Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 265 del 18/06/2014

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).

Si dia lettura del processo verbale.

AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

Sul processo verbale

BARANI (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (GAL). Chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Non facendosi osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,36).

Discussione delle mozioni nn. 18 (testo 2), 133 (testo 2), 274, 276, 277, 279 e 280 sugli impianti di rigassificazione e sulla centrale elettrica di Civitavecchia (ore 16,36)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00018 (testo 2), presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, 1-00133 (testo 2), presentata dal senatrice De Petris e da altri senatori, 1-00274, presentata dal senatore Martelli e da altri senatori, 1-00276, presentata dal senatore Cioffi e da altri senatori, 1-00277, presentata dal senatore Bitonci e da altri senatori, 1-00279, presentata dalla senatrice Puppato e da altri senatori, e 1-00280, presentata dalla senatrice Pelino e da altri senatori, sugli impianti di rigassificazione e sulla centrale elettrica di Civitavecchia.

Ha facoltà di parlare il senatore Battista per illustrare la mozione n. 18 (testo 2).

BATTISTA (Misto-ILC). Signora Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, la mozione che illustrerò, a prima firma della presidente De Petris, tratta il problema degli impianti di rigassificazione e le conseguenze che tali infrastrutture comporterebbero sull'ambiente circostante.

È necessario sottolineare, in primo luogo, che il problema dei rigassificatori non è soltanto un problema locale, poiché inquadrato nelle scelte che interessano in primo luogo la strategia energetica nazionale. In merito al fabbisogno di approvvigionamento di gas metano, difatti, non esiste un piano che preveda il numero necessario di rigassificatori ed una corretta pianificazione sull'ubicazione degli stessi. Allo stato attuale bisogna sottolineare che la richiesta di prodotto sul nostro mercato è notevolmente diminuita, a tal punto da non giustificare la costruzione di tali impianti. Impianti, che come è noto, costituiscono attività a rischio.

Presidenza del presidente GRASSO (ore 16,39)

(Segue BATTISTA). Come sappiamo, il gas è destinato prevalentemente al mercato dell'Europa nord-occidentale, dunque appare pressoché impossibile ravvisare elementi strategici per l'approvvigionamento del nostro Paese. L'Italia, inoltre, attualmente sembra al riparo da eventuali riduzioni dell'offerta di gas dai fornitori: a fronte di un consumo annuo di circa 78 miliardi di metri cubi, nella rete nazionale circolano infatti circa 117 miliardi di metri cubi (molti dei quali già destinati al Nord Europa). Nell'ottica europea di differenziazione dell'approvvigionamento energetico, l'Italia dunque dà già il proprio contributo nel settore gas.

Il nostro testo sottolinea soprattutto il grave impatto ambientale dei rigassificatori, in particolare con riferimento agli impianti on-shore, come quelli che si vorrebbero fare a Trieste e Gioia Tauro, conseguente all'uso del cloro nel processo di rigassificazione a circuito aperto.

Si discute da anni circa la realizzazione di un impianto con tali caratteristiche nella località di Zaule nel porto di Trieste. L'impatto ambientale di una infrastruttura con tale ubicazione sarebbe sicuramente devastante. Devastante, innanzitutto per il passaggio delle navi gasiere. La baia di Zaule è poco profonda e presenta un fondale limaccioso, ricco di sostanze potenzialmente molto pericolose. Sono presenti notevoli quantità di cromo, zinco e mercurio. La costruzione del rigassificatore richiederebbe di aumentare la profondità della baia, per favorire il transito delle navi. I lavori di dragaggio, quindi, finirebbero per mettere in circolo queste sostanze ad oggi depositate sul fondale.

Lo scarico di grandi volumi di acqua di mare, fredda e clorata, in un bacino ristretto e quasi privo di ricambio come la baia di Muggia, determinerebbe l'annientamento di qualsiasi forma di vita veicolata dall'acqua, oltre all'ossidazione della sostanza organica, del particellato e dei nutrienti in essi disciolti. Questo trattamento riguarderebbe qualcosa come 600.000 metri cubi di acqua di mare al giorno, come dire il volume di un edificio di venti piani con la base grande come piazza dell'Unità d'Italia, la piazza principale di Trieste. L'intero ammontare dell'acqua della baia di Muggia, che contiene un volume d'acqua non superiore a 100 milioni di metri cubi, verrebbe in pratica fatto fluire attraverso l'impianto per oltre due volte all'anno.

Altrettanto dannoso è il gas trasportato sotto forma liquida a una temperatura di meno 174 gradi centigradi. Per utilizzarlo, infatti, è necessario ricondurlo allo stato aeriforme. La trasformazione richiede un consistente riscaldamento del liquido, ottenuto prelevando il calore direttamente dal contatto con il mare. Questa procedura reimmetterebbe fiumi di acqua gelata nella baia, determinando un abbassamento della temperatura sul fondo di circa cinque gradi in tutto il golfo. Le conseguenze sull'ecosistema sarebbero disastrose, tanto più se consideriamo che queste acque sono scelte da molte specie dell'Adriatico settentrionale per deporre le uova.

Per placare queste polemiche, è stata ventilata l'ipotesi di alzare la temperatura del gas liquido con l'acqua già riscaldata dall'inceneritore. Peccato che, affinché una simile soluzione sia sostenibile, l'inceneritore dovrebbe bruciare qualcosa come 1.200 tonnellate di rifiuti al giorno. Ricordo, che l'Italia, come gli altri Paesi dell'Unione europea, è tenuta a ridurre l'emissione di gas serra del 20 per cento entro il 2020 e la costruzione del rigassificatore andrebbe nella direzione opposta. Il metano inquina circa il 20 per cento in meno del petrolio; questo è vero. Però se aggiungiamo l'attività energetica necessaria a liquefarlo e, poi, a rigassificarlo, il tasso d'inquinamento del gas naturale supera quello del petrolio del 10 per cento. In questo modo non si fa che alimentare la dipendenza del Paese dai combustibili fossili. Il gas non sarà più una risorsa «attuale» fra dieci anni. La Svezia - e non mi pare che le sue condizioni climatiche siano migliori delle nostre - sta cercando di eliminare i carburanti fossili entro il 2025; è assurdo che l'Italia possa pensare di investire sulle stesse vecchie fonti.

Un'ulteriore, e non meno, rilevante conseguenza sarebbe rappresentata dalla paralisi del traffico in porti strategici quali sono quelli di Gioia Tauro, il principale hub del Mediterraneo, e di Trieste. Le navi gasiere, infatti, rallenterebbero oltremodo il traffico portuale, con evidenti ricadute negative per l'economia del porto, a fronte anche dell'attività dell'adiacente terminal SIOT, che è il punto di partenza dell'oleodotto transalpino che raggiunge Karlsruhe dopo 753 chilometri. Il traffico delle navi petroliere e lo scarico del greggio dovrebbero essere assicurati senza interruzioni, tenuto conto che attualmente questa attività ricopre circa il 75 per cento dei traffici del porto di Trieste.

Gli ultimi sviluppi della vicenda di Zaule, probabilmente anche alla luce dei dati appena esposti, vanno fortunatamente verso la revoca della concessione per il rigassificatore triestino. La via era stata infatti concessa nel 2009. Ho sollecitato anche in quest'Aula una risposta dal Governo, affinché il Ministero dell'ambiente e quello dei beni e delle attività culturali e del turismo vengano in questa sede a riferire, dal momento che il cambio di Governo ha portato anche ad un cambio dei rispettivi Ministri. Nei mesi scorsi, in seguito anche alla accesa contrarietà espressa dagli enti locali del Friuli-Venezia Giulia basate su elementi di indubbia valenza scientifica, il sito di Zaule era stato cancellato dalla lista dell'Unione europea dei progetti prioritari energetici per l'Italia.

Dunque, e mi avvio a concludere, si può essere favorevoli a una strategia europea che punti a fornire energia ad un costo più basso per il sistema produttivo e per i cittadini, ma non è questa la via maestra per raggiungere tale scopo che, in realtà, cela un costo troppo alto in termini di danni ambientali e alla collettività. Da anni, ad esempio, sono disponibili soluzioni tecniche alternative al problema della rigassificazione del gas naturale liquefatto che potrebbero essere prese in considerazione. Quello che dovrebbe fare questo Governo e quello che avrebbero dovuto fare i precedenti Governi è investire maggiormente sul risparmio energetico. Faccio un esempio su tutti: il sistema delle case passive. (Applausi dal Gruppo M5S).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi oggi, ha approvato a maggioranza modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 3 luglio.

Fermi restando gli altri argomenti previsti per questa settimana, la discussione dei disegni di legge sulle imprese artigiane, ancora in corso di esame in Commissione industria, è rinviata alla settimana dal 1º al 3 luglio.

Nella seduta di question time di domani pomeriggio il Ministro dello sviluppo economico risponderà a quesiti su iniziative in tema di politica energetica e politiche industriali e regolazione del commercio.

Per il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, previsto per martedì 24 giugno, si è proceduto a ripartire nuovamente i tempi tra i Gruppi, in modo non strettamente proporzionale, per complessive tre ore e trenta minuti.

A partire dalla seduta antimeridiana di mercoledì 25 giugno, saranno inoltre esaminati il decreto-legge recante misure in favore delle popolazioni dell'Emilia-Romagna, già approvato dalla Camera dei deputati, nonché - ove conclusi dalla Commissione affari esteri - i disegni di legge in materia di cooperazione internazionale per lo sviluppo.

L'esame dei disegni di legge in tema di anticorruzione, già previsti dal calendario della prossima settimana, è rinviato in attesa della definizione dei testi.

Nella settimana dal 1º al 3 luglio, oltre all'eventuale seguito degli argomenti non conclusi e ai disegni di legge sulle imprese artigiane, saranno esaminati la mozione Vaccari sulla celiachia e documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

La Conferenza dei Capigruppo ha infine stabilito che, ove conclusi dalla Commissione, nella seduta antimeridiana di giovedì 3 luglio avrà inizio l'esame dei disegni di legge di riforma costituzionale.

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato a maggioranza - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - le seguenti integrazioni al programma dei lavori del Senato per i mesi di aprile, maggio e giugno 2014:

- Disegno di legge n. 1326 e connessi - Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo.

- Disegno di legge costituzionale n. 1429 e connessi - Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale).

Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposte di modifica
Parlamento in seduta comune, convocazione

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato a maggioranza - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 3 luglio 2014:

Mercoledì

18

giugno

pom.

h. 16,30-18,45

- Discussione di mozioni sugli impianti di rigassificazione e sulla centrale elettrica di Civitavecchia

- Seguito della discussione di mozioni sul sistema di comunicazione satellitare MUOS

Giovedì

19

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

19

giugno

pom.

h. 16

- Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento al Ministro dello sviluppo economico su:

- iniziative in tema di politica energetica;

- politiche industriali e regolazione del commercio

Il Parlamento in seduta comune è convocato mercoledì 18 giugno, alle ore 19, per la votazione relativa all'elezione di due giudici della Corte costituzionale. Voteranno per primi i senatori.

Martedì

24

giugno

pom.

h. 16,30

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno e sulle linee programmatiche del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea

Mercoledì

25

giugno

ant.

h. 9,30-13,30

- Disegno di legge n. 1518 - Decreto-legge n. 74, misure urgenti in favore delle popolazioni dell'Emilia-Romagna (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade l'11 luglio)

- Disegno di legge n. 1326 e connessi - Cooperazione internazionale per lo sviluppo (Ove concluso dalla Commissione)

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

26

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

26

giugno

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Gli emendamenti al disegno di legge n. 1518 (Decreto-legge n. 74, misure urgenti popolazioni Emilia-Romagna) dovranno essere presentati entro le ore 13 di martedì 24 giugno

Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1326 e connessi (Cooperazione internazionale per lo sviluppo) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.

Martedì

luglio

pom.

h. 16,30-20

- Eventuale seguito argomenti non conclusi

- Disegno di legge n. 264 e connessi - Imprese artigiane (Ove concluso dalla Commissione)

- Discussione della mozione n. 61, Vaccari, sulla celiachia

- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

- Disegno di legge costituzionale n. 1429 e connessi - Riforma costituzionale (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale) (Ove conclusi in Commissione) (da giovedì 3, ant.)

Mercoledì

2

"

ant.

h. 9,30-13,30

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

3

"

ant.

h. 9,30-11,45

Giovedì

3

luglio

pom

h. 16

- Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento

I termini per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 264 e connessi (Imprese artigiane) e al disegno di legge costituzionale n. 1429 e connessi (Riforma costituzionale) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.

Il Parlamento in seduta comune è convocato giovedì 3 luglio, alle ore 12, per la votazione relativa all'elezione di otto componenti del Consiglio superiore della magistratura. Voteranno per primi i senatori.

