Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 164 del 14/01/2014
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------
164a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MARTEDÌ 14 GENNAIO 2014
(Antimeridiana)
_________________
Presidenza della vice presidente FEDELI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Gruppo Azione Partecipazione popolare: Misto-GAPp; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.
_________________
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente FEDELI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 11).
Si dia lettura del processo verbale.
BARANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 9 gennaio.
Sul processo verbale
CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANDIANI (LN-Aut). Chiediamo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 11,07, è ripresa alle ore 11,29).
Ripresa della discussione sul processo verbale
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
SIBILIA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIBILIA (FI-PdL XVII). Chiediamo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Pregherei i senatori di prendere posto.
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione sul processo verbale
PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.
È approvato.
Sull'ordine dei lavori
VOLPI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VOLPI (LN-Aut). Signora Presidente, come lei sa, ho appena chiesto chiarimenti sulla convocazione delle Commissioni. Capisco che ci siano concomitanze per le quali vi è la necessità di andare incontro alle diverse esigenze, però, se questo provvedimento ha una reale importanza, come declamato dal Governo e dagli amici e colleghi della maggioranza, ritengo che le Commissioni debbano essere comunque tutte sconvocate. A me dispiace, però la 1a Commissione, mi diceva ora una collega, sarà comunque convocata per continuare delle audizioni. Sono un senatore assegnato alla 1a Commissione in modo temporaneo, in sostituzione del senatore Calderoli: non può essere lasciata al mio discernimento personale la scelta se partecipare alla discussione generale in Aula o ai lavori della Commissione. Credo che questo aspetto debba essere chiarito immediatamente, perché penso che tutti i colleghi abbiano diritto di partecipare alla discussione generale in senso attivo, ascoltando le motivazioni dei colleghi che intervengono.
Quindi, Presidente, le chiedo di far sconvocare le Commissioni.
PRESIDENTE. Senatore Volpi, come lei sa, poco fa avevamo già detto che i lavori delle Commissioni erano sospesi e di venire in Aula. Adesso comunque facciamo un'ulteriore verifica.
Sugli atti intimidatori nei confronti del senatore Stefano Esposito
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signora Presidente, ho chiesto la parola in quanto sento la necessità, a nome di tutti i senatori del Partito Democratico e penso anche a nome dell'Assemblea, di esprimere una parola forte di solidarietà nei confronti del senatore Stefano Esposito. (Prolungati applausi. Molti senatori si levano in piedi).
PRESIDENTE. Credo che questa solidarietà da parte dell'Aula fosse dovuta.
ZANDA (PD). Il senatore Stefano Esposito è stato oggetto di un atto per il quale non trovo le parole giuste che lo possano adeguatamente condannare. Collocare degli ordigni incendiari davanti alla porta di casa, seguire un parlamentare, controllarne i movimenti, minacciarlo continuamente, fare tutto questo in relazione ai giudizi politici e alle espressioni politiche di un senatore è incompatibile non soltanto con il nostro ordinamento penale, ma con il concetto stesso di democrazia.
Fino a quando sarà praticata la violenza contro le idee e, in questo modo, verrà limitata anche la circolazione delle idee libere, penso che il nostro Paese purtroppo non potrà dirsi mai veramente e compiutamente democratico. Rinnovo, con questo spirito, la solidarietà da parte mia e dei senatori del Partito Democratico al senatore Stefano Esposito. (Applausi).
DELLA VEDOVA (SCpI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELLA VEDOVA (SCpI). Signora Presidente, mi unisco alle parole del senatore Zanda di solidarietà e di vicinanza al collega Stefano Esposito.
L'escalation di stampo criminale e terroristico a cui abbiamo assistito ci porta a condividere le preoccupazioni espresse sul piano personale e familiare dal senatore, ma credo debba portare tutti noi ad esigere una reazione dalle istituzioni e dallo Stato anche per scongiurare l'idea che comprensibilmente ieri c'era nelle parole del senatore Stefano Esposito, ossia che ad un certo punto l'intimidazione - ed è comprensibile - abbia il sopravvento. Questa credo sarebbe una sconfitta per lo Stato e le istituzioni da scongiurare con la nostra vicinanza (l'applauso corale di solidarietà penso sia importante) e con una reazione delle forze di sicurezza e investigative, perché mai si dovrebbe accettare la resa di una persona libera di fronte all'intimidazione terroristica. (Applausi del senatore Verducci).
MATTEOLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MATTEOLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, anch'io voglio esprimere la mia solidarietà al senatore Stefano Esposito. Lavoriamo nella stessa Commissione e, recentemente, ci siamo recati sul cantiere della TAV. In tale occasione ho visto come il senatore Esposito è costretto a muoversi nel suo territorio: tra mille difficoltà, con la scorta e tante preoccupazioni. Lui continua, però, a svolgere il suo lavoro.
Voglio aggiungere a quello che hanno detto i colleghi Zanda e Della Vedova un invito al senatore Esposito: ho infatti letto alcune sue dichiarazioni, in cui dice che lascerà la politica perché ha tre figli, di cui l'ultimo nato poche settimane fa. Voglio invitarlo, invece, a continuare ad operare nel campo della politica, perché, se non lo facesse, sarebbe una vittoria di coloro che lo stanno mettendo in grande difficoltà. Oltre alla solidarietà, chiedo quindi che il Senato rivolga al senatore Esposito un invito a restare a far politica con tutti noi, pur nella diversità di opinioni che c'è certamente tra me e lui; un invito quindi a restare a fare politica, a non farsi travolgere da certi delinquenti che non meritano la resa. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e NCD).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Rivolgo il saluto del Senato alla Scuola media statale «Augusto Vera» di Amelia. (Applausi).
Sugli atti intimidatori nei confronti del senatore Stefano Esposito
SCIBONA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCIBONA (M5S). Signora Presidente, gentili colleghi, a nome mio e dei miei colleghi del Movimento 5 Stelle voglio esprimere in quest'Aula tutto il disagio e la sensazione di impotenza nel continuare ad apprendere notizie su atti intimidatori, con immediate e conseguenti strumentalizzazioni, ormai divenute prassi.
Tutte le intimidazioni sono da condannare, a prescindere da chi le riceve; è il caso che ha coinvolto il senatore Esposito, che non fa assolutamente eccezione. La storia ci ha insegnato che le strategie della tensione hanno sorgenti diverse da quelle che vengono ad arte fatte apparire. Invitiamo pertanto tutti a non trarre conclusioni affrettate e spesso slegate da quanto realmente accaduto. Sia da esempio per tutti il caso Musi, che venne frettolosamente attribuito, persino da una collega deputata, al movimento No TAV: cosa immediatamente rivelatasi infondata. Come sempre, invitiamo la magistratura inquirente a porre in essere indagini a trecentosessanta gradi, come ben indicato nella nostra Costituzione e a non farsi coinvolgere, neppure inconsapevolmente, da un ambiente affaristico che ha già ampiamente influenzato e manovrato la politica locale, così come dimostrato dalla sentenza sul cosiddetto caso Minotauro.
La popolazione valsusina porta avanti da anni, con forte determinazione, pacifica e popolare, la contrarietà ad un'opera inutile, costosa e devastante per le finanze pubbliche e l'ambiente e continuerà nel solco di questa lotta pacifica e determinata. Questo non aiuta sicuramente. (Applausi dal Gruppo M5S).
SACCONI (NCD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SACCONI (NCD). Signora Presidente, convengo ovviamente con i colleghi Zanda, Matteoli e Della Vedova circa la solidarietà che dobbiamo esprimere al senatore Stefano Esposito e l'invito che dobbiamo rivolgergli a continuare la sua battaglia politica nonostante le intimidazioni che ha subito.
Ho avuto modo anch'io, nella mia non breve esperienza politica, di conoscere qualcosa di più che un'intimidazione vicino a me. La nostra vicenda nazionale è, infatti, spesso stata segnata da ricorrenti fenomeni di violenza politica che si sono spesso trasformati anche in terrorismo e negli atti più efferati che questo ha saputo produrre.
C'è un'anomalia italiana evidente: nessun Paese occidentale ha conosciuto un così lungo periodo di violenza politica ricorrente secondo una sequenza che spesso, senza soluzione di continuità, ha condotto dalla violenza verbale fino agli atti più cruenti, senza che ovviamente si debba stabilire un nesso diretto fra il primo e l'ultimo anello di questa catena. L'Italia, però, a differenza di altri Paesi, appare particolarmente esposta a ciò. Questo deve richiamare il ruolo delle istituzioni, come è stato detto, la loro intelligenza, la loro capacità di prevenire e reprimere, ma anche un ruolo della politica che deve saper distinguere il legittimo e pacifico dissenso in ordine a qualunque tema della nostra dimensione pubblica dagli atti verso i quali non è consentita alcuna tolleranza o alcun compiacimento.
Noi dobbiamo isolare quei comportamenti. Penso che un modo per sconfiggerli sia quello di realizzare quell'opera, di dimostrare che la democrazia è governante e sa tradurre le proprie volontà in atto. Occorre anche che coloro che non condividono quell'opera isolino fino in fondo ogni comportamento violento, anche quello che inizialmente può essere nel segno solo della violenza verbale, ma che prelude a una deriva molto più pericolosa.
L'iniziativa del senatore Zanda è stata opportuna non solo per la solidarietà che dobbiamo al senatore Esposito, ma per la comune presa di coscienza di quanto dobbiamo impegnarci a che quest'opera simbolica proceda e a che le azioni violente che intorno ad essa si sono sviluppate vengano, come deve essere, contrastate fino in fondo e a che ogni comportamento violento, anche solamente verbale, venga isolato politicamente. (Applausi dal Gruppo NCD).
CROSIO (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROSIO (LN-Aut). Signora Presidente, a nome della Lega Nord non posso che esprimere la solidarietà al collega Stefano Esposito, del quale abbiamo potuto apprezzare la determinazione e la capacità sul tema già nella precedente legislatura alla Camera.
Noi crediamo che ieri si sia veramente superato il limite, perché in piena democrazia, in Aula e in tutte le occasioni, va bene far valere le proprie idee contrarie in maniera decisa e ferma, ma qui abbiamo veramente passato il segno. Questa cosa è intollerabile. Voglio ricordare che stiamo parlando di un'opera che si è deciso di realizzare non perché qualcuno si è svegliato la mattina e non sapeva cosa fare. Quest'opera, in piena democrazia e nel rispetto di tutte le regole e delle leggi, sta procedendo e seguendo il suo iter sia a livello progettuale che a livello operativo. È inammissibile che succeda questo.
Ho ascoltato con attenzione le parole anche del collega Scibona. Mi permetto di sottolineare una questione. Io non credo che siano considerazioni affrettate dire che delle bombe molotov non c'entrano niente con il nostro Paese e con quest'opera. Noi da questo punto di vista invitiamo a una riflessione. Abbiamo una responsabilità politica forte; dobbiamo esercitarla nel pieno delle nostre convinzioni, ma arrivare a questi punti è intollerabile.
Del collega Stefano Esposito - lo dicevo all'inizio dell'intervento - abbiamo potuto apprezzare le competenze e la determinazione a volere quest'opera in piena democrazia. Qualcuno è fuori dalla democrazia. Invitiamo, pertanto, il Governo a intervenire immediatamente e i colleghi che dissentono su quest'opera a chiamarsi fuori e a non mettersi a fianco di persone che non c'entrano niente con la democrazia, con questo Paese e le sue istituzioni. Questo è fondamentale. Esprimiamo pertanto piena solidarietà e un invito al Governo a intervenire in maniera ferma e decisa. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
OLIVERO (PI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
OLIVERO (PI). Signor Presidente, colleghi, anche da parte del Gruppo dei popolari per l'Italia c'è l'affermazione di solidarietà nei confronti del collega Stefano Esposito ed anche la sottolineatura della necessità, non formale, oggi e nelle settimane a venire, di esprimere insieme una coesione senza se e senza ma rispetto al tema che oggi affrontiamo. Mi riferisco alla necessità di consentire a tutti di esprimere liberamente le proprie opinioni e di poter fare le proprie battaglie politiche all'interno dell'Aula e all'interno del Paese, senza dover mai avere paura per sé stessi, per i propri figli e per i propri cari.
Credo che Torino e il Piemonte non vogliano piombare nuovamente nei tempi bui che abbiamo conosciuto tra gli anni Settanta ed Ottanta, e credo che per questo sia necessario che la politica e anche la società civile - insieme - siano compatte, come lo sono state allora, nel respingere le intimidazioni e la violenza.
Credo che in questo momento tocchi a noi tutti avere un di più di responsabilità. Nel chiedere - devo dire che lo facciamo anche con grande rispetto e grande preoccupazione - al nostro collega Stefano Esposito di continuare il suo lavoro, dobbiamo concretamente assicurargli la nostra attenzione, la nostra vicinanza e la nostra attestazione di volontà di proseguire al suo fianco nel dare la possibilità di libertà di espressione in tutte le circostanze a coloro che si battono per le proprie idee e che liberamente agiscono per affermarle all'interno della società. (Applausi dal Gruppo PI e del senatore Della Vedova. Brusìo).
PRESIDENTE. Visto il brusìo, prego i colleghi che non intendono ascoltare di uscire dall'Aula, per rispetto a chi deve parlare (anche se sarebbe meglio stare dentro ed ascoltare).
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghi, a nome del Gruppo Per le Autonomie dei socialisti, esprimo piena solidarietà al collega senatore Stefano Esposito e so anche, conoscendo la sua passione e la sua determinazione politica, che non cederà alle intimidazioni. Il senatore Esposito deve sapere che siamo al suo fianco, solidali a lui politicamente e personalmente.
Purtroppo il nostro Paese non ha percorso compiutamente il suo approdo democratico: troppi atti, piccoli e grandi, di violenza verbale e materiale permangono, come permangono intimidazioni nelle piazze, anche sulla piazza virtuale che è la rete. Abbiamo vissuto stagioni pesanti e vorremmo non tornare in quei frangenti. Troppo spesso accade che nella violenza verbale e nell'istigazione si nascondono comportamenti che hanno ulteriori finalità: impedire l'esercizio di una funzione fondamentale per un Paese democratico.
Un esercizio dell'attività politica in questi termini è inaccettabile. Ci aspettiamo - quindi - una presa di distanza netta ed esplicita da parte dei movimenti No TAV perché il loro silenzio o il loro balbettio rappresentano un punto di pericolosa connivenza, a prescindere dal comportamento concreto. Da questo punto di vista, le stagioni passate ci hanno insegnato una cosa: che o si parla chiaro subito (e purtroppo siamo in ritardo), o altrimenti le conseguenze possono essere pesanti. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e dei senatori Malan e Verducci).
CERVELLINI (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CERVELLINI (Misto-SEL). Signora Presidente, vorrei esprimere la più ferma condanna per i fatti gravissimi recentemente accaduti, che sono stati anche preceduti da altri eventi, nonché la più totale solidarietà al senatore Stefano Esposito. Credo di dire cose che possano servire a dare un forte segnale a quanti, soggetti individuali o in associazione, pensano, nel loro delirio di violenza, di poter determinare attraverso le loro azioni criminali una modificazione delle relazioni, degli atti, delle iniziative che coinvolgono non solo forze politiche, ma tante donne e uomini, cittadini che, sulle vicende che barbaramente e violentemente tentano di forzare, possono "fare politica". Infatti, queste forze, questi soggetti, hanno sempre un duplice obiettivo: quello di colpire personalmente degli esponenti e quello di determinare nel nostro Paese un abbassamento del livello della democrazia, un clima di persecuzione e di criminalizzazione dei temi del confronto sulle questioni di cui invece si nutre la democrazia.
Avvertiamo quindi una responsabilità doppia, noi che nei giorni scorsi nella Commissione di merito, insieme al senatore Stefano Esposito, abbiamo ribadito tutta la nostra criticità sulla TAV; una criticità che però pensiamo di far valere per arrivare a un risultato che per noi deve essere opposto alle determinazioni cui sta giungendo il nostro Stato. Auspichiamo cioè la messa in campo della democrazia e delle ragioni che riteniamo buone, che tante donne e uomini portano, non solo nei territori direttamente coinvolti, ma anche sul piano generale.
Sappiamo invece che queste forze hanno sempre determinato il risultato opposto, quindi non vanno solo genericamente condannate. Dobbiamo anche porre in essere atti che ci mettano in condizione di tutelare l'assoluta sicurezza di quanti sono sul campo del confronto, a cominciare da Stefano Esposito, e di determinare un dibattito democratico su questi temi assicurandoci che non venga violentato. Ricordiamo infatti altre stagioni dove l'abbassamento del livello della democrazia ha determinato un colpo formidabile alle conquiste democratiche e anche ai temi di merito, alle questioni che venivano affrontate e che a quel punto sono entrate in un cono d'ombra. Noi, come forza d'opposizione, nel merito delle nostre criticità e del nostro dissenso, ci impegniamo a non permetterlo assolutamente, come abbiamo fatto da subito esprimendo una posizione di solidarietà e rivolgendo un grande abbraccio a Stefano Esposito. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).
FERRI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, desidero anch'io esprimere, a nome del Governo, solidarietà al senatore Stefano Esposito. Chi è intervenuto meglio di me ha saputo delineare ed indicare non solo il nostro disagio, ma anche l'importanza di questo gesto di solidarietà in un momento difficile.
Nell'esprimere una forte solidarietà al senatore Esposito desidero sottolineare che oggi, in un momento in cui la politica è in difficoltà, occorre rivendicare il suo ruolo affinché i cittadini capiscano quanto è complesso l'impegno di chi è in politica e si batte sul territorio, che può pensarla in un modo o in un altro. Infatti, quando si parla di politica e si decide se realizzare un'opera o un programma è giusto che ci sia un confronto, un dialogo tra istituzioni, con le associazioni e con i cittadini; ma occorre anche rivendicare il ruolo della politica, evidenziandone ai cittadini non solo l'importanza, ma anche la delicatezza. Questo vuol dire impegnarsi, avere responsabilità e confrontarsi ed il senatore Esposito l'ha fatto in maniera seria e corretta, portando avanti le proprie opinioni.
È giusto confrontarsi, ma allo stesso modo occorre garantire sicurezza e l'adozione di decisioni, perché politica vuol dire anche decidere, agire ed andare avanti nel rispetto di tutti.
Il mio vuole essere davvero un invito al senatore Esposito ad andare avanti con grande professionalità e serietà come ha fatto fino a questo momento. Il Governo è vicino a lui ed alla sua famiglia, consapevole di un disagio che è forte e che preoccupa, perché quando viene a mancare la sicurezza e si trasmette la paura non si lancia un messaggio positivo, a maggior ragione quando si tratta di chi è impegnato. (Applausi del senatore Albertini).
PRESIDENTE. Anche la Presidenza del Senato, nel condannare in modo netto e preciso la violenza, oltre ad esprimere solidarietà al senatore Esposito rivolge un invito esplicito al senatore a non abbandonare la sua responsabilità politica.
Nello stesso tempo, impegna tutte le istituzioni dello Stato preposte a consentire il libero esercizio in sicurezza e democratico dell'attività del senatore Esposito.
Discussione dei disegni di legge:
(925) Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Ferranti ed altri, Costa)
(110) PALMA e CALIENDO. - Delega al Governo per la riforma del sistema sanzionatorio
(111) PALMA e CALIENDO. - Disposizioni in materia di effettività della pena
(113) PALMA e CALIENDO. - Disposizioni in materia di sospensione del processo nei confronti di imputati irreperibili
(666) CASSON ed altri. - Modifiche al codice di procedura penale in tema di notifiche, contumacia, irreperibilità, prescrizione del reato, nonché disposizioni in materia di razionalizzazione e accelerazione dei tempi del processo penale
(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 12)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 925, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Ferranti ed altri, Costa, 110, 111, 113 e 666.
La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.
CASSON, relatore. Signora Presidente, spero che la voce mi consenta di integrare la relazione scritta. Molto brevemente desidero segnalare ai colleghi che il disegno di legge che cominciamo ad esaminare costituisce certamente una prima importante pietra che viene inserita nel sistema - si potrebbe quindi definire sistematica - per cercare di superare i problemi e le tensioni determinati, da una parte, da un sistema processuale che funziona male e, dall'altra, da una vergognosa situazione carceraria.
Il tema è sentito ampiamente da tutte le forze politiche presenti in Parlamento, tant'è vero che all'esame della Commissione giustizia del Senato si trovavano diversi disegni di legge che hanno contribuito ad integrare il lavoro svolto in prima lettura dalla Camera dei deputati. Infatti il testo del disegno di legge che esaminiamo è proprio quello arrivato dalla Camera dei deputati così come poi integrato dai testi e dagli emendamenti, in particolare dai testi dei disegni di legge nn. 110, 111, 113 e 666 dei colleghi senatori di varie forze politiche.
