Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 129 del 22/10/2013

PROPOSTE DI RISOLUZIONE

(6-00031) n. 1 (22 ottobre 2013)

BITONCI, CANDIANI, STUCCHI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CENTINAIO, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, VOLPI.

Respinta

Il Senato,

                udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sul Consiglio europeo del 24-25 ottobre prossimi;

         premesso che:

                il Consiglio europeo scandisce la vita politica e lo sviluppo dell'Unione europea e le decisioni prese durante le sue riunioni danno un forte impulso alla definizione degli orientamenti politici generali dell'Unione. Esso svolge un ruolo capitale in tutti i settori di competenza comunitaria, mediante attività di impulso, di definizione di orientamenti politici generali o di coordinamento, di arbitrato o di risoluzione di questioni particolarmente controverse;

                nell'ordine del giorno provvisorio presentato dal presidente del Consiglio europeo, figurano i principali punti che si dovrebbero affrontare il 24 e 25 ottobre 2013: a) si svolgerà un dibattito tematico su e-economia, innovazione e servizi, in particolare si discuterà dell'andamento dei lavori sull'Agenda digitale e sul follow up della valutazione inter pares della direttiva sui servizi; b) verrà fatto il punto sugli sforzi per promuovere crescita, occupazione e competitività europea; c) verranno valutati i lavori in corso su tutti gli elementi costitutivi dell'UEM; d) verranno affrontate questioni specifiche in materia di relazioni esterne alla luce degli sviluppi sulla scena internazionale;

                il nostro Paese sta rincorrendo faticosamente i principali Paesi europei che, nell'ambito delle politiche di crescita e competitività, si sono da tempo dotati di piani strategici di sviluppo delle reti di nuova generazione in linea con gli obiettivi dell'Agenda digitale europea, pianificando azioni in grado di creare condizioni favorevoli allo sviluppo degli investimenti privati, anche agevolando la collaborazione tra i vari operatori e tra questi e le amministrazioni pubbliche. Al contempo, altri Paesi del mondo quali Corea, Giappone e Australia hanno varato massicci piani di investimenti in banda larga e ultralarga, dandosi obiettivi di connessione più elevati rispetto a quelli UE;

                la direttiva 2006/123/CE del Parlamento e del Consiglio del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi del mercato interno, recepita dall'Italia con il decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, e successive modificazioni, ha sollevato serie perplessità circa la sua applicazione in settori ritenuti di particolare importanza per l'economia italiana;

                lo sviluppo del settore dei servizi deve essere perseguito in maniera equilibrata e sostenibile e comunque in modo tale da non pregiudicare la crescita e i livelli occupazionali esistenti nei Paesi membri dell'Unione europea;

                il Consiglio europeo dibatte delle conclusioni in merito agli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri, così come adotta conclusioni sulla situazione dell'occupazione nella Comunità;

                stante l'inaccettabile elevato numero di giovani europei privi di occupazione, la lotta alla disoccupazione giovanile è, e deve rimanere, l'obiettivo primario dell'Europa;

                in data 25 giugno 2013, in occasione delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 27-28 giugno 2013, l'assemblea di Montecitorio approvava quasi all'unanimità la risoluzione della Lega Nord ed autonomie 6-00020, con la quale si impegnava il Governo, tra l'altro, a destinare "risorse alla riduzione del costo del lavoro" e "a sostenere ed incentivare l'imprenditoria giovanile, fornendo garanzie certe di accesso al credito agevolato per i giovani under trentacinque anni che intendano avviare un'attività in proprio";

                al rientro dal vertice europeo, in data 28 giugno, il Governo varava il cosiddetto pacchetto lavoro (decreto-legge n. 76 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 99 del 2013), il quale, con riguardo all'occupazione giovanile, prevedeva incentivi per i datori di lavoro che assumano con contratti di lavoro a tempo indeterminato giovani di età compresa tra i 18 ed i 29 anni;

                il provvedimento disattendeva, dunque, gli impegni assunti in sede parlamentare. Innanzitutto perché si è limitata la platea dei possibili beneficiari degli incentivi all'assunzione ai 29enni, ignorando che l'attuale congiuntura economica negativa ha consolidato la crisi occupazionale delle persone in età compresa tra i 18 ed i 35 anni; in secondo luogo perché si è scelto di stanziare 500 milioni di euro ai giovani disoccupati del Sud e solo 294 milioni di euro a quelli del Centro-Nord, perseverando nell'infruttuosa strategia dell'assistenzialismo e fingendo di non sapere che per una reale ripresa economica bisogna destinare le maggiori risorse alla locomotiva del Paese, dove cioè ci sono già aziende ed imprese operanti ma che stentano per un costo del lavoro troppo alto;

                in occasione dell'esame del Documento di economia e finanza 2013 di aprile 2013, i saldi di finanza pubblica hanno evidenziato per l'Italia come l'eccessiva politica di rigore attuata dal precedente Governo, da quello attuale e dall'Unione europea, ha determinato un peggioramento della grave fase recessiva oggi in atto ed un trend di crescita a ribasso del PIL, causato per lo più dalla contrazione dei consumi, con il conseguente crollo della domanda interna, determinato soprattutto dalla caduta della produzione industriale, indotta anche dalla restrizione del credito nei confronti del mondo produttivo;

                le condizioni di accesso al credito da parte degli operatori economici sono in Italia ancora oggi difficili e più costose rispetto a quelle cui sono soggetti le imprese operanti nei principali competitor europei, dal momento che risulta evidente come, pure in seguito alle operazioni di rifinanziamento della BCE del 21 dicembre 2011 per 489 miliardi e del 29 febbraio 2012 per 530 miliardi e alla quale hanno aderito anche gli istituti di credito italiani, non c'è stata una maggiore offerta di credito a favore delle aziende da parte delle banche, tanto che è cresciuto drammaticamente il numero di imprese che hanno cessato la propria attività;

                la politica del rigore ha pertanto compromesso la crescita del PIL italiano, cosicché è urgente porre in essere una diversa politica europea attraverso l'attuazione di misure anticicliche al fine rilanciare una «nuova Europa», ridefinendo il ruolo della BCE, che dovrebbe diventare prestatore di ultima istanza ed avere come obiettivo il perseguimento della piena occupazione finanziando direttamente gli investimenti produttivi;

                la semplificazione normativa ed amministrativa è una priorità assoluta all'interno dell'agenda politica dell'Unione europea, dal momento che la qualità della regolazione rappresenta un fattore chiave per la competitività e lo sviluppo economico, tanto che il recente "Programma d'azione per la riduzione degli oneri amministrativi nell'Unione europea" si era posto l'obiettivo della riduzione del 25 per cento degli oneri burocratici entro il 2012;

                gli oneri amministrativi e burocratici sono al primo posto trai i problemi che ostacolano lo sviluppo e la competitività delle piccole e medie imprese (PMI) tanto che secondo alcuni analisti una riduzione a livello europeo degli oneri del 25 per cento comporterebbe un incremento del PIL pari a circa l'1,5 per cento, e che in Italia in particolare la semplificazione normativa ha assunto, negli anni, una sempre maggiore valenza strategica, a fronte dell'eccesso di regolazione esistente nel nostro ordinamento che si accompagna ad una scarsa chiarezza nel sistema delle regole;

                la strategia di better regulation della Commissione europea si fonda proprio sulla semplificazione normativa e la riduzione degli oneri amministrativi finalizzati a migliorare il quadro regolativo esistente;

                la crisi economica internazionale, iniziata nel 2007 negli Stati Uniti e rapidamente diffusasi nel resto del mondo, ha avuto le principali ripercussioni in Europa dove, anche a causa delle intrinseche debolezze della moneta unica, questa ha manifestato i sintomi più significativi, e che la evidente difficoltà dell'Europa si è evidenziata negli ultimi anni soprattutto in Grecia;

