Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 148 del 10/12/2013

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

148a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 10 DICEMBRE 2013

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Presidenza del presidente GRASSO,

indi del vice presidente CALDEROLI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica con Monti per l'Italia: SCMpI; Misto: Misto; Misto-Gruppo Azione Partecipazione popolare: Misto-GAPp; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente GRASSO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,32).

Si dia lettura del processo verbale.

MUSSOLINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 3 dicembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,35).

Commemorazione di Nelson Mandela

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Il Senato commemora Nelson Mandela, venuto a mancare lo scorso 5 dicembre all'età di 95 anni.

Padre della lotta contro la segregazione razziale in Sudafrica, premio Nobel per la pace nel 1993 e primo Presidente del Sudafrica dopo la fine dell'apartheid, Mandela lasciò la carica presidenziale nel 1999, proseguendo con pari determinazione, coerenza ed entusiasmo, il suo impegno e la sua azione a sostegno delle organizzazioni per i diritti civili e sociali.

Protagonista di pensieri e progetti che hanno cambiato la storia del suo Paese e del mondo intero, di ideali e testimonianze che hanno rivitalizzato, provocato e trasformato la coscienza delle persone, fu artefice di una riconciliazione di cui egli, in prima persona, diede fulgido esempio quando, uscendo dal carcere dopo ventisette anni, pronunciò le celebri parole «Nessun rancore», prendendo così per mano il suo popolo, che venne come custodito nelle sue mani. Camminò con le donne e gli uomini del nostro tempo verso la pace e la giustizia sociale, rifiutando sentimenti di rivendicazione violenta e di odio, preservando il valore dell'amicizia e dell'unità come leva per il riscatto e la ripartenza degli ultimi, dei dimenticati, degli abbandonati.

L'umanità intera, e non solo il Sudafrica, avverte il vuoto lasciato da un grande uomo, esempio di rara umiltà, integrale libertà e dignità, e nel contempo di straordinaria, inesauribile forza morale.

La sua figura è entrata in ognuno di noi con la delicatezza, quasi tenerezza, del suo sorriso e la forza indomita di chi, come recitava la poesia da lui più amata, è "padrone del suo destino, capitano della propria anima".

In sua memoria, invito ad osservare un minuto di silenzio e di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).

MAURO Giovanni (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO Giovanni (GAL). Signor Presidente, colleghi senatori, anche noi non possiamo e non vogliamo tacere i sentimenti di commozione che ci hanno pervaso alla notizia della scomparsa di «Madiba», uniti alla grande ammirazione per questo gigante della nostra storia contemporanea.

Ai tempi della scuola, quando affrontavamo argomenti come l'apartheid o la non violenza echeggiavano i nomi di Martin Luther King e di Gandhi, ma sapevamo fin da allora che in Sudafrica c'era un leader della lotta al razzismo, Mandela, che si trovava in carcere a causa delle sue idee e che dopo la sua liberazione sarebbe diventato addirittura Presidente del Sudafrica.

Di lui colpisce non solo la forza di carattere, quell'anima ostinata che neppure le sbarre di una prigione patita per ventisette lunghi anni hanno potuto mai fiaccare; colpisce non solo l'impegno indefesso per perseguire l'uguaglianza tra bianchi e neri o il ritenere che l'istruzione e il sapere siano strumenti imprescindibili perché un uomo sia libero: sì, certamente tutto questo, ma ciò che mi colpisce più di ogni cosa in quest'uomo è l'aver compreso e messo in pratica il potere liberante e liberatorio del perdono. Uscito dal carcere avrebbe potuto cedere alla tentazione di porre in essere vendette, rappresaglie, ritorsioni contro la minoranza bianca, rischiando di far precipitare il Sudafrica in una spaccatura non più sanabile. Invece, scelse un'altra strada, quella della pacificazione; scelse un altro orizzonte, quello della convivenza sfrondata dalla paura; scelse un altro stile, quello del perdono. Strada, orizzonte e stile che hanno fatto di Mandela il gigante che è e che in tempi travagliati e conflittuali come i nostri, soprattutto alle nostre latitudini, ci interroga e ci ispira il recupero di un modo di agire più giusto e più umano. (Applausi dal Gruppo GAL).

NENCINI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NENCINI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ricordiamo una delle figure simbolo del Novecento. Per uomini come Nelson Mandela il Novecento è stato un secolo lunghissimo, un secolo che è penetrato in quello successivo e lo ha portato, come era avvenuto prima di lui ad alcune grandi figure che hanno scritto la storia moderna e contemporanea, a far rappresentare nel Governo le lotte che lo avevano visto protagonista da ragazzo e poi molto giovane nel suo Paese e fuori dai confini del Sudafrica.

In questa Aula alcuni anni fa ha speso delle parole straordinarie per lui un senatore a vita, Luzi (nominato dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi), quando parlò di libertà. Se c'è persona che ha saputo educare ed autoeducarsi alla libertà è stato per l'appunto Mandela. Luzi in quest'Aula ricordò che la libertà è una palestra nella quale bisognava entrare ogni giorno, altrimenti rischia di disseccarsi. Mandela ha trasferito questo insegnamento dentro il carcere, dove ha scontato un ergastolo, perché ventisette anni di vita all'interno di una prigione sono un ergastolo per una persona, e fuori dal carcere, con una campagna straordinaria sui diritti individuali. L'ultimo insegnamento che ha lasciato a ciascuno di noi è che per i diritti bisogna lottare: non arrivano se non si lotta. Questo è l'ultimo lascito della sua vita a ciascuno di noi. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE, PD e M5S).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi oggi rendiamo onore ad un uomo che non è stato solo il padre del Sudafrica moderno e una guida per il suo popolo, ma un faro per tutti noi, un simbolo di riscatto per tutti gli oppressi del mondo.

Per la mia generazione Nelson Mandela è stato il prigioniero di Robben Island, l'uomo rimasto per ventisette anni in carcere rifiutando la scarcerazione, quando gli fu offerta, perché sapeva che accettare quell'accordo, rinunciare pubblicamente alla lotta, avrebbe voluto dire firmare un atto di resa di fronte al razzismo, all'ingiustizia, all'oppressione.

Ricordo ancora con commozione ed emozione quando nel 1990 - un anno che sembra così lontano - Nelson Mandela, cittadino di Roma, venne a ritirare la cittadinanza onoraria della nostra capitale.

Nelson Mandela è stato uno dei pochi grandi uomini cui sia toccata la sorte di essere un faro e un simbolo due volte: prima come combattente per la libertà del suo popolo, poi come uomo di Stato deciso, con la stessa determinazione, a superare le lacerazioni del passato per restituire a tutti i sudafricani, neri e bianchi, la pace.

Ci ha insegnato che con gli oppressori non si può venire a patti. Devono essere sconfitti; devono essere battuti, politicamente e culturalmente. Ci ha insegnato anche che su questa base, quando è chiaro da quale parte sta la ragione e da quale il torto, quando l'ingiustizia è stata battuta, bisogna saper andare avanti, senza dimenticare ma anche senza permettere agli spettri del passato di divorare il presente.

Da Nelson Mandela, «Madiba», abbiamo imparato che quando la pacificazione significa ambiguità e resa bisogna saperla rifiutare, ma quando significa limpida riconciliazione su basi nuove e più giuste, la si deve attivamente ricercare e attuare.

Anche di questo, come di tanti altri insegnamenti, siamo grati a Nelson Mandela. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, PD e M5S).

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, Nelson Mandela è stato un grande di questo secolo; probabilmente uno dei più grandi, un simbolo della lotta per i diritti umani, leader storico del movimento anti-apartheid sudafricano. Ha vissuto ventisette anni in carcere, fino a quando, nel 1994, è diventato Presidente del Paese che lo aveva rinchiuso e privato della libertà per così lungo tempo. Nel 1993, è stato insignito anche del premio Nobel per la pace.

Mandela è stato un simbolo della lotta dell'Africa nera contro la dominazione bianca nel continente; un uomo cresciuto nello spietato regime dell'apartheid che oppresse il Sudafrica dal 1948 al 1994; un leader che ha trascorso quasi un terzo della propria vita in carcere, ma ne è uscito come un Gandhi nero, che con il suo messaggio di perdono e di riconciliazione ha saputo trattenere il suo Paese dal precipitare in un temuto baratro di vendette e di sangue.

I vecchi compagni dell'African National Congress lo hanno ricordato così: un colosso, un esempio di umiltà, uguaglianza, giustizia, pace e speranza per milioni di uomini e donne. Nonostante abbia trascorso ventisette anni in carcere, Mandela ha perdonato e ha insegnato a perdonare.

Papa Francesco ha parlato dell'esempio che è stato Mandela con queste parole: «Tributando omaggio alla ferma determinazione mostrata da Nelson Mandela nel promuovere la dignità di tutti i cittadini della nazione e nel forgiare un nuovo Sudafrica, costruito sulle solide fondamenta della non violenza, della riconciliazione e della verità, prego perché l'esempio dello scomparso Presidente ispiri generazioni di sudafricani nel mettere la giustizia e il bene comune al primo posto delle loro aspirazioni...».

A nome del Gruppo Lega Nord e Autonomie, pertanto, esprimo profondo sentimento di cordoglio per la scomparsa del presidente Mandela, simbolo della lotta per i diritti umani, nonché la partecipazione, con vicinanza di sentimenti, al lutto di tutto il popolo sudafricano. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

OLIVERO (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

OLIVERO (PI). Signor Presidente, colleghi, Nelson Mandela ha segnato in profondità un'intera generazione. Noi tutti in quest'Aula - anche i più giovani - ricordiamo le sue battaglie civili, la sua determinazione e la sua saggezza. Lo ricordiamo ancora nelle carceri sudafricane e ne ricordiamo anche le vittorie, la passione e la profonda serenità umana e spirituale.

Il concerto di «SOS Racisme» del 1988, a Parigi, è stata senza dubbio la prima manifestazione politica alla quale ho partecipato e Mandela il primo leader di pace al quale ho guardato, come centinaia di milioni di giovani in questi decenni. Un simbolo, un leader che non ha tradito. Ha raggiunto l'obiettivo - l'abolizione dell'apartheid, la nascita del nuovo Sudafrica - eppure non si è accontentato. Ha voluto che il Sudafrica fosse un Paese coeso, riconciliato, nella pace. Ha voluto una commissione per la verità e la riconciliazione, sapendo che non esiste riconciliazione autentica senza la verità, ed ha voluto impegnarsi per dare identità e coesione ad un Paese povero, arrabbiato e diviso.

Credo che questa lezione, tutta la lezione che nella sua vita Mandela ci ha impartito, sia importante per noi oggi, anche in quest'ora difficile per l'umanità. Noi lo ricordiamo non soltanto come leader, come grande leader, ma come esempio per il suo popolo e, vorrei dire, per tutti i cittadini del mondo. (Applausi dal Gruppo PI).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, rivolgiamo il nostro saluto agli studenti dell'Istituto comprensivo «Fratelli Trillini» di Osimo, in provincia di Ancona, che stanno seguendo dalle tribune i nostri lavori. (Applausi).

Commemorazione di Nelson Mandela

COMPAGNA (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (NCD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non capita spesso, anzi quasi mai, che un vero rivoluzionario possa diventare anche un vero uomo di Stato, a tutti gli effetti e sotto tutte le implicazioni. A Nelson Mandela capitò così. Entrò in carcere ventisette anni fa - il collega Nencini ricordava l'ergastolo o pochissimo meno - e durante quel periodo Mandela accumulò idee diverse, originali, per le quali aveva bisogno di interlocutori bianchi di sentimenti democratici che odiavano quanto lui l'apartheid. Da questo punto di vista, qualcuno in questi giorni ha richiamato la figura del suo interlocutore de Klerk.

Quando uscì dal carcere Mandela sorprese quelli che si aspettavano che sarebbe uscito carico di rancore per riprendere una lotta rivoluzionaria senza fine: è quanto accadde in tutt'altro contesto nel rapporto tra Khomeini, che veniva da Parigi, e l'Iran, il Paese in cui approdò. Mandela invece rifiutava il rancore, come mi pare abbia detto il collega Mauro, riprendendo questo passaggio proprio da lei, presidente Grasso: «Nessun rancore». L'alleanza con i bianchi illuminati aveva fatto coltivare in Mandela una cultura senza risentimenti, estranea ad ogni spirito di vendetta, e questo implicava per lui un coraggio personale straordinario.

Attorno al 2010 qualcuno disse che Mandela non era più lo stesso, che si stava dimostrando troppo remissivo con i vecchi padroni. Addirittura una delle ex mogli nel 2010 disse: «Ci ha abbandonato. È entrato in prigione da rivoluzionario, è uscito cambiato». La signora non aveva capito assolutamente nulla: la grandezza di Mandela era proprio nel rifiutare i rancori, e sotto questo profilo nella storia del mondo moderno non è esagerato per noi democratici occidentali vederlo accomunato, sullo stesso trono, al grande Abramo Lincoln, uniti da una stessa passione di civiltà democratica. (Applausi dai Gruppi NCD e GAL).

BIGNAMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIGNAMI (M5S). Signor Presidente, senatori, è con onore immenso che commemoriamo in quest'Aula un eroe dell'umanità che si aggiunge all'olimpo di coloro che hanno sacrificato la propria vita affinché l'uguaglianza degli uomini fosse giustamente riconosciuta in un Paese tormentato dalla discriminazione razziale.

Dovremmo metterci tutti in accorato silenzio e in laica e religiosa preghiera per il saluto ad un uomo che si è rivelato così importante e così esemplare per l'umanità intera, ringraziando qualunque Dio esista, come è scritto nella poesia di Henley, da lui tanto amata e recitata spesso in carcere.

Ma dal silenzio, dal profondo della notte che lo avvolgeva, nera come un pozzo da un polo all'altro, è scaturito il tratto determinante e fondamentale della sua vita, che dall'isolamento più profondo ha urlato eguaglianza per ventisette anni, fino al raggiungimento dell'obiettivo.

Non sono le parole, seppure elevatissime e pregevoli, che ne hanno determinato la grandezza: sono i fatti. I fatti nascono dalle azioni e le azioni nascono dalla volontà, dai sogni e dai pensieri che, seppur rinchiusi in un carcere, possono diventare realtà, perché i sogni non sono relegabili.

Ma la società delle differenze non è morta: è appena fuori dalla porta di casa, oltre il nostro praticello, nel vicino di casa, in classe con nostro figlio, a un semaforo con una mano tesa o dentro un capannone a cucire vestiti.

Moltissime forme di razzismo e di omofobia scuotono la nostra società, alimentate dalla paura del diverso e da ciò che non comprendiamo; per combattere ciò, serve il rifiuto dell'omissione e dell'indifferenza, i mali più grossi che colpiscono la nostra società. Occorre vincere l'egoismo e l'ipocrisia che la pervadono.

II Governo, dal canto suo, forte dell'articolo 3 della nostra Costituzione, deve garantire altre nobili uguaglianze, quelle del lavoro e del reddito, combattendo i nuovi apartheid del lavoro discriminante e della sperequazione del reddito. (Applausi della senatrice Anitori).

Ma la realtà è anche globalizzazione, parola nata per descrivere avvicinamento ma trasformatasi in spirito di sfruttamento globale e di amplificazione delle disuguaglianze. La disuguaglianza è causa e conseguenza del fallimento del sistema politico, che accresce lo squilibrio economico e, come un cane che si morde la coda, porta a una sua crescita continua. È questa la lotta dei nuovi Madiba, quelli che chiedono la globalizzazione umanitaria, chiusi nelle carceri delle nuove ideologie economiche propinate da quell'1 per cento che detiene il 40 per cento delle ricchezze mondiali e che ci vuole convincere che un altro mondo alternativo non sia possibile. Questo è il nuovo apartheid.

Vi invito, miei senatori, a tornare, come recita la poesia di Henley, padroni del nostro destino e capitani della nostra anima, e a non arrendervi di fronte alle logiche del potere, a non chinare il capo di fronte ai superiori, ma a lavorare per coloro che hanno bisogno, per coloro che sono diversi.

Vi invito a lavorare, così come ha fatto Mandela, non importa quanto stretto sia il passaggio; un eroe al di sopra della propria vita e dei propri affetti, un eroe che all'ultimo è tornato nel silenzio dell'umanità, che non ha mai abbandonato, come uomo vero. La minaccia degli anni è sconfitta. La sua anima invincibile ora ha vinto.

Vi invito a lavorare per il popolo tutto, e non per le sole folle. È tempo di costruire e noi da tutto questo, come Mandela chiedeva, non ci tireremo indietro. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Repetti).

REPETTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

REPETTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, pronuncerò poche parole, non solo per la brevità del tempo a disposizione, ma perché servono veramente poche parole per ricordare un uomo, Nelson Mandela, che, anche con il silenzio di quasi trent'anni dietro le sbarre, è riuscito a cambiare il mondo.

Vedete, colleghi, all'università ho scelto di studiare letteratura afro-americana: lo dico anche con orgoglio, perché quegli studi hanno segnato la mia vita profondamente. In particolar modo, mi ha segnato la lettura e l'analisi di un libro di Ralph Waldo Ellison, il cui titolo è «Invisible Man»: un libro che tratta della tragedia degli uomini e delle donne di colore, non solo dal punto di vista dell'uguaglianza, perché la vera tragedia era la negazione della loro identità e della loro stessa esistenza. Erano uomini e donne semplicemente invisibili: invisibili alla cecità dell'ignoranza.

Nelson Mandela ha combattuto la sua intera vita, per trent'anni anche nel silenzio di una cella, non solo per la libertà del suo Sudafrica, non solo per ridare quell'identità e quell'esistenza a tanti uomini e donne negata per motivi razziali o altro. Nelson Mandela ha combattuto anche per migliorare la nostra identità e la nostra esistenza.

Ecco perché oggi siamo qui tutti (anche se, mi spiace, un po' distratti) a ricordare «Madiba» (così voleva essere chiamato e così lo voglio salutare): perché ciascuno di noi - tutti, proprio tutti - in ogni parte del mondo, gli dobbiamo un po' della nostra libertà e quel poco di positivo che oggi siamo. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

CORSINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORSINI (PD). Signor Presidente, sono già state svolte dai colleghi considerazioni che giudico preziose. Anch'io, in più di un'occasione, mi sono interrogato su quale cifra possa meglio interpretare una personalità tanto straordinaria e complessa come quella di Nelson Mandela. Ebbene, in primo luogo, un leader planetario, a motivo dei valori che interpreta ed agisce: valori universalistici tradotti in una battaglia ideale e politica, poi in principi costituzionali capaci di porsi all'origine del superamento di una frattura storica, di una barriera razziale, fatta di sopraffazione e di violenza; un leader planetario come Martin Luther King o come il Mahatma Gandhi.

La fine dell'apartheid, la restituzione della dignità, la conquista di diritti non alienabili suscitano, grazie a lui, passioni, entusiasmo, tensioni morali, una sequela che diventa fiume inarrestabile, il protagonismo di un intero popolo. Appunto, Mandela è invictus, padrone del proprio destino, capitano della sua anima, come nello splendido film di Clint Eastwood.

In seconda battuta, ricordo l'assunzione della responsabilità di Governo come compimento di una missione e poi Madiba come emblema, come incarnazione dello spirito di un popolo, che trascende il dato temporale e storico e la stessa responsabilità istituzionale, allorché Mandela non si candida per un nuovo mandato, come a testimoniare una sorta di distacco dalle pulsioni e dallo spirito appetitivo del potere.

E ancora, la Commissione per la verità e la riconciliazione, quella verità che, come sta scritto, rende liberi: non solo uno strumento della giustizia che ingloba riparazione e perdono, ma come espressione di una ritrovata possibilità di pacifica convivenza, come fattore di State-building, come opportunità di pacificazione nazionale e rimozione di fattori all'origine di laceranti divisioni.

Infine, Mandela come dimensione carismatica della profezia della pace, che prefigura un mondo riconciliato nella comune esperienza di una sorte da condividere nell'esistenza umana. (Applausi dai Gruppi PD e PI).

Discussione del disegno di legge:

(1174) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 ottobre 2013, n. 120, recante misure urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 17,04)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1174, già approvato dalla Camera dei deputati.

La relatrice, senatrice Chiavaroli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.

CHIAVAROLI, relatrice. Signor Presidente, si tratta del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 15 ottobre 2013, n. 120, recante misure finanziarie urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione, approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati.

L'articolo 1 del decreto-legge in esame, recante disposizioni in materia di immigrazione, incrementa il fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati per 20 milioni di euro per l'anno 2013 ed istituisce un fondo immigrazione per l'anno 2013 pari a 190 milioni, da ripartire, secondo le modifiche apportate dalla Camera, tenendo conto anche delle esigenze di accoglienza delle donne immigrate in stato di gravidanza e di quelle dei Comuni maggiormente esposti all'afflusso di stranieri; sull'utilizzo del predetto fondo viene prevista la presentazione di una relazione al Parlamento entro il 31 marzo 2014.

Le somme dei fondi non utilizzate nell'esercizio in corso possono esserlo nell'anno successivo. La copertura finanziaria è rinvenuta a valere sul fondo rimpatri, sulle entrate dell'INPS derivanti dalla regolarizzazione degli immigrati e mediante riduzione del fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura. I fondi destinati all'adeguamento dei centri di identificazione ed espulsione sono esclusi da eventuali atti di esecuzione forzata.

Il comma 4-ter, inserito dalla Camera, concerne il finanziamento dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà.

L'articolo 2 reca disposizioni in tema di finanza degli enti territoriali. Al comma 1 dispone per l'anno 2013 un'integrazione della quota spettante a ciascun Comune del fondo di solidarietà comunale, per un importo complessivo di 125 milioni di euro. Le relative risorse attribuite a ciascun Comune non sono considerate tra le entrate finali rilevanti ai fini del Patto di stabilità interno per l'anno 2013.

Il comma 3 provvede alla copertura finanziaria degli oneri, pari a 125 milioni per l'anno 2013, in termini di saldo netto da finanziare.

Il comma 4 quantifica in un milione, a decorrere dal 2014, gli oneri in termini di minori interessi attivi, cui si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo per interventi strutturali di politica economica.

Il comma 4-bis, introdotto alla Camera, reca una novella dell'articolo 6-bis del decreto-legge n. 43 del 2013, recante una deroga del Patto di stabilità interno per l'anno 2013 in relazione ai fondi stanziati per la ricostruzione e il ripristino dei danni causati dal sisma del 2002 in Molise, per un importo complessivo pari a 15 milioni.

Il comma 4-ter del medesimo articolo 2, inserito dalla Camera, attribuisce per l'anno 2013 agli enti locali, ad ulteriore integrazione di quanto ad essi già attribuito ai sensi del comma 1 con l'incremento del fondo di solidarietà comunale, quota parte delle risorse derivanti dai diritti di segreteria versati da Comuni e Province e dai rimborsi dovuti da Comuni e Province per l'impiego dei segretari per supplenze e reggenze e rese disponibili mediante riassegnazione, purché non risultino necessarie nell'anno 2013 per la gestione dell'albo dei segretari comunali e provinciali; esso attribuisce, inoltre, le risorse derivanti dalle minori occorrenze di spesa connesse alla gestione dell'albo medesimo.

Il comma 4-quater, inserito dalla Camera, autorizza il Ministro dell'economia e delle finanze ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.

Il comma 4-quinquies, introdotto dalla Camera, prevede che la somma ricevuta da un ente territoriale a titolo di estinzione anticipata di un derivato, corrispondente al valore positivo di mercato che lo strumento presenta al momento dell'estinzione, possa essere destinata alla riduzione degli oneri finanziari o all'estinzione del debito dell'ente.

Il comma 5 dell'articolo 2, con alcune modifiche all'articolo 31 della legge di stabilità 2012, relativo alla disciplina del Patto di stabilità interno per gli enti locali, inasprisce per l'anno 2013 i vincoli del Patto di stabilità interno aumentando il contributo finanziario richiesto nell'ambito del Patto a ciascun ente e sospendendo l'applicazione del sistema di virtuosità ai fini della ripartizione degli obiettivi finanziari del Patto tra gli enti medesimi.

Il comma 6 consente, in presenza di alcune condizioni finanziarie, alle Regioni sottoposte ai piani di rientro dal disavanzo sanitario di evitare le massimizzazioni delle aliquote dell'IRAP e dell'addizionale regionale all'IRPEF, ovvero di destinare il relativo introito a determinate finalità extrasanitarie.

Il comma 7, modificato nel corso dell'esame presso la Camera, reca modifiche ed integrazioni al decreto-legge n. 35 del 2013, concernente il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, al fine di: a) definire la tempistica entro la quale procedere all'assegnazione dell'intero ammontare, per il 2014, delle risorse della sezione debiti non sanitari di Regioni e Province autonome; b) chiarire che sono ammessi anche i pagamenti dei debiti fuori bilancio ai fini dell'assegnazione delle anticipazioni, a valere sulle risorse finanziarie aggiuntive stanziate sul fondo anticipazioni, sulle risorse per il 2014 della sezione debiti non sanitari di Regioni e Province autonome e sulle risorse già ripartite tra le Regioni per i medesimi debiti di cui sopra ma non ancora erogate; c) introdurre la previsione che, all'atto dell'estinzione da parte della Regione dei debiti elencati nel piano di pagamento nei confronti degli enti locali o di altre pubbliche amministrazioni, ciascun ente locale o amministrazione pubblica interessata provvede all'immediata estinzione dei propri debiti.

Il comma 8 dell'articolo 2 introduce una modifica non testuale all'articolo 14, comma 2, del decreto-legge n. 102 del 2013, mediante la quale si correggono i termini ivi previsti ai fini dell'applicazione dell'istituto della cosiddetta definizione agevolata nei giudizi di responsabilità amministrativo-contabile che proprio tale ultima disposizione ha esteso oltre le previsioni originarie.

Il comma 8-bis dell'articolo 2, inserito dalla Camera, autorizza il Ministero dell'interno a non procedere ad assegnazioni finanziarie a favore di singoli enti locali ovvero a recuperi o detrazioni di risorse a carico di singoli enti locali nel caso in cui la somma complessiva sia inferiore a 12 euro.

L'articolo 2-bis, recante facoltà di recesso delle pubbliche amministrazioni da contratti di locazione, introdotto dalla Camera, consente alle amministrazioni dello Stato, alle Regioni, agli enti locali e agli organi costituzionali di recedere entro il 31 dicembre 2014 dai contratti di locazione di immobili in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame.

L'articolo 3, recante disposizioni finanziarie, reca le disposizioni volte a consentire, nel 2013, il rientro dallo scostamento dagli obiettivi di contenimento dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni entro il limite del 3 per cento del PIL definito in sede europea.

Su tale punto occorre ricordare che la Nota di aggiornamento del DEF 2013, presentata alle Camere il 23 settembre 2013, stimava per l'anno 2013 un livello di indebitamento netto tendenziale pari al 3,1 per cento. Tale valore, più negativo rispetto a quanto stimato ad aprile nel DEF 2013, è da porre in relazione all'andamento in calo delle entrate, derivante in particolare dalle imposte indirette, particolarmente reattive all'andamento del ciclo economico.

Secondo il quadro programmatico esposto nella citata Nota, nel 2013 l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche viene posizionato al 3 per cento del PIL, incorporando pertanto una correzione di 0,1 punti percentuali di PIL rispetto al dato risultante a legislazione vigente. A tal fine, il comma 1 dell'articolo in esame dispone che siano accantonate e rese indisponibili le disponibilità di competenza e di cassa relative alle missioni di spesa del bilancio dello Stato di ciascun Ministero, secondo quanto indicato nella tabella B allegata al decreto-legge, tali da assicurare complessivamente un miglioramento dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni nella misura di 595 milioni del 2013.

Restano escluse dagli accantonamenti, ai sensi del comma 2, gli stanziamenti di bilancio relativi allo stato di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, allo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, alla missione ricerca e innovazione, al Fondo per lo sviluppo e la coesione, alla realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento Expo Milano 2015. Alla compensazione di tali effetti finanziari in termini di fabbisogno e di indebitamento netto provvede in quota parte il successivo comma 4 attraverso l'utilizzo di 249 milioni nel 2014 del fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente, conseguenti all'attuazione di contributi pluriennali.

Per tutti i capitoli di spesa interessati dagli accantonamenti di cui al comma 1 dell'articolo 3 si dispone la sospensione per l'anno 2013 della facoltà di disporre variazioni compensative di sola cassa previste dall'articolo 6, comma 14, del decreto-legge n. 95 del 2012.

Il comma 5, infine, stabilisce che le somme iscritte nel conto residui per l'anno 2013 sul fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio (il cosiddetto fondo mille opere) sono versate per l'importo di 45 milioni all'entrata del bilancio dello Stato per il medesimo anno.

Su questo decreto in Commissione bilancio si è svolta una proficua discussione; purtroppo, però, i tempi nei quali il decreto giunge all'esame dell'Aula a seguito della sessione di bilancio, non ci consentono di affrontare i seppur meritevoli temi che sono stati sollevati in Commissione. Tengo a sottolineare soprattutto uno di questi temi, che riguarda l'articolo 2-bis introdotto dalla Camera. Tale articolo prevede la facoltà di recesso delle pubbliche amministrazioni dai contratti di locazione.

Ebbene, rinviamo la discussione di questo articolo al successivo decreto in conversione, quello sugli enti locali, perché prevedere che la pubblica amministrazione possa recedere in ogni momento dai contratti di locazione in corso pregiudica non solo i contratti già stipulati, ma anche un'altra delle misure che sono previste per il riequilibrio dei nostri conti, le dismissioni immobiliari. Infatti, qualora la pubblica amministrazione non venga ritenuta dai possibili acquirenti di questi immobili in dismissione un interlocutore affidabile per le locazioni, noi rischieremmo di compromettere anche il piano delle dismissioni. Pertanto, poiché il tema è stato giudicato di assoluto interesse e di assoluta rilevanza, in sede di parere sugli emendamenti inviterò al ritiro degli emendamenti relativi all'articolo 2-bis affinché la discussione possa essere riproposta in sede di conversione del prossimo decreto.

Propongo questo perché le disposizioni riportate nel decreto in esame, che riguardano gli altri tre articoli, sono tutte importanti ed urgenti: sia quelle in materia di immigrazione che quelle riguardanti gli enti locali, nonché soprattutto le disposizioni finanziarie che mettono in sicurezza i nostri conti rispetto ai parametri europei. Preannuncio, pertanto, che il parere su tutti gli emendamenti sarà negativo con l'invito al ritiro di quelli relativi all'articolo 2-bis.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Consiglio. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi è in discussione in Aula il provvedimento tecnicamente noto come decreto-legge n. 120, ma che noi tutti conosciamo bene con il nome di manovrina. Il che è una cosa positiva, perché poteva essere una manovrona, comunque qualcosa di buono c'è.

Il testo prevede alcune disposizioni che hanno la sola finalità di fare rientrare l'Italia nei parametri dettati dall'Unione europea con il contenimento del rapporto deficit-PIL entro il tanto agognato 3 per cento. Signor Presidente, dobbiamo ammettere che su questo il ministro Saccomanni è stato di parola, perché sul finire dello scorso settembre aveva anticipato l'intenzione di correggere il celeberrimo parametro per 0,1 punti percentuali di PIL (il che vale circa 1,6 miliardi).

Come sono state trovate le risorse è oggetto della nostra contestazione, e qui - come si suol dire, Presidente - casca l'asino. Le risorse sono state reperite con gli ennesimi tagli agli enti locali, con un restringimento sui vincoli del Patto di stabilità interno dei Comuni e con restrizioni che significano oltre 400 milioni di nuovi limiti di spesa imposti agli enti locali, nonché risorse reperite con le dismissioni. È il periodo giusto, signor Presidente, per dismettere immobili e metterli in vendita!

Gli effetti negativi dell'applicazione del Patto di stabilità sono noti a tutti: calo degli investimenti, riduzione della crescita, ingessamento delle amministrazioni locali. Mi chiedo se questa vi sembra un'operazione intelligente, se questa manovrina era una cosa da farsi. Per ridurre il rapporto deficit-PIL stringete ulteriormente i vincoli del Patto di stabilità, che è la causa principale del decremento del PIL con la conseguenza di un peggioramento dello stesso rapporto deficit-PIL.

In attesa di capire da qualche vostro luminare il senso di questa lungimirante strategia, segnaliamo che nel provvedimento vengono stanziati 190 milioni per il superamento della gestione emergenziale dell'immigrazione iniziata nel 2011. Allora, poniamo una domanda, la rivolgiamo anche a noi stessi, perché non abbiamo ben capito: è possibile che nello stesso provvedimento vengano analizzati il Patto di stabilità interno e la disposizione in materia d'immigrazione?

È una domanda che ci siamo posti, ma la risposta è stata semplice: è la vostra metodologia, quella che vi è più congeniale, visti i precedenti, come la celebre accoppiata tra IMU e occupazione, già in scena su questi banchi in un recente decreto. Questo precedente non presagiva niente di buono. Riuscite a spiegarci cosa c'entra la finanza locale, devastata tra l'altro dalle vostre imposte shock, con il fondo sugli immigrati? Questa è una domanda a cui non si è riusciti a dare una risposta.

Signori colleghi, il presidente di Confindustria Squinzi ha lanciato un ennesimo grido che non è neanche più di allarme, ma è un grido di puro e limpido dolore. Denuncia il rischio di desertificazione industriale, gli enormi problemi ambientali e la drammatica situazione dei beni culturali. Da questi banchi ne era già uscita una grande polemica, per quanto riguarda la questione dei soldi che venivano dati a Pompei. Un grido che più volte abbiamo lanciato anche noi, come Gruppo Lega Nord e Autonomie.

Signor Presidente, diamo agli imprenditori la possibilità di recitare sul palcoscenico dell'economia quel ruolo di attori protagonisti che li ha sempre contraddistinti negli anni trascorsi; un protagonismo che potranno svolgere appieno solo se saremo in grado di porli nelle migliori condizioni per operare sui mercati nazionali ed internazionali. Questo sarà possibile, chiaramente, se daremo loro strumenti semplici, regole certe, poca burocrazia ed energia a costi sempre più contenuti.

Altro grandissimo problema sono le banche. Tra l'altro, si legge sui giornali di questi giorni che i soldi ci sono, li hanno, la liquidità c'è, ma che sarebbero addirittura i privati e le aziende a non farne richiesta. Se questo fosse vero, signor Presidente, sarebbe veramente la morte dell'economia, della libera imprenditoria, del commercio e dell'artigianato; insomma, signor Presidente, di tutto quel tessuto economico che riguarda le piccole e medie imprese, soprattutto quelle a conduzione familiare, che hanno messo questo Paese in condizione di uscire brillantemente da quarant'anni di guerra.

C'è poi questa Europa, signor Presidente: 27 Paesi che si incontrano e a volte si scontrano, con interessi diversi, obiettivi diversi, prerogative e peculiarità diverse. L'unica cosa che hanno in comune è un euro che, da quanto ho capito, non è che vada bene poi a tutti. Questa è l'Europa che impone rigore e chiede stabilità. Questa è l'Europa che, con il suo vice presidente Olli Rehn, bada più ai punti decimali che alla gestione dell'economia reale dei vari Paesi. Signor Presidente, mi permetto di ricordare al Vice Presidente della Commissione europea e Commissario per gli affari economici e monetari che «per un punto Martin perse la cappa» per uno 0,1 per cento di PIL si sta ulteriormente strangolando un Paese che ha mille difficoltà.

Torniamo però alla questione del fondo di 190 milioni. Di questo fondo nulla o poco si sa: a chi verranno erogati questi soldi, per quali attività e con quali obiettivi? Quali verifiche ci saranno, e chi saranno i soggetti che controlleranno l'effettivo utilizzo dei fondi? Senza considerare che, su 190 milioni, ben 95 (cioè il 50 per cento) costituiranno oneri per il personale; ma non è dato sapere con quale contratto il personale verrà assunto, come sarà scelto, per quanto tempo, e probabilmente neanche per fare cosa.

Mentre voi trovate soldi per gli immigrati, il Paese affonda, tra aziende che chiudono e giovani che senza lavoro scappano all'estero. Visto allora che il Governo italiano dà i soldi ai non cittadini italiani che arrivano in questo Paese, ci auguriamo che anche gli altri Stati facciano altrettanto, quando i nostri vanno all'estero per cercare lavoro. Questa è una vostra disposizione, che noi non accettiamo e cui siamo assolutamente contrari, anche perché, come voi ben sapete, è assolutamente inutile. Una volta finite le risorse del fondo, cosa succederà?

La chicca però, signor Presidente, stando alla relazione tecnica allegata al testo, è che parte di questo fondo verrà coperta finanziariamente con una riduzione delle risorse a favore delle vittime dei reati mafiosi. Una chicca, signor Presidente, una grande manifestazione di rispetto nei confronti delle famiglie colpite da delitti di mafia.

Signor Presidente, a me pare che questo Governo si stia comportando come il piccolo di statura Zaccheo nel Vangelo secondo Luca. Sembra quasi, signor Presidente, che siate saliti anche voi sul sicomoro, per veder arrivare la ripresa, la luce, quella agognata luce in fondo al tunnel, come degli illusi fatalisti. Ma con questi atteggiamenti, signor Presidente, il Nord vi sta dicendo: «Scendi, io proprio da te stavo venendo, smetti di essere birichino, ridai il maltolto a quelli cui lo hai sottratto e ti salverai». E il Nord vi sarà molto grato, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lezzi. Ne ha facoltà.

LEZZI (M5S). Signor Presidente, in questo nostro percorso tra manovre e manovrine abbiamo anzitutto osservato che solo in Italia poteva accadere di varare la legge di stabilità (quindi la manovra) al Senato e il correttivo a Montecitorio, perché improvvisamente il Governo si è accorto che gli mancava 1 miliardo e 600 milioni di euro per rientrare nel famosissimo rapporto deficit-PIL. L'Esecutivo, quindi, mette in atto tutta la sua fantascientifica arte del rinvio: decide di stringere il Patto di stabilità negli ultimi giorni dell'anno, chiedendo dunque agli enti locali di risparmiare quando in realtà erano già stati presi degli impegni, che pertanto vengono rinviati. Allo stesso modo, all'articolo 3, si stabilisce che le disponibilità di competenza e di cassa relative alle spese del bilancio dello Stato sono accantonate e rese indisponibili per ciascun Ministero e così via.

Con il comma 2 si prevede che le quote di risorse accantonate relative alle spese correnti costituiscono economia di bilancio al termine dell'esercizio. Il Governo dimentica che per alcune categorie di spesa corrente gli effetti si registrano secondo il criterio di cassa, quindi in una fase successiva all'impegno, con la conseguenza che gli effetti tendono a distribuirsi nei prossimi esercizi. Per le spese in conto capitale, la possibilità di mantenere in bilancio le disponibilità di competenza non utilizzate al termine del 2013 determinerà un corrispondente effetto negativo sui saldi di finanza pubblica nel 2014. Rinviamo ancora.

È poi arrivata la bellissima azione di dismissione del patrimonio pubblico da realizzare entro l'anno, quindi in pochissimi giorni, come chiede l'Europa. E cosa si fa? Si torna a saccheggiare il risparmio degli italiani ed entra di nuovo in campo la Cassa depositi e prestiti che, con il gioco delle tre carte, comprerà questi immobili di cui noi non sappiamo nulla.

Tutto quanto avviene mentre gli autorevoli membri del Governo e lo stesso premier Letta dichiarano trionfanti che queste manovre e manovrine vanno in controtendenza, perché finalmente si guarda alle famiglie, alle imprese e a chi ha bisogno. Ebbene, è il caso di fare un piccolo excursus. Nel 2000 il totale delle entrate pubbliche era pari a 536 miliardi; nel 2012 tale ammontare schizza a 764 miliardi, con un aumento di 228 miliardi. Nello stesso periodo la spesa pubblica è passata da 536 miliardi a 806 miliardi, con un incremento di 274 miliardi, quindi superiore alle entrate. Questo significa che la spesa per interessi sul debito pubblico è balzata nel 2012 a più di 81 miliardi, cifra che in prospettiva tende ad aumentare e a toccare i 100 miliardi di euro.

Nel 2012 una buona parte del bilancio dello Stato, e precisamente 295 miliardi, quindi il 39,5 per cento, è stata impegnata per rimborsare il debito pubblico e per pagare gli interessi passivi sullo stesso. Quindi, il 39,5 per cento del bilancio dello Stato non si preoccupa delle famiglie, delle imprese e delle persone bisognose, ma della gestione del debito pubblico.

Dal 2001 ad oggi ogni Governo che si è susseguito ha sempre detto di non avere aumentato la pressione fiscale. Chiaramente non è così, e i dati non sono segreti ma ufficiali. Sono lì, sul sito del Ministero dell'economia e delle finanze, e ci dicono che i 228 miliardi di tasse in aumento dal 2000 ad oggi sono da attribuire per 156 miliardi al Governo Berlusconi-Tremonti (quello delle sentinelle fiscali) nel periodo 2001-2006 e 2008-2011, con una media di 20 miliardi di maggiori tasse all'anno (Applausi dal Gruppo M5S); 52 miliardi sono da attribuire al Governo Prodi-Padoa-Schioppa, nel periodo 2006-2008 (lo voglio ricordare, adesso che il PD si accinge ad abbassare le tasse), con una media annua di 26 miliardi di euro; per 20 miliardi di euro nel solo anno di Governo Monti.

Quindi, questi 228 miliardi di maggiori tasse, che hanno dissanguato il nostro Paese e hanno fatto chiudere moltissime aziende, hanno ridotto moltissime famiglie sul lastrico (infatti, mentre prima non sapevano come fare per arrivare alla fine del mese, ormai non sanno neanche più come iniziarlo), sono dovuti a tutti voi. (Applausi dal Gruppo M5S). È il caso adesso di dire che questo bel Governo delle larghe intese prosegue nell'essere il Governo delle grandi tasse per gli italiani.

In questa manovra finanziaria, manovrina a parte, in termini di saldo netto da finanziare, la variazione netta delle entrate (si sta parlando della differenza tra le maggiori e le minore entrate) per il prossimo triennio è di 32,4 miliardi e, in termini di saldo netto da finanziare, la variazione netta delle spese si assesta a 14,2 miliardi; questa non è esattamente una controtendenza, anzi è procedere appunto nel solito tristissimo percorso.

Leggendo il contenuto della legge di stabilità, si evince tra l'altro che le spese sono certe e la gran parte delle entrate aleatorie, perché - come dicevo - non si fa altro che rinviare; rinviare però coprendosi bene, perché, pur non prevedendo i grandi tagli (questi carissimi 32 miliardi non si possono prevedere nella legge di stabilità e nella manovrina), non solo questi 32 miliardi si prevedono nel prossimo triennio, ma ce ne sono altri 20 nella ormai famosissima clausola di salvaguardia. Il Governo dovrebbe ben spiegare ai cittadini italiani quello che li aspetterà nel prossimo triennio. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Uras. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, molte delle considerazioni fatte poco fa danno il senso di questo provvedimento, che si sarebbe potuto tranquillamente assorbire all'interno della stessa manovra finanziaria che è in fase di discussione ed approvazione alla Camera dei deputati e che penso tornerà al Senato per il voto finale.

Ricordo a tutti noi, essendo una delle cose con le quali si è inaugurata questa legislatura, che si disse: «è stato fatto uno sforzo epocale, stiamo cambiando le cose» quando è stato adottato il decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, concernente i debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni.

Per quale motivo comincio da questo piuttosto che dal fenomeno, certamente aggravato, delle condizioni di disastro totale nel quale versa l'intero bacino del Mediterraneo, non per mancata responsabilità della stessa Unione europea, che guarda ad Est piuttosto che a Sud, e in questo fa una scelta decisiva anche di politica estera e di politica economica, mettendo il nostro Paese - ma non solo il nostro Paese - in una condizione di maggiore disagio, piuttosto che aiutarlo ad uscire fuori da una crisi economica e sociale pesantissima? Mi soffermo sul decreto-legge n. 35 perché in questa manovrina c'è la negazione di quello che noi abbiamo detto all'inizio della legislatura e che abbiamo definito essere un modo per cambiare il rapporto tra lo Stato e il cittadino, cominciando per esempio ad assumere come un onere obbligatorio inderogabile quello di pagare i debiti che abbiamo nei confronti dei cittadini.

Abbiamo costituito un fondo da diversi miliardi di euro per il 2013 e per il 2014, imponendoci il pagamento entro i primi sei mesi del 2014 di tutti i debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni maturati al 31 dicembre 2012. In questo provvedimento però già ci sono norme che chiariscono che questo obiettivo non verrà raggiunto.

C'è un altro aspetto, che riguarda la modalità attraverso la quale si informa il Parlamento dell'andamento dell'attuazione di provvedimenti essenziali per l'economia del Paese. Noi non sappiamo a quanto ammontino i debiti delle pubbliche amministrazioni. Nel provvedimento si parla ancora di un censimento dei debiti fuori bilancio. Abbiamo messo in piedi una piattaforma informatizzata attraverso la quale tutti gli enti si sarebbero dovuti manifestare con il peso dei loro debiti commerciali nei confronti del sistema delle imprese. Cosa ci ha raccontato quella piattaforma? Che noi ancora oggi, mentre approviamo la manovra finanziaria del prossimo esercizio, non abbiamo contezza di quanti siano i debiti maturati già da un anno, anzi già da undici mesi, e quelli maturati negli anni precedenti la scadenza prevista dal decreto-legge n. 35 del 2013, poi convertito dalla legge 6 giugno 2013, n. 64.