La struttura del disegno di legge che esaminiamo è composta nella seguente maniera: innanzitutto, c'è la prima parte che fa riferimento alle pene detentive non carcerarie, così come il provvedimento ci è arrivato dalla Camera dei deputati, con una delega al Governo da espletare entro 18 mesi. Questa prima parte è stata integrata e in parte modificata dal lavoro della Commissione giustizia del Senato, tanto che si parla per questa parte di una riforma del sistema delle pene, con un salto, per così dire, di qualità culturale e civile, perché, per quanto riguarda le pene principali previste dal nostro ordinamento sotto il profilo penale, si dice ora in maniera esplicita che sono: ergastolo, reclusione, reclusione domiciliare, arresto domiciliare, multa e ammenda, con caratterizzazioni diversificate che vedremo durante l'esame.
Inoltre, per i reati per i quali è prevista la pena dell'arresto o della reclusione non superiore nel massimo a tre anni, si delega il Governo a prevedere che la pena sia comunque quella della reclusione domiciliare o dell'arresto domiciliare, mentre per i delitti per i quali è prevista la reclusione tra i tre e i cinque anni si delega il Governo a prevedere che il giudice, tenuto conto dei criteri già indicati nel codice penale (articolo 133) possa applicare la reclusione domiciliare.
La seconda parte di questo disegno di legge fa riferimento, all'articolo 2 in particolare, ad una riforma del sistema delle pene. Nello specifico, sono stati recuperati disegni di legge che si trovavano tra gli atti della Commissione giustizia del Senato e che riguardavano la depenalizzazione.
Queste materie, così come esaminate ed emendate in Commissione, integrano oggi la prospettazione di cui all'articolo 2. In particolare, seppur in sintesi, ricordo come tale riforma della disciplina sanzionatoria sia ispirata ai principi e ai criteri innanzi tutto di trasformare in illeciti amministrativi in primo luogo tutti i reati per i quali è prevista la sola pena della multa o dell'ammenda, ad eccezione di alcune specifiche materie, tra cui, ad esempio, quella ambientale, quella edilizia, quella della salute nei luoghi di lavoro e altre materie che sono indicate.
In secondo luogo, si prevede di trasformare in illeciti amministrativi una serie di reati previsti dal codice penale che non destano allarme sociale.
In terzo luogo, si prevede di trasformare in illeciti amministrativi le contravvenzioni punite con la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda, secondo certe indicazioni di leggi speciali che sono ricordate nel testo al nostro esame. In quarto luogo, si stabilisce che per i reati che vengono trasformati in illeciti amministrativi vengano previste sanzioni adeguate e proporzionate alla gravità della violazione, alla reiterazione, all'opera svolta dall'agente per l'eliminazione o attenuazione delle sue conseguenze.
Per quanto riguarda gli altri istituti giuridici processual-penalistici che sono stati esaminati dalla Commissione giustizia della Camera, poi dall'Assemblea della Camera e quindi dalla Commissione giustizia del Senato, si tratta sostanzialmente dell'istituto della messa alla prova e dell'istituto della irreperibilità, che viene fondamentalmente trasformato.
Quello della messa alla prova è un istituto che esiste già da anni, anche all'interno del nostro sistema processuale penale, per quanto concerne i minori, ed è un istituto che in Italia, per questa parte limitata, ha dato un'ottima prova di sé. Allo stesso modo, questo istituto ha dato un'ottima prova di sé per le persone maggiorenni all'estero, particolarmente nei sistemi di diritto anglosassone, che utilizzano gli istituti della probation da molti decenni. In particolare, in quegli ordinamenti si parla di una probation di polizia o giudiziale o giudiziale nella fase del giudizio, o di una probation penitenziaria, che è l'unica forma di messa alla prova che già esiste in Italia, e che è prevista soprattutto per quanto riguarda la legge penitenziaria.
Ora, anche i numeri, che sono stati dati, per quanto riguarda i minori sono certamente positivi. In particolare, si segnala come sorprendenti risultino essere le statistiche relative all'esito della messa alla prova la quale, avendo superato l'80 per cento dei casi positivi, spinge ad avanzare la proposta al Parlamento di prevedere una estensione dell'istituto anche al caso di maggiorenni, seppure con determinate delimitazioni riguardanti sia l'ammissione all'istituto che il controllo su come viene esercitata la prova e l'esito. Se alla fine l'esito dovesse essere positivo, si arriva all'estinzione del reato. Ovviamente, nel caso di esito negativo, è prevista anche la revoca, in particolare per certe situazioni particolarmente gravi.
L'altro istituto che desidero sinteticamente ricordare è quello relativo alla irreperibilità degli imputati. Noi assistiamo sia nella fase davanti al giudice dell'udienza preliminare che in quella dibattimentale ad una dispersione enorme di mezzi, risorse, personale, di magistratura e polizia giudiziaria, che sembra quasi stiano facendo il nulla. Infatti, di fronte all'assenza totale della persona imputata, la macchina giudiziaria continua a macinare praticamente il vuoto, e quindi a non produrre nulla, ma con enorme dispersione di mezzi e risorse.
Ora si vuole prevedere, in particolare sin dalla fase conclusiva delle indagini preliminari, la declatoria di una irreperibilità, nel senso di arrivare ad una sospensione di tale fase davanti al giudice, in modo tale che si possa procedere soltanto per gli imputati presenti o che comunque decidono di essere assenti dal dibattimento. Ovviamente esistono forme e mezzi di controllo che sono indicati dettagliatamente nel testo che viene sottoposto all'esame di quest'Aula.
Ci sono poi altre norme riguardanti la polizia penitenziaria e un regime transitorio, come la materia dibattimentale, ma gli istituti principali sono quelli che ho ricordato.
Per le questioni più specifiche la relazione scritta è certamente più dettagliata.
Concludo questo esame ricordando che sono stati presentati numerosi emendamenti anche in questa fase dibattimentale. Peraltro, ci tengo a ricordare come in sede di Commissione giustizia questo testo sottoposto all'Aula del Senato abbia avuto un amplissimo consenso, con la collaborazione e la partecipazione di tutti i Gruppi politici presenti in Commissione: ciò al fine di dare il segno concreto di come a tutti quanti i senatori e i Gruppi presenti in Senato stia a cuore la soluzione dei problemi processuali penali, affinché il sistema penale che funziona così male possa funzionare. Ma è soprattutto ora di cominciare concretamente ad intervenire sulla - ripeto - ancora vergognosa situazione carceraria. Più che pensare alla situazione a monte è ora di pensare alla situazione a valle: cioè più che pensare alla fase finale di chi è stato già condannato è opportuno cominciare, sistematicamente, a limitare gli accessi al carcere soltanto ai casi di pericolosità sociale e a quelli che impongono tale misura. Per gli altri casi esistono sistemi alternativi, alcuni già inseriti nel nostro ordinamento processuale e altri che proveremo ad inserire.
Questa potrà essere una pietra miliare importante se l'Aula del Senato concorderà con il lavoro già svolto, con ampio consenso, all'interno della Commissione giustizia. (Applausi dal Gruppo PDe del senatore Buemi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Falanga. Ne ha facoltà.
FALANGA (FI-PdL XVII). Signora Presidente, onorevoli colleghi senatori, cittadini, il disegno di legge che oggi siamo chiamati a valutare si articola - come ben sintetizzato nella relazione - in quattro distinti ambiti di intervento normativo.
Il primo ambito risponde all'esigenza, avvertita da tempo e segnalata da tutti gli operatori del diritto, senza distinzioni di ruolo e fronti (magistrati, avvocati, operatori penitenziari), di ampliare la gamma delle sanzioni rompendo il sostanziale monopolio ancora presente nella struttura del codice penale - rimasta in questa parte ancora quella del 1931 - della sanzione personale detentiva inframuraria.
È ben vero, come sappiamo, che a partire dal 1975 con la legge di riforma dell'ordinamento penitenziario nonché, in misura ancora maggiore, con la cosiddetta legge Gozzini del 1986 è stata riconosciuta la facoltà in sede di esecuzione della pena di prevedere misure alternative alla detenzione. Tuttavia, prevedere che queste forme diverse possano essere applicate sin dall'inizio dal giudice della cognizione consente di raggiungere oggettivi miglioramenti del sistema attuale, sotto diversi profili.
In primo luogo, il giudice della cognizione, avendo assistito alla formazione della prova nel contraddittorio delle parti, è certamente più vicino al fatto e più in grado di valutarne l'effettivo disvalore ed il modo in cui esso è sintomatico della pericolosità sociale del condannato.
In secondo luogo, l'applicazione diretta da parte del giudice della condanna di sanzioni alternative alla detenzione finisce per rendere più celere l'esecuzione stessa della pena, con vantaggio per il fondamentale principio di certezza della pena, atteso che nel sistema attuale l'esecuzione resta, nella gran parte dei casi, sospesa fino alla decisione del tribunale di sorveglianza, che può arrivare, come spesso accade, anche a distanza di anni dal passaggio in giudicato della sentenza.
In terzo luogo, infine, sarebbe così possibile evitare l'ingresso nel circuito carcerario di soggetti rispetto ai quali è già ragionevole ritenere che sarebbero nelle condizioni di essere ammessi alla detenzione domiciliare concessa quale misura alternativa alla detenzione ex post dal tribunale di sorveglianza.
D'altra parte, l'anticipazione del momento della individualizzazione della pena, o di aspetti della stessa, dalla fase esecutiva a quella della cognizione ha costituito un elemento ricorrente nei vari progetti di riforma del codice di procedura penale che, messi in cantiere dalle varie commissioni ministeriali succedutesi nel tempo (ricordo, in proposito, Grosso, D'Alia, Pisapia e tante altre), hanno prodotto schemi articolati di disegni di legge delega che, per motivi politici, non hanno mai trovato un concreto sbocco parlamentare, ma che tutte convenivano sulla urgente e pressante necessità di differenziare la gamma delle possibili sanzioni penali.
Un secondo ambito di intervento, anch'esso da me positivamente valutato, è costituito dalle disposizioni che inseriscono nella struttura del procedimento penale sin dalle indagini preliminari l'istituto della messa alla prova. Si tratta di un istituto, colleghi, di origine anglosassone, ma che già ha avuto un periodo di sperimentazione - come ha ricordato, opportunamente, il senatore Casson nella sua relazione - nel nostro sistema giuridico nel processo minorile.
Com'è noto, si tratta di un meccanismo in virtù del quale l'indagato o l'imputato possono chiedere al giudice la sospensione del processo penale a suo carico, alla condizione di porre in essere condotte volte all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, nonché, ove possibile, di garantire il risarcimento del danno dallo stesso cagionato.
Naturalmente, soprattutto rispetto a questo istituto, assume valore determinante la serietà e l'effettività con cui gli uffici dell'esecuzione penale esterna valuteranno e sorveglieranno l'andamento del periodo di messa alla prova. In questa prospettiva, quindi, l'unica disposizione - a mio avviso - non del tutto adeguata agli obiettivi e alle finalità della legge è forse proprio quella della cosiddetta invarianza finanziaria, contenuta nell'articolo 15 del disegno di legge. Colleghi, mentirsi su questo punto sarebbe grave. Il successo di questi percorsi di civiltà dipende anche dalle risorse che su di essi, magari anche con successivo e separato provvedimento, saranno impegnate sugli stessi procedimenti. In caso contrario, se gestite in modo sciatto e superficiale, essi finiranno per arrestarsi in presenza dei primi inevitabili casi, magari eclatanti, di violazione o palese inconsistenza delle messe in prova, che non possono assolutamente risolversi in duplicati o "triplicati" della sospensione condizionale della pena.
Altro aspetto incisivo del disegno di legge è costituito da una sostanziosa iniziativa di depenalizzazione che preveda la trasformazione in illecito amministrativo, fatte salve ovviamente alcune eccezioni, di tutti i reati per i quali è prevista la sola pena dell'ammenda e per alcuni delitti di scarsissimo allarme sociale.
Il mio giudizio su tale proposta è ampiamente favorevole, ma anche in questo caso occorre poi che si mantenga, nel prosieguo dell'attività legislativa, un atteggiamento di coerenza e di continenza, continuando cioè a stimare il ricorso alla sanzione penale come extrema ratio, evitando di introdurre, come invece sistematicamente accade anche in ambiti nei quali non sarebbe strettamente necessario, nuove fattispecie di reato delle quali francamente non si avvertiva la necessità.
Penso - e sono solo esempi - all'articolo 2 del decreto legislativo n. 47 del 2010, che ha punito come reato la produzione di oggetti realizzati con pelli di gatto o alle norme del decreto legislativo del 9 gennaio 2012, n. 4, che puniscono come reato il trasporto e il trasbordo di specie ittiche di taglia inferiore a quella minima.
PRESIDENTE. Senatore, la prego di concludere il suo intervento.
FALANGA (FI-PdL XVII). Sì, signora Presidente.
Insomma, una legge non è meno importante o seria se anche non è accompagnata dalla previsione di sanzioni penali per la sua inosservanza, laddove sarebbe possibile predisporre un sistema sanzionatorio amministrativo altrettanto incisivo.
C'è infine una parte - e qui, signor Presidente, mi consenta un minuto soltanto - più squisitamente processuale, che si riferisce alla riforma della disciplina per lo svolgimento del processo in caso di assenza o irreperibilità dell'imputato, il processo cosiddetto in contumacia che, così come regolato in Italia, aveva formato oggetto di diverse censure da parte della Corte di giustizia europea - sono famosi i casi Somogyi e Sejdovic - che non risultavano pienamente superate anche dopo le successive interpolazioni normative, volte ad una risistemazione della disciplina della contumacia, realizzate con la legge n. 479 del 1999 o con la legge n. 60 del 2005.
Si è privilegiato l'obiettivo di assicurare l'effettiva conoscenza del processo in corso…
PRESIDENTE. Il minuto è passato. La prego di concludere.
FALANGA (FI-PdL XVII). …che di fatto verrà sospeso sino a quando, a seguito di ricerche periodiche, non sarà in qualche modo chiarito il tema della reperibilità dell'imputato.
Ciò detto, in conclusione, il mio personale giudizio su questo disegno di legge è ampiamente favorevole. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà.
GINETTI (PD). Signora Presidente, colleghi, l'atto che ci apprestiamo a votare rappresenta un passo avanti verso un sistema giustizia fondato sì sulla certezza ed effettività della pena, ma soprattutto sull'evoluzione del concetto di pena in funzione riparativa: riparativa nei confronti della vittima, ma anche della società, prevedendosi la sospensione del processo con messa alla prova e la pena del lavoro di pubblica utilità non retribuito.
Tale istituto consente di superare pertanto l'idea della pena meramente afflittiva e privativa della libertà affinché essa diventi effettivamente rieducativa e volta al reinserimento sociale, come prescritto dal troppo spesso violato articolo 27 della Costituzione.
La delega contenuta nel disegno di legge, prevedendo come pena principale la detenzione presso il domicilio per taluni delitti, consente sia di graduare il sistema delle pene, sia di evitare il fenomeno delle porte girevoli per gli ingressi di breve durata in carcere, ma soprattutto riconsegna alla detenzione in carcere la funzione di extrema ratio per i reati più gravi e di maggiore pericolosità sociale.
La modifica del codice penale, la depenalizzazione dei reati minori, le modifiche al codice di procedura penale richiedono tuttavia un coordinamento con l'ordinamento penitenziario, la legge n. 354 del 1975, e anche con le misure alternative alla detenzione, cioè le sanzioni sostitutive alle pene detentive brevi di cui alla legge n. 689 del 1981.
Si tratta dunque di misure che affrontano il problema del sovraffollamento che condanna il nostro sistema a forme di detenzione assimilabili alla tortura per violazione dei diritti minimi di tutela della dignità dell'uomo, come statuito dalla Corte europea di Strasburgo nella ormai nota sentenza Torreggiani e come denunciato da operatori del settore, associazioni, garanti e chiunque abbia avuto modo di verificare lo stato di detenzione nei nostri 206 istituti penitenziari. L'insostenibilità della situazione è stata denunciata anche dallo stesso Presidente della Repubblica nel suo messaggio alle Camere dello scorso ottobre, richiamandosi quindi alla responsabilità istituzionale e politica.
L'effetto deflattivo è ottenuto dal disegno di legge delega soprattutto con l'istituto della sospensione del processo con messa alla prova: l'esito positivo della prova, infatti, estingue il reato ma non l'applicazione delle sanzioni amministrative accessorie e garantisce la certezza della pena comunque, prevedendo la sospensione dei termini di prescrizione.
Riteniamo che il problema carcere, del sovraffollamento e della mancanza di adeguate attività trattamentali debba essere affrontato, pertanto, con provvedimenti di riforma strutturale, di sistema, organici e coordinati, e che, al contrario, non possa essere liquidato come fenomeno di emergenza e trattato con decreti d'urgenza governativi, né con meri atti di clemenza, indulto e amnistia, che pure non possono essere esclusi se inseriti in un quadro di programmazione complessiva.
In quest'ottica è necessario intervenire sulla stessa custodia cautelare in carcere, di cui non si occupa questo atto, anche a tutela del principio fondamentale di presunzione di innocenza qualora ne venisse fatto un ricorso eccessivo, come i dati ufficiali sembrano testimoniare.
Il 40 per cento degli oltre 64.000 ristretti in carcere non è condannato in via definitiva e in media il 17 per cento verrà rimesso in libertà e risarcito per aver subito un'ingiusta detenzione. È quindi opportuno rifarsi al principio del favor libertatis, contemplando un'applicazione più restrittiva delle esigenze cautelari, così come proposto dallo stesso disegno di legge n. 631 passato di recente all'esame della Camera dei deputati.
Perché il carcere favorisce la recidiva, perché di carcere si continua a morire, per malattia, per depressione, per suicidio: cinque morti e due suicidi sono i casi che si sono già registrati in queste prime settimane del 2014, suicidi di detenuti, ma anche - è bene ricordarlo - di poliziotti penitenziari.
Se il Governo, con il decreto n. 146, sceglie di adottare misure urgenti e straordinarie per la riduzione controllata della popolazione carceraria, mi sembra di dover richiamare l'attenzione su un rischio, ovvero che la liberazione anticipata speciale favorisca l'uscita indiscriminata di ogni tipologia di condannato: al contrario oggi il 38 per cento dei detenuti è in carcere per violazione del testo unico n. 309 del 1990 in materia di stupefacenti, e pertanto diventa necessario rivedere le pene per condotte illecite ma di lieve entità e favorire la riabilitazione e la cura dei tossicodipendenti.
Infine, e non di minor rilievo, è necessario semplificare le procedure, amministrative e della magistratura di sorveglianza, per l'accesso ai benefici perché il miglioramento delle condizioni di detenzione potrebbe infatti essere sensibilmente ottenuto nell'immediato, senza attendere interventi legislativi, rivedendo anche le modalità operative di gestione della detenzione: dalla sorveglianza dinamica alla socialità estesa; non solo dunque spazi, metri quadrati, seppur vitali al detenuto.
In questo complessivo dibattito parlamentare di revisione del sistema sanzionatorio e penitenziario italiano, cari colleghi, manca tuttavia un capitolo, quello delle risorse professionali impegnate in prima linea a garantire la sicurezza nelle carceri e nel recupero sociale e (qui mi rivolgo in particolare al Governo), appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, sotto organico e discriminati rispetto agli ordinamenti delle altre forze di polizia. Lo stesso Piano carceri del 2010, che a regime dovrebbe garantire circa 12.000 nuovi posti, di fatto non potrà decollare se le unità di polizia penitenziaria non verranno conseguentemente implementate.
Vi sono poi gli educatori e gli psicologi, ancor più penalizzati dalle misure di riduzione del pubblico impiego, chiamati a tempo determinato a svolgere funzioni essenziali per l'osservazione e il trattamento, per la valutazione circa l'ammissibilità ai benefici penitenziari, per la stessa messa alla prova e la valutazione del rischio suicidio, perché - lo abbiamo detto - in carcere si continua a morire.
Invitiamo pertanto il Governo ad aprire tale dossier, tagliare risorse dall'apparato centrale per creare le condizioni concrete di sicurezza e rieducazione in periferia, negli istituti penitenziari, in un sistema dell'esecuzione penale che in Italia è ancora troppo lontano da accettabili parametri di civiltà. (Applausi dal Gruppo PD).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Invito i colleghi a rivolgere un saluto alle studentesse e agli studenti dell'Istituto comprensivo «Generale Ferrante Gonzaga» di Eboli, in provincia di Salerno. (Applausi).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 925, 110, 111, 113e 666 (ore 12,30)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stefani. Ne ha facoltà.
