Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 165 del 14/01/2014

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

165a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 14 GENNAIO 2014

(Pomeridiana)

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Presidenza del vice presidente GASPARRI,

indi della vice presidente LANZILLOTTA

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 166 del 15 gennaio 2014
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Gruppo Azione Partecipazione popolare: Misto-GAPp; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,32).

Si dia lettura del processo verbale.

PETRAGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana dell'8 gennaio.

Sul processo verbale

SCILIPOTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,34).

Sull'intervento svolto dal senatore Bitonci nella seduta antimeridiana

BITONCI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BITONCI (LN-Aut). Signor Presidente, come noto, questa mattina, durante il mio intervento, parlando del ministro Kyenge e dell'ex ministro Turco, ho letto una dichiarazione di Giovanni Sartori ed ho usato anche il termine «negritudine». Poi ho letto con stupore un comunicato stampa della senatrice Finocchiaro in cui è stato affermato che il presidente del Gruppo Lega Nord del Senato Massimo Bitonci ha infarcito il suo intervento in Aula, in materia di messa alla prova, di ingiurie razziste e sessiste contro il ministro Kyenge e l'ex ministro Turco.

Mi rivolgo direttamente alla senatrice Finocchiaro, sottolineando il fatto che io ho letto una dichiarazione di Giovanni Sartori (se volete, la posso rileggere, ma non mi pare assolutamente il caso) e non ho offeso assolutamente nessuno. Ho svolto una dichiarazione su un provvedimento che - a mio dire, e non solo - è vergognoso. Penso che la senatrice Finocchiaro dovrebbe chiedere scusa, perché io non ho attaccato assolutamente nessuno; per di più, la invito (in questo momento sta parlando al cellulare: forse non le interessa questa dichiarazione perché è interessata soltanto a fare i comunicati stampa per attaccare il Gruppo Lega Nord) a leggere su Wikipedia cos'è «Négritude», che è stato un movimento letterario, culturale e politico sviluppatosi nel XX secolo. (Commenti dal Gruppo PD).

Dunque, invito la senatrice Finocchiaro ad imparare a leggere e a studiare, invece di offendere la Lega Nord, che conduce una battaglia politica su un provvedimento vergognoso. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, l'accurata ed in qualche modo anche capziosa ricostruzione del senatore Bitonci - il termine «capzioso» non è offensivo, senatore Bitonci - trascura il fatto che ovviamente non è l'uso della parola «negritudine» (che è un termine previsto dal lessico comunemente usato e quindi può essere letto da ciascuno di noi in un senso o nell'altro) ad aver «scatenato» (per utilizzare sempre le parole del senatore Bitonci) la mia reazione; si tratta piuttosto del fatto che, nel corso delle sue affermazioni, egli abbia più volte accusato di demenza l'azione della ministra Kyenge e della sua consigliera Livia Turco, più volte accusato di assoluta ignoranza la ministra Kyenge e la sua consigliera Livia Turco e più volte collegato a questa ignoranza un giudizio di completa inettitudine a svolgere le funzioni esercitate su quella materia.

Penso che la battaglia politica della Lega Nord sia legittima (anche se io non lo condivido per nessun verso), ma che tutto ciò non possa passare attraverso l'insulto. Ripeto che non si tratta soltanto del termine usato, su cui il senatore Bitonci ha abilmente articolato la propria sdegnata difesa, ma del complesso delle sue dichiarazioni, che francamente considero assolutamente inappropriate ad un ruolo e ad un profilo istituzionale. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Preso atto di queste precisazioni, procediamo con l'argomento all'ordine del giorno.

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(925) Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Ferranti ed altri, Costa)

(110) PALMA e CALIENDO. - Delega al Governo per la riforma del sistema sanzionatorio

(111) PALMA e CALIENDO. - Disposizioni in materia di effettività della pena

(113) PALMA e CALIENDO. - Disposizioni in materia di sospensione del processo nei confronti di imputati irreperibili

(666) CASSON ed altri. - Modifiche al codice di procedura penale in tema di notifiche, contumacia, irreperibilità, prescrizione del reato, nonché disposizioni in materia di razionalizzazione e accelerazione dei tempi del processo penale

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 16,42)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 925, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Ferranti ed altri, Costa, 110, 111, 113 e 666.

Ricordo che nella seduta antimeridiana il relatore ha integrato la relazione scritta ed ha avuto inizio la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, parlerò di un punto specifico del provvedimento. Esso, nel suo insieme, trova il favore del Gruppo di Forza Italia, che ha contribuito anche alla elaborazione di alcune sue parti. Purtroppo, però, in Commissione al Senato sono state introdotte delle modifiche, e tra queste l'abrogazione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato. Contrariamente a quanto viene ogni tanto raccontato o viene fatto credere nel nostro Paese, non c'è uno Stato sovrano al mondo (e gli Stati sovrani sono moltissimi) che lasci entrare liberamente cittadini di altri Paesi nel proprio territorio: tutti stabiliscono dei limiti - alcuni estremamente severi, altri più blandi - in particolare per la questione dell'immigrazione, che ovviamente è cosa diversa dal turismo, dalla visita o dalla permanenza breve per vari motivi.

Coloro che sono contrari al reato di immigrazione clandestina, ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, per usare i termini tecnici, dovrebbero spiegare come reagire alla violazione delle norme che l'Italia ritiene di darsi in materia di immigrazione, perché è evidente che se non c'è una sanzione adeguata le norme non valgono più.

Se pensano che l'Italia debba essere un Paese nel quale chiunque può entrare, soggiornare quanto gli pare, fare di conseguenza attività quanto meno in stato di totale evasione fiscale e poi fermarsi quanto vuole e magari prendere anche la cittadinanza italiana rapidamente, questo dovrebbero spiegarlo agli elettori. Poiché tutti o quasi tutti dicono che invece bisogna applicare delle norme, devono spiegare come si fa ad applicare delle norme se non c'è una sanzione.

È vero che ci sono altri tipi di procedura, ma il problema, per mandare fuori dal nostro territorio nazionale coloro che illegalmente ci sono entrati, consiste nel fatto che occorre avere i presupposti per trattenere queste persone e per poi procedere alla loro identificazione. Poiché spesso queste non dichiarano da quale Paese vengono, o non dichiarano le proprie generalità, o ne dichiarano di false, ci vogliono degli strumenti. Certo, ci sono strumenti di vario tipo, non esiste solo lo strumento del reato: ma il reato è uno strumento che sicuramente aiuta questo lavoro, che è in ogni caso molto difficile.

Sappiamo che solo una piccolissima minoranza di coloro che entrano e soggiornano irregolarmente nel nostro Paese viene identificata come tale e poi, tra questi, molti la fanno franca per varie ragioni, a cominciare dal fatto che, in assenza di strumenti adeguati, quando vengono fermati e si dice loro che dovrebbero andarsene dall'Italia, questi non dicono nulla, prendono il loro foglio di via ma non se ne vanno; e quando vengono fermati la volta successiva magari danno un nome diverso dalla prima.

Ci si viene a raccontare che solo in Italia esiste il reato di immigrazione clandestina, quando invece non è assolutamente vero: in Danimarca chi commette il reato di permanenza irregolare rischia una pena a sei mesi di reclusione; in Austria, oltre alle sanzioni pecuniarie, ci può essere una detenzione, sia pure breve, dopo la quale scatta il rimpatrio; la Finlandia e i Paesi Bassi prevedono l'espulsione immediata; in Portogallo gli immigrati clandestini rischiano fino a due anni di carcere; in Grecia si rischia da tre mesi a un anno per l'ingresso e il soggiorno irregolari; in Irlanda ci può essere il carcere fino a tre anni.

Inoltre, tutti i Paesi che ho citato hanno una posizione geografica assai meno problematica di quella italiana. L'Italia ha infatti migliaia di chilometri di coste, e diverse centinaia di essi sono esposti, alla distanza di poche centinaia di chilometri (a volte poche decine), all'Africa, continente dal quale proviene la maggior parte del flusso di immigrazione clandestina. Ben diversa è la situazione dei Paesi Bassi, della Finlandia e dell'Irlanda, che si affacciano su mari lontanissimi da sponde che non siano di Paesi membri dell'Unione europea.

Interessante è il caso del Lussemburgo, che è interamente circondato dal territorio dell'Unione europea (Francia, Germania e Belgio), eppure chi vi entra clandestinamente rischia fino a sei mesi di prigione. E si tratta di leggi che vengono applicate. Mi è capitato di essere in Belgio con la delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea del Consiglio d'Europa e di andare a vedere le importantissime misure di sicurezza adottate: apparecchi che passano con lo scanner l'intero contenuto di autoarticolati e di imbarcazioni, per verificare se ci siano persone a bordo non dichiarate. Sono Paesi nei quali gli ingressi illegali riscontrati sono, secondo le loro stesse dichiarazioni, poche decine l'anno. Qualcuno sfuggirà, ma i numeri sono questi.

La situazione dell'Italia è ben diversa, e qualcuno, riscontrando purtroppo anche la maggioranza nel voto della Commissione competente in Senato, ha pensato che invece l'Italia debba aprire le porte e fare entrare chi lo vuole. E a chi entra illegalmente si deve dire che questo non va bene, e magari comminargli una multa. Costoro, di solito realmente, ma a volte semplicemente per dichiarazione, non hanno alcun mezzo per pagare la multa, per cui questa non viene pagata; dovrebbero andarsene, ma non se ne vanno, non si fanno neppure un giorno di carcere, e nel frattempo se ne perdono le tracce, e possono continuare a stare illegalmente nel nostro Paese.

A proposito del problema dell'afflusso continuo e massiccio di immigrazione clandestina, l'unico fattore di riduzione è dovuto o a politiche messe in atto dal Governo Berlusconi, negli anni in cui è stato in carica o, ultimamente, a un fatto non positivo, ossia alla crisi economica. Ciò induce coloro che intendono emigrare clandestinamente in Paesi dalle condizioni economiche migliori del proprio a scegliere di meno l'Italia e ad entrare nel nostro Paese per poi passare in altri Paesi europei.

Pensare che proprio l'Italia debba essere il Paese più debole, il ventre molle d'Europa, è veramente un approccio demenziale che non tiene conto della realtà, del parere dei cittadini, di quelli che vanno a votare e non dei 25.000 che partecipano a una sia pur rispettabile consultazione riservata via Internet, e dimostrano di essere irresponsabili verso il nostro Paese.

Il nostro Paese, se non è in grado di attuare una politica di efficace barriera nei confronti dell'immigrazione clandestina, rischia - com'è già successo nel passato - di vedersi sanzionare, direttamente o indirettamente, dagli altri Paesi europei proprio perché non è abbastanza efficace. Ricordiamo che la Francia, per esempio, ha sospeso il Trattato di Schengen con l'Italia in un momento in cui riteneva che non avessimo attuato una politica sufficientemente rigida ed efficace nei confronti dell'immigrazione clandestina.

Chiedo pertanto al relatore e al Governo di attivarsi per eliminare questo punto del provvedimento, che è dirimente. I cittadini italiani sono interessati alla loro sicurezza e al fatto che nel nostro Paese si entri seguendo le regole, come in tutti i Paesi del mondo, ivi inclusi quelli dai quali proviene molta immigrazione. Provate ad andare in Marocco senza avere adeguati titoli che vi consentono di entrarvi: è impossibile, perché in Marocco, come in tanti altri Paesi da cui provengono gli immigrati, hanno un senso della dignità del proprio Paese che noi vorremmo mantenere anche al nostro. Lo dico a coloro che si accingono - temo - a votare il provvedimento così com'è: hanno una responsabilità verso il Paese, e non solo verso chi dà loro gli ordini di come votare. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, la Lega Nord, come già illustrato dai colleghi del mio Gruppo questa mattina, dichiara l'assoluta contrarietà rispetto al provvedimento in esame e porrà in essere tutte le iniziative che saranno consentite per bloccarlo.

Ancora una volta si ricompatta quella maggioranza trasversale, oggi allargata al Movimento 5 Stelle, che ha votato dal 2006 provvedimenti che hanno quale unico risultato di rendere le nostre città, i nostri paesi, le nostre strade più insicure. All'insegna del politicamente corretto e di quella strana cultura che vuole che se qualcuno sbaglia e compie reati la colpa è della società, andate ad adottare un provvedimento che è teso, ma solo nelle vostre intenzioni, a prevenire l'incremento della popolazione carceraria.

In sostanza, da domani, chi commetterà un reato che è punibile con una pena detentiva fino a sei anni a discrezione del giudice potrà scontare tale periodo a casa sua. La vostra iniqua soluzione la pagheranno però i cittadini onesti, che da domani vedranno circolare liberamente per le strade ladri e scippatori, perché è di tutta evidenza che è un'illusione che riusciate a mantenere i condannati al proprio domicilio. (Applausi della senatrice Bisinella).

Oggi sappiamo - i rappresentanti delle Forze dell'ordine lo denunciano tutti i giorni - che l'organico della Polizia e dei Carabinieri non sarà sufficiente a garantire le vostre trovate buoniste. Quindi, sottraete risorse, mezzi e pattuglie a quella che è la funzione fondamentale, unica ed esclusiva delle Forze dell'ordine, vale a dire garantire la sicurezza dei cittadini.

Il sovraffollamento delle carceri è sicuramente un problema che anche noi crediamo vada risolto, perché se la funzione della detenzione - come stabilisce la nostra Costituzione - è la riabilitazione, ebbene nelle condizioni attuali in cui versano le carceri difficilmente può essere soddisfatta. Ma la vostra non è la soluzione, perché il conto lo paga sempre Abele. La soluzione deve passare attraverso la realizzazione di moderne strutture in grado di garantire il recupero del detenuto, deve passare attraverso la velocizzazione dei tempi oggi biblici dei processi; la soluzione deve passare soprattutto attraverso accordi bilaterali con i Paesi di origine, in modo che gli stranieri scontino la pena nelle galere di casa loro, perché è evidente che la situazione nelle carceri italiane è gravata dalla presenza degli stranieri che rappresentano circa il 40 per cento dell'intera popolazione carceraria. Vi sono alcune carceri del Nord dove la percentuale sale fino al 60 o addirittura all'80 per cento.

Se in Campania su 8.300 detenuti solo 1.000 sono stranieri, in Lombardia su 9.400 ben 4.200 sono stranieri e in Valle d'Aosta sono addirittura 204 su 284. Una rapido calcolo ci porterebbe ad avere una popolazione carceraria di 42.000 detenuti in luogo dei 65.000, rispedendo gli stranieri a casa loro a scontare la pena.

Queste soluzioni, che andiamo ripetendo, incontrano il favore dei cittadini e garantiscono la certezza della pena a tutela della sicurezza delle nostre comunità. In un momento in cui tutti ci chiedono severità e contrasto alla delinquenza, in primis i cittadini vittime di questi reati, il provvedimento in esame, invece, rappresenta un'assoluta resa incondizionata dello Stato.

Questo provvedimento, poi, attacca ancora di più la funzione generale e preventiva che dovrebbe esercitare la pena. Che tipo di deterrenza può avere una norma di questo genere presso chi vuole commettere reati, tra cui lesioni personali, percosse, furto con strappo in abitazione, violenza privata, pornografia minorile e atti persecutori? Stiamo parlando infatti di reati di grave allarme sociale che colpiscono direttamente le fasce più deboli e più povere dei cittadini: furto in casa; furto con violenza o con destrezza commesso sui mezzi pubblici, sino ad arrivare agli atti di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi; frodi nelle pubbliche forniture; falsa testimonianza e falsa perizia; istigazione a delinquere; incendio boschivo per colpa ed altri reati ancora che non sto qui ad elencare.

Non è possibile che chi compie questi reati, o anche solo chi ha intenzione di compierli, sappia di rischiare al massimo di tornarsene tranquillamente a casa propria. E non è nemmeno possibile pensare di poter garantire la sicurezza dei cittadini con i braccialetti elettronici o scaricando interamente il problema, di fatto, sulle Forze dell'ordine, che allo stato attuale - come ho già detto - per carenze di organico non sono in grado di sorvegliare adeguatamente il numero dei detenuti che sconterà la pena ai domiciliari.

Vi è poi da registrare che il tipo di reati che potrebbero rientrare nel provvedimento in esame, come quelli la cui pena il lestofante sconta a casa propria, sono quelli di cui si è registrato un incremento. Ce ne hanno dato notizia i quotidiani nei giorni scorsi, dando conto del bilancio del Ministero dell'interno per la criminalità nel 2012. Il «Il Sole 24 ORE» in un articolo dal titolo eloquente «Reati: l'anno nero di furti e scippi»: ha parlato di più di cinque reati al minuto, 320 all'ora, quasi 7.700 al giorno per tutti i 365 giorni dell'anno, compresi Pasqua, Natale e Capodanno.

Visto da una prospettiva ravvicinata il bilancio della criminalità in Italia nel 2012 conferma l'attuale percezione di insicurezza, alimentata anche da recenti episodi di cronaca nera, tanto da far annunciare al titolare del Viminale, Angelino Alfano, un piano per la sicurezza delle città.

È un fatto, comunque, che i numeri forniti dal Ministero dell'interno sui delitti commessi e denunciati dalle Forze dell'ordine registrano un aumento generale. Premesso che c'è da chiedersi, alla luce di quello che riportano i quotidiani, se il ministro Angelino Alfano e la ministra Annamaria Cancellieri facciano parte dello stesso Governo, appare evidente che dalle azioni contrastanti che porta avanti l'Esecutivo sembra in preda alla schizofrenia. Oppure c'è da chiedersi se stiamo assistendo all'abile equilibrismo di chi, per non scontentare nessuno, vale a dire nessuna componente di questa strana maggioranza, dà un colpo al cerchio e uno alla botte.

Ma a rimanere delusi dalle vostre mirabolanti scelte troverete i cittadini onesti e arrabbiati, che vedono sacrificata sull'altare del politicamente corretto la loro sicurezza.

Per la Lega, che ha nelle proprie fila molti amministratori locali sempre in contatto con le tante «sciure Marie», diversamente da voi, il tema della sicurezza è un tema cardine. Le persone oneste ci troveranno sempre dalla loro parte. Voi, al contrario, dovete vergognarvi e portare la responsabilità morale di aver reso più insicure le nostre strade e le nostre città. Voi avete la responsabilità morale degli atti che verranno compiuti dai lestofanti che non avete messo in carcere. Voi avete la responsabilità morale di attentare alla sicurezza della comunità che dovreste tutelare. Voi con questo provvedimento prendete a calci la gente onesta. Voi con questo provvedimento salva delinquenti offendete e mortificate i milioni di uomini e donne che chiedono soluzioni che voi non siete in grado di dare.

È un provvedimento peraltro che, con un blitz i cui autori sono i senatori del Movimento 5 Stelle, contiene anche la cancellazione del reato di clandestinità. Voglio fare una considerazione sul referendum lampo lanciato ieri sulla Rete da Grillo, dimostrando ancora una volta di essere il padre-padrone del Movimento, per sapere quanti simpatizzanti grillini erano d'accordo nell'abolire il reato di clandestinità. Un sondaggio non irrilevante, ma significativo, perché dal risultato, secondo le regole del partito pentastellato, ne doveva scaturire la posizione da tenere da parte dei senatori del Gruppo. Ebbene, lo denunciamo! Su un tema così delicato non si può scherzare e non si può improvvisare.

AIROLA (M5S). E neanche fare demagogia!

ARRIGONI (LN-Aut). Quanto da voi attuato è uno strano esercizio di democrazia diretta. (Applausi della senatrice Bisinella). Se quanto attuato rappresenta il senso profondo del Movimento 5 Stelle, stiamo freschi. (Applausi della senatrice Bisinella). Come Lega Nord ci domandiamo, e se lo domandano sempre più italiani che stanno imparando a conoscervi e, tra loro, certamente anche molti che in passato vi hanno votato, se sia eticamente corretto lanciare senza preavviso un referendum riservato ai vostri 80.000 soci iscritti per un lasso di tempo di sole sette ore. In sostanza, chi c'è bene, gli altri si arrangiano. È una cosa allucinante. (Applausi del Gruppo LN-Aut. Proteste del senatore Airola). Fortunatamente dall'interno del vostro Gruppo qualche voce critica c'è. C'è chi dice che il blog gestito così... (Commenti dal Gruppo M5S). Lo dite voi!

Dicevo, c'è chi dice che il blog gestito così diventa un'arma nelle mani di qualcuno che si è convinto di poter gestire più di 150 parlamentari con strategia di organizzazione aziendale. Lo dice qualcuno di voi. (Commenti dal Gruppo M5S). Altri sostengono che il sondaggio è l'ennesima presa in giro o l'ennesima dimostrazione di totale incapacità e di approccio dilettantistico ad una questione così importante. (Applausi del Gruppo LN-Aut. Commenti delle senatrici Simeoni e Montevecchi). Per esempio, lo dice Orellana.

Ma cari colleghi, ormai il dado è tratto. La posizione ufficiale del Movimento 5 Stelle scaturita dal referendum online della galassia pentastellata sarà, o dovrebbe essere, per la cancellazione del reato di immigrazione clandestina. Su 25.000 votanti, quasi 16.000 si sono pronunciati per la cancellazione del reato, mentre 9.000 hanno risposto per il suo mantenimento, ossia il 36 per cento, che non è una percentuale così insignificante. Bene, voi del Movimento 5 Stelle avete gettato la maschera. Con il referendum buffonata, con un campione che - lasciatemelo dire - non è rappresentativo degli italiani e, sono sicuro, nemmeno di chi vi ha votato, a febbraio cancellerete con il centrosinistra il reato di immigrazione clandestina.

Da oggi, nero su bianco, viene finalmente smascherato chi sta dalla parte dei cittadini, la Lega Nord (Applausi ironici dal Gruppo M5S), e chi invece sta dalla parte dei delinquenti e dei clandestini (Applausi dal Gruppo LN-Aut), certamente, insieme al PD, anche il Movimento 5 Stelle. E la Lega Nord... (Commenti dei senatori Airola, Lucidi e Simeoni, che si alzano in piedi. Proteste della senatrice Bisinella). E la Lega Nord... (La senatrice Montevecchi chiede di intervenire).

BISINELLA (LN-Aut). Presidente!

PRESIDENTE. Per cortesia, senatore Arrigoni, prosegua l'intervento. Poi ci sono gli altri interventi per replicare.

ARRIGONI (LN-Aut). E la Lega Nord rimarrà l'unico baluardo contro l'invasione.

Signori, con il perdurare della crisi economica in generale e del mercato del lavoro in particolare, oltre 500.000 cittadini stranieri presenti nel nostro Paese sono in cerca di occupazione, mentre è da sottolineare come la popolazione straniera inattiva abbia raggiunto quota 1.250.000 a causa dei ricongiungimenti familiari, dell'aumento del numero degli stranieri di seconda generazione e delle quote di ingresso non programmate di popolazione straniera.

In questo contesto, pur riconoscendo il problema distinto dei profughi, proposte buoniste ispirate dal ministro Kyenge come quella dell'eliminazione del reato di immigrazione clandestina e persino della Bossi-Fini, oppure il riconoscimento della cittadinanza italiana attraverso lo ius soli, il tutto anziché porre in atto azioni di supporto nei Paesi del Terzo mondo, rappresentano messaggi di falsa accoglienza, che rischiano di essere recepiti dai disperati di tutto il mondo come un appello del tipo: «Venite in Italia, vi accogliamo tutti a braccia aperte!». (Applausi della senatrice Bottici).

Non è superfluo sottolineare come le politiche migratorie di apertura senza controllo dei confini, di soggetti anche in cerca di lavoro, incrementino disagio sociale e generino tensioni nel mercato che favoriscono un ampliamento del lavoro irregolare, determinando soprattutto una condizione di svantaggio relativo per gli stessi lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornanti, ma disoccupati e in cerca di nuovo lavoro.

Nel commettere errori di questo genere, con questo provvedimento si andrà a devastare innanzitutto la vita dei disoccupati italiani e stranieri: le prime vittime di queste politiche sono infatti gli immigrati lungo-soggiornanti e quelli con famiglia.

Chi parla oggi di flussi e continua a chiedere flussi generici in nome degli immigrati racconta una barzelletta: tutte le comunità straniere consolidate in Italia sono contro i flussi! Purtroppo c'è un sacco di gente in Italia che parla a nome degli stranieri ma non li conosce, perché negli altri Paesi europei chi è contrario ai flussi sono gli stranieri storici, che sono quelli che rischiano di più, non perché siano contro i loro concittadini.

Oggi, nelle condizioni date, l'Italia non può permettersi di programmare flussi d'ingresso; figuriamoci poi se non controllassimo più la migrazione! Sapete chi afferma questa tesi? Non solo la Lega, ma anche la Direzione generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Sono anche gli stessi stranieri regolari ad affermarlo, come denunciato in queste ore in Rete da Ellìe, straniera regolare, che contesta duramente il Movimento 5 Stelle per il suo «sì» all'abolizione del reato di clandestinità. Il suo singolo post, che ora leggo, vale più di mille parole: «Perfetto. Allora, io da straniera residente legalmente in Italia, dico questo. II M5S vuole eliminare il reato di clandestinità? Vuole aiutare chi, al momento, entra come un criminale in Italia? Chi ha votato e tifa il M5S è d'accordo con il partito? Si? Allora cacciate le palle e pubblicate il vostro nome, indirizzo e numero di telefono, così sappiamo dove mandare i clandestini, perché io, da straniera residente legalmente in Italia, mi sono rotta le palle di pagare e mantenere i nullafacenti e scansafatiche!» (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Applausi ironici della senatrice Simeoni).

