Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 035 del 05/06/2013

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

35a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 5 GIUGNO 2013

(Pomeridiana)

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Presidenza del presidente GRASSO,

indi del vice presidente CALDEROLI

e della vice presidente FEDELI

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 38 dell'11 giugno 2013
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI: Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà:Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente GRASSO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,02).

Si dia lettura del processo verbale.

MUSSOLINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 3 giugno.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Sull'ammissibilità di emendamenti presentati al disegno di legge n. 576

NUGNES (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, prima che si pronunci, con il dovuto rispetto, ci permettiamo di sollecitare che con particolare e vigile attenzione valuti, se non l'ha già fatto, con il potere di inappellabilità che le è riconosciuto ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento del Senato, l'inammissibilità dell'emendamento 5.50 (testo 5), perché è assolutamente estraneo all'oggetto della discussione e per il quale non sussistono i presupposti di necessità e urgenza.

Un emendamento che è in un decreto che è già di per se molto eterogeneo, che si basa sulle necessità ambientali, chiede, per l'esecuzione del progetto di cui alla deliberazione CIPE n. 57 del 3 agosto 2011, ossia per il nuovo collegamento internazionale Torino-Lione (leggi pure TAV) che siano autorizzate spese per opere di compensazione nel limite di 10 milioni di euro per ogni anno del triennio 2013-2015, ossia una spesa di ben 30 milioni di euro, in un decreto che da diverse settimane stenta a trovare voci di spesa per risolvere situazioni di disagio grave delle popolazioni che hanno subito il terremoto e in cui si ritiene non rientrante nell'articolo 81 della Costituzione la raccolta differenziata delle macerie e il riciclo C&D.

All'uopo si segnala anche il parere di contrarietà della 5a Commissione.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 17,07).

Discussione del disegno di legge:

(576) Conversione in legge del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell'area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015 (Relazione orale)(ore 17,07)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 576.

I relatori, senatori De Siano e Esposito Stefano, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore De Siano.

DE SIANO, relatore. Signor Presidente, onorevoli senatori, le Commissioni riunite 8a e 13a riferiscono oggi sul disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell'area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015.

In particolare, il comma 1 dell'articolo 1 dichiara l'area industriale di Piombino «area in situazione di crisi industriale complessa», ai fini dell'applicazione dell'articolo 27 del decreto-legge n. 83 del 2012, il quale autorizza il Ministero dello sviluppo economico ad adottare progetti di riconversione e riqualificazione industriale relativi a specifici territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale, derivante dalla crisi di una o più imprese di grande o media dimensione con effetti sull'indotto ovvero di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione nel territorio. La relazione illustrativa sottolinea che la crisi delle principali imprese dell'area sta determinando una grave situazione di sofferenza occupazionale per oltre 5.500 addetti, diretti e indiretti, con un grave impatto sull'intera economia dell'area.

Per rilanciare le attività produttive della zona di Piombino, il provvedimento in esame mira al potenziamento delle infrastrutture portuali e alla realizzazione del collegamento viario tra l'area siderurgica e portuale e l'asse stradale Cecina-Civitavecchia.

Per tale motivo, il comma 2 - al fine di accelerare la realizzazione del piano di ammodernamento già previsto dal piano regolatore portuale - demanda ad un decreto del Presidente del Consiglio la nomina del Presidente della Regione Toscana a Commissario straordinario per la realizzazione degli interventi necessari al raggiungimento delle finalità portuali e ambientali previste dal suddetto piano regolatore.

Le risorse per l'attuazione di tali interventi, anche in deroga ad eventuali diverse finalizzazioni previste dalla normativa vigente, saranno definite mediante un accordo di programma quadro tra Ministero dell'ambiente, Ministero delle infrastrutture, Regione Toscana, Autorità portuale di Piombino e Comune di Piombino, che dovrà essere stipulato entro 30 giorni dall'entrata in vigore del decreto‑legge in esame. I pagamenti per l'attuazione degli interventi che sono a carico di risorse statali erogate alla Regione Toscana o al Comune di Piombino sono esclusi, per l'anno 2013, nel limite di 40,7 milioni di euro, dal Patto di stabilità (commi 6 e 7). Come rileva la relazione tecnica, i vincoli del Patto di stabilità interno rimangono invece fermi per le risorse regionali e degli enti locali.

Infine, allo scopo di consentire la realizzazione degli interventi infrastrutturali destinati all'area portuale di Piombino, il comma 5 stabilisce che entro il 27 maggio 2013 il CIPE deliberi in ordine al progetto definitivo relativo alla bretella di collegamento, parte integrante dell'autostrada Cecina-Civitavecchia, unitamente allo schema di atto aggiuntivo alla convenzione unica tra ANAS e Società autostrada tirrenica Spa vigente, con allegato il nuovo piano economico finanziario riferito alle tratte già in esercizio (Livorno-Rosignano e Rosignano-San Pietro in Palazzi) e a quelle già approvate dal CIPE (Ansedonia-Pescia Romana, Pescia Romana-Tarquinia e Civitavecchia-Tarquinia, oltre alla predetta bretella di Piombino). Tale piano economico-finanziario dovrà essere coerente con il piano relativo all'intera opera che dovrà essere sottoposto anch'esso al CIPE e per il quale restano ferme le prescrizioni dettate dal CIPE stesso con delibere n. 78 del 2010 e n. 85 del 2010 in relazione al costo complessivo dell'opera e all'azzeramento del valore di subentro.

La relazione tecnica chiarisce che tale disposizione interviene quindi sulla procedura di approvazione della tratta e non comporta oneri per la finanza pubblica, tenuto conto che la realizzazione della bretella, costituendo parte integrante della realizzazione dell'asse autostradale Cecina-Civitavecchia, è posta a carico della concessionaria, in conformità al piano economico-finanziario complessivo.

In particolare, l'articolo 2 reca norme volte ad evitare l'interruzione del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti urbani nel territorio di Palermo. Atteso il permanere delle condizioni di emergenza ambientale e ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di evitare il verificarsi di soluzioni di continuità negli interventi posti in essere nel corso della gestione della medesima emergenza ambientale, si prevede che sino al 31 dicembre 2013 continuino a produrre effetti le disposizioni di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3887 del 9 luglio 2010, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 170 del 23 luglio 2010, limitatamente ad alcuni interventi necessari, quali quelli relativi al completamento della realizzazione ed autorizzazione della cosiddetta sesta vasca della discarica di Bellolampo nel Comune di Palermo, nonché, nelle more della piena funzionalità della citata sesta vasca, di speciali forme di gestione dei rifiuti, e alla messa in sicurezza dell'intera discarica. Agli oneri finanziari connessi si provvede con le risorse già previste per la copertura finanziaria della citata ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3887 del 2010.

L'articolo 3 reca disposizioni per far fronte all'emergenza ambientale nella Regione Campania. In particolare, ai commi 1 e 2 dispone che - in relazione all'emergenza nella gestione degli impianti di collettamento e depurazione di Acerra, Marcianise, Napoli Nord, Foce Regi Lagni, Cuma e impianto di grigliatura e derivazione di Succivo - fino al 31 marzo 2014 continuino a produrre effetti le disposizioni di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 4022 del 9 maggio 2012; ai relativi oneri si provvede con le risorse già previste per la copertura della predetta ordinanza. Il comma 3 differisce di 12 mesi il termine di durata della nomina, disposta da parte del Presidente della Regione Campania, dei commissari straordinari per l'attuazione degli interventi previsti dallo stesso decreto.

L'articolo 4 proroga lo stato di emergenza in relazione alla vulnerabilità sismica della galleria Pavoncelli, la quale convoglia le risorse idriche dell'acquedotto pugliese e demanda ad un accordo di programma tra le Regioni interessate, d'intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sentito l'Acquedotto pugliese SpA, l'individuazione del soggetto competente al subentro nelle attività e nelle iniziative finalizzate al superamento della situazione di criticità.

L'articolo 5 reca disposizioni volte ad accelerare la realizzazione dell'Expo Milano 2015. La lettera a) unifica le figure del commissario straordinario del Governo con quella del commissario generale dell'Esposizione. Resta invariata la previsione che ha istituito il tavolo istituzionale per il governo complessivo degli interventi regionali e sovraregionali presieduto dal presidente della Regione Lombardia pro tempore.

Al nuovo commissario unico, nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, vengono attribuiti tutti i poteri e le funzioni già attribuiti al commissario straordinario e tutti i poteri del commissario generale, ad eccezione di quelli di cui agli articoli 12 e 13 della Convenzione di Parigi del 22 novembre 1928 sulle esposizioni universali, che verranno individuati con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

Il commissario unico potrà esercitare poteri sostitutivi per risolvere situazioni o eventi ostativi alla realizzazione delle opere essenziali e di quelle connesse, alla partecipazione degli Stati e degli enti iscritti o al regolare svolgimento dell'Expo. Ove necessario, egli potrà provvedere in deroga alla legislazione vigente a mezzo di ordinanza, nei limiti indicati con delibera del Consiglio dei ministri, sentito il presidente della Regione Lombardia.

Entro il 31 maggio 2013, il commissario unico dovrà nominare fino a tre delegati per le specifiche funzioni di garanzia e controllo dell'andamento dei lavori delle opere strettamente funzionali all'evento e per assicurare il corretto ed efficiente utilizzo delle deroghe e dei poteri commissariali.

La lettera b) autorizza Expo 2015 Spa ad utilizzare le economie di gara, oltre che per la realizzazione delle opere, come già previsto dalla legislazione vigente, anche - in via subordinata - per lo svolgimento delle attività strettamente necessarie per la gestione dell'Expo.

La lettera c) estende ai contratti di Expo 2015 Spa le deroghe normative già previste in materia di contratti pubblici in favore del commissario straordinario. La società potrà inoltre derogare alcune disposizioni in materia di: livelli di progettazione; procedure di affidamento in caso di fallimento dell'esecutore o risoluzione del contratto; utilizzazione delle terre e rocce da scavo; opere temporanee.

Infine, la società potrà applicare l'articolo 59 del codice dei contratti pubblici, in materia di contratti quadro, anche per lavori diversi dalla manutenzione, nonché l'articolo 253, comma 20-bis, del medesimo codice (in materia di esclusione automatica dalla gara delle offerte che presentano una percentuale di ribasso pari o superiore alla soglia di anomalia), anche per i contratti sopra la soglia di rilevanza comunitaria e oltre la data del 31 dicembre 2013. Tali disposizioni si possono applicare anche alle stazioni appaltanti relativamente ad alcune opere strettamente funzionali all'Expo.

La lettera d) fa rientrare i padiglioni dei Paesi, i manufatti e qualunque altro edificio da realizzare, connessi a Expo 2015, per i quali sussista l'obbligo di smontaggio ovvero di smantellamento al termine dell'evento, fra gli interventi che, ai sensi dell'articolo 6, comma 2, lettera b), del Testo unico dell'edilizia, possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, previa comunicazione dell'inizio dei lavori all'amministrazione comunale. Ai medesimi edifici non si applicano le norme relative al rispetto dei valori limite del fabbisogno di energia primaria, dell'obbligo di certificazione energetica e del soddisfacimento dei requisiti minimi di trasmittanza.

La lettera e) reca disposizioni volte a tutelare i segni distintivi dell'Expo Milano 2015.

La lettera f) estende ai giudizi che riguardano i provvedimenti e gli atti del commissario unico e le procedure di affidamento dei contratti pubblici di Expo 2015 Spa, le speciali disposizioni processuali previste per le controversie relative a infrastrutture strategiche dall'articolo 125 del codice del processo amministrativo.

L'articolo 6 reca alcuni differimenti, proroghe ed estinzioni di termini relativi alle misure adottate per gli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012, verificatisi nei territori dei Comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo. Il comma 1 proroga dal 31 maggio 2013 al 31 dicembre 2014 i termini di scadenza dello stato d'emergenza.

L'articolo 7 prevede una serie di interventi in favore delle zone della Regione Abruzzo colpite dal sisma del 6 aprile 2009, utilizzando a tal fine le risorse assegnate dal CIPE con delibera n. 135 il 21 dicembre 2012. Specificamente, i commi 1 e 2 sono diretti ad assicurare assistenza alla popolazione colpita dal sisma, il comma 3 riconosce un contributo al Comune dell'Aquila per gli affitti comunali, il comma 4 destina risorse per il ripristino della funzionalità della prefettura dell'Aquila, infine i commi 5 e 6 individuano alcune competenze degli uffici speciali per la ricostruzione.

L'articolo 8 reca norme per la prosecuzione delle attività di rimozione delle macerie causate dal sisma del 6 aprile 2009 in Abruzzo. In particolare, i commi 1 e 3 dettano disposizioni volte a consentire la prosecuzione dell'impiego di Vigili del fuoco e Forze armate nella rimozione delle macerie prodotte dal sisma. Tali Corpi possono essere inoltre impiegati per la demolizione di edifici pubblici danneggiati. I commi 4 e 5 individuano le tipologie di rifiuti soggetti a movimentazione e trasporto da parte del Corpo nazionale dei vigili dei fuoco e delle Forze armate. I commi 6 e 8 recano norme di copertura finanziaria. Il comma 7 stabilisce le modalità attraverso le quali le Forze armate continuano a concorrere ai servizi di vigilanza e protezione del territorio dei Comuni terremotati in funzione anticrimine, in concorso con le Forze di polizia, autorizzando per il 2013 l'impiego di un contingente di 135 unità di personale.

Signor Presidente, onorevoli senatori, in questo mio intervento non posso non sottolineare la grande sinergia che c'è stata tra le Commissioni riunite 8 a e 13 a riunite e il lavoro che hanno svolto i presidenti Matteoli a Marinello unitamente al senatore Esposito, anch'egli relatore, su un disegno di legge estremamente complesso. Si è lavorato, come dicevo, con una forte sinergia, con un grande spirito di collaborazione, anche con i rappresentanti del Governo in queste ultime settimane. Il provvedimento presentava una complessità enorme, richiedeva approfondimenti: si è lavorato con abnegazione e senso di responsabilità. Le richieste di popolazioni di territori che, nell'ambito del nostro Paese, vivono momenti di difficoltà sono tante. Non si poteva e non si può dare risposte a tutti. Tenendo presente l'oggetto del disegno di legge, si è lavorato per rendere possibili risposte concrete ad una parte di popolazione per la quale era possibile intervenire.

Ringrazio di nuovo i componenti delle Commissioni 8a e 13ª, il relatore Stefano Esposito, i Presidenti delle due Commissioni e i rappresentanti del Governo per il lavoro svolto. (Applausi del senatore Carraro).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Esposito Stefano.

ESPOSITO Stefano, relatore. Signor Presidente, intervengo solo per segnalare che il decreto-legge in esame, come ha evidenziato il collega relatore, presentava un livello di complessità anche legato al fatto che esso è figlio della precedente esperienza di Governo e della precedente legislatura.

Credo però che valga la pena, senza entrare di nuovo nel merito delle questioni che sono state ben illustrate, ricordare alcuni elementi. Il primo, non secondario, di cui credo vada tenuto conto da parte dell'Aula, è che alla fine questo provvedimento, giunto in Senato, mette a disposizione oltre un miliardo e mezzo di euro per situazioni delicate, situazioni d'emergenza che toccano la vita di centinaia di migliaia di cittadini italiani.

Credo che questo sia un elemento importante da ascrivere al lavoro complicato e faticoso fatto in queste tre settimane, che ci porta in quest'Aula con un documento, molto modificato, molto cambiato, ma che, secondo noi, risponde meglio alle esigenze del decreto stesso.

Ci sono alcuni elementi di rammarico, Presidente, che credo sia giusto segnalare all'Aula. Questo è un decreto che aveva al centro le zone terremotate dell'Emilia e dell'Aquila e le vicende molto complicate della crisi industriale di Piombino. Purtroppo non siamo riusciti a fare tutto. Siamo riusciti a dare un segnale alle zone terremotate del Molise, ma non siamo riusciti a dare una risposta, che pure era stata richiesta, né ai cittadini del Pollino (province di Potenza e di Cosenza), colpiti dal terremoto del 2012, che attualmente vivono ancora una situazione di sciame sismico, né ai cittadini colpiti dal terremoto dell'Umbria. Vorrei però che questi cittadini non si sentissero di serie B. Per noi non lo sono stati. Il nostro impegno è stato gestito nello stesso modo nei confronti di tutti. Purtroppo, ragioni oggettive, che peraltro non sono dipese dalle Commissioni 8a e 13ª, non ci hanno consentito di raggiungere l'obiettivo che era da noi desiderato, desiderato da tutti i componenti e da tutte le forze politiche presenti all'interno delle Commissioni e condiviso, in maniera aperta, anche dai presidenti Matteoli e Marinello. Credo ci sia spazio perché questi argomenti e questi temi non vengano dimenticati dall'Aula.

Abbiamo dato risposte anche ad un altro tema molto importante. Mentre discutevamo di questo decreto si è infatti verificata la tragedia di Genova. Credo che il Parlamento e il Governo possano dare con questo decreto una risposta immediata, nel rispetto dell'impegno preso dal Governo nelle ore immediatamente successive ai fatti.

Anche sul capitolo delle crisi industriali siamo riusciti ad inserire la zona di Trieste. Abbiamo lasciato fuori altre situazioni che speriamo di poter recuperare nei prossimi provvedimenti.

Mi permetta, Presidente, in conclusione, di rivolgere un ringraziamento agli Uffici dell'8a e della 13ª Commissione e ai funzionari che ci hanno seguito e che stanno continuando a seguirci in queste ore, che hanno avuto, non solo molta pazienza, ma anche grandissima professionalità. Credo che in occasioni come queste vada ricordata la grande professionalità dei dipendenti delle strutture del Senato, senza i quali probabilmente non avremmo lavorato tre settimane, ma molto di più. Quindi un ringraziamento, anche a nome dell'Aula, va soprattutto loro. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Matteoli).

PRESIDENTE. Grazie, anche a nome dei dipendenti.

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà.

MARTELLI (M5S). Signor Presidente, noi del Movimento 5 Stelle esprimiamo invece un giudizio estremamente negativo, sia nel merito che nel metodo, sul decreto-legge in esame. Con i nostri interventi, io i miei colleghi cercheremo di illustrarne i motivi.

Pur avendo un approccio più generale, io mi concentrerò principalmente su due punti, l'Expo di Milano e l'area industriale di Piombino. La prima cosa che vogliamo far rilevare che qui non c'è né la capacità né la volontà di rispettare tempi e regole previsti dai provvedimenti, nel senso che si stabiliscono divieti di proroga, si vietano le deroghe e poi si va in deroga a tali divieti. Sono testi che neppure si riescono a leggere.

In realtà non si riesce ad uscire neppure dalle gestioni commissariali, che sono il chiaro corollario di una situazione lasciata andare in degenerazione. Quindi, o non c'è la capacità o non c'è la volontà di gestire le cose e di riportarle nell'alveo della gestione ordinaria.

Tra l'altro, con la scusa delle gestioni commissariali, si va sempre verso commissari plenipotenziari; e questa è una cosa che assolutamente non può essere accettata. Ma quello che è più grave, secondo noi, è che non c'è un'idea di come affrontare un modello economico che ha fallito. Forse non si è neppure capito perché questo modello economico abbia fallito; eppure basta pensarci per capire che ha in sé il germe del fallimento. Allora, cominciamo a dire perché non funziona. Non funziona perché è basato su tre pilastri: infinite risorse, infinito spazio, infinite possibilità di sversare rifiuti nell'ecosistema. (Brusìo).

Se è possibile fare un po' di silenzio... No, eh?

PRESIDENTE. Prego, continui, senatore Martelli.

MARTELLI (M5S). Questo, il principio delle risorse infinite, funziona solamente nei videogiochi: non funziona nel mondo reale.

Adesso entriamo un po' nel merito, per quanto riguarda Piombino e l'Expo di Milano. Sono provvedimenti questi che appaiono solo come volti a far crescere l'economia pensando al PIL. Allora, sul PIL bisogna dire alcune cose. Il PIL non riesce neppure a misurare il benessere economico delle persone, figurarsi il benessere vero ed effettivo delle persone stesse, perché è un indicatore statistico, e ogni indicatore statistico, calato sul singolo, non ha nessun significato. È il principio del pollo: c'è chi ne mangia due, e io, che non mangio carne, ho mangiato pollo anch'io, guarda un po'. (Applausi dal Gruppo M5S).

La seconda cosa è il problema dell'occupazione. Noi abbiamo un sistema economico basato sul profitto. In un sistema basato sul profitto stabile, inchiodato alla situazione attuale, i processi di automazione non fanno altro che ridurre via via la necessità di posti di lavoro. Quindi, bisogna capire che, per creare posti di lavoro, o si cambia completamente il sistema economico oppure bisogna inventarsi delle opere che non servono assolutamente a niente, tipo quelle che ci sono nel disegno di legge n. 576. (Applausi dal Gruppo M5S). Eppure basterebbe fare un semplice calcolo, un semplice rapporto, una frazioncina da scuola elementare, cioè: soldi investiti per creare posti di lavoro fratto posti di lavoro creati. Vengono sempre fuori delle cifre assurde: decine di milioni per creare un posto di lavoro. Allora, basta la semplice aritmetica di base per rendersi conto che potremmo pagare le persone per non fare nulla e risparmieremmo pure delle risorse. Dovremmo superare questo. (Applausi dal Gruppo M5S).

Andiamo nell'esempio. C'è il caso di Milano. Per chi non lo sapesse, c'è un centro fieristico, che si chiama Fiera Milano Rho, che è nuovo ed ospita 5 milioni di visitatori all'anno. Il solo salone del ciclo e motociclo ne fa 500.000 in un fine settimana. L'Expo è previsto che duri 25 settimane; 25 moltiplicato per 500.000 quanto fa? Fa 12,5 milioni. Benissimo. Allora, questo centro fieristico sarebbe in grado da solo di reggere il carico che è previsto per l'Expo.

Si parla di realizzare nuove infrastrutture per questo nuovo Expo. Le nuove infrastrutture sono già state costruite quando è stato realizzato il vecchio centro fieristico. C'è una stazione ferroviaria nuova, ci sono i parcheggi di interscambio, c'è lo svincolo autostradale dedicato. Eppure la soluzione è stata: prendiamo un milione di metri quadri di terreno agricolo, li acquistiamo dai privati a 160 euro al metro quadrato (quando il terreno agricolo va a 20, quindi 8 volte tanto) e poi cosa facciamo? Costruiamo dei padiglioni, in parte da smantellare e in parte da smontare; smantellare è uguale a distruggere. (Applausi dal Gruppo M5S).

Allora, vediamo la convenienza di un'operazione economica che prevede lo smontaggio di un padiglione: io non so quanta gente abbia voglia di comprarsi un padiglione fieristico, usato e smontato, da mettersi nel giardino di casa o nel parcheggio. È una cosa che non ha senso. (Applausi dal Gruppo M5S). Per di più non esiste neanche un progetto successivo. Era obbligatoria la presentazione di un progetto sull'utilizzo dell'area post Expo, che doveva essere depositato il 25 aprile di quest'anno; non ce n'è traccia, ma naturalmente va bene così. Per di più, il paradosso è che questo Expo si chiama "Nutrire il pianeta". Allora, nutrire il pianeta occupando il terreno e mettendoci calcestruzzo e acciaio... O uno cambia la dieta, oppure questa non mi sembra una cosa che fa bene alla salute. (Applausi dal Gruppo M5S).

E adesso parliamo dell'area industriale di Piombino. Qui c'è uno stabilimento di una ditta che di italiano ha solamente il nome: la proprietà è di Severstal, è un'azienda russa multinazionale. Persino i russi hanno capito che non si può fare acciaieria e siderurgia di base in Italia senza inquinare. E si è capito, per di più, che pur inquinando e distruggendo l'ambiente non si riesce ugualmente a fare profitto. Tant'è che c'è un commissario di questa ditta che sta pregando che qualcuno la compri, perché non sanno a chi darla.

Allora, dobbiamo riprogettare e pensare di riprogettare questa produzione siderurgica di base, perché è un capitalismo di rapina. Se vogliamo parlare di ambiente, dobbiamo renderci conto di quanto segue: la salute del cittadino non può essere barattata con i posti di lavoro. Provocazione: è un'area di più di un milione di metri quadrati. Ebbene, se noi, invece di cercare di inchiodare il povero operaio dell'acciaieria al suo posto di lavoro per sempre, ci mettessimo, con le risorse che vogliamo impegnare, a fare disinquinamento, bonifica e rinaturalizzazione dell'area (che è l'evoluzione dell'economia), creeremmo un sacco di posti di lavoro, e sarebbero posti di lavoro duraturi. Ma veramente immaginiamo questo futuro per i nostri concittadini? Noi no. (Applausi dal Gruppo M5S).

Tengo ad aggiungere brevemente che in questo provvedimento è infilata un'autostrada che proprio non c'entra nulla e che è osteggiata da tutti i cittadini. È vero che essa è finanziata integralmente dai privati, ma esiste l'Aurelia, che ha quattro corsie e che potrebbe facilmente essere riconvertita.

C'è quindi un enorme spreco di risorse per provvedimenti tampone che non servono a niente! (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caleo.

CALEO (PD). Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, il provvedimento che giunge all'esame dell'Aula, dopo un lungo lavoro nelle Commissioni lavori pubblici e ambiente e la fattiva collaborazione, come dicevano i relatori, anche della Commissione bilancio, rappresenta uno degli ultimi atti del Governo Monti.

Naturalmente la pluralità dei temi affrontati, legati a gravi situazioni di criticità ambientale, infrastrutturale ed economica, richiede risposte adeguate e veloci da parte dello Stato. È in questo spirito che le Commissioni si sono mosse, cercando, attraverso un lavoro attento e continuo, di migliorare il testo del decreto, inserendovi elementi di novità o di chiarimento e prospettando soluzioni che, pur in linea con quanto inizialmente deciso dal Governo e tenendo in debita considerazione la situazione di difficoltà in cui versano le finanze pubbliche, potessero davvero contribuire a risolvere le emergenze, nella speranza che queste stesse risposte siano sufficienti a sanarle, permettendo il ritorno ad una gestione non più emergenziale, ma effettuata con gli strumenti ordinari che il sistema mette a disposizione delle istituzioni e dei cittadini.

Consentitemi di ringraziare i relatori - in particolare il senatore Esposito - e tutti i membri alla Commissione, molti dei quali, come me, sono alla loro prima esperienza in Parlamento.

Questo lavoro di modifica e miglioramento del testo è stato reso possibile grazie anche - e soprattutto - al ciclo di audizioni indette, che ha permesso ai commissari di apprendere dalla viva voce degli interessati - i governatori, i rappresentanti delle Regioni Toscana, Campania, Emilia-Romagna e Veneto e il sindaco dell'Aquila - quali fossero gli elementi di forza del testo e quali, invece, gli elementi problematici che richiedevano ulteriori interventi migliorativi e correttivi o l'introduzione di fattispecie nuove, dal momento che l'effettiva gestione delle criticità e delle emergenze spesso mette gli amministratori locali alle prese con le insufficienze normative o finanziarie e permette di cogliere - e tentare di risolvere - i nodi irrisolti.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,39)

(Segue CALEO). Per il raggiungimento di questo risultato importante è stata altresì la volontà del nuovo Governo, che ha deciso di far proprio il provvedimento, di arrivare a soluzioni adeguate alle criticità in campo, anche con uno sforzo dal punto di vista economico e finanziario che, pur se non sufficiente a soddisfare completamente le reali necessità delle aree in crisi, rappresenta, in questo senso, un primo ma decisivo passo. È certo che i territori si aspettavano e si aspettano di più. Nella situazione attuale, però, il lavoro in Commissione ha prodotto dei risultati ragguardevoli rispetto alle previsioni della vigilia, e ci auguriamo che l'Aula li possa confermare.

Allo stesso tempo, tuttavia, non può non essere sottolineato con forza in quest'Aula, che nel corso degli ultimi anni ha purtroppo assistito all'uso e all'abuso della decretazione d'urgenza, che è avvertita l'esigenza che questa consuetudine possa cedere il passo ad un'organica programmazione degli interventi.

