Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 265 del 18/06/2014
Azioni disponibili
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 18 (testo 2), 133 (testo 2), 274, 276, 277, 279 e 280 (ore 17,18)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Martelli per illustrare la mozione n. 274 (testo 2).
MARTELLI (M5S). Signora Presidente, solo per amore di scientificità, vorrei puntualizzare che nella centrale di Torrevaldaliga Nord l'autorizzazione è per bruciare 3.600.000 (e non 3.600) tonnellate di carbone, portate a 4.500.000, e che la ditta che possiede l'impianto di Torrevaldaliga Sud è la Tirreno Power e non la Tirrenia (quella è la società di navigazione sul Tirreno).
Detto questo, la nostra mozione contiene sostanzialmente due punti. Il primo è di carattere locale e riguarda uno dei due impianti che sono siti nella città di Civitavecchia, precisamente in località Torrevaldaliga Nord.
Il secondo punto, che è di respiro più generale, per noi vuole rappresentare una sorta di sfida: vi sfidiamo ad andare a mettere mano ad un piano energetico che abbia un senso e che non sia fatto solamente di interventi spot, come tirare un tubo del gas da Shah Deniz in Azerbaigian, fare qualche buco per tirare su il petrolio peggiore che ci sia al mondo o cercare di costruire delle centrali che brucino carbone e CSS in co-combustione.
Civitavecchia è importante come punto locale perché ha un primato italiano: ha il più alto rapporto tra potenza installata e numero di abitanti. Questo rapporto in Italia è di 1,4 kilowatt per abitante, a Civitavecchia è di 70, quindi 50 volte tanto. Se questo stesso rapporto venisse rispettato in tutta Italia, il nostro Paese avrebbe una capacità di generazione elettrica pari a quella dell'intero territorio americano (Nord e Sud America): forniremmo 6.200 megawatt di potenza installata. È chiaro che c'è un'anomalia, in una città di 100.000 abitanti.
Come è stato ricordato, ci sono due impianti in città: uno da 1.980 megawatt a Torrevaldaliga Nord, e uno da 1.200 megawatt a Torrevaldaliga Sud. Quello di Torrevaldaliga Nord è importante perché appartiene a una società controllata dallo Stato, e una società tale ha come prima missione, come primo dovere, non quello di fare utile, ma quello di fare qualcosa di socialmente utile (l'avverbio fa una notevole differenza tra chi persegue il puro profitto e chi persegue scopi diversi). Quindi è su questo che ci concentriamo.
Tra l'altro, queste due centrali non sono le uniche che impattano sulla città, perché a 30 chilometri di distanza c'è la centrale più grande d'Italia, la «Alessandro Volta» di Montalto di Castro, con 3.600 megawatt, alimentata ad olio combustibile. Per fortuna di tutti, funziona per 3.000 ore all'anno, ma è comunque un mostro che incombe, ed è la seconda o la terza centrale d'Europa, superata solo dal mostro di Bełchatów in Polonia che ha 13 gruppi e 5.200 megawatt. Giusto per dare qualche input scientifico.
Perché puntiamo l'attenzione sull'impianto a carbone e su questi impianti in Italia? Perché hanno un primato, quello delle esternalità negative, cioè gli extracosti sanitari ed ambientali che generano come ricaduta sul territorio. Secondo uno studio dell'università di Stoccarda, i morti causati dalle centrali a carbone in Europa sono 22.300, di cui 521 solamente in Italia. L'extracosto è facilmente calcolabile. L'ARPA, ad esempio, ha fatto una stima secondo la quale ammontano a 3,6 miliardi gli extracosti sanitari negli ultimi dieci anni, causati solo nella zona di Civitavecchia, e i soli danni all'agricoltura per il 2009 sono di 156 milioni. Quindi, voi capite che, nel momento in cui si decidesse di chiudere quell'impianto, avremmo già un risparmio di 156 milioni, che non è poco, e che sarebbero liberati per altre attività.
L'obiezione potrebbe essere: perché volete chiudere l'impianto? In effetti la nostra mozione chiede di uscire da questo impianto entro il 2020. Lo chiediamo per un motivo molto semplice: perché l'Italia soffre di un eccesso di generazione elettrica. Abbiamo una potenza installata di 124 gigawatt, con una potenza media istantanea, ossia quello che mediamente viene richiesto nell'arco di una giornata, di 37, con un minimo di 20 e un massimo storico di 56,8. La potenza media generabile con il nostro parco è 69, ed è superiore al picco massimo previsto da Terna per il 2023. Quindi noi potremmo stare fermi e non fare più niente fino al 2023 e avremmo comunque la possibilità di generare energia elettrica. Ne consegue che questa centrale non serve, come non ne servono altre.
