Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 296 del 31/07/2014

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

296a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 31 LUGLIO 2014

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Presidenza del presidente GRASSO

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Italia Lavori in Corso: Misto-ILC; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente GRASSO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).

Si dia lettura del processo verbale.

ALBERTI CASELLATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,36).

Seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale:

(1429) Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione

(7) CALDEROLI. - Modifiche agli articoli 116, 117 e 119 della Costituzione. Attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni; istituzione delle «Macroregioni» attraverso referendum popolare e attribuzione alle stesse di risorse in misura non inferiore al 75 per cento del gettito tributario complessivo prodotto sul loro territorio; trasferimento delle funzioni amministrative a Comuni e Regioni

(12) CALDEROLI. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(35) ZELLER ed altri. - Modifiche alla parte seconda della Costituzione, concernenti la forma di Governo, nonché la composizione e le funzioni del Parlamento

(67) ZANDA. - Modifica agli articoli 66 e 134 della Costituzione in materia di verifica dei poteri dei parlamentari

(68) ZANDA. - Modifica dell'articolo 68 della Costituzione in materia di autorizzazione parlamentare

(125) LANZILLOTTA ed altri. - Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Riduzione del numero dei componenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(127) LANZILLOTTA ed altri. - Disposizioni per la revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione e di altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale

(143) DIVINA. - Modifica dell'articolo 116 della Costituzione in materia di statuti delle Regioni ad autonomia speciale

(196) ALBERTI CASELLATI ed altri. - Modifica degli articoli 67, 88 e 94 della Costituzione, in materia di mandato imperativo

(238) RUTA. - Modifiche alla parte seconda della Costituzione, concernenti la composizione del Parlamento e l'esercizio delle sue funzioni

(253) D'AMBROSIO LETTIERI. - Modifiche all'articolo 117 della Costituzione concernenti l'attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di tutela della salute

(261) FINOCCHIARO ed altri. - Modifiche agli articoli 68, 96 e 134 della Costituzione e alla legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, in materia di procedimento per l'autorizzazione alla limitazione della libertà personale dei parlamentari e dei membri del Governo della Repubblica

(279) COMPAGNA ed altri. - Modifica dell'articolo 68 della Costituzione, in materia di immunità dei membri del Parlamento

(305) DE POLI. - Modifiche agli articoli 116 e 119 della Costituzione, per l'inclusione del Veneto tra le regioni a statuto speciale e in materia di risorse finanziarie delle medesime regioni

(332) COMAROLI ed altri. - Abrogazione del secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione, concernente la nomina dei senatori a vita

(339) DE POLI. - Modifica all'articolo 68 della Costituzione in materia di garanzie dei parlamentari

(414) STUCCHI. - Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione in materia di autonomie provinciali e locali. Attribuzione dello statuto di autonomia provinciale alla provincia di Bergamo

(436) RIZZOTTI. - Modifica dell'articolo 59 della Costituzione in materia di senatori a vita

(543) INIZIATIVA POPOLARE. - Attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle regioni, istituzione delle «comunità autonome» attraverso referendum popolare e attribuzione alle stesse di risorse in misura non inferiore al 75 per cento del gettito tributario complessivo prodotto sul loro territorio, trasferimento delle funzioni amministrative a comuni e regioni

(574) ZANETTIN ed altri. - Soppressione delle regioni a statuto speciale e delle province autonome

(702) BLUNDO ed altri. - Iniziativa quorum zero e più democrazia

(732) TAVERNA ed altri. - Modifiche all'articolo 117 della Costituzione, concernenti l'attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di tutela della salute

(736) STUCCHI. - Abrogazione del secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione, concernente la nomina dei senatori a vita

(737) STUCCHI. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(877) BUEMI ed altri. - Modifica dell'articolo 55 della Costituzione in materia di funzionamento del Parlamento in seduta comune per l'elezione di organi collegiali

(878) BUEMI ed altri. - Modifica dell'articolo 66 della Costituzione in materia di verifica dei poteri dei parlamentari

(879) BUEMI ed altri. - Revisione dell'articolo 68 della Costituzione

(907) CIOFFI ed altri. - Modifiche all'articolo 77 della Costituzione in materia di decretazione d'urgenza

(1038) CONSIGLIO. - Modifica all'articolo 59 della Costituzione in materia di nomina dei senatori a vita

(1057) D'AMBROSIO LETTIERI ed altri. - Modifica dell'articolo 59 della Costituzione in materia di senatori a vita

(1193) CANDIANI ed altri. - Abrogazione del secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione concernente i senatori a vita di nomina del Presidente della Repubblica

(1195) CALDEROLI ed altri. - Disposizioni per la riforma del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la razionalizzazione del procedimento legislativo

(1264) SACCONI ed altri. - Disposizioni per la riforma del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la razionalizzazione del procedimento legislativo

(1265) AUGELLO ed altri. - Abrogazione dell'articolo 99 della Costituzione e soppressione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro

(1273) MICHELONI. - Modifiche agli articoli 56, 57 e 94 della Costituzione, in materia di riduzione del numero dei parlamentari, di riforma della composizione del Senato e di conferimento della fiducia al Governo

(1274) MICHELONI. - Modifiche agli articoli 56, 57 e 94 della Costituzione, in materia di riduzione del numero dei parlamentari e di conferimento della fiducia al Governo

(1280) BUEMI ed altri. - Abolizione della Camera dei deputati e trasformazione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro in Consiglio nazionale delle autonomie

(1281) DE POLI. - Modifiche all'articolo 117 della Costituzione, concernenti l'attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia

(1355) CAMPANELLA ed altri. - Modifiche agli articoli 56, 57, 59, 66, 70, 80, 81, 82 e 94 della Costituzione in materia di bicameralismo

(1368) BARANI ed altri. - Disposizioni per il superamento del sistema bicamerale ai fini dello snellimento del procedimento legislativo e del contenimento della spesa pubblica

(1392) BUEMI ed altri. - Revisione della Costituzione in tema di fiducia al Governo, Senato della Repubblica e Parlamento in seduta comune

(1395) BATTISTA ed altri. - Modifica all'articolo 58 della Costituzione in materia di equiparazione del requisito di età anagrafica ai fini dell'esercizio del diritto di elettorato attivo per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica

(1397) TOCCI e CORSINI. - Modifiche alla Costituzione per l'introduzione di un bicameralismo di garanzia e per la riduzione del numero dei parlamentari

(1406) SACCONI ed altri. - Disposizioni per la riforma del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione

(1408) SONEGO ed altri. - Modificazioni all'articolo 116 della Costituzione in materia di regime di autonomia delle Regioni a statuto speciale

(1414) TREMONTI. - Modifiche agli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione

(1415) COMPAGNA e BUEMI. - Revisione della Costituzione in tema di legislazione regionale, democrazia interna ai partiti politici, fiducia al Governo, Parlamento in seduta comune

(1416) MONTI e LANZILLOTTA. - Abolizione del bicameralismo paritario, riforma del Senato della Repubblica, disposizioni in materia di fonti del diritto e modifiche al Titolo V, Parte II della Costituzione in materia di autonomie territoriali

(1420) CHITI ed altri. - Istituzione di un Senato delle Autonomie e delle Garanzie e riduzione del numero dei parlamentari

(1426) DE PETRIS ed altri. - Modifiche alla Costituzione per la riforma del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari e l'assegnazione al Senato della Repubblica di funzioni legislative esclusive e funzioni di vigilanza e di garanzia

(1427) BATTISTA ed altri. - Modifiche degli articoli 64, 65 e 66 della Costituzione, volte ad introdurre il dovere dei membri del Parlamento di partecipare ai lavori parlamentari e la decadenza per assenza ingiustificata e reiterata

(1454) MINZOLINI ed altri. - Modifiche alla parte II della Costituzione in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato e attribuzione delle competenze legislative loro spettanti

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 9,37)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 1429, 7, 12, 35, 67, 68, 125, 127, 143, 196, 238, 253, 261, 279, 305, 332, 339, 414, 436, 543, 574, 702, 732, 736, 737, 877, 878, 879, 907, 1038, 1057, 1193, 1195, 1264, 1265, 1273, 1274, 1280, 1281, 1355, 1368, 1392, 1395, 1397, 1406, 1408, 1414, 1415, 1416, 1420, 1426, 1427 e 1454.

Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 1429, nel testo proposto dalla Commissione.

Ricordo che nella seduta di ieri sono proseguite le votazioni degli emendamenti presentati all'articolo 1.

In attesa che decorra il termine di venti minuti dal preavviso, approfitto per rispondere ad una richiesta avanzata ieri sera dal senatore Lepri, relativa ai tempi: il Movimento 5 Stelle ha un residuo di 3 minuti e 13 secondi; il Gruppo Misto ha esaurito il tempo; la Lega Nord ha 27 minuti e 24 secondi; Per l'Italia ha 1 ora, 10 minuti e 39 secondi; Per le Autonomie ha 1 ora, 14 minuti e 8 secondi; Grandi Autonomie e Libertà ha 8 minuti e 17 secondi; Scelta Civica per l'Italia ha 1 ora e 7 secondi; Partito Democratico ha 3 ore, 26 minuti e 33 secondi; Forza Italia ha 2 ore, 16 minuti e 30 secondi. Ci sono poi anche i tempi per i dissenzienti.

CRIMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, come può vedere mi si sta disfacendo completamente il Regolamento tra le mani, probabilmente ciò avrà un significato, forse per i colpi che sta ricevendo in questi giorni. (Applausi dal GruppoM5S).

A parte questa battuta iniziale, vorrei che fosse letto con attenzione l'articolo 92 del Regolamento. Esso prevede che: «I richiami al Regolamento o per l'ordine del giorno o per la priorità di una discussione o votazione hanno la precedenza sulla questione principale e ne fanno sospendere la discussione». Ripeto, ne fanno sospendere la discussione. Sono parole chiare! (Applausi dal GruppoM5S). Quindi, dal momento in cui un senatore si alza per fare un richiamo al Regolamento, sull'ordine del giorno o sull'ordine dei lavori, in quell' istante deve essere sospesa la discussione sull'argomento principale. Non si parla dell'emendamento o della votazione, ma dell'argomento: ciò significa qualunque cosa in quel momento stia facendo l'Assemblea, che sia una discussione generale, una dichiarazione di voto o un voto sugli emendamenti.

Signor Presidente, come ho già chiesto ieri... Signor Presidente, vedo che le stanno arrivando i precedenti, peccato non averli noi. I precedenti ce li ha solo chi ha il potere. (Commenti dal GruppoM5S). E quando i precedenti vengono utilizzati e sono a disposizione solamente di chi è in alto, si ricordi signor Presidente, che si è in presenza di una grave violazione per chi sta in basso e non è in grado di conoscere i precedenti. (Applausi dal Gruppo M5S). Ora sono sicuro che lei mi citerà un precedente, ma magari ce ne sono altri mille contrari, di cui noi non abbiamo alcuna conoscenza. (Applausi dal GruppoM5S). Renda noti tutti i precedenti! Gli uffici rendano pubblici tutti i precedenti, anche per le opposizioni, così possiamo rispondere compiutamente! (Applausi dal GruppoM5S).

PRESIDENTE. Senatore Crimi, lei mi ha anticipato e sta dando per scontati quelli che però non sono precedenti. Ho un Resoconto parlamentare, che è pubblico e non c'è nulla di segreto o di nascosto. (Commenti dal Gruppo M5S). Leggo dunque da un Resoconto parlamentare: «L'organizzazione della discussione secondo la prassi costante dell'Assemblea (...)»

SANTANGELO (M5S). Secondo la prassi!

PRESIDENTE. Dunque, l'organizzazione della discussione, che viene definita dalla Conferenza dei Capigruppo, «secondo la prassi costante dell'Assemblea comprende ogni aspetto della discussione generale, dall'esame degli articoli, degli emendamenti e della votazione finale» (Commenti della senatrice Montevecchi). Sto leggendo: «In particolare: illustrazione di eventuali proposte di non passaggio all'esame degli articoli, proposte di stralcio, votazione delle proposte stesse e degli ordini del giorno, comprese le dichiarazione e gli annunci di voto, illustrazione, discussione, espressioni di parere e votazioni degli emendamenti e degli articoli, relative dichiarazioni e annunci di voto, proposte di votazione per parti separate, questioni incidentali in genere, ivi compresi gli interventi sul processo verbale, le questioni pregiudiziali e sospensive, i richiami al Regolamento, per l'ordine dei lavori» - dunque questo aspetto è espressamente indicato - «per l'ordine delle votazioni, le questioni relative agli argomenti non iscritti all'ordine del giorno, dichiarazioni, annunci di voto finale, votazione finale del disegno di legge, comprese le dichiarazioni di voto. Conformemente alla prassi, nel tempo riservato ai Gruppi è altresì compreso quello dei senatori che, iscritti ai Gruppi stessi, intendano dissociarsi dalle posizioni espresse dal Gruppo di appartenenza», e così via. Si parla inoltre del tempo riservato alle Commissione.

Continuo nella lettura: «Anche nell'ambito del tempo contingentato, a tutti gli interventi continuano ad applicarsi i limiti di tempo di cui all'articolo 89 del Regolamento e gli altri articoli che disciplinano la durata degli interventi».

Detto questo, però, non posso proseguire un dibattito togliendo completamente la parola a un Gruppo, quindi state tranquilli (stavo per dire: «state sereni», ma preferisco dire: «state tranquilli»). (Commenti dal GruppoM5S). Avrete dunque la parola per poter intervenire, naturalmente questo eventualmente, con il buonsenso e salva la possibilità di andare avanti.

Naturalmente ci saranno anche dei Gruppi che hanno a disposizione più tempo e, come spesso è avvenuto nel corso della Conferenza dei Capigruppo, ci sono anche delle cessioni di questi tempi.

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, il Gruppo del Partito Democratico cede 30 minuti del proprio tempo al Movimento 5 Stelle per consentire a quel Gruppo di poter proseguire il dibattito e illustrare le proprie posizioni.

MONTEVECCHI (M5S). Non vogliamo 30 minuti!

PRESIDENTE. Avevo preannunciato che c'è questa disponibilità e sono sicuro che se ce ne sarà ulteriormente bisogno, ci sarà questa disponibilità. (Proteste del senatore Airola).

CASSON (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signor Presidente, mi sono fatto consegnare copia dagli uffici di questo schema intitolato «Contingentamento dei tempi» e riferito ai vari Gruppi. Devo dire che ho constatato con sorpresa - mi verrebbe da sorridere - che ad un certo punto, dal numero 15 in poi, di questo schema cui ha accennato anche lei poco fa, si scrive: «il tempo relativo a coloro che vengono definiti "dissenzienti Partito Democratico, dissenzienti Forza Italia" (...)».

Vorrei sapere chi ha deciso chi è dissenziente, quali sono i dissenzienti e quanti sono, su cosa dovranno dissentire per poter essere definiti dissenzienti, se dissenziente potrà essere definito soltanto quello che voterà alla fine contro le indicazioni del Gruppo o se potrà essere definito tale soltanto quello che voterà contro un emendamento rispetto alle indicazioni del Gruppo o se voterà contro tre, quattro o dieci volte. Mi sembra che non sia la maniera corretta di impostare uno schema e quindi riferire su questo tempo, peraltro estremamente limitato, mi sorprende molto. Mi piacerebbe anche sapere chi ha dato queste indicazioni. La ringrazio, signor Presidente.

PRESIDENTE. Forse ho letto invano. Ripeto: «Nel tempo è compreso quello dei senatori che, iscritti ai Gruppi, intendano dissociarsi dalle posizioni espresse».

Quando c'è una posizione di un Gruppo e qualcuno chiede di poter parlare in dissenso, quel tempo viene calcolato per i dissenzienti del Gruppo. Ciò non toglie che poi ogni Capogruppo può anche gestire il tempo all'interno del proprio Gruppo, come è avvenuto per un altro Gruppo, per cederne una parte e non soffocare il dissenso in maniera tale che possa esprimersi in tutta la sua democratica manifestazione.

CASSON (PD). Signor Presidente, ovviamente accetto la sua indicazione, ma vorrei chiedere solo una precisazione.

Poiché il Partito Democratico non ha praticamente fatto alcuna dichiarazione di voto e ci sono state alcune dichiarazioni da parte di senatori come il senatore Corsini o il sottoscritto, che non erano dichiaratamente in dissenso perché il Partito Democratico non aveva detto nulla, vorrei sapere chi è che decide al riguardo, perché i tempi sono estremamente limitati e non credo che sia il personale dell'ufficio che si permetta di dare queste indicazioni. Chiederei che ci fosse una maggiore elasticità e la possibilità di fare dichiarazioni.

PRESIDENTE. Poiché chiunque interviene conosce la posizione del proprio Gruppo, gradirei che chi interviene possa dichiarare se è in dissenso, oppure parla per il Gruppo. (Applausi del senatore Di Biagio).

Dopodiché, siccome spesso parla uno solo per il Gruppo, chiaramente è il Capogruppo a decidere chi deve parlare, se deve parlare in conformità al Gruppo. Chiunque fa parte di un Gruppo, quindi, sa se parla in dissenso o meno. Pregherei di dichiararlo anche per aiutare il lavoro della Presidenza e di coloro che operano per calcolare i tempi.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, comprendo che nella prassi parlamentare esista l'istituto della liberalità in termini di tempo, ma devo dirle, Presidente, che potremmo anche noi, vista la disponibilità di tempo, concedere al Movimento 5 Stelle qualche decina di minuti, ma ritengo che sia una cessione che debba uniformarsi a un minimo di regole e a un minimo di uniformità. Se riuscissimo a vederci come Capigruppo nell'intervallo già previsto dalle 13,30 alle 15 per definirla, questa cessione di tempo, però, non può che essere condizionata (voglio usare esattamente questo termine) al buon utilizzo del tempo che viene concesso. Il che vuol dire che i Gruppi che ritengono di poter usufruire del tempo che noi, Gruppi maggiori, cediamo, devono utilizzarlo all'interno di un certa economia dei lavori stessi, perché se il tempo che concediamo deve essere utilizzato a puri fini ostruzionistici, francamente, a mio avviso, questa cessione ha poco motivo di esistere.

Quindi, la proposta che faccio la rivolgo anche al capogruppo Zanda e agli altri: vediamoci cinque minuti alla fine della mattinata, durante la sospensione, facciamo un'analisi dei tempi complessivi che sono a disposizione, verifichiamo la disponibilità di coloro che ricevono questi minuti in più, avendo già completamente utilizzato i loro (e non siamo nemmeno a metà del cammino), ma facciamo in modo che i minuti che vengono concessi siano usati all'interno dell'economia del lavoro, sempre ricordando le proposte iniziali che alcuni Gruppi hanno fatto, il nostro per primo, che erano quelle di riuscire a concentrarci sui problemi veri che sono in discussione in quest'Aula. Diversamente se tutto il tempo concesso verrà utilizzato nelle prossime ore per fare di nuovo una campagna esclusivamente ostruzionistica, domani mattina ci troveremo nelle stesse condizioni e a quel punto, francamente, l'atto di liberalità individuale avrebbe poco motivo di essere.

PRESIDENTE. Senatore Romani, naturalmente... (Il senatore Crosio si rivolge al senatore Romani). Scusi, senatore Crosio, non distragga il senatore Romani.

Senatore Romani, siccome c'è un Presidente che regola, questo cercherà con il buonsenso e la collaborazione di far sì che questi minuti vengano utilizzati non certamente per intenti ostruzionistici, ma per poter esprimere le esigenze di partecipazione al dibattito. Voi potete riunirvi e chiaramente decidere della vostra disponibilità dei tempi, però sappiate che ci sarà un'attenzione da parte del Presidente - dovete saperlo - affinché questo tempo sia utilizzato effettivamente per i fini per cui è stato concesso.

Prego, senatore Romani.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Lo vedremo alla prova dei fatti.

Rispondo al senatore Casson: ogni qualvolta gli interventi in dissenso non vengono dichiarati tali dal senatore che interviene, il Presidente del mio Gruppo segnala agli uffici che quell'intervento è in dissenso. Quindi, la contabilità dei tempi del Gruppo e dei tempi per chi interviene in dissenso, dal nostro punto di vista, sono perfettamente chiari.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, sullo stesso tema è più corretto che intervenga il senatore Crimi.

PRESIDENTE. Va bene. Prego, senatore Crimi.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, le ho citato una parte del Regolamento. Lei oggi sta confermando - e quindi non si tratta qui di concessione o meno - che, per l'ennesima volta, il Regolamento viene piegato ad un volere della maggioranza e a una decisione politica presa nella Conferenza dei Capigruppo. Io vi avviso che quando un Regolamento viene piegato alla volontà di una maggioranza si entra in una spirale che è di morte! (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo PD).

È una spirale che finisce con il disastro, perché se la maggioranza piega le regole di volta in volta secondo la propria volontà politica, quello che succede è: oggi a me, domani a te. E non vorrei mai che succedesse questo, perché vorremmo che le regole fossero regole scritte - come dovrebbe essere la Costituzione - non per una forza politica, ma per tutte le forze politiche, per garantire tutti.

Questo è quello che sta succedendo. Non ci interessano le concessioni, signor Presidente. Io le ho detto che l'articolo 92 dice espressamente: che i tempi per il richiamo al Regolamento sospendono la discussione.

Questa parte del Regolamento oggi viene violata per l'ennesima volta, per volontà della Conferenza dei Capigruppo, come lei ha detto, e per volontà politica di una maggioranza della quale lei si è fatto garante (come ha detto ieri) di portare a compimento la volontà politica. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Siccome già ieri era stata fatta tale domanda, proprio dal suo Capogruppo, senatore Petrocelli, era già stata data anche una risposta. Vi era quindi la piena consapevolezza che si stavano usando questi tempi.

Quindi, forse ho sbagliato nel concedere troppi interventi, che vengono qualificati come richiami all'ordine dei lavori, ma poi diventano veri e propri interventi. Di questo mi faccio carico e, con umiltà, dico che ho sbagliato nel far parlare troppo. Non dovevo però essere io a considerare i tempi, bensì il Gruppo o il singolo senatore.

Quindi, da adesso, quando si chiederà di intervenire sull'ordine dei lavori, o si fa un intervento specifico e sintetico sull'ordine dei lavori o toglierò la parola. Così eviteremo che una liberalità concessa per fare intervenire chi vuole intervenire sia utilizzata per dire che viene tolta la parola. Io questo non lo consento.

MAURO Mario (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO Mario (PI). Signor Presidente, mi rivolgo al presidente Romani, al presidente Zanda e, ovviamente, a tutti i membri dell'Aula per fare una richiesta di segno differente. Io vorrei ricordare che i richiami al Regolamento possono sì essere eventualmente usati in chiave ostruzionistica, come ha segnalato il presidente Romani, ma è anche vero che la discussione che abbiamo vissuto in quest'Aula ha riguardato, per moltissimo del tempo che abbiamo finora utilizzato, esattamente il Regolamento. E non vorrei che, andando avanti nel lavoro, fosse ancora necessario tornare a discutere del Regolamento.

Ad esempio, se venisse sollevato da qualche parte un aspetto di legittimità su alcuni voti segreti, occorrerebbe discutere ancora di Regolamento. Quindi, faccio questa proposta. Dal mio punto di vista è superfluo, pur ovviamente ringraziando, che ci sia tanta magnanimità, in ordine ai tempi, da parte dei Gruppi che hanno ancora molti minuti a disposizione. Un gesto di buona volontà reciproca potrebbe essere, invece, riconoscere ciò che avviene alla luce del Regolamento, cioè che gli interventi sul Regolamento non vengono conteggiati ai fini del contingentamento, e, invece, sviluppare il tempo del contingentamento come previsto.

Ricordo anche che ieri sera, seppur sollevata a tardissima serata, la questione sollevata dal collega Azzollini ha posto un problema di tale entità per districare il quale molto probabilmente, serviranno ore di discussione. Quindi, il mio è un appello al buon senso della maggioranza e di tutti perché, rinunciando a un utilizzo ostruzionistico degli strumenti del Regolamento ma, allo stesso tempo, favorendo una discussione reale, riusciremmo a concretizzare un testo costituzionale decente. (Applausi dei senatori Candiani e Puglia).

PRESIDENTE. Senatore Mauro, la ringrazio per questo suo intervento, anche perché va proprio nella direzione di quello che la Presidenza tenterà di fare.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, lei sa perfettamente che, soprattutto nella giornata di martedì, laddove si è presentata la vicenda del maxicanguro, la Giunta del Regolamento si è soffermata, a quanto pare, non solo sulla vicenda specifica, ma ha normato in generale.

Quindi, è chiaro a tutti che è un po' strano che, per esempio, gli interventi che il mio Gruppo ha fatto, e anch'io personalmente, richiamando, come lei sa, perché ne ho dato lettura, l'analogia con gli articoli 85 e 85-bis del Regolamento della Camera - faccio questo esempio ma potrei farne altri - siano conteggiati all'interno del tempo che era stato assegnato per la discussione sulla riforma costituzionale. Lo dico perché in sede di Conferenza dei Capigruppo, Presidente, quando si è decisa l'armonizzazione dei tempi, erano state avanzate domande specifiche sulla questione - che nel caso specifico era assolutamente pertinente, tant'è vero che si è dovuto convocare la Giunta per il Regolamento - e mi sembrava chiarito che gli interventi di richiamo al Regolamento non potessero essere conteggiati all'interno dei tempi assegnati per la discussione sulla riforma costituzionale. Lo dico, Presidente, perché è bene che resti agli atti, soprattutto perché l'inizio dell'esame degli emendamenti, in particolare, è stato profondamente segnato da questioni assolutamente legate al Regolamento, tanto che la Giunta per il Regolamento è stata poi convocata, su richieste varie, e si è pronunciata su un'applicazione che non era legata evidentemente soltanto alle riforme costituzionali, del resto diversamente sarebbe ben strano che la Giunta potesse determinare sempre su casi specifici. Questo lo voglio sottolineare, Presidente, perché in Conferenza dei Capigruppo avevamo chiesto espressamente - e mi pare di ricordare che al riguardo ci fossero state date rassicurazioni - che le discussioni sul Regolamento non fossero conteggiate. Detto questo, Presidente, prendo atto della generosità del Capogruppo del Partito Democratico e di quello di Forza Italia, che evidentemente hanno deciso che tutti in quest'Aula possono avere la loro liberale concessione del tempo, eccetto i senatori di SEL, come avrà notato dalle affermazioni dei colleghi Zanda e Romani. Non so se fare altre battute su questo. Credo che ciò sia molto significativo. Soprattutto è significativo il fatto che la liberalità è legata a quello che uno dice, visto che se l'argomento non piace la liberalità evidentemente non si esercita. Potremmo, Presidente - scusi la battuta - magari far avere per iscritto gli interventi così i colleghi potranno giudicare se sia possibile pronunciarli oppure no. (Commenti del senatore Cervellini). Bravo, Massimo!

Ovviamente siamo molto onorati di tanta avversione e per il fatto che soltanto a noi si vuole impedire di parlare: ne prenderemo atto, visto il clima che si è creato. Per quanto mi riguarda, tuttavia, le ho chiesto la parola, Presidente, anche per un'altra questione.

Ieri sera abbiamo avanzato la richiesta di inserire all'ordine del giorno di oggi... (Brusio). Non parlo più.

PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

DE PETRIS (Misto-SEL). Se volete, ripeto di nuovo il concetto ai senatori Romani e a Zanda. Sono passata ad un altro argomento.

PRESIDENTE. L'hanno ascoltata, senatrice, la prego di continuare perché il tempo a sua disposizione è già scaduto e io le sto dando la parola.

DE PETRIS (Misto-SEL). Ah, perché è conteggiato anche questo? Certo, certo.

Sto parlando di un altra questione adesso, Presidente.

PRESIDENTE. Qualsiasi questione incidentale rientra nel tempo a disposizione. Prego, senatrice De Petris, le sto dando la parola. Se vuole arrivare alla questione...

DE PETRIS (Misto-SEL). Io cerco di arrivarci, Presidente, però non riesco a parlare con questo brusio.

Presidente, ieri abbiamo chiesto di poter inserire la questione di Gaza all'ordine del giorno dell'Aula ed abbiamo votato. Ci è stato risposto che la Commissione affari esteri era già convocata. Al riguardo vorrei precisare, anche se il presidente Casini non è presente, che la Commissione è convocata solo ed esclusivamente per discutere della vicenda della Libia. Intervengo questa mattina perché evidentemente sono state dette cose non vere ieri da parte del Presidente.

PRESIDENTE. L'espressione «Sviluppi della situazione politica internazionale» è talmente vasta e generica che può comprendere qualsiasi...

DE PETRIS (Misto-SEL). No, Presidente, abbiamo controllato. Mi dispiace. Per questo sono intervenuta.

PRESIDENTE. Questo ha detto il presidente della 3a Commissione Casini.

DE PETRIS (Misto-SEL). Io leggo l'ordine del giorno.

Comunque, il problema è molto semplice. Le Commissioni congiunte sono convocate dalle 13,30 alle 15 proprio per questo motivo. Se si vuole davvero consentire una discussione seria dopo le comunicazioni della Ministra, penso vi sia la necessità di concedere più tempo alle Commissioni. Da quasi tutti i membri della Commissione e dal presidente Casini è stato rivolto un invito a partecipare numerosi per sostituire il dibattito dell'Aula.

Delle due l'una: o possiamo parlare oltre che della Libia anche di Gaza ed avere notizie su questo... (Applausi del senatore Candiani) o possiamo partecipare ed allora abbiamo la necessità che sia ampliato il tempo concesso ai lavori delle Commissioni e quindi che sia spostato l'orario dell'inizio della ripresa dei lavori dell'Aula.

PRESIDENTE. Questa richiesta mi pare che possa trovare accoglimento, vista l'importanza dei temi. Per cui senz'altro ritengo che l'interruzione dei lavori dell'Aula possa essere più lunga di quella prevista e cioè anziché dalle 13,30 alle 15, dalle 13,30 alle 16, consentendo la ripresa audiovisiva in maniera che chiunque possa partecipare e anche dall'esterno seguire il dibattito della Commissione.

Con questa previsione penso possiamo procedere.

PALMA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, se mi uniformassi alla filosofia del senatore Razzi, probabilmente, non dovrei intervenire. Però ho ascoltato una serie di interventi e poi una sua chiosa che davvero non mi può trovare d'accordo.

Si registra una certa generosità in questa Aula: passaggio di tempi da un Gruppo ad un altro, poi forse ha ragione la senatrice De Petris quando chiede «perché ad un Gruppo e perché non ad un altro?». Ma questo appartiene alla prassi parlamentare, non mi sconvolge più di tanto e quindi se fosse solo per questo non parlerei.

Però, signor Presidente, ho ascoltato anche una concessione condizionata ed ho ascoltato lei dire «c'è un Presidente, sarà il Presidente che determinerà il corretto utilizzo del tempo».

Vorrei essere chiaro su un concetto, perché se passa questo precedente vi è uno stravolgimento ordinamentale con una fortissima compressione di ogni parlamentare. Il tempo si concede o non si concede. L'utilizzo che di quel tempo i Gruppi vogliono poi fare è un problema tutto loro che appartiene all'autonomia del Gruppo parlamentare e dei singoli parlamentari. Non è consentito a nessuno intervenire sull'utilizzo di quel tempo, perché altrimenti dovremmo immaginare la possibilità di revoca di quella concessione ogniqualvolta si dovessero registrare interventi non graditi. (Applausi della senatrice Nugnes).

Quindi, nell'incontro che andrete a fare, liberi i Gruppi di concedere tempo agli altri Gruppi; tuttavia, è vietato a chiunque in quest'Aula, indipendentemente dal ruolo che svolge, di poter sindacare gli interventi che i singoli Gruppi o i singoli parlamentari svolgeranno nell'ambito del tempo loro concesso. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e M5S e del senatore Buemi).

PRESIDENTE. Senatore Palma, la ringrazio, perché mi consente ancora una volta di precisare che, se l'intervento è sull'ordine dei lavori, bisogna parlare dell'ordine dei lavori. Questo è il senso del mio intervento. In questa sede nessuno vuole togliere la parola a qualcuno, né interferire sul merito degli interventi.

In ogni caso, la ringrazio per la collaborazione.

STUCCHI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STUCCHI (LN-Aut). Presidente, intervengo sempre sull'ordine dei lavori e spero al di fuori del contingentamento, perché il mio non è sicuramente un intervento strumentale. Desidero, infatti, rassegnarle solo una informazione.

Ieri il collega Crimi ha ricordato che la ministro Mogherini, circa un paio di mesi fa, dopo uno slittamento dovuto ad un impegno all'estero del Comitato che mi onoro di presiedere, ci aveva fornito la disponibilità di partecipare ad una audizione il giorno 31 luglio. Questa audizione in COPASIR è stata sconvocata due settimane fa per un impegno internazionale - c'è stato detto - del Ministro. Pertanto, tutti, senza fare polemica e proferire parola, abbiamo accettato questa giustificazione, capendo naturalmente l'importanza del momento.

Ora rileviamo che il Ministro viene in Aula. Mi trovo nella situazione di essere il Presidente del COPASIR e anche componente della Commissione esteri. Ieri ho chiesto, invano, di poter discutere in quest'Aula con il Ministro, ritenendo questo il luogo adatto per superare anche un problema - se vogliamo - di pari dignità tra due organismi, ossia l'organismo che presiedo e la Commissione esteri. Sono sicuro che, se oggi dovessi partecipare ai lavori della Commissione esteri, farei un torto all'importanza e alla dignità del Comitato che presiedo, perché accetterei di vedere la mia partecipazione alla Commissione esteri come una diminutio del Comitato di cui sono Presidente.

Queste situazioni non possono essere sottaciute. Ricordo, tra l'altro, la disponibilità dimostrata da tanti altri Ministri del Governo in carica. È oggi presente la ministra Pinotti, che ha partecipato ad una audizione del nostro Comitato, nell'ambito della quale ci ha fornito informazioni importanti sia nei contenuti che nella quantità, per quanto riguarda gli specifici compiti che appartengono al Comitato di controllo sui servizi. Ritengo, quindi, al pari di altri Ministri, che dovrebbe sussistere la stessa considerazione da parte di tutti i componenti del Governo.

Quanto è accaduto poteva essere superato solo con una discussione all'interno di quest'Aula. Purtroppo come così non è stato ed è con molto rammarico che annuncio a tutti, e a lei in primis, che per questo oggi non potrò partecipare - lo faccio deliberatamente - alla riunione della Commissione esteri, pur essendo suo componente. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1952.

GHEDINI Rita (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GHEDINI Rita (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1952, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1953, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1954, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1955, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1956, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.1957, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole: «le Regioni».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.1957 e gli emendamenti 1.1958 e 1.1959.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1960, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

SCILIPOTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei chiedere se potesse aggiungere, al numero dell'emendamento, l'indicazione del primo firmatario. Diventa molto più facile. (Proteste dal Gruppo PD). Non capisco, lasciate rispondere il Presidente.

PRESIDENTE. No. Mi faccia la cortesia, se lei vuole essere citato come firmatario, me lo segnali e io citerò il suo emendamento.

SCILIPOTI (FI-PdL XVII). Lo dicevo per maggiore chiarezza.

PRESIDENTE. Senatore, se lei ha davanti il fascicolo lo vedrà.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1961, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1962, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 1.1963, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1964, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1965, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1966, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1967, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1968, presentato dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1969, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1970, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1971, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1972, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1973, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1974, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1975, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1976, sostanzialmente identico all'emendamento 1.1977.

CALDEROLI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, stiamo scrivendo la Costituzione. Usare il verbo al presente e usare il verbo «potere» sono due cose diverse.

PRESIDENTE. Allora procediamo a votazioni separate.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1976, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1977, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1978, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1979, su cui è stato ammesso il voto segreto.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, mi è capitato qualche tempo fa di fare una riflessione con alcune mamme. Stavamo parlando della salute dei loro figli, che sono bambini piccoli. In quella circostanza mi è venuta in mente la mia prima esperienza in Senato, quando facevo parte della Commissione speciale per l'esame dei disegni di legge di conversione di decreti-legge e di altri provvedimenti urgenti presentati dal Governo, presieduta dal senatore Bubbico, nella quale si parlò del caso stamina.

Spesso ci siamo trovati ad affrontare temi etici e delicati riguardo alla salute delle persone con il difetto di trovarci non tempi contingentati, ma modalità operative estremamente rapide e, se vogliamo, anche sbrigative, indotte da emotività della stampa, con risultati che dal punto di vista scientifico, ancorché etico e morale, si sono verificati ben lontani dall'equilibrio che deve ispirare chi fa le leggi nel momento in cui le scrive. Quello che ci si propone con l'emendamento in esame è di dare un'ampia platea nella scelta delle regole fondamentali che riguardano la vita, il diritto alla vita, la salute, la tutela della salute, il fine vita e tutto quello che sta in mezzo.

Pensiamo a quello che potrebbe accadere con un'unica Camera che interviene solamente in funzione di una pressione economica, ad esempio quando il Governo, dovendo restringere i cordoni della borsa, decide di fare una legge frettolosamente per ridurre l'età fino alla quale l'Esecutivo sostiene il diritto alla salute.

Tutto questo credo ci faccia ben capire quanto questi temi debbano essere affrontati con delicatezza e ponderazione e che, quindi, non solamente la Camera dei deputati, ma anche il Senato della Repubblica continuino ad avere parola in questo genere di scelte.

Ritengo che su questo tipo di attenzione non possa che esserci sostegno e credo che anche il Governo ne converrà. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

SACCONI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (NCD). Signor Presidente, faccio appello alla sua personale attenzione, a quella dei relatori e del proponente per un profilo che riguarda l'ordine di esame delle materie.

Ricordo che questo emendamento, come è stato detto non del tutto esattamente, prevede che nelle materie di cui all'articolo 29 (famiglia e matrimonio) e all'articolo 32, comma 2 (trattamenti sanitari obbligatori) si attribuisca la relativa competenza a leggi bicamerali paritarie. Tutta la materia del procedimento legislativo (cioè tutto l'ambito in cui noi assegniamo diverse competenze a leggi paritarie o a leggi con procedura ordinaria della Camera o con procedura rafforzata) è trattata all'articolo 10. Non a caso tale articolo modifica l'articolo 70, relativo al processo legislativo, perché questo esame è successivo a quello relativo alla composizione e all'elezione del Senato. All'articolo 10 discutiamo, cioè, del modo con cui riformare l'articolo 70 successivamente alla definizione della composizione e della elettività o meno del Senato. C'è un'ovvia relazione tra il grado di rappresentatività del Senato e le materie che vengono assegnate al processo legislativo paritario.

La mia richiesta (che, come ho detto, è rivolta ai relatori, al proponente e a lei, in particolare) è pertanto quella di considerare l'opportunità che di questo emendamento si discuta nella sede propria. Dovremmo discutere qui, ora, di una materia assegnata al procedimento legislativo paritario senza aver definito il Senato? Le ricordo, tra parentesi, signor Presidente, che la materia è soggetta a voto segreto quando viene trattata nella sua sostanza. È vero che c'è un precedente: mi riferisco a quello del passaggio dallo Stato alle Regioni di alcune di queste materie, ma anche in quel caso indirettamente, si poteva far riferimento ad un cambiamento della sostanza. Invero, è un po' strano il voto segreto sulla decisione se assegnare questa o qualunque altra materia ad un procedimento legislativo paritario. Ad ogni modo, questa considerazione la voglio valutare per un attimo secondaria rispetto a quella principale.

CASSON (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

CASSON (PD). Signor Presidente, intervengo rapidamente in prima battuta per chiedere di aggiungere la mia firma a questo emendamento. Ne ho già parlato con il collega Candiani e spero confermi il suo consenso.

Chiedo di aggiungere questa firma perché sulle due importantissime e delicate materie citate nell'emendamento 1.1979 avevamo presentato due emendamenti autonomi. Quindi condividiamo la richiesta di intervenire paritariamente sul tema della famiglia (su tutto quello che significano i rapporti tra coniugi) e sulla materia relativa al trattamento sanitario, al cosiddetto testamento biologico, e ai temi ad essa collegati.

Dico molto rapidamente (perché, se si entrerà in tema di discussione o di messa in discussione del voto segreto, bisognerà approfondire la questione) che, a mio modo di vedere, correttamente la Presidenza ha ammesso il voto segreto su questo tema, proprio perché fa riferimento in maniera dettagliata e specifica all'articolo 113 del Regolamento del Senato. In questo trova conforto nei precedenti del Senato, per quanto riguarda la XIV legislatura, in particolare la modifica dell'articolo 117 della Costituzione in materia di devolution. In quel caso era stato ammesso il voto segreto dalla Presidenza Pera nelle materie concernenti il trattamento sanitario obbligatorio, di cui all'articolo 32, secondo comma, della Costituzione. Si faceva riferimento all'ammissione al voto segreto laddove i testi fossero riferiti, appunto, a questo articolo della Costituzione, diversamente dalle proposte che dovessero riguardare esclusivamente la programmazione sanitaria ovvero il fondo sanitario.

C'è anche un riferimento specifico alla legge ordinaria come precedenza di questo Senato. Si fa riferimento alla Presidenza Schifani, che aveva ammesso diverse richieste di voto segreto proprio su queste materie, che riguardavano - ne cito alcune - il dissenso su atti medici, il rifiuto delle cure e dei trattamenti sanitari, la revoca del consenso ai trattamenti sanitari, l'accanimento terapeutico, l'idratazione e la nutrizione. Mi limito a citare questi temi, per ricordare come siamo ampiamente all'interno delle norme e della casistica e per chiedere che l'emendamento 1.1979 venga votato secondo le modalità già ammesse dalla Presidenza, a scrutinio segreto, stante la personalità e la delicatezza dei temi.

PRESIDENTE. Senatore Candiani, accetta la sottoscrizione dell'emendamento 1.1979 da parte del senatore Casson?

CANDIANI (LN-Aut). Sì, signor Presidente.

ZANDA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, affronto il contenuto dell'emendamento 1.1979 del senatore Candiani sotto due profili e con due considerazioni diverse. Una si riferisce all'intervento con cui il senatore Candiani ha illustrato il suo emendamento. Naturalmente non c'è nessuno in quest'Aula che non possa riconoscere l'altissimo valore civile e conseguentemente politico del contenuto del disposto degli articoli 29 e 32 della nostra Costituzione. Non c'è dubbio che si tratta di articoli fondamentali, che regolamentano parti essenziali della vita del nostro Paese e di ciascuno di noi.

Ma il tema di cui oggi stiamo parlando va visto da un altro profilo. Stiamo discutendo e lavorando su un'importante riforma della Costituzione, che ha come obiettivo (il senatore Candiani e il Gruppo del quale fa parte questo dovrebbero ben conoscerlo e ben apprezzarlo) trasformare il Senato in una Camera delle autonomie. Non stiamo trasformando il Senato in una Camera che ha specializzazioni politiche. Con una Camera delle autonomie questi temi non c'entrano nulla, potremmo trovarne molti altri, potremmo trovare molte altre questioni che la Costituzione prevede e che, con eguali argomenti di eguale forza, potremmo chiedere che venissero inserite tra le competenze del nuovo Senato. Ma faremmo un lavoro di grande disordine costituzionale, se accedessimo a questa tesi.

