Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 167 del 15/01/2014

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

167a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 15 GENNAIO 2014

(Pomeridiana)

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Presidenza del vice presidente GASPARRI,

indi della vice presidente LANZILLOTTA

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Gruppo Azione Partecipazione popolare: Misto-GAPp; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,32).

Si dia lettura del processo verbale.

PETRAGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

Sul processo verbale

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Chiediamo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,37).

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(925)Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Ferranti ed altri, Costa)

(110) PALMA e CALIENDO. - Delega al Governo per la riforma del sistema sanzionatorio

(111) PALMA e CALIENDO. - Disposizioni in materia di effettività della pena

(113) PALMA e CALIENDO. - Disposizioni in materia di sospensione del processo nei confronti di imputati irreperibili

(666) CASSON ed altri. - Modifiche al codice di procedura penale in tema di notifiche, contumacia, irreperibilità, prescrizione del reato, nonché disposizioni in materia di razionalizzazione e accelerazione dei tempi del processo penale

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 16,37)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 925, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Ferranti ed altri, Costa, 110, 111, 113 e 666.

Ricordo che nella seduta antimeridiana è proseguita la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Torrisi. Ne ha facoltà.

TORRISI (NCD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, discutiamo finalmente un testo frutto di un lungo e approfondito lavoro in Commissione giustizia. Esso è il risultato non solo di un confronto politico, ma anche del dibattito tra giuristi, docenti universitari, avvocati, magistrati e professionisti per giungere a un provvedimento equilibrato e rispondente ai problemi di cui il sistema giudiziario e quello carcerario italiano soffrono da tempo: dalla eccessiva durata dei procedimenti all'enorme carico di processi pendenti, dall'incapacità nel garantire la certezza della pena al sovraffollamento delle carceri.

Ma, oltre al confronto con le suddette figure di addetti ai lavori, il confronto, anzi l'ascolto, è stato specialmente verso il tessuto sociale del Paese; un Paese, il nostro, grande e civile, ma che in questo ambito non ha saputo brillare in modernità, efficienza e lungimiranza, trascurando i diritti umani; una responsabilità che ci è costata perfino l'umiliante condanna della Corte europea per i diritti dell'uomo per le condizioni di vita nelle nostre carceri, definite senza mezzi termini inumane e degradanti.

Pertanto, il disegno di legge su cui discutiamo rappresenta indubbiamente un passo in avanti per la civiltà giuridica, in generale, per l'Italia e, nello specifico, per l'ammodernamento di un sistema carcerario andato alla deriva per troppo tempo, spesso - ammettiamolo coscientemente - anche per lo scarso interesse da parte della classe politica.

Il provvedimento in discussione presenta una complessità dovuta al fatto che assorbe al suo interno altri provvedimenti legislativi e ciò mi consente di soffermarmi particolarmente sui punti fondamentali del testo; testo che sostanzialmente, riprende quello già approvato nella scorsa legislatura dall'Assemblea della Camera, che non aveva concluso l'iter parlamentare per l'anticipata interruzione.

Come ogni normativa, è necessario individuare le ragioni e il fine della legge e, poiché abbiamo il dovere di dare risposte chiare e con un linguaggio altresì chiaro agli italiani, ritengo opportuno cercare delle risposte a delle giuste domande. Chiediamoci, pertanto, a quali problemi intende dare risposte questo provvedimento; se esso pregiudica gli interessi delle vittime dei reati e la sicurezza sociale dei cittadini, argomenti che sono stati sollevati nel corso di questo dibattito.

Io credo che stiamo trattando un intervento legislativo di fondamentale importanza per il sistema penale, in piena coerenza con l'articolo 27 della Costituzione, che al terzo comma recita: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Con questo provvedimento credo che entrambe le finalità del dettato costituzionale siano realizzate. Si tratta certamente di una parte della riforma penale, che dovrà essere completata attraverso altri disegni di legge, già all'esame della Commissione giustizia.

Entrando nel dettaglio, possiamo affermare che il provvedimento ha come obiettivo quello di far fronte, da una parte, ad un critico sovraffollamento delle carceri e, dall'altra, con la deflazione, all'intasamento dell'enorme carico giudiziario dei tribunali.

Per quanto riguarda la drammaticità del primo problema, basta riportare alcuni dati: nelle nostre carceri vi sono oltre 65.000 detenuti, di cui ben 25.000 sono in una situazione di custodia cautelare. Questo provvedimento costituisce, intanto, un primo capitolo che attiene ai condannati in via definitiva, per coloro che entrano nel circuito carcerario del nostro Paese.

Anche per rispondere alle domande sulla certezza della pena, sugli interessi delle vittime e sulla sicurezza sociale, occorre avere alcuni punti di riferimento nell'affrontare il testo. Questi punti cardine sono: l'aspetto repressivo che la pena deve avere; l'aspetto sociale preventivo della pena; l'aspetto della tutela della persona offesa dal reato e l'aspetto del recupero della persona che entra nel sistema carcerario.

Non dimentichiamo, però, che la pena deve innanzitutto rieducare il condannato: un'azione attualmente quasi irrealizzabile nelle nostre carceri. La delega presente nel provvedimento afferma chiaramente il principio della detenzione domiciliare per i reati puniti con la pena sino a tre anni. Il giudice, inoltre, può scegliere e commisurare la pena in base ad alcuni principi previsti dall'articolo 133 del codice penale, potendo stabilire se una persona condannata per un reato, sanzionato con una pena edittale tra i tre e i cinque anni, deve andare in carcere oppure agli arresti domiciliari.

Sul punto il testo è molto preciso e puntuale: vi erano aspetti indeterminati e di delega troppo generici che sono stati stralciati. Le norme, invece, stabiliscono che, da parte del Governo, vanno previste, tra le pene principali, la reclusione e l'arresto presso l'abitazione del condannato o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza o accoglienza. Si tratta di un aspetto fondamentale, in quanto non è più il giudice dell'esecuzione a stabilire gli arresti domiciliari, ma il giudice della cognizione. Il giudice diventa, pertanto, il perno dell'azione nel valutare la personalità, il contesto e le opportunità nell'ambito di una giusta proporzione della sanzione penale contestualizzata, legata alla gravità del comportamento e dell'eventuale pericolosità sociale.

È necessario, quindi, sgombrare il campo da ogni possibile equivoco. Non si tratta affatto di un indulto mascherato e men che meno di amnistia travestita: l'indulto estingue la pena o la commuta in una minore; l'amnistia estingue il reato. Con questo provvedimento non viene estinta la pena e men che meno vengono estinti i reati. Infatti, la pena dell'arresto e della reclusione non viene cancellata, ma viene scontata agli arresti domiciliari.

Questo provvedimento, nella sua interezza, tiene conto della necessità di attuare le riforme e gli impegni che l'Italia ha assunto con l'Europa e, quindi, di consolidare l'idea del carcere come estrema ratio. La nostra Costituzione non prevede la pena come vendetta: chi ha sbagliato, chi ha violato la legge deve poter espiare potendo contare sulla speranza di avere una nuova possibilità di essere recuperato e di potersi reinserire in una famiglia, nella società. Questa è la ratio del cambio culturale che lega i diversi elementi di questo provvedimento.

Onorevoli colleghi, altro tema di fondamentale importanza del provvedimento riguarda la messa alla prova, attualmente prevista solo nel processo minorile. Esteso agli adulti, tale istituto permetterà la sospensione del processo per reati di media e piccola entità, a fronte di un periodo di lavoro gratuito e di utilità sociale finalizzato a riparare la società e la vittima del reato e teso alla rieducazione dello stesso condannato. L'istituto offre anche agli imputati per reati minori un percorso di reinserimento alternativo e, insieme alla sospensione del processo per gli imputati irreperibili, svolge una funzione deflattiva dei processi penali. Infatti, in caso di esito positivo della messa alla prova, il reato si estingue con sentenza pronunciata dal giudice.

Quindi, si tratta di valutare se in determinate circostanze non possa essere messa in azione una anticipazione di tutela che eviti di appesantire e intasare le attività dei tribunali affrontando, altresì, in maniera del tutto nuova il rapporto tra il sistema giustizia e la persona, in questo caso indagata, valutando se si è di fronte ad un soggetto che ha sbagliato una tantum o a un delinquente abituale, e quindi giustamente perseguibile, che dovrà scontare diversamente la sua pena.

Questo è, in sintesi, lo spirito della messa alla prova: un'attività di pubblica utilità, un'attività di volontariato, un controllo preciso da parte dell'amministrazione. E affinché tale dinamica virtuosa si inneschi occorreranno anche meno burocrazia e opportuni controlli finalizzati a valutare la radice del problema: se una persona, cioè, si può considerare recuperata evitando che entri nel circuito, a volte perverso e massificante della giustizia, dove vi è il rischio di livellare tutti i condannati, da quelli per reati lievi a quelli molto gravi.

Pertanto, l'istituto della messa alla prova costituisce tutt'altro che una soluzione blanda e superficiale al problema, cioè per chi commette reato non è un modo di "farla franca". Esso rappresenta invece un'alternativa seria ed equa per la persona che, nella sua attività di pubblica utilità, può dimostrare di avere sbagliato o di essere stata accusata di avere sbagliato, evitando di entrare nel tritacarne della giustizia da cui, non sempre, è facile uscire per reintegrarsi giustamente nel tessuto sociale.

Importante è anche la parte del provvedimento relativa alla delega sulle depenalizzazioni dei reati minori, sanzionati con pene pecuniarie o con la pena alternativa, che vengono trasformati in illeciti amministrativi.

In ordine all'aspetto specifico della delega relativo al reato di immigrazione, il Gruppo Nuovo Centrodestra auspica una nuova proposta emendativa del Governo e del relatore che migliori e perfezioni l'attuale testo evitando di creare un vuoto normativo.

Signor Presidente, in conclusione, con questo mio intervento intendo affermare con convinzione che il provvedimento in discussione costituisce una valida risposta moderna e democratica ai problemi della giustizia nel nostro Paese. Esso, infatti, contiene disposizioni che conciliano gli obiettivi di un moderno sistema penale e della rieducazione e umanizzazione della pena. Il provvedimento si presenta pertanto lungimirante e tende a superare una visione carcerocentrica e panpenalistica, che taluni vorrebbero ancora mantenere, ma che nella realtà si è spesso rivelata concretamente fallimentare e foriera di ulteriori problematiche a carico dello Stato e della società.

Concludo citando il nostro Cesare Beccaria, il quale già nel 1766 scrisse che vi è un punto in cui la forza deterrente della pena finisce per diventare una spinta a commettere fatti delittuosi più gravi di quelli che si voleva evitare. Tali ed altri rischi il provvedimento intende evitare, riaffermando con forza quanto espresso dall'articolo 27 della Costituzione della Repubblica. (Applausi dal Gruppo NCD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crosio. Ne ha facoltà.

CROSIO (LN-Aut). Signor Presidente, signori colleghi, membri del Governo, dal 1948 ad oggi nel nostro Paese sono stati approvati dal Parlamento italiano 40 indulti e, sebbene il problema del sovraffollamento carcerario non sia risolto, Letta e la signora Cancellieri ci riprovano. Sbagliare è umano, ma perseverare è sicuramente diabolico.

È chiaro a tutti che volete semplicemente riempire il Paese di criminali e non attuare una seria politica carceraria. Questo è chiaramente un provvedimento vergognoso; libererà in pochissimi mesi più di 3.000 delinquenti e non accenna invece alla messa in sicurezza e in funzione delle 38 carceri fantasma che ci sono in Italia.

Hanno stanziato 100 milioni di euro per l'acquisto di 2.000 braccialetti elettronici, che sarebbero costati meno se comprati da Bulgari; di questi, la maggior parte è rimasta inutilizzata o ne sono state utilizzate poche decine.

A nessuno però è venuto in mente che per rientrare negli standard basterebbe far scontare la pena nei propri Paesi d'origine ai 23.000 extracomunitari che affollano le nostre carceri.

Su questo punto voglio fare una riflessione. Proprio ieri si è tenuta una riunione tra i delegati parlamentari dell'Assemblea del Consiglio d'Europa, alla quale anch'io ho partecipato, alla presenza della signora Sabine Schnarrenberger, già ministro della giustizia del Governo tedesco, candidata alla segreteria generale del Consiglio d'Europa. A lei mi sono rivolto e, dopo averle spiegato che, oltre ai problemi dell'immigrazione, stiamo dibattendo in questo momento in Parlamento il problema delle carceri, che sono sovraffollate, con 23.000 detenuti extracomunitari irregolari, le ho chiesto che cosa, secondo lei, dobbiamo fare.

La risposta della candidata alla segreteria generale del Consiglio d'Europa è stata molto semplice: queste persone devono scontare la pena a casa loro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Ripeto, devono scontare la pena a casa loro. È ora che l'Europa insomma si muova.

I cari Cancellieri e Letta, allora, invece di modificare la Bossi-Fini o il Testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti, modifichino la legge Gozzini: è grazie ad essa che camorristi e serial killer evadono. Il Governo lo sa e non si muove, per cui è connivente con questa situazione. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Il ministro Cancellieri si concentri sui problemi della giustizia, invece che su quello dei detenuti.

Ci troviamo a discutere il quarto provvedimento in nove mesi - due decreti e due disegni di legge - in materia di carceri, in modo particolare sul problema del sovraffollamento carcerario. È la dimostrazione che da parte dell'attuale Governo, e specialmente da parte del ministro Cancellieri, c'è stata attenzione solo ed esclusivamente nei confronti dei detenuti e delle carceri, quando sappiamo benissimo che altre sono le questioni del sistema giudiziario del Paese.

Il passaggio principale e caratteristico, in relazione al quale la Lega voterà sicuramente contro questo provvedimento, riguarda la modifica dell'articolo 275, comma 3, del codice di procedura penale. Noi riteniamo che per alcuni reati di gravissimo allarme sociale, l'obbligo o l'obbligatorietà istantanea della carcerazione preventiva siano doverosi e necessari. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Parlo di reati come la violenza sessuale, la violenza sessuale di gruppo, l'omicidio volontario, per i quali deve essere mantenuta la previsione o quanto meno la presunzione assoluta della carcerazione preventiva.

Vogliamo confermare l'attenzione che solo la Lega continua a mantenere nei confronti della sicurezza dei cittadini italiani. Quello attuale, invece, è il Governo che difende e tutela i criminali; un Governo che ovviamente non potrà avere, e non ha, il consenso della Lega e - ci stiamo accorgendo - anche di gran parte degli italiani. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Signor Presidente, vorrei pure sottolineare che il nostro Paese per il problema delle carceri è stato richiamato anche dalla Commissione europea e dallo stesso Capo dello Stato, il quale ha voluto più volte manifestare il proprio disagio e la propria preoccupazione per lo stato in cui versano i nostri istituti di pena.

E noi cosa facciamo? Cosa fa questo Governo? Cerca di risolvere il problema delle carceri svuotandole, al grido di: «Liberi tutti!». Questa è una risposta che ci preoccupa, ma soprattutto preoccupa i cittadini. In estrema sintesi, ci troveremo a far uscire questi «galantuomini» dal carcere grazie a questo indulto mascherato per poi, dopo una quindicina di giorni - com'è già successo - dover assicurare nuovamente questi personaggi alle nostre patrie galere. Così andrà a finire. Questo è quello che succederà. Ci avete già provato: è questo che è successo.

Ci chiediamo quale atteggiamento avranno coloro che sono deputati ad esercitare il ruolo di controllo, a garantire la sicurezza del Paese, cioè le Forze dell'ordine (Carabinieri, Polizia), che vedranno uscire questi «galantuomini» e dovranno rincorrerli un'altra volta, come i «Bassotti».

Mi chiedo come può sentirsi un servitore dello Stato quando la risposta della politica è sommaria, pressappochista e senza alcun fondamento. Ma voi, signori del Governo, avete mai parlato con gli uomini delle Forze dell'ordine? Sono sconfortati, confusi, demotivati: rischiano la vita tutti i giorni e vengono pure presi in giro. Voi, però, questo non lo sapete, continuate a restare chiusi nella vostra torre d'avorio, lontani dai problemi della gente.

Io vorrei anche, se me lo permette, signor Presidente, fare una riflessione sull'articolo 4. Nel nostro Paese abbiamo un patrimonio di volumi carcerari, gli edifici all'interno delle nostre città, in cui si trovano le strutture carcerarie, e vorrei per l'ennesima volta sottolineare un problema, come già fatto in altre occasioni, ad esempio parlando del cosiddetto svuota carceri. A Milano, venne fatta una proposta dall'allora sindaco, il collega Albertini, e dall'allora ministro Castelli (quel Ministro barbaro, leghista e razzista) (Applausi dal Gruppo LN-Aut), in cui si prendeva in considerazione il volume di San Vittore e si ridisegnava il contesto architettonico e urbanistico della città, tra l'altro coinvolgendo uno dei più grandi architetti a livello mondiale, Norman Foster, che accettò con grande entusiasmo. Quel progetto riproponeva lo stesso volume in verticale, creando un elemento di riconoscibilità all'interno della città. Tutto funzionava: sotto l'aspetto urbanistico, sotto quello della programmazione del territorio, sotto l'aspetto architettonico, ma soprattutto sotto l'aspetto economico.

Tuttavia, signor Presidente, come troppo spesso succede nel nostro Paese, una mattina si è alzato il solito provveditore alle opere pubbliche dicendo: giù le mani da San Vittore. Questo è successo: un funzionario dello Stato si è messo di traverso quando legittimamente un sindaco e un Ministro hanno tentato di fare a Milano un'operazione grandiosa, come si fece a suo tempo per la Fiera. Ve lo abbiamo chiesto più volte: queste sono le cose che bisogna fare, su questo dovete concentrarvi se volete dare una risposta concreta al problema delle carceri. Creiamo le condizioni per cui, quando il processo politico e amministrativo riesce finalmente a generare cose serie e risolutive, non si metta di traverso il solito burocrate di Stato e, come nel caso di Milano, un grandissimo incapace. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Tuttavia, signor Sottosegretario, la cosa che ci preoccupa maggiormente e che ci sconcerta di più è che più passa il tempo e più la gente ha paura nel nostro Paese. È molto preoccupante, e le voglio portare una testimonianza in questo senso. Sabato scorso sono stato invitato a Tirano (Tirano, non Tirana), in provincia di Sondrio, «ai confini dell'Impero», a una manifestazione spontanea di cittadini che hanno voluto sfilare senza nessun cliché politico in maniera composta per segnalare la propria preoccupazione per l'ondata di furti che ha toccato anche la lontana Valtellina, un fenomeno che da diversi mesi tocca famiglie che fino ad ora non avevano avuto questo genere di problemi.

Le posso garantire che sono rimasto impressionato dal livello di preoccupazione che pervade la gente, e mi creda, signor Sottosegretario, io sono uno che il territorio lo batte. Sono traumatizzati, sono preoccupati, si sentono lasciati soli. Voi li lasciate soli, questo vi imputiamo: voi lasciate soli i nostri cittadini! (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Tra l'altro, qualcuno insiste nel definire isole felici questi territori, come la mia provincia; sono territori che non avevano mai fatto i conti con il problema della sicurezza delle persone, se non per casi isolati. No, signor Presidente, non devono essere definite isole felici: è la terra che ci hanno consegnato i nostri padri e che noi vogliamo consegnare ai nostri figli, possibilmente migliorandone la qualità della vita. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

È esattamente il contrario di quello che voi volete fare. Ma state tranquilli, la gente non è stupida, non vi permetterà di omologare la propria vita ad uno standard di vita che non capisce e soprattutto non vuole. Questo è quello che la gente vi dirà. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Oggi garantire una vita dignitosa a tutti i cittadini italiani e stranieri regolari è, e deve essere, la mission politica di tutte le forze politiche. La vostra è un'altra cosa. Allora mi chiedo: è forse sbagliato cercare di garantire a tutti i cittadini che risiedono nel nostro Paese una vita dignitosa per loro e i loro figli? Assolutamente no. Chiunque di noi abbia fatto l'amministratore locale ha contribuito a questo processo e l'ha fatto per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro nazionalità, dalla religione e dalle convinzioni politiche. In migliaia di Comuni nel nostro Paese convivono serenamente donne e uomini di razza e cultura, distinti nell'origine, ma identici nella quotidianità. Questo è quello che voi non conoscete. Voi, con il vostro disegno politico, state compromettendo tutto questo: siete degli irresponsabili. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Vorrei fare una riflessione politica. Non mi stupisco del fatto che la sinistra si adoperi ancora una volta per liberare i delinquenti e soprattutto favorire l'immigrazione clandestina: è nel DNA della sinistra. Non è una novità che la sinistra si batta per l'abolizione del reato di clandestinità. Siamo un po' perplessi per l'atteggiamento da parte dei colleghi di Forza Italia, che stanno cercando di capire dove si trovano. C'è un po' di confusione anche nel Nuovo Centrodestra. Vedremo l'evolversi, ma ne risponderanno anche loro - come tutti - ai cittadini. Però c'è una novità nello scenario politico del nostro Paese, e ne prendiamo atto: il Movimento 5 Stelle ha finalmente gettato la maschera. Infatti, sarà grazie a voi se il reato di clandestinità sarà abolito. Grazie, a nome dei cittadini italiani! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Finalmente avete fatto capire agli italiani cosa volete: colleghi del Movimento 5 Stelle, siete una costola della sinistra più radicale, che vuole più clandestini e meno sicurezza, pensando troppo a chi sta nelle carceri, i delinquenti, e poco ai cittadini onesti. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Applausi ironici dal Gruppo M5S). Siate sicuri che di questa cosa è agli italiani che dovrete rendere conto, oltre che alla vostra coscienza. (Commenti dal Gruppo M5S).

In conclusione, signor Presidente, la Lega ha sempre espresso le proprie idee in maniera democratica. Noi siamo gandhiani, non abbiamo mai creato problemi a nessuno, anche attraverso il nostro giornale: «la Padania» è un simbolo del nostro movimento, ma qualcuno vuole eliminarla. (I senatori del Gruppo LN-Aut mostrano la prima pagina del quotidiano «la Padania»). Non toccate «la Padania», o vi garantiamo...

PRESIDENTE. Colleghi, non c'è bisogno. Credo che il dibattito sia lungo e intenso. Gli assistenti parlamentari, per cortesia, intervengano. Senatore Bitonci, senatore Divina...

CROSIO (LN-Aut). Non toccate «la Padania» o scateniamo l'inferno!

PRESIDENTE. Ho capito, però non c'è bisogno di ostentare il giornale. Chi vuole lo compra in edicola.

CROSIO (LN-Aut). Non toccate «la Padania» o scateniamo l'inferno!

PRESIDENTE. Prego anche i senatori Segretari di collaborare. Senatore Bitonci, lei è un Capogruppo, collabori per poter proseguire. (Commenti dal Gruppo LN-Aut. Gli assistenti parlamentari provvedono a togliere i giornali).

Senatore Crosio, ha concluso il suo intervento? (I senatori del Gruppo LN-Aut espongono un cartello con la scritta «Giù le mani da "la Padania"»). Il giornale l'abbiamo letto, ora anche i cartelli; non c'è bisogno. Prego di ritirare i cartelli. (Gli assistenti parlamentari ritirano i cartelli).

È iscritto a parlare il senatore Airola. Ne ha facoltà.

AIROLA (M5S). Se vuole aspettiamo un attimo.

PRESIDENTE. Adesso i cartelli non ci sono più: può parlare. (Commenti del senatore Olivero. Scambio di battute fra i senatori del Gruppo LN-Aut ed il senatore Olivero).

AIROLA (M5S). Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, vorrei... (Vivaci commenti dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Colleghi, già avete dato luogo alla vostra performance, ora prendete posto e state seduti. (Il senatore Divina mostra un cartello). Senatore Divina, mi meraviglio di lei. Prego, senatore Airola, prosegua mentre termina il sequestro dei cartelli.

AIROLA (M5S). Signor Presidente, le chiedo di poter recuperare il tempo a mia disposizione.

PRESIDENTE. Non si preoccupi, senatore, il tempo, calcolato come nel basket, è quello effettivo, stia tranquillo.

AIROLA (M5S). Introduco un argomento, spero, più distensivo. (Forte brusio). Sapete che consideriamo le...

Scusate, ma avrei intenzione di intervenire.

PRESIDENTE. Sì, senatore Airola, ma se lei parla contribuirà a normalizzare i lavori.

AIROLA (M5S). Ma non si può, con questo rumore.

Sapete che consideriamo le depenalizzazioni un modo efficace di risolvere i molti problemi che affliggono da decenni il sistema carcerario e la giustizia italiana. Oggi ci sarebbe l'opportunità di risolvere tanti problemi con un solo emendamento, sicuramente molto più efficace e utile di inopportune iniziative legislative assunte nel passato, quali l'indulto e l'amnistia che ci troveremo, tra l'altro, a dover affrontare di nuovo in quest'Aula.

Il Movimento 5 Stelle ha presentato in Commissione, e ripresenta oggi in Aula, un emendamento per depenalizzare le droghe leggere. Come sapete, più di un terzo di detenuti sono in carcere per droga, moltissimi per piccoli reati. Con una sola depenalizzazione, in un colpo risolviamo l'affollamento delle carceri, alleggeriamo la giustizia, togliamo soldi alla malavita e raggiungiamo molti altri obiettivi utili.

