Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 252 del 29/05/2014
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------
252a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
GIOVEDÌ 29 MAGGIO 2014
(Pomeridiana)
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Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA
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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 254 e 258 del 4 giugno 2014 e del 10 giugno 2014
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Gruppo Azione Partecipazione popolare: Misto-GAPp; Misto-Italia Lavori in Corso: Misto-ILC; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16).
Si dia lettura del processo verbale.
BARANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni (ore 16,02)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'interpellanza e di interrogazioni.
Sarà svolta per prima l'interpellanza 2-00110 sull'attribuzione alla CONSAP della tenuta del ruolo dei periti assicurativi.
Ha facoltà di parlare la senatrice Gambaro per illustrare tale interpellanza.
GAMBARO (Misto-ILC). Signora Presidente, signora rappresentante del Governo, l'interpellanza n. 110 riguarda la figura del perito assicurativo, figura di garanzia per l'equo risarcimento a tutela di tutti e centrale in questo settore per chi ha la sfortuna di avere un incidente.
L'articolo 13, comma 35, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, trasferiva alla Concessionaria servizi assicurativi pubblici Spa (CONSAP), la tenuta del ruolo dei periti assicurativi di cui agli articoli 157 e seguenti del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, ed ogni altra competenza in materia.
A quasi un anno dal trasferimento non esiste ancora un provvedimento che permetta a quell'ente di poter assumere decisioni che abbiano carattere cogente nell'ordinamento per quanto riguarda la materia di cui al Titolo X, Capo VI, del citato decreto legislativo, nonché ai regolamenti ed articoli connessi,
Si chiede di sapere se il Ministro dello sviluppo economico non voglia dare un maggiore impulso alle attività di revisione ed aggiornamento, soprattutto regolamentare, trasferite alla CONSAP e se non intenda pubblicare con decreto ministeriale le deliberazioni della CONSAP relative al ruolo dei periti assicurativi, al fine di valorizzare al meglio e celermente le professionalità di una categoria particolarmente utile per il contrasto delle frodi assicurative e la conseguente auspicabile positiva incidenza sui costi di responsabilità civile auto che gravano sulle spalle dei cittadini.
PRESIDENTE. La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testé svolta.
VICARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'interpellante, senatrice Gambaro, dopo avere ricordato che l'articolo 13 del decreto-legge n. 95 del 2012 ha trasferito dal 1° gennaio 2013 a CONSAP Spa la tenuta del ruolo dei periti assicurativi, già istituito presso l'ISVAP, ed ogni altra competenza in materia, chiede di sapere se il Ministero dello sviluppo economico intenda dare impulso alla revisione regolamentare delle attività trasferite a CONSAP, nonché se intenda pubblicare con decreto ministeriale le deliberazioni della stessa concessionaria relative al ruolo in oggetto, per valorizzare al massimo la professionalità della categoria dei periti assicurativi.
Deve in primo luogo ricordarsi che, anche a seguito del passaggio della tenuta del ruolo presso CONSAP, al Ministero dello sviluppo economico non risultano riassegnate, né espressamente, né implicitamente, competenze di vigilanza, regolazione, promozione o controllo in materia assicurativa con riferimento al segmento di mercato rappresentato dai periti assicurativi.
Neppure alla luce della disciplina recata dal decreto-legge n. 95 del 2012 si ritiene possano essere attribuite al MISE funzioni di vigilanza e controllo sulle attività di CONSAP diverse da quelle assegnate ex lege in ambito assicurativo, con riferimento alla vigilanza delle attività di gestione del Fondo di garanzia per le vittime della strada e della caccia istituito presso CONSAP.
Proprio in attuazione del citato decreto, il Ministero dello sviluppo economico è competente esclusivamente ad individuare, previa consultazione dell'IVASS, la quota di contributi previsti per legge a copertura dei costi per la tenuta del registro periti (pari al 100 per cento della contribuzione prevista per legge, come stabilito con decreto ministeriale del 29 luglio 2013), nonché la quota di contributi da destinare alle funzioni, pur transitate in CONSAP, e relative al centro di informazione previsto dagli articoli 154 e seguenti del codice.
Inoltre, con riferimento a funzioni e poteri di controllo e vigilanza sul settore assicurativo in senso ampio e come già indicato, la legge attribuisce al MISE la sola vigilanza sulla gestione presso CONSAP del Fondo di garanzia per le vittime della strada e della caccia.
Per quanto sopra detto e in assenza di uno specifico ruolo propulsivo o di controllo ministeriale, non è tuttavia esclusa la facoltà della concessionaria di rivedere essa stessa la disciplina regolamentare sopra citata, anche nella fattispecie in questione. Tali interventi in ogni caso potranno anche essere analizzati, per ragioni di opportunità e di continuità delle funzioni, nel confronto con l'istituto di vigilanza e con il Ministero, al fine di garantire il più efficace raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei costi e la più efficiente gestione della vigilanza assicurativa.
GAMBARO (Misto-ILC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAMBARO (Misto-ILC). Signora Presidente, ringrazio la signora Sottosegretario e mi ritengo soddisfatta della risposta fornita alla mia interpellanza. Prenderemo spunto dalle sue indicazioni per migliorare le condizioni di una figura importante nel campo delle assicurazioni e dei sinistri stradali quale il perito tecnico.
PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-00845, 3-00897 e 3-00996 (già 4-00260) sulla bonifica del sito di interesse nazionale di Bussi (Pescara).
La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.
DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, alle interrogazioni da lei indicate, vertendo esse sullo stesso argomento, sarà data una risposta unitaria.
Com'è noto, i problemi ambientali del sito di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, hanno assunto rilievo nazionale già dal 2006, quando venne nominato il commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti necessari per il superamento della situazione di emergenza socio-economico-ambientale determinatasi in quell'area e nell'asta fluviale del bacino del fiume Aterno.
In relazione alla accertata gravità della situazione, nel 2008 l'area in questione veniva inclusa nel sito di interesse nazionale (SIN) di Bussi sul Tirino, perimetrato con decreto ministeriale del 29 maggio 2008.
La fonte primaria della contaminazione è identificata con l'area produttiva ex Montedison/Ausimont (ora Solvay) e con le aree della discarica Tre Monti, nonché con un'area a nord di circa 5 ettari e mezzo, dove sono state smaltite illecitamente ingenti quantità di rifiuti. Proprio in queste aree si è quindi concentrata l'azione del Ministero e del commissario delegato, con misure e interventi di tutela della salute e dell'ambiente.
Dopo aver provveduto ai necessari interventi di messa in sicurezza, il commissario delegato ha dato avvio alle attività di caratterizzazione, la cui ultimazione, originariamente prevista per il 28 febbraio 2014, ha subito un breve rinvio causato dalla necessità di acquisire le necessarie autorizzazioni da parte della procura di Pescara, che nel frattempo aveva posto l'area sotto sequestro.
Rispetto al relativo procedimento penale n. 12/06 R.G.N.R., per inquinamento del suolo, sottosuolo e acque di falda, causato dalle attività svolte dal gruppo Montedison, questo Ministero si è costituito parte civile per il risarcimento del danno ambientale, nominando, per la compiuta valutazione dei danni, alcuni consulenti tecnici, che forniranno supporto all'Avvocatura dello Stato nelle successive fasi processuali. Allo stesso tempo, si è provveduto a diffidare la società Edison a rimuovere tutti i rifiuti depositati in modo incontrollato nelle discariche realizzate in località Tre Monti, a ripristinare integralmente lo stato dei luoghi e a procedere alla bonifica delle matrici ambientali, che all'esito della completa rimozione dei rifiuti dovessero risultare contaminate. Tale provvedimento è stato impugnato innanzi al TAR di Pescara che, all'esito dell'udienza pubblica del 17 aprile ultimo scorso, con sentenza n. 204 del 2014, ha dato ragione all'amministrazione.
Riguardo alle risorse finanziarie, questo Ministero ha stanziato per la bonifica di tale sito la somma di 3 milioni di euro, già trasferiti alla Regione Abruzzo che, da parte sua, ne ha stanziati 100.000. In particolare, l'accordo di programma inerente la bonifica del sito di interesse nazionale (SIN) di Bussi sul Tirino è stato sottoscritto il 28 febbraio del 2011 tra questo Ministero e gli enti locali e territoriali interessati. Con riferimento alla reindustrializzazione, le risorse originariamente assegnate, pari a 50 milioni di euro, seppur parzialmente decurtate dalle successive leggi di stabilità, risultano già trasferite nella disponibilità del commissario delegato.
Fermo restando quanto sopra, ad oggi questo Ministero è impegnato, da una parte nella verifica dell'efficacia e dell'efficienza delle misure di prevenzione adottate e nell'individuazione delle migliori tecniche e delle azioni utili per pervenire alla bonifica o alla messa in sicurezza operativa delle aree contaminate (finalizzate anche alla reindustrializzazione) e, dall'altra, ha avviato le procedure per il recupero del danno ambientale, come già riferito. Per quanto attiene al Ministero della Salute, è stato riferito che l'Istituto superiore di sanità sta approfondendo la tematica dei rischi per la salute umana conseguenti al fenomeno di contaminazione nei territori in questione unitamente a tecnici ed esperti della Regione, ai fini di un eventuale protocollo di studio. È stato, inoltre, precisato che lo stesso Istituto, per conto dell'Avvocatura generale dello Stato, ha espletato apposita perizia tecnica nell'ambito del procedimento penale incardinato presso la Corte d'assise di Chieti, inerente alla valutazione dei rischi tossicologici associati all'esposizione della popolazione alle sostanze inquinanti e all'analisi di rischio relativo alla contaminazione delle acque potabili.
PEZZOPANE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEZZOPANE (PD). Signora Presidente, dal numero di interrogazioni pervenute sull'argomento si comprende l'importanza del tema, che raccoglie l'attenzione di tutte le forze politiche e di tutti i cittadini e che è trasversale alle imprese e alle associazioni. Ci siamo fatte carico di portare tali istanze in questo luogo, dove peraltro già in passato erano state presentate delle interrogazioni - ricordo in particolare quella, ben articolata, dei senatori Casson, Legnini ed altri - a cui non è mai stata data risposta. Quindi apprezzo e ringrazio il Governo per essere venuto in questa sede a riferire e a interloquire.
Mi dichiaro parzialmente soddisfatta, perché apprezzo la volontà del Governo di venire a confrontarsi - lo ripeto - e apprezzo anche alcune delle risposte che sono state fornite a me e agli altri colleghi che hanno presentato l'interrogazione, ma rimangono dei punti in sospeso, che sono fondamentali. Da una parte c'è un procedimento penale, che veniva citato poco fa e che sostanzialmente sta dando sempre ragione alle amministrazioni dello Stato che si sono costituite in giudizio e alle associazioni che nel tempo e più volte avevano presentato le denunce. Tuttavia, ed è questo quello che i cittadini poi colgono, ci sono ancora questi rifiuti inquinanti di dimensioni gigantesche, posti sotto un telo vicino a siti abitati, vicino alla gente, vicino ai cittadini, e questa situazione dura da anni.
Per quanto, quindi, io apprezzi il fatto che finalmente si dia una risposta alle interrogazioni ed apprezzi molti atti, come la costituzione parte civile e la diffida, credo però che ci voglia un intervento ancora più energico, con la creazione di una task force che coinvolga la Regione, il Ministero, le Forze dell'ordine, perché i fondi che venivano citati ancora non vengono utilizzati.
I rifiuti stanno lì, sotto un telo: si tratta di una distesa infinita, è uno scandalo internazionale. Inoltre, come è stato giustamente detto, il rischio di contaminazione delle acque che interessano la metà della popolazione dell'Abruzzo è un rischio incombente, ed è stato peraltro denunciato. Le rassicurazioni che sono pervenute - sapete bene come funziona in queste circostanze - non sono state sufficienti, quindi c'è anche un allarme sociale.
Ringrazio pertanto della risposta ed apprezzo alcune delle azioni che il Governo, per il tramite dei Ministeri, ha intrapreso, ma chiedo una maggiore determinazione rispetto a questa, che è una questione nazionale, se non internazionale, e che merita di essere trattata come un'emergenza, che dura peraltro da tanti anni.
Forse è il momento, anche a seguito dei pronunciamenti del TAR e del tribunale di Chieti, di comporre un quadro d'intervento: quei rifiuti da lì vanno tolti, perché stanno determinando un inquinamento delle falde acquifere di tutto il territorio di dimensioni gigantesche, e questo francamente credo che non ce lo possiamo permettere.
Stiamo peraltro parlando di un territorio inserito in un'area di cratere sismico, almeno in parte, e limitrofo ai parchi nazionali d'Abruzzo, quindi questa vicenda determina anche un appannamento dell'immagine dell'Abruzzo come terra di parchi e di natura incontaminata.
PELINO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELINO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario perché dalla sua relazione si evince quantomeno che il problema è sotto gli occhi del Ministero. Dalle risposte che ci ha fornito, infatti, riusciamo ad intravedere che ci può essere, da parte del Governo, l'intenzione di tenere viva l'attenzione su questa grande problematica. Sono anni che si parla dell'area inquinata del polo chimico di Bussi.
Dopo queste ultime indagini condotte dalla procura, è emersa una responsabilità penale molto forte per chi ha perpetrato questo misfatto ecologico che ha sottoposto ad un grave rischio la salute dei cittadini di un territorio molto vasto, poiché il polo chimico è situato nell'area di Bussi sul Tirino ma ha un comprensorio vastissimo.
Noi che, insieme agli amministratori locali, siamo i rappresentanti di quei territori ogni giorno raccogliamo richieste da parte dei cittadini che sollecitano di provvedere alla bonifica di questa zona. Trattandosi, appunto, di un territorio molto vasto, secondo una stima condotta da esperti, ci vorrebbero almeno 600 milioni di euro per mettere innanzitutto a riparo la salute degli abitanti e per far sì che questo sito sia reindustrializzato. In un momento di crisi così profonda e pesante per il nostro Paese, infatti, c'è anche un grande problema di occupazione e un intervento di reindustrializzazione consentirebbe anche di creare posti di lavoro.
Abbiamo fatto assemblee e consigli comunali straordinari, in cui abbiamo accolto le istanze degli amministratori e della popolazione stessa. Credo che, al di là dell'iter che la magistratura sta seguendo, sia importantissimo che il Governo si impegni assolutamente nell'iniziare a provvedere alla bonifica, così come è stato fatto in altre parti del nostro Paese, per dare un segnale vero.
Siccome Bussi risulta essere un comune del cratere del terremoto del 2009, il Governo Berlusconi, allora, con un decreto‑legge, mise a disposizione 50 milioni di euro. Lei, signora Sottosegretario, giustamente ha detto che probabilmente queste risorse sono state impegnate, ma noi vorremmo cominciare a vedere l'avvio dell'operazione di bonifica. Poi, naturalmente, essendo stato individuato come problema nazionale, occorre che si continui a seguirlo.
Il Governo si deve impegnare in questo momento, perché questo è un problema sociale sul fronte dell'occupazione, ma anche un problema per la sicurezza e la salute dei cittadini. Seguiremo, quindi, con grande attenzione i passi che il Governo farà da questo punto di vista, anche per avere la garanzia delle risorse da mettere a disposizione. Temo, infatti, che di quei 50 milioni - ho paura a controllare - non sia rimasto quasi più niente. Non dico di impegnare una cifra come 600 milioni, ma occorre intanto cominciare a considerare il problema e a metterlo nel bilancio del nostro Paese, perché è una questione molto importante.
BLUNDO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BLUNDO (M5S). Signora Presidente, anch'io ringrazio per la risposta che è stata data all'interrogazione presentata in questi giorni dell'anno scorso. Stando a quanto ha detto la collega, dobbiamo essere contenti che dopo un anno quantomeno sia stata data una risposta.
Il problema di Bussi è veramente grave. Credo sia un problema un po' troppo sottovalutato da tanti, non soltanto da chi ha avviato lì l'industrializzazione e ha, quindi, creato i problemi di inquinamento, ma anche da chi ha amministrato a livello regionale e locale. In ogni caso, non si è attenzionato preventivamente questo problema. Da quello che lei ha riferito, infatti, vi è stato un danno per la salute: su tale questione ho apprezzato che, oltre a dare una risposta sulla situazione attuale di Bussi, lei, signora Sottosegretario, abbia prestato attenzione anche ai danni alla salute che sono stati subiti.
Mi auguro che Bussi venga assolutamente considerato come sito di interesse nazionale - quale è - e che quindi vengano destinati fondi adeguati a restituire sicurezza alla popolazione che vive in quei luoghi. Il sito di Bussi, infatti, si trova in una collocazione particolare, nelle Gole di Popoli, in cui vengono raccolte tutte le acque dell'Abruzzo. Peraltro, continuano ad esserci possibili contaminazioni per le acque che attraversano questi territori, essendo presenti siti come, ad esempio, la discarica Tre Monti che presentano ancora un inquinamento. Al contrario, l'area di Bussi vera e propria, quella dell'alto Tirino è assolutamente incontaminata.
Questa situazione ha danneggiato anche l'economia del posto. In quella zona, infatti, ci sono enormi vasche - le più grandi d'Europa - di allevamento delle trote (e, in particolare, di una trota specifica) e vi è un bellissimo sito di interesse turistico e paesaggistico, che non può essere danneggiato.
Deve, quindi, essere fatto un intervento serio sull'area inquinata che riguarda la parte bassa di Bussi, dunque il basso Tirino, per la quale ci sono anche le mappature delle sostanze sotterrate.
