Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 145 del 03/12/2013

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

145a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 3 DICEMBRE 2013

_________________

Presidenza del vice presidente CALDEROLI,

indi del vice presidente GASPARRI

_________________

(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 146 del 4 dicembre 2013
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

_________________

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Gruppo Azione Partecipazione popolare: Misto-GAPp; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

_________________

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,32).

Si dia lettura del processo verbale.

DI GIORGI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 28 novembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,33).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che in data 30 novembre 2013 è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Vice presidente del Consiglio dei ministri e Ministro dell'interno e dal Ministro dell'economia e delle finanze:

«Conversione in legge del decreto legge 30 novembre 2013, n. 133, recante disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia» (1188).

Sulle vittime del tragico incendio verificatosi in una fabbrica tessile di Prato

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, il Senato della Repubblica ricorda oggi le sette vittime del devastante incendio che si è sviluppato all'interno di una fabbrica tessile nella zona industriale del Macrolotto di Prato lo scorso 1° dicembre.

Questa tragedia suscita profondo turbamento e commozione, sentimenti ai quali si aggiunge lo sdegno per le condizioni di lavoro in cui erano costretti a lavorare e a vivere gli operai cinesi coinvolti nel tragico rogo. Condizioni prive di umanità e dignità.

Si tratta di situazioni di vera e propria schiavitù e degradazione. Tutto ciò non è accettabile in nessuna parte del mondo. A maggior ragione in Italia, che fa della tutela dei lavoro uno dei cardini della propria Costituzione.

La tutela dei lavoratori si realizza solo se si afferma concretamente il principio di legalità. La tutela del lavoro è dovere civile e imperativo morale. Nessuno può girarsi da un'altra parte.

Serve realizzare con determinazione ogni sforzo da parte di tutti i soggetti coinvolti per superare omertà e diffidenze, e per diffondere, a partire dalla scuola, una cultura concreta e non retorica del rispetto delle regole.

Indirizzo quindi ai rappresentanti della comunità cinese e alla città di Prato l'espressione di umana partecipazione e di cordoglio per le vittime, e l'auspicio di una pronta guarigione dei lavoratori rimasti feriti.

Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio e di raccoglimento in segno di lutto per le sette vittime dell'incendio della fabbrica tessile di Prato. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). ( Applausi).

BARANI (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (GAL). Signor Presidente, sette morti e due feriti: siamo di fronte alla fiera dell'ipocrisia, della demagogia e del falso populismo. Com'è possibile che un capannone ben visibile sia stato oggetto di questa tremenda tragedia, senza che mai nessun controllo fosse fatto prima, in quella che tanti considerano l'evoluta Toscana, che di evoluto non ha nulla? Non in India, ma in Toscana, sono morti senza nome sette schiavi, dopo aver lavorato, non clandestinamente in una catacomba, ma in un capannone industriale, un capannone come tanti altri.

Tutto made in China: proprietà, gestione e lavoro, e tutto illegale, dalla sicurezza, ai contratti, alla contabilità, al fisco, senza che nessuno si sia occupato di questo, né il Ministero degli interni, né il Ministero della giustizia, né quello dell'economia e delle finanza, né l'Ispettorato del lavoro, né il procuratore della Repubblica, né una ASL, né il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. Non c'è nessuno che, al di fuori dei convegni, combatta contro queste barbarie, qualcuno che affronti lo scandalo di questa Cina che ci fa concorrenza in Italia, a casa nostra e con le regole sue.

Ogni giorno lo Stato burocratico bussa alle porte degli italiani e degli imprenditori con una burocrazia asfissiante e questi vengono continuamente colpiti. Nessuno si occupa invece di quelli che clandestinamente e illegalmente ci fanno concorrenza, in Italia e con le loro regole. È lo Stato che non vede chi in Italia lavora fuori da ogni regola e fa concorrenza sleale alle produzioni e alle griffe italiane. Sia chiaro che la globalizzazione non c'entra nulla: c'entra l'inaccettabile assenza di chi parla tanto, come il sindaco di Firenze Matteo Renzi, ma non conclude nulla. Termino con la citazione di Luigi Compagna che su «Il Foglio» rende bene la tragedia di Prato, che non è rubricabile nell'Ottocento inglese tra i saggi di Engels e i romanzi di Dickens, ma è la dura e cruda realtà di una demagogia ipocrita e di un falso populismo, fatto solo di convegni ma non di risoluzione dei problemi reali in Italia.

Esprimo la vicinanza del Gruppo a questi sette clandestini senza nome che sono morti da schiavi in Italia, in Toscana. (Applausi del senatore Compagna).

NENCINI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NENCINI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, le morti che ricordiamo oggi sono annunciate: chi sostiene il contrario o non conosce o è un bugiardo. Ci sono larghissime responsabilità, e sono collettive, per quello che è successo poche ore fa nella città di Prato. Nessuno può dire che non conoscesse. La situazione e il dramma sono noti ancora prima che quelle morti fossero tali. La questione Prato non è più solo circoscritta a quella città, ma si estende all'hinterland pratese e fiorentino, perché ci sono decine di falansteri, peggiori di quelli dell'Inghilterra industriale e preindustriale, che ormai crescono tra la provincia pratese e la periferia fiorentina.

Chi oggi andasse nel centro storico di Firenze e, in modo particolare al mercato di San Lorenzo, scoprirebbe che un terzo delle botteghe che un tempo erano artigiane sono state acquistate da piccoli imprenditori e artigiani cinesi e probabilmente ridotte in condizioni di lavoro non dissimili da quelle che si sono manifestate dentro la periferia pratese e nella città di Prato. Siamo in una condizione così particolare perché le tante autorità, quelle cinesi in testa, hanno coperto il dramma, e lo hanno fatto in maniera omertosa. Io ho avuto il privilegio di occuparmene per alcuni mesi perché avevo una delega di assessore per la Regione Toscana.

Ho informato per tre volte il console cinese, oltre che le nostre autorità, e mi sono stupito di quanto il console e l'ambasciata cinese fossero a conoscenza di quello che stava avvenendo, ma fossero assolutamente contrari a ogni forma di dialogo e rapporto con le istituzioni italiane.

Suggerisco tre cose. Nel rinnovo del patto «Prato città sicura», firmato dal ministro dell'interno Maroni nel 2010 e rinnovato di recente dal ministro Alfano, o si mettono a disposizione uomini e mezzi o altrimenti quel patto segnala un problema, ma non fa niente per correggerlo. Suggerisco, poi, al senatore Manconi, presidente della Commissione diritti umani del Senato, di recarsi sul posto: avrà una visione terribile di come nel 2013 le fabbriche possano lavorare in una terra civilissima come la Toscana. Infine, le istituzioni tutte devono potersi muovere in maniera coordinata e più efficace, perché quella è terra italiana, non è Repubblica di altro Paese dentro i confini della terra italiana. (Applausi dei senatori Buemi e Verducci).

PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signor Presidente, oggi siamo indignati e addolorati per questa strage, che è semplicemente una delle tante che sarebbero potute accadere e una ancora delle tante che potrebbero accadere; però credo che, oltre allo sdegno e al dolore abbiamo anche l'obbligo di affrontare la realtà, perché le parole non sono mai adeguate.

L'ingresso di cittadini cinesi nella comunità pratese è stato sempre costante in questi anni, con un boom raggiunto all'inizio degli anni Duemila. Osservando i flussi d'ingresso è comunque chiaro che, al netto degli ingressi senza permessi di soggiorno, non c'è stata legge repressiva, come la cosiddetta Bossi-Fini, Centri di identificazione ed espulsione (CIE) o altro provvedimento securitario messo in campo da tutti i Governi, per impedire questo processo.

Se smettessimo di fare demagogia, di utilizzare la xenofobia per motivi elettorali, dovremmo tutti riconoscere che processi globali e storici, come quelli dell'immigrazione, non si fermano con commi di leggi, multe, sanzioni o azioni penali. Ci siamo fatti sommergere dall'ideologia della globalizzazione, dimenticando che se la finanza e l'economia non devono avere limiti, ne consegue che anche uomini e donne sono globalizzati. La globalizzazione è stata usata come clava, come strumento di potere, in barba ai diritti di uomini e donne; gli stessi uomini e donne che sono stati usati e sono usati come merce.

La storia di Prato racconta che i cinesi per primi sono stati usati da noi italiani come lavoratori al nero, che la fuga da un Paese, che è di fatto ancora una dittatura, li ha portati a preferire condizioni disumane, ma sicuramente con un minimo di libertà rispetto al Paese di origine.

In queste ore stiamo assistendo ad un'ondata inquietante di razzismo che accusa tutta la comunità cinese, che avrebbe tollerato tutto questo, e c'è anche chi, dalle file del centrosinistra, accusa il Sindacato.

In realtà, più passano le ore e più emerge che quei laboratori non erano utilizzati dal circuito dei piccoli negozi cinesi che vendono vestiti nelle nostre città, ma dalle grandi griffe della moda italiana, che vendono a caro prezzo in eleganti negozi dei nostri centri storici e dei centri commerciali.

A Prato, in questi anni di crisi nera, tantissime aziende del tessile hanno chiuso ed erano l'eccellenza di un vero e proprio distretto industriale e in quegli stessi capannoni sono nate le imprese cinesi.

Eppure a Prato i dati forniti dalla CGIL ci dicono che sono cinque gli ispettori INPS, di cui tre amministrativi, solo dieci gli ispettori del lavoro e un solo ispettore dell'INAIL. Noi ci aspettiamo, come segno concreto di questa discussione, che a Prato tutti questi numeri diventino mille, così come ci auguriamo che dopo questa tragedia ritorneremo a parlare di rintracciabilità del prodotto, che vuol dire certezza del rispetto dei diritti dei lavoratori e delle loro condizioni di vita.

Certo, sono importanti i controlli e nei confronti delle aziende che risparmiano sul costo del lavoro non ci sono mediazioni, ma servono anche nuove leggi perché l'arrivo e la permanenza di questi nuovi cittadini avvenga in trasparenza e non nell'illegalità.

In conclusione, Presidente, vorrei rilevare che a pochi chilometri da Prato, a Campi Bisenzio, negli stessi anni sono arrivati tanti cinesi, ma da anni lì è in atto un'altra storia, fatta di un sistema integrato di controlli, non per colpire indiscriminatamente, ma per parlare di sicurezza e prevenzione, una storia fatta di mediazione culturale presso il Comune, luoghi di lavoro e scuole; un impegno di un'intera comunità per non creare ghetti, ma un'interazione culturale. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e PD).

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Onorevole Presidente, colleghi, per noi oggi è difficile ricordare i morti di Prato senza dire «lo avevamo detto!», perché sono anni che la Lega Nord denuncia le aberranti condizioni in cui sono costretti a vivere i lavoratori cinesi, non solo in Cina, ma anche nel nostro Paese; nuovi schiavi di padroni irresponsabili che, per fare concorrenza sleale ai nostri prodotti, impongono turni di lavoro massacranti, sottopagano la manodopera tenendola in nero, nel totale dispregio delle leggi sul lavoro che invece i nostri imprenditori rispettano, facendo vivere questi lavoratori in dormitori di fortuna che, in questo triste caso altro non erano che loculi in cartongesso, contrari a qualsiasi norma di sicurezza, che infatti si sono trasformati, in pochi minuti, in roghi senza vie di fuga, che hanno inghiottito questi sventurati lavoratori senza nome.

Nonostante gli sforzi delle amministrazioni locali, se non ci saranno strumenti ed azioni concrete da parte di tutti gli organi dello Stato, tragedie come quella avvenuta a Prato saranno inevitabili.

I Comuni non possono essere lasciati soli a governare problemi complessi come questi, con risvolti sull'economia locale e sulla sicurezza; sicurezza intesa anche nei luoghi di lavoro dove migliaia di persone dormono, vivono e mangiano e dove anche i bambini giocano, nel più totale abbandono.

Questa strage annunciata rappresenta una condanna senza appello di un Paese in cui tutte le autorità - istituzionali, politiche e sindacali - fanno a gara nel condannare razzismo e xenofobia, salvo chiudere entrambi gli occhi di fronte allo sfruttamento schiavistico di questi lavoratori. È qui che dovrebbe intervenire il Ministro per l'integrazione. È cercando di sensibilizzare i propri colleghi a far rispettare le leggi che si integrano questi poveretti, non è facendo finta di nulla o facendo i buonisti.

Quello che è successo a Prato potrebbe accadere in molti altri distretti in Italia. Pensiamo ai campi di raccolta degli ortaggi nel Sud Italia. Pensiamo alla Chinatown a Milano, in via Paolo Sarpi, dove tutti sanno ma nessuno interviene. Tutti infatti conoscono questi problemi da anni, ma nessuno interviene. Che cosa fanno gli ispettorati del lavoro in queste zone? Che cosa fa la magistratura contro gli sfruttatori di questi schiavi e contro gli organi di controllo inefficienti ? Nulla. Certo, fare queste indagini non dà notorietà come perseguire i soliti personaggi politici.

Bisogna combattere con tutti i mezzi possibili contro la clandestinità e l'illegalità sul lavoro. Questa è un'emergenza improcrastinabile. Abbiamo bisogno di interventi ed azioni concrete da parte di tutti gli organi dello Stato, perché sciagure simili non si ripetano.

Quello che temiamo è che succeda quanto in Italia accade sempre, quello che in Italia è la quotidianità: accade una sciagura, se ne parla per qualche giorno, interviene il Capo dello Stato (anche in questo caso è assurdo pensare che il presidente Napolitano non ne sapesse nulla) e tra qualche giorno si torna a parlare d'altro, senza più fare nulla, in attesa che accada qualche altra strage o scandalo.

Questa è l'Italia della finta integrazione. Questa è l'Italia delle emergenze Questa è l'Italia ormai più vicina al Terzo mondo che all'Europa. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

ROMANO (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANO (SCpI). Signor Presidente, onorevoli senatori, non possiamo né dobbiamo indulgere in espressioni di solo cordoglio e indignazione che, per quanto doverose, non sono di sollievo, né tanto meno mitigano la gravità dell'accaduto: non riducono certamente le responsabilità.

La responsabilità non è un paradigma solo dell'ex post, ma deve essere principio e paradigma dell'ex ante. Responsabilità significa anche essere a conoscenza dell'illecito, essere a conoscenza di diritti umani fondamentali calpestati e conculcati senza che si sia provveduto in merito, in tempo e per tempo.

Tutti a Prato - e non solo - erano a conoscenza dello sfruttamento e della tratta di lavoratori, ovviamente clandestini. In un'espressione molto forte riportata su di un quotidiano, che faccio mia, possiamo definire queste persone «fantasmi da vivi e fantasmi da morti»: sepolti da vivi nell'anonimato finalizzato alla produttività a basso costo senza alcuna tutela, senza alcuna dignità se non quella commisurata alla produzione clandestina, e per altro verso membri di una comunità consapevole dello sfruttamento in atto da tempo, del quale tutti erano abbondantemente a conoscenza. Accanto ai cinesi che con il tempo si sono integrati, dobbiamo dire ad alta voce che ci sono imprenditori che hanno continuato a fare i loro affari, non sempre puliti, e i tanti schiavi che, appunto clandestini, vivono e lavorano nei laboratori: d'estate - come è stato richiamato da un notista oggi, e a tutti anche noto - quando per il caldo i portoni o le finestre restano socchiusi, si possono vedere in certe strade delle zone industriali di Prato fantasmi, che emergono solo dopo un controllo, oppure invece, drammaticamente, dopo una strage.

Nell'80 per cento dei casi i controlli che vengono effettuati in queste aziende - ci conferma il sindaco di Prato - comportano il sequestro del fondo e dei macchinari: segno evidente di una preoccupante diffusione del fenomeno, nonostante gli oltre 300 controlli effettuati ogni anno dalla polizia municipale e dalla squadra interforze che, a Prato, è composta anche dai Carabinieri, dal nucleo ispettivo della direzione territoriale del lavoro, INPS, INAIL e unità funzionale, prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro dell'ASL. Come è stato rilevato, dal sindaco di Prato Roberto Cenni: «Per dissequestrare i macchinari basta pagare una multa. Basta quindi ritrovare un'altra sistemazione per ricominciare a lavorare nelle stesse condizioni. È intollerabile per Prato e per tutto il Paese che situazioni del genere continuino ad evolversi e mai in senso positivo». È una notazione abbastanza preoccupante. (Applausi dal Gruppo SCpI).

SACCONI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (NCD). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, poco fa la Commissione lavoro di questa Camera ha deliberato all'unanimità in sede referente la reistituzione della Commissione di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro. Avevamo avvertito l'esigenza di ripetere l'esperienza positiva realizzatasi nella scorsa legislatura, nella convinzione, almeno per parte mia, che nel nostro mercato del lavoro vi sia un dualismo insopportabile tra realtà che potremmo definire iper-regolate e realtà che, come ci evidenzia la tragedia di Prato, dobbiamo riconoscere essere iper-sregolate.

Il modo di contrastare questo dualismo è certamente quello di rafforzare la nostra capacità istituzionale, ma, allo stesso tempo, anche di consolidare la nostra capacità sociale, integrando le comunità resistenti al dialogo con quelle del Paese ospitante e realizzando livelli di controllo sociale quali fino ad ora, quanto meno in questi ambiti, non si sono prodotti.

Tra poco, in sede di Conferenza dei Capigruppo proporrò, quindi, che quanto prima l'Assemblea possa esaminare la proposta di istituzione di tale Commissione monocamerale d'inchiesta, affinché questa possa essere immediatamente operativa. Così come mi auguro che presto - e mi avvio a concludere - si possa esaminare un disegno di legge costituzionale che fin qui ha riscontrato largo consenso: quello rivolto a riportare allo Stato tutte le competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro, al fine di razionalizzare quanto più possibile le competenze, soprattutto quelle di carattere ispettivo.

Penso, insomma, che vi siano le condizioni per percorsi largamente condivisi, rispetto a obiettivi che non possono che essere di tutti. (Applausi dal Gruppo NCD).

BENCINI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENCINI (M5S). Signor Presidente, signori senatori, Prato non è la mia città ma ci abito molto vicino. Io sono di Scandicci e la conosco come realtà perché la vivo, anche attraverso i contatti con gli abitanti che si trovano nei dintorni di casa mia.

Prato è una città che fino a qualche anno fa veniva annoverata tra le eccellenze italiane in quanto a produzione industriale di tessuti e filati: un vero e proprio vanto dell'imprenditoria tessile nazionale. Oggi è una città dove la tragedia che si è consumata qualche giorno fa è stata definita, come era logico aspettarsi, una tragedia annunciata.

Sebbene il fenomeno sia in atto oramai da quasi vent'anni, sarebbe utile domandarsi e riflettere anche sulle responsabilità politiche di chi ha amministrato in passato. La zona periferica industriale di Prato è occupata per lo più da industrie cinesi. Su 6.500 imprese tessili, 3.500 sono cinesi: una sorta di distaccamento della Cina a Prato.

Certo, chiamarle industrie è difficile, è impossibile; si tratta infatti di capannoni infernali dove l'illegalità si respira in ogni dove. Nelle fabbriche della cosiddetta Chinatown, una tra le più grandi d'Europa, i cinesi non solo lavorano in condizioni disumane, ma vivono in egual modo. Sono luoghi inaccessibili per gli altri; la notte come il giorno non fa differenza, qui si lavora sempre, ventiquattrore ore su ventiquattrore, sette giorni su sette, peggio che in ospedale, che è sempre aperto: anche loro sono sempre aperti; non esistono turni, non ci sono festività, giorni di riposo, malattie; non esiste niente per loro; non esistono sindacati né tutela dei diritti dei lavoratori.

Inoltre, sono monitorati dall'esterno da telecamere, che spesso vengono piazzate fuori dai capannoni per controllare se queste persone entrano o escono, quanta aria prendono, quante pause fanno; insomma, è un deterrente per tenerli dentro a lavorare. Quindi gli operai lavorano incessantemente. Le condizioni igienico-sanitarie sono pessime, basti pensare che i loro dormitori vengono comunemente chiamati loculi: di fatto non possono definirsi stanze da letto, ma piuttosto sembrano ricordare le nicchie dei cimiteri per quanto sono piccole, senza aria, umide; alcune non hanno neanche il solaio, non hanno bagni: spesso chi le abita fa i propri bisogni in degli orinatoi o in delle bacinelle.

I cinesi a Prato, come a Firenze o a Livorno, vengono indicati come i nuovi padroni, ma i veri padroni non sono gli operai-schiavi, ma coloro che arrivano in Ferrari, pagano i conti degli hotel superlusso con mazzette di banconote (solitamente non pagano mai con carte di credito o bancomat, hanno sempre il cash in mano). Gli operai-schiavi non sanno di produrre un volume d'affari stimato in svariati milioni o miliardi (non si sa, perché non è dato saperlo): si parla di 400 milioni, poi di 4 miliardi, poi addirittura di 10 miliardi di soldi inevasi che dall'Italia se ne vanno in Cina senza pagare nemmeno un euro di tasse.

Le indagini della Direzione antimafia e delle procure mostrano il dominio del racket e della criminalità cinese. Ecco, allora, Prato: crisi del distretto tessile e forte migrazione cinese. Si tratta di una situazione ormai radicata sul territorio, una zona definita franca, senza diritti nel cuore della Toscana (e siamo in Toscana, una Regione abbastanza evoluta dal punto di vista legale). A Prato, su 192.000 abitanti, 35.000 sono stranieri, più un numero di clandestini che secondo le stime oscilla tra 20.000 e 40.000 (anche questo non è dato saperlo).

L'impegno deve quindi giungere da ogni fronte; non bastano gli sforzi delle amministrazioni locali. Se non ci saranno strumenti e azioni concrete da parte di tutti gli organi dallo Stato, tragedie come quella di ieri sono destinate a ripetersi, perché comunque erano già successe in passato. I numeri erano più esigui, forse i morti non erano tanti come oggi, però è già successo che questi capannoni prendessero fuoco e che la gente restasse ustionata; gente che poi finisce negli ospedali dove ovviamente viene curata. Ovviamente per quelle famiglie è un danno di alto livello, perché quando una persona subisce una mutilazione da un incidente è un dramma sentimentale e familiare che tocca personalmente, ma è anche un danno sociale ed economico per un Paese, perché l'Italia comunque deve curarle queste persone e farsene carico.

Pertanto, anche al fine di prevenire queste spese «inutili» - perché prevenendo si può evitare che queste persone facciano del male a se stesse e alla società in cui vivono - occorre un provvedimento che elimini alla radice un modo di fare economia che non rispetta le regole; occorre regolare il fenomeno della clandestinità, ma allo stesso tempo costruire seriamente un dialogo che veda come protagoniste le autorità dei due Paesi interessati. Le regole, infatti, vanno condivise; per eliminare il problema, non bastano i controlli predisposti nelle aziende da chi si occupa della sicurezza nel Comune di Prato. Basta con i dossier su Prato; occorre uscire da quei loculi, ma ovviamente occorre uscirne vivi.

Oggi, come ha detto il presidente Sacconi, è stata deliberata (non perché è successa questa tragedia; era già in calendario e l'avremmo fatto comunque oggi) l'istituzione della Commissione d'inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, che spero si prodigherà anche affinché certe situazioni non si ripetano nel tempo. (Applausi dal Gruppo M5S).

MAZZONI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZONI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, quella di domenica mattina nel capannone lager del macrolotto di Prato è stata purtroppo una strage annunciata, perché i cinesi di Prato sono ormai più di 50.000, tra regolari e clandestini. Vivono a migliaia così, in condizioni di degrado estremo e di pericolo, lavorando 18 ore al lavoro e guadagnando un euro l'ora, al di fuori di ogni norma di sicurezza e di igiene.

Non è più pensabile che l'Italia, culla del sindacalismo, e la Toscana, considerata culla della civiltà moderna, possano tollerare ancora questa nuova schiavitù imposta da una criminalità tanto spietata quanto organizzata.

La strage di domenica ha gettato un'ombra su Prato e sulla sua presunta indifferenza a questo fenomeno. Nulla di più falso: l'amministrazione comunale negli ultimi quattro anni ha eseguito ben 1.400 controlli nei capannoni gestiti da cinesi, 600 dei quali sono stati sequestrati, insieme a 26.000 macchinari tessili. Ma tutto questo non è bastato a fermare la macchina infernale del lavoro nero e dello schiavismo: uno schiavismo attraverso il quale prospera il distretto illegale che ha un giro d'affari di quasi due miliardi di euro l'anno che sfuggono a ogni controllo e un flusso di denaro verso la Cina di 500 milioni di euro l'anno attraverso i money transfer.

Da anni Prato chiede un intervento straordinario dello Stato per ripristinare la legalità in quello che il procuratore Tony ha definito un far west, legalità che non significa solo recupero dell'evasione fiscale, ma impegno a tutto campo a partire dall'arresto dei mercanti di schiavi.

Ringrazio, da pratese, le forze dell'ordine per l'infaticabile opera quotidiana che svolgono sul territorio, ma sono tutte sotto organico. Prato è stata lasciata sola dallo Stato e io chiedo oggi che il Governo riunisca subito il tavolo nazionale per Prato e che si rechino in quella città i Ministri dell'interno, della giustizia, del lavoro, della salute, degli esteri e anche il ministro Kyenge, che in un'intervista pubblicata questa mattina da «Il Messaggero» ha affermato che i bambini cinesi di Prato sono ormai pratesi di terza generazione. Magari, Presidente, fosse così! La gran parte dei bambini cinesi di Prato, una volta svezzati, vengono rispediti in Cina dai nonni o nei collegi e tornano a Prato in età scolare senza conoscere una sola parola d'italiano.

La comunità pratese è stata sempre ospitale, sin dagli anni sessanta, quando ha cominciato ad accogliere un flusso di immigrazione immenso e produttivo; quello cinese, però, è un mondo chiuso, che non vuole aprirsi alla realtà in cui vive.

Invito quindi tutti i Ministri a venire a Prato per rendersi conto dell'unicità di un Comune con 250.000 abitanti che ospita la seconda comunità cinese d'Europa dopo Parigi. Altrimenti, i discorsi e le commemorazioni cadranno ancora una volta nel vuoto.

È ora che lo Stato si riappropri di un pezzo del suo territorio lasciato per troppo tempo in mano alla mafia cinese. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

MARTINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTINI (PD). Signor Presidente, il Gruppo del Partito Democratico si associa alle parole da lei espresse in apertura di questa seduta, parole di cordoglio e di partecipazione umana al dolore dei familiari delle vittime.

Esprimiamo anche vicinanza all'amministrazione comunale di Prato e a tutte le amministrazioni locali impegnate, perché sono gli amministratori locali quelli più a diretto contatto con i mille problemi che una vicenda di questo tipo evidenzia. Domani pomeriggio parteciperò alla riunione aperta del consiglio comunale della città di Prato; sarà quella l'occasione anche per rinnovare questa vicinanza.

Il dolore e lo sgomento devono portare ad un nuovo e più forte impegno comune di tutti noi, fuori da ogni polemica e forzatura, e mi sembra che dal dibattito di stasera emergano condizioni nuove che vanno utilizzate.

Le questioni che la vicenda pratese propone sono tante. Riassumo solo per sommi capi quelle per noi più rilevanti. Innanzitutto, urge una nuova politica per l'immigrazione che sia all'altezza dei nuovi tempi e delle nuove questioni. Diciamo apertamente che né il lassismo né il rigorismo hanno funzionato: ci vuole una politica ora intelligente e flessibile, che sappia gestire fenomeni ogni giorno inediti.

In secondo luogo, ci vuole un più forte dialogo tra le autorità italiane e quelle cinesi a livello di Governi, ma anche a livello locale; proprio perché, come diceva il senatore Mazzoni prima di me, la comunità cinese sembra impenetrabile, a maggior ragione è necessario un dialogo istituzionale al massimo livello.

In terzo luogo, è indispensabile un controllo più severo sul territorio. (Brusìo).

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Martini.

Colleghi, a me sembra inverosimile alzarsi in piedi per osservare un minuto di silenzio e poi, mentre qualcuno interviene per esprimersi su questa tragedia, tra i banchi si chiacchiera e si ride. Per cortesia, questa fase sta per essere conclusa. (Applausi dai Gruppi PD, SCpI e M5S).

MARTINI (PD). Grazie, Presidente, in effetti sto per concludere.

Terzo punto: è indispensabile un controllo più severo sul territorio rispetto ad ogni forma di irregolarità e di negazione dei diritti umani fondamentali. Qui si vede come le funzioni statali, quando ben esercitate, sono davvero vitali e non è il mercato da solo che risolve i problemi di una società.

Infine, occorre uno sviluppo economico fondato sulla qualità di tutti i fattori produttivi. Le storture vanno male anche se non ci sono i morti e dobbiamo sapere che le storture ci sono sempre.

Sono temi su cui è possibile sviluppare un confronto alto e un'iniziativa efficace. Me lo auguro vivamente e accolgo positivamente l'annuncio che il presidente Sacconi ha fatto di un lavoro specifico dell'11a Commissione permanente.

Due parole, in conclusione, sull'immagine di Prato (ne ha parlato il senatore Mazzoni prima di me): oggi è una città dipinta come un girone dantesco. Ci sono molti problemi, indubbiamente, ma Prato solo fino a pochi anni fa - come evidenziava la senatrice Bencini - veniva da tutti studiata come modello avanzato, moderno e di successo. Quindi, forse ci vuole anche un po' più di rigore nell'analisi dei fenomeni.

