Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 114 del 01/10/2013

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

114a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 1° OTTOBRE 2013

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Presidenza del presidente GRASSO

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 324 del 7 ottobre 2014
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà:Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente GRASSO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,02).

Si dia lettura del processo verbale.

GENTILE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 26 settembre.

Sul processo verbale

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16,07, è ripresa alle ore 16,27).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.

Passiamo nuovamente alla votazione del processo verbale.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo nuovamente la verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Non facendosi osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Comunicazioni del Presidente

Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni (ore 16,29)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente».

Colleghi, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi ieri pomeriggio, ha approvato modifiche al calendario corrente.

Domani mattina, alle ore 9,30, con trasmissione diretta televisiva, il Presidente del Consiglio dei ministri renderà comunicazioni all'Assemblea.

Per il conseguente dibattito si è proceduto alla ripartizione dei tempi tra i Gruppi per due ore e trenta minuti.

Seguiranno quindi - sempre con trasmissione diretta televisiva - la replica del Presidente del Consiglio dei ministri e le eventuali dichiarazioni di voto.

Nella seduta pomeridiana di domani, che avrà inizio alle ore 16, l'Assemblea esaminerà il decreto-legge in materia di pubblica amministrazione, già calendarizzato per la seduta odierna.

La commemorazione del senatore Carpi, anch'essa prevista per oggi pomeriggio, avrà luogo in altra data alla presenza dei familiari.

La Conferenza dei Capigruppo sarà nuovamente convocata nella giornata di domani in esito al dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

Sulla tragedia avvenuta al largo delle coste di Scicli

PADUA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PADUA (PD). Signor Presidente, un breve pensiero per quanto accaduto ieri a Sampieri, nel Comune di Scicli: avrete sentito di questo terribile accadimento.

Ancora una volta assistiamo, sempre più esterrefatti e sconvolti, a quello che accade, alla morte di uomini e donne che fuggono da una situazione di guerra, di dolore, di disagio.

Questa volta è successo proprio a casa mia. Ero lì, su quella spiaggia splendida, che tanti di voi hanno conosciuto e apprezzato; spiaggia che, però, ha dato la morte a queste persone, che sono state buttate in acqua ‑ lo voglio dire ‑ in maniera violenta dagli scafisti, a pochi metri dalla riva: persone che non conoscono il mare, che non sanno nuotare, e sono annegate lì. Qualcuno è stato salvato da un carabiniere e da altri suoi colleghi generosi, che immediatamente si sono tuffati, ma tredici ragazzi ‑ si parla di ragazzi, diciotto‑vent'anni ‑ sono morti; tredici corpi messi uno in fila all'altro sulla spiaggia, da soli, con una comunità intorno, sì, che li sosteneva e li piangeva, ma senza le lacrime dei loro genitori, che forse non sapranno mai dei loro figli, perché non è detto che i corpi saranno riconosciuti (adesso si aspetta il riconoscimento e tutto ciò che deve accadere).

Allora, io ancora una volta chiedo a quest'Aula un impegno forte, signor Presidente. Questo non è un problema qualunque: è un problema che riguarda il mondo intero, il nostro pianeta e non può essere lasciato, abbandonato, a quelle coste che sono lì, di fronte al Mediterraneo.

La mia città è stata accogliente: la gente ha offerto soccorso a chi scappava. Delle persone che sono state buttate in mare, tredici sono morte, una è in condizioni gravissime all'ospedale Cannizzaro di Catania, una, fuggendo, è stata travolta da un'auto pirata e, non soccorsa, è in condizioni gravissime, altre sono ricoverate in ospedale; ma altri sono fuggiti per i campi e sono stati soccorsi dalla popolazione che ha cercato di dare loro da bere e da mangiare: si tratta di persone stravolte. A questo grande gesto di solidarietà da parte di una comunità non può non accompagnarsi un'azione forte, politica, di un Parlamento e di un Governo che non possono far finta che le situazioni si risolvono dopo. Fatti di questo genere si stanno verificando troppo spesso: su questa stessa spiaggia ne morirono venticinque qualche anno fa. Non è più possibile, né tollerabile.

Uomini, donne e bambini sono stati portati al Centro di primo soccorso e accoglienza di Pozzallo, ma lì la situazione scoppia. C'erano la Prefettura, il questore, i Carabinieri, le forze dell'ordine, la Protezione civile: tutti lì a dare soccorso; ma non possiamo andare avanti di soccorso in soccorso, perché questa è una situazione strutturata: qui c'è un traffico di persone; evidentemente dietro vi è una grande associazione a delinquere che se ne approfitta (ed è veramente un grosso profitto quello che deriva da questa tratta di esseri umani).

Chiedo allora a questo Parlamento - se andremo, come mi auguro e spero per il nostro Paese, verso il semestre europeo - che si definisca e si ponga con forza sul tavolo questo problema, che non è un problema della Sicilia, o della provincia di Ragusa, o dell'Italia, ma della nostra Europa, che se deve essere madre (e matrigna, talvolta) lo deve essere in qualunque condizione. (Vivi, prolungati applausi. Congratulazioni).

Sulla chiusura dello stabilimento ABIT di Grugliasco

AIROLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AIROLA (M5S). Signor Presidente, colleghi ‑ mi rivolgo soprattutto ai colleghi della mia Regione, il Piemonte ‑ ho da fare un appello a voi di fronte all'ennesima chiusura di un'azienda storica di Grugliasco, vicino Torino, l'ABIT, che produce latte da tantissimo tempo ed è un'eccellenza: ora viene trasferita in Lombardia, lasciando a casa 97 famiglie, per poi riportare il latte in Piemonte, percorrendo 300 chilometri.

Mi scrive un sindacalista: «Mentre voi in Parlamento vi dividete, discutete, noi siamo qui sul territorio a perdere il lavoro e a restare a casa». Non so voi, ma io non ci dormo più la notte a causa delle decine di segnalazioni di un Paese che muore e che non ha più neanche la minima dignità del lavoro e dei bisogni di base di una famiglia.

Chiedo quindi a tutti di fare uno sforzo per rilanciare l'occupazione e provare a fermare questa emorragia di posti di lavoro di aziende che, una volta chiuse, delocalizzate o trasferite altrove, non torneranno più a dare ricchezza sul territorio, non torneranno più ad essere attive e a dare un minimo di sussistenza e dignità alle famiglie e ai lavoratori italiani. (Applausi dal Gruppo M5S).

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 2 ottobre 2013

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 2 ottobre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 16,37).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Bubbico, Ciampi, Cuomo, De Poli, Guerra, Monti, Pinotti e Vicari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Crimi, Marton e Stucchi, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Bertuzzi, Catalfo, Corsini, Fazzone, Gambaro, Giro e Lucherini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza

Con lettera in data 30 settembre 2013, il Presidente del Gruppo Movimento 5 Stelle ha comunicato che il Gruppo stesso ha proceduto al rinnovo dell'Ufficio di Presidenza che, a decorrere dalla medesima data, risulta così composto:

Presidente: senatrice Paola Taverna

Vice Presidenti: senatore Gianluca Castaldi e senatore Mario Michele Giarrusso

Segretario: senatrice Monica Casaletto

Tesoriere: senatore Giuseppe Vacciano.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Di Biagio Aldo, Dalla Zuanna Gianpiero, Micheloni Claudio

Disposizioni per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani temporaneamente domiciliati all'estero (1059)

(presentato in data 25/9/2013 );

senatori Dalla Tor Mario, Alberti Casellati Maria Elisabetta, Bonfrisco Anna Cinzia, Conte Franco, Marin Marco, Piccoli Giovanni, Sacconi Maurizio, Zanettin Pierantonio

Riforma della legislazione speciale per la salvaguardia di Venezia e la sua laguna (1060)

(presentato in data 25/9/2013 );

senatori Fedeli Valeria, Mucchetti Massimo, Susta Gianluca, Pelino Paola

Istituzione del marchio "Italian Quality" per il rilancio del commercio estero e la tutela dei prodotti italiani (1061)

(presentato in data 26/9/2013 );

senatrice Granaiola Manuela

Modifiche al codice civile e al codice della navigazione in materia di definizione di arenili (1062)

(presentato in data 26/9/2013 );

senatori Amati Silvana, Cirinna' Monica, Granaiola Manuela

Modifica all'articolo 10 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, in materia di uso di medicinali in deroga per il trattamento veterinario di animali non destinati alla produzione di alimenti (1063)

(presentato in data 26/7/2013 );

senatore Calderoli Roberto

Modifiche alla legge 31 marzo 2005, n. 48, in materia di equiparazione del monumento santuario "Madonna degli Alpini" di San Maurizio di Cervasca ai cimiteri di guerra (1064)

(presentato in data 26/9/2013 );

senatori Centinaio Gian Marco, Bitonci Massimo, Arrigoni Paolo, Bellot Raffaela, Bisinella Patrizia, Calderoli Roberto, Candiani Stefano, Comaroli Silvana Andreina, Consiglio Nunziante, Crosio Jonny, Davico Michelino, Divina Sergio, Munerato Emanuela, Stefani Erika, Stucchi Giacomo, Volpi Raffaele

Istituzione delle classi-ponte per l'alfabetizzazione nella lingua italiana e l'integrazione sociale degli studenti stranieri che non conoscono la lingua (1065)

(presentato in data 27/9/2013 );

senatore Palermo Francesco

Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di tutela degli utenti e repressione delle violazioni del diritto d'autore ai fini di lucro nelle reti di comunicazione elettronica (1066)

(presentato in data 27/9/2013 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Dep. Causi Marco ed altri

Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita (1058)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea)

C.282 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.950, C.1122, C.1339);

(assegnato in data 27/09/2013 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti d'America sul rafforzamento della cooperazione nella prevenzione e lotta alle forme gravi di criminalità, fatto a Roma il 28 maggio 2009 (1053)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 30/09/2013 ).

Governo, trasmissione di atti e documenti

Con lettere in data 16 settembre 2013 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Amantea (Cosenza), Carosino (Taranto), Piadena (Cremona).

Nello scorso mese di settembre 2013 sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione dei Ministeri dell'economia e delle finanze, della difesa, delle infrastrutture e dei trasporti, per l'esercizio finanziario 2013, concernenti le variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità previsionali di base e in termini di competenza e cassa.

Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 23 settembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, le relazioni d'inchiesta, predisposte dall'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV), relative:

all'incidente occorso all'aeromobile Cirrus SR20 marche LX -MPR, in località Cairo Montenotte Superiore (SV), in data 23 giugno 2011;

all'incidente occorso all'aeromobile Robin DR 400/180R marche I-ITAV, in località aeroporto di Guidonia (RM), in data 11 gennaio 2011.

La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Atto n. 135).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell'attività di Governo, con lettera in data 11 settembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 19, del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 200, la relazione - predisposta dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali - sull'attività svolta dall'ex Agenzia per lo sviluppo del settore ippico (ASSI), nonché sull'andamento delle attività sportive e di incremento ippico, riferita all'anno 2012.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 3).

Governo, trasmissione di documenti e assegnazione

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 30 settembre 2013, ha trasmesso il programma delle infrastrutture strategiche, aggiornato al mese di settembre 2013, predisposto ai sensi dell'articolo 1 della legge 21 dicembre 2001, n. 443 (Doc. LVII, n. 1 - bis - Allegato III).

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 125-bis del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Bilancio) e, per il parere, a tutte le altre Commissioni permanenti.

Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti

Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 23 settembre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione relativa all'articolo 8, comma 6, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, riguardante gli interventi di soccorso pubblico integrato con le Regioni e le Province autonome effettuati dalla componente aerea del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, previo accordo fra questi ultimi e le Regioni e/o Province che vi abbiano interesse. La predetta segnalazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Atto n. 134).

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni:

il signor Goffredo Costa, di Spadafora (Messina), chiede l'adozione di provvedimenti concernenti il personale civile della giustizia militare (Petizione n. 474);

il signor Moreno Sgarellino, di Lucca, chiede misure volte a garantire la segretezza dei voti parlamentari in tutti i casi in cui i Regolamenti delle Camere prevedono lo scrutinio segreto (Petizione n. 475);

i signori Salvatore Germinara, di Verzino (Crotone), e Silvano Massimo Guazzini, di Campi Bisenzio (Firenze), chiedono modifiche alla normativa in materia di usura, con particolare riguardo alla concessione di mutui senza interesse alle vittime di fatti estorsivi (Petizione n. 476);

il signor Elvio Salvatore Gallo, di Messina, chiede l'adozione di provvedimenti atti ad assicurare la puntuale e completa applicazione della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, con particolare riguardo agli articoli 2, 3, 7 e 8 (Petizione n. 477);

il signor Paolo Albero Paoli, di Prato, chiede nuove norme in materia di contributi previdenziali pagati dai lavoratori (Petizione n. 478);

il signor Ferdinando Del Mondo, di Afragola (Napoli), chiede una revisione della cosiddetta geografia giudiziaria, con particolare riguardo ad Afragola, già sezione distaccata del tribunale di Napoli (Petizione n. 479);

il signor Rodolfo Romano, di Napoli, chiede la corresponsione di un vitalizio a titolo di solidarietà agli ex combattenti della Seconda guerra mondiale e della Resistenza (Petizione n. 480);

il signor Francesco Palladino, di Torremaggiore (Foggia), chiede provvedimenti volti a rendere più efficace l'azione penale in ordine a reati che mettano in serio pericolo la pubblica incolumità, con particolare riguardo agli atti persecutori di cui all'articolo 612-bis del codice penale (Petizione n. 481);

il signor Marino Savina, di Roma, chiede rigorosi controlli sull'accesso agli archivi anagrafici dei comuni e sul loro eventuale uso a fini di propaganda elettorale (Petizione n. 482);

il signor Carmine Valle, di Campobasso, chiede provvedimenti in materia di incompatibilità tra esercizio della professione forense e ufficio di giudice di pace nel medesimo circondario giudiziario (Petizione n. 483);

il signor Massimiliano Kovacic, di Gorizia, ed altri cittadini chiedono una redistribuzione delle aree e dei bacini di utenza delle circoscrizioni giudiziarie della regione Friuli - Venezia Giulia (Petizione n. 484);

il signor Giovanni Gallorini, di Arezzo, chiede l'abolizione della tassa sui fossi (Petizione n. 485);

il signor Fabio Cavalca, di Sorbolo (Parma), chiede l'adozione di una serie organica di riforme costituzionali (Petizione n. 486);

il signor Stefano Salvatore Casabianca, di Catania, chiede:

l'istituzione della figura professionale dell'autista soccorritore addetto all'emergenza sanitaria (Petizione n. 487);

l'estensione della Zona franca urbana all'intero comune di Catania (Petizione n. 488);

il signor Alessandro Pachera, di Verona, chiede:

l'adozione di provvedimenti in materia di gestione scolastica dei figli di genitori separati, con particolare riguardo agli asili nido (Petizione n. 489);

interventi volti a contrastare l'inquinamento delle acque potabili da sostanze perfluoroalchiliche, con particolare riguardo ai comuni del Veneto, e ad avviare un programma di sorveglianza sanitaria delle popolazioni esposte (Petizione n. 490);

il signor Antonio Boscolo Agostini, di Chioggia (Venezia), chiede:

la messa in sicurezza della strada statale n. 309 ("Romea") (Petizione n. 491);

la creazione di fontanelle pubbliche nel comune di Chioggia e a Sottomarina Lido, in provincia di Venezia (Petizione n. 492);

un regime fiscale agevolato per i terreni agricoli solo virtualmente edificabili (Petizione n. 493);

il signor Giuseppe Amato, di Vibo Valentia, chiede:

provvedimenti in materia di sicurezza dei cittadini e contro la criminalità (Petizione n. 494);

il rilevamento obbligatorio delle impronte digitali di tutti i cittadini (Petizione n. 495);

l'obbligo della targa per le biciclette (Petizione n. 496);

una nuova disciplina delle sanzioni concernenti gli atti di teppismo nelle scuole (Petizione n. 497);

nuove norme in materia di cumulo dei redditi (Petizione n. 498);

nuove norme in materia di riconoscimento dei figli (Petizione n. 499);

nuove norme in materia di disciplina dell'attività edilizia (Petizione n. 500);

il signor Guido Celoni, di Acqui Terme (Alessandria), chiede l'abolizione del canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche per i passi carrabili che costituiscono l'unico accesso alla pubblica via per l'edificio insistente sul fondo dominante (Petizione n. 501).

Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.

Mozioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Ginetti ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00149 della senatrice Rita Ghedini ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Albano, Amati, Astorre, Barozzino, Bertuzzi, Blundo, Buemi, Casson, Cuomo, D'Adda, De Pin, De Monte, Filippin, Giacobbe, Martini, Moscardelli, Pagliari, Puppato, Gianluca Rossi, Scalia, Sollo, Spilabotte, Tomaselli, Valentini hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00390 della senatrice Pezzopane.

La senatrice Bertorotta ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00009 della senatrice Catalfo ed altri.

Interpellanze

D'ADDA, MANASSERO, MINEO, PUPPATO, LEPRI, GHEDINI Rita, GATTI, LATORRE, SPOSETTI, RUSSO, ZANONI, FAVERO, ESPOSITO Stefano, VACCARI, CASSON, CIRINNA', GOTOR, MIRABELLI, PADUA, CANTINI, CALEO, ALBANO, TOMASELLI, FORNARO, FERRARA Elena, RICCHIUTI, LO MORO, CORSINI, SPILABOTTE, ROSSI Gianluca, FEDELI, PEZZOPANE, BORIOLI, AMATI, MATTESINI, PEGORER, SOLLO, ASTORRE, MICHELONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri, della giustizia e della difesa - Premesso che:

con legge n. 107 del 2003 fu istituita la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause dell'occultamento dei fascicoli riguardanti crimini nazifascisti commessi nel corso della Seconda guerra mondiale, rinvenuti nel 1994 a palazzo Cesi, sede della procura generale militare, in quello che è stato poi chiamato l'"armadio della vergogna", crimini che hanno causato circa 15.000 vittime,

la Commissione ha concluso i suoi lavori nel febbraio 2006, alla fine della XIV Legislatura, con la trasmissione alle Presidenze delle Camere di allora della relazione finale e della relazione di minoranza;

nonostante il lasso di tempo trascorso (ben sette anni) tutta l'approfondita indagine compiuta dalla Commissione su questa pagina estremamente dolorosa della nostra storia nazionale, insieme alle specifiche proposte e raccomandazioni formulate, non è stata finora oggetto di discussione in Parlamento, se si eccettua un'interpellanza alla fine della XVI Legislatura (2-00477), sottoscritta da tutto il Gruppo parlamentare del PD e qualche interrogazione;

gli atti della Commissione (audizioni, resoconti stenografici desecretati, elenco delle località e delle vittime, relazioni finali) sono stati raccolti e resi pubblici in 4 volumi editi dalla Camera dei deputati, ad esclusione degli atti su cui la Commissione ha posto il segreto funzionale, nonché dei documenti formalmente classificati "riservati" o "segreti" dalle autorità del Governo;

con la legge n.124 del 2007 è stata definita la nuova disciplina del segreto di Stato. Nel 2013 verrà a scadenza il termine di 70 anni previsto dall'art. 19 del codice di deontologia per i dati personali cosiddetti sensibili (provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali n. 8/P/21 del 14 marzo 2001), che consentirà di fare piena luce su tutti gli aspetti di quanto accaduto;

è necessario che l'enorme materiale acquisito dalla Commissione parlamentare d'inchiesta non vada disperso: i volumi che raccolgono le relazioni e gli atti della Commissione sono in fase di esaurimento, per cui diventa difficile, persino per i ricercatori e gli storici, poterli consultare;

considerato che:

il lungo tempo trascorso dai tragici avvenimenti bellici consente una riflessione obiettiva, non prevalentemente emotiva, sulle stragi del 1943-1945, restituendo alla storia e alla memoria quanto spetta a ciascuna;

il dovere della memoria, che si supporta ricostruendo quanto accaduto, è imposto dall'esigenza di chiudere la vicenda delle stragi con il rispetto che esse meritano e con il risarcimento, almeno morale, ai pochissimi superstiti e ai loro familiari;

la memoria ragionata delle stragi è indispensabile oggi, in un contesto in cui i rigurgiti neofascisti in Europa, l'Italia non fa eccezione, trovano il proprio humus nell'ambiguo e pericoloso revisionismo storiografico, nelle crisi economiche e valoriali della società, sino a posizioni di vero e proprio negazionismo. Diventa sempre più preoccupante la crescita di movimenti di estrema destra, dell'antisemitismo, dell'antislamismo, della xenofobia, dell'intolleranza, delle chiusure di tipo sciovinistico e nazionalistico, di esibizioni purtroppo non ostacolate e di esternazioni sempre più arroganti e violente di simboli e di atteggiamenti revanscisti di stampo nazifascista. Di qui l'esigenza di non dimenticare le aberrazioni e le nefandezze compiute, affinché non venga meno la ricerca della verità storica e delle responsabilità;

è già in corso nel Paese una serie di ricerche per la creazione di un "atlante delle stragi" ed è stato realizzato un accordo tra l'Associazione nazionale partigiani d'Italia (ANPI) e l'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia sulle stragi del 1943-1945 al fine di raggiungere almeno un'esaustiva obiettività storica. Tale ricerca, peraltro, allo stato non risulta dotata di tutti i mezzi necessari per compiere un'opera veramente conclusiva, che chiuda una pagina oscura come questa;

rilevato che occorre quindi fare i conti definitivamente, ma con dignità, con un evento terribile della storia del Paese, di farlo non per spirito giustizialista o di vendetta, né per suscitare sentimenti antitedeschi, ma per contribuire a costruire una comune e civile cultura della memoria nell'Europa democratica di oggi, tanto auspicata da chi ha combattuto per la libertà, perché non abbia a ripetersi la catastrofe umanitaria della Seconda guerra mondiale con tutti i suoi massacri, l'indicibile Shoah, radicando nella coscienza delle nuove generazioni i valori alti della Costituzione repubblicana nata dalla lotta di Liberazione;

considerato inoltre che:

con la sentenza del 3 febbraio 2012 la Corte internazionale di giustizia de L'Aia ha accolto il ricorso della Germania contro le sentenze di tribunali italiani, che affermavano il principio del risarcimento delle vittime delle stragi da parte anche della Repubblica federale di Germania, motivando tale decisione in base al principio di diritto internazionale comunitario per cui uno Stato sovrano non può essere soggetto alla giurisdizione di un tribunale straniero, senza possibilità di deroghe;

questa tesi, in astratto, può avere anche un fondamento nell'esigenza di evitare menomazioni della sovranità di uno Stato, ma in concreto finisce per equiparare alle azioni belliche i crimini veri e propri contro l'umanità, che vanno al di là delle atrocità purtroppo connaturate ad ogni guerra;

la necessità di una deroga al principio dell'immunità degli Stati rispetto alle giurisdizioni straniere è stata più volte affermata dalla giurisprudenza italiana ed in particolare dalle Sezioni unite della Corte di cassazione (sentenza n. 5004 del 2004, ordinanza n. 14201 del 2008 ed ancora sentenza del 22 ottobre 2008 della prima sezione penale);

tuttavia, anche alla luce dell'intervenuta sentenza de L'Aia resta aperta una strada: quella delle intese tra i due Stati, per le quali occorre l'esplicazione di una precisa volontà politica da entrambe le parti. Occorre pertanto che lo Stato italiano non consideri chiusa, con un nulla di fatto e senza alcuna misura concreta, la questione dei risarcimenti delle vittime e dei loro familiari, ed esperisca a tal fine tutte le possibili vie politiche e diplomatiche;

infatti, sulla base della stessa decisione de L'Aia, le sentenze emesse dai tribunali italiani restano valide per la parte che riguarda l'affermazione della responsabilità penale e civile dei singoli, per cui, se non è possibile svolgere azioni nei confronti del Governo tedesco, è possibile comunque ottenere giustizia nei confronti dei colpevoli;

in ogni caso, accanto e prima dei risarcimenti, molto importanti per le vittime, per i loro familiari e per tutti coloro che hanno subito danni dalle stragi, occorrono azioni riparatorie, occorre attuare cioè quella che viene ormai definita come la giustizia riparativa, mettendo in atto azioni positive di memoria attiva, di riflessione comune. Il valore simbolico va oltre quello meramente patrimoniale;

l'Italia è il Paese che meno di altri ha fatto i conti con i crimini del nazifascismo, come Lutz Klinkhammer, autore di vari saggi sull'occupazione tedesca in Italia, ha più volte affermato, perché, al di là dei casi Kappler e Reder, tanti altri criminali di guerra hanno beneficiato di un'amnistia occulta;

ne costituiscono prova il ridottissimo numero dei processi celebrati nel dopoguerra, l'insabbiamento delle istruttorie e gli stessi indugi registratisi, anche dopo l'apertura dell'armadio della vergogna, nel mandare avanti i processi. Va da sé che le indagini, gli accertamenti, le istruttorie per molte delle stragi nazifasciste sono rimasti fermi per molti anni. Questo ha prodotto enormi difficoltà, ritardi nell'acquisizione delle prove e per lo svolgimento dei processi a distanza di tempo, quando le prove stesse svaniscono e le testimonianze vengono progressivamente a mancare;

non può essere sottaciuto il comportamento omissivo né è possibile ignorare le negligenze e le responsabilità di alcuni procuratori militari dell'epoca, che non inviarono alle Procure territoriali competenti i fascicoli, impedendo così l'esercizio dell'azione penale attraverso lo strumento antigiuridico e abnorme dell'archiviazione provvisoria nonostante l'identità e la residenza degli autori risultasse negli atti, e con il trattenimento di 270 fascicoli con un non luogo a provvedere. La Commissione parlamentare di inchiesta ha avuto più volte modo di riscontrare tali negligenze anche dopo il rinvenimento dell'armadio;

di qui la ferma decisione dell'ANPI nazionale, successore a pieno titolo di chi ha combattuto per la libertà, come ha stabilito l'ordinanza 19 aprile 2010 del Tribunale di Verona, confermata poi dalla sentenza dello stesso Tribunale del 6 luglio 2011, depositata il 4 ottobre 2011, nel procedimento contro Wankler ed altri, di costituirsi come parte civile in tutti i processi ancora in itinere ed in quelli eventuali riguardanti le stragi nazifasciste;

considerato inoltre che con un comunicato del 7 febbraio 2012, pubblicato sul sito del Ministero degli affari esteri, rendeva noto che il Ministro pro tempore Giulio Terzi, al termine di un incontro alla Farnesina con le associazioni dei familiari delle vittime, aveva detto che «L'Italia avvierà con la Germania un ''percorso di consultazione'' per risolvere la questione dei mancati risarcimenti per le vittime italiane delle stragi naziste». Secondo il Ministro, difatti, se è vero che «il tribunale internazionale dell'Aja [con la sentenza del 3 febbraio 2012] aveva dato ragione a Berlino, affermando che l'Italia non aveva riconosciuto l'immunità garantita alla Germania dal diritto internazionale», tuttavia «la sentenza ha sì ''confermato un principio di diritto internazionale'', ma allo stesso tempo la ''decisione della Corte incoraggia i due paesi ad approfondire le modalità attraverso cui alcuni fatti specifici, alcune categorie particolari debbano essere rispettate in termini di risarcimento dei danni e soprattutto del riconoscimento della memoria»;

in conclusione del comunicato il Ministro assicurava che il Governo intendeva ''assistere in ogni modo possibile le associazioni delle vittime'' e alle famiglie aveva voluto ''riaffermare la grande solidarietà di tutte le istituzioni e autorità italiane per la sofferenza di questi gruppi così numerosi di persone, di cittadini, di vittime che hanno pagato con la vita questa ondata di barbarie che si è abbattuta in Italia ed in Europa durante la seconda guerra mondiale"»;

seppure una memoria condivisa dei due Paesi sia ancora da ricostruire, a giudizio degli interpellanti, l'importanza dell'atto compiuto dal Presidente della Repubblica tedesca che va a Marzabotto e chiede scusa non è irrilevante, anche se non ancora definitivo e calato nella concretezza delle cose da fare. Lo stesso vale per l'intervento di Martin Schultz a Sant'Anna di Stazzema: una certa disponibilità ufficiale e formale si scontra con resistenze e contraddizioni sostanziali,

si chiede di sapere:

se il Governo italiano voglia effettivamente avviare con la Germania un ''percorso di consultazione'' per risolvere la questione dei mancati risarcimenti per le vittime italiane delle stragi naziste, e se vi siano ad ora risultati già conseguiti;

in quale modo e con quali tempi si stia adoperando, perché vengano rimossi gli ostacoli esistenti sul piano dei risarcimenti e delle azioni civilistiche di esecuzione sui beni dei colpevoli, ovunque si trovino, e come proceda il lavoro avviato con la Repubblica federale di Germania per raggiungere un'intesa su una forma di risarcimento in termini economici alle vittime e loro familiari nonché un'intesa su forme di giustizia riparativa;

quali iniziative intenda assumere in relazione a quanto acquisito e proposto dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause dell'occultamento dei fascicoli ritrovati nell'armadio della vergogna e se intenda, dando seguito alla presente interpellanza, sollecitare un'ampia discussione alla Camera e al Senato, perché il Parlamento abbia piena contezza di tutto il materiale raccolto dalla Commissione nella sua integrità e delle conclusioni cui essa è pervenuta;

se e quali iniziative intenda promuovere perché sia assicurata la piena accessibilità al materiale, dal momento che molti documenti restano "riservati" o "segreti";

se intenda in particolare rimuovere il segreto di Stato anche sugli elenchi nominativi dei "presunti" criminali di guerra, nonché sulla documentazione della Nato in suo possesso relativa alle stragi;

se intenda altresì accelerare le procedure relative al riordino di tutti i fondi archivistici, siano essi depositati presso l'Archivio centrale dello Stato o presso gli archivi del Ministero degli affari esteri e del Ministero della difesa relativi alle stragi nazifasciste: il mancato riordino di alcuni di tali fondi costituisce un ostacolo di fatto alla conoscenza ed all'approfondimento di momenti cruciali della storia nazionale, da parte dell'opinione pubblica e degli studiosi;

se intenda promuovere l'istituzione, eventualmente in collaborazione con la Repubblica federale di Germania, di una fondazione per la memoria e la storia delle stragi e dei crimini nazifascisti compiuti negli anni 1943-1945, che persegua le seguenti finalità: 1) ricostruzione degli eventi relativi ad ogni strage ed eccidio, classificazione dei materiali con riferimento alla data, al luogo e alla tipologia del reato denunciato, presunto o accertato dalla magistratura; 2) istituzione dell'archivio nazionale di tutte le stragi, degli eccidi e delle vittime dei crimini nazifascisti compiuti negli anni 1943-1945; 3) creazione di una "mappa" delle stragi nazifasciste al fine di conseguire un quadro storicamente valido e completo delle stesse; 4) promozione di ricerche storiche, studi ed iniziative territoriali anche in collaborazione con soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri;

se, infine, intenda compiere un atto di riparazione morale nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste avvenute in Italia ed all'estero anche a partire dalla rimozione degli ostacoli frapposti nel nostro Paese all'accertamento della verità.