Per realizzare una bonifica totale i costi stimati sono altissimi, come ha affermato anche l'ISPRA, perché si parla di 8 miliardi. Si può però cominciare ad intervenire - se lo si vuole fare - per spostare i metalli pesanti situati in quell'area prima che si sviluppi il percolato. Finora non c'è, ma poiché i materiali sono stati coperti con un telo, il pericolo sussiste. Prima che si verifichi questa drammatica situazione di ulteriore danno, che interesserebbe gran parte delle acque dell'Abruzzo, come ho spiegato prima credo si possa intervenire tempestivamente per spostare i metalli pesanti - ripeto - qualora lo si voglia fare, individuandoli e togliendoli da quel sito.
È importante che ci si interessi per mettere in sicurezza i corsi d'acqua che scorrono in quella zona.
Ringrazio il rappresentante del Governo per la risposta ed auspico che vi siano tempestivi interventi e buone notizie sui finanziamenti.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00528 su un tragico evento accaduto in un'azienda a conduzione cinese nel distretto industriale di Prato.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
BOBBA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signora Presidente, passo ad illustrare l'interrogazione presentata dalla senatrice Fedeli inerente le misure che, a seguito dell'incendio divampato lo scorso 1° dicembre a Prato all'interno di un laboratorio di confezioni che ha causato la morte di sette cittadini cinesi, il Governo intende adottare al fine di contrastare la dolorosa piaga del lavoro nero e sommerso.
Al riguardo, faccio preliminarmente presente che il Documento di programmazione per l'attività di vigilanza, annualmente predisposto dal Ministero che rappresento, contiene per l'anno 2014 linee direttrici specificamente volte ad intensificare i controlli finalizzati alla repressione del fenomeno del lavoro clandestino ed irregolare di aziende gestite da cittadini cinesi nell'ambito delle attività manifatturiere, del commercio e dei pubblici esercizi.
Nel corso degli ultimi anni, infatti, sono state avviate specifiche iniziative sull'intero territorio nazionale per contrastare il fenomeno in questione, alcune delle quali hanno riguardato proprio il distretto manifatturiero di Prato.
Preciso in proposito che a supporto di tali iniziative il Ministero che rappresento ha provveduto ad istituire, già a decorrere dal 2012, in favore della Direzione territoriale del lavoro (DTL) di Prato un apposito fondo destinato al pagamento di interpreti di lingua cinese.
Con specifico riferimento all'attività di vigilanza, il personale ispettivo operante presso la DTL di Prato nel corso dell'anno 2013 ha complessivamente verificato 968 aziende e irrogato 949 maxisanzioni per lavoro nero (corrispondenti al 23,66 per cento delle maxisanzioni irrogate complessivamente nell'intera Toscana).
Nel settore industria, in particolare, sono state ispezionate 292 aziende e irrogate 745 maxisanzioni per lavoro nero (equivalenti al 64 per cento delle sanzioni irrogate, nello specifico settore, nell'intera Regione Toscana).
I risultati dell'attività di vigilanza riferita al primo trimestre dell'anno 2014 si presentano sostanzialmente in linea con quelli dell'anno 2013, per quanto attiene al numero di aziende ispezionate dalla DTL di Prato, e pari a 233 (circa il 10 per cento del dato regionale). Le maxisanzioni per lavoro nero irrogate sono state invece 121 (corrispondenti a circa il 23 per cento di quelle irrogate nell'intera Toscana).
In particolare, con riferimento al settore industria, sono state ispezionate 82 aziende e irrogate 102 maxisanzioni per lavoro nero, equivalenti al 53 per cento delle sanzioni irrogate, nello specifico settore, nell'intera Toscana.
Inoltre, a conferma del costante impegno profuso nel contrasto al fenomeno del lavoro irregolare e sommerso, segnalo che nel corso del 2013 l'Ufficio territoriale del lavoro di Prato, congiuntamente al Nucleo ispettorato del lavoro (NIL) e al gruppo Carabinieri per la tutela del lavoro di Roma, ha partecipato a mirate iniziative di vigilanza nel distretto manifatturiero della Provincia, nell'ambito del «Patto per Prato sicura 2013». Tale operazione, che ha rinnovato gli analoghi impegni già sottoscritti nel 2007 e nel 2010, ha consentito di attivare un'azione sinergica tra tutti gli attori istituzionali presenti sul territorio (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, INPS, INAIL, ASL, ARPAT, Polizia municipale, Agenzia delle entrate, Polizia provinciale, Corpo forestale dello Stato, Vigili del fuoco), da attuarsi attraverso una programmazione a cadenza settimanale di interventi mirati, nell'ambito di un tavolo operativo che si riunisce sotto il coordinamento della questura di Prato.
Ricordo inoltre che - a seguito dell'incendio divampato lo scorso 1° dicembre all'interno di un laboratorio di confezioni, che ha causato la morte di sette cittadini cinesi - la Direzione generale per l'attività ispettiva del Ministero ha provveduto a predisporre un programma straordinario di contrasto al lavoro nero e alle implicazioni ad esso connesse sul piano della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
In tal senso, si è proceduto all'individuazione di 11 uffici territoriali del lavoro - corrispondenti a quelle aree caratterizzate, negli ultimi anni, da una maggiore incidenza del fenomeno in questione - con il compito di svolgere un'attenta operazione di intelligence e di analisi delle caratteristiche specifiche del tessuto economico e produttivo del territorio di competenza. In particolare, le citate strutture territoriali sono state chiamate ad effettuare - secondo le modalità del cosiddetto accesso breve - un numero minimo di 11.000 controlli specificamente orientati alla verifica dell'impiego di manodopera in nero.
Successivamente al tragico evento del 1° dicembre 2013, nell'ambito della definizione degli obiettivi annuali dell'azione ispettiva di competenza delle strutture territoriali del lavoro contenuta nel Documento di programmazione per l'attività di vigilanza per l'anno 2014, il competente ufficio del Ministero, che rappresento, ha previsto l'estensione all'intero territorio nazionale dell'iniziativa straordinaria di contrasto al lavoro nero avviata nel dicembre dello scorso anno, prevedendo l'effettuazione di almeno 50.000 «accessi brevi» (comprensivi degli 11.000 iniziali) da parte del personale ispettivo di tutti gli uffici territoriali del lavoro.
Preciso inoltre che, in considerazione della stretta correlazione esistente fra l'occupazione di manodopera in nero e gli illeciti in materia di salute e sicurezza, i predetti accertamenti ispettivi saranno finalizzati all'individuazione delle violazioni che impattano con maggior gravità anche sul piano della tutela psicofisica dei lavoratori, con il coinvolgimento - ove possibile - delle aziende sanitarie locali per l'effettuazione di accessi congiunti nei confronti delle imprese interessate.
Al fine di consentire l'aggiornamento progressivo e l'analisi dei dati acquisiti è stata inoltre prevista l'effettuazione di un costante monitoraggio delle risultanze dell'attività di vigilanza straordinaria.
Voglio inoltre ricordare che il Piano di vigilanza - adottato dall'INPS con determinazione dello scorso 14 aprile - ha individuato nel settore manifatturiero l'area di intervento maggiormente a rischio per la Regione Toscana, in quanto caratterizzata da un'elevata concentrazione di aziende gestite da imprenditoria cinese, con tassi di irregolarità contributiva particolarmente significativi.
Da ultimo, segnalo che nell'ambito del «Patto per Prato sicura 2013», lo scorso 12 dicembre il Ministro dell'interno ha presieduto il «Tavolo nazionale per Prato» finalizzato a sviluppare, in sinergia con le istituzioni elettive della Toscana, con i singoli Ministeri e con i vertici delle Forze dell'ordine, un piano di interventi di prevenzione e contrasto dei fenomeni di illegalità connessi all'imprenditoria straniera.
GATTI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GATTI (PD). Signora Presidente, ringrazio il sottosegretario Bobba per la risposta che ha voluto dare.
Signor Sottosegretario, noi abbiamo presentato questa interrogazione il 3 dicembre 2013 perché l'incidente a cui facciamo riferimento è avvenuto domenica 1° dicembre. Purtroppo, il 18 maggio scorso, due domeniche fa, c'è stato un altro incendio in un capannone a Prato, vicino al macrolotto. Fortunatamente non c'è stato alcun morto, ma ci sono stati due intossicati e molto probabilmente ce n'erano altri che sono però scappati. Questo per dirle che Prato conferma, anche in questo caso, il fatto di essere la quarta città cinese europea, con un pezzo di popolazione ufficiale, ma con un numero quasi altrettanto grande di persone che risiedono in modo illegale sul nostro territorio e che vivono in capannoni dove si lavora, si dorme, si mangia, si tengono i bambini, con le sbarre alle finestre, dove si dorme in loculi piccolissimi, in condizioni igieniche estremamente disagevoli e molto pericolose.
Vorrei altresì segnalare la situazione di grande isolamento, ricordando che questi cittadini cinesi non parlano l'italiano e dormono di giorno e lavorano di notte, perché i camion vengono caricati di notte, con i capannoni che si trovano di solito in zone precise.
Ci siamo occupati di questo fenomeno varie volte. Esiste un intervento molto preciso che è stato fatto anche dalla Regione Toscana. In occasione dell'ultimo incidente di cui ho parlato, quello avvenuto il 18 maggio, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, ha dichiarato: «È una tragedia fotocopia che ci ricorda che, in quest'area, c'è un bubbone da estirpare, che ha due facce: l'illegalità delle condizioni di vita dei lavoratori cinesi e la rendita dei capannoni che, anche in questo caso, è riconducibile a proprietari italiani».
Presidente, la Regione Toscana dal dicembre 2013 ha attivato un percorso molto importante e venerdì prossimo - in una data che sembra studiata, ma che in realtà non lo è - presenterà il piano straordinario di intervento, un piano triennale, multilingue, in cui la Regione ha impegnato 10 milioni di euro, che riguarderà tutta l'area vasta centro, cioè Prato, Firenze, Pistoia ed Empoli. Tale piano prevede un potenziamento dei controlli, che verranno quintuplicati rispetto al numero dei controlli previsti dai livelli di assistenza nazionale, e il valore verrà ulteriormente raddoppiato nella ASL 4 di Prato.
Pertanto, con le informazioni che lei ci ha dato prima, con questo lancio del piano straordinario d'intervento, con il protocollo d'intesa siglato fra la Regione Toscana, la procura generale della Repubblica presso la corte d'appello di Firenze, la procura della Repubblica presso il tribunale di Firenze, quello di Pistoia e quello di Prato per il rafforzamento nel territorio dell'area vasta centro delle azioni finalizzate alla vigilanza, alla sicurezza sui luoghi di lavoro, al contrasto al lavoro sommerso e alla promozione delle politiche d'integrazione e di sostegno alle situazioni di difficoltà, abbiamo una ragionevole aspettativa del miglioramento della situazione. Tutto questo anche perché si cominciano a precisare una serie di punti. Si cominciano, per esempio, a mirare i controlli nelle situazioni in cui c'è un maggior consumo di energia elettrica o nelle zone periferiche dove sono stati costruiti particolari capannoni. Si sono insomma individuate le zone su cui intervenire.
Si comincia ad investire anche nel tentativo di mitigare i problemi sociali, quelli sorti a seguito per esempio delle attività preventive e repressive (molte volte questi lavoratori restano nei guai), a favorire l'integrazione dei cittadini extracomunitari, ma anche a favorire il contrasto alla dispersione scolastica.
Però, signor Sottosegretario, c'è bisogno di un intervento del Governo verso il Governo cinese, perché non si possono fare interventi solo a valle: bisogna controllare il processo assolutamente illegale di importazione di manodopera e di importazione dei materiali, perché nella splendida Prato, quella dei grandi filati e delle alte firme, in questo momento si produce utilizzando tessuti che vengono dalla Cina di bassissima qualità e realizzando una produzione di bassissima qualità.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00811 sulla progressiva riduzione dell'insegnamento della filosofia nei licei e nelle università.
La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
D'ONGHIA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signora Presidente, gli onorevoli senatori interroganti fanno riferimento ai progetti sperimentali di innovazione metodologico-didattica, con scansione quadriennale, che verranno attuati, su autorizzazione del Ministero, in talune scuole secondarie di secondo grado per l'anno scolastico 2014-2015. A tale riguardo, richiedono assicurazioni che da questi progetti non derivi una possibile riduzione dell'orario di insegnamento della filosofia.
Informo, in proposito, che le istituzioni scolastiche statali che sperimenteranno i suddetti progetti sono in numero di sei e che per ciascuna di esse è stato autorizzato il funzionamento di una sola prima classe sperimentale.
Preciso che i corsi di studio autorizzati dovranno in ogni caso garantire, anche attraverso il ricorso alla flessibilità didattica e organizzativa consentite dall'autonomia scolastica, l'insegnamento di tutte le discipline previste dai piani di studio, in modo da assicurare agli alunni il raggiungimento degli obiettivi specifici di apprendimento e delle competenze previsti per il quinto anno dei licei e degli istituti tecnici, entro il termine del quarto anno, secondo il progetto definito dai singoli istituti scolastici.
In effetti, i progetti di innovazione non consistono nel mero taglio di un anno scolastico, bensì in una rimodulazione dell'intero percorso di studi, che prevede un maggior carico orario nei due bienni nei quali i progetti si articolano, i cui esiti saranno costantemente monitorati da comitati scientifici appositamente costituiti, ai fini di una valutazione dei risultati conseguiti.
Per quanto riguarda il settore universitario, ricordo che le università hanno piena autonomia nell'attivazione degli insegnamenti all'interno dei settori scientifico-disciplinari dei corsi di studio.
Desidero comunque precisare che non è intenzione del Ministero ridurre il peso della cultura umanistica a favore di una crescita della cultura scientifica, nella consapevolezza che entrambe sono fondamentali per il completo sviluppo culturale degli studenti.
LO GIUDICE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO GIUDICE (PD). Signora Presidente, ringrazio il sottosegretario D'Onghia. Siamo soddisfatti di quello che lei ha detto, in particolare rispetto ad un punto, ossia che le sperimentazioni quadriennali degli istituti di istruzione secondaria superiore prevedono una rimodulazione complessiva del carico orario nei due bienni, e non un mero taglio, per così dire, dell'ultimo anno. Voglio pensare che questo significhi che, anche fra l'attuale biennio e l'attuale triennio, ci sia una rimodulazione, perché se quest'ultima dovesse avvenire, com'è appunto il rischio da più parti indicato, con una riformulazione dei carichi orari interni all'attuale biennio e all'attuale triennio, ebbene il problema si porrebbe nuovamente.
Il punto è che, ferma restando naturalmente l'autonomia degli istituti e delle università italiane, questa sperimentazione sta avvenendo - come indicato nell'interrogazione - contemporaneamente alla soppressione dell'insegnamento della filosofia teoretica, in particolare in alcuni corsi universitari delle facoltà di scienze dell'educazione e di pedagogia. Questo pone il rischio che, all'interno del nostro sistema d'istruzione secondaria e universitaria, si compia un'azione di rafforzamento, anche positiva, della cultura scientifica. È vero che, nonostante le eccellenze che il nostro Paese ha prodotto nel campo della cultura scientifica, forse c'è un ritardo, una sottovalutazione della centralità, dell'importanza della cultura scientifica e tecnologica, anche rispetto al contesto internazionale in cui ci muoviamo, ma è altrettanto vero che il consolidamento della cultura scientifica, se non vogliamo si limiti a diventare una mera esecuzione procedurale di tecniche, necessita di quello sguardo lungo che solamente un pensiero - un pensiero filosofico, un pensiero teorico - può dare per far sì che la scienza non si risolva in mere procedure e applicazioni di tecniche ma sappia essere invece indicazione di scelte, individuazione di prospettive, capacità di relazione, di comprensione e quindi di progettazione.
Da questo punto di vista, sono soddisfatto della ricchezza della risposta. Rimane la preoccupazione che, nella rimodulazione dei programmi e dei carichi orari delle scuole secondarie superiori, in particolare di quelle poche scuole in cui oggi è presente l'insegnamento della filosofia, da una parte, e nella rideterminazione dell'articolazione dei piani di lavoro delle facoltà di scienza dell'educazione e di pedagogia, dall'altra, la filosofia venga sacrificata.
Da questo punto di vista, prendo atto in maniera positiva dell'impegno che il Sottosegretario ha assunto qui, a nome del Governo, sulla volontà di fare in modo che non venga ridotta la portata di questo insegnamento all'interno del nostro sistema di istruzione e formazione, perché sarebbe veramente un venir meno rispetto a quella eccellenza del nostro pensiero, della nostra cultura, che proprio grazie alla sua creatività riesce oggi ad essere competitiva a livello internazionale anche dal punto scientifico, tecnologico e produttivo; e vi riesce proprio perché ha dietro quel pensiero lungo che una tradizione filosofica, culturale e teorica forte ha sostenuto nella storia del nostro Paese.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00819 sull'organizzazione territoriale dei percorsi abilitanti speciali, con particolare riferimento alla Sardegna.
La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
D'ONGHIA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signora Presidente, come ricordato dagli onorevoli senatori interroganti, con il decreto del direttore generale n. 58 del 2013 sono state attivate le procedure dei percorsi abilitanti speciali (PAS), introdotti dal decreto ministeriale n. 81 del 2013 al fine di valorizzare le professionalità conseguite dai docenti non abilitati in possesso di determinati requisiti di servizio.
Gli interroganti rappresentano la situazione in cui sono venuti a trovarsi diversi aspiranti provenienti dalla Regione Sardegna e richiedono l'adozione di misure equitative idonee a garantire una regolare partecipazione ai percorsi.