Infine, Prato non è solo capannoni dove scoppiano le tensioni sociali, ma città dove si studia e si approfondiscono anche questi problemi. A Prato ha sede un'università australiana, la «Monash University», che negli ultimi anni ha prodotto studi e ricerche di valore assoluto sulle questioni dell'immigrazione e dell'integrazione. Sono risorse che, assieme all'impegno della politica, dobbiamo saper usare dopo una simile tragedia. (Applausi dai Gruppi PD e SCpI).

Saluto a una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto gli studenti del Liceo statale «Alfano I» di Salerno, che assistono ai nostri lavori dalla tribuna. (Applausi).

Discussione delle mozioni nn. 113 e 184 sul rapporto di affiliazione tra partiti italiani e partiti europei (ore 17,12)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00113, presentata dal senatore Nencini e da altri senatori, e 1-00184, presentata dal senatore Calderoli e da altri senatori, sul rapporto di affiliazione tra partiti italiani e partiti europei.

Ha facoltà di parlare il senatore Nencini per illustrare la mozione n. 113.

NENCINI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione n. 113 prende in considerazione una raccomandazione della Commissione europea del marzo 2013, alcune settimane dopo fatta propria dalla Commissione affari costituzionali del Parlamento europeo. Mi risulta che il Parlamento europeo medesimo potrebbe discuterne quanto prima, decisamente prima che abbia inizio la fase preparatoria della campagna elettorale per le prossime elezioni europee.

La raccomandazione è semplice, vorrei dire elementare: prevede che i partiti che partecipano alle elezioni europee indichino il loro candidato alla Presidenza della Commissione europea (com'è noto, per la prima volta sarà il Parlamento europeo ad indicare chi succederà a Barroso). In secondo luogo, la raccomandazione della Commissione invita i partiti a rendere noto ai cittadini - italiani, spagnoli, tedeschi e quant'altro - prima delle elezioni a quale famiglia europea intendono affiliarsi una volta che avranno una loro rappresentanza all'interno del Parlamento europeo. Mi sembrano due condizioni assolutamente normali, legate non ad una considerazione politica altisonante quanto invece al semplice e banalissimo buonsenso.

Mi pare vi siano tre ragioni alla base del buonsenso. La prima si chiama trasparenza: trasparenza significa parlare ai cittadini il linguaggio della chiarezza, dicendo anticipatamente che cosa si intende fare una volta eletti all'interno del Parlamento rappresentativo dell'Unione europea. La ragione di questa trasparenza ha due teste. La prima è una condizione oggettiva: meglio dire prima chi saremo una volta che gli eletti potranno sedere all'interno del consesso comunitario. Secondo: dal momento che partiti, Gruppi, istituzioni parlamentari e cittadini con il loro voto hanno deciso di conferire pezzi di sovranità all'Europa, è giusto sapere quale politica europea si intende seguire, per fare che cosa e dirlo naturalmente in maniera anticipata rispetto al voto.

La seconda ragione ha una motivazione decisamente più politica, con un doppio valore in Italia: rompere e superare un'anomalia che in Italia si procrastina decisamente da molti anni, vorrei dire da qualche decennio. L'ammissione che l'anomalia non corrisponda a creatività e che, in questo caso, sia portatrice, e quindi foriera, di fattori non decisamente o non sempre positivi nell'organizzazione del nostro sistema politico è una considerazione che, in questa Italia, viene ogni giorno supportata da fatti politico-istituzionali decisamente veri.

Signor Presidente, sottolineo una di queste anomalie con fare garbato, e quindi senza nessuna forma di considerazione negativa verso l'istituzione che mi ospita e in cui ho il privilegio assoluto di sedere; rimane però un'anomalia che è figlia, peraltro, di una considerazione di pochi minuti fa che il Presidente del Senato ha fatto conoscere a chiunque legga le agenzie. Quasi testualmente, in presenza di una difficoltà a trovare e a raggiungere un accordo in Senato sulla legge elettorale, il Presidente del Senato dichiara che, poiché non troviamo un accordo, nulla osta a trasferire la materia alla Camera. Mi permetto di sottolineare che, se non troviamo un accordo in Senato, forse converrebbe spingere perché il Senato raggiunga un accordo. Mi pare più complicato sostenere e condividere l'opinione che il Presidente del Senato dica, nel suo ruolo, che la materia venga trasferita alla Camera.

Ecco, il superamento di queste anomalie è cosa che il conferimento di una posizione fatta conoscere preventivamente ai cittadini è di una qualche utilità se indichiamo casi di appartenenza comunitaria.

L'ultima ragione è stata messa bene in evidenza, con un'opinione opposta alla mia, da chi ha presentato una mozione che - immagino - verrà illustrata subito dopo il mio intervento, quando si sostiene che il Presidente della Commissione europea che verrà sarà investito di un ruolo decisamente superiore a quello rivestito dall'attuale Presidente della Commissione europea. Ragione in più - e ho concluso, signor Presidente - perché i cittadini italiani conoscano l'indirizzo e l'orientamento dei partiti e lo conoscano preventivamente. È giusto dire prima del voto: sostengo quel candidato, con quel programma, anziché l'altro candidato con un programma diverso; infatti, se quel candidato verrà scelto dal Parlamento europeo, si porterà dietro un pezzo anche delle nostre ragioni nazionali.

Questa è la ragione definitiva e fondamentale che fa sì che questa mozione abbia diritto di cittadinanza e possa essere accolta dal nostro Governo, con tutte le conseguenze che ne deriveranno, se approvata dopo il dibattito parlamentare. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE ePD).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Bisinella per illustrare la mozione n. 184.

BISINELLA (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare un discorso un po' articolato in merito alle mozioni che sono oggi all'esame dell'Assemblea. In particolare, il Gruppo Lega Nord ha ritenuto di dover presentare una propria mozione.

Vorrei iniziare dicendo subito che, pur condividendo le esigenze espresse dal collega Nencini sulla necessità di una doverosa salvaguardia del significato della rappresentanza democratica anche nell'ambito delle elezioni per il Parlamento europeo, non riteniamo che quanto previsto dalla raccomandazione della Commissione europea sia condivisibile.

Vorrei partire da una considerazione: l'attuazione dei Trattati istitutivi dell'Unione europea richiederebbe che venisse ripensata in generale la rappresentatività delle popolazioni degli Stati membri, in modo che si addivenga ad una evoluzione dell'Europa come rappresentanza dei popoli, con una condivisione vera di tutti cittadini. Vorrei anche sottolineare che le prossime elezioni europee del 2014 saranno particolarmente importanti perché per la prima volta il Presidente della Commissione europea verrà eletto dal Parlamento europeo tenendo conto del risultato delle votazioni.

La raccomandazione della Commissione europea dello scorso mese di marzo, volta a rafforzare l'efficienza e la democrazia nello svolgimento delle elezioni del Parlamento europeo, ha indicato che prima e durante le elezioni i partiti politici nazionali dovrebbero indicare chiaramente, già nella campagna elettorale, a quale partito politico europeo sono affiliati, anche permettendo e incoraggiando l'indicazione di tali collegamenti sulle schede elettorali. Inoltre, i partiti politici dovrebbero rendere noto quale candidato sostengono alla presidenza della Commissione europea.

Richiamo l'attenzione dell'Assemblea sul fatto che il Parlamento europeo non si è ancora espresso nel merito di questa raccomandazione della Commissione europea e che, di fatto, la normativa vigente per l'elezione dei membri del Parlamento europeo è ancora quella originaria, che non poneva alcun vincolo agli Stati in ordine alla formula elettorale, limitandosi ad imporre l'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto. Di contro, in altra decisione europea si prevede che: «In ciascun Stato membro, i membri del Parlamento europeo sono eletti a scrutinio di lista o uninominale preferenziale con riporto di voti di tipo proporzionale». Non vi è quindi a livello comunitario un condizionamento particolare se non l'adozione di un sistema i cui esiti siano di tipo proporzionale.

Le indicazioni riportate nella raccomandazione della Commissione europea non ci sembrano condivisibili né supportate da motivazioni logiche fondate. Peraltro, l'indicazione di colui che sarà il Presidente della Commissione europea a nostro avviso è grave e sembra precorrere i tempi di una riforma organica che richiede un dibattito approfondito e con tempi congrui nelle sedi opportune.

Non soltanto, quindi, presentiamo una mozione che chiede al Governo di impegnarsi a non recepire le raccomandazioni della Commissione europea, ma vogliamo approfittare del momento per segnalare all'Assemblea alcune tematiche.

Se si parla davvero di trasparenza e massima rappresentanza delle formazioni politiche che concorrono all'elezione dei membri del Parlamento europeo, non si può non considerare che esiste anche un problema di rappresentanza di formazioni politiche presenti in parti del territorio nazionale, seppur limitate, ma consistenti per quantità di popolazione residente, senza pensare a regole particolari che dovrebbero valere per quei territori in cui siano presenti formazioni politiche in rappresentanza di minoranze linguistiche riconosciute.

Questo porta anche a porci il dubbio se debba essere riconsiderata, come noi riteniamo, anche la soglia di sbarramento prevista per l'elezione del Parlamento europeo. Tra l'altro, non vi è un'indicazione precisa di una soglia particolare: a livello europeo vi è solo l'indicazione di una soglia di sbarramento che non superi il 5 per cento a livello nazionale dei suffragi espressi. Vorrei ricordare che diversi Stati non hanno introdotto alcuna clausola di sbarramento; è il caso di Regno Unito, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e Lussemburgo. Nel nostro Paese, come tutti sappiamo, la soglia di sbarramento è stata fissata al 4 per cento, come in Svezia e in Austria, e la Grecia ha recentemente ritenuto di abbassare tale soglia, portandola al 3 per cento.

Ciò ci deve far considerare quali sono davvero il senso e la portata della necessità che sia garantita la doverosa rappresentanza democratica anche alle formazioni minori. Sul punto vale la pena ricordare il pronunciamento della Corte costituzionale federale tedesca del novembre 2011, che accogliendo parzialmente due ricorsi individuali in materia elettorale, in riferimento alla soglia di sbarramento del 5 per cento prevista in Germania, ha ritenuto che tale soglia fosse da considerarsi illegittima, in quanto viola il principio dell'eguaglianza nel diritto di voto e delle pari opportunità dei partiti politici. Tale pronuncia della Corte è finalizzata proprio a tutelare i partiti e le formazioni politiche che rappresentano minoranze nazionali.

Riteniamo quindi che anche la nostra Assemblea debba porsi questo dubbio, considerando la possibilità di approfittare dell'occasione per ripensare la normativa nazionale, non solo al fine di rivedere la soglia di sbarramento, ma proprio per garantire la massima rappresentanza per le formazioni politiche che abbiamo un consenso elettorale consistente seppure concentrato in parti limitate del territorio.

Da donna eletta in Parlamento, poi, vorrei richiamare l'attenzione delle colleghe parlamentari affinché venga data completa attuazione al disposto dell'articolo 51 della Costituzione, che è stato recentemente modificato, al fine di considerare l'evoluzione della nostra società e del nostro Paese e di rafforzare davvero, finalmente, l'equilibrio di genere, in coerenza con l'esperienza di altri Paesi europei.

Pertanto, con la mozione n. 184 chiediamo di non recepire le raccomandazioni della Commissione europea e invitiamo invece il Governo a promuovere nelle sedi competenti, con gli strumenti normativi a disposizione, la revisione della normativa nazionale per l'elezione dei membri del Parlamento europeo, riconsiderando l'attuale soglia di sbarramento, proprio per la necessità di tutelare e di dare giusta rappresentanza alle formazioni politiche presenti in parti limitate del territorio, in cui vi sia popolazione residente significativamente rilevante, che abbiano un consenso elettorale consistente, nonché a promuovere, nelle sedi opportune e con gli strumenti a disposizione, anche un rafforzamento dell'equilibrio di genere, stabilendo il principio dell'alternanza di genere nel caso di preferenza multipla.

Credo che su questi punti debba essere effettuata con serietà un'analisi approfondita da parte dell'Assemblea e dunque chiedo ai colleghi una condivisione; da donna mi rivolgo in particolare alle colleghe per quanto riguarda l'importante passo avanti costituito dal rafforzamento del principio dell'equilibrio di genere. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

FORNARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FORNARO (PD). Signor Presidente, desidero avanzare una richiesta e argomentarla. Il tema proposto dalle due mozioni è infatti importante e sarebbe sbagliato derubricarlo ad una semplice questione di tecnica elettorale. In discussione c'è una questione più ampia: il tema della cittadinanza europea e di come rendere tale cittadinanza più attiva.

Giustamente, la collega senatrice Ginetti, parlando a Vilnius, nel luglio di quest'anno, alla riunione dei Presidenti COSAC (la Conferenza degli organi specializzati in affari comunitari dei Parlamenti dell'Unione europea), aveva sottolineato come sia fondamentale il ruolo dei cittadini nel rafforzare la legittimità democratica dell'Unione europea. In tal senso, la dimensione della cittadinanza dovrà esprimersi anche collegando le prossime elezioni politiche europee del 2014 all'individuazione del Presidente della Commissione europea, come previsto dalla recente raccomandazione con cui si invitano gli Stati membri a far sì che le famiglie politiche nazionali si colleghino alle corrispondenti famiglie politiche europee, le quali, a loro volta, dovranno indicare il loro candidato alla Presidenza della Commissione. Solo così il dibattito interno sulle elezioni politiche europee potrà effettivamente europeizzarsi, restando altrimenti confinato in una mera verifica tra le forze politiche sul piano interno.

C'è quindi una questione ampia, che è quella di aiutare in questo momento a ricucire lo strappo tra cittadini ed istituzioni europee.

Da questo punto di vista, quindi, il Partito Democratico condivide lo spirito della mozione presentata dal collega Nencini e concorda con le raccomandazioni espresse dalla Commissione europea nel marzo scorso, ma proprio per questo ritiene opportuno chiedere ai proponenti un rinvio della discussione a una prossima seduta. Non si tratta di un rinvio sine die, ma di un rinvio che, a nostro giudizio, è utile per potersi raccordare con iniziative analoghe di altri Parlamenti nazionali, in modo da affrontare meglio la questione - che non è soltanto tecnica - dell'adesione a un partito politico europeo o a uno schieramento. Ci sono quindi delle questioni che, a nostro giudizio, possono e devono essere valutate e che richiedono tempo.

È del tutto evidente, infatti, che una presa di posizione isolata non servirebbe in questo momento a raggiungere gli obiettivi che la mozione del senatore Nencini si propone. Pertanto, in questa fase ribadisco la richiesta del Gruppo Partito Democratico di rinviare la discussione sulle mozioni a una successiva seduta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, nella discussione sulla questione sospensiva può prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo per non più di dieci minuti.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, noi riteniamo invece che si debba andare avanti con la discussione di questi documenti, così come programmato la settimana scorsa dalla Conferenza dei Capigruppo, che mi risulta abbia approvato il calendario all'unanimità, di certo con il consenso del Partito Democratico. Trattandosi degli unici documenti all'ordine del giorno della seduta odierna, direi che sarebbe opportuno non vanificare la nostra presenza in Aula andando avanti con la discussione di queste mozioni.

Noi, come Forza Italia, siamo favorevoli alla mozione presentata dal senatore Nencini, perché riteniamo che, in un contesto come quello delle elezioni europee e in un Parlamento così numeroso, sia fondamentale dire agli elettori in quale Gruppo ci si andrà a collocare. È chiaro che i 20-30 rappresentanti al Parlamento europeo che i singoli partiti al massimo possono sperare di eleggere contano poco al di fuori di un contesto di alleanze con partiti di altri Paesi. Poi, ogni movimento o soggetto politico sarà libero di dire che intende non aderire a particolari partiti europei: può essere questa una sua particolarità, un suo modo di distinguersi. Ma, ad ogni modo, riteniamo che sia opportuno andare avanti e discutere queste mozioni.

Non vorrei che questa richiesta di rinvio fosse motivata dal congresso del Partito Democratico, altrimenti staremmo qui a parlare del livello europeo, nazionale ed istituzionale e di sommi principi, ma poi tutto si ridurrebbe a qualcosa di ancillare alla celebrazione di un congresso di partito. Capiamo che questo possa causare imbarazzo in qualcuno: chi nel Parlamento europeo ancora non ha trovato la propria casa perché non la trova, e non perché non la vuole cercare, com'è il caso di altri, sarà in imbarazzo.

Non credo che spostare la discussione di qualche giorno cambi la situazione. Certo, a quel punto si sarà tenuto il congresso del Partito Democratico, ma credo che vengano prima le questioni che riguardano l'Unione europea, il Parlamento italiano, e poi, con tutto il rispetto, il congresso del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

OLIVERO (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

OLIVERO (SCpI). Signor Presidente, colleghi, il nostro Gruppo parlamentare prende atto della richiesta avanzata dal senatore del Gruppo del Partito Democratico di rinviare la discussione delle mozioni che sono state poc'anzi illustrate.

Noi non possiamo non manifestare dispiacere per il rinvio di un dibattito e di una conseguente decisione utile per dare ai cittadini chiarezza rispetto alla scelte che dovranno compiere tra pochi mesi. Non ci opponiamo a tale richiesta, ma alla sola condizione che vi sia un impegno comune (è stato manifestato, ma lo vogliamo sottolineare con forza) ad affrontare il tema in tempi stretti, a partire già dalle prossime settimane.

Credo che siano legittime le pause di riflessione, legittimi e anzi doverosi i congressi di partito, ma è indispensabile che su un tema così importante non cali il sipario, ma lo si affronti in tempi certi. Riteniamo che ciò possa anche aiutare questo stesso Parlamento a ritrovare il senso della sua azione coordinata in Europa. (Applausi dal Gruppo SCpI).

BIANCONI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCONI (NCD). Signor Presidente, il nostro Gruppo ha le idee estremamente chiare sulla mozione presentata dal senatore Nencini. Noi sappiamo benissimo dove ci vogliamo collocare in Europa e siamo assolutamente pronti a discutere di questa mozione che ci sembra estremamente interessante, ma essendo il proponente il senatore Nencini ci rimettiamo alla sua valutazione. Lui è il proponente e, di conseguenza, desideriamo sapere da lui se è disposto a rinviare l'esame di una settimana oppure se ritiene di doverne discutere in questo momento. Il nostro orizzonte prospettico, però, la nostra mission in Europa è chiarissima: sappiamo dove vogliamo stare e sappiamo a quale partito europeo vorremmo aderire.

Quindi, signor Presidente, per noi non c'è problema a discutere della mozione oggi o quando la Conferenza dei Capigruppo vorrà nuovamente iscriverla all'ordine del giorno, ma il proponente, il senatore Nencini, deve dirci esattamente cosa vuole fare della mozione in questa giornata. (Applausi dal Gruppo NCD).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, mi auguro che, oltre a sapere dove stare dentro al Parlamento europeo, si sappia anche a quale progetto e a quale programma aderire per l'Europa, ma questo è un altro ragionamento.

Noi pensiamo sia utile un rinvio della discussione, anche perché crediamo sia necessario, tra l'altro, approfondire una serie di temi che sono assolutamente fondamentali se vogliamo discutere sul serio di Europa.

Vorrei ricordare anch'io il pronunciamento della Corte costituzionale federale tedesca in merito alla natura delle elezioni europee e il richiamo ivi contenuto (quindi anche rispetto alla raccomandazione della Commissione europea) al fatto che all'interno del Parlamento europeo debba essere garantita la rappresentanza delle varie culture e delle varie espressioni politiche.

Quindi, credo che sia necessario e opportuno un rinvio anche per meglio approfondire questo aspetto, così come la questione che riguarda la preferenza di genere. Vorrei ricordare infatti che queste elezioni sarebbero le uniche in cui non è applicata la regola della preferenza di genere.

Queste due questioni, che non sono certamente da poco, sono sufficienti a convincermi della necessità di una decisione, che spetta ai Capigruppo, per vedere a quando aggiornare la discussione delle mozioni presentate, con ulteriori approfondimenti soprattutto in merito agli aspetti evidenziati. (Applausi della senatrice Petraglia).

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, manifesto qualche titubanza rispetto a certe posizioni. Pensavo di appartenere a un'area politica e a una coalizione con idee chiare in proposito. Se esiste la necessità di un aggiornamento di tipo tecnico, fermo restando che bisogna essere consapevoli che ci sono adempimenti tecnici che imporrebbero una certa celerità, il rinvio a tempi brevi (entro una quindicina di giorni) può essere accettato. Se, invece, il rinvio è in funzione di una situazione atmosferica ancora incerta, per usare un eufemismo, allora francamente esso diventa un problema.

Spero che le richieste di rinvio siano dovute alla volontà di affrontare la questione in tempi brevi (un paio di settimane) durante i quali si possano mettere a punto eventuali strumenti di adempimento operativo successivo perché, se approviamo la mozione n. 113, dobbiamo lasciare lo spazio al Governo di predisporre tutti gli elementi tecnici necessari. Da questo punto di vista, anche a nome del senatore Nencini, manifestiamo la nostra disponibilità.

BARANI (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (GAL). Signor Presidente, mi rivolgo ai firmatari, ai colleghi Nencini e Buemi, per dire che i problemi sono altri: non sono attinenti all'approvazione della mozione, ma al suo contenuto.

Vedo che l'atto è firmato anche dai senatori Lumia, Sposetti e da altri iscritti al Partito Democratico, come il senatore Casson. Voi scrivete: «i firmatari del presente atto di indirizzo (...) aderiscono formalmente e/o idealmente al Partito del socialismo europeo». Sul punto dissento perché si tratta del partito post comunista europeo. Ho già detto l'altro giorno in un intervento che mi rivolgerò alla Corte dei diritti dell'uomo perché i comunisti non possono aderire a una struttura socialista, in quanto non ne hanno alcun titolo a causa dei mali che hanno fatto. E la storia è piena di documentazione che testimonia quello che sto dicendo.

E, comunque, si tratta di una questione attinente al congresso del Partito Democratico, perché chi è candidato alla segreteria non è detto che voglia aderire al Partito socialista europeo: magari, può vincere qualcuno che vuole aderire al Partito dei Popoli europei.

Le idee sono ancora confuse, ma noi siamo perché si vada avanti oggi. Certo è che la maledizione di Bettino Craxi sta facendo il suo corso: per non diventare socialisti, i comunisti stanno morendo democristiani.

LUCIDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIDI (M5S). Signor Presidente, il Movimento 5 Stelle ha approfondito il contenuto della mozione proposta dal senatore Nencini, così come quello della mozione presentata dalla Lega. Abbiamo espresso delle perplessità sui due documenti e siamo concordi nel ritenere che ci sia bisogno di un approfondimento maggiore per alcune motivazioni principali, prima fra tutte il fatto che la raccomandazione della Commissione europea è estremamente complessa, condivisibile in alcune parti e non condivisibile in altre.

Riteniamo, quindi, giusto rinviare la discussione in maniera tale da poter proporre una risposta che sia quanto più soddisfacente, proprio nell'ottica di recepire tutte le indicazioni che riteniamo siano logiche e di buonsenso. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Bruno).

PRESIDENTE. Colleghi, dobbiamo procedere con la votazione della proposta di rinvio della discussione delle mozioni.

Avendo verificato delle posizioni non completamente coerenti, voteremo tale proposta con il sistema elettronico senza registrazione dei nomi.

Pertanto, metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la questione sospensiva, presentata dal senatore Fornaro.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva.

La data per il seguito della discussione delle mozioni sarà quindi fissata dalla Conferenza dei Capigruppo.

Colleghi, in attesa delle decisioni della Conferenza dei Capigruppo, convocata alle ore 18, sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 17,47, è ripresa alle ore 19,01).

Presidenza del vice presidente GASPARRI

Sui lavori del Senato
Inchieste parlamentari, nuovo deferimento

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.

La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 23 dicembre.

La seduta antimeridiana di domani sarà dedicata alla votazione per l'elezione dei componenti della Commissione per la vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti.

In relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati del decreto‑legge di proroga di missioni internazionali, l'Aula non terrà seduta nel pomeriggio di domani, per consentire il lavoro delle Commissioni.

La discussione in Assemblea del decreto-legge avrà luogo a partire dalla seduta antimeridiana di giovedì. Considerata l'imminente scadenza del provvedimento, il calendario prevede sedute con votazioni anche nel pomeriggio di giovedì e, se necessario, nella giornata di venerdì.

Il calendario della prossima settimana prevede l'esame del decreto‑legge sul riequilibrio della finanza pubblica e in materia di immigrazione e del decreto-legge concernente misure finanziarie per le Regioni e gli enti locali.

Nella seduta pomeridiana di mercoledì 11, alle ore 16, si svolgeranno le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Per il conseguente dibattito, che potrà concludersi con un voto di fiducia, i tempi sono stati ripartiti tra i Gruppi. Nel pomeriggio di giovedì 12 dicembre, alle ore 16, con trasmissione diretta televisiva, si svolgerà il question time con il Ministro dello sviluppo economico.

Nella settimana dal 17 al 19 dicembre, oltre all'eventuale seguito del decreto-legge concernente misure finanziarie per le Regioni e gli enti locali, sarà discusso il decreto-legge IMU e Banca d'Italia. Il calendario prevede inoltre l'esame di ratifiche di accordi internazionali concluse dalle Commissioni esteri, nonché di documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Infine, la Conferenza dei Capigruppo ha preso atto che, secondo l'attuale calendario, la Camera dei deputati dovrebbe concludere l'esame dei documenti finanziari entro la giornata di venerdì 20 dicembre. Ove modificati dalla Camera dei deputati e salvo i diversi termini che potrebbero essere comunicati in relazione ai tempi di trasmissione, le Commissioni permanenti dovranno presentare i propri rapporti alla Commissione bilancio entro le ore 13 di sabato 21 dicembre. La 5a Commissione permanente riferirà all'Assemblea nella seduta di lunedì 23 dicembre.

Comunico all'Assemblea che è stato riassegnato, in sede deliberante, alla unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo il documento XXII n. 3, «Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro».

Calendario dei lavori dell'Assemblea
Disegni di legge, preannunzio di trasmissione dalla Camera dei deputati

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi pomeriggio, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 23 dicembre 2013:

Mercoledì

4

dicembre

ant.

h. 9,30

- Votazione per l'elezione di 4 componenti effettivi e 4 supplenti della Commissione per la vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti (mercoledì 4) (*) (**)

- Disegno di legge n. ... - Decreto-legge n. 114, proroga missioni internazionali (Ove trasmesso in tempo utile dalla Camera dei deputati) (Scade il 9 dicembre)

Giovedì

5

"

ant.

h. 9,30-14

"

"

"

pom.

h. 15

Venerdì

6

"

ant.

h. 9,30
(se necessaria)

(*) In apertura della seduta antimeridiana di mercoledì 4 dicembre sarà effettuata la chiama dei Senatori. Ciascun Senatore riceverà una scheda sulla quale dovrà indicare i nominativi di tre Senatori quali componenti effettivi e tre supplenti.

(**) L'Assemblea non terrà seduta nel pomeriggio di mercoledì 4 dicembre per consentire alle Commissioni di esaminare il decreto-legge n. 114, proroga missioni internazionali.

Gli emendamenti al disegni di legge n. ... (Decreto-legge n. 114, proroga missioni internazionali) dovranno essere presentati entro le ore 19 di mercoledì 4 dicembre.

Martedì

10

dicembre

pom.

h.16,30-20,30

- Disegno di legge n. 1174 - Decreto-legge n. 120, riequilibrio della finanza pubblica e in materia di immigrazione (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade il 14 dicembre)

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri (mercoledì 11, pom.)

- Disegno di legge n. 1149 - Decreto-legge n. 126, misure finanziarie Regioni ed Enti locali (Scade il 30 dicembre)

Mercoledì

11

"

ant.

h. 9,30-13,30

"

"

"

pom.

h. 16

Giovedì

12

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

12

dicembre

pom.

h. 16

- Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento al Ministro dello sviluppo economico

Gli emendamenti ai disegno di legge n. 1174 (Decreto-legge n. 120, riequilibrio finanza pubblica e in materia di immigrazione) e n. 1149 (Decreto-legge n. 126, misure finanziarie Regioni ed enti locali) dovranno essere presentati entro le ore 13 di venerdì 6 dicembre.

Martedì

17

dicembre

pom.

h.16,30-20,30

- Eventuale seguito disegno di legge n. 1149 - Decreto-legge n. 126, misure finanziarie Regioni ed enti locali (Scade il 30 dicembre)

- Disegno di legge n. 1188 - Decreto-legge n. 133, IMU e Banca d'Italia (Voto finale entro il 1° gennaio 2014) (Scade il 29 gennaio 2014)

- Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione esteri

- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

Mercoledì

18

"

ant.

h. 9,30-13,30

"

"

"

pom.

h. 16,30-20,30

Giovedì

19

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

19

dicembre

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Gli emendamenti al disegno di legge n. 1188 (Decreto-legge n. 133, IMU e Banca d'Italia) dovranno essere presentati entro le ore 13 di lunedì 16 dicembre.

Lunedì

23

dicembre

ant.

h. 10

- Disegni di legge nn. 1120-B e 1121-B - Legge di stabilità 2014 e Legge di bilancio 2014-2016 (Approvati dal Senato) (Ove modificati dalla Camera dei deputati) (Votazioni finali con la presenza del numero legale)

Non appena trasmessi dalla Camera dei deputati i disegni di legge nn. 1120-B e 1121-B (Legge di stabilità 2014 e Legge di bilancio 2014-2016) saranno immediatamente deferiti alla 5a Commissione permanente.

Salvo i diversi termini che potrebbero essere comunicati in relazione ai tempi di trasmissione dei documenti finanziari dalla Camera dei deputati, le Commissioni permanenti dovranno presentare i propri rapporti alla Commissione bilancio entro le ore 13 di sabato 21 dicembre; la 5a Commissione permanente riferirà all'Assemblea nella seduta di lunedì 23 dicembre.

