Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 146 del 04/12/2013
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------
146a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
MERCOLEDÌ 4 DICEMBRE 2013
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Presidenza del vice presidente CALDEROLI
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 151 del 12 dicembre 2013
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Gruppo Azione Partecipazione popolare: Misto-GAPp; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CALDEROLI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).
Si dia lettura del processo verbale.
DI GIORGI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 28 novembre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. (Brusìo).
Colleghi, vi invito a far cessare questo brusìo, perché questo rumore rende impossibile anche la lettura delle comunicazioni più semplici.
Votazione per l'elezione di quattro componenti effettivi e quattro supplenti della Commissione per la vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti (Votazioni a scrutinio segreto mediante schede) (ore 9,35)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione per l'elezione di quattro componenti effettivi e quattro supplenti della Commissione per la vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti.
La votazione, a scrutinio segreto, avrà luogo per schede, secondo le modalità previste dall'articolo 25, comma 1, del Regolamento.
Ciascun senatore riceverà una scheda sulla quale potrà indicare tre nominativi per l'elezione dei componenti effettivi e tre nominativi per l'elezione dei componenti supplenti.
Al fine di prevenire ogni possibile equivoco, è a disposizione dei senatori, in Aula, l'elenco dei colleghi che hanno lo stesso cognome, con l'indicazione dei rispettivi nomi.
Per garantire il più ordinato svolgimento delle operazioni di voto, dinanzi al banco della Presidenza è stata approntata una cabina. I colleghi senatori, immediatamente prima dell'ingresso in cabina, riceveranno dagli assistenti parlamentari una scheda che, dopo il voto, depositeranno nell'apposita urna all'uscita della cabina stessa.
La chiama sarà svolta in ordine alfabetico.
Dichiaro aperta la votazione, e invito a esprimere per primo il proprio voto il presidente Gasparri.
Invito il senatore Segretario a procedere alla chiama.
(La senatrice Segretario DI GIORGI e, successivamente, il senatore Segretario BARANI fanno l'appello).
(Segue la chiama).
Procediamo quindi alla seconda chiama.
(Segue la seconda chiama).
Dichiaro chiusa la votazione.
Invito pertanto i senatori Segretari a procedere allo spoglio delle schede e al computo dei voti.
Sospendo la seduta fino al termine delle operazioni di scrutinio.
(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).
Hanno preso parte alla votazione i senatori:
Aiello, Airola, Albano, Alberti Casellati, Albertini, Alicata, Amati, Angioni, Aracri, Arrigoni, Astorre, Augello, Azzollini
Barani, Barozzino, Bellot, Bencini, Berger, Bernini, Bertorotta, Bertuzzi, Bianco, Bianconi, Bignami, Bilardi, Bisinella, Bitonci, Blundo, Bocca, Bocchino, Bonaiuti, Bondi, Bonfrisco, Borioli, Bottici, Broglia, Bruni, Bruno, Buccarella, Buemi, Bulgarelli
Calderoli, Caleo, Caliendo, Campanella, Candiani, Cantini, Cappelletti, Cardinali, Caridi, Carraro, Casaletto, Cassano, Casson, Castaldi, Catalfo, Centinaio, Cervellini, Chiavaroli, Chiti, Ciampolillo, Cioffi, Cirinnà, Cociancich, Collina, Colucci, Comaroli, Compagna, Compagnone, Consiglio, Conte, Conti, Cotti, Crimi, Crosio, Cucca, Cuomo
D'Adda, D'Alì, Dalla Tor, Dalla Zuanna, D'Ambrosio Lettieri, D'Anna, D'Ascola, Davico, De Biasi, De Cristofaro, De Monte, De Petris, De Poli, De Siano, Del Barba, Della Vedova, Di Biagio, Di Giacomo, Di Giorgi, Di Maggio, Dirindin, Divina, D'Onghia, Donno
Endrizzi, Esposito Giuseppe, Esposito Stefano
Fabbri, Fasano, Fattori, Fattorini, Favero, Fazzone, Fedeli, Ferrara Elena, Filippi, Filippin, Finocchiaro, Fissore, Floris, Formigoni, Fornaro, Fravezzi, Fucksia
Gaetti, Galimberti, Gasparri, Gatti, Gentile, Ghedini Rita, Giacobbe, Giannini, Giarrusso, Gibiino, Ginetti, Giovanardi, Giro, Girotto, Gotor, Granaiola, Gualdani
Ichino, Idem, Iurlaro
Lai, Langella, Laniece, Latorre, Lepri, Lezzi, Liuzzi, Lo Giudice, Lo Moro, Longo Eva, Longo Fausto Guilherme, Lucidi, Lumia
Malan, Manassero, Mancuso, Mandelli, Mangili, Marcucci, Margiotta, Marin, Marinello, Martelli, Martini, Marton, Mastrangeli, Matteoli, Mattesini, Maturani, Mauro Giovanni, Mazzoni, Merloni, Messina, Micheloni, Migliavacca, Milo, Mineo, Minzolini, Mirabelli, Molinari, Montevecchi, Monti, Morgoni, Moronese, Morra, Moscardelli, Mucchetti, Munerato, Mussini, Mussolini
Naccarato, Nencini, Nugnes
Olivero, Orellana, Orrù
Padua, Pagano, Pagliari, Paglini, Pagnoncelli, Palermo, Palma, Panizza, Parente, Pegorer, Pelino, Pepe, Perrone, Petraglia, Petrocelli, Pezzopane, Piccinelli, Piccoli, Pignedoli, Pizzetti, Puglia, Puglisi, Puppato
Ranucci, Razzi, Repetti, Ricchiuti, Rizzotti, Romani Maurizio, Romani Paolo, Romano, Rossi Gianluca, Rossi Luciano, Rossi Mariarosaria, Rossi Maurizio Giuseppe, Rubbia, Russo, Ruta
Sacconi, Saggese, Sangalli, Santangelo, Santini, Scalia, Sciascia, Scibona, Scoma, Serafini, Serra, Sibilia, Silvestro, Simeoni, Sollo, Sonego, Spilabotte, Sposetti, Stefani, Stefano, Susta
Tarquinio, Taverna, Tocci, Tomaselli, Tonini, Torrisi, Tremonti, Tronti, Turano
Uras
Vaccari, Vacciano, Valentini, Vattuone, Verducci, Vicari, Viceconte, Volpi
Zanda, Zanettin, Zanoni, Zavoli, Zizza, Zuffada.
(La seduta, sospesa alle ore 12,37, è ripresa alle ore 13,34).
Risultato di votazione (ore 13,34)
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione a scrutinio segreto per l'elezione di quattro componenti effettivi e quattro componenti supplenti della Commissione per la vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti:
| Senatori presenti | 280 |
| Senatori votanti | 280 |
Per l'elezione di quattro componenti effettivi hanno ottenuto i voti i senatori:
| Marino Luigi | 127 |
| Astorre | 119 |
| Naccarato | 116 |
| Bonfrisco | 90 |
| Cioffi | 47 |
| Scibona | 45 |
| Girotto | 45 |
| Fornaro | 7 |
| Zanoni | 4 |
Per l'elezione di quattro componenti supplenti hanno ottenuto i voti i senatori:
| Dalla Zuanna | 126 |
| Gualdani | 125 |
| Fornaro | 124 |
| Volpi | 70 |
| Cioffi | 41 |
| Girotto | 40 |
| Scibona | 38 |
| Astorre | 2 |
| Voti dispersi | 15 |
| Schede bianche | 11 |
| Schede nulle | 5 |
Proclamo pertanto eletti componenti effettivi i senatori: Marino Luigi, Astorre, Naccarato e Bonfrisco; componenti supplenti i senatori: Dalla Zuanna, Gualdani, Fornaro e Volpi.
Sulla grave crisi del settore agricolo in Sicilia
PADUA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PADUA (PD). Signor Presidente, rubo pochi minuti per sottoporre all'attenzione di quest'Aula e soprattutto per rivolgere a lei, signor Presidente, un invito pressante e forte.
È grande la preoccupazione che gira in questo momento in Sicilia e che coinvolgerà purtroppo - temo ‑ l'intero Paese. La gravissima crisi che sta vivendo l'agricoltura in Sicilia, in particolar modo nella provincia di Ragusa, ma in tutto il territorio, così come nel resto del Paese, che c'è da anni e che ha già causato per disperazione la morte di alcune persone (ricordo che un signore di Vittoria sei mesi fa si è ucciso, dandosi fuoco, e altri esempi tragici possiamo citare in questo senso), ha determinato negli anni lotte, crisi, scioperi della fame e manifestazioni che purtroppo hanno sortito pochi risultati.
Adesso, come già l'anno scorso è accaduto, si è organizzato un movimento, cosiddetto «dei forconi», che l'anno scorso ha paralizzato la nostra isola, causando un aggravio della crisi economica già in atto. Quest'anno queste persone hanno deciso di ripetere la manifestazione, bloccando le strade, i porti e gli aeroporti ed estendendo la protesta al resto del Paese, o comunque sforzandosi di farlo in tutto il Paese.
Volevo rappresentare la mia grande preoccupazione, insieme a quella di diversi Comuni e di diverse istituzioni. Da ultimo, l'altra sera su questo tema si è tenuto un Consiglio comunale aperto nella città di Vittoria, a cui hanno partecipato diversi rappresentanti degli enti locali, dai presidenti delle province ai sindaci e a tutti gli esponenti delle varie categorie: dall'associazionismo ai proprietari di aziende agricole, agli imprenditori, ai commercianti. Ho rappresentato tutto questo anche in Commissione agricoltura stamattina e c'è stata un'attenzione particolare da parte dei membri; c'è stata anche la visita dell'assessore all'agricoltura della Regione Sicilia.
Pertanto, signor Presidente, le chiedo con forza e determinazione di agire presso il nostro Governo, presso il presidente Letta e presso il Ministro competente, perché ci si faccia carico tempestivamente di questa problematica, che non è solo economica, ma rischia di sfociare in una grave crisi sociale con ripercussioni a livello nazionale.
PRESIDENTE. Grazie a lei della segnalazione, senatrice Padua. La Presidenza, a sua volta, segnalerà a chi di competenza l'oggetto del suo intervento.
Sul transito delle grandi navi nella laguna di Venezia
ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, distinti colleghi, a Venezia non sono le navi a fare l'inchino: è la laguna di Venezia che si genuflette alle cosiddette grandi navi.
Il decreto Clini-Passera vietava il transito alle navi sopra le 40.000 tonnellate, ma rimandava il divieto alle calende greche, ovvero a quando vi fossero state soluzioni alternative.
Dopo venti mesi il problema permane; il sindaco, del Partito Democratico, Giorgio Orsoni vorrebbe spostare lo scalo in un'area di Marghera, proprietà della famiglia Salmini, vicina ai serbatoi del petrolchimico, luogo quasi inaccessibile, se non con lavori dal costo enorme. Il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa, del PD, non è da meno: propugna lo scavo di un canale di 5 chilometri, largo 140 metri, profondo 10, che butterebbe all'aria sette milioni di metri cubi di sedimento antichissimo. Forse non conosce i disastri causati dallo scavo del Canale dei petroli negli anni Sessanta. Forse non sa che in laguna sono vietati interventi che non siano graduali, sperimentali, reversibili. I rischi di incidente e di disastro ambientale poi permangono, ma una cosa è certa: anche questo progetto sarebbe costosissimo, dannoso e inefficace.
II patrimonio dell'umanità tutelato dall'UNESCO - precisiamo - è tutta la laguna; le leggi speciali proteggono tutta la laguna. E lo stesso decreto Clini-Passera prescrive di «conseguire i massimi livelli di sicurezza anche ambientale», considerata «la particolarissima sensibilità e vulnerabilità dell'ambiente della laguna di Venezia».
Venezia e la laguna si salvano se le navi attraccano fuori dalla laguna. Così si evitano gli incroci con i vaporetti, i ferry boat, il traffico passeggeri locali, le petroliere e le navi da carico. E, attraccando fuori dalle paratie del MoSE, la crocieristica non è nemmeno condizionata dal fenomeno dell'acqua alta.
Esistono alternative progettuali rapide, perché si possono realizzare con banchine mobili, galleggianti o su cassoni affondati; reversibili, come previsto dalle normative. Se poi i passeggeri si portano all'attracco attraverso battelloni panoramici, si creano anche nuovi posti di lavoro.
Ma questi progetti hanno un difetto: costano meno. Forse per questo il ministro Lupi ha appena sollecitato all'Autorità marittima un provvedimento per inserire lo scavo del Canale Contorta in legge obiettivo. In un sol colpo taglierebbe fuori le soluzioni più efficaci, rapide e meno costose; scavalcherebbe le procedure di valutazione ambientale, le leggi speciali per Venezia e la laguna, il Ministero dell'ambiente, il Piano d'area della laguna veneziana e aprirebbe la possibilità di spendere 150 milioni di soldi pubblici, magari coinvolgendo i privati con il project financing, reso tristemente noto in Veneto dalla Mantovani costruzioni. Guarda caso in legge di stabilità sono già stanziati quei milioni: sono già pronti a spenderli, quando ne basterebbero molti meno.
Nossignori: qui si sta mettendo il carrozzone davanti ai buoi! Ma noi, appunto, non siamo buoi. Ho depositato oggi stesso un'interpellanza con procedura abbreviata per vedere chiaro in questi affari. (Applausi dal Gruppo M5S).
Sulle avversità atmosferiche che hanno colpito le regioni Abruzzo e Basilicata
PEZZOPANE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEZZOPANE (PD). Signor Presidente, molti colleghi e lei stesso sarete informati di quanto sta accadendo in Abruzzo in queste ore e in questi giorni a causa del maltempo.
Una pioggia torrenziale durata per ore ha prodotto un allagamento dell'intera area costiera e sono andate in tilt alcune città importanti, tra cui Pescara, capoluogo economico della regione. Ci sono migliaia di sfollati che hanno dovuto abbandonare le loro case perché allagate e purtroppo c'è stata anche la morte, tragica e assurda, di una donna che nelle prime ore della mattina, chiamata dalla madre settantenne a cui si era allagata la casa, si è messa in macchina per andare ad aiutarla ed è finita purtroppo in un sottopassaggio allagato, da dove non è riuscita a uscire e a salvarsi. Ed è morta lì, così, senza una ragione, solo perché andava ad aiutare la madre.
Io le chiedo, signor Presidente, poiché i sindaci e gli amministratori locali sono davvero in estrema difficoltà ad affrontare questa situazione, di farsi portavoce presso il Ministro competente affinché si possa intervenire in aiuto e in supporto per ripristinare nel più breve tempo possibile condizioni di normalità.
Le scuole sono state chiuse, sono stati chiusi molti uffici, naturalmente potete immaginare le difficoltà per le attività portuali, e i danni alla costa, che è una delle fonti di reddito più importanti di quel territorio, sono veramente enormi.
Si sta predisponendo la richiesta dello stato di calamità: in queste circostanze viene fatto tutto il possibile, ma davvero quale rappresentante della Regione Abruzzo qui in Senato mi sono sentita in dovere di coinvolgervi e di coinvolgerla, Presidente, nella preghiera, ovviamente, che a sua volta coinvolga il Governo. (Applausi della senatrice Albano).
DI MAGGIO (SCpI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAGGIO (SCpI). Signor Presidente, intervengo anch'io sullo stesso argomento.
In questi giorni la regione Basilicata è stata completamente devastata dal maltempo: la situazione vede una regione completamente in ginocchio. Per chi avesse la ventura di girare sulle nostre strade, percorrere la regione da una parte all'altra è praticamente impossibile: il litorale ionico è devastato, hanno franato strade e hanno ceduto anche alcuni immobili. La situazione è molto complicata proprio per una viabilità, già da preistoria, che in questo momento è distrutta dal maltempo.
Vorrei anch'io pregare la Presidenza di intervenire presso i Ministri competenti affinché considerino con una certa attenzione una situazione che è molto grave e che risulta ulteriormente aggravata dal quadro economico della regione, che in questo momento è estremamente difficile.
PRESIDENTE. Sarà cura della Presidenza trasmettere i vostri solleciti.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 5 dicembre 2013
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 5 dicembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 15, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 13,47).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Abbado, Anitori, Battista, Bubbico, Capacchione, Ciampi, De Poli, Ferrara Mario, Guerra, Guerrieri Paleotti, Lanzillotta, Manconi, Minniti, Monti, Piano, Pinotti, Ruvolo, Stucchi e Vicari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Scavone, per attività della 7a Commissione permanente; Amoruso , per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Corsini e Lucherini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; De Pietro e Scilipoti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Ministro affari esteri
Ministro difesa
Ministro interno
Presidente del Consiglio dei ministri
(Governo Letta-I)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 ottobre 2013, n. 114, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione (1190)
(presentato in data 04/12/2013).
C.1670 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
dep. Velo Silvia ed altri
Legge quadro in materia di interporti e di piattaforme logistiche territoriali (1185)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
C.730 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 04/12/2013);
10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo
sen. Bertorotta Ornella ed altri
Modifiche al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, in materia di obblighi del produttore e del distributore per la commercializzazione dei prodotti (1103)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 04/12/2013);
Commissioni 3° e 4° riunite
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 ottobre 2013, n. 114, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione (1190)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 14° (Politiche dell'Unione europea); E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.
C.1670 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 04/12/2013).
