Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 034 del 05/06/2013
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------
34a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 5 GIUGNO 2013
(Antimeridiana)
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Presidenza del presidente GRASSO
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI: Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà:Misto-SEL.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente GRASSO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).
Si dia lettura del processo verbale.
MUSSOLINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il presidente dell'8a Commissione permanente, senatore Matteoli, per riferire sull'andamento dei lavori delle Commissioni riunite 8a e 13a concernenti l'esame del disegno di legge n. 576. Ne ha facoltà.
MATTEOLI (PdL). Signor Presidente, sono venuto qui qualche giorno fa, anche a nome del Presidente della 13a Commissione, per chiedere di rinviare a questa settimana la discussione del provvedimento in esame. Le Commissioni hanno lavorato naturalmente in sintonia con quello che stava facendo la Commissione bilancio. Ora siamo arrivati praticamente al termine dei nostri lavori, ma la Commissione bilancio deve ancora esprimere il parere su sei emendamenti. Avevo convocato le Commissioni per le ore 8,30 di questa mattina, ma ho aggiornato la seduta per le ore 10 in attesa che arrivino i pareri su questi sei emendamenti.
Chiedo pertanto, signor Presidente, che l'esame di questo provvedimento slitti ad oggi pomeriggio, all'orario che lei riterrà più opportuno.
VOLPI (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VOLPI (LN-Aut). Signor Presidente, voglio rappresentare a lei il disappunto che stiamo provando in questo momento per i continui rinvii dell'esame di questo provvedimento, che contiene misure estremamente importanti. C'è qualcuno fuori da questo Palazzo che si aspetta un risultato.
Signor Presidente, qui c'è una responsabilità politica evidente. I nostri rappresentanti ieri hanno lasciato la Commissione perché questo continuo rimpallarsi le responsabilità rispetto al provvedimento in esame sta diventando una presa in giro. Si dice: ci sono gli emendamenti, mancano i pareri delle altre Commissioni, e via di seguito.
In realtà credo ci sia un problema politico di raccordo fra le richieste - e si vede dal numero di emendamenti presentati - degli esponenti della maggioranza e le risposte che il Governo dovrebbe dare sulle coperture e sulla capacità di andare incontro a tutte le richieste che ci sono.
Credo che questo sia un atteggiamento assolutamente irresponsabile rispetto ad alcune situazioni che in quel provvedimento trovano risposta. Se non sbaglio, è stata convocata una riunione della Conferenza dei Capigruppo per le ore 11. Credo poco al fatto che oggi pomeriggio si discuta questo provvedimento. Ci credo poco, e mi permetta di darle la mia impressione. Vorremmo delle risposte precise. Resta poi il disappunto per l'ordine dei nostri lavori, che sta diventando sinceramente specioso. Diciamoci cosa vogliamo fare, ma diciamoci anche le responsabilità politiche che questa maggioranza e questo Governo si stanno assumendo sul provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S).
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, convocazione
PRESIDENTE. Colleghi, anche se il senatore Volpi lo ha anticipato, devo darne conferma ufficiale e rettificare l'orario. Comunico che la Conferenza dei Capigruppo è convocata per le ore 11,30.
Sulla morte dell'ambasciatore Carla Zuppetti
MICHELONI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICHELONI (PD). Signor Presidente, svolgo un brevissimo intervento per comunicare all'Aula e alla Presidenza che sabato 1° giugno, a Berna, è deceduta Carla Zuppetti, ambasciatore d'Italia in Svizzera, all'età di soli 58 anni.
Come Presidente del Comitato per le questioni degli italiani all'estero, ho tenuto a ricordarla in quest'Aula perché l'ambasciatore Carla Zuppetti, benché non fosse molto conosciuta e non avesse ricevuto missioni tali da darle gli onori della stampa, per le comunità italiane all'estero è stata una degli ambasciatori più importanti, e da sempre, in tutta la sua carriera, ha seguito le tematiche delle nostre comunità.
L'ambasciatore Carla Zuppetti è stata per noi un esempio di grande servitore dello Stato, con il suo forte senso delle istituzioni e del dovere. Per anni ha dovuto dire alle comunità italiane all'estero tanti no, legati spesso ai poveri bilanci di cui dispone il Ministero degli affari esteri; ma i suoi no erano diversi dagli altri perché accompagnati sempre da piccoli si legati ad un lavoro straordinario svolto spesso nell'ombra.
Ho ritenuto di ricordarla in questa sede anche perché era una delle poche donne ambasciatori d'Italia. È un mondo eccessivamente maschile, e anche qui perdiamo una rappresentanza femminile estremamente importante.
Venerdì parteciperò ai funerali, che si terranno a Giulianova, in rappresentanza del Comitato per le questioni degli italiani all'estero. Ho ritenuto mio dovere ricordarla e presentare al marito Elio e al figlio Luca le condoglianze del Comitato stesso e, credo do poterlo dire, del Senato.
Sulla situazione ambientale in Sicilia
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, signori senatori, onorevoli cittadini, oggi si celebra la Giornata mondiale per l'ambiente. Colgo l'occasione perché, in Sicilia, al contrario, proprio in questi giorni si stanno celebrando le giornate per il disastro ambientale.
In effetti, due fatti gravissimi sono accaduti: uno ieri ed un altro proprio oggi.
Ieri, nello stabilimento petrolchimico di Gela, una fuoriuscita di petrolio alla foce del fiume Gela ha causato danni di gravissimo impatto ambientale.
L'altro fatto di notevole importanza è che proprio oggi, in Sicilia, si discute sul progetto di un parco eolico off shore, nella fascia costiera compresa tra Mazara del Vallo e Petrosino. È prevista, in particolare, l'installazione di 48 aerogeneratori della potenza unitaria di 3,6 megawatt, avente ciascuno un'altezza complessiva di ben 195 metri, di cui 150 circa fuori dall'acqua.
L'area individuata si trova a circa due miglia dalla costa siciliana. Essa fa parte - voglio richiamarlo all'attenzione dei colleghi - della rete ecologica «Natura 2000» ed è un sito di importanza comunitaria. Inoltre, nel luglio 2011, vista l'elevata valenza ecologica dell'area, essa è stata designata addirittura come zona umida di interesse internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar. Il tratto di mare corrispondente è, infatti, uno dei più importanti del Mediterraneo per i voli migratori degli uccelli del Paleartico occidentale.
Signor Presidente, il Movimento 5 Stelle si oppone al progetto che avrebbe un disastroso impatto ambientale e provocherebbe gravi danni all'ecosistema e all'archeologia sottomarina della zona. Il piano prevede, infatti, piattaforme per l'ancoraggio che, tra l'altro, andrebbero ad alterare la prateria di posidonia che caratterizza la zona. Le pale - raggiungendo, come ho detto prima, un'altezza di 190 metri - potrebbero mettere in serio pericolo la presenza dell'avifauna stanziale e migratoria.
È assurdo parlare ad oggi di un parco eolico proprio davanti ad un'area già finanziata per la conservazione naturale e lo sviluppo turistico. Ben si comprende che conciliare il progetto per l'istituzione di un Parco nazionale non è semplice, ma è auspicabile che si accelerino i tempi affinché si istituisca almeno la riserva naturale a tutela della palude, al fine di tutelare fattivamente il tratto di mare e di litorale contigui. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Colleghi, sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà al termine della Conferenza dei Capigruppo, che si riunirà alle ore 11,30.
(La seduta, sospesa alle ore 9,45, è ripresa alle ore 12,34).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il nuovo calendario fino al 13 giugno 2013.
In relazione all'andamento dei lavori delle Commissioni riunite lavori pubblici e ambiente sul decreto-legge concernente emergenze ambientali, la discussione del provvedimento comincerà nella seduta pomeridiana di oggi, che avrà inizio alle ore 17 con chiusura alle ore 20,30.
Il calendario della prossima settimana, con sedute a partire da martedì pomeriggio, prevede 1'eventuale seguito della discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia ambientale nonché la discussione delle mozioni sui consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica, ove non discusse in precedenza. Saranno inoltre esaminate la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e lotta alla violenza contro le donne e, ove conclusa dalla Commissione affari esteri, la ratifica della Convenzione UNESCO sul Programma mondiale di valutazione delle acque. Seguirà la discussione della mozione Tomaselli sul corridoio ferroviario adriatico.
Nella seduta pomeridiana di giovedì 13 giugno, con trasmissione diretta televisiva, il Ministro dell'economia e delle finanze risponderà a interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 13 giugno 2013:
| Mercoledì | 5 | giugno | pom. | h. 17-20,30 | - Disegno di legge n. 576 - Decreto-legge n. 43, emergenze ambientali e altre misure urgenti (Scade il 25 giugno 2013)
- Mozioni sui consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica |
| Giovedì | 6 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
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| Giovedì | 6 | giugno | pom. | h. 16 | - Interpellanze e interrogazioni |
| Martedì | 11 | giugno | pom. | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito disegno di legge n. 576 - Decreto-legge n. 43, emergenze ambientali e altre misure urgenti (Scade il 25 giugno 2013)
- Mozioni sui consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica (Ove non discusse in precedenza)
- Disegno di legge n. 720 e connessi - Ratifica ed esecuzione Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e lotta alla violenza contro le donne (Approvato dalla Camera dei deputati)
- Disegno di legge n. 590 - Ratifica ed esecuzione Protocollo d'intesa Repubblica italiana e UNESCO sul Segretariato del World Water Assessment Programme (Ove concluso dalla Commissione)
- Mozione n. 37, Tomaselli, sul corridoio ferroviario Adriatico |
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| Mercoledì | 12 | " | ant. | h. 9,30-13 | |
| " | " | " | pom. | h. 16,30-20 | |
| Giovedì | 13 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
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| Giovedì | 13 | giugno | pom. | h. 16 | - Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento al Ministro dell'economia e delle finanze |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 576
(Decreto-legge n. 43, emergenze ambientali e altre misure urgenti)
(8 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori | 1 h. |
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| Governo | 1 h. |
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| Votazioni | 1 h. |
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| Gruppi 5 ore, di cui : |
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| PD | 1 h. | 10' |
| PdL | 1 h. | 02' |
| M5S |
| 44' |
| SCpI |
| 29' |
| LN-Aut |
| 26' |
| Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI |
| 23' |
| GAL |
| 23' |
| Misto |
| 23' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica
e Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, convocazione
PRESIDENTE. Comunico che, d'intesa con la Presidenza della Camera dei deputati, le seguenti Commissioni bicamerali sono convocate per la loro costituzione domani, giovedì 6 giugno: COPASIR alle ore 13,30; Vigilanza RAI alle ore 14,30.
Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, nuova convocazione
PRESIDENTE. La convocazione della Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari, già prevista per oggi alle ore 14, è rinviata a domani alle ore 15,30.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro per gli affari europei, dal Ministro dello sviluppo economico e dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti:
«Conversione in legge del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, recante disposizioni urgenti per il recepimento della direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia per la definizione delle procedure d'infrazione avviate dalla Commissione europea, nonché altre disposizioni in materia di coesione sociale» (783).
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 17, anziché alle ore 16,30, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.
La seduta è tolta (ore 12,37).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alicata, Bubbico, Chiti, Ciampi, Colombo, De Poli, Guerra, Messina, Pinotti e Vicari.