                la fragilità della moneta unica e la gravità della attuale recessione rilevano come la fase di costruzione dell'euro sia stata assolutamente non conforme alle attese dei suoi fautori e non abbia considerato le attuali problematicità, denotando in tal modo come la realizzazione della moneta unica non sia stata accompagnata da un'unione politica in grado di garantire quell'omogeneità capace di superare le diversità sociali ed economiche tra i diversi Paesi europei e tale da assicurare così una crescita ed uno sviluppo coerenti con le economie dei Paesi più avanzati;

                la possibilità per l'Europa di riuscire a superare l'attuale momento di ristrettezza passa inesorabilmente da un miglioramento del livello di governance tra i diversi Paesi membri, finalizzata ad un migliore coordinamento e ad un'integrazione più efficace, dall'adozione di politiche governative di intervento finalizzate alla riduzione del debito pubblico e dall'assunzione di politiche fiscali finalizzate alla crescita e allo sviluppo economico, in grado così di evitare recessioni economiche ed atti speculativi;

                il trattato sull'Unione europea prevede anche che il Consiglio europeo decida strategie comuni che l'Unione deve attuare nei settori in cui gli Stati membri hanno importanti interessi in comune. Dopo la tragedia di Lampedusa, il tema dell'immigrazione si fa sempre più presente nell'agenda europea, infatti il Consiglio europeo affronterà con urgenza l'emergenza immigrazione e il caso italiano, questo a dimostrazione del fatto che il problema dei flussi migratori è un problema globale che investe tutta l'Europa e non solo l'Italia;

                per i migranti in cerca di posto di lavoro il nostro Paese è diventato ormai un territorio di passaggio verso altri Paesi della UE, in particolare del nord Europa (Germania, Norvegia e Svezia);

                dopo le ultime tragedie, vari esponenti europei hanno rilasciato dichiarazioni affermando il concetto che è ora di porre fine al ruolo che l'Italia ha assunto in questi ultimi anni ovvero quello di "sostituto dell'Europa" nel farsi carico delle incombenze conseguenti ai flussi migratori. Infatti, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha ribadito la volontà dell'esecutivo UE di fare tutti gli sforzi possibili per evitare il ripetersi di queste tragedie «che sono senza dubbio tragedie che riguardano tutta l'Ue.» Ancora, il Consiglio d'Europa in una nota ha sottolineato che «I Paesi del Consiglio d'Europa e dell'Ue devono mostrare maggiore solidarietà con l'Italia e con gli altri in prima linea sul fronte degli immigrati irregolari». Inoltre, Martin Schultz, presidente del Parlamento europeo, ha dichiarato che «bisogna far sì che l'onere, il peso, delle frontiere europee sia un problema condiviso da tutti i nostri governi». Infine, il commissario UE per gli affari interni Cecilia Malmstrom sottolinea in una nota come sia sempre più «urgente lanciare una grande operazione FRONTEX per la sicurezza (...) Nessun Paese può affrontare da solo questo problema. È una questione che necessita un impegno a livello europeo»;

                una politica di accordi bilaterali con i Paesi di origine dei flussi migratori può evitare tragedie come quelle alle quali si assiste ormai ogni giorno. Per oltre un anno, quando Ministro dell'interno era l'on. Maroni, la politica di accordi con i Paesi del Mediterraneo ha permesso di diminuire sensibilmente gli sbarchi e salvare centinaia di vite. È di tutta evidenza che se attraverso azioni di dissuasione, contrasto e intercettazione vengono ridotti questi "viaggi della speranza", statisticamente si riduce il numero di incidenti;

                a parere dei proponenti le somme e i mezzi impiegati per Frontex, alla luce dei numerosi sbarchi di questi ultimi giorni che confermano, anzi vanno oltre, il trend che era già evidente nel 2011 e nel 2012 all'indomani degli sconvolgimenti provocati dalla "primavera araba", non sono sufficienti in quanto il nostro Paese, come ha anche evidenziato Izabella Cooper, portavoce di Frontex, «è quello che si trova sotto la maggiore pressione migratoria»;

                il 10 ottobre, il Parlamento dell'Unione europea, riunito in sessione plenaria, ha votato una serie di regole di funzionamento di "Eurosur" ovvero la rete di comunicazione progettata per sorvegliare le frontiere UE, attraverso lo scambio di informazioni e la cooperazione a diversi livelli: nazionale, tra gli Stati membri, e tra questi e l'Agenzia per le frontiere dell'Unione Frontex. Eurosur entrerà in vigore solo il 2 dicembre 2013 per 18 Paesi, tra cui l'Italia, mentre gli altri Paesi vi aderiranno dal 1° dicembre 2014;

                Eurosur è un sistema di sorveglianza delle frontiere terrestri e marittime che fornirà alle autorità nazionali gli strumenti necessari per prevenire, individuare e contrastare l'immigrazione clandestina e la criminalità transfrontaliera. Si avvarrà di droni telecomandati che setacceranno il mare palmo a palmo, e dove non arriveranno i droni vigileranno satelliti, sensori installati al largo delle coste e radar. Dovrebbe essere uno strumento per il rafforzamento di Frontex, che servirà a localizzare meglio "le carrette del mare",

        impegna il Governo:

                1) a farsi promotore, nelle sedi opportune, di un piano nazionale di sviluppo delle nuove reti, fornendo un'alta capacità di trasmissione alle principali città ed ai distretti industriali che ancora scontano un forte divario di connettività, mettendo a punto una strategia che si dimostri adeguata a permettere ai cittadini ed alle imprese collocate in tali aree di sviluppare rapidamente una domanda di accesso a servizi innovativi, potenziando le infrastrutture esistenti in una logica di intermodalità per contrastare l'erosione della propria competitività attraverso innovazioni nel processo della logistica e dei trasporti;

                2) ad un'attenta valutazione dell'impatto che la direttiva sui servizi produce sui distinti settori interessati affinché venga salvaguardata la specificità degli stessi ed il sistema di regolamentazione interno, per non pregiudicarne la crescita ed i livelli occupazionali in un momento così critico per l'economia italiana;

                3) ad attivarsi per garantire una politica occupazionale di riduzione degli oneri contributivi dovuti dal datore di lavoro, senza effetti negativi sulla determinazione dell'importo pensionistico del lavoratore;

                4) a redistribuire per macro-regioni le risorse stanziate, nel quadro finanziario pluriennale 2014-2020, per interventi in favore dell'occupazione, attuando politiche premiali per i "territori competitivi";

                5) a sostenere gli investimenti e migliorare l'accesso al credito utilizzando le risorse europee, a partire da quelle a disposizione della Banca europea per gli investimenti, così da varare da subito un piano per gli investimenti a sostegno delle PMI e per il finanziamento dell'economia al fine di favorire concretamente un diretto e più veloce accesso al credito da parte delle aziende stesse, sostenendo la crescita economica e supportando la creazione di nuovi posti di lavoro, tanto più urgente nei Paesi con un'alta disoccupazione giovanile come l'Italia;

                6) ad impegnarsi per rendere la normativa italiana ed europea più efficiente, coerente e snella, in particolare in alcuni settori economici, al fine di potenziare l'innovazione e la produttività, adottando da subito iniziative finalizzate ad abrogare le disposizioni legislative inutili ed obsolete, sostenendo altresì la crescita con puntuali programmi di riduzione degli oneri amministrativi e che oggi gravano sulle aziende, in particolar modo sulle PMI, così da ridurre l'eccessiva pressione fiscale che su di esse grava;

