Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 059 del 04/07/2013

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

59a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

GIOVEDÌ 4 LUGLIO 2013

(Pomeridiana)

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Presidenza della vice presidente FEDELI,

indi della vice presidente LANZILLOTTA

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 60 dell'8 luglio 2013
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI: Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà:Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente FEDELI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16).

Si dia lettura del processo verbale.

PETRAGLILA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interrogazioni (ore 16,04)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-00168 sulla salvaguardia della reggia di Carditello (Caserta).

La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

BORLETTI DELL'ACQUA, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo. Signora Presidente, mi riferisco all'interrogazione con la quale il senatore Pepe, unitamente ad altri colleghi, chiede notizie in merito al noto complesso della reggia di Carditello.

A tale proposito, questo Ministero, anche attraverso l'attenta sorveglianza degli uffici territoriali, segue da anni e con la massima attenzione l'evolversi della situazione.

Più volte, in vari incontri e manifestazioni, nonché nelle comunicazioni agli organi di stampa, la locale Sovrintendenza ha lamentato la difficile situazione che riguarda tutti gli aspetti della tutela e della fruizione del complesso monumentale, continuando tuttavia a svolgere un'azione di controllo puntuale sullo stato del monumento, effettuando i sopralluoghi periodici, in accordo con le forze dell'ordine e con gli altri enti territoriali, quali la prefettura di Caserta, e con il coinvolgimento del comando dei carabinieri e del comando tutela patrimonio culturale.

Nell'ultimo decennio si sono susseguiti interventi di restauro che hanno riguardato la palazzina reale e le due ali laterali, eseguiti in alcuni casi anche con procedure d'urgenza, volti ad arginare la curva di degrado dell'intero complesso. Un ulteriore intervento più recente è ancora in corso di esecuzione ed è mirato al recupero della torre ottagona occidentale che conserva un'importantissima copertura lignea originale ancora in situ.

Per quanto concerne la questione connessa alla procedura d'asta, la Soprintendenza competente e la direzione regionale, con il supporto dell'Avvocatura distrettuale dello Stato di Napoli, hanno attivato ogni misura atta a garantire che l'alienazione del complesso venga sottoposta all'autorizzazione prevista dall'articolo 56 del codice dei beni culturali e del paesaggio onde assicurare, per quanto possibile, la salvaguardia e la tutela del sito reale.

Vorrei segnalare che le procedure previste dagli articoli 60, 61 e 62 del predetto decreto legislativo n. 42 del 2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio), che consentono l'esercizio del diritto di prelazione da parte del Ministero, della Regione e di altri enti pubblici territoriali, possono essere attivate solo successivamente alla stipula di un atto di compravendita, sempre che sussistano, naturalmente, le condizioni finanziarie.

Questo Ministero, pur non ignorando la grave situazione economica in cui versa attualmente il Paese, non può che condividere comunque qualunque proposta che miri a consentire il proseguimento della sua attività istituzionale in merito ai più necessari interventi di recupero di un complesso che rappresenta uno degli esempi più ricchi dell'architettura dell'età borbonica.

BOCCHINO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (M5S). Signora Presidente, ringrazio la Sottosegretario per la puntuale risposta ricevuta all'interrogazione che abbiamo presentato, risposta della quale mi ritengo soddisfatto non soltanto perché, in particolare, abbiamo appreso che sono state effettuate delle procedure di restauro (anche molto recenti), volte a salvaguardare il complesso e che riteniamo essere assolutamente necessarie, ma anche perché sono state poste in essere tutte le procedure di tutela previste per la fase di alienazione del bene.

Accogliamo anche con favore la proposta della Sottosegretario relativa ad una condivisione degli interventi previsti per il futuro di quest'opera, proposta in virtù della quale ci riserviamo di agire con la presentazione di provvedimenti legislativi. In particolare, per la gestione del complesso, così ben inserito nel territorio casertano, auspicheremmo il coinvolgimento di associazioni o di cooperative di cittadini, così come avvenuto in altri casi in altre città italiane.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00106 sul rapporto di lavoro dei medici fiscali dell'INPS.

La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

SANTELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signora Presidente, con il presente atto parlamentare il senatore Bianco ed altri senatori richiamano l'attenzione sulla paventata sospensione, disposta dall'INPS, delle visite fiscali d'ufficio per le assenze per malattia dei lavoratori del settore privato, nonché sulle conseguenze di tale determinazione sull'attività lavorativa dei medici che finora hanno svolto tale funzione di accertamento per conto dell'istituto.

Al riguardo, tengo subito a precisare che l'INPS, su esplicita richiesta del Ministero che rappresento, ha comunicato di non aver mai sospeso tali controlli ma di avere solamente previsto, per l'anno in corso, una temporanea riduzione delle visite mediche disposte d'ufficio.

Tale determinazione trova la propria giustificazione nelle recenti disposizioni normative che impongono importanti tagli alle spese di funzionamento degli enti pubblici di assistenza e previdenza. In particolare, l'articolo 1, comma 108, della legge n. 228 del 2012 (legge di stabilità per il 2013) ha imposto all'INPS tagli alle proprie spese di funzionamento tali da conseguire, a decorrere dal 2013, risparmi aggiuntivi complessivamente non inferiori a 300 milioni di euro annui.

L'INPS ha inoltre precisato che, nel corso del 2012, su un totale poco superiore ad 1.200.000 visite mediche di controllo, circa 917.000 sono state disposte d'ufficio, per una spesa complessiva pari a circa 50 milioni di euro, e che all'esito di tali visite è stato possibile pervenire ad una riduzione della prognosi solo in 83.000 casi. Pertanto, alla luce di tali risultanze, l'INPS si è determinato ad incrementare l'efficienza dei controlli medici attraverso una più attenta selezione dei casi da monitorare, pur in presenza di una sensibile diminuzione del numero di visite mediche eseguite d'ufficio.

Tale decisione risulta, peraltro, in linea con l'esigenza di una sempre maggiore efficienza dell'azione amministrativa, cui l'INPS ha potuto fare fronte anche mediante l'utilizzo di innovativi strumenti tecnologici, quali ad esempio un sistema di data mining, attraverso il quale la scelta dei soggetti da sottoporre a visita di controllo viene guidata da un sistema informatico esperto, che garantisce oggettività, conservazione e riproducibilità delle azioni effettuate. Infatti, attraverso la costante elaborazione di tutti i certificati acquisiti e storicizzati presenti nei database centrali, l'istituto è in grado di individuare tutti quelli in costanza di prognosi. In tal senso, il modello di analisi delle certificazioni di malattia è basato su una particolare tecnica statistica di analisi che permette di segnalare i certificati più a rischio in termini di adeguatezza della prognosi, sulla base di un indicatore di probabilità.

In secondo luogo, l'INPS ha fatto ricorso alle cosiddette valigette informatiche, di cui sono dotati i medici di controllo, per la redazione - presso il domicilio del lavoratore - del verbale informatico, che viene trasmesso in tempo reale ai sistemi informatici dell'istituto. In tal modo l'esito della visita risulta immediatamente disponibile per le attività di competenza dell'INPS e reso contestualmente accessibile.

Il terzo strumento è una nuova procedura, denominata SAVIO, ancora in fase di rilascio, per l'ottimizzazione dell'assegnazione delle visite ai medici di lista.

L'INPS ha altresì reso noto di aver valutato il rischio di un possibile incremento della spesa per l'indennità di malattia, come conseguenza della riduzione delle visite mediche di controllo. Al riguardo, l'istituto ha fatto presente, da un lato, che le assenze per malattia dei lavoratori devono essere sempre giustificate dalla presenza di un certificato medico - che si presume essere veritiero in ordine al riscontro dello stato di malattia - e, dall'altro, di aver predisposto sia a livello territoriale che nazionale un attento monitoraggio delle visite mediche, attraverso il quale potranno essere rilevate eventuali anomalie circa l'andamento della spesa per la gestione delle visite mediche in oggetto. Proprio in considerazione di ciò, tengo a ribadire che l'istituto ha previsto che la riduzione delle visite disposte d'ufficio riveste solo carattere temporaneo.

Per quanto concerne, invece, la ridefinizione dell'attuale tipologia di rapporto di lavoro intercorrente tra l'INPS e i medici fiscali, secondo una prospettiva di stabilizzazione dei medesimi, l'istituto ha precisato che, con i decreti ministeriali del 15 luglio 1986 e del 18 aprile 1996, emanati in attuazione del decreto-legge n. 463 del 1983, viene confermata «la natura di attività libero-professionale del rapporto di collaborazione fiduciaria che si instaura con l'Istituto e la piena autonomia professionale al di fuori di qualsiasi vincolo gerarchico».

Pertanto, una ridefinizione della collaborazione improntata ai canoni di stabilità e certezza non può prescindere da un'analisi dei vincoli imposti dalla vigente normativa in materia di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione e, più in generale, dal dettato dell'articolo 97 della Costituzione, che impone la regola del concorso pubblico.

Con riferimento alla selezione pubblica in corso per il reclutamento di 998 medici esterni, l'INPS ha confermato che il relativo bando riconosce uno specifico punteggio per l'attività prestata presso la pubblica amministrazione in materia previdenziale ed assistenziale.

In conclusione, a conferma dell'attenzione riservata dal Ministero che rappresento per la vicenda in parola, faccio presente che è in corso un confronto con l'INPS volto a cercare soluzioni che possano andare nella direzione di una continuità lavorativa dei medici di cui trattasi e della costituzione di un polo unico delle visite fiscali da gestire con il diretto coinvolgimento delle amministrazioni a vario titolo interessate.

BIANCO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCO (PD). Signora Presidente, ringrazio la sottosegretario Santelli per il suo intervento e per aver cortesemente risposto all'interrogazione, ma dichiaro la mia insoddisfazione per la risposta: cercherò dunque di motivare perché non sono soddisfatto.

In primo luogo, non siamo di fronte a paventate sospensioni: le visite sono state sospese da due mesi. In secondo luogo, è vero che esse sono riprese, ma con una frequenza di sei-sette visite al mese, il che vuol dire un importo di circa 250 o 300 euro per i professionisti. In terzo luogo, è vero che la legge di stabilità per il 2013 prevedeva la riduzione delle spese di funzionamento dell'Istituto nazionale della previdenza sociale per circa 300 milioni di euro, di cui 50 milioni sono riduzioni operate nel settore delle visite fiscali, nella logica dei tagli grossolani, più che dei tagli lineari. Tale settore coinvolge circa 1.300 professionisti: sarà pur vero che essi hanno un rapporto libero-professionale, ma mi permetta di avere qualche dubbio su tale interpretazione, perché temo che i rapporti libero‑professionali che durano da vent'anni e che prevedono anche dei meccanismi di incompatibilità abbiano qualche serio problema di sostenibilità, anche dal punto di vista giuridico.

L'INPS sostiene che il data mining possa costituire un sistema sostitutivo: può darsi che lo sia, ma, come tutti i sistemi informatici che lavorano dal punto di vista della definizione delle categorie di rischio, esso ha bisogno di essere costantemente informato.

Le visite sono riprese, ma a un ritmo di 90.000, 95.000 o 100.000, mentre in precedenza ne venivano fatte 1.200.000. Credo che tale quantità di visite, distribuita nel Paese e per le varie tipologie, non sia in grado di rendere coerentemente esperto tale sistema. Dei 50 milioni di euro di spesa per le attività fiscali disposte d'ufficio, 20 milioni circa rientravano solo nella riduzione delle prognosi. Mi permetto di dire che l'efficacia sulla riduzione delle prognosi dipende anche da come e quando viene segnalata la visita fiscale: se la si segnala e la si fa nell'ultimo giorno di prognosi, è evidente che non si avrà un risultato concreto sul piano della riduzione della prognosi stessa.

Mi permetto dunque di sottolineare che siamo in una situazione estremamente difficile: come sapete, una possibile crescita dell'assenteismo dello 0,1 per cento può comportare un aggravio di spesa per l'INPS pari a 100 milioni di euro. Ad oggi vengono versati assegni di malattia - chiamiamoli così - per circa 2 miliardi di euro; uno scostamento dello 0,1 per cento nelle assenze comporta un aumento dei costi pari a 100 milioni di euro, ovvero due volte il presunto risparmio. Ho dunque l'impressione che siamo di fronte a una sorta di estetica contabile, più che a una logica di razionalizzazione della spesa.

Credo e mi permetto di dire che forse l'intervento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, quale Ministero vigilante, dovrebbe consentire una più efficace ripresa di tale questione, nell'interesse dei lavoratori, che, per carità, è legittimo, ma anche nell'interesse più generale dell'Istituto di previdenza, a cui ricordo che ogni anno il bilancio dello Stato opera trasferimenti per 110 miliardi di euro, oltre ai contributi versati.

Mi permetto di dire questo: l'INPS sostiene che si tratta di liste temporanee, ma sono liste vigenti da dieci-quindici anni e l'età media di questi professionisti è di cinquanta anni. Essi non hanno potuto professionalizzarsi diversamente e oggi sono in una situazione di gravissima difficoltà.

Queste sono le motivazioni in base alle quali - pur ringraziando, ovviamente, il Sottosegretario e pur essendo consapevole del grande impegno del Ministero, del Ministro e dei Sottosegretari - sollecito nuovamente un'attenzione più incisiva e diversa sulla questione.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00171 sulla prosecuzione volontaria del versamento dei contributi da parte dei lavoratori cosiddetti esodati.

La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

SANTELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. L'atto parlamentare presentato dalla senatrice Puppato e da altri senatori concerne le problematiche dei lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria.

A tal proposito faccio presente, sulla base degli elementi forniti dall'INPS, che i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria oggetto dell'interrogazione hanno ricevuto i bollettini di pagamento fino all'ultimo trimestre in scadenza che, nel caso delle più recenti posizioni definite, è marzo 2013, con possibilità di pagamento entro la fine del trimestre successivo, ovvero il 30 giugno scorso.

Con riferimento al pagamento dei contributi volontari utili al raggiungimento del requisito per la pensione, si ricorda che, in base alla legislazione vigente, la contribuzione volontaria si intende regolarmente eseguita qualora l'importo dei contributi dovuti per ciascun trimestre sia versato durante il trimestre successivo. Nel caso di ritardato versamento, il bollettino viene posto a rimborso.

Qualora, tuttavia, l'autorizzato intenda coprire un periodo inferiore a quello indicato, sufficiente a raggiungere i requisiti pensionistici a normativa vigente, ovvero i requisiti minimi utili a beneficiare delle normative in materia di salvaguardia del diritto a pensione, potrà, accedendo al portale dei pagamenti del sito dell'istituto, modificare e stampare direttamente i bollettini frazionati e pagare l'importo corrispondente, inferiore a quanto notificato in precedenza.

In alternativa, tale operazione potrà essere effettuata anche prendendo contatti con la sede competente o con un patronato di riferimento, per richiedere la predisposizione ed il rilascio di un bollettino di importo adeguato al periodo di copertura desiderato.

Con messaggio n. 010406 del 27 giugno scorso le sedi territoriali dell'Istituto sono state interessate a garantire la consueta consulenza a coloro che manifestino la volontà di non pagare l'intero periodo e di limitare il pagamento ai soli contributi necessari per il diritto.

Voglio ricordare che i contributi volontari versati sono utili al calcolo della pensione, aumentandone l'importo, e sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi relativa all'anno in cui il versamento è stato effettuato.

Con riferimento alle disposizioni in materia di salvaguardia, si fa presente che è possibile per l'istituto emettere certificazioni di salvaguardia solo in favore dei soggetti i quali si trovino nelle condizioni soggettive e oggettive di cui all'articolo 24 del cosiddetto decreto salva Italia, di cui all'articolo 22 del decreto sulla spending review e di cui all'articolo 1, comma 231, della legge di stabilità per il 2013.