E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Stucchi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Indagini conoscitive, annunzio
In data 4 giugno 2013 la 10a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, tre distinte indagini conoscitive rispettivamente sugli strumenti di finanziamento delle imprese, sui prezzi dell'energia elettrica e del gas come fattore strategico per la crescita del sistema produttivo del Paese e sul Gruppo Ilva nel quadro della siderurgia e dell'industria italiana.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Romani Maurizio, Fattori Elena, Simeoni Ivana, Taverna Paola, Battista Lorenzo, Blundo Rosetta Enza
Disposizioni in materia di riconoscimento della medicina omeopatica (768)
(presentato in data 04/6/2013);
senatori De Petris Loredana, Barozzino Giovanni, Cervellini Massimo, De Cristofaro Peppe, Petraglia Alessia, Stefano Dario, Uras Luciano
Disposizioni per il contenimento del consumo di suolo (769)
(presentato in data 04/6/2013);
senatore Palermo Francesco
Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza dei Rom e dei Sinti (770)
(presentato in data 04/6/2013);
senatore Mandelli Andrea
Norme in materia dell'attività di tatuaggio e piercing (771)
(presentato in data 04/6/2013);
senatori Granaiola Manuela, Gatti Maria Grazia, Ghedini Rita, Santini Giorgio
Interpretazione autentica della disciplina relativa trasferimento del personale docente del Ministero della pubblica istruzione ai ruoli dell'INPS di cui alla OM 217/98 (772)
(presentato in data 04/6/2013);
senatrice Munerato Emanuela
Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa ai prodotti per l'infanzia (773)
(presentato in data 05/6/2013);
senatrice Munerato Emanuela
Modifica all'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di detraibilità delle spese relative alla frequenza di scuole dell'infanzia paritarie (774)
(presentato in data 05/6/2013);
senatrice Munerato Emanuela
Disposizioni in materia di tutela, valorizzazione, recupero e messa a reddito del patrimonio culturale italiano (775)
(presentato in data 05/6/2013);
senatrice Munerato Emanuela
Agevolazioni fiscali e contributive per favorire l'occupazione delle madri lavoratrici e la ricollocazione dei lavoratori di età superiore a quaranta o a cinquanta anni (776)
(presentato in data 05/6/2013);
senatrice Munerato Emanuela
Agevolazioni fiscali in favore dei lavoratori con contratti di lavoro atipici e degli studenti lavoratori (777)
(presentato in data 05/6/2013);
senatrice Munerato Emanuela
Disposizioni in materia di contratti di lavoro atipici (778)
(presentato in data 05/6/2013);
senatrice Munerato Emanuela
Istituzione di una zona franca nei territori dei comuni delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto colpiti dagli eventi sismici del maggio 2012 (779)
(presentato in data 05/6/2013);
senatrice Munerato Emanuela
Istituzione di un Fondo di garanzia per i lavoratori impiegati con contratto di lavoro flessibile (780)
(presentato in data 05/6/2013);
senatrice Munerato Emanuela
Istituzione dell'Autorità garante della parità delle donne e degli uomini nell'accesso ai massimi livelli per l'esercizio delle funzioni pubbliche o di funzioni comunque connesse a interessi pubblici spettanti allo Stato e agli altri enti pubblici (781)
(presentato in data 05/6/2013);
senatrice Munerato Emanuela
Deleghe al Governo per l'adozione di disposizioni per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese in materia di prevenzione degli incendi e degli infortuni sul lavoro nonché di protezione dei dati personali (782)
(presentato in data 05/6/2013);
Ministro affari europei
Ministro infrastrutture
Presidente del Consiglio dei ministri
(Governo Letta-I)
Conversione in legge del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, recante disposizioni urgenti per il recepimento della direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia per la definizione delle procedure d'infrazione avviate dalla Commissione europea, nonché altre disposizioni in materia di coesione sociale (783)
(presentato in data 05/6/2013).
Garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di documenti
Il Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 23 aprile 2013, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 18, comma 3, del Regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 luglio 2012, n. 168, il conto finanziario dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza per l'esercizio 2012.
Il predetto documento è stato inviato, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 46).
Mozioni, apposizione di nuove firme
Le senatrici Ricchiuti, Puglisi e Puppato hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00008 della senatrice De Petris ed altri.
Interpellanze, apposizione di nuove firme
I senatori Cuomo, Fattorini e Pagliari hanno aggiunto la propria firma all'interpellanza 2-00026 della senatrice Puppato ed altri.
Mozioni
ORELLANA, BLUNDO, DE PIETRO, ROMANI Maurizio, CASTALDI, CAPPELLETTI, SERRA, BIGNAMI, ENDRIZZI, MARTELLI, GAMBARO, MUSSINI, BUCCARELLA, NUGNES, BOTTICI, PETROCELLI, MORRA, SCIBONA, GAETTI, PEPE, GIROTTO, CIAMPOLILLO, PUGLIA, FATTORI, PAGLINI, LUCIDI, BOCCHINO, VACCIANO, CATALFO, BERTOROTTA, FUCKSIA, CAMPANELLA, GIARRUSSO, MONTEVECCHI, MARTON, CRIMI, BULGARELLI, SANTANGELO, MOLINARI, LEZZI, BENCINI, DE PIN, CIOFFI - Il Senato,
premesso che:
l'emergenza sanitaria a Broni (Pavia) è drammatica e concerne un numero ormai tragico di morti da malattie asbesto correlate;
l'emergenza sanitaria da malattie asbesto correlate è destinata ad aggravarsi nei prossimi anni per via delle previsioni epidemiologiche sull'incidenza di tali malattie nei decenni successivi alle prime esposizioni agli agenti patogeni;
negli anni trascorsi dalla chiusura dell'azienda ex Fibronit manca, a tutt'oggi, un piano definitivo di bonifica, smaltimento e messa in sicurezza dell'amianto, nonché una copertura finanziaria piena dei relativi costi;
per rispettare il principio di sussidiarietà inserito nell'ordinamento regionale nonché costituzionale, nonché i principi di partecipazione e trasparenza della Convenzione europea di Aarhus, è necessario che la cittadinanza di Broni sia pienamente coinvolta in tutto il processo decisionale riguardante la bonifica del SIN (sito di interesse nazionale);
viste:
la lettera firmata dal sindaco di Broni, dalle forze politiche e dai gruppi consiliari del Consiglio comunale di Broni, dalle associazioni ambientaliste, inviata il 25 marzo 2013 ai capigruppo regionali, ai consiglieri regionali provenienti dalla Provincia di Pavia, agli assessori competenti e al presidente Maroni, lettera che chiede che la Regione Lombardia finanzi, o anticipi il finanziamento, delle opere di bonifica, smaltimento e messa in sicurezza, oggi incomplete o non ancora iniziate;
la lettera firmata dal sindaco di Broni, dalle forze politiche e dai gruppi consiliari del Consiglio comunale, dalle associazioni ambientaliste, inviata il 15 maggio 2013 al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Andrea Orlando, e al Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, e per conoscenza ai Presidenti delle Commissioni Ambiente e Salute sia della Camera che del Senato e ai Presidenti di tutti i Gruppi politici sia alla Camera sia al Senato, nonché ai parlamentari pavesi: lettera che chiede che lo Stato non ritardi ulteriormente il finanziamento delle opere di bonifica del SIN di Broni e che invita i Ministri ad un incontro, eventualmente anche in loco, per rappresentare la problematica di Broni;
le firme della petizione popolare dei cittadini che chiedono l'esenzione dai ticket relativi a diagnosi, prevenzione e cura di malattie asbesto correlate per i cittadini residenti a Broni nonché per gli ex lavoratori della ex Fibronit,
impegna il Governo:
1) a predisporre un piano urgente di finanziamento da definirsi entro e non oltre 6 mesi dall'approvazione della presente mozione, finalizzato a completare le opere di bonifica, smaltimento e messa in sicurezza già iniziate o da iniziare, con adeguati stanziamenti finanziari;
2) a garantire che la continuazione delle opere di bonifica, o l'avvio di nuove operazioni di bonifica o messa in sicurezza, al fine di garantire la massima trasparenza e per evitare che si speculi sull'emergenza amianto, vengano predisposte tramite affidamento diretto a società in house di enti pubblici;
3) a predisporre, in ottemperanza al principio di sussidiarietà presente nell'ordinamento regionale e nazionale, nonché in ottemperanza ai principi di partecipazione e trasparenza sanciti nella Convenzione di Aarhus, un percorso di partecipazione dal basso che coinvolga direttamente la cittadinanza dei Comuni interessati in tutto il processo decisionale relativo all'individuazione dei siti di smaltimento, alle modalità di gestione delle opere di bonifica e di messa in sicurezza, alle modalità e alle fonti di finanziamento;
4) a garantire che la soluzione che verrà adottata per lo smaltimento e la messa in sicurezza dell'amianto nel SIN di Broni rispetti il principio di autonomia territoriale, e che quindi il sito di smaltimento sia progettato per smaltire solo ed unicamente l'amianto di Broni.
(1-00055)
BITONCI, BISINELLA, BELLOT, COMAROLI, MUNERATO, STEFANI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, STUCCHI, VOLPI - Il Senato,
premesso che:
in Italia, se da un lato negli ultimi 10 anni il numero complessivo degli omicidi è diminuito, il numero degli omicidi perpetrati nei confronti delle donne è aumentato in maniera allarmante (i dati relativi al 2012 in Italia registrano più di 120 vittime) e nella maggior parte dei casi gli autori di questi delitti sono legati alle vittime da un rapporto parentale;
fino agli anni '90 il dato dei delitti non era disaggregato per cui non si conosceva la gravità del fenomeno, che, invece, si è rivelato di tale portata da giustificare la scelta di coniare il termine specifico di "femminicidio", per indicare la violenza misogina dell'uomo nei confronti delle donne, introducendo un'ottica di genere nello studio dei crimini;
il termine è nato per indicare gli omicidi della donna "in quanto donna", ovvero la maggior parte degli omicidi di donne e bambine. Si tratta di omicidi di donne commessi da parte di partner o ex partner, ma anche delle ragazze uccise dai padri che non accettano le decisioni e l'emancipazione delle proprie figlie;
la dimensione e la specificità del fenomeno sembrano giustificare l'esigenza dell'introduzione nel codice penale italiano di una fattispecie di reato ad hoc per perseguire in modo specifico tali condotte criminose;
la circostanza per cui i delitti sono perpetrati nella maggioranza dei casi da un uomo che ha, o ha avuto, una relazione di affetto o conoscenza con la donna esplicita una dimensione sociale della violenza, ancora più preoccupante per il fatto che le "mura domestiche" sono spesso la scena del crimine e che gli assassini nella maggioranza dei casi sono legati alle vittime da rapporti coniugali o genitoriali;
l'Italia ha ratificato fin dal 1985 la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (Cedaw), adottata dall'Assemblea generale dell'Onu nel 1979, impegnandosi ad adottare «misure adeguate per garantire pari opportunità a donne e uomini in ambito sia pubblico che privato»;
con la Dichiarazione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne nel 1993 e con la IV Conferenza mondiale delle Nazioni Unite nel 1995 in cui fu definita la violenza di genere come il manifestarsi delle relazioni di potere storicamente ineguali fra donne e uomini, la denuncia del fenomeno è entrata con forza nelle sedi istituzionali e anche il Parlamento europeo e il Consiglio d'Europa hanno preso posizioni ufficiali di condanna contro la violenza sulle donne;
il Congresso mondiale di Stoccolma del 1996 contro lo sfruttamento sessuale dei minori, le raccomandazione del Comitato dei ministri agli Stati membri del Consiglio d'Europa (raccomandazione Rec (2002)5 sulla protezione delle donne dalla violenza, raccomandazione Rec (2007)17 sulle norme e meccanismi per la parità tra le donne e gli uomini, raccomandazione CM/rec (2010)10 sul ruolo delle donne e degli uomini nella prevenzione e soluzione dei conflitti e nel consolidamento della pace) e le altre raccomandazioni pertinenti hanno posto l'attenzione sulla tutela dei diritti umani e sulla diffusa violazione dei diritti delle donne e dei minori, riconoscendo la violenza come problema cruciale per la salute delle donne;
nel nostro Paese, nonostante l'entità drammaticamente allarmante del fenomeno del femminicidio, non esiste una commissione preposta all'analisi e al monitoraggio dei dati relativi alla violenza contro le donne e questa lacuna si somma ad altre problematiche: le risorse del fondo antiviolenza sono piuttosto esigue e non sono stati programmati interventi ordinari o straordinari in grado di fare fronte a questo fenomeno dilagante, ivi compresa una legge organica che stabilisca i termini dell'intervento nei casi di violenza familiare e che metta a disposizione le risorse necessarie;
i cartelloni pubblicitari che pochi giorni fa sono stati affissi sulle strade di Napoli, raffiguranti in primo piano l'immagine di un uomo che impugna uno straccio per «cancellare ogni traccia» e in secondo piano il corpo nudo di una donna giacente in un letto, hanno provocato l'indignazione di molti, tanto che l'Istituto per l'autodisciplina pubblicitaria ha disposto il ritiro, ritenendo che siffatte pubblicità, prendendo spunto dal drammatico fenomeno del femminicidio, oltre a svilire l'immagine della donna, istigano ad ingiustificati e gravissimi comportamenti violenti;