È venuto il momento - dicevamo - di depenalizzare. Ma non lo diciamo solo noi: lo dice un rapporto dell'ONU, della Global Commission on Drug Policy che afferma: «La guerra mondiale alla droga ha fallito con devastanti conseguenze per gli individui e le comunità di tutto il mondo». L'appello arriva da personalità come l'ex presidente dell'ONU Kofi Annan o l'ex commissario dell'Unione europea Javier Solana, l'ex segretario di Stato statunitense George Schultz e diversi ex presidenti come Jimmy Carter o personalità del mondo della cultura, come il premio Nobel Mario Vargas Llosa.

Negli Stati Uniti è nota a tutti la recente scelta antiproibizionista dello Stato del Colorado, che si aggiunge allo Stato di Washington e alla California. Ci stanno lavorando anche altri Stati. Tutti voi sapete della legalizzazione avvenuta in Uruguay e persino in Australia occidentale. Lo stesso hanno fatto altri Paesi europei come il Portogallo, la Spagna, l'Olanda. E in Italia? In Italia siamo un po' più schizofrenici.

Mentre in Commissione giustizia la maggioranza bocciava questi stessi emendamenti da noi proposti (spiegherò poi che hanno motivato con altre ragioni il voto negativo) al Senato e alla Camera depositava disegni di legge e proposte di depenalizzazione. E non solo a Roma, anche in varie Giunte e Consigli comunali e regionali si facevano scelte in tal senso: l'ultima proprio l'altro ieri a Torino, la città in cui vivo, dove è stata votata una mozione SEL-PD che chiede alla Regione Piemonte di seguire l'esempio di Toscana, Liguria e Veneto (tra l'altro a trazione leghista, come il Piemonte) che, oltre ad aver autorizzato i farmaci cannabinoidi per la terapia del dolore, ha approvato all'unanimità una legge per sperimentare la distribuzione gratuita negli ospedali e nelle farmacie di preparati a base di cannabis, ma anche la produzione diretta di marijuana. E chiede persino - pensate un po' - l'abolizione della legge Fini-Giovanardi.

Ricordo che in Veneto il centrodestra si espresse favorevolmente, fu molto soddisfatto per l'approvazione della norma (la votarono la Lega e l'UDC) per rendere finalmente disponibile la cannabis a uso terapeutico dando sollievo a migliaia di malati (cure palliative e antalgiche, cancro, sclerosi laterale amiotrofica, multipla, distrofia muscolare, Alzheimer e Parkinson, glaucoma, asma, insomma moltissime patologie).

Quindi, non credete che sia giunto il momento di risolvere queste contraddizioni? Risolverle trasversalmente perché trasversalmente ci sono i semi di una nuova consapevolezza rispetto a questa pianta, che peraltro si usa da 8.000 anni. Si propongono indulti e provvedimenti «svuota carceri» per far uscire criminali professionisti recidivi e non siete favorevoli a soluzioni condivise con i vostri stessi compagni di partito?

Io lo so che sotto sotto siete favorevoli. Ci sono molti esponenti di centrodestra e centrosinistra che sono favorevoli. Ricordo pochi giorni fa le dichiarazioni di Galan, dell'assessore leghista Fava, del senatore del PD Manconi, che ha appena depositato un disegno di legge in merito, del senatore Lo Giudice, che ha ritirato un emendamento simile al nostro affermando che si sarebbero impegnati a portare avanti in sede deliberante in Commissione un disegno di legge.

È vero che qui avremmo potuto farlo con un semplice emendamento, votandolo. Io dico che potremmo fare un gesto risolutivo nei confronti della salute dei cittadini: svuotare le carceri da persone che con il crimine hanno ben poco a che fare. Alleggeriamo così il lavoro dei tribunali, favoriamo l'economia e l'agricoltura e - infine - stronchiamo il business miliardiario delle organizzazioni criminali.

Quindi, avremmo potuto oggi, con un solo voto - ripeto - stroncare il business miliardario delle organizzazioni criminali e favorire l'economia, l'agricoltura, la sanità e la salute. Spero che questa cosa succeda presto, perché è venuta ora, veramente, di piantarla. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, un legislatore attento ai valori costituzionali ha due regole: la prima è che non può mai privilegiare esigenze di sicurezza rispetto a diritti individuali; la seconda è che non può nemmeno privilegiare diritti individuali rispetto ad esigenze di sicurezza.

Ho avuto il piacere e l'onore di lavorare con due Ministri nel Governo Berlusconi (i ministri Alfano e Maroni), che grazie a Dio si ispiravano a questi principi.

PALMA (FI-PdL XVII). Anche con me hai lavorato!

CALIENDO (FI-PdL XVII). Anche con il senatore Palma.

Perché ho detto che si ispiravano a questi principi? Nella discussione su questo provvedimento ho sentito una serie di critiche e di valutazioni che non corrispondono al reale. Una prima questione è che non si tratta di una misura svuota carceri, ma di un'affermazione di principi. In particolare, si è voluto introdurre un concetto. Oggi noi abbiamo una serie di misure alternative al carcere che hanno soltanto valenza clemenziale e di beneficio, perché non comportano alcun ristoro alla società. È stato introdotto, invece, sia nella misura della detenzione domiciliare, sia in quella della messa alla prova (anzi, con un emendamento chiedo che sia condizione di ammissione alla messa alla prova), il lavoro di pubblica utilità, ossia la necessità di un ristoro alla società per il reato commesso.

Nello stesso tempo, ho sentito dire che si tratta di delinquenti. Badate: nessuna delle norme di questo disegno di legge si applica a delinquenti e contravventori abituali, a delinquenti professionali e ai delinquenti per tendenza. Si tratta soltanto di reati con pena fino a tre anni di reclusione o, al massimo, a cinque anni per quanto riguarda la detenzione domiciliare. Per quanto riguarda la messa alla prova, ne chiedo l'applicazione fino a cinque anni, perché tutti i provvedimenti fatti finora riguardano i cinque anni.

Dov'è che questo provvedimento è stato alterato nelle sue fisionomie? Quando si è trattato di inserirvi norme che riguardano le tossicodipendenze e le droghe. Prendo atto della dichiarazione del senatore Lo Giudice, che ha preannunciato il ritiro degli emendamenti su questo, perché, correttamente (me ne compiaccio), vanno valutate queste questioni in un insieme di norme che riguardano la tossicodipendenza, lo spaccio e la qualità di tossicodipendente, per valutarne insieme gli effetti sulla persona e su quelle che sono le esigenze di sicurezza.

La seconda questione riguarda il reato di clandestinità. Bisogna essere chiari e precisi. In quest'Aula oggi posso dire che sono felice di aver avuto finalmente ragione, visto che ho sentito dire ancora delle cose che la stessa Corte costituzionale ha smentito conformandosi a quanto in quest'Aula dal banco del Governo avevo sostenuto.

Non è vero che il reato di clandestinità riguarda una condizione soggettiva - lo ha affermato la Corte costituzionale - ma riguarda un facere, riguarda un comportamento contra legem, un comportamento che si instaura con l'ingresso, con la permanenza nel territorio dello Stato. La Corte esplicitamente afferma «L'ordinata gestione dei flussi migratori si presenta (...) come un bene giuridico "strumentale", attraverso la cui salvaguardia il legislatore attua una protezione in forma avanzata del complesso beni pubblici "finali" di sicuro rilievo costituzionale (...)». La Corte dice ulteriormente: «Il controllo giuridico dell'immigrazione - che allo Stato (...) indubbiamente compete (...), a presidio di valori di rango costituzionale e per l'adempimento di obblighi internazionali - comporta, (...) necessariamente, la configurazione come fatto illecito della violazione delle regole in cui quel controllo si esprime».

È allora evidente che quella introdotta nel 2009 era una regola che si ispirava a un solo principio: quello di garantire il rispetto delle regole che hanno vigenza nel nostro Paese e, nello stesso tempo, di garantire, attraverso la procedura veloce di un procedimento penale, ancorché comminando la sanzione della sola ammenda, l'espulsione di colui che eventualmente viola le nostre leggi.

Cosa dice la Corte costituzionale? Una volta che si afferma l'illiceità di tale comportamento il legislatore può scegliere tra sanzione penale e sanzione amministrativa alla quale collegare l'espulsione del soggetto. Non si comprende, allora, in un provvedimento che prende in considerazione la trasformazione di alcuni reati in illeciti amministrativi, come si possa abrogare un reato che prevede la sola pena dell'ammenda. Tutt'al più avrei capito la proposta di sederci intorno ad un tavolo per valutare se un eventuale illecito amministrativo sia costruibile in modo tale da garantire le stesse possibilità di espulsione collegate al reato di clandestinità.

Io mi auguro che il relatore, che dovrà formulare degli emendamenti sostitutivi (essendo ormai scaduti i termini per la presentazione degli emendamenti), possa presentare un emendamento che ci consenta di incontrarci intorno ad un tavolo. Ormai tutti discutono di una rivisitazione della legge Bossi-Fini. In questo modo avremmo la possibilità di ridiscuterne, così come avviene per altri temi come quella della droga, in un ambito complessivo come la rivisitazione della normativa. In un contesto di questo tipo si è vincolati dall'atteggiamento politico, dalla volontà di affermare una posizione, e ciò non ha senso. Se, per ipotesi, discutiamo di problemi tecnici, di garanzia dei diritti e di garanzia di sicurezza, non possiamo dividerci sulla base di posizioni politiche retrostanti. Non può essere così.

Badate che viviamo un periodo abbastanza folle: appena un anno fa - come il presidente Gasparri ricorderà - in quest'Aula è stata votata una riforma costituzionale che prevedeva la riduzione dei parlamentari e la trasformazione del Senato in una Camera diversa, e nella quale vi era la possibilità, eliminando il bicameralismo, di correggere determinate norme, per quello che ci è successo con il femminicidio. Ebbene, oggi sentiamo invece che si alza il primo della classe e dice: «Eliminiamo una Camera». Non vorrei che, con la stessa logica, oggi si facesse un discorso di questo tipo: siccome dobbiamo abrogare il reato di clandestinità per una ragione politica, alla fine non avremo risolto il problema fondamentale che è affermato dalla Corte costituzionale ed è un compito essenziale dello Stato, ossia quello di garantire il nostro territorio, assicurando il rispetto delle regole. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Filippin. Ne ha facoltà.

FILIPPIN (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, povero il Paese in cui i diritti si misurano un tanto al chilo, a seconda del numero delle persone che sono toccate. Eppure, è quello che succede tutti i giorni. E quando minoranze consistenti, anche centinaia di migliaia di persone, fanno fatica a conquistare l'attenzione dell'opinione pubblica, figuriamoci quanto sia duro mettere sotto la luce dei riflettori quei 64.000 esseri umani che vivono nelle nostre carceri. Parliamo di 64.000 persone, una su 1.000 nel nostro Paese, che vivono in penitenziari talmente affollati che potrebbero ospitare con fatica già solo quei 42.000 che rappresentano il numero massimo che dovrebbero contenere: 64.000 persone che rimuoviamo come se le carceri fossero delle discariche umane, adibite a contenere rifiuti, che dimentichiamo esattamente come dimentichiamo tutti gli altri rifiuti, una volta che questi sono arrivati in discarica.

Le nostre carceri sono indegne di un Paese civile: quante volte abbiamo sentito questo richiamo da parte del presidente Napolitano? La giustizia penale costituisce una vera emergenza nel nostro Paese, ma per ragioni diverse da quelle la cui esposizione occupa la maggior parte del tempo nei talk show televisivi. Si tratta di un'emergenza, perché qui abbiamo perso il senso profondo della funzione del processo penale e della pena.

Uno Stato che esercita la sua potestà sui cittadini privandoli della libertà personale conserva la sua qualifica di democratico solo se riesce a tenere insieme, in equilibrio, varie esigenze.

La prima è quella di condannare il reo ad una pena per retribuirlo per il fatto commesso e per evitare che delinqua di nuovo.

La seconda è quella di indicare alla società il disvalore sotteso a un dato comportamento e a una data condotta e di fare in modo che la stessa collettività si senta protetta, dato che chi ha commesso un reato è stato assicurato alla giustizia.

La terza è quella che costituisce l'essenza di uno Stato democratico, anche quando infligge la perdita della libertà, ossia l'esigenza che la pena non sia fine a se stessa e non si risolva in una pura afflizione, ma costituisca e diventi un'occasione per riabilitare e rieducare chi ha commesso un reato, al fine di assicurarne il reinserimento nel tessuto sociale.

Come al solito, non ci sono parole migliori di quelle della nostra Carta costituzionale, e mi riferisco al terzo comma dell'articolo 27: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Parole altissime, ma inattuate.

La legge delega di cui oggi discutiamo non risolve tutti i problemi, ma ci costringe, come legislatori, ad una riflessione ormai ineludibile, a chiederci cioè se la pena oggi debba consistere esclusivamente nella detenzione in carcere oppure no e se l'unico modo per sancire l'antigiuridicità di un fatto sia quello di rinchiudere il reo in prigione e possibilmente buttare via la chiave.

La risposta che questa legge delega ci fornisce è che no, non deve essere necessariamente così, ma che, anzi, attraverso la detenzione domiciliare e la messa alla prova, possiamo, in un numero non irrilevante, e dunque con quelle tante invocate soluzioni strutturali, tenere insieme le tre esigenze di cui si parlava poc'anzi: retribuzione, sicurezza e prevenzione, riabilitazione e rieducazione.

Qualcuno descrive questa legge come una specie di indulto mascherato, un tentativo di mettere in libertà frotte di delinquenti a detrimento della sicurezza del Paese. Nessun reato grave viene coinvolto, nessun beneficio è stato disposto in questa legge delega per i reati di mafia, per i reati di terrorismo e di particolare allarme sociale. Dovrei ricordare che qualcuno ha avuto per anni la guida della sicurezza in Italia con un Ministro dell'interno e ora vi stracciate le vesti perché si riparano le conseguenze di un politica dannosa e demagogica. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti del senatore Candiani).

In nessun caso in questa legge delega lo Stato abdica alla sua potestà. Questo provvedimento non impedisce la valutazione del magistrato sul reo e sulla responsabilità del reo, ma incide sulle modalità della pena e sulla riabilitazione del condannato. Chi sconta in carcere l'intera pena ha tassi di recidiva superiori al 70 per cento, contro il 20 per cento di chi ha accesso alle misure alternative: questi numeri da soli giustificano e rendono meritevole di approvazione questo provvedimento.

Oggi sul «Corriere della Sera» qualcuno ricordava l'impressionante numero delle fattispecie penali presenti nel nostro ordinamento: sono 35.000! Da qui nasce la necessità di arrivare a una consistente depenalizzazione, forse persino troppo timida quella che è contenuta oggi in questa legge delega. (Applausi ironici dal Gruppo LN-Aut). Perché la sanzione penale, per la sua natura di extrema ratio, deve operare solo se non esistono altri adeguati strumenti di tutela. Non è giustificabile se risulta sostituibile con un sanzione amministrativa di pari e persino superiore efficacia.

È stato fatto un importante lavoro in Commissione giustizia per selezionare con attenzione le fattispecie da depenalizzare, escludendo le materie come ambiente, territorio, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, beni che si riflettono direttamente sulla vita dei cittadini e che pertanto meritano di essere protetti con il sistema penale.

È vero: fra i reati da depenalizzare la Commissione ha inserito anche l'articolo 10‑bis del Testo unico sull'immigrazione, ovvero l'abrogazione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato italiano. Perché? Perché è una norma inutile, inefficace, che non c'entra nulla con l'affollamento carcerario, perché chi la commette è punito con l'ammenda da 5.000 a 10.000 euro, che non viene mai riscossa! È una norma che è fonte di spese per lo Stato, che è costretto ad impegnare rilevanti risorse nella celebrazione di inutili processi. È insomma un inutile orpello sull'altare della propaganda che non combatte affatto la tratta degli schiavi. (Applausi dal Gruppo PD).

Questa è una buona legge, onorevoli colleghi e colleghe. (Commenti dal Gruppo LN-Aut). È una legge di civiltà, è una legge degna di un legislatore che non ha paura e sa tenere in conto tutte le esigenze che sono in gioco, quando si parla del diritto penale, della pena e della sua efficacia. Ma sarà una buona legge (ed è per questo che è necessaria una delega al Governo) se la visione che incarna sarà organica, chiara e non sarà frenata da lacci e lacciuoli, se la civiltà che dimostra non sarà posta nel nulla con tagli o interventi dettati da emergenza, sentimento o emozione.

L'investimento nella nostra civiltà giuridica non dovrà lasciare il passo alla voglia di rivincita e alla richiesta di una soddisfazione, che è legittima nelle parti offese da un reato, ma intollerabile quando è fatta propria dallo Stato. La severità e l'effettività della pena non sono beni negoziabili, e non lo sono neanche con questa legge. Ma la civiltà del nostro Paese, la solidità dei nostri valori democratici, ebbene, nemmeno quelli sono negoziabili: ricordiamolo al momento del voto. (Applausi dal Gruppo PD).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Stanno assistendo ai lavori del Senato gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo statale «Francesco Ferrucci» di Larciano, in provincia di Pistoia, che salutiamo. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
925, 110, 111, 113e 666 (ore 17,29)

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Casson, che so essere impedito per una forte raucedine.

CASSON, relatore. Signor Presidente, per evidenti ragioni di assenza di voce non sono in grado di svolgere la replica in qualità di relatore. (Brusio. Commenti dal Gruppo LN-Aut).

PALMA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Colleghi, prima di dare la parola al senatore Palma, vi prego di mostrare rispetto verso un collega che, per evidenti ragioni di indisponibilità, non è in grado di svolgere la replica e di seguire il delicato provvedimento.

Ha facoltà di parlare il presidente Palma, che ha chiesto la parola forse proprio in ragione dell'evidente malessere del senatore Casson e nella sua qualità di Presidente della 2a Commissione.

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, mi consentirà... (Brusio).

PRESIDENTE. Colleghi, c'è un aspetto procedurale da chiarire. Quindi, siate pazienti e rispettosi se un collega qui in Aula non è in grado di svolgere la sua funzione. Sentiamo il presidente Palma cosa dice.

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, mi consentirà di rubare qualche minuto alla cortese attenzione dell'Aula, in ragione della richiesta di rinvio della discussione, che formulerò per l'attuale condizione del senatore Casson ma anche, nell'eventualità di un accoglimento, per consentire a tutti un momento di riflessione su quello che è stato l'oggetto principale, dal mio punto di vista, della discussione generale.

In sede di discussione generale, molti degli interventi si sono concentrati sulla tematica della immigrazione.

PRESIDENTE. Scusi, presidente Palma, abbiamo visto che vi è una manifesta situazione di indisponibilità del senatore Casson. La Presidenza stava dunque valutando la possibilità di disporre il rinvio della discussione, che prescinde dal merito del provvedimento.

Quindi, c'è questo aspetto preliminare. Lei voleva intervenire su questo? Io volevo richiamare l'attenzione dell'Aula proprio su questo aspetto di indisponibilità, che prescinde dal merito del provvedimento.

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, io so perfettamente che cosa dice il testo. So perfettamente che cosa, del comparto immigrazione, verrà toccato e che cosa non verrà toccato.

Siccome, nell'ascoltare i diversi interventi in discussione generale, ho riscontrato delle diversità dallo schema normativo, essendovi una possibilità di rinvio e quindi una possibilità di riflessione per trovare un eventuale accordo volevo, in termini di assoluta neutralità, quale Presidente della 2a Commissione, segnalare lo stato dell'arte. Se ella ritiene, signor Presidente, che ciò non sia utile, io posso tranquillamente tacere.

PRESIDENTE. Se ha una proposta, le chiedo di illustrarla.

PALMA (FI-PdL XVII). Io vorrei che si facesse chiarezza. Il primo concetto che deve essere chiaro è che nella normativa riguardante l'ingresso clandestino, il primo ingresso clandestino, la permanenza nel territorio nazionale e il successivo ingresso dopo un provvedimento di espulsione, attualmente si prevede... (Brusio).

Signor Presidente, siccome questo problema riguarda la maggioranza, a nome della Commissione giustizia, e attese le condizioni del senatore Casson, io chiedo il rinvio della discussione del provvedimento.

Siccome il secondo punto all'ordine del giorno può essere trattato molto rapidamente, atteso lo scarso numero dei senatori che hanno chiesto di intervenire in discussione generale e lo scarso numero degli emendamenti, chiedo che si passi al secondo punto all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Prescindendo dal merito del provvedimento, abbiamo constatato che il senatore Casson, che segue e partecipa ai lavori del Senato con assiduità ed impegno, non è nella condizione di fare la replica e dare i pareri. Questo è un provvedimento complesso, che richiede una gestione attenta.

La sua proposta, senatore Palma, sostanzialmente prende atto di questo fatto e coincide con la posizione della Presidenza. Ripeto che non è un problema che attenga al merito del provvedimento, ma alla sua gestione attraverso la piena disponibilità del relatore in Aula. Quindi, la Presidenza ritiene ragionevole prendere atto di ciò, e quanto lei ha detto, ripeto, coincide sostanzialmente con questa decisione.

GHEDINI Rita (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GHEDINI Rita (PD). Signor Presidente, intervengo per convenire con lei sul fatto. La situazione del relatore Casson, le cui condizioni di salute sono assolutamente evidenti, ci porta a chiederle, apprezzate le condizioni medesime, di posporre il seguito della trattazione di questo provvedimento per il tempo strettamente necessario al ripristino delle condizioni di salute del relatore.

Non sussistono per il Partito Democratico questioni di merito che ci portino a chiedere il rinvio della discussione del provvedimento, di cui richiediamo, anzi, il mantenimento all'ordine del giorno anche per la seduta di domani mattina, preso atto delle condizioni del relatore.

In questo momento nulla osta, per parte nostra, a passare alla discussione generale del disegno di legge n. 580, relativo alla razionalizzazione delle competenze in materia di demolizione manufatti abusivi, stante quello che ho detto in premessa: non ci sono per noi ragioni di merito per chiedere il rinvio del provvedimento in discussione.

SACCONI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (NCD). Signor Presidente, la richiesta del Presidente della 2a Commissione a nome del senatore Casson esclude ogni altra considerazione rispetto al merito del provvedimento, soprattutto di parti di esso: merito che avrebbe indotto probabilmente a fare una richiesta di rinvio in Commissione per l'approfondimento di alcuni contenuti, come poco fa peraltro aveva chiesto anche il collega Caliendo.

Ad ogni modo, la ragione oggettiva del senatore Casson prevale, quindi noi conveniamo con essa.

CASTALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTALDI (M5S). Signor Presidente, augurando al senatore Casson una pronta guarigione, non ci opponiamo alla richiesta di rinvio.

PRESIDENTE. La ringrazio a nome del senatore Casson, che non può parlare.

CASTALDI (M5S). Le chiediamo comunque, se possibile, di calendarizzare il provvedimento per domani, verificate le condizioni di salute del senatore Casson, e magari proseguirne l'esame lunedì o martedì, stabilendo una data certa.

BITONCI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BITONCI (LN-Aut). Signor Presidente, anche noi siamo solidali in questo momento molto difficile con il senatore Casson. Gli siamo veramente vicini.

Vorrei, però, evidenziare che mi pare estremamente chiaro come questa maggioranza sia in estrema difficoltà, e penso che ciò sia grazie al lavoro fatto dalla Lega Nord in questi giorni, che ha fatto una dura e seria opposizione. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Chiedo, quindi, a questa composita e variegata maggioranza di pensare bene a quello che ha fatto e di rinviare in Commissione il testo, perché esso deve essere modificato e deve essere reintrodotto il reato di immigrazione clandestina.

PRESIDENTE. Senatore, non si attribuisca il merito del malanno del senatore Casson, altrimenti si fa una brutta fama.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Signor Presidente, se c'è una diretta radio e qualcuno ci ascolta da casa, stiamo dando veramente un'immagine pietosa di questo Parlamento nazionale.

PRESIDENTE. Senatore, non è così.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Posso esprimere il mio pensiero? Anche ieri qualche mio collega si è rivolto agli ascoltatori radiofonici e a chi ci ascolta da casa, e io intendo fare lo stesso.

Sulle condizioni di salute del senatore Casson ‑ ci mancherebbe altro ‑ manifestiamo totale solidarietà: è del tutto ovvio che non può parlare ed è del tutto evidente che sposiamo completamente la sua richiesta di rinvio e, anzi, anche noi chiaramente gli auguriamo di rimettersi il prima possibile.

Tuttavia, signor Presidente, un conto è questo e un conto sono le questioni di merito, che non penso possano essere mischiate in questa vicenda. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Ha ragione, condivido.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). I colleghi della Lega mi applaudono perché probabilmente fingono di capire l'opposto di quello che sto dicendo. Io penso l'opposto di quello che dicono i colleghi della Lega (Applausi ironici dal Gruppo LN-Aut. Applausi della senatrice Cardinali), dai quali mi separa, rispetto alle cose che hanno detto, una distanza siderale sul merito della discussione: questo provvedimento, invece, deve arrivare all'esame dell'Aula prima possibile, perché una volta tanto il Parlamento nazionale può dare al Paese un segno di civiltà. Mi auguro, quindi, che il segno di civiltà arrivi prima possibile, assieme alla guarigione del senatore Casson.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, intervengo innanzitutto per testimoniare le condizioni estremamente precarie del collega Casson. Se, però, esse vengono interpretate come una debolezza politica della maggioranza ad affrontare la questione, perché il relatore non è nelle condizioni di poterlo fare, allora chiedo la sua sostituzione.