Dobbiamo, viceversa, mantenere compatta la visione del nuovo Senato, attraverso una normativa costituzionalmente omogenea, perché soltanto in questo modo riusciremo a costruire quel che abbiamo immaginato e su cui stiamo lavorando, vale a dire una Camera politica che dà la fiducia al Governo e che ha integro tutto il compito, il potere e la facoltà della legislazione ed una Camera che ha invece una particolare e definita specializzazione.

Quindi ho questa riserva sul contenuto: una riserva definitiva per quello che riguarda la volontà e la posizione del Gruppo del Partito Democratico al Senato.

Un'altra questione, signor Presidente, riguarda la sua decisione di ammettere l'emendamento in esame allo scrutinio segreto. Vede, signor Presidente, debbo invitarla a rivedere questa sua posizione, per ragioni specifiche e per ragioni più generali. Per ragioni specifiche, perché penso che il voto segreto sia una materia di grandissima delicatezza e come tale vada trattato: esso va trattato con grandissima attenzione, stando attenti ad usarlo bene. Credo nel voto segreto, ma ritengo che vada usato per quello che la Costituzione prevede e per cui la nostra legislazione lo ammette. Il voto segreto è concesso nelle materie che ha appena ricordato il senatore Casson, quando viene chiesto su norme positive, che incidono in modo diretto su quei diritti. Non possiamo pensare che esso possa essere concesso, su quelle stesse materie, quando si tratta di regole che viceversa incidono sul procedimento legislativo, che servono ad attribuire e a dividere le competenze tra Camera e Senato: sono cose completamente diverse.

Signor Presidente, approfitto del fatto che stiamo parlando di questo tema per fare un'altra considerazione, sempre sul voto segreto, ma di carattere più generale. Nella storia della Repubblica e nella storia del lavoro che il Parlamento fa sulla Costituzione, abbiamo avuto altri esempi, che non voglio ricordare, di abuso da parte del Parlamento di istituti costituzionali di grandissima delicatezza e importanza, che poi abbiamo dovuto piegare e cambiare e di cui stiamo praticamente andando - anche correttamente e positivamente - quasi all'abolizione, per l'abuso che ne è stato fatto.

Voglio che il voto segreto rimanga integro nella nostra Costituzione, signor Presidente, ma voglio votare con il voto segreto sui diritti delle autonomie linguistiche, non voglio votare con il voto segreto sul numero dei parlamentari, perché per questa seconda categoria di votazioni, la nostra Costituzione non lo prevede. Lo dico anche alle opposizioni, anzi lo dico alle opposizioni ancor prima che alla maggioranza, perché queste sono norme che la Costituzione ha previsto a loro tutela, quando si tratta di voto di coscienza: tali norme non sono state inserite nella Costituzione per cercare in qualche modo delle scorciatoie politiche.

Non sono norme messe a tutela del franco tiratore politico, non morale: questa è la sostanza della questione e questo ragionamento ci deve orientare nella concessione del voto segreto o nel denegare tale concessione. Se ne abusiamo, signor Presidente, il Parlamento, il Paese e la democrazia ne pagheranno le conseguenze nel tempo. Ecco perché chiedo che le decisioni vengano assunte con grande rigore e con grande attenzione, perché temo il processo che possiamo avviare, nel momento in cui dovessimo abusarne per motivi politici e non per motivi etici, come invece prevede la Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Poiché la decisione di ammettere al voto segreto è mia, vorrei far notare la distinzione tra il Regolamento della Camera e il Regolamento del Senato. Il termine: «incidono» sui diritti - come è stato messo in evidenza - è usato dal Regolamento della Camera, mentre il nostro Regolamento reca l'espressione: «che attengono ai rapporti civili ed etico-sociali di cui agli articoli (...)». (Il senatore Bruno alza ripetutamente la mano).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.

BRUNO (FI-PdL XVII). Abbia pazienza, Presidente, sono tre ore che ho la mano alzata!

PRESIDENTE. Senatore Bruno, stavo rispondendo all'intervento. Lei non mi risulta ancora nemmeno iscritto.

BRUNO (FI-PdL XVII). Dovrebbe avere accanto qualcuno che le dica chi alza la mano. Glie l'ho già detto alla Giunta per il Regolamento e glielo ripeto qui in Assemblea: lei non può continuare a presiedere in questo modo. Lei guarda da una parte e non vede assolutamente quello che i suoi collaboratori le dicono. Abbia pazienza.

TONINI (PD). Ma là davanti c'è un assembramento!

PRESIDENTE. Va bene, ha ragione.

Senatore Quagliariello, prego.

QUAGLIARIELLO (NCD). Senatore Bruno, questa volta no: ero andato al banco della Presidenza per chiedere di intervenire.

PRESIDENTE. Senatore Bruno, la prego, non parliamo di ordini di precedenza, le darò la parola subito dopo il senatore Quagliariello.

QUAGLIARIELLO (NCD). Signor Presidente, intervengo soltanto su un aspetto, non parlerò del voto segreto e nemmeno del merito.

Ieri abbiamo ascoltato, a proposito di un emendamento importante, l'emendamento del senatore Azzollini, un intervento apprezzato da tutta l'Assemblea, pronunciato dalla relatrice, senatrice Finocchiaro, che non solo è entrata nel merito, ma ha giustamente argomentato perché quella materia andava trattata nel momento in cui avremmo affrontato l'articolo 81.

Stiamo facendo una riforma costituzionale e credo che, al di là delle differenze tra maggioranza e opposizione, abbiamo tutti interesse che, alla fine, ne risulti un prodotto che abbia una sua coerenza. In seguito, poi, su questo risultato, potremo avere dei giudizi differenti.

Quello che mi preoccupa della messa in discussione di questo articolo ed anche della contesa che si sta aprendo sul voto segreto, (che faremo a suo tempo), è che questa è materia riguarda il procedimento legislativo, l'articolo 70 e quindi l'articolo 10 del nostro disegno di legge. Rischiamo di arrivare a trattare quell'articolo dopo aver spacchettato una serie di temi secondo i gusti personali; e quindi, quando dovremo affrontare il tema di quali materie debbano essere bicamerali, di quali ambiti debbano prevedere una procedura rafforzata o meno, in realtà, chiuderemo il recinto e i buoi saranno già usciti dalla stalla.

Per questo, signor Presidente, le chiedo, così come ieri saggiamente abbiamo accantonato un emendamento e lo abbiamo collocato al posto proprio, di fare lo stesso oggi per quanto riguarda questa materia, indipendentemente da quelli che sono i giudizi sia sul voto segreto, sia sul merito e sul contenuto dell'emendamento. (Applausi dal Gruppo NCD).

BRUNO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, devo dire che il mio intervento è in linea con quanto affermato dal senatore Quagliariello.

In effetti, è la stessa situazione che si è venuta a creare ieri sera per quanto riguarda l'articolo 81. Dobbiamo ancora affrontare - di questo si occupa l'articolo 10 - quali sono le materie che eventualmente saranno paritetiche, quelle di cui si dovrà occupare la Camera e quelle di cui si dovrà occupare il Senato. Non ripeto quindi le considerazioni svolte da colui che mi ha preceduto.

Per quanto riguarda invece la richiesta fatta dal presidente Zanda, chiaramente se lei dovesse ritenere che la sua decisione non debba essere rivista, quando lo riterrà opportuno potrà far votare questo articolo sottoponendolo anche a voto segreto. Mi preme però farle presente che le argomentazioni usate dal presidente Zanda vedono chi le sta parlando molto aderente a quelle stesse considerazioni.

In effetti, stiamo parlando di competenze, quindi non siamo nel merito né dell'articolo 32, né dell'articolo 29. Quindi, laddove lei dovesse ritenere che possa essere rivista la sua decisione sull'emendamento 1.1979, la mia richiesta è la seguente. In via prioritaria accantoniamo questo emendamento ovvero collochiamolo all'articolo 10. Altrimenti, possiamo andare avanti nei lavori e utilizzare il periodo della sospensione per convocare - se lei lo dovesse ritenere opportuno - la Giunta del Regolamento per rivedere eventualmente la sua decisione in ordine all'ammissibilità del voto segreto perché, ferma restando la sua determinazione (lo abbiamo detto già in Giunta: lei è il dominus di questa vicenda e si assume anche la responsabilità della decisione), laddove avesse un residuo di dubbio, la Giunta del Regolamento potrebbe aprire un dibattito ed eventualmente, insieme a lei, decidere il da farsi. (Applausi della senatrice Chiavaroli).

BARANI (GAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (GAL). Signor Presidente, mi sarei aspettato di tutto in questo dibattito, ma non che si sarebbe strumentalizzata la salute dei cittadini per un ostruzionismo tecnico. Stiamo parlando dei LEA e della salute dei cittadini: già è una materia che il Titolo V ha delegato alle Regioni con 21 sistemi sanitari, uno diverso dall'altro, già dovremmo, con l'articolo 10, riportare la supremazia dello Stato in questa materia importante, ma poi ce lo ribattiamo tra Camera, Senato e Commissioni e non riusciamo mai a rivedere i LEA che sono bloccati da 12-13 anni.

Continuiamo a burocratizzare, mentre la sanità ha bisogno di risposte immediate e veloci. Esistono - lo abbiamo dibattuto e qualcuno lo ha sollevato - farmaci che curano l'epatite C e la guariscono, ma non siamo ancora riusciti a metterli nel prontuario, perché abbiamo iter farraginosi, mentre in altri Stati, la Francia, la Gran Bretagna, la Spagna o gli Stati Uniti sono già a disposizione dei cittadini.

Colleghi, sulla famiglia e sulla salute non si strumentalizza e non si fa ostruzionismo. Su questa materia, sui temi che riguardano la salute dei nostri cittadini abbiamo bisogno di velocità ed è per questo che - lo dirò poi, quando esamineremo l'articolo 10 - bisogna riportare la competenza sulla sanità in capo a una sola Camera e bisogna toglierla addirittura alle Regioni, perché non possiamo avere 21 sistemi sanitari diversi con una burocrazia che blocca le soluzioni che riguardano la salute dei cittadini: sulla salute dei cittadini e sulla famiglia non si gioca e non si scherza.

Quindi voterò convintamente contro questa proposta e inviterò tutti a fare altrettanto.

LANZILLOTTA (SCpI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANZILLOTTA (SCpI). Signor Presidente, vorrei osservare quanto sia opportuna la proposta avanzata dal senatore Quagliariello. Soprattutto vorrei far notare che essa fa emergere il fatto che l'emendamento Candiani non attiene alla materia della tutela dei diritti, ma all'organizzazione del Parlamento, materia per la quale, anche storicamente (poi forse ci ritorneremo), il Regolamento ha voluto mantenere il voto palese. Questo perché le due cose sono strettamente connesse: la tutela dei diritti, che qui vorrebbe essere attribuita a una competenza paritaria tra Camera e Senato, è una funzione e una competenza squisitamente politica.

Surrettiziamente, questo emendamento, legittimamente ma con la stessa filosofia dell'emendamento Azzollini votato ieri, vuole negare ciò che il Senato ha più volte affermato con le votazioni di ieri: cioè che il Senato non diventa una Camera politica o un Senato delle garanzie, ma un Senato delle autonomie, organo di raccordo con le competenze delle Regioni.

Il precedente che viene invocato (ne abbiamo parlato anche in sede di Giunta per il Regolamento) a mio avviso non è conferente, perché un conto è trasferire la competenza dallo Stato alle Regioni e, quindi, togliere la tutela di una legislazione statale unitaria che attiene all'indirizzo politico nazionale della tutela e della disciplina dei diritti (perché questo potrebbe riguardare una gamma infinita o, comunque, tutte quelle indicate dall'articolo 103 del Regolamento) e, con il trasferimento alla competenza regionale, frammentare la legislazione che tutela i diritti; altro conto è riferirsi al procedimento legislativo con cui viene esercitata la funzione di regolazione dei diritti da parte dello Stato. A mio avviso il precedente non è quindi assolutamente conferente, anche per quanto riguarda il voto segreto.

Dunque, proprio per evitare che con questo voto si interferisca su una materia che attiene a quella dell'organizzazione del Senato e della Camera e delle loro funzioni nel procedimento legislativo, pur aderendo alla proposta del senatore Quagliariello, dichiaro di essere contraria perché questo emendamento è coerente con un'altra filosofia che la maggioranza del Senato ha più volte respinto ieri.

BUCCARELLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUCCARELLA (M5S). Signor Presidente, evidentemente stiamo assistendo al tentativo di far tornare la Presidenza, in merito a quanto disposto in esito di Giunta per il Regolamento, sui suoi passi, sulle valutazioni che sono state già fatte e sulla determinazione già assunta dalla Presidenza in merito ai criteri di ammissibilità delle richieste di voto segreto.

È il caso di ricordare all'Assemblea e ai colleghi che non hanno partecipato a quella Giunta per il Regolamento che la determinazione della Presidenza (in virtù della quale il voto segreto è ammissibile per tutti quegli emendamenti che attengono al conferimento di potestà legislative a un ramo del Parlamento) è stata frutto di una ponderata e approfondita discussione della Giunta per il Regolamento.

La ratio, che noi riteniamo condivisibile, sottesa a tale decisione evidentemente è la seguente. Se il quarto comma dell'articolo 113 del Regolamento indica le deliberazioni che attengono agli articoli 13 e seguenti della Carta costituzionale come deliberazioni che possono essere sottoposte al voto segreto, non vi è chi non veda che attribuire o no una facoltà legislativa in capo a un ramo del Parlamento, sul poter legiferare in relazione a quei rapporti civili, a fortiori porta con sé la necessità che la ratio sottesa al quarto comma dell'articolo 113 debba essere rispettata.

Signor Presidente, avendo lei già deliberato sul punto e stabilito le condizioni in corso di votazione, riteniamo che sarebbe inammissibile alcun accantonamento o modifica delle valutazioni fatte finora. Questa è la posizione del Movimento 5 Stelle sul punto.

PALMA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, non voglio entrare nel merito della questione. Ho ascoltato gli interventi precedenti e in particolare, un'alternativa posta dal senatore Bruno: l'accantonamento di questo emendamento, condivisa anche da altri senatori, ovvero la convocazione della Giunta per il Regolamento.

In ordine a questa seconda possibilità, mi permetto di rappresentarle, signor Presidente, che io non sono sostituibile nella Giunta per il Regolamento. La pregherei, però, di non utilizzare il tempo della sospensione dei lavori dell'Assemblea perché non posso partecipare alla Giunta del Regolamento essendo impegnato in Commissione giustizia nel voto sul decreto-legge relativo alle carceri.

Conseguentemente le chiedo, nell'eventualità lei non dovesse stabilire per l'accantonamento e decidesse per la convocazione della Giunta per il Regolamento, di utilizzare un tempo diverso da quello che le era stato indicato dal senatore Bruno.

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi su un tema così delicato...

D'ANNA (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ANNA (GAL). Signor Presidente, chiedo scusa ma, pur potendo sembrare un po' saccente rispetto agli oratori che mi hanno preceduto, vorrei dire qua dentro una parola di verità, altrimenti questo diventa un sinedrio nel quale ognuno racconta la propria verità per nasconderla agli altri.

Lei ha deciso su questo emendamento, trattandosi di una materia che incide sui diritti dei cittadini, di ammettere il voto segreto, e io credo molto opportunamente. Se qualcuno ha paura di questa modalità di voto, temendo imboscate, e sciorina tutta una serie di teorie per allontanare dall'Assemblea questo tipo di prova e di determinazione, lo fa attingendo ad un modo farisaico che nasconde la vera questione: si ha paura del voto segreto. Quindi, signor Presidente, la prego di mantenere le sue determinazioni, che sono in perfetta assonanza con quanto stabilisce il Regolamento, e la prego di non tergiversare oltre, perché a me dà la sensazione di colui che si aggrappa all'Assemblea per poter ricevere un qualche supporto rispetto ad una determinazione che ella ha già assunto.

Poiché, per quanto può sembrare poco, io condivido appieno le sue determinazioni, che sono in linea - ripeto - con lo spirito e la lettera del Regolamento, al di là di quello che i legulei hanno testé detto qua dentro, la prego di non tornare sulle sue determinazioni, perché, vede, Presidente, la verità è un po' come un coltello che non ha il manico: da qualsiasi parte lo prendiamo ci ferisce.

Quindi, la prego e la esorto ad andare avanti con il voto segreto sull'emendamento 1.1979, presentato dal senatore Candiani.

PRESIDENTE. Vorrei precisare che non tergiverso, ma semplicemente... (Commenti del senatore D'Anna) ...sto dando la parola a tutti coloro che la richiedono per avere un contributo da parte di tutti su un tema molto importante che merita una discussione, tanto che la do anche al senatore Bruno, che immagino voglia rispondere per fatto personale.

BRUNO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, non è una questione di fatto personale. A chi afferma che il voto segreto è accettato da qualcuno e non lo è da qualcun altro per chissà quale marchingegno, collega D'Anna, voglio rispondere che noi abbiamo un Regolamento e abbiamo gli speech del Presidente, che credo dobbiamo rispettare tutti.

Il Presidente, nel suo speech, ebbe a dire che tutte le materie previste dall'articolo 10 non sono soggette a voto segreto, se non ricordo male, Presidente.

PRESIDENTE. È così.

BRUNO (FI-PdL XVII). Ebbene, se così è, noi le chiediamo una diversa collocazione non per il piacere di chiederglielo ma perché, come abbiamo discusso ieri, è lì che va inserito questo argomento. Quindi, non è un capriccio o la paura del voto segreto, collega D'Anna, ma il rispetto dellospeech, di quanto dichiarato dal Presidente. Non possiamo dire una volta che va bene e l'altra, se non ci conviene, che va male. Credo che la coerenza debba essere tale che, una volta sciolto il problema se l'emendamento sia collocabile all'articolo 10, come conseguenza, atteso quello che lei ha dichiarato, non può esserci il voto segreto. (Applausi delle senatrici Bianconi e Chiavaroli).

DI MAGGIO (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI MAGGIO (PI). Signor Presidente, intervengo solo per suggerirle di non addivenire alla decisione di convocare la Giunta per il Regolamento, per un motivo molto semplice che abbiamo già ampiamente dibattuto in Aula.

Questa è una decisione che lei ha già assunto e se lei decidesse di convocare la Giunta per il Regolamento, con i rapporti di maggioranza e di minoranza che ci sono, si verrebbero comunque a comprimere i diritti della minoranza.

Pertanto, in questa situazione è una decisione che spetta a lei e soltanto a lei. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Grazie di riconoscermi ogni tanto qualcuna di queste facoltà.

Vorrei fare una precisazione. Si chiede alla Presidenza di svolgere un'attività che invece spetta al proponente, che è il dominus dell'emendamento. Qualsiasi valutazione su quanto hanno rappresentato i senatori Quagliariello, Bruno e Sacconi sull'ipotesi di rinumerare, di spostare in un altro articolo questo emendamento spetta al senatore Candiani, al quale chiediamo lumi sul tema.

CANDIANI (LN-Aut). La ringrazio, signor Presidente.

Ciò su cui concordo certamente è la sottoscrizione dell'emendamento da parte del senatore Casson.

Per quanto riguarda gli altri elementi, non ho rilevato ragioni fondanti per modificare le posizioni e, soprattutto, la collocazione nell'articolo che, al contrario - lo sottolineo - apporta un tema estremamente importante al nostro dibattito, signor Presidente. Forse - me lo consenta il senatore Monti - anche più importante di quello che lui ieri sera giudicava un tema da non chiudere frettolosamente. In questo caso (vedo accanto a lui l'altro senatore a vita), guai a pensare che si chiuda frettolosamente con un'unica Camera che decide su temi che riguardano l'etica, piuttosto che la sanità o la cura dei cittadini!

Non commettiamo questo errore e portiamo questo emendamento a buon compimento. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e del senatore D'Anna).

PRESIDENTE. Sul voto segreto è stata già convocata e ha avuto luogo una seduta della Giunta per il Regolamento e la decisione è maturata dopo che nella Giunta per il Regolamento sono state espresse tutte le opinioni.

Ritengo, pertanto, che non ci siano i motivi per tornare sulle decisioni. Però è necessario, come prescrive il Regolamento, che la richiesta sia avanzata da almeno venti senatori.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, è stata avanzata la richiesta dal senatore Bruno, e mi pare anche da altri (tra cui il senatore Quagliariello), di accantonare l'emendamento. Non ho inteso una risposta su tale proposta.

PRESIDENTE. L'accantonamento non è nella disponibilità, se non c'è l'accordo del proponente. In ogni caso, sono i relatori e il Governo che dovrebbero esprimersi, sempre in presenza della disponibilità del proponente.

Invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame, anche perché originariamente era stato espresso un parere contrario dalla senatrice Finocchiaro e uno favorevole dal senatore Calderoli.

Vorrei sapere se sono confermati ai fini della votazione.

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, confermo il parere contrario.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, confermo il mio parere favorevole.

Se me lo consente, colgo l'occasione per motivare la ragione per cui ritengo che il parere debba essere favorevole.

Credo che la sede propria sia l'articolo 55, laddove si parla di funzione legislativa, come è specificato già nel testo. Ricordo il precedente dell'articolo 32, secondo comma. Si trattava di una richiesta degli allora DS - non so se erano già diventati PD - inerente proprio alla medesima materia, ovvero i trattamenti sanitari obbligatori nella riforma del 2004.

Nel merito, sono sempre stato un oppositore del bicameralismo perfetto. Lo ritengo corretto rispetto alla materia costituzionale, ma altrettanto corretto e necessario quando si tratta di una materia così delicata. Non voglio, infatti, pensare che ci possa essere una maggioranza di Governo che ha il timone, la guida della Camera e possa intervenire rispetto al fatto - per esempio - che, al di sopra di una certa età, non si debba più essere assistiti dal Servizio sanitario, ovvero se il malato terminale debba essere assistito.

Credo che la cosiddetta navetta, in detto caso, non sia soltanto utile, ma anche obbligatoria per questa valutazione. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S).

Non ritengo sia questo un uso eccessivo del voto segreto, senatore Zanda. Il Presidente ne ha concessi due di voti segreti rispetto ai principi fondamentali. Quindi, mi sembra che siamo in un campo assolutamente legittimo.

Confermo, pertanto, il mio parere favorevole.

PRESIDENTE. Chiedo alla senatrice Finocchiaro se vuole motivare il suo parere contrario.

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, il mio parere contrario non attiene al merito dell'emendamento. Avremo modo e occasione, quando discuteremo della competenza paritaria Camera e Senato su alcune materie, di scegliere e decidere quali materie debbono appartenere ad un bicameralismo perfetto, che residua ovviamente nella riforma per le materie più importanti, e quali invece debbono essere affidate agli altri sistemi, come il richiamo semplice e il richiamo rafforzato. Ne abbiamo già parlato ieri.

Trovo che l'eventuale approvazione dell'emendamento in esame creerebbe un insanabile squilibrio nel disegno di legge: dove descriviamo le funzioni di Camera e Senato, introdurremmo infatti una parte - lo ha detto benissimo il senatore Quagliarello, anticipandoci rispetto all'articolo 70 - che descrive il procedimento legislativo paritario per due questioni davvero importanti, come quelle degli articoli 29 e 32 della Costituzione.

Il mio parere contrario è, quindi, assolutamente privo di valutazione sul contenuto dell'emendamento, ma attiene alla correttezza sistematica del testo. E se questa valutazione ci assiste normalmente, o dovrebbe - ahimè - assisterci sempre quando trattiamo di legge ordinaria, tanto più essa dovrebbe assisterci quando ragioniamo di materia costituzionale, e addirittura della riscrittura della Carta costituzionale. (Applausi dal Gruppo PDe dei senatori Quagliariello e Sacconi).

CALDEROLI, relatore. Domando di parlare. (Brusio).

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI, relatore. Colleghi, ci si è lamentati del fatto che i relatori non intervengono e poi, quando intervengono, ve ne lagnate? (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S e del senatore Bruno).

PRESIDENTE. Senatore Calderoli, non entri nel merito.

CALDEROLI, relatore. Presidente, ne ho sentite tante che ogni tanto posso rispondere anch'io.

PRESIDENTE. Si figuri io quante ne ho sentite!

CALDEROLI, relatore. Presidente, le posso chiedere scusa io a nome di tutti...

PRESIDENTE. La ringrazio, ma non ne ho bisogno.

CALDEROLI, relatore. Ogni volta ho portato con me il verbale in cui all'unanimità ci dava lei la delega. La delega c'è e ce l'ha quando le cose vanno bene. Quando però...

PRESIDENTE. Senatore Calderoli, non inneschiamo altre provocazioni.

CALDEROLI, relatore. Presidente, qualcuno diceva in passato che a pensare male si fa peccato, ma quasi sempre ci si becca.

Quando qualcuno per motivi estetici e funzionali sostiene che dovremmo spostare questo emendamento da quelli inerenti all'articolo 70, vorrei ricordare che il Presidente ha concesso il voto segreto su questa materia solo agli articoli 1 e 18. Quindi, il fatto di spostarlo all'articolo 70 servirebbe solo ad impedire al Senato di poter esprimere liberamente il proprio voto. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S).

PRESIDENTE. Il tema è sulle funzioni. Siccome incideva sulle funzioni, la differenza che ho specificato è tra funzioni, modalità e procedimento. Si tratta solo di una ulteriore precisione.

Invito, quindi, il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il parere del Governo, ovviamente, non attiene alle scelte del Presidente o dell'Assemblea, ma esclusivamente a quanto richiesto dall'emendamento in votazione, su cui confermiamo il parere contrario del Governo. (Commenti. Il senatore Marton fa cenno di chiedere la parola).

PRESIDENTE. È stata richiesta la votazione segreta ed è appoggiata.

MARTON (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Signor Presidente, le chiedo la cortesia, visto il momento, di far ritirare tutte le tessere dei senatori che non sono presenti al loro posto. Glielo chiedo per cortesia e per correttezza.

PRESIDENTE. Senatore, ha prevenuto una mia precauzione che serve proprio a garantire al massimo il voto segreto. Pregherei quindi gli assistenti e i senatori Segretari di verificare se ci sono dei posti ove sono collocate delle schede senza che ad esse corrisponda la presenza del senatore. (Viene indicata la tessera del senatore Manconi, che non è in Aula). Prego di prelevare la tessera di chi non c'è.

CARDINALI. È qui fuori!

PRESIDENTE. Se è qui fuori, lo facciamo entrare e riprende la sua tessera. (Il senatore Manconi rientra in Aula e inserisce la tessera nel dispositivo di voto. Proteste dal Gruppo M5S).

VOCI DAL GRUPPO PD. Vergogna! (Commenti dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Ci sono delle esigenze che dobbiamo considerare, però abbiamo fatto bene.

Ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, indìco la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento 1.1979, presentato dal senatore Candiani e da altri senatori.

(Segue la votazione). (La senatrice Fattori rientra in Aula e inserisce la tessera nel dispositivo di voto. Commenti dal Gruppo PD).

Abbiamo aspettato il senatore Manconi e aspettiamo anche la senatrice Fattori.

Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto:

Favorevoli

154

Contrari

147

Astenuti

2

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S, LN-Aut, Misto-SEL, Misto-ILC e Misto-MovX e dei senatori Di Maggio e De Pin. Vivissime congratulazioni).

Sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 11,14, è ripresa alle ore 11,24).

La seduta è ripresa.

Prego i senatori di prendere posto e di rientrare in Aula. (Brusio).

Scusate, la seduta è ripresa, se non ve ne foste accorti. Prego di prendere posto; stiamo per riprendere con le votazioni.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1980, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori, identico all'emendamento 1.1981, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1982, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1983, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1984, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1985, presentato dai relatori e su cui il Governo ha espresso parere favorevole, trattandosi sostanzialmente di una correzione. Esso prevede infatti che al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, secondo periodo, siano sostituite le parole «esercita la funzione» con le seguenti «esercita funzioni».

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1985, presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1986, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1987, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1988, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 1.1989, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1990, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

CARRARO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARRARO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo a titolo personale. Appartengo al Gruppo di Forza Italia e ho votato contro nel voto segreto. Era un voto segreto e non importa.

PRESIDENTE. Non si può dichiarare.

CARRARO (FI-PdL XVII). Mi scusi, signor Presidente. Finita la votazione, dal banco del Governo, la senatrice Vicari ha urlato: «Complimenti a Forza Italia!». Siccome lei, signor Presidente, è garante della nostra serietà, penso che ciascuno di noi abbia il titolo per qualche fare commento sugli altri Gruppi: siamo in democrazia e tutto ciò è accettabile. Chiedo a lei se è tuttavia accettabile che un rappresentante del Governo faccia un apprezzamento denigratorio nei confronti di un Gruppo. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, M5S, LN-Aut, Misto-SEL e Misto-ILC). È solo una domanda, quella che faccio.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1991 (testo 2), di cui i relatori hanno proposto una nuova formulazione, che invito ad illustrare.

CARRARO (FI-PdL XVII). Deve rispondere!

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, proponiamo al primo firmatario, il senatore Russo, e agli altri firmatari, la seguente nuova formulazione dell'emendamento: Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, il terzo periodo è sostituito dal seguente: «Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea e ne valuta l'impatto». Il nuovo emendamento, 1.1991 (testo 3), terminerebbe a questo punto.

PRESIDENTE. La nuova formulazione prevede dunque di eliminare le parole da: «e mantiene il raccordo con le commissioni» fino alla fine dell'emendamento.

MUSSINI (Misto-MovX). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PRESIDENTE. Anche se il suo tempo è limitato, ne ha facoltà.

MUSSINI (Misto-MovX). Signor Presidente, ruberò pochissimi minuti, per una questione di coerenza. Sono firmataria dell'emendamento in esame, che è simile nel contenuto all'emendamento 1.1915, a mia prima firma, firmato anche da altri colleghi e che è stato respinto. Dunque, per una questione di coerenza, ritiro la mia firma all'emendamento 1.1991 e mi asterrò.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Chiedo al senatore Russo se accetta la riformulazione proposta.

RUSSO (PD). Signor Presidente mi permetta, accettando la riformulazione, anche di segnalare la soddisfazione per un emendamento che accoglie, lo riconosco, il lavoro in Commissione e le segnalazioni di tutti i Gruppi, e che è testimoniato anche dalla sottoscrizione che viene da tutta l'Aula.

Quanto al merito, esso inserisce competenze importanti che sono frutto di un lavoro comune e condiviso e di questo voglio ringraziare l'Aula. (Applausi dei senatori Manconi e Quagliariello).

MAURO Mario (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO Mario (PI). Signor Presidente, vorrei solo porre un quesito al proponente dell'emendamento, in modo da poter avere piena contezza nell'espressione del voto.

L'emendamento recita: «Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea, ne valuta l'impatto, mantiene il raccordo con le commissioni specializzate del Parlamento europeo».

Con riferimento anche a quanto discusso ieri in serata, vorrei chiedere al relatore cosa vuol dire questo relativamente alle competenze di bilancio.

CALDEROLI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, vorrei fare una piccola correzione rispetto ad un'inesattezza presente nella riformulazione, che abbiamo segnalato anche la volta precedente.

Il testo riformulato recita: «Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea, ne valuta l'impatto, mantiene il raccordo con le commissioni specializzate del Parlamento europeo». Dopo le parole «atti normativi» occorre aggiungere le seguenti: «e delle politiche», che mancavano nel testo precedente.

PRESIDENTE. È chiaro ciò su cui votiamo.

BENCINI (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENCINI (Misto-ILC). Signor Presidente, come ha già detto la senatrice Mussini, l'emendamento 1.1991 (testo 2) a prima firma del senatore Russo, al quale anch'io ho aggiunto la mia firma trovandolo di buonsenso, è stato riformulato e accolto, mentre l'emendamento 1.1915, che contiene le stesse indicazioni, viene cassato. Vorrei chiedere per quale motivo, se l'emendamento 1.1915 viene cassato, l'altro invece viene mantenuto e, senza una doverosa spiegazione, riformulato. Non è coerente tutto questo. Ritiro quindi la mia firma dall'emendamento 1.1991 (testo 3), appunto perché non è stato accolto l'emendamento 1.1915.

PRESIDENTE. Più che non essere stato accolto, su di esso era stato espresso parere contrario: sull'accoglimento o meno è l'Assemblea a decidere.

FINOCCHIARO, relatrice. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO, relatrice. In realtà, l'emendamento 1.1915, nella parte che riguarda le competenze relative all'Unione europea, riproduce in modo identico il testo che è stato approvato dalla Commissione. La parte nuova che voi inserivate è «secondo quanto previsto dal proprio regolamento», un riferimento che è inutile scrivere in Costituzione, perché è chiaro che l'agire di ciascuna Camera viene regolata dai Regolamenti, che fra l'altro come lei sa sono fonti di natura costituzionale. In ogni caso non c'era per questa parte nessuna modifica rispetto al testo approvato dalla Commissione, contrariamente all'emendamento 1.1991, a prima firma del senatore Russo, che introduce la partecipazione e la valutazione anche delle politiche dell'Unione europea. Questa è la ragione per la quale c'è stato un parere favorevole all'emendamento 1.1991 ed un parere contrario all'emendamento 1.1915. (Commenti della senatrice Mussini).

È così, senatrice Mussini, mi dispiace. Le leggo il testo approvato dalla Commissione: «Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea». Nel vostro emendamento è scritto: «dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea.

Gli emendamenti sono pertanto identici, è il riferimento al Regolamento che era, a nostro avviso, come dicono i giuristi, ultroneo.

TREMONTI (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TREMONTI (GAL). Signor Presidente, credo che da alcuni secoli in qua le regole giuridiche devono avere e non possono che avere un carattere effettivamente dispositivo e non velleitario, propagandistico e di enunciati generali, del tipo: «L'imperatrice avrà cura dei popoli della Carinzia».

La norma che stiamo discutendo è chiaramente velleitaria, non è affatto dispositiva e credo ci ponga in una situazione quasi di ridicolo. La nostra Costituzione prevede che l'ordinamento italiano sia soggetto ai vincoli derivanti dall'Unione Europea, dove per vincoli non si intendono solo quelli di cui all'articolo 117, primo comma, del Titolo V (e quindi non solo i grandi principi e non solo i Trattati), ma sono fonte di vincoli anche gli atti amministrativi dell'Unione. La nostra è l'unica Costituzione che prevede una sottomissione del nostro ordinamento a vincoli derivanti da atti amministrativi, questi rinforzati dalla Costituzione.

Allora che il Senato, quale che sia, partecipi alla formazione degli atti normativi dell'Unione europea è semplicemente ridicolo, perché non è nella meccanica legislativa, nello sviluppo delle forze politiche e non è neanche nel testo della nostra Costituzione.

Il Senato, se sarà competente in questa materia, lo sarà per l'attuazione di quei vincoli, spesso non fortunata per il nostro Paese, ma che sia fonte esso stesso della normativa europea è semplicemente assurdo.

FLORIS (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLORIS (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei chiedere al senatore Russo, condividendo lo spirito dell'emendamento 1.1191 (testo 2), anche nella sua riformulazione, di poter aggiungere la mia firma. Ritengo che sia estremamente positiva la partecipazione proposta dall'emendamento in esame, anche al fine di evitare le procedure di infrazioni che colpiscono il nostro Stato per l'appartenenza all'Europa.

PRESIDENTE. Accetta, senatore Russo?

RUSSO (PD). Sì, Presidente.

TONINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, mi dispiace contraddire il collega Tremonti, ma nella meccanica europea, certamente più barocca che gotica (quindi assomiglia più a noi che al Nord Europa per certi versi), esiste una cosa che si chiama la "fase ascendente" che certamente ha i suoi limiti nel diritto europeo e tuttavia è una cosa importante, che vede coinvolti (lo ammetto, allo stato attuale, più nella forma di intenzioni che non nelle forma di realizzazione) i Parlamenti nazionali.

In questa norma si tratta di capire se il coinvolgimento nella fase ascendente riguardi solo la Camera o debba riguardare anche il Senato e quindi il sistema delle autonomie che il Senato rappresenta. E la scelta è che questa fase ascendente deve vedere il protagonismo sia della Camera sia del Senato in materia paritaria, fermi restando naturalmente tutti i problemi di sistema, che però riguardano l'Italia come riguardano la Germania al netto dei rapporti di forza. (Applausi dal Gruppo PD).

CUOMO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CUOMO (PD). Signor Presidente, vorrei chiedere al senatore Russo di poter aggiungere la firma al suo emendamento.

PRESIDENTE. Senatore Russo, accetta?

RUSSO (PD). Accetto.

ORELLANA (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Misto-ILC). Signor Presidente, vorrei ritornare un momento all'emendamento 1.1915, che prima è stato bocciato e che è veramente molto simile all'emendamento in esame, nei cui confronti però i relatori non hanno avuto l'accortezza di suggerire una riformulazione. Hanno avuto un occhio di riguardo per il collega dello stesso partito, il senatore Russo, a cui è stata invece proposta una riformulazione dell'emendamento per avvicinarlo ai desiderata di tutti.

Credo che questo vada stigmatizzato, perché la collega Mussini e la collega Bencini hanno espresso chiaramente che il testo era molto simile e se c'era una parte ultronea se ne sarebbe potuta chiedere l'eliminazione con una riformulazione per consentire l'espressione di un parere favorevole.

Dato che stiamo parlando di Costituzione e abbiamo visto gli scontri che ci sono stati (lo abbiamo visto anche molto recentemente con il voto segreto), credo sia necessaria una maggiore attenzione alle proposte corrette e condivisibili dell'opposizione, da parte di chi tiene l'Aula e da parte di chi, come i relatori, può esprimere un parere autorevole.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1991 (testo 3), presentato dal senatore Russo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi gli emendamenti da 1.1992 a 1.2002.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, per quale motivo è precluso anche l'emendamento 1.2002, che riguarda il problema della clausola di supremazia?

È una questione completamente diversa da quella degli emendamenti precedenti, anche perché è evidente a tutti che, se il Senato che ci proponete è la rappresentanza non più della nazione ma anche degli interessi delle Regioni, è assolutamente fondamentale che questo tipo di Senato abbia un controllo di merito sulle leggi regionali che il Governo ritiene in contrasto con gli interessi nazionali e, quindi, che in qualche modo imponga la clausola di supremazia. È una questione delicata e io invito i relatori a riflettere su questo tema.

A meno che non si voglia dare neanche questa competenza e questo potere.

PRESIDENTE. Senatrice De Petris, la Presidenza concorda con lei e, come solitamente si dice, ammette l'addebito e chiede clemenza.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2002, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 1.2003 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2004, presentato dalla senatrice Bonfrisco. (Il relatore, senatore Calderoli, fa ripetutamente segno alla Presidenza di voler intervenire).

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

CALDEROLI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, io volevo consigliare di non votare questo emendamento, perché la sua bocciatura determina effetti preclusivi.

PRESIDENTE. La Presidenza, invece, non ritiene che esso abbia effetti preclusivi, visto che la votazione dell'emendamento 1.1926 del senatore Azzollini è stato posticipato a una successiva fase della discussione. Ritengo inoltre che il presidente Azzollini sia d'accordo che questo eventuale effetto preclusivo non possa assolutamente determinarsi.

In ogni caso, anche se la Presidenza continua a ritenere che la bocciatura dell'emendamento 1.2004 non abbia effetti preclusivi, se i relatori ritengono che questi effetti vi siano annulliamo senz'altro la precedente votazione e chiediamo al relatore Calderoli di esprimersi in merito all'emendamento 1.2004. (Proteste dal Gruppo M5S).

Naturalmente, alla senatrice Bonfrisco, presentatrice dell'emendamento in questione, resta la disponibilità in merito all'emendamento.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, io invito la senatrice Bonfrisco a voler seguire la medesima strada del senatore Azzollini e a riformularlo, ma di non porlo in votazione in questa fase dei lavori.

PRESIDENTE. Siccome lo spostamento di quell'emendamento avrebbe comportato nella fase di coordinamento la revisione di tutti quelli che trattano la stessa materia, se la senatrice Bonfrisco è d'accordo possiamo usare la stessa procedura rispetto all'emendamento presentato dal senatore Azzollini.

Chiedo ad entrambi se accolgono questa richiesta.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). La accolgo, ovviamente, Presidente; le avrei chiesto io stessa di poter seguire la medesima procedura e la ringrazio.

AZZOLLINI (NCD). Presidente, non ho altro da dire.

PRESIDENTE. L'emendamento 1.2004 viene trasformato in un emendamento, che verrà posticipato insieme a quello del senatore Azzollini, con una nuova numerazione.

L'emendamento 1.2005 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2006, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2007, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2008, presentato dalla senatrice Fattori e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2009, presentato dal senatore D'Ambrosio Lettieri e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2010, presentato dalla senatrice Fattori e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2011, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2012, presentato dal senatore Ferrara Mario e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.2013, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alla parola «"seicentotrenta"».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.2013 e gli emendamenti da 1.2014 a 1.2053.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2054, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.2055, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «dalla seguente:».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.2055 e gli emendamenti da 1.2056 a 1.2060.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2061, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico agli emendamenti 1.2062, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, e 1.2063, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2064, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 1.2065 è stato ritirato.

CRIMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, chiedo di fare mio l'emendamento 1.2065 e ne chiedo la votazione. (I senatori del Gruppo Movimento 5 Stelle fanno cenno di voler intervenire).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2065, presentato dal senatore Milo e da altri senatori, ritirato dai proponenti e successivamente fatto proprio dal senatore Crimi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

BENCINI (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENCINI (Misto-ILC). Gentilissimo, Presidente.

Volevo solo sottoscrivere l'emendamento 1.2065 insieme ai colleghi Mussini e Maurizio Romani.

PRESIDENTE. Ne prendo atto.

L'emendamento 1.5000 è stato ritirato.

Passiamo agli ordini del giorno G1.28 e G1.1897. (Il senatore Crimi fa nuovamente cenno di voler intervenire).

CRIMI (M5S). Signor Presidente, volevo intervenire in dichiarazione di voto sull'emendamento 1.2065, ma lo farò su un altro. A questo punto scelga lei quale! Stiamo procedendo così! Quando me lo dice, intervengo.

PRESIDENTE. Quando me la chiederà, avrà la parola. (Commenti ironici dal Gruppo M5S).

Mi pare che ha avuto anche la possibilità di fare proprio un emendamento ritirato da altri.

CRIMI (M5S). Grazie, Presidente! La possibilità! Grazie!

MORONESE (M5S). Non è una concessione!

AIROLA (M5S). Vostra maestà!

PRESIDENTE. Invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno G1.28 e G1.1897.

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'ordine del giorno G1.28 e parere favorevole sull'ordine del giorno G1.1897.

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Il parere è conforme a quello dei relatori, signor Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.28, presentato dalla senatrice De Petris.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.1897 non verrà posto in votazione.

Passiamo alla votazione dell'articolo 1, nel testo emendato.

CRIMI (M5S). Ma gli aggiuntivi?

PRESIDENTE. Gli emendamenti aggiuntivi si votano dopo.

Senatore Crimi, mi delude. Sono emendamenti con cui si intendono inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 1, per cui non li possiamo votare prima.

CRIMI (M5S). Vede che ci vuole una pausa!

PRESIDENTE. Sì, ci vuole una pausa anche per lei.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1, presentato dal senatore Martelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.2, presentato dal senatore Turano e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.3, presentato dal senatore Mucchetti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.4.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, abbiamo presentato l'emendamento 1.0.6 non tanto con l'intendimento ostruzionistico, in quanto - come vede - il nostro Gruppo...