Al riguardo, informo che l'Amministrazione si è attivata per consentire la partecipazione della più ampia platea possibile ai corsi, dopo avere riscontrato alcune situazioni in cui non è stato possibile attivare i PAS nell'ambito di alcune Regioni. Si è infatti verificato che determinati atenei, per difficoltà tecnico-organizzative e anche a causa della presenza di un numero eccessivo ovvero, più spesso, esiguo di richiedenti l'abilitazione per alcune classi di concorso, si sono trovati nell'impossibilità di avviare i corsi.
Il problema è stato risolto a livello generale attraverso la stipula di un'apposita convenzione, avvenuta in data 24 aprile 2014, tra il Ministero e il Centro per la formazione e lo sviluppo professionale degli insegnanti di scuola secondaria dell'Università degli studi Roma Tre, a seguito della quale il suddetto ateneo ha attivato percorsi abilitanti speciali con modalità on line.
Il relativo bando per l'iscrizione ai corsi è stato emanato con decreto del Rettore in data 7 maggio 2014. Possono presentare domanda i candidati provenienti dall'intero territorio nazionale, e quindi anche dalla Sardegna, per classi di concorso non attivate dalle università della Regione di provenienza.
SERRA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (M5S). Signora Presidente, ringrazio la Sottosegretario per aver dato una risposta chiara a questa interrogazione, per cui mi ritengo estremamente soddisfatta.
Quello che veniva richiesto dalla mia interrogazione infatti era proprio questo: che si potesse avviare una piattaforma sperimentale cui potessero accedere on line gli studenti.
PRESIDENTE. Lo svolgimento dell'interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
GIROTTO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIROTTO (M5S). Signora Presidente, colleghi, due giorni fa l'assemblea dei soci Terna ha bocciato la richiesta di inserimento nello statuto sociale della cosiddetta clausola di onorabilità. Terna è in buona compagnia, avendo anche le assemblee di ENI e Finmeccanica bocciato la stessa richiesta. Riteniamo questi atti gravissimi.
La clausola di onorabilità prevede l'ineleggibilità e la decadenza per giusta causa a seguito di una condanna, anche non definitiva, o una richiesta di rinvio a giudizio per una serie di reati amministrativi, fiscali e finanziari. Queste indicazioni sono codificate nell'allegato A della direttiva ministeriale del 24 giugno 2013, in ordine all'adozione di criteri e modalità per la nomina dei componenti degli organi di amministrazione e di politiche per la remunerazione dei vertici aziendali delle società controllate direttamente o indirettamente dal Ministero.
Il ministro Padoan ha chiesto formalmente alle società di «discutere e deliberare in merito alla proposta di introdurre nello statuto sociale una apposita clausola in materia di requisiti di onorabilità e connesse cause di ineleggibilità e decadenza dei componenti il consiglio di amministrazione», ricevendone dinieghi a ripetizione.
Nella risoluzione approvata dalla 10a Commissione permanente del Senato nella seduta dell'8 aprile 2014, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sui risultati delle principali società direttamente o indirettamente partecipate dallo Stato, con particolare riferimento ai settori di interesse della Commissione, si impegna il Governo, tra l'altro, a rispettare nella definizione delle liste i requisiti di onorabilità oltre a quelli di professionalità di cui alla lettera a), indicati nella mozione sulle nomine approvata il 19 giugno 2013 dal Senato.
Abbiamo già chiesto con una interrogazione se il Ministro in indirizzo intenda, ed in quali termini, riproporre l'introduzione nello statuto sociale di ENI SpA e di Finmeccanica SpA, oltre che di tutte le società partecipate quotate in borsa, nelle quali ha il controllo azionario di fatto, di un'apposita clausola in materia di requisiti di onorabilità e connesse cause di ineleggibilità e decadenza dei componenti il Consiglio di amministrazione e se intenda adottare una comunicazione formale di dissenso dalle decisioni assunte dalle assemblee di ENI SpA e Finmeccanica SpA relativamente alle indicazioni di introdurre negli statuti un'apposita clausola in materia di requisiti di onorabilità e connesse cause di ineleggibilità e decadenza dei componenti del consiglio di amministrazione.
In 10a Commissione promuoveremo la raccolta di firme per far sì che le risultanze della Commissione siano comunicate formalmente al Presidente del Senato affinché le sottoponga all'Assemblea.
Chiediamo che il Ministro venga urgentemente a riferire in Aula su quanto accaduto nelle assemblee di Terna, ENI e Finmeccanica.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 3 giugno 2014
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 3 giugno, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 16,56).
Allegato A
INTERPELLANZA E INTERROGAZIONI
Interpellanza sull'attribuzione alla CONSAP della tenuta del ruolo dei periti assicurativi
(2-00110) (16 gennaio 2014)
GAMBARO. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
l'art. 13, comma 35, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, a far data dal 1° gennaio 2013, trasferiva alla CONSAP, Concessionaria servizi pubblici SpA, la tenuta del ruolo dei periti assicurativi di cui agli articoli 157 e seguenti del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, ed ogni altra competenza in materia;
a quasi un anno dal trasferimento, non esiste ancora un provvedimento che permetta a quell'ente di poter assumere decisioni che abbiano carattere cogente nell'ordinamento per quanto riguarda la materia di cui al Titolo X, Capo VI, del citato decreto legislativo, nonché ai regolamenti ed articoli connessi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non voglia dare un maggiore impulso nella revisione ed aggiornamento, soprattutto regolamentare, delle attività trasferite alla CONSAP;
se non intenda pubblicare con decreto ministeriale le deliberazioni della CONSAP relative al ruolo dei periti assicurativi, al fine di valorizzare al meglio e celermente le professionalità di una categoria particolarmente utile per il contrasto delle frodi assicurative e la conseguente auspicabile positiva incidenza sui costi di responsabilità civile auto che gravano sulle spalle dei cittadini.
Interrogazioni sulla bonifica del sito di interesse nazionale di Bussi (Pescara)
(3-00845) (26 marzo 2014)
PEZZOPANE, CASSON, D'ADDA, DE PETRIS, DE MONTE, DI GIORGI, GIACOBBE, GRANAIOLA, LUCHERINI, MASTRANGELI, PAGLIARI, SCALIA, SOLLO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare -
Premesso che:
nel 2007 a Bussi sul Tirno (Pescara), dove ha sede da anni lo stabilimento chimico della Montecatini Edison, furono messi i sigilli alla discarica Tre Monti, considerata la discarica di veleni più grande d'Europa, su cui si sono riaccesi i riflettori della stampa nazionale. Su una superficie di circa 30 ettari, sono state "intombate" quasi 250.000 tonnellate di rifiuti tossici e scarti industriali della produzione di cloro, soda, varechina, formaldeide, perclorati e cloruro di ammonio a poca distanza dalla confluenza dei fiumi Tirino e Pescara. Una bomba ecologica al confine tra il parco del Gran Sasso e quello della Maiella;
oltre alla discarica Tre Monti, nel polo industriale se ne trovano altre due, di minore estensione e criticità. Originariamente furono autorizzate per lo stoccaggio degli scarti di produzione, ma poi anch'esse sono state sequestrate dalla magistratura e recentemente risequestrate a causa di una malagestione. Un deposito di veleni, insomma, che continua a inquinare la terra e il sottosuolo;
l'inchiesta condotta dalla Procura di Pescara subito dopo il sequestro si è conclusa nell'aprile 2013 con il rinvio a giudizio di 19 responsabili dell'ex colosso, che devono rispondere di disastro doloso e avvelenamento delle acque, mentre sono finiti sul registro degli indagati anche alcuni dirigenti della società francese Solvay che nel 2002 aveva acquistato il polo chimico dall'Ausimont (gruppo Montedison);
la vicenda della discarica di Bussi è stata oggetto di numerose iniziative parlamentari nella XVI Legislatura, tra cui l'interrogazione 3-01118 a firma dei senatori Casson, Legnini, Della Seta, Ferrante e Vita, presentata il 20 gennaio 2010, a cui non è mai stata data risposta;
considerato che:
una prima stima dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale per il Ministero della salute ha valutato un danno ambientale di 8,5 miliardi di euro e un costo di 500-600 milioni per la bonifica della discarica;
l'inquinamento delle aree industriali sta producendo effetti devastanti lungo tutto il corso del fiume Pescara e le popolazioni residenti sono sottoposte agli inquinanti presenti nelle acque;
il Comune di Bussi rientra tra quelli inseriti nel cratere sismico dell'aprile 2009 e per questo, con decreto-legge n. 225 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011, sono stati stanziati 50 milioni di euro, stornandoli dai fondi per il terremoto, per la bonifica e la reindustrializzazione dello stabilimento, che oggi è fermo;
attualmente la bonifica del terreno e l'arrivo dei finanziamenti citati sono ad un punto morto. I rifiuti restano depositati nella valle, coperti da un telone, e i lavori di bonifica non accennano ad iniziare,
si chiede di sapere:
a che punto sia la caratterizzazione dell'inquinamento dei siti di Bussi;
se il Ministro in indirizzo intenda provvedere alla bonifica dei siti inquinati e dei territori circostanti, con quali tempi, con quali mezzi e soprattutto con quali e quante risorse;
come siano stati utilizzati i 50 milioni di euro stanziati per avviare la bonifica delle discariche.
(3-00897) (15 aprile 2014)
PELINO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico -
Premesso che:
il grave e perdurante inquinamento delle acque e dei territori limitrofi al polo chimico industriale di Bussi sul Tirino (Pescara) è noto sia all'opinione pubblica sia alle istituzioni;
con precedente atto di sindacato ispettivo 5-01698, presentato alla Camera nel corso della XV Legislatura, l'interrogante ha già sollevato le questioni che qui verranno attualizzate viste le evoluzioni avvenute nel corso degli anni;
nel 2010 nelle Commissioni permanenti 5ª e 1ª Bilancio e Affari costituzionali del Senato venne presentato l'emendamento cosiddetto "Abruzzo" per lo stanziamento di 50 milioni di euro disponibili in 3 anni da giugno 2011 al 2013, per avviare i lavori di bonifica e reindustrializzazione del sito di Bussi sul Tirino devastato dall'inquinamento chimico;
tale emendamento è stato approvato all'unanimità nel corso della discussione sul decreto cosiddetto milleproroghe. I firmatari sono stati il Presidente emerito del Senato, Franco Marini, e il sen. Giovanni Legnini con il supporto di tutti i senatori abruzzesi;
in data 19 settembre 2011 con deliberazione n. 69 la Giunta comunale di Bussi ha approvato uno "schema di avviso pubblico per manifestazione di interesse a presentare proposte per la reindustrializzazione" e ha conferito mandato al sindaco per la pubblicazione dell'avviso tramite decreto sindacale n. 30 del 28 settembre 2011, che veniva pubblicato sull'albo pretorio on line del Comune di Bussi;
nel luglio 2013, a distanza di due anni dalla pubblicazione dell'avviso, in assenza di progetti e soluzioni concrete tali da favorire la reindustrializzazione delle aree, è divenuto altissimo il rischio che ciò non venisse attuato, con gravi ripercussioni sui livelli occupazionali da sommarsi ad una situazione già difficile nonché drammatica per molti lavoratori;
in queste settimane, con la notizia di una nuova inchiesta avviata dalla procura di Pescara sulle aree contaminate del sito di interesse nazionale (SIN) di Bussi e con il succedersi delle udienze presso la Corte di assise di Chieti, riferita alla scoperta delle discariche di rifiuti tossici, nocivi e pericolosi avvenuta nel 2007 da parte del Corpo forestale dello Stato e con il deposito agli atti del processo del rapporto dell'Istituto superiore di sanità sulla contaminazione delle acque dei pozzi Sant'Angelo di Castiglione a Casauria (Pescara), si è scatenata un'enorme eco da più parti, ed è arrivata la condanna all'incuria dimostrata da chi per decenni, pur sapendo, nulla ha fatto per rimuovere i rifiuti tossici;
considerato che:
nel 2007, in piena emergenza acqua, pur non avendo alcuna responsabilità riguardo all'inquinamento dei pozzi Sant'Angelo di Castiglione a Casauria, l'allora amministrazione comunale, insieme ai cittadini bussesi, aveva acconsentito alla realizzazione di pozzi di captazione di acqua potabile di altissima qualità per oltre 1.000 litri al secondo al solo scopo di dissetare la maggioranza dei cittadini abruzzesi, ben sapendo che oltre la metà di quell'acqua si sarebbe perduta nelle reti idriche fatiscenti della val Pescara;
la maggior parte dei cittadini bussesi sono indignati riguardo al metodo, ai titoli e ai contenuti e alle conseguenze provocate da eccessive semplificazioni giornalistiche che hanno criminalizzato un intero paese dimenticando che i cittadini di Bussi sono le vittime prime dell'inquinamento;
è opinione diffusa che debbano essere perseguiti e condannati coloro che hanno provocato l'inquinamento delle acque e coloro che hanno omesso i controlli a tutela della salute di tutti i cittadini di Bussi e della val Pescara;
oggi, alla già preoccupante situazione ambientale e produttivo-occupazionale del SIN di Bussi si è aggiunto il clamore prodotto da una campagna d'informazione confusionaria e piena di imprecisioni ed errori che cerca di attualizzare danni che sono stati fatti anni e già noti alle cronache fin dal 2007;
tenuto conto che:
oggi spetta alla politica e alle istituzioni offrire soluzioni che concilino le fondamentali esigenze di tutela della salute e della vita umana con le corrispondenti esigenze di tutela del lavoro e dell'occupazione, in un'ottica di sviluppo di attività economiche, diversificato e compatibile;
serve un dialogo esteso fra i diversi attori istituzionali e sociali nazionali, regionali e comunali per ridare dignità all'intera comunità bussese, per ipotizzare linee di intervento possibili a tutela dei giovani, delle donne e degli anziani, per proporre azioni concrete finalizzate a rilanciare l'economia della valle e, soprattutto, per avviare a soluzione il perdurante e congiunto problema della bonifica a tutela della salute di tutti;
tenuto conto altresì che:
lo stato di emergenza ambientale è in continua crescita e permane su tutta l'area del SIN di Bussi con gravissime conseguenze per la salute di tutti;
obiettivo prioritario dell'amministrazione comunale è la tutela al massimo livello sia della salute dei cittadini sia dell'integrità del territorio, per cui appare necessario, nel più breve tempo possibile, reperire risorse economiche finalizzate a far fronte all'emergenza;
è altrettanto prioritario definire in tempi rapidissimi la reindustrializzazione del sito di Bussi, che può avvenire solo dopo aver messo in sicurezza e bonificato il territorio, per garantire la continuità produttiva e la creazione di nuovi posti di lavoro,
si chiede di sapere:
quali orientamenti il Governo intenda esprimere in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, in favore della bonifica del territorio di Bussi sul Tirino così da porre fine alla grave situazione che si protrae ormai da troppo tempo;
se intenda con la massima urgenza stanziare dei fondi in favore dei territori abruzzesi;
in quale maniera e in che tempistiche voglia intervenire per riavviare l'economia locale.
(3-00996) (28 maggio 2014) (già 4-00260) (28 maggio 2013)
BLUNDO, NUGNES, BENCINI, MOLINARI, CASTALDI, MORONESE, Maurizio ROMANI, DONNO, VACCIANO, GAMBARO, SANTANGELO, PEPE, GIARRUSSO, BIGNAMI, FATTORI, MARTELLI, LUCIDI, DE PIETRO. - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute -
Premesso che:
nel marzo del 2007 a Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, sede di uno dei più importanti poli chimici italiani, fu rinvenuta una mega discarica di rifiuti tossici, nella quale per decenni sarebbe avvenuto lo smaltimento illegale di sostanze quali cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, triclorobenzeni, metalli pesanti, tutte sostanze altamente tossiche e cancerogene, al punto da essere definita una delle più grandi discariche nascoste di sostanze tossiche e pericolose mai trovate in Italia e addirittura in Europa;
la conseguente inchiesta, condotta dalla procura della Repubblica di Pescara, si è conclusa il 18 aprile 2013 con il rinvio a giudizio, da parte del giudice per le udienze preliminari Gianluca Sarandrea, di 19 persone, in gran parte dirigenti degli enti regionali di gestione dell'acqua e del gruppo Montedison, per il reato di inquinamento e disastro ambientale e avvelenamento di acque (Ansa del 19 aprile 2013);
considerato che:
in data 29 aprile 2013 il WWF ha diffuso i dati dell'attività di monitoraggio del sito, svolta per conto della Solvay SpA, attualmente proprietaria dell'area, dalla società Environ, sui pozzi spia a valle del sito e su quelli situati nella valle del Pescara. Una situazione sconfortante, come riporta un'agenzia di Ansa Abruzzo del 29 aprile, caratterizzata, rispetto al passato, da un quadro ancora più grave della contaminazione. In merito al sito industriale i dati attestano il superamento, in ben 35 parametri su 43, delle concentrazioni soglia di contaminazione per la falda superficiale e 23 per la falda profonda. Più specificatamente si registrano notevoli superamenti per sostanze come il cloroformio, 453.333 volte i limiti nella falda superficiale e 46.607 volte nella falda profonda, tricloroetilene 193.333 e 156, mercurio 2.100 volte nella falda superficiale, diclorometano 1.073.333 e 3.267, tetracloruro di carbonio 666.667 e 3.733;
anche per quanto riguarda il monitoraggio dei pozzi spia la situazione risulta alquanto problematica, al punto che tra il 2007 e il 2012 nove parametri hanno superato la concentrazione soglia di contaminazione per la falda superficiale e tre per la falda profonda. In particolare, il monocloroetilene ha avuto picchi di 106 volte il limite di legge per la falda superficiale e 264 volte per la falda profonda; inoltre, superamenti si sono verificati anche recentemente nei monitoraggi 2012, con alcune sostanze che continuano a fuoriuscire dal sito nonostante il trattamento, come recentemente confermato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
la situazione peggiora ulteriormente, andando verso valle, nei pozzi-piezometrici che monitorano la falda nell'area della confluenza del fiume Tirino con il fiume Pescara, per i quali nel biennio 2011-2012 sono stati rispettivamente riscontrati per la falda superficiale e per la falda profonda 11 e 12 parametri oltre i limiti di legge;
considerato inoltre che:
nel sito è presente una quantità di diossina, materiale non degradabile, superiore di circa 24 volte rispetto al tasso consentito, che contribuisce a contaminare ancora di più l'intera area;
l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), per conto dell'Avvocatura dello Stato, ha stimato un danno ambientale di 8,5 miliardi di euro e una contaminazione di circa 2 milioni di metri cubi di terreni, oltre a quella relativa all'acqua di falda;
attualmente i rifiuti restano depositati nella valle, coperti da un telone, e, nonostante la necessità di un'immediata bonifica, per la quale occorrerebbero almeno 150 milioni di euro, i lavori non accennano ad iniziare,
si chiede di sapere quali provvedimenti i Ministri in indirizzo, per le rispettive competenze, intendano concretamente adottare al fine di progettare e realizzare una seria, efficace e rapida opera di bonifica, nonché di garantire alla popolazione residente nell'area il diritto alla salute, messo fortemente in pericolo dall'inquinamento delle falde acquifere.