Ricordo che noi da moltissimo tempo attendiamo questo provvedimento, seppure mite, e non possiamo essere sottoposti al ludibrio. Questo deve essere chiaro.

ROMANO (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANO (PI). Signor Presidente, non vorrei fare dell'ironia, ma non dobbiamo eccedere sotto il profilo medico, perché si tratta di una banale afonia.

PRESIDENTE. In Parlamento però - e sottolineo il termine «Parlamento» - una afonia - lo capisce bene - non è una malattia secondaria.

ROMANO (PI). Vorrei completare l'argomentazione. Trattandosi semplicemente di una banale afonia, credo sia il caso di non dare interpretazioni che vadano oltre, in una dimensione contenutistica. (Brusio).

PRESIDENTE. Silenzio, colleghi, scusate, fatemi ascoltare.

ROMANO (PI). Credo quindi che il tema, che è stato discusso ampiamente, nel più breve tempo possibile possa ritornare all'esame di quest'Aula senza una confusione di argomentazioni e senza strumentalizzazioni.

Aggiungo, con un pizzico di ironia, che occorre evitare di eccedere negli auguri al senatore Casson.

PRESIDENTE. Certo, quelli che ci ascoltano da casa si preoccupano, altrimenti (per esempio i suoi parenti). Il senatore Casson è affetto solo da afonia

Essendosi tutti i Gruppi pronunciati al riguardo, la Presidenza, avendo interpretato lo stato dei fatti, ritiene di poter passare all'esame dell'altro punto iscritto all'ordine del giorno. Non appena il senatore Casson sarà nella condizione di svolgere appieno le sue funzioni di relatore riprenderemo l'esame del provvedimento.

Concludere lavori, essendoci senatori presenti e materia da discutere, sarebbe sbagliato. La Presidenza ritiene quindi che si debba proseguire con i lavori, passando all'esame del provvedimento successivo iscritto all'ordine del giorno.

Ripeto che, non appena il senatore Casson sarà nelle condizioni di poter parlare, riprenderemo l'esame del disegno di legge n. 925 e connessi. La decisione quindi prescinde completamente dalle questioni di merito affrontate nella discussione generale e nel dibattito politico. Si tratta solo del problema che tutti abbiamo potuto constatare. Però l'afonia in Parlamento è una malattia grave: non lo è in assoluto, ma è tale dove si deve parlare.

Seguito della discussione del disegno di legge:

(580) FALANGA ed altri. - Disposizioni per la razionalizzazione delle competenze in materia di demolizione dei manufatti abusivi (ore 17,43)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 580.

Ricordo che nella seduta antimeridiana del 3 ottobre 2013 il relatore, senatore Caliendo, ha integrato la relazione scritta.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Facendo una sommatoria dei tempi concessi ai vari Gruppi, la discussione generale durerà circa un paio di ore. Informo i colleghi di questo cambio dell'ordine dei lavori, in quanto i Gruppi erano stati preavvisati che si sarebbe votato da questo momento. Per le ragioni che non devo ripetere, non si darà ora luogo alle votazioni: intelligenti pauca.

È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, l'abusivismo è sicuramente un problema molto doloroso per il nostro Paese. Rappresenta l'ennesimo fallimento, nonché il ricatto politico delle varie amministrazioni: noi lo sappiamo.

Ogni dieci anni abbiamo avuto puntuale un condono: tre in trent'anni. È vero che in Italia, soprattutto nel Sud, molto spesso i Comuni sono sprovvisti di piani urbanistici, per cui regolano l'urbanistica ancora con i piani di fabbricazione, oramai desunti dal 1982. Questo però rientra nel ricatto: togliere un diritto per concedere poi in deroga un condono edilizio.

Ricordo che ad ogni annuncio di condono edilizio nelle nostre terre vedevamo nascere in una notte sola edifici abusivi, ad una velocità incredibile per la nostra capacità di realizzazione delle opere edilizie.

Eppure è il momento di dire basta. È difficile politicamente assumere questa posizione, perché va a ledere il diritto di tanti, o almeno dei tanti che credono di avere acquisito un diritto con l'opera abusiva. Ma così non è. (Brusio). In questo Paese bisogna compiere una rivoluzione politica, etica, sociale, culturale. Questo Paese, infatti, ha assolutamente perso l'etica. Basta guardarvi in quest'Aula.

È vero, in Campania c'è una maggiore concentrazione di abusivismo: 80.000 opere abusive, che rappresentano il 20 per cento di quelle presenti nell'intero Paese; ma se in Campania sono 80.000 significa che nel resto d'Italia ce ne sono almeno 400.000.

Quindi, con difficoltà e con grande dolore per chi crede di avere ottenuto un diritto perché ha fatto uno scambio di tipo politico, non avendo avuto garantite le giuste condizioni urbanistiche dalla propria amministrazione, a quest'uomo, a questa donna, a questa famiglia devo purtroppo ripetere che è il momento di dire basta.

Ora siamo passati agli abbattimenti. Il PdL, allo scadere dei dieci anni, ha provato a proporre un nuovo condono, ma questo non è stato approvato e allora, con un disegno di legge, ha cercato di rimettere nelle mani di una figura politica, il prefetto, quello che ormai era già nelle mani della magistratura, dimenticando però che il provvedimento proviene proprio dal prefetto ed è quando questo non si attiva che il potere di agire passa in mano al giudice. Fortunatamente in Commissione questo aspetto è stato riesaminato, ma poi, in maniera più sofisticata, più sottile, è stata fatta una nuova proposta, quella relativa alla lista delle priorità che, ad una prima occhiata, può sembrare anche un dato di opportunità, ma io non credo che lo sia.

Il disegno di legge in discussione oggi in quest'Aula, infatti, pone al quarto posto l'abbattimento degli edifici nella responsabilità di soggetti condannati per reati mafiosi, al quinto l'abbattimento degli edifici costruiti su aree demaniali, e al sesto e al settimo posto l'abbattimento, rispettivamente, dei villaggi turistici e delle seconde case. Non è questo però ciò che mi preoccupa; mi preoccupa invece il fatto che l'articolo 665 del codice di procedura penale non permette l'impugnazione dell'atto, ma consente di proporre un incidente di esecuzione. Credo che tutto l'inganno stia proprio lì, ed è su questo che si sono concentrati i legislatori in Commissione. Tramite l'incidente di esecuzione, infatti, la parte potrà provvedere all'accertamento dei requisiti di legge e quindi ingolfare, rallentare, procrastinare il provvedimento in maniera indefinita. (Brusio).

Vi ringrazio in particolare per l'attenzione. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cappelletti. Ne ha facoltà.

CAPPELLETTI (M5S). Signor Presidente, facevo fatica, mi creda, a sentire l'intervento della collega Nugnes seduta a pochi centimetri da me.

PRESIDENTE. Ci vorrebbe un po' di afonia generalizzata per coloro che dovrebbero ascoltare. Colleghi, cercate almeno di abbassare il tono di voce.

CAPPELLETTI (M5S). Onorevoli colleghi, il disegno di legge che viene sottoposto all'esame dell'Assemblea mira a razionalizzare le procedure sanzionatorie degli illeciti urbanistici con riferimento alle priorità di demolizione.

Il tema della demolizione dei manufatti abusivi è particolarmente sentito in molte zone del Sud del Paese, in particolar modo in Campania, dove la diffusione del fenomeno e la mancata applicazione di condoni edilizi ha reso la situazione oggettivamente molto grave e socialmente incandescente. Si pensi che sono addirittura 70.000 gli ordini di demolizione pronunciati e vi è addirittura un numero triplo di procedimenti già avviati. Parliamo, sostanzialmente, di una città di medie-grandi dimensioni interamente abusiva, da radere al suolo.

Parlando di abbattimenti, per inciso, non posso non citare una situazione paradossale, riferibile alla mia città d'origine, Vicenza. A Vicenza addirittura il nuovo tribunale - un edificio realizzato all'interno di un enorme insediamento edilizio - sembra essere stato costruito in violazione delle vigenti normative urbanistiche, con riferimento al rispetto delle distanze di sicurezza dai fiumi cittadini. Su questo è stato presentato un esposto ed è in corso un'indagine della magistratura. Attendiamo di sapere, quindi, se anche questo simbolo della giustizia dovrà essere abbattuto, in quanto abusivo (magari in parte).

Ad ogni buon conto, tornando alla questione locale, la prima cosa che viene da chiedersi è come sia stato possibile che il fenomeno dei manufatti abusivi raggiungesse una dimensione di portata così gigantesca in Campania. Le autorità delegate ai controlli del territorio che cosa hanno fatto in tutto questo tempo?

Non ci troviamo davanti ad un fenomeno di qualche sparuto abuso edilizio, conseguenza di controlli mal fatti. Qui si sono chiusi entrambi gli occhi da tempo immemore. Le autorità preposte al controllo hanno rinunciato, di fatto, al governo urbanistico del territorio, causando danni enormi ed irreparabili al territorio stesso, all'economia ed alla sicurezza dei suoi abitanti.

Le responsabilità politiche sono gigantesche, tanto quanto le dimensioni di questo scandalo, indegno di un Paese civile.

Altrettanto scandaloso è il tentativo di alcune forze politiche qui presenti di chiudere la questione con un condono edilizio, che avrebbe significato l'ennesimo fallimento dello Stato dall'adempimento delle sue principali funzioni. Una resa dello Stato all'illegalità diffusa; un incentivo all'ulteriore spoliazione del territorio.

Alcuni immobili abusivi da abbattere sono in piena disponibilità della malavita organizzata; altri sono costruiti su aree demaniali o, peggio, soggette a vincoli ambientali e paesaggistici. Altri edifici ancora sono stati costruiti in aree soggette a vincolo idrogeologico ed archeologico. Esistono addirittura interi complessi e villaggi turistici abusivi.

La circostanza che sia possibile eseguire ogni anno solo una piccolissima frazione degli ordini di demolizione impone un approccio al problema di lunghissimo termine. Eppure le conseguenze sui piano della sicurezza, legate ad esempio alle alterazioni dell'equilibrio idrogeologico di un territorio particolarmente delicato sotto questo punto di vista, imporrebbero una procedura di esecuzione delle demolizioni ben più spedita, veloce ed efficace, per ripristinare al più presto possibile un contesto minimo di legalità, che per troppo tempo è stato latitante.

Tempo fa abbiamo istituito in Senato una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali. Sarebbe stato ben più utile probabilmente discutere dell'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta per far luce proprio sulle responsabilità politiche che hanno portato ad uno scempio del territorio della Campania di così vaste proporzioni. Responsabilità politiche, connivenze e rapporti con la malavita organizzata spiegano forse in parte questo fenomeno, che non avrebbe mai potuto acquisire una dimensione così grande senza uno specifico disegno preordinato.

Certo, siamo lieti del fatto che il testo originario del disegno di legge, che concentrava nelle mani del prefetto il potere di procedere alle demolizioni, nel corso del dibattito in Commissione giustizia sia stato accantonato, in quanto largamente ritenuto una sorta di condono implicito.

L'attuale testo in discussione, completamente riformulato, si limita ad elencare i criteri di priorità per l'esecuzione delle procedure di demolizione dei manufatti abusivi; propone l'inserimento di un apposito articolo, il 44-bis nel testo unico; istituisce dunque i criteri di priorità per l'esecuzione delle procedure di demolizione cui si deve attenere il pubblico ministero competente ad eseguire le demolizioni delle opere disposte. In linea di principio non siamo contrari al prevedere un elenco di priorità, che stabilisca la necessità di procedere con le opere di abbattimento, partendo dalle costruzioni, che costituiscono un pericolo per l'incolumità delle persone. Il provvedimento considera poi gli immobili in costruzione, quelli legati alla malavita organizzata, quelli di elevato impatto ambientale e via dicendo. La sua logica è infatti quella di procrastinare, per quanto possibile, gli abbattimenti di immobili abitati da nuclei familiari che non dispongano di altra soluzione abitativa e quindi di limitare, per quanto possibile, l'impatto sociale delle demolizioni.

Esso non si pone dunque l'obiettivo di limitare le esecuzioni delle sentenze di abbattimento, ma di dare priorità a quelle più urgenti e di minore impatto sociale. D'altra parte, alcune delle procure interessate già seguono un ordine di priorità nel procedere all'esecuzione degli abbattimenti. Questa norma, dunque, andrebbe a creare una regola condivisa, senza limitare ovviamente l'esecutorietà dei provvedimenti stessi, ma indicando alle autorità preposte l'ordine di priorità delle esecuzioni.

In via di principio non siamo dunque contrari (in via di principio, ripeto), ma questo non significa che il testo presentato ci trovi soddisfatti. Come spiegato ampiamente in Commissione, l'elencazione di un numero eccessivo di livelli di priorità da rispettare potrebbe rendere complessa l'applicazione pratica della norma. In presenza di una pluralità di procedure da attivarsi all'interno del medesimo circondario, infatti, potrebbero emergere contestazioni e impugnazioni dei provvedimenti di abbattimento, sostenendo che non si dovesse procedere ad un determinato abbattimento prima d'aver esaurito le demolizioni previste dai livelli indicati con maggiore priorità. Inoltre, considerato che nella realtà dei fatti molti edifici non sono facilmente ed univocamente riferibili alle categorie di edifici elencati nel provvedimento, la possibilità che la presente norma venga meno agli obiettivi dichiarati e costituisca quindi un elemento di ulteriore appiglio giuridico per ritardare l'esecuzione di tutti gli abbattimenti è una preoccupazione reale.

Abbiamo inteso porre rimedio proponendo una serie di emendamenti che hanno lo scopo di eliminare o quantomeno limitare questo pericolo, introducendo ad esempio un numero di priorità più limitato, quindi raggruppandole in più livelli di priorità, che resterebbero dunque nella disponibilità del pubblico ministero.

Avviandomi alla conclusione, esprimo dunque un parere parzialmente favorevole sul presente provvedimento, posta la possibilità di accoglimento degli emendamenti migliorativi, che mirano naturalmente all'ottenimento di una maggiore sua efficacia. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella. Ne ha facoltà.

BUCCARELLA (M5S). Signor Presidente, ancora una volta, a rischio di essere noiosi, il nostro approccio è di tipo pragmatico. Ci siamo resi conto perfettamente che la problematica esiste, soprattutto in alcune zone della Campania (ci è sembrato di capire), e riguarda la gestione delle migliaia di sentenze esecutive che dispongono la demolizione di immobili abusivi in esito a giudizi penali.

Il nostro approccio alla tematica è stato semplicemente un tentativo di affrontare il problema cercando di dare il nostro contributo e, come i miei colleghi che mi hanno preceduto hanno già illustrato (corro quindi il rischio di ripetermi), noi innanzitutto ci siamo opposti quando, nella sua prima versione, il provvedimento delegava i prefetti a stabilire le priorità degli ordini di demolizione. Questo infatti ai nostri occhi esponeva l'intero impianto al rischio che l'azione governativa, ministeriale (essendo la prefettura - come sappiamo - un'unità territoriale del Governo) potesse essere in qualche misura influenzata da decisioni e considerazioni extragiudiziarie. Ed abbiamo così ottenuto che questa scala di priorità, come prevede il testo che oggi viene proposto, debba essere comunque nella disponibilità delle procure. Questa ci è sembrata una prima garanzia di base su cui poter ragionare.

Rimangono in sostanza da parte nostra le perplessità che già il collega Cappelletti ha esposto: se è ragionevole predisporre un'elencazione di priorità a cui le procure sono chiamate ad attenersi, vi è il rischio innegabile che, nello stilare tale classifica, il titolare dell'immobile di cui alla lettera l), a cui venga notificato il provvedimento di demolizione in esecuzione di una sentenza già definitiva, possa eccepire in ambito di incidente di esecuzione, come la collega Nugnes ha esposto, la circostanza che altri immobili insistenti nel medesimo territorio appartengano a categorie con prevalenza rispetto all'elenco stesso (lettera c) o lettera d)). Questo, a nostro modo di vedere, fa sì che vi sia il rischio, nonostante le buone intenzioni dei proponenti del disegno di legge, che l'azione concreta delle opere di demolizione possa essere rallentata, con le evidenti azioni giudiziarie, ovviamente legittime, da parte di chi dovesse farne uso.

Per questo motivo, in uno degli emendamenti proponiamo una semplificazione, un accorpamento di queste categorie, lasciando naturalmente tutelate quelle indicate alla lettera... (Brusio).

PRESIDENTE. Faccio presente ai colleghi che in discussione generale parla uno alla volta: non è che tutti partecipino alla discussione.

BUCCARELLA (M5S). Gli intestatari degli immobili di cui alla lettera m), cioè i nuclei familiari che non dispongono di altre soluzioni abitative, debbono continuare ad essere garantiti e quindi la lettera m) deve rimanere una categoria a sé stante, mentre quelle precedenti possono essere accorpate in due categorie solamente e non nelle dieci o undici attuali. Questo, a nostro modo di vedere, potrebbe eliminare ampiamente il rischio di ricorsi strumentali da parte di chi si vuole opporre, in maniera appunto strumentale, alla demolizione effettiva dell'immobile. Auspichiamo pertanto che questo emendamento possa essere approvato. Senza poter anticipare adesso tutto, ciò potrebbe trovare il favore del Gruppo a cui appartengo. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Puglia. Ne ha facoltà.

PUGLIA (M5S). Signor Presidente, il provvedimento in esame è molto sentito soprattutto nei nostri territori. Però, nello studio di questo provvedimento, non possiamo non rilevare moralmente che si sta cercando di contrattare la disperazione dei cittadini con il tornaconto dei vostri mandanti, dei vostri finanziatori. Non è possibile esaminare un elenco di priorità e notare che i reati di camorra si trovano in fondo: è proprio fuori da ogni logica, per non dire fuori di testa.

Pertanto, se c'è una base di giustizia all'interno, soprattutto quelle famiglie disperate che hanno come unica abitazione queste case, che magari non recano neanche fastidio e non si trovano in quelle zone a rischio, le vogliamo assolutamente aiutare, vogliamo andare loro incontro. Però bisogna dire a queste persone che stanno contrattando la loro disperazione con i loro mandanti; è questo il grande problema, signor Presidente.

Ogni volta ci ritroviamo provvedimenti che magari contengono qualcosa di buono, ma al cui interno vengono inserite le più grosse porcate. Togliete le porcate e noi appoggeremo i provvedimenti giusti. Ma, in nome del popolo italiano e dei cittadini onesti, togliete le porcate e portiamo avanti la giustizia.

FALANGA (FI-PdL XVII). Ma quali porcate?

PRESIDENTE. Senatori, vi prego. Ormai l'ha detto, non c'è bisogno di reiterare.

PUGLIA (M5S). Signor Presidente, concludo con una frase: mai contrattare la disperazione dei cittadini con il tornaconto dei propri mandanti. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mussolini. Ne ha facoltà.

MUSSOLINI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, finalmente tocchiamo questo tema drammatico. Sto ascoltando gli interventi dei miei colleghi con i quali, all'inizio della legislatura, ci incontrammo in Commissione giustizia. Eravamo tanti, c'erano gli esponenti di tutti i Gruppi, compresi il Movimento 5 Stelle, la Lega, e tutti i partiti dell'attuale maggioranza. Ricordo che c'era la volontà di trovare una convergenza su questo tema drammatico. Stiamo parlando non di criminalità - c'è anche questa, certamente - ma di gente che vive in queste case e che magari non sapeva neanche cosa andava ad acquistare, con enormi sacrifici.

Cosa si vuole fare con questo disegno di legge? Si deve ragionare con la testa, ma si deve avere anche un po' di pietà cristiana e pensare che c'è gente che soffre, gente a disagio, che ormai è in condizioni di povertà.

Vogliamo agire sancendo criteri non di soggettività, come potevano esserci per la prima proposta legislativa a carico del prefetto, che aveva carattere di discrezionalità, ma con criteri di oggettività agendo attraverso i PM delle procure di competenza e andando ad incidere sulle priorità.

Quali sono gli immobili da abbattere per primi? Colleghi, con 70.000 abbattimenti non possiamo pensare di creare, soprattutto in Campania, un terremoto artificiale indiscriminato. E come pensiamo di affrontare lo smaltimento delle macerie di queste demolizioni, anche sulla base di una nota criticità relativa alla terra dei fuochi e al problema dei rifiuti? Cominciamo con le priorità: gli immobili ad alto impatto ambientale, gli immobili sicuramente legati alla criminalità organizzata, gli immobili che costituiscono attività commerciali. In secondo piano dovranno venire quegli immobili dove vivono famiglie che non hanno altro posto dove andare. Non si tratta di seconde case, di villaggi turistici.

Su questo è molto facile fare barricate, ma occorre agire con l'obiettività di persone che legiferano su un tema drammatico: la casa. Sappiamo tutti che in Campania addirittura interi Comuni sono abusivi e lo sono perfino edifici che ospitano i Consigli comunali. Pertanto, iniziamo a stabilire le priorità degli abbattimenti, altrimenti rischiamo realmente di porre in essere un terremoto in un momento di forte disagio sociale. E sapete meglio di me quali sono le condizioni di criticità sociale ed economica, soprattutto nelle zone del Mezzogiorno e della Campania.

Credo pertanto che questo disegno di legge a prima firma del senatore Ciro Falanga, e sottoscritto da moltissimi altri, vada proprio nella direzione giusta, del buonsenso, della legalità connessa alle priorità esistenti su un tema così delicato e drammatico; un tema che certamente sta a cuore a tutti i colleghi delle varie formazioni politiche.

Allora io mi auguro che, su questo, si ritrovi quel sentimento di collaborazione che avevo riscontrato all'inizio nella Commissione giustizia. Sono persone, sono abitanti, e non certo criminali. Quindi, non capisco a quali porcate si andava riferendo il senatore Puglia. Sono cittadini che vogliono vivere nella legalità, ma che vogliono trovare delle risposte adatte senza essere messi in mezzo ad una strada con soluzioni - ripeto - che non tengono conto della crisi che il Mezzogiorno sta vivendo in questo momento.

Sono quindi assolutamente favorevole ad una pronta approvazione di questo disegno di legge. Ringrazio tutti i colleghi che daranno il loro contributo per la soluzione di questo problema, che è realmente un dramma sociale. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barani. Ne ha facoltà.

BARANI (GAL). Signor Presidente, la collega Mussolini, anche con passione - lei è campana - è riuscita a cogliere l'importanza del disegno di legge e di questa razionalizzazione delle competenze in materia di demolizione di manufatti abusivi, sebbene anche lei, come me, abbia detto che ci voleva un po' più di coraggio e che bisognava andare un po' oltre quello che stiamo facendo. Però, il Partito Democratico si è reso conto che, in effetti, stava sbagliando e che quanto la Regione Campania ha fatto con l'allora presidente Bassolino non era giusto, né corretto, perché ha impedito ai cittadini della Campania di usufruire delle leggi nazionali per sanare, con certe caratteristiche, delle strutture che erano abusive. Quello che sto dicendo è talmente vero che le leggi approvate allora dalla Regione sono state giudicate incostituzionali dalla Consulta. Quindi, c'è stato proprio un animus laedendi nei confronti dei cittadini campani.

Guardate, qui siamo in un periodo di vacche magre. Come diceva la collega Mussolini, sono stati emessi 70.000 ordini di demolizione di abitazioni; e vi è un numero triplo di procedimenti già avviati che, se si dovessero concludere, determinerebbero l'abbattimento di 210.000 unità abitative, equivalenti alla superficie dell'intera città di Napoli, con costi valutabili dai 5 ai 7 miliardi di euro.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 18,13)

(Segue BARANI). Diciamo che, sì, in un periodo come questo ormai i giudici sono onniscienti e intervengono su tutto. Intervengono sulle cure delle persone (si pensi al caso Stamina); intervengono sui Consigli regionali, dicendo se devono permanere oppure no (penso al Piemonte) e dichiarando i relativi atti tutti nulli; intervengono e decidono se una persona debba vivere o morire; intervengono sulle demolizioni. Insomma, se non diamo loro un freno, fra poco decideranno se ci possiamo sposare oppure no, o se possiamo avere rapporti sessuali con le nostre donne.

Detto questo, in questo disegno di legge c'è il tentativo di cercare una soluzione, all'interno della grande mediazione che abbiamo dovuto fare con chi evidentemente ha ancora i paraocchi e ritiene che quando un cittadino, come è successo in Campania, ha acquistato una casa con l'impiego di tutti i propri risparmi, anche se l'abusivismo l'ha fatto la persona che l'ha costruita, e il notaio l'ha fatta vendere, con atto notarile, noi quella casa, alla famiglia che l'ha acquistata con tutti i sacrifici di una vita, gliela dovremmo andare a demolire perché nel 1970 è stata costruita senza il permesso di costruzione. Non è così che si trattano i cittadini, non è così che ci si comporta nella corretta amministrazione. Non può essere l'arbitrarietà del giudice a decidere: «questo sì, questo no».

