Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 111 del 25/09/2013

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

111a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 25 SETTEMBRE 2013

(Pomeridiana)

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Presidenza del vice presidente GASPARRI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà:Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).

Si dia lettura del processo verbale.

MUSSOLINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,38).

Rinvio della discussione del disegno di legge:

(884) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica di Albania, la Repubblica greca e la Repubblica italiana sul progetto «Trans Adriatic Pipeline», fatto ad Atene il 13 febbraio 2013 (Relazione orale)(ore 16,38)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 884.

Ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori il senatore Crosio. Ne ha facoltà.

CROSIO (LN-Aut). Signor Presidente, vorremmo chiedere al Governo e al relatore di riflettere sull'opportunità di approfondire in maniera più compiuta e puntuale questo provvedimento, perché abbiamo ravvisato che nella relazione che lo accompagna ci sono delle imperfezioni che riteniamo sostanzialmente rilevanti.

A questa ratifica, che è estremamente importante per il nostro Paese, il nostro Gruppo è assolutamente favorevole, nella consapevolezza che si tratta anche del futuro dell'approvvigionamento di gas per l'Italia. Infatti, questa importante opera - oltre 800 chilometri di gasdotto - che porterà a regime fino a 20 miliardi di metri cubi all'anno è di grande interesse; però, come dicevo, ci sono imperfezioni che forse è utile chiarire.

Nella relazione è scritto che al fine di realizzare il gasdotto transfrontaliero è stata costituita la società Trans Adriatic Pipeline AG (AG sta per "società anonima"), con sede nella Confederazione elvetica, la cui compagine societaria è in fase di definizione, e ad oggi risulterebbe così costituita: la società svizzera Axpo detiene il 42,5 per cento del pacchetto azionario, la società norvegese Statoil il 42,5 per cento e la società tedesca E.ON Ruhrgas il 15 per cento. Ebbene, già qui abbiamo ravvisato una discordanza perché la suddetta società, che appunto ha sede nella Confederazione elvetica, e più precisamente a Baar, nel cantone di Zug, nel registro di commercio del cantone risulta essere stata costituita nel 2007, con un capitale sociale - il minimo richiesto dalla legge svizzera - di 100.000 franchi; nel corso di questi anni ha avuto diversi cambiamenti di assetto societario fino ad arrivare all'ultimo cambiamento, alla fine di luglio di quest'anno, che ha portato il capitale sociale a 134.260.000 franchi. Nella società figurano, come legali rappresentanti, presidenza, vice presidenza, membri del consiglio di amministrazione, cittadini norvegesi, due cittadini belgi, due cittadini francesi, due inglesi, due azeri e un cittadino svizzero; non figura nessuna delle società descritte all'interno della relazione che accompagna il disegno di legge all'esame.

Chi conosce il diritto societario svizzero sa benissimo che una società anonima in Svizzera non è obbligata a dichiarare gli azionisti, a meno che questi abbiano proprietà immobiliari nella Confederazione elvetica, ragion per cui ipoteticamente queste società potrebbero avere il pacchetto azionario specificato nella relazione. Così non è, perché la società ha dichiarato che, allo stato dell'arte, il pacchetto azionario è detenuto per il 20 per cento dalla British Petroleum, per il 20 per cento della Socar (l'azienda azera), per il 20 per cento dalla norvegese Statoil, per il 16 per cento dalla Fluxys belga, per il 10 per cento dalla francese Total, per il 9 dalla E.ON Ruhrgas tedesca, e per il 5 per cento dalla Axpo. Ciò significa che la società che secondo la relazione doveva avere il 42,5 per cento detiene invece il 5 per cento, ragion per cui c'è una forte discrepanza tra ciò che è scritto nella relazione e lo stato dell'arte.

Noi crediamo che in un periodo come questo, in cui il nostro Paese sta vivendo una situazione abbastanza preoccupante per quanto riguarda le vicende di Telecom e di Alitalia, con l'arrivo di capitali dall'estero e quindi con uno sconvolgimento societario, se il Parlamento dà mandato al Governo di ratificare questo accordo internazionale, deve avere per lo meno le carte in tavola. Tra l'altro, mi preme sottolineare che ci sono criticità anche per il futuro, nel senso che a questa società noi daremo mandato per realizzare e gestire un importante gasdotto.

Per quanto riguarda i profitti e i ricavi della società, questa li regolerà con i Paesi oggetto dell'accordo - ovverosia noi, l'Albania e la Grecia - in base ad accordi bilaterali tra i Paesi stessi e la Nazione in cui risiede la società medesima. Peccato che essa ha sede nella Confederazione elvetica, e purtroppo - lo sottolineo- non abbiamo ancora perfezionato gli accordi bilaterali sulla doppia imposizione. Mi risulta anche che la Confederazione elvetica per il momento è ancora inserita, solo da parte del nostro Paese, nella famosa black list, e questo sicuramente creerebbe un ginepraio per quanto riguarda tutte le questioni dei profitti che derivano da questo importante investimento che viene fatto, giacché per la realizzazione di questa rilevante opera si dice che saranno necessari 24 miliardi di dollari americani. Credo pertanto che regolare anche le questioni relative ai profitti sia senz'altro opportuno.

Purtroppo, devo anche rilevare che all'interno di questo pacchetto non abbiamo trovato un riferimento chiaro e puntuale agli interessi del nostro Paese. Non è citata ENI che ha una quota azionaria, né Snam Rete Gas o altri. In questo momento di grande sofferenza del Paese per quanto riguarda le questioni societarie internazionali ed il grande progetto industriale italiano siamo un po' sconcertati dal fatto che ciò non venga puntualmente chiarito. O meglio, sarebbe giusto che fosse chiarito che esistono eventuali accordi che noi non conosciamo.

Facciamo questa riflessione in pieno spirito collaborativo, sottolineando il fatto che il Gruppo della Lega Nord non è contrario a questo provvedimento. Anzi, siamo talmente favorevoli che chiediamo di fare una riflessione più organica per poter deliberare in maniera serena, cosa che adesso ci risulta più difficile fare data la mancanza di chiarezza. Le carte non lasciano dubbi al riguardo.

La riflessione che tramite lei, signor Presidente, vogliamo sottoporre al Governo e al relatore è la seguente: se non sia opportuno trovare una soluzione per modificare la relazione o rendere edotto il Senato affinché tutto sia più trasparente, visto che parliamo di energia e di un approvvigionamento di gas che riguarderà il Paese per i prossimi trent'anni. Credo che tale riflessione possa risultare utile al Parlamento per evitare brutte figure, ma anche al Governo per collocarsi in ambito internazionale con una credibilità che, in ogni caso, deve essere rafforzata. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, il testo sottoposto oggi al nostro esame, come appare evidente, contiene, per così dire, una serie di incongruenze.

Riteniamo sia assolutamente necessario che l'esame del provvedimento sia rinviato, perché su di esso sono state presentate anche una questione pregiudiziale ed una sospensiva.

La questione sospensiva presentata dal mio Gruppo tra gli aspetti considerati poneva il problema degli assetti societari, oltre quelli relativi alla VIA e ad altro. Peraltro abbiamo presentato una questione sospensiva su elementi che oggi risultano non più veri. Ritengo quindi che il rinvio dell'esame sia quanto mai opportuno.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulla questione rappresentata dal senatore Crosio.

ROMANI Paolo, relatore. Signor Presidente, la sottolineatura del senatore Crosio, in particolare, pone un problema reale, nel senso che nella relazione introduttiva si parla di una configurazione societaria diversa da quella odierna.

Siccome è oggettivamente vero che il Governo si è largamente speso perché il TAP andasse a conclusione - e sappiamo quanto abbia dovuto combattere anche nei confronti dell'Europa, che privilegiava altri metanodotti che andavano invece nella direzione dell'Europa centrale senza passare per il nostro Paese - è bene che su questo progetto ci sia chiarezza assoluta e definitiva. E non è irrilevante la questione della composizione azionaria del TAP stesso.

La relazione è anch'essa storicamente ineccepibile, nel senso che, nel momento in cui è stata scritta, riprendeva esattamente la configurazione societaria del TAP. L'aggiornamento avvenuto successivamente, in data 30 luglio, oggettivamente cambia però la configurazione dell'assetto societario dell'azienda stessa. È quindi importante, a mio avviso, che su questo punto vi sia un approfondimento da parte del Governo e, successivamente, da parte del relatore

Per questo, signor Presidente, tenderei ad accogliere la richiesta di rinvio per esaminare però il provvedimento immediatamente, alla prima seduta utile, così da consentire al Governo di preparare una relazione orale a completamento della relazione introduttiva, che consenta a tutti di conoscere esattamente la situazione di quest'azienda strategica - devo dire - nell'hub energetico che potrebbe diventare il nostro Paese grazie anche a questa installazione infrastrutturale.

DASSU', vice ministro degli affari esteri. Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione i rilievi del senatore Crosio e le precisazioni che sono seguite anche da parte del relatore.

Il senatore Romani ha giustamente osservato che si tratta di aspetti cruciali, ed era del resto mia intenzione fornirvi oggi un aggiornamento puntuale sulla situazione. D'altra parte, la relazione è stata prodotta prima dei cambiamenti nell'assetto societario, intercorsi - come è stato correttamente ricordato - lo scorso 30 luglio.

Ritengo sia dunque giusto un aggiornamento che dia modo al Governo di intervenire nuovamente sia sull'assetto societario, sia sulle vendite che ci sono state nel frattempo, nel corso del mese di settembre, sui volumi di gas del TAP.

Quello che vorrei però sottolineare è che la ratifica di questo accordo internazionale da parte del Senato è assolutamente cruciale ed è fondamentale che avvenga in tempi brevi. Come Governo siamo dunque più che disponibili a fornire gli aggiornamenti richiesti. Inviterei i senatori, in sede di Conferenza dei Capigruppo, a calendarizzare la trattazione di questo provvedimento nel tempo più rapido possibile perché, come sapete, il consorzio TAP dovrà prendere una decisione finale di investimento nel prossimo futuro. È dunque assolutamente decisivo che, dopo i Parlamenti di Grecia e di Albania, anche il Parlamento italiano ratifichi questo accordo.

PRESIDENTE. Colleghi, se non vi sono osservazioni, resta stabilito che l'esame del provvedimento è rinviato ad altra seduta, secondo le decisioni che verranno assunte dalla Conferenza dei Capigruppo.

A questo punto, poiché altri temi sono già all'ordine del giorno della seduta antimeridiana di domani, passiamo agli interventi di fine seduta.

Su dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia
sullo smaltimento illecito dei rifiuti in Campania

PUGLIA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUGLIA (M5S). Signor Presidente, a seguito delle ultime interviste di Carmine Schiavone, camorrista collaboratore di giustizia dal 1993, con l'interrogazione 3-00342 del 5 settembre abbiamo chiesto al Ministro dell'ambiente di promuovere tutte le opportune iniziative al fine di dare seguito alle richieste del Coordinamento comitati fuochi. Cito qui alcune di queste richieste.

È stato chiesto, innanzitutto, che siano resi pubblici, in dettaglio, i luoghi degli sversamenti di cui ha parlato il camorrista e che vengano effettuate analisi a tappeto nel vasto territorio citato da Carmine Schiavone e precedentemente anche da altri pentiti (si veda, ad esempio, Gaetano Vassallo). (Brusìo). Vi prego di ascoltare, colleghi, perché è una questione fondamentale, almeno per noi campani.

È stato chiesto, ancora, che venga data la dovuta attenzione al problema dello smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi nella regione Campania, ed in particolare nei territori a nord di Napoli e a sud di Caserta, sotto l'aspetto sia della tutela della salute pubblica sia delle possibili connessioni di tale fenomeno con l'attività di organizzazioni malavitose e, di conseguenza, accertandone i presupposti, che venga dichiarato lo stato di emergenza.

Inoltre, come già comunicato alla Presidenza dalla senatrice Moronese in data 4 settembre in quest'Aula, è stato chiesto all'archivio storico della Camera tutta la documentazione relativa alle audizioni effettuate dal 1997 dalla Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, che risultano ancora oggi secretate. Sono qui a sollecitare la Presidenza ed il Ministro.

Per quanto sopra detto, non posso non ricordare le parole che il presidente Grasso pronunciò al suo insediamento: «Sogno che quest'Aula diventi una casa di vetro e che questa scelta possa contagiare tutte quante le altre istituzioni». Questa è una buona occasione per cominciare a mettere le prime lastre di vetro in quest'Aula e contagiare le altre istituzioni, come ad esempio la Presidenza della Camera.

Signor Presidente, vogliamo questi documenti. I cittadini della Campania stanno inviando un segnale. (Applausi dal Gruppo M5S).

Sull'8° anniversario della morte di Federico Aldrovandi

BLUNDO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BLUNDO (M5S). Signor Presidente, intervengo per ricordare Federico Aldrovandi. Era il 25 settembre del 2005 quando Federico Aldrovandi, a soli 18 anni, stava tornando a casa a piedi dopo aver trascorso una serata in discoteca con gli amici. Arrivato davanti al cancello dell'ippodromo di Ferrara, veniva fermato da quattro poliziotti per un controllo.

Dopo pochi istanti avrebbe subito un violento pestaggio dagli agenti di polizia Paolo Forlani, Luca Pollastri, Monica Segatto e Enzo Pontani, condannati in via definitiva a tre anni e sei mesi per omicidio colposo. Federico è stato vittima di un violento pestaggio da parte degli agenti di polizia. È stato vittima, al pari di Stefano Cucchi, di Giuseppe Uva, di Michele Ferulli, di chi avrebbe dovuto proteggere la sua giovane vita e dovrebbe impedire, e non tollerare, l'uso della violenza contro le persone: lo Stato.