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/16/UE relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE (n. 43).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 6a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/76/UE, che modifica la direttiva 19990/62/CE relativa alla tassazione di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di alcune infrastrutture (n. 44).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 5a, 13a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/77/UE che modifica la direttiva 2006/116/CE concernente la durata di protezione del diritto d'autore e di alcuni diritti connessi (n. 45).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 2a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, e che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio (n. 46).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 7 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/95/UE recante norme sull'attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonchè sul contenuto della protezione riconosciuta (n. 47).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 3a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2010/32/UE che attua l'accordo quadro, concluso da HOSPEEM e FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario (n. 48).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alle Commissioni riunite 11a e 12a, che esprimeranno il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 2a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alle Commissioni riunite entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2013/1/UE concernente modifica della direttiva 93/109/CE relativamente a talune modalità di esercizio del diritto di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini (n. 49).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. La 14a Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici (n. 50).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento,lo schema di decreto è deferito alla 12a Commissione permanente, nonchè - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5a Commissione, che esprimeranno il rispettivo parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla 12a Commissione entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 5 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/36/UE, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI (n. 51).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/82/UE intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale (n. 52).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8a Commissione permanente, nonchè - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5a Commissione, che esprimeranno il rispettivo parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla 8a Commissione entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 3 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2010/75/UE, relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento) (n. 53).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 13a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 5a, 10a, 12a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/24/UE concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera, nonchè della direttiva 2012/52/UE comportante misure destinate ad agevolare il riconoscimento delle ricette mediche emesse in un altro Stato membro (n. 54).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 12a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/61/UE, concernente i gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010 (n. 55).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 6a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/62/UE, che modifica la direttiva 2001/83/CE, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano, al fine di impedire l'ingresso di medicinali falsificati nella catena di fornitura legale (n. 56).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 12a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 2a, 4a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data il 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/65/UE, concernente la restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (n. 57).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento,lo schema di decreto è deferito alla 13a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 2a, 5a, 10a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/70/Euratom, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi (n. 58).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alle Commissioni riunite 10a e 13a, che esprimeranno il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alle Commissioni riunite entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, recante modifica delle direttive 93/13/CEE e 1999/44/CE e che abroga le direttive 85/577/CEE e 97/7/CE (n. 59).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 10a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 2a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/89/UE che modifica le direttive 98/78/CE, 2002/87/CE, 2006/48/CE e 2009/138/CE per quanto concerne la vigilanza supplementare sulle imprese finanziarie appartenenti a un conglomerato finanziario (n. 60).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 6a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/98/UE relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno Stato membro (n. 61).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 11a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2012/12/UE che modifica la direttiva 2001/112/CE concernente i succhi di frutta e altri prodotti analoghi destinati alla alimentazione umana (n. 62).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 9a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a, 10a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2012/26/UE che modifica la direttiva 2001/83/CE per quanto riguarda la farmacovigilanza (n. 63).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 12a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2010/64/UE sul diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali (n. 64).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2a Commissione permanente nonchè - per le conseguenze di carattere finanziario alla 5a Commissione, che esprimeranno il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla 2a Commissione entro il 3 gennaio 2014.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 3 dicembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 agosto 2013, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/85/UE relativa ai requisiti per i quadri di bilancio degli Stati membri (n. 65).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 5a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 gennaio 2014. Le Commissioni 1a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 3 gennaio 2014.
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 27 novembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2007, relativo a "Ulteriori lavorazioni finalizzate al completamento dei lavori della Rupe Castello in Pietrapaola" (Cosenza).
Il predetto documento è stato trasmesso, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 7a Commissione permanente, competenti per materia (Atto n. 192).
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 29 novembre 2013, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) per l'esercizio 2012 (Doc. XV, n. 87). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente;
dell'Accademia Nazionale dei Lincei per gli esercizi dal 2009 al 2011 (Doc. XV, n. 88). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente.
Regioni e province autonome, trasmissione di atti
Con lettera in data 18 novembre 2013, la Presidenza della Regione autonoma della Sardegna, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 2, comma 5, della legge regionale 7 ottobre 2005, n. 13, e successive modificazioni, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Regione del 15 novembre 2013, n. 141, concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Serrenti (Medio Campidano).
Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti
Sono pervenuti al Senato i seguenti voti regionali:
- dalla regione Emilia-Romagna, relativo all'istituzione dell'Azienda USL della Romagna. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (n. 26);
- dalla regione Veneto, relativo alla sessione europea 2013 - indirizzi relativi alla programmazione regionale e ai fondi dell'Unione europea. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente (n. 27);
- dalla regione Veneto, relativo ad un semestre "costituente" per una Europa democratica. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente (n. 28);
- della regione Lombardia, relativo alle politiche dell'Unione Europea di maggiore interesse per la Lombardia. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente (n. 29).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Cotti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00503 del senatore Endrizzi ed altri.
Il senatore Pagnoncelli ha aggiunto la propria firma alle interrogazioni 4-01224 e 4-01225 del senatore Gasparri ed altri.
I senatori De Monte, Fabbri, Scalia, Cuomo e Sollo hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01228 della senatrice Spilabotte.
Il senatore Ceroni ha aggiunto la propria firma alle interrogazioni 4-01233, 4-01234, 4-01235, 4-01236 e 4-01237 del senatore Zanettin.
I senatori Gasparri e Pagnoncelli hanno aggiunto la propria firma alle interrogazioni 4-01241, 4-01242 e 4-01243 dei senatori Piccinelli e Razzi.
Il senatore Cotti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01259 del senatore Campanella ed altri.
Mozioni
D'AMBROSIO LETTIERI, Paolo ROMANI, BERNINI, GASPARRI, ALBERTI CASELLATI, ALICATA, AMORUSO, BONDI, BRUNI, BRUNO, CARDIELLO, CARRARO, CERONI, DE SIANO, FASANO, FLORIS, GIBIINO, IURLARO, LIUZZI, Eva LONGO, MANDELLI, MARIN, MAZZONI, MINZOLINI, MUSSOLINI, PELINO, PERRONE, PICCINELLI, PICCOLI, RAZZI, REPETTI, RIZZOTTI, Mariarosaria ROSSI, SCIASCIA, SCOMA, SERAFINI, SIBILIA, TARQUINIO, ZANETTIN, ZIZZA, ZUFFADA - Il Senato,
premesso che:
la Commissione europea ha identificato le biotecnologie tra le key enabling technologies (KET) in grado di contribuire, in termini di valore aggiunto, al rilancio di molteplici settori dell'industria tradizionale e alla gestione delle molte sfide che la nostra società si trova ad affrontare nei settori della salute, dell'agricoltura, dell'energia e dell'ambiente;
nel febbraio 2012, la Commissione europea ha adottato la risoluzione "L'innovazione per una crescita sostenibile: una bioeconomia per l'Europa", con la quale intende promuovere lo sviluppo di una società basata sull'innovazione e sull'uso sostenibile delle risorse biologiche rinnovabili per fini industriali, tutelando al tempo stesso la biodiversità e l'ambiente;
secondo l'Unione, il volume d'affari generato dalla bioeconomia in Europa è di circa 2.000 miliardi di euro, con oltre 22 milioni di addetti (il 9 per cento del totale degli occupati), e la UE stima che ogni euro investito oggi nei diversi settori che compongono la bioeconomia potrà generare, entro il 2015, un valore aggiunto di 10 euro;
la crescita dell'occupazione nel settore dell'innovazione biotecnologica è strutturale, come dimostra un recente studio dell'Università di Berkeley: la creazione di un nuovo posto di lavoro nel settore genera 5 posti di lavoro nell'indotto, contro gli 1,6 posti di lavoro generati da ogni nuova assunzione nell'industria manifatturiera;
considerato che:
attraverso lo studio "Bioeconomy to 2030: Designing a Policy Agenda", l'OCSE ha analizzato il ruolo del biotech nei prossimi 20 anni: il peso del biotech nei Paesi OCSE è attualmente all'1 per cento del PIL, ma potrebbe arrivare al 2,7 per cento entro il 2030 e, già nel 2015, il 50 per cento dei prodotti agricoli, l'80 dei farmaci, il 35 dei prodotti industriali di consumo quotidiano (additivi alimentari, plastica, detergenti, eccetera) saranno prodotti ottenuti utilizzando le biotecnologie;
tutti i principali Paesi europei ed extra europei hanno da tempo avviato politiche a sostegno dell'innovazione e dello sviluppo tecnologico delle proprie imprese nel settore delle biotecnologie, e la maggior parte di questi ha ritenuto di dover rispondere alla crisi aumentando ulteriormente gli incentivi a favore delle imprese innovative, al preciso scopo di accelerare la ripresa della produttività e dell'occupazione;
tra le misure adottate a favore delle imprese, le più diffuse sono il credito di imposta, spesso associato a meccanismi di totale riportabilità o di rimborsabilità delle spese, e a specifiche extra deduzioni fiscali: super deduction (Australia, Austria, Belgio, Canada. Cina, Francia, India, Irlanda, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna), la detassazione dei redditi da proprietà intellettuale, i "patent boxes" (Belgio, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Regno Unito, Spagna), la riduzione delle ritenute e dei contributi previdenziali per il personale addetto ad attività di ricerca e sviluppo (Belgio, Olanda, Turchia, Regno Unito, Russia), l'erogazione di specifici contributi o sovvenzioni "grants " (Francia, Germania, Irlanda, Regno Unito);
considerato inoltre che:
i dati del rapporto "Assobiotec - Ernst & Young sulle biotecnologie in Italia" 2013 dimostrano che l'industria biotecnologica italiana, per numero di imprese pure biotech, si pone al terzo posto in Europa, dopo la Germania e il Regno Unito, a dimostrazione di una realtà molto dinamica e innovativa, capace di superare la natura ciclica, tipica di altri settori industriali e di trasformare le eccellenze della ricerca italiana in nuovi prodotti e servizi;
il fatturato del settore ammonta a 7.152 milioni di euro, con una crescita del 6 per cento, in chiara controtendenza rispetto a quella di molti altri comparti industriali (dati ISTAT: fatturato industria in calo dell'1,6 per cento);
gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno raggiunto i 1.832 milioni di euro (con un aumento del 2,9 per cento), ed il numero degli addetti ad attività di ricerca e sviluppo è di 6.739 unità, mantenendosi sostanzialmente in linea (con un lieve calo dello 0,1 per cento) con quello del 2011, ancora una volta in controtendenza rispetto alla variazione media del numero degli addetti dell'industria (che hanno un diminuzione dell'1,3 per cento);
preso atto che:
il settore delle biotecnologie si dimostra altamente competitivo e strategico per il rilancio dell'occupazione e della competitività dell'intero sistema industriale italiano;
è opportuno ricordare che, nonostante la crescita competitiva che il settore ha avuto negli ultimi anni e in assenza di un quadro di incentivi efficace e costante, in Italia il 75 per cento delle imprese è ancora di micro o piccola dimensione avendo, rispettivamente, meno di 10 e di 50 addetti, e molte di esse risultano mediamente sottocapitalizzate, soprattutto a fronte degli investimenti in ricerca e sviluppo da loro sostenuti, trovandosi a operare in condizioni troppo spesso ai limiti della sopravvivenza: infatti nel 2011, il 45 per cento delle imprese aveva una disponibilità di cassa inferiore ai 6 mesi, contro il 22 per cento nel 2010;
è impensabile che l'Italia rimanga indietro rispetto agli altri Paesi più avanzati a livello europeo ed internazionale che investono nelle biotecnologie, e per questo si deve dotare di strumenti normativi adeguati, certi e coerenti, tali da garantire una migliore allocazione delle già limitate risorse, favorendo l'attrattività del sistema italiano della ricerca e dell'innovazione per gli investitori stranieri,
impegna il Governo:
1) ad adottare misure ad hoc per il settore, come il riconoscimento, nell'ordinamento italiano, dello status di "piccola impresa innovativa", sull'esempio di Francia e Spagna, per quelle realtà che sostengono costi di ricerca e sviluppo pari almeno al 30 per cento del totale dei ricavi ovvero dei costi operativi, e hanno un numero di addetti dedicato alla ricerca e sviluppo pari almeno al 30 per cento del totale degli addetti, da sostenere con misure quali credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo, eliminazione della tassazione sugli utili derivanti dalla cessione o dal trasferimento di diritti di proprietà intellettuale ed incentivazione dell'investimento in capitale di rischio;
2) ad estendere lo status di start-up innovativa, già prevista nel nostro ordinamento, da 4 anni ad almeno 6 anni, qualora gli investimenti in ricerca e sviluppo ammontino almeno al 30 per cento del rapporto tra costi e fatturato, oltre a prevedere l'ampliamento del regime fiscale agevolato ai capital gain che derivino dagli strumenti finanziari sopra decsritti, anche quando tali redditi vengano realizzati dal beneficiario in un momento successivo al previsto termine temporale di 4 o 6 anni;
3) a procedere allo sblocco dei crediti non commerciali, relativi ai grant vantati nei confronti dei Ministeri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dello sviluppo economico per attività di ricerca già concluse e rendicontate, purtroppo non ancora erogati, cosa che mette in serio pericolo la sopravvivenza di molte piccole imprese biotech;
4) ad intraprendere ogni iniziativa di sostegno al settore delle biotecnologie della salute (red biotech), ed in particolare dell'industria biofarmaceutica, che negli ultimi 6 anni ha perso più di 11.500 posti di lavoro con un continuo disinvestimento nel settore di ricerca e sviluppo, con multinazionali che chiudono i loro centri di ricerca, investendo sempre meno in sperimentazione clinica in Italia: politiche di tutela del farmaco innovativo, di incremento della competitività nella conduzione degli studi clinici, che riducano i tempi dell'autorizzazione all'immissione in commercio dei farmaci, di rispetto del valore della proprietà intellettuale, di incremento dell'attività di ricerca biomedica nel nostro Paese;
5) a garantire, nel settore delle biotecnologie in agricoltura (green biotech), che il settore agroalimentare italiano continui ad utilizzare produzioni di qualità, che sono componente fondamentale, ad esempio, per filiere quali la zootecnia da latte e da carne, oltre a fornire risposte, in vista del semestre di presidenza europea nel 2014 ed Expo 2015, in tema di sicurezza nell'accesso ai propri fornitori di derrate alimentari internazionali e di possibilità di far coesistere ricerca scientifica, tecnologica ed alimentazione sana;
6) a porre in essere, nel settore delle biotecnologie industriali (white biotech) e con il sostegno dei rappresentanti dell'industria, un piano nazionale per la bioeconomia, già istituito in Europa da Germania, Paesi Scandinavi, Olanda, Irlanda e Repubblica Ceca, che introduca un nuovo sistema regolatorio a costo zero, che favorisca la domanda e l'offerta di bioprodotti, che riconosca l'innovazione là dove già presente, e che snellisca i processi autorizzativi.
