Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 265 del 18/06/2014

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

265a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 18 GIUGNO 2014

(Pomeridiana)

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Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA,

indi del presidente GRASSO

e del vice presidente GASPARRI

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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 266 e 276 del 19 giugno e del 10 luglio 2014
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Italia Lavori in Corso: Misto-ILC; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).

Si dia lettura del processo verbale.

AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

Sul processo verbale

BARANI (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (GAL). Chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Non facendosi osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,36).

Discussione delle mozioni nn. 18 (testo 2), 133 (testo 2), 274, 276, 277, 279 e 280 sugli impianti di rigassificazione e sulla centrale elettrica di Civitavecchia (ore 16,36)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00018 (testo 2), presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, 1-00133 (testo 2), presentata dal senatrice De Petris e da altri senatori, 1-00274, presentata dal senatore Martelli e da altri senatori, 1-00276, presentata dal senatore Cioffi e da altri senatori, 1-00277, presentata dal senatore Bitonci e da altri senatori, 1-00279, presentata dalla senatrice Puppato e da altri senatori, e 1-00280, presentata dalla senatrice Pelino e da altri senatori, sugli impianti di rigassificazione e sulla centrale elettrica di Civitavecchia.

Ha facoltà di parlare il senatore Battista per illustrare la mozione n. 18 (testo 2).

BATTISTA (Misto-ILC). Signora Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, la mozione che illustrerò, a prima firma della presidente De Petris, tratta il problema degli impianti di rigassificazione e le conseguenze che tali infrastrutture comporterebbero sull'ambiente circostante.

È necessario sottolineare, in primo luogo, che il problema dei rigassificatori non è soltanto un problema locale, poiché inquadrato nelle scelte che interessano in primo luogo la strategia energetica nazionale. In merito al fabbisogno di approvvigionamento di gas metano, difatti, non esiste un piano che preveda il numero necessario di rigassificatori ed una corretta pianificazione sull'ubicazione degli stessi. Allo stato attuale bisogna sottolineare che la richiesta di prodotto sul nostro mercato è notevolmente diminuita, a tal punto da non giustificare la costruzione di tali impianti. Impianti, che come è noto, costituiscono attività a rischio.

Presidenza del presidente GRASSO (ore 16,39)

(Segue BATTISTA). Come sappiamo, il gas è destinato prevalentemente al mercato dell'Europa nord-occidentale, dunque appare pressoché impossibile ravvisare elementi strategici per l'approvvigionamento del nostro Paese. L'Italia, inoltre, attualmente sembra al riparo da eventuali riduzioni dell'offerta di gas dai fornitori: a fronte di un consumo annuo di circa 78 miliardi di metri cubi, nella rete nazionale circolano infatti circa 117 miliardi di metri cubi (molti dei quali già destinati al Nord Europa). Nell'ottica europea di differenziazione dell'approvvigionamento energetico, l'Italia dunque dà già il proprio contributo nel settore gas.

Il nostro testo sottolinea soprattutto il grave impatto ambientale dei rigassificatori, in particolare con riferimento agli impianti on-shore, come quelli che si vorrebbero fare a Trieste e Gioia Tauro, conseguente all'uso del cloro nel processo di rigassificazione a circuito aperto.

Si discute da anni circa la realizzazione di un impianto con tali caratteristiche nella località di Zaule nel porto di Trieste. L'impatto ambientale di una infrastruttura con tale ubicazione sarebbe sicuramente devastante. Devastante, innanzitutto per il passaggio delle navi gasiere. La baia di Zaule è poco profonda e presenta un fondale limaccioso, ricco di sostanze potenzialmente molto pericolose. Sono presenti notevoli quantità di cromo, zinco e mercurio. La costruzione del rigassificatore richiederebbe di aumentare la profondità della baia, per favorire il transito delle navi. I lavori di dragaggio, quindi, finirebbero per mettere in circolo queste sostanze ad oggi depositate sul fondale.

Lo scarico di grandi volumi di acqua di mare, fredda e clorata, in un bacino ristretto e quasi privo di ricambio come la baia di Muggia, determinerebbe l'annientamento di qualsiasi forma di vita veicolata dall'acqua, oltre all'ossidazione della sostanza organica, del particellato e dei nutrienti in essi disciolti. Questo trattamento riguarderebbe qualcosa come 600.000 metri cubi di acqua di mare al giorno, come dire il volume di un edificio di venti piani con la base grande come piazza dell'Unità d'Italia, la piazza principale di Trieste. L'intero ammontare dell'acqua della baia di Muggia, che contiene un volume d'acqua non superiore a 100 milioni di metri cubi, verrebbe in pratica fatto fluire attraverso l'impianto per oltre due volte all'anno.

Altrettanto dannoso è il gas trasportato sotto forma liquida a una temperatura di meno 174 gradi centigradi. Per utilizzarlo, infatti, è necessario ricondurlo allo stato aeriforme. La trasformazione richiede un consistente riscaldamento del liquido, ottenuto prelevando il calore direttamente dal contatto con il mare. Questa procedura reimmetterebbe fiumi di acqua gelata nella baia, determinando un abbassamento della temperatura sul fondo di circa cinque gradi in tutto il golfo. Le conseguenze sull'ecosistema sarebbero disastrose, tanto più se consideriamo che queste acque sono scelte da molte specie dell'Adriatico settentrionale per deporre le uova.

Per placare queste polemiche, è stata ventilata l'ipotesi di alzare la temperatura del gas liquido con l'acqua già riscaldata dall'inceneritore. Peccato che, affinché una simile soluzione sia sostenibile, l'inceneritore dovrebbe bruciare qualcosa come 1.200 tonnellate di rifiuti al giorno. Ricordo, che l'Italia, come gli altri Paesi dell'Unione europea, è tenuta a ridurre l'emissione di gas serra del 20 per cento entro il 2020 e la costruzione del rigassificatore andrebbe nella direzione opposta. Il metano inquina circa il 20 per cento in meno del petrolio; questo è vero. Però se aggiungiamo l'attività energetica necessaria a liquefarlo e, poi, a rigassificarlo, il tasso d'inquinamento del gas naturale supera quello del petrolio del 10 per cento. In questo modo non si fa che alimentare la dipendenza del Paese dai combustibili fossili. Il gas non sarà più una risorsa «attuale» fra dieci anni. La Svezia - e non mi pare che le sue condizioni climatiche siano migliori delle nostre - sta cercando di eliminare i carburanti fossili entro il 2025; è assurdo che l'Italia possa pensare di investire sulle stesse vecchie fonti.

Un'ulteriore, e non meno, rilevante conseguenza sarebbe rappresentata dalla paralisi del traffico in porti strategici quali sono quelli di Gioia Tauro, il principale hub del Mediterraneo, e di Trieste. Le navi gasiere, infatti, rallenterebbero oltremodo il traffico portuale, con evidenti ricadute negative per l'economia del porto, a fronte anche dell'attività dell'adiacente terminal SIOT, che è il punto di partenza dell'oleodotto transalpino che raggiunge Karlsruhe dopo 753 chilometri. Il traffico delle navi petroliere e lo scarico del greggio dovrebbero essere assicurati senza interruzioni, tenuto conto che attualmente questa attività ricopre circa il 75 per cento dei traffici del porto di Trieste.

Gli ultimi sviluppi della vicenda di Zaule, probabilmente anche alla luce dei dati appena esposti, vanno fortunatamente verso la revoca della concessione per il rigassificatore triestino. La via era stata infatti concessa nel 2009. Ho sollecitato anche in quest'Aula una risposta dal Governo, affinché il Ministero dell'ambiente e quello dei beni e delle attività culturali e del turismo vengano in questa sede a riferire, dal momento che il cambio di Governo ha portato anche ad un cambio dei rispettivi Ministri. Nei mesi scorsi, in seguito anche alla accesa contrarietà espressa dagli enti locali del Friuli-Venezia Giulia basate su elementi di indubbia valenza scientifica, il sito di Zaule era stato cancellato dalla lista dell'Unione europea dei progetti prioritari energetici per l'Italia.

Dunque, e mi avvio a concludere, si può essere favorevoli a una strategia europea che punti a fornire energia ad un costo più basso per il sistema produttivo e per i cittadini, ma non è questa la via maestra per raggiungere tale scopo che, in realtà, cela un costo troppo alto in termini di danni ambientali e alla collettività. Da anni, ad esempio, sono disponibili soluzioni tecniche alternative al problema della rigassificazione del gas naturale liquefatto che potrebbero essere prese in considerazione. Quello che dovrebbe fare questo Governo e quello che avrebbero dovuto fare i precedenti Governi è investire maggiormente sul risparmio energetico. Faccio un esempio su tutti: il sistema delle case passive. (Applausi dal Gruppo M5S).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi oggi, ha approvato a maggioranza modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 3 luglio.

Fermi restando gli altri argomenti previsti per questa settimana, la discussione dei disegni di legge sulle imprese artigiane, ancora in corso di esame in Commissione industria, è rinviata alla settimana dal 1º al 3 luglio.

Nella seduta di question time di domani pomeriggio il Ministro dello sviluppo economico risponderà a quesiti su iniziative in tema di politica energetica e politiche industriali e regolazione del commercio.

Per il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, previsto per martedì 24 giugno, si è proceduto a ripartire nuovamente i tempi tra i Gruppi, in modo non strettamente proporzionale, per complessive tre ore e trenta minuti.

A partire dalla seduta antimeridiana di mercoledì 25 giugno, saranno inoltre esaminati il decreto-legge recante misure in favore delle popolazioni dell'Emilia-Romagna, già approvato dalla Camera dei deputati, nonché - ove conclusi dalla Commissione affari esteri - i disegni di legge in materia di cooperazione internazionale per lo sviluppo.

L'esame dei disegni di legge in tema di anticorruzione, già previsti dal calendario della prossima settimana, è rinviato in attesa della definizione dei testi.

Nella settimana dal 1º al 3 luglio, oltre all'eventuale seguito degli argomenti non conclusi e ai disegni di legge sulle imprese artigiane, saranno esaminati la mozione Vaccari sulla celiachia e documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

La Conferenza dei Capigruppo ha infine stabilito che, ove conclusi dalla Commissione, nella seduta antimeridiana di giovedì 3 luglio avrà inizio l'esame dei disegni di legge di riforma costituzionale.

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato a maggioranza - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - le seguenti integrazioni al programma dei lavori del Senato per i mesi di aprile, maggio e giugno 2014:

- Disegno di legge n. 1326 e connessi - Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo.

- Disegno di legge costituzionale n. 1429 e connessi - Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale).

Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposte di modifica
Parlamento in seduta comune, convocazione

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato a maggioranza - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 3 luglio 2014:

Mercoledì

18

giugno

pom.

h. 16,30-18,45

- Discussione di mozioni sugli impianti di rigassificazione e sulla centrale elettrica di Civitavecchia

- Seguito della discussione di mozioni sul sistema di comunicazione satellitare MUOS

Giovedì

19

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

19

giugno

pom.

h. 16

- Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento al Ministro dello sviluppo economico su:

- iniziative in tema di politica energetica;

- politiche industriali e regolazione del commercio

Il Parlamento in seduta comune è convocato mercoledì 18 giugno, alle ore 19, per la votazione relativa all'elezione di due giudici della Corte costituzionale. Voteranno per primi i senatori.

Martedì

24

giugno

pom.

h. 16,30

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno e sulle linee programmatiche del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea

Mercoledì

25

giugno

ant.

h. 9,30-13,30

- Disegno di legge n. 1518 - Decreto-legge n. 74, misure urgenti in favore delle popolazioni dell'Emilia-Romagna (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade l'11 luglio)

- Disegno di legge n. 1326 e connessi - Cooperazione internazionale per lo sviluppo (Ove concluso dalla Commissione)

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

26

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

26

giugno

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Gli emendamenti al disegno di legge n. 1518 (Decreto-legge n. 74, misure urgenti popolazioni Emilia-Romagna) dovranno essere presentati entro le ore 13 di martedì 24 giugno

Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1326 e connessi (Cooperazione internazionale per lo sviluppo) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.

Martedì

luglio

pom.

h. 16,30-20

- Eventuale seguito argomenti non conclusi

- Disegno di legge n. 264 e connessi - Imprese artigiane (Ove concluso dalla Commissione)

- Discussione della mozione n. 61, Vaccari, sulla celiachia

- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

- Disegno di legge costituzionale n. 1429 e connessi - Riforma costituzionale (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale) (Ove conclusi in Commissione) (da giovedì 3, ant.)

Mercoledì

2

"

ant.

h. 9,30-13,30

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

3

"

ant.

h. 9,30-11,45

Giovedì

3

luglio

pom

h. 16

- Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento

I termini per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 264 e connessi (Imprese artigiane) e al disegno di legge costituzionale n. 1429 e connessi (Riforma costituzionale) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.

Il Parlamento in seduta comune è convocato giovedì 3 luglio, alle ore 12, per la votazione relativa all'elezione di otto componenti del Consiglio superiore della magistratura. Voteranno per primi i senatori.

Ripartizione dei tempi per la discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
in vista del Consiglio europeo di Bruxelles del 26 e 27 giugno 2014
(3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto) (*)

Governo

30'

Gruppi 3 ore, di cui:

PD

33'

FI-PdL XVII

26'

M5S

22'

NCD

15'

Misto

18'

LN-Aut

21'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-MAIE

10'

GAL

15'

PI

10'

SCpI

14'

Dissenzienti

5'

(*) La ripartizione non strettamente proporzionale dei tempi tiene conto di specifiche richieste avanzate da parte dei Gruppi parlamentari.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1518
(Decreto-legge n. 74, misure urgenti in favore delle popolazioni dell'Emilia-Romagna)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

40'

Governo

40'

Votazioni

40'

Gruppi 5 ore, di cui:

PD

1 h

06'

FI-PdL XVII

43'

M5S

34'

NCD

30'

Misto

26'

LN-Aut

22'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-MAIE

21'

GAL

20'

PI

20'

SCpI

19'

Dissenzienti

5'

BUCCARELLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUCCARELLA (M5S). Signor Presidente, nella Conferenza dei Capigruppo ho rappresentato, nell'interesse del Gruppo che rappresento, anzitutto lo sgomento, direi quasi, dell'aver visto la scomparsa dal calendario, ove era prevista per il giorno 25 giugno, della votazione in Aula del pacchetto dei disegni di legge sull'anticorruzione (disegno di legge n. 19 e collegati), ma - vieppiù - anche la totale assenza di questo punto nell'ordine del giorno della successiva settimana, ossia la prima del mese di luglio.

Dal Governo abbiamo avuto la solita, ennesima rassicurazione, assolutamente vuota nei tempi e nei contenuti, del cosiddetto annunciato intervento legislativo, che dovrebbe essere un disegno di legge sul tema. Anche oggi nella Conferenza dei Capigruppo, su sua esplicita sollecitazione, signor Presidente, non abbiamo avuto dal rappresentante del Governo alcun tipo di rassicurazione, se non un vago «Naturalmente ci stiamo lavorando». La nostra esperienza su questo punto specifico ci sta insegnando che l'intervento governativo non ha portato alcun contributo fattivo. Mi riferisco, in relazione a quel pacchetto di disegni di legge, all'emendamento del Governo in tema di autoriciclaggio, che, come probabilmente già a voi noto, è stato un semplice copia e incolla di un emendamento già presente in Commissione giustizia, a firma del Partito Democratico peraltro. Quindi, l'intervento governativo e la necessaria e successiva fase subemendativa hanno già prodotto un ritardo di due settimane rispetto ai tempi preventivati.

Ora c'è l'annuncio di questo nuovo intervento in tema di false comunicazioni sociali e, probabilmente, anche sul punto della prescrizione, annuncio che - ricordiamolo - non è stato fatto secondo i dettami del comma 2 dell'articolo 51 del Regolamento. Ciononostante, questo ha bloccato l'attività parlamentare in Commissione giustizia, e conseguentemente in Aula, per un periodo di un mese. Noi non vediamo ancora all'orizzonte sollevarsi finalmente il momento in cui questo ramo del Parlamento potrà dare la risposta che tanti cittadini italiani stanno aspettando, perché i cascami della parte peggiore di questo Paese, e mi riferisco ai noti casi corruttivi che stanno infestando l'Italia a ogni livello, non solo politico, ma in ogni ambito, hanno bisogno di quella risposta che noi stiamo auspicando sia immediata e incisiva.

È questo il motivo per il quale non abbiamo potuto dare l'assenso a questa proposta di calendario, per il quale noi gridiamo, simbolicamente, e proponiamo una modifica che riguarda la prima settimana di luglio, quindi concedendo un'ulteriore settimana al Governo per poter licenziare il suo provvedimento legislativo, qualora fosse fatto in tempi brevi. Alla fine, signori, si tratta di un articolo e nel complesso degli emendamenti che sono in Commissione giustizia riteniamo che ci sia qualsiasi tipo di riformulazione. Saremo molto curiosi di vedere (e se dovesse accadere non lasceremo che passi senza sanzione politica) se il Governo alla fine, dopo tutto questo lavoro e questa attesa, licenzierà un testo che era già presente fra gli emendamenti in Commissione. Se questo dovesse accadere per la seconda volta, allora il riferimento al Governo e al Presidente del Consiglio cappellaio che abbiamo già fatto in quest'Aula sarà moltiplicato per mille in ogni sede in cui noi riusciremo con la nostra voce a raggiungere i cittadini, che aspettano una risposta finora inevasa.

La proposta di modifica del calendario è in riferimento alla settimana che va dal 1° luglio in poi, eventualmente anche a modifica dell'aggiunta formulata su richiesta del capogruppo del PD Zanda, fatta propria dalla Conferenza dei Capigruppo, d'inserimento della discussione delle riforme costituzionali. Anche in questo caso vediamo svolazzare un po' di cappelli, ci sembra di vedere che c'è qualcuno che vuole far vedere che finalmente si fa qualcosa, mentre è bene che si sappia che qui non si sta facendo nulla delle cose che servono a questo Paese. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Mussini). Sarebbe quindi opportuno, e in questo senso formulo una proposta di modifica al calendario della settimana dal 1° al 3 luglio, che in luogo delle riforme costituzionali, sempre se la Commissione avrà finito di esaminare i 5.000 emendamenti (ipotesi che sappiamo già non potrà aver luogo), e in luogo della discussione della mozione n. 61 sulla celiachia, che avrà senz'altro la sua dignità e importanza, da raffrontare però al messaggio che dobbiamo dare e a cui ho fatto riferimento prima (quindi non mi ripeto), sarebbe opportuno, necessario e soprattutto possibile inserire la votazione in Aula delle misure anticorruzione, con una fase emendativa che in Commissione giustizia faremo ancora in tempo a svolgere se il Governo si decide a intervenire, visto che ci ha già bloccati finora. Auspico cioè che finalmente in quella settimana si possa dare seguito alla votazione in quest'Aula e licenziare il provvedimento almeno da questo ramo del Parlamento avendo fatto bene il nostro dovere, come gli italiani stanno aspettando. (Applausi dal Gruppo M5S).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, noi non abbiamo approvato la proposta di calendario, per vari motivi.

Innanzitutto, anche noi siamo un po' costernati, avendo seguito la precedente Conferenza dei Capogruppo e avendo, in totale buona fede, accolto la tesi del Governo, ripresa dai Capigruppo di maggioranza, secondo la quale si fermava la procedura di esame in Commissione dei disegni di legge anticorruzione perché il Governo aveva annunciato la presentazione di un proprio provvedimento. Visti gli annunci televisivi, via Twitter e mediante tutto l'armamentario della comunicazione smart da parte del presidente del Consiglio Renzi, ci saremmo aspettati, o meglio, eravamo assolutamente fiduciosi, per non dire quasi convinti, che la riunione della Conferenza dei Capigruppo fosse stata convocata oggi espressamente per questo: per prevedere l'inserimento del disegno di legge anticorruzione nel calendario.

Ci siamo trovati invece, ancora una volta, di fronte a spiegazioni ed impegni vaghi da parte del Governo e, come lei sa perfettamente e tutti i colleghi senatori hanno sentito, non vi è alcun cenno a tale disegno di legge, se non il rinvio ad una prossima riunione dei Capigruppo della possibilità di capire quando quest'Assemblea lo potrà esaminare.

Signor Presidente, non stiamo parlando di una questione inessenziale: stiamo parlando di una questione che ha grande importanza, non solo in termini di propaganda, ma anche di interesse vero del Paese. Tra l'altro, il Governo, presente in Commissione, ha anche accennato ad una serie di giustificazioni, per lui sarebbero in corso consultazioni con i Gruppi dell'opposizione, consultazioni di cui noi non sappiamo assolutamente nulla e che pare siano svolte a richiesta.

A questo punto, non possiamo che rammaricarci del fatto che, in realtà, si è voluta bloccare l'iniziativa parlamentare. Allora, nonostante la retorica che si fa in quest'Aula sul fatto che noi siamo chiamati soltanto ad esaminare provvedimenti del Governo e/o conversioni di decreti-legge, ogni volta che abbiamo di fronte provvedimenti di iniziativa del Parlamento, con decisioni a maggioranza, in Conferenza dei Capigruppo e in quest'Aula, quindi con i diktat della maggioranza, l'iniziativa parlamentare viene puntualmente accantonata.

Tiro fuori la questione dell'iniziativa parlamentare, signor Presidente, perché lei sa che ho chiesto ripetutamente l'inserimento nel calendario - anche per la prima settimana di luglio, anche successivamente - della discussione del disegno di legge in tema di reati ambientali, in quanto questo poteva servire da stimolo al lavoro delle Commissioni riunite. Un disegno di legge, quello sui reati ambientali, che alla Camera peraltro è stato approvato all'unanimità. Non si trattava, quindi, che di lavorare proficuamente per poter dare il proprio contributo e fare la nostra parte come Senato.

Lei sa che in questo Paese l'introduzione dei reati ambientali si attende da decenni e lei personalmente si è adoperato in proposito. È quindi insopportabile che ancora una volta si rinvii a non si sa quando l'esame di quel provvedimento e che non si inseriscano in calendario questi due disegni di legge, che noi riteniamo assolutamente urgenti. Altrimenti non si sopporta più che ognuno si riempia la bocca sulla terra dei fuochi e ciò che ha comportato e sull'ecomafia: anzi, si chiede urgentemente e si rinvia anche la costituzione della Commissione, e poi, quando si può fare qualcosa di davvero utile, non ci si assume la responsabilità.

Invece di questi due disegni di legge, cosa si inserisce nel calendario? Per giovedì 3 luglio, il disegno di legge sulle riforme costituzionali.

Signor Presidente, in merito al disegno di legge di riforma costituzionale siamo ancora nella fase della illustrazione degli emendamenti, che sono 5.000, e non è stato ancora fissato il termine per la presentazione degli emendamenti dei relatori, che vengono annunciati da più parti, e si inserisce, su richiesta del capogruppo Zanda, all'ordine del giorno dell'Assemblea per giovedì 3 luglio il provvedimento sulle riforme costituzionali. È evidente a tutti che questo significherà poter utilizzare forme molto forti per accelerare la discussione e comprimere, quindi, lo stesso lavoro anche all'interno della Commissione. Stiamo parlando, tra l'altro, di un procedimento di revisione costituzionale.

Non mi risulta che ricorrano le condizioni previste per la procedura d'urgenza: forse ci siamo sbagliati. Se qualcuno ha urgenza, allora si deve assumere la responsabilità di far votare quel provvedimento dall'Aula, laddove in modo surrettizio si fanno pressioni solo perché il Presidente del Consiglio ha fatto un tweet con il quale ha annunciato, per mare e per monti che bisogna inserire l'esame del provvedimento nella seduta del 3 luglio. La stessa preoccupazione non viene manifestata per questioni assolutamente molto più importanti per gli interessi del nostro Paese, e mi riferisco alle questioni dell'anticorruzione e del danno permanente, continuo e costante, non solo ad opera della criminalità organizzata, ma in modo molto più vasto ai danni dell'ambiente, con il biocidio in corso nel nostro territorio.

Signor Presidente, noi proponiamo un calendario alternativo. Dal nuovo calendario dei lavori risulta che è stato inserito, nella seduta di giovedì 3 luglio, l'esame del disegno di legge sulle riforme costituzionali. Noi allora proponiamo che in quella stessa settimana possa essere inserito l'esame sia del disegno di legge sui reati ambientali - si ha la possibilità in dieci giorni di concludere il lavoro in Commissione, o comunque io sono anche disponibile a valutare il suo inserimento dal 7 luglio in poi - che del disegno di legge anticorruzione. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e Misto-ILC).

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, passiamo alla votazione della proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Buccarella, volta all'inserimento, nella settimana dal 1° al 3 luglio, dei disegni di legge anticorruzione.

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Calderoli, siamo in fase di votazione, prima non l'ho vista.

CALDEROLI (LN-Aut). Mi scusi, Presidente, intervengo solo per chiederle un chiarimento. Si tratta di un inserimento o di una sostituzione?

PRESIDENTE. È una sostituzione...

CALDEROLI (LN-Aut). Allora è diverso. In questo caso, se fosse stato un inserimento nel calendario del disegno di legge anticorruzione, avrei votato...

PRESIDENTE. ...in luogo del disegno di legge sulle riforme costituzionali e della mozione sulla celiachia.

Questa è la richiesta che è stata avanzata.

CALDEROLI (LN-Aut). Adesso ho capito. Prima avevo compreso male.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, le vorrei chiedere un chiarimento in merito all'ammissibilità di questa votazione.

La Commissione ha differito l'esame di questo provvedimento su sua richiesta.

PRESIDENTE. Quale provvedimento?

CALIENDO (FI-PdL XVII). Mi riferisco al provvedimento anticorruzione, del quale ha differito l'esame in base all'articolo 51, comma 2, del Regolamento.

È previsto il termine di un mese entro il quale il Governo deve far avere le sue indicazioni, e l'esame non può riprendere se non dopo un mese. Certamente, dopo, sarà ripreso immediatamente.

Siccome il 1° luglio non sarà passato un mese, mi chiedo come facciamo a votare oggi una cosa che è in contrasto con quanto abbiamo deciso a norma di Regolamento.

PRESIDENTE. Le ricordo, però, che era già inserito nel calendario e che l'abbiamo poi tolto.

Procediamo dunque con la votazione. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Buccarella, volta ad inserire, nella settimana dal 1° al 3 luglio, l'esame dei disegni di legge anticorruzione in luogo delle riforme costituzionali e della mozione sulla celiachia.

Non è approvata. (Il senatore Petrocelli alza la mano durante la votazione).

Senatore Petrocelli, si astiene?

PETROCELLI (M5S). No.

PRESIDENTE. Mentre chiedevo chi si asteneva ho visto lei con la mano alzata.

Ho già dichiarato l'esito della votazione.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, capisco che questa richiesta le potrà sembrare non accettabile, ed è nei suoi poteri decidere in merito, però le chiediamo la controprova come segno di tangibilità politica.

PRESIDENTE. Era talmente chiaro. È giusto che lo chieda ma, consultati i senatori Segretari, l'esito della votazione è chiaro.

PETROCELLI (M5S). Capisco perfettamente che su questo argomento non si vuole dare un minimo di agibilità politica con un voto di controprova.

PRESIDENTE. Passiamo alla proposta di modifica del calendario, avanzata dalla senatrice De Petris, tesa a sostituire la discussione delle riforme costituzionali con l'esame del disegno di legge in materia di reati ambientali. La proposta di inserimento del provvedimento in materia di anticorruzione è già stata votata.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Io avevo proposto l'inserimento di entrambi gli argomenti.

PRESIDENTE. Va bene, allora votiamo complessivamente la sua proposta.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dalla senatrice De Petris.

Non è approvata.

PETROCELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). In questa votazione, effettivamente ci sono state le porte di destra aperte in continuazione, con l'uscita di più di un collega. Per questo motivo, reitero la richiesta di controprova.

PRESIDENTE. Guardi che le porte si chiudono dopo la richiesta, non prima. Comunque, anche il risultato di questa votazione è abbastanza evidente e chiaro. La proposta della senatrice De Petris è stata rigettata.

Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 18 (testo 2), 133 (testo 2), 274, 276, 277, 279 e 280
(ore 17,07)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice De Petris per illustrare la mozione n. 133 (testo 2).

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, siamo in argomento, vista la votazione precedente sulla questione dei reati ambientali, che certamente qualcosa hanno a che vedere con le vicende che riguardano i danni all'ambiente di cui si tratta nella mozione, presentata esattamente un anno fa e che finalmente oggi viene discussa. Da questo punto di vista, purtroppo, siamo abituati ad assistere al fatto che le mozioni non vengono discusse quando vi è la necessità, perché si tenta di rinviare continuamente la discussione.

La vicenda della città di Civitavecchia è nota non solo ai cittadini del Lazio, perché fin dai primi anni Sessanta essa è stata un polo che ha visto la realizzazione di tre diverse centrali termoelettriche, con una concentrazione di emissioni che ha portato ad un impatto davvero molto pesante sulla salute dei cittadini non soltanto di quel comune, ma di tutta l'area vasta, per così dire, del Nord del Lazio, addirittura con delle ripercussioni, che tra l'altro erano state dedotte anche da molte indagini, fino alla città di Roma.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 17,08)

(Segue DE PETRIS). Molto prima del dicembre 2003 l'ENEL presentò un ulteriore progetto di riconversione della centrale da olio combustibile a carbone. Stiamo parlando di una data che non è del secolo scorso, quando ormai era noto a tutti, e vi erano già delle indicazioni molto precise anche da parte della Commissione europea, che era necessario iniziare a profilare una strategia di uscita dall'utilizzo del carbone per la produzione di energia elettrica. Il 24 dicembre 2003 il cosiddetto decreto VIA autorizzò l'ENEL a questa riconversione, impiegando tre gruppi. Già molto tempo prima del decreto stesso vi era stata una forte mobilitazione dei cittadini di Civitavecchia, Tarquinia, Cerveteri e Ladispoli; insomma, vi era stato il coinvolgimento dei cittadini di tutta l'area interessata pesantemente dal presunto (ora sappiamo assolutamente certo) impatto sulla salute. Dunque, non solo, genericamente, sulle questioni della qualità dell'ambiente e dell'aria, ma della salute dei cittadini, con le relative ripercussioni economiche.