                7) ad adottare misure concrete per un miglioramento della governance europea attraverso una maggiore implementazione e condivisione della stessa tra gli Stati membri, così da migliorare le responsabilità democratiche al livello in cui sono prese e attuate le decisioni, in modo da arrivare ad un'Europa dei popoli, federale su base macroregionale e regionale, legittimata dai popoli stessi e capace di superare gli Stati nazionali;

                8) ad impegnarsi, stanti le evidenti criticità evidenziate, a superare l'attuale sistema dell'euro attraverso una revisione e rinegoziazione dei trattati, coinvolgendo e facendo partecipi anche i cittadini (referendum), al fine di realizzare una moneta aderente alle esigenze dell'economia reale tra i territori e in grado di rispettare i principi della sana contabilità pubblica;

                9) ad assumere iniziative al fine di reclamare un potenziamento della presenza nel Mediterraneo dell'Agenzia Frontex, anche attraverso un adeguamento di strumenti, mezzi e uomini, prevedendo, se necessario, una secondaria sede operativa dell'Agenzia sul territorio italiano per una gestione consapevole dei migranti;

                10) a domandare quali ulteriori misure potrebbe adottare Frontex per far fronte all'attuale situazione, nonché di dare immediata attuazione ad Eurosur anche attraverso l'adesione contemporanea di tutti i Paesi europei;

                11) ad incoraggiare il rafforzamento di accordi bilaterali tra la UE e i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo per un pattugliamento congiunto delle coste, nonché ad adottare misure per controllare il flusso di richiedenti asilo che entrano nella UE dal Mediterraneo meridionale;

                12) a destinare le risorse necessarie per un fondo di finanziamento pluriennale degli accordi bilaterali, sulla base dell'esperienza e delle necessità di Frontex.

(6-00032) n. 2 (22 ottobre 2013)

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS.

Respinta

Il Senato,

                sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri;

        premesso che:

                il Consiglio europeo del 24-25 ottobre 2013, in base all'ordine del giorno provvisorio, discuterà di economia digitale, innovazione e servizi, politica economica e sociale, con particolare riferimento alle misure per combattere la disoccupazione giovanile e sostenere le piccole e medie imprese, futura architettura dell'Unione economica e monetaria, con particolare riguardo agli sviluppi dell'unione bancaria e della politica dell'immigrazione;

                è positiva l'inclusione nell'ordine del giorno delle questioni relative alle politiche sociali, alla disoccupazione giovanile e all'immigrazione. È tuttavia necessario che su questi temi siano definite, nelle conclusioni del Consiglio europeo, misure effettive e scadenze certe e non, come avvenuto in precedenti riunioni, impegni generici e non vincolanti;

                secondo i dati Eurostat pubblicati il 1° ottobre 2013 più del 23 per cento dei giovani al di sotto dei 25 anni è disoccupato, con punte di oltre il 40 per cento in Paesi quali l'Italia e la Spagna;

                questi dati inaccettabili dimostrano l'inadeguatezza del sistema di governance economico europeo sinora definito, incentrato sull'inasprimento dei vincoli di finanza pubblica e privo di una strategia organica e credibile per il rilancio della crescita e dell'occupazione;

                secondo il monito degli economisti pubblicato il 23 settembre 2013 sul "Financial Times", la crisi economica in Europa continua a distruggere posti di lavoro. Alla fine del 2013 i disoccupati saranno 19 milioni nella sola zona euro, oltre 7 milioni in più rispetto al 2008: un incremento che non ha precedenti dal secondo dopoguerra e che proseguirà anche nel 2014. La crisi occupazionale affligge soprattutto i Paesi periferici dell'unione economica e monetaria europea, dove si verifica anche un aumento eccezionale delle sofferenze bancarie e dei fallimenti aziendali. La Germania e gli altri Paesi centrali dell'eurozona hanno invece visto crescere i livelli di occupazione. Il carattere asimmetrico della crisi è una delle cause dell'attuale stallo politico europeo;

                la crisi sta rivelando una serie di contraddizioni nell'assetto istituzionale e politico dell'unione economica e monetaria europea. Le autorità europee hanno compiuto scelte che, contrariamente agli annunci, hanno contribuito all'inasprimento della recessione e all'ampliamento dei divari tra i Paesi membri dell'Unione. Esse hanno preferito aderire alla fantasiosa dottrina dell'"austerità espansiva", secondo cui le restrizioni dei bilanci pubblici avrebbero ripristinato la fiducia dei mercati sulla solvibilità dei Paesi dell'Unione, favorendo così la diminuzione dei tassi d'interesse e la ripresa economica. Come ormai rileva anche il Fondo monetario internazionale, oggi è evidente che in realtà le politiche di austerity hanno accentuato la crisi, provocando un tracollo dei redditi superiore alle attese prevalenti;

                una stretta violenta su entrata e spesa, che affonda le spese pubbliche d'investimento e comunque produttive, ha effetti depressivi sia sul breve che sul medio termine. È da considerare più efficace un percorso di stabilizzazione del debito più selettivo, stabile e controllato. Il Trattato di Lisbona non ha funzionato perché rimaneva l'asimmetria tra controllo della moneta e il vuoto delle politiche fiscali, bancarie e di bilancio comunitario;

                tuttavia le autorità europee stanno commettendo un nuovo errore. Esse appaiono persuase dall'idea che i Paesi periferici dell'Unione potrebbero risolvere i loro problemi attraverso le cosiddette "riforme strutturali". Tali riforme dovrebbero ridurre i costi e i prezzi, aumentare la competitività e favorire, quindi, una ripresa trainata dalle esportazioni e una riduzione dei debiti verso l'estero. Questa tesi coglie alcuni problemi reali, ma è illusorio pensare che la soluzione prospettata possa salvaguardare l'unità europea. Le politiche deflattive attuate in Germania (tra il 2000 e il 2010 ha visto la mancata crescita dei salari nominali nell'ordine del 15 per cento, ossia inferiore rispetto alla crescita salariale media dell'eurozona) e altrove, per far accrescere l'avanzo commerciale hanno, di fatto, contribuito per anni, unitamente ad altri fattori, all'accumulo di enormi squilibri nei rapporti di debito e credito tra i Paesi della zona euro. Il riassorbimento di tali squilibri richiederebbe un'azione coordinata da parte di tutti i membri dell'Unione. Pensare che i soli Paesi periferici debbano farsi carico del problema significa pretendere da questi una caduta dei salari e dei prezzi di tale portata da determinare un crollo ancora più accentuato dei redditi e una violenta deflazione da debiti, con il rischio concreto di nuove crisi bancarie e di una desertificazione produttiva di intere regioni europee;

                occorre esser consapevoli che proseguendo con le politiche di "austerità" e affidando il riequilibrio alle sole "riforme strutturali", il destino dell'euro sarà segnato e l'esperienza della moneta unica si esaurirà, con ripercussioni sulla tenuta del mercato unico europeo. In assenza di condizioni per una riforma del sistema finanziario e della politica monetaria e fiscale, che dia vita a un piano di rilancio degli investimenti pubblici e privati e contrasti le sperequazioni tra i redditi e tra i territori e risollevi l'occupazione nelle periferie dell'Unione, ai decisori politici non resterà altro che una scelta cruciale tra modalità alternative di uscita dall'euro;

                occorre, anche, dare attuazione effettiva ed immediata alla "Iniziativa per l'occupazione giovanile (YEI)", in modo da anticipare le prime erogazioni già alle fine del 2013. A tale scopo, è necessario definire il piano nazionale dell'Italia quanto prima;