Come è possibile demolire 70.000 strutture contemporaneamente? Dove mettiamo i calcinacci, i rifiuti relativi alla demolizione? Li portiamo in Lombardia? Rendiamo loro pan per focaccia? Visto che loro hanno portato giù i rifiuti tossici noi portiamo su i calcinacci? Potrebbe essere una soluzione anche riempire il lago di Garda o quello di Como.

Ma vivaddio, un po' di razionalità ci vuole! Fino a che non decidiamo di eliminare le prefetture, a qualcosa devono servire, nelle questioni di ordine pubblico. Nei Comuni, per le questioni relative a politiche igienico-sanitarie il sindaco rimane comunque l'autorità. Diamo loro la possibilità di indicare gli edifici che dobbiamo demolire e quelli che dobbiamo mantenere. Non è pensabile, amici e colleghi, demolire 210.000 abitazioni: non è pensabile. Prima o poi bisognerà prendere una decisione su ciò che possiamo condonare - brutta parola - perché non costituisce un problema ambientale, su ciò che è stato fatto con il sacrificio delle famiglie, dei cittadini italiani che vi abitano e che, magari, hanno realizzato l'ampliamento di una stanza perché avevano 20 figli, o hanno costruito un bagno. Vogliamo demolire tutto per questa nostra mentalità che ci porta a giudicare chi ha fatto una cosa che non doveva fare o chi ha acquistato una casa che un notaio gli ha consentito di acquistare con i sacrifici, con i risparmi di una vita?

No, amici e colleghi, non è così che si amministra una Regione o un Paese. Non si vive di sentimenti di risentimento. In qualità di legislatori bisogna tutelare l'interesse pubblico, l'interesse ambientale, ma anche quello dei cittadini.

Ecco perché preannuncio che voteremo a favore di questo provvedimento perché anziché niente è qualcosa.

Quello presentato dal senatore Falanga era un buon disegno di legge. Noi lo abbiamo ridotto nella sua espressione, abbiamo fatto anziché niente qualcosa, ma la prima stesura di questo provvedimento era migliore.

Meglio sarebbe (ed è quello che sosteniamo) se prima o poi qualche Governo che rappresenti veramente e finalmente l'Italia portasse avanti un condono, un condono serio per tutto il territorio nazionale. Dopo, certo che si potranno fare leggi in modo che le amministrazioni abbiano la possibilità di vegliare costantemente e sistematicamente, pena il loro scioglimento, se vengono realizzate costruzioni abusive!

Non si può dire che nessuno sapeva nulla perché molte abitazioni sono state costruite negli anni Settanta, ma - lo ripeto - in un periodo in cui il livello della disoccupazione è alle stelle (soprattutto nel Sud, dove la disoccupazione giovanile si attesta su valori superiori al 43 per cento) non possiamo ulteriormente impoverire questo Paese, con tenacia.

Non riesco a capire come si possano avere in odio delle famiglie che hanno realizzato un bagno, un vano in più o un servizio igienico, facendo sacrifici per comprare una casa che noi vorremmo demolire con costi a carico di tutta la collettività. (Applausi dei senatori Falanga e Alicata).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Blundo. Ne ha facoltà.

BLUNDO (M5S). Signora Presidente, colleghi, non si può parlare del fenomeno dell'abusivismo senza inquadrarlo nel più generale boom urbanistico edilizio che ha portato all'attuale disastrosa situazione territoriale, un vero e proprio cancro del suolo.

La casa è considerata un fine, una conquista di vita per moltissime famiglie, mentre per altre è considerata un investimento, un'occasione di risparmio; per gli immobiliaristi è considerata un'occasione di speculazione, da condividere con la partitocrazia di volta in volta imperante. L'immobiliarismo ha condizionato società e politica, configurandosi come settore privilegiato, volano dell'economia e grosso rilancio occupazionale, come abbiamo visto in occasione degli eventi sismici, e spesso al di fuori della legalità.

Oggi, colleghi, la situazione è cambiata: il consumo di suolo sta al limite, la casa dev'essere vista come un servizio, quindi garantita dovunque a prezzi bassi. Vanno privilegiati gli interessi più generali, come la qualità della vita, dell'urbano e complessivamente dell'ambiente.

In tale quadro, non possiamo più parlare di sanatorie, né - peggio ancora - continuare a farlo a livello parlamentare, cercando di imporre a Regioni e Comuni comportamenti e norme che sono di loro piena competenza. Oggi abbiamo la necessità urgente di tutelare il nostro ambiente, il suolo agricolo, la nostra storia, i nostri centri storici e le nostre architetture. Si tratta di un'esigenza primaria, di nostra piena competenza, intorno alla quale dobbiamo cercare di rendere più organico ed efficace l'assetto amministrativo, per ritrovare forme più rapide di repressione e sanzionamento.

L'abusivismo deve trovare soluzioni urbanistiche a livello locale, se non crea danni irreparabili all'ambiente e al suolo, se non ha costi troppo alti di recupero e reinserimento urbanistico, se non è frutto di manovre speculative tese a valorizzare l'immobiliare. Può essere preso in considerazione dal livello comunale, colleghi, non parlamentare, esaminato urbanisticamente ed essere oggetto di specifiche, ma comunque organiche, varianti di recupero urbanistico, con conseguente pagamento dei costi urbanistico-sociali.

Un nostro intervento legislativo non potrebbe che limitarsi a tale ruolo, uniformando i soggetti competenti, i comportamenti, le sanzioni ed i costi di recupero. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sollo. Ne ha facoltà.

SOLLO (PD). Signora Presidente, nel complimentarmi con il senatore Caliendo per la sua relazione, vedo che c'è tanta confusione in materia: molti probabilmente confondono il provvedimento che ci accingiamo ad approvare con il condono edilizio; è meglio dunque che si faccia una piccolissima cronostoria per chiarire da cosa deriva questo fenomeno e cos'è.

Il senatore Barani parlava prima di case abusive costruite nel '70, ma non è così: la Regione Campania ha usufruito regolarmente dei condoni di cui alla legge n. 47 del 1985 e alla legge n. 724 del 1994. Nel 2003, invece, ha avuto luogo un ricorso alla Consulta da parte di tre Regioni in Italia, tra cui la Campania, tramite l'allora governatore Bassolino (e, come sapete, noi di centro-sinistra siamo tendenzialmente contrari ai condoni, sia fiscali che edili). Ciò non ha consentito a tantissimi cittadini campani, e partenopei, di usufruire del condono; quando il ricorso di Bassolino è stato dichiarato incostituzionale, soltanto in parte vi si è potuto accedere. Parte di tale fenomeno deriva quindi da questo.

Un'altra situazione che ha generato il provvedimento che ci accingiamo ad approvare è che il Testo unico dell'edilizia adottato, con decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, di fronte ad una sentenza passata in giudicato, dà al prefetto la piena discrezionalità di stabilire quali manufatti vanno abbattuti prima.

Terzo fattore: in Campania le varie procure, chiaramente dopo che il prefetto dà la comunicazione per dare esecuzione alla demolizione, non si comportano tutte nello stesso modo, come meglio vi spiegherà la senatrice Capacchione. Ad esempio, la procura di Santa Maria Capua Vetere, firmando un accordo con il prefetto di Caserta, ha stabilito una sorta di criteri da seguire, che sono gli stessi che andiamo a determinare con questo provvedimento. Quindi, attenzione, non stiamo dicendo che non si devono abbattere i manufatti abusivi: si devono abbattere tutti (poi eventualmente farò un inciso sul condono), ma voglio spiegare perché sia necessario stabilire dei criteri. In alcune procure, dove non si teneva conto di alcun criterio e non c'era nessun accordo con la prefettura, si verificava che casi di speculazione edilizia colossali e manufatti appartenenti alla malavita o destinati ad attività criminose non davano luogo ad abbattimenti (avrete letto del recente scandalo del famoso funzionario che prendeva mazzette per far passare sempre più sotto alcune pratiche), mentre chi aveva commesso - come dicevano prima il senatore Barani e la senatrice Mussolini - un piccolo abuso, magari con immobili appartenenti a chi non ha proprietà, casi di indigenza (famosa lettera m) della graduatoria che avete molto magistralmente delineato in Commissione) si vedeva notificata l'ordinanza di abbattimento. Altri che avevano commessi reati ben più gravi si trovavano invece non colpiti. È questo il discorso.

All'inizio dell'iter di esame di questo disegno di legge, prima ancora di discuterne in Commissione, ne abbiamo parlato e lo abbiamo esaminato, un po' da campani, assieme ai senatori Caliendo, Falanga, Cuomo e Capacchione e al presidente Nitto Palma. Abbiamo affrontato questo problema, e c'era, anche da parte dei miei amici di partito, il terrore del famoso condono edilizio. Nessuno chiede il condono edilizio: qui vogliamo semplicemente stabilire come sollecitare le procure e i prefetti a prendere atto di questa graduatoria, di questa «criteriologia», per stabilire ciò che va abbattuto prima e ciò che va abbattuto dopo.

Altro discorso invece è il condono edilizio. Quando ne abbiamo parlato (anch'io ne ho parlato con i miei amici) non abbiamo assolutamente chiesto un condono edilizio ex novo. Noi campani vogliamo essere semplicemente messi alla pari degli altri cittadini delle altre Regioni italiane (ma questa è un'altra cosa). Vogliamo semplicemente poter aderire al condono del 2003, come tutta Italia ha aderito: punto e basta. Ma questo è un altro problema, che non è oggetto di questa discussione; sarà oggetto di un eventuale ulteriore provvedimento, ne parleremo, e se sarà il caso, si affronterà il problema.

Circa i criteri da seguire, cara senatrice Nugnes, tendenzialmente potrei anche essere d'accordo con lei, ma le dico: non è una questione di quarto o terzo posto. Al primo posto si devono mettere per forza, obbligatoriamente, quei manufatti che rappresentano un pericolo per la pubblica e privata incolumità. È previsto dalla legge: non puoi metterne altri al primo posto, perché quelli vanno abbattuti subito. Al secondo posto ci sono gli immobili in corso di costruzione, per non far degenerare il problema dell'abusivismo edilizio e fermare al nascere il problema. Il terzo e il quarto punto potevano essere accorpati (penso che si possano accorpare tantissimi di questi punti in uno).

Ciò che è importante - vorrei farlo capire al senatore Puglia - è che noi non barattiamo niente, ma cerchiamo semplicemente di aiutare la povera gente e gli indigenti. Se è stata prevista la famosa lettera m) del comma 1, articolo 1, è proprio per questo motivo, ed è stata posta per ultima nella lista dei criteri da seguire. Le categorie poi potevano essere undici, sette o cinque, ma non credo che sia questo il problema.

Credo addirittura che la Commissione, ove proposto, sarebbe stata disposta ad ascoltare e accorpare alcuni punti. Ritengo infatti che la lettera c) sempre dell'articolo 1, cioè quella relativa agli immobili utilizzati per lo svolgimento di attività criminali, e la lettera d), ossia quella relativa agli immobili appartenenti a soggetti condannati per reati di mafia, potevano essere accorpate: sono esattamente la stessa cosa; lo stesso vale per gli immobili di rilevante impatto ambientale o costruiti su suolo demaniale, o quelli che sono frutto di una lottizzazione abusiva: anche questi si potevano comprendere in un unico punto.

Quindi, se i punti, invece di undici, fossero stati cinque o sei, non sarebbe cambiato assolutamente niente.

Concludo con una considerazione, che va fatta, sul condono. Molto spesso gli amici della Lega attaccano noi meridionali. Devo dire che io ho un ottimo rapporto con i colleghi della Lega (soprattutto personale, con alcuni di voi), ma bisogna prendere spunto da una circostanza: non tutti noi meridionali siamo camorristi, mafiosi e delinquenti; tantissimi siamo bravissime persone. Quando parliamo di un'eventuale riapertura dei termini del condono, è implicito, qualora lo dovessimo fare, che gli immobili appartenenti alla mafia o alla camorra, o riconducibili a loro, sono automaticamente esclusi: non c'è neanche bisogno di parlarne. È una precisazione, per quanto riguarda il PD, completamente inutile. (Applausi dai Gruppi PD e PI. Applausi ironici del senatore Candiani).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Orellana. Ne ha facoltà.

ORELLANA (M5S). Signora Presidente, mi permetta una breve digressione. Il disegno di legge n. 580-A, che stiamo esaminando, ha una caratteristica che a me preme sottolineare per la sua rarità: si tratta di un disegno di legge di iniziativa parlamentare. (Applausi dal Gruppo M5S). Finalmente, il monopolio governativo dell'iniziativa legislativa, imposto tramite continui decreti-legge, viene interrotto da questo disegno di legge. Non so quindi se rallegrarmi per l'arrivo in Aula di un disegno di legge proposto dal collega Falanga, dispiacermi per la rarità dell'evento, o, infine, invidiare il collega per la «fortuna» di aver condotto a termine l'iter legislativo almeno in un ramo del Parlamento.

Segnalo che, proprio grazie al lavoro svolto in Parlamento relativo a questo disegno di legge, il testo, inizialmente composto da due articoli, consta ora di un solo articolo. Questa nuova formulazione, infatti, è stata possibile perché nessuna urgenza, legata alla scadenza dei classici sessanta giorni connessa ai decreti-legge, ha contratto i tempi di discussione e di confronto in Commissione. Ben undici sedute in Commissione giustizia, da giugno a luglio 2013, sono state dedicate a questo disegno di legge.

In ogni caso, chiudendo la digressione, il mio augurio è che non debba più capitare di dover salutare la discussione in Aula di un disegno di legge d'iniziativa parlamentare come un evento raro e, perciò, meritevole di segnalazione. D'altronde, è la nostra Costituzione a prevedere che la funzione legislativa fa capo al Parlamento e, solo in via eccezionale, può essere appannaggio del Governo. (Applausi dal Gruppo M5S).

Entrando nel merito del provvedimento, dispiace dover constatare che il fenomeno dell'abusivismo edilizio risulta talmente diffuso che questo disegno di legge si propone di dare delle priorità di esecuzione per gli abbattimenti. Lo Stato ammette che ormai risulta impossibile dar corso in tempi, non dico certi, ma neppure umanamente ragionevoli, a tutte le ordinanze di demolizione. Risulta pertanto necessario definire quali saranno fatte prima e quali dopo.

Di fatto, la stessa classe politica che negli ultimi decenni ha praticato un deplorevole e condannabile lassismo nel contrastare il fenomeno ora si preoccupa di definire la lista d'attesa delle demolizioni, definendo dei criteri di legge. Mi domando ora se proprio questo intento venga conseguito da questo disegno di legge. Insomma, mi domando se l'aver individuato una serie di fattispecie e, di fatto, avere individuato una priorità all'abuso, non provocherà una serie di ricorsi da parte dei soggetti in causa. È ragionevole infatti attendersi che, per meri fini dilatori, si argomenterà, contro l'esecuzione dell'abbattimento, il mancato rispetto di una priorità ormai definita per legge.

Riteniamo opportuno raggruppare in un numero minore di fattispecie, ora organizzate in ben undici categorie, le differenti situazioni di abuso edilizio. In tal modo si potrà evitare di ingolfare i tribunali con ricorsi e richieste di sospensive, insomma tutte quelle tecniche dilatorie che rappresenterebbero un'ulteriore beffa nei confronti di chi, invece, rispetta le regole. Non dimentichiamo, infatti, che, anche in zone dove l'abusivismo edilizio è pratica sin troppo diffusa (qui mi riferisco alla Campania e ad altre Regioni del Meridione), esistono tanti cittadini rispettosi delle regole, il cui comportamento va premiato anche punendo chi, invece, queste regole non le ha rispettate.

Ricordiamo, infine, che la gravità del fenomeno è sotto gli occhi di tutti. Non si tratta solo di un danno ambientale e paesaggistico, pur gravissimo, ma si mette a rischio la vita delle persone. Le cronache consegnano periodicamente notizie di crolli di edifici, con relativi lutti, dovuti al mancato rispetto delle regole edilizie.

Per anni si è scelto di chiudere un occhio, se non tutti e due, giustificando l'abuso edilizio grazie all'identificazione del fenomeno con la necessità legata all'esigenza della prima casa (questo discorso è aleggiato anche in quest'Aula). Più spesso, invece, si è trattato e si tratta di speculazione edilizia, favorita in tanti modi: mancati controlli da parte degli uffici tecnici dei Comuni, aziende di pubblici servizi che hanno attivato utenze domestiche (acqua, luce, gas) anche in mancanza di valida concessione edilizia e, soprattutto, tramite la pratica assurda delle sanatorie edilizie, che sono state un via libera a questa pratica non adeguatamente contrastata. (Applausi del senatore Morra).

Si tratta, in definitiva, di un disegno di legge che non si sarebbe mai dovuto arrivare a votare. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dalla Zuanna. Ne ha facoltà.

DALLA ZUANNA (SCpI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, discutiamo oggi di un provvedimento che vuole mettere ordine in una situazione di diffusa emergenza, in particolare per alcune Regioni del Sud.

Secondo il rapporto «Ecomafia 2013» di Legambiente, il fatturato o, meglio, il non fatturato complessivo in Italia del mercato edilizio illegale nel decennio 2003-2012, per circa 280.000 nuove case illegali, sarebbe superiore a 19 miliardi di euro. L'incidenza dell'edilizia illegale nel mercato delle costruzioni sarebbe passata dal 9 per cento del 2006 al 17 per cento del 2013. Mentre le nuove costruzioni legali sono crollate da 300.000 a 120.000, quelle abusive hanno subìto una flessione molto più leggera: da 30.000 nel 2006 a 26.000 nel 2013. Tutto ciò in un quadro complessivo che, soprattutto negli ultimi anni, vede il mercato immobiliare ed edilizio in forte affanno.

Le ordinanze di demolizione emesse in Campania dal 2000 al 2011 sono state in totale 18.000; di queste, solo 828 sono state eseguite, appena il 4,5 per cento. Nella maggior parte dei casi, all'accertamento dell'abuso e all'adozione del relativo ordine di demolizione, non consegue l'esecuzione per mancanza da parte dei Comuni, che avrebbero l'obbligo di sostituire il soggetto inadempiente per poi rivalersi economicamente su di esso, delle rilevanti risorse finanziarie necessarie. Ricordo che demolire un edificio costa più o meno come costruirlo al grezzo.

CUOMO (PD). No, costa di più.

DALLA ZUANNA (SCpI). Non a caso, nell'81 per cento dei decreti con i quali sono stati sciolti i Comuni della Regione Campania dal 1991 ad oggi, tra le motivazioni viene riportato un diffuso abusivismo edilizio, casi ripetuti di speculazione immobiliare, pratiche di demolizione inevase.

In questo quadro desolante si colloca il presente provvedimento che, prendendo le mosse da prassi adottate da talune procure della Repubblica nei distretti di Napoli e Salerno e, in particolare, dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, d'intesa con la prefettura di Caserta, individua alcune priorità nel dare un ordine alle pratiche di demolizione. L'idea è quella di standardizzare tale ranking su tutto il territorio nazionale. Si dà la massima priorità agli edifici che sono un rischio per la pubblica e privata incolumità, la minima agli immobili abitati da soggetti appartenenti a nuclei familiari che non dispongano di altra soluzione abitativa.

Se il disegno di legge verrà approvato, gli aspetti più inquietanti dell'abusivismo edilizio dovrebbero essere effettivamente repressi mediante la demolizione degli edifici. Tuttavia questo provvedimento rischia di annullare il pericolo di demolizione per quegli edifici abusivi che si trovino ad avere una priorità bassa, determinando una sorta di impunità de facto. Non va taciuto, però, che tale impunità è ora nei fatti.

È importante, da un lato, che i Comuni vengano dotati dei mezzi finanziari per intraprendere tutta l'opera di demolizione; dall'altro, che il provvedimento stesso non sia preludio di un condono per gli edifici a bassa priorità.

Con questo auspicio, che dovrà tradursi in atti del Governo e delle altre pubbliche amministrazioni, Scelta Civica per l'Italia si esprimerà in modo favorevole rispetto al disegno di legge in discussione. (Applausi del senatore Cuomo).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stefani. Ne ha facoltà.

STEFANI (LN-Aut). Signora Presidente, dopo aver sentito le considerazioni dei colleghi in merito al provvedimento in esame, tocca anche a noi svolgerne alcune.

Siamo consapevoli (basta vedere la relazione presentata al disegno di legge) della realtà che si è venuta, purtroppo, a creare in alcune zone del Paese, dove sono stati costruiti interi quartieri - non dico addirittura interi paesi - in modo quasi completamente abusivo e siamo anche consapevoli delle persone che abitano all'interno di quelle case, le quali probabilmente hanno per esse investito con un mutuo le proprie risorse per poterci vivere. Ma quello che a noi risulta veramente incomprensibile - faccio proprio una considerazione a monte dell'esame del merito del provvedimento - è come possa esistere veramente un altro pianeta urbanistico rispetto a quello in cui siamo abituati a vivere nelle nostre zone del Nord. Ci troviamo di fronte a realtà a nostro avviso incomprensibili, come ci risulta incomprensibile, per certi versi, l'operato di alcuni amministratori. Apro al riguardo una parentesi: molti appartenenti al nostro Gruppo parlamentare hanno avuto un'esperienza come amministratori (io stessa sono attualmente ancora assessore all'urbanistica nel mio paese) ma per noi sarebbe assolutamente inconcepibile l'esistenza di realtà edilizie in assenza di una concessione, dell'agibilità e, probabilmente, di un'attestazione sulla messa a norma degli impianti.

Per questo diciamo che si tratta di un problema grosso, un problema anche degli amministratori di quelle zone, e le soluzioni prospettate ci destano fondamentalmente delle grandissime perplessità.

Sotto questo profilo non possiamo che condividere ovviamente il fatto che, nella propria ottica personale, si preferisce vedere abbattuto prima un immobile abusivo appartenente ad un'associazione mafiosa rispetto a quello di una povera famiglia che versa in una situazione di indigenza, ma ci domandiamo poi come nella pratica possa svolgersi l'iter per dare seguito a questi ordini di demolizione.

Per certi versi accogliamo con piacere l'esito dell'esame di questo disegno di legge in Commissione. Originariamente esso prevedeva addirittura una delega al prefetto del luogo per eseguire le demolizioni, sul quale potevano convogliarsi eventuali perplessità in merito alle priorità da seguire, e quant'altro. Forse, quindi, è meglio che vi sia questo ordine. Noi però temiamo che possa sorgere in qualche modo un'ipotesi di impugnabilità o un contenzioso relativamente a questi ordini di demolizione. Ci preoccupa - ma penso sia una preoccupazione che riguarderà tutti - l'effettiva esecuzione di questi ordini di demolizione e la modalità che verrà adottata: il timore è quello di un rallentamento in qualche maniera, delle procedure della demolizione. Per queste ragioni, non esprimiamo una contrarietà nei confronti del provvedimento, tenendo ovviamente in considerazione alcune realtà anche sociali riguardanti proprio l'esistenza di molti immobili abusivi abitati; la perplessità però ci rimane proprio sul tipo di procedura da seguire.

In Italia, purtroppo, ancora parliamo del problema dell'abusivismo edilizio. Come dicevo prima, una casa dotata di certificato di agibilità e di un permesso di costruire ha garanzie di sicurezza. Sugli immobili costruiti in assenza di permessi e dell'agibilità sorgono tanti dubbi, riguardanti proprio la sicurezza di coloro che vi abitano.

Noi della Lega Nord restiamo sempre convinti che, prima di tutto, vada sempre rispettata la legge: di abusivismo non si dovrebbe neanche più sentir parlare. Per certi versi, un errore nella progettazione e nell'esecuzione potrebbe anche sussistere, ma vedere intere abitazioni, interi quartieri e paesi costruiti senza alcuna autorizzazione e nemmeno inserimento in catasto ci fa sorgere un altro dubbio: dove si paga l'IMU? Su quale immobile viene pagata l'IMU, se non esiste neanche catastalmente? (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Ed il gettito derivante da quella IMU che si sarebbe dovuta pagare ma che attualmente non viene pagata, da cosa viene compensato? Da qui la solita nostra considerazione che forse soltanto o principalmente alcune zone paghino, ed altre magari, purtroppo, lo facciano un po' meno. (Applausi della senatrice Bisinella).

In conclusione, abbiamo proposto degli emendamenti che per alcuni versi riteniamo migliorativi del testo, ma non ci esimeremo dal votare eventualmente emendamenti presentati anche da altri Gruppi che fossero volti a migliorare il disegno di legge.

In ultimo, ribadiamo che l'abusivismo non va risolto ma va eliminato. (Applausi della senatrice Bisinella).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Falanga. Ne ha facoltà.

FALANGA (FI-PdL XVII). Signora Presidente, sono iscritto a parlare in dichiarazione di voto a nome del Gruppo Forza Italia ma i dieci minuti che mi sono stati concessi per intervenire in quella sede non mi sarebbero stati sufficienti per svolgere alcune considerazioni che intendo quindi svolgere ora, all'esito, peraltro, degli interventi di alcuni senatori del Movimento 5 Stelle e, per ultimo, della senatrice Stefani della Lega Nord.