Resta salva la facoltà da parte del lavoratore cessato a seguito di accordi individuali o collettivi di versare la contribuzione volontaria al fine di essere valutato nel plafond della categoria dei lavoratori prosecutori volontari, ferma restando la sussistenza di tutte le condizioni di legge previste per quest'ultima categoria.

Voglio evidenziare, infine, che nell'ipotesi che il prosecutore versi contributi volontari relativi a periodi che si collocano temporalmente oltre la decorrenza della pensione, l'istituto ha assicurato che procederà d'ufficio al rimborso della contribuzione.

PEZZOPANE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEZZOPANE (PD). Signora Presidente, ringrazio la rappresentante del Governo, ma, con molto rammarico, devo dichiararmi insoddisfatta rispetto alla risposta ora ascoltata all'interrogazione presentata dalla senatrice Puppato e da me sottoscritta, insieme a molti altri colleghi. Infatti, nell'interrogazione 3-00171 ponevamo domande precise a cui non sono state date risposte, a mio giudizio, adeguate. È evidente che il problema è grande, direi gigantesco, prodotto da una riforma che, se ha determinato delle positività, ha purtroppo anche dato origine a questioni molto critiche, tra cui la vicenda degli esodati. Già dover ricorrere, per definire lavoratori del nostro Paese, a categorie quali quella di esodati o quella di cui parliamo oggi, i cosiddetti prosecutori volontari, fa comprendere che la popolazione italiana, o almeno questa porzione, è stata suddivisa in decine di categorie che, nei vari provvedimenti intervenuti nell'ultimo anno per cercare di tamponare le ferite, sono state divise e articolate.

Nell'interrogazione abbiamo posto domande abbastanza precise. Abbiamo chiesto di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenesse necessario emanare istruzioni semplici, chiare e di facile comprensione. Sappiamo che l'INPS fornisce un supporto, ma le varie sollecitazioni giunte alle nostre persone in funzione del ruolo istituzionale che ricopriamo da parte di numerosi comitati organizzati mette in luce proprio la necessità di ulteriori specificazioni, considerando anche che nell'interrogazione si indica la data del 30 giugno 2013, peraltro superata visto che ci troviamo già nella prima settimana di luglio. È evidente che non sono state fornite ulteriori delucidazioni agli utenti e che - ripeto - la data è ormai superata.

Inoltre, avevamo chiesto se non si ritenesse opportuno assicurare questi lavoratori che ancora non fruiscono delle garanzie previste dai pacchetti di salvaguardia. Anche al riguardo la risposta non è stata sufficientemente puntuale, diversamente da quanto da noi auspicato.

Il tema rimane sul tavolo del Governo; ovviamente dovrà essere nostra cura, assieme ai colleghi e alle colleghe che l'hanno sollevato, investire nuovamente il Governo della vicenda.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00032 sui criteri di inserimento del personale docente nelle graduatorie ad esaurimento.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GALLETTI, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signora Presidente, i senatori Stefano e Petraglia chiedono iniziative normative finalizzate a consentire l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento di ulteriori categorie di docenti abilitati, nonché a predisporre un nuovo sistema di reclutamento ed un piano straordinario di assunzioni.

Ricordo che il tema illustrato dagli interroganti è già stato trattato in una serie di recenti atti di sindacato ispettivo, ai quali è stato fornito riscontro durante il mese scorso. Anche in questa sede, però, giova ricordare che con la legge finanziaria n. 296 del 2006 è stato chiuso il canale di reclutamento costituito dalle graduatorie permanenti, trasformando le stesse in graduatorie ad esaurimento.

Il successivo decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, ha previsto l'inserimento nelle graduatorie di coloro che hanno frequentato i cosiddetti corsi SSIS del IX ciclo e i corsi biennali abilitanti di secondo livello ad indirizzo didattico (COBASLID) attivati nell'anno accademico 2007-2008.

I suddetti corsi - quelli biennali abilitanti di secondo livello ad indirizzo didattico - così come i corsi biennali per la formazione dei docenti di educazione musicale e di strumento musicale nella scuola media, nonché i corsi di laurea in scienze della formazione primaria, hanno continuato ad essere attivati anche negli anni successivi. Ciò a differenza delle SSIS che sono state invece sospese.

È questa la ragione per la quale con il decreto-legge n. 216 del 2011 (articolo 14, comma 2-ter) è stata introdotta una fascia aggiuntiva alle graduatorie ad esaurimento dove far confluire i diplomati dei suddetti corsi negli anni accademici dal 2008-2009 al 2010-2011, assicurando in tal modo a questi ultimi un adeguato sbocco professionale. Diversamente, non sarebbe stato possibile collocarli da nessuna altra parte.

La fissazione dell'anno accademico 2010-2011 come termine ultimo per il conseguimento del titolo appare coerente con l'avvenuto superamento dei percorsi abilitanti che - come ricorderete - sono stati sostituiti dal tirocinio formativo attivo (TFA).

Come anche evidenziato nelle precedenti occasioni, il Ministro, in sede di audizione sulle linee programmatiche davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato, ha annunciato l'avvio di un'attenta riflessione sul sistema dì formazione iniziale e sul reclutamento del personale docente.

Quanto al personale precario, nella medesima audizione è stata sottolineata l'intenzione di elaborare un nuovo piano triennale di assunzione in ruolo per il 2014-2017 per assicurare l'assorbimento di parte del personale che presta servizio nella scuola con contratti a tempo determinato.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario per la risposta, della quale preannuncio, però, che sono parzialmente soddisfatta, perché il Sottosegretario ci ha dato delle informazioni non proprio puntuali.

Noi non mettiamo in discussione le intenzioni della ministra Carrozza, con la quale abbiamo avuto modo in audizione in Commissione di parlare del nuovo piano, e sappiamo che ha a cuore - ed è uno dei suoi punti programmatici - il tema del precariato e della scuola, ma anche di pensare a una risistemazione di tutto il settore. Ciò perché in questi anni ogni Ministro che si è succeduto ha purtroppo introdotto sistemi formativi per l'abilitazione all'insegnamento sempre diversi, producendo delle modalità plurali di accesso che non sempre si sono trasformate in immissioni in ruolo, ma piuttosto hanno contribuito a creare ulteriori categorie di precariato.

Non voglio ripercorre tutta la vicenda nelle diverse tappe e nelle varie leggi finanziarie che si sono succedute, perché ne ha già parlato il Sottosegretario, ma quando nel 2011 sono state aggiornate le graduatorie ad esaurimento del personale docente in realtà sono state escluse intere categorie di abilitanti e abilitandi dal 2008 in poi. Questo a meno che lei oggi non ci dia la notizia che invece sono stati inseriti anche quelli del 2008, 2009, 2010 e 2011.

Tra l'altro, c'è un'anomalia grandissima, perché, mentre si dichiarava di fare delle graduatorie ad esaurimento proprio per mettere fine all'enorme problema rappresentato dal precariato nella scuola, il Ministero ha continuato ad istituire negli anni precedenti questi corsi di specializzazione, per cui sono state create altre figure di insegnanti con il titolo di specializzazione, ma senza possibilità di accedere all'insegnamento.

Ci consideriamo pertanto parzialmente soddisfatti, perché dai dati in nostro possesso gli abilitanti del 2009, 2010 e 2011 ad oggi non sono ammessi in questa categoria.

Chiediamo quindi al Ministero di farsi carico di questo problema ancor prima di affrontare una nuova sistemazione di tutto il comparto e di trovare soluzioni attraverso un sistema di reclutamento o un piano straordinario di assunzioni. Noi crediamo che la grande quantità di insegnanti precari presenti nel mondo dell'istruzione che da anni insegnano all'interno delle nostre scuole debba trovare assolutamente una propria dignità anche lavorativa. Stiamo parlando di un vero problema sociale, perché non si tratta soltanto di giovani laureati, ma di una generazione di trentenni e quarantenni che spesso hanno tantissimi titoli di studio accumulati nel tempo ed anche anni e anni di insegnamento alle spalle, ma che sono ancora precari.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00086 sull'Istituto statale sordi di Roma.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GALLETTI, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signora Presidente, la senatrice Lanzillotta chiede una serie di notizie sull'Istituto statale per sordi di Roma. Domanda in particolare la senatrice quali siano i tempi di definizione del regolamento di riordino, quale sia la posizione giuridica del commissario straordinario e solleva perplessità sulla costruzione di un parcheggio multipiano sotterraneo all'edificio, auspicando che il Ministero intervenga per sospendere l'iniziativa.

Quanto alla richiesta sullo stato di elaborazione e sui tempi di approvazione del regolamento di riordino dell'Istituto, occorre prima di tutto ricordare che una prima stesura dello stesso non fu ammessa a registrazione dalla Corte dei conti nel 2004.

La procedura fu puoi riattivata dal MIUR nel 2007, con la trasmissione al Ministero dell'economia e delle finanze di un nuova versione, che teneva conto di tutte le osservazioni a suo tempo mosse anche dalla Corte dei conti. Il Ministero dell'economia e delle finanze si espresse però ancora una volta sfavorevolmente, non tanto sui contenuti del regolamento, quanto sull'opportunità della sua adozione, ritenendo l'iniziativa in controtendenza con la linea politico‑finanziaria di contenimento della spesa pubblica ormai da tempo perseguita anche allora dal Governo, ispirata ad una drastica riduzione del numero degli enti pubblici.

L'iniziativa è stata ripresa nel 2009 con la riproposizione al Ministero dell'economia e delle finanze da parte del MIUR di un ulteriore schema di regolamento, ma anche in questa occasione il suddetto Dicastero ha ribadito la propria contrarietà. Tutto ciò non sottintende che la volontà del MIUR non sia ancora quella di portare a termine il processo di riordino. C'è l'impegno da parte di questo Ministero a riprendere il tema, anche con il MEF, per trovare una soluzione e dare attuazione ad una legge dello Stato.

Relativamente alla posizione del commissario straordinario, professor Ivano Spano, quest'ultimo è stato designato con decreto del Ministro nel 2007. Nessuna ipotesi di lavoro, senatrice Lanzillotta, è oggi allo studio da parte del Ministero. Ci ragioneremo in tempi brevi e sarà quella l'occasione per verificare anche la posizione del professor Ivano Spano, che, come lei afferma giustamente nella sua interrogazione, è stato designato già nel 2007.

Nella seconda parte dell'atto di sindacato ispettivo l'interrogante illustra con dettaglio il piano di costruzione di un parcheggio multipiano seminterrato sul terreno di proprietà dell'Istituto e solleva una serie di perplessità sull'impatto che tale iniziativa potrebbe avere sulle ordinarie attività didattiche, sugli utenti e anche sul contesto urbanistico di riferimento.

Il Ministero condivide quanto rappresentato. Non vi sono dubbi che, considerata l'entità dell'intervento in programma (si parla di più livelli sotterranei di parcheggio) e il protrarsi dei lavori edilizi per un lungo periodo di tempo, ne verranno gravemente compromesse le attività dell'Istituto e il benessere psicofisico di tutti gli utenti.

È facilmente immaginabile come durante i lavori non potranno essere pienamente utilizzate le strutture destinate alla didattica e alle attività connesse e come l'espletamento delle medesime attività, in un contesto che, a causa degli effetti collaterali dei lavori di scavo del sottosuolo, vede compromessa la salubrità ambientale, risulti oltremodo pericoloso.

L'avvio dei lavori precluderà poi agli utenti dell'Istituto l'utilizzo dell'unico spazio verde disponibile, circostanza tanto più grave in quanto ad usufruire di tale spazio sono soprattutto i bambini, molti dei quali - ricordo - a ridotta capacità di interazione con l'ambiente sociale.

Per queste ragioni il Ministero assicura tutto il sostegno del caso, con l'eventuale avvio anche di un tavolo tecnico per individuare modalità di finanziamento diverse dell'Istituto, che non incidano in termini così negativi sulle attività didattiche e sulle strutture a ciò predisposte. Medesima rassicurazione è fornita sull'adozione di tutte le iniziative di competenza per scongiurare il verificarsi dei problemi illustrati dall'onorevole interrogante.

LANZILLOTTA (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANZILLOTTA (SCpI). Signora Presidente, sottosegretario Galletti, mi dichiaro soddisfatta della risposta, che recepisce tutte le preoccupazioni relative al paventato intervento nella struttura in questione, che tra l'altro rappresenta un polmone verde nel centro di Roma. Tale intervento non solo colpirebbe la funzionalità di un istituto che è unico nella capitale, e in particolare l'attività di integrazione e inclusione tra bambini non udenti, bambini plurihandicap e bambini udenti, ma porterebbe in prospettiva all'eliminazione di questo polmone verde comportando l'abbattimento di alberi secolari lungo la via Nomentana.

Prendo atto della consapevolezza e della sensibilità verso il problema. Tra l'altro, l'Istituto statale sordi di Roma è stato più volte riconosciuto, anche nei punteggi ministeriali, come una struttura di eccellenza. Recentemente è stato visitato dai Ministri dell'istruzione e dell'agricoltura ed è entrato a far parte di una convenzione con il Ministero dell'agricoltura finalizzata alla creazione di orti che, se il giardino venisse smantellato, difficilmente potrebbero essere realizzati.

Confido quindi che gli interventi preannunciati dal Ministero, sia per sospendere la procedura di bando del parcheggio sia per trovare altri finanziamenti (in realtà la finalità dichiarata dal commissario era di reperire risorse per un ente meritorio abbandonato a se stesso), portino ad una soluzione concreta del problema e comunque a individuare un'alternativa che, naturalmente, deve essere collegata ad una definizione della forma giuridica. Trovo davvero singolare che il Ministero dell'economia e delle finanze decida unilateralmente di non attuare per quindici anni una legge dello Stato; in tal caso la legge si modifica e si trova un altro assetto istituzionale.

Su questo punto mi auguro si individui una soluzione: o si attua la legge n. 59 del 1997 o si trova un'altra strada, eventualmente nella legge di stabilità. Ciò detto però, nelle more, non credo si possa lasciare a vita uno commissario i cui poteri sono quanto mai indefiniti e che è in carica già da sette anni. Credo che un principio di avvicendamento sia fisiologico ed utile in tutte le strutture pubbliche e quindi, se non si andrà rapidamente ad un assetto definitivo della struttura, ci auguriamo che comunque si valuterà il da farsi.

PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-00021 e 3-00205 sulla situazione della Berco SpA.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.

DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signora Presidente, le interrogazioni propongono un tema al centro dell'attenzione del Governo in questo momento. La vicenda della Berco è segnata da una situazione produttiva e occupazionale che è andata via via peggiorando negli ultimi anni.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 16,44)

(Segue DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico). Già con decreto 26 agosto 2010, su richiesta dell'azienda, il Ministero del lavoro approvava un primo piano di ristrutturazione, presentato all'epoca, autorizzando nel contempo la corresponsione, a decorrere dal 1° maggio 2010, del trattamento di cassa integrazione straordinaria per 24 mesi per un massimo di 2.609 unità lavorative in forza presso i tre stabilimenti della Berco: Copparo, in provincia di Ferrara, Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso e Bussano, in provincia di Torino.

Successivamente, in considerazione della particolare complessità dei processi produttivi attivati e della permanenza di una eccedenza di personale, il Ministero del lavoro ha concesso, il 30 ottobre 2012, la proroga del programma di ristrutturazione fino al 30 aprile 2013, autorizzando un'ulteriore corresponsione del trattamento di cassa integrazione straordinaria.

Al termine di tale procedura (30 aprile 2013), essendosi aggravata la situazione di crisi aziendale, la Berco ha comunicato l'attivazione della procedura di mobilità nei confronti di 611 unità lavorative in forza presso le unità di Copparo, Castelfranco Veneto e Bussano.

