Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 110 del 25/09/2013

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

110a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 25 SETTEMBRE 2013

(Antimeridiana)

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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,

indi della vice presidente FEDELI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà:Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).

MUSSOLINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

Sul processo verbale

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Colleghi, le Commissioni si organizzano in funzione dei lavori dell'Assemblea, quindi qualche minuto prima dell'apertura dell'Aula devono essere sconvocate. Quindi, chi c'è c'è e chi non c'è non c'é.

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 9,34, è ripresa alle ore 9,54).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i nostri lavori.

Passiamo nuovamente alla votazione del processo verbale.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo nuovamente la verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,56).

Seguito della discussione del disegno di legge:

(1014) Conversione in legge del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo (Relazione orale)(ore 9,56)

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni,del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1014.

Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri è proseguito l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno.

Prima di passare all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 12 del decreto-legge, riprendiamo dall'ordine del giorno G9.208, precedentemente accantonato, sul quale invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARCUCCI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole.

BRAY, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Signor Presidente, il Governo lo accoglie.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G9.208 non verrà posto ai voti.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 12 del decreto-legge, che si intendono illustrati e sui quali invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARCUCCI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 12.200 e 12.3. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 12.1, 12.2 e 12.4.

Ritiro l'emendamento 12.5, sul quale c'è un parere contrario della 5a Commissione.

Sugli emendamenti 12.0.1, 12.0.2 e 12.0.3, sui quali c'è un parere contrario della 5a Commissione, invito al ritiro, altrimenti parere contrario.

BRAY, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.200.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

GHEDINI Rita (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Lamenta ancora lo stesso problema di ieri?

GHEDINI Rita (PD). Sì, signor Presidente. Non la sentiamo. Non si sente il suo microfono.

PRESIDENTE. Per me è staccata la cassa che è al lato sinistro dell'emiciclo. Già ieri avevo segnalato il problema perché si provvedesse.

FALANGA (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FALANGA (PdL). Signor Presidente, chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 12.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Falanga, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Colleghi, in attesa che decorra il termine di venti minuti dal preavviso di cui all'articolo 119, comma 1, del Regolamento, sospendo la seduta fino alle ore 10,16.

(La seduta, sospesa alle ore 10, è ripresa alle ore 10,16).

Riprendiamo i nostri lavori.

Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 12.200.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 12.200, presentato dal senatore Villari e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Colleghi, vi invito a procedere tempestivamente alla votazione. Con queste risposte «digitali» temo per la conversione di questo decreto!

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1014

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.1.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 12.1, presentato dal senatore Panizza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1014

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.2.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, le chiedo scusa ma io non ho capito a quale emendamento siamo arrivati perché anche prima, quando ella parlava, sinceramente non si capiva niente. Purtroppo in quest'Aula c'è un rumore che arriva a non farci capire nulla.

Volevo sapere se vi è già stata la trattazione dell'emendamento 12.1.

PRESIDENTE. Sì, senatore Panizza, lo abbiamo appena votato

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, allora devo segnalare che io ho chiesto più volte la parola. In quest'Aula, però, non si riesce mai a farsi capire, né con i gesti né con le parole, perché c'è il caos totale.

PRESIDENTE. Colleghi, purtroppo la riparazione del sistema di amplificazione comporta l'utilizzo dei giorni del fine settimana.

Per potere procedere nei nostri lavori io chiedo il massimo silenzio da parte dell'Aula perché, diversamente, non possiamo procedere.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, domando allora di parlare sull'emendamento 12.2, che risponde alla stessa logica del precedente emendamento 12.1.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, io volevo far osservare al Governo che questo decreto-legge porta grandi innovazioni nel campo della possibilità per i privati di detrarre gli importi a sostegno del mondo della cultura. Questo è veramente il punto centrale del decreto-legge: semplifica le procedure e coinvolge il privato nella manutenzione e nella valorizzazione del patrimonio culturale e architettonico italiano.

Nel momento, però, in cui poniamo continuamente dei limiti, vanifichiamo l'efficacia di questo decreto-legge.

Prevedere un massimo di 5.000 euro per le donazioni dei privati porta ad essere poco efficaci. Io avevo proposto l'importo di 30.000 euro, ma chiedo che si arrivi almeno ai 20.000 euro proposti dal collega Nencini nel suo emendamento (che peraltro io ho firmato).

Dare la possibilità di aumentare questo limite mi sembra assolutamente doveroso, se non vogliamo che questo provvedimento diventi inefficace. Quando un privato mette a disposizione del mondo della cultura le proprie risorse, possiamo davvero dimostrare un po' più di disponibilità, piuttosto che limitare tale disponibilità all'importo di 5.000 euro.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 12.2, presentato dal senatore Nencini e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1014

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.3.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 12.3, presentato dalla Commissione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1014

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.4

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 12.4, presentato dal senatore Nencini e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1014

PRESIDENTE. L'emendamento 12.5 è stato ritirato.

Stante il parere contrario della 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 12.0.1, 12.0.2 e 12.0.3 sono improcedibili.

Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 13 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARCUCCI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 13.1 (testo 2) e 13.2 (testo 2).

Esprimo altresì parere favorevole sull'ordine del giorno G13.100.

Quanto poi agli emendamenti aggiuntivi, ritiro l'emendamento 13.0.500 ed esprimo invece parere contrario sull'emendamento 13.0.1.

BRAY, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.1 (testo 2).

FALANGA (PdL). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 13.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Falanga, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 13.1 (testo 2), presentato dalla Commissione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1014

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.2 (testo 2).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 13.2 (testo 2), presentato dalla Commissione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1014

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G13.100 non verrà posto ai voti.

L'emendamento 13.0.500 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.0.1.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 13.0.1, presentato dal senatore Centinaio e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1014

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 14 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARCUCCI, relatore. Signor Presidente, invito a ritirare l'emendamento 14.200, altrimenti il parere è contrario.

Anche con riferimento all'ordine del giorno G14.100 invito al ritiro, perché tratta un argomento assolutamente estraneo alla materia, giacché si riferisce a tasse automobilistiche: diversamente il parere è contrario.

BRAY, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Signor Presidente, il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Stante il parere contrario della 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 14.200 è improcedibile.

Senatore Gibiino accoglie l'invito a ritirare l'ordine del giorno G14.100?

GIBIINO (PdL). Si, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ricordo che gli emendamenti 14.0.2 e 14.0.1 sono improponibili.

Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 15 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARCUCCI, relatore. Signor Presidente, quanto all'emendamento 15.1 esiste un testo corretto e poi c'è una proposta che recepisce i pareri espressi dalla 5a Commissione ed è l'emendamento 15.500, su cui esprimo parere favorevole.

Esprimo poi parere favorevole sugli ordini del giorno G15.1 e G15.2. Faccio mio quest'ultimo perché è arrivato oltre i termini.

BRAY, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.1 (testo corretto).

FALANGA (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FALANGA (PdL). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, su tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti all'articolo 15.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Falanga, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.1 (testo corretto), presentato dalla Commissione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1014

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.500.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.500, presentato dal relatore.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1014

PRESIDENTE. Senatore Centinaio, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G15.1?

CENTINAIO (LN-Aut). Sì, signor Presidente.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G15.1, presentato dal senatore Calderoli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1014

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G15.2 non verrà posto ai voti.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, chiedo scusa, ma ho ripresentato il testo dell'ordine del giorno G9.208, che ieri il relatore mi ha chiesto di riformulare, esplicitando meglio il dispositivo.

PRESIDENTE. Senatore Panizza, l'ordine del giorno G9.208 è già stato accolto.

Passiamo ora all'esame di un emendamento tendente ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 1 del disegno di legge di conversione, che si intende già illustrato.

Ricordo che su tale emendamento la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 102, comma 5, del Regolamento, chiedo se è possibile procedere alla votazione per parti separate dell'emendamento X1.1. In particolare, chiedo di votare la prima parte dell'emendamento fino alle parole «abrogate» e poi la seconda parte, che inizia al punto 2 fino al punto 4, comprensiva della lettera i).

PRESIDENTE. Sottopongo all'Assemblea la proposta di votare l'emendamento X1.1 per parti separate, sempre che si arrivi alla votazione, stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione.

GHEDINI Rita (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GHEDINI Rita (PD). Signor Presidente, noi siamo contrari al voto sia perché la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sia per ragioni di merito.

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di votare l'emendamento X1.1 per parti separate, avanzata dal senatore Santangelo.

Non è approvata.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento X1.1 è improcedibile.

Passiamo ora alla votazione finale.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE sul provvedimento in esame, che introduce importanti novità nel settore della cultura. Infatti, innanzitutto si rimette al centro il settore dopo che è stato sacrificato per molti anni e al quale non è stato riconosciuto il valore strategico che esso riveste per lo sviluppo e la crescita del nostro Paese.

Questo decreto-legge conferma il valore aggiunto che la cultura può dare anche al mondo produttivo e alla nostra società. In particolare, sono soddisfatto perché esso ha affrontato certi nodi legati ad alcuni settori che... (Brusìo).

Presidente, mi creda: con questa confusione non si riesce a parlare.

PRESIDENTE. Colleghi, ho prima segnalato un guasto all'impianto di amplificazione. Vi chiedo la cortesia di lasciar parlare il senatore Panizza. In caso contrario, sospendo la seduta.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Come dicevo, questo decreto‑legge introduce davvero molte novità e mette la cultura al centro dell'interesse anche più generale. Interviene però anche specificatamente su alcuni settori che versano in grande difficoltà quali, in particolare, i teatri e le fondazioni lirico-sinfoniche. Peraltro, molti emendamenti ed ordini del giorno presentati hanno affrontato alcuni temi specifici. Mi riferisco - ad esempio - all'accoglimento, nella seduta pomeridiana di ieri, dell'ordine del giorno G7.15 relativo a una possibile esenzione dal pagamento dei diritti d'autore sia per gli eventi con pochi spettatori che per quelli organizzati da associazioni di volontariato.

In qualche modo questo decreto-legge valorizza, da un lato, la cultura come fattore di eccellenza, come settore in grado di dare valore aggiunto alla nostra società, e, dall'altro, ne sottolinea il valore sociale, il valore che può portare alla coesione di una comunità. È quindi un provvedimento che, aggiustato ed integrato, riesce a cogliere davvero tutti gli aspetti positivi nell'ambito della crescita culturale.

Particolarmente importante - l'ho detto anche prima - reputo la possibilità di agevolare le donazioni a favore del mondo culturale. Sono stati leggermente aumentati i limiti, ma soprattutto sono state semplificate le procedure. Tutti noi sappiamo quanto sia stata difficoltosa la pratica per sponsorizzare il restauro del Colosseo: mi auguro che, da oggi in avanti, si riesca davvero ad agevolare i privati che vogliono contribuire al restauro e alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

È chiaro che molto ancora c'è da fare. Ieri si è parlato di riforma della SIAE: questo è un settore che va assolutamente riformato; peraltro, nell'ambito della legge di stabilità, è stata ieri annunciata la volontà di mettervi mano.

Questo decreto‑legge affronta poi, finalmente, l'esigenza che la cultura possa contribuire alla crescita dell'economia in Italia; quindi, una cultura che caratterizza, che dà, che è in grado anche di rendere attrattiva la nostra produzione industriale e artigianale; una cultura che dà tipicità e che, in particolare, può aiutare la crescita e lo sviluppo del turismo. Siamo tutti a conoscenza dell'importanza delle infrastrutture e dei servizi, ma la cultura dà quel qualcosa in più che fidelizza il turista, che gli fa capire che quel territorio ha qualcosa di diverso rispetto ad altri, anche nel rapporto con la comunità che al suo interno abita. Oggi quindi, la cultura serve al territorio per renderlo più attrattivo e competitivo rispetto all'esterno, ma serve anche ad aumentare il grado di consapevolezza, di coscienza e di coesione della sua comunità.

Per questo motivo la cultura deve essere accessibile. Abbiamo quindi bisogno di migliorare l'accessibilità dei nostri beni culturali, abbiamo bisogno di allargare la platea del pubblico. Oggi i giovani hanno difficoltà ad accedere a certe proposte culturali. Per questo mi piace parlare di welfare o di benessere della cultura. La società ha bisogno di allargare la propria offerta. Abbiamo bisogno di creare più reti, più sistemi. Abbiamo bisogno di rafforzare i distretti, che oggi non esistono o sono incompleti, così come abbiamo bisogno di parlare di sostenibilità. In quest'Aula nessuno vuole cattedrali nel deserto ma, al contrario, strutture accessibili ed utilizzate da tutti.

All'interno di un patrimonio culturale ed architettonico di enorme valore come quello che possiede il nostro Paese, abbiamo oggi davanti delle sfide che dobbiamo assolutamente vincere, come ho detto prima. C'è quella della qualità e dell'eccellenza: senza la qualità e l'eccellenza la cultura non è in grado di far crescere un territorio e di renderlo competitivo. C'è la sfida della partecipazione, perché la cultura deve essere per tutti e deve essere un bene diffuso. Sempre in riferimento all'eccellenza, occorre fare in modo che il volontariato culturale, quando ne possiede i numeri e il talento, si trasformi in opportunità professionale. Dobbiamo quindi vedere la cultura non solo come un ambito che dà valore aggiunto all'intelligenza e alla creatività, ma che crea anche posti di lavoro ed imprese culturali.

Abbiamo altresì bisogno di migliorare l'intersettorialità, di mettere in connessione la cultura con il mondo delle imprese e anche con il mondo della prevenzione, perché la società della conoscenza serve a creare cittadini più consapevoli e, quindi, anche più responsabili. Ricordo inoltre che la conoscenza delle altre culture permette alla nostra società di essere più tollerante: chi conosce rispetta e, quindi, non possono che esserci grandi vantaggi nel momento in cui una società investe sulla cultura.

Vorrei, infine, soffermarmi sulle nuove tecnologie, un settore in cui l'Italia è ancora indietro. La tecnologia ci aiuta a diffondere la cultura e a renderla percepibile a tutti. Nel decreto‑legge al nostro esame questo tema è stato purtroppo trascurato. Mi auguro perciò che si possa riuscire a diffondere maggiormente le nuove tecnologie perché esse possono aiutarci a rendere la cultura più accessibile in qualsiasi luogo, non solo nelle città, ma anche nelle aree più sperdute e periferiche.

Ci sarebbe ancora molto da dire, perché il decreto‑legge affronta anche il tema delle produzioni audiovisive e cinematografiche; in questo campo l'evoluzione delle tecniche è veramente enorme e mi auguro che l'Italia sappia vincere anche questa sfida della modernità. Oggi, lo devo dire con molto rammarico, siamo davvero indietro.

Apprezziamo comunque lo sforzo del Governo e i contenuti innovativi che questo decreto‑legge ha portato. Considerati anche i tempi molto ristretti della sua approvazione, credo che il risultato sia assolutamente positivo e di questo voglio ringraziare in particolare il Ministro, che ha dimostrato di avere una grande disponibilità nel recepire alcune nostre proposte, anche se non ho dubbi nel dire che, forse, un po' più di coraggio sarebbe stato importante. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

SCAVONE (GAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCAVONE (GAL). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, nel dichiarare il voto favorevole del Gruppo Grandi Autonomie e Libertà alla conversione del decreto-legge in esame, desidero sottolineare che questo provvedimento va considerato sicuramente un'inversione di tendenza rispetto a tanta disattenzione del passato in una materia fondamentale. Questo è un elemento positivo. Nonostante il grosso lavoro della 7a Commissione, che è stato caratterizzato da un impegno corale dei commissari e da un ottimo lavoro di sintesi del presidente Marcucci, relatore del provvedimento in Aula, restano tuttavia forti alcune perplessità sulla maniera in cui il provvedimento è stato concepito e portato all'esame dell'Assemblea.

Si tratta di una nota positiva perché sottolinea la volontà del Governo di un'inversione di tendenza rispetto alla gestione di quello che è il bene più importante che questo Paese si trova ad avere e che è stato spesso trascurato nel passato dai precedenti Esecutivi. Vogliamo considerare questo provvedimento un vero, iniziale, nuovo investimento nella cultura; è però un percorso che abbiamo appena imboccato e che va fatto senza enfasi. È un'apertura di credito che vogliamo dare al Governo perché molti sono gli elementi di inquietudine derivanti dalla disparità di intervento e di attenzione verso i siti e verso alcune realtà territoriali diverse del nostro Paese.

Gli interventi proposti, così come onestamente ha riconosciuto il relatore Marcucci, continuano ad avere carattere straordinario. Non riescono ancora a entrare in una logica ordinaria, in una ricomposizione ordinata e costante che la cultura reclama da anni in questo Paese.

Allora, non possiamo che augurarci che concrete iniziative, normative finalmente, puntino alla tutela, al recupero, alla valorizzazione e alla fruizione dei beni culturali, che sono la vera risorsa di questo Paese.

Serve una vera rivoluzione culturale; serve una vera rivoluzione della politica nei confronti dell'organizzazione del sostegno ai beni e alle iniziative culturali che in Italia sono sempre fertili e ricche.

È poi positiva l'esclusione di questo mondo dai tagli lineari; è positivo che i proventi derivanti dalle iniziative culturali siano reinvestiti nello stesso settore.

Meno positivo è l'aspetto delle risorse finanziarie, che restano scarse e (come è evidente nel provvedimento) disomogeneamente distribuite: ci occupiamo di Pompei, bene; ci occupiamo della Galleria degli Uffizi, del Museo nazionale dell'ebraismo e della Shoah a Ferrara e di quant'altro; dimentichiamo però altri siti importanti o, meglio, stabiliamo una posta troppo bassa per tutti gli altri grandi siti sparsi sul territorio italiano.

Riguardo poi ai meccanismi di copertura, ancora una volta utilizziamo risorse che avevamo individuato per il rilancio dell'economia e ancora una volta ci rivolgiamo alle accise: penso ad un solo esempio, quello della ricaduta dell'aumento del prezzo degli oli combustibili sui costi sostenuti dalle produzioni industriali.

Ad ogni modo, per dare un contributo, vorrei sottolineare quello che di positivo è contenuto in questo provvedimento. Riguardo al sito di Pompei, pensare una nuova organizzazione di management di un sito così importante, che ha ricevuto grandi risorse nazionali ed internazionali, è un bene, ma questa strada deve valere per tutti. Tale innovativa impostazione di management deve essere estesa a tanti altri siti: quelli ellenistici, quelli arabo‑normanni già richiamati, i siti romanici o quelli barocchi, alcuni dei quali protetti dall'UNESCO che li ha dichiarati patrimonio dell'umanità, o i grandi siti del Mezzogiorno, rispetto ai quali registriamo ancora un assordante silenzio.

Un altro aspetto da valutare positivamente e che salutiamo, per carità, come un tentativo, anche in questo caso, di dare una boccata di ossigeno al coinvolgimento dei giovani, è quello della inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano. Stiamo attenti, però: parlare di "500 giovani per la cultura" rischia di essere solo uno slogan, e difatti lo è e può determinare frustrazione nei ragazzi che vengono assunti ma solo per un anno, senza considerare che bruciamo un anno di esperienza di giovani per i quali dobbiamo invece pensare ad un inserimento definitivo in modo da valorizzare la competenza acquisita. Con questo atteggiamento ipocrita si rischia di alimentare attese che puntualmente vengono a cadere.

Un altro aspetto da considerare è il tentativo di avviare nelle biblioteche nazionali un sistema di digitalizzazione e catalogazione. Non dobbiamo dimenticare che le biblioteche nazionali raccolgono i depositi obbligatori delle pubblicazioni ai fini dell'adempimento degli obblighi di cui alla legge sulla stampa e l'editoria, ma le biblioteche italiane non sono ancora attrezzate per fare fronte a tali oneri. Si tratta, quindi, di un grave ostacolo alla promozione dell'editoria on line che comporta ricadute sui diritti d'autore, un rallentamento delle operazioni di pubblicazione e una manifestazione reale di arretratezza nella formazione di un patrimonio librario on line con la raccolta dei testi più recenti. È un ostacolo che spero vada considerato.

Salutiamo con favore l'intervento sul tax credit, che pianifica un'attenzione di risorse verso un mondo importante che è quello della cinematografia. Salutiamo inoltre con favore le risorse che vengono appostate a favore degli spettacoli dal vivo. In quest'ambito il Gruppo GAL aveva proposto una serie di emendamenti che non sono stati accolti e che sono stati trasformati in ordini del giorno che il Governo ha voluto considerare. In essi chiedevamo una maggiore attenzione non solo per gli spettacoli dal vivo di tipo musicale, ma anche per le piccole forme di spettacolo dal vivo che proseguono la dimensione teatrale: si tratta di allestimenti preziosi che vengono dalla spontanea iniziativa dei giovani, che servono a contribuire realmente alla crescita culturale del territorio senza avere ambizioni di tipo commerciale.

Un plauso, questo sì, va alle disposizioni urgenti per le fondazioni lirico-sinfoniche, un patrimonio prezioso del nostro Paese, che con questo provvedimento ci auguriamo possano avere una boccata d'ossigeno. Ma anche in quel caso è fondamentale che il Governo imponga un management unico a queste fondazioni per evitare il ripetersi dei disastri che sono avvenuti (ieri abbiamo sentito l'ex sindaco di Cagliari) in alcune di queste fondazioni e in alcune parti del territorio.

Ripeto quindi, avviandomi alla conclusione, che note positive si incrociano ad alcune sottolineate perplessità. Il Gruppo Grandi Autonomie e Libertà non farà mancare il proprio sostegno a questo provvedimento, con l'impegno di vigilare, però, perché in futuro si riparta con una riorganizzazione ordinaria della tutela e del rilancio di questo bene supremo del nostro Paese.

Un'ultima sottolineatura: il mondo della cultura è una realtà che richiama ancora un'attenzione positiva nei confronti del nostro Paese e la sua valorizzazione pretende il coinvolgimento del mercato privato. Ci auguriamo quindi che, insieme ad una legislazione ordinaria di rilancio, il Governo sappia costruire quell'appeal, quella compartecipazione pubblico-privato che possa consentire, insieme alla fruizione, anche la ricchezza che deriva da un patrimonio unico ed inestimabile a cui dovremmo sempre pensare. (Applausi dal Gruppo GAL e dei senatori Marcucci e Mazzoni).

PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare la Commissione e il Governo per la discussione che abbiamo svolto su questo decreto. Devo dire che il dibattito in Aula ha contribuito a mettere in evidenza una realtà nota a tanti di noi: la grande difficoltà del mondo della cultura, non soltanto dei beni culturali, ma la difficoltà che da anni e anni vivono le tante forme di espressione artistica di cui il nostro Paese è particolarmente ricco.

Come abbiamo detto nel corso della discussione generale, e lo ribadiamo ora, diamo sicuramente atto e riconosciamo al Ministro di avere imposto al Governo delle larghe intese un decreto per parlare di cultura, un tema per nulla presente nell'ordine del giorno della politica e nemmeno nei mezzi di comunicazione. Si tratta però di un tema che parla a tanti lavoratori, a tanti cittadini, ad un Paese che ha sempre avuto nel mondo della cultura un grande punto di riferimento.

Purtroppo, come abbiamo già detto, manca al decreto un'idea del futuro del mondo della cultura: il decreto giustamente interviene su situazioni emergenziali e su alcuni punti che sono emersi durante la nostra discussione. Noi abbiamo detto che avremmo preferito ragionare in maniera diversa, parlare a tutto il mondo della cultura, avere il tempo di coinvolgerlo in questa discussione. Avremmo preferito che si intervenisse non soltanto su alcuni settori, che non si parlasse quindi solo di tutela e di valorizzazione del nostro patrimonio culturale in senso lato, ma che si ragionasse su come rilanciare socialmente, culturalmente e moralmente questo settore. Siamo però anche consapevoli che da un Governo di larghe intese forse non potevamo aspettarci troppo.

D'altra parte, l'impronta che questa maggioranza ha voluto dare al decreto si è evidenziata in questa continua contrattazione a cui abbiamo assistito sia durante i lavori in Commissione, sia nella discussione in Aula in questi giorni. Devo sottolineare che il baratto politico applicato al mondo della cultura è davvero un segno di impoverimento della politica stessa. (Applausi della senatrice Bignami). Si poteva fare diversamente, meglio e con maggiore trasparenza.

Tuttavia individuiamo una serie di elementi positivi, perché sono soldi investiti in cultura, e manterremo alta l'attenzione sul lavoro fatto con questo decreto. Ribadiamo che ci preoccupa molto la vicenda dei 500 giovani laureati specializzati impegnati nella digitalizzazione: un lavoro immenso, utilissimo. Ci auguriamo, Ministro, che si trovino le risorse per portarlo a compimento e non lasciarlo a metà semplicemente perché è terminato l'anno; un lavoro - abbiamo detto - che comincia in forma sperimentale in alcune Regioni, ma che ci auguriamo possa essere esteso a tutto il territorio nazionale; un lavoro che non può essere fatto sulla testa degli enti locali e delle Regioni, ma che deve vedere il coinvolgimento delle istituzioni. Penso anche ad esperienze significative che sono state realizzate nel corso degli anni in alcune Regioni; penso alla Carta dei beni culturali che ha realizzato la Puglia e che lei sicuramente conoscerà molto bene

A mio avviso, dovremo avviare prima o poi una seria riflessione sul ruolo della SIAE: non soltanto sulla questione dei compensi eccessivi, ma su come il diritto d'autore non debba essere considerato soltanto un blocco alla diffusione e allo sviluppo di quelle ricchissime esperienze culturali di base di cui il nostro Paese è particolarmente ricco. Penso all'associazionismo giovanile e culturale, penso anche ai giovani artisti che hanno un rapporto complicato e distante dalla SIAE, per riportare la nostra discussione ad un livello concreto.

È stato un po' imbarazzante il silenzio di maggioranza e Governo sulla vicenda dei 400.000 euro al Forum mondiale della cultura dell'UNESCO a Firenze. Ad oggi non abbiamo ancora chiaro a quale manifestazione saranno destinati questi soldi; non si è chiarito ieri se andranno al Forum della cultura o a Florens. Ovviamente sono di parte, conosco anche Florens e so che è una grande fondazione culturale, però a volte l'umiltà in politica impone, se sono stati fatti degli errori, di ammetterli per un atto di trasparenza nei confronti dei senatori che hanno lavorato in queste settimane.

Arrivo alla questione degli enti lirici: l'articolo 11 ha subìto una serie di modifiche; sicuramente l'investimento di 75 milioni di euro rappresenta una linfa vitale nei confronti di tutti quegli enti lirici che stanno vivendo un momento di grande difficoltà. Consideriamo grave tuttavia, pur evitando in questo modo le liquidazioni coatte, che i punti cruciali dei piani di risanamento debbano riguardare il personale. Su questo punto continueremo a tenere alta l'attenzione con gli ordini del giorno che abbiamo presentato, che riguardano appunto la possibilità di tutelare il diritto dei lavoratori precari e degli esuberi di rimanere nei propri ruoli, e presenteremo emendamenti sia alla legge di stabilità che al decreto sulla pubblica amministrazione. Deve essere chiaro infatti che le cattive gestioni degli enti lirici non sono responsabilità di chi ci lavora, ma di chi li ha diretti in questi anni, dei sovrintendenti e delle istituzioni che ne sono responsabili (Applausi dei senatori D'Ambrosio Lettieri e Bignami), sia se hanno direttamente il sindaco nel consiglio d'amministrazione, sia che nominino un loro delegato. A tale proposito un punto deve essere chiaro a tutti: considerata l'importanza culturale ed anche economica dei nostri enti lirici, non si può pensare che i sindaci deleghino a terzi la diretta responsabilità. E per responsabilità non si intende soltanto quella legale, ma anche quella istituzionale e politica, la garanzia di avere un bene culturale da rilanciare.

Noi di Sinistra Ecologia e Libertà e del Gruppo Misto voteremo a favore del decreto‑legge, perché i soldi investiti comunque in cultura per noi sono un modo positivo per provare a ridare fiducia a un mondo che da troppi anni è stato dimenticato dalla politica.

Termino il mio intervento sottolineando che avremmo voluto più coraggio nel reperire le risorse, perché avremmo preferito trovare risorse certe e non legate alle accise, magari scegliendo di non acquistare gli F-35 e proponendo una riduzione delle spese militari. Ma sappiamo bene che la fiducia di questo coraggio forse dovremo riporla in un altro Governo, in un Governo di cambiamento, quello che ci auguriamo l'Italia prima o poi avrà. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, PD e M5S e della senatrice De Pin).

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento vorrei fare ammenda nei confronti dei miei colleghi del Gruppo della Lega, perché se avessi saputo come sarebbe andata in Commissione, se avessi saputo come sarebbe finito questo dibattito, avremmo presentato un solo emendamento; avremmo emendato il titolo di questo provvedimento denominandolo: «Disposizioni urgenti per cercare di tutelare, provare a valorizzare e sperare di rilanciare i beni e le attività culturali». (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Purtroppo, questo Governo del fare e questa maggioranza del fare (perché a questo punto, Ministro, non la lascio solo e non lascio solo il Governo in questa responsabilità) sono molto bravi a fare i titoli altisonanti dei provvedimenti che arrivano in Aula. Poi però, quando andiamo a vedere il contenuto, purtroppo troviamo sempre delle difficoltà e troviamo sempre tanti punti negativi.

Vediamo i punti negativi. Vorrei iniziare con la questione del turismo, che è stata analizzata benissimo in Aula dal mio collega Consiglio. L'emendamento su questo argomento aveva una parola d'ordine: disinteresse. Non si è sentito parlare una volta di turismo; non ne avete parlato, non avete neanche toccato l'argomento. Questo mi dispiace, prima di tutto, per quello che ho sentito in Aula da parte di molti colleghi. In secondo luogo, mi dispiace per il fatto che anche solo in quest'Aula ci sono dei senatori che hanno competenze, sia nella Commissione competente che in altre Commissioni, che forse questo Governo e questa maggioranza dovrebbero utilizzare maggiormente. Ci sono colleghi senatori che, da soli, potrebbero cambiare il corso del turismo in Italia. E ancora una volta non ne abbiamo parlato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Pensiamo poi al problema Pompei; non ce lo ricordiamo più perché in questi giorni e in queste ore siamo andati oltre. Il 23 luglio c'è stato un sopralluogo a Pompei. Siccome ho difficoltà a ricordare le cose, di conseguenza le scrivo. Sono andato a riguardare quello che è stato dichiarato in quell'occasione a Pompei. Innanzitutto, quando siamo arrivati a Pompei c'erano tutti, a partire dal Presidente della Regione: mancavano il vescovo e il prete del paese e poi ci sarebbero stati tutti. Ebbene, sono state dette determinate cose. Il presidente Marcucci ha affermato: «Ci sono le condizioni per trasformare Pompei in un sito d'eccezione». Ribadisco che stiamo parlando del 23 luglio scorso. Poi l'architetto Recchia ha dichiarato: «Pompei è l'occasione per dimostrare che si stanno facendo bene le cose. L'opinione pubblica ha un'immagine distorta di Pompei. I lavori hanno alcuni ritardi, ma verranno rispettati gli accordi con i finanziatori». Questo è ciò che è stato detto, sono parole testuali. Il presidente Marcucci ha dichiarato ancora: «Le cose non sono così gravi come sembrano». Perfetto. La dottoressa Cinquantaquattro, la sovrintendente, ci ha ricordato «la necessità di una continuità amministrativa»; poi, peggio ancora, ha parlato di «cattiva stampa» - qui non ci sono i giornalisti - a proposito dei crolli. Quindi i crolli vengono inventati dalla stampa.