STEFANI (LN-Aut). Signora Presidente, colleghi, siamo qui ad esaminare l'ennesimo provvedimento con il quale Governo e maggioranza, in questa legislatura, mostrano di voler insistere verso obiettivi che la Lega Nord non può assolutamente condividere. Facendo seguito a quanto riferiva poc'anzi la collega, il provvedimento in esame non può assicurare il principio di certezza della pena, ma non tanto in sé, quanto in collegamento a quello che stiamo facendo - anzi, che state facendo - in queste Aule.
Abbiamo esaminato un primo decreto-legge svuotacarceri, ora stiamo affrontando questo, e già alla Camera è in esame un altro provvedimento in materia. In ognuno di essi sono previsti benefici, ipotesi di scarcerazione, di liberazione anticipata: tutti interventi che per chi li legge ed è chiamato ad applicarli (uffici giudiziari e avvocati) sembrano man mano attenuare sempre di più il rigore della pena. Mi metto nei panni di un qualunque criminale; costui dirà senz'altro che l'Italia è un Paese fantastico perché prima o poi qualche escamotage, qualche possibilità di essere liberato o di ottenere benefici li troverà. Per questo affermiamo che qui non si assicura la certezza della pena, perché non si riesce più a capire qual è la pena per ciascun reato.
Analizziamo ora i contenuti essenziali del provvedimento che abbiamo attualmente in esame. Intanto stiamo parlando proprio di un rinnovamento del nostro sistema delle pene, prevedendo che vi sia la reclusione domiciliare per tutti i reati puniti con la pena della reclusione fino a tre anni, e che anche per reati puniti con la reclusione dai tre ai cinque anni vi sia la possibilità di applicare tale istituto. Stiamo dicendo quindi che, per quanto concerne il famoso reato di stalking, che tanto hanno fatto queste Aule per poterlo introdurre nell'ordinamento, alla fine, lo stalker potrà essere messo gli arresti domiciliari. Possiamo pensare anche a reati come il furto; forse non stiamo parlando di sequestri di persona, di atti di terrorismo, però anche questi sono reati, e i reati devono essere puniti. Gli arresti domiciliari, a nostro avviso, non sono una fattispecie punitiva, ma solo un'attenuazione di quella che dovrebbe essere una punizione.
Pensiamo che addirittura è prevista anche - non lo aveva ricordato il relatore - l'esclusione della punibilità di condotte sanzionate con la pena pecuniaria o con pene detentive a massimo cinque anni nel caso di particolare tenuità dell'offesa e di non abitualità del comportamento. Riteniamo che un reato sia un reato: vi può essere un'attenuazione della pena (e infatti per questo esistono le circostanze attenuanti), ma non può essere esclusa la punibilità solo perché in fondo non è stato un reato così importante.
Inoltre notiamo che nel provvedimento sono state inserite in Commissione delle fattispecie di depenalizzazione, e anche in questo caso non possiamo non manifestare la nostra estrema contrarietà. Stiamo parlando effettivamente di depenalizzare alcune fattispecie che probabilmente non creavano grande allarme sociale, ma ricordiamo che in tale contesto è prevista la trasformazione in illecito amministrativo di reati quali (possiamo anche dirlo) atti osceni in luogo pubblico, pubblicazioni oscene; taccio sugli altri, ma anche solo a rammentare questi due, è forse perché la moralità si attenua, è forse perché il nostro giudizio morale si attenua che certi comportamenti non possono essere considerati reato?
Per alcune altre fattispecie - in Commissione ci sono vari disegni di legge in tal senso - si sta cercando continuamente di aggravare le pene e di sanzionare, perché vi sono delle condotte molto gravi, e poi invece, per il problema del sovraffollamento delle carceri, arriviamo a prevedere depenalizzazioni, scarcerazioni e arresti domiciliari. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Arriviamo addirittura a prevedere l'abrogazione di ipotesi di reato.
Possiamo anche capire che ormai le aule di giustizia sono piene di procedimenti per questioni che vengono ritenute bagatellari, ma se prevediamo, come in questo caso, l'abrogazione di reati anche di falso in scritture private, non stiamo forse dicendo che sono dei comportamenti leciti? Se anche eventualmente prevedessimo delle sanzioni civili (come vengono previste qui, anche non si capisce quali sanzioni civili ci possano essere), il reato di falso è un reato di falso e deve essere punito, perché alla fine i comportamenti che non vengono censurati, secondo ovviamente la mentalità di chi li applica, possono essere considerati consentiti.
È prevista l'abrogazione dell'ingiuria: allora sarà permesso ingiuriare? Solo perché pago qualcosa, posso ingiuriare? L'ingiuria deve essere eliminata dal nostro eloquio e considerata reato e deve assolutamente restare reato. Lo stesso vale per quanto riguarda la sottrazione di cose comuni, l'usurpazione, l'appropriazione di cose smarrite, per arrivare ad un caso eclatante in Commissione. È stato infatti votato un emendamento, proposto dal Movimento 5 Stelle, volto ad abrogare l'articolo 10 del Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione. La Lega Nord da anni sottolinea le problematiche connesse all'immigrazione. Non vogliamo fare populismo né vogliamo cercare di creare allarmismi: stiamo solo dicendo che l'immigrazione è un tema delicato che va affrontato in modo delicato e non semplicemente abrogando un'ipotesi che, a nostro avviso, andava proprio a salvaguardia della nostra Italia.
Arriviamo poi a parlare dell'istituto della messa alla prova e del processo agli irreperibili. Per quanto riguarda l'istituto della messa alla prova, pur comprendendo che sia fondamentale per un carcerato seguire un percorso di rieducazione che lo inserisca nella società e non lo estranei da essa, non possiamo però pensare che queste misure possano sempre essere considerate come alternative ed estintive proprio del processo e della pena.
Noi della Lega Nord vogliamo semplicemente dire che in un Paese come il nostro, dove si parla di problemi come quello del sovraffollamento carcerario, non è possibile che invece di affrontare i problemi direttamente si debbano sempre trovare soluzioni "all'italiana". È un po' come quando si parlava del problema dei fallimenti: c'era un momento in cui si accumulavano, giorno dopo giorno, sentenze di fallimento dei tribunali, le cancellerie fallimentari ne erano piene. E cosa si è pensato di fare? Modificare la norma in modo da escludere dal fallimento alcune ipotesi. Si sono così ridotti effettivamente i fallimenti: questo però non vuol dire che le aziende non falliscono. Come in questo caso, prevedere queste misure per scarcerare ed evitare che ci sia questo sovraffollamento nelle carceri non è un modo per risolvere il problema, che si risolve invece a monte, con un programma molto strutturato, e non intervenendo a pezzetti con un intervento fatto la scorsa estate e un provvedimento che salta fuori ora, in cui si parla di 200 carcerati liberati ogni settimana. Qual è allora il programma? Quanti saranno in definitiva gli individui scarcerati? Come impatterà tutto ciò sul sistema? Sarà efficace ed efficiente? Perché dobbiamo agire sempre in maniera così sbocconcellata, invece che con un programma?
Noi insistiamo perché, come abbiamo sempre detto, si deve andare avanti con un programma per fare nuove carceri, prevedendo carceri magari con un minore grado di sicurezza per reati meno gravi. Dobbiamo però agire in quella direzione. Per quanto io sia consapevole che sia un percorso difficile, si devono poi elaborare accordi con i Paesi stranieri affinché gli stranieri espiino la pena nel loro Paese di origine. È laborioso, ma questa strada deve essere percorsa, perché, già considerando il numero degli stranieri che abbiamo nelle nostre carceri ed eliminando questa problematica, potremmo rientrare dentro i confini che ci sono imposti.
Quello che infine vogliamo dire è che dobbiamo pensare veramente che viviamo un momento critico: ci sono dei problemi di crisi, la gente si sente insicura e chiede a noi politici di intervenire in modo deciso per trovare una soluzione alla crisi che consenta di andare avanti; si legge altresì dagli articoli dei giornali che imperversano continuamente reati predatori, rapine e moltissimi furti per i quali si che prevedono gli arresti domiciliari. In un tale momento, la nostra gente, chi è fuori da quest'Aula e vede provvedimenti come quello di oggi, cosa può pensare di questo Governo, di questa maggioranza e di queste decisioni? Ci considereranno delle persone che stanno lavorando senza una responsabilità.
Mi appello veramente a voi, non per il singolo provvedimento, ma per ragionare nell'interezza dei nostri e vostri programmi. Dobbiamo pensare alla gente fuori. Non possiamo creare un clima di insicurezza emotiva nelle persone, che sentono parlare di scarcerazione o di liberazione o che, dopo essere state vittime di reato, potrebbero vedere a piede libero il criminale. Non alimentiamo le vendette personali, non alimentiamo ulteriormente un senso di insicurezza che già c'è nella nostra Italia. Stiamo attenti; state attenti. Dobbiamo ritornare a considerare il rigore. Quando c'è un momento di crisi sociale, deve imperversare il rigore, e non continuamente un'attenuazione dello stesso. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Noi della Lega Nord vogliamo farci tutori di questi argomenti e politiche; vogliamo sottolineare a voi le esigenze: in questo momento storico queste cose non si devono fare.
Per quanto si possa leggere tra le righe, ricordo le parole di chi ha detto: «Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia». (Applausi dal Gruppo LN-Aut.Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bitonci. Ne ha facoltà.
BITONCI (LN-Aut). Signora Presidente, onorevoli colleghi, «La gente ormai ha paura ad uscire la sera e lei vuole favorire la negritudine come in Francia. Ma noi possiamo farne a meno... Come idea è demente perché è dei paesi sottopopolati che vogliono nuova popolazione: sarebbe l'ultimo colpo per consentire l'accesso a tutti, migranti e clandestini... Io non sono mai stato di destra ma non sto con una sinistra che fa ministro la Kyenge. (Applausi della senatrice Bellot). Leggo che la Kyenge e la sua consigliera Livia Turco vogliono le quote riservate agli immigrati nella società. Siamo alla demenza. La Turco non sa niente di niente.
PRESIDENTE. Senatore, la pregherei di avere un linguaggio rispettoso del Ministro della Repubblica e delle persone coinvolte. (Commenti del senatore Candiani). Prego anche lei, senatore Candiani, di rispettare l'Aula.
BITONCI (LN-Aut). Certo, provvedo subito: «La Turco non sa niente di niente e la Kyenge non è qualificata...» - va bene la parola qualificata? - «...la Kyenge non è qualificata per incarico molto delicato. La Kyenge non sa cos'è l'integrazione, non sa niente di niente, vuole favorire la negritudine come in Francia, ma noi possiamo farne a meno». Sa perché faccio questa citazione, Presidente? A dire queste parole non è il barbaro leghista Bitonci, presidente del Gruppo Lega Nord al Senato, ma Giovanni Sartori, un vostro politologo, perché di sinistra e considerato uno dei massimi esperti di scienze politiche a livello internazionale, con all'attivo diverse collaborazioni con università.
Poi passiamo invece a un altro che non può essere considerato certamente un politologo di destra, né uno scrittore di destra, che scrive sul «Corriere della Sera». Sto parlando di Panebianco e del suo articolo di ieri, «Troppe ipocrisie sugli immigrati»in cui si legge: «La richiesta di Matteo Renzi di inserire la riforma della Bossi-Fini fra i temi del contratto di Governo, al di là delle motivazioni del neosegretario del PD, potrebbe essere un'occasione da cogliere per dare basi più razionali alla nostra politica dell'immigrazione. Dobbiamo solo limitarci a tamponare e contenere i flussi migratori o abbiamo bisogno di interventi più attivi e, soprattutto, più selettivi? Una domanda che diventa possibile se ci si lascia alle spalle le ambiguità e le ipocrisie che hanno fin qui dominato il campo. Le ambiguità dipendono dal fatto che sembriamo incapaci, a causa di certe sovrastrutture ideologiche, di decidere una volta per tutte a quale criterio appendere la politica dell'immigrazione: la convenienza oppure l'accoglienza? ... Le ragioni della convenienza sono note: abbiamo bisogno di contrastare l'invecchiamento della popolazione, abbiamo bisogno - almeno se la ripresa economica, come si spera, prima o poi arriverà - di forza lavoro aggiuntiva e di nuovi consumatori. Ma a queste ragioni, ispirate alla convenienza, ne vengono sovente aggiunte altre di diversa natura, di ordine umanitario (le ragioni dell'accoglienza). I piani si confondono rendendo impossibile fare scelte razionali. L'appello all'accoglienza ha una chiara origine ideologica...». Onorevoli colleghi, questo articolo (che - lo ripeto - è stato scritto da Panebianco e non da un leghista) va a pennello con quello che volete approvare oggi, un provvedimento vergognoso. Invece di lavorare su quello che sarebbe l'ambito effettivo (cioè la creazione di nuove carceri e la possibilità per i detenuti stranieri di scontare la pena nel Paese di origine), voi che fate? Con un emendamento dei cari colleghi del Movimento 5 Stelle abolite il reato di clandestinità, che è stato fortemente voluto dal nostro Governo e dall'ex ministro Maroni.
In realtà, il reato di clandestinità era stato praticamente disapplicato dai vostri giudici, perché ogni volta che si presentava l'occasione - ne abbiamo visti molti casi, soprattutto all'inizio, anche nel tribunale di Genova - le relative fattispecie non venivano considerate, e ciò in base alle normative di diritto internazionale che prevedono l'accoglienza e tutta una serie di questioni che, come le dichiarazioni del ministro Kyenge, non fanno altro che portare invece in tutta un'altra situazione.
Le dichiarazioni del ministro Kyenge, purtroppo - voglio ribadirlo in maniera chiara e forte in quest'Aula - non fanno nient'altro che richiamare nel nostro territorio centinaia e migliaia di disperati. Signor Presidente, da gennaio ad oggi sono arrivati 1.000 clandestini, in soli quindici giorni, nel nostro territorio. L'anno scorso ne sono arrivati più di 10.000: si tratta, cioè, ogni anno, di una nuova città di clandestini che dobbiamo mantenere. Quindi, non possiamo assolutamente sopportare questo emendamento del Movimento Cinque Stelle, che contrasteremo con una dura opposizione, che continueremo a fare oggi in Aula. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Questo provvedimento nasce dalla volontà e dall'esigenza del Governo e della maggioranza di affrontare, ma non di risolvere, quello che è il problema, come dicevo prima, del sovraffollamento delle carceri. Lo affronta ma non lo risolve proprio, perché con questo provvedimento non si dà una risposta né certa né esaustiva a un problema che è reale e serio.
Noi contestiamo le modalità e anche le soluzioni proposte da questo testo. Lo diciamo subito: questo provvedimento è inutile. Avete perso settimane e settimane in Commissione, avanti e indietro tra Camera e Senato, ma questo provvedimento è assolutamente inutile e non avrà nessun risultato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
È innanzitutto e soprattutto fortemente dannoso, proprio perché dalla sua applicazione alcuni principi verranno fortemente minati e alcuni valori, anche di natura costituzionale, verranno peggiorati. Mi riferisco in modo particolare al tema della sicurezza delle nostre città, anche di quelle del Nord. Infatti, se lei fa un giretto in alcuni quartieri di Padova, la mia città, vedrà quali sono i problemi legati al reato di immigrazione clandestina, a chi fa lo spaccio degli stupefacenti, a chi lavora attorno al mondo della prostituzione clandestina, molte volte anche minorile, e capirà come questi provvedimenti siano assolutamente inutili in questo campo. Per i cittadini quello della sicurezza è un punto cardine fondamentale, e il provvedimento in esame, come dicevo, oltre a peggiorare fortemente la sicurezza mina anche un altro principio fondamentale, signora Presidente: quello della certezza della pena, perché il principio dell'effettività e dell'efficacia della pena viene disapplicato e fortemente leso dal provvedimento stesso.
Si tratta di un provvedimento dannoso e sbagliato, rispetto al quale faremo una durissima opposizione, anche domani e ad oltranza. Porremo in essere tutti gli strumenti possibili per bloccare questo infausto disegno di legge, che in realtà non è un provvedimento salva-carceri, ma deve essere chiamato con il suo nome, cioè salva-delinquenti, perché questo è un testo che salva i delinquenti. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Per noi della Lega Nord, infatti, non esistono delinquenti di serie A o B, non esiste la microcriminalità: esiste solo la criminalità, e con questo provvedimento si mandano fuori dalle carceri centinaia e centinaia di criminali (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Vorrei anche parlare del tema dell'impunità per chi commette reati di particolare allarme sociale, perché non ci si può assolutamente nascondere dietro a questo argomento. Non può essere solo, come alcuni dicono, un problema di allarme sociale, perché, come si sostiene, sono reati minori. Ad esempio, mettiamo che lei, signora Presidente, esce da questo palazzo (magari non ha la scorta o l'auto di servizio), giri per la sua città e le si avvicini una persona che le strappa la borsetta, facendola cadere per terra e magari battere la testa: reati di questo genere non possono essere derubricati come minori; questi sono veri reati che non provocano solo un problema di allarme sociale e vanno combattuti con le stesse misure con cui si contrastano tutti i reati predatori che colpiscono le nostre popolazioni. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Sono reati che, tra l'altro, secondo i dati, stanno aumentando soprattutto in questo momento, quindi in relazione anche al fenomeno dell'immigrazione clandestina. Mi riferisco in particolare, ad esempio, al furto in abitazione, alla truffa, alla ricettazione, allo stalking (e in questo caso mi rivolgo alle donne, ma anche agli uomini), di cui si è parlato abbondantemente in questo Parlamento. Questi sono reati gravissimi, rispetto ai quali, approvando il provvedimento in esame, si esterna un messaggio drammatico: commettete tranquillamente reati di grave allarme sociale, tanto vi sarà la possibilità di non pagare e non scontare la pena in carcere!
Questo provvedimento lancia due messaggi, sbagliati. Il primo è una resa incondizionata dello Stato di fronte alla criminalità nel momento in cui lo Stato dovrebbe porre in essere misure per contrastare quei fenomeni di criminalità che sono dirompenti per le nostre famiglie e le nostre città. Lo Stato in questo caso manda un messaggio completamente diverso, un messaggio sbagliato di resa e di abbandono della necessità di garantire l'incolumità dei nostri cittadini. Questo provvedimento rappresenta inoltre la certificazione, la prova provata, del fallimento di tutte le misure adottate negli ultimi anni (mi riferisco in particolare a quell'indulto dal 2006 in poi, che la Lega Nord non ha votato, cari colleghi del Movimento 5 Stelle!). (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Noi siamo stati gli unici che non hanno votato l'indulto, e dopo due anni i 20.000 scarcerati sono tornati tutti a riempire le patrie galere, così da 25.000 siamo arrivati a 60.000 detenuti. Il problema del sovraffollamento delle carceri non è stato assolutamente risolto e questo provvedimento non lo risolverà.
La vostra è una soluzione iniqua. Purtroppo, pagheranno per questo i cittadini onesti, che da domani vedranno circolare liberamente per le strade ladri e scippatori, perché è di tutta evidenza che è un'illusione che approvando un provvedimento di questo tipo si possano mantenere i condannati al loro domicilio.
Come i rappresentanti delle forze dell'ordine denunciano quotidianamente, avreste dovuto intervenire cercando di garantire il loro operato, aumentando le dotazioni dei nostri Carabinieri, della nostra Polizia e anche dei nostri sindaci, che in questo campo conducono finanche battaglie personali. Con i vostri provvedimenti avete invece sottratto risorse, mezzi e pattuglie alla funzione fondamentale, unica ed esclusiva, delle Forze dell'ordine: quella di garantire la sicurezza dei nostri cittadini.
La soluzione deve passare attraverso la realizzazione di strutture, e in proposito devo dire che l'ex ministro leghista Castelli aveva iniziato un piano di edilizia carceraria che purtroppo - questi sono i dati - è stato bloccato dai Governi successivi. Si tratta di un piano che è stato molto criticato, ma se fosse stata seguita questa linea non avremmo dovuto vedere queste nefandezze di provvedimenti che mandano i delinquenti per strada ed avremmo carceri dove mettere dentro i delinquenti, perché, signora Presidente, i delinquenti devono stare dentro le carceri! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Un altro intervento che non è stato adottato - anche se la Lega Nord l'ha suggerito da sempre - è quello dei famosi accordi bilaterali. L'unico che ha concluso accordi bilaterali, nel caso per combattere la clandestinità e la migrazione di massa di disperati che arrivano dai Paesi del Nord Africa, è stato il nostro ministro Maroni, che è stato l'unico che è riuscito a bloccare migliaia di disperati che arrivano ogni giorno sulle nostre coste. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Signora Presidente, non solo ha bloccato questi disperati: con gli accordi internazionali stipulati con i Paesi del Nord Africa - e tutti se ne ricordano bene - abbiamo evitato anche centinaia di morti. Questa è l'ipocrisia di questo centrosinistra, che vuole aprire le porte all'immigrazione clandestina: non siete riusciti ad evitare i morti e avete voi la responsabilità diretta di ciò che è successo, non chi vuole pene più dure e chi vuol bloccare sulle coste la partenza delle navi dei disperati.
