Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 265 del 18/06/2014

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signora Presidente, colleghi, signora rappresentante del Governo, l'Italia, nel tentativo di limitare la propria dipendenza energetica dall'estero, negli ultimi anni ha molto investito in risorse alternative e rinnovabili. Certo, piacerebbe a tutti produrre tutta l'energia elettrica impiegando solo il fotovoltaico, l'eolico, il geotermico e, naturalmente l'idroelettrico. Ricordiamo come gli ultimi Governi, a partire dal 2000, abbiano dato un forte impulso alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Non ignoriamo però che gli incentivi cospicui messi in campo, poi diminuiti nel tempo, attraverso il conto energia, hanno sì fatto nascere un settore economico con imprese e nuovi posti di lavoro, ma hanno anche fatto la fortuna di tanti speculatori e, soprattutto, hanno fatto lievitare la bolletta elettrica che per molti anni dovranno pagare tutti gli italiani.

Vari studi hanno dimostrato che innanzitutto è impossibile produrre tutta l'energia elettrica richiesta dagli utenti attraverso il ricorso alle rinnovabili (oggi, compreso l'idroelettrico, siamo al 25 per cento rispetto alle necessità). In secondo luogo, vi è la necessità di garantire un mix energetico o una differenziazione delle fonti, come diceva prima il collega Cioffi, per poter ridurre la dipendenza dai Paesi produttori di fonti fossili, soprattutto petrolio e metano. Ricordo che in, tal senso, dipendiamo per l'80 per cento.

Inoltre, giova sottolineare come il bilancio energetico dell'Italia, specifico per l'energia elettrica, presenti undeficit non indifferente pari al 13,1 per cento. Gli ultimi dati disponibili di Terna indicano che, su un totale di energia richiesta di 316 terawattora nel 2012, ben 43,1 sono importati dall'estero, anche da chi produce con il nucleare. Questo è un paradosso.

Dunque, la necessità di produrre una parte di energia elettrica con il carbone rientra in questa opportunità del mix energetico. Il carbone ancora oggi viene identificato come il combustibile fossile in assoluto più economico per produrre energia elettrica, ancorché le concentrazioni di anidride carbonica prodotte nell'atmosfera siano superiori a quelle prodotte dalle centrali a metano. Tuttavia, sono stati fatti molti progressi tecnologici e passi avanti nella riduzione delle emissioni e, comunque, i monitoraggi h24 imposti dai decreti VIA e dall'AIA garantiscono livelli di concentrazione compatibili con l'ambiente.

Anche la centrale ENEL di Civitavecchia, oggetto delle mozioni n. 133 (testo 2) e 274 (testo 2), da più parti definita come un modello di efficienza o come uno dei migliori esempi di centrale a carbone, presenta una sala per il controllo di processo e adeguata strumentazione elettronica per il monitoraggio continuo del livello delle emissioni per garantire medie giornaliere rigorosissime imposte dalle autorizzazioni ambientali. Anche gli impianti presenti di trasporto e stoccaggio del carbone sono un'eccellenza e, garantisco, sono tutt'altra cosa rispetto a quanto ancora vergognosamente è presente nello stabilimento dell'Ilva di Taranto o in quello della Lucchini a Piombino.

L'Italia negli ultimi anni, anche a seguito del referendum del 1987, dopo il disastro di Chernobyl, aveva fortemente sbilanciato il proprio mix energetico verso il gas, che senz'altro inquina meno, ma rimane costoso, essendo l'andamento del suo prezzo legato a quello del greggio. L'esigenza di riequilibrare il concorso delle fonti che partecipano alla generazione elettrica è dunque oggi sotto gli occhi di tutti.

Non possiamo sottacere che, oltre a non essere autonomi come Paese, il costo dell'energia elettrica in Italia è molto superiore rispetto a quello di altri Paesi europei; un aspetto, questo, che per le nostre imprese incide notevolmente sul costo del prodotto finale e, dunque, sulla competitività.

Eurostat certifica che l'energia elettrica per le famiglie e per l'industria è cara per l'Italia e anche per la Germania (che vedono bollette gonfiate a causa della tassazione e degli incentivi per le rinnovabili), mentre ha prezzi decisamente più convenienti in Francia (dove la produzione è basata sul nucleare) e nei paesi dell'Est Europa che si affidano al carbone.

Escluso il nucleare, bandito dall'esito del referendum popolare del 2011, il carbone, usato con sistemi di controllo rigorosi, può rappresentare un'alternativa in quanto è un combustibile ampiamente disponibile sul mercato e dunque più economico rispetto a gas e petrolio.