Dopo sedici giorni, l'8 agosto, il Governo cosa fa? Presenta questo decreto-legge in cui si parla di Pompei e stravolge tutto quello che è stato detto in quella occasione, smentendolo. Nomina infatti un direttore generale ed anche un vice direttore generale: bisognava accontentare tutti! (Applausi dai Gruppi LNP-Aut e M5S).

Non siamo contrari a tutto quello che viene fatto a Pompei, anzi, e l'abbiamo detto a Pompei, in Commissione e qui. Speriamo che, visto quello che avete approvato finora, almeno questi 100 milioni vengano spesi bene. Lo auspichiamo, signor Ministro, e speriamo che lei sia il garante di questo.

Un altro problema sono i 500 giovani per la cultura. Ne abbiamo parlato e discusso in Commissione ed avete detto che è una iniziativa bellissima. Secondo noi è un provvedimento iniquo perché, come ho detto, vengono utilizzati i giovani di sole quattro Regioni d'Italia. In Commissione ho posto il problema e sapete cosa mi è stato risposto? Che l'emendamento che ha presentato la Lega è incostituzionale e non equo. Incostituzionale? Chiediamo che, invece che ai giovani di quattro Regioni d'Italia, venga dato spazio ai giovani di tutta Italia, e voi dite che il nostro emendamento è incostituzionale? Il vostro articolo è incostituzionale, perché favorite sempre i soliti a discapito di tutto il resto! (Applausi dal Gruppo LNP-Aut e dei senatori Albertini e Rossi Maurizio).

Quanto agli articoli 5 e 6, sinceramente siamo un po' preoccupati. Si toccano gli Uffizi, a Firenze, con 8 milioni di euro per un lavoro di 50 milioni. Al riguardo speriamo che ci sia trasparenza almeno nelle società che realizzano i lavori e che non siano affidati sempre ai soliti noti. La speranza è che non sia un fondo pro qualcuno, ma pro Uffizi. (Applausi dal Gruppo LNP-Aut).

Si stanziano poi 4 milioni di euro per il Museo della Shoah. Anche in questo caso, per proseguire i lavori di un museo che doveva costare 15 milioni e ora ne costa 40 si stanziano 4 milioni: a cosa servono?

Al Mausoleo di Augusto si assegnano 2 milioni di euro, anche questo grazie a un emendamento comparso nella notte, tra un giorno e l'altro: d'incanto arriva il contributo al Mausoleo di Augusto! (Applausi della senatrice Bignami). E va bene.

Al MAXXI, di cui si è detto, vengono dati 5 milioni di euro, altro contributo arrivato grazie ad un emendamento. Va benissimo, è per la cultura. Il problema è che, come ha mostrato ieri la trasmissione «Le Iene», la presidentessa Melandri prima promette che non percepirà alcuno stipendio, mentre adesso arriva il contributo al presidente insieme a quello di 5 milioni di euro. Va bene così, è per la cultura, cari colleghi. (Applausi dai Gruppi LNP-Aut e M5S).

Quindi vengono accontentati - e mi prendo io la responsabilità di dirlo, non lo faccio dire ai miei colleghi - il sindaco Renzi, l'onorevole Franceschini, il sindaco Marino e la signora Melandri! (Applausi dal Gruppo LNP-Aut e delle senatrici Bignami e Fucksia).

Pongo allora due domande, una al centrosinistra e l'altra al centrodestra: ma ai poverini Pisapia e Fassino, che sono dei vostri, non date niente?

Il loro problema è che sono in città che magari non sono interessanti e purtroppo per loro si trovano in Regioni d'Italia che non sono considerate. (Commenti del senatore Volpi).

L'invito che invece rivolgo ai colleghi del PdL è il seguente: se a voi stanno bene tutti questi contributi ai soliti noti, votate questo disegno di legge, ma prendetevi la responsabilità sui vostri territori di avere votato questo decreto! (Applausi dal Gruppo LNP-Aut).

E poi, dove andiamo a prendere i fondi a disposizione della cultura? Si tolgono i fondi al decreto salva imprese, l'unico che è stato votato all'unanimità da quest'Assemblea. Se vi ricordate, lo abbiamo votato all'unanimità, con un grandissimo applauso da parte di tutti, anche degli organi di stampa. Ebbene, dove andiamo a prendere questi soldi? Da lì. E poi da dove? Dalle accise sugli oli e sull'alcol. Quindi, più si consumano alcolici, più ci sono fondi per la cultura. La prossima volta che prendiamo un aperitivo ricordiamoci che stiamo finanziando la cultura. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Fucksia). Porterò tanti miei amici a prendere l'aperitivo. Portate anche voi i vostri amici, perché vorrà dire che stiamo finanziando i musei d'Italia. Penso ai vari Comuni e ai relativi assessori che fanno le campagne contro l'alcol. Poi ci troviamo un Governo e una maggioranza che finanziano la cultura con l'utilizzo delle sostanze alcoliche. Va bene, cari signori, ma andatelo a dire ai vostri assessori! (Applausi dal Gruppo LN-Aut e delle senatrici Bignami, Blundo e Fucksia).

Sono stato forse un po' troppo irruente, ma avevamo delle aspettative, sia personalmente che come Gruppo della Lega. Speravamo che la cultura uscisse dal «magna magna» politico e venisse trattata come merita. La cultura scritta con la C maiuscola. Per noi la cultura è una cosa seria. Mi piacerebbe e ci piacerebbe che anche per questo Senato fosse la stessa cosa.

Il nostro voto pertanto sarà decisamente negativo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e delle senatrici Blundo e Fucksia. Molte congratulazioni).

MARAN (SCpI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARAN (SCpI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, annuncio il voto favorevole e confermo la valutazione sostanzialmente positiva del Gruppo parlamentare di Scelta Civica sul decreto «valore cultura» che ci accingiamo ad approvare, sia nel suo impianto generale che, in particolare, sulle misure di parziale riorganizzazione e rifinanziamento del settore.

Scelta Civica ritiene il decreto «valore cultura» un primo, significativo atto politico rispetto alla colpevole trascuratezza del passato e riconosce al Governo delle larghe intese non soltanto la sensibilità, ma anche un'assunzione di responsabilità politica, certamente attesa, almeno dalla nostra parte politica, per nulla ovvia e scontata, considerando il contesto in cui la maggioranza opera.

La senatrice Giannini ha già espresso in discussione generale il merito della nostra valutazione politica, anche con osservazioni di dettaglio, anche con qualche osservazione critica, alle quali rinvio. Abbiamo sottolineato la visione moderna che ispira questo decreto: una visione rispettosa dei bisogni non primari dell'individuo e del cittadino, che è, e deve restare, il primo beneficiario del patrimonio culturale. È la stessa visione che ha generato in sede europea il principio d'eccezione culturale e su cui si fonderà, da quest'anno, la rielaborazione delle regole di scambio fra l'Unione europea e il resto del mondo.

In dichiarazione di voto mi preme sottolineare soltanto un aspetto. Si è discusso e si sta discutendo il tema della copertura finanziaria del decreto cultura. È un aspetto fondamentale, non solo sotto il profilo quantitativo. La fonte primaria del finanziamento di questo provvedimento è ad oggi rappresentata da un aggravio di tasse (accise su determinati consumi, come gli alcolici e il fumo) e dallo storno di fondi destinati alle imprese. Si può fare meglio se alla volontà politica di investire in cultura si saprà unire il coraggio politico di trovare risorse qualitativamente accettabili, magari aggiuntive, magari non penalizzanti per quegli stessi cittadini che oggi mi auguro gioiscano con noi all'atto di approvazione di questo provvedimento.

Ci aspettiamo, pertanto, che il Governo possa indicare con coerenza e a testa alta anche altre modalità di sostegno e di finanziamento per tutti quei provvedimenti destinati a conservare, tutelare e valorizzare il nostro patrimonio culturale e artistico. Se dovessimo riuscirci, si tratterà di una vera svolta e di un rivoluzionario quanto pacifico transito da una logica di cultura come costo ad una logica di cultura come risorsa e sede prioritaria di investimento, quell'eccezione culturale che fa dell'Italia e dell'Europa un contesto unico. Noi riteniamo che valga la pena provarci. (Applausi dai Gruppi SCpI e PD).

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Presidente, Ministro, relatore, in premessa mi aggiungo alle critiche già fatte dalla collega Petraglia e dal collega Centinaio riguardo al metodo di lavoro seguito nell'esame di questo decreto, che sfortunatamente è stato pubblicato alla vigilia della pausa estiva e ci ha costretto a lavorare in modo celere e sempre con il campanello emergenziale pronto a suonare. La collega Petraglia ha spiegato chiaramente e in maniera puntuale il motivo per cui non si deve procedere in questo modo, per cui ci auguriamo che in futuro si abbandoni definitivamente questa modalità di lavoro. Sarebbe un grande segnale di presa di coscienza da parte dei partiti stretti nell'abbraccio mortale delle larghe intese.

È inevitabile che un provvedimento come quello che siamo chiamati a votare giunga non solo per colmare un vuoto ma per denunciare un ritardo. Paolo Fallai, sul «Corriere della sera» del 23 settembre, notava che fa un po' effetto assistere ad una serie di polemiche non appena un Ministro decide di mettere mano e porre ordine in una materia così varia e articolata, in specie trovandoci - dopo molti anni - dinanzi al tentativo di racchiudere temi e occorrenze sotto l'egida di un unico disegno di legge, e non polverizzare e disperdere l'azione legislativa in una serie di interventi più circoscritti e frammentati destinati a sgranare la visione d'insieme.

Ma purtroppo all'omogeneità delle premesse risponde una disomogeneità del contenuto o, per dir meglio, di contenuti diversi tenuti insieme dal filo che li lega fra loro, ovvero il comun denominatore dei beni culturali, più che da un disegno di ampio respiro. E anche questa volta abbiamo perso un'opportunità.

Anche scorrendo velocemente gli emendamenti all'articolo 1 del decreto-legge, si scorgono facilmente le preoccupazioni affiorate in merito alla figura del direttore generale di progetto e alla sua sostanziale e riacquisita autonomia, in particolare per il conflitto che potrebbe ingenerarsi a diversi livelli con la soprintendenza. È stata nostra preoccupazione (nell'ambito di un criterio premiale di trasparenza ed efficacia, che sono i principi che ci ispirano sempre) segnalare con un emendamento specifico l'esigenza di affidarsi alla stazione unica appaltante, anche al fine di evitare condizionamenti e infiltrazioni di stampo camorristico, così come di sottoporre alle Commissioni parlamentari competenti e ad ulteriori vagli la valutazione della nomina stessa del direttore generale di progetto, nonché valutare il suo operato in relazione ai reali ed effettivi obiettivi via via raggiunti.

Speravamo onestamente che, dopo quella che il collega Centinaio ha definito una gita scolastica a Pompei, questo emendamento fosse accolto, ma così non è stato; anzi, proprio sul filo del traguardo, negli ultimi minuti della seduta della Commissione, è stato presentato un emendamento che prevedeva addirittura la nomina del vice direttore generale. E qui cito Dante: il più «bel tacer non fu mai scritto» su questo emendamento. Non occorre commentarlo.

Il Grande Progetto Pompei accoglie idealmente una lunga serie di provvedimenti e di interventi normativi che si sono susseguiti dagli anni Settanta fino ad oggi, tanto che, tornando dove si erano prese le mosse, ci si può chiedere soltanto perché si è aspettato così tanto tempo per realizzarlo, dopo i crolli che si sono susseguiti, senza riuscire ad opporsi a uno stato di degrado che ha posto la salvaguardia stessa del sito sotto i riflettori dell'opinione pubblica e della stampa nazionale e internazionale, che qualcuno ha voluto vedere come il vero problema di Pompei. Abbiamo inoltre cercato di estendere la valorizzazione dei beni culturali all'area campana in senso più esteso.

All'articolo 2 si passa all'inventariazione e alla digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, ed è una necessità, questa, che deve essere valutata entro la grande trasformazione tecnologica e digitale. Una squadra di 500 giovani selezionati ad hoc provvederà al compito, e noi ci chiediamo perché non 5.000 giovani anziché 500. Andrebbe poi salvaguardata la trasparenza delle procedure di selezione per poi inquadrarli anche in modo più duraturo, utilizzando in futuro tutte le competenze acquisite, senza disperderle come spesso accade in Italia. (Applausi della senatrice Bignami).

Utile sarebbe anche avvalersi e garantire una forte copertura nazionale in questo progetto, e non lasciare che anch'esso finisca, come tanti, nella categoria delle opere belle ma incompiute.

Se all'articolo 3, l'effettiva fruibilità dei beni culturali è premessa e conseguenza al tempo stesso della loro salvaguardia, la promozione della lettura e della recitazione che troviamo all'articolo 4, insieme allo sviluppo delle biblioteche e degli archivi, è trattata - mi scusi, signor Ministro - con un approccio miope e presbite a un tempo, laddove ne occorrerebbe, a nostro avviso, uno ben più tagliente, trasversale e radicale.

Non abbiamo fatto certo mistero del fatto che si avverta una decisa sproporzione fra il Grande Progetto Pompei e i Nuovi Uffizi. Già il collega Centinaio, con un gesto di grande coraggio, ha nominato l'innominabile a questo proposito. Sono due poli sicuramente di indubbia eccellenza a livello mondiale.

Per quanto riguarda il Museo nazionale dell'ebraismo italiano e della Shoah, all'articolo 5, in questa chiave che ci vuole un po' malpensanti e dubitosi, ci verrebbe quasi da pensare che il cospicuo finanziamento ricevuto fosse più un obolo versato dal Governo alla città di Ferrara e a chi da quella città di Ferrara proviene e siede tra i banchi del PD. (Applausi dai Gruppi M5S e LN-Aut).

All'articolo 6, sui cosiddetti centri di produzione di arte contemporanea, l'approccio è enfatico e comunque farraginoso. Si coinvolge addirittura l'Agenzia del demanio, senza che si comprendano i criteri con i quali i giovani artisti che dovrebbero usufruire dell'intervento debbano essere selezionati.

Ci siamo comunque adoperati perché venissero ampliate le agevolazioni ai giovani artisti che, nel decreto così come era stato concepito in origine, erano ridicole (per non dire che fossero una presa in giro), e lo abbiamo fatto per portare queste agevolazioni in sintonia con gli standard europei.

Parimenti enfatico e farraginoso ci appare, attraverso alcuni emendamenti venuti nelle intenzioni a completare il quadro, il modo di affrontare il nodo del turismo che, sembra superfluo dirlo, è di importanza vitale per il nostro Paese. Lei ha annunciato che provvederà a colmare questa lacuna con un decreto appositamente pensato per il settore turistico. Noi ci auguriamo che tutti questi input e sollecitazioni che le stiamo dando siano recepiti in fase di redazione di questo decreto.

Fortunatamente, l'emendamento che prevedeva l'istituzione di una scuola di alta formazione per le professioni turistiche è stato ritirato.

Infine, abbiamo salutato con favore tutte le norme che intendevano riconfermare e stabilizzare l'uso del finanziamento tramite il tax credit, nonché estenderlo alle discipline della musica e, al tempo stesso, garantire la semplificazione nell'erogazione dei finanziamenti, in particolare dei privati, e dei relativi sottostanti sgravi fiscali. In questo caso, però, un nostro emendamento di buon senso che tendeva a far sì che queste donazioni non avessero fini di lucro non è stato accettato.

L'altro nodo fondamentale era quello delle fondazioni lirico-sinfoniche. Ahimè anche in questo caso latitano criteri di merito inerenti alle future amministrazioni e ai commissari straordinari. Anche in merito al personale e al suo ricollocamento poteva essere fatto qualcosa di più, per assicurare che il ricollocamento avvenisse sul territorio e per non ritrovarci una marea di persone da ricollocare, stravolte nella loro vita quotidiana perché dislocate in territori lontani.

Salutiamo invece con favore il fatto che sia stato accolto un nostro emendamento relativo agli interessi anatocistici eventualmente corrisposti agli istituti bancari, che permetterà, nel caso, il recupero di somme che, in fase di ristrutturazione e rinegoziazione del debito, potranno essere utilizzate come compensazione.

Mi associo poi alla collega Petraglia dicendo che anche noi - e lo sapete bene - come Movimento 5 Stelle vi staremo incessantemente con il fiato sul collo per verificare che le norme contenute in questo decreto-legge trovino attuazione (Applausi dal Gruppo M5S) perché il problema in Italia è che si fanno anche provvedimenti belli con norme efficaci, sulla carta perché poi rimangono dimenticati nell'oblio.

Come Gruppo, pur apprezzando i lati positivi del decreto-legge in esame, ci troviamo in una posizione di profonda critica (basti pensare al MAXXI, come hanno già detto i miei colleghi precedentemente), e pertanto, nella valutazione complessiva, partendo dal presupposto che intendiamo rimanere saldi ai valori e ai principi che ci ispirano e alle parole che fanno sì che noi ci possiamo identificare come Movimento in un movimento di persone che pone ai primi posti della propria scala di valutazione i valori della trasparenza e del merito, per coerenza ci asterremo dall'emettere un giudizio su questo decreto-legge. (Applausi dal Gruppo M5S).

Un'ultima considerazione, che è un afflato di speranza con cui vorrei si concludesse il nostro intervento: la cultura è l'unica risorse che abbiamo per non passare con indifferenza attraverso i giorni della nostra vita. Io la invito, signor Ministro, a fare sua e a tenere cara questa considerazione. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Buemi).

MARIN (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIN (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, oggi ci accingiamo a votare un provvedimento che ha avuto un iter e una discussione, sia in Commissione che in Aula, franchi e trasparenti, quindi positivi, ma anche (non ce lo nascondiamo) un iter complesso, per usare un eufemismo.

Innanzitutto, la ringraziamo per aver seguito i lavori passo passo con un atteggiamento costruttivo.

Voglio poi ringraziare anche il relatore, non solo per la forma ma anche per la sostanza, per come ha condotto i lavori in Commissione, dimostrando sempre disponibilità.

Noi del Gruppo Il Popolo della Libertà riteniamo di aver migliorato questo provvedimento ed abbiamo lavorato in questo senso. Francamente, quando ai primi di agosto è stato adottato il decreto-legge sono stati usati toni un po' trionfalistici, mentre lei, con onestà intellettuale, nei suoi interventi e nella replica li ha riportato a livelli più veri, reali e concreti, parlando di messa in sicurezza.

Analogamente, nel primo intervento in discussione generale sul provvedimento svolto in Aula, il senatore Martini del Partito Democratico ha detto che rappresenta un primo passo. Io credo che ci sia molto da lavorare: bisogna portare idee nuove, pensare ad una riorganizzazione di sistema. Oggi si è compiuto un primo passo e noi del Popolo della Libertà vogliamo dare un contributo nell'indicare la strada da percorrere. Tuttavia - lo ribadisco - è stato un primo passo: quindi, meno toni trionfalistici, più toni reali e concreti.

Come lei sa bene, signor Ministro, le nostre perplessità principali sono iniziate leggendo le coperture economico-finanziarie del decreto-legge. È bene che si destinino risorse alla cultura (questo è fuori discussione): qualcuno cerca di intestarsi la cultura, ma essa è trasversale ed appartiene a tutti noi, e quindi a tutto il Paese. Solo che le coperture economiche ci hanno subito lasciati perplessi, per continuare ad utilizzare parole dolci e semplici. Innanzitutto, mi riferisco all'aumento delle tasse e delle accise e, in particolare, dell'aumento dell'aliquota di imposta e delle accise sugli oli lubrificanti e sul fumo e sull'alcol. Per andare subito nel concreto ed evidenziare qualcosa di specifico, sottolineo che l'aumento delle accise sull'alcol coinvolge la birra, gli alcolici ed alcuni prodotti intermedi. Stiamo parlando, ad esempio, del vino bianco del Lazio, del Veneto, del Trentino, del Friuli, della Toscana, del vino di Marsala, del vino non bianco del Piemonte, cioè parliamo dei produttori di vini.

Non più tardi della settimana scorsa, in quest'Aula abbiamo votato l'assestamento di bilancio, e un senatore del Gruppo del Popolo della Libertà ha ricordato che l'aumento delle accise riduce i consumi, perché ovviamente influisce sulle tasche dei consumatori e dei cittadini, e nello stesso tempo colpisce anche i produttori, che si vedono ridurre le vendite dei loro prodotti. Si tratta di un meccanismo che a noi piace poco, di cui evidentemente lei, signor Ministro, ha dovuto avvalersi, ma che - ripeto - a noi non piace molto.

Ancora meno ci piace che i 75 milioni di euro destinati alle fondazioni lirico-sinfoniche (poi analizzeremo la questione) vengano reperiti dai fondi del decreto salva imprese o destinati agli enti locali. Lei sicuramente non ha responsabilità nel merito (tra l'altro, si tratta di un meccanismo rotativo). Ministro Bray, visto che tale prelievo non ci piace (come è stato ricordato da più Gruppi, non più tardi di qualche mese fa è stato votato all'unanimità), le chiediamo di vigilare. I 75 milioni di euro devono tornare in quel fondo, perché vi sono aziende che aspettano quei soldi. Non è una sua responsabilità, perché si tratta di questioni precedenti, ma mi permetta di dire che sono debiti che lo Stato ha nei confronti delle aziende: aziende, che però non riescono a pagare le tasse e i dipendenti, e quindi hanno bisogno di quei fondi. Peraltro, essi vengono destinati a qualcosa - lo analizzeremo tra breve - che non è stato gestito molto bene, come ha ricordato anche lei ieri.

Quindi, le coperture non ci piacciono tanto, ma ci piace invece che la cultura sia stata tolta dai tagli lineari serviti per pagare altri provvedimenti. Bene, questo è un merito che noi sottolineiamo; tuttavia l'aumento delle tasse, l'utilizzo del salva imprese e degli enti locali sono meccanismi che - ripeto - a noi non piacciono.

Ci piace, però, indicare un'altra strada, perché, quando il confronto è franco e costruttivo, proponiamo anche delle soluzioni. Mi piace ricordare che il Colosseo di Roma è stato restaurato con il contributo dei privati: il ministro era Sandro Bondi. Credo sia un atto meritorio e che rappresenti una strada da seguire. Siamo in un momento di difficoltà, e dunque occorre seguire anche questa direzione, cioè il coinvolgimento dei privati.

Crediamo, poi, che la defiscalizzazione delle erogazioni liberali debba avere un significato. Qui è stato compiuto un piccolo passo avanti (di cui parleremo dopo); noi riteniamo che si possa seguire questa strada per reperire fondi per la nostra cultura, che - ripeto - è di tutti.

Detto ciò, vorrei soffermarmi su tutti gli articoli dei tre Capi che compongono il provvedimento in esame.

Abbiamo detto: bene per Pompei; si agisce e si cerca di dare una svolta, anche con un approfondimento che viene dal nostro Gruppo. Vorrei porre però una domanda al riguardo. Nella relazione che ci è stata consegnata si afferma giustamente che si rischia di vedere vanificati i fondi europei destinati al Grande Progetto Pompei. Avremmo voluto sentire una parola in questo senso: se vi sono tali difficoltà e se sono stati commessi errori, bisogna conoscerli per non ripeterli.

Sottolineo, poi, un emendamento voluto fortemente anche dal mio Gruppo contro le infiltrazioni mafiose: la storia di questi giorni purtroppo ci insegna che ancora esiste tale pericolo e che pertanto occorre andare in questa direzione.

Per quanto riguarda l'articolo 2, che reca le misure sui giovani, sottolineo che si tratta di 500 giovani. Sottolineo un aspetto a cui ho pensato molto: 2,5 milioni di euro vengono destinati a tale articolo e quindi ai nostri giovani. Tra l'altro, è bene che si parli di tirocini, perché bisogna creare lavoro e competenze, senza creare illusioni di assunzioni: non vogliamo illudere 500 giovani e trovarli poi a protestare perché non hanno avuto quello che credevano spettasse loro.

Ciò detto, si tratta di 2,5 milioni di euro.

Se c'è un qualcosa per cui l'aumento delle accise poteva andare bene, è trovare lavoro per i nostri ragazzi. La situazione è drammatica in tutto il Paese, signor Ministro. Allora, se si vogliono portare le 500 assunzioni all'interno dell'obiettivo convergenza, e quindi le si destinano testualmente a quattro Regioni, che sono la Puglia, la Calabria, la Campania e la Sicilia, noi diciamo: «bene per questi 500 giovani di queste Regioni»; abbiamo però presentato un ordine del giorno che pensi a tutto il Paese. Tra l'altro, parliamo di circa 400 euro circa a giovane, per cui si tratta davvero di poco. Credo che in questo caso avrebbe potuto esserci un incremento di risorse, e in tal senso la invitiamo a pensare per creare - lo ripeto - posti di lavoro, competenze, e non illusioni.

Positivo l'articolo 3, che stabilisce che gli incassi che si ottengono dalla vendita dei biglietti rimangano all'interno dei beni culturali, non transitando per il Ministero dell'economia. Ciò deve servire naturalmente all'obiettivo dell'apertura dei musei e dei siti archeologici anche la sera, ossia ad allargare l'offerta che siamo in grado di fare. Ricordo che la cultura è motore trainante anche del turismo e deve essere parte integrante della nostra economia.

Positivi anche gli interventi sulle biblioteche e sulla lettura: sono primi passi, signor Ministro, come lei stesso ci ha ricordato, ma sono significativi e li vediamo con favore.

Arrivo ora a parlare dell'articolo 5, che riguarda destinazioni precise come il Museo dell'ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara e il progetto Nuovi Uffizi di Firenze. Non ci interessano polemiche spicciole. Ricordiamo che agli Uffizi, che sono il più grande polo museale italiano, da tanti anni e non da pochi, anche il Governo Berlusconi aveva pensato destinando risorse. Mancano però ancora 50 milioni di euro (circa 50 milioni e 600.000 euro che, con gli 8 milioni dati, si abbassano), come a Ferrara mancano ancora circa 31 milioni di euro. Si è scelta evidentemente la strada di destinare risorse a lavori in itinere: vorremmo che un po' di queste risorse vadano a lavori dove si inizia e si finisce.

Prima di annunciare il voto del Gruppo, vorrei trattare un argomento che ha fatto tanto discutere. Mi riferisco alle fondazioni lirico-sinfoniche e ai 75 milioni di euro. Ieri il senatore Sandro Bondi è intervenuto in Aula e lei gli ha dato una risposta. Non credo che lei abbia fatto osservazioni diverse rispetto a quanto chiedeva il senatore Bondi: il senatore Bondi, e tutti noi, chiediamo che non si vada nella direzione dell'assistenzialismo cronico. Si usano termini un po' rozzi, che non sono miei, in questo periodo: si parla di asfaltare. Andrebbero asfaltati quelli che non hanno controllato quanto è successo nelle fondazioni e nelle città che sono nelle condizioni peggiori, e sono - mi corregga se sbaglio - Palermo, Napoli e Firenze. Parlo di 25 milioni di euro. (Applausi dal Gruppo PdL).

Noi abbiamo la necessità di fare - come ha detto lei - un piano industriale, ma non può essere l'ennesimo Pantalone a pagare. Abbiamo bisogno di sapere che dell'assistenzialismo cronico in questo Paese non si parla più. (Applausi del senatore Candiani).

La nostra storia merita che il Governo e il Parlamento lavorino in un certo modo: idee nuove, percorsi diversi, no all'assistenzialismo, assistenza e autonomia. Nel farle questo auspicio di lavoro dichiaro il voto favorevole del Gruppo del Popolo della Libertà. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Marcucci e Puglisi. Congratulazioni).

DI GIORGI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIORGI (PD). Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, signor Ministro, valore cultura: il Governo ha scelto di presentarlo così, questo decreto. Abbiamo tirato un po' tutti un sospiro di sollievo. Abbiamo pensato che finalmente l'Italia in qualche modo "era desta", apprezzando molto il fatto che questo sia tra i primi grandi provvedimenti dell'attuale Governo.

Affrontare il tema della cultura è urgente, molto urgente in Italia, e con urgenza il Ministro si è messo a lavoro per portare questo provvedimento all'attenzione del Parlamento. Certo, cari colleghi, questa è l'Italia delle urgenze, e proprio per affrontarle è nato il Governo Letta, sorretto da questa coalizione. Un Governo che ha il problema dell'IMU, dell'IVA, il problema degli esodati e della disoccupazione, con numeri che ancora qualche tempo fa sarebbero sembrati inimmaginabili per il nostro Paese. Ma il Partito Democratico ha voluto proporre con forza e aggiungere che, tra le prime azioni di governo, tra le vere priorità per il vero rilancio del Paese e per il volo - lo voglio chiamare così - dell'Italia, la cultura, la scuola, l'università e la ricerca devono avere una forte ruolo. Abbiamo ora affrontato questo decreto-legge e, tra pochi giorni, sarà all'esame il provvedimento sulla scuola.

Il nostro partito condivide da sempre queste priorità, presenti nelle nostre campagne e che abbiamo sempre richiesto. Sono richieste fondamentali, che noi riteniamo fondanti per lo sviluppo del Paese. Di fatto è ciò che avevamo promesso agli italiani: le priorità che avevamo messo in campo proprio nel momento in cui abbiamo appoggiato questo Governo. Il Governo ha risposto all'appello con puntualità e coraggio, perché in questo momento ci vuole coraggio ad intervenire e scegliere di farlo sulla cultura.

Abbiamo seguito il dibattito di questi giorni in Aula e si è parlato effettivamente di coraggio, perché c'è bisogno di questo: di misure che si ritenga possano dare linfa a ciò che per troppo tempo altri Governi hanno trascurato. Dobbiamo renderci conto di questo, non credo che ci sia qualcuno che possa contestarlo. Sono state trovate risorse importanti, anche se non ancora sufficienti, ma comunque capaci di consentirci di dare un colpo d'ala a queste politiche nel nostro Paese, di dare un forte segno di discontinuità e, soprattutto, un messaggio forte - che mi sembra importante perché effettivamente è un fatto «culturale» - ai cittadini e alle cittadine italiane, volto a far comprendere che per noi la cultura è importante, e deve esserlo anche per loro. Non è qualcosa di ornamentale: è qualcosa di fondante, e bisogna che questo concetto entri nella testa degli italiani.

Non era facile, caro Ministro, fare un decreto che trattasse di cultura. Non si sapeva da che parte cominciare; dalle urgenze, innanzitutto, ma, soprattutto, dalle emergenze, che erano così tante, ma tante erano anche le aspettative. C'era anzitutto da impostare qualcosa di molto difficile: bisognava impostare culturalmente questo decreto. Ricordate, colleghi: il Ministro ce l'aveva già spiegato nella sua relazione ad inizio mandato e si era impegnato a portarci provvedimenti che riportassero l'Italia nel novero dei Paesi più avanzati a livello europeo. Sì, si parla di riportarci, perché l'investimento in cultura si era vergognosamente immiserito in questi anni.

L'abbiamo condiviso allora e riconosciamo ora quella filosofia, Ministro, nell'impostazione che sta alla base del decreto che oggi voteremo. Aggiungo che la condividiamo con convinzione e che svolgeremo il nostro ruolo di stimolo e di collaborazione in occasione delle future azioni di governo in questo ambito. Abbiamo degli appuntamenti importanti, anche tra pochissimo, con la legge di stabilità. Lo faremo come Partito Democratico, perché riteniamo che alla base di questo provvedimento ci sia un'idea giusta e vincente per l'Italia, ossia che garantire e curare i beni e le attività culturali debba essere qualcosa di strutturale e di fondante nella nostra comunità civile. Non si può, quindi, intendere la politica sulla cultura come una politica di natura settoriale, ma come una sorta di substrato essenziale su cui mettere le fondamenta di una democrazia avanzata, come riteniamo che debba essere la nostra.