Abbiamo aggiunto risorse finanziarie perché erano state ritenute insufficienti. Abbiamo visto il balletto delle cifre. Siamo partiti dai 60 miliardi che venivano stimati dal Governo, per passare ai 90 stimati da Bankitalia e arrivare agli oltre 100 stimati dal sistema delle imprese. Il ministro Saccomanni, in sede di discussione sulla manovra finanziaria, ci ha parlato di 13,5 miliardi e di 6,5 miliardi erogati alle pubbliche amministrazioni perché pagassero le imprese. Ma di quanto arrivato al sistema delle imprese non sappiamo nulla. Questo lo dico perché nel frattempo, pezzo per pezzo - ed è nella filosofia di fare una cosa per poi pentirsene e farne un'altra - stanno erodendo la dotazione finanziaria stanziata per quella finalità: 75 milioni li abbiamo messi per i teatri lirici; 35 milioni sono recuperati qua per altro tipo di finalità. Non sappiamo mai la verità sui conti. E se non la sappiamo noi che siamo i rappresentanti del popolo e anche i titolari della funzione di approvazione della manovra di bilancio, figuriamoci se lo sanno i cittadini. Cosa dobbiamo fare e a chi ci dobbiamo rivolgere per conoscere la verità?

Anche gli interventi di sostegno che proponiamo fanno acqua da tutte le parti. Per esempio, il provvedimento interviene in materia di immigrazione. Prima, signor Presidente, tutti quanti si sono alzati in piedi per fare l'elogio di Mandela. Ma se Mandela fosse stato cittadino italiano e avesse poco poco vissuto l'era dei respingimenti si sarebbe indignato e avrebbe mosso battaglie significative sul piano politico e sul piano sociale per dire che non va bene. (Applausi del senatore Caleo).

Qui stiamo ancora sostenendo la vecchia politica di gestione dell'immigrazione, intervenendo con un'elemosina ed impedendo che vengano pignorati i «centri della vergogna» con cui si censiscono, come fossero persone indegne, tutti coloro che arrivano nel nostro Paese in cerca di ospitalità.

Non cambia niente. Abbiamo la speranza - ogni volta lo sentiamo affermare - che qualcosa possa cambiare. Che cosa ci vuole per intervenire sulla vera ragione di una politica sull'immigrazione assolutamente inadeguata? Che cosa ci vuole per cancellare la cosiddetta legge Bossi-Fini?

Occorre riprendere un ragionamento diverso sui temi dell'accoglienza, oppure sui temi del sostegno sociale alle categorie più deboli del nostro Paese, che si stanno gonfiando in modo intollerabile. Occorre una volontà politica, che però noi non riscontriamo. Occorre il superamento di una distrazione rispetto ai problemi reali, che noi non vediamo. Occorre un'attenzione per tutti (prima ho parlato delle imprese, ma poi sono passato agli immigrati), perché per tutti vi è la stessa medicina.

Vi è una disattenzione pressoché totale. Vi è una politica che guarda verso se stessa. Infatti, parliamo soltanto della legge elettorale, cioè del modo in cui ancora dobbiamo proporre al cittadino di eleggere il Parlamento. Mi chiedo, però, per fare cosa: per fare qualcosa di diverso e di meglio. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e dei senatori Bencini e Marton).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli senatori, ci avviamo ad esaminare un provvedimento veramente incredibile nel suo complesso, che ricalca quello che non doveva essere fatto e che lo stesso Governo si era impegnato a non fare. Si tratta dell'ennesimo provvedimento in cui si mescola un po' tutto.

Ricordo che il mio primo intervento svolto nell'Aula del Senato era sul provvedimento relativo alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e alle cellule staminali. In quella circostanza, si affermò che l'estraneità di materia era evidente e che mai più si sarebbero dovuti esaminare provvedimenti così mescolati e disomogenei. Ebbene, accade ancora, e non succede per caso, ma per la semplice ragione che all'interno del Governo regna una confusione totale.

Mi verrebbe da chiedere chi è l'alchimista, il Cagliostro che impasta queste norme, chi continua a presentare una legge con un nome inserendovi anche altri provvedimenti. Deve essere chiaro all'Esecutivo che chi fa queste cose non fa il bene del Governo stesso e del Paese, perché prende in giro i cittadini dicendo loro che l'immigrazione ha la stessa priorità del finanziamento degli enti pubblici, che l'IMU ha la stessa priorità degli ammortizzatori sociali, mentre ciascuno di questi elementi ha necessità di essere trattato per proprio conto.

Questo è il dibattito che viene ad essere mescolato e confuso in Senato. Allora, ci troviamo ad analizzare interventi che riguardano l'immigrazione, trascurando il fatto che, ad esempio, si parla con superficialità della crescita. Mi viene da ridere pensando al ministro Saccomanni che, ancora una volta, ci vuole far credere che il Paese sta uscendo dalla recessione. Chiunque gira sui marciapiedi, per le strade e nelle piazze, chiunque va a verificare che cosa accade in questi giorni nel Paese, si accorge che siamo nella più nera recessione. Con questo provvedimento raffazzonato, che mette insieme una cosa all'altra, non si riesce certamente a fornire risposta a quello che si aspetta il Paese, cioè concretezza.

Sappiamo che, per lo stesso periodo, negli Stati Uniti è prevista una crescita del 3,5 per cento, quando in Italia è prevista una stagnazione allo 0 per cento. Qualcuno, per di più, gioisce pensando che il fatto di riuscire a frenare la caduta dell'economia sia già un risultato. Ebbene, siamo seri: il Paese non ha bisogno di freni, ma ha bisogno di acceleratori, a partire dalle piccole e medie imprese, le quali non vengono finanziate da un sistema bancario che ormai risponde solo ai propri interessi. E qui lancio una sfida al Governo, al quale chiedo quali interessi lo sostengono: quelli della finanza, quelli delle banche, quelli del Bilderberg, quelli dell'Europa dei finanzieri, o piuttosto l'interesse dei cittadini ad avere un lavoro?

Vi ricordo che avete giurato sulla Costituzione, secondo la quale il nostro Paese non è fondato sulla finanza, ma sul lavoro: è da lì che si deve partire a ricostruire e non dalla finanza (Applausi dal Gruppo LN-Aut), non dalle banche o dagli interessi, dunque, ma facendo circolare i soldi, a cominciare dai cittadini, perché possano essere poi spesi, ad iniziare dalle amministrazioni pubbliche. È così che si crea economia nel Paese.

Ci siamo forse dimenticati della grande lezione del dopoguerra? È dal sacrificio e dal lavoro che nasce la ricchezza e non dalla finanza o dalle illusioni degli anni Novanta. Questa è la memoria che viene dimenticata, soprattutto da chi sta al Governo, e ciò francamente ci dispiace molto. Ma è anche da questo che si vede la serietà del Governo.

Come potete presentarvi in Europa, facendo credere di aver fatto una manovra economica che sia all'altezza, quando subito dopo rincorrete il tutto con una «manovrina»? C'era bisogno di un correttivo, perché non abbiamo fatto le cose ad hoc, perfette sin dall'inizio? Semplice, perché ormai il sistema prevede che si lavori solo sull'urgenza, solamente sui decreti, impedendo qualsiasi sviluppo e confronto con la società civile. E così fate decreti, presentate norme come quelle contenute nella legge di stabilità, aspettando che poi il panico si impossessi del Paese, vedendo quello che ne deriva e presentando eventuali emendamenti e anche una «manovrina» correttiva. Mi chiedo se questa è serietà. Chiedo a voi se questa è serietà.

Questo Governo sa far rispettare gli interessi del Paese, oppure è lo zerbino della Germania? In effetti, ancora una volta, con questa manovra si rispecchiano interessi che non corrispondono a quelli del Paese, ma a quelli di una finanza in cui sono la Germania e l'Europa della Germania a fare la differenza, in cui cioè altri decidono l'agenda dei lavori.

Andate dunque in Europa, ma siate veramente credibili e non fate provvedimenti mescolando l'immigrazione con la finanza degli enti pubblici.

A questo punto francamente mi sorge un dubbio fondamentale. Come mai avete tolto risorse da fondi importanti come quello a sostegno delle vittime della mafia? (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S). Come mai non avete avuto il coraggio di togliere «le marchette» che avete inserito nella legge di stabilità per finanziare questo provvedimento? Quali sono le ragioni che vi sostengono? Forse sono quelle della demagogia o del dare una risposta ad hoc, magari semplicemente per gli interessi di una campagna elettorale di partito?

Allora lasciatemi dire (so che solleverò qualche polemica, ma non mi interessa: è ora di smetterla col perbenismo): voi state proteggendo gli interessi di chi ha tesserato, nel nome del Partito Democratico, schiere di immigrati e di clandestini semplicemente per dire che aveva 3 milioni di elettori. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Questa è una vergogna che va smascherata. In un Paese serio ci si confronta con i problemi reali, non con la politica del partito.

Allora, se dobbiamo ripartire, si parta dal lavoro - lo ribadisco - e non dalle prese in giro ai cittadini (Applausi dal Gruppo LN-Aut.) perché, nel momento in cui avete dato la tessera del Partito Democratico ad un immigrato solo per portarlo a votare, non avete fatto un'azione di democrazia nel rispetto di tutti. Avete creato le condizioni per un ricatto sociale, per cui domani quegli immigrati chiederanno di essere alla pari dei cittadini che hanno pagato le tasse per anni. Il risultato quale sarà? Un'incapacità del sistema a sostenere il carico sociale del Paese, con una chiara evidenza: vi saranno scontri nelle piazze di cui voi sarete responsabili, perché avrete portato a scontrarsi chi nel Paese già oggi fa fatica ad arrivare a fine mese con grandi masse che vengono molto determinate verranno non a far valere i propri diritti, ma ad approfittarsi delle nostre regole di convivenza civile, che ai loro occhi sono solamente debolezze da sfruttare. Questa è la vergogna che dovete sentirvi sulla coscienza.

In conclusione, vi dico anche che sono molto perplesso, perché all'interno del Consiglio dei ministri siedono persone per le quali ho sempre avuto estrema ammirazione, e lo dico da ex sindaco. Provo vergogna per un Ministro come Delrio che contrabbanda per riforma degli enti locali politiche che altro non fanno che gettare fumo negli occhi dei cittadini, facendo credere che, eliminando le Province ed unendo i piccoli Comuni, si risparmia. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Nella realtà dei fatti è su queste cose che si vede la serietà di un Governo, ed il Governo sta gettando fumo negli occhi dei cittadini.

Allora, lasciatemi dire che se voi oggi pensate di poter scrivere l'agenda politica del Paese vi sbagliate, perché state scrivendo i titoli di coda di un film, peraltro in lingua tedesca, di cui siete solo compartecipi, neanche bravi a recitare. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Martelli e Buccarella).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Colucci. Ne ha facoltà.

COLUCCI (NCD). Signor Presidente, onorevoli senatori, il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 120, oggi al nostro esame, presenta una duplice finalità. Esso infatti va posto in relazione con il disegno di legge di stabilità, già approvato da questo ramo del Parlamento ed ora all'esame della Camera dei deputati, e reca altresì misure in materia di immigrazione a fronte dell'incremento dell'afflusso di cittadini stranieri e delle tragedie da ultimo verificatesi.

Per il primo aspetto, il provvedimento in esame costituisce una manovra, pur rilevante in considerazione delle condizioni economiche del nostro Paese, diretta a dare risposta all'esigenza di chiudere l'anno in corso contenendo il deficit di bilancio nel limite del 3 per cento del PIL. Il miglioramento del saldo è realizzato tramite un inasprimento del Patto di stabilità interno per gli enti locali, la riduzione di spese dei Ministeri ed un programma di dismissioni immobiliari. Le concrete modalità per reperire le risorse necessarie a questa correzione costituiscono lo specifico contenuto del provvedimento in esame, su cui si sono registrati altri interventi.

Ma, al di là di questo, vale forse la pena sottolineare come il provvedimento rappresenti una risposta alle preoccupazioni espresse in sede europea sui nostri conti pubblici, anche se va evidenziato che analoghe preoccupazioni non sono invece state espresse nella medesima sede nei confronti di altri partner europei, ai quali non è stato chiesto, pur in presenza di disallineamenti nel rapporto deficit-PIL più significativi dei nostri, di adottare provvedimenti correttivi.

Dopo queste considerazioni di carattere generale, desidero appuntare la mia attenzione su di una disposizione che si pone in contrasto, a mio avviso, con una pluralità di principi costituzionali. Mi riferisco all'articolo 2-bis - cui ha fatto riferimento la relatrice - inserito nel corso dell'esame del disegno di legge presso l'altro ramo del Parlamento, volto a prevedere, anche ai fini della realizzazione degli obiettivi di contenimento della spesa previsti dal provvedimento, che le amministrazioni dello Stato, le Regioni e gli enti locali, nonché gli organi costituzionali nell'ambito della propria autonomia, possano esercitare, entro il 31 dicembre 2014, la facoltà di recesso dai contratti di locazione di immobili in corso.

Intanto vorrei esprimere una considerazione di carattere generale. L'ordinamento già prevede una possibilità di tutela dell'interesse dell'amministrazione pubblica a recedere in quanto la legge n. 392 del 1978, riguardante la disciplina della locazione degli immobili urbani, prevede, all'articolo 27, che indipendentemente dalle previsioni contrattuali il conduttore, ricorrendo gravi motivi, può recedere in qualsiasi momento dal contratto con un preavviso di almeno sei mesi. Sulla nozione di «gravi motivi» si è formata una precisa giurisprudenza della Corte di cassazione che è idonea a tutelare l'interesse delle amministrazioni pubbliche a recedere da locazioni passive. Inoltre, il decreto-legge n. 95 del 2012, concernente la spending review, ha già previsto una serie di ulteriori misure dirette a contenere la spesa delle amministrazioni pubbliche per le locazioni passive.

È infatti previsto che, per gli anni 2012, 2013 e 2014, l'aggiornamento relativo alla variazione degli indici ISTAT non si applica ai canoni di locazione corrisposti dalle amministrazioni pubbliche. Si prevede altresì che i medesimi canoni siano ridotti dal 2015 nella misura del 15 per cento di quanto corrisposto. Inoltre, il medesimo decreto-legge già prevedeva una disposizione che facoltizzava le Regioni e gli enti locali a recedere dai contratti entro il mese di dicembre 2013, anche in deroga a quanto previsto dai contratti, disposizione questa già in contrasto con i principi costituzionali.

Ora la disposizione contenuta nell'articolo 2-bis del provvedimento in esame rinnova questo contrasto - come ho già accennato - con i princìpi costituzionali, innanzitutto con il principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione: si determina infatti una significativa disparità di trattamento tra conduttori in relazione alla natura pubblica o privata degli stessi.

Contrasta con l'articolo 41 della Costituzione, che tutela l'iniziativa economica privata e dal quale, come è noto, nella giurisprudenza costituzionale viene fatto discendere il principio dell'autonomia contrattuale. La disposizione dell'articolo 2-bis viola il principio della libera iniziativa economica privata e comprime, in modo del tutto ingiustificato, la libera volontà delle parti consacrata nel contratto tra esse stipulato.

Viene poi leso il principio del legittimo affidamento che, affermatosi nel settore del diritto civile come sviluppo del principio di buona fede, ha avuto riconoscimento nel campo del diritto amministrativo. Il principio del legittimo affidamento è pacificamente applicabile nei rapporti privatistici di cui è parte l'amministrazione. Inoltre, anche nell'ordinamento europeo, in cui questo principio viene considerato corollario di quello della certezza del diritto, si ritiene che il principio del legittimo affidamento assuma precisa rilevanza nelle situazioni in cui è parte la pubblica amministrazione.

D'altra parte, nel settore dei provvedimenti amministrativi viene in considerazione l'articolo 21-quinquies della legge n. 241 del 1990 che prevede, in presenza della revoca di un provvedimento che comporti pregiudizi a danno dei soggetti interessati, l'obbligo di provvedere al loro indennizzo. Vi è dunque un principio di carattere generale, che trova conferma anche in questa disposizione della legge n. 241, per cui è necessario che l'amministrazione pubblica tenga nella dovuta considerazione il ragionevole affidamento ingenerato negli amministrati dai suoi atti e, dunque, anche da posizioni consacrate in negozi giuridici.

In conclusione, l'attivazione di una facoltà di recesso così ampia contrasta: con l'articolo 3 della Costituzione, dettando una non giustificata differente disciplina dei rapporti di locazione in relazione alla natura pubblica o meno del conduttore; con l'articolo 41 della Costituzione, incidendo in modo non giustificato sull'iniziativa economica privata, nonché sull'autonomia contrattuale che ne costituisce la esplicazione; con il principio del legittimo affidamento, facendo venir meno la certezza dei rapporti con le amministrazioni pubbliche.

Vi è poi da domandarsi, oltre agli aspetti di contrasto con la Costituzione, quale privato vorrà nel futuro stipulare contratti con una amministrazione pubblica nel momento in cui questa, sulla base di disposizioni di legge successivamente introdotte, si garantisce ingiustificate posizioni di vantaggio, quale la facoltà di recesso, senza alcuna motivazione, prevista dall'articolo 2-bis del provvedimento in esame.

Colleghi, ci troviamo ancora una volta, come di recente è avvenuto, dinanzi al problema della irretroattività delle leggi. Ribadisco nuovamente il mio convincimento che le leggi non possano che disporre per il futuro e, quindi, nella specie, che non si possa alterare successivamente un equilibrio di interessi consacrato in un accordo negoziale.

Da qui, quindi, scaturisce la mia totale e netta contrarietà all'articolo 2-bis del disegno di legge in esame, foriero di numerosissimi contenziosi anche dinanzi alla Corte costituzionale, che determineranno danni all'erario. (Applausi dal Gruppo NCD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà.

MARTELLI (M5S). Signor Presidente, pochi minuti fa è stato chiesto quali siano gli interessi che porta avanti il Governo. Rispondiamo noi: quelli delle banche. Adesso andiamo anche a dimostrarlo, perché noi del Movimento 5 Stelle facciamo i compiti a casa, studiamo e abbiamo le risposte.

Innanzitutto, questa si chiama «manovrina», come se fosse una cosa piccola, delicata e che non fa male. Si tratta di una parte di un trittico che è la vera manovra finanziaria, che sostanzialmente viene da Bruxelles, che questo Governo porterà avanti «a zerbino» e la maggioranza voterà «a zerbino».

Il primo passo era la legge di stabilità; poi c'è il provvedimento oggi in esame e infine, ci sarà il decreto-legge n. 133, concernente l'IMU e la Banca d'Italia. Ma bisogna guardarli tutti assieme. Allora, portiamoci avanti sul lavoro e vediamo qual è il quadro complessivo che ne emerge.

Come è già stato rilevato, nella legge di stabilità sono annidati almeno 20 miliardi di nuove tasse: sono la clausola di salvaguardia. C'è scritto chiaramente, infatti, che se Cottarelli, che è il commissario che dovrà fare i tagli, non riuscirà a formalizzarli o i Ministeri non riusciranno a dargli seguito, verranno fatti tagli alle agevolazioni fiscali per 20 miliardi di euro. Se si tagliano le agevolazioni fiscali, è come se si mettessero nuove tasse. Sono, quindi, 20 miliardi di euro di nuove tasse.

Ovviamente questo fa sempre parte di una strategia, che è quella delle grandi e piccole «marchette» all'interno delle varie proposte di legge che avete presentato. (Applausi dal Gruppo M5S). Bisogna dare un nome alle cose. Sono marchette che paga sempre il cittadino, che quindi chiamiamo il «cittadino bancomat», una volta per tutte. Voi fate le spese e il cittadino si mette alla cassa, e il bancomat lo mette sempre lui: è un bancomat che si ricarica sempre e del quale non bisogna mai preoccuparsi. Il cittadino-bancomat, allora, dovrebbe essere informato, così come voi che andrete ad approvare queste proposte, che di certo noi non approveremo.

Il secondo tassello, come ho detto, è la manovrina. Il terzo tassello è Bankitalia: la famosa rivalutazione delle quote di Bankitalia e lo scorporo degli immobili di Bankitalia. Per chi non lo sapesse, Bankitalia è una banca privata: il 94,33 per cento delle sue quote è in mano a banche private (il 31 per cento lo ha Intesa San Paolo, il 22 per cento lo ha Unicredit, oltre il 6 per cento lo ha Assicurazioni Generali, il 6 per cento ce l'ha la Cassa di Risparmio in Bologna); l'INPS ha il 5 per cento. Quindi, lo Stato italiano è un azionista di stretta minoranza.

Perché parliamo di questo? Perché il capitale di Bankitalia è diviso in 300.000 quote, che corrispondono a 535 diritti di voto. Queste quote hanno un valore attuale di 156.000 euro: è il valore di quando è stata costituita la banca. Adesso si sta parlando di rivalutare queste quote. Ma il problema è che, nel momento in cui si rivalutano le quote, automaticamente le banche private che le detengono hanno un'esplosione del capitale che possiedono.

Questo già di per sé non va bene, perché la Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico che agisce in regime di monopolio ed emette passività non sanabili a costo zero: ciò le permette di avere una gestione finanziaria libera da qualunque costrizione propria del privato. Di fatto, quindi, da questo signoraggio bancario si genera un utile che, in parte, va ad incrementare le riserve della stessa Banca d'Italia. Chi stabilisce quanto va a riserva? Il Consiglio superiore, che è nominato dalle stesse banche private che fanno parte del pacchetto di controllo.

Voi capite, allora, che siamo già di fronte ad un conflitto d'interesse, nel momento in cui una banca di diritto pubblico, che agisce per conto dello Stato e fa profitto a favore della collettività, ha un azionista che è privato. Nel momento in cui si decide di portare queste quote - il cui valore, secondo i calcoli, dovrebbe oscillare tra 1,3 e 1,7 miliardi di euro - a 5,7 miliardi, stiamo facendo un regalo di almeno 4,3 miliardi di euro. (Brusìo). La scusa qual è, se mi permettete di parlare e non fate troppo rumore? Se non vi interessa, potete anche uscire dall'Aula. (Applausi dal Gruppo M5S).

La scusa è che, se noi rivalutiamo le quote in mano al privato, poi possiamo anche tassargliele: grazie, ma al 15 per cento. Il cittadino comune paga tasse per il 50 per cento e quelli solo al 15 per cento. (Applausi dal Gruppo M5S).

C'è di più, però. Tutto questo fa parte del disegno che comprende anche la legge sul risparmio del 2005, la quale prevedeva che le quote della Banca d'Italia dovessero passare in mano pubblica. Se prima di farle passare in mano pubblica le gonfiamo di valore da 1,7 a 5,7 miliardi di euro, stiamo facendo un regalo a qualcuno. E poi ci accingiamo anche a ricomprargliele: te le rivaluto e te le ricompro cash! In questo modo regaliamo 4,3 miliardi di euro alle banche private. Se li dividiamo per le quote, scopriamo che Unicredit si becca 1,8 miliardi, Generali 200 milioni, Intesa San Paolo 900 milioni di euro.

A seguire vi è la questione degli immobili della Banca d'Italia, che sono stati magicamente conferiti ad un ramo d'azienda che, però, è una società di diritto privato a tutti gli effetti. Si tratta di migliaia di immobili: 6.500 immobili non funzionali. Che cosa sarà di questi immobili? Chi sono i proprietari di questi immobili? Sono le banche private al 94,33 per cento. Visto che parlate sempre di lavoro, che ne è di tutti i dipendenti funzionalmente connessi, come ad esempio i portieri? Non si sa: gente che non è figlia di nessuno; gente che avrà, forse, un mantenimento contrattuale per tre anni, dopo di che sarà in mezzo a una strada. Per questa gente non c'è alcuna garanzia. Allora, tutte le volte che si parla di tagliare gli sprechi, si legge: dare soldi alle banche.

Il consiglio che si potrebbe dare al cittadino comune è di aprirsi una banca, perché lo si tassa al 15 per cento e ogni tanto arriva anche un regalo di fine anno. In questo caso, 4,3 miliardi di euro più la rivalutazione degli immobili. (Applausi dal Gruppo M5S).

La domanda era: di chi facciamo gli interessi? La risposta è: facciamo ancora una volta gli interessi delle banche private.

Adesso, però, lo sapete in anticipo. Sapete che cosa andrete a votare. Starà a voi, quando voterete, capire se vale la pena di votare uno scempio di questo tipo, regalando ancora soldi alle banche private. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mussolini. Ne ha facoltà.

MUSSOLINI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, io mi concentrerò solo su due elementi di questo provvedimento, per far capire come sia impossibile votare a suo favore.

Il primo elemento è stato richiamato anche in altri interventi dei miei colleghi.

Nelle disposizioni in materia di immigrazione c'è un fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati che - lo ricordo - rappresentano un'emergenza nel nostro Paese.

Ricordo ancora che, nella scorsa legislatura, avevamo approvato una mozione, tra l'altro all'unanimità, nella quale si avanzava una richiesta molto importante, che va al di là del fondo di 20 milioni, che è una cifra irrisoria rispetto a quanto si dovrebbe invece stanziare. Noi avevamo chiesto uno status giuridico per i minori stranieri non accompagnati che vengono in Italia, perché essi scompaiono. Questo è un vero problema.

Dove si prendono allora questi fondi? È questa la cosa più grave di tutte nel provvedimento, perché i fondi si prendono dalla riduzione del fondo per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso o di usura. Noi parliamo tanto della disperazione dei cittadini, e voi sapete che l'ultima spiaggia è quella di ricorrere allo strozzinaggio e all'usura, e poi andiamo a ridurre questo fondo? Ma che segnale diamo? Lo chiedo anche al Governo. Non è possibile che, in un momento di disperazione, vi sia la riduzione di questo fondo.

Faccio un'altra considerazione, molto brevemente. In questo provvedimento c'è un grande assente. Ma è possibile che di Europa non si parli? È possibile che l'Europa non metta in questo provvedimento neanche un euro e che dobbiamo mettere noi fondi, che non abbiamo, per far fronte alle emergenze? L'Europa dov'è? Dov'è questa bella e grande Europa?

Un collega della Lega citava la Germania. Ma la Germania non c'è, e se ne lava le mani, come tutti gli altri Paesi europei. Si dice che c'è Frontex. Ma Frontex non interviene, perché ha mezzi scarsi. Noi dobbiamo pagare, noi da soli, questo provvedimento, queste emergenze. Ma la nostra emergenza è un'emergenza dell'Europa, perché le nostre frontiere sono le frontiere dell'Europa. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

Allora mi chiedo se non si debba inserire in questo provvedimento, come abbiamo chiesto nel parere in Commissione lavoro, la presenza economica dell'Europa. Stare in Europa, infatti, non significa solo rigore, ma significa anche condividere le emergenze sociali e soprattutto economiche.

Noi chiediamo al Governo perché, proprio alla vigilia della Presidenza italiana del semestre europeo, non si è posta la questione in questo provvedimento. L'Europa non c'è. L'Europa c'è solo quando chiede sacrifici all'Italia, ma non quando deve dare. Insieme, infatti, dobbiamo difendere le frontiere e, insieme, dobbiamo difendere le persone che vengono in Italia e anche i cittadini italiani. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mandelli. Ne ha facoltà.

MANDELLI (FI-PdL XVII). Onorevole Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, le disposizioni previste dal decreto-legge che stiamo discutendo prevedono misure di contenimento del deficit di bilancio 2013, che consentiranno il miglioramento dei saldi per un ammontare pari a 1,6 miliardi di euro, producendo una correzione dello 0,1 per cento di PIL e il riposizionamento al 3 per cento del rapporto tra deficit e PIL stesso.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,14)

(Segue MANDELLI). Si tratta pertanto di una «manovrina», con misure per riportare il deficit finanziario previsto per il 2013 entro, appunto, la soglia del 3 per cento, con l'aggiunta di alcuni provvedimenti in materia di immigrazione. Rimane evidente la disomogeneità del testo del decreto, nel quale sono affastellate misure in tema di immigrazione, di enti locali, nonché patto di stabilità interno, con il risultato di accrescere la già elevata confusione normativa.

In sintesi, il fine ultimo è semplicemente quello di raschiare 1,6 miliardi con tagli ai Ministeri e ai trasferimenti agli enti locali e con la vendita di edifici del demanio alla Cassa depositi e prestiti, da cui si ricaverebbero 525 milioni.

Nel testo rileviamo anche la previsione per la quale Stato, Regioni ed enti locali potranno recedere, entro il 31 dicembre 2014, dai contratti di locazione di immobili, ciò che ovviamente comporta il rischio di rivedere obblighi giuridici che le amministrazioni hanno contratto con controparti in buona fede.

Oltre allo stop agli accordi stipulati per affittare beni immobili, che obbligherà le amministrazioni a disdire con un preavviso di 30 giorni, il testo sancisce che, entro la fine di questo mese, la Ragioneria generale dello Stato dovrà certificare alle Regioni e alle associazioni di Comuni, come l'ANCI, l'avvenuto pagamento delle somme a titolo di rimborso dei debiti delle pubbliche amministrazioni alle imprese erogate entro il 30 settembre 2013. Nelle casse comunali, poi, arriveranno 120 milioni per garantire il ritorno delle quote IMU in seguito alla cancellazione della seconda rata dell'imposta: fondi che - è stato precisato - non incideranno sui calcoli del Patto di stabilità interno, mentre sarà consentito ai sindaci di utilizzare i proventi della vendita dei derivati per la riduzione dei debiti.

Le Regioni in disavanzo sanitario il cui piano di rientro procede in maniera «virtuosa» sono autorizzate a destinare l'extragettito da maggiorazioni IRPEF e IRAP ai servizi pubblici essenziali e alla liquidazione dei debiti con le aziende. Quanto alle assegnazioni del Viminale agli enti locali, non saranno più devolute somme al di sotto dei 12 euro.

Per gestire l'emergenza degli sbarchi dei migranti sulle nostre coste arrivano 210 milioni, e i Comuni «non virtuosi» oggetto di ondate migratorie, in primis l'isola di Lampedusa, saranno esonerati dal rispetto dei vincoli del Patto di stabilità. Sull'utilizzo di tale dotazione finanziaria, il Ministero dell'interno dovrà presentare alle Camere una relazione non oltre il prossimo 31 aprile.

Si tratta quindi di un'accozzaglia di piccoli interventi, messi insieme senza una logica unitaria, solo per far quadrare i conti di quest'anno. Fermo restando che, nella logica europea, purtroppo, la correzione dei conti pubblici appare obbligatoria, siamo tuttavia fermamente convinti che non sia sufficiente andare avanti a colpi di «manovrine» correttive.

In questi ultimi mesi non è stato compiuto alcuno sforzo per evitare l'aumento dell'IVA; non è stata approntata una riforma complessiva della tassazione immobiliare, che lo scorso giugno il Governo si era impegnato a fare entro il 31 agosto. Sono state previste, invece, misure frammentarie e disorganiche, come - per esempio - la previsione dell'Imposta unica comunale (IUC), destinata, ancora una volta, ad aumentare la pressione fiscale.

Le soluzioni proposte con questo decreto- legge, come anche quelle che si stanno introducendo con la legge di stabilità, suscitano sul versante della politica tributaria perplessità e pessimismo.

È indispensabile varare misure coraggiose e più ambiziose, rivolte in maniera convinta e decisa alla crescita e allo sviluppo, in grado di consentire un'inversione dei sentimenti negativi che, ogni giorno, provengono dalle categorie di lavoratori, dalle associazioni, dalle imprese e dalle famiglie, ed anche procedere velocemente alla riduzione del carico fiscale.

Concludendo, abbiamo bisogno di interventi che siano in grado di determinare un'inversione di tendenza, attraverso azioni programmatiche, a lungo termine, più importanti, mirate ad accelerare la riduzione del rapporto tra debito e PIL tramite un incisivo processo di valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico, a cui abbinare misure per il rientro dei capitali dall'estero e una efficace spending review. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Del Barba. Ne ha facoltà.

DEL BARBA (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, il decreto-legge sulla cui conversione ci accingiamo convintamente a votare, ci consente di migliorare i conti pubblici per centrare l'obiettivo che, con tenacia e determinazione, abbiamo perseguito con ogni singolo provvedimento che impattasse sui conti come sull'economia reale, ovvero di rientrare nel rapporto tra deficit e PIL del 3 per cento, intervenendo sullo sforamento di 0,1 punti percentuali che, allo stato, ci porterebbe fuori dai parametri del Patto di stabilità e crescita.

È noto come l'andamento dei conti pubblici rifletta, per l'annualità 2013, lo stato generale dell'economia e sia in questo momento da correggere non per un aumento indiscriminato della spesa, bensì per il protrarsi della recessione che porta a continue diminuzioni e ritocchi del denominatore di questo rapporto, ovvero della ricchezza nazionale.

Ci si obietterà, con ragioni ben fondate sul piano generale, che proprio in momenti di crisi e recessione l'intervento dello Stato attraverso la spesa pubblica, soprattutto gli investimenti produttivi, costituisca il necessario supporto anticiclico di cui il sistema nel suo complesso potrebbe necessitare.

Ma, colleghi, vi chiedo di uscire da questa visione di contrapposizione un po' semplicistica e fare esercizio di realismo, nonché di adesione alla storia recente e così drammatica del nostro agire politico.

In questo 2013, così terribile per le nostre imprese, per le famiglie e gli stessi enti locali (che ancora una volta debbono sopportare sacrifici, vedendosi limitati nella propria capacità d'azione e supporto sussidiario alle esigenze dei territori), nel culmine di questa curva così terribile, noi c'entriamo nuovamente un importante obiettivo, caparbiamente cercato per nostra scelta interna e analogamente voluto per rispettare gli accordi europei e preparare un 2014 in cui si possa, da protagonisti, proporre e far valere il nostro punto di vista sull'Europa e nel merito delle politiche economiche attuate dalla stessa.

Con questo provvedimento andiamo a rivedere i conti pubblici per 1,6 miliardi, un ammontare complessivo non troppo rilevante ma significativo in questo momento, ripartendo l'intervento prevalentemente sullo Stato centrale e, per quota parte, sugli enti locali, con un inasprimento del Patto di stabilità nella misura di 540 milioni di euro. Al riguardo, va subito rimarcato che gli effetti di questa misura (potenzialmente molto negativi per gli enti locali e l'economia stessa, quotidianamente ripresi dalle cronache che pongono giustamente in evidenza le disponibilità economiche degli enti per la spesa e l'impossibilità di effettuarla a causa dei limiti del patto) sono neutralizzati parzialmente dalla legge di stabilità, approvata qualche settimana fa da questo ramo del Parlamento e ora in discussione alla Camera, che amplia gli spazi finanziari per il 2014 sul Patto di stabilità interno e dei cui benefìci positivi abbiamo già discusso, almeno nelle riunioni fiume della Commissione bilancio che hanno accompagnato il provvedimento.

Possiamo allora dire che, seppure nel mezzo di una vera e propria tempesta perfetta - così come definita da molti organi di stampa - oggi centriamo l'obiettivo, riuscendo ad accompagnare ad una spesa pubblica (che negli ultimi decenni ha trasformato il suo carattere positivo in pericolosa tendenza alla crescita fuori controllo), avendo peraltro smesso di deteriorarla nella sua qualità operando tagli lineari indiscriminati, l'introduzione di condizioni di stabilità che consentano di intervenire in maniera mirata e virtuosa a partire dal 2014, come previsto. Ci siamo riusciti con tutti i limiti che le situazioni di emergenza protratta comportano, avendo l'accortezza e la sensibilità di disseminare in ogni intervento delle misure, magari insufficienti ma significative, che segnassero la rotta, indicassero per il futuro delle scelte virtuose e fornissero fin da subito risorse, sebbene nella misura di cui oggi è possibile disporre. Può essere letto in questa direzione l'incentivo alle unioni dei Comuni, contenuto in questa manovra e soprattutto l'intervento di 120 milioni sul Fondo di solidarietà comunale.

Infine, con questo provvedimento rispettiamo un parametro, perché per il nostro Paese è indispensabile rimanere pienamente liberi e credibili nelle nostre scelte ed assumere maggiore autorevolezza all'interno di un'Europa che ci appare in difficoltà, ma a cui abbiamo creduto, di cui siamo fondatori e che, con la nostra ritrovata forte voce, potrà affrontare finalmente alcuni nodi decisivi per il rafforzamento dei legami economici e politici che possono assicurarci la solidità di cui ha bisogno la ripresa italiana nel prossimo anno.

«Noi rispettiamo i patti, siamo gente seria e abbiamo delle proposte che dovete ascoltare, per il nostro bene, per il futuro dell'Europa»: è questo che stiamo dicendo al cancelliere tedesco, al Presidente francese, agli Stati membri, alla Commissione europea, alle popolazioni di questo straordinario continente; noi ci siamo ed abbiamo il nostro contributo da dare, che vogliamo sia ascoltato.

In modo significativo, il provvedimento si apre destinando risorse per interventi sull'immigrazione, anche a seguito dei gravi fatti di inizio ottobre accaduti nel nostro mare. Mi consenta il collega senatore Candiani, con tutta la stima e il rispetto che gli porto, di sottolineare che forse il riferimento alle primarie del PD, proprio in un provvedimento che mette a disposizione una quantità importante di soldi a seguito di quei fatti gravi, è abbastanza fuori luogo. In particolare, l'articolo 1 incrementa il fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati per l'anno 2013 e istituisce un fondo di immigrazione da ripartire, secondo le modifiche apportate dalla Camera, tenendo conto anche delle esigenze di accoglienza delle donne immigrate in stato di gravidanza e di quelle dei Comuni maggiormente esposti all'afflusso di stranieri.

Con questo atto, in termini di conti pubblici, concludiamo il 2013, anno orribile, lo ripetiamo. Lo chiudiamo recependo il calo del PIL e mostrando di saper adeguare la spesa pubblica, ma soprattutto avendo in precedenza e durante tutta l'annualità gettato le premesse perché ciò potesse avvenire senza traumi funesti.

All'interno di un crollo della produttività abbiamo liberato risorse che la pubblica amministrazione tratteneva indebitamente con il provvedimento sblocca debiti e siamo intervenuti su molteplici aspetti della vita pubblica, spesso facendo dimagrire l'apparato centrale. Abbiamo gettato le premesse per una repentina revisione della spesa, cui ci accingiamo con l'imminente lavoro del commissario per la spending review, e nel contempo possiamo parlare di riduzione del cuneo fiscale all'interno della legge di stabilità e crescita, ora in discussione alla Camera. Abbiamo trovato il coraggio e la dignità di mettere più soldi sulla cultura, l'università e il nostro futuro.

Terminiamo oggi, idealmente, un'annualità, o forse meglio un quasi triennio, in cui come Paese abbiamo smesso di raccontarci delle favole, il cui costo era poi sistematicamente da scaricare sul futuro. Oggi ci siamo assunti delle responsabilità.

Vengo alla conclusione, signor Presidente. L'economia reale, i disoccupati, le imprese che chiudono o contraggono gli utili ci dicono quello che ben sappiamo: che tutto ciò ancora non basta, che al contrario tocchiamo il punto più basso, che i conti in ordine da soli non si traducono subito in benessere e crescita. Ben siamo consapevoli che questi interventi servono a mitigare una situazione e - lo crediamo con tutta la nostra convinzione - stiamo correggendo andamenti che peggiorerebbero ulteriormente la situazione, superando pericolosi punti di non ritorno.

Dentro questi numeri - e concludo - non è presente solo l'arido aggiustamento della Ragioneria dello Stato sui conti pubblici, per rispettare dei freddi parametri: ci stanno le ragioni di tutte le scelte che hanno condotto fin qua e, soprattutto, le speranze e le precise volontà di ripresa che fondiamo nel 2014, potendo contare - questo sì, ora! - sulla virtuosità delle nostre scelte e sulla volontà dello Stato di farsi anche piccolo, quando occorre, se questo va letto come attenzione ai bisogni dei cittadini. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Poiché la relatrice ed il rappresentante del Governo non intendono intervenire, invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 1a Commissione permanente.

MUSSOLINI, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

Esaminati, altresì, i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, i seguenti pareri:

- sull'emendamento 1.8 parere non ostativo, segnalando l'opportunità di prevedere un coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni nella ripartizione del Fondo previsto dal comma 2 dell'articolo 1;

- sull'emendamento 2.16 parere contrario, in quanto la disposizione ivi prevista, nel trasformare in obbligo la facoltà attribuita alle Regioni in materia di riduzione delle maggiorazioni sulle aliquote fiscali oggetto della norma, appare lesiva dell'autonomia ad esse costituzionalmente riconosciuta;

- sull'emendamento 2.17 parere contrario, dal momento che la disposizione ivi prevista, incidendo in misura diretta sullo strumento normativo con il quale le Regioni possono ridurre le aliquote dell'IRAP, è suscettibile di ledere l'autonomia ad esse costituzionalmente riconosciuta;

- sui restanti emendamenti parere non ostativo».

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Ricordo che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

BIGNAMI (M5S). Signor Presidente, intervengo per illustrare l'emendamento 1.11 che a mio avviso contiene una disposizione importante. In realtà nella normativa c'è un vulnus, dal momento che si prevede assistenza unicamente ai bambini soli e alle madri in gravidanza. Il problema però è che se una madre partorisce su una barca il bambino non è più solo e la madre non è più in gravidanza. Volevo far presente tale questione per risolverla, magari attraverso la trasformazione dell'emendamento in un ordine del giorno, visto che spesso gli emendamenti vengono respinti.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.

Invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

CHIAVAROLI, relatrice. Invito i presentatori a ritirare tutti gli emendamenti, altrimenti il parere è contrario. Sull'emendamento 1.11, ove fosse trasformato in un ordine del giorno, il parere sarebbe positivo.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.2.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo di procedere alla votazione mediante procedimento elettronico su tutti gli emendamenti e ordini del giorno riferiti all'articolo 1.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Santangelo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 1.2, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori, fino alle parole "«20 milioni» con le seguenti".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.2 e gli emendamenti 1.1 e 1.3.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.4.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.4, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.100, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.10.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.10, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.5.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.5, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.6.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 1.6, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori, fino alle parole "«190 milioni» con le seguenti".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.6 e l'emendamento 1.7.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.8.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.8, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.9.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.9, presentato dal senatore Uras e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. L'emendamento 1.11 è stato trasformato nell'ordine del giorno G1.11 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto ai voti.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.12.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.12, presentato dalle senatrici Bertorotta e Mangili.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.13.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.13, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.14.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.14, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.15.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.15, presentato dal senatore Uras e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame.

CHIAVAROLI, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1.100 ove riformulato sostituendo le parti iniziali dei tre punti del dispositivo, rispettivamente, con le seguenti parole: «a valutare l'opportunità di adottare»; «a valutare l'opportunità di adottare»; «a valutare l'opportunità di rivedere».

Il parere è favorevole sugli ordini del giorno G1.101, G1.102, G1.103 e G1.104.

Sull'ordine del giorno G1.105 il parere è favorevole con la riformulazione «impegna il Governo a valutare l'opportunità di».

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G1.106, il parere è favorevole con la riformulazione «impegna il Governo a comunicare al Parlamento».

Sull'ordine del giorno G1.107 il parere è favorevole con la riformulazione «impegna il Governo a valutare l'opportunità di».

Infine, il parere è favorevole sull'ordine del giorno G1.108.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il mio parere è conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, accoglie la riformulazione dell'ordine del giorno G1.100?

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, rimango sbigottito di fronte alla richiesta di riformulazione di un ordine del giorno di questa importanza. Parliamo di misure urgenti che vanno applicate ai CIE, per cui chiedo cortesemente sia alla relatrice che al rappresentante del Governo di rivedere questa posizione, in quanto - ripeto - entrando proprio nel merito dell'ordine del giorno, credo sia assolutamente condivisibile. Altrimenti vorrei sapere quali sono i motivi per cui mi chiedono di rendere più soft la formulazione.

PRESIDENTE. Chiedo alla relatrice ed al rappresentante del Governo se intendono rivedere la loro posizione.

CHIAVAROLI, relatrice. Signor Presidente, mi rimetto al Governo.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, non modifichiamo la posizione, e spiego anche le motivazioni.

L'ordine del giorno G1.100, che è particolarmente corposo, dal punto di vista delle premesse sostanzialmente fa una serie di considerazioni, che a nostro avviso in parte sono anche confutabili, sulle condizioni complessive su cui si è garantita l'attività dei centri ad oggi, e prevede sostanzialmente una serie di interventi che sono molto restrittivi ed estremamente impegnativi da parte del Governo, oltretutto su questioni - lo dico con chiarezza - su cui, dal punto di vista della condivisione politica, ci sono evidentemente degli aspetti sui quali bisognerebbe confrontarsi in modo più puntuale.

Detto questo, il ricorso alla formula del «valutare l'opportunità» è finalizzato proprio a non chiudere su questo ordine del giorno in modo a nostro parere eccessivo. Quindi, inviterei comunque i proponenti ad accogliere questa riformulazione, perché è evidente che c'è l'impegno da parte di tutti nel migliorare complessivamente gli interventi che riguardano questi centri, ma c'è un dibattito in corso, e credo sia giusto affrontarlo senza avere un ordine del giorno così vincolante.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, preso atto che il Governo su misure che riguardano il miglioramento delle condizioni di vivibilità all'interno dei CIE non intende esprimere un parere favorevole, chiedo che l'ordine del giorno sia votato nel testo originario.

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, nella seconda riga del secondo impegno credo che la parola "monna" debba essere intesa come "riforma", altrimenti sembra una parolaccia. Le chiedo conferma.

SANTANGELO (M5S). Ha ragione, signor Presidente.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G1.100 (testo corretto), presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.101, G1.102, G1.103, G1.104 e G1.108 non verranno posti ai voti.

Senatrice Comaroli, sugli ordini del giorno G1.105, G1.106 e G1.107 sono state avanzate delle proposte di riformulazione. Le accoglie?

COMAROLI (LN-Aut). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.105 (testo 2), G1.106 (testo 2) e G1.107 (testo 2) non verranno posti ai voti.

Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati e sui quali invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CHIAVAROLI, relatrice. Signor Presidente, invito al ritiro su tutti gli emendamenti, altrimenti parere contrario.

Esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno G2.100, G2.101 e G2.102.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.1.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, su tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti all'articolo 2.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Santangelo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore Bitonci e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 2.2.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 2.2, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori, fino alle parole «comma 2».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante dell'emendamento 2.2 e l'emendamento 2.3.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.5.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.5, presentato dai senatori Uras e De Petris.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.4.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.4, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.6.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.6, presentato dalle senatrici Bertorotta e Mangili.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.7.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.7, presentato dalle senatrici Bertorotta e Mangili.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.8.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei sottoporre all'attenzione del Governo, oggi rappresentato dal sottosegretario Giorgetti, un testo che già in altre occasioni abbiamo avuto modo di valutare. All'insorgere della crisi finanziaria noi scoprimmo, poiché prima di quella data e di quegli eventi non si conoscevano, i debiti contratti dai nostri Comuni per aver fatto ricorso a strumenti finanziari particolarmente complessi denominati derivati. Fu proprio nel 2007, in sede di approvazione della finanziaria per l'anno 2008, che vennero alla luce, perché finalmente iscritti a bilancio dei Comuni stessi.

Così scoprimmo, anche grazie all'indagine giornalistica così ben svolta dalla giornalista Gabanelli su «Report», che molti Comuni, dai più piccoli ai più grandi, avevano, nei loro bilanci e quindi nella pancia della loro struttura finanziaria, debiti per le amministrazioni future, le generazioni future, per miliardi - sottolineo: miliardi - di euro. Quindi, tali debiti sono in qualche modo nascosti nelle pieghe dei bilanci degli enti locali italiani.

Qualcosa è stato fatto, ma proprio in quel periodo vietammo, sull'onda di questa emozione, agli enti locali di ricontrattare e ristipulare nuovi contratti, anche alla luce dei fatti che emersero all'epoca, come ad esempio i contratti stipulati in lingua inglese o con foro competente come quello di Londra nel caso di controversie tra il nostro ente locale e la banca straniera con la quale era stato stipulato quel contratto. Sono famosi i contratti derivati stipulati da numerose Regioni, come ad esempio le Regioni Piemonte e Campania, ma ce n'è per tutti, e non è solo appannaggio del colore politico di un'amministrazione piuttosto che di un'altra.

In quell'epoca, noi sbagliammo a vietare all'ente locale la riscrittura e la ricontrattazione di quei contratti. Oggi ci troviamo ancora a fare i conti con quella situazione: nel frattempo, molti tribunali hanno dato ragione ai Comuni e torto alle banche, ma noi continuiamo ad impedire agli altri locali di ricontrattare, se non interviene la bontà della banca che alla fine cede di fronte alle pressioni e soprattutto di fronte all'iter giudiziario che deve affrontare e transa, magari favorevolmente, con l'ente locale. Invece noi avremmo potuto affrontare tale tema, soprattutto in occasione dell'esame di questo provvedimento, visto che esso attiene - eccome se attiene - alle manovre di rientro, ma anche nel futuro provvedimento che esamineremo tra qualche giorno, collegato alla legge di stabilità, relativo agli enti locali.

Ecco, mi aspetto che oggi il Governo, pur esprimendo parere contrario sul testo dell'emendamento 2.8, valuti con attenzione il fatto che determinati tagli (alcuni dei quali particolarmente dolorosi, come quelli segnalati dai precedenti interventi del mio Gruppo) potrebbero essere invece ben sostituiti dalla possibilità di concedere all'ente locale, oggi in una posizione certamente più forte nei confronti delle banche, di ricontrattare un contratto capestro, scritto spesso in inglese e per di più con caratteri molto piccoli.

Ci interroghiamo ancora oggi sul modo in cui, in tanti nostri enti locali e territoriali, sia stato fatto uso con tanta superficialità dello strumento finanziario, che invece impone responsabilità, non solo per il ruolo di amministratori ricoperto, ma anche per la difesa del denaro pubblico, pagato dai cittadini con le loro tasse. Tale denaro, invece, viene così male utilizzato, al punto tale da essere posto a garanzia di contratti finanziari, cosa che noi speriamo di non vedere mai più. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

DE PIETRO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PIETRO (M5S). Signor Presidente, faccio notare che nel testo dell'emendamento 2.8 manca una parola.

PRESIDENTE. Esattamente: è la parola «rinegoziazione». Avevo già appreso dell'errore, ma comunque la ringrazio del suggerimento.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, intervengo per sottolineare alla senatrice Bonfrisco - allineandomi alle considerazioni della relatrice - che per la verità il Governo, più che essere indisponibile ad apportare modifiche su alcuni temi, peraltro sostanzialmente condivisibili, ha posto un problema di priorità sulla conversione del provvedimento in esame.

Premetto che, quando è stato posto quel limite, vi erano condizioni molto diverse da quelle di oggi. Credo che tale argomento abbia raggiunto un livello di maturazione sufficiente per poter immaginare un testo.

Il mio invito è dunque a ritirare questo emendamento e a trasformarlo in ordine del giorno, valutando poi se, all'interno del decreto recante misure finanziarie in favore di Regioni ed enti locali, che dovremo discutere nei prossimi giorni, ci sia lo spazio per una norma che acceleri un'attività che tra l'altro gli enti locali hanno in parte già avviato - come lei ricordava, senatrice Bonfrisco - in maniera autonoma e con rapporti derivanti da relazioni più o meno forti con gli istituti che avevano dato vita a questi contratti, modificando nei fatti i contratti stessi. Credo anche che ci sia oggi una condizione complessiva sui mercati che ci consentirebbe di fare questa operazione, liberando degli spazi utili agli enti locali in una condizione di ristrettezza economica.

Il mio invito è quindi a ritirare l'emendamento e, come ho già detto, a trasformarlo in ordine del giorno. Il Governo da parte sua, ritenendo l'argomento interessante, si impegna a discuterlo in un provvedimento che potremo affrontare subito dopo questo.

BARANI (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (GAL). Signor Presidente, vorrei invitare il rappresentante del Governo a riflettere meglio sul parere espresso su questo emendamento.

In caso contrario, infatti, caro Sottosegretario, qualcuno dovrebbe spiegarci il motivo per il quale i cittadini sfortunati di una Regione come la Campania, ad esempio - come indicato dalla collega Bonfrisco - dovrebbero continuare a pagare gli errori fatti dalla famiglia Bassolino, che ha occupato per dieci anni quella Regione, cui ha dato tanti derivati, con la sottoscrizione di miliardi di derivati in inglese, con il padre che era in Campania e il figlio che si trovava a Londra. (Applausi dei senatori D'Anna e Falanga).

Ci chiediamo poi perché gli attuali amministratori, sia regionali che comunali, che si sono trovati questa eredità, non possono rinegoziare, se da questa operazione derivano effetti benefici sulla bilancia dei pagamenti, con una riduzione delle spese. Perché dobbiamo spendere di più? Qualcuno mi deve spiegare per quale motivo, in una situazione in cui non si arriva a fine mese e ci sono ticket da inserire dappertutto, bisogna continuare a pagare a delle banche che assicurano grandi profitti - perché i profitti durano negli anni - a chi ha fatto sottoscrivere i derivati. Perché non possiamo ritornare in una situazione in cui questi contratti vengono scritti in lingua italiana, nella nostra lingua madre, quella del tricolore, lasciando l'inglese che tanta confusione sta determinando, come la collega Bonfrisco ha ben evidenziato, visto anche l'uso di caratteri molto piccoli?

Ci poniamo questi interrogativi soprattutto con riferimento ad una situazione in cui, come recita l'emendamento, l'esecuzione di tali contratti abbia generato o continui a generare perdite rilevanti per l'ente. Ovvìa, su!

Non possiamo fasciarci gli occhi di prosciutto di fronte a un'evidenza tale, che va contro gli interessi dei cittadini di quei Comuni e di quelle Regioni che hanno - ohimè - simili disastri e certi amministratori di cui è bene non parlare più. (Applausi dei senatori D'Anna e De Siano).

PRESIDENTE. Prima di dare la parola agli altri colleghi che desiderino intervenire, chiedo alla senatrice Bonfrisco se è disponibile a ritirare l'emendamento e a trasformarlo in ordine del giorno.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, mi permetta una risposta articolata alla sua domanda.

PRESIDENTE. No, mi scusi, senatrice, ma ha già articolato il suo intervento di poco fa. La invito a dirci se intende accogliere la proposta del Governo oppure no.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Mi consenta di specificare, Presidente.

Accoglierei ben volentieri la proposta del sottosegretario Giorgetti, perché ne comprendo e ne condivido tutta la cautela. Vorrei però farlo riflettere sul fatto che noi consentiamo una semplice facoltà solo nel caso in cui l'esecuzione di tali contratti «abbia generato o generi una perdita rilevante».

Penso che, rispetto all'impianto normativo che il sottosegretario Giorgetti prima citava e rappresentava, questa modifica non interviene su aspetti di rischio finanziario che magari altre modifiche potrebbero determinare. Pertanto, inviterei il rappresentante del Governo a valutare con più serenità un testo che sigilla e sancisce la facoltà dell'ente, ma solo ed esclusivamente alla condizione che è scritta nell'emendamento.

Chiedo, quindi, al sottosegretario Giorgetti di rivalutare, se è possibile, alla luce di questa indicazione, il suo invito a trasformare l'emendamento in un ordine del giorno, invito che pure considero meritevole della nostra attenzione e significativo dell'attenzione dello stesso Sottosegretario.

PUGLIA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUGLIA (M5S). Signor Presidente, vorrei aggiungere la mia firma all'emendamento in esame, perché ritengo che gli strumenti finanziari cui esso si riferisce siano stati strumenti-pirata.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.8 (testo corretto), presentato dai senatori Bonfrisco e Puglia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 2.10.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 2.10, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori, fino alle parole «con le seguenti».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.10 e l'emendamento 2.9.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 2.11.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 2.11, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori, fino alle parole «con le seguenti».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.11 e l'emendamento 2.12.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.14.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.14, presentato dai senatori Uras e De Petris.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.16.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.16, presentato dai senatori Uras e De Petris.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.15.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.15, presentato dai senatori Uras e De Petris.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.17.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.17, presentato dai senatori Uras e De Petris.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.18.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.18, presentato dai senatori Uras e De Petris.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione). (Brusìo). C'è un po' troppo rumore. Qualcuno vuole andare in vacanza prima del tempo.

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.19.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.19, presentato dai senatori Milo e D'Anna.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.20.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.20, presentato dai senatori Uras e De Petris.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.21.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.21, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.22, identico all'emendamento 2.23.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.22, presentato dalla senatrice Bulgarelli e da altre senatrici, identico all'emendamento 2.23, presentato dai senatori Uras e De Petris.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'emendamento 2.24.

GUALDANI (NCD). Signor Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.25.

URAS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, sarò velocissimo: non stiamo facendo ostruzionismo.

L'emendamento 2.25 nasce da alcuni recenti avvenimenti e da un caso in particolare che si è verificato in Sardegna, dove un'impresa ha dovuto licenziare i propri dipendenti e sospendere i lavori di un'opera pubblica, aggiudicata con gara ad evidenza pubblica.

Questa impresa era stata incaricata di realizzare un frangiflutti in una banchina portuale di Arbatax, dove attracca il traghetto della Tirrenia, e ha dovuto sospendere i lavori perché, al secondo stato di avanzamento, positivamente valutato dall'ufficio competente, è stato alla stessa comunicato che i fondi, a suo tempo impegnati per l'aggiudicazione e la realizzazione di quei lavori, erano spariti.

Ci troviamo di fronte a piccole imprese che eseguono i lavori, a seguito dell'aggiudicazione di una commessa sulla base di una gara legittimamente svolta, e che si trovano improvvisamente in una condizione di disagio assoluto, diventando, per così dire, la banca dello Stato, con le gravi conseguenze di cui parlavo prima, anche in ragione della realtà occupazionale in territori che già vivono condizioni di disagio.

Signor Presidente, questo è un tema che abbiamo anche trattato in Commissione. Vale il ragionamento che faceva prima la senatrice Bonfrisco: sono istanze assolutamente ragionevoli che varrebbe la pena di cogliere immediatamente. Noi saremmo anche favorevoli a ritirare l'emendamento 2.25 e a trasformarlo in un ordine del giorno, che però impegni seriamente il Governo ad affrontare il tema in un prossimo provvedimento legislativo utile.

PRESIDENTE. Sottosegretario Giorgetti, le chiedo di esprimersi sull'eventuale trasformazione dell'emendamento 2.25 in un ordine del giorno.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, per la verità con il senatore Uras ci eravamo già confrontati in Commissione su questo tema. Quindi, il Governo chiede il ritiro dell'emendamento 2.25 e conferma la propria disponibilità all'accoglimento di un ordine del giorno in tal senso.

CHIAVAROLI, relatrice. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G2.25.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G2.25, G2.100, G2.101 e G2.102 non verranno posti ai voti.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2-bis del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

D'ALI' (NCD). Signor Presidente, la materia è sicuramente importante, ma avendo ascoltato le motivazioni già fornite della relatrice e convenendo anche sull'opportunità di non modificare questo testo, ritiro tutti gli emendamenti a mia firma.

FRAVEZZI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, mi associo a quanto appena detto dal collega D'Alì: per quanto la materia sia importante, mi ripropongo di affrontarla nuovamente in occasione di un prossimo decreto e ritiro l'emendamento 2‑bis.0.1.

PRESIDENTE. Il restante emendamento si intende illustrato.

Invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

CHIAVAROLI, relatrice. Signor Presidente, sull'emendamento 2-bis.4 esprimo un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario. Con la senatrice Serra avevamo già parlato di un'eventuale sua trasformazione in ordine del giorno, su cui preannuncio il parere favorevole.

PRESIDENTE. Domando alla senatrice Serra se conferma tale intenzione.

SERRA (M5S). Signor Presidente, trasformo l'emendamento 2-bis.4 in un ordine del giorno.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Accolgo l'ordine del giorno G2-bis.4.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2-bis.4 non verrà posto ai voti.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che si intendono illustrati e sui quali invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CHIAVAROLI, relatrice. Signor Presidente, su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 3 esprimo un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.1.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 3.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Santangelo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.1, presentato dai senatori Uras e De Petris.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.2.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.2, presentato dai senatori Uras e De Petris.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.3.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.3, presentato dalla senatrice Lezzi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.4.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.4, presentato dalla senatrice Bulgarelli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.5.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.5, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.6.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.6, presentato dal senatore Puglia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1174

PRESIDENTE. L'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno è così concluso.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, in considerazione del fatto che mi sembra che per domani mattina gli altri provvedimenti non siano ancora pronti per l'esame dell'Assemblea, vorrei proporre - avendo già consultato i rappresentanti dei Gruppi - di rimandare a domani le dichiarazioni di voto e il voto finale, anche in considerazione delle riunioni che alcuni Gruppi devono tenere. In qualità di Vice Presidente ho sentito quasi tutti i Gruppi, e mi sembrava che vi fosse una condivisione sulla proposta di completare domani mattina l'esame del provvedimento, con le dichiarazioni di voto e il voto finale.

PRESIDENTE. Mi sembra che tutti i colleghi siano d'accordo. Abbiamo fatto un proficuo lavoro in questo lasso di tempo, pertanto la Presidenza accoglie la richiesta del senatore Gasparri.

Rinvio, dunque, il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Per fatto personale

GIOVANARDI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusìo).

Attendiamo un attimo, senatore Giovanardi, altrimenti credo sia molto difficoltoso farsi sentire. (Brusìo). Colleghi, vi prego di mantenere un contegno appropriato finché non avete abbandonato l'Aula.

Senatore Malan! Il senatore Questore deve aiutarmi a mantenere l'ordine. Anche lei, senatore Gentile, contribuiva al disordine.

Prego, senatore Giovanardi.

GIOVANARDI (NCD). Signor Presidente, ho chiesto la parola per fatto personale, ma credo che il mio fatto personale possa interessare tanti colleghi in quest'Aula: ritengo, infatti, che sia stato compiuto un altro passaggio verso il degrado delle istituzioni. Ciò è avvenuto esattamente il 5 dicembre, quando quattro colleghi del Gruppo Movimento 5 Stelle, Maurizio Buccarella, Roberto Cotti, Enrico Cappelletti e Sara Paglini, in una conferenza stampa hanno illustrato un esposto presentato alla procura della Repubblica di Roma, nel quale accusano alcuni colleghi sostanzialmente di essere truffatori, cioè di utilizzare un sistema truffaldino, consistente nell'inserire una pallina nel dispositivo di voto per far apparire come presenti senatori che sarebbero assenti e che quindi non avrebbero diritto a percepire la diaria. (Applausi ironici dal Gruppo M5S).

Non ho letto l'esposto ma ho letto il resoconto della conferenza stampa, e il problema, almeno per quanto mi riguarda, è che i colleghi Cotti, Cappelletti e Paglini hanno elencato alla fine anche i nomi dei supposti «pallinisti» e tra coloro che trufferebbero lo Stato hanno fatto anche il mio nome.

Signor Presidente, naturalmente ho già dato mandato ai miei legali di verificare se ci sono gli estremi della calunnia o della diffamazione nei miei confronti, visto che è stato presentato anche un atto alla procura della Repubblica, e naturalmente tutelerò in ogni sede la mia onorabilità e la correttezza del mio comportamento. Poiché io non ho mai votato per un senatore assente e nessun senatore ha mai votato per me quando ero assente, chiedo alla Presidenza innanzitutto di rivolgersi ai colleghi che hanno fatto questa conferenza stampa per chiedere loro di confermare nell'Aula del Senato se è vero quello che le agenzie di stampa hanno riportato, ovvero che hanno fatto il mio nome come supposto truffatore, oppure se sono in grado di smentire le loro dichiarazioni. Altrimenti chiedo l'istituzione di un Giurì d'onore perché il Senato, tramite il suo Presidente, si riunisca per tutelare l'onorabilità dei suoi appartenenti.

Avverto i colleghi che, in conseguenza di questo esposto in procura, i siti si sono riempiti di minacce e di insulti nei confronti dei senatori che sono stati indicati come truffatori. È un sistema intimidatorio e ricattatorio che non accetto, e chiedo alla Presidenza del Senato di tutelare l'onorabilità dei senatori rispetto a quelle che, almeno per quanto mi riguarda, sono totali e infondate menzogne. (Applausi dal Gruppo NCD).

PRESIDENTE. Senatore Giovanardi, la sua richiesta e il richiamo all'articolo 88 del nostro Regolamento... (Brusìo).

Colleghi, stiamo discutendo di una questione che non è propriamente leggera. Quindi, se non siete interessati, vi invito a lasciare l'Aula. L'emiciclo non può diventare la sede delle discussioni di fine seduta.

Senatore Giovanardi, le stavo rispondendo che l'articolo 88 del Regolamento prevede che il Gran Giurì possa essere istituito e sollecitato per fatti emersi nella discussione in Aula. Quindi, solo se qualcun altro riprenderà questi concetti l'articolo 88 troverà fondamento.

Sulla gestione del Comune di Grotte

BERTOROTTA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERTOROTTA (M5S). Signor Presidente, oggi vorrei sottoporre alla vostra attenzione una vicenda che riguarda il Comune di Grotte, un piccolo Comune dell'agrigentino distante tre chilometri dalla Racalmuto di Leonardo Sciascia. Dallo scorso 13 novembre Grotte ha un regolamento TARES, pubblicato il 13 dicembre sul sito istituzionale dell'ente. Tale regolamento, purtroppo, è identico a quello del Comune di Viareggio, tanto che all'articolo 10, comma 6, si legge: «Per gli specchi acquei la tariffa viene commisurata allo specchio acqueo dato in concessione». Peccato che del mare, da queste parti, difficilmente si riesce a percepire anche solo l'odore, essendo distante circa 30 chilometri. (Applausi dal Gruppo M5S).

Si legge ancora nell'articolo 10, comma 6, del Regolamento: «Nel caso in cui la concessione sia relativa soltanto a colonnine, gavitelli o catenarie utilizzate da unità nautiche autorizzate ad ormeggiare nel porto di Viareggio, la tariffa è dovuta in ragione della lunghezza delle unità navali che potenzialmente potrebbero esservi ormeggiate».

Gli amministratori di Grotte, in sostanza, vogliono far pagare la TARES alle barche ormeggiate nel porto di Viareggio! (Applausi dal Gruppo M5S. Ilarità.). Ma si sa, c'è la crisi, e ognuno si arrangia come può, anche facendo ricorso a soluzioni di finanza creativa!

È sconcertante constatare come assessori, consiglieri, sindaco, presidente del consiglio, nessuno di loro abbia letto il documento prima che venisse approvato, nonostante ben sei sedute di commissioni consiliari.

Ma questa è solo la ciliegina sulla torta (forse) di cinque mesi di amministrazione in cui sono state regolarmente e quotidianamente violate le norme sulla trasparenza. Ad esempio, un bando da un milione di euro è stato pubblicato in una forma totalmente incomprensibile, violando gli articoli 1, 2, 3, 6 del decreto legislativo n. 33 del 2013, e non solo quelli. Il Movimento 5 Stelle locale ha sollevato il caso e chiesto formalmente al Comune di intervenire in attuazione dei principi di efficacia ed efficienza nell'utilizzo delle risorse pubbliche. Purtroppo, nessuna risposta.

L'intera sezione del sito istituzionale del Comune, denominata «Amministrazione Trasparente», è ad oggi quasi completamente vuota, mancando i curricula del sindaco e degli assessori e tutti i dati relativi all'amministrazione, che per legge andrebbero pubblicati.

Lo scorso 25 ottobre il sindaco e gli assessori hanno approvato i documenti che compongono lo schema del bilancio 2013 del Comune, ma hanno «scordato» di pubblicare gli allegati, che «costituiscono parte integrante e sostanziale del bilancio» (la relazione previsionale programmatica 2013-2015, lo schema di bilancio pluriennale 2013-2015, lo schema di bilancio di previsione 2013), così violando l'articolo 12 della legge regionale n. 5 del 2011, in base al quale gli atti della pubblica amministrazione sono pubblici e assumono valore legale dal momento del loro inserimento nei siti telematici degli enti, a tal fine opportunamente pubblicizzati. (Applausi dal Gruppo M5S).

Sul ruolo svolto dalle Forze dell'ordine nel corso di manifestazioni di protesta

CAMPANELLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAMPANELLA (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, da siciliano ho fissato nella mia mente un'immagine buona e forte della Polizia e dei Carabinieri.

Nella mia terra su questo argomento non c'è spazio per le vie di mezzo: o stai dalla parte dei Basile e dei Cassarà o li consideri «sbirri». Grazie a Dio sin da ragazzo ho imparato a vedere nelle forze dell'ordine la faccia benevola dello Stato: quella che protegge i cittadini dai malviventi ed i manifestanti dai provocatori. Presìdi a difesa della democrazia.

Certo, ci sono stati episodi tragici come quello della scuola «Diaz» a Genova, ma quelli li ho letti come un'offesa, prima di tutto alle vittime, ma poi anche ad ogni poliziotto e carabiniere fedele alla legge, cioè la maggioranza. Questa è la visione che il Movimento 5 Stelle, da sempre rispettoso delle regole e delle leggi, ha delle forze dell'ordine.

Ho letto sui giornali di oggi che alcuni carabinieri e poliziotti hanno tolto i caschi ed hanno «partecipato» alle manifestazioni che, per servizio, dovevano proteggere da incidenti. Mi sono fermato a riflettere sul significato della cosa. Sono sempre stato favorevole alla riconoscibilità delle forze dell'ordine in servizio e in quel gesto ho visto la volontà di quei ragazzi di rassicurare i manifestanti sulla possibilità di sfilare pacificamente, senza dover temere nulla dalle forze dell'ordine.

Ho poi letto il comunicato del Sindacato italiano unitario lavoratori polizia (SIULP) in cui si parla, in modo che mi pare minaccioso, di «misura colma» e ritengo che esso contenga un'allucinante forzatura interpretativa con la quale non sono assolutamente d'accordo.

Poliziotti e carabinieri sono servitori dello Stato a protezione delle leggi e delle istituzioni repubblicane; tutti si aspettano che proteggano i cittadini mentre questi protestano legittimamente. A ciascuno di loro è dato, nell'esercizio delle loro funzioni, di capire le ragioni della protesta e di solidarizzare in cuor proprio; a ciascuno è dato però il dovere di fare osservare le leggi dello Stato a protezione della Repubblica. Attenzione: difendere le istituzioni significa rispettare la Costituzione, le leggi ed i propri doveri di servizio, non significa atteggiarsi a persone a disposizione dei potenti, che spesso vorrebbero sfruttare i poliziotti come autisti o come persone al proprio servizio. È però fondamentale fissare un punto: le forze dell'ordine servono a salvaguardare l'ordine costituito. Il sistema politico ed il personale politico che ha fallito vanno cambiati con regolari elezioni, nel rispetto delle leggi. L'ira degli onesti, ancorché terribile, va sfogata nelle urne elettorali. (Applausi dal Gruppo M5S)

Su affermazioni rese dal neo Segretario del Partito Democratico

BENCINI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENCINI (M5S). Signor Presidente, signori colleghi, vorrei approfittare di questo tempo per fare un apprezzamento davvero sincero a tutti quei cittadini che in questi giorni hanno partecipato alle primarie del Partito Democratico. Ritengo sia sempre salutare andare ad espletare il proprio dovere in queste situazioni, perché è qualcosa di positivo. Il coinvolgimento dei cittadini è un impegno civico importante, di chi rinuncia, in questo caso al caldo di casa propria, per spendersi in ciò che crede. È odioso offendere chi dimostra pacificamente e democraticamente il proprio pensiero, che sia tramite delle consultazioni popolari, come le primarie, o che sia fatto riempiendo una piazza per un incontro pubblico. Chi fa ciò dimostra scarso senso democratico e un disprezzo razzista verso chi la pensa diversamente. È un modo di fare politica vecchio e cinico. Voci nel Movimento 5 Stelle non sono immuni, a volte, da atteggiamenti di questo tipo, e io me ne sono sempre dissociata. A maggior ragione però sorprende sentire le stesse parole di disprezzo pronunciate dal neo Segretario del Partito Democratico, che si autodefinisce, appunto, democratico.

Offendere coloro che hanno dedicato un'intera domenica per manifestare a Genova, come ha fatto il neo Segretario del PD, denota ignoranza, oltre che cattivo gusto. L'ignoranza riguarda il come si sia svolta quella giornata e come siano stati trattati tanti temi e problemi, dell'Italia e non solo. In quella occasione Occupy Wall Street ha riconosciuto nel Movimento 5 Stelle e non nel renzismo il punto di riferimento per i movimenti di cambiamento in tutto il mondo. Noi sappiamo bene quale sia la politica e quale l'antipolitica, sappiamo riconoscere chi ha davvero provocato il terremoto del PD e fatto esplodere l'intero sistema partitico fondato sulla difesa del potere e che rappresenta la vera antipolitica; per intenderci, quella che tradisce i propri elettori e i propri principi ispiratori. Sappiamo bene chi ha provocato questo big bang, le dimissioni di Bersani, l'esplosione di Scelta Civica (che sono proprio esplosi, adesso sono totalmente assenti), la decadenza di Berlusconi (anche dei suoi non c'è più nessuno) e la scissione del PdL.

Il Movimento 5 Stelle ha reso possibile tutto questo con la sua vittoria alle elezioni politiche di febbraio e la sua coerenza nel rifiutare di fare da stampella ad un Governo che avrebbe comunque continuato nelle politiche pretese dall'Europa.

Quindi, caro neoleader, in cuor tuo lo sai, sei dove sei sicuramente grazie ai voti di chi ha partecipato alle primarie in virtù di un contesto politico, di uno tsunami, che è stato causato da milioni di italiani che hanno votato e continueranno a votare utilmente per il Movimento 5 Stelle. Denigrarci sottovalutando il nostro impegno e liquidando tutto con la frase «quelli del vaffa e dell'antipolitica» è inaccettabile, oltre ad essere decisamente poco democratico per coloro che, come noi, in questi mesi in Parlamento ma anche quando eravamo fuori da queste stanze, hanno difeso l'onestà, la trasparenza e l'antipolitica; perché comunque facciamo politica. Cerchiamo di costruire una società migliore e difendiamo tutti i giorni ciò che facciamo e vorremo trasmetterlo all'intero Parlamento. (Applausi dal Gruppo M5S).

Sulle modalità di espressione del voto

CAPPELLETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAPPELLETTI (M5S). Signor Presidente, intervengo per una questione personale, essendo stato chiamato in causa dal senatore Giovanardi.

Volevo prima esprimere una breve considerazione più generale. Presidente, questo Senato è stato umiliato troppe volte da alcuni dei suoi più indegni rappresentanti. Li chiamavamo e chiamiamo ancora pianisti, cioè coloro che votano per sé e anche per altri, e anche chi fa votare per sé non essendo presente al proprio posto, essendo anche a centinaia di chilometri da qua. Adesso i pianisti si chiamano pallisti perché - lo abbiamo verificato più volte - ci sono alcuni che hanno votato in quest'Aula con la pallina di carta arrotolata. Ripeto: alcuni senatori hanno votato in quest'Aula con una pallina di carta arrotolata. C'era proprio lei, presidente Calderoli, in quel momento a svolgere le funzioni di Presidente dell'Assemblea.

Noi, come Movimento Cinque Stelle, ci siamo fatti promotori di una modifica del Regolamento che potrebbe, se venisse implementata, mettere la parola fine a una cosa indegna per questa Aula, e non solo.

Rispondo velocissimamente a Giovanardi. Leggo il Resoconto stenografico della 33a seduta dell'Assemblea del 4 giugno 2013. Ne basta una riga. Il senatore Giovanardi dice: «In ore di votazione e durante decine di votazioni (...) Ho chiesto dunque ad un altro collega la cortesia di votare per me (...)». Ora, io chiedo e dico: collega Giovanardi, vada a dirlo fuori di qui che lei chiede ad un collega di votare per lei, benché presente magari nell'ambito del Senato.

GIOVANARDI (NCD). Presidente, chiedo un Giurì d'onore!

CAPPELLETTI (M5S). Vada a dirlo ai cittadini italiani, vada a dirlo ai comitati dei forconi che manifestano qua fuori. (Applausi dal Gruppo M5S). Vada a dire che è legittimo, nella sua area politica, votare con una pallina di carta inserita fraudolentemente all'interno della buchetta per il voto. E si vergogni! (Applausi dal Gruppo M5S).

GIOVANARDI (NCD). Le pagherete tutte!

AIROLA (M5S). Ci minaccia, signor Presidente! Mettiamolo in conto. Vergogna!

PRESIDENTE. Colleghi, guardate che tutto quello che accade qui dentro può essere sanzionato. Avrei dato lettura - ma credo di poterlo affidare ai vostri studi - di un pronunciamento della Corte costituzionale proprio su un caso analogo. Quindi, se vogliamo affrontare le cose in maniera seria, bene. Se invece vogliamo affrontarle con urla o cose del genere, non va bene.

FALANGA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FALANGA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, il mio intervento va proprio in questa direzione. Lei poc'anzi ha ritenuto che la richiesta del senatore Giovanardi non potesse essere accolta, perché, ai sensi dell'articolo 88 del Regolamento, il fatto offensivo deve verificarsi in Aula durante la discussione. Evidentemente, quando si parla di discussione, si parla in senso generale, cioè ci si riferisce ad una discussione su un qualsiasi problema, non soltanto alla discussione generale su un provvedimento di legge.

Però, credo che questa vicenda, che sta avendo un'eco davvero straordinaria, debba avere un esito. Cioè noi dobbiamo stabilire effettivamente, una volta per tutte, se e quali sono i comportamenti corretti durante la votazione e quali sono le offese o comunque quei fatti deplorevoli che meritano di essere sanzionati.

Se il senatore Giovanardi ha accusato quattro esponenti del Movimento 5 Stelle di avere calunniato (ha usato questa espressione), io chiedo allora che lei, signor Presidente, sull'affermazione del senatore Giovanardi istituisca la Commissione per valutare se quello oggetto di tale accusa nei confronti dei quattro colleghi del Movimento 5 Stelle costituisce o meno un comportamento deplorevole e quindi, in quanto tale, da sanzionare. È questa la richiesta che avanzo, a titolo personale, perché ritengo che comunque, quale frazione del potere di quest'Aula, io, al pari di tutti i senatori, devo tutelare l'immagine di ciascuno di noi.

PRESIDENTE. Colleghi, trasmetterò la richiesta del senatore Giovanardi al Presidente, il quale verificherà (Il senatore Giovanardi chiede di intervenire).

Senatore Giovanardi, non vi è più nulla da dire, perché domani è convocata la Giunta per il Regolamento e la richiesta che io avanzerò in tale sede - perché secondo me è indiscutibile quello che è scritto nel nostro Regolamento - è che finalmente si chiarisca il discorso di chi può votare e chi non può votare e finalmente vi sia la possibilità di prendere decisioni in entrambi i sensi. Personalmente ho la mia convinzione, ma poiché tutte le volte si finisce con il fare una discussione, con richiamo ai vari articoli del Regolamento e degli allegati al Regolamento, ritengo opportuno che sia la Giunta per il Regolamento a chiudere la questione una volta per tutte.

GIOVANARDI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Per che cosa? Per fatto personale sul fatto personale?

GIOVANARDI (NCD). Signor Presidente, le cose non stanno in questa maniera. C'è stato un atteggiamento che io definisco vigliacco e calunnioso, che è stato ribadito pochi minuti fa in quest'Aula. L'accusa, in un esposto della procura della Repubblica, è di truffa allo Stato, perché sono stato indicato tra coloro che in questa sede votano per un collega assente in Aula e che magari si trova in un'altra parte d'Italia. È una calunnia vera e propria, che è stata ribadita in Aula. Mi sarei aspettato che il collega dicesse che quanto comunicato dalle agenzie è sbagliato ed erroneo. È infatti evidente che la discussione che si svolgerà presso la Giunta per il Regolamento avrà l'obiettivo di capire se, presenti due senatori, uno accanto all'altro, il sistema di votazione elettronica può consentire, presenti loro, una certa modalità di voto.

Altra questione invece è la calunnia o la diffamazione per un comportamento illecito, penalmente perseguibile, che mi è stato attribuito in una conferenza stampa tenutasi in Senato, e che è stato ribadito oggi in Aula. Su questo chiedo un Giurì d'onore per sapere se sono io a meritare una censura o se sono i colleghi che calunniano e diffamano a dover essere censurati.

PRESIDENTE. Senatore Giovanardi, sono due questioni diverse. Una concerne l'articolo 88 del Regolamento e l'altra le modalità di espressione del voto.

Per chi fosse amante della materia, invito a leggere la sentenza della Corte costituzionale n. 379 del 1996.

BUCCARELLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Per quale ragione?

BUCCARELLA (M5S). Signor Presidente, vorrei intervenire semplicemente per rasserenare gli animi.

PRESIDENTE. Non vorrei che li rendesse più tempestosi.

BUCCARELLA (M5S). Signor Presidente, vorrei rasserenare il collega Giovanardi e dirgli che l'esposto che i colleghi hanno sottoscritto e depositato presso la procura della Repubblica non riguarda la sua persona. Pertanto, tutti i timori di eventuali calunnie nei suoi confronti sono infondati. Si può tranquillizzare.

PRESIDENTE. Colleghi, nella sentenza della Corte costituzionale che ho poc'anzi citato, se qualcuno avrà la curiosità di leggerla, si chiarisce ampiamente che giudicare sulla materia non spetta né alla magistratura né alla procura della Repubblica ma alla Camera di appartenenza. In questo senso intendo chiarire le modalità di votazione in modo che la Camera di appartenenza si regoli di conseguenza.

Gruppi parlamentari, autorizzazione alla costituzione,
composizione e Ufficio di Presidenza

PRESIDENTE. Comunico che, a seguito dell'autorizzazione deliberata in data odierna dal Consiglio di Presidenza, ai sensi dell'articolo 14, comma 5, del Regolamento, si è costituito il Gruppo denominato «Scelta Civica con Monti per l'Italia», di cui fanno parte i senatori Gianpiero Dalla Zuanna, Benedetto Della Vedova, Stefania Giannini, Pietro Ichino, Linda Lanzillotta, Alessandro Maran, Mario Monti e Gianluca Susta.

L'Ufficio di Presidenza è così composto:

- Presidente: Gianluca Susta;

- Vicepresidente vicario: Alessandro Maran;

- Segretario: Stefania Giannini.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 11 dicembre 2013

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 11 dicembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,32).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 ottobre 2013, n. 120, recante misure urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione (1174)

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE E ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE IN SEDE DI CONVERSIONE NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

    1. Il decreto-legge 15 ottobre 2013, n. 120, recante misure urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.

    2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Allegato

MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 15 OTTOBRE 2013, N. 120

        All'articolo 1:

            al comma 2 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, anche tenendo conto delle esigenze connesse all'accoglienza sul territorio nazionale di donne straniere in stato di gravidanza, nonché di quelle concernenti i comuni maggiormente esposti all'afflusso di stranieri, con particolare riguardo al comune di Lampedusa e Linosa»;

        dopo il comma 2 è inserito il seguente:

        «2-bis. Al fine di assicurare la trasparenza nell'uso delle risorse pubbliche, entro il 31 marzo 2014 il Ministro dell'interno presenta una relazione alle Camere per illustrare lo stato di utilizzo e gli effettivi impieghi sia delle risorse assegnate ai sensi del comma 2 del presente articolo, sia di quelle assegnate ai sensi dell'articolo 6, comma 5, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119»;

        dopo il comma 4 sono aggiunti i seguenti:

        «4-bis. Per le medesime esigenze di cui al comma 2, i fondi destinati all'adeguamento dei centri di identificazione ed espulsione, anche attraverso la ristrutturazione di immobili demaniali, previsti dall'articolo 5 del decreto-legge 23 giugno 2011, n. 89, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 129, non sono soggetti ad esecuzione forzata. Gli atti di sequestro e di pignoramento afferenti ai predetti fondi sono nulli. La nullità è rilevabile d'ufficio e gli atti non determinano obbligo di accantonamento da parte della Tesoreria dello Stato, né sospendono l'accreditamento di somme destinate ai funzionari delegati.

        4-ter. All'articolo 17, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: A decorrere dall'anno 2013, qualora entro il 31 ottobre di ciascun anno non sia intervenuta l'intesa di cui al secondo periodo, il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato ad erogare, a titolo di acconto, in favore dell'INMP il 90 per cento dell'importo destinato nell'anno di riferimento al predetto istituto ai sensi del presente comma ».

        All'articolo 2:

        al comma 1, le parole: «120 milioni di euro, ripartito» sono sostituite dalle seguenti: «125 milioni di euro, di cui 5 milioni di euro ad incremento, per l'anno 2013, del contributo spettante ai comuni ai sensi dell'articolo 53, comma 10, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, e i restanti 120 milioni di euro ripartiti»;

            al comma 3, le parole: «120 milioni di euro per l'anno 2013, si provvede, quanto a 30 milioni» sono sostituite dalle seguenti: «125 milioni di euro per l'anno 2013, si provvede, quanto a 35 milioni»;

            al comma 4, le parole: «euro 1.000.000» sono sostituite dalle seguenti: «euro 1.050.000»;

            dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti:

        «4-bis. Al fine di compensare parte del contributo non attribuito alla regione Molise, all'articolo 6-bis, comma 1, primo periodo, del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, le parole: per l'anno 2013 gli obiettivi del patto di stabilità interno sono ridotti, con le procedure previste per il patto regionale verticale, disciplinato dai commi 138 e 140 dell'articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220, di 15 milioni di euro  sono sostituite dalle seguenti: per l'anno 2013 gli impegni e i pagamenti effettuati, nel limite di 15 milioni di euro, dalla regione Molise concernenti i predetti interventi sono esclusi dalla spesa valida ai fini del patto di stabilità interno ».

        4-ter. Per l'anno 2013, ad integrazione delle somme assegnate agli enti locali ai sensi del comma 1, sono altresì attribuite, previa quantificazione del Ministero dell'interno, ai medesimi enti:

            a) quota parte delle risorse versate all'entrata del bilancio dello Stato, ai sensi dell'articolo 7 del decreto del Ministro dell'interno 23 maggio 2012, di cui al comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 290 del 13 dicembre 2012, rese disponibili mediante riassegnazione alla spesa e non necessarie per il medesimo anno per la gestione dell'albo dei segretari comunali e provinciali;

            b) le risorse derivanti dalle minori occorrenze di spesa connesse alla gestione dell'albo dei segretari comunali e provinciali.

        4-quater. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

        4-quinquies. La somma ricevuta da un ente territoriale a titolo di estinzione anticipata di un derivato, corrispondente al valore positivo di mercato che il derivato presenta al momento della sua estinzione anticipata, può essere destinata alla riduzione degli oneri finanziari o all'estinzione anticipata del debito dell'ente medesimo, anche con riferimento a quello maturato a seguito delle anticipazioni di liquidità ricevute a valere sul Fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili, di cui al decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64»;

        al comma 5, lettera a), il capoverso 2-ter è sostituito dal seguente:

        «2-ter. Le disposizioni del comma 2-bis non si applicano ai comuni coinvolti dagli eventi di afflusso di stranieri nell'anno 2013, da individuare con decreto del Ministro dell'interno, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali»;

            al comma 6, dopo le parole: «del relativo gettito a finalità extrasanitarie», ovunque ricorrono, sono inserite le seguenti: «riguardanti lo svolgimento di servizi pubblici essenziali e l'attuazione delle disposizioni di cui al decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64»;

            al comma 7:

                alla lettera b), capoverso 10-bis, dopo le parole: «31 agosto 2013, n. 102,» sono inserite le seguenti: «convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124,» ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le disposizioni di cui al primo periodo si applicano altresì, per le regioni, ai debiti di cui al comma 11-quinquies dell'articolo 25 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, e successive modificazioni, sempre che i predetti debiti siano stati riconosciuti in bilancio alla data di entrata in vigore del presente periodo.»;

                alla lettera c), le parole da: «formale certificazione alla Regione» fino alla fine della lettera sono sostituite dalle seguenti: «formale certificazione alla Ragioneria generale dello Stato dell'avvenuto pagamento dei rispettivi debiti e dell'effettuazione delle relative registrazioni contabili, entro il 30 novembre 2013, in relazione ai debiti già estinti dalla Regione alla data del 30 settembre 2013, ovvero entro trenta giorni dall'estinzione dei debiti da parte della Regione nei restanti casi. La Ragioneria generale dello Stato comunica tempestivamente alle singole Regioni i dati ricevuti e rende noti i risultati delle certificazioni di cui al periodo precedente al tavolo di cui al comma 4, al quale prendono parte, per le finalità di cui al presente comma, anche i rappresentanti dell'Associazione nazionale dei comuni italiani e dell'Unione delle province d'Italia»;

            al comma 8, dopo le parole: «31 agosto 2013, n. 102,» sono inserite le seguenti: «convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124,»;

            dopo il comma 8 è aggiunto il seguente:

        «8-bis. Il Ministero dell'interno è autorizzato a non procedere ad assegnazioni finanziarie a favore di singoli enti locali, ovvero a recuperi o detrazioni di risorse a carico di singoli enti locali, non derivanti da rateizzazioni, nel caso in cui la somma complessiva sia inferiore a 12 euro».

        Dopo l'articolo 2 è inserito il seguente:

        «Art. 2-bis. - (Facoltà di recesso delle pubbliche amministrazioni da contratti di locazione). - 1. Anche ai fini della realizzazione degli obiettivi di contenimento della spesa di cui agli articoli 2, comma 5, e 3, comma 1, le amministrazioni dello Stato, le regioni e gli enti locali, nonché gli organi costituzionali nell'ambito della propria autonomia, hanno facoltà di recedere, entro il 31 dicembre 2014, dai contratti di locazione di immobili in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Il termine di preavviso per l'esercizio del diritto di recesso è stabilito in trenta giorni, anche in deroga ad eventuali clausole difformi previste dal contratto».

        All'articolo 3, comma 1, le parole: «tabella B tali da assicurare» sono sostituite dalle seguenti: «tabella B, in modo da assicurare» e le parole: «590 milioni» sono sostituite dalle seguenti: «595 milioni».

        Alla Tabella B, voce: «Ministero dell'interno», la cifra: «32,4» è sostituita dalla seguente: «37,4 e il totale della medesima Tabella è conseguentemente modificato».

ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 1.

(Disposizioni in materia di immigrazione)

        1. La dotazione del fondo di cui all'articolo 23, comma 11, quinto periodo, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, è incrementata di 20 milioni di euro per l'anno 2013.

        2. Al fine di fronteggiare le esigenze straordinarie connesse all'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale è istituito per le esigenze del Ministero dell'interno nel relativo stato di previsione un Fondo, con la dotazione finanziaria di euro 190 milioni per l'anno 2013, la cui ripartizione è effettuata con decreto del Ministro dell'interno, previa intesa con il Ministro dell'economia e delle finanze, anche tenendo conto delle esigenze connesse all'accoglienza sul territorio nazionale di donne straniere in stato di gravidanza, nonché di quelle concernenti i comuni maggiormente esposti all'afflusso di stranieri, con particolare riguardo al comune di Lampedusa e Linosa.

        2-bis. Al fine di assicurare la trasparenza nell'uso delle risorse pubbliche, entro il 31 marzo 2014 il Ministro dell'interno presenta una relazione alle Camere per illustrare lo stato di utilizzo e gli effettivi impieghi sia delle risorse assegnate ai sensi del comma 2 del presente articolo, sia di quelle assegnate ai sensi dell'articolo 6, comma 5, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119.

        3. Le somme di cui ai commi 1 e 2, non utilizzate nell'esercizio possono esserlo in quello successivo.

        4. All'onere derivante dai commi 1 e 2, pari a 210 milioni di euro nell'anno 2013, si provvede:

            a) quanto a 90 milioni di euro mediante quota parte degli introiti di cui all'articolo 14-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286, affluiti all'entrata del bilancio dello Stato, che resta acquisita al bilancio medesimo;

            b) quanto a 70 milioni di euro mediante il versamento all'entrata del bilancio dello Stato, da parte dell'INPS, delle somme incassate in attuazione dell'articolo 5 del decreto legislativo del 16 luglio 2012, n. 109;

            c) quanto a 50 milioni di euro mediante riduzione della dotazione del fondo di cui all'articolo 2, comma 6-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'interno.