A seguito di questa iniziativa dell'azienda, il Ministero dello sviluppo economico, in accordo con il Ministero del lavoro, ha condotto una serie di incontri sia con l'azienda stessa sia con i sindacati, al fine di esaminare le questioni sollevate proprio dagli interroganti e la complessità della crisi. Proprio nei giorni scorsi si è tenuto ancora un incontro nel quale erano presenti i rappresentanti delle istituzioni territoriali e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, insieme con i Ministeri dello sviluppo economico e del lavoro. Si è dato insomma avvio ad un confronto, da un lato con le parti sociali e dall'altro con l'azienda, sulle prospettive economiche e occupazionali della Berco, finalizzato alla ricerca di una possibile intesa sulla soluzione della crisi.

Da ultimo, il Ministero del lavoro, in accordo con il Ministero dello sviluppo economico, ha convocato per il prossimo 9 luglio il tavolo con l'azienda e i sindacati per l'esame della procedura di mobilità, ma all'interno di questo è intenzione dei due Ministeri chiedere all'azienda di chiarire fino in fondo il proprio piano industriale, chiarire le prospettive produttive e di posizionamento di mercato della Berco e, in funzione di questo, fare un ragionamento su quali siano gli ammortizzatori sociali più utili per gestire la situazione; non diamo, cioè, per scontato che la procedura di mobilità sia l'unico strumento possibile.

Segnalo che la società opera nel settore delle macchine movimento terra agricole (in particolare costruisce i cingoli), e da questo punto di vista è una delle imprese leader a livello mondiale, in particolare sul cosiddetto mercato libero, cioè là dove si produce per terzi. Per capirci, la principale impresa del settore a livello mondiale è la Caterpillar, ma quest'ultima produce largamente in condizioni di integrazione verticale, quindi fornendo cingoli alle proprie macchine. Invece la Berco, come altre società, produce cingoli per terzi ed è una delle società leader a livello mondiale. Quindi, il Governo giudica il futuro della Berco estremamente importante per il nostro Paese, oltre che naturalmente per le aree territoriali in cui sono siti gli stabilimenti.

La Berco ha subìto un deterioramento molto pesante delle proprie condizioni economiche e finanziarie e una contrazione dell'attività certamente in conseguenza della crisi economica complessiva che attraversa il nostro Paese, come più in generale l'area europea in questo momento, però va anche tenuto conto che la Berco ha perso quote di mercato e quindi ha perso posizioni sul mercato. Questo processo è andato aggravandosi nel corso del 2012 e in questo inizio di 2013.

Quindi, la situazione è molto complessa e difficile. Il Governo ritiene la Berco un'azienda di importanza fondamentale per il nostro Paese, per cui il punto chiave è come ridisegnare una strategia industriale dell'azienda che dia un futuro produttivo e competitivo alla Berco; all'interno di questa prospettiva potranno essere attivati gli ammortizzatori sociali migliori da questo punto di vista.

Potrò aggiornare gli onorevoli interroganti dopo l'incontro del 9 luglio, che - ripeto - è molto importante proprio per chiarire le prospettive della Berco.

BERTUZZI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERTUZZI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, prendo atto del racconto in ordine cronologico dei fatti, anche perché sia l'importanza dell'azienda che il coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali proprio per l'importanza che essa ricopre nell'economia della Provincia di Ferrara e della Regione Emilia-Romagna hanno consentito a tutti gli attori coinvolti di seguire il processo che oggi lei ha in modo puntuale riportato in tutte le sue sfumature.

Voglio rimarcare - questo rincuora quella comunità - il riconoscimento dell'importanza strategica che un'azienda di queste dimensioni ha per l'economia non di Ferrara, non dell'Emilia-Romagna, ma dell'intero Paese, insieme alla volontà del Ministero dello sviluppo economico di tenere aperto un tavolo al proprio interno proprio per segnalare quanto Berco faccia parte di un discorso più complessivo, relativo alla presenza della Thyssen nel nostro Paese, della quale abbiamo vissuto e stiamo vivendo gli esiti delle decisioni su tutto il ramo acciai.

Rispetto a quanto ci ha riferito, posso dire di essere soddisfatta; nella soddisfazione, però, rimarco il suo impegno a voler venire a riferire ancora. Se sarà necessario, riproporrò assieme agli altri firmatari un'altra interrogazione che le consenta di tornare in quest'Aula ad aggiornarci dopo la data, che aspettavamo da tanto tempo, del 9 luglio, giorno in cui finalmente l'azienda dovrà sedersi a quel tavolo a cui a tutt'oggi o non si è presentata o lo ha fatto in modo separato rispetto agli altri attori, preferendo tavoli diversi.

Il tema vero, come lei ha detto, è l'incombenza della procedura di mobilità che è stata aperta nei fatti l'8 maggio, a poche ore da un incontro che, invece, aveva lasciato presagire l'apertura di una trattativa con le parti sociali, che non è avvenuta. È stata quasi la risposta a quell'incontro, ed è una procedura che scade il 22 luglio; dopo tale data, 611 lavoratori in esubero diventeranno licenziabili nei fatti. È determinante, quindi, che il 9 luglio, se il Governo è riuscito a tenere un tavolo aperto all'interno del Ministero dello sviluppo economico, si arrivi effettivamente a capire che fine ha nel proprio destino questa azienda. Il nodo vero è che non abbiamo ancora visto nessun piano industriale; non sappiamo se c'è un'intenzione di vendita al termine del precedente periodo di copertura degli ammortizzatori sociali. Abbiamo impiegato l'estate nel cercare di capire se ci fossero interessi e quali tipi di interesse potessero essere stati manifestati nei confronti dell'azienda. Le possibilità di vendita non si sono realizzate e, a tutt'oggi, non sappiamo effettivamente quali siano le intenzioni di Thyssen, ovvero se intendono vendere l'azienda. È chiaro infatti che una ristrutturazione destinata alla vendita è diversa da quella immaginata nella continuità dello stesso management.

Lei sicuramente saprà che i rappresentanti delle istituzioni locali - io sono andata con loro - si sono recati, insieme alle rappresentanze delle forze sociali, direttamente ad Essen, dove ha sede la Thyssen. Vi è stata una prima apertura da parte del direttore generale del personale della Thyssen, a dire: noi confidiamo molto nel ruolo di intermediazione del Governo in questa vicenda e ci facciamo portatori, anche nei confronti dell'amministratore delegato, affinché venga favorita l'apertura della trattativa a titolo che il 22 luglio di fatto venga tolto di mezzo e si consenta l'apertura di una trattativa che faccia venir fuori, da un lato, un piano di sicurezza nei confronti dei lavoratori e, dall'altro, un piano di sviluppo per l'azienda.

BISINELLA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BISINELLA (LN-Aut). Signora Presidente, ringrazio anzitutto il sottosegretario De Vincenti per essere qui e per la risposta che ci ha dato.

Pur senza voler certamente sminuire il rilievo istituzionale e il ruolo che ricopre all'interno del suo Ministero, avrei però preferito fosse stato oggi presente il ministro Zanonato, in quanto Ministro rappresentante di un territorio - il Veneto, è la mia Regione - che presenta diverse situazioni che creano allarme sociale per crisi aziendali, tra cui il caso della Berco, che stiamo qui esaminando. Egli è quindi un Ministro che può meglio conoscere la realtà della zona del trevigiano e, in particolare, del Comune di Castelfranco Veneto.

Prendo atto, come la collega che mi ha preceduto, della ricostruzione che è stata fatta, la quale dà conto dei passi avanti compiuti nel tentativo di far dialogare i vertici aziendali con le parti sociali e gli organi istituzionali nell'ambito del Ministero, proprio perché la preoccupazione che ad oggi avvertiamo è quella che, purtroppo, lo stato di fatto ci racconta: una situazione di crisi aziendale che non sembra avere, come lei ha ricordato, soluzione facile.

La situazione è molto complessa e, per quanto riguarda in particolare, lo stabilimento della Berco SpA di Castelfranco Veneto, vi sono 59 dipendenti (e relative famiglie) che non hanno - ad oggi - alcuna contezza del loro futuro. Si parla di una mobilità in fase finale, ma il paventato rischio effettivo è quello del licenziamento. Ad oggi essi non hanno alcuna conoscenza di quale potrà essere il loro immediato futuro e di cosa succederà.

Pertanto, posso ritenermi parzialmente soddisfatta di questa risposta, perché apprezzo il tentativo che il Ministero ha messo in campo di intavolare discussioni più serie tra parti sociali e - ribadisco - i vertici aziendali, che hanno disertato le ultime occasioni. Auspico veramente che il ministro Zanonato, proprio in quanto conoscitore di questa realtà territoriale, possa pensare e provvedere anche a ragionamenti più ampi che diano maggiori garanzie a questi lavoratori di quelle che possono essere le conseguenze immediate nella loro vita lavorativa, ma anche per quanto riguarda l'impatto sociale e familiare.

Auspico che, in occasione dell'incontro del 9 luglio (che mi fa piacere sia ormai prossimo), vengano intraprese delle iniziative che consentano di ragionare, come lei giustamente ha detto, non solo sugli ammortizzatori sociali, ma anche - eventualmente - su misure alternative. Ricordo che gli operai dipendenti del ramo aziendale con sede nel mio comune si sono resi disponibili ad alternative, come i contratti di solidarietà, ma è stata proprio l'azienda su questo punto a non mostrarsi molto disponibile all'ascolto.

Credo, tuttavia, che il Governo debba fare molto di più. Mi fa piacere che lei abbia sottolineato che il Ministero abbia conoscenza e coscienza del ruolo importante e strategico che l'azienda ricopre, non solo per l'area veneta e per la zona territoriale del trevigiano e del Comune di Castelfranco, ma per l'intero Paese. Vorrei ricordare che è un'area produttiva che risente di altre situazioni di forte crisi, che tanto dà in termini di contributo non solo lavorativo, ma anche economico, produttivo e sociale al resto del Paese, ma che, come contropartita, purtroppo ottiene poco.

Auspico che nell'incontro del 9 luglio si possa affrontare un ragionamento di più lungo respiro che dia conto anche dell'intenzione del Governo di adottare politiche economiche e industriali diverse. In questo momento, nel nostro Paese sono assenti e io assisto ad una sorta di immobilismo sotto questo profilo.

È fondamentale invece agire, proprio perché è facile immaginare che il record di esuberi e di licenziamenti di cui parliamo oggi è destinato addirittura ad aumentare nel corso dell'anno, e purtroppo i recenti dati ISTAT lo dimostrano.

Pertanto, prego lei, signor Sottosegretario, di intervenire presso il Ministro affinché si adoperi in qualunque modo per dare risposte in tempi veramente celeri a questi lavoratori e alle loro famiglie su ciò che sarà il loro futuro e il loro destino.

A seguito dell'incontro del 9 luglio, chiederemo certamente che il Governo venga a riferire nuovamente in Aula, come ha giustamente osservato la collega che mi ha preceduto, al fine di avere presto una risposta e capire lo stato di avanzamento delle trattative.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00023 sulla riorganizzazione delle società Selex Galileo e Selex Elsag.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signora Presidente, l'interrogazione in oggetto riguarda il gruppo Finmeccanica e, in particolare, la ristrutturazione e riorganizzazione dell'azienda Selex all'interno del gruppo stesso.

Il Governo sta seguendo con grande attenzione il processo di riorganizzazione e di rilancio delle attività delle aziende del gruppo. Il nuovo gruppo dirigente di Finmeccanica ha affrontato e sta affrontando complesse situazioni di mercato che richiedono iniziative rapide per migliorare la competitività e superare gli squilibri che ancora permangono. Il nuovo gruppo dirigente ha elaborato un programma di ristrutturazione e rilancio che è in corso di realizzazione e di ulteriore focalizzazione. Il programma valorizza i settori e le aziende nei quali Finmeccanica eccelle, a cominciare da aeronautica, elicotteristica, elettronica applicata alle tecnologie satellitari e alle telecomunicazioni, sistemi di controllo delle reti di trasporto e di energia, apparati per la produzione di energia elettrica tradizionali e nucleari, eccetera.

La focalizzazione che è in corso non significa che il settore civile non abbia un futuro importante all'interno di Finmeccanica. Noi crediamo che ci siano spazi per un futuro del settore civile. È certo però che c'è bisogno di chiarire meglio il core business di Finmeccanica e anche di dare nel settore civile - ma in particolare sto pensando ad Ansaldo Energia e Ansaldo Breda, due realtà molto importanti di tale settore di Finmeccanica - partnership anche internazionali che consentano un miglioramento della posizione di mercato di queste due aziende e un loro inserimento all'interno di sinergie internazionali che ne potenzino la competitività e ne allarghino gli sbocchi di mercato.

Venendo al tema Selex, faccio presente che Selex è un'azienda chiave nel settore delle tecnologie dell'elettronica per la difesa ma anche per sistemi di sicurezza, ed anche per il settore civile. Selex ES, cioè Selex electronic systems, nasce il 1° gennaio di quest'anno attraverso la concentrazione delle attività di Selex Galileo, Selex Elsag e Selex sistemi integrati.

L'obiettivo della costituzione di Selex ES è il perseguimento di un migliore posizionamento competitivo nel settore di riferimento e di una concentrazione sui prodotti di maggiore qualità e capacità di penetrazione sul mercato.

La dichiarata vision della nuova azienda è di essere così un forte punto di riferimento per i clienti e i partner, offrendo eccellenza tecnologica nei sistemi elettronici e soluzioni per costituire una «comunità» più sicura e intelligente.

Per raggiungere questo obiettivo, Selex ES ha avviato un percorso finalizzato a una politica di investimenti mirata allo sviluppo di nuovi prodotti e al mantenimento di quelli core; alla realizzazione di economie di scala necessarie a raggiungere la «massa critica» per competere sul mercato globale; a un piano di riorganizzazione aziendale orientato a creare un'azienda snella, efficiente e maggiormente competitiva.

Al fine di concretizzare gli orientamenti strategici che ho appena segnalato, l'azienda sta già intervenendo sulle seguenti aree: razionalizzazione del portafoglio prodotti per aumentare la profittabilità, la competitività e la crescita sostenibile della società; ottimizzazione dell'ingegneria e della produzione, focalizzandole su centri di eccellenza ed internalizzando le attività pregiate; efficientamento della politica di acquisti; ottimizzazione delle strutture di staff, attualmente distribuite in 39 siti in Italia; razionalizzazione dei siti per evitare la dispersione e le sovrapposizioni esistenti; dimensionamento degli organici, in Italia, con un intervento in due direzioni. L'accorpamento e lo sfruttamento delle economie di scala, con la razionalizzazione dei siti e l'ottimizzazione delle strutture di staff, implica una riduzione di risorse lavorative per 840 unità dirette e 1.098 unità indirette nel nostro Paese. Poi ci sono riduzioni anche in altri Paesi, in particolare in Gran Bretagna, che però in questo momento tengo fuori dal quadro che sto descrivendo.

In particolare, il piano di ridimensionamento degli organici è condizionato dal raggiungimento dei target di acquisizione degli ordini nel periodo di piano 2013-2017.

Sulla base del piano industriale e di riorganizzazione di Selex e di questo piano di ridimensionamento degli organici, è cominciato un confronto approfondito con le organizzazioni sindacali. Si è partiti con un accordo di protocollo molto importante, firmato il 20 febbraio scorso, in cui l'azienda si è impegnata a non intraprendere nessuna azione unilaterale senza il preventivo confronto con i sindacati. Si è poi avuto un accordo con Federmanager e la rappresentanza sindacale aziendale dei dirigenti, per la riduzione di 120 dirigenti in tre anni, un accordo per la collocazione in mobilità di 810 unità e uno per la chiusura di quattro siti in Italia.