(2-00077p. a.)

Interrogazioni

DI BIAGIO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'approvazione della legge n. 214 del 22 dicembre 2011 (cosiddetta riforma Fornero) ha determinato, come noto, una situazione di particolare gravità per le diverse categorie di cosiddetti esodati: lavoratori che avevano già firmato accordi aziendali di prepensionamento e mobilità o che comunque avevano già visto risolversi il proprio rapporto di lavoro e che, di punto in bianco, si sono ritrovati senza impiego e senza possibilità di accesso alla pensione per il mutare dei requisiti necessari;

la questione "esodati", che coinvolgerebbe una platea di 300-350.000 cittadini, è emersa nei suoi profili di criticità già nelle fasi di elaborazione e approvazione della citata riforma e ha determinato, a cominciare dalle fasi immediatamente successive, il susseguirsi di tre interventi correttivi finalizzati a definire un'opportuna salvaguardia per talune categorie di lavoratori;

gli interventi elaborati in tal senso, mediante apposite decretazioni ministeriali, hanno definito tre tranches di salvaguardia, interessando una platea di circa 130.000 lavoratori (65.000 a seguito del primo intervento, 55.000 a seguito del secondo e 10.130 a seguito del terzo) che tuttavia non consentono di sopperire neanche al 50 per cento delle effettive esigenze, mantenendo in uno stato di estrema precarietà ed incertezza migliaia di cittadini;

occorre inoltre rilevare che il susseguirsi, dal 2010 ad oggi, di ben 4 riforme del sistema pensionistico (legge n. 122 del 2010, legge n. 111 del 2011, legge n. 148 del 2011 e legge n. 214 del 2011) ha determinato uno stratificarsi e combinarsi di effetti normativi e fattispecie che, lungi dal consentire un'armonica strategia di soluzione del problema, ha invece aperto ulteriori situazioni di vuoto normativo, generando un continuo amplificarsi del "caso" esodati;

un caso eclatante riguarda i lavoratori già interessati dalla finestra mobile di cui alla legge n. 122 del 2010, per i quali la normativa vigente prevede il sostegno, quale prestazione straordinaria, a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'art. 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge n. 185 del 2008, fino all'effettivo accesso al trattamento pensionistico, che sarebbe comunque intervenuto successivamente al gennaio 2012;

la natura del fondo prevede che le risorse necessarie siano stanziate annualmente con appositi decreti ministeriali, circostanza che determina una situazione di costante incertezza in capo ai cittadini coinvolti. Nella fattispecie, mentre sono stati emanati i relativi decreti di stanziamento per la copertura dell'anno 2011 (decreto ministeriale n. 63655 del 5 gennaio 2012) e del 2012 (decreto ministeriale n. 68225 del 2 ottobre 2012), è ancora da emanare il corrispettivo provvedimento a copertura dell'anno 2013;

dal punto di vista pratico tale ritardo normativo configura, a fronte di una formale salvaguardia giuridica, una gravissima situazione di incertezza e precarietà per i cittadini interessati, che si trovano ormai da più di 9 mesi in una condizione di vuoto reddituale, con tutte le gravi conseguenze del caso;

la situazione presenta profili di forte gravità, sia perché non offre alcuna garanzia sul lungo periodo, considerando che la finestra mobile determina effetti fino al 2017 come da tabella allegata al decreto ministeriale n. 63655, lasciando presagire scenari di incertezza e potenziale aggravarsi del problema negli anni a venire, sia perché pone in evidenza la drammatica carenza di efficacia ed operatività negli strumenti predisposti per sopperire in maniera concreta alle problematiche di discontinuità reddituale, quale il citato Fondo sociale per occupazione e formazione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario ed urgente emanare in tempi celeri il decreto ai fini di consentire alle famiglie, coinvolte nelle gravi criticità evidenziate, di vedersi riconosciuta un'effettiva e sostanziale salvaguardia come sancito dalla normativa;

quali iniziative, anche di natura normativa, intenda predisporre al fine di garantire l'avvio di un'opportuna armonizzazione della normativa vigente in materia pensionistica, che consenta di colmare le lacune evidenziate, anche a tutela dei lavoratori coinvolti.

(3-00395)

DI BIAGIO - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

ai sensi dell'articolo 1 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, la cooperazione allo sviluppo è da intendersi "parte integrante della politica estera dell'Italia e persegue obiettivi di solidarietà tra i popoli e di piena realizzazione dei diritti fondamentali dell'uomo, ispirandosi ai princìpi sanciti dalle Nazioni Unite e dalle convenzioni CEE ACP". È tra l'altro "finalizzata al soddisfacimento dei bisogni primari e in primo luogo alla salvaguardia della vita umana, alla autosufficienza alimentare, alla valorizzazione delle risorse umane, alla conservazione del patrimonio ambientale, all'attuazione e al consolidamento dei processi di sviluppo endogeno e alla crescita economica, sociale e culturale dei paesi in via di sviluppo. La cooperazione allo sviluppo deve essere altresì finalizzata al miglioramento della condizione femminile e dell'infanzia ed al sostegno della promozione della donna" (articolo 2);

malgrado tali nobili e condivisibili premesse, negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo depauperamento delle potenzialità italiane sul fronte delle iniziative afferenti al comparto della cooperazione allo sviluppo internazionale, tanto in termini di risorse stanziate nell'ambito del bilancio del Ministero degli affari esteri, tanto in termini di fattività dei progetti e di efficacia degli stessi sul breve, medio e lungo periodo in aree particolarmente delicate e complesse sotto il profilo geopolitico, sociale ed economico;

appare opportuno evidenziare che, ad esempio, nelle ultime programmazioni di finanza pubblica gli stanziamenti iscritti nell'apposita rubrica istituita nello stato di previsione del Ministero e determinati annualmente ai sensi dell'articolo 14, comma 1, della citata legge, per il 2011 ammontavano a 179 milioni di euro, per arrivare a 86 milioni di euro dell'anno 2012;

in una prospettiva più ampia, dal 2008 al 2013, in ragione del ridimensionamento delle risorse, si è assistito ad una vistosa contrazione delle possibilità di impegno dell'Italia con conseguente chiusura di uffici all'estero, malgrado la sussistenza di finanziamenti già erogati e progetti già avviati e mai conclusi. La riduzione degli stanziamenti non ha condotto ad una necessaria ottimizzazione degli interventi e ad una riduzione dei rivoli di spreco che negli anni si sono consolidati intorno alla struttura amministrativa ed organizzativa del comparto della cooperazione internazionale;

per l'anno 2013 è stato previsto un incremento degli stanziamenti di circa 98 milioni, ma nonostante tale rinnovata attenzione dell'Esecutivo verso una maggiore operatività del settore, sono emersi in maniera chiara e veicolati a mezzo stampa molteplici scenari di disimpegno e superficialità da parte italiana in quelle aree critiche destinatarie di sostegni e progettualità orientate allo sviluppo;

stando a quanto riportato da un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 23 settembre 2013, malgrado le criticità del comparto cooperazione ed il ridimensionamento degli stanziamenti dell'ultimo quinquennio che ha condotto alla chiusura di uffici e alla ritirata dei volontari delle Ong privi di supporto economico ed impossibilitati a completare i progetti finanziati, la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs) ha finanziato le missioni, le cui finalità e specifiche risultano poco chiare, di autorevoli esperti, in area drammaticamente povere del Paese come Ghana, Senegal e Mozambico, con retribuzioni che variano da 70.000 euro per 4 mesi a 180.000 euro, passando per gli 11-12.000 euro al mese che prenderebbe un forestale in Mozambico;

paradossalmente, il conferimento di incarico di esperto non presuppone il superamento di un concorso pubblico, ma è attribuito in via discrezionale dal Ministero: infatti ai sensi dell'articolo 9 della legge n. 49 del 1987 è il Comitato direzionale per la cooperazione allo sviluppo, istituito presso il Ministero, che "approva i nominativi degli esperti da inviare nei Paesi in via di sviluppo per periodi superiori a quattro mesi", ovviamente in deroga alla normativa vigente in materia di attribuzione degli incarichi da parte della pubblica amministrazione;

alla luce anche di quanto è riportato dalla stampa, alcuni esperti sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Roma perché dichiaravano residenze fittizie in Italia per poter ricevere indennità di missione pur avendo la reale residenza nei luoghi di intervento;

alle criticità afferenti all'operato dei singoli "esperti in cooperazione" vanno ad aggiungersi quelle relative alla mancata compiutezza dei progetti che spesso, segnatamente in alcune zone, hanno condotto a veri e propri disagi per le popolazioni: nel medesimo articolo de "il Fatto" sono stati affrontati alcuni progetti lasciati incompleti e che hanno condotto in alcuni casi anche all'emergere di criticità ambientali oltre che al palese peggioramento delle condizioni di vita di quelle popolazioni, la cui valorizzazione sarebbe dovuta essere un obiettivo primario ai sensi della legge citata;

in Kenya, ad esempio, malgrado dal sito della Farnesina venga evidenziato che "i settori idrico (in particolare il sottosettore dell'irrigazione, bonifica e gestione delle risorse idriche) riqualificazione urbana e sanitario sono stati considerati prioritari dall'Italia", uno dei progetti più importanti avviati dall'Italia è stato abbandonato: esso prevedeva la costruzione di collegamenti stradali, un centro per la lavorazione del pesce ed alcune opere per portare l'elettricità nelle abitazioni, ma stando ai dati riportati dal quotidiano i 5 esperti in missione avrebbero esaurito i finanziamenti del progetto in loco ben prima che questo venisse avviato;

in Honduras si è verificata una delle vicende forse più critiche sul fronte della cooperazione allo sviluppo italiana: all'inizio degli anni '90 venne assegnata all'Italia una commessa di 65 milioni di dollari per costruire una diga nella valle di Nacaome, anche perché il Ministero italiano aveva finanziato con i fondi della cooperazione il 76,8 per cento di un acquedotto. La diga, che nel frattempo ha subito vari interventi in virtù di svariate criticità, entra in funzione 20 anni dopo ma non assolve completamente al suo compito allagando le colture e investendo un canale fognario che di conseguenza invade i campi coltivati con notevoli ripercussioni sotto il profilo ambientale;

i casi di "mala cooperazione" sarebbero diversi e tutti caratterizzati da un comune denominatore: lo stanziamento di ingenti risorse, la nomina di esperti ed un mancato monitoraggio ex ante e in itinere di come i fondi e le attività vengono realmente portate avanti, segnale questo di un'urgente quanto inderogabile riforma del vigente impianto normativo della cooperazione allo sviluppo italiana;

la riforma della legge n. 49 del 1987, sebbene ventilata dai Governi che negli ultimi anni si sono succeduti, non è stata mai realizzata malgrado gli iter legislativi di fatto avviati e mai conclusi: nello specifico la XVI Legislatura ha condotto all'approvazione al Senato di un testo bipartisan che prevedeva una riorganizzazione in termini amministrativi e finanziari del comparto, ma la fine della Legislatura non ha consentito la conclusione dell'iter;

alla luce di quanto sancito dalla legge e agli obbiettivi di cui la politica estera si prefigge, appare opportuno che il Governo proceda con la definizione di ogni opportuna iniziativa, anche di carattere normativo, volta a rinnovare e perfezionare le potenzialità italiane sul fronte della cooperazione allo sviluppo con l'obiettivo di onorare gli impegni già assunti in sede internazionale e non compromettere l'immagine del Paese nello scenario internazionale, segnatamente in un versante nobile e significativo delle relazioni internazionali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda riferire in merito alle vicende denunciate ed oggetto di rilevanza mediatica, al fine di dare chiarezza anche all'opinione pubblica in merito ai casi di "mala cooperazione";

se intenda procedere in tempi celeri alla revisione della normativa regolante la cooperazione italiana con i Paesi in via di sviluppo, operando una reale e fattiva riforma del comparto, al fine di ottimizzarne le potenzialità ed incrementarne l'efficienza intervenendo sugli sprechi e sulle ipotesi di reato verificatesi negli ultimi anni.

(3-00396)

DI BIAGIO - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:

recenti provvedimenti legislativi, tra cui il decreto-legge n. 91 del 2013, hanno previsto disposizioni urgenti per la tutela, il restauro e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano, con particolare riguardo a siti di rilevante interesse culturale come l'area pompeiana e stabiese in Campania;

in Italia sono numerosi i siti e i parchi archeologici a rischio degrado e abbandono, oggetto di molteplici denunce da parte degli enti locali, per i quali sarebbe auspicabile un piano di interventi straordinari da attuarsi nel breve e medio periodo;

il patrimonio archeologico italiano rappresenta un riferimento storico-artistico a livello mondiale, una sua rinnovata e tempestiva valorizzazione potrebbe non soltanto salvaguardare l'eredità storico-culturale del nostro Paese, ma anche alimentare una non trascurabile ricaduta economica in una congiuntura certamente non semplice anche per il settore culturale e turistico;

appare opportuno evidenziare il caso del Parco archeologico della Banditaccia di Cerveteri (Roma), un'imponente necropoli di età etrusca, la più grande ed importante del Paese, riconosciuto patrimonio mondiale dell'Unesco, che di recente ha rischiato di perderne il patrocino a causa della condizione in cui versano le strutture;

appare opportuno evidenziare che in sede di esame del disegno di legge n. 1014, recante "Conversione in legge del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo, la 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato, formulando parere favorevole, ha evidenziato come unica condizione quella di un rinnovato impegno da parte del Governo affinché il "Ministero dei beni culturali e del turismo in accordo con le regioni e gli enti locali provvede a censire attraverso una specifica mappatura, i parchi archeologici nazionali che sono a rischio degrado architettonico ed ambientale e che necessitano di interventi urgenti di bonifica, di riqualificazione ambientale e valorizzazione turistica, al fine di delineare un piano di interventi di natura straordinaria da attuare entro la fine del 2014";

nell'ambito dell'esame al Senato del suddetto provvedimento il Governo si è inoltre impegnato, accogliendo un ordine del giorno presentato dall'interrogante, ad intervenire secondo le medesime indicazioni contenute nella suindicata condizione di cui al parere della Commissione ambiente,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda procedere con apposito provvedimento in accordo con le Regioni e gli enti locali, alla definizione di un censimento, attraverso una specifica mappatura, dei parchi archeologici nazionali che sono a rischio degrado architettonico ed ambientale e che necessitano di interventi urgenti di bonifica, riqualificazione ambientale e valorizzazione turistica, da intendersi propedeutico ad un piano di interventi di natura straordinaria da attuare entro la fine del 2014.