Chiaramente, il caso di Civitavecchia è particolare perché fin dai primi degli anni Sessanta la città ha subito la realizzazione di tre centrali ad olio combustibile con una concentrazione di emissioni che ha comportato, negli anni, impatti sulla salute della cittadinanza e sull'ambiente. Ma i risultati allarmanti delle indagini epidemiologiche, come detto anche nelle stesse mozioni, sono dovuti agli impianti precedenti e non esistono prove che sono addebitabili alle emissioni della centrale riconvertita a carbone con un intervento iniziato nel 2003 e completato nel 2010.

In ogni caso, risulta evidente che la centrale a carbone di Civitavecchia è un impianto controllato che ha ottenuto tutte le autorizzazioni ambientali previste dalla legislazione vigente. Chiedere la riapertura dell'AIA è strumentale! Se non la si condivide, allora è necessario cambiare la legge che la disciplina!

Certo, occorre continuamente garantire i limiti di legge e delle autorizzazioni ambientali, perché ne va di mezzo la salute dei cittadini. Però, in merito, non possiamo sottacere che la commissione VIA, così come l'ARPA e gli altri enti di controllo coinvolti, stanno operando effettuando verifiche periodiche in ottemperanza alle prescrizioni AIA e VIA, così come si stanno realizzando le compensazioni pattuite (ad esempio, il trapianto di posidonia oceanica).

Le due mozioni sulla centrale di Civitavecchia toccano anche il tema della combustione del CDR e del CSS, potenzialmente impiegabili nel territorio per la produzione di energia elettrica da termovalorizzazione. Questa parte nei testi è disomogenea, crea confusione e nulla c'entra con la centrale elettrica a carbone. Ricordo che già nel settembre 2013 in quest'Aula si è tenuto un ampio dibattito a seguito dell'esame di mozioni specifiche, durante il quale il gruppo della Lega Nord e Autonomie aveva manifestato l'esigenza di procedere con prudenza e soprattutto la necessità di effettuare approfondimenti e verifiche prima dell'uso del CSS nei cementifici, negli inceneritori e nei termovalorizzatori. Richieste che purtroppo il Governo respinse. (Applausi della senatrice Bisinella).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sonego. Ne ha facoltà.

SONEGO (PD). Signora Presidente, cari colleghi, prendo la parola su questa materia un po' per passione, un po' in quanto persona informata dei fatti, come si usa dire in questi giorni.

Intervengo per richiamare all'attenzione di tutti noi il fatto che l'Italia, che è un grande Paese e, in particolare, un grande Paese industriale, deve assolutamente garantire a se stessa e a tutta la comunità nazionale la certezza e la sostenibilità economica dell'approvvigionamento energetico. Noi non siamo in condizione oggi di dire, anche a causa di complicate situazioni di carattere internazionale (pensiamo alle complesse temperie che ci sono a Est del nostro Paese, ai confini dell'Unione europea), che questa certezza ci sia. E tale incertezza, che sussiste, rappresenta un elemento consistente di debolezza per la vita del Paese.

Qualche anno fa, in una situazione ancora più complicata, di fronte ad una interruzione delle forniture del gas russo, un Ministro della Repubblica ebbe la singolare trovata di dichiarare che le famiglie italiane non avevano motivo di temere perché, nell'eventualità di una situazione critica, si sarebbe interrotta la fornitura non alle famiglie (che non sarebbero rimaste al freddo) ma soltanto alle imprese. Come se un Paese come il nostro si potesse permettere un'eventualità di questa natura.

Mi rivolgo allora, oltre che a tutti i colleghi del Senato, anche al Governo, per incoraggiare tutta la compagine governativa, ed in particolare i Dicasteri che hanno una parte rilevante in questa partita, a camminare con molto speditezza e determinazione sulla linea di politica energetica che è stata definita e decisa dall'Unione europea.

Faccio soltanto alcuni esempi di iniziative ed opzioni importantissime che riguardano il nostro Paese per stare proprio lungo la scia di quella politica comunitaria.

In primo luogo, è urgente accelerare il processo di ricostituzione delle scorte strategiche. Oggi non siamo in grado di dire che le scorte strategiche di gas del Paese sono state ricostituite al 100 per cento: siamo circa al 60 per cento, ed è urgente arrivare al completamento della ricostituzione di quelle scorte.