Detto ciò, l'invito è il seguente: siccome Civitavecchia ha già subito tutto l'impatto ambientale relativo a quarant'anni di emissioni da parte dell'altro impianto, che era il più grande impianto d'Italia insieme a Porto Tolle, sta subendo tuttora l'impatto dell'impianto Torrevaldaliga Sud che brucia metano (ma il metano produce le stesse sostanze inquinanti del carbone), e poi c'è sempre l'impianto di Montalto di Castro, noi chiediamo un impegno al Governo di intervenire, come azionista di maggioranza, per uscire dalla centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord entro il 2020.
Noi chiediamo anche qualcosa di più, ossia di predisporre un'uscita dal carbone in Italia entro il 2025. Gli impianti saranno comunque per la maggior parte a fine vita entro quella data, perché la durata di un impianto è scritta (non c'è niente da fare: è nei dati di progetto). Lo chiediamo per molti motivi: le esternalità negative ve le ho già elencate, ma non c'è solo questo. Ogni volta che bruciamo un chilo di carbone, produciamo quasi tre chili di CO2. Ciò vuol dire che questo impianto produce da solo 16 milioni di tonnellate di CO2. Noi ci siamo impegnati a ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, e il carbone è la fonte energetica che ne produce di più, perché il carbone è carbonio, e una molecola di carbonio se ne «frega» due di ossigeno. almeno il metano è un po' più generoso, perché è fatto da un atomo di carbonio e quattro di idrogeno, e se ne «frega» due di ossigeno, quindi è un po' più onesto ambientalmente. Quindi lo chiediamo per questo motivo.
La Corte dei conti inglese ha fatto dei conti, appunto, e ha detto che ogni tonnellata di CO2 ha un'esternalità negativa che costa tra i 30 e 120 dollari. Facciamo una media di 60. Questo impianto produce 15 milioni di tonnellate: sono 900 milioni di extracosti dovuti solo alle emissioni in atmosfera. Si tratta già di un altro buon motivo per dire stop al carbone.
L'altro motivo è che, a dispetto di quel che si dice, il carbone pulito non esiste, è una finta e si chiama greenwashing. Non esiste perché se dite che c'è un impianto di filtrazione è bene ricordare la legge di conservazione della massa: in assenza di reazioni nucleari, tanta massa brucia tante ceneri si ottengono, né più né meno. In parte sono nell'aria, in parte sono nel terreno, in parte sono nei benedetti filtri, che voi declamate come risolutivi del problema. Il filtro ferma solamente una parte della massa, le particelle abbastanza grandi. Se le fermasse tutte, il filtro fermerebbe esattamente la stessa massa che viene bruciata, quattro milioni e mezzo di tonnellate, il che è impossibile. Oltretutto i filtri lasciano passare le particelle più piccole che, in base a qualunque studio medico, sono quelle che vanno più in profondità nel tessuto polmonare e provocano i danni più gravi. Quindi, non veniteci a dire che un filtro risolve il problema.
C'è poi la questione delle ceneri. Queste ultime vengono da un minerale antico, il carbone, e quindi contengono molti metalli pesanti, fra i quali il cadmio e il mercurio, e sono anche debolmente radioattivi. Pertanto, la trovata geniale di incorporarle nel cemento, come qualcuno propone, è priva di senso. Sono tutte sfide che bisogna raccogliere per uscire dal carbone e non ritrovarsi con mostri di questo tipo.
La nostra proposta è finalizzata a far sì che il Governo sia impegnato a destinare tutte le risorse messe a bilancio dall'ENEL per gli interventi sul carbone, come il ripotenziamento, esclusivamente alla riambientalizzazione, vale a dire filtri migliori, generazione elettrica localizzata, sviluppare sistemi di stoccaggio dell'energia domestica, riattivare i sistemi di pompaggio. Abbiamo presentato una mozione in tale direzione, perché il pompaggio idroelettrico ci permette di ottimizzare e armonizzare la generazione diurna prodotta dalle fonti energetiche discontinue: eolica, discontinua per definizione, e fotovoltaica perché funziona solo in un determinato momento della giornata. Si tratta di prendere gli stessi soldi e indirizzarli da un'altra parte. Il Governo deve avere questa missione. Una società controllata dal pubblico deve avere questa missione: utilizzare i soldi per il fine migliore a favore della collettività, e non per produrre profitto.
