Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 251 del 29/05/2014
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------
251a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 29 MAGGIO 2014
(Antimeridiana)
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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,
indi del vice presidente GASPARRI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Gruppo Azione Partecipazione popolare: Misto-GAPp; Misto-Italia Lavori in Corso: Misto-ILC; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CALDEROLI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).
Si dia lettura del processo verbale.
MUSSOLINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
Sul processo verbale
PETROCELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata)
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 9,35, è ripresa alle ore 9,56).
Ripresa della discussione sul processo verbale
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
Passiamo nuovamente alla votazione del processo verbale.
Verifica del numero legale
PETROCELLI (M5S). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione sul processo verbale
PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.
È approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,58).
Discussione della mozione n. 259 sulla situazione dell'Alcoa (ore 9,58)
Approvazione della mozione n. 259 (testo 2)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00259, presentata dal senatore Angioni e da altri senatori, sulla situazione dell'Alcoa. (Brusio).
Ha facoltà di parlare il senatore Angioni per illustrarla, se i colleghi glielo consentiranno.
ANGIONI (PD). Signor Presidente, signor Vice Ministro, colleghi senatori, la Sardegna ha registrato negli ultimi anni l'acuirsi in maniera esponenziale di tutti i fattori di criticità che, già prima della crisi, rendevano la sua economia particolarmente fragile sia in termini di sviluppo economico che di occupazione. In un solo anno, si sono persi circa 43.000 posti di lavoro e sono ormai 120.000 i disoccupati. Ricordo che la Sardegna ha una popolazione di poco superiore a un milione e 600.000 abitanti.
Il Sulcis-Iglesiente registra dei dati ancora più allarmanti sia nel numero di disoccupati che di cessazione di attività aziendali. In particolare, si assiste ad una destrutturazione del sistema industriale che, seppure con rilevanti limiti, ha rappresentato per alcuni decenni la leva più importante del tessuto economico di quel territorio. La mozione che oggi discutiamo in Senato ha innanzitutto questa cornice. La società Alcoa di Portovesme e la mobilitazione dei suoi lavoratori e delle relative famiglie rappresenta per questo un simbolo per l'intero territorio e per l'intera Regione.
L'Alcoa Srl è una multinazionale americana leader mondiale nel settore dell'alluminio presente a Portovesme dal 1996. Da quando ha cessato la produzione, manifestando l'intenzione di voler cedere gli impianti ad un nuovo acquirente, oltre 1.000 persone, tra lavoratori diretti e lavoratori delle aziende appaltanti (quasi totalmente sottoposti oggi ad ammortizzatori sociali), vivono l'incubo della chiusura definitiva. A questi si aggiunge la perdita di lavoro di altrettanti lavoratori subordinati o autonomi dell'indotto.
Con questa mozione chiediamo innanzitutto al Governo, con il concorso della Giunta regionale della Sardegna, di svolgere un'azione per scongiurare il fermo degli impianti ancora attivi di Alcoa e, contemporaneamente, di essere parte attiva nella ricerca di un nuovo soggetto nazionale o straniero che si offra nell'acquisto dell'azienda.
Siamo consapevoli degli sforzi che sta compiendo il Governo nel rendere più equo e fruibile il sistema, ormai datato, di ammortizzatori. Eppure, insieme ad una riforma complessiva, non si può non considerare che quegli strumenti rappresentano in questa fase l'unica forma di sostegno economico per migliaia di famiglie e la speranza di futuro per un'intera comunità.
Per tale motivo, con la mozione n. 259 chiediamo di impegnare il Governo ad intraprendere ogni sforzo per reperire le risorse che assicurino la copertura degli ammortizzatori sociali per Alcoa e le aziende dell'indotto. Tale impegno deve essere teso a fare il possibile per reperire le risorse mancanti anche a coprire la cassa integrazione in deroga e la mobilità per il 2014 per le migliaia di lavoratori in attesa di rientro in produzione di tutta la Sardegna.
Voglio sottolineare che con questa mozione non si intende sposare un sistema di crescita fondato esclusivamente sull'industria tradizionale, né tanto meno privilegiare i destini di un'azienda a danno di altre; anzi, è vero che la Sardegna ha bisogno di riqualificare e ammodernare il suo sistema produttivo, e industriale in particolare. Tra l'altro, oggi anche il terziario, i servizi, l'artigianato, il commercio e l'edilizia registrano problemi enormi di fatturato e di occupazione. Con la mozione in esame si vuole affermare che non vi può essere, anche in Sardegna, pieno sviluppo senza industria, rinunciando cioè ad un sistema industriale che possa concorrere con gli altri sistemi produttivi.
Da questo punto di vista, considero del tutto sbagliata la contrapposizione, che qualcuno fa ormai da troppi anni, tra un moderno sistema industriale e la possibilità di un maggiore sviluppo turistico e culturale, che è la vera vocazione di quel territorio, o la necessità di un poderoso piano di bonifiche di zone indiscriminatamente sottoposte a logiche di violenza ambientale, per le quali bisogna essere fermi nell'imporre sanzioni alle aziende che sono state causa dell'inquinamento di quel territorio. È bene, quindi, evidenziare che non vi può essere concorrenza tra questi due aspetti.
In conclusione, signor Presidente, mi permetta di ringraziare in particolare, oltre ai colleghi sardi, il presidente del Gruppo PD Zanda, che ha voluto fortemente questa mozione, e tutti i colleghi non sardi che, nel firmarla, hanno inteso attestare la partecipazione e la solidarietà verso le richieste che i lavoratori del Sulcis e di tutta la Sardegna rivolgono oggi all'intero Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Uras. Ne ha facoltà.
URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, come prevede l'ordine del giorno di oggi, tra breve verrà esaminata anche la mozione 1-00251, presentata dal Gruppo Misto-SEL, che sostanzialmente presenta molti contenuti simili a quella poc'anzi illustrata dal collega Angioni.
Pertanto, voglio esprimere brevemente una sorta di totale assonanza con quanto è stato testé illustrato, in modo particolare con l'ottica di intervenire su una delle situazioni di crisi aziendale più rilevanti del territorio del Sulcis-Iglesiente, quella relativo all'Alcoa, che ha colpito fortemente tutta la filiera dell'alluminio. Si tratta di una filiera che aveva in Sardegna il punto produttivo più rilevante e consistente e che serviva ad una parte del mercato nazionale (infatti non era neanche in grado di assolvere integralmente alle esigenze del nostro mercato di materiale in alluminio).
Eppure, in un territorio come quello, questa filiera, l'attività produttiva dell'Alcoa, nonostante fosse un segmento strategico per l'economia nazionale, è stata messa in crisi e si trova da anni in una condizione di difficoltà. Si cercano nuovi investitori, ma l'azione del Governo (mi riferisco all'azione dei Governi in generale) sotto il profilo della mediazione istituzionale ancora oggi appare a noi insufficiente: necessita di una maggiore consistenza non solo per salvare posti di lavoro, ma anche per salvare vocazioni produttive che si realizzano in quei luoghi.
Il Sulcis-Iglesiente è uno dei poli industriali più rilevanti dell'intero Paese: sulla vocazione mineraria si è costruita e sviluppata quella industriale e del polo energetico. Quel territorio si è destinato a questa funzione, e noi riteniamo che la debba mantenere, intervenendo anche sul piano tecnologico per migliorare il ciclo produttivo, per consentire che quel ciclo produttivo non sia più pesantemente impattante sul piano ambientale, e quindi operando anche attraverso la sperimentazione di soluzioni ecosostenibili, ambientalmente più coerenti con il modo di pensare e di produrre moderno.
Per questa ragione, signor Presidente, noi esprimiamo apprezzamento per la mozione presentata dal collega Angioni. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà.
CUCCA (PD). Signor Presidente, non si possono che condividere le parole dei colleghi che mi hanno preceduto, anche perché la situazione è arrivata a un punto di drammaticità tale che è davvero necessario intervenire. Le chiedo pertanto, anche per non tediare i colleghi con ulteriori parole identiche a quelle già pronunciate, di essere autorizzato ad allegare il testo integrale del mio intervento al Resoconto.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione presentata.
DE VINCENTI, vice ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, premetto subito che condivido lo spirito della mozione presentata dal senatore Angioni e da altri senatori. Il tema affrontato riguarda una delle crisi più difficili del nostro sistema industriale, in particolare perché riguarda un settore, quello dell'alluminio, che vive un momento di difficoltà a livello internazionale. La discesa negli ultimi anni dei prezzi dell'alluminio ha portato alcuni degli stabilimenti delle multinazionali del settore a trovarsi in una situazione di difficoltà: è il caso dello stabilimento Alcoa, per il quale, ormai nel gennaio 2012, la multinazionale ha deciso la chiusura.
La vertenza cominciò con una decisione drastica dell'azienda e l'apertura della procedura di mobilità. Ricorderete come si riuscì, attraverso un lungo e difficile negoziato in cui il Governo svolse una funzione importante di scioglimento di alcuni dei nodi principali che si presentavano, a convertire la procedura di mobilità in una cassa integrazione per cessazione di attività fino al 31 dicembre 2014; a ottenere dall'azienda l'impegno a mantenere in efficienza gli impianti fino al 31 dicembre 2013, poi prolungato fino al 30 giugno prossimo; a operare per una cessione dello stabilimento a un investitore interessato.
Si aprì allora una fase complessa di ricerca di investitori. Tre o quattro sono state le manifestazioni di interesse, che via via, però, si sono scontrate con difficoltà oggettive.
Per chiarire subito un punto importante, devo dire che quelle difficoltà oggettive non hanno a che fare con il prezzo dell'energia. Il Governo ha immediatamente preso l'impegno, segnalato alle aziende interessate, a che la normativa italiana consenta degli sconti sul prezzo dell'energia per allineare il prezzo dell'energia per l'alluminio a quello praticato nei Paesi dove risiedono le principali imprese concorrenti.
Le difficoltà sono legate - come dicevo - alla situazione complessiva del mercato dell'alluminio, alla necessità di una riorganizzazione generale dell'attività dello stabilimento di Portovesme, nonché agli investimenti ingenti necessari su quel sito.
In questo momento è in corso l'approfondimento di una manifestazione di interesse ancora in campo, che il Governo sta sollecitando e seguendo con grande attenzione. Anche per questo riteniamo corretta l'indicazione contenuta nella mozione di ottenere il mantenimento in efficienza degli impianti di Alcoa oltre il 30 giugno, in modo da dare tempo al completamento della fase istruttoria e di negoziato con la manifestazione di interesse in atto.
A conclusione di questo breve riassunto della situazione, esprimo il parere sugli impegni indicati nella mozione.
Il primo impegno, volto ad assumere ogni iniziativa tesa a sostenere le attività imprenditoriali della Regione Sardegna, è accolto.
Il secondo impegno, a cui ho appena fatto riferimento, volto «ad intraprendere, d'intesa con la Regione Sardegna e con le rappresentanze sindacali, ogni opportuna iniziativa che consenta di mantenere in efficienza gli impianti di Alcoa Srl oltre la data del 30 giugno 2014, nell'ottica di una ripresa della produzione e, quindi, della salvaguardia dei posti di lavoro», è accolto.
Il terzo impegno è altresì accolto, ma con una riformulazione. Come voi sapete, la cassa in deroga per le società dell'indotto non è di stretta competenza del Governo nazionale, ma coinvolge le competenze della Regione. Quindi, la riformulazione del terzo impegno sarebbe la seguente: «ad adoperarsi, nell'ambito delle proprie competenze, affinché i lavoratori di Alcoa Srl e quelli delle società dell'indotto possano fruire per l'anno 2014 degli ammortizzatori sociali e delle altre forme di sostegno all'occupazione così che possano sentirsi partecipi di un piano di rilancio dell'attività produttiva».
PRESIDENTE. Chiedo al presentatore della mozione se intende accogliere la riformulazione testé proposta dal Governo.
ANGIONI (PD). Signor Presidente, accogliamo l'indicazione del Vice Ministro, che ringraziamo per la lucida ricostruzione della vicenda dell'Alcoa e dell'intero territorio e per la sensibilità ancora una volta dimostrata.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.
CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, l'intervento è particolarmente importante, trattandosi di una situazione di crisi lavorativa non recente. Proprio per questo credo debba essere svolta una riflessione che vada al di là dell'aspetto episodico (ne parlavo proprio ieri con il collega Uras, che di quelle terre si occupa da tanto tempo).
Devo dire la verità: mi è dispiaciuto non riuscire a giungere a un documento o comunque a una discussione generale che comprendesse anche la situazione del Sulcis-Iglesiente, perché chiaramente una soluzione non può essere vista se non nel suo insieme. Guardare solamente l'aspetto puntuale dell'Alcoa, trascurando il fatto che si trovi in un territorio che ha ampi margini di difficoltà e che ci si trovi in un momento in cui le ore di cassa integrazione generale in tutto il Paese sono già giunte a più di mezzo milione, significa ovviamente limitarsi a una visione molto parziale di un problema che invece ritengo di poter definire, senza tema di smentita, il peggiore che questo Paese abbia avanti, ossia quello dell'occupazione.
Al Governo, che ha dato parere favorevole, mi permetterei di muovere innanzi tutto un'osservazione: signor vice ministro De Vincenti, questa è l'ennesima mozione che approviamo in Senato, non solamente su questo argomento, ma anche su altri; se la tendenza che fino ad oggi abbiamo sperimentato non verrà invertita, ovviamente le mozioni, come pure gli ordini del giorno approvati resteranno lettera morta. Non vorremmo che questa fosse l'ennesima illusione o - ci sia consentito - l'ultimo fuoco d'artificio rimasto nel magazzino di una campagna elettorale: sarebbe veramente un errore, innanzi tutto sociale, dare risposte parziali e illusorie a lavoratori che vivono una situazione drammatica.
Signor vice ministro De Vincenti, mi permetto di muovere anche un'altra osservazione: ho ricevuto risposta ieri ad un'interrogazione rivolta al Governo esattamente 13 mesi fa, che riguardava Sea Handling e le 2.500 lettere di licenziamento partite. Sono stati necessari 13 mesi per giungere ad una risposta, mesi in cui nel frattempo sono cambiati il Governo, i soggetti coinvolti e chiaramente anche lo scenario. Ecco due aspetti che quindi non collimano: da una parte, una mozione presentata in maniera molto veloce, senza la possibilità per altro di svolgere una discussione generale sul territorio, e, dall'altra, un territorio che ha rivolto istanze per conoscere il proprio futuro più di un anno fa, ma riceve risposte solo parziali e ormai datate, più di un anno dopo.
Questo per dire che, se il Governo vuol essere serio, non può operare in maniera fenomenica o episodica. Quella dell'Alcoa è una situazione che non può essere liquidata semplicemente con la risposta che stiamo trovando un investitore estero: anche qui, basta con questa illusione delle soluzioni che vengono dall'esterno e, diciamolo pure, anche fantastiche, di imprenditori che vengono dall'estero a investire sul territorio, facendo crescere nuovamente l'industria. Il rischio reale, che abbiamo già visto anche in altre parti del Paese (in questo senso, l'esempio di Alitalia è lì a dimostrarlo), è che, anziché imprenditori, ci ritroveremo poi dei finanzieri, che prendono e sfruttano l'occasione, ma certamente, quando l'opportunità del mercato cambia, mollano la presa, così il problema sociale torna in capo un'altra volta ai cittadini e alle casse dell'erario.
Ecco, questa non può essere la soluzione; come non può essere una soluzione facile quella che propone per la Sardegna di riconvertire tutto, di puntare sul turismo, così siamo tutti felici e contenti e abbiamo risolto il problema. Non è così, perché, anche in questo caso, senza una visione generale, dimentichiamo che la Sardegna stessa oggi sta perdendo quote turistiche, perché recarsi sull'isola è diventato un costo insostenibile per molti villeggianti, anche piccoli.
Non può esservi una soluzione che non tenga conto di tutto il sistema nel suo insieme, ma occorre una visione generale, che consideri anche quello che è accaduto in altri Paesi. Mi viene in mente un parallelo con quanto si verificò nella Gran Bretagna del periodo Thatcher: quando vi furono i disordini nelle miniere di carbone, le stesse furono chiuse, perché non erano più efficienti dal punto di vista della produzione. Bene, non facciamo parallelismi sperando di trovare soluzioni alla maniera Thatcher, perché chiaramente il Paese è differente, e soprattutto lo è la Sardegna, che è una terra nobile, anche con un grande spirito indipendentista, e merita di non essere una colonia finanziaria ed imprenditoriale, soprattutto degli stranieri.
Il Governo deve quindi prendersi una responsabilità, che non sia semplicemente quella di dare una risposta positiva a una mozione, dando la soddisfazione - non me ne vogliano il senatore Angioni e gli altri presentatori - di poterla brandire sul territorio dicendo: siamo arrivati prima noi di SEL, lo abbiamo fatto noi, non lo hanno fatto gli altri. Occorre invece dare risposte serie e convincenti.
Questa può essere una soluzione convincente anche per il resto del Paese, che si aspetta non una cassa integrazione guadagni, straordinaria o meno, ma soluzioni industriali.
Il vice ministro De Vincenti ha fatto presente che non si tratta più di una questione di costo dell'energia: è chiaro allora che la questione sta altrove e, ancora una volta, ribadisco che non si può non guardare a tutto il territorio.
Quindi, nel dare ovviamente sostegno a questa mozione, perché mai la Lega Nord volterà le spalle a chi cerca nel lavoro il proprio riscatto sociale e il proprio riscatto di libertà, invitiamo il Governo a non approfittare di questi strumenti per dare una pillola di zucchero dicendo che abbiamo dato risposta ai problemi. I problemi si risolvono col fare, e non col dire. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
URAS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Misto-SEL alla mozione n. 259 (testo 2).
MANCUSO (NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO (NCD). Signor Presidente, anche da parte del Gruppo del Nuovo Centrodestra il voto sarà favorevole, per i motivi riportati nella mozione n. 259 (testo 2).
Il caso Alcoa tiene in apprensione centinaia di famiglie. Noi siamo assolutamente sensibili a queste problematiche, consapevoli del fatto che non esiste la bacchetta magica e che, quindi, il problema non è di facile soluzione. È chiaro che il Governo deve necessariamente assumersi delle responsabilità in questo caso. È giunto il tempo di porre fine a questo balletto di incontri, di discussioni e di concertazioni senza riuscire ad ottenere un preciso riscontro.
Queste famiglie, questi operai devono necessariamente avere delle risposte, e il ciclo dell'alluminio, che rischia di interrompersi, non soltanto in Sardegna ma anche in Italia deve, possibilmente, continuare l'attività produttiva. Chiaramente noi siamo assolutamente contrari alle nazionalizzazioni, anche perché torneremmo indietro, ma il Governo deve concorrere e partecipare per riprendere questo ciclo produttivo.
Questa è una delle Regioni più povere d'Italia, dove i tassi di disoccupazione superano abbondantemente la media. Quindi, anche per un gesto non soltanto di solidarietà verso questi operai, è necessario assumere delle decisioni, che devono essere urgenti, considerando che, alla fine di quest'anno, gli ammortizzatori sociali per queste famiglie e per questi operai avranno termine e sarà necessario, dal 1° gennaio 2015, avere delle certezze. Altrimenti, questi lavoratori precari davvero rischieranno, insieme alle loro famiglie, la fame.
Per questi motivi, voteremo a favore della mozione n. 259 (testo 2). (Applausi dal Gruppo NCD).
ROMANO (PI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANO (PI). Signor Presidente, a nome del Gruppo Per l'Italia dichiaro il voto favorevole alla mozione n. 259 (testo 2). Ringraziamo inoltre i sottoscrittori della mozione stessa.
PETROCELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, innanzitutto annuncio il voto favorevole del Gruppo del Movimento 5 Stelle alla mozione n. 259 (testo 2). Voto favorevole pur se la vicenda Alcoa viene trattata, negli impegni chiesti al Governo, solo come emergenza occupazionale, nulla marcando sull'identità della componente societaria, la Alluminium Company of America (l'Alcoa, appunto).
Questa multinazionale è leader mondiale nell'estrazione e nella raffinazione della bauxite e opera fin dagli anni Sessanta per accaparrarsi i principali giacimenti in Sud America, in Africa e nel Sud-Est asiatico. Ha una storia, pertanto, strettamente legata ad alcuni passaggi della nefasta politica imperialista degli Stati Uniti nel mondo: Indonesia 1965, Cile 1973 e, non ultimo, Paraguay 2012.
Alcoa chiude tra il 2004 e il 2005 due fonderie negli Stati Uniti e passa a produrre in Islanda, dove l'energia elettrica per gli impianti le viene fornita in via esclusiva e dove, in base alle quote legate al Protocollo di Kyoto, può incrementare l'inquinamento e le emissioni di CO2 in atmosfera fino al 10 per cento.
I lavoratori di Alcoa giustamente ci chiedono un impegno per salvaguardare i posti di lavoro e le condizioni di produttività. Avrei molto apprezzato d'altronde che il testo della mozione contenesse elementi per il superamento del produttivismo ad oltranza, che ancora oggi non tiene conto dello stato di inquinamento e degrado dell'ambiente e delle risorse.
Alcoa possiede più di 200 impianti in 31 Paesi del mondo e, da non sottovalutare, ha interessi che vanno ben oltre l'attività industriale principale; primo fra tutti, nel settore militare con Alcoa Defence, che produce leghe speciali per blindati, droni, navi e aerei da guerra. Infatti, Alcoa produce elementi della fusoliera e delle ali del mitico caccia F35, che in questa sede abbiamo nominato molto spesso ultimamente. È quindi una decisione prettamente strategica, più che economica, quella di trasferire la produzione Alcoa di Portovesme in Arabia Saudita: un'operazione strategica totalmente privata, alla quale ha contribuito non poco negli anni l'atteggiamento stolido dei Governi Dini, Prodi e D'Alema.
Nel 1996 il Governo cede Alumix, gruppo a partecipazione statale, proprio ad Alcoa. Con atti dei Governi Amato, Prodi e Berlusconi Alcoa riceve da ENEL energia a prezzi molto scontati, agevolazioni di circa 2,8 miliardi appunto da questi prezzi scontati di energia, pagati però dai cittadini italiani con aumenti in bolletta; 2,8 miliardi che finiscono nelle casse di Alcoa, che prima sfrutta i lavoratori sardi, tutti gli utenti della rete elettrica, produce profitti privati con agevolazioni pubbliche e poi se ne va, pronta però a tornare in Italia dentro gli F35, che costeranno a tutti noi diversi altri miliardi di euro. (Applausi dal Gruppo M5S).
FLORIS (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIS (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole e quello del mio Gruppo e, a livello personale, per sottoscrivere, condividendone lo spirito e il contenuto, la mozione presentata dal collega Angioni.