In secondo luogo, è necessario che la quantità di stoccaggio di cui il Paese dispone cresca in maniera significativa e rapida: traducendo, bisogna assolutamente aumentare, in termini significativi e - ripeto - in tempi rapidi, la quantità dei depositi sotterranei in grado di migliorare e di aumentare la capacità delle nostre riserve strategiche.

In terzo luogo, è necessario aumentare il grado di diversificazione nell'approvvigionamento energetico. Cito soltanto un titolo, in questo caso, che vuole dire molte cose, che non starò a richiamare perché tutti quelli che si occupano di questa materia sanno perfettamente a cosa alludo: l'opzione dell'aumento della diversificazione nell'approvvigionamento rimane per noi una scelta strategica. So che il Governo è su questa linea, ma ho preso la parola proprio per incoraggiare il Governo su questa strada.

C'è un altro passaggio che credo coincida con l'impostazione politica e strategica della compagine governativa italiana. Noi dobbiamo puntare molto sull'opzione della overcapacity, che non è un'opzione miope ed antieconomica perché considerata come il frutto di una logica autarchica (overcapacity rispetto al mercato interno): l'overcapacity è necessaria nel nostro Paese perché ci sia effettivamente la possibilità di disporre di un mercato comunitario dell'energia. Vi sono Paesi che, se non altro per il fatto che dispongono di lunghe coste e di opportunità di attracco, sono in grado di garantire al mercato europeo questa overcapacity. La Svizzera non è in grado di farlo e non possiamo chiedere a quel Paese di svolgere questa funzione di carattere continentale: questa è una funzione che può svolgere il nostro Paese. È per questo che la politica e la strategia comunitaria ci chiedono questo contributo.

Vengo, in conclusione, alla questione della necessità di un vero mercato europeo dell'energia, che è una questione di sicurezza ma anche una questione di carattere economico, di prezzi al consumo.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 18,19)

(Segue SONEGO). Perché ci sia un vero mercato europeo dell'energia, è necessaria una politica delle infrastrutture in materia energetica, che sono sicuramente le pipeline, per quanto riguarda i prodotti petroliferi ed anche il gas, ma anche infrastrutture in campo elettrico. La magliatura elettrica a cavallo delle Alpi è uno di questi elementi portanti.

Signor Presidente, cari colleghi, mentre noi ragioniamo in maniera autarchica sulle questioni dell'energia, questo nostro strabismo finisce per influire in maniera negativa anche sulla nostra politica estera. Penso ad esempio - è un caso clamoroso - alle vicende dell'Europa centrorientale; più vicino a noi, penso ad esempio al fatto che questa nostra politica molto improntata all'autarchia finisce per porgere il destro a politiche un po' nazionaliste e non sempre perfettamente in regola con l'acquis comunitario di vicini Stati confinanti (penso alla Slovenia e alla Croazia).

Segnalo che, mentre c'è una discussione a volte stucchevole, spesso molto disinformata e fondata su presupposti tecnici a dir poco fallaci a proposito di rigassificatori, la vicina Repubblica di Croazia sta costruendo un rigassificatore nell'isola di Krk, in località Omišalj, ovviamente non con risorse proprie, ma sulla base di un aiuto molto consistente di grandi gruppi finanziari ed energetici della Repubblica federale tedesca. In questo modo, non solo noi rinunciamo ad una politica energetica, ma sbagliamo anche tratti essenziali della politica estera. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Girotto. Ne ha facoltà.

GIROTTO (M5S). Signor Presidente, colleghi, in Italia i consumi di gas sono passati dagli 84 miliardi di metri cubi del 2005 ai 70 del 2013, al di sotto quindi del livello del 2002. Per il 2023, la SNAM stima una domanda di 74 miliardi di metri cubi, inferiore a quella del 2003. La debolezza della domanda e il contemporaneo eccesso di offerta ha comportato, in questi ultimi mesi, una tendenza generalizzata alla riduzione dei prezzi finali del gas.

Secondo il rapporto pubblicato dall'Oxford institute for energy studies, la domanda europea di gas non tornerà ai livelli del 2010 prima del 2025. Secondo questa analisi, i consumi nei 35 Paesi della regione europea sono in calo: dai 594 miliardi di metri cubi del 2010 a 564 nel 2020, per poi risalire leggermente a 618 nel 2030.

Con questo scenario, se fossimo in un processo di governance, di gestione dell'energia si riaprirebbe la discussione sulla strategia energetica, con un ripensamento sulla necessità dei rigassificatori. Invece, senza che sia possibile comprenderne la motivazione, anche questo Governo mantiene una continuità con gli indirizzi già dettati dai Governi precedenti, e non solo sostiene i rigassificatori dichiarandoli strategici, ma li incentiva.

