Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 152 del 12/12/2013
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------
152a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 12 DICEMBRE 2013
(Pomeridiana)
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Presidenza del vice presidente GASPARRI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica con Monti per l'Italia: SCMpI; Misto: Misto; Misto-Gruppo Azione Partecipazione popolare: Misto-GAPp; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente GASPARRI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16).
Si dia lettura del processo verbale.
BARANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, su interventi per le situazioni di crisi industriale e su misure per promuovere innovazione e sviluppo (ore 16,03)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time) su questioni riguardanti gli interventi per le situazioni di crisi industriale e le misure per promuovere innovazione e sviluppo, cui risponderà il ministro dello sviluppo economico Zanonato.
Faccio presente che è in corso la diretta televisiva della RAI.
Passiamo dunque alle interrogazioni sugli interventi per le situazioni di crisi industriale; i senatori hanno facoltà di rivolgere le loro domande al Ministro, per due minuti ciascuno.
BORIOLI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORIOLI (PD). Signor Ministro, la crisi che sta colpendo il nostro Paese e il processo di deindustrializzazione coinvolgono sempre più anche comparti industriali rimasti a lungo strategici nel panorama della nostra manifattura.
Il quesito che le rivolgo oggi riguarda due di questi comparti: quello del freddo e del relativo indotto e quello degli acciai speciali e degli inossidabili in ambito siderurgico.
Per quanto riguarda il freddo, si tratta di un comparto che ancora oggi appare come una delle componenti più significative del sistema produttivo italiano: esso genera un indotto importante, occupando circa 130.000 addetti, localizzati in diverse aree del territorio nazionale. Da esso, tuttavia, emergono evidenti segnali di difficoltà, soprattutto legate ai processi di delocalizzazione produttiva verso i Paesi dell'Est Europa o verso la Turchia. Le cronache recenti ci hanno fornito esempi di tali difficoltà, come nel caso della Indesit di Fabriano o della Bundy di Borghetto Borbera, in provincia di Alessandria, che produce tubi per frigoriferi. Sono venti di crisi solo in parte rientrati, ma che certo non tranquillizzano per il futuro.
Per quanto riguarda invece gli acciai speciali e gli inossidabili, parliamo di uno dei settori di punta del made in Italy, rilanciato anche dal Piano d'azione per una siderurgia europea. È questo un comparto che ha nella Acciai Speciali Terni uno dei principali produttori mondiali; una realtà che dà lavoro, tra diretti e indotto, a circa 6.000 persone e per la quale, però, si evidenziano anche le preoccupazioni legate al passaggio del sito di Terni da Inoxum a ThyssenKrupp, con un'operazione dai contorni industriali complessi e difficili.
Si chiede perciò al Governo di sapere, in ordine al comparto del freddo, quali siano le valutazioni circa le potenzialità future e quali le iniziative a cui intende mettere mano per consolidarlo; in ordine al settore degli acciai speciali e degli inossidabili, quali siano le strategie che intende mettere in atto, anche in raccordo con la Commissione europea e con gli indirizzi dello Steel action plan da essa varato.
PRESIDENTE. Invito tutti i senatori a rispettare i tempi a loro disposizione, che sono tassativi, tenendo conto anche della diretta televisiva.
PELINO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELINO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, signor Ministro, negli ultimi mesi, in diverse occasioni, il Governo ha espresso l'intenzione di intervenire sulla bolletta elettrica e del gas, riducendo il costo che le piccole e medie imprese e i consumatori domestici debbono sopportare in misura sensibilmente maggiore rispetto agli altri Paesi europei.
Dall'inizio di questa legislatura la Commissione industria del Senato ha avviato un'approfondita indagine conoscitiva sui prezzi dell'energia elettrica e del gas come fattore strategico per la crescita del sistema produttivo del Paese.
Le numerose audizioni che la Commissione ha svolto hanno messo in luce l'evidente differenziale di prezzo che le imprese italiane debbono sopportare in campo energetico rispetto ai loro competitor europei. In particolare, la voce dei cosiddetti oneri di sistema è lievitata negli ultimi anni nelle sue diverse componenti, tra cui la componente A3 della bolletta, che ha raggiunto nell'ultimo anno la quota stratosferica di circa 12 miliardi di euro.
Il premier Letta, in occasione delle comunicazioni svolte nella giornata di ieri in Parlamento, ha preannunciato che il Consiglio dei ministri adotterà, venerdì prossimo, un decreto-legge cosiddetto taglia bollette.
Si chiede pertanto di conoscere nello specifico quali interventi d'urgenza il Governo prevede di adottare per ridurre da subito i prezzi dell'energia elettrica e del gas in Italia, con particolare riguardo agli oneri di sistema attualmente sopportati, per la maggior parte, dalle piccole e medie imprese e dai consumatori domestici.
PRESIDENTE. La ringrazio per aver rispettato il tempo a sua disposizione.
FUCKSIA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FUCKSIA (M5S). Gentile signor Ministro, l'Italia attraversa la crisi economica più grave dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Dal 2007 ad oggi il PIL è sceso di 7 punti percentuali e il contatore delle imprese italiane gira al contrario. Secondo Movimprese, nel terzo trimestre del 2013 il saldo attivo tra imprese aperte e chiuse è sceso sotto lo 0,4 per cento: il dato peggiore degli ultimi dieci anni. Con 60.000 aziende chiuse, di cui 10.000 in dichiarato fallimento, continua e si aggrava il trend negativo già registrato nel 2012. Le domande di concordato sono triplicate rispetto al 2012 ed è record per le liquidazioni volontarie.
Dal 2008 ad oggi abbiamo perso 80.000 imprese artigiane: un'ecatombe che si traduce in 200.000 posti di lavoro in meno. È come se avessero chiuso, contemporaneamente, gli stabilimenti italiani della FIAT, le Ferrovie dello Stato e l'ENI; come se negli ultimi cinque anni fosse scomparso il 6 per cento del tessuto produttivo artigiano attivo prima della crisi globale.
Mentre noi siamo qui a discutere, signor Ministro, una decina di aziende sta chiudendo.
Se si esclude il settore alimentare e poche altre eccellenze, la crisi ha investito tutti i comparti: manifattura, costruzioni, trasporti e servizi. Il disagio è il medesimo tanto al malandato Sud quanto al ricco Nord. Un Paese storicamente diviso tra Settentrione e Meridione per una volta sembra essere sulla stessa linea: la crisi ha coinvolto tutte le Regioni, anche quelle più virtuose.
Emblematica è la situazione delle Marche, dove dopo oltre mezzo secolo di crescita continua si è passati da un'impresa ogni 9 famiglie a 90.000 posti di lavoro persi.
Alla prova del nove i conti non tornano. Le nostre aziende chiudono per debito e per credito, perché spesso è difficile anche riscuotere. Chiudono perché non reggono il mercato globale; perché il nostro made in Italy non è adeguatamente tutelato; perché il potere di acquisto delle famiglie è in picchiata; perché la burocrazia immobilizza; perché la tassazione (in particolare il cuneo fiscale e IRAP, una tassa assurda - potremmo chiamare - dello sviluppo) è abnorme.
Quali misure e strategie di politica economica intende attuare il suo Ministero per superare queste barriere e rilanciare lo sviluppo?
PRESIDENTE. La ringrazio per aver rispettato i tempi.
CHIAVAROLI (NCD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CHIAVAROLI (NCD). Signor Ministro, vorrei rivolgerle una domanda in maniera telegrafica. Gli andamenti della nostra industria si inseriscono in una tendenza declinante sia nelle produzioni tipiche del made in Italy (tessile e calzature) sia in quelle caratterizzate da livelli tecnologici più avanzati, come elettronica e autoveicoli. Visto che la chiave è la perdita di competitività, soprattutto sui mercati internazionali, vorrei chiederle cosa ha intenzione di fare il Ministero per influire sui fattori principali (uno dei quali è stato citato dalla collega Pelino: il costo dell'energia) che influiscono sulla competitività delle nostre aziende.
CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONSIGLIO (LN-Aut). Signor Presidente, signor Ministro, finora il 2012 è stato l'anno più duro della crisi per il numero di aziende che hanno chiuso: tra fallimenti (che sono stati circa 12.000, cioè più di 1.000 al mese e più di 34 al giorno), liquidazioni, procedure non fallimentari, sono state circa 104.000 le aziende italiane perse.
Particolarmente allarmante è la crisi che ha colpito le aziende del settore del commercio, un comparto che dall'inizio dell'anno è stato colpito da una grave emorragia che sta portando alla desertificazione delle attività commerciali in Italia, con ripercussioni assolutamente drammatiche dal punto di vista sociale, economico ed occupazionale.
Nei primi quattro mesi dell'anno ha aperto un solo negozio ogni tre negozi chiusi. Il perdurare della crisi, in assenza di interventi di sostegno al settore, porterà quest'anno alla perdita di circa 30.000 imprese e di 90.000 posti di lavoro. Sono in aumento le attività commerciali che chiudono in zone del territorio ad alta concentrazione di popolazione anziana, e questo crea chiaramente molti problemi per la qualità della vita di queste persone. Il settore del commercio è sottoposto ad una elevata pressione fiscale, che oltretutto appare sempre più articolata in troppe diverse imposizioni, determinando una grave perdita di competitività per le aziende italiane.
A lei, signor Ministro, chiediamo quali soluzioni possono essere messe in campo per adottare immediate iniziative di sostegno al comparto industriale e commerciale, che vadano nella direzione di una drastica riduzione del numero e del peso complessivo delle tasse e delle imposte, recuperando le risorse necessarie anche attraverso l'attuazione di una più incisiva politica di tagli alla spesa pubblica.
BAROZZINO (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAROZZINO (Misto-SEL). Signor Presidente, sarò molto breve, anche perché questa domanda l'ho fatta già una decina di volte in Commissione. La domanda è molto semplice: perché, al fine di scongiurare il processo di deindustrializzazione nel nostro Paese e la privatizzazione di pezzi fondamentali della nostra manifattura, il Governo non rifinanzia adeguatamente lo sgravio alle imprese che utilizzano i contratti di solidarietà e non apre urgentemente una discussione sugli interventi di politica industriale per garantire una ripresa degli investimenti pubblici e privati?
DI BIAGIO (PI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BIAGIO (PI). Signor Presidente, signor Ministro, considerando l'attuale impasse che caratterizza il settore industriale italiano e la necessità impellente di trovare delle soluzioni percorribili ed urgenti, voglio richiamare la sua attenzione.
Ricordo l'elevato valore strategico riconosciuto alle fonti rinnovabili dal presidente Letta, il quale ha più volte evidenziato che considera come priorità assoluta in campo energetico lo sviluppo delle fonti rinnovabili e ha evidenziato, tra l'altro, che esiste su questo versante una preoccupazione reale e vera, ribadendo che sulla stessa ci sia la convinzione di continuare a discutere e lavorare in Parlamento.
Malgrado ciò, si è assistito negli ultimi tempi a un processo d'indebolimento di questo comparto produttivo e industriale in generale e delle singole microsettorialità in particolare, come, a titolo di esempio, il comparto dei produttori di energia da bioliquidi, il cui futuro è compromesso dalle istruzioni operative emanate il mese scorso dal Gestore dei servizi elettrici (GSE) in attuazione del decreto del fare.
Esistono quindi dei limiti normativi, organizzativi e burocratici che sembrano condizionare l'operatività delle aziende e che stanno conducendo alcune di queste ad avviare la dismissione delle attività con chiusure degli stabilimenti oltre che a ricorrere alla mobilità per i dipendenti. Non si sta parlando di incrementare gli incentivi o di aumentare il costo delle energie rinnovabili sulla bolletta: non abbiamo mai chiesto questo. Chiediamo di comprendere in che modo si intende intervenire su un settore industriale in crisi, eventualmente attraverso uno snellimento dell'impalcatura burocratica.
Pertanto, quali iniziative intende predisporre al fine di superare l'impasse critica che attualmente condiziona il settore economico-industriale afferente la produzione di energia da fonti rinnovabili, nel pieno rispetto degli impegni europei e di quelli assunti sul versante nazionale dal Governo Letta?
LANGELLA (GAL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANGELLA (GAL). Signor Presidente, onorevole Ministro, la Campania è una realtà industriale consolidata nel nostro Paese. C'è una articolata presenza di prodotti che vengono realizzati nei distretti produttivi campani che sono ormai un punto di riferimento nazionale. Eppure, la crisi mondiale che ha coinvolto le tradizionali zone industriali del Nord non ha risparmiato neanche il Mezzogiorno e, quindi, la Campania.
Il protocollo di intesa firmato nel luglio di quest'anno dal ministro Zanonato, dal presidente Caldoro e dall'amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, prevede la messa in atto di una serie di azioni per la conversione e il rilancio delle principali aree di crisi industriali presenti sul territorio campano. A sostegno di queste azioni sono a disposizione 150 milioni di euro attraverso una riprogrammazione effettuata con il piano di azione e coesione, che ha consentito di orientare risorse ancora non utilizzate per il rilancio del tessuto industriale del territorio campano. Per il monitoraggio degli interventi è stato anche costituito un apposito comitato esecutivo con rappresentanti di Regione e Ministero.
Sono quindi a chiedere al Ministro se sono già state definite le priorità su cui concentrare gli interventi; se siano state già attivate le procedure per raccogliere le manifestazioni di interesse delle realtà imprenditoriali campane propense a realizzare investimenti nelle aree interessate; che tipo di incentivi e quali agevolazioni finanziarie siano state definite; se siano state previste agevolazioni ulteriori per gli investimenti a carattere innovativo; se vi sia una stima sui posti di lavoro che verranno conservati e sui nuovi posti che verranno creati in Campania.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere congiuntamente il ministro dello sviluppo economico Zanonato.
ZANONATO, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, onorevoli senatori, è la prima volta che mi capita di rispondere ad un question time in Senato. Poiché il tempo a disposizione è molto breve, mi impegno già da adesso ad inviare a ciascuno di voi una memoria scritta che sia più esauriente delle poche cose che potrò dirvi ora.
Vorrei partire da una questione che è quella su cui si imperniano tutte le altre. In Italia, nel corso di questi anni, la produzione industriale è calata del 25 per cento, il PIL - come è stato ricordato - è calato del 9 per cento, mentre in alcuni comparti (per esempio, quello dell'edilizia) si è registrato un calo del 38 per cento.
È evidente che questo dato generale è il punto di partenza di tutta una serie di altre situazioni che giustamente sono state ricordate: c'è un calo dei consumi interni, perché ci sono meno soldi che circolano; c'è un aumento del numero dei disoccupati (il calo della produzione evidentemente determina un aumento dei disoccupati); chiudono le aziende sia di natura produttiva che di natura commerciale.