Dobbiamo trarre da questo provvedimento utili spunti di riflessione per quanto attiene al futuro di questo Paese. Al suo interno ci sono azioni di riqualificazione industriale e questo è un tema significativo e attuale.

Il progetto di riconversione e riqualificazione industriale di Piombino, dichiarata area di crisi industriale complessa, e le azioni concrete collegate permettono di affrontare anche il tema della crisi del settore siderurgico di questo Paese. Quelle fornite dal provvedimento, purtroppo, non sono risposte esaustive, in particolare per la scarsità di risorse liberate dai vincoli del Patto di stabilità. Anche in questo caso comunque, grazie al lavoro in Commissione e alla disponibilità del Governo, si è cercato di prospettare un percorso che traguardi al completo raggiungimento degli obiettivi per poter permettere al commissario - e questo è il vero obiettivo - di individuare potenziali investitori per un piano definitivo di rilancio che vede nelle strade, nel porto e nella riqualificazione industriale gli asset su cui puntare.

C'è una parte del provvedimento dedicata alla riqualificazione ambientale, collegata alle condizioni di emergenza ambientale in Campania e a Palermo, dovute alle difficoltà della gestione dei rifiuti nelle due aree, e di vulnerabilità sismica della Galleria Pavoncelli, che convoglia le risorse idriche dell'acquedotto pugliese. Si sono prorogate le gestioni commissariali con l'obbligo dei commissari di rendicontare ogni sei mesi al Parlamento.

Medesima esigenza si ravvisa con riguardo a quell'importante e straordinario appuntamento internazionale che è l'Expo 2015, senatore Martelli: quella deve essere una vetrina mondiale per il nostro Paese. Il provvedimento in esame ha il positivo scopo di assicurare la realizzazione spedita delle opere e delle attività necessarie alla riuscita dell'evento. Le modifiche apportate migliorano il testo del decreto, anche se non completamente, consentendo al commissario di agevolare le procedure e permettere così a questa importante e, direi, unica manifestazione di decollare e aprire al mondo una finestra sul nostro Paese. Qui consentitemi una riflessione: credo che l'appuntamento non riguardi solo la Lombardia. Soprattutto per quanto concerne l'accoglienza, è importante che tutte le nostre Regioni, quantomeno quelle confinanti, si attrezzino. Si parla di turismo: questa deve essere un'occasione buona per dimostrare di saperlo fare.

Una parte essenziale del decreto-legge è dedicata alla ricostruzione dei territori dell'Aquila e dell'Emilia devastati dai terremoti dell'aprile 2009 e del maggio 2012. Nel testo originario del decreto era prevista una serie di proroghe, a partire dalla proroga dello stato di emergenza e dei tempi per accedere ai finanziamenti agevolati a favore delle imprese e dei cittadini di Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia colpiti dagli eventi sismici. E a favore dell'Aquila e dei Comuni del cratere del sisma del 6 aprile 2009 erano previste alcune misure per favorire l'assistenza alla popolazione e la rimozione delle macerie.

Ben più rilevante è tuttavia ciò che è stato inserito, come ricordavano i relatori, a favore di tutti questi territori devastati dal terremoto grazie al lavoro continuo e all'interesse costante di tutte le parti in campo. In primo luogo, è importante sottolineare la deroga al Patto di stabilità interno per l'anno 2013 prevista per entrambe le aree. Si tratta di risorse necessarie alla ricostruzione e alla ripresa delle attività. Per L'Aquila e i Comuni del cratere è stato poi previsto lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro che ci auguriamo tutti siano sufficienti a ripristinare condizioni minime di vivibilità in quei territori dove, ad onor del vero, sono stati commessi anche errori e sottovalutazioni. Adesso, però, hanno bisogno dell'Italia e degli italiani per ripartire. Secondo una valutazione del Ministero per la coesione territoriale, si parla di 11 miliardi di euro per la ricostruzione.

Ci sono miglioramenti sostanziali anche per l'Emilia, sia dal punto di vista del sostegno alle imprese e della proroga delle assunzioni del personale dei Comuni sia dal punto di vista del sostegno alle aziende agricole e zootecniche. Sono segnali importanti in un territorio vitale per l'economia dell'Italia.

Mi preme ricordare, altresì, un intervento a favore di Genova, assolutamente necessario, in seguito al sinistro marittimo occorso il 7 maggio 2013, al fine di ripristinare l'efficienza e l'operatività del porto del capoluogo, nonché tutti gli interventi di ripristino di competenza dell'autorità portuale di Genova necessari per garantire le inderogabili attività connesse alla salvaguardia della vita umana in mare e alla sicurezza della navigazione marittima.

Vorrei a tal proposito, anche a nome degli altri rappresentanti della Liguria, ringraziare il Governo, ma anche tutte le forze politiche presenti in Parlamento per la sensibilità e per aver considerato quella triste vicenda un fatto nazionale.

C'è poi un intervento relativo al trasferimento di funzioni in materia di turismo al Ministero dei beni culturali che sembra un necessario riordino per permettere ai beni culturali, che sono un elemento di ricchezza insostituibile per il nostro Paese, di essere degnamente valorizzati attraverso elementi di promozione turistica e di contribuire con il decollo di un settore strategico al rilancio della nostra economia.

Quindi, rilancio industriale ed economico, ricostruzione, riqualificazione ambientale, valorizzazione delle nostre migliori energie e tradizioni: questi sono tutti elementi presenti nel decreto-legge. E rappresentano una parte importante, una road map per il nostro Paese se vuole uscire dalla crisi che da tempo lo attanaglia. Questo provvedimento ci induce anche a una riflessione sull'uso delle gestioni commissariali in deroga al decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, che ha riformato la Protezione civile, e a un diverso approccio culturale e politico verso una programmazione qualificata per ritornare gradualmente alla normalità. Non si può governare solamente con provvedimenti emergenziali, affannosi e difficilmente controllabili. Ed è per questo che abbiamo inserito l'obbligo di rendicontare ai Ministri competenti e al Parlamento quanto faranno i commissari, nonché l'assolvimento dei doveri commissariali di trasparenza.

Le tematiche sopraccitate sono essenziali per il nostro Paese, bello ma molte volte maltrattato, dove la parola «emergenza» deve essere sostituita con la parola «prevenzione»: a tutti i livelli, a partire da quello ambientale (quindi, dal dissesto idrogeologico che provoca al territorio i disastri di questi anni) fino ad un'azione di forte programmazione in settori nevralgici come l'industria. Molto dipende da come saranno utilizzate le risorse che si libereranno dalla tanto agognata chiusura della procedura di deficit eccessivo. Tali risorse devono essere destinate ad investimenti produttivi, che creano buona occupazione e tracciano un percorso per la messa in sicurezza del nostro Paese.

Le scelte che faremo nei prossimi mesi saranno determinanti e dovremo invertire una rotta. L'Italia ci offre con le sue bellezze, le sue tradizioni, i suoi asset straordinari l'opportunità per far ripartire la macchina dell'economia: un'economia dove possano coesistere virtuosamente (ed è qui il nodo) industria, ambiente, valorizzazione delle risorse territoriali e paesaggistiche e che vede nel territorio e nelle autonomie locali, liberate almeno nella parte degli investimenti produttivi dal vincolo del Patto di stabilità, il vero motore di sviluppo al quale non si può rinunciare. (Applausi dai Gruppi PD e PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giovanardi. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (PdL). Signor Presidente, il tempo limitato mi obbliga ad affrontare solo due argomenti contenuti nel decreto-legge in esame che, come al solito, è diventato un provvedimento omnibus e che quindi, in quanto tale, si riferisce a molte questioni importanti come, ad esempio, il terremoto verificatosi in Emilia-Romagna. Due aspetti ordinamentali ad esso legati credo abbiano riflessi giù generali sulla civiltà giuridica e sul modo con cui in Italia si affrontano i problemi.

Come sapete, purtroppo, per quanto riguarda la ricostruzione, a Modena siamo fermi al palo, nel senso che i famosi 6 miliardi di euro che sarebbero stati stanziati dalla Cassa depositi e prestiti in quella notte d'agosto sono in larga parte inutilizzati, perché né le imprese né le famiglie hanno presentato domanda, o l'hanno presentata in misura limitatissima. Questo perché? Perché - e mi rivolgo al Governo - dopo quasi un anno non si è ancora capito come funziona il meccanismo che regola l'utilizzo di quei 6 miliardi. Ma non è che non l'ho capito io: non lo ha capito nessuno!

Oggi se un cittadino o un'impresa si reca in banca per chiedere di accedere a questo contributo che le banche dovrebbero utilizzare per scontare le famose cambiali Errani, cioè per pagare le fatture, si trova a dover firmare un contratto in cui la persona richiedente ed i suoi eredi si impegnano per 25 anni a restituire la somma su semplice richiesta della banca, che può recedere in qualsiasi momento da questo che considera un finanziamento, basta che cambi la normativa o un regolamento nazionale.

Allora, è un contributo? È un finanziamento? La legge dice che è scontabile solo il credito d'imposta in capo al beneficiario, cioè il cittadino, che chiede il prestito. Qualche mese più tardi una circolare di Befera ha stabilito che non è così, che si può traslare tutto sulle banche e che sarebbe il credito d'imposta delle banche. Questa circolare sarebbe stata assunta in base a una legge, anche se non è chiaro, se le banche non hanno capienza di credito d'imposta, dove vadano a prendere il credito d'imposta. Fatto sta che siamo a giugno e questi nodi non sono stati ancora sciolti.

Ho con me un piccolo manifesto che è stato mostrato al Presidente del Consiglio quando è andato in visita in quelle zone, in cui si parla di un'incredibile beffa dello Stato ai terremotati dell'Emilia, i quali, per avere i contributi devono firmare un vincolo che per 25 anni obbliga loro, i loro eredi e le imprese a restituire i soldi.

Mi rivolgo al Governo chiedendo che risolva tale problematica perché la gente, i cittadini non sanno quanto lo Stato risarcisce delle opere di ristrutturazione che devono fare, se il 100, l'80 o il 70 per cento. Si deve altresì chiarire il credito d'imposta. Ricordo ai colleghi che in questo decreto, come in tantissimi altri, tutte le volte che si va a cercare una copertura, questa viene sempre trovata nei famosi 6 miliardi, che girano come gli aerei di Mussolini. Allora, su questi 6 miliardi cosa stiamo caricando? Quali importi stiamo caricando? Quanto rimane davvero per i terremotati?

È urgente sciogliere questi nodi normativi, altrimenti è evidente che alla fine dell'anno, su 6 miliardi, arriveremo a pagare circa 60 o 70 milioni e il prossimo anno arriveremo magari a 200 milioni: sono risorse teoricamente stanziate, che però rimangono inutilizzate.

Vorrei poi soffermarmi su un secondo aspetto, e vorrei rivolgermi al presidente Grasso (che però leggerà il resoconto), dal momento che ha una particolare esperienza in materia. Ricordo ancora una volta che la normativa della white list, attualmente in vigore, è stata introdotta nell'ordinamento nell'agosto scorso e obbliga tutte le aziende che lavorano per la ricostruzione dopo il terremoto ad iscriversi in questa lista e a superare un esame antimafia. L'interdizione antimafia scatta sulla base di questi presupposti che vi ricordo per l'ennesima volta, perché credo che il Parlamento debba anche avere contezza che, quando si scavalcano la Costituzione e le garanzie democratiche, i risultati sono poi devastanti, come quelli che si stanno verificando.

Il prefetto di Modena in un'interdittiva ha scritto che, come più volte riportato dalla dottrina e dalla giurisprudenza, il concetto di tentativo di infiltrazione mafiosa (siamo a quei provvedimenti fatti per impedire il "pericolo di"), in quanto di matrice sociologica e non giuridica, si presenta estremamente sfumato e differenziato rispetto all'accertamento operato dal giudice penale, che è signore del fatto, e che la norma (quella del pericolo) non richiede che ci si trovi al cospetto di un'impresa criminale, né si richiede la prova dell'intervenuta occupazione mafiosa, né si presuppone l'accertamento delle responsabilità penali in capo ai titolari dell'impresa sospettata, essendo sufficiente che dalle informazioni acquisite tramite gli organi di polizia (non dalla magistratura, ma dalla polizia), si desuma un quadro indiziario che, complessivamente inteso, ma comunque plausibile, sia sintomatico del pericolo di un qualsivoglia collegamento tra l'impresa e la criminalità organizzata.

Il prefetto continua, poi, affermando che, considerato che, per costante giurisprudenza, la tutela antimafia non mira all'accertamento delle responsabilità, ma si colloca come la forma di massima anticipazione dell'azione di prevenzione, inerente la funzione di sicurezza, per cui assumono rilievo per legge anche fatti solo sintomatici ed indiziari, le informative possono essere fondate su fatti e vicende aventi un valore sintomatico ed indiziario perché mirano alla prevenzione, a prescindere da concreti accertamenti in sede penale dei reati.

Mi diranno i colleghi meridionali che non dico niente di nuovo, ma noi del Nord eravamo forse abituati diversamente e ritenevamo, come ritengo, che la lotta alla mafia, alla camorra e alla 'ndrangheta, non dovesse essere fatta sulla base del sospetto, ma su fatti concreti, severissimi e spietati. Diceva Falcone che il sospetto è l'anticamera della calunnia. C'è un danneggiamento? Un fatto di capitale? C'è un'intimidazione? C'è 'assunzione di personale? Si interviene con la massima decisione. Ma, scritto così, qualunque impresa può essere oggetto dell'interdittiva, come è capitato ad un'impresa di Modena con 500 operai che rischia di fallire per questo motivo, sulla base di supposizioni. Inoltre, naturalmente, ogni prefetto è assolutamente libero di applicare come ritiene questa normativa.

L'altro giorno, in Commissione è stato accolto dal Governo un mio ordine del giorno con il quale si impegna il Governo su tre questioni.

Il primo impegno è a precisare in modo migliore, nel momento in cui scattano le misure interdittive, quali sono i fatti concreti e rilevanti, come previsto per i consigli comunali. Ricordo che un consiglio comunale può essere sciolto in presenza di elementi concreti e rilevanti che possono indurre a pensare che vi sia un pericolo di infiltrazione, non un rapporto episodico. Vi assicuro che si tratta di questo: basta che un'impresa abbia un rapporto con un'altra impresa dotata di certificato antimafia, ma il cui titolare ha a Crotone una parentela con una persona che lavora in un'altra impresa che non c'entra niente con la prima e la seconda che scatta l'interdizione per evitare il "pericolo di". Voi potete ben capire che, alla stregua di questi collegamenti, nessuno può essere al sicuro di incorrere in situazioni che possano comportare danni di decine o centinaia di milioni di euro proprio nelle zone terremotate. Sto parlando di una realtà che coinvolge la prima impresa della provincia di Modena. Lo Stato, quindi, deve dare maggiori precisioni, per evitare il "pericolo di", quando interviene in fase preventiva.

In secondo luogo, quando interviene, lo Stato deve mettere il prefetto e il titolare dell'impresa nella condizione di nominare un commissario, una persona di fiducia per entrambi, che possa, nel momento in cui si verifica effettivamente l'esistenza del pericolo o il pericolo viene rimosso perché viene rinnovato il consiglio di amministrazione o viene allontanato il dipendente eventualmente sospettato, far lavorare nel frattempo l'azienda, portare avanti i contatti ed essere pagata. Ricordo che l'interdittiva impedisce a coloro che si sono avvalsi del lavoro dell'impresa di fare i pagamenti, creando quindi un problema di disoccupazione e impedendo il ricorso alla cassa integrazione.

Presidente, faccio presente che siamo arrivati al paradosso che, se una impresa del mantovano, del modenese o del Veneto ha rapporti con un'altra impresa munita del certificato antimafia - e quindi è assolutamente regolare - la quale però, a sua volta, è "sospettata di", le viene data la misura interdettiva, mentre quella del Meridione continua a lavorare perché dotata del certificato. Quindi, l'impresa che rappresenterebbe "il collegamento con" continuerà a lavorare, a differenza dell'altra impresa sul territorio a cui viene inibita ogni possibilità.

Gli impegni del Governo sono pertanto quelli di essere più preciso; di permettere all'azienda, nel momento in cui viene interdetta, di continuare ad esercitare la propria attività avvalendosi di una terza persona e quindi non fallire e di garantire l'occupazione; infine di far sì che l'azienda, la quale, su indicazione del prefetto, ha adempiuto a tutto ciò che le è stato richiesto (ha rinnovato il consiglio di amministrazione e ha rimosso le cause del pericolo di infiltrazione), possa presentare domanda di revoca della misura interdittiva.

Mi sembrano questi tre aspetti davvero importanti, anche di civiltà giuridica. Il Parlamento dovrebbe soffermarsi al riguardo, invitando il Governo a fissare bene, nel più breve tempo possibile, per decreto-legge, i paletti - lo ripeto - per una lotta alla mafia, alla camorra e alla 'ndrangheta che serva a colpire la criminalità e non a favorirla. Quando si ammazzano le aziende sane del Nord, mi domando chi possa prendere poi il loro posto. Probabilmente in tal modo facciamo un favore alla criminalità organizzata portando avanti una lotta alla criminalità non circostanziata e precisa, ma basata soltanto - come dicono le premesse - su fumose analisi sociologiche. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dalla Zuanna.

DALLA ZUANNA (SCpI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che quest'Aula si appresta a discutere è uno strumento normativo per far ripartire una parte importante del Paese. Mi riferisco soprattutto alle aree compromesse da eventi calamitosi, le quali attendono ancora interventi fattivi e risorse adeguate, o a quelle aree, come la regione Campania, dove si vuole proseguire celermente l'uscita dalla gestione deficitaria dei rifiuti o, ancora, accelerare le procedure per l'Expò di Milano.

Il provvedimento affronta molteplici criticità che interessano diverse realtà locali e nazionali. Per tali ragioni, durante l'iter nelle Commissioni riunite ambiente e lavori pubblici, è stato possibile affrontare diversi aspetti e punti di vista, ascoltando le istanze di realtà rappresentative come l'ANCI, le Regioni e i Comuni.

Grazie anche a questi importanti confronti, Scelta Civica ha presentato alcuni emendamenti per garantire interventi chiari ed alleggerire l'iter burocratico, ma nel contempo anche per accentuare i controlli, chiedendo agli enti locali di riferire puntualmente in Parlamento sul rispetto dei cronoprogrammi.

Molte di queste proposte, soprattutto sul fronte della messa in sicurezza degli interventi di riqualificazione, ruotano intorno all'esigenza di derogare al Patto di stabilità interno che ora rappresenta un limite alla funzionalità e alla reale capacità di intervento degli enti locali, soprattutto in aree particolarmente delicate e complesse, dove c'è bisogno di misure celeri e prive di condizionamenti burocratici. Ma la deroga al Patto di stabilità va considerata anche per quegli interventi ambientali che, avendo la caratteristica di investimento, possono permettere in prospettiva grandi risparmi. Si pensi, ad esempio, agli interventi di carattere idrogeologico. Si tratta di spendere ora per risparmiare molto di più nel prossimo futuro.

In questo scenario si inserisce l'ordine del giorno G102, presentato insieme ai colleghi Di Biagio e De Poli, con il quale chiediamo al Governo di impegnarsi a predisporre misure volte a consentire la deroga alla disciplina del Patto di stabilità interno per le spese sostenute dalle Regioni e dagli enti locali per pagamenti relativi ad investimenti in materia di prevenzione e di messa in sicurezza del territorio e degli edifici pubblici.

Una parola in più sulla parte del decreto-legge che riguarda la ricostruzione della zona dell'Aquila. La gestione dell'emergenza e i provvedimenti dei quattro anni trascorsi, oltre a recare limitati approcci risolutivi, hanno definito uno scenario complesso con consistenti sacche di ritardi e di inefficienza. La debolezza degli interventi predisposti negli anni va ricercata anche nella confusione normativa derivata dalla sovrapposizione della legislazione ordinaria nazionale, regionale a provvedimenti ministeriali e comunali, con un elevato livello di indeterminatezza delle procedure, creando una conflittualità tra enti e soggetti deputati; in taluni casi si è determinata una vera e propria impasse operativa.

Le operazioni di ricostruzione delle aree colpite continuano ad essere particolarmente lente, così come le risorse messe a disposizione nell'ambito di quelle programmate con le delibere CIPE sono poco soddisfacenti rispetto agli obiettivi della ricostruzione. Magari si è parlato a più riprese di produrre un testo unico concernente gli interventi successivi ai terremoti, ma al momento questa prospettiva sembra essere ancora lontana. Ed è proprio su questo punto che si sofferma un ulteriore ordine del giorno che abbiamo presentato proprio per chiedere al Governo di fare un passo in avanti nel percorso di gestione dell'emergenza Abruzzo e, più in generale, delle emergenze sismiche.

Non siamo, inoltre, del tutto soddisfatti delle modalità con cui sono stati reperiti i fondi per L'Aquila. Un miliardo di euro in cinque anni per la ricostruzione grazie a questo disegno di legge verrà garantito da modesti, ma definitivi aumenti delle imposte di bollo. A nostro avviso, sarebbe stato molto più opportuno reperire i fondi mediante risparmi di spesa.

Non siamo neppure soddisfatti dell'inserimento nel provvedimento di aspetti che con l'emergenza hanno poco a che fare, come il passaggio delle competenze sul turismo ai Beni culturali, la previsione di risorse compensative per il Piemonte e di risorse per completare la ricostruzione dopo il terremoto in Molise di 12 anni fa. Sono azioni frutto di emendamenti che hanno in parte cambiato la natura di un provvedimento che il Governo Monti aveva limitato a effettive emergenze. Certo, la delicatezza del momento e il notevole tempo perso in questo primo semestre dell'anno per ragioni politiche e istituzionali impongono un'azione in deroga per dare una celere risposta a questioni con rilevanti ricadute in termini produttivi, occupazionali e ambientali. Ma non si tratta certamente di buone pratiche: a tale modo di operare Scelta Civica cercherà di opporsi nel prosieguo della legislatura.

L'iter di questo decreto-legge è stato tribolato, sia per le grandi attese e per le pressioni delle realtà locali coinvolte, sia a causa del continuo palleggio tra Governo, Commissione bilancio e Commissioni di merito per raggiungere un testo il più possibile condiviso, ma rispettoso nel contempo dei vincoli determinati dalla scarsità di risorse. Questo iter va razionalizzato anche per evitare di perdere tempo e di partorire sistemi normativi confusi.

Come ho già avuto modo di dire in quest'Aula ragionando sulle recenti alluvioni che hanno colpito il Veneto, è importante riflettere razionalmente e più a freddo sulla destinazione delle risorse e sulla conseguente raccolta fiscale. Secondo Scelta Civica è cruciale che il Governo, nel riorganizzare il sistema di tassazione locale sulla casa e sui servizi locali, eviti, sì, di vessare in modo insensato e controproducente i cittadini e le attività produttive, ma garantisca nel contempo risorse sufficienti per un approccio preventivo al dissesto idrogeologico e, più in generale, per costruire un ambiente a misura di cittadino, per evitare la nascita di continue nuove emergenze.

È un impegno che va ribadito oggi, 5 giugno, giornata mondiale dell'ambiente. (Applausi dal Gruppo SCpI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gibiino. Ne ha facoltà.

GIBIINO (PdL). Signor Presidente, illustri colleghi, il disegno di legge in esame è teso alla conversione in legge del decreto-legge n. 43 del 2013, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell'area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015.

In sede referente, nelle Commissioni riunite 8a e 13a, si è proceduto, dopo le necessarie audizioni delle autorità competenti, a un serrato lavoro che ha emendato, migliorato e corretto il testo del decreto-legge. In Commissione si è proceduto altresì ad affrontare e a disciplinare problemi connessi ad eventi che si sono verificati nelle more dell'approvazione del decreto; si pensi, ad esempio, al disastro nel porto di Genova.

Il decreto affronta materie eterogenee in territori con dinamiche ed esigenze totalmente diverse, dalla Sicilia alla Lombardia. Dalla prima lettura emerge uno spaccato del quadro Italia: emergenze da affrontare derivanti da recenti accadimenti imprevisti (come il caso dell'Aquila e del sisma del 2012 delle Regioni del Centro-Nord), altre da carenza di programmazione, da sottovalutazione dei problemi, da assenza di azioni di sistema, come nel caso di Piombino, della Campania e della Sicilia.

In merito all'area industriale di Piombino, è noto come l'area siderurgica attraversi una situazione di grave e profonda crisi industriale ed occupazionale che ha progressivamente colpito non solo il settore interessato, ma anche tutto l'indotto. In tal senso appaiono indifferibili le azioni urgenti di rilancio del settore siderurgico, riqualificazione e ridestinazione dell'area, e ciò anche in un più ampio quadro di ridefinizione della portualità italiana.

In loco insiste, come è noto, il secondo impianto siderurgico italiano con oltre 2.000 addetti diretti e altrettanti indiretti: è la situazione della Lucchini Spa, il cui commissario straordinario, nominato con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 2012, dovrà presentare al Governo il piano di ristrutturazione aziendale entro il 22 giugno 2013, così come previsto dalla cosiddetta legge Marzano.

Altrettanto critica è altresì la situazione della Mittal Spa, ex Magona Spa, con 450 dipendenti, di cui più della metà già in cassa integrazione.

Come dicevo, la crisi delle principali imprese dell'area, ha ricadute occupazionali che sono attualmente stimate per oltre 5.500 unità; ciò determina conseguentemente un grave impatto sull'intera economia dell'area, storicamente dipendente dalle attività siderurgiche, con problemi di tenuta oltre che economica anche sociale.

La crisi di sistema, l'assenza di programmazione nella realizzazione delle necessarie opere infrastrutturali stradali, viarie, portuali emerge cosi in tutta la sua drammaticità e pone la necessità dell'adozione di misure straordinarie, che sono strettamente necessarie al rilancio delle attività produttive dell'area.

In questo quadro si definisce il «riconoscimento dell'area di Piombino come area di crisi industriale complessa». Necessario quindi non spegnere gli altiforni, sbloccare le risorse finanziarie individuate mediante un'apposita intesa interistituzionale fra i Ministeri interessati, la Regione ed il Comune, consentire l'immediato avvio degli interventi infrastrutturali previsti dal nuovo piano regolatore portuale (già approvato), garantire il mantenimento e il potenziamento dei livelli occupazionali, bonificare il sito fortemente inquinato, favorire lo sviluppo competitivo del contesto industriale e portuale e salvaguardare la crescita sostenibile dell'area.

Mi preme sottolineare che i pagamenti per l'attuazione degli interventi che sono a carico di risorse statali in favore della Regione Toscana e del Comune di Piombino erano esclusi nella previsione originaria del decreto per l'anno 2013, nel limite di 40,7 milioni di euro, dal Patto di stabilità interno. Con opportuno lavoro svolto in Commissione le suddette somme sono state aumentate; ciò al fine di consentire quella immediatezza e speditezza nella esecuzione delle opere che il commissario nominato e Presidente della Regione aveva manifestato nell'audizione nelle Commissioni riunite 8a e 13a.

Nel sistema della portualità e dei servizi da rendere, la riqualificazione del porto di Piombino potrebbe costituire un unicum. La possibilità di "liberare" l'isola del Giglio dalla Concordia, il suo trasferimento al vicino porto di Piombino, la possibile lavorazione del materiale ferroso della nave in un porto senza traffico navale turistico e/o passeggeri, il conferimento in altoforno, ad esempio, lo ripeto, potrebbero costituire una specificità di Piombino anche per il futuro.

In merito alla questione ambientale in Sicilia, il decreto affronta poi un'emergenza che, a mio parere, è ormai divenuta sistemica. Essa si qualifica in tutta la sua drammatica evidenza in un piano dei rifiuti che prevede nei fatti solo l'allocamento in siti sempre più grandi dei rifiuti urbani, nell'assenza di raccolta differenziata, nell'assenza di trattamento, nell'assenza di termovalorizzazione, in un susseguirsi di proroghe e di nomine commissariali che vanno verso la direzione del disastro ambientale annunciato. È un quadro preoccupante quello che descrivo e denuncio, che potrebbe a breve far sprofondare questo splendido territorio e questa Regione in una condizione simile a quella già affrontata in Campania.