(3-00397)

SANTANGELO, SERRA, DONNO, FUCKSIA, MOLINARI, VACCIANO, PETROCELLI, MARTON, MUSSINI, CASTALDI, PUGLIA, MORRA - Ai Ministri dello sviluppo economico, degli affari esteri e della difesa - Premesso che:

l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli come sancito dall'art. 11 della Costituzione italiana;

la legge 9 luglio 1990, n. 185, che regola l'export militare italiano, dispone che le aziende italiane produttrici di armi belliche non possano fare affari con Paesi in stato di conflitto armato o in cui siano accertate gravi violazioni dei diritti umani o la cui spesa militare sia eccessiva rispetto a quella sociale;

nell'anno 2012 le aziende italiane hanno continuato a firmare contratti senza rispettare tali criteri, producendo e vendendo i seguenti articoli del campionario made in Italy bellico: aerei, elicotteri, navi, blindati, artiglieria, bombe, missili, siluri, fucili, munizioni e armi chimiche antisommossa (i candelotti Cs prodotti dalla Simad, venduti in gran quantità alle polizie di Brasile, Bangladesh, Romania e Spagna);

a quanto risulta agli interroganti i Paesi con cui l'industria bellica italiana continua a firmare contratti sono: Israele, Stati Uniti, il regime algerino di Bouteflika, la dittatura monopartitica del Turkmenistan, la monarchia autoritaria degli Emiri Arabi, l'India, militarmente impegnata sia in Kashmir che nella guerriglia naxalita, il Ciad, la Turchia, l'Arabia Saudita, il Pakistan, la Libia, la Thailandia e l'Afghanistan;

tra i destinatari di esportazioni minori figurano altri Stati, quali Libano, Kosovo, Cina, Russia, Vietnam, Zambia, Bahrein, Oman, Colombia, Perù e Filippine. Quest'ultimo Paese, da decenni in conflitto con i guerriglieri islamici e comunisti, ha scalato rapidamente le classifiche dell'export bellico italiano grazie a una commessa a Fincantieri da 310 milioni di euro per la fornitura di due navi da guerra;

ai sensi della citata legge n. 185, per vendere le armi all'estero bisogna prima censire tutte le imprese che producono armamenti e registrarle presso il Registro nazionale delle imprese (RNI);

risulta agli interroganti che l'esportazione italiana è di gran lunga superiore a quella europea: nel 2011 in Italia l'export è stato pari a 2,6 miliardi, rispetto ad 1 miliardo dell'UE;

dal 2007 al 2011 l'Italia ha venduto armi pari a 3,2 miliardi di dollari a vari Paesi, ma il primato va alla Libia: durante il regime di Gheddafi, infatti, le armi italiane sono state le più diffuse. Inoltre, solo tra il 2007 e il 2009, l'Italia ha autorizzato l'invio di armi in Libia per un valore di 200 milioni di euro, pari ad un terzo di tutte le autorizzazioni dell'Unione europea;

dal rapporto presentato a Ginevra dall'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani in data 13 giugno 2013, emerge che i due anni di guerra civile in Siria hanno causato oltre 93.000 morti - tra cui almeno 6.500 minori - e due milioni di sfollati di cui la metà sono bambini;

l'Assemblea dell'Onu il 15 maggio 2013 ha adottato una risoluzione riguardante la Siria che incoraggia il Consiglio di sicurezza a "considerare misure appropriate" a garantire che i responsabili delle violazioni dei diritti umani siano chiamati a rispondere delle loro azioni, chiede indagini indipendenti e imparziali su ogni possibile crimine contro l'umanità e crimine di guerra degli ultimi 26 mesi;

il meeting dei Ministri degli esteri del Consiglio d'Europa, tenuto in data 27 maggio 2013 si è concluso con un'articolata dichiarazione di principio, in cui si segnalano concetti quali la difesa dei diritti umani violati in Siria dal regime di Baššar al-Asad, la tutela delle minoranze religiose ed etniche contro ogni forma di integralismo, ed infine la condanna della proliferazione di armi chimiche, e del terrorismo di matrice islamica;

l'Unione europea aveva deciso di rinnovare le misure restrittive nei confronti della Siria già in scadenza il 31 maggio 2013, limitatamente a quelle di natura economica, mentre quelle relative alle forniture di armi erano state revocate, lasciando ad ogni Stato membro la facoltà di autoregolarsi;

considerato che:

l'articolo 1, comma 6, della legge 9 luglio 1990, n. 185, stabilisce che: "l'esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento sono altresì vietati: a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere; b) verso Paesi la cui politica contrasti con i princìpi dell'articolo 11 della Costituzione; c) verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l'embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell'Unione europea (UE) o da parte dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell'UE o del Consiglio d'Europa; e) verso i Paesi che, ricevendo dall'Italia aiuti ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese; verso tali Paesi è sospesa la erogazione di aiuti ai sensi della stessa legge, ad eccezione degli aiuti alle popolazioni nei casi di disastri e calamità naturali";

dal rapporto di Amnesty International del 19 ottobre 2011 sui trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del nord si apprende che i principali fornitori di armi alla Tunisia, Egitto, Siria e Yemen (fornitori principalmente di armi, proiettili ed equipaggiamento militare e di polizia usati per uccidere, ferire e imprigionare arbitrariamente migliaia di manifestanti pacifici) sono: Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Russia e Stati Uniti d'America. Il rapporto citato mostra quindi il fallimento dei controlli sulle esportazioni del 2011;

la decisione 2010/336/PESC del Consiglio europeo, del 14 giugno 2010, "relativa alle attività dell'UE a sostegno del trattato sul commercio di armi nell'ambito della strategia europea in materia di sicurezza", mira, tra l'altro, a migliorare e a rendere sempre più trasparente la regolamentazione del commercio di armi;

l'articolo 6 del testo finale Arms trade treaty votato all'Assemblea generale dell'ONU il 2 aprile 2013, A/CONF. 217/2013/L.3 prevede che ogni Stato parte non debba autorizzare il trasferimento di armi convenzionali, munizioni, parti e componenti qualora tali esportazioni siano in contrasto: con gli obblighi di cui alle misure adottate dal Consiglio di Sicurezza in virtù del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, in particolare gli embarghi sulle armi; con rilevanti obblighi internazionali derivanti da accordi dei quali lo Stato sia parte, in particolare quelli concernenti i trasferimenti o i traffici illeciti di armi convenzionali. Lo Stato parte, altresì, non deve autorizzare un trasferimento quando le armi o i componenti potrebbero essere usati per: genocidi, crimini contro l'umanità o per gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949; attacchi diretti contro obiettivi civili o la proprietà civile; altri crimini di guerra definiti da accordi internazionali di cui lo Stato sia parte.

le ultime vicende di cronaca indicano l'Italia come Paese che ha contribuito ad armare il regime di Damasco e i ribelli che si fronteggiano da due anni causando 90.000 vittime e il contributo italiano sembra essere passato sotto traccia perché le forniture non hanno riguardato tanto le armi pesanti come i sistemi di puntamento per i carri russi, che l'Italia ha venduto alla Siria fino al 2009 per oltre 230 milioni di euro, ma la vendita di partite di armi leggere, più facili da piazzare e smerciare ma anche le più pericolose tra le armi di distruzione di massa,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, alla luce dei fatti esposti in premessa, non ritengano che la vendita di armi a determinati Paesi sia in aperto contrasto con quanto disposto dall'art. 1 della legge n. 185;

a quanto ammontano le partite di armi leggere che il nostro Paese ha venduto nel territorio interessato dal conflitto e sotto embargo da tre anni, visto che secondo fonti ufficiali, quali ad esempio le relazioni del Governo sull'export, non risulta nessuna informazione a riguardo in quanto i dati si riferiscono alle armi ad uso bellico, come prevede la legge n. 185;

quali siano i motivi per cui alla commessa delle armi leggere si applichi la legge 18 aprile 1975, n. 110, che non prevede comunicazioni obbligatorie al Parlamento e consente ai container di uscire dal radar dei controlli e dagli elenchi delle contabilità ufficiali, come già successo diverse volte, l'ultima nel 2009, in Libia, quando nel distretto delle armi di Brescia si registrò un exploit da 8 milioni di euro nelle forniture destinate a Gheddafi;

le ragioni per cui si consente il transito di armi e materiale bellico verso la Siria in porti, aeroporti, stazioni ferroviarie, acque territoriali e spazio aereo italiano, da qualsiasi parte dell'Europa provengano, nonostante la posizione 2008/944/PESC del Consiglio UE, che stabilisce che le licenze di esportazione devono essere subordinate all'osservanza dei diritti umani da parte del paese che importa le armi.

(3-00398)

SANTANGELO, BOCCHINO, SERRA, PUGLIA, MARTON, PETROCELLI, BERTOROTTA, FUCKSIA, DONNO, MORONESE - Ai Ministri dell'interno, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

dal 6 all'8 settembre 2013 a Custonaci, nella provincia di Trapani, è stata organizzata una manifestazione di inaugurazione della statua denominata "Regina pacis", che si è avvalsa del patrocinio della Presidenza della Repubblica italiana, della Presidenza del Senato, della Presidenza della Camera dei deputati, e della Presidenza della Regione Sicilia, Presidenza dell'ARS (Assemblea regionale siciliana), Unione dei Comuni Elimo Ericini, Città di Custonaci, Civitas Mariae e della sponsorizzazione della Banca Don Rizzo di Alcamo (Trapani);

detta statua è stata donata all'amministrazione comunale di Custonaci come da istanza del 20 giugno 2013, prot. n. 8885, con la quale si chiedeva anche di ottenere un'area di metri 4,50 x 4,50, individuata nel parco sub-urbano del Cerriolo nel territorio di Custonaci, per la sua collocazione;

dopo la presentazione dell'istanza, nei luoghi sono iniziati i lavori di movimento terra all'interno del parco proprio nella parte interessata alla sistemazione dell'area, con estirpazione di palme nane e altro tipo di vegetazione spontanea, tipica della macchia mediterranea, con l'utilizzo di mezzi di cantiere edile, come pale meccaniche, escavatori eccetera, arrivando a realizzare una base di cemento per la collocazione della nuova statua marmorea, coprendo inoltre con materiale di riporto i gradini di accesso allo storico belvedere del parco;

su sollecito di numerosi cittadini, il 22 giugno 2013 è stata presentata un'interrogazione al sindaco, ingegner Giuseppe Bica, del capogruppo consiliare di opposizione, per avere notizie relativamente ai lavori in esecuzione nell'area del parco del Cerriolo, e nello specifico a chi stesse eseguendo i lavori e a quale titolo e per sapere se le opere in esecuzione fossero provviste delle regolari autorizzazioni necessarie e previste per legge, e chi si facesse carico degli oneri economici dei lavori;

in data 23 luglio 2013, come da delibera di Giunta n. 149, si approvava con votazione unanime l'immediata esecuzione dei lavori, stante l'urgenza di collocare la scultura prima dei festeggiamenti in onore di Maria SS. Di Custonaci, e si deliberava: "Di condividere l'iniziativa proposta dallo scultore custonacese, Signor Cortese Giuseppe accettando la donazione della scultura in marmo raffigurante la Madonna; condividere l'area scelta dallo stesso scultore per la posa dell'opera; autorizzare in via definitiva, la posa della stessa scultura sull'area sita all'interno del parco del sub-urbano del Cerriolo evidenziata nella planimetria allegata alla presente ed estesa metri 4,50 x 4,50; sollevare la P.A. da ogni responsabilità civile e penale relativamente la sicurezza sui luoghi di lavoro - decreto-legge 81/2008, "...tutele della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro…"; trasmettere copia del presente atto deliberativo, per quanto di rispettiva competenza, al segretario Comunale, al Responsabile del I° settore e al locale Comando di Polizia municipale";

in data 1° agosto 2013 con delibera di Giunta n. 161, la stessa amministrazione comunale, al fine di rendere fruibile e accessibile la stessa area dove sarà collocata la statua e per realizzare un percorso mistico devozionale alla stessa statua, autorizzava la realizzazione del percorso religioso, come da planimetria allegata alla stessa delibera, dava atto che i lavori sarebbero stati realizzati da associazioni di volontariato locale religioso, senza impegno di spesa nel bilancio comunale, assumendosi il compito però di verificare la regolarità dei lavori nel rispetto della normativa vigente in materia, nonché di fornire eventualmente personale e mezzi comunali che potevano rendersi necessari per l'espletamento dell'intervento;

nella stessa data con delibera n. 162, l'amministrazione comunale decideva di indire una "giornata ecologia" nei giorni 3 e 10 agosto, per l'estirpazione di erbacce nel parco, sempre con il coinvolgimento delle associazioni culturali e ricreative operanti nel territorio, del centro diurno anziani, della società Aimeri ambiente, che svolge il servizio di igiene ambientale nel territorio, e dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste;

nella seduta dell'8 agosto durante la riunione del Consiglio comunale di Custonaci come da copia di deliberazione n. 58, il sindaco Giuseppe Bica dava lettura della risposta all'interrogazione prot. n. 10331 del 22 luglio 2013, dichiarando che: "le opere in oggetto non necessitano di particolari autorizzazioni oltre il progetto previsto e approvato dall'UTC (Uffico Tecnico comunale), sia per la loro tipologia, sia per l'assenza di vincoli nell'area di intervento";

con missiva dell'8 agosto 2013, cittadini locali custonacesi, segnalavano alla Soprintendenza dei beni culturali ambientali, all'Ispettorato ripartimentale delle foreste di Trapani e alla Procura della Repubblica la realizzazione del percorso religioso per l'accesso al parco urbano Cerriolo, nonché agli organi competenti al fine di verificare la regolarità dei lavori in esecuzione, nell'area del parco sub-urbano del Cerriolo;

la Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Trapani, in data 29 agosto, con nota protocollo 6255, rispondeva che: "detta area ricadeva in zona sottoposta a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio - decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 - e che nulla risultava agli atti della stessa";

considerato che:

i lavori eseguiti per la realizzazione del percorso pedonale e devozionale per l'accesso ai fedeli ad una scultura della Madonna già collocata presso il parco del Cerriolo, sono stati: la sistemazione del sentiero in un tratto in pendenza la cui natura del terreno è di tipo roccioso, realizzato con terra battuta e tout-venant, con l'utilizzo di mezzi meccanici, la realizzazione di alcuni muretti con pietrame a secco, movimentazione di vegetazione autoctona e di materiale di detrito roccioso, lavori questi che, a parere degli interroganti, secondo il regolamento edilizio del Comune di Custonaci, richiedono il rilascio di un'autorizzazione edilizia;

il decreto del Presidente della Repubblica 25 gennaio 2000, n. 34, allegato A, intende per "opera" o per "intervento" "un insieme di lavorazioni capaci di esplicare funzioni economiche e tecniche", e pertanto le opere sopra descritte sono classificabili tra le categorie di opere specializzate OS 24: verde e arredo urbano avente l'intervento carattere di sistemazione paesaggistica di un parco sub-urbano;

dette opere, trattandosi di lavori specializzati, non potevano essere eseguite da semplici cittadini sotto forma di volontariato, e le stesse avevano carattere di opera pubblica, soggetta alla normativa vigente dell'esecuzione delle opere pubbliche, e per le quali è prescritta la qualificazione obbligatoria;

l'amministrazione ha omesso di informare dell'esecuzione dei lavori la competente Soprintendenza di Trapani, preordinata ad esprimere il proprio parere visto il vincolo di tutela ricadente nel parco ai sensi del decreto legislativo n. 42;

detti lavori sono vincolati al rispetto del decreto-legge n. 81 del 2008 relativamente alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro;

il sindaco ingegner Giuseppe Bica, rispondendo all'interrogazione, affermava che le opere non necessitavano di particolari autorizzazioni oltre al progetto previsto e approvato dall'UTC, sia per la loro tipologia, sia per l'assenza di vincoli nell'area di intervento,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di adottare le opportune iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di attivarsi presso le amministrazioni competenti per verificare se e in che termini vi siano state o vi siano tuttora irregolarità da parte dell'amministrazione comunale interessata e se la stessa abbia agito nel rispetto delle normative in materia di lavori pubblici, ambientali e di sicurezza sui luoghi di lavoro, che disciplinano l'attività edilizia svolta nel parco sub-urbano del Cerriolo.