*ZANDA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, il vastissimo consenso che la mozione del senatore Angioni mi sembra abbia suscitato nell'Aula ci dice quale sia il rilievo sociale del problema che la stessa ha evidenziato.
Prenderò qualche minuto in più degli altri colleghi intanto per dire che ho apprezzato la linea del vice ministro De Vincenti e anche per dare atto al Vice Ministro della politica di governo che lui personalmente sta sostenendo, che ha avuto successo in molte situazioni di crisi gravi, ultima delle quali la vicenda Electrolux. Naturalmente la soddisfazione sarà piena, per quel che riguarda la vicenda Alcoa, soltanto quando essa verrà positivamente risolta; prima di allora non possiamo dirci soddisfatti, nemmeno davanti ad uno sforzo così visibile da parte del Governo.
Voglio dare un'indicazione di carattere personale.
Signor Presidente, negli ultimi tempi l'esperienza più toccante che mi è capitato di fare, il passaggio più difficile da accettare umanamente, politicamente e socialmente, il luogo dove ho capito quanto si possa essere dignitosi e fieri anche in situazioni molto difficili, allorquando vengono meno le stesse minime condizioni per garantire alla propria famiglia quanto necessario al sostentamento, dove ho potuto toccare con mano questa dignità, è stata la visita che ho fatto agli operai di Alcoa, che da più di due anni vivono sotto una tenda davanti ai cancelli della loro azienda, chiedendo venga dato loro un lavoro, che hanno perso non per mancanza di professionalità, per assenza dal luogo di lavoro, ma per condizioni oggettive, per una crisi del settore dell'alluminio, che il Vice Ministro ora ha così ben descritto, nonché per i mancati investimenti che hanno impedito allo stabilimento di Alcoa quel rinnovamento indispensabile senza il quale industrie così complesse e raffinate non possono avere sviluppo. Ma Alcoa è in crisi anche per l'impreparazione del nostro mondo, dell'Europa e anche dell'Italia, alla sfida delle nuove tecnologie e soprattutto a quelle della mondializzazione e della globalizzazione. Economia, industria e la stessa mobilità del mondo del lavoro si presentano in condizioni così nuove che non possono essere affrontate senza un profondissimo rinnovamento delle grandi linee politiche, delle tendenze e degli interventi pubblici.
La Sardegna, in questo scenario, è una Regione in cui la crisi si è fatta sentire e si sente tuttora in misura molto maggiore rispetto al resto del nostro Paese. Pensate soltanto - e ciò è detto bene nel testo della mozione del senatore Angioni - che dal 2012 al 2013 sono stati persi 43.000 posti di lavoro e nella fascia d'età dai 15 ai 24 anni il 54 per cento dei ragazzi non lavora.
È la crisi economica e sociale più grave della Sardegna dal dopoguerra ed ha effetti sociali devastanti. Negli ultimi anni è ripreso addirittura il flusso migratorio dalla Sardegna verso il continente e verso altri Paesi dell'Europa. Ciò impoverisce una Regione che ha diritto, come il resto del nostro Paese, ad uno sviluppo ordinato, a posti di lavoro, a veder realizzate le aspettative del suo popolo.
Signor Presidente, veniamo da un fatto politico molto rilevante. Domenica scorsa il nostro Paese ha votato per l'Europa e io voglio interpretare questo voto, dato in misura tanto consistente al nostro partito, e il voto dato agli altri partiti che oggi siedono qui in Senato e che stamattina si sono espressi con tanta chiarezza a favore dei lavoratori di Alcoa. Questo voto esprime un indirizzo politico che ci obbliga a trovare soluzioni a questi problemi drammatici e deve obbligarci a trovarle all'interno del nostro Paese.
Per questo chiedo ancora al vice ministro De Vincenti di impegnarsi personalmente per la soluzione di questo caso grave ed emblematico. Ma questo voto deve impegnarci anche a fare ciò che il Presidente del Consiglio ha annunciato: un cambio radicale delle politiche europee. Dobbiamo essere consapevoli che da soli non saremo mai in grado di risolvere problemi così profondi, che hanno bisogno di investimenti tanto sostanziosi.
Bisogna quindi cambiare la prospettiva nazionale ma anche le linee della politica europea.
Credo che il voto che tra poco il Partito Democratico ed il resto del Senato daranno per approvare questa mozione debba essere inteso in questo modo: una indicazione politica vincolante al Governo perché operi nelle politiche nazionali ed operi rappresentando la volontà del nostro Paese in Europa. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Buemi e Uras).
PETROCELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETROCELLI (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Petrocelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 259 (testo 2), presentata dal senatore Angioni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Discussione delle mozioni nn. 251, 260 e 261 sulla crisi occupazionale del Sulcis-Iglesiente (ore 10,38)
Approvazione delle mozioni nn. 251 (testo 3), 260 (testo 2) e 261 (testo 2)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00251, presentata dal senatore Uras e da altri senatori, 1-00260, presentata dalla senatrice Serra e da altri senatori, e 1-00261, presentata dal senatore Floris e da altri senatori, sulla crisi occupazionale del Sulcis-Iglesiente.
Comunico che è pervenuta alla Presidenza una riformulazione della mozione n. 251. Ha facoltà di parlare il senatore Uras per illustrarla.
URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, superando la parte delle premesse della mozione, utilizzerò alcuni secondi per ricordare che la crisi economica che attraversa la Sardegna è una crisi produttiva e del sistema industriale che riguarda molte aziende, dal nord al sud della Regione, da Porto Torres a Cagliari, da Ottana al Sulcis; e anche nel Sulcis riguarda più aziende, quelle della filiera dell'alluminio (penso ad EurAllumina), in attesa, come sappiamo, della ratifica dell'accordo di programma sulle questioni ambientali e della sottoscrizione del contratto di sviluppo già istruito dal Ministero dello sviluppo economico e che vede coinvolti Invitalia e la stessa EurAllumina. È una situazione che richiama la condizione di difficoltà di 700 lavoratori: 300 sull'indotto e 400 sul ciclo produttivo.
Quella del Sulcis è una realtà colpita fortemente, con situazioni come quella della Rockwool Italia che si sono sostanzialmente esaurite: la lana di roccia è scomparsa come attività di produzione, è stata trasferita in un'altra parte d'Europa con il sostegno economico e finanziario dell'Unione europea nell'operazione di delocalizzazione. Un abbandono del mercato italiano e, al contempo, di una linea produttiva che era presente nel Paese.
Tutte iniziative industriali che hanno beneficiato - lo dobbiamo rammentare - di sostegni pubblici e di una esposizione economico-finanziaria dello Stato, di aiuti anche organizzativi ed operativi della Regione e delle autonomie locali; iniziative che dovevano essere una risposta alla deindustrializzazione che aveva patito il Sulcis con l'abbandono dell'attività estrattiva e delle miniere e con la promessa, mai realizzata, della riconversione. Riconversione, ad esempio, rispetto ad un uso di tipo turistico oppure utile alla definizione e sperimentazione di nuove tecnologie estrattive anche esportabili, testate in un ambiente favorevole. Nel frattempo, infatti, in quel territorio erano maturate qualità professionali e competenze che potevano essere messe a disposizione.
Ringrazio i Presidenti di tutti i Gruppi, la Presidenza del Senato ed il Senato nel complesso perché sta dedicando alcune ore, una mattina, una giornata ai temi della Sardegna e del Sulcis; temi ancora in parte trascurati - come quelli, ad esempio, relativi agli interventi da compiere a seguito dei recenti eventi calamitosi - ma che (devo riconoscerlo) in questo Senato trovano momenti di discussione sempre molto alti, sempre molto disponibili, sempre molto produttivi.
Con la mozione che abbiamo presentato chiediamo al Governo di assumere le iniziative necessarie al rilancio delle attività economiche del territorio sardo e del Sulcis, verificando la possibilità di attivare ogni iniziativa che interrompa il definitivo abbandono di ogni attività produttiva industriale. Non possiamo pensare che la Sardegna sia solo una spiaggia dove piazzare un ombrellone. La Sardegna ha diritto a partecipare alla capacità produttiva complessiva del Paese, ad avere un proprio sistema industriale, innestato in quello più ampio dell'Italia e dell'Europa. Si può infatti produrre e fare industria anche con tecniche e tecnologie che favoriscano l'ecosostenibilità del ciclo produttivo.
Chiediamo al Governo di attuare pienamente ogni piano e progetto a finanziamento pubblico. Esiste il piano Sulcis che vorremmo riempire di contenuti migliori e rendere immediatamente operativo. Ci chiediamo per quale motivo Invitalia, che avrebbe dovuto sostenere questo Piano, non abbia aperto uno sportello nel Sulcis; lavoratori dell'ex Sviluppo Italia Sardegna sono stati trasferiti a Roma, mentre potrebbero essere impiegati nella loro terra d'origine in uno sportello di supporto all'attività connessa alla realizzazione del Piano. Sarebbe inoltre opportuno ratificare l'accordo di programma sulle questioni ambientali che coinvolgono anche EurAllumina, una tra le più importanti aziende della filiera dell'alluminio. Andrebbero recuperati la capacità produttiva, la competenza, l'impegno di quei lavoratori.
Chiediamo quindi di convocare in ogni caso e celermente i sindacati per aprire tavoli di discussione e di concertazione al fine di trovare soluzioni perché tutti quei lavoratori interinali espulsi dal sistema produttivo, impiegati nelle imprese appaltatrici, diventino parte integrante dei processi di reinserimento lavorativo.
Chiediamo al Governo che costruisca strumenti che assicurino a tutti i lavoratori delle aziende in crisi almeno l'accesso agli ammortizzatori sociali i cui sussidi siano tempestivamente accreditati.
Chiediamo ancora che il Governo affronti con tutta urgenza - ne abbiamo già parlato - la situazione critica dei lavoratori Alcoa e delle loro famiglie.
La mozione propone al Senato ed al Governo di procedere con decisione ad attivare gli interventi che sono già stati istruiti, ma che forse vanno meglio precisati e che, insieme al Governo, devono vedere coinvolti la Regione, le autonomie locali, il sistema produttivo e imprenditoriale sardo perché quegli strumenti già individuati siano resi immediatamente operativi e siano effettivamente produttivi di benefici per i lavoratori e per le loro famiglie. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Serra per illustrare la mozione n. 260.
SERRA (M5S). Signor Presidente, è un'emozione oggi ascoltare tanti discorsi sulla nostra Sardegna e su un problema - quello dell'Alcoa - di cui si discute ormai da anni, cercando soluzioni in grado di riuscire a risolvere le situazioni di cui si è parlato.
Si parla di un'industria, l'Alcoa, come se fosse piccoletta, lì a Portovesme. Non è però una piccola industria: è un'industria che sta in tutto il mondo e che ha altissime produzioni. Gli operai anche io li ho visti: li ho conosciuti e ho visto i loro sguardi; conosco le loro famiglie. Non chiedono semplicemente di essere, come dire, risistemati in un'azienda, che, tra l'altro, non fa altro che essere assente; chiedono anche che il loro territorio sia rispettato. È per questo che nella nostra mozione abbiamo anche voluto indicare un impegno di azione per la Regione verso tutte le parti coinvolte e tutte le aziende che in questo territorio - la nostra Sardegna - sono completamente disascoltate. Infatti, come l'Alcoa, anche la Rockwool, la Portovesme, Porto Torres e Ottana, non sono altro che industrie che hanno illuso delle persone: hanno comprato dei territori e - dopo - tutto è stato abbandonato. Se si dovesse andare a vedere e controllare in che condizioni è il territorio di Ottana, ci sarebbe da piangere.
Per quanto riguarda questa mozione, si dovrebbe cercare di capire, in primis, che non si può continuare a massacrare questo territorio, perché luoghi, paesaggi, coste e mari che prima erano azzurri ora sono rossi poiché i fanghi di EurAllumina hanno creato dei ristagni rossi. Le popolazioni di Portovesme, Carbonia e Iglesias stanno iniziando ad ammalarsi sempre di più, con problematiche alla tiroide, e il numero delle leucemie è assurdo. Dai dati emersi dalla ASL del Comune di Carbonia si evince un aumento delle patologie neoplastiche maligne nei territori del Sulcis, che vanno da 1.825 casi registrati nel 2006 a 3.044 casi registrati nel 2013, in particolare nella città di Carbonia, dove tra il mese di novembre e il mese di dicembre del 2013 si è registrato un aumento di casi di 100 unità. Tra queste unità non ci sono solo adulti, ma bambini. Ripeto: ci sono bambini.
La Sardegna, dunque, non può essere semplicemente presa e discussa qui come se fosse una terra qualunque: è una terra che appartiene a tutti noi, e tutti noi chiediamo che questi territori possano essere rivalutati. La deindustrializzazione dovrebbe essere una priorità, perché questa terra non vive solo di industria, ma anche di paesaggi, di terra e di ambiente, così come tutta l'Italia. In questo Paese si è illusa la gente dicendo: venite nelle industrie a lavorare e abbandonate le campagne ed i territori che non vi danno da lavorare. Questa è stata un'illusione contro l'ambiente, il territorio e la vita e anche contro la dignità. Adesso, infatti, queste persone si trovano come gli operai della Rockwool, rinchiusi in quella grotta miserrima insieme ai topi, e come gli operai dell'Alcoa, che dormono in tende, ed è vergognoso e umiliante. È umiliante anche semplicemente andarli a visitare: è umiliante per noi.
Signor Vice Ministro, occorre un'azione seria e non finta: un'azione seria va ricomposta a livello sia industriale che di bonifiche, con operazioni serie. Ripeto: occorre un impegno serio. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Floris per illustrare la mozione n. 261.
FLORIS (FI-PdL XVII). Signor Presidente, ringrazio la Presidenza del Senato, come ha già fatto il collega Uras, per aver voluto dedicare una mattinata dei lavori dell'Aula alla Sardegna. Ringrazio anche per la sua presenza il sottosegretario De Vincenti, di cui apprezziamo le capacità e la volontà di risolvere il problema che andiamo a trattare in questa giornata, essendo le mozioni, seppur presentate da diversi senatori, mosse dall'unico spirito del recupero industriale di un territorio.
Il recupero industriale riguarda la provincia più povera d'Italia, il Sulcis, che vive tra emergenze e speranze di ripresa, che lotta contro una crisi industriale senza precedenti e indossa la maglia nera in termini di disoccupazione a livello nazionale. Questo, naturalmente, produce pesanti effetti a livello sociale, che sfociano, inesorabilmente, in un parossismo di tutto il territorio sardo, dove il sistema lavoro è crollato a picco negli ultimi cinque anni, innescando un processo di stasi su un'effettiva ripresa economica della nostra isola. È una catastrofe per tutta la nostra economia.
Il Sulcis è l'emblema di questa patologia capillare di inoccupazione e forzata inoperosità lavorativa che attraversa la Sardegna senza rilanciarla e la pugnala con dati sui senza lavoro che rivendica un'azione sola: un'inversione urgente di rotta. Alludo al 17,5 per cento dei giovani che vivono senza certezza di trovare occupazione, senza la dignità di chi ha un lavoro, senza il diritto costituzionale di vederselo riconosciuto, senza la possibilità di vedere oltre l'orizzonte un futuro occupazionale. Come contraltare, la criminalità cresce, i sogni di rilancio e ripresa si sgretolano. Alludo ai 30.000 disoccupati, su un totale di 130.000 abitanti, che gravano sulle pensioni dei loro familiari o comunque sulle loro famiglie.
Nel Sulcis-Iglesiente, quella che dovrebbe essere la terra dell'industria, il lavoro manca perché il tessuto produttivo è al collasso ed è paralizzato perché non sono state messe in campo azioni per la sua salvaguardia e iniziative industriali per la sua sostenibilità. Il piano Sulcis (che annovera criticità delle Province e un pacchetto di misure per contrastarle) rimane ancora sul tavolo del Governo e gli interventi per la salvaguardia del tessuto produttivo e le iniziative industriali per la sostenibilità del territorio, che erano stati promessi dai vari Governi che si sono finora succeduti, ancora non decollano e rimangono sulla carta.
Tra i nodi da sciogliere dall'Esecutivo penso alla filiera dell'alluminio, che è stata sciabolata da vertenze che sono ancora aperte dai tempi del Governo tecnico di Monti. L'Alcoa, lo stabilimento che produce alluminio, resta senza un padrone, una nave senza capitano: ha solo potenziali acquirenti, che però si tirano ogni volta indietro, scoraggiati dal mettere in campo investimenti su quello che è sempre stato il polo produttivo italiano dell'alluminio. Questo è quello che con forza hanno chiesto i colleghi che mi hanno preceduto, i senatori Uras e Angioni; considerare, cioè, l'asset dell'alluminio un settore strategico per la Nazione.
Chiedo che per EurAllumina, l'anello primario del settore, la vertenza sia davvero in discesa e che vengano rispettati i punti focali su cui si arriverà finalmente, dopo un bagno di sangue per gli operai in cassa integrazione, alla risoluzione dell'emergenza. Occorre che il Ministero dello sviluppo economico e quello dell'ambiente firmino entro il 30 giugno l'accordo di programma per l'autorizzazione ambientale del cosiddetto bacino, cioè il sito di stoccaggio dei residui di lavorazione.
Chiedo, inoltre, che venga sottoscritto, entro lo stesso termine, il contratto con Invitalia che prevede investimenti produttivi pari a 75 milioni di euro su un totale di 190 per far ripartire lo stabilimento e renderlo competitivo nel mercato del settore metallurgico. Solo così i nostri operai potranno riprendere la loro attività, dare luce alle loro famiglie, perché gli ammortizzatori sociali sono un palliativo al lavoro, hanno delle scadenze stringenti sulla prorogabilità (scadono il 31 dicembre del 2014) e non possono rappresentare la soluzione alla disoccupazione, ma solo dei salvagente momentanei.
Nella provincia del Sulcis-Iglesiente sono molti i lavoratori interinali che non possono usufruire del sussidio di disoccupazione. Anche per loro sarebbe opportuno pensare a forme di occupazione affinché, salvaguardando il settore dell'alluminio, possano riprendere a lavorare in assenza di ammortizzatori sociali a loro destinati.
La questione di Portovesme e della Carbosulcis (per cui oggi arriverà finalmente una boccata d'ossigeno con lo stanziamento di 8,5 milioni di euro per la messa in sicurezza della miniera di carbone di Nuraxi Figus) è lo specchio di una realtà industriale che ha subito un pesante contraccolpo a causa della mancanza di azioni strategiche che oggi siamo qui a richiedere al Governo per rilanciare con un piano industriale solido il territorio.
Chiedo al Governo, infine, di porre in essere azioni strategiche per la ripresa economica e industriale del Sulcis attraverso un tavolo tecnico-politico, cui possano partecipare la Regione Sardegna e le forze sociali, che individui nel polo dell'alluminio un asset strategico del nostro Paese.
Per il Sulcis chiedo un'azione concreta per favorire un rilancio e uno sviluppo economico basati sul necessario ed indispensabile recupero ambientale di zone che le industrie minerarie (anche quelle che producono alluminio scarsamente utilizzate oggi) hanno devastato.
Nella mozione di cui sono primo firmatario si suggerisce una serie di iniziative, per cui chiedo a tutti i colleghi di esprimere un voto positivo e al Governo un impegno solido e sostanziale volto al recupero del Sulcis.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Cotti. Ne ha facoltà.
COTTI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo di fronte ad una situazione, quella del Sulcis-Iglesiente, veramente drammatica.
È un territorio in cui il livello di disoccupazione (come è stato già ricordato) ha raggiunto un preoccupante 18 per cento, con delle punte, registrate proprio nella regione Carbonia-Iglesias, che fanno di questa una situazione davvero drammatica.
Naturalmente condivido le mozioni oggi in discussione ed esprimerò un voto favorevole su tutte e tre, anche se ci sono alcune differenze che vorrei sottolineare.
Per esempio, nella mozione n. 251 (testo 2), di cui è primo firmatario il senatore Uras, si parla del pericolo dell'interruzione e del definitivo abbandono di ogni attività produttiva industriale ecosostenibile. Voglio precisare che attualmente di attività industriali ecosostenibili nel Sulcis-Iglesiente non ne vedo. Sono tutte attività altamente inquinanti. Dunque, sicuramente, insieme ad un piano di rilancio dell'attività produttiva, è necessario anche un forte intervento per far sì che si possa invertire anche il dato sulle malattie, sull'insorgenza dei tumori, che registra livelli veramente altissimi in questa zona.
Non è stata, inoltre, evidenziata un'altra cosa che riguarda l'azienda Alcoa e che va detta. È ormai chiaro che questa azienda americana sta lavorando per andarsene e per non cedere la sua fabbrica a nessun altro. Non la vuole cedere perché una ripresa di attività nel settore dell'alluminio in Sardegna farebbe concorrenza alle altre fabbriche dell'Alcoa sparse per il mondo. L'Alcoa è un'azienda che, con il bilancio che ha, potrebbe comprarsi, se volesse, l'intera Sardegna; quindi, se volesse, potrebbe tranquillamente rilanciare la sua produzione in quella zona. Non lo vuole fare per suoi interessi particolari.
Forse bisognerebbe avere un po' più di coraggio, come forse si è avuto per l'Ilva, e verificare qual è stato il comportamento della proprietà aziendale negli ultimi anni, come anche quello delle proprietà di altre aziende del Sulcis-Iglesiente, e avviare qualche intervento un po' più coraggioso per coinvolgere e richiamare alle loro responsabilità i vertici di queste aziende. Infatti, questi ultimi hanno programmato, ormai da alcuni anni, una dismissione, facendo in modo - in particolare quelli dell'Alcoa - che l'attività di produzione dell'alluminio non riprenda. A mio avviso, invece, seppure con forti interventi correttivi per evitare il perpetuarsi di una situazione di inquinamento della zona, tale attività potrebbe essere ancora produttiva e conveniente.
Naturalmente non possiamo che auspicare che alcune indicazioni contenute nelle mozioni in esame vengano prese seriamente in considerazione dal Governo, tenendo presente però che non abbiamo alleati tra i vertici aziendali di queste fabbriche; pertanto, dobbiamo operare in accordo tra Stato, Regione, enti locali e lavoratori per cercare di intervenire, molto spesso forse anche a scapito delle compagini aziendali che agiscono per interessi molto diversi e distanti da quelli della popolazione della Sardegna. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate. Raccomando ai presentatori delle mozioni di prestare una certa attenzione, perché credo saranno avanzate richieste di riformulazione.