Certo, colleghi, siamo in un momento difficile; si è, quindi, dovuto scegliere una serie di interventi nel mare magnum dell'abbandono in cui versa la cultura italiana e, in particolare, i beni culturali, Pompei, in primis: è il solito esempio che facciamo, che è però molto chiaro.

Per quanto riguarda le fondazioni lirico-sinfoniche, ho seguito il dibattito di questi giorni, ciò che è successo in Aula e le considerazioni che vengono fatte, qualche volta non in modo intellettualmente onesto. Credo che tutti noi non possiamo che essere d'accordo sul fatto che sia necessario intervenire. C'è certamente una situazione drammatica all'interno di alcune di queste fondazioni, ma non saremo noi e non potremo mai essere noi quelli che si prendono la responsabilità di farle chiudere.

È evidente, quindi, che è un intervento obbligatorio, che sicuramente avrà bisogno di molto altro: di controllo, di trasparenza e di un nuovo rigore che deve essere assolutamente previsto e, soprattutto, praticato. Pertanto, i 75 milioni di cui si parla, che nel decreto sono destinati al salvataggio delle fondazioni in crisi, sono necessari, perché abbiamo il dovere di salvaguardare questo patrimonio, che è tra i più riconosciuti e riconoscibili all'interno del patrimonio artistico del nostro Paese.

E qui, lo ricordo (e vale per tutti gli interventi contenuti nel decreto), abbiamo una responsabilità. Lo diceva il Ministro e l'ho sentito dire anche da voi colleghi - e mi ha fatto piacere - anche in sede di Commissione: abbiamo un dovere non soltanto nei confronti dell'Italia, del nostro Paese, ma anche nei confronti del resto del mondo. Siamo l'Italia, non c'è niente da fare. Quindi, abbiamo una grande responsabilità in tema di cultura. Ricordo che proprio in quest'Aula la senatrice Fattorini nel suo intervento ha parlato di "fame d'Italia", di "fame di cultura italiana" che c'è nel resto del mondo. Questo è emerso nel nostro dibattito, anche in quello svolto in Commissione, ve lo assicuro; lo avete già detto tutti e non mi compete ripeterlo ora.

Voglio ringraziare il presidente Marcucci, la nostra Capogruppo, senatrice Puglisi, gli altri colleghi, come il Capogruppo del PdL in Commissione, senatore Liuzzi, che hanno lavorato con grande passione, grazie alla quale abbiamo potuto fare un lavoro serio, in raccordo con la sottosegretario Borletti Dell'Acqua che ha seguito i nostri lavori e con il ministro Bray che ha mostrato grande apertura in merito agli emendamenti. Ricordo ai colleghi che non fanno parte della Commissione che molti degli emendamenti presentati dal relatore come emendamenti della Commissione, e anche molti del relatore stesso, sono stati formulati sulla base di proposte provenienti anche dalle opposizioni. Credo che questo sia un dato molto interessante, perché dimostra che sul tema dei beni culturali abbiamo trovato una condivisione molto forte.

Credo che un Paese non possa evolvere, non possa crescere, non abbia alcuna prospettiva (direi proprio così) se i suoi Governi non impostano una serie di politiche volte allo sviluppo della persona, impiegando le necessarie e auspicabilmente ingenti risorse. E questo ci viene insegnato dalla storia delle nostre civiltà; lo possiamo verificare analizzando anche le cifre e le politiche dei Paesi più evoluti dove la crescita economica va di pari passo con gli investimenti nel patrimonio ambientale e culturale e nelle attività legate all'evoluzione della conoscenza in tutte le sue declinazioni.

E allora, ecco che la cultura e, quindi, un decreto sulla cultura, diventano sinonimo di sviluppo e di crescita. Dobbiamo inquadrare questo provvedimento - e di questo sono fortemente convinta - tra i decreti per la crescita. Questo è un decreto per la crescita, è un decreto per i giovani, anche se sono pochi quelli direttamente impegnati (i famosi "500 giovani"), però sappiamo che le risorse verranno assegnate alle aree appartenenti all'obiettivo 1, ed è chiaro che vanno impegnate per quelle Regioni: non possiamo pensare di assegnarle, ad esempio, alla Lombardia. Certo, dobbiamo individuare molte altre risorse per i giovani, ma queste devono essere impegnate in quelle aree. Non possiamo fare finta di non saperlo: sono solo quelle le Regioni in cui quei fondi possono essere destinati.

È, quindi, un decreto per la crescita, un decreto per i giovani, un decreto per il lavoro, comunque un decreto sul welfare. Questo penso. Le politiche per la cultura sono necessariamente da inquadrare nell'ambito del welfare di uno Stato; diventano qualcosa di indispensabile per stare bene, qualcosa di cui si ha bisogno per respirare, e finché nelle nostre scuole, all'interno della nostra testa, non ci sarà questa idea, il bisogno di cultura, evidentemente non ce la faremo, non riusciremo a valorizzare a sufficienza il nostro patrimonio, né come politici né come persone, soprattutto noi che siamo italiani, che siamo nati qui. Quante volte i nostri figli, o coloro che trascorrono molti e lunghi periodi all'estero ci raccontano del senso di vuoto che avvertono quando ripensano ai nostri monumenti, ai nostri centri storici, all'equilibrio dei nostri siti culturali, alle piazze e ai palazzi d'Italia, sia delle piccole che delle grandi città.

Il destino dell'Italia, quindi, si gioca proprio su questo fronte, innanzitutto sulla conoscenza e sulla formazione dei cittadini. Questa è una sfida antica che ci interessa, e che interessa noi, in questo momento, che siamo i senatori della XVII legislatura, di questa legislatura un po' strana, ma interessa noi. Forse potremo fare qualcosa per la cultura in Italia, e mi sembra che questo sia molto importante.

Circa i temi direttamente trattati dai colleghi, naturalmente sarebbero diverse le questioni che intenderei valorizzare, ma ne abbiamo comunque parlato in sede di esame degli emendamenti. Non so se sia già stato detto, mi soffermo soltanto sulla questione dell'innalzamento dei fondi per il FUS, uno sforzo naturalmente relativo, ma che apprezziamo.

In conclusione, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, signor Ministro, siamo convinti che lo sviluppo e il mantenimento della nostra cultura siano una ricchezza inestimabile, l'unico bene capace di rendere le persone più libere, facendo sì che il Paese diventi migliore. Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico a questo decreto. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

BONDI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

BONDI (PdL). Signor Ministro, desidero anche in questa sede ribadire la stima e la considerazione che ho per la sua persona e per il suo operato. L'ultima cosa che potrei fare sarebbe accanirmi contro la sua persona, che non lo merita, diversamente dai suoi amici di partito, la sinistra, il PD, che si sono accaniti contro di me in passato in maniera selvaggia e senza alcuna verità. (Applausi dal Gruppo PdL).

Credevo che l'Italia avesse bisogno di riforme coraggiose, di ridurre le spese dello Stato e soprattutto di abbassare le tasse. Mi sbagliavo: l'Italia è un Paese che può allegramente continuare a spendere e a spandere, che può ancora allegramente continuare a buttare via i soldi dello Stato senza chiedere in cambio rigore e responsabilità.

Non siamo, come si vede dall'andamento dei lavori su questo decreto, un Paese in crisi: siamo Paese di Bengodi. In realtà, non siamo un Paese serio: siamo un Paese felice e smemorato. Io non sono felice e non sono smemorato, quindi non potrò dare il mio voto a favore di questo decreto. (Applausi dai Gruppi PdL e LN-Aut).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di coordinamento C1 (testo 2), presentata dal relatore.

È approvata.

La proposta di coordinamento C2 è stata ritirata.

Procediamo ora alla votazione finale.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Santangelo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo», con l'avvertenza che la Presidenza si intenderà autorizzata ad effettuare le eventuali ulteriori modifiche di coordinamento formale che dovessero risultare necessarie.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

MARCUCCI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCUCCI, relatore. Signor Presidente, desidero ringraziare tutti i membri della 7a Commissione, che hanno collaborato fattivamente al miglioramento di questo provvedimento. Sono state accolte iniziative di tutti i Gruppi, come è stato giustamente sottolineato. Vorrei ringraziare il Ministro e anche la 5a Commissione e il suo Presidente, che ci hanno aiutato a incrementare i fondi a disposizione del Governo su questo provvedimento.

Rivolgo anche un ringraziamento a tutta l'Assemblea e le scuse nei confronti dei colleghi della Camera, ai quali inviamo questo provvedimento, ahimè, con un tempo residuo molto ridotto. (Applausi).

BRAY, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRAY, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Illustre Presidente, illustri senatori, sono convinto che, approvando e migliorando il decreto valore cultura, questa Assemblea abbia dato un segnale importante al Paese e ai suoi cittadini e un segnale di attenzione alle richieste che ci vengono di avere sempre maggiore attenzione verso la cultura.

Presidenza della vice presidente FEDELI (ore 11,49)

(Segue BRAY, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo). È un primo provvedimento, ma è un provvedimento che crede nella cultura come valore, come collante di una società, di un Paese che vuole essere unito e credere unito nel suo futuro. La cultura come dovere verso un patrimonio artistico e paesaggistico straordinario, che dobbiamo valorizzare e tutelare, come indicato nella nostra Carta costituzionale.

La scarsità di risorse è certamente uno dei problemi più urgenti che dobbiamo affrontare, ma da essa deriva anche l'occasione per ripensare la gestione delle forme di utilizzo del denaro pubblico. Sono scelte, quelle approvate, la cui applicazione sarà pianificata e monitorata con attenzione e rigore. Voglio a questo proposito ringraziare tutti i membri della 5a Commissione e il presidente Azzollini per la sensibilità dimostrata.

I compiti del Ministero dovranno essere sempre di più orientati non alle attività amministrative, ma al contrario a rendere più agili le sue procedure di funzionamento, garantendo dinamiche sempre più efficienti di reti di relazioni con le strutture presenti sul territorio, promuovendo il dialogo costruttivo con gli enti locali. Una particolare attenzione dovremo poi dedicare, come molti degli interventi hanno sottolineato, all'occupazione intellettuale, alle professioni dei beni culturali, alle molte forme di fare cultura da parte delle nuove generazioni, alla necessaria introduzione nel sistema di forme di innovazione e di dialogo con il mondo della ricerca.

Ma da oggi nostra cura sarà quella di mettere al centro dei nostri impegni il turismo. I primi segnali di ripresa di quest'estate fanno ben sperare: sono di ieri i dati di Unioncamere, dati positivi, che rilevano dopo molti anni un saldo positivo. Questo è dovuto all'impegno, prima di tutto, di tutti gli operatori del sistema, che nonostante la crisi, nonostante le difficoltà, hanno saputo far sistema e dare al nostro Paese un importante contributo per la crescita. Ora dobbiamo approfittare di questi dati positivi per prevedere tutti quei provvedimenti che aiutino e facilitino il loro lavoro.

Il Senato ha dato segnali continui di attenzione verso i problemi della cultura e dei beni culturali, e voglio ringraziare tutti i Gruppi per la sensibilità dimostrata. Il Governo ha condiviso con convinzione alcuni importanti ordini del giorno e si impegnerà a individuare le soluzioni per rispondere alle richieste che sono state avanzate. Ma il mio ringraziamento andrà ancora una volta al presidente Marcucci, ai membri e a tutto il personale della 7a Commissione per il prezioso lavoro che hanno svolto. (Applausi).

Discussione dei disegni di legge:

(1041) Ratifica ed esecuzione del Trattato sul commercio delle armi, adottato a New York dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013 (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge di iniziativa dei deputati Mogherini Federica ed altri; Marazziti ed altri e del disegno di legge d'iniziativa governativa)

(898) AMATI ed altri. - Ratifica ed esecuzione del Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty-ATT), adottato a New York dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013

(Relazione orale) (ore 11,52)

Approvazione del disegno di legge n. 1041

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 1041, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge di iniziativa dei deputati Mogherini Federica ed altri; Marazziti ed altri e del disegno di legge d'iniziativa governativa, e 898.

Il relatore facente funzioni, senatore Corsini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore facente funzioni.

CORSINI, f.f. relatore. Signora Presidente, innanzitutto vorrei avvertire, per correttezza, che sostituisco il senatore Amoruso, e quindi darò lettura del testo della relazione che il collega aveva preparato, non senza precisare che la condivido integralmente.

Signori colleghi, i disegni di legge all'esame dell'Assemblea riguardano l'autorizzazione alla ratifica del Trattato internazionale sul commercio delle armi convenzionali. L'Atto Senato n. 1041 contiene il testo approvato, con voto unanime, dalla Camera dei deputati lo scorso 12 settembre, mentre l'Atto Senato n. 898, che la Commissione affari esteri ha inteso assorbire nel primo, è un disegno di legge d'iniziativa parlamentare di contenuto praticamente identico al precedente, e che ha come prima firmataria la senatrice Silvana Amati.

Il Trattato sul commercio della armi è stato adottato il 2 aprile dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, con il voto favorevole di 154 Paesi... (Brusìo).

PRESIDENTE. Senatore Corsini, la interrompo solo per chiedere a chi è in piedi nell'emiciclo e a chi siede alla mia destra di consentire per favore un ascolto migliore a tutti.

CORSINI, f .f. relatore. ...quindi oltre i tre quarti dei Paesi componenti, con il voto contrario di soli tre Paesi (che, significativamente, sono Iran, Siria e Corea del Nord), e con 23 astensioni, tra cui Russia, Cina, India, Egitto e Arabia Saudita.

Il Trattato, aperto alla firma il 3 giugno 2013 a New York, ha raccolto sinora 85 sottoscrizioni, tra cui quella dell'Italia: esso entrerà in vigore novanta giorni dopo la ratifica da parte di almeno cinquanta Stati. Ad oggi hanno provveduto alla ratifica solo quattro Stati: l'Islanda, la Guyana, la Nigeria e Antigua-Barbuda.

Il processo negoziale per la definizione del Trattato è stato particolarmente laborioso ed affonda le sue radici negli anni Novanta. Nuovo impulso al processo negoziale è stato impresso a partire dal 2008 dall'avvento della nuova amministrazione statunitense, così come un ruolo centrale è stato svolto da quella larga coalizione, costituita da Stati dell'America latina, dell'Africa e da molti Paesi europei (a partire proprio dall'Italia), che si è progressivamente venuta raccogliendo intorno all'obiettivo condiviso di regolamentare su scala internazionale il commercio di armi convenzionali.

Il Trattato, pur essendo in alcuni punti frutto di un difficile compromesso, rappresenta indubbiamente un importante strumento concepito con l'intento di superare quella condizione di incertezza o talvolta di vuoto normativo in materia, affermando tra gli Stati parte principi di responsabilità, trasparenza, controllo e cooperazione.

L'obiettivo del Trattato è di fissare degli standard internazionali comuni, legalmente vincolanti, finalizzati a regolare il commercio internazionale di armi convenzionali; allo stesso tempo prevenendo i commerci illegali, e in particolare le destinazioni improprie, come la fornitura di armi a gruppi criminali o terroristi da parte di agenti statuali corrotti o conniventi.

Ad ispirazione e riferimento concettuale del Trattato, il testo richiama i pilastri su cui si fonda l'intero sistema delle Nazioni Unite: pace, sicurezza, sviluppo e diritti umani; pilastri che sono tra loro strettamente interconnessi e che si rafforzano secondo un criterio di reciprocità, puntando a ridurre le sofferenze umane.

L'ambito di applicazione del Trattato è definito dall'articolo 2, nel quale si precisano le otto categorie di armamenti cui le disposizioni del documento si riferiscono: carri armati, mezzi corazzati da combattimento, sistemi di artiglieria di grosso calibro, aerei da combattimento, elicotteri da attacco, navi da guerra, missili e lanciamissili, oltre alle armi leggere e di piccolo calibro.

Gli Stati devono altresì stabilire un sistema nazionale di controllo per regolare l'esportazione delle armi, con una lista di controllo sulle attività di importazione, esportazione e trasferimento delle armi convenzionali. Il Trattato istituisce inoltre un segretariato, incaricato di controllare l'attuazione delle nuove norme.

Di particolare significato è l'articolo 6, che prevede il divieto di trasferimenti di armi contrari agli obblighi imposti da eventuali misure del Consiglio di sicurezza, come ad esempio gli embarghi. Nessuno Stato potrà inoltre autorizzare trasferimenti di armi in contrasto con accordi internazionali di cui sia parte. Nessun trasferimento di armamenti convenzionali può essere autorizzato se lo Stato sia a conoscenza della probabilità che tali armamenti siano utilizzati per perpetrare genocidi, crimini di guerra o crimini contro l'umanità.

L'articolo 7 approfondisce e precisa i termini nei quali le autorità nazionali competenti dovranno regolamentare il commercio e il trasferimento di armi convenzionali, valutando il potenziale impatto di tale attività sul mantenimento o sulla messa in pericolo della pace e della sicurezza, sulle possibili violazioni che si possano produrre in relazione ai diritti umani, al diritto internazionale umanitario o ai protocolli internazionali in materia di terrorismo o di criminalità organizzata transnazionale.

In questo ambito, una previsione normativa particolarmente rilevante è quella contenuta dal paragrafo 4, secondo la quale gli Stati parte dovranno valutare se le armi convenzionali, le munizioni, le parti o componenti oggetto del commercio o del trasferimento possano essere usate per «commettere o facilitare seri atti di violenza di genere o seri atti di violenza contro donne e minori». Le autorizzazioni, qualora concesse, dovranno essere ad ogni modo adeguatamente dettagliate e rilasciate prima che avvenga il trasferimento del materiale oggetto della transazione. Ove invece sopraggiungano in un secondo tempo nuove e rilevanti informazioni, lo Stato parte dovrà riesaminare l'autorizzazione, anche in consultazione con il Paese importatore.

Un'ulteriore previsione rilevante è quella contenuta dall'articolo 11, secondo la quale ogni Stato si impegna ad evitare che le armi giungano, con operazioni di triangolazione, a soggetti diversi da quelli che risultano acquirenti. A questo fine sono previsti sistemi di controllo attivati su base nazionale, con un sistema di scambio di informazione tra i Paesi interessati.

Proprio al fine di evitare azioni di triangolazione, gli Stati si impegnano inoltre a regolare le attività di transito, trasbordo e brokeraggio che avvengano sul loro territorio o comunque sotto la loro giurisdizione.

Importanti infine sono le misure di trasparenza. L'articolo 12, in tal senso, dispone che ogni Stato parte debba mantenere registri nazionali delle autorizzazioni concesse e delle esportazioni effettuate, con specifiche informazioni sulla quantità, sulle tipologie degli armamenti trasferiti, sugli Stati di importazione, di transito e così via.

Lo spirito del Trattato è pienamente coerente con gli indirizzi di azione internazionale che l'Italia persegue nell'ambito della tutela e della promozione dei diritti umani, del disarmo, della cooperazione allo sviluppo, del contrasto alle reti transnazionali della criminalità organizzata e del terrorismo.

L'Italia ha tra l'altro già firmato e ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, ed in particolare il suo Protocollo contro la produzione illecita ed il traffico di armi da fuoco, che presenta diversi punti di contatto con il Trattato in discussione.

Del resto la normativa italiana sul controllo dei materiali di armamento (legge n. 185 del 1990), rappresenta ancora oggi una delle discipline più avanzate e stringenti su scala globale. Il nostro Paese, anche grazie alla successiva normativa comunitaria, è dunque già in condizioni di dare piena attuazione alle previsioni del Trattato, senza bisogno dì ulteriori interventi sul piano interno.

L'entrata in vigore del Trattato in esame potrà dunque rappresentare un altro significativo avanzamento del livello di protezione in materia di armamenti, rafforzando quel sistema di regole internazionali la cui importanza, se mai ce ne fosse bisogno, viene confermata ogni giorno dalle tanti crisi con cui la comunità internazionale si deve confrontare.

In conclusione, anche a motivo del rilevante significato etico-politico di questo provvedimento, auspico una rapida conclusione dell'iter di ratifica del Trattato, che permetterebbe all'Italia di essere tra i primi cinquanta Paesi i quali, attraverso la loro ratifica, potranno contribuire alla sua effettiva entrata in vigore.

Ciò premesso, auspico l'approvazione da parte dell'Assemblea del provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Calderoli. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LN-Aut). Signora Presidente, intervengo non tanto sul merito del provvedimento quanto per rivolgere un appello e sottoporre una valutazione all'Assemblea. Affrontiamo oggi questa ratifica per procedere all'approvazione del relativo disegno di legge in vista dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove si trova attualmente il Presidente del Consiglio. Solleciterei quindi tutti i colleghi a svolgere interventi che consentano l'approvazione prima della chiusura della seduta antimeridiana, in modo che arriviamo all'approvazione della ratifica dando un mandato al Presidente del Consiglio. (Applausi dei senatori Corsini e Torrisi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pegorer. Ne ha facoltà.

PEGORER (PD). Signora Presidente, come ha ricordato il relatore, con l'odierna ratifica del Trattato internazionale sul commercio delle armi l'Italia si pone tra i primi Stati a concludere l'iter di adesione, dopo il voto dell'Assemblea generale dell'ONU del 2 aprile. Ricordo anche io che in quella occasione si espresse favorevolmente un'ampia coalizione trasversale di Paesi, tra cui appunto l'Italia, con soli tre voti contrari - dell'Iran, della Siria e della Repubblica popolare democratica di Corea - e ventitré astensioni.

Signora Presidente, richiamare i Paesi contrari ai principi ed ai contenuti del Trattato offre a tutti noi la possibilità di ben comprendere la straordinaria attualità e forza del documento alla nostra attenzione. Il Trattato, pur essendo in alcuni punti frutto di un difficile compromesso, intende sottoporre a limiti più stringenti il commercio di armi, con due precisi obiettivi: alzare gli standard internazionali ai fini di una migliore regolazione del commercio internazionale di armi e prevenire ed eliminare il commercio illegale in questo ambito di attività.

Allo stesso tempo, però, non possiamo dimenticare il fatto che questo documento trova la sua genesi in una straordinaria mobilitazione della società civile internazionale, a partire dalla campagna lanciata nel 2003 da Amnesty International e da alcune altre organizzazioni. Un movimento al quale ha fatto seguito l'apertura tra la comunità politica internazionale di serrati negoziati diplomatici, fino al voto, come detto, dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Sono stati anni di laboriosi contatti e mediazioni diplomatiche nei quali l'Italia è stata uno tra i principali attori nel sostegno al raggiungimento di un accordo tra le parti. È stato un lavoro molto difficile, non solo per la netta contrarietà dei tre Paesi sopra citati, ma anche per il ruolo svolto da alcuni Stati membri delle Nazioni Unite, che da molto tempo ormai si distinguono nella difesa dei loro interessi nel settore del commercio delle armi.

Al contrario, l'Italia si è mossa con determinazione lungo la linea che da sempre contraddistingue le nostre scelte politiche sui temi dell'impegno per la pace e la stabilità, della tutela dei diritti umani, del disarmo, della cooperazione, del rispetto delle norme del diritto internazionale umanitario. Infatti, i contenuti del Trattato richiamano pienamente gli indirizzi di politica internazionale sostenuti dal nostro Paese nel quadro della cooperazione allo sviluppo e del contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo e nella prevenzione dei conflitti.

Alcuni punti del documento danno merito alle scelte e alle iniziative che hanno sempre distinto il nostro Paese nello scenario internazionale. In particolare, viene reso indubitabile che le evidenti ragioni economiche sottese al commercio di armi devono essere subordinate alle ragioni di carattere politico espresse dall'ordinamento internazionale, nell'ottica di una riduzione e di un'attenuazione dei conflitti per una maggiore tutela dei diritti umani. Si tratta, a ben guardare, dello stesso principio posto alla base della legge n. 185 del 1990, che ha collocato il nostro Paese tra i più avanzati in questa materia, al punto che il nostro sistema normativo è già pronto per attuare le previsioni del Trattato senza bisogno, quindi, di ulteriori interventi.

Segnalo ancora che i principi contenuti nel documento riconoscono il fatto che le aree sedi di conflitti sono territori nei quali i diritti umani subiscono le più gravi violazioni; da qui l'assunto secondo il quale la prevenzione dei conflitti è possibile solo con una efficace opera di contrasto al traffico illecito di armi. Rammento a noi tutti che un tale criterio è posto a fondamento di ogni nostra partecipazione alle missioni internazionali di pace, dove la dimensione militare, quando necessaria, è strettamente intrecciata alle componenti della cooperazione e agli strumenti di stabilizzazione della convivenza civile. Il nostro Paese, giova ogni tanto richiamarlo, nei teatri di crisi è da sempre riconosciuto come uno dei maggiori e più tenaci protagonisti di ogni azione tesa a ristabilire una pacifica convivenza tra le parti in conflitto.

Concludo, signora Presidente, ricordando infine, ma non da ultimo, che il Trattato, nel delineare precisi principi a tutela delle donne e dei minori, obiettivi più vulnerabili nei teatri di guerra, e nel riconoscimento del sostegno alla riabilitazione e all'inclusione economica e sociale delle vittime dei conflitti armati, recepisce la posizione del nostro Paese più volte ribadita e confermata su questi temi. Un voto unanime sulla ratifica da parte del Senato sarebbe quindi oltremodo significativo, tenuto conto, tra l'altro, di quanto già avvenuto alla Camera dei deputati nella seduta del 12 ultimo scorso. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Petraglia. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signora Presidente, come è stato già detto dai senatori che mi hanno preceduto, noi oggi siamo ad esprimere il nostro voto sulla ratifica del Trattato internazionale sul commercio degli armamenti, che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato nell'aprile 2013. Si tratta dell'autorizzazione di una ratifica importante, che la Camera ha già approvato e che nasce dalla grande spinta attuata in questi mesi dall'Integruppo «Parlamentari per la pace», anche grazie al lavoro che da anni svolgono sul territorio le associazioni e i movimenti pacifisti.

Il Trattato sul commercio degli armamenti ha una storia con radici nella società civile internazionale, che dal 2003 si è riunita all'interno della coalizione Control Arms (di cui in Italia la Rete italiana per il Disarmo è partner), che ha promosso nel corso di questi dieci anni numerose iniziative di sensibilizzazione nei confronti degli attori politici ma soprattutto del grande pubblico. Più di un milione di persone ha sostenuto la campagna anche attraverso uno strumento utilizzato per la prima volta, quello della fotopetizione, che fu consegnata all'ONU nel 2006.

Il percorso verso il Trattato si basa sulla consapevolezza che il commercio delle armi non è un commercio qualunque, come quello delle stoffe o dei cellulari. Eppure, come i vestiti o le biciclette, le armi vengono acquistate e vendute, spostate da un Paese a un altro. È stupefacente che il commercio degli MP3 o anche del caffè siano ad oggi soggetti a maggiori controlli internazionali di quanto lo sia quello delle armi. È proprio su questo paradosso, dunque, che il Trattato vuole intervenire.

Il Trattato, che pure è perfettibile anche perché non riguarda le munizioni, le componenti delle armi, così come le armi da fuoco che non hanno un esclusivo uso militare, limiterà il traffico illecito di armamenti e le forniture ai Paesi in guerra e che violano i diritti umani. Le armi sono una merce che porta guerra e porta morte, quindi è particolarmente importante sapere a chi saranno vendute e a che scopo saranno utilizzate. Non è un caso che le Nazioni Unite prevedano l'embargo della vendita delle armi verso alcuni Paesi.

L'Italia, paradossalmente, ha su questi temi un assetto legislativo tra i più avanzati. Nel luglio del 1990, il Parlamento Italiano approvò la legge n. 185, che prevedeva che l'Italia e le imprese italiane non potessero esportare armi verso Paesi in conflitto o in Nazioni dove vengono violati i diritti umani o in Paesi sottoposti ad embargo delle Nazioni Unite. La legge prevede che qualunque esportazione di armi deve essere autorizzata dal Governo e sottoposta a controlli. Prevede inoltre la necessità di indicare sia il destinatario che il certificato di uso finale dell'arma, per evitare che il destinatario possa triangolare le armi verso Paesi terzi oggetto di embargo.

È merito di questa legge se l'ABI si è presa la briga di stilare ogni anno l'elenco degli istituti di credito che finanziano le esportazioni di armi con i relativi importi finanziati e si è iniziato così a parlare di banche armate, al punto che alcuni istituti di credito, esposti al boicottaggio dei cittadini, hanno deciso abbandonare questo tipo di finanziamento.

Ovviamente, questa legge è stata più volte messa sotto attacco ed i tentativi di cambiamento sono stati numerosi. Nel 2002-2003, in particolar modo, si tentò di alleggerire molto gli strumenti di verifica, ma anche grazie alla forte mobilitazione fuori dalle Aule parlamentari da parte dei cittadini, delle associazioni e del mondo pacifista, le modifiche apportate furono comunque limitate.

Se questo è il quadro, occorre quindi essere chiari anche su quelli che dovrebbero essere i nostri obiettivi. Pur nei confini della legge n. 185, infatti, l'Italia ha venduto in passato armi a Paesi in guerra, spesso in conflitto tra loro. Abbiamo venduto armi alla Libia come alla Siria, passando per lo Yemen, il Libano ed il Bahrein, che poi sono state, in molti di questi casi, usate contro civili inermi. Tra aprile e giugno 2011, abbiamo venduto armi alla Bielorussia, pochissimo tempo prima che il 20 giugno l'Unione europea decretasse un embargo di armi verso questo Paese per le gravissime violazioni dei diritti umani e per la repressione messa in atto dal presidente Lukashenko.

Ogni giorno vengono uccise da armi fuoco più di 1.000 persone. Questi sono dati davvero drammatici. Per questo motivo chiediamo che, una volta ratificato il Trattato, l'Italia dia un grande esempio e che il Governo si impegni a promuovere analoghe ratifiche in sede di Unione europea e presso i Paesi della NATO, ma si impegni anche ad applicare il Trattato stesso, dando piena attuazione alla legge n. 185 del 1990, valorizzandola come modello a livello internazionale. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stucchi. Ne ha facoltà.

STUCCHI (LN-Aut). Signora Presidente, ci apprestiamo all'approvazione del disegno di legge di autorizzazione alla ratifica di un trattato sul commercio delle armi che, come ricordava il senatore Calderoli, è opportuno avvenga già questa mattina. Quindi, condividendo l'appello per la sua approvazione in tempi brevi, mi limito solo a sottolineare alcuni fatti.

Si tratta di un accordo importante, del quale ha discusso ampiamente la 3a Commissione, dove sono state sviscerate tutte le problematiche connesse anche agli aspetti più delicati che questo provvedimento contiene.

Riteniamo che non ci debba essere nessuna deregolamentazione per quanto riguarda il commercio delle armi e, quindi, questo accordo è il benvenuto, perché disciplina comunque gli obblighi degli Stati nel controllare questo tipo particolare di commercio, che è un commercio delicato.

L'obiettivo fondamentale è quello di eliminare, o per lo meno contenere in modo significativo, quelli che - ahimè - sono traffici illeciti di armi (ancora oggi molto diffusi, soprattutto in certe aree del mondo), le quali poi vengono spesso utilizzate contro la popolazione civile, contro persone inermi che nulla hanno a che fare rispetto ai conflitti bellici che possono essere in corso in quelle zone.

Il nostro Paese, con la legge n. 185 del 1990, ha sicuramente dato un esempio, tanti anni fa, pur con della falle nella sua approvazione, ad altre realtà e ad altri Paesi dell'Unione europea e del mondo occidentale circa l'indirizzo che andava assunto. Vediamo che questo indirizzo è stato riportato all'interno del testo del Trattato al nostro esame e, quindi, riteniamo di poterne condividere i contenuti, auspicando un'approvazione all'unanimità del disegno di legge. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romano. Ne ha facoltà.