In questo senso di marcia, inverso alla corretta programmazione e alla soluzione dei problemi, si inserisce questo intervento normativo volto appunto a risolvere il quotidiano, l'impellente ed il contingente, complicando però il futuro ambientale dell'isola: mi riferisco al completamento della realizzazione ed autorizzazione della cosiddetta sesta vasca della discarica di Bellolampo nel Comune di Palermo.

La drammatica assenza di soluzione al problema deve spingere ognuno di noi in questa Assemblea a non consentire per il prosieguo l'autorizzazione alla settima, ottava, magari decima vasca per la raccolta e la gestione dei rifiuti urbani. Auspico parallelamente l'attuazione di un piano dei rifiuti che non appaia esistente solo a parole ma si traduca in fatti concreti.

In merito all'emergenza ambientale in Campania, registro, di converso, l'avviarsi verso una sua soluzione, dopo decenni di mala gestio. In tal senso ha la sua ragion d'essere la proroga degli effetti commissariali di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 4022 del 2012, e ciò al fine di evitare il verificarsi di soluzioni di continuità nelle gestioni degli impianti di collettamento e depurazione di Acerra, Marcianise, Napoli Nord, Foce Regi Lagni, Cuma e impianto di grigliatura e derivazione di Succivo, questo fino al 31 marzo 2014, salvo ultimazione anticipata delle procedure per la selezione del soggetto affidatario dell'adeguamento e gestione degli impianti.

Con riguardo alle disposizioni straordinarie per l'Expo Milano 2015, sottolineo che questo evento rappresenta una straordinaria occasione di sviluppo economico, di riqualificazione funzionale del territorio, di pianificazione urbana, di rilancio della centralità europea dell'area, di attenzione mondiale, un'occasione che deve essere compiutamente sfruttata non solo dalla Regione Lombardia interessata, ma dal sistema Paese nel suo complesso.

In questo quadro sono inserite le norme contenute nel decreto in esame che sono volte a soddisfare le particolari esigenze della complessa organizzazione dell'evento e la necessità di rispettare i tempi stabiliti per lo svolgimento dell'Expo, in adempimento degli obblighi internazionali assunti dal Governo nei confronti del BIE (Bureau International des Expositions).

Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti il Presidente della Regione Lombardia, il sindaco di Milano e i rappresentanti degli enti locali interessati, sono istituiti gli organismi per la gestione delle attività; è altresì prevista la creazione di un tavolo istituzionale per il governo degli interventi regionali e sovraregionali, presieduto dal Presidente della Regione Lombardia pro tempore; sono infine stabiliti i criteri di ripartizione e le modalità di erogazione dei finanziamenti.

Al fine di rendere più snella e semplice la procedura, concordo, quindi, con la necessità di mutare la governance della società e di nominare un commissario unico delegato del Governo per Expo 2015, al quale attribuire tutti i poteri e tutte le funzioni già conferiti al commissario straordinario delegato del Governo per Expo Milano 2015 e al commissario generale per l'Esposizione.

Circa le disposizioni per le zone colpite dagli eventi sismici del maggio 2012, faccio presente che il sisma che si è verificato nelle regioni del Centro-Nord, e segnatamente in Emilia-Romagna, non solo ha colpito al cuore un'importante area produttiva del nostro Paese, ma ci ha fatto anche capire che nessun territorio è esente da traumi, che i territori sono divenuti fragili, che dobbiamo affrontare con serietà il tema della sicurezza degli edifici e del costruito, ripensare il tema del governo del territorio e prendere coscienza della necessità di affrontare anche quello del dissesto idrogeologico.

In questo quadro appare necessaria la proroga del termine di scadenza dello stato di emergenza sino al 31 dicembre 2014, così come necessarie sono le proroghe dei termini per l'accesso ai finanziamenti e della sospensione degli obblighi di pagamento di tributi, contributi previdenziali e assistenziali, nonché dei premi per l'assicurazione obbligatoria.

In questo quadro si inserisce l'attività emendativa volta ad assegnare maggiori risorse economiche, assumere personale, aumentare le volumetrie delle opere legate alle attività produttive in fase di ricostruzione.

In merito alle disposizioni per favorire la ricostruzione in Abruzzo, sottolineo che il sisma che si è verificato in questa Regione, che con la sua violenza ha colpito principalmente L'Aquila, ha piegato un territorio, umiliato l'arte, l'ingegno e la storia di una città, ha ridotto a un cumulo di macerie quello che sembrava lasciato ai posteri come testimonianza di una corretta urbanizzazione armonica con il territorio e con l'ambiente.

Questo atto del Governo si muove quindi nel solco della prosecuzione dell'assistenza alla popolazione nelle zone terremotate, del mantenimento del diritto al contributo per l'autonoma sistemazione, ovvero dell'assistenza gratuita presso strutture private o pubbliche. Inoltre, i contratti di locazione di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3769 del 2009 possono essere prorogati, previo espresso assenso del proprietario, al 31 dicembre 2014. In quest'ottica si inserisce anche il contributo assegnato al Comune dell'Aquila, in attesa della ricostruzione delle sedi destinate ad ufficio, al fine di consentire lo svolgimento con la massima efficienza ed economicità delle funzioni istituzionali.

Mi preme altresì in chiusura sottolineare che il disegno di legge di conversione del decreto in esame è necessaria occasione per disciplinare e finanziare gli interventi di ripristino delle funzionalità dei sistemi di controllo e gestione del traffico navale nell'area del porto di Genova dopo il disastro recentemente avvenuto e rappresenta un'opportunità per rifinanziare la continuazione del servizio pubblico di trasporto marittimo, legato all'aumento del traffico passeggeri derivante dall'approssimarsi del periodo estivo, nel rispetto del principio di continuità territoriale nell'area dello Stretto di Messina tra la penisola e la Sicilia. Ancora, rappresenta l'occasione per destinare alle aree terremotate del Molise ulteriori finanziamenti.

In merito alla fiscalità su indennizzi e risarcimenti assicurativi e pubblici, mi preme tuttavia segnalare ciò che non ha trovato definizione e che dovrà impegnare il Governo per il futuro, anche e soprattutto nei confronti della Commissione europea: è la necessità di prevedere disposizioni volte a evitare l'assoggettamento a tassazione, sia ai fini delle imposte sul reddito, sia ai fini IRAP, degli indennizzi e dei risarcimenti assicurativi e dei contributi pubblici per danni subiti a immobili, beni mobili materiali e scorte, limitatamente alla parte che eccede il valore già dedotto per quanto riguarda immobili e beni mobili materiali e, per le scorte, limitatamente alla parte che eccede il valore iscritto a bilancio.

Giova evidenziare che le somme incassate a titolo di risarcimento in caso di perdita o di danneggiamento di beni devono essere considerate ricavo quando si riferiscono a beni produttivi di ricavo quali le scorte; devono essere considerate plusvalenza (o sopravvenienza se il ricavo viene generato in un momento successivo alla chiusura dell'esercizio) quando si riferiscono a beni immobili e beni mobili materiali. Rientrano fra le sopravvenienze attive che non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell'imposta regionale sulle attività produttive, anche gli indennizzi, i risarcimenti, i contributi o le altre somme a diverso titolo ricevute in relazione all'interruzione dell'attività aziendale conseguente agli eventi sismici.

Ravviso quindi la necessità di consentire la deduzione anche ai fini IRAP delle perdite legate agli eventi sismici per la parte non coperta da indennizzi e da risarcimenti assicurativi e dai contributi pubblici, assimilando così la disciplina IRAP a quella sulle imposte sul reddito. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruni. Ne ha facoltà.

BRUNI (PdL). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, dopo la conversione del decreto sui debiti della pubblica amministrazione, siamo di nuovo di fronte ad un testo normativo da convertire in legge. Anche in questo caso le surreali vicende che hanno contrassegnato l'inizio della legislatura ci hanno obbligato ad un controverso percorso di esame, modifiche ed approvazioni del decreto emanato lo scorso 26 aprile dal Governo precedente in limine mortis.

Questa considerazione viene svolta non per giustificare le eventuali imperfezioni o le apparenti contraddizioni del testo oggi all'esame dell'Aula, ma per evidenziare quanto sia stato complesso il lavoro che tutte le Commissioni e tutti i Gruppi (di maggioranza ed opposizione) hanno dovuto affrontare.

A tale riguardo si potrebbero aprire discussioni interminabili - sulla falsariga di precedenti e consolidati dibattiti - sulla opportunità dell'uso della decretazione d'urgenza e sui limiti della stessa. Ma, senza riprendere siffatte questioni (peraltro riemerse copiosamente nella parte finale dell'ultima legislatura), nel caso che ci occupa è necessario sottolineare che il decreto-legge n. 43 del 2013, come si può evincere dalla propria epigrafe, affronta una serie di questioni emergenziali, riscontrabili nel nostro Paese, del tutto eterogenee tra loro. Non a caso l'approfondimento nel merito è stato rimesso alla congiunta valutazione delle Commissioni riunite 8a e 13a. (Brusìo. Richiami del Presidente). Le materie oggetto del decreto, i luoghi interessati dallo stesso, le questioni sociali, economiche ed ambientali sono le più diverse e hanno, tra di loro, l'unico comune denominatore nella particolare ed oggettiva criticità delle stesse e nell'esigenza di misure e soluzioni (se pur parziali) urgenti.

Prima di esprimere alcuni giudizi di merito sulle misure adottate, permettetemi di significare la mia vicinanza e la mia solidarietà a tutti gli amministratori degli enti locali che si confrontano quotidianamente con i problemi oggetto di questo decreto, chiedendo loro scusa per le risposte parziali e non pienamente risolutive offerte con il testo oggi al nostro esame. Tali considerazioni sono particolarmente significative per i Comuni delle aree dei terremoti; ma il testo in esame non poteva non dare che delle risposte urgenti e limitate alle capacità finanziarie di cui in questo momento dispone il Governo.

E qui si apre una doverosa e inevitabile constatazione sulla penuria di risorse che attanaglia il nostro Paese e che si ripercuote in modo nefasto sugli enti locali, privando gli stessi di ogni minima capacità di agire e di poter dare soluzioni ai problemi dei cittadini. Emblematica, al riguardo, la reiterata querelle sui limiti posti dal Patto di stabilità interno. Tutti gli articoli del decreto oggetto di conversione e molta parte degli emendamenti si sono confrontati con il baluardo, spesso insormontabile, dei limiti posti dal Patto.

Orbene, il disegno di legge che oggi votiamo ha dovuto tener conto di siffatta questione, cercando un virtuoso equilibrio e fissando le dovute priorità tra gli interventi urgenti proposti dal decreto-legge n. 43, gli emendamenti fin qui prodotti e le esigenze finanziarie discendenti dagli stessi.

A tal riguardo, è bene sottolineare il senso di responsabilità di molti colleghi senatori, i quali hanno voluto evitare un indecente assalto alla diligenza, comportante l'estensione delle previsioni del decreto e delle relative chance finanziarie ad altre zone d'Italia. Se si fosse ceduto a tale tentazione (che pur qualcuno ha coltivato) il testo normativo sarebbe diventato un campo di battaglia per azioni demagogiche, di cui si dovrebbe fare a meno in tempi di crisi come l'attuale. Pertanto, è questa l'occasione per dare atto ai colleghi anche del Gruppo del PdL di aver voluto portare a soluzione le questioni più complicate, rinunciando a battaglie individualistiche fuori tempo massimo.

Fatta questa premessa, occorre far risultare gli aspetti positivi del testo che oggi convertiamo in legge. Innanzitutto, il decreto si pone l'obiettivo di affrontare la crisi dell'area industriale di Piombino, favorendo la riconversione e la riqualificazione delle industrie esistenti. Tale obiettivo sarà ancor più pregevole ove i progetti che ne discenderanno dovessero puntare su innovazione e recupero ambientale. Significativa e degna di rilievo è la strategia infrastrutturale, volta a connettere l'area portuale con l'asse autostradale Cecina-Civitavecchia. Pur con tutte le cautele ambientali e le attenzioni dovute, non si poteva non prevedere e favorire tale opera infrastrutturale, senza la quale il porto rimarrebbe privo di ogni vocazione economica e produttiva.

Il decreto, com'è noto, si occupa anche dell'Expo 2015 con disposizioni volte a velocizzare la realizzazione dei relativi progetti, sia con la previsione di un commissario unico, sia con la semplificazione delle procedure contrattuali.

È il caso di fare, in proposito, un'ulteriore riflessione di carattere generale. A fronte della preoccupazione per l'introduzione di nuove deroghe ai procedimenti amministrativi, l'esigenza di far realizzare i cantieri dell'Expo nei tempi previsti dimostra quanto sia necessaria una completa rivisitazione di tutte le norme che disciplinano la materia delle opere pubbliche in Italia. È questo il tema della semplificazione e della sburocratizzazione, che invero riguarda non solo le attività pubbliche ma anche le aziende private oggi al centro di una rinnovata e condivisa attenzione del Governo e della sua maggioranza.

Analoghe questioni sono sottese, altresì, negli articoli dedicati ai territori dell'Emilia e dell'Abruzzo colpiti dagli eventi sismici, per i quali - oltre a nuovi finanziamenti - s'impone uno snellimento dei gravosi adempimenti burocratici posti spesso a carico di semplici cittadini che ancora non hanno goduto dei benefici finanziari e tributari a suo tempo ipotizzati.

Infine, un cenno doveroso va fatto per l'emergenza rifiuti di Palermo e per l'emergenza ambientale della Campania (oltre ad un emendamento che si occupa dei depuratori della Puglia). Al di là delle concrete previsioni contenute negli articoli 2 e 3 del decreto, è giusto evidenziare che, periodicamente, il legislatore si deve porre il problema di situazioni emergenziali in materia di ambiente e che ciò ha comportato e comporta il perdurare di varie gestioni commissariali. Siffatti regimi amministrativi d'eccezione conducono ad un'incertezza permanente e deresponsabilizzano le classi dirigenti degli enti locali, le quali si trovano in una sorta di limbo, che non consente loro di dare le giuste risposte ai cittadini, a fronte di crescenti e insopportabili costi ambientali riportati nelle varie tasse e tariffe locali.

Dopo l'esperienza di questo decreto è giunto il momento, per quanto attiene ai rifiuti e alle depurazioni, di approfondire tutta la materia, cominciando una doverosa riflessione dalle previsioni attuate dal codice dell'ambiente a distanza di sette anni dalla relativa entrata in vigore.

Molte altre sono le questioni su cui discutere, discendenti dal decreto odierno. Per esigenze di brevità, comunque, le stesse devono rimandarsi alle settimane e ai mesi prossimi, limitandosi, con moderata e contenuta soddisfazione, alla conversione del presente testo, su cui tutti hanno lavorato con impegno e dedizione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cioffi. Ne ha facoltà.

CIOFFI (M5S). Signor Presidente, cittadini del Senato, buonasera. Ho scritto questo testo dieci giorni fa, quando pensavo che arrivasse in Aula il disegno di legge, prima di finire in questa vischiosa melassa che è stata l'iter di questo provvedimento, e così ve lo leggo.

È la prima volta che intervengo in quest'Aula e mi perdonerete una piccola riflessione introduttiva. In questo tempo, oltre a studiare e a lavorare insieme ai cittadini a cinque stelle, ho avuto modo di rendermi conto che quello che pensavo quando ero fuori di qua è in gran parte vero.

C'è chi si è lamentato perché l'indennità aggiuntiva che percepisce non è sufficiente, c'è chi non ha il coraggio di cambiare, c'è chi sventola la bandierina per mostrare e dimostrare la propria appartenenza, c'è chi viene in Aula in veste di membro del Governo e non ascolta gli interventi, c'è chi prevede di fare una seduta notturna in Commissione iniziando alle ore 20 e finendo alle ore 21,30. Prima di entrare in Senato ho svolto la libera professione e per me una seduta notturna finisce non prima delle 2 di notte. Non so come voi siate abituati a lavorare, ma la terribile e fantastica responsabilità che grava sulle nostre spalle ci dovrebbe portare a sviscerare i problemi fino in fondo, avendo una visione che sia scevra dalle collocazioni che ognuno di noi ha in questa Assemblea.

Una buona idea, un buon emendamento è buono al di là di chi lo propone. Ma non sembra che funzioni così, visto che le modifiche presentate dal nostro Gruppo sono state bocciate. Esemplare è stato l'iter nelle Commissioni riunite 8a e 13a, dove l'analisi di tutti gli emendamenti e la successiva votazione si è svolta con una velocità che ricordava il teatro dell'assurdo. Posizioni preconcette che facevano alzare le mani al di là della logica di un emendamento. Avete stimolato in noi un misto di ilarità e rabbia che alla fine è esploso in un richiamo alle responsabilità dei presenti in Commissione all'esercizio del proprio dovere. Se volevate farci percepire come inutili, beh, vi siete sbagliati: siamo e saremo molto più determinati di quello che credete e vi incalzeremo con le nostre proposte, con i nostri emendamenti, con il sapore di un cocktail fatto di rabbia e di umiltà. Un cocktail che vi stordirà! (Applausi dal Gruppo M5S).

VOCE DAL GRUPPO PdL. Bravo!

CIOFFI (M5S). Possono l'onore e la disciplina di cui parla l'articolo 54 della Costituzione essere rappresentati da ciò che è scritto in testa ad alcuni articoli del provvedimento, cioè: «In deroga al divieto di proroga o rinnovo»? Quale disciplina c'è nel non rispetto delle regole che ci siamo dati? È onorevole la disapplicazione del codice dei contratti pubblici relativamente ai lavori per la realizzazione di Expo 2015? In questo bistrattato Paese è diventata regola la deregolamentazione. Viviamo continuamente dentro un ossimoro.

La parola «deroga» e suoi sinonimi compaiono 6.000 volte negli atti legislativi dello Stato e se aggiungiamo anche le eccezioni, i «tranne», le esclusioni, all'insieme delle leggi statali, regionali e dei regolamenti attuativi, abbiamo il mostruoso totale di 60.000 deroghe! (Applausi dal Gruppo M5S). E questo, egregi cittadini del Senato, vi sembra giusto? Come può un cittadino vivere nel rispetto della legge se la legge stessa è indigeribile e impenetrabile? Quanto costa al sistema Paese una matassa così ingarbugliata?

All'articolo 4, dove si parla della Galleria Pavoncelli, viene compiuta un'altra forzatura, incorporando una ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri in una legge. In questo modo si sovverte la ordinaria gerarchia delle fonti stabilita dalla nostra Costituzione e la si sottrae al controllo del TAR e del Consiglio di Stato. Tradotto dal burocratese, ciò significa che il popolo si vede negato il diritto di verifica e controllo su un atto amministrativo.

È proprio sul tema delle deroghe e del rispetto della gerarchia normativa che abbiamo presentato l'ordine del giorno G105, che chiediamo al Governo di accogliere.

In quanto allo specifico delle opere di Expo 2015, di cui all'articolo 5, si vuole qui ribadire la netta contrarietà del Gruppo ad un evento che è stato completamente stravolto nelle sue linee programmatiche iniziali. Se il titolo dell'evento è «Nutrire il pianeta, energia per la vita» e nasceva con il progetto dell'orto planetario, come è possibile che sia diventato una semplice e grande speculazione edilizia? (Applausi dal Gruppo M5S).

Cosa succederà sui suoli dell'Expo una volta finito l'evento? Perché collegare all'evento opere come la linea metropolitana M4, che non vedrà mai la luce nel 2015, ma forse soltanto nel 2020? Abbiamo davvero bisogno di tante strade di collegamento nuove, delle opere connesse e dei parcheggi remoti quando ci sono già quelli della adiacente Fiera? Se dobbiamo nutrire il pianeta cosa faremo? Mangeremo cemento? «Là dove c'era l'erba ora c'è una città», cantava Celentano nel 1966, e noi siamo ancora qui a glorificare la nuova edilizia.

Una vera fiera delle vanità questa Expo, che non porta nulla di nuovo alla trasformazione della società italiana e che appare anacronistica e figlia di una logica produttivista che non rispecchia minimamente la visione pentastellata del futuro. (Applausi dal Gruppo M5S). Nel 1889 l'Expo si tenne a Parigi e per l'occasione fu edificata la torre Eiffel. Erano gli anni del boom del carbone, gli anni in cui la grande macchina industriale muoveva impetuosa i sui passi verso un futuro radioso sostenuto dall'utilizzo delle fonti fossili. L'uomo voleva superare se stesso, ma le comunicazioni tra esseri umani erano ancora carenti e frammentarie. In quel contesto, l'esposizione universale era una straordinaria occasione di incontro e di scambio di conoscenze. Era anche l'anno in cui cadeva il centenario della Rivoluzione francese.

Sono passati quasi 130 anni e noi siamo ancora fossilizzati a quella storia. Nel frattempo l'informatica, il web, hanno radicalmente trasformato le comunicazioni tra gli uomini e quello che era un evento utile è diventato un contenitore senza più contenuto. Il tema dell'orto planetario aveva dato nuova energia e nuova vita all'evento. L'interscambio di esperienze e di modalità produttive in campo agricolo rinvigoriva la speranza di un futuro nuovo con il ritorno all'antico. La biodiversità, le sementi ritrovate, il fulcro su quel settore primario troppo a lungo dimenticato e trascurato aveva ridato vita all'Expo, ma lorsignori hanno giudicato non attrattivo il tema agricolo e molto attrattivo il post Expo, la valorizzazione in senso speculativo del suolo. E ancora una volta all'agricoltura abbiamo sostituito la rendita fondiaria per via edificatoria.

Che dire poi del continuo tentativo, visti anche gli emendamenti presentati a questo decreto, di infilare nel decreto norme, regole, argomenti estranei, al solo fine di fare presto, al solo fine di soddisfare aspetti ed appetiti localistici? Signori, se riuscissimo a riportare il focus di chi siede in quest'Assemblea sui reali problemi delle persone, forse si potrebbe essere celeri nella valutazione e nell'approvazione dei disegni di legge, finalmente riportare a normalità il sistema e fare fino in fondo il nostro dovere di rappresentanti del popolo. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Senatore Cioffi, il cittadino Presidente la ringrazia. Però, per il momento, fintanto che la nostra Costituzione parla di senatori, dobbiamo continuare ad essere senatori. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, SCpI e LN‑Aut).

È iscritta a parlare la senatrice Pelino. Ne ha facoltà.

PELINO (PdL). Signor Presidente, il decreto-legge n. 43, che a breve diventerà legge, reca, fra le altre disposizioni, quella riguardante l'accelerazione della ricostruzione in Abruzzo dopo il sisma del 6 aprile 2009, che, oltre a causare gravi lutti, ha creato gravi difficoltà alle popolazioni colpite, poiché, terminata la fase di emergenza, che - desidero ricordare - fu gestita in modo esemplare dal Governo Berlusconi, ora si sta affrontando la fase più difficile e complessa, quella appunto della ricostruzione architettonica e strutturale.

In questo contesto, ho presentato due emendamenti, uno a favore dell'Aquila e dei Comuni del cratere e l'altro a favore di quei Comuni, fuori dal cratere, che pure risultano gravemente danneggiati dal sisma dell'aprile 2009. Tutto questo per garantire risorse finanziarie certe e costanti. Infatti la fase della ricostruzione, affidata oggi agli enti locali e ad un commissario nominato dal Governo, appare per qualche verso lenta e alquanto confusa.

Tant'è che il 24 aprile 2013, nel corso dell'informativa sullo stato della ricostruzione postsismica in Emilia, Lombardia, Veneto ed Abruzzo, il ministro per la coesione territoriale Barca, dopo aver depositato una relazione della Protezione civile, si è soffermato in modo particolare sulla situazione abruzzese e, nell'auspicio di un maggiore coordinamento e cooperazione istituzionale, ha precisato che il fabbisogno complessivo per completare la ricostruzione ammonta a circa 11 miliardi di euro e che, per non bloccare gli interventi già avviati, il nuovo Governo dovrà rendere disponibile un miliardo nei prossimi mesi.

Desidero quindi riaffermare la necessità, così come recano i miei emendamenti, di impegnare il Governo a predisporre un capitolo di spesa apposito per i prossimi anni (almeno sei), che garantisca certe e puntuali risorse finanziarie per rendere la complessa fase della ricostruzione la più veloce possibile. Dobbiamo fare in modo - lo ripeto ancora una volta - che le popolazioni colpite dal sisma, già tanto provate, non vivano più solo di speranza, ma anche di certezze.

A tal proposito, ho presentato anche due disegni di legge che favoriscono, rispettivamente, la ricostruzione dell'Aquila e dei Comuni del cratere e di quei Comuni delle quattro Province d'Abruzzo, ugualmente colpiti dagli effetti del forte sisma del 2009. L'impegno che il Governo deve assumere per i prossimi anni sarà quello di avere un'attenzione particolare per l'Abruzzo attraverso provvedimenti legislativi appositi ed esclusivi, affinché si possa assistere ad una graduale ripresa del tessuto socioeconomico di un territorio che, prima ancora del terremoto, viveva già un periodo di grande crisi e che, dopo il tragico evento, ha naturalmente visto peggiorare ancora di più la sua condizione.

La nostra Regione, da sempre vocata al turismo, ha bisogno, anche per contrastare il momento di crisi così pesante, che vengano «risistemati», non solo i Comuni più grandi, ma anche quei piccoli paesi e borghi, caratteristici soprattutto delle aree interne e montane dell'Abruzzo, compresi nelle quattro Province, che vivono di turismo stagionale e che, oltre a dare dell'Abruzzo una bellissima immagine, danno occupazione e impulso all'economia locale.

Desidero inoltre ricordare - mi avvio a concludere, signor Presidente - che l'area aquilana è oggi il cantiere più grande d'Europa e che una continuativa attività supportata da certe e costanti risorse finanziarie può dare occupazione a circa 30.000 addetti, provenienti anche da molte parti d'Italia. Ciò non è poco, se guardiamo ai dati così sconfortanti della disoccupazione nel nostro Paese.

Accelerare il processo di ricostruzione significa anche ridare all'Abruzzo e agli abruzzesi quella dignità che un evento così tragico ha tolto loro. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cervellini. Ne ha facoltà.

CERVELLINI (Misto-SEL). Signor Presidente, senatrici e senatori, abbiamo svolto un lavoro molto intenso nelle Commissioni riunite e di questo ringrazio tutti i componenti e, in particolare, i Presidenti e i relatori.

Si è trattato di un lavoro non scontato, che ha cominciato a determinare quelle forme di reciproco ascolto necessarie a svolgere appieno la funzione che ci è stata assegnata, cioè quella di poter intervenire in maniera viva, reale, concreta su provvedimenti che ci vengono proposti, tanto più quando viene proposto un provvedimento assai delicato e con le caratteristiche di essere un provvedimento pensato dal vecchio Governo e che l'attuale, però, non ha saputo appieno rinnovare, nel senso di imprimere, in una delicata situazione di scarse risorse (per usare un eufemismo) quella netta inversione di direzione (di dare, cioè, una missione).

Siamo partiti da Piombino per poi fare un giro eccessivo del Paese, non riuscendo a dare un centro chiaro e netto di orientamento e di direzione. Noi abbiamo ritenuto che questo centro fossero le vicende drammatiche del terremoto dell'Abruzzo, dell'Aquila e dei Comuni del cratere, e del terremoto dell'Emilia-Romagna. Si tratta di vicende drammatiche che non solo giustificano ma impongono misure eccezionali.

Abbiamo assistito, in maniera non formale - su questo ci tornerei ,perché anche personalmente non ne sono uscito indifferente poiché è stata un'esperienza su cui occorre, credo, anche collettivamente ragionare - ad audizioni molto importanti di donne e uomini che rappresentano il nostro Paese in una prima linea fatta di problemi che, in alcuni casi, stanno arrivando al livello dell'esasperazione. Penso a ciò di cui in maniera grave ci ha messo a conoscenza il sindaco dell'Aquila.