Quindi, tornando alle galere e alle pene, in alcune prigioni del Nord ben il 60 per cento dei detenuti è di origine straniera: vi sono extracomunitari, ma anche molti comunitari, anche quelli - debbo dire - grazie al Governo Prodi. Allora, nel 2007, infatti, mentre alcuni Paesi hanno fatto accordi, la stessa Germania o l'Inghilterra, una moratoria per l'ingresso di alcuni cittadini comunitari (mi riferisco ai rumeni in particolare), noi invece abbiamo aperto le porte, e sono arrivati migliaia di rumeni. L'effetto lo si può attentamente verificare, perché è stato lo stesso capo questore rumeno, il capo della polizia rumena, a dichiarare che nel 2007 i reati in Romania sono diminuiti del 18 per cento.
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Bitonci, perché i venti minuti a disposizione stanno terminando.
BITONCI (LN-Aut). Siamo all'opposizione, Presidente, e cerchiamo anche noi di dire la nostra su questo vergognoso provvedimento. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
PRESIDENTE. Vi sono molti senatori del suo Gruppo iscritti a parlare in discussione generale.
BITONCI (LN-Aut). Ma noi abbiamo tempo; stiamo qui anche venerdì, sabato, domenica.
PRESIDENTE. Intanto, concluda il suo intervento nei tempi che le sono stati assegnati.
BITONCI (LN-Aut). Concludo il concetto, perché è molto importante. Dicevo che nel 2007 il capo della polizia rumena ha dichiarato che in Romania i reati, soprattutto quelli più gravi, come quelli predatori, sono diminuiti del 18 cento, e sapete perché? Perché questi sono venuti tutti a delinquere a casa nostra: questa è la realtà! (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Allora, quando si fanno operazioni di questo tipo, quando si aprono i confini nazionali, si fanno entrare tutti. «Avanti tutti, venite in Italia» - sono stati ritrovati persino volantini in giro che invitavano a venire nel Paese dell'Eldorado - «Venite...
PRESIDENTE. Concluda la frase, la prego.
BITONCI (LN-Aut). ...«Venite in Italia: qui c'è tutto; vi diamo tutto, l'assistenza, da mangiare».
VOCE DAL GRUPPO LN-AUT. Anche qualche donna da stuprare.
BITONCI (LN-Aut). Sì, anche quello, ma non lo dico.
C'è una responsabilità diretta, signora Presidente, e questa responsabilità è del ministro Cancellieri, ma soprattutto di chi ha voluto un Ministro inutile, inefficace e, forse, il peggior Ministro della Repubblica che ci sia mai stato, insieme al ministro Kyenge. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Volpi. Ne ha facoltà.
VOLPI (LN-Aut). Signora Presidente, le assicuro sin d'ora che non dovrà richiamarmi per citazioni di politologi di sinistra.
Faccio il mio intervento mentre tutte le forze politiche, esclusa la Lega Nord, stanno cercando di trovare accordi su questo provvedimento, compresi i colleghi del Movimento 5 Stelle, che chiaramente partecipano. (Alcuni senatori, come anche il rappresentante del Governo, dialogano al banco del relatore).
Presidente, sarebbe bello che ogni tanto il rappresentante del Governo ascoltasse l'opposizione; però non è importante: dico ugualmente ciò che penso.
PRESIDENTE. No, invece io credo che il Governo debba ascoltare maggioranza e opposizione. Prego, Sottosegretario. (Il sottosegretario Ferri ritorna ai banchi del Governo).
VOLPI (LN-Aut). La ringrazio di cuore, Presidente, lei è sempre molto corretta; gliene do assolutamente atto.
Io credo che ci sia un problema politico di fondo. Anzitutto, mi sembra ci sia una scissione delle due problematiche: da una parte, il problema della sicurezza, e dall'altra, il problema carcerario. Credo si parta proprio da questo presupposto sbagliato per fare ragionamenti assolutamente divergenti fra di loro. È evidente, infatti, che il presupposto della sicurezza della gente, dei cittadini, debba andare necessariamente di pari passo con la certezza della pena. In questo caso è evidente, tra l'altro con spazi di retroattività che non riesco a comprendere come possano essere accettabili, che le due questioni sono attuate in maniera diversa. Da una parte, c'è mancanza di sicurezza - argomento che affronterò fra poco - e ciò viene rimarcato sicuramente non solo da amministratori locali della Lega, e, dall'altra, la voglia di trovare una soluzione assolutamente parziale, inutile e pericolosa, che è quella di far uscire dalle carceri i delinquenti.
Ho ascoltato prima una collega, che peraltro ha svolto un interessante intervento, parlare anche di quello che non è presente in questo provvedimento: in esso manca completamente - ha detto la collega del Partito Democratico - un intervento sostanziale e serio rispetto agli operatori che, all'interno delle carceri, lavorano, dagli educatori agli agenti della Polizia penitenziaria. Mi permetto però di ricordare alla collega del Partito Democratico, non in termini polemici ma politici, che il suo partito sta governando il Paese da tre anni e mezzo. Non si può, quindi, sempre guardare a dieci anni fa. Dovete fare qualcosa se credete che questi interventi siano importanti (Applausi dal Gruppo LN-Aut), perché altrimenti si tratta sempre dell'«altrocolpismo». Da tre anni e mezzo state al Governo: certo sono Governi che magari non vi hanno dato molte soddisfazioni, ma adesso farete il rimpasto e sicuramente ne avrete di più.
Mi permetto di affrontare anche un altro termine politico che trovo drammatico per tutti. Non so come il Governo interpreti politicamente questo provvedimento: la mia opinione è che esso dimostri la resa dello Stato. È evidente, infatti, che quando uno Stato riesamina le sue capacità di essere preciso nell'applicazione della pena esso si arrende. E lo fa perché non ha i posti in carcere? Ritengo questa una delle cose peggiori che si possano dire.
Prima anch'io ho manifestato la mia vicinanza al collega Esposito. Noi che abbiamo vissuto altri momenti ci ricordiamo quel momento in cui si dovette per forza dire di no a certe cose, senza se e senza ma. Il senza se e senza ma, che vale per le cose più importanti e drammatiche, deve valere anche per quello che è considerato il reato, che non è mai minore ma è assolutamente pericoloso, come diceva prima il presidente Bitonci. È chiaro che la proporzionalità del delitto è legata anche alla persona a cui viene fatto del male: se rubano ad una vecchietta la borsetta che conteneva la pensione, ella non mangerà per un mese. Non è che uno per forza deve compiere chissà quali atti per essere considerato un delinquente (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Mi sembra, però, che questo non venga considerato realisticamente, e qui sta l'elemento di scissione psicologica del Governo fra la realtà della sicurezza e l'azione per liberare posti in carcere.
Prima si parlava di numeri, ed è indubbio che i numeri hanno una loro importante rilevanza: parlavamo degli stranieri all'interno delle carceri. In merito alla Lombardia, ho visto in questi giorni alcuni dati, e penso che più o meno corrispondano: su 9.300 detenuti sono 4.200 gli stranieri; in Liguria su circa 1.900 sono 1.000 gli stranieri. Questo non vuol dire - come si diceva - che tutti gli stranieri sono delinquenti. È inevitabile, però, pensare che, se la proporzionalità della presenza straniera sul nostro territorio equivale comunque alla forma sanzionatoria per cui questi sono in galera, la proporzione rilevabile fra la popolazione straniera regolare e irregolare (purtroppo spesso irregolare sul nostro territorio) trasforma il dato in un dato drammatico sulla salvaguardia in termini di sicurezza. Si lega quindi a quel ragionamento più complesso che è inevitabile per noi: il discorso dell'immigrazione.
Il combinato disposto diventa evidentemente drammatico in termini di delinquenza. Infatti, nel momento in cui manca una deterrenza certa sull'elemento delittuoso e viene invece in qualche modo incentivata una immigrazione addirittura non più considerata irregolare, diventa una problema.
Parlando di politica e di democrazia mi permetto, senza voler essere offensivo, di rivolgermi ai colleghi del Movimento 5 Stelle. Ieri si è svolto il referendum on line, quello che loro chiamano democrazia diretta. Mi sembra che siano stati 15.000 i favorevoli e i 9.000 contrari. Le 15.000 persone favorevoli all'abrogazione del reato di immigrazione clandestina rappresentano (mi permetto di sottolinearlo perché la democrazia ha anche una valenza numerica) circa lo 0,025 per cento della popolazione italiana. Questo però potrebbe essere considerato un dato soggettivo, anche se è realmente oggettivo. In realtà, rappresentano meno dell'1 per cento dei cittadini che hanno votato il Movimento 5 Stelle, e questo è un dato oggettivo.
Credo (e mi permetto di sottolinearlo) che la responsabilità politica che i colleghi del Movimento 5 Stelle si assumono nel rappresentare una posizione politica importante, rilevante e, in termini di numeri all'interno del Senato, assolutamente centrale, sia davvero grande, proprio perché si rappresenta lo 0,2 per cento (quindi, nemmeno l'1 per cento) dei propri elettori, su un «non programma» (mi pare lo chiamiate così) in cui non vi era un chiarimento rispetto a questo argomento. Vorrei chiedervi: siete proprio sicuri che questo sia il modo migliore per rappresentare i vostri elettori? (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Siccome sono un po' curiosetto, ieri ho letto alcuni post: come in tutti i partiti, ovviamente, c'è un grande dibattito. Sappiate però che è una responsabilità politica. Non è un attacco politico, il mio. Faccio piuttosto una riflessione, come capita quando si devono assumere decisioni importanti su dei provvedimenti, per dire che se fosse stato nel programma magari qualcuno potrebbe dire che si è populisti (e forse lo sono, da un certo punto di vista). Ma non essendo contenuto nel programma un certo tema, affidarsi all'orientamento dello 0,2 per cento del proprio elettorato credo richieda l'assunzione di una grossa responsabilità.
Questa è una mia valutazione (e non sono entrato, come ha fatto qualcuno, speculando sui termini delle leadership,perché ognuno nel proprio partito ha le leadership che vuole): è stata una scelta.
Ci sono altre due questioni che mi lasciano perplesso, signora Presidente. Lei sa che non sono cultore della materia, però, esercitandomi all'interno delle Aule (cinque anni presso la Camera dei deputati e circa un anno in Senato) cerco di capire alcuni passaggi. Mi lasciano molto perplesso due passaggi tecnici, per così dire, e cioè i termini delle deleghe. Prima ho parlato della resa dello Stato, ora parlo della resa del Parlamento, perché - (rivolgendosi al senatore Buemi, che conversa con il sottosegretario Ferri) spero di poterlo fare anche con l'aiuto del senatore Buemi, che sicuramente mi darà una mano, essendo lui più attento in questa materia, prendendo poi il posto da sottosegretario: è un augurio che gli faccio - come può il Parlamento, in una materia così delicata che tratta dell'incidenza della pena, delegare il Governo a dare le ultime pennellate, come le ha definite il relatore, sulla revisione delle pene ? Il Parlamento, la maggioranza devono assumersi la responsabilità di definire in maniera certa e precisa quali sono i passaggi legislativi che introducono dei cambiamenti nel sistema delle pene, altrimenti vuol dire che si ha paura ad assumersi una responsabilità politica e la si scarica (come capita spesso anche su altre questioni) sul povero Governo.
Il secondo, che ritengo più preoccupante (non vorrei sembrare di parte), è lo spazio ampio lasciato al magistrato nella determinazione dei passaggi. A mio avviso, l'applicazione della norma, anche in questo caso deve essere precisa. Certo non si può pretendere che sia preciso il magistrato quando il Parlamento e la stessa maggioranza hanno paura di determinare le pene. Non parlo dei grandi casi, della grande politica, ma della politica spicciola e, ancor di più, della giustizia spicciola. Lasciare ad un magistrato la responsabilità di determinare in quale misura e come possano essere applicate queste norme significa che un giorno o l'altro - ed io penso purtroppo in tempi molto ravvicinati - ci troveremo a domandarci, come è già capitato in alcuni casi, perché quel magistrato ha preso una certa decisione e c'è stato poi il Kabobo di turno. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Attenzione, perché se noi non diamo al magistrato - e voglio difendere i magistrati - lo strumento specifico e codificato di quella che è la sua capacità di intervenire, lasciandogli lo spazio personale della scelta, ci troveremo a dover criticare i magistrati, perché si verificheranno delitti gravi, con i recidivi che usciranno di galera. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). E allora, la responsabilità deve essere forte e specifica, e la politica non può sempre abdicare, per dire poi che la colpa è di qualcun altro. Non credo che questo sia un elemento marginale.
Mi viene in mente una cosa. È capitato, e capita purtroppo, che quella che qualcuno definisce microcriminalità, e che invece poi non lo è, porti a dei momenti che a me non piacciono e che però si verificano e, se così accade, vuol dire che c'è una casistica per cui certi fatti si determinano. È quella che definirei la «giustizia privata», vale a dire la reazione immediata di chi subisce il torto e, in maniera magari violenta, si sente di rispondere a quel torto.
Con il provvedimento di indulto del 2006 - è un dato non mio, ovviamente - ci fu un tasso di recidiva che raggiunse, nei primi sei mesi dell'anno, il 14 per cento. È una bella percentuale, un consistente numero di persone che probabilmente uscì dal carcere senza alcun tipo di accompagnamento. È quanto accadrà ad altri perché - diciamocela tutta - il provvedimento che stiamo esaminando libera posti, ma non si preoccupa assolutamente di accompagnare di fuori chi viene rilasciato. Ci troveremo così una parte di queste persone che uscirà, disperata, riconducendo di nuovo le proprie esperienze di vita a quelle precedenti alla carcerazione e che penserà che l'unica strada per sopravvivere sia tornare a delinquere. Tornando a delinquere quelle persone rientreranno in quella casistica di recidività che farà male ai cittadini, cioè a coloro che ci hanno votato e che hanno votato anche i colleghi di maggioranza, non solo la Lega.
E qui torno a chiedermi se sono un populista. Mi sembra che questi siano ragionamenti di buonsenso, che non vogliono necessariamente essere demagogici o populisti.
Certo, signora Presidente, una differenza tra me ed il suo partito c'è. Noi siamo un po' meno politicamente corretti, anche se riteniamo che ormai in modo ampio si sia dimostrato che il «politicamente corretto» non porta necessariamente a buoni risultati, perché fa diventare acritici rispetto ai problemi veri; fa diventare qualcosa di neutro la realtà, per cui si codifica tutto quello che è bene e che per forza è bene, e guai a dirne il contrario. Peccato che poi il bene si dimentichi e che ciò avvenga per cose ovvie, e cioè che il delinquente è delinquente, e non solo. Mi viene in mente, ad esempio, una cosa che non c'entra, ma che vi voglio rappresentare: ci sono due italiani dall'altra parte del mondo, che da due anni stanno aspettando giustizia e non sappiamo nemmeno più che fine faranno. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Da due anni sentiamo le «farloccate» dei Governi: non lo so, ma il povero De Mistura deve essersi abbronzato, visto che praticamente è là tutte le settimane, non so a far cosa - poverello lui - ma è là. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Mi chiedo come si possa continuare a ragionare in questi termini, per cui il politicamente corretto impone che non si possa parlar male dell'immigrato, che secondo noi è qualcosa di diverso dal migrante. Non si può parlare male degli indiani, perché altrimenti rischiamo di perdere gli appalti; non si può parlare male neanche del delinquente, perché comunque va rieducato. Certo che il delinquente va rieducato: e quel 14 per cento di recidivi nei primi sei mesi del 2006 come si è rieducato? Reiterando il reato?
La preoccupazione ce l'avrei, signora Presidente, anzi ce l'ho, e lei può vedere che sto cercando di svolgere un intervento che non sia puramente ostruzionistico ma che, nonostante l'ovvio disinteresse del Governo, dia degli spunti di ragionamento.
È stato ricordato il piano carceri. Alcune carceri sono costruite per metà e poi lasciate in abbandono. Ma sono soldi nostri, sono soldi dei cittadini. Ma si è voluto e si vuole intervenire? E anche questi Governi che si sono passati la mano l'un con l'altro in questi tre anni, vogliono o non vogliono intervenire?
Io sono anche uno che, come gli altri del mio partito, pensa che siano importanti quei famosi interventi bilaterali con i Paesi terzi, in base ai quali chi compie un reato e viene condannato deve scontare la pena nel Paese d'origine. Certo non sono cieco e capisco che non c'è nessuna parte del Mediterraneo dove non ci sono problemi, ma non mi sembra siano stati fatti nemmeno tentativi minimi per attraversare quel Mar Mediterraneo (Applausi dal Gruppo LN-Aut)e provare, insieme a quei Governi, a trovare delle soluzioni in ordine al rimpatrio di coloro che hanno subito una condanna e per questo dovrebbero scontare la reclusione nel proprio Paese.
Ci sono anche altre questioni, signora Presidente. Pensare che lo Stato possa immaginare se stesso come un organismo che non si interessa dei carcerati è una cosa assurda, e questo provvedimento lo dimostra, perché non c'entra nulla con l'intervento di civiltà che qualcuno vuole metterci sotto il naso. Il problema dell'intervento di civiltà risiede comunque nel modo in cui si sta nelle carceri, e non nel dire: «Esci, ti do un calcio in culo, vai fuori dalla porta e arrangiati». (La Presidente riprende il senatore Volpi con un cenno).
Mi scusi, mi sono lasciato andare. Però, non era una citazione di sinistra…
PRESIDENTE. Non c'entra nulla che sia di sinistra o di destra. C'entra il linguaggio. Prego, senatore.
VOLPI (LN-Aut). La ringrazio.
Qua, alla fine, signora Presidente, prendiamo delle persone, chiudiamo la porta del carcere dietro le loro spalle e diciamo loro: «Adesso andate, arrangiatevi». Le sembra una politica normale? Le sembra una politica che sceglie di trovare una soluzione (peraltro richiesta in maniera forte anche dal Presidente della Repubblica nei confronti del quale, come lei sa, in alcuni casi accenno una contestazione)? In questo caso, però, è ovvio che esistono anche situazioni insostenibili, ma la soluzione è costruire nuove carceri, è mandare queste persone dall'altra parte del Mediterraneo o nei propri Paesi, non è chiudere loro la porta alle spalle.
Mi permetto, signora Presidente, di concludere il mio intervento, anche se so che non impiegherò i venti minuti che mi sono concessi e che sarò richiamato dal mio Presidente.
PRESIDENTE. Lei impiegherà i suoi venti minuti come stabilito.
VOLPI (LN-Aut). No, forse non mi sono spiegato bene: sono io che non li impiegherò, e quindi riceverò un richiamo dal mio Presidente per questo.
Le lascio un ultimo pensiero. Credo che la volontà politica sia una cosa, che fare le leggi presenti un aspetto di coscienza perché si deve sottrarre alla propaganda il risultato degli articolati che si producono, e che la coscienza sia una cosa che non può essere unilaterale. Quando si affronta questo problema non si può guardare solo a chi è all'interno delle carceri, ma bisogna guardare soprattutto ai cittadini che sono fuori dalle carceri. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
PRESIDENTE. L'avverto che comunque i suoi 20 minuti li ha impiegati e quindi non potrà essere ripreso dal suo Presidente.
Data l'ora, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.
Su alcune votazioni relative al disegno di legge n. 1188
FORNARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORNARO (PD). Signora Presidente, dalla lettura del Resoconto stenografico delle sedute dell'8 e del 9 gennaio ho scoperto che, pur essendo relatore sul disegno di legge n. 1188 e quindi presente in Aula, avendo dato indicazioni di voto e parere sugli emendamenti come prescritto dal Regolamento, risulto assente in due votazioni, la n. 61 della seduta n. 162 dell'8 gennaio e la n. 170 della seduta n. 163 del 9 gennaio.
Chiedo quindi di procedere ad una verifica, se è possibile. Che fossi presente e che lo fossi anche al momento della votazione mi sembra un dato incontestabile.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto, senatore Fornaro.