(1-00185)
D'AMBROSIO LETTIERI, Paolo ROMANI, BERNINI, GASPARRI, ALBERTI CASELLATI, ALICATA, AMORUSO, BONDI, BRUNI, BRUNO, CARDIELLO, CARRARO, CERONI, DE SIANO, FASANO, FLORIS, GIBIINO, IURLARO, LIUZZI, Eva LONGO, MANDELLI, MARIN, MAZZONI, MINZOLINI, MUSSOLINI, PELINO, PERRONE, PICCINELLI, PICCOLI, RAZZI, REPETTI, RIZZOTTI, Mariarosaria ROSSI, SCIASCIA, SCOMA, SERAFINI, SIBILIA, TARQUINIO, ZANETTIN, ZIZZA, ZUFFADA - Il Senato,
premesso che:
il sistema universitario nazionale italiano, nonostante le innovazioni introdotte negli ultimi anni, necessita di una serie di cambiamenti che mirino ad arginare la lenta ma progressiva marginalizzazione di molti singoli atenei;
le risorse economiche assegnate negli ultimi tempi al sistema universitario italiano nel suo complesso sono pesantemente diminuite anche a causa della grave crisi economica in cui versa il nostro Paese;
il sistema universitario italiano, comunque, pur con molte difficoltà, continua a svolgere un fondamentale e strategico ruolo per il futuro del Paese e la formazione delle nuove generazioni;
premesso, inoltre, che:
il decreto ministeriale del 9 agosto 2013, n. 713, recante "Criteri e contingente assunzionale delle Università statali per l'anno 2013", registrato dalla Corte dei conti il 26 settembre 2013, stabilisce la distribuzione del contingente di risorse espresso in termini di "punti organico", parametro di riferimento per l'assunzione del personale di ruolo e dei ricercatori a tempo determinato;
i criteri di assegnazione dei punti organico per l'anno corrente avrebbero dovuto essere ridefiniti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e innovazione come statuito dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 49 del 2012, recante "Disciplina per la programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli atenei";
l'attribuzione, poi, a ciascuna università del contingente delle assunzioni avrebbe dovuto effettuarsi con decreto del Ministro dell'istruzione a norma dell'articolo 14, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, tenuto conto di quanto previsto dal citato articolo 7 del decreto legislativo n. 49 del 2012;
la riformulazione dei criteri di ripartizione delle risorse derivanti dal turnover per il 2013, applicando meccanicamente le previsioni stabilite per l'anno 2012 dal decreto legislativo n. 49 del 2012, non ha tenuto in conto le conseguenze derivanti dai nuovi vincoli di sistema imposti dalle leggi di stabilità ovvero, in particolare, il vincolo di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente;
premesso, infine, che:
l'applicazione nel 2013 delle previsioni contenute nel decreto legislativo n. 49 del 2012, consentendo una distribuzione dei punti organico "variabile" dal 6,9 per cento al 213 per cento del turnover del 2012, ha determinato, quindi, un'evidente disparità di trattamento fra i diversi atenei;
in particolare, lo schema di ripartizione del 2013 favorisce in maniera considerevole gli atenei che si trovano in una situazione economico-finanziaria molto solida a discapito di un ampio numero di atenei che pure hanno una situazione economico-finanziaria positiva o in via di risanamento;
lo schema di ripartizione del 2013, infatti, determina la distribuzione dei punti organico in base a indicatori legati al bilancio ovvero direttamente collegati al livello di tassazione degli studenti;
considerato che:
secondo le previsioni del decreto 2013, inoltre, le risorse provenienti da tutte le università (in misura consistente riferibili alle università del Centro-Sud) potranno essere utilizzate per finanziare le assunzioni negli atenei che dispongono del miglior indicatore Isef (presenti in maggioranza al nord);
la nuova modalità di gestione del turnover e la conseguente nuova ripartizione dei punti organico (un "punto organico" equivale al costo medio annuale di un professore ordinario) produce, a giudizio dei proponenti, un'evidente effettiva disparità fra le diverse università presenti sul territorio italiano in quanto consente ad alcune di ottenere un turnover effettivo molto alto, tale da poter assumere anche il triplo del personale cessato dal servizio, mentre ad altre non è garantita neanche la copertura dei posti resisi vacanti;
in sostanza, tale meccanismo sottrae alcuni punti organico derivanti dai pensionamenti di alcuni atenei per assegnarli ad altri secondo modalità che, invece di tenere conto della virtuosità di ciascun ateneo, come in passato, assegna punti organico extra agli atenei con più alto valore Isef (indice calcolato in base alle spese del personale, alle tasse universitarie e all'indebitamento);
tra gli atenei penalizzati da tale perverso meccanismo potrebbero figurare le università "La Sapienza" di Roma, "Federico II" di Napoli e "Aldo Moro" di Bari; al contrario, il primo ateneo in classifica per la quantità di risorse ottenute potrebbe risultare la scuola superiore "Sant'Anna" di Pisa;
tale meccanismo, ad avviso dei proponenti, invece di riconoscere e premiare gli sforzi compiuti da numerosi atenei per risanare la propria posizione, pur nell'esiguità delle risorse, favorisce solo alcuni noti poli universitari;
considerato, inoltre, che:
la modalità di calcolo potrebbe comportare, nei prossimi anni, pur con un turnover complessivo del sistema superiore al 50 per cento, un progressivo impoverimento dei punti organico ed una drastica riduzione del personale con conseguente pregiudizio per la prosecuzione della didattica;
le università che risulterebbero penalizzate, al fine di migliorare l'indicatore Isef e non subire ulteriori sottrazioni di punti organico, potrebbero decidere di promuovere un aumento delle tasse degli studenti e un'ulteriore diminuzione delle assunzioni di personale;
tale scelta non faciliterebbe l'accesso degli studenti agli studi universitari e peggiorerebbe la qualità della didattica;
l'indicatore Isef non può, ad avviso dei proponenti, essere assunto quale principale elemento di sostenibilità economica e finanziaria anche in considerazione del fatto che il livello di tassazione di ciascun ateneo è correlato al contesto sociale e territoriale di riferimento;
considerato, infine, che:
a differenza dei "punti organico" stabiliti nel 2012, il decreto ministeriale del 2013, pur applicando le stesse modalità dell'anno precedente, non prevede, inoltre, neanche un tetto massimo alla percentuale di ulteriori punti organico;
il decreto ministeriale del 2012, infatti, al fine di evitare paradossali squilibri, prevedeva un tetto massimo alla percentuale di punti organico aggiuntivi ovvero, ai fini del calcolo dei punti organico che ciascun ateneo avrebbe ottenuto con la sola applicazione del decreto legislativo n. 49 del 2012, vi era la limitazione per la quale tali punti organico non potevano comunque eccedere il 50 per cento di quelli rivenienti dai pensionamenti di quell'ateneo;
occorre ripristinare con urgenza, in conformità con il dettato dell'art. 7, comma 6, del decreto legislativo n. 49 del 2102, anche per il 2013, la clausola di salvaguardia in base alla quale, per ciascuna università, è previsto, al massimo, il 50 per cento dei punti organico relativi alle cessazioni dei rapporti di lavoro dell'anno precedente;
preso atto che i punti organico determinati dal decreto ministeriale del 2013 sono assolutamente squilibrati se confrontati con quelli precedenti;
negli ultimi anni si è registrata una consistente riduzione della spesa per il personale;
il 7 novembre 2013, il Governo, in sede di conversione del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca (AS 1150), ha accolto l'ordine del giorno 21.0.200 di trasformazione dell'emendamento 21.0.200,
impegna il Governo:
1) a intervenire con urgenza, nei modi e con i mezzi che riterrà più opportuni, al fine di eliminare gli effetti palesemente sperequativi derivanti dall'applicazione del modello di ripartizione previsto dal decreto ministeriale del 9 agosto 2012, n. 713;
2) a correggere, a valersi dall'anno 2013, il meccanismo di assegnazione dei punti organico, tenendo conto delle cessazioni dal servizio del personale, della sostenibilità e dell'equilibrio economico-finanziario e patrimoniale di ciascun ateneo, nonché del contesto economico e territoriale e infrastrutturale di ciascun ateneo;
3) a rivedere, nei modi e con i mezzi che riterrà più opportuni, il sistema di finanziamento delle università introducendo meccanismi che, assicurando la copertura delle spese di funzionamento di ciascun ateneo, ne valorizzino i risultati e ne favoriscano il miglioramento per gli atenei che ottengono risultati insufficienti.
(1-00186)
Interpellanze
ENDRIZZI, SCIBONA, MORONESE, NUGNES, BLUNDO, LUCIDI, MARTELLI, BERTOROTTA, MANGILI, GAETTI, CASTALDI, FATTORI, PAGLINI, MARTON, SIMEONI, BENCINI, Maurizio ROMANI, MONTEVECCHI, MORRA, CATALFO, MOLINARI, DONNO, CAPPELLETTI, COTTI, VACCIANO, GIARRUSSO, CAMPANELLA, BOCCHINO, PUGLIA, BUCCARELLA, MUSSINI, SANTANGELO, SERRA, FUCKSIA, AIROLA, GIROTTO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
con il decreto interministeriale 2 marzo 2012 (cosiddetto Clini-Passera) è stato disposto il divieto di transito nel canale della Giudecca a Venezia, per le navi con stazza lorda superiore alle 40.000 tonnellate;
il divieto "si applica a partire dalla disponibilità di vie di navigazione praticabili alternative a quelle vietate";
le vie alternative "vengono individuate dall'Autorità marittima con proprio provvedimento";
il decreto prescrive inoltre di "conseguire i più elevati livelli di sicurezza anche ambientale" considerata "la particolarissima sensibilità e vulnerabilità ambientale della Laguna di Venezia";
le leggi speciali per Venezia vietano espressamente interventi che non siano graduali, sperimentali, reversibili ed indicano come il valore da proteggere siano la laguna tutta e la città di Venezia in essa integrata;
a distanza di 20 mesi non si è giunti ancora ad un risultato concreto, permanendo dunque la condizione di pericolo per la sicurezza dei cittadini, dei trasporti e dell'ambiente, causato dalla promiscuità delle navi con gli altri flussi del trasporto locale;
si impone, a parere degli interpellanti, l'urgenza di addivenire a soluzioni che non pregiudichino un settore economico significativo nella congiuntura del Paese e del territorio veneziano, quali il blocco totale o parziale delle partenze;
considerato che, per quanto risulta agli interpellanti:
con lettera del 20 novembre 2013, indirizzata all'Autorità marittima, il Ministro in indirizzo ha sollecitato con urgenza il provvedimento che individua il canale Contorta quale via di accesso alternativa alla marittima al fine di procedere all'intesa Stato-Regione per l'inserimento del canale "Contorta-S.Angelo" nel Programma delle infrastrutture strategiche nazionali ai sensi della legge n. 443 del 2001, cosiddetta legge obiettivo;
il Ministro ha indicato chiaramente che l'individuazione del progetto debba circoscriversi alle alternative di transito compatibili con lo scalo attuale, laddove nessun accenno in tal senso è contenuto nel decreto interministeriale 2 marzo 2012;
il Ministro ha ammesso di essere a conoscenza di altre proposte, presentate all'autorità marittima, che prevedono la realizzazione di scali alternativi esterni alla laguna;
considerato inoltre che, per quanto risulta agli interpellanti:
il provvedimento sollecitato all'autorità marittima non può essere approvato come dirimente senza una relazione di compatibilità con il PALAV (piano di area della laguna e dell'area veneziana), piano ambientale paesaggistico sovraordinato, vigente dal 1995 e con il piano morfologico della laguna, la cui adozione è attesa da tempo, né in assenza di una valutazione comparata del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nonché con il coinvolgimento e l'intesa di tutti i Comuni aventi titolo ai sensi della legge 84 del 1994;
in un precedente atto di sindacato ispettivo (3-00127), che ad oggi non ha ricevuto risposta, il primo firmatario della presente interpellanza ha richiamato l'attenzione sulla necessità di ricomprendere nell'analisi tutte le soluzioni da comparare come ragionevoli alternative, come peraltro previsto dalla normativa europea e dal codice dell'ambiente di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006;
a parere degli interpellanti i progetti che prevedono scali alternativi extra lagunari, per evidenza dei fatti, risolverebbero completamente la promiscuità delle grandi navi da crociera con il traffico lagunare ed i rischi per la sicurezza dei cittadini, del patrimonio storico e ambientale della laguna; risultato che, per simmetrica evidenza, non potrebbe mai essere raggiunto con il mantenimento di uno scalo intralagunare;
rispetto all'apertura del canale "Contorta-San Angelo", che comporterebbe scavi su un tracciato di ben 5 chilometri, largo 140 metri, profondo 10 metri, e l'escavazione di 7 milioni di metri cubi di sedimento, i progetti alternativi basati su scali extra lagunari risultano agli interpellanti comunque meno onerosi, e dunque meritano un'attenzione, ancor più doverosa in tempi di grave congiuntura economica;
spostando lo scalo esternamente al sistema di protezione Mose (modulo sperimentale elettromeccanico), tali soluzioni svincolerebbero inoltre la crocieristica dalle chiusure delle paratie in concomitanza con il fenomeno dell'acqua alta; tale fenomeno è previsto in aumento per entità e frequenza in relazione alle variazioni climatiche nonché ad un atteso innalzamento del livello medio del mare, mentre l'evoluzione del mercato della crocieristica indica la tendenza ad ampliare l'offerta nell'arco dell'anno solare;
i progetti con scalo extra lagunare, rispetto all'escavazione dei fondali lagunari, possono essere applicati in rispondenza dei criteri stabiliti dalle leggi speciali di Venezia, ovvero alle condizioni di gradualità, sperimentazione e reversibilità. Per questo stesso motivo, a parere degli interpellanti, risultano di più celere realizzazione con tempistiche verosimili entro i 12 mesi, consentendo di ovviare al contingentamento dei transiti e alla diminuzione del fatturato e dell'indotto occupazionale, che invece sarebbe prevedibile nell'ipotesi riportata nella lettera del Ministro, che esplicitamente ammette tempistiche per la messa in esercizio non prima della stagione crocieristica 2016,
si chiede di sapere:
quali siano i contenuti delle note dell'autorità marittima citate dal Ministro in indirizzo nella lettera del 20 novembre 2013 e quale soggetto istituzionale abbia ritenuto di limitare le valutazioni alle sole vie di accesso alla marittima;
quali siano i motivi per cui non sono state considerate le proposte di più rapida realizzazione per scali alternativi extra lagunari;
se ritenga che il progetto di escavazione del canale Contorta sia compatibile con la normativa vigente per la tutela ambientale lagunare, e, in caso affermativo, quali siano le valutazioni a riguardo;
quali siano le motivazioni che hanno indotto a ritenere di poter inserire il progetto nel quadro della legge obiettivo, visto che la Capitaneria non ha competenza di valutazione ambientale che spetta al Ministero dell'ambiente;
quali criteri abbiano indotto a considerare lo scavo del canale Contorta-S.Angelo compatibile con una tempistica a breve termine, laddove le stesse previsioni del Ministro pongono l'eventuale fruibilità in vista della stagione crocieristica 2016;
come, su un tema riguardante la struttura del porto, si possa ritenere esaustiva una concertazione ristretta al Presidente della Regione Veneto e al sindaco di Venezia, con esclusione dei Comuni della "gronda" lagunare, contrariamente a quanto previsto dall'art. 5 della legge n. 84 del 1994 per la formazione dei piani regolatori portuali;
in base a quale valutazione ritenga di poter applicare le procedure semplificate delle valutazioni ambientale strategica e di impatto ambientale e autorizzazione integrata ambientale ai sensi della legge n. 443 del 2001, cosiddetta legge obiettivo, visto che l'escavazione del nuovo canale Contorta comporterebbe evidentissimi sconvolgimenti ed impatti sull'ecosistema più tutelato del mondo qual è la laguna di Venezia;
quale sia la logica sottostante alla volontà di accelerare, a giudizio degli interpellanti pericolosamente, la procedura e nel contempo scegliere un progetto che, per stessa ammissione del Ministro, non ha tempi rapportabili ad una rapida soluzione del problema dei transiti nel bacino di San Marco e canale della Giudecca, e che imporrebbe ancora per anni un alto livello di rischi nel centro storico lagunare;
quali siano le ragioni per cui, attraverso tale procedura semplificata, si scartino proposte di scalo alternativo in porto di Lido, di cui sono evidenti i caratteri di compatibilità ambientale, rapidità, gradualità, reversibilità, nonché economicità insieme al mantenimento dell'offerta e dell'occupazione nel settore.
(2-00097p. a.)
Interrogazioni
TOMASELLI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italyrappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;
il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;
il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;
il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
continuano a crescere le importazioni provenienti da Paesi, tra i quali la stessa Germania, in cui ci si basa su produzioni a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento, come quello suinicolo, non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;
molti controlli operati sulle filiere del latte e dei prodotti lattiero-caseari, dei cereali con particolare riferimento al grano duro, dei pomidoro non destinati a conserve e delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento al latte ed ai prodotti lattiero-caseari, alle carni suine fresche, refrigerate o congelate ed altre produzioni interessate dal regolamento stesso;
se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.
(3-00531)
MONTEVECCHI, AIROLA, ANITORI, BATTISTA, BENCINI, BERTOROTTA, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASALETTO, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DE PIN, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GAMBARO, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MARTELLI, MARTON, MASTRANGELI, MOLINARI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, Maurizio ROMANI, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze -
(3-00532)
(Già 4-00047)
MONTEVECCHI, BULGARELLI, SERRA, BOCCHINO, GAMBARO, MUSSINI - Ai Ministri per i beni, le attività culturali e il turismo, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico -
(3-00533)
(Già 4-00210)
MONTEVECCHI, PEPE, FATTORI, AIROLA, COTTI, GAETTI - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali -
(3-00534)
(Già 4-00416)
MONTEVECCHI, SCIBONA, ORELLANA, GAETTI, CAPPELLETTI, PEPE, CAMPANELLA, BATTISTA, BUCCARELLA, TAVERNA, MORONESE, NUGNES, FATTORI, Maurizio ROMANI, MORRA, CASTALDI, PAGLINI, SANTANGELO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute -
(3-00535)
(Già 4-00640)
MONTEVECCHI, MANGILI, CAPPELLETTI, Maurizio ROMANI, SANTANGELO, DONNO, CAMPANELLA, BOCCHINO, PAGLINI, DE PIETRO, MARTELLI - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare -
(3-00536)
(Già 4-00664)
BONFRISCO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;
il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;
il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;
il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;
se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.