DE VINCENTI, vice ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, le tre mozioni, a prima firma dei senatori Uras, Serra e Floris, affrontano una delle situazioni territoriali più difficili che travagliano il nostro Paese e che, d'altra parte, fa da cornice alla crisi dell'Alcoa, di cui abbiamo parlato con riferimento alla mozione n. 259 (testo 2), presentata dal senatore Angioni e da altri senatori.
Nella consapevolezza che la ripresa del territorio del Sulcis è un elemento chiave per valorizzare e non mandare disperse le capacità lavorative della popolazione del Sulcis, che ha tradizioni industriali e produttive importanti, e anche nella consapevolezza che per la stessa soluzione della crisi Alcoa è importante che il contesto territoriale nel suo complesso riguadagni prospettive di sviluppo, il Governo è intervenuto promuovendo, insieme con la Regione Sardegna, il cosiddetto piano Sulcis, un protocollo di intesa sottoscritto da Governo, Regione Sardegna, Provincia di Carbonia-Iglesias e Comuni del Sulcis, il 13 novembre 2012. Quel piano prevedeva diversi blocchi di intervento: innanzitutto, interventi di carattere infrastrutturale, di competenza della Regione Sardegna (e da questa deliberati), per un importo totale di 168 milioni di euro; interventi di risanamento e bonifica, sempre di competenza della Regione, per un importo di 178 milioni di euro; interventi a sostegno delle filiere produttive. A tale proposito sono previsti interventi per la valorizzazione della filiera agroalimentare, con 10 milioni di euro, di competenza della Regione Sardegna e il rifinanziamento di contratti di sviluppo con imprese dell'area, per 90 milioni di euro, di competenza del Ministero dello sviluppo economico (mi soffermerò in seguito su quest'ultimo punto). Sempre all'interno di questo blocco di interventi, è stato realizzando il bando e poi è seguita l'attuazione del Concorso internazionale di idee per la crescita e lo sviluppo sostenibile del Sulcis, cui sono dedicati quasi 56 milioni di euro.
Mi soffermo sui contratti di sviluppo, perché il senatore Uras ha giustamente sottolineato l'importanza della società EurAllumina. È infatti in corso di definizione un contratto di sviluppo, in stadio già molto avanzato, per la riapertura di EurAllumina, ferma da diversi anni, che produce allumina, ossia un bene intermedio per la produzione di alluminio. Nel novembre 2012, a fianco del protocollo del piano Sulcis, abbiamo varato una settimana dopo il protocollo d'intesa con la Rusal, la multinazionale proprietaria di EurAllumina, per un piano di investimenti che consenta la riapertura dello stabilimento. A tale riguardo segnalo che noi opereremo con il contratto di sviluppo, che è in corso di definizione con EurAllumina, e che sono già stati superati diversi aspetti procedurali; ce n'è uno residuo, cui si richiama la mozione del senatore Uras, che è quello dell'accordo sulla messa in sicurezza ambientale, in particolare del cosiddetto bacino dei fanghi rossi.
Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 11,08)
(Segue DE VINCENTI, vice ministro dello sviluppo economico). Su questo punto tornerò più avanti, in sede di risposta agli impegni previsti dalla mozione del senatore Uras.
Il bando di idee è stato effettuato e il 19 settembre sono stati pubblicati i risultati, con la proclamazione di sei idee vincitrici e dieci idee menzionate. A seguito di contatti recenti con la Regione Sardegna, sta per essere bandita l'attuazione di tali interventi, quindi impegnando 55,7 milioni di euro.
Ulteriori interventi che abbiamo collegato al piano Sulcis riguardano in particolare la zona franca urbana. A tal riguardo, il Parlamento ha deliberato di utilizzare gli introiti delle multe per aiuti di Stato per il sostegno alla zona franca urbana. Si tratta di 124 milioni di euro, che si aggiungono a quelli di cui ho già parlato. Il bando per la zona franca urbana è stato fatto questo inverno. Il 17 aprile scorso è stato approvato l'elenco delle imprese ammesse alle agevolazioni della zona franca urbana, che potranno utilizzare tali agevolazioni già a partire dall'attuale dichiarazione di imposta.
Questo insieme di interventi è coordinato da un comitato di coordinamento interistituzionale Stato-Regione-enti locali e da una cabina di regia, coordinata in particolare da Italia Lavoro, con la Regione, con le parti sociali, sindacati e forze imprenditoriali, per quanto riguarda le politiche attive del lavoro.
Certamente, la parte degli interventi che non ha avuto ancora sufficiente attuazione è quella riguardante le infrastrutture e le bonifiche. Su questo stiamo lavorando con la Regione Sardegna per accelerare al massimo il varo delle opere infrastrutturali previste e l'attuazione delle bonifiche, naturalmente previa caratterizzazione dei vari siti e definizione degli interventi di bonifica necessari.
Sono invece già partiti - come prima ricordavo - la zona franca urbana e il concorso di idee e attualmente è in corso di definizione il contratto di sviluppo con EurAllumina, nonché sono pronti altri interventi, in particolare riguardo la possibilità di attrarre nel territorio del Sulcis un'iniziativa imprenditoriale importante nel campo dei biocarburanti di seconda generazione. Come ben sapete, si tratta di uno dei punti sostenuti dalla Commissione europea su cui il Governo italiano sta spingendo anche in sede europea, per avere obiettivi ambiziosi sui biocarburanti di seconda generazione. Abbiamo tecnologie italiane avanzate in questo settore e - ripeto - stiamo convogliando nel Sulcis un importante investimento in tale settore.
Riguardo al problema del differenziale del costo dell'energia, ho già detto qualcosa prima con riferimento al tema Alcoa. Più in generale, per quanto riguarda l'insieme delle imprese del Sulcis, ricordo che la realizzazione del cavo Sapei ha pressoché annullato il differenziale di prezzo con il Continente. In ogni caso, riteniamo sia ancora necessario, per garantire il buon funzionamento del sistema elettrico sardo, consentire una forma speciale di interrompibilità, per cui abbiamo chiesto ed ottenuto dalla Commissione europea la proroga di un regime transitorio cosiddetto di superinterrompibilità.
Infine, per quanto riguarda il bacino carbonifero del Sulcis, il decreto‑legge Destinazione Italia, recependo un protocollo d'intesa sottoscritto tra Governo e Regione nel settembre 2012, ha previsto una forma di sperimentazione di nuove tecnologie di carbone pulito da inserire all'interno del progetto, che è presente nel piano Sulcis per l'attuazione di un polo di tecnologie verdi nel Sulcis.
Questo è il quadro generale di riferimento, l'azione del Governo, della Regione e degli enti locali per dare attuazione al piano Sulcis e aprire prospettive di ripresa economica nell'area.
Per quanto riguarda gli impegni formulati dalle mozioni, comincio con la mozione presentata dal senatore Uras.
Il primo impegno è accolto.
Lo è anche il secondo, ma con una riformulazione che dipende dal fatto - come dicevo prima, senatore Uras - che una parte consistente (forse la più consistente dal punto di vista quantitativo) degli interventi da attuare è di competenza dalla Regione Sardegna. Quindi, le proporrei di accettare la seguente riformulazione del secondo impegno: «impegna il Governo a sostenere per quanto di propria competenza l'attuazione in tempi stretti di ogni piano e progetto a finanziamento pubblico, attualmente in fase avanzata di istruttoria e di iter approvativo, (Piano Sulcis), ricomprendendo anche gli interventi», per poi continuare come proposto dal senatore Uras.
In merito al terzo impegno, devo farle una precisazione, senatore Uras. Lei scrive: «a dare seguito alla ratifica dell'accordo di programma sulle questioni ambientali». In realtà, proprio in questi giorni è in corso di definizione l'accordo di programma, per cui proporrei la seguente riformulazione: «ad arrivare in tempi rapidi alla ratifica dell'accordo di programma sulle questioni ambientali tra MISE, Ministero dell'ambiente ed EurAllumina e alla sottoscrizione del connesso contratto di sviluppo», e poi il testo prosegue come proposto dal senatore.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,15)
(Segue DE VINCENTI, vice ministro dello sviluppo economico). Anche sul quarto impegno - chiedo venia - propongo la seguente riformulazione: «a porre in essere tutte le iniziative di competenza attivandosi con le altre Amministrazioni» - di nuovo il ruolo della Regione è qui fondamentale - «con l'obiettivo di trovare soluzioni per tutti quei lavoratori interinali», e via dicendo.
Anche per il quinto impegno si pone lo stesso problema, perché dobbiamo rispettare le competenze regionali, quindi il testo dovrebbe diventare il seguente: «a porre in essere tutte le iniziative di competenza attivandosi con le altre Amministrazioni con il fine di individuare strumenti che possano assicurare a tutti i lavoratori delle aziende in crisi», e poi prosegue il testo proposto dal senatore Uras.
L'ultimo impegno presente nel dispositivo della mozione è accolto.
Per quanto riguarda la mozione a prima firma della senatrice Serra, il primo impegno può essere accolto con riformulazione, perché, come ho detto prima, senatrice Serra, il punto è che esiste già il tavolo interistituzionale, con il comitato di coordinamento interistituzionale e la cabina di regia. Dato che qui si parla, in particolare, di politiche attive del lavoro (come percorsi di aggiornamento, qualificazione e riconversione professionale), mi concentrerei sulla cabina di regia e proporrei la riformulazione nei termini seguenti: «a rafforzare l'attività della Cabina di Regia Stato-Regioni-parti sociali per avviare adeguati percorsi di aggiornamento, qualificazione e riconversione professionale per una ripresa lavorativa e produttiva».
Il secondo impegno può essere accolto con riformulazione, con lo stesso spirito con cui ho proposto alcune riformulazioni al senatore Uras, relativamente alle competenze rispettive di Stato e Regioni, nei termini seguenti: «a mettere in atto ogni utile iniziativa, nell'ambito delle proprie competenze,» - parliamo del Governo - «per affrontare la situazione dei lavoratori in tutto il comparto industriale, anche considerando» e poi il testo prosegue secondo quanto proposto dalla senatrice Serra.
Il terzo impegno è accolto.
Per quanto riguarda la mozione a prima firma del senatore Floris, il primo impegno è accolto, mentre il secondo lo è se viene accettata una proposta di riformulazione che risente sempre del problema che dicevo, relativo alle rispettive competenze di Stato e Regione, nei seguenti termini: «a prevedere azioni, nell'ambito di propria competenza, per evitare la chiusura definitiva», e poi prosegue il testo proposto dal senatore.
Il terzo impegno è accolto, mentre anche per il quarto si richiede una brevissima riformulazione per poterlo accogliere, sempre per lo stesso problema, nei termini seguenti: «ad attuare, per quanto di propria competenza, iniziative volte a sostenere», e poi continua il testo come proposto dal senatore Floris.
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori delle mozioni se intendono accogliere le proposte di riformulazione avanzate dal vice ministro De Vincenti.
URAS (Misto-SEL). Sì, signor Presidente.
SERRA (M5S). Accolgo la proposta di riformulazione del testo avanzata dal Vice Ministro, signor Presidente.
FLORIS (FI-PdL XVII). Anch'io accolgo la proposta di riformulazione.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.
CENTINAIO (LN-Aut) Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, il senatore Uras ha detto una cosa importante nel suo intervento, ossia che la Sardegna non è una spiaggia: ha perfettamente ragione, perché essa non è una spiaggia, o per lo meno non solo una spiaggia dove mettere un ombrellone. Dico di più, senatore Uras: la Sardegna non è solo la Costa Smeralda, perché nell'immaginario collettivo dei nostri connazionali quest'isola la si ricollega soltanto a determinate cose, come il mese di agosto, le feste e le ferie. La Sardegna è invece anche un entroterra dignitoso, che, lontano dai riflettori delle ferie d'agosto, vuole testimoniare quella dignità e quella forza che i sardi hanno sempre avuto.
La situazione del Sulcis evidenzia un problema drammatico che sta vivendo la Sardegna e, con essa, tutto il nostro Paese. Si tratta di una questione occupazionale, con 34.000 posti di lavoro in meno, che riguarda giovani e meno giovani, ma comunque persone che hanno investito il proprio futuro professionale e familiare per poter inseguire quel sogno che qualche anno fa era stato prefigurato al popolo sardo con la motivazione che con le grandi imprese e le grandi aziende sarebbe riuscito ad avere un tenore di vita migliore, mentre oggi si è ritrovato in un incubo.
È un problema sanitario, perché sappiamo tutti benissimo quanto siano aumentate le neoplasie e le malattie in genere in quelle zone del Sulcis. Quando penso ad esse penso anche ad una zona cui vorrei paragonarle, ossia la provincia di Pavia, da cui provengo: basti pensare a Broni, dove la Fibronit con l'amianto ha praticamente ammazzato intere famiglie, senza che per anni lo Stato abbia mosso un dito nei confronti di tutte queste persone che ne chiedevano l'aiuto, e lo stesso vale per Casale Monferrato.
Non è solamente un problema occupazionale, ma un problema di vita. È un problema sociale. Vi è un problema sociale: i giovani che non hanno futuro diventano un problema sociale. I papà e le mamme che non vedono futuro diventano un problema sociale. Quindi, lo Stato deve rispondere a questo problema sociale.
È un problema ecologico perché, grazie all'industrializzazione, a questo futuro, a questa speranza di lavoro che si voleva dare, si è massacrata un'intera zona. Il Sulcis è l'area italiana più vasta dove ci sono problematiche di tipo ecologico. Non si può non dare una risposta al Sulcis e alla Sardegna.
Quindi, con quel tentativo di risposta, che il Governo ha voluto dare con il decreto Destinazione Italia, si vuole realizzare una nuova centrale più ecologica, che in questo momento in molti stanno criticando perché tanto ecologica forse non è. Forse questa risposta non è esattamente quella che tutti auspichiamo, oppure non è solo quella che tutti auspichiamo. Servono fatti concreti, e se la risposta è questa, e se questa risposta deve pesare sulle tasche di tutti i cittadini italiani (perché questa spesa dovrà essere coperta con la bolletta dell'energia elettrica), ebbene noi diciamo che siamo disponibili a pagare qualcosa in più nella bolletta dell'energia elettrica, purché i patti siano chiari e si dica esattamente cosa si vuole fare e in che direzione si vuole andare. Anche in questo caso, deve essere una misura a tempo determinato. Si inizia a pagare da ora e si finirà tra un determinato numero di mesi o anni.
Voglio però evidenziare anche che la drammaticità del Sulcis la stiamo vivendo in tantissime aree d'Italia. È la drammaticità occupazionale degli operai e dei dipendenti che in questo momento stanno perdendo lavoro. In Lombardia quest'anno ci sono stati già 131.000 posti di lavoro in meno: la ricca e florida Lombardia, non abituata a questi numeri drammatici. Il Piemonte ha 57.000 occupati in meno, l'Emilia 46.000 e il Lazio 38.000, e così via. Questo diventa un problema nazionale. In questo momento parliamo della Sardegna, ma è un problema nazionale: 350 milioni di ore di cassa integrazione dall'inizio dell'anno. È un numero spaventoso.
Quindi, vorremmo trovare una soluzione alla situazione del Sulcis, aprendo però un tavolo di dibattito anche all'interno del Senato su tutte le realtà che in questo momento, come il Sulcis, stanno vivendo dei momenti di crisi. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Lo dobbiamo ai nostri concittadini e a tutte quelle persone che in questo momento ci stanno ascoltando. Forse, infatti, chi alle ore 11,30 ci sta ascoltando, è a casa perché non ha un posto di lavoro. Spetta a noi, alla politica, dare un futuro a queste persone. Spetta a noi perché noi siamo stati eletti per questo motivo, e non solamente per parlare della revisione del Senato o delle Province o di chissà cosa. Spetta a noi dare una risposta.
Spetta al Governo trovare delle risorse e, magari, signor Ministro, signor Vice Ministro, signor Presidente del Consiglio, se andiamo a cercare quelle risorse, magari possiamo trovarle in quei fondi che in questo momento vengono utilizzati in modo improprio nell'accogliere i clandestini che vengono in Italia. È impensabile che ci siano dei cittadini italiani che in questo momento vivono nelle tende, aspettando un posto di lavoro, e ci siano dei clandestini che vivono in albergo a non fare niente tutto il giorno, mentre persone che hanno lavorato tutta la vita sono lì ad aspettare per avere un futuro!
Quindi, Presidente, rivolgo in conclusione un auspicio. Ci sono tre documenti: facciamo vedere che una volta tanto riusciamo a metterci d'accordo e facciamone uno (Applausi dal Gruppo LN-Aut), perché deve essere il documento del Senato della Repubblica, non deve essere il documento di una parte del Senato, anche se poi magari tutti e tre verranno votati all'unanimità. Facciamo vedere ai cittadini del Sulcis che quella di oggi è una mattinata in cui il Senato, una volta tanto, riesce a mettersi d'accordo su un problema concreto e reale.
Questo è il mio auspicio, e chiedo ai tre primi firmatari delle mozioni, magari prendendosi anche dieci minuti di tempo, di parlarsi, di confrontarsi e di proporre a tutti noi un documento unico. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Serra e Orellana).
Saluto ad una rappresentanza
del Comitato italiano per la promozione educativa di Neuchâtel
PRESIDENTE. Saluto i rappresentanti del Comitato italiano per la promozione educativa di Neuchâtel, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 251, 260 e 261 (ore 11,27)
URAS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole a tutte e tre le mozioni in esame. Avremmo lavorato volentieri ad un documento unico, ma non ci sono ormai le condizioni: abbiamo già acquisito il parere del Governo, che ringraziamo per la sensibilità che ha mostrato su questo tema. Sappiamo che in particolare il Vice Ministro è stato impegnato più volte su quel fronte e segue con attenzione i temi che riguardano il rilancio industriale di quel territorio.
Abbiamo fiducia che quello di oggi sia un momento che favorisce la soluzione dei problemi e abbiamo fiducia di poter vedere nei prossimi giorni e nelle prossime settimane già alcuni risultati importanti (perché quei lavoratori e quelle famiglie sono un po' l'emblema della crisi industriale di questo Paese, che colpisce purtroppo da Nord a Sud, e colpisce le isole) e che questo territorio, che - ripeto - è l'emblema di una difficoltà generale, possa essere anche il simbolo di una rinascita complessiva dell'Italia sotto il profilo della capacità produttiva e industriale.
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Uras, anche per aver dato un esempio della sintesi in sede di dichiarazione di voto.
MANCUSO (NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO (NCD). Signor Presidente, i senatori del Gruppo Nuovo Centrodestra sono favorevoli a tutte e tre le mozioni presentate per li motivi evidenziati in precedenza, in quanto tra l'altro esse ricalcano nelle grandi linee la precedente mozione sull'Alcoa ed estendono le problematiche a tutto il territorio e ad altre realtà produttive.
GIROTTO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIROTTO (M5S). Signor Presidente, spesso in quest'Aula si è parlato della Sardegna, dei suoi drammi e delle sue ferite. Oggi discutiamo delle sue vertenze occupazionali e di tutela dell'ambiente. Culla di civiltà antiche e di saperi che si perdono nella notte dei tempi, al centro degli interessi e delle attenzioni di molti imprenditori, i sardi conoscono bene i riflettori che spesso vengono puntati, attenzioni talvolta foriere di eventi infausti.
Da una parte la cultura, la storia e le tradizioni, dall'altra il deturpamento delle sue bellezze. In Sardegna si vive di turismo, grazie alle sue bellezze paesaggistiche, si vive di agricoltura e pastorizia, grazie alla fertilità dei suoi campi e grazie alla generosità dei suoi allevamenti. Nonostante queste vocazioni si è assistito e si assiste al progressivo depauperamento, al saccheggio delle sue ricchezze ed alla sottrazione di dignità del suo popolo. L'industrializzazione, ma soprattutto la destrutturazione delle sue industrie, senza alcun tipo di attenzione all'ambiente naturale, hanno reso desolante il territorio, inquinato le sue terre, condannato i suoi figli.
La terra delle miniere e delle grandi industrie continua ad essere in ginocchio. Questa terra si chiama Sulcis-Iglesiente ma si legge «provincia più povera d'Italia», una fetta di terra nella Sardegna sud-occidentale nota per gli operai asserragliati davanti ai cancelli delle industrie, che sino a pochi anni fa davano lavoro, fiducia e futuro.
Il sogno tecnologico industriale si è esaurito e gli abitanti, 130.000, si sono svegliati in mezzo a una crisi senza precedenti. La lotta per la sopravvivenza coinvolge 6.000 persone che si «salvano» grazie agli ammortizzatori sociali. Tra questi ci sono i lavoratori delle industrie che hanno assistito in vari tempi allo spegnersi degli impianti: Alcoa, EurAllumina, Rockwool e altre realtà.
L'analisi della parabola economica e industriale è drammatica, perché non ha innescato il processo economico legato alla ricchezza di un territorio, poiché chi rimane sopravvive grazie agli aiuti dei parenti più anziani mentre i giovani vanno via e non tornano più. I limiti del modello industriale vengono da lontano poiché si è sviluppata solo la produzione metallurgica di base, quella a più alta intensità di capitale, a maggiore consumo energetico e ambientale e a minore impatto occupazionale. Non è infatti cresciuta la manifattura dei prodotti finiti, quella a più alta occupazione e maggiore valore aggiunto.
I tentativi, numerosi, per correggere questo modello non hanno dato i risultati attesi nonostante l'impegno ingente di capitali. Nel Sulcis-Iglesiente la parola «industria» è associata a «bonifica» e con un mito ricorrente: il turismo, considerato strumento alternativo alla chiusura delle fabbriche. Negli ultimi trent'anni c'è stato un vero e proprio tracollo. Oggi non solo l'industria assicura poco meno di 5.000 posti di lavoro, ma la crisi colpisce anche le piccole realtà che operano nel sociale perché la pubblica amministrazione, a causa del Patto di stabilità - sempre lui - non paga quanto dovuto. È chiaro che ci deve essere un'inversione di tendenza.
Chiediamo al Governo un impegno urgente ad assumere iniziative necessarie e ad adoperarsi per aprire un tavolo di discussione e di concertazione che coinvolga lo Stato, la Regione e tutte le parti interessate per avviare adeguati percorsi di aggiornamento, riqualificazione e riconversione professionale per una ripresa lavorativa e produttiva.
Con questo il Movimento 5 Stelle voterà a favore delle tre mozioni discusse per un'azione di tutela dell'ambiente e di attenzione ai lavoratori sardi. (Applausi dal Gruppo M5S).
FLORIS (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIS (FI-PdL XVII). Signor Presidente, come ho già detto, ringrazio lei e i colleghi per aver dedicato questa mattinata alla Sardegna.