Cari colleghi pentastellati, che siete partiti a tutto gas all'inizio della legislatura cercando di ribaltare il sistema, di aprirlo come una scatoletta di tonno; finirete invece per consolidare quel sistema, amplificandone i difetti e, anzi, aggiungendone altri.

Sulla cancellazione del reato di clandestinità da oggi inizierà a precipitare il vostro declino! Guardate, non condivido nulla della coppia Grillo-Casaleggio, ma cito un'affermazione di ottobre del vostro capo - oggi sconfessato - all'indomani dell'emendamento in Commissione giustizia: «Se il M5S si fosse presentato alle elezioni con l'obiettivo di cancellare il reato di clandestinità avrebbe raccolto percentuali da zero virgola» (...)

MONTEVECCHI (M5S). Ma è fuori tema!

ARRIGONI (LN-Aut). (...) e voi, cari colleghi del Movimento 5 Stelle, anziché essere qua in 50 vi sareste forse contati sulle dita di due mani!

Cari signori del Governo e della maggioranza - che è trasversale in questo provvedimento - continuate a preoccuparvi solo di carcerati, dunque delinquenti e immigrati irregolari che se ne fregano delle regole. Continuate ad impegnarvi anche su altri temi, come le unioni civili, che non sono priorità per il Paese reale costituito da famiglie e imprese, che anzi vedranno peggiorare l'insicurezza e lo stato sociale.

La Lega è convinta che l'emergenza sia invece quella di restituire il lavoro, la dignità, e innanzitutto la speranza, agli italiani e soprattutto ai giovani, che fanno segnare oggi percentuali di disoccupazione che sfondano la soglia del 42 per cento. La Lega è convinta che l'emergenza sia agevolare, nei fatti e non nelle parole, la sburocratizzazione e abbattere la pressione fiscale per imprese, che sono fonte di benessere anche per lo Stato. È per questo motivo che rifiutiamo in toto questo scandaloso provvedimento. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Applausi ironici dei senatori Bottici e Molinari).

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, vorrei richiamare la sua attenzione sul fatto che il collega ha parlato fuori tema per almeno dieci minuti. Il collega ha utilizzato il suo intervento per parlare del Movimento 5 Stelle, che è un argomento completamente fuori tema.

PRESIDENTE. Il senatore ha parlato sul tema del disegno di legge.

Poi, per quanto riguarda alcune cadute di stile e di linguaggio, non è lei che deve decidere se è sul tema. Il tema c'è: legga i giornali di oggi, tutti ne parlano.

MONTEVECCHI (M5S). Mi scusi, signor Presidente, ma le sto chiedendo una cosa. Le sto facendo osservare una cosa: il collega ha parlato fuori tema.

PRESIDENTE. Non ha parlato fuori tema. Cosa deve dire, senatrice Montevecchi?

Lei sta intervenendo sull'ordine dei lavori; non ha il compito di fare il censore e decidere se i colleghi parlano sul tema o no.

MONTEVECCHI (M5S). Il Movimento 5 Stelle ed il sondaggio non sono temi del provvedimento. Quindi, la sollecito ad intervenire, signor Presidente.

ORELLANA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORELLANA (M5S). Signor Presidente, chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori.

Sono stato citato dal collega con riferimento alle modalità con cui il Movimento 5 Stelle prende le proprie decisioni. Qui sono d'accordo con la collega.

PRESIDENTE. Senatore Orellana, ci sono dei colleghi iscritti a parlare che potranno dire le cose...

MONTEVECCHI (M5S). Ci faccia parlare!

PRESIDENTE. Calma, senatrice Montevecchi.

ORELLANA (M5S). Non credo che interessi all'Assemblea la modalità con cui, forse per la prima volta nel mondo, un movimento ha consultato i propri iscritti. È una modalità che io ho criticato, perché penso che si possa migliorare, ma come primo esperimento è sicuramente da valutare in termini positivi. Ad ogni modo, non era nell'interesse di questa Assemblea.

PRESIDENTE. Questo lo decidono i colleghi che intervengono.

ORELLANA (M5S). Noi siamo arrivati per primi a presentare un emendamento - mi riferisco all'emendamento sottoscritto dai colleghi Buccarella e Cioffi - che adesso fa parte del testo base. Quindi, abbiamo solo confermato con i nostri iscritti la nostra scelta.

PRESIDENTE. Scusi, senatore Orellana, la discussione generale serve proprio per esprimere le idee. La ringrazio del suo intervento.

Intendo ora dare la parola al senatore Divina che è iscritto a parlare nella discussione generale. Credo si possano iscrivere altri colleghi, se vogliono esprimere le loro valutazioni, come lei ha espresso le sue, senatore Orellana e il senatore Arrigoni ha espresso le proprie.

È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

Ricordo che il tema è il disegno di legge sulle depenalizzazioni.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, sa che a noi divertono anche questi intermezzi ed interventi che un po' sdrammatizzano la situazione? Però stupisce sentire questa lamentela e questa reazione dai colleghi del Movimento 5 Stelle (che ha fatto della protesta e del rompere le regole una ragion di vita), che muovono critiche alla Lega, perché per la prima volta, parlando di tematiche (si parla di immigrazione, di carcere, eccetera) magari si travalicano un tantino e si mette in stato di accusa il Movimento 5 Stelle. La lamentela, in poche parole, suona tanto come la storia di quando il bue dà del cornuto all'asino. Mettiamo allora da parte queste considerazioni e giochiamo questa partita. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Devo fare un'altra precisazione, signor Presidente. Pur se il tema al nostro esame è quello carcerario, qui sembra che si intreccino e si avviluppino le materie della carcerazione, dell'immigrazione e anche dell'integrazione. Il collega Bitonci ha dovuto fare un intervento, specificando quello che aveva detto e le parole usate questa mattina, per nulla offensive, perché sembra - viceversa - che ci sia un'offensiva da parte dell'area del Partito Democratico verso tutte le azioni che si stanno mettendo in campo in questo momento da parte della Lega.

La Lega ha un giornale, che si chiama «la Padania», che pubblica sistematicamente gli interventi dei propri rappresentanti (mi riferisco alla rubrica «Qui Lega territorio»). Siccome per noi la coscienza si realizza con la conoscenza, tutto ciò che fa informazione e che consente ai cittadini di conoscere qualcosa in più fa bene. Riteniamo che ascoltare il ministro Kyenge sia importante. Ricordo, ad esempio, che la sinistra, fino agli anni Settanta, quando non era ancora al Governo, usava dire ai propri militanti: «Ci vogliono termini di paragone, leggete il Corriere e fate l'esatto opposto». Per loro quello era un termine di paragone. Ai nostri militanti diciamo: «Andate ad ascoltare la Kyenge e tirate poi le vostre conclusioni».

Mi chiedo perché alcuni parlamentari del PD - non faccio i nomi, altrimenti iniziamo la zuffa - dicono che pubblicare un'informativa sia un atto intimidatorio. Ma per chi? Non si sta mica dicendo niente: si dice ad esempio che questa signora, il prossimo 16 gennaio, parlerà presso la fondazione Levi-Montalcini di istruzione delle donne africane. È legittimo. Non sapevamo che la ministro Kyenge avesse competenze anche in materia di istruzione, ma è perfettamente legittimo, e dunque diciamo: «Se volete, andate ad ascoltare questa Ministra». Sembra però che alcuni parlamentari del PD non gradiscano che noi si pubblichi queste notizie. (Commenti del senatore Santini).

GATTI (PD). Pubblicate l'agenda di tutti i Ministri?

DIVINA (LN-Aut). Diciamo che il problema è un po' interno: vi vergognate forse di quello che dice la vostra ministra Kyenge? Non lo so, ma siete liberi di farlo. Noi, viceversa, ci vergogniamo per il fatto che la ministra Kyenge è pagata con i soldi dei cittadini italiani, ma si occupa soltanto di stranieri. Per questo ci vergogniamo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Ius soli, abolizione del reato di immigrazione clandestina, abolizione della legge Bossi ‑ Fini e vi risparmio tutto il resto.

Riteniamo stupefacente, in questo momento storico, parlare di far scontare le pene detentive presso il proprio domicilio. Quali pene? Quelle fino a sei anni. Abbiamo letto statistiche in abbondanza: carcere su, carcere giù, aree diverse. I numeri sono questi: una quota tra il 60 e il 70 per cento della popolazione carceraria è formata da immigrati. Gli immigrati hanno un tasso criminogeno più alto degli italiani? No, non credo. Vivono però delle condizioni diverse, che portano questa gente laddove effettivamente è finita. Perché sono finiti in carcere, al di là dell'illusione, dell'attrazione, del far capire ciò che in Italia effettivamente non c'è? Questa gente, per lo più, non ha nemmeno un domicilio; e allora come possiamo parlare di pene da scontare presso il proprio domicilio? Questo significa solo aprire le carceri. Qualche buonanima sicuramente darà la propria disponibilità, offrirà la propria garanzia e metterà a disposizione il proprio domicilio ma questo vuol dire esclusivamente aprire le porte delle carceri!

La seconda trovata è la messa alla prova, ergo sospensione addirittura del processo, che neanche si fa, per reati con pene fino a quattro anni. Anche qui andiamo a spulciare velocemente quali reati rientrerebbero nella messa alla prova, per i quali, di conseguenza, non si farebbe nemmeno il processo: furti aggravati, ricettazione, rissa aggravata, violenza a pubblico ufficiale e addirittura lo stalking. Qualche mese fa l'Assemblea del Senato ha unanimemente approvato e ratificato la Convenzione di Istanbul. Posso sbagliare, ma penso che non ci sia nessuna senatrice che non sia intervenuta e tutte hanno giustamente parlato della necessità di preservare le donne contro gli abusi e le molestie. Oggi, probabilmente, le stesse donne del PD voteranno il provvedimento in esame e lo stesso faranno le signore del Movimento 5 Stelle. Cosa raccontiamo a quelle signore cui pochi mesi fa avevamo garantito che avremmo usato il pugno duro, che avremmo mantenuto l'intransigenza verso i reati contro le donne? Diciamo loro che avevamo scherzato? Ditegliele voi queste cose!

Mi sono riletto qualche reminiscenza degli studi giuridici, ormai passati. Non credo che in tutte le facoltà di giurisprudenza si insegni la teoria economica del delinquente: era un vezzo di qualche professore di criminologia. La sintesi finale era che quasi mai è la severità della pena a far propendere la scelta tra delinquere o non delinquere. Quali sono le variabili che effettivamente il delinquente mette sul piatto e che sono alla base delle sue decisioni?

La prima è la possibilità di essere scoperto. Se il 97 per cento dei furti non viene denunciato o, comunque, non si trova il colpevole, anche se la pena fosse gravissima, praticamente il rischio sarebbe nullo.

Il secondo punto che il delinquente mette sulla bilancia è la capacità di arrivare alla prova certa nell'istruttoria. Questo riguarda le indagini di polizia giudiziaria; quanto meno efficienti sono le indagini, tanto meno si arriverà alla colpevolezza, ergo anche in quel caso le maglie si allargano e in galera non si finisce mai.

La terza cosa che il delinquente mette sul piatto della bilancia sono le lungaggini processuali, ossia l'incapacità dei magistrati di arrivare in tempi normali a una sentenza di condanna: tradotto in paroloni le prescrizioni; tanto più il processo è lungo, tanto meno sarà probabile una condanna e le carceri non si apriranno per l'entrata.

Stanti così le cose, ossia che la gravità reale della pena viene considerata in ultima istanza, se alla fine di questo processo noi addirittura stabiliamo che per questi reati il massimo che si rischia sono trenta giorni di lavori di pubblica utilità, proviamo a ragionare su quale sia la deterrenza che lo Stato pone in essere per impedire la commissione di tutti questi reati, che arrivano fino a quattro anni di pena e che sostanzialmente si concludono senza processo, con la sospensione del processo e la messa alla prova. Rimaniamo veramente allibiti per la semplicità e la facilità con cui si dà la stura a questi provvedimenti (e capiamo subito dove ci portano).

Analisi banale: il momento attuale vede un ristagno economico, difficoltà a tutti i livelli, disoccupazione - come è stato più volte ricordato - a livelli esagerati; non c'è lavoro in modo allarmante e la crescita non si vede. Il Governo si è impegnato sui temi della ripresa e dell'occupazione, ma il primo provvedimento che ci porta - anche con una certa enfasi - è quello per svuotare le carceri? È il primo problema per il Governo? Per i colleghi del Movimento 5 Stelle il primo problema è quello di eliminare il reato di immigrazione clandestina? Rispettiamo il vostro lavoro, il fatto che vi consultiate con una base (che non conosciamo bene), ma ponetevi il problema: normalmente ai questionari e ai sondaggi rispondono sempre gli interessati. Vi siete posti questa domanda? Se vi è stata dalla vostra base, attraverso consultazioni blog, network, eccetera, questo tipo di risposta facciamo un'analisi: le persone normali si disinteressano dal partecipare, mentre gli unici interessati a partecipare probabilmente sono quelli toccati dal provvedimento. Ci vuole tanto a capire che se si approva questo provvedimento si va effettivamente contro la stragrande maggioranza silenziosa? Fa più rumore un albero che cade piuttosto che una foresta che cresce, ma ce lo si dimentica molto spesso.

Abolire il reato di clandestinità vuol dire aprire le frontiere: porte aperte. Ponetevi una domanda: chi arriva in Italia in questo momento cosa viene a fare? Abbiamo detto che non c'è lavoro per gli italiani. Una cosa su cui ogni uomo e ogni donna non possono transigere è combinare il pranzo con la cena.

Qui si mette sotto accusa il fatto che non ha funzionato, o non ha funzionato bene, il sistema di controllo attuale, che prevede il reato di clandestinità. Ma quando è stato pensato il reato di clandestinità, è stato pensato in un contesto di sistema in cui tutti gli organismi di questo Paese muovevano in quella direzione. Era stata affidata ai prefetti la possibilità di firmare e di darvi esecuzione. Chi ha frenato l'attuazione di tale misura? Se essa fosse stata attuata e se, quando arrivava una persona, fosse stata mandata a casa, e così fosse successo anche il giorno dopo, ciò non sarebbe passato inosservato. Il messaggio sarebbe stato recepito e questi individui, poveri disperati, non sarebbero più partiti per viaggi della speranza, se avessero saputo che il giorno dopo sarebbero stati rimpatriati. Non dico che sarebbe stato educativo, ma sarebbe stato logico, e avrebbe evitato anche tante disgrazie e tanti morti in questo Paese.

Noi però non siamo un sistema. I magistrati hanno deciso che quella legge non va bene, ergo, non si applica per cui non sono i prefetti a firmare i decreti e la magistratura si arroga questa funzione e questa competenza. Sappiamo poi come la magistratura la pensi in merito e, di conseguenza, si procede a più gradi di giudizio, e si mette per lo più in discussione che le disposizioni che prevedono questo reato, votate dai due rami del Parlamento italiano, siano legittime. I magistrati decidono cosa si deve fare in questo Paese! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Chi ha qualche anno più dei cinquanta ricorderà un film degli anni settanta, il cui titolo è «Supponiamo che dichiarino la guerra e nessuno ci vada»: titolo simpatico, vero? Esso vuol significare che se nessuno ubbidisce più a nessuno il sistema implode. Questo nostro sistema italiano, che procede per linee parallele o per comparti stagni, non fa più sistema, per cui è inutile fare buone leggi se poi chi le deve applicare se ne disinteressa completamente perché ha posizioni politiche e ideologiche completamente diverse dal legislatore.

Devo rivolgere un plauso ad un collega e amico, l'ex ministro della giustizia Castelli, per quanto ha messo in moto e devo riprendere un po' chi lo ha sostituito, il ministro Alfano, perché nel 2010 egli è venuto in quest'Aula con molta enfasi, che noi abbiamo anche condiviso, ad annunciare che erano già partiti i lavori per la costruzione di 19 padiglioni carcerari. Il problema della sovrappopolazione carceraria, infatti, non è un problema di oggi ma è, anzi, un problema ciclico. Ma quei 19 padiglioni - il presidente Letta e il Ministro della giustizia in questa sede sono delle «chimere» e non si vedono - che fine hanno fatto? Si realizzano, sì o no? Qualcuno mi dice che qualche carcere è stato realizzato, ma che è completamente vuoto o, addirittura, abbandonato e già in stato di rovina. Ma prendiamo in giro gli italiani? Prendiamo i soldi degli italiani e poi diciamo che queste carceri non le usiamo e che i delinquenti che vi sarebbero dovuti finire li trovano di nuovo in strada e che se ne devono fare una ragione?

Torniamo al clima attuale, che riflette il momento drammatico: forse il 1929 ha visto situazioni simili a quelle che vediamo adesso, a causa di disoccupazione, crescita o ristagno dell'economia. In questo clima si parla di: svuotare le carceri, matrimoni omosessuali, adozioni relative a coppie omosessuali, liberalizzazione delle droghe. Ma di cosa stiamo parlando? Io conosco un comico che, a questo punto, direbbe: ma siete connessi? Ma siete in sintonia con il Paese? Capite i problemi che arrivano dalle imprese, dai cittadini, dagli artigiani, dai pensionati, da chi non lavora? Ma sono questi i problemi che vi chiedono di risolvere? (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Onestamente, non chi è addetto ai lavori, bensì il cittadino comune, si chiede: ma a Roma, nelle aule e nei Palazzi, qualcuno ha il timone della situazione? Oggettivamente è difficile dire: «Sì, c'è Letta, c'è quell'altro». Qui non sappiamo nemmeno se c'è un timoniere! Qui si sbanda, si va completamente alla deriva. Il salva Roma è una delle ultime scivolate, e chi lo ha bocciato? Il maggiore sponsor di questo Governo, il presidente Napolitano, secondo il quale non si possono fare sciocchezze o porcherie del genere.

Un fatto è passato sotto traccia: i 150 euro dati al comparto scuola; un momento, quei soldi sono stati dati, poi tolti, successivamente congelati e adesso ho letto che sono «virtualmente tolti in busta paga». Con tutta onestà non so che cosa voglia dire «virtualmente tolti in busta paga». Vuol dire dati o tolti? Sul fatto interviene in modo roboante il segretario del Partito Democratico Renzi, il quale dice che non si può giocare e che non si sta su «Scherzi a parte». Non stiamo su «Scherzi a parte»? Noi facciamo un'altra osservazione, ricordando il salva Italia, la spending review e via dicendo: è stato chiesto a tutti i dipendenti pubblici il blocco di ogni tipo di aumento, di carriera e stipendiale, perché compensato almeno dalla certezza del posto di lavoro, che nel privato non esiste. Ma io domando: per quale motivo il blocco dell'intero comparto pubblico deve valere per tutti, ma non per la scuola? Siamo anche d'accordo nel dire che non è giusto il trattamento che si riserva ai docenti, i quali forse dovrebbero essere riconosciuti, valorizzati e pagati in misura maggiore, che il loro ruolo davvero importante e determinante per la formazione dei giovani. Ci troviamo, però, nell'ambito del comparto pubblico garantito nel posto di lavoro e non capiamo perché si fanno strappi, a questo punto, ad una regola generale. La risposta c'é: forse il comparto scuola è il bacino elettorale del PD renziano. È l'unica soluzione. Ma, scusate, colleghi, questa non è - come dice Renzi - una puntata del programma «Scherzi a parte»: questa è la tipica commedia all'italiana.

In questa sede nessuno però parla mai delle vittime dei reati in esame. Che cosa diciamo loro? Fatevene una ragione? Lo Stato ha deciso di trattare in modo migliore i delinquenti degli onesti? Sì, potete dirlo. La Lega però esce da questo coro, anzi mette il dito nella piaga. Andate voi a giustificare queste sconcezze.

Ora vi espongo una banalità, che è un vezzo mio, una proposta del tutto personale. Ebbi a suo tempo a dire: se proprio vogliamo premiare qualche carcerato che ha già scontato una buona parte della pena, ha tenuto una buona condotta e vuole contribuire alla comunità, per quale motivo non gli si dà una piccola agevolazione? Il riferimento è al Brasile: il carcere di Santa Rita do Sapucai ha comperato delle biciclette che producono energia elettrica e ha chiesto ai carcerati in queste situazioni, che hanno già scontato metà della pena e si comportano bene, di poter pedalare per fare energia per l'istituto carcerario, per quel Comune, dando praticamente luogo ad una trasformazione della pena in chilowatt. Almeno la società ha un minimo di rientro e di gratificazione.

Concludo, Presidente.

PRESIDENTE. Ha a disposizione mezzo minuto.

DIVINA (LN-Aut). L'articolo di Angelo Panebianco...

PRESIDENTE. È troppo grande il foglio dell'articolo che intende leggere.

DIVINA (LN-Aut). Non lo leggo tutto.

È noto che Angelo Panebianco non è un estremista, né un razzista o uno xenofobo, ma affronta in modo molto ragionevole il problema dell'accoglienza fino ad arrivare a pronunciare tre parole: «È possibile che convenga perfino favorire l'immigrazione dal mondo cristiano-ortodosso a scapito (...), e tenuto conto del divario dei tassi di natalità, di quella proveniente dal mondo islamico. Quanto meno questo dovrebbe essere un legittimo tema di discussione», perché la seconda fase dell'immigrazione è l'integrazione.

Noi lo diciamo da una vita e abbiamo due sentimenti: un po' di soddisfazione e un po' di rabbia. Proviamo soddisfazione perché vediamo che i nostri appelli vengono accolti con molto ritardo e proviamo rabbia per tutto il tempo che abbiamo perso. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e gli insegnanti della Scuola media statale «Grazia Deledda» di Ginosa, in provincia di Taranto, ai quali do il benvenuto in Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
925, 110, 111, 113e 666 (ore 17,37)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cappelletti. Ne ha facoltà.

CAPPELLETTI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, capisco il motivo di tutta questa acredine del Gruppo Lega Nord nei confronti del Movimento 5 Stelle e non solo, in considerazione dell'emendamento di cui parliamo (che, in realtà, non è tale, perché è inserito nel provvedimento che ci accingiamo a votare questa sera o domani). Ebbene, il motivo di tutta questa acredine sta nel fatto che il reato di clandestinità è stato il maggiore fallimento della Lega Nord dopo la realizzazione del federalismo in Italia. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). Infatti, da quando è stato introdotto, sono costantemente aumentati i flussi migratori nel nostro Paese.

Nel 2010 sono stati spesi 460 milioni di euro a causa della legge Bossi-Fini in Italia; per il 2012 si parla addirittura di 700 milioni di euro. Un clandestino rimane nei centri di identificazione in media cinque mesi e costa alla società 7.000 euro a causa della legge Bossi-Fini. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti del senatore Bitonci). Uno solo!

Nel 2010 sono stati identificati 150.000 irregolari, dei quali quasi il 90 per cento ha ricevuto il foglio di via. Questa, però, è una barzelletta: infatti, le persone irregolari dovrebbero allontanarsi da sole dal nostro Paese, ma non lo fanno. Questo è il successo del reato di clandestinità: la promessa di abbandonare il nostro Paese. È una barzelletta, una presa in giro degli italiani!

Nicola Tanzi, segretario generale del SAP (e non del Movimento 5 Stelle), cioè del maggiore sindacato di Polizia, ha dichiarato testualmente: «Bisogna avere il coraggio di dirlo chiaro e tondo: questa legge sulla clandestinità» - in riferimento alla cosiddetta legge Bossi-Fini - «aggrava inutilmente il lavoro delle forze di polizia e» - ancora peggio - «mina il controllo del territorio e la sicurezza dei cittadini». (Applausi dal Gruppo M5S). È esattamente il contrario di quanto affermato dai colleghi della Lega Nord.

La Lega Nord è un movimento così evoluto da dichiarare, per voce del suo presidente Calderoli, che il ministro Kyenge sembra un «orango». Ebbene, colleghi della Lega Nord, dopo tutte le vostre accuse razziste e xenofobe di questa mattina, abbiamo finalmente capito in quale spicchio di questo emiciclo siedono veramente gli scimmioni! (Applausi dal Gruppo M5S. Vivaci commenti dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Senatore Cappelletti, invito lei come gli altri colleghi ad utilizzare un linguaggio consono. Si deve ricordare che il suo Gruppo prima ha contestato che si parlasse di altri Gruppi parlamentari e nessuno ha definito «scimmioni» i parlamentari di quest'Aula negli interventi precedenti. (Commenti dal Gruppo M5S).

CAPPELLETTI (M5S). Non mi sembra corretto quanto da lei dichiarato. (I senatori dei Gruppi M5S e LN-Aut si scambiano vivaci battute. Il senatore Volpi si alza e si muove nella direzione del senatore Cappelletti, ma viene bloccato dagli assistenti parlamentari).