Rischiamo però di non saper corrispondere a tale straordinarietà. Lo si può fare in due modi, e non accuso assolutamente le Commissioni, e nemmeno il Governo, di aver fatto in un modo e, cioè, di non aver ascoltato. Però, lo si può fare anche mettendolo in un provvedimento che di ora in ora si compone di cose dell'uno e dell'altro tenore, di tutto e del contrario, dell'emergenza e della normalità. In una situazione di scarse o nulle risorse non dico che dobbiamo corrispondere appieno a quello cui l'ex ministro Barca ci richiamava (mi riferisco ad una capacità di spesa intorno ai 10 miliardi), però non possiamo nemmeno non avere un livello di stima che abbia un nesso con quello che è necessario.

Nessuno venga a dire che tutti gli interventi proposti sono utili e persino necessari. Ci mancherebbe: un terremoto è un terremoto; è portatore di lutti e disastri. Non è di questo che stiamo parlando. Invito veramente tutti a non usare tali argomentazioni. Piuttosto noi abbiamo la responsabilità di intervenire in maniera forte, eccezionale e strutturale su un'emergenza individuata e condivisa in termini di soluzioni e non di alcuni palliativi, a costo di dire dei no e di prendersi delle responsabilità.

Oggi anche per altre situazioni tutte meritevoli, che possono e devono trovare nel prosieguo della nostra attività le soluzioni ai rispettivi problemi, dobbiamo in quest'Aula, che è sovrana, continuare il lavoro e sfruttare gli spunti positivi provenienti dalle Commissioni.

Presidenza della vice presidente FEDELI (ore 18,45)

(Segue CERVELLINI). È chiaro che abbiamo dato delle risposte alle vicende dell'Expo e a ritardi accumulati dalle precedenti amministrazioni.

Permetteteci di dire che abbiamo un sogno e cioè che un grande evento programmato non debba avvalersi sempre di procedure speciali. C'è un tema forte al riguardo perché bisogna saper programmare avvalendosi di leggi ordinarie, ma c'è un tema anche di trasparenza rispetto ad eventi importanti, importantissimi ma programmati che non rientrano nelle voci «tragedia» o «calamità». In questi casi dobbiamo operare attraverso il metodo legislativo ordinario. Ciò vale anche per gli eventi di Genova su cui si è abbattuta recentemente una tragedia terribile.

Dovremmo riuscire a renderla un'occasione positiva e virtuosa per affrontare sì i problemi, dare risposte e tamponare con interventi alle strutture, però è anche necessario discutere sulle modalità della sicurezza, sulle procedure perché a volte certe situazioni si verificano anche per incuria, per scarsa attenzione.

Questa pratica, che rischia di appesantire fortemente il provvedimento, si è manifestata nel corso dell'emergenza rifiuti della Campania e della Sicilia (di Palermo, in particolare) con infinite proroghe e commissariamenti che rischiano di danneggiare le azioni politiche virtuose esistenti che andrebbero incentivate e persino premiate perché farebbero comprendere qual è la giusta direzione di marcia.

Insomma, si rischia di mettere tanto piombo sulle fragili ali di questo decreto-legge. Io credo che quest'Aula non debba perdere l'occasione di continuare a migliorare, come si è fatto troppo parzialmente in sede di Commissione, compiendo delle scelte, altrimenti rischiamo di pregiudicare l'individuazione di una razionale politica delle priorità. Siamo alla vigilia, in particolare noi componenti dell'8a Commissione, di un confronto con il ministro Lupi a seguito della sua copiosa relazione un confronto che sicuramente appassionerà la Commissione lavori pubblici e trasporti e l'Aula. Tuttavia, continuando a destinare le poche risorse disponibili (mi riferisco a prima di questo confronto) praticamente solo all'Alta velocità è ovvio che questa migliorerà sempre di più, ma spaccando ulteriormente il nostro Paese, diviso fra Alta velocità e assoluta lentezza, perché questo è il dato davvero drammatico, per quanto riguarda i trasporti.

Così non va assolutamente bene. I Governi riformisti non si comportano in questo modo. Le politiche, i provvedimenti riformatori tendono a dare armonia ed unitarietà al Paese. Le opere di propaganda non sono proprie dei Governi riformisti (che, peraltro, operano con leggi ordinarie e in assoluta trasparenza). Questo è l'aspetto riformatore che dobbiamo perseguire ed iniziare ad intraprendere.

Quest'Aula può dunque proseguire in una direzione o nell'opposta il lavoro intrapreso dalle Commissioni. Dall'esito di questo lavoro in cui l'Aula è sovrana scaturirà il risultato e, per quanto ci riguarda, anche il nostro giudizio. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Nugnes).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Panizza. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI). Signora Presidente, intervengo volentieri per esprimere alcune valutazioni, anche a nome del Gruppo Per le Autonomie.

Il decreto-legge oggi in esame, approvato peraltro dal precedente Governo, aveva il compito di affrontare alcune situazioni di emergenza, prioritariamente di natura ambientale, ma che hanno toccato anche aspetti di natura più sociale ed economica, come il terremoto del 2012, la ricostruzione in Abruzzo e il rilancio dell'area industriale di Piombino, oltre ad alcune emergenze ambientali, quali la proroga del commissariamento di alcune discariche in Campania e in Sicilia e del commissario della Galleria Pavoncelli, in Puglia. Infine, gli interventi per l'Expo di Milano 2015.

Nel corso della discussione si sono poi aggiunte altre emergenze riguardanti altri territori e, per ultima, la gravissima tragedia che si è verificata nel porto di Genova.

Per la verità, il provvedimento nel corso della discussione è diventato quasi un omnibus e devo anche rimarcare che spesso si è andati oltre, e dall'emergenza si è poi fatto uno sforamento nell'assistenza. Come ho avuto modo di dire oggi durante l'esame del provvedimento presso le Commissioni riunite, credo che le emergenze debbano risolversi in fretta, e pensare di risolvere le emergenze dopo più di dieci anni mi fa venire qualche dubbio.

In ogni caso il testo uscito dalle Commissioni è articolato, e ha cercato di rispondere in maniera seria alle emergenze che sono state espresse nel corso delle audizioni. Abbiamo anche avuto modo di ascoltare alcuni Presidenti di Regione e diversi rappresentanti dei Comuni, in particolare i sindaci, che ci hanno evidenziato una situazione di grande drammaticità. Si è trattato di audizioni che, da una parte, ci hanno reso consapevoli della situazione ancora drammatica delle zone terremotate, ma, dall'altra parte, anche dell'impossibilità per la nostra Nazione di rispondere con delle norme adeguate.

Le audizioni, da questo punto di vista, hanno delineato un quadro davvero desolante perché neppure di fronte a calamità naturali il nostro Parlamento si è dimostrato in grado di rispondere con norme chiare, semplici e veloci, ma, viceversa, abbiamo avuto la netta impressione - anzi più che un'impressione, una certezza - che le norme addirittura ostacolassero la ricostruzione. L'estremo atto del sindaco dell'Aquila che ha restituito la fascia tricolore al Presidente della Repubblica, mi pare che possa esprimere il grado di esasperazione che queste comunità hanno raggiunto.

È stata altresì espressa, anche se ne eravamo già a conoscenza, per la verità, l'assoluta inadeguatezza delle norme sul Patto di stabilità interno, che non si adeguano sopratutto alla situazione dei piccoli Comuni. Ciò crea una situazione assurda, con dei Comuni che hanno risorse a disposizione e fondi stanziati, ma che di fatto non riescono a spenderli, perché le norme sul Patto di stabilità glielo impediscono. Se questo è davvero assurdo nel caso di Comuni che si trovano ad operare in situazioni normali, proviamo ad immaginarci in situazioni di enti locali che operano nell'emergenza del terremoto. Devo dire che da parte del Governo non c'è stata una grande apertura su questo, ma spesso una chiusura rispetto alla possibilità di derogare al Patto di stabilità interno.

Vorrei anche rilevare che si è trattato di un percorso piuttosto articolato e, per certi versi, ad ostacoli. I componenti delle nostre Commissioni hanno vissuto questi giorni con grande difficoltà, con Commissioni convocate, sconvocate, rinviate, con Commissioni che aspettavano il responso di altre Commissioni. Anche oggi c'è stato lo stesso clima di attesa. L'esame della 5a Commissione non è peraltro concluso e ci sarà un ulteriore rinvio a domani della votazione.

Per quanto riguarda poi i continui pareri della 5a Commissione che hanno bloccato tutto, mi chiedo se per dei pareri di sostenibilità finanziaria occorra scomodare un'intera Commissione o se non basti il parere della Ragioneria o degli Uffici del Bilancio. Credo che bastino dei pareri tecnici e che non sia necessario convocare ogni volta una Commissione che, di fatto, rallenta i lavori di tutte le altre Commissioni.

Mi sono allora venuti alla mente i contenuti di quel documento che abbiamo discusso in questa sede assieme al presidente Letta e che è stato approvato dalla Camera dei deputati per rendere più snelli i procedimenti legislativi e più efficaci le procedure. Ho la netta percezione che, nell'iter di approvazione di questo disegno di legge, abbiamo seguito esattamente la procedura opposta. Non vorrei quindi che quel documento che abbiamo approvato, che contiene norme concrete, procedimenti chiari e si propone di ridurre veramente i costi della politica, in realtà rimanesse solo parole e non riuscissimo a tradurlo nei fatti.

Desidero, pertanto, rivolgere un appello al presidente Grasso tramite chi lo sta in questo momento sostituendo in Aula. Abbiamo iniziato questa legislatura con l'intenzione di lavorare molto, di approvare in fretta le leggi e di ridurre i tempi, ma purtroppo mi sembra che non stiamo procedendo in questa direzione: l'appello quindi è di mettere veramente in campo un'organizzazione diversa e più veloce, la quale eviti doppioni e passaggi da una Commissione all'altra e cerchi di chiarire chi è competente a discutere e a decidere, che dovrà assumersi la propria responsabilità.

L'esperienza vissuta nelle Commissioni riunite 8a e 13a è stata assolutamente positiva, anche per il rapporto responsabile tra maggioranza ed opposizione: ognuno, nei rispettivi ruoli, ha dato il proprio contribuito. Lo stesso Sottosegretario, quasi sempre presente alle varie sedute, ha rimarcato la positività degli interventi delle Commissioni. Pertanto, tale apporto costruttivo e positivo ha portato ad un netto miglioramento del testo. Quindi, c'è la voglia e la volontà di fare e posso dire di aver trovato Commissari assolutamente impegnati, e che hanno voglia di lavorare, anche la sera, offrendo piena disponibilità del loro tempo anche per accelerare i lavori.

Devo poi ringraziare in questa sede i relatori, in particolare, il collega Esposito, che ha lavorato con grande competenza. Credo che questo sia il luogo dove veramente si gonfiano i costi della politica, ma dove si può intervenire con facilità e dove è assolutamente necessario farlo con tempestività, e credo che il contatto avuto con gli amministratori delle zone terremotate chiarisca quanto questo sia imbarazzante per loro e come questi atteggiamenti siano poi quelli che scatenano anche gli episodi di violenza e di ribellione.

E lo dobbiamo anche alle migliaia e migliaia di volontari che hanno lavorato per soccorrere le popolazioni colpite, che hanno messo in campo una rete di solidarietà formidabile di cui siamo tutti orgogliosi, io per primo che provengo dal Trentino, terra da sempre in prima fila. Ricordo che il prossimo 29 giugno sarà inaugurato un centro polivalente a Rovereto di Novi, in Emilia, che è stato realizzato interamente dagli artigiani della Valle di Non, la mia terra, a dimostrazione che la rete di solidarietà sta continuando ad andare avanti.

I colleghi che sono intervenuti prima di me hanno esaminato a fondo il testo del decreto‑legge, per cui non mi soffermerò su aspetti già analizzati; ne affronterò solo alcuni non toccati e che si riferiscono soprattutto a situazioni particolari, affrontate in alcuni emendamenti, che mi auguro siano poi approvati dall'Aula e possano trovare quindi attuazione.

Desidero innanzitutto evidenziare l'emendamento 8.0.500, presentato dai due relatori e approvato questa mattina dalle Commissioni riunite, il quale affronta il tema delle cosiddette terre e rocce da scavo, oggetto peraltro anche di una mia specifica iniziativa di legge (ma penso ve ne siano anche di altri senatori e deputati). È questo un problema che si trascina da anni e che non è stato ancora risolto. Credo che il decreto ministeriale n. 161 del 2012 abbia di fatto bloccato tutti i cantieri, soprattutto quelli di piccole dimensioni. È un problema che dobbiamo assolutamente affrontare, soprattutto in presenza di una grave crisi economica che mette in difficoltà soprattutto le aziende artigianali. L'emendamento presentato dal senatore Esposito risolve parzialmente questo problema, limitando l'applicazione del decreto ministeriale n. 161 all'esecuzione di opere soggette ad autorizzazione integrata ambientale o a valutazione di impatto ambientale. Per il Gruppo Per le Autonomie ho presentato un subemendamento, che sarà poi messo in votazione, che introduce un comma aggiuntivo che prevede l'applicazione per i piccoli cantieri sotto i 6.000 metri cubi del precedente regime stabilito dal codice dell'ambiente, semplificando tutta la questione. Peraltro, rispetto all'emendamento presentato ed approvato dalle due Commissioni, esso colma anche i vuoti normativi che si creano, completando in tal modo tutta la normativa. Mi rendo conto che esso si allontana in parte da tema del decreto-legge, però credo risolva una problematica che si sta trascinando ormai da anni e che ha creato una situazione drammatica soprattutto nel settore edilizio. Penso che la possibilità di affrontarlo e risolverlo oggi vada colta, proprio per dare un contributo alla velocizzazione dei processi legislativi. È chiaro che se non venisse approvato rimarrebbe comunque in piedi il disegno di legge n. 402 da me presentato sulla materia, per cui avremo occasione di riprendere in mano la questione. Credo però che il pressante appello che ci viene dal settore artigianale e in generale anche da quello delle amministrazioni pubbliche e dei privati vada oggi raccolto, anche perché non si capisce per quale motivo le zone terremotate potrebbero avere diritto ad una deroga sulle terre da scavo mentre altre zone no, visto che i terreni scavati sono uguali in Abruzzo, in Trentino o in Piemonte.

Desidero accennare poi ad altri emendamenti che ho presentato, in particolare il 5.0.201, che riguarda la proroga dei termini per la dichiarazione al catasto edilizio urbano dei fabbricati rurali, soprattutto nelle zone di montagna, dove sono spesso diffusi i masi sparsi e quindi le costruzioni rurali sono diverse, articolate, spesso disseminate sul territorio anche in zone difficili da raggiungere. Si è in ritardo sull'accatastamento perché effettivamente un'azienda agricola spesso possiede più di un fabbricato. Pertanto, la richiesta non è quella di abrogare questa norma, ma viceversa di prorogarla fino, e non oltre, al 31 dicembre 2013 per dare la possibilità a tutti gli agricoltori di completare le fasi del accatastamento. Tale proposta emendativa, peraltro, mi è stata sottoposta dal collega Berger, che avverte particolarmente questa problematica nella provincia di Bolzano.

Desidero anche esprime la soddisfazione per la proposta relativa agli investimenti nel settore ferroviario, in particolare al finanziamento per il quadruplicamento della tratta ferroviaria Verona-Fortezza di accesso sud alla galleria di base del Brennero. Essa è stata visitata dai parlamentari della Regione in questi giorni: si tratta di un'opera di rilevanza europea che assume un'importanza strategica non solo per i collegamenti tra Nord e Sud dell'Europa, ma anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

Infine, ho presentato anche un emendamento in Aula contenente misure per consentire lo smaltimento dei pannolini biodegradabili attraverso il circuito di raccolta previsto espressamente dal codice europeo dei rifiuti. Stanno nascendo infatti una serie di aziende che producono questo tipo di pannolini, ma l'impossibilità di smaltirli negli appositi siti di smaltimento del materiale biodegradabile sta portando queste aziende al fallimento, rischiando di compromettere realmente un'iniziativa come questa che, invece, dovrebbe essere - a mio avviso - sostenuta.

Infine, mi sia consentito un accenno all'emendamento che prevede il trasferimento delle competenze in materia di turismo al Ministero dei beni culturali, sebbene poco abbia a che fare con il tema del decreto-legge. A mio parere, l'accorpamento di queste due competenze importantissime per il nostro Paese è assolutamente strategico e va nella direzione giusta: quella di un Paese come l'Italia, che dispone di un patrimonio storico, artistico, culturale, archeologico e architettonico di grandissima importanza, che deve essere oggi valorizzato innanzitutto per la sua conservazione, ma anche in chiave turistica. Si parla spesso, a proposito dell'Italia, di turismo culturale e in questo senso la caratteristica che contraddistingue il nostro turismo da quello di tutto il mondo è proprio questa. e' assolutamente importante investire anche per aumentare il periodo di permanenza dei turisti nelle località del nostro Paese, per valorizzare tutte le particolarità e la ricchezza di cui ogni Regione, ogni paese, ogni singolo borgo dispone, anche per poter dare forza al restauro e al risanamento di queste grandi testimonianze che talvolta oggi rischiano di sparire o di essere irrimediabilmente compromesse. Mi rendo conto che a qualcuno l'avvicinare un settore economico al settore della cultura può apparire una bestialità. In realtà io credo, invece, che oggi dobbiamo tutti porci l'obiettivo che anche la cultura possa contribuire allo sviluppo economico e all'occupazione del Paese e che soprattutto la cultura possa valorizzare e arricchire anche l'offerta turistica. Infatti sono importanti le strutture, i servizi, l'ambiente, e lo sport, è importante diversificare al massimo l'offerta turistica, ma è altrettanto importante poterla arricchire di storia, di contenuti e far conoscere al turista l'anima e la storia di un territorio.

In tal modo credo che daremo anche molta più prospettiva al nostro turismo e forse riusciremo anche a trovare le risorse per poter restaurare e conservare il nostro straordinario patrimonio. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI e M5S e del senatore Zin).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, il decreto-legge in esame è un provvedimento del Governo Monti confermato, nella struttura e nel contenuto, dal Governo in carica. È un decreto-legge omnibus che tratta situazioni di emergenza dal diverso contenuto: ciascun articolo contiene un commissariamento nuovo o la proroga di un commissariamento esistente o una proroga della dichiarazione dello stato di emergenza di un evento diverso. Tali proroghe delle situazioni commissariali contraddicono l'operato dello stesso Governo Monti che, con il decreto-legge n. 59 dello scorso anno, ha dichiarato di voler imporre divieti assoluti alle proroghe dei commissariamenti, estendendoli addirittura anche ad alcune opere stradali. Per rimuovere tali divieti è dovuto intervenire successivamente il Parlamento. Ciò conferma che occorrono interventi concreti per la semplificazione delle procedure di tutto il nostro sistema autorizzativo, per la realizzazione delle opere pubbliche e per gli interventi di ricostruzione del territorio. Serve meno burocrazia. Occorre semplificare il sistema ordinario per non dover ricorrere al commissariamento.

Purtroppo, dobbiamo constatare che, alla fine, le gestioni commissariali vengono prorogate ancora anche nelle situazioni annose, come quella della gestione dei rifiuti di Palermo e della Campania, che stentano a tornare al regime ordinario. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Eppure l'esperienza dovrebbe insegnare che le dichiarazioni di emergenza che si trascinano da anni, di fatto comportano la deresponsabilizzazione degli attori istituzionali competenti in via ordinaria, come Comuni, Province e Regioni e che soprattutto, visto che le gestioni commissariali consentono di derogare al rispetto delle norme che regolano le procedure autorizzative e di evidenzia pubblica, si favoriscono le attività illecite, come è emerso nel 2010 dal lavoro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse al ciclo rifiuti.

Vediamo con favore i paletti messi in sede referente sulla rendicontazione delle spese e delle attività svolte dai commissari, anche per tenere informati il Governo e il Parlamento sull'avanzamento degli interventi nelle aree commissariate. Dobbiamo però purtroppo rilevare ancora una volta che il Paese è diviso in due nella gestione dei rifiuti: i Comuni del Nord hanno da tempo messo in atto iniziative concrete ed hanno raggiunto una qualità eccellente del servizio, trattando il rifiuto come risorsa piuttosto che come scarto da smaltire. Ciò non avviene nel Sud del Paese: la Campania, la Calabria, la Sicilia, ma anche il Lazio, versano in una crisi cronica da rifiuti, con enormi e continue spese a danno dei contribuenti. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Nugnes). Senza contare che la gravità di queste situazioni, e quella di Napoli ne è un esempio lampante, non solo ha compromesso da anni i diritti fondamentali delle popolazioni di quei territori, esponendole a rischi di natura igienico-sanitaria ed ambientale, ma ha anche danneggiato l'immagine dell'intero Paese, creando gravi danni al settore turistico e all'economia generale.

Chiaramente diversa è la questione della proroghe previste per lo stato di emergenza conseguente al sisma del maggio 2012, per la ripartizione dei finanziamenti CIPE diretti all'assistenza ai terremotati dell'Aquila, nonché per l'impiego delle Forze armate per la rimozione delle macerie e per la vigilanza sui territori abruzzesi terremotati.

Il sisma che il 6 aprile 2009 ha colpito l'Abruzzo ha distrutto soprattutto il centro storico dell'Aquila, creando ingenti danni in tutti Comuni del cratere, risultando il quinto terremoto più distruttivo in Italia in epoca contemporanea.Tanto c'è ancora da fare e occorre sostenere in tutti i modi la popolazione colpita, che sta perdendo la speranza per il proprio futuro. Durante l'esame in sede referente abbiamo presentato e sostenuto gli emendamenti che risolvono alcune questioni cruciali emerse nel corso delle audizioni.

Riguardo invece ai terremotati delle Province dell'Emilia-Romagna, di Mantova e di Rovigo, colpiti dagli eventi sismici del 2012, è noto a tutti che il metodo dell'intermediazione degli istituti di credito per il pagamento delle imposte e dei contributi sospesi a seguito dell'emergenza, come inventato dal Governo dei tecnici, ha lasciato amareggiati i cittadini che si sono sentiti discriminati rispetto ad altre situazioni del passato ove sono state previste proroghe a ripetizione e riduzioni in percentuale delle somme dovute all'erario e all'INPS; ben vengano quindi le proroghe per la presentazione della documentazione necessaria ai fini dell'accesso ai finanziamenti agevolati e per il pagamento delle imposte e dei contributi: sono giuste risposte alle imprese terremotate che hanno dichiarato da subito di voler ripartire nell'immediato e di restare lì, dove hanno le radici, nei loro luoghi e nella loro storia.

Nell'ambito delle audizioni svolte dinnanzi alle Commissioni riunite, le richieste di deroga al Patto di stabilità per gli interventi infrastrutturali e di ristrutturazione del territorio sono arrivate da tutti i soggetti auditi. Il Governo ha dichiarato di non poter tuttavia andare incontro ad esse, in considerazione delle regole stringenti di bilancio cui è soggetta l'Italia a seguito della procedura per deficit eccessivo. Solo nelle ultime ore è stato concesso un plafond di 90 milioni in deroga al Patto, ma solo per gli enti locali delle zone terremotate, non per le Regioni: un segnale positivo ma decisamente insufficiente: è la conferma che quella del Patto è la questione più urgente e indifferibile che il Governo deve risolvere in ambito comunitario. Oltre all'impossibilità di dare commesse alle imprese e dunque sostenere il lavoro, è inaccettabile che, pur avendo i finanziamenti necessari, gli enti non possano realizzare interventi di prevenzione contro il rischio idrogeologico o per ricostruire il territorio devastato da alluvioni e terremoti. Anche per questo motivo, il nostro Gruppo ha abbandonato i lavori delle Commissioni riunite come segno di protesta nei confronti del Governo (Applausi dal Gruppo LN-Aut), che da settimane ormai non era in grado di dare risposte certe sull'esistenza delle risorse per soddisfare le legittime richieste dei terremotati.

In merito al riconoscimento dell'area industriale di Piombino come area di crisi industriale complessa, ricordo le strategie simili adottate dal Governo Monti per l'area industriale di Taranto, con lo scopo di riqualificare il territorio, evitare la chiusura dell'ILVA - da ieri commissariata - e permettere la bonifica del sito di interesse nazionale. Così come Taranto, anche Piombino evidenzia una situazione ambientale disastrosa. Qui vogliamo ricordare che in analoghe situazioni di emergenza ambientale si trovano altri 57 siti di interesse nazionale, per la maggior parte situati nel Nord del Paese, verso i quali il Governo deve intervenire con risposte concrete, a tutela della salute dei cittadini. In merito riconosciamo all'Esecutivo di aver presentato un emendamento per la riqualificazione delle attività industriali e portuali e il recupero ambientale di Trieste. Pertanto, vogliamo sperare - ed è per questo che abbiamo presentato un ordine del giorno - che la stessa sollecitudine di intervento adottata per Taranto e per Piombino si adoperi anche per la riqualificazione e bonifica ambientale degli altri siti in situazioni di crisi industriale situati al Nord.

Il Gruppo Lega Nord e Autonomie vede poi senz'altro con estremo favore le disposizioni dell'articolo 5, che, a partire dal commissario unico, sono volte ad agevolare la realizzazione degli interventi previsti per l'Expo.

L'Expo è visto come una possibilità di ripresa della nostra economia anche dal nuovo Governo. Lo stesso presidente Letta, in occasione delle dichiarazioni programmatiche dello scorso 29 aprile, ha dichiarato che: «L'Expo è una grande occasione che non dobbiamo mancare», definendolo «evento strategico» e sottolineando che l'Expo non termina nel 2015, ma deve avere un futuro. Le disposizioni introdotte con l'articolo 5 sono state chieste all'Esecutivo sia dal sindaco di Milano che dal governatore Maroni per riuscire a centrare l'obiettivo di terminare in tempo le opere infrastrutturali in programma, visto che mancano solo due anni dall'evento.

L'esposizione universale milanese è quindi una vera e reale priorità. Il Governo sembra intenzionato a risolvere alcune questioni ancora rimaste aperte; tuttavia, sottolineiamo come purtroppo non sia stato accolto un nostro emendamento, presentato anche da altri Gruppi, che chiedeva di escludere dal patto di stabilità le spese sostenute dal Comune, dalla Provincia di Milano e dalla Regione Lombardia per la realizzazione delle opere connesse. Inoltre, non è stato accolto un altro nostro importante emendamento che accelerava le procedure per l'immediato completamento di un'arteria importante del territorio lombardo, la Pedemontana lombarda, strettamente connessa all'evento e assolutamente necessaria, come tante altre strade che mancano al Nord. Non ci sono solo opere inutili, cari colleghi del Movimento 5 Stelle! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

L'ultima questione che vorrei sollevare è quella dei recentissimi ed eccezionali eventi alluvionali verificatisi dal 16 al 20 maggio, nel territorio delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e Trentino, che hanno prodotto alluvioni, con danni ingenti alle persone e agli edifici, straripamenti, frane e smottamenti, riportando i territori colpiti nella situazione disastrosa verificatasi nel 2010: sono stati stimati danni per oltre 600 milioni di euro in un contesto dell'economia già in ginocchio.

Con un ordine del giorno presentato dal nostro Gruppo chiediamo che il Governo assuma le proprie responsabilità e, come avvenuto in passato per altri eventi calamitosi, disponga le norme e i finanziamenti necessari per la ricostruzione, l'assistenza alle popolazioni, il risarcimento dei danni e la ripresa economica. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rossi Maurizio. Ne ha facoltà.

ROSSI Maurizio (SCpI). Signora Presidente, colleghi, per uno che è al primo mandato in Senato, andare ad affrontare in Commissione un disegno di legge così complicato è stata una scuola straordinaria. Ma la lezione di scuola, per me che lavoro da trentacinque anni nelle imprese, devo dire che l'hanno fatta il presidente Matteoli, il presidente Marinello, il relatore Stefano Esposito, persone che veramente ho avuto occasione di apprezzare, così come tutti gli uffici, che hanno lavorato in un modo incredibile su questo disegno di legge. Devo dire, da imprenditore, che molti di loro li vorrei in un'azienda privata, e devo riconoscere che ci sono persone straordinarie e che forse molto spesso da fuori questo non si capisce. Poi ci potrà pur essere un problema che riguarda il numero delle persone o la possibilità di diminuire i costi della struttura, ma questa gratificazione è assolutamente dovuta a persone che hanno fatto un grandissimo lavoro. Vorrei inoltre ricordare che abbiamo lavorato molto bene per tre settimane con tutte le realtà di maggioranza e opposizione.