Era evidente a tutti che la riconversione a carbone non rappresentasse un passo in avanti dal punto di vista delle tecnologie sostenibili dal punto di vista ambientale, ma un prepotente ritorno al passato.

I dati relativi alla salute pubblica nel comprensorio di Civitavecchia e tutti gli studi epidemiologici già dai primi anni Novanta hanno dimostrato pienamente la gravità della situazione. Nel provvedimento VIA relativo all'impianto di Torrevaldaliga Nord si legge chiaramente come le emissioni in passato abbiano comportato un impatto molto forte sulla salute dei cittadini.

Moltissimi sono i dati prodotti dall'Osservatorio epidemiologico regionale per il biennio 1990-1991. Nel 1996, l'Osservatorio epidemiologico segnalava che quell'area del Lazio, si attestava al secondo posto in termini di mortalità e di tumori. Nell'ottobre del 1999, inoltre, vengono pubblicati ulteriori dati allarmanti da cui si riscontra una percentuale nella mortalità delle donne superiore del 12 per cento rispetto alla media della Regione Lazio. Un ulteriore studio, commissionato dal National institute of environmental earth sciences, ha denunciato un fortissimo aumento del rischio di cancro. Potrei citare altri dati, tutti allegati agli atti della Commissione (e sono tantissimi), compreso il recente studio condotto dal Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio nel periodo 2006-2010.

A fronte di tutto questo e del fatto che l'azienda sanitaria locale ASL Roma F nel mese di maggio 2013 ha deliberato l'istituzione del registro dei tumori (proprio per la grave situazione di allarme per la salute pubblica), in data 12 marzo 2013 il Ministero dell'ambiente rinnova l'autorizzazione integrata ambientale dell'impianto di Torrevaldaliga Nord, aggravando ulteriormente la già precaria situazione ambientale e sanitaria, consentendo di aumentare le ore di funzionamento e le quantità di emissioni rispetto alle autorizzazioni risalenti al 2003.

Nonostante dal 2003 al 2013 sia stato registrato un complessivo peggioramento delle condizioni di esercizio della centrale (basti pensare che il consumo di carbone è passato da 3.600 a 4.500 tonnellate), l'AIA del 2013 autorizza l'utilizzo di carbone con un tenore di zolfo inferiore all'1 per cento anziché allo 0,3. Un impatto, da questo punto di vista, veramente molto pesante.

In virtù dell'emergenza rifiuti di Roma e del Lazio, nel 2013 il Ministero dell'ambiente emette un decreto che semplifica molto la normativa e che prevede l'introduzione del combustibile solido secondario (CSS). Tutto questo in diretta connessione con la ventilata possibilità di poter utilizzare una delle centrali di Civitavecchia, in particolare la Torrevaldaliga Sud, con il CSS. Tra l'altro, su questo vi è anche un'ordinanza comunale, emessa il 26 aprile 2013, che dispone il divieto totale ed assoluto di combustione, presso le centrali elettriche e presso gli opifici industriali del territorio, di CSS.

Signora Presidente, penso che ci troviamo di fronte ad una situazione che deve essere assolutamente affrontata, perché nel frattempo, dopo il rinnovo dell'autorizzazione AIA avvenuto nel 2013, con la possibilità di aumento delle ore di funzionamento e soprattutto dell'utilizzo del carbone con una percentuale di zolfo ben superiore allo 0,3 per cento, la situazione si è aggravata di molto dal punto di vista ambientale e sanitario. Peraltro, con l'aumento delle ore di funzionamento degli impianti si è creata un'altra situazione paradossale: stiamo mettendo a rischio ancora di più la sicurezza stessa degli impianti e dei lavoratori, perché essendo diminuite le ore di fermo, sono diminuite anche pesantemente le ore di manutenzione, creando così una situazione di rischio.

Con la nostra mozione, chiediamo di riaprire la Conferenza dei servizi sull'AIA della centrale di Torrevaldaliga Nord al fine di un ridimensionamento delle condizioni di esercizio, con una diminuzione delle ore di lavorazione dell'impianto e soprattutto delle quantità annue di carbone bruciabile e della qualità del carbone stesso in relazione al tenore di zolfo. Soprattutto, chiediamo che si metta in campo finalmente una exit strategy che porti nel 2020 alla chiusura dell'impianto stesso e ad assicurare il rispetto dell'AIA per Torrevaldaliga Sud.

Tra l'altro, è notizia di poche ora fa che la Tirrenia Power, la società che gestisce l'impianto di Torrevaldaliga Sud, ma gestisce anche la Turbogas di Napoli ed altri impianti, ha annunciato una lettera di licenziamento collettivo per 300 persone. Chi ha sempre utilizzato il pretesto della salvaguardia dei posti di lavoro per avvelenare i lavoratori e i cittadini, quindi, ancora una volta mette invece a repentaglio non solo la salute dei cittadini, ma anche, e spietatamente, le condizioni di lavoro e il mantenimento stesso del posto di lavoro.

Per questo chiediamo all'Assemblea di prendere in considerazione non solo questa mozione, ma soprattutto la riapertura della Conferenza dei servizi per rivedere tutte le autorizzazioni che erano contenute nell'AIA. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

Saluto ad una rappresentanza del Lions Club di Giarre-Riposto

PRESIDENTE. Rivolgo un saluto e do il benvenuto, a nome dell'Assemblea, agli esponenti del Lions Club di Giarre-Riposto, in provincia di Catania, che sono oggi in visita al Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 18 (testo 2), 133 (testo 2), 274, 276, 277, 279 e 280
(ore 17,18)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Martelli per illustrare la mozione n. 274 (testo 2).

MARTELLI (M5S). Signora Presidente, solo per amore di scientificità, vorrei puntualizzare che nella centrale di Torrevaldaliga Nord l'autorizzazione è per bruciare 3.600.000 (e non 3.600) tonnellate di carbone, portate a 4.500.000, e che la ditta che possiede l'impianto di Torrevaldaliga Sud è la Tirreno Power e non la Tirrenia (quella è la società di navigazione sul Tirreno).

Detto questo, la nostra mozione contiene sostanzialmente due punti. Il primo è di carattere locale e riguarda uno dei due impianti che sono siti nella città di Civitavecchia, precisamente in località Torrevaldaliga Nord.

Il secondo punto, che è di respiro più generale, per noi vuole rappresentare una sorta di sfida: vi sfidiamo ad andare a mettere mano ad un piano energetico che abbia un senso e che non sia fatto solamente di interventi spot, come tirare un tubo del gas da Shah Deniz in Azerbaigian, fare qualche buco per tirare su il petrolio peggiore che ci sia al mondo o cercare di costruire delle centrali che brucino carbone e CSS in co-combustione.

Civitavecchia è importante come punto locale perché ha un primato italiano: ha il più alto rapporto tra potenza installata e numero di abitanti. Questo rapporto in Italia è di 1,4 kilowatt per abitante, a Civitavecchia è di 70, quindi 50 volte tanto. Se questo stesso rapporto venisse rispettato in tutta Italia, il nostro Paese avrebbe una capacità di generazione elettrica pari a quella dell'intero territorio americano (Nord e Sud America): forniremmo 6.200 megawatt di potenza installata. È chiaro che c'è un'anomalia, in una città di 100.000 abitanti.

Come è stato ricordato, ci sono due impianti in città: uno da 1.980 megawatt a Torrevaldaliga Nord, e uno da 1.200 megawatt a Torrevaldaliga Sud. Quello di Torrevaldaliga Nord è importante perché appartiene a una società controllata dallo Stato, e una società tale ha come prima missione, come primo dovere, non quello di fare utile, ma quello di fare qualcosa di socialmente utile (l'avverbio fa una notevole differenza tra chi persegue il puro profitto e chi persegue scopi diversi). Quindi è su questo che ci concentriamo.

Tra l'altro, queste due centrali non sono le uniche che impattano sulla città, perché a 30 chilometri di distanza c'è la centrale più grande d'Italia, la «Alessandro Volta» di Montalto di Castro, con 3.600 megawatt, alimentata ad olio combustibile. Per fortuna di tutti, funziona per 3.000 ore all'anno, ma è comunque un mostro che incombe, ed è la seconda o la terza centrale d'Europa, superata solo dal mostro di Bełchatów in Polonia che ha 13 gruppi e 5.200 megawatt. Giusto per dare qualche input scientifico.

Perché puntiamo l'attenzione sull'impianto a carbone e su questi impianti in Italia? Perché hanno un primato, quello delle esternalità negative, cioè gli extracosti sanitari ed ambientali che generano come ricaduta sul territorio. Secondo uno studio dell'università di Stoccarda, i morti causati dalle centrali a carbone in Europa sono 22.300, di cui 521 solamente in Italia. L'extracosto è facilmente calcolabile. L'ARPA, ad esempio, ha fatto una stima secondo la quale ammontano a 3,6 miliardi gli extracosti sanitari negli ultimi dieci anni, causati solo nella zona di Civitavecchia, e i soli danni all'agricoltura per il 2009 sono di 156 milioni. Quindi, voi capite che, nel momento in cui si decidesse di chiudere quell'impianto, avremmo già un risparmio di 156 milioni, che non è poco, e che sarebbero liberati per altre attività.

L'obiezione potrebbe essere: perché volete chiudere l'impianto? In effetti la nostra mozione chiede di uscire da questo impianto entro il 2020. Lo chiediamo per un motivo molto semplice: perché l'Italia soffre di un eccesso di generazione elettrica. Abbiamo una potenza installata di 124 gigawatt, con una potenza media istantanea, ossia quello che mediamente viene richiesto nell'arco di una giornata, di 37, con un minimo di 20 e un massimo storico di 56,8. La potenza media generabile con il nostro parco è 69, ed è superiore al picco massimo previsto da Terna per il 2023. Quindi noi potremmo stare fermi e non fare più niente fino al 2023 e avremmo comunque la possibilità di generare energia elettrica. Ne consegue che questa centrale non serve, come non ne servono altre.

Detto ciò, l'invito è il seguente: siccome Civitavecchia ha già subito tutto l'impatto ambientale relativo a quarant'anni di emissioni da parte dell'altro impianto, che era il più grande impianto d'Italia insieme a Porto Tolle, sta subendo tuttora l'impatto dell'impianto Torrevaldaliga Sud che brucia metano (ma il metano produce le stesse sostanze inquinanti del carbone), e poi c'è sempre l'impianto di Montalto di Castro, noi chiediamo un impegno al Governo di intervenire, come azionista di maggioranza, per uscire dalla centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord entro il 2020.

Noi chiediamo anche qualcosa di più, ossia di predisporre un'uscita dal carbone in Italia entro il 2025. Gli impianti saranno comunque per la maggior parte a fine vita entro quella data, perché la durata di un impianto è scritta (non c'è niente da fare: è nei dati di progetto). Lo chiediamo per molti motivi: le esternalità negative ve le ho già elencate, ma non c'è solo questo. Ogni volta che bruciamo un chilo di carbone, produciamo quasi tre chili di CO2. Ciò vuol dire che questo impianto produce da solo 16 milioni di tonnellate di CO2. Noi ci siamo impegnati a ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, e il carbone è la fonte energetica che ne produce di più, perché il carbone è carbonio, e una molecola di carbonio se ne «frega» due di ossigeno. almeno il metano è un po' più generoso, perché è fatto da un atomo di carbonio e quattro di idrogeno, e se ne «frega» due di ossigeno, quindi è un po' più onesto ambientalmente. Quindi lo chiediamo per questo motivo.

La Corte dei conti inglese ha fatto dei conti, appunto, e ha detto che ogni tonnellata di CO2 ha un'esternalità negativa che costa tra i 30 e 120 dollari. Facciamo una media di 60. Questo impianto produce 15 milioni di tonnellate: sono 900 milioni di extracosti dovuti solo alle emissioni in atmosfera. Si tratta già di un altro buon motivo per dire stop al carbone.

L'altro motivo è che, a dispetto di quel che si dice, il carbone pulito non esiste, è una finta e si chiama greenwashing. Non esiste perché se dite che c'è un impianto di filtrazione è bene ricordare la legge di conservazione della massa: in assenza di reazioni nucleari, tanta massa brucia tante ceneri si ottengono, né più né meno. In parte sono nell'aria, in parte sono nel terreno, in parte sono nei benedetti filtri, che voi declamate come risolutivi del problema. Il filtro ferma solamente una parte della massa, le particelle abbastanza grandi. Se le fermasse tutte, il filtro fermerebbe esattamente la stessa massa che viene bruciata, quattro milioni e mezzo di tonnellate, il che è impossibile. Oltretutto i filtri lasciano passare le particelle più piccole che, in base a qualunque studio medico, sono quelle che vanno più in profondità nel tessuto polmonare e provocano i danni più gravi. Quindi, non veniteci a dire che un filtro risolve il problema.

C'è poi la questione delle ceneri. Queste ultime vengono da un minerale antico, il carbone, e quindi contengono molti metalli pesanti, fra i quali il cadmio e il mercurio, e sono anche debolmente radioattivi. Pertanto, la trovata geniale di incorporarle nel cemento, come qualcuno propone, è priva di senso. Sono tutte sfide che bisogna raccogliere per uscire dal carbone e non ritrovarsi con mostri di questo tipo.

La nostra proposta è finalizzata a far sì che il Governo sia impegnato a destinare tutte le risorse messe a bilancio dall'ENEL per gli interventi sul carbone, come il ripotenziamento, esclusivamente alla riambientalizzazione, vale a dire filtri migliori, generazione elettrica localizzata, sviluppare sistemi di stoccaggio dell'energia domestica, riattivare i sistemi di pompaggio. Abbiamo presentato una mozione in tale direzione, perché il pompaggio idroelettrico ci permette di ottimizzare e armonizzare la generazione diurna prodotta dalle fonti energetiche discontinue: eolica, discontinua per definizione, e fotovoltaica perché funziona solo in un determinato momento della giornata. Si tratta di prendere gli stessi soldi e indirizzarli da un'altra parte. Il Governo deve avere questa missione. Una società controllata dal pubblico deve avere questa missione: utilizzare i soldi per il fine migliore a favore della collettività, e non per produrre profitto.

Questo è il nostro invito. I soldi ci sono, per cui da un lato risparmiamo sulla esternalità e dall'altro dirottiamo fondi già a bilancio. Possiamo farlo e trovarci in prima fila in quella che è la tendenza mondiale. In questo momento nel mondo il carbone viene utilizzato perché costa poco, però non costa poco di per sé, ma perché negli Stati Uniti è stato messo fuori mercato dalla loro legislazione che prevede un tetto alle emissioni di mercurio al camino. In tal modo il carbone è fuori mercato.

Quindi, non facciamoci ingolosire da una materia prima a basso prezzo, perché quando qualcosa costa poco spesso è una grande schifezza. Il fatto che qualcuno la rifiuti dovrebbe essere anche per noi un monito a non prenderla. E non solo quella, ma anche il combustibile solido secondario (CSS), di cui ha parlato la senatrice De Petris. Non mettiamoci nell'ottica di utilizzare questi impianti come forni di incenerimento del CSS, perché faremmo un errore enorme, e i nostri figli non ce lo perdonerebbero mai. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni.).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Cioffi per illustrare la mozione n. 276.

CIOFFI (M5S). Signora Presidente, vorrei ripartire dalle ultime affermazioni del senatore Martelli, il quale ha detto che dobbiamo spendere bene le risorse che abbiamo, e questo è un punto fondamentale. Poiché dobbiamo spendere bene le risorse che abbiamo, e in questa mozione parliamo di rigassificatori, nel corso dell'illustrazione chiarirò perché i rigassificatori non servono. Essi non solo non servono all'Italia, ma neanche all'Europa. Visto che parliamo tanto di Europa - da poco abbiamo fatto le elezioni europee ed eletto un nuovo Parlamento europeo - sarà il caso di allargare la nostra visione all'Europa e vedere se questa ha davvero bisogno di un rigassificatore.

Conosciamo tutti l'evoluzione dello scenario energetico. Siamo passati attraverso un'evoluzione generale da un forte utilizzo di petrolio al gas e, come ci ha ricordato poco fa il senatore Martelli, abbiamo anche ripreso una fonte antica, il carbone, per motivi squisitamente economici. Qualcuno in Italia ha detto che si tratta di differenziare le fonti, ma il problema è che se differenziamo le fonti ma non riflettiamo su quello che facciamo non stiamo facendo bene il nostro lavoro. La nostra prospettiva, infatti, è ricordarci che l'Europa, e l'Italia in particolare, introita fonti energetiche dall'estero: l'86 per cento delle fonti energetiche l'Italia le compra dall'estero. L'Italia, però, ha molte cose, e soprattutto molto sole (lo sappiamo), come pure un discreto vento: potremmo quindi riflettere su questi punti.

Voglio però ritornare al discorso sui rigassificatori: in questa sede, mi preme molto fare un'analisi squisitamente economica, perché so che è un tema che vi appassiona maggiormente. Mettiamoci di fronte ai numeri che ci vengono dati da vari enti, come la Commissione europea o l'ENI - e che quindi non sono inventati da noi, ma sono ufficiali - ed usiamoli per dimostrare che rigassificare non serve. Per far questo, dobbiamo prendere in esame tre punti, con riferimento all'Europa: i consumi, la produzione interna e la capacità d'importazione.

Per quello che riguarda i consumi, sappiamo che in Europa abbiamo utilizzato 530 miliardi di metri cubi di gas nel 2005, ma i dati sono scesi, perché nel 2011 ne abbiamo utilizzati 468 e nel 2013 ne abbiamo utilizzati 462. Questi sono dati di Eurogas, l'associazione che riunisce tutti i distributori di gas, che ci dice che cioè nel 2035, cioè tra 21 anni, l'incremento della richiesta di gas in Europa sarà del 7 per cento superiore rispetto al 2010. Diciamo che questo è un dato di fatto: prendiamolo per buono.

Anche in Italia abbiamo ridotto il consumo di gas, passando dagli 84 miliardi di metri cubi del 2005 ai 70 del 2013 e, per il 2023, la SNAM stima una domanda pari a 74 miliardi di metri cubi, quindi inferiore a quella del 2003 (ecco dunque lo scenario che prospetta la SNAM - quindi non noi - per il 2023).

Quanto gas produce l'Europa? Vediamo la produzione interna: l'ultimo dato disponibile, che è del 2012, riporta 157 miliardi di metri cubi. Facciamo una previsione al 2035, visto che abbiamo una richiesta per tale data, ed ipotizziamo che produrremo 100 miliardi di metri cubi, quindi molti di meno, considerando che le fonti tendono ad esaurirsi.

Qual è dunque la capacità d'importazione di gas in Europa? Lo importiamo via tubo o tramite i rigassificatori. Mi sono andato a studiare due cartine dell'Europa molto belle - che si trovano anche su Internet, e se studiate vi fa bene - la prima delle quali rappresenta tutti i tubi presenti in Europa e la capacità di transito europea, mentre la seconda riporta tutti i terminali di rigassificazione europea, quelli in esercizio e quelli previsti (anche in questo caso, se studiate vi fa bene). Io me le sono studiate, e secondo il dato del 2012, la capacità d'importazione è pari a 530 miliardi di metri cubi via pipeline, mentre per i rigassificatori ad oggi è di 197 miliardi di metri cubi: pertanto abbiamo in totale 720 miliardi di metri cubi. Dal momento però che la richiesta - come vi ho detto prima - è pari al risultato della sottrazione dei 100 miliardi di metri cubi da quei 570, che fa 470, ad oggi, con le infrastrutture che abbiamo, siamo in grado di importare in Europa un volume di gas superiore del 54 per cento alla previsione del 2035. (Applausi dal Gruppo M5S).

Allora, ragazzi, visto che i numeri non sono mai stati un'opinione, e quelli che ho usato sono ufficiali, non li ho inventati io, spiegatemi perché dobbiamo fare un rigassificatore. Qual è il motivo? Vogliamo spendere bene i soldi? Allora, ragioniamo: se ad oggi possiamo importare il 54 per cento in più di gas rispetto alle previsioni per il 2035, spiegatemi perché volete fare un rigassificatore.

Vi sono altre cose interessanti da fare. La Penisola iberica, ad esempio, ha sette rigassificatori, che funzionano al 30 per cento della loro potenzialità. Sapete che fa il gas? Arriva in Francia con la nave, viene scaricato e, dal momento che il tubo che collega la Francia è piccolo, viene rimesso sulla nave e viene portato da altre parti. Non sarebbe più importante fare un tubo per collegare i rigassificatori esistenti in Francia? Forse sì, ma allora magari possiamo fare questo.

Altro punto importante di rigassificazione è il Regno Unito, che pure ha una grande capacità d'importazione del gas: la nostra SNAM ha acquisito tutta la rete di gas del Sud della Francia, rilevandolo dalla Total, e ha stipulato il primo accordo per realizzare un'infrastruttura transeuropea, l'Interconnector, che collegherà il Belgio alla Gran Bretagna. La SNAM, allora, sta facendo cose importanti, basta che le seguiate: andate a studiarvele, perché, se lo fa, probabilmente ha già ragionato su questi numeri.

Se questi sono i dati e i fatti di cui stiamo parlando, ci continuiamo a chiedere perché volete realizzare un rigassificatore a Gioia Tauro e a Trieste. A chi serve? Sapete a chi serve? Serve perché noi garantiamo il minimo, anche se quell'impianto non va in esercizio. Noi gli garantiamo il minimo, ma sapete chi paga? Ebbene, signori, i soldi li cacciano i cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S).

Con questa politica, infatti, noi continuiamo a fare infrastrutture inutili e a metterle in carico alla bolletta. Noi chiediamo di fare delle misure razionali, che è quello che vuole l'Europa: ad esempio, incrementando le interconnessioni esistenti (delle interconnessioni dell'elettrico parleremo un'altra volta).

E poi vi invitiamo ad osare, se vogliamo uscire da questo loop. Come abbiamo tutti letto, la Tesla Motors ha compiuto un atto fantastico. Ha preso i brevetti dell'azienda e li ha resi open source: i brevetti sono a disposizione di tutti i cittadini del mondo per andare bene con l'elettrico. (Applausi dal Gruppo M5S).

Se noi - sto parlando di trasporti - non abbiamo la forza e la volontà di cambiare questo sistema e di renderci conto che l'unico modo che abbiamo è utilizzare le nostre risorse endogene, per non essere più schiavi del gas che ci dà Putin (diciamolo, tanto per capirci) e di quel vecchio imperialismo che veniva da oltreoceano, se noi non usciamo da questa logica, l'Europa che forza ha? Parlate sempre di Europa, ma vogliamo dare forza a quest'Europa? Altrimenti, di cosa stiamo parlando? Dobbiamo avere il coraggio di osare! (Applausi dal Gruppo M5S).

Cerchiamo di andare oltre. Ma che non finisca come finisce di solito: noi ve lo abbiamo detto e poi voi non fate le stesse cose. Imparate dunque a stare attenti e a ragionare. Soprattutto, come sempre, vi esorto a studiare. Noi cerchiamo di studiare, e il nostro consiglio è sempre di studiare, perché dalla conoscenza, come diciamo sempre, deriva anche la visione politica. Forse, però, voi avete smesso di studiare. È ora che ricominciate. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Consiglio per illustrare la mozione n. 1-00277.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, onorevoli colleghi, la presentazione di queste mozioni è un'occasione ghiotta per parlare di energia. È una forte sollecitazione, perché abbiamo più volte denunciato la mancanza di una strategia nazionale per quanto riguarda proprio questo argomento.

Più che soffermarmi sulla mozione che abbiamo presentato, che è molto asciutta per certi versi ma, probabilmente, riesce più di altre a comprendere e a far comprendere quanto il nostro movimento intende comunicare all'Aula oggi, desidero sottolineare quanto segue.

È evidente che una strategia nazionale energetica, viste le problematiche relative alla grande debolezza strutturale che l'Italia ha sempre avuto come Paese per quanto riguarda l'approvvigionamento energetico, rimane sempre di grande attualità (e probabilmente lo sarà sempre, se non correremo ai ripari).

«L'Italia, a differenza degli altri Paesi europei, è (...) priva di risorse energetiche proprie, e ciò rappresenta una forte minaccia per lo sviluppo di un settore energetico veramente efficiente e competitivo»: nella nostra mozione noi abbiamo esordito così.

Ed è ben chiaro, come dicevo, che una strategia energetica nazionale debba affrontare argomenti riguardanti le prospettive a medio e lungo termine. È quindi opportuno delineare una strategia bilanciata e sostenibile che comprenda argomenti come l'efficienza energetica. Ma una componente fondamentale deve certamente riguardare la produzione elettrica. Una produzione elettrica che sarà, nel prossimo futuro, visto che abbiamo rinunciato ad altre fonti di produzione di energia, la spina dorsale per un Paese che aspira comunque a mantenere le proprie posizioni a fianco delle economie più avanzate del mondo. Ricordiamo sempre che noi abbiamo una piccola e media impresa che paga circa il 27 per cento in più l'energia e che questo la rende poco competitiva nelle esportazioni, soprattutto per quanto riguarda il settore manifatturiero.

Ho ascoltato l'intervento del senatore Cioffi, che ha parlato di Europa. Vorrei ricordare al senatore e a me stesso che nell'Europa a 27 le Nazioni dimostrano chiaramente che le fonti di base per un sistema affidabile e sostenibile debbano necessariamente basarsi sul carbone e sul nucleare. Questo è quanto fanno gli altri Stati. Questo è quanto insegnano tutti i Paesi del G8, esclusa l'Italia. Ricordo che quanto più una delle fonti è trascurata, tanto più c'è bisogno di attingere all'altra.

Signora Presidente, l'Italia presenta una situazione anomala e asimmetrica, avendo solo il 13 per cento di produzione da carbone, e nulla per quanto riguarda la produzione di energia dal nucleare (e, mi viene da aggiungere, sul nostro territorio, perché la parte che manca la compriamo dalle centrali nucleari francesi).

Un'altra pesante anomalia italiana è quella della produzione elettrica nazionale, dove l'Italia storicamente produce sul proprio territorio solo circa l'85 per cento dell'elettricità. Siamo infatti il maggiore importatore di questa energia. Ritengo che una piccola riflessione andrebbe fatta anche su questo punto.

In questi giorni si è poi inserita in modo incredibilmente forte la crisi ucraina che ha riproposto all'Italia il problema della diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. Uno dei modi per non dipendere dal gas russo e dai problemi geopolitici è dato proprio dai rigassificatori. Una delle soluzioni che abbiamo sollecitato in questa mozione è quella di puntare sullo sviluppo (o, come ha suggerito il Sottosegretario qui presente, «anche» sullo sviluppo) di tecnologie avanzate, attraverso l'impiego di navi metaniere di ultima generazione.

Ebbene noi, nella nostra mozione, solleviamo tutti i dubbi del caso per quanto riguarda le problematiche energetiche. Vorrei ricordare che proprio oggi in 10a Commissione è stato votato un lungo lavoro di audizioni che abbiamo svolto in questi mesi. Ritengo che sia stato un lavoro molto puntuale e, anche se il prodotto che ne è uscito non è spettacolare al 100 per cento, qualcosa è stato comunque fatto. Il problema è rappresentato dalla dipendenza e dalla sicurezza energetica; è un problema che altri Paesi hanno anche loro risolto in parte, ma, proprio per una questione di mancanza di materia prima, l'Italia - come capita spesso - è quella che soffre di più.

L'approvvigionamento di risorse fossili è un problema prioritario per i Paesi che non ne dispongono direttamente sul proprio territorio; credo quindi che al centro dei dibattiti ci debba sempre essere giocoforza la dipendenza e la sicurezza energetica. La dipendenza energetica è l'indicatore che rappresenta la necessità di ricorrere alle importazioni per soddisfare il proprio fabbisogno energetico; quando questo capita, vuol dire che tu hai qualcuno che dall'altra parte, potenzialmente, ha un rubinetto da chiudere. L'approvvigionamento, per una questione di utilizzo, deve dotarsi di adeguate infrastrutture, deve essere rapido, diversificato ed estremamente affidabile.

Per quanto riguarda l'affidabilità, mi viene da ricordare che dal 2000 al 2012 la fattura energetica è passata da 37 a 64 miliardi di euro, con un'incidenza del 4,5 per cento del PIL. Come è solito, il costo degli oneri per l'approvvigionamento dei prodotti petroliferi è salito da 18,6 a 34 miliardi di euro, aumentando dell'87,5 per cento. Credo che questi dati, per un Paese che ha praticamente crescita zero, debbano sicuramente far riflettere.

Vorrei quindi fare un'altra considerazione. L'Europa si era dotata di un piano d'azione per la sicurezza e la solidarietà nel settore energetico, che si articolava in più punti, facendo riferimento: a collegamenti con i mercati energetici tuttora isolati in Europa; alla realizzazione di un corridoio meridionale di trasporto del gas per l'adduzione del gas dal Medio Oriente e dalla regione del Caspio; all'idea di ricorrere al gas naturale liquefatto ai fini della diversificazione del mercato europeo; all'idea altresì di collegare l'Europa con la sponda meridionale del Mediterraneo attraverso interconnessioni di gas e di elettricità. Questo per dire che cosa, signora Presidente? Che c'è una volontà, da parte dell'Europa, di costruire infrastrutture e di mettere in condizione di interconnettere tutti gli Stati dell'Europa a 28; che c'è una voglia di far sì che ci sia la possibilità di ricorrere anche a una diversificazione di approvvigionamento che provenga direttamente da navi che circolano nell'Adriatico, come capita per l'Italia con l'approvvigionamento dal Qatar, che mette in condizione il nostro Paese di essere un po' più autonomo nei confronti dei Paesi dell'Est.

Nella nostra mozione, poi, abbiamo considerato che negli ultimi anni nel settore si sono sviluppate comunque nuove tecnologie che hanno messo in condizione di approvvigionarsi di gas non solamente dai rigassificatori (che comunque non consideriamo «la mamma di tutti i mali»): possono dunque essere sicuramente verificati i progetti che sono stati approvati e quelli che stanno per esserlo. Sto facendo riferimento a navi metaniere di ultima generazione che permettono la trasformazione del metano dalla forma liquida a quella gassosa direttamente sulla nave stessa. Chiediamo dunque di impegnare il Governo, a questo punto, anche allo sviluppo di tecnologie avanzate attraverso l'impiego di tali navi metaniere di ultima generazione nonché - eventualmente - a rivedere i progetti in corso di autorizzazione, se sviluppati secondo tecnologie con impianti a terra, ormai superate. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Puppato per illustrare la mozione n. 279.