(3-00537)
BONFRISCO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;
il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;
il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;
il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;
il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;
la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;
la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,
si chiede di sapere quali direttive il Ministro in indirizzo intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy
(3-00538)
BONFRISCO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy, che registra un fatturato nazionale superiore ai 266 miliardi di euro, rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo ed è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto";
il made in Italy agroalimentare si caratterizza per suoi primati in termini di maggior valore aggiunto per ettaro in Europa, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, prodotti a denominazione protetta e produzioni biologiche;
la crescita costante dell'export testimonia l'indiscutibile ruolo dell'agroalimentare nazionale e del valore attribuito al marchio "Italia", con un territorio ed una produzione ammirati ed imitati nel mondo;
in Italia la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno e sono oltre 26.200 gli allevamenti di suini concentrati, prevalentemente, in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna;
in Italia, nel 2012, la produzione nazionale di suini è stata stimata in 245.620 tonnellate, le importazioni in 572.987,42 tonnellate ed il consumo di cosce in 734.749,31 tonnellate;
i dati relativi alla distribuzione delle importazioni di cosce fresche per Paese di origine riportano percentuali altissime riferite alla provenienza di prodotti dalla Germania e dall'Olanda;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini risulta che l'Italia nel 2012 ha importato, solo dalla Germania, il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;
da articoli apparsi sulla stampa europea è emerso che l'efficienza dell'industria della carne suina in Germania è basata su prodotti a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate, tecniche di allevamento non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;
il gruppo Ferrarini, con un fatturato di oltre 330 milioni di euro e 900 dipendenti, rappresenta una delle maggiori realtà europee nel settore agroalimentare;
nel 2010 il gruppo ha registrato un aumento del valore della produzione dell'8,8 per cento dovuto, principalmente, all'incremento delle vendite di prosciutto cotto, di parmigiano reggiano ed altri formaggi DOP ed all'aumento delle vendite degli affettati freschi;
l'Istituto sviluppo agroalimentare (ISA SpA) è la società finanziaria, con socio unico il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che promuove e sostiene progetti di sviluppo agroindustriale che comportano, come ricaduta indotta, un miglioramento strutturale dei livelli di reddito dei produttori agricoli;
attraverso specifici strumenti di legge, ISA supporta le imprese operanti nella fase di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, zootecnici e silvicoli;
ISA ha approvato un intervento ai sensi dell'articolo 2, comma 132, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a supporto dell'iniziativa "Fabbrica italiana prosciutti" del gruppo Ferrarini;
in particolare, scopo dell'iniziativa è la realizzazione di un nuovo complesso industriale destinato ad impiegare, a regime, 10.000 tonnellate di cosce di suino per la produzione di prosciutti cotti e la movimentazione, per la produzione di altre produzioni agroalimentari del gruppo (parmigiano reggiano e salumi prodotti da Vismara), di circa 35.000 tonnellate di prodotti alimentari;
l'atteso volume delle produzioni e delle movimentazioni, se confrontato con i dati delle produzioni nazionali e delle importazioni, sembra dimostrare che i prodotti dello stabilimento non possano essere garantiti come di effettiva origine italiana;
molti controlli operati nel settore delle carni suine hanno già evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'usurpazione del marchio made in Italy provoca gravi distorsioni della concorrenza, condiziona il funzionamento del mercato e viola il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga, contrariamente a quanto deliberato con l'atto di intervento di ISA SpA nel progetto citato, di avviare una più adeguata istruttoria per verificare la coerenza dello stesso con gli indirizzi statutari di ISA rispetto all'attuazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Emilia-Romagna, Asse I "Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale";
quali controlli vengano effettuati da ISA prima di assicurare il supporto alle imprese o la partecipazione in specifiche iniziative con riferimento agli obiettivi sociali ed alla garanzia di perseguimento di finalità non contrastanti con la tutela e la valorizzazione dei prodotti e delle imprese nazionali;
se non ritenga l'intervento della società controllata irragionevole e arbitrario e che, determinando il mancato rispetto dell'obiettivo del rafforzamento della capacità competitiva delle imprese italiane, possa configurare un'ipotesi di responsabilità nella gestione della società medesima;
se ISA partecipi o abbia concesso investimenti ad imprese coinvolte nel mondo nella produzione di made in Italy contraffatto, alimentare e non, introducendo fattori di concorrenza sleale per le imprese italiane e pregiudicando gli interessi dei cittadini e dei consumatori.
(3-00539)
BONFRISCO - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;
in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;
il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;
in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;
la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;
la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;
l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;
quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati.
(3-00540)
TOMASELLI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;
il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;
il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;
il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
continuano a crescere le importazioni provenienti da Paesi, tra i quali la stessa Germania, in cui ci si basa su produzioni a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento, come quello suinicolo, non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;
molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;
il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;
la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;
la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,
si chiede di sapere quali direttive il Ministro in indirizzo intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy
(3-00541)
TOMASELLI - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;
in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;
il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;
la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;
continuano a crescere le importazioni provenienti da Paesi, tra i quali la stessa Germania, in cui ci si basa su produzioni a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento, come quello suinicolo, non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;
la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;
la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;
l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per latte e suoi derivati, per le carni suine e per tutte le altre produzioni importate, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;
quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati.
(3-00542)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
DI GIORGI, FEDELI - Ai Ministri dell'interno, per l'integrazione e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che nella giornata del 1° dicembre 2013, intorno alle ore 6.45, presso lo "Ye-Life Teresa Moda" sito a Prato, si è sviluppato un terribile incendio, provocato probabilmente da una stufa elettrica, che ha causato la morte di 7 persone tutte di nazionalità cinese. La maggior parte delle vittime sono state raggiunte dalle fiamme nei loculi-alloggio, tra i macchinari della fabbrica, o sotto le macerie del tetto del capannone in parte crollato. La Procura di Prato ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo plurimo;
ritenuto che:
l'immigrazione cinese in Europa è un fenomeno di notevoli dimensioni che coinvolge, secondo certe stime, più di 700.000 persone che, a loro volta, fanno parte di una vastissima diaspora mondiale. Essa si distingue dalle altre che interessano i nostri Paesi per alcune peculiari caratteristiche, quali una particolare coesione ed una solida identità etnica e culturale, accompagnata da un'estrema vitalità ed intraprendenza economica. Gli studi finora svolti intorno al fenomeno migratorio cinese sottolineano però una difficoltà a determinare modelli o categorie per definire in maniera univoca e generalizzata la diaspora cinese in Europa e nel mondo. Essa assume forme e caratteristiche del tutto particolari secondo i luoghi, mentre, per un altro verso, sembrerebbe essere il diretto prodotto di una medesima cultura;
anche l'immigrazione cinese in Italia si colloca in questo quadro. Nonostante che le prime comunità si fossero insediate in settori tradizionali come quello della ristorazione, all'inizio degli anni '90, l'adattabilità e la flessibilità dell'imprenditoria e della manodopera cinese hanno approfittato della crisi del settore nelle confezioni e nella pelletteria, correlata alla facilità di reperire laboratori lasciati ormai vuoti e macchine semplici a basso costo, sviluppando, in pochi anni, migliaia di piccole imprese, rafforzando, così, la catena migratoria;
a Prato, dalla metà degli anni '90 si è creata una comunità cinese, divenuta nel tempo una delle più consistenti con il più alto numero di cinesi rispetto al totale dei residenti. Attualmente, i cinesi residenti o con permesso di soggiorno sono 32.000, sebbene si stimi che le presenze irregolari siano, soltanto nel territorio di Prato, circa 15.000. Ove si consideri che dalla dichiarazione di emersione 2012 risulta che, dallo stesso territorio sono provenute 928 domande di lavoro domestico e 126 per lavoro subordinato, si può comprendere quanto i provvedimenti di regolarizzazione non siano, finora, riusciti ad intercettare una presenza superiore che rimane nell'anonimato;
la tendenza delle comunità cinesi a rinchiudersi in se stesse ha reso assai difficile promuovere processi di integrazione, mentre ha prodotto, di fatto, una separatezza che, in più parti del Paese, ha dato vita a vere e proprie "Chinatown". A ciò ha certamente contribuito una vera e propria barriera linguistica dovuta alla forte distanza tra la lingua cinese e le lingue occidentali. Inoltre, i cinesi hanno una concezione dello Stato e della legge profondamente diversa dalla nostra poiché privilegiano il concetto dell'autorità e della gerarchia. Questi ostacoli hanno impedito una dinamica positiva di relazione e di scambio interculturale e, nei gruppi cinesi, hanno favorito l'affermazione di regole e comportamenti interni, fino a giustificare fenomeni di sfruttamento di cui, nell'ambito lavorativo, si sono avvantaggiate anche le committenze italiane;
rilevato che:
l'azienda colpita dall'incendio rappresenta una delle 4.000 aziende di confezioni alla periferia sud di Prato gestite da immigrati cinesi, trasformate anche in dormitori per un numero non precisato di persone, per lo più irregolari, costrette a vivere nei capannoni, lavorando senza soluzione di continuità;
le condizioni di vita degradate e disumane in cui versano migliaia di persone, prevalentemente giovani adulti, che lavorano nell'irregolarità e fuori da ogni tutela richiesta dalla legislazione italiana, impongono un'attenzione specifica nonché un'attività di contrasto ad un'economica sommersa che altera il sistema competitivo tra le imprese e trae profitto dallo sfruttamento,
si chiede di sapere:
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di reprimere, anche con sanzioni penali che incidano sull'organizzazione, sul prodotto e sui profitti economici delle imprese, lo sfruttamento della manodopera cinese ed ogni altra forma di speculazione che intervenga nella catena migratoria cinese verso l'Italia;
quale iniziativa intendano adottare per favorire percorsi di migrazione regolare dei cittadini extracomunitari cinesi che entrano e vivono in Italia, anche in considerazione della difficoltà oggettiva ad intervenire mediante procedure di regolarizzazione nonché mediante azioni di allontanamento degli irregolari dal territorio nazionale;
se non ritengano di dover promuovere un progetto di integrazione specifico per i cittadini extracomunitari cinesi che vivono in Italia, utile ad impedire la ghettizzazione familiare e comunitaria e a favorire programmi di mediazione e di inserimento sociale, con ciò sostenendo il notevole impegno assunto dagli enti locali e favorendo interventi legati alla tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro anche attraverso un'implementazione delle misure di carattere ispettivo da parte degli enti a ciò preposti;
se non valutino necessario assicurare una costante attività di analisi e monitoraggio delle dinamiche e dei fenomeni che si realizzano nei territori fortemente interessati dall'insediamento di immigrati cinesi, al fine di prevenire situazioni di emergenza sociale, di garantire la legalità e di promuovere azioni di risanamento strutturale, anche attraverso la riqualificazione urbanistica delle aree urbane.
(3-00529)
TARQUINIO, PERRONE, D'AMBROSIO LETTIERI, AMORUSO, BRUNI, BRUNO, IURLARO, LIUZZI, ZIZZA, ARACRI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
il nostro Paese rappresenta un'eccellenza dal punto di vista della produzione di prodotti tipici e tradizionali;
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;
il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma sono fortemente danneggiati dal fenomeno della contraffazione alimentare;
il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e produzione biologica;
la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;
il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
sono circa 820.000 le imprese agricole attive in Italia, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle presenti;
premesso inoltre, che:
negli ultimi anni sono cresciute le importazioni di prodotti agroalimentari provenienti da Paesi europei ed extracomunitari;
molti controlli operati sui prodotti importati, ad esempio, sulle filiere del latte e dei prodotti lattiero-caseari, sulla filiera cerealicola, sulla filiera dell'olio d'oliva e sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari;
considerato che:
il comma 356 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modifiche e integrazioni, ha previsto l'istituzione dell'Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare a Foggia, che attualmente non è attiva;
in particolare, l'articolo 26, comma 2, lettera b), del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013;
l'art. 59-bis del decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012, ha definito nuovi criteri per la definizione della modalità per l'etichettatura dei prodotti agroalimentari al fine di assicurare la tracciabilità dei prodotti agricoli di origine o di provenienza del territorio nazionale attraverso la predisposizione di sistemi di etichettatura atti ad ostacolare le pratiche ingannevoli nella commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari di qualità;
inoltre, l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;
preso atto che:
la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;
l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;
il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà, all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;
la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;
occorre provvedere ad una semplificazione dei controlli effettuati da tutti gli organi competenti nell'ambito dei prodotti agricoli ed alimentari, anche al fine di renderli più efficaci ed efficienti senza, peraltro, aggraviare gli oneri burocratici delle imprese,
si chiede di sapere:
quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento al latte ed ai prodotti lattiero-caseari, alle carni suine fresche, refrigerate o congelate ed altre produzioni interessate dal regolamento stesso;
se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, intenda adottare disposizioni nazionali di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato italiano e comunitario per contrastare il fenomeno della contraffazione;
quali provvedimenti intenda adottare al fine di intensificare un sistema di controlli e di comunicazione dei dati e delle informazioni relative ai reati agroalimentari più adeguato, sia con riferimento alla fase di importazione dei prodotti che con riferimento alle operazioni di trasformazione, distribuzione e vendita degli stessi, senza creare nuovi o maggiori oneri per gli operatori del settore;
se non ritenga di adottare provvedimenti ad hoc, al fine di rendere noti e pubblici i dati dei traffici illeciti accertati e i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente o scorrette, finalizzate ad immettere sui mercati prodotti made in Italy contraffatti;
se non ritenga di attivarsi al fine di rendere immediatamente operativa l'Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare con sede a Foggia, al fine di offrire idonee garanzie ai consumatori e di tutela del made in Italy;
se non ritenga di emanare entro 30 giorni il regolamento previsto dall'articolo 59-bis del decreto-legge n. 83 del 2012, prevedendo misure a sostegno delle imprese che intendano adempiere al disposto dell'emanando regolamento.
(3-00530)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BARANI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
al 31 dicembre 2010 il Ministero della pubblica istruzione, università e ricerca per la pulizia e le attività di ausiliariato di circa 4.000 istituti scolastici su tutto il territorio nazionale, affidava annualmente circa 554.000.000 euro (Iva inclusa), così suddivisi: 360.000.000 euro per gli appalti cosiddetti ex LSU con impiegati circa 12.000 lavoratori a 35 ore settimanali; 194.000.000 euro per gli appalti cosiddetti storici con impiegati circa 10.000 lavoratori a 15 ore settimanali;
il 1° gennaio 2011 il Ministero ha effettuato un taglio medio annuo su tutto il territorio nazionale del 17 per cento, con punte in alcuni territori al 25 per cento, sulla spesa per gli appalti storici, portando le risorse da 194.000.000 a 160.000.000 euro;
è importante evidenziare come il taglio economico non comportò alcun licenziamento dei circa 10.000 lavoratori impiegati, in quanto beneficiarono della cassa integrazione in deroga, quindi con nessun recupero economico per le casse dello Stato, in quanto la spesa dal Ministero dell'istruzione passò al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Attualmente la situazione è la medesima;
il 14 giungo 2011, con un accordo sottoscritto presso il Ministero del lavoro tra il Ministero stesso, il Ministero dell'istruzione, le principali organizzazioni sindacali e i consorzi aggiudicatari delle gare di appalto che impiegavano lavoratori ex LSU, i 360.000.000 euro della spesa storica furono ridotti a 243.000.000. Anche in questo caso non si effettuò alcuna riduzione del personale con l'utilizzo degli ammortizzatori sociali;
la spesa attuale sostenuta dal Ministero dell'istruzione, per i servizi di pulizia e le attività di ausiliariato è quindi complessivamente di 403.000.000 euro a fronte degli iniziali 554.000.000 (pari a un calo del 27 per cento) con una situazione reddituale dei lavoratori pressoché invariata grazie all'utilizzo degli ammortizzatori sociali;
in relazione all'anno 2014, il Ministero ha dichiarato che la disponibilità economica che attualmente permette di eseguire servizi svolti con l'impiego di 22.000 lavoratori, sarà ridotta con una disponibilità che permetterà di mantenere il posto a 11.594 persone (collaboratori scolastici mancanti), quantificando il costo di ognuna in 23.581 euro (come si desume da una nota esplicativa all'art. 58 del decreto-legge n. 69 del 2013), con una previsione di spesa annua da investire tramite la gara Consip pari a 273.400.000 euro Iva inclusa (con un calo del 50,6 per cento rispetto ai 554.000.000 euro del 2010). Inoltre nell'ipotesi del Ministero di riduzione della spesa annua da 554 milioni di euro a 273 milioni, ovvero da 22.000 lavoratori a 11.600 posti di lavoro nel caso in cui il valore del 22 per cento dell'Iva sia incluso nell'importo affidato, la riduzione dei posti di lavoro sarà ridotta della stessa percentuale;
considerato che:
in previsione dell'aggiudicazione definitiva delle gare di appalto in ambito nazionale inerenti ai servizi di pulizia nelle scuole, la riduzione sistematica delle risorse messe a diposizione da parte del Ministero sin dal 2011 ha delineato uno scenario di contenimento della problematica legata agli LSU solo grazie al sostegno degli ammortizzatori sociali;
alla cassa integrazione il Governo ha destinato 500 milioni di euro per accelerare i pagamenti degli arretrati a cui si sono aggiunti poi 287 milioni che sono stati reperiti dai fondi europei per contribuire alla cassa in deroga in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Tale disponibilità sarà sufficiente a saldare solo alcune delle mensilità arretrate;
le previsioni del Ministero del lavoro, solo per quanto attiene all'anno 2013, evidenzierebbero un deficit di 330 milioni a fronte di un costo complessivo della cassa integrazione guadagni in deroga, secondo stime del Ministero del lavoro, pari a 3 miliardi all'anno;
si palesa come molto grave la problematica degli esuberi degli ex LSU legati al settore delle pulizie, dal momento che lo sconto in base di gara Consip non è stato applicato in base alla riduzione del personale bensì effettuato sul costo dei servizi,
si chiede di sapere:
quali misure i Ministri in indirizzo intendano mettere in atto al fine di prevenire eventuali procedure di licenziamento e/o di richieste di cassa integrazione, anche alla luce di possibili mancanze di copertura finanziaria per ammortizzatori sociali visto il numero imprecisato, ma certamente considerevole, di lavoratori coinvolti;
quali siano le previste modalità di intervento al fine di evitare il determinarsi di un contenzioso tra aziende, lavoratori e Stato;
se non sia auspicabile l'allargamento alle scuole non statali su cui hanno competenza gli enti locali delle convenzioni Consip così da garantire nuovi contratti per dislocare i lavoratori in esubero;
se sia ipotizzabile il ricorso, in deroga alle attuali disposizioni in materia pensionistica, alla normativa ante "riforma Fornero" (di cui al decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011), così da consentire, limitatamente a questi lavoratori, procedure di gradualizzazione del pensionamento anticipato.