Interrogazione su un tragico evento accaduto in un'azienda a conduzione cinese nel distretto industriale di Prato
(3-00528) (03 dicembre 2013)
FEDELI, DI GIORGI, GIANNINI, BENCINI, MARTINI, Maurizio ROMANI, CANTINI, CHITI, FILIPPI, GATTI, Rita GHEDINI, GRANAIOLA, MATTESINI, AMATI, BIGNAMI, BORIOLI, BUEMI, CASSON, CIRINNA', DALLA ZUANNA, DE BIASI, DIRINDIN, FABBRI, FILIPPIN, IDEM, LAI, LIUZZI, MANASSERO, MATURANI, MOSCARDELLI, OLIVERO, PAGLIARI, PEGORER, SPILABOTTE, TOMASELLI, VERDUCCI, D'ADDA, LO GIUDICE, Mauro Maria MARINO, GIACOBBE, FAVERO, GUERRIERI PALEOTTI, PADUA, ORRU'. - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'interno e dello sviluppo economico -
Premesso che:
sono sette gli operai cinesi che hanno perso la vita nell'azienda "Ye-Life Teresa Moda" di via Toscana 63, Macrolotto, il 1° dicembre 2013;
si tratta di vittime del lavoro in Italia, operai morti in una delle 4.000 fabbriche di confezioni alla periferia sud del distretto pratese, gestite da imprenditori cinesi, trasformate anche in dormitorio per un numero non precisato di persone, costrette a vivere nei capannoni, lavorando senza soluzione di continuità: è così che a provocare il maggior numero di vittime è stato il crollo dell'edificio in quella parte di capannone adibito a dormitorio con piccole celle di 2-3 metri quadrati realizzate in cartongesso;
in una inchiesta di Silvia Pieraccini, pubblicata su "Il Sole 24 ore" già nell'agosto 2012, si descrive il luogo in cui è scoppiato l'incendio il 1° dicembre 2013, e si legge testualmente che: "Qui, dove fino a dieci anni fa c'erano le più belle fabbriche di tessuti e filati del distretto, oggi regnano decine e decine di aziende cinesi di pronto moda che sfornano abiti e magliette a prezzi stracciati, possibili solo perché dietro quelle produzioni - che possono fregiarsi dell'etichetta made in Italy - c'è un sistema organizzato di illegalità (lavorativa e fiscale) da far invidia ad Al Capone";
a differenza delle altre grandi e piccole chinatown sparse per l'Italia, però, Prato è un pezzo di industria che ogni anno fa volare dalla Toscana alla Cina, lungo percorsi non ufficiali, 500 milioni di euro e, nonostante ciò, come scrive Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana, in una lettera aperta, "il distretto delle confezioni cinese di Prato agisce in una specie di extraterritorialità, è una sorta di delocalizzazione alla rovescia, dalla Cina al macrolotto di Prato, dove non esistono regole e dove tutto si basa essenzialmente sullo sfruttamento brutale dei lavoratori con paghe di un euro all'ora, stipati come topi nei soppalchi dormitorio dei capannoni dove si lavora, in condizioni che non sono assolutamente paragonabili a quelle degli immigrati italiani negli anni '60 perché nel distretto cinese delle confezioni si vive in condizioni che sono al di sotto dei fondamentali diritti umani, per cui non è esagerato parlare di condizioni di schiavitù";
il Presidente della Regione Toscana prosegue sottolineando come "questo sfruttamento brutale con orari di lavoro prolungato e notturno consente di produrre un economia al nero, che è la più grande del centro-nord d'Italia, garantendo una rendita enorme legata agli affitti dei capannoni e ad una produzione just-time, detta "pronto moda" che riempie i negozi delle città europee con abiti a basso costo";
in sostanza, il distretto pratese rappresenta l'area più ampia di lavoro nero e sommerso che esista nel Nord e Centro Italia, nella quale sono impiegati, secondo il Sindaco di Prato, Roberto Cenni, "ufficialmente 16.000, in realtà fra i 20.000 e i 40.000". È questa iperbolica incertezza a coincidere con la extraterritorialità crescente di cui ha scritto il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi;
le indagini della Direzione Antimafia e delle Procure mostrano poi il domino del racket della comunità cinese: la rete di produzione e smercio del distretto pratese, una sorta di Rosarno dell'abbigliamento piuttosto che dei pomodori o delle arance, è infatti governata da un racket cinese dell'usura e delle estorsioni che le fornisce i servizi necessari: in sostanza, un doppio regime fiscale;
inoltre, pur trattandosi di una cittadella asiatica di lungo corso, ancora si conoscono poco i relativi meccanismi di governance e non si sa quanto la funzionalità del guaxi (il sistema tradizionale di relazioni sociali) dia seguito a un vero e proprio coordinamento delle politiche industriali e commerciali sul territorio;
considerato che:
in merito ai controlli, all'indomani della tragedia, l'amministrazione comunale e la Procura di Prato hanno riferito i dati dei controlli effettuati dal 2009 ad oggi: 1.400 ispezioni ai capannoni, 600 sequestri di immobili affittati da proprietari italiani a ditte asiatiche, 26.000 fermi di macchinari non in regola con le più elementari norme anti-infortunistiche per un totale di 1,5 milioni di euro incassati nei casi di sequestro (contro i 220.000 euro nei 20 anni precedenti), più di 1.600 sanzioni amministrative per violazioni di vario tipo all'interno dei capannoni;
a febbraio 2013 è stata firmata una dichiarazione di intenti da parte di Provincia, Comuni, associazioni di categoria, sindacati, ordini e collegi, Asl ed Inail per accrescere l'attenzione alla sicurezza sul lavoro e contribuire a creare aziende virtuose, premiando la loro qualità nell'affidamento degli appalti: l'accordo intende mettere in primo piano la sicurezza e la salute dei lavoratori impegnando le parti alla realizzazione di buone pratiche in materia di affidamento in appalto dei lavori pubblici;
a marzo 2013 si è registrata la seconda iscrizione di un cinese nell'Unione industriale pratese, in dieci anni, mentre ad oggi non risultano lavoratori cinesi iscritti ai sindacati;
a maggio 2013, al fine di potenziare l'attività di prevenzione e vigilanza sui luoghi di lavoro per porre un freno agli infortuni ed alle malattie professionali, è stato inoltre siglato un Protocollo d'intesa tra l'Azienda USL 4, e la Procura della Repubblica di Prato;
ancora, ad ottobre 2013, alla presenza del Ministro dell'interno, Angelino Alfano, è stato sottoscritto il Patto per Prato Sicura, strumento attivo fin dal 2007 - ma che doveva essere aggiornato - e finalizzato a consolidare la cooperazione tra Governo e istituzioni locali nell'azione di contrasto alle varie forme di illegalità;
con riguardo specifico alla tragedia di Prato, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini, ha sottolineato che il distretto rientra nei 100.000 controlli effettuati sulle imprese fino a oggi dal Ministero e che le "irregolarità complessive riscontrate ammontano al 76 per cento a fronte del 63 per cento medio della Toscana";
lo stesso Ministro ha inoltre fatto sapere che, presso il relativo Dicastero, si sta predisponendo il Piano controlli 2014, piano che prevede, in realtà, un protocollo speciale per il distretto pratese sin dal 1991;
rilevato che:
l'assessore alla sicurezza del Comune di Prato, Aldo Milone, ha dichiarato che "da anni denunciamo quello che sarebbe potuto accadere in questi dormitori clandestini, ma non siamo stati ascoltati. Da solo il Comune non ce la fa a vincere questa battaglia";
la Cgil di Prato parla di "tragedia annunciata, diretta conseguenza di condizione gravissima di vita e di lavoro nella quale sono costretti in grande promiscuità persone in condizioni di estrema debolezza, perché ai margini della legalità e quindi in una situazione tale da non poter ribellarsi";
quello che colpisce di più il Segretario Generale della Cgil, Susanna Camusso, con riguardo al dramma umano verificatosi a Macrolotto, è la circostanza per cui tale evento è accaduto "in una città italiana, di lavoro e industria, un distretto famoso nel mondo che oggi si presenta con le fabbriche dormitorio, con le sbarre alle finestre, con il lavoro ridotto alle condizioni opprimenti di un carcere. In quelle condizioni" prosegue Camusso, "siamo alla schiavitù vera e propria";
Sergio Spiller, Segretario Generale aggiunto Femca e responsabile comparto tessile, in una nota, commenta la tragedia sottolineando come "non è la prima volta che vengono individuate fabbriche gestite in questo modo senza rispetto delle minime regole del lavoro, della sicurezza e della dignità umana" e che, "in rapporto con la dimensione del problema, gli strumenti per intervenire (a partire dagli organi di controllo pubblici) si dimostrano assolutamente insufficienti";
anche il Segretario generale Uiltec, Paolo Pirani, parla di una "tragedia del lavoro nero e dell'immigrazione che non doveva accadere" e chiede che ci si "inizi a interrogare realmente sulla nostra capacità di intervenire per impedire che accadimenti di questo tipo segnino dolorosamente le vicende del lavoro nel nostro Paese";
Andrea Cavicchi, presidente dell'Unione industriale pratese, sottolinea come "Le condizioni di vita in questi capannoni mettono a repentaglio la vita. Dobbiamo combattere questo tipo di attività imprenditoriale illegale", tale per cui, tra l'altro, "L'immagine del distretto che passa all'esterno è falsata";
le associazioni di categoria manifestano poi forte preoccupazione per la strumentalizzazione mediatica della tragedia di via Toscana: "Quanto sta emergendo dai report dei media è il racconto di una illegalità diffusa, ma che in realtà riguarda solo una parte dell'imprenditoria cinese e non la totalità delle imprese del tessuto produttivo pratese";
è quindi lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a sottolineare, in una lettera indirizzata al Presidente della Regione Toscana, relativamente alla tragedia che ha suscitato "orrore e compassione in tutti gli italiani", la "necessità di un esame sollecito e complessivo della situazione che ha visto via via crescere a Prato un vero e proprio distretto produttivo nel settore delle confezioni, in misura però non trascurabile caratterizzato da violazione delle leggi italiane e dei diritti fondamentali dei lavoratori ivi occupati";
"al di là di ogni polemica o di una pur obbiettiva ricognizione delle cause che hanno reso possibile il determinarsi e il permanerne di fenomeni abnormi" ha concluso il Presidente "sollecito a mia volta una serie di interventi concertati al livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento - senza porle irrimediabilmente in crisi - realtà produttive e occupazionali che possono contribuire allo sviluppo economico toscano e italiano";
il presidente della Repubblica ha quindi parlato di "emergenza umanitaria" in una "enclave fuori legge", chiamando in causa il Governo cinese, da sempre restio a collaborare, e quello italiano, in vista di una lettera che scriverà al Presidente del Consiglio dei ministri Letta per sollecitare interventi legislativi;
valutato che:
come sottolineato dal presidente della Regione Toscana, la vicenda di Prato "non si può risolvere affrontandola solo sul piano sociale, con interventi pur necessari di integrazione, sulla scuola e la sanità, già sviluppati a buon livello, né semplicemente sul piano repressivo, soprattutto se questo si limita ad azioni dimostrative, anziché esercitare una pressione verso la legalità in modo costante e coerente";
è dunque necessario conciliare la convivenza con le comunità cinesi ed il pieno rispetto della nostra civiltà e dei diritti elementari del lavoro, così come prescritti dalla Costituzione italiana, dalla legge e dai contratti collettivi nazionali di lavoro: senza tollerare alcuna zona franca nello Stato di diritto, è fondamentale che, contestualmente, si costruisca un dialogo che veda protagoniste le autorità dei due Paesi e passi, però, anche dentro la società civile;
al fine di favorire la riemersione del lavoro illegale e, insieme, proteggere un'economia non più affidata allo schiavismo, lo Stato italiano deve rivendicare a sé l'autorità che gli compete in un proprio prezioso territorio come quello toscano e, più in particolare, pratese, trovando con l'interlocutore cinese il compromesso adeguato,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni in merito alla situazione riportata in premessa;
se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario e urgente attivarsi affinché sia potenziata l'attività ispettiva nei territori interessati, al fine di combattere lo sfruttamento dei lavoratori e di ripristinare condizioni di parità di accesso al mercato per tutte le aziende;
se e come intendano procedere, attraverso le strutture preposte dei propri Dicasteri, al fine di assicurare la tempestiva apertura di un tavolo di concertazione che affronti, con tutti i poteri dello Stato, con le associazioni di categoria e i sindacati, quella che è ormai una realtà extranazionale ed extralegale di sfruttamento e schiavitù nel cuore dell'Italia, promuovendone la trasformazione in un una grande occasione di crescita, di sviluppo e di integrazione per il distretto pratese, ma anche per la Toscana e l'Italia tutta che, per tale via, potrebbe addirittura costituire il più grande e potente distretto delle confezioni d'Europa;
se, conseguentemente, non ritengano che si debba procedere alla predisposizione di un piano nazionale straordinario, efficace ed effettivo, di contrasto al lavoro nero e sommerso, nel quale si prevedano iniziative legislative in grado di conciliare misure di carattere giuslavoristico, fiscale e industriale, insieme a disposizioni normative volte all'integrazione della comunità cinese nel nostro tessuto economico e sociale.
Interrogazione sulla progressiva riduzione dell'insegnamento della filosofia nei licei e nelle università
(3-00811) (13 marzo 2014)
LO GIUDICE, CHITI, COMPAGNONE, CUCCA, CUOMO, D'ADDA, DI GIACOMO, FEDELI, Elena FERRARA, LEPRI, LIUZZI, Mauro Maria MARINO, MASTRANGELI, MANASSERO, MATTESINI, MORGONI, PAGLIARI, PEZZOPANE, PUGLISI, RICCHIUTI, ROMANO, SCALIA, SOLLO, SPILABOTTE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca
Premesso che:
nelle settimane scorse molti docenti di filosofia hanno sottoscritto un documento, promosso da Roberto Esposito, Adriano Fabris e Giovanni Reale, dal titolo "Un appello per la filosofia" che annovera fra i primi firmatari Dario Antiseri, Luisella Battaglia, Remo Bodei, Maurizio Ferraris, Giacomo Marramao, Pier Aldo Rovatti, Emanuele Severino, Gianni Vattimo e molti altri fra i principali filosofi italiani;
nell'appello si lancia un allarme sul fenomeno in atto di eliminazione della filosofia teoretica da molti corsi universitari di Pedagogia e Scienze dell'educazione e sul progetto di ridurre da 3 a 2 anni lo studio della filosofia nei licei a seguito dell'abbreviazione del corso di studi della scuola secondaria superiore da 5 a 4 anni, che sarà oggetto di sperimentazione in alcune scuole a partire dall'anno scolastico 2014/2015 dietro autorizzazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
i firmatari dell'appello segnalano inoltre come, nonostante negli scorsi decenni vi sia stata una diffusione delle etiche applicate (bioetica, etica ambientale, etica economica, etica della comunicazione), la bioetica venga inserita nelle declaratorie del Ministero fra i settori disciplinari della medicina e del diritto piuttosto che della filosofia, privilegiandone così l'aspetto procedurale piuttosto che quello formativo, volto a chiarire le motivazioni di determinate azioni umane al fine di aiutare ad assumere posizioni fondate sulla responsabilità;
il rischio che la cultura italiana sta vivendo, secondo i firmatari del manifesto, è che prevalga "un'ideologia tecnocratica, per la quale ogni conoscenza dev'essere finalizzata a una prestazione, le scienze di base sono subordinate alle discipline applicative e tutto, alla fine, dev'essere orientato all'utile. Lo stesso sapere si riduce a una procedura, e procedurali ed organizzative rischiano di essere anche le modalità della sua costruzione e valutazione. Un conoscere è valido solo se raggiunge specifici risultati. Efficacia ed efficienza sono ciò che viene chiesto agli studiosi: anche nell'ambito delle discipline umanistiche",
si chiede di sapere:
quanti e quali siano ad oggi le sperimentazioni di scuola secondaria superiore di durata quadriennale e quante e quali di queste abbiano comportato una riduzione dell'orario e della durata pluriennale di insegnamento della filosofia;
se il Ministro in indirizzo abbia ad oggi fra i suoi obiettivi o se rientri fra le possibilità al suo studio (e, in tal caso, in quali forme e modi) una riduzione da 3 a 2 anni dell'insegnamento della filosofia nelle scuole secondarie superiori o in parte di esse in conseguenza di una riduzione da 5 a 4 anni della durata del ciclo di scuola secondaria superiore;
se non ritenga che, qualora si volesse imboccare la strada di una riduzione complessiva della durata del ciclo scolastico, questa dovrebbe necessariamente essere legata a una complessiva ridefinizione dell'intero percorso e a una generale riorganizzazione degli apprendimenti, evitando le facili scorciatoie di una riduzione del percorso finale che priverebbe la scuola secondaria superiore di quella coerenza e organicità già messa alla prova dal recente riordino del 2010;
se risulti che sia in atto un processo di eliminazione della filosofia teoretica dai corsi universitari di Pedagogia e Scienze dell'educazione, quale portata abbia oggi questo fenomeno e quale sia la sua valutazione al riguardo;
se condivida l'idea che il rilancio e il consolidamento nel nostro Paese di una cultura scientifica e tecnologica, necessaria per il suo valore intellettuale e di contributo alla crescita culturale della nazione, oltre che come sostegno allo sviluppo tecnologico dell'Italia in un contesto di competitività globale, debba essere necessariamente affiancata e sostenuta da una cultura umanistica e in particolare dallo studio della filosofia intesa come riflessione critica sulle procedure, sugli obiettivi e sulle implicazioni etiche delle azioni e dei processi scientifici e tecnologici e come strumento di analisi necessario a sottoporre a valutazione critica la realtà dei fatti, anche per suggerire strade nuove e prospettive diverse da quelle date.