Gli emendamenti ai disegni di legge finanziaria e di bilancio dovranno essere presentati entro le ore 13 di domenica 22 dicembre.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 114, proroga missioni internazionali)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

40'

Governo

40'

Votazioni

40'

Gruppi 5 ore, di cui :

PD

1 h.

07'

FI-PdL XVII

45'

M5S

40'

NCD

31'

SCpI

26'

LN-Aut

24'

Misto

24'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-MAIE

21'

GAL

21'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1174
(Decreto-legge n. 120, riequilibrio della finanza pubblica
e in materia di immigrazione)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

40'

Governo

40'

Votazioni

40'

Gruppi 5 ore, di cui :

PD

1 h.

07'

FI-PdL XVII

45'

M5S

40'

NCD

31'

SCpI

26'

LN-Aut

24'

Misto

24'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-MAIE

21'

GAL

21'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(2 ore, escluse dichiarazioni di voto)

PD

27'

FI-PdL XVII

18'

M5S

16'

NCD

12'

SCpI

10'

LN-Aut

10'

Misto

10'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-MAIE

9'

GAL

8'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1149
(Decreto-legge n. 126, misure finanziarie Regioni ed enti locali)
(10 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

40'

Governo

40'

Votazioni

40'

Gruppi 5 ore, di cui :

PD

1 h.

07'

FI-PdL XVII

45'

M5S

40'

NCD

31'

SCpI

26'

LN-Aut

24'

Misto

24'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-MAIE

21'

GAL

21'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1188
(Decreto-legge n. 133, IMU e Banca d'Italia)
(10 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h.

Governo

1 h.

Votazioni

1 h.

Gruppi 7 ore, di cui :

PD

1 h.

34'

FI-PdL XVII

1 h.

03'

M5S

56'

NCD

44'

SCpI

36'

LN-Aut

34'

Misto

34'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-MAIE

30'

GAL

29'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione dei disegni di legge
nn. 1120-B e 1121-B
(Stabilità 2014 e Bilancio 2014-2016)
(10 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori di maggioranza

1 h.

Relatori di minoranza

1 h.

Governo

1 h.

Votazioni

2 h.

Gruppi 5 ore, di cui :

PD

1 h.

07'

FI-PdL XVII

45'

M5S

40'

NCD

31'

SCpI

26'

LN-Aut

24'

Misto

24'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI-MAIE

21'

GAL

21'

Dissenzienti

5'

Sull'esigenza di evitare iniziative suscettibili
di incrementare il rischio di dissesto idrogeologico

CASTALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTALDI (M5S). Signor Presidente, intervengo per amplificare la voce di alcuni cittadini abruzzesi, del pescarese e del chietino, i quali, dopo due giorni di pioggia abbondante, si domandano se due giorni di pioggia autunnale possano o meno giustificare frane, smottamenti, strade che si trasformano in torrenti o addirittura morti sotto un cavalcavia.

Più eccezionale della quantità di pioggia caduta ci appare la gara «Allerta il cittadino», cui hanno partecipato i nostri amministratori locali di ogni ordine e grado, impegnati a divulgare previsioni meteorologiche, ordinanze di chiusura di scuole, chiusura di strade, evacuazione di centri commerciali e, ultimi ma non meno importanti, consigli sulla migliore strada da percorrere in caso si fosse costretti ad uscire di casa. Viene da chiedersi da dove nasca per consiglieri comunali e sindaci tutto questo interesse per la meteorologia e la solidità idrogeologica del nostro territorio, vista la loro totale latitanza negli anni passati.

Dove erano tutti quando si approvavano i piani regolatori? Quando si consentiva la costruzione di quartieri residenziali lungo gli argini dei fiumi? Quando si consentiva la costruzione di un centro commerciale - Megalò - in una zona notoriamente a rischio idrogeologico. I nostri nonni già ci dicevano questo.

Un'altra domanda sorge spontanea: dove sono i nostri amministratori oggi che si continua a portare avanti il progetto di realizzazione, nella medesima zona, di altri due grandi centri commerciali, Megalò 2 e Megalò 3? Vorranno finalmente cominciare a prevenire qualche danno, almeno quelli facilmente prevedibili? O forse noi cittadini dovremo aspettare ancora qualche anno per poi vederne evacuati tre di centri commerciali e non uno, come è avvenuto nei giorni scorsi?

Le associazioni ambientaliste e i tecnici sono stati da sempre chiari sul punto: il centro commerciale Megalò (ben 52.000 metri quadrati di cemento), costruito nel pieno di un'ansa e cassa di espansione naturale del fiume Pescara, ha stravolto il regime idraulico del principale corso d'acqua abruzzese. Tanto è vero che il commissario straordinario per il risanamento del bacino Aterno-Pescara, Adriano Goio, ipotizzava fino all'altro ieri nuovi e costosissimi interventi per altre casse di espansione in sostituzione di quelle occupate. Chissà cosa ipotizzerà da oggi in poi.

PRESIDENTE. Deve concludere, senatore.

CASTALDI (M5S). Vado a conclusione, signor Presidente. Riteniamo che i tempi siano maturi e che il sindaco di Chieti, soprattutto, e gli assessori e i consiglieri tutti debbano prendere una decisa e definitiva posizione al riguardo. (Applausi dal Gruppo M5S).

FUCKSIA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FUCKSIA (M5S). Signor Presidente, i crimini contro l'ambiente sono crimini contro l'umanità per un duplice aspetto: l'offesa alle meraviglie del creato e le vittime che i disastri ambientali generati dall'uomo producono. È ciò cui abbiamo assistito ancora in questi giorni in Sardegna, in Calabria, in Abruzzo e, in misura meno tragica, in altre Regioni, tra cui le Marche, come macabra reiterazione di fatti ed errori che ogni volta, con malcelata ipocrisia, dichiariamo di non voler più né vedere né ripetere. Tuttavia, gli interventi efficaci, i correttivi, gli investimenti relativi sfumano, e si ha l'impressione che per qualche amministratore il mandato, anche se in partenza con le migliori buone intenzioni, si esaurisca in una pedissequa e inconsapevole applicazione di tecnicismi e vincoli astratti non funzionali a una più opportuna e lungimirante visione capace di rispondere alle necessità presenti e future. «Adda passà 'a nuttata» direbbe Eduardo.

Nella mia città, Fabriano, assistiamo a qualcosa che ha dell'incredibile. Offesa profondamente dal terremoto del 1997 e ancor più oggi da un pesante fenomeno di deindustrializzazione, con gravi conseguenze occupazionali, economiche e sociali, ci si è resi colpevoli di uno scempio che si protrae da più di 50 anni: il vergognoso utilizzo del fiume Giano, simbolo araldico e identitario della città, attorno al quale Fabriano è sorta e cresciuta e che ancora oggi attraversa il suo centro storico, come fogna e tombato nelle peggiori forme del calcestruzzo. Ora, grazie alla possibilità di un finanziamento ricevuto con la legge n. 61 del 1998, c'è finalmente l'occasione di liberarlo e bonificarlo con la realizzazione di un collettore fognario che potrà restituire alle acque la loro primitiva salubrità.

Ecco però che il sonno della ragione si erge a direttorio e la mano di un Attila «de noantri» si innalza contro quella che sarebbe dovuta essere una logica e sana pacificazione con la natura. Si è escogitato un teorema tutto particolare, secondo cui, per proteggere le case e le persone che vivono a ridosso del fiume, bisognerebbe nuovamente ricorrere, dopo l'attesa scopertura, a un getto di copertura in calcestruzzo, su cui - tanto per strafare - realizzare un parking per 50 auto. Poco importa se i modelli delle città più virtuose suggeriscono di liberare i centri storici dal traffico e dalle sue emissioni inquinanti.

Nulla influisce la consapevolezza ormai universalmente acquisita sul ruolo determinante e aggravante tipico delle coperture e delle cementificazioni degli argini dei fiumi nello scatenare tante tragedie, da cui avremmo dovuto ricavare un senno almeno a posteriori. Nulla importa se comitati di cittadini, associazioni culturali e ambientali hanno raccolto tante firme per evitare la ritombatura; né hanno avuto peso le avanzate ed elevate competenze nel settore interpellate. La pseudoragione di Stato... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Senatrice, il tempo a sua disposizione è terminato: aveva tre minuti. Può consegnare il testo affinché sia allegato al Resoconto.

FUCKSIA (M5S). Consegno il testo dell'intervento, signor Presidente.

Sull'opportunità di misure di sostegno all'utilizzo delle energie rinnovabili

NUGNES (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, vorrei leggervi la lettera che mi è arrivata da un collega, l'ingegner Vincenzo Triunfo, che condivido come se l'avessi scritta io.

«Attacco al futuro! Come volevasi dimostrare gli emendamenti ammessi all'esame della Commissione bilancio che volevano una stabilità degli Ecobonus fino al 2020, presentati da varie forze politiche e necessari a dare certezza e continuità alle aziende che investono in questo settore, aziende che producono ricchezza e posti di lavoro, sono stati respinti. Contestualmente, il comma 99 del maxiemendamento ha dato una spallata alle energie rinnovabili.

Ebbene sì, mentre l'Europa e il mondo intero ad ogni longitudine e latitudine cercano di proiettarsi in un futuro imminente di necessità di approvvigionamenti energetici, noi che di energia ne abbiamo poca (se non niente, tranne quella che la natura ci dona attraverso il sole, il vento e la terra), indirizziamo i nostri sforzi economici e legislativi verso coloro che l'energia la producono in maniera inefficiente o non compatibile con le condizioni di contorno in cui il nostro Paese si trova.

Sembra quasi che, su di una nave che affonda per il troppo peso, per alleggerirla, invece di liberarci delle cose poco utili, buttiamo giù i bambini, ovvero il futuro. Mi rendo conto che una strategia di salvezza per il passato (fonti fossili e grandi utilities) è necessaria, ma non certo attraverso la ratio di ammazzare i bambini, che in questo caso sono l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili.

Non vi è dubbio che attualmente e per molti anni ancora il mix energetico sarà fondamentale, almeno fin quando le rinnovabili con gli accumuli e le smart grid non riusciranno a sopravvivere con le loro gambe. Ma, l'inesorabile cambiamento da quello che era il mondo concepito come un unico flusso di energia che andava dalle grandi centrali elettriche verso le utenze a quello che attualmente vediamo esistere nel nostro Paese, con centinaia di migliaia di impianti di generazione distribuita, è ormai una realtà ed è anche, molto probabilmente, una delle poche scelte di approvvigionamento energetico e sicurezza - se non l'unica - che il nostro Paese può portare avanti da qui alla fine del secolo.

Abbiamo detto due volte no al nucleare; abbiamo investito sulle rinnovabili in maniera pesante e, ogni anno, per fare ciò, noi italiani ci siamo autotassati pagando circa 7 miliardi di euro affinché queste tecnologie potessero essere competitive e potessero raggiungere nel più breve tempo possibile gli obiettivi della grid parity; abbiamo la voglia di vivere in un Paese libero dalle logiche delle lobby e libero dall'idea di doverci assicurare un futuro energetico andando a conquistare territori e depredare il pianeta.

La propensione verso la sostenibilità ambientale è ormai diffusissima: basti richiamare ciò che ha dichiarato il Presidente ISPO, evidenziando come i risultati sulla green reputation facciano risaltare che nel 92 per cento dei casi il consumatore apprezza l'imprenditore impegnato nel recupero e nel riutilizzo dei rifiuti, nel 91 per cento dei casi dice di accordare le sue preferenze a imprese che usano fonti di energia rinnovabile.

PRESIDENTE. Senatrice, il tempo a sua disposizione è scaduto, ma può consegnare il testo del suo intervento affinché sia allegato al Resoconto stenografico della seduta odierna.

NUGNES (M5S). Va bene, signor Presidente, allego la restante parte dell'intervento.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 4 dicembre 2013

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 4 dicembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,15).

Allegato A

MOZIONI

Mozioni sul rapporto di affiliazione tra partiti italiani e partiti europei

(1-00113) (17 luglio 2013)

NENCINI, BORIOLI, BUEMI, CASSON, Stefano ESPOSITO, FORNARO, Fausto Guilherme LONGO, CUCCA, MINEO, SOLLO, SPOSETTI, VERDUCCI, LUMIA, PEGORER. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            l'attuazione dei trattati costitutivi dell'Unione europea e l'applicazione delle norme comunitarie e delle decisioni politiche e tecniche conseguenti non può che avvenire attraverso un'ampia partecipazione democratica, che renda l'Europa un progetto condiviso dai popoli e da ciascun cittadino e cittadina;

            le prossime elezioni europee del 2014 saranno in questo senso un appuntamento di particolare importanza, anche perché il Presidente della Commissione europea verrà per la prima volta eletto dal Parlamento europeo, tenendo conto del risultato delle elezioni;

            nel corso degli anni si è rafforzato il ruolo dei partiti politici europei, a cui i partiti politici nazionali, anche italiani, sono affiliati o con i quali hanno comunque rapporti assai stretti, non solo ai fini della costituzione di gruppi omogenei nel Parlamento europeo ma anche per iniziative e campagne transnazionali;

            atteso che:

            la Commissione europea in data 12 marzo 2013, con propria raccomandazione sul rafforzare l'efficienza e la democrazia nello svolgimento delle elezioni del Parlamento europeo, ha indicato che prima e durante le elezioni i partiti politici nazionali dovrebbero indicare chiaramente a quale partito politico europeo sono affiliati "anche permettendo e incoraggiando l'indicazione di tali collegamenti sulle schede elettorali"; inoltre, i partiti politici dovrebbero render noto quale candidato sostengono alla presidenza della Commissione europea e dovrebbero anche informare gli elettori durante la campagna in merito al loro candidato alla presidenza della Commissione;

            anche la commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo si è espressa in maniera simile, in data 28 maggio 2013, in particolare esortando gli Stati membri a prevedere sulla scheda elettorale i nomi e i simboli dei partiti politici europei, in attesa che su questo si esprima anche il Parlamento europeo in seduta plenaria;

                    considerato che:

            sarebbe atto di particolare valore ideale e rilievo istituzionale se l'Italia fosse il primo Stato membro ad accogliere tali raccomandazioni, secondo la tradizione europeista che nel tempo ha contraddistinto in maniera particolare l'impegno italiano in sede europea;

            l'esplicita indicazione sulla scheda elettorale e durante la campagna elettorale dell'appartenenza ai partiti europei dei partiti nazionali impegnati sarebbe un'opportuna informazione agli elettori, utile per scelte consapevoli e informate;

            i firmatari del presente atto di indirizzo che aderiscono formalmente e/o idealmente al Partito del socialismo europeo (PSE), esprimono la ferma convinzione che l'impegno proposto sia di eguale utilità e opportunità per ogni forza politica italiana a qualsiasi partito europeo essa aderisca,

            impegna il Governo a prevedere, anche con proprio provvedimento urgente, il recepimento delle raccomandazioni della Commissione europea sull'indicazione dell'affiliazione europea dei partiti concorrenti alle elezioni europee 2014 nelle schede elettorali.

(1-00184) (03 dicembre 2013)

CALDEROLI, BITONCI, ARRIGONI, BISINELLA, BELLOT, COMAROLI, CONSIGLIO, CANDIANI, CENTINAIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            l'attuazione dei trattati costitutivi dell'Unione europea e l'applicazione delle norme comunitarie e delle decisioni politiche e tecniche conseguenti non può che avvenire attraverso un'ampia partecipazione democratica, che renda l'Europa un progetto condiviso dai popoli e da ciascun cittadino e cittadina;

            le prossime elezioni europee del 2014 saranno in questo senso un appuntamento di particolare importanza, anche perché il Presidente della Commissione europea verrà per la prima volta eletto dal Parlamento europeo, tenendo conto del risultato delle elezioni;

            la Commissione europea in data 12 marzo 2013, con propria raccomandazione sul rafforzare l'efficienza e la democrazia nello svolgimento delle elezioni del Parlamento europeo, ha indicato che prima e durante le elezioni i partiti politici nazionali dovrebbero indicare chiaramente a quale partito politico europeo sono affiliati "anche permettendo e incoraggiando l'indicazione di tali collegamenti sulle schede elettorali"; inoltre, i partiti politici dovrebbero render noto quale candidato sostengono alla presidenza della Commissione europea e dovrebbero anche informare gli elettori durante la campagna in merito al loro candidato alla presidenza della Commissione;

            il Parlamento europeo non si è espresso in merito alla raccomandazione della Commisione europea del 12 marzo 2013;

            il testo originario della decisione 20 settembre 1976, 76/787/Ceca,Cee,Euratom, non poneva alcun vincolo agli Stati in ordine alla formula elettorale, limitandosi ad imporre l'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto;

            di contro, ai termini dell'art. 1, punto 1, della decisione 76/787/Ceca,Cee,Euratom, come sostituito dall'art. 1 della decisione 2002/772/CE/Euratom, "In ciascun Stato membro, i membri del Parlamento europeo sono eletti a scrutinio di lista o uninominale preferenziale con riporto di voti di tipo proporzionale";

            a livello comunitario è stata dunque imposta l'adozione di un sistema i cui esiti siano di tipo proporzionale. A mutare sono, tuttavia, le forme attraverso le quali si realizza la tendenziale corrispondenza proporzionale tra il numero di voti ed il numero dei seggi. Oltre a tale limite, il Parlamento europeo non ha, in nessun altro modo, condizionato la libera decisione degli Stati membri in merito all'adozione di una propria normativa che disciplini le modalità di elezione dei membri del Parlamento europeo;

            le indicazioni riportate nella raccomandazione della Commissione europea appaiono non supportate da motivazioni logiche considerata la non necessità di dover garantire la governabilità attraverso modifiche al sistema elettorale;

            inoltre, l'indicazione del presidente della Commissione europea da parte dei partiti politici nella fase della campagna elettorale precorrerebbe motivatamente una riforma volta ad introdurre una forma di presidenzialismo diretto, che deve assolutamente essere valutata con la dovuta attenzione nelle sedi opportune e nei tempi necessari,

            impegna il Governo, alla luce delle considerazioni riportate in premessa, a non recepire le raccomandazioni della Commissione europea .

Allegato B

Testo integrale dell'intervento della senatrice Fucksia sull'esigenza di evitare iniziative suscettibili di incrementare il rischio di dissesto idrogeologico

I crimini contro l'ambiente sono crimini contro l'umanità. Per un duplice nesso: l'offesa alle meraviglie del creato e le vittime che i disastri ambientali generati dall'uomo producono.

È ciò a cui abbiamo assistito ancora in questi giorni in Sardegna, in Calabria, Abruzzo e in misura meno tragica in altre Regioni tra cui le Marche, come macabra reiterazione di fatti ed errori, che ogni volta a danno avvenuto, con malcelata ipocrisia dichiariamo di non voler più né vedere, né ripetere.

Ma gli interventi efficaci, i correttivi, gli investimenti relativi sfumano e si ha l'impressione che per qualche amministratore, il mandato, anche se ben intenzionato in partenza, si esaurisca in un'applicazione pedissequa e inconsapevole di tecnicismi e vincoli astratti non funzionali ad una più lungimirante e opportuna visione capace di rispondere alle reali necessità presenti e future della cittadinanza. Queste amare storie vengono vissute con lo spirito di Eduardo "Addà passa' 'a nuttata!".

Nella mia città, Fabriano, assistiamo a qualcosa che ha dell'incredibile.

Offesa profondamente dal terremoto del 1997 ed ancor più oggi da un terribile e rapido fenomeno di deindustrializzazione con pesantissime conseguenze occupazionali, economiche e sociali, Fabriano ha ricevuto in virtù della legge n. 61 del 1998 un contributo finanziario che offre la giusta occasione per interrompere una vergogna che si protrae da più di cinquant'anni: l'utilizzo del Giano, il fiume che attraversa il centro storico medioevale della città, simbolo sia araldico sia identitario della cultura delle arti che ne ha caratterizzato la sua storia eccelsa, attorno e grazie al quale la città è sorta e cresciuta, usato vergognosamente come fogna e ricoperto da un manto del peggior calcestruzzo! Ora c'è finalmente la possibilità di liberarlo, bonificarlo con la realizzazione di un collettore fognario che potrà restituire le acque alla loro primitiva salubrità.

Ma ecco che il sonno della ragione si erge a direttorio e la mano di "Attila de noantri" (o forse per farmi capire meglio dai miei concittadini, dovrei dire l'ingegnosa "coda di Topo" compulsivamente addestrata a fantasiose e cementizie diavolerie) si innalza contro quella che sarebbe dovuta essere una logica e sana pacificazione con la natura!

Si escogita un teorema tutto particolare secondo cui per proteggere le case e le persone che vivono a ridosso del fiume sarebbe necessario ritombare nuovamente il fiume liberato e sul nuovo manto di copertura realizzare un altrettanto fantastico parking per 50 auto.

Poco importa se le città più virtuose suggeriscono di liberare i centri storici dal traffico veicolare e dalle sue emissioni inquinanti, o se continuando così a Fabriano la macchina diventerà un lusso non possibile a tutti, o se tanti cittadini ed associazioni ambientali e culturali si sono entusiasticamente impegnati a raccogliere firme per impedire la ritombatura. Non influisce nemmeno la consapevolezza ormai universalmente acquisita sul ruolo determinante e aggravante tipico delle coperture e delle cementificazioni degli argini dei fiumi nello scatenare tante tragedie da cui dovremmo ricavare un senno almeno a posteriori o la maggiore difficoltà di manutenzione ordinaria che - questa sì - è fondamentale alla gestione della sicurezza fluviale! Non sono state prese in considerazione nemmeno le ragionevoli ed elevate proposte alternative avanzate dalle migliori competenze del settore.

Inoltre questa è solo una parte dell'insipienza seminata a piene mani su questo caso.

Come ci ricorda Albert Einstein, "la prima necessità dell'uomo è il superfluo" e questa non ci viene a mancare!

Perché il fiume ospita lungo il suo corso alcuni ponti di epoca medioevale di cui uno, il Ponte dell'Aera, di straordinario valore storico e monumentale, attribuito da valenti storici dell'arte all'ingegno di Bernardo Rossellino, architetto del XV secolo, già allievo di Leon Battista Alberti, autore del progetto urbanistico di Pienza come modello di Città ideale del Rinascimento.

Ebbene, non solo secondo lo scellerato progetto dell'ufficio tecnico del Comune di Fabriano questo ponte vedrà la luce per alcuni giorni per poi essere definitivamente sepolto sotto il peso di svariate tonnellate di calcestruzzo, ma assieme agli altri ponti meno famosi e prestigiosi subirà l'onta del sacrilegio.

Sì perché, in ossequio ai dispositivi tecnici della legge n. 61 del 1998 ma in disprezzo totale del valore storico e architettonico delle opere, questi ponti saranno violati come mai è stato fatto nel corso dei settecento anni della loro gloriosa storia; subiranno la mutilazione delle loro armoniche arcate inferiori, che saranno ricoperte da futuristiche fibre di carbonio affogate in una colata straordinaria di malta cementizia. Non si sa con quale risultato pratico, ma dai calcoli matematici la n. 61 è accontentata! Peccato il danno all'arte, alla storia, alla città!

La città e gli esperti interpellati hanno dato soluzioni ed espresso volontà, ma la pseudo-ragion di Stato di "non perdere il finanziamento" e "non avere contenziosi con le ditte" ha prevalso finora sul buon senso.

Ironia della sorte nel 2011, pochi mesi prima dell'approvazione di questo scellerato progetto, il consiglio comunale all'unanimità aveva approvato un documento strategico di indirizzo della politica urbanistica del territorio che recita: «Uno degli elementi che caratterizza il capoluogo è il corso del fiume Giano, attualmente in parte tombato. L'intero tratto che partendo dall'area delle vecchie cartiere, attraversa il centro storico, "collega" ospedale, polo sportivo per poi arrivare fino alle immediate vicinanze della zona di Santa Maria, costituisce una risorsa come asse connettivo delle relazioni di parti di città, nonché una "riserva di naturalità" in pieno centro urbano. Occorre rilanciare la strategia che restituisca centralità al sistema di volumi e spazi aperti che si sviluppano lungo il fiume, connettendo ad esso anche il cuore del centro storico: il sistema della città con nuove funzioni, abitative, ricettive, ristorative che vanno ad aumentare le occasioni di vivere il fiume; fiume da non usare più come retrocittà, garage o deposito ma come elemento che rivitalizzi il centro e recuperi il rapporto tra Fabriano e le sue risorse di paesaggio naturale circostante». Beata coerenza!

Integrazione all'intervento della senatrice Nugnes sull'opportunità di misure di sostegno all'utilizzo delle energie rinnovabili

«Vorrei ricordare che in Italia fino a quando io sono nato, 1968, si produceva più energia da fonti rinnovabili che non da fonti fossili; le nostre vocazioni storiche ci hanno consentito di essere leader nel mondo nei settori in cui ci siamo impegnati a creare sviluppo e primeggiare; e tutt'ora, aziende innovative che sul nostro territorio hanno saputo riconvertirsi, rimanendo qui senza espatriare in Paesi "facili", senza abbandonare dipendenti e famiglie, sono diventate leader mondiali in questi settori, malgrado un quadro normativo spesso poco favorevole o troppo incerto nel medio e lungo periodo. Per tutto questo, per le oltre cinquecento figure professionali che potrebbero diventare milioni di posti di lavoro, per i 19 miliardi di euro che gli ecobonus hanno regalato al PIL di questa Nazione, e per tanto altro ancora, vi chiedo di invertire la vostra rotta, di non lanciare giù dalla nave i bambini e salvare la storia nel miglior modo possibile! Vincenzo Triunfo».

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Abbado, Battista, Bottici, Broglia, Bubbico, Ciampi, De Poli, Galimberti, Guerra, Lanzillotta, Liuzzi, Lucherini, Marino Mauro Maria, Minniti, Monti, Piano, Pinotti, Ruvolo, Stucchi, Vicari e Zanoni.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Scavone, per attività della 7a Commissione permanente; Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Corsini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; De Pietro e Scilipoti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.

Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza

Il Presidente del Gruppo Forza Italia - Il Popolo della Libertà - XVII Legislatura ha comunicato che il senatore Donato Bruno è stato eletto Vice Presidente del Gruppo stesso.

Gruppi parlamentari, composizione

In data 29 novembre 2013, il senatore Di Giacomo ha comunicato di aderire al Gruppo parlamentare Nuovo Centrodestra.

In pari data, il Presidente del Gruppo Nuovo Centrodestra ha accettato tale adesione.

Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione

Con lettera in data 2 dicembre 2013, il senatore Compagna ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo parlamentare Grandi Autonomie e Libertà e di aderire al Gruppo parlamentare Nuovo Centrodestra.

In pari data, il Presidente del Gruppo Nuovo Centrodestra ha accettato tale adesione.

Commissioni permanenti, composizione

Con lettera in data 29 novembre 2013, il Presidente del Gruppo parlamentare Nuovo Centrodestra ha comunicato che il senatore Di Giacomo entra a far parte dell'8a Commissione permanente.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Con lettera in data 29 novembre 2013, il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato che il senatore Piano cessa di far parte dell'8ª Commissione permanente ed entra a far parte della 13ª Commissione permanente.

Con lettera in data 2 dicembre 2013, il Presidente del Gruppo parlamentare Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

7a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Rubbia, cessa di farne parte il senatore Nencini;

12a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Lanièce;

13a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Lanièce, cessano di farne parte il senatore Panizza e il senatore Rubbia.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

Le Commissioni riunite 3a (Affari esteri, emigrazione), 4a (Difesa) e 14a (Politiche dell'unione europea), nella seduta del 19 novembre 2013, hanno approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle linee programmatiche e di indirizzo italiane in vista del prossimo Consiglio europeo sulla Difesa che avrà luogo nel mese di dicembre 2013 (Doc. XXIV, n. 13).

Il predetto documento è stato inviato al Presidente del Consiglio dei ministri.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Ministro economia e finanze

Ministro interno

Presidente del Consiglio dei ministri

Vicepres. Cons. Vicepres. Consiglio

(Governo Letta-I)

Conversione in legge del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, recante disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia (1188)

(presentato in data 30/11/2013 );

senatori Scibona Marco, Airola Alberto, Battista Lorenzo, Bencini Alessandra, Bertorotta Ornella, Blundo Rosetta Enza, Bocchino Fabrizio, Bottici Laura, Buccarella Maurizio, Bulgarelli Elisa, Campanella Francesco, Cappelletti Enrico, Casaletto Monica, Castaldi Gianluca, Catalfo Nunzia, Ciampolillo Lello, Cioffi Andrea, Cotti Roberto, Crimi Vito Claudio, De Pietro Cristina, Donno Daniela, Endrizzi Giovanni, Fattori Elena, Fucksia Serenella, Gaetti Luigi, Giarrusso Mario Michele, Girotto Gianni Pietro, Lezzi Barbara, Lucidi Stefano, Mangili Giovanna, Martelli Carlo, Marton Bruno, Molinari Francesco, Montevecchi Michela, Moronese Vilma, Morra Nicola, Mussini Maria, Nugnes Paola, Orellana Luis Alberto, Paglini Sara, Pepe Bartolomeo, Petrocelli Vito Rosario, Puglia Sergio, Romani Maurizio, Santangelo Vincenzo, Serra Manuela, Simeoni Ivana, Taverna Paola, Vacciano Giuseppe

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul progetto e la realizzazione dell'opera denominata "Linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione (TAV)" (1189)

(presentato in data 25/11/2013 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Conversione in legge del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, recante disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia (1188)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

(assegnato in data 02/12/2013 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiano e il Congresso di Stato della Repubblica di San Marino sulla cooperazione per la prevenzione e la repressione della criminalità, fatto a Roma il 29 febbraio 2012 (1166)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 03/12/2013 ).