Questo è il nostro invito. I soldi ci sono, per cui da un lato risparmiamo sulla esternalità e dall'altro dirottiamo fondi già a bilancio. Possiamo farlo e trovarci in prima fila in quella che è la tendenza mondiale. In questo momento nel mondo il carbone viene utilizzato perché costa poco, però non costa poco di per sé, ma perché negli Stati Uniti è stato messo fuori mercato dalla loro legislazione che prevede un tetto alle emissioni di mercurio al camino. In tal modo il carbone è fuori mercato.
Quindi, non facciamoci ingolosire da una materia prima a basso prezzo, perché quando qualcosa costa poco spesso è una grande schifezza. Il fatto che qualcuno la rifiuti dovrebbe essere anche per noi un monito a non prenderla. E non solo quella, ma anche il combustibile solido secondario (CSS), di cui ha parlato la senatrice De Petris. Non mettiamoci nell'ottica di utilizzare questi impianti come forni di incenerimento del CSS, perché faremmo un errore enorme, e i nostri figli non ce lo perdonerebbero mai. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni.).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Cioffi per illustrare la mozione n. 276.
CIOFFI (M5S). Signora Presidente, vorrei ripartire dalle ultime affermazioni del senatore Martelli, il quale ha detto che dobbiamo spendere bene le risorse che abbiamo, e questo è un punto fondamentale. Poiché dobbiamo spendere bene le risorse che abbiamo, e in questa mozione parliamo di rigassificatori, nel corso dell'illustrazione chiarirò perché i rigassificatori non servono. Essi non solo non servono all'Italia, ma neanche all'Europa. Visto che parliamo tanto di Europa - da poco abbiamo fatto le elezioni europee ed eletto un nuovo Parlamento europeo - sarà il caso di allargare la nostra visione all'Europa e vedere se questa ha davvero bisogno di un rigassificatore.
Conosciamo tutti l'evoluzione dello scenario energetico. Siamo passati attraverso un'evoluzione generale da un forte utilizzo di petrolio al gas e, come ci ha ricordato poco fa il senatore Martelli, abbiamo anche ripreso una fonte antica, il carbone, per motivi squisitamente economici. Qualcuno in Italia ha detto che si tratta di differenziare le fonti, ma il problema è che se differenziamo le fonti ma non riflettiamo su quello che facciamo non stiamo facendo bene il nostro lavoro. La nostra prospettiva, infatti, è ricordarci che l'Europa, e l'Italia in particolare, introita fonti energetiche dall'estero: l'86 per cento delle fonti energetiche l'Italia le compra dall'estero. L'Italia, però, ha molte cose, e soprattutto molto sole (lo sappiamo), come pure un discreto vento: potremmo quindi riflettere su questi punti.
Voglio però ritornare al discorso sui rigassificatori: in questa sede, mi preme molto fare un'analisi squisitamente economica, perché so che è un tema che vi appassiona maggiormente. Mettiamoci di fronte ai numeri che ci vengono dati da vari enti, come la Commissione europea o l'ENI - e che quindi non sono inventati da noi, ma sono ufficiali - ed usiamoli per dimostrare che rigassificare non serve. Per far questo, dobbiamo prendere in esame tre punti, con riferimento all'Europa: i consumi, la produzione interna e la capacità d'importazione.
Per quello che riguarda i consumi, sappiamo che in Europa abbiamo utilizzato 530 miliardi di metri cubi di gas nel 2005, ma i dati sono scesi, perché nel 2011 ne abbiamo utilizzati 468 e nel 2013 ne abbiamo utilizzati 462. Questi sono dati di Eurogas, l'associazione che riunisce tutti i distributori di gas, che ci dice che cioè nel 2035, cioè tra 21 anni, l'incremento della richiesta di gas in Europa sarà del 7 per cento superiore rispetto al 2010. Diciamo che questo è un dato di fatto: prendiamolo per buono.
Anche in Italia abbiamo ridotto il consumo di gas, passando dagli 84 miliardi di metri cubi del 2005 ai 70 del 2013 e, per il 2023, la SNAM stima una domanda pari a 74 miliardi di metri cubi, quindi inferiore a quella del 2003 (ecco dunque lo scenario che prospetta la SNAM - quindi non noi - per il 2023).