        4-bis. Per le medesime esigenze di cui al comma 2, i fondi destinati all'adeguamento dei centri di identificazione ed espulsione, anche attraverso la ristrutturazione di immobili demaniali, previsti dall'articolo 5 del decreto-legge 23 giugno 2011, n. 89, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 129, non sono soggetti ad esecuzione forzata. Gli atti di sequestro e di pignoramento afferenti ai predetti fondi sono nulli. La nullità è rilevabile d'ufficio e gli atti non determinano obbligo di accantonamento da parte della Tesoreria dello Stato, né sospendono l'accreditamento di somme destinate ai funzionari delegati.

        4-ter. All'articolo 17, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «A decorrere dall'anno 2013, qualora entro il 31 ottobre di ciascun anno non sia intervenuta l'intesa di cui al secondo periodo, il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato ad erogare, a titolo di acconto, in favore dell'INMP il 90 per cento dell'importo destinato nell'anno di riferimento al predetto istituto ai sensi del presente comma».

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

1.2

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Le parole: "Al comma 1, sostituire le parole: «20 milioni» con le seguenti:" respinte; seconda parte preclusa

Al comma 1, sostituire le parole: «20 milioni» con le seguenti: «210 milioni».

        Conseguentemente, sopprimere il comma 2, e sostituire il comma 3 con il seguente:

        «3. Le somme di cui al comma 1 possono essere utilizzate dai comuni anche per attività ed opere connesse all'emergenza sociale derivante dalla crisi economica a favore di minori non stranieri»;

        e al comma 4 sostituire le parole: «dai commi 1 e 2» con le seguenti: «dal comma 1».

1.1

URAS, DE CRISTOFARO, DE PETRIS, PETRAGLIA

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «20 milioni di euro» con le seguenti: «80 milioni di euro» ed in fine aggiungere il seguente periodo: «Il decreto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali di cui al medesimo articolo 23, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, provvede ad individuare le modalità di erogazione del Fondo nell'ambito di un sistema nazionale, assicurando assistenza e consulenza ai Comuni beneficiari del predetto Fondo tramite apposita convenzione con l'ANCI».

        Conseguentemente al comma 4 sostituire la parola: «210» con la parola: «270» ed aggiungere la seguente lettera:

        «c-bis) quanto a 60 milioni di euro parzialmente utilizzando i risparmi conseguiti mediante la disposizione di cui al successivo articolo 3, comma 1.»;

        quindi sostituire il comma 1 dell'articolo 3, con il seguente:

        «1. Al fine di consentire il finanziamento parziale del Fondo di cui all'articolo 1, comma 1, ed il rientro dallo scostamento dagli obiettivi di contenimento dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni entro il limite definito in sede europea, per l'anno 2013 le disponibilità di competenza e di cassa relative alle spese del bilancio dello Stato sono accantonate e rese indisponibili per ciascun Ministero secondo quanto indicato nell'allegata tabella B tali da assicurare complessivamente un miglioramento dell'indebitamento netto delle Pubbliche Amministrazioni di 655 milioni di euro per il medesimo anno.»;

        e, nell'allegata tabella B, alla voce ministero dell'economia e delle finanze sostituire le parole: «2013: 704,8» con le seguenti: «2013: 764,8».

1.3

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «20 milioni» con le seguenti: «50 milioni».

        Conseguentemente, al comma 2 sostituire le parole: «190 milioni» con le seguenti: «160 milioni».

1.4

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Respinto

Sopprimere il comma 2.

        Conseguentemente, al comma 3 sopprimere le parole: «e 2», e sostituire il comma 4 con il seguente:

        «4. All'onere derivante dal comma 1, pari a 20 milioni di euro per l'anno 2013, si provvede mediante il versamento all'entrata del Bilancio dello Stato da parte dell'lNPS delle somme incassate in attuazione dell'articolo 5 del decreto legislativo del 16 luglio 2012, n. 109, per un ammontare pari a 20 milioni di euro».

1.100

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Respinto

Al comma 2, sostituire le parole da: «Al fine di fronteggiare» fino a: «territorio nazionale» con le seguenti: «Per le finalità di cui all'articolo 2, comma 5, capoverso 2-quater del presente decreto».

        Conseguentemente, al comma 5 dell'articolo 2, lettera a) dopo il capoverso «2-ter» inserire il seguente:

        «2-quater. Per l'anno 2013 sono escluse dal Patto di stabilità interno degli enti locali le spese sostenute per interventi di vigilanza e rafforzamento della sicurezza per un importo di 150 milioni».

1.10

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Respinto

Al comma 2), dopo le parole: «sul territorio nazionale» inserire le seguenti: «e le connesse operazioni di identificazione e rimpatrio».

1.5

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Respinto

Al comma 2, sostituire le parole: «190 milioni» con le seguenti: «50 milioni».

    Conseguentemente, al comma 4 sostituire le parole: «210 milioni» con le seguenti: «70 milioni» e sopprimere le lettere a) e c).

1.6

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Le parole: "Al comma 2, sostituire le parole: «190 milioni» con le seguenti:" respinte; seconda parte preclusa

Al comma 2, sostituire le parole: «190 milioni» con le seguenti: «100 milioni».

        Conseguentemente, al comma 4 sostituire le parole: «210 milioni» con le seguenti: «120 milioni» e sopprimere la lettera a).

1.7

BIGNAMI, SANTANGELO, CATALFO, BLUNDO, CASTALDI, SERRA, CASALETTO, GAETTI

Precluso

Al comma 2, sostituire le parole: «190 milioni» con le seguenti: «170 milioni».

        Conseguentemente, al comma 4, alinea, sostituire le parole: «210 milioni» con le seguenti: «190 milioni», nonchè, apportare le seguenti modifiche:

            1) alla lettera a), sostituire le parole: «90 milioni» con le seguenti: «100 milioni»;

            2) alla lettera b), sostituire le parole: «70 milioni» con le seguenti: «90 milioni»;

            3) sopprimere la lettera c).

1.8

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Respinto

Al comma 2, dopo le parole: «la cui ripartizione» inserire le seguenti: «tra gli enti locali».

1.9

URAS, DE PETRIS, PETRAGLIA, DE CRISTOFARO

Respinto

Al comma 2, sostituire le parole: «anche tenendo conto» con le seguenti: «tenendo conto prioritariamente».

1.11

BIGNAMI, BLUNDO, CASTALDI, SERRA

Ritirato e trasformato nell'odg G1.11

Al comma 2, dopo le parole: «donne straniere in stato di gravidanza», inserire le seguenti: «sole e di madri straniere sole che abbiano con loro esclusivamente figli minorenni almeno uno dei quali di età inferiore a tre anni».

G1.11 (già em. 1.11)

BIGNAMI, BLUNDO, CASTALDI, SERRA

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1174,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 1.11.

________________

(*) Accolto dal Governo

1.12

BERTOROTTA, MANGILI

Respinto

Al comma 2, aggiungere in fine le seguenti parole: «nonché ai comuni della provincia di Ragusa».

1.13

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Respinto

Al comma 2 aggiungere infine il seguente periodo: «Le finalità di utilizzo delle disponibilità del Fondo di cui al presente comma sono definite con una risoluzione dalle competenti commissioni parlamentari trasmessa al Ministero dell'interno entro 15 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto;».

1.14

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Respinto

Al comma 4, lettera a), aggiungere infine le seguenti parole: «la medesima somma è riversata al fondo di cui al citato articolo 14-bis; alla copertura dell'onere si provvede ai sensi della successiva lettera a-bis)

        E dopo la lettera a) inserire la seguente:

        «a-bis) In considerazione della eccezionalità della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, per l'anno 2013 i trattamenti pensionistici complessivi corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie, sono assoggettati ad un contributo di perequazione, applicato a conguaglio nel mese di novembre 2013, e le minori spese degli enti previdenziali così determinate sono riversate al fondo di cui alla lettera a), ultimo periodo del presente comma; il contributo di perequazione è pari a:

            a) al 10% della parte eccedente l'importo di 90.000 euro lordi annui fino a 120.000 euro lordi annui;

            b) al 15% della parte eccedente l'importo di 120.000 euro lordi annui fino a 150.000 euro lordi annui;

            c) al 20% della parte eccedente l'importo di 150.000 euro lordi annui fino a 200.000 euro lordi annui

            d) al 25% della parte eccedente l'importo di 200.000 euro lordi annui fino a 260.000 euro lordi annui;

            e) al 30% della parte eccedente l'importo di 260.000 euro lordi annui fino a 300.000 euro lordi annui;

            f) al 35% della parte eccedente l'importo di 300.000 euro lordi annui fino a 350.000 euro lordi annui;

            g) al 40% della parte eccedente l'importo di 350.000 euro lordi annui fino a 390.000 euro lordi annui;

            h) al 50% della parte eccedente l'importo di 390.000 euro lordi annui».

1.15

URAS, DE CRISTOFARO, DE PETRIS, PETRAGLIA

Respinto

Al comma 4, sostituire la lettera c) con la seguente:

        «c) quanto a 50 milioni di euro mediante quota parte delle riduzioni delle spese di bilancio dello Stato di cui all'articolo 3, comma 1».

        Conseguentemente all'articolo 3, sostituire il comma 1 con il seguente:

        «1. Al fine di consentire il finanziamento di cui all'articolo 1, comma 4, lettera c), ed il rientro dallo scostamento dagli obiettivi di contenimento dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni entro il limite definito in sede europea, per l'anno 2013 le disponibilità di competenza e di cassa relative alle spese del bilancio dello Stato sono accantonate e rese indisponibili per ciascun Ministero secondo quanto indicato nell'allegata tabella B tali da assicurare complessivamente un miglioramento dell'indebitamento netto delle Pubbliche Amministrazioni di 640 milioni di euro per il medesimo anno».

        e, nell'allegata tabella B, alla voce «ministero dell'economia e delle finanze» sostituire le parole: «2013: 704,8» con le seguenti: «2013: 754,8».

G1.100 (testo corretto)

SANTANGELO, SERRA, GAETTI

Respinto

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 ottobre 2013, n. 120, recante misure urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione»

        premesso che:

            l'articolo 1 del decreto-legge in esame incrementa di 20 milioni di euro per l'anno 2013 il Fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (comma l) ed istituisce (comma 2) un Fondo immigrazione con una dotazione di 190 milioni di euro per l'anno 2013- da ripartire, tenendo conto anche delle esigenze di accoglienza delle donne immigrate in stato di gravidanza e di quelle dei comuni maggiormente esposti all'afflusso di stranieri- per il quale viene prevista una apposita relazione al Parlamento entro il 31 marzo 2014;

            il comma 4-bis, introdotto nel corso dell'esame presso la Camera, ha per oggetto i fondi destinati all'adeguamento dei centri di identificazione ed espulsione previsti dall'articolo 5, del decreto-legge 23 giugno 2011, n. 129. Il citato comma 4-bis dispone che, per le medesime esigenze di cui al comma 2 - vale a dire per gli interventi necessari a fronteggiare le esigenze connesse all'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale - i fondi destinati all'adeguamento dei centri di identificazione ed espulsione (CIE), previsti dall'articolo 5 del decreto-legge n. 89 del 2011 (e che in tale norma possono essere destinati all'adeguamento medesimo anche «attraverso la ristrutturazione di immobili demaniali», come ripetuto anche nel comma 4-bis in commento) non sono soggetti ad esecuzione forzata;

        considerato che:

            i Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), istituiti dalla legge 6 marzo 1998, n. 40, e previsti . dal Testo unico sull'immigrazione (decreto legislativo 25 luglio 1998,n. 286), sono strutture di trattenimento degli stranieri in condizione di irregolarità, destinati all'espulsione;

            l'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, così come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189, cosiddetta legge «Bossi-Fini», prevede che «quando non sia possibile eseguire con immediatezza l'espulsione mediante accompagnamento», «il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso» il Centro di identificazione e di espulsione, e che quindi tali strutture siano destinate al trattenimento, convalidato dal Giudice di Pace, dei cittadini stranieri extracomunitari irregolari e destinati all'espulsione;

            a decorrere dall'8 agosto 2009, con l'entrata in vigore della legge 15 luglio 2009, n. 94, il termine massimo di permanenza degli stranieri in tali centri è passato da 60 giorni a 180 giorni complessivi, rafforzando cosi la loro natura di luoghi di permanenza obbligatoria e, nei fatti, luoghi di detenzione amministrativa dei migranti;

            il citato articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, al comma 2, dispone che in tali centri lo straniero è trattenuto «con modalità tali da assicurare la necessaria assistenza e il pieno rispetto della sua dignità»;

            l'articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394 specifica che le modalità del trattamento nei Centri di identificazione e di espulsione «devono garantire, nel rispetto del regolare svolgimento della vita in comune, la libertà di colloquio all'interno del centro e con visitatore proveniente dall'esterno, in particolare con il difensore che assiste lo straniero, e con i ministri di culto, la libertà di corrispondenza, anche telefonica, ed i diritti fondamentali della persona» e che in tali centri devono essere -presenti «i servizi sanitari essenziali, gli interventi di socializzazione e la libertà di culto» e i «servizi predisposti per le esigenze fondamentali di cura, assistenza, promozione umana e sociale»;

            l'articolo 13 della Costituzione recita che «la libertà personale è inviolabile ( ... ) non è ammessa forma alcuna di detenzione, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge»; a fronte del dettato costituzionale, tuttavia, nei Centri di identificazione e di espulsione, a giudizio degli interroganti, viene messa in atto una vera e propria detenzione regolata da provvedimenti amministrativi, caratterizzata peraltro da pratiche disomogenee sul territorio e sostanziali disparità di condizioni di trattenimento, in violazione del principio di uguaglianza;

            di fatto, le situazioni che nella normativa vigente legittimano il trattenimento dei richiedenti asilo nei CIE sono troppo ampie e ispirate ad una logica punitiva che opera come deterrente all'emersione di situazioni meritevoli di tutela e di riconoscimento degli stranieri giunti alla frontiera o irregolarmente presenti nel territorio italiano;

            la peculiare natura dei C.I.E., che da un lato sono «centri di trattenimento» in cui sono ospitate persone sottoposte a limitazioni alla libertà personale, ma, dall'altro, e diversamente dagli istituti penitenziari, non hanno quelle caratteristiche sia tecniche che giuridiche stabilite dalla legge e che sono tali da scoraggiare eventuali tentativi di fuga, rende estremamente difficile la concreta ed efficace attuazione del trattenimento degli stranieri da parte delle Forze di Polizia;

            altro dato preoccupante è costituito dalla forte eterogeneità e promiscuità delle persone presenti all'interno dei Centri di identificazione e di espulsione con un'altissima compressione dei diritti fondamentali. Questi centri sono luoghi dove convivono e s'intrecciano, negli stessi ambienti, in condizioni di detenzione, storie di fragilità estremamente eterogenee tra loro da un punto di vista sanitario, giuridico, sociale e umano, a cui corrispondono esigenze molto diversificate;

            all'interno dei Centri di identificazione e di espulsione si sono verificate gravi violazioni dei diritti umani, come denunciato sia da inchieste ed articoli di stampa, sia dalle associazioni di volontariato e dalle associazioni per la tutela dei diritti umani tra le quali anche Amnesty International e Medici senza Frontiere nonché dal rapporto dell'indagine interministeriale depositato il 31 gennaio 2007 dall'ambasciatore De Mistura;

            nel giugno 2012 il Ministro dell'interno ha istituito una Commissione interna al Dicastero per l'analisi della situazione dei C.I.E. italiani. I risultati riportati nel documento programmatico sono molto diversi rispetto a quelli oggetto del rapporto della precedente indagine svolta dalla Commissione De Mistura. Quest'ultima infatti si espresse per il superamento attraverso lo svuotamento degli allora C.P.T.A, mentre, come riportato dall'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), il documento programmatico è volto ad incrementare i centri di detenzione amministrativa in nome dell'efficienza e del risparmio di spesa, individuando le criticità nella sola (o prevalente) condotta delle persone trattenute;

            la Commissione De Mistura, composta sia da membri ministeriali sia da appartenenti all'associazionismo a differenza della Commissione istituita nel 2012 che ha visto, quali componenti, esclusivamente funzionari del Ministero dell'interno, operò visitando tutti i centri, incontrando le prefetture, le questure, ascoltando le associazioni dei vari territori, gli enti locali e le persone trattenute;

            le conclusioni della Commissione De Mistura non hanno trovato alcuna attuazione, né sembrano essere state considerate nell'impostazione dell'indagine del 2012;

        valutato altresì che:

            sono numerosissimi gli atti di autolesionismo e tentativi di suicidio da parte di immigrati presenti nei Centri che sono stati denunciati anche da autorevoli organizzazioni impegnate nel campo dei diritti;

            secondo quanto riportato nel rapporto «Costi disumani. Spesa pubblica per il contrasto all'immigrazione irregolare», redatto a cura dell'associazione Lunaria e, recentemente, presentato in sede di audizione dalla Commissione straordinaria per la promozione e la tutela dei diritti umani del Senato, dal 2005 al 2011 sono stati impegnati 143,8 milioni di euro in media all'anno: per allestire, gestire, mantenere e ristrutturare il sistema dei centri (CDA- Centri Di Accoglienza, CPSA- Centri di Primo Soccorso ed Accoglienza, CARA -Centri di Accoglienza per i Richiedenti Asilo, CIE). «In particolare per i CIE i dati identificabili negli avvisi pubblici per l'affidamento della loro gestione in base al capitolato unico di appalto di gara del novembre 2008, portano a stimare i soli costi di funzionamento in almeno 25,1 milioni di euro l'anno, cui -aggiungere i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria (non quantificabili con solo riferimento ai CIE), i costi per la sorveglianza dei Centri (non inferiori a 26,3 milioni l'anno), i costi di missione del personale di scorta che procede all'esecuzione dei rimpatri coatti (il cui costo medio annuale può essere stimato in 3,6 milioni di euro). I costi minimi sicuramente riconducibili al sistema di detenzione amministrativa nei CIE sono dunque pari ad almeno 55 milioni di euro l'anno»,

        impegna il Governo:

            ad adottare, nell'immediato, misure urgenti sotto il profilo del miglioramento della vivibilità e delle generali condizioni di permanenza dei migranti all'interno dei CIE;

            ad adottare ogni iniziativa utile al superamento dei Centri di identificazione nel quadro di una riforma radicale delle politiche di contrasto dell'immigrazione clandestina evitando la loro riduzione alla semplice repressione «carceraria»;

            a rivedere l'intera disciplina dell'ingresso, del soggiorno e dell'allontanamento dei cittadini stranieri ed adottare politiche migratorie che possano garantire l'effettivo inserimento sociale degli immigrati.

G1.101

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto-legge in conversione, n. 120 del 2013 all'articolo 1 comma 2 istituisce un fondo con una dotazione di 190 milioni di euro per l'anno 2013 per «far fronte alle problematiche derivanti dall'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale»;

            la somma stanziata è destinata in realtà ad essere spesa in soli 2 mesi e mezzo, dalla approvazione del decreto a fine anno, ed appare dunque particolarmente significativa per un così breve lasso di tempo;

            la relazione tecnica del Governo rivela inoltre che, benché non vi sia alcuna traccia di ciò nell'articolato, la metà di questi fondi sono destinati ad oneri per il personale, e dunque, a pagare stipendi;

            né durante l'esame parlamentare né in altra sede il Governo ha chiarito a quali stipendi siano destinati questi fondi, per quali soggetti, secondo quale inquadramento contrattuale;

            nell'attuale situazione di sofferenza del bilancio dello Stato è assolutamente necessario chiarire se e con quali modalità verranno fatte con soldi pubblici assunzioni, e se ciò avverrà in deroga alle normative sulla trasparenza, la pubblicità, ed il blocco delle assunzioni nella P.A;

            in ogni caso, si ritiene che i fondi pubblici possano essere destinati solo ad enti pubblici per garantire, in breve tempo e vista l'entità dell'emergenze, che non ci siano indebiti impieghi o dubbie finalità,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di provvedere, riguardo ai fondi di cui all'articolo 1 comma 2 del decreto in conversione, a coprire oneri solo per il personale impiegato da enti locali.

________________

(*) Accolto dal Governo

G1.102

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto-legge in conversione, n. 120 del 2013 all'articolo 1 comma 2 istituisce un fondo con una dotazione di 190 milioni di euro per l'anno 2013 per «far fronte alle problematiche derivanti dall'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale».

            la copertura dei 190 milioni è ottenuta in parte anche attingendo al fondo unificato per le vittime di reati mafiosi, di fenomeni estorsivi e dell'usura, che è a sua volta alimentato con un prelievo erariale su tutte le assicurazioni (incendi, auto, responsabilità civile) stipulati in Italia, pagato cioè da tutti i cittadini in virtù del nobile fine cui dovrebbe essere dedicato;

            in un momento di crisi economica come quello che sta vivendo il nostro Paese, il fenomeno dell'usura cresce in modo esponenziale, stando ai dati del Ministero dell'interno dal 2010 al 2012 sono 245 mila i commercianti coinvolti in rapporti usurai e 600 mila le posizioni debitorie;

            in un articolo pubblicato sul «Il Sole 24 Ore» del 18 ottobre 2013, le Associazioni antiusura criticano il taglio al fondo antiusura definendolo una scelta poco rassicurante sul fronte della sicurezza sociale;

            in un altro articolo pubblicato sempre sul Il Sole 24 Ore in data 14 novembre si illustra il contenuto della conferenza stampa di presentazione della relazione annuale sulla lotta al racket e usura. Nell'incontro presieduto dal prefetto Betty Belgiorno e dallo stesso Ministro sono stati rappresentati i dati relativi al fenomeno dell'usura dai quali è emerso che negli ultimi anni si è registrata una crescita allarmante. In ultima analisi il prefetto si è soffermata ad analizzare un altro aspetto che merita di essere adeguatamente approfondito, se da un lato infatti le risorse del Fondo antiusura sono cospicue, dall'altro lato non si riesce a dare il giusto ristoro alle vittime a causa di una non meglio specificata lentezza burocratica e una cronica lentezza dei procedimenti giudiziari:

        impegna il Governo a rendere più efficace l'impiego dei fondi anti usura individuando le rigidità e le inadeguatezze che ne hanno impedito fino ad ora l'utilizzo lasciando giacere in utilizzati un ingente quantità di fondi poi distolti per altri e diversi impieghi.

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(*) Accolto dal Governo

G1.103

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto-legge in conversione, n. 120 del 2013 all'articolo 1 comma 2 istituisce un fondo con una dotazione di 190 milioni di euro per l'anno 2013 per «far fronte alle problematiche derivanti dall'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale».

            la copertura dei 190 milioni è ottenuta in parte anche attingendo al fondo unificato per le vittime di reati mafiosi, di fenomeni estorsivi e dell'usura, che è a sua volta alimentato con un prelievo erariale su tutte le assicurazioni (incendi, auto, responsabilità civile) stipulati in Italia, pagato cioè da tutti i cittadini in virtù del nobile fine cui dovrebbe essere dedicato;

            in un momento di crisi economica come quello che sta vivendo il nostro Paese, il fenomeno dell'usura cresce in modo esponenziale, stando ai dati del Ministero dell'interno dal 2010 al 2012 sono 245 mila i commercianti coinvolti in rapporti usurai e 600 mila le posizioni debitorie;

        in un articolo pubblicato sul «Il Sole 24 Ore» del 18 ottobre 2013, le Associazioni antiusura criticano il taglio al fondo antiusura definendolo una scelta poco rassicurante sul fronte della sicurezza sociale;

            in un altro articolo pubblicato sempre sul Il Sole 24 Ore in data 14 novembre si illustra il contenuto della conferenza stampa di presentazione della relazione annuale sulla lotta al racket e usura. Nell'incontro presieduto dal prefetto Betty Belgiorno e dallo stesso Ministro sono stati rappresentati i dati relativi al fenomeno dell'usura dai quali è emerso che negli ultimi anni si è registrata una crescita allarmante. In ultima analisi il prefetto si è soffermata ad analizzare un altro aspetto che merita di essere adeguatamente approfondito, se da un lato infatti le risorse del Fondo antiusura sono cospicue, dall'altro lato non si riesce a dare il giusto ristoro alle vittime a causa di una non meglio specificata lentezza burocratica e una cronica lentezza dei procedimenti giudiziari,

        impegna il Governo:

            a non attingere in futuro al fondo per le vittime dell'usura per scopi diversi a quelli per i quali è destinato, prevedendo, qualora i fondi fossero fortemente superiori agli impieghi;

            ad un loro maggiore impiego per gli scopi previsti o ad una revisione al ribasso dei prelievi fiscali che lo alimentano.

________________

(*) Accolto dal Governo

G1.104

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto-legge in conversione, n. 120 del 2013 all'articolo 1 comma 2 istituisce un fondo con una dotazione di 190 milioni di euro per l'anno 2013 per «far fronte alle problematiche derivanti dall'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale».

            Di questi fondi la grande maggioranza sono stati reperiti svuotando di fatto il fondo istituito dall'allora Ministro Maroni per il rimpatrio dei clandestini, in accordo con i Paesi di provenienza;

            svuotare il fondo rimpatri equivale da parte del Governo ad adottare una modifica sostanziale dell'ordinamento senza passaggi legislativi e senza consultare il Parlamento, rendendo di fatto impossibile per mancanza di fondi qualunque azione di rimpatrio ed interrompendo forse irrimediabilmente il lungo lavoro diplomatico che in questi anni aveva permesso di costruire una proficua ancorché faticosa collaborazione con i paesi di origine e di transito dei flussi di clandestini,

        impegna il Governo ad informare il Parlamento sulle ragioni che hanno condotto all'azzeramento del fondo rimpatri illustrando contestualmente quali siano le nuove linee guida governative in materia di contrasto all'immigrazione clandestina.

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(*) Accolto dal Governo

G1.105

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto-legge in conversione, n. 120 del 2013 all'articolo 1 comma 2 istituisce un fondo con una dotazione di 190 milioni di euro per l'anno 2013 per «far fronte alle problematiche derivanti dall'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale».

            La definizione delle azioni che possano essere svolte a valere sugli stanziamenti di predetto fondo sono del tutto vaghe, lasciate alla totale discrezionalità del Ministero dell'interno, anche dopo gli emendamenti inseriti durante l'esame presso la Camera dei Deputati che si sono limitati ad inserire una mera relazione successiva all'impiego dei fondi, senza alcun indirizzo preventivo;

            è necessario fornire precisi atti di indirizzo al Governo per l'impiego di fondi pubblici così significativi;

            contestualmente, per finanziare il fondo istituito dall'articolo 2 comma 2 del decreto in conversione, è stato svuotato il fondo destinato al rimpatrio dei clandestini presenti sul territorio nazionale, in accordo con i paesi di origine,

        impegna il Governo ad utilizzare il Fondo di cui al comma 2 dell'articolo 1 del decreto in esame anche per le attività identificazione e rimpatrio degli immigrati presenti sul territorio nazionale.

G1.105 (testo 2)

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto-legge in conversione, n. 120 del 2013 all'articolo 1 comma 2 istituisce un fondo con una dotazione di 190 milioni di euro per l'anno 2013 per «far fronte alle problematiche derivanti dall'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale».

            La definizione delle azioni che possano essere svolte a valere sugli stanziamenti di predetto fondo sono del tutto vaghe, lasciate alla totale discrezionalità del Ministero dell'interno, anche dopo gli emendamenti inseriti durante l'esame presso la Camera dei Deputati che si sono limitati ad inserire una mera relazione successiva all'impiego dei fondi, senza alcun indirizzo preventivo;

            è necessario fornire precisi atti di indirizzo al Governo per l'impiego di fondi pubblici così significativi;

            contestualmente, per finanziare il fondo istituito dall'articolo 2 comma 2 del decreto in conversione, è stato svuotato il fondo destinato al rimpatrio dei clandestini presenti sul territorio nazionale, in accordo con i paesi di origine,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di utilizzare il Fondo di cui al comma 2 dell'articolo 1 del decreto in esame anche per le attività identificazione e rimpatrio degli immigrati presenti sul territorio nazionale.

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(*) Accolto dal Governo

G1.106

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto-legge in conversione, n. 120 del 2013 all'articolo 1 comma 2 istituisce un fondo con una dotazione di 190 milioni di euro per l'anno 2013 per «far fronte alle problematiche derivanti dall'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale»;

            tale fondo è alimentato per 20 milioni di euro mediante il versamento all'entrata del Bilancio dello Stato da parte dell'INPS delle somme incassate in attuazione dell'articolo 5 del decreto legislativo del 16 luglio n. 109 del 2012, la «sanatoria» per extracomunitari clandestini attuata dall'allora Governo Monti per volontà del Ministro Riccardi in piena crisi economica nell'autunno del 2012;

            il cosiddetto Governo tecnico aveva previsto il pagamento di una somma significativa da parte del datore di lavoro per sanare la posizione di ogni clandestino, per tentare di convincere i cittadini che la sanatoria sarebbe stata una fonte di entrate certe per il bilancio dello Stato che il Governo dei tecnici avrebbe dovuto risanare, e allo stesso tempo che la regolarizzazione non avrebbe avuto effetti negativi sul bilancio nazionale degli istituti di previdenza;

            attingendo a tali versamenti per il fondo immigrati istituito dal presente decreto potrebbe crearsi un squilibrio nei conti dell'INPS, destinato a lasciare in eredità problemi finanziari destinati a gravare sulle future pensioni,

        impegna il Governo a chiarire al Parlamento quale effetto abbia sul bilancio dell'INPS questo prelievo a favore del Fondo immigrati e quale sia stato complessivamente l'effetto in termini contributivi della sanatoria per gli immigrati attuata nel 2012.

G1.106 (testo 2)

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto-legge in conversione, n. 120 del 2013 all'articolo 1 comma 2 istituisce un fondo con una dotazione di 190 milioni di euro per l'anno 2013 per «far fronte alle problematiche derivanti dall'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale»;

            tale fondo è alimentato per 20 milioni di euro mediante il versamento all'entrata del Bilancio dello Stato da parte dell'INPS delle somme incassate in attuazione dell'articolo 5 del decreto legislativo del 16 luglio n. 109 del 2012, la «sanatoria» per extracomunitari clandestini attuata dall'allora Governo Monti per volontà del Ministro Riccardi in piena crisi economica nell'autunno del 2012;

            il cosiddetto Governo tecnico aveva previsto il pagamento di una somma significativa da parte del datore di lavoro per sanare la posizione di ogni clandestino, per tentare di convincere i cittadini che la sanatoria sarebbe stata una fonte di entrate certe per il bilancio dello Stato che il Governo dei tecnici avrebbe dovuto risanare, e allo stesso tempo che la regolarizzazione non avrebbe avuto effetti negativi sul bilancio nazionale degli istituti di previdenza;

            attingendo a tali versamenti per il fondo immigrati istituito dal presente decreto potrebbe crearsi un squilibrio nei conti dell'INPS, destinato a lasciare in eredità problemi finanziari destinati a gravare sulle future pensioni,

        impegna il Governo a comunicare al Parlamento quale effetto abbia sul bilancio dell'INPS questo prelievo a favore del Fondo immigrati e quale sia stato complessivamente l'effetto in termini contributivi della sanatoria per gli immigrati attuata nel 2012.

________________

(*) Accolto dal Governo

G1.107

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto-legge in conversione, n. 120 del 2013 all'articolo 1 comma 2 istituisce un fondo con una dotazione di 190 milioni di euro per l'anno 2013 per «far fronte alle problematiche derivanti dall'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale»;

            a fronte dei 190 milioni stanziati per gli immigrati, solo 20 milioni sono stati stanziati per aiutare i comuni di tutta Italia che sono obbligati per legge a farsi carico integralmente dei minori non accompagnati presenti sul territorio comunale;

            i fondi per i minori non accompagnati sono stati sempre riassegnati ai comuni in ritardo, in maniera insufficiente ed assolutamente aleatoria, aumentando anche su questo fronte l'incertezza di bilancio e la confusione finanziaria in cui si trovano ad operare le amministrazioni comunali;

            tutti i fondi stanziati dall'articolo 1 del decreto in conversione possono essere mantenuti in Bilancio anche per l'annualità 2014, qualora non impiegati,

        impegna il Governo a destinare per l'anno 2014 ai comuni ai sensi di quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 1 del decreto in conversione le eventuali rimanenze del fondo di cui al comma 2 del medesimo articolo (fondo afflusso immigrati).

G1.107 (testo 2)

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto-legge in conversione, n. 120 del 2013 all'articolo 1 comma 2 istituisce un fondo con una dotazione di 190 milioni di euro per l'anno 2013 per «far fronte alle problematiche derivanti dall'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale»;

            a fronte dei 190 milioni stanziati per gli immigrati, solo 20 milioni sono stati stanziati per aiutare i comuni di tutta Italia che sono obbligati per legge a farsi carico integralmente dei minori non accompagnati presenti sul territorio comunale;

            i fondi per i minori non accompagnati sono stati sempre riassegnati ai comuni in ritardo, in maniera insufficiente ed assolutamente aleatoria, aumentando anche su questo fronte l'incertezza di bilancio e la confusione finanziaria in cui si trovano ad operare le amministrazioni comunali;

            tutti i fondi stanziati dall'articolo 1 del decreto in conversione possono essere mantenuti in Bilancio anche per l'annualità 2014, qualora non impiegati,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di destinare per l'anno 2014 ai comuni ai sensi di quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 1 del decreto in conversione le eventuali rimanenze del fondo di cui al comma 2 del medesimo articolo (fondo afflusso immigrati).

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(*) Accolto dal Governo

G1.108

SERRA, BIGNAMI, MONTEVECCHI, ORELLANA, CATALFO, BOCCHINO, BENCINI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge 1174 recante «Conversione in legge del decreto-legge 15 ottobre 2013, n. 120, recante misure urgenti in materia di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione»,

        premesso che:

            l'articolo 1 del presente decreto legge è rubricato: «Disposizioni in materia di immigrazione», tuttavia, la norma appare generica; discorre di «esigenze» senza alcun riferimento ai sempre più gravi disagi umani e psicologici che si avvertono fra gli immigrati, soprattutto donne e minori;

            la norma, al quanto opaca, rappresenta una sorta di Giano bifronte, espressione delle contraddizioni che si rinvengono nella realtà dei fatti; da un lato ha il merito di voler riconoscere e affrontare il problema dell'immigrazione alla luce delle «esigenze straordinarie connesse all'afflusso di stranieri sul territorio nazionale», dall'altra offre il fianco a critiche, in quanto non indica, almeno in via generale, le reali necessità da riconoscere, presenti nei CIE, nei CARA e nelle comunità per minori;

            a fronte dell'esigenza di una normativa sistematica, attenta ai bisogni di queste persone, ci si trova, nella realtà, davanti ad un ginepraio di norme, a rimpalli di responsabilità e incapacità di riconoscere e garantire, non soltanto sul piano formale, la dignità di essere umano. Proprio coloro che hanno maggiore necessità di attenzioni, in quanto «doppiamente fragili», sono lasciati soli. Una fragilità che origina dal fatto che i loro diritti vengono soffocati nei paesi di origine, dal quale fuggono per questo motivo, non sapendo che una sorte analoga verrà subita nel paese che li accoglie, l'Italia. Proprio chi è più debole viene coinvolto in un «vulnus disorganizzato» che produce ulteriori disagi psicologici soprattutto, tra i più giovani. Tutto questo avviene pur essendo loro riconosciuti e garantiti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di. diritto interno, dai trattati internazionali in vigore e dai principi generalmente riconosciuti dal diritto internazionale, così come previsto dal decreto legislativo n. 286 del 25 luglio 1998 e successive modifiche;

            ogni anno giungono in Italia via mare circa 2000 minori stranieri non accompagnati. Il 2013 non costituisce una eccezione ma, anzi, i numeri parrebbero cresciuti. L'Italia affronta il problema dell'accoglienza degli immigrati considerandola una mera emergenza, senza programmare e sviluppare realmente un sistema nazionale che garantisca la sua funzione e fruibilità per tutti i migranti;

            la non uniformità delle procedure di identificazione e accertamento dell'età dei minori portano, talvolta, a riconoscere tali minori come maggiorenni, con la conseguenza che spesso viene rilevata la loro presenza nei CIE e nei CARA, nonostante l'Italia abbia ratificato, con la legge 27 maggio 1991, n. 176, la Convenzione sui diritti del fanciullo;

        impegna il Governo a garantire:

            a) l'attuazione e il funzionamento di un specifico programma/protocollo di assistenza sanitaria e psicologica con particolare attenzione ai minori, ai disabili e alle donne - soprattutto le gestanti - al fine di riconoscere maggiore tutela e dignità agli immigrati;

            b) la presenza e il regolare funzionamento di uno sportello/punto d'ascolto con il necessario apporto di professionisti, quali psicologi, pedagogisti e medici all'interno di tutti i CIE, CARA e centri di accoglienza per minori.

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(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI E TABELLA A

Articolo 2.

(Disposizioni in tema di finanza degli enti territoriali)

        1. Per l'anno 2013, ad integrazione del fondo di solidarietà comunale di cui all'articolo 1, comma 380, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, spettante a ciascun comune in attuazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui alla lettera b) del medesimo comma 380, è riconosciuto un contributo per un importo complessivo di 125 milioni di euro, di cui 5 milioni di euro ad incremento, per l'anno 2013, del contributo spettante ai comuni ai sensi dell'articolo 53, comma 10, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, e i restanti 120 milioni di euro ripartiti tra i comuni nella misura indicata nell'allegata tabella A al presente decreto.

        2. Il contributo attribuito a ciascun comune in applicazione del comma 1 non è considerato tra le entrate finali di cui all'articolo 31, comma 3, della legge 12 novembre 2011, n. 183, rilevanti ai fini del patto di stabilità interno 2013.

        3. Alla copertura dell'onere derivante dal comma 1, pari a 125 milioni di euro per l'anno 2013, si provvede, quanto a 35 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 10, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, utilizzando la dotazione per l'anno 2013 della «Sezione per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti locali» e quanto a 90 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 122, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, per la parte di contributo non attribuito alle Regioni Puglia e Molise.

        4. All'onere derivante dall'attuazione del comma 3, in termini di minori interessi attivi per il bilancio dello Stato, pari a euro 1.050.000 a decorrere dall'anno 2014 si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

        4-bis. Al fine di compensare parte del contributo non attribuito alla regione Molise, all'articolo 6-bis, comma 1, primo periodo, del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, le parole: «per l'anno 2013 gli obiettivi del patto di stabilità interno sono ridotti, con le procedure previste per il patto regionale verticale, disciplinato dai commi 138 e 140 dell'articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220, di 15 milioni di euro» sono sostituite dalle seguenti: «per l'anno 2013 gli impegni e i pagamenti effettuati, nel limite di 15 milioni di euro, dalla regione Molise concernenti i predetti interventi sono esclusi dalla spesa valida ai fini del patto di stabilità interno».

        4-ter. Per l'anno 2013, ad integrazione delle somme assegnate agli enti locali ai sensi del comma 1, sono altresì attribuite, previa quantificazione del Ministero dell'interno, ai medesimi enti:

            a) quota parte delle risorse versate all'entrata del bilancio dello Stato, ai sensi dell'articolo 7 del decreto del Ministro dell'interno 23 maggio 2012, di cui al comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 290 del 13 dicembre 2012, rese disponibili mediante riassegnazione alla spesa e non necessarie per il medesimo anno per la gestione dell'albo dei segretari comunali e provinciali;

            b) le risorse derivanti dalle minori occorrenze di spesa connesse alla gestione dell'albo dei segretari comunali e provinciali.

        4-quater. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

        4-quinquies. La somma ricevuta da un ente territoriale a titolo di estinzione anticipata di un derivato, corrispondente al valore positivo di mercato che il derivato presenta al momento della sua estinzione anticipata, può essere destinata alla riduzione degli oneri finanziari o all'estinzione anticipata del debito dell'ente medesimo, anche con riferimento a quello maturato a seguito delle anticipazioni di liquidità ricevute a valere sul Fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili, di cui al decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64.

        5. All'articolo 31 della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono apportate le seguenti modifiche:

            a) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:

        «2-bis. In deroga a quanto disposto dal comma 2, per l'anno 2013 le percentuali da applicare alla media della spesa corrente registrata negli anni 2007-2009, così come desunta dai certificati di conto consuntivo, sono pari, per le province a 19,61 per cento, per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti a 15,61 per cento e per i comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti a 12,81 per cento.

        2-ter. Le disposizioni del comma 2-bis non si applicano ai comuni coinvolti dagli eventi di afflusso di stranieri nell'anno 2013, da individuare con decreto del Ministro dell'interno, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali.»;

            b) al comma 5 le parole «Per l'anno 2014» sono sostituite dalle seguenti «Per gli anni 2013 e 2014».

        6. All'articolo 2, comma 80, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, dopo il primo periodo sono inseriti i seguenti: «A decorrere dal 2013 alle regioni che presentano, in ciascuno degli anni dell'ultimo biennio di esecuzione del Piano di rientro, ovvero del programma operativo di prosecuzione dello stesso, verificato dai competenti Tavoli tecnici di cui agli articoli 9 e 12 dell'Intesa 23 marzo 2005, sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, pubblicata nel supplemento ordinario n. 83 alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005, un disavanzo sanitario, di competenza del singolo esercizio e prima delle coperture, decrescente e inferiore al gettito derivante dalla massimizzazione delle predette aliquote, è consentita la riduzione delle predette maggiorazioni, ovvero la destinazione del relativo gettito a finalità extrasanitarie riguardanti lo svolgimento di servizi pubblici essenziali e l'attuazione delle disposizioni di cui al decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, in misura tale da garantire al finanziamento del Servizio sanitario regionale un gettito pari al valore medio annuo del disavanzo sanitario registrato nel medesimo biennio. Alle regioni che presentano, in ciascuno degli anni dell'ultimo triennio, un disavanzo sanitario, di competenza del singolo esercizio e prima delle coperture, inferiore, ma non decrescente, rispetto al gettito derivante dalla massimizzazione delle predette aliquote, è consentita la riduzione delle predette maggiorazioni, ovvero la destinazione del relativo gettito a finalità extrasanitarie riguardanti lo svolgimento di servizi pubblici essenziali e l'attuazione delle disposizioni di cui al decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, in misura tale da garantire al finanziamento del Servizio sanitario regionale un gettito pari al valore massimo annuo del disavanzo sanitario registrato nel medesimo triennio. Le predette riduzioni o destinazione a finalità extrasanitarie sono consentite previa verifica positiva dei medesimi Tavoli e in presenza di un Programma operativo 2013-2015 approvato dai citati Tavoli, ferma restando l'efficacia degli eventuali provvedimenti di riduzione delle aliquote dell'addizionale regionale all'IRPEF e dell'IRAP secondo le vigenti disposizioni. Resta fermo quanto previsto dal presente comma in caso di risultati quantitativamente migliori e quanto previsto dal comma 86 in caso di determinazione di un disavanzo sanitario maggiore di quello programmato e coperto.».

        7. Al decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito con modificazioni dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) all'articolo 1, comma 10, l'ultimo periodo è sostituito dal seguente:

        «La dotazione per il 2014 della Sezione di cui all'articolo 2, unitamente alle disponibilità non erogate in prima istanza alla data del 31 dicembre 2013, è destinata, entro il 31 marzo 2014, con le medesime procedure ivi previste, ad anticipazioni di liquidità per il pagamento dei debiti di cui all'articolo 2 richieste in data successiva a quella prevista dal predetto articolo 2, comma 1, e, comunque, non oltre il 28 febbraio 2014.»;

            b) all'articolo 1, dopo il comma 10, è inserito il seguente:

        «10-bis. Ai fini dell'assegnazione delle anticipazioni di liquidità a valere sulle risorse di cui all'articolo 13, commi 8 e 9, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124, e sulla dotazione per il 2014 della Sezione di cui all'articolo 2, nonché ai fini dell'erogazione delle risorse già assegnate con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 14 maggio 2013 ma non ancora erogate, sono considerati anche i pagamenti dei debiti fuori bilancio che presentavano i requisiti per il riconoscimento alla data del 31 dicembre 2012, anche se riconosciuti in bilancio in data successiva. Le disposizioni di cui al primo periodo si applicano altresì, per le regioni, ai debiti di cui al comma 11-quinquies dell'articolo 25 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, e successive modificazioni, sempre che i predetti debiti siano stati riconosciuti in bilancio alla data di entrata in vigore del presente periodo»;

            c) all'articolo 2, comma 6, dopo il secondo periodo sono aggiunti i seguenti:

        «All'atto dell'estinzione da parte della Regione dei debiti elencati nel piano di pagamento nei confronti degli enti locali o di altre pubbliche amministrazioni, ciascun ente locale o amministrazione pubblica interessata provvede all'immediata estinzione dei propri debiti. Il responsabile finanziario dell'ente locale o della pubblica amministrazione interessata fornisce formale certificazione alla Ragioneria generale dello Stato dell'avvenuto pagamento dei rispettivi debiti e dell'effettuazione delle relative registrazioni contabili, entro il 30 novembre 2013, in relazione ai debiti già estinti dalla Regione alla data del 30 settembre 2013, ovvero entro trenta giorni dall'estinzione dei debiti da parte della Regione nei restanti casi. La Ragioneria generale dello Stato comunica tempestivamente alle singole Regioni i dati ricevuti e rende noti i risultati delle certificazioni di cui al periodo precedente al Tavolo di cui al comma 4 al quale prendono parte, per le finalità di cui al presente comma, anche i rappresentanti dell'Associazione nazionale dei comuni italiani e dell'Unione delle province d'Italia».

        8. All'articolo 14, comma 2, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124, il termine del 15 ottobre 2013, è prorogato al 4 novembre 2013 e il termine di 15 giorni entro il quale la sezione d'appello delibera in camera di consiglio è ridotto a 7 giorni.

        8-bis. Il Ministero dell'interno è autorizzato a non procedere ad assegnazioni finanziarie a favore di singoli enti locali, ovvero a recuperi o detrazioni di risorse a carico di singoli enti locali, non derivanti da rateizzazioni, nel caso in cui la somma complessiva sia inferiore a 12 euro.

