Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 265 del 18/06/2014
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BATTISTA (Misto-ILC). Signora Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, la mozione che illustrerò, a prima firma della presidente De Petris, tratta il problema degli impianti di rigassificazione e le conseguenze che tali infrastrutture comporterebbero sull'ambiente circostante.
È necessario sottolineare, in primo luogo, che il problema dei rigassificatori non è soltanto un problema locale, poiché inquadrato nelle scelte che interessano in primo luogo la strategia energetica nazionale. In merito al fabbisogno di approvvigionamento di gas metano, difatti, non esiste un piano che preveda il numero necessario di rigassificatori ed una corretta pianificazione sull'ubicazione degli stessi. Allo stato attuale bisogna sottolineare che la richiesta di prodotto sul nostro mercato è notevolmente diminuita, a tal punto da non giustificare la costruzione di tali impianti. Impianti, che come è noto, costituiscono attività a rischio.
Presidenza del presidente GRASSO (ore 16,39)
(Segue BATTISTA). Come sappiamo, il gas è destinato prevalentemente al mercato dell'Europa nord-occidentale, dunque appare pressoché impossibile ravvisare elementi strategici per l'approvvigionamento del nostro Paese. L'Italia, inoltre, attualmente sembra al riparo da eventuali riduzioni dell'offerta di gas dai fornitori: a fronte di un consumo annuo di circa 78 miliardi di metri cubi, nella rete nazionale circolano infatti circa 117 miliardi di metri cubi (molti dei quali già destinati al Nord Europa). Nell'ottica europea di differenziazione dell'approvvigionamento energetico, l'Italia dunque dà già il proprio contributo nel settore gas.
Il nostro testo sottolinea soprattutto il grave impatto ambientale dei rigassificatori, in particolare con riferimento agli impianti on-shore, come quelli che si vorrebbero fare a Trieste e Gioia Tauro, conseguente all'uso del cloro nel processo di rigassificazione a circuito aperto.
Si discute da anni circa la realizzazione di un impianto con tali caratteristiche nella località di Zaule nel porto di Trieste. L'impatto ambientale di una infrastruttura con tale ubicazione sarebbe sicuramente devastante. Devastante, innanzitutto per il passaggio delle navi gasiere. La baia di Zaule è poco profonda e presenta un fondale limaccioso, ricco di sostanze potenzialmente molto pericolose. Sono presenti notevoli quantità di cromo, zinco e mercurio. La costruzione del rigassificatore richiederebbe di aumentare la profondità della baia, per favorire il transito delle navi. I lavori di dragaggio, quindi, finirebbero per mettere in circolo queste sostanze ad oggi depositate sul fondale.
Lo scarico di grandi volumi di acqua di mare, fredda e clorata, in un bacino ristretto e quasi privo di ricambio come la baia di Muggia, determinerebbe l'annientamento di qualsiasi forma di vita veicolata dall'acqua, oltre all'ossidazione della sostanza organica, del particellato e dei nutrienti in essi disciolti. Questo trattamento riguarderebbe qualcosa come 600.000 metri cubi di acqua di mare al giorno, come dire il volume di un edificio di venti piani con la base grande come piazza dell'Unità d'Italia, la piazza principale di Trieste. L'intero ammontare dell'acqua della baia di Muggia, che contiene un volume d'acqua non superiore a 100 milioni di metri cubi, verrebbe in pratica fatto fluire attraverso l'impianto per oltre due volte all'anno.
Altrettanto dannoso è il gas trasportato sotto forma liquida a una temperatura di meno 174 gradi centigradi. Per utilizzarlo, infatti, è necessario ricondurlo allo stato aeriforme. La trasformazione richiede un consistente riscaldamento del liquido, ottenuto prelevando il calore direttamente dal contatto con il mare. Questa procedura reimmetterebbe fiumi di acqua gelata nella baia, determinando un abbassamento della temperatura sul fondo di circa cinque gradi in tutto il golfo. Le conseguenze sull'ecosistema sarebbero disastrose, tanto più se consideriamo che queste acque sono scelte da molte specie dell'Adriatico settentrionale per deporre le uova.
Per placare queste polemiche, è stata ventilata l'ipotesi di alzare la temperatura del gas liquido con l'acqua già riscaldata dall'inceneritore. Peccato che, affinché una simile soluzione sia sostenibile, l'inceneritore dovrebbe bruciare qualcosa come 1.200 tonnellate di rifiuti al giorno. Ricordo, che l'Italia, come gli altri Paesi dell'Unione europea, è tenuta a ridurre l'emissione di gas serra del 20 per cento entro il 2020 e la costruzione del rigassificatore andrebbe nella direzione opposta. Il metano inquina circa il 20 per cento in meno del petrolio; questo è vero. Però se aggiungiamo l'attività energetica necessaria a liquefarlo e, poi, a rigassificarlo, il tasso d'inquinamento del gas naturale supera quello del petrolio del 10 per cento. In questo modo non si fa che alimentare la dipendenza del Paese dai combustibili fossili. Il gas non sarà più una risorsa «attuale» fra dieci anni. La Svezia - e non mi pare che le sue condizioni climatiche siano migliori delle nostre - sta cercando di eliminare i carburanti fossili entro il 2025; è assurdo che l'Italia possa pensare di investire sulle stesse vecchie fonti.
Un'ulteriore, e non meno, rilevante conseguenza sarebbe rappresentata dalla paralisi del traffico in porti strategici quali sono quelli di Gioia Tauro, il principale hub del Mediterraneo, e di Trieste. Le navi gasiere, infatti, rallenterebbero oltremodo il traffico portuale, con evidenti ricadute negative per l'economia del porto, a fronte anche dell'attività dell'adiacente terminal SIOT, che è il punto di partenza dell'oleodotto transalpino che raggiunge Karlsruhe dopo 753 chilometri. Il traffico delle navi petroliere e lo scarico del greggio dovrebbero essere assicurati senza interruzioni, tenuto conto che attualmente questa attività ricopre circa il 75 per cento dei traffici del porto di Trieste.
Gli ultimi sviluppi della vicenda di Zaule, probabilmente anche alla luce dei dati appena esposti, vanno fortunatamente verso la revoca della concessione per il rigassificatore triestino. La via era stata infatti concessa nel 2009. Ho sollecitato anche in quest'Aula una risposta dal Governo, affinché il Ministero dell'ambiente e quello dei beni e delle attività culturali e del turismo vengano in questa sede a riferire, dal momento che il cambio di Governo ha portato anche ad un cambio dei rispettivi Ministri. Nei mesi scorsi, in seguito anche alla accesa contrarietà espressa dagli enti locali del Friuli-Venezia Giulia basate su elementi di indubbia valenza scientifica, il sito di Zaule era stato cancellato dalla lista dell'Unione europea dei progetti prioritari energetici per l'Italia.
Dunque, e mi avvio a concludere, si può essere favorevoli a una strategia europea che punti a fornire energia ad un costo più basso per il sistema produttivo e per i cittadini, ma non è questa la via maestra per raggiungere tale scopo che, in realtà, cela un costo troppo alto in termini di danni ambientali e alla collettività. Da anni, ad esempio, sono disponibili soluzioni tecniche alternative al problema della rigassificazione del gas naturale liquefatto che potrebbero essere prese in considerazione. Quello che dovrebbe fare questo Governo e quello che avrebbero dovuto fare i precedenti Governi è investire maggiormente sul risparmio energetico. Faccio un esempio su tutti: il sistema delle case passive. (Applausi dal Gruppo M5S).