                è altresì necessario che l'Italia, come gli altri Stati membri, dia una rapida attuazione alla Garanzia per i giovani e all'Alleanza europea per apprendistato, affinché si possano ottenere risultati già nel primo semestre del 2014;

                il Consiglio europeo dovrebbe esprimersi sulla comunicazione della Commissione europea relativa alla dimensione sociale della UEM presentata il 2 ottobre 2013. Le azioni prospettate in tale comunicazione risultano del tutto inadeguate e anacronistiche rispetto alla gravità e drammaticità delle tensioni sociali determinate dalla crisi economica esplosa nel 2008, e confermano l'incapacità delle istituzioni dell'Unione di definire soluzioni dirimenti e sistemiche al riguardo;

                in particolare, la proposta di predisporre uno scoreboard sociale, basato su un numero limitato di indicatori, quali il tasso di disoccupazione e la sua evoluzione, il tasso di persone "NEET" (not in education, employment nor training) e di disoccupazione giovanile, il reddito disponibile delle famiglie, il tasso di povertà nella popolazione in età da lavoro, le disuguaglianze, da allegare alla "Analisi annuale della crescita", appare sterile e suscettibile di produrre una burocratizzazione ulteriore, senza con ciò offrire adeguate e risolutive risposte alle tensioni sociali sempre più drammatiche;

                a questo scopo, il meccanismo, prospettato dal decreto-legge n. 76 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 99 del 2013, in attesa della definizione del riordino sul territorio nazionale dei servizi per l'impiego, appare del tutto inadeguato;

                anche la proposta di una rinnovata azione in campo occupazionale, attraverso la promozione della mobilità del lavoro, è palesemente obsoleta e fallimentare;

                analoghe considerazioni valgono anche per le proposte relative al rafforzamento del dialogo sociale che in sé nulla aggiunge alla capacità di dare soluzione ai problemi sociali reali e si traduce in formalismo consultivo che non attenua i gravi difetti in termini di democraticità e trasparenza dell'azione delle istituzioni europee;

                è alquanto preoccupante che, nelle discussioni preparatorie del Consiglio europeo, i rappresentanti di alcuni Stati membri abbiano proposto, per un verso, di attuare un coordinamento rafforzato delle politiche relative ai mercati del lavoro e dei prodotti e all'efficienza della pubblica amministrazione e, per altro verso, abbiano sottolineato che la dimensione sociale non dovrebbe distrarre i Governi degli Stati membri dall'esigenza di affrontare e risolvere i propri problemi strutturali;

                questa posizione, che il Governo dovrebbe stigmatizzare e contrastare con forza, sembra volta a riaffermare un approccio basato sulla mera stabilizzazione delle finanze pubbliche e dei mercati finanziari, i cui effetti fallimentari sono lapalissiani;

                la realizzazione dell'Agenda digitale 2020 è uno strumento fondamentale, sul piano qualitativo e quantitativo, per rilanciare durevolmente la crescita e soprattutto l'occupazione nell'Unione europea, mediante la creazione di nuove figure lavorative e l'ammodernamento delle infrastrutture delle comunicazioni;

                tuttavia, a fronte della centralità strategica dell'Agenda digitale 2020, le azioni sinora prospettate a livello europeo e nazionale appaiono carenti nell'organizzazione degli strumenti attuativi. In particolare, appare statica, e conseguentemente inadeguata, la direzione dell'Agenzia per l'Italia digitale, con il rischio che il nostro Paese perda o non utilizzi in maniera efficace e tempestiva gli stanziamenti ad essa destinati nell'ambito del bilancio dell'Unione;

                non è accettabile che, a fronte della drammaticità degli eventi di Lampedusa, il Consiglio europeo si limiti ad esprimere "profonda tristezza" e continui a considerare l'immigrazione come un epifenomeno della povertà e della guerra, senza adottare una tabella di marcia che contempli misure precise e puntuali e scadenze certe e vincolanti;

                il Consiglio europeo dovrà inserire l'immigrazione nella propria agenda politica quale punto stabile e prioritario;

                il Consiglio europeo dovrebbe esprimere apprezzamento per l'approvazione del pacchetto legislativo che introduce il meccanismo unico di vigilanza bancaria (single supervisory mechanism, SSM), come primo passo per la realizzazione di un'autentica unione bancaria;

                il Consiglio europeo dovrebbe pronunciarsi sulla preparazione del prossimo vertice dei Capi di Stato e di Governo dedicato al "Partenariato orientale", che si svolgerà a Vilnius il 28 e 29 novembre 2013,

        impegna il Governo:

                1) ad assicurare che l'Italia utilizzi una quota significativa dei 6 miliardi di euro destinati, negli anni 2014-2015, ai giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni che non sono occupati né stanno seguendo corsi di istruzione o formazione (NEET), nei Paesi con tassi di disoccupazione giovanile superiori al 25 per cento;

                2) ad avviare, al fine di utilizzare efficacemente tali risorse, programmi operativi nazionali incentrati sulla diminuzione consistente della disoccupazione per i giovani di età tra i 15 e i 24 anni, senza con ciò tralasciare l'esigenza non più rinviabile di affrontare in modo dirimente la situazione dei disoccupati di lungo periodo e, in ogni caso, di età superiore ai 24 anni;

                3) a procedere contestualmente ad una riforma dei centri per l'impiego per rendere più efficace il loro operato;

                4) a contrastare con intransigenza le posizioni espresse da alcuni Stati membri al fine di stabilire un coordinamento rafforzato delle sole politiche relative ai mercati del lavoro e dei prodotti e all'efficienza della pubblica amministrazione, con il solo obiettivo di focalizzare l'azione europea e nazionale alla soluzione dei problemi strutturali relativi alla stabilità delle finanze pubbliche;

                5) ad affermare il carattere prioritario e non subordinato degli interventi strutturali in materia sociale, con l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze sociali, la povertà, l'esclusione sociale, la solitudine della popolazione in età avanzata;

                6) ad adoperarsi affinché il Consiglio europeo dichiari la complessiva inadeguatezza delle soluzioni prospettate nella comunicazione della Commissione europea sulla dimensione sociale della UEM, che appaiono obsolete e si sono, nel tempo, dimostrate fallimentari;

                7) a sostenere la rapida approvazione ed attuazione delle misure per la realizzazione di un'effettiva e completa unione bancaria europea che includa un sistema centralizzato di vigilanza anche sulle banche di importanza nazionale e regionale, ma anche:

                        a) un quadro comune sugli strumenti nazionali di risanamento e di risoluzione delle crisi degli enti creditizi;

                        b) un fondo di garanzia europeo unico dei depositi bancari;

                        c) la creazione di un'autorità europea unica e di un fondo unico di risoluzione per la gestione delle crisi bancarie;

                8) a promuovere in tutte le sedi opportune gli accordi di partenariato orientale rafforzando i rapporti politici, economici e commerciali fra l'Unione ed i Paesi orientali, richiedendo particolare attenzione e trasparenza negli accordi finanziari-commerciali e, soprattutto, ponendo come condizione di partenariato il rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo;

                9) a far sì che il Consiglio europeo richieda a Commissione e Consiglio affari generali proposte per:

                        a) sollecitare un maggior impegno di tutti gli Stati membri per il reinsediamento, ovvero il trasferimento, con l'assistenza ed a seguito di procedure di selezione da parte dell'Unhcr, di gruppi di rifugiati dai Paesi di transito o di prima accoglienza agli Stati che offrono programmi di inserimento. Ciò allo scopo di offrire vie legali e sicure di accesso all'Europa per le persone in fuga da guerre e persecuzioni;

                        b) prevedere la possibilità, per i richiedenti asilo, di presentare la domanda presso le sedi diplomatiche degli Stati membri UE nei Paesi di transito (con conseguente emissione di visto ai richiedenti la cui domanda non risulti manifestamente infondata e procedure d'asilo nel Paese membro al quale è stata rivolta la domanda);

                        c) istituire una figura di "coordinatore europeo sul soccorso in mare", specializzato sia in diritto internazionale dei rifugiati che in diritto internazionale marittimo, che rafforzi i collegamenti in tale ambito tra gli Stati membri, i Paesi di transito dei migranti e l'Organizzazione marittima internazionale.