PRESIDENTE. Senatore Volpi, la prego di tornare immediatamente al suo posto. Sta parlando il collega Cappelletti, al quale ho già fatto delle osservazioni.

Senatore Cappelletti, prosegua il suo intervento. Senatore Volpi, torni al suo posto. (Proteste dal Gruppo M5S).

SANTANGELO (M5S). Lo butti fuori!

BISINELLA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatrice Bisinella, sta parlando ancora il senatore Cappelletti.

Senatore Cappelletti, prosegua pure il suo intervento.

CAPPELLETTI (M5S). Aspetto solo di poter proseguire. (Diversi senatori dei Gruppi M5S e LN-Aut si alzano in piedi).

SANTANGELO (M5S). Li butti fuori!

PRESIDENTE. Invito tutti i senatori a rimanere al proprio posto.

Senatore Cappelletti, riprenda pure il suo intervento; altrimenti, se non vuole proseguire, cederò la parola ad un altro collega iscritto in discussione generale.

Ripeto che ognuno deve tornare al proprio posto. Senatore Cappelletti, lei intanto prosegua; così, parlando, contribuirà - spero - a ripristinare un andamento normale dei lavori.

CAPPELLETTI (M5S). Il disegno di legge sottoposto all'esame dell'Assemblea reca disposizioni di delegazione al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma dell'intero sistema sanzionatorio.

SANTANGELO (M5S). Presidente, li guardi! Li butti fuori!

CAPPELLETTI (M5S). Sono disposizioni concernenti la sospensione del procedimento con messa alla prova e disposizioni nei confronti degli irreperibili.

SANTANGELO (M5S). Li guardi, Presidente, li butti fuori!

PRESIDENTE. Senatore Bitonci, la prego di collaborare al buon andamento di lavori. Ho già sottolineato quello che è stato detto. Mi rivolgo anche al senatore Capogruppo Santangelo: i Capigruppo collaborino al buon andamento dei lavori. (I senatori Airola e Bitonci interloquiscono in modo concitato). Senatore Bitonci, stiamo svolgendo la discussione generale, quindi non si possono tenere contemporaneamente altre discussioni in Aula. La prego di contribuire, come Capogruppo, come anche il senatore Santangelo, al normale svolgimento della seduta.

Prosegua, senatore Cappelletti.

CAPPELLETTI (M5S). Signor Presidente, spero mi permetta di recuperare questo tempo che mi è stato sottratto grazie al senso della democrazia dei colleghi della Lega Nord. (Commenti dal Gruppo LN-Aut).

Nell'ambito della riforma del sistema sanzionatorio, è utile ricordare che negli ultimi quindici anni sono state introdotte nel nostro ordinamento oltre 300 nuove fattispecie di reato. (Diversi senatori rimangono in piedi).

PRESIDENTE. Inviterei i senatori a seguire seduti il dibattito, come è previsto dalla prassi. Chi non è in interessato può lasciare l'Aula. Vi invito quindi a restare seduti e prego il senatore Cappelletti di proseguire con il suo intervento. Senatrice Bisinella, ora sta intervenendo il senatore Cappelletti: stia anche lei seduta al suo posto. (Commenti del senatore Volpi). Senatore Volpi, lei ha esperienza d'Aula, la prego di avvalersene contribuendo ad un andamento ordinato dei lavori. Prego, senatore Cappelletti.

CAPPELLETTI (M5S). Spero che sia la volta buona.

PRESIDENTE. Dipende anche da lei.

CAPPELLETTI (M5S). La politica negli ultimi quindici anni è andata dunque verso un aumento della complessità del sistema della giustizia penale, nonostante venga asserito naturalmente il contrario. Ben venga, quindi, dover occuparsi di un provvedimento riguardante le depenalizzazioni. Peccato, tuttavia, che la depenalizzazione, così come prevista da questo disegno di legge, concerne un numero molto ridotto di reati, che trovano, inoltre, una ben scarsa applicazione.

Peraltro, se l'obiettivo era il risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, non è certo questa la strada giusta da seguire. Ad esempio, prevedere la depenalizzazione di reati come quello di cui all'articolo 527 del codice penale, cioè atti osceni, in un Parlamento che ha appena licenziato la legge sul femminicidio, non sembra andare nella direzione di un ordinamento giuridico pensato e voluto per proteggere le categorie più deboli, né nella direzione di svuotare qualsivoglia carcere italiano. Si ricorda che le sanzioni amministrative non vengono peraltro iscritte nel casellario giudiziario e non incidono neppure sul godimento dei diritti politici.

Ancora, in assenza di una disciplina che disponga l'applicazione retroattiva delle sanzioni amministrative previste per gli illeciti depenalizzati, la giurisprudenza della Cassazione penale esclude che i fatti commessi possano essere sanzionati. Non sarà possibile sanzionarli né in via penale né quale illecito amministrativo, in quanto l'articolo 1 della legge n. 689 del 1981 stabilisce che «nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione». Secondo la Cassazione, il giudice penale dovrà dichiarare dunque che il reato non é più previsto dalla legge come reato. In altre parole, estinto.

Non può non sollevare perplessità anche la depenalizzazione di reati quali il falso in scrittura privata, la sottrazione di cose comuni e l'usurpazione, per le evidenti conseguenze sul piano dei rapporti tra soggetti privati.

Particolare interesse storico desta poi la depenalizzazione dell'articolo 3 del decreto legislativo luogotenenziale n. 506, addirittura del 1945, recante disposizioni circa la denuncia dei beni che sono stati oggetto di confische sotto il Governo della Repubblica sociale italiana. Non riesco, con tutta la buona volontà, a comprendere l'utilità del richiamo a questa norma. Non era forse più semplice abrogarla?

L'articolo 1 del provvedimento in esame prevede l'attribuzione di una potestà legislativa delegata al Governo per la riforma del sistema delle pene. In particolare, la riscrittura del quadro delle pene implica una modifica degli articoli 17 e 18 del codice penale, con l'introduzione della reclusione domiciliare e dell'arresto domiciliare. Si considera evidentemente opportuno, in considerazione del rilievo dell'argomento trattato, prevedere elementi di maggiore rafforzamento del ruolo dei Parlamento, e in particolare delle Commissioni, nel controllo dell'esercizio della delega, stabilendo quindi adempimenti aggiuntivi in capo al Governo per il caso in cui non intenda dare seguito ai pareri parlamentari, ad esempio prevedendo l'obbligo di relazione o di nuovo parere parlamentare.

Una ulteriore criticità che vorrei segnalare è la previsione di misure come la reclusione domiciliare e l'arresto domiciliare, che rischiano di diventare inefficaci qualora non sì individuino i luoghi idonei ad assicurare la custodia del condannato che può essere senza fissa dimora. Manca l'indicazione del fatto che il giudice possa prescrivere particolari modalità di controllo, così come pure quella per cui le pene detentive non carcerarie non si applicano qualora la reclusione o l'arresto presso l'abitazione o altro luogo di privata dimora non siano idonei ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati.

La reclusione e l'arresto domiciliari posso essere espiati anche in maniera non continuativa ma per singoli giorni della settimana o per fasce orarie. Al riguardo, è stato predisposto un emendamento soppressivo dal Movimento 5 Stelle, in quanto siffatta previsione snaturerebbe l'applicazione della pena e ne renderebbe complicata la gestione.

Con riferimento al lavoro di pubblica utilità, nella delega al Governo, all'articolo 1, lettera i), viene usato il termine «anche». Sul piano letterale può essere interpretato sia nel senso di configurare la sanzione del lavoro di pubblica utilità, come una misura che si aggiunge alla reclusione domiciliare o all'arresto domiciliare, sia nel senso che il giudice può applicare la sanzione del lavoro dì pubblica utilità in via alternativa per i reati considerati. Sul punto è auspicabile una riformulazione che eviti il rischio di qualsiasi incertezza in sede interpretativa.

La sanzione del lavoro di pubblica utilità nel nostro ordinamento è già prevista in determinate ipotesi, ma pone enormi problemi di ordine pratico. Questa sanzione è spesso ineseguibile in quanto per una reale efficacia della stessa si rendono necessari accordi con gli enti pubblici (Regioni, Comuni, Province), disposti ad accogliere i condannati. Per conferire carattere di concretezza a tale ipotesi dì pena, sarebbe opportuno stabilire prima l'obbligatorietà per gli enti pubblici di accogliere ì condannati.

Il Capo II del disegno di legge reca disposizioni relative alla sospensione del procedimento con messa alla prova. Tale procedura è particolarmente farraginosa in quanto aggrava il lavoro del giudice e determina un rallentamento dell'attività giurisdizionale. Tale procedimento, ossia l'acquisire informazioni sulle condizioni di vita personale, familiare, sociale ed economica dell'imputato e portarle a conoscenza del pubblico ministero e del difensore dell'imputato, andrebbe probabilmente affidato ad un organo diverso dal giudice.

Si noti infine che il disegno di legge non contiene alcuna previsione in ordine al rapporto tra le nuove pene detentive non carcerarie e il nuovo istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova, e le disposizioni del codice penale in tema di sospensione condizionale della pena.

Tutto ciò premesso, con particolare riferimento alle depenalizzazioni, non possiamo non notare che si poteva e si doveva fare di più. Penso, ad esempio, alle leggi Fini-Giovanardi, Bossi-Fini ed ex Cirielli, per intenderci. Anche la sanzione cosiddetta lavoro di pubblica utilità, di per sé benvenuta, potrebbe essere meglio strutturata grazie a un meccanismo di coinvolgimento degli enti locali che non c'è e che rischia di minare dunque sul nascere l'efficacia di questo provvedimento; provvedimento che, con l'istituto della messa alla prova e con la parte relativa agli irreperibili, va certamente nella direzione di un alleggerimento necessario della giustizia, ma non è sufficiente.

In conclusione, dunque, si poteva fare di più e si poteva fare meglio, in considerazione del fatto che esiste un disperato bisogno nel nostro Paese di far funzionare di più e meglio la macchina della giustizia. Confidiamo dunque per questo nell'approvazione di tutti i nostri emendamenti. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Puppato).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, certamente gli animi che in genere si surriscaldano non lo fanno per nulla in questa circostanza. È ovvio però che non stiamo parlando di qualcosa che può assomigliare a un nome, come fosse la prova di una macchina, la messa in prova, ma stiamo assistendo ad un provvedimento sotto le cui mentite spoglie si cela la volontà di disfare il Paese, di farlo invadere da masse incontrollate e, ancora peggio, di gettare tutto nel caos, di liberare dalle carceri coloro che vi risiedono non certamente perché graditi ospiti, ma perché hanno commesso crimini per i quali sono oggi in galera.

Ebbene, rispetto a tutto questo assistiamo a un dibattito che sembra invece quasi accademico, posizionato sul fatto che un reato sia più o meno importante, che oggi il livello di attenzione etico rispetto a un problema sia da superare invece con una modifica normativa. No, Presidente, di fronte a questo non ci stiamo. Oggi stiamo facendo ostruzionismo? Sì, convintamente, e continueremo a farlo in ogni modo, senza tregua e in ogni circostanza, perché il Paese deve svegliarsi rispetto a questi fatti, deve sapere che coloro che si sono presentati come innovatori stanno aprendo le porte sì all'innovazione, ma di centinaia di milioni di invasori che verranno e ci schiacceranno sotto i piedi, senza avere alcun rispetto per coloro che li hanno ospitati. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Questo è quello che accadrà, questa è l'apertura delle porte in modo indiscriminato, questa è l'abolizione del reato di clandestinità, il quale - ricordiamolo subito - non viene applicato nel nostro Paese. Infatti, questo è il Paese dove le normative, una volta che sono approvate, vengono disapplicate dall'organo giudiziario; questo è il Paese dove, nonostante il Parlamento legiferi, poi c'è un organo giudiziario che non attua quelle normative, perché si ritiene superiore al popolo sovrano. Questo è quello che sta facendo andare a male il reato di immigrazione clandestina: l'ostruzione che viene fatta da una parte dello Stato, ovviamente per linea politica (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Di fronte a questo, perché non opporsi? È un dovere opporsi, Presidente.

Andiamo innanzitutto a vedere qual è l'oggetto della discussione: il sovraffollamento nelle carceri. Viene da chiedersi per quale motivo le carceri sono sovraffollate. Perché c'è un sistema di verifica da parte delle Forze dell'ordine molto efficiente? Perché c'è certamente - e siamo sicuri - un'autorità giudiziaria che non lascia correre nessun reato? Niente di tutto questo: le carceri sono affollate perché il sistema giudiziario non funziona.

Allora, in maniera assolutamente distorta, non si va a risolvere il problema, ma si dà un colpo di spugna, facendo finta che il problema non esista, mentre affrontare il problema significa mettere in condizione i cittadini di sapere che un giudizio non può aspettare decine di anni per arrivare alla sua conclusione, significa mettere in condizione i cittadini di sapere che quando un criminale viene preso viene condannato in forma definitiva e in tempi brevi. Questo è un Paese onesto, questo è Paese sicuro, questo è un Paese che rispetta i cittadini onesti che pagano le tasse! (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Tutto quello che non sta avvenendo oggi qui dentro, tutto quello che ormai ci siamo abituati a vedere fare dal Governo. Ma la gente deve aprire gli occhi, deve sapere che è una mistificazione dire che oggi nelle carceri ci sono criminali che non sono tali: nelle carceri ci sono coloro che le Forze dell'ordine, con grande fatica, sono riuscite ad assicurare alla giustizia.

Qui invece cosa viene fatto? Vengono aperte le porte delle carceri, vengono rimesse in libertà persone che sappiamo già per esperienza passata che entro i primi 12 mesi ricommetteranno il reato in maniera ancora più feroce, perché nel frattempo il Paese è morso da una crisi economica che rende tutte le nostre famiglie, tutta la nostra società più deboli. Ma il Governo a quanto pare non se ne interessa, e certamente, in questo caso, ha anche la compiacenza degli innovatori del Movimento 5 Stelle.

Presidente, esiste un provvedimento di condanna europea, e qual è stata l'azione del Governo? Quella di presentarci oggi una riforma del sistema carcerario, una riforma del sistema giudiziario tale da garantire che in galera ci stiano quelli effettivamente condannati in tempo breve, tale da garantire che non ci siano celle ottocentesche ma che ci siano istituti di pena a livello di quelli europei? No, niente di tutto questo, semplicemente l'ennesimo colpo di spugna, facendo finta che il problema non esista, aprendo le carceri, facendo uscire tutti e dicendo anche: dobbiamo essere tolleranti, perché, alla fine, chi non sbaglia una volta nella vita? Questa è gente che nella migliore delle ipotesi ha stuprato qualcuno.

LO GIUDICE (PD). Ma cosa stai dicendo? Balle, dici solo balle!

CANDIANI (LN-Aut). Questa è gente che nella migliore delle ipotesi è andata a fare borseggio, è entrata nelle case delle famiglie, ha messo in difficoltà persone anziane; queste sono le persone che state rimettendo in libertà. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Commenti dal Gruppo PD). Un Paese normale costruisce carceri all'altezza, con livelli di sicurezza tali da garantire i cittadini, non apre le porte di quelle esistenti. Faccia vedere il Governo cosa è in grado di fare, se non questi disastri.

Il problema è la credibilità del Governo. Ci troviamo con una maggioranza che presenta la volontà di un rimpasto e oggi affrontiamo un dibattito, che necessiterebbe una maggiore attenzione, con un'Aula come sempre deserta e un banco del Governo altrettanto deserto, con un solo Sottosegretario a rappresentare il Governo. Benissimo, questa è l'attenzione data ad un problema come quello di cui stiamo parlando.

Chissà cosa ne pensano i cittadini o i rappresentanti delle Forze dell'ordine, che in qualche caso hanno addirittura perso la vita per poter assicurare alla giustizia un criminale o sono stati travolti da criminali, come quel povero vigile di Milano, Nicolò Savarino, che proprio due anni fa veniva travolto da un cittadino straniero con la propria autovettura. E poi cos'è successo? Oggi ci troviamo con lo stesso straniero praticamente scarcerato. Questa è la giustizia che l'attuale Governo offre al Paese?

Andiamo a chiedere alle vittime cosa ne pensano, perché il perbenismo fa male alla salute della democrazia, e io non ho problema a dire che sto con Abele e non con Caino. Caino deve stare in galera! (Applausi dal Gruppo LN- Aut). Proprio l'altro giorno il fratello di Savarino ha avuto parole dure nei confronti di questo Paese e del Governo: «La giustizia non si sta comportando come dovrebbe. Dopo due sentenze mi viene da dire che allora sarebbe stato meglio non l'avessero preso, perché la giustizia lo sta piano piano rimettendo fuori senza neanche un anno di galera». E questo sta succedendo oggi, ma dopo questo provvedimento sarà ancora più facile. Vergognatevi! Questo non può accadere in un Paese civile. Altro che venirci a dire che dobbiamo essere credibili per attrarre investimenti esteri in Italia e far ripartire l'economia. È questa la credibilità di un Paese? Aprire le galere e far uscire i criminali? Col cavolo che si andranno a prendere investimenti dall'estero! Questa è la credibilità del Governo.

Il problema vero è che bisogna mascherare tutte queste negligenze, perché non avete la capacità politica di risolverle, perché siete impegnati in un rimpasto di Governo. Ma state bene attenti, perché la gente si è accorta dell'inadeguatezza dei vostri Ministri. Il Presidente Letta dovrà stare bene attento quando sfilerà le sue perle dalla collana, perché si ritroverà in mano un filo e tutte le perle per terra, quelle bianche e quelle nere, tutte egualmente inadeguate alle esigenze di un Paese civile, che dovrebbe dare risposte in termini di sicurezza ai cittadini onesti che pagano le tasse, che dovrebbe essere in grado di garantire alle guardie carcerarie opportune risorse per poter svolgere il proprio dovere. Sapete bene invece - e se non lo sapete o non ve ne siete accorti ve lo ricordo - di aver appena approvato una finanziaria nella quale avete stabilito di non pagare alle guardie carcerarie nemmeno i giorni di straordinario che vengono obbligate a fare perché sotto organico.

Questa è l'altra vergogna che nascondete! (Applausi dal Gruppo LN-Aut) Ma chi lavora lo sa, e chi lavora nella sicurezza da garantire ai cittadini è sempre più demotivato. È questa demotivazione che sta portando tutto il Paese allo sfascio.

Ma il Governo non è credibile non solo per questi aspetti, ma a partire dalla legittimazione politica. Non si capisce più cosa vuol fare la sua maggioranza: c'è chi è d'accordo sull'abolizione del reato di clandestinità; c'è chi è meno d'accordo; c'è chi lo vorrebbe temperato; c'è chi non lo vorrebbe temperato. Nella realtà dei fatti vi state mettendo d'accordo per aprire in maniera incontrollata le frontiere del Paese abbassando ai livelli minimi la sicurezza.

È questo che dovete avere il coraggio di dire alla gente assumendovene la responsabilità. I nostri cittadini non si aspettano altro che di avere ancora un ladro nelle proprie case, secondo voi. Noi invece siamo certi che i nostri cittadini si aspettino di avere più sicurezza, siamo certi che i nostri cittadini si aspettino di avere delle risposte chiare che non arrivano dal Governo. E allora, se non siete capaci di dare queste risposte andatevene a casa, perché siete inadeguati al ruolo che avete assunto per voto elettorale. Anche se pare proprio che il voto elettorale faccia piacere e comodo solo quando interessa, perché quando si esprimono democraticamente i cittadini del Piemonte il voto viene cancellato con una sentenza politica (Applausi dal Gruppo LN-Aut), quando invece c'è un Governo che sta in piedi con un Parlamento, che voi del Movimento 5 Stelle dovreste ben sapere che è illegittimo per Costituzione, come avete sempre detto, va tutto bene. Cosa state a fare qui, a votare questo provvedimento? Siate i primi ad uscire dall'Aula. Andatevene da questi scranni, se non fossero però comodi e vellutati, ai quali vi siete abituati volentieri. Vergogna! (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

E anche a voi del centrodestra dico: cosa pensate di fare votando questo provvedimento? Pensate di essere coerenti con le politiche del ministro Alfano? Pensate di essere coerenti con chi si dichiara dalla parte delle Forze di polizia e poi apre le porte delle galere facendo sfilare davanti ai poliziotti, ai carabinieri e alle altre Forze dell'ordine coloro che con tanta fatica sono stati messi in galera? È questa la credibilità che pensate di dimostrare? È questa la coerenza con l'azione politica del vostro massimo rappresentante? Pensateci bene. Non fate l'errore di votare questo provvedimento, perché noi lo diremo ai vostri elettori, lo diremo a tutti i cittadini. Diremo di questa porcheria che state facendo insieme agli altri vostri alleati del Partito Democratico. Anzi, fatelo, fatelo senza problemi, ma pensateci bene quando dormirete di notte, perché ci sarà qualcuno che sarà ancora derubato dallo stesso ladro che è stato messo in galera e che voi avete liberato. Una volta i ladri si facevano da sé le vie di fuga in prigione: prendevano la lima o la sega, annodavano le lenzuola. Oggi tutto è più facile: ci pensa direttamente il Governo ad aprire loro le porte. È tutto molto più facile. Basta semplicemente un provvedimento di legge, che quasi quasi volete far passare nel silenzio. Diciamolo: senza la Lega Nord a denunciare questi fatti non c'è nessuno dalla parte dei cittadini onesti. Questa è la verità inconfessata! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Noi oggi ci contrapponiamo a queste vostre folli idee, e non lo facciamo semplicemente per parte politica, ma perché siamo convinti che chi lo sta proponendo sia totalmente delegittimato. È delegittimato il Governo, a partire dai propri componenti, che nel massimo dei casi non rappresentano che loro se stessi. Mi viene purtroppo da citare ancora quel benedetto, o stramaledetto, caso dei nostri marò in India, quelli sì sottoposti ad un sistema giudiziario che non li molla.

Qual è la coerenza del Governo? Quella di aprire le carceri in Italia, di far vedere quanto è debole verso chi commette soprusi nei confronti dei cittadini onesti e di lasciare invece chi ha servito l'Italia nelle galere di un Paese iniquo, nelle galere di un Paese che, per questioni commerciali, sta usando queste persone come ricatto nei confronti del Governo stesso e dell'Italia. (Applausi del senatore Divina).

Vergognatevi, anche di svegliarvi adesso, all'ultimo istante, con mozioni europee e quant'altro. Dov'è il ministro Bonino? Anziché andare a fare interventi inutili con rappresentanze inutili di altri Paesi vada in India a dimostrare che il Paese è credibile e, se ha il coraggio, faccia lei scambio con i nostri marò: li faccia tornare a casa e stia lì a rappresentare il Governo e la credibilità italiana. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Qui in Senato nella sala Maccari c'è un dipinto con un motto: «Pacta sunt servanda». Li rispettino, a partire dal Governo. Li rispettino, a partire dal ministro Bonino. Questa è la credibilità che deve dimostrare, non quella di un Ministro «cannaiolo» che vorrebbe solo le droghe libere. Questa è la vergogna del Paese!

Cosa volete? Mettere il bavaglio alla Lega Nord? Lo state già facendo in tutti i modi, lo fate con i mezzi d'informazione. Ma noi non molliamo. Noi siamo tra la gente: lo diremo alla nostra gente e anche a quelli che non ci votano. Lo diremo anche a quelli che votano voi che cosa state facendo. Lo diremo confessando tutti i nomi e cognomi e i partiti politici che appoggiano questo provvedimento, perché se è vero che non esiste il vincolo di mandato, è anche vero che esiste una responsabilità politica. E voi ve la state assumendo aprendo le galere di questo Paese.

Voi vi state assumendo la responsabilità di liberare criminali. Voi del Movimento 5 Stelle vi state assumendo la responsabilità di aver messo in Rete un sondaggio al quale hanno partecipato i galeotti e gli stupratori! (Commenti dal Gruppo M5S). Un sondaggio che permetterà semplicemente a questo Paese di essere invaso. Quando una legge non funziona se ne propone un'altra. Se il reato di immigrazione clandestina non funziona, proponetene un altro, ma non si possono aprire le frontiere in maniera indiscriminata. Non si può dire a chiunque di venire in questo Paese e di farne terra di conquista, perché questo significa essere arrendevoli, significa non avere più l'identità, significa non avere più neanche una propria terra e un proprio Paese da difendere. Questo siete voi, forse, degli apolidi, gente che non riconosce neanche la propria terra. Noi invece a questa ci teniamo, e la difenderemo fino all'ultimo respiro.

Signor Presidente, state dando un messaggio sbagliato ai cittadini, un messaggio di insicurezza.

State dicendo loro che sono abbandonati a loro stessi. Noi cercheremo in tutti i modi di farlo sapere. Lo faremo con la grande forza che rappresenta da sempre la Lega Nord, un movimento popolare che non si sottopone alle lobby del denaro, come fate voi quando dovete sostenere la lobby del gioco d'azzardo. Noi queste cose non le facciamo. Noi siamo onesti e non abbiamo il problema di dirlo di fronte alla gente.