Interrogazione sull'organizzazione territoriale dei percorsi abilitanti speciali, con particolare riferimento alla Sardegna
(3-00819) (18 marzo 2014)
SERRA, BERTOROTTA, MORRA, MANGILI, AIROLA, MORONESE, MOLINARI, PAGLINI, FUCKSIA, TAVERNA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca -
Premesso che:
con decreto n. 58/2013 del direttore generale del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Luciano Chiappetta, veniva disposta l'attivazione dei corsi percorsi abilitanti speciali (PAS), per il conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento, riservati agli insegnanti non di ruolo in possesso dei titoli indicati dal decreto, che abbiano prestato servizio per almeno 3 anni tra l'anno scolastico 1999/2000 e l'anno scolastico 2011/2012 in scuole statali, paritarie o nei centri di formazione professionale, relativamente ai corsi riconosciuti dalle Regioni;
ferme le preclusioni e i requisiti di ammissione ai corsi di cui agli articoli 2 e seguenti, l'art. 6, comma 2, del provvedimento contiene disposizioni in ordine all'organizzazione e allo svolgimento dei corsi a livello territoriale: provinciale, regionale e interregionale. Non vengono previste, tuttavia, delle misure equitative da adottare per la Sardegna, notoriamente svantaggiata per gli elevati costi nei trasporti da e verso la penisola;
con due successive note ministeriali n. 2352 del 30 ottobre e n. 12126 del 12 novembre 2013, veniva comunicato ai direttori degli Uffici scolastici regionali di avviare, di concerto con gli atenei e le istituzioni di alta formazione musicale e coreutica (AFAM), le attività propedeutiche all'attivazione dei corsi PAS, stabilendo che qualora vi fosse stato un numero elevato di corsisti sarebbero state date indicazioni mediante apposito decreto. In caso di un numero esiguo di candidati, invece, si sarebbero organizzati dei corsi aggregati a livello interregionale, previa intesa tra i direttori degli Uffici scolastici regionali e le università interessate; ciò anche con l'accorpamento di classi di concorso omogenee o di discipline comuni e perfino con l'attivazione di corsi a distanza usufruendo di piattaforme sperimentali di formazione a distanza. Tale ultima ipotesi, visto il caso peculiare della Sardegna, parrebbe essere la soluzione più ragionevole per gli insegnanti residenti che prestano servizio in Sardegna; tuttavia, questa modalità di svolgimento dei corsi non è stata attivata;
considerato che:
l'articolo 6, comma 3, secondo periodo, del decreto fa salva la possibilità di organizzare dei corsi anche con un numero di partecipanti inferiore a 10 previo accordo tra gli atenei, istituzioni AFAM e direttori degli Uffici scolastici regionali. Nel caso di specie, si fa riferimento alla classe di concorso categoria C, alla quale appartengono 125 lavoratori residenti in Sardegna, suddivisi in gruppi in base alle materie di insegnamento, alcuni dei quali in numero superiore alle 10 unità;
tali lavoratori sono stati avvisati dall'Ufficio scolastico regionale della Sardegna mediante una comunicazione del 4 marzo 2014 avente come oggetto il nulla osta in uscita per i candidati ammessi ai PAS nelle classi di concorso non attivate in Sardegna. In sostanza si richiedeva ai candidati di contattare le direzioni generali delle Regioni in cui è presente l'università presso la quale sono stati attivati i corsi nelle materie di interesse, invitandoli ad iscriversi e a comunicare, successivamente, all'Ufficio scolastico regionale della Sardegna l'esito del nulla osta in ingresso;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti, tale modus operandi , oltre ad essere criticabile nella forma, si espone a critiche sotto il profilo del merito; una comunicazione di questo genere richiederebbe, infatti, un preavviso maggiore dei 9 giorni previsti: 9 giorni soli per decidere se lasciare un'attività, un lavoro, la famiglia per potersi iscrivere ai corsi che sono, si rammenta, obbligatori e autofinanziati, ovvero rinunciarci perdendo, di fatto, ogni diritto sulle graduatorie attuali. Tale termine, oltre a non essere sufficiente, è al contempo irragionevole,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se, nell'ambito delle proprie competenze, abbia adottato dei provvedimenti, anche di carattere normativo, o se intenda adottarne, al fine di ricondurre ad equità la situazione prospettata che è estremamente pregiudizievole, visto il carattere insulare della Sardegna, per i corsisti sardi al fine di restituire pari dignità e pari opportunità ai lavoratori;
quali misure vorrà intraprendere per garantire equità di trattamento ai corsisti sardi che hanno provveduto ad iscriversi negli atenei siti fuori dalla Sardegna, e a tutti coloro che hanno dovuto rinunciarvi per ragioni contingenti .
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Bignami, Broglia, Bubbico, Capacchione, Cassano, Cattaneo, Ciampi, Comaroli, Consiglio, De Biasi, Della Vedova, De Poli, Divina, D'Onghia, Longo Fausto Guilherme, Lucherini, Martini, Mattesini, Minniti, Monti, Munerato, Nencini, Olivero, Pepe, Piano, Pizzetti, Puglisi, Stucchi, Vaccari, Vicari e Zin.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Ichino, per attività della 11a Commissione permanente; Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo;
Battista e Scilipoti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Di Biagio, Giacobbe, Micheloni, Mussini, Pagano, Tonini e Turano, per attività del Comitato per le questioni degli italiani all'estero.
Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali, variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali il senatore D'Anna, in sostituzione del senatore Compagnone, dimissionario.
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo
Sen. Bocchino Fabrizio ed altri
Istituzione del Comitato parlamentare per lo spazio Italian parlamentary Committee for Space (1410)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 29/05/2014)
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro della giustizia, con lettera in data 21 maggio 2014, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 4 della legge 22 giugno 2000, n. 193, e successive modificazioni - lo schema di decreto ministeriale concernente regolamento recante sgravi fiscali e sgravi contributivi a favore di imprese che assumono lavoratori detenuti (n. 97).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 18 giugno 2014. Le Commissioni 5a, 6a e 11a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 12 giugno 2014.
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici
Il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 29 maggio 2014, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina dell'Ammiraglio di squadra (aus.) Giuseppe Lertora a Presidente della Lega navale italiana (n. 28).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 4a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 18 giugno 2014.
Interrogazioni
MONTEVECCHI, BERTOROTTA, PETROCELLI, CATALFO, FUCKSIA, BULGARELLI, AIROLA, MORONESE, MANGILI, PAGLINI, MOLINARI, GAETTI, LEZZI, VACCIANO, MORRA, CAPPELLETTI, PUGLIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in data 29 luglio 2013 veniva presentato dal senatore Alberto Airola l'atto di sindacato ispettivo 4-00665, nel quale si evidenziava che "da notizie di stampa si apprende che Salvatore Ligresti, nell'ambito dell'inchiesta relativa alla Fonsai, il 17 luglio 2013 è stato arrestato dalla Guardia di finanza su ordine della Procura di Torino per il reato di false comunicazioni sociali";
da un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" il 22 maggio 2014 emerge che, a quasi un anno dai fatti esposti nell'atto di sindacato ispettivo, le indagini proseguono ed in data 22 maggio 2014 si è appreso che l'amministratore delegato di Unipol-Sai, Carlo Cimbri, è stato indagato per aggiotaggio dalla Procura della Repubblica di Milano all'esito dell'inchiesta su presunti illeciti nell'operazione di fusione tra la Unipol (gruppo assicurativo delle cooperative) e la Fon-Sai, ex polo della famiglia Ligresti;
l'articolo riportava che, oltre ad essere indagato il numero uno di Unipol-Sai, "sono indagati per lo stesso reato anche altri tre manager: Roberto Giay, già amministratore delegato di Premafin finanziaria; Fabio Cerchiai, ex Presidente del Consiglio di amministrazione di Milano assicurazioni e Vanes Galanti, in passato Presidente del Consiglio di amministrazione di Unipol assicurazioni";
i presunti illeciti sarebbero stati commessi nel corso della fusione tra Unipol assicurazioni, Premafin finanziaria, Milano assicurazioni e Fondiaria SpA che poi successivamente ha dato vita al gruppo Unipol-Sai;
la notizia è emersa mentre a Bologna, nella sede di UnipolSai, erano in corso perquisizioni della Guardia di finanza disposte dalla magistratura in relazione a presunti illeciti;
dal quotidiano "la Repubblica" dello stesso giorno si apprende che "sulla vicenda indaga il Pm di Milano, dottor Luigi Orsi, che ha dato incarico ai militari del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza di eseguire le perquisizioni in corso";
le indagini di Orsi e della Procura di Milano si svolgono in una serie di rivoli, che a loro volta s'intrecciano con l'azione della Procura di Torino, che riguarda più da vicino le compagnie assicurative, mentre il Tribunale lombardo guarda più alle holding;
si apprende sempre dai quotidiani che ad inizio marzo 2014 la Procura milanese ha chiesto un doppio rinvio a giudizio per Salvatore Ligresti, Giancarlo De Filippo e Niccolò Lucchini, indagati per manipolazione del mercato nell'inchiesta sui trust esteri azionisti di Premafin;
considerato che:
il pubblico ministero Orsi ha chiesto il rinvio a giudizio per Ligresti e l'ex presidente dell'Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private) Giancarlo Giannini per corruzione nell'ambito della vicenda che contempla la promessa che Ligresti avrebbe fatto a Giannini di interessarsi presso l'allora Presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, per una sua nomina all'Autorità garante della concorrenza e del mercato;
a parere degli interroganti tutta la vicenda assume i connotati della solita manipolazione d'interessi ad alto livello, ma soprattutto in spregio alla legalità; tutta l'operazione infatti ha avuto forti ripercussioni in borsa con pesanti perdite per le società e per gli azionisti;
la vicenda investirebbe anche la Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa), che avrebbe ricevuto una visita della Guardia di finanza per l'acquisizione di documentazione utile per le indagini relative al fallimento del gruppo Ligresti;
a quanto si apprende, sembrerebbe che il ruolo dell'Isvap, "per agevolare la discussa fusione che stava molto a cuore anche a Mediobanca creditrice di entrambi i gruppi", sia stato caldeggiato dal vicedirettore dell'Isvap, Flavia Mazzarella, in continuo contatto con tutti i principali attori di questa triste vicenda ("il Fatto Quotidiano" citato);
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
i fatti di cronaca giudiziaria che hanno investito la famiglia Ligresti già da tempo avevano evidenziato il malaffare, attraverso il solito trucchetto delle "scatole cinesi", un modo astuto ed abile per aggirare la legalità, per porre in essere comportamenti spregiudicati sulla pelle degli investitori e dei piccoli risparmiatori;
non è infatti difficile intuire che tutte le speculazioni in borsa, artatamente manipolate, possono fruttare milioni di euro in danno alla collettività ed in totale violazione delle norme che regolano il corretto svolgimento dei mercati e dei titoli azionari;
Flavia Mazzarella risulta ancora dirigente dello staff dell'attuale Ivass (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni), l'ente di vigilanza delle assicurazioni che ha preso il posto dell'Isvap;
dall'inchiesta sembrerebbe che i funzionari della Consob fossero in confidenza con i vigilati, rassicurandoli sull'esito di decisioni che solo la Commissione poteva prendere;
tutta una serie di telefonate tra il capo della divisione emittenti della Consob, tale Angelo Apponi, e la Mazzarella, raccolte nel luglio 2012 dalla Procura delle Repubblica di Milano, lo dimostrerebbero;
nel corso delle conversazioni poi lo stesso funzionario sembrerebbe raccontare al numero due dell'Isvap di aver incontrato Cimbri che "era preoccupato (per le decisioni in corso sulla fattibilità della fusione) ma lui lo avrebbe rassicurato";
pochi giorni dopo si seppe del via libera della Commissione all'esenzione di Unipol dal lancio di una costosa offerta pubblica di acquisto sulla Milano assicurazioni, con il conseguente crollo in borsa (con un calo del 10,72 per cento) della compagnia dei Ligresti. Un esito che avrebbe fatto ricco chiunque l'avesse saputo prima degli altri;
considerato infine che, come prevedibile, la notizia del nuovo filone di indagine ha avuto ripercussioni immediate sui mercati finanziari; all'esito degli eventi, infatti, il titolo Unipol-Sai in Borsa ha imboccato la via del ribasso e a metà seduta ha ceduto il 5,5 per cento a 2,23 euro, ancor peggio della controllante Unipol gruppo finanziario che è precipitata del 6,27 per cento a 4,21 euro,
si chiede di sapere:
se il Governo sia conoscenza dei fatti esposti, in particolare di quanto avviene ormai da troppo tempo nel mercato delle assicurazioni e della cosiddetta "finanza rossa";
se, alla luce del grave dissesto economico che sta investendo le società indicate, gli investitori e gli azionisti dei gruppi, non intenda attivarsi con iniziative di competenza al fine di porre in essere tutte le misure idonee, anche di carattere normativo, atte a sanare il grave stato di dissesto economico in cui versa il settore delle assicurazioni, al fine di evitare che i recenti accadimenti non siano il primo inquietante passo verso il tracollo del sistema assicurativo italiano.
(3-00997)
MONTEVECCHI, BERTOROTTA, FUCKSIA, AIROLA, MORONESE, PAGLINI, MORRA, CAPPELLETTI, GAETTI, PUGLIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la FISE (Federazione italiana sport equestri) è un'associazione senza fini di lucro con personalità giuridica di diritto privato ed è retta da norme statutarie e regolamentari in armonia con l'ordinamento sportivo nazionale ed internazionale;
la FISE, riconosciuta dal CONI, ai fini sportivi gode di autonomia tecnica, organizzativa e di gestione sotto la vigilanza dello stesso;
risulta agli interroganti che la Equestrian Service Srl sia al 99 per cento di proprietà della FISE e che alla medesima società veniva affidata la gestione di un centro federale equestre sui colli romani, già di proprietà di CONI Servizi SpA;
risulta inoltre che il centro federale sui colli romani sia un bene pubblico ormai in stato di abbandono da oltre un anno, giacché la Equestrian Service Srl ha lasciato debiti per oltre un milione di euro;
l'articolo 57 dello statuto FISE (sul patrimonio, recentemente novellato con delibera presidenziale del 19 luglio 2012) al comma 4 recita: "Il bilancio delle Società partecipate deve essere pubblicato e allegato al bilancio federale anche ai fini dell'approvazione di quest'ultimo da parte del CONI";
considerato che, per quanto consta agli interroganti:
dai bilanci risulterebbero riferimenti a costi di personale eccessivi, atteso che per la gestione del centro federale indicato, sarebbero stati assunti dai 25 ai 40 dipendenti per un impianto sportivo per il quale sarebbero stati sufficienti 10-12 dipendenti;
risulterebbero inoltre "spese di attrezzatura di una cucina" per 100.000 euro che non ha mai funzionato, cucina che si trova nella sede del centro federale sui colli romani; oltre a spese di fatture per circa 600.000 euro per "noleggio autovetture" nonostante la FISE avesse 2-3 veicoli a disposizione; le spese di servizio stampa per le collaborazioni invece ammonterebbero a 299.000 euro;
considerato inoltre che, per quanto risulta agli interroganti:
i revisori dei conti incaricati dalla FISE, nonostante essa avesse debiti per oltre 7 milioni di euro, avrebbero dichiarato: "il Collegio dei Revisori dei Conti, per quanto di propria competenza e al solo fine di consentire l'avvio della gestione e delle attività federali, ritiene di poter dare avvio all'esercizio 2013, segnalando nel contempo l'urgenza della più rapida definizione possibile delle criticità in essere, esprime parere favorevole all'approvazione del preventivo economico";
la FISE Emilia-Romagna è direttamente controllata dalla sede centrale della Federazione ed ha ottenuto la possibilità da parte della Regione di utilizzare il logo della Regione anche per attività di marketing e a scopo commerciale;
considerato altresì che il fortissimo grado di indebitamento della FISE, senza che vi sia un effettivo controllo, mette a rischio i posti di lavoro dei dipendenti, le attività dei soci ed il pagamento dei debiti contratti con i fornitori;
considerato infine che, a parere degli interroganti:
appare inverosimile pensare che FISE, CONI e revisori dei conti abbiano avallato una simile situazione per 2 anni consecutivi, generando un rischio di fallimento complessivo altissimo, con forti ripercussioni su tutto l'ambito FISE, che potrebbe colpire direttamente anche il CONI;
oltre a ciò, sono stati utilizzati soldi pubblici senza un necessario controllo da parte del CONI che invece in base al potere di vigilanza avrebbe dovuto controllare e monitorare tutta l'attività economica;
ad oggi non risulterebbe un piano industriale di rientro credibile e gestito in modo oculato dall'autorità competente,
si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti, in particolare di quanto avviene in Emilia-Romagna, e se non intenda attivarsi, per quanto di propria competenza, al fine di porre in essere tutte le misure idonee atte a sanare il grave stato di dissesto economico in cui versa il comparto delle attività degli sport equestri su tutto il territorio nazionale, al fine di evitare che quanto avvenuto in Emilia-Romagna non si verifichi anche nelle altre regioni italiane.