PRESIDENTE. Senatore Buemi, mi scusi se la interrompo, ma devo spiegare all'Aula per quale motivo lei sta intervenendo su un emendamento successivo a quello che stavamo per votare.

L'emendamento 1.0.4 che dobbiamo votare nella prima parte comporterebbe, se respinto, la preclusione dell'emendamento 1.0.6 del senatore Buemi.

Lo dico per far sì che tutti seguano con attenzione il suo intervento.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). La ringrazio, Presidente. È stato un mio limite non spiegarlo.

Come stavo dicendo, non esiste alcun intendimento ostruzionistico, ovviamente. Noi abbiamo ancora grandi margini di tempo per intervenire. Vorrei solo richiamare l'attenzione dei colleghi sugli obiettivi di questa riforma.

L'emendamento 1.0.6, pur non affrontando la questione dell'eleggibilità di primo e secondo grado delle due Camere - questione già affrontata in precedenza - vorrebbe chiarire un elemento di equivoco che continua a rimanere: se la riforma del nostro sistema bicamerale sia dettata da una esigenza di carattere economico, inquadrata nelle politiche di risparmio e di spesa pubblica che, nel nostro Paese, si sta affrontando. Questo mi è sembrato, infatti, l'elemento di partenza di qualche mese fa.

In sostanza, il sistema bicamerale perfetto aveva dei costi e produceva inefficienza. Allora, ragionando sul livello dei costi, il nostro emendamento propone la riduzione del numero dei deputati e dei senatori rispettivamente a 400 e a 200, affrontando ovviamente in termini seri la questione del risparmio. Non sfugge, infatti, ad alcuno che, riducendo di 100 unità i senatori e di 200 unità i deputati, il risparmio che si realizzerebbe sarebbe sicuramente più significativo rispetto a quello che si realizza mantenendo il numero dei deputati identico a quello attuale e riducendo invece di 200 unità i senatori.

Ci sarebbe una grande differenza a livello di risparmio perché, nel caso di Senato ridotto a 100 membri e rappresentato dai consigli regionali, sarebbe sicuramente significativo ma non corrispondente a quello che si realizzerebbe se si aggiungesse anche il risparmio sul versante della Camera. Ovviamente questa riduzione risolverebbe qualche altro problema che negli emendamenti successivi affrontiamo, ossia il bilanciamento dei numeri tra Camera e Senato nell'elezione degli organi costituzionali, quali Presidenza della Repubblica, Consiglio superiore della magistratura e Corte costituzionale.

Questo emendamento vuol proporre all'Assemblea questa riflessione. Ovviamente è un contributo che diamo; sappiamo che la nostra consistenza non incide sicuramente nel rapporto di forze di questa Camera, però vorremmo che una volta ogni tanto gli elementi di merito superassero quelli di quantità.

CRIMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, vorrei un chiarimento. L'emendamento 1.0.4 preclude l'emendamento 1.0.6?

PRESIDENTE. Sì, perché per l'emendamento 1.0.4 è prevista la votazione della prima parte, fino alle parole: «è di».

CRIMI (M5S). Allora ritiro l'emendamento 1.0.4, per consentire di porre in votazione l'emendamento 1.0.6 del senatore Buemi, che mi sembra affronti la questione mettendo in evidenza un principio, quello del bilanciamento, ribadendo con chiarezza che il rapporto tra il numero dei deputati e quello dei senatori è il doppio, ed è quindi volto a garantire quel bilanciamento. Questo sarebbe un principio costituzionale che potrebbe anche evitare future deformazioni di altro tipo, sancendo una volta per tutte il principio della proporzionalità tra le due Camere per poter assicurare, nell'esercizio del voto sugli organi di garanzia, un equilibrio tra i due rami del Parlamento.

PRESIDENTE. Senatore Crimi, le vorrei segnalare che ritirando l'emendamento 1.0.4 non raggiunge l'effetto da lei voluto; nel senso che dovrebbe chiedere il ritiro anche dell'emendamento 1.0.5. Inoltre, vorrei sapere se gli altri cofirmatari accettano il suo ritiro.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, aspettavo che lei passasse alla votazione dell'emendamento 1.0.5 per dirle che lo avrei ritirato. È una questione di tempistica.

Ritiriamo entrambi gli emendamenti e li trasformiamo in ordini del giorno che farò pervenire alla Presidenza in tempi brevissimi.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

CERVELLINI (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CERVELLINI (Misto-SEL). Signor Presidente, intervengo perché, essendo stata presa la decisione, assolutamente incoerente, di ritenere ostruzionistici gli emendamenti che offrono una diversa proposta in termini di numero dei componenti delle Assemblee e quindi delle due Camere, vorrei sottolineare che viene squadernata l'assoluta incoerenza di questo concetto. Infatti, è del tutto evidente che rispetto a una proposta che presenta un bilanciamento delle due Camere, non è ininfluente e assolutamente indifferente poter offrire un ventaglio di ipotesi che si tengano armonicamente e coerentemente insieme. Pertanto, cosa diversa è proporre insieme 500 componenti per la Camera e 250 per il Senato o diverse proporzioni o anche numeri. Dato che, in base al principio che è passato in questa nostra discussione e che non condividiamo, successivamente ci sono emendamenti in questo senso da noi presentati che probabilmente non verranno posti in votazione, sosteniamo l'emendamento 1.0.6 sul quale voteremo a favore.

Segnaliamo tuttavia di nuovo un criterio di incoerenza che ci sta guidando nei lavori, per cui si spaccia per ostruzionismo quella che invece è una necessità che ci eviterebbe decisioni assolutamente incoerenti, perché tutti si è per così dire costretti a dover convergere anche su modalità non corrispondenti alla proposta che si vuole fare.

PRESIDENTE. Devo quindi presumere che tutti gli altri firmatari degli emendamenti 1.0.4 e 1.0.5 a prima firma del senatore Crimi evidentemente sono d'accordo con il ritiro. Gli emendamenti 1.0.4 e 1.0.5 sono quindi ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.0.6, presentato dai senatori Buemi e Longo, fino alle parole «Il numero dei deputati è di».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.0.6 e l'emendamento 1.0.7.

Gli emendamenti 1.0.8 e 1.0.9 sono stati ritirati.

Gli emendamenti da 1.0.10 a 1.0.20, fatta eccezione per l'emendamento 1.0.15, sono preclusi dalla reiezione dell'emendamento 1.0.6.

Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 1.0.15.

CRIMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, volevo fare un appunto: volevo capire se il primo firmatario è o no il dominus dell'emendamento, come lei ha sempre sostenuto, visto che solo nel caso specifico ha richiesto il parere dei cofirmatari. Per cui quando il primo firmatario ritira, dovrebbe essere il dominus, così mi è stato insegnato dai Regolamenti, ma sappiamo che sono ballerini.

La richiamo però ad un'altra questione.

PRESIDENTE. Forse lei non ha notato che gli altri emendamenti hanno un solo proponente.

CRIMI (M5S). No, Presidente. Possiamo anche andare a vedere, ma lasciamo perdere il caso specifico.

Signor Presidente, le faccio un appello a sollecitare la presidente Boldrini a convocare al più presto il Parlamento in seduta comune per eleggere i giudici della Corte costituzionale e i membri laici del Consiglio superiore della magistratura. Il mio intervento non è ostruzionistico.

PRESIDENTE. È assolutamente fuori dal contesto dell'ordine del giorno.

CRIMI (M5S). È un richiamo all'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. L'ordine dei lavori non consente la richiesta della seduta comune. Abbiamo colto il suo richiamo e raggiungerà il destinatario.

CRIMI (M5S). Visto che teniamo bloccati due organi importanti di garanzia, almeno votiamo quelli.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.15, presentato dalla senatrice Bonfrisco e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.21, presentato dalla senatrice Bonfrisco e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.22 (testo 3).

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, l'emendamento presenta un tema che è già stato più volte sfiorato durante la discussione e anche messo a fuoco da altri interventi precedenti.

Si prevede, infatti, un numero di 500 per i deputati della Camera, dando garanzie di rappresentanza alle minoranze linguistiche. La proposta di emendamento prevede che «la legge costituzionale stabilisce all'interno dei cinquecento deputati eletti a suffragio universale e diretto il numero minimo dei rappresentanti delle minoranze linguistiche fermi restando i dodici deputati eletti nella circoscrizione Estero». Credo non occorrano altre parole per descrivere quanto è contenuto in questa proposta.

Presidente, richiamo la sua attenzione.

Come è facoltà del proponente, chiedo che l'emendamento sia posto in votazione per parti separate e do di seguito conto di tale proposta. Leggo la proposta di votazione per parti separate. Quanto alla prima votazione: «Dopo l'articolo inserire il seguente: Articolo 1-bis (Modifiche all'articolo 56 della Costituzione). All'articolo 56 della Costituzione, il primo e il secondo comma sono sostituiti dal seguente: «la legge costituzionale stabilisce all'interno del cinquecento deputati eletti a suffragio universale e diretto il numero minimo dei rappresentanti delle minoranze linguistiche». Quanto alla seconda votazione: «Fermi restando i 12 deputati eletti nella circoscrizione Estero».

PRESIDENTE. Il senatore Candiani ha letto il testo 3 dell'emendamento, che è contenuto nell'annesso, per chi volesse seguire.

GHEDINI Rita (PD). Domando di parlare. (Proteste dal Gruppo M5S).

CALDEROLI (LN-Aut). Prima si vota e poi di discute!

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Proteste del senatore Ferrara).

GHEDINI Rita (PD). Avrò diritto di parlare o no?

PRESIDENTE. Colleghi, si erano iscritti a parlare i senatori Ghedini, Casini, Quagliariello e Luigi Marino. Sulla richiesta di votazione per parti separate...

GHEDINI Rita (PD). Non ho sentito la formulazione della proposta di votazione per parti separate. Chiedo che sia ripetuta.

PRESIDENTE. La ripeto io, seguendo il testo nell'emendamento contenuto nell'annesso a pagina quattro.

Quanto alla prima votazione: «All'articolo 56 della Costituzione, il primo e il secondo comma sono sostituiti dal seguente: «la legge costituzionale stabilisce all'interno dei cinquecento deputati eletti a suffragio universale e diretto il numero minimo dei rappresentanti delle minoranze linguistiche». Quanto alla seconda votazione: «Fermi restando i dodici deputati eletti nella circoscrizione Estero».

Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate dell'emendamento 1.0.22 (testo 3), avanzata dal senatore Candiani.

Non è approvata.

GAETTI (M5S). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

La richiesta non è approvata, così come si era potuto valutare visivamente.

GHEDINI Rita (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GHEDINI Rita (PD). Signor Presidente, noi avevamo già stabilito in precedenti sedute e in precedenti votazioni, attenendoci alla sua dichiarazione sulla consistenza e sulle ragioni dei voti segreti, che sarebbe stato garantito il voto segreto in maniera stretta sulle materie per cui la Costituzione lo prevede.

Pertanto noi le chiediamo una diversa votazione per parti separate, in modo che sia chiaro che la parte a voto segreto sia strettamente legata alla tutela della rappresentanza o alla definizione del numero minimo dei rappresentanti delle minoranze linguistiche. Quindi chiediamo che si possa così dividere la votazione dell'emendamento: una prima votazione dall'inizio dell'emendamento fino alle parole «a suffragio universale e diretto» e una seconda votazione - su cui credo che ella ammetterà il voto segreto - sulle parole «il numero minimo dei rappresentanti delle minoranze linguistiche». Faccio presente infine - e le chiedo se lei ritenga di porle in votazione - che le parole «fermi restando i dodici deputati eletti nella circoscrizione Estero» ci appaiono prive di portata modificativa, essendo ciò già previsto nel testo vigente e nel testo votato dalla Commissione.

Da ultimo, noi abbiamo respinto la proposta inerente la parte relativa all'elezione a suffragio universale e diretto, nella giornata di ieri, con decine e decine di votazioni, avendola già respinta una prima volta nella giornata di martedì, con la reiezione, a voto segreto, del testo dell'emendamento 1.88. Quindi credo che, se dobbiamo attenerci alla sostanza, al voto sostanziale degli emendamenti, riproporre nuovamente una votazione su questo tema sia fuori luogo. (Applausi del senatore Tonini).

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Per correttezza, senatore Candiani, sulla richiesta di voto per parti separate devo chiedere - come ho fatto prima - la votazione dell'Aula. (Proteste dal Gruppo M5S).

GIARRUSSO (M5S). Non si può!

CRIMI (M5S). L'Aula ha votato «no»!

PRESIDENTE. Prego, senatore Candiani. Do la parola al proponente dell'emendamento, ma non ammetto altre discussioni.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, credo che possa giovare a tutti rileggere lo stenografico della seduta del 29 luglio, cioè dell'altro giorno, in cui io stesso chiesi una votazione per parti separate che fu da lei ammessa, posta in votazione e respinta. A seguito di tale richiesta ci fu poi un intervento del senatore Ciampolillo, che le chiese una votazione per parti separate. Ella, signor Presidente, non l'ammise, chiudendo la discussione, in quanto già votata. Questo è accaduto due giorni fa. Credo che, per ovvie ragioni di simmetria, non si possa trovare un comportamento differente. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S e Misto-MovX).

PRESIDENTE. La ringrazio per aver citato il precedente, senatore Candiani. Tuttavia il senatore Ciampolillo non ha proposto in quella sede una diversa... (Commenti dal Gruppo M5S). Questo è il mio ricordo: era una richiesta generica, che non è... (Commenti dal Gruppo M5S).

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, ritengo che ella stia cercando un equilibrio. È naturale che quello che è in discussione è molto più di quello che può apparire leggendo le parole. Stiamo parlando della libertà fondamentale, per un senatore, di potersi esprimere senza subire compressioni politiche. Questo è un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione e che il nostro Regolamento tutela in maniera precisa. Abbiamo già assistito, anche questa mattina, a dei tentativi di forzature nei riguardi della sua persona e della stessa Aula del Senato.

PRESIDENTE. Guardi che tentativi di forzatura sulla mia persona non ne ho percepiti.

CANDIANI (LN-Aut). Credo che lei non avrà esitazioni a scegliere nella maniera più rispettosa per il voto democratico dell'Assemblea, che, lo ricordo, si esprime applicando il voto segreto, senza subire alcuna compressione. Il tentativo, al contrario, di non ammettere, o comunque di rendere inefficace questa proposta di votazioni segrete, contrasta anche con quanto prevede il nostro Regolamento in merito al significato che deve avere poi lo stesso articolo, nel momento in cui viene eventualmente separato. Infatti il quarto comma dell'articolo 113 del Regolamento prevede che cosa può essere ammesso a scrutinio segreto, ma questo tema è già stato superato. Dobbiamo poi fare riferimento all'articolo 102 del Regolamento, in cui si definisce come si possono eventualmente divisi gli emendamenti. «È ammessa la votazione per parti separate», ma ciascuna parte che viene mantenuta deve avere un significato. Ciò che abbiamo proposto prima aveva un significato, che l'Assemblea ha respinto. Dunque l'Assemblea si è espressa su questo, ritenendo che l'emendamento dovesse essere posto in votazione nella sua interezza. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S, Misto-ILC e Misto-MovX).

GHEDINI Rita (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. È la proponente.

GHEDINI Rita (PD). Ribadisco le ragioni della richiesta. Le abbiamo chiesto, signor Presidente, di attenersi al criterio che ha già utilizzato, ad esempio - e lo ripeto - nella votazione per parti separate e nell'attribuzione del voto segreto sull'emendamento 1.88, nel corso del quale la votazione per parti separate è stata tesa a tutelare il voto segreto, che certo è ammesso dal Regolamento e previsto dalla Costituzione, ma solo sulle materie per cui la Costituzione lo disciplina strettamente, e non può essere utilizzato forzosamente per sottoporre al voto segreto materie non previste e non tutelate in Costituzione, su cui l'Assemblea e i senatori, ancor più liberamente, a voto palese, hanno il diritto e il dovere di esprimersi. (Applausi dal Gruppo PD e NCD).

Non capisco perché dovremmo votare a voto segreto la composizione numerica delle Camere. Quale diritto andiamo a ledere? Quale tutela andiamo a richiedere? (Applausi dal Gruppo PD). Le chiedo quindi di applicare il Regolamento e la Costituzione in maniera coerente e precisa (Applausi della senatrice Pignedoli)e quindi di ammettere la richiesta che ho formulato poco fa, precisando, per favore, quale è la parte di questo emendamento su cui lei ritiene di dover garantire la tutela del voto segreto. (Applausi dal Gruppo PD e delle senatrici Bianconi e Chiavaroli).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti del senatore Palma).

DE PETRIS (Misto-SEL). È evidente a tutti che, proprio per rispettare il Regolamento e la Costituzione, senatrice Ghedini, non si può tentare di fare ciò che è stato fatto a proposito dell'emendamento 1.88. Per spezzettarlo, avete infatti portato in votazione un gerundio, cioè una frase che non aveva nessun senso dal punto di vista dell'italiano. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, M5S, LN-Aut, Misto-ILC e Misto-MovX). Se non vuole rispettare il Regolamento e la Costituzione, almeno rispetti la lingua italiana, per favore! (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, M5S, LN-Aut, Misto-ILC e Misto-MovX).

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, vorrei... (Vivaci proteste dal Gruppo M5S).

MORONESE (M5S). Basta!

LUCIDI (M5S). Rispettiamo l'ordine!

PRESIDENTE. Siccome è stato fatto un appunto su una precedente richiesta, ha facoltà di parlare il Capogruppo, senatore Zanda. (Vivaci proteste dal Gruppo M5S. Commenti del senatore Giarrusso). Vi prego di fare silenzio. È inutile continuare con tutta questa gazzarra, su questo tema parlerà chiunque ne farà richiesta.

ZANDA (PD). Signor Presidente, le chiedo qual è la regola che presiede a questo dibattito. Le ho chiesto la parola prima, quando si votava sulla precedente richiesta di separazione degli argomenti e lei non me l'ha data, ritengo perché dovesse fare in questo modo e non me la dovesse dare, perché in questi casi la parola non viene concessa. Adesso lei sta nuovamente aprendo un dibattito in un caso in cui il dibattito non può essere aperto. Lei deve far votare, noi abbiamo il diritto a votare su questa separazione di un emendamento, così come abbiamo il diritto di votare con voto palese quello che la Costituzione chiede che si voti a voto palese! (Proteste dal Gruppo M5S). Questo chiediamo e nulla di più e dobbiamo poter votare per farlo. (Applausi dal Gruppo PD).

BIANCONI (NCD). Bravo!

PRESIDENTE. Seguo l'ordine d'iscrizione nel dare la parola, perché su questo tema, visto che devo decidere e ho già deciso, seppure senza che fosse stato posto il tema della separazione, se era diverso oppure no, quindi la mia decisione precedente (ho controllato il verbale)... (La senatrice Fucksia sale al banco della Presidenza). Per favore, un po' di silenzio. Senatrice Fucksia, raggiunga il suo posto e stia al suo posto.

Se posso riprendere quello che stavo dicendo, siccome il senatore Ciampolillo ha fatto una richiesta generica che, in quanto tale, è stata rigettata... (Commenti dal Gruppo M5S) ...ho il resoconto in mano ed ho controllato, su questa nuova richiesta di votare per parti separate ritengo di poter sentire chi ne fa richiesta, perché appunto il tema è delicato e siccome dovrò prendere una decisione, chiedo a coloro che si sono iscritti a parlare di illustrare le proprie posizioni.

MAURO Mario (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO Mario (PI). Signor Presidente, vorrei sottoporre alla sua attenzione e a quella dell'Assemblea una considerazione. Lei è nelle condizioni, in questo momento, di sottoporre un passaggio procedurale ad un voto mediante il quale la maggioranza, esprimendosi sulla richiesta di votazione per parti separate, potrebbe determinare l'esito di ciò che è oggetto dell'emendamento.

A fronte di questa opzione, lei è nelle stesse condizioni di Salomone, vale a dire sa di essere colui che è nelle facoltà, e anche imprescindibilmente nel dovere, di decidere sul voto segreto.

Confido quindi che non voglia sottoporre un principio all'aspetto condizionante del voto della maggioranza.

PALMA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo scusa a tutti, ma vorrei intervenire con una piccola premessa, se volete, di natura personale. Ho avuto la fortuna di svolgere il mio servizio al Paese per circa 25 anni come magistrato e da quattro legislature credo di servire il mio Paese come parlamentare della Repubblica. Ho sempre immaginato che la nostra fosse una grande Costituzione, una Costituzione ancora moderna, una Costituzione ancora all'avanguardia e ho sempre immaginato che l'approccio modificativo rispetto alla nostra Costituzione dovesse essere serio e completamente sganciato dagli interessi e dalle convenienze del momento.

Quella Costituzione - lo avete ricordato in tanti - è stato il frutto di un accordo di parti contrapposte che, nel cercare dei momenti di mediazione, hanno guardato al futuro e al domani di questo Paese.

Mi trovo da qualche giorno in quest'Aula ad ascoltare dei discorsi, di cui evidentemente comprendo le ragioni e le motivazioni, tutti basati su cavilli burocratici e regolamentari, così come sulla legittimità o meno di votazioni per parti separate, cioè un qualcosa che non ha nulla a che vedere con l'intento di chi vuole seriamente modificare la nostra Costituzione. E dietro l'usbergo dell'ammissibilità del voto separato sulle minoranze linguistiche si cerca un obiettivo diverso da quello della modifica della Costituzione.

Allora vorrei dire una cosa, signori senatori: davvero ritenete che possa essere ammissibile un emendamento privo della norma imperativa secondo cui la Camera dei deputati è composta da 500 persone, così come sancisce oggi la nostra Costituzione e - così come vedremo - è sancito nel testo della Commissione all'articolo che riguarda il Senato? Il numero dei deputati, nella sua indicazione precisa, scompare in Costituzione e diventa un inciso all'interno di un'altra norma costruita per l'appunto in tal senso sì da consentire, attraverso la rappresentanza delle minoranze linguistiche, il voto segreto.

Davvero pensiamo di poter modificare la nostra Costituzione, anche sotto il profilo lessicale e grammaticale, piegando lo scritto costituzionale al raggiungimento di altro obiettivo, il tutto trincerandoci, forse per scarso affidamento nelle nostre persone, dietro un voto segreto? Un voto segreto che ha un senso - ahimè, in questa legislatura ce lo siamo dimenticati almeno in una occasione - per garantire alla coscienza dei singoli di muoversi liberamente al di fuori delle pressioni del potente di turno o di un'opinione pubblica analogamente potente. Ma è un voto segreto che mi dovete spiegare. Che ragione può avere nell'affermare che i deputati devono essere 500? Quale libertà deve essere garantita al singolo senatore nel dire 500, invece che 400, invece che 600? E, analogamente, quale libertà deve essere assicurata al senatore o al deputato nel garantire la rappresentanza delle minoranze linguistiche? Siete davvero convinti che il mero riferimento alle minoranze linguistiche, non nel senso di toccare la sostanza dei loro diritti e della loro tutele, anzi nell'affermarlo in Costituzione, tutelando la rappresentanza delle minoranze linguistiche, sia un qualcosa che, all'interno di un emendamento così costruito, possa garantire il voto segreto?

Con ciò voglio dire che - dopodiché, signor Presidente, si faccia tutto quello che si deve fare - tutto quello che è consentito - ahimé per una prassi spesso non nobile - all'interno di una legge ordinaria, l'utilizzo strumentale di determinati meccanismi, che pure nei Regolamenti vi sono, deve retrocedere in una legge costituzionale! Ma che senso ha scrivere «all'interno dei 500 deputati», quando nella nostra Costituzione, così come nelle Costituzioni di tutto il mondo, un comma è dedicato all'indicazione del numero dei deputati?

Io prego i signori senatori (giusto per ricordare che chi un domani leggerà i resoconti di queste sedute, riderà di quanto stiamo facendo), di non piegare la scrittura della nostra Costituzione ad interessi di parte e al raggiungimento di un obiettivo strumentale quale far cadere la riforma; perché non vogliamo questa riforma e ne vogliamo un'altra. Se questo è il nostro e il vostro obiettivo, allora scontriamoci a viso aperto! Ognuno di noi abbia il coraggio di votare in maniera palese il desiderio di abbattere una riforma.

Voglio dire solo questo, concludendo: chi ha necessità del voto segreto per trovare il coraggio, il coraggio non ce l'ha. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e PD).

CASINI (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (PI). Signor Presidente, è chiaro, ma questo fa parte della nostra vita parlamentare di sempre, che delle varie questioni ai fini dell'ammissibilità ad una tipologia di voto o ad un altro si faccia in molti casi degli usi strumentali.

Non biasimo il senatore Candiani, perché ha fatto il suo lavoro, ma la richiesta della senatrice Ghedini è ineccepibile, anche perché io vorrei ricordare che sul tema del numero dei parlamentari appartenenti alla Camera dei deputati noi abbiamo già votato diversi emendamenti e diversi altri da lei sono stati giustamente cangurati, sulla base del principio che si era già votato sul tema del numero dei parlamentari.

Noi adesso, utilizzando l'escamotage della citazione delle minoranze linguistiche, torniamo a votare su un principio su cui l'Aula si è già espressa, intaccando una delle questioni basilari che regolano e presidiano la vita di un Parlamento: non si vota mai sullo stesso argomento per più di una volta! Avere infatti già votato, come noi abbiamo fatto, su questo tema preclude inevitabilmente un voto successivo.

Ora, probabilmente, in punta di diritto lei ha forse ragione ad avere annunciato questa mattina il voto segreto su questo emendamento. Io non contesto quella decisione, ma oggi sono intervenuti dei fatti nuovi. Il fatto nuovo è che il Senato si è già espresso in ordine al numero dei deputati appartenenti all'altro ramo del Parlamento.

Ciò rende non solo plausibile, ma inevitabile da accettare e da sottoporre al voto del Senato, la richiesta della senatrice Ghedini, perché tale richiesta tiene fermo lo spirito in base al quale lei ha concesso lo scrutinio segreto, cioè lo spirito della tutela delle minoranze linguistiche evocate nell'emendamento 1.0.22 (testo 3). Allo stesso tempo, la richiesta della senatrice Ghedini mette a riparo da un tema da cui noi dobbiamo rifuggire, per la semplice ragione che su di esso ci siamo già espressi questa mattina e altri emendamenti sono stati fatti decadere, da lei e non da noi. Per cui il principio è lo stesso.

Io credo, anche in qualità di ex Presidente della Camera, che non ci sia una via alternativa se non quella di sottoporre l'emendamento al voto dell'Aula per parti separate. (Applausi dal Gruppo PI).

SACCONI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (NCD). Signor Presidente, penso sia in gioco un principio fondamentale.

Ho vissuto un tempo nel quale il voto segreto era la regola; un tempo che non possiamo ricordare con piacere perché, grazie al voto segreto, si è prodotta larga parte di quel debito pubblico, il cui fardello pesa sulla politica pubblica del nostro Paese.

Siamo passati, attraverso le riforme dei Regolamenti di Camera e Senato, ad una dimensione eccezionale del voto segreto, ad una dimensione che si riconduce alla Carta costituzionale, e, in essa, ai temi ritenuti più sensibili. Ciò che ora dobbiamo decidere è se questa limitata dimensione del voto segreto si riconduca soltanto a questi temi, se sostanzialisticamente i Regolamenti debbano essere letti in questo senso, o se invece possa prevalere un formalismo parlamentare che consenta implicitamente, incidentalmente, di far decidere all'Assemblea con voto segreto materie che meritano al contrario la più esplicita evidenza del voto dei parlamentari. È questo principio, questa scelta, quale ieri ci consigliava il collega Ichino, tra una lettura formale ed una lettura sostanziale dei Regolamenti, che dobbiamo compiere. Il formalismo è il peggior nemico della nostra democrazia.

Se vogliamo ritrovare la centralità della persona, se vogliamo ricondurre ogni azione pubblica alla dimensione sostanziale e liberarci dalle trappole del formalismo, dobbiamo compiere scelte, anche in questa sede, che rimettano al voto segreto ciò che è del voto segreto e al voto palese ciò che è del voto palese, al di là della coerenza della lingua italiana, perché esiste il coordinamento per risolvere profili formali di questo tipo.

Mi appello a lei, Presidente, per questa scelta in favore del sostanzialismo contro ogni formalismo che uccide la democrazia. Mi auguro che lei compia questa scelta in termini corretti e che ci si possa sentire tutti parte di questa Assemblea, come invece, altrimenti, non accadrebbe. (Applausi dal Gruppo NCD).

LANZILLOTTA (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANZILLOTTA (SCpI). Signor Presidente, vorrei ricordare che il nostro Regolamento non solo non prevede che si voti a scrutinio segreto in materia di organi costituzionali, ma impone che non lo si faccia.

Se andiamo alla storia delle modifiche del nostro Regolamento, in questo sta la differenza tra il nostro Regolamento e quello della Camera.

Quando nel 1988, come ricordava il senatore Sacconi, si modificò, dopo una lunga discussione, la disciplina del voto segreto, il presidente Spadolini, con il famoso lodo Spadolini, pretese che ci fosse il voto palese in materia di organi costituzionali per evitare che i senatori, dietro il voto segreto, impedissero la riforma del bicameralismo di cui si discuteva già allora, e che trovava nei senatori la più forte resistenza. Quindi, pretese che la disciplina al Senato non prevedesse, come nel Regolamento della Camera, l'estensione del voto segreto alla materia degli organi costituzionali. Allora, Presidente, credo che non possiamo accettare di ritornare indietro di trent'anni e di consentire che il Senato e i senatori si nascondano dietro il voto segreto per impedire la riforma costituzionale.

Si discuta, chi non è d'accordo lo faccia a voto palese, ma mantenere il voto segreto su questa materia è non tutelare la dignità di questa Assemblea e dei senatori. (Applausi dai Gruppi SCpI e PD. Commenti del senatore Airola).

BAROZZINO (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BAROZZINO (Misto-SEL). Signor Presidente, vorrei che mi ascoltasse, per favore.

PRESIDENTE. Le risulta che di solito non ascolto?

BAROZZINO (Misto-SEL). Le chiedo cortesemente di ascoltarmi perché poi ci sono senatori che...

PRESIDENTE. Ma le risulta che di solito non ascolto?

BAROZZINO (Misto-SEL). Mi scusi. Assolutamente no.

Non sono un costituzionalista, sono un operaio che ha avuto la fortuna di vivere - grazie a tanti operai che ci hanno creduto - la bella esperienza e di essere qui. Quindi, cerco di portare in quest'Aula anche la loro voce.

Penso che la Costituzione sia di 60 milioni di italiani tra i quali, signor Presidente, ci sono tantissimi operai, casalinghe, persone normali, come sono solito dire.

Qui, ogni volta che c'è un problema - io la vedo così e mi scusi se sarò un pochino crudo - ci sono dei professoroni che tentano di dire la loro. Voglio ricordare a questi professori che, purtroppo per gli italiani e per quest'Aula, loro non sono né Aldo Moro, né Di Vittorio, né De Gasperi (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Purtroppo, sono da trent'anni qui - lo dico con dispiacere - e non solo non si ritengono responsabili della crisi che sta attraversando l'Italia, ma la scaricano sempre su altri. Su questa mia riflessione penso che dovrebbero tutti fare un esame di coscienza: credo ce ne sia molto bisogno.

Signor Presidente, le chiedo cortesemente, veramente con pieno rispetto - glielo assicuro - di non ridurre questa discussione a quello a cui stiamo assistendo, con parole generiche e quanto altro.

PRESIDENTE. La sua richiesta, per favore.

BAROZZINO (Misto-SEL). La richiesta è di adottare lo stesso metro di misura perché la Costituzione è di tutti. Qui nessuno vuole bloccare le riforme. Si vuole mettere freno a questa riforma che nulla ha che fare con il rispetto della democrazia, perché così si riducono sempre di più gli spazi di democrazia.

Le chiedo dunque di adottare - sono sicuro che ne è capace - lo stesso metodo adottato due giorni fa e quindi di dare la possibilità a tutti di esprimersi con condizioni eque e giuste per tutti. In questo momento non mi sembra sia così. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Petraglia).

D'ANNA (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ANNA (GAL). Signor Presidente, quando si affaccia alle porte il voto segreto i calibri da novanta intervengono. Scusatemi se tra tante vette eccelse interviene anche una piccola collinetta.

Qui si sta veramente giocando a capovolgere lo stato delle cose e poiché anche Ponzio Pilato la verità l'aveva di fronte ma non la volle riconoscere, credo che voi stiate facendo lo stesso tentativo di mistificare dei fatti che sono elementari.

Il primo fatto è che la libertà di espressione di un cittadino, di un parlamentare è più garantita dal voto segreto che non dal voto palese. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Altrimenti, inserite in Costituzione il fatto che non si voti più in cabina: passiamo davanti al seggio, ci esprimiamo liberamente e ce ne torniamo a casa.

La seconda questione è eminentemente politica e i risultati li abbiamo avuti non più tardi di 15 minuti fa. Ovverosia, in quest'Aula che - me compreso - è un'Aula di nominati nella quale si discute un disegno di legge che farà dei nominati dei nominati, cioè dei nominati al quadrato, la paura dominante è di non essere ricandidati. Pertanto c'è una discrasia tra i comportamenti occulti e quelli palesi che nasce in ciascuno di noi (mi ci metto anch'io, anche se sono ben oltre il limite della cautela) da questo inconfessato ricatto, da questa inconfessata paura del capobastone, del capopartito, che segna all'indice il comportamento dissimile del parlamentare. Allora, il fatto di volere - come dice il senatore Mauro - con l'artifizio del voto separato, cambiare nella sostanza l'emendamento proposto dal senatore Candiani non solo è una falsificazione, ma è anche un espediente di bassa lega.

Qual è il problema? O si vota in modo palese o si vota in modo occulto: ci vuole lo stesso coraggio.

Non sono dell'opinione del senatore Palma, che mi piace di più quando fa il piromane piuttosto che il pompiere durante i suoi interventi. Il problema è, che trattandosi di una materia che incide - così come anche l'altro emendamento del senatore Candiani - sui diritti civili delle minoranze etniche, la delicatezza dell'argomento richiederebbe - come pare il Presidente del Senato abbia già assentito prima - il voto segreto. Che la peculiarità e il pregio del voto possano cambiare con la modalità con la quale il voto si esprime, credo sia una enormità.

Non voglio fare l'ennesima citazione, ma ho letto da qualche parte che la democrazia è quella cosa che consente ai pidocchi di divorare il leone. Quindi, nella segretezza del voto, credo che i singoli senatori possano, con serenità d'animo e senza alcun pregiudizio e pressione psicologica, esprimere liberamente il loro voto.

Quindi, esorto il presidente Grasso a mantenere il voto con scrutinio segreto, convinto come sono che il Governo andrà nuovamente sotto con i numeri anche in questa fattispecie.

Concludo dicendo che qualcuno si preoccupa che la riduzione dei parlamentari da 625 a 500 possa creare complicazioni. Come ho già detto agli amici del Partito Democratico, la complicazione la crea a voi che già trovate, con questa legge, un numero di parlamentari assegnato per maggioranza inferiore al numero di deputati che in questo momento avete alla Camera dei deputati.

Quindi, fateci la cortesia!

Noi abbiamo ormai buttato il cuore oltre l'ostacolo. Non ci candiderà nessuno. Ma non è meglio un giorno da leone che cento da pecora? (Applausi dai Gruppi M5S e LN-Aut e del senatore Cardiello).

CAMPANELLA (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAMPANELLA (Misto-ILC). Signor Presidente, svolgerò due brevi considerazioni.

Innanzitutto, le rivolgo la preghiera di mantenere lo stesso criterio in merito alle successive eventuali richieste di spacchettamento di emendamenti, la stessa linea seguita la volta scorsa con il senatore Ciampolillo.

In secondo luogo, svolgo una considerazione sulla scorta di quanto ha affermato il senatore Sacconi. Qui non si tratta di assumere atteggiamenti formalistici. Si tratta semplicemente di rispettare le regole, regole che a volte tornano comode, a volte tornano scomode, ma che sempre quelle devono essere. Se il Regolamento stabilisce che sul tema delle minoranze linguistiche si può votare con scrutinio segreto e - dico questo incidentalmente - liberi da vincoli di disciplina di partito ben venga allora decidere liberamente secondo le proprie convinzioni sulla Costituzione della Repubblica italiana.

E ben venga soprattutto, anche da parte di coloro che non sono d'accordo, che si rispetti questo Regolamento, che si rispettino le regole che consentono a quest'Assemblea di continuare ad andare avanti, anche quando la maggioranza - affidandosi a quelle stesse regole rispetto alle quali adesso chiede elasticità - forza e conculca le legittime richieste dell'opposizione.

PETROCELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, capiamo che è un momento abbastanza delicato e vorrei dare il mio contributo affinché lei prenda una decisione corretta, ma soprattutto coerente con quanto avvenuto nei giorni scorsi. Come potrei non essere d'accordo con il senatore Zanda nel momento in cui chiede e dice che abbiamo il diritto di votare? Questo diritto ovviamente non sarà negato. Come potrei non essere d'accordo con la senatrice Ghedini, quando chiede di procedere per analogia a quanto avvenuto già nei giorni scorsi? Le suggerirei però una variante, le darei l'input di andare per analogia con i casi esattamente analoghi a quello che stiamo ora affrontando.

Ricordo che nei giorni scorsi ci sono stati ben quattro precedenti con alcuni senatori del mio Gruppo, i senatori Cotti, Marton e il già citato senatore Ciampolillo (Sul banco della Presidenza il senatore Latorre si avvicina al presidente Grasso per parlargli. Proteste dal Gruppo M5S). Chiedo cortesemente al collega di lasciare il Presidente Grasso...

Signor Presidente, è un contributo minimo alla sua decisione, ma gradirei che non fosse disturbato dal collega del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Naturalmente l'argomento era diverso.

PETROCELLI (M5S). Appunto, a maggior ragione.

Le stavo ricordando che, a mio modo di vedere, le analogie andrebbero fatte con i casi esattamente analoghi. I casi concreti che stavo richiamando riguardano anche il mio Gruppo. I senatori Cotti, Marton, Ciampolillo (già citato) e da ultimo - caso molto preciso - il senatore Puglia hanno avuto un trattamento molto particolare, diverso da quello riservato alla senatrice Ghedini. Non vorrei che i senatori del Movimento 5 Stelle avessero un trattamento diverso da quello che potrebbe essere riservato alla richiesta alla senatrice Ghedini.

Lei ricordava poco fa, riguardo al caso del senatore Ciampolillo, che non si trattava di una richiesta articolata. In realtà, non fece continuare il senatore Ciampolillo, bloccandolo mentre articolava la sua richiesta di una nuova votazione per parti separate dicendo le testuali parole: «è già stata richiesta e votata». Quindi la bloccò.

Nella 295a seduta quella del 30 luglio, vi è un caso molto più specifico che le vorrei sottoporre. Il senatore Puglia le ha chiesto: «Signor Presidente, vorrei proporre, sempre sull'emendamento 1.1492, una diversa suddivisione della proposta ai fini della votazione per parti separate». (Applausi dal Gruppo M5S). Il senatore stava facendo una proposta e lei, signor Presidente, lo ha interrotto dicendo esattamente: «La richiesta di votazione per parti separate è già stata respinta, senatore Puglia». Il senatore Puglia ribadiva: «Quindi non è possibile?». Lei ha concluso troncando il discorso con un no. (Applausi dal Gruppo M5S). Presidente non vorrei che si riservasse un trattamento diseguale al senatore Puglia.

PRESIDENTE. Al termine del dibattito le risponderò su questo punto.

MINZOLINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MINZOLINI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, credo che dovremmo squarciare, tenendo conto del dibattito che c'è stato in queste ore, il velo d'ipocrisia che, di fatto, sta avvolgendo questo dibattito. Dico questo perché c'è un problema di fondo, al di là dell'artificio bizantino della disputa sui Regolamenti o di tutto questo.

Il combinato disposto tra il voto che c'è stato precedentemente e il fatto che ora su questo emendamento non si voti - lo dico da uomo della comunicazione - rischia di gettare un'ombra sul tipo di lavori che stiamo svolgendo. Rischiamo di dare l'idea che lo spirito costituente che dovrebbe aleggiare su questa sala, in realtà, sia sottoposto a pressioni.

Credo che proprio la maggioranza e il Governo dovrebbero essere i primi ad accettare l'idea del voto segreto per un motivo molto semplice. A questo punto potrei tranquillamente rivoltare l'accusa che viene fatta dal Presidente del Consiglio e cioè che chi sta qui dentro legifera e cambia la Costituzione e che, se non vuole cambiarla, è perché pensa alla poltrona. Può avvenire esattamente il contrario: se si ha paura del voto segreto, immagino che chi si muove e prende una posizione lo faccia pensando esattamente al fine di cui ci ha accusato il Presidente del Consiglio.

Faccio pertanto un appello. L'ho detto l'altra volta: forse era meglio non ammettere il voto segreto o comunque non deciderlo, ma ora rischiamo davvero di dare l'idea di un'Aula condizionata dall'esterno. Mi rivolgo soprattutto ai colleghi del PD. Si dovrebbero rileggere i testi dell'Assemblea costituente. Il 23 aprile del 1947 un presidente comunista dell'Assemblea costituente, Umberto Terracini, decise di accreditare il voto segreto. Lo fece autonomamente con sensibilità istituzionale su un tema estremamente sensibile. Ci fu una lunga discussione e alla fine chi diede l'ultima spinta dicendo sostanzialmente: «siamo una minoranza, siamo 104 comunisti, ma non per questo non accettiamo la sfida del voto segreto» fu Palmiro Togliatti. Immaginare che dopo 60 anni ci sia una sensibilità istituzionale e democratica minore da parte del Gruppo del PD mi lascia pensare molto.

Penso che da questo punto di vista diamo un'immagine per cui allora ci fu un lavoro in Assemblea costituente in cui aleggiava lo spirito costituente, mentre ora rischiamo di ragionare su un testo importantissimo, alla base della nostra Repubblica, pensando ad altro, con delle interferenze che danno un peccato originale di cui ci pentiremo in futuro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

DI MAGGIO (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI MAGGIO (PI). Signor Presidente, la ringrazio per il dibattito che lei sta consentendo in merito a questa materia. Sono sempre stato rispettoso delle decisioni che vengono prese sia in Aula che nelle Commissione, nel palazzo nel suo intero, a differenza di altri che hanno sempre qualcosa da opinare ma a me sembra che la decisione sul voto segreto riguardo a questo emendamento sia già stata abbondantemente presa e debba essere un fatto pacificamente consolidato all'interno di questa Aula.

Ha ragione il senatore Casini quando dice che ognuno qui fa il suo mestiere e, quindi, che il senatore Candiani abbia presentato il suo emendamento e, conseguentemente, abbia chiesto che questo venga votato per parti separate. Ciò ha un suo valore. Così come ha valore quanto ha sostenuto la senatrice Ghedini.

Il dato fondamentale è che, siccome ognuno impara la lezione stando anche in quest'Aula, si tende sempre a cercare la soluzione che ti può essere più favorevole. Siccome lei, non più tardi di queste giornate che abbiamo trascorso, ha fatto riferimento a precedenti che risalivano al 1996, noi oggi stiamo ponendo alla sua attenzione dei precedenti di cui lei è il protagonista. Mi auguro che almeno a quelli lei si voglia attenere.

