vuol dire aver lavorato giorno e notte. (Vivi, generali applausi). Chiedo scusa per gli attacchi di cui sono stati oggetto attraverso i media perché sono assolutamente immeritati e non si può fare una carezza quando si dicono solo dei sì e invece arrabbiarsi quando arrivano dei no, perché queste purtroppo sono le regole del gioco e se non tengono loro l'imparzialità siamo tutti rovinati.
Colgo anche l'occasione per ringraziare per gli attestati di vicinanza che mi sono venuti in questi giorni dai colleghi. (Applausi).
Auguro veramente a tutti un momento di riposo e dopo questa bella (non nel senso del risultato) battaglia che abbiamo condotto, perché di questo si è trattato, andateci sereni, colleghi, ve lo dico francamente. (Ilarità). L'ho detto nel mio senso della serenità, invece durante questo periodo non pensate alle riforme, altrimenti quella serenità assumerebbe il significato renziano del termine, e se qualcuno ha dei dubbi lo chieda al povero Enrico Letta, che quando lo incontro nei palazzi mi sembra veramente il fantasma del palazzo che veramente bene non gli ha portato. Un ringraziamento alla mia collega relatrice e a tutti. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e FI-PdL XVII).
FINOCCHIARO, relatrice. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO, relatrice. Non sarò spumeggiante come il presidente Calderoli; volo più basso.
Davvero il lavoro parlamentare - lo sappiamo tutti - è come si dice un'opera collettiva. Quindi voglio ringraziare innanzitutto i colleghi della Commissione e i colleghi che hanno lavorato in questa Aula per tanti giorni con tanta pazienza e attenzione. Ringrazio naturalmente il ministro Boschi per il lavoro che ha condotto insieme a noi quotidianamente, il sottosegretario Pizzetti e i loro uffici.
Lasciatemi dire però che il ringraziamento più sentito - lo dico davvero - va agli uffici della Commissione, al dottor Goracci, in primo luogo (Applausi), agli uffici dell'Aula, al dottor Borsi e al Servizio studi. (Vivi, generali applausi).
Non lo ricordiamo mai, ma questo lavoro ha potuto essere un buon lavoro perché abbiamo avuto eccellenti materiali di documentazione che hanno consentito ai relatori di poter approfondire ogni questione ogni qual volta venisse sollevato un dubbio o una curiosità e - credo - anche ai colleghi di poter lavorare in maniera informata.
Ringrazio ovviamente Roberto Calderoli per tutto quello che mi ha fatto passare in questi quattro mesi (Ilarità), ma anche per la vicinanza, i continui suggerimenti e il lavoro comune che davvero non ha avuto sosta. (Prolungati applausi dai Gruppi PD FI-PdL XVII, NCD, LN-Aut, GAL, PI, SCpI e Misto).
BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, è il momento dei ringraziamenti ai quali mi associo sinceramente e sentitamente non per aprire una discussione nel merito e nemmeno per approntare qualche vena polemica con il mio quasi amico senatore Calderoli con il quale la pensiamo e continuiamo a pensarla diversamente su tanti aspetti, ma confrontandoci con grande rispetto e - credo - lealtà reciproca. Avremo modo di continuare a farlo nel prosieguo dell'iter.
Come dicevo, questo è il momento dei ringraziamenti consapevoli che è solo un primo passaggio e che il lavoro che ci attende è ancora lungo e complesso. Ma è un passaggio fondamentale che ha comportato quattro mesi di lavoro impegnativo da parte, prima di tutto, dei membri della 1a Commissione a cui va ovviamente il mio ringraziamento. Ringrazio inoltre i relatori, in modo particolare, perché abbiamo lavorato quotidianamente imparando a conoscerci meglio e a collaborare in modo stimolante dal punto di vista tecnico, oltre che politico.
Il ringraziamo va poi a tutti i senatori, tutti, per questi giorni di lavoro intenso che ci hanno consentito di concludere questo primo esame prima della sospensione per le ferie estive, con una grande disponibilità da parte di tutti i senatori per offrire il loro contributo nell'interesse dei cittadini.
Ovviamente un ringraziamento va al sottosegretario Pizzetti, in particolare, e al sottosegretario Scalfarotto che con me hanno condiviso (Applausi dai Gruppi PD, FI-PdL XVII, NCD, PI e SCpI) questo impegno quotidiano, a tutti i consulenti e i collaboratori del Ministero per la qualità del loro lavoro e, non da ultimo, a tutta la struttura del Senato, a cominciare dai funzionari della 1a Commissione. Davvero, a tutta la struttura del Senato che ci ha accompagnato e aiutato con competenza e grande abnegazione nel lavoro svolto in questi giorni.
Un ringraziamento, infine, per l'equilibrio che ha cercato di mantenere sempre nel suo lavoro, anche nei passaggi più delicati, va al presidente Grasso (Applausi dai Gruppi PD, FI-PdL XVII, NCD, PI e SCpI) che credo abbia sempre cercato di mantenere l'imparzialità e il suo ruolo di garanzia nei lavori in questa Aula. Grazie a tutti. (Applausi dai Gruppi PD, FI-PdL XVII, NCD, PI e SCpI).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indíco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge costituzionale n. 1429, nel testo emendato.
(Segue la votazione).(I senatori del Gruppo LN-Aut escono dall'Aula. Il senatore Centinaio mostra il suo tesserino).
Il Senato approva in prima deliberazione.(v. Allegato B).(Vivi, generali applausi).
Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge costituzionale nn. 7, 12, 35, 67, 68, 125, 127, 143, 196, 238, 253, 261, 279, 305, 332, 339, 414, 436, 543, 574, 702, 732, 736, 737, 877, 878, 879, 907, 1038, 1057, 1193, 1195, 1264, 1265, 1273, 1274, 1280, 1281, 1355, 1368, 1392, 1395, 1397, 1406, 1408, 1414, 1415, 1416, 1420, 1426, 1427 e 1454.
Auguro a tutte le senatrici e i senatori un sereno periodo di riposo insieme alle loro famiglie che serva a recuperare le energie per la ripresa dei lavori a settembre.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
DI BIAGIO (PI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BIAGIO (PI). Signor Presidente, oggi ricorre il 58° anniversario di una delle tragedie del lavoro più drammatiche della storia europea del XXI secolo. Era l'8 agosto del '56 e nella miniera di carbone di Marcinelle, in Belgio, in un incendio morirono 262 minatori, di cui 136 italiani emigrati nell'ambito del protocollo italo-belga di fornitura di carbone in cambio di manodopera.
Oggi Marcinelle è la metafora del sacrificio di centinaia di lavoratori partiti dalle loro terre, in una stagione storica in cui povertà e disperazione erano elementi determinanti del tessuto sociale italiano.
Voglio pertanto richiamare l'attenzione di quest'Aula verso un momento di riflessione che non sia solo una retorica celebrativa, ma diventi memoria condivisa.
Che sia riferimento per i drammi attuali e per la capacità del nostro Paese di operare scelte giuste, perché a distanza di quasi 40 anni, temi come la sicurezza del lavoro, il rispetto verso il prossimo venuto da lontano e l'integrazione sociale, siano realmente valori assoluti ed inderogabili. Abbiamo l'obbligo di salvaguardare il ricordo di quelle vittime affinché resti vivo nelle generazioni future come indelebile esempio di coraggio e di sacrificio e come immagine della migliore Italia. (Applausi dal Gruppo PI e del senatore Albertini).
DE POLI (PI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE POLI (PI). Signor Presidente, alla fine di questa giornata e di tutto il lavoro fatto in questi ultimi mesi vorrei ringraziare in modo particolare tutti i nostri collaboratori, e, nello specifico, gli assistenti che assieme a tutti noi hanno tentato di far sì che quest'Aula avesse un decoro e potesse continuare i propri lavori. Altrettanto desidero ringraziare il Segretario Generale e tutti i suoi collaboratori per il lavoro svolto e per ultimo, non da ultimo, signor Presidente, voglio ringraziare lei, che al di là di qualsiasi altra cosa, ha saputo far sì che questo Senato potesse varare una grande riforma in un momento davvero difficile e ha saputo condurre quest'Aula, nonostante le grandi criticità che ci sono state, in maniera pregevole. Grazie ancora. (Applausi).
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 3 settembre 2014
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica mercoledì 3 settembre, alle ore 17, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 12,23).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE (*)
Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione (1429)
________________
(*) Approvato, in prima deliberazione, il disegno di legge costituzionale n. 1429. Cfr. anche Elenco cronologico dei Resoconti, sedute nn. 284-302.
Per i disegni di legge dichiarati assorbiti a seguito dell'approvazione del disegno di legge costituzionale n. 1429, si rinvia allo stampato Atto Senato n. 1429-A.