(3-00998)
DONNO, GAETTI, BUCCARELLA, PAGLINI, LUCIDI, SERRA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
la crisi della filiera cunicola italiana persiste da alcuni anni e si è acuita durante il 2014;
a partire dal 2007 le quotazioni del prezzo del coniglio all'origine in Italia riportano consistenti cali, cosa che appare anomala e incoerente con il trend di aumento dei carburanti e dei mangimi;
l'offerta nazionale di conigli è di fatto sempre più scarsa, i prezzi alla produzione in discesa, mentre la domanda rimane pressoché costante ed i prezzi al consumo salgono;
il mercato cunicolo italiano presenta da sempre una struttura assai disomogenea sul territorio nazionale (molto polverizzata e con limitate forme di organizzazione commerciale dell'offerta nel Sud Italia e più concentrata ed integrata verticalmente al Nord) e dunque l'organizzazione degli scambi e del processo di formazione dei prezzi ha sempre risentito degli squilibri nella rappresentatività delle diverse realtà locali;
per lungo tempo inoltre la formazione dei prezzi alla produzione è stata basata su regolamenti che riposavano su logiche di decentramento delle contrattazioni (borse merci locali), una situazione certamente non compatibile con i principi della concorrenza;
il 12 maggio 2009 la 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato ha approvavato la risoluzione 7-00025, che impegna il Governo ad assumere un pacchetto di misure specifiche per fronteggiare la crisi del settore cunicolo;
il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, è stato stabilito un "Piano di intervento per il settore cunicolo" che si propone il rilancio della filiera al fine di superare alcune criticità, tra cui una contrazione generalizzata della redditività, conseguenza anche di un'accentuata stagionalità e ciclicità di mercato. Al riguardo, il piano sottolinea, tra l'altro, come gli allevatori siano chiamati ad adeguamenti tempestivi dell'offerta all'evoluzione dei consumi, con evidenti conseguenze in termini di una maggiore volatilità dei prezzi. Il piano individua pertanto linee di intervento tese al potenziamento economico e produttivo della filiera, improntate all'efficienza e alla trasparenza dei rapporti tra i diversi attori della filiera e, in particolare, con i consumatori finali;
tra gli strumenti individuati dal piano veniva prevista una revisione del meccanismo di definizione dei prezzi, anche attraverso la costituzione di una commissione prezzi unica nazionale, neutrale e trasparente, che avrebbe dovuto consentire di superare i meccanismi discrezionali delle borse merci;
a tal proposito, in data 29 aprile 2011, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato inviava un parere alle Camere e al Governo con il quale rilevava, tra l'altro, come "la formazione dei prezzi alla produzione, basata ancora su regolamenti che riposano su logiche di decentramento delle contrattazioni (borse merci locali)", non apparisse più "compatibile con i principi della concorrenza";
il 10 luglio 2012 veniva firmato il protocollo di intesa per l'istituzione della "Commissione unica nazionale dei conigli vivi da carne da allevamento nazionale" (CUN);
scopo della commissione è la formulazione delle tendenze di mercato e dei prezzi della categoria di prodotto "conigli vivi da allevamento nazionale", in modo trasparente e neutrale; la medesima è assoggettata ai poteri di vigilanza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e del responsabile del piano di settore;
la nozione di vigilanza presenta un insopprimibile connotato "funzionale" nella direzione di tutela di un interesse affidato alle cure di un soggetto pubblico; in particolare, la funzione è quella di tutelare i beni strumentali: le regole del gioco, quali la trasparenza informativa, un processo di formazione dei prezzi alla produzione in senso proconcorrenziale, l'accesso al mercato in condizioni di parità, anche territoriale, a garanzia di un'effettiva libera iniziativa economica nel settore;
è stato previsto un periodo sperimentale di funzionamento della commissione unica nazionale dal 1° agosto al 31 dicembre 2012, al termine del quale le tendenze di mercato e i prezzi medi all'ingrosso fissati dalla commissione avrebbero dovuto diventare punto di riferimento per il mercato e per le contrattazioni future da inserire nei singoli contratti di fornitura, volontariamente sottoscritti tra le parti, anche in adempimento degli obblighi di cui all'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27;
considerato che:
la CUN è formata da 6 commissari in rappresentanza degli allevatori e 6 in rappresentanza dei macellatori, oltre ai supplenti, che vengono designati dalle maggiori organizzazioni professionali agricole e dalle maggiori associazioni di categoria in base alla loro rappresentatività, più un segretario incaricato da Borsa merci telematica italiana ScpA (società consortile per azioni);
come denunciato da alcune organizzazioni dei produttori, le designazioni, in particolare quelle dei macellatori e degli allevatori, non sono ancora bilanciate tra i diversi territori regionali;
la problematica dei conflitti di interesse dei commissari è inoltre contemplata nell'articolo 3 del regolamento che prevede una verifica a posteriori di eventuali conflitti di interesse da parte del Ministero, nonché dall'articolo 9, che prevede che ciascun commissario ha l'obbligo di comunicare all'organizzazione o associazione che l'ha segnalato, e per conoscenza al Ministero, ogni eventuale modifica delle proprie attività che potrebbe porlo in una situazione di oggettivo conflitto di interessi;
nella pratica questa formulazione del regolamento si è già rivelata carente giacché, come dimostrato dalle denunce circostanziate di alcune associazioni di produttori, alcuni commissari sarebbero legati da convenzioni contrattuali (ritiro conigli, vendita mangime) con alcuni gruppi presenti tra i commissari macellatori;
un altro elemento distorsivo del buon funzionamento della CUN consiste nel fatto che tra i commissari allevatori vi sono membri delle borse merci locali, in particolare allevatori partecipanti a sedute di borsa antecedenti o successive a quelle della CUN: si assiste così ad un progressivo passaggio dei commissari delle borse merci locali di Verona e Padova alla CUN, che invece deve essere rappresentativa dell'intero mercato nazionale;
non è stato ancora raggiunto l'obiettivo della completa trasparenza della CUN e delle sue delibere, a causa di informazioni incomplete e poco aggiornate;
non è stato ancora raggiunto l'obiettivo di garantire la partecipazione dei commissari più distanti mediante un sistema di videoconferenza efficiente e attraverso la rete di collegamenti del sistema camerale;
il regolamento attuale impedisce ai commissari allevatori, in caso di disaccordo, la facoltà di vendere gli animali vivi decidendo di "non quotare", quando le condizioni siano eccessivamente gravose ovvero sotto il costo medio di produzione, dunque, in contrasto con i divieti di cui al comma 1, 2 e 3 del citato art. 62 e dell'art. 4, comma 2, lettera c), del successivo regolamento di attuazione di cui al decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199. Tale facoltà all'inizio della fase sperimentale era prevista nel regolamento, ma poi è stata eliminata a differenza di quanto disposto, invece, per la CUN dei suini;
non solo il regolamento non prevede alcuna sanzione per i soggetti vigilati che dovessero causare contrattazioni anomale, ma non risulta nemmeno individuata l'autorità amministrativa indipendente, dotata di personalità giuridica e piena autonomia, la cui attività sia rivolta alla tutela dei commissari, all'efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato delle merci agricole italiane;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
ad oggi, è il "piano di intervento per il settore cunicolo" nel suo complesso a non essersi rivelato realmente efficace;
è necessario definire un preciso modello econometrico multifattoriale di previsione di mercato, basato sull'insieme degli indicatori fondamentali macroeconomici, che favorisca valutazioni oggettive sulle tendenze di mercato e sui prezzi medi. Nella computazione dei dati è inoltre importante attingere a fonti diverse, come ad esempio per i dati di macellazione, per i quali però non è stata ancora attivata una banca dati;
considerato infine che:
tra i nuovi indicatori, il piano cunicolo redatto dal Ministero prevedeva anche il costo di produzione. Sul punto, peraltro, le disposizioni di cui all'articolo 62, comma 2, vietano qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese quelle che determinino prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione;
oltre agli indicatori di costo, è importante misurare la copertura distributiva. Nel primo report di analisi fornito dall'Ismea è stato dimostrato che il problema per il coniglio oggi è il sell in e non il sell out: solo un terzo dei punti vendita ha il coniglio sullo scaffale. La rarefazione nella distribuzione, dovuta alla chiusura di tanti allevamenti e macelli, rappresenta, a parere degli interroganti, l'inevitabile cartina al tornasole di una situazione di crisi dal lato dell'offerta e non della domanda,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se ritenga opportuno, nell'ambito delle proprie competenze, a tutela del libero mercato e della libera concorrenza, assumere gli opportuni provvedimenti per garantire una maggiore autorevolezza della CUN, promuovendo la modifica del regolamento istitutivo della CUN stessa, al fine di rendere più dettagliate le funzioni di vigilanza, i limiti della segreteria e i requisiti dei commissari anche in termini di rappresentanza territoriale e sotto il profilo di eventuali conflitti di interessi, in modo che non sia possibile nominare rappresentanti che abbiano relazioni commerciali con uno stesso gruppo presente nella CUN e che non vi siano commissari il cui fatturato dipenda in prevalenza da altri commissari;
se non ritenga di dover intervenire, nell'ambito delle proprie attribuzioni, in ordine ad un miglioramento della qualità delle informazioni a disposizione dei commissari, al fine di promuovere la costituzione di una banca dati di macellazione e una banca dati sui flussi import-export in tempo reale;
se non consideri di dover promuovere azioni utili alla definizione di un preciso modello econometrico multifattoriale di previsione di mercato, ad uso delle valutazioni della CUN, che contempli anche il costo di produzione, nonché un indicatore della copertura distributiva della merce in termini numerici e ponderati;
se non ritenga necessario attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, per l'individuazione di un'autorità, dotata di personalità giuridica e piena autonomia, la cui attività sia rivolta alla tutela dei commissari, all'efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato delle merci agricole italiane;
quali iniziative di competenza intenda assumere a garanzia del rispetto della normativa comunitaria in materia di concorrenza, al fine di disapplicare i regolamenti delle borse merci di Verona e Padova, atteso che, a parere degli interroganti, quelle specifiche commissioni favoriscono comportamenti d'impresa in contrasto con l'articolo 81.1 del Trattato CE (art. 101 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea), ovvero ne legittimano o rafforzano gli effetti, di fatto eludendo il divieto recato da siffatta norma.
(3-00999)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
ALBANO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
la condizione penitenziaria nazionale versa in una situazione di particolare allarme, come è provato anche dall'attenzione del Parlamento europeo nonché dai diversi richiami del Capo dello Stato sulle condizioni di vita negli istituti penitenziari;
la legge 15 dicembre 1990, n. 395, ha istituito all'art. 30, oltre al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria anche i provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria (art. 32), ramificazioni territoriali del Ministero della giustizia;
lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e il Ministro dell'economia e delle finanze, recante "Regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia e riduzione degli Uffici dirigenziali e delle dotazioni organiche del Ministero della giustizia", attualmente trasmesso al Ministro per la pubblica amministrazione, provvede alla riorganizzazione del Ministero della giustizia e alla razionalizzazione delle relative strutture, nonché una ristrutturazione dell'assetto organizzativo delle strutture penitenziarie e dei provveditorati regionali;
il decreto ministeriale 22 gennaio 200, recante "Individuazione degli Uffici dirigenziali di livello non generale presso il dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria", dispone in materia di provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria, ridefinendo le attribuzioni degli stessi, nonché l'articolazione della direzione generale, con la riduzione degli uffici dirigenziali di livello generale, delle relative dotazioni organiche, con la soppressione di 4 provveditorati generali e conseguenti accorpamenti geografici;
per la Regione Liguria, benché abbia una consolidata realtà penitenziaria, costituita da 7 istituti carcerari (Sanremo, Imperia, Savona, Genova Pontedecimo, Genova Marassi, Chiavari, La Spezia) ed una scuola di Polizia penitenziaria, è disposto l'accorpamento in un unico provveditorato delle Regioni Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta;
tale riordino, secondo quanto consta all'interrogante, ad oggi non risulta ancora perfezionato; pertanto, la gestione penitenziaria in Liguria attraversa una fase di grande disagio; infatti, non è stato nominato nessun dirigente generale e la gestione è affidata al provveditore della Toscana, il quale assicura la sua presenza un solo giorno la settimana;
l'assenza di un interlocutore al quale potersi rivolgere nell'immediatezza comporta difficoltà e rallentamenti arrecando disagi al personale di Polizia penitenziaria;
considerato che:
secondo i dati del Ministero della giustizia, ad oggi i detenuti presenti nelle carceri liguri sarebbero circa 1.650, a fronte di una capienza degli edifici penitenziari pari a un migliaio circa;
i dati relativi ai sottoposti a regime alternativo alla detenzione stimerebbero, invece, circa 659 persone agli arresti domiciliari e 728 in affidamento al servizio sociale, pertanto, 1.387 persone si troverebbero a vivere la detenzione fuori dalle mura carcerarie. Sommandoli al numero dei reclusi, si raggiunge una ragguardevole quota di soggetti sottoposti alle misure restrittive in Liguria;
nonostante le stime predette, i poliziotti penitenziari presenti sono 951, a fronte di un organico previsto di 1.264 unità. Inoltre, l'assenza di direttori titolari in 2 istituti, quello di Savona ed Imperia, fa sì che questi istituti siano diretti da direttori che dividono la titolarità con altro istituto, aggiungendo ulteriori criticità,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue valutazioni in merito;
quali risultino i tempi previsti per l'approvazione dello schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri citato e a quali principi e criteri direttivi il Governo intenda ispirarsi nella razionalizzazione e riorganizzazione degli uffici e della dotazione organica;
se non ritenga opportuno adottare gli opportuni provvedimenti al fine di garantire il miglior funzionamento degli istituti penitenziari in attesa della predetta riorganizzazione;
se non ritenga altresì opportuno attivarsi al fine di rivalutare gli accorpamenti dei provveditorati regionali proposti dallo schema di decreto citato al fine di garantire l'effettiva funzionalità di tali strutture.