Quanto gas produce l'Europa? Vediamo la produzione interna: l'ultimo dato disponibile, che è del 2012, riporta 157 miliardi di metri cubi. Facciamo una previsione al 2035, visto che abbiamo una richiesta per tale data, ed ipotizziamo che produrremo 100 miliardi di metri cubi, quindi molti di meno, considerando che le fonti tendono ad esaurirsi.
Qual è dunque la capacità d'importazione di gas in Europa? Lo importiamo via tubo o tramite i rigassificatori. Mi sono andato a studiare due cartine dell'Europa molto belle - che si trovano anche su Internet, e se studiate vi fa bene - la prima delle quali rappresenta tutti i tubi presenti in Europa e la capacità di transito europea, mentre la seconda riporta tutti i terminali di rigassificazione europea, quelli in esercizio e quelli previsti (anche in questo caso, se studiate vi fa bene). Io me le sono studiate, e secondo il dato del 2012, la capacità d'importazione è pari a 530 miliardi di metri cubi via pipeline, mentre per i rigassificatori ad oggi è di 197 miliardi di metri cubi: pertanto abbiamo in totale 720 miliardi di metri cubi. Dal momento però che la richiesta - come vi ho detto prima - è pari al risultato della sottrazione dei 100 miliardi di metri cubi da quei 570, che fa 470, ad oggi, con le infrastrutture che abbiamo, siamo in grado di importare in Europa un volume di gas superiore del 54 per cento alla previsione del 2035. (Applausi dal Gruppo M5S).
Allora, ragazzi, visto che i numeri non sono mai stati un'opinione, e quelli che ho usato sono ufficiali, non li ho inventati io, spiegatemi perché dobbiamo fare un rigassificatore. Qual è il motivo? Vogliamo spendere bene i soldi? Allora, ragioniamo: se ad oggi possiamo importare il 54 per cento in più di gas rispetto alle previsioni per il 2035, spiegatemi perché volete fare un rigassificatore.
Vi sono altre cose interessanti da fare. La Penisola iberica, ad esempio, ha sette rigassificatori, che funzionano al 30 per cento della loro potenzialità. Sapete che fa il gas? Arriva in Francia con la nave, viene scaricato e, dal momento che il tubo che collega la Francia è piccolo, viene rimesso sulla nave e viene portato da altre parti. Non sarebbe più importante fare un tubo per collegare i rigassificatori esistenti in Francia? Forse sì, ma allora magari possiamo fare questo.
Altro punto importante di rigassificazione è il Regno Unito, che pure ha una grande capacità d'importazione del gas: la nostra SNAM ha acquisito tutta la rete di gas del Sud della Francia, rilevandolo dalla Total, e ha stipulato il primo accordo per realizzare un'infrastruttura transeuropea, l'Interconnector, che collegherà il Belgio alla Gran Bretagna. La SNAM, allora, sta facendo cose importanti, basta che le seguiate: andate a studiarvele, perché, se lo fa, probabilmente ha già ragionato su questi numeri.
Se questi sono i dati e i fatti di cui stiamo parlando, ci continuiamo a chiedere perché volete realizzare un rigassificatore a Gioia Tauro e a Trieste. A chi serve? Sapete a chi serve? Serve perché noi garantiamo il minimo, anche se quell'impianto non va in esercizio. Noi gli garantiamo il minimo, ma sapete chi paga? Ebbene, signori, i soldi li cacciano i cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S).
Con questa politica, infatti, noi continuiamo a fare infrastrutture inutili e a metterle in carico alla bolletta. Noi chiediamo di fare delle misure razionali, che è quello che vuole l'Europa: ad esempio, incrementando le interconnessioni esistenti (delle interconnessioni dell'elettrico parleremo un'altra volta).
E poi vi invitiamo ad osare, se vogliamo uscire da questo loop. Come abbiamo tutti letto, la Tesla Motors ha compiuto un atto fantastico. Ha preso i brevetti dell'azienda e li ha resi open source: i brevetti sono a disposizione di tutti i cittadini del mondo per andare bene con l'elettrico. (Applausi dal Gruppo M5S).
Se noi - sto parlando di trasporti - non abbiamo la forza e la volontà di cambiare questo sistema e di renderci conto che l'unico modo che abbiamo è utilizzare le nostre risorse endogene, per non essere più schiavi del gas che ci dà Putin (diciamolo, tanto per capirci) e di quel vecchio imperialismo che veniva da oltreoceano, se noi non usciamo da questa logica, l'Europa che forza ha? Parlate sempre di Europa, ma vogliamo dare forza a quest'Europa? Altrimenti, di cosa stiamo parlando? Dobbiamo avere il coraggio di osare! (Applausi dal Gruppo M5S).