Il confronto sta proseguendo e nelle ultime giornate di giugno è stato firmato un accordo tra azienda e sindacati. Il piano su cui è stata trovata l'intesa prevede 1.610 eccedenze strutturali, che saranno gestite con la mobilità volontaria finalizzata all'accompagnamento alla pensione, con contratti di solidarietà, con la stabilizzazione dei precari. È prevista inoltre, nell'arco di vigenza del piano di riorganizzazione, l'assunzione di 300 giovani con contratti di apprendistato.

In altri termini, la gestione delle eccedenze su cui l'azienda si è impegnata avviene mediante l'utilizzazione non solo di ammortizzatori sociali, ma anche di risorse dell'azienda stessa, ad integrazione degli ammortizzatori sociali, in modo da ridurre al minimo l'impatto sulle tutele per i lavoratori coinvolti, quindi per esempio con un forte accento sull'accompagnamento - anche a carico dell'azienda - fino alla pensione, sui contratti di solidarietà e sulla stabilizzazione dei precari. Significativo giudichiamo il fatto che sia previsto un processo di assunzione di 300 giovani con contratti di apprendistato.

Nell'annunciare l'accordo, i sindacati hanno espresso un giudizio positivo sul testo complessivo dell'intesa, pur consapevoli dei sacrifici che interessano una parte considerevole dei lavoratori di Selex ES, convinti però che tali sacrifici devono essere finalizzati al risanamento e al rilancio della Selex ES.

A noi pare che il piano presentato dall'azienda vada esattamente in questa direzione, quindi con un potenziamento delle capacità competitive della Selex, e dà quindi un contributo molto importante al futuro produttivo dell'azienda.

FEDELI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FEDELI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, ho apprezzato la puntualità con cui è stato ricostruito il percorso e credo sia soprattutto importante prendere atto della scelta del Governo - se l'ho colta e capita bene - di investire molto sulla riorganizzazione, ma anche sul rilancio competitivo di Finmeccanica e di tutte le sue parti pregiate, tra cui quelle relative alla Selex. Credo che, dal punto di vista di chi ha posto l'interrogazione, ciò rappresenti un primo terreno su cui, nell'ultimo periodo, il confronto si è fatto positivo.

Allo stesso tempo, voglio sottolineare che l'accordo recentemente stipulato con le organizzazioni sindacali è serio e importante, sia da parte delle organizzazioni sindacali che lo hanno firmato e dei lavoratori che lo devono sostenere, sia, certamente, da parte dell'azienda. Credo che non sfugga a nessuno il fatto che quella tipologia di intesa contiene una scelta importante, che il Sottosegretario ha giustamente ricordato, riguardante i contratti di solidarietà, e non solo l'accompagnamento alla pensione volontaria di alcune parti del personale, l'assunzione di giovani e la stabilizzazione di alcuni precari: con i contratti di solidarietà i lavoratori si sono certamente fatti carico di una riduzione oraria, ma anche di una riduzione del loro salario. I lavoratori contano dunque sul fatto che il piano industriale, che il Governo valuta positivamente, debba essere effettivamente un piano di rilancio dell'azienda. Credo che questa sia la cosa più significativa e, se mi posso permettere, ritengo che sia particolarmente importante che il Governo e il Ministero dello sviluppo economico monitorino al meglio questo percorso e che si istituisca anche un tavolo che lo accompagni e lo sostenga. Credo infatti che vada realizzato un sostegno, da parte dell'azione pubblica, del Governo e del Ministero, sia dal punto di vista finanziario sia dal punto di vista della scelta strategica, che sappia indirizzare verso un futuro positivo anche questa parte di sviluppo.

Ho apprezzato particolarmente che, tra le scelte che il Sottosegretario ha riportato a nome del Governo, Finmeccanica intenda investire anche sulle parti e sui prodotti che riguardano il settore civile della sua attività. A questo proposito chiedo un impegno del Governo in particolare sul progetto TETRA, che è una tecnologia adottata dall'Unione europea e che si pone quindi all'interno di una dimensione di raccordo europeo, come standard digitale per le comunicazioni radio sicure delle forze di polizia, e sugli investimenti nazionali nell'aerospaziale: in tal modo ci si ricolloca all'interno di punti strategici, su cui questa azienda può dare molto, per l'Italia e anche nel contesto della competitività internazionale.

Pur essendo soddisfatta delle risposte e di come il rappresentante del Governo ci ha rappresentato le cose, credo che sia importante mantenere, in tempi rapidi e stretti, un sostegno vero alla riorganizzazione e agli investimenti di prospettiva strategica.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di lunedì 8 luglio 2013

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica lunedì 8 luglio, alle ore 17, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,16).

Allegato A

INTERROGAZIONI

Interrogazione sulla salvaguardia della reggia di Carditello (Caserta)

(3-00168) (24 giugno 2013)

PEPE, BOCCHINO, MONTEVECCHI, SERRA, CAMPANELLA, AIROLA, MARTON. - Al Ministro per i beni e le attività culturali -

                    Premesso che:

            la reale tenuta di Carditello, sita in San Tammaro (Caserta), detta anche real sito di Carditello oppure, con riferimento alla palazzina ivi presente, reggia di Carditello, faceva parte di un gruppo di 22 siti della dinastia reale dei Borbone di Napoli posti nella Terra di lavoro;

            in particolare, la reale tenuta di Carditello era una vasta porzione, in parte acquitrinosa, della pianura delimitata a settentrione dal fiume Volturno, ad oriente dal monte Tifata e dai suoi colli, a meridione dall'antico fiume Clanio, oggi Regi Lagni, e ad occidente dal mar Tirreno;

            la reggia di Carditello, situata a circa 4 chilometri ad ovest dell'abitato di San Tammaro, a metà strada tra Napoli e Caserta, in via Foresta a Carditello, è un complesso architettonico sobrio ed elegante di stile neoclassico, destinato da Carlo di Borbone (1716-1788) a luogo per la caccia e l'allevamento di cavalli e poi trasformato per volontà di Ferdinando IV di Borbone (1751-1825) in una fattoria modello per la coltivazione del grano e l'allevamento di razze pregiate di cavalli e bovini. Era immerso in una vasta tenuta ricca di boschi, pascoli e terreni seminativi, e si estendeva su di una superficie di 6.305 moggia capuane, corrispondenti a circa 2.100 ettari;

            Carditello era uno dei siti reali che si fregiava del titolo di "reale delizia" perché, nonostante la sua funzione di azienda agricola, cosa importantissima, offriva una piacevole permanenza al re e alla sua corte per le particolari battute di caccia che i numerosi boschi ricchi di selvaggina permettevano;

            nel 1920 gli immobili e l'arredamento passarono dal demanio all'Opera nazionale combattenti e i 2.070 ettari della tenuta furono lottizzati e venduti. Rimasero esclusi il fabbricato centrale e i 15 ettari circostanti, disposti a ventaglio sui lati ovest, nord e est del medesimo complesso, che nel secondo dopoguerra entrarono a far parte del patrimonio del Consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno;

            nel 1943 fu occupata dalle truppe tedesche di occupazione che vi stabilirono il proprio comando. I vandalismi dei soldati contribuirono a incrementare lo stato di degrado;

            con ordinanza del 27 gennaio 2011, l'ufficio esecuzioni immobiliari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto la vendita all'asta del complesso monumentale denominato real sito di Carditello con prezzo base di 20 milioni di euro;

            nell'ordinanza vengono avvisati i soggetti interessati all'acquisto che, in caso di aggiudicazione, il definitivo trasferimento dell'immobile è subordinato al mancato esercizio del diritto di prelazione spettante alla pubblica amministrazione, in quanto bene vincolato di interesse storico-artistico (artt. 60-62 del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004);

            l'asta, partita con 20 milioni di euro, è andata deserta per 7 volte, e questo, a giudizio degli interroganti, rende lecito il sospetto di una possibile speculazione immobiliare in atto;

            intanto, l'edificio versa in condizioni di abbandono e forte degrado con infiltrazioni d'acqua, umidità e muffe attorno alle decorazioni ed il bosco circostante è divenuto una discarica abusiva;

            oltre ad essere vittima dell'incuria e dell'abbandono, il complesso è stato e continua ad essere oggetto di vandalismo, razzie e furti di rivestimenti lapidei, gradini, porte, camini, pavimenti, stucchi e sculture;

            nonostante il grave stato di decadenza e la scomparsa dei boschi che le facevano da cornice, sono ancora intuibili la ricchezza e bellezza artistica e architettonica della reggia e la stupenda veduta d'insieme del sito;

            l'articolo pubblicato sul quotidiano "Il Mattino" di Napoli, in data 9 maggio 2013, a firma Gigi Fiore dal titolo: "Il Real sito di Carditello, tra sciacalli, incuria e speculatori: aiuto, ministro Bray!" ne denuncia lo stato di abbandono e chiede l'intervento urgente del Ministro: «nessuna idea, nessun progetto. La Reale tenuta di Carditello era diventata solo una posta immobiliare in bilancio. Un valore, da offrire in garanzia per prestiti necessari a pagamenti diversi. E così la utilizzò il Consorzio. Fino a quando il Banco di Napoli decide di mettere quel denaro all'incasso. E promuove l'asta per la vendita. Assente la Regione, assenti tutti. Soprattutto il Ministero»;

            la data dell'ottava asta è stata fissata al 20 giugno 2013 e il prezzo di base è sceso a 10 milioni di euro. Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha deciso di non abbassare ulteriormente il prezzo, per bloccare le possibili speculazioni;

            risulta agli interroganti che il Ministro per i beni e le attività culturali pro tempore, in occasione della visita presso la reggia di Caserta nel marzo 2013, ha dichiarato che il Ministero avrebbe esercitato il diritto di prelazione previsto dalla legge nel caso in cui la teggia di Carditello dovesse essere venduta alla prossima asta giudiziaria,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative abbia assunto al riguardo;

            se intenda predisporre le opportune azioni di verifica;

            se intenda istituire un sistema di sorveglianza per la villa e i suoi arredi;

            quali iniziative intenda adottare anche alla luce del risultato dell'ottava asta per la reggia di Carditello;

            quali iniziative intenda intraprendere per riportare la reggia di Carditello a far parte a pieno titolo del patrimonio artistico-culturale del nostro Paese, soprattutto favorendo l'attivazione della procedura di prelazione entro i termini fissati dalla normativa vigente e comunque nell'ipotesi di un'eventuale aggiudicazione del bene, come annunciato dal Ministro pro tempore.

Interrogazione sul rapporto di lavoro dei medici fiscali dell'INPS

(3-00106) (05 giugno 2013)

BIANCO, DIRINDIN, PADUA, SILVESTRO, LAI, FAVERO, ORRU', MORGONI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali -

                    Premesso che:

            il comma 108 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità per il 2013), prevede che gli enti pubblici di previdenza e assistenza sociale adottino ulteriori interventi di razionalizzazione per la riduzione delle proprie spese, in modo da conseguire, a partire dal 2013, risparmi aggiuntivi non inferiori a 300 milioni di euro annui;

            per raggiungere tale obiettivo, l'Inps ha stabilito la sospensione, a decorrere dal 1° maggio 2013, delle visite mediche di controllo domiciliare disposte d'ufficio dall'ente, lasciando operative solo quelle richieste dai datori di lavoro;

            tale decisione ha comportato la sospensione del rapporto di lavoro per circa 1.200 medici assegnati alle attività di controllo d'ufficio delle assenze per malattia;

            premesso altresì che, a quanto risulta agli interroganti:

            si tratterebbe di un provvedimento preso senza alcun preavviso, in conseguenza del quale è verosimile che possa verificarsi un importante aumento delle assenze per malattia soprattutto in relazione alle prognosi e quindi una spesa ben superiore rispetto a quanto l'Istituto investe in un anno per le visite mediche di controllo d'ufficio, configurando un errore di possibile interesse giurisdizionale della Corte dei conti. L'istituto spende ogni anno 50 milioni per le visite fiscali d'ufficio, ma basta che ci sia un aumento dello 0,1 per cento di assenze per malattia per gravare i costi delle indennità malattia per 100 milioni di euro;

            il servizio, di grande delicatezza e responsabilità, è assicurato, su tutto il territorio nazionale, da medici incaricati dall'Inps da oltre 15 anni, con un'età media intorno ai 50 anni, soggetti a pesanti incompatibilità, che non hanno consentito, tra l'altro, la frequenza delle scuole di specializzazione post lauream;

            la disciplina vigente prevede, all'articolo 7, comma 1, del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 18 aprile 1996, che il carico di lavoro per ciascun medico debba essere di 21 visite settimanali, non raggiungibile, ovviamente, con le sole visite richieste dai datori di lavoro, così come previsto dalla Direzione generale dell'Inps. Risulta evidente come questi professionisti avrebbero enormi difficoltà di reinserimento lavorativo;

                    premesso inoltre che:

            secondo la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), "l'esistenza di un'organizzazione di controllo è infatti irrinunciabile garanzia di equilibrio e di equità del sistema. In sua assenza (...) gli stessi medici certificatori potrebbero essere esposti a pressioni improprie, in un momento di crisi economica che potrebbe determinare comportamenti opportunistici tendenti a confondere prestazioni di malattia e ammortizzatori sociali" (si veda il comunicato stampa del 20 maggio 2013 pubblicato sul sito della Fnomceo);

            la Fnomceo ha già richiesto l'attivazione urgente di un tavolo interministeriale che recepisca le problematiche e che intervenga, identificando idonee risorse, "revocando immediatamente il provvedimento di sospensione, nell'interesse, in primo luogo, dell'appropriatezza delle prestazioni e del contenimento delle spese reali, al di là di ogni cosmesi di bilancio". La Fnomceo ritiene infatti che ogni intervento di ridefinizione del rapporto di lavoro dei medici fiscali dell'Inps possa essere discusso "solo dopo la revoca del provvedimento di sospensione delle visite fiscali e solo dopo aver ottenuto idonee garanzie per il mantenimento del posto di lavoro dei medici attualmente impegnati. Anche la natura giuridica del rapporto di lavoro dei medici fiscali necessita di una ridefinizione che garantisca alla categoria stabilità e diritti sindacali" (si veda il comunicato stampa citato);

            considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

            le visite fiscali d'ufficio da sole ammontano al 75 per cento delle visite totali, pari a circa 1,5 milioni di controlli;

            un controllo effettuato con 100.000 visite d'ufficio su circa 12 milioni di certificati (un certificato su 120), così come indicato dall'Inps, non può assolutamente avere significatività statistica, anche se si utilizzano sistemi informatici esperti come il data mining, che fornisce, al contrario di quanto dichiarato in un recente comunicato stampa dal direttore generale dell'Inps, Nori (si veda "quotidianosanità.it" del 21 maggio), uno score sulla probabile idoneità al lavoro e non sulle possibili riduzioni prognostiche. Inoltre questo sistema informatico esperto ha la necessità di autoapprendere dall'analisi costante dei comportamenti dei lavoratori, ed in particolare dalla quantità dei certificati comparati con l'esito delle visite di controllo; ne deriva che effettuare le visite d'ufficio in numero così esiguo porterà in poco tempo alla inefficienza del sistema, configurando un enorme spreco di quanto negli ultimi anni l'Inps ha investito in risorse umane e soprattutto economiche di cui qualcuno dovrà pur essere chiamato a rispondere;