Inchieste parlamentari, nuovo deferimento

È stata nuovamente deferita, in sede deliberante, alla 11a Commissione permanente la seguente proposta d'inchiesta parlamentare, già assegnata in sede referente:

Casson ed altri - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo al sistema della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro" (Doc. XXII, n. 3), fermi restando i pareri della 1a, della 2a, della 5a e della 12a Commissione permanente.

Indagini conoscitive, annunzio

La Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, in data 28 novembre 2013, è stata autorizzata a svolgere due indagini conoscitive riguardanti rispettivamente il problema della povertà minorile e il tema della prostituzione minorile.

Affari assegnati

In data 2 dicembre 2013, è stato deferito alla 11a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulle linee e gli strumenti per le politiche attive del lavoro, con particolare riferimento al programma europeo "Garanzia giovani" (Atto n. 190).

Camera dei deputati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 27 novembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati, il documento approvato dalla XI Commissione (Lavoro) di quella Assemblea, nella seduta del 20 novembre 2013, concernente la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "Lavorare insieme per i giovani d'Europa - Invito ad agire contro la disoccupazione giovanile" (COM(2013)447 final)(Atto n. 191).

Detto documento è depositato presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli Onorevoli senatori.

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 29 novembre 2013, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, della legge 21 dicembre 1999, n. 508 - lo schema di decreto ministeriale recante modifiche al decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 16 settembre 2005, n. 236, concernente il regolamento recante la composizione, il funzionamento e le modalità di nomina e di elezione dei componenti il Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale (n. 42).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 2 dicembre 2013 - alla 7a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 22 dicembre 2013. La 5a Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 16 dicembre 2013.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 28 novembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14, comma 3, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, e con la raccomandazione di cui all'articolo 14, comma 5, della medesima legge, per l'avvio del relativo procedimento di adozione, la documentazione concernente il disegno di legge recante "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti all'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea - Legge europea 2013-bis".

La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, alla 14a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 56).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 19 novembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, la relazione d'inchiesta, predisposta dall'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV), relativa all'incidente occorso all'aeromobile AS350 B2 marche I-AIRY, in Località Lasa (BZ), in data 16 maggio 2011.

La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Atto n. 187).

Il Ministro della difesa, con lettera in data 28 novembre 2013, ha inviato la Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2014, aggiornato a novembre 2013.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 188).

Nello scorso mese di novembre 2013 sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione dei Ministeri dell'interno, degli affari esteri, della difesa, dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze, per l'esercizio finanziario 2013, concernenti le variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità previsionali di base e in termini di competenza e cassa.

Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti.

Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 28 novembre 2013, ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 29 ottobre 1997, n. 374, ha inviato la relazione - per la parte di competenza del Ministero degli affari esteri - sullo stato di attuazione della legge recante "Norme per la messa al bando delle mine antipersona", relativa al primo semestre 2013 (Doc. CLXXXII, n. 3).

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a, alla 4a e alla 10a Commissione permanente.

Governo, comunicazioni dell'avvio di procedure d'infrazione

Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 22 novembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le seguenti comunicazioni concernenti l'avvio di procedure d'infrazione, ai sensi degli articoli 258 o 260 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che sono trasmesse alle sottoindicate Commissioni, nonché alla 14a Commissione permanente:

comunicazione relativa alla procedura d'infrazione n. 2013/2096 del 20 novembre 2013, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato, concernente la cattiva applicazione dell'articolo 19 del regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio, relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca del Mar Mediterraneo - trasmessa alla 9a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 50);

comunicazione relativa alla procedura d'infrazione n. 2013/2170 del 20 novembre 2013, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato, concernente i lavori per la disostruzione dell'alveo del fiume Piave - Direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati - trasmessa alla 13a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 51)

comunicazione relativa alla procedura d'infrazione n. 2013/2229 del 20 novembre 2013, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato, concernente la Direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio, del 19 luglio 2011, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi - trasmessa alla 10a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 52);

comunicazione relativa alla procedura d'infrazione n. 2013/2251 del 20 novembre 2013, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato, concernente la perdita di risorse proprie per mancato recupero da parte del fisco su un caso legato ad una questione di contrabbando - trasmessa alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 53)

comunicazione relativa alla procedura d'infrazione n. 2013/4212 del 20 novembre 2013, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato, concernente le restrizioni in materia di prestazione di servizi di attestazione e di certificazione in Italia (SOA) - trasmessa alla 8a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 54);

comunicazione relativa alla procedura d'infrazione n. 2013/4215 del 20 novembre 2013, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato, concernente l'iscrizione all'albo professionale di avvocati in possesso di qualifiche professionali ottenute in un altro Stato membro (avvocati stabiliti) - trasmessa alla 2a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 55).

Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione

Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 22 novembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 3, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, una comunicazione concernente gli sviluppi della procedura d'infrazione n. 2012/2202, relativa al mancato recupero degli aiuti concessi a favore delle imprese nel territorio di Venezia e Chioggia, avviati ai sensi dell'articolo 260 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

La predetta comunicazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a e alla 14a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 49/2).

Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti

L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 29 novembre 2013, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, comma 9, della legge 20 luglio 2004, n. 215, recante "Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi", la delibera del 28 novembre 2013, con la quale la medesima Autorità ha dichiarato che, in relazione alla carica di sindaco del comune di Salerno, ricoperta dal Sottosegretario di Stato alle infrastrutture e ai trasporti Vincenzo De Luca, sussiste l'incompatibilità prevista dall'articolo 2, comma 1, lettera a) della citata legge 20 luglio 2004, n. 215 e dall'articolo 13, comma 3, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.

La predetta segnalazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 189).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettera in data 28 novembre 2013, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 281 del 20 novembre 2013, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 120, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come sostituito dall'articolo 3, comma 52, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), nella parte in cui si applica anche con riferimento a sentenze pronunziate, ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, in epoca antecedente all'entrata in vigore della legge n. 94 del 2009. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a e alla 8a Commissione permanente (Doc. VII, n. 40).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

E' pervenuto al Senato un voto della regione Molise concernente l'introduzione nel codice penale del reato di tortura conformemente a quanto previsto dalla Convenzione ONU del 10 dicembre 1984.

Tale voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 2a e alla 3a Commissione permanente (n. 25).

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni:

il signor Mario Strassner, di Mirano (Venezia), chiede una revisione del comma 3 dell'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1092 del 1973 in materia di aumenti, a fini pensionistici, del computo dei servizi di navigazione e su costa (Petizione n. 1006);

il signor Guido Celoni, di Acqui Terme (Alessandria), chiede cospicue riduzioni dei contributi previdenziali e assicurativi per le imprese che assumono personale con contratto a tempo determinato (Petizione n. 1007);

il signor Edoardo Macrì, di Roccella Ionica (Reggio Calabria), chiede una modifica del decreto del Presidente della Repubblica n. 295 del 1990, concernente il regolamento di polizia mortuaria, al fine di autorizzare la cessione parziale a terzi del diritto d'uso di sepolture private in surplus, secondo condizioni stabilite dai comuni (Petizione n. 1008);

il signor Vincenzo Giovanni Napoli, di Alcara Li Fusi (Messina), chiede:

un provvedimento legislativo finalizzato a disporre il divieto di ogni attività lavorativa dipendente, privata o pubblica, prima del compimento del sedicesimo anno di età e dopo il compimento del settantesimo anno di età (Petizione n. 1009);

una revisione dell'articolo 37 della Costituzione che, a tutela del diritto alle pari opportunità, sopprima il riferimento alla "essenziale funzione familiare" della donna (Petizione n. 1010);

misure atte a scoraggiare l'uso sconsiderato di materiale pirotecnico e a limitare i costi sociali degli infortuni che ne conseguono (Petizione n. 1011);

l'obbligatorietà del requisito di parlamentare nazionale per l'assunzione di incarichi di Governo e la contestuale decadenza dalla carica parlamentare all'atto del giuramento da Ministro o Sottosegretario (Petizione n. 1012);

una revisione della dirigenza pubblica, con particolare riguardo alle unità di personale di uffici e servizi (Petizione n. 1013);

un provvedimento legislativo volto a salvaguardare i princìpi costituzionali di autonomia ed indipendenza dei magistrati, limitandone la possibilità di svolgere incarichi extragiudiziali (Petizione n. 1014);

il signor Elvio Di Cesare, di Gaeta (Latina), ed altri cittadini chiedono una serie organica di misure contro il traffico e lo smaltimento illegale di rifiuti tossici perpetrato dalle organizzazioni criminali in vaste aree dell'Italia centrale (Petizione n. 1015);

il signor Claudio Gentile, di Manfredonia (Foggia), chiede:

il riconoscimento dell'Inno di Mameli "Fratelli d'Italia" quale inno ufficiale della Repubblica (Petizione n. 1016);

una revisione delle modalità di accesso al conferimento degli esercizi farmaceutici (Petizione n. 1017);

una serie di norme per migliorare il funzionamento della giustizia (Petizione n. 1018);

che ai membri degli uffici elettorali e alle Forze dell'ordine ivi presenti sia consentito di allontanarsi, a turno, dal seggio al fine di poter partecipare alle funzioni religiose domenicali (Petizione n. 1019);

la riduzione dell'IVA sul gas metano (Petizione n. 1020);

l'abolizione dell'ordine dei giornalisti (Petizione n. 1021);

norme più severe in tema di sfruttamento della credulità altrui, con particolare riguardo alla tutela degli utenti del servizio pubblico radiotelevisivo (Petizione n. 1022);

l'abolizione delle regioni a statuto speciale o una complessiva revisione dell'ordinamento delle regioni (Petizione n. 1023);

disposizioni per la detenzione responsabile dei cani e degli altri animali d'affezione (Petizione n. 1024);

la conversione in euro e l'adeguamento automatico, secondo i dati ISTAT, delle pene pecuniarie previste da taluni articoli del codice civile e in tutti gli altri casi in cui si renda necessario (Petizione n. 1025);

l'abolizione delle province o la razionalizzazione del loro funzionamento (Petizione n. 1026);

l'adeguamento del canone corrisposto allo Stato per le concessioni di acque minerali (Petizione n. 1027);

l'abolizione di privilegi di cui godono gli ufficiali e i sottoufficiali delle Forze armate e i loro familiari (Petizione n. 1028);

la generalizzazione dell'obbligo di utilizzo del casco protettivo nella pratica dello sci (Petizione n. 1029);

che la concessione della cittadinanza italiana sia subordinata al superamento di uno o più esami di lingua e cultura italiana (Petizione n. 1030);

che sia disposto l'obbligo di conservare il cordone ombelicale al fine di una sua utilizzazione per la produzione di cellule staminali (Petizione n. 1031);

misure atte ad assicurare un efficace e corretto funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (Petizione n. 1032);

l'abolizione dei tributi dovuti alla SIAE sui supporti multimediali cosiddetti vergini (Petizione n. 1033);

modifiche alla disciplina dell'esercizio di locali di intrattenimento e svago ai fini della incolumità e della sicurezza dei cittadini, con specifico riguardo al fenomeno delle cosiddette "stragi del sabato sera" (Petizione n. 1034);

ildivieto di fumo durante la guida di veicoli e negli stadi (Petizione n. 1035);

il ricollocamento dei magistrati candidati, eletti o nominati ad una carica politica in uffici giudiziari diversi da quelli occupati in precedenza (Petizione n. 1036);

norme volte ad assicurare la terzietà e l'imparzialità dei collegi giudicanti i magistrati sottoposti a giudizio (Petizione n. 1037);

il ripristino della competenza della Capitaneria di porto di Manfredonia sull'Arcipelago delle Isole Tremiti, attraverso una rimodulazione della circoscrizione territoriale marittima (Petizione n. 1038);

la modifica dell'articolo 12 della Costituzione, per il riconoscimento della lingua italiana quale lingua ufficiale della Repubblica, nonché l'adozione di iniziative volte a tutelarla e a promuoverla (Petizione n. 1039);

la riduzione al 4 per cento dell'aliquota IVA sulle acque minerali (Petizione n. 1040);

nuove norme in materia di procreazione medicalmente assistita, con particolare riferimento ai requisiti soggettivi per l'accesso alle suddette tecniche (Petizione n. 1041);

la liberalizzazione dell'esercizio della professione di notaio (Petizione n. 1042);

la liberalizzazione delle licenze per gli esercizi farmaceutici (Petizione n. 1043);

la liberalizzazione delle licenze per l'esercizio del servizio di taxi e una revisione complessiva della disciplina del settore (Petizione n. 1044);

iniziative atte a promuovere la medicina del dolore e palliativa (Petizione n. 1045);

modifiche alla disciplina concernente le modalità di nomina degli scrutatori dei seggi elettorali (Petizione n. 1046);

misure a tutela dei beni culturali, con specifico riguardo ad un condono per chi, detenendo illecitamente materiale storico-artistico e/o archeologico, ne faccia restituzione o ne denunci il possesso in termini perentori (Petizione n. 1047);

l'adozione di rigorosi controlli sulle abilitazioni professionali conseguite da cittadini italiani in taluni Paesi appartenenti all'Unione europea (Petizione n. 1048);

l'adozione di norme più eque in materia di determinazione della rendita catastale degli immobili di interesse storico ed artistico (Petizione n. 1049);

l'adeguamento, nell'ambito delle spese per la giustizia, dei rimborsi e delle indennità spettanti ai testimoni (Petizione n. 1050);

la riduzione dei costi dell'apparato burocratico dello Stato, con particolare riguardo alle strutture periferiche dei Ministeri, attraverso l'accorpamento degli uffici provinciali contigui tra loro (Petizione n. 1051);

la deducibilità fiscale delle spese sostenute dalle famiglie per le cosiddette "ripetizioni" impartite da insegnanti privati (Petizione n. 1052);

un'organica riforma del codice di procedura civile volta a semplificare e velocizzare i procedimenti, anche attraverso la unificazione dei riti (Petizione n. 1053);

ulteriori interventi in materia di "geografia giudiziaria", procedendo alla soppressione di altri tribunali in piccole città, al fine di ridurre i costi della giustizia (Petizione n. 1054);

una revisione della normativa sul voto degli Italiani all'estero (Petizione n. 1055);

iniziative volte a promuovere lo studio della lingua latina (Petizione n. 1056);

che i ragazzi e le ragazze, al compimento della maggiore età, vengano sottoposti a visite mediche complete presso le strutture della sanità pubblica, eventualmente anche utilizzando le strutture sanitarie militari (Petizione n. 1057);

la revisione dei criteri per percepire gli indennizzi previsti dall'assicurazione obbligatoria per le casalinghe (Petizione n. 1058);

che sugli edifici sedi di amministrazioni pubbliche sia fatto obbligo di esporre unicamente le bandiere italiana ed europea (Petizione n. 1059);

misure atte a facilitare l'istituzione di scuole private (Petizione n. 1060);

che per gli scrutatori e i presidenti di seggio sia predisposto un servizio di vitto (Petizione n. 1061).

Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Ricchiuti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00492 della senatrice Padua ed altri.

I senatori Amati, Manassero, Elena Ferrara, Margiotta, Gianluca Rossi e Orrù hanno aggiunto la propria firma alle interrogazioni 3-00504, 3-00505, 3-00506, 3-00507 e 3-00508 del senatore Moscardelli ed altri.

Il senatore Nencini ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00508 del senatore Moscardelli ed altri.

I senatori Bertuzzi, Moscardelli e Pagliari hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00515 del senatore Lucherini ed altri.

Le senatrici Serra e Bottici hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01149 del senatore Morra ed altri.

La senatrice Taverna ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01202 della senatrice Bottici ed altri.

I senatori Piccinelli e Razzi hanno aggiunto la propria firma alle interrogazioni 4-01224 e 4-01225 del senatore Gasparri.

Mozioni

SOLLO, CAMPANELLA, BRUNI, ANGIONI, FUCKSIA, CENTINAIO, D'ONGHIA, CUCCA, DE MONTE, PAGLIARI, SAGGESE - Il Senato,

considerato che:

la semplificazione normativa costituisce, nelle sue diverse declinazioni, una delle questioni fondamentali da affrontare nella prospettiva della modernizzazione e dello sviluppo del Paese;

in base alle analisi condotte dall'OCSE, la complicazione burocratica è una delle prime cause dello svantaggio competitivo nel contesto europeo e globale. Pertanto, le politiche di semplificazione rappresentano un fattore cruciale per la competitività e lo sviluppo del Paese, in ogni suo settore produttivo e commerciale, nonché per il pieno godimento dei diritti di cittadinanza;

i temi della semplificazione normativa ed amministrativa sono da tempo al centro dell'attenzione della politica, delle istituzioni e dei mass media, anche se i risultati raggiunti non sono all'altezza delle aspettative;

tanto più utile l'opera di semplificazione si potrà rivelare quanto più sarà finalizzata anche ad una semplificazione delle stesse procedure normative e degli oneri burocratici che pesano sui cittadini e sulle imprese;

in questa prospettiva, occorre una visione unitaria della semplificazione normativa ed amministrativa, sulla quale innestare un'analisi della legislazione vigente che potrebbe articolarsi in più fasi: la prima fase, del tutto preliminare, dovrebbe consistere in una ricognizione della legislazione vigente nei singoli settori, procedendo anche all'elaborazione di testi unici compilativi, a norma dell'articolo i 7-bis della legge 23 agosto 1988, n. 400; la seconda fase dovrebbe consistere

nella ricognizione degli oneri amministrativi derivanti dalle disposizioni vigenti; la terza fase dovrebbe essere volta ad una semplificazione nel contempo normativa ed amministrativa, che elimini il più possibile o per lo meno alleggerisca gli oneri amministrativi a carico dei cittadini e delle imprese;

nella prima fase, finalizzata ad organizzare la legislazione vigente nei distinti ambiti delle politiche pubbliche, si potrebbe fare ricorso, senza necessità di conferire al Governo specifiche deleghe, ai testi unici compilativi, previsti dal citato articolo 17-bis: essi devono individuare puntualmente il testo vigente delle norme; effettuare una ricognizione delle norme abrogate, anche implicitamente, da successive disposizioni; provvedere al coordinamento formale del testo delle disposizioni vigenti in modo da garantire la coerenza logica e sistematica della normativa; procedere, infine, alla ricognizione delle disposizioni, non inserite nel testo unico, che restano comunque in vigore;

l'elaborazione dei testi unici compilativi sarà agevolata, rispetto al passato, dall'utilizzazione della banca dati pubblica e gratuita dei testi normativi ("normattiva"), nata con la duplice finalità "di facilitarne la ricerca e la consultazione gratuita da parte dei cittadini, nonché di fornire strumenti per l'attività di riordino normativo";

i testi unici compilativi potrebbero essere accompagnati da regolamenti emanati a norma dell'articolo 17, comma 4-ter,della citata legge, mediante i quali "si provvede al periodico riordino delle disposizioni regolamentari vigenti, alla ricognizione di quelle che sono state oggetto di abrogazione implicita e all'espressa abrogazione di quelle che hanno esaurito la loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo o sono comunque obsolete";

si tratta di un'operazione del tutto propedeutica ai successivi obiettivi della semplificazione, che consentirebbe di fare chiarezza nella galassia della stratificata e ramificata legislazione

italiana, intanto individuando le normative effettivamente vigenti nei singoli settori e le disposizioni che risultino implicitamente abrogate;

a quest'opera potrebbe dare il suo fondamentale contributo anche il Consiglio di Stato, al quale, a norma del richiamato articolo 17-bis potrebbe essere demandata anche la redazione degli schemi dei testi unici;

sarà fondamentale l'apporto delle organizzazioni rappresentative del mondo delle attività produttive, del commercio, delle professioni, dei lavoratori, nonché dei cittadini e consumatori;

si potrebbe inoltre studiare il coinvolgimento nell'operazione di un nucleo di stagisti, reclutati, eventualmente in base ad una normativa ad hoc, tra gli operatori dei diversi settori e tra i laureati ed i laureandi nelle diverse discipline, per assicurare un approccio interdisciplinare, che metta insieme le indispensabili competenze giuridiche con le necessarie competenze settoriali;

infine, nell'operazione potrebbe essere coinvolto il mondo dell'università e della ricerca, che potrebbe lavorare in sinergia con i singoli Ministeri;

in questo modo, si potrebbe costruire e realizzare un vasto programma di semplificazione, in grado di coinvolgere tutti i soggetti interessati e di offrire un'opportunità formativa ai giovani,

impegna il Governo a realizzare tutti gli sforzi possibili per mettere in atto una vasta opera di semplificazione legislativa ed amministrativa, a partire dalla predisposizione di testi unici compilativi per ciascun settore delle politiche pubbliche, eventualmente avvalendosi, oltre che del Consiglio di Stato, degli apporti del mondo dell'università e della ricerca.

(1-00183)

CALDEROLI, BITONCI, ARRIGONI, BISINELLA, BELLOT, COMAROLI, CONSIGLIO, CANDIANI, CENTINAIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI - Il Senato,

premesso che:

l'attuazione dei trattati costitutivi dell'Unione europea e l'applicazione delle norme comunitarie e delle decisioni politiche e tecniche conseguenti non può che avvenire attraverso un ampia partecipazione democratica, che renda l'Europa un progetto condiviso dai popoli e da ciascun cittadino e cittadina;

le prossime elezioni europee del 2014 saranno in questo senso un appuntamento di particolare importanza, anche perché il Presidente della Commissione europea verrà per la prima volta eletto dal Parlamento europeo, tenendo conto del risultato delle elezioni;

la Commissione europea in data 12 marzo 2013, con propria raccomandazione sul rafforzare l'efficienza e la democrazia nello svolgimento delle elezioni del Parlamento europeo, ha indicato che prima e durante le elezioni i partiti politici nazionali dovrebbero indicare chiaramente a quale partito politico europeo sono affiliati "anche permettendo e incoraggiando l'indicazione di tali collegamenti sulle schede elettorali"; inoltre, i partiti politici dovrebbero render noto quale candidato sostengono alla presidenza della Commissione europea e dovrebbero anche informare gli elettori durante la campagna in merito al loro candidato alla presidenza della Commissione;

il Parlamento europeo non si è espresso in merito alla raccomandazione della Commisione europea del 12 marzo 2013;

il testo originario della decisione 20 settembre 1976, 76/787/Ceca,Cee,Euratom, non poneva alcun vincolo agli Stati in ordine alla formula elettorale, limitandosi ad imporre l'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto;

di contro, ai termini dell'art. 1, punto 1, della decisione 76/787/Ceca,Cee,Euratom, come sostituito dall'art. 1 della decisione 2002/772/CE/Euratom, "In ciascun Stato membro, i membri del Parlamento europeo sono eletti a scrutinio di lista o uninominale preferenziale con riporto di voti di tipo proporzionale";

a livello comunitario è stata dunque imposta l'adozione di un sistema i cui esiti siano di tipo proporzionale. A mutare sono, tuttavia, le forme attraverso le quali si realizza la tendenziale corrispondenza proporzionale tra il numero di voti ed il numero dei seggi. Oltre a tale limite, il Parlamento europeo non ha, in nessun altro modo, condizionato la libera decisione degli Stati membri in merito all'adozione di una propria normativa che disciplini le modalità di elezione dei membri del Parlamento europeo;

le indicazioni riportate nella raccomandazione della Commissione europea appaiono non supportate da motivazioni logiche considerata la non necessità di dover garantire la governabilità attraverso modifiche al sistema elettorale;

inoltre, l'indicazione del presidente della Commissione europea da parte dei partiti politici nella fase della campagna elettorale precorrerebbe motivatamente una riforma volta ad introdurre una forma di presidenzialismo diretto, che deve assolutamente essere valutata con la dovuta attenzione nelle sedi opportune e nei tempi necessari,

impegna il Governo, alla luce delle considerazioni riportate in premessa, a non recepire le raccomandazioni della Commissione europea.

(1-00184)

Interpellanze

CAPPELLETTI, SCIBONA, MORRA, PEPE, GIROTTO, CIOFFI, ENDRIZZI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la Regione Veneto ha istituito, nel piano regionale dei trasporti del lontano 1989, il sistema ferroviario metropolitano regionale (SFMR), approvato dal Consiglio regionale nel febbraio 1990, con l'obiettivo di ridisegnare la politica regionale di trasporto pubblico;

il SFMR è un sistema integrato di trasporto in cui la ferrovia rappresenta l'elemento portante per soddisfare le esigenze di mobilità del Veneto, ridurre l'inquinamento ambientale, la congestione e l'incidentalità sulla rete stradale;

la realizzazione di un servizio integrato di trasporto col più alto livello di complementarietà tra ferro e gomma è in grado di ridurre la congestione della strada, l'inquinamento atmosferico ed acustico, di garantire collegamenti veloci, confortevoli e sicuri tra la residenza, il luogo di lavoro, di studio, di svago e vacanza coniugando sviluppo e qualità della vita;

ad oggi, a distanza di oltre 20 anni dalla sua istituzione, il SFMR non è ancora in funzione non essendo completate le varie fasi di attuazione del sistema;

nel rapporto "Pendolaria" 2012 di Legambiente si è posto in evidenza che in Veneto il progetto di creare un sistema ferroviario metropolitano regionale con treni ad alta frequentazione, tra le città e i centri nel quadrilatero Treviso-Venezia-Padova-Castelfranco veneto, è in rilevante ritardo. Il rapporto evidenzia, inoltre, un peggioramento del funzionamento delle linee Padova-Mestre e Treviso-Venezia;

nel sito internet dell'assessore regionale alla mobilità e infrastrutture, ingegner Renato Chisso si evidenza che "Per dicembre 2012 o al massimo entro i primi mesi del 2013 i treni dell'SFMR entreranno in funzione" (...) La fase uno di realizzazione del Sistema Ferroviario di Metropolitana Regionale è finanziata e pronta al 90 per cento o lo sarà entro l'anno, eccezion fatta per la linea di collegamento con l'aeroporto Marco Polo di Tessera. Un servizio di metropolitana regionale collegherà le stazioni delle più importanti città del Veneto: sono previsti treni ad orari fissi, verso Padova ogni 15 minuti, verso Treviso ogni 20 minuti, verso Castelfranco ogni mezz'ora";

risulta agli interroganti che in realtà soltanto verso la fine del mese di luglio 2013 (con entrata in funzione a partire dal dicembre 2013) l'assessore Chisso avviava la presentazione del nuovo sistema di orario cadenzato dei treni ai vari sindaci interessati. L'orario cadenzato si basa su un modello predisposto da Trenitalia, Sistemi Territoriali e Regione, i quali non avrebbero coinvolto, se non a posteriori e per un lasso di tempo ristrettissimo, i sindaci delle tratte interessate affinché presentassero le osservazioni al sistema che, come poi è risultato, hanno immediatamente generato seri problemi relativi, tra gli altri, alla mancata copertura della fascia oraria del mattino tra le 10 e le 12, e alla carenza di treni notturni in alcune tratte a discapito dei lavoratori pendolari notturni e dei turnisti;

da anni i pendolari veneti, studenti e lavoratori, subiscono innumerevoli disagi e disservizi quotidiani, usufruendo di un sistema ferroviario che non rispecchia gli standard qualitativi di legge. Inoltre, con l'entrata in vigore del nuovo orario cadenzato, dovranno subire la soppressione di convogli, vuoti orari nei collegamenti, pesanti ritardi con particolare riferimento alle tratte Bologna-Venezia e Trieste-Venezia;

i pendolari veneti, riunitisi in comitati per la difesa dei loro diritti, avevano fatto richiesta per la visione dell'orario cadenzato agli uffici della Direzione regionale mobilità, senza ricevere risposta, mentre l'orario stesso veniva pubblicato nel sito tedesco della Deutsche Bahn (DB), fatto giustificato ufficialmente da Trenitalia con tale motivazione: "La presenza degli orari regionali di Trenitalia sulle pagine web delle ferrovie tedesche è conseguenza dell'utilizzo, da parte di DB, di alcuni dati provvisori che sono stati inseriti, per un errore tecnico di Trenitalia, nel sistema informatico ferroviario internazionale. Gli orari pubblicati da DB non sono, quindi, ancora definitivi";

i pendolari veneti ad oggi, non essendo informati se dal 15 dicembre 2013 riusciranno, ed in quali orari, a raggiungere il luogo di lavoro o di studio, restano nell'incertezza di sapere se potranno ancora utilizzare il treno come mezzo di trasporto o se dovranno organizzarsi diversamente per gli indispensabili spostamenti quotidiani,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover intervenire, nei limiti di propria competenza, per accelerare le procedure per l'attuazione del progetto evitando, a parere degli interroganti, che l'adozione dell'orario cadenzato, così come proposto dall'assessore Chisso, non faccia precipitare nell'assoluto caos l'offerta di trasporto pubblico locale e la vita di tutti i pendolari veneti affinché gli stessi possano usufruire di un servizio di trasporto dignitoso ed efficiente;

quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di assicurare, sul territorio veneto, il pieno rispetto degli standard qualitativi europei in merito a puntualità, affidabilità, affollamento, pulizia, comfort, decoro e informazione;

se non ritenga opportuno rivedere e aggiornare il contratto nazionale di servizio con Trenitalia per vincolare la società al rispetto di tali standard qualitativi, condizionando l'assegnazione di ulteriori risorse a Trenitalia all'effettivo ottenimento di miglioramenti nel trasporto ferroviario pubblico;

se non ritenga urgente, stante l'insostenibile situazione creatasi, avviare un confronto tra la Regione Veneto, Trenitalia, il Ministero e gli amministratori locali affinché si risollevino le sorti del SFMR e si proceda al miglioramento dell'offerta di trasporto ferroviario, al fine di perseguire l'utilità sociale e ambientale nonché garantire il servizio ai pendolari veneti completando la realizzazione del progetto SFMR.