Il caso concreto di cui vorrei parlare è l'OLT di Livorno, che nel mese di gennaio non ha importato gas. O meglio, secondo informazioni più che attendibili provenienti dal Ministero dello sviluppo economico, dal giorno ufficiale di inizio della sua attività commerciale fino a qualche settimana fa, il rigassificatore non ha mai importato gas. L'unico utilizzo dello stesso rigassificatore c'è stato solo ed esclusivamente il 3 dicembre scorso semplicemente in fase di collaudo, quando si è accostato alla LNG LEO di proprietà della Eon (uno dei due soci di maggioranza). Ripeto, non ha mai funzionato se non per il collaudo.

Davanti a questa situazione di presente inutilità di un'enorme infrastruttura già realizzata, il vice ministro dello sviluppo economico De Vincenti ha invece rilasciato dichiarazioni del tipo: «Il risparmio che ci ha fatto fare OLT» - notate il participio passato - «è molto significativo». Mah, non capisco. Altra dichiarazione: OLT è conveniente per il sistema Paese perché più sicuro ed economico, confermando appunto che il Governo considera l'OLT di Livorno uno degli impianti strategici per il rifornimento energetico del Paese.

A questo punto vale assolutamente la pena aggiungere che nel caso in cui il rigassificatore in questione sia riconosciuto strategico, nell'arco di una decina d'anni circa un miliardo di euro si trasferiranno dalle tasche degli italiani, attraverso un prelevamento forzato e diretto dalle loro bollette elettriche, alle casse della società privata OLT. Quindi, sicuramente un'ottima operazione per OLT.

Ampliando ora la visuale del settore energia, siamo costretti a denunciare, nostro malgrado, che, dopo sette provvedimenti negativi, in questi giorni è arrivato l'ennesimo attacco al settore delle fonti rinnovabili, con la scusa, pur di per sé giustissima, di voler ridurre i costi energetici per le piccole e medie imprese. In modo chiaro ed evidente, l'annuncio contro le rinnovabili, fatto sabato scorso direttamente dal Presidente del Consiglio nell'assemblea del PD, esplicita che il Governo in tema di energia non guarda al futuro e alle prossime generazioni, ma si schiera dall'altra parte, facendo apertamente il tifo per le fonti fossili. Una posizione, quella del Governo italiano, in netta controtendenza rispetto a quanto riportato in questi giorni persino dal giornale «The Economist», il quale scrive che in tutti i Paesi in via di sviluppo, e negli stessi Paesi produttori di petrolio, aumenta la spinta a eliminare i sussidi finalizzati a ridurre il costo dei carburanti e dei prodotti petroliferi; una politica in atto da anni in molti Paesi ma che, a conti fatti, ha effetti disastrosi in termini di deficit di bilancio, distorsioni dell'economia, danni ambientali, senza che le classi più povere ne abbiano reali benefici, per cui - conclude «The Economist» - tutto sommato è meglio farli fuori.

Di analogo contenuto è la posizione sostenuta anche dall'Agenzia internazionale dell'energia, secondo cui l'eliminazione di sussidi sui prodotti fossili porterebbe ad un taglio del 6 per cento, al 2020, nell'emissione di anidride carbonica.

Il Movimento 5 Stelle, diversamente da chi sostiene un altro tipo di politica, quella che non vede gli sprechi e fa finta di non capire se sia più giusto finanziare un rigassificatore, che non è utilizzabile, o se sia più intelligente investire nell'innovazione attraverso il ricorso alle rinnovabili, all'efficienza energetica e ai sistemi di accumulo, crede che la strada per il futuro sia un'altra, e lavorerà intensamente per costruirla. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, l'assenza di materie prime nel nostro Paese ci ha storicamente posti in una posizione deficitaria rispetto a tutto il resto del mondo. Di conseguenza il nostro Paese, per quanto riguarda le risorse energetiche, ha sempre dovuto basarsi su fonti provenienti da altri Paesi, rimanendo sempre in una posizione soccombente e dipendente da altri. L'esempio lampante è stata la rivoluzione industriale, nata nei Paesi anglosassoni, visto e considerato che loro il carbone ce lo avevano e noi purtroppo no.