Allegato B
Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Petrocelli nella discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 1429, 7, 12, 35, 67, 68, 125, 127, 143, 196, 238, 253, 261, 279, 305, 332, 339, 414, 436, 543, 574, 702, 732, 736, 737, 877, 878, 879, 907, 1038, 1057, 1193, 1195, 1264, 1265, 1273, 1274, 1280, 1281, 1355, 1368, 1392, 1395, 1397, 1406, 1408, 1414, 1415, 1416, 1420, 1426, 1427 e 1454
Senatori e senatrici, sinceramente mi aspettavo che oggi il presidente del consiglio Matteo Renzi arrivasse nell'Aula del Senato, giusto in tempo per appuntarsi sul petto la medaglietta di salvatore della Patria. In questo momento il Movimento 5 Stelle non intende parlare né al Governo, né a un Presidente del Consiglio che per settimane è andato in tv a farsi bello presentandosi come l'uomo del dialogo, e poi in quest'Aula si è sempre rifiutato di confrontarsi con noi. Alla faccia del confronto! Noi vogliamo parlare agli italiani, gli unici veri interlocutori a cui dobbiamo rendere conto del lavoro che facciamo in quest'Aula. Gli unici a cui sentiamo di dover spiegare quello che sta accadendo in questi giorni neri per la democrazia e per il Paese.
Questa triste storia comincia con la bufala di un'emergenza che non c'è. Renzi ci ha detto che servono le riforme per far ripartire il Paese, e che fra tutte la più urgente, urgentissima, era la riforma della Costituzione! Ma cari italiani, davvero non potevamo sopravvivere senza questa riforma? Davvero la sera, quando tornate a casa e vi rigirate nel letto senza riuscire a prendere sonno, voi pensate alla riforma della Costituzione? Quando arrivano le bollette, ogni mese sempre più alte, e non sapete come pagarle, anche in quel momento voi pensate alla riforma della Costituzione? O quando non potete fare una tac velocemente, perché dal privato costa centinaia di euro, e allora pazienti vi mettete in liste d'attesa lunghe anche un anno, è alla Costituzione che date la colpa? No, ditecelo: perché se è così, allora noi non abbiamo capito niente e vi chiediamo scusa. Ma se anche voi avete qualche perplessità sul fatto che tra le tante priorità che servono a questo Paese per rialzarsi e rimettersi in moto, forse c'era qualcosa di più importante che cambiare la nostra Carta costituzionale, beh allora sappiate che non siete i soli a pensarlo.
Visto che ci vogliono far credere che senza riforma non mangiamo, e noi senza pane non ci vogliamo rimanere, allora parliamone.
Renzi ci racconta che con questa riforma si tagliano finalmente i costi della politica. Ma se voleva davvero dare un colpo alla Casta, e tagliare sul serio sprechi e ingiustizie che oggi non possiamo più tollerare, poteva accogliere i nostri suggerimenti. Gli abbiamo chiesto di cogliere l'occasione per tagliare il numero di tutti i parlamentari, anche dei deputati. Ma Renzi ha detto no. Gli abbiamo chiesto di mettere un tetto massimo ai loro stipendi. Il Movimento 5 Stelle l'indennità se l'è dimezzata, sia alla Camera che al Senato, ma non basta: bisogna che lo facciano tutti i parlamentari della Repubblica. Ma Renzi ha detto no. Gli abbiamo chiesto di togliere i vitalizi ai parlamentari condannati, ma Renzi ha detto no.
Ci ha annunciato che il nuovo Senato sarà meno costoso. Ma anche questa è una bufala, perché i nuovi senatori godranno di tutti i benefici della Casta: rimborsi spese, viaggi pagati, gli alberghi a Roma, gli stipendi dei collaboratori.
In questo nuovo Senato, è giusto che lo sappiate, gli italiani non potranno più mettere il becco. Sarò più brutale: i cittadini non potranno più eleggere i senatori. Il diritto di voto gli viene scippato per darlo ai segretari di partito. Saranno loro a nominare i futuri senatori, scegliendoli tra i sindaci e i consiglieri regionali. Sì avete capito bene: quei consiglieri regionali di cui avete tanto sentito parlare perché si compravano le mutande (i signori), il reggiseno (le signorine), con i vostri soldi. Quelli delle inchieste sulle spese pazze e i rimborsi truccati, quelli che hanno mangiato a mani basse finché si poteva.
Il M5S ha chiesto un Parlamento pulito, dove i condannati non possano entrare. E Renzi, invece, questi signori li porta in Senato. E dà loro pure l'immunità, lo scudo, nel caso la giustizia volesse ficcare il naso in cose che non la riguardano.
Con queste nostre proposte per un nuovo Senato davvero economico, davvero democratico, davvero pulito, pensavamo di poterci confrontare con Renzi e il Governo. Così non è stato. I nostri 200 emendamenti sono stati tutti bocciati. In Aula la colonna sonora che ha accompagnato le votazioni della riforma è stata sempre la stessa: respinto, respinto, respinto. Nessuna delle nostre proposte è stata approvata. Allora dov'è il dialogo? Chi l'ha visto il confronto?
In quest'Aula abbiamo visto solo un Ministro che twitta e dispensa sorrisi verso i banchi di Forza Italia. Una maggioranza che ha il coraggio di votare contro il Governo solo quando c'è il voto segreto. E un Presidente del Senato che ha impedito alle opposizioni di esprimersi. Perché bisognava fare in fretta, nemmeno stessimo votando la lista della spesa. Qui invece parliamo della Costituzione, quanto di più importante e sacro esiste per le istituzioni. E invece questa riforma della Costituzione l'avete voluta votare in fretta e furia. Perché? Solo per permettere a Renzi di farsi un selfie con l'Aula del Senato alle spalle e dire su Twitter quanto è figo?!
Quando ormai tutto era deciso, quando il nostro ruolo di opposizione definitivamente svilito, abbiamo deciso di uscire dall'Aula. E lo abbiamo fatto anche per richiamare l'attenzione sulle vere priorità del Paese, che in questo momento non sono le riforme costituzionali.
Il Paese, oggi, chiede risposte serie e concrete alla crisi economica, alla mancanza di lavoro, per le imprese, grandi e piccole, ferme al palo. Per questo il Movimento 5 Stelle aveva chiesto di portare in Aula subito i provvedimenti economici: questi andavano discussi con urgenza, non la finta riforma del Senato.
E questo non è ostruzionismo, questo è senso di responsabilità. Quel senso di responsabilità che manca al Presidente del Consiglio.
Renzi pensava di incantare gli italiani con la storia degli 80 euro. Poi tre giorni fa Confcommercio ha svelato che questi 80 euro non hanno cambiato di una virgola la situazione del Paese: i consumi sono fermi, i risparmi non sono cresciuti, l'economia non si è ripresa. Gli 80 euro che rimettono in moto l'Italia sono un'altra bufala del fantamondo di Renzi. Renzi ha fallito.
L'Istat ha fatto una fotografia impietosa di questo povero Paese: il PIL è sceso dello 0,2 per cento (e dello 0,3 su base annua): un risultato del genere non si aveva da 14 anni. Non c'è slide propagandistica che tenga: siamo impantanati in una recessione tecnica. E invece Renzi e il suo ministro Padoan ci dicevano che la crescita sarebbe stata intorno al +0,8 per cento a fine 2014. Un errore che agli italiani costa 17 miliardi di euro. Renzi ha fallito.
Il tasso di disoccupazione giovanile oggi è del 43,7 per cento, il più alto degli ultimi dieci anni. Ma i provvedimenti sul lavoro sono chiusi in un cassetto, rinviati a settembre, perché in questo momento è più importante twittare sulla riforma del nuovo Senato, un Senato senza più poteri, ma con gli stessi costi di sempre. Renzi ha fallito.
E nessuno ci venga a dire che le cose vanno così in tutta Europa, perché sappiamo benissimo che persino Paesi che hanno attraversato una crisi più profonda della nostra, oggi sono in ripresa. Renzi ha fallito.
A pensare a quello che accadrà in autunno, mi vengono i brividi. Renzi e Padoan continuano a dire che non servirà una manovra lacrime e sangue. Ma come possono mentire cosi spudoratamente? Come lo affronteranno un debito pubblico che dall'inizio dell'anno è aumentato di 96 miliardi con una crescita del 4,7 per cento?
Per correggere i conti serviranno almeno 20-25 miliardi. Secondo voi cittadini questi soldi dove li andranno a prendere? Taglieranno le pensioni d'oro dei grandi manager? Tasseranno i grandi patrimoni? Niente di tutto ciò. Ecco quello che faranno: toccheranno le pensioni minime, toccheranno i conti correnti degli italiani con un prelievo forzoso, aumenteranno i ticket e le tasse scolastiche, taglieranno fondi alla sanità pubblica e alla scuola.
Cari italiani: è davanti agli occhi di tutti che questo Governo ha fallito. Se questa maggioranza avesse la schiena dritta, se non fosse ricattata da un Governo incapace ma arrogante, se questa classe politica fosse migliore del Paese che rappresenta, allora il da farsi sarebbe chiaro a tutti: anche voi sfiducereste questo Governo.
Il Movimento 5 Stelle questo Governo lo sfiducia anche oggi.
I cittadini ci hanno inviato centinaia di e-mail che valgono come dichiarazione di voto. La sovranità appartiene al popolo... e non al Governo.
*I testi inviati dai cittadini al M5S in tema di riforme costituzionali e consegnati dal senatore Petrocelli saranno pubblicati in formato elettronico appena disponibili.
