Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 265 del 18/06/2014

CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, onorevoli colleghi, la presentazione di queste mozioni è un'occasione ghiotta per parlare di energia. È una forte sollecitazione, perché abbiamo più volte denunciato la mancanza di una strategia nazionale per quanto riguarda proprio questo argomento.

Più che soffermarmi sulla mozione che abbiamo presentato, che è molto asciutta per certi versi ma, probabilmente, riesce più di altre a comprendere e a far comprendere quanto il nostro movimento intende comunicare all'Aula oggi, desidero sottolineare quanto segue.

È evidente che una strategia nazionale energetica, viste le problematiche relative alla grande debolezza strutturale che l'Italia ha sempre avuto come Paese per quanto riguarda l'approvvigionamento energetico, rimane sempre di grande attualità (e probabilmente lo sarà sempre, se non correremo ai ripari).

«L'Italia, a differenza degli altri Paesi europei, è (...) priva di risorse energetiche proprie, e ciò rappresenta una forte minaccia per lo sviluppo di un settore energetico veramente efficiente e competitivo»: nella nostra mozione noi abbiamo esordito così.

Ed è ben chiaro, come dicevo, che una strategia energetica nazionale debba affrontare argomenti riguardanti le prospettive a medio e lungo termine. È quindi opportuno delineare una strategia bilanciata e sostenibile che comprenda argomenti come l'efficienza energetica. Ma una componente fondamentale deve certamente riguardare la produzione elettrica. Una produzione elettrica che sarà, nel prossimo futuro, visto che abbiamo rinunciato ad altre fonti di produzione di energia, la spina dorsale per un Paese che aspira comunque a mantenere le proprie posizioni a fianco delle economie più avanzate del mondo. Ricordiamo sempre che noi abbiamo una piccola e media impresa che paga circa il 27 per cento in più l'energia e che questo la rende poco competitiva nelle esportazioni, soprattutto per quanto riguarda il settore manifatturiero.

Ho ascoltato l'intervento del senatore Cioffi, che ha parlato di Europa. Vorrei ricordare al senatore e a me stesso che nell'Europa a 27 le Nazioni dimostrano chiaramente che le fonti di base per un sistema affidabile e sostenibile debbano necessariamente basarsi sul carbone e sul nucleare. Questo è quanto fanno gli altri Stati. Questo è quanto insegnano tutti i Paesi del G8, esclusa l'Italia. Ricordo che quanto più una delle fonti è trascurata, tanto più c'è bisogno di attingere all'altra.

Signora Presidente, l'Italia presenta una situazione anomala e asimmetrica, avendo solo il 13 per cento di produzione da carbone, e nulla per quanto riguarda la produzione di energia dal nucleare (e, mi viene da aggiungere, sul nostro territorio, perché la parte che manca la compriamo dalle centrali nucleari francesi).

Un'altra pesante anomalia italiana è quella della produzione elettrica nazionale, dove l'Italia storicamente produce sul proprio territorio solo circa l'85 per cento dell'elettricità. Siamo infatti il maggiore importatore di questa energia. Ritengo che una piccola riflessione andrebbe fatta anche su questo punto.

In questi giorni si è poi inserita in modo incredibilmente forte la crisi ucraina che ha riproposto all'Italia il problema della diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. Uno dei modi per non dipendere dal gas russo e dai problemi geopolitici è dato proprio dai rigassificatori. Una delle soluzioni che abbiamo sollecitato in questa mozione è quella di puntare sullo sviluppo (o, come ha suggerito il Sottosegretario qui presente, «anche» sullo sviluppo) di tecnologie avanzate, attraverso l'impiego di navi metaniere di ultima generazione.

Ebbene noi, nella nostra mozione, solleviamo tutti i dubbi del caso per quanto riguarda le problematiche energetiche. Vorrei ricordare che proprio oggi in 10a Commissione è stato votato un lungo lavoro di audizioni che abbiamo svolto in questi mesi. Ritengo che sia stato un lavoro molto puntuale e, anche se il prodotto che ne è uscito non è spettacolare al 100 per cento, qualcosa è stato comunque fatto. Il problema è rappresentato dalla dipendenza e dalla sicurezza energetica; è un problema che altri Paesi hanno anche loro risolto in parte, ma, proprio per una questione di mancanza di materia prima, l'Italia - come capita spesso - è quella che soffre di più.

L'approvvigionamento di risorse fossili è un problema prioritario per i Paesi che non ne dispongono direttamente sul proprio territorio; credo quindi che al centro dei dibattiti ci debba sempre essere giocoforza la dipendenza e la sicurezza energetica. La dipendenza energetica è l'indicatore che rappresenta la necessità di ricorrere alle importazioni per soddisfare il proprio fabbisogno energetico; quando questo capita, vuol dire che tu hai qualcuno che dall'altra parte, potenzialmente, ha un rubinetto da chiudere. L'approvvigionamento, per una questione di utilizzo, deve dotarsi di adeguate infrastrutture, deve essere rapido, diversificato ed estremamente affidabile.

Per quanto riguarda l'affidabilità, mi viene da ricordare che dal 2000 al 2012 la fattura energetica è passata da 37 a 64 miliardi di euro, con un'incidenza del 4,5 per cento del PIL. Come è solito, il costo degli oneri per l'approvvigionamento dei prodotti petroliferi è salito da 18,6 a 34 miliardi di euro, aumentando dell'87,5 per cento. Credo che questi dati, per un Paese che ha praticamente crescita zero, debbano sicuramente far riflettere.

Vorrei quindi fare un'altra considerazione. L'Europa si era dotata di un piano d'azione per la sicurezza e la solidarietà nel settore energetico, che si articolava in più punti, facendo riferimento: a collegamenti con i mercati energetici tuttora isolati in Europa; alla realizzazione di un corridoio meridionale di trasporto del gas per l'adduzione del gas dal Medio Oriente e dalla regione del Caspio; all'idea di ricorrere al gas naturale liquefatto ai fini della diversificazione del mercato europeo; all'idea altresì di collegare l'Europa con la sponda meridionale del Mediterraneo attraverso interconnessioni di gas e di elettricità. Questo per dire che cosa, signora Presidente? Che c'è una volontà, da parte dell'Europa, di costruire infrastrutture e di mettere in condizione di interconnettere tutti gli Stati dell'Europa a 28; che c'è una voglia di far sì che ci sia la possibilità di ricorrere anche a una diversificazione di approvvigionamento che provenga direttamente da navi che circolano nell'Adriatico, come capita per l'Italia con l'approvvigionamento dal Qatar, che mette in condizione il nostro Paese di essere un po' più autonomo nei confronti dei Paesi dell'Est.

Nella nostra mozione, poi, abbiamo considerato che negli ultimi anni nel settore si sono sviluppate comunque nuove tecnologie che hanno messo in condizione di approvvigionarsi di gas non solamente dai rigassificatori (che comunque non consideriamo «la mamma di tutti i mali»): possono dunque essere sicuramente verificati i progetti che sono stati approvati e quelli che stanno per esserlo. Sto facendo riferimento a navi metaniere di ultima generazione che permettono la trasformazione del metano dalla forma liquida a quella gassosa direttamente sulla nave stessa. Chiediamo dunque di impegnare il Governo, a questo punto, anche allo sviluppo di tecnologie avanzate attraverso l'impiego di tali navi metaniere di ultima generazione nonché - eventualmente - a rivedere i progetti in corso di autorizzazione, se sviluppati secondo tecnologie con impianti a terra, ormai superate. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Puppato per illustrare la mozione n. 279.