Devo fare una premessa. Non so se sia lo stesso per le altre parti d'Italia - ritengo accada dappertutto - ma per noi gente del Sud la casa non è fatta soltanto di mura e di arredi: la casa è il luogo in cui si concentrano e si vivono le passioni, le emozioni, dove si consuma il lutto, dove si gioisce per la nascita di un bambino. A differenza del giovane che vive in prospettiva del futuro, una persona anziana, di oltre ottant'anni, vive in funzione del passato, il passato rappresenta la sua vita e la sua vita si è consumata all'interno della sua casa.

Con questo spirito, e conoscendo il disagio di molte famiglie, all'inizio di questa legislatura mi impegnai per immaginare un disegno di legge che in una situazione drammatica ponesse quanto meno una nota di giustizia semplicemente prevedendo una graduazione degli abbattimenti.

Senatrice Nugnes, lei è apprezzato architetto, ma mi consenta: non parli di diritto in quest'Aula, perché nel momento in cui lei affronta questa materia dice, ahimè, cose scorrette, che denotano ignoranza (ovviamente in materia, sia chiaro: ho infatti precisato che lei è apprezzato architetto). (Commenti della senatrice Nugnes). Non reagisca, senatrice: le spiego perché dico questo. Lei ha affermato che la competenza per l'emanazione del provvedimento di abbattimento spettava già al prefetto. Quindi, cosa si proponeva nel disegno di legge nella sua originaria formulazione? Si dava la competenza al prefetto, che già era competente? Non è così. Se lei, volenterosa qual è, volesse dare uno sguardo alla storia, anche processuale, di questa materia, si renderebbe conto che quello che lei ha detto non è esatto, e qui rispondo anche alla senatrice Stefani, la quale ha affermato che la formulazione originaria del provvedimento assegnava una delega al prefetto. Senatrice Stefani, non è esatto. Infatti, circa trent'anni fa è stata data delega in materia dall'autorità amministrativa all'autorità giudiziaria. (Cenni di dissenso della senatrice Nugnes, che si avvicina ai banchi di FI-PdL XVII e porge un foglio al senatore Perrone). L'ordine di demolizione ha natura squisitamente amministrativa e in quanto tale era di competenza della prefettura, ovvero degli enti locali.

Il senatore Puglia ha affermato che al quarto posto abbiamo messo gli immobili in qualche modo collegati ad organizzazioni criminali e a camorristi. Senatore Puglia, non è vero; non è una porcata. Quando ho immaginato questo disegno di legge, tenendo a mente il disagio della mia gente, non ho inteso fare una porcata; ho inteso fare giustizia. Non le consento, dunque, di dire che sottesa a questo provvedimento vi è una porcata, perché al primo posto abbiamo indicato gli immobili pericolanti, per la salvaguardia della pubblica incolumità, mentre al terzo posto quegli immobili utilizzati per lo svolgimento di attività criminali, per cui già ci siamo. Quindi, è nell'ordine delle cose che gli immobili di proprietà di soggetti eventualmente collegati con la criminalità organizzata andassero a finire nella posizione in cui si trovano nel testo del provvedimento.

Sono stanco di sentir parlare di criminalità organizzata quando si parla di un abuso edilizio in una terra in cui, a differenza della Padania - di cui la senatrice Stefani ha puntuale conoscenza - non è possibile neanche aprire una finestra, per una serie di vincoli e di lacci burocratici che impediscono l'apertura anche di un vano o di un cesso! Questo è il punto. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Il cittadino allora non ha una predisposizione naturale alla legalità o all'illegalità: non penso che sia nel DNA. Non credo nella tesi lombrosiana, e mi rivolgo al presidente Nitto Palma: è il gruppo sociale che pone talvolta la persona nelle condizioni disperate di violare la legge. Se noi ci troviamo di fronte a casi di questo genere, li dobbiamo trattare con rispetto e non possiamo immaginare che alcuno in quest'Aula, parlando del contadino o dell'operaio che con sacrifici si sono costruiti una casa di 80 metri quadrati, li segnali, li additi o li accusi di essere soggetti camorristi. (Commenti della senatrice Nugnes).

Pochi giorni fa, nel Comune di Torre del Greco, dalla procura generale della Repubblica di Napoli è stato disposto l'abbattimento dell'abitazione di un vecchietto di settantotto anni. Senatore Puglia, lei è campano come me, se non sbaglio proprio di Torre del Greco: si informi allora su questa vicenda. Parliamo di un vecchietto di settantotto anni, non coniugato, senza figli, con una casa abusiva di 80 metri quadrati. Dopo che l'immobile è stato abbattuto, questa persona si è rivolta al Comune, trovando lì un assessore ai servizi sociali - una giovane donna, che un giorno vorrò incontrare - che gli ha detto: «Perché non pensa di andarsene in un ospizio?». La signora è giovane, ma deve cominciare a pensare a quando sarà anziana e capire quanto può essere difficile una situazione del genere per un anziano. Se prendo mia madre e le offro una villa a Marechiaro, me la rifiuta perché a novant'anni vuole continuare a vivere nella sua modesta casa ed eventualmente lì morire. Questi sono i sentimenti e le considerazioni umane che bisogna fare quando si tratta una materia di questo genere.

Noi non abbiamo parlato di condono: stiamo dicendo soltanto ciò che è più giusto rispetto a ciò che è meno giusto. Se ce lo consentite, lo apprezziamo; anzi devo dire, senatrice Capacchione, che le darò pubblicamente atto della sua sensibilità politica. (Applausi della senatrice Nugnes). Farò altrettanto con lei, senatore Cuomo. Avete avuto infatti la sensibilità di comprendere i problemi della vostra gente, assumendo politicamente un atteggiamento di collaborazione, perché è qui che si possono realizzare le larghe intese, che non si costruiscono a tavolino, ma sui contenuti culturali ed educativi di un popolo. È sui temi sensibili e su tali questioni che noi riteniamo di continuare a fare affidamento sulle forze di sinistra, del Partito Democratico, che in questa occasione - devo dire - hanno dimostrato l'autorevolezza e lo spessore per poter adeguatamente ed orgogliosamente sedere in quest'Aula del Senato. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Compagna. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (NCD). Signora Presidente, dopo questo appassionato intervento del collega Falanga, che legittimamente ha voluto fare un passo indietro rispetto alla relazione del senatore Caliendo, perché il senatore Falanga ci ha illustrato lo spirito con il quale egli aveva pensato e scritto il proprio disegno di legge, io proverei a tornare allo sviluppo che ha avuto l'originario testo di Falanga in Commissione e quindi alla relazione di Caliendo.

Colleghi, finora ho sentito tanta sociologia dell'abusivismo, tanto moralismo anticondono, ma non ho sentito dire da nessuno come questa vicenda vada iscritta nel fallimento costituzionale e politico della riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione. Il senatore Caliendo, con molta sobrietà, lo dice: la vicenda nasce quando la legislazione nazionale (lasciamo stare se giusta o sbagliata, ma indirizzata a tutti i cittadini italiani) viene bloccata da due leggi regionali, che la Corte costituzionale per due volte definisce incostituzionali invitando il legislatore a provvedere. È da qui che nella scorsa legislatura il collega Nitto Palma, reduce da via Arenula, in nome dello Stato di diritto anche in Campania (e non in nome della Campania anche nello Stato di diritto) si fa promotore di un'iniziativa analoga, che ha trovato sviluppo nel testo della Commissione, che il collega Caliendo ci ha illustrato. Per i cittadini della Campania non è stato possibile fruire degli ambiti e dei limiti della legislazione nazionale, e ciò ha comportato la necessità di procedere, dopo gli accertamenti dell'autorità giudiziaria, all'esecuzione delle sentenze di condanna sotto il profilo dell'abbattimento dei manufatti costruiti.

Da questo punto di vista, il disegno di legge che il collega Caliendo ci ha illustrato non è un condono per la Campania. No, è qualcosa di meglio: proprio grazie al lavoro parlamentare (ecco perché mi sono richiamato a quella riforma costituzionale), noi abbiamo cioè creato il vuoto tra legislazione regionale e nazionale, anzi, con orribile cinismo lo abbiamo affidato alla Corte costituzionale, non solo in questo caso. Sono tanti i conflitti in cui decide la Corte, e non il Parlamento e non la cosiddetta Camera delle autonomie, con cui è bello riempirsi la bocca della retorica, ma sulla quale non si è mai provato a legiferare in Costituzione (e quando ci provammo ci si espose alla bocciatura del referendum popolare: parlo di otto anni fa).

Nel dibattito in Commissione si è allora arrivati a rendere il meno possibile discrezionale la graduatoria, e aveva ragione il collega Falanga nell'esprimere insofferenza a tanto facile moralismo su abusivismo e criminalità organizzata. Il senso di questa legge è quello di creare uniformità di applicazione del diritto nell'intero territorio nazionale. Io sono campano e non sono di Vicenza, non sono della cosiddetta Padania, ma non chiederò mai uno Stato di diritto che determini privilegi per la mia Regione; mai. Garanzie sì, privilegi mai. (Commenti del senatore Centinaio). No, non è così, ed è ingiusto ed ingeneroso che lei lo dica, perché esiste una tradizione di meridionalismo che è quella di Giustino Fortunato, quella della questione meridionale come questione centrale dello Stato nazionale. Grazie all'istituto regionale si è picconato lo Stato nazionale.

Per quale motivo le due leggi di Bassolino sono state giudicate incostituzionali dalla Corte costituzionale e non hanno trovato nessun riferimento nell'ordinamento? Proprio perché quella riforma costituzionale - e voi della Lega dovreste dirlo con più energia di me - fu fatta dalla sinistra per rappresaglia contro di voi, per la vostra libertà di scegliere se allearvi con il centrodestra o con il centrosinistra nelle scadenze elettorali nazionali.

Non capisco allora tanto improprio territorialismo in un provvedimento che, grazie al meritorio lavoro della Commissione, non ha nulla di territoriale: è Stato di diritto e Stato nazionale insieme. Di qui l'attenzione con la quale il nostro Gruppo parteciperà alla discussione successiva. (Applausi dei senatori Compagnone e Berger).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cioffi. Non essendo presente in Aula, si intende abbia rinunziato ad intervenire.

È iscritto a parlare il senatore De Siano. Ne ha facoltà.

DE SIANO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, bisogna ringraziare la Conferenza dei Capigruppo che ha dato finalmente la possibilità a quest'Aula di discutere di un tema che per alcuni è importante: è un tema importante per alcune zone rilevanti del nostro Paese. La relazione del senatore Caliendo è stata puntuale e ha ben messo in evidenza il fenomeno: la sua entità, la sua rilevanza e l'importanza della sua risoluzione per alcune zone del Paese.

In questo brevissimo intervento cercherò di non ripetermi rispetto ai tanti concetti che coloro i quali mi hanno preceduto hanno espresso e hanno messo in evidenza, ma credo che un concetto fondamentale vada illustrato in quest'Aula, ossia che il fenomeno dell'abusivismo edilizio, che è rilevante ed è stato rilevante negli anni passati in alcune zone del nostro Paese, certamente non ha colore politico; è un fenomeno che non è né di destra, né di sinistra, né di centro.

Quindi, signori colleghi senatori, dovremmo chiederci perché, in alcune zone del nostro Paese, si sono verificati fenomeni del genere e di tale entità. E dovremmo parlare delle regole che hanno disciplinato il settore urbanistico in alcune zone del Paese nei decenni passati.

Ho ascoltato con attenzione l'intervento della senatrice Stefani, che ha posto in evidenza di essere anche un amministratore locale. Ella ha sottolineato il fatto che nei territori del Nord negli anni passati è stata fatta la cosiddetta programmazione urbanistica. La programmazione urbanistica che voi, senatrice Stefani, avete fatto nei vostri territori, stabilendo con legge il futuro degli stessi, in altre zone del Paese, come quella da cui provengo, nel corso degli anni non è mai stata fatta. (Commenti dal Gruppo LN-Aut).

Chiedo un attimo, colleghi. Sto cercando di porre in evidenza a quest'Aula un concetto. La Regione Campania, ad esempio, ad oggi non ha la legge che regola i piani paesistici. Le cinque Province della Regione Campania (Napoli, Benevento, Caserta, Salerno e Avellino) solo da pochi mesi hanno i piani territoriali di coordinamento provinciale (PTCP). Precedentemente non li hanno mai avuti. Tanti Comuni nei decenni passati non avevano i piani regolatori. E un cittadino che viveva in quei territori cosa doveva fare?

Credo richieda molto tempo discernere seriamente di un problema che coinvolge migliaia e migliaia di persone. E credo anche che questo, oggi, non sia il momento per poterne parlare. Penso infatti che un Parlamento che si ponga in maniera responsabile rispetto ad un problema vero debba disporre degli strumenti adeguati e creare le condizioni per esaminare a fondo una certa fenomenologia, ponendo in essere una discussione che porti all'elaborazione di un provvedimento risolutivo del problema.

Certamente il disegno di legge di cui discutiamo oggi non rappresenta la risoluzione del problema, perché stiamo semplicemente esaminando un provvedimento - come ha detto precedentemente e bene il senatore Falanga nel suo intervento e gli altri senatori che mi hanno preceduto - che regolamenta la priorità rispetto agli abbattimenti, quindi nell'alveo della legalità.

Questa è la verità, questo è ciò di cui stiamo parlando. Non stiamo parlando né di nuovi condoni, né di colpi di spugna, stiamo semplicemente dicendo che questo Parlamento, rispetto alla presenza di un problema grave, sta ponendo un rimedio temporaneo attraverso una regolamentazione per legge delle demolizioni. Successivamente, sempre in maniera responsabile, dovremo porci il problema di esaminare a fondo la questione verificando quali possano essere le soluzioni concrete e valide, in modo che non si ripetano gli errori commessi nei decenni passati.

Voglio riprendere un concetto espresso bene da chi mi ha preceduto e che spesso viene portato all'esterno in maniera errata. Stiamo parlando di un fenomeno che non riguarda assolutamente mafia, camorra, 'ndrangheta, malavita organizzata: nulla di tutto ciò. È un fenomeno che nel 90-95 per cento dei casi riguarda povera gente, povere persone che hanno lavorato e fatto sacrifici per costruire la propria abitazione. La mia non è demagogia.

Voglio dare una risposta alla senatrice Stefani, se mi è consentito, rispetto a quello che è il problema dell'IMU: che fine fa tanta IMU inevasa? Sono stato sindaco di un paese della Regione Campania per tantissimi anni. Le posso dire, con dati certi, che paradossalmente i primi a pagare l'IMU o la tassa sui rifiuti sono i possessori e i proprietari di costruzioni abitate, ma che non sono in regola dal punto di vista urbanistico, perché, paradossalmente, nel loro modo di pensare, essi ritengono, pagando il tributo, di aver diritto ad una sorta di sanatoria. Questa è la verità, e questa è la gravità del problema.

Noi parliamo di migliaia - ripeto: migliaia - di persone che hanno la proprietà di una modesta abitazione e nulla di più; non stiamo assolutamente parlando di nulla d'altro.

Signora Presidente, credo che la politica debba soprattutto essere capacità di dare delle risposte concrete a problemi della gente. Quello di cui noi stiamo parlando è un problema reale, un problema vero che migliaia di persone, nelle zone più disparate del nostro Paese (e, in modo particolare, in Campania), stanno vivendo e per il quale stanno soffrendo quotidianamente: mi riferisco al dramma della demolizione. Credo che la politica deve dare - in questo caso, responsabilmente, lo stiamo facendo tutti insieme - una risposta, che non è definitiva, ma temporanea, ad un problema urgente, in attesa che, in maniera più approfondita, si possano dare risposte certe. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Volpi. Ne ha facoltà.

VOLPI (LN-Aut). Signora Presidente, senatore Falanga, lei prima diceva di non sapere com'è da altre parti d'Italia: anch'io non conosco tutto, ma le posso assicurare che non è così.

La prego, si metta nei nostri panni, perché sono imbarazzato. Lei ha visto che prima ho voluto parlare con lei e con altri colleghi per cercare di immergermi in un mondo che, per noi, è così difficile da capire, come sbarcare su Marte. Ma lo faccio con estrema sincerità, perché è chiaro che questo dibattito forse non avrebbe nemmeno dovuto essere fatto in questa sede, perché, dal mio punto di vista, si sarebbe dovuto fare nell'Assemblea regionale di competenza. È vero che la gestione del territorio è materia di competenza concorrente, ma è anche vero che mi sembra ormai consolidato come il governo del territorio e l'urbanistica siano elementi centrali della funzione di quello che è l'elemento programmatoria di una Regione.

Per noi è difficile interpretare come possano esserci 70.000, 80.000, 100.000 unità abitative irregolari. Ripeto: è difficile. Come dicevo alla collega Capacchione, a casa mia non riuscirei a spiegare che lì c'è un paese che non c'è. C'è, ma non c'è. Non c'è niente di regolare: ci sono 30.000 persone che abitano in un posto che però non c'è, e magari pagano l'IMU. Mi domando: come fanno a pagare l'IMU se non ci sono? Qualcuno prima mi diceva che qualcuno ha fatto anche il passaggio regolare: è andato dal notaio e gli è stata venduta la casa.

Scusate, colleghi, ma voglio anche sdrammatizzare, perché siamo in difficoltà nell'interpretare questo provvedimento. Ma da quelle parti lì i notai non li arrestano? Se un notaio mi vende una casa che non esiste, in un posto che non esiste, su una mappa che non esiste, questo - scusatemi - lo sbatto in galera. Sbatto in galera anche il geometra o l'architetto che ha fatto il progetto, dato la piantina e venduto la casa.

Prima, parlando con qualche collega, emergeva che: c'è il catasto? Boh! C'è il notaio? Boh! C'è il sindaco? Boh! Il comandante dei vigili? Non si è visto, non pervenuto. Regione? Mah! Non si sa. È un bel problemino. Ma è un bel problemino farlo capire anche al resto del Paese. Ed è un problemino - e mi collego a ciò che lei, senatore Falanga, ha detto - far capire al resto del Paese un aspetto sociologico non marginale che qualcuno avrebbe invece voluto derubricare: in quelle 70.000 abitazioni abita della gente. Certo, il mio istinto mi porterebbe a dire: «Fatevi i fatti vostri e domani mattina mi fate la cortesia di abbatterle tutte in una giornata». Sappiamo però che in quelle case probabilmente ci abita della gente.

A quella gente vorrei però domandare: ma chi cavolo avete votato fino ad oggi? La riflessione che viene spontanea è che qui non manca solo lo Stato. Certo, lo Stato può mancare in alcune occasioni, in alcune situazioni e per sensibilità: ma chi hanno votato queste persone? Hanno votato persone che hanno venduto il loro «farlocco», che hanno venduto loro la «non casa»?

Ieri parlavamo del «non programma», ma questo è peggio. Qui c'è la «non casa» sul «non catasto» del «non notaio» del «non architetto». E noi come dovremmo comportarci? Senatore Falanga, amici e colleghi, io credo veramente che siano un po' fatti vostri.

Certo, forse occorrerebbe una considerazione politica un pochino più ampia. Questo dibattito, signora Presidente, è stato derubricato come secondario mettendolo nelle pieghe di una mancanza di capacità della maggioranza di trovare una convergenza su un altro provvedimento. Io credo invece che questo sia un dibattito molto importante, perché in esso è contenuto un elemento sociologico centrale.

Prima il collega che mi ha preceduto, il senatore De Siano, ha detto che qui non si parla di malavita. Può essere. Voglio dargli ragione, anzi lo prendo in parola: non parliamo di malavita. Però se questo è il concetto più generale, l'interpretazione della legalità e del rapporto con il proprio territorio di un pezzo importante della popolazione, l'elemento sociologico relativo al rispetto di sé stessi e della legalità diventa abbastanza ampio. Non dico che stiamo parlando di delinquenti, ma sicuramente un rapporto difficile con le regole mi sembra ci sia tutto!

Adesso voi continuerete a dibattere. Mi sarebbe piaciuto ci fosse più entusiasmo negli interventi; trattando un elemento particolare, si poteva aprire un dibattito sull'irregolarità: ci sono le terre dei fuochi, i rifiuti, i cassonetti, poi c'è Napoli che annega, poi l'emergenza per l'acqua. Ma non funziona: non funziona più!

Oggi venite a chiedere al Parlamento nazionale di dirvi che avete ragione, perché Bassolino non è riuscito a fare un condono serio, non è riuscito a fare una programmazione politica. Lei stesso, senatore Falanga, ha detto: dovreste arrabbiarvi con la sinistra. Ma vuole che mi arrabbi con la sinistra? Semmai mi arrabbio con una classe politica che ancora oggi mette in difficoltà la sua popolazione, e lo fa in maniera drammatica. Da leghista immagino quello che lei ha raccontato prima. Dovrei andare ad abbattere casa di sua madre, di sua nonna, di sua zia che da sessant'anni abitano in quella casa? Dovrei farlo io? Le dico: ci vada lei ad abbatterla! Ci vada con i suoi amministratori locali, ci vada con il suo sindaco, con i Carabinieri, con il prefetto (ovviamente non mi sto riferendo a lei personalmente).

Noi abbiamo un forte senso della comunità. Anche voi; anzi, forse ce lo avete più di me. Ma è brutto pensare che una comunità debba aspettare il prefetto e il procuratore per scegliere come vivere, per scegliere la propria qualità di vita, per scegliere di non vivere nell'illegalità. Io sono stupito - lo ripeto, senatore Falanga, non voglio farla lunga, perché non è questo il merito - ma certo è che lei ha detto anche un'altra cosa, ossia: «Io mi congratulo con due colleghi» - una è la senatrice Capacchione - «perché hanno voluto fare alcune cose...». Le dico però un'altra cosa, senatore Falanga: quei colleghi hanno avuto coraggio forse, cosa che in molte di queste situazioni non ho visto, perché forse ci vuole coraggio per denunciare l'illegalità, per andare sui giornali sapendo di essere impopolari, per dire che queste cose non vanno bene, anche se magari si perdono i voti. E il coraggio, come lei sa, o uno ce l'ha o non lo trova per strada. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cuomo. Ne ha facoltà.

CUOMO (PD). Signora Presidente, essendo alla mia prima legislatura, credo di essere forse l'ultimo senatore di quest'Aula, e nell'assistere a questo dibattito devo dire che mi ha assalito un dubbio. Mi rivolgo a lei, signora Presidente, che è stata anche Ministro della Repubblica: ho immaginato di aver sbagliato provvedimento e, ascoltando gli interventi, mi è venuto il dubbio che si stesse discutendo di un provvedimento diverso da quello che invece dovrebbe essere oggetto della discussione generale.

Dal momento che provengo da un'esperienza negli enti locali, poiché ho fatto il sindaco per molti anni, un po' didatticamente, come normalmente avviene in un'assemblea elettiva, si cerca di portare all'attenzione innanzitutto il titolo del provvedimento. C'è scritto che si tratta di un disegno di legge, e mi fa piacere che il senatore Orellana lo abbia sottolineato, perché proprio noi che spesso e volentieri ci lamentiamo dello svilimento del ruolo del Parlamento per un'eccessiva capacità legislativa da parte dell'Esecutivo - e non me ne voglia il rappresentante del Governo - di fronte ad un disegno di legge che è stato ampiamente dibattuto anche in Commissione, stiamo svolgendo la discussione generale come se il tema fosse un altro.

Vale allora la pena leggere il titolo del provvedimento: «Disposizioni in materia di criteri di priorità per l'esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi». Quindi - mi rivolgo a lei, senatore Volpi - stiamo parlando di demolizioni e procedure per le demolizioni.

Discutendo questo provvedimento, ascoltando la passione, anche oratoria, con la quale molti colleghi si sono esercitati prima del mio intervento, ovviamente emerge che siamo di fronte ad una vicenda abbastanza complessa. Non sono uno storiografo, né ho potuto fare ricerche molto rapide mentre mi apprestavo a svolgere questo intervento, ma sarei curioso di sapere, per esempio - visto che c'è una certa enfasi, quasi una superiorità morale, politica, ed anche etnica, qualche volta - chi ha votato l'ultimo condono edilizio in quella che all'epoca era la maggioranza di Governo, in modo da capire fino in fondo cos'è successo.

VOLPI (LN-Aut). Ma guarda a casa tua, che c'hai 70.000 casi...

CUOMO (PD). Questo provvedimento, fondamentalmente, parte da un principio molto chiaro e netto: vi è una difficoltà nelle procedure di demolizione.

Nel dibattito svolto in Commissione, si è passati da una fase nella quale si immaginava che dovesse essere il prefetto ad intervenire nella definizione delle procedure di demolizione ad una in cui si è ritenuto - giustamente, a mio parere, proprio per evitare qualsivoglia potere discrezionale - di attribuire tale potere in capo al pubblico ministero (e stiamo parlando di sentenze passate in giudicato, quindi di demolizioni ad esse relative). Il provvedimento ha ovviamente lo scopo di dettare criteri di priorità per le demolizioni, quindi non vi è alcun riferimento a qualsivoglia ipotesi di condono, cosa che non credo sia mai citata all'interno dell'articolato del disegno di legge.