Ripartizione dei tempi per la discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
in vista del Consiglio europeo di Bruxelles del 26 e 27 giugno 2014
(3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto) (*)

Governo

30'

Gruppi 3 ore, di cui:

PD

33'

FI-PdL XVII

26'

M5S

22'

NCD

15'

Misto

18'

LN-Aut

21'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-MAIE

10'

GAL

15'

PI

10'

SCpI

14'

Dissenzienti

5'

(*) La ripartizione non strettamente proporzionale dei tempi tiene conto di specifiche richieste avanzate da parte dei Gruppi parlamentari.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1518
(Decreto-legge n. 74, misure urgenti in favore delle popolazioni dell'Emilia-Romagna)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

40'

Governo

40'

Votazioni

40'

Gruppi 5 ore, di cui:

PD

1 h

06'

FI-PdL XVII

43'

M5S

34'

NCD

30'

Misto

26'

LN-Aut

22'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-MAIE

21'

GAL

20'

PI

20'

SCpI

19'

Dissenzienti

5'

BUCCARELLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUCCARELLA (M5S). Signor Presidente, nella Conferenza dei Capigruppo ho rappresentato, nell'interesse del Gruppo che rappresento, anzitutto lo sgomento, direi quasi, dell'aver visto la scomparsa dal calendario, ove era prevista per il giorno 25 giugno, della votazione in Aula del pacchetto dei disegni di legge sull'anticorruzione (disegno di legge n. 19 e collegati), ma - vieppiù - anche la totale assenza di questo punto nell'ordine del giorno della successiva settimana, ossia la prima del mese di luglio.

Dal Governo abbiamo avuto la solita, ennesima rassicurazione, assolutamente vuota nei tempi e nei contenuti, del cosiddetto annunciato intervento legislativo, che dovrebbe essere un disegno di legge sul tema. Anche oggi nella Conferenza dei Capigruppo, su sua esplicita sollecitazione, signor Presidente, non abbiamo avuto dal rappresentante del Governo alcun tipo di rassicurazione, se non un vago «Naturalmente ci stiamo lavorando». La nostra esperienza su questo punto specifico ci sta insegnando che l'intervento governativo non ha portato alcun contributo fattivo. Mi riferisco, in relazione a quel pacchetto di disegni di legge, all'emendamento del Governo in tema di autoriciclaggio, che, come probabilmente già a voi noto, è stato un semplice copia e incolla di un emendamento già presente in Commissione giustizia, a firma del Partito Democratico peraltro. Quindi, l'intervento governativo e la necessaria e successiva fase subemendativa hanno già prodotto un ritardo di due settimane rispetto ai tempi preventivati.

Ora c'è l'annuncio di questo nuovo intervento in tema di false comunicazioni sociali e, probabilmente, anche sul punto della prescrizione, annuncio che - ricordiamolo - non è stato fatto secondo i dettami del comma 2 dell'articolo 51 del Regolamento. Ciononostante, questo ha bloccato l'attività parlamentare in Commissione giustizia, e conseguentemente in Aula, per un periodo di un mese. Noi non vediamo ancora all'orizzonte sollevarsi finalmente il momento in cui questo ramo del Parlamento potrà dare la risposta che tanti cittadini italiani stanno aspettando, perché i cascami della parte peggiore di questo Paese, e mi riferisco ai noti casi corruttivi che stanno infestando l'Italia a ogni livello, non solo politico, ma in ogni ambito, hanno bisogno di quella risposta che noi stiamo auspicando sia immediata e incisiva.

È questo il motivo per il quale non abbiamo potuto dare l'assenso a questa proposta di calendario, per il quale noi gridiamo, simbolicamente, e proponiamo una modifica che riguarda la prima settimana di luglio, quindi concedendo un'ulteriore settimana al Governo per poter licenziare il suo provvedimento legislativo, qualora fosse fatto in tempi brevi. Alla fine, signori, si tratta di un articolo e nel complesso degli emendamenti che sono in Commissione giustizia riteniamo che ci sia qualsiasi tipo di riformulazione. Saremo molto curiosi di vedere (e se dovesse accadere non lasceremo che passi senza sanzione politica) se il Governo alla fine, dopo tutto questo lavoro e questa attesa, licenzierà un testo che era già presente fra gli emendamenti in Commissione. Se questo dovesse accadere per la seconda volta, allora il riferimento al Governo e al Presidente del Consiglio cappellaio che abbiamo già fatto in quest'Aula sarà moltiplicato per mille in ogni sede in cui noi riusciremo con la nostra voce a raggiungere i cittadini, che aspettano una risposta finora inevasa.

La proposta di modifica del calendario è in riferimento alla settimana che va dal 1° luglio in poi, eventualmente anche a modifica dell'aggiunta formulata su richiesta del capogruppo del PD Zanda, fatta propria dalla Conferenza dei Capigruppo, d'inserimento della discussione delle riforme costituzionali. Anche in questo caso vediamo svolazzare un po' di cappelli, ci sembra di vedere che c'è qualcuno che vuole far vedere che finalmente si fa qualcosa, mentre è bene che si sappia che qui non si sta facendo nulla delle cose che servono a questo Paese. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Mussini). Sarebbe quindi opportuno, e in questo senso formulo una proposta di modifica al calendario della settimana dal 1° al 3 luglio, che in luogo delle riforme costituzionali, sempre se la Commissione avrà finito di esaminare i 5.000 emendamenti (ipotesi che sappiamo già non potrà aver luogo), e in luogo della discussione della mozione n. 61 sulla celiachia, che avrà senz'altro la sua dignità e importanza, da raffrontare però al messaggio che dobbiamo dare e a cui ho fatto riferimento prima (quindi non mi ripeto), sarebbe opportuno, necessario e soprattutto possibile inserire la votazione in Aula delle misure anticorruzione, con una fase emendativa che in Commissione giustizia faremo ancora in tempo a svolgere se il Governo si decide a intervenire, visto che ci ha già bloccati finora. Auspico cioè che finalmente in quella settimana si possa dare seguito alla votazione in quest'Aula e licenziare il provvedimento almeno da questo ramo del Parlamento avendo fatto bene il nostro dovere, come gli italiani stanno aspettando. (Applausi dal Gruppo M5S).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, noi non abbiamo approvato la proposta di calendario, per vari motivi.

Innanzitutto, anche noi siamo un po' costernati, avendo seguito la precedente Conferenza dei Capogruppo e avendo, in totale buona fede, accolto la tesi del Governo, ripresa dai Capigruppo di maggioranza, secondo la quale si fermava la procedura di esame in Commissione dei disegni di legge anticorruzione perché il Governo aveva annunciato la presentazione di un proprio provvedimento. Visti gli annunci televisivi, via Twitter e mediante tutto l'armamentario della comunicazione smart da parte del presidente del Consiglio Renzi, ci saremmo aspettati, o meglio, eravamo assolutamente fiduciosi, per non dire quasi convinti, che la riunione della Conferenza dei Capigruppo fosse stata convocata oggi espressamente per questo: per prevedere l'inserimento del disegno di legge anticorruzione nel calendario.

Ci siamo trovati invece, ancora una volta, di fronte a spiegazioni ed impegni vaghi da parte del Governo e, come lei sa perfettamente e tutti i colleghi senatori hanno sentito, non vi è alcun cenno a tale disegno di legge, se non il rinvio ad una prossima riunione dei Capigruppo della possibilità di capire quando quest'Assemblea lo potrà esaminare.

Signor Presidente, non stiamo parlando di una questione inessenziale: stiamo parlando di una questione che ha grande importanza, non solo in termini di propaganda, ma anche di interesse vero del Paese. Tra l'altro, il Governo, presente in Commissione, ha anche accennato ad una serie di giustificazioni, per lui sarebbero in corso consultazioni con i Gruppi dell'opposizione, consultazioni di cui noi non sappiamo assolutamente nulla e che pare siano svolte a richiesta.

A questo punto, non possiamo che rammaricarci del fatto che, in realtà, si è voluta bloccare l'iniziativa parlamentare. Allora, nonostante la retorica che si fa in quest'Aula sul fatto che noi siamo chiamati soltanto ad esaminare provvedimenti del Governo e/o conversioni di decreti-legge, ogni volta che abbiamo di fronte provvedimenti di iniziativa del Parlamento, con decisioni a maggioranza, in Conferenza dei Capigruppo e in quest'Aula, quindi con i diktat della maggioranza, l'iniziativa parlamentare viene puntualmente accantonata.

Tiro fuori la questione dell'iniziativa parlamentare, signor Presidente, perché lei sa che ho chiesto ripetutamente l'inserimento nel calendario - anche per la prima settimana di luglio, anche successivamente - della discussione del disegno di legge in tema di reati ambientali, in quanto questo poteva servire da stimolo al lavoro delle Commissioni riunite. Un disegno di legge, quello sui reati ambientali, che alla Camera peraltro è stato approvato all'unanimità. Non si trattava, quindi, che di lavorare proficuamente per poter dare il proprio contributo e fare la nostra parte come Senato.

Lei sa che in questo Paese l'introduzione dei reati ambientali si attende da decenni e lei personalmente si è adoperato in proposito. È quindi insopportabile che ancora una volta si rinvii a non si sa quando l'esame di quel provvedimento e che non si inseriscano in calendario questi due disegni di legge, che noi riteniamo assolutamente urgenti. Altrimenti non si sopporta più che ognuno si riempia la bocca sulla terra dei fuochi e ciò che ha comportato e sull'ecomafia: anzi, si chiede urgentemente e si rinvia anche la costituzione della Commissione, e poi, quando si può fare qualcosa di davvero utile, non ci si assume la responsabilità.

Invece di questi due disegni di legge, cosa si inserisce nel calendario? Per giovedì 3 luglio, il disegno di legge sulle riforme costituzionali.

Signor Presidente, in merito al disegno di legge di riforma costituzionale siamo ancora nella fase della illustrazione degli emendamenti, che sono 5.000, e non è stato ancora fissato il termine per la presentazione degli emendamenti dei relatori, che vengono annunciati da più parti, e si inserisce, su richiesta del capogruppo Zanda, all'ordine del giorno dell'Assemblea per giovedì 3 luglio il provvedimento sulle riforme costituzionali. È evidente a tutti che questo significherà poter utilizzare forme molto forti per accelerare la discussione e comprimere, quindi, lo stesso lavoro anche all'interno della Commissione. Stiamo parlando, tra l'altro, di un procedimento di revisione costituzionale.

Non mi risulta che ricorrano le condizioni previste per la procedura d'urgenza: forse ci siamo sbagliati. Se qualcuno ha urgenza, allora si deve assumere la responsabilità di far votare quel provvedimento dall'Aula, laddove in modo surrettizio si fanno pressioni solo perché il Presidente del Consiglio ha fatto un tweet con il quale ha annunciato, per mare e per monti che bisogna inserire l'esame del provvedimento nella seduta del 3 luglio. La stessa preoccupazione non viene manifestata per questioni assolutamente molto più importanti per gli interessi del nostro Paese, e mi riferisco alle questioni dell'anticorruzione e del danno permanente, continuo e costante, non solo ad opera della criminalità organizzata, ma in modo molto più vasto ai danni dell'ambiente, con il biocidio in corso nel nostro territorio.

Signor Presidente, noi proponiamo un calendario alternativo. Dal nuovo calendario dei lavori risulta che è stato inserito, nella seduta di giovedì 3 luglio, l'esame del disegno di legge sulle riforme costituzionali. Noi allora proponiamo che in quella stessa settimana possa essere inserito l'esame sia del disegno di legge sui reati ambientali - si ha la possibilità in dieci giorni di concludere il lavoro in Commissione, o comunque io sono anche disponibile a valutare il suo inserimento dal 7 luglio in poi - che del disegno di legge anticorruzione. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e Misto-ILC).

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, passiamo alla votazione della proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Buccarella, volta all'inserimento, nella settimana dal 1° al 3 luglio, dei disegni di legge anticorruzione.

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Calderoli, siamo in fase di votazione, prima non l'ho vista.

CALDEROLI (LN-Aut). Mi scusi, Presidente, intervengo solo per chiederle un chiarimento. Si tratta di un inserimento o di una sostituzione?

PRESIDENTE. È una sostituzione...

CALDEROLI (LN-Aut). Allora è diverso. In questo caso, se fosse stato un inserimento nel calendario del disegno di legge anticorruzione, avrei votato...

PRESIDENTE. ...in luogo del disegno di legge sulle riforme costituzionali e della mozione sulla celiachia.

Questa è la richiesta che è stata avanzata.

CALDEROLI (LN-Aut). Adesso ho capito. Prima avevo compreso male.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, le vorrei chiedere un chiarimento in merito all'ammissibilità di questa votazione.

La Commissione ha differito l'esame di questo provvedimento su sua richiesta.

PRESIDENTE. Quale provvedimento?

CALIENDO (FI-PdL XVII). Mi riferisco al provvedimento anticorruzione, del quale ha differito l'esame in base all'articolo 51, comma 2, del Regolamento.

È previsto il termine di un mese entro il quale il Governo deve far avere le sue indicazioni, e l'esame non può riprendere se non dopo un mese. Certamente, dopo, sarà ripreso immediatamente.

Siccome il 1° luglio non sarà passato un mese, mi chiedo come facciamo a votare oggi una cosa che è in contrasto con quanto abbiamo deciso a norma di Regolamento.