Se fossimo stati un Paese avveduto, moderno, all'avanguardia, in base alla nostra posizione geografica avremmo storicamente utilizzato le fonti energetiche alternative ed ecologiche presenti naturalmente nel nostro terrritorio. Purtroppo - e sottolineo purtroppo - storicamente l'Italia ha sempre preferito fare altro, utilizzare fonti energetiche provenienti da combustibili fossili, e nel momento in cui si è cercato di beneficiare di fonti energetiche alternative i risultati non sono stati quelli sperati. Infatti, come hanno detto giustamente i miei colleghi, i risultati sono andati a pesare sulle bollette energetiche dei nostri concittadini.

Ancora una volta abbiamo perso un treno, perdendo una possibile opportunità per le prossime generazioni. In quale situazione ci ritroviamo, quindi? I quattro quinti dell'energia che usiamo arrivano dall'estero, ma anche da centrali nucleari che producono energia elettrica a pochi chilometri da casa nostra: noi, che con un referendum abbiamo deciso di non avere il nucleare in Italia, ce l'abbiamo in realtà a qualche chilometro di distanza, dove andiamo a comprare energia elettrica, sapendo benissimo che l'energia che acquistiamo arriva anche da quelle centrali nucleari.

Cosa ci chiediamo, dunque, in questo momento? Ci chiediamo perché non creare finalmente un serio progetto di politica energetica, di cui abbiamo bisogno, perché l'Italia ne ha bisogno: a chiederlo sono infatti il nostro Paese, ma soprattutto le aziende e la vostra Europa, quella che nella recente campagna elettorale molti di voi hanno elogiato ed esaltato; poi, però, quando si tratta di andare a vedere i problemi concreti, siamo sempre deficitari, come al solito. In questo momento, quindi, una politica energetica ci viene richiesta.

Abbiamo avuto l'opportunità di iniziare a dibattere su una vera politica energetica, nel momento in cui, durante il Governo Letta, abbiamo trattato ed approvato il progetto del gasdotto TAP (Trans adriatic pipeline), grazie al quale l'Italia diventerà un hub europeo per quanto riguarda l'arrivo del gas da Paesi extraeuropei. Avevamo questa possibilità, come pure quella di interloquire da protagonisti con i partner europei, di dire la nostra e, in quel momento, di iniziare a ragionare su una vera politica energetica. Purtroppo non l'abbiamo fatto, e abbiamo ragionato sempre in situazioni di emergenza: dovevamo votare alla velocità della luce, l'abbiamo fatto e poi siamo passati ad altro, forse qualcosa di più impellente. Oggi, quello che chiediamo è di ragionare su di una politica energetica.

Altro fatto importante che dobbiamo evidenziare è che il 90 per cento del gas che utilizziamo arriva dall'estero, ossia dai nostri fornitori storici, come la Russia, la Libia e l'Algeria, Stati che al momento ci danno grandissime quantità di gas, ma che hanno situazioni politiche interne ad altissimo rischio. Di conseguenza, sappiamo benissimo tutti che, a causa della politica di quegli Stati, soprattutto nordafricani, noi come Italia non possiamo avere una politica energetica di medio e lungo periodo. In alcuni casi, dobbiamo anzi dipendere dagli umori dei nostri partner, che molto spesso non sono i migliori nei confronti dell'Europa - e l'Italia, ahimè, ne fa parte - con il rischio che ogni volta ci minaccino di chiuderci i rubinetti se non facciamo quello che vogliono.

In questo caso, quale può essere una proposta alternativa? La soluzione sta nei rigassificatori, ma in un'ottica futura e moderna, cercando di non fare il solito ragionamento con centrali obsolete e strutture che in questo momento guardano al passato. Vi sono tecnologie moderne per quanto riguarda l'utilizzo di questa forma di energia, ci sono le navi metaniere, e attraverso queste - come sappiamo benissimo e come ha detto benissimo il collega Consiglio - riusciamo ad applicare delle nuove tecnologie. Facciamolo, però, ragioniamo, andiamo in quella direzione, altrimenti andremo sempre verso la costruzione di una centrale che alla fine creerà problemi e disagi nella collettività.

Oltre a questo, lo ribadiamo, e questo lo dico al Ministro e al Governo, abbiamo bisogno di una politica energetica. Però, fateci capire qual è la vostra politica energetica, se c'è. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, questo è il Parlamento, ossia il luogo dove si parla, ma qui le parole cadono, non si fermano e nessuno le ascolta, dato che non ci ascoltiamo e ci fraintendiamo.