Nel giorno del suo compleanno il padre Lino augurava che uomini di buona volontà avessero saputo prendere spunto e insegnamento da questa orribile storia in questo nostro Paese. Gli esami tossicologici e i referti medici hanno certificato la sua innocenza ed una riflessione, colleghi, almeno oggi (ma non solo oggi) dovremmo farla: avrebbe potuto essere il figlio di chiunque, un nostro figlio, e non aveva fatto del male a nessuno.

Gli agenti coinvolti si appresterebbero a tornare in servizio, dopo aver scontato solo sei mesi, per l'indulto, nonostante abbiano bastonato un innocente fino a portarlo allo schiacciamento del cuore, incuranti delle sue invocazioni di aiuto, e nonostante abbiano pronunciato frasi gravissime, dette da Enzo Pontani e Monica Segatto, durante il pestaggio. «Abbiamo bastonato di brutto per mezz'ora», disse Enzo Pontani; e Monica Segatto: «Moderatevi che ci sono le luci accese».

Immaginare che queste persone possano tornare a vestire una divisa o anche ricoprire incarichi amministrativi all'interno della stessa Polizia di Stato...

PRESIDENTE. Grazie, senatrice.

BLUNDO (M5S). Signor Presidente, mi lasci finire.

PRESIDENTE. Deve concludere: c'è un tempo da rispettare.

BLUNDO (M5S). Concludo.

...sarebbe un'offesa di fronte ai tantissimi lavoratori che in questo periodo vengono licenziati non per avere ucciso, ma per gli sbagli della nostra politica. (Applausi dal Gruppo M5S).

GIOVANARDI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (PdL). Signor Presidente, rilevo che ancora una volta viene richiamato in quest'Aula il caso Aldrovandi. Spero ci sia un'occasione e un luogo, in Commissione giustizia o in Aula, in cui si possa pacatamente ragionare su questioni che vanno ben al di là di questo caso.

Rispetto la sentenza, ma bisogna dire che cosa essa ha disposto. I poliziotti sono stati condannati per omicidio colposo per aver trattenuto l'Aldrovandi per terra supino, con le braccia ammanettate dietro la schiena. Ciò si scontra con la perizia del pubblico ministero, il quale aveva attribuito la morte, in una prima fase, alle sostanze, stupefacenti ingerite dal ragazzo, e questo è dimostrato dal processo. Secondo il perito di parte della signora Aldrovandi, se si tiene una persona per terra bocconi, si può verificare un infarto. Faccio presente che si tratta esattamente della stessa posizione che i carabinieri, davanti a Palazzo Chigi, hanno fatto tenere a Preiti per fermarlo. Quando Preiti ha sparato ai carabinieri - potete guardare tutte le foto - è stato immobilizzato, messo supino per terra, con le braccia ammanettate dietro la schiena e con un carabiniere a cavalcioni sopra il suo corpo.

Allora la discussione vera a tutela del cittadino e delle forze dell'ordine è che il comandante dei carabinieri o della polizia o il Ministro dell'interno devono spiegare come debbano fare poliziotti e carabinieri a fermare una persona nel caso di colluttazione: se possono bloccarla per terra - come prevedono le attuali disposizioni e come vediamo in tutti i film - o se invece si tratta di una posizione che, in caso fortuito (questo hanno scritto i giudici), può provocare un infarto, per cui ne rispondono non solo penalmente con l'omicidio colposo, ma anche con la radiazione.

Questo è il vero problema che abbiamo davanti, al di là delle speculazioni, ed è quanto emerge dagli atti processuali. In questo caso non c'è stato alcun dolo. Omicidio colposo vuol dire, infatti, che avrebbero dovuto - come è scritto testualmente - prevedere che una persona mantenuta in arresto per terra supina, con le braccia ammanettate dietro la schiena ed immobilizzata da un esponente delle forze dell'ordine, è a rischio di perdere la vita, come poi è successo. (Commenti dal Gruppo M5S).

Allora apriamo una discussione al riguardo. Faccio presente che, se Preiti fosse deceduto nella posizione in cui è stato tenuto, i carabinieri che lo hanno fermato davanti a Palazzo Chigi sarebbero stati processati per omicidio colposo.

Credo allora che il Senato debba ragionare su queste cose, al di là dell'emotività, nella garanzia dei cittadini, ma anche delle forze dell'ordine che tante volte si trovano ad affrontare situazioni in cui si espongono direttamente per arrivare ad immobilizzare persone che resistono con la violenza.

Sui campionati mondiali di ciclismo in corso a Firenze

DI GIORGI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIORGI (PD). Signor Presidente, dopo la comunicazione della collega, tratto un argomento molto più tranquillo e molto più bello: i mondiali di ciclismo che si stanno svolgendo a Firenze in queste ore, dal 22 al 29 settembre. Non se n'è parlato in quest'Aula e mi fa piacere fare una comunicazione rispetto a questo evento, anche perché, signor Presidente, ancora non è successo niente di strano. Infatti, quando ci sono queste importanti manifestazioni nelle città c'è sempre un po' di fibrillazione: speriamo che possa andare bene fino in fondo.

Tre anni fa l'Italia vinse la sfida contro la Spagna e quindi fu scelta la città di Firenze per lo svolgimento di questi campionati. Si parlò di una bella notizia, di una grande vittoria dell'Italia e, in particolare, anche della Toscana (fatemelo dire come toscana). Infatti, come sapete (magari alcuni di voi si dilettano in questo sport), tanti dei ciclisti più importanti del mondo sono proprio toscani e mi fa piacere citarli: Gino Bartali, Fiorenzo Magni, Gastone Nencini, Enzo Sacchi, Franco Bitossi, Mario Cipollini, Andrea Tafi, Paolo Bettini e Alfredo Martini, questo grande atleta che ormai ha più di novant'anni e che in questi giorni è con noi a Firenze per festeggiare i vari eventi collaterali; e, ancora, Franco Ballerini e, per quanto riguarda le donne, Fabiana Luperini.

Si tratta di un indotto enorme, naturalmente per la nostra Toscana, ma anche per l'Italia in generale; considerate che questo evento ha portato sul territorio migliaia di atleti, giornalisti, tifosi e appassionati. Si prevedono almeno 400.000 turisti; faremo il conteggio a fine settimana, ma siamo già su questi numeri. 1.500 operatori della comunicazione da 180 Paesi e 1.100 testate giornalistiche TV, radio e web: un indotto di turismo e una valorizzazione dei nostri beni culturali. Considerate che la competizione passa da piazza del Duomo, coinvolgendo, quindi, tutto il centro della città di Firenze.

Credo sia un evento festoso, ma anche l'occasione per un grande indotto turistico ed economico per il nostro Paese. Mi fa piacere comunicarlo anche ai colleghi senatori, perché ritengo rappresenti una bella sfida vinta - lo dico sempre con un po' di preoccupazione - dal nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Paglini).

Sulla rimozione di una dirigente del commissariato di Polizia di Nesima

GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, il 17 settembre a Catania, la mia città, una città in cui la delinquenza e la mafia sono ancora presenti in massa e rappresentano un problema di ordine pubblico non indifferente, si è svolta un'importantissima operazione di polizia, che ha visto l'impiego di circa venti unità della Polizia, della scientifica, squadre di rilevazione tecnologica, che si sono recate - signor Presidente, ascolti, perché la storia ha dell'inverosimile e dell'incredibile se non fossimo in Italia - nel commissariato di Nesima, per verificare, sia facendo rilievi fotografici e tecnici, sia acquisendo addirittura le immagini delle televisioni a circuito chiuso, se qualcuno presso quel commissariato stava favorendo dei cani randagi: un'attività di venti poliziotti pagati con i soldi dei nostri cittadini.

Con i soldi dei nostri cittadini, signor Presidente, si sono recati là per verificare chi dava da mangiare a dei cani randagi. Hanno acquisito le informazioni da loro colleghi, interrogandoli come se fossero dei criminali, bloccando la dirigente del commissariato nel suo ufficio e non facendola allontanare, tutto questo perché davano da mangiare a dei cani di quartiere (figura prevista per legge), regolarmente microcippati e vaccinati.

Signor Presidente, la dirigente del commissariato di Nesima è stata rimossa per aver dato da mangiare a dei cani randagi. Sarebbe da ridere, signor Presidente, se non fosse che la dirigente del commissariato è una persona qualificata che faceva indagini su grossi gruppi commerciali nell'area d'influenza di questo commissariato. Non vorremmo che dietro questa rimozione, dietro questo dispiego inusitato di forze, di cui chiederemo conto al Ministro, ci fossero degli interessi politico‑affaristici mafiosi che la dirigente aveva calpestato. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).

Noi ci rivolgeremo quindi alla Corte dei conti, perché c'è un'evidente danno all'erario per l'utilizzo di questi mezzi per fini impropri e vi anticipo che uno dei primi atti della Commissione antimafia sarà vedere di che cosa si stava occupando questa dirigente con il suo lavoro. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).

Per la risposta scritta ad un'interrogazione

BARANI (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (GAL). Signor Presidente, vorrei chiedere alla Presidenza di sollecitare il Governo a rispondere all'interrogazione 4-00792, riguardante un medico, Fabrizio Cinquini, che il 22 luglio scorso è stato arrestato, perché, a detta dei magistrati che lo hanno fatto arrestare, stava curando i propri pazienti con la canapaterapia.

Lei sa, signor Presidente, che c'è un'ampia documentazione scientifica internazionale che attesta l'uso di questa sostanza contro il cancro, l'AIDS e per combattere gli effetti collaterali della chemioterapia, come nausea e vomito. Il dottor Cinquini, da persona seria, stava cercando, attraverso una serie di innesti (lui non ha mai fatto uso personale di cannabinoidi), di selezionare una canapa ad uso medico che, in piccole quantità, ma con un alto principio attivo, potesse essere messa al servizio di terapie mediche per le suddette tipologie di pazienti. Ebbene, il dottor Cinquini è stato arrestato e portato addirittura in un OPG, un ospedale psichiatrico giudiziario. Noi crediamo che questa magistratura mostri un accanimento contro i medici e gli scienziati un po' troppo acceso. Ricordo il caso del dottor Boschi, il famoso sismologo, e adesso il dottor Cinquini. Si è tornati indietro a trattamenti che evocano quelli un tempo riservati a Galileo Galilei.

Signor Presidente, l'interrogazione richiamata è rivolta sia al Ministro della salute che al Ministro della giustizia. Invece di dare un premio (non dico il premio Nobel) a questo medico, lo si arresta. Se si comincia ad arrestare la scienza, tra poco i giudici, che atavicamente ce l'hanno con i medici, arresteranno anche coloro che prescrivono gli antibiotici per chi ha infezioni e magari danno antiblastici a chi ha dei tumori.

Signor Presidente, solo per condividere con lei questa considerazione ad alta voce, il dottor Cinquini è ancora in carcere, pur non avendo commesso alcun reato e senza aver fatto male a nessuno. È una persona perbene. Per il solo fatto che è un medico viene arrestato: mi sembra eccessivo. (Applausi dal Gruppo M5S).

Sulle procedure di esproprio
relative all'ampliamento della strada statale 275 in Puglia

DONNO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONNO (M5S). Signor Presidente, prendo spunto dal titolo di un articolo di una testata pugliese di qualche giorno fa: «Strada statale 275, richieste di rimborsi agli espropriandi, è polemica».

Le lettere per le richieste di rimborso coinvolgono 13 espropriandi, cittadini di Tricase, Alessano e Corsano. Circa 1.400 euro vengono richiesti ora, proprio a ridosso della data del 12 novembre: data in cui si riunirà il Consiglio di Stato e si discuterà, nel merito, l'affidamento dell'incarico di progettazione di un'opera destinata ad attraversare ben 15 territori comunali, con altissimo impatto sugli assetti ambientali.

Si tratta di un progetto ormai ventennale, ideato nella totale oscurità di vecchie stanze di partito e senza il coinvolgimento della società civile, che presenterebbe oggettive prove di irregolarità, già a partire dall'iter burocratico. Non risulta, infatti, un bando di gara pubblico, ma l'affidamento diretto da parte del consorzio SISRI alla ditta PROSAL srl. Non risultano le necessarie abilitazioni previste per legge, in materia geologica, archeologica ed altro. Assente, inoltre, è la firma in calce alle tavole allegate al progetto presentato dalla ditta PROSAL srl.

Risulta invece che ANAS SpA ha autorizzato pagamenti per oneri di progettazione in favore del consorzio SISRI che, a sua volta, ha conferito somme a PROSAL srl. Appare già definito l'indefinibile e il Salento ne fa le spese.

Il Capo di Leuca, un bellissimo angolo di paradiso nel tacco d'Italia, è insidiato da tempo da una lobby di cattivi politicanti e speculatori senza scrupoli che intendono distruggere le uniche possibilità di futuro di una terra a cui io stessa appartengo.

Con le mie parole di oggi voglio accendere in questa sede un faro su questa vicenda su cui: lo Stato per troppo tempo non è esistito, ma noi del Movimento Cinque Stelle vogliamo che torni ad esistere. Vogliamo che si metta definitivamente da parte l'idea di artificiosa industrializzazione dei territori e del Salento e si valorizzino quelle ricchezze del nostro Paese che costituiscono un valore aggiunto ed unico nel loro genere.

I cittadini non vogliono gesti di cortesia. Vogliono ascolto, ma soprattutto rispetto. (Applausi dal Gruppo M5S).