(6-00033) n. 3 (22 ottobre 2013)

ZANDA, SCHIFANI, SUSTA, FERRARA Mario, ZELLER, TONINI, ESPOSITO Giuseppe, CHITI, BERNINI, PALERMO, NENCINI (*).

Approvata

Il Senato,

            in vista della riunione dei Capi di Stato e di Governo (Consiglio europeo) che si terrà a Bruxelles il 24 e 25 ottobre 2013;

            premesso che:

                l'agenda del Consiglio dell'Unione europea del 24-25 ottobre 2013 include temi che orienteranno in maniera significativa la vita comunitaria degli anni a venire, relativi in particolare al mercato interno, alle iniziative di crescita e investimento, ai temi dell'occupazione e dell'Europa sociale, al completamento del mercato unico digitale e allo spazio europeo della ricerca;

                quanto ai temi della ricerca e dell'innovazione, il Consiglio europeo, per la prima volta, sarà dedicato a questi problemi, con particolare riferimento al completamento del mercato unico digitale europeo entro il 2015 e dello spazio europeo e della ricerca (SER) entro il 2014, nell'ambito dei quali anche il nostro Paese presenterà il progetto strategico nazionale per l'Agenda digitale;

                data la potenziale ricaduta, in termini di crescita ed occupazione, del rafforzamento dell'economia digitale dell'Unione europea, è necessario muovere da un'impostazione di agenda digitale ad una di economia digitale, affrontando, in quest'ottica, i temi più rilevanti, quali investire nell'economia digitale, sviluppare nuove tecnologie (e tra queste il 4G) e promuovere un mercato unico per il cloud computing, e impegnandosi a sostenere il rafforzamento della rete europea di coordinatori digitali affidando loro il compito di elaborare idee in materia di cloud computing, open data e big data;

                l'obiettivo comune di un rilancio degli investimenti in ambito europeo, di cui i settori delle telecomunicazioni e della ricerca costituiscono l'asse portante, risponde all'esigenza di far fronte alla concorrenza di colossi americani e asiatici e di rispondere all'emergenza occupazionale, attraverso il doppio volano dello sviluppo dei servizi e dell'ammodernamento delle infrastrutture digitali;

                occorre superare le attuali arretratezze, tra cui rilevano programmi nazionali di ricerca operanti in base a normative diverse, con conseguenti barriere finanziarie e gestionali, mentre la percentuale di spesa pubblica destinata agli investimenti nella ricerca e nello sviluppo risulta in preoccupante calo in molti Stati membri; tutto ciò richiede l'urgenza di un'azione in favore di una maggiore mobilità, una cooperazione a livello transfrontaliero e un rafforzamento dei sistemi di ricerca a livello europeo, capace di intervenire anche sulle filiere inerenti alle diverse capacità digitali europee ("digital skills"), dei progettisti, dei produttori, fino a quelle degli utenti dei servizi e dei prodotti digitali, sia per migliorare la qualità della ricerca che le qualifiche professionali dei ricercatori, sia per incrementare le risorse finanziarie, anche a sostegno di iniziative quali la grand coalition for digital jobs;

                il completamento del mercato interno delle telecomunicazioni è l'elemento chiave per promuovere lo sviluppo del settore e in genere dell'economia digitale europea, con riflessi estremamente positivi sui rimanenti comparti dell'economia, come mostra l'esperienza americana (produttività totale dei fattori) il cui maggior tasso di sviluppo si deve, in larga misura, alla diffusione delle tecnologie ICT, tenendo conto che la frammentazione amministrativa e regolamentare è uno dei principali ostacoli alla crescita di questa industria in futuro; in tale contesto, è necessario sostenere l'approvazione della proposta di regolamento sul mercato interno delle telecomunicazioni, tenendo conto delle diverse specificità e della natura dei servizi coinvolti in modo da garantire ampia flessibilità operativa e finanziaria ai singoli Stati e adeguata proporzionalità di intervento da parte delle autorità nazionali di regolamentazione;

                il completamento del mercato interno digitale europeo ha implicazioni politiche persino più rilevanti, dato il suo potenziale impatto sulla vita quotidiana dei cittadini europei; temi come quello dell'identità digitale europea incidono direttamente sul rapporto tra cittadino e sistema comunitario, e possono contribuire in maniera decisiva all'avvento di una coscienza comune europea;

                il mercato digitale pubblico deve divenire un fattore rilevante di promozione degli investimenti e dell'innovazione tecnologica, pertanto il Consiglio europeo dovrà riconoscere l'importanza di questa tecnostruttura, nelle sue sinergie pubblico-privato, come motore di competitività dell'industria digitale europea nel mercato globale e accelerare l'adozione delle misure necessarie per realizzare un mercato interno europeo del commercio on line;

                il Consiglio europeo farà il punto sull'attuazione del piano, adottato nella sua riunione del giugno 2012, per promuovere la crescita, l'occupazione e la competitività europea e, eventualmente, fisserà nuovi orientamenti per quanto riguarda l'attuazione del piano d'investimenti per l'Europa (in particolare di quelli affidati alla BEI), l'analisi dei progressi sull'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile al fine di renderla pienamente operativa entro il gennaio 2014, la valutazione dei progressi relativi alla semplificazione della normativa e alla riduzione dei suoi oneri a livello nazionale e dellla UE;

                il Consiglio europeo sarà altresì chiamato a valutare i lavori in corso su tutti gli elementi costitutivi dell'UEM rafforzata, in particolare per quanto riguarda il coordinamento rafforzato delle politiche economiche e la dimensione sociale dell'UEM, nonché l'andamento dei lavori per il completamento dell'Unione bancaria, in particolare l'attuazione del meccanismo di vigilanza unico e le rimanenti proposte in sospeso per completare l'Unione bancaria, alla presenza del presidente della BCE Draghi;

                sei anni di crisi finanziaria, prima globale e poi dei debiti sovrani nell'area dell'euro, e due recessioni hanno colpito duramente l'economia dell'area e quella italiana: l'ampliamento dei differenziali tra i rendimenti dei titoli di Stato dell'area euro è stato il riflesso di due componenti, una nazionale, connessa alle singole debolezze economiche e finanziarie, e una europea, legata all'incompletezza del disegno istituzionale dell'area e i conseguenti timori di rottura dell'unione monetaria; le tensioni sono state contrastate con una strategia che ha visto i Paesi in difficoltà impegnarsi ad attuare politiche di bilancio prudenti e riforme strutturali a sostegno della competitività, mentre è stato avviato un articolato processo di riforma della governance economica dell'Unione, relativo al rafforzamento delle regole di bilancio, soprattutto nella parte preventiva, e all'estensione della sorveglianza multilaterale agli squilibri macroeconomici;

                di particolare rilievo è stata l'azione della BCE, i cui interventi non sono stati rivolti a venire incontro alle difficoltà dei singoli Stati, ma ad eliminare quelle asimmetrie che impedivano alla politica monetaria di esercitare la sua corretta influenza sulle economie di Paesi caratterizzati da diversi squilibri economici e finanziari;

                se grazie a queste misure le condizioni finanziarie nell'area dell'euro sono oggi molto meno tese rispetto alla fine del 2011, il raggiungimento di equilibrio stabile è tuttavia ancora lontano, poiché continua a mancare un meccanismo di riduzione delle divergenze nelle strutture economiche dei Paesi dell'area euro, in assenza del quale non sarà possibile dare definitiva soluzione neanche ai problemi dei debiti sovrani, al tempo stesso, tuttavia, risultano ancora in gran parte irrisolti i problemi relativi alle asimmetrie del ciclo economico, che privilegiano alcuni Paesi a danno di altri e che devono essere affrontati con uno sforzo comune, teso a riequilibrare le tendenze spontanee del mercato, derivanti dalle politiche invariate;