Il dato da cui si parte è che il Paese in questi anni, dal 2008 ad oggi, ha perso una sua capacità competitiva che si misura con i numeri fondamentali che abbiamo ricordato e che fanno parte degli strumenti attraverso cui si misura una crisi.
Quali sono, al di là dei fattori internazionali, che pure incidono in modo pesante nella situazione europea e italiana, gli elementi che ci mettono in difficoltà rispetto agli altri Paesi europei? In parte sono stati ricordati, ma li menziono anche io: abbiamo un'energia molto costosa (tra non molto entrerò nel merito della questione); abbiamo un costo del lavoro particolarmente alto nella componente del cuneo fiscale (cioè, quella parte del costo del lavoro che non finisce nelle tasche dei lavoratori); abbiamo difficoltà di accesso al credito e, infine, abbiamo un sistema con complessità burocratiche su cui sarebbe estremamente interessante svolgere una discussione che superi i luoghi comuni e entri nel merito di una questione che ha aspetti di complessità superiori a quelli che a volte indichiamo.
Circa il costo dell'energia, il decreto del fare ha già tagliato circa 500 milioni di euro, intervenendo sostanzialmente su due aggravi che finiscono nella voce A3 della bolletta: il primo è relativo al CIP6, il secondo - mi è stata fatta anche una domanda in proposito - è relativo ai bioliquidi, ovvero olii vegetali utilizzati per produrre energia che arrivano da Paesi come l'Indonesia e il Congo e su cui grava un incentivo particolarmente elevato che fa aumentare la voce A3 della bolletta (è un fatto scontato). Tenete presente che ogni fonte di energia elettrica che ottiene un qualsiasi tipo di contributo finisce con l'essere pagata dall'utente perché non è finanziata dal pubblico; quindi, non grava sul sistema fiscale ma sulla bolletta elettrica. Siamo intervenuti anche sul CIP6 e per brevità non vi spiego cos'è, perché senz'altro sapete di cosa si tratta.
Adesso interverremo per capire come è possibile togliere alcuni contributi che finiscono nella voce A3 della bolletta. L'alternativa non esiste. Tenete presente che in Italia la potenza installata è due volte e mezza la potenza consumata: nei momenti di picco consumiamo 50 gigawatt e abbiamo una capacità produttiva di 124 gigawatt. Di questi 124 gigawatt una parte è intermittente, cioè prodotta da fonti rinnovabili. Se si passa dalla potenza installata all'energia consumata, ci troviamo grosso modo di fronte a questo dato: di fronte a un consumo di energia elettrica complessiva di 340 terawattora all'anno, l'energia prodotta da fonti rinnovabili è di 90 terawattora; tutto il resto è prodotto da impianti che utilizzano energia fossile (in particolare il gas metano con le centrali a ciclo combinato, carbone e olio).
Ripeto: non esistono alternative. Occorre incidere sui meccanismi che in qualche modo aumentano la voce A3 della bolletta. Personalmente ho avanzato la proposta di spalmare in un tempo più lungo gli investimenti fatti sulle energie rinnovabili, emettendo un apposito bond, un'obbligazione, in modo tale da far pagare il costo di questa operazione non ai produttori di energia elettrica rinnovabile, ma spalmandone il costo sulla voce A3 della bolletta, che resta più bassa ma dura più a lungo negli anni. Si tratta di un intervento complesso da concordare con l'Europa; domani inizieremo a formulare anche tale richiesta. Certamente non si tratta di un risparmio in senso stretto, ma della modulazione di una spesa che comunque deve essere sostenuta.
Esistono poi altri meccanismi che consentono di spendere meno, ma hanno un impatto decisamente più basso. Mi riferisco, ad esempio, all'opportunità di terminare alcune linee di distribuzione ancora in arretrato o di chiudere alcune centrali ad olio, molto costose oltre che molto inquinanti. Esiste un piano per lavorare in questo campo; al riguardo vi farò avere una nota.
Sul costo del lavoro avrete osservato che il disegno di legge di stabilità, per l'abbassamento del cuneo fiscale, stanzia circa 2 miliardi e mezzo, di cui un miliardo e mezzo finirà nelle tasche dei lavoratori (si tratta di una cifra sicuramente non elevatissima, ma è pur sempre 1 miliardo e mezzo e l'intera operazione IMU ne vale quattro; sono soldi che i lavoratori potranno spendere nel mercato interno) e un miliardo è destinato ad abbattere il cuneo fiscale pagato dalle imprese. Si è anche detto - e appena avremo i risultati su questo terreno ci sarà una precisa iniziativa - che tutto il risparmio realizzato attraverso il taglio della spesa pubblica andrà utilizzato per ridurre il cuneo fiscale.
Sono state realizzate parecchie iniziative per quanto riguarda l'accessibilità al credito delle imprese, soprattutto di quelle piccole e medie. Si è aumentato il Fondo di garanzia con un provvedimento che ancora non so se sarà un decreto o un collegato alla finanziaria. Il problema, infatti, è che, presentando ora il decreto-legge il Parlamento avrebbe venti giorni in meno per la conversione, e non vorremmo sottrarre alle Camere la legittima possibilità di esaminarlo. Quindi, la questione è in discussione; vedrò com'è possibile affrontarla nel pieno rispetto delle Camere.
Per quello che riguarda l'accesso al credito, come dicevo, abbiamo aumentato il Fondo di garanzia, consentiamo alle piccole aziende di emettere minibond e di finanziarsi al di fuori del sistema bancario e abbiamo finanziato un provvedimento che consente di ottenere un taglio significativo sugli interessi quando si rinnovano i macchinari. Questo decreto-legge è stato convertito in legge dalle Camere e deve essere semplicemente vistato dalla Corte dei conti, in quanto il Ministero dello sviluppo economico ed il Ministero dell'economia e delle finanze hanno già esaurito la loro attività. Anche questo è un punto fondamentale, perché consentire alle imprese, soprattutto a quelle sane, di accedere al credito è fondamentale.
Un accenno rapido alla burocrazia: come avete visto, sono state adottate diverse norme antiburocratiche. È una materia molto più complessa di come viene normalmente illustrata; viene illustrata come se ci fossero semplicemente delle procedure che bisogna superare o in qualche modo semplificare. Sicuramente c'è questo, ma c'è anche il fatto che nel Paese molte iniziative creano un conflitto di interessi che deve essere composto (per esempio, l'insediamento di un impianto industriale e l'esigenza di rispettare l'ambiente). Questa composizione di interessi, che è complicata, richiede spesso del tempo e bisogna trovare le procedure per semplificarla. Ma la contraddizione, che poi deve essere risolta, esiste e non è semplicemente un fatto burocratico.
Per quanto concerne l'acciaieria AST di Terni, penso che l'operazione della ThyssenKrupp sia interessante. L'acciaieria non ha problemi di mercato, continuerà a produrre; cambia semplicemente la proprietà a seguito di una disposizione dell'Autorità antitrust europea.
PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, Ministro.
ZANONATO, ministro dello sviluppo economico. Invierò una risposta scritta su tutti i punti.
PRESIDENTE. Eventualmente, nel corso della replica alle domande che le verranno rivolte sul secondo tema potrà recuperare qualche secondo.
Hanno adesso facoltà di replicare gli interroganti, per un minuto ciascuno.
BORIOLI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORIOLI (PD). Signor Ministro, la ringrazio della risposta, anche perché lei ha colto alcuni dei fattori fondamentali che determinano il gap di competitività del nostro sistema produttivo. Mi auguro che ci sia anche la possibilità di approfondire in modo più specifico le questioni che ho sollevato in merito ai due comparti che sono stati oggetto della mia interrogazione. Mi permetto solo di indicare, tra i fattori che credo dovranno essere aggrediti per dare competitività al nostro sistema, anche quello relativo alla logistica e al sistema di trasporti infrastrutturale, che è un altro vincolo che pesa enormemente sui fattori di costo di produzione del nostro sistema produttivo.
PELINO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELINO (FI-PdL XVII). Signor Ministro, la ringrazio, ma ribadisco la mia preoccupazione, che poi è quella di milioni di italiani: bisogna ridurre al più presto il costo delle bollette di energia elettrica e gas, perché il momento è tale che, se non si interviene subito e in maniera incisiva, corriamo il rischio di sottrarre un elemento molto importante, quale il settore energetico, allo sviluppo delle imprese e soprattutto di imporre ulteriori sacrifici agli italiani, che già troppo sono oppressi dal sistema fiscale.
FUCKSIA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FUCKSIA (M5S). Gentile Ministro, la ringrazio. La invito a un intervento di coraggio, perché la crisi non è solo quella che possiamo leggere nelle statistiche dell'occupazione e del reddito: c'è anche una crisi di prospettiva per l'incertezza nell'immaginare le traiettorie di sviluppo futuro. Ciò che deprime gli investimenti e la propensione imprenditoriale è proprio questa incertezza.
La ripresa non potrà avvenire se non forniamo degli stimoli e degli incentivi all'impegno e al rischio imprenditoriale. La vivacità imprenditoriale non potrà fondarsi sulla spontaneità. I nuovi modelli di innovazione e di internazionalizzazione richiedono un'accresciuta capacità di progettare e gestire azioni comuni e sinergiche.
Le imprese, le istituzioni, la ricerca devono cooperare per cercare di individuare e concordare nuovi orizzonti di crescita. Ciò è fondamentale sia per concentrare le risorse che per... (Il microfono si disattiva automaticamente).
CHIAVAROLI (NCD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CHIAVAROLI (NCD). Signor Ministro, le chiedo soltanto di fornire al più presto risposte concrete perché si possa incidere sui quattro fattori che lei ha giustamente indicato e che comportano la perdita di competitività delle nostre imprese. La sollecito pertanto affinché il Governo intervenga concretamente perché ci sia una spinta che faccia ripartire le imprese.
CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONSIGLIO (LN-Aut). Signor Ministro, sono soddisfatto per la prima parte del suo intervento, in cui lei ha riconosciuto tutte le difficoltà che questo Paese ha. Per quanto riguarda invece la risposta che ha dato, spero che il testo scritto che ci invierà sia più esaustivo, perché non ho riscontrato una sensibilità palese nei confronti del commercio, che sta attraversando un periodo veramente difficile.
Della questione del cuneo fiscale, a cui lei ha accennato prima, si parla da un po', ma si fa sempre riferimento a decimali molto contenuti e non credo che saranno sufficienti a mettere un comparto in condizione di ripartire.
Si è accennato alla questione dell'energia. Abbiamo lavorato molto in Commissione al riguardo e ne diamo atto al Presidente, ma dovremo fare un ulteriore passo avanti per mettere in condizione le aziende energivore di usufruire di energia ad un costo tale che il prodotto possa essere venduto anche nei mercati esteri con maggiore facilità.
BAROZZINO (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAROZZINO (Misto-SEL). Signor Ministro, in realtà non so se posso dirle grazie, considerato che per il momento non ci ha fornito alcuna risposta. Anch'io attenderò pertanto la sua risposta scritta. Vorrei poterle dire grazie a nome di tanti lavoratori quando questo Governo si attiverà seriamente sui contratti di solidarietà: proprio perché lei ha detto che c'è poco lavoro, penso che in un momento di crisi suddividere quel lavoro sia la cosa più giusta da fare.
Mi aspetto quindi qualcosa di concreto da questo punto di vista e aggiungo che bisogna difendere anche il lavoro che purtroppo sta andando via. Abbiamo casi eclatanti come il polo unico dei trasporti (Irisbus, BredaMenarini, ma potrei citare tanti altri nomi), con aziende che rappresentano un'eccellenza nel nostro Paese; purtroppo non si capisce bene come mai, da un lato, paghiamo multe alla Comunità europea perché i nostri mezzi sono vecchi e inquinanti e, dall'altro, non facciamo niente per difendere ciò che abbiamo e che - lo ripeto - costituisce un'eccellenza.
DI BIAGIO (PI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BIAGIO (PI). Signor Ministro, la ringrazio per le informazioni che ci ha fornito. Ritengo che, per quanto concerne espressamente il comparto delle rinnovabili, la questione meriti di essere affrontata in maniera chiara, con iniziative ad hoc, specifiche per ciascun microsettore. Infatti, se da un lato occorre incentivare in ogni modo la produzione di energia da fonti rinnovabili, dall'altro sono necessarie soluzioni che tengano conto delle specificità e della convenienza, oltre che della maggiore fattività, di un settore rispetto a un altro.
Si fa fatica a comprendere, signor Ministro, perché da un lato si pongono vincoli all'attività di produzione di energia da bioliquidi dei piccoli privati, ad esempio, e dall'altro l'ENI procede alla conversione di storici impianti, come quello di Porto Marghera, alimentadoli proprio a bioliquidi, senza trascurare i progetti in cantiere dell'ENEL, come quello in Sardegna. Si percepisce una sorta di approccio a due binari: da un lato agevolare i monopoli, dall'altro stanare la piccola imprenditoria. Ci auguriamo che, con i provvedimenti a cui si faceva riferimento, questa scollamento venga ricomposta.
LANGELLA (GAL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANGELLA (GAL). Signor Ministro, attendo la sua risposta scritta, visto che oggi non siamo entrati nella tematica. In un momento di crisi industriale come quello che attraversa il Paese intero, ricordo il piano di azione e coesione finanziato, con 150 milioni di euro, nel luglio scorso. Penso che abbiamo il dovere di accelerare l'iter burocratico per far sì che si mettano in cantiere tutte le iniziative per cui queste risorse sono state stanziate.
Spero che lei, insieme alla risposta scritta, si attivi altresì - e mi rivolgo anche ai colleghi - per fare in modo che la burocratizzazione che attanaglia il nostro sistema sia snellita, perché questo rappresenta forse il maggiore problema del nostro Paese.
PRESIDENTE. Passiamo ora alle interrogazioni riguardanti le misure per promuovere innovazione e sviluppo, cui risponderà il ministro dello sviluppo economico Zanonato; i senatori hanno facoltà di rivolgere le loro domande al Ministro, per due minuti ciascuno.
FABBRI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FABBRI (PD). Signor Presidente, signor Ministro, la perdurante crisi economica non consente più di attendere misure che possano rendere strutturale il recupero di competitività. Anche se la caduta del PIL nel terzo trimestre si è arrestata, ciò non è sufficiente, come ricordava il presidente del Consiglio Letta. Il Paese da qui deve ripartire. Ancora oggi assistiamo alla chiusura di migliaia di imprese, lo si ricordava prima: 80.000 imprese chiuse, 220.000 posti di lavoro persi, eccezion fatta per imprese guidate da donne e immigrati e per le quali varrebbe la pena fare un approfondimento dedicato.