Sulla vicenda Telecom e sulle privatizzazioni

SCILIPOTI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi giorni ed, oggi, in modo particolare, si discute ampiamente sulla questione che riguarda uno dei fiori all'occhiello che l'Italia aveva: la Telecom, che è stata in questi giorni venduta. Nessuno si è però posto un problema molto più grave della vendita di Telecom; mi riferisco alla privatizzazione della Telecom e di tutti i fiori all'occhiello che l'Italia aveva.

Credo allora che, quando il Presidente del Consiglio verrà a riferire in Parlamento sulla vicenda della Telecom, sarà il momento per fare una riflessione. Dovrà farla il Presidente del Consiglio e dovremo farla noi all'interno di quest'Aula. Dovremo, cioè, riflettere sulle ragioni della privatizzazione, chiedendoci dove erano i nostri parlamentari e quale era la logica che li portò alla privatizzazione, tenendo in giusta considerazione che, nella privatizzazione dei nostri fiori all'occhiello, abbiamo privatizzato la Banca d'Italia. La Banca d'Italia è stata privatizzata, messa in mano ai privati, non è più dello Stato e quella differenza tra il potere reale e il potere commerciale della moneta, che una volta era del popolo italiano e del Governo italiano, oggi non è più del popolo, non è più dello Stato. Quella differenza, che serviva ad aiutare i nostri cittadini e a fare andare la macchina Italia, non è più degli italiani.

Questo è un fatto gravissimo e, allora, oltre che a riflettere noi, all'interno di quest'Aula parlamentare, deve far riflettere il Governo e il presidente Letta per rivedere la nostra posizione nei confronti della Banca d'Italia e restituirla al più presto agli italiani. In tal modo, potremmo sicuramente sanare l'80 per cento del nostro debito pubblico e creare le condizioni per il decollo della nostra Italia e delle nostre imprese che oggi si trovano in grande difficoltà. (Applausi della senatrice Fucksia).

Sull'ordine dei lavori

PUGLIA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUGLIA (M5S). Signor Presidente, volevo precisare che le senatrici Moronese e Nugnes non sono in Aula perché stanno combattendo per noi campani, per le nostre terre e stanno partecipando ad un incontro importante.

PRESIDENTE. Non c'è bisogno di una particolare giustificazione. Non dubitiamo del loro impegno.

PUGLIA (M5S). Ritenevo opportuno farlo. (Applausi dal Gruppo M5S).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, nella seduta antimeridiana di domani, dopo la discussione della mozione n. 144 sui crimini di guerra, si passerà all'esame del disegno di legge n. 1015, di conversione del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, in materia di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni.

Dal momento che la seduta odierna termina anticipatamente, le Commissioni competenti potranno dedicarsi all'esame del suddetto decreto, in ordine al quale sono stati presentati centinaia di emendamenti.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 26 settembre 2013

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,18).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Bottici, Bubbico, Capacchione, Ciampi, Cirinnà, De Biasi, Del Barba, De Poli, Fattorini, Fedeli, Formigoni, Gasparri (dalle ore 18.15), Guerra, Monti, Pinotti, Stucchi, Turano, Valentini e Vicari

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Casini, De Cristofaro e De Pietro, per attività della 3a Commissione permanente; Nencini, per attività della 7a Commissione permanente; Bruni, per attività della 13a Commissione permanente; Chiti, per attività della 14a Commissione permanente; Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Giannini, Orellana, Scoma e Sonego, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea (INCE);; Battista, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.

Commissioni permanenti, composizione e variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

7a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Abbado;

8a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Piano;

12a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Cattaneo;

13a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Rubbia, cessa di farne parte la senatrice De Petris.

Regolamento del Senato, proposte di modificazione

E' stata presentata la seguente proposta di modificazione del Regolamento d'iniziativa dei senatori:

Buemi e Fausto Guilherme Longo - "Adeguamento del Regolamento del Senato alle esigenze di governabilità del Paese" (Doc. II, n. 19).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Buemi Enrico, Longo Fausto Guilherme

Disciplina della privazione dei diritti elettorali in attuazione dell'articolo 48, quarto comma, della Costituzione (1054)

(presentato in data 18/9/2013 ) ;

Senatori Catalfo Nunzia, Bencini Alessandra, Paglini Sara, Puglia Sergio, Donno Daniela

Abrogazione dell'articolo 8 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in materia di rappresentanza e rappresentatività sindacali (1055)

(presentato in data 20/9/2013 ) ;

Senatori Lumia Giuseppe, Casson Felice, Capacchione Rosaria, Cirinna' Monica, Filippin Rosanna, Ginetti Nadia, Lo Giudice Sergio, Manconi Luigi

Riforma della magistratura onoraria, riordino degli uffici giudicanti di primo grado e interventi urgenti per la definizione del contenzioso pendente (1056)

(presentato in data 20/9/2013 ) ;

DDL Costituzionale

Senatori D'Ambrosio Lettieri Luigi, Bondi Sandro, Repetti Manuela, Minzolini Augusto

Modifica dell'articolo 59 della Costituzione in materia di senatori a vita (1057)

(presentato in data 24/9/2013 ) .

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Stucchi Giacomo

Disposizioni per la razionalizzazione dell'organico del personale dipendente dei comuni, delle province e delle regioni (785)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)

(assegnato in data 25/09/2013 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Dep. Scalfarotto Ivan ed altri

Disposizioni in materia di contrasto dell'omofobia e della transfobia (1052)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea)

C.245 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.280, C.1071)

(assegnato in data 25/09/2013 );

Commissioni 8° e 13° riunite

Sen. Stucchi Giacomo

Modifica all'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, in materia di perentorietà dei termini per la conclusione dei procedimenti amministrativi, e al codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, in materia di procedure di affidamento degli appalti, di verifica delle offerte e di consultazioni preliminari, nonchè disposizioni

di semplificazione concernenti il settore delle costruzioni (790)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 25/09/2013 );

Commissioni 10° e 11° riunite

Sen. Stucchi Giacomo

Deleghe al Governo per l'adozione di disposizioni per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese in materia di prevenzione degli incendi e degli infortuni sul lavoro nonchè di protezione dei dati personali (755)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 25/09/2013 ).

Governo, trasmissione di atti

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 14 agosto 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sulla procedura d'infrazione n. 2011/4163 (ex EU Pilot 2066/11/MARK), avviata - ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per violazione del diritto dell'Unione europea in materia di prestazione transfrontaliera in Italia di servizi dei consulenti in materia di brevetti - direttiva "servizi" 2006/123/CE e direttiva 2005/36/CE.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 130).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Cotti, Gaetti, Airola, Blundo, Pepe, Buccarella, Campanella, Vacciano e Santangelo hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00385 del senatore Bocchino ed altri.

Le senatrici Moronese e Nugnes hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00892 del senatore Vacciano ed altri.

La senatrice Casaletto ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00898 del senatore Campanella ed altri.

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00144, della senatrice Fedeli ed altri, pubblicata il 19 settembre 2013, deve intendersi riformulata come segue:

FEDELI, ZANDA, Giuseppe ESPOSITO, Rita GHEDINI, FATTORINI, LATORRE, CONTI, BONFRISCO, CHIAVAROLI, RIZZOTTI, DE PIETRO, LANZILLOTTA, GIANNINI, DE PETRIS, PETRAGLIA, BISINELLA, FINOCCHIARO, ALBANO, AMATI, ASTORRE, BERTUZZI, BORIOLI, CALEO, CANTINI, CAPACCHIONE, CARDINALI, CASSON, CHITI, CIRINNÀ, CUCCA, CUOMO, D'ADDA, DE BIASI, DE MONTE, DI GIORGI, DIRINDIN, FABBRI, FAVERO, FILIPPIN, FISSORE, FORNARO, GATTI, GINETTI, GRANAIOLA, GUERRIERI PALEOTTI, LO GIUDICE, MANASSERO, Mauro Maria MARINO, MATTESINI, MATURANI, ORRU', PADUA, PAGLIARI, PEGORER, PEZZOPANE, PIGNEDOLI, PUGLISI, PUPPATO, RICCHIUTI, Gianluca ROSSI, RUSSO, SAGGESE, SOLLO, SPILABOTTE, VACCARI, VALENTINI, VATTUONE, ZANONI, BENCINI, DI BIAGIO, DE PIN, ROMANO, MANCONI. - Il Senato,

premesso che:

è inaccettabile che lo stupro, eseguito in modo sistematico e di massa su donne, ragazze, bambine e bambini, così come la schiavitù sessuale e la tratta di esseri umani, insieme ad altre forme di violenza, siano ancora usati come armi, forme di controllo e sopraffazione, in zone di conflitto in tutto il mondo;

secondo la campagna delle Nazioni Unite contro lo stupro in situazioni di conflitto, la stragrande maggioranza delle vittime delle guerre odierne si riscontrano tra i civili, per lo più donne e minori. Particolarmente le donne possono essere esposte a gravi forme di violenza, che talora sono messe in atto in quanto costituiscono obiettivi militari o politici;

durante le guerre spesso vengono commessi stupri allo scopo di seminare il terrore tra la popolazione, disgregare famiglie, distruggere comunità, e, in alcuni casi, modificare la composizione etnica della generazione successiva. Talora si fa ricorso allo stupro per contagiare deliberatamente le donne con il virus dell'HIV o allo stupro etnico delle donne appartenenti alla comunità nemica per controllare le nascite della popolazione nemica;

lo stupro contro le donne come prassi nei conflitti ha attraversato ogni angolo della terra in tutte le epoche. Durante la Seconda guerra mondiale l'esercito giapponese e americano disponevano di schiave sessuali, ovvero donne prigioniere costrette a subire violenze sessuali, e in Italia gli americani costrinsero 40.000 donne napoletane a prostituirsi dopo stupri;

le cifre dei conflitti negli ultimi venti anni parlano di 20.000-50.000 donne violentate in Bosnia; almeno 200.000 nella Repubblica democratica del Congo durante gli ultimi 12 anni di guerra. Le agenzie delle Nazioni Unite calcolano che più di 60.000 donne siano state stuprate durante la guerra civile in Sierra Leone (1991-2002), più di 40.000 in Liberia (1989-2003), fino a 60.000 nella ex Yugoslavia (1992-1995);

se prima o durante i conflitti mondiali lo stupro era strumento di vendetta sul nemico, dagli anni '90 in Bosnia diventa pulizia etnica, tanto che il Tribunale penale internazionale per la ex Yugoslavia (ICTY) ha perseguito in maniera specifica i reati di stupro e riduzione in schiavitù in quanto crimini contro l'umanità;

Margot Wallstrom, inviata speciale delle Nazioni Unite per i crimini sessuali in situazioni di conflitto, ha affermato: «La violenza sessuale è utilizzata dai combattenti come un'arma per instillare paura tra la gente. Inoltre, il fenomeno è diventato sistematico ed esteso, e si registra un incremento dei casi di violenza contro le donne perpetrate da civili consapevoli di non incorrere in sanzioni penali. È necessario quindi cambiare il punto di vista che considera lo stupro durante i periodi di conflitto solo come danno collaterale. Lo stupro non è né culturale, né sessuale ma è criminale»;

gli effetti dello stupro in periodi di guerra, sia fisici (rischio di sterilità, di incontinenza e di malattie sessualmente trasmissibili) che psicologici, sono devastanti per le vittime dato che queste possono essere in certi casi anche stigmatizzate, respinte, maltrattate, disonorate, escluse dalle loro comunità e, a volte, anche assassinate;

le famiglie delle vittime sono a loro volta particolarmente colpite e subiscono le violenze come un'umiliazione, mentre i bambini nati da stupri possono essere oggetto di rifiuto e quindi soggetti all'abbandono alla nascita o all'infanticidio;

valutato che:

casi di violenza sessuale di massa si sono registrati, e si registrano ancora, in molte parti del mondo: Cecenia, Darfur, Iraq, Libia, Congo, Kosovo, Sierra Leone, Ruanda, eccetera. Nel rapporto 2010 del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) si afferma che «le donne fanno di rado la guerra, ma troppo spesso ne soffrono le conseguenze peggiori: la violenza sessuale costituisce un'arma di guerra ripugnante e sempre più utilizzata»;

per quanto concerne la Repubblica democratica del Congo (RDC), Amber Peterman, autore di uno studio pubblicato nel 2011 sull'"American journal of public health", ha parlato del dramma congolese come di un fenomeno 26 volte più grave rispetto a quello valutato dall'Onu: «I dati raccolti mostrano quanto le precedenti stime sui casi di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo siano ben lontane dal fotografare la reale situazione presente nel Paese» in quanto, secondo questo rapporto, i casi di stupro sarebbero circa 1.100 al giorno su un totale di 400.000 donne, tra i 15 e 49 anni, violentate solo tra il 2006 e il 2007, una media di 48 all'ora, quasi una al minuto, stima basata sui dati delle strutture sanitarie contro le 15.000 registrate dall'Onu e basate sui rapporti della polizia;

oltre al Ruanda, anche Burundi, Uganda e Angola sono stati accusati delle atrocità avvenute in Congo tra il 1993 e il 2003, in cui l'uso sistematico dello stupro da parte di tutte le forze combattenti è denunciato in un rapporto delle Nazioni Unite con un documento di 500 pagine che elenca 617 gravi violazioni accertate: «La violenza sessuale è stata una realtà quotidiana che non ha dato tregua alle donne del Congo - si legge nel rapporto - e i diversi gruppi armati hanno commesso violenze sessuali che si iscrivono nel quadro di vere campagne di terrore. Stupri in pubblico, stupri collettivi, stupri sistematici, incesti forzati, mutilazioni sessuali, donne sventrate, mutilazione degli organi genitali, cannibalismo, sono tutte tecniche di guerra usate contro la popolazione civile nel conflitto»;