Tabella A (in formato PDF)

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EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

2.1

BITONCI, COMAROLI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere infine i seguenti commi:

        «1-bis. È aumentata la dotazione del Fondo di Solidarietà Comunale 2013 di cui al comma 1 per 10 milioni di euro.

        1-ter. La integrazione di cui al comma 1-bis è destinata esclusivamente ai Comuni che nel corso dell'esercizio finanziario 2013 non hanno deliberato variazioni in aumento rispetto alle aliquote di base 2012 dell'imposta municipale propria (IMU) sulla prima abitazione, così come definita dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

        1-quater. Con decreto di natura non regolamentare del Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze da emanarsi entro il 31 Gennaio 2014 previa intesa presso la Conferenza Stato-città e autonomie locali, è determinato il riparto della integrazione di cui al comma 1-bis.

        1-quinquies. All'onere di cui al comma 1-bis si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa relativa al fondo per gli interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307».

2.2

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Le parole: «Sopprimere il comma 2.» respinte; seconda parte preclusa

Sopprimere il comma 2.

        Conseguentemente sostituire il comma 3 con il seguente:

        «3. Alla copertura dell'onere derivante dal comma 1, pari a 120 milioni di euro per il 2013, si provvede in quota parte a valere sulle disponibilità del Fondo di cui all'articolo 1, comma 2 del presente decreto».

2.3

BERTOROTTA, MANGILI

Precluso

Sopprimere il comma 2.

2.5

URAS, DE PETRIS

Respinto

Al comma 2, sopprimere la parola: «non».

2.4

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Respinto

Al comma 2 dopo le parole: «del comma 1» inserire le seguenti: «e le relative spese» e aggiungere, infine, le parole: «alla copertura delle eventuali maggiori spese derivanti dal presente comma si provvede a valere sul fondo di cui all'articolo 1, comma 2, del presente decreto».

2.6

BERTOROTTA, MANGILI

Respinto

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

        «2-bis. Per i Comuni che hanno presentato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale di cui all'articolo 243-bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il contributo di cui al comma 1 è commisurato al gettito dell'imposta municipale conseguente all'applicazione delle aliquote deliberate per la realizzazione del suddetto piano di riequilibrio».

2.7

BERTOROTTA, MANGILI

Respinto

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

        «2-bis. Per i Comuni che hanno deliberato il dissesto finanziario ai sensi dell'articolo 246 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il contributo di cui al comma 1 è commisurato al gettito conseguente all'applicazione delle aliquote deliberate ai sensi dell'articolo 251, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267».

2.8 (testo corretto)

BONFRISCO, PUGLIA (*)

Respinto

Dopo il comma 4-quinquies, inserire il seguente:

        «4-sexies. È facoltà degli enti territoriali procedere alla rinegoziazione dei contratti derivati già in essere alla data di entrata in vigore della presente disposizione, qualora l'esecuzione di tali contratti abbia generato o generi una perdita rilevante per l'ente e la rinegoziazione abbia l'effetto di ridurre tale perdita».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

2.10

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Le parole da: «Sopprimere» a: «le seguenti:» respinte; seconda parte preclusa

Sopprimere il comma 5.

        Conseguentemente all'articolo 3, comma 1, sostituire le parole: «595 milioni» con le seguenti: «1.045 milioni».

2.9

BERTOROTTA, MANGILI

Precluso

Sopprimere il comma 5.

        Conseguentemente, all'articolo 3, comma 1, sostituire le parole: «595 milioni» con le seguenti: «1.040 milioni» e alla Tabella B, voce: Ministero dell'economia e finanze sostituire la cifra: «704,8» con la seguente: «904,8», e alla voce: Ministero dello sviluppo economico sostituire la cifra: «23,0» con la seguente: «273,0».

2.11

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Le parole da: «Al comma 5,» a: «le seguenti:» respinte; seconda parte preclusa

Al comma 5, alla lettera a) premettere la seguente:

            «0a) al comma 1 sostituire le parole: "dall'anno 2013" con le seguenti: "dall'anno 2015"»; e dopo la lettera b) aggiungere la seguente:

            «b-bis) ai maggiori oneri derivanti dalla lettera 0a) del presente comma si provvede per l'anno 2013 a valere sulle disponibilità del Fondo di cui all'articolo 1, comma 2, del presente decreto per una quota pari a 70 milioni di euro e per l'anno 2014 tramite una riduzione lineare delle dotazioni di parte corrente, relative alle autorizzazioni di spesa di cui alla Tabella C allegata alla legge di stabilità per l'anno 2014 per un importo pari a 500 milioni di euro».

2.12

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Precluso

Al comma 5, alla lettera a) premettere la seguente:

            «0a) al comma 1 sostituire le parole: "dall'anno 2013" con le seguenti: "dall'anno 2014"».

        Conseguentemente, all'articolo 1, comma 2, aggiungere infine le seguenti parole: «Una quota del Fondo pari a 70 milioni di euro per l'anno 2013 è destinata alla copertura delle maggiori spese derivanti dalle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 5, lettera 0a) del presente decreto».

2.14

URAS, DE PETRIS

Respinto

Al comma 5, lettera a), dopo il capoverso «2-ter», inserire il seguente:

        «2-quater. Ai fini della salvaguardia dell'assetto idrogeologico dei territori, in coerenza con gli obiettivi programmati ci di finanza pubblica, agli enti locali potranno essere attribuiti nel 2014 spazi finanziari, a valere sul patto di stabilità interno, per incentivare gli investimenti in riqualificazione e messa in sicurezza dei territori».

2.16

URAS, DE PETRIS

Respinto

Al comma 6, sostituire, ovunque ricorrano, le parole da:«è consentita la riduzione delle predette maggiorazioni» fino alle parole: «Legge 6 giugno 2013, n. 64» con le seguenti: «le predette maggiorazioni sono ridotte».

2.15

URAS, DE PETRIS

Respinto

Al comma 6, sopprimere, ovunque ricorrano, le parole da:«e l'attuazione delle disposizioni di cui al decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64».

2.17

URAS, DE PETRIS

Respinto

Dopo il comma 6, inserire i seguenti:

        «6-bis. All'articolo 5, il comma 3, del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, è sostituito dal seguente:

        "3. A decorrere dal 2014 il provvedimento regionale che dispone misure che comportino una riduzione netta dell'IRAP non può trovare copertura finanziaria con una contestuale maggiorazione dell'aliquota dell'addizionale regionale IRPEF che, sommata a quella vigente, risulti superiore allo 0,5 per cento".

        6-ter. All'articolo 6, comma 3, il primo periodo del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, è soppresso».

2.18

URAS, DE PETRIS

Respinto

Dopo il comma 6, inserire il seguente:

        «6-bis. All'articolo 6 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, al comma 4 è aggiunto in fine il seguente periodo: «Le Regioni possono stabilire una soglia di esenzione reddituale da intendersi come limite di reddito al di sotto del quale l'addizionale regionale all'IRPEF, o la sua maggiorazione, non è dovuta; nel caso di superamento del suddetto limite, la stessa si applica al reddito complessivo ai fini dell'addizionale IRPEF».

2.19

MILO, D'ANNA

Respinto

Dopo il comma 6 inserire il seguente:

        «6-bis. All'articolo 15, comma 17-bis, quarto periodo del decreto-legge n. 95 del 2012 dopo la parola: "provvede" sopprimere le parole: "all'eventuale"».

2.20

URAS, DE PETRIS

Respinto

Al comma 7, premettere alla lettera a), la seguente:

            «0a) all'articolo 1, comma 7 del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito con modificazioni in legge 6 giugno 2013, n. 64, le parole: "per l'anno 2013", sono sostitute dalle parole: "per gli anni 2013 e 2014"».

        e, contestualmente, dopo la lettera b) inserire la seguente:

            «b-bis) all'articolo 1, dopo il comma 7, è aggiunto il seguente:

        "7-bis. Per l'anno 2014, l'esclusione di cui al comma precedente trova applicazione anche per i trasferimenti effettuati in favore degli enti locali soggetti al patto di stabilità interno a valere sui residui passivi in conto capitale, purché a fronte di corrispondenti residui attivi degli enti locali"».

2.21

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Respinto

Al comma 7 sopprimere la lettera b).

2.22

BULGARELLI, LEZZI, BERTOROTTA, MANGILI

Respinto

Sopprimere il comma 8.

2.23

URAS, DE PETRIS

Id. em. 2.22

Sopprimere il comma 8.

2.24

CARIDI, GUALDANI, TORRISI, MANCUSO, BIANCONI, GENTILE, AIELLO

Ritirato

Al comma 8, sostituire le parole:«4 novembre 2013», con le seguenti: «15 gennaio 2014», e inserire, in fine, il seguente periodo:«Altresì, il termine del 15 novembre 2013 è differito al 15 febbraio 2014».

        Dopo, il comma 8, inserire il seguente comma: «8-bis. 1. All'articolo 14 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124, inserire il seguente comma: "2-quater. Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche ai giudizi per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, pende giudizio di revocazione innanzi alle competenti sezioni giurisdizionali d'appello. In questo caso, il calcolo della somma per la definizione del giudizio è operato con riferimento al danno quantificato nella sentenza d'appello sottoposta a revocazione ed essa non può eccedere il venti per cento del danno liquidato in sentenza"».

2.25

URAS

Ritirato e trasformato nell'odg G2.25

Dopo il comma 8-bis aggiungere il seguente:

        «8-ter. Ai fini del mantenimento dei livelli occupazionali e della salvaguardia del tessuto economico e produttivo, in particolare nei territori più vulnerabili alle conseguenze della crisi economica, nei casi in cui non siano più disponibili, per qualsiasi motivo, le risorse destinate ed impegnate per il pagamento di opere pubbliche regolarmente aggiudicate con gara ad evidenza pubblica e con gli stati di avanzamento positivamente valutati dai provveditorati alle opere pubbliche, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nell'ambito dei fondi disponibili, provvede immediatamente al pagamento degli stati di avanzamento dei lavori approvati».

G2.25 (già em. 2.25)

URAS

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1174,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 2.25.

________________

(*) Accolto dal Governo

G2.100

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il provvedimento in esame prevede una parziale integrazione della quota spettante a ciascun comune del Fondo di solidarietà comunale ed alimentato con una quota dell'imposta municipale propria (IMU), di spettanza dei comuni;

            il Fondo di solidarietà comunale (FSC) è stato introdotto dalla Legge di Stabilità 2013, contestualmente alla previsione di attribuire interamente ai Comuni il gettito dell'IMU, salvo il gettito sugli immobili a destinazione produttiva appartenenti alla categoria catastale D, spettante allo Stato in misura pari all'aliquota base dello 0,76 per cento.

            a livello nazionale il FSC 2013 ammonta a 6,97 miliardi di euro, e che ai Comuni del Veneto spettano 470,6 milioni di euro, pari a il 6,75 per cento del totale, e che il FSC 2013 è alimentato da una quota del gettito IMU 2013 ad aliquota base pari al 30,745 per cento;

            ll decreto-legge n. 102 del 2013 ha previsto stabilisce che per l'anno 2013 non è dovuta la prima rata dell'imposta municipale propria di cui all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, relativa agli immobili di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 21 maggio 2013, n. 54, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2013, n. 85, e che al fine di assicurare ai Comuni il ristoro del minor gettito dell'imposta municipale propria è attribuito ai medesimi Comuni un contributo di circa 2,3 miliardi di euro per l'anno 2013;

            gli enti locali si sono trovati, in numerosi casi, in grande difficoltà nella costruzione del bilancio di previsione 2013, proprio a causa delle incertezze riguardanti la corretta quantificazione del gettito dell'imposta municipale unica, e che di recente è stato emanato un ulteriore Decreto Legislativo, il decreto-legge n. 133 del 2013, finalizzato a sopprimere anche la seconda rata dell'imposta municipale propria gravante sulle abitazioni principali;

            alcuni Comuni, in particolar modo del Veneto, nonostante le difficoltà nel recuperare le risorse necessarie, sono riusciti ad evitare un aumento della tassazione immobiliare IMU sulla prima casa, riuscendo così a sgravare i propri cittadini dall'onere di un aggravio fiscale, particolarmente oneroso in una situazione economica tanto complessa come quella attuale;

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di integrare la dotazione complessiva del Fondo di Solidarietà Comunale 2013 con risorse erariali, destinando tale maggiorazione, anche a valere sull'esercizio finanziario 2014, ad integrazione delle risorse spettanti sul Fondo di Solidarietà Comunale dei Comuni che, rispetto all'esercizio finanziario 2012, nell'esercizio 2013 non hanno adottato variazioni in aumento rispetto alle aliquote di base dell'imposta municipale propria.

________________

(*) Accolto dal Governo

G2.101

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il provvedimento in esame prevede una parziale integrazione della quota spettante a ciascun comune del Fondo di solidarietà comunale ed alimentato con una quota dell'imposta municipale propria (IMU), di spettanza dei comuni;

            il Fondo di solidarietà comunale (FSC) è stato introdotto dalla Legge di Stabilità 2013, contestualmente alla previsione di attribuire interamente ai comuni il gettito dell'IMU, salvo il gettito sugli immobili a destinazione produttiva appartenenti alla categoria catastale D, spettante allo Stato in misura pari all'aliquota base dello 0,76 per cento;

            le modalità di alimentazione del FSC, nonché i criteri di riparto delle risorse, sono determinate con DPCM e che a seguito della determina della Conferenza Stato-città del 25 settembre 2013 che ha sancito l'accordo sui criteri di alimentazione e riparto del FSC 2013, sono state diffuse le risorse di spettanza per ciascun comune, tramite il sito del Ministero dell'interno;

            a livello nazionale il FSC 2013 ammonta a 6,97 miliardi di euro, e che ai comuni del Veneto spettano 470,6 milioni di euro, pari a il 6,75 per cento del totale, e che il FSC 2013 è alimentato da una quota del gettito IMU 2013 ad aliquota base pari al 30,745 per cento;

            i comuni del Veneto contribuiscono al FSC 2013 per un totale di 424,9 milioni di euro, pari al 90,3 per cento del FSC 2013 spettante, e che su 581 sono ben 139 i comuni veneti per i quali il contributo al FSC 2013 supera l'importo di spettanza, così che per questi comuni il contributo al FSC 2013 supera di 116 milioni di euro l'importo del FSC loro spettante;

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di verificare la correttezza delle quantificazioni del Fondo di solidarietà comunale 2013 per i comuni del Veneto che hanno contribuito in modo maggiore rispetto a quanto loro spettante sul FSC, confrontando tali dati anche con quanto accertato dall'Ente locale sul gettito incassato dall'lMU nel 2012 nonché da quanto incassato dal medesimo ente locale nel 2010 con l'ICI, come risultante dal rendiconto del medesimo ente.

________________

(*) Accolto dal Governo

G2.102

COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            la situazione della finanza locale è sempre più complessa, sia alla luce della pesante riduzione di risorse operata negli ultimi anni, sia per il fatto che gli amministratori locali si stanno muovendo in quadro normativo estremamente incerto ed instabile il quale ha portato più volte al differimento dei termini per l'approvazione dei bilanci preventivi 2013, e che tale situazione è aggravata dal fatto che i comuni devono altresì far fronte alle difficoltà legate al rispetto dei vincoli imposti dal Patto di Stabilità Interno il quale impone agli enti medesimi il raggiungimento di un obbiettivo di saldo finanziario per il concorso dell'ente stesso al contenimento dei saldi di finanza pubblica;

            il procedimento per la determinazione dell'obbiettivo del Patto, definito attualmente dalla Legge di Stabilità 2012 (Legge n. 183/2011), oltre che particolarmente complesso dal punto di vista metodologico risulta in numerosi casi assolutamente gravoso, anche per il fatto che in taluni casi la causa è da rintracciarsi in investimenti pregressi rispetto all'esercizio in corso, determinando così un aumento costante negli ultimi anni degli enti inadempienti al rispetto del Patto;

            il comma 5 dell'articolo 2 del provvedimento in esame apporta alcune modifiche all'articolo 31 della legge n. 183/2011 (legge di stabilità 2012) relativo ai vincoli del patto di stabilità interno, aumentando il contributo finanziario richiesto, nell'ambito del patto, a ciascun ente, sospendendo, al contempo, l'applicazione del sistema di virtuosità, ai fini della ripartizione degli obiettivi finanziari del patto tra gli enti medesimi, e che l'inasprimento dei vincoli del patto per gli enti locali determina un miglioramento dell'indebita mento netto e del fabbisogno di un importo pari a 450 milioni di euro per l'anno 2013;

            il provvedimento sospende per l'anno 2013 l'applicazione del meccanismo di virtuosità recato dall'articolo 20, commi 2, 2-bis e 3 del D.L. n. 98/2011, ai fini della determinazione degli obiettivi finanziari del patto per gli enti di ciascun livello di governo sulla base della virtuosità;

            le attualità modalità di applicazione del PSI hanno negative ricadute soprattutto sulle spese di investimento, dal momento che queste subiscono, a causa dei limiti oggi imposti, gravi ritardi nei tempi di finalizzazione, in quanto l'utilizzo del principio di competenza mista obbliga gli enti a posticipare queste spese;

            i vincoli del Patto di Stabilità, infatti, così come attualmente previsti, aggravano ulteriormente la difficilissima situazione economica e mettendo in difficoltà soprattutto le PMI, ovvero quella classe imprenditoriale che gestisce un'attività ma che non è garantita dagli ammortizzatori sociali, pur intrattenendo quotidianamente rapporti di lavoro con gli enti locali, eseguendo lavori di manutenzione, ovvero piccole forniture, partecipando a gare per lavori pubblici di piccolo importo ma comunque diffuse su tutto il territorio italiano;

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di rivedere i criteri di calcolo del Patto di Stabilità Interno per gli enti locali, allo scopo di prevedere un allentamento degli stessi vincoli in chiave di rilancio degli investimenti favorendo al contempo gli enti locali virtuosi.

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 2-BIS INTRODOTTO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 2-bis.

(Facoltà di recesso delle pubbliche amministrazioni da contratti di locazione)

        1. Anche ai fini della realizzazione degli obiettivi di contenimento della spesa di cui agli articoli 2, comma 5, e 3, comma 1, le amministrazioni dello Stato, le regioni e gli enti locali, nonché gli organi costituzionali nell'ambito della propria autonomia, hanno facoltà di recedere, entro il 31 dicembre 2014, dai contratti di locazione di immobili in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Il termine di preavviso per l'esercizio del diritto di recesso è stabilito in trenta giorni, anche in deroga ad eventuali clausole difformi previste dal contratto.

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

2-bis.1

D'ALÌ

Ritirato

Sopprimere l'articolo.

2-bis.2

D'ALÌ

Ritirato

Al comma 1, dopo le parole: «conversione del presente decreto» inserire le seguenti: «ove ne fosse riscontrato l'eccessivo onere rispetto alle condizioni di mercato».

2-bis.3

D'ALÌ

Ritirato

Al comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Il presente articolo non trova applicazione ai fondi comuni di investimento immobiliare già costituiti ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, nonché agli aventi causa da detti fondi per il limite di durata del finanziamento degli stessi fondi».

2-bis.4

SERRA, DONNO, GAETTI, CASALETTO, FATTORI

Ritirato e trasformato nell'odg G2-bis.4

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 6 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente:

        "4-bis. Qualora alla scadenza di cui al comma precedente abbiano manifestato interesse all'affitto o alla concessione amministrativa giovani imprenditori agricoli, di età compresa tra i 18 e i 40 anni, nonché i disoccupati che, pur non essendo imprenditori agricoli, abbiano i requisiti di cui all'articolo 7, comma secondo della legge 3 maggio 1982, n. 203, l'assegnazione dei terreni avviene al canone base indicato nell'avviso pubblico o nel bando di gara. In caso di pluralità di richieste da parte dei predetti soggetti, fermo restando il canone base, si procede mediante sorteggio tra gli stessi"».

        Conseguentemente, alla rubrica, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e norme per l'affitto o la concessione di terreni, a giovani imprenditori agricoli».

G2-bis.4 (già em. 2-bis.4)

SERRA, DONNO, GAETTI, CASALETTO, FATTORI

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1174,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 2-bis.4.

________________

(*) Accolto dal Governo

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 2-BIS

2-bis.0.1

FRAVEZZI, ZELLER, BERGER

Ritirato

Dopo l'articolo 2-bis inserire il seguente:

«Art. 2-ter.

        1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, all'articolo 4, comma 5, secondo periodo, prima delle parole: «nell'ambito di attività di pubblica autorità;» sono inserite le seguenti: «o dalle società a capitale interamente pubblico, di cui all'art. 13, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni nella legge 4 agosto 2006, n. 248;».

        2. Le disposizioni di cui al primo comma hanno effetto a partire dalla data di entrata in vigore dell'articolo 38, comma 2, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221.

        3. All'onere di cui ai commi precedenti, valutato in 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016 si provvede mediante corrispondente riduzione lineare delle dotazioni finanziarie disponibili, iscritte a legislazione vigente in termini di competenza e cassa, nell'ambito. delle spese rimodulabili di parte corrente delle missioni di spesa di ciascun Ministero di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196».

ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE E TABELLA B NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 3.

(Disposizioni finanziarie)

        1. Al fine di consentire il rientro dallo scostamento dagli obiettivi di contenimento dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni entro il limite definito in sede europea, per l'anno 2013 le disponibilità di competenza e di cassa relative alle spese del bilancio dello Stato sono accantonate e rese indisponibili per ciascun Ministero secondo quanto indicato nell'allegata tabella B, in modo da assicurare complessivamente un miglioramento dell'indebitamento netto delle Pubbliche Amministrazioni di 595 milioni di euro per il medesimo anno.

        2. Le quote di risorse accantonate relative alle spese correnti costituiscono economia di bilancio al termine dell'esercizio. Restano escluse dalle citate limitazioni le spese iscritte negli stati di previsione dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nonché le spese iscritte nell'ambito della Missione «Ricerca e innovazione» e gli stanziamenti relativi al Fondo per lo sviluppo e la coesione ed alla realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento Expo Milano 2015. Per effettive, motivate e documentate esigenze, su proposta delle Amministrazioni interessate, possono essere disposte variazioni degli accantonamenti di cui al primo periodo, con invarianza degli effetti sull'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, restando precluso l'utilizzo degli stanziamenti di conto capitale per finanziare spese correnti.

        3. Per i capitoli interessati dagli accantonamenti di cui al comma 1 è sospesa per l'anno 2013 la facoltà di cui all'articolo 6, comma 14, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135.

        4. Alla compensazione degli effetti finanziari in termini di fabbisogno e di indebitamento netto derivanti dall'attuazione del comma 1 si provvede mediante corrispondente utilizzo per 249 milioni di euro per l'anno 2014 del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e successive modificazioni. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

        5. Le somme iscritte nel conto dei residui per l'anno 2013 sul fondo per la concessione dei contributi per gli interventi di cui all'articolo 13, comma 3-quater, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono versate per l'importo di 45 milioni di euro all'entrata del bilancio dello Stato per l'anno medesimo.

        6. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio in attuazione del presente decreto.

TABELLA B

(Articolo 3, comma 1)

Dotazioni finanziarie di competenza e cassa accantonate e rese indisponibili

(milioni di Euro)

2013

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE

704,8

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

23,0

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

3,4

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

10,5

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

17,2

MINISTERO DELL'INTERNO

37,4

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

3,3

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

50,7

MINISTERO DELLA DIFESA

130,2

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

2,5

MINISTERO DELLA SALUTE

2,3

Totale

985,3

.

EMENDAMENTI

3.1

URAS, DE PETRIS

Respinto

Sostituire il comma 1 con il seguente:

        «1. Al fine di consentire il rientro dallo scostamento dagli obiettivi di contenimento dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni entro il limite definito in sede europea, per l'anno 2013 le disponibilità di competenza e di cassa relative alle spese del bilancio dello Stato sono accantonate e rese indisponibili per ciascun Ministero secondo quanto indicato nell'allegata tabella B tali da assicurare complessivamente un miglioramento dell'indebitamento netto delle Pubbliche Amministrazioni di 640 milioni di euro per il medesimo anno».

        conseguentemente, nell'allegata tabella B, alla voce :«ministero dell'economia e delle finanze» sostituire le parole: «2013: 704,8» con le seguenti: «2013: 754,8», e, di conseguenza, sopprimere il comma 5.

3.2

URAS, DE PETRIS

Respinto

Al comma 1 sostituire le parole: «595 milioni», con le seguenti: «640 milioni», e sopprimere il comma 5.

3.3

LEZZI, LUCIDI, BULGARELLI, BERTOROTTA, MANGILI

Respinto

Al comma 2, secondo periodo, dopo le parole:«dei Ministeri», inserire le seguenti: «dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e».

        Conseguentemente, al medesimo periodo, sopprimere le parole da: «ed alla realizzazione» fino alla fine del periodo.

3.4

BULGARELLI, LEZZI, LUCIDI, BERTOROTTA, MANGILI

Respinto

Al comma 2, secondo periodo, sostituire le parole:della Missione «Ricerca e innovazione», con le seguenti: delle Missioni «Ricerca e innovazione» e «Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente».

        Conseguentemente, al medesimo periodo, sopprimere le parole da: «ed alla realizzazione» fino alla fine del periodo.

3.5

BERTOROTTA, MANGILI, LUCIDI, BULGARELLI, LEZZI

Respinto

Al comma 2, secondo periodo, sopprimere le parole:ed alla realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento «Expo Milano 2015».

3.6

PUGLIA

Respinto

Dopo il comma 6 aggiungere il seguente:

        «6-bis. Le sanzioni di cui all'articolo 15 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, all'articolo 27 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, all'articolo 8 del Decreto Legislativo 2 agosto 2007, n. 145, sono uniformemente aumentate del cinquanta per cento a far data dal 1º gennaio 2014. Il maggior gettito derivante dall'aumento di cui al presente comma è destinato al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese di cui alla legge 9 agosto 2013 n. 98, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 21 giugno 2013 n. 69».

ARTICOLO 4 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 4.

(Entrata in vigore)

        1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge .

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Disegno di legge n. 1174:

sull'emendamento 2.2 (prima parte), la senatrice Blundo avrebbe voluto votare a favore.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Abbado, Battista, Bubbico, Ciampi, Collina, Davico, De Poli, Ferrara Mario, Guerra, Lanzillotta, Minniti, Monti, Paglini, Piano, Pinotti e Vicari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Albano, Buemi, Capacchione, De Cristofaro, Di Maggio, Esposito Stefano, Fazzone, Gaetti, Giarrusso, Gotor Facello, Lumia, Mineo, Mirabelli, Molinari, Moscardelli, Ricchiuti e Vaccari, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Casson e Stucchi, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo.

Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza

Il Presidente del Gruppo parlamentare Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE, con lettera in data 9 dicembre 2013, ha comunicato che il senatore Zin è stato nominato Vicepresidente del Gruppo stesso, con decorrenza dal 9 luglio 2013.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Onn. Verini Walter, Ascani Anna, Bocci Gianpiero, Borletti Dell'Acqua Ilaria Carla Anna, Coscia Maria, Galgano Adriana, Gallinella Filippo, Giulietti Giampiero, Laffranco Pietro, Polidori Catia, Sereni Marina

Disposizioni per la celebrazione del centenario della nascita di Alberto Burri (1194)

(presentato in data 10/12/2013 ) .

C.544 approvato da 7° Cultura

Indagini conoscitive, annunzio

In data 9 dicembre, la 6a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva nell'ambito dell'istrut-toria legislativa concernente l'esame del disegno di legge n. 1188 recante "Conversione in legge del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, recante disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia".

Atti e documenti trasmessi dalla Commissione europea, deferimento a Commissioni permanenti

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferita alla 10ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª, la Proposta di regolamento del Consiglio sull'impresa comune "Celle a combustibile e idrogeno 2", trasmessa dalla Commissione europea il 23 luglio 2013 (Atto comunitario n. 14).

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono stati deferiti - in data 5 dicembre 2013 - alla 8ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª, i seguenti atti, trasmessi dalla Commissione europea e annunciati all'Assemblea nella seduta n. 1 del 15 marzo 2013:

proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga il regolamento (CEE) n. 1192/69 del Consiglio relativo alle norme comuni per la normalizzazione dei conti delle aziende ferroviarie (COM (2013) 26 definitivo) (Atto comunitario n. 8);

proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'Agenzia dell'Unione europea per le ferrovie e che abroga il regolamento (CE) n. 881/2004 (COM (2013) 27 definitivo) (Atto comunitario n. 9);

proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1370/2007 per quanto riguarda l'apertura del mercato dei servizi di trasporto nazionale di passeggeri per ferrovia (COM (2013) 28 definitivo) (Atto comunitario n. 10);

proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, che modifica la direttiva 2012/34/UE del Parlamento e del Consiglio che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico, per quanto riguarda l'apertura del mercato dei servizi di trasporto nazionale di passeggeri per ferrovia e la governance dell'infrastruttura ferroviaria (COM (2013) 29 definitivo) (Atto comunitario n. 11);

proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'interoperabilità del sistema ferroviario dell'Unione europea (COM (2013) 30 definitivo) (Atto comunitario n. 12);

proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza delle ferrovie (COM (2013) 31 definitivo) (Atto comunitario n. 13).

Governo, composizione

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, in data 6 dicembre 2013, ha inviato la seguente lettera:

"Roma, 6 dicembre 2013

Onorevole Presidente,

La informo che il Presidente della Repubblica con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha accettato le dimissioni rassegnate dal Sottosegretario di Stato agli Affari esteri on. Dott. Bruno ARCHI, deputato al Parlamento, e dai Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri ing. Walter FERRAZZA e sig. Gianfranco MICCICHE'.

f.to Enrico Letta"

Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha inviato la seguente lettera:

"Roma, 10 dicembre 2013

Onorevole Presidente,

La informo che il Presidente della Repubblica con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha accettato le dimissioni rassegnate dall'on. Jole SANTELLI, deputato al Parlamento, dalla carica di Sottosegretario di Stato al Lavoro e alle politiche sociali.

f.to Enrico Letta"

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro dell'interno, con lettera in data 6 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 - lo schema di decreto ministeriale concernente l'erogazione per l'anno 2013 dei contributi in favore delle associazioni combattentistiche iscritti nel capitolo 2309 dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'interno - Piano gestionale 1 (n. 67).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 30 dicembre 2013.

Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici

Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 2 dicembre 2013, pervenuta il 10 dicembre, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 5, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 21 maggio 2010, n. 123 - la proposta di nomina del professor Bernardo De Bernardinis a Presidente dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) (n. 17).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 13a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 30 dicembre 2013.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 28 novembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, la relazione d'inchiesta, predisposta dall'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV), relativa all'incidente occorso all'aeromobile Tecnam P2006T marche I-TELT in località Aeroporto Catania Fontanarossa, in data 31 luglio 2012.

La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Atto n. 194).

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 6 dicembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 4, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, il decreto, approvato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze in data 8 agosto 2013, concernente il "Piano di rientro" articolato sugli esercizi finanziari 2013 e 2014.

Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 195).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 2 dicembre 2013, ha inviato la relazione concernente l'impatto finanziario derivante dagli atti e dalle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l'Unione europea, riferita al quarto trimestre 2012, predisposta ai sensi dell'articolo 15-bis, comma 2, della legge 4 febbraio 2005, n. 11 (Doc. LXXIII, n. 2).

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti.

Il Ministro dell'interno, con lettera in data 5 dicembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 109, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, la relazione sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia (DIA) nel primo semestre 2013.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. LXXIV, n. 2).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 6 dicembre 2013, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

dell'Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza Veterinari (ENPAV) per gli esercizi 2011 e 2012 (Doc. XV, n. 89). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente;

del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (C.R.A.) per l'esercizio 2011 (Doc. XV, n. 90). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 9a Commissione permanente;

dell'Autorità Portuale di Gioia Tauro per gli esercizi 2011 e 2012 (Doc. XV, n. 91). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente;

dell'Agenzia del Demanio per l'esercizio 2012 (Doc. XV, n. 92). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 2 dicembre 2013, ha inviato la deliberazione n. 15/SSRRCO/INPR/13, recante "Programmazione dei controlli e delle analisi della Corte dei conti" per l'anno 2014, adottata dalle Sezioni Riunite in sede di controllo nell'adunanza del 13 novembre 2013.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 193).

Parlamento europeo, trasmissione di documenti

Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 18 novembre 2013, ha inviato il testo di diciassette risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 21 al 24 ottobre 2013:

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1215/2009 del Consiglio per quanto riguarda i contingenti tariffari per il vino (Doc. XII, n. 187). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di assistenza macro­finanziaria alla Repubblica del Kirghizistan(Doc. XII, n. 188). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al riciclaggio delle navi (Doc. XII, n. 189). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche demografiche europee (Doc. XII, n. 190). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul tema "Ripensare l'istruzione" (Doc. XII, n. 191). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 7a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2014 (Doc. XII, n. 192). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulle conoscenze oceanografiche 2020: mappatura dei fondali marini per la promozione di una pesca sostenibile (Doc. XII, n. 193). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 111/2005 del Consiglio recante norme per il controllo del commercio dei precursori di droghe tra la Comunità e i paesi terzi (Doc. XII, n. 194). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 2a, alla 3a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 273/2004 relativo ai precursori di droghe (Doc. XII, n. 195). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla Conferenza di Varsavia (Polonia) sul cambiamento climatico (COP 19) (Doc. XII, n. 196). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro: raccomandazioni in merito ad azioni e iniziative da intraprendere (relazione finale) (Doc. XII, n. 197). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 2a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla politica europea di vicinato: verso un rafforzamento del partenariato. Posizione del Parlamento europeo sulle relazioni del 2012 (Doc. XII, n. 198). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: attuazione delle priorità per il 2013 (Doc. XII, n. 199). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sui flussi migratori nel Mediterraneo, con particolare attenzione ai tragici eventi al largo di Lampedusa (Doc. XII, n. 200). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 6/2013 dell'Unione europea per l'esercizio 2013, sezione III - Commissione (Doc. XII, n. 201). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio su un programma generale di azione dell'Unione in materia di ambiente fino al 2020 "Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta" (Doc. XII, n. 202). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sulla politica estera e di sicurezza comune (Doc. XII, n. 203). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 4a e alla 14a Commissione permanente.

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 4 dicembre 2013, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 861/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 luglio 2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità e del regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, che istituisce un procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento (COM (2013) 794 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 2ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 16 gennaio 2014.

Le Commissioni 3ª e 14ª e potranno formulare osservazioni e proposte alla 2ª Commissione entro il 9 gennaio 2014.

La Commissione europea, in data 4 dicembre 2013, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 515/97 del 13 marzo 1997 relativo alla mutua assistenza tra le autorità amministrative degli Stati membri e alla collaborazione tra queste e la Commissione per assicurare la corretta applicazione delle normative doganale e agricola (COM (2013) 796 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 6ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 16 gennaio 2014.

Le Commissioni 3ª, 9ª e 14ª e potranno formulare osservazioni e proposte alla 6ª Commissione entro il 9 gennaio 2014.

La Commissione europea, in data 5 dicembre 2013, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti (COM (2013) 813 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 2ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 16 gennaio 2014.

Le Commissioni 3ª e 14ª e potranno formulare osservazioni e proposte alla 2ª Commissione entro il 9 gennaio 2014.

La Commissione europea, in data 4 dicembre 2013, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2011/96/UE concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi (COM (2013) 814 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 6ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 16 gennaio 2014.

Le Commissioni 3ª e 14ª e potranno formulare osservazioni e proposte alla 6ª Commissione entro il 9 gennaio 2014.

Consiglio dell'Unione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

Il Consiglio dell'Unione europea, in data 4 dicembre 2013, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, l'iniziativa di un gruppo di Stati membri per l'adozione di un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione 2005/681/GAI che istituisce l'Accademia europea di polizia (CEPOL) (17043/13).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 1ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 16 gennaio 2014.

Le Commissioni 3ª e 14ª e potranno formulare osservazioni e proposte alla 1ª Commissione entro il 9 gennaio 2014.

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Cuomo, Gambaro, Ichino, Idem, Liuzzi e Saggese hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00182 della senatrice Lanzillotta ed altri.

L'ordine delle firme deve intendersi il seguente: Lanzillotta, Amati, Cantini, Cardinali, Casini, Cuomo, De Poli, Di Giorgi, Fedeli, Gambaro, Giannini, Ichino, Idem, Liuzzi, Margiotta, Orrù, Padua, Pezzopane, Puppato, Gianluca Rossi e Saggese.

Interpellanze, apposizione di nuove firme

La senatrice Bottici ha aggiunto la propria firma all'interpellanza 2-00097 p.a. del senatore Endrizzi ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Scalia, Sollo, Pagliari e Scavone hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00461 del senatore Ruta.

I senatori Fissore e Filippin hanno aggiunto la propria firma alle interrogazioni 3-00504, 3-00505, 3-00506, 3-00507 e 3-00508 del senatore Moscardelli ed altri.

I senatori D'Adda e Lo Giudice hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00528 della senatrice Fedeli ed altri.

I senatori Mauro Maria Marino e Scilipoti hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00529 della senatrice Di Giorgi ed altri.

I senatori D'Adda, Collina e Micheloni hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01277 del senatore Casson ed altri.

Il senatore Panizza ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01027 del senatore Berger.

Mozioni

NUGNES, MORONESE, MARTELLI, LUCIDI, LEZZI, BULGARELLI, VACCIANO, BERTOROTTA, SERRA, PUGLIA, CIOFFI, PEPE, FATTORI, DONNO, CIAMPOLILLO, BLUNDO, SCIBONA, MOLINARI, GAETTI, DE PIETRO, PETROCELLI, MORRA, BUCCARELLA, ORELLANA, CASALETTO, MONTEVECCHI, BENCINI, TAVERNA, MUSSINI, BATTISTA, CASTALDI, AIROLA, SANTANGELO, MANGILI, CAPPELLETTI, BOCCHINO, ENDRIZZI, CRIMI, CATALFO, BOTTICI - Il Senato,

premesso che:

i siti di interesse nazionale (SIN), ai sensi dell'articolo 252, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006 (codice dell'ambiente) sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell'impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali;

il comma 2 del medesimo articolo 252 dispone che all'individuazione dei SIN si provvede con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con le Regioni interessate, secondo una serie di principi e criteri direttivi. In particolare: a) gli interventi di bonifica devono riguardare aree e territori, compresi i corpi idrici, di particolare pregio ambientale; b) la bonifica deve riguardare aree e territori tutelati dal decreto legislativo n. 42 del 2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio); c) il rischio sanitario ed ambientale che deriva dal rilevato superamento delle concentrazioni soglia di rischio deve risultare particolarmente elevato in ragione della densità della popolazione o dell'estensione dell'area interessata; d) l'impatto socio economico causato dall'inquinamento dell'area deve essere rilevante; e) la contaminazione deve costituire un rischio per i beni di interesse storico e culturale di rilevanza nazionale; f) gli interventi da attuare devono riguardare siti compresi nel territorio di più regioni;

l'articolo 36-bis del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, al comma 1, lettera a), novella il comma 2 dell'articolo 252 del codice dell'ambiente, con l'inserimento, dopo la lettera f), di una lettera f-bis), al fine di aggiungere un nuovo criterio da seguire per l'individuazione dei SIN che riguarda i siti interessati, attualmente o in passato, da attività di raffinerie, impianti chimici integrati, acciaierie; al comma 1, lettera b), aggiunge un comma 2-bis al citato articolo 252 prevedendo che siano in ogni caso individuati quali siti di interesse nazionale, ai fini della bonifica, i siti interessati da attività produttive ed estrattive di amianto;

il comma 2 dello stesso articolo 36-bis prevede che entro 120 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione, il Ministero dell'ambiente, sentite le Regioni interessate, emani un decreto, finalizzato alla ricognizione dei siti attualmente classificati di interesse nazionale che non soddisfano i requisiti di cui all'articolo 252, comma 2, del codice dell'ambiente, come integrati dal comma 1 dell'articolo 36-bis;

il comma 3, infine, dispone che, su richiesta della Regione interessata, con decreto del Ministero dell'ambiente, sentiti gli enti locali interessati, può essere ridefinito il perimetro dei SIN, fermo restando che rimangono di competenza regionale le necessarie operazioni di verifica ed eventuale bonifica della porzione di siti che, all'esito di tale ridefinizione, esuli dal sito di interesse nazionale;

l'11 gennaio 2013 il Ministero dell'ambiente ha emanato un decreto con il quale ha individuato 18 SIN da declassare a siti d'interesse regionale (SIR), tra cui anche il sito di Pianura (Napoli);

il Ministero ha motivato tale declassamento per l'assenza dei requisiti previsti all'articolo 252, comma 2, lettera f-bis) del decreto legislativo n. 152 del 2006, individuando nella presenza, passata o presente, di attività di raffinazione, impianti chimici integrati o acciaierie un requisito indispensabile al fine dell'inclusione dei siti inquinati tra quelli di interesse nazionale;

atteso che:

l'articolo 252-bis del codice dell'ambiente già disciplina gli interventi di bonifica in siti industriali di preminente interesse pubblico per la riconversione e lo sviluppo economico produttivo contaminati in epoca antecedente al 30 aprile 2006;

l'elenco dei principi e dei criteri direttivi dettati dalla normativa per l'individuazione dei SIN non rappresenta un'elencazione di requisiti che ogni SIN deve possedere, come dimostrato ampiamente dall'applicazione pregressa che si è data alla normativa, bensì un insieme di criteri per valutare la sussistenza della gravità dell'inquinamento del sito come richiesto dal comma 1 dell'art. 252;

nel decreto ministeriale 11 gennaio 2013 il Ministero dell'ambiente giustifica il declassamento delle aree inquinate da attività diverse da quelle previste all'art. 252, comma 2, lettera f-bis), con i finanziamenti già erogati per la loro bonifica;

la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella relazione approvata nella seduta del 12 dicembre 2012 evidenzia come, in diversi casi, non sia stata nemmeno stabilita la quantità e la qualità dell'inquinamento e come questo elemento di incertezza finisca con il ritorcersi contro le popolazioni locali, dal punto di vista ambientale, sanitario ed economico;

il rischio per le popolazioni è stato anche evidenziato in uno studio condotto dal comando dell'Us Navy di Napoli, che ha realizzato una valutazione dell'area compresa tra i Campi Flegrei e il casertano, nella quale da anni gli americani risiedono, per comprendere i potenziali rischi per la salute derivanti dall'inquinamento storico della regione e mettendo in evidenza uno scenario devastante dell'ambiente campano e dei rischi per la salute;

considerata la situazione attuale, ove poco o nulla è stato fatto per le bonifiche dell'intero territorio, l'esclusione del sito di Pianura dai SIN palesa la volontà di sottrarre ulteriormente all'area di Pianura, la cui gravità di compromissione ambientale ha giustificato la dichiarazione d'interesse nazionale, le garanzie di investimento economico (prima garantite dagli impegni a suo tempo presi con il Ministero) e di priorità loro attribuite precedentemente con rilevanza nazionale,

impegna il Governo:

1) ad abrogare il decreto ministeriale dell'11 gennaio 2013 a firma del Ministro pro tempore Corrado Clini;

2) a rivedere la classificazione dei SIN adottando i principi e i criteri direttivi enunciati all'art. 252, comma 2, del decreto legislativo n. 152 del 2006 quali principi che concorrono alla individuazione dei SIN e non quali requisiti che ogni sito deve possedere contemporaneamente, in conformità sia allo spirito della normativa sia alla concreta attuazione negli anni;

3) a porre alla base della dichiarazione d'interesse nazionale del sito unicamente l'individuazione della gravità della situazione ambientale, come rappresentato dal comma 1 dell'art. 252, e la sua persistenza, indipendentemente dalla tipologia di attività che abbia determinato la contaminazione ambientale.