ROMANO (SCpI). Signora Presidente, onorevoli senatori, oggi credo che possiamo esprimere soddisfazione, perché a breve ci accingiamo a esprimere il nostro voto favorevole per la ratifica e l'esecuzione del Trattato sul commercio delle armi. Questa soddisfazione nasce anche perché esso rappresenta una pietra miliare, in termini di argomenti, nel percorso volto alla limitazione della diffusione degli armamenti e rappresenta, di per sé, un primo strumento internazionalmente vincolante che regola la vendita di armi convenzionali e proibisce automaticamente agli Stati contraenti di commerciarle con Paesi colpiti da embargo o coinvolti in crimini internazionali e contro l'umanità.

Per la prima volta, quindi, viene rafforzata la prevenzione e la lotta al commercio illegale di armi, incluso l'aspetto delle cosiddette destinazioni improprie, quelle cioè che prevedono la fornitura di armi a gruppi criminali o terroristi da parte di rappresentanti governativi deviati o collusi.

Il monitoraggio del commercio delle armi è un'esigenza che è da tempo sentita ed è un processo che parte da lontano: ricordiamo come già nel 2001 le Nazioni Unite adottarono un piano di azione per il controllo del commercio illecito delle armi e che nel 2010, a Kinshasa, si è firmata una Convenzione centroafricana per il controllo delle armi, per quanto definite, con un eufemismo, «piccole e leggere» (ma pur sempre armi).

In questo periodo molte altre iniziative si sono succedute e la diplomazia internazionale ha sapientemente tessuto sull'argomento difficili relazioni con tutti i Paesi dell'ONU, ma questa volta la differenza è stata sancita dall'impegno della società civile internazionale, con la campagna di sensibilizzazione lanciata nel 2003 a livello mondiale, e precipuamente da Amnesty International, Oxfam e Control Arms.

Non a caso questo ruolo è stato riconosciuto dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che, nell'intervento sull'adozione della Convenzione del 2 aprile 2013 a New York, ha voluto congratularsi per il ruolo fondamentale svolto dai membri delle varie associazioni civili.

Con il Trattato, il commercio di armi convenzionali fa un salto di qualità, attraverso la creazione di elevati standard internazionali, comuni a tutti i Paesi aderenti, sulle importazioni, esportazioni e trasferimenti. Fra gli altri, tali standard prevedono che nella destinazione finale di questi armamenti venga considerata finalmente anche la triangolazione commerciale di spedizione.

Potrei continuare in una lunga elencazione di quelli che sono stati gli usi abbastanza diffusi di un commercio illegale, clandestino e colluso - come venivo a definire poc'anzi - delle armi, che hanno supportato diverse guerre in maniera esplicita e in maniera implicita.

Non posso però mancare, signora Presidente, onorevoli senatori, in questo momento, di ottemperare ad un dovere, di coscienza che caratterizza ognuno di noi per evitare il piano scivoloso che nel credere di accettare fermamente convinti un trattato che prevede la limitazione delle armi, intese nella loro clandestinità e diffusione, sembra che quasi, per una sorta di eterogenesi dei fini, si accetti il linguaggio della guerra e delle armi, che si accetti cioè un linguaggio internazionale in cui non siano vigenti i criteri alti della diplomazia e delle sintonie a livello internazionale, ma solamente il linguaggio della prevalenza del più forte sul più debole.

Ho il grande timore, signora Presidente, che in questo momento questo aspetto possa essere sottovalutato, possa passare in subordine: sembra che accettando e votando il Trattato abbiamo mondato la nostra coscienza a livello internazionale e che il nostro compito nel momento in cui inizia la votazione e finisce finisca appunto lì.

Mi permetta quindi questo empito che viene da un'interiorità molto vissuta e che è stata ripetutamente ancora una volta richiamata nei vari interventi. Lo dico con grande umiltà, con sobrietà e senza tema che possa essere interpretata come un'accezione di tipo strumentale: Papa Francesco ripetutamente ci ha ricordato, ancora una volta, che l'unico linguaggio, l'unica parola che ci dà la possibilità di poter colloquiare a livello mondiale è quello della pace.

Cosa vuol dire tutto questo? Che dobbiamo essere caratterizzati da un realismo politico di diplomazia internazionale, dove a volte le armi servono per pacificare, per creare una situazione di non belligeranza, e sappiamo come molte volte le nostre truppe a livello internazionale non svolgono un'azione di guerra ma di pace e di pacificazione.

Vorrei concludere, se permettete, richiamando quello che penso sia un passaggio estremamente importante e che, ancora una volta, ci viene suggerito e indicato da coloro che guardano molto lontano: quelli che noi definiamo «poeti». Mi permetto in questo momento di porgere all'attenzione sua, signora Presidente, dei colleghi senatori e del Vice Ministro un interpello: non so quale possa essere la soluzione, ma prenderei a spunto quello che ci ricordava Salvatore Quasimodo che così diceva nella sua poesia intitolata «Anno Domini MCMXLVII»: «E ora che avete nascosto i cannoni fra le magnolie, lasciateci un giorno senz'armi sopra l'erba al rumore dell'acqua in movimento, delle foglie di canna fresche tra i capelli mentre abbracciamo la donna che ci ama. Che non suoni di colpo avanti notte l'ora del coprifuoco. Un giorno, un solo giorno per noi, o padroni della terra, prima che rulli ancora l'aria e il ferro e una scheggia ci bruci in piena fronte». (Applausi dal Gruppo SCpI e della senatrice Mussini).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granaiola. Ne ha facoltà.

GRANAIOLA (PD). Signora Presidente, raccogliendo l'invito del senatore Calderoli e del mio Gruppo in merito alla necessità che questo trattato sia approvato il più rapidamente possibile dal Senato chiedo di poter consegnare il mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

GRANAIOLA (PD). In questa sede mi limito ad esprimere due concetti, secondo me, importantissimi.

Il commercio illegale o mal disciplinato di armi convenzionali costa un numero spaventoso di vite umane: secondo l'Unione europea, ogni anno più di 740.000 uomini, donne e bambini muoiono a causa della violenza armata, per cui la rapida entrata in vigore di questo Trattato riveste la massima importanza.

Anche se questo è un buon trattato, grazie anche all'impegno dell'Italia, credo però possa essere migliorato relativamente agli aspetti del commercio delle armi con gruppi privati e del commercio delle componenti delle armi stesse e delle munizioni. In questa direzione dobbiamo impegnarci, se vogliamo davvero contribuire alla pace, alla sicurezza e alla stabilità internazionale e ridurre le sofferenze umane nel mondo, che caratterizzano prevalentemente, lo ricordo, donne e bambini.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tonini. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signora Presidente, come ha ricordato poc'anzi il presidente Calderoli, tra poche ore il Presidente del Consiglio prenderà la parola al Palazzo di Vetro, nell'ambito della sessione cosiddetta ministeriale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, che forse rappresenta il momento più alto della politica internazionale durante l'anno: sarebbe bello che egli potesse annunciare il voto definitivo di ratifica di questo importante Trattato da parte del nostro Paese. Quindi, siamo impegnati a giungere al voto finale prima della conclusione della seduta antimeridiana.

È in corso - appunto - l'Assemblea generale delle Nazioni Unite e quindi, in questo momento, il nostro pensiero è a New York. Di fronte al Palazzo di Vetro, sull'altro lato della First Avenue di New York, vi è un piccolo monumento alla pace, sul quale è scolpito - ovviamente in inglese - il famoso versetto biblico di Isaia, che disegna con parole straordinariamente poetiche, la grande utopia concreta della pace: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra». Leggendo poi tutto il capitolo emergono altri due concetti importanti: il primo è che ciò avverrà alla fine dei giorni, e quindi si introduce un elemento di realismo accanto alla grande utopia della pace; il secondo è che ciò avverrà quando tutti i popoli si raduneranno e riconosceranno un giudice sopra di loro che giudicherà delle controversie tra i popoli. Ora, tutta la storia umana è attraversato dal dubbio che ciò possa avvenire solo oltre la storia o possa, almeno in termini relativi, essere anticipato dentro la vicenda storica dell'umanità. Ebbene, le Nazioni Unite nascono sulla base di questa seconda idea, cioè che - fermo restando, per chi crede, che la pace perfetta sarà compiuta solo oltre la storia - nella storia è possibile costruire elementi concreti di pacificazione, riconoscendo che non c'è solo l'anarchia delle sovranità nazionali, che si compone attraverso l'analisi realistica dei rapporti di forza; accanto a questa dimensione, che ha il suo peso innegabile, ci deve essere un'altra dimensione, che è - appunto - quella del diritto e della politica internazionale. Le Nazioni Unite nascono, ripeto, sulla base di questo assunto.

Ieri, il presidente Obama, in un grande discorso - come solo lui sa fare - ha ricordato che i leader che hanno dato vita alle Nazioni Unite non erano persone ingenue, non pensavano che tale istituzione potesse eliminare alla radice tutte le guerre, ma, sulla scia dei milioni di morti e dei continenti in rovina e con lo sviluppo delle armi nucleari che potevano annientare il pianeta, essi capirono che l'umanità non poteva sopravvivere lungo quella direzione di marcia. Così ci hanno dato l'istituzione delle Nazioni Unite, nella convinzione che essa ci avrebbe permesso di risolvere i conflitti, di rafforzare le regole di comportamento delle Nazioni e costruire ambiti di cooperazione che si sarebbero rafforzati nel tempo. Ecco, questa è l'idea forte delle Nazioni Unite, e questo Trattato è una delle espressioni migliori di questa che è una concreta utopia, del tentativo della traduzione concreta di una grande utopia quale è appunto la pace.

Noi viviamo in un mondo di scelte imperfette, come ha detto ieri il Presidente americano. E noi pensiamo che con questo Trattato, che è stato un passaggio molto importante della vita delle Nazioni Unite, certo, non siamo arrivati al punto di trasformare le spade in vomeri né le lance in falci, però probabilmente (vorrei dire certamente), anche grazie ad esso e al lavoro imperfetto ma straordinariamente prezioso delle Nazioni Unite, potremo vivere in un mondo un po' meno imperfetto. (Applausi dai Gruppi PDe SCpI).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore facente funzioni.

CORSINI, f.f. relatore. Signora Presidente, mi esimerò dal portare chiose alle osservazioni, tutte preziose e feconde, svolte dai colleghi intervenuti, e ciò anche perché mi pare vi siano un'adesione corale alle motivazioni che sottendono questo provvedimento e una consapevolezza dell'opportunità di accelerare i tempi della sua approvazione.

Voglio semplicemente ringraziare i colleghi della Commissione e quanti delle altre Commissioni hanno rilasciato pareri e hanno in tal modo contribuito alla definizione di questo passaggio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

DASSU', vice ministro degli affari esteri. Signora Presidente, desidero solo ringraziarvi, per risparmiare tempo e accogliendo le sollecitazioni affinché si sia in grado di comunicare al presidente del Consiglio, Enrico Letta, oggi a New York, questo importante provvedimento del Senato. Penso che il Presidente del Consiglio sarà più che felice di poter includere nel suo intervento in Assemblea generale delle Nazioni Unite un procedimento di questo tipo.

Vi voglio solo sottolineare due punti che mi sembrano importanti. In primo luogo, si tratta - come avete rilevato sia nell'introduzione del relatore che nei vostri interventi - del primo trattato internazionale che stabilisce norme giuridicamente vincolanti in materia di importazione, esportazione e trasferimento di armi convenzionali. Non solo: questo è un trattato che rende più responsabile e trasparente il commercio di armi. Voi sapete bene - lo avete ricordato nei lavori in Commissione e anche oggi - che l'Italia ha al riguardo una normativa particolarmente avanzata che continuerà a valere, la legge n. 185 del 1990. Ciò significa che siamo già nelle condizioni di attuare questo genere di trattato; quindi, non avremo problemi di implementazione, anzi consideriamo la nostra legge una best practice anche per gli altri Paesi.

Come avete voi stessi ricordato, sono importanti i passaggi dell'articolo 6: la proibizione automatica di trasferimento di armi in caso di violazioni gravi della Convenzione di Ginevra, nonché il paragrafo 4 dell'articolo 7, che si riferisce al problema della violenza di genere.

Concludo il mio intervento con un ultimo punto molto rilevante. Come avete visto, onorevoli senatori, non hanno ancora firmato il Trattato Paesi molto importanti per il commercio internazionale degli armamenti, quali la Russia, l'India, la Cina e l'Arabia Saudita. Quando abbiamo firmato il Trattato, abbiamo anche annunciato che, insieme al SEAE (Servizio europeo per l'azione esterna dell'Unione europea), faremo un'azione politico-diplomatica molto attiva per conseguire la firma dei Paesi che mancano. Basta guardare al caso della Siria: si tratta di carenze molto rilevanti; sono Paesi molto importanti per il commercio internazionale degli armamenti.

Vi ringrazio ancora per lo sforzo e per il tempo davvero breve che avete impiegato per arrivare a questo risultato. In tal modo l'Italia sarà uno dei primi Paesi a ratificare il Trattato, nonché il primo Paese europeo. La Germania sta procedendo rapidamente, ma forse non così rapidamente come abbiamo fatto noi. Quindi, vi ringrazio davvero, e spero che il presidente Enrico Letta, a New York, avrà l'occasione di valorizzare adeguatamente il lavoro di questo Senato. (Applausi dai Gruppi PD e SCpI).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.

MUSSOLINI, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 1041.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 3.

SCILIPOTI (PdL). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Scilipoti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 3.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1041 e 898

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 4.

SCILIPOTI (PdL). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Scilipoti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 4.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1041 e 898

PRESIDENTE.

Passiamo alla votazione finale.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signora Presidente, poche parole per presentare la dichiarazione di voto del mio Gruppo, aggiungendo che il nostro obiettivo non dovrà essere soltanto quello di limitare il commercio di armi. Ci auguriamo infatti che il Parlamento inizi a parlare di riduzione della spesa militare. Lo abbiamo già detto stamani quando abbiamo parlato di cultura e lo abbiamo detto nel dibattito sugli F-35: dovremmo puntare forse ad una difesa europea che possa permettere alle forze di difesa nazionali di integrarsi e fare economie. Il mondo sta rapidamente cambiando ed è investendo sulla prevenzione dei conflitti, sul disarmo e sulla cooperazione internazionale che l'economia mondiale può ripartire.

Attorno al militare, per tutte le risorse che negli anni sono state investite, ruota una grande ricerca che spesso ha forti ricadute civili con le stesse tecnologie che possono essere utilizzate. Un buon punto di partenza dunque per parlare anche di riconversione dell'industria bellica. Per tale ragione, è per noi inspiegabile l'annunciata scelta di vendere e dismettere il settore civile di Finmeccanica con settori strategici, come quello di Ansaldo energia, che ha abbandonato le strategie nucleari e si è rivolta verso le energie rinnovabili. Da parte dello Stato pare ci sia un totale disinteresse.

In un momento in cui i Paesi più avanzati, dunque hanno, diminuito la loro spesa militare, dilazionato negli anni l'ammodernamento degli arsenali per avere risorse da investire subito in maniera più fruttuosa per far riprendere l'economia, abbiamo di fronte a noi indicazioni chiare sulle cose da fare sulla cultura, la ricerca, la nuova tecnologia e, soprattutto, sulla riconversione di tecnologie e di esperienze, fatte in questi anni in campo militare, a scopi civili, producendo anche beni da esportare.

Anche rispetto alle stragi a cui assistiamo inermi - pensiamo alle stragi che avvengono regolarmente negli Stati Uniti e, non ultima, quella di Navy Yard, e alle stragi compiute dai minorenni con le armi dei genitori - è necessario dire con forza che una società con meno armi è sicuramente una società sicura. (Applausi del senatore Cervellini).

STUCCHI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STUCCHI (LN-Aut). Signora Presidente, ribadisco quanto detto poc'anzi in discussione generale e confermo il voto favorevole della Lega Nord sul provvedimento.

MARAN (SCpI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARAN (SCpI). Signora Presidente, colleghi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Scelta Civica per l'Italia.

Come è stato già sottolineato, con la ratifica di questo Trattato noi otteniamo un ottimo risultato: stabilendo norme comuni giuridicamente vincolanti in materia di importazione, esportazione e trasferimento di armi convenzionali, il Trattato rende più responsabile e trasparente il commercio delle armi, contribuendo al consolidamento della pace e della sicurezza a livello mondiale. Ed è un ottimo risultato anche nella prospettiva nazionale, perché accoglie le nostre priorità, come l'inserimento della golden rule per la difesa dei diritti umani e delle norme di diritto internazionale umanitario.

Alla luce dell'impulso dato al negoziato dal nostro Paese e in coincidenza con lo svolgimento in questi giorni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, riteniamo sia ancora più importante che la ratifica del Trattato avvenga nei tempi più rapidi possibili. (Applausi dal Gruppo SCpI e del senatore Tonini).

MUSSINI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSINI (M5S). Signora Presidente, ringrazio la vice ministro Dassù qui presente.

Impiego qualche minuto in più rispetto a quello risparmiato in discussione generale con l'intento di accelerare le procedure di votazione di un provvedimento estremamente importante.

Prescindendo dalla componente relativa agli elementi costitutivi del Trattato e dal quadro storico in cui esso si inserisce, vorrei svolgere un'osservazione in merito ad una situazione che si presenta un po' paradossale e anche un po' contraddittoria. Affermiamo che la ratifica di questo Trattato ci mette nella condizione di essere uno dei primi Paesi a contribuire a far sì che le sue disposizioni possano essere applicate nelle sedi opportune ed è importante che lo facciamo perché i rappresentanti italiani nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite possano presentare l'Italia come un esempio di assunzione di responsabilità in questa direzione.

È vero che abbiamo una normativa estremamente avanzata ed è anche vero che la sensibilità in Italia su questo tema è fortissima, se pensiamo alle 40.000 persone che si sono fatte immortalare nella campagna per il disarmo. A questo, però, paradossalmente si contrappone un altro aspetto: secondo le stime della Rete italiana per il disarmo negli ultimi cinque anni il nostro Paese ha esportato armi comuni ed esplosivi per un totale di un miliardo e mezzo di euro e così quel primo posto che invece noi cerchiamo di raggiungere grazie alla ratifica di questo Trattato se l'è aggiudicato esattamente nella direzione opposta.

Abbiamo sentito con grande interesse le parole del collega Pegorer che giustamente sosteneva che la riduzione ed il controllo del traffico delle armi si pone anche l'obiettivo della riduzione e della prevenzione dei conflitti. Proprio a tal proposito presenteremo un'interrogazione con la quale chiederemo se è vero quello che noi supponiamo, e cioè che l'Italia abbia proceduto ad una consistente esportazione di armi verso la Siria. L'Italia, infatti, esporta armi in vari Paesi: Cina, Federazione russa, Israele, Siria, Turchia, Malaysia, Afghanistan (Paese dal quale sono appena tornata). In Afghanistan la situazione, in cui si intreccia la nostra attività militare con quella naturalmente umanitaria e di cooperazione, è diventata estremamente complessa e difficile.

Vorrei che in occasione della ratifica di questo Trattato ci fosse un atteggiamento diverso da parte di un'Assemblea che paradossalmente è tutta concorde ma anche tendenzialmente tutta piuttosto distratta circa tutto ciò che è intorno a questo tema, alla filosofia che la ratifica di un Trattato di questo tipo deve abbracciare per non cadere nell'ipocrisia e non seguire la strada dell'apparenza e qualcosa che non corrisponde alla reale volontà di abbracciare una filosofia diversa. Intorno alle armi ci sono le banche, l'industria tecnicamente più avanzata, quindi anche la ricerca, i Governi (perché in un regime di monopsonio come quello che riguarda il commercio delle armi i Governi sono i primi responsabili), la società civile, che si interessa ai grandi temi ma che deve anche seguire la parola chiave, che è anche contenuta nel Trattato, cioè la trasparenza.

Dichiaro ovviamente il voto favorevole del nostro Gruppo al provvedimento di ratifica, però, al tempo stesso, vorrei che si dia seguito quanto prima alla mozione presentata il 3 giugno scorso a mia prima firma relativa alla situazione siriana in cui chiediamo all'Italia di assumere una posizione netta, decisa, definitiva su tutto ciò che riguarda anche il commercio e il traffico di armi in Siria e in altri Paesi. In tal modo, alla luce del concetto di trasparenza e di controllo, la ratifica di questo Trattato può diventare il primo passo per abbracciare una filosofia diversa che vada anche nella direzione segnalata dalla collega Petraglia. (Applausi dal Gruppo M5S).

RAZZI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAZZI (PdL). Signora Presidente, signori senatori, il Gruppo PdL voterà compatto la ratifica del Trattato sul commercio delle armi, adottato a New York dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. E lo farà non per scontata demagogia, ma per contribuire alla pace e alla stabilità internazionali.

Il commercio illecito di armi scompagina gli equilibri tra gli uomini e semina solo incontrollata furia, sopraffazione e violazione dei diritti umani.

Il Trattato la cui ratifica ci apprestiamo ad autorizzare corre in soccorso di lacune gravi inerenti alla mancata regolamentazione giuridica ed oggettiva del commercio delle armi convenzionali. È ovvio che i processi di pace vengano sistematicamente minati in mancanza di norme standard comuni e vincolanti in tema di importazione e circolazione delle armi convenzionali.

Pur riconoscendo legittimo da parte di ogni Governo continuare a vendere, acquistare e possedere armi, a garanzia della sicurezza e della legittima difesa di ciascuna Nazione, si sentiva necessario l'intervento di una iniziativa generale ed efficace per evitare ogni abuso e violazione dei diritti umani e del diritto internazionale.

Per queste e altre ragioni connesse alla pace e alla sicurezza tra Stati, il Gruppo PdL voterà a favore della ratifica del presente Trattato. (Applausi dal Gruppo PdL).

AMATI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMATI (PD). Signora Presidente, nel dichiarare il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico vorrei richiamare l'attenzione su due questioni: una relativa all'importanza del Trattato sul piano internazionale (anche se devo dire che sapere che solamente quattro Nazioni a tutt'oggi lo hanno ratificato non è ovviamente confortante, e ci auguriamo che l'Europa riesca a fare un passo avanti e che noi possiamo essere traino per l'Unione europea) e l'altra relativa al ruolo che l'Italia potrà avere all'interno dell'Unione europea per dare un segno di responsabilità a questa nostra grande Europa.

Abbiamo finalmente a disposizione uno strumento internazionale che stabilisce alti standard condivisi sul controllo dei trasferimenti di armi convenzionali, riconoscendo le disastrose conseguenze umanitarie di un commercio irresponsabile, che si fa complice di gravi violazioni dei diritti umani ed ostacola lo sviluppo economico e sociale di intere regioni.

È importante sottolineare che, tra le varie tipologie di armamenti, il Trattato regola il commercio delle armi piccole e leggere. Queste, come aveva anche affermato in passato Kofi Annan, già segretario generale delle Nazioni Unite, costituiscono vere e proprie armi di distruzione di massa, accessibili e di facile utilizzo, che alimentano i cosiddetti conflitti a bassa e media intensità, causa comunque di un altissimo numero di vittime civili. Pensiamo al dramma dei bambini soldato, rapiti, picchiati, drogati, armati e messi al servizio dei signori della guerra.

I diritti umani, poi, sono interdipendenti e non se ne può promuovere la tutela senza intervenire anche sulle cause strutturali della loro violazione. In questo senso sono stati fatti importantissimi passi avanti con l'adozione di strumenti che mettono al bando le mine antiuomo e le bombe a grappolo.

Qui è stato ricordato che importanti Paesi non hanno adottato altre importanti convenzioni. Ricordo che gli Stati Uniti, Israele e altri Paesi non hanno adottato neanche le convenzioni che riguardavano le bombe a grappolo. Le convenzioni internazionali rappresentano passi importanti, ai quali ci si adegua e si cerca di far seguire successivi atti importanti; però esse sono essenziali nella via della democrazia complessiva del mondo.

Tuttavia, fino ad oggi non esistevano strumenti internazionali vincolanti rispetto al commercio delle armi convenzionali e gli standard nazionali in materia sono disomogenei. Ora il Trattato, pur riconoscendo il ruolo di primo piano degli Stati nello stabilire discipline nazionali, ne determina comunque standard comuni.

Anche la Rete italiana per il disarmo riconosce l'esperienza trentennale maturata dall'Italia quale riferimento legislativo nelle implicazioni umanitarie delle scelte del settore. L'approvazione della legge n. 185 del 1990, più volte ricordata in quest'Aula, ha permesso al nostro Paese di fare un passo avanti decisivo.

Non mi voglio dilungare, e chiedo di consegnare il testo integrale del mio intervento in quanto voglio poter votare l'atto prima delle ore 13, anche se avremmo potuto distribuire meglio il nostro tempo, se penso che ieri siamo stati convocati e non abbiamo lavorato affatto.

Concludo dicendo che i diritti fondamentali non possono e non devono essere messi in concorrenza con ragioni di ordine economico. Proprio per questo, mettendo alla base di ogni valutazione questo principio, il Gruppo del Partito Democratico dichiara il voto favorevole sul disegno di legge in esame. (Applausi dal Gruppo PD).

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Santangelo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 1041, nel suo complesso.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).

Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 898.

STUCCHI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STUCCHI (LN-Aut). Signora Presidente, è alquanto imbarazzante, però ho pigiato il pulsante bianco al posto di quello verde. Avendo fatto la dichiarazione di voto a favore, ritengo opportuno far risultare questa rettifica.

PRESIDENTE. Gli Uffici ne prendono atto.

Gli interventi di fine seduta, a causa del protrarsi dei nostri lavori, saranno svolti in altra seduta.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 12,53).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Conversione in legge del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo (1014)

(V. nuovo titolo)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo (1014)

(Nuovo titolo)

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE (*)

Art. 1.

    1. È convertito in legge il decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo.

    2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

________________

(*) Approvato, con modificazioni al testo del decreto-legge, il disegno di legge composto del solo articolo 1.

ARTICOLO 9 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 9.

(Disposizioni urgenti per assicurare la trasparenza, la semplificazione e l'efficacia del sistema di contribuzione pubblica allo spettacolo dal vivo e al cinema)

    1. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, con proprio decreto, da adottarsi entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ridetermina, con le modalità di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 15 novembre 2005, n. 239, e con effetto a decorrere dal 1º gennaio 2014, i criteri per l'erogazione e le modalità per la liquidazione e l'anticipazione dei contributi allo spettacolo dal vivo. I criteri di assegnazione tengono conto dell'importanza culturale della produzione svolta, dei livelli quantitativi, degli indici di affluenza del pubblico nonché della regolarità gestionale degli organismi. Il decreto di cui al primo periodo stabilisce, inoltre, che le assegnazioni sono disposte a chiusura di esercizio a fronte di attività già svolte e rendicontate. L'articolo 1 della legge 14 novembre 1979, n. 589, è abrogato.

    2. Gli enti e gli organismi dello spettacolo, finanziati a valere sul Fondo unico dello spettacolo di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163, o ai sensi della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni, pubblicano e aggiornano le seguenti informazioni relative ai titolari di incarichi amministrativi ed artistici di vertice e di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, nonché di collaborazione o consulenza:

        a) gli estremi dell'atto di conferimento dell'incarico;

        b) il curriculum vitae;

        c) i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di lavoro, di consulenza o di collaborazione.

    3. Le informazioni di cui al comma 2 sono pubblicate dagli enti ed organismi entro il 31 gennaio di ogni anno e comunque aggiornate anche successivamente. Ai predetti soggetti non possono essere erogate a qualsiasi titolo somme sino alla comunicazione dell'avvenuto adempimento o aggiornamento.

    4. A partire dalla data di entrata in vigore del presente articolo, sono abrogati l'articolo 13, secondo comma, lettera e), della legge 30 aprile 1985, n. 163, e l'articolo 2, comma 4, della legge 10 maggio 1983, n. 182. Di conseguenza, i fondi speciali per la concessione di contributi in conto capitale ed in conto interessi per l'adeguamento delle strutture e per il rinnovo degli arredi delle sale teatrali e musicali, di cui ai predetti articoli, sono soppressi. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

    5. Le risorse giacenti sui fondi di cui al comma 4 sono versate all'entrata del bilancio dello Stato, al netto del compenso dovuto, alla data di entrata in vigore del presente decreto, al soggetto gestore dei fondi medesimi.

    6. Sono tenute esenti dall'imposta di bollo, come prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, e successive modificazioni, le istanze presentate a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto presso le competenti direzioni generali del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ai sensi dei seguenti provvedimenti:

        a) legge 30 aprile 1985, n. 163, recante «Istituzione del Fondo unico per lo spettacolo»;

        b) decreti del Ministro dell'interno 22 febbraio 1996, n. 261, e del Ministro per i beni e le attività culturali 12 luglio 2005 recanti «Vigilanza antincendio nei luoghi di spettacolo e intrattenimento»;

        c) decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28, e successive modificazioni, recante «Riforma delle attività cinematografiche»;

        d) legge 21 aprile 1962, n. 161, e successive modificazioni, recante «Revisione dei film»;

        e) commi da 325 a 337 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, in materia di agevolazioni fiscali per le attività cinematografiche.

    7. Alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'applicazione del comma 6 pari ad euro 216.000 a decorrere dall'anno 2014 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento annuale previsto a favore del Fondo unico per lo spettacolo ai sensi della legge 30 aprile 1985, n. 163, e successive modificazioni. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato a effettuare, con appositi decreti, le relative variazioni di bilancio.

ORDINE DEL GIORNO PRECEDENTEMENTE ACCANTONATO

G9.208 (già em. 9.208 testo 2)

PANIZZA

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di conversione con modificazioni, del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di dare attuazione al contenuto dell'emendamento 9.208 (testo 2).

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 12 DEL DECRETO-LEGGE

Capo III

DISPOSIZIONI URGENTI PER ASSICURARE EFFICIENTI RISORSE AL SISTEMA DEI BENI, DELLE ATTIVITÀ CULTURALI

Articolo 12.

(Disposizioni urgenti per agevolare la diffusione di donazioni di modico valore in favore della cultura e il coinvolgimento dei privati)

    1. Con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le modalità di acquisizione delle donazioni di modico valore (fino all'importo di euro cinquemila) destinate ai beni e alle attività culturali, secondo i seguenti criteri:

        a) massima semplificazione ed esclusione di qualsiasi onere amministrativo a carico del privato;

        b) garanzia della destinazione della liberalità allo scopo indicato dal donante;

        c) piena pubblicità delle donazioni ricevute e del loro impiego, mediante una dettagliata rendicontazione, sottoposta agli organi di controllo;

        d) previsione della possibilità di effettuare le liberalità mediante versamento bancario o postale ovvero secondo altre modalità interamente tracciabili idonee a consentire lo svolgimento di controlli da parte dell'Amministrazione finanziaria.

    2. Entro il 31 ottobre 2013 il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo individua, in coerenza con l'articolo 9 della Costituzione, sulla base della legislazione vigente e alla luce delle indicazioni fornite dalla commissione di studio già costituita presso il Ministero, forme di coinvolgimento dei privati nella valorizzazione e gestione dei beni culturali, con riferimento a beni individuati con decreto del medesimo Ministro.

EMENDAMENTI

12.200

VILLARI, GIRO, SIBILIA, MAZZONI, LIUZZI, MARIN, CONTE

Approvato

Al comma 1, dopo le parole: «di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze» inserire le seguenti: «da emanarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto»

12.1

PANIZZA

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «(fino all'importo di euro cinquemila)» con le seguenti: «(fino all'importo di euro trentamila)».

12.2

NENCINI, BUEMI, LONGO FAUSTO GUILHERME, PANIZZA, LIUZZI, DI GIORGI

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «(fino all'importo di euro cinquemila)» con le seguenti: «(fino all'importo di euro ventimila)».