Il Governo, va riconosciuto, in questi mesi ha lavorato nella giusta direzione ma ciò non basta. A questo proposito, se è vero che la crescita e il rilancio del sistema produttivo ed economico in Italia passano attraverso il sostegno all'innovazione e alla ricerca, il sostegno all'export e il rilancio dei consumi, interrogo il Ministro per sapere quale misure intende adottare, se Destinazione Italia è una prima importante risposta e a che punto sono i provvedimenti attuativi relativi al tema del credito, in particolare, al Fondo centrale di garanzia.
BOCCA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, signor Ministro, la questione dei divari territoriali di sviluppo economico ha segnato la storia economica del nostro Paese fin dall'Unità. La loro riduzione è stata costantemente al centro dell'agenda della politica economica, fino ad assumere anche una dimensione europea. Ricordiamo, infatti, che nel preambolo al Trattato di Roma del 1957 si proclama che gli Stati membri sono «solleciti di rafforzare l'unità delle loro economie e di assicurarne lo sviluppo armonioso riducendo le disparità fra le differenti regioni...».
È vero che in un ambiente economicamente poco sviluppato come il nostro, senza adeguato sostegno pubblico, non sempre si avviano processi di convergenza spontanei e i divari possono, quindi, perpetuarsi. Il prolungarsi della crisi ha portato proprio ad un ulteriore allargamento del divario di sviluppo dell'economia del Mezzogiorno con il Centro-Nord; non dimentichiamo però che anche le Regioni del Centro-Nord hanno subito un forte rallentamento della crescita, proprio in conseguenza della crisi che stiamo vivendo. Tra gli interventi messi in campo per il sostegno alla crescita, i contratti di sviluppo rappresentano lo strumento a supporto degli investimenti privati, per favorire la realizzazione di progetti di sviluppo rilevanti per il Paese, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno.
La disciplina dei criteri e delle modalità di concessione delle agevolazioni finanziarie è stata introdotta con il decreto interministeriale del 24 settembre 2010, e la recente legge 9 agosto 2013, n. 98, ha previsto un rifinanziamento di 150 milioni di euro a favore dei contratti di sviluppo.
Ciò premesso, le chiedo, signor Ministro, se ritiene che tali investimenti indotti con denaro pubblico riescano a produrre benessere duraturo nei territori in questione, quali sono le Regioni maggiormente beneficiarie di questi interventi e quali i progetti finora finanziati e le risorse assegnate a ciascuno.
GIROTTO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIROTTO (M5S). Signor Ministro, come tutto il mondo anche l'Italia si trova ad un bivio: proseguire come da business as usual verso il deterioramento climatico e ambientale o avviare la transizione verso un modello di sviluppo sostenibile. Da tempo l'ONU e il mondo della scienza lanciano l'allarme: nei prossimi cinquant'anni dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni di gas climalteranti, e per farlo occorre ridurre l'uso dei combustibili fossili ed incrementare l'efficienza energetica. È ovvio che questa transizione non può non turbare gli equilibri dei grandi interessi economici dei combustibili fossili, destinati ad essere sostituiti da un nuovo sistema energetico decentrato, basato sulle tecnologie low carbon delle fonti rinnovabili, e dall'efficienza. Tutti gli scenari internazionali prevedono un forte incremento del contributo dato dalle fonti rinnovabili, coadiuvato dalla diffusione delle smart grids, ovvero le tecnologie innovative come le information and communication technologies (ICT), in grado di rendere intelligente il funzionamento delle reti energetiche, elemento fondamentale per agevolare la transizione verso un sistema energetico decentrato, sostenibile e funzionale ai bisogni della cittadinanza.
Però, nonostante le buone pratiche e i numerosi progetti pilota realizzati, anche con il sostegno dei finanziamenti europei, attualmente il quadro regolatorio, compreso quello italiano, non consente l'impiego di queste tecnologie perché le norme non lo disciplinano. Questa criticità è stata sollevata anche al recente primo convegno dello «Smart utility open meters», in cui è stato lanciato l'allarme «già investiti 25 milioni di euro, ma non c'è domanda» con la forte richiesta dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas: «Subito obblighi per le utility» dei contatori intelligenti.
Alla luce di quanto detto, vorrei sapere quali misure, anche di carattere normativo, il Ministro intende adottare per agevolare e rendere economicamente conveniente l'adozione di tecnologie smart grid, non solo per gli operatori elettrici, bensì anche per l'utenza, con particolare riferimento allo sviluppo dei sistemi di accumulo, elemento essenziale per la crescita e la diffusione delle reti intelligenti.
CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONSIGLIO (LN-Aut) Signor Presidente, signor Ministro, il settore del commercio al dettaglio risulta tra i più colpiti dalla contraffazione. L'abusivismo commerciale e la contraffazione hanno ormai assunto i caratteri di un'industria criminale, che opera nella completa illegalità, traendo profitto dall'evasione fiscale e dalla sistematica violazione della concorrenza, anche a danno della salute dei cittadini: aspetto questo molto grave.
I suddetti fenomeni causano alle imprese commerciali, ai bar, ai ristoranti, circa 17,2 miliardi di euro l'anno di perdite di fatturato, e a causa dell'illegalità possono venir meno 43.000 negozi regolari all'anno, con la perdita di oltre 79.000 posti di lavoro. L'abusivismo commerciale, in sede fissa o ambulante, è anche la causa di perdite per 8,8 miliardi di euro, pari al 4,9 per cento del fatturato regolare, mentre l'abusivismo nel turismo costa 5,2 miliardi di euro, poco più del 10 per cento del volume di affari che genera il settore: a fianco a me è seduto il senatore Bocca, che ben si intende di tale settore. I danni prodotti dalla contraffazione sono molteplici, all'erario e alle aziende, ed enormi. Ogni anno scompaiono in Italia circa 12.000 posti di lavoro, mentre il giro d'affari dei prodotti contraffatti è stimato in 6,5 miliardi di euro, con picchi nei settori dell'abbigliamento, degli accessori e alimentare.
Qui si innesca la questione alla base della mia richiesta: il sostegno alla ricerca e all'innovazione potrebbe rappresentare un efficace strumento di contrasto alla contraffazione, aiutando le imprese a recuperare crescita e competitività. In questo scenario è poi necessario che il Governo adotti un'organica azione di difesa della libera e corretta concorrenza, a beneficio delle aziende italiane.
Signor Ministro, le chiediamo dunque quali iniziative, anche di carattere fiscale, intende adottare al fine di favorire lo sviluppo e l'innovazione delle aziende italiane, con particolare riferimento ai settori particolarmente esposti all'abusivismo e alla contraffazione.
URAS (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
URAS (Misto-SEL). Signor Ministro, la Sardegna ha patito in questi anni, con pesanti conseguenze occupazionali ed economiche, un processo progressivo di smantellamento della attività industriali, in tutti i territori provinciali e in tutti i settori produttivi. Da Sassari a Cagliari, da Villacidro a Nuoro, fino a Carbonia-Iglesias, dal chimico al tessile, dal settore minerario al metallurgico, si sono chiusi gli impianti e i lavoratori diretti e dell'indotto sono, nel migliori dei casi, assistiti da ammortizzatori sociali. C'è stata un' elevazione del tasso di disoccupazione in Sardegna di più di 10 punti ed essa viaggia, a falcate sicuramente importanti, verso il 20 per cento. Il Sulcis Iglesiente è diventato purtroppo un simbolo nazionale della sofferenza operaia.
Signor Ministro, le chiedo di sapere quali siano le iniziative che il Governo ha avviato o intende avviare sul fronte dell'innovazione e dello sviluppo per rilanciare l'attività industriale, con l'introduzione di buone pratiche di ecosostenibilità in quel territorio sardo, partendo dalle vocazioni produttive che quello stesso territorio ha maturato, soprattutto nel settore dell'alluminio, della coltivazione mineraria del carbone e della produzione di energia.
DI BIAGIO (PI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BIAGIO (PI). Signor Presidente, signor Ministro, dalla nuova programmazione dei fondi strutturali europei appare evidente che si è voluto dare attenzione a temi strategici, come l'innovazione e la tecnologia, a sostegno del made in Italy e delle piccole e medie imprese. Questo riflette senza dubbio l'esigenza di contestualizzare gli interventi in uno scenario di evoluzione, condizionato da una crisi proprio nel comparto delle piccole e medie imprese.
È stato detto che l'obiettivo è modernizzare il made in Italy, spostando le produzioni nella competizione globale verso la fascia della qualità e dell'innovazione. In questa ottica si comprende la nuova attenzione per l'ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane - attraverso, ad esempio, l'incremento dei fondi per il suo funzionamento, cui, però, sembra non corrispondere attenzione da parte dell'ente verso quei progetti di innovazione e di informazione (come ad esempio il progetto ITH), che sono attualmente incompleti e che servono a supportare le imprese nei difficili processi di internazionalizzazione. Tra l'altro, al momento l'ICE ha provveduto ad alienare Retitalia internazionale, la società informatica che se ne occupava.
A ciò si aggiunge il fatto che, malgrado le iniziative governative siano orientate verso la valorizzazione delle funzioni di promozione del made in Italy, l'ente non procede alla valorizzazione del proprio potenziale di risorse umane, non integrando ad esempio i funzionari vincitori di concorso nel 2010, che potrebbe essere un ulteriore strumento finalizzato all'implementazione delle funzionalità dell'Agenzia alla luce dello scenario economico internazionale. Questo crea dei limiti operativi al settore, con il rischio di svilire anche la mission della nuova programmazione dei fondi strutturali.
Pertanto, le chiedo se intende promuovere una revisione delle scelte operate dall'ICE Agenzia per la promozione, sotto il profilo del potenziale delle risorse umane e del potenziale informatico, al fine di renderle armoniche con le nuove esigenze di promozione dell'innovazione e dello sviluppo delle piccole e medie imprese in un contesto globale.
LANGELLA (GAL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANGELLA (GAL). Signor Ministro, la globalizzazione dei mercati fa confrontare i nostri produttori con quelli del mondo. Resiste alla sfida globale chi propone qualcosa di estremamente innovativo o chi produce, nella manifattura tradizionale, con processi innovativi e quindi a costi concorrenziali. Ridurre i costi per unità di prodotto in Italia è una impresa difficile perché, comunque, rimane alto il costo del lavoro, perché comunque alto è il costo dell'energia (due volte rispetto a quello degli Stati Uniti, che pure è un Paese a grande innovazione).
I problemi di chi produce in Italia si moltiplicano nel Mezzogiorno, a causa della cronica carenza di infrastrutture e di reti. Nel titolo del nostro question time manca una parola, a mio giudizio: «ricerca», che non può essere disgiunta da «innovazione» e dal conseguente «sviluppo».
Vi sono realtà di eccellenza nel nostro Mezzogiorno che andrebbero sostenute attraverso incentivi ulteriori per chi investe in ricerca e innovazione industriale. Tra questi il distretto tecnologico della Campania e quello di Catania. Da questi distretti partono ricerche che innovano la vita di tutto il mondo (i microchip o i materiali polimerici, ad esempio).
Quali azioni si intende porre in essere per incentivare l'ulteriore creazione di distretti tecnologici nel Mezzogiorno o facilitare l'evoluzione di quelli potenziali o emergenti verso uno stadio più maturo? Quali le iniziative per fare consorziare i centri di ricerca e innovazione finalizzati allo sviluppo industriale?
DELLA VEDOVA (SCMpI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELLA VEDOVA (SCMpI). Signor Ministro, anche ieri nelle dichiarazioni programmatiche per la fiducia il presidente Letta ha giustamente sottolineato che, a partire dal prossimo anno, e poi ancora successivamente, l'obiettivo del Governo è quello di creare le condizioni per una ripresa della crescita.
Sicuramente, da questo punto di vista, un ruolo importante hanno avuto, ma dovranno sempre più avere in futuro, le liberalizzazioni e gli interventi per rendere più efficienti tutti i mercati. Da questo punto di vista, come lei ben sa, c'è nell'ordinamento italiano, a partire dal luglio del 2009, la legge annuale sulla concorrenza, uno strumento che per funzionare deve essere attivato e utilizzato anno dopo anno, facendo riferimento alle segnalazioni che l'Antitrust fa esattamente in relazione alla legge annuale sulla concorrenza; le segnalazioni dell'Antitrust ci sono state, ma per una serie di ragioni, i Governi precedenti non hanno voluto, non hanno saputo o non hanno potuto darvi attuazione.
Abbiamo messo la nostra richiesta tra i punti determinanti per il patto di coalizione, il Patto Italia 2014, e lo ribadiamo in questa sede. Arriviamo alla legge annuale sulla concorrenza tenendo presente che, in sede di Nota di aggiornamento del DEF, nella proposta di risoluzione di maggioranza si dava l'indicazione di inserire il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza tra i collegati alla legge di stabilità. Mi sembra che questo punto sia passato in cavalleria; non in cavalleria deve passare l'urgenza di mettere mano alla legge annuale sulla concorrenza e far partire un meccanismo virtuoso di maggiore efficienza del mercato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere congiuntamente il ministro dello sviluppo economico Zanonato.
ZANONATO, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, onorevoli senatori, le domande che mi avete fatto richiedono una lunga risposta, per cui adottiamo, anche in questo caso, il metodo di una risposta scritta: mi procuro immediatamente il resoconto stenografico con le vostre domande e a tutti risponderò in modo puntuale.
Sono inoltre a disposizione per venire a discutere di alcune delle questioni importanti che avete posto anche nelle Commissioni del Senato, in modo tale da poter approfondire, con tempi un po' più lunghi, tutta una serie di questioni.
Intanto vi dico cosa sarà presente nel disegno di legge collegato alla finanziaria che domani affrontiamo in Consiglio dei ministri, in modo tale che avrete modo di vedere che molti aspetti incontrano le richieste che qui sono state fatte.
La prima questione attiene al tema dell'energia. Vogliamo contenere ulteriormente le bollette di 650 milioni, come è stato ricordato anche ieri dal presidente del Consiglio Letta.
Quanto alla seconda questione, introdurremo un meccanismo di garanzia che consenta ai grandi progetti di innovazione industriale di accedere ai finanziamenti della Banca europea per gli investimenti. Questo dovrebbe consentire ad aziende che oggi non riescono ad accedere a questi finanziamenti di poterli utilizzare.
Una misura che riguarda la ricerca è il credito di imposta per nuovi investimenti in ricerca e sviluppo, con un finanziamento complessivo di 200 milioni. Inseriremo una norma di questo tipo: si funziona con il credito di imposta, il costo è di 200 milioni.