Testo integrale della dichiarazione di voto in dissenso della senatrice Ricchiuti sui disegni di legge costituzionale nn. 1429, 7, 12, 35, 67, 68, 125, 127, 143, 196, 238, 253, 261, 279, 305, 332, 339, 414, 436, 543, 574, 702, 732, 736, 737, 877, 878, 879, 907, 1038, 1057, 1193, 1195, 1264, 1265, 1273, 1274, 1280, 1281, 1355, 1368, 1392, 1395, 1397, 1406, 1408, 1414, 1415, 1416, 1420, 1426, 1427 e 1454
Signor Presidente e onorevoli colleghi, ministri, con grande rammarico e tuttavia con l'amor proprio di chi ha partecipato con le proprie - pur modeste - forze individuali a un momento significativo della vita di questo Senato, devo annunziare che non parteciperò al voto finale.
Personalmente non sono mai stata refrattaria al superamento del bicameralismo paritario né sono contraria alla riduzione del numero dei parlamentari. Però questi obiettivi sono stati conseguiti nel peggiore dei modi. Nella Commissione affari costituzionali i diritti dei dissenzienti sono stati - se non conculcati sotto il profilo giuridico - sicuramente compressi sotto l'aspetto politico.
Giunti in Assemblea, si è avuto un annunzio di confronto nel merito, tra le diverse opinioni ma tale confronto si è rivelato ben modesto, essendo stato confermato non solo il Senato di elezione indiretta ma anche l'immunità parlamentare che unifica nella stessa garanzia giuridica posizioni - quella di deputati e di senatori - che unitarie non sono più.
Abbiamo svolto un dibattito che solo a tratti è stato degno di una riforma costituzionale. Più spesso si è avuta l'impressione di un convitato di pietra, che era la legge elettorale.
In questo clima, si è contrapposto l'ostruzionismo iniziale di taluni Gruppi alla sordità della maggioranza che aveva votato a favore del testo in Commissione affari costituzionali. La mediazione dei miei colleghi Chiti, Tocci e Corsini non ha trovato lo spazio che speravano loro e che auspicavo io stessa.
I motivi del mio rammarico sono quindi che non condivido l'idea del Senato composto da consiglieri regionali e da sindaci.
Un organo parlamentare, che esprime la rappresentanza nazionale, è eletto direttamente dal popolo o non è.
L'esempio del Bundesrat tedesco non calza perché esso è il consesso degli esecutivi regionali e non delle comunità territoriali; l'esempio del Senato francese non calza, perché esso è eletto da una platea di circa 150 mila elettori e - a ogni modo - la Francia ha un ordinamento costituzionale e una storia del tutto singolare e diverso dal nostro.
Quindi anche noi scegliamo un modello senza verità, che non ha un sostrato di riflessione teorica e di sistema. Sull'immunità parlamentare non aggiungo nulla perché ho già detto in passate sedute.
Quanto ai rapporti tra articoli 70 e 117 non mi sembra limpido e coerente il riparto tra leggi bicamerali e monocamerali, da un lato, e competenze legislative statali e regionali, dall'altro. In poche parole, non mi sembra che alla competenza legislativa bicamerale siano state attribuite le materie di primario interesse delle Regioni, cioè quelle che - pur non essendo loro attribuite - sono limitrofe e trasversali rispetto a quelle di loro spettanza legislativa, che per definizione non sono competenza del Parlamento nazionale. Mi riferisco evidentemente alle imposte locali, all'urbanistica e alla sanità.
In definitiva, non ho ancora colto in che consisterà la rappresentanza degli enti territoriali da parte dei senatori, che non potranno legiferare su materie di stretto interesse dei loro territori.
Non è più tempo di citazioni altisonanti di Costituenti e filosofi politici. Né - per indole - sono sensibile alla nostalgia o al guardarmi alle spalle.
La politica è lotta, scelta di priorità ma è anche mediazione, confronto - come ha detto la relatrice Finocchiaro - è anche transazione. Purtroppo a questa transazione io non ho potuto partecipare in modo alcuno, perché nessuno degli emendamenti da me sottoscritti insieme ad altri colleghi sono stati considerati e men che meno approvati. Guardiamo avanti colleghi, speriamo che la Camera possa fare un po' meglio di noi e che corregga alcuni errori.
A titolo personale desidero ringraziare - infine - il Presidente Grasso che credo abbia fatto scelte difficili ma si è assunto le responsabilità che gli competevano. Non ho sempre condiviso le sue scelte e la invito a riflettere sul suggerimento del senatore Chiti. Queste faticose giornate e serate hanno insegnato molto a me e credo abbiano insegnato qualcosa anche a lei e a tutti noi.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Bonaiuti, Bubbico, Cassano, Ciampi, Colucci, Corsini, Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Esposito Stefano, Fazzone, Fedeli (dalle h. 15), Gentile, Mattesini, Minniti, Monti, Naccarato, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Ruvolo, Stefano, Stucchi, Tarquinio e Vicari.
E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Compagna, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Taverna Paola, Fucksia Serenella, Simeoni Ivana, Airola Alberto, Bertorotta Ornella, Blundo Rosetta Enza, Cappelletti Enrico, Crimi Vito Claudio, Lezzi Barbara, Montevecchi Michela, Moronese Vilma, Nugnes Paola, Puglia Sergio, Santangelo Vincenzo, Scibona Marco, Serra Manuela, Vacciano Giuseppe
Disposizioni in materia di cessione di ferie da parte dei lavoratori in favore di colleghi con figli disabili o affetti da gravi malattie (1596)
(presentato in data 07/8/2014);
senatori Puglia Sergio, Moronese Vilma, Nugnes Paola, Cioffi Andrea, Girotto Gianni Pietro, Castaldi Gianluca, Petrocelli Vito Rosario, Vacciano Giuseppe, Taverna Paola, Simeoni Ivana, Serra Manuela, Santangelo Vincenzo, Paglini Sara, Morra Nicola, Montevecchi Michela, Molinari Francesco, Marton Bruno, Martelli Carlo, Mangili Giovanna, Lucidi Stefano, Lezzi Barbara, Gaetti Luigi, Fucksia Serenella, Fattori Elena, Endrizzi Giovanni, Donno Daniela, Ciampolillo Lello, Catalfo Nunzia, Buccarella Maurizio, Bottici Laura, Blundo Rosetta Enza, Bertorotta Ornella, Airola Alberto
Disposizioni in materia di responsabilità civile auto (1597)
(presentato in data 07/8/2014).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
5ª Commissione permanente Bilancio
Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2013 (1594)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea)
C.2541 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 08/08/2014);
5ª Commissione permanente Bilancio
Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2014 (1595)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea)
C.2542 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 08/08/2014).
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro dell'interno, con lettera in data 6 agosto 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, comma 2, della legge 23 marzo 1998, n. 93, la relazione sull'attuazione della convenzione che istituisce l'Ufficio europeo di Polizia (Europol), riferita all'anno 2013 (Doc. CXXXII, n. 2).
Il predetto documento è stato trasmesso, d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati, al Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione.
Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di documenti
Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 6 agosto 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge 20 luglio 2004, n. 215, la relazione sullo stato delle attività di controllo e vigilanza in materia di conflitti di interesse, aggiornata al mese di giugno 2014.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 10a Commissione permanente (Doc. CLIII, n. 3).
Mozioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Rita Ghedini ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00300 del senatore Gianluca Rossi ed altri.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Manconi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02621 del senatore Augello.