(1-00191)

Interpellanze

FILIPPI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

con atto del 5 aprile 2013 la Procura regionale presso la sezione giurisdizionale del Lazio della Corte dei conti, all'esito di istruttoria condotta in ordine al "riconoscimento da parte di ANAS SpA, tramite la procedura dell'accordo bonario di cui all'art. 31-bis della legge 109/94 di riserve per circa 41 milioni di euro al Contraente Generale COMERI SpA in relazione alla realizzazione di un tratto della SS106 Ionica", citava in giudizio i massimi vertici di ANAS SpA chiedendo alla Corte dei conti sezione giurisdizionale del Lazio di "pronunciare la condanna dei convenuti al pagamento di euro 35.500.687,65, quale risarcimento del danno complessivamente arrecato all'ANAS SpA (e per essa alle finanze pubbliche-MEF)";

i massimi vertici di ANAS SpA, citati in giudizio dalla Procura della Corte dei conti per danno erariale, hanno presentato nel mese di settembre 2013 ricorsi disgiunti alla Corte di cassazione, chiedendo il difetto di giurisdizione della Corte dei conti in relazione alla materia del contendere e conseguentemente di dichiarare la giurisdizione del giudice ordinario, sul presupposto che l'ANAS, ancorché posseduta al 100 per cento dallo Stato, è un'impresa privata che agisce come un operatore imprenditoriale che gestisce la rete delle strade e delle autostrade di propria competenza sul mercato nazionale di riferimento, in regime di concorrenza con le altre società concessionarie delle autostrade;

considerato che:

l'ANAS ai sensi dell'art. 7 del decreto-legge 8 luglio 2012, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, è stata trasformata da ente pubblico economico in società per azioni;

in data 19 dicembre 2002, in attuazione della normativa, l'ANAS ha sottoscritto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la convenzione con la quale lo Stato, senza una preventiva gara pubblica, ha affidato ad ANAS il ruolo di concessionario di tutta la rete stradale ed autostradale non a pedaggio di rilevanza nazionale, in ragione della circostanza che ANAS era un organismo in house dello Stato;

per lo svolgimento del proprio ruolo di concessionario sino alla data odierna, ANAS dipende totalmente dai trasferimenti a carico dello Stato sia per la realizzazione dei nuovi investimenti sia per la copertura dei propri costi di gestione. Infatti come si evince dai bilanci di esercizio l'ANAS riceve annualmente appositi stanziamenti pubblici stabiliti dalla legge per la realizzazione del programma di investimenti e di manutenzione straordinaria della rete in concessione, nonché, grazie a precise disposizioni normative emanate proprio in funzione della connotazione di ANAS come organismo in house dello Stato, le risorse finanziarie per coprire i costi di gestione e le spese di manutenzione ordinaria;

visto che, a quanto risulta all'interrogante:

dall'esame dell'ultimo bilancio di esercizio di ANAS del 2012 emerge che a fronte di ricavi complessivi pari a 733 milioni di euro ben 700 milioni circa derivano, non da una vera attività imprenditoriale concorrenziale come erroneamente rimarcato dai vertici ANAS nei ricorsi citati, bensì da precise disposizioni normative in favore di ANAS proprio perché organismo in house dello Stato. In particolare di tali ricavi: 600 milioni circa derivano dall'art. 19, comma 9-bis , della legge n. 102 del 2009 (si tratta di sovra canoni imposti alle tariffe applicate agli utenti delle autostrade a pedaggio non gestite da ANAS e quindi prive di qualsiasi attività diretta imprenditoriale di ANAS, peraltro in contrasto con la normativa comunitaria Eurovignette che prevede che gli utenti paghino per quello che utilizzano e non per altre finalità); 50 milioni circa derivano dall'art. 2, comma 1020, della legge n. 296 del 2006 (si tratta di una quota del canone di concessione che i concessionari pagano allo Stato per l'ottenimento della concessione e che riversano nelle tariffe applicate agli utenti delle autostrade a pedaggio non gestite da ANAS). Anche in questo caso tali entrate sono slegate da qualsiasi attività diretta imprenditoriale di ANAS; 50 milioni di euro derivano da canoni di concessioni, di sub-concessioni e royalty su autostrade derivanti dalla concessione assentita ad ANAS nel 2002 senza gara;

il tribunale ordinario di Roma ha recentemente sancito, con sentenza del 24 giugno 2013 (RG 58825/08), la natura di società in house dell'amministrazione statale di ANAS SpA e la Presidenza del Consiglio dei ministri, convenuta nel giudizio, ha ribadito che l'ANAS non svolge attività economica in concorrenza con altre società, essendo il soggetto strumentale dell'amministrazione statale per il perseguimento di esigenze imperative di interesse generale, relative all'attuazione di compiti riservati allo Stato;

constatato che:

l'ANAS, proprio in ragione della sua totale dipendenza finanziaria dallo Stato, risulta tuttora inserita dall'Istat nell'elenco delle pubbliche amministrazioni rientranti nel bilancio consolidato dello Stato, ed in quanto tale assoggettata pienamente alla giurisdizione della Corte dei conti;

alla data odierna non risulta all'interrogante che l'ANAS abbia applicato il pedaggio sulla propria rete autostradale in quanto non risulta emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri richiesto dall'art. 15 della legge n. 122 del 2010, e che pertanto l'ANAS, non essendo un vero soggetto imprenditoriale che acquisisce le proprie risorse da una vera attività di mercato in regime concorrenziale, sia soggetta, come lo è sempre stata sino alla data odierna, pienamente sotto la giurisdizione della Corte dei conti per i danni erariali rilevati dalla Procura generale della medesima,

si chiede di conoscere:

se il Ministro dell'economia e delle finanze, in qualità di azionista di ANAS, sia a conoscenza delle vicenda e se ritenga di condividere la tesi dei vertici di ANAS circa la non assoggettabilità ai controlli della Corte dei conti dell'operato della stessa;

se intenda, comunque, perseguire i vertici di ANAS in merito all'ingente danno che la Corte dei conti ha comunque rilevato, e che sarà valutato anche dall'autorità giudiziaria ordinaria, come peraltro ipotizzato dagli stessi ricorrenti;

infine, se intenda avviare da subito un'indagine conoscitiva in merito alla gravissima situazione di criticità finanziaria in cui versa l'ANAS per effetto della grande mole di contenzioso sui lavori, come infatti emergerebbe dal bilancio di esercizio 2012, nel quale, anche per effetto del pagamento di ingenti somme derivanti dai contenziosi (come nel caso in argomento) a fronte di lavori ancora da realizzare per un importo complessivo di circa 20 miliardi di euro, essa abbia un avanzo di fondi di soli 10 milioni di euro per far fronte ai futuri contenziosi ed aumenti di costi per perizie di variante.

(2-00098)

Interrogazioni

FILIPPI, Stefano ESPOSITO, CANTINI, CARDINALI, MARGIOTTA, RANUCCI, SONEGO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il disagio abitativo è indubbiamente una delle conseguenze sociali più drammatiche che la crisi economica e finanziaria di questi anni ha prodotto;

nonostante il calo, in alcuni casi sensibile, dei prezzi di compravendita e di locazione, i costi delle case restano comunque elevati e inaccessibili per la maggior parte dei cittadini;

infatti, con la contrazione dei redditi delle famiglie la casa è divenuto un obiettivo irrealizzabile non solo per quelle fasce della popolazione lambite dalla povertà o da stringenti ristrettezze, ma anche per segmenti di ceto medio che per la prima volta sono stati colpiti da una recessione così protratta;

il decreto-legge n. 102 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 124 del 2013, recante "Disposizioni urgenti in materia di IMU, di altra fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale, nonché di cassa integrazione guadagni e di trattamenti pensionistici" (cosiddetto decreto del fare), all'articolo 6 (rubricato "Misure di sostegno all'accesso all'abitazione e al settore immobiliare"), comma 5, istituisce un fondo presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti destinato agli inquilini morosi incolpevoli;

si prevede anche che con decreto del Ministero siano stabiliti i criteri e le priorità da rispettare nei provvedimenti comunali che definiscono le condizioni di morosità incolpevole che consentono l'accesso ai contributi;

considerato che:

ad oggi, non tutte le prefetture si sono dotate delle nuove graduatorie formulate in base ai nuovi criteri per le condizioni di morosità incolpevole indicate dalla legge, e di conseguenza esse non hanno sospeso gli sfratti già avviati;

tale situazione fa sì che alcune famiglie, pur in possesso dei requisiti previsti dalla legge per accedere al fondo previsto ai sensi della sopracitata legge n. 124 del 2013, vengano sfrattate,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover emanare con urgenza il decreto che stabilisce i criteri di ripartizione delle risorse previste dall'art. 6, comma 5, al fine di scongiurare l'applicazione di sfratti esecutivi ai soggetti in possesso dei requisiti per richiedere le condizioni di "morosità incolpevole" indicate dalla legge.

(3-00548)

LAI, ANGIONI, CUCCA, MANCONI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

in Sardegna le attività relative ai servizi all'impiego sono state trasferite con legge regionale dalle Province all'Agenzia regionale per il lavoro;

in Sardegna il sistema dei servizi per l'impiego è stato garantito da operatori assunti attraverso progetti finanziati da risorse europee prima con la costituzione di centri denominati Centri dei servizi per il lavoro (CSL) e Centri di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati (CeSIL) regionali poi, e il loro contratto di lavoro da ormai 7 anni è a tempo determinato;

tali lavoratori sono stati assunti durante questo ultimo anno dall'Agenzia regionale per il lavoro;

il 31 dicembre 2013 scadono i contratti a tempo determinato dei 350 dipendenti dell'Agenzia (ex operatori CSL e CeSIL), con il rischio sempre più concreto che dal 1° gennaio 2014 costoro si trovino nuovamente disoccupati;

la Regione Sardegna ha tentato con diverse iniziative legislative, impugnate dal Governo, di rendere stabile il servizio valorizzando il contributo dei lavoratori;

considerato che:

con la legge n. 125 del 2013 sono state introdotte nuove disposizioni in materia di precariato della pubblica amministrazione;

i lavoratori sardi rischiano di essere danneggiati da comportamenti della Regione non adeguati alle normative nazionali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione dei servizi per l'impiego in Sardegna e se le prestazioni offerte siano in linea con l'attività svolta nelle altre regioni;

se sia a conoscenza del difficoltoso iter legislativo regionale che rischia anche di danneggiare 350 lavoratori che svolgono funzioni delegate alle Regione, ma strategiche per ogni percorso di ripresa economica e di sviluppo locale;

se non ritenga opportuno supportare la Regione in un iter legislativo su questi servizi cosi importanti che sia coerente con la normativa nazionale;

se non valuti comunque opportuno intervenire per evitare che i lavoratori sardi siano trattati in maniera differente rispetto ai loro colleghi in altre regioni alla luce della normativa nazionale vigente.

(3-00549)

BORIOLI, FORNARO, Stefano ESPOSITO, CALEO, VATTUONE, DIRINDIN, CHITI, SONEGO, Mauro Maria MARINO, FAVERO - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

nei giorni scorsi il management della Bundy refrigeration Srl di Borghetto Borbera (Alessandria), azienda di proprietà del fondo di investimenti statunitense, Sun Capital, produttrice di tubi per frigoriferi, ha annunciato di voler dar corso a una ristrutturazione aziendale che porterebbe la forza lavoro occupata nell'impianto dagli attuali 180 a 60-70 occupati, a partire dalla seconda metà del 2014;

la decisione viene motivata con gli imponenti processi di delocalizzazione della produzione di frigoriferi verso i Paesi dell'est europeo o extrauropei, oltre all'incidenza dei fattori di costo legati all'energia, alla logistica e al trasporto, nonché al peso del prelievo fiscale e contributivo sul lavoro;

il piano industriale, presentato il 28 novembre 2013 ai rappresentanti dei lavoratori, risultava fondato su una relazione riguardante le prospettive di mercato collegate ai processi che stanno coinvolgendo i principali clienti, acquirenti della componentistica (Electrolux, Whirlpool, Indesit);

il drastico ridimensionamento degli organici era contestualizzato in un quadro orientato alla riduzione delle linee produttive e allo spostamento del "quartier generale" dell'azienda, da Borghetto a Monaco di Baviera, con la perdita della "testa strategica", sino ad oggi collocata sul territorio alessandrino;

nel piano veniva inoltre manifestata dal management l'intenzione di avviare da subito (dicembre 2013) l'iter e le procedure necessarie per l'attuazione della ristrutturazione, il cui completamento veniva collocato all'orizzonte della seconda metà del 2013;

il piano ha determinato un'ulteriore accentuazione delle tensioni già in corso tra azienda e lavoratori, e ha prodotto da parte di questi ultimi un'intensificazione dello stato di agitazione, culminato nell'organizzazione di un "campo-presidio" permanente, di fronte allo stabilimento;

su questo punto, occorre richiamare quelle che i lavoratori e i loro rappresentanti considerano "anomalie" nel comportamento dell'azienda, la quale, nei mesi scorsi, dopo aver sottoscritto un accordo che ha portato alla definizione di un contratto di solidarietà, il cui vigore è stabilito fino al 2014 inoltrato, e dopo aver ribadito in quella occasione la "centralità strategica" del sito produttivo di Borghetto Borbera, è approdata ora a proporre il piano citato;

i lavoratori e i loro rappresentanti, nel corso di un paio di incontri presso la sede dell'amministrazione provinciale di Alessandria, hanno anche segnalato come, immediatamente dopo la sottoscrizione del contratto di solidarietà, sia stato chiesto loro di far fronte a uno sforzo produttivo straordinario, per assolvere una commessa di quantità del tutto eccezionale rispetto al normale ritmo della produzione;

nei giorni scorsi, il management ha annunciato il ritiro del piano industriale presentato il 28 novembre e una sua riformulazione, fatto che, per quanto accolto come segnale almeno in parte utile, non è di per sé sufficiente a fugare le preoccupazioni delle maestranze circa quella che appare come una vera e propria prospettiva di smobilitazione;

infine, non può essere trascurato quanto giustamente sottolineato dai sindaci interessati, ovvero che la Bundy Srl è ormai rimasta uno dei pochissimi riferimenti produttivi per una plaga territoriale pre-appenninica, che rischia, qualora la fabbrica dovesse chiudere, un ulteriore depauperamento economico, sociale e demografico, in un contesto già di per sé molto difficile;

considerato che:

la Bundy Srl di Borghetto Borbera è a sua volta cliente, per la materia necessaria alla sua produzione, dell'impianto Ilva di Novi ligure (Alessandria), e la sua chiusura produrrebbe effetti negativi anche sullo stabilimento siderurgico novese;

sono noti l'ottimo livello qualitativo dei tubi per frigoriferi prodotti dallo stabilimento della Bundy, nonché la consistenza del ritmo produttivo mantenutosi molto alto sino al momento dell'avvio delle agitazioni da parte dei lavoratori;

l'industria del "freddo" riveste particolare rilevanza nel panorama manifatturiero nazionale e della provincia di Alessandria, che vede insediato nel territorio circostante Casale Monferrato un importante "distretto del freddo" oggi in difficoltà ma con moltissime ramificazioni, che vanno dalla fabbrica madre a una miriade di sub-fornitori, produttori di una componentistica che costituisce parte integrante del profilo tecnologico e del prezzo del prodotto finale, dalla cui valorizzazione e dal cui rilancio possono anche derivare interessanti prospettive per gli impianti di "filiera" come quello di Borghetto Borbera;

più in generale, il comparto del "bianco e del freddo", per quanto investito da ampli processi di delocalizzazione, rappresenta una componente ancora rilevante del nostro sistema manifatturiero, con un fatturato di circa 12 miliardi di euro, una quota di export superiore al 60 per cento e una rete di imprese, grandi e soprattutto medio-piccole, che danno lavoro a 130.000 dipendenti;

richiamato, infine, l'accordo annunciato appena l'8 dicembre 2013 relativamente a Indesit, che pare aprire utili prospettive di mantenimento e consolidamento anche per gli impianti italiani dedicati alla componentistica,

si chiede di sapere:

quali azioni i Ministri in indirizzo intendano adottare per preservare e rilanciare la presenza di tale comparto nel sistema produttivo italiano;

se e attraverso quali modalità e quali strumenti di politica industriale intendano mettere a fattor comune un quadro di azioni finalizzato a investire nel comparto tanto in termini di ricerca e innovazione, quanto di incentivi alle imprese del comparto, allo scopo di mantenere e mettere in filiera i diversi segmenti che lo compongono, tra i quali si profila anche, in posizione di ottimo rilievo, la Bundy di Borghetto Borbera;

come intendano preservare e valorizzare la presenza degli impianti e del know how professionale insediati presso il sito di Borghetto Borbera, prevedendo anche, ove necessario, eventuali processi di riconversione al fine di tutelare gli attuali livelli occupazionali e di dare ai lavoratori certezze per il presente e prospettive per il futuro;

se non ritengano opportuno, a tale scopo, attivare uno tavolo dedicato a definire, secondo una logica di "filiera", gli strumenti di indirizzo e programmazione necessari a consolidare la presenza del comparto del "freddo" nell'ambito del sistema manifatturiero e a tutelare, quanto più possibile, gli attuali insediamenti produttivi nonché il relativo indotto.

(3-00550)

STEFANO - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, della salute e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge n. 2 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 81 del 2006, recante "Interventi urgenti per i settori dell'agricoltura, dell'agroindustria, della pesca, nonché in materia di fiscalità d'impresa", all'articolo 4, comma 4-bis, prevede che: «Al fine di migliorare l'efficienza del sistema per l'identificazione e la registrazione degli animali e la tracciabilità dei prodotti alimentari, il Ministero della salute ed il Ministero delle politiche agricole e forestali, ferme restando le attribuzioni e i compiti già svolti dal Centro servizio nazionale dell'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e del Molise, si avvalgono della società consortile "Consorzio anagrafi animali" quale ente strumentale di assistenza tecnica al sistema nazionale delle anagrafi animali e della tracciabilità degli alimenti, anche ai fini della promozione internazionale del sistema Italia di tracciabilità degli alimenti e degli animali. I Ministeri suddetti assegnano direttamente alla società consortile "Consorzio anagrafi animali", con provvedimento amministrativo, funzioni, servizi e risorse relativi a tali compiti»;

l'articolo 4, comma 4-ter, afferma che: «La società consortile "Consorzio anagrafi animali" assicura, nello svolgimento della funzione di cui al comma 4-bis e sulla base di un programma annuale formulato conformemente alle indicazioni dei Ministeri competenti, il coordinamento degli interventi necessari a dare piena attuazione agli adempimenti connessi. Per la promozione di attività riconducibili a quanto previsto dal comma 4-bis, anche altre amministrazioni ed enti dello Stato possono avvalersi della società consortile "Consorzio anagrafi animali", d'intesa con il Ministero della salute ed il Ministero delle politiche agricole e forestali. Quale contributo agli oneri di funzionamento ed ai costi generali di struttura della predetta società consortile, per lo svolgimento della funzione di ente strumentale di assistenza tecnica, l'AGEA assegna alla società medesima un contributo a decorrere dall'anno 2006 di un milione di euro. Al relativo onere si provvede mediante riduzione di un milione di euro, a decorrere dall'anno 2006, dell'autorizzazione di spesa di cui al decreto legislativo 27 maggio 1999, n. 165, come determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 2005, n. 266»;

l'ente, unico nel panorama italiano, era stato istituito per creare un soggetto che fosse trasversale e strumentale alle attività dei Dicasteri di riferimento nelle materie d'interesse comune. In particolare, i compiti assegnati riguardavano l'assistenza tecnica nell'implementazione dei sistemi d'identificazione e controllo degli animali d'interesse zootecnico e lo sviluppo e messa in opera di sistemi di tracciabilità oggettiva degli alimenti, oltre ad avere competenza sulla promozione del "sistema Italia" su tali materie;

il decreto-legge n. 158 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189 del 2012, ha disposto con l'art. 14, comma 1, che: «La società consortile "Consorzio anagrafi animali" di cui ai commi 4-bis e 4-ter dell'articolo 4 del decreto-legge del 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, è soppressa e posta in liquidazione a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Le funzioni già svolte dalla società consortile "Consorzio anagrafi animali" sono trasferite, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con i Ministri della salute e dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e al Ministero della salute secondo le rispettive competenze. Alle predette funzioni i citati Ministeri provvedono nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Gli stanziamenti di bilancio previsti, alla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell'articolo 4, comma 4-ter, del decreto-legge del 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, riaffluiscono al bilancio dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), anche mediante versamento all'entrata del bilancio dello Stato e successiva riassegnazione alla spesa»;

tra il 2006 e il 2012, la Regione Puglia è stata il maggiore partner istituzionale, che in collaborazione con il Consorzio anagrafi animali (Coanan), ha costituito un vero e proprio laboratorio nazionale sulla tracciabilità nel quale si sono sperimentate soluzioni adottate su larga scala che, ad esempio come avvenuto per l'etichettatura del pescato, hanno spesso anticipato la normativa comunitaria in materia;

a tutt'oggi, ossia a distanza di un anno, i Ministeri competenti non hanno emanato il decreto attuativo previsto, il cui termine era di 30 giorni dall'entrata in vigore della legge, con cui disporre il trasferimento delle funzioni del Coanan;

ad ora, per le risorse umane della società consortile, tutte persone assunte a tempo indeterminato, non è stata prevista alcuna stabilizzazione, creando una situazione di palese disparità di trattamento rispetto ad analoghe situazioni verificatesi nella pubblica amministrazione e nel "parastato",

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere al fine del trasferimento e della ricollocazione delle risorse umane del soppresso Consorzio anagrafi animali;

quali provvedimenti intenda porre in essere affinché non venga disperso il patrimonio normativo, di conoscenza e sperimentazione del consorzio.

(3-00552)

STEFANO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

gli agricoltori, allevatori di bufale e componenti della filiera agricola di base dell'allevamento bufalino dell'area di produzione della mozzarella di bufala campana DOP sono stremati e continuano a denunciare, purtroppo senza esiti positivi di riscontro, la gravissima situazione di emergenza che si è determinata nel comparto a danno essenzialmente del settore primario;

a parere dell'interrogante appare inquietante quanto gli allevatori di bufale stanno subendo e denunciando alle istituzioni e alle autorità competenti in merito a disdette contrattuali repentine e, talvolta, senza preavviso per le quali il loro latte viene lasciato negli allevamenti, seppure, come noto, il latte di bufala prodotto in Italia, e destinato alla trasformazione di mozzarella di bufala campana DOP, sia nettamente inferiore ai quantitativi di mozzarella di bufala, sia DOP e sia non DOP, commercializzata dai caseifici;

con decreto ministeriale del 14 gennaio 2010 il Ministro pro tempore delle politiche agricole alimentari e forestali aveva istituito un "comitato di garanzia avente il compito di coordinare e supervisionare l'attività di tutela, promozione, valorizzazione e informazione del consumatore e cura generale degli interessi relativi alla mozzarella DOP di bufala campana", commissariando di fatto il consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP;

il comitato di garanzia, coordinato dal tenente colonnello Marco Paolo Mantile del Nucleo antifrodi dei Carabinieri, accertava che, in dispregio alle norme di tutela buona parte della mozzarella di bufala campana DOP essa veniva prodotta anche con il concentrato di latte di bufala o cagliata congelata di latte di bufala o latte di bufala in polvere o ricostruito, così come evidenziato con una puntuale attività di controllo e di verifica durata 6 mesi, dal 21 gennaio al 14 giugno 2010, conclusa con un'articolata relazione consegnata il 7 luglio 2010 al Ministro e alla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli;

in data 30 giugno 2011 presso la Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, nel corso della sua audizione il colonnello Marco Paolo Mantile esponeva dettagliatamente le attività ispettive espletate che si concludevano con 31 ispezioni e 31 sequestri di cui 21 per violazioni amministrative e 10 per violazioni penali, con il conseguente sequestro di circa 12.000 tonnellate di latte concentrato e cagliata di latte di bufala, essenzialmente di provenienza estera, per un valore complessivo di 17 milioni di euro;

su tali sequestri, a seguito di ricorsi opposti dagli inquisiti, sia il Tar della Campania che il Consiglio di Stato hanno dato pienamente ragione agli operatori della giustizia. Non solo, anche in sede penale, si è arrivati fino al ricorso in Corte di cassazione da parte della controparte, ma l'attività ispettiva è stata considerata legittima e, quindi, non ci sono state osservazioni di sorta. Anzi, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha chiesto ed ottenuto copia dell'intera relazione al colonnello Marco Paolo Mantile;

il rapporto del "comitato di garanzia", coordinato dal colonnello Mantile, è stato recentemente riconsegnato all'attuale Ministro delle politiche agricole e forestali, la quale ha dichiarato di non conoscere le conclusioni dell'indagine effettuata sul consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP e di non sapere come la cagliata congelata e/o il latte di bufala fresco, concentrato o ricostruito venissero acquistati sui mercati nazionali e internazionali a prezzi irrisori, ossia con un costo della pasta congelata di circa 2 euro al chilogrammo;

tale vicenda è stata altresì resa pubblica nella puntata del 20 giugno 2013 dal programma televisivo "Servizio Pubblico Più - Una Vera Bufala" andato in rete su "You Tube". La registrazione, fatta nel maggio 2013 presso la "Fiera internazionale Tutto Food" di Milano, ha messo in evidenza le modalità, i tempi e il prezzo della presunta frode commerciale unitamente alla "turbativa di mercato ed al reato di sistema" che, purtroppo, perdura da molti anni e, nonostante la gravità dei fatti, i reati consumati rimangono a tutt'oggi impuniti;

di recente, i mezzi d'informazione hanno divulgato ampi stralci degli esiti dell'indagine durata due anni a seguito della quale la Procura della Repubblica di Napoli ha chiesto l'arresto di un "gruppo criminale" che per anni avrebbe violato il disciplinare tecnico di produzione, grazie a un accordo fraudolento tra controllori e controllati. In tale indagine emergono numerose telefonate in cui gli indagati discutono delle loro violazioni al disciplinare tecnico di produzione, dell'uso di materia prima proveniente dalla Lituania, dall'Estonia e dalla Polonia (si accenna, in alcuni casi, persino a latte in polvere proveniente dall'India) e della necessità di utilizzare decine di migliaia di quintali di latte congelato e stoccato nei depositi, del valore di milioni di euro, senza il quale, "lamentano", i costi si moltiplicherebbero e il fatturato si dimezzerebbe;

a seguito di tale vicenda, la Procura della Repubblica di Napoli ha chiesto l'arresto di 38 persone, di cui gran parte titolari di caseifici, ed il sequestro di una trentina di strutture casearie; il giudice per le indagini preliminari, ad ogni modo, ha negato le misure cautelari;

a tal proposito il settimanale "l'Espresso" del 29 ottobre 2012 pubblicava uno sconcertante articolo che riportava stralci dell'ordinanza del Tribunale di Napoli che ha chiarito come quasi nessuno ottemperasse alle regole scritte che venivano continuamente violate. E, allora, la preoccupazione di tutti, di fronte ai controlli sempre più stringenti dei NAS, sembra essere quella di "uscire dall'illegalità". Non certo, però, cominciando finalmente a utilizzare solo latte fresco prodotto nell'area DOP: "bisogna modificare il disciplinare e consentire ai caseifici di utilizzare una percentuale di latte congelato o cagliata congelata - si legge in un'intercettazione - sono 20 anni che lo facciamo tutti quanti. Questa è la posizione. E la stessa posizione l'avrà Assolatte, l'avrà l'Unione industriali, l'avranno tutti quanti". In un'altra conversazione si legge che: "siamo in difficoltà, questi qua ci fanno chiudere: noi facciamo tutti quanti delle frodi"; ed ancora: "se non utilizziamo il latte congelato il fatturato scende del 50%". Il problema è che negli anni tutti hanno ammassato enormi quantità di latte congelato". Il titolare di un caseificio, ammette di avere "10 mila quintali stoccati" con valore di mercato di 1,3 milioni di euro, un altro ancora parla di "un milione e 750 mila litri nelle celle";

al riguardo è alquanto singolare, come recentemente emerso in sede di audizioni parlamentari presso la XIII Commissione permanente (Agricoltura) della Camera dei deputati, che il "Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP" e l'unione industriale "Assolatte" abbiano rappresentato la necessità di modificare il disciplinare tecnico di produzione della mozzarella di bufala DOP, come già aveva proposto il consorzio di tutela con una delibera del 27 giugno 2012, approvando una procedura per la modifica del disciplinare volta a consentire l'utilizzo dei meccanismi della concertazione agricola del "tavolo verde" presso il Ministero al fine di ottenere capziosamente, a giudizio dell'interrogante, da parte del Ministro il decreto di approvazione di modifica del disciplinare tecnico;

nel caso in cui una tale modifica fosse assentita, gli effetti sarebbero distruttivi per il settore della mozzarella di bufala DOP campana. A tal riguardo, gli allevatori bufalini si stanno opponendo con decisione alla manomissione del disciplinare tecnico a fronte del fatto, ulteriore, che il prezzo del latte pagato alle stalle è irrisorio e che in tali frangenti si aggiunge il timore che precipiti ancora di più;

bisogna ricordare che per poter utilizzare la denominazione d'origine protetta, la mozzarella di bufala campana deve essere prodotta solo con latte fresco proveniente dalle province di Caserta e Salerno e dagli altri comuni ricompresi tra le province di Napoli, Benevento, Isernia, Frosinone, Latina, Foggia, Roma. Ci sono delle prescrizioni tecnico-qualitative che regolamentano in maniera dettagliata il processo di trasformazione del latte di bufala, ossia il latte deve essere trasformato entro le 60 ore dalla mungitura, acidificato con siero naturale e coagulato con caglio di vitello;

appare sconcertante, altresì, la notizia del 21 settembre 2013, riguardante il sequestro di mozzarella di bufala campana in cui sono state rinvenute tracce di furosina (rivelatore che conferma la presenza di polvere di latte di bufala per la trasformazione in mozzarelle);

i casi di adulterazione della mozzarella di bufala campana DOP, assurti alla massima visibilità nazionale ed internazionale, richiedono un immediato e deciso intervento del Governo che riaffermi la volontà delle istituzioni preposte di tutelare un patrimonio alimentare nazionale di indubbio valore culturale e identitario del territorio, oltre all'apprezzamento delle proprietà organolettiche che rendono la mozzarella di bufala campana DOP un prodotto invidiato in tutto il mondo;

va ricordato che in passato, al fine di incrementare l'azione di controllo e di tutela sulla mozzarella di bufala campana DOP, è stato attivato uno specifico percorso normativo parlamentare che ha condotto all'approvazione della legge 30 dicembre 2008, n. 205, che ha convertito il decreto-legge del 3 novembre 2008, n. 171, recante "Misure urgenti per il lancio competitivo del settore agroalimentare". Nel decreto-legge è contenuta una disposizione specifica (articolo 4-quinquiesdecies), attinente alle "disposizioni per la produzione della mozzarella di bufala campana DOP", che prevede che "a decorrere dal 1º gennaio 2013 la produzione della mozzarella di bufala campana, registrata come denominazione di origine protetta (DOP) ai sensi del regolamento (CE) n. 1107/96 della Commissione del 12 giugno 1996, deve essere effettuata in stabilimenti separati da quelli in cui ha luogo la produzione di altri tipi di formaggi o preparati alimentari", imponendo così nuovi principi per la gestione dei controlli e prevedendo una maggiore tutela dei diritti dei consumatori;

le problematiche della filiera, nonostante provvedimenti legislativi, sono ancora enormi e di vario tipo ed è indispensabile, pertanto, che il Ministro in indirizzo si attivi il prima possibile al fine di dare attuazione agli obiettivi previsti dal decreto-legge n. 171 del 2008 e, specificatamente, da quanto previsto dall'articolo 4-quinquiesdecies;

per contrastare le sofisticazioni e le problematiche connesse e consequenziali, sono necessarie da parte delle ASL e dei Nuclei antisofisticazione dei Carabinieri (fornendo, ovviamente tutti gli strumenti necessari per consentire controlli costanti e a tappeto) azioni permanenti di controllo della filiera della mozzarella di bufala DOP e del sistema di produzione e di commercializzazione dei latticini di latte di bufala non DOP, confrontando, per esempio, il latte munto alla stalla con i volumi di formaggi prodotti, in quanto, come denunciato, si rileva l'immissione sul mercato a prezzi irrisori di mozzarella di bufala in imballaggi recanti la denominazione DOP, nonostante venga fatturata come latticino generico e ciò in ragione dell'ipotizzato, ma si potrebbe tranquillamente dire accertato, utilizzo di materie prime a basso costo, di latte liquido e di latte concentrato di bufala importati, oppure di cagliata congelata nazionale o estera;

appare inderogabile tracciare tutta la filiera di latte di bufala prodotto in Italia, unitamente a quello proveniente dall'estero, verificando con opportuni controlli incrociati i volumi di produzione di latte alla stalla e la conseguente trasformazione in mozzarella di bufala DOP e non DOP, così come viene realizzata nei caseifici autorizzati;

i controlli dovrebbero essere eseguiti in maniera costante e all'improvviso, in modo da tutelare sia i produttori di latte, sia i caseifici che hanno lavorato e continuano a lavorare onestamente, ma principalmente per garantire al consumatore la sicurezza e la qualità di ciò che acquista, e all'allevatore e al trasformatore onesto il giusto ritorno della redditività delle loro imprese e ai lavoratori del settore di vedersi tutelato il posto di lavoro all'interno di un comparto di filiera che se bonificato radicalmente, potrebbe creare ulteriori posti di lavoro,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente avviare un'immediata tracciatura di tutto il latte di bufala prodotto in Italia, nonché il latte fresco di bufala importato, il concentrato di latte e le cagliate di latte di bufala congelato proveniente da Paesi esteri;

se corrisponda al vero la notizia, circostanza secondo l'interrogante assurda, secondo cui gli uffici preposti del Ministero starebbero valutando l'approvazione della modifica del disciplinare tecnico della mozzarella di bufala campana DOP nel senso di ammettere la pratica del congelamento del latte o della cagliata congelata di latte di bufala, al fine di permetterne il relativo uso differito nella produzione della mozzarella DOP;

se non intenda fermamente rigettare una tale irresponsabile richiesta o qualunque altra istanza che avesse come fine la modifica peggiorativa del disciplinare tecnico di produzione;

se intenda altresì provvedere all'attuazione senza proroghe della normativa relativa alla separazione dei luoghi di produzione della mozzarella di bufala campana DOP e della mozzarella non DOP, il cui termine è slittato di oltre due anni da quanto previsto dalla legge richiamata;

se non ritenga necessario emanare un provvedimento d'urgenza che imponga al consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP, alle Regioni e alle Aziende sanitarie locali interessate, l'attività obbligatoria di controllo e di verifica mensile incrociata tra la produzione di latte, di ciascun allevamento bufalino dell'area DOP, e l'effettiva trasformazione e resa quantitativa nei caseifici che ritirano per la produzione di mozzarella di bufala campana DOP e la mozzarella di bufala italiana non DOP;

se non ritenga inoltre di adottare misure dissuasive, integrative e aggiuntive a quelle ordinarie già previste, a carico delle strutture casearie che violano la normativa di riferimento al fine di scoraggiare le frodi commerciali;

se non ritenga utile e necessario, infine, adottare provvedimenti in favore degli allevatori di bufale dell'area DOP della mozzarella di bufala campana, volti a permettere una più ampia e diffusa applicazione della tecnica della destagionalizzazione dei parti delle bufale.

(3-00553)

PAGLIARI - Ai Ministri degli affari esteri e per l'integrazione - Premesso che:

stando a quanto viene riferito all'interrogante dal Coordinamento delle associazioni familiari adottive e affidatarie in rete (CARE) ci sono 23 coppie bloccate nella Repubblica democratica del Congo che stanno vivendo una situazione molto tesa. Esse si trovano da settimane lì con i loro bambini, che hanno passaporto italiano, magari con altri figli già facenti parte della famiglia (alcune coppie sono partite prima del 30 settembre 2013) e per ora non possono far rientro in Italia con l'intero nucleo familiare;

il Congo ha infatti imposto nel mese di settembre 2013 un "blocco" ed una revisione delle procedure interne e ha lasciato queste famiglie in un "limbo" giuridico di cui non si vede la fine,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda adottare per sensibilizzare le autorità congolesi;

quali misure intenda intraprendere per salvaguardare i concittadini all'estero.

(3-00554)

DI BIAGIO - Al Ministro della difesa - Premesso che:

l'articolo 7, comma 2, del decreto del Ministro della difesa 18 maggio 2010, n. 112, dispone la disciplina concernente le modalità di gestione dell'offerta di acquisto da parte del Ministero e di esercizio del diritto allo stesso da parte dei conduttori degli alloggi di servizio della difesa;

ha fatto discutere, con notevole riverbero mediatico, la condizione in cui versano alcuni alloggi nell'area di Ostia del comune di Roma oggetto della disciplina: nello specifico ammontano a 98 gli alloggi appartenenti ai comprensori dell'Aeronautica militare, la cui trascuratezza strutturale è stata anche oggetto di un'ordinanza comunale, a seguito della quale una squadra di addetti ai lavori del Comune di Roma, coadiuvata da Vigili urbani, ha provveduto a perimetrare l'area ai fini della salvaguardia della pubblica incolumità;

appare opportuno evidenziare che, agli alloggi dei militari dell'Aeronautica, ai sensi del decreto ministeriale 16 marzo 2011, erano stati applicati canoni di mercato particolarmente cospicui in considerazione del fatto che era stato attribuito a questi immobili, tra l'altro non accatastati, una categoria catastale A/2, con qualità di finiture "medio" posizione "favorevole", elevando di fatto la configurazione strutturale dell'immobile tanto da far confluire la definizione del canone eventualmente attribuibile ai conduttori, in un target elevato e non assimilabile alla reale condizione dell'immobile;

alla luce di tale discrepanza i conduttori degli alloggi hanno sollevato la questione dell'insostenibilità dei canoni al Tar, che si è pronunciato favorevolmente rispetto alle istanze degli stessi inducendo l'amministrazione a rivedere le proprie decisioni;

malgrado l'empasse della configurazione dei canoni, la dichiarata condizione di fatiscenza, legittimata anche da una pronuncia del Tar, sugli stessi alloggi è stata applicata la disciplina di cui al decreto n. 112 del 2010: su 98 alloggi, 53 conduttori manifestano ai sensi della citata disposizione, la volontà di procedere all'acquisto dell'immobile inoltrando entro 60 giorni dalla data di ricezione della comunicazione dell'offerta, dunque ai sensi del comma 5 del citato articolo 7, alla Direzione generale, l'atto di esercizio del diritto, con allegato, a titolo di caparra confirmatoria, un assegno circolare non trasferibile o altra formula di garanzia disciplinata dal medesimo comma;

malgrado siano trascorsi oltre 18 mesi dall'inoltro della garanzia, dal Ministero non vi è stato alcun riscontro né vi è stata una proposta di convocazione dal notaio per il perfezionamento di una procedura prevista dalla normativa;

l'interrogante ha avuto modo di apprendere che nella seconda metà del mese di novembre il competente comando aeroporto di Pratica di Mare, ha provveduto a puntellare gli architravi di uno degli edifici del comprensorio dell'Aeronautica militare, creando disagio tra gli utenti dell'immobile, segnatamente tra quelli che sono in attesa di avere riscontro dall'amministrazione circa il procedimento di acquisto;

gli utenti dell'alloggio in data 23 novembre 2013 hanno indirizzato nello specifico alla Direzione generale del demanio e al comando aeroporto di Pratica di Mare una nota con annessa documentazione relativa al provvedimento di puntellamento al fine di avere chiarimenti circa le dinamiche di intervento che sono in procinto di essere operate su un immobile su cui sembrano essere particolarmente opache le finalità dell'amministrazione;

al momento non risulta all'interrogante un riscontro da parte del Ministero alla citata nota;

considerando che al momento è da considerarsi ancora in corso la procedura di vendita di cui all'articolo 7 del citato decreto ministeriale, essendo state versate le garanzie da parte degli interessati all'acquisto, è da considerarsi illegittimo da parte dell'amministrazione, detentrice degli immobili, qualsivoglia ipotesi di intervento (soprattutto se teso all'indebolimento strutturale degli stessi), considerando che siffatte procedure rischiano di ridimensionare ulteriormente il livello qualitativo dell'immobile e dunque il relativo costo: pertanto si verrebbe a creare il paradosso che i potenziali acquirenti siano vincolati, in ragione della garanzia, ad un immobile il cui valore non è più armonico con le condizioni originarie, già fortemente compromesse da anni di incuria,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che hanno condotto l'amministrazione ad operare interventi strutturali sugli immobili citati, senza che siano stati avvertiti gli utenti degli stessi o che ne siano state comunicate preventivamente le motivazioni;

come il Ministro in indirizzo intenda gestire l'empasse che attualmente condiziona le procedure di vendita degli immobili, considerando il mancato riscontro dell'amministrazione rispetto alla già manifesta volontà di acquisizione da parte di alcuni utenti.

(3-00555)

MONTEVECCHI, SERRA, BOCCHINO, BIGNAMI, CASTALDI, MANGILI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:

l'ufficio stampa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha reso nota in data 22 novembre 2013 la nomina dell'ingegner Pier Francesco Pinelli quale commissario straordinario del Governo per il risanamento delle gestioni ed il rilancio delle attività delle fondazioni lirico-sinfoniche, nomina avvenuta da parte del ministro Massimo Bray d'intesa con il Ministro dell'economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni;

il neo commissario è stato per molti anni consulente sui temi dell'economia e della cultura, interessandosi principalmente di organizzazione e sviluppo di differenti società operanti nei settori dei beni culturali. Ha seguito per imprese pubbliche, private e istituzioni culturali la realizzazione di piattaforme digitali. Come manager del gruppo Erg, ha seguito la nascita di progetti di start up legati all'innovazione. È stato inoltre impegnato in progetti di solidarietà per il terzo settore, così come peraltro evidenziato nel comunicato stampa citato;

le fondazioni lirico-sinfoniche si trovano attualmente a far fronte ad una situazione di disavanzo che ha determinato in seno alle medesime delle scelte non poco drammatiche, tanto da obbligare quest'ultime all'azzeramento dei contratti integrativi aziendali, fino ad arrivare al temuto taglio del 50 per cento dei posti di lavoro di intere categorie occupazionali;

risulta agli interroganti che a creare l'attuale disavanzo nelle fondazioni lirico-sinfoniche potrebbero aver contribuito gli stessi istituti bancari, i quali, avendo erogato negli anni ingenti anticipazioni bancarie, hanno tuttavia applicato interessi composti, vietati per legge;

a parere degli interroganti si rende necessario chiarire quanto riportato nel testo del decreto-legge n. 91 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 112 del 2013, recante "Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo", ove in particolare all'art. 11, rubricato "Disposizioni urgenti per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche e il rilancio del sistema nazionale musicale di eccellenza", si legge al comma 1: "Al fine di fare fronte allo stato di grave crisi del settore e di pervenire al risanamento delle gestioni e al rilancio delle attività delle fondazioni lirico-sinfoniche, gli enti di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e successive modificazioni, e di cui alla legge 11 novembre 2003, n. 310 e successive modificazioni, di seguito denominati «fondazioni», che versino nelle condizioni di cui all'articolo 21 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, ovvero non possano far fronte ai debiti certi ed esigibili da parte dei terzi, ovvero che siano stati in regime di amministrazione straordinaria nel corso degli ultimi due esercizi, ma non abbiano ancora terminato la ricapitalizzazione, presentano, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al commissario straordinario di cui al comma 3, un piano di risanamento che intervenga su tutte le voci di bilancio strutturalmente non compatibili con la inderogabile necessità di assicurare gli equilibri strutturali del bilancio stesso, sia sotto il profilo patrimoniale che economico-finanziario, entro i tre successivi esercizi finanziari. I contenuti inderogabili del piano sono: a) la rinegoziazione e ristrutturazione del debito della fondazione che preveda uno stralcio del valore nominale complessivo del debito esistente al 31 dicembre 2012, comprensivo degli interessi maturati e degli eventuali interessi di mora, previa verifica che nei rapporti con gli istituti bancari gli stessi non abbiano applicato nel corso degli anni interessi anatocistici sugli affidamenti concessi alla fondazione stessa, nella misura sufficiente ad assicurare, unitamente alle altre misure di cui al presente comma, la sostenibilità del piano di risanamento, nonché gli equilibri strutturali del bilancio, sia sotto il profilo patrimoniale che economico-finanziario della fondazione; b) l'indicazione della contribuzione a carico degli enti diversi dallo Stato partecipanti alla fondazione; c) la riduzione della dotazione organica del personale tecnico e amministrativo fino al cinquanta per cento di quella in essere al 31 dicembre 2012 e una razionalizzazione del personale artistico; d) il divieto di ricorrere a nuovo indebitamento, per il periodo 2014-2016, salvo il disposto del ricorso ai finanziamenti di cui al comma 6; nel caso del ricorso a tali finanziamenti nel piano devono essere indicate misure di copertura adeguate ad assicurare il rimborso del finanziamento; e) l'entità del finanziamento dello Stato, a valere sul fondo di cui al comma 6, per contribuire all'ammortamento del debito, a seguito della definizione degli atti di rinegoziazione e ristrutturazione di cui alla precedente lettera a), e nella misura strettamente necessaria a rendere sostenibile il piano di risanamento; f) l'individuazione di soluzioni idonee, compatibili con gli strumenti previsti dalle leggi di riferimento del settore, a riportare la fondazione, entro i tre esercizi finanziari successivi, nelle condizioni di attivo patrimoniale e almeno di equilibrio del conto economico; g) la cessazione dell'efficacia dei contratti integrativi aziendali in vigore, l'applicazione esclusiva degli istituti giuridici e dei livelli minimi delle voci del trattamento economico fondamentale e accessorio previsti dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro e la previsione che i contratti collettivi dovranno in ogni caso risultare compatibili con i vincoli finanziari stabiliti dal piano; g-bis) l'obbligo per la fondazione, nella persona del legale rappresentante, di verificare che nel corso degli anni non siano stati corrisposti interessi anatocistici agli istituti bancari che hanno concesso affidamenti";

gli interroganti intendono evidenziare, per il punto di cui alla lettera g-bis), l'obbligo in seno alla fondazione nella persona del legale rappresentante pro tempore di verificare che nel corso degli anni non siano stati corrisposti interessi anatocistici agli istituti bancari che hanno per parte loro concesso affidamenti alle fondazioni. Ciò al fine di "tamponare" una ormai non più sostenibile condizione di disavanzo e vieppiù allo scopo di garantire il rispetto della normativa vigente in materia, che in talune fondazioni potrebbe addirittura rappresentare una svolta decisiva nel risanamento dei conti interni,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di sollecitare le opportune verifiche sui bilanci delle fondazioni lirico-sinfoniche e, all'uopo, in che modo il commissario straordinario intenda agire al fine di assicurare il risanamento delle fondazioni garantendo il loro funzionamento, quale patrimonio della collettività tutta, anche al fine di tutelare i lavoratori del settore che nella misura del 50 per cento rischiano di perdere il proprio posto di lavoro.