Mi dispiace che la collega Puppato sia andata via, perché ha fatto una confusione enorme, convinta che il collega Cioffi avesse detto che il gas è un inquinante: lui non ha detto questo, bensì che abbiamo una capacità d'importazione superiore a quella di cui necessitiamo. (Applausi dal Gruppo M5S). Ha parlato infatti di 700 miliardi di metri cubi annui, contro circa 450 (e mi scuso per essere meno precisa di lui con i numeri, ma lui è ingegnere, io architetto). Mi è sembrato molto chiaro. Devo dire che i miei colleghi hanno riportato dati ufficiali della SNAM e dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas: non stiamo parlando di numeri che abbiamo calcolato nei nostri uffici, ma di dati che sono alla portata di tutti e sono verificabili. Quindi ci risulta, come diceva anche il collega Girotto, che il consumo di gas sta diminuendo, che la nostra capacità è superiore e che la nostra necessità di gas non aumenterà fino al 2025.

Volevo poi fare chiarezza sul fatto che il collega Carlo Martelli ha detto che il carbone, essendo un minerale molto antico, è pieno di metalli pesanti e genera grandissimi danni, che hanno una ricaduta economica fortissima che noi dovremmo tenere molto ben presente. Anche questi sono dati, perché noi qui riportiamo uno studio commissionato da Greenpeace nell'aprile 2012, dal titolo «Enel Today & Tomorrow», basato sullo studio del caso di Porto Tolle effettuato secondo i criteri dell'Agenzia europea dell'ambiente. Da tale studio si scopre che, soltanto per l'anno 2009, vi sono stati 3 miliardi di euro di costi sanitari, che sono state previsti 19 morti per cause ambientali e sono stati spesi 156 milioni di euro per danni all'agricoltura.

Anche se i numeri non sono la mia materia, devo riconoscere che questi numeri sono chiari, precisi e ci danno una chiara dimostrazione del fatto che questo modello di sviluppo è fallito! (Applausi dal Gruppo M5S).

Ci preoccupa allora, in maniera chiara, vedere che si vogliono costruire ancora rigassificatori in Italia, quando, dalla risposta a una nostra interrogazione alla Camera, resa il 3 giugno 2014, noi veniamo a sapere che l'impianto di La Spezia non è operativo e che quello di Livorno è fermo (il che, per me, ha esattamente lo stesso significato). Quindi, significa che siamo già sovradimensionati - giusto? - e non abbiamo bisogno di costruire altri rigassificatori.

Un sospetto, però, ci viene quando il sottosegretario De Vincenti riferisce che, se queste sono delle imprese strategiche, riceveranno un sistema di garanzia negli investimenti. Sappiamo, infatti, che in Italia, non esistono gli imprenditori ma solo i «prenditori». Tramite questo sistema di garanzie degli investimenti Livorno riceve allora, anche se soltanto a copertura delle spese, un bel pacchetto economico, e così sarà per gli altri rigassificatori che si vogliono costruire, dal momento che noi abbiamo, per queste opere, una serie di progetti che vanno anche a sovrapporsi.

Ma se la logica non è passata di moda, visto che stiamo parlando di cose concrete, di numeri e di dati, io vorrei sapere secondo quale logica adesso si stanno attaccando le fonti rinnovabili. Lo si sta facendo da più parti, perché sentiamo tali attacchi da Renzi, dalla Guidi, che afferma che bisogna dire basta a questo ambientalismo che vuole fermare le perforazioni nel Sud e vuole impedire di recuperare questo oro nero, oppure lo sentiamo da Galletti il quale, benché venga a farci un bellissimo discorso in Commissione, poi dice che il nostro riferimento è la SEN, quella di Clini dell'inizio del 2013. Ma quella non è una vera strategia energetica nazionale, che sia in linea con l'Europa! Io allora mi preoccupo, perché se il semestre italiano è quello che ci aspetta e se questa è la nostra SEN, noi siamo innanzitutto fuori tema con l'Europa, perché non stiamo andando nella giusta direzione.

Signor Presidente, cosa significa la riduzione del 20 per cento nel 2020? Significa che saranno chiuse 1.000 centrali elettriche a carbone. Ma se noi facciamo i giusti investimenti nella giusta direzione, dovremo chiuderle tutte, le centrali! Dovremmo puntare su questo, che è il vero oro italiano! (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come sapete, tra cinque minuti è convocato presso la Camera dei deputati il Parlamento in seduta comune per l'elezione di due giudici della Corte costituzionale.

Il seguito della discussione delle mozioni in titolo è pertanto rinviato ad altra seduta.