Mozioni
PUPPATO, ALBANO, ANITORI, BIGNAMI, CARIDI, CERONI, COMPAGNONE, CONTE, DE PIETRO, FASIOLO, FAVERO, Elena FERRARA, GIBIINO, IDEM, LAI, LO GIUDICE, MARINELLO, MASTRANGELI, RUTA, SAGGESE, ZIZZA - Il Senato,
premesso che:
nel 2007, sotto il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare pro tempore Pecoraro Scanio del Governo Prodi, venne istituito il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, comunemente detto SISTRI, con il fine di combattere le ecomafie attraverso la digitalizzazione dell'intero sistema di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, in particolare quelli pericolosi;
allo stato attuale il sistema non è, nei fatti, mai entrato in funzione, perché prorogato per ben 8 volte (di cui l'ultima il 31 ottobre 2013 ne ha sancito, nei fatti, la sospensione) o perché collassato all'avvio, com'è avvenuto nell'ottobre 2011 con il tristemente noto click day;
considerato che:
già il 5 settembre 2008, con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, veniva posto il segreto amministrativo su tutti gli atti riguardanti la concessione del progetto SISTRI a Finmeccanica, attraverso la controllata Selex service management, giustificando tale decisione con la necessità di dover proteggere le "avanzatissime tecnologie militari" che sarebbero state utilizzate dall'azienda concessionaria;
l'iniziativa assunta attraverso il decreto appare alquanto incomprensibile soprattutto se si considera che a settembre 2008, come ben ricostruito da "la Repubblica", non era dato conoscere alcun dettaglio sul progetto che sarebbe diventato il SISTRI; la secretazione di tali atti, dunque, risulta essere "preventiva", una pratica quantomeno insolita e assai poco trasparente, e più probabilmente come tale rivolta a sottrarre al mercato i relativi affidamenti;
l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, dopo due anni di indagini e relativa istruttoria finale, ha depositato infatti l'8 maggio 2014 la deliberazione n.10 con la quale dichiara che l'iter con cui è avvenuta l'assegnazione a Selex non "non trova riscontro in alcun modello normativo che disciplina i contratti pubblici";
il contratto tra Selex e il Ministero dell'ambiente, redatto e firmato in gran segreto, prevedeva circa 100 milioni di euro di entrate all'anno per Selex, di cui 28 milioni a carico dello Stato e un'altra quota variabile tra i 65 e i 70 milioni a carico dei soggetti che avrebbero dovuto iscriversi al sistema, tramite un contributo da versare a Finemeccanica-Selex;
Selex avrebbe in totale beneficiato di entrate di almeno 500 milioni di euro in complesso, ai danni di circa 400.000 aziende che hanno versato quella che a tutti gli effetti è una tassa, denominata infatti nelle cronache giornalistiche "tassa Finmeccanica", pur non essendo mai stata correlata ad un servizio utile, non essendo mai partito il sistema;
al fine di riscuotere il contributo di "iscrizione" al sistema SISTRI il Ministero, con il decreto ministeriale 17 dicembre 2009, ha redatto l'elenco delle categorie con obbligo di iscrizione e di pagamento, senza però prevedere alcuna sanzione per chi venisse meno al tale obbligo;
rilevato che:
tale iniziativa ha fatto registrare adesioni spontanee da parte di circa 360.000 tra aziende e trasportatori;
ciononostante, Selex anziché contribuire a migliorare il sistema ha chiesto ed ottenuto dal Governo l'applicazione di una sanzione a carico delle aziende non iscritte, cosa che è avvenuta nel dicembre 2010, ovvero 10 mesi prima del già ricordato click day che ha messo in evidenza tutte le falle di un sistema concepito male e realizzato peggio;
considerato che:
il contratto con Selex prevedeva la fornitura di una black box e di una chiavetta USB per le aziende e i trasportatori che fossero interessati al sistema;
tale strumentazione è stata fornita dall'azienda Viacom che affitta black box ai privati per 35 euro annui, a fronte dei 500 euro annui che il Ministero spende da contratto per il medesimo servizio, con un rincaro del 1.500 per cento;
in considerazione delle gravi carenze ed inefficienze e delle fallite sperimentazione che il sistema ha fino ad oggi dimostrato, appare alquanto legittimo sostenere che o le "avanzatissime tecnologie militari" di cui si parlava nel decreto interdittivo manifestino incompetenza tecnica (il che renderebbe assolutamente necessaria una verifica dell'intera strumentazione in dote all'Esercito e alla Marina italiani per evitare che i fatti ascritti al SISTRI si ripetano) oppure che si è di fronte ad una colossale truffa da parte di Selex ai danni del Paese e di centinaia di migliaia di imprese;
a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo, anche in considerazione delle gravi vicende che hanno coinvolto il management di Finmeccanica, la seconda ipotesi apparirebbe assai più plausibile e potrebbe avvalorare il sospetto che il SISTRI sia stato ideato e progettato per non entrare mai in funzione, ma solo allo scopo di drenare denaro dalle casse dello Stato e delle imprese operanti sul territorio italiano; inoltre, dulcis in fundo, essendo Selex una controllata di Finemeccanica, si potrebbe configurare un'incredibile truffa da parte di una controllata dello Stato ai danni dello stesso Stato;
considerato, inoltre, che
a seguito del parere sul progetto reso dalla Direzione generale vigilanza lavori servizi e forniture DigitPA il 3 maggio 2012 ed inviato, per i profili di competenza Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, il consiglio della stessa Autorità «ritiene che l'affidamento del progetto SISTRI non sia conforme all'art. 17, comma 1 del Codice dei contratti pubblici nella versione vigente al tempo dell'affidamento stesso e prima della modifica apportata a tale disposizione ad opera dell'art. 33, comma 3, del decreto legislativo n. 208/2011 (in vigore dal 15 gennaio 2012), nei limiti e secondo le motivazioni espresse nella parte in diritto; ritiene in particolare che il progetto SISTRI - per quanto sia stato oggetto di secretazione - non sembra rientrare nell'ambito quanto meno soggettivo individuato dal predetto art. 17, relativamente alla procedura finalizzata alla ricerca dell'esecutore delineata nel successivo comma 4; conseguentemente, il provvedimento di secretazione avrebbe potuto al più legittimare una procedura di gara, nella quale accanto ai requisiti ordinari per partecipare ed eseguire previsti dalla normativa (requisiti generali e speciali), si sarebbe dovuto richiedere agli operatori il possesso dell'abilitazione di sicurezza; dà mandato alla Direzione Generale Vigilanza Lavori Servizi e Forniture affinché comunichi la presente delibera al competente Ministero; dà altresì mandato per l'invio del presente provvedimento - sulla base del comma 13 dell'art. 6 del Codice alla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Napoli, alla Procura generale della Corte dei conti e al Nucleo Polizia Tributaria di Napoli, per i profili di competenza»,
impegna il Governo:
1) a verificare e riconsiderare con la massima urgenza l'intero iter che ha portato all'attuale situazione del SISTRI;
2) ad annullare i contratti esistenti senza prevedere ulteriori proroghe che non si rendano necessarie ai fini dell'indizione di una nuova gara;
3) ad aggiudicare la realizzazione di un sistema efficace di tracciabilità dei rifiuti mediante l'applicazione della pratica degli "appalti pubblici pre-commerciali", che la Commissione europea ha individuato come linea di azione prioritaria per la conclusione di contratti tra acquirente pubblico e imprese, utile a garantire la condivisione dei rischi e dei benefici, l'adozione di soluzioni innovative, le condizioni di qualità e di sicurezza del settore di riferimento;
4) qualora dovessero emergere fatti con rilevanza penale a carico della controllata di Finmeccanica, a costituirsi parte lesa presso gli enti preposti per avere ristoro dei fondi stanziati a favore di Selex per la progettazione e la realizzazione del sistema SISTRI, al fine di evitare che i costi di questa ennesima "farsa" italiana ricadano ancora una volta sui contribuenti italiani.
(1-00301)
Interrogazioni
LUCHERINI, PARENTE, Gianluca ROSSI, MOSCARDELLI, ORRU', PAGLIARI, MATTESINI, ALBANO, Elena FERRARA, SCALIA, PEZZOPANE, VACCARI, DI GIORGI, SPILABOTTE, SOLLO, FAVERO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
da quanto emerso dalla stampa, in particolare da un articolo uscito su "Il Sole-24 ore", principale quotidiano economico-finanziario nazionale, sembrerebbe che alcuni Paesi europei abbiano presentato alla Commissione europea una richiesta riguardante una valutazione di impatto tra costi e benefici che deriverebbero dall'imposizione, su tutti i prodotti europei, di un'etichetta che ne identifichi origine e provenienza. Tra i Paesi sostenitori della richiesta figurano alcuni Paesi dell'Europa settentrionale, in particolare tutti coloro che per ragioni di convenienza economica e commerciale non sono sostenitori dell'approvazione del regolamento relativo al "made in";
nella seduta plenaria del 15 aprile 2014 il Parlamento europeo ha approvato con larga maggioranza (485 voti a favore, 130 contrari e 27 astensioni) il pacchetto legislativo per la tutela dei consumatori europei da prodotti falsi e nocivi. La nuova disciplina, che sostituirebbe l'attuale sistema volontario, impone di apporre il made in sia ai prodotti non alimentari realizzati in Europa che a quelli extraeuropei, ma prima che l'obbligo diventi effettivo è necessaria l'approvazione del Consiglio dell'Unione europea;
ad onor del vero la proposta di regolamento, COM (2005) 611, sul "made in" fu presentata già nel 2005, con l'obiettivo di imporre l'etichettatura di origine sui prodotti provenienti dai Paesi terzi. La proposta costituiva il risultato di analisi e studi avviati qualche anno prima a seguito di un crescente interesse dimostrato da alcuni Stati membri e da determinati settori in merito all'argomento. Invero, questi Stati membri e i settori interessati avevano manifestato una crescente preoccupazione in merito alla percentuale in continuo aumento di prodotti importati provvisti di marchi di origine ingannevoli e/o fraudolenti. Nella prima metà del 2004 la Commissione aveva avviato una consultazione su questo argomento cui avevano partecipato i principali attori interessati: industria, sindacati, consumatori e altre istituzioni. Tra il settembre 2004 e l'aprile 2005 sono state svolte nuove consultazioni sulla questione, e successivamente si è giunti alla presentazione da parte della Commissione della proposta di regolamento;