Cerchiamo di andare oltre. Ma che non finisca come finisce di solito: noi ve lo abbiamo detto e poi voi non fate le stesse cose. Imparate dunque a stare attenti e a ragionare. Soprattutto, come sempre, vi esorto a studiare. Noi cerchiamo di studiare, e il nostro consiglio è sempre di studiare, perché dalla conoscenza, come diciamo sempre, deriva anche la visione politica. Forse, però, voi avete smesso di studiare. È ora che ricominciate. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Consiglio per illustrare la mozione n. 1-00277.
CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, onorevoli colleghi, la presentazione di queste mozioni è un'occasione ghiotta per parlare di energia. È una forte sollecitazione, perché abbiamo più volte denunciato la mancanza di una strategia nazionale per quanto riguarda proprio questo argomento.
Più che soffermarmi sulla mozione che abbiamo presentato, che è molto asciutta per certi versi ma, probabilmente, riesce più di altre a comprendere e a far comprendere quanto il nostro movimento intende comunicare all'Aula oggi, desidero sottolineare quanto segue.
È evidente che una strategia nazionale energetica, viste le problematiche relative alla grande debolezza strutturale che l'Italia ha sempre avuto come Paese per quanto riguarda l'approvvigionamento energetico, rimane sempre di grande attualità (e probabilmente lo sarà sempre, se non correremo ai ripari).
«L'Italia, a differenza degli altri Paesi europei, è (...) priva di risorse energetiche proprie, e ciò rappresenta una forte minaccia per lo sviluppo di un settore energetico veramente efficiente e competitivo»: nella nostra mozione noi abbiamo esordito così.
Ed è ben chiaro, come dicevo, che una strategia energetica nazionale debba affrontare argomenti riguardanti le prospettive a medio e lungo termine. È quindi opportuno delineare una strategia bilanciata e sostenibile che comprenda argomenti come l'efficienza energetica. Ma una componente fondamentale deve certamente riguardare la produzione elettrica. Una produzione elettrica che sarà, nel prossimo futuro, visto che abbiamo rinunciato ad altre fonti di produzione di energia, la spina dorsale per un Paese che aspira comunque a mantenere le proprie posizioni a fianco delle economie più avanzate del mondo. Ricordiamo sempre che noi abbiamo una piccola e media impresa che paga circa il 27 per cento in più l'energia e che questo la rende poco competitiva nelle esportazioni, soprattutto per quanto riguarda il settore manifatturiero.
Ho ascoltato l'intervento del senatore Cioffi, che ha parlato di Europa. Vorrei ricordare al senatore e a me stesso che nell'Europa a 27 le Nazioni dimostrano chiaramente che le fonti di base per un sistema affidabile e sostenibile debbano necessariamente basarsi sul carbone e sul nucleare. Questo è quanto fanno gli altri Stati. Questo è quanto insegnano tutti i Paesi del G8, esclusa l'Italia. Ricordo che quanto più una delle fonti è trascurata, tanto più c'è bisogno di attingere all'altra.
Signora Presidente, l'Italia presenta una situazione anomala e asimmetrica, avendo solo il 13 per cento di produzione da carbone, e nulla per quanto riguarda la produzione di energia dal nucleare (e, mi viene da aggiungere, sul nostro territorio, perché la parte che manca la compriamo dalle centrali nucleari francesi).
Un'altra pesante anomalia italiana è quella della produzione elettrica nazionale, dove l'Italia storicamente produce sul proprio territorio solo circa l'85 per cento dell'elettricità. Siamo infatti il maggiore importatore di questa energia. Ritengo che una piccola riflessione andrebbe fatta anche su questo punto.
In questi giorni si è poi inserita in modo incredibilmente forte la crisi ucraina che ha riproposto all'Italia il problema della diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. Uno dei modi per non dipendere dal gas russo e dai problemi geopolitici è dato proprio dai rigassificatori. Una delle soluzioni che abbiamo sollecitato in questa mozione è quella di puntare sullo sviluppo (o, come ha suggerito il Sottosegretario qui presente, «anche» sullo sviluppo) di tecnologie avanzate, attraverso l'impiego di navi metaniere di ultima generazione.