Sull'esigenza di un rifinanziamento dei programmi di catalogazione e digitalizzazione del patrimonio culturale dell'Italia
MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MONTEVECCHI (M5S). Signora Presidente, il 7 dicembre 2013 il MiBACT pubblica il bando "500 giovani per la cultura", previsto dal decreto valore cultura. In tale bando il sospetto è che il morbo, per così dire "alla Fornero", del pasticciaccio diabolico per far passare prese per il naso per iniziative volte ai giovani o a chissà chi, abbia contagiato anche il Ministro dell'istruzione e i suoi collaboratori al Ministero. Tale bando, infatti, prevede che 500 laureati con 110 e lode, under 35, siano impiegati in uno stage formativo per 12 mesi ad un compenso lordo annuo di 5.000 euro, che fa più o meno 3 euro e 50 centesimi l'ora. Non c'è bisogno di commentare la proposta: 3 euro e 50 centesimi l'ora per un laureato con 110 e lode, occupato tra le 30 e le 35 ore settimanali, mi sembra, eufemisticamente - lo ribadisco - una presa per il naso!
Si solleva infatti tutto il mondo della cultura e, nella fucina delle menti del MiBACT, si corre ai ripari e si cerca di mettere una toppa, che però non è assolutamente sufficiente.
Le considerazioni da fare pertanto sono le seguenti: innanzitutto, questo bando era già stato criticato in sede di esame del decreto valore cultura, giacché non si capisce perché si voglia introdurre un'ulteriore opportunità di offerta formativa in un campo in cui gli operatori sono già ampiamente formati da master, corsi di laurea e corsi di specializzazione. Ciò che manca in questo campo, invece, è l'offerta lavorativa senza discriminazioni di età, poiché nel MiBACT esistono elenchi lunghissimi di professionalità di catalogatore, di persone pronte per essere impiegate in questa operazione di digitalizzazione del nostro patrimonio, che non sono presi assolutamente in considerazione.
Sabato sono andata alla manifestazione "500 no per il MiBACT" e volevo rivolgere una preghiera al Ministro, poiché mi risulta che né lui, che si trovava a Carditello a festeggiare, né alcuno dei suoi collaboratori fosse presente. La preghiera è la seguente: da un lato, operare tempestivamente ed efficacemente per reintegrare gli organici ormai dissanguati degli istituti e uffici pubblici di conservazione e tutela, e, dall'altro, attuare un piano strategico di rilancio e sviluppo del settore, a partire anche dal rifinanziamento di programmi ordinari di catalogazione, inventariazione e digitalizzazione. (Applausi dal Gruppo M5S).
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 13,30).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Abbado, Anitori, Bocchino, Bubbico, Calderoli, Ciampi, Colucci, De Biasi, De Poli, Donno, Fasano, Formigoni, Guerra, Longo Fausto Guilherme, Lucherini, Minniti, Monti, Morgoni, Piano, Pinotti, Romani Maurizio, Stucchi, Tarquinio, Vicari e Zavoli.
Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza
Con lettera in data 13 gennaio 2014, il Presidente del Gruppo Movimento 5 Stelle ha comunicato che il Gruppo stesso ha proceduto al rinnovo dell'Ufficio di Presidenza che, a decorrere dal 10 gennaio 2014, risulta così composto:
Presidente: senatore Vincenzo Santangelo
Vice Presidenti: senatore Gianluca Castaldi e senatore Francesco Molinari
Segretario: senatore Lorenzo Battista
Tesoriere: senatore Giuseppe Vacciano
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Con lettera in data 13 gennaio 2014, il Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
1a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Russo, cessa di farne parte il senatore Zanda;
3a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Zanda, cessa di farne parte il senatore Russo.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Onn. Ferranti Donatella, Orlando Andrea, Rossomando Anna, Migliore Gennaro, Amoddio Sofia, Bargero Cristina, Bocci Gianpiero, Causi Marco, Cenni Susanna, D'Incecco Vittoria, Fedi Marco, Grassi Gerolamo, Legnini Giovanni, Martella Andrea, Martelli Giovanna, Quartapelle Procopio Lia, Realacci Ermete, Tullo Mario, Verini Walter, Zardini Diego, Vazio Franco, Speranza Roberto
Modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali (1232)
(presentato in data 10/1/2014 ) ;
C.631 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.980, C.1707, C.1807, C.1847).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Lumia Giuseppe, Casson Felice, Capacchione Rosaria, Cirinna' Monica, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Filippin Rosanna, Ginetti Nadia
Unione civile tra persone dello stesso sesso (1231)
(presentato in data 10/1/2014 ) ;
senatori Falanga Ciro, Mussolini Alessandra, Alberti Casellati Maria Elisabetta, Barani Lucio, De Siano Domenico, Galimberti Paolo, Langella Pietro, Longo Eva, Villari Riccardo, Zizza Vittorio
Modifiche al codice civile e all'articolo 3 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, in materia di scioglimento del matrimonio e della comunione tra i coniugi (1233)
(presentato in data 14/1/2014 ).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Longo Fausto Guilherme
Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di riacquisto della cittadinanza da parte delle donne che l'hanno perduta a seguito del matrimonio con uno straniero e dei loro discendenti (994)
previ pareri delle Commissioni 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 13/01/2014 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Consiglio Nunziante
Modifica all'articolo 59 della Costituzione in materia di nomina dei senatori a vita (1038)
(assegnato in data 13/01/2014 );
2ª Commissione permanente Giustizia
Dep. Ferranti Donatella ed altri
Modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali (1232)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
C.631 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.980, C.1707, C.1807, C.1847);
(assegnato in data 13/01/2014 );
4ª Commissione permanente Difesa
Sen. Calderoli Roberto
Modifica all'articolo 275 del codice di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, in materia di equiparazione del monumento santuario "Madonna degli Alpini" di San Maurizio di Cervasca ai cimiteri di guerra (1064)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 13/01/2014 );
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
Sen. Longo Fausto Guilherme
Disposizioni per la promozione della conoscenza dell'emigrazione italiana nel quadro delle migrazioni contemporanee (979)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 13/01/2014 );
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
Dep. Verini Walter ed altri
Disposizioni per la celebrazione del centenario della nascita di Alberto Burri (1194)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
C.544 approvato da 7° Cultura
(assegnato in data 13/01/2014 );
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Falanga Ciro ed altri
Modifiche al codice civile e all'articolo 3 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, in materia di scioglimento del matrimonio e della comunione tra i coniugi (1233)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 14/01/2014 ).
Affari assegnati
In data 10 gennaio 2014 è stato deferito alle Commissioni riunite 8a (Lavori pubblici, comunicazioni) e 10a (Industria, commercio, turismo), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulle problematiche relative alle nuove modalità di risarcimento assicurativo dei danni occorsi ai veicoli in caso di incidente (Atto n. 214).
Governo, composizione
Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha inviato la seguente lettera:
"Roma, 10 gennaio 2014
Onorevole Presidente,
La informo che il Presidente della Repubblica con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha accettato le dimissioni rassegnate dall'On. Dott. Stefano FASSINA, deputato al Parlamento, dalla carica di Sottosegretario di Stato all'Economia e alle finanze.
f.to Enrico Letta".
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettere in data 30 e 31 dicembre 2013, ha inviato due documenti che espongono il monitoraggio gestionale delle entrate e delle spese del bilancio dello Stato, realizzato secondo le regole di contabilità nazionale "Sec 95", aggiornati ai mesi di giugno 2013 (Atto n. 215) e di luglio 2013 (Atto n. 216).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 30 dicembre 2013, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca di incarichi di livello dirigenziale generale:
ai dottori Franco Inglese, Ernesto Pellecchia e alla dottoressa Giuliana Pupazzoni,il conferimento di incarico di reggenza di funzione dirigenziale, nell'ambito del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
ai dottori Francesco Alì e Lorenzo Quinzi, il conferimento di incarico di livello dirigenziale generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 31 dicembre 2013, ha inviato - ai sensi del combinato disposto di cui all'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e dell'articolo 6, comma 4, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 novembre 2010 - il bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'anno 2014 e per il triennio 2014-2016.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 213).
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 7 gennaio 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14, comma 1, della legge 11 agosto 2003, n. 231, la relazione sulla partecipazione italiana alle operazioni internazionali in corso, per il periodo gennaio-giugno 2013.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. LXX, n. 2).
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha inviato - ai sensi della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la comunicazione concernente la nomina del dottor Gaetano Benedetto a Presidente dell'Ente Parco Nazionale del Circeo (n. 16).
Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, alla 13a Commissione permanente.
Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettere in data 24 e 27 dicembre 2013, ha inviato - in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - le relazioni avviate ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:
sulla procedura d'infrazione n. 2013/2170, del 20 novembre 2013, concernente i lavori per la disostruzione dell'alveo del fiume Piave - Direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (Procedura d'infrazione n. 51/1);
sulla procedura d'infrazione n. 2013/0402 del 28 novembre 2013, concernente la direttiva la direttiva 2013/2/UE della Commissione del 7 febbraio 2013 recante modifica dell'Allegato I della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio (Procedura d'infrazione n. 61/1).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 13a e alla 14a Commissione permanente.
Conferimento di incarichi dirigenziali e di consulenza
Con lettera in data 23 dicembre 2013, è pervenuta - ai sensi dell'articolo 3, comma 44, della legge 27 dicembre 2007, n. 244 - la comunicazione concernente il conferimento di nove incarichi di consulenza per prestazione di servizi nonché l'importo del rispettivo compenso, relativo alla società Fintecna S.p.A..
Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Corte dei conti, trasmissione di documentazione
La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettere in data 20 e 23 dicembre 2013, ha inviato:
la deliberazione n. 16/2013/G - Relazione concernente "Programma dei controlli sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato per l'anno 2014". La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 211);
la deliberazione n. 15/2013/G - Relazione concernente "Contributi in conto capitale destinati al programma denominato Contratti di quartiere II". La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 212).
Il Segretario generale della Corte dei conti, con lettera in data 2 gennaio 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la nota integrativa e il bilancio di previsione della Corte dei conti per l'esercizio 2014 e il bilancio pluriennale per il triennio 2014-2016.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 209).
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità
La Commissione europea, in data 6 gennaio 2014, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (COM (2013) 853 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 1ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 20 febbraio 2014.
Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 1ª Commissione entro il 13 febbraio 2014.
La Commissione europea, in data 9 gennaio 2014, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione 2009/831/CE per quanto riguarda il relativo periodo di applicazione (COM (2013) 930 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 6ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 20 febbraio 2014.
Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 6ª Commissione entro il 13 febbraio 2014.
La Commissione europea, in data 13 gennaio 2014, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 260/2012 per quanto riguarda la migrazione ai bonifici e agli addebiti diretti a livello di Unione (COM (2013) 937 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 6ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 20 febbraio 2014.
Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 6ª Commissione entro il 13 febbraio 2014.
Petizioni, annunzio
E' stata presentata la seguente petizione:
il signor Orazio Ruscica di Modica (Ragusa) ed altri cittadini chiedono l'adozione di provvedimenti a tutela degli insegnanti di religione cattolica (Petizione n. 1062).
Tale petizione, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, è stata trasmessa alla Commissione competente.
Mozioni, apposizione di nuove firme
I senatori Gualdani, Torrisi, Pagano, Luciano Rossi, Cassano e Compagnone hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00090 del senatore Marinello ed altri.
La senatrice Ginetti ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00182 della senatrice Lanzillotta ed altri.
L'ordine delle firme deve intendersi il seguente: Lanzillotta, Amati, Cantini, Cardinali, Casini, Cuomo, De Poli, Di Giorgi, Fedeli, Gambaro, Giannini, Ginetti, Ichino, Idem, Liuzzi, Margiotta, Orrù, Padua, Pezzopane, Puppato, Gianluca Rossi e Saggese.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Battista ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00610 delle senatrici Amati e Valentini.
I senatori Cucca, Puppato, Saggese, Nencini, Valentini e Blundo hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00615 della senatrice Pezzopane.
I senatori Giacobbe, Lucherini, Mattesini, Moscardelli, Nencini, Ricchiuti, Spilabotte, Astorre, Pelino, Valentini, Buemi ed Amati hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00616 delle senatrici Pezzopane e Favero.
Interrogazioni
Elena FERRARA, PUGLISI, MARTINI, PIGNEDOLI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il sistema scolastico risente, da troppo tempo, della mancanza di pianificazione sul lungo periodo e di una scarsa capacità previsionale sull'uso delle risorse disponibili;
non sussiste alcun raccordo tra la formazione iniziale dei docenti, l'abilitazione all'insegnamento e i sistemi di reclutamento, che andrebbe invece realizzato in un'ottica di sistema e in una prospettiva europea;
la progressiva deregulation del settore e l'uso ricorrente delle sanatorie hanno penalizzato il merito e la qualità delle competenze acquisite, favorendo l'attività di servizio (spesso impropriamente scambiata per "tirocinio") in luogo della formazione richiesta per l'esercizio di una professione socialmente e culturalmente complessa quale quella dell'insegnante;
considerato che:
il decreto direttoriale 25 luglio 2013, n. 58, e la successiva nota del Ministero n. 45 del 22 novembre 2013 hanno previsto l'attivazione dei percorsi abilitanti speciali (PAS) anche con riferimento alle classi di concorso A077, sebbene tale ambito non fosse ricompreso nel decreto ministeriale 25 marzo 2013, n. 81, modificativo del decreto ministeriale n. 249 del 2010;
è accaduto, così, che norme di rango inferiore abbiano disposto in violazione della normativa primaria vigente, la quale per quanto concerne le discipline musicali contempla le sole classi A031 e A032 e non la A077;
presso i conservatori di musica, ove sono presenti i dipartimenti di Didattica, sono già stati attivati proprio per le classi A077 il primo e il secondo ciclo di biennio di cui al decreto ministeriale n. 249 del 2010, all'acquisizione di una specifica abilitazione per le classi A077;
ritenuto che su tali problematiche sono già state avanzate precise richieste di chiarimenti sia da parte dei docenti di Didattica sia da parte della conferenza dei direttori dei conservatori, senza che ad oggi siano state fornite risposte in grado di dirimere una questione che potrebbe recare un grave danno al sistema della formazione iniziale dei docenti e, nello specifico, a quegli studenti che, nel rispetto della legge, abbiano intrapreso il percorso formativo;
preso atto che l'avvio dei PAS risulta essere fortemente criticato e osteggiato in vasti settori delle università, alcuni dei quali, nell'esercizio della loro autonomia, rivendicano il diritto di rifiutarsi di procedere per determinate classi di concorso,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e quali siano le sue valutazioni sull'attivazione dei PAS;
quale sia la sua valutazione in ordine all'estensione dei PAS alla classe di concorso A077 e quale conseguente iniziativa intenda intraprendere al fine di salvaguardare i percorsi formativi già intrapresi e di dirimere le divergenze in merito ad una corretta applicazione della legge.
(3-00619)
LIUZZI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:
il teatro Carlo Felice di Genova, realtà storica ed ambiziosa per la città ligure, versa in uno stato di estrema difficoltà nel continuare il suo operato attraverso la propria fondazione, sebbene vi sia un massimo impegno da parte dei dipendenti tutti;
il decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante "Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo", convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112 (cosiddetta legge Bray), è stato concepito per intervenire sulle situazioni di criticità estrema di alcune fondazioni che potrebbero causare la liquidazione coatta amministrativa delle stesse e di conseguenza attivare "l'effetto domino" sul resto d'Italia;
la legge, infatti, attiva una serie di interventi di urgenza per le fondazioni che sono in difficoltà nella chiusura in pareggio del bilancio 2013 a causa di debiti pregressi verso terzi;
a tale proposito l'articolo 11, al comma 9, recita: «Nelle more del perfezionamento del piano di risanamento, per l'anno 2013 una quota fino a 25 milioni di euro può essere anticipata dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo su indicazione del Commissario straordinario, a valere sulle disponibilità giacenti, alla data di entrata in vigore del presente decreto»;
i 25 milioni rappresentano fondi straordinari che verranno divisi tra i teatri in difficoltà, come si evince dalla lettera a) del medesimo comma 9 la quale stabilisce «che la fondazione interessata, entro 30 giorni dalla nomina del Commissario straordinario, comunichi al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e al Ministero dell'economia e delle finanze l'avvio della negoziazione per la ristrutturazione del debito della fondazione che prevede uno stralcio del valore nominale complessivo del debito stesso, comprensivo degli interessi maturati e degli eventuali interessi di mora, esistente al 31 dicembre 2012»;
secondo il Ministero il teatro Carlo Felice non rientrerebbe di diritto tra quelle fondazioni che obbligatoriamente devono applicare la legge Bray perché negli ultimi due anni, entro il 31 dicembre 2012, non era commissariato, bensì appartenente alla categoria dei teatri che possono farne parte con specifica domanda;
la legge Bray non fa distinzioni in tal senso, come si può evincere dal comma 1 dell'articolo 11 che recita: « Al fine di fare fronte allo stato di grave crisi del settore e di pervenire al risanamento delle gestioni e al rilancio delle attività delle fondazioni lirico-sinfoniche, gli enti di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e successive modificazioni, e di cui alla legge 11 novembre 2003, n. 310 e successive modificazioni, di seguito denominati "fondazioni", che versino nelle condizioni di cui all'articolo 21 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, ovvero non possano far fronte ai debiti certi ed esigibili da parte dei terzi, ovvero che siano stati in regime di amministrazione straordinaria nel corso degli ultimi due esercizi, ma non abbiano ancora terminato la ricapitalizzazione, presentano, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, (...) un piano di risanamento»;
il fatto di attribuire una sorta di "prelazione" ad alcune fondazioni rispetto ad altre, consentendo di entrare nel programma di risanamento della legge Bray, potrebbe creare problemi al teatro Carlo Felice per accedere ai 25 milioni di euro;
considerato che:
il teatro "per ripristinare l'equilibrio economico-finanziario e patrimoniale", come indicato dalla legge, ha richiesto 4 milioni di euro per la prima erogazione (d'urgenza) e 7 milioni di euro per la seconda erogazione;
lo stesso teatro è stato commissariato dal 2008 al 2010 e, successivamente, nel 2010 ha subìto la drammatica apertura di stato di crisi attraverso la legge 23 luglio 1991, n. 223, recante "Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro", che prevede licenziamenti collettivi;
nel 2010 al teatro Carlo Felice sono stati implementati gli ammortizzatori sociali per 2 anni consecutivi attraverso l'adozione dei cosiddetti contratti di solidarietà che, oltre ad aver imposto sacrifici in termini economici sulle buste paga del lavoratori, hanno bloccato anche l'orario di lavoro del 40 per cento annuo;
la legge 24 dicembre 2003, n. 350, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004)", all'articolo 4, comma 162, ha stabilito che la fondazione teatro Carlo Felice diventasse beneficiaria di un contributo annuo permanente di 2,5 milioni di euro;
così il legislatore sostitutiva e razionalizzava precedenti disposizioni di legge che avevano consentito l'erogazione di contributi specifici per questa fondazione genovese, a fronte dei maggiori costi del nuovo teatro, a partire dal 1990, anno della sua inaugurazione;
il contributo è stato erogato annualmente sino al 2011, anno in cui, la legge di bilancio ne ha ridotto l'importo a 1,3 milioni di euro;
tale riduzione è perdurata sino ad oggi e pesa notevolmente sulla situazione economica del Carlo Felice,
si chiede di sapere quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per ripristinare il contributo originario in favore del teatro Carlo Felice.