Ringrazio anche il Governo per gli impegni che ha voluto accogliere e per le proposte avanzate, anche con suggerimenti di modifica degli impegni presentati. Siamo certi che la Sardegna vorrà fare la sua parte e invitiamo comunque il Governo ad esercitare un'azione di controllo, intervenendo, qualora vi fossero dei ritardi, per far fronte alle necessità di quel territorio, maglia nera nell'occupazione.
Ringrazio altresì tutti i colleghi intervenuti, la Lega e il Movimento 5 Stelle per il voto favorevole annunciato alla mozione da me presentata e ringrazio anche gli altri Gruppi, presentatori di mozioni analoghe alla mia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
LAI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAI (PD). Signor Presidente, dichiaro anch'io il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico su queste tre mozioni, perché se ne condividono i toni, la gran parte dei contenuti e soprattutto la sollecitazione di fondo, quella di cambiare passo. È una richiesta al Governo, a questo Governo, che peraltro ha ricevuto un forte consenso soltanto domenica scorsa proprio perché promette di cambiare passo su molte vicende. Ha già dato il segnale di cambiare passo sul tema delle riforme e sulla vicenda industriale di Electrolux; occorre che si confermi il cambiamento di passo anche su vicende come quella del Sulcis.
Certo, il Sulcis non è la Sardegna nel suo insieme, ma rappresenta significativamente ciò che sta avvenendo nelle aree industriali dell'isola, da quella di Assemini a quella di Ottana, a quella di Porto Torres, grandi aree industriali nelle quali il passaggio dall'industria di Stato a quella privata, magari partecipata dallo Stato o comunque sostenuta dal sistema pubblico, sino all'attuale fase di deindustrializzazione violenta, ha lasciato sul campo non i vertici aziendali o gli imprenditori, ma i lavoratori con le loro famiglie.
Quello che succede nel Sulcis è esemplificativo perché, come è stato detto da molti colleghi, si tratta della Provincia che ha il reddito medio più basso di tutta Italia, e non di poco, di molto. Questo non per responsabilità dei cittadini del Sulcis, perché è vero che molti errori sono stati fatti in questi anni, con scelte spesso forzate nel mantenere in piedi assistenza piuttosto che opportunità, e sono enormi le opportunità lasciate indietro per responsabilità delle istituzioni.
Tra le vertenze del Sulcis, la più evidente è certamente quella dello stabilimento dell'Alcoa, e vorrei dire al Governo che ho apprezzato alcuni degli impegni presi, in particolare quello sul tema della superinterrompibilità, se è vero che sarà confermata oltre il 2015. Se il Vice Ministro confermasse questo dato, sarebbe una notizia davvero importante.
Può darsi che il sistema energetico sardo sia ormai in equilibrio - e su questo vorrei qualche elemento in più, approfondendolo in altra occasione e non certamente in questa - ma è anche vero che in questi anni il trattamento della vicenda Alcoa da parte del Governo - non di questo, ma dei precedenti - non è stato esattamente all'altezza delle situazioni, per lo meno non quanto lo sono stati quelli dei Governi tedesco, francese e spagnolo, che ad aziende simili all'Alcoa hanno dato ragioni per rimanere e non occasioni per andare via.
Aggiungo che occorre uno sguardo più attento agli accordi presi con Alcoa, perché questa ha più interesse a non far ripartire l'azienda - ed è vero ciò che è stato detto - perché le costerebbe più che cederla. Occorre quindi guardare in prima persona, come fatto per Electrolux, agli accordi diretti con i compratori.
Concludo specificando solo quanto segue. Prendo atto che sul Sulcis è stato confermato che si sta cambiando passo ed occorre che dall'assunzione di impegni di un anno fa si arrivi ai fatti concreti e si eroghino alle imprese e ai lavoratori gli impegni assunti in questo anno. Occorre che non siano i lavoratori a pagare la loro modalità contrattuale, perché non può esservi differenza, nella tutela delle persone in una fase di crisi, tra il lavoratore di una grande azienda e quello di una piccola azienda o un lavoratore interinale.
Non è un caso che anche nelle recenti elezioni europee in quella Provincia vi sia stato un gran numero di voti, di proposta e verso la speranza, al nostro partito, ma anche la misura più alta della protesta e della rinuncia all'esercizio del voto, il che significa che alla protesta si rischia di sostituire soltanto la rassegnazione. Questo va evitato, ed è un mandato che è stato dato al Governo attuale.
Diamo pertanto un voto positivo come Partito Democratico perché pensiamo che questo Governo possa e debba farlo.
Signor Presidente, le chiedo di poter allegare al Resoconto il testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Passiamo alla votazione della mozione n. 251 (testo 3).
PETROCELLI (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Petrocelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 251 (testo 3), presentata dal senatore Uras e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 251, 260 e 261
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 260 (testo 2).
PETROCELLI (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Petrocelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 260 (testo 2), presentata dalla senatrice Serra e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 251, 260 e 261
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 261 (testo 2).
PETROCELLI (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Petrocelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 261 (testo 2), presentata dal senatore Floris e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Disegno di legge (1307) fatto proprio da Gruppo parlamentare
BUCCARELLA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUCCARELLA (M5S). Signor Presidente, comunico che, ai sensi dell'articolo 79, comma 1, del Regolamento, con il prescritto numero di senatori richiedenti il Gruppo del Movimento 5 Stelle fa proprio il disegno di legge n. 1307, a prima firma del senatore Scibona, recante «Disposizioni in materia di identificazione degli appartenenti alle Forze dell'ordine che espletano attività di ordine pubblico».
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto a tutti i conseguenti effetti regolamentari..
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
SIMEONI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIMEONI (M5S). Signor Presidente, cari colleghi, nell'attuale realtà globalizzata l'Africa non è lontana da noi, anzi entra prepotente nella nostra cronaca sconvolgendo le nostre coscienze con fatti terribili.
Particolarmente terribile è stata la vicenda risalente al mese scorso: il rapimento di circa 300 studentesse di un istituto del Nord Africa da parte di un gruppo terroristico noto come Boko Haram.
Come italiani e come europei dobbiamo aiutare questi Paesi a creare nei propri confini le condizioni per garantire ai cittadini africani il rispetto della vita e dei diritti umani. «Bring back our girls» non deve rimanere solo uno slogan di moda, ma deve tradursi in un'azione concreta.
Boko Haram è un'organizzazione terroristica nigeriana che tra le sue usanze ha quella di considerare le donne come animali. Queste ragazze saranno adesso sparpagliate in piccoli gruppi e nascoste sul territorio nigeriano e usate come ostaggi per ottenere la liberazione di altrettanti guerriglieri terroristi. Mentre parliamo, queste ragazze stanno subendo sevizie, maltrattamenti e stupri.
Il gruppo terroristico in questione mira allo sfilacciamento sociale in nome del divide et impera che da sempre ha reso le popolazioni divise, facili preda degli speculatori esteri e nazionali. I suoi attacchi alle scuole in quanto istituzioni dell'istruzione e della formazione sono emblematici poiché sottolineano che i gruppi terroristici vogliono bloccare l'emancipazione dell'Africa. Quello che temono i gruppi integralisti da sempre è che le masse si istruiscano. Sanno che il loro potere è legato all'ignoranza.
Il 22 maggio il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha inserito il gruppo di Boko Haram nella lista delle organizzazioni terroristiche legate ad Al Qaeda nei confronti delle quali sono applicate sanzioni come l'embargo sulle armi e il congelamento dei beni.
Questo è un primo passo, ma non basta. Ci vuole un'azione più concreta, che deve essere realizzata attraverso la cooperazione dei Paesi democratici. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Zanoni).
CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi porto a conoscenza di qualcosa di cui, probabilmente, voi stessi avete già avuto notizia. Ieri è andato in onda un servizio televisivo alla trasmissione «Le Iene», che ci ha riportato alla ribalta un caso di presunta - ma temo sia reale - corruzione tra la politica e, in questo caso, le Forze dell'ordine, ovvero la Guardia di finanza. In questo caso stavano parlando dell'avvenuto episodio (registrato e filmato) di un consigliere comunale, Ciro Del Giudice, di Pozzuoli, che, nella sua veste di politico, invitava cittadini in cerca di lavoro (giovani disoccupati) a tentare la sorte con un concorso in Guardia di finanza in cambio di 25.000, ovvero 50.000 euro. Si tratta di qualcosa di veramente lontano da quanto ci si dovrebbe aspettare da chi fa politica.
A fronte di questo, mi viene in mente la questione di cui dal Governo ormai non abbiamo più notizia: mi riferisco ai 512 agenti, o mancati agenti di Polizia, il cui concorso non è stato fatto scorrere e, soprattutto, al nuovo concorso bandito senza che ce ne fossero le necessità di legge. Allora, ancora una volta, mi vengono dei dubbi, signor Presidente: quali sono i motivi che spingono il Governo a bandire un nuovo concorso, quando invece si possono far scorrere le graduatorie, come fatto già dai Carabinieri o da altre Forze dell'ordine? Non sarà forse che si nascondono dietro interessi clientelari o, ancora peggio, interessi di corruzione per dare l'illusione a 500.000, o quanti saranno i possibili partecipanti al nuovo concorso, di un posto di lavoro, quando invece si potrebbe dare risposta alle esigenze di sicurezza del Paese scorrendo le graduatorie e assumendo questi agenti che sono già stati selezionati?
Concludendo, signor Presidente, mi permetto di fare un'ulteriore riflessione. Fra qualche giorno approderà in Aula ciò di cui abbiamo ormai letto sui giornali: mi riferisco al cosiddetto disegno di legge anticorruzione, che temo sarà l'ennesima farsa. Infatti, per l'ennesima volta ci sarà un provvedimento che darà l'illusione di aver messo delle regole ferree ancora più severe per impedire che la corruzione si annidi tra la politica e le amministrazioni pubbliche e, nella realtà dei fatti, il Paese cadrà, ancora una volta, nell'errore di pensare che, fatta la legge, è risolto il problema. Sappiamo che non è così, perché il sistema, purtroppo, è marcio e non consente ai cittadini di avere certezze del rispetto delle regole, a partire dal sistema giudiziario, che poi non le applica. La corruzione è un aspetto non episodico ma, purtroppo, estremamente diffuso.
Mi auguro che, in questo caso, ci siano provvedimenti forti da parte della magistratura per poter sconfiggere questo crimine e che, soprattutto nei confronti di questo consigliere comunale (o sedicente tale) verranno adottate misure le più severe possibili.
DONNO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONNO (M5S). Signor Presidente, oggi ricorre l'anniversario della morte di Franca Rame. «Al Senato non si usa ascoltare chi interviene, anche se l'argomento trattato è più che importante. No, la maggior parte dei presenti chiacchiera, telefona su due, tre cellulari, legge il giornale, sbriga la corrispondenza...»: sono queste le parole scritte da Franca Rame il 15 gennaio 2008, giorno in cui decise di presentare le dimissioni da senatrice della Repubblica.
Oggi ricorre il primo anniversario: l'anniversario della morte di una delle donne più in prima linea di questo Paese, di un'attrice impegnata, di un'artista solo temporaneamente prestata alla politica, perché lei non ha mai fatto il politico di professione.
Il 29 maggio 2013 Franca ci ha lasciati, ma ha lasciato soprattutto un'eredità che mi sento, anzi ci sentiamo, di raccogliere come donne e come cittadini. Questa eredità consiste in un continuativo appello alle libertà e all'eguaglianza di genere. La ricerca di una concreta parità di trattamento è, infatti, una battaglia comune per molte, tantissime donne e non si risolve di certo con il riconoscimento delle cosiddette quote rosa. Si tratta, piuttosto, della necessità di avere diritti nei giusti punti di partenza, in politica come nella vita quotidiana, nel lavoro e nella famiglia.
Come non ricordare quando, nel 1973, Franca fu vittima di indecenti aggressioni culminate in uno stupro di gruppo? Un gesto riprovevole che non ha fatto altro che confermare l'allarme della condizione femminile offesa nell'intimo, nella dignità, nella libertà.
Franca Rame è stata ed è il teatro in Italia. Diventa difficile elencare tutti i suoi grandi successi come attrice di teatro e del grande schermo. Proprio in teatro, al fianco del marito Dario Fo, è stata compagna, complice e provocatrice delle coscienze ed ha saputo dare una personale interpretazione della figura femminile nel nostro tempo. Una forte responsabilità civile e morale è di certo il cardine dei numerosi insegnamenti di Franca, oltre a rappresentare il pilastro su cui noi, del Movimento 5 Stelle, basiamo ogni nostra azione.
Franca ripeteva sempre che in queste istituzioni si va lenti in tutti i sensi. Ha più volte esternato il suo rammarico per l'atteggiamento refrattario di molti potenti a qualsiasi proposta di cambiamento proveniente dal basso e da chi, con onestà, fa il proprio lavoro.
Noi del Movimento 5 Stelle siamo convinti che se Franca Rame fosse stata oggi in quest'Aula sarebbe stata contenta di sapere che c'è un nuovo modo di intendere e fare politica. Parliamo di una politica, come da lei detto più volte, con una reale e vera presenza nelle istituzioni che promuove, giorno dopo giorno e con la stessa energia del primo, il rispetto per i singoli componenti del tessuto sociale, senza mai tralasciare gli ultimi, i dimenticati e le vittime di violenza. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).
PRESIDENTE. La Presidenza si associa e, in particolare, lo fa il sottoscritto con particolare affetto, ricordandola sia come collega che come amica sincera. (Applausi dal Gruppo M5S).
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.
La seduta è tolta (ore 11,52).
Allegato A
MOZIONI
Mozione sulla situazione dell'Alcoa
(1-00259) (27 maggio 2014)
V. testo 2
ANGIONI, ZANDA, CUCCA, LAI, MANCONI, TOMASELLI, CALEO, COLLINA, D'ADDA, FABBRI, FAVERO, GATTI, Rita GHEDINI, MANASSERO, ORRU', PEGORER, PEZZOPANE, SOLLO, SPILABOTTE. -
Il Senato,
premesso che:
i dati sulla disoccupazione, che l'ISTAT ha diffuso nel mese di gennaio 2014, hanno evidenziato che la Sardegna è una tra le regioni maggiormente colpite dalla crisi degli ultimi anni. Risulta, infatti, che tra il 2012 e il 2013 siano stati persi oltre 43.000 posti di lavoro, con un aumento del numero di disoccupati di circa 8.000 unità. In generale, alla fine del 2013, tra una popolazione complessiva di circa 1.600.000 abitanti potevano essere contati circa 117.000 disoccupati;
l'andamento drammatico del mercato del lavoro ha fatto sì che il tasso di disoccupazione sia passato, in un solo anno, dal 15,5 per cento al 17,5 per cento nella fascia d'età tra i 15 e i 74 anni. Di questi, circa il 54 per cento sono giovani, tra i 15 ed i 24 anni;
nel contesto regionale, la provincia di Carbonia-Iglesias registra dati ancora peggiori, sia dal punto di vista degli occupati che di quello dei disoccupati, tanto da concorrere al primato di "provincia più povera d'Italia";
nella suddetta provincia, il tessuto produttivo è giunto al collasso. La chiusura di alcune aziende che hanno animato il settore industriale, rendendolo elemento cardine dell'economia del Sulcis Iglesiente, rischia di frustrare, definitivamente, ogni attesa di ristrutturazione produttiva e, quindi, la speranza dei lavoratori e delle loro famiglie, già provati dalla crisi in atto;
in questo quadro si colloca anche la vicenda di Alcoa Srl, multinazionale americana leader mondiale nel settore dell'alluminio primario e semilavorato. La società, che è presente in Italia dal 1967 e che nel 1996 ha acquistato gli stabilimenti industriali di Portovesme in Sardegna, il 30 novembre 2012 ha deciso di fermare le produzioni di alluminio primario;
la stessa Alcoa Srl ha, inoltre, esternato la volontà di cedere gli impianti della Sardegna ad un nuovo acquirente ed effettivamente sono state avviate interlocuzioni e trattative con una serie di potenziali investitori stranieri. Ad oggi, tuttavia, nessuna di queste trattative ha avuto esito positivo anche per una supposta inaffidabilità degli interlocutori stessi;
si prospetta, quindi, seriamente il rischio, sempre più imminente, che si proceda alla disattivazione degli impianti senza che un nuovo acquirente si sostituisca all'attuale proprietà, impedendo, nei fatti, il rilancio produttivo del sito;
risulta che, attualmente, la sospensione della produzione nello stabilimento di Portovesme abbia costretto a ricorrere agli ammortizzatori sociali per circa 1000 lavoratori, 500 dei quali direttamente dipendenti e altri 500 occupati nell'indotto. A questo si somma la conseguente perdita di posti di lavoro nei settori dei servizi, del commercio e dell'artigianato;
negli stessi impianti, circa 60 dipendenti starebbero lavorando a rotazione per garantirne il funzionamento, al fine di favorire un eventuale interesse del mercato al loro acquisto in condizioni di efficienza,
impegna il Governo:
1) ad assumere ogni iniziativa tesa a sostenere le attività imprenditoriali della regione Sardegna, al fine di impedire che possano andare perdute importanti competenze maturate nel settore industriale, meritevoli invece di essere riconsiderate in un progetto di rilancio economico ed occupazionale del territorio;
2) ad intraprendere, d'intesa con la Regione Sardegna e con le rappresentanze sindacali, ogni opportuna iniziativa che consenta di mantenere in efficienza gli impianti di Alcoa Srl oltre la data del 30 giugno 2014, nell'ottica di una ripresa della produzione e, quindi, della salvaguardia dei posti di lavoro;
3) a garantire ai lavoratori di Alcoa Srl e a quelli delle società dell'indotto di poter fruire, per l'anno 2014, degli ammortizzatori sociali e delle altre forme di sostegno all'occupazione così che possano sentirsi partecipi di un piano di rilancio dell'attività produttiva.
(1-00259) (testo 2) (29 maggio 2014)
Approvata
ANGIONI, ZANDA, CUCCA, LAI, MANCONI, TOMASELLI, CALEO, COLLINA, D'ADDA, FABBRI, FAVERO, GATTI, Rita GHEDINI, MANASSERO, ORRU', PEGORER, PEZZOPANE, SOLLO, SPILABOTTE, FLORIS (*). -
Il Senato,
premesso che:
i dati sulla disoccupazione, che l'ISTAT ha diffuso nel mese di gennaio 2014, hanno evidenziato che la Sardegna è una tra le regioni maggiormente colpite dalla crisi degli ultimi anni. Risulta, infatti, che tra il 2012 e il 2013 siano stati persi oltre 43.000 posti di lavoro, con un aumento del numero di disoccupati di circa 8.000 unità. In generale, alla fine del 2013, tra una popolazione complessiva di circa 1.600.000 abitanti potevano essere contati circa 117.000 disoccupati;
l'andamento drammatico del mercato del lavoro ha fatto sì che il tasso di disoccupazione sia passato, in un solo anno, dal 15,5 per cento al 17,5 per cento nella fascia d'età tra i 15 e i 74 anni. Di questi, circa il 54 per cento sono giovani, tra i 15 ed i 24 anni;
nel contesto regionale, la provincia di Carbonia-Iglesias registra dati ancora peggiori, sia dal punto di vista degli occupati che di quello dei disoccupati, tanto da concorrere al primato di "provincia più povera d'Italia";
nella suddetta provincia, il tessuto produttivo è giunto al collasso. La chiusura di alcune aziende che hanno animato il settore industriale, rendendolo elemento cardine dell'economia del Sulcis Iglesiente, rischia di frustrare, definitivamente, ogni attesa di ristrutturazione produttiva e, quindi, la speranza dei lavoratori e delle loro famiglie, già provati dalla crisi in atto;
in questo quadro si colloca anche la vicenda di Alcoa Srl, multinazionale americana leader mondiale nel settore dell'alluminio primario e semilavorato. La società, che è presente in Italia dal 1967 e che nel 1996 ha acquistato gli stabilimenti industriali di Portovesme in Sardegna, il 30 novembre 2012 ha deciso di fermare le produzioni di alluminio primario;
la stessa Alcoa Srl ha, inoltre, esternato la volontà di cedere gli impianti della Sardegna ad un nuovo acquirente ed effettivamente sono state avviate interlocuzioni e trattative con una serie di potenziali investitori stranieri. Ad oggi, tuttavia, nessuna di queste trattative ha avuto esito positivo anche per una supposta inaffidabilità degli interlocutori stessi;
si prospetta, quindi, seriamente il rischio, sempre più imminente, che si proceda alla disattivazione degli impianti senza che un nuovo acquirente si sostituisca all'attuale proprietà, impedendo, nei fatti, il rilancio produttivo del sito;
risulta che, attualmente, la sospensione della produzione nello stabilimento di Portovesme abbia costretto a ricorrere agli ammortizzatori sociali per circa 1000 lavoratori, 500 dei quali direttamente dipendenti e altri 500 occupati nell'indotto. A questo si somma la conseguente perdita di posti di lavoro nei settori dei servizi, del commercio e dell'artigianato;
negli stessi impianti, circa 60 dipendenti starebbero lavorando a rotazione per garantirne il funzionamento, al fine di favorire un eventuale interesse del mercato al loro acquisto in condizioni di efficienza,
impegna il Governo:
1) ad assumere ogni iniziativa tesa a sostenere le attività imprenditoriali della regione Sardegna, al fine di impedire che possano andare perdute importanti competenze maturate nel settore industriale, meritevoli invece di essere riconsiderate in un progetto di rilancio economico ed occupazionale del territorio;
2) ad intraprendere, d'intesa con la Regione Sardegna e con le rappresentanze sindacali, ogni opportuna iniziativa che consenta di mantenere in efficienza gli impianti di Alcoa Srl oltre la data del 30 giugno 2014, nell'ottica di una ripresa della produzione e, quindi, della salvaguardia dei posti di lavoro;
3) ad adoperarsi, nell'ambito delle proprie competenze, affinchéi lavoratori di Alcoa Srl e quelli delle società dell'indotto possano fruire per l'anno 2014 degli ammortizzatori sociali e delle altre forme di sostegno all'occupazione così che possano sentirsi partecipi di un piano di rilancio dell'attività produttiva.