PUPPATO (PD). Signora Presidente, spiace affrontare temi di questa rilevanza per il nostro Paese e per l'Europa, ma - vorrei dire - per il mondo intero, alla presenza di pochi colleghi, anche se immagino che la discussione sarà terminata domani mattina.

La strategia europea, come quella italiana, verso la cosiddetta decarbonizzazione che è stata decisa, come noto, con Obiettivo 2050, obbliga tutti noi a rivedere e a riaggiornare, alla luce di questa, le nostre scelte energetiche; infatti, la riduzione delle fonti fossili, insieme ai cambiamenti climatici sono - voglio ricordarlo, perché non sono stati citati negli interventi precedenti - la ragione prima e fondamentale per cui dobbiamo ripensare ad una strategia energetica. Dobbiamo quindi cercare il più possibile di riuscire ad avere energia pulita, evitando l'inquinamento che produce l'utilizzo di fonti fossili (a partire dal carbone, per finire con il petrolio e, in parte, anche il gas), aumentando - questa è la strategia europea, com'è noto - la quantità di fonti rinnovabili e, naturalmente, aumentando l'efficienza energetica.

Su efficienza energetica e fonti rinnovabili si impernierà, in particolare, la strategia mondiale, che dovrebbe vedere al tavolo anche due importanti riferimenti internazionali, fondamentali per una scelta che il pianeta possa vedere indirizzata sugli stessi obiettivi e sulla stessa base, cioè gli Stati Uniti d'America (la recente dichiarazione di Obama ne è senz'altro un esempio) e la Cina, la quale, com'è noto, ha sempre inteso attendere le scelte degli Stati Uniti d'America prima di prodursi in una decisione che potesse modificare il sistema industriale riducendone conseguentemente le emissioni.

Vado ora al merito delle mozioni. Le prime mozioni che abbiamo sentito oggi illustrare dai colleghi che si sono succeduti riguardano il tema dei rigassificatori e una questione che concerne la località di Civitavecchia, nella quale si stanno verificando situazioni di particolare criticità ambientale e sanitaria.

A fronte di questo, nella nostra mozione, com'è noto, abbiamo citato non solo la strategia Europa 2020, ormai nota a tutti, ma anche l'indirizzo emanato quest'anno dalla Commissione europea, con la richiesta per i Paesi europei di aumentare la quota di energie rinnovabili al 27 per cento e di ridurre del 40 per cento le emissioni di gas effetto serra entro il 2030. Tuttavia, andrei senz'altro ad accennare ad alcune questioni che sono state sollevate per rilevare (nonostante qualcuno ci dia lezioni volte a far comprendere come ci sia qualcuno che studia e qualcuno che studia meno) molte inesattezze che sono state comunicate e dare anche qualche informazione aggiuntiva, perché anche noi siamo dotati di qualche informazione.

Innanzitutto, sarebbe bene che ciascuno di noi facesse un buon passo indietro e decidesse per il bene di questo Paese di stabilire che, invece di proclamare tante certezze, quali quelle che per esempio vedono oggi rappresentare le navi metaniere come soluzione idilliaca e considerare invece i rigassificatori come una pessima soluzione, forse sarebbe il caso che andassimo ad affrontare tecnicamente, scientificamente, in modo decente questi temi, per esempio ascoltando quali sono i benefici, i costi e le soluzioni che arrivano in un senso e nell'altro rispetto alle ipotesi in campo. Dico questo perché il gas naturale, checché se ne dica, è senz'altro, quanto meno fino al 2040, una fonte che viene identificata, seppure in riduzione, dalla stessa Unione europea come parte necessaria di un mix naturale insieme alle fonti rinnovabili per riuscire a dare copertura ai bisogni energetici, nonostante la necessità immediata di attivare una buona competitività, accrescendo la ricerca nel settore dei materiali che possono consentire una riduzione delle emissioni di gas serra, ma anche in quello delle nuove energie rinnovabili e a forte efficientamento energetico. Il gas naturale è comunque, tra tutti i combustibili fossili, sicuramente quello che determina un minor appesantimento per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, visto che emana vapore acqueo e anidride carbonica in quantità di gran lunga inferiori rispetto a petrolio e carbone.

Rispetto ai rigassificatori, è necessario tenere in considerazione l'importanza delle infrastrutture di approvvigionamento nel loro carattere strategico, dovuto alla necessita di conseguire una maggior offerta di gas sul mercato nazionale a prezzi competitivi e più efficaci condizioni di concorrenza, nonché di aumentare la sicurezza sugli approvvigionamenti. Quest'ultima è una questione che per l'Italia non è affatto così tranquilla e definita, come taluni interventi lasciano intendere. Voglio dire che, quanto ai terminali di rigassificazione, è stato citato il gasdotto South Stream ma possiamo citare il TAP (Trans-adriatic pipeline) e anche il gasdotto GALSI dall'Algeria fino alla Sardegna che dal 2003 attende di essere completamente realizzato: ebbene, tutte queste vie di collegamento del gas ci dicono che la provenienza geopolitica, cioè la provenienza delle fonti dai Paesi produttori di energia, mette il nostro Paese in seria difficoltà. Il caso recentemente verificatosi con la guerra in Ucraina ha reso immediatamente evidente questo problema, e ci porta inevitabilmente a dover fare delle riflessioni interne al Paese, quanto meno per i prossimi vent'anni, in relazione alla modalità di offerta di gas sul mercato nazionale.

I terminali di rigassificazione, quindi, ci danno una flessibilità che le linee di gas non ci danno: non vincolano l'importazione a un unico fornitore estero e favoriscono l'ingresso diretto sul mercato italiano del gas naturale di nuovi operatori. Inoltre, essi possono produrre, con buoni acquisti, una diminuzione del prezzo del gas per il consumatore, come peraltro già evidenziato in sede di audizioni presso la 10ª Commissione del Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui prezzi dell'energia elettrica e del gas come fattore strategico per la crescita del sistema produttivo del Paese.

Dunque, il sistema di diversificazione, nelle modalità, nelle strumentazioni e anche nelle infrastrutture, è fondamentale per l'Italia, ma anche per l'Europa: è la stessa Europa che ci chiede di creare un hub mediterraneo per lo scambio di gas. L'Europa ha le stesse preoccupazioni che oggi vive l'Italia.

Credo quindi di poter dire senza tema di smentita che il nostro Paese si deve dotare certamente di terminali di gasdotti, insieme con i rigassificatori e le navi metaniere; ma, come ho detto, queste sono questioni molto tecniche, sulle quali andremo, io auspico, con le Commissioni ambiente e industria in particolare, a fare valutazioni puntuali, e non a sparare nel mucchio.

Rispetto alle questioni che riguardano le aree citate, ricordo che abbiamo un rigassificatore a Rovigo, uno a Livorno e uno a Panigaglia. In merito alla sicurezza degli impianti di rigassificazione esistenti e dei progetti in itinere dobbiamo dire - e lo scriviamo esplicitamente nella mozione che la maggioranza ha inteso stendere - che l'impianto di rigassificazione di Gioia Tauro non verrà realizzato se non con piena garanzia rispetto ai pericoli connessi alla sismicità del sito.

Per quanto riguarda invece i due progetti di terminali di rigassificazione nel golfo di Trieste, è opportuno informare i colleghi che per l'impianto on-shore è stato adottato un provvedimento di sospensione dell'efficacia del decreto VIA, mentre per quello off-shore l'altro si è data addirittura una valutazione di impatto ambientale negativa.

PRESIDENTE. Deve concludere, senatrice Puppato.

PUPPATO (PD). Questo significa che la normativa italiana, in termini di valutazione di impatto ambientale, è in grado di dire anche no, e lo sta dicendo.

Quella relativa a Civitavecchia è un'altra questione, e mi spiace che il tempo a mia disposizione stia finendo. Voglio tuttavia dire che si tratta certamente di impianti con notevoli problemi, tant'è vero che possiamo considerarli certamente più obsoleti rispetto a quello che dovrebbe essere un impianto con quelle caratteristiche.

Per quanto ci riguarda, siamo d'accordo a non considerarli idonei ad alcuna forma di riconversione in termovalorizzatori di rifiuti, sia con CSS che con CDR. Va anche detto che, per quanto riguarda le prescrizioni AIA relative all'impianto di Torrevaldaliga Sud del 5 aprile 2011 e le prescrizioni e compensazioni previste di recente nella VIA di Torrevadaliga Nord, arriva da quest'Aula una forte incentivazione a fare in modo che ENEL le rispetti e che siano assolutamente garantite.

Gli impegni che chiediamo di assumere al Governo li vedete riportati nella mozione.

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, senatrice: il tempo a sua disposizione è finito.

PUPPATO (PD). Dobbiamo certamente pensare a un'indagine epidemiologica nazionale in tutte le aree esposte all'inquinamento di impianti e di centrali a carbone esistenti, a un monitoraggio e a un controllo con particolare riferimento agli impianti industriali più inquinanti e ad una strategia di decarbonizzazione entro il 2050, che preveda obiettivi intermedi al 2020, al 2030 e al 2040.

Penso che tutte queste cose le possiamo senz'altro fare insieme, andando a ridurre, fino a cancellare, la strategia dei combustibili fossili, ma facendolo insieme, approfittandone anche per il semestre europeo che avremo, con l'Europa che ci attende.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, è presente in tribuna una delegazione degli studenti del Seminario di studi e ricerche parlamentari «Silvano Tosi» dell'Università degli studi di Firenze. Ci auguriamo possano seguire fruttuosamente i lavori del Senato, e a loro rivolgiamo il nostro saluto. (Applausi).

Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 18 (testo 2), 133 (testo 2), 274, 276, 277, 279 e 280
(ore 18)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Pelino per illustrare la mozione n. 280.

PELINO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, signora Sottosegretario, onorevoli colleghi, la politica climatica ed energetica deve perseguire tre obiettivi fondamentali: sicurezza degli approvvigionamenti, raggiungimento degli obiettivi ambientali e competitività dell'industria. Sono politiche che vanno inquadrate in un contesto mondiale, se è vero che l'Europa è responsabile solo del 14 per cento delle emissioni globali. Su queste basi si fonda il nostro ragionamento, che non può essere limitato al problema momentaneo di un rigassificatore o di una centrale.

La centrale di Civitavecchia rappresenta uno dei più grandi poli energetici del Paese. Essa soddisfa oltre il 50 per cento del fabbisogno energetico della regione Lazio. La prospettata riduzione delle attività della centrale, che si ricavano come conseguenza delle mozioni presentate da SEL e dal Movimento 5 Stelle, potrebbe determinare ricadute pesanti e difficilmente gestibili su circa 1.000 lavoratori, tra diretti e indiretti, e su un largo indotto legato alle attività della centrale.

Siamo ben consapevoli che la salute dei cittadini viene prima di ogni cosa: quindi, ben vengano tutte le informazioni che possano fugare ogni dubbio sulla pericolosità degli impianti, a tutela della salute delle popolazioni. Ma qui è in gioco anche il futuro di migliaia di famiglie di lavoratori e non possiamo non tenerne ugualmente conto. Per questo invitiamo tutti gli attori coinvolti a non assumere posizioni di principio, ma a monitorare che la centrale ENEL rispetti, come ha fatto negli anni precedenti, tutti gli obblighi e le garanzie che la legge prescrive.

È utile ricordare alcuni dati. Rispetto al precedente impianto ad olio combustibile, tutte le emissioni della nuova centrale sono state fortemente ridotte: meno 61 per cento quelle di ossidi di azoto e meno 88 per cento quelle di polveri e di anidride solforosa (inferiori del 50 per cento rispetto ai limiti posti a tutela della salute e dell'ambiente dalle stringenti norme europee).

Dobbiamo considerare che l'Italia ha urgente bisogno di diversificare ed equilibrare il mix delle fonti primarie per la generazione elettrica, per sostenere la competitività e ridurre il rischio strategico per gli approvvigionamenti energetici.

La necessità è quella di ridurre gradualmente gli incentivi alle rinnovabili, oggi pari a 9 miliardi di euro annui, che già pesano in maniera consistente sulle bollette di imprese e cittadini.

Il consumo di gas per approvvigionare la produzione di energia ha del resto raggiunto quella che viene considerata una soglia massima. Il nostro Paese dipende dal gas per la produzione di energia elettrica per oltre il 60 per cento. Su questo va fatta una riflessione.

Ricordiamo che la crescita economica rappresenta la principale urgenza del Paese a livello sia economico che sociale. Questa richiede anche una riduzione dei costi dell'energia elettrica di almeno il 30 per cento, per favorire la competitività delle aziende italiane.

Per tornare alla centrale di Civitavecchia, va certamente fatta una verifica in modo che gli standard produttivi e di sicurezza di Torrevaldaliga Nord siano a livelli di efficienza adeguati. Del resto, su quella centrale sono stati fatti investimenti (circa 2 miliardi) che non si possono buttare via così a cuor leggero.

Con la nostra mozione chiediamo al Governo: tenuto conto della comunicazione della Commissione del 13 novembre 2008 intitolata «Efficienza energetica: conseguire l'obiettivo del 20 per cento» (di riduzione di energia primaria), di evidenziare gli eventuali ostacoli in Italia per l'attuazione di misure efficaci volte a tale obiettivo e le misure sino ad oggi adottate, e che si adotteranno, per superarli; di elencare tutti i siti di produzione di energia che rappresentano un serio problema per la salute dell'uomo in termini di aumento di malattie e di decessi e le strategie, o proposte, che sino ad oggi i Ministeri competenti (sviluppo economico e salute) hanno sinergicamente elaborato, per quei siti, al fine di salvaguardare la produzione di energia e tutelare la salute dell'uomo; di valutare se le modalità di gestione degli incentivi per il fotovoltaico abbiano rappresentato uno sperpero di risorse finanziarie pubbliche, con scarsi benefici sui costi dell'elettricità prodotta, con una crescita delle bollette, con problemi di smaltimento degli impianti a fine vita, o abbiano realmente contributo e contribuiscano in maniera rilevante ad un'efficienza energetica per l'Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signora Presidente, colleghi, signora rappresentante del Governo, l'Italia, nel tentativo di limitare la propria dipendenza energetica dall'estero, negli ultimi anni ha molto investito in risorse alternative e rinnovabili. Certo, piacerebbe a tutti produrre tutta l'energia elettrica impiegando solo il fotovoltaico, l'eolico, il geotermico e, naturalmente l'idroelettrico. Ricordiamo come gli ultimi Governi, a partire dal 2000, abbiano dato un forte impulso alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Non ignoriamo però che gli incentivi cospicui messi in campo, poi diminuiti nel tempo, attraverso il conto energia, hanno sì fatto nascere un settore economico con imprese e nuovi posti di lavoro, ma hanno anche fatto la fortuna di tanti speculatori e, soprattutto, hanno fatto lievitare la bolletta elettrica che per molti anni dovranno pagare tutti gli italiani.

Vari studi hanno dimostrato che innanzitutto è impossibile produrre tutta l'energia elettrica richiesta dagli utenti attraverso il ricorso alle rinnovabili (oggi, compreso l'idroelettrico, siamo al 25 per cento rispetto alle necessità). In secondo luogo, vi è la necessità di garantire un mix energetico o una differenziazione delle fonti, come diceva prima il collega Cioffi, per poter ridurre la dipendenza dai Paesi produttori di fonti fossili, soprattutto petrolio e metano. Ricordo che in, tal senso, dipendiamo per l'80 per cento.

Inoltre, giova sottolineare come il bilancio energetico dell'Italia, specifico per l'energia elettrica, presenti undeficit non indifferente pari al 13,1 per cento. Gli ultimi dati disponibili di Terna indicano che, su un totale di energia richiesta di 316 terawattora nel 2012, ben 43,1 sono importati dall'estero, anche da chi produce con il nucleare. Questo è un paradosso.

Dunque, la necessità di produrre una parte di energia elettrica con il carbone rientra in questa opportunità del mix energetico. Il carbone ancora oggi viene identificato come il combustibile fossile in assoluto più economico per produrre energia elettrica, ancorché le concentrazioni di anidride carbonica prodotte nell'atmosfera siano superiori a quelle prodotte dalle centrali a metano. Tuttavia, sono stati fatti molti progressi tecnologici e passi avanti nella riduzione delle emissioni e, comunque, i monitoraggi h24 imposti dai decreti VIA e dall'AIA garantiscono livelli di concentrazione compatibili con l'ambiente.

Anche la centrale ENEL di Civitavecchia, oggetto delle mozioni n. 133 (testo 2) e 274 (testo 2), da più parti definita come un modello di efficienza o come uno dei migliori esempi di centrale a carbone, presenta una sala per il controllo di processo e adeguata strumentazione elettronica per il monitoraggio continuo del livello delle emissioni per garantire medie giornaliere rigorosissime imposte dalle autorizzazioni ambientali. Anche gli impianti presenti di trasporto e stoccaggio del carbone sono un'eccellenza e, garantisco, sono tutt'altra cosa rispetto a quanto ancora vergognosamente è presente nello stabilimento dell'Ilva di Taranto o in quello della Lucchini a Piombino.

L'Italia negli ultimi anni, anche a seguito del referendum del 1987, dopo il disastro di Chernobyl, aveva fortemente sbilanciato il proprio mix energetico verso il gas, che senz'altro inquina meno, ma rimane costoso, essendo l'andamento del suo prezzo legato a quello del greggio. L'esigenza di riequilibrare il concorso delle fonti che partecipano alla generazione elettrica è dunque oggi sotto gli occhi di tutti.

Non possiamo sottacere che, oltre a non essere autonomi come Paese, il costo dell'energia elettrica in Italia è molto superiore rispetto a quello di altri Paesi europei; un aspetto, questo, che per le nostre imprese incide notevolmente sul costo del prodotto finale e, dunque, sulla competitività.

Eurostat certifica che l'energia elettrica per le famiglie e per l'industria è cara per l'Italia e anche per la Germania (che vedono bollette gonfiate a causa della tassazione e degli incentivi per le rinnovabili), mentre ha prezzi decisamente più convenienti in Francia (dove la produzione è basata sul nucleare) e nei paesi dell'Est Europa che si affidano al carbone.

Escluso il nucleare, bandito dall'esito del referendum popolare del 2011, il carbone, usato con sistemi di controllo rigorosi, può rappresentare un'alternativa in quanto è un combustibile ampiamente disponibile sul mercato e dunque più economico rispetto a gas e petrolio.

Chiaramente, il caso di Civitavecchia è particolare perché fin dai primi degli anni Sessanta la città ha subito la realizzazione di tre centrali ad olio combustibile con una concentrazione di emissioni che ha comportato, negli anni, impatti sulla salute della cittadinanza e sull'ambiente. Ma i risultati allarmanti delle indagini epidemiologiche, come detto anche nelle stesse mozioni, sono dovuti agli impianti precedenti e non esistono prove che sono addebitabili alle emissioni della centrale riconvertita a carbone con un intervento iniziato nel 2003 e completato nel 2010.

In ogni caso, risulta evidente che la centrale a carbone di Civitavecchia è un impianto controllato che ha ottenuto tutte le autorizzazioni ambientali previste dalla legislazione vigente. Chiedere la riapertura dell'AIA è strumentale! Se non la si condivide, allora è necessario cambiare la legge che la disciplina!

Certo, occorre continuamente garantire i limiti di legge e delle autorizzazioni ambientali, perché ne va di mezzo la salute dei cittadini. Però, in merito, non possiamo sottacere che la commissione VIA, così come l'ARPA e gli altri enti di controllo coinvolti, stanno operando effettuando verifiche periodiche in ottemperanza alle prescrizioni AIA e VIA, così come si stanno realizzando le compensazioni pattuite (ad esempio, il trapianto di posidonia oceanica).

Le due mozioni sulla centrale di Civitavecchia toccano anche il tema della combustione del CDR e del CSS, potenzialmente impiegabili nel territorio per la produzione di energia elettrica da termovalorizzazione. Questa parte nei testi è disomogenea, crea confusione e nulla c'entra con la centrale elettrica a carbone. Ricordo che già nel settembre 2013 in quest'Aula si è tenuto un ampio dibattito a seguito dell'esame di mozioni specifiche, durante il quale il gruppo della Lega Nord e Autonomie aveva manifestato l'esigenza di procedere con prudenza e soprattutto la necessità di effettuare approfondimenti e verifiche prima dell'uso del CSS nei cementifici, negli inceneritori e nei termovalorizzatori. Richieste che purtroppo il Governo respinse. (Applausi della senatrice Bisinella).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sonego. Ne ha facoltà.

SONEGO (PD). Signora Presidente, cari colleghi, prendo la parola su questa materia un po' per passione, un po' in quanto persona informata dei fatti, come si usa dire in questi giorni.

Intervengo per richiamare all'attenzione di tutti noi il fatto che l'Italia, che è un grande Paese e, in particolare, un grande Paese industriale, deve assolutamente garantire a se stessa e a tutta la comunità nazionale la certezza e la sostenibilità economica dell'approvvigionamento energetico. Noi non siamo in condizione oggi di dire, anche a causa di complicate situazioni di carattere internazionale (pensiamo alle complesse temperie che ci sono a Est del nostro Paese, ai confini dell'Unione europea), che questa certezza ci sia. E tale incertezza, che sussiste, rappresenta un elemento consistente di debolezza per la vita del Paese.

Qualche anno fa, in una situazione ancora più complicata, di fronte ad una interruzione delle forniture del gas russo, un Ministro della Repubblica ebbe la singolare trovata di dichiarare che le famiglie italiane non avevano motivo di temere perché, nell'eventualità di una situazione critica, si sarebbe interrotta la fornitura non alle famiglie (che non sarebbero rimaste al freddo) ma soltanto alle imprese. Come se un Paese come il nostro si potesse permettere un'eventualità di questa natura.

Mi rivolgo allora, oltre che a tutti i colleghi del Senato, anche al Governo, per incoraggiare tutta la compagine governativa, ed in particolare i Dicasteri che hanno una parte rilevante in questa partita, a camminare con molto speditezza e determinazione sulla linea di politica energetica che è stata definita e decisa dall'Unione europea.

Faccio soltanto alcuni esempi di iniziative ed opzioni importantissime che riguardano il nostro Paese per stare proprio lungo la scia di quella politica comunitaria.

In primo luogo, è urgente accelerare il processo di ricostituzione delle scorte strategiche. Oggi non siamo in grado di dire che le scorte strategiche di gas del Paese sono state ricostituite al 100 per cento: siamo circa al 60 per cento, ed è urgente arrivare al completamento della ricostituzione di quelle scorte.

In secondo luogo, è necessario che la quantità di stoccaggio di cui il Paese dispone cresca in maniera significativa e rapida: traducendo, bisogna assolutamente aumentare, in termini significativi e - ripeto - in tempi rapidi, la quantità dei depositi sotterranei in grado di migliorare e di aumentare la capacità delle nostre riserve strategiche.

In terzo luogo, è necessario aumentare il grado di diversificazione nell'approvvigionamento energetico. Cito soltanto un titolo, in questo caso, che vuole dire molte cose, che non starò a richiamare perché tutti quelli che si occupano di questa materia sanno perfettamente a cosa alludo: l'opzione dell'aumento della diversificazione nell'approvvigionamento rimane per noi una scelta strategica. So che il Governo è su questa linea, ma ho preso la parola proprio per incoraggiare il Governo su questa strada.

C'è un altro passaggio che credo coincida con l'impostazione politica e strategica della compagine governativa italiana. Noi dobbiamo puntare molto sull'opzione della overcapacity, che non è un'opzione miope ed antieconomica perché considerata come il frutto di una logica autarchica (overcapacity rispetto al mercato interno): l'overcapacity è necessaria nel nostro Paese perché ci sia effettivamente la possibilità di disporre di un mercato comunitario dell'energia. Vi sono Paesi che, se non altro per il fatto che dispongono di lunghe coste e di opportunità di attracco, sono in grado di garantire al mercato europeo questa overcapacity. La Svizzera non è in grado di farlo e non possiamo chiedere a quel Paese di svolgere questa funzione di carattere continentale: questa è una funzione che può svolgere il nostro Paese. È per questo che la politica e la strategia comunitaria ci chiedono questo contributo.

Vengo, in conclusione, alla questione della necessità di un vero mercato europeo dell'energia, che è una questione di sicurezza ma anche una questione di carattere economico, di prezzi al consumo.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 18,19)

(Segue SONEGO). Perché ci sia un vero mercato europeo dell'energia, è necessaria una politica delle infrastrutture in materia energetica, che sono sicuramente le pipeline, per quanto riguarda i prodotti petroliferi ed anche il gas, ma anche infrastrutture in campo elettrico. La magliatura elettrica a cavallo delle Alpi è uno di questi elementi portanti.

Signor Presidente, cari colleghi, mentre noi ragioniamo in maniera autarchica sulle questioni dell'energia, questo nostro strabismo finisce per influire in maniera negativa anche sulla nostra politica estera. Penso ad esempio - è un caso clamoroso - alle vicende dell'Europa centrorientale; più vicino a noi, penso ad esempio al fatto che questa nostra politica molto improntata all'autarchia finisce per porgere il destro a politiche un po' nazionaliste e non sempre perfettamente in regola con l'acquis comunitario di vicini Stati confinanti (penso alla Slovenia e alla Croazia).

Segnalo che, mentre c'è una discussione a volte stucchevole, spesso molto disinformata e fondata su presupposti tecnici a dir poco fallaci a proposito di rigassificatori, la vicina Repubblica di Croazia sta costruendo un rigassificatore nell'isola di Krk, in località Omišalj, ovviamente non con risorse proprie, ma sulla base di un aiuto molto consistente di grandi gruppi finanziari ed energetici della Repubblica federale tedesca. In questo modo, non solo noi rinunciamo ad una politica energetica, ma sbagliamo anche tratti essenziali della politica estera. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Girotto. Ne ha facoltà.

GIROTTO (M5S). Signor Presidente, colleghi, in Italia i consumi di gas sono passati dagli 84 miliardi di metri cubi del 2005 ai 70 del 2013, al di sotto quindi del livello del 2002. Per il 2023, la SNAM stima una domanda di 74 miliardi di metri cubi, inferiore a quella del 2003. La debolezza della domanda e il contemporaneo eccesso di offerta ha comportato, in questi ultimi mesi, una tendenza generalizzata alla riduzione dei prezzi finali del gas.

Secondo il rapporto pubblicato dall'Oxford institute for energy studies, la domanda europea di gas non tornerà ai livelli del 2010 prima del 2025. Secondo questa analisi, i consumi nei 35 Paesi della regione europea sono in calo: dai 594 miliardi di metri cubi del 2010 a 564 nel 2020, per poi risalire leggermente a 618 nel 2030.

Con questo scenario, se fossimo in un processo di governance, di gestione dell'energia si riaprirebbe la discussione sulla strategia energetica, con un ripensamento sulla necessità dei rigassificatori. Invece, senza che sia possibile comprenderne la motivazione, anche questo Governo mantiene una continuità con gli indirizzi già dettati dai Governi precedenti, e non solo sostiene i rigassificatori dichiarandoli strategici, ma li incentiva.

Il caso concreto di cui vorrei parlare è l'OLT di Livorno, che nel mese di gennaio non ha importato gas. O meglio, secondo informazioni più che attendibili provenienti dal Ministero dello sviluppo economico, dal giorno ufficiale di inizio della sua attività commerciale fino a qualche settimana fa, il rigassificatore non ha mai importato gas. L'unico utilizzo dello stesso rigassificatore c'è stato solo ed esclusivamente il 3 dicembre scorso semplicemente in fase di collaudo, quando si è accostato alla LNG LEO di proprietà della Eon (uno dei due soci di maggioranza). Ripeto, non ha mai funzionato se non per il collaudo.

Davanti a questa situazione di presente inutilità di un'enorme infrastruttura già realizzata, il vice ministro dello sviluppo economico De Vincenti ha invece rilasciato dichiarazioni del tipo: «Il risparmio che ci ha fatto fare OLT» - notate il participio passato - «è molto significativo». Mah, non capisco. Altra dichiarazione: OLT è conveniente per il sistema Paese perché più sicuro ed economico, confermando appunto che il Governo considera l'OLT di Livorno uno degli impianti strategici per il rifornimento energetico del Paese.

A questo punto vale assolutamente la pena aggiungere che nel caso in cui il rigassificatore in questione sia riconosciuto strategico, nell'arco di una decina d'anni circa un miliardo di euro si trasferiranno dalle tasche degli italiani, attraverso un prelevamento forzato e diretto dalle loro bollette elettriche, alle casse della società privata OLT. Quindi, sicuramente un'ottima operazione per OLT.

Ampliando ora la visuale del settore energia, siamo costretti a denunciare, nostro malgrado, che, dopo sette provvedimenti negativi, in questi giorni è arrivato l'ennesimo attacco al settore delle fonti rinnovabili, con la scusa, pur di per sé giustissima, di voler ridurre i costi energetici per le piccole e medie imprese. In modo chiaro ed evidente, l'annuncio contro le rinnovabili, fatto sabato scorso direttamente dal Presidente del Consiglio nell'assemblea del PD, esplicita che il Governo in tema di energia non guarda al futuro e alle prossime generazioni, ma si schiera dall'altra parte, facendo apertamente il tifo per le fonti fossili. Una posizione, quella del Governo italiano, in netta controtendenza rispetto a quanto riportato in questi giorni persino dal giornale «The Economist», il quale scrive che in tutti i Paesi in via di sviluppo, e negli stessi Paesi produttori di petrolio, aumenta la spinta a eliminare i sussidi finalizzati a ridurre il costo dei carburanti e dei prodotti petroliferi; una politica in atto da anni in molti Paesi ma che, a conti fatti, ha effetti disastrosi in termini di deficit di bilancio, distorsioni dell'economia, danni ambientali, senza che le classi più povere ne abbiano reali benefici, per cui - conclude «The Economist» - tutto sommato è meglio farli fuori.