Puntiamo inoltre - ve l'ho anche detto prima - sull'emissione di minibond, di fondi di credito e di cartolarizzazioni per l'accesso al credito della piccola e media impresa, in modo tale che quello delle banche non sia l'unico canale di finanziamento.
Introdurremo anche una misura che riduce il costo del premio delle assicurazioni RC auto, con tutta una serie di meccanismi che vanno nell'interesse dell'utente e - probabilmente - anche delle stesse società di assicurazione. L'idea fondamentale è che la polizza, a parità di garanzia, deve costare di meno.
Introduciamo inoltre il cosiddetto digital bonus. Cos'è il digital bonus? Lo conoscete già dal punto di vista dell'ecobonus: si efficienta un edificio che, quindi, consuma meno energia, e questo produce un vantaggio sotto il profilo fiscale. Lo stesso vale per il digital bonus: si tratta di agevolazioni fiscali per connessioni digitali della piccola e media impresa. Quindi, le piccole e medie imprese che si ammodernano sotto il profilo digitale possono usufruire di questo meccanismo.
Introdurremo una norma di questo tipo anche per chi acquista libri. Ciò va nella direzione sia di aumentare la lettura nel nostro Paese sia di favorire le librerie, soprattutto quelle che non appartengono a catene, che oggi stanno soffrendo moltissimo. Non pensiate che siano tantissime: si tratta ormai di alcune centinaia, e la cosa riguarda anche il commercio. Alcune centinaia di librerie stanno fortemente soffrendo. Si tratta - quindi - di una detrazione fiscale a favore di chi compra libri, con la possibilità di dedurre fino a un certo importo.
Diamo inoltre dei voucher fino a 10.000 euro per le piccole e medie imprese che acquistano sistemi e programmi informatici: anche questo è un obiettivo che punta a superare il divario digitale che caratterizza il nostro Paese (sono disponibili per tale misura 100 milioni di dotazione finanziaria).
Sono inoltre previsti una serie di semplificazioni amministrative ed incentivi fiscali per il recupero produttivo e la riconversione industriale di aree inquinate dismesse. Cosa succede, per esempio, in realtà dove ci sono stati impianti industriali che a lungo hanno mantenuto il sito di insediamento? Succede che il costo enorme del ripristino pieno di quelle aree, che a volte non è necessario realizzare fino in fondo (visto che si vanno ad insediare nuovi stabilimenti), non consente più di risanarle. Abbiamo immaginato un meccanismo che consenta ad un'area che resta nell'ambito della produzione industriale di essere risanata secondo precisi parametri, senza però arrivare ad una restituzione completa per poi essere nuovamente compromessa da un impianto; ciò dovrebbe favorire il riutilizzo delle aree inquinate e il non utilizzo di aree che invece verrebbero nuovamente ricoperte da industrie ed aziende.
Valorizziamo le risorse minerarie e razionalizziamo la rete di distribuzione dei carburanti. Abbiamo un sistema di distributori di carburanti iperdimensionato: vogliamo semplificarlo, aiutando anche le pompe a chiudere o a riconvertirsi in direzione del metano o delle colonnine per la ricarica delle batterie.
Infine, aumentiamo le risorse per favorire l'internazionalizzazione. Qui incontriamo alcuni aspetti che avete toccato quando avete parlato di made in Italy.
Queste sono le misure di cui si parlerà domani, che sono tutte volte a rilanciare la nostra economia.
Sulla questione delle energie verdi, siamo fortemente impegnati. Cito alcuni dati affinché si possa comprendere la dimensione del problema. In Italia noi consumiamo l'equivalente di 2.000 terawattora l'anno. Importiamo per l'80 per cento questa energia, prevalentemente in forma fossile, ma anche sotto forma di energia elettrica. Tale energia si ripartisce in tre grandi comparti: il comparto dell'autotrazione e del trasporto (ci sono anche gli aeroplani e le navi); il comparto del calore (famiglia e industrie); il comparto dell'energia elettrica. Quest'ultimo è al 23 per cento, quello del calore è al 40 per cento ed il comparto del trasporto è al 37 per cento. Ripeto che dipendiamo per l'80 per cento dall'estero. Di qui nasce tutta una strategia che favorisce ciò siamo in grado di produrre in casa. Ad esempio, i bioliquidi di seconda generazione, cioè non quelli in cui si prende un prodotto agricolo e si trasforma in bioliquido, ma quelli che utilizzano lo scarto per trasformarlo in energia (tra l'altro, sono forme fortemente incentivate anche a livello europeo), entrano perfettamente nella strategia verde che noi abbiamo attivato: ci danno energia pulita, contemporaneamente autonomia energetica (perché l'abbiamo in casa) e infine un costo significativamente contenuto.
Sono poi completamente d'accordo sulla partita relativa all'abusivismo. Abbiamo attivato molte iniziative che vorremmo fossero approvate anche dall'Unione europea; vi è un regolamento - che non si riesce a far passare nel Consiglio dei Ministri dell'Unione europea mentre è già stato approvato dal Parlamento europeo - che all'articolo 7 tutela il made in, e ci interessa enormemente. Vi sono punti di vista diversi con altri Paesi: vi sono Stati che tutelano i marchi e non il made in. Vi sono grandi marchi che non sono necessariamente prodotti nel Paese di origine: per tale motivo, alcuni Stati difendono i marchi e meno il made in. A noi interessa, sia perché il consumatore venga perfettamente informato su ciò che consuma ed acquista, sia perché venga valorizzato il brand Italia che, come noto, è il secondo al mondo: il primo è Coca-Cola, il secondo è made in Italy ed il terzo è VISA. Dunque, abbiamo superato VISA, che pure è un brand molto conosciuto a livello mondiale. È fondamentale utilizzare tale elemento per il rilancio economico, soprattutto di prodotti che esportiamo, ma anche di quelli che tuteliamo nei mercati interni. Su questo vi è un impegno grandissimo in varie direzioni. Bisogna, però, lavorare sull'aspetto culturale della popolazione: l'acquisto di un prodotto contraffatto è un reato. Il Ministro dell'interno ha assunto un impegno forte nella battaglia contro i contraffattori. Inoltre, occorre impegnarsi fino in fondo anche perché aumenti la cultura della qualità italiana. Naturalmente vi fornirò una serie di elementi nel merito, ma sottolineo che è in corso un grande lavoro, con un tavolo cui partecipano tutti i soggetti coinvolti: produttori, commercianti, Guardia di finanza, Ministero dell'interno e Ministero dello sviluppo economico.
Fondamentale è la domanda che è stata rivolta sulla Sardegna. Siamo fortemente impegnati a fare in modo che, sulla questione sarda, ci sia uno sviluppo importante di tutta la vicenda della produzione di energia elettrica collegata alla miniera del Sulcis. Adesso non vi spiego dettagliatamente la tecnica di cattura del gas CO2 che è stata individuata, sulla quale abbiamo ormai un progetto preciso.
Anche la partita alluminio e Alcoa è all'attenzione del mio Ministero.
Infine, sono d'accordo con il senatore Della Vedova, che ha posto il problema della legge sulla concorrenza. Al riguardo è stato preso un impegno. È sicuro che siamo in ritardo, ma arriveremo anche su questo punto.
Mi scuso per l'assoluta insufficienza delle risposte, che dovrebbero spaziare in moltissimi altri argomenti, ma vi assicuro che vi arriverà un testo molto preciso e dettagliato su ognuna delle questioni che mi avete posto. In ogni caso, ribadisco la mia disponibilità a venire in Commissione, dove il confronto diretto e la possibilità di interloquire rapidamente consente di approfondire gli argomenti.
PRESIDENTE. Hanno adesso facoltà di replicare gli interroganti, per un minuto ciascuno.
FABBRI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FABBRI (PD). Signor Ministro, in attesa delle risposte scritte che ci farà pervenire, raccolgo la sua disponibilità a venire in Commissione in Senato per gli approfondimenti del caso.
In merito alla domanda sul disegno di legge collegato alla finanziaria, mi ritengo soddisfatta. Mi sembra di capire che in esso siano contenute importanti misure.
In attesa del lavoro parlamentare, le ribadisco la mia soddisfazione.
BOCCA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCA (FI-PdL XVII). Anch'io ringrazio il Ministro e aspetto le risposte scritte sui quesiti da me posti.
Confidiamo comunque che il Governo voglia proseguire nella direzione intrapresa con la proposta della legge di stabilità 2014 di rifinanziare i contratti di sviluppo anche nelle aree del Centro-Nord.
Apprezziamo soprattutto la circostanza che metà dello stanziamento previsto sarà riservato al settore turistico. Gli sforzi che le imprese del settore turistico hanno compiuto per migliorare gli standard qualitativi trovano riscontro oggettivo anche nel numero crescente di turisti stranieri che scelgono gli alberghi italiani.
Le imprese italiane possono però vincere questa sfida solo puntando sulla qualità ed hanno pertanto necessità di condizioni di sistema che agevolino e sostengano continui investimenti. In questo senso auspichiamo che il Governo estenda alle piccole e medie imprese turistiche la possibilità di avvalersi di un meccanismo simile a quello previsto per le ristrutturazioni delle civili abitazioni, che godono di un credito d'imposta, ai sensi dell'articolo 16-bis del Testo unico delle imposte sui redditi.
GIROTTO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIROTTO (M5S). Signor Ministro, attendo anch'io la sua risposta. In ogni caso, in questo momento di crisi drammatica che il Paese sta vivendo è necessario intervenire tempestivamente al fine di rimuovere ogni ostacolo alla crescita e allo sviluppo sostenibile.
L'inadempienza e il ritardo sulla definizione del quadro regolatorio tariffario da parte dell'AEEG intralcia ogni ipotesi di progresso nel settore; un settore nel quale, secondo l'ultimo studio realizzato dal Politecnico di Milano, si stima che il potenziale di investimento in soluzioni smart al 2020 sia pari a 10 miliardi. Tali investimenti produrrebbero la ripresa della domanda interna, la migliore gestione del sistema elettrico e la conseguente riduzione dei costi per la gestione dello stesso, l'infrastrutturazione di una rete intelligente che migliorerà il sistema della comunicazione e tanto altro che - per ragioni di tempo - non riesco ad elencare.
Signor Ministro, non le stiamo chiedendo gli ennesimi incentivi, ma solo di rimuovere gli ostacoli alla definizioni di regole, chiare e stabili, che garantiscano investimenti utili a consentire al meglio lo sviluppo del settore e a promuovere la trasformazione del settore elettrico verso un modello sempre meno centralizzato e meno fossile, e sempre più distribuito e rinnovabile.
Per tali ragioni ritengo che la sua risposta non sia ancora soddisfacente.
CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONSIGLIO (LN-Aut). Signor Presidente, apprezzo molto le risposte date dal Ministro sull'articolo 7 relativo al made in Italy, sulla questione del reato di contraffazione e in merito al tavolo che riunisce tutti gli attori interessati, perché solo in questo modo si può ottimizzare le necessità di tutti. Indicherei anche la questione legata ai materiali, che non sempre sono in linea con i dettami della nostra sicurezza per quanto riguarda il consumatore.
Infine, una piccola critica. Il problema non dipende tanto dalla produzione quanto da una produzione che abbia un costo basso e sia di qualità e dal fatto che gli imprenditori - questo è il vero dramma - riescano poi a piazzare sui mercati nazionali e internazionali i loro prodotti.
Spero sempre che l'Esecutivo non lavori in difesa ma vada all'attacco.
URAS (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
URAS (Misto-SEL). Signor Ministro, sappiamo da tempo che il Governo è impegnato sulla questione relativa alla coltivazione e all'uso ecosostenibile della produzione di carbone del Sulcis e anche sull'alluminio. Tuttavia, quello che questo impegno ha prodotto non è, allo stato, soddisfacente.
Attendiamo pertanto indicazioni, sulla base dei documenti che ci vorrà fornire, sull'orientamento che il Governo sta assumendo, per svolgere poi, magari in Commissione, una discussione più ampia e dettagliata sull'argomento.
DI BIAGIO (PI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BIAGIO (PI). Signor Presidente, ringrazio il Ministro per le informazioni che ci farà avere. Al di là di questo, però, ritengo sia opportuno riservare un momento di approfondimento specifico per il ruolo dell'ICE, alla luce della sua rinnovata configurazione e dei nuovi scenari programmatici. Si corre infatti seriamente il rischio di creare i presupposti di una rinnovata politica di valorizzazione del made in Italy, senza che vi sia poi una struttura e un management adeguato a rendere poi effettivamente realizzabile tutto questo.
Pertanto mi auguro che a breve, signor Ministro, si renda disponibile nelle sedi opportune ad affrontare le principali questioni che al momento sembrano pesantemente condizionare le potenzialità dell'ICE, a causa di scelte di cui si fatica a comprendere la ratio, malgrado svariati tentativi di confronto con l'ente stesso.
LANGELLA (GAL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANGELLA (GAL). Signor Ministro, aspetto ovviamente la risposta scritta ai quesiti che ho posto nel mio intervento. La ringrazio per averci illustrato in anteprima il provvedimento con cui il Governo si accinge a varare - da quanto ho compreso - importanti normative che servono in particolare al rilancio delle imprese presenti sul nostro territorio.
Io faccio parte della 10a Commissione e preannuncio già da adesso che chiederò al Presidente di questa una sua audizione, per fare in modo che, indipendentemente dai ruoli di maggioranza o di opposizione che rivestiamo in questo momento all'interno del Parlamento, possiamo essere costruttivi e dare qualche risposta ai nostri imprenditori, che vivono un momento di tremenda sofferenza.
DELLA VEDOVA (SCMpI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELLA VEDOVA (SCMpI). Signor Ministro, prendo atto del suo impegno affinché la legge annuale sulla concorrenza veda finalmente la luce. Per noi di Scelta Civica sarà un punto decisivo per sottoscrivere il patto «Impegno 2014» del Governo Letta.
Noi vogliamo ammodernare e rendere più competitivo il sistema produttivo italiano intervenendo, grazie alle istruttorie che l'Antitrust ha fatto, su banche, assicurazioni, servizi professionali, trasporto, porti, pubblica amministrazione e servizi pubblici locali. C'è una serie di misure che aspettano solo di essere adottate nell'interesse dell'economia italiana.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 17 dicembre 2013
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 17 dicembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 17,10).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Abbado, Anitori, Battista, Bubbico, Ciampi, Collina, De Poli, Fedeli, Ferrara Mario, Guerra, Maturani, Minniti, Monti, Petrocelli, Piano, Pinotti, Stucchi e Vicari.
Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione
Il senatore Davico ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo parlamentare Lega Nord e Autonomie.