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta
Mozioni sulla crisi occupazionale del Sulcis-Iglesiente
(1-00251) (07 maggio 2014)
V. testo 2
URAS, DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, ANITORI, GAMBARO. -
Il Senato,
premesso che:
risulta dai dati diffusi da fonti ufficiali ISTAT e dall'Osservatorio del mercato del lavoro della Regione Sardegna, nonché da informazioni provenienti dalle organizzazioni sociali, un progressivo, preoccupante e sostanziale crollo dell'occupazione in Sardegna, che al IV trimestre del 2013 registra il 18,1 per cento di tasso di disoccupazione e 34.000 occupati in meno rispetto allo stesso trimestre del 2012, e il permanere di una forte incidenza di lavoratori precari e di lavoro irregolare;
tale situazione è particolarmente grave in alcuni territori dell'isola, da oltre 20 anni ripetutamente colpiti da processi di destrutturazione produttiva e deindustrializzazione, con pesanti e disgreganti conseguenze sulle condizioni di vita delle popolazioni;
tra i territori spicca per la gravità della situazione il Sulcis-Iglesiente, dove si sta acuendo la legittima e più che motivata azione di protesta dei lavoratori Alcoa, che versano in condizioni di mortificante "non lavoro" e rischiano di perdere adeguate protezioni di ammortizzatori sociali che consentano, per puntualità di pagamenti ed entità dell'assegno, condizioni di vita dignitose a tutti i lavoratori interessati dalla crisi del settore dell'alluminio in Sardegna;
in relazione all'aggravarsi dello stato di crisi dell'intera economia del Sulcis-Iglesiente, e soprattutto dell'apparato produttivo industriale (hanno subito tragiche vicende di destrutturazione diversi impianti privati e a partecipazione e controllo pubblico come EurAllumina SpA, Otefal Sail SpA, Portovesme Srl, Alcoa, Rockwool Italia SpA, Carbosulcis SpA), è da tempo in corso lo stato di agitazione dei lavoratori che si manifesta anche con forme estreme di protesta, come quella in corso nella ex miniera di Monteponi (Carbonia-Iglesias) da parte di 13 lavoratori ex Rockwool, esclusi dalla positiva conclusione della relativa vertenza attraverso le forme di reimpiego attivate nell'ambito dei lavori di bonifica in capo all'associazione temporanea di imprese Ifras;
diverse decine di lavoratori interinali, a suo tempo impiegati in attività collaterali e di supporto alle più importanti realtà industriali del territorio (occupati dell'indotto), sono stati esclusi da qualsiasi forma di ammortizzatore sociale e in questo momento si trovano in una condizione drammaticamente precaria;
considerato che in Sardegna vivono questa situazione migliaia di lavoratori interinali, i quali hanno perso il posto di lavoro e non hanno nessuno strumento di integrazione al reddito e nessuna forma di ammortizzatore sociale;
considerati inoltre i gravi ritardi e l'inadeguata dotazione finanziaria attribuita alla Regione Sardegna per gli ammortizzatori sociali in deroga e il grave rischio di perdita o forte riduzione dei trattamenti di cassa integrazione guadagni ai lavoratori del settore industriale del Sulcis-Iglesiente, ad iniziare da quelli dell'Alcoa,
impegna il Governo:
1) ad assumere le necessarie iniziative finalizzate al definitivo rilancio delle attività economiche del territorio sardo e del Sulcis-Iglesiente, verificando la possibilità di attivare ogni iniziativa che interrompa il definitivo abbandono di ogni attività produttiva industriale eco sostenibile avanzata nella quale la Sardegna ha maturato importanti esperienze e qualità professionali;
2) ad attuare pienamente ogni piano e progetto a finanziamento pubblico, attualmente in fase avanzata di istruttoria e di iter approvativo, senza ulteriore indugio, ricomprendendo anche gli interventi di riattivazione delle attività industriali e di ricerca sull'ecosostenibilità dei cicli produttivi, delle azioni di risanamento e bonifica ambientale dei territori compromessi da inquinamento, e quelli di produzione energetica, a partire dalle forme di energia rinnovabile e pulita o a basso impatto ambientale;
3) a convocare celermente le organizzazioni sindacali per aprire tavoli di discussione e di concertazione, con l'obiettivo di trovare soluzioni per tutti quei lavoratori interinali espulsi dal sistema produttivo-industriale e dalla conseguente chiusura degli stabilimenti;
4) a costruire strumenti che assicurino ai lavoratori anche gli eventuali necessari periodi di ammortizzatori sociali e il puntuale pagamento dei sussidi dovuti, nonché adeguati percorsi formativi di aggiornamento, qualificazione e riconversione professionale proiettati verso la ripresa produttiva e lavorativa;
5) ad affrontare con tutta urgenza la situazione critica nella quale si trovano oggi i lavoratori Alcoa e le loro famiglie, confinati ad essere spettatori di un inaccettabile processo di deindustrializzazione del proprio territorio.
(1-00251) (testo 2) (29 maggio 2014)
V. testo 3
URAS, DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, ANITORI, GAMBARO. -
Il Senato,
premesso che:
risulta dai dati diffusi da fonti ufficiali ISTAT e dall'Osservatorio del mercato del lavoro della Regione Sardegna, nonché da informazioni provenienti dalle organizzazioni sociali, un progressivo, preoccupante e sostanziale crollo dell'occupazione in Sardegna, che al IV trimestre del 2013 registra il 18,1 per cento di tasso di disoccupazione e 34.000 occupati in meno rispetto allo stesso trimestre del 2012, e il permanere di una forte incidenza di lavoratori precari e di lavoro irregolare;
tale situazione è particolarmente grave in alcuni territori dell'isola, da oltre 20 anni ripetutamente colpiti da processi di destrutturazione produttiva e deindustrializzazione, con pesanti e disgreganti conseguenze sulle condizioni di vita delle popolazioni;
tra i territori spicca per la gravità della situazione il Sulcis-Iglesiente, dove si sta acuendo la legittima e più che motivata azione di protesta dei lavoratori Alcoa, che versano in condizioni di mortificante "non lavoro" e rischiano di perdere adeguate protezioni di ammortizzatori sociali che consentano, per puntualità di pagamenti ed entità dell'assegno, condizioni di vita dignitose a tutti i lavoratori interessati dalla crisi del settore dell'alluminio in Sardegna;
in relazione all'aggravarsi dello stato di crisi dell'intera economia del Sulcis-Iglesiente, e soprattutto dell'apparato produttivo industriale (hanno subito tragiche vicende di destrutturazione diversi impianti privati e a partecipazione e controllo pubblico come EurAllumina SpA, Otefal Sail SpA, Portovesme Srl, Alcoa, Rockwool Italia SpA, Carbosulcis SpA), è da tempo in corso lo stato di agitazione dei lavoratori che si manifesta anche con forme estreme di protesta, come quella in corso nella ex miniera di Monteponi (Carbonia-Iglesias) da parte di 13 lavoratori ex Rockwool, esclusi dalla positiva conclusione della relativa vertenza attraverso le forme di reimpiego attivate nell'ambito dei lavori di bonifica in capo all'associazione temporanea di imprese Ifras;
diverse decine di lavoratori interinali, a suo tempo impiegati in attività collaterali e di supporto alle più importanti realtà industriali del territorio (occupati dell'indotto), sono stati esclusi da qualsiasi forma di ammortizzatore sociale e in questo momento si trovano in una condizione drammaticamente precaria;
considerato che in Sardegna vivono questa situazione migliaia di lavoratori interinali, i quali hanno perso il posto di lavoro e non hanno nessuno strumento di integrazione al reddito e nessuna forma di ammortizzatore sociale;
considerati inoltre i gravi ritardi e l'inadeguata dotazione finanziaria attribuita alla Regione Sardegna per gli ammortizzatori sociali in deroga e il grave rischio di perdita o forte riduzione dei trattamenti di cassa integrazione guadagni ai lavoratori del settore industriale del Sulcis-Iglesiente, ad iniziare da quelli dell'Alcoa,
impegna il Governo:
ad assumere le necessarie iniziative finalizzate al definitivo rilancio delle attività economiche del territorio sardo e del Sulcis-Iglesiente, verificando la possibilità di attivare ogni iniziativa che interrompa il definitivo abbandono di ogni attività produttiva industriale, ecosostenibile ed avanzata nella quale in Sardegna si sono maturate importanti esperienze tecniche e alte qualità professionali;
ad attuare pienamente ogni piano e progetto a finanziamento pubblico, attualmente in fase avanzata di istruttoria e di iter approvativo, senza ulteriore indugio (Piano Sulcis), ricomprendendo anche gli interventi di riattivazione delle attività industriali e di ricerca sull'ecosostenibilità dei cicli produttivi, delle azioni di risanamento e bonifica ambientale dei territori compromessi da inquinamento, e quelli di produzione energetica, a partire dalle forme di energia rinnovabile e pulita o a basso impatto ambientale;
a dare seguito alla ratifica dell'accordo di programma sulle questioni ambientali, già condiviso dal MISE, Ministero dell'ambiente ed EurAllumina, che necessita di immediata ratifica, e alla sottoscrizione, entro il prossimo 30 giugno, del connesso contratto di sviluppo, tra MISE, Invitalia ed EurAllumina, funzionale alla ripresa dell'occupazione aziendale (per circa complessivi 700 lavoratori tra dipendenti delle imprese appaltatrici e diretti da impiegare nel ciclo produttivo) e all'avvio di modifica e manutenzione straordinaria degli impianti;
a convocare celermente le organizzazioni sindacali per aprire tavoli di discussione e di concertazione, con l'obiettivo di trovare soluzioni per tutti quei lavoratori interinali espulsi dal sistema produttivo-industriale e dalla conseguente chiusura degli stabilimenti;
a costruire strumenti che assicurino a tutti i lavoratori delle aziende in crisi dell'intero sistema industriale del Sulcis-Iglesiente anche gli eventuali necessari periodi di ammortizzatori sociali e il puntuale pagamento dei sussidi dovuti, nonché adeguati percorsi formativi di aggiornamento, qualificazione e riconversione professionale, con il coinvolgimento della Regione e delle Autonomie locali, proiettati verso la ripresa produttiva e lavorativa;
ad affrontare con tutta urgenza la situazione critica nella quale si trovano oggi i lavoratori Alcoa e le loro famiglie, confinati ad essere spettatori di un inaccettabile processo di deindustrializzazione del proprio territorio, ponendo in essere con immediatezza le necessarie mediazioni istituzionali atte a favorire la cessione degli impianti ex Alcoa e la ripresa produttiva.
(1-00251) (testo 3) (29 maggio 2014)
Approvata
URAS, DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, ANITORI, GAMBARO. -
Il Senato,
premesso che:
risulta dai dati diffusi da fonti ufficiali ISTAT e dall'Osservatorio del mercato del lavoro della Regione Sardegna, nonché da informazioni provenienti dalle organizzazioni sociali, un progressivo, preoccupante e sostanziale crollo dell'occupazione in Sardegna, che al IV trimestre del 2013 registra il 18,1 per cento di tasso di disoccupazione e 34.000 occupati in meno rispetto allo stesso trimestre del 2012, e il permanere di una forte incidenza di lavoratori precari e di lavoro irregolare;
tale situazione è particolarmente grave in alcuni territori dell'isola, da oltre 20 anni ripetutamente colpiti da processi di destrutturazione produttiva e deindustrializzazione, con pesanti e disgreganti conseguenze sulle condizioni di vita delle popolazioni;
tra i territori spicca per la gravità della situazione il Sulcis-Iglesiente, dove si sta acuendo la legittima e più che motivata azione di protesta dei lavoratori Alcoa, che versano in condizioni di mortificante "non lavoro" e rischiano di perdere adeguate protezioni di ammortizzatori sociali che consentano, per puntualità di pagamenti ed entità dell'assegno, condizioni di vita dignitose a tutti i lavoratori interessati dalla crisi del settore dell'alluminio in Sardegna;
in relazione all'aggravarsi dello stato di crisi dell'intera economia del Sulcis-Iglesiente, e soprattutto dell'apparato produttivo industriale (hanno subito tragiche vicende di destrutturazione diversi impianti privati e a partecipazione e controllo pubblico come EurAllumina SpA, Otefal Sail SpA, Portovesme Srl, Alcoa, Rockwool Italia SpA, Carbosulcis SpA), è da tempo in corso lo stato di agitazione dei lavoratori che si manifesta anche con forme estreme di protesta, come quella in corso nella ex miniera di Monteponi (Carbonia-Iglesias) da parte di 13 lavoratori ex Rockwool, esclusi dalla positiva conclusione della relativa vertenza attraverso le forme di reimpiego attivate nell'ambito dei lavori di bonifica in capo all'associazione temporanea di imprese Ifras;
diverse decine di lavoratori interinali, a suo tempo impiegati in attività collaterali e di supporto alle più importanti realtà industriali del territorio (occupati dell'indotto), sono stati esclusi da qualsiasi forma di ammortizzatore sociale e in questo momento si trovano in una condizione drammaticamente precaria;
considerato che in Sardegna vivono questa situazione migliaia di lavoratori interinali, i quali hanno perso il posto di lavoro e non hanno nessuno strumento di integrazione al reddito e nessuna forma di ammortizzatore sociale;
considerati inoltre i gravi ritardi e l'inadeguata dotazione finanziaria attribuita alla Regione Sardegna per gli ammortizzatori sociali in deroga e il grave rischio di perdita o forte riduzione dei trattamenti di cassa integrazione guadagni ai lavoratori del settore industriale del Sulcis-Iglesiente, ad iniziare da quelli dell'Alcoa,
impegna il Governo:
ad assumere le necessarie iniziative finalizzate al definitivo rilancio delle attività economiche del territorio sardo e del Sulcis-Iglesiente, verificando la possibilità di attivare ogni iniziativa che interrompa il definitivo abbandono di ogni attività produttiva industriale, ecosostenibile ed avanzata nella quale in Sardegna si sono maturate importanti esperienze tecniche e alte qualità professionali;
a sostenere per quanto di propria compentenza l'attuazione in tempi stretti di ogni piano e progetto a finanziamento pubblico, attualmente in fase avanzata di istruttoria e di iter approvativo, (Piano Sulcis), ricomprendendo anche gli interventi di riattivazione delle attività industriali e di ricerca sull'ecosostenibilità dei cicli produttivi, delle azioni di risanamento e bonifica ambientale dei territori compromessi da inquinamento, e quelli di produzione energetica, a partire dalle forme di energia rinnovabile e pulita o a basso impatto ambientale;
ad arrivare in tempi rapidi alla ratifica dell'accordo di programma sulle questioni ambientalitra MISE, Ministero dell'ambiente ed EurAllumina e alla sottoscrizione del connesso contratto di sviluppo, tra MISE, Invitalia ed EurAllumina, funzionale alla ripresa dell'occupazione aziendale (per circa complessivi 700 lavoratori tra dipendenti delle imprese appaltatrici e diretti da impiegare nel ciclo produttivo) e all'avvio di modifica e manutenzione straordinaria degli impianti;
a porre in essere tutte le iniziative di competenza attivandosi con le altre Amministrazioni con l'obiettivo di trovare soluzioni per tutti quei lavoratori interinali espulsi dal sistema produttivo-industriale e dalla conseguente chiusura degli stabilimenti;
a porre in essere tutte le iniziative di competenza attivandosi con le altre Amministrazioni con il fine di individuare strumenti che possano assicurare a tutti i lavoratori delle aziende in crisi dell'intero sistema industriale del Sulcis-Iglesiente anche gli eventuali necessari periodi di ammortizzatori sociali e il puntuale pagamento dei sussidi dovuti, nonché adeguati percorsi formativi di aggiornamento, qualificazione e riconversione professionale, con il coinvolgimento della Regione e delle Autonomie locali, proiettati verso la ripresa produttiva e lavorativa;
ad affrontare con tutta urgenza la situazione critica nella quale si trovano oggi i lavoratori Alcoa e le loro famiglie, confinati ad essere spettatori di un inaccettabile processo di deindustrializzazione del proprio territorio, ponendo in essere con immediatezza le necessarie mediazioni istituzionali atte a favorire la cessione degli impianti ex Alcoa e la ripresa produttiva.
(1-00260) (28 maggio 2014)
V. testo 2
SERRA, PETROCELLI, DONNO, CATALFO, FUCKSIA, VACCIANO, MANGILI, BERTOROTTA, NUGNES, MORONESE, BOTTICI, MARTELLI, FATTORI, MOLINARI, LUCIDI, BLUNDO, GIARRUSSO, PUGLIA, TAVERNA, SIMEONI, CAPPELLETTI, GAETTI, SCIBONA, CASTALDI, AIROLA, BUCCARELLA, SANTANGELO, LEZZI, PAGLINI, MONTEVECCHI, CRIMI, ENDRIZZI, MORRA, CIOFFI, BULGARELLI, DE PIETRO. -
Il Senato,
premesso che:
il territorio del Sulcis-Iglesiente è costituito da 27 comuni, di cui 23 sono nella provincia di Carbonia-Iglesias. In particolare, il comune di Carbonia ha basato la sua economia principalmente sul settore terziario e sull'industria grazie alla vicina area industriale di Portovesme, frazione nel comune di Portoscuso. Portovesme ospita un grande polo industriale specializzato nella metallurgia non ferrosa con la presenza di industrie quali: EurAlluminia SpA, Otefal Sail SpA, Portovesme Srl, Alcoa, Rockwool Italia SpA, Carbosulcis SpA, divenendo polo unico in Italia per le sue produzioni di alluminio da bauxite, zinco, piombo e acido solforico, oro, argento e alluminio primario; nella zona industriale si trovano anche le centrali termoelettriche ENEL, che generano il 45 per cento dell'energia elettrica prodotta in Sardegna;
i dati diffusi da fonti ufficiali ISTAT e dall'Osservatorio del mercato del lavoro della Regione Sardegna hanno evidenziato un progressivo e sostanziale crollo dell'occupazione in Sardegna, che al quarto trimestre del 2013 ha registrato il 18,1 per cento di tasso di disoccupazione e 34.000 occupati in meno rispetto allo stesso trimestre del 2012, e il permanere di una forte incidenza di lavoratori precari e di lavoro irregolare;
tale situazione è particolarmente grave in alcuni territori dell'isola, da oltre 20 anni colpiti da processi di destrutturazione produttiva e deindustrializzazione, con pesanti e disgreganti conseguenze sulle condizioni di vita delle popolazioni;
tenuto inoltre conto che:
nel comune di Carbonia sono presenti tre discariche di rifiuti industriali: una dell'azienda Ecodump di Riverso Srl, in località "Serra Scirieddus", comune di Carbonia; una della Portovesme Srl, in località "Genna Luas", comune di Iglesias; una della Carbosulcis SpA in località "Monte Sinni", frazione di Cortoghiana del comune di Carbonia, per lo smaltimento dei residui derivanti dalla centrale ENEL di Portoscuso;
nel 2012 la discarica Ecodump è finita al centro di un'inchiesta per la quale erano stati notificati avvisi di garanzia per traffico illecito di rifiuti pericolosi, falso ideologico e attività di gestione di rifiuti non autorizzata;
nel 2012 si è aperta un'indagine per traffico di rifiuti altamente pericolosi prodotti dagli impianti della Portovesme Srl, smaltiti illecitamente in cave del Cagliaritano e nella realizzazione di riempimenti stradali e piazzali degli ospedali; dal mancato smaltimento sarebbe derivato un risparmio per la società di 3,6 milioni di euro;
evidenziato che la Sardegna è una regione posta al centro del Mediterraneo e vive di turismo per la sua bellezza paesaggistica. Non è possibile sottovalutare l'impatto che hanno le citate discariche che insieme alla destrutturazione industriale, hanno reso desolante il territorio e, a parere dei proponenti, è necessario intervenire e mettere in sicurezza territorio e cittadini;
considerato che:
il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante "Norme in materia ambientale", stabilisce all'articolo 3-ter, comma 1, che "La tutela dell'ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell'azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché al principio "chi inquina paga" che, ai sensi dell'articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale";
l'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (ex articolo 174 del trattato che istituisce la Comunità europea) al comma 2 stabilisce che: «La politica dell'Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell'Unione. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio "chi inquina paga"»;
considerato inoltre che:
l'industrializzazione, con l'attuale processo di destrutturazione produttiva del territorio Sulcis-Iglesiente, ha compromesso gli equilibri naturali provocando danni enormi all'ecosistema naturale e alla salute fisica e psichica della popolazione;
dai dati emersi dall'ASL n. 7 del comune di Carbonia si evince un aumento delle patologie neoplastiche maligne nei territori del Sulcis-Iglesiente, passate da 1.825 casi registrati nell'anno 2006 a 3.044 casi registrati nel 2013 ed in particolare nella città di Carbonia, dove tra il mese di novembre e dicembre dell'anno 2013 si è registrato un aumento di 100 unità;
la Sardegna è la regione d'Italia dove si trova l'area contaminata più vasta: 445.000 ettari, dato diffuso nel 2011 da Greenpeace e Sin Italy in un rapporto sui siti di interesse nazionale che devono essere bonificati (tra le aree più colpite da inquinamento del suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee ci sono quelle del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese);
considerato altresì che:
all'emergenza ambientale del territorio del Sulcis-Iglesiente si aggiunge la problematica occupazionale; in Sardegna vivono questa situazione migliaia di lavoratori interinali, i quali hanno perso il posto di lavoro e non hanno alcuno strumento di integrazione al reddito e nessuna forma di ammortizzatore sociale;
si sottolinea come i lavoratori interinali ex Rockwool, a suo tempo impiegati in attività collaterali e di supporto alle più importanti realtà industriali del territorio, siano stati esclusi da qualsiasi forma di ammortizzatore sociale e in questo momento si trovano in una condizione di drammatica precarietà,
impegna il Governo:
1) ad assumere iniziative necessarie per adoperarsi al fine di aprire un tavolo di discussione e di concertazione che coinvolga Stato, Regione e tutte le parti interessate per avviare adeguati percorsi di aggiornamento, qualificazione e riconversione professionale per una ripresa lavorativa e produttiva;
2) ad affrontare con urgenza la situazione dei lavoratori di tutto il comparto industriale, anche considerando la necessità di interventi urgenti di bonifica delle aree industriali dismesse e conseguente riqualificazione del territorio;
3) a porre in essere ogni opportuna iniziativa per favorire una ripresa ecosostenibile dell'attività produttiva.