Di analogo contenuto è la posizione sostenuta anche dall'Agenzia internazionale dell'energia, secondo cui l'eliminazione di sussidi sui prodotti fossili porterebbe ad un taglio del 6 per cento, al 2020, nell'emissione di anidride carbonica.

Il Movimento 5 Stelle, diversamente da chi sostiene un altro tipo di politica, quella che non vede gli sprechi e fa finta di non capire se sia più giusto finanziare un rigassificatore, che non è utilizzabile, o se sia più intelligente investire nell'innovazione attraverso il ricorso alle rinnovabili, all'efficienza energetica e ai sistemi di accumulo, crede che la strada per il futuro sia un'altra, e lavorerà intensamente per costruirla. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, l'assenza di materie prime nel nostro Paese ci ha storicamente posti in una posizione deficitaria rispetto a tutto il resto del mondo. Di conseguenza il nostro Paese, per quanto riguarda le risorse energetiche, ha sempre dovuto basarsi su fonti provenienti da altri Paesi, rimanendo sempre in una posizione soccombente e dipendente da altri. L'esempio lampante è stata la rivoluzione industriale, nata nei Paesi anglosassoni, visto e considerato che loro il carbone ce lo avevano e noi purtroppo no.

Se fossimo stati un Paese avveduto, moderno, all'avanguardia, in base alla nostra posizione geografica avremmo storicamente utilizzato le fonti energetiche alternative ed ecologiche presenti naturalmente nel nostro terrritorio. Purtroppo - e sottolineo purtroppo - storicamente l'Italia ha sempre preferito fare altro, utilizzare fonti energetiche provenienti da combustibili fossili, e nel momento in cui si è cercato di beneficiare di fonti energetiche alternative i risultati non sono stati quelli sperati. Infatti, come hanno detto giustamente i miei colleghi, i risultati sono andati a pesare sulle bollette energetiche dei nostri concittadini.

Ancora una volta abbiamo perso un treno, perdendo una possibile opportunità per le prossime generazioni. In quale situazione ci ritroviamo, quindi? I quattro quinti dell'energia che usiamo arrivano dall'estero, ma anche da centrali nucleari che producono energia elettrica a pochi chilometri da casa nostra: noi, che con un referendum abbiamo deciso di non avere il nucleare in Italia, ce l'abbiamo in realtà a qualche chilometro di distanza, dove andiamo a comprare energia elettrica, sapendo benissimo che l'energia che acquistiamo arriva anche da quelle centrali nucleari.

Cosa ci chiediamo, dunque, in questo momento? Ci chiediamo perché non creare finalmente un serio progetto di politica energetica, di cui abbiamo bisogno, perché l'Italia ne ha bisogno: a chiederlo sono infatti il nostro Paese, ma soprattutto le aziende e la vostra Europa, quella che nella recente campagna elettorale molti di voi hanno elogiato ed esaltato; poi, però, quando si tratta di andare a vedere i problemi concreti, siamo sempre deficitari, come al solito. In questo momento, quindi, una politica energetica ci viene richiesta.

Abbiamo avuto l'opportunità di iniziare a dibattere su una vera politica energetica, nel momento in cui, durante il Governo Letta, abbiamo trattato ed approvato il progetto del gasdotto TAP (Trans adriatic pipeline), grazie al quale l'Italia diventerà un hub europeo per quanto riguarda l'arrivo del gas da Paesi extraeuropei. Avevamo questa possibilità, come pure quella di interloquire da protagonisti con i partner europei, di dire la nostra e, in quel momento, di iniziare a ragionare su una vera politica energetica. Purtroppo non l'abbiamo fatto, e abbiamo ragionato sempre in situazioni di emergenza: dovevamo votare alla velocità della luce, l'abbiamo fatto e poi siamo passati ad altro, forse qualcosa di più impellente. Oggi, quello che chiediamo è di ragionare su di una politica energetica.

Altro fatto importante che dobbiamo evidenziare è che il 90 per cento del gas che utilizziamo arriva dall'estero, ossia dai nostri fornitori storici, come la Russia, la Libia e l'Algeria, Stati che al momento ci danno grandissime quantità di gas, ma che hanno situazioni politiche interne ad altissimo rischio. Di conseguenza, sappiamo benissimo tutti che, a causa della politica di quegli Stati, soprattutto nordafricani, noi come Italia non possiamo avere una politica energetica di medio e lungo periodo. In alcuni casi, dobbiamo anzi dipendere dagli umori dei nostri partner, che molto spesso non sono i migliori nei confronti dell'Europa - e l'Italia, ahimè, ne fa parte - con il rischio che ogni volta ci minaccino di chiuderci i rubinetti se non facciamo quello che vogliono.

In questo caso, quale può essere una proposta alternativa? La soluzione sta nei rigassificatori, ma in un'ottica futura e moderna, cercando di non fare il solito ragionamento con centrali obsolete e strutture che in questo momento guardano al passato. Vi sono tecnologie moderne per quanto riguarda l'utilizzo di questa forma di energia, ci sono le navi metaniere, e attraverso queste - come sappiamo benissimo e come ha detto benissimo il collega Consiglio - riusciamo ad applicare delle nuove tecnologie. Facciamolo, però, ragioniamo, andiamo in quella direzione, altrimenti andremo sempre verso la costruzione di una centrale che alla fine creerà problemi e disagi nella collettività.

Oltre a questo, lo ribadiamo, e questo lo dico al Ministro e al Governo, abbiamo bisogno di una politica energetica. Però, fateci capire qual è la vostra politica energetica, se c'è. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, questo è il Parlamento, ossia il luogo dove si parla, ma qui le parole cadono, non si fermano e nessuno le ascolta, dato che non ci ascoltiamo e ci fraintendiamo.

Mi dispiace che la collega Puppato sia andata via, perché ha fatto una confusione enorme, convinta che il collega Cioffi avesse detto che il gas è un inquinante: lui non ha detto questo, bensì che abbiamo una capacità d'importazione superiore a quella di cui necessitiamo. (Applausi dal Gruppo M5S). Ha parlato infatti di 700 miliardi di metri cubi annui, contro circa 450 (e mi scuso per essere meno precisa di lui con i numeri, ma lui è ingegnere, io architetto). Mi è sembrato molto chiaro. Devo dire che i miei colleghi hanno riportato dati ufficiali della SNAM e dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas: non stiamo parlando di numeri che abbiamo calcolato nei nostri uffici, ma di dati che sono alla portata di tutti e sono verificabili. Quindi ci risulta, come diceva anche il collega Girotto, che il consumo di gas sta diminuendo, che la nostra capacità è superiore e che la nostra necessità di gas non aumenterà fino al 2025.

Volevo poi fare chiarezza sul fatto che il collega Carlo Martelli ha detto che il carbone, essendo un minerale molto antico, è pieno di metalli pesanti e genera grandissimi danni, che hanno una ricaduta economica fortissima che noi dovremmo tenere molto ben presente. Anche questi sono dati, perché noi qui riportiamo uno studio commissionato da Greenpeace nell'aprile 2012, dal titolo «Enel Today & Tomorrow», basato sullo studio del caso di Porto Tolle effettuato secondo i criteri dell'Agenzia europea dell'ambiente. Da tale studio si scopre che, soltanto per l'anno 2009, vi sono stati 3 miliardi di euro di costi sanitari, che sono state previsti 19 morti per cause ambientali e sono stati spesi 156 milioni di euro per danni all'agricoltura.

Anche se i numeri non sono la mia materia, devo riconoscere che questi numeri sono chiari, precisi e ci danno una chiara dimostrazione del fatto che questo modello di sviluppo è fallito! (Applausi dal Gruppo M5S).

Ci preoccupa allora, in maniera chiara, vedere che si vogliono costruire ancora rigassificatori in Italia, quando, dalla risposta a una nostra interrogazione alla Camera, resa il 3 giugno 2014, noi veniamo a sapere che l'impianto di La Spezia non è operativo e che quello di Livorno è fermo (il che, per me, ha esattamente lo stesso significato). Quindi, significa che siamo già sovradimensionati - giusto? - e non abbiamo bisogno di costruire altri rigassificatori.

Un sospetto, però, ci viene quando il sottosegretario De Vincenti riferisce che, se queste sono delle imprese strategiche, riceveranno un sistema di garanzia negli investimenti. Sappiamo, infatti, che in Italia, non esistono gli imprenditori ma solo i «prenditori». Tramite questo sistema di garanzie degli investimenti Livorno riceve allora, anche se soltanto a copertura delle spese, un bel pacchetto economico, e così sarà per gli altri rigassificatori che si vogliono costruire, dal momento che noi abbiamo, per queste opere, una serie di progetti che vanno anche a sovrapporsi.

Ma se la logica non è passata di moda, visto che stiamo parlando di cose concrete, di numeri e di dati, io vorrei sapere secondo quale logica adesso si stanno attaccando le fonti rinnovabili. Lo si sta facendo da più parti, perché sentiamo tali attacchi da Renzi, dalla Guidi, che afferma che bisogna dire basta a questo ambientalismo che vuole fermare le perforazioni nel Sud e vuole impedire di recuperare questo oro nero, oppure lo sentiamo da Galletti il quale, benché venga a farci un bellissimo discorso in Commissione, poi dice che il nostro riferimento è la SEN, quella di Clini dell'inizio del 2013. Ma quella non è una vera strategia energetica nazionale, che sia in linea con l'Europa! Io allora mi preoccupo, perché se il semestre italiano è quello che ci aspetta e se questa è la nostra SEN, noi siamo innanzitutto fuori tema con l'Europa, perché non stiamo andando nella giusta direzione.

Signor Presidente, cosa significa la riduzione del 20 per cento nel 2020? Significa che saranno chiuse 1.000 centrali elettriche a carbone. Ma se noi facciamo i giusti investimenti nella giusta direzione, dovremo chiuderle tutte, le centrali! Dovremmo puntare su questo, che è il vero oro italiano! (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come sapete, tra cinque minuti è convocato presso la Camera dei deputati il Parlamento in seduta comune per l'elezione di due giudici della Corte costituzionale.

Il seguito della discussione delle mozioni in titolo è pertanto rinviato ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

FILIPPI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FILIPPI (PD). Signor Presidente, ho chiesto di parlare per sottoporre all'attenzione della Presidenza e dell'Aula alcuni risvolti connessi allo smaltimento del relitto della Costa Concordia non proprio trascurabili e irrilevanti per gli atti che il Parlamento e il Governo hanno fino ad oggi assunto.

La conversione del decreto-legge n. 147 del 26 aprile del 2013 fu il primo atto che assumemmo in quest'Aula. Esso recava disposizioni urgenti per il rilancio dell'area industriale di Piombino, e al comma 7 dell'articolo 1 stanziava circa 50 milioni di euro, di cui ben 40 a carico dello Stato, per lavori di adeguamento del porto di Piombino finalizzati, oltre che al rilancio dell'area industriale come area di crisi industriale complessa, anche in previsione dell'accoglienza e del successivo smantellamento e smaltimento del relitto della Costa Concordia. Infatti, precedentemente, con delibera del Consiglio dei ministri dell'8 marzo 2013, il commissario delegato, in accordo con il Ministro dell'ambiente e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, fu autorizzato ad adottare tutti i provvedimenti necessari a consentire il trasporto della nave da crociera Costa Concordia presso il porto di Piombino per lo smantellamento, utilizzando risorse già stanziate ed effettivamente disponibili.

In ultimo, il decreto-legge n. 73 del 12 maggio scorso, convertito in legge con l'Atto Senato n. 1469, all'articolo 3-bis, aggiunto dai relatori su indicazione del Governo, ha prorogato il ruolo e le funzioni del commissario in coerenza con gli atti assunti.

Appare, pertanto, fuori da ogni logica il comportamento del capo della protezione civile Franco Gabrielli, che ha convocato una conferenza dei servizi sullo smaltimento della Costa Concordia, prevista per il 25 giugno prossimo venturo, escludendo a priori il porto di Piombino ed includendo quello di Genova. Viene il sospetto che il commissario abbia agito - o il Governo abbia fatto agire il commissario - nel prevalente interesse della compagnia Carnival, che vuole portare il relitto a Genova, mentre è ancora vigente un decreto del Governo italiano che prevede lo smaltimento nel porto di Piombino.

Noi restiamo convinti che la scelta migliore sia sempre il porto toscano, mentre ci rimane il sospetto che il relitto venga portato a Genova solo per essere poi trasportato e smantellato altrove. In questo senso, proprio per fugare ragionevoli dubbi e legittimi sospetti, ci permettiamo di sensibilizzare la Presidenza affinché avanzi richiesta al Governo di venire a riferire nelle sedi parlamentari competenti sul reale stato dell'arte e sulle reali intenzioni, le conseguenze e le determinazioni che intende assumere e far assumere. Noi riteniamo che di questa vicenda il Parlamento debba essere informato, possibilmente non ad atti compiuti.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 19 giugno 2014

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 19 giugno 2014, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,44).

Allegato A

MOZIONI

Mozioni sugli impianti di rigassificazione e sulla centrale elettrica di Civitavecchia

(1-00018) (testo 2) (18 giugno 2014)

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, BATTISTA, PETRAGLIA, STEFANO, URAS. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            allo stato, considerando complessivamente le esistenti fonti di approvvigionamento del gas, i progetti degli impianti di rigassificazione in itinere autorizzativo sul territorio italiano presentano una capacità produttiva complessiva di gran lunga superiore a quella della domanda specifica di prodotto, che è diminuita negli ultimi anni a causa della ridotta richiesta da parte dell'industria;

            la diminuita richiesta di prodotto sul mercato non giustifica economicamente la loro costruzione;

            tutti, indistintamente, i progetti di impianti di rigassificazione costituiscono attività a rischio di incidente rilevante, i cui esiti, in caso di avaria, possono avere effetti catastrofici sull'ambiente e sugli insediamenti antropici;

            detti impianti, proposti nel contesto di una crisi economica gravissima, le cui ricadute incideranno sull'economia della nazione, condizionandone pesantemente per generazioni i livelli occupazionali, risultano tutti progettati in assenza di un piano energetico nazionale;

            considerato che in assenza di un piano energetico nazionale ed europeo, condiviso con i territori interessati, lo scenario energetico mondiale ed italiano ha subito e subirà rilevanti mutazioni per effetto dei seguenti fattori: la costruzione del gasdotto Southstream, che porterà annualmente in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas, dei quali 22 miliardi (pari circa alla produzione di tre rigassificatori standard come quello di Trieste) entreranno nella rete italiana; il basso tasso di incremento della domanda di gas in Italia che, nell'ipotesi di una ripresa economica nazionale, ammonterà al 2 per cento dell'attuale fabbisogno annuo (ossia, meno di 2 miliardi di metri cubi); lo sviluppo di nuove modalità di trasporto del gas, ossia trasporto di gas compresso con navi CNG (compressed natural gas), che non necessiterà né di liquefattore nei campi di estrazione/produzione, né di rigassificatore alla consegna; tale soluzione è la più economica per il trasporto di gas nel Mediterraneo, con minima necessità di infrastrutture marine, tutte in mare aperto, e con impatti ambientali e di rischio pressoché nulli;

            considerata la certezza del grave impatto ambientale conseguente all'uso del cloro nel processo di rigassificazione a circuito aperto, con particolare riferimento agli impianti on-shore di Gioia Tauro e Trieste;

            constatato inoltre che:

            il progetto di rigassificazione di Gioa Tauro non ha recepito le prescrizioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici che, per ben due volte, ha espresso un parere negativo in quanto gli elaborati presentati sarebbero incompleti e non definiti con l'estensione e gli approfondimenti necessari all'espressione di un compiuto parere sulla fattibilità dell'opera, e ha altresì evidenziato il fatto che il territorio in cui dovrà sorgere la mega struttura è una delle maggiori aree a rischio sismico del Paese;

            nel progetto del rigassificatore di Trieste le osservazioni contenute nei pareri negativi deliberati dagli enti locali coinvolti nelle procedure autorizzative sono basate su elementi di indubbia evidenza scientifica, quali, ad esempio, gli studi che al riguardo i professori di chiara fama Giorgio Trincas, Radoslav Nabergoj e Marino Valle, Federico Grim, già componenti del tavolo tecnico rigassificatori Trieste, hanno prodotto, prestando disinteressatamente, per spirito civico, la loro opera per analizzare gli elaborati progettuali, formulando circostanziate osservazioni che puntualmente sono state trasmesse ai funzionari preposti alle procedure autorizzative di tali impianti, affinché ne tenessero conto, a fronte della loro dirimente importanza scientifica;

            evidenziato infine che:

            gli importanti contributi scientifici forniti ai funzionari preposti alle procedure autorizzative degli impianti, anziché indurli a riflessione, agendo di conseguenza con provvedimenti di autotutela amministrativa, sarebbero stati sistematicamente ignorati;

            i funzionari con il loro comportamento avrebbero dato un'immagine negativa del Paese in ambito internazionale, procurando così non poco danno all'erario con delle procedure inutili e fuorvianti, che l'Unione europea metterà inevitabilmente a nudo quando verranno aperte le procedure di infrazione contro l'Italia a fronte delle palesi irregolarità procedurali commesse in violazione delle disposizioni comunitarie che il nostro Paese ha sottoscritto e recepito nel proprio ordinamento;

            da anni sono disponibili soluzioni tecniche alternative al problema della rigassificazione di gas naturale liquefatto;

            per quanto attiene alla fornitura diversificata di metano dallo "spot market" il gas va rigassificato in mezzo al mare, in acque internazionali, utilizzando soluzioni di pressoché nullo impatto ambientale e che abbiano come utenza i servizi energetici e le popolazioni croate, italiane e slovene dell'alto Adriatico;

            per risolvere il problema di un rifornimento flessibile e diversificato devono essere applicate soluzioni impiantistiche da allocare in mare aperto che abbiano come requisiti primari di essere invisibili da terra, di essere lontane da città, aree industriali e centri turistici; di essere sicure, pulite, efficienti, economiche;

            le soluzioni navali, con un livello crescente di flessibilità e sicurezza sono: LNG-RV (liquefied natural gas - regasification vessel), classica nave metaniera con rigassificatore a bordo, connessione e trasmissione come per le FSRU (floating storage regasification units), di applicazione recente in Corea del Sud ed in Belgio; TORP System (Sorgenia): è un rigassificatore mobile che fa da interfaccia tra la metaniera cui si attacca e la connessione al gasdotto subacqueo; è la soluzione più avanzata, più flessibile e forse la meno costosa; le prime soluzioni nel Golfo del Messico dove, dopo il disastro della BP, le navi metaniere devono consegnare il gas in mare aperto; le soluzioni navali sono pronte ed affidabili. Mediamente costano metà delle soluzioni a terra (onshore come a Zaule) o in mare come piattaforme fisse (offshore fisso come a Porto Viro, Rovigo). Fincantieri progettò per Snam due FSRU oltre 10 anni fa, ma in assenza di una preveggente politica industriale le due navi-piattaforma non furono costruite; il Triplete, cosiddetto perché dovrebbe servire i tre Paesi limitrofi (Slovenia, Croazia e Italia), sarà la soluzione marina (FSRU, o LNG-RV, o TORPE), sicura ed economica agli eventuali bisogni di gas (a prezzoinferiore) delle industrie e dei servizi nei territori intorno all'Alto Adriatico. Queste soluzioni alternative potrebbero essere messe in campo nell'ottica di creare uno sviluppo sinergico ed armonioso del territorio nazionale. Come alternativa agli impianti onshore, è proposta la costruzione di impianti adeguatamente dimensionati,

                    impegna il Governo:

            1) ad invitare con urgenza il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ad emanare il decreto di revoca del rigassificatore di Trieste così come da impegno preso nella risposta all'interpellanza 2-00018 della Camera;

            2) a rivedere la strategia energetica nazionale (SEN) che risponda a un'economia e una società non carbon, basata sulla centralità delle fonti energetiche rinnovabili, sull'efficienza energetica e sui nuovi obiettivi europei al 2030 e quindi a sospendere tutti i procedimenti autorizzatori in corso per la realizzazione di terminali di rigassificazione, nonché a rivedere le decisioni sugli ulteriori nuovi impianti nell'ambito del mercato unico europeo del gas;

            3) a mettere a punto un'exit strategy dalla dipendenza dalla produzione di energia dal carbone entro il 2030;

            4) a predisporre la definitiva eliminazione dei sussidi diretti e indiretti alle energie derivanti da fonti fossili, partendo da quelli del CIP6, così come richiesto recentemente dalla Commissione europea.

(1-00133) (testo 2) (17 giugno 2014)

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, DE PIN, GAMBARO, MASTRANGELI, PETRAGLIA, STEFANO, URAS. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            la città di Civitavecchia (Roma), fin dai primi anni '60, ha subito la realizzazione di 3 diverse centrali termoelettriche con una concentrazione di emissioni che ha portato un impatto dirompente sulla salute della cittadinanza e sulle condizioni generali dell'ambiente, pregiudicando, peraltro, uno sviluppo e un'economia alternativi;

            il decreto VIA del 24 dicembre 2003 ha autorizzato Enel a riconvertire la centrale da olio combustibile a carbone impiegando tre gruppi da 660 Mw ciascuno;

            i cittadini di Civitavecchia, Tarquinia, Allumiere, Tolfa, Santa Marinella, Cerveteri e Ladispoli già dal dicembre 2000, data in cui Enel cominciò a proporre l'idea della riconversione a carbone, si sono organizzati in molteplici comitati e associazioni volti ad impedirla;

            i dati relativi alla salute pubblica nel comprensorio di Civitavecchia sono semplicemente allarmanti, tutti gli studi epidemiologici dai primi anni '90 ad oggi dimostrano la gravità della situazione: nel provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale per l'impianto Torre Valdaliga Nord (Tvn) si legge: "in un'area dove non è possibile escludere che le emissioni avvenute nel passato abbiano comportato un impatto sulla salute umana che non si sia ancora completamente manifestato";

            nel biennio 1990-1991 l'Osservatorio epidemiologico regionale (OER) ha rilevato a Civitavecchia un'incidenza di mortalità per tumore ai polmoni, bronchi e trachea superiore al 35 per cento della media regionale. In dettaglio, nel 1996 l'OER, nell'analizzare i dati relativi al triennio 1990-92 ha accertato che Civitavecchia (comprensiva di Tolfa, Allumiere e Santa Marinella) è al secondo posto nel Lazio per mortalità per tumori e al primo per quella relativa ai tumori ai polmoni;

            nell'ottobre 1999 sempre l'OER ha riscontrato una mortalità delle donne nel territorio di Civitavecchia superiore del 12 per cento rispetto alla media del Lazio. Notevolissime le incidenze di mortalità per cancro alla trachea, ai bronchi e ai polmoni, nella misura del 23 per cento in più. Inoltre la rivista "Occupational environmental medicine" nel settembre 2004 ha pubblicato una ricerca che dimostra che nell'area di Civitavecchia il rischio di cancro al polmone sarebbe al 20-30 per cento rispetto alla media regionale;

            uno studio commissionato dal National institute of environmental hearth sciences (NIEHS) ha chiaramente messo in relazione l'aumento del rischio di avere il cancro al polmone con l'esposizione cronica alle polveri provenienti dalla combustione dei combustibili fossili;

            il centro pneumologico Conti Curzia di Civitavecchia, in una ricerca effettuata nel 2001 su ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, ha riscontrato che il 56,3 per cento dei soggetti è affetto da asma, allergie e altre sindromi dell'apparato respiratorio, la percentuale più alta nella regione Lazio;

            uno studio dell'ottobre 2006 pubblicato in "Epidemiologia e prevenzione", a cura di V. Fano, F. Forastiere, P. Papini, V. Tancioni, A. Di Napoli, C. A. Petrucci, ha evidenziato che: "l'analisi dei ricoveri ospedalieri aggiunge informazioni al quadro epidemiologico dell'area, con risultati coerenti con quelli di mortalità e che confermano i risultati di studi precedenti: tumore polmonare pleurico e asma bronchiale sono in eccesso. Una novità rispetto alle conoscenze già note è costituita dall'aumento di incidenza dell'insufficienza renale cronica, rilevato dal registro regionale dialisi";

            il recente studio condotto dal Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio, relativo al periodo 2006-2010, fa emergere dei dati allarmanti. "A Civitavecchia il tasso di mortalità causato da tumori al polmone e alla pleura è il 30% più alto rispetto al resto della regione Lazio". A dirlo è il dottor Francesco Forastiere, che ha condotto la ricerca. "Insieme a questo vi è anche un aumento delle morti per malattie respiratorie croniche - continua Forastiere - queste due malattie hanno un'origine non solo nel fumo di sigaretta, ma anche nell'esposizione nei posti di lavoro e nell'impatto ambientale". I fattori che hanno portato a questa condizione sono però molteplici. "C'è da considerare l'amianto presente sulle navi, le emissioni delle centrali, l'inquinamento del porto e tutta una serie di circostanze che hanno colpito il territorio negli ultimi venti/trent'anni", precisa Forastiere. Allora, i dati a disposizione non riguardano solamente gli ultimi anni, ma l'esposizione a cui è andata incontro la popolazione di Civitavecchia, Allumiere, Tarquinia, Tolfa e Santa Marinella a partire dagli anni '80;

            l'Azienda sanitaria locale Asl RmF ha, nel mese di maggio 2013, deliberato l'istituzione del registro dei tumori, strumento epidemiologico ormai irrinunciabile per Civitavecchia ed il suo comprensorio a fronte dell'incidenza delle patologie tumorali riscontrate;

            rilevato che:

            in data 12 marzo 2013 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha rinnovato l'autorizzazione integrata ambientale (AIA) dell'impianto di Torre Valdaliga Nord aggravando ulteriormente la già precaria situazione ambientale e sanitaria. Ciò si evince dalla comparazione dei limiti emissivi, delle ore di funzionamento e della quantità di combustibile utilizzato nelle diverse autorizzazioni dal 2003 ad oggi (si vedano: decreto VIA n. 55/2003 del Ministero delle attività produttive, Limiti secondo le migliori tecnologie esistenti secondo le normative europee e nazionali, dati da report Enel 2011 e 2012, decreto AIA 2013);

            dalla comparazione si evince chiaramente che dal 2003 al 2013 si è prodotto un complessivo peggioramento delle condizioni di esercizio della centrale con particolare riferimento alle ore di funzionamento che passano da 6.000 a 7.500 all'anno in più per ogni gruppo della centrale Tvn;

            il consumo di carbone è passato da 3.600.000 a 4.500.000 tonnellate all'anno con un aumento di 900.000 tonnellate, pari al 25 per cento in più, rendendo nullo il parere della Regione Lazio in fase di valutazione di impatto ambientale all'interno della quale veniva richiesta la limitazione di produzione di energia con 3 gruppi e non 4, proprio per limitare l'uso di combustibile fossile;

            un ulteriore aspetto critico (presente a pagina 109 del parere istruttorio conclusivo dell'AIA 2013) consiste nell'autorizzazione ad utilizzare carbone con tenore di zolfo inferiore all'1 per cento anziché inferiore allo 0,3 per cento come previsto dal piano di riqualificazione della qualità dell'aria della Regione Lazio;

            rilevato inoltre che:

            dai primi di aprile 2013 la discarica di Malagrotta in ottemperanza alle normative europee ha cessato il ricevimento dei rifiuti indifferenziati. L'immobilismo degli ultimi anni ha portato all'ennesima emergenza rifiuti e all'ennesimo commissariamento della sua gestione nelle mani del commissario Goffredo Sottile;

            il 14 febbraio 2013 il Ministero dell'ambiente ha decretato la semplificazione della normativa che prevede la combustione del CDR (combustibile da rifiuti) o del CSS (combustibile solido secondario) e il declassamento del CSS da rifiuto a combustibile di qualità, all'interno di siti produttivi come cementifici o centrali termoelettriche;

            il Consiglio di Stato, capovolgendo una precedente decisione del Tar del Lazio sullo stesso provvedimento, ha emesso un'ordinanza accogliendo la richiesta di cautelare formulata dalla Regione, sospendendo così l'esecutività della sentenza del Tar impugnata. Di fatto, con questo provvedimento, è ormai vigente il piano regionale dei rifiuti varato dalla Giunta Polverini, approvato con deliberazione del Consiglio regionale del Lazio del 18 gennaio 2012, n. 14;

            il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti del Lazio Goffredo Sottile, nell'espletamento delle sue funzioni, ha il pieno potere decisionale anche al fine di individuare siti per l'incenerimento di CDR o CSS;

            a tal fine il commissario Sottile ha richiesto agli uffici regionali (Dipartimento programmazione economica e sociale, Direzione regionale attività produttive e rifiuti) l'elenco degli impianti esistenti utilizzabili fin da oggi (decreto del Ministero dell'ambiente 25 marzo 2013 prot. n. 100 - Riscontro nota prot. n. 242/2013/U del 27 marzo 2013). Nell'elenco prodotto dalla Regione (prot. 58344 DB/04/13 del 28 marzo 2013) risultano presenti, tra gli altri, gli impianti termoelettrici di Torre Valdaliga Nord e Torre Valdaliga Sud;

            come detto, il Comune di Civitavecchia ha deliberato di istituire attraverso la Asl RmF il registro dei tumori, quale studio dell'incidenza e della prevalenza dei tumori;

            il Comune, attraverso un'ordinanza del sindaco del 26 aprile 2013, ha disposto il divieto totale ed assoluto di combustione presso le centrali elettriche e presso gli altri opifici industriali presenti sul territorio, con qualsiasi modalità e con l'utilizzo di qualsiasi procedimento tecnico, di rifiuti e di materiale di risulta, siano essi di natura organica o inorganica e ha ordinato che le forze dell'ordine, il Corpo della Polizia locale, la Asl, 1'Arpa Lazio, l'Ispra ed il competente Servizio comunale ambiente curino l'attuazione ed il rispetto della disposizione;

            i Comuni del territorio hanno approvato e stanno approvando un'identica mozione che impegna le amministrazioni di competenza a mettere in campo ogni azione necessaria a impedire che le centrali di Torre Valdaliga Nord e di Torre Valdaliga Sud siano utilizzate per l'incenerimento del combustibile da rifiuti e combustibile solido secondario;

            la Provincia di Roma, nel pieno delle sue funzioni, si è più volte espressa, attraverso mozioni, approvate all'unanimità del Consiglio, contro ogni ipotesi di incenerimento di rifiuti negli impianti di Torre Valdaliga Nord e Torre Valdaliga Sud,

            considerato infine che gli effetti nefasti dell'AIA firmata dall'ex sindaco Tidei a marzo 2013 si stanno già sviluppando in tutta la loro gravità: l'autorizzazione integrata ambientale (AIA) ha concesso ad Enel di aumentare la quantità di carbone da utilizzare e aumentare le ore di funzionamento degli impianti di Torre Valdaliga Nord ed ogni impianto, di qualsiasi tipo, e a maggior ragione una centrale dalla portata di 1.950 MegaWatt, ha necessariamente bisogno di periodi di "fermo" per la manutenzione e la sicurezza. Nell'anno 2013 Enel ha eseguito due fermate programmate di 2 delle 3 caldaie presenti a TVN. La prima è stata effettuata nel mese di maggio 2013 (per l'intero mese) mentre la seconda da ottobre a dicembre 2013 (per un totale di 9 settimane). Nell'anno 2014 sembra che Enel abbia messo in programma due fermi delle caldaie sez.4 e sez.2 sempre nei mesi di maggio ed ottobre. A differenza del 2013 però i tempi di intervento saranno drasticamente ridotti; la fermata di maggio sarà di sole 2 settimane e quella da ottobre di 7 settimane. Il solo spegnimento e raffreddamento della caldaia comporta 2 giorni. Il restringimento dei tempi di fermo produce inevitabilmente un peggioramento della qualità delle manutenzioni e, di conseguenza, dell'efficienza degli impianti, come nel caso dei filtri DESOX e GGH per l'abbattimento dei fumi; in aggiunta alla riduzione di efficienza dell'impianto, la riduzione dei tempi destinati alla manutenzione e alla qualità portano all'inevitabile diminuzione della sicurezza per i lavoratori, impegnati nel medesimo delicato lavoro ma con meno tempo a disposizione; anche sul piano occupazionale persistono molte criticità: dal 20 marzo Enel ha ridimensionato tutte le lavorazioni non indispensabili per il normale esercizio dell'impianto, ma di vitale importanza per l'imprenditoria locale. Le normali attività di manutenzione, se non supportate dalle "attività polmone" non sono sufficienti per la sopravvivenza delle imprese che vi operano, anche perché la maggior parte delle attività possono essere effettuate solo ad impianto spento proprio per tutelare la sicurezza degli operatori; la preoccupazione per l'ambiente, il lavoro e la sicurezza dovrebbero essere al centro dei programmi dell'Enel. Non può essere accettabile che da una parte l'ente elettrico acquisisca oggettivi vantaggi dall'AIA a firma Tidei e dall'altra disinvesta sulle politiche di qualità e sicurezza per i lavoratori e l'ambiente,

                    impegna il Governo:

            1) a riaprire immediatamente la Conferenza dei servizi sull'AIA della centrale di Torre Valdaliga Nord al fine di un generale ridimensionamento delle condizioni di esercizio con una relativa diminuzione delle ore di lavorazione dell'impianto, delle quantità annue di carbone bruciabile e, in modo particolare, riguardo alla chiusura dell'impianto entro e non oltre il 2020 e, nel frattempo, a mettere in campo tutte le azioni necessarie a riconvertire le maestranze attualmente impiegate negli impianti termoelettrici;

            2) a garantire il rispetto dei limiti imposti dal piano di riqualificazione dell'aria della Regione Lazio (per quanto riguarda il contenuto di zolfo minore dello 0,3 per cento) nei combustibili utilizzati da tutti gli opifici industriali presenti nel comprensorio di Civitavecchia, in particolar modo da parte delle due centrali termoelettriche esistenti, nonché delle navi mercantili e da crociera che transitano nel porto di Civitavecchia;

            3) ad assicurare il rispetto di quanto espresso nell'AIA dell'impianto di Torre Valdaliga Sud rilasciata il 5 aprile 2011 che decreta lo smantellamento del quarto gruppo;

            4) a far osservare tutte le prescrizioni e compensazioni previste nella VIA di TVN ai sensi del decreto n. 55 del 2003 e successive modificazioni, mai rispettate da Enel;

            5) ad assicurare che nel territorio di Civitavecchia sia scartata ogni ipotesi di nuova realizzazione e /o utilizzo degli esistenti impianti per la produzione di energia elettrica di termovalorizzazione e ossidazione termica di qualsiasi sostanza, compresi il CDR (combustibile da rifiuti) e il CSS (combustibile solido secondario).

            (In allegato alla presente mozione è stata presentata documentazione che resta acquisita agli atti del Senato).

(1-00274) (17 giugno 2014)

V. testo 2

MARTELLI, MORONESE, NUGNES, CIOFFI, PETROCELLI, CASTALDI, GIROTTO, BLUNDO, BERTOROTTA, MANGILI, SERRA, PAGLINI. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            l'energia elettrica fornita dalle società elettriche e l'impiego di tale sistema per creare elettricità sono beni economici di cui beneficia la società e guidano lo sviluppo economico e sociale. Tuttavia, oltre a pagare le imprese elettriche per i kilowatt impiegati, la società paga anche un prezzo nascosto per l'elettricità che viene spesso non dichiarato e non è incluso nei bilanci contabili societari. Questi costi nascosti, o esternalizzati, assumono la forma di effetti negativi sulla salute pubblica e l'agricoltura, e le perdite economiche associate a questi impatti. Le società elettriche sono comprensibilmente meno interessate a pubblicizzare questi significativi impatti negativi e i costi per la società di quanto non lo siano nel promuovere i loro impatti positivi. Tuttavia, al fine di avere un dibattito pubblico informato su vantaggi e svantaggi delle varie strategie per alimentare la domanda sociale di energia, tutti i costi diretti e indiretti, i benefici e gli impatti associati ai diversi sistemi energetici possibili, queste esternalità devono essere portate alla luce e discusse in modo aperto;

            la centrale ENEL di Torre Valdaliga Nord è una centrale termoelettrica a carbone con una capacità totale di 1.980 MW installati. Si trova presso la località Torrevaldaliga, nel Comune di Civitavecchia (Roma). L'attuale impianto ha subìto una riconversione da olio combustibile a carbone completata nel 2010. Sorge in un'area già fortemente impattata da infrastrutture energetiche e produttive (la centrale di Montalto di Castro (Viterbo), sempre di ENEL, e la centrale di Torre Valdaliga Sud, di Tirreno power) ed eredita un pesante carico inquinante dovuto all'attività del precedente impianto di generazione elettrica, attivo per 30 anni e dalla potenza installata di 2.640 MW;

                    considerato che:

            con l'autorizzazione integrata ambientale (AIA) del 2013 sono stati deliberati l'aumento delle ore di funzionamento, da 6.000 a 7.500 della centrale e l'aumento della quantità di carbone utilizzabile pari ad un incremento di 900.000 tonnellate annue, per un totale di 4.5 milioni di tonnellate. Ciò implica il superamento del limite imposto dalla valutazione di impatto ambientale, annullando di fatto le condizioni del giudizio di compatibilità ambientale espresso dalla Regione Lazio che permise di ridurre i gruppi dell'impianto, da 4 a 3, nel progetto di riconversione del 2003;

            il parere istruttorio conclusivo dell'AIA 2013 presenta un incremento del tenore di zolfo del carbone, rispetto a quello indicato precedentemente dal piano di risanamento della qualità dell'aria della Regione Lazio, passando dallo 0,3 per cento all'1 per cento. Di converso, con la mozione approvata dal Consiglio regionale del Lazio n. 60 dell'8 ottobre 2013 si è ulteriormente confermata la volontà e la necessità di far rispettare il limite sul tenore di zolfo allo 0,3 per cento per l'impianto a carbone di Torre Valdaliga Nord;

            la EEA, Agenzia europea per l'ambiente, nel novembre 2011 ha pubblicato uno studio sugli impatti sanitari, ambientali ed economici dell'inquinamento atmosferico dei principali impianti industriali europei, tra cui figura anche la centrale Enel, adoperando un metodo di indagine utilizzato anche nel processo "Enel-bis" sul caso di Porto Tolle e ripreso anche da Greenpeace nei propri studi;

            i risultati dello studio commissionato da Greenpeace nell'aprile 2012 per la centrale di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia, riprendendo la stessa metodologia utilizzata dall'EEA, stimano 13 morti premature e 156 milioni di euro di danni all'agricoltura per l'anno 2009 (tabella 13, dello studio "Enel today and tomorrow; hidden costs of the path of coal and carbon versus possibilities for a cleaner and brighter future dell'Istituto di ricerca indipendente "SOMO", autori Wilde, Ramsing, Racz, Scheele e Saarman);

            i periti dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) hanno recentemente quantificato per la centrale elettrica di Porto Tolle, riprendendo la stessa metodologia utilizzata da Greenpeace-Somo, 2,6 miliardi di euro di danni sanitari tra il 1998 e il 2009 e più di un miliardo per omessa ambientalizzazione. Tale stima del danno è attualmente usata dall'Avvocatura dello Stato che rappresenta i Ministeri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute contro Enel, alla quale si chiede di risarcire i danni causati nel tempo;

            dal registro europeo per il rilascio ed il trasferimento di inquinanti (E-PRTR) risulta che i dati forniti dall'ENEL sono eterogenei, rendendo difficile evidenziare correttamente l'andamento degli inquinanti; mancano del tutto i dati di emissione relativi al 2002 e 2003 e quelli dal 2005 al 2008 inclusi; dai dati aggregati si stima che tra il 2010 ed il 2012 (ultimo anno per il quale sono disponibili dati di emissione) la centrale di Valdaliga Nord ha emesso in atmosfera circa 10 tonnellate di benzene, circa 80 tonnellate di cadmio (dato del 2011 e 2012), 362 di cromo, e 67 chili di mercurio; dopo aver registrato una riduzione tra il 2001 ed il 2004, le emissioni di cloro sono quasi triplicate tra il 2009 ed il 2012, tornando ai livelli superiori a quelli registrati nel 2001; per quanto riguarda gli ossidi di zolfo, a fronte di un forte abbattimento delle emissioni registrato tra il 2001 ed il 2009, le quantità totali hanno ripreso a crescere passando dalle 1.200 tonnellate del 2010 alle 2.050 del 2012;

            nel decreto ministeriale n. 11 del 5 aprile 2013 di rinnovo dell'AIA (pagina 96 dell'allegato parere istruttorio conclusivo), i valori delle emissioni di monossido di carbonio (le cui emissioni sono più che raddoppiate passando da 817 tonnellate del 2010 alle 1.890 del 2012) per la centrale di Civitavecchia si discostano dai limiti di emissione associati all'utilizzo delle best available technique (30-50 mg/Nm3) previsto dal BREF (Reference document on best available techniques) sui grandi impianti di combustione (large combustion plants);

            la quota di controllo pubblico di ENEL, pari a circa il 30 per cento, dovrebbe tradursi in un indirizzo industriale per il Paese;

            il piano di monitoraggio e controllo trasmesso da Enel al Ministero dell'ambiente nel 2013 per Torre Valdaliga Nord mostra che i limiti sulle quantità di carbone utilizzabili e sulle ore di funzionamento vennero già superati nel 2012, quindi prima del riesame dell'AIA;

            non vengono applicate le migliori tecniche disponibili in relazione alle emissioni di monossido di carbonio;

            il Consiglio regionale del Lazio, con l'approvazione della mozione n. 60 del 2013, ha impegnato la Giunta a far rispettare il limite del tenore di zolfo inferiore allo 0,3 per cento nel combustibile anche per l'impianto di Torrevaldaliga Nord come previsto dal piano di risanamento della qualità dell'aria della regione Lazio;

            è noto come dai processi di combustione si liberino numerose sostanze tossiche, alcune bioaccumulabili, altre cancerogene, tra cui benzene, PM2.5, IPA, PM1 e nanoparticelle. Tra tutti i combustibili fossili, sicuramente il carbone è quello che bruciando, rilascia le maggiori quantità d'inquinanti;

            dalla combustione delle fonti fossili si libera anche quasi il 90 per cento del carbonio che si sta accumulando nell'atmosfera terrestre e che è responsabile dell'alterazione del clima e del conseguente riscaldamento globale;

            nonostante l'introduzione di filtri a manica per le "polveri fini" (PM), la loro emissione risulta di gran lunga superiore a quella del gas, anche se occorre dire che la capacità di trattenere il particolato da parte dei filtri si limita al PM10: i filtri sono assai meno efficaci sul PM 2.5 e praticamente inutili per trattenere le polveri ultra fini;

            da quanto riportato nelle conclusioni dal rapporto del Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario della Regione Lazio, pubblicato il 12 febbraio 2012, sulla valutazione epidemiologica dello stato di salute della popolazione residente nei comuni di Civitavecchia, Allumiere, Tarquinia, Tolfa e Santa Marinella, la popolazione residente a Civitavecchia nel periodo 2006-2010 presentava un quadro di mortalità per cause naturali (tutte le cause eccetto i traumatismi) e per tumori maligni in eccesso di circa il 10 per cento rispetto alla popolazione residente nel Lazio nello stesso periodo. Tale eccesso si conferma tra gli uomini residenti nell'area allargata a Civitavecchia, Allumiere, Tarquinia, Tolfa e Santa Marinella ma non tra le donne. In riferimento alla mortalità per cause tumorali, si osserva tra gli uomini residenti a Civitavecchia un forte eccesso di rischio per tumore polmonare e della pleura. L'analisi allargata ai comuni del comprensorio conferma l'eccesso di rischio per tumore polmonare. In questo periodo si osserva inoltre un eccesso di rischio di mortalità per infezioni acute respiratorie sia tra gli uomini che nelle donne, sia a Civitavecchia che nell'area allargata. L'analisi del ricorso alle cure ospedaliere conferma sostanzialmente il quadro delineato dallo studio della mortalità;

            in data 28 ottobre 2008 il Comune di Tarquinia (Viterbo) ed Enel Spa hanno sottoscritto l'accordo che disciplina i reciproci rapporti; l'accordo si inserisce nel più ampio ambito dell'«Accordo quadro relativo alle iniziative per la tutela della salute, dell'ambiente e dello sviluppo territoriale nell'area» del 4 luglio 2008, tra Regione Lazio, Province di Roma e Viterbo, Comuni di Civitavecchia, Allumiere, Santa Marinella, Tarquinia, Tolfa ed Enel. Lo studio che era previsto aveva una durata complessiva di 5 anni e doveva svolgersi, secondo le modalità definite nell'allegato tecnico, dal Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura (CRA), ente nazionale di ricerca e sperimentazione, posto sotto la vigilanza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; come da contratto è prevista l'istituzione di un comitato tecnico formato da rappresentanti del Comune, Enel, CRA e ARSIAL con lo scopo di monitorare l'andamento delle attività, verificare gli adempimenti contrattuali e approvare i rapporti tecnici; l'obiettivo dell'attività proposta mirava alla realizzazione di biomonitoraggio a partire dall'anno 2008 dell'area adiacente alla centrale di Civitavecchia, che è stata sottoposta alla conversione da olio combustibile a carbone, al fine di verificare a lungo termine l'eventuale impatto legato al fall-out di elementi contaminanti sui suoli agricoli e sulle produzioni vegetali;

            secondo quanto indicato nell'attività prevista dall'accordo tra Enel e Comune di Tarquinia per comprendere al meglio il ruolo delle diverse attività umane sul possibile aumento delle concentrazioni di metalli e metalli pesanti nel suolo era necessario individuare il loro valore naturale di fondo, o comunque, il valore relativo al tempo «zero» da porre in relazione alle concentrazioni successivamente riscontrate nei suoli da monitorare;

            attraverso comunicazione al Comune di Tarquinia (n.prot. 3717 del 4 febbraio 2014) e per conoscenza al CRA (Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura) e all'ARSIAL (Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione dell'agricoltura del Lazio), l'ENEL - Divisione generazione Energy management e mercato Italia - ha predisposto, tramite il CRA, il rapporto relativo alle attività di biomonitoraggio per la valutazione dei risultati nel periodo 2010-2013, dando disponibilità per la valutazione dei risultati nell'ambito del comitato tecnico come previsto dagli accordi del 28 ottobre 2008;

            nel 2010 Greenpeace ha commissionato all'università degli studi di Siena, una ricerca per effettuare rilevazioni circa la contaminazione da metalli pesanti, nell'area del "santuario dei cetacei", area che si estende in un tratto di mare di superficie di quasi 90.000 chilometri quadrati, compresa in quella porzione del mar Ligure e dell'alto Tirreno tra Liguria, Toscana e Costa Azzurra;

            l'università degli studi di Siena ha utilizzato esemplari di sogliole comuni, scelti perché "ottimi bioindicatori conducendo una vita stanziale a contatto con i sedimenti", per effettuare le rilevazioni circa la presenza di metalli pesanti;

            lo studio ha denotato come nell'area di Civitavecchia "il valore medio di mercurio (2,71 ppm p.f.) è 4 volte superiore al limite di legge (pari a 0,50 ppm p.f.), mentre la concentrazione massima riscontrata in uno dei sei campioni testati a Civitavecchia addirittura è di 10 volte il tenore massimo consentito per legge (5,0236 ppm p.f.)";

            nel 2008 a Civitavecchia è stata approvata la riconversione a carbone della centrale elettrica ENEL di Torre Valdaliga Nord, con VIA n. 680 del 4 novembre 2003 a pagina 18 della quale si può leggere che "relativamente al mercurio (…) si esprime perplessità riguardo al che le emissioni di tali inquinante possano essere effettivamente" azzerate;

            all'interno della VIA n. 680, si legge che "Relativamente alla concentrazioni in atmosfera del mercurio, si ritiene inoltre che le misure di questo inquinante debbano essere effettuate considerando la frazione presente allo stato di vapore";

            il giudizio positivo della VIA, vincola ENEL Produzione SpA all'osservanza di varie prescrizioni e campagne di monitoraggio, nonché alla pubblicazione annuale di un report contenente i dati delle misurazioni per le quali si raccomanda ''particolare attenzione dovrà essere posta nella misurazione di quei composti che possono essere presenti sia in associazione al particolato che allo stato di vapore";

            all'interno del portale del Ministero dell'ambiente è possibile visualizzare solo parte delle documentazioni tecnico-amministrative che riguarda il progetto "Centrale Termoelettrica da 2640 MW di Torrevaldaliga Nord nel Comune di Civitavecchia (Roma)" e riferito alla VIA; in particolare risultano assenti le voci "osservatorio ambientale" e "verifica di ottemperanza" del 4 luglio 2011, nonostante lo stato di entrambe le voci risulti concluso;

            all'interno delle verifiche di ottemperanza consultabili, con riferimento sul portale alle date 30 marzo e 15 novembre 2012 e protocollate in data 18 luglio e 24 luglio 2013, non risulta possibile consultare alcun tipo di dato se non il recepimento, da parte del Ministero dell'ambiente, dei pareri della commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale (CTVIA),

                    impegna il Governo:

            1) a riesaminare l'autorizzazione integrata ambientale per l'impianto di Torre Valdaliga Nord, al fine di ripristinare i parametri di esercizio previsti dal decreto di valutazione di impatto ambientale n. 680 del 2003, salvo ulteriori riduzioni, e di applicare l'utilizzo delle migliori tecniche disponibili per le emissioni di monossido di carbonio;

            2) a rendere trasparenti gli atti di discussione e permettere a organizzazioni non governative o comitati legalmente costituiti di partecipare ai tavoli decisionali che, di fatto, hanno influenzato e influenzeranno la salute dei cittadini, i destini e lo sviluppo economico dei territori direttamente interessati;

            3) a garantire il rispetto dei limiti imposti dal piano di riqualificazione dell'aria della Regione Lazio con particolare riguardo ai limiti emissivi del complesso delle 3 centrali termoelettriche insistenti sull'area urbana, assicurando in particolare che il decreto VIA rilasciato per l'impianto di Torre Valdaliga Sud, datato 5 aprile 2011, che prevede lo smantellamento di un gruppo di generazione, sia attuato;

            4) a dare attuazione alle compensazioni previste nella VIA di Torre Valdaliga Nord;

            5) a rispettare l'ordinanza del sindaco di Civitavecchia (datata 26 aprile 2013) e la mozione n. 180 del 15 aprile 2014 del Consiglio regionale del Lazio che vietano l'utilizzo di CSS (combustibile solido secondario) o CDR (combustibile da rifiuti) negli impianti industriali del territorio, anche in cocombustione;

            6) in considerazione dell'impatto cumulativo dell'inquinamento prodotto dalle 3 centrali, ad utilizzare le migliori tecniche in assoluto per il contenimento delle emissioni di polveri, in considerazione della non sufficiente efficacia degli attuali sistemi di filtraggio;

            7) a non prendere in considerazione alcun progetto di cattura e sequestro di anidride carbonica come misura di ambientalizzazione dell'impianto;

            8) a prevedere lo smantellamento dell'impianto entro il 2020;

            9) a predisporre un piano energetico alternativo che permetta l'attuazione di una graduale dismissione degli impianti a carbone presenti sul territorio nazionale, da attuarsi entro il 2025, contestuale ad un reindirizzamento degli investimenti previsti a bilancio per gli interventi di riambientalizzazione o di revamping (cioè revisione e ammodernamento) verso progetti di generazione diffusa di energia solo da fonti rinnovabili, di realizzazione di sistemi di accumulo domestici, di ripristino dei sistemi di accumulo a pompaggio idroelettrico e di miglioramento della rete di distribuzione.

(1-00274) (testo 2) (18 giugno 2014)

MARTELLI, MORONESE, NUGNES, CIOFFI, PETROCELLI, CASTALDI, GIROTTO, BLUNDO, BERTOROTTA, MANGILI, SERRA, PAGLINI (*). -

            Il Senato,

                    premesso che:

            l'energia elettrica fornita dalle società elettriche e l'impiego di tale sistema per creare elettricità sono beni economici di cui beneficia la società e guidano lo sviluppo economico e sociale. Tuttavia, oltre a pagare le imprese elettriche per i kilowatt impiegati, la società paga anche un prezzo nascosto per l'elettricità che viene spesso non dichiarato e non è incluso nei bilanci contabili societari. Questi costi nascosti, o esternalizzati, assumono la forma di effetti negativi sulla salute pubblica e l'agricoltura, e le perdite economiche associate a questi impatti. Le società elettriche sono comprensibilmente meno interessate a pubblicizzare questi significativi impatti negativi e i costi per la società di quanto non lo siano nel promuovere i loro impatti positivi. Tuttavia, al fine di avere un dibattito pubblico informato su vantaggi e svantaggi delle varie strategie per alimentare la domanda sociale di energia, tutti i costi diretti e indiretti, i benefici e gli impatti associati ai diversi sistemi energetici possibili, queste esternalità devono essere portate alla luce e discusse in modo aperto;

            la centrale ENEL di Torre Valdaliga Nord è una centrale termoelettrica a carbone con una capacità totale di 1.980 MW installati. Si trova presso la località Torrevaldaliga, nel Comune di Civitavecchia (Roma). L'attuale impianto ha subìto una riconversione da olio combustibile a carbone completata nel 2010. Sorge in un'area già fortemente impattata da infrastrutture energetiche e produttive (la centrale di Montalto di Castro (Viterbo), sempre di ENEL, e la centrale di Torre Valdaliga Sud, di Tirreno power) ed eredita un pesante carico inquinante dovuto all'attività del precedente impianto di generazione elettrica, attivo per 30 anni e dalla potenza installata di 2.640 MW;

                    considerato che:

            con l'autorizzazione integrata ambientale (AIA) del 2013 sono stati deliberati l'aumento delle ore di funzionamento, da 6.000 a 7.500 della centrale e l'aumento della quantità di carbone utilizzabile pari ad un incremento di 900.000 tonnellate annue, per un totale di 4.5 milioni di tonnellate. Ciò implica il superamento del limite imposto dalla valutazione di impatto ambientale, annullando di fatto le condizioni del giudizio di compatibilità ambientale espresso dalla Regione Lazio che permise di ridurre i gruppi dell'impianto, da 4 a 3, nel progetto di riconversione del 2003;

            il parere istruttorio conclusivo dell'AIA 2013 presenta un incremento del tenore di zolfo del carbone, rispetto a quello indicato precedentemente dal piano di risanamento della qualità dell'aria della Regione Lazio, passando dallo 0,3 per cento all'1 per cento. Di converso, con la mozione approvata dal Consiglio regionale del Lazio n. 60 dell'8 ottobre 2013 si è ulteriormente confermata la volontà e la necessità di far rispettare il limite sul tenore di zolfo allo 0,3 per cento per l'impianto a carbone di Torre Valdaliga Nord;

            la EEA, Agenzia europea per l'ambiente, nel novembre 2011 ha pubblicato uno studio sugli impatti sanitari, ambientali ed economici dell'inquinamento atmosferico dei principali impianti industriali europei, tra cui figura anche la centrale Enel, adoperando un metodo di indagine utilizzato anche nel processo "Enel-bis" sul caso di Porto Tolle e ripreso anche da Greenpeace nei propri studi;

            i risultati dello studio commissionato da Greenpeace nell'aprile 2012 per la centrale di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia, riprendendo la stessa metodologia utilizzata dall'EEA, stimano 13 morti premature e 156 milioni di euro di danni all'agricoltura per l'anno 2009 (tabella 13, dello studio "Enel today and tomorrow; hidden costs of the path of coal and carbon versus possibilities for a cleaner and brighter future dell'Istituto di ricerca indipendente "SOMO", autori Wilde, Ramsing, Racz, Scheele e Saarman);

            i periti dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) hanno recentemente quantificato per la centrale elettrica di Porto Tolle, riprendendo la stessa metodologia utilizzata da Greenpeace-Somo, 2,6 miliardi di euro di danni sanitari tra il 1998 e il 2009 e più di un miliardo per omessa ambientalizzazione. Tale stima del danno è attualmente usata dall'Avvocatura dello Stato che rappresenta i Ministeri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute contro Enel, alla quale si chiede di risarcire i danni causati nel tempo;

            dal registro europeo per il rilascio ed il trasferimento di inquinanti (E-PRTR) risulta che i dati forniti dall'ENEL sono eterogenei, rendendo difficile evidenziare correttamente l'andamento degli inquinanti; mancano del tutto i dati di emissione relativi al 2002 e 2003 e quelli dal 2005 al 2008 inclusi; dai dati aggregati si stima che tra il 2010 ed il 2012 (ultimo anno per il quale sono disponibili dati di emissione) la centrale di Valdaliga Nord ha emesso in atmosfera circa 10 tonnellate di benzene, circa 80 tonnellate di cadmio (dato del 2011 e 2012), 362 di cromo, e 67 chili di mercurio; dopo aver registrato una riduzione tra il 2001 ed il 2004, le emissioni di cloro sono quasi triplicate tra il 2009 ed il 2012, tornando ai livelli superiori a quelli registrati nel 2001; per quanto riguarda gli ossidi di zolfo, a fronte di un forte abbattimento delle emissioni registrato tra il 2001 ed il 2009, le quantità totali hanno ripreso a crescere passando dalle 1.200 tonnellate del 2010 alle 2.050 del 2012;

            nel decreto ministeriale n. 11 del 5 aprile 2013 di rinnovo dell'AIA (pagina 96 dell'allegato parere istruttorio conclusivo), i valori delle emissioni di monossido di carbonio (le cui emissioni sono più che raddoppiate passando da 817 tonnellate del 2010 alle 1.890 del 2012) per la centrale di Civitavecchia si discostano dai limiti di emissione associati all'utilizzo delle best available technique (30-50 mg/Nm3) previsto dal BREF (Reference document on best available techniques) sui grandi impianti di combustione (large combustion plants);

            la quota di controllo pubblico di ENEL, pari a circa il 30 per cento, dovrebbe tradursi in un indirizzo industriale per il Paese;

            il piano di monitoraggio e controllo trasmesso da Enel al Ministero dell'ambiente nel 2013 per Torre Valdaliga Nord mostra che i limiti sulle quantità di carbone utilizzabili e sulle ore di funzionamento vennero già superati nel 2012, quindi prima del riesame dell'AIA;

            non vengono applicate le migliori tecniche disponibili in relazione alle emissioni di monossido di carbonio;

            il Consiglio regionale del Lazio, con l'approvazione della mozione n. 60 del 2013, ha impegnato la Giunta a far rispettare il limite del tenore di zolfo inferiore allo 0,3 per cento nel combustibile anche per l'impianto di Torrevaldaliga Nord come previsto dal piano di risanamento della qualità dell'aria della regione Lazio;