«Siamo di fronte a un cancro che si diffonde nel mezzo dell'impunità e del silenzio», dice Michael van Rooyen, direttore della "Harvard humanitarian initiative" che ha fatto un'inchiesta su un gruppo di vittime, tra i 3 e gli 80 anni, nell'ospedale Panzi di Bukavui in Congo, dove il 60 per cento ha subito violenza collettiva da un numero di uomini che varia da 3 a 15 a volta;

le violenze nella RDC provengono da entrambi gli schieramenti in guerra, quindi sia dalle milizie sia dalle forze statali, con ingaggio anche stupratori seriali, e, seppure la guerra è ufficialmente finita nel 2003, gli scontri e gli stupri proseguono;

l'avvocato congolese Hamuly Rely, in una petizione che ha già raccolto una cinquantina di firme in tutto il mondo, tra attiviste dei diritti umani e personalità politiche, ha chiesto che sia istituito un tribunale penale internazionale incaricato di giudicare e condannare i crimini di guerra commessi in oltre 20 anni di conflitto nella RDC e, in particolare, gli stupri sulla popolazione femminile. «Non aprire un TPI per il Congo sarebbe una discriminazione nei confronti delle donne congolesi, principali vittime della guerriglia e delle violenze» afferma Rely, secondo il quale il tribunale sarebbe chiamato a indagare sui crimini denunciati nel "rapporto Mapping" sui gravi crimini commessi nella RDC dal 1993 al 2003, cioè negli ultimi anni del potere di Mobutu e durante le due guerre del 1996-1997 e del 1998-2002, pubblicato dall'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani il 1° ottobre 2010;

valutato altresì che:

il fenomeno non concerne solo la RDC. In Libia, nel mese di aprile 2011, l'ambasciatrice statunitense, Susan Rice, aveva denunciato la distribuzione di viagra alle truppe con il fine di maggior aggressione nelle violenze sessuali, e il britannico "DailyMail" aveva intervistato Michael Mahrt di Save the children, che parlava di violenze sessuali a minori. Storie di stupri indistinti sono stati riportati da chi è fuggito da Misurata, Ajdabiya e Ras Lanuf;

nell'aprile 2011, nel Bahrain, la poetessa ventenne Ayat al-Ghermezi, in prima fila nelle proteste in piazza della Perla a Manama, è morta dopo essere stata arrestata e ridotta in coma per gli stupri subiti;

nelle carceri di Gohar Dasht, nella città di Karaj a nord di Teheran, ancora oggi moltissime ragazze vengono sistematicamente violentate e uccise: arrestate per motivi che vanno dalla morale al dissenso, nel momento in cui vengono condannate queste donne vengono drogate e trasformate in schiave sessuali;

in 14 anni di guerra civile liberiana il 40 per cento delle donne ha subito violenze con conseguenze psichiche e fisiche devastanti;

nella sanguinosa guerra civile in Sierra Leone migliaia di donne, ragazze e bambine sono state stuprate e ridotte a schiave sessuali;

un numero imprecisato di donne e ragazze sono state violentate in Darfur, nel sud Sudan e sui monti Nuba durante i conflitti;

oggi in Asia, poi, l'emergenza è in Birmania dove la guerra, nel Kachin e nello Shan, porta da 40 anni morti, torture e stupri di massa usati come arma sistematica di terrore per piegare la popolazione;

stupri sistematici sono stati denunciati da organizzazioni umanitarie: nel 2002 lo "Shan women's action network" ha pubblicato un rapporto, "Licenza di stupro", che documenta, tra il 1996 e il 2001, più di 600 rapimenti e assalti sessuali commessi dalle truppe birmane, mentre nel 2007 il rapporto "State of terror", della "Karen women's organisation", dava più di 4.000 abusi, rapimenti, assassini, torture in circa 200 villaggi;

il conflitto tra Governo colombiano e Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), solo nel 2011, ha provocato, tra l'altro, 22.597 casi di stupro. Nel rapporto diffuso il 4 ottobre 2012 da Amnesty international, "Colombia: hidden from justice. Impunity for conflict-related sexual violence", il Governo colombiano è direttamente chiamato in causa per non aver fatto veri passi avanti per giudicare i responsabili dei crimini sessuali e per aver agevolato l'impunità davanti ad un fenomeno non denunciato da molte donne che raramente ottengono giustizia;

a maggio 2012, la rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti, Margot Wallstrom, ha ascoltato le donne colombiane, dichiarando: «È chiaro che la questione della violenza sessuale è il lato oscuro della Colombia. È inaccettabile non aiutare la Colombia a raggiungere la pace. Le donne continuano a temere per la loro vita. I loro figli sono vittime di abusi e a rischio. Nella maggior parte dei racconti, gli autori sono gruppi paramilitari o armati. Ma quando queste donne cercano aiuto nelle forze di sicurezza, non si sentono rispettate, ascoltate, e non ricevono la protezione di cui hanno bisogno»;

infine, in merito ai più recenti conflitti, si segnala che secondo la denuncia di Raywa Abdel Rahman del "Coordinating mass action for Egyptian women movement", in Egitto, nelle ultime settimane, sono aumentati a dismisura gli atti di violenza sessuale contro le donne, per lo più commessi in strada e ai danni di quelle donne che partecipano a manifestazioni di tipo politico nelle quali chiedono il rispetto dei diritti delle donne;

più dura ancora Fathy Farid, coordinatrice di "I saw harassment", che accusa le forze dell'ordine ancora legate al regime di Morsi di molestare sessualmente le donne giudicate "poco islamicamente corrette";

sul fronte siriano, poi, un progetto di "Women under siege" costituisce il primo tentativo di raccogliere le testimonianze di violenze sessuali in Siria: i dati sono stati analizzati da un team della Columbia university di New York ed il rapporto, pubblicato nel 2012, ha preso in esame 117 resoconti, raccolti tra il marzo 2011 (quando è iniziato il conflitto) e fine giugno 2012. Il 58 per cento delle violenze sessuali sono attribuite a soldati o ufficiali, il 26 per cento a sconosciuti, il resto a shabiha (miliziani volontari pro -regime), mentre molti sono gli uomini che denunciano di aver subito simili violenze in prigione. Nel caso della Siria, il fatto che nel 42 per cento dei casi le donne siano state stuprate ripetutamente da più uomini fa pensare ai ricercatori che "la violenza venga usata come strumento di guerra, anche se non necessariamente secondo una strategia organizzata";

considerato che:

per secoli, lo stupro in situazioni di conflitto è stato tacitamente accettato in quanto inevitabile. Un rapporto del 1998 delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale e sul conflitto armato rileva che, storicamente, i militari consideravano lo stupro un legittimo bottino di guerra;

durante la Seconda guerra mondiale, tutte le parti del conflitto furono accusate di aver commesso stupri di massa, tuttavia nessuno dei due tribunali, istituiti a Tokyo e a Norimberga dai Paesi alleati risultati vittoriosi per perseguire i presunti crimini di guerra, hanno riconosciuto il reato di stupro sistematico nel conflitto come atto criminoso;

è stato solo nel 1992, a fronte dei diffusi stupri di donne in ex Yugoslavia, che il tema è giunto all'attenzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il 18 dicembre 1992, il Consiglio ha dichiarato la "prigionia di massa, organizzata e sistematica e lo stupro di donne, in particolare di donne musulmane, in Bosnia e in Erzegovina" un crimine internazionale;

in seguito, lo statuto del Tribunale penale internazionale per la ex Yugoslavia (1993) ha incluso lo stupro come crimine contro l'umanità, accanto ad altri crimini come la tortura e lo sterminio, qualora siano commessi durante un conflitto armato e siano diretti contro la popolazione civile;

nel 2001, il Tribunale penale internazionale per la ex Yugoslavia è stato il primo tribunale internazionale a dichiarare la persona accusata colpevole di stupro come reato contro l'umanità. Inoltre, il Tribunale ha ampliato la definizione di schiavitù come reato contro l'umanità includendo la schiavitù sessuale;

anche il Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR, 1994) ha dichiarato che lo stupro è un crimine di guerra e un crimine contro l'umanità. Nel 1998, l'ICTR è stato il primo tribunale internazionale a dichiarare la persona accusata colpevole di stupro in quanto reato di genocidio, nella misura in cui è stato commesso intenzionalmente per distruggere, in tutto o in parte, il gruppo etnico Tutsi;

lo statuto di Roma della Corte penale internazionale, in vigore a partire dal luglio 2002, comprende lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata, la sterilizzazione forzata, o "qualsiasi altra forma di violenza sessuale di analoga gravità" come crimine contro l'umanità qualora sia commesso in modo diffuso o sistematico. I mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale comprendono diversi capi d'accusa di stupro sia come crimine di guerra che come crimine contro l'umanità;

considerato inoltre che:

negli ultimi anni, anche il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è adoperato in gran misura contro lo stupro in situazioni di conflitto: in particolare, si ricordano le risoluzioni del Consiglio di sicurezza n. 1325 del 2000 e n. 1820 del 2008 rispettivamente su donne, pace e sicurezza e sulla condanna dello stupro come arma di guerra, n. 1888 del 2009 sulla violenza sessuale contro donne e bambini in situazioni di conflitto armato, n. 1889 del 2009 volta a rafforzare l'attuazione e il monitoraggio della risoluzione n. 1325 citata, nonché n. 1960 del 2010, che introduce un meccanismo per la compilazione dei dati e di un elenco relativo agli autori di violenza sessuale nei conflitti armati;

nel 2007 è nato UN Action against sexual violence in conflict, il cui compito è coordinare il lavoro di 13 enti impegnati nella lotta contro le violenze sessuali nei conflitti. La presenza di un unico organismo di riferimento facilita il coordinamento tra le varie organizzazioni, ne favorisce la responsabilizzazione e ne incoraggia l'intervento, coinvolgendole nello sviluppo di strategie per la prevenzione e il sostegno delle vittime di tali crimini;

nel 2008 il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha lanciato "UNiTE", una campagna per la prevenzione e l'eliminazione della violenza contro donne e ragazze di tutto il mondo, sia in tempi di guerra che di pace;

nel 2010, Margot Wallstrom è stata nominata rappresentante speciale del Segretario generale per la violenza sessuale in situazioni di conflitto, con il ruolo di guidare, tramite UN Action, gli organismi impegnati nella lotta contro la violenza sulle donne e di coordinarne gli sforzi con l'elaborazione di strategie sistematiche;

nel rapporto dal titolo "Violenza sessuale in situazioni di conflitto: rapporto del Segretario Generale", pubblicato il 13 gennaio 2012, per la prima volta vengono nominate le forze militari, le milizie cittadine e i gruppi armati sospettati di essere i peggiori responsabili di tali crimini. Tra i nomi spiccano quelli dell'Esercito di resistenza del Signore della Repubblica centrale africana e in sud Sudan, i gruppi armati e il vecchio esercito della Costa d'Avorio e le forze armate della Repubblica democratica del Congo;

il rapporto dimostra come lo stupro rappresenti una minaccia per la sicurezza delle nazioni e che sia stato spesso d'intralcio per l'instaurazione della pace a seguito di conflitti, come accaduto in Chad, nella Repubblica dell'Africa centrale, in Nepal, in Sri Lanka, a Timor Est, in Liberia, in Sierra Leone e in Bosnia Herzegovina; la violenza sessuale è stata utilizzata anche nel corso di elezioni politiche, scioperi e disordini civili in Egitto, Guinea, Kenya e Siria e in molti altri Paesi;

considerato altresì che:

dopo la risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro ruolo nella ricostruzione e post-conflitto (2005/2215(INI)), il Consiglio europeo del 13 novembre 2006 si è espresso, nelle sue conclusioni, sulla promozione dell'integrazione della dimensione di genere nella gestione delle crisi;

nel 2008 il Consiglio europeo ha poi adottato il suo "approccio globale" relativo all'attuazione da parte dell'Unione delle risoluzioni n. 1325 e n. 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché un documento operativo sull'attuazione di tali risoluzioni, segnatamente nell'ambito della politica europea di sicurezza e di difesa, ha creato un gruppo d'azione interistituzionale "donne, pace e sicurezza" per il relativo monitoraggio ed ha adottato, nel luglio 2010, degli indicatori per dare seguito all'attuazione stessa;

il Consiglio europeo ha inoltre adottato gli "orientamenti dell'Unione europea sulle violenze contro le donne e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti", che ha rafforzato la posizione dei diritti delle donne nel contesto globale delle politiche dei diritti umani dell'Unione europea;

lo strumentario dell'Unione europea è stato completato dal piano d'azione sulla parità di genere nella cooperazione allo sviluppo (SEC(2010)0265) e dall'adozione della risoluzione sulla situazione delle donne in guerra (2011/2198(INI) del Parlamento europeo il 2 febbraio 2012;

rilevato che:

da sempre il nostro Paese è impegnato a promuovere l'eguaglianza di genere e l'empowerment femminile sulla scena internazionale;

nel 2009 è stata organizzata a Roma, nel quadro della Presidenza italiana del G8, una Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne nelle sue molteplici forme;

dal 1° gennaio 2011, l'Italia siede nel Consiglio esecutivo di UN Women, la nuova entità delle Nazioni Unite per l'eguaglianza di genere e l'avanzamento delle donne;

l'Italia è stata inoltre in prima linea nei negoziati che hanno portato negli anni scorsi il Consiglio di sicurezza a pronunciarsi sull'uso dello stupro in situazioni di conflitto armato, affinché fosse riconosciuto il nesso tra il contrasto ad ogni forma di violenza di genere e la sicurezza internazionale;

a questo riguardo, il Ministero degli affari esteri ha adottato, all'inizio del 2011, un piano d'azione triennale per l'applicazione della risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza, dedicata all'impatto della guerra sulle donne e al contributo delle donne alla risoluzione dei conflitti e ad una pace durevole;

rilevato altresì che:

«Da sempre lo stupro fa parte dei conflitti, è menzionato nella guerra di Troia e nella Bibbia, e qualcuno potrebbe perfino pensare che sia un danno collaterale. Ma in realtà non è così: lo stupro non è inevitabile», dice Margot Wallstrom, aggiungendo che «la legislazione internazionale esiste ma il problema è che deve cambiare atteggiamento» in quanto gli stupratori non devono sentire di agire nella più totale impunità;

un tema, quello della giustizia, riportato anche nel recente rapporto "Progress of the world women: in pursuit of justice", redatto dalla UN Women, l'agenzia dell'Onu per le donne presieduta da Michelle Bachelet, ex presidente del Cile e ora executive director di UN Women, in cui si legge che troppo spesso «i crimini contro le donne non vengono divulgati» e che «milioni di donne nel mondo continuano a subire ingiustizia, violenze e disparità nelle loro case, nel loro posto di lavoro e nella loro vita sociale», fattori che rendono difficile il superamento reale di una disparità tra uomini e donne;

così, nell'ambito degli impegni per il mandato britannico di presidenza del G8 nel 2013, il Ministro degli esteri britannico, William Hague, ha inserito il tema dello stupro come arma di guerra contro la popolazione civile e la sua impunità nell'agenda del G8;

per promuovere anche nel nostro Paese una maggiore consapevolezza rispetto al fenomeno dello stupro di guerra nei conflitti armati, l'ambasciata britannica ha costituito un gruppo di lavoro in Italia, che coinvolge l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), Roma capitale (Dipartimento per le pari opportunità), le associazioni "Se non ora quando" e "Avvocati senza frontiere" e ha organizzato, il 20 febbraio 2013, un convegno-dibattito dal titolo "Fermiamo la violenza sessuale come arma di guerra";

l'11 aprile 2013, a Londra, sotto la presidenza britannica, i Ministri degli esteri del G8 hanno adottato una dichiarazione storica sulla prevenzione della violenza sessuale nei conflitti che comprende la creazione di una cornice internazionale a supporto delle indagini e dei procedimenti giudiziari nei casi di violenza e il principio che l'amnistia per i responsabili non farà mai parte di accordi di pace;

inoltre, a fronte della necessità di stabilire delle linee guida standard, i Ministri degli esteri hanno accolto con favore gli obiettivi proposti dalla presidenza britannica nel protocollo internazionale sulla ricerca e documentazione della violenza sessuale nei conflitti e ne hanno approvato lo sviluppo;

oltre a porre la questione al vertice del gruppo degli 8 Paesi più ricchi al mondo in Irlanda del Nord, il 17 e 18 giugno 2013, il Ministro britannico ha dichiarato di voler sollevare la questione anche in sede Onu, con l'auspicio di ottenere adesioni al suo protocollo internazionale, mentre le ambasciate britanniche nel mondo stanno sollevando la questione con Governi e organizzazioni internazionali quali OSCE, NATO, Unione europea, Unione per l'unità africana;

valutato inoltre che:

per combattere lo stupro di guerra nei conflitti armati, la giustizia deve essere certa e uguale per tutti, nel rispetto di tempi ragionevoli e della dignità delle vittime, e la questione dell'impunità deve costituire un fattore di primo piano nei negoziati di pace;

non può esservi pace senza giustizia, i responsabili devono affrontare le conseguenze penali delle loro azioni ed è quindi necessario escludere i reati di stupro nei conflitti armati dalle disposizioni di amnistia;

al fine di prevenire, affrontare e ridurre i reati di violenza sessuale nei conflitti armati è necessario favorire la partecipazione delle donne al tavolo dei negoziati: dall'adozione della risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza, la consapevolezza delle differenze di genere nei conflitti è aumentata, ma, nonostante gli sforzi intrapresi, la partecipazione delle donne ai negoziati di pace continua ad essere, con rare eccezioni, inferiore al 10 per cento dei partecipanti ufficiali;

le cause più profonde della vulnerabilità delle donne durante i conflitti risiedono spesso nell'accesso notoriamente più limitato all'istruzione e al mercato del lavoro e pertanto la partecipazione economica delle donne su base paritaria costituisce una conditio sine qua non della lotta contro la violenza di genere nei conflitti armati;

l'importanza del coinvolgimento delle donne e di una prospettiva di genere è sottolineata dal fatto che, nei casi in cui un maggior numero di donne si impegna nei processi di risoluzione dei conflitti e di costruzione della pace, viene trattato un maggior numero di settori di ricostruzione e consolidamento della pace: infrastrutture di mercato, viabilità rurale, centri sanitari, scuole accessibili e giardini di infanzia;

favorire la partecipazione politica, sociale ed economica attiva e pari delle donne anche nei processi di prevenzione e risoluzione dei conflitti, nell'amministrazione della giustizia di transizione e nei processi di riforma del settore della sicurezza è inoltre fondamentale per porre fine alla stigmatizzazione delle vittime;

anche includere un maggior numero di donne nelle forze armate, sia in posizioni di comando che in posizioni di base è fondamentale per intervenire efficacemente sulle violenze subite da donne e minori nei conflitti armati. Le donne nell'esercito e/o che lavorano nelle organizzazioni civili operanti nel mantenimento della pace fungono da mediatrici interculturali di genere, e quindi costituiscono un modello e un punto di riferimento che incentiva all'emancipazione le donne locali, contribuendo alla presa di coscienza nella decostruzione degli stereotipi;

in tal senso, è necessario garantire un'adeguata formazione dei militari sulle implicazioni della violenza di genere in situazioni di conflitto e post-conflitto, includendo anche un ampio coinvolgimento di donne e consulenti per la protezione dell'infanzia all'interno di opportune operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite e in altre missioni;

allo stesso modo, pieno deve essere lo svolgimento del mandato del Rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i crimini sessuali in situazioni di conflitto e forte il sostegno per il lavoro del team di esperti "Rule of law/Sexual violence in conflict" previsto dalla risoluzione n. 1888 del 2009 del Consiglio di sicurezza;

è poi necessario rafforzare la volontà politica internazionale per rimuovere le barriere che impediscono l'efficace monitoraggio e reporting su situazioni di violenza sessuale nei conflitti armati, per fornire un migliore sostegno alle vittime, e per costruire le capacità sia nazionali che internazionali per rispondere alla violenza sessuale nei conflitti armati anche attraverso un potenziamento delle indagini ed il perseguimento dei colpevoli;

l'effettivo accertamento e la documentazione circa le violenze sessuali nei conflitti armati è infatti strumentale, sia nell'assicurare i responsabili alla giustizia che nel garantire l'accesso alla giustizia per le vittime, a protezione della loro sicurezza e dignità;

anche la fornitura di servizi adeguati e accessibili, tra cui sanità, sostegno psicosociale, giuridico ed economico è fondamentale per la riabilitazione e il reinserimento delle vittime di violenza sessuale nei conflitti armati e permettere loro di esprimere appieno la domanda di giustizia;

per affrontare lo stupro di guerra nei conflitti armati è fondamentale adottare un approccio cooperativo in cui tutte le forme di sostegno umanitario sono imparziali, coerenti con il principio del "non nuocere" e conformi alle linee guida per gli interventi sulla violenza di genere in contesti umanitari dell'Inter agency standing committee (IASC) delle Nazioni Unite, agli standard minimi per la protezione dei minori nell'azione umanitaria e ai principi guida delle Nazioni Unite per l'assistenza umanitaria;

infine, è necessario garantire una risposta globale adeguatamente finanziata da parte della comunità internazionale, anche attraverso programmi come il Trust fund for victims della Corte penale internazionale;

considerato infine che:

questi atti, per la loro gravità, meritano di essere adeguatamente sanzionati ed è evidente che la giustizia dei singoli Stati non risulta in grado di sanzionare tali episodi;

sarebbe auspicabile definire un reato internazionale ben determinato e con l'indicazione delle ipotesi specifiche, atteso che la genericità di un reato confligge con i principi generali dei vigenti "diritti penali", in modo da evitare duplicati di giurisdizione per una completa razionalizzazione dell'attività giurisdizionale,

impegna il Governo ad agire, nelle opportune sedi a livello nazionale, sovranazionale e internazionale, e in particolare nell'ambito dei lavori della 68ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la cui settimana ministeriale inizierà il 23 settembre 2013, al fine di sollecitare l'adozione di quei provvedimenti necessari a prevenire, reprimere e mettere fine allo stupro come arma di guerra, in particolare prevedendo:

1) per le parti offese, vittime di così gravi reati, una forma di giustizia totale che comprenda l'inflizione di severe sanzioni ma anche un ampio risarcimento del danno da parte degli Stati colpevoli o di un fondo "trust fund for victims", come quello previsto in sede di Corte penale internazionale, a cui potrebbero partecipare tutti gli Stati che hanno accettato la giurisdizione delle Corti;

2) che la pena da infliggere non sia inferiore a quella dell'ergastolo, escludendo ogni tipo di attenuanti che porterebbero ad una riduzione della pena;

3) il massimo della pubblicità agli instaurandi procedimenti penali, pur sempre nel rispetto della tutela dei diritti degli autori dei crimini, poiché il processo penale anche per fatti gravissimi non deve mai essere il terreno per vendette postume;

4) un potenziamento delle indagini per accertare i fatti e perseguire rapidamente i colpevoli, anche attraverso l'istituzione a livello internazionale di una "polizia giudiziaria" specializzata nel tipo di crimini che operi a livello internazionale ed in stretta collaborazione con l'autorità giudiziaria;

5) sezioni specializzate all'interno del Tribunale penale internazionale, che dovranno indagare e giudicare su reati "internazionali specifici", stabiliti sulla base di precisi accordi internazionali, mettendo a frutto anche l'elaborazione giurisprudenziale dei singoli Paesi, e a creare un corpo di giudici internazionali specializzati in diritto bellico, che dovranno essere anche specializzati nella valutazione e nella liquidazione degli aspetti civilistici delle gravi vicende;

6) una formazione adeguata ed efficace del personale militare e civile impiegato in scenari di conflitto così come in missioni di peacekeeping e peacebuilding, secondo un approccio di genere in materia di mantenimento della pace, prevenzione dei conflitti e consolidamento della pace;

7) l'elaborazione di un codice di condotta per il personale militare assegnato a missioni militari e civili che, definendo anche lo sfruttamento sessuale quale comportamento ingiustificabile e criminale, sia applicato rigorosamente in casi di violenza sessuale perpetrata da personale umanitario, da rappresentanti delle istituzioni internazionali, da forze di mantenimento della pace e da diplomatici, mediante sanzioni severe sul piano amministrativo e penale;

8) la promozione attiva di un aumento del numero di donne nelle forze armate e civili impegnate in operazioni di mantenimento della pace, soprattutto in posizioni di responsabilità, anche attraverso la definizione di campagne per promuovere la professione militare e le forze di polizia come un'opzione valida per le donne come per gli uomini, per decostruire possibili stereotipi;

9) l'inclusione di un maggior numero di donne, soprattutto nelle operazioni civili, in posizioni di alto rango e nelle interazioni con la comunità locale;

10) un'adeguata assistenza tecnica e finanziaria a sostegno dei programmi che consentano alle donne di partecipare a pieno titolo alla conduzione dei negoziati di pace e che emancipino le donne nella società civile;

11) una maggiore cooperazione con le organizzazioni locali di donne, per introdurre un sistema di allerta preventiva e, eventualmente, consentire loro di evitare le violenze o ridurne l'incidenza;

12) il rispetto della legislazione relativa all'impunità e quindi l'esclusione dei reati di violenza di genere nei conflitti armati dalle disposizioni di amnistia;

13) il rafforzamento del sistema giudiziario attraverso una specifica formazione dei giudici e dei pubblici ministeri in materia di indagini e sanzioni nei casi di violenza sulle donne e sui minori nei conflitti;

14) un'elevata visibilità e pubblicità dei procedimenti giudiziari quale mezzo per diffondere il messaggio secondo cui lo stupro nei conflitti costituisce un comportamento ingiustificabile e criminale;

15) la possibilità per le donne vittime di violenza e/o tortura e/o riduzione in schiavitù sessuale durante i conflitti di adire giurisdizioni internazionali in condizioni compatibili con la propria dignità e venendo da queste protette rispetto alle aggressioni fisiche e psicologiche derivanti da interrogatori in cui si mostri insensibilità rispetto ai traumi e, in tali casi, di fruire di programmi di assistenza per il reinserimento economico, sociale e psicologico;

16) lo sviluppo di programmi di protezione dei testimoni volti a proteggere le vittime e ad incoraggiarle, con la garanzia della protezione, a farsi avanti e testimoniare contro i loro aggressori;

17) il riconoscimento dello stupro di guerra come "grave violazione" dell'articolo 27 della Convenzione di Ginevra e dunque come fattispecie criminosa oggetto della giurisdizione della Corte penale internazionale, unitamente ai crimini di genocidio, ai crimini contro l'umanità e a tutti i crimini di guerra;

18) un'intensificazione degli sforzi per l'attuazione della risoluzione n. 1960 del 2010 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiede informazioni dettagliate sui presunti responsabili di violenza sulle donne durante i conflitti armati;

19) l'aumento dei finanziamenti per il rappresentante speciale del Segretario generale dell'Onu sulla violenza sessuale nei conflitti;

20) il sostegno alla raccolta, l'elaborazione e la divulgazione di pratiche efficaci in materia di integrazione orizzontale della dimensione di genere nell'attuazione degli indicatori di Pechino riguardanti il campo delle donne e conflitti armati;