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
In data 10 dicembre 2013, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione della 11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale), approvata nella seduta del 10 dicembre 2013 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di decisione del Consiglio sul vertice sociale trilaterale per la crescita e l'occupazione (COM(2013) 740 definitivo) (Doc. XVIII, n. 38).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.
Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione, presentazione di relazioni
A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, la senatrice Lo Moro ha presentato la relazione sulla domanda di autorizzazione all'esecuzione del decreto di sequestro preventivo di beni per equivalente avanzata nei confronti del senatore Francesco Scoma - ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione, nonché degli articoli 4 e 5 della legge n. 140 del 2003 - dall'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo nell'ambito di un procedimento penale nel quale il senatore Scoma riveste la qualità di coindagato (Doc. IV, n. 3-A).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Marino Mauro Maria
Norme per l'educazione alla cittadinanza economica (1196)
(presentato in data 05/12/2013);
senatori De Monte Isabella, Pegorer Carlo, Sonego Lodovico, Bocca Bernabo', Russo Francesco, Di Giorgi Rosa Maria, Astorre Bruno
Istituzione di una zona franca per lo sviluppo dell'economia nelle aree territoriali della Regione Friuli Venezia Giulia confinanti con l'Austria e la Slovenia (1197)
(presentato in data 05/12/2013);
senatore D'Anna Vincenzo
Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa agli alimenti destinati a lattanti e a bambini nella prima infanzia (1198)
(presentato in data 06/12/2013);
senatore Mandelli Andrea
Modifiche all'articolo 195 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di sanzioni amministrative pecuniarie (1199)
(presentato in data 06/12/2013);
senatrice Bellot Raffaela
Distacco del comune di Sovramonte dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Trentino-Alto Adige, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione (1200)
(presentato in data 10/12/2013);
senatrice Spilabotte Maria
Regolamentazione del fenomeno della prostituzione (1201)
(presentato in data 10/12/2013);
senatrice Stefani Erika
Disposizioni concernenti riforma organica dell'ufficio del Giudice di Pace (1202)
(presentato in data 12/12/2013).
Affari assegnati
È stato deferito alla 9a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulle problematiche connesse all'eventuale autorizzazione di mais geneticamente modificato per la coltivazione (Atto n. 197).
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 10 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante modifica al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e successive modificazioni, in attuazione dell'articolo 30 della direttiva 2012/18/UE sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose (n. 68).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 13a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 21 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 10a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro l'11 gennaio 2014.
Governo, trasmissione di atti
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettere in data 9 dicembre 2013, ha inviato due documenti che espongono il monitoraggio gestionale delle entrate e delle spese del bilancio dello Stato, realizzato secondo le regole di contabilità nazionale "Sec 95", aggiornati ai mesi di aprile 2013 (atto n. 198) e di maggio 2013 (atto n. 199).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente.
Con lettera in data 9 dicembre 2013 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Artena (Roma), di Civitella di Romagna (Forlì-Cesena), Pineto (Teramo), San Bonifacio (Verona).
Governo, progetti di atti dell'Unione europea
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 14, 19, 21, 26 e 28 novembre, nonché 3, 5 e 10 dicembre 2013, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - progetti di atti dell'Unione europea, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi. Con tali comunicazioni, il Governo ha altresì richiamato l'attenzione su taluni degli atti inviati.
I predetti atti sono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.
Il testo degli atti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.
Commissione europea, trasmissione di atti e documenti
Nel periodo dal 21 novembre al 10 dicembre 2013 la Commissione europea ha inviato atti e documenti di consultazione adottati dalla Commissione medesima.
I predetti atti e documenti sono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.
Il testo degli atti e documenti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.
Interrogazioni
PANIZZA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
con il decreto del Presidente della Repubblica 30 ottobre 2013 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 280 del 2013) è stato parzialmente acconto un ricorso presentato dall'Associazione delle grandi imprese (AGI), per l'annullamento di alcune disposizioni del regolamento di esecuzione ed attuazione del codice dei contratti pubblici di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010 che hanno disciplinato, fino ad oggi, l'accesso alle gare delle imprese;
il sistema nazionale degli appalti pubblici si fonda su un sistema di qualificazione (attestazioni SOA - Società organismo di attestazione) che distingue le lavorazioni in opere generali e opere specializzate;
all'interno di tale distinzione, vi sono alcune lavorazioni che in ragione della loro rilevanza sono definite "a qualificazione obbligatoria". Tale definizione comporta che, allorquando una delle lavorazioni superi determinati importi (segnatamente il 10 per cento del valore dell'appalto o i 150.000 euro), essa dovrà essere realizzata solamente da imprese appositamente qualificate (con idonea attestazione SOA);
ancora, all'interno delle opere specializzate sono individuate categorie "altamente specializzate" (cosiddette SIOS) per le quali sono necessari lavori o componenti di notevole contenuto tecnologico o di rilevante complessità tecnica. Tale definizione comporta che, allorquando una delle lavorazioni superi determinati importi (il 15 per cento del valore dell'appalto), sono introdotti limiti al subappalto, consentito in misura non superiore al 30 per cento con conseguente ricorso ad un raggruppamento di imprese specialistiche (cosiddetta ATI obbligatoria);
le grandi imprese, con il loro ricorso accolto, hanno contestato un sistema in cui ci sono troppe lavorazioni a qualificazione obbligatoria (46 sono a qualificazione obbligatoria e 24 "superspecializzate") e, sulla base di questo assunto, hanno lamentato un sistema a loro sfavorevole, per il quale erano costrette a coinvolgere in raggruppamento altre imprese, oppure a ricorrere a subappalti, laddove esse non avessero avuto i requisiti necessari per partecipare alle gare di appalto;
il nuovo decreto del Presidente della Repubblica 30 ottobre 2013, dunque, ha abrogato tali disposizioni, con il conseguente venir meno dell'obbligo per le grandi imprese di ricorrere al raggruppamento con altre imprese oppure al subappalto per eseguire qualsiasi delle categorie indicate quali scorporabili a qualificazione obbligatoria. Ciò permette, ora, alle imprese appaltatrici principali, in possesso della qualificazione nella sola categoria prevalente, di eseguire tutte le lavorazioni in proprio, pur non essendo in possesso delle qualificazioni (attestazioni SOA) nelle specifiche attività oggetto dell'appalto e relative alle opere specializzate;
in particolare, il decreto del Presidente della Repubblica 30 ottobre 2013 ha abrogato l'articolo 107, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010 che elencava le cosiddette categorie superspecialistiche SIOS e l'articolo 109, comma 2, lasciando in vigore il principio più generale del comma 1 del medesimo articolo 109, che consente alle imprese appaltatrici (grandi imprese in possesso della qualificazione nella categoria prevalente dell'appalto) di eseguire tutte le lavorazioni in proprio, senza dover dimostrare di aver mai direttamente svolto in proprio lavori analoghi, né dare prova di capacità tecnica ed organizzativa (non essendo in possesso delle qualificazioni SOA nelle specifiche attività oggetto dell'appalto e relative alle opere scorporate);
oltre alle citate norme, il decreto del Presidente della Repubblica 30 ottobre 2013 ha abrogato il comma 1, lettera b), n. 2) e n. 3), dell'articolo 85, che prevede limitazioni in ordine alla possibilità, ai fini dell'ottenimento dell'attestato SOA, di utilizzare i certificati per l'esecuzione di lavori da parte delle imprese appaltatrici principali per i lavori che le imprese non hanno eseguito in proprio, ma gestito in subappalto;
l'abrogazione di tali norme consentirà, quindi, alle imprese di grandi dimensioni di ottenere le qualificazioni per lavori che non hanno eseguito, non solo senza dover dimostrare le capacità tecniche per eseguirli, ma anche acquisendo in tal modo requisiti per la partecipazione a futuri appalti autonomamente, qualora il quadro normativo dovesse subire ulteriori modifiche o ripristini dello status quo;
la situazione che si è venuta a creare con l'emanazione del decreto desta forti preoccupazioni, in quanto le stazioni appaltanti non sapendo come agire potrebbero bloccare gli appalti in corso,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo per quanto di propria competenza possa attivarsi per una sospensione dell'efficacia del decreto del Presidente della Repubblica, quantomeno fino alla valutazione delle effettive conseguenze a cui potrebbe condurre l'integrale stravolgimento del sistema degli appalti pubblici;
in alternativa, quali urgenti iniziative intenda adottare affinché l'affidamento dei lavori sia dato ad imprese (ad esempio installatori di impianti e restauratori) che abbiano le idonee qualifiche. Infatti, mentre un ridimensionamento del numero delle categorie a qualificazione obbligatoria o delle categorie altamente specializzate può essere preso in esame, non si può, invece, prescindere dall'esigenza di coinvolgere negli appalti pubblici imprese che abbiano capacità tecniche e specialistiche;
se, infine, non ritenga che liberalizzare completamente il subappalto non rischi di incentivare altre forme di affidamento a terzi (quali lavoro autonomo, comando di personale, ma anche forme di "lavoro nero"), senza garanzie di controllo, oltre che sulla qualità, anche sulla legalità degli affidamenti, a discapito di qualità, sicurezza, regolarità, rischio di infiltrazioni malavitose.
(3-00566)
MONTEVECCHI, SERRA, BOCCHINO, BIGNAMI, MANGILI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:
il grave stato di deterioramento del bene immobile storico-artistico denominato "Rustici di Villa Trissino Da Porto del secolo XVI con annessi e connessi sito in Meledo di Sarego (Vicenza)", vincolato ai sensi degli artt. 10 e 13 del decreto legislativo n. 42 del 2004 (testo unico dei beni culturali), rischia di compromettere un bene culturale di grande pregio;
il bene immobile costituisce la testimonianza della più grande ideazione dell'architetto Andrea Palladio, che aveva progettato la villa ispirata agli antichi complessi acropolici romani su commissione dei conti Francesco e Ludovico Trissino intorno al 1550;
il monumentale progetto palladiano è attualmente costituito da una torre colombara con barchessa a 6 colonne tuscaniche (a est), dalla contrapposta barchessa con porticato sostenuta da altrettante 8 maestose colonne tuscaniche (a ovest), da un brano della cinta muraria con portale bugnato di pregevole fattura che, insieme ai fabbricati, custodiscono e racchiudono la corte interna costituita da un giardino all'italiana di grande semplicità compositiva, definito da basse siepi in bosso, parzialmente delimitato da roseti antichi e attraversato da percorsi lineari di ghiaino che fungono da collegamento con i fabbricati disposti ai lati;
la torre colombara è inoltre caratterizzata dalle pregevoli grottesche, attribuite a Elidoro Forbicini, che decorano tutto il soffitto della sala grande, dove si trova un raro camino in marmo rosa, internamente ad una delle 6 cellette di cui è composta la torre;
nel complesso va ricompresa anche l'antica villa gotica del XV secolo, con pregevoli bifore e archi quattrocenteschi, probabilmente riconducibile all'originaria residenza della stessa famiglia Trissino;
l'intero complesso è rimasto in stato di abbandono e di degrado per moltissimo tempo ed è stato sottoposto ad utilizzi che ne hanno compromesso la fruizione; dal primo dopoguerra infatti, il complesso è divenuto sede di un consorzio agrario, di un caseificio e di un'azienda agricola con annessa stalla e quanto altro utile all'attività d'impresa;
verso la fine degli anni '80, l'attuale proprietaria signora Marta Rossi è intervenuta con proprie risorse economiche al fine di liberare il complesso da attività incompatibili con il valore culturale del bene;
sebbene negli anni la proprietà è intervenuta con importanti opere di ristrutturazione e restauro, l'immobile ha subito recentemente un drammatico peggioramento delle condizioni strutturali, dovuto alle condizioni atmosferiche ed agenti esogeni di varia natura, quali infiltrazioni sulle murature esterne, cedimenti perimetrali, eccetera;
l'attuale situazione evidenzia la necessità di un urgente intervento conservativo e di recupero, che richiede un'immediata attuazione per evitare l'aggravarsi della situazione che porterebbe al cedimento del muro perimetrale trascinando il tetto e tutte le opere connesse verso la rovina;
peraltro la debolezza delle travature ammalorate, ed in particolare delle capriate centrali che manifestano evidenti infestazioni fungine, rende impellente un intervento poiché il cedimento, con l'irrigidimento delle temperature, potrebbe essere improvviso con conseguente ed irrimediabile perdita di gran parte della barchessa palladiana;
il complesso palladiano oltre ad essere sottoposto a vincolo (recentemente ampliato come da provvedimento dichiarativo di interesse culturalmente importante per il Ministero dei beni e delle attività culturali e turismo dell'8 ottobre 2013, n. 17322), è stato inserito nella lista dei beni patrimonio dell'umanità dell'Unesco dal 1966 (al n. 9 della lista si trovano le 24 ville palladiane e la città di Vicenza);
risulta agli interroganti che è stato predisposto il progetto di manutenzione straordinaria della copertura e di risanamento conservativo dei parametri murari e dell'angolata, autorizzato dalla competente Soprintendenza e che, a tale scopo, vi sarebbe il computo metrico estimativo per l'intervento,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di inserire il complesso del bene immobile storico-artistico denominato "Rustici di Villa Trissino Da Porto del sec. XVI con annessi e connessi sito in Meledo di Sarego (Vicenza)", tra i beni soggetti a tutela, valorizzazione e rilancio ai sensi dell'art. 5, commi 3-bis e 4, del decreto-legge n. 91 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 112 del 2013, per salvaguardare il bene patrimonio dell'umanità dal degrado e dal dissesto.