            l'Inps ha speso nel 2012 oltre 2 miliardi di euro per l'indennità di malattia e circa 50 milioni di euro per le visite mediche di controllo d'ufficio, in parte recuperati (circa 20 milioni di euro per le sanzioni per le assenze a visita, le riduzioni prognostiche e le irreperibilità al domicilio dichiarato). In considerazione del tasso medio di assenteismo per malattia, che in Italia è stimato intorno al 2 per cento, ci si chiede come l'Inps possa rischiare un aumento di anche un solo decimale di punto di assenteismo che comporterebbe un incremento della spesa per l'indennità di malattia di circa 100 milioni di euro e quindi un danno erariale per lo Stato e per tutti i cittadini e le aziende;

            nell'attuazione di questa logica si finirebbe per conseguire un'estetica dei conti e cioè corrispondere all'obbligo delle riduzioni di spesa previste dai tagli lineari per scontare su altri capitoli non solo un aumento di spesa ma anche una minacciosa regressione dell'efficacia complessiva del sistema;

            considerato altresì che:

            l'obbligo del controllo fiscale discende dall'applicazione degli articoli codicistici, dell'articolo 5 dello statuto dei lavoratori di cui alla legge n. 300 del 1970, e della legge n. 833 del 1978 (Istituzione del servizio sanitario nazionale). Quest'obbligo è stato successivamente confermato dal decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 638 del 1983, recante "Misure urgenti in materia previdenziale e sanitaria e per il contenimento della spesa pubblica", quale norma di contenimento della spesa pubblica, e per gli enti pubblici di assicurazione sociale ribadito ulteriormente nella legge n. 88 del 1989, recante "Ristrutturazione dell'Istituto nazionale della previdenza sociale e dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro", che, all'articolo 1, parla esplicitamente della azione di controllo e vigilanza sulle attività dell'Istituto per garantirne economicità ed efficienza. Concetto ribadito ulteriormente dalla sentenza della Corte costituzionale n. 78 del 1988 che, richiamando il disposto del primo comma dell'articolo 97 della Costituzione, così riporta: "Costituisce certamente indice di buona amministrazione l'espletamento, da parte dell'INPS, di controlli diretti ad accertare la sussistenza del rischio presupposto dell'erogazione assistenziale e previdenziale, l'attuazione delle misure predisposte dalla legge perché i detti controlli risultino veramente efficaci e siano realizzate le finalità indicate, e la richiesta della cooperazione degli stessi beneficiari";

            ciò detto, gli interroganti si chiedono come l'Inps possa ridurre improvvisamente e in modo così significativo il lavoro dei medici fiscali in modo tale da determinare il "sostanziale licenziamento" dell'intera categoria, con un semplice ordine di servizio interno, non condiviso né con la Fnomceo né con le organizzazioni sindacali rappresentative della categoria;

            con determinazione del Presidente n. 108 del 24 aprile 2013, l'Inps ha indetto una selezione pubblica mediante richiesta di disponibilità per il reclutamento di 998 medici esterni, prioritariamente specialisti in medicina legale o in altre branche di interesse istituzionale, finalizzato ad assicurare la continuità delle attività medico-legali dell'Istituto per gli adempimenti sanitari di competenza delle UOC/UOS territoriali. A tale selezione pubblica sono stati "costretti" a partecipare anche i medici vincitori di precedenti analoghi avvisi pubblici nel dicembre 2009 e nel luglio 2010;

            non è chiaro se, così come comunicato dal sottosegretario Martini alla Camera dei deputati in risposta all'interrogazione a risposta in Commissione 5-03748, presentata dal deputato Porcino il 9 novembre 2010, sarà data particolare evidenza nei titoli professionali all'esperienza lavorativa in ambito Inps riconoscendo uno specifico punteggio per il medico di lista per visite mediche di controllo domiciliare;

            considerato infine che l'Inps ha dichiarato la volontà di revocare il provvedimento con il quale ha sospeso le visite fiscali d'ufficio ai lavoratori, ma al momento non è chiaro come verrà rimodulato il servizio,

            si chiede di sapere:

            quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di salvaguardare il lavoro e la professionalità di 1.200 medici fiscali dell'Inps che, per le modalità di svolgimento della professione, la tipologia del rapporto di lavoro e le incompatibilità che gravano sullo stesso, rischiano di non avere alcuna possibilità di reinserimento lavorativo;

            quali iniziative urgenti intenda altresì adottare al fine di pervenire ad una ridefinizione dell'attuale tipologia del rapporto di lavoro che i medici fiscali intrattengono con l'Inps al fine di garantire agli stessi stabilità e certezza;

            se non ritenga, al pari di quanto ritengono gli interroganti, che tale provvedimento, anziché configurarsi come un intervento di razionalizzazione per la riduzione delle proprie spese, rischi di tradursi in un aumento degli oneri per prestazioni di malattia, molto superiore al risparmio che si propone di realizzare, vanificando l'appropriatezza delle prestazioni e il contenimento delle spese reali;

            se risulti che sia previsto il riconoscimento di uno specifico punteggio per il servizio prestato in qualità di medico di controllo Inps ai fini del reclutamento di 998 medici esterni.

Interrogazione sulla prosecuzione volontaria del versamento dei contributi da parte dei lavoratori cosiddetti esodati

(3-00171) (25 giugno 2013)

PUPPATO, GHEDINI Rita, ESPOSITO Stefano, ALBANO, ROSSI Gianluca, RUTA, CALEO, NACCARATO, PEZZOPANE, MOSCARDELLI, SOLLO, MANASSERO, DE PETRIS, GUERRIERI PALEOTTI, LUMIA, STEFANO, BULGARELLI, ORELLANA, BENCINI, LO MORO, FERRARA Elena, SCALIA, RICCHIUTI, FRAVEZZI, MUSSINI, DE MONTE, LO GIUDICE, PAGLIARI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali -

                    Premesso che:

            con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 123 del 28 maggio 2013 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze del 22 aprile 2013 è stato completato il quadro normativo relativo agli interventi di salvaguardia dalla riforma previdenziale dei lavoratori "esodati";

            il decreto attua quanto previsto dalla legge n. 228 del 2012 (legge di stabilità per il 2013) in favore di 10.130 persone. In precedenza si era provveduto a tutelare altri 55.000 lavoratori nell'ambito della "spending review" (decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012) e con il decreto interministeriale dell'8 ottobre 2012, nonché altri 65.000 con il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, il decreto interministeriale del 1° giugno 2012;

            con i 3 provvedimenti finora definiti sono stati complessivamente messi in sicurezza circa 130.000 lavoratori a fronte di circa 200.00 persone nelle medesime condizioni, cui occorre offrire in tempi rapidi le necessarie garanzie;

                    considerato che:

            le norme e le procedure per usufruire della salvaguardia sono complesse, richiedono adempimenti piuttosto macchinosi e implicano una dilatazione dei tempi;

            l'Inps ha inviato ai "prosecutori volontari", ovvero a quei lavoratori esodati che continuano a versare i contributi di tasca propria per raggiungere i requisiti minimi della pensione, i bollettini di versamento della rata in scadenza il prossimo 30 giugno 2013;

            tra i lavoratori molti ritengono che tali contributi non siano dovuti e che l'Inps ne richieda il pagamento nelle more attuative dei citati provvedimenti;

            chi non rientra nel numero dei 130.000 salvaguardati di necessità deve continuare il versamento dei contributi volontari, ma in molti casi ha ormai esaurito l'incentivo economico erogato dal datore di lavoro al momento del licenziamento,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario emanare con la massima urgenza istruzioni semplici, chiare e di facile comprensione che consentano ai cosiddetti prosecutori volontari di capire se i contributi da versare all'Inps entro il 30 giugno 2013 siano effettivamente dovuti e quali effetti producano ai fini pensionistici;

            se, pertanto, non ritenga opportuno assicurare i suddetti lavoratori, che ancora non fruiscono delle garanzie previste dai pacchetti di salvaguardia, che gli eventuali versamenti effettuati saranno utili ai fini del calcolo pensionistico.

Interrogazione sui criteri di inserimento del personale docente nelle graduatorie ad esaurimento

(3-00032) (24 aprile 2013)

STEFANO, PETRAGLIA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca -

                    Premesso che:

            con la legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007) le graduatorie permanenti di cui all'art. 1 del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 143 del 2004, sono state trasformate in graduatorie ad esaurimento al fine di dare adeguata soluzione al fenomeno del precariato storico e di evitarne la ricostituzione;

            con l'entrata in vigore dell'art. 5-bis del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 169 del 2008, si è intervenuto riaprendo le graduatorie ad esaurimento solo ai docenti iscritti ai corsi abilitanti attivati nel 2007, in occasione dell'aggiornamento delle graduatorie disposto per il biennio 2009-2011;

            con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 44 del 12 maggio 2011 il Ministero dell'istruzione ha aggiornato le graduatorie ad esaurimento del personale docente, escludendo gli abilitanti e gli abilitandi che dal 2008 hanno frequentato i corsi attivati dal Ministero medesimo;

            circa 15.000 iscritti ai corsi universitari nazionali a numero chiuso, organizzati, su indicazione del Ministero dell'istruzione, dalle facoltà di Scienze della formazione primaria negli anni accademici 2008, 2009 e 2010, sono stati esclusi dalla possibilità di accedere alle graduatorie;

                    considerato che:

            tali graduatorie sono l'unico strumento per reclutare il personale docente in possesso del titolo abilitante sia per il conferimento di incarichi annuali sia per gli incarichi a tempo indeterminato;

            il Ministero dell'istruzione ha continuato ad attivare corsi abilitanti a numero chiuso con modalità identiche ai precedenti nella sostanza e nei contenuti;

            nella XVI Legislatura il Governo ha accolto due ordini del giorno presentati al Senato (G1.12 al disegno di legge n. 1835 e G105 al disegno di legge n. 2518-B) finalizzati a consentire l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento dei docenti iscritti a corsi abilitanti attivati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca dal 2008 in poi e ad esaurire sollecitamente le graduatorie con definitiva immissione in ruolo dei precari della scuola attraverso un piano straordinario di assunzioni,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda dare seguito all'impegno preso in sede parlamentare e attivare interventi normativi finalizzati a consentire l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento dei docenti abilitati che hanno compiuto lo stesso percorso formativo e hanno conseguito il medesimo titolo accademico, nonché a predisporre un nuovo sistema di reclutamento e un piano straordinario di assunzioni.

Interrogazione sull'Istituto statale sordi di Roma

(3-00086) (28 maggio 2013)

LANZILLOTTA, FEDELI, GIANNINI, DI GIORGI, CIRINNA', DE PETRIS. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca -

                    Premesso che:

            presso l'Istituto statale sordi di Roma, sito in via Nomentana n. 52-58, ha sede l'istituto statale di istruzione specializzata per sordi (Isiss) "Magarotto" con 3 classi di scuole di infanzia, 6 classi di scuola elementare e 3 classi di scuola media;

            presso lo stesso istituto ha sede anche il micronido Montessori, convenzionato con il Comune di Roma;

            si tratta di un'esperienza di integrazione didattica tra bambini udenti e bambini sordi di straordinario valore, così come riconosciuto anche dalla stessa amministrazione scolastica e dai plurimi encomi ricevuti da varie istituzioni regionali e nazionali;

            non vi è in tutto il territorio romano altra esperienza paragonabile di integrazione nell'offerta didattica tra bambini udenti e bambini sordi nonché di lavoro con bambini plurihandicap;

            con decreto del direttore generale n. 334 del 9 novembre 2012, è uscita la graduatoria aggiornata della qualità delle istituzioni scolastiche laziali ai fini della retribuzione del personale dirigenziale e l'Isiss è risultato al primo posto;

            l'Isiss al proprio interno altresì ospita: l'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr; il Gruppo Silis, Gruppo per lo studio e l'informazione sulla lingua dei segni; la Roberto Wirth fund onlus, che opera a favore dei bambini sordi e sordo-ciechi in particolare nella età prescolare; la cooperativa sociale "Le Farfalle", che fornisce consulenze e servizi a famiglie, bambini e ragazzi sordi o con disabilità comunicative; la compagnia cineteatrale "Laboratorio zero", operante fin dal 1976, la quale ha tradotto in lingua dei segni varie opere teatrali con lo scopo di avvicinare le persone sorde alla cultura teatrale; l'Anios, Associazione interpreti di lingua dei segni italiana; l'Aich, Associazione italiana Còrea di Huntington-Roma onlus, che promuove la ricerca scientifica sulla malattia e le possibili terapie; l'Afisfbi, Associazione famiglie italiane sordi per il bilinguismo; il circolo ricreativo terza età "T. Silvestri" che ospita gli ex alunni dell'Istituto; l'Asis, Associazione silenziosa italiana scacchisti che organizza campionati italiani assoluti individuali e a squadre per sordi; l'associazione "Leonardo Da Vinci arte" onlus; l'Associazione internazionale artisti non udenti, onlus che conduce laboratori di pittura, scultura, ceramica e restauro per persone sorde e non; la cooperativa sociale "Il Treno", che organizza attività per bambini, ragazzi, sordi e udenti presso una ludoteca e il consiglio regionale dell'Ente nazionale sordi onlus;

            l'Istituto è da anni in attesa dell'emanazione del "regolamento di riordino" che lo trasformerebbe in ente nazionale di supporto all'integrazione dei minorati dell'udito, dotato di personalità giuridica e di autonomia amministrativa, sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'istruzione, di cui alla parte I, titolo II, capo III, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994 ed all'articolo 21, comma 10, della legge n. 59 del 1997, concernente la riforma delle scuole e degli istituti atipici;

            in virtù di tale inadempienza l'Istituto è affidato da anni ad una gestione commissariale straordinaria e dal 2007 il ruolo di commissario straordinario è ricoperto dal professor Ivano Spano ed è quindi privo di un ordinario consiglio di amministrazione, che ne garantisca una regolare gestione;

            premesso altresì che, a quanto risulta agli interroganti:

            con delibera commissariale datata al 12 ottobre 2012 il professor Spano ha autorizzato la definizione e pubblicazione di un bando per la concessione del diritto di sfruttamento del sottosuolo al fine di realizzare un parcheggio multipiano seminterrato sul terreno di proprietà dell'Istituto statale sordi di Roma;

            il parcheggio che si intende costruire si inserirebbe in una zona di Roma certamente congestionata dal traffico e dove scarseggiano i posti macchina in superficie, ma dove non mancano affatto quelli multipiano a pagamento o per abbonamento, peraltro ben più cari di quelli comunali delle fasce blu. Attorno al tratto di via Alessandria, che va da corso Italia a corso Trieste, se ne contano infatti almeno 8, ai quali si aggiungerebbe quello inutilizzato ed abbandonato di porta Pia, che ha una disponibilità di circa 500 posti auto e dista dall'Istituto meno di 200 metri;

            nel bando si prevede che i lavori per il parcheggio possano durare fino a 3 anni;

            tali lavori per un lunghissimo periodo di tempo impediranno ai bambini, la cui età varia da uno fino a 13 anni, l'uso dell'unico spazio aperto disponibile;

            sono previsti lavori anche all'interno dell'edificio, che sacrificheranno la palestra dell'Istituto e faranno sì che le aule scolastiche affaccino direttamente sul cantiere;

            il progetto ultimato sembrerebbe prevedere che vadano a regime dispositivi non sicuri per i bambini, quali gli sfiati del parcheggio posizionati sotto le finestre dell'asilo nido. In generale, si sospetta l'incompatibilità di questo progetto con il rispetto delle normative vigenti in termini di agibilità, sicurezza, igiene ed eliminazione delle barriere architettoniche cui deve comunque rispondere l'edilizia scolastica (legge n. 23 del 1996 e decreto del Ministro dei lavori pubblici del 18 dicembre 1975, in materia di tecniche per l'edilizia scolastica);