Bisogna dunque ragionare con grande tranquillità e serenità: ho ascoltato con molta attenzione l'intervento della collega Nugnes, la quale, anche al di fuori del proprio intervento, insieme ad altri colleghi del Movimento 5 Stelle, esprime una perplessità sulla possibilità o meno che quest'articolato rappresenta uno strumento nelle mani dei legali addetti alla difesa di coloro che sono oggetto di questi provvedimenti per creare quei cavilli che possono verificarsi in incidenti probatori o di esecuzione (non sono un giurista, quindi mi avventuro rispetto alle cose che mi sono state sottolineate). Credo che gli emendamenti che sono stati presentati tendano a voler ottenere una rassicurazione dinanzi a questo tipo di rischio che si potrebbe correre con questo provvedimento.

Il relatore, senatore Caliendo, insieme al presidente Palma e al senatore Falanga, che è il primo firmatario del disegno di legge, e ai tantissimi parlamentari che lo hanno sottoscritto (e molti sono parlamentari del Partito Democratico che, rispetto ad un'iniziale diffidenza sul provvedimento, hanno compreso come lo spirito sia quello di andare ad ordinare le procedure di demolizione, cercando di sottrarle a qualsivoglia criterio discrezionale), hanno fatto un buon lavoro, perché siamo arrivati ad un disegno di legge che sicuramente è perfettibile, ma è uno strumento che ci mette rapidamente nella condizione di dare alle procure della Repubblica una certezza che esuli dalla volontà dei singoli di stipulare questo o quel protocollo di intesa. Attraverso quei protocolli di intesa, che sono stipulati tra alcune procure della Repubblica, si sono tratti gli spunti necessari per arrivare a questo disegno di legge.

Sinceramente non mi preoccupo di chi va a «contrattare la disperazione» (per mutuare un'espressione usata dal collega Puglia). Non bisogna mai contrattare la disperazione dei cittadini: certe volte assistiamo a una rappresentazione della disperazione dei cittadini, che dobbiamo interpretare all'interno di quest'Aula, perché è chiaro che la disperazione del cittadino va rappresentata.

Io, alla stregua del mio partito, sono tra quelli che non hanno mai contrattato la disperazione dei cittadini. Abbiamo guardato a questo provvedimento come a un provvedimento giusto, che mette in condizione soprattutto gli ultimi, quelli che hanno pochissime possibilità di difendersi, con avvocati di grido o talmente bravi da riuscire magari a «impilare» alcune pratiche sotto ai fascicoli, come è successo ed è oggetto di indagini da parte della procura della Repubblica per alcune procedure proprio in tema di demolizione in Campania. Ecco, quegli ultimi, le persone che sono più indifese, credo abbiano diritto ad avere lo stesso trattamento delle persone agiate, che magari hanno fatto grandi speculazioni e che molte volte non sono colpite dai provvedimenti proprio perché hanno la capacità, con artifizi vari di natura giuridica, di ingabbiare il procedimento e in qualche modo tenerlo sospeso o fermo, fino ad arrivare alla patologia della sottrazione del fascicolo o addirittura del metterlo gradualmente in una posizione tale da evitare la demolizione.

Questo provvedimento, nel nostro spirito e nella nostra intenzione, va in questa direzione. Probabilmente dovremo poi verificare come questo provvedimento sarà attuato rispetto alle procure della Repubblica e ai magistrati che dovranno disporre l'esecuzione. Altro problema, che è tutto intero ed esiste, è quello di come il nostro territorio sia stato devastato e di come dobbiamo recuperare rispetto a tutta una serie di scelte urbanistiche che sono state fatte in passato. Non ho difficoltà ad esprimere un grande favore a questo provvedimento. Non credo che sia la panacea di tutti i mali, ma sicuramente indica un modo di procedere.

Quindi, cara Presidente, chiedo anche un atto di coerenza: non vorrei che su questo argomento fossero fatte le speculazioni politiche che ci sono state in passato. Vi è stato uno spirito diverso nella discussione di questo provvedimento e credo che ci sia ora una maturità tale e anche una condizione politica tale da non consentire a nessuno di fare una speculazione politica su questo provvedimento. Credo che non sarebbe neanche giusto per le popolazioni, e soprattutto per i magistrati e per tutti quei funzionari pubblici che devono svolgere il loro dovere.

Ritengo però che ognuno di noi debba fare ciò che dice e lo deve fare sempre, e non solo e soprattutto in campagna elettorale. Vorrei ricordare ai colleghi del Movimento 5 Stelle (che giustamente rappresentano un modello di democrazia molto più diretto di quello che si immagina attraverso la mediazione dei partiti classici), che durante un meetup (proprio a Ischia, se non vado errato) fu discusso da parte di alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle una sorta di ravvedimento operoso in tema di abusi edilizi. Fu discusso, fu dibattuto: io stesso ho avuto modo di confrontarmi.

Il lavoro che hanno svolto i senatori colleghi che hanno presentato degli emendamenti cerca di compenetrare, all'interno della propria politica parlamentare, anche quell'iniziativa che vi fu durante la campagna elettorale per le elezioni politiche in un convegno che si tenne ad Ischia.

Io non ho difficoltà e, da questo punto di vista, ci confronteremo anche sugli emendamenti. Affideremo poi al relatore, insieme anche al presidente Palma e a tutti quelli che svolgono la professione di giuristi fuori dal Parlamento, il compito di darci degli elementi migliorativi di questo provvedimento.

Io non vorrei entrare in polemica con i colleghi della Lega, e in particolare con il collega Volpi. Io non ho però alcuna difficoltà a spiegare il motivo della mia posizione da questo punto di vista, anche perché non parliamo di condoni edilizi. Non credo, comunque, di avere la stessa difficoltà che magari hanno avuto quei colleghi che hanno dovuto votare dei provvedimenti che sottraevano milioni e milioni di euro ai fondi FAS per coprire le sanzioni delle quote latte agli allevatori. Io non so come se la siano cavata. (Proteste dal Gruppo LN-Aut).

CROSIO (LN -Aut). Non la mettiamo su questo piano!

CUOMO (PD). Rispetto a questo provvedimento, io sono certo di fare il mio dovere di parlamentare della Repubblica e di rappresentante del territorio. (Applausi dal Gruppo PD).

CROSIO (LN -Aut). Sei una capra!

CUOMO (PD). E tu un asino! (Proteste dal Gruppo LN-Aut).

CIRINNA' (PD). Maleducato! Vergogna! Ma torna a casa tua!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. (Vivaci proteste del senatore Crosio all'indirizzo del senatore Cuomo).

Senatore Crosio, la invito a calmarsi e a consentire al senatore Arrigoni di svolgere il suo intervento. Il senatore Arrigoni appartiene al suo Gruppo e avrà senz'altro modo di svolgere argomenti di contestazione all'intervento del senatore Cuomo.

ARRIGONI (LN-Aut). Signora Presidente, intervengo in questa seduta, che stancamente si avvia alla conclusione e che affronta un disegno di legge che dà una fotografia e un'immagine estremamente negativa del nostro Paese: una delle tante immagini negative di questo Paese. Sarebbe stato auspicabile, per affrontare questo provvedimento, una diretta televisiva, in modo tale che il popolo italiano venisse a conoscenza di cosa succede in certe parti del nostro territorio.

Parto dalla fine, rispondendo al collega Cuomo, che ha ripreso la questione delle quote latte. Senatore Cuomo, le faremo avere il dossier per quanto riguarda il problema delle quote latte e la invitiamo a leggerlo attentamente. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Questo disegno di legge affronta un problema che per noi senatori della Lega Nord è veramente inconcepibile, e soprattutto per quelli di noi, la maggior parte, che sono stati, e sono ancora, amministratori locali di Comuni e di Province.

Apprendiamo che esistono a Napoli e in Campania almeno 70.000 edifici che sono da demolire, ma che ci sono tre volte tanti casi di procedimenti avviati (superiamo quindi i 200.000). Si dice che 70.000 edifici siano equivalenti alle unità abitative della città di Napoli.

È veramente un fenomeno esteso, che dimostra quello che, sostanzialmente, noi della Lega sosteniamo da tempo: in questo Paese esistono due Italie. Ci domandiamo se le unità abitative di questi 70.000 edifici (e anche quelle degli altri 200.000) paghino l'energia elettrica o se gli impianti elettrici di quelle abitazioni siano collegati con dei fili volanti alla linea elettrica dell'ENEL. Ci domandiamo se queste unità abitative paghino il gas e l'acqua, se paghino, come si è detto prima, l'IMU o la tassa rifiuti: noi, francamente, pensiamo di no.

Da noi, al Nord, ma penso anche in gran parte del territorio, esistono i vecchi piani regolatori: ogni Comune ha il piano regolatore, anzi molti si sono dotati anche del nuovo strumento urbanistico, denominato piano del governo del territorio. Da noi le Province hanno il proprio piano regolatore, che si chiama PTCP, piano territoriale di coordinamento provinciale. Da noi, le Regioni della Padania hanno il PTR, piano territoriale regionale. Da noi gli enti locali hanno il piano idrogeologico. Da noi ci sono i piani di zonizzazione acustica. Da noi ci sono i PAI e i piani di protezione civile, comunale e intercomunale, con percentuali elevate, che superano il 90 per cento.

Ebbene, colleghi, noi ci riempiamo la bocca del dissesto idrogeologico, ma sapete quanti Comuni della Campania hanno il piano di protezione civile? Solo il 39 per cento. Questa è una vergogna, che noi denunciamo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Non avere il piano di protezione civile significa non operare di prevenzione, non assicurare l'emergenza di fronte alle calamità naturali e ai dissesti idrogeologici, che sono causati della noncuranza dell'uomo.

Gli strumenti urbanistici di cui gli enti territoriali del Nord si sono dotati non sono solo carta, ma vengono attuati e sono controllati; in Campania, invece, ove, mai questi esistono, non sono controllati, e infatti registriamo continui scandali di abusivismo edilizio, come quelli che questa sera ci apprestiamo ad affrontare.

La responsabilità qualcuno ce l'avrà. Non è che un edificio nasce come un fungo dalla sera alla mattina. Dove sono i Sindaci, i Presidenti di Provincia, gli enti di controllo, le Forze dell'ordine? Non si trovano mai i responsabili. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Puglia e Fattori).

I fenomeni come quelli che stiamo affrontando questa sera non sono solo testimonianze del passato, ma sono attualissimi, fanno parte del nostro presente. Cito solo due esempi. A Casal di Principe - e questo ce l'ha detto il commissario prefettizio quando siamo andati in audizione a Napoli - il 40 per cento delle unità abitative edilizie sono irregolari; ma sapete qual è la cosa scandalosa? Che anche il restante 60 per cento non ha il contatore dell'acqua. E vengo alla riflessione di prima. La totalità delle case, delle unità abitative, in certi paesi della Campania non paga l'acqua, e questo è veramente scandaloso. A Castel Volturno solo il 40 per cento delle unità abitative paga la tassa sui rifiuti, il resto lo paga sempre Pantalone. E i casi potrebbero essere molteplici.

Cito solo il provvedimento sulla terra dei fuochi, che in questi giorni è in trattazione alla Camera e arriverà da noi al Senato. Anche con questo provvedimento verranno inviati soldi, ci saranno forme compensative per gli agricoltori che non potranno più coltivare le terre che verranno considerate inquinate, dovremo mandare l'esercito e dovremo fare loscreening sanitario di quelle popolazioni. Chi paga?

NUGNES (M5S). Il Nord che ha inquinato!

ARRIGONI (LN-Aut). Senatrice Nugnes, tu sai che da anni non ci sono più camion che arrivano da fuori Regione. Tu sai che ci sono centinaia di imprese illegali: borsettifici, calzaturifici che producono nell'illegalità e che buttano i propri rifiuti in mezzo alla strada. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

NUGNES (M5S). Bravo!

ARRIGONI (LN-Aut). Tu sai che ci sono famiglie che non fanno la raccolta differenziata e il corretto smaltimento dei rifiuti. Non ci sono aziende che lavorano.

Noi arriviamo con questo disegno di legge che vuole modificare il Testo unico in materia di edilizia (adottato con decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001), il quale giustamente prevede la demolizione qualora gli edifici vengano costruiti in assenza di permesso di costruzione ovvero in totale difformità.

Si è bucato l'aspetto del condono edilizio. Inizialmente si voleva attribuire al prefetto la valutazione del provvedimento a cui dare attuazione: subentrava la discrezionalità. Con la modifica, valutata in Commissione giustizia, si vogliono inserire i criteri di priorità per l'ordine della demolizione.

Ebbene, su questo provvedimento la Lega ha un approccio sconsolato, disincantato. Certo è che di questo provvedimento e dei criteri in esso stabiliti potrebbero approfittarsi coloro che hanno fatto speculazioni, la criminalità organizzata, in luogo delle povere famiglie e di quei cittadini di cui, caro collega Sollo, riconosciamo la presenza in alta percentuale. Sottolineo però che la povera gente convive in Campania, e non solo in quella Regione, con una percentuale anomala e non insignificante di furbi, arruffoni, delinquenti, amministratori e politici incapaci e irresponsabili. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Questo è un problema culturale che denunciamo, come Lega Nord.

CUOMO (PD). È un problema nazionale.

ARRIGONI (LN-Aut). Questi disastri - guarda caso - toccano quasi sempre, anzi prevalentemente, le Regioni del Sud, come la Campania, la Sicilia e la Calabria. Nei giorni scorsi abbiamo assistito allo scandalo dei rifiuti di Roma e del Lazio. Noi non ce la facciamo più. In Lombardia il residuo fiscale dice che, in media, ogni cittadino lombardo dà allo Stato - e non ritornano più - quasi 7.000 euro l'anno, mentre registriamo in Calabria e in Sicilia un'inversione: ogni cittadino preleva dallo Stato dai 2.000 ai 3.000 euro.

Di esempi potrei citarne molti, come il fatto che, nei Comuni e nelle Province del Meridione, troviamo un numero di dipendenti dalle quattro alle dieci volte superiore rispetto a quello dei dipendenti dei Comuni e delle Province del Nord, dove però tutto funziona.

Alla fine, anche in questa circostanza, come in quella che affronteremo nei prossimi giorni con il provvedimento sulla terra dei fuochi, sarà sempre Pantalone a pagare, ovvero il Nord, ovvero le famiglie e le imprese del Nord. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signora Presidente, a dire il vero noi dovremmo ringraziare i presentatori del disegno di legge in esame, perché, se esiste una Lega Nord - non so se ve lo siete mai chiesti - esiste un problema Nord, un problema del Settentrione, che poi è l'altra faccia della medaglia del problema meridionale. Se però diciamo che esistono due Italie, l'accusa facile che ci viene mossa è che esageriamo, alteriamo e gonfiamo la verità e speculiamo.

Dobbiamo dirvi grazie, perché in quest'Aula non noi - ciò che portiamo noi può essere sempre confutato - ma voi portate prove, documenti, atti e relazioni che fanno emergere che viviamo in due Paesi diversi. Ripeto: viviamo in due Paesi diversi.

Collega Cuomo, apro e chiudo subito una parentesi: quote latte, fenomeno completamente diverso da quello di cui stiamo parlando. Siamo dovuti scendere in piazza e fare tutto quello che conoscete per difendere allevatori che dovevano buttare il latte per non prendere sanzioni, e qualcuno le ha anche prese. Guarda caso parliamo della Campania: in Campania esistevano strutture con le quote latte, ma senza vacche. Questo era il problema delle quote latte. (Applausi dal Gruppo LN-Aut.Commenti del senatore Cuomo).

Vi riporto un piccolo esempio, che stempera anche un po' la situazione. La Val di Fiemme, che probabilmente conoscete, essendosi di recente lì svolti i Mondiali di sci nordico, è una amena area montana turistica, una valle del Trentino. Il clima in questi periodi non è né quello di Palermo né quello di Napoli; è diverso. Da sempre i cittadini provvedono per tempo alle esigenze che pone l'inverno, cioè a riscaldare le proprie case. Orbene, qualche anno fa le solerti amministrazioni comunali (di cui non faccio il nome) di quella valle hanno notificato a quasi tutti i cittadini l'ordinanza di demolizione - udite - delle legnaie. Le legnaie sono delle piccole strutture, per lo più tettoie, delle coperture, in cui da sempre il mondo contadino, montano, agreste accumula un po' di legna per le esigenze invernali. In base alle leggi votate anche da questo Parlamento (giuste o sbagliate che siano), la tettoia che copre una legnaia fa volume, e questo quindi implica la necessità del rilascio di una licenza edilizia; pertanto, se i volumi e i piani regolatori non lo consentono, le legnaie non si possono costruire. Ergo, quelle costruite senza licenza, ma non con lo spirito dell'abuso, non con la volontà di contravvenire alla legge, ma in base alla necessità di provvedere alle esigenze delle famiglie, andavano comunque demolite. Nessuno di noi ha portato questi casi in Parlamento, ancorché magari avrebbero anche necessitato di un approfondimento.

Ora invece leggiamo - e qui arriviamo alle due Italie - che esistono 70.000 edifici, tutti in Campania, di cui è stato accertato l'abuso e per i quali è stata emanata un'ordinanza di demolizione. Ma questo non è esaustivo, perché si dice anche che i procedimenti in corso sono più del triplo, e quindi questa cifra rappresenta circa un terzo del totale, per cui possiamo pensare che gli edifici abusivi siano più di 200.000. Andiamo a vedere di cosa si tratta: alberghi, strutture turistiche, villaggi turistici, anche qualche abitazione probabilmente.

A spanne, se ipotizziamo che in un'abitazione ci viva una famiglia e che questi 200.000 edifici siano abitazioni monofamiliari, potremmo calcolare che quasi un milione di persone vive in case abusive. Ma poiché non sono solo case monofamiliari ma sono anche case residenziali e condomini, dobbiamo pensare che tra i due e i tre milioni di abitanti vivano in strutture realizzate del tutto abusivamente.

Domanda che si fa uno sciocco abitante del Nord che si è visto demolire la legnaia: 200.000 fabbricati? Tre milioni di persone che vivono in case abusive? Ma al Sud, in questo caso in Campania, esistono i Comuni? Esistono i sindaci? Esiste una Polizia municipale che vigila sul territorio? Esistono le ASL? E i notai, pubblici ufficiali, rogano contratti di vendita di case (perché si sono vendute) senza alcun tipo di autorità? (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Ma qua è l'Italia che salta! Quell'Italia! Quel sistema! Sono 200.000 edifici? Non si tratta di una formica di cui si può dire che è scappata, che non è stata notata, che è stata realizzata di notte. Capiamo la dimensione? Capiamo di cosa si sta parlando? Saniamo tutto? Noi no! Siamo minoranza, e se la maggioranza decide di sanare probabilmente si sana.

Vorrei però fare una piccola osservazione, anche rivolta a chi deciderà di votare a favore del provvedimento. Avete letto bene tutti i criteri indicati dal disegno di legge? Ripeto: avete letto i criteri che state per avallare? In primis, verranno demoliti gli edifici che costituiscono un pericolo. Si capisce. In seconda battuta quelli non ancora ultimati. Si capisce, è facile. In terza battuta, ci sono gli immobili occupati ed utilizzati per lo svolgimento di attività criminali. No, scusatemi, ma i criminali li lasciamo lì ancora per qualche anno, fino a che non arriverà l'ora e il turno di sloggiarli e di contrastare, non solo l'abusivismo, ma anche l'attività criminale che si perpetra all'interno di quegli immobili? Ma è la sagra dell'assurdo!

Se volete fare comunque un regalo al partito al quale noi apparteniamo, alla Lega Nord, va benissimo: discutiamo ogni settimana di provvedimenti del genere, perché è una sorta di invito a nozze per chi farebbe fatica a mettere in piazza tutte queste cose senza correre il rischio di essere tacciato di esagerazione e di enfatizzazione politica. Voi ci date gli strumenti e ci consegnate in mano i documenti per rispondere a quello che voi vorreste fare all'interno di questo sistema.

En passant, la settimana scorsa abbiamo dovuto protestare per il fatto che il Governo ha consentito alle società di gestione autostradale di operare aumenti sulle nostre autostrade, che si aggiravano in media tra il 4 e l'8 per cento, con punte di oltre il 10-11 per cento. Volete che vi dica dove sono stati fatti questi aumenti? Sulle autostrade della Padania. Nel Centro e nel Sud sono stati minimi: al Sud, autostrade completamente a carico della comunità (non degli utenti). Crediamo che possa andare avanti ancora per molto un sistema del genere?

Un capitolo da aprire e chiudere subito sarebbe quello relativo all'erogazione dei servizi. Dalle nostre parti non si va a chiedere l'allaccio di un'utenza se non si ha una licenza edilizia: solo se si ha la licenza edilizia e l'abitabilità vengono erogate luce, gas e così via. È così che si sconfigge l'abusivismo. Probabilmente al Sud ci sono altre regole: l'ENEL è un ente nazionale, ma sembra operare con due pesi e due misure.

La collega Stefani ha detto anche un'altra cosa: ma i Comuni campani, dove le case non risultano perché sono abusive, non essendoci edifici accatastati, come erogano i servizi? Dove vanno a prendere le risorse, visto che una delle poche entrate certe è l'IMU, l'imposta unica sugli edifici comunali?

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, senatore.

DIVINA (LN-Aut). Ho terminato, signora Presidente.

Il guaio è che noi abbiamo capito dove si vanno a prendere le risorse, e lo hanno capito da tempo anche i cittadini del Nord che ci hanno votato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Sullo stoccaggio dell'arsenale chimico siriano

SERRA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (M5S). Signora Presidente, è prevista per domani, dinanzi alle Commissioni affari esteri congiunte di Camera e Senato, l'audizione del Ministro degli affari esteri e del presidente dell'OPAC per riferire in quale porto d'Italia attraccherà il cargo con i carichi di armi chimiche siriane.

Secondo gli accordi internazionali che sono stati raggiunti dai Governi di vari Paesi, tra i quali il Regno Unito e la Germania, le armi chimiche vanno distrutte. Bene. Sono state scelte le tipologie di stoccaggio e le modalità di smantellamento. Bene.

Anche noi cittadini italiani abbiamo diritto di sapere, oltre a questo, anche con quali tempistiche e dove verranno distrutte le suddette armi. I cittadini gradirebbero sapere se è stato stabilito un luogo dove depositare i rifiuti di stoccaggio; se sono state prese tutte le informazioni sui possibili danni ambientali ed informati i Comuni, per poter dare massima informazione ai cittadini.

I cittadini hanno diritto di sapere dove e come il Governo italiano intende agire e oggi, rispetto a domani, è già tardi, è già troppo tardi.

Sono settimane che si chiedono spiegazioni; settimane che si chiedono impegni e tutela e il Movimento 5 Stelle si fa portavoce di questa richiesta da parte dei cittadini che dal Comune di La Maddalena-Palau osservano, senza avere ancora chiarezza, spostamenti di cargo, di traghetti, di TIR, da La Maddalena al bunker di Guardia del Moro a Santo Stefano. Chiedono con diritto chiare spiegazioni, chiare risposte.

Con questo vogliamo ribadire che lo svuotare il bunker è certamente positivo se si deve restituire l'isola ai cittadini, ma l'importante è che tale bunker non venga riempito di altre amenità. (Applausi dal Gruppo M5S).

Sulla gestione dei rifiuti

FATTORI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FATTORI (M5S). Signora Presidente, colleghi senatori, quello che molti chiamavano «il supremo», Manlio Cerroni, re dell'immondizia laziale, finalmente è caduto e con lui molto del castello di sabbia ora verrà meno. È ora di far venir fuori tutti i nascosti segreti del ciclo dei rifiuti e della gestione delle discariche laziali. È necessario, anzi urgente, che il Governo e questa maggioranza comincino a fare davvero qualcosa per i cittadini, ordinando senza nessuna esitazione che venga effettuata la caratterizzazione idrogeologica di tutte le discariche dell'asse Lazio-Campania, ma solo come inizio doveroso, perché poi sarà necessario continuare per tutto il Paese.

Ricordate le parole di Schiavone nascoste per vent'anni? «Interravamo tutto e le popolazioni dei luoghi dove interravamo moriranno tutte di cancro entro vent'anni». Il processo è già iniziato. Voi avete questa responsabilità: davvero volete vivere con sulla coscienza questo fenomeno che grava sulla vita dei cittadini per favorire organizzazioni criminose e potentati economici?

In questi mesi avete bocciato ogni nostra iniziativa in merito alla salvaguardia dell'ambiente, dallo scongiuramento degli inceneritori all'escavazione di buche dove smaltire i rifiuti. Anche questi ultimi ormai fanno viaggi della speranza: speranza che vengano smaltiti senza rischi per la salute umana, una cosa che ormai, dopo questa vicenda, sembra quasi impossibile.

Informo quest'Assemblea che ho presentato l'interpellanza urgente 2-00108 affinché a questo punto il Governo controlli tutte le discariche del Lazio. (Applausi dal Gruppo M5S).

Sui due militari italiani detenuti in India

BERTOROTTA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERTOROTTA (M5S). Signora Presidente, intervengo brevemente per richiamare l'attenzione sul caso dei due fucilieri di Marina, Latorre e Girone, per evidenziare l'interesse alla questione di tutti noi - spero - e non solo della stampa.