ai nostri giorni i mezzi di comunicazione, includendo la stampa, la televisione e internet, ricoprono un importante ruolo non solo informativo ma anche formativo e, di conseguenza, la pubblicità, nella sua realtà virtuale e mediatica, veicola messaggi e modelli di grande rilevanza sociale; pertanto, l'abuso dei messaggi pubblicitari pu ò provocare rischi sui soggetti più vulnerabili, quali l'effetto omologante nei modelli di identificazione, la globalizzazione culturale, la spinta all'emulazione, l'inibizione della scelta critica e dello sviluppo creativo;
il Parlamento europeo ha rilevato come la discriminazione di genere nei media sia tuttora diffusa, considerando come parti di tale fenomeno la pubblicità e i media che presentano stereotipi e auspicando che la pubblicità sia disciplinata da norme etiche e/o giuridiche vincolanti e/o dai codici di condotta esistenti che proibiscono la pubblicità che trasmette messaggi discriminatori o degradanti basati sugli stereotipi di genere;
in occasione della V Conferenza mondiale dell'Onu sulle donne del 2005, il Comitato per l'eliminazione della discriminazione contro le donne ha espresso forti preoccupazioni per la condizione delle donne italiane, che vengono percepite come madri e come oggetti sessuali, soprattutto attraverso i messaggi veicolati dalla pubblicità e dalla televisione;
la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi e uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini; l'elemento chiave per prevenire tale fenomeno è il raggiungimento dell'uguaglianza di genere de iure e de facto;
la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica dell'11 maggio 2011 ad Istanbul, approvata il 28 maggio 2013 alla Camera con la ratifica ed esecuzione, si pone l'obiettivo di proteggere le donne da ogni forma di violenza e di contribuire ad eliminare ogni forma di discriminazione, promuovendo la concreta parità tra i sessi, ivi compreso il rafforzamento dell'autonomia e dell'autodeterminazione delle donne. Inoltre, la Convenzione mira a predisporre un quadro globale, politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le donne vittime di violenza, anche sostenendo e assistendo le organizzazioni e le autorità incaricate dell'applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente, al fine di adottare un approccio integrato per l'eliminazione della violenza contro le donne e la violenza domestica;
la mutilazione genitale femminile è forse uno degli atti più degradanti e pericolosi di quella "violenza domestica" che la Convenzione, il cui disegno di legge di ratifica è ora all'esame del Senato della Repubblica, si propone di contrastare, perché sempre praticata all'interno della famiglia e del quadro parentale più stretto e una delle forme più crudeli e lesive di violenza sulle donne, perché riguarda soprattutto le bambine, addirittura le neonate, ed ha risvolti fisici e psicologici che le segneranno per tutta la vita;
le mutilazioni genitali femminili, praticate in diverse forme in molte parti del continente africano e in alcuni Paesi islamici dell'Asia, a seguito del fenomeno migratorio si sono diffuse anche in Europa ed in Nord America e, nonostante il 20 dicembre 2012 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite si sia pronunciata per la messa al bando universale di questa pratica vergognosa e terribile e nonostante l'approvazione nel nostro Paese di una legge, la n. 7 del 2006, in attuazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione e di quanto sancito dalla Dichiarazione e dal Programma di azione adottati a Pechino il 15 settembre 1995, l'infibulazione continua ad essere praticata in seno a comunità straniere, principalmente di origine africana e di cultura islamica, nel nostro Paese, che detiene, infatti, il più alto numero di donne infibulate rispetto a tutto il resto d'Europa;
alla mancata efficacia della legge contro le mutilazioni non contribuiscono solo retaggi culturali e religiosi radicati in comunità chiuse, ma anche episodi di cronaca giudiziaria che finiscono con l'indebolire la credibilità del nostro Stato di diritto: proprio nel novembre 2012 la seconda sezione della corte d'appello di Venezia ha assolto con formula piena due genitori nigeriani condannati in primo grado in base alla legge n. 7 del 2006 per avere mutilato le proprie figlie;
già nella XVI Legislatura sono stati presentati diversi disegni di legge d'iniziativa dei deputati del gruppo Lega Nord, tra cui i progetti di legge nn. 611 e 666, quest'ultimo recante «Modifiche al codice penale concernenti la disciplina dei reati di violenza sessuale nell'ambito dei delitti contro la vita e l'incolumità individuale», approvato allora dalla Camera dei deputati, ma che, non ha avuto la definitiva approvazione del Senato della Repubblica, e potrà essere ripresentato anche nella XVII Legislatura;
è stato votato anche dalla Lega Nord, in condivisione con altre forze politiche, e introdotto finalmente nel codice penale con decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, «Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori», il reato di stalking, delitto previsto e disciplinato ora dall'articolo 612-bis del codice penale e punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni;
per un efficace contrasto alla violenza nei confronti delle donne è necessario prevedere non solo pene severe, ma altresì assicurare l'effettività della pena, senza alcuno sconto o beneficio per chi si macchia di tali reati, sia per prevenire ma anche per dare effettiva tutela e ristoro alle vittime, dal che si evince l'assoluta inopportunità, ad esempio, di prevedere misure alternative e la messa in prova per i reati di cui all'articolo 612-bis del codice penale (stalking);
la Corte costituzionale, con sentenza n. 265 del 2010, in riferimento all'articolo 275, comma 3, del codice di procedura penale, come modificato dall'articolo 2 del citato decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, aveva ritenuto la parziale incostituzionalità della custodia cautelare in carcere obbligatoria per i reati di violenza sessuale; successivamente la Corte di cassazione ha assunto nel merito, a quanto risulta ai firmatari del presente atto di indirizzo, decisioni anche discordanti (si vedano la sentenza n. 4377 del 2012 e la sentenza n. 15211 del 2012);
molti Paesi, in cui è cresciuta la consapevolezza nella società civile e nelle istituzioni sull'effettiva natura del problema, ad oggi dispongono di osservatori e di raccolte che consentono di avere dati disaggregati delle violenze per genere, mentre nel nostro Paese gli unici dati disponibili sono quelli ricavati dalle notizie riportate nei giornali, dato che non esiste un osservatorio preposto a monitorare questo preoccupante e sommerso fenomeno. Il 14 luglio 2011 il Comitato Cedaw ha fatto richiesta all'Italia di fornire i dati sui femminicidi e il Governo italiano non è stato in grado di fornire tempestivamente questa risposta, a causa della mancanza di una raccolta ufficiale di tali dati,
impegna il Governo:
1) a proseguire il programma diretto a contrastare il fenomeno della violenza sulle donne promuovendo il sostegno, anche attraverso appositi finanziamenti, della rete dei centri antiviolenza presenti sul territorio nazionale;
2) a mettere in atto iniziative volte a promuovere la conoscenza e l'applicazione effettiva della normativa vigente in tema di tutela dei diritti umani e civili e di contrasto alla violenza sulle donne, in particolar modo attraverso la promozione di un programma di educazione e formazione ai diritti umani per tutti gli ordini di scuole;
3) a promuovere la stesura di un codice di autoregolamentazione per la tutela della donna nella pubblicità, riconoscendo il principio della necessità e convenienza del rispetto e dell'applicazione di alcune regole da parte dell'intera categoria, al fine di combattere il problema degli stereotipi di genere, denunciato sia dal Parlamento europeo che dalla Conferenza mondiale delle donne dell'Onu;
4) ad adottare tutte le misure utili a contrastare in modo concreto ed efficace la pratica della mutilazione genitale femminile nel nostro Paese, anche rafforzando le norme di legge attualmente in vigore, laddove abbiano lasciato uno spazio interpretativo sufficientemente ampio a rendere possibili sentenze che, di fatto, hanno considerato accettabile una pratica barbara ed illegale;
5) ad assumere ogni iniziativa di competenza diretta a garantire celerità nei processi ed effettività della pena per chi si macchia di simili reati, senza alcun beneficio o sconto di pena e senza attenuanti legate alle pratiche culturali tradizionali e religiose;
6) ad assumere iniziative normative volte a ridurre i profili di discrezionalità nelle decisioni di escludere la custodia cautelare in carcere per i reati già indicati nell'articolo 275, comma 3, del codice di procedura penale, pur nel rispetto delle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale.
(1-00056)
Interpellanze
AMATI, CIRINNA', GRANAIOLA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili - Premesso che:
in data 17 aprile 2013 si è svolto un corso ufficiale di aggiornamento per cavalieri e tecnici di equitazione organizzato dal comitato regionale Lombardia della Federazione italiana sport equestri (Fise);
durante il corso risultano essersi verificati gravi fatti e atti di maltrattamento sui cavalli, percossi sulle zampe anteriori da "barriere" di legno dello spessore di 10 centimetri durante l'azione del salto, fatti accertati da documentazione video, oltre che da numerose denunce riportate anche dagli organi di informazione;
il percuotere il cavallo sugli arti anteriori con le "barriere" mentre salta è una pratica vietata denominata "sbarramento", attraverso la quale l'equide è sottoposto a maltrattamento sia fisico che psichico;
secondo quanto previsto dalla legge n. 189 del 2004 il maltrattamento degli animali è un reato;
tale pratica è vietata anche da enti sportivi ufficiali quali la stessa Fise e la Federazione equestre internazionale (Fei), che ne hanno sottolineato anche la dannosità per gli animali;
quanto accaduto in occasione di un corso ufficiale federale va inteso anche come una violenza nei confronti di un "atleta", qual è a tutti gli effetti un cavallo nell'ambito di discipline sportive equestri, che si svolgono sotto l'egida della Fise e dove cavaliere e cavallo costituiscono un "binomio", ossia due atleti o elementi di un medesimo team;
la violenza contro un atleta è assolutamente contraria anche ai principi ispiratori dello sport e bandita dal Coni, dal Cio e da tutti gli organismi sportivi ufficiali, oltre ad essere di dubbia efficacia dal punto di vista agonistico;
la violenza riscontrata in occasione del corso del 17 aprile 2013 è tanto più grave perché posta in essere durante un corso federale ufficiale, che avrebbe invece dovuto costituire un momento di corretta formazione sotto il profilo sportivo e etico, oltre che per i cavalieri senior di secondo grado, anche e soprattutto per i "cavalieri Juniores e Young Riders di interesse regionale". In questo modo un ente sportivo ufficiale ha, a giudizio degli interpellanti inopinatamente, presentato ai giovani cavalieri la percossione del cavallo sulle zampe con le barriere come una corretta pratica di addestramento dell'atleta-cavallo;
quanto accaduto costituisce anche un grave danno di immagine per gli sport equestri e per lo sport in generale;
invece, il sito istituzionale del comitato regionale Fise Lombardia ha presentato il corso/stage come "un momento formativo di grande successo, in cui sono stati trasmessi importanti messaggi sia tecnici che etici";
durante lo svolgimento dei fatti di violenza contro il cavallo, il presidente del comitato regionale Fise Lombardia, come risulta dalla documentazione video, ha ritenuto di intervenire esclusivamente per richiedere di non filmare il cavallo durante il salto e dunque gli atti di violenza contro l'atleta medesimo;
a seguito dei gravi fatti accaduti nessuna azione né alcun provvedimento risulta essere stato adottato dal comitato regionale Fise Lombardia, né da parte del presidente, né dei suoi consiglieri o altri collaboratori;
a seguito delle denunce e dei documenti video pervenuti alla Fise nazionale e alla richiesta di chiarimenti da parte del presidente, il comitato regionale, nella persona del suo presidente, ha negato l'accaduto, producendo una serie di dichiarazioni a sostegno delle sue tesi, nei confronti delle quali risulta aperta un'indagine presso la procura federale;
a seguito di ciò il presidente della Federazione italiana sport equestri ha comunque provveduto ad emettere un provvedimento formale per evitare il ripetersi di tali gravi fatti presso il comitato regionale Fise Lombardia, disponendone il commissariamento al fine di un più efficace controllo sulla gestione del medesimo;
tale opportuno provvedimento di urgenza è stato ratificato dal consiglio della Fise nazionale nella sua riunione del 25 maggio 2013 e, secondo quanto riportato dal sito ufficiale della Fise nazionale, confermato e ratificato con votazione a maggioranza (3 soli voti contrari),
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno accertare, attraverso il coinvolgimento dell'Alta Corte di giustizia sportiva del Coni, che la Fise nazionale, organo di controllo dei comitati regionali, abbia adottato tutti i provvedimenti opportuni al fine di evitare che quanto avvenuto con il comitato regionale Fise Lombardia possa ripetersi, garantendo altresì un'adeguata opera di controllo;
se non sia opportuno verificare che la Fise nazionale sottoponga i fatti accaduti ai competenti organi di giustizia sia sportiva sia ordinaria;
se non sia opportuno verificare che la Fise nazionale adotti tutti i provvedimenti atti ad evitare che certi fatti abbiano ad accadere anche in altri ambiti;
se non sia opportuno verificare che la condotta del comitato regionale Fise Lombardia sia compatibile con i principi educativi, formativi, etici, di non violenza e di tutela della salute degli animali impegnati in competizioni, cui tutte le federazioni sportive nazionali sono tenute ad attenersi.