Ebbene noi, nella nostra mozione, solleviamo tutti i dubbi del caso per quanto riguarda le problematiche energetiche. Vorrei ricordare che proprio oggi in 10a Commissione è stato votato un lungo lavoro di audizioni che abbiamo svolto in questi mesi. Ritengo che sia stato un lavoro molto puntuale e, anche se il prodotto che ne è uscito non è spettacolare al 100 per cento, qualcosa è stato comunque fatto. Il problema è rappresentato dalla dipendenza e dalla sicurezza energetica; è un problema che altri Paesi hanno anche loro risolto in parte, ma, proprio per una questione di mancanza di materia prima, l'Italia - come capita spesso - è quella che soffre di più.
L'approvvigionamento di risorse fossili è un problema prioritario per i Paesi che non ne dispongono direttamente sul proprio territorio; credo quindi che al centro dei dibattiti ci debba sempre essere giocoforza la dipendenza e la sicurezza energetica. La dipendenza energetica è l'indicatore che rappresenta la necessità di ricorrere alle importazioni per soddisfare il proprio fabbisogno energetico; quando questo capita, vuol dire che tu hai qualcuno che dall'altra parte, potenzialmente, ha un rubinetto da chiudere. L'approvvigionamento, per una questione di utilizzo, deve dotarsi di adeguate infrastrutture, deve essere rapido, diversificato ed estremamente affidabile.
Per quanto riguarda l'affidabilità, mi viene da ricordare che dal 2000 al 2012 la fattura energetica è passata da 37 a 64 miliardi di euro, con un'incidenza del 4,5 per cento del PIL. Come è solito, il costo degli oneri per l'approvvigionamento dei prodotti petroliferi è salito da 18,6 a 34 miliardi di euro, aumentando dell'87,5 per cento. Credo che questi dati, per un Paese che ha praticamente crescita zero, debbano sicuramente far riflettere.
Vorrei quindi fare un'altra considerazione. L'Europa si era dotata di un piano d'azione per la sicurezza e la solidarietà nel settore energetico, che si articolava in più punti, facendo riferimento: a collegamenti con i mercati energetici tuttora isolati in Europa; alla realizzazione di un corridoio meridionale di trasporto del gas per l'adduzione del gas dal Medio Oriente e dalla regione del Caspio; all'idea di ricorrere al gas naturale liquefatto ai fini della diversificazione del mercato europeo; all'idea altresì di collegare l'Europa con la sponda meridionale del Mediterraneo attraverso interconnessioni di gas e di elettricità. Questo per dire che cosa, signora Presidente? Che c'è una volontà, da parte dell'Europa, di costruire infrastrutture e di mettere in condizione di interconnettere tutti gli Stati dell'Europa a 28; che c'è una voglia di far sì che ci sia la possibilità di ricorrere anche a una diversificazione di approvvigionamento che provenga direttamente da navi che circolano nell'Adriatico, come capita per l'Italia con l'approvvigionamento dal Qatar, che mette in condizione il nostro Paese di essere un po' più autonomo nei confronti dei Paesi dell'Est.
Nella nostra mozione, poi, abbiamo considerato che negli ultimi anni nel settore si sono sviluppate comunque nuove tecnologie che hanno messo in condizione di approvvigionarsi di gas non solamente dai rigassificatori (che comunque non consideriamo «la mamma di tutti i mali»): possono dunque essere sicuramente verificati i progetti che sono stati approvati e quelli che stanno per esserlo. Sto facendo riferimento a navi metaniere di ultima generazione che permettono la trasformazione del metano dalla forma liquida a quella gassosa direttamente sulla nave stessa. Chiediamo dunque di impegnare il Governo, a questo punto, anche allo sviluppo di tecnologie avanzate attraverso l'impiego di tali navi metaniere di ultima generazione nonché - eventualmente - a rivedere i progetti in corso di autorizzazione, se sviluppati secondo tecnologie con impianti a terra, ormai superate. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Puppato per illustrare la mozione n. 279.
PUPPATO (PD). Signora Presidente, spiace affrontare temi di questa rilevanza per il nostro Paese e per l'Europa, ma - vorrei dire - per il mondo intero, alla presenza di pochi colleghi, anche se immagino che la discussione sarà terminata domani mattina.