(3-00399)

MONTEVECCHI, MUSSINI, MANGILI, SANTANGELO, LUCIDI - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo, dell'economia e delle finanze e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

la storia della città di Cervia (Ravenna) è fortemente legata alla produzione del sale. Le saline erano probabilmente già in funzione in periodo etrusco e sicuramente sviluppate in periodo romano;

nel dicembre 2003 il demanio ha venduto a Fintecna, società di diritto privato ed a capitale interamente pubblico, un ingente patrimonio nel Comune di Cervia che comprende gran parte del centro storico della città, terreni e immobili per 6.000 metri quadrati situati a Milano Marittima e la Colonia Montecatini, nella stessa località, di 60.000 metri quadrati;

tutto il patrimonio descritto è tutelato dal Ministero dei beni e delle attività culturali ed il Comune di Cervia avrebbe potuto esercitare il diritto di prelazione in quanto, in caso di compravendita di beni culturali, il Ministero, la Regione, le Province ed i Comuni interessati possono esercitare il diritto di prelazione acquistando i beni allo stesso prezzo stabilito nell'atto di alienazione, secondo le procedure previste dal codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004 (articoli 60-62);

in seguito, Fintecna ha costituito la società mista pubblico-privata Pentagramma Romagna SpA, di cui mantiene il 50 per cento;

la vendita delle proprietà demaniali a Fintecna è avvenuta nonostante il Comune di Cervia avesse già un accordo con il demanio finalizzato all'acquisizione a titolo gratuito delle proprietà indicate. Il Comune non si è opposto alla vendita;

gli eredi dei "salinari" di Cervia occupavano e ancora occupano le case della cinta muraria di Cervia, parte dei beni demaniali ceduti alla società che intende procedere allo sfratto;

prima Fintecna poi Pentagramma, a più riprese nel corso degli ultimi anni, hanno intimato lo sfratto agli inquilini che non intendono acquistare il bene ad una cifra che viene ritenuta troppo esosa da gran parte delle famiglie, tutte eredi degli storici salinari cervesi;

gli inquilini abitanti nelle case della cinta muraria di Cervia si sono costituiti in un comitato che rappresenta 60 delle 70 famiglie coinvolte e che ha diffidato sia Fintecna che Pentagramma Romagna SpA dal trattare la disponibilità degli alloggi, non potendone vantare la proprietà e sostenendo che tutti gli atti di vendita di fatto sarebbero nulli;

se i discendenti dei salinari dovessero vincere la loro battaglia, avrebbero il diritto di prelazione per l'acquisto a prezzi molto più bassi di quelli inizialmente fissati;

la Soprintendenza per i beni archeologici dell'Emilia Romagna ha iscritto l'intero perimetro della città e, in particolare, "le case dei salinari" sotto tutela. Nel documento, datato 28 luglio 2011 e firmato dal direttore generale regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna, si legge che: "Cervia, in sintesi, può essere assunta come un modello di città dalla doppia valenza: ideale e sociale, e cioè rispettivamente, erede delle ideologie rinascimentali e anticipatrice delle utopie operaie ottocentesche; è tanto più interessante sia perché si tratta di uno dei pochi esempi costruiti (in confronto ai molteplici, soltanto progettati dalla trattatistica quattro - cinquecentesca), sia perché presenta affinità - non solo di fruizione - con l'esempio francese, più colto, della città delle saline di Chaux";

considerato che:

a fine giugno 2012, la Pentagramma Romagna ha illustrato il progetto "Cervia d'Amare"; tra i vari interventi previsti spicca la costruzione di un immobile di 18 piani per 58 metri di altezza, comprendente 200 appartamenti, 50 esercizi commerciali e tre piani di parcheggi interrati. La realizzazione è prevista a 100 metri dal centro di Milano Marittima e a meno di 50 metri dalla riva del mare;

risulta agli interroganti che il piano strutturale comunale (PSC) di Cervia, presentato nel dicembre 2011, non contiene un'idea definita di rilancio e sviluppo per il centro storico e non prevede la costruzione di grattacieli in riva al mare o di possibilità di edilizia residenziale realizzata in prima fascia;

non sono note agli interroganti le risultanze di eventuali valutazioni di impatto ambientale, mentre appare che non sia stato dato alcun rilievo ai paventati rischi per l'ambiente (infiltrazione salina e rischio di inondazioni), per il paesaggio che è considerato una "perla" dell'Adriatico e per il tessuto economico della zona stessa;

il Comune di Cervia ha istituito nel gennaio 2012 una commissione straordinaria per valutare la situazione relativa all'accordo fra Pentagramma e Comune, anche se limitatamente al centro storico. Tale commissione si è però autosospesa nel marzo 2013, in attesa che venga chiarita la posizione fra gli eredi dei salinari e la Pentagramma che hanno intentato una causa civile, sostenendo che il primo atto di vendita fra demanio e Fintecna-Pentagramma non sarebbe valido perché non sostenuto dal nulla osta del Ministero dei beni culturali e del turismo che tutelerebbe la zona;

considerato inoltre che:

risulta agli interroganti che in risposta alla presentazione del PSC del Comune di Cervia, in data 1° giugno 2012, il Servizio tecnico di Bacino Romagna (Cesena, Forlì, Ravenna, Rimini), in merito alla previsione di realizzazione di parcheggi sotterranei nel tratto di lungomare G. Deledda a Cervia centro, dunque alla stessa distanza dal mare dell'immobile relativo al progetto "Cervia d'Amare", afferma che, considerate le peculiarità del territorio, la zona immediatamente a ridosso dell'arenile è notoriamente sensibile e vulnerabile sotto il profilo ambientale, soggetta a subsidenza con effetti a medio e lungo termine; inoltre, in questa fascia di territorio esiste la reale e concreta possibilità di favorire localmente l'ingressione del cuneo salino, con incremento della salinizzazione della falda freatica costiera, con evidenti effetti negativi sula qualità della stessa, e che l'area è soggetta a rischio da inondazione da parte del mare;

a causa di tali pericoli, ma anche e soprattutto dell'impatto paesaggistico dell'opera, i cittadini cervesi sono fortemente contrari alla sua realizzazione, al punto da costituirsi come comitato "Abbasso il grattacielo e viva la città giardino'";

il comitato, tra le altre cose, ha chiesto l'avvio di un referendum abrogativo della delibera che dava mandato al sindaco di Cervia di trattare per realizzare l'accordo di programma; la commissione tecnica ha invece dichiarato inammissibile il referendum con argomentazioni, a parere degli interroganti, poco convincenti,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

quali iniziative intendano assumere, nell'ambito delle proprie competenze ed in raccordo con le amministrazioni coinvolte, al fine di verificare se corrisponda al vero che l'amministrazione di Cervia non abbia fatto valere il diritto di prelazione sulla vendita dei beni demaniali ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137; che Pentagramma non sia, di fatto, proprietaria dei beni immobiliari di cui in premessa, come sostenuto dalle famiglie dei salinari; che le amministrazioni competenti si siano espresse ufficialmente a seguito dell'iter avviato con la delibera del Consiglio comunale di Cervia, n. 38 del 2012, riguardante "Linee guida per la definizione di un accordo di programma ai sensi dell'art. 40 della L.R. N 20/2000, relativo alla riqualificazione di aree del territorio del comune di Cervia";

se sia stata effettuata la valutazione di impatto economico, e con quale esito, sul territorio circostante l'immobile di 18 piani la cui realizzazione è prevista a 100 metri dal centro di Milano Marittima e a meno di 50 metri dalla riva del mare;

se non ritengano, nell'ambito delle rispettive competenze, che significativi siano i pericoli derivanti da opere di scavo effettuate a ridosso dell'arenile di Cervia, come peraltro già espresso dal Servizio tecnico di Bacino Romagna e che interventi di tale portata possano pregiudicare, anziché tutelare, conservare e valorizzare, un territorio così caratteristico dal punto di vista storico, ambientale e paesaggistico.

(3-00400)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

LANZILLOTTA, SUSTA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il 19 giugno 2013 il Senato ha approvato una mozione (1-00060) che impegna il Governo al rispetto di precisi criteri e procedure per la nomina degli organi sociali delle società direttamente e indirettamente controllate dal Ministero dell'economia e delle finanze;

il 24 giugno il Ministero dell'economia e delle finanze ha emanato una direttiva in ordine all'adozione di criteri e modalità per la nomina dei componenti degli organi di amministrazione e di politiche per la remunerazione dei vertici aziendali delle società controllate direttamente o indirettamente dal Ministero indirizzata al Dipartimento del tesoro; inoltre nell'allegato alla direttiva vengono enucleate le cause di ineleggibilità o decadenza;

nella direttiva si afferma che "per quanto attiene ai requisiti di eleggibilità e le ipotesi di decadenza il Dipartimento del Tesoro, in occasione dei rinnovi degli organi di amministrazione delle società direttamente controllate, vorrà assicurare che esse provvedano a modificare i propri statuti inserendo la clausola di cui all'allegato alla presente direttiva, che sostituisce l'allegato alla direttiva del Ministro dell'economia e delle finanze del 24 aprile 2013. Con riferimento alle società controllate dallo Stato con titoli azionari quotati nei mercati regolamentati, il Dipartimento del Tesoro, in occasione dei rinnovi dei relativi organi di amministrazione, vorrà promuovere la formulazione di una proposta di modifica statutaria nei termini indicati e invitare ad adeguare la policy di gruppo ai medesimi principi",

si chiede di sapere:

se il Dipartimento del tesoro si sia attivato a tale scopo;

quante e quali società partecipate abbiano adeguato i propri statuti alla direttiva;

come il Ministro in indirizzo intenda procedere per i casi in cui tale adeguamento non sia stato ancora effettuato.

(3-00401)

COCIANCICH, DE BIASI, MARCUCCI, MIRABELLI - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e per gli affari europei - Premesso che:

l'ordine del giorno G10.500, accolto dal Governo in sede di esame del disegno di legge 1014, recante conversione in legge del decreto-legge n. 91 del 2013, in materia di tutela, valorizzazione e rilancio dei beni e delle attività culturali, nonché del turismo, impegna il Governo a trovare, nell'ambito dell'imminente presentazione del decreto-legge di stabilità 2014, idonee risorse finanziarie per risolvere il problema dei tagli dei consumi intermedi di cui all'art. 8, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, posti a carico dei teatri e degli enti operanti nei settori dei beni e delle attività culturali;

il reperimento di tali risorse finanziarie è indispensabile per la prosecuzione dell'attività di importanti istituzioni teatrali e culturali, tra le quali il Piccolo teatro di Milano;

si fa riferimento a istituzioni senza scopo di lucro dotate di personalità giuridica che agiscono da produttori di beni e servizi destinati alla vendita che la precedente normativa ha erroneamente equiparato alle pubbliche amministrazioni;

considerato che:

il sistema europeo dei conti (SEC), come modificato nel 1995, è stato recepito dal regolamento del Consiglio UE n. 2223 del 25 giugno 1996;

la mancata approvazione dell'emendamento 10.500 del relatore Marcucci, volto ad escludere dal taglio dei consumi intermedi il Piccolo teatro di Milano e gli altri enti teatrali e culturali dotati di funzione produttiva e capacità di vendita, rende le disposizioni di cui al disegno di legge 1014 in contrasto con la normativa europea citata;

sussiste quindi il concreto rischio che, in caso di ricorso alla Corte di giustizia UE, si apra una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere per scongiurare tale evenienza.

(3-00402)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PIGNEDOLI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la provincia di Reggio Emilia è ormai da oltre un anno vessata da roghi di origine dolosa riconducibili, secondo le autorità, ad un'origine malavitosa;

negli ultimi 12 mesi sono stati oltre 40 i roghi denunciati alle autorità da cittadini e imprenditori della provincia;

sono risultati vittime di gravi minacce i giovani giornalisti del giornalino "Cortocircuito" che stavano indagando sulla questione;

tali azioni sono proseguite nonostante il positivo lavoro a tutela della legalità svolto ogni giorno, in prima linea, dalla prefettura, dalle forze dell'ordine in azione congiunta con la Provincia e i Comuni di tutto il territorio e il prezioso contributo delle associazioni locali;

è oramai accertata una preoccupante presenza della 'ndrangheta nei territori reggiani, come affermato più volte dagli amministratori locali, con crescenti rischi di contaminazione del tessuto produttivo del territorio,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo sia nota questa concomitanza di eventi di origine dolosa nel territorio reggiano, tale da creare un vero e proprio allarme sociale;

se il Ministro e il Governo non ritengano opportuno attivarsi celermente per far luce su queste differenti modalità di infiltrazione mafiosa, che purtroppo risultano sempre più frequenti in molte regioni d'Italia;

se a tal fine non ritenga di dover dotare gli organi preposti al controllo e alle indagini nei territori interessati da tali preoccupanti episodi, di strumenti più adeguati per metterli nelle condizioni di svolgere al meglio il loro compito di tutela della legalità.

(4-00921)

SAGGESE, CUOMO, SOLLO - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

Cooper standard Automotive Italy SpA è una società per azioni avente sede a Battipaglia (Salerno) e Cirié (Torino), che opera nel settore automobilistico ed è specializzata nella realizzazione di articoli in gomma destinati all'assemblaggio ed alla produzione di vetture negli stabilimenti Fiat di Pomigliano d'Arco (Napoli), Melfi (Potenza), Cassino (Frosinone) e Chieti;

l'attività della sede di Battipaglia si inserisce nel contesto di un'area industriale di fondamentale importanza per l'economia della provincia di Salerno, la quale coinvolge una pluralità di aziende tra cui, in particolare, Sud Gomma Sas (Oliveto Citra, 111 dipendenti), Stampindustria Srl (Buccino, 120 dipendenti), Rubben Division Srl (Salerno, 40 dipendenti) e V.P.M. Srl (ex Vernil, Cicerale, 40 dipendenti);

il settore della lavorazione della gomma per il mercato automobilistico nella provincia di Salerno occupa circa un migliaio di dipendenti;

le aziende citate, fungendo da subfornitori per Cooper standard, hanno realizzato cospicui investimenti acquisendo attrezzature e macchinari specifici e personale altamente qualificato, tanto più che la medesima Cooper standard, sin dall'inizio del rapporto commerciale, ha imposto l'acquisto di materie prime aventi parametri qualitativi elevati oltre ad un rapporto di fornitura quasi esclusivo;

per alcune delle aziende in questione, la quasi totalità del fatturato deriva dalla vendita di prodotti alla Cooper standard di Battipaglia;

considerato che:

a quanto risulta agli interroganti, negli ultimi tre anni Sud Gomma Sas non ha ricevuto richieste da Cooper standard per la fornitura di materiali da installare sulle auto prodotte in Italia;

agli altri subfornitori Cooper standard ha ridotto drasticamente la richiesta di forniture;

il 16 maggio 2013 le aziende dell'indotto e la Cooper standard di Battipaglia sono state convocate dal prefetto di Salerno, su richiesta delle associazioni sindacali, ma Cooper standard non si è presentata all'incontro;

Cooper standard ha in seguito preso l'impegno di presentare, entro luglio 2013, al Ministero dello sviluppo economico il nuovo piano industriale per i prossimi 6 mesi;

per quanto consta agli interroganti, vi sarebbe la volontà di Cooper standard di non richiedere più forniture ai subfornitori, limitatamente a quelli dell'indotto di Battipaglia e lasciando inalterate le subforniture dell'indotto di Cirié,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della presentazione del piano industriale;

quali iniziative intenda adottare per tutelare i lavoratori delle aziende dell'indotto di Battipaglia.