21) il pieno e attivo sostegno all'iniziativa di prevenzione dello stupro di guerra nei conflitti, promossa nell'ambito del G8, dal Ministro degli esteri britannico, William Hague, con particolare rifermento alla costruzione di una cornice internazionale a supporto delle indagini e dei procedimenti giudiziari nei casi di violenza, all'applicazione del principio di esclusione dei reati di stupro nei conflitti armati dalle disposizioni di amnistia e allo sviluppo di un protocollo internazionale sulla ricerca e documentazione della violenza sessuale nei conflitti;

22) la piena attuazione della risoluzione sulla situazione delle donne in guerra (2011/2198(INI)) del Parlamento europeo, con particolare riguardo alle richieste di:

a) assicurare che il Rappresentante speciale per i diritti umani dell'Unione europea continui ad affrontare sistematicamente il tema della prevenzione della violenza sessuale nei conflitti armati nello svolgimento del suo mandato;

b) istituzione di adeguate procedure pubbliche di denuncia nell'ambito della Politica di sicurezza e difesa comune (PSDC), che favoriscano in particolare la segnalazione delle violenze sessuali e basate sul genere;

c) attenzione alla dimensione di genere nel contesto della ricerca della pace, di prevenzione e soluzione di conflitti, nelle operazioni di mantenimento della pace e di risanamento e di ricostruzione postbellica;

d) invito all'autorità di bilancio della UE ad aumentare le risorse finanziarie destinate alla promozione dell'uguaglianza di genere e dei diritti delle donne nei futuri strumenti finanziari per lo sviluppo riguardo al periodo 2014-2020;

e) invito all'Alto rappresentante della UE ed alla Commissione a prendere le misure necessarie per migliorare la complementarietà e la mobilitazione tempestiva di tutti gli strumenti finanziari per l'azione esterna dell'Unione, ovvero il Fondo europeo di sviluppo, lo Strumento di cooperazione allo sviluppo, lo Strumento europeo di vicinato e partenariato, lo Strumento di assistenza preadesione, lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani e lo Strumento per la stabilità, per evitare una reazione frammentata della UE alla situazione delle donne nei conflitti bellici.

(1-00144 p.a.) (Testo 2)

Mozioni

DE BIASI, D'AMBROSIO LETTIERI, GRANAIOLA, BIANCONI, DIRINDIN, LANIECE, ANITORI, ROMANO, TAVERNA, RIZZOTTI, ROMANI Maurizio, AIELLO, BIANCO, FUCKSIA, MATTESINI, MATURANI, PADUA, SILVESTRO, SIMEONI, ZUFFADA - Il Senato,

premesso che:

la demenza è una sindrome causata da diverse patologie che determinano la progressiva alterazione di alcune fondamentali funzioni: memoria, pensiero, ragionamento, linguaggio, orientamento, personalità e comportamento con la conseguenza di interferire con i più elementari atti quotidiani della vita sino a deteriorarne irrimediabilmente la qualità;

la malattia di Alzheimer è la più comune causa di demenza, interessa prevalentemente la popolazione anziana ma sono crescenti i pazienti in età presenile e produttiva, con preoccupanti effetti sociali e devastanti conseguenze per la sopravvivenza economica delle famiglie;

l'assistenza a persone affette dal morbo di Alzheimer è inclusa nei livelli essenziali di assistenza (LEA) e pertanto richiamata nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 novembre 2001, che ne prevede l'erogazione sia attraverso prestazioni di assistenza domiciliare integrata, sia attraverso trattamenti in regime residenziale e semiresidenziale,

inoltre, il morbo di Alzheimer, con riguardo alle tutele sanitarie a favore dei pazienti, è una malattia inclusa nell'elenco delle malattie croniche e invalidanti che danno diritto all'esenzione dal ticket per le prestazioni sanitarie correlate, di tipo sia riabilitativo sia strumentale;

secondo uno studio dell'ADI (Alzheimer's disease international) apparso sull'autorevole rivista scientifica "Lancet", sono 24,3 milioni le persone con demenza oggi nel mondo: 4,6 milioni di nuovi malati all'anno, un caso ogni 7 secondi, il dato è destinato a raddoppiare nei prossimi 20 anni con 42,3 milioni di malati nel 2020 e 81,1 milioni nel 2040;

i Paesi più colpiti sono la Cina (5 milioni), l'Unione europea (5), gli Usa (2,9), l'India (1,5) il Giappone (1,1), la Russia (1,1) e l'Indonesia (un milione); il 60 per cento delle persone con demenza vivono nei Paesi in via di sviluppo, e saranno il 71 per cento nel 2040;

si prevede che nei Paesi industrializzati i malati aumenteranno del 100 per cento entro il 2040, mentre in India, Cina e Paesi limitrofi del sud est asiatico e del Pacifico occidentale la crescita sarà addirittura del 200 per cento;

secondo dati dell'ADI (2011) i malati di Alzheimer in Italia sarebbero un milione con un aumento annuale di circa 150.000 nuovi casi e, in rapporto all'evoluzione della patologia, i costi sanitari e quelli indotti variano tra i 15.000 e i 50.000 euro annui;

l'Alzheimer's disease international, che raggruppa le associazioni di 75 Paesi di tutto il mondo, sulla base di queste cifre allarmanti ha richiamato Governi, medici e opinione pubblica a prendere consapevolezza del grave problema e ad agire subito soprattutto sulla prevenzione oltre che sull'implementazione delle reti assistenziali intorno ai malati e alle loro famiglie;

si tratta di mettere in piedi un modello basato su prevenzione, diagnosi e cura della malattia di Alzheimer, che preveda non solo l'assistenza al malato, ma anche il supporto ai fornitori primari di cure (familiari, badanti, infermieri, assistenti medici);

una rete territoriale a sostegno del malato di Alzheimer dovrebbe comprendere il medico di famiglia, gli specialisti (neurologi e geriatri), i centri di riferimento, l'assistenza domiciliare, i centri diurni, i ricoveri di sollievo e i ricoveri definitivi;

in Italia non sono disponibili dati ufficiali e aggiornati sull'epidemiologia del morbo di Alzheimer determinando così una possibile carenza di informazioni, riferita anche alla differente incidenza territoriale della patologia e alla possibile disomogeneità della qualità e dell'efficacia dell'offerta di prestazioni erogate da ciascuna Regione;

ai fini di potenziare la prevenzione e la diagnosi precoce si rende necessario aggiornare periodicamente il patrimonio dei saperi dei medici di medicina generale e degli operatori che svolgono attività sociosanitaria assistenziale, nonché di svolgere specifiche campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione in generale;

la ricerca scientifica non ha sino ad oggi individuato l'eziopatogenesi della malattia e le moderne terapie farmacologiche si limitano a benefici sintomatici, ad un rallentamento della progressione della malattia e alla cura delle sue conseguenze ma non si registra ancora un'efficacia che ne consenta la guarigione, per cui si rende necessario potenziare la ricerca scientifica del settore;

per migliorare l'efficacia dei trattamenti farmacologici e l'erogazione dei servizi sociosanitari assistenziali i più recenti e autorevoli studi scientifici evidenziano l'importanza della prevenzione e della diagnosi precoce;

secondo un'indagine recente, al fine di assistere il malato nella propria abitazione, i familiari richiedono, in ordine di priorità, un maggior numero di presidi medici specifici e di centri diurni; la disponibilità di farmaci mirati; la possibilità di ricorrere ad un'assistenza esterna, pur con l'intervento di collaboratori familiari, e ad un'assistenza domiciliare sanitaria; la garanzia di contributi economici o sgravi fiscali; la presenza fattiva di associazioni di familiari di malati, nonché il sostegno da parte di personale competente;

considerate le complesse implicazioni sanitarie, sociali ed economiche connesse con il morbo di Alzheimer, l'Organizzazione mondiale della sanità già nel 1994 istituì la giornata mondiale dell'Alzheimer che rappresenta ormai in tutto il mondo un atteso appuntamento annuale che coinvolge la comunità scientifica, i pazienti, le loro famiglie, gli operatori della sanità, le istituzioni e le rappresentanze sociali con indubbi vantaggi per l'informazione, il coinvolgimento e la condivisione di progetti comuni;

preso atto che:

le recenti linee guida europee per la sola malattia di Alzheimer stimano in 21.000 euro all'anno il costo per le cure di una persona con demenza, mentre il costo totale in Europa è intorno ai 141 miliardi di euro per anno, di cui il 56 per cento è rappresentato dalle cure informali;

l'estensione del problema è correlata con il fenomeno della transizione demografica, cioè con il passaggio da una popolazione con alti tassi di natalità e di mortalità a una popolazione con entrambi i tassi in progressiva riduzione;

l'Italia è già ora uno dei Paesi più avanzati nella transizione demografica, con un saldo di popolazione che si approssima a essere negativo, ne consegue che il numero assoluto degli anziani e quindi anche degli affetti da demenza è destinato nei prossimi decenni a crescere, forse ancora più che in altri Paesi, l'estensione di questa patologia, con i costi diretti e indiretti che comporta, è destinata a incidere in modo significativo sui provvedimenti per il benessere sociale della nazione;

nel piano nazionale della prevenzione 2010-2012, approvato dalla Conferenza permanente Stato-Regioni, è espressamente prevista la necessità di un governo clinico complessivo delle demenze che sia in grado di utilizzare nella pratica clinica le evidenze scientifiche disponibili, gli approcci multidisciplinari e interprofessionali, il coordinamento delle attività dei diversi servizi dedicati ed il forte coinvolgimento dei diversi operatori sociosanitari, dei medici di medicina generale, dei familiari e di tutti i soggetti decisori;

nel medesimo piano si evidenzia la necessità di un serio approccio ai problemi della prevenzione e della gestione delle patologie neurologiche con l'esigenza di creare sinergie tra competenze multidisciplinari che non si possono esaurire nel solo ambito sanitario;

lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con cui vengono revisionati i LEA prevede l'attivazione di servizi o nuclei, residenziali e semiresidenziali, dedicati alle persone con demenza con specifiche garanzie per il sostegno e il potenziamento dei servizi erogati, ivi compresi gli interventi di sollievo;

i predetti trattamenti previsti nell'ambito della revisione dei LEA sono assunti all'interno dello schema di piano sanitario nazionale 2011-2013, con la specifica individuazione, tra le strutture extraospedaliere chiamate a rispondere ai bisogni sociosanitari dei pazienti, di appositi nuclei specializzati (nuclei Alzheimer) per pazienti affetti da demenza senile,

impegna il Governo:

1) a promuovere un progetto generale di cura della demenza che parta dagli aspetto propriamente clinici, quali la diagnosi e il trattamento farmacologico e non farmacologico, sviluppando in parallelo specifici servizi dedicati alle diverse fasi della malattia, ai problemi familiari e ai luoghi delle cure;

2) a prevedere un sistema che, tenendo conto della situazione ambientale e sociale del singolo paziente, garantisca: diagnosi e presa in carico tempestiva; terapia non farmacologica e farmacologica; educazione del paziente e degli erogatori primari di cure e di assistenza; affidamento a un team territoriale con competenze specifiche; competenze specialistiche sanitarie e sociali finalizzate alla consulenza per il monitoraggio e la gestione delle fasi di scompenso; disponibilità di strutture sociosanitarie dedicate all'accoglienza temporanea; nuclei residenziali edificati secondo specifiche indicazioni architettoniche e organizzative;

3) a prevedere uno stabile monitoraggio epidemiologico, compatibilmente con i vincoli normativi sulla privacy, che consenta di adottare ogni iniziativa necessaria a creare omogeneità nella rete integrata dei servizi sociosanitari assistenziali su tutto il territorio nazionale;

4) ad inserire nell'ambito del programma di educazione continua in medicina (ECM) specifici obblighi formativi riferiti all'Alzheimer per gli operatori della sanità che svolgono attività assistenziale riferita alla patologia;

5) a promuovere idonee iniziative per il sostegno e lo sviluppo della ricerca scientifica nel campo delle malattie neurodegenerative e della demenza;

6) a definire nei tempi più brevi la revisione dei LEA e a promuovere la definizione di apposite linee guida per la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento terapeutico e assistenziale dei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer, al fine di migliorare la qualità delle prestazioni e uniformarne l'efficacia e l'efficienza;

7) a promuovere apposite campagne di educazione sanitaria rivolte alla popolazione per migliorarne la consapevolezza e le corrette modalità per rapportarsi alle strutture del Servizio sanitario nazionale e agli operatori.