(3-00556)

BENCINI, CATALFO, PAGLINI, GIROTTO, CASTALDI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la normativa in tema di diffusione della stampa coinvolge interessi costituzionalmente rilevanti e protetti quali il diritto all'informazione nonché motivi d'interesse generale quali la tutela del pluralismo;

la libertà di manifestazione del pensiero, interpretando l'articolo 21 della Costituzione, abbraccia la libertà di informazione, di espressione, di opinione, di stampa, la libertà e il diritto di cronaca e di critica nonché il diritto dei cittadini all'informazione;

nella sentenza n. 105 del 15 giugno 1972 la Corte costituzionale definisce espressamente il lato attivo della libertà di manifestazione del pensiero come libertà di dare e divulgare notizie, opinioni, commenti, che si contrappone all'interesse generale, "anch'esso indirettamente protetto dall'articolo 21, alla informazione; il quale in un regime di libera democrazia, implica pluralità di fonti di informazioni, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee";

la fitta rete di punti vendita esclusivi di giornali, quotidiani e periodici (nello specifico, 33.000) svolge una funzione di utilità sociale offrendo un servizio dedicato all'informazione a mezzo stampa e, conseguentemente, garantendo il pluralismo attraverso il rigoroso rispetto del principio di parità di trattamento di tutte le testate giornalistiche;

in virtù del decreto legislativo n. 170 del 2001, e quindi del sistema di autorizzazioni e della pianificazione previsto, la rete dei punti vendita esclusivi si articola capillarmente su tutto il territorio nazionale assicurando a tutti gli editori, in tal modo, la libertà di divulgare e, al contempo, il diritto di informazione dei cittadini i quali non trovano ostacolo alcuno nell'accedere all'intera offerta editoriale;

la liberalizzazione, senza la predisposizione alcuna di regole, relativamente ad un'attività obiettivamente non concorrenziale come lo è la vendita esclusiva di quotidiani e periodici, condurrebbe alla dissoluzione proprio della rete di vendita dedicata a tale attività. Chi, infatti, vende in via esclusiva quotidiani e periodici offre e garantisce, da sempre, al consumatore il più ampio accesso all'informazione attraverso un assortimento, in termini di scelte possibili, ed una presenza tradizionalmente ben articolata sul territorio, che nessun altro esercizio commerciale può assicurare allo stesso modo;

nello specifico, l'edicolante non è libero di scegliere il fornitore né tantomeno di contrattare singolarmente il prezzo di acquisto e decidere, di conseguenza, il prezzo di vendita; se così fosse, infatti, verrebbe meno la parità di trattamento garantita alle diverse testate e, quindi, il pluralismo dell'informazione;

a parere degli interroganti è alquanto discutibile ritenere la diffusione dell'informazione un bene da tutelare, in quanto di interesse costituzionale, solo nella fase della sua produzione e sino al momento della sua distribuzione (attraverso il finanziamento pubblico e l'IVA, agevolata per l'editoria) e non anche nella fase di rivendita al consumatore;

se esiste un interesse generale all'informazione, indirettamente protetto dall'art. 21 della Costituzione, la pluralità delle fonti di informazione deve essere assicurata su tutto il territorio nazionale, auspicando l'intervento di una disciplina del settore rappresentato dalla vendita esclusiva di quotidiani e periodici;

considerato che:

l'articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 1 del 2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 27 del 2012, recita: "Nel rispetto delle previsioni di cui ai commi 1 e 2 e secondo i criteri ed i principi direttivi di cui all'articolo 34 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, il Governo, previa approvazione da parte delle Camere di una sua relazione che specifichi, periodi ed ambiti di intervento degli atti regolamentari, è autorizzato ad adottare entro il 31 dicembre 2012 uno o più regolamenti, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per individuare le attività per le quali permane l'atto preventivo di assenso dell'amministrazione, e disciplinare i requisiti per l'esercizio delle attività economiche, nonché i termini e le modalità per l'esercizio dei poteri di controllo dell'amministrazione";

risulta agli interroganti che tali regolamenti non siano stati emanati;

gli interventi normativi in materia di liberalizzazione delle attività produttive susseguitisi (art. 3 del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, artt. 31 e 34 del decreto-legge n. 201 del 2011, art. 1 del citato decreto-legge n. 1 del 2012) non hanno in alcun modo chiarito o precisato quale sia la normativa applicabile all'attività rappresentata dalla vendita di quotidiani e periodici; non è, infatti, dato sapere, in maniera certa e definita, se tale attività resti disciplinata dal decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170, dove è presente una regolamentazione del settore, ovvero sia da considerare del tutto concorrenziale come le altre e, conseguentemente, priva di disciplina;

l'art. 11 del decreto legislativo n. 59 del 2010, l'art. 3 del decreto-legge n. 138 del 2011 e l'art. 1 del decreto-legge n. 1 del 2012, del resto, fanno salva la possibilità di mantenere i requisiti di programmazione laddove essi non perseguano obiettivi economici, ma siano dettati da motivi imperativi d'interesse generale o da interessi costituzionalmente rilevanti ovvero siano giustificati dall'utilità sociale,

si chiede di sapere:

quale sia, data la situazione di incertezza, a parere degli interroganti dovuta ai numerosi e poco chiari interventi normativi in materia di liberalizzazione delle attività produttive, la normativa di riferimento, e in particolare se per il settore rappresentato dalla vendita esclusiva di quotidiani e periodici debbano considerarsi fermi i requisiti di pianificazione ed il regime autorizzatorio di natura pubblicistica previsti dal decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170, e successive modificazioni ed integrazioni;

se il Ministro in indirizzo ritenga necessario prevedere, nel caso in cui non trovino più applicazione i requisiti di pianificazione ed il regime autorizzatorio di natura pubblicistica previsti dal decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170, una disciplina del settore rappresentato dalla vendita esclusiva di quotidiani e periodici che contenga dei requisiti di programmazione in quanto essi non perseguono obiettivi economici, ma sono dettati da motivi imperativi d'interesse generale o da interessi costituzionalmente rilevanti ovvero sono giustificati dall'utilità sociale.

(3-00558)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

REPETTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'art. 4 del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, recante disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia, autorizza la Banca d'Italia ad aumentare il proprio capitale mediante utilizzo delle riserve statutarie all'importo di 7.500.000.000 euro e dispone che nessun azionista sia autorizzato a possedere, direttamente o indirettamente, una quota del capitale sociale superiore al 5 per cento;

in conseguenza di tale disposizione le banche e le assicurazioni italiane che partecipano al capitale della Banca d'Italia saranno costrette a vendere la parte eccedente il 5 per cento;

gli azionisti dell'Istituto possono essere anche: a) banche aventi sede legale in Italia o aventi sede legale e amministrazione centrale in uno Stato membro dell'Unione europea diverso dall'Italia; b) imprese di assicurazione e di riassicurazione aventi sede legale in Italia o aventi sede legale e amministrazione centrale in uno Stato membro dell'Unione europea diverso dall'Italia;

di fatto la Banca d'Italia potrebbe essere controllata in maggioranza da azionisti stranieri;

l'art. 47, comma primo, della Costituzione stabilisce che la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito,

si chiede di conoscere:

quali motivazioni abbiano spinto il Ministro in indirizzo a varare un provvedimento che di fatto comporta il rischio di perdita di autonomia della nostra economia;

se e come intenda provvedere per sanare quella che appare una grave violazione della Costituzione che impone il controllo dello Stato, attraverso la Banca d'Italia, sull'esercizio del credito.

(3-00551)

BIANCO, SILVESTRO, DE BIASI - Al Ministro della salute - Premesso che:

il 25 agosto 2013 una ragazza di 17 anni, Valentina Col, reduce da un pregresso trauma del torace, è deceduta presso l'ospedale di Orbetello (Grosseto) a causa di un'improvvisa quanto grave e massiva embolia polmonare che ne ha determinato il decesso poche ore dopo la diagnosi radiologica;

a seguito dell'accaduto la magistratura ha aperto un fascicolo a carico dei sanitari (medici e infermieri) e ha avocato a sé gli approfondimenti sul caso sottoponendo ad indagine tutti i professionisti che a qualsiasi titolo avevano avuto un ruolo nella vicenda;

nello stesso tempo, l'azienda ospedaliera si è messa in contatto con i genitori della ragazza informandoli che avrebbe effettuato un riscontro diagnostico ed avviato una verifica interna per giungere a comprendere ulteriori elementi a chiarimento del quadro clinico;

nei giorni successivi è stata comunicata all'ospedale la visita di ispettori inviati dal Ministero della salute. L'azienda si è messa a disposizione e ha invitato tutti i suoi professionisti a fare altrettanto offrendo massima disponibilità, collaborazione e trasparenza agli ispettori che avrebbero dovuto svolgere l'analisi del caso, verificare la presenza (o meno) di idonee procedure, protocolli, linee guida e la loro adozione, valutare l'impegno complessivo sui temi della sicurezza e del rischio clinico, verificando condizioni e situazioni suscettibili di azioni di miglioramento, notificandole alla ASL e alla Regione;

la direzione aziendale ha invitato i medici e gli infermieri ad esprimersi apertamente con gli ispettori, tenendo distinto l'ambito della responsabilità professionale (in carico alla magistratura) da quello di un confronto con gli ispettori del Ministero che avevano necessità di comprendere quanto accaduto e con quali dinamiche, al fine di proporre quelle azioni di cambiamento che si fossero eventualmente rese evidenti per i professionisti e per l'ospedale e di migliorare l'assistenza resa ai cittadini;

i medici e gli infermieri si sono messi a disposizione degli ispettori rispondendo ad ogni loro domanda e fornendo la documentazione necessaria;

il 1° dicembre 2013 i mezzi di comunicazione nazionale (TG2, TG Toscana e TG5) e il quotidiano "Il Messaggero" (nella cronaca di Roma) hanno riportano ampi stralci della relazione e delle conclusioni cui sarebbero giunti gli ispettori ministeriali in merito al caso;

secondo quanto riportato da "Il Messaggero" (e ripetuto dalle testate televisive) la ragazza "poteva essere salvata", "la relazione del Ministero della salute inchioda i medici", "il rapporto degli esperti ministeriali è stato acquisito dal pm" e gli ispettori ministeriali "sollevano interrogativi sulla competenza degli operatori dell'ospedale in merito alla presa in carico di pazienti giovani";

la relazione ministeriale non è stata inviata né all'azienda né agli organismi competenti della Regione Toscana, mentre era già a conoscenza della famiglia della ragazza, visto che gli organi di informazione hanno riportato sue dichiarazioni sul contenuto della relazione ministeriale;

la divulgazione dei contenuti della relazione nei termini con cui è avvenuta ha determinato una situazione contraria ad ogni dettato sulla gestione del rischio clinico e appare assolutamente inconciliabile con la cultura della sicurezza che da anni si cerca di perseguire privilegiando il rapporto confidenziale che, unico, è in grado dì fare emergere comportamenti o procedure che altrimenti resterebbero occulti e "rischiosi" per sempre;

a fronte di quanto accaduto ben si comprende il comportamento delle Regioni (tante, secondo quanto riportato dallo stesso sito del Ministero della salute) che si limitano a trasmettere al SIMES (sistema informativo per il monitoraggio degli errori in sanità), unicamente quanto è evidente, riducendo al minimo (o completamente) le segnalazioni spontanee;

appare quantomeno violata la buona pratica secondo cui è necessario collaborare con gli operatori sanitari al fine di rendere più sicure ed affidabili le organizzazioni sanitarie e le attività professionali, cercando di prevenire l'esito indesiderato di un intervento medico e sanitario, potenziale parte costitutiva dell'intervento stesso;

le caratteristiche prevalenti di "errori di sistema" attribuibili alla grande maggioranza degli eventi avversi in ambito sanitario pongono una questione centrale a tutti coloro che detengono la responsabilità gestionale e cioè quella di riprogettare strutture ed organizzazioni più sicure sulla base e sulla scorta degli errori evitati (near miss) e di quelli non evitati ma evitabili, con o senza danni ai pazienti. Queste attività sono fondate su una forte responsabilizzazione e partecipazione dei professionisti, testimoni ed attori dei fenomeni che si aspettano risposte pronte, adeguate ed efficaci sul rimodellamento delle organizzazioni e sulle stesse correzioni formative delle basse performance professionali;

quanto accaduto ha trasformato momenti di confronto e di valutazione professionale in inaccettabili procedure che attribuiscono responsabilità professionali in assenza di contraddittorio, tanto che è proprio la sede giudiziaria quella in cui gli operatori sanitari potranno sentirsi tutelati, potendo avvalersi dei diritti della difesa, utilizzare qualificate relazioni peritali e avere la possibilità, attraverso il contraddittorio, di dimostrare e documentare la coerenza del percorso assistenziale;

il 4 dicembre 2013, l'assessore al diritto alla salute della Regione Toscana, Luigi Marroni, ha inviato al Ministro della salute Lorenzin una lettera in cui affermava, come si può leggere sul sito internet di "quotidiano sanità": "Con rammarico ho appreso dai media e dai quotidiani notizie circa il contenuto del rapporto degli ispettori ministeriali relativamente al caso della giovane deceduta il 25 agosto scorso presso l'ospedale di Orbetello". In un comunicato inviato due giorni prima l'assessore aveva espresso il proprio appoggio all'azienda ospedaliera, e il proprio disappunto per le modalità seguite dagli ispettori ministeriali. "Il testo del rapporto, prosegue la lettera, o le informazioni ufficiali inerenti al rapporto stesso, non sono mai stati trasmessi alla Regione e all'Azienda sanitaria interessata, che pure hanno offerto senza riserve la disponibilità necessaria a far luce sulla vicenda, all'insegna della trasparenza e della collaborazione istituzionale". Nella lettera, l'assessore Marroni chiede al Ministro di ricevere prima possibile tutta la documentazione già in possesso dei mezzi di informazione e le chiede anche "supporto per correggere la scorrettezza procedurale verificatasi, che rischi di minare la fiducia degli operatori e professionisti del servizio sanitario nel sistema di gestione degli eventi avversi in sanità a livello nazionale, vanificando l'impegno finora profuso da tutte le istituzioni per una sanità che vuole imparare dagli errori per non ripeterli, e che per farlo necessita della collaborazione dei soggetti che nel sistema operano con impegno e spirito di servizio";

sempre il 4 dicembre, un comunicato stampa del Ministero della salute affermava: "In merito alle notizie comparse su alcuni organi di informazione relative alla divulgazione delle risultanze della verifica ispettiva condotta dal Ministero della salute presso l'Ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello, in seguito al decesso della signora Valentina Col, si precisa che i contenuti degli articoli di stampa non corrispondono a quanto complessivamente emerge dai risultati della relazione ispettiva. Essa non esprime alcuna valutazione specifica o giudizio di responsabilità dei singoli medici, né di altri operatori sanitari",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che la situazione descritta rappresenti un grave pregiudizio per la realizzazione della cultura e della pratica della sicurezza delle cure fondata sostanzialmente sulla segnalazione volontaria degli errori, degli stessi eventi avversi e dell'audit clinico sulla sicurezza, nella consapevolezza che tali finalità non sono volte alla creazione di aree di impunità rispetto a profili di responsabilità individuale, civile o penale, da riconoscere ed accertare nelle sedi competenti;

se non ritenga altresì che tali strumenti, in quanto funzionali all'interesse generale dei cittadini e della collettività, debbano essere utilizzati solo dai professionisti, con l'impossibilità quindi di un loro utilizzo sia per l'adozione di provvedimenti "punitivi" che per un loro uso in corso di giudizio, ferme restando le responsabilità civili e penali di ognuno;

se non ritenga opportuno e non più procrastinabile l'avvio di una riforma organica relativa ai criteri di accertamento della responsabilità dei medici, degli infermieri e degli esercenti una professione sanitaria, tanto in ambito penale quanto in quello civile, quanto in ogni altro ambito, stante l'evoluzione giuridico-normativa, tecnico-professionale ed organizzativo-gestionale che sempre più frequentemente li vede parte nei contenziosi.

(3-00557)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PEGORER, SONEGO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;

il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;

la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,

si chiede di sapere quali direttive il Ministro in indirizzo intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy.

(4-01320)

FILIPPI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

i porti marittimi nazionali per le molteplicità di funzioni svolte, a servizio dei sistemi produttivi e di consumo del Paese e quali infrastrutture indispensabili ai collegamenti con le aree insulari, rappresentano un complesso di valenza strategica dal punto di vista della competitività produttiva e logistica, oltre che dal punto di vista economico, occupazionale e sociale;

ciò è indubbio se si ha riguardo ai dati relativi all'attività di import-export, che utilizza per circa il 54 per cento la via marittima, risultando così il nostro Paese, anche in un periodo di crisi, al terzo posto in Europa per movimentazioni portuali di merci. Addirittura, l'Italia si colloca al secondo posto tra tutti i Paesi europei per traffico passeggeri e, si stima, al primo per numero di crocieristi nonché per ricadute economiche e posti di lavoro generati dalle attività legate al settore crocieristico;

studi di approfondimento specifici, ripetutisi negli anni, testimoniano altresì il contributo che la portualità fornisce al PIL ed all'occupazione nazionale;

l'Unione europea, da ultimo nella sua comunicazione COM(2013) 295 che accompagna la proposta di regolamento che istituisce un quadro normativo per l'accesso al mercato dei servizi portuali (COM(2013) 296 definitivo), definisce i porti "motore per la crescita";

considerato che:

in attuazione di quanto disposto dal decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, devono essere emanati regolamenti di riorganizzazione dei Ministeri;

per questo riguarda il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, risulterebbe sia stato già elaborato uno schema di regolamento di riorganizzazione nel quale, tra l'altro, si prevedrebbe la soppressione della Direzione generale per i porti e la ripartizione delle competenze di quella tra la Direzione per il trasporto marittimo e per vie d'acque interne, cui verrebbe attribuita la vigilanza sulle autorità portuali, e la Direzione generale dighe, infrastrutture idriche, elettriche e portuali;

neanche molti anni addietro la cura del settore era affidata ad un autonomo Ministero (ex Ministero della marina mercantile), articolato in 7 Direzioni generali ed un Ispettorato tecnico, e che, addirittura, negli attuali due soli Servizi di settore sono accorpate competenze degli 8 precedenti nonché di altri uffici che in passato erano articolazioni di diversi Ministeri (ad esempio le "opere marittime", in passato di competenza della Direzione dell'ex Ministero dei lavori pubblici, per la gran parte oggi di competenza della Direzione generale per i porti);

il disegno che traspare dal nuovo assetto ipotizzato, prefigurerebbe oltre ad un'inspiegabile sottovalutazione di un comparto che è essenziale e vitale per l'intero sistema Paese, un frazionamento di referenti e competenze ministeriali, di grande svantaggio per la portualità, in termini di efficienza ed efficacia, del tutto contrario all'esigenza di una visione unitaria della politica portuale, nelle sue componenti infrastrutturali, organizzative e di soggetti di amministrazione,

si chiede di conoscere:

se corrisponda a verità quanto risulta riguardo lo schema di regolamento di riorganizzazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuna una revisione dello schema di riorganizzazione nel senso almeno di confermare, per il futuro, entrambe le articolazioni ministeriali, a livello di Direzioni generali, aventi competenza: una sulle materie della navigazione marittima e, l'altra, su tutti i molteplici aspetti della portualità, prevedendo anzi un rafforzamento di quest'ultima struttura, in considerazione del rilievo e della centralità che il tema della portualità ha assunto a livello europeo e dell'indifferibile esigenza di dotare il Paese di una politica portuale, strumento e presupposto per la crescita.

(4-01321)

SONEGO, PEGORER - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale va riconosciuta con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;

l'agroalimentare made in Italy rappresenta più del 17 per cento del PIL e provengono dal settore agricolo oltre 53 miliardi di euro;

il made in Italy agroalimentare è la leva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese;

il settore agricolo, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, riveste una particolare importanza per l'economia nazionale ed assume un ruolo fondamentale nella custodia del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

sulla base dei dati Efsa, l'Italia risulta prima, nel mondo, in termini di sicurezza alimentare, con oltre un milione di controlli all'anno, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), con un valore inferiore di 5 volte rispetto a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte rispetto a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità);

il settore suinicolo rappresenta una voce importante dell'agroalimentare italiano. La suinicoltura italiana, infatti, occupa il 7° posto in Europa per numero di capi mediamente presenti: in Italia nel 2012 la consistenza è stata di 9,279 milioni di capi, preceduta da Germania (28,1 milioni), Spagna (25,2 milioni), Francia (13,7 milioni), Danimarca (12,4 milioni), Olanda (12,2 milioni) e Polonia (11,9 milioni di capi);

i dati del censimento dell'agricoltura 2010 indicano in 26.197 il numero delle aziende suinicole in Italia (74,1 per cento rispetto al 2007), 4.900 delle quali allevano più di 50 suini;

le regioni maggiormente vocate per l'allevamento di suini sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, ma anche Calabria, Umbria e Sardegna;

rispetto a 73,5 milioni di cosce suine consumate in Italia, 57,3 milioni sono di importazione, 24,5 milioni sono di produzione nazionale e 8,3 milioni vengono avviate all'esportazione;

dai medesimi dati emerge che i principali Paesi fornitori di carne suina in Italia sono la Germania, l'Olanda, la Francia, la Spagna e la Danimarca;

dai dati elaborati da ISMEA nel rapporto "La competitività dell'agroalimentare italiano" del 2012, emerge che la fase agricola è fortemente penalizzata dalle repentine e intense variazioni dei prezzi alla produzione, variazioni che invece non si trasmettono immediatamente sui prezzi nelle fasi più a valle, né per tempistica, né per intensità;

sulla base dei risultati definitivi pubblicati dall'Istat e secondo quanto certificato dal 6° censimento generale dell'agricoltura, la bassa remunerazione dell'imprenditore agricolo, in diminuzione nell'ultimo decennio, è uno degli elementi a cui viene collegata la fuoriuscita dal settore di quasi 800.000 aziende agricole;

nel mercato del settore suinicolo, l'andamento dei prezzi riconosciuti agli allevatori mostra valori inferiori ai costi di produzione;

secondo analisi ed elaborazioni dell'Associazione nazionale allevatori suini, riferiti al primo semestre 2013, il valore dell'allevamento riconosciuto nella fase della distribuzione è stato del 17,28 per cento;

dalle stesse elaborazioni si rileva che il costo medio di produzione del suino pesante (peso medio 160-170 chilogrammi) è di 1,56 euro al chilogrammo;

i medesimi dati evidenziano che il prezzo medio riconosciuto all'allevatore per il suino pesante è stato di 1,4 euro al chilogrammo;

l'attuale situazione del mercato risulta complicata dalla mancanza di trasparenza sull'indicazione di origine delle carni suine, che rischia di creare confusione tra i prodotti di provenienza nazionale, che assicurano, tra l'altro, elevati standard di sicurezza e qualità, ed i prodotti di importazione che invece, spesso, presentano minori garanzie per il consumatore;

l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nel disciplinare le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, vieta condotte commerciali sleali al fine di impedire che un contraente con maggiore forza commerciale possa abusarne, imponendo condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose per la controparte più debole,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda promuovere, con specifico riferimento al settore del commercio nel settore delle carni suine, al fine di dare piena attuazione all'articolo 62 citato, nella parte in cui vieta pratiche commerciali sleali che possano determinare, in contrasto con il principio della buona fede e della correttezza, il riconoscimento di prezzi, agli allevatori, palesemente inferiori ai costi di produzione medi da loro sostenuti;

quali azioni intenda promuovere, con specifico riferimento al commercio delle carni suine, al fine di contrastare pratiche commerciali sleali poste in essere, ai danni degli allevatori, in violazione della disciplina di cui all'articolo 62 ed al relativo regolamento di attuazione (decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199).

(4-01322)

CANDIANI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

con atto n. 1356 protocollato l'8 novembre 2013 è stata presentata interrogazione da parte del consigliere regionale dell'Umbria Gianluca Cirignoni, trasmessa al Presidente della Giunta regionale, avente come oggetto "Piano paesaggistico regionale - parco del Monte Acuto - foglio di mappa 137 - necessità di verifiche e controlli, ai sensi dell'art. 155 del decreto legislativo 22/01/2004, n. 42, relativamente ad abusi edilizi perpetrati in territorio del comune di Umbertide su aree protette, nonché relativamente ad attività dell'amministrazione comunale di Umbertide medesima riguardanti eventuali concessioni in sanatoria - intendimenti della g.r. al riguardo";

l'interrogazione riguarda una situazione di abusi edilizi di cui ha dato conto anche il settimanale "Panorama" pubblicando nel proprio sito on line un documentato e particolareggiato articolo riguardante, appunto, gli abusi edilizi perpetrati ad Umbertide (Perugia), in area protetta ai sensi dell'art. 136 del decreto legislativo n. 42 del 2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio), all'interno del parco del Monte Acuto (foglio di mappa 137) e un'attività di sanatoria degli stessi irregolare e basata su false attestazioni;

secondo il settimanale gli abusi edilizi riguarderebbero uno stabile agricolo, trasformato in una villetta "con tanto di seminterrato e mansarda, armoniosamente inserita tra gli ulivi di Umbertide, all'interno del parco del monte Acuto. L'abitazione più vicina è quella di Guasticchi padre; le due belle case condividono un campo da tennis e una piscina di 15 metri per 8". Guasticchi, a quanto risulta, sarebbe il padre di Marco Vinicio Guasticchi, il presidente della Provincia di Perugia, proprietario della villetta;

sempre da quanto scrive il settimanale, e secondo quanto ha già denunciato anche il consigliere regionale della Lega Nord Gianluca Cirignoni, agli atti del Comune di Umbertide risulterebbe una sola casa, quella in cui abita il padre del presidente, Giancarlo Guasticchi, per anni segretario generale della Provincia;

il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune in data 11 ottobre 2013 avrebbe confermato al consigliere Cirignoni che l'amministrazione comunale avrebbe contestato con un ordinanza emessa nel maggio 2013 l'abuso edilizio in questione ordinando il ripristino dei luoghi;

l'art. 155 del codice stabilisce che: "Le funzioni di vigilanza sui beni paesaggistici tutelati di questo Titolo sono esercitate dal Ministero e dalle regioni. Le regioni vigilano sull'ottemperanza alle disposizioni contenute nel presente decreto legislativo da parte delle amministrazioni da loro individuate per l'esercizio delle competenze in materia di paesaggio";

evidenziato che:

come verificato dal consigliere regionale Cirignoni, consultando le mappe del piano paesaggistico regionale predisposto ai sensi del codice dei beni culturali, si rileva che nell'area di cui al foglio 137 catasto del Comune di Umbertide non è riportata alcuna villetta;

nell'interrogazione, il consigliere regionale Cirignoni chiede di conoscere per iscritto "se la sua amministrazione vorrà provvedere, informandoci dei risultati, ad attivarsi per esercitare i poteri di vigilanza sull'operato delle amministrazioni pubbliche coinvolte come stabilito dall'art. 155 del decreto legislativo n. 42 del 2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137)" e "se la sua amministrazione vorrà attivarsi, informandoci dei risultati, per verificare come si sia arrivati alla costruzione in area paesaggistica protetta egli immobili di cui in premessa dato che sulla mappa identificativa delle aree protette non risulta la presenza dei fabbricati ne di un campo da tennis e di una piscina";

considerato che tale interrogazione regionale risulta tuttora priva di risposta e, unitamente alle difficoltà riscontrate dal consigliere regionale Cirignoni nell'esercizio del diritto di accesso agli atti presso il Comune al fine di acquisire elementi necessari alla conoscenza dei fatti, si paventa il rischio di "un insabbiamento" da parte di soggetti istituzionali o pubblici funzionari interessati a dare copertura "politica" alla vicenda, tenuto conto che l'abuso edilizio perpetrato nell'area protetta del monte Acuto (comune di Umbertide) coinvolgerebbe il padre dell'attuale presidente della Provincia di Perugia ed ex segretario generale dell'ente e lo stesso presidente della Provincia,

si chiede di sapere quali interventi il Ministro in indirizzo intenda porre in essere, per la propria competenza o di concerto con altri Ministeri, per impedire possibili condotte omissive penalmente o amministrativamente rilevanti da parte degli uffici pubblici interessati alla vicenda, con particolare riguardo ai precisi compiti di vigilanza che sono assegnati alla Regione dal decreto legislativo n. 42 del 2004.

(4-01323)

GINETTI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;

se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.

(4-01324)

GINETTI - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;

in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;

il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;

in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;

quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati.

(4-01325)

MARGIOTTA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

in data 26 marzo 2013 veniva emessa la circolare ministeriale n. 23876, avente ad oggetto "Indicazioni sulle modalità di rispetto degli obblighi di gestione degli oli usati";

essa intendeva rispondere alla domanda formulata dalla Regione Piemonte che chiedeva di fornire un indirizzo chiaro ed univoco in relazione alle spedizioni transfrontaliere di oli usati ai sensi del regolamento (CE) n. 1013/2006 ed, in particolare, dell'articolo 12;

in merito agli oli usati, l'articolo 216-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006 al comma 4 chiarisce che "al fine di dare priorità alla rigenerazione degli oli usati, le spedizioni transfrontaliere di oli usati dal territorio italiano verso impianti di incenerimento e coincenerimento collocati al di fuori del territorio nazionale, sono escluse nella misura in cui ricorrano le condizioni di cui agli articoli 11 e 12 del regolamento (CE) n. 1013/2006". In questo caso "si applicano i principi di cui agli articoli 177 e 178, nonché "il principio di prossimità" che permettono "lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti" (art. 182-bis, lettera b));

ne consegue che il principio di prossimità si applica esclusivamente alle procedure di smaltimento di oli usati per incenerimento in strutture fuori dal territorio italiano e che lo stesso principio non opera invece nel caso di spedizioni transfrontaliere di oli usati dal territorio italiano verso impianti di rigenerazione situazioni all'estero. Queste procedure di spedizione sono valutate solamente in accordo con il regolamento (CE) n. 1013/2006 e, in particolare, con l'art. 12;

la circolare n. 23876 del Ministero sembrerebbe sostenere che il trasporto transfrontaliero di oli usati, quando implichi lunghe percorrenze, non costituisca una soluzione ottimale dal punto di vista ambientale, essendo invece preferibili altre forme di gestione degli oli usati (ad esempio il recupero di energia) all'interno del territorio italiano;

tale interpretazione è stata seguita dalla Regione Lombardia, che, in applicazione della circolare, in data 10 ottobre 2013 ha sollevato obiezione alla richiesta di spedizione transfrontaliera di oli usati da parte del Consorzio obbligatorio degli oli usati (COOU), destinati ad un impianto di rigenerazione in Germania. Contro tale decisione è già stato promosso ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio;

nel 2012 la Commissione europea apriva una procedura d'infrazione contro la Repubblica polacca per l'introduzione illegittima di restrizioni in merito al trasporto internazionale di rifiuti a seguito di un'interpretazione ritenuta errata del testo del regolamento (CE) n. 1013/2006. Nella fattispecie le autorità polacche introducevano requisiti normativi che erano in contrasto con il regolamento, e che imponevano una condizione per cui il consenso per l'esportazione di oli usati destinati alla rigenerazione e al riciclo in strutture situate in un altro Stato membro dell'Unione europea era concesso solo quando si fosse verificata una saturazione della capacità di rigenerazione degli impianti situati nel territorio polacco,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo abbia trasmesso gli atti adottati dalla Regione Lombardia in applicazione della circolare n. 23876 del 16 marzo 2013 alla Commissione europea come esplicitamente richiesto dall'amministrazione regionale;

se non ritenga, in ragione delle procedure di infrazione già aperte dalla Commissione europea nei confronti di altri Stati membri, di verificare la compatibilità dei contenuti della circolare con la normativa comunitaria in materia di libera circolazione delle merci;

se in base alle indicazioni fornite a Regioni e Province autonome con la citata circolare n. 23876, non distinguendo de facto nella normativa del trasporto transfrontaliero degli oli usati (art. 216-bis) tra destinazione a smaltimento e a rigenerazione, intenda altresì estendere il principio di prossimità anche agli altri rifiuti pericolosi come pile, farmaci scaduti e contenitori etichettati "T e/o F" (contenitori di colle e collanti, disinfettanti, TIP, eccetera), che al momento godrebbero di regimi diversi.

(4-01326)

DONNO, PEPE, LEZZI, BUCCARELLA, CASALETTO, CAPPELLETTI, MOLINARI, BOCCHINO, TAVERNA, VACCIANO, CIOFFI, CAMPANELLA - Ai Ministri della salute, per gli affari regionali e le autonomie e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la Regione Puglia, con legge regionale 19 settembre 2008, n. 23, ha approvato il piano regionale di salute 2008-2010 che, con riferimento all'assistenza ospedaliera, ha determinato uno standard di posti letto pari a 4,5 posti letto per 1.000 abitanti e ha previsto una riorganizzazione della rete ospedaliera per ambiti territoriali e tipologie assistenziali, disponendo altresì una riconversione in strutture sanitarie territoriali degli stabilimenti ospedalieri con una dotazione inferiore a 70 posti letto;

l'intesa Stato-Regioni sancita nella seduta della Conferenza Stato-Regioni del 3 dicembre 2009 e recepita dalla legge n. 191 del 2009 (legge finanziaria per il 2010) è intervenuta in materia di razionalizzazione della rete ospedaliera ed incremento dell'appropriatezza dei ricoveri. A tal fine l'art. 6, comma 1, dell'intesa ha disposto, con decorrenza al 31 dicembre 2010 per le Regioni sottoposte a piano di rientro e con decorrenza al 30 giugno 2011 per tutte le altre Regioni, la riduzione dello standard di posti letto a 4 posti letto per 1.000 abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per 1.000 abitanti per la riabilitazione e lungodegenza post-acuzie, ed il relativo adeguamento delle dotazioni organiche dei presidi ospedalieri pubblici;

la Regione Puglia ha elaborato, ai sensi dell'art. 1, comma 180, della legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria per il 2005), richiamato dall'art. 2, comma 97, della legge n. 191 del 2009, il "piano di rientro e di riqualificazione del Sistema Sanitario Regionale 2010-2012" con l'allegato programma operativo, che è stato oggetto dell'accordo del 29 novembre 2010 tra il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze e la Regione Puglia;

il piano di rientro, approvato con delibera della Giunta regionale n. 2624 del 30 novembre 2010, ha previsto, mediante apposito rimando all'allegato schema di regolamento, un riordino della rete ospedaliera pugliese attraverso le seguenti azioni: entro il 31 dicembre 2010, la disattivazione di 1.411 posti letto, di cui 1.224 per acuti e 187 per post-acuti; la chiusura di 15 stabilimenti ospedalieri; la riconversione di 3 stabilimenti ospedalieri in strutture sanitarie territoriali; entro il 31 dicembre 2011, la disattivazione di 500 posti letto, di cui 130 negli enti ecclesiastici e 370 nelle aziende ed enti del Servizio sanitario regionale; entro il 31 dicembre 2012, infine, la disattivazione di ulteriori 300 posti letto delle case di cura private accreditate, previa revisione delle pre-intese approvate con delibera della Giunta regionale n. 813 del 13 giugno 2006;

in particolare, come riportato nell'allegato della delibera della Giunta regionale n. 2791 del 2010, per i nosocomi della provincia di Lecce, vi è stato un drastico ridimensionamento dei posti letto disponibili, da 2.152 a 1.951;

considerato che a parere degli interroganti:

il piano di riordino ospedaliero regionale risulta essere carente sotto il profilo demografico e territoriale, nello specifico, nel riordinare e ridimensionare le strutture sanitarie provinciali leccesi non si è dato rilievo a taluni imprescindibili criteri di adeguamento, quali la densità di popolazione territoriale, i collegamenti stradali, il flusso turistico e i bacini di utenza;

il depotenziamento delle strutture sanitarie della provincia di Lecce, espressamente elencate nell'allegato della delibera della Giunta regionale n. 2791 del 15 dicembre 2010, porterebbe gravi svantaggi sotto il profilo dei servizi resi al cittadino, tenuto conto della popolazione, della viabilità e della fruizione dei servizi sanitari dei territori interessati,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se, nell'ambito delle rispettive competenze e fatte salve le specifiche attribuzioni regionali, abbiano adottato o intendano adottare misure che consentano un equo riordino della rete ospedaliera provinciale leccese e regionale pugliese, mediante l'uso di criteri di adeguamento che tengano conto dell'assetto geografico, demografico e viario locale;

se non ritengano di assumere le opportune iniziative di competenza alla luce della sperequazione delle risorse sanitarie della Provincia di Lecce e di tutta la Regione Puglia, considerato l'irrinunciabile diritto alla salute e all'assistenza medica dei cittadini interessati;

se non intendano attivarsi con urgenza presso le amministrazioni competenti affinché vengano riesaminate le operazioni di riordino della rete ospedaliera previste dal piano di rientro e si restituisca adeguata tutela ai bisogni sanitari del territorio.

(4-01327)

NUGNES, MORONESE, MARTELLI, LUCIDI, LEZZI, BULGARELLI, VACCIANO, BERTOROTTA, SERRA, PUGLIA, CIOFFI, PEPE, FATTORI, DONNO, CIAMPOLILLO, BLUNDO, SCIBONA, MOLINARI, GAETTI, DE PIETRO, PETROCELLI, MORRA, BUCCARELLA, ORELLANA, CASALETTO, MONTEVECCHI, BENCINI, TAVERNA, MUSSINI, BATTISTA, CASTALDI, AIROLA, SANTANGELO, MANGILI, CAPPELLETTI, BOCCHINO, ENDRIZZI, CRIMI, CATALFO, BOTTICI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

in data 18 luglio 2008 tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri ex decreto-legge n. 90 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 123 del 2008, la Regione Campania ed il commissario delegato ex ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3654 del 1° febbraio 2008 è stato sottoscritto un accordo di programma, denominato "Programma strategico per le compensazioni ambientali nella Regione Campania";

si riconosce alla Sogesid SpA, tra gli altri, il ruolo di soggetto esecutore, a supporto dei soggetti attuatori, per le attività di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica da realizzarsi nei comuni campani per il superamento dell'emergenza rifiuti;

relativamente al SIN (sito di interesse nazionale) di Pianura (Napoli) i siti interessati sono: l'area denominata "Caselle Pisani"; l'area denominata "ex Di.Fra.Bi"; l'area denominata "ex discarica comunale"; l'area della discarica "ex CITET" e l'area denominata "località Spadari";

in particolare il piano di caratterizzazione di tali aree fu approvato dalla conferenza dei servizi in data 6 giugno 2008;

in seguito sono state eseguite una serie di indagini indirette (stratigrafia termica, misure magnetometriche e tomografia elettrica) anche sulle aree adiacenti ai siti interessati che hanno consentito di verificare l'esistenza o meno di altre zone a rischio e di stabilire l'eventuale necessità di ulteriori indagini dirette, modificative o integrative di quelle stabilite nel piano di caratterizzazione stabilito;

in particolare per la discarica ex Di.Fra.Bi, sottoposta a sequestro, furono iniziate subito le indagini indirette, condotte tra i mesi di gennaio e febbraio 2009, consistite in tomografie geoelettriche, prospezioni magnetotermiche, prospezioni elettromagnetiche a multifrequenza, cui dovevano seguire una serie di indagini dirette stabilite nel piano. Tuttavia, in fase di esecuzione delle attività di campo, furono riscontrate difficoltà tecniche e/o logistiche, spesso legate all'eterogeneità e alla natura del sottosuolo (corpo dei rifiuti, fuga di biogas) che comportarono variazioni rispetto a quanto previsto dal piano di caratterizzazione e relative soprattutto all'ubicazione dei sondaggi e alla quota finale di perforazione raggiunta, con conseguente modifica del numero di campioni da prelevare. Furono, pertanto, eseguite indagini dirette, che evidenziarono, tra l'altro, una presenza quasi continua del telo HDPE (high-density polyethylene) a copertura dei rifiuti, mentre in nessuno dei sondaggi fu rinvenuto il telo di fondo in HDPE a protezione del restante terreno, fatta eccezione per un sondaggio a 16 metri il cui telo fu perforato in sede di sondaggio stesso. I piezometri all'interno del corpo della discarica e i relativi campionamenti e rilevazioni indicarono la presenza di percolato nell'intera area. In merito ai campionamenti ambientali eseguiti fu interessata l'ARPAC (Agenzia regionale per la protezione ambientale Campania) per un esame di merito, con particolare riferimento alle acque di falda;

per tutte le altre discariche, oggetto nel tempo di sversamenti incontrollati di rifiuti di natura ignota, furono completate solo le indagini indirette, per cui andavano programmate ed eseguite anche le indagini dirette su campioni di rifiuti e di percolato, al fine di avere indicazioni riguardo alla natura delle sostanze inquinanti presenti;

pertanto il 20 novembre 2010 il Ministero dell'ambiente, nella conferenza di istruttoria di preparazione all'approvazione definitiva da parte dei Ministeri competenti (avvenuta in data 20 febbraio 2011), preso atto delle risultanze delle indagini dirette eseguite, non esaustive per una completa conoscenza dell'area, invitò la ditta Sogesid, aggiudicataria delle indagini, a completarle, con particolare riferimento ai sondaggi del suolo e dei corpi rifiuti, ai pozzi spia, ai campioni di suolo e sottosuolo, alle prove SPT (standard penetration test), ai piezometri, alle prove di emungimento, ai prelievi delle acque di falda e ai campioni di percolato;

per le indagini dirette sulle altre discariche si prevedeva una gara a livello internazionale stante i notevoli impegni di spesa;

la conferenza di servizi interministeriale del 20 febbraio 2011 approvò quanto stabilito nella precedente conferenza istruttoria;

in data 12 settembre 2011 tra il Ministero dell'ambiente e la Sogesid è stata sottoscritta una convenzione quadro, avente scadenza il 31 dicembre 2015, per il completamento di tutte le indagini ancora occorrenti;

nell'ambito di tale accordo è stato affidato alla Sogesid il compito di espletare attività di adeguamento, qualora necessario, degli elaborati progettuali acquisiti, previa manleva da parte dell'ente territoriale interessato, e la predisposizione degli elaborati progettuali mancanti fino al completamento dei livelli di progettazione di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006 e successive modificazioni ed al decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010 e successive modificazioni; progettazione ex novo degli interventi le cui progettazioni esistenti non rispondano ai requisiti normativi vigenti e/o non corrispondano al livello progettuale necessario; realizzazione degli interventi; attività di verifica tecnica e di validazione dei progetti da appaltare incluso il conseguimento dei pareri e delle autorizzazioni necessarie per l'avvio delle procedure di appalto, di stazione appaltante e responsabile del procedimento, di direzione dei lavori, di progettazione di varianti in fase di esecuzione, di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione e funzioni di organo di collaudo; monitoraggio dello stato di attuazione fisico e finanziario di competenza;

considerato che:

nonostante la vigenza della convenzione con la Sogesid per le attività ancora da svolgere sul SIN di Pianura, in vigore fino al 2015, il Governo è intervenuto nel 2012 con il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito dalla legge n. 134 del 7 agosto 2012, che, all'art. 36-bis ("Razionalizzazione dei criteri di individuazione di siti di interesse nazionale"), così riporta: «a) al comma 2, dopo la lettera f) è aggiunta la seguente: f-bis)"l'insistenza, attualmente o in passato, di attività di raffinerie, di impianti chimici integrati o di acciaierie". b) dopo il comma 2 è inserito il seguente: 2-bis. "Sono in ogni caso individuati quali siti di interesse nazionale, ai fini della bonifica, i siti interessati da attività produttive ed estrattive di amianto"»;

in data 11 gennaio 2013 con protocollo n. 7 il Ministro pro tempore dell'ambiente Corrado Clini ha firmato il decreto che prevede (all'allegato 1) il declassamento di ben 18 siti di bonifica di interesse nazionale a siti di interesse regionale (SIR), riducendo i SIN da 57 a 39. Tali siti, tra cui anche Pianura, tornano ad essere classificati SIR;

questo intervento normativo è stato realizzato nonostante la situazione ambientale relativa al SIN di Pianura non sia in alcun modo cambiata;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

tale intervento rappresentava un semplice sgravio di responsabilità da parte delle autorità nazionali (e dunque anche d'impegno economico) riversando sulle Regioni (almeno in parte) un carico economico per il prosieguo delle bonifiche che probabilmente esse non saranno in grado di assolvere;

ciò rappresenta una violazione delle gravi ragioni di tutela della salute e dell'ambiente, tuttora esistenti, che avevano condotto alla dichiarazione d'interesse nazionale del sito di Pianura;

il decreto sarebbe dovuto essere emanato (ai sensi del comma 2 dell'art. 36-bis del decreto-legge n. 83 del 2012), entro i successivi 120 giorni dall'entrata in vigore della relativa legge di conversione, sentite le Regioni interessate che avrebbero potuto richiedere una riperimetrazione dei SIN presenti sul loro territorio;

considerata la situazione attuale, ove poco o nulla è stato fatto per le bonifiche dell'intero territorio, tale esclusione dall'elenco dei SIN palesa la volontà di sottrarre ulteriormente all'area di Pianura, la cui gravità di compromissione ambientale ha giustificato la dichiarazione d'interesse nazionale, le garanzie di investimento economico (prima garantite dagli impegni a suo tempo presi con il Ministero) e di priorità loro attribuite precedentemente con rilevanza nazionale;

appaiono inspiegabili i motivi per cui debbano passare tempi interminabili per mettere in sicurezza siti contaminati che compromettono la salute delle persone e rappresentano un pregiudizio per la ripresa produttiva delle aree interessate;

considerato infine che, come si legge nell'articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" il 20 novembre 2010, «Nei pressi della ex discarica di Pianura, periferia di Napoli, la vita dei cittadini è in pericolo. Lo scrive il Gip di Napoli Alessandro Buccino Grimaldi nelle dodici pagine con cui ha disposto la riapertura delle indagini sui veleni sversati nella ex Difrabi, ordinando l'imputazione coatta per tre persone con l'accusa di disastro ambientale. Perché come si legge nell'ultima pagina del provvedimento: "In alcuni punti la quantità dell'ossigeno e degli idrocarburi è risultata non compatibile con la vita umana". E a pagina 11: "Il pericolo accertato all'esterno della discarica integra una situazione di disastro ambientale in quanto è un fenomeno con una vasta ricaduta sull'ambiente naturale e non, che si configura come potenzialmente catastrofico per la numerosità delle persone che abitano nella zona che possono essere coinvolte, e la vastità del territorio interessato". Afferma il professor Crescenti: "La discarica Difrabi, nonostante sia stata chiusa nel 1996, costituisce un pericolo per i cittadini che risiedono all'esterno. È stato accertato infatti che mancando l'impermeabilizzazione alla base di gran parte dei rifiuti (venti milioni di metri cubi di materiale inquinante all'interno del Cratere Senga, ndr) alla base di gran dei rifiuti si verifica dispersione di percolato inquinante nel sottosuolo che attraverso la falda può defluire fino al mare nella zona di Pozzuoli". Ed ancora: "In assenza di una completa messa in sicurezza l'inquinamento ambientale causato dal biogas e dal percolato può continuare ancora per decine di anni"; secondo il consulente "la vastità dell'area che può risentire ulteriormente degli effetti negativi della mancata messa in sicurezza della discarica è estremamente preoccupante dal momento che si prevede che in circa 350 ettari si può verificare l'inquinamento della falda e che in circa 50 ettari attorno alle discariche si può accentuare la dispersione incontrollata di biogas" con il conseguente rischio che un qualsiasi cantiere edile, trivellando, possa far scoppiare un incendio. A pagina 10 del provvedimento si legge: "I risultati conseguiti dal consulente evidenziano che il disastro ambientale è stato già accertato… e si configura già attualmente una situazione di disastro ambientale in via di aggravamento e di estensione…"»,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dello stato di attuazione del progetto di bonifica relativo al sito di Pianura;

se sia a conoscenza dello stato di attuazione delle indagini oggetto della convenzione quadro sottoscritta il 12 settembre 2011;

quali iniziative urgenti intenda assumere, anche coinvolgendo le altre amministrazioni e i soggetti interessati, al fine di riprendere il percorso di messa in sicurezza, di bonifica e di riqualificazione ambientale delle aree inserite nel sito di Pianura, al fine di arrivare in tempi rapidi alla bonifica dell'intera area ottemperando al proprio dovere di tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini;

in che modo infine intenda gestire gli accordi precedenti il declassamento dell'area di Pianura da SIN a SIR avvenuta ai sensi dall'allegato 1 del decreto ministeriale 11 gennaio 2013;

se intenda rivedere l'esclusione del sito di Pianura dall'elenco dei SIN.

