Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 265 del 18/06/2014
Azioni disponibili
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 18 (testo 2), 133 (testo 2), 274, 276, 277, 279 e 280 (ore 17,07)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice De Petris per illustrare la mozione n. 133 (testo 2).
DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, siamo in argomento, vista la votazione precedente sulla questione dei reati ambientali, che certamente qualcosa hanno a che vedere con le vicende che riguardano i danni all'ambiente di cui si tratta nella mozione, presentata esattamente un anno fa e che finalmente oggi viene discussa. Da questo punto di vista, purtroppo, siamo abituati ad assistere al fatto che le mozioni non vengono discusse quando vi è la necessità, perché si tenta di rinviare continuamente la discussione.
La vicenda della città di Civitavecchia è nota non solo ai cittadini del Lazio, perché fin dai primi anni Sessanta essa è stata un polo che ha visto la realizzazione di tre diverse centrali termoelettriche, con una concentrazione di emissioni che ha portato ad un impatto davvero molto pesante sulla salute dei cittadini non soltanto di quel comune, ma di tutta l'area vasta, per così dire, del Nord del Lazio, addirittura con delle ripercussioni, che tra l'altro erano state dedotte anche da molte indagini, fino alla città di Roma.
Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 17,08)
(Segue DE PETRIS). Molto prima del dicembre 2003 l'ENEL presentò un ulteriore progetto di riconversione della centrale da olio combustibile a carbone. Stiamo parlando di una data che non è del secolo scorso, quando ormai era noto a tutti, e vi erano già delle indicazioni molto precise anche da parte della Commissione europea, che era necessario iniziare a profilare una strategia di uscita dall'utilizzo del carbone per la produzione di energia elettrica. Il 24 dicembre 2003 il cosiddetto decreto VIA autorizzò l'ENEL a questa riconversione, impiegando tre gruppi. Già molto tempo prima del decreto stesso vi era stata una forte mobilitazione dei cittadini di Civitavecchia, Tarquinia, Cerveteri e Ladispoli; insomma, vi era stato il coinvolgimento dei cittadini di tutta l'area interessata pesantemente dal presunto (ora sappiamo assolutamente certo) impatto sulla salute. Dunque, non solo, genericamente, sulle questioni della qualità dell'ambiente e dell'aria, ma della salute dei cittadini, con le relative ripercussioni economiche.
Era evidente a tutti che la riconversione a carbone non rappresentasse un passo in avanti dal punto di vista delle tecnologie sostenibili dal punto di vista ambientale, ma un prepotente ritorno al passato.
I dati relativi alla salute pubblica nel comprensorio di Civitavecchia e tutti gli studi epidemiologici già dai primi anni Novanta hanno dimostrato pienamente la gravità della situazione. Nel provvedimento VIA relativo all'impianto di Torrevaldaliga Nord si legge chiaramente come le emissioni in passato abbiano comportato un impatto molto forte sulla salute dei cittadini.
Moltissimi sono i dati prodotti dall'Osservatorio epidemiologico regionale per il biennio 1990-1991. Nel 1996, l'Osservatorio epidemiologico segnalava che quell'area del Lazio, si attestava al secondo posto in termini di mortalità e di tumori. Nell'ottobre del 1999, inoltre, vengono pubblicati ulteriori dati allarmanti da cui si riscontra una percentuale nella mortalità delle donne superiore del 12 per cento rispetto alla media della Regione Lazio. Un ulteriore studio, commissionato dal National institute of environmental earth sciences, ha denunciato un fortissimo aumento del rischio di cancro. Potrei citare altri dati, tutti allegati agli atti della Commissione (e sono tantissimi), compreso il recente studio condotto dal Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio nel periodo 2006-2010.
A fronte di tutto questo e del fatto che l'azienda sanitaria locale ASL Roma F nel mese di maggio 2013 ha deliberato l'istituzione del registro dei tumori (proprio per la grave situazione di allarme per la salute pubblica), in data 12 marzo 2013 il Ministero dell'ambiente rinnova l'autorizzazione integrata ambientale dell'impianto di Torrevaldaliga Nord, aggravando ulteriormente la già precaria situazione ambientale e sanitaria, consentendo di aumentare le ore di funzionamento e le quantità di emissioni rispetto alle autorizzazioni risalenti al 2003.
Nonostante dal 2003 al 2013 sia stato registrato un complessivo peggioramento delle condizioni di esercizio della centrale (basti pensare che il consumo di carbone è passato da 3.600 a 4.500 tonnellate), l'AIA del 2013 autorizza l'utilizzo di carbone con un tenore di zolfo inferiore all'1 per cento anziché allo 0,3. Un impatto, da questo punto di vista, veramente molto pesante.
In virtù dell'emergenza rifiuti di Roma e del Lazio, nel 2013 il Ministero dell'ambiente emette un decreto che semplifica molto la normativa e che prevede l'introduzione del combustibile solido secondario (CSS). Tutto questo in diretta connessione con la ventilata possibilità di poter utilizzare una delle centrali di Civitavecchia, in particolare la Torrevaldaliga Sud, con il CSS. Tra l'altro, su questo vi è anche un'ordinanza comunale, emessa il 26 aprile 2013, che dispone il divieto totale ed assoluto di combustione, presso le centrali elettriche e presso gli opifici industriali del territorio, di CSS.
Signora Presidente, penso che ci troviamo di fronte ad una situazione che deve essere assolutamente affrontata, perché nel frattempo, dopo il rinnovo dell'autorizzazione AIA avvenuto nel 2013, con la possibilità di aumento delle ore di funzionamento e soprattutto dell'utilizzo del carbone con una percentuale di zolfo ben superiore allo 0,3 per cento, la situazione si è aggravata di molto dal punto di vista ambientale e sanitario. Peraltro, con l'aumento delle ore di funzionamento degli impianti si è creata un'altra situazione paradossale: stiamo mettendo a rischio ancora di più la sicurezza stessa degli impianti e dei lavoratori, perché essendo diminuite le ore di fermo, sono diminuite anche pesantemente le ore di manutenzione, creando così una situazione di rischio.
Con la nostra mozione, chiediamo di riaprire la Conferenza dei servizi sull'AIA della centrale di Torrevaldaliga Nord al fine di un ridimensionamento delle condizioni di esercizio, con una diminuzione delle ore di lavorazione dell'impianto e soprattutto delle quantità annue di carbone bruciabile e della qualità del carbone stesso in relazione al tenore di zolfo. Soprattutto, chiediamo che si metta in campo finalmente una exit strategy che porti nel 2020 alla chiusura dell'impianto stesso e ad assicurare il rispetto dell'AIA per Torrevaldaliga Sud.
Tra l'altro, è notizia di poche ora fa che la Tirrenia Power, la società che gestisce l'impianto di Torrevaldaliga Sud, ma gestisce anche la Turbogas di Napoli ed altri impianti, ha annunciato una lettera di licenziamento collettivo per 300 persone. Chi ha sempre utilizzato il pretesto della salvaguardia dei posti di lavoro per avvelenare i lavoratori e i cittadini, quindi, ancora una volta mette invece a repentaglio non solo la salute dei cittadini, ma anche, e spietatamente, le condizioni di lavoro e il mantenimento stesso del posto di lavoro.
Per questo chiediamo all'Assemblea di prendere in considerazione non solo questa mozione, ma soprattutto la riapertura della Conferenza dei servizi per rivedere tutte le autorizzazioni che erano contenute nell'AIA. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).