            vi è un fondato sospetto che, nonostante l'edificio e l'area su cui insiste non siano soggetti a vincolo, vista la vicinanza con villa Torlonia, dove sono presenti ramificatissime catacombe ebraiche del III secolo dopo Cristo, anche l'area in questione possa ospitare nel sottosuolo importanti preesistenze archeologiche. Ciò comporterebbe il coinvolgimento della Soprintendenza per i beni archeologici per i sopralluoghi e i rilievi necessari, cosa che potrebbe ritardare ulteriormente i tempi del cantiere, prolungando il disagio oltre i 3 anni previsti da bando;

            le lavorazioni per la realizzazione del parcheggio (esecuzione di diaframmi profondi, scavi, gestione del materiale di risulta, esecuzione delle opere in cemento armato, eccetera) comporteranno emissione di polveri sottili e di forte inquinamento acustico cui i bambini verrebbero comunque esposti, in particolare quelli del nido e della materna, le cui aule si trovano al piano terra e affaccerebbero direttamente sull'area di cantiere;

            per ridurre, pur solo parzialmente, l'esposizione a polveri sottili e rumori sarebbe indispensabile sigillare le finestre delle aule, costringendo i bambini a trascorrere anni importanti della loro vita chiusi all'interno di aule ventilate con sistemi di aerazione non naturale;

            non è stato peraltro preliminarmente valutato il rischio per la salute dei circa 200 bambini ospitati in un luogo dove sarà attivo un cantiere molto invasivo né vi è alcun accenno a tale accertamento nel bando;

            non è stata avviata alcuna procedura di partecipazione, ascolto e coinvolgimento dei genitori, degli insegnanti, delle associazioni e degli enti ospitati, se non attraverso l'informazione obbligatoria avvenuta nella Gazzetta Ufficiale e nel sito dell'ente;

            una richiesta in tal senso era stata formalizzata senza esito;

            a causa dei lavori nel giardino della scuola verrà abbattuta vegetazione di pregio, tra cui numerosi alberi ad alto fusto;

            forte è il rischio che molti genitori ritirino i propri figli dalle scuole, interrompendo così un'esperienza unica di integrazione scolastica la quale ha avuto la fortuna di essere ospitata anche dal Capo dello Stato;

            per i bambini sordi e plurihandicap che studiano nell'Istituto sarebbe particolarmente dannoso interrompere il percorso scolastico avviato presso l'Isiss,

            si chiede di conoscere:

            quali siano lo stato di elaborazione e i tempi di approvazione del regolamento di cui ai considerata e se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, visto il protrarsi dei tempi, ripristinare il fisiologico funzionamento dell'ente nominandone il presidente ed il consiglio di amministrazione;

            se, nelle more dell'insediamento di tali organi, non ritenga di dover effettuare un fisiologico avvicendamento del commissario straordinario in carica ormai da 6 anni;

            se non ritenga adottabili modalità di finanziamento dell'Istituto che abbiano impatto minore sul diritto alla regolare istruzione dei bambini ivi ospitati, quali ad esempio la concessione onerosa di locali scolastici come la palestra o il giardino;

            se non intenda attivarsi per quanto di competenza per promuovere l'interruzione della procedura di gara diretta alla realizzazione di un parcheggio multipiano al fine di verificarne l'impatto sotto tutti i profili di interesse pubblico.

Interrogazioni sulla situazione della Berco SpA

(3-00021) (09 aprile 2013)

BERTUZZI, PIGNEDOLI, COLLINA, MARCUCCI, SANGALLI, GHEDINI Rita, LO GIUDICE, VACCARI, BROGLIA, PAGLIARI, PUGLISI. - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali -

                    Premesso che:

            la prima firmataria della presente interrogazione, nella XVI legislatura, in data 18 ottobre 2012 con atto di sindacato ispettivo 4-08468, ha interrogato il Ministro dello sviluppo economico sulla crisi aziendale che stava coinvolgendo la Berco SpA, società fondata nel 1918 a Copparo, nel ferrarese, da Vezio Bertoni, come piccola impresa di riparazioni di macchine agricole, appartenente al gruppo Thyssen dal 1999;

            a tale atto di sindacato ispettivo il Governo non ha fornito alcuna risposta;

            considerato che a quanto risulta agli interroganti:

            la Berco è oggi la più grande industria metalmeccanica dell'Emilia-Romagna, specializzata nella produzione di componenti e sistemi sottocarro per macchine movimento terra cingolate e attrezzature per la revisione e la manutenzione del sottocarro. Produce, inoltre, macchine utensili per la ricondizionatura dei motori a combustione interna;

            la crisi economica iniziata nel 2008, che ha colpito pesantemente tutto il settore, non ha lasciato indenne la Berco SpA, che ha presentato dei piani di ristrutturazione, successivamente approvati dal Ministero dello sviluppo economico e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

            nonostante la produzione in ripresa, a inizio 2012, il conglomerato industriale ThyssenKrupp, nel quadro di un vasto piano di riorganizzazione annunciato nel maggio 2011 e diretto alla focalizzazione del business sul ciclo dell'acciaio e sulla produzione di beni industriali, come ascensori, impianti industriali e costruzioni marittime, ha inserito la controllata Berco SpA tra i possibili rami produttivi vendibili, seppure la Berco rappresenti una sorta di gioiello della corona per la proprietaria ThyssenKrupp;

            rilevato che, a quanto risulta agli interroganti:

            l'attuale proprietà, con sede ad Essen, già nel mese di agosto 2012 aveva comunicato ai sindacati di avere una trattativa aperta con due potenziali acquirenti per la vendita dell'importante azienda metalmeccanica Berco;

            l'annuncio aveva suscitato vivo allarme data la situazione di crisi del settore;

            la dirigenza della Thyssen aveva spiegato che l'operazione di vendita era volta a rafforzare le potenzialità dell'azienda e non a snaturare la mission dello stabilimento copparese, che si confermava un'eccellenza industriale del territorio, e, pertanto, ThyssenKrupp avrebbe preso in considerazione la cessione di Berco a fronte di un best owner intenzionato a portare avanti il core business dell'azienda;

            da allora le reiterate richieste delle parti sociali e delle istituzioni di essere informate dell'evoluzione dell'ipotizzato percorso di cessione e di come l'azienda intendeva affrontare il nuovo piano industriale sarebbero state disattese;

            il 28 marzo 2013 il gruppo ThyssenKrupp ha nominato Lucia Morselli amministratore delegato di Berco SpA e Francesco Tatò vicepresidente del consiglio di amministrazione, i quali hanno fissato una serie di incontri con le parti sociali e le istituzioni locali mostrando una disponibilità al confronto;

                    considerato che:

            la Berco SpA occupa nei tre stabilimenti produttivi italiani più di 3.000 lavoratori di cui quasi 2.300 solo in quello di Copparo, circa 500 a Castelfranco veneto, un centinaio a Busano canavese in Piemonte, un'altra sessantina a Sasso Morelli e 300 sparsi nelle varie filiali in Europa ma anche in Brasile, Usa, Cina e India;

            la Berco SpA, che esporta attualmente in 84 Paesi, è un'impresa sostanzialmente e strutturalmente sana, tanto che il fatturato dell'anno 2012 è ammontato a 500 milioni di euro circa, di cui solo il 10 per cento diretto al mercato interno, mentre il 90 per cento rappresentato dai mercati esteri, tra i quali il 32,9 per cento dagli Usa;

            a giudizio degli interroganti, costituiscono un serio problema per il sistema economico, produttivo e sociale di Ferrara e dell'Emilia-Romagna, ma più complessivamente per l'industria metalmeccanica italiana, i possibili effetti della decisione di mettere in vendita la Berco, che si aggiungono a quelli delle scelte sul ramo acciai che la stessa Thyssen ha recentemente adottato in altri stabilimenti di cui è proprietaria nel Paese;

            si apre, dunque, una fase delicata, assolutamente decisiva per il futuro economico e sociale di Ferrara e dell'Emilia-Romagna, ma altrettanto per una parte tanto importante dell'industria metalmeccanica italiana, e si pongono interrogativi di vasta portata su quelli che potranno essere i soggetti, in campo mondiale, potenzialmente interessati a rilevare la Berco SpA, mantenendo la produzione nello stabilimento copparese e salvaguardando gli attuali livelli occupazionali;

            considerato inoltre che per il 10 aprile 2013 è stato convocato un tavolo tra le parti sociali e le istituzioni locali,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro dello sviluppo economico sia a conoscenza delle reali strategie industriali che il gruppo ThyssenKrupp intende adottare sul territorio nazionale e di quale sia la mission affidata al polo copparese;

            se, in considerazione dell'importanza che l'azienda riveste nel panorama industriale nazionale e del numero particolarmente elevato dei lavoratori coinvolti, non ritenga necessario e doveroso partecipare in prima persona al tavolo convocato presso il Ministero il 10 aprile 2013 al fine di conoscere gli obiettivi del nuovo piano industriale di Berco SpA e di consentire la proficua prosecuzione dell'attività del polo copparese quanto a consistenza produttiva, investimenti strutturali e livelli occupazionali;

            se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno avviare contestualmente un piano di raccordo, al fine di affrontare al meglio le ripercussioni che l'intera vicenda potrebbe avere sui lavoratori.

(3-00205) (03 luglio 2013) (già 4-00232 ) (22 maggio 2013)

BISINELLA. - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

            è notizia pubblicata su "La Tribuna" del 21 maggio 2013, e su altri quotidiani locali e nazionali, quella della ripresa delle trattative tra la ThyssenKrupp e le parti sindacali sul futuro della controllata Berco;

            la vicenda, che vede coinvolti 3.000 dipendenti, di cui 378 nello stabilimento ex Simmel di Borgo Padova di Castelfranco veneto, con il paventato rischio di 611 licenziamenti, di cui 59 a Castelfranco, si trascina oramai da circa un anno;

            dopo il termine della cassa integrazione il 30 aprile, e soprattutto dopo le 8 ore di sciopero e le manifestazioni pubbliche nelle 4 città dove hanno sede gli impianti produttivi, la situazione sembrava esser entrata in stallo: da un lato il Ministero dello sviluppo economico, i sindacati e gli enti locali interessati avevano chiesto che la proprietà della Berco, ovvero la multinazionale ThyssenKrupp facesse chiarezza circa il futuro dell'azienda, anche in prospettiva di una possibile cessione, dall'altro la posizione ferma della società che, giudicando quella dei licenziamenti l'unica strada per puntare al pareggio di bilancio nel 2014, ha già avviato la procedura che porterà, appunto, alle lettere di licenziamento;

            sembrerebbe, infatti, che l'azienda sia contraria ai contratti di solidarietà ritenendo che la turnazione dei lavoratori non permetterebbe, a fronte delle professionalità impiegate, di rispettare il ciclo produttivo, ed anche un ulteriore periodo di cassa integrazione sarebbe insostenibile, impedendo all'azienda di raggiungere il pareggio dei conti nei tempi previsti, ovvero entro il 2014;

            da notizie di stampa risulta tuttavia che anche nell'incontro del 21 maggio presso il Ministero dello sviluppo economico la posizione ministeriale è stata quella di ribadire la necessità che la Thyssen presenti un piano aziendale circa il futuro della Berco,

                    si chiede di sapere:

            se i Ministri in indirizzo intendano riferire sulle prospettive operative della Berco SpA come delineatesi nelle trattative e quali siano le proposte avanzate dalle parti sociali a salvaguardia dei lavoratori coinvolti;

            quali provvedimenti di propria competenza il Ministro del lavoro e politiche sociali intenda adottare per tutelare i dipendenti dal rischio di rimanere senza lavoro, senza garanzia di reinserimento lavorativo, visto l'attuale trend negativo del mercato, e senza pensione, considerato l'innalzamento dell'età pensionabile previsto dalla recente riforma pensionistica Monti-Fornero, di cui al decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011.

Interrogazione sulla riorganizzazione delle società Selex Galileo e Selex Elsag

(3-00023) (09 aprile 2013)

FEDELI, CANTINI, CHITI, DI GIORGI, FILIPPI, GATTI, GHEDINI Rita, GRANAIOLA, MARCUCCI, MARTINI, MATTESINI, PETRAGLIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze -

                    Premesso che:

            la situazione delle aziende Selex Galileo e Selex Elsag, operanti nell'alta tecnologia delle comunicazioni satellitari e nell'elettronica per la difesa e delle telecomunicazioni, facenti capo al gruppo Finmeccanica, desta preoccupazioni che attengono al presente e al futuro delle aziende per le scelte strategiche e i comportamenti concreti del vertice Finmeccanica e, di conseguenza, dello stesso management delle due aziende;

            le vicende recenti delle due aziende sono state oggetto di più atti di sindacato ispettivo in Parlamento nel corso della XVI legislatura. In particolare, la Selex Galileo di Campi Bisenzio (Firenze), azienda storicamente radicata nel territorio fiorentino, è stata esclusa dal bando indetto dall'Agenzia spaziale italiana (Asi) per la realizzazione del satellite ottico Opsis, mentre la Selex Elsag, nata nel 2011 dalla fusione tra Selex comunications e Elsag Datamat, azienda leader in Italia per la tecnologia Tetra, adottata dall'Unione europea come standard digitale per le comunicazioni radio sicure delle forze di polizia, ha subito un forte taglio nei finanziamenti per l'ammodernamento dell'intero sistema di radiocomunicazione delle forze dell'ordine, solo in parte compensato dal rifinanziamento del progetto Tetra (10 milioni di euro per il 2013 e 50 milioni per il 2014), sulla base dell'articolo 1, comma 209, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità per il 2013);

            molte preoccupazioni derivano, anche e non da ultimo, dal silenzio del Governo proprio su tali scelte e comportamenti, in virtù della responsabilità che deriva dalla golden share che detiene ed esercita su Finmeccanica, ma ancor di più per gli interessi strategici che riguardano il futuro anche prossimo del Paese;

                    considerato che:

            al fine di ricomporre il settore dell'elettronica per la difesa e la sicurezza all'interno del gruppo Finmeccanica, cercando di creare una realtà europea integrata, con massa critica e competenze tecnologiche adeguate a sostenere la sfida dei mercati in linea con quanto già intrapreso dai concorrenti, a settembre 2012 si è proceduto al raggruppamento delle società interamente controllate da piazza Monte Grappa, con la nomina ad amministratore delegato di Fabrizio Giulianini;

            la Selex electronic systems, conglomerata dell'elettronica per la difesa con capogruppo Finmeccanica e nata dall'integrazione di Selex sistemi integrati, Selex Elsag e Selex Galileo, è divenuta quindi operativa da gennaio 2013. Essa si articolata su 3 business unit: una dedicata all'avionica (il settore in cui opera in prevalenza Selex Galileo), una sui sistemi navali e terrestri (l'attività principale di Selex sistemi integrati) e una sulla sicurezza (una delle attività di riferimento di Selex Elsag);

            da mesi i lavoratori di Selex Galileo e Selex Elsag, di concerto con le rappresentanze sindacali, le istituzioni locali e i rappresentanti delle forze politiche, sollecitano risposte sul futuro delle aziende e, in particolare, sulle questioni relative a possibili eccedenze di personale e la riduzione dei siti in Italia e nel Regno Unito;

            considerato inoltre che:

            dopo quasi 2 anni in cui sono stati oggetto di stime, rumors e polemiche, solo il 5 aprile 2013 è stato presentato il piano di riorganizzazione e razionalizzazione del gruppo. A riguardo, nonostante la sottoscrizione della messa in mobilità per centinaia di addetti solo un mese fa, e senza che sia ancora chiaro a quanto ammontino gli investimenti della nuova Selex Es, il rilancio della conglomerata dell'elettronica per la difesa passa attraverso 2.529 esuberi complessivi e la chiusura di circa 25 siti tra Italia e Gran Bretagna: i prodotti passeranno dai circa 550 attuali a circa 350, gli investimenti verranno concentrati sulle tecnologie più richieste sul mercato, i costi di struttura verranno ridotti e i siti tagliati tra Italia e Gran Bretagna;

            in particolare, gli esuberi sono in totale 2.529, di cui 1.938 italiani, divisi tra indiretti (non collegati direttamente alla produzione, pari al 35 per cento del totale, ossia 1.098) e diretti di produzione (il 10 per cento del totale, ossia 840) su una popolazione aziendale di 12.261 unità produttive, e 591 europei (400 solo britannici). Questi comprendono al loro interno 810 posizioni già toccate dai precedenti piani di mobilità incentivata delle vecchie Galileo, Elsag e Sistemi integrati, le tre imprese che fondendosi hanno dato vita a Selex Es. Inoltre, ci sono i 120 manager prepensionati da ora ai prossimi due anni. Numeri che vanno ad aggiungersi alla riduzione degli organici per 650 unità fatta nel 2012 dalle 3 ex Selex;

            in Italia, l'azienda intende gestire le posizioni "scoperte" facendo ricorso a mobilità finalizzata alla pensione, cassa integrazione guadagni straordinaria a zero ore per chi ha i requisiti per mobilità o pensione nonché per chiusure collettive;