(3-00620)
COTTI, SERRA, BATTISTA, MARTON, BULGARELLI, CASTALDI, GAETTI, GIROTTO, MANGILI, SANTANGELO, TAVERNA - Ai Ministri della difesa, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:
nella punta più estrema del sud Sardegna, nel comune di Teulada (Cagliari), è operativo fin dal 1957 un poligono militare permanente per esercitazioni terra-aria-mare affidato all'Esercito e messo a disposizione della Nato (North Atlantic treaty organization);
il poligono risulta essere il secondo in Italia per estensione, con 7.200 ettari di aree cui si sommano i 75.000 ettari delle zone di restrizione dello spazio aereo e le zone interdette alla navigazione, precludendo inoltre uno specchio d'acqua di circa 450 chilometri quadrati alla navigazione e alla pesca, e tali aree sono normalmente impiegate per le esercitazioni di tiro contro costa e tiro terra-mare, con simulazioni d'interventi operativi e la sperimentazione di nuovi armamenti;
per quanto noto alle cronache nazionali, anche il poligono di Teulada è stato al centro del dibattito per le problematiche connesse al suo impatto sociosanitario ed economico sulla popolazione;
è accertato che l'Esercito italiano ha utilizzato durante le esercitazioni a Teulada missili Milan contenenti uranio impoverito, missili i cui resti si trovano in grande quantità nei fondali, che nel 2005 uno studio effettuato dal Consiglio nazionale delle ricerche ha definito irrimediabilmente compromessi;
considerato che:
in data 9 gennaio 2014 il quotidiano "La Nuova Sardegna", del gruppo "l'Espresso", ha dato notizia dei primi risultati emersi nel corso dell'inchiesta condotta dal pm Emanuele Secci sull'inquinamento nel basso Sulcis, sulla base di un'ipotesi di disastro ambientale;
in base a tali risultanze sarebbero state riscontrate nell'area del poligono militare di Teulada percentuali di torio 232 superiori da 10 a 20 volte rispetto a quelle presenti normalmente nell'ambiente naturale;
il quotidiano scrive: "Per adesso la certezza in mano al magistrato è che i cittadini di Teulada hanno respirato per anni e forse respirano ancora il pericolosissimo metallo diffuso dai missili Milan di fabbricazione italiana";
la pericolosità per la salute del torio 232 è un fatto accertato e riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione e se non ritengano opportuno accertare, nell'ambito delle proprie competenze, i fatti e le responsabilità connesse;
se siano a conoscenza dell'altissimo livello di rischio che le popolazioni e il territorio corrono nel caso di contaminazione;
di quali eventuali e ulteriori notizie dispongano, per quanto di propria competenza, circa i fatti descritti;
se intendano chiarire quali iniziative di loro competenza siano state assunte negli ultimi 5 anni per evitare i rischi di inquinamento per le popolazioni e il territorio;
quali provvedimenti e azioni intendano avviare nell'immediato a tutela della salute e dell'ambiente, non esclusa l'azione di messa in sicurezza dell'area e delle popolazioni;
se in sede di autotutela intendano o meno sospendere all'interno del poligono militare di Teulada ogni attività che possa minare ulteriormente il già compromesso stato delle aree, avviando in particolare specifiche indagini epidemiologiche volte ad accertare i danni sanitari collegati all'inquinamento dei luoghi e miranti a verificare se sussista un preciso ed inequivocabile nesso di causa-effetto con la presenza del poligono militare, ovvero se intendano promuovere uno screening sulla popolazione, commissionando studi e ricerche a soggetti super partes di indiscussa autorità;
di quali dati dispongano in relazione alla situazione di acque sotterranee, sorgenti e falde acquifere, nonché delle acque superficiali, dei corsi d'acqua e degli invasi naturali o artificiali della zona.
(3-00622)
SERRA, BERTOROTTA, MONTEVECCHI, BIGNAMI, MOLINARI, LEZZI, SANTANGELO, CIOFFI, SCIBONA, GAETTI, DONNO, TAVERNA, MORRA, PAGLINI, BOCCHINO, CASTALDI, PUGLIA, BLUNDO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il comma 2-ter dell'articolo 14 del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14, ha istituito una fascia aggiuntiva alle graduatorie ad esaurimento (GaE) di cui all'articolo 1, commi 605, lettera c), e 607, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni;
tali graduatorie restano comunque chiuse limitatamente ai docenti che hanno conseguito l'abilitazione dopo aver frequentato il secondo e il terzo corso biennale di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di educazione musicale delle classi di concorso 31/A e 32/A e di strumento musicale nella scuola media della classe di concorso 77/A, nonché i corsi di laurea in Scienze della formazione primaria negli anni accademici 2008/2009, 2009/2010 e 2010/2011;
il decreto ministeriale n. 53 del 2012 ha stabilito i termini per l'inserimento nelle predette graduatorie aggiuntive a decorrere dall'anno scolastico 2012/2013. In particolare l'articolo 1, comma 1, prevede che possono presentare domanda di inclusione in una fascia aggiuntiva alla III fascia delle graduatorie ad esaurimento costituite in applicazione del decreto ministeriale n. 44 del 2011, modificato dal decreto ministeriale n. 47 del 2011, i docenti che negli anni accademici 2008/2009, 2009/2010 e 2010/2011 hanno conseguito l'abilitazione dopo aver frequentato il secondo e il terzo corso biennale di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di educazione musicale delle classi di concorso 31/A e 32/A e di strumento musicale nella scuola media della classe di concorso 77/A, nonché i corsi di laurea in Scienze della formazione primaria;
l'articolo 10 ha stabilito che le domande di inserimento nella nuova fascia dovevano essere presentate entro e non oltre il termine del 10 luglio 2012;
di conseguenza tale termine perentorio ha escluso tutti quei docenti che avrebbero conseguito l'abilitazione, presso le facoltà di Scienze della formazione primaria quadriennale e mediante il secondo e il terzo corso biennale di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di educazione musicale delle classi di concorso 31/A e 32/A e di strumento musicale successivamente alla suddetta data;
considerato che:
la disparità tra colleghi che hanno avviato un percorso formativo con indicazioni del Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca, causata dal mancato inserimento nella fascia aggiuntiva di coloro che non hanno presentato domanda di inserimento entro il termine del 10 luglio 2012, pone in condizione diversa studenti iscritti al medesimo corso di laurea;
a parere degli interroganti risulta illogica e fortemente discriminatoria la situazione contemplata oggi in Italia dalla normativa vigente per la quale i laureati in Scienze della formazione primaria, in identica situazione di carriera e di titolo abilitante rilasciato al conseguimento del titolo di studio, si vedono riconosciuti diversi effetti circa l'utilizzabilità del titolo per l'iscrizione nelle graduatorie a esaurimento solo e unicamente in relazione alla data di conseguimento del titolo stesso o, peggio ancora, alla data di iscrizione al corso di laurea;
la situazione che interessa migliaia di laureati e laureandi in tutta Italia è ancor più drammatica se si considera che la trasformazione delle graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento già aveva precluso con il decreto ministeriale n. 42 del 2009 la possibilità di ogni inserimento in III fascia di coloro che si fossero immatricolati al corso di laurea in Scienze della formazione primaria dopo l'anno accademico 2007/2008;
nel 2008, 2009 e nel 2010 il Ministero ha continuato ad attivare corsi di laurea in Scienze della formazione primaria vecchio ordinamento con numero di accessi limitato tramite test, che a tutt'oggi rilasciano titoli di studio abilitanti all'insegnamento, al fine di permettere l'inclusione in graduatoria ad esaurimento del numero di docenti giusto per il sistema;
oggi il Ministero stesso nega a questi selezionati docenti dopo averli formati il loro legittimo diritto all'inclusione nelle graduatorie ad esaurimento mettendo nell'impossibilità di lavorare alcune migliaia di persone che hanno investito anni di studio e risorse economiche facendo affidamento sul sistema di reclutamento di cui di fatto fanno parte,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare con urgenza le opportune iniziative, anche di carattere normativo, al fine di ristabilire una condizione di equità, includendo nella graduatoria tutti coloro che hanno conseguito o conseguiranno la laurea in Scienze della formazione primaria immatricolati con l'ordinamento quadriennale, in modo da ottenere lo stesso diritto per chi possiede lo stesso titolo e così non vanificando il percorso formativo iniziato.
(3-00624)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
BERNINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il gruppo RFI eroga i servizi di assistenza a terra alle persone a ridotta mobilità (PRM), in un circuito di oltre 250 stazioni diffuse su tutto il territorio nazionale e individuate in base alle caratteristiche di accessibilità, al tipo di treni che vi fanno fermata (se cioè i treni sono attrezzati ad accogliere le PRM su sedia a rotelle) e all'effettiva domanda di servizi di assistenza nel bacino di utenza delle stazioni;
il 15 dicembre 2013, nelle regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia è entrato in vigore il nuovo orario cadenzato dei treni regionali;
nonostante l'entrata in vigore del nuovo orario, unitamente all'introduzione di nuovi convogli, sia stato positivamente reclamizzato sulla stampa locale, il servizio di trasporto ferroviario ha registrato una drastica riduzione del numero di treni regionali provvisti di carrozza idonea al trasporto di perone con disabilità motoria sulla tratta Venezia-Padova;
da notizie giunte all'interrogante, risulta che, nonostante le numerose richieste presso la "Sala blu" tramite l'apposito numero, e presso i desk informativi ubicati all'interno delle stazioni ferroviarie, alcuni passeggeri, all'atto della prenotazione delle assistenze per i giorni 19, 20 e 21 dicembre, sono venuti a conoscenza delle fasce orarie disponibili;
l'unico convoglio regionale provvisto di carrozza idonea disponibile sulla tratta Venezia-Padova nella fascia dalle ore 8 alle ore 10 è quello delle ore 8.05, mentre il successivo treno utile è quello delle ore 10.49;
in base a quanto stabilito dal regolamento "Carta blu", per le persone affette da disabilità motoria occorre recarsi in stazione almeno 30 minuti prima della partenza del treno, e quindi per le ore 7.30;
per tale motivo, gli utenti che abitano al lido di Venezia sono costretti a partire alle ore 6.30, accompagnati da personale addetto retribuito con paga oraria attingendo a un fondo regionale;
nonostante il treno delle ore 8.41, sulla tratta Venezia-Padova sia ancora presente in orario, esso non è più accessibile, mentre sulla tratta Padova-Venezia non è accessibile neanche il treno regionale veloce delle ore 17.50 proveniente da Bologna;
alcuni utenti affetti da disabilità motoria, non potendo disporre di accompagnatore sino alle ore 21, sono obbligati a usufruire del treno delle ore 17.23, considerato che il treno utile successivo parte da Padova esattamente 60 minuti più tardi;
giova sottolineare che i numerosi treni "Frecciabianca" o "Frecciargento" sono accessibili solo pagando il biglietto per intero 15 euro, cui si aggiunge il costo del biglietto per l'accompagnatore, per un costo totale giornaliero di circa 40 euro;
da indicazioni fornite dalla "Sala blu" di Trieste ad alcuni passeggeri, i treni attrezzati da Venezia S. Lucia a Padova sono attualmente il regionale 20810 in partenza alle ore 8.05, e il treno regionale 20777 in partenza alle ore 10.49; mentre da Padova a Venezia S. Lucia i treni sono: regionale 20792 in partenza alle 17.23, e regionale 20794 in partenza alle ore 18.23;
quanto sopra, oltre a determinare costi insostenibili per gli utenti in difficoltà, viola anche la normativa europea;
tenuto conto che:
la Commissione europea ha elaborato una strategia volta a rafforzare la partecipazione delle persone disabili alla società e all'economia e a migliorare il pieno esercizio dei loro diritti. La strategia si basa sull'attuazione effettiva della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Inoltre, l'azione della Commissione rientra nell'ambito della strategia Europa 2020 e si fonda sulle disposizioni della Carta europea dei diritti fondamentali e del trattato di Lisbona;
al fine di favorire l'inclusione delle persone disabili, la Commissione ha individuato 8 aree d'azione congiunta tra la UE e gli Stati membri, definite in base all'analisi dei risultati del piano d'azione della UE a favore delle persone disabili (2003-2010) e delle consultazioni tenute con gli Stati membri. Per i viaggi in treno all'interno dell'Unione, il regolamento (CE) n. 1371/2007, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario, stabilisce una serie di diritti fondamentali dei passeggeri tra i quali, per i disabili, il diritto al trasporto con adeguata assistenza e accessi non discriminatori ai treni;
l'offerta alle persone con disabilità e a quelle a mobilità ridotta pari opportunità di trasporto ferroviario rispetto agli altri cittadini rappresenta un principio fondamentale in linea con gli obblighi della UE a norma della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;
le imprese ferroviarie non possono rifiutare il trasporto, né imporre che una persona con disabilità sia accompagnata da altri, a meno che ciò non sia strettamente necessario per conformarsi a norme non discriminatorie di accesso:
occorre inoltre considerare che le attuali 14 postazioni della rete "Sala blu" del gruppo RFI presenti sul territorio nazionale non riescono a fornire adeguata assistenza ai passeggeri diversamente abili, il cui volume anche secondo le fonti ISTAT è in costante aumento;
in un momento di forte crisi economica e di aumento della povertà, occorre garantire il miglioramento della qualità del servizio di trasporto ferroviario offerto ai passeggeri affetti da disabilità motoria;
ciò conferma come il disservizio di trasporto ferroviario determini insanabili disparità di trattamento a danno dei cittadini con ridotte capacità di deambulazione e diversamente abili, nonché grave limitazione della loro libertà personale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga necessario ed urgente sollecitare l'ente Ferrovie dello Stato affinché provveda tempestivamente e senza indugio a ripristinare il numero di convogli dotati di carrozze idonea al trasporto di persone con disabilità motoria, al fine di rendere parimenti accessibili le stazioni e relative pertinenze a tutti i cittadini;
se intenda promuovere giuste iniziative tese ad accertare l'efficienza del trasporto delle persone diversamente abili nelle stazioni ferroviarie, con particolare riferimento all'osservanza delle prescrizioni da osservarsi in materia di orario, al fine di assicurare una corretta applicazione delle regole e garantire un accesso non discriminatorio ai servizi.
(3-00621)
FUCKSIA, GIARRUSSO, VACCIANO, CAMPANELLA, BOCCHINO, COTTI, MANGILI, BIGNAMI, CASALETTO, ORELLANA, MORRA, MUSSINI, BULGARELLI, Maurizio ROMANI, BENCINI, SIMEONI, PALERMO, ICHINO, BITONCI, ARRIGONI, CONSIGLIO, CANDIANI, BISINELLA, MASTRANGELI, D'AMBROSIO LETTIERI - Ai Ministri della giustizia e dello sviluppo economico - Premesso che:
il 20 dicembre 2013 al giornale on line umbro "Tuttoggi.info" è stato recapitato l'avviso di sequestro preventivo, mediante oscuramento, di ben 3 articoli contenenti intercettazioni relative all'inchiesta che riguarda la banca Popolare di Spoleto (BPS) e che vede in attesa di rinvio a giudizio ben 34 persone, tra componenti del consiglio di amministrazione e imprenditori legati all'istituto, per reati che, a vario titolo, vanno dalla mediazione usuraria all'ostacolo alla vigilanza, dall'associazione a delinquere fino alla bancarotta fraudolenta;
il giudice per le indagini preliminari Daniela Caramico D'Auria ha disposto il sequestro preventivo dopo la querela presentata a novembre da Giovannino Antonini, ex dominus della BPS, che il 20 luglio 2013, nell'ambito di un'altra inchiesta della Procura di Roma, è stato arrestato con l'accusa di corruzione in atti giudiziari insieme ad altre 3 persone, fra cui il giudice del Tar Franco De Bernardi (per gli inquirenti Antonini avrebbe cercato di "sistemare" il processo attraverso il quale far annullare il decreto di commissariamento disposto da Banca d'Italia e Ministero dell'economia e finanze);
è la prima volta che un provvedimento di censura riguarda un quotidiano on line;
gli atti processuali erano ormai pubblici da ben 3 mesi quando il giornale, diretto da Carlo Ceraso, ha pubblicato gli articoli incriminati. Infatti il 29 maggio 2013 il procuratore capo della Procura di Spoleto Gianfranco Riggio comunicava l'avviso di conclusione indagine; dall'8 all'11 agosto, in successione, "Tuttoggi.info" si occupava della vicenda con inchieste scritte a 4 mani dallo stesso Ceraso e dal collega del "Giornale dell'Umbria" Massimo Sbardella;
considerato che, per quanto risulta agli interroganti:
nell'ordinanza di sequestro del 20 dicembre scorso è lo stesso magistrato che dichiarava che "le intercettazioni pubblicate negli articoli" sono "atti non più coperti da segreto avendo il Pubblico ministero emesso nell'ambito del procedimento n. 319/2009 avviso di conclusione delle indagini". Quello che si contesta, a detta del gip, è la necessità che il giudice non venga influenzato e non conosca gli atti prima dell'udienza preliminare, nonostante siano, di fatto, già atti pubblici;
nell'ordinanza si legge che "la libera disponibilità degli articoli può aggravare la conseguenza del reato" e, soprattutto, che il giudice "non può e non deve conoscere gli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero se non attraverso il dibattimento", mentre nessun riferimento è fatto alla pubblica opinione che, a conclusione indagini, dovrebbe avere il diritto di conoscere (e approfonditamente) atti che toccano un istituto bancario importante come quello di Spoleto, quotato in borsa;
delle vicende della BPS si è occupato anche "Ossigeno", l'osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia, dato che lo stesso Ceraso ha ricevuto in passato intimidazioni e minacce di morte che, scrive lo stesso osservatorio "avevano verosimilmente la loro origine nell'interesse della testata per le vicende dell'istituto di credito umbro";
a parere degli interroganti se tale principio diventasse norma potrebbe portare all'oscuramento di gran parte della cronaca giudiziaria del nostro Paese,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento, considerati i dubbi sollevati relativamente alla correttezza delle motivazioni alla base del provvedimento di sequestro preventivo mediante oscuramento degli articoli del giornale umbro on line "Tuttoggi.info" disposto dal giudice;
quali iniziative di competenza intendano assumere per evitare che questo importante precedente diventi una sistematica ed arbitraria lesione al diritto di cronaca e soprattutto al diritto fondamentale di ogni cittadino di essere informato.
(3-00623)
SCIBONA, COTTI, SERRA, BATTISTA, BENCINI, CAPPELLETTI, PAGLINI, DONNO, PUGLIA, NUGNES, LEZZI, FUCKSIA, CAMPANELLA, MONTEVECCHI, CASTALDI, BOCCHINO, TAVERNA, BERTOROTTA, AIROLA, CIOFFI, BLUNDO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
Poste Italiane SpA è una società per azioni il cui capitale è detenuto al 100 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze;
su tutto il territorio nazionale si registrano, da diverso tempo, numerosi disservizi nella consegna della posta, con grave danno dell'utenza, la quale si vede recapitare la corrispondenza con molti giorni di ritardo o non recapitata affatto;
la posta non consegnata viene mandata al macero e vari sono i casi di cronaca che evidenziano i grandi volumi in queste operazioni e sottolineano la mancanza di registri ad hoc per la tracciabilità della corrispondenza mandata al macero;
una recente inchiesta giornalistica ha riportato che i controlli effettuati da Izi SpA, società di ricerche di mercato, su incarico dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, mediante l'uso di lettere civetta siano passabili di intercettazione con conseguente inficio del controllo ("il Fatto Quotidiano", 6 gennaio 2014);
la gestione dei Centri di meccanizzazione postale, cuore del sistema di smistamento postale italiano, dal 1° novembre 2013 è stata esternalizzata con gara di appalto ed affidati alla ditta Ph Facility;
considerato che a fronte di tali disservizi l'Autorità ha comunque dato il via libera all'aumento delle tariffe praticate da Poste italiane e pertanto il costo per spedire una lettera potrà salire dagli attuali 70 centesimi sino a 95 centesimi, mentre una raccomandata potrà arrivare dai 3,60 euro attuali fino a 5,40 euro,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;
se, con particolare riferimento alla posta prioritaria, non ritengano di attivarsi, nei limiti di propria competenza, per l'adozione di provvedimenti volti ad impegnare Poste italiane SpA ad apporre un timbro-data alle corrispondenze in ricezione nonché ad apporre il timbro-data dell'ufficio locale quando affida la corrispondenza al postino per la consegna così da permettere al destinatario di conoscere sia la data della spedizione sia la data di quando è stato stabilito il recapito e far valere così eventuali infrazioni secondo la Carta dei servizi;
se non ritengano, per quanto di competenza, di invitare Poste italiane SpA a rendere noti gli elenchi delle corrispondenze che costantemente sono destinate al macero perché non consegnate nonché adoperarsi per l'adozione di registri pubblici a riguardo al fine di chiarire l'entità delle stesse operazioni e rivelare eventuali disservizi;
quali iniziative di competenza intendano assumere affinché Poste italiane SpA pubblichi sul sito internet tutta la documentazione a giustificazione delle richieste di aumento, data la chiara necessità di trasparenza verso i cittadini per un servizio così strategico per il Paese che coinvolge la quasi totalità della popolazione italiana.