PRESIDENTE. Le ricordo, però, che era già inserito nel calendario e che l'abbiamo poi tolto.

Procediamo dunque con la votazione. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Buccarella, volta ad inserire, nella settimana dal 1° al 3 luglio, l'esame dei disegni di legge anticorruzione in luogo delle riforme costituzionali e della mozione sulla celiachia.

Non è approvata. (Il senatore Petrocelli alza la mano durante la votazione).

Senatore Petrocelli, si astiene?

PETROCELLI (M5S). No.

PRESIDENTE. Mentre chiedevo chi si asteneva ho visto lei con la mano alzata.

Ho già dichiarato l'esito della votazione.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, capisco che questa richiesta le potrà sembrare non accettabile, ed è nei suoi poteri decidere in merito, però le chiediamo la controprova come segno di tangibilità politica.

PRESIDENTE. Era talmente chiaro. È giusto che lo chieda ma, consultati i senatori Segretari, l'esito della votazione è chiaro.

PETROCELLI (M5S). Capisco perfettamente che su questo argomento non si vuole dare un minimo di agibilità politica con un voto di controprova.

PRESIDENTE. Passiamo alla proposta di modifica del calendario, avanzata dalla senatrice De Petris, tesa a sostituire la discussione delle riforme costituzionali con l'esame del disegno di legge in materia di reati ambientali. La proposta di inserimento del provvedimento in materia di anticorruzione è già stata votata.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Io avevo proposto l'inserimento di entrambi gli argomenti.

PRESIDENTE. Va bene, allora votiamo complessivamente la sua proposta.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dalla senatrice De Petris.

Non è approvata.

PETROCELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). In questa votazione, effettivamente ci sono state le porte di destra aperte in continuazione, con l'uscita di più di un collega. Per questo motivo, reitero la richiesta di controprova.

PRESIDENTE. Guardi che le porte si chiudono dopo la richiesta, non prima. Comunque, anche il risultato di questa votazione è abbastanza evidente e chiaro. La proposta della senatrice De Petris è stata rigettata.

Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 18 (testo 2), 133 (testo 2), 274, 276, 277, 279 e 280
(ore 17,07)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice De Petris per illustrare la mozione n. 133 (testo 2).

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, siamo in argomento, vista la votazione precedente sulla questione dei reati ambientali, che certamente qualcosa hanno a che vedere con le vicende che riguardano i danni all'ambiente di cui si tratta nella mozione, presentata esattamente un anno fa e che finalmente oggi viene discussa. Da questo punto di vista, purtroppo, siamo abituati ad assistere al fatto che le mozioni non vengono discusse quando vi è la necessità, perché si tenta di rinviare continuamente la discussione.

La vicenda della città di Civitavecchia è nota non solo ai cittadini del Lazio, perché fin dai primi anni Sessanta essa è stata un polo che ha visto la realizzazione di tre diverse centrali termoelettriche, con una concentrazione di emissioni che ha portato ad un impatto davvero molto pesante sulla salute dei cittadini non soltanto di quel comune, ma di tutta l'area vasta, per così dire, del Nord del Lazio, addirittura con delle ripercussioni, che tra l'altro erano state dedotte anche da molte indagini, fino alla città di Roma.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 17,08)

(Segue DE PETRIS). Molto prima del dicembre 2003 l'ENEL presentò un ulteriore progetto di riconversione della centrale da olio combustibile a carbone. Stiamo parlando di una data che non è del secolo scorso, quando ormai era noto a tutti, e vi erano già delle indicazioni molto precise anche da parte della Commissione europea, che era necessario iniziare a profilare una strategia di uscita dall'utilizzo del carbone per la produzione di energia elettrica. Il 24 dicembre 2003 il cosiddetto decreto VIA autorizzò l'ENEL a questa riconversione, impiegando tre gruppi. Già molto tempo prima del decreto stesso vi era stata una forte mobilitazione dei cittadini di Civitavecchia, Tarquinia, Cerveteri e Ladispoli; insomma, vi era stato il coinvolgimento dei cittadini di tutta l'area interessata pesantemente dal presunto (ora sappiamo assolutamente certo) impatto sulla salute. Dunque, non solo, genericamente, sulle questioni della qualità dell'ambiente e dell'aria, ma della salute dei cittadini, con le relative ripercussioni economiche.

Era evidente a tutti che la riconversione a carbone non rappresentasse un passo in avanti dal punto di vista delle tecnologie sostenibili dal punto di vista ambientale, ma un prepotente ritorno al passato.

I dati relativi alla salute pubblica nel comprensorio di Civitavecchia e tutti gli studi epidemiologici già dai primi anni Novanta hanno dimostrato pienamente la gravità della situazione. Nel provvedimento VIA relativo all'impianto di Torrevaldaliga Nord si legge chiaramente come le emissioni in passato abbiano comportato un impatto molto forte sulla salute dei cittadini.

Moltissimi sono i dati prodotti dall'Osservatorio epidemiologico regionale per il biennio 1990-1991. Nel 1996, l'Osservatorio epidemiologico segnalava che quell'area del Lazio, si attestava al secondo posto in termini di mortalità e di tumori. Nell'ottobre del 1999, inoltre, vengono pubblicati ulteriori dati allarmanti da cui si riscontra una percentuale nella mortalità delle donne superiore del 12 per cento rispetto alla media della Regione Lazio. Un ulteriore studio, commissionato dal National institute of environmental earth sciences, ha denunciato un fortissimo aumento del rischio di cancro. Potrei citare altri dati, tutti allegati agli atti della Commissione (e sono tantissimi), compreso il recente studio condotto dal Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio nel periodo 2006-2010.

A fronte di tutto questo e del fatto che l'azienda sanitaria locale ASL Roma F nel mese di maggio 2013 ha deliberato l'istituzione del registro dei tumori (proprio per la grave situazione di allarme per la salute pubblica), in data 12 marzo 2013 il Ministero dell'ambiente rinnova l'autorizzazione integrata ambientale dell'impianto di Torrevaldaliga Nord, aggravando ulteriormente la già precaria situazione ambientale e sanitaria, consentendo di aumentare le ore di funzionamento e le quantità di emissioni rispetto alle autorizzazioni risalenti al 2003.

Nonostante dal 2003 al 2013 sia stato registrato un complessivo peggioramento delle condizioni di esercizio della centrale (basti pensare che il consumo di carbone è passato da 3.600 a 4.500 tonnellate), l'AIA del 2013 autorizza l'utilizzo di carbone con un tenore di zolfo inferiore all'1 per cento anziché allo 0,3. Un impatto, da questo punto di vista, veramente molto pesante.

In virtù dell'emergenza rifiuti di Roma e del Lazio, nel 2013 il Ministero dell'ambiente emette un decreto che semplifica molto la normativa e che prevede l'introduzione del combustibile solido secondario (CSS). Tutto questo in diretta connessione con la ventilata possibilità di poter utilizzare una delle centrali di Civitavecchia, in particolare la Torrevaldaliga Sud, con il CSS. Tra l'altro, su questo vi è anche un'ordinanza comunale, emessa il 26 aprile 2013, che dispone il divieto totale ed assoluto di combustione, presso le centrali elettriche e presso gli opifici industriali del territorio, di CSS.

Signora Presidente, penso che ci troviamo di fronte ad una situazione che deve essere assolutamente affrontata, perché nel frattempo, dopo il rinnovo dell'autorizzazione AIA avvenuto nel 2013, con la possibilità di aumento delle ore di funzionamento e soprattutto dell'utilizzo del carbone con una percentuale di zolfo ben superiore allo 0,3 per cento, la situazione si è aggravata di molto dal punto di vista ambientale e sanitario. Peraltro, con l'aumento delle ore di funzionamento degli impianti si è creata un'altra situazione paradossale: stiamo mettendo a rischio ancora di più la sicurezza stessa degli impianti e dei lavoratori, perché essendo diminuite le ore di fermo, sono diminuite anche pesantemente le ore di manutenzione, creando così una situazione di rischio.

Con la nostra mozione, chiediamo di riaprire la Conferenza dei servizi sull'AIA della centrale di Torrevaldaliga Nord al fine di un ridimensionamento delle condizioni di esercizio, con una diminuzione delle ore di lavorazione dell'impianto e soprattutto delle quantità annue di carbone bruciabile e della qualità del carbone stesso in relazione al tenore di zolfo. Soprattutto, chiediamo che si metta in campo finalmente una exit strategy che porti nel 2020 alla chiusura dell'impianto stesso e ad assicurare il rispetto dell'AIA per Torrevaldaliga Sud.

Tra l'altro, è notizia di poche ora fa che la Tirrenia Power, la società che gestisce l'impianto di Torrevaldaliga Sud, ma gestisce anche la Turbogas di Napoli ed altri impianti, ha annunciato una lettera di licenziamento collettivo per 300 persone. Chi ha sempre utilizzato il pretesto della salvaguardia dei posti di lavoro per avvelenare i lavoratori e i cittadini, quindi, ancora una volta mette invece a repentaglio non solo la salute dei cittadini, ma anche, e spietatamente, le condizioni di lavoro e il mantenimento stesso del posto di lavoro.

Per questo chiediamo all'Assemblea di prendere in considerazione non solo questa mozione, ma soprattutto la riapertura della Conferenza dei servizi per rivedere tutte le autorizzazioni che erano contenute nell'AIA. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

Saluto ad una rappresentanza del Lions Club di Giarre-Riposto

PRESIDENTE. Rivolgo un saluto e do il benvenuto, a nome dell'Assemblea, agli esponenti del Lions Club di Giarre-Riposto, in provincia di Catania, che sono oggi in visita al Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 18 (testo 2), 133 (testo 2), 274, 276, 277, 279 e 280
(ore 17,18)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Martelli per illustrare la mozione n. 274 (testo 2).

MARTELLI (M5S). Signora Presidente, solo per amore di scientificità, vorrei puntualizzare che nella centrale di Torrevaldaliga Nord l'autorizzazione è per bruciare 3.600.000 (e non 3.600) tonnellate di carbone, portate a 4.500.000, e che la ditta che possiede l'impianto di Torrevaldaliga Sud è la Tirreno Power e non la Tirrenia (quella è la società di navigazione sul Tirreno).

Detto questo, la nostra mozione contiene sostanzialmente due punti. Il primo è di carattere locale e riguarda uno dei due impianti che sono siti nella città di Civitavecchia, precisamente in località Torrevaldaliga Nord.

Il secondo punto, che è di respiro più generale, per noi vuole rappresentare una sorta di sfida: vi sfidiamo ad andare a mettere mano ad un piano energetico che abbia un senso e che non sia fatto solamente di interventi spot, come tirare un tubo del gas da Shah Deniz in Azerbaigian, fare qualche buco per tirare su il petrolio peggiore che ci sia al mondo o cercare di costruire delle centrali che brucino carbone e CSS in co-combustione.

Civitavecchia è importante come punto locale perché ha un primato italiano: ha il più alto rapporto tra potenza installata e numero di abitanti. Questo rapporto in Italia è di 1,4 kilowatt per abitante, a Civitavecchia è di 70, quindi 50 volte tanto. Se questo stesso rapporto venisse rispettato in tutta Italia, il nostro Paese avrebbe una capacità di generazione elettrica pari a quella dell'intero territorio americano (Nord e Sud America): forniremmo 6.200 megawatt di potenza installata. È chiaro che c'è un'anomalia, in una città di 100.000 abitanti.

Come è stato ricordato, ci sono due impianti in città: uno da 1.980 megawatt a Torrevaldaliga Nord, e uno da 1.200 megawatt a Torrevaldaliga Sud. Quello di Torrevaldaliga Nord è importante perché appartiene a una società controllata dallo Stato, e una società tale ha come prima missione, come primo dovere, non quello di fare utile, ma quello di fare qualcosa di socialmente utile (l'avverbio fa una notevole differenza tra chi persegue il puro profitto e chi persegue scopi diversi). Quindi è su questo che ci concentriamo.

Tra l'altro, queste due centrali non sono le uniche che impattano sulla città, perché a 30 chilometri di distanza c'è la centrale più grande d'Italia, la «Alessandro Volta» di Montalto di Castro, con 3.600 megawatt, alimentata ad olio combustibile. Per fortuna di tutti, funziona per 3.000 ore all'anno, ma è comunque un mostro che incombe, ed è la seconda o la terza centrale d'Europa, superata solo dal mostro di Bełchatów in Polonia che ha 13 gruppi e 5.200 megawatt. Giusto per dare qualche input scientifico.

Perché puntiamo l'attenzione sull'impianto a carbone e su questi impianti in Italia? Perché hanno un primato, quello delle esternalità negative, cioè gli extracosti sanitari ed ambientali che generano come ricaduta sul territorio. Secondo uno studio dell'università di Stoccarda, i morti causati dalle centrali a carbone in Europa sono 22.300, di cui 521 solamente in Italia. L'extracosto è facilmente calcolabile. L'ARPA, ad esempio, ha fatto una stima secondo la quale ammontano a 3,6 miliardi gli extracosti sanitari negli ultimi dieci anni, causati solo nella zona di Civitavecchia, e i soli danni all'agricoltura per il 2009 sono di 156 milioni. Quindi, voi capite che, nel momento in cui si decidesse di chiudere quell'impianto, avremmo già un risparmio di 156 milioni, che non è poco, e che sarebbero liberati per altre attività.