12.3

La Commissione

Approvato

Al comma 1, sostituire la parola: «cinquemila» con la seguente: «diecimila».

12.4

NENCINI, BUEMI, LONGO FAUSTO GUILHERME, LIUZZI, DI GIORGI

Respinto

Al comma 2, dopo le parole: «dei privati» aggiungere le seguenti « e dei privati che operano nel sociale».

12.5

Il Relatore

Ritirato

Aggiungere infine i seguenti commi:

        «2-bis. Nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, dopo l'articolo 115, è inserito il seguente:

        "Art. 115-bis. - (Concessione di beni culturali in favore di soggetti non lucrativi) - 1. I siti e le aree di appartenenza pubblica sottoposti a tutela ai sensi del presente Codice, non destinati a scopi istituzionali, attualmente non aperti alla fruizione pubblica o non adeguatamente valorizzati, per i quali si verifichino circostanze di fatto tali da rendere allo stato oggettivamente non praticabili forme di gestione diretta o indiretta ai sensi dell'articolo 115, possono essere affidati in uso e in gestione, senza alcun corrispettivo a carico dell'Amministrazione, a cooperative sociali, associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non lucrative di utilità sociale o fondazioni, aventi tra i propri fini statutari la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e che si impegnino all'apertura alla pubblica fruizione e all'utilizzo del bene anche per finalità formative o educative, garantendo i livelli minimi di offerta di servizi al pubblico stabilito dal Ministro.

        2. L'affidamento avviene previa pubblicazione, sul sito dell'Amministrazione interessata, di un avviso pubblico con la fissazione di un termine per la proposizione di candidature da parte di eventuali soggetti interessati. Nel caso in cui siano presentate più candidature, l'Amministrazione affida la concessione in base a criteri obiettivi, proporzionati, non discriminatori, pubblicati nel medesimo avviso. La convenzione di affidamento in uso e in gestione può prevedere l'istituzione di un biglietto d'ingresso ed eventualmente il diritto del soggetto gestore di trattenere in tutto o in parte i proventi della bigliettazione, al solo scopo di coprire i costi di gestione e salvo riversamento dell'eccedenza all'amministrazione.

        3. Decorso il termine di durata della convenzione, non superiore in ogni caso a otto anni, l'Amministrazione può rinnovare l'affidamento al medesimo soggetto non lucrativo, previa verifica della qualità della gestione e della perdurante inesistenza delle condizioni per procedere alla gestione diretta ovvero indiretta ai sensi dell'articolo 115."

        2-ter. Con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, da adottarsi entro il 31 dicembre 2013, sono definiti il modello di convenzione per l'affidamento di cui all'articolo 115-bis del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, come aggiunto dal comma precedente, nonché i livelli minimi dei servizi di accoglienza del pubblico che devono essere garantiti dai soggetti affidatari della concessione».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 12

12.0.1

D'ALÌ

Improcedibile

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 12-bis.

(Disposizioni in materia di erogazioni liberali in favore delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione)

        1. All'articolo 10, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono aggiunte le seguenti lettere:

            «g-bis) i contributi, le donazioni e le oblazioni erogati in favore delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione;

            g-ter) le spese sostenute per l'acquisto di biglietti o abbonamenti per la partecipazione ad eventi organizzati dalle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione;».

        2. L'articolo 25 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

        "Art. 25. (Disposizioni tributarie). 1. Per le erogazioni liberali in denaro in favore degli enti di cui all'articolo 2 del presente decreto e dei teatri di tradizione non opera il limite del 2 per cento del reddito complessivo dichiarato, previsto dall'articolo 15, comma 1, lettera i), del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, in materia di detrazioni per oneri; resta fermo quanto disposto dall'articolo 100, comma 2, lettera m), e dall'articolo 147 del medesimo Testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive modificazioni, in materia di oneri di utilità sociale e di detrazione d'imposta per oneri.

        2. Sono integralmente deducibili dal reddito del soggetto erogante le somme versate al patrimonio della fondazione e le somme versate come contributo alla gestione delle fondazioni. In caso di mancato rispetto dell'impegno assunto si provvede al recupero delle somme dedotte e non versate. La destinazione a fondo di dotazione non costituisce mancato utilizzo da parte del percettore.

        3. I corrispettivi dei contratti di sostegno alla produzione incassati dalle fondazioni regolate dal presente articolo, e dai teatri di tradizione sono soggetti all'imposta sugli intrattenimenti solo quando il pagamento è direttamente connesso allo svolgimento di uno spettacolo determinato o alla prestazione di un singolo artista".

        3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, valutati in 75 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa prevista all'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, relativa al Fondo per interventi urgenti ed indifferibili, come integrata, dall'articolo 33, comma 1, della legge 12 novembre 2011, n. 183.

        4.Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

        5. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'economia provvede alla verifica in corso d'opera degli oneri di cui al presente articolo. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al presente articolo, il Ministro dell'economia e delle finanze, provvede, con proprio decreto, alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria, del maggior onere risultante dall'attività di verifica in corso d'opera, delle dotazioni finanziarie di parte corrente iscritte, nell'ambito delle spese rimodulabili di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nei programmi di spesa del Ministero dell'economia e delle finanze e riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al secondo periodo».

12.0.2

PETRAGLIA, DE PETRIS, URAS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, STEFANO

Improcedibile

Dopo l'articolo aggiungere il seguente:

«Art. 12-bis.

(Disposizioni urgenti per agevolare la salvaguardia e la riqualificazione dei beni di rilievo paesaggistico)

        1. Dopo l'articolo 154 del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è aggiunto il seguente:

         "Art.154-bis. - (Agevolazioni per la salvaguardia e la riqualificazione dei beni soggetti a tutela) - 1. Sono deducibili integralmente dal reddito imponibile dei soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e dell'imposta sul reddito delle società (IRES), le spese o le erogazioni liberali destinate alla realizzazione di interventi di salvaguardia naturalistica e riqualificazione ambientale dei beni tutelati ai sensi delle disposizioni contenute nel presente Titolo, qualora inseriti nell'ambito di progetti autorizzati ai sensi dell'articolo 146. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, determina, con proprio decreto, la tipologia degli interventi ammissibili, le modalità per l'accesso all'agevolazione di cui al presente comma e per l'accertamento della congruità della spesa.

        2. L'agevolazione fiscale di cui al comma 1 è concessa nel limite massimo di spesa di 50 milioni di euro all'anno a decorrere dall'anno 2014. Ai relativi oneri si provvede mediante rideterminazione, a decorrere dall'anno 2014, delle aliquote di prodotto corrisposte dai titolari delle concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, ai sensi dell'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, che vengono stabilite al livello di seguito indicato:

            a) 20 per cento per gli idrocarburi estratti in terraferma;

            b) 20 per cento per gli idrocarburi gassosi estratti in mare;

            c) 14 per cento per gli idrocarburi liquidi estratti in mare"».

        Conseguentemente, alla rubrica del Capo III sostiture le parole: «sistema dei beni, delle attività culturali» con le seguenti: «sistema dei beni culturali e paesaggistici».

12.0.3

ALBERTI CASELLATI, ZANETTIN, BONFRISCO, MARIN

Improcedibile

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 12-bis.

(Disposizioni in materia di oneri deducibili per erogazioni liberali a sostegno delle manifestazioni culturali)

        1. Dopo l'articolo 10 del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è inserito il seguente:

        "Art. 10-bis. - (Oneri deducibili per erogazioni liberali a sostegno delle manifestazioni culturali) - 1. Dal reddito complessivo delle persone fisiche e dal reddito delle imprese sono integralmente deducibili le erogazioni liberali a favore di soggetti, compresi quelli di cui all'articolo 15, comma 1, lettera h), che organizzano eventi culturali, artistici, musicali e turistici, ivi comprese le erogazioni per l'organizzazione di mostre e di esposizioni.

        2. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze sono adottate le disposizioni applicative della disposizione di cui al comma precedente".

        2. A decorrere dall'anno 2013, le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, incluse le autorità indipendenti, non possono effettuare spese di ammontare superiore al 50 per cento della spesa sostenuta nell'anno 2011 per l'acquisto, la manutenzione, il noleggio e l'esercizio di autovetture, nonché per l'acquisto di buoni taxi; il predetto limite può essere derogato, per il solo anno 2013, esclusivamente per effetto di contratti pluriennali già in essere. La predetta disposizione non si applica alle autovetture utilizzate dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco o per i servizi istituzionali di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. I contratti di locazione o noleggio in corso alla data di entrata in vigore della presente legge possono essere ceduti, anche senza l'assenso del contraente privato, alle Forze di polizia, con il trasferimento delle relative risorse finanziarie sino alla scadenza del contratto.

        3. Fermi restando i limiti di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 agosto 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 214 del 14 settembre 2011, l'utilizzo delle autovetture di servizio e di rappresentanza assegnate in uso esclusivo è concesso per le sole esigenze di servizio del titolare.

        4. La violazione delle disposizioni di cui ai commi 2 e 3 è valutabile ai fini della responsabilità amministrativa e disciplinare dei dirigenti.

        5. Al fine di garantire flessibilità e razionalità nella gestione delle risorse, in conseguenza della riduzione del parco auto, il personale già adibito a mansioni di autista o di supporto alla gestione del parco auto, ove appartenente ad altre amministrazioni, è restituito con decorrenza immediata alle amministrazioni di appartenenza. Il restante personale è conseguentemente assegnato a mansioni differenti, con assegnazione di un profilo professionale coerente con le nuove mansioni, fermi restando l'area professionale di appartenenza ed il trattamento economico fondamentale in godimento».

ARTICOLO 13 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 13.

(Disposizioni urgenti per assicurare l'efficace e tempestivo svolgimento delle valutazioni tecniche nel settore della cultura e per la razionalizzazione degli organismi collegiali operanti presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo)

    1. Allo scopo di assicurare il regolare, efficace e tempestivo svolgimento delle attività di valutazione tecnica previste dalla normativa vigente, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo è autorizzato ad avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri per le finanze dello Stato, del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, nonché di altri Comitati tecnico-scientifici e organismi consultivi istituiti e nominati con decreto del medesimo Ministro in numero non superiore a sette.

    2. Gli organismi di cui al comma 1 operano senza oneri a carico della finanza pubblica, salvo il solo rimborso delle eventuali spese di missione, ove previsto nel rispetto delle limitazioni previste a legislazione vigente per tali categorie di spese e comunque nei limiti degli stanziamenti di bilancio previsti a legislazione vigente per le medesime spese. Ai componenti dei suddetti organismi collegiali non spetta alcun emolumento o indennità.

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

13.1 (testo 2)

La Commissione

Approvato

Sostituire il comma 1 con il seguente:

        «1. Allo scopo di assicurare il regolare, efficace e tempestivo svolgimento delle attività di valutazione tecnica previste dalla normativa vigente, le disposizioni dell'articolo 68, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e dell'articolo 12, comma 20, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni non si applicano nei confronti degli organismi operanti nei settori della tutela e della valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici e delle attività culturali, nonché nei confronti dei nuclei di valutazione degli investimenti pubblici. Ai componenti degli organismi di cui al precedente periodo non spetta alcun compenso, indennità, gettone di presenza o rimborso spese per la partecipazione ai lavori degli organismi stessi. I predetti organismi sono ricostituiti anche ove siano cessati per effetto delle disposizioni di cui al primo periodo. In occasione della ricostituzione o del primo rinnovo successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, gli organismi assumono nuovamente la durata prevista dalle disposizioni che ne prevedono l'istituzione e ne regolano il funzionamento. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo ridetermina, con proprio decreto, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il numero dei componenti degli organismi di cui al presente comma, assicurandone una riduzione pari ad almeno il dieci per cento».

13.2 (testo 2)

La Commissione

Approvato

Aggiungere, in fine, il seguente comma:

        «2-bis. Il Ministero dell'economia e delle finanze continua ad avvalersi della Commissione permanente tecnico-artistica di cui al regio decreto 20 gennaio 1905, n. 27, e successive modificazioni, e al regolamento di cui al decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica 5 agosto 1999, n. 524, che ha il compito di esaminare i tipi delle nuove monete metalliche nazionali, con esclusione del lato comune delle monete euro ed i relativi conii e di pronunziarsi su ogni altro argomento affine o attinente alla monetazione. Per la partecipazione alla Commissione sono esclusi compensi e indennità a qualsiasi titolo, incluso il rimborso spese».

G13.100

SANTANGELO

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge recante «Conversione in legge del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo»,

        premesso che:

            l'articolo 13 del decreto-legge in esame attribuisce al Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, e ad altri Comitati tecnico-scientifici e organismi consultivi istituiti e nominati con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo (di numero non superiore a sette) il compito di coadiuvare il Ministro nelle attività di valutazione tecnica previste dalla normativa vigente, per assicurarne il regolare, efficace e tempestivo svolgimento;

            in occasione delle dichiarazioni programmatiche alle Commissioni parlamentari, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo aveva evidenziato come l'operatività dei Comitati tecnico scientifici fosse indispensabile e come, in assenza del ripristino degli organismi cessati in seguito all'entrata in vigore delle norme recate dall'articolo 12, comma 20, del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, ai sensi del quale «a decorrere dalla data di scadenza degli organismi collegiali operanti presso le pubbliche amministrazioni [ ... ], le attività svolte dagli organismi stessi siano definitivamente trasferite ai competenti uffici delle amministrazioni nell'ambito delle quali operano», l'Amministrazione si vedrebbe verosimilmente costretta a ricorrere a consulenti esterni, con aggravio dei costi per la collettività e garanzie di professionalità e indipendenza certamente non maggiori;

            la soppressione dei comitati operanti in seno al Ministero dei beni e delle attività culturali ha comportato l'eliminazione dei loro preziosi interventi consultivi e propositivi e ha inoltre avuto notevoli effetti sulla stessa composizione dell'altro organo consultivo costituito presso il Mibac, ossia il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, rimasto privo della componente rappresentata dai presidenti dei Comitati tecnicoscientifici,

        impegna il Governo:

            in caso di rinnovo dei componenti di comitati tecnico-scientifici e organismi consultivi già operanti presso il Ministero dei beni e delle attività culturali, a garantire che sia assicurata la più ampia trasparenza nelle procedure di nomina dei membri di tali organi;

            in caso di istituzione di nuovi comitati tecnico-scientifici e organismi consultivi, ad assicurare nella nomina dei membri facenti parte dei medesimi organi la più ampia trasparenza delle scelte operate.

________________

(*) Accolto dal Governo

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 13

13.0.500

Il Relatore

Ritirato

Dopo l'articolo 13, inserire il seguente:

«Art. 13-bis.

(Ufficio per le politiche del turismo)

        1. Al comma 3 dell'articolo 1 della legge 24 giugno 2013, n. 71, dopo l'ultimo periodo, sono aggiunti i seguenti: "Conseguentemente, nelle more dell'entrata in vigore del nuovo regolamento di organizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e successivamente all'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 5, al fine di consentire l'immediata operatività degli uffici preposti allo svolgimento delle funzioni in materia di turismo è costituito, con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, non avente natura regolamentare, presso il Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo, l'ufficio dirigenziale di livello generale per le politiche del turismo. Il suddetto Ufficio si avvale del personale già in servizio alla data del 21 maggio 2013 presso l'Ufficio per le politiche del turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Alla istituzione del predetto Ufficio si provvede sulla base delle risorse trasferite, ai sensi del comma 5, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato".».

13.0.1

CENTINAIO, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 13-bis.

(Misure urgenti per continuare ad assicurare la pubblica fruizione di monumenti, musei, gallerie, scavi di antichità, parchi e giardini monumentali dello Stato)

        1. Al decreto ministeriale 11 dicembre 1997, n. 507, recante "Regolamento recante norme per l'istituzione del biglietto d'ingresso ai monumenti, musei, gallerie, scavi di antichità, parchi e giardini monumentali dello Stato" sono apportate le seguenti modifiche:

            a) all'articolo 1, comma 1, le parole: "di regola", sono sostituite con la seguente: "unicamente";

            b) all'articolo 4:

                1) il comma 1 è soppresso;

                2) al comma 3, sono soppresse le lettere: e), f), g), h) ed l);

                3) i commi 6 e 7 sono soppressi».

13.0.2

GRANAIOLA

Ritirato

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. l3-bis.

(Istituzione dell'Accademia nazionale per l'alta formazione professionale nel turismo)

        1. A decorrere dal 1º gennaio 2014, presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo è istituita l'Accademia nazionale per l'alta formazione professionale nel turismo, con la finalità di:

            a) tutelare, conservare, promuovere, valorizzare e gestire il patrimonio culturale e storico del turismo, della cucina italiana, dei vini e delle bevande nazionali; per finalità di educazione a un più alto livello di accoglienza e di gusto;

            b) perfezionare figure professionali dotate di una preparazione gestionale e manageriale di livello internazionale nel campo del turismo e dei servizi al turismo, della cucina, ristorazione e della conoscenza dei vini nazionali, con lo scopo di sviluppare e rilanciare nel mondo la qualità e la tradizione di accoglienza turistica ed enogastronomica tipicamente italiane;

            c) organizzare d'intesa con le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano:

                1) corsi di alta formazione e specializzazione in scienze internazionali dell'ospitalità, dell'amministrazione, del marketing alberghiero, dell'organizzazione e della sicurezza dell'albergo con particolare riguardo ai settori del Front Office, del Food and Beverage, dell'Housekeeping, del Sales e Marketing, dell'Event Management, della gestione delle risorse umane, della finanza e dei Global Distribution System (Gds). I corsi devono essere tenuti da docenti, manager, operatori e formatori del settore esperti;

                2) corsi di formazione e specializzazione volti ad acquisire abilità di alto livello in settori specifici della ristorazione e dell'enogastronomia nazionali o ad affinare le abilità già acquisite, attraverso la conoscenza pratica e la manualità. I corsi devono essere tenuti da cuochi ed enologi esperti con l'apporto di grandi chef e maestri di cucina. A tal fine deve essere prevista la predisposizione nell'Accademia di un'aula per i corsi pratici e dimostrativi con un numero adeguato di postazioni completamente attrezzate per lo svolgimento dei corsi medesimi;

                3) corsi di formazione professionale per docenti e responsabili della formazione nel turismo e nell'enogastromia nazionale, oltre che nei servizi connessi al turismo;

                4) percorsi formativi che prevedano stage finali presso un'impresa turistica, della ristorazione o dei servizi connessi al turismo comprese le linee aeree internazionali, le ferrovie, le navi da crociera e i parchi a tema, e si concludono con un esame pratico e teorico e con il rilascio di un attestato di master, che prevedano lo svolgimento di studi dedicati in eguale misura alla pratica e alla teoria delle diverse discipline.

        2. Con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, d'intesa con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, da emanare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definiti lo statuto, le modalità di elezione degli organi, compresa l'istituzione di un comitato scientifico con funzioni di consulenza che si pronuncia in ordine ai programmi in materia di alta formazione nel turismo, e la loro durata, nonché le modalità di partecipazione e di finanziamento pubblico e privato dell'Accademia».

        Conseguentemente, all'articolo 15 apportare le seguenti modificazioni:

            a) al comma 2 dopo le parole: «Agli oneri di cui all'articolo 1, commi 8 e 12, pari a 200.000 euro per l'anno 2013, 909.500 euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, e 109.500 euro a decorrere dall'anno 2017» aggiungere le seguenti «, all'articolo 13-bis, pari a 500.000 a decorrere dall'anno 2014»;

            b) al comma 2 lettera d) sostituire le parole:  «quanto a euro 49.599.500 per l'anno 2014, a euro 47.609.500 per l'anno 2015, a euro 49.529.500 per l'anno 2016, a euro 49.029.500 per l'anno 2017 e 49.129.500 euro a decorrere dall'anno 2018 mediante utilizzo di quota parte delle maggiori entrate di cui all'articolo 14, comma 3» con le seguenti: «quanto a euro 50.099.500 per l'anno 2014, a euro 48.109.500 per l'anno 2015, a euro 50.029.500 per l'anno 2016, a euro 49.529.500 per l'anno 2017 e 49.629.500 euro a decorrere dall'anno 2018 mediante utilizzo di quota parte delle maggiori entrate di cui all'articolo 14, comma 3».

13.0.3

PUGLISI, DI GIORGI, IDEM, MARTINI, MINEO, TOCCI, ZAVOLI

Ritirato

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 13-bis.

(Istituzione del Tavolo tecnico operativo Europa Creativa 2014-2020)

        1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il Tavolo tecnico operativo Europa Creativa 2014 - 2020.

        2. Il Tavolo tecnico di cui al comma 1 è incaricato di supportare gli operatori nella fase di progettazione, di coordinare le attività ed il coinvolgimento di tutte le istanze interessate della Pubblica amministrazione statale, regionale e degli altri enti territoriali di governo, nella programmazione e nell'interazione con i competenti Uffici dell'Unione.

        3. Dall'applicazione del presente articolo non possono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».

ARTICOLO 14 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 14.

(Oli lubrificanti e accisa su alcool)

    1. A decorrere dal 1º gennaio 2014, l'aliquota dell'imposta di consumo sugli oli lubrificanti di cui all'allegato I al testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, è fissata in euro 787,81 per mille chilogrammi.

    2. Nell'Allegato I al testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e le relative sanzioni penali e amministrative, approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, le aliquote di accisa relative ai prodotti di seguito elencati sono determinate nelle seguenti misure:

        a) per l'anno 2014

                Birra: euro 2,39 per ettolitro e per grado-Plato;

                Prodotti alcolici intermedi: euro 69,78 per ettolitro;

                Alcole etilico: euro 814,81 per ettolitro anidro;

        b) a decorrere dall'anno 2015

                Birra: euro 2,48 per ettolitro e per grado-Plato;

                Prodotti alcolici intermedi: euro 72,28 per ettolitro;

                Alcole etilico: euro 844,01 per ettolitro anidro.

    3. Con determinazione direttoriale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, da adottarsi entro il 30 novembre 2013, è incrementato, a decorrere dal 1º gennaio 2014, il prelievo fiscale sui prodotti da fumo in misura tale da assicurare maggiori entrate pari a euro 50.000.000 annui a partire dal medesimo anno.

    Il Direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli trasmette al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro il 30 novembre 2013 e con aggiornamento quadrimestrale, i dati previsionali correlati al maggior gettito previsto ai sensi del primo periodo. In caso di scostamento, il Direttore della predetta Agenzia provvede ad adeguare la misura del prelievo fiscale, al fine di assicurare le predette maggiori entrate.

EMENDAMENTO E ORDINE DEL GIORNO

14.200

D'ALÌ

Improcedibile

Sopprimere l'articolo.

        Conseguentemente, all'articolo 15, comma 2, sopprimere le parole da: «all'articolo 14, comma 1, pari a 3,4 milioni» fino a: «4,5 milioni di euro a decorrere dal 2018» e sostituire le lettere: c), d) ed e)con la seguente:

            «b-bis) quanto al rimanente fabbisogno, mediante l'utilizzo delle risorse di cui al comma 4 dell'articolo 60 della legge 27 dicembre 2002, n. 289».

G14.100

GIBIINO, GIRO

Ritirato

Il Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge recante «Conversione in legge del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo».

        Premesso che:

            il mercato dell'auto in Italia nel primo trimestre del 2013 è stato contrassegnato da una flessione che si attesta attorno al -9,02 per cento rispetto al primo semestre 2012;

            secondo dati del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, la motorizzazione ha immatricolato, nel mese di agosto 2013, 52.997 autovetture, con una variazione di 6,56 per cento rispetto ad agosto 2012, durante il quale ne furono immatricolate 56.715 (nel mese di luglio 2013 sono state invece immatricolate 107.843 autovetture, con una variazione di -1,62 per cento rispetto a luglio 2012, durante il quale ne furono immatricolate 109.617);

            Fiat Group Automobiles ha immatricolato 15.711 nuove vetture, in flessione del 6,05 per cento rispetto alle 16.723 del 2012;

            ulteriore elemento invalidante per il mercato delle auto risulta anche stavolta il mancato adeguamento del sistema fiscale riferito al segmento delle auto aziendali agli standard europei, essendo l'Italia l'unico Paese europeo ad aver disposto un ammortamento di 4 anni, anziché di 2 come avviene negli altri Stati, il solo ad aver previsto una quota ammortizzabile ed una detraibilità IVA pari al 40 per cento piuttosto che del 100 per cento come accade in Europa;

            una ragguardevole e marcata contrazione in termini di vendite si evidenzia nel settore delle auto di lusso, riduzione imputabile in larga parte all'introduzione del «superbollo» per le auto con potenza maggiore ai 185 chilowatt, così come stabilito dal decreto-legge del 6 dicembre 2011 n. 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214;

            le case automobilistiche Ferrari e Maserati hanno registrato negli ultimi tempi rispettivamente un calo delle vendite pari al 51,5 per cento e al 70 per cento, perdite verosimili alla luce dei costi esorbitanti, in termini di imposte, che i possessori si trovano ad affrontare;

            l'incidenza negativa del «superbollo» combinata ad una forte demonizzazione nei riguardi dei possessori delle vetture di lusso, ha prodotto quella che, a detta di molti, può essere considerata una vera e propria fuga dei clienti, che ha peraltro compromesso notevolmente anche il mercato dell'usato e prodotto notevoli stock di invenduto presso i concessionari;

            tale disposizione aveva previsto un maggior gettito in ragione di anno, pari a 168 mln di euro; dei 168 milioni stimati, ne risultano entrati nelle casse dello Stato appena 70 milioni. Infatti, ed è bene sottolinearlo, oltre ad incidere negativamente sui bilanci degli operatori del settore delle auto di lusso (soprattutto a causa del deprezzamento che ne deriva sull'usato), la netta riduzione delle vendite di questa tipologia di vetture, ha determinato una significativa perdita di gettito derivante da IVA, IPT e bollo (in media, complessivamente più di euro 15.000 per vettura); una perdita erariale che fin da ora si ritiene possa raggiungere l'importo totale di 2,5 miliardi di euro;

            il progressivo azzeramento in corso del mercato delle auto di lusso condurrà a breve alla chiusura delle concessionarie interessate e come ulteriore grave contraccolpo, pesanti saranno le ricadute in termini occupazionali se si considera che migliaia sono i cittadini impiegati nel settore in esame;

            il mercato automobilistico rappresenta l'11,4 per cento del prodotto interno lordo, garantisce un gettito fiscale del 16,6 per cento ed occupa, tra indotto ed occupazione diretta 1,2 milioni di addetti; esso va considerato oggi più di ieri il volano dell'economia italiana e, come rimarcato dagli esperti del settore, risulta di vitale importanza raggiungere un volume di vendita superiore a 2 milioni di autoveicoli all'anno che garantisca sostenibilità economica e finanziaria agli operatori del settore, impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di assumere iniziative volte al riordino della disciplina della tassa automobilistica sopprimendo la norma citata in premessa che ne ha rimodulato l'addizionale erariale - elevandone l'importo (da euro 10 a euro 20) per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a 185 chilowatt -, in modo da garantire la tutela delle aziende italiane e la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro.

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 14

14.0.2

GIBIINO

Improponibile

Dopo l'articolo aggiungere il seguente:

«Art. 14-bis.

(Disposizioni in materia di tassa automobilistica)

        1. All'articolo 23, comma 21, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, il secondo periodo è soppresso.

        2. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, valutati in 70 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013, si provvede a valere sui risparmi di spesa di cui al comma 3.

        3. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 7, commi 12, 13, 14 e 15, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e dall'articolo 1, comma 4, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, al fine di consentire alle amministrazioni centrali di pervenire ad una ulteriore riduzione della spesa corrente primaria in rapporto al PIL, le spese di funzionamento relative alle missioni di spesa di ciascun Ministero, le dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di ciascun Ministero, previste dalla legge di bilancio, relative alla categoria interventi, e le dotazioni finanziarie per le missioni di spesa per ciascun Ministero previste dalla legge di bilancio, relative agli oneri comuni di parte capitale e agli oneri comuni di parte corrente, sono ridotte in via permanente a decorrere dall'anno 2013, in misura tale da garantire risparmi di spesa per un ammontare complessivo non inferiore a 70 milioni di euro. I Ministri competenti predispongono, entro il 30 settembre di ciascun anno a decorrere dall'anno 2013, gli ulteriori interventi correttivi necessari per assicurare, in aggiunta a quanto previsto dalla legislazione vigente, i maggiori risparmi di spesa di cui al presente comma.

        4. Il Ministro dell'economia e delle finanze, entro il 15 ottobre di ciascun anno a decorrere dal 2013, verifica gli effetti finanziari sui saldi di finanza pubblica derivanti dagli interventi correttivi di cui al comma 3, ai fini del rispetto degli obiettivi di risparmio di cui al medesimo comma. A seguito della verifica, gli interventi correttivi di cui al comma 3 predisposti dai singoli Ministri e i relativi importi sono inseriti in un apposita tabella allegata alla legge di stabilità. Qualora, a seguito della verifica, le proposte di cui al comma 3 non risultino adeguate a conseguire gli obiettivi in termini di indebitamento netto, il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce al Consiglio dei Ministri e con il disegno di legge di stabilità è disposta la corrispondente riduzione delle dotazioni finanziarie, iscritte a legislazione vigente nell'ambito delle spese rimodulabili di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della citata legge n. 196 del 2009, delle missioni di spesa di ciascun Ministero interessato, necessarie a garantire il rispetto degli obiettivi di risparmio di cui al comma 3, nonché tutte le modificazioni legislative eventualmente ritenute indispensabili per l'effettivo raggiungimento degli obiettivi di risparmio di cui al medesimo comma.

14.0.1

GIBIINO

Improponibile

Dopo l'articolo aggiungere il seguente:

«Art. 14-bis.

(Disposizioni in materia di tassa automobilistica)

        1. All'articolo 23, comma 21, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, il secondo periodo è soppresso».

ARTICOLO 15 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 15.

(Norme finanziarie)

    1. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica, è incrementata di 1,8 milioni di euro per l'anno 2013, 11 milioni di euro per l'anno 2014, 7,5 milioni di euro per l'anno 2015, 4,5 milioni di euro per l'anno 2016, 13 milioni di euro per l'anno 2017 e 4,5 milioni di euro a decorrere dal 2018.

    2. Agli oneri di cui all'articolo 1, commi 8 e 12, pari a 200.000 euro per l'anno 2013, 909.500 euro per ciascuno egli anni 2014, 2015 e 2016, e 109.500 euro a decorrere dall'anno 2017, all'articolo 2, pari a 2,5 milioni di euro per l'anno 2014, all'articolo 3 pari a 12,8 milioni di euro a decorrere dal 2014, all'articolo 5, pari a 3 milioni di euro per l'anno 2013 e 11 milioni di euro per l'anno 2014, all'articolo 7, per 4,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015, 2016, all'articolo 8, pari a 45 milioni di euro per il 2014 e 90 milioni di euro a decorrere dal 2015, all'articolo 10, pari a 4 milioni di euro a decorrere dall'anno 2014, all'articolo 11, comma 7 pari a 3 milioni a decorrere dal 2015, all'articolo 14 comma 1 pari a 3,41 milioni di euro per l'anno 2015 e a 1,93 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016 all'articolo 14, comma 2, pari a 5,1 milioni di euro per il 2014, a 11,5 milioni di euro per il 2015 e a 7,8 milioni di euro a decorrere dal 2016 e al comma 1 del presente articolo, pari a 1,8 milioni di euro per l'anno 2013, 11 milioni di euro per l'anno 2014, 7,5 milioni di euro per l'anno 2015, 4,5 milioni di euro per l'anno 2016, 13 milioni di euro per l'anno 2017 e 4,5 milioni di euro a decorrere dal 2018, si provvede:

        a) quanto a euro 3.000.000 per l'anno 2013 mediante corrispondente riduzione del fondo speciale di conto capitale iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;

        b) quanto a euro 2.000.000 per l'anno 2013 e euro 8.600.000, per ciascuno degli anni dal 2014 al 2018, con le maggiori entrate di cui all'articolo 11, comma 12;

        c) quanto a euro 20.100.000, per l'anno 2014, e euro 61.600.000 a decorrere dall'anno 2015, mediante utilizzo delle maggiori entrate derivanti dall'articolo 14 comma 2;

        d) quanto a euro 49.599.500 per l'anno 2014, a euro 47.609.500 per l'anno 2015, a euro 49.529.500 per l'anno 2016, a euro 49.029.500 per l'anno 2017 e 49.129.500 euro a decorrere dall'anno 2018 mediante utilizzo di quota parte delle maggiori entrate di cui all'articolo 14, comma 3;

        e) quanto a euro 13.410.000 a decorrere dall'anno 2014, mediante utilizzo delle maggiori entrate di cui all'articolo 14, comma 1.