(4-01328)

CATTANEO, MANCONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

nel carcere romano di Regina Coeli è detenuto da più di due anni Brian Gaetano Bottigliero, 24 anni, in attesa del giudizio d'appello, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per rissa con un ferito grave;

avendo per mesi denunciato dolori e malesseri (nel corso della detenzione il giovane ha perso circa un quarto del suo peso, passato da 83 a 63 chili), nel gennaio 2013 gli è stata diagnosticata un'insufficienza renale cronica;

attualmente Bottigliero è in attesa di un trapianto di rene; nel frattempo viene sottoposto a dialisi 3 volte alla settimana, mediante trasferimento in una struttura di cura privata;

la richiesta di sospensione o quantomeno di un'attenuazione delle misure cautelari a suo carico, necessarie a garantirgli le migliori condizioni di assistenza sanitaria, sono state rigettate dal magistrato competente perché sussisterebbe a suo carico un "pericolo di fuga" e "reiterazione del reato";

nelle scorse settimane Bottigliero è stato visitato da due diversi specialisti nefrologi (professori Di Veroli e Remuzzi), i quali hanno rilevato attraverso le cartelle cliniche la presenza di una patologia asintomatica in prevalenza giovanile dal nome "glomerulonefrite membrano-proliferativa" (professor Claudio Di Veroli);

i due esperti, chiamati a esprimersi circa la compatibilità di tale patologia con il regime carcerario hanno affermato che, pur non essendo la dialisi di per sé incompatibile con la carcerazione, "le condizioni di vita carcerarie possono essere di grave ostacolo al recupero pieno del benessere, per esempio sul piano della osservanza delle norme igieniche e soprattutto della alimentazione, che è specifica per i dializzati. Inoltre la detenzione potrebbe essere un ostacolo al trapianto di rene, che richiede una terapia antirigetto che riducendo le difese immunitarie espone al rischio di infezioni, che le condizioni di promiscuità del carcere potrebbero aumentare" (professor Giuseppe Remuzzi);

un altro aspetto importante riguarda la condizione psicologica del Bottigliero e, sempre citando le relazioni degli specialisti, il trattamento con "lo psicolettico Prozin (clorpromazina), oltre all'ansiolitico Lorazepam (Tavor) sarebbero indizio di un grave disagio e di un fragile equilibrio psicologico che andrebbe a minare l'importante mantenimento psicofisico necessario per tutti i dializzati (partecipazione, interesse, collaborazione per la terapia dietetica e farmacologica, eccetera)",

si chiede di sapere:

se a Bottigliero siano e siano state garantite le migliori condizioni di assistenza sanitaria compatibili con lo stato di detenzione;

se il Ministro in indirizzo non ritenga che le sue condizioni di salute possano essere qualificate come incompatibili con lo stato di detenzione;

se risulti come siano stati circostanziati il "pericolo di fuga" e la "reiterazione del reato" a carico del giovane;

se non ritenga comunque preminente la tutela del diritto fondamentale alla migliore assistenza sanitaria.

(4-01329)

IURLARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della salute - Premesso che:

nel giugno 2012, nell'Essex (Gran Bretagna), una ragazza italiana, A.P., incinta e con disturbi bipolari, ha avuto una crisi di panico e ha chiesto aiuto alla polizia. La donna, che si trovava nel Regno Unito per un corso di aggiornamento professionale all'aeroporto di Stansted, è stata ricoverata presso una clinica psichiatrica all'interno della quale, nel mese di agosto, è stata fatta nascere, con parto cesareo e previa sedazione, la figlia che portava in grembo;

il giudice britannico, in accordo con i medici della struttura, oltre ad aver autorizzato la sedazione della paziente e l'attivazione del parto cesareo, ha deciso di affidare la neonata ai servizi sociali, sottraendola di fatto alla madre naturale;

nel mese di febbraio 2013 il tribunale di Chelmsford, nell'Essex, ha dato il via libera all'adozione della bambina da parte di una famiglia residente in Gran Bretagna. Il giudice ha riconosciuto un miglioramento delle condizioni psichiche della madre naturale ma non a tal punto da poter autorizzare l'affidamento della figlia. Contro tale decisione la madre naturale ha fatto ricorso nel mese di ottobre 2013;

i legali della signora P. hanno tentato, a più riprese, di intervenire per "verificare l'abuso di diritto nei confronti di due cittadine italiane", comunicando in primis con il Tribunale dei minorenni di Firenze, in secundis con il Tribunale dei minorenni competente per gli italiani all'estero di Roma, in tertiis con il consolato italiano a Londra. Dopo un periodo prolungato di silenzio, i legali sono stati invitati da un funzionario del Ministero della giustizia a "proseguire le vie legali in Gran Bretagna poiché la questione non rientrerebbe nella giurisdizione di competenza italiana";

la questione è stata ampiamente trattata in questi giorni dalla stampa nazionale ed ha notevolmente coinvolto l'opinione pubblica, come si evince dagli articoli usciti su "la Repubblica" in data 3 e 4 dicembre 2013 dai titoli: «Io, sedata e raggirata per partorire ecco come si sono presi mia figlia» e «Sedata per partorire, così l'Italia abbandonò Ale», e sul "Corriere della Sera" in data 3 dicembre 2013 dal titolo: «La badante toscana lotta con Londra: Mia figlia ha due sorelle, stia con loro»,

si chiede di sapere quali orientamenti il Governo intenda esprimere e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di tutelare i diritti della signora P., cittadina italiana, e di accertare che la procedura di adozione della figlia sia stata compiuta nel rispetto della legge.

(4-01330)

BELLOT - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per gli affari regionali e le autonomie - Premesso che:

l'articolo 1, commi 337 e seguenti, del disegno di legge di stabilità per il 2014 (AS 1120), approvato in prima lettura dal Senato, contengono disposizioni per le Regioni a statuto speciale e per le Province autonome, che recepiscono anche i contenuti dell'emendamento 13.1000 presentato in 5a Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) dal Governo che ha a sua volta recepito e fatto proprio nella sua interezza un emendamento di pari contenuto presentato dai senatori Zeller, Berger e Palermo, in virtù del quale, mediante un'intesa da concludersi entro il 30 giugno 2014, saranno definiti il trasferimento o la delega delle funzioni statali in favore delle Province autonome di Trento e Bolzano;

tale previsione è contenuta nel comma 339 del disegno di legge di stabilità, come approvato dal Senato, che recita: «Mediante intese tra lo Stato, la Regione Valle d'Aosta/Vallee d'Aoste e le Province autonome di Trento e di Bolzano, da concludersi entro il 30 giugno 2014, sono definiti gli ambiti per il trasferimento o la delega delle funzioni statali e dei relativi oneri finanziari riferiti, in particolare, ai servizi ferroviari di interesse locale per la Valle d'Aosta, alle agenzie fiscali dello Stato e alle funzioni amministrative, organizzative e di supporto riguardanti la giustizia civile, penale e minorile, con esclusione di quelle relative al personale di magistratura, nonché al Parco Nazionale dello Stelvio, per le Province autonome di Trento e Bolzano. (...) Con i predetti accordi, lo Stato, la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, le Province autonome di Trento e di Bolzano e la Regione Trentino Alto Adige individuano gli standard minimi di servizio e di attività che lo Stato, per ciascuna delle funzioni trasferite o delegate, si impegna a garantire sul territorio provinciale o regionale con riferimento alle funzioni i cui oneri sono sostenuti dalle province o dalla regione, nonché i parametri e le modalità per la quantificazione e l'assunzione degli oneri. Ai fini di evitare disparità di trattamento, duplicazioni di costi e di attività sul territorio nazionale, in ogni caso è escluso il trasferimento e la delega delle funzioni delle Agenzie fiscali di cui al periodo precedente con riferimento: 1) alle disposizioni che riguardano tributi armonizzati o applicabili su base transnazionale; 2) ai contribuenti di grandi dimensioni; 3) alle attività strumentali alla conoscenza dell'andamento del gettito tributario; 4) alle procedure telematiche di trasmissione dei dati e delle informazioni alla Anagrafe Tributaria; deve essere assicurato in ogni caso il coordinamento delle attività di controllo sulla base di intese tra i Direttori dell'Agenzia delle entrate e delle dogane e dei monopoli e delle strutture territoriali competenti. Sono riservate all'Amministrazione centrale le relazioni con le istituzioni internazionali»;

si evidenzia quindi che con l'intesa conclusa tra Stato e Province autonome di Trento e Bolzano, queste ultime definiranno per conto dello Stato gli standard minimi di servizio che lo stesso dovrà garantire negli ambiti sopra menzionati ai rispettivi territori provinciali, restando in capo alle stesse Province anche le modalità per la quantificazione e l'assunzione dei relativi oneri;

nel suo complesso l'adozione della norma ha l'immediato effetto di ampliare fortemente e ulteriormente la condizione di autonomia e di forte specialità nella quale già si trovano le province autonome di Trento e di Bolzano;

da fonti di stampa, le quali hanno riportato le euforiche dichiarazioni del senatore del Sudtiroler Volkspartei, Karl Zeller, si è appreso che tale prospettiva di ulteriore attribuzione di autonomia alle province di Trento e Bolzano non sarebbe stata possibile senza "l'appoggio del Presidente del Consiglio dei ministri";

con l'emendamento 13.36 (comma 343 del disegno di legge di stabilità) gli stessi senatori Zeller, Berger e Palermo hanno inoltre proposto una profonda revisione dell'articolo 2, comma 117, della legge 23 dicembre 2009, n.191, precisamente nella sua parte in cui essa prevede il mai rispettato obbligo in capo alle Province autonome di Trento e Bolzano di assicurare la rispettiva somma di 40 milioni di euro in favore di progetti presentati dai Comuni confinanti e appartenenti ad altre regioni a statuto ordinario, vale a dire la Lombardia ed il Veneto;

con tale modifica si vorrebbe di fatto eliminare l'attuale Organismo di indirizzo (ODI) costituito per la valutazione condivisa dei progetti e la gestione congiunta dell'erogazione dei fondi, attribuendo invece maggiore potere alle medesime Province autonome e arrivando a predeterminare un vincolo di destinazione preferenziale dei fondi a progetti di valenza sovraregionale e, dunque, direttamente interessanti proprio i territori delle stesse Province tenute all'erogazione;

è opportuno ricordare che il meccanismo dei fondi come attualmente in vigore è stato istituito in ossequio a principi sanciti all'articolo 119 della Carta costituzionale, ovverosia il principio di perequazione e il principio di solidarietà;

proprio il principio della perequazione ed il principio di solidarietà sono stati tra i principali riferimenti di alcune proposte contenute nei vari testi della legge di stabilità, in virtù della condivisibile e, anzi, inevitabile considerazione che in un tale momento di crisi economica la contribuzione fiscale e tributaria debba essere più correttamente equilibrata su tutto il territorio nazionale;

mentre il Governo discute e addirittura recepisce emendamenti quali quelli citati, il territorio della provincia di Belluno, confinante con quelli delle province di Trento e di Bolzano e, dunque, direttamente interessato dagli eventuali provvedimenti in parola, è da oltre 2 anni privo di un proprio ente di rappresentanza, essendo infatti la Provincia di Belluno soggetta a commissariamento dal 31 ottobre 2011;

in ragione del predetto commissariamento sul territorio non è possibile porre in essere azioni ulteriori rispetto all'amministrazione ordinaria, con effetti sempre più gravi sulla gestione dello stesso e sulla sostenibilità della crisi economico-sociale in corso;

da fonti di stampa, nei giorni a seguire la visita a Longarone del 12 ottobre 2013 per la commemorazione della tragedia del Vajont, si è appreso che il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato di conoscere tutte le specificità della provincia di Belluno e che "bisogna intervenire per evitare asimmetrie istituzionali che non hanno senso", prospettando per la stessa provincia "un'autonomia forte";

lo stesso assunto può essere sostenuto per la provincia di Sondrio, l'unica altra provincia italiana con territorio interamente montano e confinante con la Svizzera;

a tal proposito occorre rilevare che, già in sede di emendamenti da parte dello stesso Governo al "disegno di legge Delrio" (AC 1542, nel testo della Commissione), è stata auspicata l'introduzione della norma che riconosce "alle province con territorio interamente montano e confinanti con paesi stranieri sono riconosciute le specificità" previste dagli articoli 11, 12 e 15 dello stesso disegno di legge;

preme sottolineare che il riconoscimento ed attribuzione di tali funzioni alle Province di Belluno e Sondrio, ancorché doverose ed imprescindibili, potrebbe comportare una certa difficoltà nell'espletamento delle stesse nel caso di retrocessione (perché di una vera e propria retrocessione si tratta) di detti enti al rango di secondo livello. Infatti per dare maggiore autorevolezza alla loro attività occorrerebbe prevedere la possibilità dell'elezione diretta quanto meno del presidente di tali enti. A tal fine, così come previsto negli emendamenti al disegno di legge Delrio, si tratterrebbe solo e semplicemente di dare facoltà alle Regioni interessate di poter prevedere un sistema di elezione del presidente della Provincia diverso da quello previsto dall'art. 12-bis del disegno di legge per tutte le altre Province;

sul tema del riassetto istituzionale e territoriale il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali ha proposto un disegno di legge, il quale prevede al contrario l'abolizione delle Province delle regioni a statuto ordinario (AC 1543),

si chiede di sapere:

se il Governo non intenda riferire in merito alle ragioni che hanno portato all'accoglimento delle richieste sopra ricordate e quali siano i vantaggi in materia di stabilità che complessivamente i provvedimenti in esso previsti dovranno portare all'intero Paese;

se non ritenga di chiarire se l'applicazione di quanto recepito a favore delle Province autonome determini ripercussioni sotto il profilo della sostenibilità finanziaria ed eventualmente quali rimedi intenda porre in essere a riguardo, alla luce anche delle forti perplessità sollevate dal Dipartimento della Ragioneria dello Stato;

se non intenda chiarire la propria posizione in merito alla applicazione delle disposizioni di cui ai commi 117 e seguenti dell'articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e se, dunque, esse potranno effettivamente essere oggetto di revisione;

se ugualmente stia intervenendo al fine di garantire il riconoscimento dei fondi previsti dalle predette disposizioni dell'art. 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, ai Comuni delle regioni confinanti con le Province autonome di Trento e di Bolzano, province che ad oggi non hanno in alcun modo ottemperato al vigente obbligo di legge sancito a decorrere dall'anno 2010;

se non intenda esprimere con definitiva chiarezza la propria posizione in merito ai prospettati interventi di riassetto territoriale, con particolare riguardo alla Provincia di Belluno, specifico oggetto di dichiarazioni e promesse a giudizio dell'interrogante quantomeno incongruenti, le quali altro non fanno che aumentare l'incertezza sul futuro dello stesso territorio e del suo tessuto economico e sociale in un momento di drammatica crisi nella quale i fenomeni della disoccupazione giovanile e dello spopolamento sono in preoccupante crescita;

se non intenda fare chiarezza su questi stessi aspetti anche per quanto riguarda la provincia di Sondrio, contemplando altresì l'ipotesi di attribuire alle Regioni Veneto e Lombardia di prevedere sistemi di elezione (quanto meno dei presidenti delle stesse Province) diversi da quello previsto per le altre Province italiane previsto dal disegno di legge Delrio;

se non ritenga che le norme introdotte nel disegno di legge di stabilità possano generare un ancor più grave divario tra realtà, anche contermini, del nostro Paese, che possa indebolire quei principi di unità e solidarietà nazionale che sostiene con determinazione e costanza.

(4-01331)

PUPPATO, Stefano ESPOSITO, FAVERO, Gianluca ROSSI, PUGLISI, FEDELI, SPILABOTTE, FATTORI, IDEM, LUCHERINI, VALENTINI, PEZZOPANE, DE PETRIS, CANTINI, SCILIPOTI, RUTA, SCALIA, CALEO, AMATI, ALBANO, LO GIUDICE, BOCCHINO, DE PIETRO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'art. 9, primo comma, della Costituzione afferma che "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica";

alla ricerca scientifica è affidato il ruolo fondamentale di motore delle politiche di sviluppo, di innovazione e di rilancio del nostro Paese;

da troppo tempo, ormai, in Italia si assiste ad una generale mancanza di interesse sia culturale che politico nei confronti della ricerca che allontana l'Italia sempre più dagli altri Paesi europei, come, ad esempio, la Germania, che, proprio di recente, tra le priorità di Governo ha convenuto di destinare alla ricerca l'obiettivo minimo del 3 per cento del proprio PIL;

i Paesi avanzati hanno individuato nella qualità e nell'innovazione il più utile sostegno ad una competitività fortemente improbabile se basata sul solo costo del lavoro e delle materie, destinando a tale fine ingenti e crescenti risorse;

le giovani generazioni costituiscono il fattore umano determinante per lo sviluppo di tale attività;

considerato che:

il piano nazionale di ricerca 2011-2013 prevede stanziamenti per la ricerca per un ammontare complessivo di 6.089 milioni di euro (pari a circa lo 0,5 per cento del PIL);

gli investimenti, pubblici e privati, dedicati alla ricerca ammontano a malapena all'1,1 per cento del PIL, contro una media europea dell'1,8 per cento;

gli Stati membri dell'Unione europea si sono motivatamente posti l'obiettivo del 3 per cento;

all'innovazione e alla ricerca sono destinati 80 miliardi di euro nel piano europeo 2014-2020;

considerato, inoltre, che:

i pesanti tagli alle risorse statali destinate alla ricerca operati negli ultimi anni in Italia hanno avuto effetti esiziali per lo svolgimento continuativo ed efficace dell'attività, determinando un esodo di dimensioni enormi dei ricercatori italiani verso realtà mondiali più aperte, attrattive, convinte e determinate;

la ricerca scientifica italiana ha bisogno e merita un futuro migliore, che sarà possibile solo attraverso investimenti strategici, programmazione, trasparenza e incentivi al merito; inoltre, il nostro Paese, per poter uscire dal grave crisi economico-finanziaria in cui è piombato, ha bisogno, ancor più degli altri partner europei, di una ricerca scientifica produttiva e competitiva;

nell'economia moderna l'unico modo per avere un'economia sana e in crescita è quello di investire nella ricerca, nell'innovazione e nell'efficienza tecnologia, oltre che nell'istruzione delle generazioni future sui cui è necessario investire destinando alla scuola e all'università i fondi necessari;

quanto più un Paese è in crisi tanto più deve potenziare l'istruzione e la ricerca scientifica;

il fenomeno della "fuga dei cervelli", in costante e preoccupante aumento, sta privando il Paese delle migliori risorse intellettuali, peraltro, dopo averle formate a proprie spese;

a tale grave fenomeno si aggiunge quello della scarsa attrattività che ormai l'Italia ha nei confronti degli altri Paesi del mondo;

i programmi di rientro dei "cervelli" messi a punto negli ultimi anni hanno dato risultati molto discutibili, ciò soprattutto a causa dello scarso impegno politico e di un'evidente mancanza di programmazione ed indirizzo che non hanno consentito rientri stabili e convenienti;

nel nostro Paese persino le conclamate eccellenze riconosciute da istituzioni internazionali trovano solo indifferenza, senza poter contare neanche agli stessi venga riconosciuto persino un reddito minimo mensile per continuare la propria attività;

emblematico è il caso di una giovane ricercatrice della provincia di Treviso, Laura Merotto, vincitrice di numerosi premi: il premio AIAA (American institute for aeronautics and astronautics) Best paper 2011, il premio ITWIIN 2012 come migliore innovatrice al mondo per aver studiato un sistema di propulsione ecosostenibile e a basso costo per razzi e aerei e il premio Verde ambiente 2013, assegnato a studiosi che si sono distinti per meriti legati all'ecologia; la stessa ricercatrice, finalista dell'Euwiin international awards 2013 nel settore invenzioni, per problemi economici non è stata neppure in grado di recarsi a Stoccolma per ritirare tale prestigioso riconoscimento, essendo rimasta senza contratto dalla fine di ottobre,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di vitale importanza e necessario intervenire con la massima sollecitudine per porre il tema dell'obiettivo 3 per cento da investire in ricerca in linea con le indicazioni della commissione UE sul l'innovazione;

se non ritenga necessario allineare ai livelli medi europei gli stanziamenti previsti per l'università pubblica italiana;

se i fondi stanziati dall'Unione europea a favore di tali settori siano adeguatamente ed integralmente impiegati;

quali azioni intenda mettere in atto fin da ora per contenere il cosiddetto fenomeno della fuga dei giovani, ma anche dei meno-giovani, ricercatori costretti ad emigrare per mancanza di stabili opportunità di lavoro e ricerca nel nostro Paese;

come intenda intervenire per evitare che nel nostro Paese persino le conclamate eccellenze riconosciute per il loro lavoro da istituzioni internazionali continuino a trovare soltanto quella che a giudizio degli interroganti è una totale indifferenza da parte dello Stato, che non riconosce loro neanche un reddito minimo mensile per consentirgli di continuare la propria attività.

(4-01332)

DE PIN, ANITORI, GAMBARO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

da diversi anni è in cantiere il completamento dell'idrovia Padova-Venezia che dovrebbe diventare un canale navigabile per il trasporto delle merci fino alla laguna e utilizzato come scolmatore per la diversione delle piene del sistema Brenta-Bacchiglione;

l'opera si inserisce a pieno titolo negli interventi previsti dal piano morfologico per la qualità dell'ambiente e della laguna e per arrestare il degrado lagunare, previsto dalla normativa sugli interventi per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna;

la sua realizzazione, anche come scolmatore. si rende ormai improcrastinabile contro i rischi e le criticità da sempre presenti nell'area padovana, evidenziati dall'alluvione del novembre 2010;

l'idrovia è fortemente voluta da molti cittadini del padovano, contrari alla costruzione di ulteriori strade per far transitare le merci, con il relativo carico di traffico e inquinamento;

lo studio di fattibilità degli interventi per il completamento dell'idrovia commissionati dalla Regione Veneto è ultimato dal mese di settembre 2013;

considerato che le opere di progetto possono essere realizzate attraverso finanziamenti statali nell'ambito del sistema trasportistico nazionale in quanto l'idrovia Padova-Venezia fa parte del sistema idroviario padano-veneto e detto sistema è parte del sistema nazionale integrato dei trasporti (SINT),

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto per portare a compimento un'infrastruttura decisiva per la regione e per reperire le risorse mancanti, necessarie al completamento dell'opera.

(4-01333)

MONTEVECCHI, CASTALDI, BENCINI, MANGILI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il pastificio Corticella, nato nel 1948 a Bologna, è stato presente per oltre 50 anni sul mercato nazionale e internazionale, rappresentando uno dei principali poli di produzione italiana di pasta;

lo storico stabilimento bolognese, diventato di proprietà della Newlat SpA, è stato chiuso nel dicembre 2011 e i suoi dipendenti sono stati posti in cassa integrazione in attesa della conversione della fabbrica;

inizialmente l'azienda aveva parlato di concentrare le produzioni degli altri stabilimenti italiani del gruppo a Bologna, poi aveva cambiato strategia presentando un progetto di riconversione dell'area, che da produttiva sarebbe divenuta ricettiva, con la costruzione di un albergo, di un centro congressi e di aree adibite all'attività sportiva, complesso che avrebbe permesso la riassunzione di tutti i 35 lavoratori;

con il trascorrere degli anni i tempi per la realizzazione del progetto annunciato dal gruppo Newlat si sono allungati e lo stesso ha cambiato più volte fisionomia, denotando una strategia non chiara da parte dell'azienda stessa;

in un recente incontro coi sindacati l'azienda ha riferito che non ci sono i tempi per realizzare il suddetto progetto e che l'unica soluzione possibile è quella di far rientrare i 35 lavoratori nella procedura di mobilità aperta da mesi a livello nazionale per 177 dipendenti, perché tutti gli impegni concordati e sottoscritti in sede istituzionale sono decaduti;

il periodo di cassa integrazione scade il 25 dicembre 2013 e l'azienda ha quindi facoltà di licenziare a partire da quel giorno e fino al mese di aprile 2014;

il sindacato Flai Cgil, perché questa decisione non avvenga nel silenzio, ha organizzato manifestazioni dei lavoratori davanti allo stabilimento ed è in campo per trovare risposte e soluzioni occupazionali. Spiega il rappresentante sindacale: "Newlat per due anni non ha fatto altro che modificare i progetti con l'unico obiettivo, oggi palesemente conclamato, di procrastinare interminabilmente i tempi col fine di produrre silente agonia che gli consentisse senza clamori di poter dismettere l'attività e disimpegnarsi, sottraendo al territorio un pezzo importante del suo patrimonio e della sua storia industriale";

considerato che:

stando a quanto riportato in una nota della Provincia, la situazione dell'azienda è all'attenzione del tavolo di salvaguardia provinciale dal novembre 2011, quando fu sottoscritto un accordo per la definizione di un percorso che garantisse da un lato continuità occupazionale attraverso il ricorso ad ammortizzatori sociali, e dall'altro prospettive produttive, attraverso la realizzazione di un nuovo sito nel territorio bolognese. Tale prospettiva fu accolta favorevolmente sia dalle organizzazioni sindacali sia da Provincia e Comune di Bologna, e Newlat intraprese una serie di verifiche tecniche, in particolare con il Comune di Bologna;

l'impegno di Newlat fu confermato in un verbale di incontro siglato il 22 novembre 2011, nel quale Newlat dichiarò il proprio impegno a fare tutto ciò che fosse necessario per concretizzare l'ipotesi di realizzazione di un nuovo stabilimento nell'ambito territoriale bolognese, ritenuto strategico. In questa logica Newlat si rese disponibile a proseguire con gli ammortizzatori sociali;

un'ulteriore conferma degli impegni da parte dell'azienda risalirebbe a solamente due mesi fa, quando al tavolo di salvaguardia l'azienda sottoscrisse un nuovo accordo in cui confermò l'intenzione di portare avanti il progetto di riconversione dell'area impegnandosi a trovare percorsi, qualora disponibili, volti al mantenimento dei livelli occupazionali;

nonostante tutto l'11 ottobre 2013 Newlat ha aperto una procedura di mobilità per tutti i 35 dipendenti;

all'incontro del tavolo di salvaguardia del 26 novembre è diventato evidente il radicale cambio di posizione dell'azienda, di fatto ricondotto all'irrigidimento sulle procedure burocratiche;

considerato inoltre che alcuni dei contenuti del codice etico a cui si ispira l'attività della Newlat sono: "Il fattore umano è valore ritenuto fondamentale e per questo NEWLAT valorizza lo sviluppo, la dignità personale, la tolleranza, la trasparenza e la sicurezza" e "NEWLAT riconosce la centralità delle risorse umane, ritenendo il contributo professionale delle persone, proposto in un quadro di lealtà e fiducia reciproca, un importante fattore di successo di ogni impresa",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritenga che la Newlat debba riconsiderare le proprie posizioni ed arrivare piuttosto alla definizione del progetto di riqualificazione dello storico stabilimento, assicurando il rispetto degli accordi sottoscritti al tavolo provinciale;

quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di pervenire ad una soluzione che garantisca una continuità lavorativa ai dipendenti dell'ex pastificio Corticella, mantenendo il polo produttivo.

(4-01334)

BITONCI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il 15 dicembre 2013 entrerà in vigore il nuovo orario cadenzato che regolerà il trasporto ferroviario delle tratte regionali del Veneto;

organi di stampa nazionali e locali di Padova riportano la notizia secondo la quale, sulla base di una recente indagine promossa da Legambiente, vi sarebbero numerose tratte ferroviarie dell'intero territorio nazionale che presenteranno gravi disservizi, dalla lentezza dei collegamenti alla riduzione delle corse, a causa dell'entrata in vigore nel nuovo orario cadenzato;

numerosi sindaci della zona del bellunese e dell'alto trevigiano, dopo aver cercato di organizzare un incontro con l'assessore regionale per la mobilità e per le infrastrutture Renato Chisso, per confrontarsi sui problemi e disagi che si presenteranno a causa del nuovo orario cadenzato sulle tratte Padova-Calalzo e Venezia-Belluno e non avendo ricevuto risposta soddisfacente, avrebbero partecipato ad una manifestazione in collaborazione con Legambiente per chiedere risposte certe ed un coinvolgimento maggiore sulla vicenda;

"Trenitardo", portale creato degli universitari del sindacato degli studenti, ha registrato che nelle corse ferroviarie in transito per Padova, Treviso, Udine, Venezia in media una corsa su 4 ha un ritardo superiore ai 5 minuti e in media sono soppresse 12 corse al giorno;

il servizio di trasporto su rotaia è utilizzato quotidianamente da numerosi cittadini per raggiungere il luogo di lavoro;

il rischio di avere prossimamente un orario cadenzato inefficiente e insufficiente rischia di causare numerosi disagi, tanto più gravosi in un periodo di crisi economica globale e locale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adottare iniziative nell'ambito delle proprie competenze allo scopo di verificare dettagliatamente le cause degli odierni disservizi sulle linee ferroviarie del Veneto, verificando altresì la congruità del nuovo orario cadenzato ferroviario regionale con le necessità dell'utenza.

(4-01335)

BITONCI - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

come apparso su organi di stampa locale di Padova del 5 e 6 dicembre 2013 il fallimento della ditta di costruzioni Acquamarina Srl con sede in piazza Mercato 8 di Abano Terme (Padova), avvenuto il 18 luglio 2013, avrebbe provocato gravi disagi a cittadini della provincia che avrebbero già acquistato e versato parte della somma pattuita per l'acquisto di abitazioni (una quadrifamiliare, una bifamiliare e una casa singola) nel lotto di via Roveri, nella frazione di Giarre di Abano Terme;

nello specifico uno dei cittadini coinvolti dichiara di aver speso 50.000 euro, di essere padre di famiglia con tre figli a carico e di aver perso tutti i soldi di 20 anni di onesto lavoro e quindi di essere rovinato, nell'impossibilità di recuperare il denaro e la casa da lui acquistata, non essendo mai stati completati i lavori di costruzione;

secondo gli avvocati di parte, i cittadini avrebbero stipulato solamente dei preliminari di acquisto che non sarebbero stati registrati o neppure depositati mentre la stessa azienda avrebbe continuato a chiedere denaro ai cittadini stessi per proseguire i lavori e pagare i fornitori, che pure vanterebbero crediti;

il danno per gli acquirenti si aggirerebbe sul milione di euro e per i fornitori sui 600.000 euro;

le dinamiche poco chiare della vicenda potrebbero addirittura lasciar pensare che si tratti di una vera e propria truffa;

secondo quanto emerso dalla stampa locale nei medesimi articoli le case non ancora terminate sarebbero in procinto di essere vendute all'asta dal curatore fallimentare;

considerato il grave momento di crisi economica sia nel settore edilizio che della fornitura per l'edilizia e in genere della popolazione,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno adoperarsi presso le competenti sedi per verificare la vicenda, garantire il recupero dei crediti vantati dai fornitori e tutelare i diritti degli acquirenti che si sentono truffati.

(4-01336)

SCILIPOTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, della salute e dello sviluppo economico - Premesso che l'interrogante ha appreso dalla stampa, dalla televisione e dal web che:

nell'anno 2007 AstraZeneca ha effettuato 2 cessioni di ramo in favore di Marvecspharma (26 luglio 2007 a nome della controllata Simesa e 5 ottobre 2007 sotto nome AstraZeneca) con operazioni definite, a quanto consta all'interrogante, fittizie dal Tribunale di Milano. Con tali cessioni, ha spostato proditoriamente centinaia di informatori scientifici del farmaco (Isf) in un'azienda decotta, accelerandone il fallimento, e il Tribunale di Milano, previa impugnativa da parte di numerosi Isf, ne ha riconosciuto la falsità e l'illiceità, giacché erano finalizzate all'effettuazione di licenziamenti mascherati, annullandole e condannando AstraZeneca al reintegro dei lavoratori ceduti;

infatti, a seguito della cessione e a stretto giro, Marvecspharma dapprima collocava in cassa integrazione guadagni straordinaria e in mobilità centinaia di lavoratori, ponendo a carico degli ammortizzatori sociali costi enormi mascherati, e poi dichiarava fallimento;

per tali operazioni la Procura della Repubblica di Milano, ravvisando ipotesi di truffa in danno allo Stato, ha emesso provvedimenti cautelari nei confronti della dirigenza di AstraZeneca, di Pfizer e di altre società;

su questi eventi, che hanno permesso consistenti riduzioni di personale e che formalmente venivano fatti apparire conformi alla disciplina vigente, ma che in realtà erano tesi ad aggirare la normativa in materia, la Procura della Repubblica di Milano è intervenuta con provvedimenti che erano stati già oggetto di numerose altre interrogazioni ai Ministri competenti e che, inascoltate, oggi rivelano i prevedibili aspetti negativi per i lavoratori ed i danni per il bilancio dello Stato che erano stati ampiamente paventati;

nel 2009 e nel 2011 AstraZeneca, senza motivi legati alla produzione, attivava inoltre due procedure di mobilità per "linee di farmaco", a giudizio dell'interrogante fittizie, identificando aprioristicamente gli Isf da licenziare, e così licenziando circa 450 Isf;

entrambe le procedure di mobilità, per la scelta aprioristica e discrezionale delle persone da licenziare, sono state ritenute "in frode di legge" dal Tribunale del lavoro e da diversi giudici che hanno ordinato all'azienda di reintegrare i lavoratori che avevano impugnato il licenziamento;

atteso che, per quanto risulta all'interrogante:

per i lavoratori già posti in mobilità da AstraZeneca, direttamente o attraverso aziende di copertura, ciò sarebbe avvenuto in "frode di legge" e nella fattispecie si sarebbe materializzata con la truffa ai danni dell'Inps, ne consegue che ad AstraZeneca, non avendo titolo ad ottenere la concessione della mobilità, dovrebbero essere poste in carico le indennità già erogate dall'Inps;

AstraZeneca, come un meccanismo ad orologeria, sta proseguendo nello smantellamento del servizio di informazione scientifica sui farmaci che rimangono comunque in commercio; risulta infatti all'interrogante che, con comunicazione del 18 novembre 2013, essa si accinge a collocare in mobilità altri 30 Isf, sopprimendo il servizio di informazione scientifica e di monitoraggio post-marketing sul farmaco antipsicotico Seroquel, giustificando ciò fittiziamente con l'ingresso nel mercato di un analogo farmaco generico da parte di altra azienda concorrente;

tale farmaco è utilizzato in patologie gravi e invalidanti, quali ad esempio la schizofrenia, al punto che in alcune regioni la differenza di prezzo tra il farmaco di marca ed il farmaco generico è posta a totale carico delle stesse Regioni e non dei pazienti; pertanto l'eventuale soppressione del servizio di informazione scientifica sul farmaco Seroquel non giustifica la messa in mobilità degli addetti all'informazione scientifica relativa, perché scarica sugli ammortizzatori sociali coloro che svolgono informazione sul Seroquel, parrebbe a causa dell'immissione in commercio del farmaco generico equivalente, e nel contempo aumenta a dismisura l'esborso da parte del sistema sanitario regionale che ugualmente fornisce gratuitamente il Seroquel;

AstraZeneca, che sta effettuando tantissimi licenziamenti, nel contempo utilizza per le stesse mansioni informatori con contratti a tempo determinato, opera informazione (pressione) scientifica presso i medici attraverso l'improprio uso del telefono utilizzando la società Merqurio, in evidente violazione del decreto legislativo n. 219 del 2006 e, mentre da una parte licenzia, dall'altra procede ad assumere personale per le stesse mansioni del personale licenziato,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto sopra descritto e quali interventi ritengano di dover operare;

se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali non ritenga doveroso attivarsi al fine di recuperare da AstraZeneca, e da quanti ne hanno fatto impropriamente uso, le indennità illegittimamente già erogate, attesa la sentenza del Tribunale del lavoro relativa a procedure di mobilità avvenute "in frode di legge" e considerate le procedure attivate dalla Procura della Repubblica di Milano per la cessione fittizia di ramo d'azienda a Marvecspharma da parte di talune aziende farmaceutiche;

se il Ministro della salute non ritenga di promuovere azioni di competenza volte ad un'accurata verifica dei prezzi applicati dalle aziende farmaceutiche, specialmente in merito al farmaco Seroquel, causati dalla soppressione delle attività di informazione scientifica e di farmacovigilanza;

se ritenga quindi opportuno attivarsi al fine di ripristinare l'attività degli informatori scientifici, servizio essenziale per la salute di pazienti che vivono disagi gravi e necessitano di terapie sempre più calibrate, che vengono elaborate nei diversi centri di salute mentale e che vengono tempestivamente e capillarmente divulgate solo attraverso gli informatori scientifici del farmaco;

se il Ministro dello sviluppo economico, attesa l'esiguità delle risorse finanziarie disponibili, non intenda intervenire per bloccare le erogazioni di ammortizzatori sociali ad aziende che non sono effettivamente in crisi e che non ne avrebbero diritto, impedendo ai lavoratori (di aziende in crisi vera) che ne avrebbero realmente bisogno di usufruirne, perché sottratti a loro da "prenditori" impuniti e irresponsabili.

(4-01337)

RAZZI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il comune di Ari (Chieti) è servito da unica strada di collegamento con la città di Chieti e con altri centri della regione, denominata strada provinciale "Ari-Filetto-Chieti";

la strada provinciale, dopo le abbondanti piogge dei giorni scorsi, è stata interessata da un lento movimento franoso che rischia di riversarsi sulla sottostante sede stradale, in prossimità del centro storico di Ari, con imminente pericolo per la pubblica circolazione;

il sindaco di Ari in data 4 dicembre 2013, dopo sopralluoghi da parte dei tecnici, ha emesso ordinanza di chiusura della strada provinciale Ari-Filetto-Chieti, interrompendo in tal modo la circolazione pedonale e carrabile mediante l'istallazione di transenne fisse;

allo stato, sono impediti la circolazione e il collegamento con i centri limitrofi, creando notevole disagio nella popolazione. Ad aggravare tale situazione contribuisce in modo determinante anche la chiusura al traffico di percorsi alternativi a mezzo di strade comunali (ed in particolare strada comunale Vignole, strada comunale del Ponte, strada comunale Porcareccia), del tutto dissestate, impraticabili e chiuse al traffico ormai da anni. Quindi il piccolo centro, che conta circa 1.200 abitanti, è tagliato fuori, di fatto, dagli altri centri limitrofi e soprattutto dal capoluogo di provincia, luoghi, questi, che possono essere raggiunti solo con percorsi che presentano una distanza inaccettabile, con aggravio di costi e tempi di tragitto più lunghi. Inoltre, le modeste attività commerciali esistenti nel piccolo centro di Ari risentono in modo determinante della chiusura al traffico che interessa anche il comune di Filetto. A ciò si aggiunga che, a seguito della chiusura, non sono più utilizzabili gli impianti sportivi, a danno degli atleti e dei giovani tutti che lo utilizzano per le attività ricreative. Di conseguenza è stato sospeso anche il campionato di calcio di terza categoria in cui milita la squadra dell'associazione calcistica Ari per mancanza delle strutture; i disagi sono estesi, inoltre, anche ai bambini che frequentano le scuole medie e superiori che, per raggiungere le sedi scolastiche di Chieti e Francavilla a mare, sono costretti a tollerare orari rigidi degli autobus a disposizione: gli autobus riportano gli studenti alle loro case alla fine delle lezioni solo alle ore 16.00, dopo aver percorso i tratti stradali alternativi e particolarmente lunghi e pericolosi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale grave disagio per la popolazione residente ad Ari;

se intenda riferire in merito alle iniziative da intraprendere per l'urgente risoluzione del problema, ai fini di consentire la riapertura del modesto tratto di strada interessato dal movimento franoso consentendo la riapertura della strada provinciale Ari-Filetto-Chieti, al fine di evitare le conseguenze dannose per le attività commerciali e di servizio che possono determinare l'interruzione dell'unica strada di accesso al paese di Ari.

(4-01338)

FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

con decreto n. 21 del 10 settembre 2013 il sindaco pro tempore di Valmontone (Roma), signor Alberto Latini, ha nominato la dottoressa Roberta Fusco per lo svolgimento delle funzioni di segretario generale presso lo stesso Comune;

con decreto n. 25 del 20 settembre 2013 il sindaco ha attribuito alla dottoressa Fusco incarichi dirigenziali aggiuntivi, relativamente alla responsabilità dei seguenti servizi: Protocollo; Legale e contenzioso; Affari generali; URP -Qualità dei servizi - Comunicazione - Cerimoniale - Albo pretorio - Messi - Archivio generale - Gemellaggi;

con decreto n. 30 del 8 novembre 2013 il Sindaco ha individuato la dottoressa Fusco quale responsabile della prevenzione della corruzione dell'ente (ai sensi e per gli effetti previsti dall'art. 1, comma 8, della legge 6 novembre 2012, n. 190, recante "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione");

considerato che:

la dottoressa Fusco risulta essere, a tutt'oggi, componente di organo di indirizzo politico nel Comune di Zagarolo, ricoprendo essa la carica di consigliere comunale con ruolo di capogruppo di maggioranza;

i Comuni di Zagarolo e di Valmontone appartengono alla fascia dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti;

con il decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, emanato in attuazione della delega di cui ai commi 49 e 50 dell'articolo 1 della legge richiamata, è stata innovata la disciplina per il conferimento di incarichi nella pubblica amministrazione;

l'art. 7 (rubricato "Inconferibilità di incarichi a componenti di organo politico di livello regionale o locale") del decreto legislativo n. 39, al comma 2, dispone che: "A coloro che nei due anni precedenti siano stati componenti della giunta o del consiglio della provincia, del Comune o della forma associativa tra comuni che conferisce l'incarico, ovvero a coloro che nell'anno precedente abbiano fatto parte della giunta o del consiglio di una provincia, di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione, nella stessa regione dell'amministrazione locale che conferisce l'incarico, nonché a coloro che siano stati presidente o amministratore delegato di enti di diritto privato in controllo pubblico da parte di province, comuni e loro forme associative della stessa regione, non possono essere conferiti: a) gli incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni di una provincia, di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione; b) gli incarichi dirigenziali nelle medesime amministrazioni di cui alla lettera a); c) gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello provinciale o comunale; d) gli incarichi di amministratore di ente di diritto privato in controllo pubblico da parte di una provincia, di un comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione";

l'art. 11 (rubricato "Incompatibilità tra incarichi amministrativi di vertice e di amministratore di ente pubblico e cariche di componenti degli organi di indirizzo nelle amministrazioni statali, regionali e locali"), al comma 3, dispone che: "Gli incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni di una provincia, di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione nonché gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello provinciale o comunale sono incompatibili: a) con la carica di componente della giunta o del consiglio della provincia, del Comune o della forma associativa tra comuni che ha conferito l'incarico; b) con la carica di componente della giunta o del consiglio della provincia, del Comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione, ricompresi nella stessa regione dell'amministrazione locale che ha conferito l'incarico; c) con la carica di componente di organi di indirizzo negli enti di diritto privato in controllo pubblico da parte della regione, nonché di province, comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o di forme associative tra comuni aventi la medesima popolazione abitanti della stessa regione,

si chiede di sapere se siano ravvisabili, nella situazione descritta in premessa, gli estremi che integrano le fattispecie richiamate dal comma 2 dell'art. 7 e dal comma 3 dell'art. 11 del decreto legislativo n. 39 del 2013.

(4-01339)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

4a Commissione permanente (Difesa):

3-00555, del senatore Di Biagio, sulla vendita degli immobili del comprensorio dell'aeroporto militare di Pratica di Mare (Roma);

7a Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-00556, della senatrice Montevecchi ed altri, sul risanamento finanziario delle fondazioni lirico-sinfoniche e il ruolo del nuovo commissario straordinario nominato allo scopo;

8a Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):

3-00548, del senatore Filippi ed altri, sul decreto di ripartizione delle risorse del fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli;

10a Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):

3-00550, del senatore Borioli ed altri, sulle iniziative in corso in merito alla ristrutturazione aziendale della Bundy refrigeration Srl di Borghetto Borbera (Alessandria);

11a Commissione permanente(Lavoro, previdenza sociale):

3-00549, del senatore Lai ed altri, sui lavoratori a tempo determinato nei servizi per l'impiego della Regione Sardegna.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 3-00546, del senatore Bocchino ed altri.

È stata ritirata l'interrogazione 4-01314, del senatore Lo Giudice ed altri.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 147a seduta pubblica del 5 dicembre 2013, alla penultima riga di pagina 21, sostituire le parole: "Istituto «Paul Newman»" con le seguenti: "Istituto «Von Neumann»".