(3-00625)
SERRA, SANTANGELO, BERTOROTTA, MONTEVECCHI, GIROTTO, COTTI, LEZZI, CATALFO, BIGNAMI, CAPPELLETTI, BOCCHINO, MORONESE, PAGLINI, MANGILI, LO GIUDICE, PALERMO, PEZZOPANE, SCILIPOTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
Sigrid Kaag, la diplomatica olandese presso le Nazioni Unite che guida la missione congiunta di Onu e Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) per lo smaltimento delle armi chimiche siriane ha annunciato che il 7 gennaio 2014 un cargo danese carico di agenti chimici ha lasciato il porto di Latakia in Siria;
il cargo viene scortato da navi da guerra russe, cinesi, danesi e norvegesi;
la scorta si rende necessaria in virtù della estrema pericolosità del carico trasportato, che si suppone sia composto principalmente da sarin e iprite, di cui è formato in massima parte l'arsenale chimico siriano che si intende smantellare;
in base al piano approvato dall'Opac, che fa seguito all'intesa russo-statunitense del settembre 2013 sullo smantellamento dell'arsenale chimico siriano ed alla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu del 27 settembre 2013, il trasbordo degli agenti chimici sulla Cape Ray, la nave Usa dotata della strumentazione tecnica necessaria per rendere inoffensivi tali agenti, dovrebbe avvenire nel porto di un Paese terzo;
in un comunicato del 16 dicembre 2013 il Ministro degli affari esteri ha dichiarato che "Le armi chimiche siriane transiteranno in un porto italiano e l'individuazione della località che ospiterà il loro passaggio sarà decisa - e comunicata al Parlamento italiano - dall'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche";
nonostante sia imminente l'arrivo in Italia dell'imbarcazione carica di agenti chimici tossici, non è ancora conosciuta la sua precisa destinazione, il carico esatto e l'effettiva pericolosità. Fonti del Ministero della difesa parlano di un probabile approdo civile in Sicilia, in Sardegna o in Puglia;
le notizie incontrollate diffuse dagli organi di informazione circa il luogo in cui il trasbordo potrebbe avvenire hanno destato allarme presso la cittadinanza, in particolare presso la popolazione che risiede nelle città portuali,
si chiede di sapere:
se risulti se le imbarcazioni in arrivo cariche di agenti chimici siriani siano una o più di una, quale sia la loro stazza precisa, la quantità del carico, le sostanze che trasportano e la loro effettiva pericolosità; quali modalità di trasporto, di stoccaggio e di distruzione delle armi chimiche siano state adottate e in quali luoghi dovrà avvenire il trasbordo delle stesse;
se il Governo sia a conoscenza dell'altissimo livello di rischio di inquinamento a cui sarebbe sottoposta l'area marina del Mediterraneo e dei territori limitrofi, in particolar modo la Sicilia, la Sardegna e l'area marina costiera della Puglia, nel caso di dispersione di sostanze estremamente dannose per la salute umana, per l'ambiente e l'ecosistema come arsenico, iprite, lewisite, fosgene e difosgene, acido cloro solforico e cloropicrina;
quali misure siano state adottate per assicurare che tutte le operazioni riguardanti il carico delle imbarcazioni avvengano nelle condizioni di massima sicurezza per la cittadinanza e per gli operatori;
se il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri abbia previsto un piano di sicurezza per la gestione, eventuale, dell'emergenza, in considerazione dei rischi connessi al transito e alla sosta delle navi e quale sia la tempistica stimata per l'eventuale allontanamento della popolazione dalle aree a rischio in caso di incidente rilevante;
quando si intenda relazionare al Parlamento in merito alle decisioni dell'Opac, come annunciato il 16 dicembre 2013, sugli accordi internazionali sottoscritti circa le tempistiche e le reali destinazioni delle armi chimiche nonché circa la permanenza in un porto sul territorio italiano.
(3-00626)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DIVINA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
con la legge di stabilità per il 2014 si mettono a disposizione 100 milioni di euro per il completamento della "Nuvola" di Fuksas, opera ideata dal noto architetto, un finanziamento sotto forma di prestito trentennale;
il finanziamento però non copre del tutto la cifra richiesta per il completamento della faraonica opera nel cuore del quartiere Eur a Roma;
necessitano infatti altri 70 milioni di euro che dovranno in ogni caso essere reperiti dall'ente Eur SpA presieduto da Pier Luigi Borghini;
Eur SpA è una società privata ma a capitale pubblico, detenuta al 90 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze e al 10 per cento dal Comune di Roma. L'obiettivo del progetto era di fare dell'Eur un polo congressuale di livello europeo. E già con Veltroni si decise di costruire, proprio accanto al centro congressi, la Nuvola di Fuksas, mega progetto ideato nel 2000 da edificare con risorse pubbliche, al fine di attirare nella capitale migliaia di persone ogni anno;
per reperire i fondi si è seguita una strada rischiosa: costruire un hotel a ridosso della Nuvola;
contestualmente si decise di svuotare dagli uffici del Ministero in indirizzo le cosiddette Torri delle finanze, edificio di alto valore architettonico, ma di bassa rendita economica, trasformandole in un complesso residenziale extra lusso con vista sul laghetto e sull'acquario dell'Eur;
in seguito è partita la costruzione dell'hotel "Lama" e la demolizione delle Torri;
ad oggi nessun progetto è decollato e la situazione, 5 anni dopo l'inizio dei lavori, è un autentico fallimento;
la Nuvola di Fuksas, che doveva essere completata all'inizio del 2013, ad oggi, inizio del 2014, è circa a 3 quarti dell'opera. Per la sua costruzione sono stati stanziati 256,2 milioni di euro ed oggi, per ultimare l'opera, vengono chiesti al Ministero altri 170 milioni;
l'hotel di lusso con vista sulla Nuvola, la Lama, è terminato, ma la società non trova acquirenti interessati all'operazione, tanto che si è pure pensato di bandire una gara per l'affitto dell'hotel con l'obiettivo di realizzare qualche profitto;
delle Torri oggi rimane solo lo scheletro ma la società mista pubblico-privata (il Ministero tramite la società Fintecna, di Ligresti, di Marchini, di Toti ed altri) ha desistito, non ritirando le concessioni edilizie dal Comune di Roma, ed ha lasciato alla città "un pezzo di Beirut" proprio davanti alla fantasmagorica Nuvola;
così si è pensato di far tornare tutta la proprietà delle Torri in mano pubblica, a Fintecna (controllata dal Ministero) con la speranza che quelli che una volta erano uffici, dopo 5 anni di lavori e milioni di euro spesi, tornino ad essere uffici;
in conclusione servirebbero ancora 170 milioni di euro per completare l'infrastruttura, il cui costo iniziale di 275 milioni di euro è complessivamente salito a oltre 400;
i lavori vanno pesantemente a rilento da un anno, la manodopera è stata in gran parte allontanata dall'impresa costruttrice, la "Condotte SpA", alla quale Eur SpA non pagava più gli «stati d'avanzamento lavori»,
si chiede di conoscere:
come il Ministro in indirizzo giudichi tutta l'operazione "Nuvola" della Eur SpA;
quante risorse si siano dissipate per traslocare gli uffici del Ministero dalle Torri delle finanze e quante per la demolizione delle stesse e per un nuovo prossimo approntamento dei locali, visto che la struttura verrà nuovamente adibita ad uffici pubblici;
per quale motivo si continui a finanziare una società che a giudizio dell'interrogante ha dimostrato poca attenzione alla spesa pubblica e poca capacità di programmare gli investimenti;
se risulti come, se Eur SpA non è riuscita ad oggi a rispettare i piani industriali superando abbondantemente il plafond rispetto alle previsioni iniziali, potrà restituire il "prestito" di 100 milioni di euro concesso con la legge di stabilità;
poiché non sarà sufficiente nemmeno l'attuale "prestito" per ultimare i lavori, se si intenda di finanziare ulteriormente con denaro pubblico la società.
(4-01468)
COMAROLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la grave e complessa recessione economica che dal 2009 ad oggi ha interessato l'Italia ha comportato l'adozione di numerosi provvedimenti legislativi finalizzati per lo più ad una revisione della spesa pubblica, da un lato, e ad un aumento della tassazione, soprattutto quella immobiliare;
i provvedimenti medesimi hanno tuttavia avuto effetti per lo più recessivi, determinando un aumento generale della pressione fiscale e dei sacrifici a danno dei cittadini i quali, in ragione di una generale minore disponibilità economica, hanno diminuito i consumi, cosicché la domanda interna ha subito in questi ultimi anni una drastica riduzione;
la diminuzione dei consumi, associata alla crescente difficoltà delle aziende di acquisire gli ordinativi, ovvero di mantenere un livello di fatturato in linea con quello degli anni precedenti, ha portato molte di queste aziende a cessare l'attività, creando così ulteriori problematiche a livello occupazionale, inasprendo ulteriormente la già complessa situazione economica italiana ed aumentando in maniera esponenziale il valore della disoccupazione, in particolar modo tra i giovani;
organi di stampa nazionali di questi giorni ("Libero", edizione del 7 gennaio 2014) riportano la notizia secondo la quale negli ultimi 2 anni, ovvero sia durante il Governo con premier Mario Monti sia quello di Enrico Letta, le retribuzioni di alcuni dipendenti di palazzo Chigi sarebbero aumentati;
specificatamente, così come riportato dal medesimo articolo, gli stipendi dei top manager sarebbero cresciuti in media del 25-30 per cento, mentre quelli delle seconde fasce del 10-15 per cento fra il 2011 ed oggi, e il clamoroso dato può essere facilmente reperibile confrontando la tabella degli emolumenti nella sezione trasparenza del sito internet del Governo alla fine del 2011 con quello più recente del Governo Letta, visto che il primo dato è aggiornato al novembre 2011 e il secondo al 3 dicembre 2013;
lo stesso articolo riporta come la retribuzione fissa di base dei dirigenti di prima fascia sarebbe passata da 84.962,44 euro a 92.112,57 euro per automatismi contrattuali, dal momento che a lievitare in maniera sensibile sono state le retribuzioni di posizione e quelle di risultato, mentre per 13 dirigenti di prima fascia in questi 2 anni lo stipendio complessivo è lievitato di più di un terzo di quanto percepivano nel novembre 2011,
si chiede di sapere se non si ritenga opportuno chiarire la vicenda descritta e se, in ragione della grave crisi economica che sta attraversando il Paese e degli sforzi che la maggioranza dei cittadini e delle imprese italiane stanno compiendo, non si ritenga di provvedere, qualora fosse verificata la veridicità delle affermazioni, predisporre i controlli necessari per accertare e verificare se nei fatti esposti possano celarsi fattispecie di utilizzo improprio di risorse pubbliche.
(4-01469)
MANASSERO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il colle della Maddalena è un valico internazionale che si trova nelle Alpi occidentali unendo la valle Stura in Italia con la val d'Ubaye in Francia e segnando il confine tra i due Stati;
il collegamento, insieme al colle di Tenda, unisce il basso Piemonte, in modo particolare il territorio della provincia di Cuneo, con la Francia in uno storico legame di relazioni economiche e sociali;
considerato che:
il colle della Maddalena è chiuso dal 24 dicembre 2013 restringendo, di fatto, la libera circolazione di persone e merci e obbligando a lunghi e improduttivi percorsi alternativi attraverso il colle di Tenda o altri valichi del torinese;
questa situazione di prolungata chiusura ha determinato forti e condivisibili prese di posizione da parte di varie associazioni di categoria che lamentano un enorme danno economico e sono pronti a una denuncia per vedere riconosciuti i propri legittimi diritti alla libertà di circolazione;
il blocco di questo collegamento ha creato disagi particolari alle aziende del cuneese che, spesso, puntano proprio sull'export delle merci per migliorare i propri conti in questo difficile tempo di crisi,
si chiede di conoscere:
quali siano i motivi che hanno causato il ritardo intollerabile nel rendere agibile il collegamento internazionale del colle della Maddalena;
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno avviare procedure più celeri per evitare il ripetersi di situazioni di questo tipo, eventualmente predisponendo tempi certi per la consultazione della preposta Commissione valanghe finalizzata alle successive operazioni di sgombero della neve operate dall'Anas;
se, infine, non ritenga doveroso in futuro evitare situazioni di questo tipo, che ingigantiscono sempre di più la scarsa fiducia dei cittadini nel funzionamento dello Stato, troppo spesso considerato, in molti casi non a torto, come una gigantesca macchina burocratica che non tiene conto delle esigenze dei cittadini e delle categorie produttive.
(4-01470)
DIVINA - Ai Ministri degli affari esteri e della difesa - Premesso che:
a giudizio dell'interrogante molto sottotono rispetto ad altre notizie, si apprende che sta per sbarcare in un non ben definito porto italiano una nave contenente armi chimiche proveniente dalla Siria;
nessuna notizia è stata fornita al Parlamento pur essendo il Ministero degli affari esteri informato della vicenda;
lo stesso Sottosegretario per la difesa Pinotti non ha saputo offrire alcuna notizia in merito in 4ª Commissione permanente (Difesa) del Senato,
si chiede di sapere:
se risulti chi abbia deciso di trasferire in Italia tali armi o prodotti chimici di pericolosità letale;
se risulti in quale località approderà la nave che li trasporta;
di quali quantità si tratti e quali prodotti chimici siano contenuti nelle armi;
dove si preveda di smaltire tali prodotti, quali rischi comportino per le persone e per l'ambiente e quali saranno i relativi costi di smaltimento;
se risulti chi gestirà il costo del trasporto e dello smaltimento.
(4-01471)
BITONCI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:
la cappella degli Scrovegni è senza dubbio un luogo di grande pregio storico ed artistico non solo della città di Padova, dove si trova, ma di tutto il Paese, nota a livello internazionale per la serie di cicli di affreschi trecenteschi in essa contenuta e che rappresentano un patrimonio figurativo di artisti di straordinaria importanza, tra cui, in primis, Giotto, oltre a Guariento, Giusto de' Menabuoi, Altichiero e Jacopo da Verona, tanto che ad oggi i cicli trecenteschi sono all'interno di una lista di osservazione di siti passibili di inserimento nel patrimonio Unesco;
organi di stampa locale di Padova di questi ultimi giorni ("Corriere del Veneto" del 10, 11 e 12 gennaio 2014, "Il Gazzettino" e "Il Mattino" di Padova) riportano la notizia della querelle sorta tra il celebre artista teatrale Dario Fo e l'amministrazione comunale di Padova relativamente allo stato di conservazione della cappella degli Scrovegni;
secondo quanto riportato dagli organi di stampa, infatti, alle sollecitazioni rivolte dall'artista lombardo alla stessa amministrazione comunale di porre maggiore attenzione relativamente alla situazione delle infiltrazioni d'acqua presenti nella cappella, rappresentanti istituzionali del Comune avrebbero risposto evidenziando come le accuse di incuria risultavano prive di fondamento;
l'11 febbraio 2013, presso il Kunsthistorisches Institut di Firenze, è stata dedicata una giornata di studio alla cappella e alla cripta degli Scrovegni di Padova;
a far riemergere l'interesse degli scienziati il caso Scrovegni è stata la decisione del Comune di Padova di valutare la possibilità di edificare un'area pubblica di 143.000 metri cubi in stretta prossimità della cappella, con scavi ingentissimi che prevedono la costruzione di due grattacieli e un poderoso auditorium;
nello specifico, secondo gli studiosi che hanno partecipato al convegno, il progetto rischia di provocare gravi deformazioni volumetriche e distorsive al sottosuolo e alle falde acquifere, con cedimenti assoluti e differenziali che potrebbero manifestarsi in periodi lunghi e successivi, e che l'innalzamento progressivo del livello del canale Piovego, adiacente alla cappella (forse ancora maggiore da quando il canale non più è dragato per la navigazione), porta al costante semiallagamento di quell'ambiente;
la cappella degli Scrovegni, pertanto, versa in uno stato di grave degrado a causa della permanente presenza nella cripta dell'acqua che ha cominciato a risalire anche alle pareti, tanto che numerosi cittadini, anche organizzati in comitati, chiedono interventi urgenti da parte delle autorità competenti e dell'università di Padova, nonché la pubblicità sulle proposte formulate e sui dati provenienti dai piezometri, rivendicando il diritto della popolazione all'accessibilità della cripta, che ad oggi può essere visitata solo facendo domanda al Comune;
l'amministrazione comunale di Padova, per voce del sindaco Ivo Rossi, avrebbe dichiarato come "La Cappella di Giotto è il monumento più monitorato d'Italia: il microclima interno è regolato per mantenere i migliori parametri di umidità relativa e temperatura, il monitoraggio è oggetto delle costanti attenzioni di una commissione apposita della quale fa parte anche l'istituto centrale del restauro, del ministero dei Beni culturali e sovrintendenze unitamente ai tecnici del Comune", ricordando altresì come "da quando è diventata proprietà del Comune, alla fine dell'800, è nota la presenza di acqua all'interno della cripta",
si chiede di sapere se, in ragione della valenza storica ed artistica della cappella degli Scrovegni e alla luce della vicenda descritta, il Ministro in indirizzo intenda adottare interventi urgenti di competenza per tutelare un bene monumentale unico come quello della cappella del Cenobio di Padova, verificando altresì al contempo la correttezza dei sistemi e degli interventi fino ad oggi conseguiti da parte delle autorità e dell'amministrazione comunale al fine di garantire l'integrità e la conservazione del monumento.
(4-01472)
BITONCI, CANDIANI, ARRIGONI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'interno - Premesso che:
organi di stampa locali della Sicilia ("La Repubblica", edizione di Palermo del 5 gennaio 2014) riportano la notizia secondo la quale la Regione Siciliana, nel 2012, avrebbe speso 20 milioni di euro per i rimborsi chilometrici dei dipendenti dell'Azienda foreste;
alla notizia, così come riportato dall'organo di stampa, i funzionari della Commissione europea e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali avrebbero minacciato di tagliare i fondi erogati se non fossero state soppresse tali voci di spesa;
la Regione Siciliana eroga per le sole trasferte dei dipendenti del comparto il 15 per cento della somma complessiva, tale per cui agli 82 euro di costo medio di ogni giornata se ne aggiungono 12 per i rimborsi chilometrici, cosicché dei 150 milioni dello stanziamento del 2012 per i 15.000 dipendenti dell'Azienda foreste 20 erano finalizzati agli spostamenti;
secondo l'assessore regionale competente, la responsabilità è da ricercarsi nella cattiva organizzazione del lavoro, ovvero di operai mandati spesso troppo lontano dalle proprie sedi, tanto che sembra che la media degli spostamenti rimborsati, per ogni forestale, si aggiri sui 30-35 chilometri ogni giorno;
notizie di sprechi di risorse che riguardavano i forestali si erano già avute i mesi scorsi, quando alcune telecamere di una nota trasmissione televisiva avevano seguito per alcuni giorni degli operai dell'Afor, l'Azienda forestale della Regione Calabria deputata ad occuparsi delle montagne calabresi e prevenire il dissesto idrogeologico, registrando come questi operai, seppur si presentassero puntualmente presso la sede di lavoro, impiegavano il loro tempo ad organizzare lunghi pranzi, leggere giornali e giocare a carte;
il 22 maggio 2013 la Procura di Catanzaro aveva quindi avviato un'inchiesta sugli operai forestali assenteisti in Calabria, ed il fascicolo è stato aperto dopo la stessa trasmissione televisiva andata in onda il 14 aprile e che aveva mostrato gli operai assenti dai posti di lavoro, tanto che il sostituto procuratore ha acquisito il video incriminato, anche alla luce del fatto che dopo la puntata televisiva il commissario dell'Afor ha presentato una denuncia alla Procura del capoluogo calabrese;
la Commissione paritetica per l'attribuzione del federalismo fiscale nel 2010, nell'ambito dei lavori propedeutici per l'individuazione dei costi e dei fabbisogni standard, ha calcolato come per la gestione delle foreste di Sicilia, Calabria e Campania si spenda il 75,5 per cento delle risorse impiegate da tutte le Regioni, pur avendo queste tre Regioni solo il 14,5 per cento di superficie boschiva nazionale, cosicché in Calabria un ettaro di foresta determina una spesa regionale di 597 euro mentre Regioni come la Toscana, ad esempio, spendono 12 milioni di euro, pari a circa 10 euro per ettaro di superficie boscata;
se la Regione Calabria impiegasse personale proporzionato ai livelli di spesa impiegati dalle Regioni più virtuose, si otterrebbero cospicui risparmi di spesa pubblica,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno fornire, nei limiti delle proprie competenze, i necessari chiarimenti sulla vicenda legata al rimborso chilometrico dei forestali in Sicilia precisando altresì il numero dei dipendenti forestali impiegati attualmente anche in ragione del confronto con altre Regioni d'Italia e in virtù della difficile situazione della finanza pubblica italiana;
se non reputino appropriato adottare iniziative all'interno delle proprie competenze per rimodulare i livelli di spesa per il servizio di prevenzione e lotta agli incendi boschivi in Sicilia.