(2-00029)
Interrogazioni
ROMANI Maurizio, FATTORI, TAVERNA, FUCKSIA, GIARRUSSO, SCIBONA, VACCIANO, CASTALDI, COTTI, MONTEVECCHI, BATTISTA, GAETTI, SERRA, MASTRANGELI, BENCINI - Al Ministro della salute - Premesso che:
la legge 22 maggio 1978, n. 194, all'art. 4, garantisce la possibilità di ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) alla donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali, o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito. All'art. 6 si prevede che, dopo i primi 90 giorni, l'interruzione volontaria di gravidanza possa essere praticata limitatamente ai casi in cui la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna o quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna;
all'art. 9 si disciplina l'esercizio dell'obiezione di coscienza da parte del personale sanitario che, attraverso una dichiarazione preventiva, ritiene di voler essere esonerato dalle procedure connesse all'interruzione di gravidanza. Appare utile sottolineare come l'obiezione di coscienza riguardi esclusivamente quelle attività specificatamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione di gravidanza e non quelle di assistenza prima e dopo l'intervento. Così come non è possibile invocarla quando, data la particolarità delle circostanze, l'intervento del personale sanitario sia indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. Al fine garantire l'accesso al servizio su tutto il territorio nazionale il comma 4 impone alle Regioni di controllare e garantire l'attuazione delle procedure previste dalla legge, anche attraverso la mobilità del personale. Si prevede dunque, accanto alla tutela dell'obiettore, la necessità di misure adeguate a garantire l'erogazione dei servizi in modo tale che né gli obiettori né i medici non obiettori siano discriminati nelle loro scelte, fermo restando che la tutela del diritto all'obiezione di coscienza non può limitare né rendere più gravoso l'esercizio di altri diritti riconosciuti per legge;
secondo i dati forniti dal Ministero della salute l'8 ottobre 2012 nella "Relazione sull'attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza", la riduzione delle IVG in termini assoluti e su tutto il territorio nazionale è stato del 50,4 per centro tra il 1983 e il 2010. Tale decrescita conferma lo spirito che aveva mosso il legislatore al momento della stesura della legge, laddove aveva esplicitato all'art. 1 il principio secondo il quale l'interruzione volontaria di gravidanza non può essere considerata come un mezzo di controllo delle nascite. La stessa relazione fornisce inoltre una tabella comparativa contenente, sempre in valori assoluti, i dati relativi alle variazioni tra l'anno 2010 e 2011 in base alla quale si può verificare una riduzione delle IVG del 5,6 per cento su base nazionale;
per quanto riguarda i dati relativi all'obiezione di coscienza, dopo il forte aumento registrato negli ultimi anni, si registra una stabilizzazione generale nel 2010 tra i ginecologi e gli anestesisti. Infatti, a livello nazionale, per i ginecologi si è passati dal 58,7 per cento del 2005, al 69,2 per cento del 2006, al 70,5 per cento del 2007, al 71,5 per cento del 2008, al 70,7 per cento nel 2009 e al 69,3 per cento nel 2010. Dunque una media, aggiornata al 2010, che vede 7 medici obiettori su 10. Ma se si analizzano a fondo le percentuali è facile intuire come la distribuzione territoriale di questi dati sia tutt'altro che omogenea e come questo si possa tradurre in una copertura nulla in molti ospedali italiani. Percentuali superiori all'80 per cento tra i ginecologi si osservano principalmente al Sud: 85,7 per cento in Molise, 85,2 in Basilicata, 83,9 in Campania e 80,6 per cento in Sicilia;
considerato che:
questi ultimi dati vengono però messi in discussione da presidi ospedalieri di riferimento per le IVG come il San Camillo di Roma, che ha recentemente discusso in un convegno lo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978, dalla Laiga (Lega associazione italiana ginecologi per l'applicazione della legge n. 194 del 1978), dall'Aied (Associazione italiana per l'educazione demografica) e dall'associazione "Luca Coscioni". Ne emerge un quadro preoccupante: la percentuale di personale sanitario obiettore sarebbe anche maggiore di quella registrata dal Ministero della salute. Secondo quanto denunciato dalla Laiga nel Lazio l'obiezione dei ginecologi raggiungerebbe il 91,3 per cento e in solo 10 strutture su 31 è possibile interrompere la gravidanza, mentre il numero scende a 4 nel caso in cui la richiesta riguardi un aborto terapeutico. Altre indagini svolte in Lombardia evidenziano come il dato relativo alla regione debba essere corretto all'83 per cento, ben 8 punti percentuali in più rispetto a quanto registrato dal Ministero. Questo significa che le poche strutture che ancora garantiscono l'IVG sono sovraccariche e i tempi d'attesa si dilatano a dismisura, con il rischio di superare il numero di settimane entro le quali l'interruzione è consentita;
organi di stampa riportano come siano sempre più frequenti casi come quello denunciato a Bari durante il mese di marzo 2013 dove in tutta la provincia non sarà più possibile praticare l'IVG ad eccezione del Policlinico, che in ogni caso non fa parte della Asl ("La Repubblica" 17 marzo). Al "San Paolo", ultimo presidio che garantiva l'erogazione di questo servizio, tutti i ginecologi e le ostetriche sono diventati obiettori. Lo scorso anno a Napoli la morte dell'unico ginecologo non obiettore del policlinico "Federico II" ha causato la sospensione del servizio, rendendo necessaria una deroga al blocco del turnover previsto dal piano di rientro della Regione Campania ("Il Sole-24ore" Sanità 21 maggio);
gli aborti illegali sono in forte aumento. Al riguardo gli ultimi dati forniti dal Ministero parlano di circa 20.000 aborti clandestini, dati che però risalgono al 2008 e che, per stessa ammissione del Ministero, rappresentano valori sottostimati in quanto riferiti solo al tasso di abortività delle donne italiane. Se si considera infatti che il tasso di abortività delle donne immigrate è quasi pari a 3 volte quello delle donne italiane è ragionevole credere che il dato fornito dal Ministero non rappresenti nemmeno la metà degli aborti illegali praticati nel nostro Paese. Parallelamente si assiste ad una crescita considerevole degli aborti spontanei, stimati dall'Istat in circa 73.000 casi l'anno rispetto ai circa 50.000 degli anni '80. Un incremento che nelle minorenni raggiunge addirittura il 70 per cento. È possibile che questa crescita sia dovuta anche al ritorno del cosiddetto "aborto clandestino mascherato", esattamente come avveniva prima dell'approvazione della legge n. 194 del 1978 quando le donne, dopo aver tentato da sole di interrompere la gravidanza, si recavano in ospedale dove i medici non potevano far altro che completare la procedura di interruzione registrando gli aborti come "spontanei";
è parere degli interroganti che, ferma restando la salvaguardia della legittima scelta di obiezione nei confronti dell'IVG, una percentuale così elevata di medici obiettori si traduca di fatto nella cosiddetta "obiezione di struttura". E il risultato è quello che i dati descrivono chiaramente: 188 procedimenti penali aperti solo nell'ultimo anno, sequestri di ambulatori e cliniche fuorilegge, spaccio e contrabbando di farmaci abortivi. Una situazione che porta il Paese indietro nel tempo di decenni, dove le donne hanno ricominciato a morire di setticemia o sono costrette a migrare da una regione ad un'altra nella ricerca di ospedali pubblici che garantiscano ancora l'IVG;
il tema dell'interruzione di gravidanza risulta essere pressoché ignorato sia nel corso di laurea in medicina che nelle scuole di specializzazione, determinando il paradosso secondo il quale le donne vengono sollecitate ad effettuare la diagnosi prenatale, sia nel pubblico quanto nel privato, ma poi non sono messe nella condizione di trarne le dolorose conseguenze. Lo stesso personale medico non obiettore vive il peso e la pressione di questa responsabilità e non sono pochi i casi in cui viene anche denunciata una sostanziale discriminazione dal punto di vista professionale;
l'interruzione di gravidanza, nei limiti e così come definita dalla legge n. 194 del 1978, deve essere garantita e nessun ospedale pubblico, o privato convenzionato, può sottrarsi dall'erogare questo servizio. Da parte degli interroganti non vi è dunque nessuna volontà di riaprire il dibattito relativo alle questioni etiche e morali connesse all'IVG, né tantomeno di mettere in discussione la legittima decisione del ginecologo, ostetrica o anestesista che senta di non poter sopportare la pratica di tale procedura. Il legislatore ha chiaramente disciplinato i casi entro i quali lo Stato si fa garante dei diritti espressi dal personale sanitario obiettore da un lato e dei diritti di tutela della salute e di autodeterminazione della donna dall'altro. Una legge dunque, e come tale deve essere rispettata,
si chiede di sapere:
quali misure il Ministro in indirizzo intenda assumere, per le parti di sua competenza, per garantire l'effettiva applicazione su tutto il territorio nazionale della legge n. 194 del 1978;
se intenda attivarsi affinché le strutture sanitarie universitarie si impegnino nella formazione degli specializzandi in ginecologia circa le problematiche e le tecniche mediche proprie dell'interruzione volontaria di gravidanza;
se non consideri prioritario promuovere un'indagine al fine di verificare l'esatto numero e distribuzione territoriale del personale sanitario obiettore e fornire dati aggiornati riguardo alla pratica degli aborti clandestini.
(3-00107)
CATALFO, BENCINI, PAGLINI, PUGLIA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:
il gruppo Berco SpA opera nel settore metalmeccanico ed è specializzato nella fabbricazione di componenti e sistemi sottocarro per macchine per il movimento terra cingolate e attrezzature per la revisione e la manutenzione del sottocarro. È inoltre produttore di macchine utensili per la ricondizionatura dei motori a combustione interna;
il gruppo Berco dal 1999 è di proprietà di ThyssenKrupp ed opera sul territorio nazionale, con 4 stabilimenti, a Sasso Morelli (Bologna), Castelfranco veneto (Treviso), Busano canavese (Torino) e Copparo (Ferrara), per un totale di 2.630 lavoratori, di cui 2.000 nel sito ferrarese;
attualmente il gruppo Berco sta utilizzando il terzo anno di cassa integrazione guadagni straordinaria per alta e complessa ristrutturazione, a fronte di un piano industriale discusso fra le parti ad aprile 2010;
il 30 aprile 2013 è scaduto il piano industriale per ristrutturazione e con esso anche l'utilizzo della cassa integrazione;
ThyssenKrupp da giugno 2012 ha avviato la vendita del gruppo Berco, ma ad oggi non si hanno notizie in merito allo stato della vendita ed anche a causa di queste incertezze il gruppo sta perdendo significative quote di mercato;
nonostante gli impegni presi nel 2010 con la presentazione del piano industriale triennale, il gruppo non ha attuato strategie adeguate ad aumentare i volumi produttivi così come in esso individuati e, al momento attuale, non fa fronte neppure al perdurante calo degli stessi: il budget della produzione 2013 è a 158.000 tonnellate, ossia meno 15 per cento rispetto al 2012;
in corso di attuazione del piano industriale il personale è già stato ridotto di circa 470 unità, di cui 270 nel solo stabilimento di Copparo;
l'amministratore delegato Lucia Morselli e il vice presidente Franco Tatò negli incontri in ambito sindacale ed istituzionale, anziché presentare un piano industriale per il rilancio produttivo degli stabilimenti, hanno comunicato un ulteriore programma di ristrutturazione che prevede 611 esuberi, la chiusura dello stabilimento di Busano canavese, l'esternalizzazione di attività e la cancellazione degli attuali accordi aziendali;
pertanto in data 19 aprile 2013 la dirigenza ha comunicato alle organizzazioni sindacali l'avvio formale della procedura di mobilità per 611 lavoratori del gruppo, di cui la maggior parte nello stabilimento di Copparo;
l'assenza di un piano industriale base indispensabile per il confronto fra le parti evidenzia che i licenziamenti sono funzionali esclusivamente alla riduzione dei costi fissi, al fine di rendere maggiormente appetibile sul mercato la vendita dell'azienda;
nella provincia di Ferrara è in atto un pesante processo di deindustrializzazione che ha visto, nell'ultimo quinquennio, la cessazione di importanti aziende metalmeccaniche quali Oerlickon, Alcoa, Bbs, Metallurgica Lux, Decotrain, Tmqs, Barbi, e la crisi di altre: Ferrara promozioni industriali, Tecopress, Tfc Galileo, Lamborghini Calor; mentre aziende chimiche quali Basell hanno deciso di tagliare 105 posti di lavoro al centro ricerche Giulio Natta;
la cosiddetta riforma Fornero di cui all'articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, aumentando l'età e gli anni contributivi per il diritto alla pensione, ha ulteriormente peggiorato la situazione dei lavoratori delle aziende cessate e/o in crisi, lasciando senza stipendio e pensione decine di migliaia lavoratori, oggi definiti esodati;
le organizzazioni sindacali hanno richiesto una disponibilità al confronto che parta dalla discussione di un piano industriale serio, finalizzato al recupero delle quote di mercato perse, all'aumento dei volumi produttivi e all'attivazione di ammortizzatori sociali a medio termine a partire dai contratti di solidarietà, invece dei licenziamenti;
in data 8 e 23 aprile 2013 sono state effettuate due giornate di sciopero a sostegno della vertenza, con presidi davanti alla sede di Copparo e davanti al Comune, scioperi e manifestazioni a cui ha aderito la totalità dei dipendenti;
la comunicazione dell'avvio della procedura di mobilità ha ulteriormente accentuato una già gravissima tensione sociale;
considerato che risulta agli interroganti che i vertici del gruppo Berco non abbiano ancora presentato il piano industriale richiesto e abbiano peraltro disertato molti degli incontri finora organizzati presso il Ministero dello sviluppo economico per la risoluzione della vertenza;
considerata l'opportunità che il Governo assuma iniziative di competenza per far si che i futuri assetti proprietari del gruppo Berco siano compatibili con l'esigenza di assicurare un serio piano industriale in grado di recuperare le quote di mercato perse e aumentare i volumi produttivi;
considerata la attuale situazione di totale incertezza circa i futuri assetti proprietari del gruppo Berco,
si chiede di sapere:
quali siano i risultati finora ottenuti dal Governo con il tavolo di confronto tuttora in corso presso il Ministero dello sviluppo economico ed in particolare quale sia stato l'esito dell'incontro tenutosi in data 28 maggio 2013 a cui hanno partecipato il sottosegretario De Vincenti, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali nazionali e i dirigenti del Ministero del lavoro e politiche sociali;
quali azioni concrete il Governo intenda porre in essere al fine di evitare che venga dato corso alla procedura di mobilità e di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali attraverso l'utilizzo di ammortizzatori sociali a partire dai contratti di solidarietà.