La strategia europea, come quella italiana, verso la cosiddetta decarbonizzazione che è stata decisa, come noto, con Obiettivo 2050, obbliga tutti noi a rivedere e a riaggiornare, alla luce di questa, le nostre scelte energetiche; infatti, la riduzione delle fonti fossili, insieme ai cambiamenti climatici sono - voglio ricordarlo, perché non sono stati citati negli interventi precedenti - la ragione prima e fondamentale per cui dobbiamo ripensare ad una strategia energetica. Dobbiamo quindi cercare il più possibile di riuscire ad avere energia pulita, evitando l'inquinamento che produce l'utilizzo di fonti fossili (a partire dal carbone, per finire con il petrolio e, in parte, anche il gas), aumentando - questa è la strategia europea, com'è noto - la quantità di fonti rinnovabili e, naturalmente, aumentando l'efficienza energetica.
Su efficienza energetica e fonti rinnovabili si impernierà, in particolare, la strategia mondiale, che dovrebbe vedere al tavolo anche due importanti riferimenti internazionali, fondamentali per una scelta che il pianeta possa vedere indirizzata sugli stessi obiettivi e sulla stessa base, cioè gli Stati Uniti d'America (la recente dichiarazione di Obama ne è senz'altro un esempio) e la Cina, la quale, com'è noto, ha sempre inteso attendere le scelte degli Stati Uniti d'America prima di prodursi in una decisione che potesse modificare il sistema industriale riducendone conseguentemente le emissioni.
Vado ora al merito delle mozioni. Le prime mozioni che abbiamo sentito oggi illustrare dai colleghi che si sono succeduti riguardano il tema dei rigassificatori e una questione che concerne la località di Civitavecchia, nella quale si stanno verificando situazioni di particolare criticità ambientale e sanitaria.
A fronte di questo, nella nostra mozione, com'è noto, abbiamo citato non solo la strategia Europa 2020, ormai nota a tutti, ma anche l'indirizzo emanato quest'anno dalla Commissione europea, con la richiesta per i Paesi europei di aumentare la quota di energie rinnovabili al 27 per cento e di ridurre del 40 per cento le emissioni di gas effetto serra entro il 2030. Tuttavia, andrei senz'altro ad accennare ad alcune questioni che sono state sollevate per rilevare (nonostante qualcuno ci dia lezioni volte a far comprendere come ci sia qualcuno che studia e qualcuno che studia meno) molte inesattezze che sono state comunicate e dare anche qualche informazione aggiuntiva, perché anche noi siamo dotati di qualche informazione.
Innanzitutto, sarebbe bene che ciascuno di noi facesse un buon passo indietro e decidesse per il bene di questo Paese di stabilire che, invece di proclamare tante certezze, quali quelle che per esempio vedono oggi rappresentare le navi metaniere come soluzione idilliaca e considerare invece i rigassificatori come una pessima soluzione, forse sarebbe il caso che andassimo ad affrontare tecnicamente, scientificamente, in modo decente questi temi, per esempio ascoltando quali sono i benefici, i costi e le soluzioni che arrivano in un senso e nell'altro rispetto alle ipotesi in campo. Dico questo perché il gas naturale, checché se ne dica, è senz'altro, quanto meno fino al 2040, una fonte che viene identificata, seppure in riduzione, dalla stessa Unione europea come parte necessaria di un mix naturale insieme alle fonti rinnovabili per riuscire a dare copertura ai bisogni energetici, nonostante la necessità immediata di attivare una buona competitività, accrescendo la ricerca nel settore dei materiali che possono consentire una riduzione delle emissioni di gas serra, ma anche in quello delle nuove energie rinnovabili e a forte efficientamento energetico. Il gas naturale è comunque, tra tutti i combustibili fossili, sicuramente quello che determina un minor appesantimento per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, visto che emana vapore acqueo e anidride carbonica in quantità di gran lunga inferiori rispetto a petrolio e carbone.
Rispetto ai rigassificatori, è necessario tenere in considerazione l'importanza delle infrastrutture di approvvigionamento nel loro carattere strategico, dovuto alla necessita di conseguire una maggior offerta di gas sul mercato nazionale a prezzi competitivi e più efficaci condizioni di concorrenza, nonché di aumentare la sicurezza sugli approvvigionamenti. Quest'ultima è una questione che per l'Italia non è affatto così tranquilla e definita, come taluni interventi lasciano intendere. Voglio dire che, quanto ai terminali di rigassificazione, è stato citato il gasdotto South Stream ma possiamo citare il TAP (Trans-adriatic pipeline) e anche il gasdotto GALSI dall'Algeria fino alla Sardegna che dal 2003 attende di essere completamente realizzato: ebbene, tutte queste vie di collegamento del gas ci dicono che la provenienza geopolitica, cioè la provenienza delle fonti dai Paesi produttori di energia, mette il nostro Paese in seria difficoltà. Il caso recentemente verificatosi con la guerra in Ucraina ha reso immediatamente evidente questo problema, e ci porta inevitabilmente a dover fare delle riflessioni interne al Paese, quanto meno per i prossimi vent'anni, in relazione alla modalità di offerta di gas sul mercato nazionale.