ORELLANA (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Misto-ILC). Signor Presidente, cercherò di essere breve.

Da senatore alla prima legislatura, quindi con poca esperienza, ho cominciato a capire un po' il Regolamento, in parte dalla sua lettura, in altra parte dall'utilizzo pratico che ne viene fatto in questi ultimi giorni.

Ho capito una cosa: la decisione sul voto segreto è del Presidente ed è una decisione inappellabile. Sono state presentate più di 900 richieste, ne sono state definite alcune e siamo andati avanti. Ho capito pure che la proposta di spacchettamento di un emendamento la decide - anche questa - il Presidente in modo inappellabile, oppure decide di farla votare, senza discussione, dell'Assemblea. L'Aula quindi decide se ritiene spacchettabile oppure no l'emendamento. Quest'Aula ha già deciso per il no. Quindi, andrei avanti perché, a questo punto, non mi sta bene una parte politica che sta facendo ostruzionismo, di fatto.

Ricordo che il presidente Zanda più volte si è alzato chiedendo la convocazione della Conferenza dei Capigruppo per velocizzare i lavori; adesso invece li ha evidentemente rallentati artificiosamente, tirando fuori un argomento che non esiste.

Vorrei che ci sbrigassimo, per liberare il prima possibile dall'obbligo di essere presenti in quest'Aula i Ministri e gli altri membri del Governo. Mi dispiace molto vedere in quest'Aula costantemente presente la ministra Pinotti, sapendo che oggi, in India, i marò hanno ricevuto un altro schiaffo dalla giustizia indiana e che c'è stato un ennesimo rinvio di una decisione che aspettiamo da tanto tempo. (Applausi dal Gruppo M5S).Vorrei vedere gli altri Ministri e Sottosegretari, ma non li voglio più nominare, perché mi sembra che come esempio possa bastare.

Credo che dovremmo veramente sbrigarci ad andare avanti e non andare nel dettaglio di questa cosa, perché, sinceramente, a leggere l'emendamento, trasecolo. Qualcuno si oppone a votare cosa? Il suffragio universale e diretto alla Camera dei deputati? Ma stiamo mettendo in dubbio anche questo? Quand'anche questo valore si abbinasse ai 500 e non ai 630 deputati (vivaddio!) quale sarebbe il problema? Andiamo avanti, votiamo. Tutto dice chiaramente che è stato già deciso di andare al voto segreto. Non succede niente.

MATTEOLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MATTEOLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, apprezzo che lei, da giorni, senza farsi dare il cambio dai Vice presidenti, stia presiedendo quest'Assemblea. Lo apprezzo perché è un momento delicato in cui affrontiamo un provvedimento che riguarda la nostra Costituzione.

Credo, però, che lei abbia consentito un dibattito troppo ampio sul voto segreto o meno di questo emendamento, che a mio avviso (la penso in maniera diversa da molti colleghi che sono intervenuti) non era nemmeno ricevibile. Perché? Questo emendamento ha tre punti fermi. Il primo stabilisce che i deputati eletti nella circoscrizione Estero debbano essere 12. Non si fa votare una conferma: si fanno votare le modifiche, non certamente - ripeto - una conferma. Il secondo punto: in quest'Aula ci sono state per lo meno quattro votazioni sul numero dei parlamentari e, per quanto riguarda le minoranze linguistiche, almeno dieci votazioni. Ma quante volte lei fa votare l' Assemblea sullo stesso argomento? (Applausi dei senatori Casini e Sacconi). Non è possibile questo, signor Presidente. Lei doveva prendere una decisione.

Mi consenta, sono giorni che sono qui ed è la prima volta che chiedo la parola. Su questo emendamento era lei che doveva dire che si era già votato; invece ha consentito un così ampio dibattito sul voto segreto o meno. Ma il problema non è se il voto deve essere segreto o meno, è che su questi argomenti si è già votato. Per quanto riguarda poi i 12 deputati eletti all'estero, non ho mai visto un emendamento che prevedesse una conferma, ma sempre delle modifiche. (Applausi dei senatori Giro e Sacconi).

SCALIA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCALIA (PD). Signor Presidente, il senatore Matteoli ha anticipato quello che intendevo dire. Sul numero dei deputati abbiamo già votato, approvando l'articolo 1. Quindi è evidentemente precluso l'emendamento 1.0.22 (testo 3) nella parte in cui indica un numero diverso di deputati. Si avrebbe l'assurdo, se fosse messo ai voti così e se venisse approvato, di aggiungere nella legge costituzionale un articolo 1-bis che contrasta con l'articolo 1. Pertanto, delle due l'una: o è separabile e si accetta la proposta di voto per parti separate, avanzata dalla senatrice Ghedini, e allora si vota la parte riguardante le minoranze linguistiche con il voto segreto e si dichiara preclusa la parte restante, oppure l'emendamento è tutto precluso. Non credo che si possa uscire fuori da questa conclusione.

BOCCHINO (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-ILC). Signor Presidente, vorrei lasciare brevemente un mio piccolo contributo a questa decisione, che è molto difficile (immagino sia una delle più difficili per lei). Con questa sua decisione, lei impatterà su due tipi di libertà: la libertà di un senatore dell'opposizione, il senatore Candiani, che vuole proporre questo emendamento, legando giustamente la questione delle minoranze linguistiche alla composizione del nuovo Senato, e la libertà di chi deve votare questo emendamento.

Vede, signor Presidente, noi tutti qui siamo senza vincolo di mandato e, in un mondo ideale e perfetto, basterebbe soltanto questo e non ci sarebbe bisogno di nient'altro per assicurare la libertà di espressione di tutti. Ma purtroppo, signor Presidente, non viviamo in un mondo ideale e perfetto; viviamo nel mondo reale, che è imperfetto, e quindi ci sono delle umane debolezze. Proprio per far fronte a queste umane debolezze vi è l'istituto del voto segreto. Sottolineo l'aggettivo «umane», perché queste non sono soltanto di una parte politica, solo del PD o solo di Forza Italia. Anzi, la mia storia politica in questa legislatura - i cui dettagli lei conosce bene e ricorderà bene - mi fa dire che riguardano proprio tutti qua dentro e che non c'è nessuno immune da queste umane debolezze.

Proprio per questo motivo la invito ad accogliere la richiesta di voto segreto su questo emendamento.

FINOCCHIARO, relatrice. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per motivare il mio parere sulla nuova formulazione dell'emendamento 1.0.22 del senatore Candiani. È un parere contrario; cercherò di spiegarne le ragioni, visto che - come è a tutti evidente - questo emendamento ha contenuti che hanno resuscitato una discussione che, di certo, formalmente riguardava le modalità di voto (questione sulla quale non mi permetto di entrare), ma che in realtà guardava alla sostanza e al merito dell'emendamento. Il mio parere contrario potrebbe cominciare con l'esprimersi alla fine della brevissima lettura che farò. Articolo 56 della Costituzione: «La legge costituzionale stabilisce all'interno dei cinquecento deputati eletti a suffragio universale e diretto il numero minimo dei rappresentanti delle minoranze linguistiche fermi restando i dodici deputati eletti nella circoscrizione Estero». Questa sarebbe la prima parte dell'articolo 56 della Costituzione.

Non discuto sulla qualità precettiva di questa norma, eppure potrei farlo e a lungo. Questa norma, ad esempio potrebbe suscitare una prima obiezione. Se «la legge costituzionale stabilisce all'interno dei cinquecento deputati eletti a suffragio universale e diretto il numero minimo dei rappresentanti delle minoranze linguistiche» e l'unica affermazione che sostiene il fatto che la Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto è ciò che dice oggi la nostra Carta all'articolo 56, che prosegue: «Il numero dei deputati è di seicentotrenta (...)» e via dicendo, con questa formulazione potremmo avere un'ipotesi, ovviamente del tutto ipotetica, probabilmente assolutamente pessimistica e catastrofica, per la quale la Camera dei deputati ha sicuramente cinquecento deputati eletti direttamente e poi magari ne ha quattrocentocinquanta nominati dal Governo.

Lo dico non perché qui pretendiamo di far sciacquare i panni della Costituzione in Arno, come pure fecero i Costituenti, affidando ai linguisti l'ultima stesura della Costituzione, ma almeno dobbiamo avere la consapevolezza che ogni parola che scriviamo in Costituzione pesa, come deve pesare nella legge fondamentale.

DIVINA (LN-Aut). Compresi i gerundi?

FINOCCHIARO, relatrice. Con questo emendamento, la possibilità di un'interpretazione che sia quella che ho detto è assolutamente possibile e costituzionalmente legittima.

Questa è la prima ragione per la quale esprimo parere contrario sull'emendamento a prima firma del senatore Candiani. Ma esprimo tale parere anche per altri due ordini di ragioni, che sono già stati sollevati in quest'Aula dai colleghi. Qual è la novità dell'emendamento Candiani? È la tutela delle minoranze linguistiche? È il voto universale e diretto? È il numero di 500 deputati? Lo diceva benissimo il presidente Casini: «Abbiamo già fatto». Abbiamo affrontato queste questioni con votazioni seriali - con il sistema del canguro, come si dice - ormai decine di volte in questi giorni e per decine di volte questa Camera si è pronunziata a maggioranza, bocciando i due principi - direi di più: le due statuizioni - tanto sul fatto che il voto con il quale si elegge la Camera sia a suffragio universale e diretto quanto sul numero dei deputati, che è stato presentato in numerosissimi emendamenti a scalare.

Senatore Divina, forse non abbiamo votato l'emendamento che prevede il numero di 500 deputati, perché è stato assorbito da un emendamento che propone il numero di 545 o di 393 o di 264 deputati e via dicendo. Certamente il concetto, l'affermazione - rectius - la volontà del Parlamento di non alterare il numero dei deputati per come è stato previsto dalla Costituzione vigente è stata formata in quest'Aula già decine di volte. Questo è il punto e questa è la sostanza del mio parere contrario. Il relatore Calderoli esprimerà un altro parere.

Colleghi, non sta a me valutare, non le conseguenze di un voto sul testo - quella è materia che appartiene a questa Assemblea, che è sovrana, e alla libera determinazione di ciascun collega - ma l'effetto di un voto segreto che sancisca un principio che è stato decine di volte rifiutato con voto palese: mi riferisco all'effetto sull'onorabilità di questa Assemblea. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Quagliariello, Casini e Susta).

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, cerco di rispondere. (Commenti dal Gruppo M5S).

SACCONI (NCD). Basta!

PRESIDENTE. Ho detto: se non ci sono altri interventi. Mi segnalate altri interventi?

Onorevoli colleghi, rispondo preliminarmente al quesito relativo al voto per parti separate, che il presidente Petrocelli ha posto in maniera così puntuale.

L'Assemblea, ai sensi dell'articolo 102, comma 5, del Regolamento, si pronuncia una sola volta sul voto per parti separate. Se la richiesta di voto per parti separate venisse accolta, l'Assemblea sarebbe poi chiamata eventualmente ad esprimersi partitamente su diverse proposte di separazione.

Quindi, come già precedentemente deciso, la nuova richiesta di voto per parti separate non può essere accolta, conformemente ai numerosi precedenti che sono stati citati e a cui mi riferisco.

Peraltro, nel caso di specie, vorrei mettere in risalto che le valutazioni che ho fatto erano sul testo iniziale. Il testo ha subito ben due riformulazioni, infatti siamo al testo 3 e quindi il testo 3 dell'emendamento 1.0.22 del senatore Candiani a mio parere, così come è congegnato, non sarebbe in alcun modo divisibile.

Passando ora alla questione del voto segreto, ricordo che il 23 luglio scorso, a seguito proprio della riunione della Giunta per il Regolamento, ho enunciato all'Assemblea i criteri generali di ammissibilità sulle oltre 900 richieste presentate, includendo nella valutazione favorevole, il preciso, puntuale riferimento alle minoranze linguistiche. Successivamente, nella seduta del 29 luglio, sul tema delle minoranze linguistiche, l'Assemblea si è pronunciata a scrutinio segreto sull'emendamento 1.32, interamente sostitutivo del Capo 1 del disegno di legge, e ciò è avvenuto previo stralcio conseguente proprio all'approvazione di una richiesta di votazione per parti separate della prima parte dell'emendamento, strettamente afferente alla «rappresentanza delle minoranze linguistiche» e previo assorbimento della parte concernente il rispetto dell'equilibrio di genere a seguito dell'approvazione dell'emendamento 1.1713 a prima firma della senatrice Fedeli, nel testo 3 che è stato approvato.

In altre parole, il voto segreto è stata propriamente circoscritto ad una questione direttamente riconducibile a quanto previsto dall'articolo 113, comma 4, del Regolamento in materia di minoranze linguistiche. Pertanto, anche alla luce del recentissimo precedente di due giorni fa, il voto segreto sull'emendamento 1.0.22 (testo 3) non è ammissibile.

MARTON (M5S). Paura del voto segreto?

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.22 (testo 3), presentato dal senatore Candiani. (Il senatore Candiani fa cenno di voler intervenire).

(Segue la votazione). (Vivissime proteste dai Gruppi M5S e LN-Aut. Il senatore Candiani fa cenno di voler intervenire).

Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Vive, reiterate, proteste dai Gruppi M5S, LN-Aut e Misto-SEL. Applausi dal Gruppo PD).

Sospendo la seduta fino alle ore 16.

(La seduta, sospesa alle ore 13,28, è ripresa alle ore 16,19).

La seduta è ripresa.

Colleghi, ho letto alcune agenzie. Avete visto che erano le 13,30 e, come avevamo deciso, bisognava dare inizio all'audizione del ministro Mogherini nell'Aula della Commissione difesa. Quindi alle 13,30 si è chiusa la seduta e si è ripresa adesso, che è finita anche l'audizione del Ministro.

Non credo di dovere spiegazioni, ma voglio darle perché sapete bene che ho deciso sul voto segreto dopo aver esaminato ben 920 richieste di votazione a scrutinio segreto. La mia valutazione, e la conseguente decisione, è stata quella di ammettere il voto segreto per la tutela delle minoranze linguistiche come principio fondamentale immodificabile della nostra Carta costituzionale previsto all'articolo 6.

Ho quindi considerato assolutamente valido quel principio, così come le materie previste nell'articolo 113, comma 4, che attengono, secondo quelle ammesse, alla famiglia e alla sanità, proprio perché ho ritenuto che quelle funzioni fossero degne di una tutela parlamentare e già il solo fatto di privarle alla tutela e alla valutazione parlamentare potesse essere qualcosa a monte rispetto all'oggetto della valutazione. Non è questo però il punto.

Vorrei rilevare che ho precisato in maniera specifica, anche nel mio speech quando ho ammesso il voto segreto per la tutela delle minoranze linguistiche, che si sarebbe innovato e che si sarebbero utilizzati tutti gli strumenti consentiti dalla Costituzione, dai nostri Regolamenti, dai precedenti e dalla prassi, purché la decisione sulla tutela delle minoranze linguistiche non venisse utilizzata per far votare con voto segreto altre parti di emendamenti per le quali è previsto il voto palese e non il voto segreto. Vorrei che questo fosse chiaro. Questa è stata la mia decisione e questi sono stati i principi a cui mi sono ispirato e che ho enunciato prima di andare avanti. Ho mantenuto fede e coerenza rispetto a quei principi, adottando decisioni che di volta in volta hanno scontentato parti diverse.

Nel caso specifico dell'emendamento del senatore Candiani la sua ripetuta riformulazione rispetto a quella iniziale, da me valutata nella fase iniziale, nonché il voto sovrano dell'Assemblea, che ha respinto la richiesta di voto per parti separate, mi ha posto nella condizione di dover rivedere quella che era stata una mia valutazione sulla base di quei principi che avevo enunciato.

Così come ultimamente formulato, ed anche in virtù della decisione che ho detto all'Assemblea, che non consentiva il voto per parti separate, l'emendamento non poteva che essere votato nella sua interezza. E poiché conteneva due componenti soggette, come ben sapete, a due distinti regimi di voto - uno segreto e uno palese - ho ritenuto di applicare la regola generale del nostro Regolamento del voto palese. Peraltro, ricordo che quest'Assemblea aveva poco prima votato con voto segreto sulla materia, appunto, della famiglia e della sanità, un altro emendamento a firma del senatore Candiani.

Ritengo, in questo modo, di aver rispettato, sia nelle forme sia nella sostanza, le regole previste dalla Costituzione e dai nostri Regolamenti, senza accettare che queste regole venissero di volta in volta piegate da qualsivoglia interesse di parte. Questo ci tengo a dirlo. Ci tengo anche a dire che questo è quello che ho fatto e quello che continuerò a fare finché ricoprirò questo ruolo, anche a costo di scontentare chiunque e parti diverse.

Desideravo fare questa precisazione. Chi decide, certo, spesso attua delle decisioni che sono scomode per chi le riceve. Proprio perché tutti sono stati scontenti, ritengo - appunto - di essere rimasto in una posizione di terzietà e continuerò a fare tutte le mie valutazioni, avendo presente questo principio, finché ricoprirò questo ruolo. Grazie e scusate. (Applausi dal Gruppo PD).

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, le abbiamo lasciato fare il suo discorso, senza minimamente interromperla, pur non credendo ad una delle parole che lei ha detto. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Ci sono dei colleghi in quest'Aula che hanno un'anzianità di servizio abbastanza lunga per dire che abbiamo già visto forzature del Regolamento, ma come quelle che sono state fatte in questi giorni - almeno a memoria di chi parla - non si erano mai, mai viste.

Quello che lei dice, signor Presidente, può servire come pudicizia per coprire quello che ormai è stato fatto, ma non potrà rinnegare quello che lei ha detto qualche giorno addietro riguardo alle pressioni e alla sua giacca tirata da una parte e dall'altra, fino ad essere sformata. L'ha detto lei. Grosse pressioni sono state fatte affinché qui qualcosa andasse non secondo regola, ma secondo opportunità. Di chi? Di chi in quest'Aula le opportunità ce l'ha; non certo le opposizioni.

Lei, signor Presidente, non può dire di non aver visto il collega Candiani alzarsi e, se non l'avesse visto, non può dire di non aver sentito tutto il Gruppo della Lega Nord che chiedeva la parola immediatamente dopo il voto. Lei ha deciso di chiudere addirittura la seduta e, se mi permette un tono che ho usato molto forte, scappare come fanno i ladri di notte. Si sta qua e si ragiona.

Avrebbe dovuto fare esattamente come ha fatto in questa seduta almeno cinque volte: ha annullato il voto, ha dato la parola ai presentatori e - dopo - ha rimesso in votazione l'emendamento. Noi ci siamo vergognati dello spettacolo che da questo Senato è uscito all'esterno.

Ci sono degli uomini che non hanno assolutamente idee e quegli uomini sono da compatire.

Poi ci sono uomini che hanno delle idee, ma le lasciano piegare oppure non fanno niente per difenderle: quelle idee non valgono assolutamente nulla oppure quegli uomini non valgono assolutamente nulla. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e M5S e dei senatori Mussini e Orellana).

CRIMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, malgrado lei abbia cercato di giustificare la sua uscita repentina come una cosa concordata, quello che è successo prima per noi è stata una fuga e lo dimostrano i suoi occhi bassi quando ha proceduto al voto, dopo aver annunciato la sua decisione (che seguiva una lunga discussione) senza tenere in minima considerazione la richiesta di intervenire da parte del presentatore (che aveva tutto il diritto anche di ritirare l'emendamento) e senza aver concesso neanche una dichiarazione di voto sul tema, con tante braccia alzate da parte di tutte le forze politiche. Presidente, quella è la fuga cui abbiamo assistito; abbiamo assistito a un fatto grave: è l'ennesima violazione.

Lei ha parlato di scelte e ogni volta che si fa una scelta c'è una parte che sicuramente ne paga le conseguenze e l'altra, magari, che se ne giova. In questi giorni abbiamo visto scelte di cui si è giovata esclusivamente una parte; non abbiamo visto nessuna scelta che abbia permesso alle opposizioni e alle minoranze di vedere garantiti i propri diritti.

Questo è quello che successo anche oggi: lei ha aperto e chiuso repentinamente quella discussione, a un minuto dalla chiusura della seduta d'Aula, ben consapevole che c'erano ancora delle dichiarazioni di voto da fare. Abbiamo disquisito esclusivamente sul voto segreto e sullo spacchettamento del voto, ma non nel merito dell'emendamento. Questo è già il primo fatto grave.

Lei ha detto che ha assunto una decisione consapevole e che ha evidentemente ponderato. Presidente, in realtà quella decisione l'ha cambiata e lo ha fatto nel corso della seduta. Infatti, alcuni interventi e la pressione - così la definiamo, anche se ognuno può avere le percezioni che vuole e, se lei non la percepisce su di lei, noi invece la vediamo, più che percepita - l'hanno portata a dover prendere una decisione diversa.

Il primo voto segreto di stamattina è stata la dimostrazione che c'è un problema di tenuta della maggioranza in questa riforma. Era un emendamento rilevante dal punto di vista del significato dei singoli articoli 29 e 32, ma non rilevante dal punto di vista dell'impianto generale della riforma. È ovvio: non va a cambiare l'impianto generale della riforma; eppure quel voto ha portato il Governo ad andare sotto: è una dimostrazione, è un segnale.

Su questo emendamento, che non fa danni sull'impianto generale vi diamo un segnale: c'è qui una larga maggioranza che non è d'accordo sull'impianto generale di questa riforma e non su tutta la riforma o sulla necessità o l'esigenza di una riforma, perché su questi aspetti, invece, tanti sono concordi. L'impianto generale di questa riforma è stato da più parti definito incongruente, non omogeneo, scoordinato e porterà più danni che altro.

Concludo il mio intervento chiedendo innanzitutto l'annullamento di quel voto perché lei, Presidente, ha la facoltà di farlo: l'ha dimostrato quando è stato messo ai voti un emendamento della senatrice Bonfrisco in contrasto con uno accantonato: malgrado avesse già dichiarato che era respinto, lei ha annullato quella votazione. Lei ha, dunque questa facoltà: ripristini almeno questo passaggio; ripristini la sua decisione originaria, che è stata rovinata da un incidente di percorso. Infatti, così come la senatrice Ghedini, a partire dal primo emendamento, ha cercato di creare questi artifici per evitare di arrivare al nodo della questione, oggi il senatore Candiani ha messo un piccolo bastoncino nella ruota che girava benissimo in cui la senatrice Ghedini chiedeva qualcosa e il presidente Grasso rispondeva conoscendo già, più o meno, la richiesta e l'andamento della questione. Ha messo dunque un piccolo bastone, cioè ha fatto votare prima la proposta di non spacchettare l'emendamento. Quindi, lei ha dovuto trovare un altro escamotage, perché noi avevamo già individuato un obiettivo.

Concludo, dopo aver chiesto l'annullamento della votazione (che io considero doveroso, signor presidente, e che pertanto non credo possa essere eluso), leggendo alcune righe. "Vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città e tante Nazioni a volte sopportano un tiranno che non ha alcuna forza, se non quella che gli viene data; non ha potere di nuocere, se non in quanto viene tollerato. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi, se non glieli avete prestati voi? Come può avere tante mani per prendervi, se non è da voi che le ha ricevute? Siate, dunque, decisi a non servire più e sarete liberi."

«Liberi»: questa è la parola che dovrebbe rappresentare il voto di ogni senatore in quest'Aula. (Applausi dai Gruppi M5S, LN-Aute Misto-ILC).

PRESIDENTE. Ribadisco che il voto segreto che è stato ammesso precedentemente, anche secondo l'opinione di tanti senatori intervenuti, riguardava l'impianto, il sistema di tutta la riforma. Pertanto, si tratta del fatto che sono stati introdotti all'articolo 55 quei principi che riguardavano le funzioni. Non credo sia il giusto metro quello di affermare che ciò non è importante, ma che è rilevante il numero dei deputati.

CRIMI (M5S). Allora, va modificato l'impianto.

PRESIDENTE. Io continuo a sostenere che, laddove c'è stata la richiesta del voto segreto in relazione alla funzione, questo è stato ammesso così come avevo deciso. Ribadisco che, se si cambiano le carte in tavola, si devono consentire ulteriori valutazioni, diverse da quelle precedenti. Non ho voluto effettuare un approfondimento sulle riformulazioni dell'articolo e sulle valutazioni iniziali che avevo fatto io; addirittura la Giunta per il Regolamento, in cui è stato proprio menzionato questo emendamento, lo ha preso certamente in considerazione e la decisione sul voto segreto è stata determinata - ribadisco - da quella valutazione che è stata fatta su 920 richieste di voto segreto. Ne sono state ammesse forse tre (più un'altra ancora che è stata ammessa per un emendamento sull'articolo 18, comma 1, presentato dal senatore Casson).

Quindi, ripeto che, dato il principio, io l'ho applicato pur cercando di non far prevalere, attraverso escamotage, una valutazione. Dovendo scegliere tra bianco e nero (non c'era altro da scegliere), ho deciso di applicare la regola generale, sempre richiesta dal Gruppo del Movimento 5 Stelle, cioè il voto palese. (Commenti del senatore Santangelo).

CRIMI (M5S). Si dovrebbe cambiare il Regolamento.

PRESIDENTE. Il voto palese è la regola generale; il voto segreto è stato ammesso per la tutela delle minoranze, su cui si era già votato; quindi, l'Assemblea si è espressa con il voto segreto. Pertanto, non c'era che da applicare il voto palese. Questo è stato il semplicissimo ragionamento che ho svolto, senza aver subìto - vi assicuro - pressioni da alcuno. Peraltro, il fatto di attribuire all'espressione addirittura alcuni significati e di esprimere giudizi di questo genere non può certamente lasciare sereni e tranquilli.

URAS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, abbiamo necessità di capire come dobbiamo regolarci. Non mi attarderò a svolgere ragionamenti sul voto segreto, anche perché abbiamo ascoltato la sua motivazione: per quanto possiamo avere opinioni diverse, quella era la determinazione e noi l'abbiamo accolta.

Nasce, però, un altro tipo di problemi.

Il primo è rappresentato dal diritto di ciascuno di noi, presentatori di emendamenti, di intervenire sulla propria proposta emendativa per ritirarla o trasformarla. Il secondo è di conoscere gli effetti della votazione in ragione degli emendamenti successivi: quanti e quali siano quelli preclusi. Infatti, il Senato ha il diritto di votare con consapevolezza assoluta sugli effetti della votazione.

In questo caso, si è «alzato il mondo» lì di fronte, tutti hanno visto e non si poteva non vedere la richiesta e il diritto del presentatore di intervenire sulla sorte di quell'emendamento e di ciascuno di noi, in ragione di quella decisione, di fare proprio l'emendamento e portarlo alla votazione. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, M5S, LN-Aut, GAL, Misto-MovX e Misto-ILC).

Allo stesso modo, nessuno di noi che avesse ancora diritto di parola in quest'Aula poteva essere precluso dall'esercizio della dichiarazione di voto.

Ora, se andiamo avanti facendo finta di nulla, Presidente, non siamo in condizioni di creare un clima che ci consenta di modificare la Costituzione con la partecipazione consapevole, volontaria e libera delle opposizioni. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, M5S, Misto-ILC e Misto-MovX).Le opposizioni sarebbero costrette ad assumere una gravissima decisione, perché si sentirebbero escluse dall'esame di questo provvedimento.

Ecco perché chiedo, Presidente, e mi associo alla richiesta del senatore Crimi, di rivedere la decisione sull'esito della votazione di tale emendamento, di riproporne la votazione e di rivotarlo, dando la possibilità al senatore Candiani di intervenire in merito alla sorte dell'emendamento stesso. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, M5S, Misto-ILC e Misto-MovX).

PRESIDENTE. Aveva chiesto di intervenire il senatore Falanga.

FALANGA (FI-PdL XVII). Mi ha dato la parola?

PRESIDENTE. Sì, non avevo visto il senatore Campanella, che mi segnalano adesso, e al quale darò la parola successivamente. Mi segnalano anche la richiesta di intervento del senatore Candiani.

CONSIGLIO (LN-Aut). Adesso lo ha visto, prima eravamo in cinquanta e non ci ha visto!

PRESIDENTE. No, senatore Consiglio, quando mi segnalano richieste di intervento io...

CONSIGLIO (LN-Aut). Sei number one!

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire, senatore Falanga.

FALANGA (FI-PdL XVII). La ringrazio, Presidente.

Vedete colleghi, fare interventi segnalando comportamenti non condivisibili della Presidenza per la verità a me pare decisamente ingeneroso. Lungi da me, peraltro, l'idea di assumere le vesti di difensore dell'ufficio della Presidenza di questo Senato, non ne ho né i titoli né le capacità, però devo spendere due parole su ciò che si è verificato questa mattina. Per tutta la mattinata le votazioni e i loro esiti hanno determinato un clima particolarissimo che, a mio avviso, non fa onore a questa Assemblea del Senato della Repubblica italiana.

Quando, infatti, è ammesso il voto segreto per un determinato emendamento, il risultato si inverte totalmente, nel senso che emergono, nella segretezza del voto, le dissidenze e le opposizioni che non emergono invece in un momento di voto palese.

Ciò vuol dire che ciò che non va non è nell'andamento dei lavori, non è nel governo dei lavori di quest'Aula, ma è nelle nostre coscienze. Chi ha una volontà ben precisa di approvare, di condividere una norma, un disegno di legge, sia pur esso costituzionale, deve farlo in maniera serena, pulita, pubblica, sia quando si vota in maniera palese sia quando si vota in maniera segreta, e non fare uno spaccio di convenienza del diritto così come stamane si è fatto (Commenti dal Gruppo FI-PdL XVII).

I colleghi mi invitano a concludere, ma io devo pur sfogare. Vi sono stati dei momenti, questa mattina, in cui avrei voluto abbandonare quest'Aula e andarmene! (Applausi dal Gruppo M5S).

Quando in un'Aula di un Parlamento si vedono comportamenti di ipocrisia, comportamenti oscuri che non trasmettono all'esterno l'autorevolezza di una rappresentanza popolare, allora di quel Parlamento si prova un qualche disagio a far parte. Io ho votato in un certo modo, e avrei votato allo stesso modo sia con voto palese che con voto segreto.

Dico perciò ai colleghi che, se vogliamo che i lavori vadano avanti, dobbiamo cercare di far venire fuori le nostre intime determinazioni e votare nella medesima maniera sia quando il voto è palese che quando il voto è segreto. Se così fosse stato, probabilmente la Presidenza non avrebbe dovuto trovare sistemazioni e aggiustamenti per evitare ciò che, a mio avviso, già si era verificato nella stessa mattinata con il precedente voto.

È un invito: cerchiamo di continuare a lavorare, esprimendo liberamente le nostre opinioni. Solo così possiamo dare all'esterno l'immagine di un Parlamento libero, che si esprime nella più assoluta libertà e che non fa un gioco di convenienza e non fa, come ho detto poc'anzi, del diritto uno spaccio di convenienza. (Applausi dal Gruppo M5S, LNP-Aut e del senatore D'Anna. Commenti dal Gruppo FI-PdL XVII).

CAMPANELLA (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAMPANELLA (Misto-ILC). Signor Presidente, nelle parole che lei ha detto ad inizio di seduta ha ricordato che la regola generale del voto in quest'Aula preferisce il voto palese. Ha ricordato, ancora, che la protezione delle minoranze può rendere opportuno discordarsi da quella regola generale. Ancora, ha ricordato che i due temi, il tema votabile con voto palese e il tema votabile con voto segreto, erano compresenti in quell'emendamento ormai non più spacchettabile. C'erano, dunque, entrambi gli elementi.

Quanto è successo è che sono state considerate di maggior peso le considerazioni che portavano a seguire la norma generale rispetto alle considerazioni che portavano a seguire la norma particolare a difesa delle minoranze.

Ora l'interesse per il quale vengono difese le votazioni sulle minoranze è la vulnerabilità di quel voto. C'era però un altro interesse in quel voto, manifestamente vulnerabile, in quanto era stato vulnerato poche decine di minuti prima con un altro emendamento: l'interesse della maggioranza a controllare i propri parlamentari che si erano già ribellati. Ora, quindi, mi chiedo le ragioni della scelta da lei fatta alla luce delle considerazioni che ho appena enunciato.

Obiettivamente la sua decisione ha favorito l'interesse politico della maggioranza. Questo per me, che non ho mai fatto mistero delle mie opinioni anche quando poteva essere scomodo, è piuttosto triste. La maggioranza si difende benissimo già da sola con i suoi numeri: sono le regole che difendono la minoranza e, con quella, la libertà. (Applausi dai GruppiMisto-ILC e Misto-SEL. Il senatore Candiani fa cenno di voler intervenire).

PRESIDENTE. Colleghi, su questo tema può intervenire un rappresentante per Gruppo. Tuttavia, sebbene abbia già parlato il senatore Divina per conto della Lega, do la parola al senatore Candiani che si sente in diritto di intervenire e mi pare corretto dargli la parola.

Ha facoltà di parlare, senatore.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, credo che questa mattina si sia superato veramente il limite nel rispetto dei diritti di chi siede in questo Senato. E che ciò avvenga all'interno di un provvedimento come quello che stiamo votando, di riforma costituzionale, appare quanto meno assai grave; anzi, mi pongo la domanda se queste continue, palesi violazioni del Regolamento non mettano in serio dubbio l'intero provvedimento fino ad ora trattato.

Signor Presidente, questa mattina, come lei più volte ha messo in evidenza, avendo sottoscritto l'emendamento volevo esercitare il mio diritto ad intervenire per scegliere che vita dare ad esso, consentendo poi ad altri la possibilità di scelte conseguenti. Presidente, questa mattina io non ho neppure potuto votare, come altri senatori.

Il voto palesato dagli schermi non corrisponde alla volontà di questo Senato. Non c'é stata dichiarazione di voto. Non sto a rimproverare a lei il comportamento, anche perché lei prenderebbe la parola, toglierebbe l'immagine e tutto verrebbe oscurato, come è avvenuto nei giorni scorsi.

Voglio però significare una cosa: il disagio che provo in quest'Aula di fronte a un Ministro che l'unica cosa che sa fare è twittare; non risponde quando le viene richiesto un parere, il parere di un Governo che non c'è, di un Governo che usa questi mezzi per mettersi al riparo rispetto alla libertà di espressione dei senatori! (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S, Misto-SEL e Misto-ILC).

Presidente, il voto segreto io l'ho esercitato da quando avevo diciott'anni, andando nel segreto dell'urna a deporre il mio voto. Cosa devo ritenere, che tra qualche giorno sarà superfluo anche quello? Cosa devo ritenere, che se non voto quello che dice il senatore Zanda non va bene? (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S, Misto-SEL, Misto-ILC e Misto-MovX) Cosa devo ritenere, che se intervengo in maniera non opportuna, magari in disaccordo con quanto ritiene il senatore Verdini, devo poi uscire dall'Aula? Questa è la libertà per i singoli senatori, oggi!

Provo vergogna. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S, Misto-SEL, Misto-ILC e Misto-MovX). Provo vergogna per la storia di questo Senato. Provo vergogna per come lei gestisce l'Aula di questo Senato.

Ho sbagliato nel voto segreto per il Presidente della Repubblica: ho votato Napolitano. Non ho sbagliato quando non ho votato lei. Si vergogni, perché lei calpesta la nostra libertà! (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S, Misto-SEL, Misto-ILC e Misto-MovX. Congratulazioni).

CORO DI VOCI DAI GRUPPI LN-AUT, M5S, MISTO-ILC E MISTO-MOVX. Libertà! Libertà! Libertà! Libertà!

PRESIDENTE. Prego di terminare. Finché non finisce questa gazzarra sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 16,53, è ripresa alle ore 16,55).

La seduta è ripresa.

CORO DI VOCI DAI GRUPPI M5S, LN-AUT, MISTO-SEL, MISTO-ILC E MISTO-MOVX. Libertà! Libertà!

PRESIDENTE. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 16,55, è ripresa alle ore 16,56).

La seduta è ripresa.

CORO DI VOCI DAI GRUPPI M5S, LN-AUT, MISTO-SEL, MISTO-ILC E MISTO-MOVX. Libertà! Libertà!

PRESIDENTE. Volete proprio che non si proceda? Va bene, allora prego i senatori Questori, gli assistenti e il Presidente del Gruppo... Cominciamo.

CORO DI VOCI DAI GRUPPI M5S, LN-AUT, MISTO-SEL, MISTO-ILC E MISTO-MOVX. Libertà! Libertà!

PRESIDENTE. Chi procura il tumulto viene allontanato dall'Aula...

CORO DI VOCI DAI GRUPPI M5S, LN-AUT, MISTO-SEL, MISTO-ILC E MISTO-MOVX. Libertà! Libertà!

PRESIDENTE. ...e non partecipa alle votazioni per tutta la seduta.

Avete fatto la vostra dimostrazione in Aula. (Commenti dai Gruppi M5S e LN-Aut). Adesso vediamo di procedere con serietà ai lavori.

Corte costituzionale, Presidenza

PRESIDENTE. Colleghi, devo dare una comunicazione.

In data 30 luglio 2014, il professor Giuseppe Tesauro ha inviato la seguente lettera:

«Signor Presidente,

ho l'onore di comunicarle, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 87 del 1953, che la Corte costituzionale, oggi riunita nella sua sede del Palazzo della Consulta, mi ha eletto Presidente.

F.to Giuseppe Tesauro».

(Applausi dai Gruppi PD, SCpI e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE)).

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale
nn.
1429, 7, 12, 35, 67, 68, 125, 127, 143, 196, 238, 253, 261, 279, 305, 332, 339, 414, 436, 543, 574, 702, 732, 736, 737, 877, 878, 879, 907, 1038, 1057, 1193, 1195, 1264, 1265, 1273, 1274, 1280, 1281, 1355, 1368, 1392, 1395, 1397, 1406, 1408, 1414, 1415, 1416, 1420, 1426, 1427 e 1454 (ore 16,57)

PRESIDENTE. Riprendiamo dall'emendamento 1.0.23.

URAS (Misto-SEL). Libertà! Libertà!

PRESIDENTE. Senatore Uras, abbiamo capito.

CORO DI VOCI DAI GRUPPI M5S, LN-AUT, MISTO-SEL, MISTO-ILC E MISTO-MOVX. Libertà! Libertà!

PRESIDENTE. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 16,57, è ripresa alle ore 16,59).

La seduta è ripresa.

CORO DI VOCI DAI GRUPPI M5S, LN-AUT, MISTO-SEL, MISTO-ILC E MISTO-MOVX. Libertà! Libertà!

PRESIDENTE. Prego gli assistenti parlamentari di individuare i senatori che creano il tumulto. Si sospende la seduta per espellere tutti coloro che non consentono il proseguimento dei lavori d'Aula.

CORO DI VOCI DAI GRUPPI M5S, LN-AUT, MISTO-SEL, MISTO-ILC E MISTO MOVX. Libertà! Libertà!

PRESIDENTE. Se questa è la risposta di non proseguire i lavori d'Aula, la seduta viene sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 16,59, è ripresa alle ore 17).

La seduta è ripresa. Vogliamo proseguire per capire che cosa dobbiamo fare.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, noi le abbiamo posto una domanda precisa.

Intervengo nuovamente io perché lei, Presidente, proprio sulla vicenda del canguro, il primo canguro, quello di 600 pagine, sia nella Giunta per il Regolamento che in Aula, mi aveva addirittura chiesto scusa. Nel momento in cui aveva messo in votazione l'emendamento 1.88 non aveva infatti messo l'Aula nelle condizioni di sapere quali emendamenti sarebbero stati preclusi (avrebbe dovuto dirlo prima della votazione), tanto che io, prima che lei mettesse in votazione l'emendamento, ho alzato la mano per chiederle di intervenire. Aggiungo che non ho potuto neanche partecipare a quel voto, avendo la mano alzata proprio per rivolgerle esattamente quella domanda.

Presidente, lei sa perfettamente che era suo dovere fare questo. Il primo errore l'ha fatto, ne abbiamo discusso e l'ha riconosciuto. Quindi, adesso con fermezza le richiediamo, proprio perché per quella votazione non è stata rispettata la regola, di annullare la votazione. Infatti, lei prima, indirettamente, parlando del voto segreto, ha surrettiziamente annunciato quali altri emendamenti sarebbero stati preclusi. Ripeto adesso, in questo momento, non prima.

Lei, Presidente, sa perfettamente che noi dobbiamo capire a quali regole dobbiamo giocare. Altrimenti, Presidente, è difficile potersi attenere a una possibilità reale di poter stare in quest'Aula, esercitare i propri diritti ed esprimere il proprio pensiero. Non si può un giorno fare una cosa e un altro giorno farne un'altra.

Per questo motivo, Presidente, proprio perché è venuto meno all'annuncio, e quindi alla possibilità per tutti di sapere quali emendamenti sarebbero stati preclusi, le chiedo di annullare la votazione.

Le chiedo, Presidente, con molta fermezza ed educazione, di dirci esattamente quali decisioni intende prendere. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e M5S e della senatrice Mussini).

PRESIDENTE. Come ho già detto ed annunciato, continuerò a dire quali saranno le parti che sono indicate per potere...

DE PETRIS (Misto-SEL). Doveva dirlo prima.

PRESIDENTE. Lei vuole una risposta. Le dico che non ci sono i presupposti per annullare precedenti votazioni. Se vuole questa risposta.

Dopodiché, se vogliamo proseguire, proseguiamo, altrimenti ditemi che cosa vogliamo fare. Dobbiamo proseguire con le votazioni. (Commenti dai Gruppi M5S e Misto-SEL).

CRIMI (M5S). Presidente, non può.

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, innanzitutto le chiedo di far sistemare questo microfono perché è impensabile che ogni volta che intervengo ci debba essere il collega Volpi a farmi da stampella.

Anch'io le faccio una domanda ben precisa, visto e considerato quello che è accaduto questa mattina e visto e considerato che - lei lo potrà appurare rileggendo e riguardando come sono andati i lavori d'Aula in questi giorni - non c'è stata quell'opposizione che tutti temevano, il muro contro muro, anche in questi giorni e in queste ore. Mi sembra che i voti siano andati veloci come lei ha auspicato nella riunione dei Capigruppo. Eppure, poi, alla fine ha deciso di rovinare tutto, ha deciso di rovinare quell'accordo non scritto, forse, quella situazione, quel gentlemen agreement non scritto che poteva esserci tra Gruppi parlamentari con un atto abbastanza autoritario, e se dico abbastanza è perché voglio fare il moderato della giornata.

Non posso pensare che lei prima prende una decisione, poi un'altra, poi in spregio alle regole ne prende un'altra ancora e poi, con una capriola, prima fa il canguro poi con una bella capriolona decide di prendere un'ulteriore decisione in spregio ancora alle regole. Io l'avevo paragonata, l'altro giorno, in modo ironico, all'arbitro Moreno della famosa partita dell'Italia. Confermo quello che ho detto e purtroppo confermo l'opinione che ho. Però, Presidente, le dico una cosa: quest'Aula - noi per fortuna no - ha votato il senatore Grasso come Presidente del Senato. Non ha votato né il senatore Zanda né il senatore Verdini come Presidente del Senato. Di conseguenza, Presidente, lei dovrebbe essere al di sopra delle parti, prendere decisioni al di sopra delle parti, indipendentemente da quello che le viene detto da due partiti del patto del Nazareno; perché, se le riforme devono essere fatte fuori, allora lo diciamo subito. Ci accomodiamo tutti fuori, lasciamo che quest'Aula sia vuota, risparmiamo dei grandi soldi e andiamo a fare altro.