(3-00109)
RUVOLO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 aprile 2011, recante "Autorizzazione a bandire procedure di reclutamento a tempo indeterminato, ai sensi dell'art. 35, comma 4, del decreto legislativo n. 165/2001, in favore del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca", ha autorizzato il Ministero ad avviare, per il triennio 2011-2013, le procedure di reclutamento di 13 direttori dell'ufficio di ragioneria (EP), 2.386 dirigenti scolastici e 450 direttori dei servizi generali e amministrativi, per un totale di 2.836 unità. Tali procedure potevano essere avviate tenendo conto dell'effettiva e concreta vacanza dei posti in organico relativi alle singole posizioni alla data di emanazione del relativo bando di concorso;
con decreto del direttore generale del 13 luglio 2011 del Dipartimento per l'istruzione del Ministero, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 56 del 15 luglio 2011, è stato indetto un concorso per esami e titoli per il reclutamento, nell'ambito dell'amministrazione scolastica periferica, di dirigenti scolastici dei ruoli regionali. Il numero dei posti complessivi messi a concorso a livello regionale, era determinato in 2.386;
lo stesso decreto per la Regione Sicilia, per la quale il numero dei posti messi a concorso erano 237, ha previsto che le nomine dei dirigenti scolastici, risultanti vincitori del concorso, dovevano essere effettuate dopo le nomine dei candidati che avrebbero superato la procedura concorsuale di cui al decreto del direttore generale 22 novembre 2004 annullata e poi rinnovata con la legge 3 dicembre 2010 n. 202, recante "Norme per la salvaguardia del sistema scolastico in Sicilia e per la rinnovazione del concorso per dirigenti scolastici indetto con decreto direttoriale 22 novembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4ª Commissione serie speciale, n. 94 del 26 novembre 2004",
si chiede di sapere se la procedura di nomina dei dirigenti scolastici sia stata conclusa e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di espletarla.
(3-00110)
MORGONI, GHEDINI Rita, AMATI, CANTINI, CERONI, DEL BARBA, DE MONTE, FAVERO, GATTI, LEPRI, ROSSI Gianluca, VERDUCCI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
il decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, recante "Interventi urgenti a sostegno dell'occupazione" prevedeva all'art. 4, comma 1, la possibilità per i lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo da imprese, anche artigiane o cooperative di produzione e lavoro, che occupassero anche meno di 15 dipendenti l'iscrizione nella lista di mobilità di cui all'art. 6, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223;
l'iscrizione permetteva ai lavoratori licenziati da aziende al di sotto dei 15 dipendenti di fruire delle agevolazioni di cui all'art. 8, comma 2, e all'art. 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, consentendo ai lavoratori iscritti alla liste della "mobilità non indennizzata" di usufruire dello stesso regime incentivante per le assunzioni previsto per i lavoratori in mobilità provenienti da aziende con più di 15 dipendenti;
i combinati disposti di tali normative autorizzavano un forte sgravio fiscale per il datore di lavoro che avesse riassunto lavoratori licenziati da imprese al di sotto dei 15 dipendenti, permettendo un pagamento dei contributi Inps, versati dal datore di lavoro, nella misura del 10 per cento della retribuzione;
questa misura era poi stata prorogata, con una serie di successivi provvedimenti, anche dall'art. 33, comma 23, della legge n. 183 del 2011 (legge di stabilità per il 2012), insieme ad altre agevolazioni, nel limite di 40 milioni di euro per l'anno 2012 e prevedendone il finanziamento fino al 30 dicembre 2012;
nella legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità per il 2013), non è stata inserita la proroga annuale della previsione contenuta nel comma 1 dell'art. 4 del decreto-legge n. 148 del 1993, provocando difficoltà nel reinserimento di lavoratori licenziati da imprese al di sotto della soglia di 15 dipendenti e forti proteste;
per risolvere la situazione di disagio dei lavoratori con un recente decreto direttoriale del 19 aprile 2013, di cui il Ministero del lavoro e politiche sociali ha nel proprio sito annunciato a giorni la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, si è prevista la concessione di un beneficio a favore dei datori di lavoro privati che nel corso del 2013 assumano a tempo determinato o indeterminato, anche part-time o in somministrazione, lavoratori licenziati nei 12 mesi precedenti l'assunzione;
l'art. 1, comma 1, del citato decreto direttoriale, prevede un incentivo di 190 euro mensili per un periodo di 12 mesi, in caso di assunzione a tempo indeterminato, o per un massimo di 6 mesi, in caso di assunzione a tempo determinato, e limita il finanziamento per questo tipo d'incentivazione a 20 milioni di euro per l'anno 2013;
considerato che:
la "piccola mobilità" di cui all'art. 4, comma 1, del decreto-legge n. 148 del 1993, oggi sostituita con i finanziamenti di cui al decreto direttoriale del 19 aprile 2013, è stata finanziata dall'art. 1, comma 1, del decreto-legge 20 gennaio 1998, n. 4, con 60,4 milioni di euro per l'anno 2002, con 45 milioni di euro per ciascuno degli anni che vanno dal 2003 al 2009;
il tessuto produttivo delle regioni italiane è composto in misura considerevole, e talvolta esclusivo, da microimprese, le quali soffrono attualmente l'aggravarsi della crisi in misura maggiore rispetto agli anni precedenti;
secondo quanto previsto dall'art. 8, comma 9, della legge n. 407 del 1990, i lavoratori licenziati dalle microimprese non godono di altri incentivi all'occupazione, se non dopo 24 mesi di disoccupazione in presenza di un contratto a tempo indeterminato;
considerato inoltre che, secondo quanto emerge da un articolo de "Il Sole-24 ore" pubblicato il 24 maggio 2013, stanno emergendo difficoltà interpretative del decreto direttoriale del Ministero del lavoro del 19 aprile 2013, in quanto tra i requisiti richiesti alle aziende per accedere ai benefici sono previsti interventi formativi da parte del datore di lavoro, senza che ne siano specificate le modalità,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda chiarire le modalità applicative del decreto direttoriale 19 aprile 2013 adoperandosi affinché esse non rappresentino un ulteriore gravoso onere burocratico per le aziende;
se intenda monitorare e con quali strumenti gli effetti dei previsti nuovi incentivi per le assunzioni considerata la riduzione in termini di finanziamento dell'incentivazione stessa;
se intenda intervenire, anche in via normativa, per ripristinare gli sgravi contributivi precedentemente stabiliti a favore dei lavoratori di cui all'art. 4, comma 1, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, e attivare ogni iniziativa utile ad ampliare le agevolazioni previste al fine di facilitare le assunzioni da parte delle aziende e il reinserimento dei lavoratori.
(3-00111)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
BIANCO, DIRINDIN, PADUA, SILVESTRO, LAI, FAVERO, ORRU' - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
il comma 108 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità per il 2013), prevede che gli enti pubblici di previdenza e assistenza sociale adottino ulteriori interventi di razionalizzazione per la riduzione delle proprie spese, in modo da conseguire, a partire dal 2013, risparmi aggiuntivi non inferiori a 300 milioni di euro annui;
per raggiungere tale obiettivo, l'Inps ha stabilito la sospensione, a decorrere dal 1° maggio 2013, delle visite mediche di controllo domiciliare disposte d'ufficio dall'ente, lasciando operative solo quelle richieste dai datori di lavoro;
tale decisione ha comportato la sospensione del rapporto di lavoro per circa 1.200 medici assegnati alle attività di controllo d'ufficio delle assenze per malattia;
premesso altresì che, a quanto risulta agli interroganti:
si tratterebbe di un provvedimento preso senza alcun preavviso, in conseguenza del quale è verosimile che possa verificarsi un importante aumento delle assenze per malattia soprattutto in relazione alle prognosi e quindi una spesa ben superiore rispetto a quanto l'Istituto investe in un anno per le visite mediche di controllo d'ufficio, configurando un errore di possibile interesse giurisdizionale della Corte dei conti. L'istituto spende ogni anno 50 milioni per le visite fiscali d'ufficio, ma basta che ci sia un aumento dello 0,1 per cento di assenze per malattia per gravare i costi delle indennità malattia per 100 milioni di euro;
il servizio, di grande delicatezza e responsabilità, è assicurato, su tutto il territorio nazionale, da medici incaricati dall'Inps da oltre 15 anni, con un'età media intorno ai 50 anni, soggetti a pesanti incompatibilità, che non hanno consentito, tra l'altro, la frequenza delle scuole di specializzazione post lauream;
la disciplina vigente prevede, all'articolo 7, comma 1, del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 18 aprile 1996, che il carico di lavoro per ciascun medico debba essere di 21 visite settimanali, non raggiungibile, ovviamente, con le sole visite richieste dai datori di lavoro, così come previsto dalla Direzione generale dell'Inps. Risulta evidente come questi professionisti avrebbero enormi difficoltà di reinserimento lavorativo;
premesso inoltre che:
secondo la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), "l'esistenza di un'organizzazione di controllo è infatti irrinunciabile garanzia di equilibrio e di equità del sistema. In sua assenza (...) gli stessi medici certificatori potrebbero essere esposti a pressioni improprie, in un momento di crisi economica che potrebbe determinare comportamenti opportunistici tendenti a confondere prestazioni di malattia e ammortizzatori sociali" (si veda il comunicato stampa del 20 maggio 2013 pubblicato sul sito della Fnomceo);
la Fnomceo ha già richiesto l'attivazione urgente di un tavolo interministeriale che recepisca le problematiche e che intervenga, identificando idonee risorse, "revocando immediatamente il provvedimento di sospensione, nell'interesse, in primo luogo, dell'appropriatezza delle prestazioni e del contenimento delle spese reali, al di là di ogni cosmesi di bilancio". La Fnomceo ritiene infatti che ogni intervento di ridefinizione del rapporto di lavoro dei medici fiscali dell'Inps possa essere discusso "solo dopo la revoca del provvedimento di sospensione delle visite fiscali e solo dopo aver ottenuto idonee garanzie per il mantenimento del posto di lavoro dei medici attualmente impegnati. Anche la natura giuridica del rapporto di lavoro dei medici fiscali necessita di una ridefinizione che garantisca alla categoria stabilità e diritti sindacali" (si veda il comunicato stampa citato);
considerato che, a quanto risulta agli interroganti:
le visite fiscali d'ufficio da sole ammontano al 75 per cento delle visite totali, pari a circa 1,5 milioni di controlli;
un controllo effettuato con 100.000 visite d'ufficio su circa 12 milioni di certificati (un certificato su 120), così come indicato dall'Inps, non può assolutamente avere significatività statistica, anche se si utilizzano sistemi informatici esperti come il data mining, che fornisce, al contrario di quanto dichiarato in un recente comunicato stampa dal direttore generale dell'Inps, Nori (si veda "quotidianosanità.it" del 21 maggio), uno score sulla probabile idoneità al lavoro e non sulle possibili riduzioni prognostiche. Inoltre questo sistema informatico esperto ha la necessità di autoapprendere dall'analisi costante dei comportamenti dei lavoratori, ed in particolare dalla quantità dei certificati comparati con l'esito delle visite di controllo; ne deriva che effettuare le visite d'ufficio in numero così esiguo porterà in poco tempo alla inefficienza del sistema, configurando un enorme spreco di quanto negli ultimi anni l'Inps ha investito in risorse umane e soprattutto economiche di cui qualcuno dovrà pur essere chiamato a rispondere;