(1-00148)

Interpellanze

MORRA, BUCCARELLA, GIARRUSSO, MOLINARI - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che con decreto del Ministro della giustizia, in applicazione dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 155 del 2012, ha autorizzato per un periodo di 2 anni a decorrere dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto legislativo, la trattazione dei procedimenti civili ordinari e delle controversie in materia di lavoro, di previdenza e assistenza obbligatoria pendenti alla data del 13 settembre 2013 presso un numero limitato di sedi soppresse nell'ambito della riforma della geografia giudiziaria, tra cui quella di Rossano (Cosenza);

considerato che, per quanto risulta agli interpellanti:

il TAR Calabria con tre distinti provvedimenti ha sospeso tutte le operazioni di trasloco degli arredi del Tribunale di Castrovillari (Cosenza), dei fascicoli e del personale amministrativo e giudiziario (tribunale e procura), con l'eccezione di quanto stabilito nel decreto n. 1779/13, nel senso che i due altri decreti "non debbano incidere sull'attività giudiziaria con riferimento alla scadenza dei termini di custodia cautelare, alla decorrenza dei termini di prescrizione e alla decorrenza dei termini per le indagini preliminari";

nonostante le pronunce favorevoli del TAR Calabria il presidente del Tribunale di Castrovillari e il presidente di sezione penale dello stesso, con diversi ordini di servizio dal 16 settembre 2013 in poi, hanno fatto prelevare diversi fascicoli penali delle udienze del mese di settembre;

un primo asporto è avvenuto nelle prime ore del mattino del 18 settembre 2013 a mezzo di un blitz delle forze del commissariato di Polizia, nonostante la prima sospensiva del TAR, ed un secondo blitz è avvenuto tra le ore 14 e le ore 15 del 24 settembre, nonostante fossero già stati emessi tutti e tre i decreti di sospensione del TAR;

desta particolare preoccupazione il fatto che l'ordine di servizio del 24 settembre, avente ad oggetto il prelievo dei fascicoli delle residuali udienze di settembre 2013, sarebbe stato comunicato alle sole forze dell'ordine e non alla cancelleria competente, la quale avrebbe ottemperato solo in base alla semplice esibizione dello stesso ordine di servizio da parte degli agenti di polizia;

considerato inoltre che per quanto risulta il presidente di sezione penale del Tribunale di Castrovillari, con decreto n. 28/13 del 20 settembre 2013 ha disposto il rinvio a data da destinarsi delle udienze dibattimentali, monocratiche e collegiali, del 23, 24, 25, 26, 27 e 30 settembre 2013 e delle udienze gup del 25, 26, 30 settembre 2013, già fissate dal soppresso tribunale di Rossano innanzi al tribunale e al gup di Castrovillari, in apparente contrasto con il decreto ministeriale di cui in premessa; mentre con decreto n. 33/13 del 24 settembre ha disposto la revoca del precedente decreto n. 28 del 2013,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei gravi fatti illustrati;

quali intendimenti urgenti intenda porre in essere al fine di conferire legittimo e cogente valore ordinamentale alle determinazioni della giustizia amministrativa calabrese,

anche valutando i connessi rischi riferiti alla sicurezza e all'ordine pubblico;

se il Ministro della giustizia non ritenga di dover valutare la possibilità di attivare il proprio potere ispettivo presso il Tribunale di Castrovillari, allo scopo esclusivo di accertare se i servizi giudiziari abbiano proceduto secondo le leggi, i regolamenti e le istruzioni vigenti.

(2-00075)

GIOVANARDI, MALAN - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

domenica 22 settembre 2013 a Casale Monferrato (Alessandria), si è svolto il convegno dal titolo "Gender, omofobia, transfobia: verso l'abolizione dell'uomo?", un'iniziativa organizzata dal Movimento per la vita, Alleanza cattolica, Comunione e liberazione, con il patrocinio della Pastorale della salute e Pastorale sociale della diocesi di Casale Monferrato;

l'avvocato Giorgio Razeto, esponente dell'associazione Giuristi per la vita, ed il professor Mauro Ronco, ordinario di Diritto penale presso l'Università di Padova e docente di Diritto penale presso l'Università europea di Roma, sono stati fatti oggetto di un ignobile, violento e vergognoso attacco da parte di alcuni contestatori: si è trattato, a giudizio degli interpellanti, di una volgare gazzarra allestita da attivisti dei movimenti per i diritti dei gay, tra cui il coordinamento Torino Pride LGBT, il collettivo AlterEva e l'associazione Arcigay;

a giudizio degli interpellanti questo ennesimo episodio di violenta intolleranza da parte di esponenti dell'ideologia omosessualista è l'indicatore della grave emergenza democratica che sta vivendo il nostro Paese sul versante delle libertà di pensiero e di credo religioso, garantite e tutelate dagli articoli 21 e 19 della Costituzione;

non è più tollerabile l'ingiurioso coro di insulti e improperi indirizzati dalla furia ideologica e dal cieco fanatismo delle Erinni omosessualiste nei confronti di chi osa esprimere posizioni diverse e di chi sostiene l'unicità della famiglia eterosessuale e il divieto di adozione di minori per coppie dello stesso sesso;

da mesi i membri dell'associazione Giuristi per la vita continuano a mettere in guardia politici ed opinione pubblica sul fatto che l'attuale pericolosa deriva intollerante della lobby omosessualista stia gravemente minando una delle libertà fondamentali della Costituzione, ovvero la libertà di opinione, pilastro del sistema democratico su cui si fonda la civiltà liberale dell'occidente,

si chiede di conoscere:

quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per fermare questa inquietante ondata di odio e violenza nei confronti di chi si oppone ad interventi legislativi volti al riconoscimento di una tutela giuridica privilegiata in ragione dell'orientamento sessuale, a giudizio degli interpellanti ingiusta e ingiustificata;

quali provvedimenti intenda adottare nei confronti di chi esponga gli oppositori al pubblico ludibrio, alla gogna mediatica e all'apposizione di marchi infamanti, o peggio ancora, come sempre più spesso accade in questi ultimi tempi, alla violenza verbale e fisica volta a impedire il normale svolgimento di convegni e conferenze.

(2-00076)

Interrogazioni

ZANONI - Al Ministro della difesa - Premesso che:

dal mese di luglio 2013 il reggimento Nizza Cavalleria è stato trasferito dalla sede storica della città di Pinerolo (Torino) a Bellinzago novarese (Novara);

il Nizza Cavalleria aveva sede a Pinerolo da decenni e rappresentava per la città un elemento di eccellenza e di storia unica: Pinerolo, da centinaia di anni conosciuta come "città della Cavalleria", vanta una tradizione che la lega alla cavalleria;

Pinerolo è stata la "patria" della nascita del metodo di cavalcata introdotto da Federigo Caprilli;

ancora oggi la città è sede della scuola nazionale di equitazione;

a Pinerolo si svolgono concorsi ippici di livello nazionale e internazionale;

considerato che lo spostamento del Nizza Cavalleria ha rappresentato, per la città di Pinerolo, una perdita significativa, in termini di immagine e di economia complessiva del territorio;

in concomitanza con lo spostamento del Nizza Cavalleria da Pinerolo sono circolate diverse notizie di stampa (La Voce del Pinerolese) sulle ragioni del trasferimento del reggimento,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni del trasferimento del Nizza Cavalleria;

quale sia l'attuale situazione del Nizza Cavalleria a Bellinzago novarese;

quali siano i tempi dell'effettivo insediamento del personale presso Bellinzago.

(3-00392)

SPOSETTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che è in corso lo svolgimento del concorso per l'idoneità a professore di prima e di seconda fascia di diritto costituzionale;

considerato che il Commissario OCSE Francisco Balaguer Callejón ha rassegnato una prima volta le proprie dimissioni dalla commissione del concorso, denunciando, anche con lettera aperta alla comunità scientifica, gravi irregolarità;

la lettera del professor Balaguer ha fatto nascere forti perplessità e polemiche nella comunità scientifica sull'operato della commissione;

risulta che:

i componenti della commissione sono stati convocati presso il Ministero per chiarimenti e contestazioni;

il Ministero ha annullato gli atti consegnati dalla commissione;

il Ministero ha comunicato ai componenti della commissione precisi indirizzi che tenevano conto delle censure avanzate dal professor Balaguer, in specie tendendo ad evitare giudizi negativi adottati in base a criteri irrazionali e privi di fondamento normativo;

il Ministero ha richiesto una rinnovata valutazione di tutti i candidati;

sono state notificate al Ministro molteplici diffide da parte di candidati richiedenti l'integrale sostituzione di tutti i membri della commissione e una rinnovazione ab initio dei lavori concorsuali;

il professor Balaguer ha successivamente ritirato le proprie dimissioni, ma, subito dopo la prima riunione della commissione seguita alle contestazioni del Ministero, le ha di nuovo presentate;

le dimissioni rinnovate da parte del professor Balaguer sono state accettate;

il Ministero ha proceduto alla sostituzione mediante sorteggio del solo membro dimissionario;

ritenuto che:

i dubbi sul ripristino della legalità concorsuale non possono che aumentare a seguito delle rinnovate dimissioni del professor Balaguer;

il rinnovo delle dimissioni fa dubitare che sia sorto nella commissione un conflitto insanabile sulla disponibilità della maggioranza della commissione a tener conto delle indicazioni ministeriali;

si può temere che il lavoro della commissione sia comunque irrimediabilmente compromesso, e che permanga il dubbio che ai commissari originari manchino la serenità e imparzialità necessarie nella nuova valutazione dei candidati che il Ministero ha richiesto;

questo aggraverebbe la prospettiva, qualunque fosse l'esito, di azioni nelle sedi giudiziarie, con conseguenze negative sulle procedure di chiamata, grave danno per i candidati e le discipline costituzionalistiche, discredito per l'università italiana, responsabilità per il Ministero, e costi per l'erario,

si chiede di sapere:

quali indicazioni il Ministro in indirizzo abbia dato alla commissione al fine di ripristinare la legalità e assicurare la congruità delle decisioni di ammissione od esclusione dei candidati;

come voglia assicurare che la commissione si attenga a quelle indicazioni, essendo 4 dei 5 originari componenti rimasti al proprio posto;

che cosa intenda fare nel caso di inosservanza.

(3-00393)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

VACCIANO, SIMEONI, FATTORI, MORONESE, CIOFFI, PEPE, CAMPANELLA, TAVERNA, NUGNES - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute, dell'interno e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

la discarica di riferimento della provincia di Latina, quella di Borgo Montello, ha iniziato ad operare nel 1971 con un solo invaso di proprietà comunale? ad oggi ha un'estensione di quasi 50 ettari. Su di essa, ad oggi, operano due società: Ecoambiente e Indeco?

Indeco iniziava la propria attività presso il sito di Borgo Montello, subentrata ad un'altra società, con l'invaso S4 nel quale venivano conferiti RSU (rifiuti solidi urbani) e RSAU (rifiuti solidi assimilati agli urbani). Nella "Monografia sullo stato dei luoghi" - Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina, viene descritto il passaggio per il quale questo bacino viene suddiviso in sottoporzioni per comodità di collaudo: S4/A, S4/B e S4/B2 conosciuto come ex B2. Ad oggi, la società lavora scaricando i rifiuti nell'invaso S8?

sino ad un anno fa la Indeco accoglieva i conferimenti dei rifiuti di tutti i comuni della provincia di Latina, ad eccezione del capoluogo;

da un'indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina risalente al 2009, in una parte della "Monografia sullo stato dei luoghi", autorizzata dalla stessa Procura, si legge: "l'esame della documentazione Indeco non ha offerto alcun rilievo se non quello di poter fornire ogni dettaglio sulla realizzazione e sulla gestione dell'abbancamento dei rifiuti";

considerato che:

nella relazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina, "Monografia sull'evoluzione dello stato d'inquinamento della falda", si legge: "Occorre segnalare che per le quote delle teste pozzo sono stati utilizzati, per tutto il corso del monitoraggio i dati forniti dalla Indeco. Nel corso del 2007 la stessa Indeco, forse a seguito delle anomalie nell'andamento della superficie piezometrica (…) ha effettuato una nuova campagna di misure e sono emerse discrepanze anche significative solo nei pozzi MW1 e MW e nei vecchi pozzi ex B2 (MW10, MW11, MW12, MW13, MW14) (...) le piezometrie in area ex B2 risultarono sempre troppo elevate per essere credibili e ciò aveva obbligato a non considerare i dati di questi pozzi"; quindi, a giudizio degli interroganti non ci sarebbero dati evidenti relativi al controllo da parte dei pozzi piezometrici nelle area ex B2 ed S4, poiché la società Indeco ha dichiarato questi pozzi non funzionanti e non è pervenuta notizia che

essi siano stati ripristinati?

il funzionamento degli invasi Indeco è regolato dall'autorizzazione integrata ambientale (AIA) rilasciata dal commissario delegato per l'emergenza ambientale nel territorio della Regione Lazio, con decreto n. 34/2007 e della successiva modificazione rilasciata con la determinazione n. B0604 del 18 febbraio 2009;

il rilascio dell'AIA ha consentito la realizzazione dell'ultimo invaso ancora attivo, il già citato S8;

nelle prescrizioni inserite nel citato documento si legge "è fatto d'obbligo di realizzare ulteriori interventi tecnici ed operativi che gli Organi di Controllo ritengano necessari sia durante la realizzazione della discarica, sia durante il periodo della gestione (…) a fine giornata la società dovrà procedere alla copertura dei rifiuti con uno strato di materiale protettivo di idoneo spessore e caratteristiche"?

tramite comunicazione della Provincia di Latina, n. protocollo 35943/2009, il dirigente in carico col. Attilio Novelli invia una nota al dottor Giuseppe Miliano della Procura della Repubblica di Latina sull'iter procedurale attinente le AIA (procedura prevista dal decreto legislativo n. 59 del 2005, recante: "Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento") sia di Indeco che di Ecoambiente. Nella nota, n. protocollo 23048 EC/Su, della Provincia di Latina indirizzata alla Polizia provinciale, si legge "Sebbene nel corso dei lavori istruttori si sia sollecitato l'Ente procedente e la Conferenza (di servizi) tutta a valutare con maggiore specificità le carenze e/o le difformità rilevate, la Conferenza ha concluso i lavori senza risolvere i dissensi, pertanto la provincia si è espressa per uno degli aspetti di competenza, con note del 26 gennaio 2009 prot. nn. 4912 e 4921, con pareri contrari che in estratto di seguito si riportano: "per gli aspetti riferiti alla localizzazione dell'impatto nel territorio provinciale, parere contrario in quanto l'impianto di cui alla proposta della Società Indeco Srl non è totalmente coerente rispetto agli strumenti di pianificazione regionali e provinciali in materia di rifiuti"?