il 23 ottobre 2012 con riferimento al programma di lavoro della Commissione per il 2013, COM (2012) 629, la Commissione ha deciso di revocare la proposta di regolamento sul "made in" con la seguente motivazione: "oltre alla mancanza di accordo in seno al Consiglio, i recenti sviluppi nell'interpretazione giuridica delle norme dell'OMC da parte dell'organo d'appello dell'organizzazione hanno reso obsoleta la proposta";
la Camera dei deputati nella seduta del 10 luglio 2014 ha approvato varie mozioni sul "made in", le quali nel dispositivo impegnano, tra l'altro, il Governo "a monitorare l'iter del regolamento relativo al made in, approvato di recente dal Parlamento europeo, affinché il Consiglio dell'Unione europea proceda velocemente alla sua approvazione";
considerato che:
sull'elaborazione di una normativa dell'Unione in materia di marchio di origine emerge una percezione generalmente elevata dei consumatori europei circa l'importanza del marchio di origine per la loro informazione in relazione alla sicurezza e agli aspetti sociali e ambientali dei prodotti;
una disciplina europea del marchio di origine rafforzerebbe la competitività delle aziende europee e di tutta l'economia europea permettendo ai cittadini e ai consumatori di identificare e scegliere in modo consapevole. È evidente dunque il duplice vantaggio: per i consumatori, i quali sarebbero in grado di rapportare i prodotti alle norme sociali, ambientali e di sicurezza generalmente associate al Paese in questione, e per la lotta alla contraffazione e al falso;
il fenomeno della contraffazione ha raggiunto dimensioni straordinarie. Secondo elaborazioni dell'Organizzazione mondiale del commercio, il commercio di prodotti contraffatti e della pirateria corrisponde al 10 per cento degli scambi mondiali per un valore pari a 450 miliardi di dollari, mentre la stima più prudente della Commissione europea e dell'Organizzazione mondiale delle dogane attribuisce al fenomeno un peso pari al 7 per cento della merce scambiata a livello mondiale per un valore tra i 200 e i 300 miliardi di euro. L'industria del falso è giunta a questi risultati dopo un decennio di forte accelerazione con un fatturato che, secondo alcune stime, sarebbe aumentato del 1600 per cento e per queste ragioni non può essere considerata un fenomeno marginale;
l'Italia è sicuramente tra i principali Paesi europei, e del mondo, a subire gli effetti negativi, per la propria economia e occupazione, della contraffazione. Tanto a livello extraeuropeo quanto a livello nazionale. Invero, l'industria italiana del falso, secondo la Guardia di finanza, ha un volume d'affari quantificato tra 4 e 7 miliardi di euro all'anno. A livello mondiale il fenomeno dell'italian sounding ha un giro di affari stimabile intorno ai 50 miliardi di euro;
considerato altresì che:
l'obbligo di indicare l'origine dei prodotti è in vigore nella stragrande maggioranza dei principali partner commerciali della UE. Gli Stati Uniti, ma anche Giappone, Cina e Canada, hanno già introdotto questa misura nei rispettivi ordinamenti. Ciò a dimostrazione del fatto che non sussiste alcuna incompatibilità tra la previsione normativa volta a prevedere l'obbligatorietà dell'indicazione di provenienza dei prodotti e le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio;
la maggior parte delle associazioni imprenditoriali italiane hanno espresso la necessità e l'urgenza di arrivare all'approvazione definitiva della normativa volta alla obbligatorietà, per determinati prodotti, dell'indicazione del Paese di origine,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti riportati dalla stampa ed esposti in premessa;
se non ritenga opportuno, proprio in ragione della presidenza italiana del Consiglio dei ministri dell'Unione, già a partire dalla prossima riunione del Consiglio europeo, prendere ogni iniziativa capace di favorire, tra i Governi degli Stati membri, l'accordo necessario per l'approvazione in via definitiva del regolamento già approvato dal Parlamento europeo.
(3-01177)
DI BIAGIO, Fausto Guilherme LONGO, ZIN - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
in data 28 maggio 2014 in sede di esame presso l'Aula del Senato delle mozioni sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare, il Governo si è impegnato, tra le altre cose, "ad approntare in tempi rapidi, nelle sedi oggetto di provvedimenti di chiusura, anche sulla base di un confronto con le istituzioni locali, strumenti leggeri alternativi di presenza culturale e di erogazione dei servizi consolari";
tale impegno si configurava come una soluzione intesa come punto di approdo tra parlamentari e Governo sul fronte delle garanzie e della salvaguardia dei servizi alle comunità italiane, segnatamente in quelle aree strategiche dove il numero di connazionali è particolarmente elevato e dove la chiusura di sportelli consolari creerebbe una vera e propria emergenza socio-amministrativa;
malgrado l'impegno e le successive occasioni di confronto e suggerimenti di proposte, le procedure di chiusura di talune strutture, in primis gli sportelli consolari di Norimberga e Saarbrucken in Germania e Manchester in Gran Bretagna sono proseguite in maniera invariata, legittimando una crescente confusione tra i connazionali in ragione della mancata collocazione nelle sedi in chiusura di alternative "strutture leggere" di cui al medesimo impegno;
in data 23 luglio in una nota rivolta ad alcune sigle sindacali, il direttore generale per le risorse e l'innovazione del Ministero degli affari esteri ha rinnovato l'intenzione del Ministero di procedere con la chiusura degli sportelli consolari, evidenziando a tal proposito la sussistenza di un obbligo di legge, al quale il Ministero non potrebbe sottrarsi e nel contempo ha specificato che l'amministrazione, "in linea con quanto previsto dall'ordine del giorno unitario", sarebbe impegnata "a garantire adeguati servizi consolari alternativi alle collettività (…) attraverso l'attivazione di uffici consolari onorari e di periodiche missioni", chiarendo in tal modo che cosa intenda l'amministrazione per "strumenti leggeri alternativi di presenza consolare" di cui all'ordine del giorno unitario dello scorso 28 maggio;
siffatto orientamento è stato confermato dal vice ministro Pistelli in data 5 agosto 2014, attraverso la trasmissione al Comitato per le questioni degli italiani all'estero del Senato di alcune comunicazioni attestanti le prospettive operative della Farnesina sul fronte della riorganizzazione della rete estera del Ministero;
nella documentazione, viene evidenziata la decisione di procedere all'istituzione di nuovi uffici consolari onorari o di corrispondenti consolari, che possano fungere da raccordo e "braccio operativo" sul territorio dei consolati di riferimento, ampliando nel contempo "il perimetro di azione dei Consoli Onorari" al fine di "permettere loro, per esempio, di raccogliere i dati biometrici ai fini dell'emissione dei passaporti". A tal proposito dal vice ministro è stato anche evidenziato che "Recentemente il Garante per la Protezione dei dati personali non ha espresso obiezioni su tale innovazione, per cui stiamo procedendo con gli adempimenti tecnici e speriamo di poter presto dotare i Consoli Onorari degli strumenti necessari";
a corredo di quanto evidenziato circa le prospettive future del supporto consolare nelle aree oggetto di chiusura, è stato sottolineato anche il fatto che al momento sarebbe in fase di studio "una valorizzazione del ruolo dei patronati e un maggiore investimento negli strumenti informatici";
considerato che, per quanto risulta agli interroganti:
tali indicazioni non hanno chiarito il quadro riorganizzativo già particolarmente complesso, malgrado le molteplici istanze e richieste di intervento da parte dei connazionali, delle organizzazioni rappresentative delle comunità italiane nonché delle autorità locali;
a tal proposito si ritiene opportuno segnalare che le autorità locali di Norimberga, Saarbrucken e Manchester hanno chiaramente manifestato la volontà di offrire degli spazi al fine di dare un supporto alle autorità italiane, teso al mantenimento delle strutture consolari in loco: dinanzi a questa offerta, il Ministero non avrebbe dato riscontri certi, adducendo come giustificazione il fatto che la spending review avrebbe imposto "il taglio di un determinato numero di Sedi entro il 31 dicembre 2014" e che dunque un eventuale ripensamento, cioè il tenere in vita una sede consolare, corrisponderebbe ad un "venir meno al dettato normativo";
con riferimento alle disposizioni della spending review, appare opportuno sottolineare che non sussiste alcun obbligo normativo verso il programma di chiusura di sedi, considerando che questo non è previsto esplicitamente dalla spending review, e che questa non dispone un piano di chiusure ma un piano di riduzione degli sprechi, sempre e comunque "ad invarianza dei servizi" alle collettività: pertanto appare paradossalmente plausibile che con la chiusura di 3 sportelli consolari in aree particolarmente strategiche per il nostro Paese, tenendo anche conto di un potenziale uso gratuito di immobili, non potrebbe essere garantita "l'invarianza di servizi" di cui alle specifiche della manovra di contenimento della spesa;
nel contempo però, in queste ore l'amministrazione ha fatto sapere che nel caso di Saarbrucken, al momento risultano in corso degli accordi tra la Farnesina e le autorità locali al fine di usufruire della proposta di locali, e a tal riguardo si annuncia la volontà di assicurare alle collettività italiane in loco "un ulteriore strumento leggero di offerta consolare, con presenza snella di personale MAE, in attuazione dell'impegno preso con l'ordine del giorno del 28 maggio": pertanto sarebbe opportuno capire se questa soluzione dovrebbe essere accostata a quella della presenza di un console onorario, come già annunciato dal Ministero, o si tratterebbe di una soluzione ulteriore, ed in quanto tale da preferire;