Noi questi provvedimenti non li votiamo, perché non li abbiamo mai sostenuti! Voi invece di volta in volta cambiate bandiera, cercando di ottenere il consenso popolare anche di quelli che sono in galera oggi, perché non avete più altre forze a cui appendervi! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Ebbene, Presidente, ricorderò anch'io l'ottimo articolo del professor Angelo Panebianco, che certamente è alla pari del professor Sartori e non può essere iscritto tra gli elettori della Lega Nord. Qualche giorno fa il professor Panebianco, proprio parlando di questi temi, ci ricordava quanto segue: «La richiesta di Matteo Renzi di inserire la riforma della Bossi-Fini fra i temi del contratto di Governo, al di là delle motivazioni del neosegretario del PD, potrebbe essere una occasione» - seria, aggiungo io - «da cogliere per dare basi più razionali alla nostra politica dell'immigrazione. Dobbiamo solo limitarci a tamponare e contenere i flussi migratori o abbiamo bisogno di interventi più attivi e, soprattutto, più selettivi? Una domanda che diventa possibile se ci si lascia alle spalle le ambiguità e le ipocrisie che hanno fin qui dominato il campo».

Continua il professor Panebianco: «Le ambiguità dipendono dal fatto che sembriamo incapaci, a causa di certe sovrastrutture ideologiche, di decidere una volta per tutte a quale criterio appendere la politica dell'immigrazione: la convenienza oppure l'accoglienza (il dovere di accogliere i meno fortunati di noi?). Troppo spesso i due criteri vengono mescolati, l'immigrazione viene giustificata alla luce di entrambi. Se non che, si tratta di criteri fra loro in contraddizione. Ne deriva l'impossibilità di formulare proposte coerenti. Le ragioni della convenienza sono note: abbiamo bisogno di contrastare l'invecchiamento della popolazione, abbiamo bisogno - almeno se la ripresa economica, come si spera, prima o poi arriverà - di forza lavoro aggiuntiva e di nuovi consumatori».

Qui mi permetto di dissentire e aggiungo: prima vengono coloro che in Italia sono disoccupati, prima vengono i disoccupati del Nord, prima vengono quelli del Centro e anche quelli del Sud. Basta con questo perbenismo per cui alla fine tutti gli altri possono venire in questo Paese a fare quello che vogliono! Qui chi non lavora deve trovare il posto di lavoro prima di chi viene qui ad immigrare, indipendentemente dal fatto che ci venga per motivazione economica o per motivazione politica! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

«I piani si confondono» - prosegue il professor Pianebianco - «rendendo impossibile fare scelte razionali. L'appello all'accoglienza ha una chiara origine ideologica, nasce dalla confusione, propria di certi cattolici (ma non tutti), e anche di un bel po' di laici, fra la missione della Chiesa e i compiti degli Stati. È la confusione fra il messaggio evangelico e la politica, fra l'universalismo della Chiesa, che parla a tutti gli uomini, e l'inevitabile particolarismo dello Stato che risponde a un insieme definito di contribuenti. L'accoglienza non può essere il criterio ispiratore di una seria politica statale. Perché si scontra con l'ineludibile problema della "scarsità": quanti sono quelli che possiamo accogliere? Qual è il tetto massimo?».

E aggiungo io: siate responsabili e consapevoli. Il carico sociale del Paese è già allo stremo. Non si possono far arrivare tutti indiscriminatamente in questo Paese, tanto più se vengono da Paesi che hanno sistemi democratici che non corrispondono al nostro, perché costoro si approcceranno alle nostre genti, alle nostre persone e alle nostre famiglie con l'arroganza e la prepotenza che li ha contraddistinti nel loro Paese. E allora state aprendo le frontiere non a gente che viene qui, come fu, cento anni fa, per coloro che emigrarono dall'Italia, ma state aprendo a gente che viene qui per stuprare le persone! (Vivaci commenti dal Gruppo PD).

FORNARO (PD). Non si possono dire queste cose! Glielo spieghi, Presidente, che vengono anche dalle guerre!

CANDIANI (LN-Aut). Che viene qui per prendersela con le persone più deboli, che viene qui per commettere i reati peggiori! Perché sono queste le persone a cui state aprendo le frontiere indiscriminatamente. Perché quelli onesti vengono in questo Paese non in maniera clandestina, ma dichiarando la propria volontà di lavorare. Non vengono in questo Paese clandestinamente, tornandoci più volte. Questa è la vergogna che dovete dire.

Allora, se non avete il coraggio di risponderne, ne risponderete un giorno davanti ai vostri figli. Noi queste responsabilità le poniamo interamente sulle vostre spalle: lo facciamo in maniera democratica, non in maniera antidemocratica come fate in voi in piazza. Perché se voi aveste ricevuto gli schiaffi che abbiamo ricevuto noi, sareste già andati in piazza; quello che noi abbiamo fatto a Torino domenica scorsa, voi l'avreste fatto con le bombe molotov: questa è la verità! Perché voi siete gli antidemocratici che sobillano questo Paese! (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo PD).

MIRABELLI (PD). Questi sono i problemi del Paese!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cardiello. Ne ha facoltà.

CARDIELLO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in Commissione giustizia anche noi, come Gruppo di Forza Italia, abbiamo dato un contributo all'iter del provvedimento in esame, e ringrazio il presidente Palma per quello che ha fatto, insieme a tutti gli altri colleghi. È chiaro che i provvedimenti non sono perfetti e possono essere cambiati.

Immotivatamente qualcuno in Commissione ha detto che questo provvedimento andava verso quella che è la cosiddetta deriva delinquenziale: un provvedimento che permette ai delinquenti di uscire dalle carceri; un provvedimento che permette ai rapinatori e agli stupratori di usufruire di permessi per poter andare a commettere reati. Ebbene, questo provvedimento va nel senso opposto. Ricordo che da anni abbiamo chiesto la cosiddetta depenalizzazione dei reati. Molti reati ormai sono obsoleti; molti reati non servono. Nelle aule del tribunale io vivo quotidianamente i problemi della giustizia, anche gli errori. Ai colleghi della Lega rimprovero solo questo, a prescindere dalla questione immigrazione clandestina, reato sì o reato no.

Penso che, a prescindere da questo provvedimento, dobbiamo iniziare a discutere da domani di quella che può essere la cosiddetta riforma della giustizia: una riforma della giustizia che i cittadini italiani aspettano da anni, perché i colleghi del Movimento 5 Stelle dimenticano - anche loro - che ci sono tanti cittadini che aspettano una sentenza da vent'anni, sia in sede penale che in sede civile.

Bene, avete fatto una battaglia sul web in ordine all'immigrazione clandestina. A prescindere dalla vostra libertà - non entro nel merito del vostro Movimento - avete avuto il coraggio di dire no a Grillo e a Casaleggio, e avete fatto bene. Apprezzo questa vostra libertà: l'avete fatto in Commissione e siete stati richiamati, in ordine al reato di immigrazione clandestina. Grillo ha detto: è un fatto passeggero, è un momento. Voi, invece, avete avuto il coraggio di dirlo stasera in Aula e, mi auguro, di votare di conseguenza, se non avete un sussulto.

Questo provvedimento è importante: esso dà la possibilità alle persone - parlo di tossicodipendenti, oppure di coloro i quali delinquono per reati con pene inferiori ai tre e ai cinque anni - di usufruire di pene alternative alla detenzione in carcere. Oggi in Italia già c'è l'alternativa alla detenzione in carcere: c'è la cosiddetta semilibertà e c'è il cosiddetto affidamento in prova ai servizi sociali. Con questo provvedimento si dà la possibilità a coloro i quali hanno commesso un reato di svolgere anche mansioni nel mondo del lavoro e nel sociale. C'è la possibilità di far espiare la detenzione domiciliare presso la propria abitazione o addirittura presso delle comunità, con l'assenso delle stesse, continuando quindi a svolgerla in quelle comunità o presso la propria abitazione, per reati che chiaramente non sono gravi.

Il Gruppo a cui appartengo è quello di Forza Italia: siamo stati sempre garantisti nei confronti di tutti, a differenza di qualcuno che, in passato e anche oggi, ha detto che Forza Italia, quando proponeva delle leggi in materia di giustizia, faceva le leggi ad personam. Oggi questo disegno di legge di delega non è ad personam: si tratta di un provvedimento che va nei confronti di tanti cittadini, soprattutto dei tossicodipendenti.

Vorrei soffermarmi su quello che è il problema del reato di immigrazione clandestina. Molti colleghi evidentemente non svolgono la professione di avvocato penalista come la svolgo io, vivendo quotidianamente nelle aule dei tribunali il problema dell'immigrazione in maniera negativa, dovrebbero rendersi conto che c'è anche un'immigrazione positiva, che è quella che dà braccia al Sud: nei campi dove tanti giovani italiani non vogliono lavorare ci sono queste braccia che danno la possibilità a tanti imprenditori di dare un lavoro.

Vorrei dire qualcosa al collega della Lega quando dice: bisogna dare lavoro prima a quelli del Nord e poi a quelli del Sud. Noi del Sud non possiamo essere paragonati ad un qualcosa di estraneo all'Italia: noi apparteniamo alla stessa Nazione e paghiamo le stesse tasse. Un rimprovero al collega della Lega lo debbo fare: non può permettersi di dire che vengono prima i lavoratori del Nord e poi quelli del Sud. Questo non ve lo consento. Non ve lo consento io in quest'Aula, ma non ve lo consentono i cittadini del Sud che continuano a pagare le tasse. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e della senatrice Simeoni).

Per tornare al reato di immigrazione clandestina, voglio dire ai colleghi del Movimento 5 Stelle e a tanti altri colleghi che in Assemblea possiamo modificare o apportare qualche cambiamento. Lo chiedo anche al Governo, al sottosegretario Ferri, che in Commissione ha dato parere favorevole sull'abolizione del reato di immigrazione clandestina. Faccio dunque un appello per trovare una soluzione condivisa tra il Movimento 5 Stelle e gli altri Gruppi parlamentari, senza fare un braccio di ferro su un reato che esiste non solo in Italia.

Il reato di immigrazione clandestina esiste infatti in tutte le Nazioni d'Europa (in Francia, in Germania, nel Regno Unito, in Svizzera o in Danimarca) sia pure in maniera diversa dal punto di vista legislativo. Sono dell'avviso che tale reato non vada abolito, ma vada anzi inasprito in maniera seria nella sanzione, per far funzionare la giustizia. Se la giustizia funzionasse, il reato di immigrazione clandestina funzionerebbe anche nelle aule dei tribunali. Purtroppo, qualche giorno fa, un ragazzo ucraino mio assistito, che era agli arresti domiciliari, è evaso ed è stato trovato a Londra: dopo sole 24 ore è stato portato a Napoli. Accade così quando la giustizia funziona e quando funziona il reato di immigrazione clandestina.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 18,20)

(Segue CARDIELLO). Faccio dunque un appello ai colleghi del Movimento 5 Stelle: secondo voi, a prescindere dal referendum che avete svolto, è giusto dare la possibilità di delinquere a coloro che entrano in Italia senza un permesso di soggiorno e che fanno parte della malavita organizzata (a Napoli ci sono dei quartieri in cui non comandano più i napoletani e la camorra organizzata, ma i cinesi, i nordafricani, i rumeni o i bulgari)? (Commenti del senatore Vacciano). Questa è la verità, caro collega. Eliminando il reato di immigrazione clandestina, permetterai a queste persone di assoldare i cosiddetti barconi, su cui c'è la malavita e la criminalità organizzata. Eliminando il reato di immigrazione clandestina, non puoi certo pretendere che in Italia arrivino le persone per bene, che chiedano: «Scusate, possiamo entrare in Italia, perché vogliamo lavorare legalmente?». Daremo invece la possibilità alle migliaia di prostitute e ai nordafricani che continuano a spacciare droga di rafforzarsi sul territorio e di pensare che, visto che in Italia non esiste più un reato di immigrazione clandestina, possono fare quello che vogliono. Anzi già ora, nonostante il reato, dicono che in Italia si può delinquere, perché la giustizia non funziona e la legge non viene applicata.

Colleghi, non voglio fare polemica con voi, come ho detto in precedenza, ma vi renderete colpevoli di un reato di favoreggiamento nei confronti di coloro i quali saliranno sui barconi, pagheranno e saranno ammazzati in mare, così come è già successo. L'emendamento presentato dal collega del Movimento 5 Stelle fu approvato il giorno dopo la morte di tutti quegli immigrati sul barcone e, secondo me, l'approvazione fu su un fatto di emotività. Oggi abbiamo la possibilità di discutere e di confrontarci con voi, e anche con i colleghi di SEL e del Partito Democratico, che hanno votato a favore dell' abrogazione del reato di immigrazione clandestina.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Cardiello.

CARDIELLO (FI-PdL XVII). Grazie, signora Presidente.

Non penso che tutto questo possa essere discusso all'interno di un recinto, tra chi dice «clandestinità sì» e chi dice «clandestinità no», tra chi sostiene che l'immigrazione è un reato e chi sostiene che non lo sia. Penso che dovrebbe esserci un confronto civile: abbiamo a disposizione due giorni per parlarne e discuterne. Rivolgo un appello al sottosegretario Ferri, che potrebbe trovare una sintesi, in questa situazione. Penso dunque, signor Sottosegretario, che lei possa e debba tentare di trovare una mediazione con i Gruppi parlamentari in ordine a questa problematica. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, oggi apprendiamo, con la difesa del collega, che il Movimento 5 Stelle è entrato in maggioranza. (Applausi ironici dal Gruppo M5S). È ufficiale: quindi grazie.

Non c'è nulla di peggio di chi sputa nel piatto dove ha mangiato sino al 1997. Senatore Cappelletti, ci ha provato a candidarsi con la Lega, ma non c'è riuscito, e adesso, come un acrobata, passa al Movimento 5 Stelle, facendo salti come un grillo, ma questa volta con la rete. (Applausi ironici dal Gruppo M5S).

Meglio scimmione coerente che acrobata «cadregaro»! (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Commenti dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Moderi il linguaggio, senatore Centinaio.

CENTINAIO (LN-Aut). Non ho detto nessuna parolaccia, Presidente.

PRESIDENTE. Non è comunque un complimento.

CENTINAIO (LN-Aut). Cosa? Cadregaro? Acrobata? Mi dica lei.

Signora Presidente,quando ero piccolo a scuola mi hanno insegnato i Dieci Comandamenti, quelli che Dio fece scrivere a Mosè sul Monte Sinai: «Non uccidere. Non commettere atti impuri. Non rubare. Non dire falsa testimonianza. Non desiderare la donna d'altri. Non desiderare la roba d'altri». (Commenti dal Gruppo M5S).

Signora Presidente, continuo, se mi lasciano parlare i colleghi urlatori: noi saremo gli scimmioni, ma esistono anche le scimmie urlatrici. (Proteste dal Gruppo M5S).

AIROLA (M5S). Scriva, Presidente.

PRESIDENTE. Lasciate continuare l'intervento al senatore Centinaio, per cortesia.

AIROLA (M5S). Così, magari, ce ne dice qualcun'altra.

PRESIDENTE. Senatore Centinaio, cerchi di non provocare reazioni da parte di altri colleghi. (Commenti della senatrice Bencini).

CENTINAIO (LN-Aut). Quando posso andare avanti me lo dica, Presidente.

PRESIDENTE. Prego, prosegua.

CENTINAIO (LN-Aut). Adesso il nostro Mosè-Letta scende da Palazzo Vecchio dove Dio-Renzi (noi ricordavamo che era Fonzie, ora è diventato Dio!) gli ha scritto l'unico e ultimo comandamento: fai quello che vuoi e sarai impunito. (Commenti della senatrice Bencini).

PRESIDENTE. Senatrice Bencini, la pregherei di abbassare il tono della voce. (La senatrice Bencini esce dall'Aula).

CENTINAIO (LN-Aut). Arrivederci.

Si decide quindi di depenalizzare i reati. Ripartiamo però dai dati. Nel 2012 sono stati commessi 5 reati al minuto, 320 all'ora, 7.700 al giorno: sono veramente tanti. Uno Stato serio dovrebbe intervenire per tutelare e salvaguardare i propri cittadini onesti e indifesi, che rispettano le regole del vivere civile. Che le rispettano! Uno Stato serio farebbe questo; non questo Stato, che è tutto tranne che serio. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Signora Presidente, cosa fa questo Stato? Non si costruiscono nuove carceri, perché è brutto (magari dà fastidio al radical chic con l'ermellino), e si chiudono i tribunali. Se vi ricordate, c'è una bella diatriba sulla chiusura dei tribunali, perché costano e, alla fine, quasi non servono a niente. Si chiudono i tribunali e, nel frattempo, si fa lo svuota carceri, perché i poveri magistrati non hanno tempo di lavorare.

Inoltre, non si danno strumenti alle Forze dell'ordine e le si umiliano con questo provvedimento. Quotidianamente arrivano comunicazioni dalle Forze dell'ordine che si lamentano per questa situazione, perché non hanno la benzina e quasi non hanno le munizioni. Ultimamente le Forze dell'ordine sono andate in un quartiere di Padova e hanno rischiato di prendere le botte. Solitamente avveniva l'opposto, ma va bene così.

Soprattutto si fa di tutto per rendere meno efficace la certezza della pena. È una Repubblica delle banane - ricordiamo quello che abbiamo detto prima - alla frutta, che permette ai propri cittadini di fare quello che vogliono senza regole e che ci fa vedere, agli occhi di chi ci osserva da fuori, come uno Stato debole, dove entrare a fare tutto quello che si vuole.

È un invito agli stranieri onesti a non entrarci. Pensiamo, per esempio, a quegli stranieri che vogliono venire a fare turismo in Italia. I turisti ci vedono come uno Stato poco sicuro, come lo Stato del borseggio, per lo meno in alcune zone d'Italia. Ci sono alcuni tour operator - soprattutto quelli americani - che sconsigliano ai propri clienti di venire in Italia. Nel momento in cui toglieremo il reato di furto, questo sarà libero e tutti potranno fare quello che vorranno. Questo Governo che, a parole, dice di voler incentivare il turismo, con i fatti non fa niente. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

A cosa si arriva? Che pene fino a cinque anni vengono trasformate in sanzioni o arresti domiciliari. Andiamo a vedere per quali reati: gli incendi boschivi sono depenalizzati. Abbiamo il problema degli incendi boschivi, in special modo in alcune Regioni, come la Liguria e quelle del Sud Italia. Per il Sud Italia avete appena votato un altro finanziamento per i forestali, in zone dove gli incendi sono all'ordine del giorno. E noi che cosa facciamo? Assumiamo nuovi forestali per depenalizzare il reato di incendio. Quindi, anche in questo caso si potrà fare ciò che si vorrà. Circa la truffa, il furto, a questo punto, si farà ciò che si vuole: si potrà rubare ciò che si vuole e dove si vuole. Lo stesso accadrà per la prostituzione minorile, la violenza privata, la pornografia, lo stalking (e i miei colleghi ne hanno già parlato, meglio di me), l'accattonaggio di minori, la ricettazione e la frode, l'istigazione a delinquere, la falsa testimonianza e, infine, l'immigrazione clandestina: tutti reati che alcuni considerano minori, ma che minori non sono e che trasformano le nostre città e i nostri paesi (perché purtroppo determinati furti non avvengono solo nelle grandi città ma anche in paesi e paesini in zone da Far West.

Signora Presidente, lo Stato ha fallito. Da un lato c'è un Parlamento che legifera: e tutto si può dire a questo Parlamento tranne che non legiferi. Per i reati sopra descritti il Parlamento ha sempre legiferato e le leggi ci sono. Ci sono stati tantissimi dibattiti, votazioni, idee e pareri contrari. Ci sono state anche votazioni quasi all'unanimità, e ore e ore trascorse nelle Commissioni, forse a perdere tempo. Perché a perdere tempo? Perché se da un lato, come dicevo, lo Stato, e quindi il potere legislativo, legifera, dall'altro lato i magistrati decidono se applicare le leggi o no. Perché se la legge c'è, ma non viene applicata, di chi è la colpa o, in alcuni casi, chi si prende il merito? Come nel caso di quei magistrati che, battendosi la mano sul petto, dicono di essere fieri di non applicare la legge Bossi-Fini. Bravo! E tu sei un magistrato e un dipendente dello Stato! Bravo fenomeno! Quindi, il potere legislativo in questo caso cala le braghe davanti al potere giudiziario.

Do quindi un consiglio ai colleghi della 1a Commissione, che stanno affrontando il tema delle riforme costituzionali. Facciamo pure le elezioni con il metodo inglese, spagnolo, tedesco, francese, cinese: ma stiamo perdendo tempo. Aboliamo il Parlamento, perché chi decide in questo momento è la magistratura. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Da più parti si sono alzati gli esperti del pensiero radical chic invocando azioni a difesa della dignità dei carcerati. È vero, in un Paese civile, come vogliamo far finta che sia l'Italia, i carcerati devono avere una dignità e devono poter vivere il proprio periodo detentivo nel migliore dei modi. È altrettanto vero, però, che io non ho sentito nessuno di questi radical chic alzarsi e chiedere della dignità delle vittime, della dignità dei parenti delle vittime. Parlo della dignità di quelle persone che magari vedono in alcuni casi uccisi i propri parenti e poi ritrovano l'assassino in televisione a fare il fenomeno da baraccone in alcune trasmissioni e, molto spesso, anche in trasmissioni della televisione di Stato che, pagata con il nostro canone, si permette di mandare in video personaggi squallidi e li fa passare quasi come dei fenomeni! E di questo si dovrebbero vergognare! (Applausi dal Gruppo LN-Aut). E si dovrebbe vergognare soprattutto chi, in questo momento, presiede la Commissione vigilanza RAI, poiché c'è un contratto di servizio che deve essere applicato e che doveva entrare in vigore il 1° gennaio 2013: oggi siamo a gennaio 2014 e non è ancora stato fatto niente!

Siamo perplessi e preoccupati. È un Governo - e lo metto tra virgolette, perché altrimenti scateno le ire dei colleghi - «ignorante», nel senso che ignora, ignora le regole del vivere civile; incita gli irregolari a venire in Italia; protegge chi compie i reati; fa scarcerare i figli degli amici; lascia i nostri marò in India. L'India sì che è uno Stato serio! Altro che l'Italia! Ricordo che anni fa qualcuno ha affermato che quelli dell'India sono del Terzo mondo: noi, invece, siamo del nono mondo rispetto all'India! Come dicevo, lascia i nostri marò in India, Stato serio, altro che l'Italietta; protegge i no-global che devastano le città: non è colpa di nessuno! La gente circola con la maschera e non si capisce chi è e che cosa faccia: non è colpa di nessuno ma viene distrutta mezza città!

È un Governo che giustifica i Kabobo. Quando è stato preso Kabobo, alcuni rappresentanti della maggioranza e alcuni membri del Governo hanno giustificato questo signore. È un Governo che vanta un Ministro all'integrazione inutile, e vi spiego il motivo, perché non faccio accuse senza prove. Dopo dieci mesi di Governo, in un'intervista, il Ministro ci dice che, per integrare, servono fondi. Sveglia! Sveglia! L'hai capito dopo dieci mesi, caro Ministro, che, per fare una politica di integrazione, ci vogliono i fondi? Il problema è che, se l'hai capito dopo dieci mesi, sei un Ministro inutile, perché non hai capito che cosa stai a fare lì, caro Ministro! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Contrariamente ai miei colleghi - purtroppo ho questo difetto - non sono sorpreso dell'emendamento presentato dai componenti del Movimento 5 Stelle i quali, dopo averlo anticipato mesi fa, ora concretizzano il loro progetto. Sinceramente sono contento che i colleghi del Movimento Cinque 5 portino avanti questa proposta. È la loro idea? La portino avanti. Andranno di fronte ai loro elettori e diranno loro che hanno avanzato questa proposta, e quindi questi potranno decidere se votarli di nuovo o meno. È la democrazia. Non si offende nessuno. Non si incrimina nessuno. Votate, fate e disfate. Fate quello che volete, tanto voi siete quelli che aprono la scatola del tonno: se ritenete che il Parlamento si apra votando questo emendamento, fatelo pure. Siete grandi e vaccinati. Avete più di quarant'anni e di conseguenza fate vobis, come dicevano gli antichi romani.

Ho quasi finito, e il mio Presidente sarà contrariato per il fatto che non ho sforato i venti minuti.

Ieri sera, a cena, alcuni amici, non leghisti, mi hanno dato la soluzione rispetto a quanto succederà dopo questo voto. Un amico mi ha detto: «Se da questo momento trovo un ladro in casa, cosa faccio, visto che è depenalizzato il reato?».

VOCE DAL GRUPPO PD. Ma cosa dici?

CENTINAIO (LN-Aut). «Mi faccio giustizia da solo!». (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Dunque, cara Presidente, grazie a questa maggioranza siamo entrati ufficialmente nel Terzo mondo. Grazie di averci fatto entrare nel Terzo mondo.

Prima di finire, desidero salutare, se me lo concede, Presidente, gli ascoltatori di «Radio Padania Libera» che in questo momento ci stanno ascoltando. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Da domani saranno i nostri megafoni di quello che hanno sentito in questo momento, grazie a questa maggioranza. Ah, come al solito, cari signori, né i colleghi del PD né quegli altri di maggioranza sono presenti in Aula. Di conseguenza ricorderemo che, durante il dibattito parlamentare, di regola quasi nessuno è presente. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giovanardi. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (NCD). Signora Presidente, vediamo un attimo se con pacatezza, utilizzando qualche strumento tipo la consecutio temporum che ci viene insegnata dal tempo del diritto romano e l'analisi logica, riusciamo (Scambio di battute fra il senatore Airola e alcuni senatori del Gruppo LN-Aut. Richiami del Presidente) a dare una risposta al di là delle rispettive «tifoserie».