I terminali di rigassificazione, quindi, ci danno una flessibilità che le linee di gas non ci danno: non vincolano l'importazione a un unico fornitore estero e favoriscono l'ingresso diretto sul mercato italiano del gas naturale di nuovi operatori. Inoltre, essi possono produrre, con buoni acquisti, una diminuzione del prezzo del gas per il consumatore, come peraltro già evidenziato in sede di audizioni presso la 10ª Commissione del Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui prezzi dell'energia elettrica e del gas come fattore strategico per la crescita del sistema produttivo del Paese.
Dunque, il sistema di diversificazione, nelle modalità, nelle strumentazioni e anche nelle infrastrutture, è fondamentale per l'Italia, ma anche per l'Europa: è la stessa Europa che ci chiede di creare un hub mediterraneo per lo scambio di gas. L'Europa ha le stesse preoccupazioni che oggi vive l'Italia.
Credo quindi di poter dire senza tema di smentita che il nostro Paese si deve dotare certamente di terminali di gasdotti, insieme con i rigassificatori e le navi metaniere; ma, come ho detto, queste sono questioni molto tecniche, sulle quali andremo, io auspico, con le Commissioni ambiente e industria in particolare, a fare valutazioni puntuali, e non a sparare nel mucchio.
Rispetto alle questioni che riguardano le aree citate, ricordo che abbiamo un rigassificatore a Rovigo, uno a Livorno e uno a Panigaglia. In merito alla sicurezza degli impianti di rigassificazione esistenti e dei progetti in itinere dobbiamo dire - e lo scriviamo esplicitamente nella mozione che la maggioranza ha inteso stendere - che l'impianto di rigassificazione di Gioia Tauro non verrà realizzato se non con piena garanzia rispetto ai pericoli connessi alla sismicità del sito.
Per quanto riguarda invece i due progetti di terminali di rigassificazione nel golfo di Trieste, è opportuno informare i colleghi che per l'impianto on-shore è stato adottato un provvedimento di sospensione dell'efficacia del decreto VIA, mentre per quello off-shore l'altro si è data addirittura una valutazione di impatto ambientale negativa.
PRESIDENTE. Deve concludere, senatrice Puppato.
PUPPATO (PD). Questo significa che la normativa italiana, in termini di valutazione di impatto ambientale, è in grado di dire anche no, e lo sta dicendo.
Quella relativa a Civitavecchia è un'altra questione, e mi spiace che il tempo a mia disposizione stia finendo. Voglio tuttavia dire che si tratta certamente di impianti con notevoli problemi, tant'è vero che possiamo considerarli certamente più obsoleti rispetto a quello che dovrebbe essere un impianto con quelle caratteristiche.
Per quanto ci riguarda, siamo d'accordo a non considerarli idonei ad alcuna forma di riconversione in termovalorizzatori di rifiuti, sia con CSS che con CDR. Va anche detto che, per quanto riguarda le prescrizioni AIA relative all'impianto di Torrevaldaliga Sud del 5 aprile 2011 e le prescrizioni e compensazioni previste di recente nella VIA di Torrevadaliga Nord, arriva da quest'Aula una forte incentivazione a fare in modo che ENEL le rispetti e che siano assolutamente garantite.
Gli impegni che chiediamo di assumere al Governo li vedete riportati nella mozione.
PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, senatrice: il tempo a sua disposizione è finito.
PUPPATO (PD). Dobbiamo certamente pensare a un'indagine epidemiologica nazionale in tutte le aree esposte all'inquinamento di impianti e di centrali a carbone esistenti, a un monitoraggio e a un controllo con particolare riferimento agli impianti industriali più inquinanti e ad una strategia di decarbonizzazione entro il 2050, che preveda obiettivi intermedi al 2020, al 2030 e al 2040.
Penso che tutte queste cose le possiamo senz'altro fare insieme, andando a ridurre, fino a cancellare, la strategia dei combustibili fossili, ma facendolo insieme, approfittandone anche per il semestre europeo che avremo, con l'Europa che ci attende.