(4-01473)
MORONESE, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BERTOROTTA, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASALETTO, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, COTTI, CRIMI, DONNO, GAETTI, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, Maurizio ROMANI, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la Bip Mobile SpA è un operatore virtuale di rete mobile (MVNO - mobile virtual network operators) che fornisce servizi di telefonia mobile;
in particolare la MVNO opera senza possedere alcuna licenza per il relativo spettro radio né necessariamente avere tutte le infrastrutture necessarie per fornire tali servizi, utilizzando a tal scopo una parte dell'infrastruttura di un operatore mobile reale;
nel maggio 2012 Telogic Italy Srl, operatore mobile virtuale sul mercato italiano come aggregatore abilitatore di altri operatori virtuali (MVNE - mobile virtual network enabler), ha effettuato un accordo con l'operatore di rete H3G (3 Italia) per acquistare il traffico telefonico e i servizi correlati, rivenderli a tutte le aziende interessate ad entrare nel mercato dei MVNO, con licenza ESP (enhanced service provider) o ATR (air time reseller);
attraverso questo accordo è stato introdotto in Italia un modello di business finalizzato a mettere a disposizione delle aziende interessate ad operare in qualità di operatore mobile una piattaforma di servizi nei sistemi di 3 Italia, con la quale Telogic ha potuto rivendere a MVNO, anche di piccole dimensioni, il traffico (voce, messaggistica e dati) acquistato all'ingrosso dalla stessa 3 Italia in modalità wholesale. Con tale accordo, di fatto, Telogic ha potuto offrire ai clienti la fornitura di sim card brandizzate, l'attivazione e la gestione dei clienti, la gestione delle tariffe dedicate; il billing e i sistemi di supporto ai clienti (customer care). Grazie a questo nuovo business sono nati Bip Mobile, Noi Tel Mobile, Samtel, Digitel Italia Mobile ed altri gestori virtuali;
nel settembre 2012 è nata Bip Mobile, che si è presentata come operatore mobile low cost, lancia una grande compagna pubblicitaria con testimonial Beep Beep e Wil Coyote (notissimi personaggi dei cartoni animati Looney Tunes). A sostenere l'impegno finanziario di ben 100 milioni di euro come partenza è stata la società One Italia della famiglia Giacomini di Roma, con il ruolo di azionista di maggioranza, già conosciuta per servizi offerti a H3G (Shop 3 ed altri servizi), di rapporti aziendali con Tim e Vodafone e di attività nei Paesi arabi e nel Sud America. L'amministratore delegato dell'operatore Bip Mobile è Fabrizio Bona, ex manager di Tim, Wind e Vodafone. Nei primi mesi di attività di Fabrizio Bona è stato intervistato da alcune emittenti radiofoniche, come per esempio RTL 102.5;
nei giorni fra il 30 ed il 31 dicembre 2013, l'operatore di telefonia mobile virtuale Bip Mobile SpA ha interrotto la fornitura ai clienti dei suoi servizi di telefonia e dati, senza alcun preavviso, lasciando circa 220.000 persone in tutta Italia senza la possibilità di poter usufruire delle proprie utenze telefoniche e di conseguenza degli eventuali servizi di collegamento alla rete internet;
con la delibera n. 549/13/CONS dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) si è appreso che l'azienda Bip Mobile SpA era già interessata da una serie di incontri tra diverse aziende, presso l'Autorità stessa, al fine di superare una serie di controversie e di criticità in atto, in particolare con le aziende Telogic e H3G e che quest'ultima aveva prontamente informato il Ministero dello sviluppo economico della situazione;
nel settembre 2012 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato stava indagando al fine di verificare se vi fosse un accordo fra gli operatori Telecom, Vodafone e Wind finalizzato ad impedire al nuovo operatore mobile virtuale Bip Mobile di entrare nel mercato e in conseguenza di una denuncia da parte della suddetta società l'Agcom ha deciso di avviare un'istruttoria che avrebbe dovuto concludersi entro settembre 2013;
a distanza di oltre un anno l'Autorità non si è ancora pronunciata sull'istruttoria aperta nei confronti di Vodafone, Telecom Italia e Wind, ma risulta agli interroganti che avrebbe deciso, vista l'ampiezza della documentazione agli atti e la complessità degli elementi da valutare, di prorogare il termine per la chiusura del procedimento di ulteriori 6 mesi (al 30 marzo 2014);
nella parte conclusiva della delibera n. 549/13/CONS l'Agcom metteva in evidenza il concreto rischio di un danno grave ed irreparabile tanto per i clienti quanto per i MVNO titolari di tali clienti e quindi per circa 250.000 utenze voce e dati legate ai servizi dell'azienda Telogic (MVNE) per inottemperanze contrattuali;
considerato che a parere degli interroganti è di fondamentale importanza il diritto all'utilizzo da parte degli utenti delle linee di telefonia mobile, che riguardano servizi pagati in anticipo alle compagnie di telefonia (schede ricaricabili), che espletano un servizio pubblico di telecomunicazione, sia per i singoli cittadini sia per le imprese, ed è di evidente rilievo il dato che sempre di più si usufruisce contestualmente ai servizi voce anche delle connessioni dati da dispositivi mobili per avere accesso ad internet. Se ne deduce che nel caso di mancato servizio sia per le linee ad uso privato sia per le linee ad uso lavorativo da parte delle aziende e dei liberi professionisti il danno economico è di grandissimo rilievo,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
quali iniziative intenda intraprendere, nei limiti di propria competenza, al fine di tutelare gli utenti di un operatore telefonico virtuale o tradizionale operante in Italia, che senza alcun preavviso priva i propri clienti del servizio per il quale hanno pagato creando danni irrimediabili ad imprese, ditte e singoli utenti;
se intenda attivarsi, nei limiti di competenza, affinché siano adottate misure volte a garantire il giusto risarcimento agli utenti danneggiati dagli avvenimenti di sospensione dei servizi, come previsto dalla delibera Agcom n. 124/10/CONS anche in caso di fallimento dell'azienda Bip Mobile SpA;
se voglia attivarsi, nell'ambito delle proprie attribuzioni, affinché siano assunte misure atte a garantire il recupero dei crediti residui delle linee telefoniche degli utenti;
se intenda agevolare con misure di competenza la migrazione delle linee telefoniche degli utenti coinvolti verso altri operatori di telefonia attraverso la mobile number portability (MNP);
se ritenga di doversi attivare, nei limiti di propria competenza, per verificare se la Bip Mobile SpA sia stata vittima di azioni sleali da parte di altri fornitori, che potrebbero aver favorito in regime di concorrenza sleale altri competitor nello stesso mercato in cui opera l'azienda, visti i prezzi molto competitivi sul mercato che essa offre ai propri clienti.
(4-01474)
MOSCARDELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la grave situazione economica sta colpendo in maniera pesante la provincia di Latina, con un lungo elenco di imprese manifatturiere che chiudono, che sta minando la base stessa dell'economia pontina;
la crisi economica colpisce in maniera particolare i giovani, con percentuali di disoccupazione allarmanti;
in questo quadro il settore dell'informazione è particolarmente colpito e negli ultimi 3 anni hanno cessato l'attività le seguenti testate: "Il Tempo" edizione di Latina; "Il Territorio"; "Il Corriere pontino"; "Tele Etere"; "Extra Tv Latina". Dal 5 gennaio 2014 ha chiuso anche l'edizione di Latina del quotidiano "La Provincia";
la chiusura dell'edizione pontina de "La Provincia" ha prodotto la minaccia di licenziamento per 21 professionisti, tra giornalisti e poligrafici. Gli stessi non ricevono lo stipendio da circa 9 mesi. La proprietà si è resa indisponibile tanto che gli stessi lavoratori si sono visti costretti ad occupare la sede del giornale di Frosinone;
la proprietà del quotidiano, nei mesi scorsi, ha chiesto disponibilità ai lavoratori, in attesa dell'erogazione dei sostegni all'editoria per le annualità 2011-2012, ma le autorità preposte hanno fatto controlli per vizi di bilancio, su cui sta indagando la magistratura, che hanno bloccato l'erogazione dei fondi;
la chiusura de "La Provincia" edizione di Latina pone problemi non secondari di pluralità dell'informazione, che si aggiungono ai problemi legati all'occupazione,
si chiede di sapere:
quale sia lo stato dell'arte relativo all'erogazione dei finanziamenti alla "Effe", cooperativa proprietaria della testata "La Provincia";
quali garanzie si potrebbero mettere in atto per garantire che quei fondi, eventualmente erogati o erogabili, vadano a coprire le spettanze dei dipendenti, e quali siano i tempi di erogazione;
quali interventi possano essere messi in atto a tutela dell'occupazione e per la tutela della pluralità dell'informazione;
se e quali siano i possibili sostegni ad iniziative di rioccupazione dei lavoratori coinvolti.
(4-01475)
CASTALDI, GIROTTO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettera datata 16 dicembre 2013, ha inviato al Ministero dello sviluppo economico ed alla Presidenza del Senato la deliberazione n. 12/2013/G-Relazione concernente "Indagine sulla gestione dei Progetti di innovazione industriale a carico del Fondo per la competitività e lo sviluppo di cui alla legge n. 296/06, articolo 1, comma 842 (cap. 7342 e 7445 del Ministero dello sviluppo economico)";
la deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento del Senato, alle Commissioni permanenti 5a e 10a (Atto n. 204);
nella relazione della Corte dei conti viene evidenziato che «L'indagine, condotta per verificare regolarità ed efficienza della gestione dei Progetti di innovazione industriale in considerazione dell'importanza dello strumento ai fini di una maggiore competitività dell'industria italiana nel contesto europeo, ha dato conto di un'attuazione assai limitata - tale da far dubitare della sua funzionalità a tali fini»;
considerato che:
dalla stessa Corte dei conti è «stato (...) verificato che alla data del 30 giugno 2013 - quindi, a oltre 6 anni dall'entrata in vigore delle disposizioni che lo hanno introdotto nell'ordinamento - nell'ambito dei tre Progetti avviati, Efficienza energetica, Mobilità sostenibile e Made in Italy, solo 3 programmi hanno visto la conclusione. Le somme complessivamente erogate - pari a 23.287.903,95 euro - ammontano al 3 per cento di quelle impegnate, 663.239.227,45 euro risultano andati in perenzione. Nessuna attuazione è stata data alle Azioni connesse ai Progetti»;
il Ministero ha richiesto la conservazione dei residui passivi di conto capitale (nella misura di 329.675.000 euro), ai sensi del disposto di cui all'art. 30, comma 11, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per evitare di lasciare lo strumento privo di risorse a seguito dell'abbreviazione dei termini di attuazione dei programmi, impegnandoli in gran parte sui progetti relativi al made in Italy fino al dicembre 2012;
la quasi totalità (98 per cento) di tali fondi è comunque andata in perenzione in quanto non erogati nei termini;
i progetti "Nuove tecnologie per la vita" e "Beni e attività culturali e turistiche" non sono stati sinora finanziati;
le risorse finalizzate all'attuazione dei PII (progetti di innovazione industriale) sono tratte da una molteplicità di provviste nazionali e sovranazionali ed ammontano complessivamente a 888.161.928,27 euro, di cui 184.438.443,16 di provenienza PON (programma operativo nazionale) Ricerca e competitività per le regioni dell'area convergenza e 703.723.485,11 euro a valere sul Fondo per la competitività e lo sviluppo;
nel corso del processo attuativo, prima e dopo la concessione, sono state presentate numerose richieste di variazione dei progetti (232 su 243 programmi) e l'emanazione dei decreti di concessione ha richiesto in media tra i 23 e i 25 mesi;
considerato inoltre che:
i rilievi della Corte dei conti investono sia la capacità da parte del Ministero di avere piena consapevolezza delle ragioni dei ritardi e delle situazioni richiamate, che l'adozione di schemi procedurali non sempre consoni alla specificità dei PII;
a giudizio degli interroganti appare palese una sottovalutazione dell'impegno necessario nei processi di realizzazione e di relativa informatizzazione di progetti con le specifiche caratteristiche di quelle del programma stesso, come osservabile dalla mancata considerazione nei decreti di adozione dei progetti e nei bandi dell'eventualità della presentazione di variazioni allo schema originario di partecipazione al programma, assolutamente fisiologica in processi complessi e di non breve durata, ancor più in difficili contingenze economiche, dalle incertezze relative alle modalità di rendicontazione, definite dagli stessi bandi solo in termini molto generali, e dalla superficialità con cui i decreti di concessione hanno imposto che le richieste di erogazione venissero redatte attraverso il sistema informatico di gestione delle agevolazioni, non operativo sino al 2011;
la Corte dei conti rileva la peculiare configurazione ontologica dello strumento, che postula una consistente ampiezza dei partenariati, peraltro fisiologica per la realizzazione d'iniziative complesse «non diversamente attuabili da parte di realtà imprenditoriali di dimensioni molto limitate quali sono, prevalentemente, quelle operanti nel tessuto produttivo del Paese - , che ha agito da effetto moltiplicatore su molte delle problematicità occorse nella fase attuativa. Tra queste, in primo luogo, vi sono quelle legate alle ordinarie vicissitudini delle imprese - fusioni, cessioni di ramo d'azienda eccetera ancor più ricorrenti nella situazione di crisi generale in cui esse si sono trovate ad agire -, e alla necessità di un "avanzamento" in parallelo di una serie di adempimenti propedeutici all'emanazione dei provvedimenti amministrativi di concessione ed erogazione, strettamente connessi, principalmente, con l'articolazione dei programmi in cosiddetti "pacchi di lavoro"»;
considerato infine che:
le amministrazioni interessate devono comunicare alla Corte dei conti ed al Parlamento, entro 6 mesi dalla data di ricevimento della relazione, le misure consequenziali adottate ai sensi e per gli effetti dell'art. 3, comma 6, della legge n. 20 del 1994, come modificato dall'art. 1, comma 172, della legge n. 266 del 2005;
entro 30 giorni dalla ricezione della relazione le amministrazioni interessate devono formulare provvedimento motivato previsto dall'art. 3, comma 64, della legge n. 244 del 2007, ove ritengano di non ottemperare ai rilievi formulati,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, intenda procedere, ed in quali tempi, alla verifica, progetto per progetto, dello stato di avanzamento e degli step tecnico-scientifici, economico-finanziari ed amministrativi necessari per la prosecuzione e conclusione dei singoli programmi di innovazione industriale;
in quali termini e con quali modalità consideri di assicurare l'avanzamento tecnico-scientifico dei progetti per il raggiungimento degli obiettivi tecnologico-produttivi che sono la ragione della misura;
quali atti voglia intraprendere al fine di modificare il procedimento amministrativo di realizzazione e la conseguente semplificazione dello stesso procedimento, delle prospettive e delle procedure tenuto conto delle risorse finanziarie disponibili e della relativa capacità di spesa;
se consideri di dover attivare con urgenza misure di sostegno al credito ai progetti, da concordare con la Banca europea per gli investimenti e con le banche convenzionate, per un più efficace utilizzo delle linee di credito attivate, anche unitamente ad altre misure di sostegno gestite dal Fondo centrale di garanzia del Ministero;
quali provvedimenti intenda adottare per intensificare l'azione di stimolo, di indirizzo e di controllo nei confronti di Invitalia, nel rispetto delle modalità previste nella convenzione che regola i rapporti tra il Ministero dello sviluppo economico e l'ente in house,nel quadro, quindi, di piani di attività annuali tempestivamente emanati ed approvati, al fine di accrescere l'efficienza nella gestione dei procedimenti amministrativi e nell'interlocuzione tra i due soggetti.
(4-01476)
TAVERNA, CATALFO, FUCKSIA, CAMPANELLA, SERRA, DE PIETRO, CAPPELLETTI, MORONESE, PAGLINI, SANTANGELO, BATTISTA, DONNO, LEZZI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per gli affari regionali e le autonomie - Premesso che:
nel corso degli anni i Governi che si sono succeduti sono più volte intervenuti affinché la capitale potesse finalmente rispettare le direttive europee e le norme nazionali in materia di rifiuti;
nonostante il contributo economico erogato dallo Stato, Roma continua ad avere problemi strutturali finanche nella raccolta e nel trattamento dei rifiuti indifferenziati, tali da rendere alcune zone della città sempre più sporche e degradate;
gli impianti di trattamento meccanico biologico ubicati a Roma sono non solo obsoleti, ma soprattutto non lavorano a pieno regime durante l'intero arco dell'anno e dunque la raccolta dell'indifferenziato (soprattutto nei giorni festivi) subisce pericolosi rallentamenti che comportano il perdurare di situazioni di criticità in alcuni quartieri, dove anche la semplice rimozione di contenitori utilizzati per la raccolta stradale diviene un serio problema nel momento in cui si deve lavorarne e smaltirne il contenuto;
in data 4 gennaio 2013, un articolo pubblicato dal quotidiano on line "Paese Sera" denunciava il deposito e l'abbandono di circa 2.000 cassonetti per la raccolta stradale dei rifiuti, molti dei quali ancora pieni, in un terreno adiacente un sito dell'Ama SpA in località Rocca Cencia;
dalle foto pubblicate, risulta evidente che il terreno non è recintato né sottoposto ad alcuna vigilanza, con evidenti rischi per la salute dei cittadini e per l'ambiente circostante;
a parere degli interroganti non sono chiari i motivi che possano giustificare la collocazione di centinaia di cassonetti in tale area, senza l'applicazione delle opportune misure preventive previste dalla legge, né tantomeno a chi appartenga il terreno e a quali condizioni sia stato concesso ad Ama SpA di utilizzarlo come deposito;
considerato che:
l'articolo 1, comma 358, della legge n. 228 del 2012 ha disposto che «In considerazione della situazione di grave criticità nella gestione dei rifiuti urbani nel territorio della provincia di Roma di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 luglio 2011 e successive modificazioni, al fine di non determinare soluzioni di continuità nelle azioni in corso per il superamento di tale criticità con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, viene nominato un commissario che provveda in via sostitutiva degli Enti competenti in via ordinaria»;
con il decreto ministeriale 3 gennaio 2013 il Ministero dell'ambiente ha nominato Goffredo Sottile commissario straordinario per la gestione delle criticità legate al ciclo dei rifiuti nella provincia di Roma per 6 mesi con scadenza 7 luglio 2013;
con il decreto ministeriale 27 giugno 2013 il Ministero ha prorogato di ulteriori 6 mesi il precedente mandato di Goffredo Sottile, il cui mandato non è stato finora rinnovato ed è quindi scaduto il 7 gennaio 2013;
il comma 2 dell'art. 4 del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 151, rubricato "Disposizioni concernenti Roma Capitale", dispone che: «Al fine di contribuire al superamento della crisi in atto nel ciclo di gestione integrata dei rifiuti nel territorio di Roma capitale, per assicurare l'attuazione degli interventi previsti dal Protocollo d'intesa del 4 agosto 2012, "Patto per Roma", previa validazione da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del programma di lavoro triennale "Raccolta differenziata", ivi previsto, opportunamente rimodulato sulla base delle risorse rese disponibili, sono finalizzate nel limite di 6 milioni di euro per il 2013, 6,5 milioni di euro per il 2014 e 7,5 milioni di euro per il 2015, mediante corrispondente utilizzo delle risorse iscritte in bilancio, per i medesimi esercizi, ai sensi dell'articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112»,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se non intenda attivarsi, per quanto di competenza, presso le amministrazioni competenti affinché vengano individuate le eventuali responsabilità amministrative e gestionali inerenti ai gravi episodi di abbandono di cassonetti dell'AMA in località Rocca Cencia e sia garantita, in tempi brevi, la rimozione dei fattori di rischio ambientale e sanitario che ne scaturiscono;
se non ritenga necessario subordinare l'erogazione dei fondi, di cui al citato comma 2 dell'art. 4 del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 151, almeno all'effettivo raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata già indicate all'art. 205, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006, e successive modificazioni;
quali interventi strutturali urgenti intenda intraprendere al fine di risolvere lo stato di gravissima e perdurante crisi in cui versa la gestione dei rifiuti nella capitale, considerando che, a parere degli interroganti, tali gravissimi episodi dimostrano che nonostante sia scaduto il mandato del commissario straordinario l'emergenza rifiuti a Roma non appare ancora superata.
(4-01477)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente:
7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-00619, della senatrice Ferrara ed altri, sui percorsi abilitanti speciali per gli insegnanti di Didattica nei conservatori di musica;
3-00620, del senatore Liuzzi, sulla situazione del teatro Carlo Felice di Genova;
3-00624, della senatrice Serra ed altri, sull'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento degli insegnanti di musica.
Mozioni, ritiro di firme
I senatori Bruni, De Siano, Piccoli, Iurlaro e Zizza hanno dichiarato di ritirare la propria firma dalla mozione 1-00090, del senatore Marinello ed altri.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 162a seduta dell'8 gennaio 2014, a pagina 304, sotto il titolo " Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici", alla penultima riga del terzo capoverso, sostituire le parole: " Pier Carlo Padoan" con le seguenti: " Pietro Carlo Padoan".
Nel Resoconto stenografico della 163a seduta pubblica del 9 gennaio 2014, all'ultima riga di pagina 24, dopo le parole: "Esprimo parere" inserire la seguente: "contrario".