(4-00922)

DE POLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il 9 settembre 2013, nell'ambito dell'inchiesta della Procura ionica a carico dei vertici del gruppo Riva per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, su disposizione del gip del tribunale di Taranto, la Guardia di finanza ha comunicato il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie e quote societarie per una somma complessiva di oltre 916 milioni di euro, riconducibile a 13 società del gruppo Riva;

il 12 settembre il gruppo industriale ha sospeso l'attività produttiva comunicando all'amministratore giudiziario, Mario Tagarelli, che per la Riva-acciaio, a causa della sottrazione dei cespiti aziendali, tra cui gli stabilimenti produttivi, il sequestro dei saldi attivi di conto corrente e il blocco delle attività bancarie, non sussistono più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività;

escludendo l'indotto, i dipendenti del gruppo coinvolti sono circa 1.400 divisi tra Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria;

la Procura di Taranto, in una nota a firma del procuratore Franco Sebastio, nei giorni successivi ha precisato che il provvedimento non prevede alcun divieto di uso dei beni aziendali e che il custode-amministratore è autorizzato ex lege a gestire eventuali necessità di ordine finanziario;

i conti correnti della società sono stati oggetto di ulteriori atti esecutivi di sequestro nella giornata di giovedì 19 settembre;

al momento, il custode ha specificato che potrà amministrare direttamente le somme sequestrate ed effettuare pagamenti per conto dell'azienda solo se Riva-acciaio garantirà con fideiussione bancaria il rimborso all'autorità giudiziaria di quanto usato. Tuttavia, la Riva-acciaio afferma di non poter avere fideiussioni bancarie poiché le banche hanno sospeso ogni operatività con l'azienda in conseguenza del sequestro;

la Riva-acciaio ha chiesto al custode di avere conferma espressa che i futuri incassi dai clienti non saranno colpiti da sequestro, quale pre-condizione per riavviare i rapporti con le banche;

il congelamento patrimoniale, provocato dal sequestro, ha prodotto la paralisi di un sistema industriale imperniato su un'impresa che ha fatturato, nel 2012, 1.100.000 euro. Un mercato, quello dei prodotti ad alto valore aggiunto, che i concorrenti stranieri sono ormai prossimi ad occupare,

si chiede di sapere, alla luce della gravissima situazione appena descritta e trascorse ormai più di due settimane dal blocco della produzione, quali siano gli ostacoli che impediscano il varo di un indispensabile provvedimento d'urgenza e quali iniziative il Governo intenda assumere per garantire la ripresa immediata delle attività del gruppo siderurgico Riva-acciaio.

(4-00923)

CAPPELLETTI, GIROTTO, ENDRIZZI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dell'interno - Premesso che:

il decreto legislativo n. 39 del 2013 reca "Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell'art. 1, commi 49 e 50 della legge 6 novembre 2012, n. 190";

con tale provvedimento il Governo introduce una riforma della disciplina vigente in materia di attribuzione di incarichi dirigenziali e di incarichi di responsabilità amministrativa di vertice nelle pubbliche amministrazioni;

in particolare l'art. 7 del citato decreto disciplina l'"inconferibilità di incarichi a componenti di organo politico di livello regionale e locale";

il capo V disciplina l'"incompatibilità tra incarichi nelle pubbliche amministrazioni e negli enti privati in controllo pubblico e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalle pubbliche amministrazioni nonché lo svolgimento di attività professionale";

il capo VI disciplina l'"incompatibilità tra incarichi nelle pubbliche amministrazioni e negli enti privati in controllo pubblico e cariche di componenti di organi di indirizzo politico";

considerato che:

nel mese di luglio 2013 il signor Giuseppe Mossa è stato riconfermato presidente del Centro veneto servizi SpA a maggioranza di capitale pubblico, con sede in Monselice (Padova), da parte della assemblea costituita dai rappresentanti dei 59 comuni serviti dal Centro servizi; di questi, 49 Comuni rientrano nella provincia di Padova, gli altri 10 nella provincia di Vicenza;

il signor Giuseppe Mossa è dal 2009 componente del Consiglio della Provincia di Padova e membro del gruppo consiliare del Popolo della Libertà;

considerato inoltre che il signor Giuseppe Mossa è stato, dal 2007 fino a giugno 2011, sindaco di Montagnana (Padova), Comune servito dal Centro Veneto servizi, pertanto ha gestito la presidenza del Centro Veneto servizi, che eroga il servizio pubblico, e contemporaneamente sindaco che ha usufruito, ed usufruisce, del servizio erogato dalla SpA citata,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se non ritenga che il suddetto ruolo di amministratore pubblico nella Provincia di Padova sia incompatibile con il ruolo di presidente di una società come il Centro veneto servizi, ente di diritto privato a capitale pubblico;

se non intenda, per quanto di sua competenza, intraprendere le opportune iniziative presso l'amministrazione competente al fine di accertare la compatibilità della nomina del signor Giuseppe Mossa.

(4-00924)

BARANI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il vigente contratto di servizio per il trasporto ferroviario passeggeri sulla media e lunga percorrenza 2009-2014, tra il Ministero in indirizzo, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze prevede, tra le altre cose, il monitoraggio relativo alla regolarità e qualità del servizio erogato, in particolar modo in riferimento al rispetto dei tempi di arrivo e di partenza dei convogli ferroviari;

la Guida del viaggiatore di Trenitalia disciplina le varie tipologie di indennità per ritardi a tutela dell'utenza, prevedendo tempi e modalità di rimborso per i ritardi eventualmente accumulati dai convogli ferroviari;

le tempistiche in essa contenute prevedono attualmente margini temporali di ritardo piuttosto elevati, soprattutto a fronte delle relazioni annuali sullo stato di attuazione del contratto stesso, portate a conoscenza delle Camere e del Cipe negli ultimi anni;

a fronte dei dati confortanti contenuti nelle suddette relazioni, è ipotizzabile una riduzione delle tempistiche dei ritardi passibili di indennità per i viaggiatori previste nel vigente contratto di servizio, al fine di ottimizzare ulteriormente la qualità e l'affidabilità dei servizi proposti, anche a fronte della prossima probabile soppressione di diversi convogli a media e lunga percorrenza in regime di mercato;

questo indirizzo sarebbe peraltro conforme, comportando peraltro una revisione dei citati punti della Guida del viaggiatore da parte di Trenitalia, nonché del contratto di servizio, alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 26 settembre 2013, che ha sancito il principio secondo il quale "i viaggiatori hanno sempre diritto a un rimborso del costo del biglietto in caso di ritardo di un treno, anche se dovuto a causa di forza maggiore",

si chiede di sapere:

a quanto ammonti la media dei ritardi dei convogli nazionali compresi nel vigente contratto di servizio con Trenitalia nel periodo compreso tra il 2009 ed il 2012;

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda attuare, anche alla luce della sentenza della Corte di giustizia europea, per aggiornare a riguardo il vigente contratto di servizio con Trenitalia e la guida del viaggiatore predisposte dalla società.

(4-00925)

PANIZZA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il lavoro stagionale comprende tutte quelle attività produttive che, per loro natura, vengono svolte solo in alcuni periodi dell'anno in settori soggetti a mutamenti ciclici e stagionali come quelli dell'agricoltura, dell'industria, del turismo, e così via. Tale lavoro, fino a qualche anno fa, era appannaggio prevalentemente dei giovani studenti, poi dei lavoratori extracomunitari che arrivavano soprattutto dall'est europeo sfruttando i periodi di ferie. Oggi, a causa della grave crisi occupazionale, la fascia di età dei lavoratori coinvolti nell'attività stagionale è aumentata notevolmente;

il lavoro stagionale ha, tuttavia, una regolamentazione, sotto il profilo giuridico, alquanto lacunosa, così che la materia viene in buona parte regolamentata con decreto, ed in parte invece integrata nei contratti collettivi nazionali di lavoro;

il Ministero in indirizzo, infatti, con la lettera circolare prot. n. 37/0014184/MA007.A001 del 5 agosto 2013, ha fornito ulteriori precisazioni al proprio personale ispettivo circa l'utilizzo di collaboratori familiari nei settori dell'artigianato, dell'agricoltura e del commercio. In particolare, la nota ministeriale evidenzia le differenza tra coloro i quali effettuano le proprie prestazioni in maniera ricorrente e chi effettua prestazioni di carattere accidentale;

in Trentino è prassi consolidata regolarizzare tutti i lavoratori ed i dati forniti dal servizio lavoro della Provincia e dalla questura sono assolutamente tranquillizzanti; le procedure si sono peraltro notevolmente semplificate da una parte con l'ingresso nell'UE da parte di alcuni stati dell'est-Europa, dall'altra con la provvidenziale introduzione dei voucher;

rimangono da valutare, a parere dell'interrogante, alcune casistiche difficilmente riconducibili alle categorie codificate: ci si riferisce in particolare a piccole e piccolissime aziende di montagna, mai gestite in forma professionale (per un'evidente insostenibilità economica), bensì da pensionati o lavoratori impiegati in altri settori. Sono aziende poco rilevanti dal punto di vista economico, che in Trentino possono sopravvivere grazie alla cooperazione che garantisce la lavorazione e la vendita del prodotto, ma che garantiscono sia la tenuta del sistema sociale, sia un'utile integrazione a pensioni o stipendi normalmente di basso importo, sia la coltivazione di appezzamenti che a volte rischierebbero di rimanere abbandonati;

a tal proposito, l'interrogante, intende portare a conoscenza del Ministro in indirizzo di quanto è accaduto nei giorni scorsi nella Provincia di Trento. Infatti, venerdì 20 settembre gli ispettori dell'Inps hanno controllato le campagne di Besagno (Mori), nella Vallagarina, annotando le generalità di tutti coloro che stavano vendemmiando in diversi appezzamenti;

la notizia è rimbalzata da agricoltore ad agricoltore, facendo montare la rabbia nella frazione di Mori, che ha vissuto la presenza dei funzionari come una persecuzione. L'istituto di previdenza voleva verificare la forza lavoro impiegata sotto le pergole: a Besagno, come in molte altre realtà trentine, quando è il momento della raccolta i contadini chiamano famigliari, parenti, vicini di casa e amici per dare man forte alla vendemmia e vivere così autentici momenti di festa e di aiuto solidale; momenti che non c'entrano nulla con lo sfruttamento del lavoro, ma che rappresentano al contrario uno delle occasioni più importanti per mettere in relazione le famiglie, cementare e rendere coesa una piccola comunità. Ovvio che poi il favore viene restituito al bisogno, magari con qualche bottiglia di vino o con altri prodotti aziendali;

da quanto raccontano i contadini, in mattinata i funzionari hanno controllato la zona di Palt, a Tierno (Mori), per poi ricominciare da sotto Crosano (Mori) nel pomeriggio. Sono arrivati in gruppo, tre da una parte del filare e tre dall'altra. Hanno chiesto i documenti e altre informazioni e molto contadini sono stati collaborativi;

tuttavia, la reazione ostile è comprensibile, visto che la vendemmia è il momento più importante dell'anno: i contadini già sono preoccupati per le normali preoccupazioni sul meteo, se poi si aggiungono anche le "visite" degli ispettori Inps! La cosa ha portato preoccupazioni tra gli agricoltori, ora in attesa delle sanzioni conseguenti alle segnalazioni degli ispettori, mentre il giorno successivo è stato veramente difficile trovare qualcuno disposto a riprendere in mano cesoia e imbuto. Tutti hanno paura, si sono sentiti trattati come dei criminali, quando per quei cittadini aiutarsi è la prassi;

considerato che:

le dimensioni degli appezzamenti dei terreni sono in media molto ridotte, che le aziende interessate non sono generalmente a titolo professionale e che per rispettare i dettami delle cantine (molto rigide sui tempi di raccolta) c'è bisogno di più braccia possibili;

che risulta difficile per questa particolare tipologia di azienda l'impiego di manodopera regolare, sia per i tempi ridottissimi di vendemmia (pochi giorni), sia per i tempi spezzettati (si vendemmia una varietà e una zona per qualche giorno, poi ci si ferma in attesa del periodo ottimale di maturazione delle altre varietà). La legge, infatti, vieta alle aziende agricole di farsi aiutare da parenti oltre il terzo grado o da semplici conoscenti, se non con un regolare contratto. Eppure, in Trentino la mutualità ha fatto la storia dell'agricoltura,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare perché i controlli siano concentrati sulle aziende professionali e strutturate che giustamente devono essere in regola con le norme del lavoro;

se non ritenga di voler emanare una circolare che consenta ai contadini non professionali, proprietari di piccoli appezzamenti di terreno, quando sia riconosciuta ed evidente la presenza di rapporti di aiuto reciproco e l'assenza di rapporti di lavoro, di poter usufruire di manodopera nell'ambito della propria famiglia e dei propri conoscenti, senza incorrere in sanzioni.

(4-00926)

PANIZZA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la rateizzazione di una cartella esattoriale con Equitalia dà il tempo di recuperare risorse per chiudere i conti con l'agente della riscossione. Dunque è comprensibile che in molti abbiano tirato un sospiro di sollievo quando, il 21 giugno 2013, è stato approvato il "decreto del fare", decreto-legge n. 69 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2013, n. 98, che, sulla carta, dà la possibilità di rateizzare per 10 anni, fino a un massimo di 120 rate, i debiti con Equitalia;

una possibilità importante, ma che, purtroppo, non è ancora attuabile a causa della mancanza del decreto attuativo che avrebbe dovuto emanare, entro 30 giorni dalla legge di conversione del decreto-legge, vale a dire entro il 20 settembre 2013, il Ministero dell'economia e delle finanze;

la mancanza del decreto ministeriale che deve dettare la disciplina dell'agevolazione, non dà ancora la possibilità di distribuire il pagamento del debito con Equitalia non più nelle attuali 72 rate mensili ma nelle previste 120. Eventuali richieste di rateizzazione presentate in questi giorni sono concesse, dunque, solo per le canoniche 72 rate,

si chiede di sapere quali siano i tempi per l'emanazione del decreto ministeriale fortemente atteso dai tanti contribuenti vessati da un fisco a parere dell'interrogante sempre più pressante e iniquo rispetto agli altri Paesi europei.

(4-00927)

DE POLI - Ai Ministri della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nel Comune di Forlì è presente una struttura carceraria inserita in un contesto monumentale storico di alto pregio, "la Rocca di Ravaldino", che versa in condizioni fatiscenti e di grave degrado strutturale;

il bacino di utenza della casa circondariale di Forlì è legato ai numerosi arresti effettuati nella riviera romagnola per fatti di droga e di prostituzione che avvengono soprattutto durante l'estate; il carcere femminile copre, infatti, anche i distretti di Ravenna e Rimini;

i detenuti del giudiziario rappresentano la metà dell'utenza, così come gli extracomunitari. Il carcere si presenta relativamente pulito, anche se la vecchia costruzione della struttura penitenziaria, ubicata presso una vecchia rocca medievale, tradisce segnali di umidità e la presenza di qualche crepa;

pur essendo sufficientemente vivibile rispetto ad altre carceri, la struttura risulta vecchia e angusta e soffre di problemi di sovraffollamento anche nella sezione femminile che è dotata di sole 6 celle;

in questo momento il tasso di sovraffollamento è il più alto registrato negli ultimi 10 anni. La situazione è al limite della sostenibilità; i detenuti presenti sono 151 rispetto ai 135 previsti e l'istituto rischia quindi la non governabilità;

ci sono 4 sezioni: maschile, femminile, sezione a custodia attenuata, semilibertà. La sezione attenuata ospita detenuti tossicodipendenti, che gli educatori avviano ad un percorso di responsabilizzazione, coinvolgendoli nella gestione della cucina e del budget destinato alle spese alimentari. In questo momento sono presenti detenuti comuni nella sezione attenuata e ciò crea problemi ai percorsi educativi in atto;

la struttura risale ai primi del Novecento e risulta avere gravi problemi di manutenzione. Nel 2009/2010 sono stati stanziati i fondi ed è stata individuata l'area per il nuovo penitenziario, destinato ad ospitare 250 detenuti, ma la costruzione ancora non è iniziata;

in questo momento non è più possibile tenere separati i detenuti giudicabili dai condannati definitivi;

ci sono casi di autolesionismo dovuti, secondo il personale sanitario, alle condizioni di angustia in cui versa la struttura,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti in premessa;

quali siano le motivazioni ostative alla costruzione del nuovo penitenziario e se i fondi stanziati nell'ultimo piano di edilizia carceraria siano ancora disponibili;

quale sia l'orientamento attuale rispetto all'annosa questione del risanamento delle carceri.