Parlavo dell'analisi logica e, visto che siamo in Senato, partiamo da una premessa: chiunque dica che in Italia possono venire tutti quelli che vogliono afferma una cosa impossibile: non possono arrivare 10, 20, 30, 40 o 50 milioni di persone, come vorrebbero venire. Altrettanto afferma una sciocchezza senza senso chi sostiene che tutti quelli che arrivano da fuori Italia devono essere ricacciati nel loro Paese, perché l'Italia morirebbe, senza l'immigrazione, senza le badanti, le colf, i lavoratori, e così via. Allora, il legislatore deve trovare una misura, fissare delle regole e farle rispettare.

Informo i senatori, anche i «tifosi», che il problema è stato affrontato dall'allora ministro dell'interno Napolitano, oggi Capo dello Stato, e dall'onorevole Turco con la cosiddetta legge Turco-Napolitano. La cosiddetta legge Bossi-Fini (possa o no piacere) è esattamente la continuazione di quella definita Turco-Napolitano, perché i princìpi sono esattamente gli stessi. Chiedo un po' di attenzione ai colleghi del Gruppo Lega Nord e Autonomie, perché dobbiamo trovare una soluzione a questi problemi. Dunque, entrambi i provvedimenti prevedevano che chi arriva in Italia in modo regolare, con il permesso di soggiorno, è benvenuto e noi dobbiamo fare di tutto per integrarlo; chi, invece, viene o staziona in Italia illegalmente deve essere rinviato in via amministrativa nel suo Paese, per via di respingimento se si presenta alla frontiera a Trieste o a quella via mare. Ricordo che così fece con gli albanesi un Ministro dell'interno democristiano dell'epoca, il quale ne rispedì in Albania qualche migliaio: sono arrivati per nave, sono stati accolti e poi una mattina sono stati ripresi e respinti in Albania.

Questo è il principio fondamentale della legge Turco-Napolitano, ed è ineludibile. Non possiamo far passare il principio che chi viene illegalmente in Italia, una volta messo piede nel Paese non può essere cacciato via da nessuno, perché non reggeremmo un problema certo di xenofobia e di razzismo che crescerebbe sempre di più, visto che l'immigrazione viene identificata con fatti di criminalità, borseggi ed altre situazioni drammatiche. Io vengo dal Nord e so cosa vuol dire. A Modena (ma posso parlare anche di Brescia, di Milano o di Genova), nella crisi economica vi sono centinaia o forse migliaia di persone costrette a vivere di espedienti: borseggi, spaccio di droga, svaligiamenti e furti negli appartamenti, diurni o notturni (come è accaduto a me durante le vacanze). È chiaro che ci sono preoccupazioni e tensioni sociali.

Allora, a mio avviso, il problema può essere contrastato graduandolo. Per tale motivo, io sono contrario al reato di clandestinità (e mi rivolgo in particolare al sottosegretario Ferri, che ha espresso parere favorevole all'abrogazione di questo reato). Nella legge Bossi-Fini non esisteva il reato di clandestinità. Ne parlai con Bossi con il quale approfondii il problema. Per la badante a cui scadeva il permesso di soggiorno, per la studentessa che continuava a stare in Italia con il permesso scaduto, per la turista che rimaneva nel nostro Paese o per chi entrava illegalmente non c'era il reato, ma queste persone venivano prese ed espulse per via amministrativa. Se si trovava la badante al mercato senza permesso, la si espelleva. È chiaro, poi, che se quella, una seconda volta, rientrava in Italia e quindi andava contro un ordine della nostra autorità amministrativa, le si diceva: «Scusi, io l'ho già espulsa, lei non se ne è andata o è ritornata. A questo punto, scatta un reato. Non la metto in galera, però la condanno. Se poi, cara mia o caro mio, torna una terza volta ed è recidiva, un ordinamento serio le dà anche una pena detentiva».

Cosa è successo in pratica con questa ammenda? Mi rivolgo agli amici del Gruppo Lega Nord e Autonomie (l'ho detto nel 2008 anche a Maroni). Abbiamo instaurato 10.000, 20.000, 30.000 o 40.000 processi, perché per ogni persona trovata irregolare parte un processo che finisce dopo tre o quattro anni con un'ammenda. Vorrei chiedere agli amici del Gruppo Lega Nord e Autonomie quanti processi, dei 15.000 avviati dalla procura di Agrigento contro gli immigrati arrivati con le navi, sono stati definiti e quanti hanno pagato un'ammenda. Nel frattempo, queste persone, poiché vi era un processo in corso, rimanevano in Italia.

Allora vorrei chiedere a quelli che come me sono rigorosi o sono dell'idea che vada contenuta l'immigrazione clandestina perché un immigrato che prima si poteva mandare via subito per via amministrativa adesso per mandarlo via prima bisogna fargli un processo che dura anni, per poi applicargli un'ammenda che non viene di fatto applicata a nessuno. (Applausi dal Gruppo M5S). Aspettate.

Potete parlare con poliziotti, carabinieri, finanzieri, magistrati o prefetti, con chiunque sa di ordine pubblico, e vi dirà che questo non sta né in cielo né in terra. È un manifesto ideologico, ma, scusate, a me dei manifesti ideologici non interessa assolutamente niente: a me interessa il risultato. E allora perché parlo contro questa norma? Perché non si può, su una materia così delicata, dire che adesso il Parlamento abroga il reato (fra le altre cose con una norma scritta malissimo, perché scritta in questo modo non si capisce se viene abrogato soltanto il reato che è stato introdotto nel 2008 nel nostro ordinamento, o se travolge anche i reati legati alla recidività o se interviene su un decreto legislativo addirittura del 1998, che era un decreto legislativo del Governo di centrosinistra). Cioè non si può, davanti al mondo, davanti all'Europa, davanti all'Africa, davanti a quelli che sfruttano l'immigrazione clandestina, dire che l'Italia, con un emendamento ad una legge, ha eliminato il reato!

Se vogliamo ragionare (mi rivolgo al Governo, alla maggioranza e anche all'opposizione), il Governo faccia in questa sede, o dopo una riflessione successiva, una proposta organica su come graduare il problema dell'immigrazione clandestina. Io vi dico come lo voglio graduare: primo, li espello, li respingo, che non vuol dire fare una cosa inumana. Mi rivolgo agli amici della sinistra: scusate, perché sarebbe inumano semplicemente rimandare al suo Paese una persona che viene in questo Paese senza documenti, clandestina, senza rispettare le nostre regole, scavalcando quelli che invece fanno le file in tutto il mondo nelle ambasciate per cercare di ottenere un visto, dicendo loro di fare la fila come gli altri? Non vedo profili di inumanità in un comportamento di questo tipo.

Poi, ripeto, scriviamolo nella legge: se torni di nuovo, o se dopo che ti ho detto di andare via da questo Paese non ottemperi all'ordine, la seconda volta diamo un giro di vite e diciamo che questa volta la condanna la prendi, ma non voglio metterti in galera, perché anche se è la seconda volta, le carceri sono piene, quindi depenalizziamo. Dopo la condanna però ti avverto che se ti pesco la terza volta, questa volta in carcere ci vai, perché si sappia in tutto il mondo che l'Italia non è il Paese di Pulcinella, non è il Paese dei balocchi: è un Paese in cui le regole devono essere rispettate.

Allora dico ai colleghi di tutti i Gruppi: cominciamo a ragionare dando un segnale a tutto il mondo in termini positivi, anche rapportando i sogni alla realtà.

Qualcuno prima ha fatto qualche osservazione critica sulla mia conterranea Kyenge, che io condivido. Non ho mai condiviso, non certo il colore della pelle (ogni uomo e ogni donna è mio fratello), ma la sua politica: l'integrazione non la si fa con i proclami, la si fa con il realismo. Quando i prefetti non hanno i soldi per trasferire le persone in terraferma, è chiaro che si chiudono i CIE per mancanza di fondi. Questa è una cosa vergognosa fatta dal Governo Monti, che ha dato 30 euro al giorno per mantenere i CIE, che avessero 60 ospiti o 2.000, senza tenere conto che con quei 30 euro bisognava garantire il medico, l'infermiere, il mediatore culturale, il trattamento. È chiaro che con quelle disponibilità succede che poi si chiudono i CIE.

Da questo punto di vista, allora, sono molto più d'accordo con gli amici della Lega. Si dice con grande entusiasmo di chiudere tutti i centri in cui vengono identificati quelli che stanno in Italia da clandestini e che rifiutano di declinare le proprie generalità e che la polizia sa benissimo che sono spacciatori di droga o borseggiatori. E allora veniamo al sodo (e lo dico ai cittadini): o quelli sono trattenuti nei CIE, e ci possono stare anche una settimana, se si fanno identificare (ma perché non si fanno identificare?)...

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, senatore Giovanardi.

GIOVANARDI (NCD). Concludo.

Oppure, come succede, stanno nelle strade a commettere reati. E volete che l'opinione pubblica non si allarmi se questi, invece di essere trattenuti, aumentano la percentuale di criminalità nelle nostre strade?

Infine, anche per quanto riguarda il tema della droga, ho visto che sono stati presentati degli emendamenti estemporanei. Sono il primo a dire di fare una riflessione in Commissione e di vedere quello che eventualmente può essere modificato, ma non introduciamo materie così delicate con emendamenti parlamentari che sono costruiti, il più delle volte, con una deformazione della realtà normativa, cioè con una falsificazione del dato normativo da cui si deve obbligatoriamente partire se si vogliono migliorare le situazioni.

Questi sono i motivi per cui invito il Governo ad adoperarsi perché questo dibattito non sia fine a se stesso ma sia il punto di partenza per una revisione complessiva della legge sull'immigrazione, fatta però con serietà e con rigore.

CAPPELLETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Cappelletti, per quale motivo intende intervenire?

CAPPELLETTI (M5S). Signora Presidente, ho chiesto la parola per una questione personale.

PRESIDENTE. Gli interventi personali hanno luogo al termine della seduta. Mi scusi, senatore Cappelletti.

È iscritta a parlare la senatrice Alberti Casellati. Ne ha facoltà.

ALBERTI CASELLATI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, signori senatori, la discussione su questo disegno di legge investe direttamente alcuni aspetti dirimenti del dibattito politico che si è svolto negli ultimi tempi, anche se non si tratta certamente di un tema nuovo per le Aule parlamentari.

Non mi soffermerò sulla valutazione complessiva del provvedimento, che in generale va nella direzione di ridurre il sovraffollamento delle carceri, anche se avrei evidentemente preferito un testo meno frammentato e più omogeneo.

Le politiche deflattive, pur se limitate al breve periodo, sono senz'altro utili, come dimostrano i dati relativi alla legge n. 199 del 2010 del Governo Berlusconi, grazie alla quale al 31 dicembre 2013 sono stati oltre 13.000 i detenuti che ne hanno potuto usufruire. Si tratta, in questo caso, di misure alternative fruibili negli ultimi diciotto mesi della pena.

Segnalo, ancora, che non è più rinviabile una vera riforma della custodia cautelare: i dati ci dicono infatti che la troppo spesso abusata carcerazione preventiva coinvolge oltre il 40 per cento della popolazione carceraria. Un dato emblematico sullo stato di salute della nostra giustizia, da considerare anche alla luce della patologica lentezza del sistema giudiziario che vede tuttora 10 milioni di processi pendenti tra civile e penale. E se le parti in giudizio sono due, significa che un terzo della popolazione italiana è in attesa di una risposta di giustizia. Una lentezza che ha avuto un'unica recente eccezione, naturalmente Silvio Berlusconi, laddove tre gradi di giudizio si sono consumati in meno di un anno.

Questo è il vero nodo politico della questione, all'interno di un dibattito in cui, da un lato, non si vuole affrontare a trecentosessanta gradi il tema della riforma della giustizia e, dall'altro, si susseguono le proposte di superamento della legge Bossi-Fini, fino a prevedere l'apertura totale e indiscriminata delle frontiere, per arrivare poi alle richieste di liberalizzazione e depenalizzazione delle cosiddette droghe leggere.

Ed è qui, sul tema dell'immigrazione, quindi sull'abrogazione del reato di clandestinità, che si impone una seria riflessione.

Ne abbiamo ascoltate tante, troppe, in questi mesi dagli esponenti dell'attuale maggioranza e da diversi componenti dell'Esecutivo. Sull'onda emotiva delle tragedie vissute a Lampedusa (e non solo), per le quali tutti noi abbiamo provato un profondo dolore, il Governo si è lanciato in una serie di propositi che, se realizzati, finiscono inevitabilmente per contribuire a peggiorare una situazione già molto critica.

Il tema dell'accoglienza va affrontato senza ipocrisie e senza sventolare bandiere di solidarietà, che rimangono solo bandiere di facciata. Come ha scritto Angelo Panebianco nell'editoriale del «Corriere della Sera» di ieri: «L'accoglienza non può essere il criterio ispiratore di una seria politica statale. Perché si scontra con l'ineludibile problema della "scarsità"». Quanti immigrati si possono accogliere? Quante risorse possiamo mettere loro a disposizione? Non sono questi interrogativi banali, perché se non c'è lavoro, se non c'è una casa, se non c'è quindi la possibilità di una vita dignitosa per tutti coloro che entrano in Italia, essi sono inevitabilmente «costretti» a delinquere per sopravvivere.

È proprio alla luce di queste considerazioni che appare evidente come la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina vada nella direzione opposta a quella dell'interesse dello Stato, dei cittadini e quindi del provvedimento in esame. Basta guardare i numeri relativi alla popolazione carceraria riferiti ai detenuti stranieri: sui 62.536 detenuti presenti nei nostri istituti di pena al 31 dicembre 2013 (fonte Ministero della giustizia), ben 21.854 risultano essere stranieri; ben oltre il 30 per cento. Un dato in continua crescita che, con la sola politica dell'accoglienza, non potrà che vedere ulteriori significativi incrementi.

Quando si parla di detenzione, di svuota carceri, di misure alternative, non si può non tener conto di una seria analisi sulla pericolosità sociale di alcuni reati e sulla necessità di coniugare un generale miglioramento delle condizioni carcerarie con la garanzia per i cittadini di un soddisfacente livello di sicurezza.

Superare le politiche di contenimento messe in campo negli ultimi anni (dagli accordi con i Paesi d'origine per scontare la pena nella propria Patria, ai pattugliamenti delle nostre coste) significa lanciare il segnale che da noi si può entrare senza problemi, producendo così un effetto domino che, soprattutto in una congiuntura economico-occupazionale come l'attuale, finisce inevitabilmente per irrobustire le fila della criminalità.

Ai buoni propositi sbandierati dall'Esecutivo per portare la questione in Europa non mi sembra, almeno ad oggi, abbiano fatto seguito atti concreti o impegni precisi dell'Unione. Anzi, a giudicare dal dibattito che si è aperto in questi giorni nella ricca e produttiva Germania, dove adesso sono allo studio misure per contrastare esodi di massa dai Paesi più poveri (proprio il contrario di quello che sta facendo il nostro Governo), è evidente che su questi temi non sempre gli interessi nazionali possono convergere con quelli comunitari.

Lo dico perché quel 35 per cento della popolazione carceraria rappresentato dagli stranieri ha anche una matrice sociale - relativamente ai reati commessi - che mette a dura prova gli stessi percorsi di integrazione. Tra gli irregolari, come ci dicono i dati del Ministero dell'interno e dell'ISTAT, le percentuali relative ai reati commessi sono notevolissime, mentre tra i regolari è in atto una sostanziale equiparazione ai livelli degli italiani. Se nel 1990 gli stranieri erano pari al 2,5 per cento degli imputati, nel 2009 gli stranieri rappresentavano già il 24 per cento del totale degli imputati. Gli stranieri rappresentano inoltre il 32,6 per cento del totale dei condannati, circa il 35 per cento dei detenuti presenti nelle carceri e il 45 per cento del totale degli entrati in carcere.

Da non trascurare poi la natura stessa dei reati commessi: se nei furti con destrezza, nelle rapine in abitazione siamo ormai a circa il 50 per cento del totale dei reati commessi, percentuali molto elevate si sono registrate - sempre in base ai dati del Ministero dell'interno - per violenze sessuali, lesioni, estorsioni e, in generale, reati violenti.

Per questo chi ritiene di fare dell'accoglienza fine a sé stessa il cardine intorno al quale costruire nuove politiche sull'immigrazione sbaglia. Sbaglia! Eliminare ogni forma di deterrenza (e il reato di immigrazione clandestina è, soprattutto, un forte deterrente per chi decide di introdursi illegalmente nel nostro Paese) non potrà che illudere quei migranti che da noi - ce lo dicono quotidianamente i dati ISTAT sull'occupazione - finirebbero inevitabilmente per dover sopravvivere in condizioni prive di dignità e, molto spesso, al di fuori della legalità.

Far entrare tutti, dare il segnale che da noi è tutto consentito, produrrà inevitabilmente l'aumento del numero degli immigrati senza un lavoro e senza i mezzi necessari al sostentamento e inevitabilmente questo avrà ripercussioni dirette sul numero dei reati commessi e, quindi, produrrà nuovi detenuti. Altro che svuotamento delle carceri! (Applausi del senatore Candiani).

Prescindere da tutto ciò, non guardare con la dovuta attenzione a queste dinamiche, non aiuta il percorso verso una maggiore integrazione. Va, al contrario, nella direzione opposta. È come se si volesse risolvere il sovraffollamento di alcune strutture ospedaliere dimettendo in massa i pazienti, prima ancora che siano guariti. Non prendere in considerazione la specificità dei reati e delle dinamiche che si celano dietro i reati degli immigrati produrrebbe lo stesso tragico risultato.

Ma se i numeri finora citati non dovessero essere ancora sufficienti per inquadrare complessivamente la relazione che intercorre tra immigrazione clandestina, reati commessi e popolazione carceraria, un'ulteriore dimostrazione statistica è rappresentata dalla situazione dei detenuti presenti negli istituti della mia Regione, il Veneto. Una Regione che risente, come tutto il territorio nazionale, della grave crisi economica ancora in atto. La riduzione della capacità occupazionale e, di conseguenza, il ridotto numero di manodopera straniera richiesta, ha avuto ripercussioni dirette sul numero e sulla tipologia dei reati commessi.

Per essere ancora più chiari, su 2.969 detenuti presenti negli istituti penitenziari del Veneto, ben 1.722 sono stranieri. Si tratta del 58 per cento, una cifra che, oltre a mettere a dura prova la capienza totale delle strutture, rende impossibile qualsiasi percorso di rieducazione o risocializzazione.

Adottare politiche improntate solo ad una demagogica e utopistica accoglienza sarebbe un rischio troppo forte per la tenuta del nostro tessuto sociale. Un rischio, questo sì di portata europea, che ci farà apparire sempre più come il ventre molle dell'Unione. Un Paese dove la criminalità di importazione si sentirà libera di agire, stante l'esiguità della risposta detentiva.

Per questo dire no all'abolizione del reato di immigrazione clandestina significa dire sì alla legalità. È una battaglia di tipo culturale, che la sinistra italiana non vuole e non sa affrontare. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanettin. Ne ha facoltà.

ZANETTIN (FI-PdL XVII). Signora Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, intervengo in questo dibattito - senza ribadire concetti già espressi da colleghi di Gruppo che mi hanno preceduto - per sottolineare quello che considero un importante dato politico, che deve essere segnalato a chi oggi ha la bontà di ascoltarci.

Questa discussione ci consente delle riflessioni più ampie, rispetto al semplice testo del provvedimento in esame, e che riguardano quelle che solo pochi mesi fa apparivano le due grandi novità del quadro politico italiano: da una parte il PD di Matteo Renzi, dall'altra il Movimento politico 5 Stelle di Grillo.

Entrambi i due partiti si erano proposti come una novità, per contenuti programmatici e modalità comunicative, e si sono attrezzati, pur in misura assai diversa, per parlare anche all'elettorato moderato e centrista. In realtà, oggi, sia il PD di Renzi che il Movimento 5 Stelle stanno gettando la maschera e rivelano il loro vero volto, assumendo una posizione tipica delle forze di sinistra, anzi di estrema sinistra!

Immigrazione e droga sono due temi assai sensibili, che presentano carattere e risvolti etici e morali al di là dei bizantinismi giuridici. Su temi così delicati, il messaggio che parte dal Parlamento ispira necessariamente valori sociali e condotte individuali e collettive.

Se, colleghi della maggioranza, decidete di abolire il reato di immigrazione clandestina, ovvero di depenalizzare alcune condotte in materia di detenzione e spaccio di stupefacenti, vi assumete una gravissima responsabilità e lanciate, come classe dirigente, dei messaggi devastanti, neppure tanto velati, ai nostri giovani, da una parte, e alle masse di migranti del Sud del mondo che aspirano ad entrare in Europa, dall'altra.

Guardiamo cosa fanno gli altri Paesi europei più avanzati e più prosperi, ai quali, credo, dovremmo ispirare la nostra legislazione. Spero che i colleghi della maggioranza si siano un po' documentati e siano consapevoli che il reato di immigrazione clandestina è previsto negli ordinamenti di Stati Uniti, Francia, Spagna, Svizzera, Gran Bretagna, Germania e di altri Paesi ancora, alcuni dei quali citati prima dal collega Malan. Sul confine tra Grecia e Turchia, in corrispondenza del fiume Evros, è stata realizzata negli ultimi anni, proprio per contrastare l'immigrazione clandestina, una doppia barriera di reticolato e filo spinato. Dal 2011 si sono susseguiti, da parte dell'Unione europea, solo plausi e approvazioni a questo progetto. La Spagna difende con le armi le enclave in terra d'Africa di Ceuta e Melilla.

Non dico che sia tutto bene quello che fanno gli altri Paesi del lato Sud del Mediterraneo, ma, a fronte di ciò, è del tutto irragionevole ed irresponsabile trasformare intenzionalmente l'Italia nel ventre molle dell'Europa, la porta di ingresso di tutti coloro che aspirano ad un loro futuro più prospero nel nostro continente. Il nostro Paese ha un'economia a pezzi e non sarebbe certamente in grado di reggere un flusso incontrollato di migranti. Non possiamo lamentarci se poi si manifestano i deprecabili fenomeni del razzismo e della xenofobia.

Altrettanto devastante sarebbe il messaggio di depenalizzare alcune condotte in materia di detenzione e spaccio di stupefacenti. I nostri giovani finirebbero per percepire l'idea che il consumo di droga rientri tra i comportamenti socialmente e moralmente accettabili. Non credo proprio che l'Italia possa ispirare la propria legislazione a quella dell'Uruguay dello stravagante presidente José Mujica. Quindi, prima di votare questo provvedimento, colleghi della maggioranza, riflettete sulle irreversibili conseguenze delle vostre decisioni. Parlate con chi si occupa del recupero dei tossicodipendenti e ascoltate i loro struggenti appelli. Rendetevi conto di quali responsabilità vi assumete.

Il boy scout Renzi non riconosce che la liberalizzazione della droga contraddice i principi ai quali è stato educato e a cui, a parole, dichiara di ispirarsi? Ma come fanno i cattolici del Partito Democratico a votare queste norme? E come possono gli amici del Nuovo Centrodestra, del partito del ministro dell'interno Alfano, approvare l'abolizione di una norma fondamentale della Bossi-Fini? Non siete stanchi, cari amici, di essere umiliati da un Matteo Renzi che non cessa di provocarvi e snobbarvi? Cosa aspettate a togliere la fiducia a questo Governo inconcludente?

Cosa intendi fare oggi, caro Giovanardi, che da sempre segui con rigore la tematica della tossicodipendenza? Non sarebbe forse il caso di riconoscere, una volta per tutte, che questa maggioranza contraddice quotidianamente tutti i tuoi principi ispiratori, sia sui temi etici che economici?

Intendo infine rivolgermi ai colleghi del Movimento 5 Stelle. Quel gran furbacchione ed istrione di Beppe Grillo ha cercato in tutti modi di farvi capire che abolire la Bossi-Fini è un errore e che tutti i Paesi avanzati devono porre seri filtri all'immigrazione incontrollata. Ma la vostra matrice formativa e culturale, che si ispira a temi propri della sinistra terzomondista, alla fine ha costretto, dopo il recente sondaggio online, anche il vostro grande capo e leader carismatico a fare marcia indietro ed accettare le vostre tesi. Credo che, in generale, una vostra precisa caratterizzazione politica sia un bene! Si chiarisce finalmente, una volta per tutte, l'equivoco che vi ha consentito, anche nel Veneto, Regione dalla quale provengo, un così largo consenso elettorale.