l'intenzione di procedere all'installazione di consolati onorari in alcune sedi solleva dei dubbi di legittimità circa l'opportunità di tale figura consolare in ragione delle potenziali responsabilità che la stessa dovrebbe assumersi e che sembrano non trovare armonica corrispondenza con il dettato normativo in materia;
a tal riguardo l'art. 93 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, dispone che "Il personale dell'Amministrazione degli affari esteri è costituito dalla carriera diplomatica, (…) dalla dirigenza e dal personale delle aree funzionali (…), nonché dagli impiegati a contratto in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura", delimitando in maniera inequivocabile l'ambito operativo ed identificativo dei soggetti per legge deputati a svolgere mansioni afferenti all'amministrazione degli affari esteri;
stando a quanto riferito dal Minsitero nelle ultime citate determinazioni, sarebbe al vaglio anche la possibilità di affidare ai consoli onorari il compito di acquisire i dati biometrici per la richiesta dei passaporti: si tratterebbe di attività particolarmente sensibili che non dovrebbero, come è sempre accaduto in passato, essere delegate a soggetti privati, spesso nemmeno cittadini italiani, per ragioni di sicurezza, di trattamento dei dati sensibili e di tutela della privacy;
vale la pena ricordare a tal proposito la circolare ministeriale n. 3 del 2012 che si configura come testo unico delle disposizioni in materia di istituzione e funzionamento degli Uffici consolari onorari oltre a punto di riferimento per gli uffici all'estero per utili orientamenti in merito ai singoli aspetti della disciplina: è evidenziato al punto 8) che "Come osservato in un giudizio delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, il conferimento di un incarico per l'esercizio delle funzioni consolari onorarie non costituisce un rapporto di pubblico impiego, ne? un rapporto di lavoro subordinato, bensì un rapporto di servizio volontario per l'espletamento di mansioni onorarie in favore dello Stato. Infatti, (…) l'incarico del funzionario consolare onorario e? del tutto onorifico e gratuito", siffatta configurazione andrebbe a compromettere la legittimità di taluni innovativi incarichi che il Ministero vorrebbe riconoscere al Console onorario;
si ricorda anche quanto disposto dal punto 4) della circolare secondo cui "e? opportuno valutare attentamente se l'istituzione dell'Ufficio consolare onorario sia effettivamente necessaria per la tutela degli interessi italiani in una data citta?, regione o provincia. La creazione di nuovi Uffici consolari onorari non e? infatti priva di oneri per lo Stato": alla luce di siffatte valutazioni, sarebbe auspicabile rivedere il rapporto tra costi e benefici afferente all'installazione di consolati onorari anche raffrontandolo con l'esiguità dei costi del mantenimento di strutture consolari ordinarie, soprattutto all'indomani della citata offerta di immobili ad uso gratuito da parte del governatore della Saar, dal sindaco di Manchester e dal sindaco di Norimberga;
l'art. 68 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari, dispone il carattere "facoltativo" dell'istituzione consolare onoraria, ed afferma "Ciascun Stato e? libero di decidere se nominare o ricevere funzionari consolari onorari": considerando che per il Ministero degli affari esteri i consoli onorari sono l'unica soluzione proposta nelle citate sedi strategiche, e se si considera che ogni Stato e? libero di ricevere dei funzionari consolari onorari, la sensibilità mostrata dalle autorità locali verso l'esigenza di mantenere una struttura consolare riferimento i cittadini italiani imporrebbe al Paese di residenza una sorta di obbligo di accredito dei consoli onorari, intesi come unica struttura diplomatica possibile, pertanto apparirebbe compromesso il carattere facoltativo dell'istituzione;
agli aspetti di natura normativa si aggiungono anche quelli di natura sostanziale: stando a quanto riferito dal Ministero, i nuovi consoli onorari verrebbero autorizzati a rilasciare a raccogliere i dati biometrici necessari all'espletamento delle pratiche di rilascio di passaporti, ma, considerando che per l'esercizio di siffatte funzioni sarebbe necessaria un'adeguata formazione oltre ad una strumentazione opportuna, è verosimile che l'amministrazione debba investire in termini economici in questa rinnovata fattispecie operativa;
l'ampliamento del bacino di responsabilità e di riconoscimenti in capo al console onorario imporrebbe anche una maggiore scrupolosità nella valutazione dei titoli dello stesso e dei potenziali conflitti di interesse che potrebbero subentrare nel momento in cui lo Stato delega le proprie responsabilità ad un cittadino privato, titolare di un interesse privato;
l'installazione di strutture consolari onorarie in aree particolarmente strategiche rischia di configurarsi come un onere significativo in capo all'amministrazione non soltanto in termini di formazione e di investimento di risorse ma anche e soprattutto in termini di legittimità operativa, considerando che con tali iniziative si legittima una sorta di "elevazione" amministrativa del console onorario chiamato, in pratica, a svolgere quanto invece spetta al personale dell'amministrazione degli affari esteri, secondo la già citata disposizione di cui all'articolo 93 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967;
il carattere innovativo di queste strutture e le modifiche normative, procedurali ed organizzative che queste comportano in capo al personale, che sarà chiamato ad operarvi, rischia di non configurarle come "strumenti leggeri alternativi di presenza consolare", così come auspicato negli impegni del Governo, ma come ambigue e complesse strutture consolari sui generis, creando un precedente non trascurabile sul fronte amministrativo;
l'attenzione e l'interesse mostrati dal Governo verso la salvaguardia delle garanzie e dei servizi per i nostri connazionali, in ultimo con l'accoglimento dell'ordine del giorno unitario in sede di esame delle mozioni sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare, rappresentano senza dubbio delle premesse interessanti per affrontare in maniera risolutiva i nodi ancora irrisolti dell'attuale piano di gestione della rete consolare, pertanto sarebbe auspicabile ragionare, in un ulteriore confronto tra Governo e Parlamento, sulle soluzioni in fieri al fine di rintracciare quelle che siano più funzionali, oltre che legittime, alle esigenze del Paese e delle nostre collettività,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda rivedere il progetto di installazione di strutture consolari onorarie come soluzione alternativa agli sportelli consolari di Norimberga, Saarbrucken e Manchester, privilegiando la costituzione di "antenne consolari" ordinarie usufruendo delle offerte di immobili da parte delle autorità locali.
(3-01178)
GRANAIOLA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il 6 giugno 2012, nella stazione di Bressanone (Bolzano), il treno merci 44213, della RTC (Rail traction company SpA) è deragliato Solo per una fortuita casualità restarono feriti i due macchinisti, senza le conseguenze, spesso gravissime, che accompagnano questo tipo di deragliamenti;
è sufficiente ricordare la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, dove persero la vita 33 persone e la cui causa è stata stabilita nella rottura di alcuni assi del primo carro, ciò che in gergo si definisce "scalettamento" ovvero lo sfilamento delle ruote del carro dal proprio asse;
il 25 giugno 2014, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha inviato all'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (ANSF) una segnalazione urgente che ha fatto scattare un "allerta europeo" per tutte le imprese ferroviarie, contenente l'indicazione di non accettare i carri con "sale montate" (ruote e assi) gemelle a quelle coinvolte nell'incidente, sottoposte a manutenzione dall'officina ZOS, fino a quando non avranno ottenuto evidenza del corretto montaggio;
il 14 luglio 2014 sul sito del Ministero è stata pubblicata la Relazione ministeriale conclusiva sull'incidente di Bressanone;
circa 30 pagine della relazione appaiono censurate con l'apposizione di barre nere. La ragione di tale censura si desume dalla prefazione allegata alla relazione tecnica della commissione di investigazione sull'incidente ferroviario, anteposta al documento dal Dirigente Generale dell'organismo Investigativo Italiano;
la prefazione, pur ammettendo che la commissione ministeriale è arrivata a conclusioni "chiare sulle cause, concause e cause indirette tecniche che hanno avuto ruolo nella vicenda", elenca numerose criticità, in quanto: alcune parti indugerebbero su giudizi che non attengono alla sfera dell'analisi meramente tecnica degli accadimenti, e così facendo, liberano considerazioni che inducono, in chi legge, la formazione di opinioni di colpa, che, per mandato istituzionale dell'organismo investigativo, come definito sia dalla direttiva 49/2004/CE e dal decreto legislativo di recepimento n. 162 del 2007, devono sempre essere evitate, in quanto estranee al lavoro di indagine tecnica propriamente detto; un'altra parte poggerebbe, come presupposto, sull'elaborazione di un modello di analisi, privo della necessaria chiarezza e/o di riferimenti a consolidati studi teorico-pratici sviluppati e conosciuti in ambito accademico; un'altra parte ancora farebbe riferimento a prove testimoniali e verbali di sommarie informazioni testimoniali che costituiscono il fascicolo del p.m. e pertanto non sono pubblicabili fino ai termine del procedimento giudiziario;