l'Inps ha speso nel 2012 oltre 2 miliardi di euro per l'indennità di malattia e circa 50 milioni di euro per le visite mediche di controllo d'ufficio, in parte recuperati (circa 20 milioni di euro per le sanzioni per le assenze a visita, le riduzioni prognostiche e le irreperibilità al domicilio dichiarato). In considerazione del tasso medio di assenteismo per malattia, che in Italia è stimato intorno al 2 per cento, ci si chiede come l'Inps possa rischiare un aumento di anche un solo decimale di punto di assenteismo che comporterebbe un incremento della spesa per l'indennità di malattia di circa 100 milioni di euro e quindi un danno erariale per lo Stato e per tutti i cittadini e le aziende;
nell'attuazione di questa logica si finirebbe per conseguire un'estetica dei conti e cioè corrispondere all'obbligo delle riduzioni di spesa previste dai tagli lineari per scontare su altri capitoli non solo un aumento di spesa ma anche una minacciosa regressione dell'efficacia complessiva del sistema;
considerato altresì che:
l'obbligo del controllo fiscale discende dall'applicazione degli articoli codicistici, dell'articolo 5 dello statuto dei lavoratori di cui alla legge n. 300 del 1970, e della legge n. 833 del 1978 (Istituzione del servizio sanitario nazionale). Quest'obbligo è stato successivamente confermato dal decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 638 del 1983, recante "Misure urgenti in materia previdenziale e sanitaria e per il contenimento della spesa pubblica", quale norma di contenimento della spesa pubblica, e per gli enti pubblici di assicurazione sociale ribadito ulteriormente nella legge n. 88 del 1989, recante "Ristrutturazione dell'Istituto nazionale della previdenza sociale e dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro", che, all'articolo 1, parla esplicitamente della azione di controllo e vigilanza sulle attività dell'Istituto per garantirne economicità ed efficienza. Concetto ribadito ulteriormente dalla sentenza della Corte costituzionale n. 78 del 1988 che, richiamando il disposto del primo comma dell'articolo 97 della Costituzione, così riporta: "Costituisce certamente indice di buona amministrazione l'espletamento, da parte dell'INPS, di controlli diretti ad accertare la sussistenza del rischio presupposto dell'erogazione assistenziale e previdenziale, l'attuazione delle misure predisposte dalla legge perché i detti controlli risultino veramente efficaci e siano realizzate le finalità indicate, e la richiesta della cooperazione degli stessi beneficiari";
ciò detto, gli interroganti si chiedono come l'Inps possa ridurre improvvisamente e in modo così significativo il lavoro dei medici fiscali in modo tale da determinare il "sostanziale licenziamento" dell'intera categoria, con un semplice ordine di servizio interno, non condiviso né con la Fnomceo né con le organizzazioni sindacali rappresentative della categoria;
con determinazione del Presidente n. 108 del 24 aprile 2013, l'Inps ha indetto una selezione pubblica mediante richiesta di disponibilità per il reclutamento di 998 medici esterni, prioritariamente specialisti in medicina legale o in altre branche di interesse istituzionale, finalizzato ad assicurare la continuità delle attività medico-legali dell'Istituto per gli adempimenti sanitari di competenza delle UOC/UOS territoriali. A tale selezione pubblica sono stati "costretti" a partecipare anche i medici vincitori di precedenti analoghi avvisi pubblici nel dicembre 2009 e nel luglio 2010;
non è chiaro se, così come comunicato dal sottosegretario Martini alla Camera dei deputati in risposta all'interrogazione a risposta in Commissione 5-03748, presentata dal deputato Porcino il 9 novembre 2010, sarà data particolare evidenza nei titoli professionali all'esperienza lavorativa in ambito Inps riconoscendo uno specifico punteggio per il medico di lista per visite mediche di controllo domiciliare;
considerato infine che l'Inps ha dichiarato la volontà di revocare il provvedimento con il quale ha sospeso le visite fiscali d'ufficio ai lavoratori, ma al momento non è chiaro come verrà rimodulato il servizio,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di salvaguardare il lavoro e la professionalità di 1.200 medici fiscali dell'Inps che, per le modalità di svolgimento della professione, la tipologia del rapporto di lavoro e le incompatibilità che gravano sullo stesso, rischiano di non avere alcuna possibilità di reinserimento lavorativo;
quali iniziative urgenti intenda altresì adottare al fine di pervenire ad una ridefinizione dell'attuale tipologia del rapporto di lavoro che i medici fiscali intrattengono con l'Inps al fine di garantire agli stessi stabilità e certezza;
se non ritenga, al pari di quanto ritengono gli interroganti, che tale provvedimento, anziché configurarsi come un intervento di razionalizzazione per la riduzione delle proprie spese, rischi di tradursi in un aumento degli oneri per prestazioni di malattia, molto superiore al risparmio che si propone di realizzare, vanificando l'appropriatezza delle prestazioni e il contenimento delle spese reali;
se risulti che sia previsto il riconoscimento di uno specifico punteggio per il servizio prestato in qualità di medico di controllo Inps ai fini del reclutamento di 998 medici esterni.
(3-00106)
VERDUCCI, AMATI, FABBRI, MORGONI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che:
il decreto- legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135, ha previsto, all'articolo 2, la riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni ed in particolare la riduzione in misura non inferiore al 20 per cento degli uffici dirigenziali di livello generale e di livello non generale e delle relative dotazioni organiche e la riduzione in misura non inferiore al 10 per cento delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 gennaio 2013 ha, tra l'altro, definito la nuova dotazione organica del Ministero per i beni e le attività culturali prevedendo, in particolare 700 posti in prima area, a fronte di 973 dipendenti di ruolo del Ministero a cui vanno aggiunti 14 comandati provenienti da altre amministrazioni;
successivamente, la Direzione generale per l'organizzazione, gli affari generali, l'innovazione, il bilancio e il personale del Ministero ha informato i diversi istituti presso cui risultavano comandati le suddette 14 unità della necessità di provvedere al rientro nell'amministrazione di appartenenza di tale personale;
considerato che:
a seguito di tale disposizione che ha comportato la revoca del comando della dottoressa Annunziata Vagnoni comandata presso l'Archivio di Stato di Fermo dal settembre 2005, forte è la preoccupazione per il futuro di tale istituto, una struttura già penalizzata dalla scarsità di risorse umane;
la revoca del comando della dottoressa Vagnoni avrà come conseguenza la chiusura della sala studio dell'archivio di Stato e la sospensione di tutte le attività relative al settore tecnico archivistico e metterà a rischio le fattive collaborazioni con enti e istituzioni del territorio;
attualmente, infatti, la grave carenza di organico non consente all'archivio la prosecuzione di tutte le importanti attività finora svolte con estrema competenza, oltre all'erogazione di servizi fondamentali per il territorio;
attualmente, infatti, presso tale struttura è presente un solo archivista che ricopre anche la carica di direttore dello stesso archivio; oltre a 2 addetti alla sorveglianza, di cui uno ha fatto richiesta di pensionamento, ed un'unità amministrativa,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della grave situazione che si è venuta a creare presso l'archivio di Stato di Fermo e quali siano le loro considerazioni in merito;
visto l'importante ruolo che tale istituto ha sempre svolto per la ricerca e a la memoria storica del fermano, quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare per garantire la prosecuzione delle importanti attività finora svolte dallo stesso e consentire l'ottemperanza da parte del direttore dei normali impegni istituzionali;
se non si debba ritenere, che, in casi particolari come quello descritto, sia più utile e proficuo per l'amministrazione pubblica e per la cittadinanza prevedere la prosecuzione dei comandi di personale altamente specializzato ed esperto presso istituzioni di eccellenza per il Paese, piuttosto che la loro indiscriminata revoca;
se non ritengano, dunque, opportuno attivarsi con azioni di competenza affinché venga prevista la prosecuzione del comando alla dottoressa Vagnoni per fare in modo che il territorio fermano possa ancora avvalersi del prezioso lavoro di ricerca scientifica e di promozione da sempre svolto dall'archivio di Stato di Fermo.
(3-00108)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DE PETRIS - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
a novembre del 2010 l'Avis Europa, di cui l'Avis autonoleggio fa parte, è stata acquisita dal gruppo Avis Budget, società statunitense quotata al Nasdaq;
nel marzo 2012 l'azienda ha comunicato ai sindacati l'intenzione di operare una ristrutturazione aziendale prevedendo l'eliminazione di 50 figure professionali. Dopo una lunga trattativa, sono stati scongiurati licenziamenti per giungere a 28 ricollocazioni all'interno dell'azienda, con l'eliminazione di altrettanti lavoratori a tempo determinato, 9 esodi incentivati ed una trasformazione da full-time in part-time;
l'accordo sottoscritto dall'azienda e dalle organizzazioni sindacali il 7 dicembre 2012 prevedeva, per il futuro, la garanzia del livello occupazionale e la tutela del reddito;
il 13 maggio 2013, solo 5 mesi dopo aver sottoscritto il documento di accordo di termine della ristrutturazione aziendale, la direzione ha comunicato ai sindacati l'apertura di una nuova ristrutturazione aziendale;
dopo una sola settimana da tale comunicazione, l'azienda ha inviato ai sindacati il documento ufficiale di richiesta di apertura della procedura di mobilità per 150 lavoratori, ovvero un terzo dell'attuale forza lavoro, giustificandola con la necessità di ristrutturazione, non già a causa della crisi economica che ha causato perdite nel bilancio del 2012, bensì per riorganizzazione e delocalizzazione a Budapest delle funzioni amministrative ed esternelizzazione delle funzioni di supporto al reparto operativo, che comprende lavatori e meccanici, al solo fine dell'ottimizzazione dei profitti;
con la stessa comunicazione l'azienda fa conoscere la propria intenzione di non voler usufruire di altri strumenti che non siano la mobilità, escludendo il ricorso, ad esempio, al contratto di solidarietà, che, a giudizio dell'interrogante, per la fase critica ma non strutturale dell'economia europea e quindi italiana, sarebbe la strada più logica da perseguire, in quanto il sacrificio richiesto ai lavoratori sarebbe sopportabile per un periodo di transizione limitato nel tempo e quantificabile presumibilmente nell'arco di 2 o 3 anni;
considerato che, a quanto risulta all'interrogante, la Avis Budget autonoleggi avrebbe deciso la delocalizzazione di interi reparti a Budapest e Barcellona rifiutando il dialogo con le rappresentanze sindacali, sul piano di una discussione che tenda all'utilizzo del contratto di solidarietà, ponendo così 150 famiglie nella più totale incertezza per il proprio futuro, giustificando tale decisione solo ed esclusivamente con la volontà di ottimizzare ed incrementare i profitti, lasciando in secondo piano i problemi sociali legati alla salvaguardia del lavoro per i dipendenti;
considerato altresì che, a giudizio dell'interrogante, è intollerabile che, in una situazione di crisi così generalizzata, gli interessi societari, del tutto legittimi peraltro, debbano sempre contrapporsi alla tutela dei livelli occupazionali, la cui carenza va a scaricarsi su uomini e donne che, oltre ad essere privati della dignità, vedono privati del futuro se stessi e i propri figli, senza contare il danno economico complessivo, con l'impoverimento del tessuto produttivo e dei servizi e il calo dei consumi,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano provvedere ad aprire, con la massima urgenza, un tavolo di concertazione fra azienda e sindacati, al fine di trovare una soluzione che tuteli prioritariamente i livelli occupazionali, evitando in tal modo un'ulteriore crescita della drammatica e sempre più preoccupante casistica della riduzione dei posti di lavoro in Italia.