Detto ciò, tengo a soffermarmi prima di tutto sul grave tema di Genova, che voi conoscete e sul quale, insieme ai colleghi Caleo e Vattuone del Partito Democratico, abbiamo insistito per presentare l'emendamento 1.25 (testo 2) (poi fatto proprio dai relatori, ed è stato ancora meglio), fondamentale per cercare di ripristinare sia il radar del porto di Genova, che purtroppo è caduto la notte del 7 maggio (domani sarà trascorso un mese da quel tragico evento) sia le pilotine che sono andate distrutte, oltre ai tanti lavori che sono stati fatti nel porto di Genova in questo periodo.

Devo dire che sono stati momenti un po' difficili, nel senso che abbiamo dovuto un po' tutti battagliare, ma mi sembra che almeno in questa fase il Governo sia riuscito a tenere fede agli impegni presi sul porto di Genova, con l'autorità portuale, con l'ammiraglio Angrisano, con il comandante dei piloti. Di questo vorrei ringraziare il Governo e mi auguro che possa andare avanti, come fa in tutti i suoi iter. Nel caso di Genova non si tratta tanto di dare un riconoscimento economico, come potete immaginare: le problematiche del porto di Genova ammontano a centinaia e centinaia di milioni, se non oltre il miliardo, ma vi è la necessità di restare al passo con l'Europa, altrimenti nel giro di pochi anni, con l'aumento della stazza delle navi, esso avrà delle gravissime difficoltà. Ma di questo dovremo ovviamente parlare in altra sede. Tengo però a precisare, visto che parliamo di emergenze, che c'è una problematica, emersa anche nel corso dell'audizione in 8a Commissione del ministro Lupi, il quale ha chiaramente detto che non è vero che non ci sono soldi: in molte occasioni i soldi ci sono, ma non sono ancora stati utilizzati, a volte dalla Regione e a volte da altre strutture. Questa è un'affermazione che ci ha toccato. Molto spesso si pensa veramente che il problema sia solo di soldi; invece ci sono dei soldi bloccati, che non danno quindi la possibilità di iniziare i lavori e di dare lavoro in Italia. Questa è la prima emergenza vera che il ministro Lupi proprio in 8a Commissione si è impegnato ad affrontare e ho molto apprezzato il suo impegno: addirittura chiederà alle Regioni che tengono delle cifre bloccate di dedicarle eventualmente ad un'altra opera, purché possa partire subito e dare lavoro vista l'emergenza; allora affrontiamole queste emergenze.

Un'altra emergenza che abbiamo affrontato nel disegno di legge in esame è stata quella legata all'Expo. Ve lo dice una persona che ha vissuto l'Expo del 1992 a Genova, con uno straordinario progetto di Renzo Piano. A differenza della Expo, i cui padiglioni nella cosiddetta isola della Cartuja di Siviglia, erano fatti di cartapesta e costarono venti volte in più di quanto speso per l'esposizione di Genova e alla fine furono buttati giù e non servendo più a nulla (a lungo quest'area è restata una spianata desolata), Renzo Piano ha regalato alla nostra città un'occasione.

L'Expo non è andata molto bene nel 1992: ci furono grandi polemiche e cadde anche un sindaco per l'Esposizione di Genova; però oggi, dopo quell'Expo, l'Acquario e la Città dei bambini e dei ragazzi sono le maggiori attrazioni della città: hanno fatto diventare Genova veramente una città turistica. Per questa ragione ho presentato l'emendamento 5.300, che si articola in due punti, fra l'altro sostenuti anche da amici e colleghi di vari partiti in quanto non presentano assolutamente alcun costo né per il Governo né per le Regioni. Si richiede semplicemente di istituire dei tavoli tecnici. Uno dei due punti chiede sostanzialmente di istituire dei tavoli tecnici nelle aree limitrofe alla Regione Lombardia. Milano non sarà in grado di avere una struttura alberghiera che possa recepire le decine di milioni di persone che arriveranno per l'Expo; si parla di 20-25 milioni di visitatori. Quindi si potrebbe pensare di allargare l'ospitalità alberghiera, ma secondo me anche di metterla sotto uno stesso booking, dando delle possibilità alle aree limitrofe, dalla montagna, ai laghi, al mare, nell'arco di 150-200 chilometri. Si chiede di creare un tavolo, insieme al CIPE, con le regioni limitrofe per cercare di capire quant'è l'effettiva capacità alberghiera (stiamo attenti, perché accade anche in Liguria) che occupa i periodi estivi. Ci sarà già una situazione di occupazione degli alberghi e io invito veramente a fare molta attenzione a questa situazione, perché se non si organizza bene il booking durante l'Expo, nel periodo estivo si presenteranno grosse problematiche e forse ne approfitteranno altre realtà, probabilmente neanche in Italia, magari vicine. Quindi, con l'emendamento 5.300 ho chiesto innanzitutto l'istituzione di questi tavoli tecnici.

Nell'altro punto dell'emendamento invece chiedo di creare dei tavoli tecnici affinché tutte le Regioni d'Italia vengano coinvolte in questo enorme investimento del Paese (non è un investimento di Milano o della Lombardia). Diamo la possibilità effettivamente alle Regioni di partecipare, anche in questo caso senza alcun costo, ad un progetto di pacchetto turistico da poter offrire praticamente a tutti coloro che vorranno arrivare dal mondo. Secondo i dati dell'Eurisko, all'Expo arriveranno per il 71 per cento cinesi, per il 50 per cento russi, per il 40 per cento canadesi. Quindi, credo che effettivamente questo vada messo a sistema.

Mi ha fatto molto piacere notare peraltro che nel decreto-legge si parla proprio del trasferimento del settore del turismo al Ministero dei beni culturali (credo che assolutamente ci sia un nesso forte), però è fondamentale che ciò avvenga al più presto, perché in tal modo potremo finalmente avere chi si occupa di coordinare veramente tutte queste attività turistiche legate strettamente all'Expo. (Applausi dai Gruppi SCpI e PD e dei senatori Airola e Liuzzi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signora Presidente, il collega Arrigoni crede forse che i campani o i siciliani non concordino con lui sul fatto che le emergenze rifiuti siano state e siano un'enorme sciagura ventennale? Non credo, ma forse quel che gli sfugge è che le emergenze rifiuti altro non sono che parte di un accurato piano industriale di smaltimento illecito a basso costo dei rifiuti industriali pericolosi e tossici, a profitto soprattutto del Nord e di parte dell'Europa, che ha avuto inizio e che perdura almeno dal 1992, quando la morte di Ilaria Alpi fermò lo smaltimento in Nord-Africa.

L'esame del decreto-legge n. 43 ci pone di fronte all'eterno problema italiano delle emergenze. Non credano i colleghi che non apprezziamo i discorsi sulla cultura, sul Ministero, sullo smaltimento dei pannolini, ma un decreto nasce perché c'è un'emergenza; è questo lo strumento che lo regola. La legge 12 luglio 2012, n. 100, di conversione del decreto-legge n. 59 dello stesso anno, del luglio scorso aveva provveduto finalmente a fare chiarezza su un dato di confusione tutto italiano, la definizione di emergenza, appunto evento calamitoso eccezionale e imprevisto, e la determinazione di una durata certa, fissata, di regola, per un periodo di novanta giorni, non prorogabile per più di sessanta giorni. Finalmente, dicemmo noi, soprattutto noi che abbiamo vissuto le eterne emergenze rifiuti in Campania e a Palermo, ormai più che maggiorenni, che per alcuni versi e in alcune vesti ancora perdurano.

Ma ecco che, basiti, agli articoli 2 e 3 del decreto-legge n. 43, leggiamo testualmente: «In deroga al divieto di proroga o rinnovo (...) atteso il permanere della condizione di emergenza (...) continuano a produrre effetti (...)». Quindi sì, si proroga: povera lingua italiana e poveri noi legislatori di leggi che non rispettiamo che non servono a nulla! (Applausi dal Gruppo M5S). Perché l'Italia non è in grado di operare in regime ordinario? A cosa serve lo stato d'emergenza non determinato da eventi calamitosi eccezionali, se non a derogare alle regole e alle disposizioni che noi stessi stiamo qui a definire? Soprattutto, Presidente, a chi serve?

Monti disse una volta che solo in stato di crisi grave le popolazioni sono disposte a cedere parte della loro sovranità nazionale. Questa altro non è che la teoria dello shock economy, la strategia del terrore, l'applicazione delle teorie liberiste di Milton Friedman e della scuola di Chicago. Non importa se lo stato di crisi o di rischio imminente sia determinato da un evento calamitoso, come il terremoto d'Abruzzo (che dopo quattro anni, di emergenziale, ahimè, ha ben poco) o quello più recente dell'Emilia, o da una crisi di rifiuti o da una crisi economica; l'importante è dare l'impressione della non prorogabilità delle soluzioni. Non importa poi se le soluzioni, al contrario, verranno solo annunciate e mai raggiunte per decenni, come appunto in Campania e a Palermo o nella costruzione della ormai mitica Galleria Pavoncelli dell'Acquedotto pugliese, che ripercorre i tempi biblici dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Non importa se si tratta di eventi eccezionali, come quelli dell'Expo 2015, che avrebbero potuto trovare la loro naturale e giusta collocazione in un'ordinaria gestione di un evento, sì di portata mondiale - chi lo nega e perché non farla? -, ma per i quali non si doveva necessariamente prevedere un regime eccezionale di regole e deroghe, anche sopra soglia, e di gestione straordinaria per realizzare finanche strade, autostrade, linee metropolitane, che di eccezionale, mi sembra, non hanno nulla.

Come è noto, la teoria della scuola di Chicago ci insegna che solo ponendo gli individui in uno stato mentale di stress e di imminenza ineluttabile si può perseguire il fine di imporre loro la soluzione prospettata come fosse l'unica possibile, inevitabile, inderogabile, da attuare in fretta, scavalcando regole, limiti e leggi, a danno di molti e a favore di pochi; pochi o nulli i controlli; poche o nulle le regole.

Ma scorriamo con ordine il decreto e leggiamo: «(...) in deroga ad eventuali diverse finalizzazioni previste dalla normativa vigente (...)»; e più avanti: «Il commissario può provvedere in deroga alla legislazione vigente a mezzo di ordinanza»; e poi: «risolvere situazioni o eventi ostativi alla realizzazione delle opere». Si prevede inoltre che «ai contratti di appalto di lavori, servizi e forniture (...) si applicano direttamente (...) le deroghe normative previste in materia di contratti pubblici...». Oppure, per quanto attiene alla gestione dei rifiuti, si parla di deroghe agli strumenti urbanistici vigenti, nonché di deroga al Testo unico ambientale, di deroga a precise disposizioni legislative e regolamentari in materia ambientale, paesaggistica, territoriale, di pianificazione, nonché igienico‑sanitaria; si parla inoltre di deroga alla valutazione d'impatto ambientale, nonché alla pertinente legislazione regionale in materia. Per far cosa? Per aprire discariche e realizzare impianti estremamente impattanti per i territori.

Ma cosa significa «deroga»? «Deroga», in lingua italiana, significa difformità, parziale o totale, da quanto stabilito da una legge o da un regolamento. Cosa sono le regole allora? A cosa servono? Le regole, signori, sono importanti; le regole servono a tutelare il diritto. In definitiva, quindi, la deroga alla regola significa che alcuni diritti di taluni non saranno tutelati a vantaggio di taluni altri, indiscutibilmente. (Applausi dal Gruppo M5S).

In Commissione tutti compatti hanno però votato contro i nostri emendamenti. Ad esempio quando abbiamo chiesto che una strada o una linea metropolitana trovasse realizzazione secondo le norme e le regole, ci hanno chiesto: «Siete contrari alla metropolitana?». Abbiamo risposto di no: siamo perché le realizzazioni delle metropolitane, seguano le regole, perché se fatte in deroga agli appalti sono foriere di pericoli ed incerte. Abbiamo chiesto che fosse almeno accolta la regola che questa deroga avvenisse una sola volta; no: bocciato. Abbiamo allora chiesto che l'iter di controllo della Corte dei conti, che vigila sulla spesa dei soldi pubblici, non fosse impacciato da iter semplificativi o ostativi: bocciato. Ci è stato respinto l'emendamento che chiede che, nelle more dell'attuazione della sesta vasca della discarica di Bellolampo a Palermo, si proceda alla realizzazione dei siti di compostaggio, alla realizzazione degli impianti di selezione e recupero e al raggiungimento di livelli di raccolta differenziata in linea con il piano regolatore: bocciato. Perché poi si sa che, nel breve giro di qualche anno, anche quella discarica sarà piena e, se non si provvederà a fare diversamente, se ne dovrà aprire un'altra. (Applausi dal Gruppo M5S).

Il Governo ha detto che il decreto è stato migliorato grazie ai lavori della Commissione: non è vero, è stato peggiorato, perché dentro questo decreto è stato infilato di tutto, e il Governo si è mosso in linea con i Governi precedenti degli ultimi vent'anni. Non in linea con il Governo Monti, assolutamente no: questa è una vecchia prassi, che si è instaurata, di procedere con decreti‑legge per esautorare il Parlamento. E così è stato, e sono stati approvati degli emendamenti che sono estranei al decreto e non hanno nessun valore di urgenza. Però, signori, quello che vi vogliamo dire è che il Paese vi guarda e, con il Movimento 5 Stelle dentro, vi guarda più da vicino. (Prolungati applausi dal Gruppo M5S. Alcuni senatori del Gruppo M5S si levano in piedi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. (Proseguono gli applausi dal Gruppo M5S).

Potete ascoltare anche gli altri senatori? (Commenti dal Gruppo M5S). Prego, senatore Mirabelli.

MIRABELLI (PD). Signora Presidente, io credo, come molti altri, come hanno detto bene i relatori, come ha detto bene il capogruppo in Commissione ambiente Caleo, che questo sia un decreto importante e necessario, che affronta emergenze legate alle conseguenze drammatiche di alcuni eventi naturali. Ma è anche un decreto che affronta, purtroppo come emergenze, ma necessariamente come emergenze, alcune occasioni ed opportunità di sviluppo e di crescita che questo Paese non può perdere. Mi riferisco soprattutto alla questione dell'Expo. Su questo voglio intervenire, perché ho sentito cose che - francamente - non corrispondono alla realtà dei fatti.

Desidero anzitutto dire che, anche su Expo, ma complessivamente, trovo che su questo decreto, grazie al lavoro della Commissione e all'impegno di tutti i commissari, ci sia stato un lavoro importante, che ha portato ad un miglioramento significativo della normativa. Forse su Expo si poteva fare di più, ma siamo contenti che ci sia l'impegno del Governo a fare di più nei prossimi provvedimenti, anche se, anche su questo, il provvedimento è molto migliorato.

Purtroppo, su Expo la gestione commissariale si è resa necessaria. Dico purtroppo, perché credo che nessuno auspicasse la gestione commissariale. Credo che nessuno auspicasse la deroga e penso che anche questa vicenda ponga una questione: come garantire velocità agli appalti senza che si debba andare in deroga ogni volta per riuscire a garantire tempestività agli impegni presi. Essa è necessaria perché abbiamo preso degli impegni, anzitutto con la comunità internazionale, con il BIE, con chi ci ha affidato questa straordinaria esposizione internazionale, che l'Italia si è guadagnata con grande fatica: nel 2015, 130 Paesi verranno a Milano e costruiranno e allestiranno a loro spese i padiglioni nell'area dell'Expo. Quei padiglioni poi verranno smontati, ma porteranno un grande patrimonio di conoscenza ed intelligenze al nostro Paese. Soprattutto, l'Expo sarà una grande occasione per il nostro Paese, come è già stato detto qui dal presidente Letta e dal ministro Giovannini: l'Expo può essere una grande opportunità di rilancio dello sviluppo e della crescita di questo Paese. Stiamo parlando della costruzione di posti di lavoro. Cittadini (Rivolgendosi ai senatori del Gruppo M5S), ve lo dico con grande serenità, ragionate: guardate che pensare all'Expo come una speculazione fa deviare. L'Expo non è una speculazione.

VOCI DAL GRUPPO M5S. Nooo!

MIRABELLI (PD). Adesso ve lo dimostro.

Vi è anzitutto un tema importante, che riguarda il pianeta, che riguarda il futuro. Nel 2015, nel momento in cui il mondo dovrà riflettere sui nuovi modelli di consumo e di crescita, Milano - il nostro Paese - diventerà il centro di questo lavoro, il punto di riferimento di questa discussione. Questo è un punto importante. (Applausi dai Gruppi PD e PdL). Mi dispiace, ma guardate: non vedo la speculazione in questo.

VOCI DAL GRUPPO M5S. Nooo!

MIRABELLI (PD). Beh, adesso se è speculazione pensare che nel nostro Paese... (Brusìo).

PRESIDENTE. Per cortesia! Senatore Mirabelli, vada avanti.

MIRABELLI (PD). C'è una grande occasione per valorizzare un settore come quello agroalimentare, in cui nel nostro Paese c'è un'eccellenza, ed è una grande opportunità per il turismo.

E poi, scusate: quale cemento e quale inquinamento? Non so che cosa leggete. Io so semplicemente che l'Expo non ci lascerà la Torre Eiffel: lascerà a Milano due linee metropolitane, cioè la possibilità di spostarsi senza usare la macchina e senza inquinare. Lascerà nuove fermate ferroviarie. Il ferro: la cura del ferro per evitare l'inquinamento. Questo lascerà. Lascerà parcheggi di corrispondenza per poter lasciare la macchina e non entrare a Milano, evitando di inquinare Milano e l'hinterland: questo lascerà. Non capisco. Ripeto: non capisco. Tutti i padiglioni saranno costruiti secondo criteri rigidi, che devono garantire l'ecosostenibilità di tutto. Ci saranno nuove vie d'acqua, e alla fine - è vero - ci sarà un progetto, speriamo una grande funzione pubblica; ma il 70 per cento dell'area usata dall'Expo - è già deciso - sarà un parco. Nella cascina ci sarà il museo della nutrizione e ci sarà il centro per la ricerca su queste cose.

E allora, in un centro di ricerca sull'alimentazione e in tutto ciò c'è un'idea di sviluppo che guarda alla sostenibilità, che può fare dell'Italia un'eccellenza su questi temi. Credo che ci debba essere questa consapevolezza. Questa è la vera e concreta idea di sviluppo sostenibile: nuovi modelli di consumo, la salute alimentare. Su queste cose ci misureremo e faremo all'Expo, concretamente. Perché non volete esserci, voi che parlate di queste cose? (Commenti del senatore Santangelo). Questa è la concretezza delle cose che si potranno fare. Questa è l'eccellenza che si potrà costruire per il nostro Paese. Questo è il protagonismo di chi vuole costruire un modello di sviluppo diverso dei consumi, dell'alimentazione, della salute e della nutrizione. Questa è concretezza, non parole, e credo che sarebbe bello e utile se, invece di usare scuse, ci si misurasse tutti su questo fronte e dessimo tutti un contributo fattivo perché davvero questa occasione non venga persa. (Applausi dai Gruppi PD e PdL. Applausi ironici dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marinello. Ne ha facoltà.

MARINELLO (PdL). Signor Presidente, onorevoli senatori, durante il pomeriggio ho ascoltato diversi interventi, e devo dire che parecchie delle osservazioni ascoltate sono di assoluto buonsenso, condivisibili, anche quando hanno criticato il provvedimento perché probabilmente avrebbe potuto contenere altri spunti che purtroppo non hanno potuto trovare accoglienza. Ho ascoltato anche interventi che hanno criticato il provvedimento da un altro punto di vista. Questi, a dire la verità, non posso condividerli per un semplicissimo motivo.

Signor Presidente, la questione è sempre la stessa: ci sono coloro i quali intendono lo sviluppo e il progresso come un aumento o una possibilità di miglioramento delle condizioni di vita, economiche, sociali e culturali e ci sono coloro i quali hanno una visione assolutamente diversa. Io la rispetto, ma non la condivido. Dobbiamo capire che questo provvedimento ha dovuto impattare con una serie di difficoltà. È sempre un'impresa ardua, difficilissima ed ingrata provare ad assegnare priorità a situazioni emergenziali, stabilire cosa sia emergenziale, cosa sia impellente, cosa sia drammaticamente angoscioso per il Paese o per il territorio, cosa lo sia e cosa lo sia di meno.

Dobbiamo talvolta considerare il concetto stesso di emergenza: l'emergenza può essere qualcosa che avviene subito, momentaneamente e in maniera repentina, mentre talvolta può essere emergenziale dare risposte rispetto a situazioni più risalenti nel tempo ma che continuano ad essere emergenziali perché lo Stato o le istituzioni nel loro complesso non sono riusciti a dare risposte concrete in tempo reale.

Apprezzate queste circostanze, dobbiamo considerare che il Governo - l'attuale Governo - ha, a nostro avviso, lavorato bene, compiendo uno sforzo significativo nella direzione di tentare di dare delle risposte, accogliendo le proposte emendative (almeno quelle accoglibili), cercando di comprendere lo stato d'animo dei parlamentari che, di fatto, rappresentano lo stato d'animo dei territori e del Paese. Ma procediamo con ordine. Prima di iniziare l'esame in sede referente, le Commissioni riunite 8a e 13a hanno provveduto a svolgere un ciclo di audizioni dei rappresentanti delle istituzioni interessate dalle disposizioni contenute nel provvedimento, e tutto questo ha permesso di cogliere, ancora una volta, le sensibilità vissute nel Paese e nel territorio, che abbiamo cercato di tradurre in proposte emendative, che abbiamo tentato di inserire nell'alveo degli emendamenti proposti e, talvolta, accolti dal Governo.

Il lavoro svolto nelle Commissioni riunite dai parlamentari è stato estremamente difficile e complesso, perché si è concentrato prevalentemente sulla valutazione dei contenuti del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43 e sulla verifica della possibilità di apportare modifiche a tale decreto-legge volte a rafforzarne la spinta propulsiva all'economia e quindi sulle disposizioni per fronteggiare emergenze ambientali già presenti nel testo base originario. Tutto ciò è avvenuto sempre in un contesto abbastanza complesso, perché sono ben presenti le attuali difficoltà del bilancio dello Stato dovute ad una contingenza economica ancora difficile da superare.

Tra l'altro, ha certamente pesato sui criteri con cui il provvedimento è stato istruito da parte delle Commissioni (in particolare, anche per quanto di competenza della 5a Commissione), l'attesa per la conclusione della procedura di infrazione per deficit eccessivo che limita la possibilità da parte del Governo di escludere ulteriori importi di spesa a livello di amministrazione pubblica statale, regionale e degli enti locali dal Patto di stabilità interno.

Tale obiettiva difficoltà talvolta ha anche attribuito alla 5a Commissione un ruolo magari poco simpatico: talvolta è sembrato addirittura un ruolo conflittuale con le Commissioni riunite 8a e 13a. Evidentemente, però, le condizioni date erano queste, e da che mondo e mondo l'abito si prepara con la stoffa che si ha a disposizione.

È auspicabile, però, che, una volta conclusa favorevolmente la procedura comunitaria, gli ambiti di manovra finanziaria possano riacquistare la consistenza necessaria a dar corpo ad interventi concreti di politica economica orientati al sostegno e alla ripresa, che oggi rappresenta la priorità del Paese, che come tale viene percepita almeno dal 70 per cento della popolazione.

In tale contesto dovranno, tra l'altro, essere finalizzate le risorse necessarie a dare sostanza agli strumenti previsti dall'articolo 27 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (decreto sviluppo), per il riordino della disciplina in materia di riconversione e riqualificazione produttiva di aree di crisi industriale e complessa.

Sappiamo che c'è una posta in bilancio, ma sappiamo anche che non è assolutamente sufficiente a dare le risposte di cui il Paese ha bisogno. Evidentemente, noi abbiamo il compito di individuare quelle risorse aggiuntive necessarie che possono contribuire alla ripresa economica del Paese.

Le proposte di modifica approvate dalle Commissioni riunite che saranno più avanti illustrate sono sostanzialmente incentrate su situazioni post emergenziali relative ad alcuni eventi sismici, in particolare dell'Aquila e dell'Emilia-Romagna, ma anche del Molise.

Hanno avuto particolare riguardo poi le proposte emendative relative alla crisi che interessa l'area portuale di Piombino. Tra l'altro, colgo come molto positivo il fatto che sia stata inserita anche l'area di crisi di Trieste, proprio per il nesso che una grande azienda oggi in crisi operante nell'area di Piombino ha interessi economici ugualmente importanti, rilevanti nell'area industriale di Trieste. C'è quindi una netta connessione, seppur nella indipendenza, tra le due questioni. E nella consapevolezza che identica urgenza viene vissuta in analoghe situazioni di crisi industriale e di difficoltà economica in altre parti del Paese noi abbiamo, a maggior ragione, la necessità di implementare le risorse disponibili nel citato articolo 27 del decreto‑legge n. 83 del 2012 proprio per affrontare in momenti successivi l'interezza delle questioni.

Le proposte emendative a mio avviso, voglio ricordarlo in modo particolare proprio per dare una risposta alle sollecitazioni della collega Nugnes, hanno anche riguardato l'articolo 2 del provvedimento, proprio quello che riguarda l'emergenza rifiuti in Sicilia che interessa particolarmente il territorio di Palermo.

Abbiamo svolto un lavoro straordinario in Commissione, colleghi, perché abbiamo fondamentalmente migliorato il testo con lo sforzo di tutti, partendo dal presupposto che una situazione emergenziale che data dal 1999, cioè da ben 14 anni, deve trovare comunque un rigido controllo da parte del Parlamento. Abbiamo inserito nel testo una norma che obbligatoriamente dovrà consentire il controllo del Parlamento, delle Commissioni preposte e del Ministero preposto nei confronti della gestione commissariale in Sicilia, ma abbiamo inserito anche delle norme migliorative del testo al punto tale da dover prevedere per una serie di iniziative un'intesa preventiva da parte del commissario straordinario con le prefetture dei territori interessati agli interventi. Voglio citare questi esempi proprio per dire che non siamo stati distratti rispetto alle sollecitazione dei territori e rispetto alle sollecitazioni emerse durante il dibattito.

Altri emendamenti presentati recano una serie di disposizioni di carattere ordinamentale, la cui approvazione costituisce un ulteriore tassello per delineare un percorso di ripresa e di sviluppo economico; a mio avviso, è ben poca cosa rispetto a quello che si doveva fare, ma il massimo rispetto a quello che si è potuto fare con le risorse disponibili.

Cari colleghi, proprio dall'esperienza che, modestamente, ho delle Aule parlamentari, che frequento da oltre un decennio, posso dire, e lo sappiamo tutti, come difficilmente si riesca a percorrere le vie legislative ordinarie e, talvolta, i decreti rappresentano il mezzo con cui si riesce a dare quelle risposte che altrimenti non sarebbero assolutamente affrontate.

Quindi, cari colleghi, il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea del Senato è sicuramente sfaccettato, sicuramente complicato, ma, a mio avviso, assolutamente arricchito rispetto alla stesura originaria.

Concludo, allora, sostenendo che è molto facile cavalcare il vento dell'antipolitica; è molto facile cavalcare il vento di coloro i quali vogliono distruggere tutto senza avere in mente l'idea di un progetto Paese, che possa sostituire quello attuale. Per quanto ci riguarda noi siamo consapevoli che il senso di responsabilità che c'impongono la carica che ricopriamo, il luogo e, soprattutto, il momento storico che sta vivendo il Paese, devono determinarci ad andare avanti su questa strada perché, proprio da questo esempio, dal lavoro che abbiamo svolto insieme nelle Commissioni riunite, in queste settimane d'intenso lavoro - come hanno ricordato tanti senatori che voglio ringraziare per le parole che hanno pronunciato in quest'Aula - dobbiamo continuare ad andare avanti con determinazione e con forza; quella forza serena che nasce dalla consapevolezza di ben operare nell'esclusivo interesse del nostro Paese.