(2-00096)

Interrogazioni

CERVELLINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il 29 novembre 2013 due esponenti di punta del movimento neonazista greco "Alba dorata", Apostolos Gkletsos, del comitato centrale, portavoce del segretario ed ex deputato, e Konstantinos Boviatsos, militante del movimento e responsabile di radio "Bandiera Nera Hellas", hanno partecipato ad un convegno a Roma, su invito della formazione di estrema destra "Casa Pound Italia";

questo convegno, indipendentemente dal carattere e dal profilo, è un evidente segnale di vicinanza di Casa Pound, movimento dichiaratamente nostalgico del fascismo, al movimento xenofobo e razzista, indagato dalla magistratura in Grecia per il carattere criminale della sua organizzazione, responsabile di numerosi e gravissimi episodi di violenza contro migranti e militanti dei partiti di sinistra, sfociati nell'omicidio del cantante antifascista greco Pavlov Fissas ad opera di un militante dell'organizzazione, reo confesso;

lo stesso movimento neofascista Casa Pound, insieme alla formazione Forza nuova, attraverso slogan violenti e frequenti affissioni di manifesti antidemocratici, razzisti e omofobi sui muri della capitale, alimentano un clima di paura e odio nocivi per la convivenza pacifica e multiculturale a Roma, come nel resto del Paese;

come riportato nell'edizione on line de "la Repubblica", il 22 e il 27 novembre 2013, negli articoli a firma Angeli e Scarpa, nell'ultimo anno si sarebbe verificata a Roma almeno una cinquantina di brutali aggressioni ai danni di ragazzi bengalesi da parte di gruppi di giovani minorenni vicini all'estrema destra, i "Bangla tour", che sarebbero stati motivati dagli stessi autori con la necessità di combattere l'immigrazione clandestina;

le modifiche introdotte dalla cosiddetta legge Mancino (decreto-legge n. 122 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 205 del 1993) hanno vietato ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi e ha stabilito che chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da 6 mesi a 4 anni, mentre coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a 6 anni;

esponenti delle forze politiche democratiche avevano, a vari livelli istituzionali, fatto appello al prefetto di Roma al fine di "valutare con attenzione i profili dell'annunciato incontro e di considerare l'indesiderabilità degli ospiti greci, onde eventualmente riuscire ad impedire l'incontro",

si chiede di sapere:

se e come il Ministro in indirizzo intenda intervenire per porre fine ad iniziative come questa, il cui scopo principale è la propaganda e la diffusione di ideologie estremiste, dando risalto e visibilità ad un'organizzazione filonazista, abitualmente dedita ad attività criminali;

quali iniziative intenda assumere per impedire in Italia l'attività di organizzazioni che richiamano alla violenza e alla discriminazione razziale e che si ispirano al nazionalsocialismo ed al fascismo.

(3-00521)

DIVINA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

a partire dal 2011 è entrato in vigore il nuovo regime dalla cedolare secca per le locazioni di immobili residenziali;

dai dati in possesso risulta che i contratti di locazione siano cresciuti, rispetto al 2010, del 7 per cento nel 2011 e del 15 per cento nel 2012;

pare che la nuova disciplina abbia incrementato le locazioni ancorché ci si trovi in un difficile momento per l'economia generale,

si chiede di conoscere:

a quanto ammontassero nell'anno 2010 le entrate tributarie relative alle locazioni;

quali siano state le entrate relative alle locazioni negli anni 2011 e 2012, ossia quale incremento abbia prodotto la nuova disciplina della cedolare secca.

(3-00522)

STEFANO, PETRAGLIA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il 7 novembre 2013, in sede di esame del disegno di legge (A.S.1150) di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013 recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca sul tema della stabilizzazione degli ex LSU del settore scolastico gli interroganti hanno proposto l'ordine del giorno G15.111 con cui si chiedeva l'impegno del Governo a: "provvedere alla stabilizzazione dell'occupazione dei soggetti impegnati in progetti di lavoro socialmente utili presso gli istituti scolastici, trasferiti allo Stato ai sensi dell'articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, utilizzati con il profilo di collaboratore scolastico attraverso convenzioni stipulate ai sensi dell'articolo 10, comma 3, del decreto legislativo 10 dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni, vigenti alla data in entrata in vigore della presente legge, e relativamente ai livelli retributivo-funzionali di cui all'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e successive modificazioni, in deroga a quanto previsto dall'articolo 45, comma 8, della legge 17 maggio 1999, n. 144; inquadrare detti lavoratori, a domanda, nell'ambito delle graduatorie provinciali del settore scolastico per la copertura di un numero di posti corrispondente al 25 per cento della dotazione organica accantonati per il personale esterno dell'amministrazione provinciale; inquadrare a domanda nei corrispondenti ruoli organici in ambito provinciale, i lavoratori socialmente utili occupati da almeno otto anni in attività di collaborazione coordinata e continuativa nelle istituzioni scolastiche statali ai sensi del decreto del Ministro della pubblica istruzione 20 aprile 2001, n. 66, per lo svolgimento di compiti di carattere tecnico-amministrativo";

l'ordine del giorno, come riformulato nel testo 2, è stato accolto dal Governo, nella persona del Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca, Gian Luca Galletti,

si chiede di sapere se e con quali tempi il Governo intenda onorare l'impegno assunto dinnanzi al Senato con l'accoglimento dell'ordine del giorno G15.111 (testo 2) e quali azioni concrete intenda adottare per rendere operativo tale impegno.

(3-00523)

LAI, FILIPPI, ANGIONI, Stefano ESPOSITO, CANTINI, BORIOLI, CARDINALI, MARGIOTTA, RANUCCI, SONEGO, CUCCA, MANCONI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l'articolo 8 della legge n. 84 del 1994 riguarda il "Presidente dell'autorità portuale";

i commi 1 e 1-bis disciplinano le procedure di nomina: «1. Il Presidente è nominato, previa intesa con la regione interessata, con decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione [oggi infrastrutture e trasporti], nell'ambito di una terna di esperti di massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell'economia e dei trasporti e portuale designati rispettivamente dalla provincia, dai comuni e dalle camere di commercio, la cui competenza territoriale coincide, in tutto o in parte, con la circoscrizione di cui all'art. 6, comma 7. La terna è comunicata al Ministro tre mesi prima della scadenza del mandato. Il Ministro, con atto motivato, può chiedere di comunicare entro trenta giorni dalla richiesta una seconda terna di candidati nell'ambito della quale effettuare la nomina. Qualora non pervenga nei termini alcuna designazione il Ministro nomina il Presidente, previa intesa con la regione interessata, comunque tra personalità che risultano esperte e di massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dei trasporti e portuale. 1-bis. Esperite le procedure di cui al comma 1, qualora entro trenta giorni non si raggiunga l'intesa con la regione interessata, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti indica il prescelto nell'ambito di una terna formulata a tal fine dal presidente della giunta regionale, tenendo conto anche delle indicazioni degli enti locali e delle camere di commercio interessati. Ove il presidente della giunta regionale non provveda alla indicazione della terna entro trenta giorni dalla richiesta allo scopo indirizzatagli dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, questi chiede al Presidente del Consiglio dei ministri di sottoporre la questione al Consiglio dei ministri, che provvede con deliberazione motivata»;

considerato che:

il 26 novembre 2013 con decreto del Ministro in indirizzo è stato nominato il commissario dell'Autorità portuale di Cagliari nella persona di Piergiorgio Massidda; la nomina è avvenuta nonostante che il Consiglio di Stato, con sentenza n. 04768/201 del 26 settembre 2013, aveva pronunciato l'illegittimità dell'atto di designazione, da parte del Ministro, del presidente dell'Autorità portuale in carica, per carenza di competenze di cui alla legge n. 84 del 1994;

la funzione commissariale è vicaria di quella presidenziale e comporta la necessità di competenze analoghe;

il 4 settembre 2013 è stato nominato il commissario straordinario dell'autorità portuale di Olbia, Golfo Aranci e Porto Torres;

relativamente a tale nomina diversi sono gli atti di sindacato ispettivo presentati in Parlamento con cui si chiedono chiarimenti sulle competenze e le modalità con cui è avvenuta la nomina,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per cui il Ministro in indirizzo ha nominato commissario dell'Autorità portuale di Cagliari una persona la cui designazione con sentenza esecutiva del Consiglio di Stato è stata dichiarata illegittima per carenza di competenze raccordabili con la materia;

per quali ragioni non abbia affidato la funzione commissariale a un tecnico del Ministero o ad altri esperti provenienti dalle Capitanerie, o comunque a tecnici in possesso dei requisiti e delle competenze necessarie a ricoprire tale carica;

se si sia avveduto del fatto che, persistendo nell'imposizione alla guida dell'Autorità portuale di Cagliari di soggetti privi dei necessari requisiti di legge, avrebbe sostanzialmente disatteso ed eluso l'esecutività di una sentenza, ponendo in essere un atto arbitrario di surrettizio aggiramento di un provvedimento di un giudice;

se non ritenga, sulla scorta di quanto previsto dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 04768 del 26 settembre 2013, di agire in autotutela revocando la nomina del commissario dell'Autorità portuale di Cagliari, illegittimamente nominato.

(3-00524)

Gianluca ROSSI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la Acciai speciali Terni SpA si colloca tra i primi produttori mondiali di acciai laminati piani inossidabili;

le imprese del gruppo Thyssenkrupp-Inoxum presenti a Terni, oltre ad occupare 2.900 dipendenti e ad impiegare altrettante persone nell'indotto diretto di riferimento, rappresentano la realtà industriale di maggior rilievo dell'Italia centrale, distribuendo redditi che secondo le usuali metodologie di determinazione statistica ricadono su circa 20.000 persone;

nel 2011 ThyssenKrupp ha deciso di uscire dal settore dell'inox attraverso lo scorporo, avvenuto nell'agosto 2011, dell'area "stainless", e la creazione della nuova società Inoxum, la quale, con i suoi 11.000 dipendenti comprende tra l'altro: ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni SpA e le altre imprese del sito integrato; ThyssenKrupp Nirosta, con 5 stabilimenti in Germania per la produzione di una vasta gamma di laminati inox tra cui quelli di Krefeld e Bochum; ThyssenKrupp Merinox, unico produttore messicano di laminati inox; ThyssenKrupp Stainless USA, che produce laminati piani a Calvert in Alabama; ThyssenKrupp VDM, che in Germania produce leghe a base di nichel;

nel corso del mese di gennaio 2012 il gruppo siderurgico finlandese Outukumpu ha formalizzato l'offerta per l'acquisizione del 70 per cento di Inoxum per un controvalore di circa 2,7 miliardi di euro. Outokumpu conta circa 8.250 dipendenti, in più di 30 Paesi, nei quali è presente in termini sia di impianti produttivi che di centri servizi. Il fatturato nel 2011 è stato pari a 5 miliardi di euro. I centri di Ricerca & Sviluppo e di assistenza tecnica si trovano ad Avesta in Svezia e a Tornio in Finlandia;

l'integrazione di Outokumpu con Inoxum avrebbe portato alla nascita di uno dei leader globali nella produzione di acciaio inossidabile, con un fatturato stimabile nell'ordine di 11,8 miliardi di euro ed oltre 19.000 dipendenti nel mondo, con una copertura del mercato europeo pari al 52 per cento e del 14 per cento di quello mondiale;

l'integrazione tra le due realtà produttive prevedeva, tra l'altro, la chiusura del sito di tedesco Bochum alla fine del 2015, e la cessazione nel 2013 dell'attività fusoria dello stabilimento di Krefeld che avrebbe continuato la laminazione a freddo dell'acciaio;

gli stabilimenti di Tornio in Finlandia e di Terni, secondo il piano presentato nel mese di aprile da Outokumpu alle istituzioni locali ed alle forze sociali, sarebbero stati i punti di riferimento per la produzione del gruppo in Europa;

la Commissione europea ha aperto nel corso del mese di maggio 2012 un'approfondita indagine sull'acquisizione di Inoxum da parte di Outukumpu, la quale ha presentato alla Commissione dell'Unione europea, il 20 settembre 2012, una proposta che prevedeva la vendita degli impianti svedesi di Avesta e di due linee di produzione di acciaio inox dell'Ast di Terni, in modo da superare il processo di verifica antitrust;

il 1° ottobre 2012, la Commissione europea avrebbe giudicato, in seguito ai market test effettuati, le misure descritte come non sufficienti a permettere l'acquisizione di Inoxum. La richiesta dell'organismo di controllo del mercato è che in Europa vi siano almeno 4 produttori di acciaio inox. L'operazione proposta avrebbe invece dato vita a tre poli dell'inossidabile: Aperam, Acerinox e Outokumpu ancora più forte. Con l'acquisizione di tutta Inoxum, Outukumpu raggiungerebbe una quota del 52 per cento sul mercato per quanto riguarda la produzione di acciai laminati piani a freddo;

il 9 ottobre 2012 Outokumpu ha diramato un comunicato con cui anticipava i contenuti della proposta definitiva alla Commissione europea, prevedendo la cessione degli stabilimenti di Terni ad eccezione del tubificio ed il trasferimento della linea più moderna per la produzione di acciaio lucido, con un potenziale da 130.000 tonnellate, in un altro stabilimento del gruppo;

il 2 gennaio 2013, il Ceo di Outokumpu ha annunciato di voler concludere, entro maggio proprio come stabilito dalla Commissione europea, la cessione degli stabilimenti ternani. Il 20 febbraio sono state formalizate le offerte di Aperam, Ilta Inox SpA (gruppo Arvedi) e Marcegaglia, annunciando una joint venture per acquisire il sito di Terni, ma il 22 maggio Outokumpu, attraverso il Ceo ha replicato che «Le offerte che abbiamo ricevuto finora non sono accettabili»;

l'11 giugno 2013 una delegazione istituzionale umbra, unitamente a rappresentanze sindacali del settore, ha incontrato il vice presidente della Commissione AntonioTajani ed il commissario per la concorrenza, Joaquin Almunia;

un atto di sindacato ispettivo pubblicato il 26 settembre 2013 a firma dell'interrogante (4-00910), sollecitava il Governo nel senso di mettere in atto manovre di diplomazia industriale che sciogliessero i nodi che non hanno mancato di provocare perdite di produttività del sito ternano. La risposta del 21 ottobre ribadiva che "Nei recentissimi incontri con i vertici della Comunità europea, il nostro Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro dello sviluppo economico sono tornati a richiamare la necessità che Outokumpu concluda la vendita ed espliciti le ragioni dei continui rinvii; il Presidente della Commissione europea ha confermato l'impegno a favorire una rapida soluzione. È evidente che in mancanza di fatti concludenti, il Governo italiano solleverà la questione in modo sempre più energico, dal momento che il nostro Paese non può permettere che AST, impresa di grande valore economico e strategico, sia logorata da un comportamento non accettabile e determinato da scelte che hanno fin qui coinvolto aziende di altri Paesi";

il 30 ottobre 2013, le Commissioni permanenti 10ª riunite (Industria, commercio, turismo) e 14ª (Politiche dell'Unione europea) del Senato hanno svolto l'audizione del vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, sulla situazione della siderurgia in Europa. In questa sede, rispondendo a una domanda dell'interrogante, il Vice Presidente ha tra l'altro affermato "sono per una cordata europea (affermazione che, a parere dell'interrogante, potrebbe fare riferimento ad Aperam). La commissione spinge perché si arrivi alla vendita del sito nella sua integrità, compreso il tubificio. Il sito ternano rimane competitivo, quindi tempi rapidi e difesa del comparto";

il 21 novembre 2013 il consorzio guidato da Aperam ha comunicato di aver modificato a favore delle richieste la propria proposta per l'acquisto delle acciaierie di Terni, fissando tuttavia un termine ultimativo;

nella notte tra il 29 e il 30 novembre Outokumpu ha comunicto che le acciaierie ternane e la tedesca Vdm torneranno sotto il controllo di ThyssenKrupp entro il marzo 2014; in contropartita, il prestito di 1,2 miliardi fatto ai soci di Outokumpu è da considerarsi estinto,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza dell'operazione di riassorbimento di AST da parte di Thyssenkrupp;

come valuti tale operazione, in termini di ricapitalizzazione e ricadute occupazionali;

quali iniziative intenda porre in essere al fine di prevenire qualsivoglia forma di svalutazione del sito produttivo;

quali ulteriori garanzie siano ritenute necessarie per ottenere le rassicurazioni necessarie sul piano industriale ed i relativi investimenti.

(3-00525)

STEFANO - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;

continuano a crescere le importazioni provenienti da Paesi, tra i quali la stessa Germania, in cui ci si basa su produzioni a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento, come quello suinicolo, non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori causate dall'eccessivo impiego di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri e di qualità e di origine certa;

il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà, all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;

la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiana introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;

l'articolo 26, comma 2, lettera b), del Regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013;

il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;

l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,

si chiede di sapere:

quali direttive il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy;

quali azioni intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento al latte ed ai prodotti lattiero-caseari, alle carni suine fresche, refrigerate o congelate, ed altre produzioni interessate dal regolamento stesso;

se, nel caso di scadenza del suddetto termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.

se il Ministro della salute non intenda attivarsi al fine di assicurare l'adozione, anche per latte e suoi derivati, per le carni suine e per tutte le altre produzioni importate, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;

quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati prodotti made in Italy contraffatti ed i dati dei traffici illeciti accertati.

(3-00526)

ORELLANA, CASALETTO - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che:

l'articolo 169 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) stabilisce che l'Unione deve contribuire ad assicurare un livello elevato di protezione dei consumatori;

l'importanza del settore agricolo italiano, con un totale di circa 820.000 aziende corrispondenti a circa il 15 per cento del totale delle imprese attive italiane con un conseguente numero di lavoratori occupati, è legata non solo alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale e al sostegno dello sviluppo rurale;

nonostante le difficoltà in cui versa l'intera economia italiana ed il deciso calo del PIL nazionale registrato nel corso dell'ultimo anno, secondo i dati Istat relativi ai primi 7 mesi dell'anno, nel 2013 l'Italia ha fatto segnare il record nel valore delle esportazioni agroalimentari, arrivato a 34 miliardi di euro;

in questo contesto, la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno, con oltre 26.000 allevamenti diffusi in tutta Italia;

ritenuto che:

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari, la contraffazione e la pirateria garantisce la solidità delle imprese agricole italiane e tutela l'immagine ed il valore del made in Italy;

il mercato interno deve prevenire e contrastare l'usurpazione del marchio made in Italy, ponendosi come garante della qualità, della salubrità, delle caratteristiche e dell'origine dei prodotti alimentari italiani, in quanto elementi funzionali a garantire la salute ed il benessere dei consumatori ed il loro diritto ad un'alimentazione sana, corretta e fondata su scelte di acquisto e di consumo consapevoli;

l'omissione delle informazioni sull'origine di un prodotto agroalimentare ed una pubblicità ingannevole che suggerisce un legame inesistente tra un prodotto ed un territorio aumentano in modo significativo il rischio di confusione dei cittadini consumatori non consentendo quindi un acquisto realmente consapevole;

considerato che:

dai dati dell'Associazione nazionale allevatori di suini emerge che nel 2012 l'Italia ha importato dalla Germania più di 500.000 tonnellate tra suini vivi e carni suine, che rappresentano oltre il 50 per cento del totale delle importazioni di tali prodotti;

da articoli recentemente apparsi sulla stampa europea è emerso che l'efficienza dell'industria della carne suina in Germania è basata su prodotti a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate, tecniche di allevamento non sostenibili e che determinano gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori, legate all'eccessivo impiego di antibiotici;

nel settore delle carni suine i controlli effettuati hanno portato alla luce molteplici episodi di contraffazione e frode, spesso legati all'abusivo impiego, nella fase della pubblicità o della presentazione dei prodotti, di denominazioni o simboli o immagini evocative di prodotti e territori;

l'articolo 26, comma 2, lettera b), del regolamento (UE), n.1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, impone come obbligatoria l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza per una serie di prodotti, tra cui le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, fissando alla Commissione il termine del 13 dicembre 2013 per adottare le disposizioni di attuazione dell'obbligo,

si chiede di sapere:

quali azioni i Ministri in indirizzo intendano realizzare al fine di garantire la più ampia trasparenza delle informazioni relative ai prodotti alimentari ed ai relativi processi produttivi e l'effettiva rintracciabilità degli alimenti nazionali;

quali azioni intendano adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carne suine;

se non intendano, nelle more dell'approvazione, a livello comunitario, dei suddetti provvedimenti di attuazione, adottare disposizioni di indirizzo e coordinamento, al fine di recepire il principio fissato dalla regolamentazione europea ed avviare opportune campagne di informazione per gli organi di controllo e per i consumatori.

(3-00527)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

FEDELI, DI GIORGI, GIANNINI, BENCINI, MARTINI, Maurizio ROMANI, CANTINI, CHITI, FILIPPI, GATTI, Rita GHEDINI, GRANAIOLA, MATTESINI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'interno e dello sviluppo economico - Premesso che:

sono sette gli operai cinesi che hanno perso la vita nell'azienda "Ye-Life Teresa Moda" di via Toscana 63, Macrolotto, il 1° dicembre 2013;

si tratta di vittime del lavoro in Italia, operai morti in una delle 4.000 fabbriche di confezioni alla periferia sud del distretto pratese, gestite da imprenditori cinesi, trasformate anche in dormitorio per un numero non precisato di persone, costrette a vivere nei capannoni, lavorando senza soluzione di continuità: è così che a provocare il maggior numero di vittime è stato il crollo dell'edificio in quella parte di capannone adibito a dormitorio con piccole celle di 2-3 metri quadrati realizzate in cartongesso;

in una inchiesta di Silvia Pieraccini, pubblicata su "Il Sole 24 ore" già nell'agosto 2012, si descrive il luogo in cui è scoppiato l'incendio il 1° dicembre 2013, e si legge testualmente che: "Qui, dove fino a dieci anni fa c'erano le più belle fabbriche di tessuti e filati del distretto, oggi regnano decine e decine di aziende cinesi di pronto moda che sfornano abiti e magliette a prezzi stracciati, possibili solo perché dietro quelle produzioni - che possono fregiarsi dell'etichetta made in Italy - c'è un sistema organizzato di illegalità (lavorativa e fiscale) da far invidia ad Al Capone";

a differenza delle altre grandi e piccole chinatown sparse per l'Italia, però, Prato è un pezzo di industria che ogni anno fa volare dalla Toscana alla Cina, lungo percorsi non ufficiali, 500 milioni di euro e, nonostante ciò, come scrive Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana, in una lettera aperta, "il distretto delle confezioni cinese di Prato agisce in una specie di extraterritorialità, è una sorta di delocalizzazione alla rovescia, dalla Cina al macrolotto di Prato, dove non esistono regole e dove tutto si basa essenzialmente sullo sfruttamento brutale dei lavoratori con paghe di un euro all'ora, stipati come topi nei soppalchi dormitorio dei capannoni dove si lavora, in condizioni che non sono assolutamente paragonabili a quelle degli immigrati italiani negli anni '60 perché nel distretto cinese delle confezioni si vive in condizioni che sono al di sotto dei fondamentali diritti umani, per cui non è esagerato parlare di condizioni di schiavitù";

il Presidente della Regione Toscana prosegue sottolineando come "questo sfruttamento brutale con orari di lavoro prolungato e notturno consente di produrre un economia al nero, che è la più grande del centro-nord d'Italia, garantendo una rendita enorme legata agli affitti dei capannoni e ad una produzione just-time, detta "pronto moda" che riempie i negozi delle città europee con abiti a basso costo";

in sostanza, il distretto pratese rappresenta l'area più ampia di lavoro nero e sommerso che esista nel Nord e Centro Italia, nella quale sono impiegati, secondo il Sindaco di Prato, Roberto Cenni, "ufficialmente 16.000, in realtà fra i 20.000 e i 40.000". È questa iperbolica incertezza a coincidere con la extraterritorialità crescente di cui ha scritto il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi;

le indagini della Direzione Antimafia e delle Procure mostrano poi il domino del racket della comunità cinese: la rete di produzione e smercio del distretto pratese, una sorta di Rosarno dell'abbigliamento piuttosto che dei pomodori o delle arance, è infatti governata da un racket cinese dell'usura e delle estorsioni che le fornisce i servizi necessari: in sostanza, un doppio regime fiscale;

inoltre, pur trattandosi di una cittadella asiatica di lungo corso, ancora si conoscono poco i relativi meccanismi di governance e non si sa quanto la funzionalità del guaxi (il sistema tradizionale di relazioni sociali) dia seguito a un vero e proprio coordinamento delle politiche industriali e commerciali sul territorio;

considerato che:

in merito ai controlli, all'indomani della tragedia, l'amministrazione comunale e la Procura di Prato hanno riferito i dati dei controlli effettuati dal 2009 ad oggi: 1.400 ispezioni ai capannoni, 600 sequestri di immobili affittati da proprietari italiani a ditte asiatiche, 26.000 fermi di macchinari non in regola con le più elementari norme anti-infortunistiche per un totale di 1,5 milioni di euro incassati nei casi di sequestro (contro i 220.000 euro nei 20 anni precedenti), più di 1.600 sanzioni amministrative per violazioni di vario tipo all'interno dei capannoni;

a febbraio 2013 è stata firmata una dichiarazione di intenti da parte di Provincia, Comuni, associazioni di categoria, sindacati, ordini e collegi, Asl ed Inail per accrescere l'attenzione alla sicurezza sul lavoro e contribuire a creare aziende virtuose, premiando la loro qualità nell'affidamento degli appalti: l'accordo intende mettere in primo piano la sicurezza e la salute dei lavoratori impegnando le parti alla realizzazione di buone pratiche in materia di affidamento in appalto dei lavori pubblici;

a marzo 2013 si è registrata la seconda iscrizione di un cinese nell'Unione industriale pratese, in dieci anni, mentre ad oggi non risultano lavoratori cinesi iscritti ai sindacati;

a maggio 2013, al fine di potenziare l'attività di prevenzione e vigilanza sui luoghi di lavoro per porre un freno agli infortuni ed alle malattie professionali, è stato inoltre siglato un Protocollo d'intesa tra l'Azienda USL 4, e la Procura della Repubblica di Prato;

ancora, ad ottobre 2013, alla presenza del Ministro dell'interno, Angelino Alfano, è stato sottoscritto il Patto per Prato Sicura, strumento attivo fin dal 2007 - ma che doveva essere aggiornato - e finalizzato a consolidare la cooperazione tra Governo e istituzioni locali nell'azione di contrasto alle varie forme di illegalità;

con riguardo specifico alla tragedia di Prato, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini, ha sottolineato che il distretto rientra nei 100.000 controlli effettuati sulle imprese fino a oggi dal Ministero e che le "irregolarità complessive riscontrate ammontano al 76 per cento a fronte del 63 per cento medio della Toscana";

lo stesso Ministro ha inoltre fatto sapere che, presso il relativo Dicastero, si sta predisponendo il Piano controlli 2014, piano che prevede, in realtà, un protocollo speciale per il distretto pratese sin dal 1991;

rilevato che:

l'assessore alla sicurezza del Comune di Prato, Aldo Milone, ha dichiarato che "da anni denunciamo quello che sarebbe potuto accadere in questi dormitori clandestini, ma non siamo stati ascoltati. Da solo il Comune non ce la fa a vincere questa battaglia";

la Cgil di Prato parla di "tragedia annunciata, diretta conseguenza di condizione gravissima di vita e di lavoro nella quale sono costretti in grande promiscuità persone in condizioni di estrema debolezza, perché ai margini della legalità e quindi in una situazione tale da non poter ribellarsi";

quello che colpisce di più il Segretario Generale della Cgil, Susanna Camusso, con riguardo al dramma umano verificatosi a Macrolotto, è la circostanza per cui tale evento è accaduto "in una città italiana, di lavoro e industria, un distretto famoso nel mondo che oggi si presenta con le fabbriche dormitorio, con le sbarre alle finestre, con il lavoro ridotto alle condizioni opprimenti di un carcere. In quelle condizioni" prosegue Camusso, "siamo alla schiavitù vera e propria";

Sergio Spiller, Segretario Generale aggiunto Femca e responsabile comparto tessile, in una nota, commenta la tragedia sottolineando come "non è la prima volta che vengono individuate fabbriche gestite in questo modo senza rispetto delle minime regole del lavoro, della sicurezza e della dignità umana" e che, "in rapporto con la dimensione del problema, gli strumenti per intervenire (a partire dagli organi di controllo pubblici) si dimostrano assolutamente insufficienti";

anche il Segretario generale Uiltec, Paolo Pirani, parla di una "tragedia del lavoro nero e dell'immigrazione che non doveva accadere" e chiede che ci si "inizi a interrogare realmente sulla nostra capacità di intervenire per impedire che accadimenti di questo tipo segnino dolorosamente le vicende del lavoro nel nostro Paese";

Andrea Cavicchi, presidente dell'Unione industriale pratese, sottolinea come "Le condizioni di vita in questi capannoni mettono a repentaglio la vita. Dobbiamo combattere questo tipo di attività imprenditoriale illegale", tale per cui, tra l'altro, "L'immagine del distretto che passa all'esterno è falsata";

le associazioni di categoria manifestano poi forte preoccupazione per la strumentalizzazione mediatica della tragedia di via Toscana: "Quanto sta emergendo dai report dei media è il racconto di una illegalità diffusa, ma che in realtà riguarda solo una parte dell'imprenditoria cinese e non la totalità delle imprese del tessuto produttivo pratese";

è quindi lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a sottolineare, in una lettera indirizzata al Presidente della Regione Toscana, relativamente alla tragedia che ha suscitato "orrore e compassione in tutti gli italiani", la "necessità di un esame sollecito e complessivo della situazione che ha visto via via crescere a Prato un vero e proprio distretto produttivo nel settore delle confezioni, in misura però non trascurabile caratterizzato da violazione delle leggi italiane e dei diritti fondamentali dei lavoratori ivi occupati";

"al di là di ogni polemica o di una pur obbiettiva ricognizione delle cause che hanno reso possibile il determinarsi e il permanerne di fenomeni abnormi" ha concluso il Presidente "sollecito a mia volta una serie di interventi concertati al livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento - senza porle irrimediabilmente in crisi - realtà produttive e occupazionali che possono contribuire allo sviluppo economico toscano e italiano";

il presidente della Repubblica ha quindi parlato di "emergenza umanitaria" in una "enclave fuori legge", chiamando in causa il Governo cinese, da sempre restio a collaborare, e quello italiano, in vista di una lettera che scriverà al Presidente del Consiglio dei ministri Letta per sollecitare interventi legislativi;

valutato che:

come sottolineato dal presidente della Regione Toscana, la vicenda di Prato "non si può risolvere affrontandola solo sul piano sociale, con interventi pur necessari di integrazione, sulla scuola e la sanità, già sviluppati a buon livello, né semplicemente sul piano repressivo, soprattutto se questo si limita ad azioni dimostrative, anziché esercitare una pressione verso la legalità in modo costante e coerente";

è dunque necessario conciliare la convivenza con le comunità cinesi ed il pieno rispetto della nostra civiltà e dei diritti elementari del lavoro, così come prescritti dalla Costituzione italiana, dalla legge e dai contratti collettivi nazionali di lavoro: senza tollerare alcuna zona franca nello Stato di diritto, è fondamentale che, contestualmente, si costruisca un dialogo che veda protagoniste le autorità dei due Paesi e passi, però, anche dentro la società civile;

al fine di favorire la riemersione del lavoro illegale e, insieme, proteggere un'economia non più affidata allo schiavismo, lo Stato italiano deve rivendicare a sé l'autorità che gli compete in un proprio prezioso territorio come quello toscano e, più in particolare, pratese, trovando con l'interlocutore cinese il compromesso adeguato,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni in merito alla situazione riportata in premessa;

se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario e urgente attivarsi affinché sia potenziata l'attività ispettiva nei territori interessati, al fine di combattere lo sfruttamento dei lavoratori e di ripristinare condizioni di parità di accesso al mercato per tutte le aziende;

se e come intendano procedere, attraverso le strutture preposte dei propri Dicasteri, al fine di assicurare la tempestiva apertura di un tavolo di concertazione che affronti, con tutti i poteri dello Stato, con le associazioni di categoria e i sindacati, quella che è ormai una realtà extranazionale ed extralegale di sfruttamento e schiavitù nel cuore dell'Italia, promuovendone la trasformazione in un una grande occasione di crescita, di sviluppo e di integrazione per il distretto pratese, ma anche per la Toscana e l'Italia tutta che, per tale via, potrebbe addirittura costituire il più grande e potente distretto delle confezioni d'Europa;

se, conseguentemente, non ritengano che si debba procedere alla predisposizione di un piano nazionale straordinario, efficace ed effettivo, di contrasto al lavoro nero e sommerso, nel quale si prevedano iniziative legislative in grado di conciliare misure di carattere giuslavoristico, fiscale e industriale, insieme a disposizioni normative volte all'integrazione della comunità cinese nel nostro tessuto economico e sociale.