L'obiezione potrebbe essere: perché volete chiudere l'impianto? In effetti la nostra mozione chiede di uscire da questo impianto entro il 2020. Lo chiediamo per un motivo molto semplice: perché l'Italia soffre di un eccesso di generazione elettrica. Abbiamo una potenza installata di 124 gigawatt, con una potenza media istantanea, ossia quello che mediamente viene richiesto nell'arco di una giornata, di 37, con un minimo di 20 e un massimo storico di 56,8. La potenza media generabile con il nostro parco è 69, ed è superiore al picco massimo previsto da Terna per il 2023. Quindi noi potremmo stare fermi e non fare più niente fino al 2023 e avremmo comunque la possibilità di generare energia elettrica. Ne consegue che questa centrale non serve, come non ne servono altre.

Detto ciò, l'invito è il seguente: siccome Civitavecchia ha già subito tutto l'impatto ambientale relativo a quarant'anni di emissioni da parte dell'altro impianto, che era il più grande impianto d'Italia insieme a Porto Tolle, sta subendo tuttora l'impatto dell'impianto Torrevaldaliga Sud che brucia metano (ma il metano produce le stesse sostanze inquinanti del carbone), e poi c'è sempre l'impianto di Montalto di Castro, noi chiediamo un impegno al Governo di intervenire, come azionista di maggioranza, per uscire dalla centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord entro il 2020.

Noi chiediamo anche qualcosa di più, ossia di predisporre un'uscita dal carbone in Italia entro il 2025. Gli impianti saranno comunque per la maggior parte a fine vita entro quella data, perché la durata di un impianto è scritta (non c'è niente da fare: è nei dati di progetto). Lo chiediamo per molti motivi: le esternalità negative ve le ho già elencate, ma non c'è solo questo. Ogni volta che bruciamo un chilo di carbone, produciamo quasi tre chili di CO2. Ciò vuol dire che questo impianto produce da solo 16 milioni di tonnellate di CO2. Noi ci siamo impegnati a ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, e il carbone è la fonte energetica che ne produce di più, perché il carbone è carbonio, e una molecola di carbonio se ne «frega» due di ossigeno. almeno il metano è un po' più generoso, perché è fatto da un atomo di carbonio e quattro di idrogeno, e se ne «frega» due di ossigeno, quindi è un po' più onesto ambientalmente. Quindi lo chiediamo per questo motivo.

La Corte dei conti inglese ha fatto dei conti, appunto, e ha detto che ogni tonnellata di CO2 ha un'esternalità negativa che costa tra i 30 e 120 dollari. Facciamo una media di 60. Questo impianto produce 15 milioni di tonnellate: sono 900 milioni di extracosti dovuti solo alle emissioni in atmosfera. Si tratta già di un altro buon motivo per dire stop al carbone.

L'altro motivo è che, a dispetto di quel che si dice, il carbone pulito non esiste, è una finta e si chiama greenwashing. Non esiste perché se dite che c'è un impianto di filtrazione è bene ricordare la legge di conservazione della massa: in assenza di reazioni nucleari, tanta massa brucia tante ceneri si ottengono, né più né meno. In parte sono nell'aria, in parte sono nel terreno, in parte sono nei benedetti filtri, che voi declamate come risolutivi del problema. Il filtro ferma solamente una parte della massa, le particelle abbastanza grandi. Se le fermasse tutte, il filtro fermerebbe esattamente la stessa massa che viene bruciata, quattro milioni e mezzo di tonnellate, il che è impossibile. Oltretutto i filtri lasciano passare le particelle più piccole che, in base a qualunque studio medico, sono quelle che vanno più in profondità nel tessuto polmonare e provocano i danni più gravi. Quindi, non veniteci a dire che un filtro risolve il problema.

C'è poi la questione delle ceneri. Queste ultime vengono da un minerale antico, il carbone, e quindi contengono molti metalli pesanti, fra i quali il cadmio e il mercurio, e sono anche debolmente radioattivi. Pertanto, la trovata geniale di incorporarle nel cemento, come qualcuno propone, è priva di senso. Sono tutte sfide che bisogna raccogliere per uscire dal carbone e non ritrovarsi con mostri di questo tipo.

La nostra proposta è finalizzata a far sì che il Governo sia impegnato a destinare tutte le risorse messe a bilancio dall'ENEL per gli interventi sul carbone, come il ripotenziamento, esclusivamente alla riambientalizzazione, vale a dire filtri migliori, generazione elettrica localizzata, sviluppare sistemi di stoccaggio dell'energia domestica, riattivare i sistemi di pompaggio. Abbiamo presentato una mozione in tale direzione, perché il pompaggio idroelettrico ci permette di ottimizzare e armonizzare la generazione diurna prodotta dalle fonti energetiche discontinue: eolica, discontinua per definizione, e fotovoltaica perché funziona solo in un determinato momento della giornata. Si tratta di prendere gli stessi soldi e indirizzarli da un'altra parte. Il Governo deve avere questa missione. Una società controllata dal pubblico deve avere questa missione: utilizzare i soldi per il fine migliore a favore della collettività, e non per produrre profitto.

Questo è il nostro invito. I soldi ci sono, per cui da un lato risparmiamo sulla esternalità e dall'altro dirottiamo fondi già a bilancio. Possiamo farlo e trovarci in prima fila in quella che è la tendenza mondiale. In questo momento nel mondo il carbone viene utilizzato perché costa poco, però non costa poco di per sé, ma perché negli Stati Uniti è stato messo fuori mercato dalla loro legislazione che prevede un tetto alle emissioni di mercurio al camino. In tal modo il carbone è fuori mercato.

Quindi, non facciamoci ingolosire da una materia prima a basso prezzo, perché quando qualcosa costa poco spesso è una grande schifezza. Il fatto che qualcuno la rifiuti dovrebbe essere anche per noi un monito a non prenderla. E non solo quella, ma anche il combustibile solido secondario (CSS), di cui ha parlato la senatrice De Petris. Non mettiamoci nell'ottica di utilizzare questi impianti come forni di incenerimento del CSS, perché faremmo un errore enorme, e i nostri figli non ce lo perdonerebbero mai. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni.).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Cioffi per illustrare la mozione n. 276.

CIOFFI (M5S). Signora Presidente, vorrei ripartire dalle ultime affermazioni del senatore Martelli, il quale ha detto che dobbiamo spendere bene le risorse che abbiamo, e questo è un punto fondamentale. Poiché dobbiamo spendere bene le risorse che abbiamo, e in questa mozione parliamo di rigassificatori, nel corso dell'illustrazione chiarirò perché i rigassificatori non servono. Essi non solo non servono all'Italia, ma neanche all'Europa. Visto che parliamo tanto di Europa - da poco abbiamo fatto le elezioni europee ed eletto un nuovo Parlamento europeo - sarà il caso di allargare la nostra visione all'Europa e vedere se questa ha davvero bisogno di un rigassificatore.

Conosciamo tutti l'evoluzione dello scenario energetico. Siamo passati attraverso un'evoluzione generale da un forte utilizzo di petrolio al gas e, come ci ha ricordato poco fa il senatore Martelli, abbiamo anche ripreso una fonte antica, il carbone, per motivi squisitamente economici. Qualcuno in Italia ha detto che si tratta di differenziare le fonti, ma il problema è che se differenziamo le fonti ma non riflettiamo su quello che facciamo non stiamo facendo bene il nostro lavoro. La nostra prospettiva, infatti, è ricordarci che l'Europa, e l'Italia in particolare, introita fonti energetiche dall'estero: l'86 per cento delle fonti energetiche l'Italia le compra dall'estero. L'Italia, però, ha molte cose, e soprattutto molto sole (lo sappiamo), come pure un discreto vento: potremmo quindi riflettere su questi punti.

Voglio però ritornare al discorso sui rigassificatori: in questa sede, mi preme molto fare un'analisi squisitamente economica, perché so che è un tema che vi appassiona maggiormente. Mettiamoci di fronte ai numeri che ci vengono dati da vari enti, come la Commissione europea o l'ENI - e che quindi non sono inventati da noi, ma sono ufficiali - ed usiamoli per dimostrare che rigassificare non serve. Per far questo, dobbiamo prendere in esame tre punti, con riferimento all'Europa: i consumi, la produzione interna e la capacità d'importazione.

Per quello che riguarda i consumi, sappiamo che in Europa abbiamo utilizzato 530 miliardi di metri cubi di gas nel 2005, ma i dati sono scesi, perché nel 2011 ne abbiamo utilizzati 468 e nel 2013 ne abbiamo utilizzati 462. Questi sono dati di Eurogas, l'associazione che riunisce tutti i distributori di gas, che ci dice che cioè nel 2035, cioè tra 21 anni, l'incremento della richiesta di gas in Europa sarà del 7 per cento superiore rispetto al 2010. Diciamo che questo è un dato di fatto: prendiamolo per buono.

Anche in Italia abbiamo ridotto il consumo di gas, passando dagli 84 miliardi di metri cubi del 2005 ai 70 del 2013 e, per il 2023, la SNAM stima una domanda pari a 74 miliardi di metri cubi, quindi inferiore a quella del 2003 (ecco dunque lo scenario che prospetta la SNAM - quindi non noi - per il 2023).

Quanto gas produce l'Europa? Vediamo la produzione interna: l'ultimo dato disponibile, che è del 2012, riporta 157 miliardi di metri cubi. Facciamo una previsione al 2035, visto che abbiamo una richiesta per tale data, ed ipotizziamo che produrremo 100 miliardi di metri cubi, quindi molti di meno, considerando che le fonti tendono ad esaurirsi.

Qual è dunque la capacità d'importazione di gas in Europa? Lo importiamo via tubo o tramite i rigassificatori. Mi sono andato a studiare due cartine dell'Europa molto belle - che si trovano anche su Internet, e se studiate vi fa bene - la prima delle quali rappresenta tutti i tubi presenti in Europa e la capacità di transito europea, mentre la seconda riporta tutti i terminali di rigassificazione europea, quelli in esercizio e quelli previsti (anche in questo caso, se studiate vi fa bene). Io me le sono studiate, e secondo il dato del 2012, la capacità d'importazione è pari a 530 miliardi di metri cubi via pipeline, mentre per i rigassificatori ad oggi è di 197 miliardi di metri cubi: pertanto abbiamo in totale 720 miliardi di metri cubi. Dal momento però che la richiesta - come vi ho detto prima - è pari al risultato della sottrazione dei 100 miliardi di metri cubi da quei 570, che fa 470, ad oggi, con le infrastrutture che abbiamo, siamo in grado di importare in Europa un volume di gas superiore del 54 per cento alla previsione del 2035. (Applausi dal Gruppo M5S).

Allora, ragazzi, visto che i numeri non sono mai stati un'opinione, e quelli che ho usato sono ufficiali, non li ho inventati io, spiegatemi perché dobbiamo fare un rigassificatore. Qual è il motivo? Vogliamo spendere bene i soldi? Allora, ragioniamo: se ad oggi possiamo importare il 54 per cento in più di gas rispetto alle previsioni per il 2035, spiegatemi perché volete fare un rigassificatore.

Vi sono altre cose interessanti da fare. La Penisola iberica, ad esempio, ha sette rigassificatori, che funzionano al 30 per cento della loro potenzialità. Sapete che fa il gas? Arriva in Francia con la nave, viene scaricato e, dal momento che il tubo che collega la Francia è piccolo, viene rimesso sulla nave e viene portato da altre parti. Non sarebbe più importante fare un tubo per collegare i rigassificatori esistenti in Francia? Forse sì, ma allora magari possiamo fare questo.

Altro punto importante di rigassificazione è il Regno Unito, che pure ha una grande capacità d'importazione del gas: la nostra SNAM ha acquisito tutta la rete di gas del Sud della Francia, rilevandolo dalla Total, e ha stipulato il primo accordo per realizzare un'infrastruttura transeuropea, l'Interconnector, che collegherà il Belgio alla Gran Bretagna. La SNAM, allora, sta facendo cose importanti, basta che le seguiate: andate a studiarvele, perché, se lo fa, probabilmente ha già ragionato su questi numeri.

Se questi sono i dati e i fatti di cui stiamo parlando, ci continuiamo a chiedere perché volete realizzare un rigassificatore a Gioia Tauro e a Trieste. A chi serve? Sapete a chi serve? Serve perché noi garantiamo il minimo, anche se quell'impianto non va in esercizio. Noi gli garantiamo il minimo, ma sapete chi paga? Ebbene, signori, i soldi li cacciano i cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S).

Con questa politica, infatti, noi continuiamo a fare infrastrutture inutili e a metterle in carico alla bolletta. Noi chiediamo di fare delle misure razionali, che è quello che vuole l'Europa: ad esempio, incrementando le interconnessioni esistenti (delle interconnessioni dell'elettrico parleremo un'altra volta).