Noi crediamo ancora nella democrazia, signor Presidente. Ci crediamo talmente tanto nella democrazia che qualche giorno fa più di 100 parlamentari, insieme, con idee diverse, di estrazioni politiche totalmente diverse, che forse condividono l'un per cento dei pensieri e delle idee, ma che forse condividono quel pensiero di libertà, di democrazia, di libertà di pensiero, e forse sono le uniche cose che ci tengono uniti ebbene, questi parlamentari, insieme, hanno chiesto audizione al Presidente della Repubblica. Quest'ultimo non ci ha dato audizione; ci ha fatto parlare con il Segretario generale, che ci ha raccontato che il Presidente della Repubblica era indisposto, per poi vederlo il giorno dopo partire per le vacanze, signor Presidente del Senato. Quindi mi chiedo: se oggi sono indisposto e non posso ricevere tre Capigruppo del Senato, domani come faccio a partire per le vacanze?

Questo lo dico pubblicamente a tutti quei parlamentari che hanno creduto nella bontà di quell'operazione. Oggi come oggi io non ci credo più. Non credo neanche al Presidente della Repubblica che, come il senatore Candiani, ho votato. Lei pensi, signor Presidente, ero appena stato eletto neosenatore, ero talmente emozionato di far parte di un momento storico del Repubblica italiana, avevo anche applaudito il discorso del Presidente della Repubblica. Ero talmente emozionato che lo sapeva il mondo che in quel momento ero lì a votare il Presidente della Repubblica.

Oggi come oggi ci troviamo in una situazione veramente imbarazzante, dove anche il Presidente della Repubblica prende posizioni, e non è più neanche lui arbitro imparziale. Questa è una cosa gravissima, signor Presidente.

PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Centinaio.

CENTINAIO (LN-Aut). Mi lasci finire, Presidente.

Le chiedo ufficialmente di prendere una posizione chiara in questo momento su quello che le hanno chiesto tutti i Capigruppo di minoranza. Deve essere chiaro, Presidente.

Ripeto la richiesta; ci fa riprendere dalle dichiarazioni di voto, per poi votare, o no? Sì o no. Se la risposta è sì, bene. (Applausi della senatrice Taverna). Se la risposta è no...

PRESIDENTE. Senatore Centinaio, siccome lei è Capogruppo e fa questa richiesta, convoco immediatamente una Conferenza dei Capigruppo, così chiariamo queste cose e veniamo a dirle qua.

CENTINAIO (LN-Aut). No, io glielo chiedo qua. Presidente, io glielo sto chiedendo qua.

PRESIDENTE. La seduta è sospesa ed è convocata la Conferenza dei Capigruppo, visto che lei parla da Capogruppo. (Proteste del senatore Centinaio).

(La seduta, sospesa alle ore 17,10, è ripresa alle ore 20,03).

Sospendo la seduta fino alle ore 21, per consentire di riprendere, in maniera migliore.

(La seduta, sospesa alle ore 20,03, è ripresa alle ore 21,05).

Riprendiamo i nostri lavori.

CROSIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CROSIO (LN-Aut). Signor Presidente, prendo la parola a nome del Gruppo perché crediamo che questa sera sia difficile trovare le condizioni per poter lavorare serenamente in quest'Aula. Cercherò di fare un parallelo con una storia tipicamente italiana.

Oggi non a caso, signor Presidente, è il 31 luglio esattamente sessant'anni fa, molto lontano dalle nostre latitudini, degli uomini arditi conquistavano quella che ancora oggi viene chiamata la montagna degli italiani, il K2. Fu un grande successo, in un momento in cui il nostro Paese era ancora sofferente perché appena uscito dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Fu veramente un grande successo. Però, purtroppo, come per tante cose di questo Paese, ci abbiamo messo cinquant'anni per scrivere la verità, per scrivere l'ultima pagina di verità su questa storia tipicamente italiana che da grande successo diventò una farsa.

Credo che oggi stiamo affrontando tutti assieme il nostro K2, ed essendo un appassionato di montagna credo che siamo all'ultima notte di bivacco, al campo 7, da cui partì davvero quella conquista sulla quale, purtroppo, abbiamo impiegato cinquant'anni per trovare la verità: due persone, che per cinquant'anni sono state denigrate nel nostro Paese, offrirono le condizioni per questo grande successo italiano.

Davvero credo che siamo al campo 7 e dobbiamo affrontare quest'importante conquista: noi, il Governo, tutto il Paese. Ci vogliono però le condizioni, le condizioni di verità.

Signor Presidente, oggi non è stata una bella giornata per noi, per tutta l'Aula, ma neanche per lei. Noi crediamo di essere stati delle vittime di quello che è accaduto oggi. Crediamo che, in parte, anche lei sia una vittima di quello che è successo oggi, che non dipende solo dalle opposizioni in quanto tali, le opposizioni che vogliono assolutamente demolire le condizioni che consentono di arrivare in vetta.

Purtroppo c'è un sistema parallelo fatto di mezze verità e anche di bugie che queste condizioni le stanno minando. Noi crediamo che le opposizioni in questo momento siano vittime di tutto ciò, e che lo sia anche lei in parte. Il momento più brutto, signor Presidente, è stato quello in cui decine di senatori hanno scandito le parole «Libertà. Libertà. Libertà» e purtroppo, magari manipolato dai giornali (perché le agenzie sono sempre strane, e per questo dico che anche lei può essere una vittima), la risposta è stata «polizia».

Noi crediamo che questo sia veramente eccessivo, signor Presidente. Non lo dico a lei, ma a tutta l'Aula. Ma proprio per questo, signor Presidente, crediamo che in questo momento, questa sera, non ci siano le condizioni per poter affrontare serenamente il dibattito in Aula, per riprendere il dibattito.

Pertanto, pur bivaccando in mezzo alla bufera al campo 7, oltre gli 8.000 metri, nella speranza che domani il cielo sia più sereno e il vento si sia calmato, se ci sarà l'energia, la volontà da parte di tutte queste persone (che non è necessario si leghino a vita ma è sufficiente che cerchino di camminare assieme non tornando indietro al campo base, ma cercando di arrivare alla vetta), allora forse a quel punto sarà possibile creare le condizioni per arrivare sulla vetta.

Avanziamo la richiesta tranquillamente, signor Presidente, con il cuore in mano, e non deve leggerla da parte sua come una sorta di sconfitta. Oggi credo che nessuno possa dire di essere uscito completamente vittorioso da questa giornata. Non lo so: ognuno farà le proprie analisi.

Se veramente però ci sono veramente ancora le condizioni, lei in primis, signor Presidente, deve farsene garante: ciò che vogliamo sottolineare è che oggi lei non è riuscito a darci queste garanzie, purtroppo, per cui confidiamo nella sua intelligenza, nella sua capacità di prendere in mano la situazione per vedere tutti assieme se veramente ci sono le condizioni per arrivare in vetta. Altrimenti ognuno per sé. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice De Pin).

PRESIDENTE. Senatore Crosio, la ringrazio. La ringrazio innanzitutto per i toni, veramente pacati e convincenti.

La ringrazio anche per avermi dato la possibilità di chiarire qualcosa che ho letto sulle agenzie e che non corrisponde assolutamente a quello che ho detto. Mi dispiace dover utilizzare questo scranno.

Si parla di polizia. Io alludevo all'articolo 69, primo comma, del Regolamento del Senato che - come sapete tutti - parla di polizia del Senato, nel senso che i poteri necessari spettano al Presidente.

Naturalmente, nella foga e per la stanchezza, ho detto «polizia dell'udienza» anziché «polizia del Senato».(Applausi dai Gruppi PD, FI-PdL XVII e M5S). E questo - lo ammetto - deriva da un errore che spesso continuo a commettere nel momento in cui anziché «Aula» dico «udienza». Per me Aula equivale ad udienza. Dopo 43 anni ancora faccio fatica. E questo è stato equivocato, come se volessi risolvere tutto con i poteri autoritari della polizia dell'Aula. Intendevo solamente alludere all'articolo 69, primo comma, del Regolamento e spero di essere creduto in questo.

Purtroppo, anche se l'ho detto immediatamente, le agenzie poi diventano qualcosa di irrefrenabile, e quindi passa l'idea che il Presidente del Senato, Grasso, il primo ad aver intonato «libertà» insieme a voi, vuole usare poteri autoritari o deve essere costretto ad usare questi poteri per poter far funzionare un organo costituzionale che tutti noi rappresentiamo, come rappresentiamo il Paese, la Nazione ed i cittadini.

Mi rammarico che possa essere uscita la mia défaillance nell'aver usato la parola «udienza», ma certamente non ritengo che possiamo andare avanti con questi criteri ed idee autoritarie.

Penso che insieme possiamo trovare il modo, per quanto mi riguarda, per recuperare la mia serenità, determinata dalla consapevolezza di avere fatto, in buona fede, tutto quello che si riteneva giusto. Si può anche sbagliare, però penso che bisogna sempre cercare di dare una possibilità di essere creduti.

Detto questo, chi vuole può intervenire. Vi invito ad andare avanti per dare all'Italia, al Paese e ai cittadini l'idea che si vuole veramente andare avanti con le riforme. (Applausi dai Gruppi PD, NCD, SCpI e Misto-SEL).

*ICHINO (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ICHINO (SCpI). Signor Presidente, vorrei solo proporre una riflessione molto breve sull'idea di libertà, evocata con tanta enfasi in quest'Aula oggi.

L'ultimo voto di questa mattina, a scrutinio palese, ha visto 72 voti favorevoli all'emendamento del senatore Candiani, 194 voti contrari e 3 astensioni.

Per ritenere che se il voto si fosse svolto in forma occulta l'esito sarebbe stato ribaltato, occorre pensare che in quest'Aula ci siano circa 65 senatori che hanno votato contro quell'emendamento perché lo scrutinio era palese e che avrebbero invece votato a favore dell'emendamento se lo scrutinio si fosse svolto in forma occulta. (Proteste dai Gruppi FI-PdL XVII, M5S e LN-Aut e del senatore Giovanardi). Consentitemi di parlare, abbiate pazienza!

PRESIDENTE. Pensavo si fosse superato questo punto.

ICHINO (SCpI). Non si può consentire a una parte sola... (Vivaci proteste dai Gruppi FI-PdL XVII, M5S, LN-Aut e GAL).

PRESIDENTE. Credevo non fosse necessario tornare sulla questione del voto.

ICHINO (SCpI). Non torno su quella questione; voglio solo chiarire, di fronte a chi ha fatto giustamente della trasparenza, dello streaming il suo metodo di lavoro che qui si parla di libertà per rivendicare la libertà dei senatori di sottrarre alla conoscenza dei propri elettori il proprio comportamento in Aula. (Vivaci proteste dai Gruppi FI-PdL XVII, M5S, LN-Aut e GAL. Il senatore Centinaio si dirige al banco del senatore Ichino, protestando vibratamente).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Ichino.

MARTELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Pensavo che l'argomento potesse essere superato, invece viene ripreso. (La senatrice De Pin fa cenno di voler intervenire). Senatore Martelli, anche la senatrice De Pin aveva chiesto di intervenire.

MARTELLI (M5S). Se vuole, posso cedere la parola alla collega.

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore, è molto gentile e cavalleresco da parte sua.

DE PIN (Misto-ILC). Signor Presidente, sono tre giorni che chiedo di parlare e vedo che mi guarda senza concedermi la parola; la mia non è una polemica, io non sono per le polemiche.

Sono l'ultima entrata al Senato, nel senso che ho una vita politica neanche di un anno e mezzo, e quindi mi dovrà scusare se non ho un linguaggio adeguato all'Aula; però sinceramente le vorrei fare una richiesta, perché io non ho esperienza politica, come tante persone qua dentro.

Le chiedo di abbandonare la tecnica del canguro, e mi rifaccio al primato di cui all'articolo 21 della Costituzione. Poi deciderà lei se il Regolamento del Senato sia di rango superiore all'articolo 21 della Costituzione.

C'è solo un problema che io vorrei porle; le faccio questa richiesta ben motivata. Il 5 agosto 2011 la BCE formula al nostro Governo precise richieste: la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali attraverso una privatizzazione su larga scala, l'adeguamento dei salari e delle condizioni di lavoro alle esigenze delle imprese e infine - riporto testualmente - «vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, sarebbe opportuna anche una riforma costituzionale».

Signor Presidente, ci sono questi dubbi e, come ha detto la presidente Finocchiaro, ogni parola qui dentro deve essere un macigno; ebbene, questo lo è, questo è un dubbio che io ho e che si è già verificato; c'è già un precedente, ed è la riforma costituzionale varata nell'agosto 2012, come ieri sera ci ha ricordato il senatore a vita Monti. Abbiamo questo fiscal compact da pagare, questa riforma della Costituzione già fatta nel 2012.

Le chiedo solo di lasciarci parlare per spiegare non solo a noi, che probabilmente già lo sappiamo, ma a tutti quanti quelli che stanno fuori, cosa deve essere questa riforma, che deve essere fatta con il più largo consenso possibile. Quindi la mia richiesta è di lasciarci parlare per spiegare a tutti, compresa la sottoscritta, l'ultima entrata in questo Senato.

PRESIDENTE. Siamo molto onorati che la BCE ci dica di fare le riforme e, quindi, le faremo.

MARTELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTELLI (M5S). Signor Presidente, io vorrei cogliere l'invito rivolto, però a me hanno insegnato che prima di chiudere un discorso, bisogna essere sicuri di averlo realmente concluso. Quindi, se mi permette io tornerei un attimo a quello che è stato detto prima della sospensione perché alcune cose vanno sicuramente dette.

È stato detto - e secondo me è successo - che ciascun Gruppo ha cercato di tirare il Regolamento dalla sua parte o dall'altra. Questo è accaduto perché fondamentalmente il Regolamento è scritto in modo imperfetto e, visto con un linguaggio matematico, a me appare del tutto chiaro.

Il nostro Gruppo, come emerge dai fatti, non ha mai cercato di portare il Regolamento dalla sua parte. Noi abbiamo sempre detto la stessa cosa: che si applicasse il Regolamento esattamente come è, alla lettera e senza piegarlo. Se poi un Regolamento mostra la sua difettosità alla prova dei fatti, non bisogna distorcerlo perché ci rendiamo conto che esso non è più adatto: dobbiamo cambiare il Regolamento. Non possiamo usare l'inefficacia o la presunta inefficienza del Regolamento come giustificazione per distorcerlo.

No, perché il Regolamento deve essere la fonte della garanzia per tutti qua dentro, non tanto per chi è nella maggioranza, ma soprattutto che per chi è nella minoranza. Le regole infatti in una società civile servono per garantire i deboli. Non c'è bisogno di una legge o di una regola per il forte, ma di una legge per il debole. Questo è lo scopo con cui vengono scritti i Regolamenti e con questo spirito vanno seguiti alla lettera, al massimo cambiati, ma non distorti.

È stato poi detto che sono stati costruiti degli emendamenti apposta affinché contenessero al loro interno qualcosa da votare con il voto segreto, assieme però a qualcosa che con il voto segreto non c'entrava. Può essere. Noi non ne abbiamo presentati di questo tipo, ma può essere.

Comunque, bisogna rendersi conto che non sempre un emendamento è spacchettabile nella parte votabile con voto segreto e nella parte non votabile.

Quando voi prendete un uovo, il rosso non è spacchettabile se non si rompe l'intero involucro, perdendo così l'interezza. Quindi quello che vorrei trasmettere è che ci sono degli emendamenti che, per loro stessa natura, non possono essere ridotti così perché sono fisiologicamente fatti in quel modo. Può quindi essere che la votazione segreta si tiri dietro qualcosa che, a priori, non è votabile in modo segreto, ma che non può essere separato dall'altro oggetto. Questo è un fatto e bisogna accettarlo: abbiamo visto l'estremo tentativo da parte di un Gruppo politico di fare questo.

Ciò mi porta all'altra questione che intendevo sollevare: abbiamo aspettato due giorni per avere da lei una parola. Non poteva essere fatta una seconda votazione in merito alla richiesta di spacchettamento di un emendamento, seppur diversa.

Una questione che invece ancora non ha avuto risposta e su cui le chiederei di pronunciarsi riguarda un precedente che mi coinvolse personalmente. Lei, una volta, mi disse che non potevo spacchettare un provvedimento perché una delle due parti non aveva portata normativa.

Allora, quando la senatrice Ghedini ha chiesto lo spacchettamento, la mia domanda andava proprio in questo senso: le tre parti infatti nelle quali voleva dividere l'emendamento non avevano senso perché prive di portata normativa anche a livello lessicale.

Le rivolgo allora nuovamente questa domanda per poter andare avanti serenamente: la Presidenza non dovrebbe preliminarmente pronunciarsi sulla sensatezza ex articolo 102 del Regolamento dello spacchettamento? È questo infatti il nostro riferimento. Se non possiamo basarci su quello o sul fatto che la Presidenza si pronunci preliminarmente, tutte le nostre certezze vengono a cadere. Se non possiamo cioè fidarci del Regolamento, i nostri richiami ad esso cadono sempre nel vuoto. Pertanto, dopo tre giorni, le chiedo di pronunciarsi su tale questione.

E per finire, abbiamo chiesto il conteggio dei tempi e non abbiamo ottenuto una risposta, finché non ci è stato detto che venivano conteggiati.

Siccome nel conteggio dei tempi non dovrebbero entrare gli interventi per richiamo al Regolamento, invece di accettare che un Gruppo ci dica «ti do trenta minuti» e un altro ci dica «te ne do dieci», le chiedo semplicemente che siano computati i tempi a nostra disposizione, per stare esattamente a quanto stabilito dal Regolamento, così come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo.

In questo modo avremmo ancora una volta la certezza del diritto. Lei, Presidente, avendo fatto il magistrato, sa che se non c'è la certezza del diritto non si può arrivare da nessuna parte.

Sono queste le tre richieste che a nome del Gruppo le formulo. E poi voglio chiudere con una risposta non polemica al senatore Ichino. Senatore Ichino, non esiste alcuna logica in base alla quale è possibile fare inferenza sul risultato di una votazione segreta partendo dal risultato di una votazione palese. Non esiste nessun percorso logico che lo consente; quindi è una sua opinione, ma è una affermazione sbagliata. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Pensavo che l'Assemblea sovrana potesse superare qualsiasi decisione del Presidente, ma vedremo di fare più attenzione sugli spacchettamenti e di dare la parola all'Assemblea, quando necessario.

SUSTA (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SUSTA (SCpI). Signor Presidente, credo che in questo clima estremamente difficile debba essere apprezzato, come ha fatto lei, l'intervento del senatore Crosio; ma anche il senatore Martelli ha fatto osservazioni comprensibili dal suo punto di vista. Però dobbiamo fare lo sforzo di riportarci alla ragione di conduzione, sgombrando le nebbie che aleggiano su questo K2 del Senato, come ricordava il senatore Crosio nella sua metafora, e che dopo sessant'anni di storia - qualche giorno fa partecipavo con un protagonista di quella storia, che oggi ha novant'anni ed è della mia città - ancora non sono state chiarite. Non vorrei che dovessimo dedicare novant'anni per chiarire le nebbie sul K2 che stiamo scalando.

Abbiamo affrontato 2.000 emendamenti. È vero che 1.000 sono stati caducati ed alcuni sono stati ritirati, ma molti sono stati votati e riguardano l'essenziale della riforma che stiamo affrontando.

Il chiedere, come chiediamo (e non pretendiamo), di poter passare a votazione per continuare un confronto di merito sui problemi, credo sia il minimo che si possa fare in un organo costituzionale, in un'Assemblea che ha deciso a larghissima maggioranza, a condivisione comune (perché sta scritto nei nostri programmi elettorali condivisi su questo punto), di superare se stessa, servizio di una democrazia più snella, più veloce, più rappresentativa perché non viene meno il criterio di rappresentanza garantito dalla Camera dei deputati ed il principio di raccordo con l'elettorato solo perché diventiamo principalmente una Camera delle Regioni.

Io credo davvero, e lo dico con la stessa pacatezza e lo stesso spirito costruttivo contenuti negli interventi dei senatori Crosio e Martelli, che noi tutti rischiamo di essere delegittimati in una notte grigia in cui tutte le vacche sono nere, e noi sappiamo che non è vero che tutte le vacche sono nere in questa notte grigia. Rischiamo di essere accomunati a coloro che vogliono difendere astrattamente e concretamente un sistema di potere che in realtà non regge più, perché il vestito che le istituzioni rappresentano sul nostro corpo sociale non è più adatto a rappresentarci nei momenti importanti della vita istituzionale che noi rappresentiamo.

Allora credo che sia nel diritto-dovere del direttore d'orchestra di questa Assemblea, che rischia di suonare in modo distonico e sbagliato, di avere la disponibilità delle regole per poter condurre questo concerto, che mettiamo al servizio del popolo italiano.

Credo che nessuno abbia mortificato nessuno, e se è accaduto è stato fatto in buona fede. Questa mattina, mi sono sentito forzato rispetto al voto segreto concesso sull'emendamento del senatore Candiani, perché io - l'ho detto ai Capigruppo e lo ripeto davanti a tutti voi - ritenevo che quell'emendamento dovesse essere accantonato per essere votato all'articolo 10, perché quello era il suo posto e ritengo che il Presidente del Senato dovesse avvalersi dei poteri che gli conferisce l'articolo 102, comma 4, per disciplinare le votazioni in modo coerente al risultato che vogliamo raggiungere.

È stata fatta un'altra scelta, ma non abbiamo ritenuto che questa scelta fosse una violenza alla democrazia. Allora credo che il tono positivo che è stato rappresentato da una forza di opposizione, una forza razionale e ragionevole perché ha presentato solo un centinaio di emendamenti (peraltro anche il Movimento 5 Stelle ha presentato solo 200 emendamenti) debba ricondurre alla razionalità almeno su questo punto il nostro confronto.

Un ultimo appello lo faccio davvero agli amici e compagni - se posso dirlo - di SEL, con i quali, da posizioni molto diverse, ma sicuramente dentro una storia del centrosinistra italiano molto variegata, molto ambigua e con tantissimi problemi, abbiamo condiviso tante battaglie e tanti momenti di governo, anche degli enti locali e delle Regioni del Paese. Vorrei dire loro che non è certamente ripetendo venti volte la stessa cosa che noi risolviamo il problema.

Allora, riconoscere al Presidente del Senato il dovere e il diritto di dirigere, da qui in poi, nuovamente le votazioni - con la disponibilità a fare suo fino in fondo, oltre che la lettera, anche lo spirito del Regolamento, che è uno spirito costruttivo e garantista (e lo è sempre stato, lo è stato anche oggi, nei confronti delle scelte che abbiamo fatto noi) - non è riconoscere il potere a qualcuno, ma è creare le premesse per poter continuare nel rispetto delle opinioni di tutti e dei giusti diritti della minoranza, che deve poter affermare i suoi diritti. Ma c'è anche il diritto della maggioranza di poter almeno continuare e proseguire il cammino della riforma. (Applausi dal Gruppo SCpI e PD).

SACCONI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (NCD). Signor Presidente, avevo chiesto subito la parola per un ragionamento articolato e complesso: passiamo subito all'esame degli emendamenti. Grazie. (Applausi dal Gruppo PD).

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, ho molto apprezzato lo spirito con il quale il senatore Crosio ha iniziato la sessione di lavoro serale. L'ho interpretato cogliendone gli aspetti positivi, con il riferimento al K2, ad una scalata imponente e difficile, nella quale l'Italia ha avuto successo. Questo è non solo un augurio perché noi si trovi un buon metodo di lavoro, ma è anche un augurio che alla fine si arrivi lì dove sono arrivati i nostri connazionali sessant'anni fa.

Credo, signor Presidente, si debba continuare nel nostro lavoro di analisi del provvedimento della riforma costituzionale e votare.

Signor Presidente, oggi abbiamo avuto - l'ha detto il senatore Crosio e ha detto il vero - una giornata difficile: in questa giornata difficile, della quale adesso noi non dobbiamo e non vogliamo parlare, abbiamo avuto purtroppo l'impossibilità di dedicarci al nostro compito, al compito per il quale siamo venuti in Senato questa mattina e per il quale ci siamo trattenuti, cioè lavorare alla riforma costituzionale.

Le chiedo, signor Presidente, di riavviare i lavori nei tempi più solleciti possibile e di riprendere le votazioni su una riforma che, come sappiamo, è urgente. Se lo faremo con lo spirito e l'obiettivo che il senatore Crosio ha indicato e cioè quello del successo, credo che faremmo una cosa buona. Cominciamo a farlo subito. (Applausi dal Gruppo PD).

PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signor Presidente, intanto vorrei dire che abbiamo ascoltato le sue parole e per noi l'equivoco relativo a quel che abbiamo letto nelle agenzie è chiarito. Non abbiamo mai pensato che lei avesse potuto inviare la polizia in Senato: siamo certi per che da parte sua non ci fosse alcuna minima volontà in tal senso. Lo diciamo forti del fatto che conosciamo il suo alto senso dello Stato: la sua storia parla a tutti noi e su questo non abbiamo avuto dubbi.

Certo, dobbiamo dire che oggi è stata una giornata difficile. È stata scritta una brutta, una bruttissima pagina in questa giornata che però - lo dico a noi tutti - non registra né vinti, né vincitori, sia qui che fuori. La logica del muro contro muro - che, ahimè, mi sembra di capire non sia proprio volontà comune di smorzare, perché dai toni che ho sentito e da alcuni interventi ascoltati ora, alla ripresa dei lavori, comprendiamo che invece c'è ancora la volontà di continuare con il muro contro muro - ha prodotto soltanto rigidità, rendendo molto difficili e complicate le relazione politiche e istituzionali e ha reso difficile la gestione di quest'Aula.

Signor Presidente, comprendiamo benissimo che per lei sia stato molto complicato difficile gestire l'Assemblea. Vorrei dire, però, che dopo l'ampia discussione che abbiamo fatto ieri pomeriggio sull'applicazione del Regolamento, abbiamo chiesto anche oggi, semplicemente, l'applicazione del Regolamento, perché quella era l'unica garanzia per tutti. Su questo non abbiamo trovato risposte e abbiamo visto forzature. È accaduto questo: non ci siamo sentiti garantiti, signor Presidente. Per noi questa è una pagina che dobbiamo superare e, dunque, con senso di responsabilità, a nome di SEL - ma penso di parlare anche a nome di tutto il Gruppo Misto - ritengo che dobbiamo utilizzare queste ore per riprendere il filo di una discussione nel merito, per riprendere anche un filo civile di dialogo, perché una buona riforma costituzionale sta a cuore a tutti. Qui non c'è una parte che ha a cuore la riforma e un'altra parte che non l'ha a cuore: qui ci sono due visioni diverse che si confrontano, entrambe con uguale dignità, ed entrambe hanno diritto di trovare un punto di sintesi alta.

Penso dunque che abbiamo bisogno di ritrovare lucidità: oggi la giornata è stata complicata e non sarebbe una tragedia se oggi i lavori dovessero finire due ore prima, per ritrovare, signor Presidente, raccogliendo l'appello che ci ha fatto oggi all'apertura dei lavori, quella calma, quella serenità e quella tranquillità, che ci consentiranno di riprendere i lavori. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e Misto-MovX).

PRESIDENTE. Per dare ordine ai lavori, darò la parola a un oratore per Gruppo e ai Capigruppo. Senatore Mario Mauro, il suo Capogruppo ha chiesto di intervenire. (Commenti del senatore Mauro Mario). Devo dare la precedenza ai Capigruppo e poi potrà intervenire un oratore per Gruppo. Dobbiamo cercare anche di venire incontro alle esigenze di tutti coloro che vogliono riprendere i lavori dell'Assemblea.

ROMANO (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANO (PI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo trenta secondi, e non di più, della vostra attenzione. Troppe parole sono state dette e troppe parole sono state urlate. Non è il caso, in questo momento, di fare l'esegesi di quanto è avvenuto oggi pomeriggio, ma credo che sia assolutamente necessario che i legislatori usino non le parole espresse - con tono alto, corrosivo o di condivisione - ma usino quelle parole che sono scritte nei provvedimenti legislativi.

La parola del legislatore è nell'emendamento, la parola del legislatore è in un disegno di legge che, di conseguenza, sono l'unica possibilità attraverso la quale ognuno di noi può esprimere il proprio sentire e il proprio volere. Questo sentire e questo volere evidentemente transitano attraverso una democratica valutazione che genera come frutto un voto che equilibra i rapporti tra il diritto della maggioranza e il diritto della minoranza.

Concludo pertanto accogliendo con grande favore il monito, l'invito, l'esortazione fatta dal senatore Crosio e dico: perché aspettare domani, quando la stessa modalità di azione e lo stesso sentire può essere già, sì, questa, la parola di questa sera?

Noi del Gruppo Per l'Italia riteniamo che sia opportuno, in quel clima di collaborazione e di sano confronto, proseguire i lavori. (Applausi dal Gruppo PI e del senatore Russo).

FERRARA Mario (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERRARA Mario (GAL). Signor Presidente, come al solito mi trovo perfettamente d'accordo con il senatore Romano e la ringrazio, a nome mio personale e del mio piccolo Gruppo, per come è stato gestito un esito previsto dall'articolo 68 del Regolamento, consentendoci di tornare in Aula in un clima certamente molto più sereno.

Per contribuire a rasserenare ulteriormente non soltanto gli animi, ma anche il prosieguo dei lavori, le farei formalmente una richiesta, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, là dove è espressamente detto che il Presidente del Senato può sottoporre all'Aula immediatamente la votazione sui presupposti di costituzionalità negati dalla 1a Commissione.

Visto che comunque, per quanto riguarda il decreto carceri, questo è un voto che dovremmo esprimere, potremmo benissimo in questo senso occuparcene per il prosieguo della serata, con ciò potendo adoperarci per un maggiore rasserenamento, meditando meglio il voto che dobbiamo dare su un provvedimento molto più importante; non che quello sulle carceri non lo sia, ma il voto sui presupposti di costituzionalità probabilmente non necessita di quell'attenzione, di quella fermezza e di quella puntualità di cui necessita il prosieguo del lavoro per l'approvazione della riforma della Costituzione.

In tal senso, parlavo lentamente perché è necessaria forse una migliore meditazione da parte del presidente Zanda e anche un contributo da parte del presidente Sacconi, anche se, presidente Grasso, lei sa bene che l'inserimento all'ordine del giorno può essere fatto dal Presidente apprezzate le circostanze ed io credo che queste siano delle circostanze che lo richiedano. Visto il contenuto dell'intervento del senatore Crosio, del senatore Romano e del mio, potremmo sentire qualche altro Capogruppo in questo senso; non vedo qui presente il presidente Romani, ma sono presenti il presidente Bruno e la senatrice Bernini, che possono, se credono, confortare la Presidenza, qualora il Presidente lo ritenga necessario (è una prerogativa del Presidente decidere in proposito).

D'altronde, signor Presidente, sono le 21,50, lavorare sui presupposti di costituzionalità implica un intervento per Gruppo e quindi richiede un'ora e mezza, un tempo che comunque dovremmo dedicare allo stesso voto nelle giornate che vengono.

La giornata è stata difficile, complicata e molto tesa, comunicata all'esterno in modo probabilmente difforme da quello che realmente è stato. La richiesta fatta dai senatori di SEL e l'intervento fatto dal senatore Crosio, possono, se a ciò si coniuga una qualche espressione da parte degli altri, confortare ulteriormente e definitivamente la Presidenza. La ringrazio Presidente.

PRESIDENTE. La ringrazio io. I senatori Zanda, Sacconi e Romano si sono espressi per andare avanti. Chiedo al senatore Bruno di esprimere il suo parere. (Il senatore Tosato fa ripetutamente cenno di voler intervenire). Senatore Tosato, mi faccia finire.

Bisogna risolvere la questione se dobbiamo interrompere i lavori in corso sull'esame del punto all'ordine del giorno dei disegni di legge costituzionale o se domani mattina iniziare i lavori dell'Aula con la deliberazione sul parere della 1a Commissione sui presupposti di costituzionalità del decreto-legge sui detenuti.

Senatore Bruno, le chiedo se può brevemente esprimere il suo parere, dal momento che già abbiamo ottenuto il parere contrario degli altri Capigruppo.

BRUNO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, ho partecipato alla Conferenza dei Capigruppo e quindi ho capito qual è la posizione dei Gruppi e ‑ come ho già detto in quella sede - credo che lei, che si è già assunto la responsabilità della conduzione dell'Aula e a lei compete, possa disporre del nostro voto nella maniera che ritiene più opportuna, purché i lavori si svolgano in una situazione di tranquillità e serenità, com'è giusto che sia. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e PD e del senatore Casini).

TOSATO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Tosato, finalmente riesco a darle la parola. Ne ha facoltà.

TOSATO (LN-Aut). Signor Presidente, noi la invitiamo a prendere in seria considerazione la proposta che ha fatto il senatore Crosio. È una proposta credo ultimativa rispetto all'esito positivo dell'approvazione di questo provvedimento.

Lei ha tutta l'autorevolezza - e la deve esercitare finalmente in quest'Aula - per prendere delle decisioni che vadano al di là delle appartenenze, della maggioranza e dei voleri della maggioranza, dell'opposizione e soprattutto del Governo! (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Campanella, Orellana e Mussini). Infatti, se noi ci troviamo in questa situazione la responsabilità maggiore è dell'arroganza del Presidente del Consiglio (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S e Misto ILC), che ha imposto a questo Senato il ruolino di marcia per approvare le riforme senza discuterle nel merito, ma esclusivamente perché lui aveva promesso alla Nazione che dovevano essere approvate entro l'8 agosto. Dei contenuti non si è mai parlato.

Da parte del Governo...Mi scusi, non mi interrompa, Presidente, perché qui molti senatori hanno usato metà del tempo per le sue interruzioni: questo è stato evidente durante tutta la discussione. Le chiedo di parlare senza essere interrotto (Applausi dal Gruppo M5S).

Il Governo su alcuni temi importanti non ha mai dato risposta. L'elezione dei senatori può avvenire attraverso la nomina da parte loro di altri consiglieri regionali o deve avvenire attraverso la votazione del popolo? Il numero dei deputati eletti deve essere in proporzioni tali da permettere l'equilibrio dei poteri? I referendum possono essere nelle mani dei cittadini secondo dei numeri che consentano la partecipazione popolare?

Questo era il vero dibattito; questo era il dibattito che a noi interessava. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). La risposta di Zanda, a fronte della richiesta di Chiti, è stata: vi offriamo di finire a settembre. A noi di finire l'8 agosto o a settembre non ci interessa niente. Per quanto ci riguarda possiamo finire anche domani, se su questi temi c'è una risposta chiara da parte del Governo. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S e della senatrice Mussini).

Signor Presidente, la gravità di questo dibattito, in cui - ripeto - ci troviamo ostaggi dell'arroganza del presidente del Consiglio Renzi, è legata anche ad un'altra questione: non si è voluto prendere atto di quello che è avvenuto questa mattina nel voto segreto. L'esito del voto segreto di quest'oggi, con la sconfitta del Governo, dimostra inequivocabilmente, in modo evidente, che il voto di molti senatori di quest'Aula non è libero. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S e Misto-ILC). È condizionato dalla paura di disubbidire a due leader politici, a due capi di partito, che hanno siglato un patto segreto che, se realizzato, condizionerà la vita democratica di questo Paese nei prossimi anni!

Lei, signor Presidente, in questi giorni, con le sue decisioni (o meglio, con la sua obbedienza), si è dimostrato complice di questo patto. (Commenti dal Gruppo PD).

CANDIANI (LN-Aut). Stai zitto!

TOSATO (LN-Aut). Questo patto vuole stabilire che il potere deve appartenere a pochi, e non più al popolo. Noi ci battiamo perché il popolo mantenga il diritto di votare i propri rappresentanti! (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S e del senatore Campanella).

Signor Presidente, lei non lo ha mai rimarcato (ed è grave che non lo abbia fatto), ma noi non difendiamo noi stessi, noi difendiamo l'affermazione di tale principio: la sovranità appartiene al popolo! (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S e Misto-ILC).

PRESIDENTE. Grazie, senatore.

TOSATO (LN-Aut). Scusi, Presidente. Questo è un principio per il quale in democrazia non possiamo fare sconti a nessuno. Noi in quest'Aula stiamo difendendo la libertà dei cittadini!

La invito, quindi, a usare la sua autorevolezza e a prendere atto che c'è un clima incandescente in quest'Aula e che l'unico modo per arrivare alla modifica della Costituzione è attraverso un confronto vero, in cui il Governo non imponga le sue decisioni, ma si confronti con il Senato. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S e Misto-ILC. Congratulazioni. Proteste del senatore Colucci).

MORRA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORRA (M5S). Signor Presidente, intanto la ringrazio perché pensavo di essere diventato invisibile. (Commenti dal Gruppo PD). E però - mi scusi - credo che prima di me abbia diritto a dire la sua il collega Mario Mauro (Applausi dal Gruppo M5S): infatti, pochi minuti fa lei ha elencato anche il nome di quel collega come un avente diritto alla parola. Giacché mi è stato insegnato che pacta servanda sunt, per me le sue parole sono, non dico sacre, ma da rispettare in quest'Aula, sempre che siano coerenti. Chiedo pertanto che la parola venga intanto concessa, come lei stesso aveva ribadito, al collega Mauro. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Bisinella).

PRESIDENTE. Senatore Mauro, lei era stato uno dei primi a chiedere la parola, ma è stato sopravanzato dai Capigruppo sul tema concernente i lavori d'Aula. La invito pertanto ad intervenire.

MAURO Mario (PI). Signor Presidente, in realtà la mia è una proposta sull'ordine dei lavori molto semplice e molto concreta, finalizzata a cercare di superare questa impasse.

Nella realizzazione del compito della riforma costituzionale, noi incontriamo due problemi essenziali. Uno riguarda i tempi e l'altro riguarda i contenuti. Abbiamo provato, fin dal primo giorno, sulla scorta dell'intervento - che ricordo a tutti - del collega Chiti, a coniugare l'uno e l'altro aspetto. Ci siamo arenati per una ragione molto semplice: sembravano non esserci sufficienti garanzie che consentissero il ritiro di un numero cospicuo di emendamenti che possono essere considerati ostruzionistici.

Io propongo un modo di realizzare semplicemente quanto il senatore Chiti si proponeva. Richiamo l'attenzione degli amici del Gruppo Misto di Sinistra, Ecologia e Libertà e di tutti i senatori. Procediamo in questo modo: organizziamo il dibattito secondo i principi ispirati da Chiti, vale a dire su argomenti, e invece di proporci di fare il ritiro di tutti gli emendamenti una volta sola (perché magari non vediamo sufficienti garanzie), procediamo al ritiro di un numero cospicuo di emendamenti giorno per giorno, una volta esaurito l'argomento, senza limitazioni di sorta; in questo modo otterremo di arrivare al compimento dei tempi, con grande anticipo anche rispetto all'8 agosto.

È un modo ragionevole. Vi prego tutti sia di mettere da parte le pregiudiziali sugli aspetti regolamentari - perché se non c'è volontà politica è chiaro che ci scontriamo anche sul Regolamento - sia di capire, allo stesso tempo, che se non potremo entrare nel merito ci troveremo, in qualche altra serata, nelle condizioni raffigurate ieri dal collega Azzollini. Ci sono temi rilevanti che richiedono competenze che vanno oltre quelle già esibite in Commissione affari costituzionali e che necessitano di poter essere affrontati.

Allora, colleghi, vi chiedo: sospendiamo i lavori adesso e, nella disponibilità di un lavoro che ricomincia anche nel dialogo tra i Gruppi, affrontiamo gli argomenti chiave a partire da domani, imponendoci di rimuovere gli emendamenti ostruzionistici giorno per giorno, dopo aver affrontato l'argomento di merito, perché altrimenti non ne verremo più fuori. (Applausi dai Gruppi PI, Misto-ILC e Misto-MovX).

PRESIDENTE. Senatore Mauro, lei sa che queste proposte sono state già più volte avanzate e purtroppo non hanno avuto esito. Speriamo in un nuovo appello.

MORRA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Dopodiché decido cosa fare.

MORRA (M5S). Signor Presidente, credo che tutti quanti dovremmo, anzi dobbiamo, prestare ascolto alla voce che non è giunta qua, ma è degli italiani che sono fuori e che forse sono stanchi, disperati e rassegnati nell'osservare una classe politica e rappresentante che forse rappresenta, adesso più che ieri, soltanto se stessa.

MANCONI (PD). Parla per te.

MORRA (M5S). E proprio per questo motivo mi sento di ricordare a tutti quanti, tutti, quanto dicevo poc'anzi: pacta servanda sunt. Noi in questi giorni abbiamo passato più tempo non a votare, non ad esaminare, non a ragionare, bensì in attesa della conclusione della Conferenza dei Capigruppo oppure della Giunta per il Regolamento! (Brusio). Mi scusi, Presidente, mi rivolgo a lei perché rappresenta la totalità dell'Aula: se uno parla - e questo lo diceva un modestissimo insegnante di filosofia e storia ai suoi studenti - lo fa perché venga ascoltato e venga ascoltato da tutti. (Applausi dal Gruppo M5S. Proteste dal Gruppo PD). Se, al contrario, dobbiamo...

PRESIDENTE. Ormai è una pratica diffusa in quest'Aula, lo sa benissimo.

MORRA (M5S). Mi scusi, ma questo è il pieno riconoscimento del fatto che le istituzioni sono morte, causa mancanza di rispetto da parte di chi le dovrebbe vivificare! (Applausi dal Gruppo M5S). Infatti, se noi non siamo capaci di gestire qua dentro un dibattito, come caspita pretendiamo di poter essere normatori? Come possiamo indicare la strada da percorrere ai nostri concittadini?

Detto questo, siamo arrivati ad un clima particolarmente surriscaldato perché il grande assente, quello che dovrebbe essere seduto là, davanti a me, ha sempre avuto un atteggiamento di assoluta arroganza! E scelgo bene le parole: arroganza, oppure, se vuole, hubris, tracotanza, perché non ha limite! Infatti, caspiterina, non è importante far velocemente le cose, è importante far bene le cose sapendo cosa si debba fare! (Vivi applausi dal Gruppo M5S).E il Paese sta subendo queste riforme imposte e utilizzate come armi di distrazione di massa.

Noi siamo qua a ragionare, in Aula, ed è molto più difficile quando in Commissione emendamenti su emendamenti sono stati ritirati perché i relatori e il Ministro hanno invitato al ritiro! (Applausi dai Gruppi M5S, LN-Aut e Misto-SEL). Ma se non c'è possibilità di ragionare in Aula perché non c'è ascolto, non c'è attenzione, mi deve dire lei, Presidente, a chi dobbiamo parlare! A noi stessi? No.

Vorrei veramente poter recuperare serenità (Commenti dal Gruppo PD) e il senator Crosio ha tentato alla ripresa della seduta di lanciare una ciambella a chiunque volesse afferrarla. Poi il dibattito ha dimostrato che ancora non c'è la volontà di prender questa ciambella perché noi in tantissimi, ripeto, in tantissimi, non abbiamo rispetto delle istituzioni.