Per tutti questi motivi il provvedimento in esame, che per certi versi contiene anche degli aspetti positivi, soprattutto in materia di depenalizzazione e di affidamento in prova, costituisce un grave errore e così com'è formulato oggi non potrà avere il mio voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Consiglio. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi verrebbe da dire «Europa, benedetta Europa», ma non lo dirò. Il relatore di questo provvedimento ha dichiarato che si tratta di una vera e propria riforma strutturale, ed è per quanto riguarda l'emergenza carceri una vera risposta all'Europa, dopo la sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenza che ha condannato l'Italia per la difficile situazione delle carceri. Questo è quello che dice il relatore, ed essendo relatore di maggioranza ci sta tutto.

Il nostro Gruppo, invece, signora Presidente, ritiene che questo provvedimento mistifichi e mortifichi un principio fondamentale, che spesso e volentieri è oggetto di enunciazione da parte di tutte le forze politiche, in modo particolare durante le campagne elettorali quando si parla di giustizia: è il principio della certezza della pena, che è anche il principio dell'effettività e dell'efficacia della pena. Noi crediamo che questo provvedimento leda fortemente gli strumenti posti a garanzia di questi principi.

È un decreto dannoso e sbagliato, rispetto al quale stiamo facendo e faremo una dura opposizione, e porremo in essere tutti gli strumenti possibili per poterlo bloccare. Questo provvedimento è qualcosa di definitivo probabilmente per voi (non per noi), che deve essere chiamato con il suo nome naturale: questo non è un «salva carceri», ma è uno «svuota carceri»; anzi, questo è un «salva delinquenti». Questo è un provvedimento che garantisce impunità per legge a chi commette reati e a chi commette reati di particolare allarme sociale.

Ritorniamo all'Europa, un'Europa che a mio avviso è invadente, signora Presidente, un'Europa molto impicciona. Invece di dettar legge sulle stupidate in tutti i campi, si metta di buzzo buono a verificare cosa si può fare per l'invasione di extracomunitari che stanno letteralmente assaltando questo Paese. Adesso non li aspettiamo più neanche nelle nostre acque territoriali, né in quelle internazionali, andiamo direttamente a prenderli nei porti di provenienza! Addirittura, con l'ultimo imbarco, ne mancavano due all'appello, li abbiamo aspettati più di un'ora! E non è carino per le nostre Forze dell'ordine. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Si dia una mossa in questo senso, cara la mia Europa. E per «cara», signor Presidente, non intendo il senso affettivo del termine, ma intendo la «costosissima» Europa, perché entro maggio l'Italia dovrà rientrare nei parametri dell'accoglienza dignitosa delle carceri. Siamo stati condannati per questo dalla Corte europea, bacchettati dal Presidente della Repubblica l'8 ottobre scorso, giorno in cui ha chiesto apertamente a senatori e deputati di intervenire con indulto e amnistia.

Sulla questione, chiaramente, signora Presidente, si è aperto un dibattito tra tutti i partiti e si sono scatenate polemiche tra esponenti della politica stessa, a volte molto aspre: molti hanno proposto la modifica della ex Cirielli sulla prescrizione, altri la modifica della Bossi-Fini sull'immigrazione, e alla fine la modifica della legge Giovanardi sulle droghe leggere.

Eppure nel 2013 il Governo è intervenuto con due decreti legge nel tentativo di alleggerire il sovraffollamento delle carceri. La situazione però non è cambiata per nulla, e dovete darne atto a questo Paese. Anche voi, membri del Governo, dovete darne atto. Chi ritenne superati i problemi del sistema penitenziario con l'avvento del primo provvedimento svuota carceri si sbagliava di grosso, perché il piano prevedeva la realizzazione di parecchie migliaia di posti in più, ma siamo solamente alla fase iniziale e in meno di un terzo delle Regioni previste. Gran parte dei soggetti ingiustamente messi in libertà hanno ritrovato ospitalità nelle patrie galere; probabilmente non è che si sentissero proprio a disagio, per ritornarci così presto.

L'Italia è una Repubblica non più fondata sul lavoro, ma sulle leggi che vengono prima emanate e poi a loro volta, con un colpo di spugna, cancellate. Con un colpo di spugna si è cancellata, caro il mio Presidente, la legalità. In un Paese in cui abbiamo bisogno della certezza della pena per consentire ai cittadini di stare tranquilli, cosa si fa, signora Presidente? Si liberano migliaia di delinquenti e di nullafacenti che, giocoforza, torneranno a delinquere.

Al grido di «non ci sono fondi per le nuove carceri», mi viene da ricordare a tutta l'Assemblea e ai rappresentanti del Governo l'ottimo lavoro, che è già stato qui ricordato da alcuni miei colleghi, del senatore Castelli, che per primo ne aveva studiato le criticità e per primo ne aveva elaborato un piano di realizzazione di nuove strutture, per poi vederlo affossato dai Governi successivi. Un Paese costellato da una cinquantina di carceri non utilizzate, mai finite, tra nuove e vecchie, che si stanno logorando per mancanza di manutenzione; un Paese zeppo di caserme ora inutilizzate, che potrebbero facilmente essere convertite in carceri.

Certo, vi era stata data una soluzione; avevamo presentato una controproposta di legge che prevedeva che i cittadini extracomunitari scontassero la pena nei loro Paesi di origine e, quindi, a casa loro. Si tratta, signor Presidente, di una sorta di arresti domiciliari nazionalizzati. Non avete mosso un dito per andare a parlare con i Governi di questi Stati e convincerli che era la soluzione giusta. Certo, bisognava impegnarsi, e questo probabilmente non fa per voi. Bastava ricopiare quanto fatto dal buon Maroni con i Paesi del Maghreb. Probabilmente, anche qui, stiamo parlando di soggetti di altro spessore. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Italiani, io qui non vorrei che vi arrabbiaste: voi non dovete arrabbiarvi e addirittura non viene da darvi neanche il potere di arrabbiarvi. Non dovete farlo perché arrabbiarsi vuol dire esprimere un sentimento negativo verso qualcuno; non potete, perché la gran parte di voi sono complici di questo Governo. L'avete sostenuto, votato e - purtroppo - siete stati da esso illusi. Noi che di questo Governo e di questa maggioranza non abbiamo mai tessuto né gli elogi, né abbiamo approvato le loro iniziative, noi, a fianco di questi cittadini che ci hanno sostenuto, possiamo arrabbiarci. Lo stanno facendo in molti in questo Paese; anche coloro, caro Presidente, che non ci hanno votato, né sostenuto. Con questo provvedimento scellerato si rimettono in strada centinaia di delinquenti che ci metteranno a dura prova grazie - appunto - ad una legge scellerata e che ritorneranno a delinquere e, di conseguenza, in carcere. Forse, se fuori dalle carceri facciamo una rotonda, rischiamo di evitare ingolfamenti con il traffico. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Oggi sappiamo - i rappresentanti delle Forze dell'ordine lo denunciano tutti i giorni - che l'organico di Polizia e Carabinieri non sarà sufficiente a garantire le vostre trovate buoniste. Quindi, sottraete risorse, mezzi e pattuglie a quella che è la funzione fondamentale, unica ed esclusiva delle Forze dell'ordine: garantire la sicurezza dei cittadini. E poi, cosa vuole mai: quando saranno ancora tutti ancora in prigione e - magari - avranno anche perso il posto che avevano prima in prigione (c'è infatti anche quel problema), arriverà anche qualche altro Ministro, di un altro Governo illuminato, che li libererà. Si tratterà - magari - di un Ministro che ha preso i voti tuoi e della tua famiglia, caro cittadino che da casa ci stai ascoltando: il Ministro magari di un Governo che sarebbe bene andasse a fare qualche altro lavoro.

La soluzione del sovraffollamento delle prigioni non è lo svuotamento delle carceri e men che meno l'amnistia. In quest'Aula sapete tutti qual è la posizione del Gruppo della Lega Nord e di tutti quei cittadini onesti che vedono in questo provvedimento l'ennesimo tradimento di un Governo al voto che dal popolo hanno ricevuto. Se si andasse adesso a fare una sorta di blando referendum su questa questione, non so se arrivereste al 10 per cento. La Lega Nord salirà sulle barricate e da questo Gruppo ci sarà una forte opposizione a chi pensa all'amnistia. Da questo Gruppo ci sarà una forte opposizione a chi penserà di fare dei trucchetti per non far entrare in galera i delinquenti.

A volte si dice - è stato ripetuto più volte anche in queste Aule - che è giusto dare una seconda possibilità. Qualcuno ha azzardato anche nel dire: diamo anche una terza possibilità. Signora Presidente, abbiamo lavorato anni per introdurre il reato di stalking e si è lavorato anni per fare in modo che le donne oggetto di stalking denunciassero i loro molestatori. Si è lavorato anni perché le persone imparassero a fidarsi delle istituzioni e a confidarsi con il sistema prima che fosse troppo tardi.

Signora Presidente, la domanda mi viene proprio spontanea. Cosa racconteremo a queste persone, che hanno visto una via d'uscita dal loro dramma? Racconteremo che abbiamo scherzato (forse non la Lega Nord)? Racconteremo loro che quando uno stalker viene beccato lo liberiamo subito? Signora Presidente, a me pare che stiamo lavorando come uno degli animali che odio di più: il gambero. Questo provvedimento è un dannosissimo gambero! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Le soluzioni che il provvedimento prevede e che noi con forza osteggeremo non vanno per nulla nella direzione che i cittadini auspicano, che è quella di garantire la certezza della pena, a tutela della sicurezza delle nostre comunità. Nel momento in cui tutti - ma proprio tutti, signora Presidente - chiedono alla politica severità, responsabilità e un serio contrasto alla delinquenza, questo provvedimento, per come è impostato e per come è stato approvato in prima lettura alla Camera dei deputati, rappresenta una palese resa dello Stato.

Esso rappresenta una resa incondizionata dello Stato di fronte alla criminalità, in un momento in cui questo deve, o dovrebbe, porre in essere misure per contrastare quei fenomeni di criminalità sempre più dirompenti nelle nostre famiglie e nelle nostre città. Lo Stato invece cosa fa? Fa una cosa molta semplice e quasi simpatica: manda un messaggio diverso, sbagliato, di resa, di abbandono incondizionato della necessità di garantire sicurezza ai propri cittadini.

Signora Presidente, onorevoli colleghi, avete idea di quale disagio colpisca la popolazione quando c'è un furto o uno scippo? Mi creda, signora Presidente, le donne sole, se non hanno nessuno che le accompagna, hanno difficoltà a rientrare in casa, e chi sta in casa ha paura che entri qualcuno. Ha mai provato, signora Presidente, a fermarsi a fare un semplice prelievo al bancomat?

Nel mio precedente intervento avevo paragonato i componenti del Governo Letta a dei nanetti da giardino, fermi, immobili, con lo sguardo rivolto sempre alla stessa direzione, che si scoloriscono con il tempo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Ebbene, signora Presidente, questa è l'immagine che offre l'Esecutivo, dentro e fuori da questo Paese. L'immobilismo ha caratterizzato la sua azione economica, verso il lavoro, verso gli esodati, verso i giovani e le piccole e medie imprese, creando danni enormi al tessuto economico e sociale. Per quanto riguarda invece i provvedimenti legati all'immigrazione, agli extracomunitari, alle carceri e ai delinquenti - tutta gente da tutelare, per l'amor di Dio! - allora non siete più dei nanetti fermi e immobili, ma delle gazzelle: fate salti lunghi tot e alti tot e dimostrate una vivacità fantastica. Mi verrebbe da dire allora, signora Presidente, che quando le cose vi interessano, vi trasformate da nanetti in gazzelle.

Sarebbe stato meglio, signora Presidente, utilizzare questa vivacità per risolvere i problemi stringenti che attanagliano il Paese. Invece avete rivolto le vostre attenzioni da gazzelle solo ed esclusivamente a questioni che andrebbero affrontate più seriamente e compitamente, con una vena in meno di buonismo e molta più serietà. Qui direi una cosa molto semplice a chi parla di ius soli e di abrogare il reato di immigrazione clandestina. Forse non ci stiamo rendendo conto di cosa sono diventati i nostri paesi e le nostre città. Non so se abbiamo bisogno di immigrazione per svolgere i lavori più umili, ma so semplicemente che c'è la coda di ragazzi che farebbero i lavori più umili del mondo pur di sbarcare il lunario. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Si tratta di gente che si è laureata, che ha finito le scuole e che ha avuto l'umiltà di mettere in gioco la propria vita pur di sbarcare il lunario. Chi ha la morosa, chi vuole costruire casa, chi vuole comprarsi un appartamentino. A volte si ha difficoltà a pagare l'affitto.

Ho un piccolo commento per il senatore Cappelletti. Solo una piccola considerazione, senatore: ma se non eri buono per la Lega, perché dovresti essere buono per il firmamento alla mia destra? (Applausi dal Gruppo LN‑Aut). Probabilmente, anzi certamente, caro senatore, è perché siamo molto più selettivi nelle scelte dei nostri candidati e la capacità dei componenti di questo Gruppo è la dimostrazione che non eri buono per noi. Vorrei anche ricordarti che fino al 1996 hai condiviso queste battaglie, signor senatore, e le hai combattute con noi. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Certo, qualche anno è passato, ma le problematiche legate a tali questioni si sono solamente acuite. Le nostre battaglie avranno sempre e comunque un vigore che voi neanche vi immaginate. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella. Ne ha facoltà.

BUCCARELLA (M5S). Signora Presidente, uno dei vantaggi dell'essere un parlamentare del Movimento 5 Stelle è il potersi approcciare ad ogni tipo di tematica in maniera pragmatica e non ideologica. Non abbiamo il vincolo, l'obbligo, nei confronti di chi ci ha eletto, di sorreggere una bandiera ideologica e di precipitare in un discorso demagogico che - senza alcuna sorpresa - anche oggi siamo costretti a sentire, soprattutto dai banchi della Lega e da qualche esponente di Forza Italia.

Mi riferisco naturalmente al dibattito che vi è stato finora sulla questione del cosiddetto reato di clandestinità. L'impressione che io e i miei colleghi abbiamo avuto è che i colleghi che ci hanno preceduto o non sanno di cosa stiamo parlando, oppure lo sanno benissimo, però, svolgendo il loro preciso ruolo di sollecitatori delle pance del proprio elettorato, sono disposti a sostenere le più grandi falsità e bugie pur di riuscire a mantenere il consenso, che evidentemente sentono che si sta sgretolando. Ma queste ‑ per carità ‑ sono considerazioni opinabilissime, su cui sento già che, ovviamente, i colleghi dietro di me non sono d'accordo.

Inizio lanciando pubblicamente, in qualunque sede, parlamentare o esterna, una sfida argomentativa e di ragionevolezza. Se un collega della Lega o di Forza Italia è in grado di dimostrare che l'articolo 10‑bis del decreto legislativo n. 286 del 1998, inserito nell'anno 2009 con il «pacchetto Maroni», è servito a scoraggiare l'arrivo di un solo cittadino extracomunitario clandestino o è servito o serve tutt'ora all'espulsione effettiva di un solo clandestino, cortesemente ci porti le prove.

Quello che sostengo, a differenza di chi mi ha preceduto e magari mi seguirà, è che io posso dire la verità. Anche per la mia esperienza personale - sono un modesto avvocato di provincia, difensore d'ufficio talvolta di imputati per il reato di cui all'articolo 10-bis davanti ai giudici di pace del Salento, la terra da cui provengo - vi assicuro che, in anni di esercizio professionale, commentando con colleghi, con magistrati, con poliziotti costretti a venire a testimoniare di aver trovato quel clandestino sbarcato dal gommone a una data ora, ovviamente con costi e con sovraccarico di lavoro per le cancellerie e per i fax da mandare ai CIE e ai CARA (un lavoro incredibile e un dispendio di energie), tutti quanti in udienza ci chiedevamo: a che serve questa norma, questo reato? Non serve a niente.

Lo sapete anche voi che la sanzione applicabile, superstite alle varie censure che la Corte costituzionale e le Corti europee hanno ovviamente dovuto pronunciare rispetto al testo originario, oggi è solo un'ammenda pecuniaria di 5.000 euro, e sapete benissimo che non viene mai recuperata: non è stato recuperato un euro dalle persone condannate per il reato di clandestinità. Il reato di clandestinità non serve ad espellere nessuno. (Applausi dal Gruppo M5S).

Cari radioascoltatori di Radio Padania, se mai avrete la possibilità di ascoltare questa voce, dopo aver preso in considerazione quello che i vostri rappresentanti hanno detto legittimamente... (Commenti dal Gruppo LN-Aut).

Scusate, siccome Radio Padania la pago anch'io, perché gode di finanziamenti pubblici, mi piacerebbe avere spazio - uno contro dieci che hanno parlato - anche su quel canale comunicativo, che merita di essere considerato. (Applausi dal Gruppo M5S).

Cari ascoltatori di Radio Padania, sappiate che l'articolo 10-bis della legge Bossi-Fini, che probabilmente il Senato oggi proverà ad abrogare, non serve a niente. È un articolo inutile, perché non serve a scoraggiare l'arrivo di clandestini. La prova è nei dati e nei fatti. Dal 2009 il numero di arrivi clandestini non è diminuito in alcuna maniera.

È una norma dannosa, perché costa allo Stato energie economiche e dispendio di energie per strutture e soggetti già sovraccarichi come tribunali, procure, cancellerie dei giudici di pace, avvocati di ufficio, forze di polizia e magari anche quelle cooperative che gestiscono i centri di identificazione e di espulsione per i richiedenti asilo (anche di questo ci sarebbe da parlare).

È un macchinario che serve, ed è servito, solamente a voi, che avete governato dal 2009 fino ad oggi, per dare una soddisfazione demagogica a quella parte di italiani che non sanno la verità e credono alle vostre bugie. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti del senatore Arrigoni).

Perché voi sapete benissimo che se questa norma sarà abrogata l'Italia non sarà invasa più di quanto accade oggi. Non serve a nulla! Se siete in grado di dimostrare il contrario, provatelo. Se sapete di cosa stiamo parlando, provatelo, e non prendete in giro i radioascoltatori di Radio Padania. Io lo dico perché penso a loro: poverini.

ARRIGONI (LN-Aut). Ma poverini voi!

BITONCI (LN-Aut). Poverino sarai tu!

BUCCARELLA (M5S). Signora Presidente, gradirei non essere interrotto.

Faccio riferimento al discorso del senatore Malan, che demagogicamente agita lo spettro dell'invasione, se elimineremo il reato di clandestinità: «Questi lo sanno e dalle coste dell'Africa arriveranno a milioni». Infatti sono terrorizzati dall'ammenda di 5.000 euro che faremmo loro, e grazie a questa norma l'Italia sta mantenendo le proprie frontiere chiuse all'arrivo di questi selvaggi.

Egli ci dice che in tutta Europa l'immigrazione clandestina è un reato. È vero che in alcuni ordinamenti giuridici permane tale fattispecie di reato, ma sappiamo benissimo che in quelli più rappresentativi, con i quali noi ci rapportiamo, o cerchiamo di rapportarci più spesso, cioè Francia e Inghilterra, l'azione penale è facoltativa. (Applausi del senatore Airola). L'impianto di gestione dell'immigrazione è fatto in maniera forse un po' più intelligente, meno frastagliata e cervellotica, rispetto a quello che invece abbiamo creato noi, dalla legge Turco-Napolitano alla legge Bossi-Fini, ai circa 3.000 interventi legislativi in materia. Gli operatori della giustizia sanno di cosa parlo. Se si va leggere il Testo unico, il decreto legislativo n. 286 del 1998, si troveranno articoli lunghi un'intera pagina. Sono norme affastellate, complicatissime e di difficile interpretazione, addirittura per gli operatori del diritto, e in tribunale non servono a niente.

Ma non vogliamo parlare della legge Bossi-Fini. Io vorrei dire al collega Zanettin del Gruppo Forza Italia, che prima ha fatto riferimento a quel furbacchione di Beppe Grillo che ha fatto il referendum sull'abolizione della Bossi-Fini: smettetela di dire menzogne! (Applausi dal Gruppo M5S). Gli italiani lo stanno capendo. Noi non stiamo affatto mettendo mano alla legge Bossi-Fini, con quello che era il nostro emendamento e oggi è il testo di legge. La Bossi-Fini rimane in piedi, nel bene e nel male di quella legge.

Quando poi parleremo di immigrazione, ci ragioneremo insieme e magari farete anche voi ciò che stiamo facendo noi, consultando i cittadini e non prendendo posizioni aprioristiche e demagogiche: sia di chi dice di espellere tutti i clandestini perché siamo invasi, sia di chi è pronto a sostenere un'accoglienza buonista, poco ragionevole e che non trova il riscontro delle risorse di questo Paese. (Applausi dal Gruppo M5S). Non è vero che vogliamo abolire la Bossi-Fini. Le espulsioni, i permessi di soggiorno, i flussi di ingresso: rimane tutto uguale, cari cittadini che ci state ascoltando (da Radio Padania o no, non importa un granché). (Commenti del senatore Bitonci).

Ci sono delle interferenze, signora Presidente. Io ci tenevo a rispondere al collega della Lega, il senatore Arrigoni, che si è spinto a usare toni sarcastici (anche se ovviamente la critica è legittima) sulle modalità con cui ieri si è svolto un evento che, secondo noi, è storico.

Ora, con tutte le approssimazioni che quella consultazione online può aver portato con sé (il poco preavviso, il poco tempo per votare, magari una mancata esplicazione dei motivi a sostegno di un voto favorevole o contrario), dovete prendere atto che è stata la prima volta che un Gruppo parlamentare si è rimesso, per la decisione di un voto, a migliaia di cittadini, che - attenzione - non erano iscritti al Movimento 5 Stelle, non erano gente che ha una tessera di partito, magari a pagamento, come succede per i vostri partiti: erano cittadini iscritti a un blog di una persona che si chiama Beppe Grillo, il quale, insieme a Gianroberto Casaleggio, ha avuto e sta avendo il grande merito di rendere possibile quello che sta accadendo in questi mesi in Parlamento, in Italia, con tutti gli errori che possiamo commettere. (Applausi dal Gruppo M5S). Non abbiamo, infatti, la presunzione di essere perfetti e i migliori, ma vi stiamo dimostrando che la politica si può fare anche così, senza arricchirsi e senza spendere un euro di soldi pubblici per quanto riguarda il finanziamento. Ma questo è un altro campo, e chiudo subito la parentesi.

Allora, si parla del referendum, e in questo gli amici della Lega sono in perfetta compagnia con «l'Unità» e gli altri organi di informazione della cosiddetta sinistra, la quale continua a darci quotidianamente esempi di umorismo sulle prime pagine che non riusciamo veramente a sottrarci dal leggere, dal comprare: andiamo subito a vedere la copertina de «l'Unità» o di altre testate. Siamo veramente stupefatti nel vedere dove arriva un certo tipo di giornalismo pur di asservirsi al suo capo di turno. (Applausi dal Gruppo M5S).

È stato detto che 24.000 sono pochi. Ma quanti cittadini italiani del PD hanno deciso con voi come votare sulla TAV? Quanti hanno potuto esprimere la propria voce sugli F35 e sullo scudo fiscale?

Noi ci stiamo provando. Abbiamo iniziato. Quello di ieri è solamente l'embrione di un qualcosa. Può darsi che ci sbagliamo e che stiamo eccedendo in presunzione. Ma fra cinque, dieci o quindici anni quel 13 gennaio 2014 sarà magari indicato come l'embrione, il primo esperimento, forse anche rudimentale, di un qualcosa che può cambiare l'idea stessa di rappresentanza politica. È una cosa, questa, che molti fra di voi non capiscono, e alcuni, che l'hanno capita benissimo, ne hanno una grande paura. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo PD).

Allora, noi diciamo che non dovete avere paura. Ci state conoscendo in questi mesi, e magari state anche apprezzando qualcuno di noi per quanto dice e fa e per la coerenza che cerca di mantenere, riuscendoci. Iniziamo a ragionare insieme. Facciamo l'autocritica. Noi abbiamo la missione di mandarvi a casa, e lo diciamo in maniera non aggressiva: non vi cacciamo via a bastonate, ma vi invitiamo a reinventare con noi una rappresentanza politica che oggi, agli occhi di qualcuno, può sembrare inimmaginabile, come tante rivoluzioni nella storia dell'uomo e della società sembravano inimmaginabili e inammissibili. Il voto alle donne! Se avessimo detto settant'anni fa di dare il voto alle donne, quanti avrebbero storto il naso!

Ci vuole il coraggio di immaginare l'Italia che vogliamo, e questa Italia è già iniziata, e inizia con noi. Quindi, no alla demagogia, e lo diciamo proprio noi, quelli additati spesso per essere demagoghi, burattini del guru, seguaci di Grillo, del comico, dell'ex comico e via dicendo. Molti italiani ormai hanno capito e, anche quando guardano il TG o sfogliano i vostri giornali, di partito o meno, lo stanno capendo e lo capiranno sempre di più.

A proposito dei giornali, avevo preso una notazione della replica del presidente Gasparri, che presiedeva in quel momento l'Aula, alla mia Capogruppo: invitava a leggere i giornali di oggi per verificare che l'argomento di cui si parlava era in tema. La lettura dei giornali di oggi ci dà un panorama veramente sconfortante di un'informazione mistificata.