(4-00304)
AMATI, DE BIASI - Al Ministro dell'interno -
(4-00305)
(Già 3-00067)
BELLOT, DIVINA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il decreto-legge 22 giugno 2012, n.83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, recante "Misure urgenti per la crescita del Paese", al comma 2-bis dell'articolo 7 ha differito al 7 ottobre 2013 il termine entro cui i gestori delle attività ricettive, esistenti alla data del 22 settembre 2011, hanno l'obbligo di espletare gli adempimenti richiesti dal decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, in materia di prevenzione degli incendi;
nell'allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, sono elencate le nuove attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione degli incendi, tra le quale figurano anche i rifugi alpini che per legge, essendo classificati come strutture ricettive, sono disciplinati alla stessa stregua delle strutture alberghiere;
le normative in questione, oltre a mettere in discussione il concetto stesso di rifugi alpini, che storicamente sono nati per accogliere i viandanti che attraversano le Alpi in condizioni meteorologiche avverse, generano anche oneri insostenibili per i gestori, specie in questo momento economico così difficile per il Paese;
nel bellunese i rifugi alpini da adeguare alle nuove disposizioni sulla prevenzione incendi sono circa una ventina e la spesa dell'operazione ha costi che si aggirano intorno al milione di euro;
il mancato adeguamento alle prescrizioni previste dalla normativa di prevenzione degli incendi comporta il divieto della prosecuzione dell'attività e la rimozione degli eventuali effetti dannosi dalla stessa prodotti;
l'incombente applicazione della nuova disciplina rischia di mettere in ginocchio il turismo di alcune delle zone paesaggistiche più belle del panorama dolomitico, come quelle dove sono ubicati i rifugi Tissi, Vazzoler e Coldai in piena alta via del monte Civetta, arrecando gravi disagi ai turisti in passaggio;
appare illogico imporre a queste strutture ricettive di eseguire i lavori di adeguamento alle norme di sicurezza antincendio in così poco tempo, anche considerando che l'inverno da poco trascorso è stato molto rigido ed ha lasciato ancora tanta neve in quota;
il periodo di proroga concesso appare troppo breve e non consente un'effettiva programmazione degli investimenti, anche alla luce del fatto che gli interventi di messa in sicurezza delle strutture implicano altre autorizzazioni che a loro volta hanno tempistiche molto lunghe e in alcuni casi potrebbero contrastare con le tempistiche imposte dalle vigenti disposizioni,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo voglia adottare opportune iniziative di competenza, anche normative, al fine di modificare delle disposizioni in materia di prevenzione degli incendi, prevedendo nell'immediato un'ulteriore e più lunga proroga del termine di cui all'articolo 11, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, che possa anche permettere una più approfondita valutazione della natura dei rifugi alpini, ai fini di una loro eventuale esclusione dall'elenco delle attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi, di cui all'allegato I del medesimo decreto;
se e quali iniziative voglia assumere per introdurre, d'intesa con le Regioni interessate, a favore dei gestori dei rifugi alpini, agevolazioni volte a facilitare le operazioni di adeguamento alle norme di prevenzione incendi.
(4-00306)
SCILIPOTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
sono stati pubblicati i risultati di alcune verifiche sperimentali effettuate sul generatore termico E-Cat (Energy catalyzer) di Andrea Rossi da parte di un team internazionale di ricercatori formato da: Hanno Essén (fisico teorico, ex presidente della Swedish Skeptic's society, Royal institute of technology, Stoccolma), Evelyn Foschi (fisica esperta di radioprotezione, già università di Bologna), Torbjörn Hartman (ingegnere senior presso lo Svedberg laboratory, Uppsala), Bo Höistad (fisico delle particelle, professore all'università di Uppsala), Giuseppe Levi (fisico nucleare, università di Bologna e associato dell'Istituto nazionale di fisica nucleare), Roland Pettersson (già professore di Chimica presso l'università di Uppsala), Lars Tegnér (professore al dipartimento di Ingegneria elettrica, università di Uppsala);
i risultati illustrati nell'articolo "Indication of anomalous heat energy production in a reactor device" dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, l'esistenza di una fonte di energia pulita ed a basso costo, sfruttabile commercialmente in tempi molto brevi;
oltre al brevetto italiano di Andrea Rossi «processo ed apparecchiatura per ottenere reazioni esotermiche, in particolare da nickel ed idrogeno», brevetto n. 0001387256, altri brevetti che utilizzano procedure simili sono stati rilasciati, si ricordano in particolare i seguenti: "Method for producing energy and apparatus therefor" EP2368252B1, del professor Francesco Piantelli; "Method of maximizing anharmonic oscillations in deuterated alloys" US5770036, del professor Ahern del Defense advanced research projects agency (DARPA); "Hydrogen condensate and method of generating heath therewith" W02004034406, del professor Arata dell'università di Osaka; "Thin nano structured layers with high catalytic activity on nickel or nickel alloy surfaces and process for their preparation" WO2011016014, del professor Celani dell'INFN (Istituto nazionale di fisica nucleare);
vi è una sempre maggiore attenzione della comunità scientifica internazionale su tali rivoluzionarie tecnologie, come testimoniano il convegno del 3 giugno co-organizzato dall'Enea presso il Parlamento europeo dal titolo "New advancements on the Fleischmann-Pons Effect: paving the way for a potential new clean renewable energy source?" e la International conference on cold fusion n. 18, organizzata dall'Università del Missouri con il partenariato dell'Enea e della National instruments;
l'Enea (Italia), la Stanford research international (USA) e l'Energetics (USA) collaborano su un progetto alternativo di energia dal 2004 basato sull'effetto Fleishman-Pons (FPE),
si chiede di sapere se il Governo non intenda adottare opportune misure, anche normative, volte ad una rapida ed effettiva apertura a questo tipo di ricerche, considerato che, per svariati motivi, in Italia sono state sospese le ricerche dei privati e degli enti pubblici che, di fatto, sono all'avanguardia mondiale con una tecnologia che in breve tempo potrebbe sostenere la produzione di energia elettrica a basso costo senza danni all'ambiente, permettendo al Paese di diventare esportatore di energia elettrica, e con l'ulteriore vantaggio, nello sviluppare l'ingegnerizzazione di queste nuove tecnologie, di liberare l'Italia dalla dipendenza degli approvvigionamenti di petrolio, carbone e da altri acquisti di energia elettrica, con enormi vantaggi ecologici e di bilancio.
(4-00307)
FASANO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
la direzione della casa circondariale di Trapani, con foglio n. 15280 del 27 ottobre 2008, ha segnalato, tra l'altro, l'agente scelto di polizia penitenziaria Tony Ruggirello per la promozione per meriti straordinari, ai sensi dell'articolo 77, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 82 del 1999;
tale proposta è stata determinata dal comportamento tenuto dall'agente scelto Ruggirello in una particolare operazione di servizio, che ha portato all'arresto di 4 boss ergastolani del clan Lauro e dei familiari del detenuto Arcangelo Valentino;
l'operazione è stata resa possibile solo in relazione ad atti investigativi interni che vedevano Ruggirello coinvolto in prima persona, quale la registrazione di conversazioni tra detenuti, la comunicazione agli stessi del numero di una sim card per le conversazioni telefoniche con i familiari ed infine l'incontro all'esterno con la consegna del denaro oggetto del tentativo della corruzione;
in tutte le attività Ruggirello ha mostrato di possedere notevoli doti di equilibrio e non comune senso del dovere, tali da non esitare a mettere a repentaglio la sua vita pur di riuscire nell'operazione, in particolare nel momento del tentativo di corruzione che ha portato all'arresto;
a seguito di tale segnalazione l'agente scelto è stato proposto dall'apposita commissione per la ricompensa dell'encomio, successivamente accolta, come da decreto n. 5754 del 15 settembre 2009 del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, con la seguente motivazione: «unitamente ai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radio Mobile della Compagnia di Trapani, dimostrando spiccate qualità professionali e determinazione operativa, collaborava in modo determinante alla operazione denominata "Aragosta" condotta dalla Procura della Repubblica di Trapani che si è conclusa con l'arresto in flagranza di reato di un soggetto e al successivo arresto su ordinanza di custodia cautelare di altri cinque soggetti. Trapani 30 luglio 2008»;
in occasione di un tentativo di fuga da parte di due detenuti ristretti nella casa circondariale di Palmi nel corso di una traduzione, il 24 novembre 2009, l'assistente capo Natilio Fameli, l'assistente Salvatore Clarizia e il sovrintendente Francesco Iacopo, nonostante fossero stati feriti da colpi di arma da fuoco, sono riusciti con grande professionalità a ricondurre i detenuti in carcere;
in particolare, lungo il tragitto autostradale uno dei due detenuti lamentava un grave malore per cui il personale addetto alla sorveglianza interveniva per accertarsi delle sue effettive condizioni di salute e mentre un agente provvedeva ad aprire la celletta nella quale il soggetto era ubicato, lo stesso detenuto lo aggrediva con una pistola calibro 6,35, gliela puntava alla testa e gli intimava di aprire l'altra cella e di buttarsi a terra, esplodendo alcuni colpi di arma da fuoco;
nonostante gli agenti fossero stati raggiunti dai proiettili, la loro reazione è risultata tempestiva ed efficace, tanto che, dopo una colluttazione, sono riusciti a disarmare entrambi i detenuti in possesso di arma da fuoco;
i detenuti, elementi di spicco della criminalità organizzata e per questo già sottoposti al regime di cui all'articolo 14-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, recante "Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà", venivano assicurati alla giustizia solo grazie alle grande professionalità dimostrata dalle 3 unità del Corpo impiegate nel servizio;
a costoro è stata conferita la modesta ricompensa della lode o dell'encomio solenne, in luogo della promozione straordinaria;
l'assistente Enrico Azzaro si è distinto, il 2 luglio 2005, per essersi lanciato da una finestra posta a 5 metri di altezza mentre era in servizio di piantonamento all'ospedale di Torregalli di Firenze, cadendo rovinosamente a terra al fine di sventare l'evasione di un pericoloso detenuto che stava tentando la fuga;
nonostante le varie fratture riportate, si è dato all'inseguimento del detenuto per circa 60 metri, riuscendo ad armare la pistola di ordinanza e ad esplodere due colpi in aria a scopo intimidatorio che hanno consentito l'intervento dei colleghi che hanno bloccato il detenuto nel frattempo fermatosi;
a seguito di tale intervento, ad Azzaro veniva conferita la promozione per merito straordinario ad assistente capo, quand'anche l'avrebbe maturata un mese dopo per anzianità di servizio,
si chiede di sapere:
per quali motivi l'agente scelto Tony Ruggirello di Trapani non è stato proposto per la promozione per merito straordinario ex articolo 77, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 82 del 1999, sebbene ne ricorressero tutti i presupposti, avendo messo a repentaglio la propria incolumità personale;
per quali motivi all'assistente capo Natilio Fameli, all'assistente Salvatore Clarizia e al sovrintendente Francesco Iacopo non sia stata conferita, parimenti, la promozione per merito straordinario, sebbene ricorressero anche in tale circostanza tutti i presupposti normativi previsti, avendo costoro messo a repentaglio la propria incolumità personale;
per quale motivo sia stata conferita la promozione ad assistente capo all'assistente Enrico Azzaro, anziché a vice sovrintendente, dal momento che la promozione alla qualifica superiore di assistente capo l'avrebbe comunque conseguita per anzianità di servizio a pochi giorni di distanza, vanificando pertanto la straordinarietà della promozione;
per quali motivi si sia proceduto, al contrario, per quanto risulta all'interrogante, a proporre la promozione per merito straordinario di un'unità del Corpo impiegata con la mansione di scritturale-archivista presso una direzione generale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e, addirittura, a conferirla formalmente in occasione della cerimonia celebrativa dell'Annuale del Corpo di polizia penitenziaria, sebbene diversamente dai casi sopra illustrati lo stesso non abbia partecipato ad operazioni di servizio con grave rischio dell'incolumità personale.