(4-00928)

DIVINA - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'"acufene" è una patologia consistente in una sensazione uditiva costante (ad esempio fischi, ronzii) percepita in un orecchio, in entrambi o nella testa;

questa malattia, estremamente fastidiosa ed invalidante, affligge circa il 10 per cento della popolazione italiana priva di difetti uditivi;

è sorta un'associazione, la A.I.T onlus, che raggruppa 2.000 persone affette da questa fastidiosa patologia, invalidante dal punto di vista psicologico, che crea alterazioni del ritmo sonno-veglia e del livello di attenzione e concentrazione, con conseguenze negative nella vita di relazione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, sentita la Commissione nazionale per la ricerca sanitaria, intenda inserire nella programmazione della ricerca scientifica nazionale e nei programmi di ricerca internazionali e comunitari la patologia dell'"acufene";

se, conseguentemente, intenda proporre al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e agli altri ministri interessati, il programma di ricerca e studi sulla suddetta patologia, concordandone le modalità di finanziamento e i criteri di valutazione dei risultati.

(4-00929)

DE POLI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

l'impresa edile Osetto Pietro e fratelli SNC di Villa Estense (Padova) opera da anni nel settore delle costruzioni stradali, delle condotte fognarie e idriche, della metanizzazione e dell'urbanizzazione;

la ditta assume commesse sia da enti pubblici sia da ditte private: tra i vari enti o amministrazioni si segnalano il Centro veneto servizi SpA di Monselice (Padova), consorzio che si occupa di acqua, metano, rifiuti, smaltimenti, fatturazioni e altre attività per alcuni comuni della bassa padovana, l'ex consorzio di bonifica Brentella di Montebelluna (Treviso), ora consorzio Piave, l'ATI Viridia-Safe Plant (ACAM di La Spezia), con una collaborazione di alcuni anni nell'ambito della gestione della rete del gas-metano nel Veneto per la zona di Este (Padova) per conto Italgas, l'ETRA SpA di Bassano del Grappa (Vicenza) e varie amministrazioni comunali locali;

nella notte tra il 22 e il 23 settembre 2013 ignoti sono entrati abusivamente nel piazzale dell'impresa ed hanno incendiato un autocarro e un furgone Mercedes di proprietà della ditta;

i carabinieri di Carmignano di Sant'Urbano (Padova) hanno avviato le indagini sull'accaduto con particolare attenzione ai lavori in cui si è impegnata la ditta, acquisendo la documentazione sulle aziende che hanno lavorato per gli ultimi grossi interventi della Osetto SNC, poiché i fatti si sono svolti con modalità che richiamano quelle delle azioni intimidatorie messe in atto dalla criminalità organizzata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti in premessa;

se ritenga opportuno approfondire gli eventi suddetti per agevolare l'individuazione dei responsabili dell'intimidazione e gli eventuali legami con la criminalità organizzata.

(4-00930)

GAMBARO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il 24 settembre 2013 si è venuti a conoscenza, dalla stampa nazionale, di una modifica dell'accordo parasociale tra gli azionisti Telco, in base alla quale si è verificata una diluizione delle quote italiane all'interno del pacchetto azionario che porterà la società iberica Telefonica ad avere il controllo della Telco entro il 2014 e quindi a diventare l'azionista di riferimento di Telecom Italia;

solo poche ore prima dell'annuncio ai media, Telefonica ha sottoscritto un aumento di capitale della Telco, la holding che è primo azionista di Telecom Italia, pari a 324 milioni di euro in contanti, valorizzando la partecipazione in Telecom Italia posseduta da Telco a 1,09 euro per azione, l'85 per cento in più del valore di borsa, passando così al 66 per cento del capitale sociale;

Mediobanca e Intesa San Paolo, che prima avevano azioni corrispondenti all'11,6 per cento ciascuna del capitale sociale, sono scese al 7,34 per cento, Generali dal 30,6 per cento al 19,32 per cento;

contestualmente al nuovo accordo, Telefonica ha rilevato dagli azionisti italiani parte del prestito soci emesso da Telco per complessivi 1,7 miliardi di euro salendo dagli 820 milioni attuali a 1,2 miliardi di euro, ovvero il 70 per cento del totale;

Telefonica si è impegnata, avendo avuto il via libera dall'Antitrust, a sottoscrivere un altro aumento di capitale da 117 milioni e dal 1° gennaio 2014 ("opzione call") potrà comprare tutte le azioni degli italiani in Telco con l'obbligo d'acquisto anche della parte residua del prestito soci;

l'accollo debito di 420 milioni di euro sommato al primo aumento di capitale di 324 milioni, portano "l'impegno" spagnolo a 744 milioni di euro solo in questa prima fase;

queste frenetiche transazioni azionarie e le fasi convulse di strategia industriale delle ultime ore rappresentano solo i primi passaggi che porteranno, a breve, il colosso spagnolo Telefonica ad avere la "cabina di comando" del veicolo di controllo di Telecom, consegnandola, de facto, in mano straniera;

Telecom Italia è in regime di concorrenza con Telefonica sui ricchi e ambiziosi mercati sudamericani del Brasile e dell'Argentina, dove le locali Authority per la concorrenza saranno chiamate a pronunciarsi su come e a chi gli spagnoli, già proprietari in quelle terre della compagnia Vivo, in futuro dovranno vendere, alla luce dell'accordo siglato, onde evitare concentrazioni aziendali non concorrenziali, Tim Brasil e Telecom Argentina, preziose ed uniche risorse strategiche negli ultimi anni della compagnia italiana;

considerato che:

a quanto risulta all'interrogante tutti gli analisti economici italiani e gli esperti di finanza hanno individuato nella gestione Tronchetti Provera l'inizio del declino di Telecom, a causa di scelte industriali inequivocabilmente sbagliate, sotto la cui amministrazione, a parere dell'interrogante, il gigante della telefonia nazionale, mal governato e "munto" oltremisura anche per pagare stipendi fuori da ogni controllo e ai limiti della decenza sociale per i loro dirigenti, si è indebitato in maniera eccezionale e non è riuscito ad evolversi tecnologicamente come le concorrenti straniere, rimanendo "fuori mercato";

le vicende finanziarie che vedono impegnata Telefonica in questa scalata per il possesso del concorrente italiano chiamano in causa, dal punto di vista autorizzativo, direttamente la Consob, la quale, considerata la rilevanza e la singolarità dell'operazione, è tenuta a vigilare e a pronunciarsi sulla regolarità e sul rispetto degli obblighi informativi, sulla trasparenza delle dinamiche di riassetto azionario, sull'operatività del titolo in borsa, nonché sull'eventualità di ravvisare un tentativo di elusione in conto degli spagnoli dell'obbligo Opa sul binario Telco-Telecom;

la rete di telecomunicazioni è un asset fondamentale per la crescita e lo sviluppo del Paese e avere quella "d'accesso internet " all'avanguardia è una delle sfide cruciali per il futuro del sistema Italia oltre a un monopolio naturale che necessita di costose e complesse valorizzazioni;

per anni i dirigenti Telecom che si sono susseguiti alla guida dell'azienda hanno sbandierato l'obiettivo primario del loro piano industriale: l'importanza strategica del programma "copertura a banda ultralarga", adeguato alla competitività degli standard europei, la necessità di sviluppare nuove infrastrutture di rete, in rame o fibra ottica, altamente tecnologiche, al fine di sostenere la crescita di accesso e traffico con sistemi innovativi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assumere le necessarie informazioni sulla credibilità e sulla qualità delle garanzie eventualmente prestate da Telefonica sulla vicenda, affinché tali cambiamenti azionari non incidano sulla imprescindibilità di un piano adeguato di investimenti sulla rete telefonica, sul mantenimento ed il miglioramento del servizio offerto e sulla conservazione dei livelli occupazionali esistenti in azienda;

se non voglia ripensare in maniera sistematica l'intero meccanismo giuridico che disciplina la normativa esistente prevista per le Opa su aziende di fondamentale rilevanza nazionale, consentendo agli azionisti di minoranza maggiori controlli e verifiche sulla pianificazione dei futuri investimenti e l'onorabilità dei progetti e, a cascata, ai milioni di consumatori maggiori garanzie sulla qualità dei prodotti offerti;

se non voglia riconsiderare la possibilità di introdurre innovativi ed equi meccanismi risarcitori basati sul concetto giuridico della responsabilità individuale nei confronti dei soggetti che nella qualifica di alti dirigenti o top manager di aziende seppur private, ma di rilevantissimo interesse nazionale, pubblico e collettivo, si siano resi protagonisti di pessime gestioni o default ingiustificati per cause imputabili alla loro palese inadeguatezza professionale anche a fronte dei lautissimi compensi che percepiscono.

(4-00931)

AIROLA - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell'interno - Premesso che:

il comitato spontaneo "Salviamo corso Marconi", ente apartitico e senza fini di lucro, si oppone all'intento della città di Torino di realizzare un parcheggio pertinenziale nel sottosuolo del corso cittadino denominato corso Guglielmo Marconi;

corso Marconi è uno dei più antichi viali di Torino, realizzato nel '600 con funzione di collegamento tra il castello del Valentino e la chiesa di San Salvario, storicamente ombreggiato da alberi di alto fusto. Il castello del Valentino fa parte delle residenze sabaude protette dall'Unesco ed il viale alberato è inserito nella zona di rispetto intorno al bene patrocinato;

la Giunta comunale, in data 19 febbraio 2013, ha approvato il bando di gara per il parcheggio sotterraneo e con avviso pubblicato il 5 aprile 2013 sulla Gazzetta Ufficiale si è aperta l'asta pubblica n. 28/2013 per la "Concessione di diritto di superficie dell'area comunale Corso Marconi", nonostante il parere contrario espresso dal consiglio di circoscrizione con deliberazione dell'11 luglio 2012, e successivamente ribadito con l'approvazione di apposito ordine del giorno nella seduta del 24 aprile 2013 e dalla stessa cittadinanza con la raccolta di oltre un migliaio di firme depositate presso i competenti uffici della città di Torino. Mercoledì 4 settembre 2013 è stato assegnato il diritto di superficie e il comitato il 9 settembre ha presentato domanda di accesso agli atti, ma alla data odierna non ha avuto risposta in merito;

il capitolato tecnico prestazionale allegato al bando prevede la realizzazione nel sottosuolo del tratto del viale centrale (con abbattimento o rimozione di tutti gli alberi) di una struttura interrata che dovrebbe contenere su due o più piani interrati non meno di 180 posti auto privati, e ciò a fronte della corresponsione da parte dell'aggiudicatario di un onere di concessione a base di gara pari a 300.000 euro (che l'aggiudicatario ha rialzato di altri 715.000), oltre alla realizzazione di opere di urbanizzazione e arredo urbano;

con una lettera del 1° luglio 2013 il Sottosegretario di Stato per i beni culturali Ilaria Borletti Buitoni rispondeva a una richiesta di attenzione e tutela su corso Marconi (e la ventilata realizzazione di una ruota panoramica nel parco del Valentino) inviata dalle associazioni Pro Natura, Italia nostra Piemonte e Valle d'Aosta, Legambiente circolo Ecopolis, assicurando l'attenta vigilanza sua e del Ministero;

considerato che:

nel quartiere San Salvario sono presenti numerosi box e posti auto pertinenziali privati che risultano invenduti; per contro c'è carenza di posti auto pubblici a rotazione. La realizzazione delle richieste opere di riqualificazione comporterebbe l'eliminazione di circa 290 posti auto pubblici a rotazione su tutto corso Marconi. La costruzione di questo parcheggio interrato con posti privati non corrisponde quindi ad alcuna necessità reale dal punto di vista dell'interesse pubblico. Infatti, l'inserimento sul mercato di "minimo 180 posti auto privati" che si andrebbero ad aggiungere a quelli invenduti, non rispondendo alle esigenze ed alle capacità economiche della popolazione residente, soprattutto in un periodo di forte crisi economica per le famiglie, porterebbe presumibilmente a un mancato ritorno economico del costruttore, causando il possibile mancato completamento delle opere, come già accaduto per altri parcheggi pertinenziali interrati nella città di Torino;

la cantierizzazione, da 2 a 4 anni, comporterebbe lo stravolgimento della viabilità aggravando la congestione dei flussi veicolari e le difficoltà di accesso alle attività presenti in zona, innalzando i già elevati livelli di inquinamento ambientale;

nel sottosuolo sono presenti una falda acquifera e alcuni corsi d'acqua che potrebbero interferire con le opere e la cui intercettazione potrebbe causare fenomeni di instabilità dei fabbricati adiacenti, dilazione dei tempi e lievitazione dei costi;

il complesso scolastico Rayneri-Manzoni (frequentato da oltre 700 alunni), i cui accessi per gli alunni delle elementari si trovano sul tratto del corso interessato dall'esecuzione dell'intervento, fronte scavi, sarebbe fortemente penalizzato nell'accessibilità, nell'uso in sicurezza e nella salubrità per gli alunni;

la maggior parte dei fabbricati presenti lungo il corso risale alla fine del 1800 e alcuni di essi presentano problemi strutturali (lesioni) che verrebbero ulteriormente aggravati dalla realizzazione di scavi e opere nel sottosuolo, fattori non presi in considerazione nella proposta dell'opera;

rilevato che a parere dell'interrogante il capitolato tecnico prestazionale (allegato A al bando) e lo studio di fattibilità redatto dal Servizio riqualificazione spazio pubblico della città di Torino (allegato A/1) presentano numerose e consistenti lacune: non sono previsti né citati gli adempimenti per la valutazione dell'impatto ambientale; non vengono valutati gli aspetti geologici del sito né è richiesta la valutazione (obbligatoria); non risultano studi di fattibilità e di integrazione nel contesto urbano e socio-economico in relazione alle effettive esigenze urbanistiche e strutturali del quartiere oltre a non essere valutata la cancellazione di circa 290 parcheggi pubblici a rotazione; pare improbabile che piante di alto fusto possano trovare dimora in sicurezza e continuità temporale (manutenzione delle impermeabilizzazioni della soletta) in vasche di cemento profonde 1,50 metri, come descritto dall'art. 3 del capitolato tecnico prestazionale, e nonostante ciò raggiungere la dimensione analoga a quelle esistenti,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno e necessario attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, per la tutela di corso Marconi, al fine di valutare la possibilità di interdire quella che a parere dell'interrogante è una miope concessione, impedire la realizzazione del parcheggio sotterraneo pertinenziale e scongiurare un ulteriore irrimediabile sfregio al patrimonio storico, architettonico, paesaggistico del nostro Paese, proprio in una città che sta cercando di mettere a frutto, anche turistico, economico ed occupazionale, la sua preziosa eredità.