infine la prefazione elenca una serie di raccomandazioni ufficiali all'ANSF a conclusione dell'indagine: valutare la possibilità di inibire la circolazione, su tutto il territorio nazionale, promuovendo anche analoga misura, per il tramite dell'ERA, l'agenzia ferroviaria europea, a livello delle altre reti comunitarie, dei carri merci che abbiano subito interventi manutentivi anteriormente alla data del 21 dicembre 2012 avendo come ECM (impresa di manutenzione) la OBB TS, e valutare la possibilità di estendere tale previsione anche ai carri di altri imprese o detentori che potrebbero aver utilizzato simili metodiche di assemblaggio ruote-assili; valutare la possibilità di inibire la circolazione di tutti i vagoni e carri ferroviari aventi sale montate (quale che sia la data dell'ultima manutenzione) che non rispondono alle indicazioni di calettamento a freddo previste dalla norma EN 13260, in quanto le indicazioni che scaturiscono dall'investigazione mostrano profili di inadeguatezza dal punto di vista della sicurezza della norma UIC 813. Nell'ambito di tale controllo si dovrà anche valutare l'opportunità di avviare un confronto con l'UIC (Unione internazionale delle ferrovie) e con il CEN (Comitato europeo di normazione), per verificare la fattibilità di un aumento del valore minimo dell'interferenza stabilito dalle citate norme UIC 813 ed EN 13260. L'investigazione dimostra che il mero rispetto di tali valori minimi si riflette sulla sicurezza poiché con tali valori non si garantiscono margini sufficienti nei confronti degli scalettamenti; l'ANSF, nell'ambito del possibile confronto l'UIC e con il CEN deve valutare l'opportunità di proporre l'attivazione di un processo di omologazione dei lubrificanti da impiegare nelle operazioni di calettamento; l'ANSF si dovrà adoperare affinché, nel quadro delle azioni per la strutturazione di un quadro normativo europeo per la manutenzione che preveda la tracciabilità delle operazioni e protocolli operativi certi, si evidenzi la necessità che nelle operazioni di calettamento delle sole montate vengano obbligatoriamente evidenziati i diagrammi di caletto, il valore dell'interferenza ruota-assile ed i valori di rugosità, sia del mozzo della ruota che della zona di caletto dell'assile, e che tali valori siano frutto di misurazioni;
tali raccomandazioni coincidono solo in parte con quelle riportate nella relazione tecnica della commissione di investigazione, in particolare la raccomandazione n. 5 è stata censurata e della raccomandazione n.9 non si fa menzione;
la raccomandazione n. 9 contenuta nella relazione raccomanda all'ANSF "di valutare la possibilità di ridefinire la soglia di allarme per il surriscaldamento dei freni a ceppi, determinata dai dispositivi a terra di Rilevazione Temperatura Freni, portandola a valori di T=250°C e che l'operatore della circolazione disponga l'arresto immediato del treno disponendo il segnale a via impedita o avvisando direttamente l'agente di condotta, quando possibile";
la sicurezza ferroviaria deve essere fondata sulla massima trasparenza degli attori pubblici e privati ed in particolare deve essere credibile e trasparente: ciò vale in particolare per la Direzione generale per le investigazioni ferroviarie, posta sotto la diretta responsabilità del Ministro in indirizzo, per fugare ogni dubbio in merito a eventuali condizionamenti esterni su temi sensibili per l'industria ferroviaria;
l'interesse primario è prevenire i rischi di nuovi deragliamenti sempre potenzialmente disastrosi e/o catastrofici come è purtroppo accaduto a Viareggio il 29 giugno 2009, affinché tali tragedie non accadano più,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia al corrente delle critiche mosse dal dirigente generale dell'organismo investigativo italiano alla relazione tecnica della commissione di investigazione sull'incidente ferroviario occorso il 6 giugno 2012 al treno 42213 di RTC nella stazione di Bressanone, e della pubblicazione della relazione censurata sul sito del Ministero;
quali raccomandazioni debba utilizzare l'ANSF per evitare in futuro nuovi deragliamenti, visto che quelle contenute nella prefazione alla relazione tecnica della commissione di investigazione e quelle contenute nella relazione stessa in parte divergono;
se a tutela della sicurezza collettiva ritenga, vista la gravità dell'accaduto, di restituire credibilità e trasparenza alla Direzione generale per le investigazioni ferroviarie, anche al fine di fugare ogni dubbio in merito a eventuali condizionamenti esterni su temi sensibili per l'industria ferroviaria e al fine di adottare ogni provvedimento e misura tecnica per prevenire altri deragliamenti.
(3-01180)
MONTEVECCHI, FATTORI, CATALFO, PAGLINI, CAPPELLETTI, SANTANGELO - Al Ministro della salute - Premesso che:
il 29 luglio 2014 il Ministro in indirizzo ha firmato il decreto di nomina del nuovo Consiglio superiore di sanità. Ai sensi dell'articolo 27, comma 3, del decreto-legge n. 90 del 2014, convertito il 7 agosto, i componenti non di diritto sono passati da 40 a 30, diminuendo quindi del 25 per cento;
come riportato sul sito del Ministero della salute, il Ministro ha commentato nel seguente modo le nomine: "Ho voluto dare un segno concreto di rinnovamento: 18 componenti su 30 del Consiglio Superiore di sanità sono di nuova nomina; foltissima è la rappresentanza femminile, la metà, come mai prima di oggi. I componenti sono stati individuati e nominati in base alla loro altissima professionalità e alle competenze specifiche, riconosciute anche a livello internazionale, nelle diverse discipline di interesse per la sanità pubblica italiana. Ho voluto esaminare personalmente più 100 curricula prima decidere. Il Consiglio è un organo scientifico consultivo fondamentale per il Ministro della salute e sono sicura che nella nuova composizione più snella sarà in grado di garantire oltre all'altissimo valore scientifico anche pareri in tempi rapidi, necessari per le decisioni dell'organo di Governo";
sempre sul sito del Ministero, tra i 30 nuovi componenti figurano anche il professor Napoleone Ferrara, corredato dal titolo di "istinguished professor of Pathology, University of California (San Diego), senior deputy director for basic sciences, Uc San Diego moores cancer center", ed il professor Mario Stirpe, il quale è invece presentato con il titolo di "presidente IRCCS "Fondazione G.B. Bietti" di Roma per lo studio e la ricerca in Oftalmologia -Istituto di Ricovero";
da un articolo apparso in data 4 agosto 2014 su "il Fatto Quotidiano", dal titolo "Caso Avastin-Lucentis: Lorenzin è sicura di aver scelto bene il Consiglio Superiore della Sanità?", e firmato da Domenico De Felice, gli interroganti apprendono che il professor Napolone Ferrara "nel 1983 risulta vincitore di una borsa di studio presso l'University of California, San Francisco, dove continua i suoi studi anche dopo il post dottorato nell'Istituto di ricerca per il cancro dal 1986 al 1988 quando entra a far parte di Genentech. Nel 1989 riesce per primo a clonare e purificare in laboratorio la proteina determinante nel favorire la crescita del tumore. Grazie a questi studi, Napoleone Ferrara sviluppa delle terapie anti-Vegf, come bevacizumab (Avastin) e ranibizumab (Lucentis), per la cura della degenerazione maculare";
il professor Napoleone Ferrara, al momento delle scoperte connesse ad Avastin e Lucentis, operava per Genentech, che agli interroganti, risulta che al tempo fosse controllata al 66 per cento da Roche ed attualmente al 100 per cento;
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella riunione del 27 febbraio 2014, ha deliberato che i gruppi Roche e Novartis hanno posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza relativamente alla commercializzazione dei farmaci sopracitati Avastin e Lucentis, sanzionando i due gruppi per oltre 180 milioni di euro;
come riportato da un'agenzia Ansa del 6 marzo, Novartis ha ricorso in appello dinanzi al Tar contro la decisione dell'Autorità, vicenda tuttora in corso. Da un recente articolo de "Il Sole-24 ore" datato 7 luglio, gli interroganti apprendono che Novartis, pur avendo già pagato parte della sanzione per evitare successivi interessi, è ancora fiduciosa dell'appello mosso presso il Tar. In particolare, Roche afferma che il pagamento in anticipo "non implica il riconoscimento di alcuna responsabilità";
considerato che:
a giudizio degli interroganti, il professor Napoleone Ferrara è da ritenersi strettamente coinvolto nella vicenda Avastin-Lucentis, essendo i due composti frutto delle sue ricerche;
il caso Roche-Novartis, relativo al presunto cartello sui farmaci, come testimoniano le dichiarazioni contenute nei citati articoli di stampa, non è ancora giunto ad una conclusione ed il dibattito è ancora molto acceso;
il Ministro ha annunciato, durante un'audizione svoltasi in Senato nel marzo 2014, l'intenzione di costituirsi parte civile nei confronti di Roche-Novartis qualora la condanna impartita dall'Autorità venisse confermata,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se ritenga opportuno rivalutare la nomina del professor Napoleone Ferrara come suo consigliere all'interno del Consiglio superiore di sanità o, in alternativa, procedere alla verifica di quali siano i rapporti attuali tra Genentech e il professor, per scongiurare l'ipotesi di conflitto di interessi;
se non ritenga che il professor Mario Stirpe, in virtù della carica ricoperta e in quanto membro del Consiglio superiore di sanità, non si ponga in una situazione di conflitto d'interesse.
(3-01181)
MALAN - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il 23 luglio 2014, nella seduta delle Commissioni riunite 10ª e 13ª del Senato, è stato accolto l'ordine del giorno G/1541/24/10 e 13 a firma dell'interrogante e dei senatori Piccoli e Cuomo, che impegna il Governo, nel contesto del rafforzamento della competitività e della concorrenza anche nel settore delle concessioni autostradali, ad avviare entro il 31 dicembre 2014 le procedure delle gare per l'assegnazione delle concessioni autostradali scadute entro il 31 luglio 2014, ed entro il 30 giugno 2015 per le concessioni in scadenza entro il 30 giugno 2017;
la proroga senza gara delle vecchie concessioni oltre i tempi previsti comporta un minore incasso da parte dell'erario ovvero minori lavori pubblici eseguiti, ovvero pedaggi più alti per gli utenti, ovvero ancora tutte e tre le cose insieme, oltre alla violazione delle norme europee; ogni ritardo pertanto crea un danno grave al nostro Paese;
da due anni la gara per la concessione della A22 è bloccata pur essendo state già aperte le necessarie procedure e avendo il Consiglio di Stato puntualmente formulato in dettaglio le correzioni da apporre,
si chiede di sapere:
quali tempi il Ministro in indirizzo preveda per le gare delle concessioni autostradali scadute o in scadenza nei prossimi anni;
come spieghi il ritardo nelle procedure per la gara riguardante la A22.