(4-00308)
DELLA VEDOVA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il mercato pubblicitario pesa per circa il 2 per cento sul prodotto interno lordo e il suo grado di apertura, trasparenza e concorrenzialità determina un risultato positivo sull'equilibrio di tutto il sistema economico; viceversa un elevato grado di concentrazione in tale ambito può accompagnarsi ad una significativa concentrazione anche nei mercati dei prodotti e dei servizi che utilizzano la pubblicità come elemento competitivo strategico; accanto a questi, il settore pubblicitario, rappresentando una considerevole fonte di reddito per tutti i mezzi di comunicazione, sia tradizionali che innovativi, produce effetti sull'intero sistema dell'informazione di un Paese avanzato, in particolare sul suo pluralismo;
come riconosciuto il 21 novembre 2012 (delibera n. 551/12/CONS e relativo allegato A) dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nelle conclusioni dell'indagine conoscitiva sul settore della raccolta pubblicitaria (delibera n. 402/10/CONS del 22 luglio 2010), il mercato italiano dell'intermediazione pubblicitaria è dominato dalla presenza di un operatore - il gruppo Wpp - che, da solo, ne controlla oltre il 40 per cento; tale quota di mercato è incrementata negli ultimi anni, passando dal 32 per cento del 2003 a oltre il 40 per cento nel 2011;
come si legge nella relazione dell'Agcom, corroborata peraltro da analoghe considerazioni incluse nelle Merger guidelines della Commissione europea e del Dipartimento di giustizia/Federal trade commission statunitense, «A livello più generale la concentrazione di tutto il mercato italiano è cresciuta sensibilmente in pochi anni (...), passando da livelli di moderata concentrazione (...) a valori superiori alla soglia critica»; l'Italia presenta, rispetto ai maggiori mercati internazionali (in particolare Regno Unito, Germania, Spagna, Stati Uniti e Francia), la maggior quota di mercato del primo operatore e il più elevato tasso di concentrazione; l'Autorità ha, inoltre, evidenziato l'esistenza di «criticità nell'assetto del mercato nazionale dell'intermediazione pubblicitaria e nella relativa struttura delle negoziazioni che possono pregiudicare il corretto funzionamento di tale ambito con significative ripercussioni sulla dinamica concorrenziale»;
l'elevata concentrazione determina, tra l'altro, un equilibrio del mercato che non garantisce esiti efficienti, né rispetto alla concorrenzialità dell'offerta, né rispetto alla trasparenza delle dinamiche di prezzo; da ciò è anche conseguita l'uscita dal mercato e il fallimento di operatori indipendenti di minori dimensioni; come per altri mercati, quindi, «l'allontanamento dell'equilibrio di mercato da un esito concorrenziale determina una riduzione dell'offerta con conseguente mancato accesso ai servizi da parte di una quota significativa di potenziali clienti ed evidenti ricadute sul benessere collettivo». Da ciò deriva «il numero sensibilmente minore di società che in Italia investono in pubblicità, e quindi la relativa ristrettezza del settore pubblicitario nazionale»;
alla concentrazione anomala del mercato dell'intermediazione pubblicitaria si aggiunge il fatto che, sempre secondo l'Agcom, il settore pubblicitario nazionale è ancora caratterizzato da un'accentuata concentrazione delle risorse in capo al mezzo televisivo e a pochi operatori ivi operanti, anche in considerazione dei legami sussistenti tra quei con i maggiori centri media;
in contrasto con le determinazioni dell'Agcom, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ritenuto, nel gennaio 2012, di non dover aprire un'istruttoria formale in merito ad una denuncia di abuso di posizione dominante del gruppo Wpp presentata da un operatore concorrente, non avendo ravvisato la posizione dominante nei mercati dei servizi di intermediazione pubblicitaria, delle attività di ricerca di mercato e dei servizi di marketing per le comunicazioni;
in data 5 dicembre 2012, rispondendo presso l'Aula della Camera ad un'interrogazione a risposta immediata (3-02641) dell'interrogante, il Ministro dello sviluppo economico pro tempore, anche riferendosi ai risultati della citata indagine conoscitiva dell'Agcom, ribadiva l'impegno del Governo, nel rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza delle autorità, affinché un mercato, come quello della raccolta pubblicitaria, potesse «cogliere i benefici del libero mercato»,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga che le posizioni confliggenti delle due autorità indipendenti, per quanto rispondenti alle rispettive prerogative, non rischino di rappresentare una fonte di incertezza nel mercato pubblicitario, rispetto agli operatori esistenti e potenziali, a qualsiasi livello della filiera;
quali misure di competenza, anche di carattere normativo, il Governo intenda adottare al fine di contrastare le posizioni dominanti nel mercato pubblicitario, così come segnalate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, e le pratiche opache e anticoncorrenziali che distorcono le condizioni di accesso per gli inserzionisti, per gli intermediari e per i proprietari dei mezzi di comunicazione, così pregiudicando, oltre allo sviluppo del settore, anche il pluralismo del sistema dell'informazione.
(4-00309)
CASSON, SPILABOTTE, GATTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, della salute e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la fondazione Enasarco è un organismo di diritto privato che persegue finalità di pubblico interesse nel settore della previdenza obbligatoria, dell'assistenza, della formazione e qualificazione professionale degli agenti e rappresentanti di commercio;
in data 16 maggio 2013 l'ex presidente di Enasarco, Donato Porreca, in una nota inviata, tra gli altri destinatari, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali è intervenuto sulla situazione finanziaria della fondazione, nella quale, tra le altre cose, puntualizza che il patrimonio della fondazione lasciato dalla sua gestione, nel 2006, ammontava a 3 miliardi di euro di patrimonio immobiliare e di un miliardo e 200 milioni in conti pronto termine;
nel 2007 Enasarco ha aderito al piano di investimenti "Mercurio" (Lehman Brothers) che ad oggi sembra avere minato seriamente sia la situazione patrimoniale che lo stesso equilibrio del fondo previdenziale degli agenti di commercio;
tale nota di Donato Porreca fa seguito alla dettagliata relazione al consiglio di amministrazione da parte dell'attuale vicepresidente dell'ente Andrea Pozzi, nel mese di febbraio 2013, sulla critica gestione del fondo;
questa interrogazione fa eco ad altri atti di sindacato ispettivo pubblicati nel corso della XVI Legislatura, in cui si chiedevano al Governo risposte in merito alla trasparenza degli investimenti, alla vendita del patrimonio immobiliare, agli squilibri finanziari evidenziati dai bilanci stessi della fondazione e alla possibilità di confluenza presso l'Inps,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati;
appurati il disequilibrio di bilancio, la difficile situazione patrimoniale e l'incertezza sull'equilibrio del fondo previdenziale, quali misure di competenza intendano adottare per garantire una trasparente ed efficace gestione nell'interesse pubblico e degli assicurati.
(4-00310)
CASSON, PUPPATO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
dopo la tragedia della grande nave crociera "Costa concordia" all'isola del Giglio è stato emesso in data 2 marzo 2012 un decreto interministeriale (dei Ministri pro tempore dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Clini, e delle infrastrutture e dei trasporti Passera) che, per la laguna di Venezia, vieta il transito delle navi superiori alle 40.000 tonnellate di stazza nel bacino di S. Marco e nel canale della Giudecca;
tale divieto non viene applicato in attesa della soluzione alternativa che lo stesso decreto demanda all'autorità marittima con il risultato che a tutt'oggi il traffico delle grandi navi crociera di oltre 130.000 tonnellate di stazza (oltre 300 metri di lunghezza, 40 metri di larghezza, 60 metri di altezza) non solo continua, ma sta addirittura aumentando;
come se non fosse stata sufficiente la tragedia dell'isola del Giglio si è purtroppo assistito di recente ad un'altra strage nel porto di Genova che dimostra ancora una volta che, pur in presenza di condizioni ottimali, il tragico evento è sempre possibile, per cui si ripropone drammaticamente l'urgenza di una soluzione per l'allontanamento definitivo delle grandi navi da crociera dal delicatissimo ecosistema della laguna, peraltro tutelata dalla legislazione speciale per Venezia, e dal tessuto urbano della città di Venezia;
a tutt'oggi non risulta che sia stata assunta alcuna iniziativa operativa nonostante la forte preoccupazione dell'opinione pubblica veneziana, nazionale ed internazionale, espressa in numerose manifestazioni ed in una petizione popolare di oltre 12.500 firme raccolte dal comitato "no Grandi navi", unitamente alle specifiche prese di posizione del Comune di Venezia avvenute attraverso norme urbanistiche recentemente approvate, come il piano di assetto del territorio;
la proposta avanzata dall'Autorità portuale di Venezia di scavare un nuovo canale (S. Angelo-Contorta) in mezzo alla laguna, lungo 5 chilometri, largo 100 metri e profondo 12 metri, avrebbe conseguenze gravissime per l'equilibrio idrodinamico e per gli aspetti morfologici del territorio;
appare improprio l'attivismo dimostrato finora dal magistrato per le acque di Venezia esclusivamente a favore dell'ipotesi dello scavo del canale S.Angelo-Contorta, ipotesi che potrebbe invece comportare conseguenze anche erariali di notevole rilievo;
la proposta dello scavo del canale per di più sta sollevando un'ondata di proteste da parte dell'opinione pubblica, con una mobilitazione di massa, e vede il pronunciamento contrario dei Comuni di Venezia e di Mira e della Provincia di Venezia;
se si vogliono mantenere le attività di crociera a Venezia, la soluzione da adottare non può che essere individuata su terminali dedicati fuori dalla laguna, e a questo fine possono venire utilizzati i 100 milioni di euro già stanziati per la salvaguardia di Venezia dal Cipe nel 2012 per un porto off-shore ancora in fase di definizione,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti;
quali iniziative intendano assumere per attuare quanto previsto dal decreto interministeriale del 2 marzo 2012, con quali tempi di esecuzione e impegni finanziari;
in quali modi intendano garantire procedure trasparenti e che le decisioni siano prese dopo un confronto tra soluzioni progettuali differenti fra loro e la consultazione di tutti i soggetti interessati, così come prevedono le norme in materia ambientale per la realizzazione di opere di interesse pubblico di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006 (cosiddetto codice dell'ambiente), con gli aggiornamenti del decreto legislativo n. 128 del 2010 concernente le procedure di valutazione di impatto ambientale, valutazione ambientale strategica, valutazione di incidenza ed autorizzazione integrata ambientale.
(4-00311)
CENTINAIO, MUNERATO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
è notizia riportata dalla stampa in questi giorni che l'Inps ha cancellato circa 800.000 delle 900.000 visite fiscali di controllo d'ufficio per le assenze per malattia dei lavoratori;
in provincia di Pavia ciò significa che delle 3.000 visite domiciliari effettuate nel 2012 per verificare l'effettiva malattia del lavoratore, nel 2013 ne resteranno poco più di 330, con il rischio del posto di lavoro per gli 8 medici fiscali in forza a Pavia;
sembra che tale decisione venga giustificata con la necessità di raggiungere l'obiettivo di 500 milioni di euro di risparmio nel bilancio 2013 sulla base di quanto previsto dalla spending review;
il provvedimento, che dovrebbe tagliare la spesa di circa 50 milioni all'anno per queste prestazioni, non tiene conto delle conseguenze che determineranno per l'Inps un incremento delle spese (indennizzo di malattia, azzeramento delle sanzioni per assenze non giustificate e mancata chiusura delle prognosi) di gran lunga superiore al risparmio ottenibile dalla sospensione del servizio;
dal quarto giorno di malattia, infatti, è l'Inps a pagare stipendio e contributi invece del datore di lavoro; se pertanto vengono scoperte le "false malattie" ed i giorni vengono ridotti, l'Istituto risparmia, di contro, se aumentano le false malattie l'Inps spenderà di più;
la scelta di operare tagli lineari invece di una vera e propria riorganizzazione deriva probabilmente dalla mancata valutazione delle modalità di svolgimento dell'attività della medicina fiscale e delle finalità del servizio stesso;
gli obiettivi delle visite fiscali di controllo, difatti, sono essenzialmente tre: azione deterrente sull'assenteismo; sanzioni per assenze non giustificate e conseguente riduzione dell'indennizzo di malattia erogato dall'Inps; riduzione dei giorni di prognosi e/o chiusura a termine della malattia con impossibilità di continuazione della malattia da parte del lavoratore;
è pertanto indubbio che la sospensione dei controlli determinerà un aumento spropositato dell'assenteismo con conseguente incremento del costo dell'indennità di malattia per le casse pubbliche ben superiore al costo del servizio;
sempre più frequentemente, nello svolgimento delle visite fiscali, i medici di controllo si trovano di fronte a prognosi di 2-4-6 mesi, o per patologie croniche (l'indennizzo di malattia è previsto per le fasi acute di malattia con limitazioni funzionali), o per pazienti in attesa di interventi chirurgici (ad esempio una lesione del corno posteriore del menisco mediale del ginocchio non compromette le normali funzioni di vita quotidiana come non costituisce una limitazione per la maggior parte delle mansioni lavorative), o per pazienti asintomatici (in sostanziale stato di benessere psico-fisico) con diagnosi generiche come lombalgia o sindrome depressiva che in realtà sono in attesa della vicina pensione, sono in attesa di un cambio di lavoro magari perché non più idonei alla mansione lavorativa (e nel frattempo svolgono attività in nero), o peggio ancora nell'edilizia, per lavoratori che si mettono in malattia per svolgere lavori a turno a casa propria o dei parenti;
un'altra situazione paradossale, emersa in questo periodo di crisi, è l'indicazione sempre più insistente che soprattutto le aziende o gli artigiani, che non possono usufruire della cassa integrazione, dicono ai propri dipendenti di mettersi in malattia al fine di ridurre il personale, ovviamente a spese dell'Inps,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno valutare con l'Inps, ente vigilato dal Ministero, percorsi alternativi alla cancellazione numerica annua delle visite fiscali ai fini del raggiungimento dell'obiettivo di risparmio, posto che la strada intrapresa porterà ad un aumento della spesa per l'Istituto, nonché al rischio di licenziamento di più di 1.000 medici che da decenni collaborano in via esclusiva con l'Inps.
(4-00312)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-00110, del senatore Ruvolo, sul concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici regionali;
11ª Commissione permanente(Lavoro, previdenza sociale):
3-00109, della senatrice Catalfo ed altri, sulle prospettive industriali ed occupazionali del gruppo Berco SpA;
3-00111, dei senatori Morgoni ed altri, sugli incentivi alle imprese private che assumono lavoratori già licenziati.