(4-01272)
CARDIELLO - Al Ministro della difesa - Premesso che:
con il decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, concernente il riordino dei ruoli, modifica alle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo delle forze armate, fu suddiviso l'unico ruolo dei sottufficiali in due contraddistinti ruoli: quello dei sergenti e quello dei marescialli pur mantenendo, a tutt'oggi, tutti i militari lo status di sottufficiali delle forze armate;
i militari di ciascuna forza armata vengono, quindi, suddivisi in 4 ruoli che, in ordine crescente, sono: ruolo truppa, ruolo sergenti, ruolo marescialli, ruolo ufficiali, figure riconfermate dal codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, che abroga il decreto legislativo n. 196 del 1995;
premesso, inoltre, che:
il ruolo sergenti (ruolo basico dei sottufficiali delle forze armate italiane) è alimentato esclusivamente attraverso concorsi per titoli ed esami riservati ai volontari militari in servizio permanente e rappresenta, pertanto, una delle possibili progressioni di carriera per il personale di truppa in servizio permanente;
si può accedere al ruolo marescialli attraverso 2 distinti concorsi indetti ogni anno: l'uno riservato al personale civile a cui viene destinato il 70 per cento dei posti disponibili; l'altro riservato al personale militare (che non abbia compiuto il quarantesimo anno di età) a cui viene destinato il restante 30 per cento. Di quest'ultimo 30 per cento, il 10 per cento è riservato al ruolo sergenti (alcuni dei quali ad oggi titolati di diploma di laurea) ed il 20 per cento al ruolo dei volontari di truppa;
i vincitori dei suddetti concorsi frequentano il medesimo corso addestrativo presso le scuole sottufficiali del corpo militare prescelto, della durata unica di 30 mesi circa;
i sergenti, con almeno 3 anni di servizio nel grado, hanno anche la possibilità di transitare, sempre mediante concorso interno, nel ruolo ufficiali, sempre che non abbiano superato il trentaquattresimo anno di età; il corso di addestramento presso le scuole ufficiali è pari a 9 mesi circa;
sono evidenti, ad avviso dell'interrogante, le difficoltà poste alle legittime aspirazioni di avanzamento in carriera del personale del ruolo sergenti: un limite di età per la partecipazione ai concorsi troppo basso, dato che gli appartenenti al ruolo sergenti arrivano al massimo grado conseguibile per anzianità di servizio e titoli di merito dopo circa 20 anni di servizio e quindi ad un'età anagrafica di 38-40 anni; l'evidente sperequazione tra i posti riservati al personale civile (70 per cento del totale), agli appartenenti al ruolo truppa (20) ed infine ai sergenti cui è riservato il residuo 10 per cento dei posti messi a concorso, nonostante questi ultimi rientrino nello status di sottufficiale, abbiano una netta, maggiore anzianità di servizio e più corsi di addestramento al loro attivo; un'ulteriore discriminazione si registra poi tra i concorrenti sergenti: infatti, a parità di punteggio, supera il concorso il sergente anagraficamente più giovane, il che sta a significare che più anzianità ed esperienza nel lavoro si acquisiscono e meno probabilità si hanno di superare il concorso; l'evidente ridondanza della durata dell'iter formativo: identico per tutti (30 mesi presso le scuole militari) nonostante il personale civile non abbia quasi alcuna conoscenza della vita militare e, di contro, il personale militare ne abbia già notevole contezza. A riprova di ciò, basti pensare che per gli stessi sergenti che accedono al ruolo ufficiali (quindi di gran lunga più elevato rispetto a quello di marescialli) il corso addestrativo è pari a 9 mesi circa,
si chiede di sapere:
se ed in quali modi il Ministro in indirizzo intenda intervenire in tale situazione, considerata l'evidente penalizzazione nella progressione di carriera del ruolo sergenti;
se non ritenga, al fine di un netto risparmio economico, di far transitare parte del personale del ruolo sergenti nel ruolo marescialli (anche con gli stessi pochi posti messi a concorso) con la sola valutazione dei titoli di merito e dell'anzianità di servizio acquisiti, eliminando, quindi, l'iter concorsuale (e tutto quello che ne consegue, ossia trasferimento del personale, accasermamento, retribuzione dei docenti esterni, eccetera) e riducendo la durata del corso presso le scuole di formazione.
(4-01273)
MALAN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;
il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;
il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;
il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;
se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.
(4-01274)
MORONESE, PUGLIA, CATALFO, BERTOROTTA, BLUNDO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, MANGILI, MARTELLI, NUGNES, PAGLINI, SERRA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
la legge 12 giugno 1990, n. 146, norma l'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e la salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati nonché l'istituzione della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge;
sono considerati servizi pubblici essenziali, indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto di lavoro, anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all'assistenza e previdenza sociale, all'istruzione ed alla libertà di comunicazione;
in data 15 novembre 2013 le organizzazioni sindacali Cub Trasporti, Usb Lavoro privato e Adl hanno inoltrato una lettera a Sea SpA e Sea handling SpA diffidando le società dal mettere in atto le decisioni e le diffide contenute nella comunicazione consegnata a mano, in giorni diversi a partire dal 12 novembre, a 33 lavoratori dell'aeroporto di Malpensa che durante lo sciopero del 18 ottobre 2013, a seguito di comando, si sono presentati al lavoro limitandosi a svolgere le loro mansioni ricollegabili alle prestazioni indispensabili, come previsto dall'art. 28 (rubricato "Contingenti di personale da impiegare nelle prestazioni indispensabili") della delibera n. 01/92 della Commissione di garanzia per l'attuazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, sulla regolamentazione provvisoria del trasporto aereo;
le organizzazioni sindacali evidenziano che nel giorno dello sciopero i dipendenti, rendendosi disponibili ad effettuare esclusivamente le prestazioni indispensabili nonché le attività direttamente o indirettamente strumentali alle stesse, cioè i voli garantiti individuati dagli organi centrali e periferici dell'Enac, hanno ottemperato pienamente agli obblighi previsti dalla legge n. 146 del 1990 e successive modificazioni, così come peraltro ribaditi dai numerosi pronunciamenti della Commissione di garanzia;
considerato che, a parere degli interroganti:
la comunicazione aziendale, che vuole imporre al dipendente comandato anche lo svolgimento di mansioni eccedenti le prestazioni indispensabili, sarebbe in contrasto con il diritto di sciopero, in relazione agli art. 2, comma 2, della legge n. 146 del 1990 e all'art. 28 citato della regolamentazione provvisoria del trasporto aereo;
paiono in aperto contrasto con il diritto di sciopero, in relazione all'art. 28 dello statuto dei lavoratori, di cui alla legge n. 300 del 1970, rubricato "Repressione della condotta antisindacale": la decisione aziendale di considerare i lavoratori in assenza ingiustificata per il periodo di tempo in cui sono restati comunque a disposizione in attesa che venissero loro richieste le prestazioni che giustificavano il loro comando; la diffida a non ripetere analoghi comportamenti rivolta ai lavoratori che, comandati in servizio il giorno 18 ottobre 2013, hanno assolto scrupolosamente agli obblighi previsti dalla normativa in essere; la minaccia dell'attivazione di un iter disciplinare nel caso in cui i dipendenti volessero mantenere, in occasione di scioperi futuri, il medesimo legittimo comportamento;
Sea SpA e Sea handling SpA avrebbero evidenziato un grave comportamento antisindacale e discriminatorio nei confronti del personale in sciopero,
si chiede di sapere se, nell'ambito delle proprie competenze, i Ministri in indirizzo non ritengano necessario verificare quanto esposto ed attivarsi al fine di garantire il rispetto della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, quando esso è indetto nel pieno rispetto delle norme nazionali e degli accordi sindacali, per evitare il ripetersi di atteggiamenti che ledono i diritti dei lavoratori sanciti dalla normativa vigente e producono un sistematico ostacolo all'adesione allo sciopero stesso.
(4-01275)
ALBERTI CASELLATI, PELINO, PALMA, BERNINI, MATTEOLI, RAZZI, MUSSOLINI, CALIENDO, FLORIS, MARIN, MAZZONI, SCOMA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;
il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;
il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;
il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;
se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.
(4-01276)
CASSON, ALBANO, BERTUZZI, CIRINNA', DI GIORGI, DIRINDIN, FAVERO, GINETTI, LO GIUDICE, LUMIA, MINEO, PEGORER, PEZZOPANE, PUPPATO, RICCHIUTI, SCALIA, SONEGO, SPILABOTTE, TOCCI, BUEMI, DE PETRIS, DE PIN, LIUZZI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
il 5 novembre 2013 si è tenuta a Roma una riunione sulla questione del transito delle grandi navi da crociera nella laguna di Venezia e con un comunicato ufficiale ne sono state rese note le decisioni assunte, che dovranno essere concretizzate in prossimi provvedimenti attuativi;
da notizie di stampa locale sull'esito della riunione si erano già apprese nelle passate settimane dichiarazioni del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Lupi e del presidente dell'autorità portuale Costa relative all'intenzione di inserire il progetto del canale Contorta all'interno della legge obiettivo, ipotesi peraltro non contemplata nel comunicato ufficiale;
da notizie di stampa più recenti ("La Nuova Venezia", "Il Gazzettino", "Il Corriere Veneto" del 1° e del 2 dicembre) si viene a sapere di una precisa intenzione del Ministro (lettera alla Capitaneria di porto di Venezia del 20 novembre 2013) di trovare una corsia preferenziale per inserire il progetto del canale Contorta all'interno della "legge obiettivo", in apparente contrasto con le notizie che pervengono dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
al fine di evitare fraintendimenti sullo spirito delle finalità volte a ricercare la migliore scelta possibile sulla soluzione progettuale finale e definitiva per le grandi navi da crociera a Venezia, si ribadisce che sono vigenti normative dello Stato, con rango di legge nazionale, che impongono limiti a tutela di Venezia e della sua laguna, con particolare riferimento alla necessità di garantire, in ogni caso, interventi graduali e reversibili, in modo da evitare ogni grave alterazione dell'equilibrio e della morfodinamica lagunari;
in tale ottica, deve essere letta la decisione, assunta in Commissione di salvaguardia il 28 novembre 2013, del magistrato alle acque di Venezia di chiedere la sospensione del "progetto Contorta" in attesa di nuove integrazioni, trattandosi di un progetto pericoloso, spinto da lobby interessate unicamente al loro profitto e non certo alla salvaguardia dell'ambiente e dei posti di lavoro;
a giudizio degli interroganti, tutta questa fretta e soprattutto questa evidente e manifestata volontà di "aggirare" le procedure ordinarie e di mettere in secondo piano le esigenze di tutela ambientale e lo stesso Ministero dell'ambiente destano fortissime preoccupazioni, soprattutto in considerazione dei gravi fatti criminali che già hanno ampiamente toccato le vicende relative ai lavori svolti per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, preoccupazioni per un eventuale uso distorto del potere ministeriale, che pare rasentare la soglia dell'illecito;
di recente, gravi fatti criminali hanno condotto a decine di arresti ed incriminazioni per delitti contro la pubblica amministrazione e hanno confermato l'uso delinquenziale fatto da società private, anche di interesse pubblico, del denaro pubblico;
a giudizio degli interroganti si corre tale rischio nel caso di adozione di soluzioni affrettate e irrispettose delle trasparenti procedure amministrative imposte dalla legge per la laguna di Venezia anche relativamente alla questione grandi navi,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza dei fatti riportati;
se intenda farsi garante delle decisioni assunte nella riunione del 5 novembre a Roma sulle grandi navi da crociera a Venezia, affinché venga garantito che tutte le soluzioni presentate dai vari soggetti siano contemporaneamente comparate e valutate in sede di valutazione di impatto ambientale, con le modalità dettate dall'apposita commissione VIA e VAS nazionale opportunamente potenziata, attraverso un processo trasparente e partecipato;
se non ritenga che in tale contesto vada esplicitamente fatto divieto di ricorrere alla legge obiettivo che il proponente di una delle soluzioni prospettate, quale quella dello scavo del canale Contorta, vorrebbe perseguire, nel tentativo di prefigurare aprioristiche posizioni preferenziali, in contrasto con la legislazione speciale per Venezia e con la necessità di garantire un equilibrio idraulico e morfodinamico della laguna;
se non ritenga necessario o quanto meno opportuno informarsi, anche attraverso il Ministero della giustizia, della gravità dei fatti criminali già emersi e se non sia opportuno intervenire preventivamente per evitare che della questione debbano interessarsi le Procure ordinaria e contabile;
se non ritenga comunque di dover intervenire direttamente al fine di dirimere quello che appare essere un grave conflitto istituzionale tra il Ministro dell'ambiente e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
(4-01277)
GAETTI, DONNO, CASALETTO, FATTORI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
AGEA (Agenzia per le Erogazioni in agricoltura) è un ente pubblico non economico, istituito con decreto legislativo n. 165 del 1999 (successivamente modificato con decreto legislativo n. 188 del 2000), le cui competenze istituzionali sono state interessate nel 2012 dalle disposizioni di cui all'art. 12 del decreto-legge n. 95 del 2012 (cosiddetto spending review), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012;
AGEA esercita le proprie funzioni non solo mediante le proprie strutture operative, ma avvalendosi degli enti strumentali controllati e partecipati (per il 51 per cento Sin, Sistema informativo nazionale per lo sviluppo dell'agricoltura, per il 100 per cento Agecontrol) e delegando talune funzioni in regime convenzionale;
al fine di migliorare l'efficienza e l'operatività di AGEA, il comma 13 dell'art. 12 del decreto-legge n. 95 del 2012 ha previsto la sostituzione del consiglio di amministrazione con un direttore sul modello delle agenzie fiscali, le cui caratteristiche professionali e di nomina sono chiarite nei commi successivi;
l'art. 4 del decreto-legge, al comma 1, nell'individuare una serie di società controllate dalle pubbliche amministrazioni sulle quali si deve intervenire al fine di perseguire efficienza ed aumentare la produttività, contenendone i costi, in particolare impone: il contenimento del numero dei membri del consiglio di amministrazione (da un minimo di 3 ad un massimo di 5), oppure consente la nomina di un amministratore unico a partire dal successivo rinnovo dei consigli di amministrazione (comma 4); il limite per le assunzioni (comma 9); l'obbligo di avvalersi di personale a tempo determinato con contratti di collaborazione coordinata e continuativa nel limite del 50 per cento (comma 10); per l'anno 2013 e 2014 il trattamento economico dei dipendenti non potrà superare quello spettante nel 2011 (comma 11);
considerato che:
a parere degli interroganti sorprende che il comma 3 dell'art. 4 non sottoponga alla spending review alcuni tipi di società ben caratterizzate, adducendo delle ragioni tra le quali la gestione di banche dati strategiche "in relazione alle esigenza di tutela e riservatezza e della sicurezza dei dati", oppure "l'esigenza di assicurare l'efficacia dei controlli sull'erogazione degli aiuti comunitari del settore agricolo". Inoltre, di seguito il comma 3 afferma che queste società vanno individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro o dei Ministri aventi poteri di indirizzo e vigilanza, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, emanato il 6 aprile 2013, contiene l'esclusione delle società Agecontrol SpA e Sin SpA dall'ambito di applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge n. 95, a norma dell'articolo 4, comma 3, del medesimo decreto-legge. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è stato registrato dalla Corte dei conti in data 17 giugno 2013;
le società Agecontrol e Sin sono in piena fase di riorganizzazione da parte di AGEA in quanto sono emerse, sempre più evidenti, importanti criticità tali da mettere in discussione la stessa loro operatività,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;
se, in relazione agli obiettivi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, non consideri di dover urgentemente intervenire, anche con iniziative di carattere normativo, al fine di porre rimedio a quella che, a giudizio degli interroganti, si evidenzia come una palese anomalia che vede non applicabile la spending review a Sin e Agecontrol, società partecipate e quindi finanziate a differenza di AGEA, ente pubblico, che è giustamente soggetta alla normativa relativa al contenimento della spesa;
se non ritenga, inoltre, di dover consentire ad AGEA di porre in essere quei cambiamenti che consentano di rendere realmente efficienti gli enti controllati.
(4-01278)
DE POLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la delibera della Giunta regionale del Veneto n. 1338 del 30 luglio 2013, pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione n. 72 del 20 agosto 2013, ha per oggetto "Revisione delle prestazioni costituenti LEA aggiuntivi regionali in ambito socio-sanitario. Istituzione dell'impegnativa di Cura Domiciliare (DGR 154/CR del 24 dicembre 2012 e DGR 37/CR del 3 maggio 2013)";
nell'allegato A della delibera si stabilisce che l'ICDp (impegnativa di cura domiciliare), riservata a persone con grave disabilità, provveda agli interventi assistenziali di aiuto personale (di cui all'art. 9 della legge n. 104 del 1992), e che tali interventi siano erogati a persone di età compresa tra i 3 e i 64 anni, a partire dal 1° gennaio 2014. Si stabilisce inoltre, che l'ICDf, anch'essa riservata a persone con grave disabilità, provveda ai contributi destinati alla vita indipendente di tali persone, e che tali contributi siano erogati sempre e solo a persone di età compresa tra i 3 e i 64 anni;
trattandosi di servizi LEA aggiuntivi, nel momento in cui la Regione eroga un servizio o contributo non dovrebbe discriminare le persone con disabilità in base all'età o a qualsiasi altro criterio che eluda il principio d'uguaglianza di trattamento;
la negazione dei servizi socio-sanitari, anche sotto forma di contributi economici alle persone con disabilità ultrasessantacinquenni, costituisce un gravissimo atto di discriminazione. Le persone con disabilità motoria grave, ma non gravissima, non rientrano nelle ipotesi previste dalle ICDp e ICDf solo perché sono troppo avanti con gli anni,
si chiede di sapere quali atti di propria competenza, fatta salva l'autonomia regionale, il Governo vorrà porre in essere per eliminare la grave situazione di discriminazione causata dalla delibera regionale, anche attraverso il ricorso all'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali e alla luce della legge n. 67 del 2006, recante "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazione".