            è stata anche annunciata l'intenzione di procedere a una razionalizzazione dei siti produttivi, alcuni dei quali in sovrapposizione tra loro: entro il 2014 in Italia si passerà da 48 a 26 sedi, mentre in Gran Bretagna gli stabilimenti scenderanno da 16 a 10;

            a Firenze i siti di via Barsanti e via Petrocchi chiudono e i relativi addetti vengono trasferiti a Campi Bisenzio che ospiterà anche i lavoratori di due siti pisani. A Milano chiudono via Palmanova e Garbagnate con relativo trasferimento a Nerviano. A Genova chiudono le sedi di Fiumara, Ancifap e via Negrone per trasferirsi nei siti di via Hermada e via Puccini. In ultimo a Roma e nel Lazio chiudono via Laurentina 750, Mellini, Pomezia-Castelli romani e via Bona con trasferimenti previsti verso via Tiburtina 760, l'altro sito pometino e Cisterna di Latina;

            rilevato che:

            Finmeccanica rappresenta il primo gruppo industriale italiano per investimenti nell'alta tecnologia e in attività di ricerca e sviluppo, nonché il secondo gruppo manifatturiero in Italia;

            la storia della Selex Es, una delle più grandi aziende europee di sistemi di sicurezza e l'ottava al mondo, appare quindi il simbolo di scelte strategiche di Finmeccanica a giudizio degli interroganti spesso non condivisibili e, più in generale, dell'assenza di una politica industriale del Paese, purtroppo da troppi anni;

            rilevato inoltre che:

            Selex Es rappresenta una realtà fondamentale per la Toscana con gli insediamenti ex Galileo ed ex Elsag nell'area fiorentina, ex Amtec nell'area dell'Amiata, oltre a quelli di Pisa, Cecina e Bologna. Si tratta di una realtà produttiva tra le più avanzate a livello nazionale nei settori dell'avionica, della difesa e della sicurezza e che deve continuare a rappresentare una garanzia di salvaguardia del capitale di qualità, occupazione e ricerca che si è consolidato nel tempo in questa regione;

            gli stabilimenti ex Galileo ed ex Elsag hanno contribuito in maniera significativa alla formazione della ricchezza della provincia di Firenze e rappresentano un asset strategico per il territorio in termini di importanza occupazionale e opportunità di sviluppo futuro;

            gli stabilimenti toscani di Finmeccanica e le loro maestranze hanno acquisito negli anni un grande patrimonio di esperienza in termini di ricerca, know how e innovazione del prodotto, fornendo così un decisivo contributo alla competitività del gruppo sui mercati nazionali ed internazionali;

            forte è la preoccupazione per le scelte aziendali, con l'incognita di quanto tali esuberi potranno incidere sul territorio toscano, in considerazione della scelta di chiudere i progetti legati alla radaristica, finora sviluppati nell'unico stabilimento di Selex destinato a rimanere aperto a Campi Bisenzio;

            ad avviso degli interroganti non è comprensibile come si possa trattare di esuberi e chiusure strutturali con ricadute occupazionali così pesanti quando si è, tra l'altro, ancora in una fase non conclusiva del confronto sul piano industriale;

            è invece fondamentale proseguire il negoziato in sede nazionale e locale al fine di chiarire quali saranno le capacità competitive del più grande gruppo italiano del settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione sui sistemi di difesa e sicurezza,

            si chiede di sapere:

            se il Governo sia a conoscenza della situazione e quali siano le sue valutazioni in merito;

            quale sia la posizione e la politica industriale del Governo che, attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze, è l'azionista di riferimento di Finmeccanica e quale, conseguentemente, sia il quadro generale in cui si colloca la progressiva riorganizzazione di Finmeccanica nello specifico settore dell'elettronica per la difesa e la sicurezza;

            quali misure e quali strategie di politica industriale intenda mettere in campo al fine di ricercare soluzioni virtuose e socialmente e industrialmente sostenibili, che salvaguardino il patrimonio industriale, produttivo e occupazionale di aziende che, oltre a costituire una realtà storicamente radicata e caratterizzante il territorio fiorentino, rappresentano il Paese intero su scala mondiale in settori strategici e a forte componente innovativa.

            se e come intenda operare in relazione al negoziato tra la controllante Finmeccanica, le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali in merito al piano di riorganizzazione di Selex Es, al fine di garantire che le scelte di Finmeccanica vadano nella direzione dello sviluppo e del rilancio produttivo di settori e stabilimenti che rappresentano un'importantissima risorsa strategica per il Paese, salvaguardando al contempo i livelli occupazionali .

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Bubbico, Carraro, Ciampi, Cuomo, De Poli, Guerra, Idem, Martini, Pinotti, Puppato, Stucchi e Vicari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Marinello, per attività della 13a Commissione permanente; Amoruso, per partecipare ad una Conferenza; Compagna, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori De Pietro Cristina, Bianconi Laura, Fedeli Valeria, Arrigoni Paolo, Bencini Alessandra, Bisinella Patrizia, Blundo Rosetta Enza, Buccarella Maurizio, Campanella Francesco, Candiani Stefano, Cappelletti Enrico, Casaletto Monica, Castaldi Gianluca, Comaroli Silvana Andreina, D'Adda Erica, Donno Daniela, Fattori Elena, Gambaro Adele, Girotto Gianni Pietro, Guerrieri Paleotti Paolo, Moronese Vilma, Naccarato Paolo, Nugnes Paola, Pagliari Giorgio, Paglini Sara, Pepe Bartolomeo, Petrocelli Vito Rosario, Puglia Sergio, Puppato Laura, Romani Maurizio, Ruta Roberto, Santangelo Maurizio, Stefani Erika, Susta Gianluca, Mussini Maria

Disposizioni in materia di pari opportunità di trattamento dei daltonici e delega al Goveno per il riassetto e la riforma della normativa in materia (912)

(presentato in data 04/7/2013);

senatori Granaiola Manuela, Amati Silvana

Istituzione delle banche per la conservazione del sangue da cordoni ombelicali (913)

(presentato in data 04/7/2013);

senatori Granaiola Manuela, Amati Silvana

Disposizioni per il sostegno della produzione giovanile nel settore musicale (914)

(presentato in data 04/7/2013);

senatori Granaiola Manuela, Amati Silvana

Disposizioni per la tutela dei minori nel settore dei media (915)

(presentato in data 04/7/2013);

senatore Gasparri Maurizio

Agevolazioni fiscali a favore dei lavoratori frontalieri (916)

(presentato in data 04/7/2013);

senatore Razzi Antonio

Affidamento alla Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà nel Mediterraneo-Mar Nero ONLUS (FISPMED) della costituzione dell'Osservatorio euromediterraneo-Mar Nero

sull'informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale (917)

(presentato in data 04/7/2013);

senatore Razzi Antonio

Disposizioni in materia di caratterizzazione ambientale degli stabilimenti e delle concessioni balneari (918)

(presentato in data 04/7/2013);

senatore Razzi Antonio

Introduzione dell'insegnamento dell'educazione alimentare nei programmi scolastici (919)

(presentato in data 04/7/2013);

senatore Razzi Antonio

Disposizioni in materia di introduzione di corsi scolastici di lingua e cultura italiane attraverso la rete internet per gli italiani residenti all'estero (920)

(presentato in data 04/7/2013);

senatore Razzi Antonio

Disposizioni in materia di introduzione dell'obbligo di dotare gli autoveicoli di nuova costruzione di congegni universali per l'uso di apparecchi telefonici con modalità a viva voce (921)

(presentato in data 04/7/2013);

senatori Romani Maurizio, Giarrusso Mario Michele, Simeoni Ivana, Fattori Elena, Fucksia Serenella, Buccarella Maurizio, Taverna Paola, Airola Alberto, Santangelo Maurizio, Cioffi Andrea, De Pietro Cristina, Casaletto Monica, Orellana Luis Alberto, Bignami Laura, Mussini Maria, Gambaro Adele, Bencini Alessandra, Molinari Francesco, Gaetti Luigi, Cappelletti Enrico, Moronese Vilma, Mangili Giovanna, Campanella Francesco, Mastrangeli Marino Germano, Vacciano Giuseppe, Bertorotta Ornella, Serra Manuela, Morra Nicola, Bulgarelli Elisa, Battista Lorenzo, Bocchino Fabrizio

Modifiche al codice penale e alla legge 1° aprile 1991, n. 91, in materia di traffico di organi destinati al trapianto (922)

(presentato in data 04/7/2013);

senatori Romani Maurizio, Simeoni Ivana, Taverna Paola, Fucksia Serenella, Airola Alberto, Santangelo Maurizio, Cioffi Andrea, Buccarella Maurizio, De Pietro Cristina, Casaletto Monica, Orellana Luis Alberto, Bignami Laura, Mussini Maria, Gambaro Adele, Molinari Francesco, Gaetti Luigi, Cappelletti Enrico, Moronese Vilma, Mangili Giovanna, Campanella Francesco, Giarrusso Mario Michele, Mastrangeli Marino Germano, Bertorotta Ornella, Vacciano Giuseppe, Serra Manuela, Bulgarelli Elisa, Battista Lorenzo, Bocchino Fabrizio, Catalfo Nunzia, Morra Nicola

Modifica all'articolo 9 della legge 22 maggio 1978, n. 194, recante norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza (923)

(presentato in data 04/7/2013);

senatori Bertorotta Ornella, Puglia Sergio, Romani Maurizio, Serra Manuela, Lucidi Stefano, Castaldi Gianluca, Giarrusso Mario Michele, Mastrangeli Marino Germano, Battista Lorenzo, Lezzi Barbara, Paglini Sara, Cioffi Andrea, Ciampolillo Lello, Molinari Francesco, Gaetti Luigi, Airola Alberto, Marton Bruno, Martelli Carlo, Fattori Elena, Cotti Roberto, Mangili Giovanna, Cappelletti Enrico, Nugnes Paola, Bocchino Fabrizio

Disposizioni per il sostegno delle famiglie numerose (924)

(presentato in data 04/7/2013).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

Commissioni 6° e 10° riunite

Regione Calabria

Istituzione di una Zona Economica Speciale nel distretto logistico-industriale della Piana di Gioia Tauro (894)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 04/07/2013).

Governo, trasmissione di atti

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettera in data 24 giugno 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2007, relativo al "Completamento delle opere di restauro e recupero funzionale della Rocca Fregoso a Stant'Agata Feltria (Rimini)".

Il predetto documento è stato trasmesso, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 7a Commissione permanente, competenti per materia (Atto n. 77).

Con lettere in data 24 giugno 2013 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Battipaglia (Salerno), Fagnano Olona (Varese), Poggio Mirteto (Rieti), Umbertide (Perugia), Genivolta (Cremona), Sedico (Belluno), Sonico (Brescia), Cervino (Caserta).

Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 27 giugno 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione concernente la procedura d'infrazione n. 2011/2098 del 30 maggio 2013, avviata, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per violazione del diritto dell'Unione europea in materia di prescrizioni minime di sicurezza e salute a bordo delle navi da pesca - direttiva 93/103/CE.

La predetta relazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 78).

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 27 giugno 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione concernente la procedura d'infrazione n. 2013/2069 del 30 maggio 2013, avviata, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per violazione del diritto dell'Unione europea in materia di diritti di decollo e atterraggio differenziati per i voli intra-UE ed extra-UE presso gli aeroporti italiani - direttiva 2009/12/CE e accordo aereo UE-USA

La predetta relazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 79).

Assemblea parlamentare della NATO, nomina di senatori componenti la delegazione parlamentare italiana

Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea NATO i senatori: Lorenzo Battista, Massimo Bitonci, Cristina De Pietro, Emilio Floris, Maurizio Migliavacca, Riccardo Nencini, Domenico Scilipoti, Giorgio Tonini, Luciano Uras.

Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), nomina di senatori componenti la delegazione parlamentare italiana

Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) i senatori: Luigi Compagna, Cristina De Pietro, Sergio Divina, Emma Fattorini, Andrea Marcucci, Paolo Romani.

Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea (InCE), nomina di senatori componenti la delegazione parlamentare italiana

Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'InCE i senatori: Stefania Giannini, Luis Alberto Orellana, Francesco Scoma, Lodovico Sonego.