Mi permetto un'ultima chiosa. Il Presidente del Consiglio ha fatto un'affermazione a seguito del voto che c'è stato questa mattina, ma contro quel voto noi ci siamo battuti a priori avendo presentato il 13 settembre una proposta di modifica del Regolamento del Senato in virtù della quale si sarebbe potuto evitare sempre l'ossimoro che, in uno Stato democratico, nel Parlamento si arrivi ad un voto segreto, perché il Parlamento è il luogo in cui non si deve avere paura di ricatti e di minacce! (Applausi dai Gruppi M5S e LN-Aut.Proteste dal Gruppo PD). Se però mi sento anche far la morale...

PRESIDENTE. Le do atto che la proposta è stata presentata...

MORRA (M5S). ...che giace dal 13 settembre e, se non è stata calendarizzata non è certamente colpa delle opposizioni e delle minoranze perché è a botte di maggioranze che si coagulano ogni volta su singoli interessi che si determina cosa si faccia qui! (Applausi dal Gruppo M5S). Però mi lasci concludere.

MANCONI (PD). Alea iacta est!

PRESIDENTE. Concluda, prego.

MORRA (M5S). Aggiungo, perché anche su piccoli particolari si gioca la credibilità di un'istituzione, che noi tutti siamo qui per dialogare, per quanto sia difficile, per ascoltarci, per quanto sia impegnativo, ma non c'è cosa veramente più irritante che chiedere la parola e rimanere invisibili.

Io chiedo a lei ma anche ai Segretari, chiunque essi siano nel momento, di esercitare il massimo controllo possibile perché, se oggi al senator Candiani fosse stato concesso di prendere la parola quando l'ha chiesto, noi avremmo evitato tutti questi lavori. (Applausi dai Gruppi M5S e LN-Aut e del senatore Minzolini).

Si dice scherzosamente, se posso chiudere con una battuta, che tutti quanti quando entriamo qui dentro dovremmo sottoporci ad una visita medica neurologica: magari neurologica no, ma oculistica sì. (Applausi dai Gruppi M5S e LN-Aut e della senatrice Casaletto).

SACCONI (NCD). (Ironico). Facciamo intervenire due per Gruppo. No, tre per Gruppo! No, quattro per gruppo!

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, la prego veramente. La seduta può proseguire tranquillamente. La prego, ci faccia ricominciare a votare. La prego, ci faccia lavorare per quello per cui ci ha convocato lei qui. Ci faccia votare perché questo è il nostro dovere. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Di Biagio e Susta. Commenti dai Gruppi LN-Aut e M5S). Noi vogliamo fare il nostro dovere. Glielo chiedo serenamente, signor Presidente, ma ce lo faccia fare.

Si sono espressi tutti i Capigruppo. Lei ormai ha chiaro qual è il volere dei Gruppi. Per cortesia, ci faccia votare.

PRESIDENTE. Adesso incominciamo a votare.

Vorrei prima sentire la senatrice De Petris sulla proposta del senatore Mario Mauro.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, noi siamo stati molto chiari.

PRESIDENTE. Brevemente.

DE PETRIS (Misto-SEL). Brevemente. Abbiamo sentito il senatore Crosio. Abbiamo formulato un invito per cercare di recuperare un clima di serenità e quindi abbiamo accettato pienamente la proposta di chiudere qui la seduta, così come aveva chiesto e proposto il senatore Crosio, per cercare tutti quanti nella giornata di domani di ritrovare un clima di serenità perché, signor Presidente, è evidente a tutti che non si può andare avanti a fare le riforme costituzionali in queste condizioni.

Signor Presidente, abbiamo sentito delle risposte che hanno ancora una volta voluto aizzare gli animi. Noi facciamo finta di non averle sentite e rinnoviamo ancora una volta la proposta di chiudere qui la seduta questa sera, in modo tale che domani davvero possiamo organizzare i nostri lavori in un modo diverso, più sereno ed entrando nel merito. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e M5S e della senatrice De Pin).

PRESIDENTE. Colleghi, siccome il calendario e i relativi tempi, come tutti sanno, sono decisi dalla Conferenza dei Capigruppo, non possiamo interrompere l'attività di un organo costituzionale che ha delle regole, regole che sono state ampiamente applicate e che hanno dato un calendario e un ordine.

Abbiamo voluto dare a tutti la possibilità di esprimersi in questo momento, che aveva perso quella serenità che deve essere il faro per poter continuare sulla riforma costituzionale.

Vi invito quindi, senza perdere quella serenità che abbiamo ritrovato, seppur faticosamente, a riprendere l'ordine del giorno per cui siamo stati convocati e per cui da stamattina tutti siamo - ripeto siamo - qui, per non disperdere l'attività che possiamo svolgere avendo un calendario che prevede il termine della seduta alle ore 24.

Effettuiamo le votazioni che riusciamo ad effettuare e poi, domani mattina, voteremo sui presupposti di costituzionalità come proposto dal senatore Mario Ferrara. (Brusio).

VOLPI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Volpi, ne ha facoltà, ma, per favore, brevemente perché dobbiamo votare. (Commenti dal Gruppo PD).

VOLPI (LN-Aut). Scusate, colleghi, io è da oggi che cerco di parlare, e sarò brevissimo.

Signor Presidente, credo che ci sia stato un errore gravissimo: il senatore Crosio ha messo davanti a tutti un ramoscello d'ulivo e ci avete sputato sopra.

Signor Presidente, le considerazioni del Presidente del Consiglio rispetto a tutti voi - e lei dovrebbe dire qualche cosa - sono che quando si è votato con il voto segreto siamo diventati dei «costituzionalisti incappucciati». Questa è l'opinione che il Presidente del Consiglio ha di quest'Aula!

Dopo di che, ormai ci siamo abituati: arriva l'ordine del principe, qualche vassallo più o meno irrilevante dice che va bene tutto... (Vivaci proteste dal Gruppo PD).

ESPOSITO Stefano (PD). Vassallo sarai tu!

MANCONI (PD). Valvassino!

VOLPI (LN-Aut). Colleghi, ma state facendo una prova di forza? Accettatelo! Scusateci, eh! Volete fare i muscolari? Fate i muscolari! (Proteste dal Gruppo PD).

Questa è la democrazia del Partito Democratico, signor Presidente. Stanno dimostrando esattamente quello che sono. State dimostrando esattamente quello che siete! Vorrei ricordare ai colleghi che io non insulto nessuno: riporto le parole del Presidente del Consiglio. (Proteste dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Volpi, però non facciamo riferimenti. Prego.

VOLPI (LN-Aut). Ma devo riferirmi a cosa, signor Presidente? Lei ha violato tutte le regole! Abbiamo detto: facciamo pace, avete detto di no! E allora, va avanti esattamente come oggi! Avete chiuso la tregua!

CANDIANI (LN-Aut). Questa la votate voi! (Il senatore Candiani agita il fascicolo degli emendamenti).

CORO DI VOCI DAI GRUPPI LN-Aut e M5S. Libertà! Libertà!

PRESIDENTE. Riprendiamo dall'emendamento 1.0.23.

CORO DI VOCI DAI GRUPPI LN-Aut e M5S. Libertà! Libertà! (I senatori del Gruppo LN-Aut alzano cartelli recanti le scritte: «Il voto appartiene al popolo», «Qual'è la moneta di scambio?», «Grasso & Renzi ladri di democrazia», «Grasso come arbitro Moreno». I senatori del Gruppo M5S accompagnano il coro battendo il tomo degli emendamenti sul banco).

PRESIDENTE. Gli assistenti ritirino i cartelli, per favore.

CORO DI VOCI DAI GRUPPI LN-Aut e M5S. Libertà! Libertà!

PRESIDENTE. Capisco, anche perché c'è abbastanza pubblico, che voi vogliate diventare delle vittime sacrificali; se volete questo, è possibile... (Commenti del senatore Santangelo). Senatore Santangelo, non istighi.

Noi riprendiamo i lavori perché l'organo costituzionale che rappresentate deve continuare. Dopodiché, se c'è la serenità che avevamo conquistato, essa deve portarci ad andare avanti nelle votazioni. Se poi qualcuno si vuole immolare sacrificandosi, per carità. (Commenti del senatore Santangelo). Non arriviamo a queste cose, per favore.

Riprendiamo dunque dalla votazione dell'emendamento 1.0.23. (I senatori del Gruppo LN-Aut iniziano a suonare dei fischietti).

Prego i senatori Questori e gli assistenti di intervenire. (Gli assistenti parlamentari eseguono l'ordine impartito dal Presidente e si recano tra i banchi del Gruppo LN-Aut cercando di rimuovere i fischietti).

Senatore Centinaio, lei è il capogruppo. (I senatori del Gruppo LN-Aut continuano a suonare i fischietti). Siccome certamente non si esce di casa col fischietto, era tutto preparato, avevate organizzato il tutto. (Alcuni senatori dei Gruppi M5S e LN-Aut sbattono il tomo degli emendamenti sul banco).

Io garantisco che i lavori d'Aula devono continuare. Questa gazzarra deve finire!

CORI DAL GRUPPO PD. Fuori! Fuori! (Applausi ironici dal Gruppo PD. I senatori del Gruppo LN-Aut espongono nuovamente i cartelli recanti le scritte: «Il voto appartiene al popolo», «Grasso & Renzi ladri di democrazia», «Qual'è la merce di scambio», «Grasso come l'arbitro Moreno»).

PRESIDENTE. I cartelli devono essere eliminati. Questo è lo spettacolo che state dando, ed è giusto che i cittadini lo vedano. Non sospendo la seduta: voglio che tutti vedano. (Il senatore Scilipoti si avvicina e parla al Presidente).

Mi dicono che qualcuno si è fatto male. Sarete responsabili anche di questo.

La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 22,17, è ripresa alle ore 23,16).

La seduta è ripresa.

Ho voluto seguire le cure che sono state prestate ai senatori che si sono infortunati. Voglio informarvi che la senatrice Bianconi ha subito un trauma contusivo al gomito destro ed è stata accompagnata in ospedale per eseguire delle radiografie che potranno confermarlo. Speriamo non abbia nessuna frattura. (Applausi).

Il senatore Consiglio ha avuto un malore ed attualmente si trova ancora in infermeria con parametri vitali nella norma: polso, pressione, frequenza cardiaca, saturazione periferica. È lucido e ben orientato. Mi ha fatto anche una battuta: «Io sono grasso come lei»; vuol dire che sta bene. (Applausi). È lucido, ben orientato, non ha al momento disturbi neurologici. Ha eseguito un elettrocardiogramma con esito normale ed enzimi cardiaci con esito normale. È però ancora in osservazione.

Quanto è avvenuto in Aula, lasciatemelo dire, è un fatto molto grave. È un colpo drammatico alla credibilità del Senato della Repubblica. Ogni senatore, qualunque sia la sua appartenenza politica, qualunque sia la sua posizione e qualunque posizione ideologica abbia preso in questo dibattito, deve comprendere che quando a dei colleghi viene impedito di partecipare alla vita democratica perché colpiti o fisicamente feriti, come è avvenuto in quest'Aula, si colpisce non solo la libertà di ciascuno, ma anche la morale, l'etica che deve essere alla base della nostra funzione. Io penso che in democrazia, nel nostro Parlamento, non può essere consentito per questa ragione alcuno di questi comportamenti, per cui condanno fermamente quello che è avvenuto.

Comunico che il Consiglio di Presidenza si riunirà subito, immediatamente, per assumere tutti i provvedimenti e comminare le giuste sanzioni per quello che è successo.

La seduta d'Aula viene rinviata a domani e si riprenderanno le riforme costituzionali che oggi erano all'ordine del giorno e che sono state interrotte. Sono spiacente per quello che è avvenuto oggi, e continueremo a seguire le condizioni di salute degli infermi. È stata una brutta pagina quella che abbiamo registrato.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di venerdì 1° agosto 2014

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, venerdì 1° agosto, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 23,20).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione (1429)

Capo I

MODIFICHE AL TITOLO I DELLA PARTE SECONDA DELLA COSTITUZIONE

ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 1.

Approvato nel testo emendato

(Funzioni delle Camere)

        1. L'articolo 55 della Costituzione è sostituito dal seguente:

    «Art. 55. - Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

    Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione.

    La Camera dei deputati è titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell'operato del Governo.

    Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali. Concorre, nei casi e secondo modalità stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa ed esercita la funzione di raccordo tra l'Unione europea, lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea. Valuta l'attività delle pubbliche amministrazioni, verifica l'attuazione delle leggi dello Stato, controlla e valuta le politiche pubbliche. Concorre a esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge.

    Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione».

________________

(*) Cfr. anche Seduta n. 294

EMENDAMENTO 1.1952 E SEGUENTI E ORDINI DEL GIORNO

1.1952

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, primo periodo, sostituire le parole: «le istituzioni territoriali», con le seguenti: «l'unità della Nazione».

1.1953

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, primo periodo, sostituire le parole: «le istituzioni territoriali», con le seguenti: «l'indivisibilità della Nazione».

1.1954

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, sostituire le parole: «le istituzioni territoriali», con le seguenti: «lo spirito unitario della Nazione».

1.1955

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, primo periodo, sostituire le parole: «le istituzioni territoriali», con le seguenti: «gli enti costitutivi della Repubblica».

1.1956

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, primo periodo, sostituire le parole: «le istituzioni territoriali», con le seguenti: «le articolazioni territoriali della Repubblica».

1.1957

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Le parole da: «Al comma 1,» a: «le Regioni» respinte; seconda parte preclusa

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, primo periodo, sostituire le parole: «le istituzioni territoriali», con le seguenti: «le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni».

1.1958

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, primo periodo, sostituire le parole: «le istituzioni territoriali», con le seguenti: «le Regioni e i Comuni».

1.1959

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, primo periodo, sostituire le parole: «le istituzioni territoriali», con le seguenti: «le Regioni».

1.1960

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, primo periodo, sostituire le parole: «le istituzioni territoriali», con le seguenti: «i Comuni».

1.1961

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, primo periodo, sostituire le parole: «le istituzioni territoriali», con le seguenti: «le Città metropolitane».

1.1962

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, primo periodo, sostituire le parole: «le istituzioni» con le seguenti: «la Nazione e le sue articolazioni».

1.1963

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Sost. id. em. 1.1962

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, primo periodo, sostituire le parole: «le istituzioni» con le seguenti: «parimenti la Nazione nelle sue articolazioni».

1.1964

MUSSINI, DE PETRIS, BIGNAMI, PEPE, DE PIN, BENCINI, Maurizio ROMANI

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, sostituire le parole: «le istituzioni» con le seguenti: «anche le autonomie».

1.1965

MUSSINI, DE PETRIS, BENCINI, Maurizio ROMANI

Respinto

Al comma 1, capoverso «art. 55», nel quarto comma, dopo le parole: «le istituzioni territoriali» aggiungere le seguenti: «e la comunità nazionale.»

1.1966

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, MANGILI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MARTELLI, SERRA, CIOFFI, SCIBONA, PUGLIA, NUGNES, PAGLINI, MARTON

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, sostituire le parole: «Istituzioni territoriali» con le seguenti: «comunità territoriali nell'ambito della Nazione».

1.1967

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, MANGILI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MARTELLI, SERRA, CIOFFI, SCIBONA, PUGLIA, NUGNES, PAGLINI, MARTON, CATALFO

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, sostituire la parola: «istituzioni» con la seguente: «Autonomie».

1.1968

ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, MANGILI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MARTELLI, SERRA, CIOFFI, SCIBONA, PUGLIA, NUGNES, PAGLINI, MARTON

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, primo periodo,. aggiungere, in fine, le seguenti parole:«, nell'ambito dell'unità ed indivisibilità nazionale».

1.1969

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, dopo il primo periodo, inserire il seguente: «È titolare in via esclusiva della funzione di controllo dell'operato del Governo e sulla Pubblica amministrazione e svolge un potere esclusivo di inchiesta e una funzione di controllo costituzionale sui disegni di legge in discussione alla Camera dei deputati e sugli atti aventi forza di legge.».

1.1970

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, secondo periodo, premettere le parole: «Svolge la funzione legislativa esclusiva nel recepimento del diritto dell'Unione europea».

Conseguentemente, al terzo periodo, sopprimere le parole: «Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea».

1.1971

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, secondo periodo, premettere le parole: «Svolge la funzione legislativa esclusiva nelle materie di legislazione concorrente».

1.1972

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, sostituire le parole: «Concorre, nei casi e secondo modalità stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa» con le seguenti: «E titolare della funzione di controllo dell'operato del Governo e sulla Pubblica amministrazione e svolge un potere esclusivo di inchiesta e un potere di rinvio preventivo alla Consulta sui disegni di legge in discussione alla Camera dei deputati e sugli atti aventi forza di legge».

1.1973

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, sostituire le parole: «Concorre, nei casi e secondo modalità stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa» con le seguenti: «Esercita la funzione di controllo dell'operato del Governo e sulla Pubblica amministrazione e svolge un potere esclusivo di inchiesta e un potere di rinvio preventivo alla Consulta sui disegni di legge in discussione alla Camera dei deputati e sugli atti aventi forza di legge e vigila sul corretto utilizzo dei fondi europei da parte delle autonomie territoriali.».

1.1974

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, sostituire le parole: «Concorre, nei casi e secondo modalità stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa» con le seguenti: «È titolare della funzione di controllo dell'operato del Governo e sulla Pubblica amministrazione e svolge un potere esclusivo di inchiesta e una funzione di controllo costituzionale sui disegni di legge in discussione alla Camera dei deputati e sugli atti aventi forza di legge».

1.1975

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, secondo periodo, sostituire le parole da: «Concorre» fino a:«Costituzione,» con la seguente: «Partecipa».

1.1976

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, secondo periodo, sostituire le parole da: «Concorre» fino a:«alla» con le seguenti: «Esercita la».

1.1977

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, secondo periodo, sostituire le parole da: «Concorre» fino a: «alla» con le seguenti: «Può esercitarla».

1.1978

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, secondo periodo, sostituire le parole da: «Concorre» fino a: «alla» con la seguente: «È titolare della».

1.1979

CANDIANI, SCILIPOTI, CASSON (*)

Approvato

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, secondo periodo, dopo la parola: «concorre,», inserire le seguenti: «paritariamente, nelle materie di cui agli articoli 29 e 32, secondo comma, nonchè».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

1.1980

CRIMI, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MARTELLI, SERRA, CIOFFI, SCIBONA, FATTORI, PUGLIA, NUGNES, PAGLINI, MARTON, COTTI

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, secondo periodo, sopprimere le parole: «, nei casi e secondo modalità stabilite dalla Costituzione,».

1.1983

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, secondo periodo, sostituire le parole: «e secondo modalità stabilite» con la seguente: «stabiliti».

1.1985

I RELATORI

Approvato

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, secondo periodo, sostituire le parole: «esercita la funzione» con le seguenti: «esercita funzioni».

1.1987

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, secondo periodo, dopo le parole: «gli altri enti costitutivi della Repubblica» inserire le seguenti: «di cui all'articolo 114».

1.1988

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, secondo periodo, sostituire le parole: «gli altri enti costitutivi della Repubblica» con le seguenti: «le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni».

1.1989

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Sost. id. em. 1.1988

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, secondo periodo, aggiungere, in fine, le parole: «ovvero le Regioni, le Città metropolitane e i comuni».

1.1990

CRIMI, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MARTELLI, SERRA, CIOFFI, SCIBONA, FATTORI, PUGLIA, NUGNES, PAGLINI, MARTON

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, sostituire il terzo, quarto e quinto periodo, con i seguenti: «Esercita le funzioni di controllo dell'attività delle pubbliche amministrazioni, di verifica dell'attuazione delle leggi dello Stato, nonché di controllo e di valutazione delle politiche pubbliche. Concorre ad esprimere, previo esame dei candidati, pareri sulle nomine di competenza del Governo e partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi e delle politiche dell'Unione europea».

1.1991

RUSSO, QUAGLIARIELLO, ROMANO, CASINI, PALERMO, BRUNO, CANDIANI, CAMPANELLA, FATTORINI, DI BIAGIO, BERGER, FASIOLO, Luigi MARINO, RUBBIA, CALIENDO, MARTINI, MESSINA, TONINI, FABBRI, FISSORE, FILIPPI, FILIPPIN, Stefano ESPOSITO, VACCARI, MANASSERO, GOTOR, DI GIORGI, CALEO, GUERRIERI PALEOTTI, BENCINI, MUSSINI, GIACOBBE, SANGALLI, ZANONI, BROGLIA, Elena FERRARA, SPILABOTTE, TURANO, D'ADDA, CUCCA, SOLLO, CARDINALI, CAPACCHIONE, SANTINI, MIRABELLI, COLLINA, VATTUONE, LAI, PEGORER, FORNARO, GATTI, LO GIUDICE, MINZOLINI, PARENTE, MOSCARDELLI, PUPPATO

V. testo 2

Al comma 1, capoverso «Art. 55.», quarto comma, il terzo periodo è sostituito dal seguente: «Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea, ne valuta l'impatto, mantiene il raccordo con le commissioni specializzate del Parlamento europeo».

1.1991 (testo 2)

RUSSO, QUAGLIARIELLO, ROMANO, CASINI, PALERMO, BRUNO, CANDIANI, CAMPANELLA, FATTORINI, DI BIAGIO, BERGER, FASIOLO, Luigi MARINO, RUBBIA, CALIENDO, MARTINI, MESSINA, TONINI, FABBRI, FISSORE, FILIPPI, FILIPPIN, Stefano ESPOSITO, VACCARI, MANASSERO, GOTOR, DI GIORGI, CALEO, GUERRIERI PALEOTTI, BENCINI, MUSSINI, GIACOBBE, SANGALLI, ZANONI, BROGLIA, Elena FERRARA, SPILABOTTE, TURANO, D'ADDA, CUCCA, SOLLO, CARDINALI, CAPACCHIONE, SANTINI, MIRABELLI, COLLINA, VATTUONE, LAI, PEGORER, FORNARO, GATTI, LO GIUDICE, MINZOLINI, PARENTE, MOSCARDELLI, PUPPATO

V. testo 3

Al comma 1, capoverso «Art. 55.», quarto comma, il terzo periodo è sostituito dal seguente: «Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi e delle politiche dell'Unione europea, ne valuta l'impatto, mantiene il raccordo con le commissioni del Parlamento europeo e con le altre istituzioni dell'Unione».

1.1991 (testo 3)

RUSSO, QUAGLIARIELLO, ROMANO, CASINI, PALERMO, BRUNO, CANDIANI, CAMPANELLA, FATTORINI, DI BIAGIO, BERGER, FASIOLO, Luigi MARINO, RUBBIA, CALIENDO, MARTINI, MESSINA, TONINI, FABBRI, FISSORE, FILIPPI, FILIPPIN, Stefano ESPOSITO, VACCARI, MANASSERO, GOTOR, DI GIORGI, CALEO, GUERRIERI PALEOTTI, BENCINI (*), MUSSINI (*), GIACOBBE, SANGALLI, ZANONI, BROGLIA, Elena FERRARA, SPILABOTTE, TURANO, D'ADDA, CUCCA, SOLLO, CARDINALI, CAPACCHIONE, SANTINI, MIRABELLI, COLLINA, VATTUONE, LAI, PEGORER, FORNARO, GATTI, LO GIUDICE, MINZOLINI, PARENTE, MOSCARDELLI, PUPPATO, FLORIS (**), CUOMO (**)

Approvato

Al comma 1, capoverso «Art. 55.», quarto comma, il terzo periodo è sostituito dal seguente: «Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi e delle politiche dell'Unione europea e ne valuta l'impatto».

________________

(*) Firma ritirata in corso di seduta

(**) Firma aggiunta in corso di seduta

1.1992

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Al comma 1, alinea «Art. 55», quarto comma, terzo periodo, sostituire le parole: «Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea», con le seguenti: «Svolge la funzione legislativa esclusiva nel recepimento del diritto dell'Unione europea».

1.1996

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, terzo periodo, sopprimere le parole: «alle decisioni dirette», e dopo la parola: «formazione», inserire la seguente: «al recepimento».

1.1998

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Al comma 1, capoverso «Art. 55» quarto comma, terzo periodo, sostituire le parole: «alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione», con le seguenti: «al recepimento».

1.1999

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, terzo periodo, sostituire le parole: «e all'attuazione», con le seguenti: «, all'attuazione e al recepimento».

1.2000

CRIMI, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MARTELLI, SERRA, CIOFFI, SCIBONA, LUCIDI, PETROCELLI, PUGLIA, NUGNES, PAGLINI, MARTON, DE PIETRO

Precluso

Al comma 1, capoverso «Art, 55», quarto comma, terzo periodo, sostituire le parole: «degli atti normativi», con le seguenti: «della normativa e delle politiche».

1.2002

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55» quarto comma, terzo periodo, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e di controllo di merito sulle leggi regionali, ritenute dal Governo in contrasto con gli interessi nazionali o di altre regioni, secondo quanto previsto da proprio regolamento,».

1.2003

LANZILLOTTA

Ritirato

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, quarto periodo, sopprimere le seguenti parole: «dello Stato».

1.2004

BONFRISCO

Ritirato (*)

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, dopo le parole: «leggi dello Stato», inserire le seguenti: «e della legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1,».

________________

(*) L'emendamento verrà ripreso in considerazione in sede di esame dell'articolo 10 del disegno di legge costituzionale

1.2005

MARAN, SUSTA, LANZILLOTTA

Ritirato

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, dopo le parole: «verifica l'attuazione delle leggi dello Stato, controlla e valuta le politiche pubbliche», aggiungere le seguenti: «concernenti materie attinenti al rapporto con le istituzioni territoriali».

1.2006

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, quarto periodo, sostituire le parole: «Concorre a esprimere», con la seguente: «Esprime».

1.2008

FATTORI, CRIMI, MORRA, MANGILI, ENDRIZZI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MARTELLI, SERRA, CIOFFI, LUCIDI, PETROCELLI, PUGLIA, NUGNES, PAGLINI, MARTON

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», quarto comma, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Nelle forme stabilite dal suo regolamento, il Senato promuove la partecipazione dei cittadini e delle formazioni sociali alla definizione delle politiche e della legislazione dell'Unione europea».

1.2009

D'AMBROSIO LETTIERI, TARQUINIO, BRUNI

Respinto

Al comma 1 capoverso «Art. 55», dopo il quarto comma inserire il seguente: «Il senato esercita il potere esclusivo di inchiesta e di controllo costituzionale sui disegni di legge in discussione alla Camera dei deputati e sugli atti aventi forza di legge e di controllo di merito sulle leggi regionali, ritenute dal Governo in contrasto con gli interessi nazionali o di altre regioni, nonché di verifica dell'attuazione delle leggi dello Stato e di valutazione dell'impatto delle politiche pubbliche sul territorio. Esercita la funzione di raccordo tra lo Stato e le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni».

1.2010

FATTORI, CRIMI, MORRA, ENDRIZZI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MANGILI, MARTELLI, SERRA, LUCIDI, SCIBONA, PUGLIA, NUGNES, PAGLINI, MARTON

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», dopo il quarto comma inserire il seguente: «Il Senato ha competenza sulle decisioni dirette alla formazione nella fase ascendente e all'attuazione nella fase discendente degli atti normativi dell'Unione Europea; su tutte le leggi riguardanti questioni regionali e degli enti locali, comprese quelle aventi effetti finanziari e di bilancio. Svolge attività di verifica della conformità delle leggi dello Stato con le normative dell'Unione Europea ed elabora valutazioni di impatto e indagini conoscitive sugli effetti delle politiche dell'Unione Europea sul territorio nazionale».

1.2012

Mario FERRARA, SCAVONE, D'ANNA

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 55», dopo il quinto comma aggiungere il seguente: «I sistemi elettorali degli organismi di rappresentanza popolare della Repubblica devono essere conformati a quello in vigore per la Camera dei Deputati».

1.2013

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Le parole da: «Dopo il comma» a: «seicentotrenta» respinte; seconda parte preclusa

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta", dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "trecento";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "diciotto";

            c) al terzo comma, le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

            d) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecento"».

1.2014

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "trecento";

            b) al terzo comma, la parola "venticinque" è sostituita dalla seguente: "ventuno";

            c) al terzo comma, le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

            d) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecento"».

1.2015

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "trecento";

            b) al terzo comma, le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecento"».

1.2016

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici" sono sostituite dalle seguenti: "trecento, sei";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "diciotto";

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "duecentonovantaquattro"».

1.2017

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici" sono sostituite dalle seguenti: "trecento, sei";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "ventuno";

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "duecentonovantaquattro"».

1.2018

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici" sono sostituite dalle seguenti: "trecento, sei";

            b) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "duecentonovantaquattro"».

1.2019

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, la parola: "seicentotrenta" è sostituita dalla seguente: "trecento";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "diciotto";

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "duecentoottantotto"».

1.2020

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, la parola: "seicentotrenta" è sostituita dalla seguente: "trecento";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "ventuno";

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "duecentoottantotto"»

1.2021

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, la parola: "seicentotrenta" è sostituita dalla seguente: "trecento";

            b) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "duecentoottantotto"».

1.2022

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero", sono sostituite dalla seguente: "quattrocento";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "diciotto";

            c) al terzo comma, le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero,", sono soppresse;

            d) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocento"».

1.2023

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "quattrocento";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "ventuno";

            c) al terzo comma, le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

            d) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocento"».

1.2024

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "quattrocento";

            b) al terzo comma, le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocento"».

1.2025

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici" sono sostituite dalle seguenti: "quattrocento, otto";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "diciotto";

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecentonovantadue"».

1.2026

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici" sono sostituite dalle seguenti: "quattrocento, otto";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "ventuno";

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecentonovantadue"».

1.2027

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici" sono sostituite dalle seguenti: "quattrocento, otto";

            b) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecentonovantadue"».

1.2028

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, la parola: "seicentotrenta" è sostituita dalla seguente: "quattrocento";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "diciotto";

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecentoottantotto"».

1.2029

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, la parola: "seicentotrenta" è sostituita dalla seguente: "quattrocento";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "ventuno";

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecentoottantotto"».

1.2030

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Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, la parola: "seicentotrenta" è sostituita dalla seguente: "quattrocento";

            b) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecentoottantotto"».

1.2031

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Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta" sono sostituite dalla seguente: "quattrocentocinquanta";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "ventuno";

            c) al quarto comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocentotrentotto"».

1.2032

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Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

        «1-bis. All'articolo 56, secondo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta", sono sostituite dalla seguente: "quattrocentocinquanta".

        1-ter. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocentotrentotto"».

1.2033

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "cinquecento";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "diciotto";

            c) al terzo comma, le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

            d) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "cinquecento"».

1.2034

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "cinquecento";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "ventuno";

            c) al terzo comma, le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

            d) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "cinquecento"».

1.2035

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. Allarticolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "cinquecento";

            b) al terzo comma, le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "cinquecento"».

1.2036

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici" sono sostituite dalle seguenti: "cinquecento, dieci";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "diciotto";

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocentonovanta"».

1.2037

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici" sono sostituite dalle seguenti: "cinquecento, dieci";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "ventuno";

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocentonovanta"».

1.2038

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta, dodici" sono sostituite dalle seguenti: "cinquecento, dieci";

            b) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocentonovanta"».

1.2039

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, la parola: "seicentotrenta" è sostituita dalla seguente: "cinquecento";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "diciotto";

            c) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocentoottantotto"».

1.2040

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, la parola: "seicentotrenta" è sostituita dalla seguente: "cinquecento";

            b) al terzo comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocentoottantotto"».

1.2041

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: "seicentotrenta" sono sostituite dalle seguenti: "cinquecento,";

            b) al terzo comma, la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "ventuno";

            c) al quarto comma, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocentoottantotto"».

1.2042

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "trecento".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione:

        1) le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnato alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

        2) la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecento".»

1.2043

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "trecentoventi".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione:

        1) le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnato alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

        2) la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecentoventi".»

1.2044

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "trecentocinquanta".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione:

        1) le parole", fatto salvo il numero dei seggi assegnato alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

        2) la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecentocinquanta".»

1.2045

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "quattrocento".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione:

        1) le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnato alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

        2) la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocento"».

1.2046

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        « 1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "quattrocentocinquanta".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione:

        1) le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnato alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

        2) la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocentocinquanta"».

1.2047

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono sostituite dalla seguente: "cinquecento".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione:

        1) le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnato alla circoscrizione Estero," sono soppresse;

        2) la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "cinquecento"».

1.2048

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta," sono sostituite dalle seguenti: "trecento, sei".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "duecentonovantaquattro"».

1.2049

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta," sono sostituite dalle seguenti: "trecentoventi, sei".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecentoquattordici"».

1.2050

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta," sono sostituite dalle seguenti: "trecentocinquanta, sette".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecentoquarantatre"».

1.2051

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta," sono sostituite dalle seguenti: "quattrocento, otto".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "trecentonovantadue"».

1.2052

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta," sono sostituite dalle seguenti: "quattrocentocinquanta, nove".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocentoquarantuno"».

1.2053

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: "seicentotrenta," sono sostituite dalle seguenti: "cinquecento, dieci".

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione, la parola: "seicentodiciotto" è sostituita dalla seguente: "quattrocentonovanta"».

1.2054

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione le parole: ", dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero" sono soppresse.

        2. All'articolo 56, quarto comma, della Costituzione le parole: ", fatto salvo il numero dei seggi assegnato alla circoscrizione Estero," sono soppresse».

1.2055

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Le parole da: «Dopo il comma» a: «dalla seguente:» respinte; seconda parte preclusa

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione la parola: "dodici" è sostituita dalla seguente: "quattro"».

1.2056

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione la parola: "dodici" è sostituita dalla seguente: "cinque"».

1.2057

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione la parola: "dodici" è sostituita dalla seguente: "sei"».

1.2058

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione la parola: "dodici" è sostituita dalla seguente: "sette"».

1.2059

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione la parola: "dodici" è sostituita dalla seguente: "otto"».

1.2060

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, primo comma, della Costituzione la parola: "dodici" è sostituita dalla seguente: "dieci"».

1.2061

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, terzo comma, della Costituzione le parole: "hanno compiuto i venticinque anni di età" sono sostituiti dalle seguenti: "hanno raggiunto la maggiore età"».

1.2062

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Sost. id. em. 1.2061

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, terzo comma, della Costituzione le parole: "hanno compiuto i venticinque anni di età" sono sostituiti dalle seguenti: "sono maggiorenni"».

1.2063

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Sost. id. em. 1.2061

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, terzo comma, della Costituzione la parola: "venticinque" è sostituita dalla seguente: "diciotto"».

1.2064

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 56, terzo comma, della Costituzione la parola: «venticinque»è sostituita dalla seguente: «ventuno».

1.2065

MILO, D'ANNA, BRUNI, BONFRISCO

Respinto (*)

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. «Chi ha ricoperto per due mandati consecutivi la carica di Senatore o di Deputato della Repubblica non è, allo scadere del secondo mandato, immediatamente rieleggibile alla medesima carica. È consentito un terzo mandato consecutivo se uno dei due mandati precedenti ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno, per causa diversa dalle dimissioni volontarie».

________________

(*) Ritirato dal proponente è fatto proprio dai senatori Crimi, Mussini, Maurizio Romani e Bencini

1.5000

I RELATORI

Ritirato

Al comma 1, capoverso «Art. 55», al quarto comma, sostituire le parole: «la funzione di raccordo tra l'Unione europea, lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica», con le seguenti: «funzioni di raccordo tra gli enti che costituiscono la Repubblica, nonché tra questi e l'Unione europea».

G1.28 (già em. 1.28)

DE PETRIS

Respinto

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge costituzionale n. 1429,

        impegna il Governo:

            a mantenere l'elezione con suffragio universale e diretto di entrambe le Camere del Parlamento, nel rispetto dell'equilibrio di genere e assicurando la rappresentanza delle minoranze linguistiche, a ridurre il numero dei componenti della Camera e del Senato, nonché ad abbassare la soglia di età per l'eleggibilità a deputato da venticinque a diciotto anni.

G1.1897 (già em. 1.1897)

CRIMI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge costituzionale n. 1429-A,

        premesso che:

            l'articolo 1 del disegno di legge in oggetto reca disposizioni in materia di controllo parlamentare sull'operato del Governo in relazione alle funzioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

        impegna il Governo:

            a favorire, per quanto di propria competenza, l'efficace esercizio della funzione parlamentare di controllo.

________________

(*) Accolto dal Governo

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 1

1.0.1

MARTELLI, CRIMI, MORRA, ENDRIZZI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MANGILI, SERRA, PAGLINI, MARTON, PUGLIA

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Riduzione del numero dei deputati)

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è letta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di trecento.

        Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i ventuno anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per trecento distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

        Nessuno può candidarsi in più di una circoscrizione"».

1.0.2

TURANO, GIACOBBE, MUCCHETTI, CHITI, DE PETRIS, Mario MAURO, CAMPANELLA, CASSON, ALBANO, ANITORI, BAROZZINO, BENCINI, BOCCHINO, CAPACCHIONE, CERVELLINI, COMPAGNONE, CORSINI, D'ADDA, DE CRISTOFARO, DE PIN, DIRINDIN, GAMBARO, GATTI, LO GIUDICE, Eva LONGO, MASTRANGELI, MICHELONI, MINEO, PETRAGLIA, RICCHIUTI, STEFANO, TOCCI, URAS

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Camera dei deputati)

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto, garantendo la parità di genere.

        Il numero dei deputati è di trecentoquindici più otto deputati eletti nella circoscrizione Estero.

        Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per trecentoquindici e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.3

MUCCHETTI, CHITI, DE PETRIS, Mario MAURO, CAMPANELLA, CASSON, ALBANO, ANITORI, BAROZZINO, BENCINI, BOCCHINO, CAPACCHIONE, CERVELLINI, COMPAGNONE, CORSINI, D'ADDA, DE CRISTOFARO, DE PIN, DIRINDIN, GAMBARO, GATTI, LO GIUDICE, Eva LONGO, MASTRANGELI, MICHELONI, MINEO, PETRAGLIA, RICCHIUTI, STEFANO, TOCCI, URAS

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Camera dei deputati)

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto, garantendo la parità di genere.

        Il numero dei deputati è di trecentoquindici.

        Sono eleggi bili a deputati tutti gli elettori che nel gIorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per trecentoquindici e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.4

CRIMI, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MARTELLI, SERRA, LUCIDI, PETROCELLI, PAGLINI, PUGLIA, MARTON

Ritirato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Dimezzamento del numero dei deputati)

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di trecentoquindici. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i ventuno anni di età. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per trecentoquindici distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.5

CRIMI, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MARTELLI, SERRA, FUCKSIA, LUCIDI, PAGLINI, PUGLIA, CIOFFI, MARTON, GIARRUSSO

Ritirato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Riduzione del numero dei deputati)

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di quattrocento. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i ventuno anni di età. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per quattrocento distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.6

BUEMI, Eva LONGO

Le parole da: «Dopo l'articolo» a: «deputati è di» respinte; seconda parte preclusa

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Composizione ed elezione della Camera dei Deputati)

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

        Il numero dei deputati è di quattrocento, in rapporto doppio rispetto alla composizione del Senato di cui all'articolo 57 primo comma.

        Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

        La legge disciplina la ripartizione del territorio nazionale in circoscrizioni, la distribuzione tra di esse dei seggi in proporzione alla popolazione di ciascuna, nonché le modalità per il loro periodico aggiornamento in base all'evoluzione demografica"».

        Conseguentemente, all'articolo 2, nel capoverso «articolo 57 della Costituzione», primo comma, sostituire la parola: «novantacinque» con la seguente: «centonovantacinque».

1.0.7

BISINELLA, CENTINAIO, CANDIANI, ARRIGONI, BELLOT, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di quattrocento, otto dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto il diciottesimo anno di età. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per trecentonovantadue e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.8

MILO, BONFRISCO, MINZOLINI, D'ANNA, COMPAGNONE, TARQUINIO, Eva LONGO, BRUNI

Ritirato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di quattrocento, otto dei quali eletti nella circoscrizione. Estero. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto il diciottesimo anno di età. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per trecentonovantadue e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione i ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.9

MILO, BONFRISCO, MINZOLINI, D'ANNA, COMPAGNONE, TARQUINIO, Eva LONGO, BRUNI

Ritirato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di quattrocento, otto dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per trecentonovantadue e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.10

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BIGNAMI, CAMPANELLA, GAMBARO, BATTISTA, MUSSINI, PEPE, ORELLANA, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, CRIMI, GAETTI, MORONESE, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, BOCCHINO, DE PIN, MARTON, SCIBONA, AIROLA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, FATTORI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA

Precluso dalla reiezione dell'em. 1.0.6

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Camera dei deputati)

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

        Il numero dei deputati è di quattrocento cinquanta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età"».

        Apportate le seguenti modificazioni:

            a) al secondo comma, le parole: «seicentotrenta» è sostituita dalla seguente: «quattrocento»;

            b) al terzo comma, la parola: «venticinque» è sostituita dalla seguente: «diciotto»;

            c) al terzo comma, la parola: «seicentodiciotto» è sostituita dalla seguente: «trecentoottantotto»».

1.0.11

MUCCHETTI, CHITI, DE PETRIS, Mario MAURO, CAMPANELLA, CASSON, ALBANO, ANITORI, BAROZZINO, BENCINI, BOCCHINO, CAPACCHIONE, CERVELLINI, COMPAGNONE, CORSINI, D'ADDA, DE CRISTOFARO, DE PIN, DIRINDIN, GAMBARO, GATTI, LO GIUDICE, Eva LONGO, MASTRANGELI, MICHELONI, MINEO, PETRAGLIA, RICCHIUTI, STEFANO, TOCCI, URAS

Precluso dalla reiezione dell'em. 1.0.6

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Camera dei deputati)

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto, garantendo la parità di genere.

        Il numero dei deputati è di quattrocento settanta.

        Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per quattrocento settanta e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.12

Giovanni MAURO, Mario FERRARA, BARANI, COMPAGNONE, D'ANNA, DAVICO, LANGELLA, MILO, RUVOLO, SCAVONE

Precluso dalla reiezione dell'em. 1.0.6

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Camera dei deputati)

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale diretto. Il numero dei deputati è di quattrocento.

        Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per quattrocento e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.13

BONFRISCO, COMPAGNONE, BRUNI, Eva LONGO, D'ANNA, TARQUINIO, MILO, MINZOLINI

Precluso dalla reiezione dell'em. 1.0.6

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

        Il numero dei deputati è di quattrocento. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per quattrocento e 167 distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.14

MINZOLINI

Precluso dalla reiezione dell'em. 1.0.6

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale diretto.

        Il numero dei deputati è di 400. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per 400 e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.15

BONFRISCO, COMPAGNONE, BRUNI, Eva LONGO, D'ANNA, TARQUINIO, MILO, MINZOLINI, GAETTI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

        La Camera dei deputati si compone di un minimo di quattrocentododici e di un massimo di seicentodiciotto deputati, oltre a dodici deputati eletti nella circoscrizione Estero.

        Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

        La ripartizione dei seicentodiciotto seggi tra le circoscrizioni nazionali si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'anagrafe della popolazione al 31 dicembre dell'anno precedente l'elezione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti. Il numero di seggi minimo attribuito a ciascuna circoscrizione è pari ai due terzi del numero massimo arrotondato all'unità superiore. L'indizione dell'elezione è effettuata per il numero massimo di deputati, oltre i dodici deputati spettanti alla circoscrizione Estero.