A distanza di 23 mesi esatti, pare che questa vicenda non abbia intenzione di volgere al termine. Senza voler entrare nel merito delle questioni inerenti alle difficoltà di questo Governo a mediare con le autorità indiane, credo sia palese a tutti che è finita la fase, forse comprensibile ma non così efficace, della cautela diplomatica, e ho osservato con interesse la svolta che l'inviato del Governo ha voluto imprimere alla sua azione di fronte all'inaccettabile mancanza di chiarezza e tempestività dell'India, e sono dell'avviso che una soluzione non sia più differibile.

Sono tornata da poco da un viaggio nell'India del Sud e, pur non riuscendo ad incontrare di persona i nostri militari, che si trovano invece a Nuova Delhi, ho avuto modo di confrontarmi telefonicamente con l'ambasciatore Daniele Mancini e ne ho ricavato la convinzione che le istituzioni italiane devono farsi sentire e cercare quelle risposte chiare dalle autorità indiane che da troppo tempo attendono i diretti interessati, le loro famiglie e il Paese intero.

Prende corpo il sospetto che dietro alla vicenda si stia celando, alla vigilia delle elezioni in India, una speculazione politica e forse anche interessi economici che meritano di essere smascherati e combattuti. I nostri fucilieri non sono pedine da muovere in una partita a scacchi; non credo sia giusto mettere a repentaglio l'esistenza di due persone per riposizionamenti politici o per traffici di alcun genere.

Per queste ragioni, a nome del Movimento 5 Stelle, rinnovo l'invito a questo Governo ad attivarsi affinché a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone possa essere garantita la certezza del diritto e, nel caso in cui sia accertata la loro responsabilità per la morte dei pescatori indiani, essi possano scontare la pena nel loro Paese.

Anticipo inoltre che, una volta risolta la questione più urgente, intendiamo che sia fatta chiarezza su tutti i risvolti di questa vicenda. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Ovviamente la Presidenza si associa a questo auspicio e sottolinea che è in corso di definizione un'iniziativa importante di sostegno ai marò anche da parte del Parlamento.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 16 gennaio 2014

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 16 gennaio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,01).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Abbado, Bottici, Bubbico, Calderoli, Ciampi, Colucci, D'Anna, De Petris, De Poli, Guerra, Longo Fausto Guilherme, Minniti, Monti, Piano, Pinotti, Rizzotti, Stucchi, Vicari e Zavoli.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Ministro affari esteri

(Governo Letta-I)

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Turchia sulla lotta ai reati gravi, in particolare contro il terrorismo e la criminalità organizzata, fatto a Roma l'8 maggio 2012 (1241)

(presentato in data 15/1/2014 ) ;

Ministro affari esteri

(Governo Letta-I)

Ratifica ed esecuzione del Protocollo aggiuntivo (n. 2) all'Accordo sulla sede tra il Governo della Repubblica italiana e l'Istituto universitario europeo, con Allegato, fatto a Roma il 22 giugno 2011 (1242)

(presentato in data 15/1/2014 ) ;

Ministro affari esteri

(Governo Letta-I)

Ratifica ed esecuzione del Protocollo di modifica alla Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati uniti messicani per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, dell'8 luglio 1991, fatto a Città del Messico il 23 giugno 2011 (1243)

(presentato in data 15/1/2014 ) .

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 10 gennaio 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 13, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2014.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 144-bis del Regolamento, in sede referente, alla 14a Commissione permanente e, per il parere, a tutte le altre Commissioni permanenti (Doc. LXXXVII-bis, n. 2).

Il Ministro per la coesione territoriale, con lettera in data 13 gennaio 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2-bis, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, la relazione sullo stato di avanzamento del processo di ricostruzione post-sismica nella regione Abruzzo, aggiornata al 31 dicembre 2013.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a e alla 13a Commissione permanente (Doc. XXXI, n. 1).

Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche, trasmissione di documenti

La Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche, con lettera pervenuta in data 27 dicembre 2013, ha inviato il rapporto sul primo anno di attuazione della legge 6 novembre 2012, n. 190, recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 8).

Indagini conoscitive, annunzio

La 3a e la 4a Commissione permanente sono state autorizzate a svolgere, congiuntamente alla III e alla IV Commissione permanente della Camera dei deputati - ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento - un'indagine conoscitiva sull'operazione internazionale di disarmo chimico in Siria.

Interrogazioni

DI BIAGIO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

all'articolo 1, comma 562, lettera a), della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità 2014), è stato abrogato l'obbligo di vendita delle società in house consentendo nel contempo la mobilità tra le società partecipate dalla pubblica amministrazione;

alla luce della modifica normativa, sarebbe venuta meno la disposizione che legittimava l'alienazione di specifiche società in house, come RetItalia internazionale SpA, società in house dell'Ice-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane;

RetItalia internazionale attualmente svolge compiti di analisi di fabbisogni, progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture, servizi e sistemi informativi a supporto dell'internazionalizzazione e dei processi gestionali interni all'Ice, consentendo la loro integrazione e interconnessione con sistemi esterni, nonché di fornitura di assistenza qualificata al personale dell'Ice e alle piccole e medie imprese italiane;

malgrado l'evoluzione normativa, il progetto di vendita della società in house resta valido e con esso il rischio di perdita del lavoro per 65 lavoratori, formati e specializzati e autori di progetti di informatizzazione particolarmente strategici e significativi per l'operatività della stessa Agenzia per la promozione;

risulta all'interrogante che il 15 gennaio 2014 dovrebbe svolgersi l'aggiudicazione della gara per la vendita della società, tale da consentire il perfezionamento del progetto di alienazione, malgrado i reiterati tentativi dei lavoratori di aprire un varco di confronto con il Ministero dello sviluppo economico e nonostante i molteplici interventi parlamentari che si sono succeduti negli ultimi mesi;

considerando il rinnovato ruolo dell'internazionalizzazione e delle politiche a tutela e promozione del made in Italy e della funzionalità dell'Ice-Agenzia per la promozione, segnatamente alla luce delle rinnovate disponibilità di risorse riconosciute con la legge di stabilità 2014, sarebbe altamente contradditorio consentire un così vistoso depauperamento del capitale professionale e umano finora maturato nell'ambito dell'amministrazione,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi per consentire la sospensione della procedura di alienazione di RetItalia internazionale SpA, in ragione della sopravvenuta modifica normativa in materia di mantenimento delle società in house.

(3-00631)

DI BIAGIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

all'articolo 1, comma 464, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità 2014), è prevista una riserva di assunzione di 1.000 unità per la Polizia di Stato "al fine di incrementare l'efficienza dell'impiego delle risorse tenendo conto della specificità e delle peculiari esigenze del Comparto sicurezza e del Comparto vigili del fuoco e soccorso pubblico", prevedendo ulteriori assunzioni di personale a tempo indeterminato per le amministrazioni del comparto stesso;

l'articolo 2199, comma 4, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (codice dell'ordinamento militare), che riproduce l'articolo 16 della legge 23 agosto 2004, n. 226, abrogata dallo stesso codice, dispone che i concorrenti per specifici ruoli nell'ambito del comparto Difesa e sicurezza, come nel caso dei concorrenti al ruolo degli agenti e assistenti della Polizia di Stato, giudicati idonei e utilmente collocati nelle graduatorie di merito, vengono suddivisi in due cosiddette aliquote: nel caso della Polizia di Stato ad esempio una parte, corrispondente al 55 per cento, è immessa direttamente nelle carriere iniziali; la restante, pari al 45 per cento, viene immessa nelle carriere iniziali, dopo avere prestato servizio nelle forze armate in qualità di volontario in ferma prefissata quadriennale;

il comma 6 dispone, in particolare, che i criteri e le modalità per l'ammissione dei concorrenti alla ferma prefissata quadriennale, la relativa ripartizione tra le singole forze armate e le modalità di incorporazione sono stabiliti con decreto del Ministro della difesa, sulla base delle esigenze numeriche e funzionali delle forze armate, rimandando, di fatto, tali dinamiche di ammissione alle disponibilità dell'amministrazione e, quindi, ad un principio di discrezionalità amministrativa;

il personale, giudicato idoneo e utilmente collocato nelle graduatorie relative ai concorsi espletati a decorrere dal 2008 al 2011, corrisponde attualmente a 1.000 unità, pertanto corrisponde allo stesso ammontare che la legge di stabilità ha previsto per far fronte alle rinnovate esigenze di sicurezza e di operatività che vengono richieste al comparto;

lo stesso personale attualmente svolge servizio nelle Forze armate in qualità di volontario in ferma prefissata quadriennale, svolgendo di fatto una mansione totalmente diversa rispetto a quella per la quale ha inteso svolgere il concorso e percependo una retribuzione inferiore all'80 per cento di quella afferente ai ruoli di ultima destinazione;

sarebbe auspicabile che venissero integrati nei ruoli della Polizia di Stato, per la quale la legge di stabilità 2014 dispone una riserva assunzionale pari a 1.000 unità di tutto il personale che avendo già sostenuto un concorso e rientrante nella fattispecie di cui all'articolo 2199, comma 4, lettera b), punto 3 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, può essere immediatamente operativo senza procedere a propedeutici ulteriori concorsi con il conseguente aggravio per la finanzia pubblica che ne deriva,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi al fine di rivedere la normativa che attualmente disciplina l'accesso alle carriere della Polizia di Stato, al fine di consentire che i profili già selezioni e rientranti nelle cosiddette seconde aliquote vengano integrati nella Polizia di Stato in ragione della nuova riserva assunzionale.

(3-00632)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

PEPE, SERRA, MONTEVECCHI, BOCCHINO, GIARRUSSO, MUSSINI, CAMPANELLA, FATTORI, BATTISTA, VACCIANO, BERTOROTTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo, dell'interno e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

con decreto prefettizio n. 77775/1129/10/2013 dell'11 aprile 2013, pubblicato sull'albo pretorio on line, nelle more dell'emanazione del decreto presidenziale di scioglimento, è stata disposta la sospensione del Consiglio comunale di Tivoli (Roma) ed è stato nominato commissario prefettizio per la provvisoria amministrazione dell'ente con i poteri spettanti al Consiglio comunale, alla Giunta e al Sindaco, la dottoressa Alessandra de Notaristefani di Vastogirardi, viceprefetto. Col medesimo decreto è stata nominato subcommissario prefettizio la dottoressa Sonia Boccia, viceprefetto aggiunto;

Villa Adriana a Tivoli fu una residenza imperiale extraurbana a partire dal II secolo voluta dall'imperatore Adriano e realizzata gradualmente nella prima metà del II secolo a pochi chilometri dall'antica Tibur. La struttura appare un ricco complesso di edifici estesi su una vasta area, che doveva coprire circa 120 ettari, in una zona ricca di fonti d'acqua a 17 miglia romane dall'Urbe;

nel 1999 il complesso archeologico di villa Adriana è stato inserito nell'elenco dei siti patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura). Nel momento dell'iscrizione l'Organizzazione, oltre a definire il perimetro del bene iscritto alla lista del patrimonio mondiale, ha stabilito, con un accordo internazionale con la Repubblica italiana, anche la buffer zone, ossia una zona "cuscinetto" di protezione per l'area archeologica di villa Adriana;

contestualmente all'inserimento, l'Italia si impegnava a tutelare la buffer zone, a rispetto dell'area archeologica, e in particolare a sottoporre preventivamente all'Unesco i progetti relativi alla stessa area di protezione che avrebbero potuto trasformare il paesaggio circostante la villa stessa;

come riportato da alcuni articoli di stampa, è in atto un progetto di sviluppo edilizio denominato "Comprensorio di Ponte Lucano" (meglio noto come lottizzazione "Nathan"): capofila del progetto la Impreme SpA del costruttore Massimo Mezzaroma. Il progetto, insistendo sulla buffer zone, rischierebbe di far perdere lo status di patrimonio mondiale dell'umanità alla villa dell'imperatore Adriano ("il Fatto Quotidiano", 4, 18 e 28 luglio 2012);

il Consiglio regionale del Lazio con delibera n. 41 del 31 luglio 2007 dispone che i Comuni sono sollecitati a collaborare al processo di formazione del piano territoriale paesaggistico regionale (PTPR), in particolare "a fornire alla regione, prima della redazione del PTPR, la situazione reale ed aggiornata del territorio in cui incidono ed operano vincoli paesaggistici e gli stessi PTP vigenti, ai fini di una loro eventuale modifica e necessariamente ai fini di un loro inserimento nel nuovo Piano in corso di redazione". Le proposte e le osservazioni dei Comuni, "se accolte e parzialmente accolte, trovano adeguata collocazione nel PTPR mediante specifiche rappresentazioni e disposizioni";

rispetto al PTPR, nella fase di elaborazione, la Regione Lazio e gli altri enti ed istituzioni di competenza avevano manifestato la volontà di instaurare sulla zona della "Nathan" due ulteriori vincoli, "paesaggio naturale" e "paesaggio naturale agrario", in aggiunta alle prescrizioni di tutela ivi già esistenti;

il Consiglio comunale di Tivoli si era opposto a tale implementazione vincolistica, sostenendo, in sintesi, che i predetti vincoli non erano compatibili con le previsioni del piano regolatore comunale e che andavano esclusi in toto, che su una parte dell'area insistevano già insediamenti abitativi e che doveva, in ogni caso, essere rettificata la perimetrazione indicata per i nuovi vincoli;

la delibera regionale dichiarava significativamente il proprio intento di rispettare lo spirito informatore ed il dettato del codice dei beni culturali e paesaggistici (decreto legislativo n. 42 del 2004, e successive modifiche). In ossequio ed in conformità con tale normativa, confermava che il piano paesaggistico è ispirato "al principio di minor consumo del territorio (…) con particolare attenzione alla salvaguardia dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO e delle aree agricole";

inoltre la delibera regionale evidenziava in modo non equivoco, né equivocabile, che la previsione di tutela vincolistica era stata rimossa solo per le zone già andate soggette ad edificazione. La sussistenza dei vincoli di inedificabilità veniva invece ribadita su tutta l'area residua, per la quale è evidenziato che era stata incontrovertibilmente respinta la proposta comunale di eliminare i suddetti vincoli;

nonostante quanto detto in precedenza il Consiglio comunale di Tivoli con delibera n. 74 del 6 dicembre 2011 ha approvato in via definitiva il piano di lottizzazione "Comprensorio di Ponte Lucano", dando il via libera ad una prima edificazione di 120.000 metri cubi di cemento a cui ne seguiranno successivamente altri 60.000, all'interno dell'area buffer zone stabilita con l'accordo internazionale;

il piano di lottizzazione non è stato preventivamente sottoposto all'Unesco prima della sua approvazione, che è avvenuta senza il nulla osta della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio, pervenuto solo successivamente all'approvazione (prot. MBAC-DR-Laz 004 UFFPRO 0004070 01/03/2012 CI 34.19.01/40, a firma del direttore regionale architetto Galloni);

il nulla osta favorevole della Direzione non sembrava tenere conto del precedente parere negativo della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per il Lazio (prot. MBAC-SBAP-LAZ_U-PROT 0019324 21/06/2011 CI 34.19.07/4.155, a firma dell'architetto Cogotti) e della macroscopica violazione degli impegni internazionali sottoscritti dall'Italia, che prevedevano una preventiva comunicazione del progetto all'organizzazione internazionale;

anche il nulla osta favorevole della Soprintendenza non prendeva in considerazione il mancato adempimento degli impegni internazionali sottoscritti dall'Italia in sede Unesco;

il 5 gennaio 2012 il direttore del World heritage center dell'Unesco ha inviato una missiva all'ambasciatore Maurizio Enrico Serra, capo della delegazione permanente italiana preso l'Unesco, esprimendo preoccupazione per l'approvazione da parte del Comune di Tivoli della lottizzazione;

nella sessione n. 36 del World heritage commitee, che si è riunito tra il 24 giugno e il 6 luglio 2012 a San Pietroburgo, la vicenda della lottizzazione è stata analizzata dall'Unesco, che ha concluso la propria analisi con la seguente valutazione: «Si richiede, allo Stato membro di informare il Whc in tempo utile rispetto a qualsiasi progetto di sviluppo pianificato nell'area buffer, includendo anche il progetto di sviluppo edilizio del "Comprensorio di Ponte Lucano", per il quale deve fornire inoltre una valutazione sull'impatto in relazione al paragrafo 172 delle linee guida, prima di mettere in atto qualsiasi impegno irreversibile»;

il comitato aveva anche stabilito un limite di tempo oltre il quale l'Italia non poteva andare, intimando al nostro Paese "di inviare al Whc entro il 1 febbraio 2014 un report aggiornato sullo stato di conservazione del sito";

sulla vicenda sono state depositate dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo due interrogazioni (4-00091 e 4-00427), che ad oggi non hanno ricevuto risposta,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che la grave mancata tutela di questa area danneggi l'immagine del patrimonio naturale, culturale e turistico italiano, con il rischio della cancellazione del sito della villa dell'imperatore Adriano dal patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco, nel caso in cui non siano rispettati i parametri minimi di gestione dettati dall'organizzazione internazionale;

se sia stato predisposto il report aggiornato sullo stato di conservazione del sito da inviare al World heritage commitee e se si sia provveduto ad informare, come da procedura, il Whc della lottizzazione "Comprensorio di Ponte Lucano";

in caso contrario, quali iniziative urgenti il Governo voglia adottare riguardo all'ennesima speculazione edilizia in atto nella zona protetta da vincolo paesaggistico;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di verificare la correttezza dell'iter approvativo del progetto;

quali iniziative intenda adottare per garantire il rispetto degli impegni internazionali che proteggono l'area archeologica di villa Adriana, essendo stata disattesa, a quanto risulta agli interroganti, la precisa prescrizione che impone di sottoporre preventivamente all'Unesco i progetti che hanno effetto rilevante sull'area;

quali iniziative voglia intraprendere al fine di intervenire presso tutte le sedi competenti affinché vengano fatti valere gli interessi del territorio, anche fermando il piano di lottizzazione "Comprensorio di Ponte Lucano" lesivo di un patrimonio culturale e paesaggistico a valenza universale, annoverato tra i siti Unesco e come tale oggetto di un accordo internazionale che obbliga lo Stato italiano alla tutela e alla conservazione;

se intenda attivarsi, per quanto di competenza, presso l'amministrazione competente affinché sia valutata la correttezza della delibera n. 74 del 6 dicembre 2011 del Consiglio comunale di Tivoli, che ha approvato in via definitiva il piano di lottizzazione "Comprensorio di Ponte Lucano".

(3-00630)

MONTEVECCHI, BIGNAMI, BOCCHINO, SERRA, PUGLIA, BLUNDO, CATALFO, BENCINI - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che, in data 9 dicembre 2013, visto il decreto direttoriale del 6 dicembre 2013, con il quale è stato disposto l'avvio di una procedura per la selezione di 500 giovani laureati da formare per la durata di 12 mesi, nelle attività di inventariazione e di digitalizzazione del patrimonio culturale italiano presso gli istituti ed i luoghi della cultura statali, viene definito il contingentamento regionale dei posti assegnati a livello territoriale. Inoltre, viene integrato l'allegato contenente titoli, soggetti ed attribuzione del punteggio;

considerato che:

inizialmente il bando era rivolto a neo laureati con il massimo dei voti e prevedeva un compenso di 3,20 euro all'ora, per 30 ore settimanali, a fronte di un incarico di alta responsabilità, ovvero di catalogazione dell'ingente patrimonio artistico nazionale;

la pubblicazione del bando ha sollevato non poche proteste fra i giovani laureati e gli archeologi. Al riguardo il presidente della Confederazione italiana archeologi, Alessandro Pintucci, scrive: "Un assegno di 5.000 euro per lavorare un anno intero rappresenta un'autentica umiliazione", e prosegue "con questa elemosina il sistema politico ci vorrebbe rendere tutti suoi clienti. Tra un anno quei 500 giovani, saranno di nuovo a bussare alle porte di qualcuno per chiedere di estendere il contratto per qualche mese o di essere assunti come novelli miracolati";

il Ministro dei beni e delle attività culturali Bray, il 16 dicembre 2013, attraverso una nota diramata sul sito, a seguito delle numerose proteste sorte dalle comunità interessate, ha apportato delle modifiche al bando. Nel dettaglio, il monte ore viene ridotto drasticamente. Il risultato è un aumento della retribuzione corrisposta per ora di lavoro, lasciando però di fatto immutato il compenso complessivo di 5.000 euro lordi per un anno di attività, caratterizzando così a tutti gli effetti quella che doveva essere una "proposta di lavoro" in un ennesimo tirocinio di formazione, rivolto a giovani laureati in immissione nel mercato del lavoro;

considerato, inoltre, che:

il Presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta, nel corso della conferenza stampa del 2 agosto 2013, tenutasi dopo il Consiglio dei ministri n. 18, annunciava che nel decreto-legge n. 91 del 2013 sarebbe stata prevista una "opportunità di lavoro offerta a 500 giovani";

a parere degli interroganti il lavoro di inventariazione e di digitalizzazione del patrimonio culturale italiano è un'opera di grande pregio e come tale dovrebbe ricevere un riconoscimento che tenga conto della preparazione culturale dei giovani neo laureati chiamati a realizzare tale delicato compito; invece, purtroppo, ancora una volta pare essere fondato sul precariato e sull'"eterno" ciclo di formazione dei giovani. Pertanto non è chiaro come possa tale elemento essere utilizzato per sbandierare all'opinione pubblica la millantata assunzione di 500 "super archivisti" in un progetto di lavoro. In particolare, questi posti di lavoro annunciati, se tali devono essere considerati, dovrebbero rispettare i parametri contenuti nell'art. 36 della Costituzione, almeno per quanto attiene all'aspetto retributivo: "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa";

considerato, infine, che l'ondata di proteste scaturita da quella che è stata percepita come una falsa promessa di lavoro non è cessata, come dimostra la recente manifestazione dal nome "500 NO AL MIBACT" svoltasi a Roma sabato 11 gennaio 2014,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo ritengano che il compenso pattuito sia confacente al principio costituzionale dell'art. 36 e non risulti invece umiliante e frustrante per tanti giovani neo-laureati;

se ritengano questo bando coerente con le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri;

quali opportune iniziative, anche di carattere normativo, intendano adottare al fine di rimediare alle anomalie e limitare i cosiddetti gap generazionali, fonte di acredine e fratture tra lavoratori che di fatto svolgono la stessa attività lavorativa di altri, ovvero con le medesime mansioni, ma con un contratto di lavoro meno mortificante.

(3-00633)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

ZIZZA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nella seduta del 3 agosto 2011 il CIPE approvò la delibera n. 62 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficialen. 304 del 31 dicembre 2011) contenente lo stanziamento delle risorse necessarie all'attuazione del "piano per il Sud", finalizzato in particolare allo sviluppo della rete infrastrutturale del Mezzogiorno;

tra gli interventi previsti ne figuravano anche 3 di grande importanza, da lungo tempo attesi riguardanti la Puglia e di competenza dell'ANAS, tra cui quello relativo alla strada statale 7 ter, «Itinerario bradanico-salentino», per i lavori di ammodernamento del tronco Manduria-Lecce e, più nello specifico, per il completamente funzionale della variante di San Pancrazio salentino, 1° lotto, 2° stralcio;

questa è un'opera fondamentale per il territorio salentino in quanto il completamento della strada statale 7 ter tratto San Pancrazio-Lecce consente un collegamento veloce tra le zone ovest della provincia di Lecce e lo snodo di collegamento viario che conduce ai porti di Brindisi e Taranto nonché all'aeroporto di Brindisi. Inoltre bisogna considerare che la strada statale 7 ter rappresenta un collegamento molto importante in una regione dove le autostrade si interrompono a Massafra e i treni viaggiano su un solo binario e che il tratto stradale è molto frequentato, particolarmente in estate, dai turisti che dalla autostrada A14 fino a Taranto passano da lì per recarsi nel Salento;

per la realizzazione di quest'opera furono stanziati 50,4 milioni di euro;

in data 27 maggio 2013, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dello sviluppo economico e la Regione Puglia hanno sottoscritto l'accordo di programma quadro «Trasporti» (APQ);

il disciplinare del programma quadro indicava una serie di prescrizioni tra cui l'applicazione di sanzioni in caso di ritardo o mancato adempimento di quanto riportato nel disciplinare stesso;

secondo quanto si evince dalle disposizioni dell'APQ per gli interventi definiti «immediatamente cantierabili» l'individuazione dell'aggiudicatario dei lavori doveva avvenire entro il 30 novembre 2013 e la stipula del contratto è prevista tra il 3 gennaio e il 15 febbraio 2014;

in data 18 luglio 2013, rispondendo all'interrogazione 5-00573 presso l'VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera, il sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti affermò che "A norma dell'articolo 19, comma 2, dell'Accordo di programma quadro, in caso di ritardo superiore a 90 giorni, salvo giustificati motivi, i sottoscrittori assumeranno l'iniziativa della revoca del finanziamento, dandone informativa al CIPE per le decisioni di competenza";

al tempo stesso il sottosegretario puntualizzò: "Ad oggi, comunque, assicura la direzione competente del MIT, non risultano elementi che possano far prevedere il mancato rispetto dei cronoprogrammi inseriti in APQ. Il mancato rispetto del termine indicato non fa scattare automaticamente la possibilità di revoca dei finanziamenti dedicati alle opere. Potrà farlo il CIPE previa istruttoria delle strutture ministeriali competenti. Il Ministero della Coesione assicura che esiste, allo stato, un pertinente vincolo di destinazione territoriale";

sul sito gestito dal Governo "opencoesione", dedicato all'aggiornamento sullo stato dei progetti per l'utilizzo dei fondi comunitari per lo sviluppo, non figurano notizie aggiornate in merito allo stato di avanzamento dei lavori sulla strada statale 7 ter «Itinerario bradanico-salentino»,

si chiede di sapere:

di quali informazioni il Ministro in indirizzo disponga sull'effettivo rispetto del cronoprogramma;

quali siano le procedure necessarie per evitare, in caso di mancato rispetto dei tempi, la revoca dei finanziamenti dedicati all'opera infrastrutturale.