    3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

15.1 (testo corretto)

La Commissione

Approvato

Al comma 2, sostituire le parole: «all'art. 15, comma 2, le parole: ''all'articolo 14, comma 2, pari a 5,1 milioni di euro per il 2014, a 11,5 milioni di euro per il 2015 e a 7,8 milioni di euro a decorrere dal 2016''» con le seguenti: «all'articolo 14, comma 2, pari a 5,1 milioni di euro per il 2015, a 11,5 milioni di euro per il 2016 e a 7,8 milioni di euro a decorrere dal 2017».

15.500

Il Relatore

Approvato

Al comma 2 apportare le seguenti modificazioni:

            a) dopo le parole: «All'articolo 5, pari a 3 milioni di euro per l'anno 2013 e 11 milioni di euro per l'anno 2014,», inserire le seguenti: «agli articoli 5-ter e 5-quater, pari a 600.000 euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015»;

            b) dopo la lettera a) aggiungere la seguente:

        «a-bis) Per le finalità di cui agli articolo 5-ter e 5-quater, quanto a 600 mila euro per l'anno 2013 mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento del medesimo Ministero e, quanto a euro 600.000 per ciascuno degli anni 2014 e 2015, mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), limitatamente alla parte corrente, del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75;».

        Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

        «2-bis) Le disposizioni di cui all'articolo 6 si applicano, a decorrere dall'anno 2014, nel limite di spesa complessivo di 2 milioni di euro, ivi incluse le spese di manutenzione straordinaria degli immobili e le eventuali minori entrate per il bilancio dello Stato».

G15.1

CALDEROLI, CENTINAIO, CANDIANI, CONSIGLIO, CROSIO, VOLPI, ARRIGONI, CALIENDO

Approvato

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1014 recante conversione in legge del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, in materia di disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo;

        premesso che l'articolo 3-bis indica Firenze quale sede del Forum UNESCO 2014 sulla cultura e sulle industrie culturali;

        considerata l'importanza strategica dell'evento Expo 2015 che si terrà l'anno successivo a Milano,

        impegna il Governo:

            - a sostenere le precedenti intese fra Governo, Regione Lombardia e UNESCO che prevedono Villa Reale di Monza, quale sede del Forum mondiale UNESCO 2015 sulla cultura e sulle industrie culturali;

            - al reperimento delle risorse necessarie a tale ultimo evento in misura non inferiore allo stanziamento disposto dall'articolo 3-bis del presente decreto.

G15.2

Il Relatore

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1014, recante conversione in legge del decreto-legge n. 91 del 2013, in materia di tutela, valorizzazione e rilancio dei beni e delle attività culturali, nonché del turismo;

        considerato il rilievo culturale dei Giochi storici nella tradizione ludica italiana, quali giostre, tornei, cortei in costume, palii, rappresentazioni sacre e civiche, intesi come espressione della creatività popolare e dell'ingegno di piazza e di strada,

        impegna il Governo a riconoscerne il valore culturale e a promuoverne la valorizzazione d'intesa con gli enti locali e le associazioni di promozione sociale e di volontariato culturale.

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 16 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 16.

(Entrata in vigore)

    1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

EMENDAMENTO AL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE

X1.1

NENCINI, BUEMI, LONGO FAUSTO GUILHERME, LIUZZI

Improcedibile

Dopo l'articolo 1, aggiungere il seguente:

«Art. 1-bis.

(Disposizioni urgenti a favore degli artisti interpreti ed esecutori della musica e dell'audiovisivo)

        1. All'articolo 39 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

        "3-bis. - L'esercizio dei diritti connessi al diritto d'autore attribuiti ai produttori di fonogrammi nonché agli artisti interpreti ed esecutori ai sensi degli articoli 73 e 73-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, spetta distintamente a ciascuna delle imprese intermediarie di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2012, alle quali il produttore di fonogrammi e gli artisti interpreti o esecutori hanno conferito il rispettivo mandato. Le disposizioni incompatibili con il presente comma sono abrogate".

        2. All'articolo 7 del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2010, n. 100, sono apportate le seguenti modifiche:

            a) al comma 1, il terzo e il quarto periodo sono abrogati;

            b) al comma 2, il quarto e il quinto periodo sono abrogati.

        3. L'articolo 7 della legge 5 febbraio 1992, n. 93, è abrogato.

        4. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere dell'Autorità Garante della concorrenza e del mercato, un decreto legislativo sul riordino della materia del diritto connesso al diritto d'autore attenendosi ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

            a) armonizzare il quadro normativo nel rispetto del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, anche ai fini di una maggiore tutela degli interessi degli artisti interpreti ed esecutori;

            b) prevedere condizioni di assoluta parità di diritti e di obblighi tra le imprese intermediarie di cui all'articolo 3, comma 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 dicembre 2012, rimuovendo o modificando ogni disposizione che, anche in modo indiretto, consenta qualsiasi forma di vantaggio anticoncorrenziale a favore di singoli enti, società o organizzazioni;

            c) prevedere l'obbligo di comunicazione, da parte degli utilizzatori dei diritti connessi al diritto d'autore, delle informazioni in formato digitale necessarie al fine di favorire la migliore e più celere ripartizione dei compensi dovuti ai singoli aventi diritto;

            d) prevedere che le modalità di determinazione dei compensi relativi alla generalità dei diritti connessi al diritto d'autore siano stabilite medianti accordi generali periodici tra gli utilizzatori e le imprese intermediarie di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2012;

            e) introdurre procedure alternative di risoluzione dei conflitti in caso di mancato perfezionamento degli accordi di cui alla lettera d);

            f) disciplinare le condizioni di accesso alle banche dati di cui alla lettera f) dell'articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2012, al fine di consentire la reciproca interoperabilità tra le imprese titolari delle medesime banche dati;

            g) stabilire che i compensi relativi ai diritti connessi al diritto d'autore spettanti ai produttori di fonogrammi nonché agli artisti interpreti o esecutori siano tra loro ripartiti in eguale misura;

            h) stabilire i criteri sulla base dei quali i Commissari liquidatori di IMAIE trasferiranno, al termine del processo di liquidazione, l'eventuale residuo attivo ed i crediti maturati in favore di tutte le imprese intermediarie di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 dicembre 2012;

            i) prevedere, a carico delle imprese intermediarie di cui all'articolo 3, comma 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 dicembre 2012, l'obbligo di destinare una quota non inferiore al cinque per cento dell'ammontare complessivo dei proventi da esse amministrati in favore di attività di formazione, di promozione e di sostegno professionale degli artisti interpreti o esecutori e di darne annualmente comunicazione alle amministrazioni pubbliche di cui alla lettera a) dell'articolo 3, comma 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 dicembre 2012».

PROPOSTE DI COORDINAMENTO

C1

La Commissione

V. testo 2

Art. 1.

        a) Al comma 1, alinea, primo periodo, sostituire le parole: «dalla data di entrata in vigore del presente decreto» con le seguenti: «dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».

        b) Al comma 2, ultimo periodo, sostituire le parole: «l'attuazione» con le seguenti: «dell'attuazione».

        c) Al comma 2, ultimo periodo, sostituire le parole: «assunte del» con le seguenti: «assunte dal».

        d) Al comma 3, sostituire le parole: «soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei» con le seguenti: «soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia».

        e) Al comma 5, terzo periodo, sostituire le parole: «dalla data di conversione» con le seguenti: «dalla data di entrata in vigore della legge di conversione» e al quarto periodo sostituire le parole: «dal Ministro per i beni e le attività culturali e del turismo» con le seguenti: «dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo».

        f) Al comma 5, quinto periodo, sostituire le parole: «Conferenza di servizi» con le seguenti: «Comitato di gestione» e le parole: «della Conferenza» con le seguenti: «del Comitato».

            a. Conseguentemente, al medesimo comma, sesto periodo, sostituire le parole: «all'interno della Conferenza», con le seguenti: «all'interno del Comitato di gestione».

        g) Al comma 5, ottavo periodo, dopo le parole: «Il medesimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri» inserire le seguenti: «di cui al comma 2».

        h) Al comma 6, quarto periodo, dopo le parole: «progetto "Mille giovani per la cultura"» aggiungere le seguenti: «di cui all'articolo 2, comma 5-bis, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99».

            a. Conseguentemente, al comma 10, dopo le parole: «progetto "Mille giovani per la cultura"» aggiungere la seguente: «di cui all'articolo 2, comma 5-bis, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99».

            b. Conseguentemente ancora, al comma 13, terzo periodo, dopo le parole: «progetto "Mille giovani per la cultura"» aggiungere le seguenti: «di cui all'articolo 2, comma 5-bis, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99».

        i) Al comma 6, ultimo periodo, e al comma 13, ultimo periodo, sostituire le parole: «Titolo II del» con le seguenti: «titolo II del libro III del codice di cui al».

        l) Al comma 9, lettera b), capoverso lettera d), sostituire le parole: «delle città di Napoli» con le seguenti: «della città di Napoli».

Art. 2.

        Alla rubrica e al comma 1, secondo periodo, sostituire la parola: «progetto» con la seguente: «programma».

Art. 4.

        Al comma 4, sostituire le parole: «nella presente articolo» con le seguenti: «nel presente articolo».

Art. 6.

        Al comma 3, sostituire le parole: «Con decreto del» con le seguenti: «Con successivo decreto del».

Art. 7.

        Al comma 1, sostituire le parole: «credito imposta» con le seguenti: «credito d'imposta».

        Al comma 6, sostituire le parole: «dalla data di entrata in vigore della presente disposizione» con le seguenti: «dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».

Art. 9.

        Al comma 4, primo periodo, sostituire le parole: «comma 4» con le seguenti: «quarto comma».

Art. 11.

        Al comma 20, alla lettera a) sostituire le parole: «di cui al periodo precedente» con le seguenti: «di cui all'alinea» e alle lettere b) e c) sostituire le parole: «di cui al primo periodo» con le seguenti: «di cui all'alinea».

        Al comma 17, sostituire le parole: «L'organo di indirizzo» con le seguenti: «Il comitato di indirizzo».

Art. 15.

        Al comma 2, alinea, sostituire le parole: «all'articolo 7, per» con le seguenti: «all'articolo 7, pari a» e le parole: «comma 7 pari a 3 milioni» con le seguenti: «comma 7, pari a 3 milioni di euro».

C1 (testo 2)

Il Relatore

Approvata

Art. 1.

        a) Al comma 1, alinea, primo periodo, sostituire le parole: «dalla data di entrata in vigore del presente decreto» con le seguenti: «dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».

        b) Al comma 2, ultimo periodo, sostituire le parole: «l'attuazione» con le seguenti: «dell'attuazione».

        c) Al comma 2, ultimo periodo, sostituire le parole: «assunte del» con le seguenti: «assunte dal».

        d) Al comma 3, sostituire le parole: «soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei» con le seguenti: «soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia».

        e) Al comma 5, terzo periodo, sostituire le parole: «dalla data di conversione» con le seguenti: «dalla data di entrata in vigore della legge di conversione» e al quarto periodo sostituire le parole: «dal Ministro per i beni e le attività culturali e del turismo» con le seguenti: «dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo».

        f) Al comma 5, quinto periodo, sostituire le parole: «Conferenza di servizi» con le seguenti: «Comitato di gestione» e le parole: «della Conferenza» con le seguenti: «del Comitato».

            a. Conseguentemente, al medesimo comma, sesto periodo, sostituire le parole: «all'interno della Conferenza», con le seguenti: «all'interno del Comitato di gestione».

        g) Al comma 5, ottavo periodo, dopo le parole: «Il medesimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri» inserire le seguenti: «di cui al comma 2».

        h) Al comma 6, quarto periodo, dopo le parole: «progetto "Mille giovani per la cultura"» aggiungere le seguenti: «di cui all'articolo 2, comma 5-bis, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99».

            a. Conseguentemente, al comma 10, dopo le parole: «progetto "Mille giovani per la cultura"» aggiungere la seguente: «di cui all'articolo 2, comma 5-bis, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99».

            b. Conseguentemente ancora, al comma 13, terzo periodo, dopo le parole: «progetto "Mille giovani per la cultura"» aggiungere le seguenti: «di cui all'articolo 2, comma 5-bis, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99».

        i) Al comma 6, ultimo periodo, e al comma 13, ultimo periodo, sostituire le parole: «Titolo II del» con le seguenti: «titolo II del libro III del codice di cui al».

        l) Al comma 9, lettera b), capoverso lettera d), sostituire le parole: «delle città di Napoli» con le seguenti: «della città di Napoli».

Art. 2.

        Alla rubrica e al comma 1, secondo periodo, sostituire la parola: «progetto» con la seguente: «programma».

Art. 4.

        Al comma 4, sostituire le parole: «nella presente articolo» con le seguenti: «nel presente articolo».

Art. 6.

        Al comma 3, sostituire le parole: «Con decreto del» con le seguenti: «Con successivo decreto del».

Art. 7.

        Al comma 1, sostituire le parole: «credito imposta» con le seguenti: «credito d'imposta».

        Al comma 6, sostituire le parole: «dalla data di entrata in vigore della presente disposizione» con le seguenti: «dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».

Art. 9.

        Al comma 4, primo periodo, sostituire le parole: «comma 4» con le seguenti: «quarto comma».

Art. 11.

        Al comma 20, alla lettera a) sostituire le parole: «di cui al periodo precedente» con le seguenti: «di cui all'alinea» e alle lettere b) e c) sostituire le parole: «di cui al primo periodo» con le seguenti: «di cui all'alinea».

        Al comma 17, sostituire le parole: «L'organo di indirizzo» con le seguenti: «Il comitato di indirizzo».

Art. 15.

        Al comma 2, alinea, sostituire le parole: «all'articolo 7, per» con le seguenti: «all'articolo 7, pari a» e le parole: «comma 7 pari a 3 milioni» con le seguenti: «comma 7, pari a 3 milioni di euro».

Disposizioni di coordinamento conseguenti all'approvazione di emendamenti in Assemblea

        All'articolo 3-bis, nella rubrica e al comma 1, sopprimere la parola: "mondiale".

        A seguito dell'approvazione dell'emendamento 15.500, all'articolo 5-ter, introdotto dall'emendamento 5.0.6, sostituire il comma 2 con il seguente: «All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, pari a 500.000 euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, si provvede ai sensi dell'articolo 15».

        A seguito dell'approvazione dell'emendamento 15.500, all'articolo 5-quater, introdotto dall'emendamento 5.0.200, sostituire il comma 2 con il seguente: «All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, pari a 100.000 euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, si provvede ai sensi dell'articolo 15».

        All'articolo 6, comma 1, primo periodo, sopprimere le parole: «, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,» introdotte dall'emendamento 6.2.

        All'articolo 6, comma 2, come sostituito dall'emendamento 6.5 (testo 3) e dai relativi subemendamenti 6.7 e 6.17, sostituire le parole: «il possesso in capo ai soci o agli associati» con le seguenti: «che i soci o gli associati dispongono».

        All'articolo 6, sostituire la rubrica, come modificata dagli emendamenti 6.1 e 6.207, con la seguente: «Disposizioni urgenti per la realizzazione di centri di produzione artistica, nonché di musica, danza e teatro contemporanei».

        Nell'emendamento 9.500, al secondo periodo, dopo le parole: «del Ministro», sono inserite le seguenti: «dei beni culturali».

C2

CALDEROLI

Ritirata

All'articolo 3-bis, introdotto dall'emendamento 3.0.1, sostituire nella rubrica e al comma 1 le parole: «Forum mondiale UNESCO sulla cultura e sulle industrie culturali» con le seguenti: «Biennale della cultura e delle industrie culturali».

        Conseguentemente, al primo periodo, sostituire la parola: «del» con la seguente: «della».

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione del Trattato sul commercio delle armi, adottato a New York dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013 (1041)

ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

Approvato

(Autorizzazione alla ratifica)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il Trattato sul commercio delle armi, adottato a New York dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013.

Art. 2.

Approvato

(Ordine di esecuzione)

    1. Piena ed intera esecuzione è data al Trattato di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 22 del Trattato stesso.

Art. 3.

Approvato

(Copertura finanziaria)

    1. All'onere derivante dalla presente legge, pari a euro 50.000 annui a decorrere dall'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione della proiezione, per l'anno 2015, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2013, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

    2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 4.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO A SEGUITO DELL'APPROVAZIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 1041

Ratifica ed esecuzione del Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty-ATT), adottato a New York dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013 (898)

ARTICOLI DA 1 A 4

Art. 1.

(Autorizzazione alla ratifica)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il Trattato sul Commercio delle Armi, di seguito denominato Trattato, fatto a New York il 27 marzo 2013 e sottoscritto dall'Italia il 3 giugno 2013, relativo alle sette categorie di armamenti previste dal Registro per le armi Convenzionali delle Nazioni Unite più le armi piccole e leggere (Small Arms and Lights Weapons).

Art. 2.

(Ordine di esecuzione)

    1. Piena ed intera esecuzione è data al Trattato di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 22 del Trattato stesso.

Art. 3.

(Disposizioni di legge nazionali)

    1. Restano valide le disposizioni della legge del 9 Luglio 1990 n.  185 non modificabili dalla presente legge.

Art. 4.

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana .

Allegato B

Testo integrale dell'intervento della senatrice Granaiola nella discussione generale dei disegni di legge nn. 1041 e 898

Il Trattato ATT (Arms trade treaty), definisce standard comuni legalmente vincolanti per l'importazione, l'esportazione e il trasferimento di armi convenzionali, con lo scopo di rendere il commercio delle armi più responsabile e trasparente.

Il commercio illegale o male disciplinato di armi convenzionali costa un numero spaventoso di vite umane. Secondo l'Unione europea, ogni anno più di 740.000 uomini, donne e bambini muoiono a causa della violenza armata. La rapida entrata in vigore del Trattato riveste quindi la massima importanza.

L'astensione dal voto o il voto contrario in seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite di numerosi importanti paesi esportatori e importatori di armi, in primis la Cina, ma anche Russia, Cuba, Siria, Iran e Corea del Nord, indebolisce il grande consenso politico che si è creato intorno agli obiettivi del Trattato. Il principale cambiamento rispetto al luglio 2012, quando il Trattato è stato negoziato per la prima volta in seno alle Nazioni Unite, è indubbiamente dato dal sostegno chiaro e attivo degli Stati Uniti. Non possiamo tuttavia dimenticare che dai Paesi appartenenti al G8, proviene circa l'84 per cento dei trasferimenti internazionali di armi.

In una crisi internazionale grave e prolungata come quella che stiamo attraversando l'impegno per la spesa militare e il commercio di armi pregiudica un serio sforzo per ridurre la povertà e favorire la stabilità e i diritti umani, a causa delle irresponsabili esportazioni di armi verso i paesi più poveri e maggiormente devastati dai conflitti.

Ciò che sta emergendo è che, mentre in genere le armi pesanti sono vendute per buona norma ai Governi regolari, le armi leggere sono divenute, invece, le principali protagoniste sia nelle guerre dimenticate, sia dei conflitti «a bassa intensità», per una serie di motivazioni quali la relativa facilità di trasporto e l'ampia disponibilità di tali armi sui mercati. Il basso costo delle armi leggere ne ha permesso l'ampia proliferazione e l'acquisto anche da parte di forze irregolari, che si possono giovare anche di altri elementi quali la manutenzione elementare, il facile impiego e la lunga durata dell'arma stessa. Ogni anno l'abuso di armi leggere determina un aumento dei morti, dei feriti e dei traumi psicologici, sia nel contesto dei conflitti nazionali e internazionali sia degli abusi nell'applicazione della legge, della repressione violenta dei diritti democratici e delle violazioni del diritto all'autodeterminazione dei popoli. Nell'ultimo decennio, più di due milioni di bambini sono stati uccisi in conflitti dove sono state usate armi di piccolo calibro; 5 milioni sono diventati disabili e 12 milioni sono rimasti senza alloggio. Centinaia di migliaia di bambini sono vittime delle armi, molti vengono sfruttati come soldati e forzati a partecipare ai combattimenti. Nessuna regione, nessun Paese è immune dalle conseguenze devastanti della proliferazione delle armi, in particolare di quelle leggere e di piccolo calibro che non producono di per sé conflitti ma, per la loro facile disponibilità, incitano all'uso della violenza come mezzo di soluzione delle divergenze.

Circa il 77 per cento delle armi esistenti nel mondo è posseduto da 20 Stati. Cina, Federazione russa e Corea del Nord possiedono, secondo le stime, gli arsenali più grandi, con - rispettivamente - 41, 30 e 14 milioni di armi da fuoco. Gli Stati Uniti, con 3 milioni di armi, si collocano al dodicesimo posto.

Per la prima volta dal 1998, le spese mondiali per la compravendita di sistemi d'arma nel 2012 hanno fatto registrare una lieve flessione; secondo il SIPRI (Stockholm international peace research intitute), la spesa mondiale per gli armamenti relativa al 2012 si è attestata al 2,5 per cento del prodotto interno lordo globale, circa 1.753 miliardi di dollari in valori reali. La flessione è sicuramente generata dalle spending review di cui si sono resi protagonisti molti degli Stati occidentali. II grosso del decremento riguarda infatti macroregioni come il Nord America, l'Europa centrale e occidentale e persino l'Australia. Va sottolineato inoltre che il SIPRI, nella sua banca dati, presenta i dati dell'Italia come stime, in quanto i bilanci della difesa non sono assolutamente chiari e trasparenti, essendo divisi su più Ministeri.

Il Trattato quindi è anche un'occasione per riflettere sull'esigenza di una maggiore trasparenza anche interna riguardo alla spesa del nostro Paese per le armi. La vicenda della Siria ha ricordato la necessità di strumenti internazionalmente riconosciuti, che regolino e sanzionino l'utilizzo di armi, convenzionali e non.

Per quanto riguarda la normativa italiana sul controllo dei materiali di armamento, la legge n.185 del luglio 1990, che rappresenta ancora oggi una delle discipline più avanzate e stringenti su scala globale, deve essere non solo salvaguardata ma anche applicata in tutte le sue parti. Questa legge prevede che l'Italia non possa esportare armi a Paesi in guerra sottoposti a embargo dalle Nazioni Unite o a Paesi che violano i diritti umani. Inoltre, prevede una serie di autorizzazioni e di controlli necessari per qualsiasi esportazione di armi. L'unica pecca di questa legge è che non tratta in maniera sufficientemente rigorosa l'esportazione di armi leggere (spesso i controlli vengono aggirati spacciando pistole e fucili come strumenti sportivi). Al di là di ciò, resta un'ottima legge.

Siccome questo è un buon Trattato grazie all'impegno dell'Italia, può essere ancora migliorato relativamente agli aspetti del commercio delle armi con gruppi privati e relativamente a quelli del commercio delle componenti delle armi stesse e delle munizioni; in questa direzione dobbiamo impegnarci, se vogliamo davvero contribuire alla pace, alla sicurezza e alla stabilità internazionale e ridurre le sofferenze umane nel mondo.

Testo integrale della dichiarazione di voto della senatrice Amati sui disegni di legge nn. 1041 e 898

Ci stiamo accingendo a votare la ratifica ed esecuzione del Trattato sul commercio delle armi, adottato a New York dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 aprile scorso, atto che risulta particolarmente significativo perché pone l'Italia tra le prime Nazioni impegnate in questa adesione.

Così il nostro Paese potrà svolgere un ruolo fondamentale di traino e di promozione del Trattato stesso all'interno dell'Unione europea tanto più che ricordiamo che sono necessarie almeno 50 ratifiche perché il Trattato entri in vigore.

Nel dichiarare il voto favorevole del Partito Democratico, vorrei richiamare l'attenzione su due questioni: una relativa all'importanza del Trattato sul piano internazionale e una relativa al ruolo dell'Italia e dell'Unione europea nel garantire la massima responsabilità nelle esportazioni di armi convenzionali.

Abbiamo finalmente a disposizione uno strumento internazionale che stabilisce alti standard condivisi sul controllo dei trasferimenti di armi convenzionali, riconoscendo le disastrose conseguenze umanitarie di un commercio irresponsabile che si fa complice di gravi violazioni dei diritti umani ed ostacola lo sviluppo economico e sociale di intere regioni.

È importante sottolineare che, fra le varie tipologie di armamenti, il Trattato regola il commercio delle armi piccole e leggere. Queste, come affermato anche da Kofi Annan già segretario generale delle Nazioni Unite, costituiscono vere e proprie armi di distruzione di massa, accessibili e di facile utilizzo, che alimentano i cosiddetti conflitti a bassa e media intensità, causa comunque di un altissimo numero di vittime civili. Pensiamo al dramma dei bambini soldato, rapiti, picchiati, drogati, armati e messi al servizio dei signori della guerra.

I diritti umani poi sono interdipendenti e non se ne può promuovere la tutela senza intervenire anche sulle cause strutturali della loro violazione. In questo senso, sono stati fatti importantissimi passi avanti con l'adozione di strumenti che mettono al bando le mine antiuomo e le bombe a grappolo.

Tuttavia, fino ad oggi, non esistevano strumenti internazionali vincolanti rispetto al commercio di armi convenzionali e gli standard nazionali in materia sono disomogenei. Ora, il Trattato, pur riconoscendo il ruolo di primo piano degli Stati nello stabilire discipline nazionali, ne determina comunque standard comuni.

Anche la Rete italiana per il disarmo riconosce l'esperienza trentennale maturata dall'Italia quale riferimento legislativo nelle implicazioni umanitarie delle scelte nel settore. L'approvazione, infatti, della legge n. 185 del 1990 ha permesso al nostro Paese di fare un passo avanti tale da garantire un quadro normativo nazionale già predisposto al recepimento degli obblighi derivanti dal trattato odierno.

L'allora ministro della difesa Zanone, nella relazione d'accompagnamento, affermava infatti: «Non vi può essere ragione industriale o economica che ponga il nostro Paese in contraddizione con la politica di pace che è di per sé la migliore garanzia e il più alto incentivo per il progresso produttivo e civile della Nazione».

Il nostro Paese può svolgere quindi, ora, una funzione cruciale perché gli elevati standard che emergono dai criteri stabiliti dalle Posizioni comuni del Consiglio dell'Unione europea non si perdano nelle fasi applicative delle procedure di semplificazione relative ai trasferimenti intracomunitari.

L'Unione europea dovrà mantenersi coerente rispetto agli obiettivi di promozione dei diritti umani, rifiutando un'enfasi esclusiva sulla dimensione economica dell'integrazione, che potrebbe avere conseguenze non volute sulle triangolazioni, allentando i controlli sui trasferimenti di armi e tecnologia verso l'esterno.

Proprio in questa sede, fra il 2002 e il 2003, la legge n. 185 del 1990 fu difesa dalla società civile quando si discutevano riforme che, semplificandone acriticamente le procedure, ne riducevano la portata.

I diritti fondamentali non possono e non devono essere messi in concorrenza con ragioni di ordine economico. Proprio mettendo alla base di ogni valutazione generale questo principio, esprimo il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico.

Integrazione all'intervento del vice ministro Dassù in sede di replica sui disegni di legge nn.1041 e 898

Vorrei in primo luogo sottolineare che l'approvazione oggi del Trattato da parte del Senato è importante sia da un punto di vista sostanziale che simbolico. Il Parlamento italiano infatti con il voto di oggi colloca l'Italia tra i primi Paesi ad aver concluso le procedure interne di ratifica. Questo passaggio assume poi particolare valenza proprio nella settimana dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York a cui stanno partecipando in queste ore il Presidente del Consiglio e il Ministro degli affari esteri. Proprio oggi è previsto l'intervento del Presidente del Consiglio in Assemblea generale.

Il Governo è particolarmente lieto che anche in Senato vi sia stata una discussione importante ed esaustiva sui contenuti del Trattato. Si tratta del primo Trattato internazionale a stabilire norme comuni giuridicamente vincolanti in materia di importazione, esportazione e trasferimento di armi convenzionali e a rendere più responsabile e trasparente il commercio di armi un obiettivo, questo, condiviso dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione europea.

L'Italia su questo terreno è, come ben sapete, all'avanguardia. La legge n. 185 del 1990 è da ritenersi infatti una delle più avanzate esistenti, che va oltre le stesse disposizioni contenute nel Trattato. Questo da una parte significa che il nostro Paese non avrà nessuna difficoltà di implementazione dell'ATT; dall'altro, offre il caso della normativa dell'Italia come un caso particolarmente avanzato.

Il testo del Trattato sul commercio delle armi è, anche in una prospettiva nazionale, un risultato diplomatico importante per l'Italia, che ha visto accolte alcune sue priorità negoziali, tra cui:

- l'inserimento all'articolo 6 della «golden rule» relativa alla difesa dei diritti umani e delle norme di diritto internazionale umanitario;

- un chiaro riferimento alla violenza di genere, in particolare contro donne e minori: il testo precisa che essa si presta a costituire una violazione di diritto umanitario o di diritti umani (articolo 7).

E vorrei ancora ricordare che, anche dopo la ratifica del nostro Parlamento, il Governo italiano si impegna nel quadro di tutti i suoi contatti bilaterali e multilaterali a proseguire l'azione di sensibilizzazione (outreach) avviata, in coordinamento con il Servizio europeo per l'azione esterna e gli altri partner europei, a favore dell'universalizzazione del Trattato. Mancano ancora le firme di grossi attori nel commercio internazionale delle armi come ad esempio Russia, Cina, Arabia Saudita, India.

Come emerso anche nelle sedute della Commissione affari esteri, sapete che alcune disposizioni del Trattato riguardano materie di esclusiva competenza dell'Unione europea, rientrando nell'ambito della politica commerciale comune o incidendo sulle norme del mercato interno in materia di trasferimento di armi convenzionali e di esplosivi. Per l'effettivo deposito dello strumento di ratifica da parte degli Stati membri dell'UE sarà pertanto necessaria l'approvazione di una decisione a livello europeo il cui perfezionamento si concluderà nelle prossime settimane, dopo un necessario passaggio al Parlamento europeo.

Ringrazio infine il Senato per lo sforzo unitario che ha portato in un tempo davvero breve a concludere le procedure parlamentari da parte del nostro Paese; questo, come ho già detto, pone l'Italia all'avanguardia della comunità internazionale su un tema essenziale per la sicurezza internazionale.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

disegno di legge n.1014:

sull'emendamento 13.0.1 il senatore Stefano avrebbe voluto esprimere un voto contrario;

disegno di legge n.1041:

sull'articolo 4 la senatrice D'Onghia avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla votazione finale la senatrice Dirindin avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Bottici, Bubbico, Ciampi, Cirinna', Collina, Del Barba, De Poli, Fattorini, Gasparri, Guerra, Malan. Monti, Pinotti, Pizzetti, Sibilia, Stucchi e Vicari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Fedeli, per attività di rappresentanza del Senato; Casini, De Cristofaro e De Pietro, per attività della 3a Commissione permanente; Nencini, per attività della 7a Commissione permanente; Bruni, per attività della 13a Commissione permanente; Chiti, per attività della 14a Commissione permanente; Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Giannini, Orellana, Scoma e Sonego, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea(INCE); Battista, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Lo Giudice ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00855 del senatore Palermo.