(4-00932)

VACCARI, MUSSINI, TONINI, GHEDINI Rita, LO GIUDICE, SPILABOTTE, GATTI - Ai Ministri degli affari esteri e per gli affari europei - Premesso che:

il Sahara occidentale, conosciuto come Sahara spagnolo, è stato colonia spagnola fino al 1976;

le Nazioni Unite hanno inserito il Sahara occidentale nella lista dei territori non autonomi e dal 1991 ha istituito e inviato in Sahara occidentale una missione internazionale d'interposizione denominata "Minurso", di cui fanno parte anche militari italiani, la sola missione delle Nazioni unite senza uno specifico mandato di tutela dei diritti umani;

il piano di pace dell'ONU, sottoscritto dalle parti, regno del Marocco e Fronte polisario, legittimo rappresentante del popolo sahrawi, prevedeva la cessazione delle ostilità e la celebrazione, entro un anno, di un referendum di autodeterminazione con il quale si definisse lo status del Sahara occidentale, ma tale referendum non si è ancora svolto;

le Nazioni Unite e l'Unione europea in numerosi documenti ufficiali hanno riconosciuto il diritto del popolo sahrawi all'autodeterminazione, in tal modo respingendo di fatto le pretese di sovranità avanzate dal Marocco. Sono numerose le risoluzioni dell'Assemblea generale, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Parlamento europeo in forza delle quali si riconosce il processo di autodeterminazione del popolo sahrawi;

considerato che:

il 25 aprile 2013 il Consiglio di sicurezza ha prorogato fino al 30 aprile 2014 (S/RES/2099) il mandato della Minurso, dopo aver discusso le conclusioni e le raccomandazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla situazione in Sahara occidentale (S/2013/220 dell'8 aprile 2013) e dell'iniziativa diplomatica svolta dall'inviato personale delle Nazioni Unite per il Sahara occidentale Christopher Ross, che sta compiendo ogni sforzo per riattivare dinamiche più positive tra le parti, cui l'Italia, sia a titolo nazionale che nel contesto europeo, continua a fornire un convinto sostegno politico;

il Segretario generale delle Nazioni Unite nel suo rapporto dell'8 aprile 2013 ha evidenziato uno stretto legame tra il Sahara occidentale e la situazione d'insicurezza nella regione del Sahel, una delle regioni più povere al mondo, caratterizzata da uno scarso sviluppo economico-sociale e da gravi violazioni dei diritti umani;

il Segretario generale ha insistito inoltre sulla necessità di trattare il conflitto del Sahara occidentale nel quadro di una più ampia strategia per il Sahel e ha sottolineato che la questione dei diritti umani resta un elemento fondamentale per la soluzione complessiva del conflitto: il diritto all'autodeterminazione infatti è un diritto fondamentale. Ban Ki-Moon ha concluso che il grande ritardo nell'organizzazione del referendum porta con sé il rischio di un'escalation di violenza, soprattutto tra i giovani;

considerato altresì che:

il relatore speciale sulla tortura Juan E. Mendez ha fornito le prove dell'arresto da parte di funzionari marocchini di cittadini sahrawi, successivamente sottoposti a torture e a stupro e poi abbandonati nel deserto con l'obiettivo di intimidire deliberatamente i manifestanti pacifici e i sostenitori dell'indipendenza del Sahara occidentale (A/HRC/22/53/Add.2 del 28 febbraio 2013);

lo stesso relatore ha espresso preoccupazione per le segnalazioni di casi di sparizione forzata e di processi iniqui. Particolare attenzione, inoltre, ha rivolto alle durissime sentenze emesse il 17 febbraio 2013 dal Tribunale militare di Rabat nei confronti di 25 civili sahrawi, arrestati la notte tra l'8 e il 9 novembre 2010, dopo lo smantellamento del "campo della dignità" di Gdeim Izik, nei pressi di El Aioun, la capitale del Sahara occidentale, senza alcun tentativi di fare chiarezza sui fatti e senza avere reali prove di colpevolezza, come hanno testimoniato i rapporti degli osservatori internazionali presenti al processo. Il Tribunale ha emesso 9 condanne all'ergastolo, 4 a 30 anni, 8 a 25 anni e 2 a 20 anni. Solo per due componenti del gruppo la pena è stata commisurata alla detenzione preventiva della pena (2 anni). Gli accusati hanno dichiarato ai familiari di essere stati torturati e maltrattati durante la detenzione, costretti, con la forza, a sottoscrivere le dichiarazioni rilasciate durante gli interrogatori della polizia;

il Marocco continua a ribadire la correttezza e la regolarità del dibattimento, ma diversi osservatori internazionali e lo stesso relatore speciale sulla tortura hanno espresso perplessità sull'opportunità di sottoporre i civili sahrawi al giudizio di un tribunale militare, che ha emesso una sentenza inappellabile, sulle accuse di tortura e sulla mancanza di un'indagine accurata da parte delle autorità marocchine. Il relatore speciale delle Nazioni Unite, ha preso atto delle conclusioni di alcune ONG internazionali e di alcuni osservatori internazionali, che hanno dichiarato di una presunta politicizzazione dell'azione penale, della mancanza di prove. Mendez ha invitato le autorità marocchine a garantire trasparenza e correttezza dei processi oltre a perseguire i funzionari sospettati di essere stati coinvolti in arresti arbitrari, torture e altri abusi di potere;

l'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2006 ha espresso preoccupazione circa le restrizioni alle libertà di espressione, di associazione e di riunione per i civili sahrawi nel Sahara occidentale, ai quali il Marocco impedisce di manifestare liberamente e pacificamente a favore dell'indipendenza. Le forze di sicurezza marocchine, ha ribadito, reprimono aspetti della cultura sahrawi e intervengono con la forza per disperdere i manifestanti e condannano a pene severe coloro che sono considerati colpevoli di "compromettere l'integrità territoriale del Marocco";

il caso del Sahara occidentale è stato dimenticato per decenni. Sono 400 i sahrawi vittime di sparizione forzata di cui l'80 per cento persone scomparse nei primi anni di occupazione militare del territorio, in particolare dal 1975 al 1977. La sparizione forzata, considerata crimine contro l'umanità, è stato il principale modus operandi utilizzato dalla repressione marocchina nei confronti dei civili sahrawi;

nel 2010 il Consiglio consultivo marocchino dei diritti umani ha pubblicato su internet notizie circa 207 vittime di sparizione forzata. Le notizie riportate erano frammentarie, spesso parziali, prive di dettagli o informazioni circa il loro destino finale;

nell'ambito di una più vasta indagine sulla violazione dei diritti umani in Sahara occidentale, un team dell'Università dei Paesi baschi ha realizzato e pubblicato recentemente i risultati di un'indagine sulla sparizione forzata di civili sahrawi che ha permesso di scoprire fosse comuni nei pressi di Smara e di restituire i corpi dei defunti alle loro famiglie. Nelle fosse di Mehiris-Amgala, regione di Smara, sono state ritrovate 6 persone in seguito identificate. Si tratta di 6 maschi, due minori di 12 e 15 anni, un anziano e altre tre adulti, uccisi con colpi di arma da fuoco e interrati superficialmente nella zona di Fadret Leguiaa, nei pressi di Amgala. Nelle fosse sono stati ritrovati oggetti e documenti personali;

il Sahara occidentale non è parte del Marocco, nessun Paese ha mai riconosciuto le sue pretese di sovranità e i sahrawi non sono mai stati consultati sul tema dello sfruttamento delle risorse del territorio (in particolare pesca e fosfati) e non vi sono prove che ne abbiano mai avuto beneficio;

le pretese del Marocco sul Sahara occidentale sono state respinte dalla Corte internazionale di giustizia, che nel 1975, ha confermato che non esiste alcun vincolo di sovranità del regno del Marocco sul Sahara occidentale;

analogamente a quanto già deciso per il Sahara occidentale, la Commissione europea il 28 giugno 2013 ha dichiarato che dal 2014 escluderà Cisgiordania, Gerusalemme est e le alture del Golan (territori occupati dagli israeliani dopo il 1967) dagli accordi sottoscritti con Israele, dichiarando così di non riconoscere la sovranità israeliana sui territori occupati palestinesi;

il 24 luglio 2013 Marocco e Commissione europea hanno sottoscritto un nuovo accordo di pesca che consentirà a 126 pescherecci europei, di cui un centinaio di nazionalità spagnola, di pescare nelle acque territoriali del Marocco e del Sahara occidentale. L'accordo costerà alla Commissione 40 milioni di euro all'anno, per 4 anni, a fronte dei 36,1 milioni di euro previsti dal precedente accordo. L'accordo non sarà immediatamente esecutivo, ma dovrà essere approvato dal Parlamento europeo, che già nel 2011 aveva espresso parere contrario al rinnovo dello stesso accordo. Tale pare era stato espresso sulla base di alcuni dubbi insorti circa l'effettiva rendita economica e la sostenibilità del patto per l'Unione europea, ma soprattutto perché violava i diritti fondamentali del popolo sahrawi e la legalità internazionale;

tale accordo estende de facto l'autorità del Marocco anche sulle acque territoriali del Sahara occidentale, con ciò negando al popolo sahrawi un effettivo utilizzo delle risorse ittiche;

inoltre, risulta ampiamente in contraddizione con quanto dichiarato da Hans Corell, consigliere legale delle Nazioni Unite che, nel suo parere emesso dal Consiglio di sicurezza nel 2002, ha riconosciuto i "diritti inalienabili" del popolo sahrawi sulle risorse naturali del Sahara occidentale e sostenendo che lo sfruttamento di tali risorse era da considerarsi illegale senza che il consenso e l'interesse da parte del popolo sahrawi siano chiaramente dimostrati. Per tali motivi, i servizi giuridici del Parlamento europeo hanno raccomandato all'Unione europea già nel 2009 di sospendere l'accordo o per lo meno di non estenderlo alle acque del Sahara occidentale;

la Commissione Affari esteri del Parlamento europeo ha approvato il 24 settembre 2013 un rapporto sui diritti umani nella regione del Sahel, e in particolare, sulla situazione del Sahara dell'ovest;

tra i punti principali adottati nel rapporto vi sono il diritto all'autodeterminazione del popolo sahrawi, la libertà di associazione e di espressione, la liberazione dei prigionieri politici, l'accesso nel territorio del Sahara occidentale a osservatori indipendenti e ai media,

si chiede di sapere:

quale sia la posizione dei Ministri in indirizzo rispetto all'attuale condizione del popolo sahrawi e che tipo di azioni intendono mettere in campo affinché siano pienamente rispettati i diritti umani della popolazione sahrawi e per garantire pace e sicurezza nel Maghreb e nella regione del Sahel;

se non ritengano necessario intervenire sul Governo marocchino affinché riveda le procedure di giudizio dei cittadini sahrawi, garantendo il diritto alla difesa e la possibilità di essere supportati da organizzazioni internazionali, e, in particolare, sia rivista la dura sentenza di condanna verso 23 civili sahrawi, tuttora in carcere, accusati ingiustamente di reati durante la manifestazione pacifica di Gdeim Izik del gennaio 2011;

se non ritengano necessario intraprendere ogni azione politica e diplomatica utile a livello nazionale, europeo e internazionale affinché siano avviate ulteriori indagini e accertamenti, nonché chiarite le responsabilità, delle fosse comuni di desaparecidos sahrawi per far sì che tali vengano protetti e studiati secondo gli standard internazionali da esperti indipendenti, i soli in grado di fare luce su questi drammatici fatti, chiedendo che siano identificati i corpi e restituiti ai familiari;

se non ritengano l'accordo commerciale di sfruttamento delle risorse ittiche del Sahara occidentale da parte del regno del Marocco altamente contraddittorio ed inaccettabile, anche sulla base del parere espresso da Hans Corell e richiamato in premessa, in quanto teso a riconoscere al Marocco il controllo e lo sfruttamento delle acque territoriali del Sahara occidentale, in violazione del diritto internazionale;

se non ritengano necessario intervenire affinché nel nuovo accordo di pesca con il Marocco deve essere rinnovato il Sahara occidentale venga esplicitamente escluso dalla sua applicabilità territoriale, come d'altronde già avvenuto nell'accordo di pesca tra Stati Uniti e Marocco sottoscritto nel 2004.

(4-00933)

RICCHIUTI - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

con la legge n. 50 del 2010 è stata istituita l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) quale unico soggetto istituzionale con il compito di amministrare i beni mobili, immobili e aziendali sottratti alle mafie;

la legge ha come finalità quella di rafforzare e migliorare l'efficienza della governance dei beni confiscati;

la confisca dei beni rappresenta ancora oggi uno strumento di affermazione e crescita della legalità e dell'impegno civile;

i beni immobili confiscati in via definitiva, secondo i dati dell'ANBSC aggiornati al 31 dicembre 2012, sono in totale 11.238, dei quali 4.892 confiscati in Sicilia, 1.650 in Calabria, 1.571 in Campania e 995 in Puglia;

grazie all'uso sociale degli immobili confiscati sono centinaia le associazioni e le cooperative di giovani che hanno operato per restituire, concretamente, alla collettività le ville, gli appartamenti, i terreni agricoli sottratti alla criminalità organizzata;

le aziende confiscate in via definitiva sono in totale 1.708, di cui 623 in Sicilia, 347 in Campania, 161 in Calabria e 131 in Puglia;

considerato che:

il consiglio direttivo dell'Agenzia non è a tutt'oggi completo nella sua composizione, non essendo stati ancora nominati i due qualificati esperti in materia di gestioni aziendali e patrimoniali;

la legge istitutiva dell'Agenzia prevede che i due esperti siano designati di concerto dai Ministri in indirizzo,

si chiede di sapere quali siano i motivi delle mancate nomine e con quali tempi i Ministri in indirizzo intendano procedere al completamento dell'organico dell'Agenzia, designando i due qualificati esperti in materia di gestioni aziendali e patrimoniali.

(4-00934)

MARINO Mauro Maria - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'Istituto poligrafico e zecca dello Stato ha emesso nei mesi di giugno e luglio 2013 una moneta d'argento da 5 euro commemorativa del 150° anniversario della morte di Giuseppe Gioachino Belli, due divisionali (in versione Fdc) una delle quali contenente, oltre alle 8 monete ordinarie 2013 e a una da 2 euro per il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, la moneta da 5 euro d'argento dedicata al 150° anniversario della nascita di Gabriele d'Annunzio, e infine una moneta da 2 euro per il settimo centenario della nascita di Giovanni Boccaccio;

un numero così consistente di emissioni condensato nel breve arco di tempo di poche settimane, vieppiù in considerazione del fatto che ciò avveniva a ridosso delle vacanze estive, è da ritenere, a giudizio dell'interrogante, quantomeno inopportuno, poiché ha costretto i collezionisti a dover affrontare un investimento cospicuo in un periodo assai limitato;

considerato che:

il collezionismo numismatico può avere valore positivo per i giovani, in termini di conoscenza e arricchimento culturale, e pertanto esso andrebbe incentivato e promosso come ulteriore viatico nell'apprendimento della storia e della nostra ricca tradizione letteraria;

una tale concentrazione di emissioni non agevola di certo i ragazzi che generalmente non hanno grande disponibilità economica,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno provvedere a una sistematica programmazione delle emissioni che consenta di cadenzarle nel corso di un intero anno, in modo che non si verifichi nuovamente una situazione come quella descritta, al fine di incoraggiare sempre più persone ma soprattutto un numero sempre più elevato di giovani ad avvicinarsi a una passione che tanto ha da offrire a quanti la coltivano.

(4-00935)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione):

3-00398, del senatore Santangelo ed altri, sulla vendita di armi da parte di aziende italiane;

7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-00397, del senatore Di Biagio, sul censimento dei parchi archeologici nazionali a rischio di degrado;

8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-00188, del senatore Scibona ed altri, sugli incarichi ed i costi delle strutture governative istituite per la realizzazione della tratta ferroviaria Torino-Lione.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 4-00896, della senatrice Pignedoli ed altri.