                l'Unione bancaria rappresenta un passaggio di fondamentale importanza e si compone di tre elementi: un meccanismo unico di supervisione, un meccanismo unico di risoluzione delle crisi e, nella prospettiva dell'unione di bilancio, un'assicurazione unica dei depositi: nella sua realizzazione è stata data priorità al meccanismo unico di supervisione a livello europeo, costituito dalla BCE e dalle autorità nazionali, il cui regolamento è stato approvato dal Parlamento europeo il 12 settembre 2013 e che dovrà ora essere approvato anche dal Consiglio;

                poiché l'Unione bancaria è essenziale per contribuire al raggiungimento di condizioni più distese sui mercati finanziari nell'area dell'euro e nel nostro Paese e all'interruzione della spirale negativa tra rischio sovrano e banche, è necessario completare il meccanismo di supervisione con un sistema unico di risoluzione delle crisi bancarie insistendo per il raggiungimento di un accordo sul meccanismo unico di risoluzione delle crisi che includa anche un Fondo unico di risoluzione delle crisi bancarie e una regolamentazione per la garanzia dei depositi bancari il più possibile armonizzata;

            considerato che:

                le vicende tragiche del 3 e 11 ottobre 2013, in cui barconi carichi di migranti sono naufragati a Lampedusa, causando centinaia di vittime, hanno imposto drammaticamente all'attenzione di tutta l'Europa l'insostenibile situazione di tanti uomini e donne che fuggono da zone di guerra o da regimi liberticidi, finendo nelle mani di trafficanti di uomini e rischiando la propria vita in avventurose traversate del Mediterraneo;

                lo stesso Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha affermato, in occasione della sua visita a Lampedusa, che "l'UE deve intensificare gli sforzi per prevenire tragedie del genere e insieme agli Stati membri prendere importanti decisioni e mostrarsi solidale con i migranti e con i Paesi più esposti ai flussi migratori, anche perché le tragedie dell'immigrazione devono essere considerate problema di tutta l'Europa";

                la presa di coscienza di un'emergenza umanitaria che l'Italia, così come tutti i Paesi dell'Europa mediterranea, non può assolutamente gestire da sola ha fatto sì che, su impulso opportuno del Governo italiano, l'agenda del Consiglio europeo si ampliasse a comprendere questo tema;

                in generale la dimensione del Mediterraneo, intesa anche come recupero di un'iniziativa politica europea sulla regione, appannatasi dopo il fallimento dell'Unione per il Mediterraneo e a seguito delle vicende dei cambi di regime nei Paesi del Maghreb, è indiscutibilmente necessaria, stante la preoccupante instabilità di molti Paesi della sponda sud;

                sul tema dell'immigrazione si sono proposti anche da parte del Commissario europeo agli affari interni, Cecilia Malmstrom, la creazione di task-force congiunte per pattugliare la zona tra Cipro, la Sicilia e la Spagna, e poi da più parti l'istituzione di corridoi umanitari, la revisione delle regole comuni sull'asilo, il rafforzamento di Frontex, agenzia europea per le frontiere esterne che oggi dispone di un budget di soli 80 milioni annui e di circa 220 unità, con mezzi messi a disposizione dagli Stati membri solo su base volontaria, e quindi si è creata una certa attesa per le indicazioni del Consiglio europeo, che potrebbero dare nuovo impulso ad una politica comune verso l'immigrazione,

            impegna il Governo:

                1) a sostenere il completamento del mercato interno digitale europeo, per divenire fattore rilevante di promozione e di investimenti nell'innovazione tecnologica in ambito europeo, anche mediante un riconoscimento di un ruolo sinergico tra settore pubblico e privato, quale motore di competitività dell'industria digitale europea nel mercato globale;

                2) a sostenere il pacchetto legislativo sul mercato unico digitale proposto dalla Commissione europea, anche mediante il ricorso a una procedura veloce di approvazione volta a scongiurare eventuali rinvii e a promuovere un calendario di interventi da attuare entro il periodo di tempo fino alle prossime elezioni europee finalizzato al raggiungimento di specifici obiettivi e risultati e che ponga solide basi per la creazione di uno spazio digitale unificato a livello europeo in linea con gli indirizzi e la tempistica previsti nella Strategia per la crescita "Europa 2020";

                3) a denunciare l'impatto delle politiche di austerità sul livello degli investimenti pubblici per la ricerca e l'innovazione, crollati allo 0,72 per cento del PIL europeo nel 2013, con un forte squilibrio tra i Paesi europei, tendenze che sono state accentuate dal permanere di asimmetrie di carattere economico e finanziario, che andranno affrontate in modo contestuale alle politiche di rigore, e a promuovere il massimo uso dei fondi Horizon 2020 e COSME per sostenere la ricerca e la sua traduzione in prodotti e servizi commercializzabili;

                4) a sostenere le misure necessarie per dare impulso e accelerare il completamento dello Spazio europeo della ricerca (SER), in considerazione del ruolo cruciale della conoscenza nel processo di trasformazione dell'Unione, quale condizione indispensabile per la crescita e l'occupazione; ad attivarsi, a tal fine, per sostenere l'adozione di misure concrete contenute nel manifesto "Una Maastricht per la ricerca", recentemente lanciato a Bruxelles su iniziativa di un gruppo di Stati membri del Parlamento europeo;

                5) a promuovere l'adozione da parte della UE delle misure necessarie per far progredire in modo concreto l'area europea della ricerca, ed in particolare a sostenere l'eliminazione degli ostacoli amministrativi e normativi alla mobilità dei ricercatori, favorendo il coordinamento dei sistemi contributivi e pensionistici, la portabilità dei finanziamenti, l'apertura delle strutture di ricerca e l'orientamento al merito dei sistemi di assunzione e di carriera nazionali, e a favorire un maggior accesso alle strutture pubbliche di ricerca degli Stati membri di ricercatori di piccole e medie imprese, così da creare un vero e proprio mercato del lavoro europeo per i ricercatori di qualunque Stato membro;

                6) in materia economica e sociale, a svolgere un ruolo attivo nel riorientare le politiche europee in direzione della crescita e della creazione di posti di lavoro, vigilando sull'attuazione del patto per la crescita e l'occupazione adottato dal Consiglio europeo del giugno 2012, e a promuovere l'attuazione delle decisioni prese al Consiglio europeo del giugno 2013 volte a potenziare gli strumenti per svolgere una funzione anticiclica e di finanziamento delle piccole e medie imprese, in particolare attraverso un più attivo intervento della BEI;

                7) a sottolineare l'importanza di una rapida partenza dell'Iniziativa europea per l'occupazione giovanile il l° gennaio 2014 e a presentare entro il 31 ottobre 2013 il piano nazionale per l'attuazione della "Youth Guarantee", facendo ricorso a tutte le risorse disponibili a livello comunitario, a partire dal Fondo sociale europeo e da un maggiore contributo della BEI per porre in essere misure per contrastare la disoccupazione giovanile e promuovere la connessione tra gli studi e il mercato del lavoro;

                8) a favorire altresì il rafforzamento delle politiche europee di contrasto alla disoccupazione con meccanismi strutturali più incisivi a vantaggio dei Paesi a più elevato tasso di disoccupazione, che amplino lo spazio del mercato e di conseguenza consentano a questi Paesi politiche nazionali specifiche; andrà comunque rafforzato il ruolo e le dotazioni finanziarie del Fondo sociale europeo;