        Il numero dei deputati eletti in ciascuna circoscrizione è pari al numero massimo dei seggi attribuiti alla circoscrizione medesima, eventualmente decurtato di un numero di deputati proporzionale al totale di schede bianche e voti nulli. A tal fine, il numero dei deputati effettivamente eletto si calcola moltiplicando il numero dei voti espressi, sottratti le schede bianche e i voti nulli, per il numero massimo dei seggi attribuiti alla circoscrizione e dividendo il risultato di tale moltiplicazione per il numero dei votanti, con arrotonda mento in ogni caso all'unità superiore. Il numero dei deputati eletti non può comunque essere inferiore alla soglia minima stabilita in sede di ripartizione"».

1.0.16

MINZOLINI

Precluso dalla reiezione dell'em. 1.0.6

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale diretto. Il numero dei deputati è di 450, sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per 450 e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.17

CRIMI, MORRA, ENDRIZZI, MANGILI, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, DONNO, MONTEVECCHI, LEZZI, MARTELLI, SERRA, FUCKSIA, LUCIDI, PAGLINI, CIOFFI, MARTON, PUGLIA

Precluso dalla reiezione dell'em. 1.0.6

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Riduzione del numero dei deputati)

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di cinquecento. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i diciotto anni di età. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per cinquecento distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.18

MINZOLINI

Precluso dalla reiezione dell'em. 1.0.6

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:

        "Art. 56. - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale diretto.

        Il numero dei deputati è di 500. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per 500 e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.19

MINZOLINI

Precluso dalla reiezione dell'em. 1.0.6

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente: "Art. 56. - La Camera dei Deputati è eletta a suffragio universale diretto.

        Il numero dei deputati è di 550. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della. popolazione, per 550 e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti"».

1.0.20

MINZOLINI

Precluso dalla reiezione dell'em. 1.0.6

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente: "Art. 56. - La Camera dei Deputati è eletta a suffragio universale diretto.

        Il numero dei deputati è di 600. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per 600 e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti".».

1.0.21

BONFRISCO, COMPAGNONE, BRUNI, Eva LONGO, D'ANNA, TARQUINIO, MILO, MINZOLINI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Modifiche all'articolo 56 della Costituzione)

        1. L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente: "Art. 56 - La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. La Camera dei deputati è composta da 630 deputati. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto venticinque anni di età.

        La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per 630 e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei. più alti resti".».

1.0.22

CANDIANI

V. testo 2

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Modifiche all'articolo 56 della Costituzione)

        1. All'articolo 56 della Costituzione, il primo e il secondo comma sono sostituiti dal seguente: "Fermi restando i dodici deputati eletti nella circoscrizione Estero, la legge costituzionale stabilisce il numero minimo dei rappresentanti delle minoranza linguistiche fra i cinquecento deputati eletti a suffragio universale e diretto."».

1.0.22 (testo 2)

CANDIANI

V. testo 3

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Modifiche all'articolo 56 della Costituzione)

        1. All'articolo 56 della Costituzione, il primo e il secondo comma sono sostituiti dal seguente: "Fermi restando i dodici deputati eletti nella circoscrizione Estero, la legge costituzionale stabilisce all'interno dei cinquecento deputati eletti a suffragio universale e diretto il numero minimo dei rappresentanti delle minoranze linguistiche."».

1.0.22 (testo 3)

CANDIANI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Modifiche all'articolo 56 della Costituzione)

        1. All'articolo 56 della Costituzione, il primo e il secondo comma sono sostituiti dal seguente: "la legge costituzionale stabilisce all'interno dei cinquecento deputati eletti a suffragio universale e diretto il numero minimo dei rappresentanti delle minoranze linguistiche fermi restando i dodici deputati eletti nella circoscrizione Estero"».

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Disegno di legge costituzionale n. 1429:

sull'emendamento 1.0.22 (testo 3), il senatore Pepe avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Bubbico, Cassano, Ciampi, Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Messina, Micheloni, Minniti, Monti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Rizzotti, Ruvolo, Stucchi e Vicari.

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 14ª Commissione permanente Unione europea in data 31/07/2014 il Senatore Floris Emilio ha presentato la relazione 1519-A sul disegno di legge:

"Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea-Legge di delegazione europea 2013 - secondo semestre" (1519)

C.1836 approvato dalla Camera dei Deputati.

Governo, trasmissione di atti

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 25 luglio 2014, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - la comunicazione concernente il conferimento dell'incarico di livello dirigenziale generale di Segretario generale del Ministero medesimo, al dottor Paolo Pennesi.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 29 luglio 2014, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche, per gli esercizi 2011 e 2012. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 182).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Elena Ferrara ed il senatore Scalia hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01136 della senatrice Favero ed altri.

Interpellanze

MARINELLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

l'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani riconosce il diritto alla libertà religiosa, nonché quello di cambiare religione o di rinunciare alla religione; tuttavia in numerosi Stati tra quelli che hanno sottoscritto tale dichiarazione un credo diverso da quello imposto o maggioritario e l'apostasia sono puniti con la morte, la persecuzione, l'isolamento e la degradazione sociale;

oggi circa il 74 per cento della popolazione mondiale (quasi 5,3 miliardi di persone) vive in Paesi in cui la libertà religiosa è soggetta a più o meno gravi violazioni e limitazioni, che si traducono spesso in vere e proprie persecuzioni religiose. Recenti studi dimostrano che circa i tre quarti dei casi di persecuzioni religiose nel mondo riguardano i cristiani. Sono almeno 500 milioni i cristiani che vivono in Paesi in cui subiscono persecuzione, mentre altri 208 milioni vivono in Paesi in cui sono discriminati a causa del proprio credo;

in questa fase storica i cristiani sono perseguitati, e i numeri delle persecuzioni sono incredibili. Siamo ad un livello ben superiore rispetto a quello che è accaduto durante l'impero romano; secondo il Center for the study of global christianity di South Hamilton, nel Massachusetts (centro che è alle origini delle statistiche sul numero di aderenti alle varie religioni usate da un gran numero di università nonché da chiese e comunità religiose) su scala internazionale, il numero dei cristiani uccisi, in quanto tali, tra il 2000 e il 2010 è stato di circa un milione, 100.000 all'anno;

il divieto di cambiare religione è tuttora in vigore in 39 Paesi, la quasi totalità dei quali seduti nel consesso dell'Onu; per la legge islamica radicale, la sharia, l'apostasia è punita con la morte; la sharia si sta imponendo in un numero crescente di Stati, senza che alcun organismo dell'Onu rilevi la contraddizione (per non dire l'impossibilità) di sedere in tale consesso in presenza di norme statuali che violano i diritti fondamentali dell'uomo;

in alcuni Paesi, quali ad esempio l'India o il Pakistan (ma il fenomeno sta dilagando anche in altre parti dell'Asia e in Africa), sono oggetto di aggressione ormai quotidiana e di conversione forzata tutte le minoranze che non siano di religione islamica o induista; il fenomeno si sta concentrando soprattutto sulle giovani donne, che sono strappate alle loro famiglie, convertite sotto minaccia di morte e fatte sposare a islamici o induisti contro la loro volontà; questo denota una volontà genocida del tutto assimilabile a quella nazista nei confronti delle minoranze religiose; a dispetto, a parere dell'interpellante, dei vaniloqui delle femministe italiane, l'unica denuncia, l'unico sostegno materiale, l'unica tutela legale per queste sventurate proviene dalle chiese cristiane; in casi clamorosi, che non possono essere ignorati, come quello delle 200 studentesse cristiane rapite in Nigeria, l'Occidente mostra tutta la sua incapacità ad agire, limitandosi a vaniloqui pseudo femministi;

in alcune aree di diversi Paesi del mondo arabo (tra cui Egitto, Iraq e Siria) gli estremisti pretendono dai cristiani il pagamento della jizya, la tassa imposta ai non musulmani durante l'impero ottomano e i non musulmani sono considerati cittadini di seconda classe; nei libri scolastici dell'Arabia saudita i cristiani sono demonizzati, mentre in quelli del Pakistan è lecito ucciderli;

la radicalizzazione dei gruppi fondamentalisti ha contribuito ad alimentare il massiccio esodo di cristiani dal Medio Oriente. Se appena un secolo fa essi rappresentavano circa il 20 per cento della popolazione mediorientale, oggi raggiungono a stento il 4 per cento; nelle aree dell'Iraq e della Siria dove l'ISIS ha proclamato il Califfato, si è giunti a crocifiggere i cristiani, secondo il precetto contenuto nel versetto 33 della Sura coranica "La tavola imbandita";

né tale persecuzione si limita ai Paesi del terzo Mondo: è esplosa anche nei Paesi nominalmente cristiani, anche se non sotto forma di assassinio: il 74 per cento degli interpellati nel Regno Unito afferma che c'è una discriminazione dei cristiani, l'84 per cento del vandalismo religioso in Francia ormai è diretto verso luoghi di culto e in Scozia il 95 per cento delle violenze a sfondo religioso ha come obiettivo i cristiani;

nel nostro stesso Paese la chiesa cattolica è percepita, anche in forza di una martellante subcultura che impera nella politica nei mass media, come retrograda, antifemminista e omofoba ed è oggetto di derisione, se non di aggressione, da gruppi di presunti progressisti che sistematicamente prendono le parti dell'ateismo se non addirittura di quello che dovrebbe essere a parere dell'interpellante il loro peggior nemico: l'Islam radicale; tutto questo nonostante l'evidenza del fatto che in aree del mondo ben più vaste della nostra piccola Europa, i cristiani rappresentino l'unica difesa fisica e l'unica tutela legale e materiale per le donne e gli omosessuali;

nel corso degli anni gli atti parlamentari di indirizzo si sono rivelati del tutto insufficienti; le poche azioni poste in essere, deboli e inefficaci; gli impegni sino ad oggi adottati inconsistenti e improduttivi. L'espressione usata sovente negli atti "a mettere in atto ogni utile iniziativa diplomatica al fine di contrastare con efficacia i soprusi perpetrati" si è rivelata insignificante;

nel corso dello stanco e distratto dibattito sulle mozioni per il contrasto alle persecuzioni religiose anticristiane, tenutosi l'1 e 2 luglio del 2014 presso la Camera dei deputati (sedute n. 254 e n. 255), il Governo ha chiesto di sopprimere, ovunque ricorresse nei testi da approvare, la parola "cristianofobia", nonostante essa sia citata più volte nei testi ufficiali da Papa Benedetto XVI e sia stata adottata dall'Onu dal 2003 e dal Parlamento europeo dal 2007;

in sede di dichiarazione di voto in un intervento si è giudicato "odioso" il principio di reciprocità, che è principio riconosciuto e basilare del diritto internazionale e nonostante il fatto che una delle mozioni di maggioranza chiedesse quanto di più ovvio e cioè "affermare nelle relazioni internazionali il principio di piena reciprocità in materia di libertà religiosa, in particolare per quanto concerne l'edificazione dei luoghi di culto delle minoranze religiose";

a seguito della strage davanti a una chiesa copta del 1° gennaio 2011 in Egitto, numerosi esponenti del partito democratico alla Camera sottoscrissero un atto di indirizzo in cui si chiedeva tra l'altro al Governo di promuovere in sede ONU una Conferenza internazionale sulla libertà religiosa e nello stesso ambito sollecitare la creazione di organismi in grado di monitorare le persecuzioni religiose, adottando le necessarie misure di diritto internazionale per contrastarle,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga opportuno promuovere un'azione politica coordinata e concertata con la Santa Sede per il contrasto alla persecuzione dei cristiani nel mondo ed alla cristianofobia nei Paesi occidentali;

se non ritenga di attivarsi per l'adozione, con criteri di sistematicità degli strumenti diplomatici della nota di proteste e del richiamo dell'ambasciatore in relazione ad ogni episodio di persecuzione dei cristiani che si verifichi nei Paesi che siedono nelle Nazioni unite, nonché tutti gli strumenti di pressione bilaterale e multilaterale;

se non ritenga opportuno richiedere, nelle sedi internazionali competenti, che si usi ogni mezzo possibile al fine di tutelare i cristiani nelle aree del Medio Oriente e dell'Africa e la creazione di aree cuscinetto;

se non reputi necessario denunziare in sede Onu, anche con la presentazione di dettagliati dossier, tutti gli Stati che non rispettino l'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani sul diritto alla libertà religiosa, chiedendo nei loro confronti opportune sanzioni qualora non rimuovano dai loro ordinamenti le norme che la ostacolano.

(2-00187)

Interrogazioni

MONTEVECCHI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, DE PIETRO, FUCKSIA, LUCIDI, PAGLINI, DONNO, PUGLIA, MORRA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

è aumentata la domanda di richiesta di corsi di lingua italiana per stranieri, dovuta anche all'obbligo di superamento dell'esame della lingua italiana quale requisito essenziale per il rilascio del permesso di soggiorno;

il nostro Paese, esercitando ancora all'estero, nonostante le difficoltà in cui versa, una forte attrazione dovuta alla sua storia ed alla sua cultura, è oggetto di flussi migratori continui che rappresentano una potenzialità preziosa per lo sviluppo economico e civile, pertanto la professione dell'insegnante della lingua italiana per stranieri, a parere degli interroganti, dovrebbe oggi più che mai essere considerata strategica;

in data 23 ottobre 2013 è stato presentato l'atto di sindacato ispettivo 3-00444, dove si rappresentava tale improcrastinabile necessità, evidenziando talune criticità circa l'omesso riconoscimento della professione di insegnante della lingua italiana per stranieri, che come noto è ben altra cosa rispetto all'insegnamento della letteratura italiana per italiani madrelingua;

in questa prospettiva si inseriva la necessità del riconoscimento della professionalità di tale categoria di insegnanti da parte dello Stato italiano, con dei corsi di laurea mirati a tale scopo, giacché ad oggi si è sviluppata una fitta rete di certificazioni, master e specializzazioni in didattica dell'italiano come seconda lingua o lingua straniera che non sono equiparabili al corso di laurea, precludendo, in tal modo, un riconoscimento ufficiale che consentirebbe di accedere alle carriere a cui tale categoria di insegnanti aspira;

considerato che:

per quanto attiene il reclutamento dei docenti per l'italiano come lingua straniera, presso le Università straniere, tale reclutamento è affidato al Ministero degli affari esteri, sulla base di un concorso nazionale a cui hanno accesso solamente i docenti di ruolo già abilitati, ma che non hanno necessariamente le competenze per l'insegnamento della lingua italiana agli stranieri, escludendo così a priori la categoria professionale degli insegnanti della lingua italiana per stranieri;

il reclutamento di docenti presso gli istituti italiani di Cultura avviene sulla base della legge n. 401 del 1990, art. 17 comma 2, e del decreto ministeriale n. 392 del 1995, art. 13 comma 4, che lasciano discrezionalità nelle procedure di reclutamento, in base alle leggi e alle condizioni del luogo in cui operano e vincola alle leggi finanziarie italiane che non concedono agli enti di instaurare rapporti continuativi, come previsto dall'art. 13 comma 7 del decreto ministeriale n. 392 del 1995;

quindi gli IIC (Istituti italiani di Cultura) operanti in un contesto più grande, contando su un numero sufficiente di iscritti che possano garantire un tempo pieno al docente selezionato, hanno la possibilità di bandire concorsi per un contratto a termine rinnovabile una sola volta, mentre gli IIC che operano in contesti più piccoli, non avendo questa possibilità, hanno difficoltà nel reclutamento di docenti italiani madrelingua ricorrendo in alcuni casi, per ovviare a problemi di natura burocratica, a figure giuridiche locali;

considerato inoltre che l'istituzione del CLIQ (Certificazione lingua italiana di qualità), nata da un accordo tra il Ministero degli affari esteri e l'Università per stranieri di Siena (CILS), l'Università per stranieri di Perugia (CELI), l'Università degli Studi Roma Tre (IT) e la Società Dante Alighieri di Firenze (PLIDA) e volta ad indirizzare gli studenti stranieri per distinguere le certificazioni riconosciute e valide sul territorio italiano ed altri non ben identificati corsi e/o master, potrebbe concretamente rappresentare un punto di partenza per garantire loro anche un "insegnante legalmente certificato";

considerato infine che:

a maggio 2014 si è tenuto un gruppo di lavoro degli Stati generali della lingua italiana avviato dal Ministero degli affari esteri che scaturisce da un invito a riflessioni di alto livello, sulle opzioni strategiche per la promozione della cultura italiana, rivolto dal Ministero degli affari esteri agli operatori del settore, alle istituzioni, agli istituti italiani di cultura, alle ambasciate, alle cattedre di italianistica, per identificare temi e proposte per lo sviluppo e la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo;

i gruppi di lavoro si sono orientati nell'approfondimento di diverse tematiche, tra le quali: le strategie di promozione linguistica per le diverse aree geografiche e per i Paesi del bacino mediterraneo, Cina, Usa e Paesi dell'America latina; il ruolo delle università con particolare attenzione alle cattedre di italianistica; il ruolo degli italofoni e delle comunità italiane all'estero; la gestione e gli strumenti della promozione della lingua italiana;

a tale evento non sono stati invitati gli esponenti della professione di insegnanti della lingua italiana per stranieri, che invece, se presenti, avrebbero potuto contribuire in modo concreto alla realizzazione degli obiettivi prefissati nell'ordine del giorno del tavolo degli Stati generali della lingua italiana,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi per colmare il vuoto normativo attraverso un riconoscimento di natura pubblicistica della professione di insegnante di Italiano L2/LS (Lingua seconda/Lingua straniera) da parte del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che comprenda tutti i titoli e le qualifiche di settore, quali certificazioni DITALS (Certificazione in didattica dell'italiano a stranieri), CEDILS (Certificazione in didattica dell'italiano a stranieri), DILS-PG (Didattica dell'italiano Lingua straniera-Università di Perugia), Lauree specialistiche e master in Italiano L2;

se non intenda istituire o farsi promotore dell'istituzione di una classe di concorso specifica per l'insegnamento dell'Italiano come Lingua seconda/Lingua straniera, a cui accedere tramite percorso abilitante così come richiesto per le altre materie dal decreto ministeriale n. 249 del 2010, e far sì che gli anni di esperienza lavorativa nel campo di tutte le certificazioni poc'anzi elencate, vengano riconosciute ai sensi del decreto ministeriale n. 249 del 2010 art. 10, comma 3, lettera b).

(3-01145)

MANCUSO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'interno e della difesa -

(3-01146)

(Già 4-02560)

MANCUSO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare -

(3-01147)

(Già 4-02522)

LUCHERINI, PARENTE, VACCARI, SCALIA, MORGONI, PADUA, DI GIORGI, LO GIUDICE, VALENTINI, SOLLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

a margine della seduta n. 7225 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, tenutasi in data 28 luglio 2014, è stata adottata all'unanimità una dichiarazione in base alla quale è stata espressa forte preoccupazione per l'aggravarsi della situazione nella Striscia di Gaza e per la tragica entità di perdite di vite umane e di feriti, soprattutto tra la popolazione civile;

il Consiglio di Sicurezza, in linea di continuità con la raccomandazione del segretario Generale, Ban Ki-moon effettuata, anch'essa, in data 28 luglio, ha chiesto agli attori, parti del conflitto, un cessate il fuoco umanitario "immediato e senza condizioni" per tutto il periodo della festa musulmana dell'Eid al Fitr (la fine del Ramadan) "ed oltre";

nella seduta del Consiglio di sicurezza del 22 luglio 2014, il Segretario generale Ban Ki-moon, allora in missione in Medio Oriente, intervenendo via video, ha sottolineato l'urgenza di dare piena attuazione alla risoluzione del Consiglio di sicurezza n. 1860 del 2009. Invero, gli elementi principali di detta risoluzione non sono stati implementati, incluso l'attuazione di misure volte a porre fine al contrabbando di armi nella Striscia di Gaza; la predisposizione di un piano volto a riabilitare la il territorio di Gaza, ponendo fine al blocco; il sostegno per la formazione, a Gaza, di un Governo palestinese disposto ad accettare e ad aderire agli impegni della Organizzazione per la liberazione della Palestina al fine di favorire uno sviluppo socioeconomico in grado di garantire stabilità a Gaza e al tempo stesso sicurezza allo Stato di Israele;

è quanto mai urgente addivenire ad una definitiva cessazione delle ostilità a Gaza. È opportuno, quindi, compiere ogni sforzo per aiutare le parti a trovare un terreno comune, un dialogo costruttivo in grado di produrre una composizione del conflitto comprensiva ed inclusiva. Ripartire dall'iniziativa mediata dall'Egitto nel novembre del 2009 può rappresentare un buon primo passo, soprattutto in virtù del fatto che proprio su tale iniziativa sembra essersi raccolto maggior consenso;

è ormai inderogabile la soluzione basata sul principio della coesistenza di 2 Stati, l'uno accanto all'altro, capaci di vivere in pace e in sicurezza. A questo obiettivo tutti gli attori coinvolti (i principali soggetti regionali cosi come gli Stati Uniti, l'Unione europea e l'ONU) debbono profondere ogni impegno al fine trovare una soluzione che salvaguardi le legittime aspirazioni dei due popoli;

rilevato che:

il conflitto in corso tra Hamas e Israele, il terzo, negli ultimi anni, dopo quello del 2009 e del 2012, ha mietuto, allo stato attuale, oltre 1.000 vittime, per la grandissima parte civili (donne, bambini, anziani e persone con disabilità). I feriti sono oltre 3.000. I profughi, secondo quanto testimoniato dal Segretario generale dell'ONU, sono circa 175.000, quasi il 10 per cento della popolazione della Striscia di Gaza, i quali, costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, cercano riparo presso edifici pubblici e le varie strutture delle Nazioni Unite, come l'UNRWA (UN Relief and works agency for Palestine refugees) dispiegate nel lembo di terra palestinese;

le indiscriminate operazioni militari hanno distrutto, e stanno continuando a distruggere, le più importanti strutture civili: ospedali, scuole, orfanotrofi, parchi ludici per bambini, strutture delle Nazioni Unite e di diverse ONG e organizzazioni umanitarie mettendo ulteriormente in pericolo la popolazione civile e in seria difficoltà tutti gli operatori umanitari e della cooperazione, a vario titolo impegnati, a prestarle soccorso. Tali operazioni hanno distrutto, e stanno continuando a distruggere, le infrastrutture e le reti vitali dei territori colpiti dal conflitto con le disastrose conseguenze che ciò comporta. La quasi assenza di acqua potabile e di elettricità sta mettendo in serio rischio le già precarie condizioni di salute del popolo palestinese, accrescendone sofferenza e disperazione;

considerato che quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza ha contribuito a ravvivare quelle pulsioni di antisemitismo, sempre deprecabili e da respingere con fermezza e senza esitazioni, in special modo in Europa, facendo così tornare alla memoria i periodi più bui e spettrali della Storia europea del secolo scorso. I recenti accadimenti in Francia e ancor più recentemente a Roma, dove secondo quanto viene riportato da alcuni quotidiani di rilievo nazionale nella notte del 28 luglio 2014 in diversi esercizi commerciali e in diversi quartieri sono apparse scritte antisemite e simboli evocanti la il nazifascismo, vanno rifiutati con forza e determinazione, ma al tempo stesso costituirebbe una grave leggerezza una loro sottovalutazione,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga opportuno riconoscere un contributo ulteriore ed aggiuntivo al contributo al bilancio dell'UNRWA, come chiesto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ai Paesi membri, al fine di potenziare e migliorare l'assistenza umanitaria e sanitaria alla popolazione civile della Striscia di Gaza;

se, in virtù del semestre di Presidenza del Consiglio dei ministri dell'Unione europea, il Governo non ritenga opportuno promuovere a livello europeo, già a partire dalla prossima riunione del Consiglio europeo del 30 agosto 2014, anche con il coinvolgimento dei soggetti interessati come ad esempio AHLC (Ad Hoc Liaison Committee), un'iniziativa volta comprendere quei Paesi disposti, mediante donazioni, a sostenere la ricostruzione e promuovere l'avvio di uno sviluppo socio-economico;

se non intenda valutare l'opportunità di promuovere un dialogo regionale interparlamentare che veda coinvolti da un lato le delegazioni parlamentari di Israele e Palestina e dall'altro la Commissione per le questioni mediorientali dell'Inter-Parliamentary Union, coinvolgendo anche tutte quelle personalità, intellettuali impegnati israeliani e palestinesi, al fine di lavorare per la realizzazione di un percorso in grado di favorire la discussione tra i Parlamenti israeliano e palestinese e facilitare una riconciliazione tra le due parti, equa ed inclusiva.

(3-01149)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

VALENTINI - Ai Ministri della difesa e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che da sempre il Ministero della difesa si avvale di strutture esterne per garantire i servizi di logistica e facchinaggio presso gli enti, le basi e i reparti della Difesa, stanziando a tal fine fondi annuali;

considerato che:

nella riunione del marzo 2014 tenutasi presso il Gabinetto del Ministro della difesa, alle organizzazioni sindacali è stato comunicato che per l'espletamento dei suddetti servizi per l'anno 2014 non sono garantiti gli stessi finanziamenti stanziati per il 2013;

infatti, come emerge anche dalla lettura del Capitolo di bilancio 1282/15, c'è stata una considerevole riduzione per l'anno 2014 delle risorse stanziate a favore di servizi che da 9 milioni di euro per il 2013 sono passate ai 7 milioni di euro per il 2014;

i servizi di logistica e facchinaggio presso gli enti, le basi e i reparti della Difesa sono assolutamente indispensabili per garantire il funzionamento dell'amministrazione della Difesa, centrale e periferica;

il taglio delle risorse previsto per l'anno 2014 al richiamato Capitolo di bilancio non consente di fatto la fornitura di tali servizi a partire dal prossimo 1° settembre 2014;

considerato, inoltre, che in Italia sono circa 2.000-3.000 i lavoratori, per lo più dipendenti di società cooperative, che da diversi anni sono addetti ai servizi di manovalanza e facchinaggio presso gli enti, le basi e i reparti dell'amministrazione della difesa,

si chiede di sapere:

qualora dovesse essere confermato il previsto il taglio delle risorse per il 2014, come i Ministri in indirizzo intendano far fronte a partire dal prossimo 1° settembre 2014 alle esigenze operative non derogabili di tale amministrazione;

se non si ritenga necessario attivarsi con la massima sollecitudine per reperire le risorse necessarie al fine di assicurare a tale amministrazione i servizi minimi già stabiliti dai vari comandi, salvaguardando in tal modo i tanti lavoratori addetti da molti anni a tali servizi.

(3-01148)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

SERRA, CAPPELLETTI, BERTOROTTA, DONNO, MOLINARI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la regione Sardegna, come è noto, è un'isola ricca di storia, di arte, di tradizioni, di risorse ambientali, culturali ed umane, ed ha, quindi, ragionevolmente, un grande potenziale economico. Queste risorse, a parere degli interroganti, non sono state in passato impiegate in modo corretto ed attualmente la situazione non solo non è cambiata, ma è addirittura peggiorata. A causa di ciò lo sviluppo economico della regione è stato fortemente rallentato e, negli ultimi anni in particolare, l'acuirsi della crisi ha reso la sua già fragile economia ancora più incerta, sia in termini di prospettive di crescita e di sviluppo economico sia sotto il profilo occupazionale;

in virtù di questa estrema precarizzazione economica e, al contempo, sociale molti sardi, non riuscendo a svolgere o a continuare a svolgere un'attività lavorativa, hanno dovuto emigrare portando all'estero conoscenze e capacità tramandate da generazioni; la Sardegna, infatti, ha una grande tradizione artigianale. La tradizione sarda, non solo culturale ma anche economica, trova la sua vocazione nella produzione artigianale di pregio. Difatti i sardi sono famosi nel mondo per le loro abilità manuali, per la loro capacità di creare e confezionare i prodotti più disparati, dai tradizionali e preziosi costumi sardi, ai monili d'oro e di corallo, frutto dell'ingegno e sapienza dell'arte orafa, fino agli arredi e ai prodotti alimentari, estrema sintesi della tradizione e della cultura sarda;

il numero degli artigiani e degli artisti emigrati fuori dall'isola è superiore al numero di coloro che vi fanno rientro. In tal modo vengono lentamente a mancare gli anziani, i maestri d'arte che continuino a tramandare le tradizioni nell'isola. A parere degli interroganti, occorrerebbe, quindi, onde evitare ulteriori emorragie di risorse umane e la dispersione dell'arte e della cultura autoctona, incentivare l'economia tradizionale sarda garantendo l'impiego di risorse economiche al fine di sostenere coloro i quali intendono rimanere in Sardegna o farvi rientro allo scopo di svolgere un'attività di recupero delle tradizioni e delle attività manuali;

considerato che:

la Sardegna è una regione conosciuta soprattutto per il suo mare, per il suo clima ma non altrettanto per la moda e per l'artigianato; sono, infatti, pochi i marchi che sono riusciti ad imporsi nel mercato internazionale. Esempio di alto artigianato isolano, famoso nel mondo, è Poltrona Frau, impresa artigiana fondata a Torino nel 1912 dal cagliaritano Lorenzo Frau, emigrato dalla Sardegna agli inizi del secolo scorso, con la sua sapienza artigianale. Il marchio oggi è di proprietà della Haworth, società statunitense che ha acquisito il 58,6 per cento del capitale sociale dalla Charme Investments Sca e da Moschini SpA;

a giudizio degli interroganti per recuperare l'arte e la manualità artistica della Sardegna, ma anche dell'Italia tutta, occorre sviluppare laboratori ed aule didattiche, i cui docenti, maestri della tradizione artigianale sarda, siano in grado di garantire la conservazione di un patrimonio in fase di estinzione, considerato che si tratta di risorse culturali tramandate in gran parte manualmente. Gli artigiani isolani, in buona parte anziani, sono, peraltro, coloro che hanno tramandato per secoli la tradizione artigianale e costituiscono, a loro volta, parte del patrimonio sardo. È necessario adottare, dunque, non solo a livello locale ma anche nazionale, delle politiche finalizzate a salvaguardare il vero patrimonio economico sardo come anche di altre regioni, quello che ha permesso all'Italia di diventare un Paese industrializzato e leader mondiale nel settore dell'artigianato e della moda, quest'ultima da sempre considerata eccellenza del made in italy nel mondo;

i maggiori stilisti della moda italiani sono stati avviati a tale professione, grazie alla trasmissione della cultura manifatturiera attraverso laboratori artigianali come "ragazzi di bottega";

a parere degli interroganti la delocalizzazione delle aziende italiane all'estero e il contestuale impiego di manodopera straniera, conduce lentamente all'estinzione della cultura artigianale italiana e ciò va a svantaggio della qualità e della italianità nei prodotti manifatturieri;

considerato inoltre che:

l'autenticità del made in Italy è stata al centro di varie discussioni, già nel 1983 il C.D.C. (Comitato di difesa del consumatore) ha portato alla luce alcune criticità consistenti nell'aver riscontrato delle dichiarazioni non corrispondenti a verità nelle etichette di composizione dei tessuti. Si dichiarava la presenza di fibre nel prodotto nella percentuale del 30 per cento ove, in realtà, si trattava del 7 per cento. È fatto notorio che anche i più grandi brand della moda producano i loro prodotti all'estero o in Italia servendosi di manodopera non italiana, spesso in Cina, in Bulgaria, in Bangladesh. Ciò, oltre ad avvenire sovente in violazione delle disposizioni normative in materia di tutela del lavoro e della previdenza sociale, contribuisce, in modo rilevante, alla perdita della tradizione manifatturiera italiana. Inoltre, a parere degli interroganti, è ragionevole ritenere sussistente la lesione del principio generale di affidamento del consumatore oltre che del diritto dello stesso ad un'adeguata informazione sui beni acquistati, così come disposto dall'articolo 2 del decreto legislativo n. 206 del 2005 (Codice del consumo),

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e se abbiano adottato o intendano adottare dei provvedimenti al riguardo, anche di carattere normativo;

quali iniziative di competenza intendano intraprendere al fine di tutelare la tradizione artigianale sarda ed in generale italiana, garantendo che una delle più grandi risorse del Paese non vada definitivamente perduta;

se intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, promuovere l'avvio di un tavolo di confronto con le Regioni e con tutti i soggetti interessati allo scopo di rilanciare e promuovere l'economia artigiana italiana nel nostro Paese e nel mondo.

(4-02574)

ARACRI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

le prestazioni di trasporto di persone e dei rispettivi bagagli sono assoggettate ad aliquota IVA al 10 per cento. La Tabella A, parte III, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, prevede infatti l'applicazione di detta aliquota alle "prestazioni di trasporto di persone e dei rispettivi bagagli al seguito", ma prevede anche alcune esenzioni (art. 10, comma 1, n. 14): le prestazioni di trasporto di persone effettuate mediante veicoli da piazza (taxi) e altri mezzi di trasporto abilitati a eseguire servizi di trasporto locale marittimo, lacuale e fluviale non sono infatti sottoposti ad alcuna aliquota IVA. La norma specifica inoltre che "si considerano urbani i trasporti effettuati nei territori di un comune o tra comuni non distanti tra loro oltre cinquanta chilometri";

l'imposta non si applica quindi al trasporto di persone e bagagli tramite taxi e a tutte le prestazioni di trasporto urbano marittimo, lacuale, fluviale e lagunare, come confermato anche dalla circolare del Ministero dell'economia e delle finanze n. 7/E del 14 gennaio 1998;

è evidente una notevole incoerenza normativa delle disposizioni in vigore: l'esenzione dall'IVA è prevista, quanto al trasporto terrestre, per i soli veicoli cosiddetti "da piazza" e non per il trasporto di linea, mentre per i trasporti per vie d'acqua l'imposta non è dovuta neanche per il trasporto di linea;

lo stesso Ministero dell'economia e delle finanze ha riconosciuto la necessità di uniformare l'imposizione IVA sul trasporto urbano di linea con il decreto-legge 29 settembre 1997, n. 328, recante "Disposizioni tributarie urgenti" convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 1997, n. 410, che però ha confermato il regime di esenzione previsto per i trasporti urbani per vie acquatiche nonché per i taxi (Tabella A, parte III, sopraccitata);

inoltre la direttiva 2006/112/CE, relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto, ha previsto l'assoggettamento a IVA senza distinzioni del trasporto di persone e dei rispettivi bagagli;

il mancato assoggettamento all'imposta non permette alle imprese che operano nel trasporto di linea per vie acquatiche di poter detrarre l'imposta loro addebitata sugli acquisti (carburante, rifornimenti, servizi) secondo un principio di neutralità;

tale disparità di trattamento, per il quale il trasporto di linea è tutto assoggettato all'IVA al 10 per cento salvo quello per vie acquatiche, non ha alcuna giustificazione giuridica, bensì viola i principi di ragionevolezza e uguaglianza nonché il principio di neutralità dell'IVA, dato che pone definitivamente a carico dell'operatore di trasporto di linea per vie d'acqua l'onere del tributo, come se fosse un consumatore finale e non un erogatore di servizi,

si chiede di sapere:

quali iniziative normative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere con urgenza per uniformare il regime dell'IVA dei trasporti urbani di linea assoggettando all'aliquota del 10 per cento anche le prestazioni di trasporto urbano di linea effettuate per vie acquatiche;

se non intendano adottare al più presto una modifica del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 contribuendo così, senza alcun onere a carico dello Stato, ad armonizzare il diritto interno con gli obblighi comunitari, come previsto dalla direttiva 2006/112/CE.

(4-02575)

MOLINARI, BERTOROTTA, DONNO, FUCKSIA, VACCIANO - Ai Ministri della salute e dell'interno - Premesso che:

la legge quadro 14 agosto 1991, n. 281 recante "Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo" all'art.1 "promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente.";

l'art. 2 comma 2 e comma 3 della suddetta legge sancisce: "I cani vaganti ritrovati, catturati o comunque ricoverati presso" i canili "non possono essere soppressi" (se non "in modo esclusivamente eutanasico") e "non possono essere destinati alla sperimentazione." Mentre al comma 11 specifica che "Gli enti e le associazioni protezioniste possono gestire" i canili "sotto il controllo sanitario dei servizi veterinari dell'unità sanitaria locale", potendo inoltre garantire un servizio di pronto soccorso;

l'art. 3 comma 2 prevede che "Le regioni provvedono a determinare, con propria legge, [..] i criteri per il risanamento dei canili comunali e la costruzione dei rifugi per i cani. Tali strutture devono garantire buone condizioni di vita per i cani e il rispetto delle norme igienico-sanitarie e sono sottoposte al controllo sanitario dei servizi veterinari delle unità sanitarie locali.";

inoltre rispettivamente i commi 3 e 4 dello stesso articolo esplicitano: "Le regioni adottano, [... ] sentite le associazioni animaliste, protezioniste e venatorie, che operano in ambito regionale, un programma di prevenzione del randagismo"; "il programma di cui al comma 3 prevede interventi riguardanti: a) iniziative di informazione da svolgere al fine di conseguire un rapporto di rispetto della vita animale e la difesa del suo habitat; b) corsi di aggiornamento o formazione per il personale degli enti locali e pubblici coinvolti a vario titolo nei servizi di cui alla presente legge [..] le regioni indennizzano gli imprenditori agricoli per le perdite di capi di bestiame causate da cani randagi o inselvatichiti[..]". Successivamente al comma 6 relativamente alla realizzazione degli interventi di competenza regionale, le regioni possono destinare una somma non superiore al 25 per cento dei fondi assegnati loro dal Fondo di attuazione della legge quadro, dovendo essere la rimanente somma assegnata agli enti locali a titolo di contributo per la realizzazione degli interventi di loro competenza;

ai comuni, singolarmente o in forma associata, è affidata la priorità di attuare piani di controllo del randagismo attraverso la sterilizzazione; a tali piani è destinata una quota non inferiore al 60 per cento delle risorse del Fondo per l'attuazione della legge n. 281 del 1991. I comuni provvedono, sempre avvalendosi di queste ultime risorse, al risanamento dei canili comunali esistenti e alla costruzione di rifugi per i cani nonché (direttamente o indirettamente, tramite convenzioni con le associazioni animaliste e zoofile o con soggetti privati che garantiscano la presenza nella struttura dei volontari di tali associazioni) a gestire i canili sanitari (compresa la gestione delle adozioni e degli affidamenti) (art. 4 della legge n. 281 del 1991);

la normativa nazionale e regionale in materia di randagismo sancisce che l'attività prioritaria per combattere il fenomeno dei randagismo deve essere volta al controllo della popolazione canina mediante la limitazione delle nascite e che diviene strategica la realizzazione di una rete di canili sanitari al fine di adempiere a quanto disposto dalle normative nazionali e regionali;

il decreto del Presidente della Giunta regionale (DPGR) della Calabria, n.197 del 20 dicembre 2012, avente ad oggetto la "Razionalizzazione degli interventi in materia di randagismo: istituzione di una rete di canili sanitari nel territorio della regione Calabria", emesso nella qualità di Commissario ad acta (nominato con delibera del Consiglio dei ministri del 30 luglio 2010) per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario della Regione Calabria (vincolato all'accordo con il Ministro della salute e con quello dell'economia e finanze), individuava gli interventi necessari al perseguimento dell'equilibrio economico nel rispetto dei Livelli essenziali di assistenza (LEA);

all'art. 2 del decreto del Presidente della Giunta regionale n. 197 è stata prevista, nel territorio della Regione Calabria, la realizzazione di 7 canili sanitari in aree baricentriche rispetto al territorio che dovranno servire: 2 le province di Cosenza e di Reggio Calabria, ed uno le restanti province di Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia;

il decreto del Presidente della Giunta regionale n. 51 del 19 maggio 2014, recependo le integrazioni e modifiche suggerite dal Ministero della salute sul decreto del Presidente della Giunta regionale n. 197 (nota Rif. Calabria-Prot. n. 531 fascicolo SVET.7.2012-1), ha confermato la sostanza del precedente decreto con l'inserimento, tra l'altro, dell'obbligo di cooperazione con le associazioni animaliste o zoofile per ciò che riguarda la promozione e gestione degli affidamenti e delle adozioni nonché con la deroga al divieto di coesistenza di canili sanitari e canili rifugio/oasi canine per i canili pubblici esistenti (anche privati) che siano ritenuti di valenza strategica, a patto che sia garantita l'autonoma gestione delle due tipologie di struttura in una unica;

considerato che:

è nota, vista anche la partecipazione delle istituzioni competenti a numerosi incontri e tavoli tecnici intercorsi con le varie associazioni che si occupano del problema, la tragica situazione del randagismo nella provincia di Reggio Calabria;

ad oggi non esiste nella provincia di Reggio Calabria un canile sanitario e la mancanza di tale fondamentale struttura non consente di poter seguire le prescrizioni normative in materia, atteso che i cani accalappiati, che dovrebbero fare un primo passaggio obbligatorio presso tale struttura, vengono condotti direttamente nei canili rifugio operanti nella provincia, che spesso non sono in possesso di tutte le prescritte autorizzazioni normativo-tecniche;

nel Comune di Reggio Calabria, in particolare, vi è l'assoluta mancanza di ogni tipo di struttura funzionante;

nel 2008 è stato inaugurato in località Mortara di Pellaro, in Reggio Calabria, una struttura municipale (la cui costruzione, conclusa nel 2006, è costata al Comune ben 650.000 euro) che avrebbe tutte le caratteristiche demandate dal decreto del Presidente della Giunta regionale n. 51 del 2014, visto che nella stessa potrebbero coesistere tanto il canile sanitario, quanto quello rifugio;

risulta agli interroganti che attualmente il suddetto canile è carente di un gestore, nonostante l'indizione di una gara d'appalto con relativa aggiudicazione del servizio, ma nonostante ciò, a distanza di 2 anni dal provvedimento di aggiudicazione definitiva avvenuto a settembre 2012, l'amministrazione non ha provveduto alla sottoscrizione del contratto d'appalto di servizi con l'associazione "Aratea", aggiudicataria;

avverso il provvedimento di aggiudicazione definitiva, l'associazione "Dacci una Zampa" onlus proponeva ricorso (n. 105/13 RG) presso il competente Tribunale amministrativo, sezione distaccata di Reggio Calabria, allo stato pendente, in attesa di decisione nel merito. Nonostante la ricorrente avesse rinunciato all'istanza di sospensione dell'atto impugnato, dando così la possibilità di concludere l'iter procedimentale all'amministrazione comunale, quest'ultima non provvedeva alla stipula del contratto per la gestione della struttura, né l'associazione aggiudicataria (soggetto legittimato) ha agito concretamente per dare prosecuzione al procedimento stesso, presentando ricorso avverso l'inerzia dell'amministrazione;

la detta struttura dal 2008 non è mai stata sottoposta ad alcuna manutenzione da parte dell'amministrazione comunale e langue in uno stato di abbandono, rimanendo i locali che la costituiscono di facile accesso e potenziale oggetto di atti vandalici; nonostante ciò, la stessa appare autonomamente funzionante e con gli impianti di luce ed acqua perfettamente a regime e quindi pronta ad accogliere i cani vaganti sul territorio;

tale stato di cose, unitamente all'impossibilità dell'ASP (Agenzia di sanità pubblica) di intervenire secondo le proprie competenze, oltre alla assoluta carenza di informazione e sensibilizzazione nei confronti della collettività, ha innescato un meccanismo che ha portato il fenomeno del randagismo a livelli esponenziali al punto di far identificare la città di Reggio Calabria come la città col più alto tasso di randagismo a livello nazionale;

nell'assenza dell'intervento comunale, l'associazione "Dacci una Zampa" ha prestato continuativamente ed in modo gratuito la propria opera di volontariato nella città di Reggio Calabria, garantendo la tutela del benessere degli sfortunati animali con il reperimento del cibo necessario a sfamarli e dei farmaci necessari alla loro cura, facendosi carico dei costi sostenuti per tutte le visite specialistiche ed esami diagnostici per animali gravemente ammalati nonché le sterilizzazioni degli stessi (attività di competenza esclusiva dell'ASP);

il Comune, vista l'impossibilità di collocare i cani vaganti presso una struttura propria, si trova costretto ogni anno a stipulare convenzioni con soggetti terzi, dislocati nell'ambito della provincia, con importanti esborsi di denaro pubblico. Ad esempio un mese fa è scaduto l'ultimo bando pubblico nel quale venivano, per una previsione di 800 cani da accalappiare, stanziati ben 660.000 euro per la gestione biennale dei cani accalappiati all'interno del Comune di Reggio Calabria. La gara è andata deserta e, al contempo, il Comune da mesi paga ingenti somme per il mantenimento di 570 cani ad una struttura nel Comune di Taurianova (Reggio Calabria), oggetto di interdittiva antimafia per cui non potrebbe stipulare alcuna convenzione con enti pubblici;

i cani dislocati nelle strutture poste in provincia rimangono reclusi sino a che morte sopraggiunga, visto che non viene data la giusta visibilità affinché siano adottati, portando il Comune a far fronte alle loro spese di mantenimento per l'intero arco della loro vita;

il sostanziale mancato rispetto della normativa in materia di sterilizzazione fa sì che nel tempo il fenomeno anziché risolversi diventi sempre più incalzante. In particolare risulta agli interroganti che Reggio Calabria sia l'unica città d'Italia dove non si è mai provveduto alla sterilizzazione di un solo cane di proprietà del Comune, tanto di quelli vaganti quanto di quelli accalappiati;

attualmente gli animali vaganti nel territorio del Comune di Reggio Calabria versano in situazioni di estremo pericolo e sono minacciati nella loro integrità, rimanendo spesso traumatizzati a seguito di incidenti che, oltre ad esporre gli stessi a danni certi e irreparabili, diventano fonte di rischio anche per la pubblica incolumità, compromessa dalla leishmaniosi, malattia endemica che causa un drastico abbassamento delle difese immunitarie e che espone l'animale a molteplici patologie, rischiose per la salute pubblica;

l'amministrazione comunale è soggetto proprietario dei cani vaganti nel Comune di Reggio Calabria e l'omissione nella vigilanza, cura e custodia degli stessi configurano un reato previsto e punito dal codice penale, considerato che ai sensi degli artt. 544-ter e 727 l'abbandono e il maltrattamento di animali non sono ritenuti più "delitti contro il patrimonio", come è previsto dall'art. 638 (Uccisione o danneggiamento di animali altrui);

negli anni, infatti, sono intervenute varie pronunce della Cassazione (come la sentenza n. 24734/2010) che hanno sancito come il delitto di cui all'art. 544-ter del codice penale, tuteli il sentimento per gli animali, risultandone sanzionata la condotta lesiva nei confronti dell'animale stesso. È indiscutibile, quindi, che vi sia un dovere da parte delle istituzioni di intervenire, atteso che a norma dell'art. 40, ultimo comma del codice penale "non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo";

l'omissione di soccorso nei confronti degli animali coinvolti in incidenti stradali ha trovato ingresso nel nostro ordinamento anche come illecito amministrativo: il nuovo comma 9-bis dell'art. 189 del Codice della Strada (di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992), introdotto dall'art. 31, comma 2 della legge n. 120 del 2010 in ossequio alla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, prevede infatti che chi omette di prestare soccorso ad un animale d'affezione, da reddito o comunque protetto, potrà essere punito anche sulla base delle testimonianze rese da terze persone presenti durante l'incidente;

in questo contesto sono state numerose le richieste di risarcimento danni nei confronti del Comune, relative ad incidenti che vedono coinvolti cani vaganti;

l'apertura del canile comunale consentirebbe all'amministrazione un notevole risparmio economico, dato che all'interno della struttura vi è anche un'area destinata a canile sanitario, dove l'Azienda sanitaria provinciale potrebbe intervenire per sterilizzare e curare gli animali ospiti, permettendo in tale situazione l'intervento delle associazioni che si occupano da tempo delle pratiche di adozione, cosa che consentirebbe, nel giro di qualche anno, dato il numero importante di ospiti attuali e futuri, di combattere efficacemente il fenomeno del randagismo;

risulta agli interroganti che una nota inviata all'indirizzo PEC (posta elettronica certificata) dell'ente in data 7 luglio 2014, da parte dell'associazione "Dacci una Zampa", ha rappresentato la gravità dell'attuale situazione del randagismo riscontrata nel territorio del Comune di Reggio Calabria, intimando al Comune medesimo di provvedere all'immediata apertura della struttura di Mortara di Pellaro;

l'associazione, data l'eccezionale gravità, ha occupato la struttura deserta di Mortara e recuperato dal 7 sino al 16 luglio 2014 (in soli 9 giorni) ben 59 cani vaganti, molti dei quali consegnati direttamente da privati cittadini mossi da sincero spirito di compassione che, dopo essersi rivolti alle competenti istituzioni, sono stati indirizzati verso "Dacci una Zampa", dei quali già 7 hanno trovato adozione;

in data 16 luglio 2014 veniva prodotta dall'associazione "Dacci una Zampa" una richiesta ai commissari del Comune di Reggio Calabria affinché si provvedesse ad horas, ex art. 54, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000, all'emanazione di un'ordinanza contingibile ed urgente per l'immediata apertura della struttura adibita a canile municipale sita nel Comune di Reggio Calabria, località Mortara di Pellaro, considerata l'impossibilità di provvedere con gli ordinari mezzi, attesa l'impossibilità di differire ulteriormente l'intervento, in relazione alla ragionevole previsione di danno incombente cui sono esposti tanto gli animali quanto la cittadinanza, salvo l'intervento, in caso di inerzia da parte dell'amministrazione comunale, del prefetto, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 54, comma 10, del decreto legislativo n. 267 del 2000,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza intendano assumere i Ministri in indirizzo per assicurare il rispetto della normativa dettata dalla legge quadro n. 281 del 1991 al fine di combattere e prevenire il randagismo;

quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano adottare per assicurare i Livelli essenziali di assistenza (LEA), che devono essere mantenuti anche in tema di lotta al randagismo, al fine di assicurare il contemperamento della salute umana con quella animale;

se non si intenda, attraverso l'Unità operativa Task Force per la tutela degli animali da affezione del Ministero della salute, intraprendere una fattiva azione di monitoraggio relativamente alle criticità descritte sul territorio in questione, concernenti la gestione del fenomeno del randagismo;

se non ritengano di dover dare seguito alle richieste delle associazioni animaliste che svolgono un ruolo fondamentale non solo nella gestione, ma anche nella prevenzione del randagismo, arrivando a sostituirsi alle istituzioni preposte nei compiti previsti per legge e facendosi carico di spese e di oneri ingenti;

quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, vogliano intraprendere nei riguardi della Commissione che si sta accingendo a completare il ciclo di 24 mesi di amministrazione della città di Reggio Calabria che, a parere degli interroganti, sembra ignorare completamente il problema del randagismo, non contribuendo, peraltro, alla razionalizzazione delle spese del Comune.

(4-02576)

SIMEONI, VACCIANO, CAPPELLETTI, BERTOROTTA, DE PIETRO, MORRA - Al Ministro della salute - Premesso che:

il quotidiano "la Repubblica" ha pubblicato in data 27 luglio 2014 l'articolo intitolato "Sanità, le spese pazze della Asl di Bari", in cui veniva riportato l'esito della relazione del Ministero dell'economia e delle finanze, che ha documentato un danno erariale per decine di milioni di euro negli ultimi 5 anni;

nell'articolo viene evidenziato che, se dovesse essere avviata un'azione per danno erariale presso la Corte dei conti, i giudici potrebbero chiamare in causa l'intera categoria medica;

l'inchiesta, ancora parziale poiché compiuta su controlli a campione, potrebbe portare a cifre molto più alte, se venisse considerato il danno complessivo all'erario;

infatti, se da ispezioni parziali è emerso quello che il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha definito "un quadro di illegalità diffusa", vuol dire che a parere degli interroganti è arrivato il momento di controllare tutto il sistema;

una delle maggiori criticità riguarda le prestazioni aggiuntive che i medici hanno fatto su richiesta dell'Asl (Azienda sanitaria locale). Secondo i controlli a campione del Ministero dell'economia e delle finanze l'azienda non avrebbe vigilato su quanto dichiarato dai medici provocando un danno erariale da 24 milioni di euro;

se quanto sopra fosse provato avvalorerebbe ciò che è stato più volte ribadito dai revisori dei conti in merito alla mancanza assoluta di audit interni di controllo nell'Asl barese;

stando alle notizie di stampa il direttore dell'Asl, Domenico Colasanto, già coinvolto in precedenti indagini per abuso di potere, potrebbe lasciare la guida dell'Asl prima della scadenza naturale del mandato;

il presidente Vendola ha parlato di "gestione inquietante" e sulla vicenda si esprime anche il presidente del Consiglio regionale pugliese, Onofrio Introna, dichiarando: "Gli sforzi del Governo non sono bastati a moralizzare il settore";

considerato che, a parere degli interroganti:

le responsabilità della vicenda, seppur non possano essere scaricate sull'intera categoria dei medici, sono ascrivibili a certi professionisti che con sfrontata libertà di movimento, in un clima di controlli inesistenti, possono operare a danno delle casse pubbliche, nonostante il contesto socioeconomico attuale veda il Ministero dell'economia e delle finanze impegnato con le Regioni a trovare una nuova linea di governance che renda il Servizio sanitario nazionale governabile sotto l'insegna dell'efficienza e della sostenibilità;

non è tollerabile che si tagli la spesa ospedaliera, riducendo i posti letto e i servizi, senza prevedere severe misure interne di controllo delle spese per altre voci;

in particolare mancano effettivi sistemi di controllo per quanto riguarda le spese per le prestazioni aggiuntive dei medici e per l'attività medica prestata in regime di intramoenia o meglio chiamata libera professione intramuraria, che consente al professionista medico di svolgere attività privata usando la struttura, il personale e la strumentazione della Asl dietro pagamento di una percentuale del compenso percepito alla struttura stessa;

considerato inoltre che:

l'ISPE (Istituto per la promozione dell'etica in sanità) ha pubblicato nel mese di aprile 2014 il libro bianco sulla corruzione in sanità, in cui vengono analizzati i dati sulla corruzione sanitaria che riguardano tra gli altri: l'ingerenza politica nelle nomine dei direttori sanitari, il conflitto di interessi, le revolving doors, lo spoil system, la carenza di competenze, le false dichiarazioni (intramoenia), gli omessi versamenti (intramoenia);

secondo diversi studi tutti questi fattori influiscono per uno spreco complessivo di 6 miliardi di euro all'anno sottratti alle cure per i malati (in base a quanto stimato dagli esperti britannici Leys e Button nel 2013 il dato varia tra il 3,29 e 10 per cento - tasso medio 5,59 del per cento);

a giudizio degli interroganti eliminando tale spreco si potrebbe riportare la nostra sanità ad un livello di servizi e di efficienza che ci ha resi primi al mondo come qualità del Servizio sanitario nazionale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritenga necessario intervenire in sostituzione degli organi degli enti competenti ai sensi all'art. 120 della Costituzione;

quali interventi di competenza intenda adottare o abbia assunto per combattere lo spreco e la corruzione nel settore sanitario, anche considerando le proposte avanzate dall'Istituto per la promozione dell'etica in sanità nel libro bianco sulla corruzione in sanità.

(4-02577)

SIMEONI, VACCIANO, FUCKSIA, DONNO, FATTORI, SCIBONA, PUGLIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

negli ultimi mesi i pendolari della provincia di Latina hanno subìto numerosi disagi a causa dei disservizi del trasporto pubblico regionale gestito dall'azienda Cotral (Compagnia trasporti laziali) SpA, in particolar modo nella tratta Latina-Roma;

il 2 luglio 2014 il quotidiano di informazione on line "Latina Quotidiano", nell'articolo "Cotral, continui disagi per i pendolari di Latina: Confconsumatori scrive alla Regione", informa che la Confconsumatori ha trasmesso una nota all'assessore alle politiche del territorio, mobilità, rifiuti della Regione Lazio, Michele Civita, nonché ai sindaci ed ai dirigenti competenti per materia dei Comuni di Latina e Roma, relativamente ai disagi subiti dai pendolari della provincia di Latina. Nell'articolo si evidenzia che "In particolare - racconta l'avvocato Franco Conte, presidente di Confconsumatori Latina - siamo stati allertati in merito a due distinti episodi in cui il mezzo di trasporto utilizzato presentava improvvisamente un guasto al sistema frenante tale da costringere il conducente ad effettuare delle brusche manovre che solo per mera fortuna non hanno avuto più gravi conseguenze. Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto numerose segnalazioni in merito alle modalità di espletamento del servizio fornito dalla società Cotral che riguardano soprattutto la soppressione continua di corse, mai comunicate all'utenza, situazioni di ritardi cronici e pertanto inqualificabili, scioperi improvvisi di autisti anche in questo caso non segnalati nonché l'abolizione di corse in orari fondamentali per chi si reca a scuola e/o lavoro";

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

in data 24 giugno 2014, un mezzo della Cotral SpA, partito da Latina in direzione Roma Laurentina, ha subìto un arresto anomalo sulla strada statale 148 Pontina in prossimità della zona Spinaceto dove non esiste una corsia di emergenza. L'autista ha, di conseguenza, dovuto accompagnare il mezzo alla deriva fermandolo per inerzia a bordo carreggiata in prossimità di una curva. Dopo il completo spegnimento della macchina ed il suo riavvio, i passeggeri hanno potuto raggiungere la destinazione viaggiando a velocità ridotta e, conseguentemente, giungendo a destinazione con ritardo;

il 16 giugno 2014 l'autobus numero 5587 è partito alle 7.15 da Latina in direzione Roma Laurentina. Imboccata la strada Pontina, dopo pochi chilometri, all'altezza dello svincolo di Campo Verde, il pullman ha subìto un repentino arresto durante la corsa a causa del blocco dei freni posteriori. Tale disavventura ha coinvolto 15 pendolari, dei quali alcuni hanno riportato contusioni;

il 13 giugno 2014 un autobus della società Cotral SpA nella tratta Latina - Roma Laurentina, pochi chilometri dopo la partenza ha subìto un repentino arresto durante la corsa a causa del blocco dei freni posteriori,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non intenda, nell'ambito delle proprie attribuzioni, conformemente a quanto previsto dall'articolo 4, comma 1, lettera b) del decreto legislativo n. 422 del 1997, richiedere alla Regione Lazio le opportune informazioni sulle criticità espresse in premessa sotto il profilo della sicurezza dei passeggeri e seguirne gli sviluppi.

(4-02578)

GAMBARO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

come fu evidenziato già in un opportuno atto di sindacato ispettivo (4-08718) del 21 novembre 2012, a prima firma della senatrice Anna Mancuso, è ben nota da anni una situazione ambientale in Calabria estremamente problematica relativa all'inquinamento del mare e nei 18 comuni calabresi condannati dalla Corte di giustizia europea per il mancato rispetto della direttiva 91/271/CE sul trattamento delle acque reflue urbane;

nel luglio 2012, i biologi di "Goletta verde", il programma di Legambiente, hanno effettuato il monitoraggio delle coste del nostro Paese per misurare il grado di inquinamento del mare nelle varie regioni, compresa la Calabria;

la Calabria si trova al penultimo posto per qualità delle acque, avendo, insieme alla Campania, il primato del mare più inquinato ormai da un decennio;

nello stesso anno "Goletta verde" esaminò 24 campioni, in altrettante località, lungo gli 800 chilometri di costa calabrese e trovò 19 comuni e località fuori legge, cioè non in linea con i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (decreto legislativo n. 116 del 2008 e norma attuativa di cui al decreto ministeriale 30 marzo 2010);

la densità dei siti fuori legge, perché inquinati (3 siti) o fortemente inquinati (16 siti), cioè con concentrazione di batteri di origine fecale pari ad almeno il doppio dei limiti di legge, era pari a uno ogni 42 chilometri in Calabria, media molto più alta di quella nazionale che è di un sito fuori legge ogni 62 chilometri;

dei 19 siti monitorati da "Goletta verde", 2 sono in provincia di Crotone, 2 nel cosentino, 3 in provincia di Catanzaro, 5 nel vibonese e 7 nella provincia di Reggio Calabria, per cui non c'è nessuna provincia esente, e il carico è ben distribuito, con un primato negativo della provincia di Reggio Calabria;

ben 18 comuni e/o agglomerati furono condannati dalla Corte di giustizia europea, nell'ambito della procedura d'infrazione 2004/2034 riguardante gli agglomerati oltre i 15.000 abitanti equivalenti che scaricano in aree non giudicate sensibili ai fini della direttiva 91/271/CE;

i comuni e agglomerati condannati furono: in provincia di Cosenza: Acri, Castrovillari, Rende, Rossano Calabro, Santa Maria del cedro, Scalea; in provincia di Catanzaro: Lamezia Terme, Sellia Marina e Soverato; in provincia di Crotone: Crotone, Mesoraca, Strongoli; in provincia di Reggio Calabria: Bagnara Calabra, Bianco, Montebello jonico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria e Siderno;

le amministrazioni locali furono condannate per il mancato rispetto della direttiva 91/271/CE o perché sprovvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane, o perché le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie non erano sottoposte ad un trattamento conforme a quanto previsto dalla direttiva 91/271/CE;

considerato che:

il degrado ambientale di cui sopra incide direttamente sulla qualità di vita della popolazione calabrese, infatti oltre 500.000 persone vivono in ambienti in cui la depurazione delle acque reflue urbane è inadeguata o assente;

a quanto risulta all'interrogante la situazione negli ultimi anni è peggiorata oltremisura, in quanto nulla è stato fatto per porvi rimedio;

lo stato delle coste attualmente si trova in condizioni pietose e senza speranza di riassetto e riqualificazione ambientale, specialmente lì dove sfociano fiumi e fiumare che portano il loro carico di acque inquinate dall'entroterra, cui si aggiungono i depuratori mal funzionanti, il degrado di rifiuti lasciati abbandonati, come gomme di automobili e carcasse di animali, che fanno da sfondo al comportamento irresponsabile di soggetti, a dir poco incivili, che divelgono i cartelli di divieto di balneazione lasciando agli ignari bagnanti tutti i pericoli di contrarre infezioni da un ambiente malsano;

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti quale sia stato l'esito dell'esecuzione del piano operativo sulla depurazione della Regione Calabria approvato nel lontano agosto 2011, per il quale erano stati stanziati 38 milioni di euro, e che era stato sottoscritto da 42 Comuni;

se risulti quale sia stata la destinazione prevista per la Calabria dei fondi Cipe relativi alla delibera del 30 aprile 2012 di 1,8 miliardi di euro per l'intero Mezzogiorno e come siano stati utilizzati;

quali siano i futuri progetti di intervento che il Governo intende porre in essere al fine di affrontare la mancanza cronica di impianti di depurazione;

quali provvedimenti di competenza intenda attuare per realizzare sistemi avanzati, efficaci ed efficienti per la raccolta e il trattamento degli scarichi civili, per attuare una reale tutela dell'ambiente, la salvaguardia della salute degli abitanti e dei turisti e inoltre per dare un impulso alla crescita economica con la realizzazione di opere di pubblica utilità.

(4-02579)

BERGER - Al Ministro della salute - Premesso che:

dall'inizio del 2014 è in corso in Guinea un'epidemia causata dal virus Ebola (EVD) che dopo i primi focolai in Guinea sta interessando alcuni Paesi limitrofi dell'Africa occidentale quale la Liberia, Sierra Leone e il Mali;

dagli organi di stampa nazionali ed internazionali si apprende che, secondo le ultime stime l'Ebola avrebbe ucciso oltre 1.200 persone, e proprio da ultimissime dichiarazioni rilasciate da parte del direttore delle operazioni di Medici senza frontiere (MSF), l'epidemia sarebbe senza precedenti e fuori controllo e la situazione non starebbe migliorando abbastanza rapidamente da poter escludere l'espansione anche ad altri Paesi africani;

i decessi dall'inizio del 2014 sarebbero 672;

con 2 circolari datate 4 e 8 aprile 2014, il Ministero della salute ha comunicato l'attivazione di misure di vigilanza e sorveglianza nei punti di ingresso internazionali in Italia. La nota è stata inviata all'Enac (Ente nazionale per l'aviazione civile), al Ministero degli affari esteri, a tutte le Regioni e alla Croce rossa italiana. Per la prima volta, dal 1970 ad oggi, la nota dell'allarme è stata trasmessa anche al Ministero della difesa;

anche in Europa sono scattate misure d'emergenza. Le misure di controllo sono state attivate negli aeroporti di Parigi, Bruxelles, Madrid, Francoforte e Lisbona, ovvero i principali scali dei voli provenienti dal continente africano;

l'Italia è la porta sul Mediterraneo dell'Europa e il primo approdo per gli immigrati e i profughi clandestini;

questa situazione desta particolare preoccupazione e allarme proprio in Italia, dove si susseguono a ritmo costante sbarchi di immigrati clandestini e di profughi di origine africana sull'isola di Lampedusa, sulle coste in Sicilia e anche in Puglia, e si teme quindi un rischio contagio,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia in possesso di ulteriori informazioni sull'epidemia al momento in corso in Africa;

quali misure di competenza abbia intrapreso e/o intenda intraprendere per prevenire e contenere un possibile contagio del virus nel nostro Paese e in tutta Europa.

(4-02580)

LO GIUDICE, CASSON, CIRINNA', DALLA ZUANNA, FEDELI, GATTI, GUERRA, IDEM, LUMIA, MATTESINI, MASTRANGELI, PEZZOPANE, RICCHIUTI, SIMEONI, SPILABOTTE, ZANONI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

l'Italia, nonostante i numerosi richiami da parte delle istituzioni europee e le pronunzie in materia della Corte costituzionale (sentenze n. 138 del 2010 e n. 170 del 2014) e della Corte di cassazione (sentenza n. 4184/2012), è uno dei pochi pesi dell'Unione europea a non aver riconosciuto legalmente le unioni fra persone dello stesso sesso né attraverso l'estensione del matrimonio civile (sul modello di Spagna, Gran Bretagna, Francia, Portogallo, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Belgio), né attraverso la previsione di istituti alternativi come le unioni civili (come accade, per esempio, in Germania e Croazia);

con la sentenza n. 4184/2012 la prima sezione civile della Corte di cassazione ha riconosciuto i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, quali titolari del diritto alla vita familiare e del diritto involabile di vivere liberamente una condizione di coppia, ne ha riconosciuto l'idoneità ad adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata;

con la sentenza del 19 gennaio 2011 n. 1328 la prima sezione penale della Corte di cassazione ha dichiarato che il decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, attuativo della direttiva europea 2004/3 8/CE, in materia di esercizio del diritto alla libera circolazione del familiare di cittadino dell'Unione europea, equipara lo status di coniuge alla cittadinanza; ciò comporta che si estenda al matrimonio tra persone dello stesso sesso contratto in uno degli Stati membri dell'Unione europea la liceità della presenza del cittadino straniero nel territorio italiano;

con il decreto del 13 febbraio 2012, il Tribunale di Reggio Emilia, ha stabilito che alla luce dei Trattati europei e all'art. 9 della Carta europea dei diritti fondamentali, la nozione di matrimonio prescinde dal genere dei nubendi; ne consegue che è «coniuge» a norma del decreto legislativo n. 30 del 2007 il cittadino di Paese non appartenente all'Unione europea che abbia contratto matrimonio all'estero con cittadino italiano dello stesso sesso, con conseguente diritto al rilascio del permesso di soggiorno e/o della carta di soggiorno;

con l'ordinanza del 15 gennaio 2013 il Tribunale di Pescara ha definito che la qualità di coniuge del richiedente il permesso di soggiorno attiene ad uno status come riconosciuto dallo Stato comunitario ove la coppia ha contratto matrimonio; ne consegue che è «coniuge» a norma del decreto legislativo n. 30 del 2007 il cittadino di Paese non appartenente all'Unione europea che abbia contratto matrimonio all'estero con cittadino italiano dello stesso sesso, con conseguente diritto al rilascio del permesso di soggiorno e/o della carta di soggiorno;

a seguito delle pronunzie giurisprudenziali le questure hanno iniziato a rilasciare sul territorio nazionale permessi di soggiorno familiari di 5 anni al partner extracomunitario unito legalmente con un cittadino italiano dello stesso sesso, in uno dei paesi dell'Unione europea che ha riconosciuto legalmente le unioni fra persone dello stesso sesso;

il 6 agosto 2013 il Ministero degli affari esteri ha emanato una circolare applicativa delle modifiche introdotte con decreto-legge n. 89 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 129 del 2011 in materia di libera circolazione e soggiorno dei cittadini Ue e dei loro familiari, finalizzato al corretto recepimento della normativa dell'Unione europea (2004/38/CE), avente come oggetto l'eliminazione del visto nazionale quale condizione per l'ingresso in Italia dei familiari extracomunitari dei cittadini Ue;

tale circolare prevede che gli Uffici Visti non dovranno più rilasciare visti di ingresso nazionali (tipo D), per motivi familiari, ai fini di un lungo soggiorno (oltrei 90 giorni) ai cittadini stranieri familiari di cittadini UE; verificato il vincolo di parentela/coniugio con il cittadino Ue, è previsto il rilascio di un visto Schengen di breve durata (fino a 90 giorni, tipo C) per turismo con ingressi multipli;

la citata circolare estende i benefici previsti al partner che abbia contratto con il cittadino UE un'unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro;

il visto è un'autorizzazione concessa al cittadino straniero per l'ingresso nel territorio della Repubblica Italiana o in quello degli altri Paesi Schengen, per transito o per soggiorno; la competenza al rilascio dei visti emessi dall'Italia, spetta alla Rappresentanza diplomatico-consolare italiana del luogo di residenza abituale o di origine dello straniero, che è la sola responsabile dell'accertamento del possesso e della valutazione dei requisiti necessari per l'ottenimento del visto;

il visto viene rilasciato a seguito della valutazione di requisiti e condizioni, che in alcuni casi possono essere dettagliatamente stabiliti dalle norme, in altri casi risultano meno definiti e quindi la valutazione da parte del responsabile dell'ufficio visti diventa per molti aspetti discrezionale;

il tema del ricongiungimento familiare è strettamente connesso al diritto alla vita familiare ribadito dalla sentenza della Corte di cassazione n. 4184/2012, dalla giurisprudenza CEDU e dalla normativa europea;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

un cittadino italiano il 12 luglio 2012 si è unito legalmente in Germania, Paese membro dell'Unione europea, con un cittadino di nazionalità filippina;

la coppia è regolarmente iscritta nel registro anagrafico di Milano, città nella quale risiedono come conviventi;

l'Ambasciata italiana di Manila ha recentemente negato un visto per turismo di qualche decina di giorni alla madre e alla sorella del cittadino filippino, nonostante l'esibizione da parte delle due signore del biglietto d'andata e ritorno già acquistato, di una lettera d'invito e di una fidejussione di 1.000 euro presentata dal cittadino italiano; nella richiesta del visto per turismo, sia le invitate che gli invitanti avevano specificato che a motivazione del viaggio c'era un legame di parentela, e un legame acquisito tra il cittadino italiano e il cittadino filippino;

l'Ambasciata e il funzionario preposto a svolgere la pratica erano stati dettagliatamente informati della natura del rapporto della coppia e del motivo del viaggio delle parenti del cittadino filippino;

i motivi addotti da parte dell'Ambasciata italiana a Manila per giustificare il diniego sarebbero la mancata prova dell'esistenza di sufficienti mezzi di sostentamento delle due signore e la possibilità che le due donne non rientrino nelle Filippine al termine del periodo di soggiorno in Italia;

alla luce di quanto riportato, il nostro Paese si ritrova in una situazione di evidente contraddizione: da un lato, il Ministero dell'interno riconosce il permesso di soggiorno al partner dello stesso sesso extracomunitario sposato o registrato con un cittadino italiano all'estero, mentre il Ministero degli affari esteri non rilascia un normale visto per turismo per un brevissimo periodo a 2 parenti che intendono fare visita alla coppia;

risulta evidente come il vuoto legislativo in materia di coppie di persone dello stesso sesso comporta grandi contraddizioni sul piano della vita materiale dei cittadini: se il cittadino italiano sposato in uno dei paesi UE ad un cittadino non comunitario ha il diritto a ricongiungersi con il proprio compagno, dall'altro, in assenza di una norma nazionale sulle coppie omosessuali, lo stesso non può rivendicare un legame di parentela con i membri della famiglia del proprio partner ai fini di un normale visto di turismo di breve durata;

la discrezionalità in materia di rilascio dei visti, stante i requisiti stabiliti dalla legge, può eventualmente comportare episodi di differente trattamento fra coppie di persone dello stesso sesso e coppie eterosessuali, su cui la Corte costituzionale con la citata sentenza 138 del 2010 ha stabilito di volere vigilare,

si chiede di sapere:

se negli uffici di Rappresentanza diplomatico-consolare italiana del Ministero degli affari esteri in materia di rilascio di visti turistici si applichi alle coppie di persone dello stesso sesso aventi diritto, poiché legalmente unite in uno dei paesi dell'Unione europea, un uguale trattamento rispetto alle coppie eterosessuali che hanno contratto matrimonio;

se nello specifico caso oggetto del presente atto di sindacato ispettivo non vi sia da rintracciare da parte dell'Ambasciata italiana a Manila, una differenziazione di trattamento sulla base dell'orientamento sessuale della coppia;

se, data la recente estensione alle coppie omosessuali legalmente unite in uno dei Paesi membri dell'Ue del diritto al ricongiungimento familiare, il Ministero degli affari esteri non intenda monitorare l'attuale situazione, assicurando a tutte quelle coppie di persone dello stesso sesso che ai sensi della legge ne hanno diritto, il rispetto della normativa vigente in materia di ricongiungimento con i propri familiari.

(4-02581)

DE PIETRO, CAPPELLETTI, BLUNDO, SIMEONI, PUGLIA, MORONESE, DONNO, TAVERNA, SERRA, MASTRANGELI, GAMBARO, BIGNAMI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

il fenomeno della violenza sulle donne risulta di preoccupante rilievo e gravità: in Italia si stima che 6.743.000 donne, tra i 16 e i 70 anni, siano vittime di abusi fisici o sessuali e circa un milione abbia subito stupri o tentati stupri (dati dell'Organizzazione mondiale della sanità);

secondo i recenti dati dell'Osservatorio di "Telefono Rosa", la violenza sulle donne è un fenomeno in crescita e solo nel 2013 sono state massacrate 128 donne;

gli autori dei delitti sono principalmente mariti, compagni, figli, fratelli o nipoti. Nel 58 per cento dei casi, infatti, gli abusi, che siano di tipo fisico, psicologico o economico, si consumano nel corso di una relazione affettiva (fidanzamento, matrimonio, convivenza) e nel 24 per cento dopo la separazione;

considerato che:

nel luglio 2014, in occasione della prima riunione informale di Ministri dell'interno europei durante la Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea, è stato presentato il filmato "Metamorfosi, …non chiamarmi amore";

è stato reso noto che il filmato è nato dalla collaborazione di un gruppo di artisti con il Ministero dell'interno, in particolare con l'Ufficio comunicazione istituzionale e con l'Ufficio del Consigliere per le politiche di contrasto alla violenza di genere ed al femminicidio;

considerato inoltre che:

come denunciato dall'Associazione genovese "Se non ora quando", così come riportato da diversi media tra cui "Il Secolo XIX", il video "Metamorfosi" è "sbagliato e pericoloso", contiene infatti numerose lacune, dannosi stereotipi e sostanziali difetti di comunicazione;

non viene fatto cenno in nessuna parte del filmato ai centri antiviolenza ai quali una donna maltrattata può rivolgersi;

il filmato rappresenta una giovane donna con un occhio livido che cammina per strada mentre una voce narrante racconta che cosa è successo, in alcuni punti con molta superficialità, per poi presentare quella che appare l'unica possibilità: denunciare alla polizia il partner maltrattante;

la scena finale in particolare viene percepita come foriera di un messaggio estremamente negativo, lui chiede di entrare per recuperare alcuni oggetti personali e lei apre. Come denunciato dall'Associazione "il messaggio che passa non è di non aprire la porta ma di dare un'altra possibilità all'uomo. Nella realtà, è evidente che l'epilogo sarebbe tragico",

si chiede di sapere:

se risulti al Ministro in indirizzo quali siano stati i costi sostenuti per la realizzazione del video "Metamorfosi" e quale sia la ratio alla base della scelta di un soggetto, a parere degli interroganti, così discutibile;

se non ritenga opportuno intervenire nelle sedi competenti affinché sia appurata la responsabilità di chi ha contribuito ad una scelta, a giudizio degli interroganti, infelice;

se intenda accogliere la richiesta delle associazioni che hanno denunciato la negatività del messaggio del filmato evitando quindi di mettere in circolazione il video all'interno del circuito televisivo nazionale;

se, come suggerito da numerose associazioni, si intenda costituire una commissione, composta anche da esperti che lavorano da anni nei centri antiviolenza, per realizzare un video nuovo che divulghi messaggi più corretti, rappresenti le donne senza ricorrere a stereotipi e si rivolga anche agli uomini maltrattanti fornendo indicazioni giuste atte alla salvaguardia dell'incolumità delle donne vittime di persecuzioni e violenze.

(4-02582)

PAGLINI, VACCIANO, MOLINARI, BERTOROTTA, BOTTICI, SERRA, FUCKSIA, MONTEVECCHI, BULGARELLI, PUGLIA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il 1° gennaio 2001 sono entrate in funzione le agenzie fiscali del Dipartimento delle finanze, istituite dal decreto legislativo n. 300 del 1999, il quale trae origine dalla legge n. 59 del 1997 (cosìddetta legge Bassanini);

tali agenzie vengono considerate dalla legge enti pubblici non economici. Suddetta classificazione giuridica impone che debbano seguire le regole del pubblico impiego ivi compresa l'assunzione del personale attraverso procedure concorsuali;

l'accesso alla dirigenza stessa deve avvenire tramite concorso pubblico richiesto dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione o dall'ente stesso;

il 2 aprile 2014 presso la 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato è stato audito il dottor Attilio Befera, direttore pro tempore dell'Agenzia delle entrate, il quale in relazione al caso dei dirigenti nominati "sul campo", ossia senza concorso e sulla validità degli atti da questi firmati, ha confermato l'esistenza di questa prassi all'interno dell'Agenzia delle entrate;

il dottor Befera ha, infatti, dichiarato che "l'Agenzia delle entrate ha circa mille posizioni dirigenziali, i dirigenti firmano gli atti principali dell'agenzia, specialmente gli atti di controllo, accertamenti. Se l'Agenzia non può nominare i dirigenti e non ha il concorso per i dirigenti, non può firmare gli atti e non firmando gli atti si ferma l'attività dell'Agenzia. Questo è un problema che qualcuno deve risolvere. L'attuale regolamento dell'Agenzia consente, con provvedimento del direttore, di nominare dei facenti funzione mediante interpello all'interno dell'Agenzia, quindi non sono scelti a caso o per favorire questo o quello, c'è l'interpello, una commissione che decide chi ha i numeri per poter nominare e sono nomine provvisorie, revocabili in qualsiasi momento";

tale spiegazione non risulta a parere degli interroganti, soddisfacente soprattutto alla luce della recente sentenza della Sezione Quarta del Consiglio di Stato sulla nullità degli atti di Equitalia firmati da dirigenti non assunti tramite concorso e sulla nullità degli incarichi dirigenziali dei 767 dirigenti dell'Agenzia delle entrate, a cui si aggiunge un esposto alla Procura della Repubblica presso la Corte dei Conti per danno erariale;

risulta, infatti, che dal 2001 l'Agenzia delle entrate non abbia più svolto concorsi per i propri dirigenti, ma abbia comunque inserito nel proprio organico persone, scelte tra i funzionari all'interno della stessa Agenzia, che svolgono in plenum le funzioni dirigenziali e percepiscono stipendio da dirigente; ciò si è verificato senza che alcun intervento, né provvedimento correttivo pervenisse da parte del Ministero competente;

risulta, inoltre, che in data 26 maggio 2014 sia stato presentato ricorso avverso e per l'annullamento, previa sospensiva, del bando di concorso, per titoli ed esami, a 403 posti di dirigente di seconda fascia in prova nel ruolo dei dirigenti dell'Agenzia delle entrate, bandito ai sensi del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 14 febbraio 2014, registrato alla Corte dei Conti in data 1° aprile 2014;

il concorso in questione come già quello bandito dalla Agenzia delle dogane e dei monopoli il 17 dicembre 2013, è stato indetto in base all'art. 8, comma 24 del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, sul quale pende il giudizio incidentale di legittimità costituzionale promosso dal Consiglio di Stato con ordinanza 27 novembre 2013, n. 5619, il quale avrebbe consentito alle agenzie fiscali di bandire un concorso in deroga alla disciplina generale ed ordinaria per l'accesso alla qualifica dirigenziale, introducendo "speciali modalità di reclutamento", le quali sono state poi specificatamente definite, per l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, con decreto ministeriale del 24 aprile 2013 e, per l'Agenzia delle entrate, con il più recente decreto ministeriale 14 febbraio 2014, identico nei suoi contenuti essenziali al precedente decreto ministeriale;

ancora una volta, in violazione dei principi di trasparenza amministrativa, il predetto decreto ministeriale, pur introducendo importanti deroghe alla disciplina generale e ordinaria in materia di accesso alla dirigenza pubblica, non risulta pubblicato sul sito istituzionale dell'Agenzia delle entrate e del Ministero dell'economia e finanze, non consentendo così ai potenziali interessati di conoscere le reali finalità della procedura concorsuale e la fonte delle deroghe introdotte nel bando di concorso;

l'art. 8, comma 24, del decreto-legge n. 16 del 2012 non autorizza affatto l'introduzione di discipline derogatorie, non essendo rinvenibile, anche dalla normativa in esso richiamata, alcuna indicazione utile al fine di poter giustificare lo svolgimento di concorsi pubblici secondo norme speciali la cui applicazione sarebbe limitata al particolare ambito delle Agenzie fiscali;

inoltre, deve rilevarsi che l'Agenzia delle entrate ha ritenuto di pubblicare il 13 maggio 2014 sul proprio sito istituzionale, il bando di concorso per il reclutamento di 403 dirigenti, come da avviso apparso sulla Gazzetta Ufficiale n. 37 dello stesso giorno, nonostante in data 8 maggio 2014 fosse stata pubblicata l'ordinanza del TAR (Tribunale amministrativo regionale) Lazio - Roma con la quale era stata accolta la domanda di sospensione del già richiamato bando di concorso per la copertura di 49 posti di dirigente proposta della "Federazione Dirpubblica" e ciò nonostante dal confronto dei 2 bandi di concorso, quello dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli e quello dell'Agenzia delle entrate, non emergano differenze sostanziali nei contenuti;

con particolare riferimento alla valutazione dei titoli, consistenti nell'attribuzione fino a 45 punti per incarichi professionali conferiti formalmente da pubbliche amministrazioni, si tratta di una categoria all'apparenza generica, ma che in realtà dissimula essenzialmente gli incarichi dirigenziali conferiti dalla stessa Agenzia delle entrate ai propri funzionari privi della relativa qualifica,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere relativamente alle criticità espresse in premessa per le nomine ritenute illegittime e se ritenga opportuno chiedere all'Avvocatura dello Stato di fornire un'interpretazione univoca della legislazione in materia;

quali iniziative intenda intraprendere per salvaguardare l'immagine dell'Agenzia delle entrate anche alla luce del clamore sollevato dai media a seguito delle pronunce giurisdizionali al riguardo.

(4-02583)

DE CRISTOFARO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

la Società ASIA (azienda servizi igiene ambientale-Napoli SpA), a seguito di un lungo contenzioso con i dipendenti, è stata condannata all'assunzione dei lavoratori ricorrenti, che hanno visto riconosciuta la sussistenza di rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, e al pagamento delle retribuzioni maturate dalla data di stipula della prima assunzione;

con lettera datata 27 marzo 2014 l'azienda ha avanzato un'ipotesi conciliativa, in cui si rappresenta la disponibilità a concludere la conciliazione secondo le modalità già anticipate, in relazione all'assunzione ed al livello di inquadramento, nonché alle rinunce dei lavoratori;

nella medesima comunicazione dell'azienda si legge: "Si precisa in proposito che per il lavoratore Manna Emilio non si potrà procedere all'assunzione essendovi motivi che risultano ostativi secondo il regolamento aziendale",

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano, con riferimento ai motivi ostativi addotti dall'azienda Asia per l'annunciata opposizione all'assunzione del lavoratore citato, che tale comportamento dell'Azienda non si configuri come un atto deliberatamente discriminatorio nei confronti dello stesso lavoratore, e che il citato regolamento aziendale non contenga esso stesso disposizioni che possano prestarsi ad interpretazioni arbitrarie e lesive a danno dei lavoratori.

(4-02584)

DE POLI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

in seguito a controlli sollecitati dalle competenti autorità dell'Unione europea, una Relazione tecnica di Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto) ha accertato lo stato di inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nel territorio compreso tra la zona delle province di Vicenza, Padova e Verona;

a seguito di tale relazione la Giunta regionale del Veneto, con delibera n. 618 del 29 aprile 2014 ha approvato i primi indirizzi operativi per il controllo e l'utilizzo dei pozzi privati nelle zone interessate dalla presenza delle PFAS;

la Azienda "Acque Veronesi" ha predisposto l'adozione di misure per la filtrazione e purificazione delle acque dalle sostanze perfluoroalchiliche presenti nelle acque erogate alla cittadinanza attraverso l'acquedotto pubblico con un evidente aggravio di costi di gestione e manutenzione;

le sostanze perfluoroalchiliche sono additivi chimici usati per rendere resistenti all'acqua ed ai grassi materiali quali carta, tessuti e contenitori alimentari;

sulla vicenda esiste già un esposto/denuncia contro ignoti presentato dal sindaco di uno dei comuni il cui territorio è compreso tra le province di Vicenza, Padova e Verona, per l'inquinamento delle falde acquifere da sostanze perfluoroalchiliche,

si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo ritenga opportuno disporre, nell'ambito delle proprie competenze, per accertare la fonte di tale inquinamento affinché si possa definitivamente sanare una situazione dannosa per l'ambiente e per la salute umana e che, tra gli altri, comporta un notevole danno economico alle amministrazioni pubbliche ed ai privati a causa del continuo controllo sullo stato di inquinamento dell'acqua fruibile.

(4-02585)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-01145, della senatrice Montevecchi ed altri, sull'istituzione di una classe di concorso specifica per l'insegnamento dell'italiano come lingua straniera;

13a Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-01146, del senatore Mancuso, sui fenomeni di combustione "spontanea" in frazione Canneto, Comune di Caronia (Messina);

3-01147, del senatore Mancuso, sul trattamento delle acque reflue urbane, in particolare in Sicilia.