Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 265 del 18/06/2014
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MARTELLI (M5S). Signora Presidente, solo per amore di scientificità, vorrei puntualizzare che nella centrale di Torrevaldaliga Nord l'autorizzazione è per bruciare 3.600.000 (e non 3.600) tonnellate di carbone, portate a 4.500.000, e che la ditta che possiede l'impianto di Torrevaldaliga Sud è la Tirreno Power e non la Tirrenia (quella è la società di navigazione sul Tirreno).
Detto questo, la nostra mozione contiene sostanzialmente due punti. Il primo è di carattere locale e riguarda uno dei due impianti che sono siti nella città di Civitavecchia, precisamente in località Torrevaldaliga Nord.
Il secondo punto, che è di respiro più generale, per noi vuole rappresentare una sorta di sfida: vi sfidiamo ad andare a mettere mano ad un piano energetico che abbia un senso e che non sia fatto solamente di interventi spot, come tirare un tubo del gas da Shah Deniz in Azerbaigian, fare qualche buco per tirare su il petrolio peggiore che ci sia al mondo o cercare di costruire delle centrali che brucino carbone e CSS in co-combustione.
Civitavecchia è importante come punto locale perché ha un primato italiano: ha il più alto rapporto tra potenza installata e numero di abitanti. Questo rapporto in Italia è di 1,4 kilowatt per abitante, a Civitavecchia è di 70, quindi 50 volte tanto. Se questo stesso rapporto venisse rispettato in tutta Italia, il nostro Paese avrebbe una capacità di generazione elettrica pari a quella dell'intero territorio americano (Nord e Sud America): forniremmo 6.200 megawatt di potenza installata. È chiaro che c'è un'anomalia, in una città di 100.000 abitanti.
Come è stato ricordato, ci sono due impianti in città: uno da 1.980 megawatt a Torrevaldaliga Nord, e uno da 1.200 megawatt a Torrevaldaliga Sud. Quello di Torrevaldaliga Nord è importante perché appartiene a una società controllata dallo Stato, e una società tale ha come prima missione, come primo dovere, non quello di fare utile, ma quello di fare qualcosa di socialmente utile (l'avverbio fa una notevole differenza tra chi persegue il puro profitto e chi persegue scopi diversi). Quindi è su questo che ci concentriamo.
Tra l'altro, queste due centrali non sono le uniche che impattano sulla città, perché a 30 chilometri di distanza c'è la centrale più grande d'Italia, la «Alessandro Volta» di Montalto di Castro, con 3.600 megawatt, alimentata ad olio combustibile. Per fortuna di tutti, funziona per 3.000 ore all'anno, ma è comunque un mostro che incombe, ed è la seconda o la terza centrale d'Europa, superata solo dal mostro di Bełchatów in Polonia che ha 13 gruppi e 5.200 megawatt. Giusto per dare qualche input scientifico.
Perché puntiamo l'attenzione sull'impianto a carbone e su questi impianti in Italia? Perché hanno un primato, quello delle esternalità negative, cioè gli extracosti sanitari ed ambientali che generano come ricaduta sul territorio. Secondo uno studio dell'università di Stoccarda, i morti causati dalle centrali a carbone in Europa sono 22.300, di cui 521 solamente in Italia. L'extracosto è facilmente calcolabile. L'ARPA, ad esempio, ha fatto una stima secondo la quale ammontano a 3,6 miliardi gli extracosti sanitari negli ultimi dieci anni, causati solo nella zona di Civitavecchia, e i soli danni all'agricoltura per il 2009 sono di 156 milioni. Quindi, voi capite che, nel momento in cui si decidesse di chiudere quell'impianto, avremmo già un risparmio di 156 milioni, che non è poco, e che sarebbero liberati per altre attività.
L'obiezione potrebbe essere: perché volete chiudere l'impianto? In effetti la nostra mozione chiede di uscire da questo impianto entro il 2020. Lo chiediamo per un motivo molto semplice: perché l'Italia soffre di un eccesso di generazione elettrica. Abbiamo una potenza installata di 124 gigawatt, con una potenza media istantanea, ossia quello che mediamente viene richiesto nell'arco di una giornata, di 37, con un minimo di 20 e un massimo storico di 56,8. La potenza media generabile con il nostro parco è 69, ed è superiore al picco massimo previsto da Terna per il 2023. Quindi noi potremmo stare fermi e non fare più niente fino al 2023 e avremmo comunque la possibilità di generare energia elettrica. Ne consegue che questa centrale non serve, come non ne servono altre.
Detto ciò, l'invito è il seguente: siccome Civitavecchia ha già subito tutto l'impatto ambientale relativo a quarant'anni di emissioni da parte dell'altro impianto, che era il più grande impianto d'Italia insieme a Porto Tolle, sta subendo tuttora l'impatto dell'impianto Torrevaldaliga Sud che brucia metano (ma il metano produce le stesse sostanze inquinanti del carbone), e poi c'è sempre l'impianto di Montalto di Castro, noi chiediamo un impegno al Governo di intervenire, come azionista di maggioranza, per uscire dalla centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord entro il 2020.