Mozioni

MARTELLI, CIAMPOLILLO, MORONESE, FATTORI, MANGILI, LEZZI, BULGARELLI, PEPE, VACCIANO, ENDRIZZI, BUCCARELLA, CAPPELLETTI, NUGNES, BLUNDO, MONTEVECCHI, TAVERNA, COTTI, BIGNAMI, DONNO, BATTISTA, SCIBONA, AIROLA, LUCIDI, FUCKSIA, SERRA, BENCINI, CAMPANELLA - Il Senato,

premesso che:

il Consiglio d'Europa, con raccomandazione Rec(2001)10 adottata dal Comitato dei ministri il 19 settembre 2001, ha varato il codice europeo di etica per la polizia (Ceep). Nel codice, al quale gli Stati membri dovrebbero uniformarsi, si affrontano importanti questioni quali gli obiettivi della polizia, il fondamento giuridico della Polizia nello stato di diritto, il rapporto tra la polizia e il sistema di giustizia penale, le strutture organizzative, le modalità di azione e d'intervento, la responsabilità di polizia e di controllo, la ricerca e la cooperazione internazionale;

negli articoli 36, 37 e 38 del Ceep si vieta di infliggere trattamenti inumani, si prescrive alla polizia di ricorrere alla forza solo se strettamente necessario e si impone di verificare sempre la legalità delle azioni che si prefigge di compiere. All'articolo 45 si legge altresì: "Il personale di Polizia in occasione dei suoi interventi deve normalmente essere in grado di dar conto della propria qualità di membro della Polizia e della propria identità professionale";

nella risoluzione del 12 dicembre 2012 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2010-2011) il Parlamento europeo, nell'ambito delle raccomandazioni relative ai diritti delle vittime e accesso alla giustizia, ha espresso "preoccupazione per il ricorso a una forza sproporzionata da parte della polizia durante eventi pubblici e manifestazioni nell'UE" ed ha invitato gli Stati membri "a provvedere affinché il controllo giuridico e democratico delle autorità incaricate dell'applicazione della legge e del loro personale sia rafforzato, l'assunzione di responsabilità sia garantita e l'immunità non venga concessa in Europa, in particolare per i casi di uso sproporzionato della forza e di torture o trattamenti inumani o degradanti". La raccomandazione n. 192, inequivocabilmente "esorta gli Stati membri a garantire che il personale di polizia porti un numero identificativo";

considerato che:

il Parlamento europeo ha dunque espresso con chiarezza, mediante l'approvazione della risoluzione, la necessità di un codice identificativo per le forze impegnate nella tutela dell'ordine pubblico, a tutela degli operatori e della cittadinanza. A tale proposito il segretario provinciale romano del Sindacato italiano dei lavoratori della Polizia (SILP-Cgil) ha dichiarato in un'intervista al quotidiano "la Repubblica" nel novembre 2012 che gli agenti che fanno ordine pubblico dovrebbero indossare un casco identificativo alfanumerico, in quanto ciò produrrebbe un duplice effetto di trasparenza, verso l'opinione pubblica e a garanzia di tutti i poliziotti che svolgono correttamente il loro servizio;

sistemi identificativi sono presenti, in varia forma, sulle divise e i caschi delle forze dell'ordine in altri Paesi europei, in cui vigono una prassi o una normativa analoghe a quella richiesta dal Consiglio d'Europa e dal Parlamento europeo negli atti citati. Nel nostro Paese la materia è stata oggetto di dibattito parlamentare nelle passate Legislature senza però che si addivenisse all'approvazione di disposizioni precise in tal senso;

l'articolo 30 della legge 1° aprile 1981, n. 121, recante "Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza", rinvia ad un decreto del Ministro dell'interno l'individuazione delle caratteristiche, dei criteri concernenti l'obbligo e le modalità d'uso delle divise degli appartenenti alla Polizia di Stato; in particolare l'attuale disciplina in materia è contenuta nel decreto ministeriale del 19 febbraio 1992. Relativamente alla violazione delle prescrizioni sull'uso dell'uniforme sono previste specifiche disposizioni che sanzionano i comportamenti in contrasto con quanto espressamente disciplinato. Si vedano in proposito il regolamento di servizio approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 782 del 1985, nonché il regolamento di disciplina approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 737 del 1981. Appare dunque opportuno integrare la normativa vigente con le opportune specificazioni in ordine ai codici identificativi delle forze dell'ordine,

impegna il Governo ad assumere le opportune iniziative, di carattere normativo regolamentare, affinché il personale dei corpi di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza e di ogni altro corpo chiamato a svolgere funzioni di ordine pubblico sia munito di targhetta identificativa chiaramente leggibile la cui tonalità di colore sia in contrasto con quella della divisa, riportante codice identificativo personale, nome puntato e cognome per esteso, applicata altresì sugli strumenti di protezione individuale.

(1-00147)

Interpellanze

CAPACCHIONE, VACCARI, SOLLO, CUOMO, DI GIORGI, FORNARO, LO GIUDICE, LO MORO, GAMBARO, ANITORI, DE PIN, LEPRI, MIGLIAVACCA, PETRAGLIA, CERVELLINI, CARDINALI, BROGLIA, CALEO, STEFANO, ALBANO, GINETTI, MATURANI, MARTINI, FEDELI, DE MONTE, SPILABOTTE, SAGGESE, PUPPATO, RUTA, RICCHIUTI, SCALIA, AMATI, FISSORE, FILIPPIN, FERRARA Elena, MINEO, LATORRE, ROMANO, VERDUCCI, BUEMI, VATTUONE, GIARRUSSO - Ai Ministri della giustizia, dell'interno e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

la "terra dei fuochi" è una vasta area delle province di Napoli e Caserta caratterizzata dallo sversamento illegale di rifiuti, anche tossici che, in molti casi, illegalmente riversati nelle campagne o ai margini delle strade, vengono incendiati dando luogo a roghi i cui fumi diffondono sostanze tossiche, tra cui diossina, nell'atmosfera e nelle terre circostanti;

è una zona dove il fuoco trasforma in veleno gli scarti del benessere, l'acqua incrementa la produzione di percolato cancerogeno, il vento disperde nell'aria per chilometri e chilometri particelle di diossina e fumi neri e maleodoranti;

tutto questo accade nei Comuni di Giugliano, Villaricca, Caivano, Castelvolturno, Qualiano, Parete, Villa Literno, Marcianise, Acerra, Maddaloni;

nella proposta abbozzata lunedì mattina dal giudice Raffaele Cantone, durante il convegno che accompagnava il "ritorno" di Giancarlo Siani nella sua redazione di via Chiatamone c'è tutto il senso di una riparazione anche simbolica, e non solo sostanziale, dei guasti provocati dalla camorra e da chi delle ecomafie ha fatto sistema: utilizzare per le bonifiche i soldi confiscati a quanti hanno pianificato la distruzione del territorio traendo da quello scempio ingentissimi guadagni;

a quanto risulta agli interpellanti nelle casse del Fug, il Fondo unico per la giustizia gestito da Equitalia Giustizia, tre mesi fa sono confluiti, in via definitiva, i 14 milioni di euro confiscati a Cipriano Chianese, avvocato di Parete, che delle ecomafie è stato l'inventore e lo stratega per oltre 20 anni. Denaro contante, che nel 2006, data del sequestro disposto dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, era depositato sui conti dell'uomo che ha gestito trasporto e smaltimento di immondizia casalinga e scorie industriali almeno dal 1988 e per l'intera durata dell'emergenza rifiuti in Campania del 2003. Sono una parte dei 32 milioni che in quegli anni pretese e ottenne per mettere a disposizione del Commissario straordinario i fossi delle cave X e Z accanto alla Resit e alle discariche di Gaetano Vassallo. Erano impianti chiusi, che avrebbe dovuto mettere in sicurezza già anni prima, ma che riuscì a rimettere in funzione oliando i cardini delle porte giuste, soprattutto di quanti avrebbero dovuto controllare che quei siti fossero idonei e salubri. E sono una parte quasi marginale dello smisurato patrimonio immobiliare, centinaia di appartamenti di pregio e un albergo che si affaccia sulle mura ciclopiche di Formia, che pure è entrato nel provvedimento di confisca;

considerato che:

i 14 milioni di euro rappresentano il 40 per cento della somma (36 milioni) attualmente destinati al commissario per le bonifiche, Mario De Biasio, per la caratterizzazione e la messa in sicurezza dei 200 ettari di territorio inquinato o contaminato dalle discariche nell'area a nord di Napoli: Tor tre ponti, Pozzo bianco, area Resit, cava Giuliani, cave X e Z, San Giuseppiello, Masseria del Pozzo, Scafarea;

la sola messa in sicurezza di Resit, che pure apparteneva a Cipriano Chianese, costerà 9 milioni;

considerato altresì che:

a parere degli interpellanti i soldi confiscati all'avvocato di Parete sarebbero ampiamente sufficienti per svolgere le operazioni di bonifica, ma attualmente non è possibile disporne, in quanto Equitalia Giustizia destina i fondi del Fug a indefinite spese giudiziarie, distribuendole sul territorio nazionale secondo criteri che inutilmente presidenti di Tribunali e capi delle Procure hanno cercato di comprendere;

affinché questi soldi possano essere utilizzati per finalità diverse appare necessaria una modifica normativa urgente;

una decisione come questa restituirebbe alla legge sulle confische dei beni mafiosi (legge 7 marzo 1996, n. 109) il suo spirito originario e più autentico, con il ristoro tangibile ed efficace alle popolazioni di quei territori che dalle attività criminali degli ecomafiosi sono state gravemente e irrimediabilmente danneggiate,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano indifferibile ed urgente avviare ogni iniziativa di competenza per modificare la legge sulle confische dei beni mafiosi nel senso sopra indicato.

(2-00074p. a.)

Interrogazioni

PEZZOPANE - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la gravissima situazione occupazionale in cui versano i lavoratori del gruppo Finmek, nelle sedi di L'Aquila (Finmek Solution), Sulmona e Padova (Finmek SpA) si trascina da tempo;

dal 20 ottobre 2012 si è aperta la procedura di mobilità che ha riguardato gli ultimi 191 lavoratori ancora in carico l'azienda Finmek Solution di L'Aquila;

all'inizio del mese di gennaio 2013, Finmek Solution, informava i lavoratori che il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ritenevano valida una manifestazione di interesse della società Accord Phoenix pervenuta in data 8 ottobre 2012 relativa a un'iniziativa industriale da svolgere presso lo stabilimento di L'Aquila; per cui Finmek Solution comunicava ai lavoratori la possibilità, su base volontaria, di accettare o meno la revoca del collocamento in mobilità, con un ulteriore proroga di 6 mesi di cassa integrazione guadagni straordinaria dal 20 ottobre 2012 al 19 aprile 2013 previsti per legge;

dal 20 ottobre 2012 al 31 gennaio 2013 ai lavoratori è stata comunque corrisposta dall'INPS l'indennità di mobilità;

in data 20 marzo 2013, a fronte della riconosciuta validità della manifestazione di interesse di Accord Phoenix, veniva siglato presso il settore Politiche del lavoro della Provincia de L'Aquila un verbale di esame congiunto tra Provincia, Finmek Solution e organizzazioni sindacali in cui si dava parere favorevole alla richiesta della proroga di 6 mesi di cassa integrazione guadagni straordinaria;

considerato inoltre che:

a fronte della scadenza dell'ulteriore periodo di 6 mesi di cassa integrazione guadagni straordinaria, in sede provinciale alla data del 15 aprile 2013, Finmek Solution siglava un ulteriore accordo con le organizzazioni sindacali per il collocamento in mobilità di tutto il personale in forza (dalla data del 20 aprile 2013) e in attesa della soluzione occupazionale prospettata a seguito del progetto Accord Phoenix;

l'iter presso il Ministero del lavoro, che prevedeva la firma del decreto per l'erogazione dei 6 mesi di proroga della cassa integrazione guadagni straordinaria, è tutt'ora inevaso, nonostante il parere favorevole degli ispettori mandati dallo stesso Ministero, per verificare che il progetto industriale della Accord Phoenix rientri nelle opportunità che il Governo sta mettendo in atto per le politiche occupazionali nella zona del cratere sismico;

l'INPS, inoltre, ha provveduto a richiedere la restituzione dell'indennità corrisposta ai lavoratori nel periodo dal 20 ottobre 2012 al 31 gennaio 2013, al lordo delle cifre corrisposte per oltre 3.000 euro per ciascun lavoratore,

si chiede di sapere:

quale sia il motivo per cui presso il Ministero risulti bloccato l'iter di approvazione del decreto per la concessione della proroga dei 6 mesi di cassa integrazione guadagni dei lavoratori della Finmek;

se il Ministro in indirizzo intenda dare esecutività ai due accordi sottoscritti presso la Provincia de L'Aquila il 20 marzo e il 15 aprile 2013, con i quali si stabiliva parere favorevole alla richiesta di proroga di 6 mesi di cassa integrazione guadagni prima e di mobilità poi;

se risulti il motivo per cui l'INPS ha richiesto la restituzione delle somme relative a 3 mesi di mobilità, dal 19 ottobre 2012 al 31 gennaio 2013.

(3-00390)

GATTI, FEDELI, CHITI, GHEDINI Rita, CANTINI, DI GIORGI, FAVERO, GRANAIOLA, FILIPPI, MARCUCCI, MARTINI, MATTESINI, PARENTE - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

lo storico calzaturificio Lorbac di Castelfranco di Sotto (Pisa), il più importante del Valdarno inferiore, con commesse significative nella filiera della moda, con 63 dipendenti, 20 lavoratori a domicilio e molti altri occupati grazie al suo indotto, ha reso nota nei primi giorni di settembre la richiesta di procedura di concordato e la volontà di cessazione dell'attività;

i rappresentanti dell'azienda, pur ammettendo le difficoltà economiche in cui versava il calzaturificio, sino alla fine di luglio avevano dato assicurazioni relativamente al proseguimento dell'attività produttiva; il 9 agosto, invece, sono state avviate le procedure di liquidazione e il 2 settembre è stato comunicato ai lavoratori il licenziamento;

l'impegno dei lavoratori, delle rappresentanze sindacali e delle istituzioni locali, immediatamente mobilitatesi, è teso alla ricerca di possibili acquirenti (il marchio ha un valore importante) e all'ottenimento di forme di sostegno al reddito sinora negate dalla proprietà, la quale non ha neanche risposto alla richieste di incontri pervenutegli, che consentano ai lavoratori e alle loro famiglie una dignitosa sussistenza;

la perdita di una tale realtà costituirebbe un ulteriore impoverimento del tessuto produttivo dell'intero territorio e un venir meno del principio di responsabilità sociale dell'impresa che da sempre caratterizza i rapporti tra le forze sociali, le istituzioni e le imprese in quel territorio; a tal proposito desta perplessità nell'interrogante il silenzio fin qui osservato sulla vicenda dalle associazioni imprenditoriali della zona,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda;

se non intenda adoperarsi con la massima urgenza al fine di convocare un tavolo di lavoro tra i rappresentanti dell'azienda, le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali interessate, volto ad individuare possibili soluzioni che consentano anche con adeguati ammortizzatori di preservare l'attività dell'azienda e di garantire gli attuali livelli occupazionali.

(3-00391)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

MANCONI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nei centri di accoglienza per i richiedenti asilo (CARA) del nostro Paese sono presenti diversi minori, ospitati in condizioni spesso inadeguate per carenze intrinseche alle strutture o per particolari modalità di gestione delle stesse;

in alcuni casi, ai fini della garanzia dei diritti dei minori ospitati nei centri si è rivelato essenziale il contributo fornito dai Garanti regionali dell'infanzia e dell'adolescenza ai quali è stato consentito l'accesso alle strutture, come nel caso del CARA Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, rispetto al quale le visite del Garante della Calabria hanno potuto rilevare diverse criticità;

considerato che:

l'art. 20, comma 5, del decreto legislativo n. 25 del 2008 demanda alla fonte regolamentare la disciplina delle caratteristiche e delle modalità di gestione dei centri di accoglienza per i richiedenti asilo, in modo da garantire "la dignità della persona e l'unità del nucleo familiare", tenendo conto di quanto stabilito "dall'ACNUR, dal Consiglio d'Europa e dall'Unione europea";

la normativa delinea inoltre la categoria minima dei soggetti legittimati a visitare i centri, prescrivendo appunto che l'accesso alle strutture sia "comunque" consentito (ferma restando, dunque, la possibilità di estendere tale ambito soggettivo) ai rappresentanti dell'ACNUR, agli avvocati e agli organismi ed enti di tutela dei rifugiati con esperienza consolidata nel settore, autorizzati dal Ministero dell'interno;

nell'attesa dell'emanazione del previsto regolamento, sembra doveroso interpretare il disposto normativo nel senso di includere, tra i soggetti legittimati all'accesso ai centri, anche i Garanti dell'infanzia e dell'adolescenza, in ragione delle specifiche competenze attribuite loro dalle relative leggi regionali anche con riferimento all'esigenza di tutela dei minori, anche stranieri, comunque presenti sul territorio regionale;

una diversa interpretazione rischierebbe, infatti, di contrastare con le specifiche garanzie riconosciute ai minori stranieri ospitati nei centri, dalla disciplina comunitaria e internazionale e, in particolare, dalla direttiva 2013/32/UE,

si chiede di sapere:

se, a distanza di 5 anni dall'entrata in vigore del decreto legislativo n. 25 del 2008, il Ministro in indirizzo intenda procedere alla necessaria emanazione del regolamento;

se, in ogni caso, non si ritenga di dover assicurare, con le modalità che saranno ritenute più opportune, nelle more dell'adozione del regolamento, che il citato art. 20, comma 5, sia interpretato nel senso descritto e che quindi sia consentito, a ciascun Garante regionale dell'infanzia, l'accesso al centro di accoglienza per richiedenti asilo presente sul territorio di competenza, al fine di poter assicurare una più efficace tutela dei minori ospitati nella struttura.

(3-00389)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MANCONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

con sentenza n. 13/13 emessa il 5 giugno 2013 e depositata il 2 settembre 2013, la terza Corte d'assise di Roma ha dichiarato responsabili di omicidio colposo i medici a diverso titolo implicati nella morte di Stefano Cucchi, avvenuta in stato di detenzione il 22 ottobre 2009 presso il reparto di "medicina protetta" dell'ospedale Sandro Pertini di Roma;

nel medesimo procedimento e con la stessa sentenza, la Corte d'assise di Roma ha assolto per non aver commesso il fatto gli agenti di Polizia penitenziaria accusati di aver causato le lesioni e l'infermità che resero necessario il ricovero di Stefano Cucchi, avendolo - secondo l'ipotesi accusatoria - picchiato nel corso della sua permanenza nelle celle del tribunale in attesa della celebrazione dell'udienza di convalida dell'arresto cui era stato sottoposto dalla sera precedente;

assolvendo gli accusati per non aver commesso il fatto, i giudici della Corte d'assise di Roma non escludono (e anzi avvalorano) l'ipotesi secondo cui le lesioni e l'infermità di Stefano Cucchi fossero l'esito di abusi da parte delle forze dell'ordine, individuando però - seppure "in via del tutto congetturale" - nei carabinieri che avevano effettuato la perquisizione notturna nella casa della famiglia Cucchi (invece che nei poliziotti penitenziari assolti) i possibili autori delle violenze perpetrate ai danni dell'arrestato;

a giudizio del collegio della Corte d'assise di Roma, "qualcosa di anomalo" potrebbe essere successo dalle ore 2.00 alle 3.40 del 16 ottobre 2009, nei 100 minuti intercorsi fra la permanenza di Stefano Cucchi presso la caserma dei carabinieri Roma-Appia, dopo la perquisizione domiciliare, e prima del successivo trasferimento nella stazione di Tor Sapienza;

secondo la Corte d'assise di Roma "è legittimo il dubbio che" al momento del trasferimento notturno e dell'udienza di convalida "il Cucchi... fosse stato già malmenato dagli operanti", cioè dai carabinieri che avevano proceduto all'arresto e alla perquisizione domiciliare;

la stessa sentenza della Corte d'assise ha stigmatizzato l'attività della Procura di Roma quanto a completezza ed efficacia delle indagini quando ha osservato che i tre agenti di Polizia penitenziaria non sono nemmeno stati sottoposti a ricognizione personale da parte del principale teste del pestaggio ricostruito dagli inquirenti, cioè Samura Yaya (pag. 19 della sentenza),

si chiede di sapere se il Ministro intenda attivare, nell'ambito delle proprie competenze, i poteri ispettivi per verificare la correttezza e la regolarità dell'attività dell'ufficio della Procura della Repubblica di Roma, anche con riferimento a quanto illustrato in premessa sull'andamento delle indagini sulla morte di Stefano Cucchi.

(4-00900)

CAMPANELLA, MOLINARI, ORELLANA, VACCIANO, PEPE, FUCKSIA, CATALFO, DE PIETRO, PAGLINI, BIGNAMI, BOCCHINO, BERTOROTTA, BENCINI, CASTALDI, MANGILI, DONNO, TAVERNA, NUGNES - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'interno e della salute - Premesso che:

la legge 5 gennaio 1994, n. 36, ha dettato i criteri per la tutela delle risorse idriche e ha definito, all'art. 4, comma 1, lettera f), il servizio idrico integrato come l'insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue;

il decreto del Presidente della Regione siciliana del 16 maggio 2000, n. 114/gr.IVS.G, così come modificato con decreto presidenziale n. 16/serv 2 S.G. del 29 gennaio 2002, determina gli ambiti territoriali ottimali (ATO);

il decreto del Presidente della Regione siciliana del 7 agosto 2001 ha fissato le modalità di costituzione degli ATO per il Governo e l'uso delle risorse idriche;

considerato che:

gli enti locali appartenenti all'ATO di Agrigento, come determinato con il richiamato decreto presidenziale 16 maggio 2000, e successive modifiche ed integrazioni, a far data dal 6 agosto 2002, hanno costituito il consorzio di ambito territoriale ottimale di Agrigento, ai sensi dell'allegato A del decreto 7 agosto 2001;

il gestore (associazione temporanea di imprese Girgenti Acque SpA) ha ricevuto in affidamento, in via esclusiva, il SII (servizio idrico integrato) del consorzio di ambito territoriale ottimale di Agrigento, accettando le condizioni indicate nella convenzione di gestione sottoscritta il 27 novembre 2007;

in virtù del comma 2, art. 4, della convenzione di gestione del servizio idrico integrato del consorzio di Agrigento, il gestore, nell'espletamento del medesimo SII, è tenuto ad adempiere a tutti gli obblighi previsti dalla stessa ed da altre disposizioni di legge vigenti in materia e resta inteso che il gestore è, altresì, vincolato alle eventuali modifiche legislative che potranno intervenire;

in data 7 agosto 2012 è stato formalmente recapitato un esposto, alla Procura della Repubblica di Agrigento, al Presidente della Regione Siciliana, al Ministro dell'interno e per conoscenza al Prefetto di Agrigento, con oggetto "grave situazione servizio idrico AG", da parte degli allora sindaci di Alessandria della Rocca, Aragona, Bivona, Burgio, Camastra, Cammarata, Cianciana, Joppolo Giancaxio, Lampedusa e Linosa, Menfi, Montevago, Palme di Montechiaro, Sambuca di Sicilia, San Biagio Platani, Santa Elisabetta, Santa Margherita Belice, Sant'Angelo Muxaro, Santo Stefano di Quisquina e Villafranca Sicula, che, nel respingere le diffide e le richieste di risarcimento danni per un ammontare pari a 28.700.000 euro da parte di Girgenti Acque SpA e del consorzio d'ambito di Agrigento per non aver consegnato le reti idriche (l'art. 1, comma 6, della legge regionale n. 2 del 2013 consente la gestione diretta del SII a tutti quei Comuni della provincia di Agrigento che non hanno ancora consegnato le reti alla Girgenti Acque, nelle more dell'approvazione di una nuova legge di revisione del SII in Sicilia, decretandone, di fatto, una loro informale fuoriuscita dall'ATO idrico di appartenenza), evidenziavano le irregolarità poste in essere dal soggetto gestore, le sue continue inadempienze contrattuali, la sua incapacità di gestire il servizio idrico integrato e dall'altra l'assoluta e dimostrata assenza da parte del consorzio d'ambito per un efficace controllo su tutti gli inadempimenti della convenzione di gestione sottoscritta proprio con il gestore;

l'esposto evidenzia che "alle responsabilità del gestore si accompagna quindi l'incapacità e l'inerzia del Consorzio d'ambito, dei suoi amministratori e dei suoi organi gestionali, di richiamare proprio la Girgenti Acque alle responsabilità connesse al disastroso stato del servizio idrico in provincia di Agrigento: incapacità ed inerzia che - per gli amministratori del Consorzio d'ambito - può, a rigor di legge, evolversi in corresponsabilità"; invita il consorzio ed i suoi amministratori ad esercitare i poteri loro conferiti dalla legge e dallo statuto al fine di assicurare ai cittadini della provincia di Agrigento un servizio idrico che risponda ai criteri della funzionalità, dell'efficacia e della qualità, a verificare la legittimità della sussistenza nella provincia di Agrigento di una duplicazione del servizio idrico integrato in capo alla Girgenti Acque SpA e alla Voltano SpA e a verificare altresì i rapporti intercorrenti tra le due società in relazione ai patti parasociali sottoscritti e ad assumere le conseguenti determinazioni; diffida il consorzio d'ambito ad aderire acriticamente alle richieste di risarcimento avanzate dalla Girgenti Acque SpA e a verificare tutte le gravi inadempienze del gestore, Girgenti Acque, rispetto agli innumerevoli obblighi e adempimenti scaturenti dalla convenzione di gestione sottoscritta con il consorzio medesimo e dalle vigenti disposizioni di legge in materia, affinché sia convocata l'assemblea dei sindaci al fine di procedere all'approvazione della tariffa, affinché siano trasmessi all'assemblea dei sindaci tutti i bilanci, approvati e certificati, di ciascuna società facente parte della compagine sociale della Girgenti Acque SpA, affinché le comunità locali possano verificare la solidità economico-finanziaria di un'azienda che dovrà gestire, per i successivi 30 anni, un servizio pubblico essenziale con sproporzionati costi a carico dell'intera comunità agrigentina; infine sollecita il consorzio d'ambito affinché vengano assunte tutte le opportune informazioni presso la Prefettura di Agrigento, il Ministero dell'interno, l'autorità giudiziaria e la Polizia giudiziaria, ai fini del rispetto del protocollo di legalità "Carlo Alberto Dalla Chiesa" (stipulato il 30 settembre 2004 tra i Ministeri dell'interno, dell'economia e delle finanze e la Regione Siciliana) e della vigente normativa antimafia in materia relativamente alla Girgenti Acque SpA e a tutte le società facenti parte della compagine sociale, con riferimento a tutti gli amministratori ed a tutti i soci delle stesse, unitamente a tutte le società e le persone fisiche che con la Girgenti Acque hanno intrattenuto qualsiasi rapporto economico o professionale;

dall'inchiesta a firma di Carlo Ruta "Acqua, un affare che scotta - Il business del secolo in Sicilia", pubblicato sulla rivista "Narcomafie" nel gennaio 2009, emergono collegamenti fra i Pisante, le cui imprese risultano inquisite dalle procure di Milano, Monza, Savona e Catania per una varietà di reati tra cui il pagamento di tangenti e l'associazione mafiosa, e la stessa Girgenti Acque;

si legge nell'inchiesta che l'inserimento avvenne "tramite la controllata Galva spa, nel raggruppamento guidato da Aqualia, per la gestione idrica nel Nisseno. Partecipa con un buon 8,4 per cento alla società aggiudicataria nel Palermitano, Acque potabili siciliane spa. Tramite le società Acqua, Emit, e Siba detiene una discreta quota azionaria di Sicilacque che, come detto, ha rilevato dall'EAS il controllo delle grandi risorse idriche regionali. Ancora per mezzo della Galva partecipa altresì alla compagine vincente nell'Agrigentino, Girgenti Acque, di cui è capofila Acoset, che con Aqualia ha concorso in varie province";

viene evidenziata anche la vicenda dell'impresa "Nata nel 1999 come azienda speciale, che ai fini della gestione idrica consorziava venti comuni pedemontani, l'impresa presieduta dal geometra Giuseppe Giuffrida si è trasformata nel 2003 in società per azioni, con capitale pubblico e privato. Nello slanciarsi lungo la Sicilia, ha stabilito rapporti con ambienti economici mossi. Nella compagine di Girgenti Acque, di cui è capofila, ha associato la Galva del gruppo Pisante e una società che fa capo alla famiglia Campione, discussa per vicende che ne hanno riguardato un componente. Nel medesimo tempo, con le movenze tenui che accomunano tante imprese dell'est siciliano, l'Acoset è riuscita ad aver voce negli ambiti decisionali che più contano nell'isola. Un test viene ancora dall'Agrigentino, dove, malgrado l'opposizione di ventuno sindaci, che avevano chiesto l'annullamento dell'aggiudicazione, la società catanese è riuscita a mettere le mani comunque sull'affare idrico, con la condivisione forte del presidente provinciale degli industriali, Giuseppe Catanzaro, del direttore generale in Sicilia dell'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, Felice Crosta, del presidente della regione Cuffaro.";

tra le tante denunce presentate alle autorità competenti, da parte di sindaci, uno fra tutti l'ex sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto, vengono evidenziati anche problemi legati alla mala gestione di Girgenti Acque SpA relativamente al servizio di depurazione dei liquami fognari che avrebbe causato gravi danni igienico-sanitari ed un allarmante inquinamento dei mari agrigentini. Una depurazione che, in violazione della sentenza della Corte costituzionale n. 335 del 2008 sulle problematiche inerenti alla natura del canone-tariffa di depurazione e sua giurisdizione, pur non effettuata viene ugualmente fatta pagare a buona parte dei 450.000 cittadini della provincia di Agrigento. Queste mancanze hanno portato al sequestro, dal parte della magistratura agrigentina, dei cosiddetti pennelli a mare, tubi che scaricavano e continuano a scaricare i liquami fognari non depurati di tre quarti della città di Agrigento. I liquami sarebbero riversati addirittura sulla spiaggia di San Leone rendendo il mare di Agrigento non balneabile e costringendo il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, a prendere atto delle decisioni della Procura e del Tribunale di Agrigento firmando l'ordinanza di non balneabilità di un vasto tratto di mare agrigentino;

da ulteriori inchieste giornalistiche si apprende che una tra le provincie più assetate d'Italia è costretta a regalare le sue acque di sorgente, quelle più pure, alla Nestlé. La multinazionale imbottiglia le purissime acque rivendendole a caro prezzo, mentre nelle abitazioni il gestore privato, Girgenti Acque, fa giungere acqua dissalata proveniente dal dissalatore di Gela oppure un maleodorante liquido e sabbioso, che a parere degli interroganti impropriamente viene definito acqua potabile;

i primi permessi di ricerca per la concessione mineraria di acque minerali denominata "Margimuto" nel territorio di Santo Stefano Quisquina furono accordati dalla Regione Siciliana nel 1999. Il bacino della Quisquina è uno dei più vitali della Sicilia e senz'altro il più importante dell'agrigentino, che da lì trae le sue maggiori provvigioni idriche;