(3-00528)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

AUGELLO - Ai Ministri dell'interno e della difesa - Premesso che:

il giorno 11 settembre 2013, a Napoli, di fronte alla basilica di Santa Chiara, il signor Carloni, giornalista e autore di diverse pubblicazione storiche, imbattutosi in un gruppo di barboni e di questuanti accampati di fronte al luogo di culto, si è rivolto ad una pattuglia di alpini della divisione "Julia" in servizio con compiti ausiliari di pubblica sicurezza nella vicina piazza del Gesù, per sollecitarne l'intervento o la richiesta di intervento di altri operatori per sgomberare il sagrato;

a fronte di questa richiesta, i 3 alpini non solo si sono dichiarati non abilitati ad affrontare la situazione, ma, dopo una breve discussione, hanno identificato il signor Carloni, denunciandolo per minacce;

tali minacce andrebbero a quanto pare individuate nella richiesta reiterata da parte del signor Carloni di fornire le generalità di un caporale degli alpini, per poter segnalare ai superiori la risposta negativa ricevuta alla richiesta di intervento;

secondo il verbale della denuncia sembra che il signor Carloni si sia espresso in modo molto colorito ed esuberante nei confronti dei questuanti e dei barboni, ma non pare che, a parte la richiesta relativa alle generalità del caporale, abbia compiuto azioni tali da rendere comprensibile la percezione di una minaccia;

è diritto di ogni cittadino verificare le effettive generalità ed i titoli di qualunque operatore abilitato a svolgere funzioni di polizia giudiziaria al quale debba essere presentata un'eventuale denuncia,

si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per approfondire la dinamica dei fatti riportati e verificare la possibilità che possa essere risolto con una conciliazione un contenzioso che sembra all'interrogante avere caratteristiche paradossali, stante la situazione che vede un cittadino alla ricerca di un'autorità di polizia giudiziaria a cui denunciare una condizione di degrado della sua città, finire a sua volta denunciato, forse per un eccesso di animosità, motivato, anche se non giustificato, dall'apparente inerzia ed impotenza dello Stato di fronte a fenomeni che si ripetono ogni giorno nel cuore di Napoli.

(4-01232)

ZANETTIN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;

il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;

la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,

si chiede di sapere quali direttive il Ministro in indirizzo intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy

(4-01233)

ZANETTIN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;

se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.

(4-01234)

ZANETTIN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy, che registra un fatturato nazionale superiore ai 266 miliardi di euro, rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo ed è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto";

il made in Italy agroalimentare si caratterizza per suoi primati in termini di maggior valore aggiunto per ettaro in Europa, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, prodotti a denominazione protetta e produzioni biologiche;

la crescita costante dell'export testimonia l'indiscutibile ruolo dell'agroalimentare nazionale e del valore attribuito al marchio "Italia", con un territorio ed una produzione ammirati ed imitati nel mondo;

in Italia la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno e sono oltre 26.200 gli allevamenti di suini concentrati, prevalentemente, in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna;

in Italia, nel 2012, la produzione nazionale di suini è stata stimata in 245.620 tonnellate, le importazioni in 572.987,42 tonnellate ed il consumo di cosce in 734.749,31 tonnellate;

i dati relativi alla distribuzione delle importazioni di cosce fresche per Paese di origine riportano percentuali altissime riferite alla provenienza di prodotti dalla Germania e dall'Olanda;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini risulta che l'Italia nel 2012 ha importato, solo dalla Germania, il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

da articoli apparsi sulla stampa europea è emerso che l'efficienza dell'industria della carne suina in Germania è basata su prodotti a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate, tecniche di allevamento non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;

il gruppo Ferrarini, con un fatturato di oltre 330 milioni di euro e 900 dipendenti, rappresenta una delle maggiori realtà europee nel settore agroalimentare;

nel 2010 il gruppo ha registrato un aumento del valore della produzione dell'8,8 per cento dovuto, principalmente, all'incremento delle vendite di prosciutto cotto, di parmigiano reggiano ed altri formaggi DOP ed all'aumento delle vendite degli affettati freschi;

l'Istituto sviluppo agroalimentare (ISA SpA) è la società finanziaria, con socio unico il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che promuove e sostiene progetti di sviluppo agroindustriale che comportano, come ricaduta indotta, un miglioramento strutturale dei livelli di reddito dei produttori agricoli;

attraverso specifici strumenti di legge, ISA supporta le imprese operanti nella fase di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, zootecnici e silvicoli;

ISA ha approvato un intervento ai sensi dell'articolo 2, comma 132, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a supporto dell'iniziativa "Fabbrica italiana prosciutti" del gruppo Ferrarini;

in particolare, scopo dell'iniziativa è la realizzazione di un nuovo complesso industriale destinato ad impiegare, a regime, 10.000 tonnellate di cosce di suino per la produzione di prosciutti cotti e la movimentazione, per la produzione di altre produzioni agroalimentari del gruppo (parmigiano reggiano e salumi prodotti da Vismara), di circa 35.000 tonnellate di prodotti alimentari;

l'atteso volume delle produzioni e delle movimentazioni, se confrontato con i dati delle produzioni nazionali e delle importazioni, sembra dimostrare che i prodotti dello stabilimento non possano essere garantiti come di effettiva origine italiana;

molti controlli operati nel settore delle carni suine hanno già evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy provoca gravi distorsioni della concorrenza, condiziona il funzionamento del mercato e viola il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga, contrariamente a quanto deliberato con l'atto di intervento di ISA SpA nel progetto citato, di avviare una più adeguata istruttoria per verificare la coerenza dello stesso con gli indirizzi statutari di ISA rispetto all'attuazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Emilia-Romagna, Asse I "Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale";

quali controlli vengano effettuati da ISA prima di assicurare il supporto alle imprese o la partecipazione in specifiche iniziative con riferimento agli obiettivi sociali ed alla garanzia di perseguimento di finalità non contrastanti con la tutela e la valorizzazione dei prodotti e delle imprese nazionali;

se non ritenga l'intervento della società controllata irragionevole e arbitrario e che, determinando il mancato rispetto dell'obiettivo del rafforzamento della capacità competitiva delle imprese italiane, possa configurare un'ipotesi di responsabilità nella gestione della società medesima;

se ISA partecipi o abbia concesso investimenti ad imprese coinvolte nel mondo nella produzione di made in Italy contraffatto, alimentare e non, introducendo fattori di concorrenza sleale per le imprese italiane e pregiudicando gli interessi dei cittadini e dei consumatori.

(4-01235)

ZANETTIN - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;

in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;

il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;

in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;

quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati.

(4-01236)

ZANETTIN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale va riconosciuta con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;

l'agroalimentare made in Italy rappresenta più del 17 per cento del PIL e provengono dal settore agricolo oltre 53 miliardi di euro;

il made in Italy agroalimentare è la leva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese;

il settore agricolo, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, riveste una particolare importanza per l'economia nazionale ed assume un ruolo fondamentale nella custodia del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

sulla base dei dati Efsa, l'Italia risulta prima, nel mondo, in termini di sicurezza alimentare, con oltre un milione di controlli all'anno, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), con un valore inferiore di 5 volte rispetto a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte rispetto a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità);

il settore suinicolo rappresenta una voce importante dell'agroalimentare italiano. La suinicoltura italiana, infatti, occupa il 7° posto in Europa per numero di capi mediamente presenti: in Italia nel 2012 la consistenza è stata di 9,279 milioni di capi, preceduta da Germania (28,1 milioni), Spagna (25,2 milioni), Francia (13,7 milioni), Danimarca (12,4 milioni), Olanda (12,2 milioni) e Polonia (11,9 milioni di capi);

i dati del censimento dell'agricoltura 2010 indicano in 26.197 il numero delle aziende suinicole in Italia (74,1 per cento rispetto al 2007), 4.900 delle quali allevano più di 50 suini;

le regioni maggiormente vocate per l'allevamento di suini sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, ma anche Calabria, Umbria e Sardegna;

rispetto a 73,5 milioni di cosce suine consumate in Italia, 57,3 milioni sono di importazione, 24,5 milioni sono di produzione nazionale e 8,3 milioni vengono avviate all'esportazione;

dai medesimi dati emerge che i principali Paesi fornitori di carne suina in Italia sono la Germania, l'Olanda, la Francia, la Spagna e la Danimarca;

dai dati elaborati da ISMEA nel rapporto "La competitività dell'agroalimentare italiano" del 2012, emerge che la fase agricola è fortemente penalizzata dalle repentine e intense variazioni dei prezzi alla produzione, variazioni che invece non si trasmettono immediatamente sui prezzi nelle fasi più a valle, né per tempistica, né per intensità;

sulla base dei risultati definitivi pubblicati dall'Istat e secondo quanto certificato dal 6° censimento generale dell'agricoltura, la bassa remunerazione dell'imprenditore agricolo, in diminuzione nell'ultimo decennio, è uno degli elementi a cui viene collegata la fuoriuscita dal settore di quasi 800.000 aziende agricole;

nel mercato del settore suinicolo, l'andamento dei prezzi riconosciuti agli allevatori mostra valori inferiori ai costi di produzione;

secondo analisi ed elaborazioni dell'Associazione nazionale allevatori suini, riferiti al primo semestre 2013, il valore dell'allevamento riconosciuto nella fase della distribuzione è stato del 17,28 per cento;

dalle stesse elaborazioni si rileva che il costo medio di produzione del suino pesante (peso medio 160-170 chilogrammi) è di 1,56 euro al chilogrammo;

i medesimi dati evidenziano che il prezzo medio riconosciuto all'allevatore per il suino pesante è stato di 1,4 euro al chilogrammo;

l'attuale situazione del mercato risulta complicata dalla mancanza di trasparenza sull'indicazione di origine delle carni suine, che rischia di creare confusione tra i prodotti di provenienza nazionale, che assicurano, tra l'altro, elevati standard di sicurezza e qualità, ed i prodotti di importazione che invece, spesso, presentano minori garanzie per il consumatore;

l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nel disciplinare le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, vieta condotte commerciali sleali al fine di impedire che un contraente con maggiore forza commerciale possa abusarne, imponendo condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose per la controparte più debole,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda promuovere, con specifico riferimento al settore del commercio nel settore delle carni suine, al fine di dare piena attuazione all'articolo 62 citato, nella parte in cui vieta pratiche commerciali sleali che possano determinare, in contrasto con il principio della buona fede e della correttezza, il riconoscimento di prezzi, agli allevatori, palesemente inferiori ai costi di produzione medi da loro sostenuti;

quali azioni intenda promuovere, con specifico riferimento al commercio delle carni suine, al fine di contrastare pratiche commerciali sleali poste in essere, ai danni degli allevatori, in violazione della disciplina di cui all'articolo 62 ed al relativo regolamento di attuazione (decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199).

(4-01237)

BITONCI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la pista ciclo-pedonale del percorso ciclabile tra via Sografi e Voltabarozzo, a Padova, è ogni giorno frequentata da migliaia di persone, da chi va in bici al lavoro, chi a piedi a fare footing, le mamme e gli studenti;

il tratto è oggi un percorso, in andata e in ritorno, di massima sicurezza e salubrità psicofisica, lontano dall'invadenza dei mezzi motorizzati, rappresentando senza dubbio una delle soluzioni urbanistiche più belle di Padova, trovandosi peraltro in mezzo al verde urbano;

organi di stampa riportano di recente la notizia secondo la quale l'amministrazione comunale di Padova intenderebbe realizzare il progetto SIR3 del tram di Padova, tra Voltabarozzo e la stazione ferroviaria, che prevedrebbe il passaggio delle rotaie lungo il percorso della ciclopedonale Sografi-Voltabarozzo, con costruzione delle annesse infrastrutture (stazioni di fermata, parcheggi, centraline, pali, soletta di cemento);

il passaggio della linea del tram lungo la ciclopedonale distruggerebbe così la caratteristica peculiare dell'attuale pista, ovvero quella di consentire una mobilità a misura di persona, senza le interferenze di veicoli, rotaie, confusione, rischio di incidenti;

il passaggio del tram lungo la ciclopedonale agevolerebbe la speculazione immobiliare sui terreni prossimi al percorso, cosicché potrebbero scomparire ulteriori zone verdi, pubbliche o private;

il comitato "Sì Salviamo la ciclopedonale Sografi-Voltabarozzo" ha di recente promosso una petizione con raccolta di firme per salvare il percorso dalla possibile distruzione a causa dell'eventuale passaggio del tram linea SIR3,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno adottare tutte le iniziative nell'ambito delle proprie competenze, ferme restando le competenze dell'amministrazione comunale, al fine di tutelare e salvaguardare il percorso ciclo-pedonale di Padova.

(4-01238)

BATTISTA, BIGNAMI, BENCINI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASALETTO, DONNO, MANGILI, PEPE, SERRA, SIMEONI, VACCIANO, FUCKSIA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il made in Italy in campo agroalimentare è universalmente riconosciuto come straordinaria leva competitiva "ad alto valore aggiunto" per lo sviluppo del Paese;

in Italia il settore agroalimentare registra un fatturato superiore ai 266 miliardi di euro, rappresentando oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo e contando circa 820.000 aziende;

l'agroalimentare italiano si caratterizza per suoi primati in termini di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, di prodotti a denominazione protetta e produzioni biologiche;

la crescita costante dell'export testimonia l'indiscutibile ruolo di questo settore e del valore attribuito al marchio "Italia", con un territorio ed una produzione ammirati ed imitati in tutto il mondo;

considerato che:

nel nostro Paese la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno con oltre 26.200 allevamenti di suini diffusi su tutto il territorio nazionale;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini risulta che l'Italia nel 2012 ha importato, solo dalla Germania, il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

si apprende da notizie di stampa che l'industria della carne suina tedesca, efficiente e con prodotti a basso costo, è di fatto basata su tecniche produttive e di allevamento non sostenibili, in quanto pregiudizievoli per l'ambiente, la salute e la tutela del lavoro, con conseguenze sull'inquinamento delle falde acquifere e anche sulla salute, considerato l'impiego di eccessive quantità di antibiotici;

molti controlli operati nel settore delle carni suine hanno già evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari, condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati siano di origine e di tradizione italiana;

l'articolo 26, comma 2, lettera b), del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, impone come obbligatoria l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza per una serie di prodotti, tra cui le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della normativa a successivi atti di esecuzione della Commissione europea da adottare entro il 13 dicembre 2013;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

occorre prevenire e contrastare l'usurpazione del marchio made in Italy, assicurando la qualità, la salubrità, le caratteristiche e l'origine dei prodotti alimentari, in quanto elementi funzionali a garantire la salute ed il benessere dei consumatori ed il diritto ad un'alimentazione sana, corretta e fondata su scelte di acquisto e di consumo consapevoli;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che in realtà non possiedono pregiudica l'immagine del patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,

si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire il rispetto del termine del 13 dicembre 2013 imposto dal regolamento citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine, atto a garantire il regolare funzionamento del mercato e contrastare il dilagante fenomeno della contraffazione.

(4-01239)

CAMPANELLA, PEPE, CAPPELLETTI, BOCCHINO, SIMEONI, SCIBONA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, per gli affari regionali e le autonomie e dell'interno - Premesso che:

con determinazione n. 821 del 28 dicembre 2009 è stato approvato l'avviso pubblico per la scelta del promotore per il project financing delle opere di adeguamento e miglioramento dell'impianto di pubblica illuminazione del Comune di Casteldaccia (Palermo), ai sensi dell'art. 153, comma 15, del decreto legislativo n. 163 del 2006 e successive modificazioni, che dovrebbe avvenire con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa ai sensi dell'art. 83;

l'avviso è stato pubblicato all'albo pretorio del Comune di Casteldaccia e sul sito internet per il periodo che va dal 29 dicembre 2009 al 1° marzo 2010;

considerato che:

con determina sindacale n. 8 del 2 aprile 2010 è stata costituita la commissione giudicatrice di cui all'art. 84 del decreto per la scelta dell'offerta economicamente più vantaggiosa;

entro il termine e con le modalità stabilite nel bando di gara e cioè entro le ore 10,00 del 1° marzo 2010 è pervenuta una sola offerta, presentata dalla ditta Sala Giuseppe in data 1° febbraio 2010, prot. n. 3897;

i lavori della commissione giudicatrice, avviati il 30 aprile 2010, si sono conclusi il 3 settembre 2010 con la dichiarazione di pubblico interesse della proposta presentata dalla ditta Sala Giuseppe con sede in Casteldaccia in via Cesare Battisti n.19 attribuendo allo stesso la qualifica di promotore;

con determina n. 683 del 15 ottobre 2010 è stato nominato promotore con diritto di prelazione la ditta Sala Carmelo con sede in Casteldaccia in via Cesare Battisti n.19;

considerato inoltre che:

l'art. 98 del decreto del Presidente della Repubblica 554/1999, riguardante i requisiti del concessionario, stabilisce che il candidato alla concessione che non esegue direttamente i lavori deve essere in possesso esclusivamente dei requisiti di cui al comma 1, lettere a), b), c), d), non essendogli richiesto, pertanto, il possesso dei requisiti di qualificazione di cui agli artt. 8 e 9 della legge n. 109 del 1994 e successive modificazioni;

qualora il candidato alla concessione sia costituito da un raggruppamento temporaneo di soggetti o da un consorzio, tali requisiti devono essere posseduti dalla capogruppo, dalle mandanti o dalle consorziate, nella misura prevista dall'art. 95;

il comma 2 dell'art. 98 stabilisce che, "In alternativa ai requisiti di cui alle lettere c) e d), il candidato alla concessione può incrementare i requisiti di cui alle precedenti lettere a) e b) nella misura fissata dal bando di gara, compresa fra il doppio e il triplo". Il legislatore ha previsto, al fine di non precludere l'accesso a soggetti che non hanno mai svolto gestione di servizi affini, la sostituibilità del requisito relativo alla capacità tecnica-gestionale con indici di adeguata solidità economica atti a garantire adeguatamente l'amministrazione sotto il profilo della capacità patrimoniale. Il termine investimento rappresenta un parametro sulla base del quale stabilire la capacità economica e patrimoniale del soggetto-concessionario, pertanto va riferito al costo necessario per la completa realizzazione dell'intervento composto dalla somma di tutti i costi per i servizi di ingegneria, per la costruzione e per quant'altro ha rilevanza sull'equilibrio economico-finanziario dell'intervento;

il promotore nominato con la determinazione n. 683 del 5 ottobre 2010 sembrerebbe non in possesso di detti requisiti e pertanto escluso dalla concessione,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda;

se ritengano che nella gara in oggetto sia stato garantito il rispetto della normativa vigente;

se e quali strumenti conoscitivi, per quanto di propria competenza, ritengano opportuno attivare al fine di verificare, in particolare, il rispetto dei requisiti cui all'art. 98 del decreto del Presidente della Repubblica n. 554 del 1999, nonché l'osservanza delle procedure amministrative previste dalla legge.

(4-01240)

PICCINELLI, RAZZI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy, che registra un fatturato nazionale superiore ai 266 miliardi di euro, rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo ed è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto";

il made in Italy agroalimentare si caratterizza per suoi primati in termini di maggior valore aggiunto per ettaro in Europa, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, prodotti a denominazione protetta e produzioni biologiche;

la crescita costante dell'export testimonia l'indiscutibile ruolo dell'agroalimentare nazionale e del valore attribuito al marchio "Italia", con un territorio ed una produzione ammirati ed imitati nel mondo;

in Italia la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno e sono oltre 26.200 gli allevamenti di suini concentrati, prevalentemente, in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna;

in Italia, nel 2012, la produzione nazionale di suini è stata stimata in 245.620 tonnellate, le importazioni in 572.987,42 tonnellate ed il consumo di cosce in 734.749,31 tonnellate;

i dati relativi alla distribuzione delle importazioni di cosce fresche per Paese di origine riportano percentuali altissime riferite alla provenienza di prodotti dalla Germania e dall'Olanda;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini risulta che l'Italia nel 2012 ha importato, solo dalla Germania, il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

da articoli apparsi sulla stampa europea è emerso che l'efficienza dell'industria della carne suina in Germania è basata su prodotti a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate, tecniche di allevamento non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;

il gruppo Ferrarini, con un fatturato di oltre 330 milioni di euro e 900 dipendenti, rappresenta una delle maggiori realtà europee nel settore agroalimentare;

nel 2010 il gruppo ha registrato un aumento del valore della produzione dell'8,8 per cento dovuto, principalmente, all'incremento delle vendite di prosciutto cotto, di parmigiano reggiano ed altri formaggi DOP ed all'aumento delle vendite degli affettati freschi;

l'Istituto sviluppo agroalimentare (ISA SpA) è la società finanziaria, con socio unico il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che promuove e sostiene progetti di sviluppo agroindustriale che comportano, come ricaduta indotta, un miglioramento strutturale dei livelli di reddito dei produttori agricoli;

attraverso specifici strumenti di legge, ISA supporta le imprese operanti nella fase di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, zootecnici e silvicoli;

ISA ha approvato un intervento ai sensi dell'articolo 2, comma 132, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a supporto dell'iniziativa "Fabbrica italiana prosciutti" del gruppo Ferrarini. In particolare, scopo dell'iniziativa è la realizzazione di un nuovo complesso industriale destinato ad impiegare, a regime, 10.000 tonnellate di cosce di suino per la produzione di prosciutti cotti e la movimentazione, per la produzione di altre produzioni agroalimentari del gruppo (parmigiano reggiano e salumi prodotti da Vismara), di circa 35.000 tonnellate di prodotti alimentari;

l'atteso volume delle produzioni e delle movimentazioni, se confrontato con i dati delle produzioni nazionali e delle importazioni, sembra dimostrare che i prodotti dello stabilimento non possano essere garantiti come di effettiva origine italiana;

molti controlli operati nel settore delle carni suine hanno già evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy provoca gravi distorsioni della concorrenza, condiziona il funzionamento del mercato e viola il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga, contrariamente a quanto deliberato con l'atto di intervento di ISA SpA nel progetto citato, di avviare una più adeguata istruttoria per verificare la coerenza dello stesso con gli indirizzi statutari di ISA rispetto all'attuazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Emilia-Romagna, Asse I "Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale";

quali controlli vengano effettuati da ISA prima di assicurare il supporto alle imprese o la partecipazione in specifiche iniziative con riferimento agli obiettivi sociali ed alla garanzia di perseguimento di finalità non contrastanti con la tutela e la valorizzazione dei prodotti e delle imprese nazionali;

se non ritenga l'intervento della società controllata irragionevole e arbitrario e che, determinando il mancato rispetto dell'obiettivo del rafforzamento della capacità competitiva delle imprese italiane, possa configurare un'ipotesi di responsabilità nella gestione della società medesima;

se e quali azioni intenda promuovere per verificare se ISA partecipi o abbia concesso investimenti ad imprese coinvolte nel mondo nella produzione di made in Italy contraffatto, alimentare e non, introducendo fattori di concorrenza sleale per le imprese italiane e pregiudicando gli interessi dei cittadini e dei consumatori.

(4-01241)

PICCINELLI, RAZZI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;

in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;

il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;

in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013 citata, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;

se e quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy e i dati dei traffici illeciti accertati

(4-01242)

PICCINELLI, RAZZI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,

si chiede di sapere:

se e quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;

se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.

(4-01243)

BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la strategica importanza del settore agricolo per l'economia nazionale va riconosciuta con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;

l'agroalimentare made in Italy rappresenta più del 17 per cento del PIL costituendo senza dubbio la leva per una competitività "ad alto valore aggiunto" finalizzata ad uno sviluppo sostenibile del Paese;

il settore agricolo, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, riveste una particolare importanza per l'economia nazionale assumendo un ruolo fondamentale nella custodia del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

il settore suinicolo rappresenta una voce importante dell'agroalimentare italiano, tanto che la suinicoltura italiana occupa il 7° posto in Europa per numero di capi mediamente presenti: in Italia nel 2012 la consistenza è stata di 9,279 milioni di capi, preceduta da Germania (28,1 milioni), Spagna (25,2 milioni), Francia (13,7 milioni), Danimarca (12,4 milioni), Olanda (12,2 milioni) e Polonia (11,9 milioni di capi);

i dati del censimento dell'agricoltura 2010 indicano in 26.197 il numero delle aziende suinicole in Italia (74,1 per cento rispetto al 2007), 4.900 delle quali allevano più di 50 suini, e tra le Regioni maggiormente vocate per l'allevamento di suini vi sono la Lombardia, l'Emilia Romagna, il Veneto ed il Piemonte;

dai dati elaborati da ISMEA nel rapporto "La competitività dell'agroalimentare italiano" del 2012, emerge che la fase agricola è fortemente penalizzata dalle repentine e intense variazioni dei prezzi alla produzione, variazioni che invece non si trasmettono immediatamente sui prezzi nelle fasi più a valle, né per tempistica, né per intensità;

sulla base dei risultati definitivi pubblicati dall'Istat e secondo quanto certificato dal 6° censimento generale dell'agricoltura, la bassa remunerazione dell'imprenditore agricolo, in diminuzione nell'ultimo decennio, è uno degli elementi a cui viene collegata la fuoriuscita dal settore di quasi 800.000 aziende agricole;

nel mercato del settore suinicolo, l'andamento dei prezzi riconosciuti agli allevatori mostra valori inferiori ai costi di produzione;

l'attuale situazione del mercato risulta complicata dalla mancanza di trasparenza sull'indicazione di origine delle carni suine, che rischia di creare confusione tra i prodotti di provenienza nazionale, che assicurano, tra l'altro, elevati standard di sicurezza e qualità, ed i prodotti di importazione che invece, spesso, presentano minori garanzie per il consumatore;

l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nel disciplinare le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, vieta condotte commerciali sleali al fine di impedire che un contraente con maggiore forza commerciale possa abusarne, imponendo condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose per la controparte più debole,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano adottare iniziative nell'ambito delle proprie competenze al fine di dare piena attuazione all'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, nella parte in cui vieta pratiche commerciali sleali che possano determinare agli allevatori del settore del commercio nel settore delle carni suine il riconoscimento di prezzi palesemente inferiori ai costi di produzione medi sostenuti;

se non ritengano opportuno adottare tutte le iniziative di competenza al fine di tutelare e salvaguardare le imprese del settore agroalimentare interessate dalla concorrenza sleale, adottando le misure di competenza per sostenere il rilancio economico di questo settore, così da salvaguardare non solo le attività stesse ma anche i livelli occupazionali attuali.