(3-01182)
MALAN - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il programma del Partito democratico per le ultime elezioni politiche, sulla base del quale gli elettori hanno dato a quel partito la maggioranza relativa grazie alla quale due suoi esponenti hanno guidato e guidano i Governi della XVII Legislatura, indicava come necessario il ripristino degli uffici di Tribunale e di Procura della Repubblica soppressi di Pinerolo, Bassano del Grappa, Chiavari, Lucera, Rossano Calabro e Urbino;
i pareri formulati dalle Commissioni permanenti Giustizia di Camera e Senato nella XVI Legislatura e dalla sola 2ª Commissione del Senato in questa Legislatura includevano tutte le suddette sedi nel breve elenco di quelle da salvaguardare;
i disagi per la popolazione delle aree colpite dalle inopportune soppressioni sono anche superiori a quelli previsti, le ottimistiche previsioni su un agevole assorbimento da parte delle sedi accorpanti si sono dimostrate infondate, e dei risparmi previsti, peraltro piccoli e a danno degli utenti, non c'è traccia,
si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda prendere rispetto a quelle sedi che appena un anno fa il Governo ha preso l'impegno di salvaguardare.
(3-01183)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
MONTEVECCHI, TAVERNA, BLUNDO, SERRA, PUGLIA, SANTANGELO, SIMEONI, BERTOROTTA, CAPPELLETTI, PAGLINI - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) con determina n. 622 del 23 giugno 2014, "Inserimento di una indicazione terapeutica del medicinale per uso umano "bevacizumab - Avastin" nell'elenco ex lege n. 648/1996" (Gazzetta Ufficiale n. 147 del 27 giugno 2014) all'art. 2 ha stabilito: «l'erogazione del medicinale "bevacizumab Avastin" deve essere effettuata secondo le seguenti condizioni, finalizzate alla tutela del paziente nell'uso del suddetto farmaco per un'indicazione non registrata: a) allo scopo di garantire la sterilità, il confezionamento in monodose del farmaco "bevacizumab" per l'uso intravitreale dovrà essere effettuato esclusivamente da parte di farmacie ospedaliere in possesso dei necessari requisiti, nel rispetto delle norme di buona preparazione; b) la somministrazione del bevacizumab per uso intravitreale dovrà essere riservata a centri oculistici ad alta specializzazione presso ospedali pubblici individuati dalle Regioni»;
la determina è già oggetto dell'interrogazione 4-02558, presentata al Senato in data 29 luglio 2014;
da un articolo di stampa, datato 2 agosto 2014, pubblicato su "il Fatto Quotidiano", dal titolo "Caso Avastin-Lucentis: il ministro Lorenzin non vuole che si curino i cittadini?" e firmato da Domenico De Felice, gli interroganti apprendono che il 31 luglio si è svolto un blitz del nucleo antisofisticazione e sanità dei Carabinieri (NAS) coordinato lo stesso giorno in tutta Italia, volto a sequestrare le siringhe monouso di Avastin assieme a tutta la documentazione dedicata alle terapie intravitreali;
considerato che, a parere degli interroganti, è opportuno che sia reso noto pubblicamente e ufficialmente, coerentemente ad un'ottica di maggior trasparenza tra cittadini ed istituzioni, chi abbia richiesto tale operazione svolta dai NAS,
si chiede di sapere:
se l'operazione di sequestro sia stata autorizzata dal Ministro in indirizzo e se non ritenga opportuno, per trasparenza, renderlo noto all'opinione pubblica;
quale sarà, in virtù dell'ingente costo dei medicinali, il futuro delle monodosi sequestrate e se intenda renderne noto il numero.
(3-01179)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
CANDIANI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che con la procedura aperta in ambito comunitario, CIG 3914058eD3, ai sensi dell'art. 55 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modifiche e integrazioni, l'agenzia Assi (ex Unire) ha affidato a Teleippica Srl, mediante bando di gara, il servizio di trasmissione, elaborazione e diffusione del segnale audio-video originato dagli ippodromi italiani e stranieri;
tenuto conto che la soppressione prima dell'Unire, poi dell'Assi e il conseguente subentro del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali hanno aggravato lo stato di crisi strutturale del comparto ippico, senza un intervento immediato, con la drammatica riduzione dei servizi offerti e della raccolta delle scommesse ippiche, si corre il rischio di compromettere definitivamente un patrimonio fatto di posti di lavoro, cultura, tradizioni e prestigio sportivo;
ritenendo necessaria un'adeguata revisione dell'attuale processo di rilancio del settore, del resto già contenuta nell'art. 14 della legge n. 23 del 2014 di "delega fiscale", al mutare dello scenario, vale la pena porre maggior attenzione e analisi sulla struttura in essere partendo dalla stessa concessione del segnale televisivo pubblico assegnato e dal suo effettivo servizio produttivo;
in considerazione dell'importanza che ha assunto il servizio di gestione come fonte di primaria informazione dedicata al settore ippico, il rilancio promozionale non si limita solo alle immagini relative alle corse ippiche, bensì anche ad altri servizi connessi;
visto che:
essendo il volume delle scommesse dipendente dalla diffusione delle immagini delle corse, appare evidente la funzione di supporto svolta dall'emittente in rapporto alla raccolta delle scommesse ippiche, con possibilità di inserimento, come previsto dal disciplinare di gara, nel palinsesto del canale generalista offerto sulla piattaforma di "Sky Tv" di spot pubblicitari, che in quanto tali generano ulteriori entrate;
in ottemperanza a quanto concesso a Teleippica Srl, in alcuni casi, come noto, tale società risulta essere in esercizio di doppia funzione in quanto parte della struttura del gruppo SNAI SpA, concessionaria di giochi pubblici, con conseguente lesione del principio di esternalizzazione del servizio, e si ritiene quindi opportuna una verifica circa l'effettivo operato svolto sino ad oggi dall'aggiudicatario, anche in applicazione del principio di imparzialità tra i soggetti;
considerato inoltre che il potere di indirizzo e vigilanza sull'Agenzia Assi è esercitato dal Ministro in indirizzo,
si chiede di sapere:
quale sia il livello dei servizi offerti da Teleippica Srl e se questi siano corrispondenti all'adempimento richiesto dal bando di concessione,
se attraverso un responsabile tecnico ed un comitato di vigilanza del Ministero siano operate le opportune verifiche tecniche e di coordinamento editoriale del palinsesto secondo gli obblighi previsti (ad esempio 100 ore all'anno minime di trasmissioni dedicate alla divulgazione della cultura ippica);
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della gestione di spazi pubblicitari concessi all'aggiudicatario sotto forma di raccolta ed inserimento, esercitati ad oggi dalla sola SNAI SpA per la promozione di quote fisse sugli eventi ippici e, considerando che la quota fissa per una scommessa su un evento ippico rappresenta un parametro fondamentale per la scelta dello scommettitore, se sia offerta una comparazione con altri concessionari;
se dietro a tale servizio vi sia una reale "corrispondenza economica", essendo l'aggiudicatario il medesimo ed unico soggetto raccoglitore e richiedente;
se, considerato il forte calo della raccolta delle scommesse, attività per la quale l'operato di Teleippica Srl è strumentale, abbia verificato l'opportunità della rescissione del contratto per eccessiva onerosità in base agli articoli 1467 e 1468 del codice civile, vista l'enorme incidenza (12 per cento delle entrate prodotte) del costo del servizio.
(4-02625)
FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:
l'Unione sportiva salernitana per la prossima stagione calcistica 2014-2015 è inserita nell'organico di Lega Pro nello stesso girone di Castellamare, Savoia, Paganese, Caserta, Ischia, Aversa Normanna;
tutte queste società sono divise da una accesa rivalità spesso non solo sportiva;
gli impianti sportivi che ospitano gli eventi sono quasi tutti situati al centro delle rispettive città;
già nel recente passato si sono registrati molteplici incidenti dovuti agli scontri tra le tifoserie addirittura nei prepartita, oltre alla nota vicenda relativa alla partita tra la Salernitana e Nocerina calcio del 10 novembre 2013,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quali siano stati i motivi che hanno spinto i responsabili della Lega Pro a varare un girone a così alto rischio per ordine e sicurezza pubblica;
se non sia il caso intervenire, per quanto di competenza, per promuovere l'inserimento della U.S. Salernitana in un girone alternativo a quello attualmente prefigurato.
(4-02626)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
8a Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):
3-01180, della senatrice Granaiola, sulle relazioni tecniche relative all'incidente ferroviario accaduto a Bressanone nel 2012;
12a Commissione permanente(Igiene e sanità):
3-01181, della senatrice Montevecchi ed altri, sul possibile conflitto di interessi di due neonominati componenti del Consiglio superiore di sanità.