agli interroganti risulta che l'AIA sia scaduta e Indeco operi senza di essa e che il mancato rinnovo di questa autorizzazione dipenda dalla chiara inerzia e impreparazione dell'amministrazione competente di fronte all'inquinamento dell'area su cui Indeco esercita la propria attività;

risulta agli interroganti perseguita a tutt'oggi la pratica illecita della Indeco in merito al conferimento direttamente in discarica di rifiuti indifferenziati scaricati direttamente dai compattatori senza alcun precedente trattamento e stabilizzazione della frazione organica. Nei mesi di giugno e luglio 2013 un intervento della Polizia provinciale ha attestato che 12 Comuni della provincia conferivano "tal quale" ad Indeco, come si legge su "Latina Oggi" del 3 settembre 2013. Se ne deduce che i rifiuti presenti nei bacini di proprietà di questa società, essendo non trattati, sono causa di disagi di tipo igienico-sanitari ai residenti nelle proprietà a ridosso della discarica stessa?

dalla circolare U. prot. GAB200920090014963 del 30 giugno 2009 a firma del Ministro pro tempore Orlando relativa al divieto di conferimento in discarica del rifiuto "tal quale" o meramente tritovagliato si legge: «Quindi, per quanto concerne le indicazioni della circolare in merito alla definizione di "trattamento" (di cui alla precedente lettera a), alla data del 1° giugno 2012, la trito vagliatura, pur rappresentando un miglioramento della gestione dei rifiuti indifferenziati, non soddisfa, da sola, l'obbligo di trattamento previsto dall'art. 6, lettera a) della direttiva 1999/31/CE. Tale obbligo, previsto dall'ordinamento nazionale art. 7, comma 1, del decreto legislativo 36/2003 deve necessariamente includere un'adeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e la stabilizzazione della frazione organica. Infatti, le operazioni e i processi che soddisfano i requisiti minimi per rispettare il vincolo del conferimento in discarica dei soli rifiuti trattati sono il trattamento effettuato mediante tecnologie più o meno complesse come ad esempio la bioessiccazione e la digestione anaerobica previa selezione, il trattamento meccanico biologico e l'incenerimento con recupero di calore e/o energia». Inoltre "il trattamento dei rifiuti destinati a discarica deve consistere in processi che, oltre a modificare le caratteristiche dei rifiuti allo scopo di ridurre il volume o la natura pericolosa e di facilitarne il trasporto o favorirne il recupero, abbiano altresì l'effetto [art. 1 Direttiva 1999/31/CE] di evitare o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente nonché i rischi per la salute umana";

in data 9 settembre 2013, il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo ha effettuato una visita informale alla discarica, senza accedere all'interno dell'impianto, ma constatando da una strada esterna, via del Pero, che compattatori e automezzi per il trasporto dei rifiuti conferivano rifiuti indifferenziati e non trattati, il "tal quale". Di tale circostanza è stato prontamente informato il comando della Polizia provinciale di Latina e su indicazione di quest'ultimo sono stati informati la dottoressa sa Valle, il tenente Toti e il dottor Fusco, in quanto figure di riferimento del Corpo provinciale in materia ambientale. Poco dopo aver intrapreso tali contatti telefonici, i lavori di conferimento illecito si sono interrotti, grazie all'intervento di una pattuglia del Corpo di polizia preposto. A questo sopralluogo ufficioso ne è seguito un altro ad una settimana di distanza, il 16 settembre 2013, per constatare i risultati dell'intervento della settimana precedente. Risultati che hanno soltanto confermato lo stato di fatto denunciato, come da comunicazione telefonica intercorsa con il dottor Fusco, il tenente Cardinale e il tenente Toti. Pertanto risulterebbe che il Corpo di Polizia provinciale, al quale è demandato il controllo della concreta applicazione della legge in materia ambientale, non possa esperire ulteriori azioni ma che tutta la documentazione degli illeciti finora denunciati è già in possesso dell'autorità giudiziaria competente alla quale è demandato un ulteriore intervento. Benché gran parte del "tal quale" sia stato dirottato presso lo stabilimento Saf di Colfelice, nel frusinate, abilitato al trattamento TMB (trattamento meccanico biologico atto a stabilizzare la frazione umida presente nell'indifferenziato), una parte dei conferimenti dei Comuni della provincia continua ad essere effettuato in questi invasi. Inoltre alla Indeco arrivano anche i camion dalla Rida Ambiente, stabilimento autorizzato per il TMB, recentemente balzata alle cronache per essere stata additata da Ecoambiente (l'altra società che opera nella discarica di Latina) come inadeguata per il trattamento dei rifiuti secondo i termini di legge, producendo un materiale di risulta presumibilmente irregolare. In via informale il dottor Pasquale Fusco ha anche confermato agli interroganti che Rida Ambiente, avallata dalla Regione Lazio, sottopone i rifiuti ad un trattamento non conforme alla normativa europea;

la testata locale "Latina Oggi" del 19 settembre 2013, riporta la notizia dell'intervento del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri (N.O.E.) accompagnati dalla Polizia provinciale presso gli stabilimenti di Indeco ed Ecoambiente, e per quanto concerne la prima delle due società si legge: "A chiedere il loro intervento e nuovi controlli sono stati alcuni residenti della zona, dopo l'ennesima esalazione di cattivi odori (…) Sul fronte specifico della gestione, la polizia provinciale e ancora l'Arpa hanno di recente ribadito che l'altra discarica, quella di Indeco, sta accogliendo rifiuti solidi urbani non pretrattati quindi in totale violazione delle norme comunitarie". E ancora il giornalista di "Latina Oggi" si chiede "Davvero l'Arpa non aveva capito cosa sta succedendo a Borgo Montello? E possibile che non si poteva fare nulla per evitare che i cittadini di Borgo Montello restassero intrappolati per mesi dentro i cattivi odori che provengono dalla discarica? Non si sa perché i rilievi più importanti e capillari sono cominciati solo dopo gli appelli dei residenti, quando, cioè, la situazione era già degenerata. Peraltro gli ultimi problemi su Montello si aggiungono ad una situazione già molto compromessa per l'assenza di bonifica dei siti già considerati ad altissimo rischio di inquinamento perché scarsamente impermeabilizzati"?

la Commissione europea nel 2011 ha avviato la procedura di infrazione numero n. 2011/4021 nei confronti dello Stato italiano riguardante il trattamento dei rifiuti smaltiti nella discarica di Malagrotta (discarica di riferimento della provincia di Roma) e in altre discariche del Lazio?

nel parere motivato inviato al Governo italiano la Commissione evidenzia che "il trattamento dei rifiuti destinati a discarica deve consistere in processi che, oltre a modificare le caratteristiche dei rifiuti allo scopo di ridurre il volume o la natura pericolosa e di facilitarne il trasporto o favorirne il recupero abbiano altresì l'effetto (art. 1 direttiva 1999/31/CE) di evitare o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente nonché i rischi per la salute umana". Nella "Comunicazione ai Membri" della Commissione per le petizioni del Parlamento europeo riferita alla petizione n. 1173/2012 e datata 27 marzo 2013, la predetta commissione scrive: "Relativamente all'esistenza della discarica di rifiuti urbani di Borgo Montello, che riceverebbe rifiuti senza l'adeguato trattamento meccanico biologico, la questione è disciplinata dalla suddetta procedura d'infrazione 2011/4021"?

nel procedimento R.G.N.R. 849/05 mod. 21, la relazione del consulente tecnico d'ufficio nominato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina, con data febbraio 2010, riporta che: "la tenuta delle barriere impermeabili dei bacini della Indeco è risultata interrotta in un punto sul fondo del bacino S4 (…) rilevato con le indagini geoelettriche, che ha provocato un'infiltrazione di percolato nello strato di terreno sottostante (…) la rottura della barriera impermeabile di fondo del bacino S4 la classifica, comunque, come soggetto corresponsabile colposo del fenomeno di cui trattasi" continuando con la stessa relazione, nelle conclusioni si arriva a questo parere tecnico: "i comportamenti dei 3 Attori che gestiscono le discariche (il Comune di Latina, Ecoambiente ed Indeco) sono diversi e, pur ravvisando nel contributo all'inquinamento tutte le caratteristiche della casualità, sono tutti e 3 corresponsabili del fenomeno di inquinamento di cui trattasi". "Il fenomeno di inquinamento (…) è classificabile come dannoso per la salute umana"?

pertanto le due società operanti sulla discarica, Indeco ed Ecoambiente, per volontà direttamente o indirettamente imputabili alla loro gestione, violerebbero l'art. 1, comma 1, e l'art. 7, commi 1, 2 e 3, del decreto legislativo n. 22 del 1997, attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti. L'art. 16 del decreto legislativo n. 36 del 2006 stabilisce che: "Chiunque viola i divieti di cui all'articolo 7, commi 1, 2 e 3, è punito con la sanzione prevista dall'articolo 51, comma 3, del decreto legislativo n. 22 del 1997. La stessa sanzione si applica a chiunque viola le procedure di ammissione dei rifiuti in discarica di cui all'articolo 11. Chiunque, in violazione del divieto di cui all'articolo 7, comma 4, diluisce o miscela i rifiuti, al solo fine di renderli conformi ai criteri di ammissibilità di cui all'articolo 5, è punito con la sanzione di cui all'articolo 51, comma 5, del decreto legislativo n. 22 del 1997";

inoltre, non rispettando tali requisiti, e considerato l'inconfutabile ritrovamento di fusti in alcuni bacini di Ecoambiente che si assomma all'inquinamento della falda dovuto alla contaminazione da parte del percolato, i parametri di gestione della discarica non sarebbero assolutamente appropriati e non garantirebbero la protezione, la tutela e la salvaguardia ambientale, agricola e dei cittadini che vivono nei dintorni, soprattutto per quelle poche famiglie che si ritrovano ad avere le loro abitazioni a meno di 200 metri dai primi invasi di entrambe le società, Indeco ed Ecoambiente?

a parere degli interroganti questo atteggiamento non coscienzioso non fa altro che generare disorientamento nelle stesse istituzioni, le quali, comunque, non procedono per uno studio approfondito, puntuale e comprensivo di tutti i documenti prodotti circa la situazione ambientale dell'ecosistema nell'area della discarica. Inoltre, il derivante "polverone amministrativo" comporta ripercussioni a catena sulla comunità, ossia dà luogo all'impossibilità di difendere la propria salute da parte dei cittadini vicini alla discarica, e non permette alla collettività tutta di difendersi dall'inquinamento e, nondimeno, valutare meglio, con cognizione di causa, la gestione politico-amministrativa locale;

il decreto legislativo del 3 aprile 2006, n. 152, art. 3-quinquies, riguardante i Principi di sussidiarietà e di leale collaborazione, al comma 3 recita: " Lo Stato interviene in questioni involgenti interessi ambientali ove gli obiettivi dell'azione prevista, in considerazione delle dimensioni di essa e dell'entità' dei relativi effetti, non possano essere sufficientemente realizzati dai livelli territoriali inferiori di Governo o non siano stati comunque effettivamente realizzati"?

come è espressamente disposto dall'art. 3 della Carta costituzionale, è tra i doveri dello Stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la realizzazione dell'uguaglianza sostanziale. I diritti sociali sono quei diritti che diritti attribuiti al cittadino, non solo nella sua individualità, ma come componente di un gruppo sociale. Il diritto alla salute è riconducibile alla categoria dei diritti inviolabili riconosciuti dall'art. 2 della Costituzione e ha una duplice natura. In primo luogo costituisce un diritto fondamentale di ogni persona e concerne la tutela dell'integrità fisica e psichica della persona umana, può essere fatto valere dai cittadini sia nei confronti dello Stato e degli enti pubblici che nei confronti dei privati. Inoltre il diritto alla salute, tutela anche un interesse collettivo della società a non subire conseguenze negative da situazioni igienico-sanitarie non controllate. Al diritto alla salute è collegata la salvaguardia dell'ambiente, che difeso dalle varie forme di inquinamento e di degrado garantisce le condizioni per un'effettivo godimento del diritto alla salute,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti?

se, ai sensi del decreto legislativo del 3 aprile 2006, n. 152, art. 3-quinquies, comma 3, intenda intervenire al fine di fare piena luce sul piano rifiuti della Regione Lazio e sulle competenze della Provincia e del Comune di Latina, anche alla luce, a giudizio degli interroganti, delle incapacità delle amministrazioni competenti relativamente alla discarica di Borgo Montello?

se abbia adottato tutte le iniziative di competenza necessarie ad arrestare il gravissimo danno ambientale e provvedere alla bonifica del territorio interessato?

se ritenga opportuno suggerire nel brevissimo periodo soluzioni atte a mettere in sicurezza l'area più prossima alla discarica inconfutabilmente compromessa dal punto di vista ambientale, il cui inquinamento "è classificabile come dannoso per la salute umana", come evidenziato nella relazione del CTU nominato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina, garantendo a tutti i cittadini coinvolti i diritti richiamati negli art. 2 e 3 della Costituzione?

quali iniziative intenda assumere nel medio e lungo periodo al fine di prevenire ulteriori episodi di inquinamento ambientale garantendo la salute pubblica;

se ritenga inoltre necessario intervenire per fare il punto sullo stato di salute della popolazione nella zona, identificare e valutare l'effettivo trend in aumento per alcune importanti malattie nonché l'incidenza dei tumori tra i residenti della zona.

(4-00909)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

4ª Commissione permanente(Difesa):

3-00392, del senatore Zanoni, sul trasferimento di un reggimento di cavalleria da Pinerolo (Torino).