(1-00260) (testo 2) (29 maggio 2014)
Approvata
SERRA, PETROCELLI, DONNO, CATALFO, FUCKSIA, VACCIANO, MANGILI, BERTOROTTA, NUGNES, MORONESE, BOTTICI, MARTELLI, FATTORI, MOLINARI, LUCIDI, BLUNDO, GIARRUSSO, PUGLIA, TAVERNA, SIMEONI, CAPPELLETTI, GAETTI, SCIBONA, CASTALDI, AIROLA, BUCCARELLA, SANTANGELO, LEZZI, PAGLINI, MONTEVECCHI, CRIMI, ENDRIZZI, MORRA, CIOFFI, BULGARELLI, DE PIETRO. -
Il Senato,
premesso che:
il territorio del Sulcis-Iglesiente è costituito da 27 comuni, di cui 23 sono nella provincia di Carbonia-Iglesias. In particolare, il comune di Carbonia ha basato la sua economia principalmente sul settore terziario e sull'industria grazie alla vicina area industriale di Portovesme, frazione nel comune di Portoscuso. Portovesme ospita un grande polo industriale specializzato nella metallurgia non ferrosa con la presenza di industrie quali: EurAlluminia SpA, Otefal Sail SpA, Portovesme Srl, Alcoa, Rockwool Italia SpA, Carbosulcis SpA, divenendo polo unico in Italia per le sue produzioni di alluminio da bauxite, zinco, piombo e acido solforico, oro, argento e alluminio primario; nella zona industriale si trovano anche le centrali termoelettriche ENEL, che generano il 45 per cento dell'energia elettrica prodotta in Sardegna;
i dati diffusi da fonti ufficiali ISTAT e dall'Osservatorio del mercato del lavoro della Regione Sardegna hanno evidenziato un progressivo e sostanziale crollo dell'occupazione in Sardegna, che al quarto trimestre del 2013 ha registrato il 18,1 per cento di tasso di disoccupazione e 34.000 occupati in meno rispetto allo stesso trimestre del 2012, e il permanere di una forte incidenza di lavoratori precari e di lavoro irregolare;
tale situazione è particolarmente grave in alcuni territori dell'isola, da oltre 20 anni colpiti da processi di destrutturazione produttiva e deindustrializzazione, con pesanti e disgreganti conseguenze sulle condizioni di vita delle popolazioni;
tenuto inoltre conto che:
nel comune di Carbonia sono presenti tre discariche di rifiuti industriali: una dell'azienda Ecodump di Riverso Srl, in località "Serra Scirieddus", comune di Carbonia; una della Portovesme Srl, in località "Genna Luas", comune di Iglesias; una della Carbosulcis SpA in località "Monte Sinni", frazione di Cortoghiana del comune di Carbonia, per lo smaltimento dei residui derivanti dalla centrale ENEL di Portoscuso;
nel 2012 la discarica Ecodump è finita al centro di un'inchiesta per la quale erano stati notificati avvisi di garanzia per traffico illecito di rifiuti pericolosi, falso ideologico e attività di gestione di rifiuti non autorizzata;
nel 2012 si è aperta un'indagine per traffico di rifiuti altamente pericolosi prodotti dagli impianti della Portovesme Srl, smaltiti illecitamente in cave del Cagliaritano e nella realizzazione di riempimenti stradali e piazzali degli ospedali; dal mancato smaltimento sarebbe derivato un risparmio per la società di 3,6 milioni di euro;
evidenziato che la Sardegna è una regione posta al centro del Mediterraneo e vive di turismo per la sua bellezza paesaggistica. Non è possibile sottovalutare l'impatto che hanno le citate discariche che insieme alla destrutturazione industriale, hanno reso desolante il territorio e, a parere dei proponenti, è necessario intervenire e mettere in sicurezza territorio e cittadini;
considerato che:
il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante "Norme in materia ambientale", stabilisce all'articolo 3-ter, comma 1, che "La tutela dell'ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell'azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché al principio "chi inquina paga" che, ai sensi dell'articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale";
l'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (ex articolo 174 del trattato che istituisce la Comunità europea) al comma 2 stabilisce che: «La politica dell'Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell'Unione. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio "chi inquina paga"»;
considerato inoltre che:
l'industrializzazione, con l'attuale processo di destrutturazione produttiva del territorio Sulcis-Iglesiente, ha compromesso gli equilibri naturali provocando danni enormi all'ecosistema naturale e alla salute fisica e psichica della popolazione;
dai dati emersi dall'ASL n. 7 del comune di Carbonia si evince un aumento delle patologie neoplastiche maligne nei territori del Sulcis-Iglesiente, passate da 1.825 casi registrati nell'anno 2006 a 3.044 casi registrati nel 2013 ed in particolare nella città di Carbonia, dove tra il mese di novembre e dicembre dell'anno 2013 si è registrato un aumento di 100 unità;
la Sardegna è la regione d'Italia dove si trova l'area contaminata più vasta: 445.000 ettari, dato diffuso nel 2011 da Greenpeace e Sin Italy in un rapporto sui siti di interesse nazionale che devono essere bonificati (tra le aree più colpite da inquinamento del suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee ci sono quelle del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese);
considerato altresì che:
all'emergenza ambientale del territorio del Sulcis-Iglesiente si aggiunge la problematica occupazionale; in Sardegna vivono questa situazione migliaia di lavoratori interinali, i quali hanno perso il posto di lavoro e non hanno alcuno strumento di integrazione al reddito e nessuna forma di ammortizzatore sociale;
si sottolinea come i lavoratori interinali ex Rockwool, a suo tempo impiegati in attività collaterali e di supporto alle più importanti realtà industriali del territorio, siano stati esclusi da qualsiasi forma di ammortizzatore sociale e in questo momento si trovano in una condizione di drammatica precarietà,
impegna il Governo:
1) a rafforzare l'attività della Cabina di Regia Stato-Regioni-parti sociali per avviare adeguati percorsi di aggiornamento, qualificazione e riconversione professionale per una ripresa lavorativa e produttiva;
2) a mettere in atto ogni utile iniziativa, nell'ambito delle proprie competenze, per affrontare la situazione dei lavoratori di tutto il comparto industriale, anche considerando la necessità di interventi urgenti di bonifica delle aree industriali dismesse e conseguente riqualificazione del territorio;
3) a porre in essere ogni opportuna iniziativa per favorire una ripresa ecosostenibile dell'attività produttiva.
(1-00261) (28 maggio 2014)
V. testo 2
FLORIS, Paolo ROMANI, BRUNO, PELINO, TARQUINIO, BRUNI, IURLARO, LIUZZI, SCILIPOTI, MARIN, MINZOLINI. -
Il Senato,
premesso che:
negli ultimi 5 anni la Regione Sardegna ha registrato una forte diminuzione dei livelli occupazionali;
dai dati ISTAT riferiti al 2013 emerge che 43.000 persone hanno perso il posto di lavoro rispetto all'anno precedente;
con riferimento alla fascia d'età tra i 15 e i 74 anni, il tasso di disoccupazione ha subito un'impennata di 2 punti percentuali passando dal 15,5 al 17,5 per cento, tale dato raggiunge il 30,6 per cento, quasi duplicandosi, se si considera l'indice di mancata partecipazione, che aggiunge ai "disoccupati Istat" le persone che non compiono ricerca attiva di occupazione;
il tasso di occupazione è invece del 48 per cento per la fascia d'età tra i 15 e i 64 anni, in flessione rispetto al 51,7 per cento del 2012: tra questi sono solo 20.000 i giovani tra i 15 e i 24 anni che lavorano rispetto ai 26.000 dell'anno precedente;
la provincia di Carbonia-Iglesias è il "fanalino di coda" a livello regionale e nazionale per numero di occupati registrando dati negativi anche per il fenomeno della disoccupazione;
nel Sulcis il tessuto produttivo è al collasso, la filiera dell'alluminio sta registrando da tempo un preoccupante stato di paralisi, lo dimostra la chiusura degli attori del comparto (Alcoa, Eurallumina) e lo stallo di aziende industriali come Carbosulcis e Vynils;
molti lavoratori interinali, precedentemente impiegati in attività collaterali e di supporto alle più importanti realtà industriali del territorio, risultano esclusi da qualsiasi forma di ammortizzatore sociale e, in questo momento, si trovano in una condizione alquanto precaria. Quelli che invece beneficiano della cassa integrazione in deroga sono alla stretta finale vista l'improrogabilità;
considerato che:
l'economia sarda soffre da alcuni anni di un forte processo di deindustrializzazione con conseguenze dirette sul sistema occupazionale;
la sospensione della produzione di alcune aziende dell'intero ciclo produttivo ha indebolito fortemente il sistema produttivo regionale e locale colpendo direttamente sia le grandi aziende, anche a partecipazione statale, che le imprese di piccole dimensioni della Sardegna;
la crisi delle più importanti imprese industriali del Sulcis-Iglesiente quali Portovesme, Otefal Sail, Carbosulcis ed Eurallumina ha provocato un grave stato di disagio dei lavoratori delle grandi imprese e delle numerose piccole e medie realtà imprenditoriali che si sono sviluppate nell'economia dell'indotto;
gli ammortizzatori sociali e gli strumenti di integrazione al reddito stanziati dal Governo non garantiscono la copertura finanziaria per tutte le migliaia di lavoratori, anche interinali e precari, che hanno perso il loro posto di lavoro;
alcune iniziative del Governo nazionale stanno arrivando a compimento nelle loro fasi attuative come il decreto 10 aprile 2013 del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, che ha previsto la concessione di agevolazioni, sotto forma di esenzioni fiscali e contributive, in favore di imprese di micro e piccola dimensione localizzate nelle zone franche urbane dell'obiettivo convergenza, nonché nel territorio dei comuni della provincia di Carbonia-Iglesias ai quali le misure agevolative sono applicate sperimentalmente nell'ambito dei programmi di sviluppo e degli interventi compresi nell'accordo di programma "piano Sulcis";
l'intervento, incluso nell'accordo e per il quale sono disponibili oltre 124 milioni di euro, prevede, in analogia con gli interventi nelle zone franche urbane dell'obiettivo convergenza, la concessione di agevolazioni sotto forma di esenzioni fiscali e contributive in favore di imprese di micro e piccola dimensione;
con decreto direttoriale del 17 aprile 2014, è stato approvato l'elenco delle imprese ammesse alle agevolazioni che assegna le agevolazioni spettanti a ciascun soggetto beneficiario sono fruite, come stabilito all'art. 15, comma 1, del decreto interministeriale 10 aprile 2013, secondo modalità e termini definiti con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate,
impegna il Governo:
1) ad assumere le necessarie iniziative finalizzate al definitivo e duraturo rilancio delle attività produttive del territorio sardo, attivando ogni misura che interrompa lo stato di abbandono di ogni impresa industriale che ha maturato importanti esperienze e qualità professionali;
2) a prevedere azioni immediate attraverso importanti strumenti finanziari e fiscali per evitare la chiusura definitiva degli impianti e la delocalizzazione delle grandi imprese industriali, nonché delle piccole e medie imprese operanti sul territorio sardo ed in particolare del Sulcis-Iglesiente;
3) a mettere in atto ogni proposta utile a far ripartire la Alcoa garantendo la salvaguardia del livello occupazionale, la percezione degli ammortizzatori sociali e azioni di riqualificazione e riconversione professionale dei lavoratori coinvolti.
4) ad attuare iniziative volte a sostenere le attività imprenditoriali della Regione Sardegna dando piena attuazione al "Piano Sulcis" sopracitato, affinché non vengano perdute importanti competenze maturate nel settore industriale meritevoli di essere riconsiderate in un progetto di rilancio economico ed occupazionale del territorio.
(1-00261) (testo 2) (29 maggio 2014)
Approvata
FLORIS, Paolo ROMANI, BRUNO, PELINO, TARQUINIO, BRUNI, IURLARO, LIUZZI, SCILIPOTI, MARIN, MINZOLINI. -
Il Senato,
premesso che:
negli ultimi 5 anni la Regione Sardegna ha registrato una forte diminuzione dei livelli occupazionali;
dai dati ISTAT riferiti al 2013 emerge che 43.000 persone hanno perso il posto di lavoro rispetto all'anno precedente;
con riferimento alla fascia d'età tra i 15 e i 74 anni, il tasso di disoccupazione ha subito un'impennata di 2 punti percentuali passando dal 15,5 al 17,5 per cento, tale dato raggiunge il 30,6 per cento, quasi duplicandosi, se si considera l'indice di mancata partecipazione, che aggiunge ai "disoccupati Istat" le persone che non compiono ricerca attiva di occupazione;
il tasso di occupazione è invece del 48 per cento per la fascia d'età tra i 15 e i 64 anni, in flessione rispetto al 51,7 per cento del 2012: tra questi sono solo 20.000 i giovani tra i 15 e i 24 anni che lavorano rispetto ai 26.000 dell'anno precedente;
la provincia di Carbonia-Iglesias è il "fanalino di coda" a livello regionale e nazionale per numero di occupati registrando dati negativi anche per il fenomeno della disoccupazione;
nel Sulcis il tessuto produttivo è al collasso, la filiera dell'alluminio sta registrando da tempo un preoccupante stato di paralisi, lo dimostra la chiusura degli attori del comparto (Alcoa, Eurallumina) e lo stallo di aziende industriali come Carbosulcis e Vynils;
molti lavoratori interinali, precedentemente impiegati in attività collaterali e di supporto alle più importanti realtà industriali del territorio, risultano esclusi da qualsiasi forma di ammortizzatore sociale e, in questo momento, si trovano in una condizione alquanto precaria. Quelli che invece beneficiano della cassa integrazione in deroga sono alla stretta finale vista l'improrogabilità;
considerato che:
l'economia sarda soffre da alcuni anni di un forte processo di deindustrializzazione con conseguenze dirette sul sistema occupazionale;
la sospensione della produzione di alcune aziende dell'intero ciclo produttivo ha indebolito fortemente il sistema produttivo regionale e locale colpendo direttamente sia le grandi aziende, anche a partecipazione statale, che le imprese di piccole dimensioni della Sardegna;
la crisi delle più importanti imprese industriali del Sulcis-Iglesiente quali Portovesme, Otefal Sail, Carbosulcis ed Eurallumina ha provocato un grave stato di disagio dei lavoratori delle grandi imprese e delle numerose piccole e medie realtà imprenditoriali che si sono sviluppate nell'economia dell'indotto;
gli ammortizzatori sociali e gli strumenti di integrazione al reddito stanziati dal Governo non garantiscono la copertura finanziaria per tutte le migliaia di lavoratori, anche interinali e precari, che hanno perso il loro posto di lavoro;
alcune iniziative del Governo nazionale stanno arrivando a compimento nelle loro fasi attuative come il decreto 10 aprile 2013 del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, che ha previsto la concessione di agevolazioni, sotto forma di esenzioni fiscali e contributive, in favore di imprese di micro e piccola dimensione localizzate nelle zone franche urbane dell'obiettivo convergenza, nonché nel territorio dei comuni della provincia di Carbonia-Iglesias ai quali le misure agevolative sono applicate sperimentalmente nell'ambito dei programmi di sviluppo e degli interventi compresi nell'accordo di programma "piano Sulcis";
l'intervento, incluso nell'accordo e per il quale sono disponibili oltre 124 milioni di euro, prevede, in analogia con gli interventi nelle zone franche urbane dell'obiettivo convergenza, la concessione di agevolazioni sotto forma di esenzioni fiscali e contributive in favore di imprese di micro e piccola dimensione;
con decreto direttoriale del 17 aprile 2014, è stato approvato l'elenco delle imprese ammesse alle agevolazioni che assegna le agevolazioni spettanti a ciascun soggetto beneficiario sono fruite, come stabilito all'art. 15, comma 1, del decreto interministeriale 10 aprile 2013, secondo modalità e termini definiti con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate,
impegna il Governo:
1) ad assumere le necessarie iniziative finalizzate al definitivo e duraturo rilancio delle attività produttive del territorio sardo, attivando ogni misura che interrompa lo stato di abbandono di ogni impresa industriale che ha maturato importanti esperienze e qualità professionali;
2) a prevedere azioni, nell'ambito di propria compentenza,per evitare la chiusura definitiva degli impianti e la delocalizzazione delle grandi imprese industriali, nonché delle piccole e medie imprese operanti sul territorio sardo ed in particolare nel Sulcis-Iglesiente;
3) a mettere in atto ogni proposta utile a far ripartire la Alcoa garantendo la salvaguardia del livello occupazionale, la percezione degli ammortizzatori sociali e azioni di riqualificazione e riconversione professionale dei lavoratori coinvolti;
4) ad attuare, per quanto di propria competenza, iniziative volte a sostenere le attività imprenditoriali della Regione Sardegna dando piena attuazione al "Piano Sulcis" sopracitato, affinché non vengano perdute importanti competenze maturate nel settore industriale meritevoli di essere riconsiderate in un progetto di rilancio economico ed occupazionale del territorio .
Allegato B
Testo integrale dell'intervento del senatore Cucca nella discussione della mozione 1-00259
Torna ancora alla ribalta la drammatica situazione del comparto industriale della Sardegna e, in particolare, del Sulcis e dell'Alcoa, che si trascina inutilmente ormai da più di due anni.
La Regione Sardegna, come è noto, patisce ancora più pesantemente gli effetti della crisi che qualche anno fa ha preso piede in tutta Europa, in quanto nell'Isola ha trovato un contesto già gravemente vessato dal gap in ambito energetico, della mobilità, dei servizi e dello sviluppo economico in generale. E fu lo stesso Presidente Napolitano, in occasione della sua visita in Sardegna nel febbraio 2012 a riconoscere la superiore gravità delle condizioni dell'Isola e la necessità di interventi straordinari.
Da allora è cresciuto inarrestabilmente il numero dalle famiglie al di sotto della soglia di povertà, dei disoccupati, dei giovani che abbandonano la propria Isola facendola assistere quasi inerme a un pesante spopolamento delle zone interne e di tutte le aree dove l'economia non dà più cenni di vita.
Nonostante l'impegno degli imprenditori e le ottime idee che circolano tra le giovani realtà produttive sarde, il tessuto è talmente lacero che senza una strategia volta alla ricostituzione di un terreno fertile per l'impresa a vario titolo, difficilmente troverà soluzioni adeguate. E il dato certo è che l'Isola, esattamente come si trovò in anticipo nella morsa della crisi, ne uscirà certamente più tardi rispetto alle altre Regioni d'Italia e d'Europa. Parlo di quelle Regioni le cui infrastrutture, i servizi al cittadino e all'impresa, la mobilità, i costi dell'energia sono comunque compatibili con una ripresa nei prossimi anni.
In questo contesto estremamente preoccupante si inserisce la gravissima situazione dell'Alcoa di Portovesme, la cui gravità ha potuto constatare lo stesso presidente Zanda in occasione di un recente incontro con gli operai, i quali, unitamente alle loro famiglie, vivono accampati e presidiano la fabbrica nell'estremo tentativo di tutelare l'ultima possibilità di tenere in piedi la vertenza e quindi di salvare il loro posto di lavoro.
Da tempo l'Alcoa ha sospeso la produzione e ha lasciato a casa circa 500 lavoratori sostenuti dagli ammortizzatori sociali, mentre almeno altri 500 lavoratori provenienti dall'indotto sono anch'essi sostenuti dagli ammortizzatori sociali, ma da cinque mesi non percepiscono alcunché e non hanno di che sostentarsi.
I lavoratori chiedono quindi che non si interrompa la trattativa per la vendita e che il Governo intervenga perché tale trattativa si concluda in tempi brevi.
In tal modo non verrebbe vanificata tutta l'attività svolta dai circa 60 lavoratori mantenuti in pianta organica, utilizzando il criterio della rotazione. Essi stanno provvedendo alla manutenzione degli impianti per fare in modo di tenerli efficienti e consentire il riavvio immediato, ove la trattativa per la vendita vada finalmente in porto.
Se così non fosse, è invece previsto che il 30 giugno prossimo venturo si porrà fine anche alla manutenzione degli impianti, dando l'avvio alle operazioni di smantellamento dell'intero stabilimento.
Vale la pena di ricordare anche che, nonostante gli accordi sottoscritti dal Governo Monti per il rilancio della provincia di Carbonia-Iglesias, dove pure si trova lo stabilimento dell'Alcoa, essa continua ad avere a mantenere il primato di "Provincia più povera d'Italia".
E non si vedono all'orizzonte possibilità di miglioramento, anzi si ha il fondato timore che tanti altri lavoratori del commercio, dell'artigianato e dei servizi che saranno aggrediti da un ulteriore e grave crollo dei consumi, inevitabile ove l'Alcoa dovesse chiudere definitivamente, e si spegnerebbero definitivamente anche le ultime speranze di rinascita di un territorio che per troppo tempo è stato abbandonato a se stesso.
Ed è altrettanto evidente che se ciò accadesse, sarebbe un ulteriore colpo, forse mortale, all'economia dell'intera Sardegna, il cui comparto industriale subirebbe probabilmente il tracollo finale.
Oggi dunque è indispensabile non perdere più tempo e non continuare a spendere parole, per far posto ad un'azione concreta che contribuisca a dare una speranza di sopravvivenza agli abitanti di quel territorio.
Confidiamo quindi che la determinazione manifestata da questo Governo fin dal suo insediamento, si manifesti anche nell'affrontare il tema spinosissimo dell'Alcoa e della situazione economica dell'intero territorio del Sulcis-Iglesiente, pur nella piena consapevolezza dell'oggettiva difficoltà di trovare soluzioni immediate ed esaustive alle sin troppo note problematiche.
Chiediamo pertanto che il Governo promuova da subito, in accordo con la Regione autonoma delle Sardegna e con i rappresentanti sindacali, un piano di interventi efficaci, che garantiscano non solo la tenuta in efficienza degli impianti, ma anche la promozione di quelle azioni volte al rilancio di tutto il territorio, attraverso la ripresa produttiva.
E ovviamente, nel frattempo, deve essere impegno prioritario del Governo, che da sempre ha manifestato un occhio di riguardo verso le categorie più deboli, provvedere alla tutela dei lavoratori e delle loro famiglie, garantendo, finché i cassintegrati non riprenderanno la normale attività lavorativa negli impianti e nelle aziende dell'indotto, la regolare erogazione degli ammortizzatori sociali.
Siamo certi che il Governo non rimarrà insensibile alla richiesta di maggior attenzione invocata da tanta povera gente, che chiede soltanto che gli sia lasciata la dignità del lavoro.
Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Lai sulle mozioni 1-00251, 1-00260 e 1-00261
Il voto del Partito Democratico a queste mozioni sarà positivo perché si condividono i toni, i contenuti e la sollecitazione di fondo, quella di cambiare passo.
Il Sulcis non è la Sardegna nel suo insieme ma il Sulcis rappresenta significativamente ciò che sta avvenendo nelle aree industriali dell'isola, da quella di
Cagliari, a quella di Ottana, a quella di Porto Torres. Grandi aree industriali nelle quali il passaggio dall'industria di Stato a quella privata ma dal sistema pubblico, sino all'attuale fase di deindustrializzazione violenta ha lasciato sul campo non i vertici aziendali né gli imprenditori ma i lavoratori con le loro famiglie, con figli che sono diventati grandi in questi venti anni di ricerca inutile non solo di lavoro ma anche di dignità, del coraggio di tornare a casa e guardare negli occhi i propri bambini.
Nel Sulcis molti errori sono stati fatti in quésti anni con scelte spesso forzate nel mantenere in piedi assistenza piuttosto che dalle nuove opportunità ma sono enormi anche le opportunità lasciate indietro per responsabilità e ritardi delle istituzioni.