(3-01000)
SERRA, MONTEVECCHI, COTTI, BERTOROTTA, DE PIETRO, MANGILI, PETROCELLI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
la Regione Sardegna, in particolare la parte meridionale dell'isola e nello specifico la provincia del Medio Campidano ed i comuni di Furtei, Segariu, Serrenti e Guasila, sta incorrendo in un rischio rilevante che potrebbe tramutarsi in un disastro ecologico tra i più gravi della storia italiana;
nel 1997, la Sardinia gold mining, joint venture tra l'ente regionale Progemisa e la società australiana Gold Mines of Sardinia, successivamente acquisita dalla società Bufalo Gold ltd, quotata presso la borsa di Toronto, hanno annunciato la fusione del primo lingotto d'oro nel comune di Furtei, a 40 chilometri da Cagliari. Il giacimento minerario si estende su una superficie di circa 3.000 ettari su cui insistono 4 siti minerari estrattivi e alcuni bacini per lo stoccaggio delle sostanze impiegate per l'arricchimento dei minerali. Il Tribunale di Cagliari, con la sentenza n. 15 del 5 marzo del 2009, ha dichiarato il fallimento della società. Ne è derivata la chiusura della miniera e l'inadempimento dell'obbligazione contrattuale in virtù della quale la società titolare della concessione si era impegnata ad eseguire i lavori di bonifica e di risanamento ambientale, per i quali aveva ricevuto anche dei finanziamenti dalla Regione Sardegna;
i lavoratori impiegati sono stati posti in cassa integrazione, gli stessi, circa una quarantina, svolgono, attualmente, per conto dell'IGEA SpA, società in house della Regione, un'attività di vigilanza sui depositi del cianuro e di altre sostanze pericolose per l'uomo e per l'ambiente; collaborano, a titolo gratuito e volontario, per impedire la tracimazione dei veleni e la contaminazione dei corsi d'acqua e dei bacini acquiferi che servono la zona;
i fluidi da decontaminare, in virtù di quanto risulta agli interroganti, sono contenuti negli invasi di Is Concas (circa 30.000 metri cubi) e nella "diga sterili" (circa 270.000 metri cubi) per un volume complessivo di circa 300.000 metri cubi che dovranno essere decontaminati in applicazione del decreto legislativo n. 152 del 2006;
dopo i primi interventi di emergenza da parte della Giunta regionale, adottati con deliberazione n. 34/20 del 20 luglio 2009, con cui si è statuito lo stanziamento di 250.000 euro, e la deliberazione n. 37/7 del 30 luglio 2009 relativa alla predisposizione del piano di caratterizzazione, la Giunta regionale con la deliberazione n. 43/42 del 6 dicembre 2010 ha affrontato sul piano finanziario la crisi ambientale conseguente all'abbandono della miniera d'oro denominata "Santu Miali";
la progettazione e realizzazione dei lavori di ripristino ambientale, per un importo di 16 milioni di euro, da completarsi entro il 2015, sono state affidate alla società in house IGEA SpA, la quale si è impegnata a svolgere diverse attività nell'area mineraria di Santu Miali, compresa nei comuni di Furtei, Segariu e Serrenti, come la decontaminazione delle acque acide di drenaggio provenienti dai siti di Is Concas, Su Masoni, Sa Perrima. Vi è, poi, la progettazione e realizzazione della messa in sicurezza delle medesime aree, con eventuale impermeabilizzazione del fondo e delle pareti e la ricostruzione volumetrica del profilo e rinaturazione, progettazione e messa in sicurezza permanente del bacino di accumulo sterili. Tali siti, durante lo svolgimento dell'attività estrattiva, hanno subito l'alterazione morfologica in seguito alla creazione di scavi e vuoti di coltivazione;
considerato che:
i corpi minerari, oggetto della coltivazione, risultano essere: Is Concas, Santu Miali cima est, Su Masoni e Sa Perrima; i primi tre afferenti al rio Santu Miali, mentre lo scavo Sa Perrima e la "diga sterili", contenente circa 2.000.000 di tonnellate di fanghi, relativo al compluvio del rio Alluminu. Questi interventi hanno alterato il naturale ciclo dei fluidi sotterranei, sottoponendo, altresì, le aree citate al contatto diretto con le acque meteoriche, modificando in modo rilevante il ph delle acque superficiali (valore medio circa 2.5) a causa del classico meccanismo di drenaggio acido che si sviluppa, principalmente, a seguito dell'ossidazione dei solfuri, in particolare pirite; a tale fenomeno consegue la formazione di solfati e la cattura, da parte dei fluidi, degli elementi presenti che, nel caso di Furtei, risultano essere: alluminio, manganese, ferro, cobalto, rame, zinco, cadmio, arsenico oltre ai solfati;
nel corso degli anni di attività estrattiva, gli sterili prodotti, a seguito del processo mineralurgico, sono stati depositati all'interno del bacino sterili e contenuti da una diga, appositamente edificata, al fine dell'invasamento degli scarti di lavorazione (torbide definite "sterili") e dei fluidi che si accumulavano nei vari siti. I quantitativi di sterili presenti all'interno della diga sono quantificabili in circa 1.500.000, metri cubi la cui estensione superficiale è di circa 122.000 metri quadri, e sussiste, quindi, un reale rischio per l'integrità dell'ambiente e per la salute della popolazione;
la società titolare della concessione di estrazione prometteva la costruzione di un eco-parco al termine delle attività estrattive, tuttavia, a tutt'oggi, nonostante gli 80 milioni di euro fatturati in un decennio di attività estrattiva e la produzione di metalli preziosi quali 5 tonnellate d'oro, 6,5 tonnellate d'argento e 17.000 di rame, niente è stato realizzato;
il Ministro dell'ambiente pro tempore Andrea Orlando, nel febbraio 2014, ha precisato che "è necessario che la regione Sardegna trasmetta al dicastero l'istruttoria per il risanamento ambientale, in modo da essere investito istituzionalmente e prendere provvedimenti";
considerato inoltre che:
è fatto notorio che una parte dei materiali di risulta delle lavorazioni, presenti nelle aree della miniera, veniva impiegata negli anni 1999-2001 per la costruzione del sottomanto bituminoso del tratto della strada statale 131 che da Sanluri, centro agricolo del Medio Campidano, conduce a Sardara, piccolo paesino poco distante dai territori che ospitano la ex miniera. Sardara è famoso per le sue acque termali, già conosciute e impiegate ai tempi della repubblica romana; i romani, infatti, costruirono le antiche terme di cui, ancora oggi, sono visibili significative, anche se scarne, vestigia. Risulta agli interroganti che, nel tratto di strada in oggetto, nelle giornate di piogge abbondanti sia facilmente percepibile la fuoriuscita di acque di colore giallognolo dalla parte sottostante il manto stradale. Difatti, è un dato acclarato che l'asfalto, tra il chilometro 41 e il chilometro 58,500, poggi su un letto di scorie tossiche;
tali acque, scorrendo all'interno di canali, percorrono diverse centinaia di metri verso l'agro di Sardara, verso il suo sito termale e verso il rio Flumini Mannu, in direzione Pabillonis, piccolo centro a vocazione agricola del Medio Campidano. Dall'analisi dei fanghi reperiti nelle zone prospicienti la strada statale 131 è emersa una presenza, ragionevolmente, rilevante e preoccupante di: arsenico in percentuale di 199,3 milligrammi per chilogrammo, cadmio (2,5), rame in percentuale di 21,7 milligrammi per chilogrammo, vanadio (19,2), zinco in percentuale di 2,3 milligrammi per chilogrammo. Inoltre, il ph riscontrato nei campioni delle acque prelevate è di 3.0: ciò denota un'acidità rilevante. Non sono noti i potenziali pericoli per l'ambiente, per la salute delle popolazioni e degli animali che abitano il territorio,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;
quali provvedimenti di propria competenza, anche di carattere normativo, siano stati adottati o si intendano adottare al fine di provvedere alla messa in sicurezza e al ripristino ambientale dello stato dei luoghi;
se il Ministero abbia ricevuto l'istruttoria che lo investe istituzionalmente, come richiamato dal Ministro pro tempore, al fine di adottare gli opportuni provvedimenti;
se ritenga opportuno avviare un tavolo di lavoro che coinvolga tutti i soggetti interessati a livello nazionale e regionale, al fine di addivenire ad una soluzione celere e risolutiva delle problematiche indicate in epigrafe.
(3-01001)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BUCCARELLA, CAPPELLETTI, FUCKSIA, SERRA, MOLINARI, SIMEONI, BLUNDO, BERTOROTTA, CATALFO, GAETTI, COTTI, MORONESE, MONTEVECCHI, TAVERNA, PUGLIA, PAGLINI, MORRA, MANGILI, LUCIDI, CIOFFI, DONNO - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:
nel 1971 l'amministrazione comunale di Lecce, nonostante il parere contrario della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia, demolì l'ex convento francescano di Santa Maria del Tempio di Lecce, fondato nel 1432, ricostruito e ampliato a partire dal 1508 e poi trasformato nel 1872 in caserma, denominata dapprima "Tempio" e successivamente nel 1905 intitolata "Oronzo Massa";
dopo una lunghissima gestazione politica il Comune di Lecce, con avviso pubblico del 14 giugno 2005, ha reso nota la sua volontà di ricevere eventuali proposte relative alla concessione, realizzazione e gestione di un "Parcheggio sull'area denominata ex caserma Massa e recupero urbano", ai sensi degli art. 37-bis e seguenti della legge n. 109 del 1994 e successive modificazioni;
con deliberazione di Giunta n. 178 del 3 aprile 2007 il Comune ha individuato quale promotore per la realizzazione dell'intervento la ditta "Ing. De Nuzzo & C. Costruzioni Srl", con sede in Casarano, ed ha approvato il progetto preliminare, poi approvato a sua volta dal Consiglio comunale con delibera n. 46 dal 12 aprile 2007;
dopo varie vicissitudini, nonché a seguito di un contenzioso in sede giudiziaria, in data 6 dicembre 2010 è stata sottoscritta la convenzione tra l'amministrazione comunale di Lecce e la predetta ditta, la quale, il 14 aprile 2011, ha presentato un progetto definitivo per la realizzazione dell'intervento;
solo successivamente alla redazione del progetto definitivo, nel marzo-aprile 2011 sono stati effettuati dalla ditta De Nuzzo Costruzioni Srl gli scavi archeologici sotto la direzione scientifica della Soprintendenza archeologica (dottor Arcangelo Alessio) e dell'Università del Salento. La relazione preliminare a firma del professor F. D'Andria fu consegnata in data 14 aprile 2011;
in data 9 giugno 2011 la Soprintendenza beni architettonici e paesaggistici di Lecce (BAP), in esito alla trasmissione del progetto definitivo e della relazione sulle indagini archeologiche effettuate, evidenziava la necessità che l'indagine conoscitiva si estendesse all'intera area occupata dal complesso monastico;
dopo varie richieste di approfondimenti di indagine da parte della Soprintendenza archeologica (prot. 10192 del 26 luglio 2011, prot. 12859 del 30 settembre 2011, 15714 del 25 novembre 2011) nonché della Soprintendenza BAP di Lecce (prot. 18375 dell'8 novembre 2011), la Direzione regionale per i Beni culturali paesaggistici della Puglia in data 29 maggio 2012 prot. 67414 trasmetteva il parere "favorevole a condizione", con prescrizioni relative alla tutela architettonica e con nota n. 13155 del 6 luglio 2012 le prescrizioni relative al restauro della tettoia liberty;
con delibera di Giunta comunale di Lecce n. 4 del 15 gennaio 2013 veniva approvato il progetto definitivo relativo all'intervento "Parcheggio interrato nell'area denominata ex caserma Massa e recupero urbano" redatto dal concessionario, che prevede quindi la realizzazione nell'area ex caserma Massa (oggi Piazza Tito Schipa di Lecce) di un centro direzionale e commerciale con 500 posti auto interrati proprio nell'area ove sono emersi i resti del quattrocentesco convento e chiesa di Santa Maria del Tempio;
in data 13 settembre 2013 la ditta, nell'operare all'interno del cantiere per la bonifica richiesta dalla Soprintendenza, tranciava un tubo adduttore di gas e tutta l'area circostante veniva interessata da una copiosa fuoriuscita di gas metano e da quel giorno il cantiere è fermo;
in data 1° aprile 2014 un'ispezione del Ministero rilevò la necessità di chiedere alla ditta la sovrapposizione delle planimetrie dello scavo archeologico con quelle del parcheggio;
attualmente è in corso presso il Comune di Lecce il procedimento di verifica di assoggettabilità a V.I.A. (valutazione impatto ambientale) ai sensi e per gli effetti dell'art. 20 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e della legge regionale n. 11 del 12 aprile 2001;
considerato che:
la necessità o meno di predisporre strumenti di tutela del patrimonio archeologico e la natura di essi è, sin dal 2005, regolamentata nelle sue modalità anche operative dal decreto-legge n. 63 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2005, n. 109 (artt. 2-ter, 2-quater, 2-quinquies), recepita dagli artt. 95 e 96 del decreto legislativo 12 aprile 2006 (nuovo codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) che istituisce la procedura di verifica preventiva dell'interesse archeologico. Essa è definita nei dettagli operativi dal decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207 (Regolamento di esecuzione del codice) e dalla circolare n. 10 del 2012 del Ministero per i beni culturali. Tale normativa si applica sempre e comunque in tutto il territorio nazionale per tutte le opere che rientrano nel suo campo di applicazione come esposto in dettaglio nella stessa circolare 10/2012, all. 2.;
nel caso dell'opera in questione sarebbe stato obbligo della stazione appaltante predisporre, prima dell'approvazione del progetto preliminare, un documento di valutazione archeologica preliminare redatto da un soggetto idoneo (ovvero dotato dei titoli previsti dall'art. 95 decreto legislativo n. 163 del 2006) iscritto all'elenco nazionale istituito ai sensi dello stesso art. 95 (l'iscrizione al quale è obbligatoria ai sensi del decreto ministeriale n. 60 del 2009, art. 10, comma 2 e 3, per poter procedere a tale attività);
il documento avrebbe dovuto essere trasmesso alla Soprintendenza ai beni archeologici competente per il territorio, che avrebbe dovuto disporre ad integrazione della progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, ulteriori approfondimenti diagnostici, propedeutici all'approvazione definitiva del progetto stesso ed alla sua esecuzione;
solo al termine dell'intero iter, come definito dal successivo art. 96, comma 1, lettere a) e b) del citato decreto legislativo n. 163 del 2006, la verifica preventiva dell'interesse archeologico può dirsi conclusa. La mancanza di tali adempimenti costituisce un caso di grave omissione progettuale perseguibile ai sensi dell'art. 53 del decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010;
in ogni caso spetta al Soprintendente per i beni archeologici competente per il territorio esprimere un parere finale (detto relazione archeologica definitiva) da inoltrare per via gerarchica in merito al destino dei resti archeologici individuati attraverso la procedura di verifica preventiva. La stessa normativa (decreto legislativo n. 163 del 2006, art. 96, comma 2) specifica in maniera chiara le fattispecie tra cui il Soprintendente è chiamato a scegliere: a) contesti in cui lo scavo stratigrafico esaurisce direttamente l'esigenza di tutela; b) contesti che non evidenziano reperti leggibili come complesso strutturale unitario, con scarso livello di conservazione per i quali sono possibili interventi di reinterro oppure smontaggio - rimontaggio e musealizzazione in altra sede rispetto a quella di rinvenimento; c) complessi la cui conservazione non può essere altrimenti assicurata che in forma contestualizzata mediante l'integrale mantenimento in sito;
la circolare n. 10 del 2012 a sua volta fornisce alcuni utili chiarimenti a supporto della potestà decisionale del Soprintendente, individuando 3 tipologie di esiti di procedura: la fattispecie a) contempla il caso in cui lo scavo integrale del deposito archeologico "esaurisca le esigenze di tutela". La stessa circolare tuttavia richiama la necessità, qualora si debba procedere ad interventi di rimozione/demolizione di strutture nel corso dello scavo stesso, di una autorizzazione ai sensi dell'articolo 21, comma 1, del decreto legislativo n. 42 del 2004. Qualora si sia optato per tale modalità, la stessa circolare raccomanda che la relazione archeologica definitiva contenga ampie motivazioni a sostegno. Si tratta infatti di assunzioni di responsabilità molto precise da parte di funzionari e tecnici;
la fattispecie b) prevede che le strutture eventualmente individuate possano essere "reinterrate e/o smontate/rimontate/musealizzate". Lo stesso art. 96 del decreto legislativo n. 163 del 2006 precisa che tali insiemi devono essere in condizioni di "scarsa conservazione" e non devono esservi "reperti leggibili come complesso strutturale unitario". Di conseguenza la relazione archeologica definitiva deve descrivere i beni rinvenuti con particolare riferimento al loro stato di conservazione e contenere ampie motivazioni e giustificazioni relativamente alla "non unitarietà" degli insiemi;
la fattispecie c) è ovviamente la più complessa e, poiché incide pesantemente sull'opera imponendo varianti anche sostanziali o al limite mettendo in discussione la sua stessa fattibilità, in merito ad essa la circolare n. 10 del 2012 ricorda l'importanza di predisporre una relazione definitiva che sia "ampiamente motivata e sostenuta da valutazioni puntuali relativamente allo stato di conservazione, alla rilevanza scientifica dei beni nell'ambito del contesto territoriale e all'effettiva possibilità di valorizzazione, fruizione pubblica e gestione stabile ";
il quadro legislativo è dunque assolutamente chiaro e sarà necessario verificare la congruità della documentazione fornita a supporto delle decisioni del Soprintendente, oltre alla conformità delle sue risoluzioni al dettato normativo ed alle indicazioni fornite dalla Direzione generale;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
i dati a supporto sono insufficienti per stabilire tale conformità della documentazione alle disposizioni di legge, in particolare va verificato se: 1) la relazione archeologica allegata al progetto definitivo consegnato in data 14 aprile 2011 è conforme al format rilasciato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; 2) le relazioni archeologiche trasmesse in data 3 febbraio 2012 prot. 15003 contengono elementi sufficienti all'espressione di un parere da parte del Soprintendente ai beni archeologici;
va inoltre tenuto presente che il parere "favorevole a condizione" rilasciato in data 29 maggio 2012 conteneva prescrizioni inerenti l'ultimazione degli scavi archeologici e la documentazione delle strutture messe in luce relative alla chiesa di Santa Maria del Tempio. Tale indagine è stata condotta a termine in quanto il volume "Il complesso di S. Maria del Tempio. Lecce (scavi 2011-2012), Galatina", nelle planimetrie riportate alle pag. 40-41 e 43, mostra la pianta pressoché integrale delle strutture stesse. Le foto allegate mostrano in particolare un notevole stato di conservazione dei muri con elevati leggibili per almeno un metro (pag. 180-181, foto 31-35);
va quindi verificato se, a seguito di questi ultimi rinvenimenti, il Soprintendente ai beni archeologici abbia espresso un ulteriore parere ai sensi del decreto legislativo n. 163 del 2006 art. 96, comma 2, tenuto conto che difficilmente le strutture evidenziate dall'équipe che ha eseguito e documentato gli scavi archeologici possono essere definite in condizioni di "scarsa conservazione" e prive di unitarietà, in quanto le planimetrie edite e le foto pubblicate a corredo mostrano invece una completa organicità delle strutture in oggetto ed un grado di conservazione notevole. In assenza di ampie e motivate giustificazioni da parte dei funzionari preposti alla tutela (e solo da parte di essi in quanto a loro, solo a loro e non a terzi, per quanto autorevoli, compete l'espressione del parere) la compromissione di questi resti archeologici può configurarsi come distruzione del patrimonio archeologico, bene pubblico costituzionalmente tutelato;
va inoltre accertato se nell'eventuale parere che dichiari l'insussistenza dell'interesse archeologico di tale complesso non agisca il pregiudizio che strutture di età moderna non determinino l'interesse archeologico stesso a causa della loro cronologia troppo recente. Tale ipotesi è totalmente estranea allo stato dell'arte corrente delle discipline archeologiche, che attraverso la cosiddetta archeologia dell'età moderna e archeologia industriale hanno ormai da oltre un ventennio esteso il loro campo fino all'età contemporanea. Il ricorrere di tale circostanza legittimerebbe, nel caso, la richiesta di rimozione dall'incarico dei funzionari stessi,
si chiede di sapere quali azioni intenda porre in essere il Ministro in indirizzo affinché venga tutelato un bene archeologico consistente nelle fondamenta del convento e chiesa di Santa Maria del Tempio, che oggi appaiono organiche e in buono stato di conservazione e che verrebbero irrimediabilmente distrutte dalla realizzazione del project financing.