(4-01491)

BOTTICI, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BLUNDO, BOCCHINO, BULGARELLI, CATALFO, DE PIETRO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, LUCIDI, MANGILI, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PETROCELLI, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO - Al Ministro della salute - Premesso che:

come rilevato dal costituendo comitato per l'ospedale pediatrico Apuane (Opa) di Massa, il trasferimento del punto nascita dell'Opa al nuovo ospedale delle Apuane (NOA) produrrà numerose problematiche comportando l'indebolimento del lavoro di una struttura che rappresenta oggi un fiore all'occhiello per l'Italia;

l'Opa rappresenta una delle punte di diamante nel panorama nazionale per la diagnosi ed il percorso del feto cardiopatico fino al parto e rappresenta un modello che mette l'Italia al passo con gli altri Paesi europei;

nel corso del 2013 l'Opa ha assistito 40 gravidanze a rischio per cardiopatie congenite diagnosticate in utero;

considerato che:

nel 1997 il Consiglio regionale toscano e la direzione aziendale locale decisero di localizzare all'Opa il punto nascita della ASL 1;

per la ristrutturazione del rustico Opa, retrostante alla struttura già in esercizio, furono stanziati all'epoca 16 miliardi di lire;

il progetto sanitario prevedeva di realizzare il punto nascita unico provinciale ma anche, considerata proprio la presenza in quella sede della cardiologia e cardiochirurgia infantile, di dare vita ad un centro sovraprovinciale per l'assistenza alle gravidanze a rischio per cardiopatie neonatali e lo sviluppo di tecnologie intrauterine utili ad affrontare le relative problematiche;

l'ospedale pediatrico Apuano svolge, avvalendosi di personale qualificato, un ruolo fondamentale come punto nascita e assistenza alle gestanti e al neonato, sia sano che affetto da patologie;

considerato inoltre che l'ospedale pediatrico Apuano dimostra la sua eccellenza anche dai risultati conseguiti, come ad esempio: mortalità a 30 giorni dello 0 per cento nel 2012 per la cardiochirurgia pediatrica (in Europa la mortalità media a 30 giorni è di circa il 3,6 per cento); primo posto in Toscana negli interventi di valvuloplastica o sostituzione valvolare (mortalità a 30 giorni all'1,75 per cento, con una media nazionale di 3,05); il secondo posto in Toscana negli interventi di bypass aortocoronarico (mortalità a 30 giorni all'1,52 per cento, contro una media nazionale del 2,49 per cento); primo posto in Toscana per numero di coronarografie, di angioplastiche coronariche e quinto posto in Italia per sedute di emodinamica effettuate; nell'ambito delle attività di ricerca moltissime sono le pubblicazioni e gli studi che pongono l'Opa centro di avanguardia in tale settore,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;

se non intenda adottare le opportune iniziative al fine di considerare soluzioni utili ad evitare che eccellenze dotate di specificità importanti come l'ospedale pediatrico Apuano siano costrette a scomparire.

(4-01492)

MATTESINI, MANCONI, FEDELI, Elena FERRARA, MICHELONI, MATURANI, DE MONTE, CANTINI, PEZZOPANE, BERTUZZI, ORRU', DI GIORGI, SCALIA, ZANONI, GIACOBBE, CASSON, MANASSERO, VACCARI, CHITI, BORIOLI, D'ADDA, PAGLIARI, GRANAIOLA, Stefano ESPOSITO, SOLLO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la legge 6 marzo 1998, n. 40, ha istituito i centri di identificazione ed espulsione (CIE) previsti inoltre dal testo unico sull'immigrazione (decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) quali strutture di trattenimento degli stranieri in condizione di irregolarità, destinati all'espulsione;

la legge 30 luglio 2002, n. 189, cosiddetta legge Bossi-Fini, prevede che i centri di identificazione ed espulsione siano strutture destinate al trattenimento, convalidato dal giudice di pace, dei cittadini stranieri extracomunitari irregolari e destinati all'espulsione qualora non sia possibile eseguire immediatamente l'espulsione mediante accompagnamento e che «il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario» (art. 32);

dall'8 agosto 2009, con l'entrata in vigore della legge 15 luglio 2009, n. 94 (cosiddetto pacchetto sicurezza), è stato introdotto nel nostro ordinamento il «reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato». Inoltre, è stato modificato il termine massimo di permanenza degli stranieri nei centri, che è passato da 60 giorni a 18 mesi, modificando la loro natura e trasformandoli da centri di temporanea e brevissima permanenza in luoghi di detenzione amministrativa dei migranti. Tuttavia l'aumento della permanenza in questi centri si è rivelato inutile ai fini del miglioramento dell'efficacia delle espulsioni dal momento che, secondo i dati della Polizia di Stato, nel 2012 soltanto il 50,54 per cento dei migranti trattenuti nei centri è stato rimpatriato e che tale percentuale è aumentata rispetto al 2010 di appena il 2 per cento;

sia il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, all'articolo 14, comma 2, sia il decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, all'articolo 21, tutelano le necessità primarie, i diritti e le libertà fondamentali della persona dei migranti trattenuti nei centri, disponendo esplicitamente che siano garantiti i servizi sanitari essenziali e le esigenze fondamentali di cura, assistenza, promozione umana e sociale;

la Corte costituzionale, nella sentenza n. 105 del 2001, ha rilevato che: «Per quanto gli interessi pubblici incidenti sulla materia dell'immigrazione siano molteplici e per quanto possano essere percepiti come gravi i problemi di sicurezza e di ordine pubblico connessi a flussi migratori incontrollati, non può risultarne minimamente scalfito il carattere universale della libertà personale, che, al pari degli altri diritti che la Costituzione proclama inviolabili, spetta ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani»;

la direttiva 2008/115/CE, nota come «direttiva rimpatri», all'art. 1 si pone l'obiettivo di stabilire «norme e procedure comuni da applicarsi negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, nel rispetto dei diritti fondamentali in quanto principi generali del diritto comunitario e del diritto internazionale, compresi gli obblighi in materia di protezione dei rifugiati e di diritti dell'uomo», e a giudizio degli interroganti il suo rispetto necessita di una profonda rivisitazione della legislazione del nostro Paese;

secondo numerose inchieste giornalistiche e ricerche di associazioni di volontariato e di associazioni per la tutela dei diritti umani, nonché dall'indagine interministeriale presentata dall'ambasciatore De Mistura nel 2007 e dalle numerose visite ispettive di delegazioni parlamentari, emergono fatti gravissimi che si sono verificati e che continuano a verificarsi all'interno dei centri;

l'indagine «Arcipelago CIE» realizzata tra il febbraio 2012 ed il febbraio 2013 realizzata da Medici per i diritti umani delinea un quadro gravissimo per quanto riguarda le condizioni sanitarie dei centri. «In generale all'interno dei CIE non è previsto personale medico specialistico anche laddove sarebbe certamente necessario», inoltre, «L'inattività forzosa per prolungati periodi di tempo, in spazi angusti ed inadeguati, insieme all'incertezza sulla durata e l'esito del trattenimento, rendono il disagio psichico dei migranti uno degli aspetti più preoccupanti e di più difficile gestione all'interno dei centri»;

la forte eterogeneità delle persone trattenute nei CIE rappresenta un altro elemento di grande preoccupazione. Assieme a persone che hanno a lungo risieduto regolarmente in Italia e che, per ragioni diverse, hanno perso il permesso di soggiorno, ci sono coloro che hanno richiesto asilo politico dopo essere giunti al centro e quelli che rientrano nel centro dopo essere stati rilasciati. Infine c'è un elevato numero di ex detenuti che dopo aver scontato la propria pena vengono trasferiti nei CIE in attesa di essere identificati e rimpatriati. Ciò accade nonostante una direttiva interministeriale del 30 luglio 2007, dei Ministri pro tempore Amato e Mastella, stabilisce che l'identificazione per i detenuti debba avvenire in carcere e non nei centri che devono essere considerati come luoghi destinati al riconoscimento di altri soggetti;

dalle indagini svolte emerge una totale inadeguatezza degli enti gestori dei centri nel garantire un corretto ed efficiente compimento del loro ruolo causata anche dai forti tagli ai bilanci. Da una parte i servizi sanitari, erogati in tutti i centri direttamente dagli enti gestori, non sembrano garantire in modo adeguato il diritto alla salute e permangono ostacoli rilevanti nell'accesso alle cure specialistiche e agli approfondimenti diagnostici. Dall'altra gli standard di erogazione degli altri servizi cui gli enti gestori sono tenuti, quali i servizi di mediazione linguistico-culturale, l'orientamento legale e il supporto socio-psicologico, risultano insoddisfacenti;

i soli regolamenti esistenti sono adottati dalle prefetture di competenza. L'assenza di un regolamento comune per tutti i CIE presenti in Italia determina un diverso grado di flessibilità nei diritti concessi, anche sulla base della diversa interpretazione delle «ragioni di sicurezza»;

le criticità circa il malfunzionamento dei centri e le loro lacune strutturali hanno portato nel giugno 2012 alla chiusura del centro «Serraino Vulpitta» di Trapani e del «Malgrado tutto» di Lamezia Terme;

il Tribunale di Crotone con la sentenza 12 dicembre 2012, n. 1410, ha stabilito che i protagonisti della rivolta nel CIE di Crotone non sono colpevoli in quanto agirono per «legittima difesa» e la reazione degli stranieri alle «offese ingiuste» è da considerarsi proporzionata a causa del penoso stato dei centri definiti come «strutture al limite della decenza», intendendo dire che si tratta di strutture non adatte ad accogliere essere umani secondo condizioni di alloggio pari a quelle di un cittadino medio senza distinzione di condizione o di nazionalità o di razza;

il filmato apparso nelle televisioni italiane il 16 dicembre 2013, che mostra l'usuale pratica di "disinfestazione" dei migranti trattenuti nel centro di Lampedusa, ha portato alla luce delle pratiche inaccettabili che hanno suscitato indignazione nell'opinione pubblica, che hanno ricevuto la condanna di tutte le massime autorità istituzionali del nostro Paese, del sindaco di Lampedusa che le ha definite «pratiche da lager» e dell'Unione europea che ha minacciato la sospensione degli aiuti se nel centro di Lampedusa e in tutti gli altri centri del nostro Paese non verranno garantite «condizioni umane e dignitose nel ricevimento di migranti, richiedenti asilo e rifugiati»;

il deputato del Partito democratico Khalid Chaouki, che si era rinchiuso dentro il centro di Lampedusa per protestare contro il trattamento riservato ai migranti, ha documentato le condizioni in cui costoro sono costretti a vivere all'interno di un centro costruito ed organizzato solamente per la prima accoglienza;

nel centro di accoglienza immigrati di Ponte Galeria a Roma, nei giorni precedenti al Natale 2013, alcuni immigrati si sono cuciti la bocca con ago e filo improvvisati con il materiale a disposizione per protestare contro il sovraffollamento del centro, la lunga permanenza e le condizioni di vita nel centro. Nel febbraio 2013 lo stesso centro era stato teatro di un'altra sommossa degli immigrati che salirono sui tetti dando fuoco a materassi e tavolini;

il Presidente del Consiglio dei ministri, durante la conferenza stampa di fine anno, ha annunciato che uno dei temi che il Governo avrebbe dovuto affrontare nell'inizio del 2014 sarebbe stato quello del cambiamento della legge Bossi-Fini, procedendo anche ad una revisione complessiva degli standard di accoglienza dei CIE in una logica di attenzione alla sicurezza dei cittadini e di rispetto dei diritti umani: una risposta resa obbligatoria dall'aumento degli sbarchi dei migranti che a causa delle tensioni del Mediterraneo nell'anno 2013 sono triplicati;

le numerose commissioni, l'ultima delle quali istituita dal Ministro dell'interno pro tempore, Anna Maria Cancellieri, istituite per lo studio del funzionamento dei centri e delle modifiche da apportare sia a livello amministrativo che operativo uniformando il loro funzionamento sul suolo nazionale, hanno elaborato rapporti e documenti che fino ad adesso non hanno trovato né un'attuazione, né una pragmatica disamina parlamentare dei risultati. Inoltre i lavori delle commissioni hanno portato ad esiti differenti e prospettano soluzioni diverse, pur rilevando tutte dei palesi malfunzionamenti all'interno dell'amministrazione dei centri,

si chiede di sapere:

in quali tempi e con quale iter legislativo il Governo intenda procedere per ripensare gli attuali strumenti di gestione delle espulsioni, oggi inefficaci ed eccessivamente costosi, riducendo a misura eccezionale il trattenimento dei cittadini stranieri ai fini del rimpatrio, favorendo i rimpatri volontari assistiti rispetto agli allontanamenti coatti e riducendo drasticamente i tempi di permanenza nei centri di identificazione ed espulsione;

in quali tempi e con quali atti intenda intervenire per evitare il trattenimento nei CIE dei cittadini stranieri che necessitano di protezione, quali i richiedenti asilo, i minori, le vittime di tratta;

in quali tempi e con quale iter legislativo intenda intervenire per evitare il trattenimento all'interno dei CIE di coloro che, dopo un periodo di detenzione penale, non siano già stati identificati in carcere;

con quali tempi e atti di competenza intenda intervenire per garantire la massima trasparenza nelle procedure di identificazione e di rimpatrio, garantendo ai profughi un'adeguata assistenza di tipo sanitario, psicologico e legale;

come il Governo intenda procedere per ripensare la normativa che sanziona l'ingresso e il soggiorno irregolare, pur mantenendo in essere la possibilità di ricorrere all'espulsione quando non esistano i requisiti per il soggiorno regolare o per l'accoglimento dell'istanza di protezione umanitaria, secondo quanto previsto dalle norme internazionali vigenti;

come intenda procedere per ripensare le politiche migratorie con l'obiettivo di garantire l'effettiva possibilità di ingresso regolare nel nostro Paese e di inserimento sociale;

con quali strumenti intenda rafforzare e garantire il monitoraggio delle prefetture sulle condizioni di vita nei centri, verificando la congruenza dei servizi offerti rispetto alle convenzioni in essere e con l'obiettivo di uniformare i regolamenti dei centri e le convenzioni assicurando unità di trattamento all'interno dei centri su tutto il territorio nazionale;

se ritenga opportuno attivarsi per rimuovere le restrizioni e le difficoltà al normale ingresso di associazioni umanitarie e organizzazioni non governative all'interno dei centri;

se intenda assumere un'iniziativa normativa organica in materia di asilo nel rispetto dell'articolo 10 della Costituzione.

(4-01493)

CROSIO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

sul sito di Trenitalia si legge che "i treni Intercity collegano circa 200 città grandi e medie, dal Nord al Sud contribuendo a realizzare un efficiente sistema di interscambio con i treni del trasporto locale e con quelli ad Alta Velocità";

fra questi, anche i treni del Meridione, che impiegano tempi lunghissimi e vetture vecchie e usurate: 7 ore e 23 fermate per collegare Reggio Calabria a Taranto; 3 ore e mezzo ed un cambio a Caserta per collegare le due città più popolose del Meridione, Bari a Napoli; quasi 7 ore per percorrere un centinaio di chilometri e collegare Potenza a Matera;

il treno più veloce che collega Palermo a Catania, due aree metropolitane che contano insieme circa 2 milioni di persone e distano 200 chilometri, impiega 3 ore e un quarto, ma ce n'è uno al giorno: gli altri impiegano dalle 5 alle 12 ore;

il "treno ad alta capacità", che dovrebbe collegare Napoli a Bari in 2 ore, arriverà nel 2028, circa 20 anni dopo l'inizio del cantiere, un ritardo inaccettabile se si pensa che in Cina è stata costruita la linea ferroviaria ad alta velocità di 1.142 chilometri con 2.647 ponti e viadotti in un terzo del tempo;

la velocità dei treni suburbani in Italia, secondo un'indagine di Legambiente, è scesa a 35,5 chilometri all'ora, contro i 39,5 della Gran Bretagna, i 46,6 della Francia, i 48,1 della Germania e i 51,4 della Spagna,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno svolgere un'indagine accurata sull'utilizzo delle risorse finanziarie in riferimento al trasporto ferroviario nel sud d'Italia, al fine di indagare sugli eventuali sprechi e i relativi responsabili.

(4-01494)

DONNO, PAGLINI, MORONESE, CAPPELLETTI, BERTOROTTA, SERRA, FUCKSIA, ORELLANA, LEZZI, BUCCARELLA, TAVERNA, BATTISTA, SIMEONI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:

mediante deliberazione della Giunta provinciale di Lecce n. 650 del 27 marzo 1991 veniva approvato un progetto di realizzazione di una discarica presso il comune di Nardò, in località Castellino;

tale discarica entrava in funzione nel 1992 ed intercettava le necessità di 6 comuni salentini, poi diventati 46, a seguito dell'emergenza ambientale del 2001 in Puglia;

sulla base del progetto, la società proponente la realizzazione della discarica, la Mediterranea Castelnuovo, poi trasformatasi in Mediterranea Castelnuovo 2, avrebbe dovuto garantire continuativamente nel tempo un'attività di raccolta e stoccaggio del percolato e la combustione del biogas prodotto. Inoltre, assumeva l'impegno contrattuale di costruire una bretella di collegamento, mai realizzata, tra la strada statale 174 e la discarica, al fine di impedire il transito nel cuore della città di Nardò ai mezzi pesanti;

nel 2001 gli ispettori della Provincia di Lecce competenti trasmettevano notizia di reato alla Procura di Lecce poiché la Mediterranea Castelnuovo 2 non espletava una serie di attività cui era tenuta ad ottemperare, ovvero non rendeva regolari i profili di scarpata, lasciava i rifiuti esposti invece di ricoprirli, non poneva i teli impermeabilizzanti sui profili di scarpata e sul terreno, non realizzava la cunetta per la raccolta delle acque e non raccoglieva il percolato;

nel 2004, con ordinanza n. 28 del 22 settembre 2004 del commissario delegato all'emergenza rifiuti, Raffaele Fitto, si permetteva alla Mediterranea Castelnuovo 2 di sopraelevare il colmo della discarica per poter accogliere ulteriori tonnellate di rifiuti. L'anno successivo, nel 2005, la Polizia municipale di Nardò trasmetteva notizia di reato alla Procura competente, per le seguenti ragioni: in luogo di coprire i rifiuti con 30 centimetri di tufina, lo si faceva con solo 17 centimetri di materiale; non risultavano essere iniziati i lavori di messa in sicurezza dei lotti dismessi; la centrale elettrica, gestita dalla Celtica Energy per la produzione di energia elettrica da biogas, non era in funzione e non lo era nemmeno la torcia che avrebbe dovuto bruciare i biogas;

nel 2005 il settore urbanistica e ambiente del Comune di Nardò, nella persona del dirigente in carica, constatato che la Mediterranea Castelnuovo 2 perdurava in un atteggiamento di inottemperanza, provvedeva ad una stima sintetica delle spese necessarie per la chiusura definitiva, preventivando un costo pari a 2.760.000 euro;

considerato che:

a seguito della preventivata e mai effettivamente avvenuta chiusura della discarica, non si sono più avute notizie circa i valori degli agenti inquinanti presenti nelle falde limitrofe, che, secondo le ultime misurazioni effettuate nel 2004, già mostravano la presenza di ammoniache nelle acque dei pozzi sentinella;

a seguito di un'istanza di accesso agli atti riguardante l'inquinamento ambientale e il probabile inquinamento della falda acquifera delle aree limitrofe alla discarica di Castellino, inviata nel settembre 2013 dalla prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo, all'Arpa (Agenzia regionale per l'ambiente) Puglia, Arpa Lecce, Asl di Bari e Asl di Lecce, perveniva missiva di risposta dalla sola Asl di Lecce, in data 18 novembre 2013;

nella missiva di risposta, essa rendeva noto che non risultava essere di propria competenza "il rilascio di documenti amministrativi a carattere ambientale e l'effettuazione di analisi di controllo", ed affermava, invece, di avere competenza "esclusivamente sugli aspetti attinenti agli eventuali riflessi sulla salute pubblica";

nonostante siano trascorsi più di 3 mesi dall'invio dell'istanza di accesso agli atti, gli altri enti destinatari coinvolti non hanno dato alcun tipo di riscontro;

considerato inoltre che:

nei territori adiacenti alla discarica sita in località Castellino vi è stato un drastico aumento dell'incidenza delle patologie cancerogene e tumorali;

la salute dei cittadini che risiedono nelle aree prossime alla discarica è evidentemente messa in pericolo,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se, nell'ambito delle rispettive competenze, non ritengano indispensabile intervenire presso gli enti locali competenti al fine di rendere note le condizioni delle acque di falda e dei pozzi sentinella dell'area circostante la discarica sita in località Castellino;

se, ciascuno secondo i propri ambiti di intervento, non ritengano opportuno adoperarsi al fine di attivare efficaci interventi volti al controllo sanitario e ambientale dell'area circostante alla discarica, attraverso lo svolgimento di uno studio epidemiologico nei comuni limitrofi e di uno studio idrogeologico della zona interessata, nonché attraverso un'analisi accurata, frequente e debitamente pubblicizzata dei pozzi di monitoraggio, pubblici e privati, presenti in località Castellino e dintorni;

se, nel limite delle proprie attribuzioni, non ritengano necessario procedere ad una celere bonifica e ad un'altrettanto celere messa in sicurezza della discarica di Castellino, considerate le attuali e mutate condizioni, previa definizione delle procedure successive alla chiusura, senza alcuna riduzione dei pozzi di monitoraggio della falda;

quali iniziative intendano assumere al fine di avviare indagini di competenza relative alle possibili connessioni con attività di organizzazioni malavitose, di stampo mafioso, in riferimento agli abusi perpetrati nella gestione della discarica;

se non ritengano inoltre necessario sollecitare la redazione da parte degli enti preposti di un piano regionale che contempli l'indisponibilità definitiva del territorio di Nardò per lo smaltimento dei rifiuti;

se, nell'ambito delle proprie competenze, non ritengano conveniente attivare politiche ambientali atte alla riduzione, al riutilizzo e al riciclo dei materiali, favorendo la raccolta differenziata.

(4-01495)

BATTISTA, BIGNAMI, CAMPANELLA, CASALETTO, DONNO, FUCKSIA, MOLINARI, MONTEVECCHI, PUGLIA - Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'Unione italiana ciechi e degli ipovedenti è un ente morale con personalità giuridica di diritto privato alla quale è affidata la rappresentanza e la tutela degli interessi dei non vedenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni;

per il raggiungimento dei suoi fini si avvale di strumenti operativi per sopperire alla mancanza di adeguati servizi sociali dello Stato e degli altri enti pubblici, tra i quali figurano l'IRIFOR (Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione) e lo IERFOP (Istituto europeo ricerca formazione orientamento professionale onlus);

con l'articolo 1, comma 1, della legge 23 settembre 1993, n. 379, veniva concesso un contributo dello Stato all'Unione italiana ciechi con vincolo di destinazione all'IRIFOR e allo IERFOP;

al comma 2 era previsto che tale contributo fosse ripartito annualmente dall'Unione sulla base dei programmi e dell'organizzazione sul territorio degli istituti;

quest'ultima previsione venne abrogata con la legge 23 dicembre 2005, n. 266, articolo 1, comma 318, prevedendo invece che il contributo di cui alla legge n. 379 del 1993 venisse erogato in parti uguali direttamente agli enti di formazione;

quanto previsto venne successivamente abrogato dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244, articolo 2, comma 466;

considerato che:

conseguentemente, lo IERFOP ha impugnato dinanzi al Consiglio di Stato la sentenza di primo grado del TAR del Lazio n. 06196/2009 concernente la concessione del contributo annuo secondo la previsione contenuta all'articolo 2, comma 466, legge 24 dicembre 2007, n. 244;

il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del ricorrente con sentenza n. 08643/2010;

alla luce di questa sentenza e secondo il parere degli interroganti, la situazione deve essere necessariamente modificata,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, intendano adottare iniziative di carattere normativo volte ad abrogare la disposizione di cui all'articolo 2, comma 466, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, al fine di ripristinare la ripartizione in parti uguali fra IRIFOR e IERFOP del contributo vincolato dello Stato all'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti.

(4-01496)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-00632, del senatore Di Biagio, sull'accesso alle carriere della Polizia di Stato;

10a Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):

3-00631, del senatore Di Biagio, sull'alienazione di RetItalia internazionale SpA.