Noi chiediamo anche qualcosa di più, ossia di predisporre un'uscita dal carbone in Italia entro il 2025. Gli impianti saranno comunque per la maggior parte a fine vita entro quella data, perché la durata di un impianto è scritta (non c'è niente da fare: è nei dati di progetto). Lo chiediamo per molti motivi: le esternalità negative ve le ho già elencate, ma non c'è solo questo. Ogni volta che bruciamo un chilo di carbone, produciamo quasi tre chili di CO2. Ciò vuol dire che questo impianto produce da solo 16 milioni di tonnellate di CO2. Noi ci siamo impegnati a ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, e il carbone è la fonte energetica che ne produce di più, perché il carbone è carbonio, e una molecola di carbonio se ne «frega» due di ossigeno. almeno il metano è un po' più generoso, perché è fatto da un atomo di carbonio e quattro di idrogeno, e se ne «frega» due di ossigeno, quindi è un po' più onesto ambientalmente. Quindi lo chiediamo per questo motivo.
La Corte dei conti inglese ha fatto dei conti, appunto, e ha detto che ogni tonnellata di CO2 ha un'esternalità negativa che costa tra i 30 e 120 dollari. Facciamo una media di 60. Questo impianto produce 15 milioni di tonnellate: sono 900 milioni di extracosti dovuti solo alle emissioni in atmosfera. Si tratta già di un altro buon motivo per dire stop al carbone.
L'altro motivo è che, a dispetto di quel che si dice, il carbone pulito non esiste, è una finta e si chiama greenwashing. Non esiste perché se dite che c'è un impianto di filtrazione è bene ricordare la legge di conservazione della massa: in assenza di reazioni nucleari, tanta massa brucia tante ceneri si ottengono, né più né meno. In parte sono nell'aria, in parte sono nel terreno, in parte sono nei benedetti filtri, che voi declamate come risolutivi del problema. Il filtro ferma solamente una parte della massa, le particelle abbastanza grandi. Se le fermasse tutte, il filtro fermerebbe esattamente la stessa massa che viene bruciata, quattro milioni e mezzo di tonnellate, il che è impossibile. Oltretutto i filtri lasciano passare le particelle più piccole che, in base a qualunque studio medico, sono quelle che vanno più in profondità nel tessuto polmonare e provocano i danni più gravi. Quindi, non veniteci a dire che un filtro risolve il problema.
C'è poi la questione delle ceneri. Queste ultime vengono da un minerale antico, il carbone, e quindi contengono molti metalli pesanti, fra i quali il cadmio e il mercurio, e sono anche debolmente radioattivi. Pertanto, la trovata geniale di incorporarle nel cemento, come qualcuno propone, è priva di senso. Sono tutte sfide che bisogna raccogliere per uscire dal carbone e non ritrovarsi con mostri di questo tipo.
La nostra proposta è finalizzata a far sì che il Governo sia impegnato a destinare tutte le risorse messe a bilancio dall'ENEL per gli interventi sul carbone, come il ripotenziamento, esclusivamente alla riambientalizzazione, vale a dire filtri migliori, generazione elettrica localizzata, sviluppare sistemi di stoccaggio dell'energia domestica, riattivare i sistemi di pompaggio. Abbiamo presentato una mozione in tale direzione, perché il pompaggio idroelettrico ci permette di ottimizzare e armonizzare la generazione diurna prodotta dalle fonti energetiche discontinue: eolica, discontinua per definizione, e fotovoltaica perché funziona solo in un determinato momento della giornata. Si tratta di prendere gli stessi soldi e indirizzarli da un'altra parte. Il Governo deve avere questa missione. Una società controllata dal pubblico deve avere questa missione: utilizzare i soldi per il fine migliore a favore della collettività, e non per produrre profitto.
Questo è il nostro invito. I soldi ci sono, per cui da un lato risparmiamo sulla esternalità e dall'altro dirottiamo fondi già a bilancio. Possiamo farlo e trovarci in prima fila in quella che è la tendenza mondiale. In questo momento nel mondo il carbone viene utilizzato perché costa poco, però non costa poco di per sé, ma perché negli Stati Uniti è stato messo fuori mercato dalla loro legislazione che prevede un tetto alle emissioni di mercurio al camino. In tal modo il carbone è fuori mercato.
Quindi, non facciamoci ingolosire da una materia prima a basso prezzo, perché quando qualcosa costa poco spesso è una grande schifezza. Il fatto che qualcuno la rifiuti dovrebbe essere anche per noi un monito a non prenderla. E non solo quella, ma anche il combustibile solido secondario (CSS), di cui ha parlato la senatrice De Petris. Non mettiamoci nell'ottica di utilizzare questi impianti come forni di incenerimento del CSS, perché faremmo un errore enorme, e i nostri figli non ce lo perdonerebbero mai. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni.).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Cioffi per illustrare la mozione n. 276.