La più evidente è quella dello stabilimento dell'Alcoa, lo stabilimento madre da cui dipende la filiera di produzione dell'alluminio che nel Sulcis occupava sino a due anni fa direttamente e indirettamente 3000 lavoratori, organizzati in aziende che a partire dal prodotto base dall'allumina lo utilizzavano per la realizzazione a valle di numerosi prodotti, in Sardegna e nel resto del Paese.
La chiusura di quello stabilimento ha registrato negli anni scorsi un atteggiamento inadeguato da parte della Giunta regionale e un impegno da parte dei Governi della scorsa legislatura che non è stato all'altezza della situazione sia nella gestione dei rapporti con la multinazionale sia nella gestione della fase successiva alla chiusura dell'impianto. Ci sono fatti precisi che lo confermano.
Alla multinazionale americana non sono stati offerti in questi anni il supporto necessario per ottenere contratti bilaterali con i produttori di energia elettrica che fossero garantiti per un periodo medio lungo, a differenza di ciò che ha fatto il Governo spagnolo con la stessa multinazionale o i Governi francese e tedesco con altri produttori di alluminio.
Gli accordi sottoscritti con la multinazionale prevedono che i costi di riavvio siano talmente elevati e a carico della azienda che vende, da rendere più conveniente per Alcoa la mancata cessione piuttosto che il passaggio della centrale, anche
gratuitamente, ad un altro soggetto.
In altri Stati di fronte alla chiusura di stabilimenti di produzione di alluminio, considerando questo tipo di produzione strategica per un paese industriale, e in Italia non essendo presente in altri siti, i Governi nazionali si sono impegnati al massimo livello, nell'interlocuzione con acquirenti e hanno accompagnato il processo con grande efficienza e rapidità. Al contrario, nel caso Alcoa, il Governo italiano ha traccheggiato guardando da spettatore una lunga trattativa con la Klesh, che solo dopo oltre un anno, ha visto una prima evoluzione con la nomina di advisor. Un traccheggiamento che corrisponde sicuramente più alle esigenze di Alcoa piuttosto che a quelle dei lavoratori e del territorio, oltre che dell'interesse nazionale, se il Paese ritiene che la produzione in Italia di alluminio sia strategica rispetto alla totale importazione di questo materiale alla base della maggior parte delle produzioni industriali. Ecco, la vertenza Alcoa è quella principale, e su questa che occorre cambiare passo. Occorre che tutto non finisca il 30 giugno 2014, che ci sia un impegno per ottenere una proroga della data di chiusura stabilita. Occorre che la trattativa con Klesh sia conclusa e, in caso negativo, si avvii immediatamente un'attività di scouting diretta dal Governo ai massimi vertici. Lo ha fatto il Governo tedesco con la Trimet, lo può fare il Governo italiano. Occorre che il Governo garantisca agli acquirenti, perché l'interesse possa maturare, un pacchetto chiaro e definito sui costi dell'energia e sui tempi per i quali questi vengono garantiti, che non possono essere un imprevisto. Se la superinterrompibilità non può essere prorogata occorre che ci sia una proposta che garantisca strutturalità di una tariffa energetica per questo tipo di aziende o per la loro localizzazione nell'isola, compatibile con le regole UE, come d'altronde hanno fatto gli altri Paesi europei.
E sul Sulcis occorre cambiare passo anche sul progetto complessivo. Governo e Regione hanno sottoscritto nel primo semestre del 2012 un patto, sostanziato con il Piano per il Sulcis, riconoscendo nella Provincia più povera d'Italia, 1'esigenza di un intervento complessivo che consenta un passaggio da un'economia di sola attività industriale ad una mista.
Ecco, dagli annunci alla loro realizzazione molti mesi sono passati e non devono passare anni perché qualche cosa si veda. E occorre che non siano i lavoratori a pagare la loro modalità contrattuale, non può esserci differenza nella tutela nella fase di crisi tra un lavoratore di una grande azienda e uno di una piccola o un lavoratore interinale. Non è un caso che anche nelle recenti elezioni europee la misura più alta della protesta e della rinuncia all'esercizio del voto abbia coinciso in gran parte con il Sulcis, dove alla protesta si rischia di sostituire solo la rassegnazione.
Questo Governo domenica scorsa ha avuto un grande voto popolare perché si è impegnato a cambiare passo.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Mozioni sulla crisi occupazionale del sulcis-iglesiente:
Sulla mozione 1-00261 (testo 2), la senatrice Anitori avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Bignami, Bitonci, Broglia, Bubbico, Capacchione, Cassano, Cattaneo, Chiti, Ciampi, Comaroli, Consiglio, Conte, Dalla Tor, De Biasi, Della Vedova, De Pietro, De Poli, Divina, D'Onghia, Fedeli, Longo Fausto Guilherme, Lucherini, Martini, Mattesini, Minniti, Monti, Munerato, Naccarato, Nencini, Olivero, Pepe, Piano, Pizzetti, Puglisi, Sibilia, Stucchi, Vaccari, Vicari e Zin.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Mucchetti, per attività della 10ª Commissione permanente; Ichino, per attività della 11ª Commissione permanente; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe e Marton, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Di Biagio, Giacobbe, Micheloni, Mussini, Pagano, Tonini e Turano, per attività del Comitato per le questioni degli italiani all'estero; Scilipoti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo.
Comitato per le questioni degli italiani all'estero, variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte del Comitato per le questioni degli italiani all'estero la senatrice Spilabotte, in sostituzione della senatrice Manassero, dimissionaria.
Governo, trasmissione di atti
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza Unificata in ordine al disegno di legge recante "Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro" (1428).
Il documento è stato inviato alla 11a Commissione permanente.
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni:
il signor Renato Lelli, di Raiano (L'Aquila), chiede modifiche alla cosiddetta "legge Mancino" in materia di reati d'opinione (Petizione n. 1208);
il signor Claudio Sfogli, di Firenze, chiede nuove norme in materia di legge elettorale (Petizione n. 1209);
il signor Pasquale Ascione, di Napoli, chiede nuove norme in materia di accesso alla pensione (Petizione n. 1210);
il signor Antonio Minardi, di Cosenza, chiede agevolazioni tariffarie e fiscali per i percettori di redditi medio-bassi (Petizione n. 1211);
il signor Marino Savina, di Roma, chiede:
nuove norme in materia di falso in bilancio (Petizione n. 1212);
la riorganizzazione dell'Ufficio di statistica del Ministero dell'interno (Petizione n. 1213);
l'adozione di nuovi meccanismi di controllo sulle coperture finanziarie dei provvedimenti legislativi (Petizione n. 1214);
la razionalizzazione degli incarichi e dei carichi di lavoro del personale della Pubblica amministrazione, anche ai fini di una riduzione delle spese del settore (Petizione n. 1215);
il potenziamento delle strutture del Ministero dell'interno per la raccolta dei dati in materia di traffici illeciti ai fini del calcolo del prodotto interno lordo (Petizione n. 1216);
il signor Francesco Di Pasquale, di Cancello ed Arnone (Caserta), chiede:
nuove misure contro gli atti di vandalismo (Petizione n. 1217);
nuove misure per la sicurezza stradale e per una rapida azione risarcitoria in favore dei cittadini che subiscono danni a causa della cattiva manutenzione delle strade (Petizione n. 1218);
rigorosi controlli sanitari in relazione alla massiccia immigrazione da zone in cui è endemico il virus Ebola (Petizione n. 1219);
la promozione di fonti energetiche alternative e il brevetto di motori a idrogeno e ad aria (Petizione n. 1220);
la difesa del sottosuolo (Petizione n. 1221);
l'adozione di iniziative atte a dare il giusto riconoscimento agli studi compiuti dallo scienziato Giuseppe Calligaris (Petizione n. 1222);
misure di controllo circa la presenza di ripetitori di telefonia nei centri urbani (Petizione n. 1223);
iniziative a difesa del patrimonio arboreo (Petizione n. 1224);
misure di controllo sulle attività delle case farmaceutiche (Petizione n. 1225);
misure di controllo circa i lavori pubblici per contrastare gli sperperi di denaro e per la difesa degli interessi della comunità (Petizione n. 1226).
Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 14 al 27 maggio 2014)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 43
BIGNAMI ed altri: sulla politica di Telecom Italia relativa alle interconnessioni tra le reti finalizzate allo scambio di dati (4-00702) (risp. GIACOMELLI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)
CANDIANI, ARRIGONI: sulla crisi della società Sea Handling con riguardo agli aeroporti di Malpensa e Linate (4-00038) (risp. LUPI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
CASTALDI, GIROTTO: sul finanziamento e la gestione dei progetti di innovazione industriale (PII) (4-01476) (risp. GUIDI, ministro dello sviluppo economico)
CENTINAIO: sui disservizi nel recapito da parte di Poste italiane in provincia di Pavia (4-01542) (risp. GIACOMELLI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)
sui rischi per il complesso museale di Santa Maria della Scala a Siena derivanti da una manifestazione organizzata dal Comune di Siena (4-01797) (risp. FRANCESCHINI, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo)
sul restauro e la valorizzazione delle mura etrusche di Cortona (Arezzo) e del suo centro storico (4-01831) (risp. FRANCESCHINI, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo)
COMPAGNA: sull'emergenza umanitaria in Siria, con particolare riguardo alla situazione dei minori (4-01747) (risp. PISTELLI, vice ministro degli affari esteri)
D'AMBROSIO LETTIERI: sui rischi per il complesso museale di Santa Maria della Scala a Siena derivanti da una manifestazione organizzata dal Comune di Siena (4-01800) (risp. FRANCESCHINI, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo)
FUCKSIA ed altri: sull'affidamento tramite convenzione alla Consip della fornitura dei servizi di gestione integrata della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro (4-01426) (risp. ZANETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze)
GIROTTO, CASTALDI: su pratiche discutibili nella fatturazione dei consumi da parte di ENI SpA (4-01676) (risp. GUIDI, ministro dello sviluppo economico)
LO GIUDICE ed altri: sul fermo di Vladimir Luxuria da parte delle autorità russe a Sochi (4-01744) (risp. GIRO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
MORONESE ed altri: sulla mancata erogazione dei servizi da parte dell'operatore di telefonia virtuale Bip Mobile SpA (4-01474) (risp. GIACOMELLI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)
MORRA ed altri: sulla realizzazione di un cogeneratore a biomassa a Longobucco (Cosenza) (4-01853) (risp. GUIDI, ministro dello sviluppo economico)
PIGNEDOLI: su lavori di messa in sicurezza della strada statale 63 in provincia di Reggio Emilia (4-01459) (risp. LUPI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
RAZZI: sulla sicurezza di alcune gallerie in provincia di Pescara (4-01201) (risp. LUPI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
VACCARI: sulla chiusura di alcuni uffici di Poste italiane in provincia di Modena a seguito del terremoto del 2012 (4-00809) (risp. GIACOMELLI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)
VACCIANO ed altri: sulla regolarità della gestione amministrativo-contabile della Provincia di Latina (4-01143) (risp. ZANETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze)
Mozioni
PIGNEDOLI, RUTA, ALBANO, BERTUZZI, GATTI, SAGGESE, SCALIA, VALENTINI, FEDELI, PADUA, DE BIASI, AMATI, ANGIONI, ASTORRE, BORIOLI, CALEO, CANTINI, CIRINNA', COCIANCICH, CORSINI, CUCCA, CUOMO, D'ADDA, DEL BARBA, DE MONTE, DI GIORGI, Stefano ESPOSITO, FABBRI, FAVERO, Elena FERRARA, FORNARO, Rita GHEDINI, GIACOBBE, GINETTI, GOTOR, GRANAIOLA, GUERRA, GUERRIERI PALEOTTI, IDEM, LEPRI, LO GIUDICE, LUMIA, MANASSERO, MARGIOTTA, Mauro Maria MARINO, MARTINI, MATTESINI, MICHELONI, MIGLIAVACCA, MIRABELLI, MORGONI, MOSCARDELLI, ORRU', PAGLIARI, PARENTE, PEGORER, PEZZOPANE, PUPPATO, RANUCCI, RICCHIUTI, Gianluca ROSSI, RUSSO, SANGALLI, SANTINI, SILVESTRO, SOLLO, SONEGO, TONINI, TURANO, VACCARI, VATTUONE, VERDUCCI, ZANONI, ZAVOLI - Il Senato,
premesso che:
Expo 2015 costituisce una straordinaria occasione di confronto per i rappresentanti della comunità internazionale sui temi riguardanti l'agricoltura, l'alimentazione, l'ambiente e sulle principali sfide che l'umanità dovrà affrontare nei prossimi decenni per cercare di raggiungere un equilibrio tra la necessità di produrre cibo e il dovere di tutelare le risorse del pianeta per le generazioni future;
la forza dell'esposizione, dedicata al tema "Nutrire il pianeta, energia per la vita", si misurerà anche in relazione al messaggio culturale che saprà lanciare alla necessità di affrontare e risolvere i grandi paradossi su cibo e alimentazione che il mondo contemporaneo sta affrontando;
tra questi, emergono in particolare la devastante iniquità tra la scarsità di cibo da un lato e problemi di sovranutrizione (con i connessi problemi di obesità e sovrappeso) dall'altro, la carenza di acqua e la scarsità di terreno coltivabile e, nel contempo, lo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali, fino allo spreco e alla dispersione di cibo lungo la filiera alimentare, nelle fasi di produzione, raccolta e consumo;
la grande sfida per l'economia contemporanea sta nel tentare di conciliare sostenibilità ambientale e sviluppo economico e, conseguentemente, adeguare la produzione di cibo alla crescita demografica del pianeta, con un impatto ecologico sostenibile;
la crescita dello squilibrio tra risorse esistenti e una popolazione mondiale in costante e forte aumento si intreccia con ulteriori criticità, connesse ai cambiamenti climatici, ad una gestione non oculata delle risorse idriche, al consumo di suolo agricolo sottratto alla produzione di cibo, ai problemi di approvvigionamento energetico, alla crescente occidentalizzazione delle diete che conduce a sostituire, in misura sempre maggiore, l'alimentazione a base di proteine vegetali con quella a base di proteine animali;
l'insicurezza alimentare è, nel contempo, causa ed effetto della povertà e del sottosviluppo; d'altronde, il benessere nutrizionale delle fasce più povere della popolazione non è soltanto una conseguenza dello sviluppo, ma ne è piuttosto un ineliminabile presupposto;
considerato che:
dai dati riportati in alcune ricerche relative a stili alimentari, spreco di cibo e sostenibilità ambientale, emergono una serie di paradossi che dovrebbero condurre ad una riflessione approfondita sui modelli di produzione e sviluppo agroalimentare del pianeta: ogni anno vengono sprecati circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile, ossia un quantitativo quadruplo rispetto alla necessità nutrizionale stimata di oltre 868 milioni di persone malnutrite in tutto il mondo; ogni anno, nonostante l'enorme diffusione della fame e della malnutrizione, una grande percentuale di produzione agricola è utilizzata per la produzione di mangimi e biocarburanti e si stima che al 2020 la domanda globale di biocarburanti raddoppierà, raggiungendo i 172 miliardi di litri rispetto agli 81 miliardi di litri prodotti nel 2008;
oggi, paradossalmente, per ogni persona malnutrita nel mondo, ve ne sono 2 obese o in sovrappeso (868 milioni di persone sono affamate, mentre un miliardo e mezzo sono in sovrappeso); d'altro canto, a fronte di 36 milioni di persone che ogni anno muoiono per mancanza di cibo, altre 29 milioni di persone ogni anno muoiono per malattie correlate ad un eccesso di cibo (elaborazione BCFN su dati OECD/FAO 2011);
le speculazioni finanziarie sulle derrate alimentari determinano la volatilità nei mercati e l'aumento dei prezzi dei generi alimentari, costituendo una minaccia al diritto dell'uomo al cibo e provocando profondi danni sociali e ambientali;
considerato altresì che:
negli ultimi anni, società multinazionali e soggetti finanziari nonché Stati dotati di molta liquidità ma di scarse estensioni coltivabili, stanno procedendo all'acquisto di milioni di ettari di terra in varie aree del mondo, dando luogo a quella che ormai viene considerata una vera e propria "nuova corsa all'oro", la cosiddetta land grabbing;
negli ultimi decenni, soprattutto nei Paesi a più antica antropizzazione, l'urbanizzazione ha conosciuto una accelerazione senza precedenti. Il suolo è una risorsa limitata non rinnovabile, ed è elemento fondamentale per funzioni ecologiche relative a regolazione dei cicli naturali dell'acqua e delle sostanze minerali e organiche nell'ecosistema, per funzioni biologiche in quanto habitat di una vastissima gamma di esseri viventi, per funzioni economiche quale base delle produzioni agricole, per funzioni culturali in quanto elemento del paesaggio e memoria storica delle attività umane;
l'incremento delle rese produttive in Europa è arrivato al culmine con la rivoluzione verde del Novecento, grazie a migliori varietà vegetali e agli alti livelli di meccanizzazione, ma anche per un uso intensivo di fertilizzanti con il conseguente, rilevante, costo ambientale e la riduzione preoccupante del ricco patrimonio di biodiversità di cui l'Europa era dotata;
rilevato che:
il tema di Expo "Nutrire il pianeta, energia per la vita" sintetizza e rilancia in modo circolare i problemi dell'umanità del terzo millennio: cibo e sostenibilità, alimentazione, energia, pianeta, vita;
il documento strategico di Expo propone un dibattito sul tema dell'alimentazione in una "prospettiva comprensiva di tutti gli aspetti e di tutte le sfumature ideali e culturali del tema, che tenga conto delle molteplici interazioni in gioco, dalla lotta alla fame, alla sostenibilità, alla salute, al cibo come strumento di pace ed espressione culturale";
l'Esposizione universale italiana è un banco di prova per tutti i soggetti partecipanti che si interrogano sulle conseguenze delle proprie azioni per le generazioni presenti e future, e costituisce un'importante sfida per il nostro Paese, impegnato con il Bureau international des expositions a realizzarla;
l'evento è un'occasione non solo per rendere visibili la creatività e la capacità innovativa dei singoli sistemi alimentari ma, soprattutto, per far emergere le questioni più urgenti legate al tema della manifestazione, in un confronto che accresca conoscenza e consapevolezza dell'esigenza di un "Patto globale per il cibo";
oltre alle istituzioni pubbliche e al comitato promotore, anche il mondo della ricerca e dell'imprenditoria privata (dal Consiglio nazionale delle ricerche e al museo Leonardo che propongono la "Carta costituzionale dell'agroalimentare", alla fondazione Barilla center for food & nutrition che propone il "Protocollo di Milano") sta opportunamente avanzando proposte affinché Expo 2015 sia effettivamente l'occasione per giungere alla definizione di un accordo internazionale tra gli Stati partecipanti per stabilire politiche comuni che identifichino soluzioni per i grandi problemi oggi legati a cibo e alimentazione, al fine di giungere alla sottoscrizione da parte di ciascuno Stato di impegni su obiettivi concreti, raccolti in un protocollo globale del cibo,
impegna il Governo ad attivarsi affinché Expo 2015 veda protagonista gli Stati partecipanti, le istituzioni internazionali, gli enti pubblici e privati facenti parte del "sistema Italia", in un confronto con la società civile in merito alle tematiche di seguito elencate, nonché in merito alle politiche pubbliche e alle buone pratiche che ne debbono conseguire, con obiettivi e scadenze vincolanti che realizzino un vero e proprio "patto globale del cibo" secondo le seguenti linee-guida:
1) sull'agricoltura a fini alimentari:
elaborare e incentivare nuove pratiche agronomiche al fine di arrestare l'attuale "impronta ambientale" dell'attività agricola, che ha provocato, negli ultimi decenni, la perdita di interi ecosistemi attraverso un processo incessante di deforestazione, uno squilibrio nella destinazione delle produzioni agricole tra utilizzo alimentare ed energetico;
definire impegni da parte della comunità internazionale che puntino a stabilire un limite di destinazione delle produzioni agricole tra cibo ed energia, nonché un chiaro e certo quadro normativo di contrasto alla speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari;
2) sull'agricoltura sostenibile:
elaborare politiche pubbliche per l'incremento produttivo nelle aree del mondo meno produttive, al fine di avvicinare la domanda di cibo in aumento alla capacità di offerta attraverso pratiche agricole ecosostenibili;
incentivare le politiche e i programmi di sviluppo rurale nelle aree agricole mondiali così da consentire agli Stati di valorizzare le produzioni e la materie prime locali e ai produttori di essere più protagonisti nel Governo delle produzioni agricole e nelle dinamiche di commercializzazione, primi garanti della sicurezza e della salubrità delle produzioni;
definire pratiche innovative che utilizzino alte tecnologie, metodi indicati dalle coltivazioni biologiche, sistemi agricoli di precisione, anche al fine di un utilizzo oculato delle risorse idriche (ad esempio il cosiddetto "more crop per drop" ovvero "più raccolto per ciascuna goccia");
3) sulla riduzione degli sprechi nella filiera alimentare:
modificare le distorsioni della catena alimentare dovute a fattori tecnici, economici e comportamentali;
ridurre del 50 per cento entro il 2020 l'attuale spreco di oltre 1,3 milioni di tonnellate di cibo commestibile (l'obiettivo fissato dalla FAO e dal World food programme) attraverso l'attuazione dei seguenti interventi: dare priorità a politiche volte a ridurre lo spreco di alimenti, affrontando le cause del fenomeno e definendo una gerarchia per l'uso degli alimenti anche attraverso l'educazione dei consumatori alla pianificazione dei consumi; riconoscere il contributo positivo della cooperazione e degli accordi a lungo termine sulla filiera alimentare tra agricoltori, produttori e distributori per conseguire una migliore pianificazione e previsione della domanda dei consumatori; fornire il supporto necessario ad avviare iniziative di sensibilizzazione dei consumatori, anche da parte dei professionisti del settore alimentare; definire azioni condivise al fine di evitare che nei Paesi in via di sviluppo i prodotti commestibili si perdano nel passaggio dal coltivatore al mercato per mancanza di modalità di conservazione e trasporto adeguato e, nei paesi industrializzati, si sprechi nella fase della commercializzazione e del consumo;
4) sull'eradicazione della fame e lotta all'obesità, attenersi agli obiettivi di sviluppo del millennio fissati dalle Nazioni Unite, intraprendere adeguate azioni tese a fornire a tutte le fasce della popolazione l'accesso permanente al cibo, a porre fine alla malnutrizione, a rendere i sistemi di produzione alimentare più produttivi, efficienti, sostenibili e resilienti, ad assicurare l'accesso al mercato ai piccoli produttori alimentari;
5) sulla promozione del valore del cibo e di stili alimentari bilanciati:
definire un impegno comune della comunità internazionale e delle relative istituzioni rappresentative al fine di promuovere ed affermare un nuovo approccio al cibo che ne sottolinei il valore nella scala delle priorità dei consumi;
favorire la diffusione di modelli nutrizionali attenti all'impatto sulla salute e sull'ambiente, attraverso informazioni accessibili al consumatore volte alla promozione di scelte più consapevoli da parte dei cittadini.