            è noto come dai processi di combustione si liberino numerose sostanze tossiche, alcune bioaccumulabili, altre cancerogene, tra cui benzene, PM2.5, IPA, PM1 e nanoparticelle. Tra tutti i combustibili fossili, sicuramente il carbone è quello che bruciando, rilascia le maggiori quantità d'inquinanti;

            dalla combustione delle fonti fossili si libera anche quasi il 90 per cento del carbonio che si sta accumulando nell'atmosfera terrestre e che è responsabile dell'alterazione del clima e del conseguente riscaldamento globale;

            nonostante l'introduzione di filtri a manica per le "polveri fini" (PM), la loro emissione risulta di gran lunga superiore a quella del gas, anche se occorre dire che la capacità di trattenere il particolato da parte dei filtri si limita al PM10: i filtri sono assai meno efficaci sul PM 2.5 e praticamente inutili per trattenere le polveri ultra fini;

            da quanto riportato nelle conclusioni dal rapporto del Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario della Regione Lazio, pubblicato il 12 febbraio 2012, sulla valutazione epidemiologica dello stato di salute della popolazione residente nei comuni di Civitavecchia, Allumiere, Tarquinia, Tolfa e Santa Marinella, la popolazione residente a Civitavecchia nel periodo 2006-2010 presentava un quadro di mortalità per cause naturali (tutte le cause eccetto i traumatismi) e per tumori maligni in eccesso di circa il 10 per cento rispetto alla popolazione residente nel Lazio nello stesso periodo. Tale eccesso si conferma tra gli uomini residenti nell'area allargata a Civitavecchia, Allumiere, Tarquinia, Tolfa e Santa Marinella ma non tra le donne. In riferimento alla mortalità per cause tumorali, si osserva tra gli uomini residenti a Civitavecchia un forte eccesso di rischio per tumore polmonare e della pleura. L'analisi allargata ai comuni del comprensorio conferma l'eccesso di rischio per tumore polmonare. In questo periodo si osserva inoltre un eccesso di rischio di mortalità per infezioni acute respiratorie sia tra gli uomini che nelle donne, sia a Civitavecchia che nell'area allargata. L'analisi del ricorso alle cure ospedaliere conferma sostanzialmente il quadro delineato dallo studio della mortalità;

            in data 28 ottobre 2008 il Comune di Tarquinia (Viterbo) ed Enel Spa hanno sottoscritto l'accordo che disciplina i reciproci rapporti; l'accordo si inserisce nel più ampio ambito dell'«Accordo quadro relativo alle iniziative per la tutela della salute, dell'ambiente e dello sviluppo territoriale nell'area» del 4 luglio 2008, tra Regione Lazio, Province di Roma e Viterbo, Comuni di Civitavecchia, Allumiere, Santa Marinella, Tarquinia, Tolfa ed Enel. Lo studio che era previsto aveva una durata complessiva di 5 anni e doveva svolgersi, secondo le modalità definite nell'allegato tecnico, dal Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura (CRA), ente nazionale di ricerca e sperimentazione, posto sotto la vigilanza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; come da contratto è prevista l'istituzione di un comitato tecnico formato da rappresentanti del Comune, Enel, CRA e ARSIAL con lo scopo di monitorare l'andamento delle attività, verificare gli adempimenti contrattuali e approvare i rapporti tecnici; l'obiettivo dell'attività proposta mirava alla realizzazione di biomonitoraggio a partire dall'anno 2008 dell'area adiacente alla centrale di Civitavecchia, che è stata sottoposta alla conversione da olio combustibile a carbone, al fine di verificare a lungo termine l'eventuale impatto legato al fall-out di elementi contaminanti sui suoli agricoli e sulle produzioni vegetali;

            secondo quanto indicato nell'attività prevista dall'accordo tra Enel e Comune di Tarquinia per comprendere al meglio il ruolo delle diverse attività umane sul possibile aumento delle concentrazioni di metalli e metalli pesanti nel suolo era necessario individuare il loro valore naturale di fondo, o comunque, il valore relativo al tempo «zero» da porre in relazione alle concentrazioni successivamente riscontrate nei suoli da monitorare;

            attraverso comunicazione al Comune di Tarquinia (n.prot. 3717 del 4 febbraio 2014) e per conoscenza al CRA (Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura) e all'ARSIAL (Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione dell'agricoltura del Lazio), l'ENEL - Divisione generazione Energy management e mercato Italia - ha predisposto, tramite il CRA, il rapporto relativo alle attività di biomonitoraggio per la valutazione dei risultati nel periodo 2010-2013, dando disponibilità per la valutazione dei risultati nell'ambito del comitato tecnico come previsto dagli accordi del 28 ottobre 2008;

            nel 2010 Greenpeace ha commissionato all'università degli studi di Siena, una ricerca per effettuare rilevazioni circa la contaminazione da metalli pesanti, nell'area del "santuario dei cetacei", area che si estende in un tratto di mare di superficie di quasi 90.000 chilometri quadrati, compresa in quella porzione del mar Ligure e dell'alto Tirreno tra Liguria, Toscana e Costa Azzurra;

            l'università degli studi di Siena ha utilizzato esemplari di sogliole comuni, scelti perché "ottimi bioindicatori conducendo una vita stanziale a contatto con i sedimenti", per effettuare le rilevazioni circa la presenza di metalli pesanti;

            lo studio ha denotato come nell'area di Civitavecchia "il valore medio di mercurio (2,71 ppm p.f.) è 4 volte superiore al limite di legge (pari a 0,50 ppm p.f.), mentre la concentrazione massima riscontrata in uno dei sei campioni testati a Civitavecchia addirittura è di 10 volte il tenore massimo consentito per legge (5,0236 ppm p.f.)";

            nel 2008 a Civitavecchia è stata approvata la riconversione a carbone della centrale elettrica ENEL di Torre Valdaliga Nord, con VIA n. 680 del 4 novembre 2003 a pagina 18 della quale si può leggere che "relativamente al mercurio (…) si esprime perplessità riguardo al che le emissioni di tali inquinante possano essere effettivamente" azzerate;

            all'interno della VIA n. 680, si legge che "Relativamente alla concentrazioni in atmosfera del mercurio, si ritiene inoltre che le misure di questo inquinante debbano essere effettuate considerando la frazione presente allo stato di vapore";

            il giudizio positivo della VIA, vincola ENEL Produzione SpA all'osservanza di varie prescrizioni e campagne di monitoraggio, nonché alla pubblicazione annuale di un report contenente i dati delle misurazioni per le quali si raccomanda ''particolare attenzione dovrà essere posta nella misurazione di quei composti che possono essere presenti sia in associazione al particolato che allo stato di vapore";

            all'interno del portale del Ministero dell'ambiente è possibile visualizzare solo parte delle documentazioni tecnico-amministrative che riguarda il progetto "Centrale Termoelettrica da 2640 MW di Torrevaldaliga Nord nel Comune di Civitavecchia (Roma)" e riferito alla VIA; in particolare risultano assenti le voci "osservatorio ambientale" e "verifica di ottemperanza" del 4 luglio 2011, nonostante lo stato di entrambe le voci risulti concluso;

            all'interno delle verifiche di ottemperanza consultabili, con riferimento sul portale alle date 30 marzo e 15 novembre 2012 e protocollate in data 18 luglio e 24 luglio 2013, non risulta possibile consultare alcun tipo di dato se non il recepimento, da parte del Ministero dell'ambiente, dei pareri della commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale (CTVIA),

                    impegna il Governo:

            1) a riesaminare l'autorizzazione integrata ambientale per l'impianto di Torre Valdaliga Nord, al fine di ripristinare i parametri di esercizio previsti dal decreto di valutazione di impatto ambientale n. 680 del 2003, salvo ulteriori riduzioni, e di applicare l'utilizzo delle migliori tecniche disponibili per le emissioni di monossido di carbonio;

            2) a rendere trasparenti gli atti di discussione e permettere a organizzazioni non governative o comitati legalmente costituiti di partecipare ai tavoli decisionali che, di fatto, hanno influenzato e influenzeranno la salute dei cittadini, i destini e lo sviluppo economico dei territori direttamente interessati;

            3) a garantire il rispetto dei limiti imposti dal piano di riqualificazione dell'aria della Regione Lazio con particolare riguardo ai limiti emissivi del complesso delle 3 centrali termoelettriche insistenti sull'area urbana, assicurando in particolare che il decreto VIA rilasciato per l'impianto di Torre Valdaliga Sud, datato 5 aprile 2011, che prevede lo smantellamento di un gruppo di generazione, sia attuato;

            4) a dare attuazione alle compensazioni previste nella VIA di Torre Valdaliga Nord;

            5) a rispettare l'ordinanza del sindaco di Civitavecchia (datata 26 aprile 2013) e la mozione n. 180 del 15 aprile 2014 del Consiglio regionale del Lazio che vietano l'utilizzo di CSS (combustibile solido secondario) o CDR (combustibile da rifiuti) negli impianti industriali del territorio, anche in cocombustione;

            6) in considerazione dell'impatto cumulativo dell'inquinamento prodotto dalle 3 centrali, ad utilizzare le migliori tecniche in assoluto per il contenimento delle emissioni di polveri, in considerazione della non sufficiente efficacia degli attuali sistemi di filtraggio;

            7) a non prendere in considerazione alcun progetto di cattura e sequestro di anidride carbonica come misura di ambientalizzazione dell'impianto;

            8) a prevedere lo smantellamento dell'impianto entro il 2020;

            9) a predisporre un piano energetico alternativo che permetta l'attuazione di una graduale dismissione degli impianti a carbone presenti sul territorio nazionale, da attuarsi entro il 2025, contestualmente gli investimenti previsti a bilancio per interventi sugli impianti a carbone dovranno essere reindirizzati verso progetti di generazione diffusa di energia solo da fonti rinnovabili, di realizzazione di sistemi di accumulo domestici, di ripristino dei sistemi di accumulo a pompaggio idroelettrico, di miglioramento della rete di distribuzione e interventi di riduzione delle emissioni inquinanti per gli impianti a carbone.

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(*) Aggiungono la firma in corso di seduta le senatrici Catalfo e Bulgarelli

(1-00276) (17 giugno 2014)

CIOFFI, PETROCELLI, CASTALDI, CATALFO, MOLINARI, DONNO, PAGLINI, SCIBONA, PUGLIA, NUGNES, MARTELLI, MORONESE, GIROTTO, BERTOROTTA, SERRA, MANGILI, BULGARELLI, FUCKSIA, BLUNDO (*).

            Il Senato,

                    premesso che:

            il mercato energetico a livello globale sta vivendo una stagione di profondi cambiamenti. In Europa, nel corso degli ultimi 10 anni, i consumi finali di energia hanno registrato una progressiva evoluzione che ha modificato la composizione complessiva del mix delle fonti. In particolare, il petrolio e il nucleare evidenziano una contrazione, mentre il gas naturale, il carbone e le fonti energetiche rinnovabili hanno visto crescere il proprio contributo;

            dall'analisi dei dati contenuti nel rapporto ENI 2013 e dei dati di Eurogas, si evince come i consumi di gas a livello europeo (nella UE a 27 Paesi) abbiano raggiunto un picco in corrispondenza dell'anno 2005 (528,10 miliardi di metri cubi) per poi ridursi ai 468 del 2012 ed ai 462 miliardi di metri cubi del 2013;

            in Italia i consumi sono passati dagli 84 miliardi di metri cubi del 2005 ai 70 del 2013, al di sotto del livello del 2002. Per il 2023 Snam stima una domanda di 74 miliardi di metri cubi, inferiore a quella del 2003;

            la debolezza della domanda e il conseguente eccesso di offerta hanno comportato una tendenza generalizzata alla riduzione dei prezzi finali, sebbene con dinamiche divergenti in alcuni mercati europei. In tale contesto, occorre segnalare che il prezzo per i clienti residenziali in Italia resta il più elevato tra i principali mercati europei, arrivando a essere il 27 per cento più caro della media;

            le stime di Eurogas, sullo scenario base, indicano una richiesta complessiva di gas (nella UE a 28 Paesi) al 2035 pari solo al 7,5 per cento superiore a quella del 2010. Anche le stime dell'International energy agency (IEA) relative ai consumi europei al 2020 e al 2030 sono state riviste al ribasso in misura significativa rispetto a quelle elaborate nel 2012. Tale tendenza risulta essere particolarmente rilevante, in quanto dovrebbe portare gli operatori a posticipare o sospendere le scelte d'investimento in nuove infrastrutture;

                    considerato che:

            il dibattito in materia di energia a livello comunitario si è essenzialmente concentrato in questi ultimi anni sulla necessità della creazione di un mercato unico su base continentale e sull'individuazione di corridoi strategici per collegare i Paesi UE a nuovi bacini di produzione del gas. Solo una maggiore interconnessione, infatti, è in grado di garantire la flessibilità del sistema;

            nonostante gli sforzi compiuti in ambito comunitario, le interconnessioni tra i principali mercati nazionali sono rimaste limitate. Tuttavia, un importante passo avanti è stato compiuto con il regolamento sulla sicurezza di approvvigionamento di gas naturale (regolamento (UE) n. 994/2010), che impone precisi obblighi di rafforzamento delle interconnessioni tra i Paesi europei, prestando particolare attenzione alla reversibilità dei flussi. La possibilità di far fluire il gas tra due Paesi in entrambe le direzioni consente infatti alle infrastrutture di agire come una rete, compensando eventuali problemi di approvvigionamento di un Paese dirottando gas dagli altri;

            è stata quindi avviata a livello comunitario una nuova politica per le infrastrutture energetiche transeuropee. L'obiettivo di tali nuovi orientamenti è lo sviluppo e l'interoperabilità delle reti energetiche nazionali e la loro interconnessione a livello europeo, favorendo l'effettiva integrazione dei sistemi energetici dei diversi Stati membri, sia attraverso lo sviluppo di nuove infrastrutture, sia, ed è questo l'aspetto che appare più rilevante, tramite il potenziamento e l'ammodernamento di quelle già esistenti;

            in tale contesto, la Commissione ha individuato 4 corridoi prioritari per il gas, 3 dei quali interessano direttamente l'Italia, a dimostrazione del ruolo strategico che il Paese riveste nell'ambito delle direttrici di transito dei flussi di gas provenienti da sud/sud-est;

            in particolare, la finalità del corridoio nord-sud in Europa occidentale (NSI West gas), che interessa 11 Stati membri, tra cui l'Italia e la Spagna, ha come finalità quella di realizzare una migliore interconnessione dalla penisola iberica e dall'Italia all'Europa nord-occidentale con effetti positivi per la regione del Mediterraneo che potrebbe sfruttare al meglio le forniture provenienti dal corridoio africano e metterle in collegamento con le forniture dalla Norvegia e dalla Russia;

            lo sviluppo di tale corridoio consentirebbe, in particolare, di superare alcune criticità quali, ad esempio, il debole livello di interconnessione della penisola iberica che impedisce l'utilizzo ottimale dei numerosi terminali di rigassificazione presenti sul territorio spagnolo. In tale ambito, quindi, secondo quando riportato nello studio realizzato dalla Cassa depositi e prestiti, una priorità sarà il completamento dei collegamenti transfrontalieri tra Spagna e Francia. L'interconnessione con la rete francese attraverso i Pirenei ha infatti una capacità molto modesta e i progetti di potenziamento hanno accumulato negli anni continui ritardi;

            a causa di tali limitazioni tecniche, il mercato spagnolo si trova a poter disporre di quantità di gas in notevole quantità e l'esportazione nel resto dell'Europa occidentale avviene principalmente attraverso attività di reloading, con un aumento dei costi per gli acquirenti europei;

            da organi di stampa si è appreso che negli ultimi due anni Snam ha rilevato la società francese di trasporto e stoccaggio TIGF con una quota del 45 per cento (GIC 35 per cento ed EDF 20 per cento) e, in joint venture con l'operatore belga Fluxys, il 31,5 per cento di Interconnector UK, la pipeline sottomarina tra Regno Unito ed Europa continentale. Snam si trova quindi, sul fronte internazionale, in posizione strategica per la valorizzazione massima dei rigassificatori del Regno Unito e soprattutto di quelli iberici;

            la capacità di rigassificazione a livello europeo ha portato negli anni un contributo crescente all'importazione di gas, arrivando a coprire nel 2011 circa il 30 per cento della capacità di importazione totale, con una significativa concentrazione della stessa in pochi Paesi (Spagna e Regno Unito rappresentano i 2 terzi della capacità attuale europea);

            nell'attuale contesto della crisi russo-ucraina, che ha inevitabilmente generato nuove preoccupazioni riguardo alle forniture di gas russo all'Europa, l'associazione spagnola del gas (SEDIGAS) ha proposto la Spagna come possibile soluzione per l'Europa per ridurre la dipendenza dalla Russia. In particolare, l'associazione afferma che un gasdotto di 190 chilometri (Midcat), pianificato per essere costruito e diventare operativo tra il 2017 e il 2020, dovrebbe incrementare la capacità di connessione tra Spagna e Francia di 14 miliardi di metri cubi all'anno. Secondo le stime elaborate da Sedigas, in tal modo, il Paese iberico potrebbe arrivare a coprire fino al 10 per cento delle esportazioni russe di gas all'Europa occidentale;

            un articolo a firma di Luca Veronese, pubblicato sul quotidiano "Il Sole-24 ore" del 9 aprile 2014, evidenzia come il Ministro spagnolo dell'energia, José Manuel Soria, ritenga l'attuale crisi ucraina un elemento utile a «ripensare finalmente la strategia energetica di Bruxelles e può spingere a ridefinire la mappa dell'approvvigionamento energetico dell'Europa, per ridurre la dipendenza da alcuni fornitori»;

            la penisola iberica può contare su 7 rigassificatori (6 in Spagna e uno in Portogallo), dei 21 attivi in tutto in Europa, che coprono l'equivalente di 58,7 miliardi di metri cubi di gas, il 38 per cento della capacità di rigassificazione di tutto il continente. Attraverso i suoi terminal, il Paese iberico riceve via mare le grandi imbarcazioni che trasportano gas proveniente dall'Europa del nord, dall'Africa, dal Medio oriente e dall'America del sud;

            rilevato che:

            il focus sulla sicurezza energetica, realizzato dall'ISPI e relativo al periodo ottobre-dicembre 2013, afferma che dal punto di vista delle interconnessioni tra le reti del gas, "il sistema infrastrutturale nazionale appare pienamente adeguato";

            attualmente in Italia gli impianti di rigassificazione operativi sono 3: quello di Panigaglia (La Spezia) dove arriva gas importato dall'Algeria e dalla Norvegia; quello di Porto Levante (Rovigo), dove attraccano le navi gasiere provenienti da Qatar, Egitto, Trinidad & Tobago, Guinea equatoriale e Norvegia e il terminale galleggiante di Livorno, l'Offshore Lng Toscana (Olt). La capacità complessiva massima dei 3 rigassificatori è, secondo i dati del Ministero dello sviluppo economico, di 18 miliardi di metri cubi all'anno pari a circa il 28 per cento del fabbisogno nazionale 2013;

            con riferimento ai progetti per il potenziamento della rete di terminali di rigassificazione, occorre evidenziare che l'Italia è caratterizzata dalla presenza di numerosi progetti, molti dei quali tra loro alternativi. In considerazione del dato per cui le prospettive di crescita, soprattutto nell'ottica di un mercato comune su base europea, non giustificano un potenziamento delle infrastrutture con la creazione di nuovi terminali, non appare né strategicamente rilevante né economicamente ragionevole procedere nella costruzione di nuovi rigassificatori, quali quelli di Gioia Tauro e di Trieste, tenuto conto anche che, come si apprende dalla risposta all'atto di sindacato ispettivo 4-02173, presentato dal Movimento 5 Stelle presso la Camera dei deputati, resa il 3 giugno 2014, il terminale di rigassificazione di Panigaglia "dal marzo 2013 non è più operativo, in quanto nessuna nave di Gnl è stata prevista in scarico dagli importatori di Gnl" e quello di Livorno è fermo per mancanza di domanda di gas;

            nella risposta citata, il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, Claudio De Vincenti, ha sostenuto di voler riconoscere anche al terminale Olt il sistema di garanzia degli investimenti già previsto per ulteriori terminali e di cui già oggi godono non solo il terminale di rigassificazione di Panigaglia (che, come già detto, dal marzo 2013 non è più operativo) ma anche, in forme diverse, la rete di trasporto del gas e il sistema degli stoccaggi di gas;

            il fattore di garanzia è uno strumento tipico delle infrastrutture che vengono realizzate in regime regolato, nel quale le autorità di regolazione riconoscono ai gestori delle stesse infrastrutture una remunerazione minima anche in caso di loro sottoutilizzo;

            l'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha stabilito di riconoscere un fattore di garanzia all'impianto di Livorno a condizione che il Ministero dello sviluppo economico lo dichiari strategico. Nella risposta all'atto di sindacato ispettivo si sostiene che il Ministero "sta ancora valutando la richiesta presentata dalla società per verificarne i presupposti (il cambio di mercato mondiale del Gnl nel frattempo intervenuto, il calo della domanda di gas, il conseguente aumentato rischio d'investimenti, la possibilità di utilizzare il terminale anche come infrastruttura utile a far fronte alla domanda di picco di gas durante punte di freddo invernale eccetera); in tale valutazione rientra, ovviamente, l'aspetto di minimizzare comunque i costi per il sistema del gas, tenendo anche conto dei meccanismi di remunerazione che dovranno comunque essere previsti per i nuovi terminali da realizzare cui sarà attribuito il carattere di strategicità secondo le disposizioni della Sen e dell'articolo 3 del decreto legislativo n.93 del 2011";

            a riguardo, occorre ricordare che il 6 giugno 2014 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Presidente della Repubblica 25 marzo 2014, n. 85, recante "Regolamento per l'individuazione degli attivi di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, a norma dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21". In un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" del 21 maggio 2014, intitolato "Gas, le grandi opere inutili che ci verranno fatte pagare con la bolletta", il sottosegretario De Vincenti ha dichiarato che per le infrastrutture ricomprese tra gli attivi strategici "si prevederà la possibilità di recupero garantito (anche parziale), dei costi a carico del sistema, anche in caso di non pieno utilizzo". Ne consegue che il costo della remunerazione per impianti anche non operativi ma individuati come strategici sarà a carico del finanziamento pubblico, quindi dei cittadini;

            a conferma delle intenzioni del Governo, occorre rilevare che l'Italia è riuscita a far passare tale principio nella dichiarazione finale del G7: i costi di opere "necessarie per aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti, e che non possono essere costruite secondo le regole del mercato - vi si legge - potrebbero essere sostenuti attraverso quadri regolatori o attraverso il finanziamento pubblico";

            il quadro delineato si configura come palesemente irragionevole, in quanto, sotto il profilo della sicurezza, l'attuale capacità di importazione annua supera già del 65 per cento i consumi, il tasso di utilizzo di tubi e rigassificatori è appena il 54 per cento e su base giornaliera la somma tra capacità di import (329 milioni di metri cubi al giorno) e stoccaggi (al massimo 270 milioni di metri cubi) supera il record storico di domanda (465 milioni di metri cubi) anche in caso di interruzione temporanea nella fornitura del gas russo;

            considerato inoltre che:

            le scelte strategiche in campo energetico dovrebbero essere fatte in modo trasparente, razionale e partecipato. Ciò significa che alle valutazioni relative alla disponibilità, all'affidabilità ed al costo delle forniture energetiche dovrebbero accompagnarsi quelle relative alle implicazioni ambientali. Ciò vale, ovviamente, anche per le infrastrutture energetiche, di produzione, trasformazione e trasporto, tra le quali vi sono i terminali di rigassificazione del GNL, oltre alle centrali elettriche, ai metanodotti, agli elettrodotti, eccetera;

            non appare chiaro in base a quali scenari energetici complessivi e con quali obiettivi di garanzia per la sicurezza delle forniture e di impatto sul costo del gas naturale sono stati autorizzati i progetti aventi ad oggetto la realizzazione di nuovi terminali di rigassificazione, tenuto conto che occorrerebbe invece perseguire gli obiettivi stabiliti dall'Unione europea con riferimento ad un modello energetico effettivamente sostenibile, moderno ed efficiente, incentrato sulle fonti rinnovabili e sulla progressiva esclusione delle fonti fossili. L'Italia deve altresì dotarsi di una strategia più incisiva orientata all'efficienza energetica, che leghi il soddisfacimento del fabbisogno di energia con la sostenibilità a lungo termine dell'economia;

            i dati relativi agli anni 2012-2013 evidenziano che circa il 40 per cento del gas utilizzato nel nostro Paese viene impiegato per la produzione di energia elettrica, contribuendo a soddisfarne la domanda proveniente dalla rete per il 43 per cento (secondo i dati Aeeg 2012). Un maggior ricorso all'efficienza energetica e un incremento di produzione di energia da fonti rinnovabili comporterebbe quindi una riduzione delle richieste di gas ai fini della produzione di energia elettrica e, conseguentemente, una minore necessità di nuove infrastrutture di rigassificazione;

            anche nel contributo della Commissione europea al Consiglio europeo del 22 maggio 2013, si afferma che: «il conseguimento dell'obiettivo dell'UE del 20 per cento di efficienza energetica entro il 2020 si traduce in un risparmio equivalente a 1.000 centrali elettriche a carbone o a 500.000 turbine eoliche. L'efficienza energetica riduce la domanda di energia, le importazioni di energia e l'inquinamento. Offre inoltre una soluzione a lungo termine al problema della carenza di combustibili e dei prezzi elevati dell'energia. Nonostante il ruolo fondamentale che l'efficienza energetica svolge in termini di riduzione della domanda, attualmente soltanto una piccola parte del suo potenziale economico viene sfruttata»;

            il modello energetico fondato su grandi centrali e sullo sfruttamento dei combustibili fossili, negli ultimi anni, è sostanzialmente entrato in crisi. Continuare a tenere attivi impianti che usano il carbone causa enormi problemi ambientali e sottopone la collettività a rischi e costi inammissibili e duraturi;

            l'utilizzo di tali impianti non è conveniente neppure sotto il profilo economico, tenuto conto che secondo i dati del Gestore dei servizi energetici, nel 2012 il sussidio alle centrali a fonti fossili è stato pari a 2.166 milioni di euro, di cui 724,4 milioni direttamente a carico dei cittadini, e continuerà, sebbene riducendosi nel tempo, ancora fino al 2021;

            dalla documentazione acquisita dalla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato, nel corso delle audizioni sullo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica, si apprende che, secondo quanto riferito da Legambiente nel documento depositato in occasione dell'audizione del 28 maggio 2014, la Commissione europea «stima che, al netto degli investimenti necessari, ridurre l'utilizzo di fonti fossili può garantire un risparmio annuo di 21 miliardi di euro per il periodo 2011-2015, che salgono a 178 miliardi per il 2016-2020 e a 311 miliardi per il 2021-2025 sino a raggiungere 363 miliardi nel periodo 2026-2030». Al raggiungimento di tale obiettivo può dare un contributo importante il settore delle rinnovabili. Grazie al raggiungimento dell'attuale obiettivo vincolante del 20 per cento si prevede, secondo la documentazione di Legambiente, un incremento netto del PIL europeo dello 0,25 per cento al 2020 e dello 0,45 per cento, passando al 45 per cento entro il 2030. Con un impatto occupazionale rilevante. Dagli attuali 1,2 milioni di occupati si passerebbe a 2,7 milioni nel 2020 e 4,4 milioni nel 2030,

                    impegna il Governo:

            1) a promuovere in sede europea una maggiore integrazione del mercato interno dell'energia, anche attraverso il potenziamento delle interconnessioni tra le reti dei vari Paesi europei al fine di assicurare il pieno utilizzo dell'esistente capacità di trasporto;

            2) a promuovere presso le competenti sedi europee una migliore interconnessione con i terminali di rigassificazione esistenti sulla penisola iberica, favorendo il completamento dei collegamenti transfrontalieri tra Spagna e Francia, anche al fine di garantire una maggiore diversificazione dei Paesi fornitori;

            3) a non procedere alla realizzazione di nuovi impianti di rigassificazione, tenuto conto dell'adeguatezza infrastrutturale del nostro Paese in un periodo in cui le prospettive di crescita del settore del gas, soprattutto nell'ottica di un mercato comune su base europea, non giustificano un potenziamento delle infrastrutture con la creazione di nuovi terminali e dell'impatto che le medesime infrastrutture hanno sull'ambiente e sulle comunità in cui insistono;

            4) a sospendere tutti i procedimenti autorizzatori in corso per la realizzazione di terminali di rigassificazione;

            5) a contribuire in ambito europeo allo sviluppo sostenibile e alla tutela dell'ambiente, in particolare favorendo l'integrazione dell'energia da fonti rinnovabili nella rete di trasmissione;

            6) a predisporre una nuova strategia energetica nazionale, adeguata a perseguire efficacemente gli obiettivi del protocollo di Kyoto e volta a favorire un sistema energetico distribuito, fondato sul risparmio energetico, sull'efficienza e sulle fonti rinnovabili;

            7) ad adottare opportune iniziative, anche di carattere normativo, finalizzate alla definitiva eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, diretti ed indiretti, che inquinano l'aria, danneggiano la salute e sono la principale causa dei cambiamenti climatici, partendo da quelli finanziati a carico della bolletta elettrica;

            8) ad avviare una politica industriale ed energetica per la riduzione progressiva fino alla completa eliminazione dell'uso del carbone per la produzione di energia elettrica e la conseguente riconversione delle centrali che oggi utilizzano tale combustibile.

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(*) Firma aggiunta in corso di seduta

(1-00277) (17 giugno 2014)

BITONCI, CONSIGLIO, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, COMAROLI, CROSIO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            le problematiche relative alla grande debolezza strutturale dell'approvvigionamento energetico dell'Italia e alla crescente dipendenza energetica del Paese dall'estero, se pur annose, rimangono sempre di grande attualità;

            l'Italia, a differenza degli altri Paesi europei, è infatti priva di risorse energetiche proprie, e ciò rappresenta una forte minaccia allo sviluppo di un settore energetico veramente efficiente e competitivo;

            le strategie di sicurezza degli approvvigionamenti fino ad oggi adottate a livello europeo hanno cercato di fornire delle risposte concrete per la drastica riduzione dei rischi legati alla forte dipendenza energetica nei confronti di Paesi esteri; mentre, in Europa, la strada perseguita in questi anni è stata quella di aumentare la diversificazione delle fonti energetiche, a livello nazionale è mancata una politica energetica in grado di alleggerire la dipendenza dalle importazioni estere;

            l'Italia dipende dall'estero per circa i 4 quinti della sua energia primaria e per quasi il 90 per cento del suo gas. Il metano, nonostante il forte calo dei consumi degli ultimi anni, rappresenta una fonte di approvvigionamento strategica per il nostro Paese, soprattutto per il suo rilevante impiego in campo domestico, industriale e nella generazione di elettricità;

            negli ultimi anni le importazioni di gas dalla Russia hanno acquisito grande rilevanza. Nel 2013 il gas russo ha coperto il 50 per cento delle importazioni e il 43 per cento dei consumi. Guardando ad altri Paesi, in Libia le esportazioni di gas verso l'Italia non sono mai tornate ai livelli pre-guerra e sono tuttora minacciate dalle turbolenze interne, mentre in Algeria si sono verificati nell'ultimo anno inattesi cali dei flussi di gas;

            è necessario conseguentemente realizzare una politica energetica che sia in grado di garantire un approvvigionamento sicuro di gas attraverso uno sfruttamento congiunto di tutte le tecnologie disponibili, allo scopo di svincolare il Paese dalla dipendenza di singoli Paesi esportatori che, come sempre più spesso accade, a causa delle loro turbolenti politiche interne finiscono inevitabilmente con il condizionare le strategie energetiche dell'Italia;

            la realizzazione di rigassificatori nel nostro Paese permette una forma alternativa di rifornimento di gas da Paesi diversi, rendendo concreta una pluralità di scelta nei rifornimenti, e quindi una maggiore sicurezza nell'approvvigionamento energetico;

            considerato che negli ultimi anni nel settore si sono sviluppate nuove tecnologie, con particolare riferimento alla realizzazione di navi metaniere di ultima generazione che permettono la trasformazione del metano dalla forma liquida a quella gassosa direttamente sulla nave stessa, con un impatto visivo e psicologico decisamente minore rispetto agli impianti realizzati a terra,

            impegna il Governo a puntare sullo sviluppo di tecnologie avanzate attraverso l'impiego di navi metaniere di ultima generazione per la trasformazione del metano dalla forma liquida a quella gassosa direttamente a bordo, anche eventualmente rivedendo i progetti in corso di autorizzazione se sviluppati secondo tecnologie con impianti realizzati a terra, ormai superate.