(3-00567)
MONTEVECCHI, CASTALDI, BENCINI, MANGILI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
il pastificio Corticella, nato nel 1948 a Bologna, è stato presente per oltre 50 anni sul mercato nazionale e internazionale, rappresentando uno dei principali poli di produzione italiana di pasta;
lo storico stabilimento bolognese, diventato di proprietà della Newlat SpA, è stato chiuso nel dicembre 2011 e i suoi dipendenti sono stati posti in cassa integrazione in attesa della conversione della fabbrica;
inizialmente l'azienda aveva parlato di concentrare le produzioni degli altri stabilimenti italiani del gruppo a Bologna, poi aveva cambiato strategia presentando un progetto di riconversione dell'area, che da produttiva sarebbe divenuta ricettiva, con la costruzione di un albergo, di un centro congressi e di aree adibite all'attività sportiva, complesso che avrebbe permesso la riassunzione di tutti i 35 lavoratori;
con il trascorrere dei mesi i tempi per la realizzazione del progetto annunciato dal gruppo Newlat si sono allungati e lo stesso ha cambiato più volte fisionomia, denotando una strategia non chiara da parte dell'azienda stessa;
in un recente incontro coi sindacati l'azienda ha riferito che non ci sono i tempi per realizzare il suddetto progetto e che l'unica soluzione possibile è quella di far rientrare i 35 lavoratori nella procedura di mobilità aperta da mesi a livello nazionale per 177 dipendenti, perché tutti gli impegni concordati e sottoscritti in sede istituzionale sono decaduti;
il periodo di cassa integrazione scade il 25 dicembre 2013 e l'azienda ha quindi facoltà di licenziare a partire da quel giorno e fino al mese di aprile 2014;
il sindacato Flai Cgil, perché questa decisione non avvenga nel silenzio, ha organizzato manifestazioni dei lavoratori davanti allo stabilimento ed è in campo per trovare risposte e soluzioni occupazionali. Spiega il rappresentante sindacale: "Newlat per due anni non ha fatto altro che modificare i progetti con l'unico obiettivo, oggi palesemente conclamato, di procrastinare interminabilmente i tempi col fine di produrre silente agonia che gli consentisse senza clamori di poter dismettere l'attività e disimpegnarsi, sottraendo al territorio un pezzo importante del suo patrimonio e della sua storia industriale";
considerato che:
stando a quanto riportato in una nota della Provincia, la situazione dell'azienda è all'attenzione del tavolo di salvaguardia provinciale dal novembre 2011, quando fu sottoscritto un accordo per la definizione di un percorso che garantisse da un lato continuità occupazionale attraverso il ricorso ad ammortizzatori sociali, e dall'altro prospettive produttive, attraverso la realizzazione di un nuovo sito nel territorio bolognese. Tale prospettiva fu accolta favorevolmente sia dalle organizzazioni sindacali sia da Provincia e Comune di Bologna, e Newlat intraprese una serie di verifiche tecniche, in particolare con il Comune di Bologna;
l'impegno di Newlat fu confermato in un verbale di incontro siglato il 22 novembre 2011, nel quale Newlat dichiarò il proprio impegno a fare tutto ciò che fosse necessario per concretizzare l'ipotesi di realizzazione di un nuovo stabilimento nell'ambito territoriale bolognese, ritenuto strategico. In questa logica Newlat si rese disponibile a proseguire con gli ammortizzatori sociali;
un'ulteriore conferma degli impegni da parte dell'azienda risalirebbe a solamente due mesi fa, quando al tavolo di salvaguardia l'azienda sottoscrisse un nuovo accordo in cui confermò l'intenzione di portare avanti il progetto di riconversione dell'area impegnandosi a trovare percorsi, qualora disponibili, volti al mantenimento dei livelli occupazionali;
nonostante tutto l'11 ottobre 2013 Newlat ha aperto una procedura di mobilità per tutti i 35 dipendenti;
all'incontro del tavolo di salvaguardia del 26 novembre è diventato evidente il radicale cambio di posizione dell'azienda, di fatto ricondotto all'irrigidimento sulle procedure burocratiche;
considerato inoltre che alcuni dei contenuti del codice etico a cui si ispira l'attività della Newlat sono: "Il fattore umano è valore ritenuto fondamentale e per questo NEWLAT valorizza lo sviluppo, la dignità personale, la tolleranza, la trasparenza e la sicurezza" e "NEWLAT riconosce la centralità delle risorse umane, ritenendo il contributo professionale delle persone, proposto in un quadro di lealtà e fiducia reciproca, un importante fattore di successo di ogni impresa",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se non ritenga che la Newlat debba riconsiderare le proprie posizioni ed arrivare piuttosto alla definizione del progetto di riqualificazione dello storico stabilimento, assicurando il rispetto degli accordi sottoscritti al tavolo provinciale;
quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di pervenire ad una soluzione che garantisca una continuità lavorativa ai dipendenti dell'ex pastificio Corticella, mantenendo il polo produttivo.
(3-00568)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
MATTEOLI - Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
il piano cave della Provincia di Livorno non è ancora stato definito, diversamente da quanto è avvenuto per altre province toscane e rispetto a quanto previsto dal piano regionale delle attività estrattive e di recupero (PAERP), comunemente definito piano cave;
la terza commissione consiliare, su sollecitazione del consigliere Corsinovi, discusse di questo argomento il 13 gennaio 2012;
in quella stessa data venne resa nota la richiesta della Donati laterizi Srl dell'apertura di una cava per l'estrazione dell'argilla in località Gozzone (nel comune di Rosignano marittimo), apertura indispensabile per il mantenimento in attività dell'impresa;
la Donati laterizi Srl è un'importante realtà produttiva del settore, con sede a Gabbro (Livorno), e da più di due anni si prospetta per questa azienda un futuro incerto a causa dell'esaurimento della cava da cui viene estratta la materia prima necessaria alla produzione di laterizi;
in tempi brevi potrebbero chiudere gli stabilimenti di Gabbro e di San Giuliano Terme (Pisa), mettendo a rischio 70 posti di lavoro;
sembrerebbe, infine, che il piano cave della Provincia di Livorno non sia stato ancora definito perché alcune attività agrituristiche, che insistono nella zona limitrofa alla località Gozzone, si oppongono al passaggio dei mezzi pesanti adibiti al trasporto del materiale,
si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare nei limiti delle proprie competenze per l'approvazione del piano cave della Provincia di Livorno, evitare ricadute negative sul piano occupazionale e ricercare una soluzione che possa coniugare le esigenze delle attività estrattive con quelle turistiche presenti nella zona.
(4-01358)
NENCINI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
800.000 sono le persone censite in Italia già colpite da ludopatia, una patologia derivante dalla distorsione dell'approccio al gioco, conseguenza della legalizzazione, avvenuta circa dieci anni fa sul piano normativo, di alcune forme di gioco d'azzardo, come i gratta e vinci e le slot machine;
se regolamentare un'istintiva propensione umana al gioco, come sostengono i concessionari, ha potuto togliere circa 80 milioni di euro di introiti alla criminalità organizzata (nelle cui mani, però, ne rimangono ancora circa 10), la legge, così come è stata formulata, non è riuscita a contrastare il fenomeno del gioco compulsivo, che si sta trasformando in piaga sociale, responsabile di molte tragedie famigliari;
l'esistenza di una vera e propria patologia è stata riconosciuta anche dallo Stato quando l'ha inserita, attraverso il decreto-legge n. 158 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189 del 2012 (cosiddetto decreto Balduzzi), nei livelli di assistenza sanitaria (Lea), fatto indubbiamente positivo, ma che comporta un aggravio dei costi sociali probabilmente maggiore del gettito fiscale generato da giochi e scommesse. Tra l'altro, i 9 miliardi di gettito fiscale non sono destinati agli enti locali che erogano i servizi di assistenza garantita;
la maggiore responsabilità dell'attuale legge è aver consentito la possibilità di concedere prestiti all'interno delle sale da gioco, con il rischio che si verifichino fenomeni di usura; l'aver permesso la distribuzione di gratta e vinci in luoghi di troppo facile accesso, come gli sportelli postali e i supermercati, creando un sistema sicuramente incentivante; infine, l'aver permesso la pubblicità accattivante e ingannevole, anche in fasce d'ascolto di punta, attraverso testimonial sportivi di successo, che invece rappresentano la parte sana del gioco;
le fasce sociali più esposte sono gli anziani, i disoccupati o le persone a basso reddito che ripongono nel gioco le speranze di un riscatto sociale, nonché gli adolescenti, attratti fortemente dal poker on line, purtroppo di appalto di provider internazionali, che più facilmente eludono i controlli;
anche in Parlamento sono stati fatti diversi tentativi, nella XVI e nella XVII Legislatura, per affrontare fattivamente il problema, non sempre considerato nella sua giusta dimensione. Vengono, soprattutto, sottovalutate le conseguenze che si generano a catena, a ricasco d'interi nuclei familiari;
a giudizio dell'interrogante, lo stesso decreto-legge n. 158 del 2012 all'atto pratico non risulta organico, così come la regolamentazione della commercializzazione, che, allo stato attuale, appare piuttosto anarchica;
da un articolo de "Il Venerdì" di Repubblica del 6 dicembre 2013, si apprende che il Governo avrebbe concesso "un lauto sconto su una multa inflitta agli operatori del settore per far cassa e coprire l'abolizione dell'Imu". All'origine della questione c'è una sanzione da 2,5 miliardi che la Corte dei conti ha comminato a 10 operatori per il mancato collegamento degli apparecchi alla rete telematica dello Stato, gestita da Sogei, e il mancato rispetto di alcuni livelli di servizio nella trasmissione dei dati degli apparecchi di gioco tra il 2004 e il 2007. Tra gli operatori coinvolti anche la Gtech SpA acquisita nel 2006 proprio da Lottomatica, concessionaria esclusiva dello Stato italiano. Il Governo avrebbe deciso di abbassare al 20 per cento per cento l'aliquota della sanatoria per le slot machine irregolari, a condizione che il pagamento avvenisse in una unica rata anche se la Corte dei conti ha rialzato il versamento al 30 per cento, rispettando questa sorta di "concordato";
solo 6 operatori hanno accettato la sanatoria, con il risultato che nelle casse dello Stato è arrivata solo la metà del mezzo miliardo di gettito stimato,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano che concepire una sanatoria per reati che coinvolgono una malattia, causa di enormi disagi per intere famiglie italiane, non incentivi comportamenti fraudolenti e non aumenti le responsabilità dello Stato, già coinvolto in prima persona attraverso la sua concessionaria Lottomatica, che gestisce scommesse sportive e ippiche, apparecchi da intrattenimento o videolotterie e giochi on line;
quali misure intendano adottare ai fini di un contrasto effettivo alle ludopatie e alla dilagante promozione del gioco d'azzardo attraverso la relativa pubblicità e la commercializzazione capillare di tale attività.
(4-01359)
DE PIETRO, MUSSINI, ORELLANA, BATTISTA, COTTI, MARTON, BIGNAMI - Ai Ministri della difesa e degli affari esteri - Premesso che:
dopo più di 2 anni di guerra civile, nonostante gli sforzi della comunità internazionale, la situazione in Siria resta drammatica soprattutto sotto il profilo umanitario;
le ultime stime delle Nazioni Unite parlano di 100.000 morti, 2.264.106 rifugiati siriani ufficialmente registrati (come denunciato dall'UNHCR più dell'80 per cento dei rifugiati sono soggetti particolarmente vulnerabili ossia donne e bambini), 77.245 persone in attesa di registrazione, senza contare i quasi 6 milioni e mezzo di sfollati all'interno del territorio (dati del United Nation office for the coordination of humanitarian affairs);
nelle conclusioni del rapporto di settembre di Ban Ki Moon al Consiglio di sicurezza dell'ONU, si afferma che durante l'attacco del 21 agosto 2013 in Siria sono state usate armi chimiche, gli ispettori internazionali hanno rilevato la presenza del gas Sarin, e che secondo la ricostruzione sono stati usati almeno 350 litri di Sarin, che hanno portato alla morte di 1.440 persone;
successivamente, a dicembre, il commissario Navi Pillay ha dichiarato che la commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite ha prodotto prove schiaccianti relative a crimini di guerra e crimini contro l'umanità, aggiungendo che il livello di ferocia degli abusi perpetrati da entrambe le parti in conflitto quasi non risulta credibile, e gli elementi di prova indicano che la responsabilità dei menzionati crimini risulta riconducibile al più alto livello di governo, tra cui il Capo dello Stato;
tenuto conto che:
l'Italia con la legge n. 496 del 1995 (modificata ed integrata dalla legge n. 93 del 1997) ha ratificato la Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche di Parigi del 1993;
la Convenzione pone dei limiti che riguardano anche il commercio dei precursori, le cosiddette sostanze dual use che pur essendo solitamente utilizzate in ambito civile possono servire per creare armi chimiche;
in accordo con quanto disposto dalla legge n. 185 del 1990, in Italia l'esportazione ed il transito di materiali di armamento sono vietati sia verso i Paesi in stato di conflitto armato sia verso i Paesi i cui Governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti dell'uomo;
viene sancito, a livello nazionale, il divieto assoluto di fabbricazione, importazione, esportazione e transito di armi nucleari, biologiche e chimiche;
la proibizione si applica anche agli strumenti ed alle tecnologie specificamente progettate per la costruzione delle suddette armi nonché a quelle idonee alla manipolazione dell'uomo e della biosfera a fini militari;
in base alla citata legge il parametro del profitto risulta marginale nel campo della politica dell'esportazione di armamenti, che deve risultare ancorata ai valori democratici ed ovviamente alla politica estera dell'Italia;
in particolare il commercio delle armi deve rispettare quanto sancito dall'art.11 della Costituzione secondo cui "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali";
considerato che:
Sarin è il nome comune del (RS)-2-(fluoro-metil fosforil) ossipropano, un gas nervino della famiglia degli organofosfati;
il Sarin fa parte di una intera famiglia di composti con azione simile, famiglia che viene a volte indicata come serie G: il GA (Tabun), il GB (Sarin), il GD (Soman) e il GF (Cyclosarin);
la risoluzione n. 687 del 3 aprile 1991 delle Nazioni Unite classifica i menzionati composti della "famiglia G" come "armi di distruzione di massa" e la successiva Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche del 1993 bandisce esplicitamente la produzione e lo stoccaggio di Sarin;
le menzionate sostanze della "famiglia G", ed in particolare il Sarin, sono spesso usati come armi binarie, per motivi legati sia ai costi sia alle tecniche di conservazione e stoccaggio degli stessi, i composti vengono lasciati inattivi e in caso di necessità possono poi essere facilmente utilizzati combinandoli in modo da innescare la necessaria reazione di sintesi per l'attivazione dell'agente nervino;
solitamente chi desidera utilizzare il Sarin preferisce fabbricare e/o acquistare i due precursori: i due composti che combinandosi vanno a costituire l'arma chimica;
per quanto concerne il Sarin, i due precursori necessari sono l'alcol isopropilico e il metil-fosfonil-difluoruro;
il Sarin attacca inesorabilmente il sistema nervoso e una persona contaminata, anche se l'esposizione non è letale, può riportare danni neurologici di natura irreversibile,
si chiede di sapere:
se, come chiesto con la mozione 1-00054, presentata il 3 giugno 2013 al Senato e non ancora discussa, il Governo si sia adoperato per impedire, con tutti gli strumenti di cui dispone, il transito di armi e materiale bellico verso la Siria in porti, aeroporti, stazioni ferroviarie, acque territoriali e spazio aereo italiano, da qualsiasi parte dell'Europa provengano;
in particolare, se da marzo 2011 il Governo italiano abbia rafforzato i controlli relativi alla vendita di alcol isopropilico e metil-fosfonil-difluoruro, precursori del gas Sarin (e/o degli altri menzionati composti appartenenti alla "famiglia di serie G") verso la Siria;
se si possa quindi escludere che aziende italiane abbiano venduto o facilitato la commercializzazione di alcol isopropilico e metil-fosfonil-difluoruro, precursori del gas Sarin e/o degli altri composti appartenenti alla "famiglia di serie G" verso la Siria.