                9) in materia di unione economica e monetaria, a richiamare l'esigenza di compiere progressi in modo equilibrato e bilanciato su tutte e quattro le direttrici poste dal rapporto dei quattro Presidenti "Verso una autentica unione economica e monetaria", così da arrivare progressivamente a definire una vera e propria politica economica della zona euro, sostenendo la necessità di pervenire a una diagnosi condivisa dei problemi della zona euro come base per definire le raccomandazioni specifiche dirette ai singoli Stati membri, in modo da assicurare un aggiustamento più equilibrato tra i Paesi in deficit e i Paesi in surplus;

                10) a sottolineare l'importanza di sviluppare la dimensione sociale dell'UEM, assicurando che una migliore conoscenza delle dinamiche e dei trend sociali in atto possa informare le valutazioni della Commissione sull'economia degli Stati membri, assicurando che gli appositi indicatori identificati assicurino un monitoraggio di qualità e tempestivo dei fenomeni sociali, anche attraverso opportune forme di coinvolgimento delle parti sociali;

                11) a sostenere la possibilità che siano praticate a livello europeo politiche asimmetriche, favorendo l'attuazione di politiche espansive e di sostegno della domanda nei Paesi eccedentari;

                12) per quanto riguarda l'Unione bancaria, ad affermare con forza la necessità di completare il sistema mediante strumenti coordinati di contrasto alle crisi finanziarie e l'accelerazione dell'introduzione del "Single resolution mechanism", con l'istituzione di un Fondo unico di risoluzione delle crisi dotato di risorse finanziarie proprie provenienti dal settore privato, e per l'istituzione di un sistema comune di "backstop" entro la fine dell'anno, e di un meccanismo armonizzato di assicurazione dei depositi, entrambi indispensabili per allineare le responsabilità di supervisione a quelle di gestione e risoluzione delle crisi e spezzare il legame tra banche e debiti sovrani; obiettivi che potranno essere conseguiti con maggiore rapidità se gli stessi si accompagneranno ad una progressiva riduzione delle asimmetrie che caratterizzano l'eurozona;

                13) a sostenere la necessità di una maggiore semplificazione degli oneri normativi posti dalla legislazione comunitaria a carico delle imprese, in particolare le piccole e micro imprese, sostenendo il lancio di un ambizioso programma basato su una roadmap con scadenze temporali definite;

                14) con riguardo alle migrazioni, a mantenere alta l'attenzione del Consiglio europeo sul tema; a valutare proposte operative che consentano un salto in avanti alla politica europea su tale tema, mirando a realizzare una dimensione di solidarietà e condivisione dell'emergenza; pertanto, a sostenere il rafforzamento di Frontex, tanto dal punto di vista quantitativo dei mezzi, del personale e delle risorse a disposizione, quanto dal punto di vista qualitativo, nel senso dei poteri e del mandato con cui Frontex può operare; a verificare il grado di consenso in vista di una revisione del regolamento di "Dublino 2", dei criteri di accoglimento e distribuzione dei rifugiati e dei richiedenti asilo; a promuovere l'ulteriore coordinamento e scambio di informazioni satellitari e di intelligence avviato con il progetto Eurosur che partirà il mese di dicembre 2013;

                15) ad agire in sede di Consiglio europeo affinché sia dato mandato alla Commissione europea e al Consiglio di individuare le azioni necessarie ai fini di cui sopra, chiedendo loro di riferire alla riunione del Consiglio europeo di dicembre 2013; a porre la questione del Mediterraneo fra le priorità del semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell'Unione europea dal 1° luglio 2014.

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(*) Firma aggiunta in corso di seduta

(6-00034) n. 4 (22 ottobre 2013)

CALDEROLI, ARRIGONI, COMAROLI.

Respinta

Il Senato,

       udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri,

       impegna il Governo, in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 ottobre 2013, a non promuovere o sostenere iniziative finalizzate a modificare le vigenti normative in materia di immigrazione.

(6-00035) n. 5 (22 ottobre 2013)

TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BERTOROTTA, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASALETTO, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI Maurizio, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO.

Respinta

Il Senato,

                ascoltata la relazione informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sul Consiglio europeo del 24 e 25 ottobre 2013 a Bruxelles, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, della legge n. 234 del 2012;

       premesso che:

                il Consiglio europeo di ottobre 2013, a seguito della richiesta italiana, vede l'inserimento nell'agenda del tema dell'immigrazione, quanto mai necessario dopo le tragedie che nelle scorse settimane hanno colpito le coste italiane e in particolare l'isola di Lampedusa;

                il Governo deve mantenere alto il livello di attenzione sul Mediterraneo, al fine di sviluppare una politica comune dell'immigrazione tesa ad assicurare l'equo trattamento dei cittadini dei Paesi terzi soggiornanti negli Stati membri e contrastare la tratta di essere umani come sancito dall'articolo 79 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

                nella stessa riunione i Capi di Stato e di Governo affronteranno anche gli aspetti legati all'attuazione dell'Agenda digitale europea, la ricerca e lo sviluppo non tralasciando le politiche occupazionali e di competitività da un lato e i possibili sviluppi del rafforzamento dell'unione monetaria dall'altro;

                sottolineando che l'Agenda digitale, presentata dalla Commissione europea nel maggio 2010, è una delle 7 iniziative "faro" della strategia Europa 2020, che fissa obiettivi per la crescita nell'Unione europea da raggiungere entro il 2020 e che si propone di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione per favorire l'innovazione, la crescita economica e il progresso sia nella pubblica amministrazione sia nel settore privato con lo scopo di creare un mercato unico digitale entro il 2015;

                tra gli obiettivi dell'Agenda digitale, oltre a un'implementazione dei pagamenti e fatturazioni elettroniche per le aziende e gli utenti, la necessità che ogni cittadino europeo disponga di un accesso ad internet veloce e superveloce e a prezzi competitivi, la priorità dell'alfabetizzazione e le competenze digitali per creare un quadro europeo competitivo degli operatori del settore delle telecomunicazioni e dell'informazione, con ricadute positive anche in altri settori da quello ambientale, a quello dei trasporti a quello medico;

                in occasione dell'European e-Skills Week del marzo del 2012 l'Eurostat ha diffuso i dati sulle capacità informatiche individuali e sul numero dei diplomati e laureati in materie informatiche è emerso che in Italia, nella fascia di cittadini dai 16 ai 74 anni, poco più del 60 per cento dei cittadini è in grado di sfruttare un computer per operazioni base, un dato superiore solamente a Grecia, Bulgaria e Romania. Se la fascia di rilevazione viene ridotta ai 16-24 anni, dove la generazione dovrebbe includere i "nativi digitali": la percentuale sale sì al 90 per cento, ma si resta sempre indietro, superati anche dalla Grecia. I dati non sembrano essere incoraggianti per quanto riguarda competenze informatiche più avanzate che vanno dall'utilizzo di un foglio elettronico alla vera e propria programmazione informatica: solamente il 30 per cento degli italiani riesce a utilizzare correttamente un foglio di calcolo, il 20 per cento realizza delle presentazioni multimediali e il 5 per cento programma;

                se secondo quanto emerso durante l'edizione 2013 della conferenza "The state of the net" tenutasi a Trieste il 31 maggio e 1° giugno 2013, sono 28,9 milioni gli utenti attivi al mese (pari all'80 per cento della popolazione, in aumento dell'1,2 per cento rispetto al 2012), e 14,3 milioni nel giorno medio (con un aumento del +3,8 per cento), dal rapporto della UE sull'Agenda digitale emerge che l'Italia è sempre indietro: le connessioni veloci si fermano al 14 per cento contro la media europea del 54 per cento, l'utilizzo effettivo arranca allo 0,1 per cento dell'offerta (contro il 14,8 per cento dell'Unione europea), l'utilizzo medio di internet da parte della popolazione è del 53 per cento (contro il 70 per cento della media comunitaria) e l'e-commerce non prende il volo (al 17 per cento contro il 45 per cento della UE);