Mozioni

SUSTA, AIELLO, ALBERTINI, BARANI, BONAIUTI, CALIENDO, CARIDI, CASINI, CHITI, COLUCCI, COMPAGNA, D'ADDA, DALLA TOR, DALLA ZUANNA, D'AMBROSIO LETTIERI, DE BIASI, DELLA VEDOVA, DE POLI, DI BIAGIO, DI MAGGIO, D'ONGHIA, FAZZONE, FILIPPI, GAMBARO, GASPARRI, GENTILE, GIANNINI, GIOVANARDI, GOTOR, GUERRIERI PALEOTTI, LANGELLA, LANZILLOTTA, MARAN, MARCUCCI, MARINO Luigi, MATTEOLI, MAZZONI, MERLONI, MOSCARDELLI, MUCCHETTI, NACCARATO, NENCINI, OLIVERO, PAGLIARI, PELINO, PEZZOPANE, RANUCCI, RAZZI, RICCHIUTI, ROMANI Paolo, ROMANO, ROSSI Gianluca, ROSSI Maurizio, RUSSO, SANGALLI, SCALIA, SOLLO, SONEGO, SPILABOTTE, SPOSETTI, TONINI, TORRISI, TRONTI, VACCARI, VERDUCCI, VICECONTE, ZANETTIN, ZAVOLI, ZIN - Il Senato,

premesso che:

il rapporto "La Stampa in Italia 2010-2012", presentato dal presidente della Fieg (Federazione italiana editori giornali) Giulio Anselmi, delinea un quadro di grave crisi del settore, che non può che suscitare profonda preoccupazione e determinare un intervento di sostegno concreto e immediato da parte delle autorità di Governo;

come ha giustamente ricordato il presidente Anselmi, l'informazione è un bene comune, e, pertanto, deve essere tutelato come tale;

dal 2007 al 2012 le vendite di giornali sono calate del 22 per cento, un crollo che in numeri assoluti corrisponde a circa un milione di copie al giorno;

per la prima volta, nel 2012 sono diminuiti anche i lettori, scesi del 14,8 per cento;

sempre nel 2012, il mercato pubblicitario è tornato ai livelli del 1991, con una contrazione del 14,3 per cento rispetto al 2011 (il calo è stato del 17,6 per cento per i quotidiani e del 18,4 per i periodici);

negli ultimi 5 anni la pubblicità sulla stampa è crollata del 33,6 per cento (a fronte di una diminuzione di quella televisiva pari al 20 per cento) e nel 2012 la raccolta pubblicitaria dei giornali ha rappresentato il 26 per cento del totale;

gli spazi di pubblicità calano meno dei fatturati, il che si traduce in una drastica riduzione dei prezzi, anche in conseguenza dei sostanziosi sconti rispetto ai prezzi di listino operati da alcune concessionarie televisive;

il crollo del mercato pubblicitario non è avvenuto in maniera omogenea in tutti i mercati europei, ma ha colpito il nostro Paese (e la Spagna) in modo particolare;

il solo dato positivo è l'aumento sostanzioso della pubblicità sul web, che nel 2012 è cresciuta rispetto all'anno precedente del 5,3 per cento (e del 147 per cento rispetto al 2007), ma che da sola non è sufficiente a colmare la forte flessione fatta registrare dalla carta stampata;

i bilanci delle imprese editrici hanno fatto registrare una riduzione dei ricavi pari al 9 per cento per i quotidiani e al 9,5 per cento per i periodici, con un margine operativo lordo crollato, secondo le elaborazioni della Fieg, dell'85 per cento;

le stime e i primi dati disponibili inducono a ritenere che il 2013 farà registrare altri dati negativi;

tutto ciò ha avuto ovviamente conseguenze negative anche sui livelli occupazionali, tanto che rispetto all'anno precedente nel 2012 i giornalisti sono diminuiti del 4,2 per cento e i poligrafici del 6,7;

il forte sbilanciamento del mercato pubblicitario in favore delle televisioni contribuisce in maniera determinante ad aggravare la crisi del settore, così come risulta difficile la tutela dei contenuti editoriali in rete, che deve essere attuata senza pregiudicare la libertà del web e con strumenti che non siano mutuati da altri comparti, ma vengano studiati appositamente;

le imprese editoriali devono essere messe nelle condizioni di poter investire maggiori risorse nella digitalizzazione, in modo da realizzare una migliore integrazione tra prodotti cartacei e prodotti digitali, e stare così al passo con i tempi;

la rete di vendita appare non più adeguata alle esigenze di una società e di un mondo in continuo cambiamento, che richiedono una maggiore flessibilità per quanto riguarda gli orari e i giorni di apertura e una liberalizzazione della distribuzione;

una situazione di così grave crisi impone di studiare interventi immediati che siano in grado di produrre effetti a breve termine per rilanciare un settore così strategico,

impegna il Governo:

1) ad adottare nel più breve tempo possibile ogni misura idonea a rilanciare il settore dell'editoria;

2) a mettere in campo interventi che producano effetti sia a breve termine, per risolvere le criticità del momento, sia a medio e lungo termine, per incidere sulle difficoltà croniche che affliggono il settore;

3) ad agire prestando particolare attenzione alla tutela dei livelli occupazionali e del pluralismo editoriale e culturale, tenendo pure conto del fatto che tutti i quotidiani sono colpiti dalla stessa crisi, ma non tutti hanno gli stessi mezzi per fronteggiarla;

4) a valutare la possibilità di adottare misure di sostegno straordinarie, che tengano conto delle difficoltà del settore e della particolare congiuntura economica;

5) a valutare l'opportunità di presentare alle Camere uno o più disegni di legge, ovvero, qualora se ne ravvisino i presupposti, di adottare provvedimenti normativi d'urgenza ovvero di introdurre specifiche disposizioni all'interno di atti normativi di carattere più generale.

(1-00097p. a.)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

VERDUCCI, RUTA, FERRARA Elena - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali - Premesso che:

alla data del 31 dicembre 2010 l'Agenzia per lo sviluppo del settore ippico (ASSI), già Unione nazionale incremento razze equine (UNIRE), aveva censito in Italia: 436.961 cavalli, 19.495 allevatori, 42.228 tra proprietari, allenatori, guidatori e fantini, circa 6.000 tra dipendenti di ippodromi, maniscalchi, veterinari e giudici, per un totale complessivo di circa 60.000 operatori nel settore ippico;

ai suddetti dati è opportuno affiancare quelli dell'indotto economico e produttivo: circa 610.000 ettari di terra per l'allevamento e la produzione alimentare, 26 ippodromi di trotto e 18 di galoppo sia pubblici che privati;

in Italia, il settore ippico è stato da sempre governato da enti pubblici: prima con UNIRE, poi con ASSI (ai sensi del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111) e, a seguire, sotto la diretta governance del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (ai sensi del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135);

con il decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, è stato introdotto un contributo statale di sostegno al comparto pari a 150 milioni di euro per l'anno 2010, ridotto a 129 milioni per il 2011 e a 40 milioni per il 2012. A fronte della diminuzione del contributo statale, gli introiti, derivanti da codesto settore sono stati, invece, considerando il solo 2009, di 96 milioni di euro per le casse dell'erario, 11 milioni per l'Amministrazione autonoma monopoli di Stato e 58 milioni complessivamente tra Iva, Irpeg e Irpef;

come annunciato dal Ministro dell'agricoltura, sono stati stanziati circa 32,5 milioni di euro per coprire i debiti ex ASSI nei confronti degli ippodromi;

la struttura del settore ippico tuttavia non è composta esclusivamente dagli ippodromi: si tratta, infatti, di una filiera complessa comprendente guidatori, allenatori, proprietari, artieri, maniscalchi, fornitori di materie prime, veterinari e, per conto dell'amministrazione pubblica, funzionari;

le suddette categorie, esclusi ippodromi e funzionari, sono retribuiti attraverso il Montepremi, che non rientra nei succitati 32, 5 milioni di euro;

il controllo delle corse spetta al "giudice ippico", il quale dal 2008 è stato inquadrato giuridicamente dall'UNIRE come "funzionario onorario", essendo l'ente impossibilitato a concedere ulteriori proroghe dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa in essere, a seguito delle modifiche apportate al testo unico di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001, dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;

la figura del "funzionario onorario" è qualificata dal carattere residuale della sua previsione giurisprudenziale e dalla temporaneità dell'incarico; è evidente che così configurata è del tutto inidonea ad assolvere la funzione che organicamente e sistematicamente viene resa dai giudici ippici al Ministero; la controversia pendente dinanzi al giudice del lavoro di Roma non a caso è volta all'accertamento della configurazione giuridica del rapporto in essere tra i funzionari in oggetto e il medesimo Ministero;

alla variazione della qualificazione giuridica del rapporto di lavoro adottata dall'UNIRE, mediante delibera del consiglio d'amministrazione n. 63 del 28 novembre 2008, non ha fatto seguito alcuna modifica nella determinazione del compenso erogato e nella modalità di svolgimento delle prestazioni, nonostante il regolamento di gestione prevede tuttora che il compenso e le spese sostenute dagli addetti alla vigilanza corse debbano essere liquidate entro il mese successivo a quello del servizio reso, a seguito di regolare certificazione;

gli addetti alla vigilanza, pur avendo svolto regolarmente l'attività professionale e presentato la documentazione dovuta, non hanno ad oggi ricevuto dal Ministero il corrispettivo spettante, per quanto riguarda i mesi di novembre e dicembre 2012 e febbraio, marzo, aprile e maggio 2013;

il limite di età di funzione dei giudici ippici è attualmente fissato a settanta anni, diversamente da quanto previsto per il personale della pubblica amministrazione;

la deliberazione commissariale n. 45 del 20 giugno 2012 inoltre ha stabilito testualmente che "per particolari situazioni di emergenza ed in caso di impedimento improvviso di persona nominata per il controllo disciplinare delle corse nonché del supplente, l'Ente può procedere alla sostituzione sul campo con altra persona ritenuta idonea, anche non iscritta negli appositi Albi";

la disposizione, oltre ad aumentare fortemente la precarietà del personale tecnico, rappresenta un vulnus all'intero sistema di giustizia sportiva, dal momento che le delicate funzioni di giudice ippico potrebbero essere affidate a soggetti non idonei e sprovvisti dell'esperienza, professionalità e competenza che il ruolo richiede;

il protrarsi dei ritardi nella liquidazione dei corrispettivi arretrati, oltre a non consentire ai giudici sportivi di poter adempiere alle proprie funzioni, è fortemente penalizzante per tutti quegli operatori e relative famiglie che compongono la galassia della filiera ippica;

già diversi grandi ippodromi italiani sono stati costretti alla chiusura con gravi ed inevitabili ripercussioni sia sul personale sia sui cavalli che sono stati spostati in altre strutture;

il controllo disciplinare delle corse riveste un ruolo di particolare importanza soprattutto allo scopo di evitare la manomissione delle stesse e l'alterazione dei risultati, nell'interesse sia degli addetti che degli scommettitori; consente inoltre di contrastare l'infiltrazione malavitosa in tale settore;

la mancanza di un serio ed efficace controllo disciplinare provocherebbe inevitabilmente una diminuzione del volume delle scommesse, nonché ulteriori effetti negativi sull'intero comparto ippico, già cosi gravemente in crisi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e necessario procedere in tempi brevi all'erogazione completa dei Montepremi, al fine di far ripartire il circuito dell'indotto ippico, necessario per il funzionamento complessivo dell'intero settore;

quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire una corretta gestione dell'intero settore ippico e del personale addetto al controllo disciplinare delle corse, al fine di assicurare l'autonomia, l'indipendenza e il riconoscimento della professione di giudice ippico e per una riforma adeguata e moderna del sistema delle scommesse e del doppio totalizzatore, ripensando l'equiparazione dell'ippodromo ai casinò.

(4-00497)

SCAVONE, FERRARA Mario, BARANI, BIANCONI, BILARDI, COMPAGNA, COMPAGNONE, MAURO Giovanni, NACCARATO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il concorso per dirigenti scolastici, sino al 1995, era nazionale ed il controllo delle procedure delle prove scritte ed orali e dei componenti delle commissioni d'esame era ovviamente più semplice e, dunque, più efficace;

a partire dal 2004, la procedura concorsuale da nazionale è diventata regionale. Pertanto, ogni qualvolta si bandisce un concorso, si dà avvio a 20 procedure concorsuali, quante sono le regioni italiane e ad altrettante cause di contenzioso;

il primo concorso regionale siciliano per dirigenti scolastici, bandito nel lontano 2004, è stato teatro di un numero così alto di contenziosi per quantità e così intenso per gravità dei fatti che, ancora oggi, non si è concluso. Nuove commissioni stanno correggendo attualmente gli elaborati dei ripescati bocciati all'orale. I candidati che non superarono la prova orale sono stati riammessi da una prima nota ministeriale e successivamente bloccati da una seconda nota, e oggi si ritrovano nelle stesse condizioni di coloro che sono stati bocciati alle prove scritte;

se non si interviene nella struttura del sistema concorsuale, non si potrà controllare il proliferare dei casi sospetti o reali di illegalità;

il Ministero non può e non deve trasformarsi in una caserma o in un tribunale;

lo Stato deve essere espressione e garanzia di correttezza, equità e trasparenza rivedendo, se necessario, le scelte nefande commesse incolpevolmente. Se, dopo 2 concorsi regionali per dirigenti scolastici, si assiste ad annullamenti e sospensive in 7 regioni su 20, è chiaro che il sistema di reclutamento non funziona,

si chiede di sapere:

quali decisioni il Ministro in indirizzo intenda assumere in merito alle vicende esposte;

se non voglia attuare un intervento massiccio e coraggioso per definire un diverso sistema di reclutamento dei dirigenti scolastici;

se non voglia quindi valutare la possibilità di rivedere le modalità concorsuali nazionali al fine di ridurre i presumibili sospetti di gestione clientelare e di inadeguatezza dell'intero sistema concorsuale e al fine di garantire il rispetto della dignità e del merito dei concorrenti e del personale onesto;

se non ritenga che il modo migliore per evitare il contenzioso è prevenirlo, rendendo più semplici le norme concorsuali, più trasparenti le procedure di reclutamento, più serie ed innovative le prove d'esame.

(4-00498)

DE POLI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

le scuole paritarie rappresentano un patrimonio sociale e culturale, utile non solo per l'opera formativa svolta ma anche perché in molti casi suppliscono alle carenze delle scuole statali. Esse svolgono un servizio pubblico fondamentale sostanzialmente finanziate solo con i contributi dei Comuni e con le rette pagate dai genitori degli alunni;

la delegazione del Veneto della Federazione italiana scuole materne denuncia in questi giorni che i contributi statali stanziati in favore degli istituti non statali, poco più di 275 milioni di euro, non sono ancora stati erogati. Nello specifico sono stati previsti 30 milioni per il Veneto di cui 5 milioni per la provincia di Padova e 3,7 milioni per la provincia di Treviso;

infatti i contributi ministeriali alle scuole paritarie, già di per sé inadeguati, disponibili già da 3 mesi presso gli uffici scolastici regionali, non vengono accreditati alle scuole paritarie in quanto è cambiato il sistema di pagamento;

il ritardo dell'erogazione è dovuto all'avvio di una nuova modalità di liquidazione affidata al sistema telematico Sicoge gestito dal Ministero dell'economia e delle finanze, attraverso le Ragionerie territoriali, che risulta non compatibile con il sistema del Ministero dell'istruzione che ha effettuato il riparto dei fondi tra le scuole;

si tratta di una prima parte di contributo (poco più del 50 per cento) relativo all'anno scolastico 2012/2013 che consentirebbe alle scuole di fare fronte alle spese fisse;

a causa del grave ritardo nella liquidazione del contributo statale si rischia che gli stipendi degli insegnanti non vengano erogati e che le scuole, pur avendo erogato un servizio pubblico e dopo aver subito un ulteriore taglio del contributo statale, siano anche costrette ad indebitarsi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda intervenire prontamente per trovare una soluzione che nell'immediato sblocchi i pagamenti dei fondi;

se e come verranno analizzate e risolte le problematiche causate dal nuovo sistema operativo telematico Sicoge.

(4-00499)

DE PETRIS - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

l'ufficio postale "Oricola" situato nel centro del paese di Oricola (L'Aquila), è stato chiuso il 27 dicembre 2012, con la motivazione della presenza di modesti volumi di traffico e la riduzione del bacino d'utenza;

Poste italiane SpA eccepisce che l'attuazione del piano degli interventi per il 2012 ha necessariamente comportato misure di efficientamento e razionalizzazione che hanno portato a un ridimensionamento della rete degli uffici postali;

il paese di Oricola dispone di un altro ufficio postale presso la Civita di Oricola, decentrato e a una distanza ragguardevole se rapportata al gran numero di persone anziane e disabili che sono impossibilitate ad usufruire di un servizio universale, quale per definizione è il servizio postale, che non può discriminare tra i cittadini, i quali per l'accreditamento della pensione sono stati costretti a chiudere i propri conti correnti postali e trasferirli presso gli istituti bancari, anche con danno economico evidente per la società pubblica;

l'attuale quadro normativo impone al fornitore del servizio postale universale, ai sensi del decreto ministeriale 7 ottobre 2008, specifici obblighi di presenza territoriale al fine di garantire a tutti i cittadini la fruibilità e la continuità del servizio anche nelle realtà territoriali più remote e disagiate a prescindere da valutazioni di economicità del servizio stesso,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che l'attuazione del piano degli interventi che ha portato alla chiusura dell'ufficio postale "Oricola" sia in contrasto evidente con lo spirito e gli obblighi imposti al fornitore del servizio postale dalla normativa e dal contratto di servizio e se non ritenga opportuno appurare i veri motivi, eventualmente anche di natura politica, alla base della decisione e come intenda intervenire per quanto di competenza perché si ripristini il servizio a Oricola centro.

(4-00500)