(1-00279) (18 giugno 2014)

PUPPATO, TOMASELLI, MARINELLO, ZELLER, CALEO, CARIDI, MERLONI, DALLA ZUANNA, DI BIAGIO, ASTORRE, CUOMO, DE MONTE, FABBRI, FISSORE, GIACOBBE, MANASSERO, MIRABELLI, MORGONI, ORRU', SOLLO, VACCARI. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            le analisi condotte da diverse istituzioni internazionali di ricerca nel settore dell'energia, tra queste, in particolare, l'Agenzia internazionale per l'energia (IEA), individuano alcune tendenze nel settore energetico che dovrebbero caratterizzare lo scenario globale in un arco di tempo di 20-25 anni;

            in particolare, tra le fonti di energia, il gas e le rinnovabili sono ad oggi quelle maggiormente in espansione, a scapito invece del petrolio. Quanto al carbone si stima un forte calo di domanda dei Paesi OCSE, dal 20 al 15 per cento, nonostante un incremento di Paesi come Cina e India;

            nel 2008 l'Unione europea ha varato il "pacchetto clima - energia", noto con il nome di "pacchetto 20-20-20", contenente una serie di obiettivi energetici e climatici da conseguire entro il 2020 quali: l'impegno unilaterale della UE a ridurre di almeno il 20 per cento entro il 2020 le emissioni di gas serra rispetto ai livelli registrati nel 1990; il raggiungimento della quota di energie rinnovabili al 20 per cento; il raggiungimento di un livello di efficienza energetica attraverso la riduzione del 20 per cento di consumo di energia primaria;

            il 22 gennaio 2014, la Commissione europea, con una "Comunicazione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni", ha presentato il quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030 contenente un pacchetto di proposte in materia di politica energetica e ambientale. Le misure proposte riguardano: la riduzione, entro il 2030, delle emissioni di gas a effetto serra del 40 per cento rispetto ai dati del 1990; aumento della quota di energie rinnovabili del 27 per cento; raggiungimento di politiche maggiormente ambiziose in tema di efficienza energetica; un nuovo sistema di governance che assicuri una maggiore competitività e sicurezza al sistema energetico;

            come sottolineato dalla stessa Commissione, la transizione verso un sistema energetico sostenibile e al contempo sicuro e competitivo necessita di un aumento significativo della quota di energie rinnovabili. La produzione di tali energie all'interno del territorio europeo, nel quadro di una maggiore sensibilità ambientale, consentirebbe all'Unione di ridurre il suo disavanzo commerciale relativo ai prodotti energetici e di ridurre i rischi derivanti da eventuali interruzioni di approvvigionamento dall'estero. Inoltre, le medesime energie costituirebbero un volano di crescita nel settore delle tecnologie innovative;

            la scelta di aumentare la quota per le energie rinnovabili comporta l'impegno per gli Stati membri, al fine di incentivare lo sviluppo del settore, di superare l'attuale sistema di incentivi. Gli incentivi attualmente previsti, infatti, non solo non sarebbero idonei a promuovere la ricerca, ma costituirebbero, addirittura, un fattore di distorsione del mercato;

            il 21 marzo 2014, in occasione della riunione del Consiglio europeo, si è evidenziato come, in un quadro orientato verso la fine della crisi economica e finanziaria, cruciale importanza ricopra il nesso tra la strategia Europa 2020, la competitività industriale e le politiche in materia di clima ed energia. Conseguentemente, risulta indifferibile per il nostro Paese l'adozione di una politica nazionale volta a garantire prezzi accessibili dell'energia, competitività, sicurezza nell'approvvigionamento e il conseguimento degli obiettivi climatici e ambientali in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, energie rinnovabili e, infine, efficienza energetica;

                    considerato che:

            il gas naturale è riconosciuto da tempo come il più pulito tra i combustibili fossili. La sua combustione produce soprattutto vapore acqueo e anidride carbonica in quantità limitata e di gran lunga inferiore rispetto a petrolio e carbone. Pertanto, il suo utilizzo come fonte di energia risulta complessivamente, ai fini della realizzazione di una "economia a basse emissioni", assai preferibile rispetto all'utilizzo degli altri combustibili fossili, ed in particolare al funzionamento di impianti di produzione di energia elettrica a carbone;

            in merito alla capacità di rigassificazione degli impianti italiani, che attualmente, sommata alle capacità esistenti di importazione attraverso gasdotti, risulta essere in questo periodo superiore alla domanda specifica di gas, è necessario tenere in considerazione l'importanza delle infrastrutture di approvvigionamento nel loro carattere strategico, dovuto alla necessità di conseguire una maggior offerta di gas sul mercato nazionale a prezzi competitivi e più efficaci condizioni di concorrenza, nonché di aumentare la sicurezza e la diversificazione delle rotte e delle fonti di approvvigionamento;

            i terminali di rigassificazione, infatti, rispetto ai gasdotti diretti dall'estero, presentano una maggiore flessibilità, dato che non vincolano l'importazione a un unico fornitore estero e favoriscono l'ingresso diretto di nuovi operatori nel mercato italiano del gas naturale, conducendo altresì, attraverso il rifornimento di gas sui mercati cosiddetti spot, ad una possibile diminuzione del prezzo del gas per il consumatore, come evidenziato anche in sede di audizioni presso la 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui prezzi dell'energia elettrica e del gas come fattore strategico per la crescita del sistema produttivo del Paese;

            la programmazione di nuove infrastrutture, previste anche dalla strategia energetica nazionale, deve tenere conto della necessità di realizzare un eccesso strutturale dal lato dell'offerta di gas, sia per sviluppare meccanismi concorrenziali all'interno del mercato italiano, sia per considerazioni di sviluppo strategico, dal momento che sarebbe auspicabile che il sistema italiano del gas naturale divenisse, da semplice centro di consumo, una via di transito di gas verso i mercati del centro Europa, con l'opportunità di creare in Italia un hub mediterraneo per lo scambio di gas, con vantaggi competitivi per i prezzi del gas e l'economia del Paese e la sicurezza delle forniture;

            le scelte dell'amministrazione in ordine all'autorizzazione di terminali di rigassificazione derivano dalle valutazioni compiute in sede di definizione della strategia energetica nazionale, adottata nel 2013 con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e in attuazione delle esigenze di programmazione energetica fino al 2020;

            a tali fini, oltre al completamento dei gasdotti con terminali nel nostro Paese, risulterebbe necessario garantire la funzionalità di ulteriori rigassificatori, che andrebbero ad aggiungersi a quelli funzionanti delle aree marine antistanti Rovigo e Livorno, e a Panigaglia (La Spezia), anche al fine di garantirsi da riduzioni del flusso di gas già in atto, come ad esempio in relazione alle forniture provenienti dall'Algeria, nonché eventuali e possibili rischi di future riduzioni determinate da ragioni geopolitiche considerati i siti di provenienza;

            nel merito della sicurezza e dell'impatto ambientale degli impianti di rigassificazione esistenti, nonché dei progetti tuttora in itinere autorizzativo, detti elementi andrebbero valutati sulla base della normativa esistente a tutela dell'ambiente e della salute. Nel caso specifico del progetto dell'impianto di rigassificazione di Gioia Tauro (Reggio Calabria), esso non verrà realizzato se non con piena garanzia rispetto ai pericoli legati alla sismicità del sito; per quanto riguarda invece i due progetti di terminali di rigassificazione nel golfo di Trieste, per l'impianto on-shore è stato adottato un provvedimento di sospensione dell'efficacia della VIA, mentre per quello offshore è stato adottato il provvedimento di VIA negativa;

            al riguardo, occorre sottolineare come la normativa italiana in materia di VIA-VAS sia sufficientemente stringente in merito alla tutela del rispetto dei valori ambientali, del principio di precauzione e al fine di garantire che le procedure autorizzative di qualsivoglia progetto di infrastruttura siano principalmente mirate a prevenire i rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l'ambiente;

            rilevato che:

            in merito alla questione della produzione di energia elettrica a carbone, con particolare riguardo agli effetti su salute e ambiente degli impianti attualmente in funzione nell'area di Civitavecchia, risulta necessario, oltre all'effettuazione di stringenti controlli sulle emissioni, procedere alla messa a punto di un adeguato e capillare studio epidemiologico sulla popolazione interessata, anche a seguito del rinnovo dell'autorizzazione integrativa ambientale (AIA) nel marzo 2013, relativo all'impianto di Valdaliga Nord, per consentire alle autorità locali e regionali di valutare la qualità e l'adeguatezza degli impianti esistenti e più in generale di valutare l'impatto dell'attività di ogni singola realtà produttiva, porto compreso, sulla salute dei cittadini;

            a tali fini, sarebbe altresì importante definire a livello nazionale linee guida per procedere agli studi epidemiologici attualmente mancanti. I dati storici, infatti, evidenziano un aggravamento delle condizioni sanitarie di vita dei residenti nei comuni di Civitavecchia e dintorni, tali da dover essere tenute in debita considerazione. In tal senso dovrebbero attivarsi i Ministeri competenti, anche di concerto con la Regione Lazio e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, affinché sia condotto uno studio attento che potrebbe muovere, sperimentalmente, proprio dalla zona di Civitavecchia;

            contestualmente, sembra necessario procedere ai necessari controlli e ad adeguate valutazioni complessive sui 2 impianti funzionanti; in effetti, l'impianto più obsoleto richiederà con ogni evidenza, nei prossimi anni, una riconversione, che garantisca tuttavia il mantenimento dei posti di lavori esistenti, mentre l'impianto più recente appare tecnologicamente molto evoluto, ma rappresenta pur sempre un'indubitabile fonte di incremento delle emissioni di polveri in atmosfera. Sembra dunque necessario verificare, e far conseguentemente rispettare i limiti imposti dal piano di riqualificazione dell'aria della Regione Lazio, con particolare riferimento al contenuto di zolfo nei combustibili utilizzati nelle due centrali termoelettriche esistenti, e più in generale dagli opifici industriali presenti nel comprensorio di Civitavecchia, nonché delle navi mercantili e da crociera che transitano nel porto di Civitavecchia;

            allo stesso tempo, è necessario assicurare il rispetto delle prescrizioni AIA relative all'impianto di Torre Valdaliga Sud del 5 aprile 2011 e far osservare tutte le prescrizioni e compensazioni previste nella VIA di Torre Valdaliga Nord, qualora non compiutamente rispettate da Enel,

                    impegna il Governo:

            1) a procedere in tempi congrui all'aggiornamento della strategia energetica nazionale, puntando a una strategia energetica e a una politica ambientale in grado di garantire la graduale diminuzione dell'utilizzo dei combustibili fossili, perseguire gli obiettivi del protocollo di Kyoto e favorire un sistema energetico distribuito, fondato sul risparmio energetico, sull'efficienza e sulle fonti rinnovabili;

            2) a realizzare, in particolare, una politica industriale ed energetica che riduca progressivamente l'uso del carbone per la produzione di energia elettrica, definendo una vera e propria "roadmap di decarbonizzazione" che riguardi tutti i settori, dall'elettrico ai trasporti, dall'industria ai servizi, per perseguire gli obiettivi comunitari previsti al 2050, fissando obiettivi intermedi almeno decennali (2030 e 2040);

            3) a mettere in atto ogni iniziativa utile a realizzare, in tempi ravvicinati, gli obiettivi di efficienza energetica indicati a livello europeo;

            4) ad attivare un'indagine epidemiologica nazionale nelle aree esposte al rischio di inquinamento;

            5) a procedere, nell'ambito delle proprie competenze, alle opportune iniziative normative in materia ambientale e sanitaria, relativamente alle attività di monitoraggio e controllo con particolare riferimento agli impianti industriali altamente inquinanti;

            6) ad intraprendere, in linea con le conclusioni del Consiglio europeo del 22 maggio 2013, opportune iniziative finalizzate alla cancellazione dei sussidi ai combustibili fossili, a partire da quelli individuati dall'OCSE e quelli finanziati a carico della bolletta elettrica;

            7) a procedere all'efficientamento delle reti di trasporto dell'energia, ed in particolare a favorire la transizione delle reti esistenti in "reti intelligenti", le "smart grid", in grado di integrare intelligentemente le azioni di tutti gli utenti connessi (consumatori e produttori, "prosumer") al fine di distribuire energia in modo efficiente, sostenibile, economicamente vantaggioso e sicuro, in tempi congrui e pienamente rispondenti alla sempre più capillare diffusione di nuovi impianti di generazione da fonti rinnovabili.

(1-00280) (18 giugno 2014)

PELINO, PERRONE, GALIMBERTI, BOCCA, MESSINA, LIUZZI, MALAN, RAZZI, GIRO. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            nel nostro Paese l'attività di produzione di energia elettrica è molto importante;

            sono operative molteplici centrali di iniziativa privata le quali offrono innumerevoli posti di lavoro che, in questo momento di grave e perdurante crisi economica, devono essere salvaguardati tenendo presenti le dinamiche delle economie locali e il livello occupazionale delle varie aree nelle quali sono insediate;

            la produzione di energia elettrica, in Italia, è pari a circa 300.000 GWh all'anno, non sufficienti a soddisfare il fabbisogno complessivo;

            la normativa italiana che regola le attività di produzione di energia elettrica è fortemente attenta alle ragioni di tutela della salute e dell'ambiente, soprattutto in favore delle comunità locali situate in prossimità delle aree interessate dagli impianti;

            l'impianto di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia (Roma) è in grado di soddisfare il 50 per cento del fabbisogno di energia elettrica del Lazio, pari a circa il 4 per cento dei consumi nazionali. Grazie alle tecnologie utilizzate, le più avanzate disponibili, la centrale offre il miglior rendimento della sua categoria e riduce in modo notevole l'impatto ambientale;

            rispetto al precedente impianto a olio combustibile, tutte le emissioni sono state fortemente ridotte: 61 per cento quelle di ossidi di azoto, 88 per cento quelle di polveri e di anidride solforosa (inferiori del 50 per cento rispetto ai limiti posti a tutela dalla salute e dell'ambiente dalle stringenti normative europee);

            la depurazione dei fumi è garantita da sistemi ad altissima efficienza. Per quanto riguarda le emissioni, con i filtri a manica i fumi passano attraverso un tessuto in grado di bloccare le particelle e di trattenere oltre il 99,9 per cento del particolato totale;

            i sistemi di trasporto e di movimentazione del carbone sono inoltre completamente sigillati: il combustibile non entra mai in contatto con l'aria. L'investimento complessivo è stato 2 miliardi di euro circa. Nella realizzazione dell'opera sono state impiegate 3.500 persone (più 450 tecnici Enel) per 20 milioni di ore lavorate;

            l'impianto, con una capacità totale di 1.980 MW, è composto da 3 gruppi, uno in meno del vecchio impianto a olio combustibile. Tale riduzione di taglia comporta un abbattimento del 18 per cento delle emissioni di anidride carbonica (CO2);

                    considerato che:

            nel 2010 l'Autorità per l'energia elettrica e il gas (Aeeg) ha riconosciuto crediti per quote di emissioni di anidride carbonica pari a 100,8 milioni di euro grazie alla riconversione a carbone pulito della centrale di Torre Valdaliga Nord, che quindi ha ridotto drasticamente le emissioni;

            la centrale ha altresì avviato un progetto di tutela dell'ecosistema, tramite un monitoraggio marino delle componenti chimiche delle acque per tutelare la Posidonia oceanica, estendendo l'area protetta fino a 435 ettari;

            sono solo 13 le centrali a carbone italiane e la loro quota pesa esclusivamente per il 12 per cento nel mix energetico nazionale (contro una media mondiale del 40 e una europea intorno al 33 per cento). Il restante è costituito da un 60 per cento di produzione di energia da gas naturale, 8 da olio combustibile e 20 da fonti rinnovabili;

            l'Italia, come ha affermato il presidente di Assocarboni Andrea Clavarino, "è più avanti di tutti nel carbone pulito e la centrale di Civitavecchia è un gioiello" e ancora: "In totale negli ultimi anni sono stati investiti 6 miliardi di euro per il miglioramento delle nostre centrali e ciò ha permesso di ridurre l'inquinamento e di raggiungere un grado di efficienza del 40 per cento, superiore alla media europea del 35",

                    impegna il Governo:

            a) tenuto conto della comunicazione della Commissione del 13 novembre 2008 intitolata «Efficienza energetica: conseguire l'obiettivo del 20 per cento» di riduzione di energia primaria, a produrre una relazione da presentare alle Camere nella quale siano evidenziati gli eventuali ostacoli in Italia per l'attuazione di misure efficaci volte a tale obiettivo e le misure sino ad oggi adottate, e che si adotteranno, per superarli;

            b) tenuto conto dei dossier e dei dati già in possesso del Ministero della salute sui siti inquinati e altamente inquinati in Italia, a produrre una relazione da presentare alle Camere nella quale siano elencati tutti i siti di produzione di energia che rappresentano un serio problema per la salute dell'uomo in termini di aumento di malattie e di decessi e le strategie, o proposte, che sino ad oggi i Ministeri competenti (sviluppo economico e della salute) hanno sinergicamente elaborato, per quei siti, al fine di salvaguardare la produzione di energia e tutelare la salute dell'uomo;

            c) a produrre una relazione da presentare alle Camere nella quale si valuti se le modalità di gestione degli incentivi per il fotovoltaico abbiano rappresentato uno sperpero di risorse finanziarie pubbliche, con scarsi benefici sui costi dell'elettricità prodotta, con problemi di smaltimento a fine vita e, soprattutto, con una crescita esagerata in pochi anni, o abbiano realmente contribuito e contribuiscano in maniera rilevante ad un'efficienza energetica per l'Italia .

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Anitori, Astorre, Bignami, Bitonci, Bubbico, Caleo, Cassano, Cattaneo, Ciampi, Compagna, Della Vedova, De Monte, De Pietro, De Pin, De Poli, D'Onghia, Fattori, Fedeli, Longo Fausto Guilherme, Maturani, Minniti, Monti, Nencini, Olivero, Palermo, Piano, Pizzetti, Ricchiuti, Rizzotti, Romani Maurizio, Romani Paolo, Tocci, Valentini, Vicari, Volpi e Zin.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Casini, per attività della 3ª Commissione permanente; Latorre, per attività della 4a Commissione permanente; Mucchetti, per attività della 10a Commissione permanente; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe, Marton e Stucchi, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Floris, Panizza e Scilipoti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro della difesa, con lettera in data 13 giugno 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, relativa all'anno 2013, corredata dal rapporto sull'attività di analisi e revisione delle procedure di spesa e dell'allocazione delle relative risorse in bilancio, di cui all'articolo 9, comma 1-ter e 1-quater, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 4a e alla 5a Commissione permanente (Doc. CLXIV, n. 13).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 13 giugno 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, relativa all'anno 2013.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. CLXIV, n. 14).

Il Ministro della salute, con lettera in data 16 giugno 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8 della legge 14 dicembre 2000, n. 376, la relazione sullo stato di attuazione della legge concernente "Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping" e sull'attività svolta dalla Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, relativa all'anno 2013.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a e alla 12a Commissione permanente (Doc. CXXXV, n. 2).

Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 11 giugno 2014, ha inviato - ai sensi dell'articolo 11, comma 5, della decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213 - la comunicazione concernente la nomina della professoressa Anna Maria Ajello a Presidente dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI) (n. 29).

Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, alla 7a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 16 giugno 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 17, comma 9, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione, approvata dalla Corte stessa a Sezioni riunite il 30 maggio 2014, sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri relativamente alle leggi pubblicate nel quadrimestre gennaio-aprile 2014 (Doc. XLVIII, n. 6).

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente.

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 10 giugno 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 13, comma 5, del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 786, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 51, e della legge 5 giugno 2003, n. 131, la relazione, approvata dalla Sezione delle autonomie della Corte stessa con deliberazione n. 15/2014 in data 27 maggio 2014, sugli organismi partecipati degli enti territoriali.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 327).

Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni

Il Difensore civico della regione Veneto, con lettera in data 20 maggio 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2013 e nel primo trimestre 2014.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CXXVIII, n. 20).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Lo Giudice, Cucca, Puglisi e Giacobbe hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01045 della senatrice Orrù ed altri.

I senatori Morra, Mangili, Bottici, Bertorotta, Girotto, Taverna, Catalfo, Bulgarelli, Montevecchi, Castaldi e Endrizzi hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02339 del senatore Airola ed altri.

Mozioni

SERRA, BERTOROTTA, VACCIANO, PETROCELLI, BLUNDO, GAETTI, MOLINARI, SANTANGELO, MANGILI, PUGLIA, BUCCARELLA, PAGLINI, CATALFO, GIROTTO, NUGNES, MORONESE, AIROLA, TAVERNA, BOTTICI, DONNO, FATTORI, LEZZI, BULGARELLI, LUCIDI, CIAMPOLILLO, MARTELLI, GIARRUSSO, CASTALDI - Il Senato,

premesso che:

Saras raffinerie sarde SpA è una società per azioni italiana, fondata nel 1962 da Angelo Moratti, operativa nel settore della raffinazione del petrolio e nella produzione di energia elettrica;

Saras è uno dei principali operatori europei nella raffinazione del petrolio grezzo e vanta la raffineria più grande del Mediterraneo per capacità produttiva e uno dei 6 super site, per complessità, in Europa occidentale che conta circa 2.000 dipendenti;

l'attività della società si è sempre concentrata nel settore della raffinazione petrolifera, presso la raffineria di Sarroch (Cagliari), nella costa sud occidentale della Sardegna, a circa 20 chilometri dal capoluogo di regione, con una capacità di lavorazione di circa 15 milioni di tonnellate annue (300.000 barili al giorno) e rappresenta circa il 15 per cento della capacità di raffinazione italiana;

l'agglomerato industriale di Sarroch si estende su una superficie di 734,56 ettari, occupati per il 90 per cento dalla raffineria di petrolio della Saras e dalle attività petrolchimiche e di servizio collegate;

gli impianti di raffineria e le attività petrolchimiche della società sono da anni oggetto della preoccupata attenzione dei cittadini e recentemente degli organi istituzionali per questioni che riguardano la salute pubblica;

il Comune di Sarroch è impegnato da molti anni in un'importante campagna di monitoraggio ambientale e controllo sulla salute della popolazione residente e, pertanto, sono state avviate negli anni diverse indagini epidemiologiche;

uno studio effettuato nell'anno 2007, su incarico e per conto del Comune di Sarroch nell'ambito del progetto "Sarroch ambiente e salute", in collaborazione con eminenti studiosi e docenti universitari, con il coordinamento scientifico del professor Annibale Biggeri, ha evidenziato l'alta incidenza di malattie respiratorie e di tumori del polmone e della pleura;

nel febbraio 2012 il dottor Pierluigi Cocco (del Dipartimento di sanità pubblica, Sezione di medicina del lavoro, dell'università degli studi di Cagliari) ha pubblicato uno studio su "Epidemiologia & prevenzione" (sulla rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia), nel quale viene testualmente affermato riguardo all'incidenza dei linfomi non-Hodgkin per il periodo 1974-1993 "che la popolazione maschile, ma non quella femminile, residente nel distretto sanitario di Cagliari ovest, escludendo la città di Cagliari, presentava un rischio elevato di emolinfopatiemaligne, e in particolare di leucemie. I rischi più elevati di leucemie si manifestavano nel Comune di Pula, Sarroch e Assemini";

i rischi per la salute sono confermati dal "Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Regione Sardegna" e dal rapporto "Sentieri" (cioè Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinanti), promosso dal Ministero della salute e pubblicato nel 2012;

il 27 febbraio 2013 sulla rivista internazionale di epidemiologia dell'università di Oxford "Mutagenesis" sono stati pubblicati i risultati di una ricerca svolta da un gruppo internazionale di ricercatori, condotta tra il 2006 e il 2007. Lo studio ha comparato i livelli di alcuni parametri fisiologici di 75 bambini residenti nell'area industriale di Sarroch con quelli di 73 bambini, risiedenti nell'area rurale di Burcei. Nelle stesse aree sono stai fatti campionamenti di misurazione dei tipici inquinanti industriali;

i risultati della ricerca dell'università di Oxford hanno messo in evidenza che a fronte di più alte concentrazioni di inquinanti quali benzene, metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici, corrispondeva un maggior tasso di alterazioni del DNA nell'epitelio nasale dei soggetti analizzati;

considerato che:

questi risultati sono in linea con quanto evidenziato in studi condotti presso la centrale termica di Taichung in Taiwan e Pancevo in Serbia, luoghi con alte concentrazioni di inquinanti atmosferici e di incidenza tumorale;

secondo gli ultimi dati disponibili dall'European pollutant release and transfer register (E-PRTR), la raffineria Saras rilascia direttamente in aria, tra l'altro, oltre 20 tonnellate di benzene, oltre 22 chili di cadmio, circa 11 tonnellate di cloro, oltre 35 chili di mercurio, 2 tonnellate di cromo, 1.890 tonnellate di composti organici volatili e 275 tonnellate di PM10;

alla luce dei dati riportati, l'impatto sanitario ed ambientale delle zone circostanti al polo industriale risulta essere devastante con un rischio di insorgenza di patologie tumorali e affezioni croniche dell'apparato respiratorio molto più alto che nel resto del Paese;

considerato inoltre che:

la Saras è una realtà aziendale e rappresenta 50 anni di cultura imprenditoriale e operaia che offre migliaia di posti di lavoro, tuttavia non si può non tener conto della salute dei cittadini e dei bambini che vivono vicino all'area industriale;

la Sardegna è la regione con l'area contaminata più vasta d'Italia, pari a 445.000 ettari secondo il dato diffuso nel 2011 da Greenpeace;

la Sardegna è una regione che vive di turismo, grazie alla sua bellezza paesaggistica: è dunque necessario intervenire in modo decisivo per mettere in sicurezza territorio, lavoratori e tutti i cittadini che vivono nei dintorni del polo industriale di Sarroch;

impegna il Governo:

1) ad avviare indagini e approfondimenti epidemiologici necessari a definire l'entità dell'impatto ambientale e sanitario posto in essere dalla raffineria della Saras;

2) a mettere in atto da subito misure concrete per ridimensionare le emissioni e a svolgere un controllo più accurato sulla compatibilità delle attività del polo industriale di Sarroch con la salute della popolazione residente nell'area di ricaduta degli inquinanti atmosferici;

3) ad attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, affinché la Regione Sardegna proceda alla istituzione immediata del registro tumori nei territori ad alta concentrazione di attività industriali e la pubblicazione dei dati disaggregati di incidenza tumorale.