E poi vi invitiamo ad osare, se vogliamo uscire da questo loop. Come abbiamo tutti letto, la Tesla Motors ha compiuto un atto fantastico. Ha preso i brevetti dell'azienda e li ha resi open source: i brevetti sono a disposizione di tutti i cittadini del mondo per andare bene con l'elettrico. (Applausi dal Gruppo M5S).

Se noi - sto parlando di trasporti - non abbiamo la forza e la volontà di cambiare questo sistema e di renderci conto che l'unico modo che abbiamo è utilizzare le nostre risorse endogene, per non essere più schiavi del gas che ci dà Putin (diciamolo, tanto per capirci) e di quel vecchio imperialismo che veniva da oltreoceano, se noi non usciamo da questa logica, l'Europa che forza ha? Parlate sempre di Europa, ma vogliamo dare forza a quest'Europa? Altrimenti, di cosa stiamo parlando? Dobbiamo avere il coraggio di osare! (Applausi dal Gruppo M5S).

Cerchiamo di andare oltre. Ma che non finisca come finisce di solito: noi ve lo abbiamo detto e poi voi non fate le stesse cose. Imparate dunque a stare attenti e a ragionare. Soprattutto, come sempre, vi esorto a studiare. Noi cerchiamo di studiare, e il nostro consiglio è sempre di studiare, perché dalla conoscenza, come diciamo sempre, deriva anche la visione politica. Forse, però, voi avete smesso di studiare. È ora che ricominciate. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Consiglio per illustrare la mozione n. 1-00277.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, onorevoli colleghi, la presentazione di queste mozioni è un'occasione ghiotta per parlare di energia. È una forte sollecitazione, perché abbiamo più volte denunciato la mancanza di una strategia nazionale per quanto riguarda proprio questo argomento.

Più che soffermarmi sulla mozione che abbiamo presentato, che è molto asciutta per certi versi ma, probabilmente, riesce più di altre a comprendere e a far comprendere quanto il nostro movimento intende comunicare all'Aula oggi, desidero sottolineare quanto segue.

È evidente che una strategia nazionale energetica, viste le problematiche relative alla grande debolezza strutturale che l'Italia ha sempre avuto come Paese per quanto riguarda l'approvvigionamento energetico, rimane sempre di grande attualità (e probabilmente lo sarà sempre, se non correremo ai ripari).

«L'Italia, a differenza degli altri Paesi europei, è (...) priva di risorse energetiche proprie, e ciò rappresenta una forte minaccia per lo sviluppo di un settore energetico veramente efficiente e competitivo»: nella nostra mozione noi abbiamo esordito così.

Ed è ben chiaro, come dicevo, che una strategia energetica nazionale debba affrontare argomenti riguardanti le prospettive a medio e lungo termine. È quindi opportuno delineare una strategia bilanciata e sostenibile che comprenda argomenti come l'efficienza energetica. Ma una componente fondamentale deve certamente riguardare la produzione elettrica. Una produzione elettrica che sarà, nel prossimo futuro, visto che abbiamo rinunciato ad altre fonti di produzione di energia, la spina dorsale per un Paese che aspira comunque a mantenere le proprie posizioni a fianco delle economie più avanzate del mondo. Ricordiamo sempre che noi abbiamo una piccola e media impresa che paga circa il 27 per cento in più l'energia e che questo la rende poco competitiva nelle esportazioni, soprattutto per quanto riguarda il settore manifatturiero.

Ho ascoltato l'intervento del senatore Cioffi, che ha parlato di Europa. Vorrei ricordare al senatore e a me stesso che nell'Europa a 27 le Nazioni dimostrano chiaramente che le fonti di base per un sistema affidabile e sostenibile debbano necessariamente basarsi sul carbone e sul nucleare. Questo è quanto fanno gli altri Stati. Questo è quanto insegnano tutti i Paesi del G8, esclusa l'Italia. Ricordo che quanto più una delle fonti è trascurata, tanto più c'è bisogno di attingere all'altra.

Signora Presidente, l'Italia presenta una situazione anomala e asimmetrica, avendo solo il 13 per cento di produzione da carbone, e nulla per quanto riguarda la produzione di energia dal nucleare (e, mi viene da aggiungere, sul nostro territorio, perché la parte che manca la compriamo dalle centrali nucleari francesi).

Un'altra pesante anomalia italiana è quella della produzione elettrica nazionale, dove l'Italia storicamente produce sul proprio territorio solo circa l'85 per cento dell'elettricità. Siamo infatti il maggiore importatore di questa energia. Ritengo che una piccola riflessione andrebbe fatta anche su questo punto.

In questi giorni si è poi inserita in modo incredibilmente forte la crisi ucraina che ha riproposto all'Italia il problema della diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. Uno dei modi per non dipendere dal gas russo e dai problemi geopolitici è dato proprio dai rigassificatori. Una delle soluzioni che abbiamo sollecitato in questa mozione è quella di puntare sullo sviluppo (o, come ha suggerito il Sottosegretario qui presente, «anche» sullo sviluppo) di tecnologie avanzate, attraverso l'impiego di navi metaniere di ultima generazione.

Ebbene noi, nella nostra mozione, solleviamo tutti i dubbi del caso per quanto riguarda le problematiche energetiche. Vorrei ricordare che proprio oggi in 10a Commissione è stato votato un lungo lavoro di audizioni che abbiamo svolto in questi mesi. Ritengo che sia stato un lavoro molto puntuale e, anche se il prodotto che ne è uscito non è spettacolare al 100 per cento, qualcosa è stato comunque fatto. Il problema è rappresentato dalla dipendenza e dalla sicurezza energetica; è un problema che altri Paesi hanno anche loro risolto in parte, ma, proprio per una questione di mancanza di materia prima, l'Italia - come capita spesso - è quella che soffre di più.

L'approvvigionamento di risorse fossili è un problema prioritario per i Paesi che non ne dispongono direttamente sul proprio territorio; credo quindi che al centro dei dibattiti ci debba sempre essere giocoforza la dipendenza e la sicurezza energetica. La dipendenza energetica è l'indicatore che rappresenta la necessità di ricorrere alle importazioni per soddisfare il proprio fabbisogno energetico; quando questo capita, vuol dire che tu hai qualcuno che dall'altra parte, potenzialmente, ha un rubinetto da chiudere. L'approvvigionamento, per una questione di utilizzo, deve dotarsi di adeguate infrastrutture, deve essere rapido, diversificato ed estremamente affidabile.

Per quanto riguarda l'affidabilità, mi viene da ricordare che dal 2000 al 2012 la fattura energetica è passata da 37 a 64 miliardi di euro, con un'incidenza del 4,5 per cento del PIL. Come è solito, il costo degli oneri per l'approvvigionamento dei prodotti petroliferi è salito da 18,6 a 34 miliardi di euro, aumentando dell'87,5 per cento. Credo che questi dati, per un Paese che ha praticamente crescita zero, debbano sicuramente far riflettere.

Vorrei quindi fare un'altra considerazione. L'Europa si era dotata di un piano d'azione per la sicurezza e la solidarietà nel settore energetico, che si articolava in più punti, facendo riferimento: a collegamenti con i mercati energetici tuttora isolati in Europa; alla realizzazione di un corridoio meridionale di trasporto del gas per l'adduzione del gas dal Medio Oriente e dalla regione del Caspio; all'idea di ricorrere al gas naturale liquefatto ai fini della diversificazione del mercato europeo; all'idea altresì di collegare l'Europa con la sponda meridionale del Mediterraneo attraverso interconnessioni di gas e di elettricità. Questo per dire che cosa, signora Presidente? Che c'è una volontà, da parte dell'Europa, di costruire infrastrutture e di mettere in condizione di interconnettere tutti gli Stati dell'Europa a 28; che c'è una voglia di far sì che ci sia la possibilità di ricorrere anche a una diversificazione di approvvigionamento che provenga direttamente da navi che circolano nell'Adriatico, come capita per l'Italia con l'approvvigionamento dal Qatar, che mette in condizione il nostro Paese di essere un po' più autonomo nei confronti dei Paesi dell'Est.

Nella nostra mozione, poi, abbiamo considerato che negli ultimi anni nel settore si sono sviluppate comunque nuove tecnologie che hanno messo in condizione di approvvigionarsi di gas non solamente dai rigassificatori (che comunque non consideriamo «la mamma di tutti i mali»): possono dunque essere sicuramente verificati i progetti che sono stati approvati e quelli che stanno per esserlo. Sto facendo riferimento a navi metaniere di ultima generazione che permettono la trasformazione del metano dalla forma liquida a quella gassosa direttamente sulla nave stessa. Chiediamo dunque di impegnare il Governo, a questo punto, anche allo sviluppo di tecnologie avanzate attraverso l'impiego di tali navi metaniere di ultima generazione nonché - eventualmente - a rivedere i progetti in corso di autorizzazione, se sviluppati secondo tecnologie con impianti a terra, ormai superate. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Puppato per illustrare la mozione n. 279.

PUPPATO (PD). Signora Presidente, spiace affrontare temi di questa rilevanza per il nostro Paese e per l'Europa, ma - vorrei dire - per il mondo intero, alla presenza di pochi colleghi, anche se immagino che la discussione sarà terminata domani mattina.

La strategia europea, come quella italiana, verso la cosiddetta decarbonizzazione che è stata decisa, come noto, con Obiettivo 2050, obbliga tutti noi a rivedere e a riaggiornare, alla luce di questa, le nostre scelte energetiche; infatti, la riduzione delle fonti fossili, insieme ai cambiamenti climatici sono - voglio ricordarlo, perché non sono stati citati negli interventi precedenti - la ragione prima e fondamentale per cui dobbiamo ripensare ad una strategia energetica. Dobbiamo quindi cercare il più possibile di riuscire ad avere energia pulita, evitando l'inquinamento che produce l'utilizzo di fonti fossili (a partire dal carbone, per finire con il petrolio e, in parte, anche il gas), aumentando - questa è la strategia europea, com'è noto - la quantità di fonti rinnovabili e, naturalmente, aumentando l'efficienza energetica.

Su efficienza energetica e fonti rinnovabili si impernierà, in particolare, la strategia mondiale, che dovrebbe vedere al tavolo anche due importanti riferimenti internazionali, fondamentali per una scelta che il pianeta possa vedere indirizzata sugli stessi obiettivi e sulla stessa base, cioè gli Stati Uniti d'America (la recente dichiarazione di Obama ne è senz'altro un esempio) e la Cina, la quale, com'è noto, ha sempre inteso attendere le scelte degli Stati Uniti d'America prima di prodursi in una decisione che potesse modificare il sistema industriale riducendone conseguentemente le emissioni.

Vado ora al merito delle mozioni. Le prime mozioni che abbiamo sentito oggi illustrare dai colleghi che si sono succeduti riguardano il tema dei rigassificatori e una questione che concerne la località di Civitavecchia, nella quale si stanno verificando situazioni di particolare criticità ambientale e sanitaria.

A fronte di questo, nella nostra mozione, com'è noto, abbiamo citato non solo la strategia Europa 2020, ormai nota a tutti, ma anche l'indirizzo emanato quest'anno dalla Commissione europea, con la richiesta per i Paesi europei di aumentare la quota di energie rinnovabili al 27 per cento e di ridurre del 40 per cento le emissioni di gas effetto serra entro il 2030. Tuttavia, andrei senz'altro ad accennare ad alcune questioni che sono state sollevate per rilevare (nonostante qualcuno ci dia lezioni volte a far comprendere come ci sia qualcuno che studia e qualcuno che studia meno) molte inesattezze che sono state comunicate e dare anche qualche informazione aggiuntiva, perché anche noi siamo dotati di qualche informazione.

Innanzitutto, sarebbe bene che ciascuno di noi facesse un buon passo indietro e decidesse per il bene di questo Paese di stabilire che, invece di proclamare tante certezze, quali quelle che per esempio vedono oggi rappresentare le navi metaniere come soluzione idilliaca e considerare invece i rigassificatori come una pessima soluzione, forse sarebbe il caso che andassimo ad affrontare tecnicamente, scientificamente, in modo decente questi temi, per esempio ascoltando quali sono i benefici, i costi e le soluzioni che arrivano in un senso e nell'altro rispetto alle ipotesi in campo. Dico questo perché il gas naturale, checché se ne dica, è senz'altro, quanto meno fino al 2040, una fonte che viene identificata, seppure in riduzione, dalla stessa Unione europea come parte necessaria di un mix naturale insieme alle fonti rinnovabili per riuscire a dare copertura ai bisogni energetici, nonostante la necessità immediata di attivare una buona competitività, accrescendo la ricerca nel settore dei materiali che possono consentire una riduzione delle emissioni di gas serra, ma anche in quello delle nuove energie rinnovabili e a forte efficientamento energetico. Il gas naturale è comunque, tra tutti i combustibili fossili, sicuramente quello che determina un minor appesantimento per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, visto che emana vapore acqueo e anidride carbonica in quantità di gran lunga inferiori rispetto a petrolio e carbone.