L'esperimento di ieri rimarrà nella storia. Noi ci siamo rimessi - e abbiamo utilizzato il blog che si è reso disponibile - a questa consultazione. Noi oggi siamo portavoce: non è Maurizio Buccarella, Carlo Martelli o il singolo di noi oggi che vota, ma quella fetta di italiani che certo non sono i 3 milioni di persone che hanno dato 2 euro per le primarie, ma sono cittadini che gratuitamente hanno potuto partecipare direttamente ad un voto. Vedrete. Queste parole spero saranno in qualche misura profetiche. Fra qualche anno ci guarderemo indietro. Vi guarderete indietro e ricorderete quei pazzi dei grillini che nel 2014 riuscirono con Internet a sollecitarci in poche ore, senza preavviso, senza organizzazione e senza un euro di soldi pubblici o di chi ha potuto partecipare, a dire a noi come votare. (Applausi dal Gruppo M5S).

Ebbene, a parte questo e rimanendo nel merito del disegno di legge in esame, della depenalizzazione, della sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili, sottolineo che il nostro approccio è stato - inutile dirlo - pragmatico.

Esprimiamo un giudizio globalmente positivo su questa misura. Noi siamo contrari all'indulto, all'amnistia e ai provvedimenti clemenziali emergenziali, perché sappiamo che hanno una portata molto limitata senza misure strutturali. Il provvedimento oggi in esame è invece uno di quegli interventi strutturali, anche se forse arriva con un po' di ritardo, visto che era stato licenziato nell'ottobre scorso (per questo motivo, faccio una piccola «tirata di giacchetta» alla Presidenza).

PRESIDENTE. La prego di concludere il suo intervento, perché il tempo a sua disposizione sta per esaurirsi.

BUCCARELLA (M5S). Concludo, signora Presidente, sottolineando che forse sarebbe stato necessario velocizzare ancora di più l'iter di questo provvedimento, così come di altri che mirano, direttamente o indirettamente, a migliorare la situazione delle carceri italiane.

Dunque, il nostro voto sul provvedimento in esame sarà favorevole. Abbiamo proposto emendamenti migliorativi, ma riteniamo che tutto sommato questa sia una strada giusta, ragionevole, che si deve percorrere subito, insieme ad altre misure, perché vi è l'esigenza di avere una giustizia giusta, una sanzione certa, senza doversi vergognare, ancora una volta, del nostro essere italiani agli occhi dell'Europa e del mondo, per lo stato in cui 65.000 persone vivono ogni giorno le loro vite nelle nostre carceri.

Ringrazio, e naturalmente saluto i radioascoltatori di Radio Padania. (Applausi dal Gruppo M5S.Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stucchi. Ne ha facoltà.

STUCCHI (LN-Aut). Signora Presidente, è un piacere intervenire per ultimo, perché posso fare un po' il sunto di quanto oggi evidenziato.

Francamente ritengo che questa discussione avvenga in un clima un po' surreale. Vi è una sorta di muro di gomma (al mio paese direbbero che esistono i «sordi di Pontirolo», cioè quelli che capiscono solo quando hanno voglia di ascoltare). Ripeto che vi è una situazione surreale. Tuttavia ritengo opportuno intervenire per ribadire la posizione del Gruppo Lega Nord e Autonomie e soprattutto i pericoli che corrono i cittadini italiani con l'approvazione del provvedimento in esame.

Oggi abbiamo visto, da una parte, chi denuncia i pericoli insiti in esso e ha chiare le conseguenze che si potranno avere con la sua approvazione e, dall'altro, chi non se ne cura, chi ritiene che possano essere ignorate le precedenti esperienze che dovrebbero chiamarci a maggiore cautela. Non voglio citare l'indulto perché è una fattispecie diversa; tuttavia, anche allora - io ero presente in Parlamento - ho sentito parecchi colleghi affermare che le persone beneficiate da un atteggiamento comprensivo nei confronti della loro situazione sicuramente non sarebbero tornate a delinquere. La dimostrazione è stata che l'85 per cento delle persone uscite dalle carceri grazie all'indulto alla fine sono ricadute in vari reati e quindi sono finite nuovamente sotto la lente della giustizia del nostro Paese. Quindi, essere così buoni a senso unico non è sicuramente il comportamento corretto che dobbiamo tenere, se vogliamo essere giusti oltre che buoni nei confronti dei cittadini italiani.

A mio avviso, il problema è rappresentato dal fatto che nel Palazzo, in quest'Aula, non vi è la piena comprensione dei desideri dei cittadini. Il Movimento 5 Stelle ha fatto un sondaggio, al quale credo abbiano risposto 24.000 persone, per sapere cosa pensassero i suoi simpatizzanti del reato di clandestinità. Io vorrei svolgere un sondaggio per capire quali sono le priorità per i nostri concittadini e qual è il loro giudizio sui contenuti del cosiddetto decreto svuota carceri; vorrei capire se i nostri concittadini preferiscono l'approvazione di un disegno di legge di questo tipo, che ingenera - è inutile negarlo - maggiore insicurezza, timore e, oserei dire, anche terrore, o se invece chiedono che il Governo ed il Parlamento si impegnino per trovare nuove risorse al fine di dare maggiore aiuto ed ausilio alle Forze dell'ordine nel loro lavoro, creare nuove carceri e garantire sicurezza e tranquillità.

Questo non vuol dire garantire la luna o cose straordinarie, ma solamente lasciar vivere la vita normale ed ordinaria a tutte le persone semplici, a tutti quei cittadini che vorrebbero che la politica si interessasse dei loro problemi solo per garantire questo tipo di vita tranquilla e ordinaria, prevenendo tutti quei problemi che invece voi, con queste scelte, andate a creare a tutta la platea dei cittadini, perché come dicevo prima è inutile negarlo: ci saranno conseguenze per tutti.

A maggior ragione mi preoccupa l'approvazione di un provvedimento quando questa avviene con una condivisione praticamente assoluta.

Quando entrai per la prima volta in un consiglio comunale negli anni Novanta, mi dissero: stai attento, perché quando il centrodestra, il centrosinistra, la destra, la sinistra e anche la DC (di allora) sono tutti d'accordo, le soluzioni sono due: o stanno votando un provvedimento che non dice nulla, o ti stanno fregando.

Vedo che in questo momento centrosinistra, centrodestra e Movimento 5 Stelle sono tutti d'accordo e quindi mi viene il sospetto che la soluzione sia la seconda fra quelle che ho citato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Credo cioè che per i cittadini ci siano tempi grami che li attendono, perché questo provvedimento, nonostante qualcuno si ostini a dire che è un provvedimento che l'Europa vuole, a fronte però dell'incapacità del nostro Paese a gestire le situazioni emergenziali con degli strumenti ordinari, non è uno strumento che l'Europa vuole: viene utilizzato come uno strumento di comodo per poter forse anche avere dei risparmi per quanto riguarda la gestione dell'amministrazione penitenziaria, per poter evitare di investire in nuove carceri, per poter evitare quindi di tirare fuori soldi pubblici che in questo momento non ci sono, o se ci sono vengono utilizzati per altre priorità.

Se andiamo a vedere, infatti, il contenuto della legge di stabilità e quello che era il contenuto del decreto cosiddetto salva Roma, vediamo che le risorse per certe iniziative poco condivisibili (per utilizzare un eufemismo, naturalmente) si erano trovate, mentre le risorse per le nuove carceri o per dare più strumenti alle Forze dell'ordine sembrano non esserci in questo momento. Erano disponibili due settimane fa, ma quest'oggi, forse perché siamo nel 2014, non ci sono più, ma questa è una scusa che non può reggere, una scusa che i cittadini capiscono benissimo, nonostante quel velo steso dalla pubblica informazione sulle discussioni che stiamo facendo in quest'Aula, che i cittadini invece conoscono e capiscono, grazie anche a quegli strumenti di informazione, se vogliamo, poveri che qualcuno prima magari in tono ironico denigrava un po', come la nostra Radio Padania o come il canale satellitare, che trasmette le discussioni che avvengono al Senato e alla Camera dei deputati, o come Radio Radicale, per citare anche loro.

Tutti questi strumenti, che ahimè non sono sufficientemente ascoltati, a mio parere, permettono comunque alla gente che è intenzionata a capire cosa sta accadendo di farsi un'opinione e quindi di sapere quello che effettivamente avviene in quest'Aula e capire quello che sarà l'indirizzo che il Governo adotterà su argomenti così delicati come quello della sicurezza e delle pene detentive. Si va sempre a cadere lì, quando si dice che bisogna essere aperti a soluzioni diverse rispetto a quelle della giusta rigidità e della giusta applicazione di pene serie e concrete a persone che hanno commesso dei reati, si abdica sostanzialmente al ruolo della prevenzione e della disincentivazione a commettere i reati stessi.

Si dà quindi la possibilità a tutti di pensare che, entrando in questo Paese se si viene da fuori, ma anche essendo cittadini di questo Paese, comunque commettere dei reati non comporta automaticamente il fatto di andare in galera e di finire in una casa circondariale, perché c'è sempre la possibilità di trascorrere qualche mese o qualche anno seduti comodamente nel proprio salotto di casa in compagnia dei propri cari.

Ecco, questo non può essere un deterrente. Rendiamoci conto che uno dei temi fondamentali su cui ragionare è proprio il fatto che la pena deve essere un deterrente, e trascorrere, magari all'interno di una bella villa con piscina, gli arresti domiciliari non può essere considerato un deterrente. Non è così che funziona. È solo il fatto di avere una reale privazione della libertà che porta coloro che hanno intenzione di compiere dei reati a pensarci due volte prima di farlo; altrimenti, se è così facile, se è una strada così semplice che comunque non comporta gravi sacrifici, tutti potrebbero provarci, soprattutto in una situazione economica come quella attuale, perché magari vivono una situazione di bisogno che vogliono risolvere in modo illegale.

Noi non possiamo fornire alibi a nessuno: questo è un altro dei ragionamenti che dobbiamo fare. Non possiamo fornire alibi e non possiamo dire che su temi come questo ci può essere un'apertura nella discussione che possa alimentare una sensazione di ulteriore insicurezza nei nostri concittadini.

Oggi siamo in una situazione in cui i cittadini dei nostri Comuni vivono barricati in casa: hanno paura ad uscire, non solo la sera ma anche di giorno. Oggi viviamo in questa situazione, e il messaggio che dobbiamo dare non può essere certo quello di agevolare tutti coloro che sono fuori da queste case, non a bussare per entrare ed essere accolti benevolmente, ma a entrare in modo nascosto, per rubare quelle quattro povere cose che spesso ci sono negli appartamenti della gente; entrando in queste abitazioni senza nemmeno sapere cosa possono rubare, ma creando sconquassi incredibili nella vita delle persone; entrando anche nelle abitazioni più povere, e soprattutto commettendo spesso degli atti di efferata violenza che poi lasciano il segno per tutta la vita.

Quindi viene naturale chiedersi dove si vive quando si formulano queste proposte; dove si vive quando, di fronte a situazioni di questo tipo, non si riesce a capire che la strada che deve essere intrapresa è un'altra. I cittadini vogliono sicuramente tranquillità, vogliono sicuramente che il sistema giustizia funzioni. Qualcuno diceva che ci sono anche dei trend che segnalano che i reati possono essere considerati in diminuzione. I reati denunciati, forse: oggi vengono denunciati solo quei reati che comportano una copertura assicurativa, perché è inutile ormai fare una denuncia per il furto in un'abitazione se non si è coperti da una polizza assicurativa per gli oggetti che sono stati rubati. Anche questo deve essere tenuto in considerazione: le statistiche vanno lette guardando a trecentosessanta gradi il problema, guardandolo da sopra e non dall'interno, perché osservandolo dall'interno si rischia di vedere solo una parte dello stesso, e quindi non avere una piena cognizione di quello che sta accadendo.

Mi chiedo: ci sono tanti reati che vengono elencati all'interno di questo provvedimento anche per quanto riguarda la possibilità di concedere pene alternative rispetto alla reclusione dai quattro a sei anni. Noi esprimiamo in quest'Aula la giusta, piena e forte solidarietà al collega Esposito per quello gli stanno facendo i No TAV (Applausi dai Gruppi LN-Aut e PD), per quello che gli stanno facendo con le molotov messe davanti casa, ma poi, di fronte a persone che progettano attentati terroristici, si sente dire: «Ma no, dai, tutto sommato sono dei ragazzi e devono essere compresi per quello che fanno: non mandiamoli in galera, lasciamoli a casa dalla mamma e dal papà che prepara loro la colazione la mattina». Questa è la contraddizione ipocrita che esiste all'interno di quest'Aula! (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Questo è quello che voi state facendo con l'approvazione di questo provvedimento.

Il collega Arrigoni, intervenendo, ha richiamato tutti alla responsabilità, al fatto che si liberano dei lestofanti e che ci saranno delle conseguenze. Questo è sicuramente un motivo della nostra forte opposizione. Il collega Divina parlava dello stalking e giustamente ha ricordato quanto successo pochi mesi fa in quest'Aula: tutti d'accordo, tutti ad applaudire, tutte le colleghe condividevano lo spirito della Convenzione di Istanbul; poi oggi siamo qui a dire che, tutto sommato, andava bene recitare quella parte allora, oggi però siamo in una situazione diversa: oggi è un altro film, stiamo recitando un'altra parte. No, credo che bisogna essere coerenti: dobbiamo essere coerenti come legislatori, dobbiamo essere dei politici - anche se i colleghi del Movimento 5 Stelle non amano questo termine - che assumono delle scelte facendo delle valutazioni, prendendosi la responsabilità.

Durante tutta la giornata ho sentito parlare del reato di clandestinità, del sondaggio cui hanno partecipato 24.000 votanti secondo i quali va abolito. Ebbene, se voi ritenete che il sondaggio cui hanno partecipato 24.000 persone, che ha dato quell'esito, debba essere la vostra linea di indirizzo e debba essere condiviso, mi chiedo perché, ad esempio, il vostro gruppo consiliare in Regione Lombardia spesso contesti il programma della Giunta Maroni, quando quel programma è stato sottoposto a giudizio online ed è stato approvato da più di 400.000 cittadini lombardi. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Se va sempre rispettato il giudizio dei cittadini e quindi democraticamente bisogna prenderne atto, non si può dire che una posizione va bene quando è espressa solo dai nostri e non va bene invece quando è espressa complessivamente da cittadini che magari non hanno votato per noi.

Detto questo, e richiamando tutti alla coerenza, ma soprattutto al fatto che questo provvedimento è estremamente delicato, signora Presidente, in conclusione, credo che possiamo avere ancora la possibilità di fare qualcosa di buono valutando gli emendamenti che sono stati presentati, incidendo pesantemente sul testo al nostro esame, perché - come ho evidenziato nel mio intervento - non è questa la strada che dobbiamo seguire, non è questo che ci chiede di fare la gente, non è questo che ci porta nella direzione della sicurezza. La strada che ha intrapreso il Governo e che questo Parlamento sta approvando e sostenendo è la via del terrore: ci porta alla disperazione, ci porterà ad un'ulteriore guerra tra poveri, ad uno scontro sociale ancora più marcato.

Questa è la preoccupazione fondamentale che vi voglio rassegnare con il mio intervento, ma vi posso assicurare che è anche la preoccupazione della gente comune, di quella gente che magari non va a votare ai banchetti del Partito Democratico o che non partecipa alle consultazioni online del Movimento 5 Stelle ma è quella che veramente tira la carretta in questo Paese ed è quella che soffre di più, e spesso questa gente sta al Nord. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Sull'esigenza di un rafforzamento della presenza

delle Forze dell'ordine nelle aree urbane

BATTISTA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BATTISTA (M5S). Signora Presidente, voglio rivolgere un invito a tutti. Spesso in quest'Aula io ed i colleghi del mio Gruppo ci alziamo in piedi quando la Presidenza annuncia la presenza dei giovani di una scolaresca. Penso che oggi abbiamo dato rappresentanza del peggio della classe politica, di una certa classe politica; sappiamo che la politica è pathos, amore, odio, irruenza, però penso che uno spettatore, vedendo quello che è successo oggi, la prima sensazione che può avere sia un senso di disprezzo per quello che avviene. Quindi, l'invito che rivolgo, a me stesso in primis, ma anche a tutti i colleghi, in particolar modo quando ci sono queste scolaresche, è di tenere un comportamento consono a quest'Aula.

Oggi ci sono stati numerosi interventi: abbiamo esaminato un provvedimento in cui il tema cardine era quello dell'abolizione del reato d'immigrazione clandestina. Faccio una piccola riflessione: quando finisce la seduta ed esco dall'Aula e quando arrivo qui, ci sono quattro militari all'ingresso di piazza San Luigi de' Francesi e quattro militari davanti a quello di piazza Madama. Poi basta attraversare corso Rinascimento e andare a piazza Navona per vedere - ma forse sono l'unico a vederlo - decine e decine di immigrati, molti dei quali sicuramente clandestini, senza che vi sia la presenza di Forze dell'ordine. Attorno a questo Palazzo abbiamo circa 10 militari con turni diversi, ma a piazza Navona non c'è nessuno. Esiste questo fenomeno: ambulanti clandestini, o forse provvisti di qualche permesso turistico, che vendono prodotti, tra l'altro senza fare alcuna ricevuta fiscale, e di questo non parliamo. È qualcosa che avviene a 50 metri in linea d'aria da questo Palazzo. Invito tutti a riflettere su questo tema perché - ripeto - se a 50 metri da questo palazzo avviene questo qualcosa non va, in questo provvedimento.

Mi rivolgo quindi all'intera classe politica, compresa la Lega per quando era al Governo, perché io questo stesso fenomeno l'ho constatato più di una volta venendo a Roma, anche a piazzale Flaminio e anche nella mia città. Ogni volta che esco dal Palazzo c'è sempre una persona non italiana, non so se regolare o irregolare, nei cui confronti le Forze dell'ordine non intervengono mai. (Applausi del senatore Airola).

PRESIDENTE. Senatore Battista, dovrebbe concludere.

BATTISTA (M5S). Signora Presidente, se è necessario dare un supporto alle Forze dell'ordine chiamiamo anche personale più giovane perché ho assistito personalmente in via della Dogana Vecchia alla fuga di un immigrato che un carabiniere, non più giovanissimo, non è riuscito a rincorrere.

Invito quindi tutti a riflettere sulla validità di questo provvedimento, che a me sembra demagogia allo stato puro. (Applausi dal Gruppo M5S).

Per fatto personale

CAPPELLETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAPPELLETTI (M5S). Signora Presidente, ho chiesto di intervenire per una questione personale, ma non è mia intenzione sollevare alcuna polemica. Sono stato citato un paio di volte, e volevo semplicemente fare una considerazione veloce e serena.

Quando non si possono attaccare le idee si attacca la persona. Questa è la mia considerazione. Sono stato accusato di attivismo in gioventù nella Lega Nord: è vero, non è un segreto, è scritto su tutti i giornali, ed è facilmente riscontrabile su Internet, me ne sono andato circa vent'anni fa, quando ne ho colto l'animo, che era fondamentalmente mistificatorio. Datemi atto di una cosa: di essere uscito prima che divenisse il movimento dei sacchettini di diamanti, degli investimenti in Tanzania, del dossier «The family».(Applausi dal Gruppo M5S. Vivaci commenti della senatrice Bisinella).

PRESIDENTE. Senatrice Bisinella, lasci parlare, perché prima c'è chi si è rivolto al senatore Cappelletti e adesso egli ha il diritto di dire la sua.

CAPPELLETTI (M5S). Me ne sono andato prima dei due anni e mezzo di galera patteggiati dal vostro ex tesoriere solo pochi mesi fa. Ecco, io me ne sono andato, e vi invito a fare altrettanto. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo LN-Aut).

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 15 gennaio 2014

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 15 gennaio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,01).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Abbado, Anitori, Bottici, Bubbico, Calderoli, Ciampi, Colucci, D'Anna, De Biasi, De Poli, Donno, Fasano, Fattori, Guerra, Longo Fausto Guilherme, Minniti, Monti, Piano, Pinotti, Stucchi, Vicari e Zavoli.

Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, approvazione di documenti

La Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, nella seduta del 18 dicembre 2013, ha approvato - ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, commi 1 e 2, del Regolamento - una risoluzione a conclusione dell'esame dell'affare assegnato concernente l'attuazione della strategia nazionale d'inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti in Italia (Doc. XXIV-ter, n. 5).

Il predetto documento è inviato al Ministro dell'interno e al Ministro per l'integrazione.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Lumia Giuseppe, Casson Felice, Capacchione Rosaria, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Filippin Rosanna, Ginetti Nadia, Lo Giudice Sergio

Modifiche alla legge 1° dicembre 1970, n. 898, recanti semplificazione delle procedure e riduzione dei tempi per l'ottenimento del divorzio (1234)

(presentato in data 09/1/2014 );

senatore Zanda Luigi

Modifiche alla legge 27 dicembre 2001, n. 459 in materia di esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini italiani residenti all'estero (1235)

(presentato in data 10/1/2014 );

senatori Buemi Enrico, Nencini Riccardo, Longo Fausto Guilherme

Nuove forme di sostegno all'editoria ed abolizione dei contributi diretti ai giornali (1236)

(presentato in data 14/1/2014 );

senatori Sacconi Maurizio, Aiello Piero, Augello Andrea, Bianconi Laura, Bilardi Giovanni, Caridi Antonio Stefano, Chiavaroli Federica, Colucci Francesco, Compagna Luigi, Conte Franco, D'Ali' Antonio, Dalla Tor Mario, D'Ascola Nico, Di Giacomo Ulisse, Esposito Giuseppe, Formigoni Roberto, Giovanardi Carlo, Gualdani Marcello, Mancuso Bruno, Marinello Giuseppe Francesco Maria, Naccarato Paolo, Pagano Pippo, Torrisi Salvatore

Delega per la predisposizione di uno Statuto dei lavori e disposizioni urgenti in materia di lavoro (1237)

(presentato in data 14/1/2014 );

senatori Lumia Giuseppe, Casson Felice, Capacchione Rosaria, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Filippin Rosanna, Ginetti Nadia, Lo Giudice Sergio

Istituzione del tribunale per la persona e le relazioni familiari nonché delega al Governo per l'organizzazione dei relativi uffici (1238)

(presentato in data 10/1/2014 );

Regione Puglia

Integrazione alla legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (1239)

(presentato in data 13/1/2014 );

Regione Puglia

Modifica al comma 2 dell'articolo 9 della legge 9 gennaio 1989, n. 13 (Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati) (1240)

(presentato in data 13/1/2014 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Lumia Giuseppe ed altri

Modifiche alla legge 1° dicembre 1970, n. 898, recanti semplificazione delle procedure e riduzione dei tempi per l'ottenimento del divorzio (1234)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 14/01/2014 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo di Jersey sullo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Londra il 13 marzo 2012 (1216)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)

(assegnato in data 14/01/2014 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo delle Isole Cook sullo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Wellington il 17 maggio 2011 (1217)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)

(assegnato in data 14/01/2014 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Corea in materia di Vacanze-Lavoro, fatto a Seoul il 3 aprile 2012 (1218)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 14/01/2014 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Estonia sulla lotta contro la criminalità organizzata, il terrorismo ed il traffico illecito di droga, fatto a Tallinn l'8 settembre 2009 (1219)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 14/01/2014 ).

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 14 gennaio 2014, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 15 dicembre 2011, n. 217 - lo schema di decreto legislativo recante disciplina sanzionatoria delle violazioni delle disposizioni del regolamento (CE) n. 1371/2007 relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario (n. 75).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 23 febbraio 2014. Le Commissioni 1a, 2a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 13 febbraio 2014.