(1-00281)

Interrogazioni

NUGNES, MORONESE, PUGLIA, CASTALDI, ENDRIZZI, PAGLINI, CAPPELLETTI, MORRA, PETROCELLI, BERTOROTTA, SANTANGELO, MANGILI, SERRA, CIOFFI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

in data 21 dicembre 2009 sono stati approvati dalla Giunta regionale della Campania, a chiusura di una conferenza dei servizi, il masterplan generale per la riqualificazione della costa di Pozzuoli (da Licola a La Pietra) e la proposta preliminare del piano attuativo per la riqualificazione e riconversione delle aree denominate ex Sofer;

il masterplan è stato commissionato al gruppo di progetto (Eisenman Architects, P.C. capogruppo, Interplan Seconda Srl, AZ Studio) dalla Waterfront flegreo SpA (partecipata da Pirelli & C. Real estate SpA, dalla Milano investimenti SpA, e per diritto di opzione, dalla Finmeccanica group Real estate SpA, che ha acquistato dall'Ansaldo-Breda gli stabilimenti industriali della ex Sofer), come effetto del protocollo di intesa firmato col Comune di Pozzuoli il 22 novembre 2007;

tale protocollo riguarda le azioni di sviluppo ambientale, urbano, infrastrutturale e socio-economico che il Comune di Pozzuoli (Napoli) avrebbe posto in essere successivamente sull'intera fascia costiera. In particolare esso ha previsto l'avvio di una serie di interventi straordinari: il piano intermodale per l'area flegrea, il recupero del rione Terra, il potenziamento delle linee ferroviarie locali attraverso il collegamento al sistema metropolitano regionale, l'ampliamento e la riqualificazione del porto;

l'ex sito industriale Ansaldo-Sofer integrato nel sito d'interesse nazionale (Sin) del litorale domizio-flegreo e agro aversano, oggi declassato a sito d'interesse regionale (Sir), è stato oggetto di una serie di prescrizioni dettate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare formulate nel corso della conferenza decisoria svoltasi in data 7 ottobre 2008, in cui è stato approvato il piano di caratterizzazione dell'area ex Sofer di proprietà Waterfront flegreo SpA, cui è seguita la definizione di un piano tecnico di dettaglio con l'Arpac (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania) comprensivo del cronoprogramma delle attività predisposto dal Ministero. Di tali analisi non risulta agli interroganti che sia stato reso noto alcun risultato;

con delibera Arpac n. 431 del 25 settembre 2012 veniva approvato lo schema di convenzione con la Waterfront flegreo SpA al fine di disciplinare la "caratterizzazione ed eventuale bonifica dell'area ex Sofer ubicata in Pozzuoli (Napoli) alla Via Fasano, 37". A parere degli interroganti da ciò si deduce che al settembre 2012 le attività non erano state effettuate;

con delibera commissariale n. 20 del 28 marzo 2011, il commissario straordinario del Comune di Pozzuoli ha adottato il piano urbanistico attuativo (PUA) d'iniziativa privata Waterfront flegreo SpA relativo all'ex complesso industriale dismesso Ansaldo-Sofer. Si tratta di un intervento di riqualificazione, seppur limitato ad un chilometro di costa, avente una profonda ricaduta sull'ambiente e sull'assetto del territorio considerando la sua posizione strategica nel centro storico di Pozzuoli e della trentennale destinazione industriale quale motore pulsante dell'economia cittadina;

nonostante l'importanza del progetto e la sua collocazione sull'area costiera, il progetto è stato scarsamente partecipato dalla città che ha potuto presentare osservazioni solo in fase di approvazione del PUA, e non nella fase preliminare che a fronte dell'inerzia dell'amministrazione puteolana ha avuto impulso su iniziativa privata. Il soggetto privato, in quanto proprietario in percentuale dei suoli interessati, ha predisposto autonomamente la proposta di PUA, poi approvata dal commissario straordinario e non dal Consiglio comunale, istituzione rappresentativa dei cittadini locali;

l'art. 5 della legge regionale della Campania n. 16 del 2004 prevede che "Alle fasi preordinate all'adozione ed all'approvazione degli strumenti di pianificazione sono assicurate idonee forme di pubblicità, di consultazione e di partecipazione dei cittadini, anche in forma associata, in ordine ai contenuti delle scelte di pianificazione". Tale partecipazione preventiva sarebbe invece mancata;

considerato che, a giudizio degli interroganti:

il Comune di Pozzuoli ha abdicato al suo ruolo di guida nella predisposizione delle linee d'indirizzo di un progetto fondamentale per la città e per l'economia del territorio, permettendo con la sua inerzia che il progetto fosse redatto da un privato pur interessando alcune aree demaniali e in particolare la linea di costa;

il PUA contiene uno squilibrio in favore di attività commerciali ed attività edilizie, non ben identificate, che mal si concilia con il piano paesistico del Comune di Pozzuoli che all'art. 15 delle norme di attuazione riporta "Le aree rese disponibili dalla dismissione delle attività industriali devono essere sottoposte a recupero paesistico ambientale e destinate ad attività compatibili con il carattere e le vocazioni specifiche di ciascuna di esse nell'ambito del comprensorio dei Campi Flegrei (scientifico-tecnologiche; culturali; turistiche; produttive; infrastrutturali; ricettive e per il tempo libero)";

considerato inoltre che:

gli aspetti ambientali costituiscono una delle principali criticità del progetto. Nel progetto della riqualificazione non è presente alcun piano di bonifica dell'area, nonostante in quel sito per 30 anni si sia lavorato amianto. È possibile riscontrare unicamente un richiamo alle norme penalistiche circa la responsabilità dei soggetti che hanno provocato l'inquinamento;

il progetto non è stato sottoposto a valutazione ambientale strategica in quanto la sua adozione, rimessa alla valutazione dell'ufficio ex art. 2, comma 7, del decreto del Presidente della Giunta regionale della Campania n. 17/2009, è stata discrezionalmente derogata dall'amministrazione, come si evince nelle considerazioni conclusive del piano sottoscritte dal dirigente del Servizio gestione e tutela del territorio;

a parere degli interroganti non sarebbero stati valutati gli interventi necessari alla bonifica dell'area e gli effetti significativi dell'intervento sulle criticità ambientali dell'area di riferimento (per esempio, gli effetti del carico aggiunto sulle dinamiche del traffico; le ripercussioni sulle "vie di fuga" ovvero della possibilità di evacuazione dell'area in caso di criticità sismica; le ripercussioni sul sistema economico preesistente del centro storico basato sulla distribuzione al dettaglio e sulle "botteghe" artigiane tradizionali);

considerato infine che:

nel mese di luglio 2011 nell'area sono stati condotti alcuni lavori di movimentazione di residui ferrosi o metallici che, stando a quanto è dato sapere agli interroganti, non rientravano nelle operazioni di caratterizzazione indispensabili e propedeutiche a qualsiasi tipo di intervento da attuare nel sito;

non risulta agli interroganti se nell'area siano state condotte analisi per accertare lo stato d'inquinamento dell'ex sito industriale e se siano state prese misure di tutela della salute pubblica nonché di quella dei lavoratori che hanno effettuato tali interventi nell'estate 2011, ovvero se sia stato predisposto un piano di bonifica dell'area,

si chiede di sapere:

se risulti al Ministro in indirizzo se siano state effettuate analisi di caratterizzazione delle matrici ambientali nel sito ex Sofer, quale esito ne sia derivato e se sia stato di conseguenza predisposto un piano di bonifica dell'area;

se siano state adottate tutte le dovute precauzioni per tutelare la popolazione da rischi di esposizione ad agenti inquinanti altamente nocivi in considerazione delle lavorazioni contenenti amianto effettuate nell'area.

(3-01050)

FUCKSIA, SIMEONI, BLUNDO, CAPPELLETTI, PUGLIA, MOLINARI, PAGLINI, BOTTICI - Al Ministro della salute - Premesso che:

i farmaci in Italia sono suddivisi secondo indicazione della Commissione unica del farmaco (CUF), sostituita nel 2003 dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), in 3 classi: classe A, farmaci essenziali e farmaci per malattie croniche; classe B, farmaci di rilevante interesse terapeutico diversi da quelli in classe A; classe C, farmaci privi delle citate caratteristiche e non rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale (SSN). Quest'ultima classe, la C, include farmaci soggetti a prescrizione medica, farmaci senza obbligo di prescrizione medica (SOP), farmaci OTC (dall'inglese over the counter, vicino alla cassa) o "farmaci da banco", ovvero quelli che possono essere utilizzati senza diagnosi, prescrizione o sorveglianza medica nel corso del trattamento; prodotti per l'automedicazione (disinfettanti, cerotti, fasciature, kit di pronto soccorso); prodotti di cosmesi ed omeopatia; prodotti per l'infanzia e per l'igiene;

il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante "Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché, interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale", convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, meglio noto come decreto Bersani, nell'ambito di un processo di liberalizzazione commerciale, ha autorizzato la vendita al pubblico dei "farmaci da banco" e di tutti i farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione medica anche alle parafarmacie, ovvero agli esercizi commerciali diversi dalle farmacie, definiti specificatamente all'articolo 5, comma 1;

successivamente, il decreto-legge del Governo Monti del 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, all'articolo 32, ha operato un'ulteriore liberalizzazione, aumentando, di fatto, il numero di farmaci che possono essere venduti anche nelle parafarmacie nel territorio di comuni aventi popolazione superiore a 12.500 abitanti e, comunque, al di fuori delle aree rurali come individuate dai piani sanitari regionali, in possesso dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi fissati. Infatti la normativa citata, impegna il Ministero della salute ad aggiornare, con decreto e secondo una lista stilata dall'AIFA, l'elenco dei medicinali di fascia C vendibili negli esercizi commerciali senza ricetta medica e quello dei medicinali per i quali permane l'obbligo di ricetta e, dunque, cedibili solo in farmacia;

l'AIFA, in taluni casi, ha dapprima inserito dei farmaci originariamente con obbligo di prescrizione nell'elenco dei farmaci senza obbligo di prescrizione, consentendone così la vendita anche alle parafarmacie, e poi, inspiegabilmente, è tornata sui suoi passi, trasferendo i medesimi nel vecchio elenco, determinando così la riserva di vendita alle sole farmacie;

tale passaggio ha interessato, recentemente, anche due farmaci, la "gentamicina betametasone" marchio "Sterozinil" e la soluzione fisiologica "Fresenius", comportando ovvie conseguenze per il mercato farmaceutico: un danno economico alle parafarmacie ed un conseguente vantaggio economico alle farmacie. Infatti, il Ministero, sulla base delle indicazione dell'AIFA, con decreto ministeriale del 21 febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 60 del 13 marzo 2014, ha aggiornato l'elenco dei medicinali di fascia C vendibili negli esercizi commerciali senza ricetta medica (allegato B), includendo nella lista i citati farmaci. Qualche mese dopo però il Ministero, con altro decreto, dell'8 maggio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 119 del 24 maggio 2014, ha di nuovo provveduto a spostarli, senza chiara motivazione, nell'elenco dei farmaci di fascia C, vendibili con obbligo di prescrizione;

l'AIFA, in ragione della sua funzione di revisore periodico della lista dei farmaci di fascia C, con facoltà di declassamento di quelli con obbligo di prescrizione a farmaci SOP, incide di fatto sul mercato farmaceutico e ricopre, innegabilmente, un ruolo chiave nella determinazione del bacino di clientela delle farmacie e delle parafarmacie, in evidente concorrenza tra loro;

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno rendere noti quali siano i criteri ed i parametri che guidano l'attività di valutazione dell'AIFA nello stilare, nell'ambito dei farmaci di fascia C, la lista di quelli la cui vendita prevede l'obbligo di prescrizione e quella dei farmaci vendibili senza ricetta;

se sia a conoscenza della vicenda dei 2 prodotti farmaceutici citati in premessa e non ritenga di approfondire le motivazioni alla base della scelta dell'AIFA di renderli nuovamente farmaci con obbligo di prescrizione, e dunque, con vendita riservata esclusivamente alle farmacie;

quali misure e forme o sistemi di controllo siano state adottate o si ritenga di assumere per garantire che l'attività di valutazione dell'AIFA dei farmaci sia ispirata effettivamente a canoni di assoluta trasparenza e "terzietà" rispetto agli operatori del settore, in concorrenza.

(3-01052)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

LAI, CALEO, CUCCA, ANGIONI, MANCONI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

E.ON è una delle più grandi aziende a capitale interamente privato al mondo specializzata nel settore dell'energia elettrica e del gas. L'azienda opera in Europa, in Russia e in nord America, con oltre 62.000 dipendenti e con un fatturato di quasi 122,5 miliardi di euro in riferimento all'anno 2013;

per quanto concerne il polo energetico del nord della Sardegna, la società multinazionale E.ON ha proceduto alla chiusura del primo e del secondo gruppo in data 31 dicembre 2013 dopo diversi anni nel corso dei quali era stata autorizzata al mantenimento in servizio in deroga, nonostante gli stessi gruppi fossero stati dichiarati fuori dai limiti di emissioni imposti dall'Unione europea;

l'autorizzazione integrata ambientale (AIA), con la quale si disponeva il mantenimento in servizio con successivi rinvii e deroghe sino al termine ultimo del 31 dicembre 2013, prevede l'immediata demolizione e smaltimento con conseguenti bonifiche e ripristino del terreno sul quale i gruppi sono situati;

i lavori di demolizione, il cui importo indicato dalla stessa E.ON è pari a circa 20 milioni di euro, dovrebbero concludersi in un periodo di 12-18 mesi;

l'intervento pareva ormai avviato, a seguito della predisposizione di un bando a cui si auspicava la partecipazione di aziende locali, data la grave crisi occupazionale che interessa l'area industriale e l'intero territorio adiacente. Ad oggi però non si hanno notizie dell'avvio delle procedure di cantiere o di demolizioni e vi è una forte preoccupazione nel territorio per un possibile rinvio delle operazioni;

tra i soggetti tenuti a verificare i processi il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare costituisce la massima autorità, in grado di sanzionare i soggetti. Occorre prevenire situazioni come quelle verificatesi con l'Ilva di Taranto che hanno richiesto l'intervento della magistratura per avviare procedure volte alla tutela ambientale;

la Regione Sardegna, che ha compiti non esclusivi in campo ambientale, non ha strumenti sanzionatori né persuasori nei confronti della multinazionale tedesca;

considerato che:

sarebbe stata aperta una procedura ufficiale di vendita dell'intero parco di generazione di E.ON in Italia, tra cui la centrale di Fiumesanto (Sassari), che dovrebbe concludersi entro la fine dell'anno;

il mancato avvio delle demolizioni e delle bonifiche del sito su cui insistono il primo e il secondo gruppo potrebbe compromettere la vendita della centrale, perché sarebbero non calcolabili, per i potenziali acquirenti, gli eventuali costi per l'intervento richiesto;

rilevato che:

il 16 giugno 2014, nel corso dell'inaugurazione dello stabilimento di Matrica a Porto Torres (Sassari), il Ministro in indirizzo, su sollecitazione dei rappresentanti degli enti locali, si è impegnato a convocare rapidamente un tavolo presso il Ministero per verificare lo stato del processo di bonifica del sito industriale di ENI a Porto Torres. Tale sito si trova a pochi chilometri dalla centrale termoelettrica di Fiumesanto;

occorre estendere inderogabilmente e parallelamente la verifica dello stato delle bonifiche di entrambi i siti per garantire tempi rapidi di attuazione, sia per il valore degli interventi sia per consentire il ripristino delle aree,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione che interessa il sito di Fiumesanto e degli obblighi per la multinazionale E.ON previsti nell'AIA;

quali siano i tempi previsti nel programma consegnato al Ministero nel novembre 2013 e se tali tempi siano stati rispettati;

se le normative esistenti siano sufficienti a garantire il controllo e l'intervento pubblico nelle operazioni di tutela ambientale e di bonifica dei siti anche considerando la recente esperienza dell'Ilva a Taranto;

quali iniziative intenda adottare per garantire la massima celerità delle operazioni e la conclusione in tempi rapidi della demolizione e bonifica del sito.

(3-01051)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

AUGELLO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nell'aprile 2014 il Tribunale di Firenze ha condannato in primo grado per falso ed appropriazione indebita il signor Marcello Zuinisi, presidente dell'associazione "Nazione rom";

secondo i magistrati, Zuinisi avrebbe prodotto false attestazioni e commesso altri reati allo scopo di assumere il controllo dell'Opera nomadi di Firenze-altra Toscana;

fermo restando il pregiudizio di innocenza, che va riconosciuto ad ogni cittadino della Repubblica fino all'ultimo grado di giudizio, è singolare notare che nonostante la condanna, il signor Zuinisi è stato chiamato a far parte di un importante tavolo istituzionale che dovrebbe occuparsi delle politiche di inclusione dei rom, al quale partecipano, tra gli altri, la Regione Lazio ed il Comune di Roma;

il 21 giugno 2014, presso la sala della protomoteca del Comune di Roma, il signor Zuinisi, forte anche di questa veste istituzionale, presenterà un suo programma contro il razzismo. L'iniziativa è patrocinata dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Firenze e dal Comune di Lucca;

non è dato all'interrogante di sapere se questo programma conterrà implementazioni delle tesi fin qui espresse dal signor Zuinisi: tuttavia, fino ad oggi, Zuinisi è stato un convinto assertore del fatto che in Italia sia in atto una "pulizia etnica", nonché operazioni di "deportazione di massa" della popolazione rom. Con questi termini, a parere dell'interrogante esagerati, si fa esplicito riferimento alle decisioni di alcune amministrazioni comunali, tra le altre La Spezia, Roma e Firenze, in materia di politiche sui campi nomadi;

a prescindere dalle ragioni di opportunità che rendono paradossale la presenza in un tavolo istituzionale di un condannato in primo grado, per reati commessi proprio nel tentativo di rafforzare una posizione nel panorama associativo che si occupa di problemi dei rom, suona quantomeno stravagante ammettere alla concertazione per le politiche di inclusione un signore che non esita ad accusare di tentato genocidio le amministrazioni comunali italiane, sfidando ad un tempo il senso del ridicolo e la memoria delle vittime degli autentici genocidi, che in altre epoche hanno colpito minoranze etniche e religiose,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni per cui la Regione Lazio ha riconosciuto e riconosce al signor Zuinisi il ruolo di interlocutore presso il tavolo istituzionale che si occupa delle politiche di inclusione dei rom;

quali siano gli altri contesti istituzionali in cui egli sia coinvolto in un ruolo di concertazione o di codecisione;

quali siano le ragioni che hanno indotto la Regione Lazio ed il Comune di Roma a non riconoscere, sul piano della mera opportunità, la possibilità di sospendere, almeno provvisoriamente, ogni forma di collaborazione o patrocinio istituzionale con il signor Zuinisi.

(4-02353)

SAGGESE - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

con il decreto del direttore generale della giustizia civile del 27 dicembre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - IV serie speciale n. 2 del 10 gennaio 2012, è stato indetto il concorso pubblico, per esami, a 150 posti di notaio;

le prove scritte del concorso si sono svolte nei giorni 14, 15 e 16 novembre 2012, mentre i risultati delle correzioni sono stati resi noti il 22 ottobre 2013;

172 candidati sono stati ammessi alle prove orali, che si sono svolte nel periodo compreso tra il 5 dicembre 2013 e il 7 febbraio 2014;

decorsi ormai diversi mesi dalla conclusione dei lavori della procedura concorsuale non è stata ancora stilata e pubblicata la graduatoria dei vincitori del concorso;

a seguito di legittime richieste di chiarimento da parte dei candidati, il Ministero della giustizia, settore notariato, ha risposto che «le procure ancora non hanno inviato tutti i dati necessari»;

considerato che, come per gli anni passati, i tempi necessari per la conclusione dell'intero iter amministrativo di nomina ed assegnazione delle sedi a cura dei competenti uffici sono "irragionevolmente" lunghi per cui i vincitori del concorso, dopo svariati anni di studio e dopo il superamento di una complessa procedura concorsuale, saranno costretti ad attendere ulteriori mesi prima di acquisire il titolo di notaio ed esercitare la loro professione,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi del ritardo della pubblicazione della graduatoria dei vincitori del concorso di notaio emesso con decreto del 27 dicembre 2011;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno procedere, nel più breve tempo possibile, alla pubblicazione della graduatoria, in considerazione del fatto che i candidati vincitori non possono neanche svolgere la funzione di coadiutori, in quanto per lo svolgimento di tale funzione occorre essere in possesso del certificato di idoneità, rilasciato dal Ministero solo a seguito della formazione della graduatoria dei vincitori;

quali interventi intenda assumere per restituire fiducia e diritto ai vincitori, futuri notai, evitando di contribuire ulteriormente al loro ritardo di inserimento nel mondo del lavoro;

quali interventi intenda assumere a fronte delle diverse sedi notarili attualmente sprovviste della figura di notaio e che potrebbero essere invece ricoperte dagli stessi vincitori del concorso.

(4-02354)

SAGGESE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei beni e delle attività culturali e del turismo e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

da diversi anni il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Forio nell'isola d'Ischia (Napoli) è caratterizzato da forte inefficienza;

si registrano, tra l'altro, il travaso dei rifiuti per strada, il parcheggio dei camion della nettezza urbana nei luoghi non dedicati e la mancata conformità dei camion alla normativa vigente;

la situazione determina danni per l'ambiente e per il turismo, ma anche per la sicurezza dei lavoratori addetti al servizio;

sono state raccolte numerose segnalazioni da parte di albergatori, tassisti, turisti e cittadini che denunciano svariati problemi non ancora risolti e che danneggiano l'economia locale e la sicurezza dei lavoratori;

i camion della nettezza urbana sostano quotidianamente e per tutta la notte in due piazzole site sul lungomare di Citara, sotto gli occhi di residenti e di migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo che percorrono quotidianamente questa strada, impedendo la vista del panorama riconosciuto da tutti come uno dei più belli al mondo;

la nauseante puzza che fuoriesce dai camion, vecchi, sporchi e maleodoranti, costringe tutti coloro che attraversano la zona a turarsi il naso e ad indossare mascherine;

la situazione peggiora ovviamente d'estate, in presenza di temperature elevate;

durante il giorno, i lavoratori effettuano spesso operazioni di travaso manuale di rifiuti dai piccoli automezzi che raccolgono la spazzatura nelle vie di Forio ai grossi camion della spazzatura diretti in discarica, per cui può facilmente capitare che i rifiuti fuoriescano dai sacchetti giacendo sull'asfalto,

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per consentire ai turisti di tutto il mondo e ai cittadini di Forio di riappropriarsi delle piazzole del lungomare di Citara occupate dai camion della nettezza urbana e godere nuovamente della loro "vista mare", e per assicurare che la salute e la sicurezza dei cittadini, dei turisti e dei lavoratori vengano garantite con opportuni controlli e iniziative al fine di ovviare alle criticità esposte;

se intendano esercitare, in un'ottica di prevenzione e tutela ambientale, un'attività di monitoraggio puntuale e costante della situazione attraverso gli enti competenti, onde verificare la corretta gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Forio.

(4-02355)

RIZZOTTI, ALBERTI CASELLATI - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il 28 e 29 aprile 2014 ha convocato a Ginevra un apposito comitato d'emergenza per fare il punto sulla lotta alla poliomielite;

a seguito della diffusione straordinaria del virus registrata nel 2014, del rischio di salute pubblica che questa pone a livello internazionale e della necessità di intervenire con azioni coordinate, il 5 maggio 2014, il direttore generale dell'OMS ha dichiarato un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale;

l'allarme è scattato a seguito di diversi casi di poliomielite provenienti da Camerun, Pakistan e Siria nei primi mesi del 2014, un periodo climaticamente sfavorevole alla diffusione della malattia. Si teme perciò che il virus possa essere reintrodotto da persone in fuga da questi Paesi in conflitto e nei quali le scarse condizioni igieniche e il basso tasso di vaccinazioni ha permesso la diffusione della malattia;

la poliomielite è una malattia virale acuta, altamente contagiosa e dalle gravi conseguenze, soprattutto di tipo neurologico irreversibile;

nel 2013 i casi totali sono stati 417, di cui il 60 per cento esportati. In particolare, per evitare che la poliomielite lasci i Paesi in cui è presente, l'OMS ha emanato alcune raccomandazioni valide per i tre Stati esportatori secondo le quali tutti i viaggiatori in uscita dovrebbero essere vaccinati e avere un certificato che attesti l'immunizzazione;

considerato che:

la conclusione del comitato di dichiarare l'emergenza sanitaria mondiale è stata unanime e rappresenta il massimo livello di allarme sanitario possibile. È la seconda volta nella storia dell'OMS che viene dichiarato questo tipo di emergenza (la prima è stata con l'epidemia influenzale di H1N1);

già nel novembre 2013 la rivista medica inglese "The Lancet", una tra le prime 5 e più autorevoli a livello internazionale in campo medico, aveva dichiarato l'inadeguatezza del sistema europeo di prevenzione contro la poliomielite a garantire l'immunità della popolazione, e che sarebbe stato quindi opportuno rafforzare i sistemi di controllo e prevenzione;

la priorità per tutti gli Stati "polio-affetti" deve essere quella di interrompere la trasmissione del virus selvaggio all'interno dei loro confini, il più rapidamente possibile e attraverso azioni immediate;

la vaccinazione rappresenta una delle misure di sanità pubblica più efficaci per la protezione della salute sia individuale che collettiva;

tenuto conto che:

in Italia viene utilizzato il vaccino esavalente, il cui ciclo di base è costituito da 3 dosi, da praticare entro il primo anno di vita, seguite da un richiamo tra il quinto e il sesto anno di vita;

sebbene in Italia la vaccinazione contro la poliomielite, così come quella contro la difterite, l'epatite B e il tetano, faccia parte delle vaccinazioni obbligatorie per i nuovi nati, si registra un forte calo di persone vaccinate dal virus della poliomielite, soprattutto nella fascia compresa tra i 30 ed i 40 anni;

prima della vaccinazione obbligatoria, introdotta nel 1957, ogni anno in Italia si verificavano tra i 1.000 e i 10.000 casi di poliomielite paralitica e da allora la malattia si è drasticamente ridotta proprio grazie alla campagna vaccinale;

il 23 ottobre 2013, lo European center for disease prevention and control ha dichiarato che in Europa vi è una percentuale di popolazione non immunizzata, stimando che circa 12 milioni di persone sotto i 29 anni non sono mai state vaccinate o non hanno completato il ciclo primario di vaccinazione;

la maggior parte delle manifestazioni per infezione sono subcliniche e che solo l'1 per cento dei contagi si manifesta come malattia riconoscibile clinicamente con un tempo di incubazione che generalmente varia tra 7-14 giorni,

si chiede di sapere:

quali siano le misure che il Ministro in indirizzo sta attuando e intenda attuare per controllare i profughi extracomunitari, in particolare quelli siriani, che entrano nella UE;

se i bambini provenienti dai Paesi a rischio siano stati vaccinati contro il virus della poliomielite e se sono stati sottoposti ad uno screening completo che escluda qualsiasi forma di incubazione del virus a lungo termine;

quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di estendere la vaccinazione obbligatoria alle persone non immunizzate in fascia di età avanzata;

se non ritenga necessario intraprendere azioni conoscitive e campagne informative sull'argomento;

se non ritenga importante cogliere l'occasione del semestre europeo per inserire nella definizione delle politiche sanitarie europee anche il tema dei vaccini.

(4-02356)

RIZZOTTI, ALBERTI CASELLATI - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'Agenzia europea dei medicinali (EMEA) il 13 ottobre 2000, con decisione C (2000) n. 2827, ha approvato la commercializzazione di "Actos-pioglitazone" per il trattamento dei pazienti affetti da diabete mellito di tipo II;

il 18 ottobre 2007, il Comitato per i medicinali per uso umano dell'Agenzia (CHMP), a termine della revisione sui medicinali antidiabetici contenenti pioglitazone, ha sollevato preoccupazioni sul rapporto tra benefici e rischi per coloro che assumono il medicinale;

l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), nel Bollettino di informazione sui farmaci n. 6/2007, prendeva atto di tale rapporto tra rischi e benefici dei farmaci contenenti principio attivo pioglitazone;

il 17 settembre 2010, l'Agenzia americana per gli alimenti e i medicinali (Food and drug administration) informava di usare con cautela il pioglitazone in pazienti con pregressa storia di carcinoma alla vescica;

la Commissione europea, ai sensi dell'articolo 20 del regolamento (CE) n. 726/2004, il 16 marzo 2011 ha avviato una revisione dei medicinali contenenti pioglitazone in seguito ad un aumento nel numero di segnalazioni spontanee di cancro alla vescica;

il 9 giugno 2011, l'Agenzia per la sicurezza sanitaria francese (AFSSAPS) ha deciso di sospendere l'uso di pioglitazone, sulla base dei risultati di uno studio condotto dalla Caisse nationale d'assurance maladie, che ha confermato come l'utilizzo di pioglitazione sia correlato a un aumento del rischio di carcinoma della vescica;

successivamente, ha disposto la stessa ordinanza l'omologa agenzia tedesca;

l'Aifa, il 1° agosto 2011, in una nota congiunta con le autorità regolatorie europee, ha diffuso nuovi dati epidemiologici ed un'analisi di studi clinici randomizzati che indicano un reale aumento del rischio di carcinoma della vescica a coloro che usano medicinali contenenti pioglitazone;

il 21 ottobre 2011, il CHMP ha disposto che il pioglitazone può rimanere disponibile in commercio, preferibilmente come alternativa terapeutica e tenendo presente i fattori di rischio prima di iniziare qualunque terapia antidiabetica;

all'inizio del 2013 lo IARC (International agency for research on cancer), nell'ambito dell'Organizzazione mondiale della sanità ha classificato il pioglitazone all'interno del "gruppo 2A" (probably carcinogenic to humans), al secondo posto come pericolosità dopo il "gruppo 1" (carcinogenic to humans);

tenuto conto che:

il 17 marzo 2014, la Corte federale della Louisiana ha condannato la Takeda pharmaceutical Co. e la Eli Lilly & Co. (le due case farmaceutiche produttrici dell'Actos) ad una multa di 9 miliardi di dollari, per aver tenuto consapevolmente nascosto l'effetto cancerogeno del loro farmaco;

Actos è tuttora prescrivibile in Italia, nonostante in altri Paesi del mondo la sua vendita sia stata vietata e sebbene la correlazione tra pioglitazone e cancro della vescica sia comunque indicata nella scheda tecnica del farmaco;

in Italia è stato avviato uno studio sperimentale dal nome TOSCA (Thiazolidinediones or sulphonylureas and cardiovascular accidents), finanziato dall'Aifa nell'ambito del progetto per la ricerca indipendente del 2006 (protocollo FARM - 6T9CET);

lo studio, promosso dalla Società italiana di diabetologia (SID) e condotto in collaborazione con l'Associazione medici diabetologi (AMD) e l'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (ANMCO), avrebbe dovuto valutare gli effetti sull'incidenza di eventi cardiovascolari dell'aggiunta di pioglitazone alla metformina in pazienti con diabete mellito di tipo II;

la ricerca, partita nel luglio 2008 nei centri "pilota" di Napoli e Palermo, e nel 2009 nella maggior parte degli altri centri partecipanti, prevedeva una fase di follow-up di massimo 5 anni;

l'indagine ha arruolato circa 5.000 pazienti con diabete di tipo II i cui criteri di inclusione erano: uomini e donne con diabete mellito di tipo II da almeno 2 anni, età compresa tra 50 e 75 anni e trattamento stabile con metformina in monoterapia da almeno 3 mesi;

ad oggi, sul sito della SID, nella sezione dedicata al progetto Tosca, non risultano più aggiornamenti in merito alla ricerca, sui costi sostenuti fino ad oggi né sull'ammontare del finanziamento erogato da parte dell'Aifa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, vista la comprovata pericolosità cancerogena dall'utilizzo del pioglitazone negli esseri umani, non voglia procedere al più presto al ritiro del farmaco, come già accaduto in Francia e Germania;

quanti dei pazienti inseriti nello studio Tosca abbiano firmato il consenso per sottoporsi alle terapie, se siano stati preventivamente informati degli effetti collaterali derivante dall'uso del pioglitazone e quale sia il loro attuale stato di salute;

quale sia il costo della sperimentazione, e se siano disponibili, e dove, i risultati parziali;

quali siano gli accordi tra AIFA e la Takeda pharmaceutical Co. sulla sperimentazione del prodotto e quale sia il rapporto tra costi e benefici finora ottenuto.

(4-02357)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

13a Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-01050, della senatrice Nugnes ed altri, sulla bonifica del sito ex Sofer di Pozzuoli (Napoli).