È con questo augurio che concludo il mio intervento, auspicando che su questa strada si continui ad andare avanti, perché ce lo chiede il Paese, ce lo chiedono i territori e ce lo chiedono i cittadini. (Applausi dai Gruppi PD e PdL e dei senatori Ferrara Mario, Rossi Maurizio e Berger. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ranucci. Ne ha facoltà.

RANUCCI (PD). Signora Presidente, parlando per ultimo vorrei fare delle considerazioni generali rispetto a questo decreto.

Desidero anzitutto ringraziare il presidente Marinello, il presidente Matteoli e i relatori per il lavoro che è stato svolto in Commissione. Si tratta di un decreto importante e necessario, e da esso vorrei prendere spunto per fare delle riflessioni, rivolgendomi al Governo e, forse, a tutti a noi.

Ancora una volta noi mettiamo insieme due parole: l'urgenza e l'emergenza. Ricordo quante volte, nella passata legislatura, abbiamo contestato l'attività della Protezione civile, che si occupava di tante questioni che erano urgenti, ma non era emergenza.

Io credo che dobbiamo prendere spunto da questo per chiedere al Governo una programmazione. Non ci si può certamente riferire ai provvedimenti che riguardano i terremoti, perché questi non si possono programmare, ma se parliamo di un terremoto di 12 anni fa non possiamo certo parlare di un decreto di emergenza.

L'idea di continuare ad usare i commissari per risolvere problemi ambientali di Palermo o della Campania o anche quelli legati all'Expo è sbagliata. Il nostro Paese deve prendere confidenza con il fatto che si può operare con leggi ordinarie. Ricordo che, per il Giubileo del 2000, sono state realizzate a Roma tantissime opere con leggi ordinarie.

Abbiamo sicuramente reso più trasparente l'attività dei commissari quando abbiamo inserito la previsione che le risorse economiche devono essere rendicontate trimestralmente. Certo, ci spaventa il momento stesso in cui diciamo che si deroga alle procedure del codice degli appalti, per cui abbiamo chiesto che anche a tal riguardo fossero previsti controlli.

Desidero dire forte e chiaro che l'Expo rappresenta una straordinaria occasione per il nostro Paese, e deve diventare il simbolo dell'efficienza, della capacità e dell'orgoglio italiano. Dobbiamo con esso dimostrare al mondo quanto siamo bravi e capaci dal punto di vista realizzativo ed organizzativo. Dobbiamo ritrovare l'orgoglio nell'Expo e in altre grandi occasioni e dimostrarlo al mondo. Dobbiamo ritrovare l'orgoglio nella trasparenza. Reputo questo davvero importante.

Accanto alla programmazione deve esserci anche la visione. Come tutti sappiamo, Piombino è un'area degradata. Tutti abbiamo sentito il Presidente della Regione parlare della bonifica e della salvaguardia dei posti di lavoro. Egli, però, ci ha dato anche una visione: la riconversione del porto di Piombino in un porto che possa intraprendere una nuova attività. Egli ci ha parlato della possibilità del porto di Piombino di diventare un importante centro per la demolizione delle navi: non ne esiste neanche uno nel Mediterraneo, per cui spesso le navi vengono portate in Oriente. E questo potrebbe essere una risorsa per tutto il nostro territorio, per il nostro Paese.

Occorre mettere visione in tutto quello che si fa: non si può pensare soltanto alla bonifica e non a quanto viene dopo; se pensiamo di salvaguardare i posti di lavoro, dobbiamo pensare anche in quale modo, perché non possiamo mettere tutto sulle spalle dello Stato e del Governo. Ma il Governo deve avere una visione che vada oltre l'emergenza e l'urgenza di quel momento.

Nel decreto in esame abbiamo parlato di deroga al Patto di stabilità per alcuni finanziamenti e alcune Regioni. È questo un invito al Governo. Lo abbiamo fatto tantissime volte. Ricordo che nella passata legislatura, qui in Senato, abbiamo votato una mozione all'unanimità affinché il Patto di stabilità potesse essere derogato per tutte le attività e gli investimenti degli enti locali, per tutti i progetti immediatamente cantierabili, per tutto ciò che riguarda la sicurezza del territorio. Qualche collega l'ha detto prima: la sicurezza del territorio non vuol dire soltanto investire, ma anche risparmiare, perché ogni volta che il territorio viene devastato vi è una emergenza e abbiamo immediatamente dei costi che si moltiplicano. Dobbiamo chiedere con forza all'Europa la deroga del Patto di stabilità per gli investimenti degli enti locali.

Presidenza del presidente GRASSO (ore 20)

(Segue RANUCCI). Nel provvedimento al nostro esame c'è un altro punto che non c'entra niente né con l'emergenza né con le urgenze. Il Governo ha voluto spostare il settore del turismo dalla Presidenza del Consiglio al Ministero per i beni e le attività culturali. Mi permetto di dire al Governo che una Sottosegretario ai beni culturali, in un'intervista resa ad un noto settimanale, alla domanda relativa a cosa pensasse della cucina del nostro Paese, ha risposto che nel nostro Paese si mangia male e che i nostri cuochi non sanno cucinare.

Beh, vorrei che questo fosse evitato - e mi rivolgo al Governo - perché credo sia un duro colpo alla cultura, all'economia e all'enogastronomia del nostro Paese. Credo che si debba promuovere il turismo in tutte le sue fonti e in tutte le sue varie sfaccettature, perché il turismo è importante per l'Italia. Al riguardo, desidero citare alcuni dati della Banca d'Italia relativi all'anno 2012. La spesa dei viaggiatori stranieri in Italia è stata pari a 32 miliardi di euro, con una crescita del 3,8 per cento, ovvero circa 1,2 miliardi di euro in più rispetto al 2011.

Il World travel andtourism council ha redatto un rapporto sull'impatto economico del settore turistico allargato nel 2012, evidenziando i seguenti dati: l'impatto sull'economia allargata del settore viaggi e turismo è stata pari a 161 miliardi di euro, con un'incidenza sul PIL del 10,3 per cento di occupazione turistica (vale a dire 2.600.000 lavoratori) e con un'incidenza sull'intera occupazione nazionale dell'11,7 per cento.

In sostanza, ritengo importante che il nostro Paese punti su questo comparto e lo rilanci. È necessario adottare misure economiche straordinarie al fine di rimuovere le criticità che ne limitano il potenziamento e lo sviluppo. Occorre predisporre con la massima urgenza un piano strategico. Ora, in merito a quest'ultimo punto mi è stato riferito che il Ministro del precedente Governo ne ha formulato uno e dunque vorrei conoscerlo. Chiedo pertanto al Governo di farci conoscere il piano strategico per il turismo nelle sedi delle Commissioni di riferimento, perché è importante avere la cognizione che questo settore non è lasciato da parte.

Infine, desidero aggiungere qualcosa in merito all'individuazione degli interventi più urgenti legati al sistema del trasporto e delle infrastrutture. Questo perchè non si può fare turismo senza un'infrastruttura e non si può far crescere il Paese in generale senza le infrastrutture. Credo esse debbano essere mirate. In sostanza, ogni qualvolta pensiamo di realizzare qualcosa nel nostro Paese dobbiamo pensare anche alla ricaduta economica che esso può avere nel settore del commercio, del turismo e dell'industria. Non dobbiamo realizzare, infrastrutture che rimangano a sé stanti, e che non abbiano la capacità di far sviluppare e progredire il nostro Paese.

Ecco, chiedo veramente al Governo di avere programmazione e visione. Questo Paese ha la necessità di guardare ad una visione completa e ampia. Quando spezzettiamo in tanti piccoli commissari le attività che svolgiamo arrechiamo un danno al Paese. Si tratta di emergenze, quindi sono assolutamente d'accordo, ma è necessario che da lì nasca la possibilità per il Paese di guardare alla sua crescita, che può essere soltanto generale. A questo proposito, mi sia consentito esprimere sul turismo un piccolo pensiero personale, non politico: forse la visione politica del turismo andrebbe ricentralizzata e non lasciata a tante piccole occasioni che accadono nei vari enti locali. Lì potrebbe esserci l'accoglienza, ma la promozione e la visione politica del turismo deve essere ricentralizzata.

Quindi, occorre una visione politica del nostro Paese, nell'economia, nei piani industriali. Ecco, Piombino è un piano industriale. Dove va il nostro Paese? Verso che cosa va il nostro Paese? Quali sono i piani industriali che vuole sposare? L'acciaio, l'alluminio, il legno, il turismo, le infrastrutture? Noi, credo, dobbiamo avere la capacità di dire dove va il nostro Paese, con quali risorse e con quali mezzi. Ma soprattutto, visto che noi italiani abbiamo la capacità di risollevarci, diciamo: date la possibilità a tutti, imprenditori e lavoratori, di mettersi insieme per risollevare l'Italia, che ha tutte le capacità per diventare di nuovo uno dei leader del mondo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Considerato l'elevato numero degli interventi di fine seduta, le repliche dei relatori e del Governo si svolgeranno nella seduta antimeridiana di domani.

Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Su un articolo apparso sul sito Internet de «l'Espresso»
in merito alla regolarità delle votazioni nell'Aula del Senato

MALAN (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (PdL). Signor Presidente, la ringrazio per la sua personale presenza in questo momento. Ieri, mentre lei presiedeva come oggi, c'è stato un momento di discussione, dove non sono stati fatti dei nomi, in cui un senatore ha detto che qualcuno stava votando per un collega assente. Io, con mia grande sorpresa, ho scoperto che si stava riferendo a me. La cosa è stata chiarita in Aula, perché io ero semplicemente seduto ad un altro posto, mi sono alzato e, senza toccare alcuna altra cosa, ho infilato la mano nel posto che mi è stato assegnato, l'ho fatto per due volte e pensavo che la questione fosse finita lì, perché, quando non c'è totale malafede, una eventuale accusa - anche se prima di muovere accuse bisognerebbe essere sicuri di ciò che si dice - dovrebbe fermarsi.

Invece il sito de «l'Espresso» pubblica un articolo dal titolo: «Al Senato vince il pianista» dove c'è la mia fotografia mentre voto effettivamente in quella posizione "a scavalco". Inoltre, è stato pubblicato anche un filmato dal quale si vede chiarissimamente che è accaduto esattamente come ho detto, e cioè mi sono alzato, perché stavo parlando con un collega, e ho votato dal mio posto, dunque ho fatto una cosa totalmente regolare. Ho votato esclusivamente per me, dal mio posto, per cui era tutto totalmente regolare. Il sito de «l'Espresso» pubblica questa fotografia e questo filmato che, dall'angolazione e persino dalle parole che ci sono, si capisce benissimo che sono stati ripresi in Aula. Si può individuare facilmente il posto preciso dal quale sono state riprese queste fotografie e questo filmato, peraltro contravvenendo alle regole che sono state sempre fatte osservare in quest'Aula, ma, quel che è peggio, sotto il titolo: «Al Senato vince il pianista», «l'Espresso» scrive: «Il Movimento 5 Stelle immortala il pidiellino Lucio Malan mentre vota al posto di un collega assente, sotto l'occhio attento di Maurizio Gasparri», anche lui coinvolto, anche se era al suo posto, ma essendo Vice Presidente del Senato, indubbiamente, se avallasse un comportamento irregolare sarebbe grave.

A seguito dei commenti che ho mandato sul sito, hanno modificato il sottotitolo in modo sufficientemente ambiguo, scrivendo: «.(...) immortala il pidiellino Lucio Malan mentre vota in un posto diverso da quello in cui è seduto».

Seguono commenti, il primo dei quali, Presidente, è di un anonimo, come praticamente tutti, perché i nomi sono finti, che dice: «E il Presidente del Senato che fa?». Il Presidente ha fatto esattamente il suo dovere: ha verificato, ha visto che era tutto regolare e non doveva fare assolutamente nient'altro. Seguono commenti come: «atteggiamenti del genere meritano la radiazione», «ci vuole olio di ricino per quelli del PdL». E poi si dice che fare paragoni con movimenti totalitari del passato è fuori luogo: ma in questo caso siamo davvero nello stesso luogo, anche allo stesso genere gastronomico, direi, per essere compassati, anche se purtroppo qui c'è davvero poco da ridere. Seguono minacce e insulti: «Malan è proprio un ladro», «come sempre il PdL sa fare solo cose illegali. PdL vergogna».

Allora, Presidente, intanto proporrò, eventualmente anche per iscritto, al Consiglio di Presidenza che è l'organo preposto, di prendere provvedimenti nei confronti di chi non solo viola la regola che c'è sempre stata di non fare riprese, ma soprattutto muove accuse false e fornisce materiale che costituisce indubbiamente, per come è presentato, un grave danno per me personalmente ma anche per il Senato, per lei, Presidente, che ha presieduto in modo impeccabile, per Maurizio Gasparri, Vice Presidente del Senato, che viene coinvolto, il tutto con giornali che saltano immediatamente su questa cosa senza aver neanche guardato il filmato, perché se l'avessero guardato e avessero usato un barlume o di intelligenza o di buona fede avrebbero capito che esso dimostrava esattamente l'opposto di ciò che il giornale titolava.

Presidente, è in corso palesemente un attacco contro il Senato, in particolare: anche contro gli altri organi costituzionali, ma in particolare contro il Senato. Io ho le idee molto chiare sulla ragione per cui questo sta avvenendo, ma questa è una mia riflessione che esula da questo intervento. È chiaro che di fronte a questi attacchi bisogna difendersi. Le chiedo pertanto di intraprendere azioni legali contro i giornali che scrivono falsità contro il Senato perché, se da un attacco non ci si difende, lo si alimenta soltanto e si facilita la vita a coloro che vogliono distruggere la credibilità di questa istituzione. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, M5S, SCpI e GAL).

PRESIDENTE. Per quanto riguarda la Presidenza, mi sembra che sia stato accertato, nell'immediatezza del fatto, che lei, senatore Malan, aveva premuto il tasto relativo al suo posto. Se mi consente, ho potuto controllare che, anche successivamente, dopo che c'è stato il video, anche dai tabulati (nel caso in cui ci fossero state altre votazioni nei pressi di quella in oggetto) risulta, e ne posso dare atto, che effettivamente tutto si è svolto così come era stato accertato in Aula. Pertanto, senatore Malan, le do atto che lei, essendo temporaneamente seduto in un posto diverso, ha votato dal suo posto. Adesso il Regolamento non arriva al punto di prevedere che bisogna stare effettivamente seduti al proprio posto: basta votare dal proprio posto, dove è inserita la propria tessera. Sotto questo profilo, non possiamo che ribadire quello che è stato già accertato nel corso della seduta dell'Assemblea di ieri.

Per quanto riguarda il seguito, lei, in qualità di senatore Questore - o anche un altro senatore Questore - può avanzare delle proposte da sottoporre al Consiglio di Presidenza. A ben vedere, infatti, la prassi di non fare riprese o filmati in Aula è una prassi, una regola che ci si è dati, ma forse sarebbe meglio codificarla, all'interno del Regolamento o con una deliberazione del Consiglio di Presidenza, che può essere assunta su iniziativa dei senatori Questori.

Penso ci sia l'esigenza di evitare che si alimentino fenomeni di discredito nei confronti delle istituzioni e atteggiamenti di antiparlamentarismo. Quindi, si valuteranno in Consiglio di Presidenza tutte le eventuali iniziative da intraprendere a questo riguardo. Questo, per chiudere la questione e darle atto che è andata così.

Poi, eventualmente, senatore Malan, può anche intervenire per far valere il diritto ad avere tolto dal sito Internet de «l'Espresso» il filmato.

Sulla vicenda giudiziaria riguardante il senatore Di Biagio

DI BIAGIO (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI BIAGIO (SCpI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, alla luce di quanto emerso nelle ultime ore riguardo la mia persona e i presunti coinvolgimenti in affari contestati dalla magistratura, ritengo doveroso condividere con voi alcune considerazioni, nel rispetto di quest'Aula.

Prima ancora che mi venisse notificato alcun atto, paradossalmente già da oltre 24 ore si era scatenato intorno a me un carosello mediatico che, noncurante del principio della presunzione di innocenza e nella totale assenza di una chiara accusa, mi aveva già processato e condannato. Questo la dice lunga sul sistema mediatico italiano, in cui i primi a sapere di inchieste e di accuse e condanne sono i giornalisti e non i diretti interessati. Ritengo che questo sia un vulnus democratico, ma probabilmente è la semplice prassi a cui il Paese purtroppo sembra abituarsi.

Sono certo, convinto e consapevole della mia totale estraneità ai fatti, che avrò cura, nei modi e nei tempi sanciti, di dimostrare e ribadire nelle sedi competenti, per il rispetto che ho di quest'Assemblea e delle istituzioni che, con orgoglio, sono stato chiamato a rappresentare.

Quanto contestato - e mi preme evidenziarlo - è a me estraneo. I fatti contestati, infatti, risalgono a più di dieci anni fa e, quindi, al di là della loro fondatezza, esulano sicuramente dalla mia attività parlamentare.

Proprio nel rispetto che ho di questa istituzione, voglio personalmente rinunciare a ogni forma di immunità parlamentare che potrebbe rallentare o complicare qualsivoglia procedimento, perché convinto che dinanzi ad un'accusa, al di là della sua natura, io debba essere un cittadino e non un uomo delle istituzioni, e in quanto tale debba mettermi a disposizione degli inquirenti in maniera celere, trasparente e consapevole, in ragione della mia totale innocenza che conferma in me la dignità per rinnovare la mia sincera disponibilità.

Purtroppo, ad ampliare i toni già critici si è inserita la speculazione politica, o meglio - permettetemi - di una parte poco onorevole della politica: sciacalli pronti a scaraventarsi sulla vittima di turno, messa sulla graticola dai media anche nel tentativo di trarne vantaggio politico. Tutto ciò è vergognoso e voglio ribadirlo in quest'Aula, che dovrebbe proteggere e tutelare in ogni modo i diritti dei cittadini, la dignità delle persone e la correttezza del confronto.

Non sono un uomo di apparato, non sono il consigliere di questo o di quello, come ha commentato qualche politico affamato di notorietà. Sono sempre stato un uomo a disposizione del Paese, animato da quel sincero senso del dovere e dal profondo rispetto delle istituzioni che non si colloca in fazioni, ma va ben oltre gli steccati dei partiti. Infatti, io appartengo ai cittadini elettori, a tutti coloro che mi hanno votato e che mi hanno dato la loro fiducia, gli stessi che in questo momento mi stanno dimostrando tutta la loro vicinanza: soltanto a loro devo rendere conto.

Fin dall'infanzia la vita mi ha messo davanti a dure prove e voglio affrontare anche questa con la dignità, l'onestà e la moralità che sempre mi hanno accompagnato e intorno alle quali ho voluto sempre e comunque costruire la mia esperienza di uomo e di padre; lo voglio fare prima di tutto per la mia famiglia, verso la quale va il mio pensiero. A voi chiedo un gentile rispetto, e non il silenzio, quello che ci si aspetta dalla più alta istituzione del Paese, che deve essere un riferimento e un esempio per il singolo cittadino e per l'Italia. I processi, onorevoli colleghi, lasciamoli ai magistrati. (Applausi dai Gruppi SCpI, PdL e M5S).

Sugli scontri avvenuti a Terni durante una manifestazione sindacale

GOTOR (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GOTOR (PD). Signor Presidente, colleghi senatori, prendo per la prima volta la parola in quest'Aula per registrare un fatto grave avvenuto questa mattina a Terni, ove si è svolta una manifestazione sindacale a cui hanno partecipato circa 400 dipendenti dell'AST, ex Thyssen, il polo siderurgico della città. Si trattava di una manifestazione pacifica, come dimostra la presenza delle istituzioni cittadine alla testa del corteo.

Ciò nonostante, la polizia è intervenuta manganellando i manifestanti, operai e lavoratori, che avevano occupato i binari della stazione in segno di protesta, ma in modo simbolico e che, come dicono le testimonianze, avevano le mani alzate. Nel corso degli scontri sono stati colpiti anche il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, che ha sofferto una ferita lacero contusa alla testa, e alcuni assessori del Comune, che stavano svolgendo una funzione da paciere tra le parti.

Seppure comprendiamo le dure condizioni di lavoro in cui operano le forze di polizia, si tratta di una violenza incomprensibile e di un comportamento inammissibile, che condanniamo severamente. Su quanto accaduto oggi a Terni chiederemo, come parlamentari eletti in Umbria, urgenti spiegazioni al Governo, con apposita interrogazione da parte del collega senatore Gianluca Rossi, coinvolto negli incidenti.

Ai lavoratori e al sindaco Di Girolamo vogliamo esprimere la nostra solidarietà, come senatori del PD, anche a nome di questa Assemblea. Ai cittadini ternani, ai rappresentanti delle istituzioni e a tutti quelli che hanno voluto manifestare pacificamente a difesa del lavoro e dell'attività industriale del polo ternano, credo che dobbiamo rinnovare come Assemblea il nostro pieno sostegno per la loro battaglia in favore del lavoro e dello sviluppo economico nazionale, in un periodo di crisi economica come quello che stiamo vivendo. (Applausi dai Gruppi PD e M5S e del senatore Carraro).

Sul rimpatrio di una cittadina kazaka e di sua figlia

GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, signori colleghi, ho appreso dalla stampa che nella notte dello scorso sabato oltre 50 poliziotti avrebbero prelevato presso un'abitazione di Roma la signora Alma Shalabayeva e la figlia di soli sei anni e le avrebbero costrette con la forza ad imbarcarsi su un aereo privato che le attendeva presso l'aeroporto di Ciampino per condurle in Kazakistan. Il marito della signora Shalabayeva, padre della bambina, è uno dei principali oppositori del regime kazako, già in passato imprigionato e sottoposto in Kazakistan a trattamenti inumani e per tale ragione gode dello status di rifugiato politico in Gran Bretagna.

Quando ho appreso questa notizia, signor Presidente e signori colleghi, mi sono profondamente vergognato di essere un cittadino italiano. Mentre in queste Aule si stava ratificando la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, il nostro Governo, lo Stato italiano usava la forza per consegnare una donna e la sua bambina innocenti ad un Governo che è accusato da Amnesty International di calpestare i diritti umani. Mi chiedo, signor Presidente, come sia potuta accadere una cosa simile.

Colleghi, non c'è bisogno di citare l'articolo 19 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, secondo cui è vietato allontanare, espellere o estradare uno straniero verso uno Stato in cui esista un rischio serio di essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti. Non c'è bisogno di questo articolo, signor Presidente, per vergognarsi e indignarsi profondamente per quanto accaduto. Qualcuno ha certamente sbagliato e dovrà rispondere di questa azione.

Alla signora Shalabayeva, signor Presidente, e alla sua bambina non è stata data nemmeno la possibilità di rivolgersi a un giudice per verificare la legittimità della loro espulsione. Si tratta di atti che squalificano il nostro Paese e lo degradano al rango delle repubbliche delle banane, dove i cittadini non hanno nessun diritto e dove la corruzione e il malaffare governano, perché l'ombra nera e oscura della corruzione, signor Presidente, aleggia su questa storia, forse perché per qualcuno la vita di una donna e di una bambina innocenti è meno importante di un contratto di fornitura del gas.

Il Movimento 5 Stelle condanna «senza se e senza ma» questo atto incivile e inumano di violenza che si è consumato ai danni di una donna indifesa e di una innocente bambina, che pensavano erroneamente di aver trovato alloggio e rifugio in un Paese civile e democratico. E preannuncio che il Movimento porrà in essere tutto quanto sarà possibile per scoprire chi sono i responsabili di questo misfatto, che macchia in maniera indelebile il nome del nostro Paese, e soprattutto, signor Presidente, per scoprire i retroscena inconfessabili di questa vergognosa pagina della nostra storia. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).

CARRARO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARRARO (PdL). Signor Presidente, io sono avanti con gli anni, ho l'orgoglio di essere italiano, di vivere in un Paese che è democratico a seguito della lotta che ha fatto la Resistenza, appartengo ad un'istituzione e presuppongo la correttezza e la buona fede delle altre istituzioni, dal Governo in giù. Pertanto, se vi è stato qualche errore è giusto accertarlo, ma non mi fa piacere che venga detto che il Governo ha fatto qualcosa di cui ci si debba vergognare se prima non si ha la prova che il Governo abbia sbagliato.

Sull'applicazione della normativa relativa al protocollo terapeutico "Stamina"

BONFRISCO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, aggiungo dramma a dramma. Quello che è appena stato raccontato dal senatore Giarrusso (che, peraltro, abbiamo appreso dalla stampa) mette in evidenza un caso davvero tragico ed inquietante accaduto nel nostro Paese. Penso che anche lei vorrà farsi parte attiva affinché si possa chiarire e verificare quanto prima tutto quello che ha appena concluso di dire molto bene il mio collega Carraro, perché questa è una vicenda che va certamente approfondita.

Mi permetta poi, signor Presidente, di richiamare la sua attenzione quale persona attenta, anzi, come molti di noi, attentissima alla questione portata alla luce dal movimento dei familiari dei bambini affetti da malattie rare e incurabili, che ha visto il Senato impegnato, anche grazie al suo straordinario impegno, nell'elaborazione di un testo di legge emendativo del famoso decreto Balduzzi, che ha avuto da parte di questa Assemblea un voto unanime teso ad affrontare e risolvere, sul piano legislativo ancor prima che sanitario, questo tema.

Apprendiamo infatti solo oggi della morte, avvenuta il 2 giugno scorso, della piccola Sofia Maria, affetta da SMA 1, una tremenda malattia, che avrebbe dovuto intraprendere la cura agli Spedali Civili di Brescia per ordine di un giudice. Ecco il primo tragico esito di una legge che non ha saputo garantire il diritto alla vita e alle cure.

Quanto alla sperimentazione, quella stessa burocrazia che ha ispirato il varo della legge, in particolare alla Camera dei deputati, prosegue sulla strada dell'inerzia, quell'inerzia che determinerà probabilmente il fallimento della sperimentazione stessa. Ovviamente mi auguro di sbagliare, ma sono molto preoccupata dalla lentezza e dal ritardo denunciati dagli operatori di Stamina nell'essere convocati. Loro sono la parte centrale di questa sperimentazione, eppure nessuno li chiama.

Sono oltremodo vicina al dolore e alla rabbia di quei disperati genitori ai quali nessuna spiegazione o scusa potrà restituire la loro povera bimba. La piccola Sofia Maria di Civitavecchia era affetta da una malattia incurabile e, soprattutto, senza medicinali disponibili sul mercato del farmaco. Ma grazie al decreto Turco-Fazio, una buona legge dello Stato italiano sulle cure compassionevoli del 2006, poteva essere curata con terapie a base di cellule staminali, così come infatti il Senato aveva previsto nell'emendare quel decreto. Alla Camera si è invece voluto rovesciare tutto e privare questi pazienti dell'unica possibilità di cura. E si è anche lasciato solo l'ospedale di Brescia: solo ad affrontare le centinaia di richieste che si sono presto tramutate in decreti dei giudici.

Se a voi questo sembra un Paese civile, a me no: a me sembra solo un Paese che muore di cattiva burocrazia! Oggi c'è qualcuno che muore sul serio. Spero che qualcuno voglia rimediare a questa tragica indifferenza. La piccola Sofia Maria è morta nel giorno della festa della Repubblica: chissà se anche questo non abbia un significato! (Applausi dal Gruppo PdL).

Sulla sentenza relativa al caso Cucchi

BARANI (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (GAL). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire a fine seduta perché non mi do pace: c'è un'altra sentenza scandalosa, signor Presidente, sul caso di Stefano Cucchi.

In nome del popolo italiano, dei giudici, indovini, signor Presidente, chi hanno condannato? Hanno condannato sei medici. E basta. Delle lesioni di Stefano Cucchi - provocate in carcere o fuori, non lo so, lo doveva accertare qualcun altro - la colpa è di sei medici, compreso il primario. È questo «in nome del popolo italiano»? È questa l'Italia nata dalla Resistenza? Ma si rendono conto che esiste un consenso? Se un paziente non vuole essere curato, il medico non lo può curare. Ce lo ricordiamo il caso Englaro? È dovuto intervenire il giudice per staccare la spina. È questo: meno di due anni a tutti, senza ovviamente che ci sia la segnalazione.