(4-01279)
GASPARRI - Al Ministro della giustizia - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
la Direzione generale del personale e della formazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, con nota n. 0331164 del 14 settembre 2012, ha disposto il collocamento a riposo per raggiunti limiti di età anagrafica del dottor Emilio di Somma, dirigente generale dell'amministrazione penitenziaria, a decorrere dal 1° gennaio 2013, ai sensi dell'articolo 1 della legge 15 febbraio 1958, n. 46, in applicazione dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, nonché della circolare n. 2 dell'8 marzo 2012 del Dipartimento della funzione pubblica;
la Direzione generale, con atto n. 0338116 del 24 settembre 2012, riscontrando nota del dottor Emilio di Somma, ha ribadito il contenuto della determinazione assunta in data 14 settembre 2012, precisando che lo stesso, alla data del 31 dicembre 2011, ha maturato il requisito di oltre 42 anni di anzianità contributiva ai fini del diritto all'accesso e alla decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la normativa previgente di cui all'articolo 24 citato;
con nota n. 0358753 del 9 ottobre 2012 la stessa Direzione generale ha confermato i contenuti dell'atto del 24 settembre 2012;
il dottor Emilio di Somma è andato contro i provvedimenti di collocamento a riposo per raggiunti limiti di età anagrafica per violazione di legge, difetto di motivazione ed eccesso di potere innanzi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, impugnando anche la citata circolare n. 2, sostenendo la diretta applicabilità nei suoi confronti dell'articolo 24, comma 6, lettera c), del decreto-legge n. 201 del 2011 laddove ha elevato da 65 a 66 anni l'età richiesta per l'accesso alla pensione di vecchiaia, età che il dottor di Somma compirà il giorno 23 dicembre 2013;
il TAR del Lazio ha accolto, già in sede cautelare, il ricorso proposto dal dottor di Somma, ritenendo prevalenti gli elementi di interpretazione logico-sistematica in quanto il ricorrente, pur avendo conseguito il diritto alla pensione di anzianità al 31 dicembre 2011 tuttavia, a tale data, non aveva raggiunto l'età pensionabile ai fini della vecchiaia, per cui si è espresso significando ragionevolmente applicabile, a domanda, il nuovo regime pensionistico;
l'amministrazione penitenziaria avverso la decisione del TAR del Lazio ha ritenuto di adire il Consiglio di Stato, e l'appello risulta pendente;
il decreto-legge n. 101 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2013, contiene, tra l'altro, una norma di interpretazione autentica in tema di obbligo del collocamento a riposo d'ufficio e di limite massimo ordinamentale, tanto che in virtù di tale ultima disposizione è stato definitivamente stabilito che il conseguimento da parte di un lavoratore dipendente delle pubbliche amministrazioni di un qualsiasi diritto a pensione entro il 31 dicembre 2011 comporta obbligatoriamente l'applicazione del regime di accesso e delle decorrenze previgente rispetto all'entrata in vigore del più volte citato articolo 24, sancendo l'obbligo in capo all'amministrazione di procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro nei confronti di chi entro il 2011 era già in possesso della massima anzianità contributiva, o comunque, dei requisiti prescritti per l'accesso ad un trattamento pensionistico diverso dalla pensione di vecchiaia (art. 2, comma 4);
appare dunque all'interrogante superata e da superare la sentenza del TAR del Lazio che annullava il provvedimento di collocamento a riposo del dottor Emilio di Somma,
si chiede di sapere se risulti al Ministro in indirizzo per quali motivi, nonostante l'interpretazione autentica recata dal decreto-legge n. 101 del 2013, convertito, con modificazione, dalla legge n. 125 del 2013, l'amministrazione penitenziaria non abbia ancora posto in essere provvedimenti di risoluzione del rapporto di lavoro del dottor Emilio di Somma, dal momento che ogni decisione di carattere giurisdizionale, che peraltro potrebbe richiedere come di consueto tempi assai lunghi, risulta allo stato ultronea, in quanto alla luce del predetto ius superveniens deve ritenersi cessata la materia del contendere, non sottovalutando profili di danno erariale connessi alla corresponsione di emolumenti, peraltro ingenti, dovuti all'indebita permanenza in servizio del dottor Emilio di Somma.
(4-01280)
VOLPI, CROSIO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
nel programma di completamento della rete ferroviaria ad alta velocità è prevista la tratta Brescia-Padova, inserita anche nel disegno di legge di stabilità 2013, in corso di approvazione da parte del Parlamento;
tale tratta è una parte fondamentale dell'asse AV/AC Torino-Milano-Venezia, che fa parte delle opere della legge obiettivo ed è considerata elemento portante della rete ferroviaria italiana ai fini dell'incremento della quota modale del trasporto su ferro di passeggeri e merci;
infatti, la direttrice Lione-Torino-Milano-Venezia-Trieste-Lubiana si inserisce nella rete transeuropea ad alta velocità in costruzione, ponendosi quale componente fondamentale per lo sviluppo del V corridoio continentale di congiunzione lungo l'asse est-ovest;
il tracciato previsto per la Brescia-Padova insiste in parte sul territorio del basso Garda intercettando nel suo percorso aree di grandissimo valore turistico e di agricoltura di pregio;
le opere dirette ed accessorie previste dal progetto preliminare impattano in modo negativo e penalizzante sia sul versante bresciano che su quello veronese creando serie criticità di carattere progettuale, ambientale ed economico;
il territorio attraversato, in parte collinare e in parte pianeggiante, è densamente urbanizzato e fittamente coltivato a vigneti di alto pregio (Lugana DOC), presenta un riconosciuto valore sia paletnologico (resti palafitticoli e dell'età del ferro) che storico (i luoghi delle battaglie del 1859), e, inoltre, ospita diversi edifici produttivi, agricoli, manifatturieri, commerciali e turistici;
gli interventi previsti compromettono in modo definitivo le due specifiche e peculiari attività economiche di quell'area, quella turistica e quella agricola, comportando un degrado generale diffuso del paesaggio, sia di quello estetico-percettivo, sia di quello naturalistico-ecologico, con alterazioni morfologiche e idrogeologiche, nonché vegetazionali e floristiche endemiche del fitoclima gardesano;
il progetto preliminare, così come concepito, comporta gravi conseguenze negative sull'economia turistica dell'intera zona che oggi richiama 10 milioni di presenze annue, nonché sul relativo indotto nei comparti del commercio, produzione alimentare, manifatturiera ed altri;
il progetto, nella sua attuale localizzazione, comporta la distruzione irreversibile di oltre il 20 per cento dei vigneti Lugana DOC, tali vigneti non possono essere ripiantati in altre zone adiacenti, sia per il clima, sia per la peculiarità del suolo, costituito da una particolare placca argillosa che si estende per soli 850 ettari ed ha limiti molto precisi; inoltre, il decremento della produzione vinicola salirebbe ad oltre il 30 per cento per tutto il periodo della cantierizzazione;
il progetto comporta pertanto l'eliminazione di numerose aziende agricole, manifatturiere, commerciali, turistiche e agrituristiche, nonché l'eliminazione di edifici residenziali, e di alcune cascine storiche dell'800;
gli enti locali, le associazioni di categoria e le comunità locali hanno già espresso la loro preoccupazione di merito che si rivolge non alla realizzazione dell'opera ma alla mancanza di una indagine di compendio esaustiva sugli impatti economici e sociali per come è stato individuato il percorso;
non vi è contrarietà all'opera, ritenuta anzi una risorsa, ma agli aspetti impattanti su due settori rilevanti ed essenziali dell'economia locale e nazionale quali il turismo e la viniviticultura;
gli attori locali istituzionali ed economici non sono ad ora riusciti a trovare una positiva interlocuzione in merito ad un tracciato alternativo atto a contenere gli impatti e risolvere le criticità;
durante la XVI Legislatura la IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera ha approvato una risoluzione (7-00329), il 29 luglio 2010, presentata dal Gruppo Lega Nord, che impegnava il Governo pro tempore ad adottare le opportune iniziative per promuovere un tavolo d'incontro tra le amministrazioni statali, regionali e locali interessate, per poter rivedere il tracciato,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, al fine di meglio definire il percorso della tratta AV che insiste sul basso Garda e sulle attività economiche ivi esistenti ed allo scopo di concertare con il tessuto economico e sociale locale le migliori soluzioni possibili, di attivare immediatamente un tavolo comprendente il Governo, le Regioni Lombardia e Veneto, gli enti locali competenti e le Provincie di Brescia e Verona.
(4-01281)
MALAN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale va riconosciuta con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;
l'agroalimentare made in Italy rappresenta più del 17 per cento del PIL e provengono dal settore agricolo oltre 53 miliardi di euro;
il made in Italy agroalimentare è la leva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese;
il settore agricolo, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, riveste una particolare importanza per l'economia nazionale ed assume un ruolo fondamentale nella custodia del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
sulla base dei dati Efsa, l'Italia risulta prima, nel mondo, in termini di sicurezza alimentare, con oltre un milione di controlli all'anno, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), con un valore inferiore di 5 volte rispetto a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte rispetto a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità);
il settore suinicolo rappresenta una voce importante dell'agroalimentare italiano. La suinicoltura italiana, infatti, occupa il 7° posto in Europa per numero di capi mediamente presenti: in Italia nel 2012 la consistenza è stata di 9,279 milioni di capi, preceduta da Germania (28,1 milioni), Spagna (25,2 milioni), Francia (13,7 milioni), Danimarca (12,4 milioni), Olanda (12,2 milioni) e Polonia (11,9 milioni di capi);
i dati del censimento dell'agricoltura 2010 indicano in 26.197 il numero delle aziende suinicole in Italia (74,1 per cento rispetto al 2007), 4.900 delle quali allevano più di 50 suini;
le regioni maggiormente vocate per l'allevamento di suini sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, ma anche Calabria, Umbria e Sardegna;
rispetto a 73,5 milioni di cosce suine consumate in Italia, 57,3 milioni sono di importazione, 24,5 milioni sono di produzione nazionale e 8,3 milioni vengono avviate all'esportazione;
dai medesimi dati emerge che i principali Paesi fornitori di carne suina in Italia sono la Germania, l'Olanda, la Francia, la Spagna e la Danimarca;
dai dati elaborati da ISMEA nel rapporto "La competitività dell'agroalimentare italiano" del 2012, emerge che la fase agricola è fortemente penalizzata dalle repentine e intense variazioni dei prezzi alla produzione, variazioni che invece non si trasmettono immediatamente sui prezzi nelle fasi più a valle, né per tempistica, né per intensità;
sulla base dei risultati definitivi pubblicati dall'Istat e secondo quanto certificato dal 6° censimento generale dell'agricoltura, la bassa remunerazione dell'imprenditore agricolo, in diminuzione nell'ultimo decennio, è uno degli elementi a cui viene collegata la fuoriuscita dal settore di quasi 800.000 aziende agricole;
nel mercato del settore suinicolo, l'andamento dei prezzi riconosciuti agli allevatori mostra valori inferiori ai costi di produzione;
secondo analisi ed elaborazioni dell'Associazione nazionale allevatori suini, riferiti al primo semestre 2013, il valore dell'allevamento riconosciuto nella fase della distribuzione è stato del 17,28 per cento;
dalle stesse elaborazioni si rileva che il costo medio di produzione del suino pesante (peso medio 160-170 chilogrammi) è di 1,56 euro al chilogrammo;
i medesimi dati evidenziano che il prezzo medio riconosciuto all'allevatore per il suino pesante è stato di 1,4 euro al chilogrammo;
l'attuale situazione del mercato risulta complicata dalla mancanza di trasparenza sull'indicazione di origine delle carni suine, che rischia di creare confusione tra i prodotti di provenienza nazionale, che assicurano, tra l'altro, elevati standard di sicurezza e qualità, ed i prodotti di importazione che invece, spesso, presentano minori garanzie per il consumatore;
l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nel disciplinare le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, vieta condotte commerciali sleali al fine di impedire che un contraente con maggiore forza commerciale possa abusarne, imponendo condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose per la controparte più debole,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda promuovere, con specifico riferimento al settore del commercio nel settore delle carni suine, al fine di dare piena attuazione all'articolo 62 citato, nella parte in cui vieta pratiche commerciali sleali che possano determinare, in contrasto con il principio della buona fede e della correttezza, il riconoscimento di prezzi, agli allevatori, palesemente inferiori ai costi di produzione medi da loro sostenuti;
quali azioni intenda promuovere, con specifico riferimento al commercio delle carni suine, al fine di contrastare pratiche commerciali sleali poste in essere, ai danni degli allevatori, in violazione della disciplina di cui all'articolo 62 ed al relativo regolamento di attuazione (decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199).
(4-01282)
LIUZZI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
oltre 3 anni fa, per iniziativa del direttore dell'Ufficio tecnico ed analisi di mercato del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'intero, fu presentato un progetto innovativo per le esigenze di vestiario dei poliziotti, comprendente pantaloni con termo-fodera asportabile e una giacca a vento esterna leggera, da indossare tutto l'anno alle diverse latitudini e temperature del Paese, componibile con un giubbino termico interno indossabile dal personale in funzione delle singole esigenze e percezione del calore;
il progetto fu mostrato al capo della Polizia che ne lodò le caratteristiche e la modernità, complimentandosi con tutto l'Ufficio tecnico e, nello spirito di trasparenza che deve contraddistinguere tali procedure, fu effettuata una sperimentazione sulla base dei giudizi di tutti i poliziotti coinvolti, dislocati in più regioni d'Italia;
successivamente alla sperimentazione, l'amministrazione tramite l'Ufficio tecnico sviluppò un capitolato, sulla base degli input della verifica stessa, e venne pubblicata una gara;
giova considerare che, nella fase di sperimentazione, va riconosciuta la capacità delle aziende che hanno promosso e realizzato la stessa, non essendo scontato che tutte le aziende che operano sul mercato abbiano la capacità di ricerca e sviluppo di realizzare progetti tesi al soddisfacimento delle esigenze di un'amministrazione;
il progetto fu approvato dalla Commissione paritetica per la qualità e la funzionalità del vestiario;
premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
un'azienda italiana avrebbe asserito che il prodotto scelto sia un prodotto "esclusivo" (cioè non riproducibile altrove) della Gorex; in realtà tale affermazione non risulta veritiera, in quanto il prodotto oggetto di gara è ampiamente diffuso sul mercato. In questo caso potrebbe essersi verificato che l'azienda che lamenta presso l'Ufficio tecnico la citata "esclusività presunta", per ragioni di scelta strategica, non ha verosimilmente mai investito in quella specifica tecnologia e dunque non dispone di quel prodotto;
a seguito di ciò, il capitolato di gara è stato "aperto" a più soluzioni, di fatto esautorando completamente il potere della Commissione paritetica e della sperimentazione (sprecando quindi anche denaro e tempo pubblico);
qualcuno ha sollevato dubbi sulla legittimità e correttezza della procedura relativa alla fornitura di questi capi di vestiario, oggetto di una segnalazione all'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, così come anche gli uffici tecnici ed amministrativi della pubblica sicurezza, sono i rapporti di provapresentati in gara dall'azienda vincitrice della gara e la loro incongruità o contraddittorietà tra taluni risultati di prova con altri contenuti nei medesimi rapporti;
sarebbero state rilevate, difatti, talune "anomalie grafiche" del documento recante i rapporti intestati all'azienda che si era aggiudicata la gara e tali "anomalie" risultano essere state confermate dal laboratorio del "Centro tessile cotoniero e abbigliamento SpA", il quale avrebbe affermato che taluni dati presenti nei rapporti di prova non corrispondono a quanto dichiarato dall'azienda che si era aggiudicata la gara;
attualmente risultano essere in corso un'indagine per falso in atto pubblico e il percorso di gara vinto dall'azienda che avrebbe rilasciato dichiarazioni false,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, per quanto di sua competenza, non ritenga di valutare quanto esposto e di fornire ogni utile chiarimento in merito.