(4-01360)
DE POLI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la centrale termoelettrica di Porto Tolle (Rovigo), di proprietà di Enel SpA, è uno dei più grandi impianti in Europa per produzione di energia elettrica;
divisa in quattro gruppi da 660 megawatt l'uno, può generare circa l'8 per cento del fabbisogno italiano di energia elettrica;
il progetto per la riconversione della centrale da gasolio a carbone è iniziato 8 anni fa ed è stato ostacolato da associazioni ambientaliste e da comitati cittadini;
la Regione Veneto, anche recentemente, ha invece ribadito la ferma volontà di proseguire col progetto "pro carbone" presentato da Enel che permetterebbe di dare lavoro a 3.500 persone con l'impegno di qualche miliardo di euro, dando così uno sbocco a molte imprese locali;
la procedura di valutazione di impatto ambientale che prevedeva la conversione a carbone dell'impianto nel 2011 è stata bloccata dal Consiglio di Stato che ha annullato il decreto di valutazione di impatto ambientale, imponendo che, in sede della nuova valutazione, si dovesse effettuare una comparazione fra il progetto sottoposto a procedura e le possibili alternative, prima di tutte il gas metano perché a pochi metri dalla centrale di Porto Tolle sorge il più grande terminale gasifero offshore del mondo;
nel 2012 il Consiglio di Stato ha sbloccato l'iter e la procedura è ripartita ma in questi giorni è arrivata la notizia del parere negativo da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sul progetto e della rinuncia dell'Enel al finanziamento di 100 milioni di euro da parte dell'Unione europea;
il destino di questa centrale termoelettrica e dei suoi lavoratori è tutto appeso al progetto di riconversione, che dovrebbe sostituire i 4 gruppi di generazione alimentati a olio combustibile con 3 unità a carbone, più moderne e meno inquinanti, passando da oltre 2.600 megawatt di potenza installata a 1.980 megawatt. C'è in ballo un investimento complessivo pari a 2 miliardi e mezzo di euro, finora bloccato dalle "peripezie" burocratiche degli ultimi anni,
si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Governo ritenga opportuno assumere al fine di favorire il processo di riconversione per permettere alla centrale di funzionare e soprattutto per garantire un futuro a molte famiglie.
(4-01361)
GAETTI, SCIBONA, ENDRIZZI, MOLINARI, CAPPELLETTI, MANGILI, MARTELLI, PEPE, BLUNDO, SANTANGELO, CASALETTO, VACCIANO, CATALFO, CIOFFI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in Italia da tempo è stata inserita nella programmazione nazionale dei trasporti una chiara indicazione a favore della navigazione interna, considerato i notevoli vantaggi che essa porta e può portare all'economia del Paese e al perseguimento dell'obiettivo dell'equilibrio modale dei trasporti;
da uno studio dell'Associazione nazionale filiera dell'industria automobilistica si evince che nel 2010 la ripartizione modale del traffico merci in Italia è per l'88 per cento ad appannaggio del trasporto su strada, per il 7,5 per cento del trasporto ferrovia e per il 4,5 avviene tramite oleodotti, mentre la navigazione interna, che ha una movimentazione di volumi pari allo 0,1 miiardi di tonnellate al chilometro, non raggiunge una percentuale degna di nota;
nel settore della navigazione interna riveste un notevole interesse il sistema idroviario padano-veneto la cui rete infrastrutturale, ben radicata all'interno del contesto economico-produttivo del territorio lombardo che rappresenta più del 60 per cento dell'export italiano con quasi 200 milioni di euro di valore, consentirebbe di prefigurare una domanda potenziale annua di trasporto che potrebbe raggiungere 20 milioni di tonnellate;
la legge n. 380 del 1990 riconosceva al sistema idroviario padano-veneto un preminente interesse nazionale tanto da inserirlo all'interno del piano generale dei trasporti. Tale rilevanza è giustificata anche dalla reale possibilità di integrazione dell'idrovia con l'Adriatico, per la realizzazione di una rete non limitata al fiume e ai canali dell'entroterra, ma estesa alle linee marittime adriatiche e mediterranee. La stessa legge assegna al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la sua realizzazione, tramite la definizione di procedure particolari per la formazione del suo piano di attuazione al quale parteciparono le Regioni interessate;
il tracciato del sistema idroviario padano-veneto è stato poi approvato, assieme al piano poliennale della sua attuazione, con decreto del Ministro dei trasporti del 25 giugno 1992, e comprende le seguenti tratte: Po da Casal Monferrato a foce del Ticino (chilometri 65); Po da foce del Ticino al mare (389); fiume Ticino da Pavia alla confluenza con il Po (7); fiume Mincio da Mantova alla confluenza con il Po (chilometri 21); canale Po-Brondolo (Chioggia) (19); idrovia Fissero-Tartaro-Bianco-Po di levante (chilometri 135); idrovia Litoranea veneta: da Portegrandi a foce dell'Isonzo (chilometri 130); canale Milano-Cremona (66,5); idrovia Ferrara-Ravenna ("Ferrarese estesa", 87 chilometri); canale Padova-Venezia (28);
il sistema è parte integrante del sistema nazionale integrato dei trasporti (SINT) e, con il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, la sua gestione viene conferita alle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto;
le principali fonti di finanziamento a cui attingono le Regioni per la realizzazione e per il potenziamento di opere infrastrutturali relative all'adeguamento dei canali navigabili, delle relative sponde, delle conche di navigazione e degli approdi e dei piazzali destinati alla movimentazione delle merci e in generale del sistema idroviario esistente, che consenta la navigazione di chiatte di quinta classe europea come previsto dalla CEMT (Commissione europea tra i Ministeri dei trasporti), fanno riferimento alle leggi n. 194 e n. 413 del 1998 e alla legge n. 350 del 2003 (legge finanziaria per il 2004);
il carico di ogni mezzo fluviale o fluvio-marittimo della quinta classe CEMT varia da circa 1.500 a 3.000 tonnellate ed equivale a quello di una cinquantina di tir che verrebbero così tolti dalle strade. Questo mezzo di trasporto a parere degli interroganti è anche più sicuro, più economico, funziona anche in caso di neve ed è di gran lunga meno inquinante;
la navigabilità del canale Po-Brondolo è soggetta ad una forte limitazione per i mezzi fluviali o fluvio-marittimi di quinta classe CEMT in corrispondenza dell'attraversamento ferroviario della linea Chioggia-Rovigo ove il tracciato della ferrovia supera il corso d'acqua, denominato canale di Valle, mediante un ponte in acciaio che garantisce normalmente un'altezza libera tra il suo intradosso ed il pelo libero dell'acqua variabile fra i 4,50 metri ed i 4,75 metri, ma che in condizioni di marea sfavorevole si riducono fino a 4 metri. Tale altezza non è sufficiente a consentire il passaggio dei natanti né di quinta né di quarta classe CEMT e di conseguenza pregiudica il reale sfruttamento di tutto il sistema idroviario;
la campata centrale del ponte, progettato e realizzato agli inizi degli anni '60, fu concepita per essere sollevata mediante due sistemi di argani, ma è sempre rimasta in posizione di riposo in quanto il sistema di sollevamento non è mai stato completato;
sulla base della deliberazione n. 7 del 29 settembre 2004 del Comitato interregionale per la navigazione interna della Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima e interna, con la quale è stata approvata l'individuazione degli interventi da realizzare con le risorse stanziate dalla legge n. 350 del 2003, con decreto ministeriale 25 maggio 2005, è stato assunto l'impegno di 6.242.000 euro a favore della Regione Veneto per gli anni finanziari dal 2005 al 2019 e pertanto sono state assegnate risorse per complessivi 93.630.000 euro che attualizzati, al netto degli oneri finanziari, si riducono a circa 67.100.000;
nella delibera della Giunta regionale del Veneto 7 agosto 2006, n. 2527 è prevista l'attivazione delle procedure per la progettazione e realizzazione degli interventi di aggiornamento del sistema idroviario padano-veneto sulla base delle proposte avanzate dalla Sistemi territoriali SpA, con lettera del 21 aprile 2006 prot. n. 626, e, tenuto conto dei finanziamenti a disposizione, la Direzione mobilità, al fine di attivare le procedure di progettazione e realizzazione degli interventi, ha inserito all'interno della pianificazione delle risorse il ripristino spondale e il rialzo dei ponti ferroviari nei comuni di Rosolina (Rovigo) e di Arquà (Padova) per una previsione di spesa di 13.578.000 euro, per evitare che questi generino un collo di bottiglia di rilevante impatto sulla fruibilità della linea navigabile;
considerato che:
Rete ferroviaria italiana SpA nel 2007 non riteneva praticabili soluzioni diverse dalla realizzazione di una nuova opera, la società Sistemi territoriali provvide a completare un progetto preliminare per un nuovo ponte i cui costi ad oggi sembrano lievitati fino a quasi 30.000.000 euro, anche a causa degli interventi di bonifica delle aree abusivamente utilizzate come discarica di rifiuti su cui dovrebbe sorgere l'impianto e i cui tempi di realizzo non sono certi per l'indisponibilità delle stesse poiché queste sono poste sotto sequestro ed oggetto di indagini giudiziarie;
stante l'attuale congiuntura economica, l'unica ragionevole possibilità di migliorare le condizioni di navigazione del canale è ora affidata, in alternativa alla realizzazione di una nuova opera di attraversamento ferroviario, ad un intervento di completamento della struttura esistente che la renda idonea al sollevamento della campata centrale, mettendo in campo tecnologie oggi comunemente disponibili a costi decisamente inferiori e la cui copertura è già stata prevista e approvata;
si ricorda, inoltre, che con decreto 24 gennaio 2013, della Direzione mobilità della Regione Veneto, di concerto con le direzioni Marittima di Venezia e territoriale del Nord Est del Ministero è stato raggiunto l'accordo sulla "Delimitazione delle zone di navigazione promiscua nella Regione Veneto" che ha riclassificato le vie navigabili di navigazione promiscua (cioè territorio navigabile dove vigono entrambe le normative della navigazione marittima e della navigazione interna). Di fatto si riconoscono le vie navigabili comunitarie interne di navigazione promiscua, in quanto collegate al mare consentendo a tutte le navi marittime di navigare in queste vie navigabili, praticamente estendendone i diritti. Si evince quindi che l'ostacolo derivante dal mancato sollevamento del ponte ferroviario di Loreo Rosolino comporta un danno economico a livello comunitario,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se non ritenga improrogabile l'adeguamento strutturale dei ponti ferroviari nei comuni di Rosolino e di Arquà, il cui finanziamento tra l'altro è già stato stanziato, tenendo conto che tali opere consentirebbero a tutti gli effetti la navigazione delle motonavi e chiatte di classe quinta CEMT da Chioggia a tutta la rete del sistema idroviario padano-veneto, con un conseguente contenimento del traffico su strada che permetterebbe la diminuzione dell'impatto ambientale che esso produce sulla pianura padana;
se intenda adoperarsi, per quanto di sua competenza, per sollecitare gli enti preposti ad una rapida risoluzione di questo problema con tempi certi.
(4-01362)
FAVERO, FORNARO, ZAVOLI, LEPRI, Mauro Maria MARINO, CHITI, Stefano ESPOSITO, MANASSERO, Elena FERRARA, IDEM, ZANONI, GRANAIOLA, FABBRI, GOTOR, FISSORE, DIRINDIN - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
con atto di sindacato ispettivo 291 COM/RAI presentato in data 11 settembre 2013, indirizzato al Presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e al Direttore generale della RAI, l'interrogante segnalava l'increscioso problema delle interferenze al segnale del digitale terrestre RAI. Tale problema, presente in diverse zone del Piemonte, era stato evidenziato in particolare in provincia di Biella, ma affligge tutta la penisola;
le innumerevoli difficoltà di ricezione del segnale, in particolare dei canali RAI, stanno causando non pochi disagi ai cittadini italiani che non possono godere della visione dei programmi televisivi, nonostante paghino regolarmente il canone;
in particolare, in Piemonte, i cittadini lamentano la difficoltà di ricezione dei telegiornali regionali che, soprattutto tra la popolazione over 70, hanno un forte seguito di ascolti;
rilevato che:
con l'atto n. 355 del 27 settembre 2013, la Commissione di vigilanza RAI, in risposta all'interrogazione, ha confermato l'esistenza delle problematiche interferenziali nelle aree del Piemonte segnalate, precisando di aver ripetutamente informato il Ministero dello sviluppo economico della questione;
inoltre, la Commissione comunicava che il 1° agosto 2013 era stato firmato un accordo fra AGCOM, Ministero e RAI che, modificando alcune assegnazioni delle frequenze, avrebbe dovuto risolvere nei prossimi mesi le problematiche interferenziali ai danni del Multiplex 1 (che diffonde RA1, RAI 2, RAI 3 TGR Piemonte e Rai News), Piemonte incluso, e che le graduatorie stilate dallo stesso Ministero per l'assegnazione delle frequenze alle emittenti locali in Piemonte e Lombardia pubblicate avrebbero potuto, inoltre, modificare a breve il quadro pianificatorio risolvendo parte delle interferenze evidenziate;
considerato che a tutt'oggi, nonostante gli impegni assunti dal Ministero, il problema delle interferenze del Piemonte non è stato risolto e persiste la situazione di grave disagio dei cittadini che, a questo punto, oltre ad essere danneggiati si sentono giustamente beffeggiati dallo Stato che incassa pure un canone,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per far sì che il problema delle interferenze al segnale del digitale terrestre RAI in diverse zone del Piemonte venga realmente risolto garantendo ai cittadini il diritto all'informazione.