                secondo le dichiarazioni rilasciate dal vice direttore della direzione generale Connect della Commissione UE, in occasione del Going Italia 2013 l'Italia fa fatica a mettersi "in carreggiata" per quanto riguarda l'attuazione dell'agenda digitale con tanti italiani che non si sono mai avvicinati a internet, tante imprese che non vendono ancora online, e infrastrutture minime per l'utilizzo della banda larga. Un problema che l'Italia deve saper trasformare in risorsa e opportunità di sviluppo;

                in base a una stima dell'Osservatorio Agenda digitale della School of management del Politecnico di Milano del settembre 2013, il ritardo dell'Agenda digitale italiana costa al Paese un miliardo di euro al mese. Un'adozione della fatturazione elettronica verso la pubblica amministrazione potrebbe portare un risparmio di 1,1 miliardi di euro all'anno, mentre l'introduzione di soluzioni informatiche nella sanità potrebbero generare risparmi fino a 6,5 miliardi di euro all'anno. L'utilizzo delle infrastrutture cosiddette cloud porterebbe a risparmiare un miliardo di euro in 3 anni e lo sviluppo di negoziazioni online attraverso strumenti di eProcurement 5 miliardi di euro ogni anno, passando dall'attuale 5 per cento di transazioni online sulla spesa pubblica per beni e servizi al 30 per cento. Lo studio mette in luce come la riduzione dei pagamenti con il denaro contante è in grado di far recuperare 5 miliardi di euro in Italia dall'evasione fiscale sul sommerso, se si incrementasse la quota di pagamenti elettronici dall'attuale 20 al 30 per cento del totale, a cui si aggiungono i vantaggi della conservazione elettronica degli archivi fiscali, in grado di rendere più rapidi i controlli, per altri 10 miliardi di recupero fiscale;

           considerato altresì che:

                per il superamento della crisi economica risulta centrale il rilancio del ruolo delle piccole e medie imprese a livello europeo vero e proprio motore dell'economia europea e un apporto fondamentale per il loro sviluppo deriva dagli investimenti in ricerca e innovazione come anche previsto dal programma di ricerca europeo Orizzonte 2020 dove proprio il settore del TIC può costituire un settore di espansione e promozione economica e di spinta occupazionale soprattutto per le giovani generazioni, visto che rappresenta il 5 per cento del PIL europeo con un valore di mercato di 660 miliardi di euro all'anno, quando in Italia la stessa percentuale è ferma al 3,5 per cento;

                sono preoccupanti le proposte trapelate in questi giorni sulla stampa che vedono il Governo tedesco proporre ulteriori modifiche ai Trattati dell'Unione europea per inserirvi la previsione di sanzioni veloci per quegli Stati membri poco "virtuosi" sul tema della politica di rigore, che potrebbe di fatto frenare i timidi segnali di ripresa dell'economia italiana inibendo l'adozione di politiche espansive e di investimento con il rischio di un ulteriore ristagno dell'economia nazionale ed europea e di un aggravamento della crisi occupazionale,

           impegna il Governo:

                1. a chiedere misure adeguate per il contrasto alla tratta di esseri umani e ai trafficanti che sfruttano la migrazione verso le coste italiane e garantire l'effettivo controllo dei flussi migratori e una maggiore trasparenza nelle procedure di arrivo e di rientro;

                2. ad attuare a livello europeo programmi finalizzati alla cooperazione e allo sviluppo nei Paesi di origine dei migranti con particolare attenzione ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e a quelli in transizione istituzionale come la Tunisia, la Libia e l'Egitto e dalla cui stabilizzazione e ripresa economica deriverebbero effetti positivi per il contrasto all'immigrazione clandestina e alla tratta umana per l'Europa tutta, e non solo l'Italia;

                3. a migliorare il coordinamento fra gli Stati membri nel controllo delle frontiere marittime potenziando il ruolo dell'Agenzia Frontex, verificandone il ruolo e l'efficacia, e proporre una rimodulazione dei principi stabiliti dal regolamento (UE) n. 2013/604, conosciuto anche come regolamento di Dublino III che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2014 sostituendo il vigente regolamento (CE) n. 2003/343, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo, poiché l'emergenza umanitaria riguarda tutta l'Europa e non solo i Paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo, maggiormente soggetti ai flussi migratori;

                4. ad attivare il meccanismo previsto dalla direttiva 2001/55/CE in caso di afflusso massiccio di sfollati nell'Unione europea concedendo una protezione temporanea di un anno, rinnovabile, con quote di accoglienza distribuite in tutti gli Stati membri, promuovendo programmi di azione umanitaria coordinati con i Paesi delle sponde del Mediterraneo per le eventuali procedure di ammissione nel territorio dell'Unione europea. L'Europa riconosca all'Italia un ruolo forte nelle politiche del Mediterraneo e il Governo predisponga tutti i mezzi possibili per dare a tali politiche il rilievo che meritano;

                5. a rimuovere a livello comunitario e del diritto interno tutte le barriere e i vincoli normativi per favorire nelle aziende private e nella pubblica amministrazione l'uso di fatturazioni e pagamenti elettronici, implementando e promuovendo l'interoperatività delle reti, la sicurezza dei sistemi digitali di pagamento e la fiducia degli utenti nell'utilizzo degli strumenti informatici di pagamento attraverso l'adozione di alti standard di sicurezza informatica. Favorire la digitalizzazione delle gestioni aziendali vuol dire eliminare burocrazia e permettere alle aziende di focalizzarsi sui loro compiti primari: produzione, crescita e sviluppo;

                6. ad operare attivamente al fine di assicurare l'installazione e l'adozione della banda larga e ultralarga su tutto il territorio nazionale, tramite tecnologie sia fisse che senza fili, e per facilitare gli investimenti nelle nuove reti internet ad altissima velocità, aperte, competitive e che pertanto costituiranno le basi dell'economia futura;

                7. in vista anche degli stanziamenti dei fondi strutturali 2014-2020 a promuovere e privilegiare chi investe una percentuale significativa del proprio fatturato in ricerca e sviluppo, al fine di favorire un clima di innovazione nel quale le aziende europee di qualunque dimensione che operano nel settore delle TIC possano mettere a punto prodotti eccellenti in grado di generare una domanda competitiva a livello globale;

                8. sfruttando anche gli obiettivi del programma quadro di ricerca Orizzonte 2020, a garantire alle piccole e medie imprese digitali un accesso più snello e veloce ai fondi comunitari per la ricerca e innovazione, implementando i centri di ricerca comuni e i poli di innovazione a livello territoriale e macroregionale. Solo così è possibile garantire la base scientifica e tecnologica per la competitività industriale futura, sostenibile e inclusiva;

                9. a superare il digital divide italiano promuovendo attraverso risorse dei fondi strutturali europei programmi di alfabetizzazione informatica intra-generazionale, migliorando le capacità e le competenze digitali della popolazione, al fine di arginare fenomeni come la crescente carenza di competenze professionali nel settore delle TIC;

                10. a promuovere in sede di Consiglio europeo un nuovo corso della politica economica europea che guardi allo sviluppo, agli investimenti, al rilancio dell'economia manifatturiera e produttiva come azione guida, abbandonando le politiche di rigore e puntando verso un meccanismo virtuoso e solidaristico in base al quale i Paesi in surplus commerciale, adottino manovre espansive in modo da consentire i Paesi in deficit commerciale di beneficiare dell'aumento della domanda nei mercati interni;

                11. a richiedere di scorporare gli investimenti per l'occupazione dai bilanci nazionali, derogando al patto di stabilità, al fine di adottare politiche di rilancio occupazionale e di meccanismi di protezione sociale, introducendo il cosiddetto reddito di cittadinanza alla pari di analoghi strumenti di sostegno al reddito adottati in altri Stati membri .