(4-01283)
MANCUSO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale va riconosciuta con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;
l'agroalimentare made in Italy rappresenta più del 17 per cento del PIL e provengono dal settore agricolo oltre 53 miliardi di euro;
il made in Italy agroalimentare è la leva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese;
il settore agricolo, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, riveste una particolare importanza per l'economia nazionale ed assume un ruolo fondamentale nella custodia del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
sulla base dei dati Efsa, l'Italia risulta prima, nel mondo, in termini di sicurezza alimentare, con oltre un milione di controlli all'anno, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), con un valore inferiore di 5 volte rispetto a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte rispetto a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità);
il settore suinicolo rappresenta una voce importante dell'agroalimentare italiano. La suinicoltura italiana, infatti, occupa il 7° posto in Europa per numero di capi mediamente presenti: in Italia nel 2012 la consistenza è stata di 9,279 milioni di capi, preceduta da Germania (28,1 milioni), Spagna (25,2 milioni), Francia (13,7 milioni), Danimarca (12,4 milioni), Olanda (12,2 milioni) e Polonia (11,9 milioni di capi);
i dati del censimento dell'agricoltura 2010 indicano in 26.197 il numero delle aziende suinicole in Italia (74,1 per cento rispetto al 2007), 4.900 delle quali allevano più di 50 suini;
le regioni maggiormente vocate per l'allevamento di suini sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, ma anche Calabria, Umbria e Sardegna;
rispetto a 73,5 milioni di cosce suine consumate in Italia, 57,3 milioni sono di importazione, 24,5 milioni sono di produzione nazionale e 8,3 milioni vengono avviate all'esportazione;
dai medesimi dati emerge che i principali Paesi fornitori di carne suina in Italia sono la Germania, l'Olanda, la Francia, la Spagna e la Danimarca;
dai dati elaborati da ISMEA nel rapporto "La competitività dell'agroalimentare italiano" del 2012, emerge che la fase agricola è fortemente penalizzata dalle repentine e intense variazioni dei prezzi alla produzione, variazioni che invece non si trasmettono immediatamente sui prezzi nelle fasi più a valle, né per tempistica, né per intensità;
sulla base dei risultati definitivi pubblicati dall'Istat e secondo quanto certificato dal 6° censimento generale dell'agricoltura, la bassa remunerazione dell'imprenditore agricolo, in diminuzione nell'ultimo decennio, è uno degli elementi a cui viene collegata la fuoriuscita dal settore di quasi 800.000 aziende agricole;
nel mercato del settore suinicolo, l'andamento dei prezzi riconosciuti agli allevatori mostra valori inferiori ai costi di produzione;
secondo analisi ed elaborazioni dell'Associazione nazionale allevatori suini, riferiti al primo semestre 2013, il valore dell'allevamento riconosciuto nella fase della distribuzione è stato del 17,28 per cento;
dalle stesse elaborazioni si rileva che il costo medio di produzione del suino pesante (peso medio 160-170 chilogrammi) è di 1,56 euro al chilogrammo;
i medesimi dati evidenziano che il prezzo medio riconosciuto all'allevatore per il suino pesante è stato di 1,4 euro al chilogrammo;
l'attuale situazione del mercato risulta complicata dalla mancanza di trasparenza sull'indicazione di origine delle carni suine, che rischia di creare confusione tra i prodotti di provenienza nazionale, che assicurano, tra l'altro, elevati standard di sicurezza e qualità, ed i prodotti di importazione che invece, spesso, presentano minori garanzie per il consumatore;
l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nel disciplinare le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, vieta condotte commerciali sleali al fine di impedire che un contraente con maggiore forza commerciale possa abusarne, imponendo condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose per la controparte più debole,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda promuovere, con specifico riferimento al settore del commercio nel settore delle carni suine, al fine di dare piena attuazione all'articolo 62 citato, nella parte in cui vieta pratiche commerciali sleali che possano determinare, in contrasto con il principio della buona fede e della correttezza, il riconoscimento di prezzi, agli allevatori, palesemente inferiori ai costi di produzione medi da loro sostenuti;
quali azioni intenda promuovere, con specifico riferimento al commercio delle carni suine, al fine di contrastare pratiche commerciali sleali poste in essere, ai danni degli allevatori, in violazione della disciplina di cui all'articolo 62 ed al relativo regolamento di attuazione (decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199).
(4-01284)
RAZZI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
l'interrogante ha ricevuto una lettera dall'associazione Argos-forze di polizia, nella quale la presidenza descrive, con dovizia di particolari e considerazioni approfondite, la gravissima situazione economica e professionale in cui versa la categoria;
il comparto sicurezza è stato oggetto di un blocco contrattuale fermo al 2006, nonché del congelamento di tutte le prerogative connesse ai diritti loro spettanti, adeguamento economico attribuito a seguito di progressione di carriera, assegno di funzione, scatti di anzianità e del blocco del riordino delle carriere, creando così una folta categoria di persone, con 20-30 anni di servizio, oramai prossime alla pensione e senza alcun riconoscimento della loro professionalità;
la retribuzione media, che per il grado apicale di ispettore capo si aggira tra i 1.200 e i 1.800 euro, non è sufficiente per sostenere un livello di vita dignitoso a causa dei continui incrementi della pressione fiscale, gli aumenti annuali, le tasse e il costo della vita che in un solo biennio è aumentato di 5 punti percentuali;
tali redditi risultano ancor più inadeguati per coloro che hanno la famiglia a carico, affitti e mutui da pagare;
in relazione a ciò, la categoria vive ai limiti della sussistenza, dovendo ricorrere mensilmente a fidi bancari, prestiti e, per i pochi che ne hanno possibilità, agli aiuti delle famiglie d'origine;
a tutto ciò si aggiunge l'impossibilità di cumulare altri redditi, in quanto la normativa impedisce loro la facoltà di svolgere altre attività, pena la destituzione;
inoltre le persone capaci e preparate, magari in possesso di titoli accademici, sono relegate a svolgere mansioni inadeguate, causa il già citato blocco delle carriere,
si chiede di sapere quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per intervenire con sollecitudine sul cosiddetto congelamento economico, causa delle condizioni in cui vivono da anni gli appartenenti alle forze dell'ordine, che rischiano la vita per garantire e salvaguardare le istituzioni e la convivenza civile.
(4-01285)
ALBERTI CASELLATI, PELINO, PALMA, BERNINI, MATTEOLI, RAZZI, MUSSOLINI, CALIENDO, FLORIS, MAZZONI, MARIN, SCOMA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale va riconosciuta con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;
l'agroalimentare made in Italy rappresenta più del 17 per cento del PIL e provengono dal settore agricolo oltre 53 miliardi di euro;
il made in Italy agroalimentare è la leva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese;
il settore agricolo, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, riveste una particolare importanza per l'economia nazionale ed assume un ruolo fondamentale nella custodia del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
sulla base dei dati Efsa, l'Italia risulta prima, nel mondo, in termini di sicurezza alimentare, con oltre un milione di controlli all'anno, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), con un valore inferiore di 5 volte rispetto a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte rispetto a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità);
il settore suinicolo rappresenta una voce importante dell'agroalimentare italiano. La suinicoltura italiana, infatti, occupa il 7° posto in Europa per numero di capi mediamente presenti: in Italia nel 2012 la consistenza è stata di 9,279 milioni di capi, preceduta da Germania (28,1 milioni), Spagna (25,2 milioni), Francia (13,7 milioni), Danimarca (12,4 milioni), Olanda (12,2 milioni) e Polonia (11,9 milioni di capi);
i dati del censimento dell'agricoltura 2010 indicano in 26.197 il numero delle aziende suinicole in Italia (74,1 per cento rispetto al 2007), 4.900 delle quali allevano più di 50 suini;
le regioni maggiormente vocate per l'allevamento di suini sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, ma anche Calabria, Umbria e Sardegna;
rispetto a 73,5 milioni di cosce suine consumate in Italia, 57,3 milioni sono di importazione, 24,5 milioni sono di produzione nazionale e 8,3 milioni vengono avviate all'esportazione;
dai medesimi dati emerge che i principali Paesi fornitori di carne suina in Italia sono la Germania, l'Olanda, la Francia, la Spagna e la Danimarca;
dai dati elaborati da ISMEA nel rapporto "La competitività dell'agroalimentare italiano" del 2012, emerge che la fase agricola è fortemente penalizzata dalle repentine e intense variazioni dei prezzi alla produzione, variazioni che invece non si trasmettono immediatamente sui prezzi nelle fasi più a valle, né per tempistica, né per intensità;
sulla base dei risultati definitivi pubblicati dall'Istat e secondo quanto certificato dal 6° censimento generale dell'agricoltura, la bassa remunerazione dell'imprenditore agricolo, in diminuzione nell'ultimo decennio, è uno degli elementi a cui viene collegata la fuoriuscita dal settore di quasi 800.000 aziende agricole;
nel mercato del settore suinicolo, l'andamento dei prezzi riconosciuti agli allevatori mostra valori inferiori ai costi di produzione;
secondo analisi ed elaborazioni dell'Associazione nazionale allevatori suini, riferiti al primo semestre 2013, il valore dell'allevamento riconosciuto nella fase della distribuzione è stato del 17,28 per cento;
dalle stesse elaborazioni si rileva che il costo medio di produzione del suino pesante (peso medio 160-170 chilogrammi) è di 1,56 euro al chilogrammo;
i medesimi dati evidenziano che il prezzo medio riconosciuto all'allevatore per il suino pesante è stato di 1,4 euro al chilogrammo;
l'attuale situazione del mercato risulta complicata dalla mancanza di trasparenza sull'indicazione di origine delle carni suine, che rischia di creare confusione tra i prodotti di provenienza nazionale, che assicurano, tra l'altro, elevati standard di sicurezza e qualità, ed i prodotti di importazione che invece, spesso, presentano minori garanzie per il consumatore;
l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nel disciplinare le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, vieta condotte commerciali sleali al fine di impedire che un contraente con maggiore forza commerciale possa abusarne, imponendo condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose per la controparte più debole,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda promuovere, con specifico riferimento al settore del commercio nel settore delle carni suine, al fine di dare piena attuazione all'articolo 62 citato, nella parte in cui vieta pratiche commerciali sleali che possano determinare, in contrasto con il principio della buona fede e della correttezza, il riconoscimento di prezzi, agli allevatori, palesemente inferiori ai costi di produzione medi da loro sostenuti;
quali azioni intenda promuovere, con specifico riferimento al commercio delle carni suine, al fine di contrastare pratiche commerciali sleali poste in essere, ai danni degli allevatori, in violazione della disciplina di cui all'articolo 62 ed al relativo regolamento di attuazione (decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199).
(4-01286)
DE PETRIS - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale va riconosciuta con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;
l'agroalimentare made in Italy rappresenta più del 17 per cento del PIL e provengono dal settore agricolo oltre 53 miliardi di euro;
il settore agricolo, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, riveste una particolare importanza per l'economia nazionale ed assume un ruolo fondamentale nella custodia del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
il settore suinicolo rappresenta una voce importante dell'agroalimentare italiano. La suinicoltura italiana, infatti, occupa il 7° posto in Europa per numero di capi mediamente presenti, con una consistenza di 9,279 milioni di capi;
i dati del censimento dell'agricoltura 2010 indicano in 26.197 il numero delle aziende suinicole in Italia (74,1 per cento rispetto al 2007), 4.900 delle quali allevano più di 50 suini;
le regioni maggiormente vocate per l'allevamento di suini sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, ma anche Calabria, Umbria e Sardegna;
rispetto a 73,5 milioni di cosce suine consumate in Italia, 57,3 milioni sono di importazione, 24,5 milioni sono di produzione nazionale e 8,3 milioni vengono avviate all'esportazione;
dai medesimi dati emerge che i principali Paesi fornitori di carne suina in Italia sono la Germania, l'Olanda, la Francia, la Spagna e la Danimarca;
dai dati elaborati da ISMEA nel rapporto "La competitività dell'agroalimentare italiano" del 2012, emerge che la fase agricola è fortemente penalizzata dalle repentine e intense variazioni dei prezzi alla produzione, variazioni che invece non si trasmettono immediatamente sui prezzi nelle fasi più a valle, né per tempistica, né per intensità;
sulla base dei risultati definitivi pubblicati dall'Istat e secondo quanto certificato dal 6° censimento generale dell'agricoltura, la bassa remunerazione dell'imprenditore agricolo, in diminuzione nell'ultimo decennio, è uno degli elementi a cui viene collegata la fuoriuscita dal settore di quasi 800.000 aziende agricole;
nel mercato del settore suinicolo, l'andamento dei prezzi riconosciuti agli allevatori mostra valori inferiori ai costi di produzione;
secondo analisi ed elaborazioni dell'Associazione nazionale allevatori suini, riferiti al primo semestre 2013, il valore dell'allevamento riconosciuto nella fase della distribuzione è stato del 17,28 per cento;
dalle stesse elaborazioni si rileva che il costo medio di produzione del suino pesante (peso medio 160-170 chilogrammi) è di 1,56 euro al chilogrammo;
i medesimi dati evidenziano che il prezzo medio riconosciuto all'allevatore per il suino pesante è stato di 1,4 euro al chilogrammo;
l'attuale situazione del mercato risulta complicata dalla mancanza di trasparenza sull'indicazione di origine delle carni suine, che rischia di creare confusione tra i prodotti di provenienza nazionale, che assicurano, tra l'altro, elevati standard di sicurezza e qualità, ed i prodotti di importazione che invece, spesso, presentano minori garanzie per il consumatore;
l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nel disciplinare le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, vieta condotte commerciali sleali al fine di impedire che un contraente con maggiore forza commerciale possa abusarne, imponendo condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose per la controparte più debole;
l'articolo 26, comma 2, lettera b), del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda promuovere, con specifico riferimento al settore del commercio nel settore delle carni suine, al fine di dare piena attuazione all'articolo 62 citato, nella parte in cui vieta pratiche commerciali sleali che possano determinare, in contrasto con il principio della buona fede e della correttezza, il riconoscimento di prezzi, agli allevatori, palesemente inferiori ai costi di produzione medi da loro sostenuti;
quali azioni intenda promuovere, con specifico riferimento al commercio delle carni suine, al fine di contrastare pratiche commerciali sleali poste in essere, ai danni degli allevatori, in violazione della disciplina di cui all'articolo 62 ed al relativo regolamento di attuazione (decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199);
quali azioni intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carne suine;
se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.
(4-01287)
MANCUSO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy, che registra un fatturato nazionale superiore ai 266 miliardi di euro, rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo ed è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto";
il made in Italy agroalimentare si caratterizza per suoi primati in termini di maggior valore aggiunto per ettaro in Europa, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, prodotti a denominazione protetta e produzioni biologiche;
la crescita costante dell'export testimonia l'indiscutibile ruolo dell'agroalimentare nazionale e del valore attribuito al marchio "Italia", con un territorio ed una produzione ammirati ed imitati nel mondo;
in Italia la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno e sono oltre 26.200 gli allevamenti di suini concentrati, prevalentemente, in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna;
in Italia, nel 2012, la produzione nazionale di suini è stata stimata in 245.620 tonnellate, le importazioni in 572.987,42 tonnellate ed il consumo di cosce in 734.749,31 tonnellate;
i dati relativi alla distribuzione delle importazioni di cosce fresche per Paese di origine riportano percentuali altissime riferite alla provenienza di prodotti dalla Germania e dall'Olanda;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini risulta che l'Italia nel 2012 ha importato, solo dalla Germania, il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;
da articoli apparsi sulla stampa europea è emerso che l'efficienza dell'industria della carne suina in Germania è basata su prodotti a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate, tecniche di allevamento non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;
il gruppo Ferrarini, con un fatturato di oltre 330 milioni di euro e 900 dipendenti, rappresenta una delle maggiori realtà europee nel settore agroalimentare;
nel 2010 il gruppo ha registrato un aumento del valore della produzione dell'8,8 per cento dovuto, principalmente, all'incremento delle vendite di prosciutto cotto, di parmigiano reggiano ed altri formaggi DOP ed all'aumento delle vendite degli affettati freschi;
l'Istituto sviluppo agroalimentare (ISA SpA) è la società finanziaria, con socio unico il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che promuove e sostiene progetti di sviluppo agroindustriale che comportano, come ricaduta indotta, un miglioramento strutturale dei livelli di reddito dei produttori agricoli;
attraverso specifici strumenti di legge, ISA supporta le imprese operanti nella fase di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, zootecnici e silvicoli;
ISA ha approvato un intervento ai sensi dell'articolo 2, comma 132, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a supporto dell'iniziativa "Fabbrica italiana prosciutti" del gruppo Ferrarini;
in particolare, scopo dell'iniziativa è la realizzazione di un nuovo complesso industriale destinato ad impiegare, a regime, 10.000 tonnellate di cosce di suino per la produzione di prosciutti cotti e la movimentazione, per la produzione di altre produzioni agroalimentari del gruppo (parmigiano reggiano e salumi prodotti da Vismara), di circa 35.000 tonnellate di prodotti alimentari;
l'atteso volume delle produzioni e delle movimentazioni, se confrontato con i dati delle produzioni nazionali e delle importazioni, sembra dimostrare che i prodotti dello stabilimento non possano essere garantiti come di effettiva origine italiana;
molti controlli operati nel settore delle carni suine hanno già evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'usurpazione del marchio made in Italy provoca gravi distorsioni della concorrenza, condiziona il funzionamento del mercato e viola il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga, contrariamente a quanto deliberato con l'atto di intervento di ISA SpA nel progetto citato, di avviare una più adeguata istruttoria per verificare la coerenza dello stesso con gli indirizzi statutari di ISA rispetto all'attuazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Emilia-Romagna, Asse I "Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale";
quali controlli vengano effettuati da ISA prima di assicurare il supporto alle imprese o la partecipazione in specifiche iniziative con riferimento agli obiettivi sociali ed alla garanzia di perseguimento di finalità non contrastanti con la tutela e la valorizzazione dei prodotti e delle imprese nazionali;
se non ritenga l'intervento della società controllata irragionevole e arbitrario e che, determinando il mancato rispetto dell'obiettivo del rafforzamento della capacità competitiva delle imprese italiane, possa configurare un'ipotesi di responsabilità nella gestione della società medesima;
se ISA partecipi o abbia concesso investimenti ad imprese coinvolte nel mondo nella produzione di made in Italy contraffatto, alimentare e non, introducendo fattori di concorrenza sleale per le imprese italiane e pregiudicando gli interessi dei cittadini e dei consumatori.