(4-01244)

BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;

il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;

la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,

si chiede di sapere:

quali direttive i Ministri in indirizzo intendano emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, al fine di applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy;

se non ritengano opportuno adottare tutte le iniziative di competenza al fine di tutelare e salvaguardare le imprese del settore agroalimentare interessate dalla concorrenza sleale, adottando le misure di competenza per sostenere il rilancio economico di questo settore, così da salvaguardare non solo le attività stesse ma anche i livelli occupazionali attuali.

(4-01245)

BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;

in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;

il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;

in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è molto efficiente anche se basata su prodotti a basso costo, e che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;

quali iniziative intendano adottare, qualora non già adottate, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati;

se non ritengano opportuno adottare tutte le iniziative di competenza al fine di tutelare e salvaguardare le imprese del settore agroalimentare interessate dalla concorrenza sleale, adottando le misure di competenza per sostenere il rilancio economico di questo settore, così da salvaguardare non solo le attività stesse ma anche i livelli occupazionali attuali.

(4-01246)

BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy, che registra un fatturato nazionale superiore ai 266 miliardi di euro, rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo nazionale ed è una tra le maggiori leve su cui puntare per una competitività "ad alto valore aggiunto";

il made in Italy agroalimentare si caratterizza per suoi primati in termini di maggior valore aggiunto per ettaro in Europa, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, prodotti a denominazione protetta e produzioni biologiche;

in Italia la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno e sono oltre 26.200 gli allevamenti di suini concentrati, prevalentemente, in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna;

in Italia, nel 2012, la produzione nazionale di suini è stata stimata in 245.620 tonnellate, le importazioni in 572.987,42 tonnellate ed il consumo di cosce in 734.749,31 tonnellate;

i dati relativi alla distribuzione delle importazioni di cosce fresche per Paese di origine riportano percentuali altissime riferite alla provenienza di prodotti dalla Germania, da dove, stando ai dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini risulta che l'Italia solo nel 2012 abbia importato 535.309 tonnellate, e dall'Olanda;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini risulta che l'Italia nel 2012 ha importato, solo dalla Germania, il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

da articoli apparsi sulla stampa europea è emerso che l'efficienza dell'industria della carne suina in Germania è dovuta anche a prodotti a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate, tecniche di allevamento non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;

il gruppo Ferrarini, con un fatturato di oltre 330 milioni di euro e 900 dipendenti, rappresenta una delle maggiori realtà europee nel settore agroalimentare;

nel 2010 il gruppo ha registrato un aumento del valore della produzione dell'8,8 per cento dovuto, principalmente, all'incremento delle vendite di prosciutto cotto, di parmigiano reggiano ed altri formaggi DOP ed all'aumento delle vendite degli affettati freschi;

l'Istituto sviluppo agroalimentare (ISA SpA) è la società finanziaria, con socio unico il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che promuove e sostiene progetti di sviluppo agroindustriale che comportano, come ricaduta indotta, un miglioramento strutturale dei livelli di reddito dei produttori agricoli;

attraverso specifici strumenti di legge, ISA supporta le imprese operanti nella fase di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, zootecnici e silvicoli;

ISA ha approvato un intervento ai sensi dell'articolo 2, comma 132, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a supporto dell'iniziativa "Fabbrica italiana prosciutti" del gruppo Ferrarini;

in particolare, scopo dell'iniziativa è la realizzazione di un nuovo complesso industriale destinato ad impiegare, a regime, 10.000 tonnellate di cosce di suino per la produzione di prosciutti cotti e la movimentazione, per la produzione di altre produzioni agroalimentari del gruppo (parmigiano reggiano e salumi prodotti dall'azienda Vismara), di circa 35.000 tonnellate di prodotti alimentari;

l'atteso volume delle produzioni e delle movimentazioni, se confrontato con i dati delle produzioni nazionali e delle importazioni, sembra dimostrare che i prodotti dello stabilimento non possano essere garantiti come di effettiva origine italiana;

molti controlli operati nel settore delle carni suine hanno già evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy provoca gravi distorsioni della concorrenza, condiziona il funzionamento del mercato e viola il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano, contrariamente a quanto deliberato con l'atto di intervento di ISA SpA nel progetto citato, di avviare una più adeguata istruttoria per verificare la coerenza dello stesso con gli indirizzi statutari di ISA rispetto all'attuazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Emilia-Romagna, Asse I "Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale";

se e quali controlli vengano effettuati da ISA prima di assicurare il supporto alle imprese o la partecipazione in specifiche iniziative con riferimento agli obiettivi sociali ed alla garanzia di perseguimento di finalità non contrastanti con la tutela e la valorizzazione dei prodotti e delle imprese nazionali;

se non ritengano l'intervento della società controllata irragionevole e arbitrario e che, determinando il mancato rispetto dell'obiettivo del rafforzamento della capacità competitiva delle imprese italiane, possa configurare un'ipotesi di responsabilità nella gestione della società medesima;

se ISA partecipi o abbia concesso investimenti ad imprese coinvolte nel mondo nella produzione di made in Italy contraffatto, alimentare e non, introducendo fattori di concorrenza sleale per le imprese italiane e pregiudicando gli interessi dei cittadini e dei consumatori.

(4-01247)

BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata tuttavia su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono anche operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,

si chiede di sapere:

quali azioni i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;

se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intendano adottare i necessari provvedimenti ed approvare a livello nazionale le disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.

(4-01248)

MARAN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale va riconosciuta con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;

l'agroalimentare made in Italy rappresenta più del 17 per cento del PIL e provengono dal settore agricolo oltre 53 miliardi di euro;

il made in Italy agroalimentare è la leva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese;

il settore agricolo, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, riveste una particolare importanza per l'economia nazionale ed assume un ruolo fondamentale nella custodia del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

sulla base dei dati Efsa, l'Italia risulta prima, nel mondo, in termini di sicurezza alimentare, con oltre un milione di controlli all'anno, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), con un valore inferiore di 5 volte rispetto a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte rispetto a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità);

il settore suinicolo rappresenta una voce importante dell'agroalimentare italiano. La suinicoltura italiana, infatti, occupa il 7° posto in Europa per numero di capi mediamente presenti: in Italia nel 2012 la consistenza è stata di 9,279 milioni di capi, preceduta da Germania (28,1 milioni), Spagna (25,2 milioni), Francia (13,7 milioni), Danimarca (12,4 milioni), Olanda (12,2 milioni) e Polonia (11,9 milioni di capi);

i dati del censimento dell'agricoltura 2010 indicano in 26.197 il numero delle aziende suinicole in Italia (74,1 per cento rispetto al 2007), 4.900 delle quali allevano più di 50 suini;

le regioni maggiormente vocate per l'allevamento di suini sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, ma anche Calabria, Umbria e Sardegna;

rispetto a 73,5 milioni di cosce suine consumate in Italia, 57,3 milioni sono di importazione, 24,5 milioni sono di produzione nazionale e 8,3 milioni vengono avviate all'esportazione;

dai medesimi dati emerge che i principali Paesi fornitori di carne suina in Italia sono la Germania, l'Olanda, la Francia, la Spagna e la Danimarca;

dai dati elaborati da ISMEA nel rapporto "La competitività dell'agroalimentare italiano" del 2012, emerge che la fase agricola è fortemente penalizzata dalle repentine e intense variazioni dei prezzi alla produzione, variazioni che invece non si trasmettono immediatamente sui prezzi nelle fasi più a valle, né per tempistica, né per intensità;

sulla base dei risultati definitivi pubblicati dall'Istat e secondo quanto certificato dal 6° censimento generale dell'agricoltura, la bassa remunerazione dell'imprenditore agricolo, in diminuzione nell'ultimo decennio, è uno degli elementi a cui viene collegata la fuoriuscita dal settore di quasi 800.000 aziende agricole;

nel mercato del settore suinicolo, l'andamento dei prezzi riconosciuti agli allevatori mostra valori inferiori ai costi di produzione;

secondo analisi ed elaborazioni dell'Associazione nazionale allevatori suini, riferiti al primo semestre 2013, il valore dell'allevamento riconosciuto nella fase della distribuzione è stato del 17,28 per cento;

dalle stesse elaborazioni si rileva che il costo medio di produzione del suino pesante (peso medio 160-170 chilogrammi) è di 1,56 euro al chilogrammo;

i medesimi dati evidenziano che il prezzo medio riconosciuto all'allevatore per il suino pesante è stato di 1,4 euro al chilogrammo;

l'attuale situazione del mercato risulta complicata dalla mancanza di trasparenza sull'indicazione di origine delle carni suine, che rischia di creare confusione tra i prodotti di provenienza nazionale, che assicurano, tra l'altro, elevati standard di sicurezza e qualità, ed i prodotti di importazione che invece, spesso, presentano minori garanzie per il consumatore;

l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nel disciplinare le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, vieta condotte commerciali sleali al fine di impedire che un contraente con maggiore forza commerciale possa abusarne, imponendo condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose per la controparte più debole,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda promuovere, con specifico riferimento al settore del commercio nel settore delle carni suine, al fine di dare piena attuazione all'articolo 62 citato, nella parte in cui vieta pratiche commerciali sleali che possano determinare, in contrasto con il principio della buona fede e della correttezza, il riconoscimento di prezzi, agli allevatori, palesemente inferiori ai costi di produzione medi da loro sostenuti;

quali azioni intenda promuovere, con specifico riferimento al commercio delle carni suine, al fine di contrastare pratiche commerciali sleali poste in essere, ai danni degli allevatori, in violazione della disciplina di cui all'articolo 62 ed al relativo regolamento di attuazione (decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199).

(4-01249)

MARAN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;

il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;

la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,

si chiede di sapere quali direttive il Ministro in indirizzo intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy.

(4-01250)

MARAN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;

se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.

(4-01251)

MARAN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy, che registra un fatturato nazionale superiore ai 266 miliardi di euro, rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo ed è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto";

il made in Italy agroalimentare si caratterizza per suoi primati in termini di maggior valore aggiunto per ettaro in Europa, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, prodotti a denominazione protetta e produzioni biologiche;

la crescita costante dell'export testimonia l'indiscutibile ruolo dell'agroalimentare nazionale e del valore attribuito al marchio "Italia", con un territorio ed una produzione ammirati ed imitati nel mondo;

in Italia la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno e sono oltre 26.200 gli allevamenti di suini concentrati, prevalentemente, in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna;

in Italia, nel 2012, la produzione nazionale di suini è stata stimata in 245.620 tonnellate, le importazioni in 572.987,42 tonnellate ed il consumo di cosce in 734.749,31 tonnellate;

i dati relativi alla distribuzione delle importazioni di cosce fresche per Paese di origine riportano percentuali altissime riferite alla provenienza di prodotti dalla Germania e dall'Olanda;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini risulta che l'Italia nel 2012 ha importato, solo dalla Germania, il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

da articoli apparsi sulla stampa europea è emerso che l'efficienza dell'industria della carne suina in Germania è basata su prodotti a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate, tecniche di allevamento non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;

il gruppo Ferrarini, con un fatturato di oltre 330 milioni di euro e 900 dipendenti, rappresenta una delle maggiori realtà europee nel settore agroalimentare;

nel 2010 il gruppo ha registrato un aumento del valore della produzione dell'8,8 per cento dovuto, principalmente, all'incremento delle vendite di prosciutto cotto, di parmigiano reggiano ed altri formaggi DOP ed all'aumento delle vendite degli affettati freschi;

l'Istituto sviluppo agroalimentare (ISA SpA) è la società finanziaria, con socio unico il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che promuove e sostiene progetti di sviluppo agroindustriale che comportano, come ricaduta indotta, un miglioramento strutturale dei livelli di reddito dei produttori agricoli;

attraverso specifici strumenti di legge, ISA supporta le imprese operanti nella fase di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, zootecnici e silvicoli;

ISA ha approvato un intervento ai sensi dell'articolo 2, comma 132, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a supporto dell'iniziativa "Fabbrica italiana prosciutti" del gruppo Ferrarini;

in particolare, scopo dell'iniziativa è la realizzazione di un nuovo complesso industriale destinato ad impiegare, a regime, 10.000 tonnellate di cosce di suino per la produzione di prosciutti cotti e la movimentazione, per la produzione di altre produzioni agroalimentari del gruppo (parmigiano reggiano e salumi prodotti da Vismara), di circa 35.000 tonnellate di prodotti alimentari;

l'atteso volume delle produzioni e delle movimentazioni, se confrontato con i dati delle produzioni nazionali e delle importazioni, sembra dimostrare che i prodotti dello stabilimento non possano essere garantiti come di effettiva origine italiana;

molti controlli operati nel settore delle carni suine hanno già evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy provoca gravi distorsioni della concorrenza, condiziona il funzionamento del mercato e viola il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga, contrariamente a quanto deliberato con l'atto di intervento di ISA SpA nel progetto citato, di avviare una più adeguata istruttoria per verificare la coerenza dello stesso con gli indirizzi statutari di ISA rispetto all'attuazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Emilia-Romagna, Asse I "Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale";

quali controlli vengano effettuati da ISA prima di assicurare il supporto alle imprese o la partecipazione in specifiche iniziative con riferimento agli obiettivi sociali ed alla garanzia di perseguimento di finalità non contrastanti con la tutela e la valorizzazione dei prodotti e delle imprese nazionali;

se non ritenga l'intervento della società controllata irragionevole e arbitrario e che, determinando il mancato rispetto dell'obiettivo del rafforzamento della capacità competitiva delle imprese italiane, possa configurare un'ipotesi di responsabilità nella gestione della società medesima;

se ISA partecipi o abbia concesso investimenti ad imprese coinvolte nel mondo nella produzione di made in Italy contraffatto, alimentare e non, introducendo fattori di concorrenza sleale per le imprese italiane e pregiudicando gli interessi dei cittadini e dei consumatori.

(4-01252)

MARAN - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;

in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;

il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;

in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;

quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati.

(4-01253)

MARAN - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che:

l'agricoltura italiana, con un totale di circa 820.000 aziende, rappresenta circa il 15 per cento del totale delle imprese attive italiane;

l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale non è legato solo alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;

nonostante le difficoltà in cui versa l'intera economia italiana ed il deciso rallentamento del PIL nazionale registrato nel corso degli ultimi anni, secondo i dati Istat relativi ai primi 7 mesi dell'anno, nel 2013 l'Italia ha fatto segnare il record nel valore delle esportazioni agroalimentari, arrivato a 34 miliardi di euro;

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari, la contraffazione e la pirateria garantisce la solidità delle imprese agricole italiane e tutela l'immagine ed il valore del made in Italy;

in questo contesto, la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno, con oltre 26.000 allevamenti diffusi in tutta Italia;

dai dati dell'Associazione nazionale allevatori di suini emerge che nel 2012 l'Italia ha importato dalla Germania più di 500.000 tonnellate tra suini vivi e carni suine, che rappresentano oltre il 50 per cento del totale delle importazioni di tali prodotti;

recentemente, la stampa europea ha diffuso alcuni dati da cui emerge che l'industria della carne suina tedesca, efficiente e con prodotti a basso costo, è, di fatto, basata su tecniche produttive e di allevamento non sostenibili, in quanto pregiudizievoli per l'ambiente, la salute e la tutela del lavoro, con conseguenze sull'inquinamento delle falde acquifere e anche sulla salute, considerato l'impiego di eccessive quantità di antibiotici;

nel settore delle carni suine i controlli effettuati hanno portato alla luce molteplici episodi di contraffazione e frode, spesso legati all'abusivo impiego, nella fase della pubblicità o della presentazione dei prodotti, di denominazioni, o simboli, o immagini evocative di prodotti e territori italiani;

il mercato interno deve prevenire e contrastare l'usurpazione del marchio made in Italy, ponendosi come garante della qualità, della salubrità, delle caratteristiche e dell'origine dei prodotti alimentari italiani, in quanto elementi funzionali a garantire la salute ed il benessere dei consumatori ed il loro diritto ad un'alimentazione sana, corretta e fondata su scelte di acquisto e di consumo consapevoli;

l'omissione delle informazioni sull'origine di un prodotto agroalimentare ed una pubblicità che suggerisca un legame inesistente tra un prodotto ed un territorio aumentano in modo significativo il rischio di confusione;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono pregiudica l'immagine del patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

l'articolo 26, comma 2, lettera b), del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, impone come obbligatoria l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza per una serie di prodotti, tra cui le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, fissando alla Commissione il termine del 13 dicembre 2013 per adottare le disposizioni di attuazione dell'obbligo,

si chiede di sapere:

quali azioni i Ministri in indirizzo intendano promuovere, con specifico riferimento al commercio con l'estero delle carni suine, al fine di prevenire le pratiche fraudolente o ingannevoli, ai danni del made in Italy o, comunque, ogni altro tipo di operazione o attività commerciali in grado di indurre in errore i consumatori e, ancora, per assicurare la più ampia trasparenza delle informazioni relative ai prodotti alimentari ed ai relativi processi produttivi e l'effettiva rintracciabilità degli alimenti nazionali;

quali azioni intendano adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carne suine;

se non intendano, nelle more dell'approvazione, a livello comunitario, dei provvedimenti di attuazione, adottare disposizioni di indirizzo e coordinamento, al fine di recepire il principio fissato dalla regolamentazione europea ed avviare opportune campagne di informazione per gli organi di controllo e per i consumatori;

se non intendano assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto dall'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni e i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine, nonché assicurare l'accesso ai relativi documenti da parte dei consumatori, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi e a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche.

(4-01254)

MARINELLO - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;

in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;

il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;

in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;

quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati.

(4-01255)

MAZZONI - Ai Ministri dell'interno, dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

a Prato esiste da anni un distretto cinese che vive e prospera in modo illegale, con un giro di affari di 1,8 miliardi di euro che sfuggono a ogni controllo e un'evasione annua stimata in circa 800 milioni di euro. Un autentico paradiso fiscale, quello dell'abbigliamento "pronto moda" cinese, i cui dati sono impressionanti: 2.700 aziende con 17.000 addetti, un costo del lavoro che è di trenta punti inferiore a quello del distretto tessile tradizionale, nessun lavoratore orientale iscritto ai sindacati, solo il 7 per cento dei contratti che dura più di due anni;

le imprese cinesi hanno un turnover del 60 per cento contro il 15,7 per cento di quelle italiane. L'export è il 70 per cento del fatturato, perché il pronto moda cinese di Prato rifornisce buona parte dell'Europa. Sono 360 milioni i capi d'abbigliamento che questo distretto parallelo sforna ogni anno. I cinesi comprano tessuti non pratesi (costo e qualità sono troppo elevati), in prevalenza importano dalla stessa Cina (negli ultimi dieci anni l'import è aumentato di oltre il 3.000 per cento), e sempre più si organizzano autonomamente anche per quanto riguarda la logistica e i trasporti;

il costo del lavoro per unità di prodotto quale risulta dai bilanci delle aziende cinesi è del 42,7 per cento contro il 73,2 per cento del distretto tessile ufficiale;

è dunque urgente attenuare da subito la morsa dell'illegalità: i controlli effettuati negli ultimi quattro anni hanno rappresentato un primo passo in avanti, ma senza la collaborazione attiva e convinta delle autorità che rappresentano la comunità cinese in Toscana, questo gravissimo problema che ha contorni sia economici che sociali resterà purtroppo irrisolto;

le ditte cinesi impiegano almeno 30.000 connazionali (compresi i clandestini), capaci di cucire quasi un milione di capi al giorno. Il sistema copre tutte le fasi di lavorazione eccetto la produzione del tessuto, comprato in Cina a basso prezzo;

inoltre, nelle aziende cinesi dilaga lo sfruttamento feroce dei lavoratori e questo sistema illegale ha attirato come miele la criminalità organizzata, come documenta una maxi inchiesta della procura antimafia che ipotizza il riciclaggio di quasi cinque miliardi di euro a opera di un'organizzazione mafiosa italo-cinese;

quello che a prima vista sembra essere un florido polo artigianale e commerciale nasconde una realtà fatta di abusi e sfruttamento difficili da separare dal concetto di schiavismo;

un filmato girato dalla Guardia di finanza dentro una fabbrica clandestina di Prato ha evidenziato lo sfruttamento indiscriminato di donne e bambimi, moderni schiavi che vivono e lavoro negli stanzoni in condizioni subumane dove si dorme, si mangia e si lavora, spesso in co, pagnia di topi e scarafaggi. Di fatto, nell'Italia culla dei diritti sindacali, per di più nella civilissima Toscana, si tollera il risorgere dello schiavismo. Quello sfruttamento crudele e inumano che serve ad alimentare un perverso modello di business come quello creato dai cinesi nel distretto parallelo di Prato;

migliaia di cinesi sono costretti a lavorare senza tutele e diritti, nemmeno i più elementari, come l'assistenza medica in caso di infortunio o la possibilità di lavorare in un ambiente salubre;

la Polizia di Prato ha aperto un'inchiesta dopo che un ragazzino cinese apparentemente minorenne è finito al Pronto Soccorso con alcune ferite provocate da una macchina mal funzionante. Il ragazzo mostrava anche gli evidenti segni della malnutrizione. Agli agenti ha detto di lavorare sette giorni su sette per un euro all'ora, iniziando alle sette di mattina e finendo a mezzanotte. Dormiva all'interno del laboratorio, pagandosi vitto e alloggio con il suo misero salario;

l'attività di contrasto all'illegalità posta in essere dal gruppo interforze è stata indirizzata non solo a combattere gli illeciti ma anche a prevenire tragedie purtroppo prevedibili. Infatti, nei capannoni dove in prevalenza cittadini cinesi svolgono attività lavorativa in promiscuità con la residenza è molto diffuso l'uso indiscriminato di bombole di gas gpl che possono provocare vere e proprie stragi. Lo stesso Questore a più riprese ha richiamato l'attenzione su questo fenomeno ogni qual volta è stato effettuato un controllo,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga di intervenire non solo sul fenomeno dei money transfer, come promesso dal Ministro dell'interno nella sua recente visita per firmare il patto per la sicurezza di Prato, ma anche per ripristinare una volta per tutte la legalità nel distretto parallelo cinese: legalità fiscale, contributiva e sul lavoro, perché non è più tollerabile che lo Stato lasci in mano alla mafia cinese un'intera zona di quello che resta il più importante distretto tessile italiano;

se non ritenga inoltre necessario mettere sotto controllo il fenomeno dell'immigrazione clandestina cinese, attraverso la sensibilizzazione delle autorità consolari cinesi che finora hanno offerto una collaborazione che eufemisticamente può essere definita insufficiente;

se non ritenga infine di attivare uno sforzo straordinario coordinato per recidere alla radice tutti i variegati fenomeni di illegalità che le forze dell'ordine, nella loro pur lodevole e proficua attività ordinaria, non sono in grado di arginare.

(4-01256)

LANZILLOTTA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;

se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.

(4-01257)

CASSANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

il 7-8 ottobre 2013 come noto sul territorio di Ginosa (Taranto) si è abbattuta un'alluvione con un'intensità senza precedenti. L'area, considerata ad alto rischio idrogeologico, è stata duramente colpita dalla pioggia battente e dai forti venti, come documentato anche dalla Protezione Civile della Puglia: la "bomba d'acqua" ha causato anche 4 vittime a causa delle esondazioni dei principali torrenti. Ci sono stati crolli di ponti che collegano i comuni alle più importanti arterie stradali e ingenti danni all'agricoltura che costituisce l'attività economica primaria della comunità ginosina;

i danni sono incalcolabili e richiedono interventi immediati tanto per restituire tutta la zona alla normale vita quotidiana, quanto per lavori non più rinviabili di messa in sicurezza del territorio e per far fronte a nuovi e imprevedibili eventi meteorologici;

la Giunta regionale pugliese, nella seduta dell'11 ottobre 2013, ha già deliberato lo stato di calamità e anche la Presidenza del Consiglio dei ministri ha emanato l'ordinanza per lo stato di calamità. Si attendono invece a distanza di un mese e mezzo dall'evento calamitoso, gli atti consequenziali, ovvero lo stanziamento delle risorse per ripristinare le condizioni socio-economiche e strutturali sul territorio così duramente colpito e l'avvio dei conseguenti interventi di ricostruzione e di ristoro che rivestono carattere d'urgenza e di necessità per un territorio già duramente colpito dalla crisi del tessile e del mobile imbottito, oltre che dell'agricoltura;

i rappresentanti del Comune esprimono, del resto, tutta la loro preoccupazione per quanto sta avvenendo. Il territorio infatti è stato già colpito da un'alluvione nel 2011 e l'attesa per lo stanziamento dei fondi è stata di circa 2 anni,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda intraprendere per fronteggiare lo stato di calamità che si è abbattuto sul territorio di Ginosa;

se, in considerazione della gravità dell'accaduto, non ritenga opportuno dare la massima priorità agli interventi utili a ripristinare le condizioni socio-economiche e strutturali nella zona così duramente colpita dalla calamità.

(4-01258)

CAMPANELLA, CATALFO, MORRA, CIOFFI, PEPE, BOCCHINO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e per gli affari regionali e le autonomie - Premesso che:

risulta agli interroganti che in Sicilia, dal 2012, viene disattesa l'adozione del piano regionale dell'offerta formativa, ovvero del complesso delle attività disposte e finanziate dalla Regione Siciliana, con l'ausilio di enti strumentali alla medesima, volte a garantire, con costanza, regolarità e trasparenza, l'offerta formativa ai minori, ai soggetti svantaggiati in genere, ai giovani disoccupati ed ai soggetti fuoriusciti dal sistema lavorativo e con difficoltà, anche in relazione all'età non più giovane ed al contestuale innalzamento della soglia pensionistica, di reinserimento nel tessuto produttivo dell'isola nonché ai lavoratori in servizio al fine di migliorare ed aggiornare la qualifica professionale acquisita;

la Regione Siciliana è vincolata a rendere tale servizio ai sensi degli articoli 3, 4, 9, 33, 35 e 38 della Costituzione;

la legge n. 845 del 1978, recante "Legge quadro in materia di formazione professionale", e la legge della Regione Siciliana n. 24 del 6 marzo 1976, recante "Addestramento professionale dei lavoratori", prevedono entrambe che annualmente venga predisposto un piano regionale dell'offerta formativa per tutte le finalità esposte;

tale piano regionale, allo stato della legislazione vigente, deve essere esitato entro il 30 novembre di ogni anno;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

negli anni 2011, 2012 e 2013 non è stato predisposto dalle amministrazioni regionali competenti alcun piano formativo rispettoso dei requisiti di legge e rivolto ai soggetti interessati quali minori, soggetti diversamente abili, lavoratori in servizio, lavoratori disoccupati, over 50, eccetera;

sin dal piano 2002, in violazione dell'art 5 della legge n. 845 del 1978 e dell'art.4 della legge regionale n. 24 del 1976, le amministrazioni regionali succedutesi nel tempo hanno finanziato una pletora di soggetti giuridici, segnatamente imprese in forma singola ed associata, privi dei requisiti richiesti per il finanziamento in quanto svolgenti, ope legis, attività lucrative e/o inesistenti o non dotati, alla data di entrata in vigore della legge regionale citata, dei requisiti richiesti (idoneità locali ed attrezzature, personale adeguato ed esperienza almeno triennale nel settore), a parere degli interroganti impoverendo le risorse regionali che sono divenute mero strumento di finanziamento di cordate politiche ed affaristiche in dispregio totale delle necessità dell'utenza e della professionalità del servizio;

il Dipartimento agenzia per l'impiego, assorbito ope legis nel 2012 dal Dipartimento lavoro dell'Assessorato regionale alla famiglia, ha recentemente di fatto sottratto le professionalità interne agli enti di formazione, dotate ivi di contratto di lavoro a tempo indeterminato ed indispensabili per svolgere la programmazione, il monitoraggio, l'orientamento e lo sviluppo delle attività formative, collocandole, con un provvedimento secondo gli interroganti assolutamente privo di qualsiasi requisito minimo di legalità, presso un ente totalmente controllato dalla Regione Siciliana (CIAPI, Centro interaziendale addestramento professionale integrato, di Priolo in provincia di Siracusa) con contratti a tempo determinato in violazione del blocco delle assunzioni presso enti finanziati con trasferimenti diretti dalla Regione di cui all'art. 1, comma 10, della legge regionale siciliana n. 25 del 29 dicembre 2008;

con decreto del dirigente generale n. 5021 del 6 novembre 2013 a firma della dirigente generale del Dipartimento istruzione e formazione professionale della Regione è stato approvato un sedicente "Piano straordinario di intervento a favore dell'occupabilità", riservato esclusivamente alla fascia di età 18-35 anni, in violazione dell'obbligo di rendere un servizio, pur costituzionalmente garantito, alle richiamate fasce di destinatari;

tale piano non risulta essere stato sottoposto al parere obbligatorio e preventivo della Commissione regionale per l'impiego, succeduta alla commissione regionale per la formazione professionale;

di fatto, a giudizio degli interroganti, di tale stato di cose sarebbero responsabili sia i dirigenti generali dei Dipartimenti coinvolti nelle attività descritte, sia gli assessori in carica preposti ai rispettivi rami della amministrazione regionale sia, in virtù della delibera di Giunta regionale n. 377 del 4 ottobre 2010, in persona del presidente della Regione, a cui le scelte in violazione di legge sono state sottoposte per "preventiva comunicazione", senza alcun rispetto delle previsioni di cui all'art. 2 della legge della Regione Siciliana n. 10 del 15 maggio 2000, che sanciscono l'intangibilità, da parte della politica, degli atti gestionali dei dirigenti;

ai sensi e per gli effetti della legge regionale siciliana n. 15 del 5 novembre 2004 il termine per l'approvazione del piano dell'offerta formativa 2014 è scaduto il 30 novembre 2013;

ad oggi l'amministrazione regionale siciliana non ha ancora avviato le procedure propedeutiche a tale approvazione e la commissione regionale per l'impiego, che avrebbe dovuto valutare il piano, non si è riunita da mesi e non esistono più i tempi tecnici, neanche in via d'urgenza, per addivenire alla tempestiva approvazione del piano stesso, reiterando l'inadempienza e l'omissione del servizio per il terzo anno consecutivo,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, nei limiti di loro competenza, intendano attivarsi presso l'amministrazione regionale siciliana affinché venga elaborato ed avviato il P.R.O.F. 2014 nel rispetto delle richiamate normative ed a favore di tutta la platea dei soggetti potenzialmente beneficiari, finanziando esclusivamente i soggetti giuridici aventi i requisiti di legge ed escludendo imprese in forma individuale ed associata, in modo da non gravare sul bilancio regionale con assunzioni a carico di un ente totalmente controllato dalla Regione Sicilia, in violazione della legge regionale n. 25 del 29 dicembre 2008, e restituire le figure di sistema degli interventi formativi, necessarie ed indispensabili per la programmazione, il monitoraggio e l'orientamento delle attività formative, all'organizzazione interna degli enti formativi legittimati a svolgere le attività, attesa la loro attuale, a parere degli interroganti, illegittima destinazione a non meglio individuate altre attività presso un ente regionale (CIAPI di Priolo), sottoponendo il piano regionale per l'offerta formativa al parere della commissione regionale per l'impiego;

se non intendano adoperarsi, nel limite delle proprie attribuzioni, affinché vengano effettuate le comunicazioni burocratiche necessarie per porre fine alla quasi triennale omissione degli adempimenti connessi all'attuazione di norme costituzionali, nazionali e regionali, disattese a parere degli interroganti per un coacervo di illegittimi e contraddittori atti amministrativi, dando comunicazione tempestiva dei provvedimenti adottati al fine di garantire il rispetto dei diritti degli utenti, reiteratamente lesi dalla condotta omissiva dell'amministrazione competente che anche quest'anno ha omesso di garantire il servizio.