Rispetto ai rigassificatori, è necessario tenere in considerazione l'importanza delle infrastrutture di approvvigionamento nel loro carattere strategico, dovuto alla necessita di conseguire una maggior offerta di gas sul mercato nazionale a prezzi competitivi e più efficaci condizioni di concorrenza, nonché di aumentare la sicurezza sugli approvvigionamenti. Quest'ultima è una questione che per l'Italia non è affatto così tranquilla e definita, come taluni interventi lasciano intendere. Voglio dire che, quanto ai terminali di rigassificazione, è stato citato il gasdotto South Stream ma possiamo citare il TAP (Trans-adriatic pipeline) e anche il gasdotto GALSI dall'Algeria fino alla Sardegna che dal 2003 attende di essere completamente realizzato: ebbene, tutte queste vie di collegamento del gas ci dicono che la provenienza geopolitica, cioè la provenienza delle fonti dai Paesi produttori di energia, mette il nostro Paese in seria difficoltà. Il caso recentemente verificatosi con la guerra in Ucraina ha reso immediatamente evidente questo problema, e ci porta inevitabilmente a dover fare delle riflessioni interne al Paese, quanto meno per i prossimi vent'anni, in relazione alla modalità di offerta di gas sul mercato nazionale.

I terminali di rigassificazione, quindi, ci danno una flessibilità che le linee di gas non ci danno: non vincolano l'importazione a un unico fornitore estero e favoriscono l'ingresso diretto sul mercato italiano del gas naturale di nuovi operatori. Inoltre, essi possono produrre, con buoni acquisti, una diminuzione del prezzo del gas per il consumatore, come peraltro già evidenziato in sede di audizioni presso la 10ª Commissione del Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui prezzi dell'energia elettrica e del gas come fattore strategico per la crescita del sistema produttivo del Paese.

Dunque, il sistema di diversificazione, nelle modalità, nelle strumentazioni e anche nelle infrastrutture, è fondamentale per l'Italia, ma anche per l'Europa: è la stessa Europa che ci chiede di creare un hub mediterraneo per lo scambio di gas. L'Europa ha le stesse preoccupazioni che oggi vive l'Italia.

Credo quindi di poter dire senza tema di smentita che il nostro Paese si deve dotare certamente di terminali di gasdotti, insieme con i rigassificatori e le navi metaniere; ma, come ho detto, queste sono questioni molto tecniche, sulle quali andremo, io auspico, con le Commissioni ambiente e industria in particolare, a fare valutazioni puntuali, e non a sparare nel mucchio.

Rispetto alle questioni che riguardano le aree citate, ricordo che abbiamo un rigassificatore a Rovigo, uno a Livorno e uno a Panigaglia. In merito alla sicurezza degli impianti di rigassificazione esistenti e dei progetti in itinere dobbiamo dire - e lo scriviamo esplicitamente nella mozione che la maggioranza ha inteso stendere - che l'impianto di rigassificazione di Gioia Tauro non verrà realizzato se non con piena garanzia rispetto ai pericoli connessi alla sismicità del sito.

Per quanto riguarda invece i due progetti di terminali di rigassificazione nel golfo di Trieste, è opportuno informare i colleghi che per l'impianto on-shore è stato adottato un provvedimento di sospensione dell'efficacia del decreto VIA, mentre per quello off-shore l'altro si è data addirittura una valutazione di impatto ambientale negativa.

PRESIDENTE. Deve concludere, senatrice Puppato.

PUPPATO (PD). Questo significa che la normativa italiana, in termini di valutazione di impatto ambientale, è in grado di dire anche no, e lo sta dicendo.

Quella relativa a Civitavecchia è un'altra questione, e mi spiace che il tempo a mia disposizione stia finendo. Voglio tuttavia dire che si tratta certamente di impianti con notevoli problemi, tant'è vero che possiamo considerarli certamente più obsoleti rispetto a quello che dovrebbe essere un impianto con quelle caratteristiche.

Per quanto ci riguarda, siamo d'accordo a non considerarli idonei ad alcuna forma di riconversione in termovalorizzatori di rifiuti, sia con CSS che con CDR. Va anche detto che, per quanto riguarda le prescrizioni AIA relative all'impianto di Torrevaldaliga Sud del 5 aprile 2011 e le prescrizioni e compensazioni previste di recente nella VIA di Torrevadaliga Nord, arriva da quest'Aula una forte incentivazione a fare in modo che ENEL le rispetti e che siano assolutamente garantite.

Gli impegni che chiediamo di assumere al Governo li vedete riportati nella mozione.

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, senatrice: il tempo a sua disposizione è finito.

PUPPATO (PD). Dobbiamo certamente pensare a un'indagine epidemiologica nazionale in tutte le aree esposte all'inquinamento di impianti e di centrali a carbone esistenti, a un monitoraggio e a un controllo con particolare riferimento agli impianti industriali più inquinanti e ad una strategia di decarbonizzazione entro il 2050, che preveda obiettivi intermedi al 2020, al 2030 e al 2040.

Penso che tutte queste cose le possiamo senz'altro fare insieme, andando a ridurre, fino a cancellare, la strategia dei combustibili fossili, ma facendolo insieme, approfittandone anche per il semestre europeo che avremo, con l'Europa che ci attende.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, è presente in tribuna una delegazione degli studenti del Seminario di studi e ricerche parlamentari «Silvano Tosi» dell'Università degli studi di Firenze. Ci auguriamo possano seguire fruttuosamente i lavori del Senato, e a loro rivolgiamo il nostro saluto. (Applausi).

Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 18 (testo 2), 133 (testo 2), 274, 276, 277, 279 e 280
(ore 18)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Pelino per illustrare la mozione n. 280.

PELINO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, signora Sottosegretario, onorevoli colleghi, la politica climatica ed energetica deve perseguire tre obiettivi fondamentali: sicurezza degli approvvigionamenti, raggiungimento degli obiettivi ambientali e competitività dell'industria. Sono politiche che vanno inquadrate in un contesto mondiale, se è vero che l'Europa è responsabile solo del 14 per cento delle emissioni globali. Su queste basi si fonda il nostro ragionamento, che non può essere limitato al problema momentaneo di un rigassificatore o di una centrale.

La centrale di Civitavecchia rappresenta uno dei più grandi poli energetici del Paese. Essa soddisfa oltre il 50 per cento del fabbisogno energetico della regione Lazio. La prospettata riduzione delle attività della centrale, che si ricavano come conseguenza delle mozioni presentate da SEL e dal Movimento 5 Stelle, potrebbe determinare ricadute pesanti e difficilmente gestibili su circa 1.000 lavoratori, tra diretti e indiretti, e su un largo indotto legato alle attività della centrale.

Siamo ben consapevoli che la salute dei cittadini viene prima di ogni cosa: quindi, ben vengano tutte le informazioni che possano fugare ogni dubbio sulla pericolosità degli impianti, a tutela della salute delle popolazioni. Ma qui è in gioco anche il futuro di migliaia di famiglie di lavoratori e non possiamo non tenerne ugualmente conto. Per questo invitiamo tutti gli attori coinvolti a non assumere posizioni di principio, ma a monitorare che la centrale ENEL rispetti, come ha fatto negli anni precedenti, tutti gli obblighi e le garanzie che la legge prescrive.

È utile ricordare alcuni dati. Rispetto al precedente impianto ad olio combustibile, tutte le emissioni della nuova centrale sono state fortemente ridotte: meno 61 per cento quelle di ossidi di azoto e meno 88 per cento quelle di polveri e di anidride solforosa (inferiori del 50 per cento rispetto ai limiti posti a tutela della salute e dell'ambiente dalle stringenti norme europee).

Dobbiamo considerare che l'Italia ha urgente bisogno di diversificare ed equilibrare il mix delle fonti primarie per la generazione elettrica, per sostenere la competitività e ridurre il rischio strategico per gli approvvigionamenti energetici.

La necessità è quella di ridurre gradualmente gli incentivi alle rinnovabili, oggi pari a 9 miliardi di euro annui, che già pesano in maniera consistente sulle bollette di imprese e cittadini.

Il consumo di gas per approvvigionare la produzione di energia ha del resto raggiunto quella che viene considerata una soglia massima. Il nostro Paese dipende dal gas per la produzione di energia elettrica per oltre il 60 per cento. Su questo va fatta una riflessione.

Ricordiamo che la crescita economica rappresenta la principale urgenza del Paese a livello sia economico che sociale. Questa richiede anche una riduzione dei costi dell'energia elettrica di almeno il 30 per cento, per favorire la competitività delle aziende italiane.

Per tornare alla centrale di Civitavecchia, va certamente fatta una verifica in modo che gli standard produttivi e di sicurezza di Torrevaldaliga Nord siano a livelli di efficienza adeguati. Del resto, su quella centrale sono stati fatti investimenti (circa 2 miliardi) che non si possono buttare via così a cuor leggero.

Con la nostra mozione chiediamo al Governo: tenuto conto della comunicazione della Commissione del 13 novembre 2008 intitolata «Efficienza energetica: conseguire l'obiettivo del 20 per cento» (di riduzione di energia primaria), di evidenziare gli eventuali ostacoli in Italia per l'attuazione di misure efficaci volte a tale obiettivo e le misure sino ad oggi adottate, e che si adotteranno, per superarli; di elencare tutti i siti di produzione di energia che rappresentano un serio problema per la salute dell'uomo in termini di aumento di malattie e di decessi e le strategie, o proposte, che sino ad oggi i Ministeri competenti (sviluppo economico e salute) hanno sinergicamente elaborato, per quei siti, al fine di salvaguardare la produzione di energia e tutelare la salute dell'uomo; di valutare se le modalità di gestione degli incentivi per il fotovoltaico abbiano rappresentato uno sperpero di risorse finanziarie pubbliche, con scarsi benefici sui costi dell'elettricità prodotta, con una crescita delle bollette, con problemi di smaltimento degli impianti a fine vita, o abbiano realmente contributo e contribuiscano in maniera rilevante ad un'efficienza energetica per l'Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signora Presidente, colleghi, signora rappresentante del Governo, l'Italia, nel tentativo di limitare la propria dipendenza energetica dall'estero, negli ultimi anni ha molto investito in risorse alternative e rinnovabili. Certo, piacerebbe a tutti produrre tutta l'energia elettrica impiegando solo il fotovoltaico, l'eolico, il geotermico e, naturalmente l'idroelettrico. Ricordiamo come gli ultimi Governi, a partire dal 2000, abbiano dato un forte impulso alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Non ignoriamo però che gli incentivi cospicui messi in campo, poi diminuiti nel tempo, attraverso il conto energia, hanno sì fatto nascere un settore economico con imprese e nuovi posti di lavoro, ma hanno anche fatto la fortuna di tanti speculatori e, soprattutto, hanno fatto lievitare la bolletta elettrica che per molti anni dovranno pagare tutti gli italiani.

Vari studi hanno dimostrato che innanzitutto è impossibile produrre tutta l'energia elettrica richiesta dagli utenti attraverso il ricorso alle rinnovabili (oggi, compreso l'idroelettrico, siamo al 25 per cento rispetto alle necessità). In secondo luogo, vi è la necessità di garantire un mix energetico o una differenziazione delle fonti, come diceva prima il collega Cioffi, per poter ridurre la dipendenza dai Paesi produttori di fonti fossili, soprattutto petrolio e metano. Ricordo che in, tal senso, dipendiamo per l'80 per cento.

Inoltre, giova sottolineare come il bilancio energetico dell'Italia, specifico per l'energia elettrica, presenti undeficit non indifferente pari al 13,1 per cento. Gli ultimi dati disponibili di Terna indicano che, su un totale di energia richiesta di 316 terawattora nel 2012, ben 43,1 sono importati dall'estero, anche da chi produce con il nucleare. Questo è un paradosso.

Dunque, la necessità di produrre una parte di energia elettrica con il carbone rientra in questa opportunità del mix energetico. Il carbone ancora oggi viene identificato come il combustibile fossile in assoluto più economico per produrre energia elettrica, ancorché le concentrazioni di anidride carbonica prodotte nell'atmosfera siano superiori a quelle prodotte dalle centrali a metano. Tuttavia, sono stati fatti molti progressi tecnologici e passi avanti nella riduzione delle emissioni e, comunque, i monitoraggi h24 imposti dai decreti VIA e dall'AIA garantiscono livelli di concentrazione compatibili con l'ambiente.

Anche la centrale ENEL di Civitavecchia, oggetto delle mozioni n. 133 (testo 2) e 274 (testo 2), da più parti definita come un modello di efficienza o come uno dei migliori esempi di centrale a carbone, presenta una sala per il controllo di processo e adeguata strumentazione elettronica per il monitoraggio continuo del livello delle emissioni per garantire medie giornaliere rigorosissime imposte dalle autorizzazioni ambientali. Anche gli impianti presenti di trasporto e stoccaggio del carbone sono un'eccellenza e, garantisco, sono tutt'altra cosa rispetto a quanto ancora vergognosamente è presente nello stabilimento dell'Ilva di Taranto o in quello della Lucchini a Piombino.