(4-01288)
MALAN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy, che registra un fatturato nazionale superiore ai 266 miliardi di euro, rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo ed è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto";
il made in Italy agroalimentare si caratterizza per suoi primati in termini di maggior valore aggiunto per ettaro in Europa, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, prodotti a denominazione protetta e produzioni biologiche;
la crescita costante dell'export testimonia l'indiscutibile ruolo dell'agroalimentare nazionale e del valore attribuito al marchio "Italia", con un territorio ed una produzione ammirati ed imitati nel mondo;
in Italia la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno e sono oltre 26.200 gli allevamenti di suini concentrati, prevalentemente, in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna;
in Italia, nel 2012, la produzione nazionale di suini è stata stimata in 245.620 tonnellate, le importazioni in 572.987,42 tonnellate ed il consumo di cosce in 734.749,31 tonnellate;
i dati relativi alla distribuzione delle importazioni di cosce fresche per Paese di origine riportano percentuali altissime riferite alla provenienza di prodotti dalla Germania e dall'Olanda;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini risulta che l'Italia nel 2012 ha importato, solo dalla Germania, il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;
da articoli apparsi sulla stampa europea è emerso che l'efficienza dell'industria della carne suina in Germania è basata su prodotti a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate, tecniche di allevamento non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;
il gruppo Ferrarini, con un fatturato di oltre 330 milioni di euro e 900 dipendenti, rappresenta una delle maggiori realtà europee nel settore agroalimentare;
nel 2010 il gruppo ha registrato un aumento del valore della produzione dell'8,8 per cento dovuto, principalmente, all'incremento delle vendite di prosciutto cotto, di parmigiano reggiano ed altri formaggi DOP ed all'aumento delle vendite degli affettati freschi;
l'Istituto sviluppo agroalimentare (ISA SpA) è la società finanziaria, con socio unico il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che promuove e sostiene progetti di sviluppo agroindustriale che comportano, come ricaduta indotta, un miglioramento strutturale dei livelli di reddito dei produttori agricoli;
attraverso specifici strumenti di legge, ISA supporta le imprese operanti nella fase di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, zootecnici e silvicoli;
ISA ha approvato un intervento ai sensi dell'articolo 2, comma 132, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a supporto dell'iniziativa "Fabbrica italiana prosciutti" del gruppo Ferrarini;
in particolare, scopo dell'iniziativa è la realizzazione di un nuovo complesso industriale destinato ad impiegare, a regime, 10.000 tonnellate di cosce di suino per la produzione di prosciutti cotti e la movimentazione, per la produzione di altre produzioni agroalimentari del gruppo (parmigiano reggiano e salumi prodotti da Vismara), di circa 35.000 tonnellate di prodotti alimentari;
l'atteso volume delle produzioni e delle movimentazioni, se confrontato con i dati delle produzioni nazionali e delle importazioni, sembra dimostrare che i prodotti dello stabilimento non possano essere garantiti come di effettiva origine italiana;
molti controlli operati nel settore delle carni suine hanno già evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'usurpazione del marchio made in Italy provoca gravi distorsioni della concorrenza, condiziona il funzionamento del mercato e viola il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga, contrariamente a quanto deliberato con l'atto di intervento di ISA SpA nel progetto citato, di avviare una più adeguata istruttoria per verificare la coerenza dello stesso con gli indirizzi statutari di ISA rispetto all'attuazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Emilia-Romagna, Asse I "Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale";
quali controlli vengano effettuati da ISA prima di assicurare il supporto alle imprese o la partecipazione in specifiche iniziative con riferimento agli obiettivi sociali ed alla garanzia di perseguimento di finalità non contrastanti con la tutela e la valorizzazione dei prodotti e delle imprese nazionali;
se non ritenga l'intervento della società controllata irragionevole e arbitrario e che, determinando il mancato rispetto dell'obiettivo del rafforzamento della capacità competitiva delle imprese italiane, possa configurare un'ipotesi di responsabilità nella gestione della società medesima;
se ISA partecipi o abbia concesso investimenti ad imprese coinvolte nel mondo nella produzione di made in Italy contraffatto, alimentare e non, introducendo fattori di concorrenza sleale per le imprese italiane e pregiudicando gli interessi dei cittadini e dei consumatori.
(4-01289)
ALBERTI CASELLATI, PELINO, PALMA, BERNINI, MATTEOLI, RAZZI, MUSSOLINI, CALIENDO, FLORIS, MARIN, MAZZONI, SCOMA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy, che registra un fatturato nazionale superiore ai 266 miliardi di euro, rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo ed è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto";
il made in Italy agroalimentare si caratterizza per suoi primati in termini di maggior valore aggiunto per ettaro in Europa, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, prodotti a denominazione protetta e produzioni biologiche;
la crescita costante dell'export testimonia l'indiscutibile ruolo dell'agroalimentare nazionale e del valore attribuito al marchio "Italia", con un territorio ed una produzione ammirati ed imitati nel mondo;
in Italia la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno e sono oltre 26.200 gli allevamenti di suini concentrati, prevalentemente, in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna;
in Italia, nel 2012, la produzione nazionale di suini è stata stimata in 245.620 tonnellate, le importazioni in 572.987,42 tonnellate ed il consumo di cosce in 734.749,31 tonnellate;
i dati relativi alla distribuzione delle importazioni di cosce fresche per Paese di origine riportano percentuali altissime riferite alla provenienza di prodotti dalla Germania e dall'Olanda;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini risulta che l'Italia nel 2012 ha importato, solo dalla Germania, il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;
da articoli apparsi sulla stampa europea è emerso che l'efficienza dell'industria della carne suina in Germania è basata su prodotti a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate, tecniche di allevamento non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;
il gruppo Ferrarini, con un fatturato di oltre 330 milioni di euro e 900 dipendenti, rappresenta una delle maggiori realtà europee nel settore agroalimentare;
nel 2010 il gruppo ha registrato un aumento del valore della produzione dell'8,8 per cento dovuto, principalmente, all'incremento delle vendite di prosciutto cotto, di parmigiano reggiano ed altri formaggi DOP ed all'aumento delle vendite degli affettati freschi;
l'Istituto sviluppo agroalimentare (ISA SpA) è la società finanziaria, con socio unico il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che promuove e sostiene progetti di sviluppo agroindustriale che comportano, come ricaduta indotta, un miglioramento strutturale dei livelli di reddito dei produttori agricoli;
attraverso specifici strumenti di legge, ISA supporta le imprese operanti nella fase di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, zootecnici e silvicoli;
ISA ha approvato un intervento ai sensi dell'articolo 2, comma 132, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a supporto dell'iniziativa "Fabbrica italiana prosciutti" del gruppo Ferrarini;
in particolare, scopo dell'iniziativa è la realizzazione di un nuovo complesso industriale destinato ad impiegare, a regime, 10.000 tonnellate di cosce di suino per la produzione di prosciutti cotti e la movimentazione, per la produzione di altre produzioni agroalimentari del gruppo (parmigiano reggiano e salumi prodotti da Vismara), di circa 35.000 tonnellate di prodotti alimentari;
l'atteso volume delle produzioni e delle movimentazioni, se confrontato con i dati delle produzioni nazionali e delle importazioni, sembra dimostrare che i prodotti dello stabilimento non possano essere garantiti come di effettiva origine italiana;
molti controlli operati nel settore delle carni suine hanno già evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'usurpazione del marchio made in Italy provoca gravi distorsioni della concorrenza, condiziona il funzionamento del mercato e viola il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga, contrariamente a quanto deliberato con l'atto di intervento di ISA SpA nel progetto citato, di avviare una più adeguata istruttoria per verificare la coerenza dello stesso con gli indirizzi statutari di ISA rispetto all'attuazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Emilia-Romagna, Asse I "Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale";
quali controlli vengano effettuati da ISA prima di assicurare il supporto alle imprese o la partecipazione in specifiche iniziative con riferimento agli obiettivi sociali ed alla garanzia di perseguimento di finalità non contrastanti con la tutela e la valorizzazione dei prodotti e delle imprese nazionali;
se non ritenga l'intervento della società controllata irragionevole e arbitrario e che, determinando il mancato rispetto dell'obiettivo del rafforzamento della capacità competitiva delle imprese italiane, possa configurare un'ipotesi di responsabilità nella gestione della società medesima;
se ISA partecipi o abbia concesso investimenti ad imprese coinvolte nel mondo nella produzione di made in Italy contraffatto, alimentare e non, introducendo fattori di concorrenza sleale per le imprese italiane e pregiudicando gli interessi dei cittadini e dei consumatori.
(4-01290)
MANCUSO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;
il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;
il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;
il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;
il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;
la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;
la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,
si chiede di sapere quali direttive il Ministro in indirizzo intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy.
(4-01291)
MALAN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;
il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;
il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;
il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;
il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;
la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;
la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,
si chiede di sapere quali direttive il Ministro in indirizzo intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy.
(4-01292)
ALBERTI CASELLATI, PELINO, PALMA, BERNINI, MATTEOLI, RAZZI, MUSSOLINI, CALIENDO, FLORIS, MARIN, MAZZONI, SCOMA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;
il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;
il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;
il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;
il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;
la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;
la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,
si chiede di sapere quali direttive il Ministro in indirizzo intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy.
(4-01293)
MALAN - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;
in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;
il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;
in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;
la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;
la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;
l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;
quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati.
(4-01294)
MANCUSO - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;
in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;
il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;
in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;
la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;
la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;
l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;
quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati.
(4-01295)
ALBERTI CASELLATI - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;
in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;
il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;
in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;
la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;
la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;
l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;
quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati.
(4-01296)
MANCUSO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;
il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;
il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;
il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;
in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;
gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;
la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;
sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;
articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;
molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;
l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;
se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.
(4-01297)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-00532, della senatrice Montevecchi ed altri, sul finanziamento degli interventi per la ricostruzione delle zone dell'Emilia-Romagna colpite dal sisma del maggio 2012;
7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-00533, della senatrice Montevecchi ed altri, sulla salvaguardia e valorizzazione di un magazzino industriale d'epoca;
3-00536, della senatrice Montevecchi ed altri, sulla realizzazione del piano di riqualificazione urbana Torre-Celana a Mestre (Venezia);
9a Commissione permanente(Agricoltura e produzione agroalimentare):
3-00534, della senatrice Montevecchi ed altri, su una centrale a biomasse in provincia di Ravenna;
3-00537, 3-00538 e 3-00539, della senatrice Bonfrisco, sulla tutela del made in Italy nel settore agroalimentare;
12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):
3-00540, della senatrice Bonfrisco, sulle frodi alimentari nel settore suinicolo;
13ª Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-00535, della senatrice Montevecchi ed altri, sul riconoscimento della certificazione europea di qualità ecologica per gli oli lubrificanti rigenerati.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 145a seduta pubblica del 3 dicembre 2013, a pagina 41, prima dell'integrazione all'intervento della senatrice Nugnes, inserire il seguente testo:
"Testo integrale dell'intervento della senatrice Fucksia sull'esigenza di evitare iniziative suscettibili di incrementare il rischio di dissesto idrogeologico
I crimini contro l'ambiente sono crimini contro l'umanità. Per un duplice nesso: l'offesa alle meraviglie del creato e le vittime che i disastri ambientali generati dall'uomo producono.
È ciò a cui abbiamo assistito ancora in questi giorni in Sardegna, in Calabria, Abruzzo e in misura meno tragica in altre Regioni tra cui le Marche, come macabra reiterazione di fatti ed errori, che ogni volta a danno avvenuto, con malcelata ipocrisia dichiariamo di non voler più né vedere, né ripetere.
Ma gli interventi efficaci, i correttivi, gli investimenti relativi sfumano e si ha l'impressione che per qualche amministratore, il mandato, anche se ben intenzionato in partenza, si esaurisca in un'applicazione pedissequa e inconsapevole di tecnicismi e vincoli astratti non funzionali ad una più lungimirante e opportuna visione capace di rispondere alle reali necessità presenti e future della cittadinanza. Queste amare storie vengono vissute con lo spirito di Eduardo "Addà passa' 'a nuttata!".
Nella mia città, Fabriano, assistiamo a qualcosa che ha dell'incredibile.
Offesa profondamente dal terremoto del 1997 ed ancor più oggi da un terribile e rapido fenomeno di deindustrializzazione con pesantissime conseguenze occupazionali, economiche e sociali, Fabriano ha ricevuto in virtù della legge n. 61 del 1998 un contributo finanziario che offre la giusta occasione per interrompere una vergogna che si protrae da più di cinquant'anni: l'utilizzo del Giano, il fiume che attraversa il centro storico medioevale della città, simbolo sia araldico sia identitario della cultura delle arti che ne ha caratterizzato la sua storia eccelsa, attorno e grazie al quale la città è sorta e cresciuta, usato vergognosamente come fogna e ricoperto da un manto del peggior calcestruzzo! Ora c'è finalmente la possibilità di liberarlo, bonificarlo con la realizzazione di un collettore fognario che potrà restituire le acque alla loro primitiva salubrità.
Ma ecco che il sonno della ragione si erge a direttorio e la mano di "Attila de noantri" (o forse per farmi capire meglio dai miei concittadini, dovrei dire l'ingegnosa "coda di Topo" compulsivamente addestrata a fantasiose e cementizie diavolerie) si innalza contro quella che sarebbe dovuta essere una logica e sana pacificazione con la natura!
Si escogita un teorema tutto particolare secondo cui per proteggere le case e le persone che vivono a ridosso del fiume sarebbe necessario ritombare nuovamente il fiume liberato e sul nuovo manto di copertura realizzare un altrettanto fantastico parking per 50 auto.
Poco importa se le città più virtuose suggeriscono di liberare i centri storici dal traffico veicolare e dalle sue emissioni inquinanti, o se continuando così a Fabriano la macchina diventerà un lusso non possibile a tutti, o se tanti cittadini ed associazioni ambientali e culturali si sono entusiasticamente impegnati a raccogliere firme per impedire la ritombatura. Non influisce nemmeno la consapevolezza ormai universalmente acquisita sul ruolo determinante e aggravante tipico delle coperture e delle cementificazioni degli argini dei fiumi nello scatenare tante tragedie da cui dovremmo ricavare un senno almeno a posteriori o la maggiore difficoltà di manutenzione ordinaria che - questa sì - è fondamentale alla gestione della sicurezza fluviale! Non sono state prese in considerazione nemmeno le ragionevoli ed elevate proposte alternative avanzate dalle migliori competenze del settore.
Inoltre questa è solo una parte dell'insipienza seminata a piene mani su questo caso.
Come ci ricorda Albert Einstein, "la prima necessità dell'uomo è il superfluo" e questa non ci viene a mancare!
Perché il fiume ospita lungo il suo corso alcuni ponti di epoca medioevale di cui uno, il Ponte dell'Aera, di straordinario valore storico e monumentale, attribuito da valenti storici dell'arte all'ingegno di Bernardo Rossellino, architetto del XV secolo, già allievo di Leon Battista Alberti, autore del progetto urbanistico di Pienza come modello di Città ideale del Rinascimento.
Ebbene, non solo secondo lo scellerato progetto dell'ufficio tecnico del Comune di Fabriano questo ponte vedrà la luce per alcuni giorni per poi essere definitivamente sepolto sotto il peso di svariate tonnellate di calcestruzzo, ma assieme agli altri ponti meno famosi e prestigiosi subirà l'onta del sacrilegio.
Sì perché, in ossequio ai dispositivi tecnici della legge n. 61 del 1998 ma in disprezzo totale del valore storico e architettonico delle opere, questi ponti saranno violati come mai è stato fatto nel corso dei settecento anni della loro gloriosa storia; subiranno la mutilazione delle loro armoniche arcate inferiori, che saranno ricoperte da futuristiche fibre di carbonio affogate in una colata straordinaria di malta cementizia. Non si sa con quale risultato pratico, ma dai calcoli matematici la n. 61 è accontentata! Peccato il danno all'arte, alla storia, alla città!
La città e gli esperti interpellati hanno dato soluzioni ed espresso volontà, ma la pseudo-ragion di Stato di "non perdere il finanziamento" e "non avere contenziosi con le ditte" ha prevalso finora sul buon senso.
Ironia della sorte nel 2011, pochi mesi prima dell'approvazione di questo scellerato progetto, il consiglio comunale all'unanimità aveva approvato un documento strategico di indirizzo della politica urbanistica del territorio che recita: «Uno degli elementi che caratterizza il capoluogo è il corso del fiume Giano, attualmente in parte tombato. L'intero tratto che partendo dall'area delle vecchie cartiere, attraversa il centro storico, "collega" ospedale, polo sportivo per poi arrivare fino alle immediate vicinanze della zona di Santa Maria, costituisce una risorsa come asse connettivo delle relazioni di parti di città, nonché una "riserva di naturalità" in pieno centro urbano. Occorre rilanciare la strategia che restituisca centralità al sistema di volumi e spazi aperti che si sviluppano lungo il fiume, connettendo ad esso anche il cuore del centro storico: il sistema della città con nuove funzioni, abitative, ricettive, ristorative che vanno ad aumentare le occasioni di vivere il fiume; fiume da non usare più come retrocittà, garage o deposito ma come elemento che rivitalizzi il centro e recuperi il rapporto tra Fabriano e le sue risorse di paesaggio naturale circostante». Beata coerenza!".
Nello stesso Resoconto, a pagina 48, sotto il titolo "Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione", i primi due capoversi devono essere spostati a pagina 46, sotto il titolo "Governo, trasmissione di atti e documenti".