(4-01259)

DE POLI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale va riconosciuta con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;

l'agroalimentare made in Italy rappresenta più del 17 per cento del PIL e provengono dal settore agricolo oltre 53 miliardi di euro;

il made in Italy agroalimentare è la leva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese;

il settore agricolo, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, riveste una particolare importanza per l'economia nazionale ed assume un ruolo fondamentale nella custodia del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

sulla base dei dati Efsa, l'Italia risulta prima, nel mondo, in termini di sicurezza alimentare, con oltre un milione di controlli all'anno, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), con un valore inferiore di 5 volte rispetto a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte rispetto a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità);

il settore suinicolo rappresenta una voce importante dell'agroalimentare italiano. La suinicoltura italiana, infatti, occupa il 7° posto in Europa per numero di capi mediamente presenti: in Italia nel 2012 la consistenza è stata di 9,279 milioni di capi, preceduta da Germania (28,1 milioni), Spagna (25,2 milioni), Francia (13,7 milioni), Danimarca (12,4 milioni), Olanda (12,2 milioni) e Polonia (11,9 milioni di capi);

i dati del censimento dell'agricoltura 2010 indicano in 26.197 il numero delle aziende suinicole in Italia (74,1 per cento rispetto al 2007), 4.900 delle quali allevano più di 50 suini;

le regioni maggiormente vocate per l'allevamento di suini sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, ma anche Calabria, Umbria e Sardegna;

rispetto a 73,5 milioni di cosce suine consumate in Italia, 57,3 milioni sono di importazione, 24,5 milioni sono di produzione nazionale e 8,3 milioni vengono avviate all'esportazione;

dai medesimi dati emerge che i principali Paesi fornitori di carne suina in Italia sono la Germania, l'Olanda, la Francia, la Spagna e la Danimarca;

dai dati elaborati da ISMEA nel rapporto "La competitività dell'agroalimentare italiano" del 2012, emerge che la fase agricola è fortemente penalizzata dalle repentine e intense variazioni dei prezzi alla produzione, variazioni che invece non si trasmettono immediatamente sui prezzi nelle fasi più a valle, né per tempistica, né per intensità;

sulla base dei risultati definitivi pubblicati dall'Istat e secondo quanto certificato dal 6° censimento generale dell'agricoltura, la bassa remunerazione dell'imprenditore agricolo, in diminuzione nell'ultimo decennio, è uno degli elementi a cui viene collegata la fuoriuscita dal settore di quasi 800.000 aziende agricole;

nel mercato del settore suinicolo, l'andamento dei prezzi riconosciuti agli allevatori mostra valori inferiori ai costi di produzione;

secondo analisi ed elaborazioni dell'Associazione nazionale allevatori suini, riferiti al primo semestre 2013, il valore dell'allevamento riconosciuto nella fase della distribuzione è stato del 17,28 per cento;

dalle stesse elaborazioni si rileva che il costo medio di produzione del suino pesante (peso medio 160-170 chilogrammi) è di 1,56 euro al chilogrammo;

i medesimi dati evidenziano che il prezzo medio riconosciuto all'allevatore per il suino pesante è stato di 1,4 euro al chilogrammo;

l'attuale situazione del mercato risulta complicata dalla mancanza di trasparenza sull'indicazione di origine delle carni suine, che rischia di creare confusione tra i prodotti di provenienza nazionale, che assicurano, tra l'altro, elevati standard di sicurezza e qualità, ed i prodotti di importazione che invece, spesso, presentano minori garanzie per il consumatore;

l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nel disciplinare le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, vieta condotte commerciali sleali al fine di impedire che un contraente con maggiore forza commerciale possa abusarne, imponendo condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose per la controparte più debole,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda promuovere, con specifico riferimento al settore del commercio nel settore delle carni suine, al fine di dare piena attuazione all'articolo 62 citato, nella parte in cui vieta pratiche commerciali sleali che possano determinare, in contrasto con il principio della buona fede e della correttezza, il riconoscimento di prezzi, agli allevatori, palesemente inferiori ai costi di produzione medi da loro sostenuti;

quali azioni intenda promuovere, con specifico riferimento al commercio delle carni suine, al fine di contrastare pratiche commerciali sleali poste in essere, ai danni degli allevatori, in violazione della disciplina di cui all'articolo 62 ed al relativo regolamento di attuazione (decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199).

(4-01260)

LUMIA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale va riconosciuta con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;

l'agroalimentare made in Italy rappresenta più del 17 per cento del PIL e provengono dal settore agricolo oltre 53 miliardi di euro;

il made in Italy agroalimentare è la leva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese;

il settore agricolo, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, riveste una particolare importanza per l'economia nazionale ed assume un ruolo fondamentale nella custodia del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

sulla base dei dati Efsa, l'Italia risulta prima, nel mondo, in termini di sicurezza alimentare, con oltre un milione di controlli all'anno, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), con un valore inferiore di 5 volte rispetto a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte rispetto a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità);

il settore suinicolo rappresenta una voce importante dell'agroalimentare italiano. La suinicoltura italiana, infatti, occupa il 7° posto in Europa per numero di capi mediamente presenti: in Italia nel 2012 la consistenza è stata di 9,279 milioni di capi, preceduta da Germania (28,1 milioni), Spagna (25,2 milioni), Francia (13,7 milioni), Danimarca (12,4 milioni), Olanda (12,2 milioni) e Polonia (11,9 milioni di capi);

i dati del censimento dell'agricoltura 2010 indicano in 26.197 il numero delle aziende suinicole in Italia (74,1 per cento rispetto al 2007), 4.900 delle quali allevano più di 50 suini;

le regioni maggiormente vocate per l'allevamento di suini sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, ma anche Calabria, Umbria e Sardegna;

rispetto a 73,5 milioni di cosce suine consumate in Italia, 57,3 milioni sono di importazione, 24,5 milioni sono di produzione nazionale e 8,3 milioni vengono avviate all'esportazione;

dai medesimi dati emerge che i principali Paesi fornitori di carne suina in Italia sono la Germania, l'Olanda, la Francia, la Spagna e la Danimarca;

dai dati elaborati da ISMEA nel rapporto "La competitività dell'agroalimentare italiano" del 2012, emerge che la fase agricola è fortemente penalizzata dalle repentine e intense variazioni dei prezzi alla produzione, variazioni che invece non si trasmettono immediatamente sui prezzi nelle fasi più a valle, né per tempistica, né per intensità;

sulla base dei risultati definitivi pubblicati dall'Istat e secondo quanto certificato dal 6° censimento generale dell'agricoltura, la bassa remunerazione dell'imprenditore agricolo, in diminuzione nell'ultimo decennio, è uno degli elementi a cui viene collegata la fuoriuscita dal settore di quasi 800.000 aziende agricole;

nel mercato del settore suinicolo, l'andamento dei prezzi riconosciuti agli allevatori mostra valori inferiori ai costi di produzione;

secondo analisi ed elaborazioni dell'Associazione nazionale allevatori suini, riferiti al primo semestre 2013, il valore dell'allevamento riconosciuto nella fase della distribuzione è stato del 17,28 per cento;

dalle stesse elaborazioni si rileva che il costo medio di produzione del suino pesante (peso medio 160-170 chilogrammi) è di 1,56 euro al chilogrammo;

i medesimi dati evidenziano che il prezzo medio riconosciuto all'allevatore per il suino pesante è stato di 1,4 euro al chilogrammo;

l'attuale situazione del mercato risulta complicata dalla mancanza di trasparenza sull'indicazione di origine delle carni suine, che rischia di creare confusione tra i prodotti di provenienza nazionale, che assicurano, tra l'altro, elevati standard di sicurezza e qualità, ed i prodotti di importazione che invece, spesso, presentano minori garanzie per il consumatore;

l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nel disciplinare le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, vieta condotte commerciali sleali al fine di impedire che un contraente con maggiore forza commerciale possa abusarne, imponendo condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose per la controparte più debole,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda promuovere, con specifico riferimento al settore del commercio nel settore delle carni suine, al fine di dare piena attuazione all'articolo 62 citato, nella parte in cui vieta pratiche commerciali sleali che possano determinare, in contrasto con il principio della buona fede e della correttezza, il riconoscimento di prezzi, agli allevatori, palesemente inferiori ai costi di produzione medi da loro sostenuti;

quali azioni intenda promuovere, con specifico riferimento al commercio delle carni suine, al fine di contrastare pratiche commerciali sleali poste in essere, ai danni degli allevatori, in violazione della disciplina di cui all'articolo 62 ed al relativo regolamento di attuazione (decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199).

(4-01261)

Luciano ROSSI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale va riconosciuta con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;

l'agroalimentare made in Italy rappresenta più del 17 per cento del PIL e provengono dal settore agricolo oltre 53 miliardi di euro;

il made in Italy agroalimentare è la leva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese;

il settore agricolo, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, riveste una particolare importanza per l'economia nazionale ed assume un ruolo fondamentale nella custodia del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

sulla base dei dati Efsa, l'Italia risulta prima, nel mondo, in termini di sicurezza alimentare, con oltre un milione di controlli all'anno, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), con un valore inferiore di 5 volte rispetto a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte rispetto a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità);

il settore suinicolo rappresenta una voce importante dell'agroalimentare italiano. La suinicoltura italiana, infatti, occupa il 7° posto in Europa per numero di capi mediamente presenti: in Italia nel 2012 la consistenza è stata di 9,279 milioni di capi, preceduta da Germania (28,1 milioni), Spagna (25,2 milioni), Francia (13,7 milioni), Danimarca (12,4 milioni), Olanda (12,2 milioni) e Polonia (11,9 milioni di capi);

i dati del censimento dell'agricoltura 2010 indicano in 26.197 il numero delle aziende suinicole in Italia (74,1 per cento rispetto al 2007), 4.900 delle quali allevano più di 50 suini;

le regioni maggiormente vocate per l'allevamento di suini sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, ma anche Calabria, Umbria e Sardegna;

rispetto a 73,5 milioni di cosce suine consumate in Italia, 57,3 milioni sono di importazione, 24,5 milioni sono di produzione nazionale e 8,3 milioni vengono avviate all'esportazione;

dai medesimi dati emerge che i principali Paesi fornitori di carne suina in Italia sono la Germania, l'Olanda, la Francia, la Spagna e la Danimarca;

dai dati elaborati da ISMEA nel rapporto "La competitività dell'agroalimentare italiano" del 2012, emerge che la fase agricola è fortemente penalizzata dalle repentine e intense variazioni dei prezzi alla produzione, variazioni che invece non si trasmettono immediatamente sui prezzi nelle fasi più a valle, né per tempistica, né per intensità;

sulla base dei risultati definitivi pubblicati dall'Istat e secondo quanto certificato dal 6° censimento generale dell'agricoltura, la bassa remunerazione dell'imprenditore agricolo, in diminuzione nell'ultimo decennio, è uno degli elementi a cui viene collegata la fuoriuscita dal settore di quasi 800.000 aziende agricole;

nel mercato del settore suinicolo, l'andamento dei prezzi riconosciuti agli allevatori mostra valori inferiori ai costi di produzione;

secondo analisi ed elaborazioni dell'Associazione nazionale allevatori suini, riferiti al primo semestre 2013, il valore dell'allevamento riconosciuto nella fase della distribuzione è stato del 17,28 per cento;

dalle stesse elaborazioni si rileva che il costo medio di produzione del suino pesante (peso medio 160-170 chilogrammi) è di 1,56 euro al chilogrammo;

i medesimi dati evidenziano che il prezzo medio riconosciuto all'allevatore per il suino pesante è stato di 1,4 euro al chilogrammo;

l'attuale situazione del mercato risulta complicata dalla mancanza di trasparenza sull'indicazione di origine delle carni suine, che rischia di creare confusione tra i prodotti di provenienza nazionale, che assicurano, tra l'altro, elevati standard di sicurezza e qualità, ed i prodotti di importazione che invece, spesso, presentano minori garanzie per il consumatore;

l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nel disciplinare le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, vieta condotte commerciali sleali al fine di impedire che un contraente con maggiore forza commerciale possa abusarne, imponendo condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose per la controparte più debole,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda promuovere, con specifico riferimento al settore del commercio nel settore delle carni suine, al fine di dare piena attuazione all'articolo 62 citato, nella parte in cui vieta pratiche commerciali sleali che possano determinare, in contrasto con il principio della buona fede e della correttezza, il riconoscimento di prezzi, agli allevatori, palesemente inferiori ai costi di produzione medi da loro sostenuti;

quali azioni intenda promuovere, con specifico riferimento al commercio delle carni suine, al fine di contrastare pratiche commerciali sleali poste in essere, ai danni degli allevatori, in violazione della disciplina di cui all'articolo 62 ed al relativo regolamento di attuazione (decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199).

(4-01262)

DE POLI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;

il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;

la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,

si chiede di sapere quali direttive il Ministro in indirizzo intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy

(4-01263)

LUMIA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;

il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;

la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,

si chiede di sapere quali direttive il Ministro in indirizzo intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy

(4-01264)

Luciano ROSSI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;

il codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;

la disciplina a tutela dei prodotti di origine italiani introduce norme specifiche per contrastare la contraffazione ed evitare qualunque fraintendimento nell'indagine di provenienza falsa e fallace;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale,

si chiede di sapere quali direttive il Ministro in indirizzo intenda emanare alle autorità di controllo e, in particolare, al Corpo forestale dello Stato, per applicare la definizione precisa dell'effettiva origine degli alimenti, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, commi 49 e 49-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sulla tutela del made in Italy

(4-01265)

LUMIA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;

se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.

(4-01266)

SAGGESE - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che:

l'allarmismo mediatico sollevato di recente intorno all'annosa vicenda della cosiddetta terra dei fuochi suscita una serie di preoccupazioni per i gravi danni d'immagine che esso provoca sul nostro ricco e pregiato made in Italy e, in particolare, su quello agroalimentare, universalmente riconosciuto come straordinaria leva competitiva "ad alto valore aggiunto" per lo sviluppo del Paese;

la terra dei fuochi individua un'area della Campania che comprende 57 comuni (di cui 33 in provincia di Napoli e 24 in provincia di Caserta), con una popolazione residente di 2.405.754 abitanti, che rappresenta il 42 per cento dell'intera popolazione regionale, e una superficie territoriale pari a 1.071 chilometri quadri, equivalente all'8 per cento di quella regionale (13.595 chilometri quadri);

in poco più di un anno, la zona è stata interessata da 6.034 roghi di rifiuti (materiali plastici, pneumatici fuori uso, scarti di lavorazione del pellame, stracci) e dall'intensificarsi di forme di inquinamento ambientale dovute all'abusivo smaltimento e all'abbandono incontrollato di rifiuti solidi urbani, di rifiuti speciali, pericolosi e non;

lo sversamento illegale dei rifiuti da parte delle organizzazioni criminali non solo aumenta esponenzialmente il rischio di danni alla salute e alla sicurezza delle persone, ma lede in maniera ingiusta e sproporzionata anche l'immagine commerciale dell'intero settore agroalimentare regionale, ingenerando sfiducia e preoccupazioni, oltremodo amplificate sull'onda mediatica;

l'inquinamento deve e può essere risolto con azioni di presidio e di isolamento delle terre compromesse, evitando che l'immagine negativa riservata al quadrilatero compreso tra il litorale domitio, l'agro aversano-atellano, l'agro acerrano-nolano e vesuviano e la città di Napoli, possa procurare ulteriori danni economici alle imprese agricole presenti nella regione;

il fenomeno dell'inquinamento atmosferico, del suolo e delle acque, che interessa le zone comprese nella terra dei fuochi dovrà essere affrontato con azioni strategiche miranti non solo a sanare le situazioni di emergenza ambientale in agricoltura, ma anche a superare le criticità che hanno fatto crollare il mercato dei prodotti agricoli e agroalimentari, nel tentativo di recuperare il danno di immagine e di reputazione che l'intero settore ha accusato a livello campano;

deve essere ricordato, infatti, che l'agroalimentare made in Italy registra un fatturato nazionale superiore ai 266 miliardi di euro, anche grazie alla produzione della Campania, e rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo;

l'agricoltura italiana, con un totale di circa 820.000 aziende, rappresenta circa il 15 per cento del totale delle imprese attive italiane;

l'importanza del settore agricolo per l'economia nazionale non è legato solo alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all'ingente numero di lavoratori occupati;

nonostante le difficoltà in cui versa l'intera economia italiana ed il deciso rallentamento del PIL nazionale registrato nel corso degli ultimi anni, secondo i dati Istat relativi ai primi 7 mesi dell'anno, nel 2013 l'Italia ha fatto segnare il record nel valore delle esportazioni agroalimentari, arrivato a 34 miliardi di euro;

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari, la contraffazione e la pirateria garantisce la solidità delle imprese agricole italiane e tutela l'immagine ed il valore del made in Italy;

altrettanto pregiudizievoli e preoccupanti per l'immagine e la ripresa economica del nostro Paese sono le recenti iniziative assunte da alcune imprese italiane dirette a screditare la produzione campana attraverso campagne pubblicitarie chiaramente denigratorie e svilenti ai danni di tutti quegli imprenditori agricoli che per generazioni hanno contribuito a rendere la mozzarella di bufala campana, il pomodoro San Marzano dell'agro sarnese-nocerino, i limoni della costiera amalfitana o i vini prodotti in diverse province e comuni campani vere e proprie opere d'arte esportate in tutto il mondo;

occorre, allora, ristabilire la fiducia tra i consumatori, reprimendo quegli atteggiamenti discriminatori ed egoistici che rischiano di compromettere l'immagine di un Paese compatto e determinato a spegnere quei focolai dell'illegalità che contribuiscono a diffondere la criminalità organizzata, a gettare discredito sulla produzione italiana e a creare confusione e diffidenza nella collettività;

il mercato interno deve prevenire e contrastare l'usurpazione e la denigrazione del marchio made in Italy, ponendosi come garante della qualità, della salubrità, delle caratteristiche e dell'origine dei prodotti alimentari italiani, in quanto elementi funzionali a garantire la salute ed il benessere dei consumatori ed il loro diritto ad un'alimentazione sana, corretta e fondata su scelte di acquisto e di consumo consapevoli;

l'omissione delle informazioni sull'origine di un prodotto agroalimentare ed una pubblicità che suggerisca un legame inesistente tra un prodotto ed un territorio aumentano in modo significativo il rischio di confusione;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono pregiudica l'immagine del patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

l'articolo 26, comma 2, lettera b), del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, impone come obbligatoria l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza per una serie di prodotti, fissando alla Commissione il termine del 13 dicembre 2013 per adottare le disposizioni di attuazione dell'obbligo,

si chiede di sapere:

quali azioni i Ministri in indirizzo intendano promuovere, con specifico riferimento al commercio con l'estero, al fine di prevenire le pratiche fraudolente o ingannevoli, ai danni del made in Italy o, comunque, ogni altro tipo di operazione o attività commerciali in grado di indurre in errore i consumatori e, ancora, per assicurare la più ampia trasparenza delle informazioni relative ai prodotti alimentari ed ai relativi processi produttivi e l'effettiva rintracciabilità degli alimenti nazionali;

quali azioni intendano adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza;

se non intendano, nelle more dell'approvazione, a livello europeo, dei provvedimenti di attuazione, adottare disposizioni di indirizzo e coordinamento, al fine di recepire il principio fissato dalla regolamentazione europea ed avviare opportune campagne di informazione per gli organi di controllo e per i consumatori, con i quali deve essere al più presto ripristinato un dialogo di fiducia rispetto alla qualità e alla sicurezza dei prodotti agroalimentari locali;

se non intendano assicurare l'adozione di un sistema analogo a quello previsto dall'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni e i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine dei prodotti, nonché assicurare l'accesso ai relativi documenti da parte dei consumatori, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi e a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche.

(4-01267)

Luciano ROSSI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo;

il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio "Italia" non conoscono arretramenti, come dimostra la crescita costante dell'export, ma anche la diffusione dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto" e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale, considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore, ma anche come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820.000 imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia;

gli allevamenti italiani di suini, presenti prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti e offre occupazione, lungo l'intera filiera, a circa 105.000 addetti, di cui 50.000 nel solo comparto dell'allevamento;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia, nel 2012, ha importato complessivamente 1.020.425 tonnellate di suini vivi e carni suine, di cui il 52 per cento dalla Germania, pari a 535.309 tonnellate;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

molti controlli operati sul settore delle carni suine hanno evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'articolo 26, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, prevede che l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza è obbligatoria per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all'allegato XI del regolamento medesimo, tra le quali sono contemplate le carni di animali della specie suina, fresche, refrigerate o congelate, rinviando l'applicazione della norma a successivi atti di esecuzione da adottare entro il 13 dicembre 2013,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto, da parte della Commissione europea, del termine del 13 dicembre 2013, imposto dal regolamento europeo citato, per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza con riferimento alle carni suine;

se, nel caso di scadenza del termine senza l'adozione da parte della Commissione dei dovuti provvedimenti, non intenda provvedere all'approvazione, a livello nazionale, di disposizioni di attuazione dell'obbligo imposto dal regolamento per assicurare il regolare funzionamento del mercato e contrastare il fenomeno della contraffazione.

(4-01268)

Luciano ROSSI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy, che registra un fatturato nazionale superiore ai 266 miliardi di euro, rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo ed è la leva esclusiva per una competitività "ad alto valore aggiunto";

il made in Italy agroalimentare si caratterizza per suoi primati in termini di maggior valore aggiunto per ettaro in Europa, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, prodotti a denominazione protetta e produzioni biologiche;

la crescita costante dell'export testimonia l'indiscutibile ruolo dell'agroalimentare nazionale e del valore attribuito al marchio "Italia", con un territorio ed una produzione ammirati ed imitati nel mondo;

in Italia la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno e sono oltre 26.200 gli allevamenti di suini concentrati, prevalentemente, in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna;

in Italia, nel 2012, la produzione nazionale di suini è stata stimata in 245.620 tonnellate, le importazioni in 572.987,42 tonnellate ed il consumo di cosce in 734.749,31 tonnellate;

i dati relativi alla distribuzione delle importazioni di cosce fresche per Paese di origine riportano percentuali altissime riferite alla provenienza di prodotti dalla Germania e dall'Olanda;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini risulta che l'Italia nel 2012 ha importato, solo dalla Germania, il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

da articoli apparsi sulla stampa europea è emerso che l'efficienza dell'industria della carne suina in Germania è basata su prodotti a basso costo, operai sottopagati, falde acquifere inquinate, tecniche di allevamento non sostenibili e con gravi ripercussioni sulla salute dei consumatori legate all'eccessivo impiego di antibiotici;

il gruppo Ferrarini, con un fatturato di oltre 330 milioni di euro e 900 dipendenti, rappresenta una delle maggiori realtà europee nel settore agroalimentare;

nel 2010 il gruppo ha registrato un aumento del valore della produzione dell'8,8 per cento dovuto, principalmente, all'incremento delle vendite di prosciutto cotto, di parmigiano reggiano ed altri formaggi DOP ed all'aumento delle vendite degli affettati freschi;

l'Istituto sviluppo agroalimentare (ISA SpA) è la società finanziaria, con socio unico il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che promuove e sostiene progetti di sviluppo agroindustriale che comportano, come ricaduta indotta, un miglioramento strutturale dei livelli di reddito dei produttori agricoli;

attraverso specifici strumenti di legge, ISA supporta le imprese operanti nella fase di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, zootecnici e silvicoli;

ISA ha approvato un intervento ai sensi dell'articolo 2, comma 132, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a supporto dell'iniziativa "Fabbrica italiana prosciutti" del gruppo Ferrarini;

in particolare, scopo dell'iniziativa è la realizzazione di un nuovo complesso industriale destinato ad impiegare, a regime, 10.000 tonnellate di cosce di suino per la produzione di prosciutti cotti e la movimentazione, per la produzione di altre produzioni agroalimentari del gruppo (parmigiano reggiano e salumi prodotti da Vismara), di circa 35.000 tonnellate di prodotti alimentari;

l'atteso volume delle produzioni e delle movimentazioni, se confrontato con i dati delle produzioni nazionali e delle importazioni, sembra dimostrare che i prodotti dello stabilimento non possano essere garantiti come di effettiva origine italiana;

molti controlli operati nel settore delle carni suine hanno già evidenziato la violazione della disciplina in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari e condotte poste in essere in maniera ingannevole, fraudolenta e scorretta, allo specifico scopo di far intendere al consumatore che i prodotti acquistati sono di origine e di tradizione italiana;

l'usurpazione del marchio made in Italy provoca gravi distorsioni della concorrenza, condiziona il funzionamento del mercato e viola il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga, contrariamente a quanto deliberato con l'atto di intervento di ISA SpA nel progetto citato, di avviare una più adeguata istruttoria per verificare la coerenza dello stesso con gli indirizzi statutari di ISA rispetto all'attuazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Emilia-Romagna, Asse I "Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale";

quali controlli vengano effettuati da ISA prima di assicurare il supporto alle imprese o la partecipazione in specifiche iniziative con riferimento agli obiettivi sociali ed alla garanzia di perseguimento di finalità non contrastanti con la tutela e la valorizzazione dei prodotti e delle imprese nazionali;

se non ritenga l'intervento della società controllata irragionevole e arbitrario e che, determinando il mancato rispetto dell'obiettivo del rafforzamento della capacità competitiva delle imprese italiane, possa configurare un'ipotesi di responsabilità nella gestione della società medesima;

se ISA partecipi o abbia concesso investimenti ad imprese coinvolte nel mondo nella produzione di made in Italy contraffatto, alimentare e non, introducendo fattori di concorrenza sleale per le imprese italiane e pregiudicando gli interessi dei cittadini e dei consumatori.

(4-01269)

LUMIA - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;

in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;

il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;

in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;

quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati.

(4-01270)

Luciano ROSSI - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;

in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;

il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l'economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale ed ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata, nonché l'ingente numero di lavoratori occupati nel settore;

in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all'anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;

sulla base dei dati elaborati dall'Associazione nazionale allevatori di suini, l'Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

la tutela dell'identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l'industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo, ma che dietro questo sistema ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

l'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini", introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo ed alle amministrazioni interessate le informazioni ed i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l'adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l'accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l'origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi ed a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;

quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente, o scorrette finalizzate ad immettere sui mercati finti prodotti made in Italy ed i dati dei traffici illeciti accertati.

(4-01271)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

6a Commissione permanente(Finanze e tesoro):

3-00522, del senatore Divina, sulla nuova disciplina della cedolare secca e l'aumento degli affitti;

8 a Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):

3-00524, del senatore Lai ed altri, sulla nomina del commissario dell'Autorità portuale di Cagliari;

10a Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):

3-00525, del senatore Gianluca Rossi, sul futuro della Acciai speciali di Terni SpA.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 4-01147, del senatore Compagna.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 142a seduta pubblica del 27 novembre 2013, nell'intervento del senatore Colucci pubblicato nell'allegato B del Resoconto, a pagina 215, alla terza riga del primo capoverso eliminare le parole: "non solo" e alla quinta riga eliminare le parole: "ed di ingiustizia" ed inserire le seguenti: "e di ingiustizia,".