(1-00262p. a.)
PIGNEDOLI, RUTA, ALBANO, BERTUZZI, GATTI, SAGGESE, SCALIA, VALENTINI, FEDELI, PADUA, DE BIASI, AMATI, ANGIONI, ASTORRE, BORIOLI, CALEO, CANTINI, CIRINNA', COCIANCICH, CORSINI, CUCCA, CUOMO, D'ADDA, DEL BARBA, DE MONTE, DI GIORGI, Stefano ESPOSITO, FABBRI, FAVERO, Elena FERRARA, FORNARO, Rita GHEDINI, GIACOBBE, GINETTI, GOTOR, GRANAIOLA, GUERRA, GUERRIERI PALEOTTI, IDEM, LEPRI, LO GIUDICE, LUMIA, MANASSERO, MARGIOTTA, Mauro Maria MARINO, MARTINI, MATTESINI, MICHELONI, MIGLIAVACCA, MIRABELLI, MORGONI, MOSCARDELLI, ORRU', PAGLIARI, PARENTE, PEGORER, PEZZOPANE, PUPPATO, RANUCCI, RICCHIUTI, Gianluca ROSSI, RUSSO, SANGALLI, SANTINI, SILVESTRO, SOLLO, SONEGO, TONINI, TURANO, VACCARI, VATTUONE, VERDUCCI, ZANONI, ZAVOLI - Il Senato,
premesso che:
l'Esposizione universale Milano 2015 rappresenta un'occasione di eccezionale importanza per lo sviluppo e il rilancio economico del nostro Paese e un'opportunità unica per la promozione internazionale dell'intero sistema Italia;
il tema di Expo "Nutrire il pianeta, energia per la vita" si sviluppa in 7 sottotemi: scienza e tecnologia per la sicurezza alimentare, scienza e tecnologia per l'agricoltura e la biodiversità, innovazione della filiera alimentare, educazione alimentare, alimentazione e stili di vita, cibo e cultura e cooperazione e sviluppo nell'alimentazione. Esperienze e attività economiche ispirate ai temi sono ben presenti e distribuite lungo tutto il territorio nazionale;
l'evento sarà fonte di attrazione per l'intero Paese dal momento che sono attesi oltre 20 milioni di visitatori di cui una parte consistente proveniente da Paesi extraeuropei che, prevedibilmente, coglierà l'occasione per conoscere e visitare diverse aree del nostro Paese e non solo la città Milano e le aree limitrofe;
l'Expo rappresenta la porta d'ingresso verso l'Italia, una straordinaria opportunità di sviluppo per tutto il territorio nazionale che potrà essere colta soltanto se vi sarà piena consapevolezza del "capitale territoriale" presente in ogni area e se si sapranno attivare tutte le risorse presenti e caratterizzanti delle diverse aree del nostro Paese attraverso la creazione di un'offerta articolata e flessibile che sappia valorizzare e far conoscere al mondo intero le innumerevoli, uniche ed imparagonabili attrazioni del nostro Paese;
è necessario saper creare offerte adeguate e contesti favorevoli capaci di attirare l'attenzione e l'interesse delle tante e diverse realtà internazionali che parteciperanno all'evento e per stimolare ed attrarre potenziali investitori in Italia;
le Regioni hanno un ruolo determinante nell'impostare strategie di promozione e costruzione dell'offerta, per sviluppare e presentare in un "Expo dei territori" il tema del cibo, dell'agroalimentare, della ricchezza di eccellenze di cui è ricco il nostro Paese. L'agroalimentare come elemento centrale e di traino per offerte integrate di carattere culturale, artigianale, industriale che possano rappresentare l'incrocio fra tradizione e forte innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e alta capacità creativa, la forza del made in Italy;
l'Italia ha il primato in Europa per numero di prodotti ad Indicazioni geografiche con 814 prodotti su un totale di 3.202 a livello europeo ed è al primo posto con 254 prodotti certificati tra DOP, IGP e STG, dato emblematico di una consistente ricchezza di biodiversità;
l'Italia è il paese della dieta mediterranea inserita nel 2010 nella lista dell'Unesco del patrimonio immateriale dell'umanità in quanto modello nutrizionale che ha effetti positivi sulla salute anche in chiave di prevenzione delle malattie, ma anche modello culturale fondato su un insieme di competenze, pratiche e tradizioni legate al cibo e alla sua valenza sociale e allo stretto contatto con l'ambiente;
considerato che:
le diffuse identità territoriali, le vocazioni dei distretti produttivi, l'unicità delle produzioni agricole sono una ricchezza e un fattore competitivo importante nell'omologazione crescente dell'economia globale, ma nel contempo presentano una maggiore difficoltà di promozione e visibilità in un contesto di dimensione internazionale;
la frammentazione e la diffusione delle numerose risorse che l'Italia possiede è indispensabile, per rendere efficace un "Expo dei territori", una regia a livello regionale rigorosa, che converga su un piano nazionale unitario volto alla valorizzazione e alla promozione sopratutto di quelle attività e di quelle imprese con forte carattere innovativo ed imprenditoriale, che hanno come filo conduttore i temi della sostenibilità ambientale, del connubio tradizione e tecnologia, della valorizzazione i sani stili alimentari, di un'inversione di tendenza contro l'enorme spreco alimentare;
inoltre, sarebbe riduttivo prevedere un'offerta turistica limitata esclusivamente alla durata dell'evento: è necessario invece che i diversi soggetti pubblici e privati coinvolti, sfruttando a pieno il semestre Expo, elaborino nuove strategie per la crescita e lo sviluppo dei diversi territori in cui operano, che tengano conto del patrimonio e dalle risorse attrattive, delle condizioni infrastrutturali di accesso e mobilità e della ricettività;
l'Expo dei territori potrà essere un'occasione unica sia per dimensionare i distretti agroalimentari e i sistemi territoriali ad un livello internazionale sia per strutturare politiche territoriali integrate, creando le condizioni per un reale rilancio economico delle diverse aree del nostro Paese;
nonostante diverse Regioni abbiano lavorato per censire gli asset strategici in ambito regionale e per creare percorsi di condivisione con diversi attori territoriali, a meno di un anno dall'inizio di Expo emerge una diffusa difficoltà di sintesi e di costruzione di progetti capaci di un'attrattività di dimensione internazionale nonché una difficoltà a costruire, attraverso le diverse proposte territoriali, un'immagine uniforme di sistema Paese del settore dell'agroalimentare;
diversi sono i soggetti che stanno promuovendo parallelamente ai percorsi regionali dalle Province, all'ANCI, ai singoli Comuni, alle Camere di commercio, alle organizzazioni dei produttori, ai club di prodotto, alle aziende di promozione turistica, spesso senza una regia che sintetizzi e unisca le diverse proposte;
i tempi sono ormai molto stretti per pensare di attrarre flussi internazionali guardando genericamente a tutti i 140 Paesi attesi all'Expo, mentre è ragionevole pensare ad una selezione di obiettivi, di Paesi, di interlocutori su cui indirizzare le proposte territoriali anche in ragione dell'interesse crescente di alcuni Paesi verso le produzioni e il cibo italiano,
impegna il Governo:
1) a definire linee di indirizzo comuni su cui far convergere nella fase di elaborazione finale le diverse proposte territoriali che abbiano al centro la qualità del patrimonio agroalimentare, come volano per integrare in chiave multidisciplinare i diversi settori: cultura e turismo, artigianato e industria con comuni finalità innovazione e sostenibilità;
2) ad individuare in accordo con le Regioni, le possibili ricadute positive, dall'evento centrale di Milano a quello diffuso nei territori: dall'incremento di attività turistica, allo sviluppo di nuovi contatti per le imprese, che possono scaturire dall'esperienza e dalla conoscenza diretta dei visitatori delle diverse realtà produttive e paesaggistiche;
3) ad assumere un'azione di coordinamento e di condivisione con le Regioni per uniformare, nonostante le tematiche eterogenee, metodi e modelli di approccio nella costruzione delle proposte finali;
4) a sollecitare gli enti locali a rimuovere, attraverso interventi infrastrutturali di qualificazione, gli ostacoli per l'accesso ai territori soprattutto della dieta mediterranea, oggi difficilmente accessibili per le condizioni critiche della rete viaria e telematica;
5) a sviluppare collegamenti già in essere del nostro Paese con Paesi europei ed extraeuropei: i Paesi europei con cui sono già in corso accordi bilaterali sul libero scambio delle produzioni agroalimentari e i Paesi emergenti con cui sono già in corso relazioni economiche prevalenti nel campo agricolo e della meccanica agricola, per permettere di selezionare obiettivi e interlocutori per un'offerta mirata, efficace e non generica.
(1-00263p. a.)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
GAETTI, BERTOROTTA, FUCKSIA, PAGLINI, SERRA, CAPPELLETTI, DONNO, MORONESE, TAVERNA - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
l'Unione europea sostiene la produzione agricola dei Paesi della Comunità attraverso l'erogazione, ai produttori, di aiuti, contributi e premi. Con il decreto legislativo n. 165 del 1999 è stata istituita l'AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) per lo svolgimento delle funzioni di organismo di coordinamento e di organismo pagatore. All'art. 3, commi 2 e 3, dello stesso decreto è disciplinata l'istituzione, da parte delle Regioni e Province autonome, di servizi ed organismi per lo svolgimento delle funzioni di organismo pagatore. L'AGEA, quale organismo di coordinamento, è, tra l'altro, incaricata: della vigilanza e del coordinamento degli organismi pagatori ai sensi del regolamento (CE) n. 1290/2005 del Consiglio del 21 giugno 2005; di verificare la coerenza della loro attività rispetto alle linee guida comunitarie; di promuovere l'applicazione armonizzata della normativa comunitaria e delle relative procedure di autorizzazione, erogazione e contabilizzazione degli aiuti comunitari da parte degli organismi pagatori, monitorando le relative attività;
in tale ambito l'AGEA supporta le attività svolte dagli organismi pagatori e assicura la predisposizione, ai fini dell'armonizzazione delle procedure, di appositi manuali di indirizzo. L'AGEA è anche l'organismo pagatore italiano ed ha competenza per l'erogazione di aiuti, contributi, premi ed interventi comunitari, nonché per la gestione degli ammassi pubblici, dei programmi di miglioramento della qualità dei prodotti agricoli per gli aiuti alimentari e per la cooperazione economica con altri Paesi. I requisiti ed i vincoli cui deve corrispondere la struttura organizzativa dell'organismo pagatore sono puntualmente individuati dal regolamento (CE) n. 885/2006;
l'AGEA in aggiunta alle funzioni di organismo di coordinamento e, nelle more della costituzione degli organismi pagatori regionali, di organismo pagatore, svolge altre importanti e complesse funzioni. Le più significative possono così essere enucleate: autorità competente per il coordinamento del sistema integrato di gestione e controllo (SIGC), che è il sistema dei controlli stabilito dalla riforma della politica agricola comune (titolo II, capitolo IV, regolamento (CE) n. 1782/2003); autorità nazionale responsabile dei controlli di conformità dei prodotti ortofrutticoli stabiliti dal regolamento (CE) n. 1580/2007; ente responsabile del coordinamento e della gestione del sistema informativo agricolo nazionale (SIAN); ente responsabile dell'attuazione dei controlli obbligatori ex post, previsti dal regolamento (CE) n. 485/2008;
l'AGEA esplica tutte queste attività mediante le proprie strutture, ma anche mediante enti strumentali di cui la stessa Agenzia detiene il controllo;
l'AGEA ha partecipazioni in diverse società, tra le quali Agecontrol SpA, SIN Srl e Telaer Srl, in liquidazione;
SIN Srl è stata istituita il 29 novembre 2005, ai sensi del decreto-legge n. 182 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 231 del 2005, ed ha il compito di gestire e sviluppare il sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), quale sistema di servizi complesso ed interdisciplinare a supporto delle competenze istituzionali del comparto agricolo, agroalimentare, forestale e della pesca;
la SIN è partecipata per il 51 per cento dall'AGEA e per il 49 per cento da soci privati tra i quali Almaviva (responsabile rete d'impresa), Agriconsulting sofiter, Auselda, IBM e altri;
l'azienda romana d'informatica Auselda Aed group SpA versa da oltre 3 anni in difficoltà economiche, a causa del venir meno di appalti di servizi informatici da parte di Ministeri ed enti pubblici;
tale situazione di crisi ha comportato per i dipendenti prima l'applicazione dei contratti di solidarietà e poi della cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale;
in data 5 dicembre 2012 la società Auselda Aed group, con sede a Roma e operante nel settore dei servizi informatici, ha comunicato alle organizzazioni sindacali l'intenzione di procedere al licenziamento collettivo di 141 lavoratori addetti all'unità produttiva di Roma. Le parti sociali si sono, quindi, incontrate più volte, al fine di esaminare la situazione aziendale;
nell'incontro svoltosi in data 11 gennaio 2013, le parti hanno constatato l'impossibilità di giungere ad un accordo, per cui l'esame congiunto è proseguito, ai sensi dell'articolo 4, comma 7, della legge n. 223 del 1991, presso il competente assessorato della Regione Lazio. In tale sede, nell'incontro del 15 febbraio 2013, dopo attenta analisi circa la praticabilità di soluzioni volte a ridurre l'impatto sociale di eventuali licenziamenti, è stato stipulato un accordo secondo cui l'azienda si impegnava a richiedere la concessione della cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale per un massimo di 141 unità lavorative per un periodo di 12 mesi a decorrere dal 4 marzo 2013, con pagamento diretto da parte dell'INPS;
in seguito all'istanza presentata in data 19 marzo 2013 dalla Auselda Aed Group, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, esperiti i dovuti accertamenti tecnici, ha emanato il decreto n. 74662 del 24 luglio 2013, con il quale ha approvato il programma di crisi aziendale presentato dall'impresa, relativamente al periodo che va dal 4 marzo 2013 al 3 marzo 2014, e ha autorizzato la corresponsione del trattamento straordinario di integrazione salariale in favore di un massimo di 141 lavoratori addetti alla sede di Roma;
il 29 aprile 2014 il Tribunale di Roma, Sezione fallimentare, ha decretato lo stato di insolvenza di Auselda Aed group, viste le osservazione del creditore Almaviva (RTI) che ha insistito per la dichiarazione di fallimento, e viste le relazioni del commissario giudiziale in merito all'impossibilità di praticare una ristrutturazione economica in quanto l'esposizione debitoria ammonta a 66.728.299,85 euro, mentre l'attivo patrimoniale ammonterebbe a 22.006.528 euro, ed ha ritenuto di acquisire nuova documentazione fissando la comparizione delle parti per il 20 maggio 2014;
al termine dell'udienza collegiale, il Tribunale fallimentare di Roma, dopo aver preso in esame le precisazioni richieste al commissario giudiziale, avvocato Nicola Squillace, ha comunicato che "si riserva" di far conoscere le proprie determinazioni, ancorché concedendo termine, fino a lunedì 26 maggio 2014, al creditore istante (Almaviva), per il deposito di una sua memoria;
considerato che:
per il funzionamento della banca dati SIN-Almaviva RTI ed AGID (Agenzia per l'Italia digitale) su servizi cliente AGEA era stato stipulato un accordo per la durata 2011-2013, con cui venivano mantenuti una decina di dipendenti Auselda in servizio, personale con particolari capacità e competenze informatiche (profili professionali, livelli, grado e numero organico), personale che dovrebbe operare presso la sede di AGEA di via Palestro 81 e di via Salandra 13 a Roma;
inoltre risulta agli interroganti essere in corso un rinnovo del contratto per gli anni 2014-2016 e che AGID avrebbe esercitato la propria funzione consultiva nei confronti dell'AGEA;
a giudizio degli interroganti appare evidente visto che nella primavera 2016 scade il contratto SIN- Almaviva RTI, sia interesse dell'azienda capofila acquisire maggiori quote azionarie possibili per poter esercitare un maggior plusvalore. Tutto questo ignorando le istanze dei lavoratori dell'Auselda. Inoltre sembrerebbe che Almaviva non rispetti l'accordo sottoscritto con SIN circa il corretto utilizzo del personale, non tenendo conto dei livelli professionali e delle capacità,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e se corrisponda al vero quanto evidenziato, in particolare relativamente agli accordi citati nonché ai contratti stipulati tra le parti;
quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di preservare i posti di lavoro e contestualmente garantire la legalità delle operazioni in atto;
se intendano adoperarsi affinché sia convocato nel più breve tempo possibile un tavolo di discussione e di concertazione che coinvolga tutte le parti in causa al fine di pervenire ad una soluzione che garantisca la salvaguardia occupazionale e la piena tutela di tutti i diritti dei lavoratori della Auselda Aed group.
(4-02261)
DONNO, SERRA, MANGILI, SIMEONI, FUCKSIA, BUCCARELLA, MORONESE, PUGLIA, MORRA, SANTANGELO, COTTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:
con provvedimento dirigenziale di autorizzazione n. 1 del 14 gennaio 2014 del Servizio ambiente ed ecologia della Provincia di Brindisi, recante "Autorizzazione alle emissioni in atmosfera, art. 269 del decreto legislativo n. 152/2006, per l'esercizio di una centrale per la produzione di energia elettrica alimentata a biomasse nel Comune di Cellino S.M., Flego Srl", venivano autorizzate "le emissioni in atmosfera per l'esercizio di una centrale di produzione di energia elettrica da 0.99 MWe e 5.2 MWt da alimentare a biomasse in assetto cogenerativo, da insediare nel Comune di Cellino San Marco, su area distinta dal foglio catastale 10, particelle 2-78-196";
parimenti, con provvedimento dirigenziale di autorizzazione n. 4 del 21 gennaio 2014 del Servizio, recante "Autorizzazione alle emissioni in atmosfera, ex art. 269 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., per l'esercizio di una centrale di produzione di energia elettrica alimentata a biomasse da insediare nel Comune di Cellino S.M., Gamma Group Srl", venivano autorizzate "le emissioni in atmosfera per l'esercizio di una centrale di produzione di energia elettrica da 0.99 MWe e 5.9 MWt da alimentare a biomasse in assetto cogenerativo, da insediare nel Comune di Cellino San Marco, foglio 16, particelle 196-197-419-420-21-422-216-218 e 27";
per entrambi i provvedimenti di autorizzazione veniva specificata "una durata di anni 15, a decorrere dalla data di rilascio" dei provvedimenti stessi;
in data 31 luglio 2013, il comitato "Respiriamo liberi" di Cellino San Marco presentava all'attenzione del sindaco, ai sensi dell'art. 36 dello statuto comunale, una petizione popolare "contro gli impianti a biomassa previsti a Cellino San Marco, nelle contrade Annano e Canterini". Tale petizione non ha prodotto atti o risposte da parte dei destinatari;
la realizzazione degli impianti determinerebbe un grave impatto ambientale in quanto nella zona agricola "Annano", una contrada di Cellino San Marco, vi è una massaccia presenza di uliveti e vigneti di notevole pregio agricolo e paesaggistico;
in zona "Canterini", nelle particelle catastali ove è in programma la realizzazione di uno degli impianti, risulta essere presente un allevamento a spalliera nonché vigneti ad alberello per la produzione del vino denominato "Salice salentino Dop" (di origine protetta);
nella zona interessata, vi sono numerosi insediamenti produttivi, che determinano forti disagi ed una considerevole concentrazione di emissioni dannose in atmosfera;
a giudizio degli interroganti, la realizzazione dei detti impianti a combustione di biomasse per la produzione di energia elettrica risulta essere incompatibile con la tutela della salute, dell'ambiente, della salubrità dell'aria, della biodiversità e dell'economia locale;
la realizzazione delle centrali a biomassa in parola causerebbe gravi danni a livello economico, ambientale, turistico, incidendo negativamente sulla flora esistente e sulla qualità della vita dei cittadini;
considerato che:
l'art. 5, comma 1, dello statuto comunale di Cellino San Marco, stabilisce che "il Comune nell'ambito delle proprie competenze, garantisce il diritto alla salute, con particolare riguardo alla prevenzione e alla tutela della salubrità e della sicurezza dell'ambiente e del posto di lavoro, intervenendo e contribuendo con propri mezzi a valorizzare la dignità dell'uomo, migliorare la sua qualità di vita";
al comma 2 prevede che "l'Amministrazione Comunale si deve fare promotore attivo delle politiche di prevenzione della salute intervenendo, anche di concerto con le Amministrazioni dei Comuni limitrofi e anche avvalendosi di proposte tecnico-scientifiche, nei confronti delle istituzioni pubbliche e private e nei confronti delle autorità competenti al fine di tutelare la salute dei cittadini e il territorio",
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se, nell'ambito delle proprie competenze, intendano verificare che l'iter procedimentale, tecnico e autorizzativo, relativo alle centrali in questione sia conforme al dettato normativo e regolamentare in materia, anche alla luce di un'effettiva valutazione di opportunità e fattibilità delle opere;
se, nell'ambito delle rispettive competenze e fatte salve le specifiche attribuzioni regionali e locali, abbiano adottato o intendano adottare misure che consentano di operare una modifica e/o integrazione degli strumenti urbanistici approvati e/o adottati dei regolamenti edilizi vigenti, promuovendo anche una modifica della normativa di sicurezza nonché quella igienico-sanitaria, ad esempio introducendo una distanza minima di almeno 5 chilometri di tali impianti dai centri abitati e dalle case sparse;
se, in particolare, risultino esser state fornite le opportune informazioni circa l'approvvigionamento idrico necessario all'esercizio e alla conduzione degli impianti, nonché sul collettamento, gestione e trattamento delle acque meteoriche;
se sussista un'effettiva compatibilità della realizzazione dei predetti impianti alle direttive del piano di tutela delle acque della Regione Puglia e relative linee guida, anche in riferimento alle superfici impermeabilizzate e da impermeabilizzare per evitare l'inquinamento di suolo e sottosuolo;
se risultino essere stati opportunamente vagliati gli effetti delle dispersioni in aria delle emissioni di varia natura prodotte dalle centrali, in ogni situazione meteorologica, ed il loro impatto, anche cumulativo, in un contesto già gravemente compromesso;
se risultino noti dettagli quali tipologia, uso, gestione finale di tutti gli scarichi e i residui dei processi produttivi delle centrali;
se intendano adottare, per quanto di propria competenza, misure urgenti a tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini nelle aree interessate.
(4-02262)