L'Italia negli ultimi anni, anche a seguito del referendum del 1987, dopo il disastro di Chernobyl, aveva fortemente sbilanciato il proprio mix energetico verso il gas, che senz'altro inquina meno, ma rimane costoso, essendo l'andamento del suo prezzo legato a quello del greggio. L'esigenza di riequilibrare il concorso delle fonti che partecipano alla generazione elettrica è dunque oggi sotto gli occhi di tutti.

Non possiamo sottacere che, oltre a non essere autonomi come Paese, il costo dell'energia elettrica in Italia è molto superiore rispetto a quello di altri Paesi europei; un aspetto, questo, che per le nostre imprese incide notevolmente sul costo del prodotto finale e, dunque, sulla competitività.

Eurostat certifica che l'energia elettrica per le famiglie e per l'industria è cara per l'Italia e anche per la Germania (che vedono bollette gonfiate a causa della tassazione e degli incentivi per le rinnovabili), mentre ha prezzi decisamente più convenienti in Francia (dove la produzione è basata sul nucleare) e nei paesi dell'Est Europa che si affidano al carbone.

Escluso il nucleare, bandito dall'esito del referendum popolare del 2011, il carbone, usato con sistemi di controllo rigorosi, può rappresentare un'alternativa in quanto è un combustibile ampiamente disponibile sul mercato e dunque più economico rispetto a gas e petrolio.

Chiaramente, il caso di Civitavecchia è particolare perché fin dai primi degli anni Sessanta la città ha subito la realizzazione di tre centrali ad olio combustibile con una concentrazione di emissioni che ha comportato, negli anni, impatti sulla salute della cittadinanza e sull'ambiente. Ma i risultati allarmanti delle indagini epidemiologiche, come detto anche nelle stesse mozioni, sono dovuti agli impianti precedenti e non esistono prove che sono addebitabili alle emissioni della centrale riconvertita a carbone con un intervento iniziato nel 2003 e completato nel 2010.

In ogni caso, risulta evidente che la centrale a carbone di Civitavecchia è un impianto controllato che ha ottenuto tutte le autorizzazioni ambientali previste dalla legislazione vigente. Chiedere la riapertura dell'AIA è strumentale! Se non la si condivide, allora è necessario cambiare la legge che la disciplina!

Certo, occorre continuamente garantire i limiti di legge e delle autorizzazioni ambientali, perché ne va di mezzo la salute dei cittadini. Però, in merito, non possiamo sottacere che la commissione VIA, così come l'ARPA e gli altri enti di controllo coinvolti, stanno operando effettuando verifiche periodiche in ottemperanza alle prescrizioni AIA e VIA, così come si stanno realizzando le compensazioni pattuite (ad esempio, il trapianto di posidonia oceanica).

Le due mozioni sulla centrale di Civitavecchia toccano anche il tema della combustione del CDR e del CSS, potenzialmente impiegabili nel territorio per la produzione di energia elettrica da termovalorizzazione. Questa parte nei testi è disomogenea, crea confusione e nulla c'entra con la centrale elettrica a carbone. Ricordo che già nel settembre 2013 in quest'Aula si è tenuto un ampio dibattito a seguito dell'esame di mozioni specifiche, durante il quale il gruppo della Lega Nord e Autonomie aveva manifestato l'esigenza di procedere con prudenza e soprattutto la necessità di effettuare approfondimenti e verifiche prima dell'uso del CSS nei cementifici, negli inceneritori e nei termovalorizzatori. Richieste che purtroppo il Governo respinse. (Applausi della senatrice Bisinella).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sonego. Ne ha facoltà.

SONEGO (PD). Signora Presidente, cari colleghi, prendo la parola su questa materia un po' per passione, un po' in quanto persona informata dei fatti, come si usa dire in questi giorni.

Intervengo per richiamare all'attenzione di tutti noi il fatto che l'Italia, che è un grande Paese e, in particolare, un grande Paese industriale, deve assolutamente garantire a se stessa e a tutta la comunità nazionale la certezza e la sostenibilità economica dell'approvvigionamento energetico. Noi non siamo in condizione oggi di dire, anche a causa di complicate situazioni di carattere internazionale (pensiamo alle complesse temperie che ci sono a Est del nostro Paese, ai confini dell'Unione europea), che questa certezza ci sia. E tale incertezza, che sussiste, rappresenta un elemento consistente di debolezza per la vita del Paese.

Qualche anno fa, in una situazione ancora più complicata, di fronte ad una interruzione delle forniture del gas russo, un Ministro della Repubblica ebbe la singolare trovata di dichiarare che le famiglie italiane non avevano motivo di temere perché, nell'eventualità di una situazione critica, si sarebbe interrotta la fornitura non alle famiglie (che non sarebbero rimaste al freddo) ma soltanto alle imprese. Come se un Paese come il nostro si potesse permettere un'eventualità di questa natura.

Mi rivolgo allora, oltre che a tutti i colleghi del Senato, anche al Governo, per incoraggiare tutta la compagine governativa, ed in particolare i Dicasteri che hanno una parte rilevante in questa partita, a camminare con molto speditezza e determinazione sulla linea di politica energetica che è stata definita e decisa dall'Unione europea.

Faccio soltanto alcuni esempi di iniziative ed opzioni importantissime che riguardano il nostro Paese per stare proprio lungo la scia di quella politica comunitaria.

In primo luogo, è urgente accelerare il processo di ricostituzione delle scorte strategiche. Oggi non siamo in grado di dire che le scorte strategiche di gas del Paese sono state ricostituite al 100 per cento: siamo circa al 60 per cento, ed è urgente arrivare al completamento della ricostituzione di quelle scorte.

In secondo luogo, è necessario che la quantità di stoccaggio di cui il Paese dispone cresca in maniera significativa e rapida: traducendo, bisogna assolutamente aumentare, in termini significativi e - ripeto - in tempi rapidi, la quantità dei depositi sotterranei in grado di migliorare e di aumentare la capacità delle nostre riserve strategiche.

In terzo luogo, è necessario aumentare il grado di diversificazione nell'approvvigionamento energetico. Cito soltanto un titolo, in questo caso, che vuole dire molte cose, che non starò a richiamare perché tutti quelli che si occupano di questa materia sanno perfettamente a cosa alludo: l'opzione dell'aumento della diversificazione nell'approvvigionamento rimane per noi una scelta strategica. So che il Governo è su questa linea, ma ho preso la parola proprio per incoraggiare il Governo su questa strada.

C'è un altro passaggio che credo coincida con l'impostazione politica e strategica della compagine governativa italiana. Noi dobbiamo puntare molto sull'opzione della overcapacity, che non è un'opzione miope ed antieconomica perché considerata come il frutto di una logica autarchica (overcapacity rispetto al mercato interno): l'overcapacity è necessaria nel nostro Paese perché ci sia effettivamente la possibilità di disporre di un mercato comunitario dell'energia. Vi sono Paesi che, se non altro per il fatto che dispongono di lunghe coste e di opportunità di attracco, sono in grado di garantire al mercato europeo questa overcapacity. La Svizzera non è in grado di farlo e non possiamo chiedere a quel Paese di svolgere questa funzione di carattere continentale: questa è una funzione che può svolgere il nostro Paese. È per questo che la politica e la strategia comunitaria ci chiedono questo contributo.

Vengo, in conclusione, alla questione della necessità di un vero mercato europeo dell'energia, che è una questione di sicurezza ma anche una questione di carattere economico, di prezzi al consumo.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 18,19)

(Segue SONEGO). Perché ci sia un vero mercato europeo dell'energia, è necessaria una politica delle infrastrutture in materia energetica, che sono sicuramente le pipeline, per quanto riguarda i prodotti petroliferi ed anche il gas, ma anche infrastrutture in campo elettrico. La magliatura elettrica a cavallo delle Alpi è uno di questi elementi portanti.

Signor Presidente, cari colleghi, mentre noi ragioniamo in maniera autarchica sulle questioni dell'energia, questo nostro strabismo finisce per influire in maniera negativa anche sulla nostra politica estera. Penso ad esempio - è un caso clamoroso - alle vicende dell'Europa centrorientale; più vicino a noi, penso ad esempio al fatto che questa nostra politica molto improntata all'autarchia finisce per porgere il destro a politiche un po' nazionaliste e non sempre perfettamente in regola con l'acquis comunitario di vicini Stati confinanti (penso alla Slovenia e alla Croazia).

Segnalo che, mentre c'è una discussione a volte stucchevole, spesso molto disinformata e fondata su presupposti tecnici a dir poco fallaci a proposito di rigassificatori, la vicina Repubblica di Croazia sta costruendo un rigassificatore nell'isola di Krk, in località Omišalj, ovviamente non con risorse proprie, ma sulla base di un aiuto molto consistente di grandi gruppi finanziari ed energetici della Repubblica federale tedesca. In questo modo, non solo noi rinunciamo ad una politica energetica, ma sbagliamo anche tratti essenziali della politica estera. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Girotto. Ne ha facoltà.

GIROTTO (M5S). Signor Presidente, colleghi, in Italia i consumi di gas sono passati dagli 84 miliardi di metri cubi del 2005 ai 70 del 2013, al di sotto quindi del livello del 2002. Per il 2023, la SNAM stima una domanda di 74 miliardi di metri cubi, inferiore a quella del 2003. La debolezza della domanda e il contemporaneo eccesso di offerta ha comportato, in questi ultimi mesi, una tendenza generalizzata alla riduzione dei prezzi finali del gas.

Secondo il rapporto pubblicato dall'Oxford institute for energy studies, la domanda europea di gas non tornerà ai livelli del 2010 prima del 2025. Secondo questa analisi, i consumi nei 35 Paesi della regione europea sono in calo: dai 594 miliardi di metri cubi del 2010 a 564 nel 2020, per poi risalire leggermente a 618 nel 2030.

Con questo scenario, se fossimo in un processo di governance, di gestione dell'energia si riaprirebbe la discussione sulla strategia energetica, con un ripensamento sulla necessità dei rigassificatori. Invece, senza che sia possibile comprenderne la motivazione, anche questo Governo mantiene una continuità con gli indirizzi già dettati dai Governi precedenti, e non solo sostiene i rigassificatori dichiarandoli strategici, ma li incentiva.

Il caso concreto di cui vorrei parlare è l'OLT di Livorno, che nel mese di gennaio non ha importato gas. O meglio, secondo informazioni più che attendibili provenienti dal Ministero dello sviluppo economico, dal giorno ufficiale di inizio della sua attività commerciale fino a qualche settimana fa, il rigassificatore non ha mai importato gas. L'unico utilizzo dello stesso rigassificatore c'è stato solo ed esclusivamente il 3 dicembre scorso semplicemente in fase di collaudo, quando si è accostato alla LNG LEO di proprietà della Eon (uno dei due soci di maggioranza). Ripeto, non ha mai funzionato se non per il collaudo.

Davanti a questa situazione di presente inutilità di un'enorme infrastruttura già realizzata, il vice ministro dello sviluppo economico De Vincenti ha invece rilasciato dichiarazioni del tipo: «Il risparmio che ci ha fatto fare OLT» - notate il participio passato - «è molto significativo». Mah, non capisco. Altra dichiarazione: OLT è conveniente per il sistema Paese perché più sicuro ed economico, confermando appunto che il Governo considera l'OLT di Livorno uno degli impianti strategici per il rifornimento energetico del Paese.

A questo punto vale assolutamente la pena aggiungere che nel caso in cui il rigassificatore in questione sia riconosciuto strategico, nell'arco di una decina d'anni circa un miliardo di euro si trasferiranno dalle tasche degli italiani, attraverso un prelevamento forzato e diretto dalle loro bollette elettriche, alle casse della società privata OLT. Quindi, sicuramente un'ottima operazione per OLT.

Ampliando ora la visuale del settore energia, siamo costretti a denunciare, nostro malgrado, che, dopo sette provvedimenti negativi, in questi giorni è arrivato l'ennesimo attacco al settore delle fonti rinnovabili, con la scusa, pur di per sé giustissima, di voler ridurre i costi energetici per le piccole e medie imprese. In modo chiaro ed evidente, l'annuncio contro le rinnovabili, fatto sabato scorso direttamente dal Presidente del Consiglio nell'assemblea del PD, esplicita che il Governo in tema di energia non guarda al futuro e alle prossime generazioni, ma si schiera dall'altra parte, facendo apertamente il tifo per le fonti fossili. Una posizione, quella del Governo italiano, in netta controtendenza rispetto a quanto riportato in questi giorni persino dal giornale «The Economist», il quale scrive che in tutti i Paesi in via di sviluppo, e negli stessi Paesi produttori di petrolio, aumenta la spinta a eliminare i sussidi finalizzati a ridurre il costo dei carburanti e dei prodotti petroliferi; una politica in atto da anni in molti Paesi ma che, a conti fatti, ha effetti disastrosi in termini di deficit di bilancio, distorsioni dell'economia, danni ambientali, senza che le classi più povere ne abbiano reali benefici, per cui - conclude «The Economist» - tutto sommato è meglio farli fuori.