Ora, tutti i giorni i nostri medici, che hanno una laurea di sei anni più una specializzazione di cinque, studiano undici anni e sono i più sottopagati d'Europa, con che spirito si mettono a lavorare nei pronto soccorso sapendo che c'è qualcuno che li odia a tal punto da condannarli? Solo loro: non gli infermieri, non gli agenti, non il personale di custodia, non spacciatori esterni o interni, non so bene chi. Solo sei medici. Ma questi medici devono osservare delle leggi ben precise: se un paziente non vuole essere trattato e curato, non lo possono fare, perché altrimenti commettono un reato e vengono condannati. Se fanno vengono condannati, se non fanno vengono condannati.

Noi abbiamo una spesa di qualche miliardo di euro l'anno per la medicina difensiva, perché l'incolumità giuridica dei nostri medici nei pronto soccorso è messa a dura prova e quindi, prima di curare il paziente, devono crearsi le prove per quando saranno chiamati di fronte a dei giudici che ovviamente non meritano questo nome, perché non possono continuare a prendersela con chi tutti i giorni, mal pagato, sottopagato correndo dei i rischi, si rimbocca le maniche per cercare di dare a questo Paese una sanità che è la seconda del mondo. E ci sono al suo interno dei ricercatori silenti che lavorano sottopagati. Ho detto l'altro giorno che Stella e Cattel hanno avuto il più grosso riconoscimento ad Amsterdam per la loro capacità, senza andare all'estero a guadagnare, ma rimanendo sul suolo patrio.

Allora, signor Presidente, noi dobbiamo rispetto a questi medici. Per questo sono intervenuto, perché voglio che ciò rimanga nel resoconto della seduta. Mentre la nostra medicina è la seconda nel mondo, la nostra giustizia è la peggiore d'Europa. Questa ne è la dimostrazione. Io dico sempre che ci vogliono dei medici per curare la giustizia. Mi auguro che questo Senato e la Camera facciano finalmente delle riforme che impediscano questa mala giustizia, che tra l'altro colpisce una categoria che ha sempre onorato il nostro Paese, curando sempre e comunque chiunque. (Applausi del senatore Razzi).

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 6 giugno 2013

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 6 giugno, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,34).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alicata, Bubbico, Ciampi, Colombo, De Poli, Guerra, Pinotti, Rossi Gianluca, Scavone e Vicari.

E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Stucchi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Stucchi Giacomo

Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 (784)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Disposizioni per la razionalizzazione dell'organico del personale dipendente dei comuni, delle province e delle regioni (785)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Modifiche all'articolo 5 della legge 12 luglio 2011, n. 112, concernente l'organizzazione dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (786)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Disposizioni per la trasparenza dei prezzi nel mercato della distribuzione dei carburanti (787)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Norme per la riduzione dei termini di pagamento nelle transazioni commerciali e per il recupero dei crediti, nonchè istituzione di un fondo rotativo presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la cessione dei crediti delle imprese (788)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Delega al Governo per la separazione dei modelli bancari (789)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Modifica all'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, in materia di perentorietà dei termini per la conclusione dei procedimenti amministrativi, e al codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, in materia di procedure di affidamento degli appalti, di verifica delle offerte e di consultazioni preliminari, nonchè disposizioni di semplificazione concernenti il settore delle costruzioni (790)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

DDL Costituzionale

Senatore Stucchi Giacomo

Modifica all'articolo 136 della Costituzione, concernente il quorum per l'adozione delle sentenze della Corte costituzionale che dichiarano l'illegittimità costituzionale di norme di legge o di atto avente forza di legge (791)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Modifica all'articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, concernente la ritenuta d'acconto sui contributi erogati dagli enti pubblici (792)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Istituzione del Fondo per il sostegno delle vittime di reati, mediante destinazione dei proventi percepiti dalle persone condannate per gravi reati come corrispettivo per l'uso della propria immagine o di informazioni sulla loro attività criminale (793)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Disposizioni concernenti la ripartizione del debito pubblico nazionale tra le regioni (794)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

Senatori Lo Moro Doris, Ricchiuti Lucrezia

Norme in materia di scioglimento delle aziende sanitarie per infiltrazioni mafiose (795)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatori Anitori Fabiola, Battista Lorenzo, Cotti Roberto, Bignami Laura, Marton Bruno, Bocchino Fabrizio, Campanella Francesco, Gaetti Luigi, Pepe Bartolomeo, Romani Maurizio, Scibona Marco, Taverna Paola, Vacciano Giuseppe, Orellana Luis Alberto

Soppressione dei tribunali militari e delle procure militari della Repubblica di Napoli e di Verona nonché del tribunale e dell'ufficio militare di sorveglianza di Roma (796)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatori Amati Silvana, Granaiola Manuela, Fabbri Camilla, Valentini Daniela

Disposizioni in materia di reparti di terapia intensiva aperta (797)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatori Cardiello Franco, Longo Eva, Caridi Antonio Stefano, Sciascia Salvatore, Esposito Giuseppe, Razzi Antonio, Serafini Giancarlo, Falanga Ciro, Compagna Luigi, Torrisi Salvatore, Sibilia Cosimo, Floris Emilio, Gentile Antonio, D'Ascola Nico, Milo Antonio, Villari Riccardo, Fasano Enzo, De Siano Domenico

Riconoscimento agli avvocati con almeno tredici anni di iscrizione all'albo di poter trascrivere contratti di compravendita immobiliare (798)

(presentato in data 05/6/2013 ) ;

senatori Cardiello Franco, Mussolini Alessandra, Serafini Giancarlo, Compagna Luigi, Caridi Antonio Stefano, Falanga Ciro, Torrisi Salvatore, Floris Emilio, Cassano Massimo, Longo Eva, Milo Antonio, Sciascia Salvatore, Esposito Giuseppe, De Siano Domenico, Fasano Enzo, Razzi Antonio, Gentile Antonio, D'Ascola Nico, Villari Riccardo, Sibilia Cosimo

Interventi urgenti in materia di beni della criminalità organizzata e a favore dell'agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (799)

(presentato in data 05/6/2013 ) .

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Zeller Karl, Sen. Berger Hans

Distacco dei comuni di Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia dalla regione Veneto e loro aggregazione alla regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione (36)

(assegnato in data 05/06/2013 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Zeller Karl, Sen. Berger Hans

Norme per il riconoscimento della riserva di posti nel consiglio provinciale di Belluno e nel consiglio regionale del Veneto in favore della minoranza linguistica ladina della regione Veneto presente nei territori dei comuni di Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia (40)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)

(assegnato in data 05/06/2013 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Ranucci Raffaele

Disposizioni in materia di attività di lobbying e relazioni istituzionali (358)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 05/06/2013 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Stucchi Giacomo

Modifiche all'articolo 2 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, in materia di composizione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (421)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 05/06/2013 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. De Cristofaro Peppe ed altri

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata di tipo mafioso o similare (656)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 05/06/2013 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Schifani Renato ed altri

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere (722)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia)

(assegnato in data 05/06/2013 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Barani Lucio

Nuova disciplina della riparazione dell'errore giudiziario, della riparazione per l'ingiusta detenzione e dell'equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo (295)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 05/06/2013 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Lo Giudice Sergio

Norme contro le discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere (404)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 05/06/2013 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Marinello Giuseppe Francesco Maria ed altri

Modifiche all'articolo 348 del codice penale e all'articolo 141 del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, in materia di esercizio abusivo di una professione (471)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 05/06/2013 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Casson Felice

Modifiche al codice penale in materia di associazioni di tipo mafioso (686)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 05/06/2013 );

5ª Commissione permanente Bilancio

Sen. Bitonci Massimo

Modifica all'articolo 48 della legge 20 maggio 1985, n. 222, concernente la ripartizione della quota dell'otto per mille del gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche a diretta gestione statale (466)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali)

(assegnato in data 05/06/2013 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Amoruso Francesco Maria

Riapertura dei termini per le domande di indennizzo da parte degli italiani esuli dall'Etiopia e rivalutazione del valore dell'indennizzo di cui alla legge 26 gennaio 1980, n. 16, e successive modificazioni (277)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 05/06/2013 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Stucchi Giacomo

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'imparzialità e sull'affidabilità delle agenzie di valutazione del merito di credito (rating) (410)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 05/06/2013 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Marinello Giuseppe Francesco Maria ed altri

Norme per l'incentivazione dell'economia siciliana mediante la riduzione del carico fiscale gravante sui consumi energetici nell'isola (474)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 05/06/2013 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Stucchi Giacomo

Attribuzione di una quota del prelievo erariale unico sugli apparecchi da divertimento e intrattenimento con vincita in denaro all'Associazione nazionale fra mutilati e invalidi del lavoro (524)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 05/06/2013 );

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Ghedini Rita ed altri

Disposizioni per il 250° anniversario del Teatro comunale di Bologna (249)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni)

(assegnato in data 05/06/2013 );

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. De Poli Antonio

Norme in materia di sicurezza nelle istituzioni scolastiche (342)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13°

(Territorio, ambiente, beni ambientali)

(assegnato in data 05/06/2013 );

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Ranucci Raffaele

Modifiche al decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, in materia di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e delle federazioni sportive nazionali (361)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 05/06/2013 );

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Bitonci Massimo

Istituzione di un Fondo per il restauro, il recupero e la valorizzazione culturale, turistica e sociale delle Mura

castellane di Cittadella (463)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali)

(assegnato in data 05/06/2013 );

9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare

Sen. Mauro Giovanni ed altri

Disposizioni per garantire la trasparenza della formazione dei prezzi dei beni di consumo nel settore agroalimentare (554)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 05/06/2013 );

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. D'Ambrosio Lettieri Luigi

Disciplina dell'attività di compravendita di oggetti usati in oro, pietre o metalli preziosi, nonché disposizioni concernenti la tracciabilità delle operazioni e l'emissione delle relative fatture (327)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 05/06/2013 );

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. Stucchi Giacomo

Disposizioni per la valorizzazione delle attvità artigianali di interesse storico e degli antichi mestieri (412)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 05/06/2013 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Ghedini Rita

Misure a sostegno della genitorialità, della condivisione e della conciliazione familiare (180)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 05/06/2013 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Granaiola Manuela

Norme per favorire la permanenza a domicilio delle persone con disabilità gravissime (321)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 12° (Igiene e sanita')

(assegnato in data 05/06/2013 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Marino Ignazio

Disposizioni per la tutela della salute e per la prevenzione dei danni derivanti dal consumo dei prodotti del tabacco (6)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 05/06/2013 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Granaiola Manuela

Disposizioni per il diritto alla salute mentale (188)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 05/06/2013 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Granaiola Manuela

Norme per favorire il finanziamento della ricerca genetica volta alla cura e alla riabilitazione delle bambine e delle ragazze affette dalla sindrome di Rett (323)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)

(assegnato in data 05/06/2013 );

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. Lanzillotta Linda

Norme per il contenimento del consumo del suolo e la rigenerazione urbana (129)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 05/06/2013 );

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. Scilipoti Domenico ed altri

Delega al Governo per l'adozione di norme a salvaguardia della salute pubblica dai rischi di inquinamento nelle zone interessate da impianti, anche provvisori, per il deposito, il trattamento e lo smaltimento di rifiuti urbani e industriali (368)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 05/06/2013 );

Commissioni 6° e 10° riunite

Conversione in legge del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, recante disposizioni urgenti per il recepimento della

direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia per la definizione delle procedure d'infrazione avviate dalla Commissione europea, nonché altre disposizioni in materia di coesione sociale (783)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea); E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

(assegnato in data 05/06/2013 ).

Governo, composizione

Il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera:

"Roma, 4 giugno 2013

Onorevole Presidente,

informo la S.V. che con decreti del Presidente della Repubblica in data odierna, adottati su mia proposta, previa approvazione da parte del Consiglio dei ministri, a norma dell'articolo 10, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, delle deleghe di funzioni conferite dal Ministro dello sviluppo economico, è stato attribuito il titolo di Vice Ministro ai Sottosegretari di Stato presso il medesimo Dicastero dott. Carlo CALENDA e prof. Antonio CATRICALA'.

F.to Enrico Letta".

Il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera:

"Roma, 4 giugno 2013

Onorevole Presidente,

informo la S.V. che con decreti del Presidente della Repubblica in data odierna, adottati su mia proposta, previa approvazione da parte del Consiglio dei ministri, a norma dell'articolo 10, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, delle deleghe di funzioni conferite dal Ministro dell'economia e delle finanze, è stato attribuito il titolo di Vice Ministro ai Sottosegretari di Stato presso il medesimo Dicastero on. Dott. Luigi CASERO e on. Dott. Stefano FASSINA.

F.to Enrico Letta".

Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, composizione

Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi i senatori Airola, Bitonci, Bonaiuti, Ciampolillo, Cuomo, Fornaro, Fravezzi, Gasparri, Girotto, Margiotta, Martini, Minzolini, Puppato, Ranucci, Romani Paolo, Rossi Maurizio, Scalia, Scavone, Schifani e Verducci.

Il Presidente della Camera dei deputati ha chiamato a far parte della medesima Commissione i deputati Anzaldi, Brunetta, D'Alessandro, De Micheli, Fico, Garofani, Gelmini, Grassi, Lainati, Liuzzi, Marazziti, Martino Pierdomenico, Migliore, Molea, Nesci, Orfini, Peluffo, Pisicchio, Rampelli e Velo.

Comitato per le questioni degli italiani all'estero, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte del Comitato per le questioni degli italiani all'estero la senatrice Giannini, in sostituzione del senatore Susta, dimissionario.

Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, composizione

Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica i senatori Casson, Crimi, Esposito Giuseppe, Marton e Stucchi.

Il Presidente della Camera dei deputati ha chiamato a far parte del medesimo Comitato i deputati Dellai, Fava Claudio, Speranza, Tofalo e Villecco Calipari.

Mozioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Castaldi ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00037 del senatore Tomaselli ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Bencini ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00104 dei senatori Maurizio Romani ed altri.

Interpellanze

BITONCI, BELLOT, MUNERATO, STEFANI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

l'annuncio da parte dell'azienda Acc di Mel (ex Zanussi) nel bellunese di voler ricorrere alla procedura di amministrazione straordinaria, ai sensi del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, cosiddetto Prodi-bis, rappresenta soltanto l'ultimo tragico capitolo di una vicenda, da tempo nota, che ha portato uno dei maggiori gruppi industriali italiani, specializzato nella produzione di elettrodomestici, al collasso;

fin dal 2012 la situazione risultava molto precaria. Lo stabilimento, già in procedura concorsuale, aveva ridotto il lavoro a soli due giorni alla settimana per mancanza di liquidità, facendo presagire scenari poco rassicuranti per il futuro di molti lavoratori;

la Acc oggi appartiene ad un fondo di private equity, guidato da Goldaman Sachs, che sembrerebbe agire con il chiaro intento di perseguire la chiusura dello stabilimento di Mel, nell'ottica di realizzare un processo di desertificazione industriale dell'Alto Veneto, con gravi conseguenze per l'occupazione;

l'attuazione di tale strategia porterebbe inevitabilmente alla perdita di circa 620 posti di lavoro, mettendo in stato di profonda agitazione molte famiglie, le quali hanno sempre trovato nello stabilimento di Mel una sicura fonte di sostentamento;

la situazione sembrerebbe inoltre precipitata a seguito del diniego, da parte degli istituti di credito, di concedere un finanziamento per la realizzazione di un piano di ristrutturazione dell'azienda;

il 2 maggio 2013, infatti, l'amministratore delegato Luca Ramella aveva confermato ai lavoratori l'esistenza di una cordata di fornitori di Acc pronti ad acquistare l'azienda ed ad investire nel suo rilancio, attraverso la realizzazione di uno nuovo piano industriale volto principalmente a favorire gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo;

i probabili acquirenti sarebbero stati disposti ad investire circa 13 milioni di euro per la creazione di una linea commerciale di compressori e di un nuovo laboratorio di ricerca e sviluppo. Tuttavia, la mancanza di una seria programmazione degli investimenti per lo sviluppo del sito di Mel ha vanificato qualsiasi trattativa di acquisto;

la Acc di Mel presenta un indebitamento di oltre 200 milioni di euro; la mancanza di un tempestivo intervento da parte del Governo potrebbe segnare il destino dello stabilimento, che da sempre è considerato il fiore all'occhiello della Valbelluna, condannandolo al fallimento;

in un contesto come quello veneto, segnato dal susseguirsi continuo di crisi e chiusure aziendali e condizionato dall'attuale fase di crisi economica, la chiusura dello stabilimento di Mel rappresenterebbe un altro durissimo colpo per il territorio, impoverendolo di posti di lavoro, con evidenti ricadute sull'intero sistema economico del Paese,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adoperarsi, nell'ambito delle proprie competenze, affinché vengano adottate soluzioni immediate per la salvaguardia dei lavoratori della Acc di Mel, anche creando le condizioni per favorire l'acquisto dell'azienda da parte di soggetti che siano realmente interessati al rilancio dello stabilimento e al mantenimento dei livelli occupazionali.

(2-00030)

Interrogazioni

CATALFO, BENCINI, PAGLINI, PUGLIA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:

il gruppo Berco SpA opera nel settore metalmeccanico ed è specializzato nella fabbricazione di componenti e sistemi sottocarro per macchine per il movimento terra cingolate e attrezzature per la revisione e la manutenzione del sottocarro. È inoltre produttore di macchine utensili per la ricondizionatura dei motori a combustione interna;

il gruppo Berco dal 1999 è di proprietà di ThyssenKrupp ed opera sul territorio nazionale, con 4 stabilimenti, a Sasso Morelli (Bologna), Castelfranco veneto (Treviso), Busano canavese (Torino) e Copparo (Ferrara), per un totale di 2.630 lavoratori, di cui 2.000 nel sito ferrarese;

attualmente il gruppo Berco sta utilizzando il terzo anno di cassa integrazione guadagni straordinaria per alta e complessa ristrutturazione, a fronte di un piano industriale discusso fra le parti ad aprile 2010;

il 30 aprile 2013 è scaduto il piano industriale per ristrutturazione e con esso anche l'utilizzo della cassa integrazione;

ThyssenKrupp da giugno 2012 ha avviato la vendita del gruppo Berco, ma ad oggi non si hanno notizie in merito allo stato della vendita ed anche a causa di queste incertezze il gruppo sta perdendo significative quote di mercato;

nonostante gli impegni presi nel 2010 con la presentazione del piano industriale triennale, il gruppo non ha attuato strategie adeguate ad aumentare i volumi produttivi così come in esso individuati e, al momento attuale, non fa fronte neppure al perdurante calo degli stessi: il budget della produzione 2013 è a 158.000 tonnellate, ossia meno 15 per cento rispetto al 2012;

in corso di attuazione del piano industriale il personale è già stato ridotto di circa 470 unità, di cui 270 nel solo stabilimento di Copparo;

l'amministratore delegato Lucia Morselli e il vice presidente Franco Tatò negli incontri in ambito sindacale ed istituzionale, anziché presentare un piano industriale per il rilancio produttivo degli stabilimenti, hanno comunicato un ulteriore programma di ristrutturazione che prevede 611 esuberi, la chiusura dello stabilimento di Busano canavese, l'esternalizzazione di attività e la cancellazione degli attuali accordi aziendali;

pertanto in data 19 aprile 2013 la dirigenza ha comunicato alle organizzazioni sindacali l'avvio formale della procedura di mobilità per 611 lavoratori del gruppo, di cui la maggior parte nello stabilimento di Copparo;

l'assenza di un piano industriale base indispensabile per il confronto fra le parti evidenzia che i licenziamenti sono funzionali esclusivamente alla riduzione dei costi fissi, al fine di rendere maggiormente appetibile sul mercato la vendita dell'azienda;

nella provincia di Ferrara è in atto un pesante processo di deindustrializzazione che ha visto, nell'ultimo quinquennio, la cessazione di importanti aziende metalmeccaniche quali Oerlickon, Alcoa, Bbs, Metallurgica Lux, Decotrain, Tmqs, Barbi, e la crisi di altre: Ferrara promozioni industriali, Tecopress, Tfc Galileo, Lamborghini Calor; mentre aziende chimiche quali Basell hanno deciso di tagliare 105 posti di lavoro al centro ricerche Giulio Natta;

la cosiddetta riforma Fornero di cui all'articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, aumentando l'età e gli anni contributivi per il diritto alla pensione, ha ulteriormente peggiorato la situazione dei lavoratori delle aziende cessate e/o in crisi, lasciando senza stipendio e pensione decine di migliaia lavoratori, oggi definiti esodati;

le organizzazioni sindacali hanno richiesto una disponibilità al confronto che parta dalla discussione di un piano industriale serio, finalizzato al recupero delle quote di mercato perse, all'aumento dei volumi produttivi e all'attivazione di ammortizzatori sociali a medio termine a partire dai contratti di solidarietà, invece dei licenziamenti;

in data 8 e 23 aprile 2013 sono state effettuate due giornate di sciopero a sostegno della vertenza, con presidi davanti alla sede di Copparo e davanti al Comune, scioperi e manifestazioni a cui ha aderito la totalità dei dipendenti;

la comunicazione dell'avvio della procedura di mobilità ha ulteriormente accentuato una già gravissima tensione sociale;

considerato che risulta agli interroganti che i vertici del gruppo Berco non abbiano ancora presentato il piano industriale richiesto e abbiano peraltro disertato molti degli incontri finora organizzati presso il Ministero dello sviluppo economico per la risoluzione della vertenza,

si chiede di sapere:

quali siano i risultati finora ottenuti dal Governo con il tavolo di confronto tuttora in corso presso il Ministero dello sviluppo economico ed in particolare quale sia stato l'esito dell'incontro tenutosi in data 28 maggio 2013 a cui hanno partecipato il sottosegretario De Vincenti, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali nazionali e i dirigenti del Ministero del lavoro e politiche sociali;

quali azioni concrete il Governo intenda porre in essere al fine di: 1) evitare che venga dato corso alla procedura di mobilità; 2) ottenere concrete e puntuali informazioni circa i futuri assetti proprietari del gruppo Berco; 3) assicurare che la eventuali vendita del gruppo Berco sia un'opportunità per lo sviluppo delle attività produttive e dell'occupazione ed avvenga nel rispetto del protocollo definito a tal proposito all'interno del sistema di relazioni industriali di ThyssenKrupp (Best Owner, Fair Owner, Comitato di accompagnamento); 4) assicurare che sia presentato un serio piano industriale in grado di recuperare le quote di mercato perse e aumentare i volumi produttivi; 5) salvaguardare gli attuali livelli occupazionali attraverso l'utilizzo di ammortizzatori sociali a partire dai contratti di solidarietà.

(3-00112)

BERTOROTTA, SANTANGELO, CAMPANELLA, MORONESE, NUGNES, CASALETTO, FATTORI, CIOFFI, MARTELLI, BLUNDO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il 29 gennaio 2013 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nella persona del Ministro pro tempore Corrado Passera, ha adottato l'atto di indirizzo per la definizione del Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale con lo scopo di proporre un riordino organico del settore aeroportuale, sia sotto il profilo infrastrutturale sia dei servizi e delle gestioni;

il suddetto atto di indirizzo ha proposto la classificazione degli aeroporti di interesse nazionale distinguendoli in aeroporti inseriti nel Core Network - Ten-T ed aeroporti inseriti nella Comprehensive Network;

i parametri richiesti agli aeroporti per rientrare nella Ten-T riguardano la rilevanza strategica a livello di Unione europea (UE) in quanto pertinenti a città o nodi primari; differentemente dagli aeroporti che rientrerebbero nella Comprehensive Network, previa registrazione di un traffico superiore a 1.000.000 passeggeri annui o di un traffico superiore a 500.000 passeggeri annui ed in possesso di ulteriori specifiche caratteristiche (quali l'unicità nell'ambito regionale o il servizio ad un territorio caratterizzato da scarsa accessibilità), con la richiesta peraltro di assicurare continuità territoriale;

rientrano nella Core Network Ten-t gli aeroporti di Milano Malpensa, Roma Fiumicino, Venezia, Milano Linate, Bergamo Orio al Serio, Torino, Genova, Bologna, Napoli e Palermo;

rientrano, invece, nella Comprehensive Network, con un traffico superiore a 1.000.000 di passeggeri annui, gli aeroporti di Alghero, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze, Lamezia Terme, Olbia, Pisa Roma Ciampino Trapani, Treviso e Verona, e, con un traffico superiore a 500.000 passeggeri annui, con specifiche caratteristiche territoriali, gli aeroporti di Ancona, Pescara, Reggio Calabria e Trieste;

considerato che:

la Core Network - quale rete centrale - dovrà essere pienamente operativa e completa entro il 2030, privilegiando i collegamenti e i nodi più importanti della Ten-T e fungendo da struttura portante dei trasporti nel mercato unico europeo;

la Comprehensive Network - quale rete globale - è destinata ad alimentare la Core Network attraverso collegamenti nazionali e regionali con previsione di completamento entro il 2050;

i fondi disponibili pari a 37,1 miliardi di euro sono, pertanto, destinati rigorosamente alla Core Network in modo da risolvere i collegamenti mancanti transfrontalieri e rendere la rete più intelligente ed efficiente;

le opere della Comprehensive Network dovranno, invece, garantire la piena copertura del territorio dell'UE e l'accessibilità a tutte le Regioni;

l'aeroporto Vincenzo Bellini di Catania, secondo l'atto di indirizzo, rientra fra gli aeroporti della Comprehensive Network in quanto non ritenuto di rilevanza strategica a livello UE e non capace di raggiungere il richiesto numero della popolazione a livello di area provinciale, ovvero un milione di abitanti;

il Piano nazionale degli aeroporti del febbraio 2012 riportava che, per il prossimo ventennio, il sistema aeroportuale siciliano avrebbe potuto continuare a essere organizzato su due poli, uno per la Sicilia orientale, basato sugli scali di Catania e di Comiso, e l'altro per la Sicilia occidentale, basato sugli scali di Palermo e Trapani, con gli scali delle isole minori di Lampedusa e Pantelleria;

nell'ottica di decongestionamento degli scali maggiori, all'aeroporto di Comiso, gestito da una società di gestione partecipata dall'aeroporto di Catania Fontanarossa, è stata affidata la funzione di complementarietà rispetto a quest'ultimo, come base per voli charter, low cost e come base cargo per potenziare lo sviluppo delle attività commerciali della Sicilia meridionale ed orientale, o come scalo alternativo in caso di temporanea chiusura dello scalo catanese a causa dei problemi derivati da eventuali eruzioni vulcaniche;

anche la diminuzione di traffico registrata dall'aeroporto di Reggio Calabria si configura come nuovo fattore di potenzialità e di sviluppo per l'aeroporto Fontanarossa, nell'ottica del potenziamento ulteriore delle infrastrutture sia aeroportuali sia di accesso e dell'eventuale costituzione di un sistema aeroportuale integrato per servire la Sicilia orientale e l'area dello Stretto;

a livello infrastrutturale, inoltre, sia la rete ferroviaria sia la rete autostradale - in particolare dell'area orientale della Sicilia - sono largamente insufficienti per coprire il fabbisogno della mobilità e dei trasporti;

considerato inoltre che:

l'ultimo censimento Istat del 2011 registra che la popolazione della provincia di Catania si distribuisce nei 41 comuni (su 58 complessivi), con popolazione compresa tra 5.000 e 50.000 abitanti; in tali comuni risiede il 63,3 per cento della popolazione della provincia che si attesta in 1.078.766 di abitanti;

il sistema aeroportuale Catania/Comiso, secondo i dati forniti dalla Società Aeroporto Catania SpA, con i 54.717 movimenti degli aeromobili e i 6.246.888 passeggeri registrati nel 2012, è il terzo a livello nazionale che incrementa ogni anno le destinazioni servite, confermando la prevalenza delle destinazioni principali italiane, ed in particolare Roma Fiumicino;

nel 2012 il numero di passeggeri transitati dall'aeroporto catanese e diretti nelle principali destinazioni nazionali ha superato le cifre indicate nell'atto di indirizzo di cui in premessa, ed invero a titolo esemplificativo si segnalano: Roma Fiumicino con 1.708.147 di passeggeri; Milano Linate 780.766; Milano Malpensa 672.284; Bologna 283.392; Torino 251.822; Verona 236.123; Venezia 233.862, Pisa 154.489; Napoli 143.851; Rimini 86.823, Firenze 67.992 e Bergamo 62.572;

lo scalo di Catania si pone in un'ottica di competitività tra i primi aeroporti cosiddetti regionali, in quanto è utilizzato soprattutto dal traffico commerciale, turistico e di lavoro, favorendo di fatto il collegamento diretto con tutta la Regione siciliana e con le isole minori e, congiuntamente con l'aeroporto di Comiso, potrebbe creare un asse cargo-passeggeri tra le province di Catania e Ragusa, fondamentale per il commercio orto-florovivaistico proprio della Sicilia sud-orientale e per il turismo affluente verso le città di Ragusa, Siracusa ed Enna e della zona messinese;

la posizione centrale della Sicilia rispetto all'area mediterranea potrebbe rappresentare una grande potenzialità in termini strategici per collocare la Regione come piattaforma intermodale nel punto di intersezione delle rotte commerciali del Mediterraneo;

l'aeroporto di Catania, infine, risulta uno scalo strategico per i movimenti degli immigrati residenti stabilmente nella regione e per i rimpatri dei clandestini irregolari e senza permessi di soggiorno,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda rivedere le impostazioni dell'atto di indirizzo del 29 gennaio 2013;

quali misure, di carattere ordinario e straordinario, intenda adottare al fine di definire il Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale in modo da tutelare quel fondamentale asset strategico che l'aeroporto Vincenzo Bellini di Catania costituisce per lo sviluppo economico, turistico e territoriale della Sicilia orientale.