il 4 agosto 1999 la Regione, e più precisamente l'ex Assessorato per l'industria, rilasciò la concessione mineraria per la ricerca, l'estrazione e l'imbottigliamento dell'acqua estratta in contrada Margimuto (che poggia proprio sul bacino di capo Favara alimentando l'acquedotto cittadino) e la costruzione dei relativi stabilimenti alla società Platani Rossino Srl. La concessione fu rilasciata per un anno nel 1999 e per ulteriori 3 anni nel 2000;

a seguito di tali concessioni la società permissionaria iniziò l'escavazione di un pozzo a Margimuto, al centro del bacino acquifero di capo Favara, ad una distanza di circa 800 metri dai pozzi che forniscono l'approvvigionamento idrico potabile alla popolazione di Santo Stefano Quisquina. Nonostante le proteste dei cittadini ed i numerosi ricorsi avanzati da amministratori, sindaco e cittadini al corpo regionale delle miniere del distretto di Caltanissetta, la concessione nel 2002 fu ampliata ad un periodo di 30 anni e l'acqua fu commercializzata in tutto il territorio siciliano da parte della Platani Rossino con l'etichetta "Acqua Santa Rosalia";

attraverso autorevoli studi idrogeologici e geochimici condotti nel 1966 da Livio Trevisan, ordinario di geologia all'Università di Pisa, nel 1990 dai professori Alaimo e Daina dell'Università di Palermo e nel 2000 da Francesco Martorana, geologo, è stata dimostrata la pericolosità dei prelevamenti acquiferi nell'area, perché ciò costituirebbe un'ulteriore diminuzione della riserva, già notevolmente danneggiata, ed arrecherebbe non pochi problemi alla popolazione locale che non sarebbe più in grado di approvvigionarsi ed obbligata ad acquistare l'acqua;

l'EAS (Ente acquedotti siciliani), con una nota del 4 agosto 2000, avvertì che l'allora realizzando pozzo della ditta, sfruttando le risorse idriche del complesso acquifero, avrebbe comportato riflessi pregiudizievoli per l'approvvigionamento idropotabile del comune di Santo Stefano Quisquina. Già nel 1982, inoltre, il Genio civile di Agrigento impose la chiusura dei pozzi aperti dalla Montecatini in contrada Margimuto, perché rischiavano di depauperare le risorse idriche necessarie all'approvvigionamento della popolazione determinando la quasi totale essiccazione della sorgente Capo Favara. Non risulta agli interroganti che sia stato reso noto alcuno studio, eseguito da enti pubblici tutori del pubblico interesse, in grado di sostenere il contrario;

nel corso del 2007 i mutamenti dell'assetto societario della Platani Rossino Srl hanno affidato la gestione della pratica estrattiva dell'acqua, per finalità commerciali, alla nota società Sanpellegrino SpA, gruppo della multinazionale Nestlè, con elevatissime capacità di penetrazione nel mercato delle acque minerali e con una maggiore invasività ed incidenza sul patrimonio idrico della zona. Come ha dichiarato a "la Repubblica", edizione di Palermo del 7 giugno 2007, l'amministratore delegato della Sanpellegrino, dottor Marco Settembrini, si è trattato di un investimento corrispondente a 5 milioni di euro che ha portato alla costruzione di un capannone accanto al vecchio stabilimento ed all'introduzione di nuove tecnologie contribuendo ad aumentare esponenzialmente la capacità di imbottigliamento; infatti dai 30 milioni di bottiglie annui prelevati e distribuiti sul mercato dalla Platani Rossino si arriverà a 250 milioni di bottiglie destinate a coprire soltanto i mercati regionali;

la multinazionale, con l'obiettivo di raddoppiare la dotazione idrica, promosse un'istanza presso l'Assessorato regionale competente, finalizzata ad ottenere l'aumento di ulteriori 10 litri al secondo, recentemente concessa dall'assessore Nicolò Marino a fronte dell'accoglimento da parte del Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma che, a sua volta, accolse il ricorso della multinazionale avverso il provvedimento della Giunta regionale, in relazione ad un bacino idrico di pubblica fruizione, aumento che può determinare ripercussioni sia sull'equilibrio idrogeologico dell'area che sulle riserve stesse delle popolazioni che ne fruiscono,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

quali iniziative intendano assumere, nei rispettivi ambiti di competenza ed in raccordo con le amministrazioni interessate, al fine di verificare le irregolarità poste in essere dal soggetto gestore e da Girgenti Acque SpA e di accertare se siano stati avviati tutti i controlli necessari a verificare i livelli qualitativi dei servizi di depurazione dei reflui idrici, con relativa verifica delle condizioni del mare in località San Leone;

se, nell'ambito delle rispettive competenze, non ritengano di dover accertare il rispetto del protocollo di legalità "Carlo Alberto Dalla Chiesa" e della vigente normativa antimafia in materia sia della Girgenti Acque SpA che delle altre società facenti parte dell'assetto societario, anche relativamente a tutti gli amministratori ed a tutti i soci delle società stesse, unitamente a tutte le società e le persone fisiche che hanno intrattenuto qualsiasi rapporto economico o professionale con la Girgenti Acque;

se, alla luce delle cicliche emergenze nell'approvvigionamento idrico dei comuni della provincia di Agrigento, intendano intervenire al fine di garantire il diritto delle popolazioni interessate alla fruizione del bene pubblico acqua che, a parere degli interroganti, rischia di venire disatteso dagli attuali progetti di privatizzazione delle sorgenti.

(4-00901)

AMORUSO - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

esponenti della comunità degli italiani residenti a Spalato, in Croazia, si sono rivolti all'interrogante per segnalare i prevedibili effetti negativi che potrebbero scaturire dalla decisione, annunciata da parte del Ministero degli affari esteri, di chiudere il consolato d'Italia in quella città;

nella zona di Spalato vi è un'intensa presenza di imprenditori italiani che, tanto più oggi dopo l'ingresso della Croazia nell'Unione europea, necessitano di un appoggio e di un'assistenza concreti da parte del loro Paese;

inoltre è notevole il numero di turisti italiani che ogni anno si recano, per periodi più o meno brevi, a Spalato e nei dintorni;

ricordando l'intensità e il valore storico dei legami che da sempre legano la Dalmazia all'Italia, a parere degli italiani di Spalato l'annunciata revoca dell'iniziale decisione di chiudere anche il consolato d'Italia a Capodistria non può essere sufficiente a compensare i prevedibili disagi sopra delineati in quanto la distanza tra quest'ultima città e Spalato è pari a quasi 600 chilometri;

al Ministero degli affari esteri è già stata mandata, per invitare gli organi competenti a rivedere questa decisione in base a motivazioni concrete, una lettera con allegate 3.180 firme raccolte tramite petizione, mentre ulteriori 1.000 firme sono state raccolte e verranno mandate;

vi è poi un'ulteriore considerazione di cui tenere conto in relazione alla necessità di mantenere a Spalato una presenza istituzionale dell'Italia di fronte ai contenziosi (in alcuni casi sfociati in sequestri da parte delle autorità croate) che periodicamente coinvolgono i pescherecci del nostro Paese nel basso mare Adriatico,

si chiede di sapere quali ragioni abbiano portato alla decisione di chiudere il consolato d'Italia a Spalato e se il Ministro interrogato ritenga, alla luce delle considerazioni esposte in premessa, di avviare un'ulteriore istruttoria in merito.

(4-00902)

CASSON, CIRINNA', DIRINDIN, SPILABOTTE, PUPPATO, FAVERO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle infrastrutture e dei trasporti e dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:

il tema delle soluzioni progettuali dei percorsi delle grandi navi crociera a Venezia, per la loro stretta correlazione con l'equilibrio idraulico e morfodinamico della laguna, va inquadrato in un ambito "ambientale" laddove la legislazione speciale per Venezia e la sua laguna e la normativa ambientale per la realizzazione di opere di interesse pubblico costituiscono specifici ed obbligati riferimenti;

in alcune delle proposte all'esame delle autorità competenti sono presenti soluzioni progettuali che, nel prevedere tracciati di nuovi canali marittimi navigabili di considerevoli dimensioni all'interno della laguna, innestano l'insorgere di rilevanti problemi di carattere morfodinamico i cui effetti negativi di tale traffico sono ben documentati dalla modificazione dei fondali lagunari intervenuta dopo la realizzazione dei grandi canali navigabili in termini soprattutto di erosione dei fondali della laguna e modifiche delle correnti di marea;

lo scavo di canali con caratteristiche simili a quelle prospettate ingenera pesanti interazioni fra il campo di moto locale indotto dalla navigazione, i fondali, le sezioni del canale stesso, la circolazione secondaria e i bassifondi che lo affiancano che non vengono annullate neanche con costose opere di neutralizzazione e/o mitigazione nel tentativo di ridurre gli effetti negativi nel corpo lagunare;

tali interventi di nuovi canali marittimi navigabili all'interno della laguna appaiono perciò in contrasto con il dettato della legislazione speciale per Venezia e la sua laguna che ne tutela l'equilibrio idraulico (art. 1 della legge 16 aprile 1973, n. 171, recante "Interventi per la salvaguardia di Venezia"), richiede il riequilibrio idrogeologico della laguna, l'arresto ed inversione del processo di degrado del bacino lagunare e l'eliminazione delle cause che lo hanno provocato (art. 3 della legge 29 novembre 1984, n. 798, recante "Nuovi interventi per la salvaguardia di Venezia"), stabilisce il ripristino della morfologia lagunare (art. 3, comma 2/d, della legge 5 febbraio 1992, n. 139, recante "Interventi per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna");

in tale contesto svolge una funzione rilevante il piano morfologico di riequilibrio della laguna, già previsto dalla legislazione speciale per Venezia, cui spetta il compito di garantire, per la laguna, la sostenibilità ambientale delle trasformazioni, ed al quale dovrà attenersi peraltro anche il piano regolatore portuale atteso da quasi 20 anni, e che non potrà non considerare l'incidenza che i percorsi delle grandi navi crociera avranno nell'ecosistema laguna;

esiste a Padova una scuola idraulica presso il Dipartimento di ingegneria civile edile ambientale dell'Università di Padova, nota per la consolidata e più che trentennale esperienza nel campo della modellistica numerica applicata all'idraulica ed alla morfodinamica (esperienza ben nota e riconosciuta in campo nazionale ed internazionale e che per la laguna di Venezia costituisce punto di eccellenza della ricerca), scuola che potrebbe costituire un supporto fondamentale nell'esame e gestione delle proposte avanzate in merito,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle situazioni di fatto descritte;

se ritengano di dover garantire che la comparazione delle alternative presentate alle autorità competenti per la scelta della soluzione definitiva venga esperita nello spirito e nei principi che regolano l'equilibrio idraulico e morfodinamico della laguna in ottemperanza a quanto disposto dalla vigente legislazione speciale per Venezia e la sua laguna;

se il Ministro dell'ambiente, con i suoi uffici competenti per la loro funzione di tutela di salvaguardia della laguna di Venezia, ritenga di attivarsi al fine di assicurare che le decisioni finali avvengano all'interno di procedure regolate dalla normativa ambientale in termini di valutazione ambientale strategica, d'impatto ambientale e di incidenza ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006, aggiornato dal decreto legislativo n. 196 del 2010);

se non ritengano che la scelta definitiva volta a risolvere il transito delle grandi navi da crociera a Venezia, per il suo indubitabile impatto con il corpo acqueo lagunare, debba avvalersi di un ente terzo che garantisca l'attendibilità scientifica, non accontentandosi di istruttorie a giudizio degli interroganti addomesticate da enti e uffici già dimostratisi proni in passato verso interessi gestiti da società private quali il consorzio Venezia nuova e le società crocieristiche.

(4-00903)

NENCINI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il gruppo Ansaldo Breda SpA, specializzato nella produzione di sistemi di trasporto e nella costruzione di materiale rotabile tecnologicamente avanzato (sia per quanto attiene alla reti urbane e metropolitane, sia con riferimento alle reti ferroviarie) dispone attualmente in Italia di ben quattro stabilimenti produttivi collocati a Pistoia, Napoli, Reggio Calabria e Palermo, con oltre 2.400 addetti;

il gruppo, costituente ramo fondamentale del "settore civile" della "corporate" pubblica Finmeccanica, nonostante le recenti innovazioni di prodotto (tra cui la produzione del nuovissimo Frecciarossa 1000, capace di raggiungere 400 chilometri orari e di essere il mezzo ferroviario più veloce in Europa) che gli consentono di collocarsi tra le attività di punta del sistema industriale italiano, si trova da diversi anni in una condizione di forte instabilità produttiva derivante, da una parte, da una non chiara visione prospettica sulla sua possibile evoluzione (comprendendo in questo tutti i "rumors" che si sono evidenziati in questi ultimi mesi sulla sua possibile cessione a gruppi stranieri quali Hitachi e G.E.) e, dall'altra, da una condizione di bilancio che, soprattutto nel corso degli ultimi mesi, ha evidenziato un forte calo delle commesse e dei ricavi aziendali;

in particolare e nella totale assenza, come apparirebbe dalle notizie stampa, di una strategia aziendale definita, se non esclusivamente orientata a contenimenti di costi che, comunque, sono stati realizzati anche con il consenso delle maestranze, si sono sempre più evidenziate ipotesi che prevedono, addirittura, lo scorporo dell'attuale struttura industriale in una supposta "good company" comprendente alcuni stabilimenti e linee produttive ed in una, altrettanto supposta, "bad company" comprendente lo stabilimento di Palermo e quello di Reggio Calabria (Torre Lupo ex O.ME.CA.); tutto ciò, probabilmente, ai fini di rendere più appetibile un'eventuale vendita di ciò che rimarrebbe del gruppo ad eventuali acquirenti esteri;

il tutto, naturalmente, avverrebbe senza alcuna forma di salvaguardia per le maestranze oggi impiegate che si troverebbero, per pura sorte, ad essere collocate all'interno di uno scenario produttivo sicuro o all'interno di un diametralmente opposto orizzonte di cassa integrazione, mobilità e disoccupazione. Uno scenario che, considerata l'attuale situazione occupazionale e sociale del meridione italiano e di Reggio Calabria, in particolare per quanto attiene al sito produttivo di Torre Lupo ex O.ME.CA., il territorio non sarebbe assolutamente in grado di reggere,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per scongiurare tale tragica eventualità ed, al contempo, quali iniziative lo stesso Governo, stia, al contrario, assumendo per un rilancio produttivo ed occupazionale dello stesso gruppo a partire dai necessari investimenti strategici relativi ai contenuti tecnologici del gruppo ed un doveroso piano di ammodernamento ed adeguamento agli standard della rete di trasporto nazionale.

(4-00904)

BITONCI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali -

(4-00905)

(Già 3-00082)

STEFANI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la Regione Veneto ha assegnato, nel novembre 2009, un contributo straordinario di circa 300.000 euro all'Associazione nazionale vigili del fuoco volontari, sezione di Vicenza, delegazione di Schio, per l'acquisto di un automezzo adibito a soccorso pubblico e per il quale erano richieste, in ragione del particolare utilizzo cui sarebbe dovuto essere adibito, dimensioni ridotte di ingombro, tali da garantire le più urgenti esigenze operative del distaccamento di Schio in un territorio di pertinenza caratterizzate da un centinaio di contrade collegate da strade strette e tortuose difficilmente raggiungibili con un automezzo di grandi dimensioni;

l'automezzo acquistato misura invece 7,080 metri in lunghezza e 2,5 in larghezza, e per tali caratteristiche tecniche lo stesso oggi viene regolarmente utilizzato per coprire ampie zone del territorio di Schio ma non l'intero territorio del distaccamento, essendo impedito a raggiungere le aree dove le vie e i collegamenti sono più difficoltosi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga utile adottare le opportune iniziative al fine di dotare il distaccamento dei Vigili del fuoco di Schio di un autoveicolo adatto alle esigenze del territorio locale, dove le vie di comunicazione sono più difficoltose.

(4-00906)

LEPRI, CANTINI, CASSON, COCIANCICH, COLLINA, CUCCA, CUOMO, D'ADDA, DE MONTE, DI GIORGI, DEL BARBA, FATTORINI, FAVERO, FERRARA Elena, FILIPPI, GINETTI, MANASSERO, MORGONI, MOSCARDELLI, OLIVERO, ORRU', PADUA, RUSSO, SANTINI, SUSTA, TONINI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

con il DDG n. 82 del 24 settembre 2012 è stato bandito un concorso per l'immissione in ruolo di insegnanti in ogni regione e per ogni classe di concorso e, altresì, si è dichiarata costituita una graduatoria di merito per gli idonei non vincitori;

nelle istruzioni operative diramate con la circolare n. 21 del 21 agosto 2013 si afferma che: "Il decreto che individua i vincitori del concorso bandito con decreto del direttore generale n. 82 del 24 settembre 2012 potrà essere utilizzato, per le immissioni in ruolo, se approvato in via definitiva entro il 31 agosto 2013 nel limite massimo dei posti messi a concorso. Qualora i vincitori del concorso decreto del direttore generale n. 82 del 2012 siano in numero inferiore rispetto ai posti messi a concorso, la differenza va assegnata alle graduatorie ad esaurimento";

nelle stesse istruzioni operative non risultano peraltro indicazioni circa i casi in cui i posti previsti per le immissioni in ruolo superi il numero dei vincitori del concorso. In molte regioni e per diverse classi di concorso (ad esempio Piemonte e classe di concorso A059 matematica e scienze nella scuola secondaria di I grado) è stato autorizzato un numero di immissioni in ruolo maggiore rispetto al numero di posti banditi con il concorso e contemporaneamente la corrispondente graduatoria ad esaurimento è da tempo esaurita;

nessuna normativa è intervenuta a modificare quanto disposto nel decreto legislativo n. 297 del 1994 che, all'articolo 400, comma 17, prevede che "Le graduatorie relative ai concorsi per titoli ed esami restano valide fino all'entrata in vigore della graduatoria relativa al concorso successivo" e, al comma 19, prevede che "Conseguono la nomina i candidati che si collocano in una posizione utile in relazione al numero delle cattedre o posti eventualmente disponibili";

ritenuto che:

è ragionevole e opportuno permettere l'accesso alla cattedra a personale giudicato, con concorso, idoneo all'insegnamento; in caso contrario si ripeterebbe l'assegnazione di dette cattedre a tempo determinato a personale privo delle previste abilitazioni. Si arriverebbe diversamente al controsenso di una scuola statale con requisiti inferiori a quelli richiesti alle scuole paritarie, che devono assumere personale abilitato;

è altresì ragionevole e opportuno provvedere ad autorizzare le immissioni in ruolo previste attingendo dalla graduatoria di merito, stante la vigenza del decreto legislativo n. 297 del 1994 e in particolare del comma 19, qualora sia esaurita la graduatoria ad esaurimento, sia validamente costituita la graduatoria di merito con tutti gli idonei che hanno superato le prove selettive (in particolare del concorso bandito con DDG n. 82 del 24 settembre 2012) e, contemporaneamente, il numero delle immissioni in ruolo autorizzato per l'anno scolastico 2013/2014 sia superiore al numero dei posti messi a concorso;

premesso inoltre che:

con decreto ministeriale del 10 settembre 2010 sono stati istituiti i percorsi abilitanti denominati tirocini formativi attivi volti a fornire l'abilitazione all'insegnamento mediante un concorso iniziale, un percorso universitario con esami, un tirocinio pratico nelle istituzioni scolastiche e un esame di abilitazione;

con decreto del 25 marzo 2013 si è disposto il blocco all'inserimento di detto personale qualificato nelle graduatorie ad esaurimento e ne è stato impedito anche l'aggiornamento delle graduatorie di istituto;

alla luce delle normative attuali, ove fossero esaurite le graduatorie ad esaurimento e non si attingesse o si esaurissero anche le graduatorie di merito del concorso di cui al DDG n. 82 del 2012, i dirigenti scolastici dovrebbero attingere per l'assegnazione di contratti a tempo determinato alle graduatorie di terza fascia di istituto riservate al personale non abilitato, arrivando all'assurdo di assegnare cattedre al personale privo di qualifica. Anche in questo caso si arriverebbe al controsenso di porre la scuola statale al di sotto degli standard richiesti alle scuole paritarie, a cui è imposto per legge l'assunzione di personale abilitato;

ritenuto ragionevole che si provveda all'emanazione di una circolare che regoli la possibilità di aggiornamento delle graduatorie di istituto, permettendo al personale abilitato l'iscrizione in seconda fascia a loro spettante; in alternativa pare ragionevole che siano creati elenchi prioritari provinciali o regionali contenenti il personale abilitato, che assicurino una precedenza nell'assegnazione degli incarichi a tempo determinato e delle supplenze rispetto ai colleghi non abilitati della terza fascia delle graduatorie di istituto,

si chiede di sapere quali siano gli intendimenti del Ministro in indirizzo in merito alle questioni illustrate.

(4-00907)

BUEMI, NENCINI, LONGO Fausto Guilherme - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

organi di stampa scrivono sull'evasione fiscale compiuta da Rai Cinema con la compravendita all'estero di diritti televisivi. Nell'articolo de "il Fatto Quotidiano" (8 marzo 2013) si legge: «Si allarga l'inchiesta della Procura di Roma sui diritti tv Rai e da poco al vaglio degli inquirenti ci sono finiti anche altri uffici di Viale Mazzini, oltre quelli di Rai Cinema di cui si parla da mesi. L'obiettivo è chiarire se quel "metodo Agrama", divenuto noto dopo l'inchiesta Mediatrade, sia stato applicato anche in altre gestioni dell'azienda di Stato. A partire da Rai 2. L'indagine riguarda infatti le procedure di acquisto all'esterno di una serie di prodotti televisivi, dai reality, alle fiction, e mira a chiarire la modalità di gestione del denaro da parte della tv pubblica. Secondo l'inchiesta Rai Cinema avrebbe comprato una serie di prodotti cinematografici mai trasmessi dalla tv pubblica. Sulla scrivania del sostituto procuratore Barbara Sargenti, titolare dell'inchiesta, ci sono finiti tutti i bilanci e gli investimenti fatti dal 2004 ad oggi per l'acquisto dei diritti tv. In nove anni infatti le cifre sono esorbitanti: circa un miliardo e duecento mila euro escono fuori dalle casse dell'azienda di Stato per l'acquisto di prodotti televisivi. Insomma, bisogna capire come siano stati spesi quei soldi, e soprattutto perché una parte di essi sia stata utilizzata per comprare film mai più trasmessi. Anche in questo caso si cerca di andare alla radice del problema e scoprire se nell'azienda fosse di routine quello che per l'accusa romana era il metodo Agrama, un escamotage per evadere le tasse che prende il nome da Mohamed Farouk Agrama, meglio conosciuto come Frank, un egiziano che vive a Los Angeles e compra per conto di terzi. Era questa l'accusa che veniva mossa nei confronti degli indagati del caso Mediatrade che ha coinvolto Silvio Berlusconi, insieme al figlio Piersilvio, al produttore Frank Agrama»;

l'articolo prosegue: «Tutto ciò è avvenuto negli anni in cui era direttore generale di Rai Cinema Carlo Macchitella, in carica fino al 2007 quando si è dimesso perché tirato in ballo proprio nell'inchiesta sui diritti Mediaset, pur non essendo indagato. Da una rogatoria emersero bonifici del 1999 per un totale di 500 mila dollari da parte di Agrama su un conto svizzero denominato "Batigol" aperto da Daniele Lorenzano e intestato a Macchitella, che giustificò i soldi come il corrispettivo per beni ceduti al consulente Mediaset. I dirigenti Rai resteranno impuniti: i presunti reati sono tutti prescritti. E a pagarne il prezzo saranno i contribuenti»;

come per Mediaset, dalle indagini della procura di Roma è risultato, quindi, che anche Rai Cinema ha utilizzato lo stesso escamotage fiscale;

il senatore Lannutti, nella XVI Legislatura, ha presentato un'interrogazione dello stesso tenore (4-08471) senza ottenere, purtroppo, alcuna risposta;

il 3 settembre 2013 il sito internet di "Libero" scrive: «A dirlo ai magistrati elvetici è un responsabile dell'emittente d'Oltralpe: "Anche la televisione svizzera pagò Frank Agrama, ma questi non è stato considerato dai giudici il socio occulto di Silvio Berlusconi, com'è accaduto in Procura a Milano e (...) a Roma. Tanto che un'inchiesta aperta nel 2010 finì subito archiviata". L'esclusiva è del settimanale Tempi, che dopo avere trovato gli atti, mai pubblicati in Italia, ha raccontato l'inquietante circostanza sul suo sito. I documenti della magistratura svizzera proverebbero che il produttore cinematografico americano, condannato in via definitiva nel processo sui diritti tv Mediaset insieme con Silvio Berlusconi, per le toghe svizzere, non è affatto un intermediario fittizio nella catena dei diritti televisivi, al contrario di quanto hanno invece sostenuto (fin dal primo grado di giudizio) i pm milanesi e poi i giudici di Cassazione. Frank Agrama, dicono gli elvetici, era stato "materialmente incaricato dalla Paramount di vendere diritti per film e fiction in Italia". E come non bastasse "il mandato della major americana riguardava tutte le tv italiofone, compresa, appunto, la Televisione Svizzera di lingua italiana (Rsi) (...). Il produttore statunitense, stando a quanto dichiarato a verbale dal responsabile della tv svizzera, «era conosciuto come il detentore esclusivo dei diritti di diffusione della Paramount per l'Italia e per la Svizzera di lingua italiana", perché, "in seguito ad alcune tensioni tra il diffusore pubblico Rai e Mediaset, la Paramount aveva cessato per diversi anni di trattare direttamente con i diffusori italiofoni". Il documento, tradotto dal francese e pubblicato per ampi stralci, riporta le domande del giudice istruttore svizzero al responsabile della Srg Ssr. E le relative risposte. Risposte che ribaltano la ricostruzione fatta dalle toghe di Milano sul ruolo di Agrama e quindi di Silvio Berlusconi condannato a 4 anni di reclusione. Le carte svizzere non sono redatte né da Franco Coppi né da Niccolò Ghedini, ma dall'Ufficio dei Giudici Istruttori di Berna»;

considerato che:

lo "spettro" dei rapporti poco chiari tra Rai e produttori americani di film filtra da giorni sui quotidiani senza sollevare risposte ufficiali, né viene approfondito con rigore dalla stampa indipendente, evidenziando un disinteresse a giudizio degli interroganti assolutamente incredibile. Può, tuttavia, e deve o materializzarsi o essere cancellato in modo inequivoco se si vede che l'Italia non appaia come un "tempio dell'ipocrisia". Occorre dare una risposta chiara alla domanda se la Rai abbia comperato o meno i film americani con lo stesso sistema di Berlusconi;

se la notizia secondo la quale la Rai tv avrebbe sovrafatturato i prodotti acquistati all'estero fosse confermata, si avrebbe a che fare con un sistema condiviso con Mediaset e Rai tv uniti nella sovrafatturazione e nell'evasione fiscale;

a giudizio degli interroganti che lo faccia un ente privato è grave, che lo faccia un ente pubblico sarebbe ancora più grave e nessuno lo confesserà apertamente. Non certo Berlusconi che proclama la sua assoluta estraneità e innocenza, ma men che meno la Rai che dovrebbe andare incontro alle stesse conseguenze penali del padrone di Mediaset. Il bipolarismo mediatico dovrebbe rispondere alle stessi leggi anche per quel che riguarda il fisco e, poiché gli interroganti sono garantisti, si augurano ancora che nessuno dei due poli abbia commesso reati, anche se nell'un caso è stato accertato da tre sentenze della magistratura. Ma non è giusto che venga fatta solo una giustizia parziale, in quanto la giustizia deve essere per tutti; non come a giudizio degli interroganti è avvenuto con Tangentopoli che guardava a senso unico e colpiva a seconda della collocazione dei partiti. "Sovraffatturopoli" deve guardare in tutte le direzioni;

tenuto conto che, secondo quanto risulta agli interroganti:

si è accertato che i prezzi pagati dalla televisione di Stato per diritti cinematografici e televisivi sono poi risultati assolutamente fuori mercato;

Rai Cinema dal 2000 al 2008 avrebbe evaso le imposte usando l'escamotage della sovrafatturazione con un intermediario per l'acquisto dei diritti dei prodotti cinematografici e televisivi;

una parte di questa evasione, almeno fino al 2005, non sarebbe penalmente perseguibile e che quella dal 2005 in poi è oggetto di indagine ad opera del pm Barbara Sargenti;

anche la Rai avrebbe usato il "metodo Agrama", l'egiziano coinvolto nell'affare Mediaset che vive a Los Angeles e compra con la sua società per conto terzi e, almeno in talune occasioni, anche la Rai avrebbe utilizzato la stesso Agrama per acquistare diritti cinematografici e televisivi;

più in particolare, come emerge da una testimonianza già pubblicata, nel 1999 la Matlok di Agrama avrebbe acquistato alla Paramount diritti per 608.000 dollari e poi li avrebbe rivenduti alla Rai a 1.485.000 dollari;

alcuni dirigenti Rai, e sarebbe opportuno sapere quali, avrebbero approfittato della situazione attraverso l'indebita interferenza con l'intermediario al quale veniva riconosciuta solo una parte della plusvalenza;

nel contempo, mentre da un lato si sovrafatturava per permettere la doppia plusvalenza dell'intermediario e degli eventuali approfittatori, dall'altro si sottofatturava per permettere ai proprietari dei diritti di evadere anch'essi, costruendo così un'operazione di triplice vantaggio;

se la Rai avesse acquistato con una forte maggiorazione tali prodotti si determinerebbe un'evasione fiscale, nel periodo 2000-2008, che risulterebbe pari a 8 milioni e mezzo di euro, secondo quanto già pubblicato dalla stampa e mai smentito dall'azienda;

di tutto questo la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, le Commissioni competenti di Camera e Senato e lo stesso Parlamento hanno a giudizio degli interroganti sempre evitato di occuparsi;

considerati gli impegni assunti sulla base del Contratto di servizio tra la Rai e il Ministero dello sviluppo economico,

si chiede di sapere:

se quanto riportato in premessa corrisponda al vero;

quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo al fine di evitare ogni forma di spreco nella gestione dell'azienda pubblica, pagata con il canone dei cittadini, al fine di innescare un'inversione di tendenza rispetto alle successive gestioni che, a giudizio degli interroganti, hanno solo sottratto risorse all'azienda e praticato un'informazione di parte, in violazione dell'oggettività ed obiettività dell'informazione stessa, usando il servizio pubblico per assecondare le proprie clientele;

quale sia la valutazione del Governo in relazione al comportamento dei dirigenti Rai responsabili della presunta evasione del fisco, utilizzando il cosiddetto "metodo Agrama";

quali iniziative, alla luce della più volte annunciata lotta all'evasione come programma di Governo, intenda adottare perché fatti come quelli esposti in premessa non si verifichino ancora, giacché il prezzo della suddetta evasione lo pagheranno alla fine i contribuenti;

quali iniziative normative intenda promuovere al fine di garantire ai cittadini un servizio pubblico rigoroso e imparziale secondo quanto prevede il citato Contratto di servizio, oltre a contribuire all'elaborazione di indirizzi aziendali e norme deontologiche che evitino un'informazione ispirata esclusivamente a criteri di mercato, cioè mera espressione di grandi gruppi finanziari, industriali e imprenditoriali.

(4-00908)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente:

11 a Commissione permanente(Lavoro, previdenza sociale):

3-00390, della senatrice Pezzopane, sul futuro dei lavoratori della Finmek Solution de L'Aquila;

3-00391, della senatrice Gatti, sulla chiusura del calzaturificio Lorbac di Castelfranco di Sotto (Pisa).

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 3-00070, della senatrice Cardinali.