(4-02263)
CROSIO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il quotidiano "Corriere della sera", cronaca di Firenze, il 28 maggio 2014, ha riportato la notizia del sequestro da parte della Polizia stradale, in esecuzione di un decreto della Procura fiorentina, delle barriere New Jersey dell'Autostrada A1, nel tratto tra Barberino del Mugello e Roncobilaccio su entrambe le carreggiate, nell'ambito di un'indagine avviata dopo che un pullman turistico era precipitato in Campania da un viadotto autostradale;
secondo le notizie riportate dal quotidiano, gli spartitraffico sarebbero in condizioni di degrado tali, sia nei cordoli che nel calcestruzzo, da non garantire la sicurezza degli automobilisti;
gli agenti della Polizia stradale hanno provveduto in mattinata alla chiusura della corsia di emergenza sia in direzione di Bologna che in direzione di Firenze, riscontrando insufficienze nel collegamento longitudinale al piede delle barriere, deterioramento del calcestruzzo ed esposizione dei ferri di armatura, mancanza di tirafondi, e in generale fenomeni di degrado tra barriere e cordoli;
il reato ipotizzato a carico di ignoti è quello previsto dall'articolo 355 del Codice penale e riguarda il mancato adempimento degli obblighi che derivano da un contratto di fornitura con lo Stato;
i viadotti interessati sono quelli di Bue Morto, Lora, Massa, Artellare, Villanecchio, Rio Frassino, Fiumicello, Coretta, Poggio Palina, Settefonti e Poggiolino;
la società Autostrade in una nota sembra che garantisca, in ogni caso, la normale percorribilità su due corsie di marcia, ma la notizia ha creato un forte allarme tra i cittadini, sia per i tempi di percorribilità dell'A1 sia per lo stato di manutenzione delle autostrade da parte dei concessionari che mette a rischio la vita degli automobilisti,
si chiede di sapere quali interventi urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per attuare un controllo rigoroso sull'adempimento da parte dei concessionari dei propri obblighi di manutenzione delle autostrade e garantire la sicurezza della percorribilità delle autostrade per evitare di mettere a rischio la vita degli automobilisti.
(4-02264)
FUCKSIA, CAPPELLETTI, BERTOROTTA, VACCIANO, SERRA, PUGLIA, MORRA, MANGILI, COTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
Banca Marche SpA è un istituto di credito la cui attività ha avuto inizio ad Ancona nel 1994, costituendosi come gruppo bancario quale risultato della fusione delle Casse di Risparmio di Macerata e Pesaro, a cui si unì in un secondo momento quella di Jesi. Attualmente il gruppo bancario include inoltre la Carilo Cassa di Risparmio di Loreto SpA con sede in Loreto, la Focus Gestioni S.G.R. SpA società di gestione del risparmio e la Medioleasing SpA, costituita nel 2005 ed avente ad oggetto l'esercizio del leasing finanziario ed operativo;
secondo i dati ricavati dal sito ufficiale della Società e aggiornati al 31 marzo 2012, la compagine azionaria è così composta: Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata (22,51 per cento), Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro (22,51 per cento), Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi (10,78 per cento), Fondazione Cassa di Risparmio di Fano (3,35 per cento), Intesa Sanpaolo SpA (5,84 per cento). Una quota di capitale pari a circa il 32,2 per cento è distribuita invece tra circa 40.000 piccoli azionisti, per lo più clienti di Banca Marche che, investendo propri capitali, hanno partecipato al processo che ha condotto negli anni '90 alla privatizzazione della Società. Di fatto la Banca è stata sempre controllata da tre fondazioni bancarie, le vecchie proprietarie delle Casse di risparmio citate che, fondendo le tre Casse, di cui erano azioniste al 100 per cento, hanno creato la Banca Marche;
la rete commerciale di Banca Marche attualmente può contare su oltre 300 sportelli presenti non solo nelle Marche, ma anche in Umbria, Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo e Molise. Il gruppo conta inoltre circa 3.000 dipendenti e rappresenta nel panorama finanziario italiano una realtà di importanza storica, che negli anni è riuscita a attestarsi in ottime posizioni nella classifica nazionale delle grandi banche sia per redditività, sia per produttività, sia per solidità;
considerato che:
il consiglio di amministrazione di Banca Marche ha approvato il bilancio consolidato 2012 con un passivo di 527 milioni, la semestrale 2013 con una perdita di 232 milioni e rettifiche sui crediti per 451,8 milioni;
la Banca d'Italia, con provvedimento del 27 luglio 2013, ha disposto la sospensione, in via temporanea, degli organi con funzioni di amministrazione e controllo di Banca Marche, ai sensi dell'articolo 76 del testo unico bancario, di cui al decreto legislativo n.385 del 1993. Con il citato provvedimento sono stati nominati quali commissari della banca Giuseppe Feliziani e Federico Terrinoni: tali organi si sono insediati il 30 agosto 2013. Il commissariamento è stato adottato in base alle disposizioni del testo unico, ossia in presenza di «gravi irregolarità nell'amministrazione, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che regolano l'attività della banca», e quando siano previste «gravi perdite del patrimonio» (art.70);
il Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta della Banca d'Italia, con decreto del 15 ottobre 2013, ha disposto lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e di controllo di Banca Marche SpA, in gestione provvisoria, con sede ad Ancona, e ha sottoposto la stessa alla procedura di amministrazione straordinaria, ai sensi degli artt. 70, comma 1, lett. a) e b), e 98, commi 1 e 2, lett. a) del testo unico. Il provvedimento di gestione provvisoria è stato adottato anche in seguito all'approvazione dei risultati del primo semestre 2013, chiuso ancora in forte perdita (232 milioni di euro) dopo il passivo di 527 milioni di euro registrato nel 2012. Da tale provvedimento e da quelli precedenti, in particolare le sanzioni pecuniarie comminate nel 2007 e nel 2011 per irregolarità nella gestione del credito e carenze nei controlli interni, si deduce che le principali criticità attengono all'attività creditizia (tra l'altro confermata anche dalla stampa locale) e le conseguenti perdite patrimoniali. A fronte di una tale situazione, gli interroganti constatano come si sarebbero succedute costanti visite ispettive di Banca d'Italia dal 2006 in avanti in cui la vigilanza non avrebbe mostrato eccessive preoccupazioni riguardo alla qualità del credito erogato e gestito, né sul provisioning, avendo semmai con sistematicità posto l'accento sulla necessità di "rivisitare" la governance e i processi aziendali, da ultimo quelli di valutazione e concessione del credito;
in data 31 ottobre 2013, l'agenzia di rating "Moody's" ha annunciato di aver ritirato le proprie valutazioni su Banca Marche, stanti, come si legge nella nota emessa dall'agenzia, "informazioni insufficienti o comunque inadeguate per il mantenimento del giudizio". La decisione di Moody's è dovuta all'impossibilità di ottenere le informazioni necessarie a valutare la banca nei prossimi mesi dato che, in base alle vigenti disposizioni di legge, durante l'amministrazione straordinaria Banca Marche non rilascerà informazioni sul proprio stato finanziario e patrimoniale;
nel 2014, al commissariamento si sono aggiunte le indagini della Procura di Ancona, che ha aperto un'inchiesta partita da un doppio esposto dello stesso istituto, su alcuni affidamenti milionari "imprudenti" erogati a imprenditori spesso in assenza di garanzie. Secondo le accuse, la cattiva gestione dell'istituto marchigiano avrebbe favorito alcuni imprenditori o gruppi imprenditoriali "amici" nell'erogazione di finanziamenti per centinaia di milioni di euro, ma anche procurato alla banca marchigiana un "rosso" di circa 800 milioni di euro (oltre un miliardo per il bilancio consolidato) finito all'attenzione prima di Banca d'Italia che ha aperto una procedura di sorveglianza, culminata nel commissariamento, e successivamente della magistratura. Stando alle imputazioni, crediti, mutui e fidejussioni "facili" per centinaia di milioni sarebbero stati concessi a gruppi imprenditoriali, per lo più del settore costruzioni, con la consapevolezza che i crediti non sarebbero stati, in parte o interamente, riscossi alle scadenze. Le perdite, per centinaia di milioni, sarebbero state "occultate" nei bilanci per conseguire un "ingiusto profitto", e a guadagnare sarebbero stati tanto i vertici delle società coinvolte, che facendo apparire i bilanci in attivo percepivano bonus correlati ai falsi risultati positivi esposti, quanto i clienti che ottenevano ulteriore credito. Il deficit di bilancio sarebbe stato "coperto" da false informazioni fornite anche alla Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa) e a Banca d'Italia in occasione della proposta di aumento del capitale sociale per 110,5 milioni di euro nel 2012;
la Procura anconetana ipotizza anche che da tale giro di mutui e prestiti sia scaturito in qualche caso un arricchimento personale per alcuni indagati del gruppo Banca Marche, comprendente anche la controllata Medioleasing SpA Il ventaglio di reati prospettato va dal falso in bilancio, al falso in prospetto, all'ostacolo alla vigilanza, alle false comunicazioni sociali e all'appropriazione indebita e, per alcuni tra ex vertici e manager dell'istituto di credito marchigiano, anche all'associazione per delinquere;
le circostanze descritte non rappresentano una novità nella storia dell'istituto di credito. Nel 2004 infatti veniva nominato direttore generale della banca Massimo Bianconi, ma già nel 2006 Bianconi veniva condannato in primo grado dal tribunale di Brescia con l'accusa di appropriazione indebita e ostacolo all'attività di vigilanza della Banca d'Italia. Assolto definitivamente 3 anni dopo, Banca Marche lo sospese per un periodo brevissimo. Sempre nel 2006 emergevano altre notizie su compravendite immobiliari poco trasparenti, finché in un'inchiesta pubblicata il 10 febbraio del 2011 "l'Espresso" non ha definito Banca Marche lo "scrigno della cricca", con riferimento alle note vicende giudiziarie che all'epoca coinvolsero, tra gli altri, gli imprenditori Anemone e Balducci, secondo l'accusa al vertice di un gruppo di potere che si sarebbe spartito i contratti delle grandi opere. Secondo il settimanale, davanti ai nomi di Anemone e Balducci "gli impiegati si mettevano a disposizione" e "accettavano il deposito di grosse somme di denaro, anche in contante, senza che venisse identificato chi realmente effettuava l'operazione o pagavano assegni non trasferibili a persone diverse da quelle indicate, ignorando tutte le norme. La stessa procedura di favore era estesa anche ai bonifici e ai prelievi: milioni di euro che andavano e venivano senza segnalazioni antiriciclaggio";
di fronte a questa difficilissima situazione della banca marchigiana, gli azionisti privati hanno peraltro preso la decisione di intraprendere un'azione giudiziaria comune nei confronti dei vertici di Banca Marche, dei dirigenti apicali, dei membri del consiglio di amministrazione, del collegio sindacale e della società di revisione, chiedendo di costituirsi parte civile nel processo penale che si sta profilando (come sta facendo Banca Marche Istituto) e mettendo in campo, in sede di conciliazione, tutte le azioni necessarie per ottenere il risarcimento dei danni subiti;
considerato inoltre che:
a seguito delle vicende si è quasi "azzerato" il valore delle azioni in possesso delle fondazioni, a danno indiretto anche della collettività. Infatti, le fondazioni, in qualità di azioniste della banca, ricevevano da questa i dividendi. Unitamente ai proventi derivanti dagli investimenti del loro patrimonio, avevano come mandato anche quello di intervenire sul territorio per opere di interesse della collettività;
il quasi azzeramento del valore dei titoli azionari potrebbe danneggiare anche i piccoli risparmiatori che hanno creduto nella "loro banca", in quanto riavrebbero ben poco del loro investimento,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'attività di vigilanza posta in essere dalla Banca d'Italia su Banca Marche;
se risulti se il consiglio di amministrazione dell'istituto di credito abbia effettivamente ottemperato alle considerazioni di Banca d'Italia e se le fondazioni fossero a conoscenza degli eventuali rilievi dell'istituto di vigilanza;
se non intenda avviare verifiche o intraprendere ispezioni, nell'ambito delle competenze e dei poteri contemplati dall'articolo 10 del decreto legislativo n. 153 del 1999, al fine di: individuare comportamenti lesivi della sana e prudente gestione da parte delle fondazioni che detengono partecipazioni della Banca Marche; verificare la redditività del patrimonio e l'effettiva tutela degli interessi contemplati nello statuto; fare completa chiarezza sui fatti riportati negli ultimi mesi sulla stampa e descritti in premessa;
se e quali iniziative ritenga di porre in essere, nell'ambito delle proprie competenza, al fine di sostenere il rilancio di una realtà importante come Banca Marche, anche nell'ottica di tutelare i piccoli azionisti dell'istituto, nonché l'accesso al credito di quei settori produttivi che caratterizzano il territorio marchigiano e delle altre regioni in cui l'istituto è presente, quali le piccole e medie imprese, l'imprenditoria giovanile, l'artigianato, il commercio, il turismo, l'agricoltura.
(4-02265)
BULGARELLI, GIROTTO, MANGILI, PETROCELLI, VACCIANO, BOTTICI, MOLINARI, DONNO, CAPPELLETTI, MONTEVECCHI, MORRA, PAGLIARI, FUCKSIA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
secondo quanto emerso da una notizia di stampa pubblicate da "l'Espresso" del 16 maggio 2014, l'Agenzia delle entrate conduce in locazione, a far data dal 2010, un immobile sito in località La Rustica, nella periferia di Roma, adibito ad archivio, che, secondo quanto consta, è costituito da 5 capannoni ed una palazzina di uffici, avente una superficie complessiva di circa 50.000 metri quadri;
il contratto di locazione, la cui scadenza è prevista nel 2019, prevede la corresponsione di un canone annuo di locazione dell'importo di 5.000.000 euro e, così, per un esborso complessivo pari a 50.000.000 euro per l'intero decennio della vigenza contrattuale;
secondo quanto precisato in un comunicato diramato dall'Agenzia delle entrate, la realizzazione di questo centro di gestione documentale "si inquadra in un progetto di razionalizzazione della struttura degli archivi dell'Agenzia che ha interessato l'intero territorio nazionale";
l'immobile è di proprietà della Virgo romana immobiliare Srl, società di cui è socia di maggioranza il cavalier Paola Santarelli, che, secondo quanto risulta agli interroganti, intrattiene ottimi rapporti con il direttore dell'Agenzia delle entrate, dottor Attilio Befera;
considerato che, a giudizio degli interroganti:
è da ritenersi fatto censurabile che l'Agenzia delle entrate sia addivenuta alla sottoscrizione del contratto, atteso, segnatamente, l'ingente importo che, allo scadere del decennio contrattuale, andrà ad essere complessivamente erogato a titolo di canone di locazione;
le determinazioni assunte dall'Agenzia risultano, altresì, porsi in palese contrasto con le linee di politica economica espresse dal Governo con i previsti tagli alla spesa pubblica;
secondo quanto emerge dalla deliberazione n. 42 del 18 aprile 2012 assunta dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, competente a porre in essere attività di vigilanza e monitoraggio delle disposizioni contrattuali in esame, l'Agenzia delle entrate, con nota prot. n. 2012/33562 del 1° marzo 2012, manifestava l'intenzione di non esercitare l'opzione di acquisto dell'immobile, pur godendo della facoltà di scomputare, a titolo di recupero, dal prezzo finale di acquisto, i canoni di locazione corrisposti fino alla data di stipula del contratto formale di acquisto,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle circostanze esposte;
quali siano le sue valutazioni e l'orientamento con riferimento alle criticità sollevate;
quali siano i provvedimenti e/o le iniziative che intenda adottare in ordine alle determinazioni assunte dall'Agenzia delle entrate a margine dell'operazione di riordino degli archivi dislocati nelle sedi locali dell'Agenzia stessa;
se non ritenga necessario e doveroso disporre l'avvio di un'indagine amministrativa interna onde accertare le ragioni ed i criteri in forza dei quali l'Agenzia delle entrate ha ritenuto di addivenire alla sottoscrizione del contratto di locazione;
quali siano le motivazioni a supporto della scelta di mancata adozione di qualsivoglia provvedimento.
(4-02266)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
1ª Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):
3-00998, della senatrice Montevecchi ed altri, sulla situazione di deficit della Federazione italiana sport equestri;
9a Commissione permanente(Agricoltura e produzione agroalimentare):
3-00999, della senatrice Donno ed altri, sul funzionamento della Commissione unica nazionale dei conigli da carne da allevamento nazionale (CUN);
10a Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):
3-00997, della senatrice Montevecchi ed altri, sulla vicenda Unipol-Sai.