(3-00113)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

DE PETRIS - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nel ribadire la centralità del servizio pubblico radiotelevisivo quale patrimonio dell'intero Paese a tutela delle diverse culture e identità e nell'affermare la necessità di intervenire tempestivamente per il rispetto delle norme e a tutela delle peculiarità del servizio pubblico radiotelevisivo;

negli ultimi mesi e in particolare nel periodo tra la fine della XVI e la XVII Legislatura, mentre la situazione della Rai segnava preoccupanti problemi di bilancio, la gestione dell'azienda ha dato adito a dubbi e perplessità sul rispetto delle norme e sul futuro dell'azienda concessionaria del servizio pubblico;

considerato che:

occorrerebbe valutare se la nomina della presidente Tarantola abbia rispettato formalmente tutte le procedure previste dalla normativa di settore e dal codice civile in specie nel momento dell'insediamento;

la delibera consiliare che attribuisce al solo presidente, su proposta del direttore generale, le decisioni sui dirigenti di primo livello non editoriali ad avviso dell'interrogante è in contrasto con lo spirito della legge di sistema e con le norme specifiche. Infatti dovrebbe essere l'intero Consiglio di amministrazione, come è stato fino alla decisione richiamata, ad avere pieni poteri decisionali sull'organizzazione in quanto rappresentante del Parlamento che è l'editore della Rai. Una rappresentanza che è politica e quindi non delegabile. Tanto più che la responsabilità collettiva del Consiglio di amministrazione è espressamente indicata nell'articolo 49, comma 12, lettera h), del testo unico del sistema radiotelevisivo di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n.177;

considerato altresì che, a giudizio dell'interrogante, sarebbe opportuno conoscere:

se tale delibera abbia determinato danni al patrimonio e al bilancio dell'azienda, visto che ha consentito l'assunzione dall'esterno di un cospicuo numero di dirigenti apicali (il direttore delle relazioni esterne (ex Wind), il direttore finanziario (ex Fiat), il direttore delle relazioni istituzionali (ex Wind), il responsabile dell'audit (ex Eni), il direttore generale di Sipra (ex Sky) il vice responsabile degli affari legali (vicino a IntesaSanpaolo) altri due avvocati (uno ex La 7), il vice capo dello staff del direttore generale (ex Wind)) e spostati una serie di dirigenti di rilievo come il responsabile della produzione televisiva;

se per tali assunzioni, tutte a tempo indeterminato, siano stati seguiti i criteri di professionalità, economicità e trasparenza imposti a tutte le aziende sottoposte al controllo della Corte dei conti e alla normativa pubblicistica. In particolare "se" da "chi" e "come" sia stato valutato che non esistevano risorse interne in grado di occupare le posizioni per cui si è ricorso ad assunzioni esterne;

se per la valutazione delle risorse interne e di quelle esterne siano stati adottati criteri e procedure proprie di un'azienda come la Rai;

considerati infine gli impegni assunti dalla Rai con la sottoscrizione del Contratto di servizio con il Ministero dello sviluppo economico, con specifico riferimento alla trasparenza nella gestione economico-finanziaria del servizio pubblico,

si chiede di conoscere:

quale sia la valutazione del Governo per gli aspetti di propria competenza e quali iniziative intenda promuovere;

se sia vero che nella bozza del nuovo Contratto di servizio (2013-2015) si intende ridurre sensibilmente il perimetro del servizio pubblico (minori, alfabetizzazione, racconto dei territori, informazione istituzionale, informazione di servizio, eccetera) lasciando ai privati spazi rilevanti della missione dell'azienda concessionaria;

se siano state intraprese iniziative concrete in vista del rinnovo della convenzione che attribuisce alla Rai la concessione del servizio pubblico.

(4-00313)

FABBRI, AMATI, MORGONI, NENCINI, VERDUCCI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

martedì 4 giugno 2013 si è tenuto a Roma un incontro tra i vertici aziendali del gruppo Indesit company e i sindacati per la presentazione di un piano di riassetto per gli stabilimenti Indesit in Italia;

secondo quanto riportato dagli organi di stampa, la società avrebbe confermato la centralità dell'Italia, quale motore strategico sul fronte delle competenze e ricerca e dello sviluppo, riconoscendo alla stessa un ruolo cruciale per l'industrializzazione e la produzione dei modelli ad alta innovazione e contenuto tecnologico destinati alle fasce medio-alte della domanda, previa razionalizzazione dell'assetto produttivo;

in particolare, il gruppo ha annunciato un piano di ristrutturazione che interesserà tre siti italiani, quello di Fabriano (Ancona), quello di Comunanza (Ascoli Piceno) e quello di Caserta ridisegnando completamente la loro missione strategica con la concentrazione nel nostro Paese delle sole produzioni top di gamma e lo spostamento delle produzioni italiane non più sostenibili nei siti Indesit in Polonia e Turchia;

a tale riassetto produttivo si accompagnerà una razionalizzazione delle risorse umane che, secondo quanto annunciato dai vertici aziendali, coinvolgerà complessivamente 1.425 lavoratori, di cui 25 dirigenti, 150 impiegati delle sedi centrali e 1.250 operai e impiegati di fabbrica, su un totale di 4.300 addetti;

questa decisione appare estremamente preoccupante in quanto da una parte infligge un ulteriore duro colpo al nostro tessuto produttivo nazionale, e marchigiano in particolare, depauperandolo con questa politica di delocalizzazione, dall'altra colpisce pesantemente i livelli occupazionali diretti e quelli legati all'indotto;

sempre durante l'incontro il gruppo Indesit ha annunciato investimenti per 70 milioni di euro per rendere gli stabilimenti italiani all'avanguardia per produzioni di alta gamma;

considerato che la Regione Marche, con legge regionale n. 15 del 2009, ha vietato l'accesso ai fondi pubblici per le imprese che delocalizzano. Tuttavia, risulterebbe che da allora il gruppo Indesit abbia usufruito di tali fondi partecipando a diversi bandi regionali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario convocare un tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico con la partecipazione delle Istituzioni centrali, della Regione Marche, delle parti sociali e dei vertici aziendali per acquisire ulteriori elementi sulle le linee strategiche e le soluzioni occupazionali individuate dal piano del gruppo Indesit;

se non ritenga di dover adottare con la massima urgenza le misure necessarie a garantire la continuità operativa dei 3 siti produttivi richiamati, anche al fine di impedire che le Marche debbano subire un nuovo gravosissimo danno al proprio tessuto economico-sociale, e soprattutto la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali diretti e di quelli legati all'indotto.

(4-00314)

MATTESINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

negli ultimi anni nel territorio aretino si è registrata una continua e pesante riduzione del servizio di trasporto ferroviario da parte di Trenitalia SpA, società controllata al l00 per cento da Ferrovie dello Stato;

i tagli più significativi hanno riguardato soprattutto i treni a lunga percorrenza - intercity ed eurostar-, talvolta sostituiti da treni regionali, sia nella tratta verso nord che verso sud, con un inevitabile aumento dei tempi di percorrenza e gravi danni sul sistema sociale, economico e produttivo dell'intero territorio aretino;

le maggiori difficoltà si registrano sul tratto da e verso Roma, lungo l'arco dell'intera giornata, ma soprattutto nella fascia pomeridiana e serale; infatti, nella fascia serale, l'ultimo intercity disponibile da Roma per Arezzo è alle 18.15 e la corsa successiva è effettuata da un treno regionale che, partendo da Roma alle 19.35, giunge ad Arezzo solo alle 22,06; su tale tratta l'ultimo intercity della giornata parte alle ore 22,35 con arrivo alle ore 00,45;

è evidente che tali orari sono assolutamente incompatibili soprattutto con le esigenze dei tanti pendolari che quotidianamente sono costretti a spostarsi lungo tale tratta per motivi di lavoro, tenendo conto che su Arezzo gravitano persone provenienti da tutto il territorio provinciale, che è uno dei più estesi a livello nazionale;

considerato che:

secondo quanto si evince anche dal sito ferrovie.it, con l'entrata in vigore del nuovo orario estivo di Trenitalia prevista per il 9 giugno 2013, verrebbe soppresso anche l'unico intercity serale ancora esistente sulla tratta da Roma-Arezzo, ovvero quello delle 18.15, che sarebbe sostituito da treni regionali (regionali veloci-RV);

l'unico intercity disponibile resterebbe dunque quello delle 22,35 con arrivo alle ore 0,45;

considerato altresì che, a parere dell'interrogante:

è evidente che la decisione assunta da Trenitalia è assolutamente inaccettabile e fortemente lesiva del diritto alla mobilità dei cittadini, soprattutto dei pendolari, a cui, di fatto, viene impedito di svolgere la propria attività lavorativa;

gravi e insostenibili sarebbero, inoltre, gli ulteriori danni che la soppressione dell'ennesimo treno a lunga percorrenza nel territorio aretino arrecherebbe all'intera economia di tale area del Paese, che in tal modo verrebbe condannata ad un vero e proprio isolamento;

nel caso in cui venisse effettuata la soppressione, il territorio aretino subirebbe un danno enorme, in quanto la città resterebbe inaccessibile ai turisti e molti pendolari non potrebbero continuare a svolgere la propria attività lavorativa;

in una fase di profonda crisi economica e sociale, il servizio di trasporto pubblico ferroviario rappresenta una possibilità di mobilità importante e di sostegno alle realtà economiche del territorio, così come ai tanti lavoratori costretti a spostarsi dal proprio territorio di residenza,

si chiede di sapere:

se risulti corrispondente al vero quanto riportato sul sito ferrovie.it in ordine alla soppressione di un ulteriore treno a lunga percorrenza sulla tratta Roma-Arezzo, e, in caso affermativo, se non ritenga opportuno assumere iniziative di competenza affinché Ferrovie dello Stato riveda tale decisione e garantisca al territorio aretino un servizio pubblico adeguato, efficiente e dignitoso, ripristinando, al tal fine, tutti i treni a lunga percorrenza da e per Arezzo soppressi negli ultimi anni;

come il Governo valuti la politica aziendale adottata da Ferrovie della Stato negli ultimi anni e come intenda intervenire per garantire ai cittadini il diritto alla mobilità.

(4-00315)

DELLA VEDOVA - Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri - Premesso che:

l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e Save the Children - che dal 2006 operano come partner nell'ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell'interno - hanno dichiarato che dall'inizio dell'anno sono stati centinaia i migranti egiziani e tunisini rimpatriati senza avere avuto la possibilità di entrare in contatto con le organizzazioni umanitarie, che svolgono un'importante attività di tutela nei confronti di persone bisognose di protezione, tra cui rifugiati, vittime di tratta e minori non accompagnati. Secondo le convenzioni che tali organismi hanno stipulato con il Ministero dell'interno, essi hanno il compito di assistere i migranti che sbarcano sulle coste italiane per garantire il rispetto dei loro diritti e delle procedure di accoglienza;

l'impossibilità, per la maggior parte delle associazioni e delle organizzazioni non governative, di accedere alle aree portuali e aeroportuali in cui i migranti potrebbero essere presenti nonché ai centri di identificazione e di espulsione è stata criticata anche da François Crépeau, Special Rapporteur delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti, al termine della sua missione in Italia, nell'ottobre 2012, e sembrerebbe riguardare esclusivamente i cittadini di nazionalità tunisina ed egiziana, per i quali risulta che vi siano degli specifici accordi di riammissione che, tuttavia, non sono pubblici;

in data 7 maggio 2012, sono arrivati a Cariati (provincia di Cosenza) 70 migranti egiziani e, come già accaduto più volte, agli esponenti delle organizzazioni è stato consentito di parlare soltanto con i minori identificati come tali dalle forze dell'ordine, e solo dopo l'intervento del Garante regionale per i diritti dei minori, mentre gli altri migranti sono stati rimpatriati senza poter incontrare alcuno dei rappresentanti; il 30 aprile 2013, per diverse ore, alle organizzazioni è stata negata la possibilità di entrare in contatto con i 78 migranti egiziani sbarcati a Siracusa, tra cui 25 minori non accompagnati. Le organizzazioni, così come stabilito anche dalla convenzione con il Ministero dell'Interno, avevano chiesto di incontrare i migranti a conclusione delle ordinarie operazioni da parte delle forze dell'ordine e prima che fossero adottati provvedimenti lesivi nei loro confronti, come eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano: solo dopo l'ingresso delle organizzazioni sul luogo di sbarco, 5 cittadini egiziani cristiani copti hanno potuto presentare richiesta di asilo;

in questi mesi, l'UNHCR, l'OIM e Save the Children hanno più volte ribadito che - pur comprendendo la necessità che lo Stato eserciti il legittimo controllo delle frontiere nell'ambito di flussi migratori misti ed effettui i dovuti accertamenti - il rispetto delle esigenze di ordine pubblico non può compromettere la tutela effettiva dei diritti di tutti i migranti, a prescindere dal loro Paese di origine,

si chiede di sapere:

per quale motivo sia impedito alle organizzazioni di cui in premessa di entrare in contatto con i migranti e come mai le esigenze di effettuare indagini vengano sollevate soltanto quando gli sbarchi riguardano cittadini di nazionalità egiziana e tunisina e non, ad esempio, eritrea, somala e nigeriana;

quale sia il contenuto degli accordi di riammissione stipulati con il Governo tunisino ed egiziano e quali siano le procedure poste in essere per l'identificazione della nazionalità dei migranti;

quali misure di competenza il Governo intenda adottare al fine di garantire all'UNHCR, all'OIM e a Save the Children di svolgere pienamente, ed in linea con il proprio mandato e le rispettive convenzioni stipulate con il Ministero dell'interno, le attività di tutela nei confronti di tutti i migranti che sbarcano sulle coste italiane, indipendentemente dalla loro nazionalità e prima che nei loro confronti vengano adottati provvedimenti lesivi come il rimpatrio forzato.

(4-00316)

PUGLISI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, dispone all'articolo 2 (rubricato "Riduzione dei costi della politica") che le Regioni riducano i costi collegati agli apparati politici;

dette riduzioni dovevano essere decise dalle Regioni entro il 23 dicembre 2012 ovvero entro il 7 giugno 2013 qualora occorressero modifiche statutarie;

la disposizione prevede altresì che l'80 per cento dei trasferimenti dovuti a ciascuna Regione sia assegnabile ed erogabile solo a condizione che la medesima regione abbia attuato le citate disposizioni di contenimento dei costi della politica. Sono esclusi dall'applicazione di tale sanzione solo gli stanziamenti destinati al Servizio sanitario nazionale e al trasporto pubblico locale;

per tali motivi, sarebbero stati accantonati circa 160 milioni di euro (80 milioni sono riferiti al solo primo semestre) del fondo destinato ai trasferimenti alle Regioni per il sostegno alle scuole paritarie (Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca capitolo bilancio 1299);

considerato che:

molto preoccupante e rischiosa è la situazione economica in cui versano oggi la maggior parte delle scuole paritarie presenti sul territorio; ciò in ragione, non solo delle difficili condizioni economiche in cui si sono venute a trovare molte famiglie, ma anche del progressivo venir meno dell'ammontare dei contributi ad esse destinati dallo Stato e dalle Regioni, oltre che del grave e crescente ritardo con cui tali risorse vengono da questi erogate;

per tali motivi molti istituti paritari sono a rischio di chiusura e ciò rappresenta un serio problema non solo per i bambini e le famiglie direttamente coinvolti ma anche per le altre scuole - in primis quelle statali - che, anch'esse in difficoltà, non sono in condizione di assorbire un eventuale flusso di bambini;

considerato altresì che:

gli istituti paritari svolgono una funzione pubblica di primaria, anche in sussidio dello Stato - come nel caso delle scuole dell'infanzia- e il loro smantellamento rappresenterebbe un serio ed innegabile problema per il Paese ed una vera e propria emergenza educativa, sociale ed occupazionale;

per quanto è dato di sapere, quasi tutte le Regioni hanno provveduto ad attuare le disposizioni citate (decreto-legge n. 174 del 2012) in materia di contenimento dei costi della politica,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso procedere con la massima urgenza all'erogazione delle risorse per il 2013, da destinare alle scuole paritarie, che risultano attualmente accantonate (Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca capitolo 1299);

quali siano i tempi previsti per l'acquisizione del parere della Conferenza Stato-Regioni e per provvedere all'adozione del decreto interministeriale e all'effettiva assegnazione alle scuole paritarie delle somme previste dalla legge di stabilità per il 2013 (art. 1, comma 263).

(4-00317)

BERTOROTTA, CATALFO, CAMPANELLA, MORONESE, NUGNES, CASALETTO, SANTANGELO, FATTORI, PUGLIA, LEZZI, ROMANI Maurizio, GAETTI, BULGARELLI - Ai Ministri della salute, delle politiche agricole, alimentari e forestali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

nel Comune di Biancavilla (Catania), cittadina di 23.000 abitanti situata ai piedi dell'Etna, già da anni si è scoperto che, nel pietrisco lavico estratto dalla cava di Monte Calvario, situata all'interno del centro abitato, ed utilizzato per l'edilizia, è presente la fluoro-edenite, un minerale riconducibile alla famiglia degli anfiboli;

tale minerale, ritrovato dapprima in forma prismatica e poi in forma aciculare, risulta fondamentalmente fibroso ed ha attirato l'attenzione dell'Istituto superiore di sanità e di diversi ricercatori dell'area delle scienze della terra volta ad individuare la causa delle diverse forme;

il caso di Biancavilla è stato oggetto di attenzione anche da parte degli organi di stampa locali. Così descrive la situazione la giornalista Flavia Amabile, in un articolo del 4 aprile 2001, riportato nel sito www.assoamianto.it: "Vivono in un paese avvelenato, fra case e strade impregnate di sostanze cancerogene, ma non se ne curano. Il paese si chiama Biancavilla, è un comune di 23 mila abitanti in provincia di Catania. La sua roccia però è nera: pietra lavica dicono gli abitanti e il pensiero va subito al vicino Etna. Ma oltre alla lava nella pietra di Biancavilla c'è qualcos'altro: amianto, minerale che - respirato a lungo - provoca malattie e soprattutto tumori. Le analisi condotte nelle cave di Bellavilla non hanno lasciato spazio a dubbi: l'amianto è presente e anche in quantità notevoli. Poiché da quelle cave si è estratto per anni il materiale con cui è stata costruita buona parte del paese, dalle case alle strade in gran parte non asfaltate, a Biancavilla l'amianto è ovunque e basta un po' di vento perché l'aria ne sia piena. Le conseguenze sono nelle cifre". Nell'articolo si parla di sette-otto morti ogni anno per mesotelioma, malattia provocata dalla respirazione del minerale, con una media destinata a salire. "Nel paese dell'amianto, caso unico in Italia - si legge ancora nell'articolo citato -, non esistono aziende chimiche o altre fonti di inquinamento industriale, si vive di agrumi, prodotti della terra e un po' di edilizia, non molto di più. Il minerale è nella pietra, l'unica soluzione per ripulire il paese è la chiusura delle cave finché non venga realizzata una loro bonifica, la copertura delle strade sterrate con asfalto, una ripulitura approfondita delle case";

il territorio del Comune di Biancavilla ha una estensione di 7.006 ettari e la cava contaminata da fibre di amianto si trova all'interno del centro abitato;

molte sono state le battaglie di sensibilizzazione e informazione sostenute da associazioni, comitati, sindacati per mettere in sicurezza il territorio e riconoscere i diritti delle famiglie dei lavoratori danneggiati dalla sostanza estratta, lavorata, smaltita, abbandonata;

il caso di Biancavilla è uno dei maggiori casi di ritardo degli interventi di messa in sicurezza e di bonifiche dei siti inquinati;

considerato che:

in Italia per lungo tempo l'atteggiamento dell'opinione pubblica e di molti addetti ai lavori circa il problema dell'amianto è stato di fatto di indifferenza fin quando i dati medici non hanno allarmato le coscienze e dunque sollecitato una normativa di pronta soluzione, anche se mai definitiva;

solo con la legge 27 marzo 1992, n. 257, è stato introdotto il divieto di produzione, commercializzazione, lavorazione e utilizzo di prodotti contenenti amianto, fissando anche le misure per la decontaminazione e la bonifica dei siti a rischio. Ed invero, l'articolo 12 della medesima legge afferente alla rimozione dell'amianto e alla tutela dell'ambiente, prevede che «il costo delle operazioni di rimozione è a carico dei proprietari degli immobili». Tale disposizione viene lasciata inalterata per le strutture industriali e commerciali o per magazzini, ma viene modificata per le abitazioni civili, prevedendo il trasferimento dei costi per la rimozione dei materiali contenenti amianto dai proprietari degli immobili alle regioni e province autonome, le quali possono ricevere, a domanda, dei sussidi dallo Stato;

75.000 ettari di territorio nazionale risultano contaminati da fibre di amianto e sono in attesa della bonifica dei siti, con evidente rischio per la salute dei cittadini;

secondo quanto riportato da un dossier di Legambiente, in tutto il territorio nazionale dal 1993 al 2004 oltre 9.000 sono stati i casi di mesotelioma pleurico - il tumore dell'apparato respiratorio strettamente connesso all'inalazione della fibra di amianto - riscontrati in Italia;

dal 2004 al 2012 invece si contano ancora altri 16.000 casi di patologie oncologiche, che hanno causato almeno 2.000 morti all'anno, di cui circa 900 per mesotelioma pleurico, altrettanti per il tumore ai polmoni, il resto per il tumore alla laringe e alle ovaie. Altre fonti parlano addirittura di 3-4.000 decessi all'anno;

nei prossimi decenni, stante il lungo periodo di latenza della malattia, che può anche superare i 30 anni, si avrà in Italia un ulteriore forte incremento dei decessi provocati dall'amianto, incremento che raggiungerà l'apice tra il 2015 e il 2025;

i settori nei quali i lavoratori si sono trovati maggiormente esposti all'amianto sono stati l'edilizia, i cantieri navali e ferroviari, l'industria pesante (metalmeccanica e metallurgica) e ovviamente quella del cemento-amianto; tuttavia gli epidemiologi prevedono per i prossimi anni un aumento di alcune decine di migliaia di casi delle malattie in individui in precedenza esposti all'amianto anche nell'ambiente domestico;

la disciplina vigente tutela la categoria dei lavoratori esposti al rischio amianto, mediante i benefici riconosciuti dall'INPS e dall'INAIL, ma tralascia di garantire i cittadini che invece sono esposti giornalmente perché vivono nei siti di interesse nazionale (sin);

alla campagna informativa sui rischi derivanti dall'esposizione alle fibre di amianto dovuta al deterioramento e allo smaltimento illegale delle strutture in cemento-amianto dismesse, non ha fatto seguito una campagna di prevenzione medica a favore dei cittadini residenti nei sin;

i cittadini che risiedono in città definite sin necessitano di maggiore tutela e il diritto alla salute di questi cittadini va garantito anche mediante visite mediche e di counseling costanti a partire dal raggiungimento della maggiore età senza distinzione di sesso,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se e quali opere siano state poste in essere, stante il continuo aumento dei casi di malati da amianto, al fine di porre in sicurezza l'area interessata secondo le modalità di legge per gli aspetti inerenti alla tutela della salute pubblica;

se e quali opere siano state poste in essere e quali e quante risorse siano state impiegate per la bonifica dell'area in questione e con quali risultati;

se esistano statistiche esatte circa il numero di cittadini che abbiano contratto patologie asbesto correlate;

se, per quanto di competenza, risultino essere state avviate procedure per l'accertamento di eventuali responsabilità circa la gestione della cava di Monte Calvario e, in caso affermativo, a carico di chi e per quali atti;

se il Governo non ritenga opportuno procedere alla nomina di un commissario straordinario con il compito di assicurare nel minor tempo possibile la realizzazione dei lavori necessari per la messa in sicurezza permanente del sito di Biancavilla.

(4-00318)

MUSSOLINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la signora Anna Litrico in Cacopardo, congiuntamente al marito Giuseppe Cacopardo, nel 2003 ha denunciato al reparto operativo dei carabinieri di Messina di essere vittima di estorsione da parte di un'organizzazione mafiosa a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina);

in seguito alla denuncia dei due coniugi, che hanno collaborato con le indicazioni delle forze dell'ordine e sono stati seguiti dall'associazione anti racket e anti usura "Ugo Alfino" di Catania, i responsabili delle estorsioni sono stati arrestati e condannati;

l'associazione "Ugo Alfino" ha portato avanti le pratiche per far riconoscere ai signori Cacopardo il risarcimento che la legge riconosce per le vittime di usura, documentando anche i danni fisici subiti dal questi e dal loro figlio Mario Cacopardo;

alla morte del signor Giuseppe Cacopardo il Dipartimento militare di medicina legale CMO2^ di Messina ha certificato i numerosi danni fisici da lui riportati a partire dal 2001, anno in cui sono cominciati gli eventi criminosi denunciati, concludendo che "si ravvisa nesso di causalità tra i fatti estorsivi subiti e l'infermità; non si può escludere che gli eventi criminosi patiti dal de cuius abbiano potuto svolgere un ruolo anche solo concausale efficiente e determinante nell'accelerare il processo di cronica ingravescenza delle infermità sopra in diagnosi", e certificando pertanto un'invalidità del 100 per cento derivante dai fatti criminosi subiti (il certificato del Dipartimento militare di medicina legale è stato trasmesso in allegato alla presente interrogazione e resta acquisito agli atti del Senato);

con documento del 3 luglio 2012 (prot.n. 19801/2012/12.B 2/Area I), la prefettura di Messina rispondeva all'istanza presentata dalla signora Anna Litrico ai sensi della legge n. 44 del 1999 che il comitato di solidarietà per le vittime dell'estorsione e dell'usura disponeva in suo favore 82.626,46 euro a ristoro del danno da lesioni personali e 18.300 euro a titolo di saldo;

ad oggi, nonostante la signora Litrico abbia fornito tutta la documentazione richiesta per poter usufruire delle elargizioni, nel frattempo divenute indispensabili per il sostentamento suo e di suo figlio in seguito all'impossibilità di proseguire la sua attività lavorativa a causa degli eventi denunciati, tali somme non risultano ancora essere state saldate,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda svolgere al fine di garantire la veloce risoluzione di questa e di altre analoghe vicende, che rischiano di minare la fiducia nelle istituzioni e disincentivare la collaborazione delle vittime con le forze dell'ordine nel denunciare episodi di racket e usura.

(4-00319)