Interpellanze

FATTORI, VACCIANO, SIMEONI, CATALFO, MONTEVECCHI, DONNO, MUSSINI, SERRA, MOLINARI, PEPE, CAMPANELLA, CASALETTO, ORELLANA, BATTISTA, CIOFFI, BULGARELLI, PETROCELLI, LUCIDI, TAVERNA, COTTI, PUGLIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e dello sviluppo economico - Premesso che:

in data 9 gennaio 2014 a seguito di un'azione proveniente da più fonti di indagine, sono state emesse alcune ordinanze di arresto nei confronti di alcuni soggetti legati al ciclo dei rifiuti del Lazio, tra cui Manlio Cerroni, colui che ne è considerato il monopolista;

i capi di imputazione che hanno portato alle ordinanze di custodia cautelare sono relative ai reati di associazione a delinquere (art. 416 del codice penale), traffico di rifiuti ai sensi dell'art. 260 del decreto legislativo n. 152 del 2006, frode in pubbliche forniture (art. 356 del codice penale), truffa in danno di enti pubblici (art. 640 del codice penale) e falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici (art. 479 del codice penale);

considerato che, a quanto risulta agli interpellanti:

le ordinanze di custodia cautelare hanno riguardato anche Francesco Rando e Piero Giovi, rappresentanti di aziende che operano su tutto il territorio nazionale, nonché nomi riconducibili all'amministrazione pubblica ed alla politica, tra i quali Giuseppe Sicignano, Luca Fegatelli, Raniero de Filippis e Bruno Landi, ex presidente della Regione Lazio;

si apprende da notizie di stampa, il quotidiano "Il Messaggero" del 9 gennaio, che il gip Massimo Battistini nell'ordinanza di oltre 400 pagine profila un "disegno criminoso" e "fatti di inaudita gravità anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività";

la "rete" individuata dall'inchiesta riusciva a condizionare a proprio favore anche organi di controllo preposti alla salute pubblica e al rispetto dell'ambiente come l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente;

uno dei fini del "sodalizio criminoso" era quello di costruire l'inceneritore di Albano laziale accedendo in maniera illegale, con la compiacenza politica, ai finanziamenti pubblici, ovvero al cosiddetto Cip 6, delibera del Comitato interministeriale prezzi adottata il 29 aprile 1992 a seguito della legge n. 9 del 1991, con cui sono stabiliti prezzi incentivati per l'energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e assimilate;

come si apprende dal comunicato dei Carabinieri ("l'Unità" del 9 gennaio), "In tale vicenda, che secondo l'ordinanza deve ritenersi emblematica, più di ogni altra, di come la pubblica funzione possa essere sviata per favorire interessi diversi da quelli pubblici, infedeli funzionari pubblici (con sistematica violazione di disposizioni di legge indicate nelle singole ipotesi e dei doveri d'ufficio) e soggetti politici di livello regionale hanno contribuito fattivamente alla realizzazione di un percorso finalizzato ad agevolare gli interessi di alcuni soggetti imprenditoriali ben definiti e, in particolare, di Manlio Cerroni";

in data 31 ottobre 2013 è stata parzialmente desecretata la testimonianza resa in corso di audizione presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti della XIII Legislatura, dal pentito di camorra Carmine Schiavone, il quale riferiva anche sulla discarica di Borgo Montello a Latina, gestita proprio da Cerroni e dal suo conclamato braccio destro Bruno Landi;

le dichiarazioni del pentito Schiavone riguardano i traffici di rifiuti tossici, gli interramenti degli stessi, le contaminazioni dannose per la salute umana;

a seguito dell'indagine, nel rapporto dei Carabinieri si riferisce di rifiuti farmaceutici (quindi speciali e tossici) non trattati legalmente nelle discariche riconducibili a Cerroni;

la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo in data 24 giugno 2013 ha depositato due interrogazioni di cui una al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (4-00417) e una al Ministro della salute (4-00418), in merito alla gestione della discarica di Roncigliano di proprietà di Cerroni e del costruendo inceneritore di Albano laziale, che non hanno ancora ricevuto risposta;

considerato infine che la gestione del ciclo dei rifiuti che coinvolgeva il sito di Malagrotta ha causato procedure di infrazione ai danni dello Stato italiano,

si chiede di sapere:

quali iniziative nell'ambito delle proprie competenze il Governo intenda adottare ed in quali tempi, affinché si giunga ad una puntuale verifica della situazione ambientale e sanitaria del sottosuolo delle discariche che riconducono agli arrestati e a Manlio Cerroni;

se intenda intervenire, in riferimento ai poteri sostitutivi e alla Conferenza Stato-Regioni, per avviare la caratterizzazione idrogeologica di tutte le discariche in questione.

(2-00108)

Interrogazioni

DI BIAGIO, DALLA ZUANNA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

alla luce delle informazioni diramate a mezzo stampa si apprende di una complessa indagine della Procura di Roma condotta operativamente dai Carabinieri del NOE che avrebbe portato alla luce un sistema particolarmente complesso e ramificato di affarismo illecito legato alla gestione dei rifiuti nella città di Roma negli ultimi anni;

il problema della gestione dei rifiuti nella capitale sembrerebbe, in considerazione di quanto emerso dall'indagine, essere stato trasformato nel corso del tempo in una sorta di emergenza "procurata", il cui artificioso prolungamento legittimerebbe le condizioni necessarie per consentire al gruppo imprenditoriale, su cui si sono concentrati gli inquirenti, di realizzare e mantenere una sorta di monopolio nella gestione dei rifiuti solidi urbani prodotti dai comuni delle varie aree territoriali, intorno al quale sembrerebbe essere prosperata una continua violazione del diritto dei cittadini al decoro e alla salute pubblica;

la gestione dei rifiuti nella capitale è stata condizionata da un periodo molto lungo di commissariamenti che, indipendentemente dalla sussistenza di reati ed illeciti su cui farà chiarezza la magistratura, sembrerebbe aver prodotto ulteriore confusione nell'applicazione delle competenze in materia da parte degli enti locali, in primis del Comune e della Regione;

in tale scenario amministrativo e normativo, il sistema operativo sul fronte della gestione rifiuti sembrerebbe essersi costruito e rafforzato talvolta in deroga alla normativa che, in applicazione delle direttive europee, esclude definitivamente il conferimento in discarica come pratica di trattamento dei rifiuti;

già dal marzo 2012 il Governo aveva esplicitamente indicato agli enti locali, e alle diverse strutture commissariali succedutesi nel tempo, un percorso che aveva come obiettivo il potenziamento della raccolta differenziata per raggiungere il 35 per cento alla fine del 2012, il 50 alla fine del 2013, il 65 per cento nel 2014, il pieno utilizzo degli impianti di pretrattamento dei rifiuti nel Lazio e il pieno utilizzo degli impianti di recupero energetico nel Lazio;

nello specifico, il suddetto progetto, noto come "piano per Roma", prevedeva misure per prevenire l'emergenza e attuare le normative europee e nazionali, da avviare tutte in modo contestuale per programmare e garantire la gestione integrata del ciclo dei rifiuti di Roma;

il piano ed il perseguimento degli obiettivi in esso delineati si rendevano necessari in ragione del fatto che nella dinamica di gestione dei rifiuti a Roma emergeva un basso livello di raccolta differenziata, unito al sottoutilizzo degli impianti destinati al pretrattamento dei rifiuti, così come verificato dall'indagine del NOE disposta dal Ministro pro tempore dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Clini,

si chiede di sapere:

quali interventi di competenza il Ministro in indirizzo intenda predisporre al fine di porre termine alla gestione di un'emergenza, che appare costruita ad hoc;

se intenda rinnovare e per quanto tempo la struttura commissariale e quali iniziative concrete siano state o saranno messe in campo per verificare l'attuazione del piano per Roma da parte degli enti locali preposti.

(3-00627)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

FUCKSIA, BOCCHINO, CAMPANELLA, BATTISTA, CATALFO, BENCINI, BLUNDO, MOLINARI, COTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nel contesto attuale, in Italia e in Europa la riduzione del debito pubblico rappresenta la questione cruciale di politica economica degli ultimi 20 anni. Lo scoppio della crisi finanziaria dal secondo semestre del 2008 ne ha accelerato l'evoluzione e ha costretto i Governi occidentali, e tra questi quello italiano, a predisporre piani severi di consolidamento della finanza pubblica essenzialmente basati su misure di riduzione della spesa e di aumento della sua efficienza;

in questo senso si impone come fondamentale la razionalizzazione dell'utilizzo degli immobili pubblici di proprietà e di quelli in locazione passiva da parte delle pubbliche amministrazioni, sia per lo Stato centrale che per gli enti locali;

la razionalizzazione delle politiche di gestione degli asset immobiliari, finalizzata a un migliore utilizzo delle superfici disponibili e alla riduzione delle spese di affitto passive in capo alla pubblica amministrazione, contribuisce a facilitare il raggruppamento dei servizi e dunque la semplificazione, e rappresenta uno degli strumenti di spending review maggiormente utilizzati nel resto d'Europa. In Francia, a fine 2011, solo su questo versante sono stati conseguiti 250 milioni di euro di risparmi e le superfici occupate dallo Stato sono diminuite, tra il 2007 ed il 2011, di oltre 500.000 metri quadrati;

il decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, ha disposto, a decorrere dal 1° gennaio 2015, la riduzione del 15 per cento del canone di locazione passiva delle pubbliche amministrazioni e delle autorità indipendenti per gli immobili in uso istituzionale (art. 3, comma 4);

fino a maggio 2012, secondo quanto riportato dal Direttore dell'Agenzia del demanio, Stefano Scalera, dalle informazioni fornite dalle amministrazioni interessate risultava un totale di 11.002 occupazioni della pubblica amministrazione in immobili di proprietà di terzi. La spesa complessiva annualmente sostenuta per locazioni passive era pari a 1.215 milioni di euro;

a parere degli interroganti tale cifra deve essere ridotta e razionalizzata, anche alla luce del vastissimo patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato o sotto-utilizzato, con l'obiettivo di accrescere l'efficienza dei processi di sviluppo e di valorizzazione del patrimonio immobiliare di proprietà dello Stato, degli enti territoriali, di altri enti pubblici e delle società interamente partecipate dagli stessi;

l'articolo 2, comma 222, della legge n. 191 del 2009 impone a tutte le amministrazioni pubbliche di trasmettere al Ministero dell'economia e delle finanze l'elenco identificativo degli immobili di proprietà dello Stato, o dei medesimi soggetti pubblici, utilizzati o detenuti, e all'Agenzia del demanio le istruttorie in corso per reperire immobili in locazione, al fine di verificare la corrispondenza dei fabbisogni comunicati con gli obiettivi di contenimento della spesa pubblica,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda produrre al Parlamento i dati globali sin qui emersi dalle comunicazioni di cui all'articolo 2, comma 222, della legge n. 191 del 2009, fornendo dettagliati elementi in ordine allo stato del patrimonio immobiliare di Stato, enti locali e altri soggetti pubblici, con riferimento alle condizioni specifiche di ciascun immobile anche in merito allo stato della manutenzione (rischio sismico, presenza di barriere architettoniche, amianto, eccetera) e delle relative spese nel triennio 2011-2013;

se non intenda dare specifica indicazione della spesa complessiva a carico dello Stato e di ciascuna amministrazione pubblica relativa ai canoni di affitto passivi, al fine di valutare la congruità della spesa complessiva, i margini di rinegoziazione o di cessazione dei contratti più gravosi, nonché la permanenza delle specifiche esigenze allocative.

(4-01478)

FUCKSIA, SIMEONI, BOCCHINO, BATTISTA, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CATALFO, BENCINI, BLUNDO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

i trasferimenti delle risorse statali ai Comuni a seguito delle manovre finanziarie sono diminuiti negli ultimi 3 anni di circa 6 miliardi e 450 milioni di euro determinando una situazione finanziaria di assoluta insostenibilità;

in questo quadro di riduzione progressiva di trasferimenti si inserisce l'anomalia rappresentata dalla legge 24 aprile 1941, n. 392, recante "Trasferimento ai Comuni del servizio dei locali e dei mobili degli Uffici giudiziari", che pone anacronisticamente a carico dei Comuni le spese per la gestione degli uffici giudiziari che poi sono rimborsate dal Ministero della giustizia con l'erogazione di un contributo economico annuo, mai integrale;

tale previsione normativa che mette a carico dei Comuni le spese degli uffici giudiziari è stata emanata nel 1941, cioè prima della nascita della Repubblica e dell'approvazione della nostra Carta costituzionale che per ora assegna allo Stato le funzioni in materia di giustizia;

a fronte di una spesa media annuale dei tribunali ed uffici giudiziari (ed anticipata dai bilanci dei Comuni) pari a 315 milioni di euro annui, negli ultimi 3 anni il contributo versato dallo Stato ai Comuni a titolo di rimborso è stato compreso tra il 60 e l'80 per cento delle spese effettivamente sostenute e gli acconti e i saldi sono stati spesso erogati accumulando gravi ritardi, a volte anche di diversi anni;

nel relativo capitolo di bilancio del Ministero della giustizia sono iscritti per l'esercizio in corso solo 79,8 milioni di euro mentre le spese sostenute dai Comuni relative all'anno 2012 sono di oltre 300 milioni di euro, già anticipati dalle casse delle amministrazioni comunali;

il processo di riorganizzazione delle sedi giudiziarie sul territorio nazionale ha, tra le inevitabili conseguenze, una maggiore concentrazione di spese sui Comuni dove sono state accorpate le sedi giudiziarie soppresse dal decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155;

a ciò si aggiunge che nei Comuni accorpanti le sedi giudiziarie soppresse, iniziano a pervenire nuove richieste di spesa da porre a carico dei bilanci comunali, che si esplicitano in spese per il trasloco, spese per l'adeguamento e messa in sicurezza di nuove sedi, spese per le nuove utenze, spese per i nuovi servizi di vigilanza e di gestione ordinaria degli immobili, con richiesta da parte dei Tribunali di risorse aggiuntive e ulteriori comprese tra il 15 e il 110 per cento rispetto all'anno precedente;

tali risorse sono state impiegate dai Comuni solo ed esclusivamente per garantire l'erogazione di un servizio di diretta gestione statale,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di rendere noti i dati in materia nonché garantire il rimborso delle spese e il superamento di una situazione così problematica a carico dei bilanci comunali;

se intenda inoltre chiarire a quanto ammontino le risorse iscritte nel relativo capitolo di bilancio del Ministero della giustizia per l'anno 2012, al fine di corrispondere il contributo ai Comuni, se queste siano state decurtate e a quanto ammonti tale relativa diminuzione rispetto all'anno precedente;

quali siano state le iniziative assunte al fine di assicurare la copertura delle spese già sostenute dai Comuni nel 2012, per garantire il rispetto della legge;

quali iniziative siano state intraprese al fine di garantire la copertura delle spese per l'erogazione del servizio della giustizia sull'intero territorio nazionale per l'anno 2013 e 2014;

se non ritenga opportuno adoperarsi, anche con interventi a carattere normativo, al fine di giungere al superamento del sistema di copertura dei costi degli uffici giudiziari, in modo che sia a carico dell'amministrazione della giustizia la gestione diretta delle spese, così garantendo anche responsabilità ed efficacia.

(4-01479)

CASSON, PUPPATO, SANTINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la legge n. 147 del 2013, legge di stabilità per il 2014, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 27 dicembre 2013, prevede all'articolo 1, comma 748, che al fine di consentire di risolvere i problemi occupazionali connessi alla gestione dei servizi di pulizia e ausiliari delle istituzioni scolastiche ed educative statali e degli enti locali, fino al 28 febbraio 2014, nei territori e nelle sedi presso le quali non è ancora attiva la convezione CONSIP, l'acquisto tali servizi dalle imprese che li assicurano al 31 dicembre 2013, alle stesse condizioni economiche e tecniche in essere a detta data;

nei territori in cui, alla data del 31 dicembre 2013, la convenzione con la CONSIP è già attiva, le istituzioni scolastiche ed educative acquistano servizi ulteriori avvalendosi dell'impresa aggiudicataria della gara CONSIP, al fine di effettuare servizi straordinari di pulizia e servizi ausiliari individuati da ciascuna istituzione fino al 28 febbraio 2014;

all'acquisto dei servizi si provvede, in deroga al limite di spesa di cui all'articolo 58, comma 5, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, entro il limite di 34,6 milioni di euro, a valere sui risparmi di spesa di cui al medesimo articolo 58, comma 6, ripartito tra i territori in proporzione alla differenza tra la spesa sostenuta per i servizi nel 2013 e il citato limite di spesa;

per raggiungere l'obiettivo descritto nel comma frutto di un emendamento espressamente voluto dal Governo è stata esplicitamente stabilita l'attivazione immediata di un tavolo da parte dell'Esecutivo con tutti i Ministeri e gli enti locali interessati, unitamente alle organizzazioni sindacali, che entro il 31 gennaio 2014 dovrà produrre le soluzioni definitive al problema;

è evidente che la disposizione inserita nella legge di stabilità aveva come obiettivo quello di assicurare la continuità del servizio in attesa di una riforma complessiva del settore che vede coinvolte circa 24.000 unità lavorative su tutto il territorio nazionale e che deve coinvolgere tutti i livelli istituzionali;

su tutto il territorio nazionale sia nei territori presso i quali sono già operative le convenzioni CONSIP sia in quelli presso i quali la convenzione non è operante, si stanno già riscontrando tensioni e preoccupazioni circa il futuro sia del servizio che di questi lavoratori;

va detto che l'operazione di acquisto del servizio è costata alla scuola un taglio di circa 11.000 posti di collaboratori scolastici negli anni trascorsi;

progressivamente la scadenza degli appalti e i subentri delle ditte stanno creando già notevoli criticità;

le imprese di pulizia, infatti, stanno già applicando nei confronti di questi lavoratori e lavoratrici drastiche riduzioni dell'orario di lavoro e conseguentemente della retribuzione, che già era bassa;

lo stato d'agitazione degli addetti alle pulizie che denunciano condizioni di lavoro e contrattuali non sostenibili è già in atto in diverse aree del territorio nazionale;

particolarmente critica è la situazione in Veneto, dove i lavoratori sono circa 1.800, e si è già registrata la chiusura dell'istituto comprensivo "Grimani" di Marghera, dell'istituto "Leopardi" di Mira e della mensa dell'istituto comprensivo "Ilaria Alpi" di Favaro veneto (tutte in provincia di Venezia);

il rischio chiusura e la situazione d'emergenza, solo per quanto riguarda il Veneto, interessa nel complesso 151 scuole, di cui la maggior parte, 62, in provincia di Venezia, 36 trevigiane, 17 veronesi, 13 rodigine e padovane e 10 vicentine;

l'obiettivo posto dal tavolo da convocare con la massima urgenza è quello di razionalizzare la spesa e contemporaneamente conseguire risparmi mantenendo invariati i livelli occupazionali;

si tratta di un obiettivo non semplice ma da raggiungere in tempi molto rapidi onde evitare che la scuola italiana vive un'ulteriore emergenza che vedrebbe messa a rischi l'igiene stessa dei locali, con conseguenze ampiamente prevedibili sulla salute dei bambini e degli adulti che vi trascorrono molte ore della giornata,

si chiede di conoscere se e quali iniziative il Governo, considerata la complessità e delicatezza della situazione, intenda adottare, ben prima del 31 gennaio 2014, per convocare il tavolo previsto dalla legge e assicurare il servizio di pulizia nelle scuole e i livelli occupazionali e retributivi per i lavoratori attualmente impegnati in tali mansioni.

(4-01480)

MARINELLO - Ai Ministri della salute, del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia - Premesso che:

l'Azienda sanitaria provinciale di Agrigento 2 (ASP Ag2) versa, ormai da anni, in condizioni di criticità, da ultimo evidenziate anche nella relazione annuale del Tribunale per i diritti del malato della sezione di Sciacca;

tali disfunzioni, dovute a giudizio dell'interrogante ad incapacità dirigenziale nella conduzione della struttura ospedaliera, già evidenziate in altre interrogazioni, incidono su molteplici ambiti di intervento quali l'insufficiente dotazione di personale medico e paramedico, la mancanza di un centro di terapia del dolore e la prestazione di esami diagnostici strumentali invasivi senza sedazione, la mancanza degli strumenti necessari per le prestazioni dell'ambulatorio di otorinolaringoiatria, l'assenza di assistenti sociali ai colloqui per il consenso informato agli aborti volontari, le lunghe liste di attesa per visite specialistiche e per esami (TAC, ecografie e risonanze) anche per i malati oncologici, il concreto rischio di chiusura del centro per l'Alzheimer e della camera iperbarica;

tali criticità determinano evidentemente l'incapacità di fornire alla cittadinanza del comprensorio saccense un servizio sanitario che assicuri i livelli essenziali di assistenza costituzionalmente previsti;

con particolare riferimento all'unità operativa di Oculistica, si fa presente che il 23 dicembre 2013 è stata disposta una singolare ricollocazione di personale paramedico ad una diversa unità operativa. Nel caso di specie, il direttore sanitario dell'ospedale, dottor Gaetano Migliazzo, ed il responsabile del servizio infermieristico, dottor Antonino Venezia, hanno disposto il trasferimento dell'infermiere professionale David Carmelo Emmi all'unità di Patologia clinica "per motivi politici";

le motivazioni addotte per la riassegnazione di David Emmi, che oltre ad essere un infermiere professionale in servizio presso la ASP Ag2 è anche consigliere del Comune di Sciacca, per stessa ammissione del direttore sanitario dell'ospedale dottor Migliazzo e del responsabile del servizio infermieristico dottor Venezia, a giudizio dell'interrogante appaiono ictu oculi in palese violazione di fondamentali principi costituzionali e delle normative basilari di diritto del lavoro;

l'adozione di tale discriminatorio provvedimento deve rinvenirsi nelle iniziative più volte intraprese da Emmi a tutela dei diritti dei cittadini in materia di salute pubblica e per il buon funzionamento delle strutture sanitarie saccensi, e non nell'affermazione a giudizio dell'interrogante ipocrita che il signor Emmi non può assicurare la piena disponibilità all'attività chirurgica dell'unità operativa di Oculistica, poiché negli ultimi tre anni le attività svolte da tale unità sono invece incrementate. Infatti, a partire dal 2011, gli interventi sono stati 2.500 nel 2011, 3.000 nel 2012 e 3.600 nel 2013,

si chiede di conoscere:

quali iniziative di competenza i Ministri indirizzo intendano adottare per rimuovere tempestivamente gli effetti della disposizione di servizio dell'Azienda sanitaria provinciale Agrigento 2 relativa all'infermiere professionale David Carmelo Emmi ed assicurare così il rispetto di fondamentali previsioni costituzionali;

quali azioni di competenza intendano svolgere per assicurare che la ASP Ag2 assicuri alla collettività i livelli essenziali di assistenza, che sempre in base al dettato costituzionale essa è tenuta a fornire.

(4-01481)

BIGNAMI, SIMEONI, FUCKSIA, Maurizio ROMANI, CASALETTO, DE PIETRO, MUSSINI, ORELLANA, BATTISTA, SERRA, COTTI, BENCINI, MOLINARI, PUGLIA, CATALFO, BOCCHINO, CASTALDI - Al Ministro della salute - Premesso che:

con il decreto del Ministero della sanità n. 332 del 27 agosto 1999 è stato emanato il regolamento relativo alle norme per le prestazioni di assistenza protesica erogabili nell'ambito del Servizio sanitario nazionale nel quale sono indicate le modalità di erogazione e le tariffe;

il regolamento individua le prestazioni di assistenza protesica che comportano l'erogazione dei dispositivi riportati in 3 elenchi del nomenclatore, erogabili nell'ambito del Servizio sanitario nazionale fino al 31 dicembre 2001 e ne definisce le modalità di erogazione;

l'articolo 11 del regolamento prevede l'aggiornamento periodico del nomenclatore, con riferimento al periodo di validità del piano sanitario nazionale e, comunque, con cadenza massima triennale, con la contestuale revisione della nomenclatura dei dispositivi erogabili;

l'art. 2-bis del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, recante "Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute", convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, stabilisce che il Ministro proceda entro il 31 maggio 2013 all'aggiornamento del nomenclatore tariffario;

l'aggiornamento del nomenclatore è fermo da 14 anni, con ripercussioni sia per i disabili, che non possono usufruire di ausili più avanzati a livello tecnologico, sia per le aziende produttrici che non possono aggiornare i propri prezzi;

considerato che:

l'articolo 4 del decreto prevede che l'erogazione a carico del Servizio sanitario nazionale delle prestazioni di assistenza protesica sia subordinata alle attività di prescrizione, di autorizzazione, di fornitura e di collaudo;

la prescrizione deve essere redatta da un medico specialista del SSN, dipendente o convenzionato, e l'autorizzazione è rilasciata dall'azienda USL;

le Regioni fissano il livello massimo delle tariffe da corrispondere nel proprio territorio ai soggetti erogatori;

risulta agli interroganti che spesso gli ausili previsti nel nomenclatore non soddisfano appieno le necessità dei pazienti, spesso costretti ad acquistare privatamente il numero sufficiente di ausili di cui hanno necessità. Inoltre, in diverse circostanze gli ausili forniti dal SSN non sarebbero necessari per determinati pazienti e tale circostanza provoca un inevitabile sperpero di denaro pubblico,

si chiede di sapere:

quali opportune iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di provvedere all'aggiornamento del nomenclatore tariffario ai sensi del regolamento di cui al decreto ministeriale n. 332 del 1999, anche alla luce di quanto previsto nel decreto-legge n. 158 del 2012, che ha stabilito come termine per la revisione la data del 31 maggio 2013;

se, nell'ambito delle proprie competenze, non intenda avviare una concreta attività di monitoraggio su scala nazionale relativamente alle modalità di erogazione delle prestazioni ed assumere le opportune iniziative affinché le modalità siano omogenee su tutto il territorio nazionale;

quali iniziative intenda intraprendere per orientare l'assistenza verso una vera e reale presa in carico del cittadino, integrando tutte le fasi del percorso dal momento dell'informazione e dell'orientamento iniziale, a quello prescrittivo, di autorizzazione ed erogazione, anche prevedendo una personalizzazione delle prestazioni, un tetto per la copertura delle spese per l'acquisto degli ausili in base alla patologia nonché un'eventuale compensazione tra gli ausili stessi all'interno di un limite di budget stabilito per paziente, al fine di salvaguardare il diritto ad una migliore qualità della vita di quei cittadini portatori di disabilità che attualmente, per beneficiare di trattamenti adeguati, sono spesso costretti ad acquistare privatamente gli ausili stessi.

(4-01482)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

13a Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-00627, dei senatori Di Biagio e Dalla Zuanna, sulla gestione dei rifiuti a Roma.