(4-01363)
MUNERATO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:
il territorio geografico della provincia di Rovigo, noto anche con il nome di Polesine, conta circa 240.000 abitanti, con una percentuale di ultrasessantenni pari al 30 per cento e dove solo il 15 per cento della popolazione ha meno di 20 anni;
l'area di Rovigo si caratterizza per un numero limitati di grandi centri cittadini, come Rovigo, Adria, Porto Viro e Lendinara, ed un numero elevato di piccoli centri, con una conseguente bassa densità abitativa e servizi carenti e costosi proprio a causa della bassa densità abitativa che aumenta notevolmente il rapporto tra il numero di strade, di reti tecnologiche (tubi del gas, dell'acqua, eccetera) per abitante;
sul fronte occupazionale, nella provincia di Rovigo i lavoratori sono, nella fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni, il 78 per cento degli uomini e il 61 per cento delle donne, e che il 51 per cento degli occupati lavora nel settore dei servizi e del pubblico impiego, contro un 38 per cento nell'industria e un 11 per cento nell'agricoltura;
per quanto riguarda il settore primario, è prevalente l'agricoltura di tipo estensivo, con la coltura di cereali, mais, soia, la quale occupa la maggior parte del suolo agricolo, oltre al settore della pesca, praticata nel delta del Po, dove è molto diffusa la coltura dei molluschi, in cui, purtroppo, da tempo si lamentano problematicità legate soprattutto alla carenza cronica di fondi per la vivificazione delle lagune e le concessioni legate ai bandi per la riassegnazione degli spazi, in quanto ogni cooperativa ha uno specchio di laguna, e che a causa delle norme europee sulla liberalizzazione tali spazi vanno assegnati tramite gara;
nel Polesine, nel solo 2012, la disoccupazione ha comportato ben 6.476.244 ore di cassa integrazione, di cui 2.199.815 di ordinaria, 1.182.568 ore di straordinaria e 3.093.861 ore di cassa integrazione in deroga mentre i concordati preventivi nel 2013 sono stati ben 26 e i fallimenti già 64;
sono stati numerosi, purtroppo, anche i posti di lavori persi, e soprattutto quelli nel settore metalmeccanico, con le acciaierie di Badia, 90 posti persi, la fonderia di Occhiobello, 50 posti persi, Zani (serbatoi industriali) di Rovigo, 50 posti persi e la ex Bassano Grimeca di Ceregnano, dove sono stati persi ben 400 posti;
nel settore chimico, nella sola Enel di Porto Tolle, fra diretti ed indotto, sono stati circa 400 i posti di lavoro persi, mentre la centrale Edison di Porto Viro ha chiuso con la perdita di 18 posti di lavoro e la Dental manufacturing con 33 posti di lavoro;
la difficoltà occupazionale è avvertita anche nel settore della plastica e nel settore edile, dove, nel complesso, negli ultimi 6 anni nel Polesine sono stati persi oltre 3.000 posti di lavoro e chiuse 500 imprese, con importanti aziende che sono state costrette a chiedere il procedimento di concordato;
anche nel settore terziario si avvertono pesanti difficoltà con oltre 500 posti di lavoro persi dall'inizio della crisi, anno 2008, ad oggi,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, in ragione della gravità della situazione occupazionale che sta interessando l'area del Polesine, attivarsi presso le competenti sedi ed interessando i competenti organi, per valutare la possibilità di definire per il 2014 un piano per il rilancio dell'occupazione nella provincia di Rovigo così da tutelare i livelli occupazionali e le famiglie coinvolte dalla crisi economica, stimolando altresì la ripresa economica delle aziende oggi in difficoltà.
(4-01364)
LUCIDI, AIROLA, BUCCARELLA, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CIOFFI, GIARRUSSO, GIROTTO, MARTELLI, MARTON, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PEPE - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
nella città di Terni si stanno svolgendo da tempo diverse indagini giudiziarie, legate ad intrecci politici e affaristici estesi e che avrebbero coinvolto, a quanto risulta agli interroganti, anche la diocesi ternana;
nel 2010 la Direzione investigativa antimafia è intervenuta, in esecuzione di provvedimenti emessi dal Tribunale di Palermo, per stroncare l'infiltrazione nel ternano del clan mafioso dei Lo Piccolo;
nel dicembre 2011, il dirigente della squadra mobile dottor Tommaso Niglio è stato trasferito dalla Questura di Terni a diverso incarico sul territorio nazionale proprio mentre questi era impegnato in importanti indagini anche riguardanti le amministrazioni locali e, come evidenzia il sito di informazione on line "Umbria 24" del 27 dicembre 2011: "è stato artefice di indagini importanti, condotte insieme ai suoi agenti e alla magistratura. Dal caso Porcacchia-Briganti che ha travolto l'ex direttore della Confcommercio, alle indagini per il crac -Cassetta, fino agli arresti per istigazione al suicidio susseguenti alla morte del commercialista ternano Gianluca Boninsegni. Il biglietto da visita di Tommaso Niglio a Terni fu tuttavia l'arresto dei fratelli Rocchi, entrambi ispettori presso la squadra mobile cittadina. Un caso che fece molto scalpore e che fece capire a tutti che il nuovo dirigente non avrebbe guardato in faccia nessuno";
considerato che:
ai sensi dell'art. 405 del codice di procedura penale si registra l'esercizio dell'azione penale ogni volta che, dinanzi ad una determinata notizia di reato, il pubblico ministero, a seguito delle relative indagini, decide di non richiedere l'archiviazione;
risulta agli interroganti che il Consiglio superiore della magistratura, nella persona del suo Vice Presidente, è stato interessato nel marzo 2013 da istanze di giustizia sostenute da privati cittadini contro l'asserito blocco di precisi procedimenti proprio presso la Procura della Repubblica di Terni;
è entrato in vigore il 13 settembre 2013 il trasferimento di tutti i fascicoli dal Tribunale di Orvieto a quello di Terni, conformemente alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie prevista dal decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155 recante "Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148", presupponendo un carico di lavoro maggiorato sulla Procura di Terni;
secondo quanto risulta agli interroganti sta volgendo al termine a Terni un processo in cui il presidente del Consiglio regionale dell'Umbria, Eros Brega, è accusato per presunti gravi reati quali peculato, concussione, calunnia e falso ideologico nell'ambito dell'inchiesta sulla gestione della manifestazione "Eventi-Valentiniani"; il collegio giudicante del processo Brega-Eventi Valentiniani, è composto dai seguenti magistrati: Simona Tordelli, Massimo Zanetti e Angelo Matteo Socci;
sempre a quanto risulta agli interroganti, con deliberazioni del Comune di Terni n. 667/2003 e n. 111/2005 venivano affidati incarichi professionali all'architetto Luca Tordelli e all'ingegner Giorgio Tordelli, rispettivamente fratello e padre del magistrato Simona Tordelli: deliberazioni dell'amministrazione comunale diretta anche dall'allora assessore Eros Brega;
considerato inoltre che:
il decreto legislativo n. 109 del 2006 reca la disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicabilità, nonché la modifica della disciplina in tema di incompatibilità, di dispensa dal servizio e del trasferimento di ufficio dei magistrati;
a giudizio degli interroganti sarebbe opportuno verificare presso la Procura della Repubblica di Terni quale sia il numero di archiviazioni emesse a partire dal 2010, quale sia la valutazione dell'equilibrio di ripartizione relativamente al numero di fascicoli assegnati e quali siano le ragioni di eventuali disparità dei carichi tra magistrati; quali le eventuali ricadute negative sotto il profilo della qualità dell'azione penale, gravata sempre più spesso dal rischio di incombenti prescrizioni; quale sia la valutazione dei casi registrati presso la Procura della Repubblica di Terni in applicazione dell'art. 12-sexies (rubricato "Ipotesi particolari di confisca") del decreto-legge n. 306 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 356 del 1992, recante "Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa", nonché quale sia la valutazione dei casi registrati presso la locale Procura della Repubblica contro la pubblica amministrazione e quale sia il numero di archiviazioni di notizie di reato nei confronti di dirigenti e funzionari,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se sia a conoscenza dell'esito delle indagini avviate precedentemente al trasferimento del dirigente della squadra mobile, dottor Tommaso Niglio, dalla Questura di Terni;
se non ritenga opportuno di voler attivare i propri poteri ispettivi presso la Procura della Repubblica di Terni al fine di dissipare ogni possibile dubbio circa eventuali violazioni di legge e di regolamenti e il rispetto dei criteri di terzietà e di indipendenza dei magistrati componenti i collegi giudicanti del Tribunale di Terni.
(4-01365)
SERRA, GAETTI, CIOFFI, PUGLIA, CASTALDI, CAPPELLETTI, MANGILI, BUCCARELLA, SANTANGELO, AIROLA, SCIBONA - Al Ministro della giustizia - Premesso che il quotidiano "Affari Italiani" in data 13 dicembre 2012 ha pubblicato l'articolo intitolato "Maresciallo subisce mobbing per anni, ora finisce in un matrimonio truffa" e così ha sintetizzato la vicenda: «A volte le vicende più assurde e incredibili si concentrano sempre sulle stesse persone. Quello che vi abbiamo già raccontato sul maresciallo Antonio Cautillo sarebbe per lui già abbastanza: subisce mobbing da tantissimi anni per il solo fatto di far rispettare la legge. Ma anche nel privato quello che gli è capitato ha dell'incredibile. È infatti finito in una sorta di matrimonio-truffa che lo costringe ancora oggi a pagare all'ex moglie consistenti assegni mensili, con una figlia che non sa nemmeno se sia la sua. MATRIMONIO FARSA - "Nel 2003 - racconta ad Affari Cautillo - dopo un lungo fidanzamento, mi sposai con rito religioso con una donna di nome Carla (nome di fantasia), la amavo totalmente, definitivamente. Lei è una geologa ed insegnante, il papà un maresciallo dei Carabinieri in pensione. Il contratto d'amore, inizialmente, sembra funzionare, ma si rivelerà una catastrofe. Non ero ripagato. E dire che il giorno del matrimonio c'erano 200 invitati: è stato girato un film, creato un album fotografico (costatomi 1.500 Euro): una regia perfetta, visi sorridenti, nessuno si è accorto di nulla. Era tutto combinato tra lei e i suoi genitori. Alle mie spalle". La moglie anche da sposata aveva mantenuto la residenza da nubile distante ben 100 chilometri da quello che doveva essere il loro nido. Dopo quattro anni Carla lascia il marito riuscendo ad ottenere dalla Sacra Rota l'annullamento del matrimonio per "costrizione morale e timore reverenziale nei confronti dalla madre". Antonio si sente ingannato e preso in giro, non l'avrebbe mai sposata se prima di giungere all'altare avesse saputo che la donna stesse recitando una parte ben preparata. Ma perché? La risposta arriverà ben presto. Infatti il giudice civile sia prima che dopo la dichiarazione di nullità delle nozze continua a intimare a Cautillo di mantenere l'ex moglie malgrado il codice civile preveda l'esatto contrario: al coniuge in buona fede del matrimonio annullato spetterebbe un pesante risarcimento ed al coniuge che si allontana dalla residenza familiare è sospeso il mantenimento. USATO COME BANCOMAT - "Scrivo al giudice civile che la donna aveva una doppia vita. Documento che lavora e che la sua rosea situazione patrimoniale gli consente di promuovere e stare in giudizio contro di me in numerose cause, accessorie alla separazione: 7 procedimenti civili e 4 procedimenti penali, mentre sono bombardato dalle altre cause di lavoro di cui vi ho già raccontato. Da 5 anni mi usa come un bancomat: ho vissuto da eremita, non avendo nulla non potevo nemmeno uscire di casa. Non potendo pagare un avvocato per difendermi nelle sue cause e quindi ero soccombente. Ha prodotto cause in ogni Tribunale della Sardegna: io senza legale e lei che chiede il risarcimento anche delle sue spese processuali: ho perso tutto, persino la mia abitazione ed ho contratto una montagna di debiti". Per Antonio Cautillo è un inferno senza fine: umiliato in servizio e nella vita privata finito in un atroce labirinto senza uscita. Una morsa che abbraccia anche quella che poteva essere l'unica sua gioia: la nascita di una figlia. "Durante il matrimonio rimase incinta di una bambina. Appena nata, diceva che voleva cambiarle il cognome. Sospettando di non esserne il padre, chiesi l'esame del dna. Ero disposto ad assumermi ogni responsabilità ma solo quando avessi avuto la certezza che fosse davvero mia figlia. Con una causa davanti al Tribunale dei Minori, portando avanti false accuse, la mia ex moglie mi ha persino fatto perdere la potestà genitoriale della bimba, lei era difesa da ben due legali di fiducia, io senza soldi non sono nemmeno comparso. Io devo continuare a passarle il mantenimento nonostante mi venga negato il test di paternità. Da ormai 5 anni né io né i miei familiari abbiamo avuto la possibilità di rivedere la bambina. Ho chiesto l'intervento delle Istituzioni, trovando indifferenza e sadica crudeltà". INASCOLTATO - Antonio ha chiesto aiuto ma nessuno è intervenuto, nemmeno per ultimo, il ministro della giustizia Severino. "Schernito, vilipeso, ghettizzato, fin nel mio ruolo istituzionale, da anni si procede a mio carico per le ipotesi più assurde, mai per i fatti concreti da me denunciati. Dov'è la parte pubblica, lo Stato, in questo caso? È tecnicamente possibile che un Giudice Civile o un Magistrato che, nell'ambito di una causa da lui curata, sia posto ripetutamente e formalmente a conoscenza di ipotesi di reato procedibili d'ufficio si giri reiteratamente dall'altra parte senza rispondere del proprio operato?". I guai per Antonio non finiscono mai. Proprio nelle scorse settimane ha appreso di essere ufficialmente indagato per diffamazione a causa di alcuni particolari sulla sua tormentata separazione apparsi su un blog. Nella querela l'ex suocero contesta la versione di Cautillo, parla di immotivato astio del genero nei confronti della sua famiglia e cita alcune condanne del maresciallo per lesioni e percosse ai danni della ex moglie, avvenute dopo la separazione. "Il papà della mia ex moglie - prosegue Antonio - era stato sospeso 8 anni dal servizio per gravi imputazioni, il suo diretto superiore era un tenente con cui stabilì una solida amicizia. Lo stesso superiore che ha attivato una sorta di inchiesta interna che potrebbe portare alla mia destituzione. Solo una coincidenza?»;
considerato che a quanto risulta agli interroganti:
il maresciallo sulla vicenda ha presentato 33 esposti al Ministro della giustizia, da cui risulterebbero inquietanti profili meritevoli di approfondimento;
negli esposti n. 32 e n. 33 inviati al Ministro della giustizia, rispettivamente il 30 settembre e il 4 novembre 2013, atti emblematici e divenuti di dominio pubblico, il carabiniere ha denunciato di essere vittima di ripetuti episodi di malagiustizia,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, per quanto di propria competenza, attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di profili meritevoli di approfondimento.
(4-01366)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
7a Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-00567, della senatrice Montevecchi ed altri, sulla salvaguardia del "Rustici di Villa Trissino da Porto" a Vicenza;
8a Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):
3-00566, del senatore Panizza, sul sistema di qualificazione delle imprese nel settore degli appalti pubblici;
11ª Commissione permanente(Lavoro, previdenza sociale):
3-00568, della senatrice Montevecchi ed altri, sul futuro dello stabilimento e dei dipendenti dell'ex pastificio Corticella a Bologna.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 3-00565, della senatrice Montevecchi ed altri.