Di analogo contenuto è la posizione sostenuta anche dall'Agenzia internazionale dell'energia, secondo cui l'eliminazione di sussidi sui prodotti fossili porterebbe ad un taglio del 6 per cento, al 2020, nell'emissione di anidride carbonica.

Il Movimento 5 Stelle, diversamente da chi sostiene un altro tipo di politica, quella che non vede gli sprechi e fa finta di non capire se sia più giusto finanziare un rigassificatore, che non è utilizzabile, o se sia più intelligente investire nell'innovazione attraverso il ricorso alle rinnovabili, all'efficienza energetica e ai sistemi di accumulo, crede che la strada per il futuro sia un'altra, e lavorerà intensamente per costruirla. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, l'assenza di materie prime nel nostro Paese ci ha storicamente posti in una posizione deficitaria rispetto a tutto il resto del mondo. Di conseguenza il nostro Paese, per quanto riguarda le risorse energetiche, ha sempre dovuto basarsi su fonti provenienti da altri Paesi, rimanendo sempre in una posizione soccombente e dipendente da altri. L'esempio lampante è stata la rivoluzione industriale, nata nei Paesi anglosassoni, visto e considerato che loro il carbone ce lo avevano e noi purtroppo no.

Se fossimo stati un Paese avveduto, moderno, all'avanguardia, in base alla nostra posizione geografica avremmo storicamente utilizzato le fonti energetiche alternative ed ecologiche presenti naturalmente nel nostro terrritorio. Purtroppo - e sottolineo purtroppo - storicamente l'Italia ha sempre preferito fare altro, utilizzare fonti energetiche provenienti da combustibili fossili, e nel momento in cui si è cercato di beneficiare di fonti energetiche alternative i risultati non sono stati quelli sperati. Infatti, come hanno detto giustamente i miei colleghi, i risultati sono andati a pesare sulle bollette energetiche dei nostri concittadini.

Ancora una volta abbiamo perso un treno, perdendo una possibile opportunità per le prossime generazioni. In quale situazione ci ritroviamo, quindi? I quattro quinti dell'energia che usiamo arrivano dall'estero, ma anche da centrali nucleari che producono energia elettrica a pochi chilometri da casa nostra: noi, che con un referendum abbiamo deciso di non avere il nucleare in Italia, ce l'abbiamo in realtà a qualche chilometro di distanza, dove andiamo a comprare energia elettrica, sapendo benissimo che l'energia che acquistiamo arriva anche da quelle centrali nucleari.

Cosa ci chiediamo, dunque, in questo momento? Ci chiediamo perché non creare finalmente un serio progetto di politica energetica, di cui abbiamo bisogno, perché l'Italia ne ha bisogno: a chiederlo sono infatti il nostro Paese, ma soprattutto le aziende e la vostra Europa, quella che nella recente campagna elettorale molti di voi hanno elogiato ed esaltato; poi, però, quando si tratta di andare a vedere i problemi concreti, siamo sempre deficitari, come al solito. In questo momento, quindi, una politica energetica ci viene richiesta.

Abbiamo avuto l'opportunità di iniziare a dibattere su una vera politica energetica, nel momento in cui, durante il Governo Letta, abbiamo trattato ed approvato il progetto del gasdotto TAP (Trans adriatic pipeline), grazie al quale l'Italia diventerà un hub europeo per quanto riguarda l'arrivo del gas da Paesi extraeuropei. Avevamo questa possibilità, come pure quella di interloquire da protagonisti con i partner europei, di dire la nostra e, in quel momento, di iniziare a ragionare su una vera politica energetica. Purtroppo non l'abbiamo fatto, e abbiamo ragionato sempre in situazioni di emergenza: dovevamo votare alla velocità della luce, l'abbiamo fatto e poi siamo passati ad altro, forse qualcosa di più impellente. Oggi, quello che chiediamo è di ragionare su di una politica energetica.

Altro fatto importante che dobbiamo evidenziare è che il 90 per cento del gas che utilizziamo arriva dall'estero, ossia dai nostri fornitori storici, come la Russia, la Libia e l'Algeria, Stati che al momento ci danno grandissime quantità di gas, ma che hanno situazioni politiche interne ad altissimo rischio. Di conseguenza, sappiamo benissimo tutti che, a causa della politica di quegli Stati, soprattutto nordafricani, noi come Italia non possiamo avere una politica energetica di medio e lungo periodo. In alcuni casi, dobbiamo anzi dipendere dagli umori dei nostri partner, che molto spesso non sono i migliori nei confronti dell'Europa - e l'Italia, ahimè, ne fa parte - con il rischio che ogni volta ci minaccino di chiuderci i rubinetti se non facciamo quello che vogliono.

In questo caso, quale può essere una proposta alternativa? La soluzione sta nei rigassificatori, ma in un'ottica futura e moderna, cercando di non fare il solito ragionamento con centrali obsolete e strutture che in questo momento guardano al passato. Vi sono tecnologie moderne per quanto riguarda l'utilizzo di questa forma di energia, ci sono le navi metaniere, e attraverso queste - come sappiamo benissimo e come ha detto benissimo il collega Consiglio - riusciamo ad applicare delle nuove tecnologie. Facciamolo, però, ragioniamo, andiamo in quella direzione, altrimenti andremo sempre verso la costruzione di una centrale che alla fine creerà problemi e disagi nella collettività.

Oltre a questo, lo ribadiamo, e questo lo dico al Ministro e al Governo, abbiamo bisogno di una politica energetica. Però, fateci capire qual è la vostra politica energetica, se c'è. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, questo è il Parlamento, ossia il luogo dove si parla, ma qui le parole cadono, non si fermano e nessuno le ascolta, dato che non ci ascoltiamo e ci fraintendiamo.

Mi dispiace che la collega Puppato sia andata via, perché ha fatto una confusione enorme, convinta che il collega Cioffi avesse detto che il gas è un inquinante: lui non ha detto questo, bensì che abbiamo una capacità d'importazione superiore a quella di cui necessitiamo. (Applausi dal Gruppo M5S). Ha parlato infatti di 700 miliardi di metri cubi annui, contro circa 450 (e mi scuso per essere meno precisa di lui con i numeri, ma lui è ingegnere, io architetto). Mi è sembrato molto chiaro. Devo dire che i miei colleghi hanno riportato dati ufficiali della SNAM e dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas: non stiamo parlando di numeri che abbiamo calcolato nei nostri uffici, ma di dati che sono alla portata di tutti e sono verificabili. Quindi ci risulta, come diceva anche il collega Girotto, che il consumo di gas sta diminuendo, che la nostra capacità è superiore e che la nostra necessità di gas non aumenterà fino al 2025.

Volevo poi fare chiarezza sul fatto che il collega Carlo Martelli ha detto che il carbone, essendo un minerale molto antico, è pieno di metalli pesanti e genera grandissimi danni, che hanno una ricaduta economica fortissima che noi dovremmo tenere molto ben presente. Anche questi sono dati, perché noi qui riportiamo uno studio commissionato da Greenpeace nell'aprile 2012, dal titolo «Enel Today & Tomorrow», basato sullo studio del caso di Porto Tolle effettuato secondo i criteri dell'Agenzia europea dell'ambiente. Da tale studio si scopre che, soltanto per l'anno 2009, vi sono stati 3 miliardi di euro di costi sanitari, che sono state previsti 19 morti per cause ambientali e sono stati spesi 156 milioni di euro per danni all'agricoltura.

Anche se i numeri non sono la mia materia, devo riconoscere che questi numeri sono chiari, precisi e ci danno una chiara dimostrazione del fatto che questo modello di sviluppo è fallito! (Applausi dal Gruppo M5S).

Ci preoccupa allora, in maniera chiara, vedere che si vogliono costruire ancora rigassificatori in Italia, quando, dalla risposta a una nostra interrogazione alla Camera, resa il 3 giugno 2014, noi veniamo a sapere che l'impianto di La Spezia non è operativo e che quello di Livorno è fermo (il che, per me, ha esattamente lo stesso significato). Quindi, significa che siamo già sovradimensionati - giusto? - e non abbiamo bisogno di costruire altri rigassificatori.

Un sospetto, però, ci viene quando il sottosegretario De Vincenti riferisce che, se queste sono delle imprese strategiche, riceveranno un sistema di garanzia negli investimenti. Sappiamo, infatti, che in Italia, non esistono gli imprenditori ma solo i «prenditori». Tramite questo sistema di garanzie degli investimenti Livorno riceve allora, anche se soltanto a copertura delle spese, un bel pacchetto economico, e così sarà per gli altri rigassificatori che si vogliono costruire, dal momento che noi abbiamo, per queste opere, una serie di progetti che vanno anche a sovrapporsi.

Ma se la logica non è passata di moda, visto che stiamo parlando di cose concrete, di numeri e di dati, io vorrei sapere secondo quale logica adesso si stanno attaccando le fonti rinnovabili. Lo si sta facendo da più parti, perché sentiamo tali attacchi da Renzi, dalla Guidi, che afferma che bisogna dire basta a questo ambientalismo che vuole fermare le perforazioni nel Sud e vuole impedire di recuperare questo oro nero, oppure lo sentiamo da Galletti il quale, benché venga a farci un bellissimo discorso in Commissione, poi dice che il nostro riferimento è la SEN, quella di Clini dell'inizio del 2013. Ma quella non è una vera strategia energetica nazionale, che sia in linea con l'Europa! Io allora mi preoccupo, perché se il semestre italiano è quello che ci aspetta e se questa è la nostra SEN, noi siamo innanzitutto fuori tema con l'Europa, perché non stiamo andando nella giusta direzione.

Signor Presidente, cosa significa la riduzione del 20 per cento nel 2020? Significa che saranno chiuse 1.000 centrali elettriche a carbone. Ma se noi facciamo i giusti investimenti nella giusta direzione, dovremo chiuderle tutte, le centrali! Dovremmo puntare su questo, che è il vero oro italiano! (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come sapete, tra cinque minuti è convocato presso la Camera dei deputati il Parlamento in seduta comune per l'elezione di due giudici della Corte costituzionale.

Il seguito della discussione delle mozioni in titolo è pertanto rinviato ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

FILIPPI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FILIPPI (PD). Signor Presidente, ho chiesto di parlare per sottoporre all'attenzione della Presidenza e dell'Aula alcuni risvolti connessi allo smaltimento del relitto della Costa Concordia non proprio trascurabili e irrilevanti per gli atti che il Parlamento e il Governo hanno fino ad oggi assunto.

La conversione del decreto-legge n. 147 del 26 aprile del 2013 fu il primo atto che assumemmo in quest'Aula. Esso recava disposizioni urgenti per il rilancio dell'area industriale di Piombino, e al comma 7 dell'articolo 1 stanziava circa 50 milioni di euro, di cui ben 40 a carico dello Stato, per lavori di adeguamento del porto di Piombino finalizzati, oltre che al rilancio dell'area industriale come area di crisi industriale complessa, anche in previsione dell'accoglienza e del successivo smantellamento e smaltimento del relitto della Costa Concordia. Infatti, precedentemente, con delibera del Consiglio dei ministri dell'8 marzo 2013, il commissario delegato, in accordo con il Ministro dell'ambiente e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, fu autorizzato ad adottare tutti i provvedimenti necessari a consentire il trasporto della nave da crociera Costa Concordia presso il porto di Piombino per lo smantellamento, utilizzando risorse già stanziate ed effettivamente disponibili.

In ultimo, il decreto-legge n. 73 del 12 maggio scorso, convertito in legge con l'Atto Senato n. 1469, all'articolo 3-bis, aggiunto dai relatori su indicazione del Governo, ha prorogato il ruolo e le funzioni del commissario in coerenza con gli atti assunti.

Appare, pertanto, fuori da ogni logica il comportamento del capo della protezione civile Franco Gabrielli, che ha convocato una conferenza dei servizi sullo smaltimento della Costa Concordia, prevista per il 25 giugno prossimo venturo, escludendo a priori il porto di Piombino ed includendo quello di Genova. Viene il sospetto che il commissario abbia agito - o il Governo abbia fatto agire il commissario - nel prevalente interesse della compagnia Carnival, che vuole portare il relitto a Genova, mentre è ancora vigente un decreto del Governo italiano che prevede lo smaltimento nel porto di Piombino.

Noi restiamo convinti che la scelta migliore sia sempre il porto toscano, mentre ci rimane il sospetto che il relitto venga portato a Genova solo per essere poi trasportato e smantellato altrove. In questo senso, proprio per fugare ragionevoli dubbi e legittimi sospetti, ci permettiamo di sensibilizzare la Presidenza affinché avanzi richiesta al Governo di venire a riferire nelle sedi parlamentari competenti sul reale stato dell'arte e sulle reali intenzioni, le conseguenze e le determinazioni che intende assumere e far assumere. Noi riteniamo che di questa vicenda il Parlamento debba essere informato, possibilmente non ad atti compiuti.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 19 giugno 2014

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 19 giugno 2014, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,44).